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SCATTOLA ASSOCIATI


Dopo alcuni anni di esperienze professionali individuali maturate per la maggior parte nell’edilizia residenziale, Agostino Scattola e Dimitri Simeoni fondano nel 2006 lo Studio Architettura Scattola Associati. In questa forma realizzano opere pubbliche e private, interventi di ristrutturazione e restauri partecipando a concorsi di architettura per la realizzazione di edifici ed infrastrutture. Consapevoli che progettare significa occuparsi di trasformazioni che creano valori non solo economici ma anche relazioni, qualità estetiche e tecnologiche, interpretano ogni progetto con attenzione ai caratteri funzionali, ai rapporti con il contesto e a tutti gli aspetti tecnici coinvolti. Tra le principali opere figurano il municipio di Rossano Veneto (VI), il completamento della Cittadella della Giustizia di Bassano del Grappa (VI) – quest’ultimo in collaborazione con l’architetto Boris Podrecca – e la riqualificazione urbanistica dei centri di Pedemonte (VI). MOSTRE/PREMI 2012 Partecipazione alla mostra ad inviti organizzata dall’Ordine degli Architetti della provincia di Vicenza “+45 il piano casa al tempo della crisi - il caso vicentino” 2013 Esposizione “Mostra del progetto Cittadella della Giustizia” presso Loggetta del Municipio, Bassano del Grappa (VI) 2014 Progetto selezionato “Premio Architettura Città di Oderzo XIV edizione” 2015 Esposizione “Progetti selezionati Premio Architettura Città di Oderzo” presso Arsenale di Venezia -Tesa 105 “ 2015 Progetto menzionato “Premio Architettura Orizzontale”, Ferrara 2015 Esposizionea “Progetti selezionati Premio Architettura Orizzontale”, Palazzo Tassoni-Estense, dipartimento di Architettura Università di Ferrara 2015 Pubblicazione “Accenni”, 22, Vicenza 2015 Pubblicazione “Paesaggio Urbano – Urban Design”, 2, Rimini 2015 Pubblicazione di alcuni progetti sulla rivista “Case & Dimore”, 4, Vicenza


Temi, opere e progetti

Themes, works and projects


Temi, opere e progetti

Themes, works and projects

Testi introduttivi - introductory texts Boris Podrecca Leonardo Bettinardi Andrea Giordano Didascalie - Captions Agostino Scattola Dimitri Simeoni Francesca Scattola Traduzione - Translations Maria Taglioli Fotografie - Photos Poci’s/Pixel Management PhPlus – Cristina Lanaro Gianni Menegatti Redazione - Editing Giancarlo Nalon Tania Baldassa Progetto grafico - Graphic design Tina Galluccio Stampa - Print Grafiche Antiga Crocetta del Montello - TV

2016 Tutti i diritti riservati ISBN: 978-88-99657-34-5

Collaboratori - Collaborators Anna Favaro Cristina Berton Sabrina Zonta

Studio Scattola Associati via Castion, 9, Rossano Veneto - VI - Italia www.studioscattola.it info@studioscattola.it Tel - Fax 0424540028


Percorsi denotativi Denotative paths

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Boris Podrecca

Il territorio, le regole e la città

The territory, regulations and the city

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Leonardo Bettinardi

Architettura misurata Measured architecture

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Andrea Giordano

Casa Esse

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Ca’ Morosini

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Casa Zen

20

Residenza Pola

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Casa 13/G

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Casa CB

34

Casa TH

36

Casa Mirò

40

Municipio di Rossano Veneto

46

Restauro del Duomo e del Campanile

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Recupero del Centro Comunitario

54

Cittadella della Giustizia

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Scuola primaria

68

Spazi espositivi Gubert System

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Sala espositiva TB

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Riqualificazione di piazza Duomo

76

Piazza Brancafora

80

Riqualificazione dei centri storici di Pedemonte

82

Sagrato del Duomo

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altre opere / other works

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Esse House

Morosini Residence Zen House

Pola Residence 13/G House CB House TH House

Mirò House

Rossano Town Hall

Restructuring of the Church and the Bell tower Restoration of the Community Centre

The Citadel of Justice

Primary School

Showroom Gubert System TB Showroom

Re-qualification of Duomo Square

Brancafora Square

Re-qualification of the urban centers in Pedemonte Churchyard


Percorsi denotativi Denotative paths Boris Podrecca

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Come ci insegna Adolf Loos, fare architettura significa soprattutto introdurre su un tessuto storico una mediazione culturale. L’intuizione dell’architetto deve saper cogliere con un contenuto slancio di anticipazione le necessità del tempo, senza rinnegare il legame con il passato. Agostino Scattola avrà percorso mille volte la Pontebbana risalendo ai suoi luoghi da Venezia, dove ha studiato con Valle, Gregotti e gli allievi di Scarpa. Ripercorrendo tutta la bruttura della città diffusa, interrotta qua e là dal bagliore delle ville venete settecentesche – spille preziose su un tailleur consunto – si sarà chiesto come opporsi sia alla dottrina del geometra che alle macro ideologie della città e territorio della sua scuola veneziana. Probabilmente da questa mediazione si forma il linguaggio denotativo del suo atelier. Lavorare nella provincia nativa, fuori dagli agglomerati urbani, significa una partenza di ragionevole modestia, con progetti a media scala. Già Joseph Rykwert, ripercorrendo l’opera di Gino Valle, deplorava che i francesi avessero sminuito a tal punto la parola “provincial” da privarla di ogni senso elogiativo - provinciale sarebbe in senso letterale un contesto valido. Partendo da questi presupposti, si legge nell’opera dell’atelier Scattola un rapporto calato nella occasionalità del luogo, senza alcun atteggiamento chiuso. Nelle case e riconversioni sussiste un modo di irrepetibilità testuale e con i suoi vestiti su misura, Scattola nega la solita confezione del progetto totalizzante. Nonostante l’assoluta inesistenza di loquacità performative, sarebbe inopportuno e falso interpretare la sua architettura attraverso un aspetto minimalista. Tutti gli elementi linguistici evocano un razionalismo senza pretese di visioni complessive e descrizioni meccaniche postmoderne scarpiane o territorialistiche. Questo atteggiamento di intrinseco percorso legato alla committenza conduce ad un intreccio di spazi di vita inconfondibili e multifocali, mai virtuali, eccitanti o

As Adolf Loos says, making architecture means to insert in a historical context a cultural mediation. The architect’s intuition must be able to grasp the needs of his times with a measured enthusiasm of anticipation, without denying his connection with the past. Agostino Scattola might have run a thousand times the Pontebbana road, going back to his hometown from Venice, where he studied with Valle, Scarpa and Gregotti. Crossing all the awfulness of the spread city, interrupted here and there by the splendor of the 18th century Venetian villas – precious brooches on a worn-out suit – he might have asked himself how he could oppose to both the surveyor’s doctrine and the macroideologies of his Venetian school on the city and the landscape. The peculiar language of his atelier is possibly the result of such mediation. To work in the his own province, far from urban areas, means to start with some reasonable simplicity on middle scale projects. Joseph Rykwert, analyzing Gino Valle’s work, blamed French people to have lessened the word provincial to such extent that has been deprived of any eulogistic meaning – provincial would be, literally, a valid context. Starting with these premises, we can read in Scattola’s work a relationship intertwined with the circumstances of each location, distant from any narrow-minded attitude. In his houses and restorations there lies a perspective of textual uniqueness and with his tailor-made suits Scattola rejects the usual package of a totalising project. In spite of the total absence of performative volubilities, it would be inappropriate and misleading to interpret his architecture only through the lens of a minimalist approach. All the linguistic elements call for a rationalism that does not claim to provide overall visions nor to evoke Scarpa’s postmodern mechanical or territorial descriptions. This idea of an inherent path linked to the customer’s needs leads to a unique and multi-focusing twine of living spaces, which


evasivi. Attraverso la sua solidarietà compositiva ridotta, dimostra una capacità di assorbimento di tutte le istanze archiculturali del proprio territorio. Vari scenari urbani, spazi pubblici degradati, singoli oggetti storici trascurati, vengono rianimati con un rispetto del sentimento comune e del bene collettivo. La semantizzazione dello scenario urbano non darebbe di per sé garanzie di qualità se restasse avulsa da un progetto eterogeneo e complessivo di adozione sociale. Le modificazioni autonome dell’atelier Scattola consentono un intervento immediato preferibile sia allo stato di pianificazione a lungo raggio che a quello della solita sclerotizzazione del settore. Queste esperienze della realtà progettuale sono emerse proprio nel progetto sulla Cittadella della Giustizia a Bassano del Grappa, impostato dal nostro Studio viennese e poi materializzato da Scattola e dai suoi collaboratori pro loco. Si trattava di utilizzare un vuoto urbano come polo di riqualificazione per costruire nel costruito ed evitare lo spreco edilizio dello sprawl urbano. Qui, in tutte le scelte tecniche ed estetiche, affiora il legame con la memoria storica per definire e concretizzare un luogo.

are never virtual, exciting or elusive. Through his condensed creative solidarity, he shows a capacity to absorb all the architectural and cultural elements of his own territory. Different urban sceneries, deteriorated public spaces, neglected historical elements come to life respecting a shared feeling and the common good. The semantics of the urban landscape would not grant quality if it remained far from a heterogeneous and overall project of social adoption. The autonomous changes of Scattola’s atelier allow an immediate intervention which is preferable to both the long-term planning and the usual sclerotic process in this field. These architectural experiences have come to light especially in the project for the Citadel of Justice in Bassano del Grappa, conceived in our studio in Wien and then completed by Scattola and his colleagues pro loco. The project focused on using an urban void as a centre of requalification in order to build on something already built and avoid building wastefulness in the urban sprawl. Here, every technical and aesthetic choice highlights the connection with the historical memory in order to define and materialize a place.

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Il territorio, le regole e la città The territory, regulations and the city Leonardo Bettinardi

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Viviamo in un territorio ad alta densità abitativa, in un Veneto che non sembra più palesare una forte cesura tra città e campagna. La nostra regione appare come un’enorme distesa che si svolge senza soluzione di continuità, fatta di una miriade di villette unifamiliari, di campi coltivati, di capannoni, di ville palladiane, di case a schiera e quant’altro, gli uni quasi giustapposti agli altri senza un particolare criterio. È dato pensare che l’immagine di un territorio frammentario e sregolato induca gli organi di governo e di controllo a supporre che solo una maggiore regolamentazione, unita ad una già esistente e smisurata quantità di leggi e vincoli, possa contrastare un ulteriore sviluppo di questo fenomeno di urbanizzazione disorganizzata e diffusa. Salvo poi ammettere, o sarebbe meglio dire concedere, una quantità altrettanto infinita di eccezioni che possono derogare dalla regola ferrea, eccezioni di cui beneficiano (solo) coloro che hanno le potenzialità economiche o le giuste conoscenze che vengono fatte valere a tutti i livelli, sia che riguardino grandi interventi a valenza territoriale, sia che riguardino piccoli interventi privati nella frazione più sperduta. Affermazioni quali “Chi è che ha autorizzato quell’obbrobrio? Sarebbe da licenziare su due piedi!” o “Quell’ecomostro grida vendetta! Ma chi glielo ha permesso?” divengono litanie popolari ripetute ad ogni piè sospinto. Approfondendo il giudizio però si viene spesso a scoprire che la maggior parte di quegli stessi interventi non sono abusi edilizi bensì soltanto eccezioni all’intricato ed intransigente apparato normativo che possediamo. L’immagine di questo territorio induce a ritenere, anche nei casi in cui circostanze favorevoli e una forte volontà politica hanno consentito di realizzare uno sviluppo urbano fedele alle prescrizioni del P.R.G., che lo zooning non riesca a cogliere le esigenze di qualità contemporanee, dimostrandosi incapace di incentivare interventi di riqualificazione tesi a ricercare

We live in a territory where the population density is remarkable, in a Veneto that apparently does not show a clear caesura between urban and country landscape. Our region seems like an enormous plain developing uninterruptedly, consisting of thousands of detached houses, cultivated fields, factories, Palladian villas, detached houses, etc., one juxtaposed to the others without any method. We may think that the image of a fragmented and non-regulated territory leads our governmental and supervisory institutions to consider that only more regulations, in addition to the exaggerated amount of laws and restrictions already existing, can contrast any further development of such a disorganised and widespread phenomenon of urbanisation. Nevertheless an endless number of exceptions that can depart from the strict rules is accepted (or, to say it better, permitted), exceptions that (only) those who have economic power or know the right people at any political level can benefit from, no matter if they concern a big intervention on a wide area or a small private restructuring in a remote village. Sentences like “Who has allowed that monstrosity? They should be fired immediately!” or “That blot on the landscape is outrageous! Who has given permission for it?” become popular litanies repeated over and over again. But, at a second look, we come to discover that most of these interventions are not violations but only exceptions to the intricate and irremovable body of regulations that we have. The image of this territory leads to think that, even in those cases in which favourable circumstances and a strong political commitment have succeeded in realising an urban development that respects all the prescriptions of that region, such zoom-in perspective is not able to grasp the needs of contemporary qualities and seems to be incapable of propelling re-


una nuova e più complessa qualità delle città1. Di contro, l’uniformità che riscontriamo nei centri storici delle nostre splendide città non è il risultato di particolari norme locali, quanto della stratificazione e del perfezionamento di una consolidata tecnica costruttiva per la quale i muri erano in mattoni pieni, i solai in legno ed i tetti a due falde o a padiglione. In epoca moderna invece sembra venuta meno la consapevolezza dei progettisti che non ha importanza tanto il singolo intervento edilizio, quanto la città nel suo insieme. Appare difficile che si riesca ad uscire da questa situazione di impasse meramente per via normativa, seguendo la semplicistica istanza del “si faccia una legge per evitare questo o quell’altro”. Mancando soluzioni spicce o preconfezionate, appare tuttavia plausibile l’ipotesi che sarebbero sufficienti poche regole, ma chiare ed inderogabili, per governare il territorio. A sua volta questa può sembrare una visione semplicistica della realtà, ciononostante esistono interventi che rappresentano il principio minimalistico di un’onesta semplificazione: come il piano di Monte Carasso elaborato da Luigi Snozzi2 o le esperienze di pianificazione fatte nel Nord Europa nei quali si cerca di sviluppare le aree urbane coinvolgendo organicamente tutti gli attori del territorio. Alla base di tutto vi dev’essere comunque una idea di città, una visione concreta che incida sulla realtà del territorio e che possa poi essere declinata nei singoli interventi. Ed è in virtù di tale idea che è possibile affermare che senza la condivisione di alcuni principi fondamentali di riferimento, quali l’omogeneità, la semplicità, la durata e la disponibilità alla trasformazione, nessun nuovo apparato normativo ritenuto assolutamente necessario riuscirà a plasmare un contesto ordinato, «un impianto di fondazione, che potrà diventare traccia archeologica destinata a durare nel tempo, e base per organizzazioni diverse degli spazi e delle funzioni, come è avvenuto per secoli nelle città antiche»3.

qualifying interventions aimed to search for a new and more complex quality of urban areas1. On the contrary, the uniformity that we can see in the historical centres of our marvellous cities is not the result of special local regulations in their stratification or in the perfectioning of a consolidated building technique for which walls were made of solid bricks, attics of wood and roofs were gabled or hipped. In modern times, on the other hand, it seems that the awareness of nowadays architects has diminished, in the sense that they do no longer conceive the impact of interventions on the entire urban landscape, but focus on the single building only. It is difficult to go out of this impasse situation just using a legal way or following the easy thought of “let’s make a law to avoid this or that”. Since quick or readymade solutions lack, it seems reasonable to consider the hypothesis that few, straight and obligatory regulations would suffice to govern the territory. This could be seen as a simple vision of reality, but there are interventions that represent the minimalistic principle of an honest simplification, such as the project for Mount Carasso, developed by Luigi Snozzi2 or the experiences of planning in Northern Europe, where urban areas are developed by organically involving all the agents present in the territory. Behind it all there must be an idea of city, a clear vision that might mark the landscape and be consequently developed in each and every intervention. It is thanks to this idea that it is possible to affirm that without sharing some fundamental principles such as homogeneity, simplicity, duration and will to change, no new body of regulations, however absolutely necessary, could ever create an organised context, “a foundation structure that will become an archaeological trace destined to last in time, and a basis for different ways of organising spaces and functions, as it happened in ancient cities for centuries”3.

1 - Cfr. B. Secchi, La periferia, in Casabella n. 583, 1991, pp. 20-22. Per un approfondimento del tema si veda anche Brescia: il nuovo piano regolatore, a cura di B. Secchi, Grafo, Brescia 1998 2 - Cfr. P. Disch, Luigi Snozzi. L’opera completa, ADV Publishing House, Lugano 2005, pp. 154-165 3 - M. Carmassi, Idee di Città, Libria, Melfi 2011, p. 19

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Architettura misurata Measured architecture Andrea Giordano

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Si riporta il sunto di una discussione avuta con i progettisti riguardante il loro modo di fare architettura e, in particolare, l’approccio al tema dell’abitazione e dello spazio pubblico.

Here is the extract of a talk with the architects about their own way of making architecture and, especially, of approaching the issues of housing and public spaces.

Nella selezione dei progetti presentati dallo Studio Scattola viene espresso un modus operandi teso al raggiungimento di un equilibrio in cui nulla emerge o stride, ma conferma un metodo. Risulta evidente, nel percorso progettuale, il tentativo di rispettare la prima intuizione, che affonda nella natura e nello spirito del luogo. Successivamente le idee si trasformano in un segno grafico, che si confronta a sua volta con l’ambiente, i materiali e la cultura, attraverso gesti misurati. Che si tratti di un piccolo ampliamento, di una nuova casa, della ristrutturazione di una piazza o di un edificio pubblico, emerge un atteggiamento di sensibilità nei confronti del contesto; in questo senso, l’opera non viene solo inserita o adattata, ma anche ridefinita in sé. L’architettura, svelandosi lentamente, non risulta superficiale né didascalica. Lo Studio Scattola, specie nel percorso iniziale, ha avuto numerose occasioni di misurarsi con il progetto dell’abitazione. Esso viene affrontato attraverso l’individuazione di una centralità a cui segue la definizione dei limiti, tenendo in considerazione i vincoli e le relazioni tra le parti, al fine di raggiungere nuovi equilibri. Si giunge, così, ad un’immagine, di volta in volta diversa, che coglie e sperimenta alcuni aspetti della cultura architettonica contemporanea. Gli interventi, sfruttando le combinazioni delle forme primarie, tendono a produrre trasformazione e complessità, specie nei casi di edifici preesistenti. Così nella Casa Mirò e in Showroom TB la copertura racchiude una serie di cubi, all’interno dei quali si sviluppano dei percorsi che, sezionando i corpi, permettono di percepire l’esterno. In Casa TH, accanto al volume preesistente, si staglia nuovo volume, che fluttua sul terreno circostante, proiettando la casa su piani più lontani. Un unico segno avvolge la casa e

In the selection of the projects presented by Studio Scattola there is a modus operandi aimed to reach a balance where nothing emerges or clashes, but rather confirms a method. It is evident, in the development of the project, the intention to respect the first intuition, rooted in the spirit and nature of the place. Later, ideas become a graphic sign confronting itself with the territory, the materials and the culture through measured gestures. Be it a small expansion, a new house, the restructuring of a square or of a public building, there is always a sense of sensibility towards the context: this way, the building is not only inserted or adapted, but redefined in itself. This kind of architecture, which reveals itself slowly, is neither superficial nor academic. Studio Scattola, particularly in the beginning, has had many occasions to confront with projecting houses. This kind of work is undertaken by defining a central point, followed by the definition of limits and taking into consideration the restrictions and the relationships among the parts so as to reach new forms of balance. We thus come to an image different from time to time, grasping and experimenting some aspects of the contemporary architectural culture. These interventions, using the combination of primary forms, tend to produce change and complexity, especially in buildings that are already there. So, in Casa Mirò and in Showroom TB the roof encloses a series of cubes, inside of which some pathways develop by sectioning bodies, thus allowing to perceive the outside space. In Casa TH, beside the pre-existing volume, a new one emerges, floating on the surrounding land, projecting the house on further levels. One sign only embraces the house and connects the accesses to the building. Working with


lega gli accessi all’abitazione. Il lavoro con gli edifici residenziali, quindi con oggetti facilmente controllabili, ha permesso di sperimentare alcuni temi da riportare nella scala complessa dello spazio pubblico. Ferma è la consapevolezza che la qualità dello spazio pubblico è data quando esso è ben definito e reso percepibile ai sensi. A tal fine il disegno comprende tracce e schemi geometrici che controllano l’irregolarità dello spazio e lo declinano nei temi tradizionali della piazza. Così la fontana, l’acqua che scorre, i materiali duri e il verde vengono progettati con l’idea di riproporre gli elementi storicamente presenti negli spazi pubblici, diventando anche simboli che rianimano movimento e tempo.

housing complexes, that is to say with objects that can be easily controlled, has allowed to experiment some issues then applied to the complex scale of public space. There is a strong awareness that the quality of the public space is found when it is well defined and made evident to our senses. With this aim, the project includes signs and geometrical schemes controlling the irregularity of space, developing the latter in the traditional themes of the square. So the fountain, the running water, the hard materials and the green areas are projected with the idea of proposing again those elements historically present in public spaces, which also become symbols that make movement and time alive.

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progetti projects


Casa Esse Esse House

Rossano Veneto (VI) 2002

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L’intervento di ristrutturazione ha confermato l’impianto tipologico dell’edificio, risalente ai primi anni del Novecento, caratterizzato da due corpi: uno fronte strada, residenziale, ed uno retrostante, più basso, adibito alle attività rurali. Il progetto di trasformazione ha individuato spazi per attività terziarie e spazi per la residenza. La zona giorno è stata affacciata al giardino interno, creando un continuo rapporto visivo con esso. Il preesistente fienile è stato recuperato a zona notte mediante un preciso restauro degli elementi che lo caratterizzavano. I materiali costruttivi sono stati ripresi sia dalla tradizione locale sia da un repertorio più autonomo, evidente in soluzioni costruttive come il marcato cornicione, le travature in acciaio, i serramenti delle aperture che illuminano gli interni a pianta libera.

This project has confirmed the typological structure of the complex, dating back to the beginning of the 20th century and consisting of two buildings: one, the residential part, facing the street, and a lower one, at the back, used for rural work. The renovation has highlighted spaces for both office work and housing. The living room faces the back garden, creating an uninterrupted visual connection to it. The former hayloft has been transformed into bedrooms through an accurate restoration of its characteristic elements. The building materials have been taken from local tradition but also from more independent choices, which can be traced in building solutions such as the protruding coping, the steel beams, the door and window frames illuminating the open plan interiors.

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Ca’ Morosini

Morosini Residence Bassano del Grappa (VI) 2004/06

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L’edificio di sette unità residenziali si inserisce in un contesto edificato, ai margini di vecchie costruzioni a carattere industriale. Di fronte, si apre un’area pianeggiante lungo il fiume Brenta, anticamente coltivata ad orti e vigneto. Alla densa edificazione presente a nord, l’edificio oppone un volume di tre piani, quasi un muro a conclusione delle costruzioni verso l’area ancora a verde; l’andamento ad altezze digradanti permette la percezione dei giardini sottostanti. La costruzione è alleggerita dalla volta rivestita in metallo che richiama la presenza di edifici industriali, così come il prospetto sud, connotato dalla presenza di tre portali, richiama alla memoria la barchessa della villa veneta anticamente presente.

This seven-unit complex is in a housing area, close to old former industrial buildings. At the front, a plain area opens towards the Brenta river, where, in the past, there were a garden and a vineyard. To the dense construction found in the north area, the complex opposes a three-level volume, almost a wall ending the buildings facing the green area; the sloping heights allow the perception of the lower gardens. The building is made lighter from the vault covered in metal, recalling the presence of former factories, as well as the southern elevation, characterized by three portals, brings back the memory of the stables of the former Venetian villa originally built there.


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Casa Zen Zen House Cassola (VI) 2005/07

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La casa si trova ai margini di una zona urbanizzata, contigua ad una vasta area agricola di siepi e filari alberati. La costruzione alta due piani si pone come il limite all’espansione edilizia verso l’area agricola; quella a sud, ad un piano, si pone in relazione all’area verde e alla campagna, dove sono ancora presenti edifici rurali. Il volume nord contiene l’ingresso, il vano scala centrale e i percorsi di collegamento. Le vetrate orizzontali che scorrono lungo il soggiorno al piano terra consentono di dilatare gli spazi verso la corte interna. La grande vetrata verticale, che si affaccia a sud, lascia intravedere la passerella che collega i vani del primo piano.

The house is at the edge of an urban space, close to a vast rural area, full of hedges and rows of trees. The twofloor building stands as the limit to the expansion of construction towards the rural area; the one looking south, on one level, connects to the garden and the countryside, where rural buildings can still be found. The north-oriented building includes the entrance, a staircase and internal aisles. The horizontal windows along the living room on the ground floor allow to expand the spaces towards the inner garden. The big vertical window, looking south, shows the aisle connecting the rooms on the first floor.


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Residenza Pola Pola Residence

Bassano del Grappa (VI) 2007/12 L’intervento di ristrutturazione opera riscattando l’edificio degli anni Settanta dal suo anonimato, riflette sulla sua posizione angolare. Ne risulta, così, un’articolazione dei volumi per elementi aggregati, in cui i singoli volumi sono definiti da materiali diversi. Al corpo centrale dell’edificio è stato aggiunto, verso la strada, un volume angolare di pietra che dialoga con la città; a questo si contrappone a sud, nella parte più interna, un volume a doppia altezza caratterizzato da grandi aperture, che accolgono il sole e permettono la vista sul giardino privato. L’edificio si compone di tre alloggi con ingresso indipendente, organizzati attorno al vano scala centrale. Le aperture esterne favoriscono percezioni visive sempre più lontane e dilatate. La chiarezza della composizione architettonica che contraddistingue l’edificio, viene altresì confermata dall’essenzialità nell’impiego dei materiali, come la pietra di Vicenza per la memoria del luogo, il legno degli infissi, il rame che riveste la copertura.

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The restructuring of this complex, built in the Sixties, aims to redeem it from its anonymity and, thus, to reflect its corner position. The result is a volumetric organization by means of aggregated elements, where the single volumes are defined by the use of different materials. A corner volume made of stone has been adjunct to the central body of the building, facing the urban centre; in opposition to it, southward, in the most internal part, a double-height volume, with wide openings to receive sunlight, looks onto the private garden. The complex consists of three housing units with independent entrances, developing around the central stairwell. The external openings provide broader and further visual perceptions. The clarity of the composition characterizing the structure is confirmed by the basic use of materials, such as Vicenza stone to recall the past of the place, the wood for door and window frames and the copper roofing.


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Casa CB

CB House Bassano del Grappa (VI) 2011/13 L’intervento di ristrutturazione delle due unità residenziali ha confermato la condizione di edificio d’angolo. Gli interventi di scavo volumetrico hanno permesso di differenziare gli ingressi tra le due unità residenziali, regalando maggiori distacchi tra le due abitazioni; i diaframmi così ottenuti sono stati trasformati in corti e giardini privati. L’ingresso, ricavato per sottrazione del volume preesistente, individua un patio dal quale prende avvio la successione degli spazi interni sino a raggiungere il giardino posto a sud.

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The restructuring of these two housing units has confirmed the corner position of the building. The interventions on the volumetric excavation have allowed to differentiate the entrances between the units, providing a sense of greater distance between them; the diaphragms thus obtained have been transformed into courtyards and private gardens. The entrance, resulting from the subtraction to the former volume, defines a patio from which interior spaces are arranged in a succession that leads to the garden facing south.


PRODUCED BY AN AUTODESK EDUCATIONAL PRODUCT

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PRODUCED BY AN AUTODESK EDUCATIONAL PRODUCT

PRODUCED BY AN AUTODESK EDUCATIONAL PRODUCT

prospetto est east elevation

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Casa TH TH House

Bassano del Grappa (VI) 2012/14

Il progetto consiste nella ristrutturazione e nell’ampliamento di una casa unifamiliare presente all’interno di un’area a compatta edificazione. Il manufatto edilizio è stato ricompattato in volume primario mediante demolizioni, svuotamento e nuovi inserimenti. Il successivo ampliamento in aggetto e il ridisegno degli spazi interni e dei collegamenti hanno determinato nuove relazioni funzionali tra vuoti e pieni, tra interno ed esterno. L’ampliamento, sospeso su esili colonne, rimanda ad una geometria precisa, esaltata dall’utilizzo di rivestimenti materici quali il cemento, il vetro e l’acciaio. Le aperture in facciata e i tagli netti, rimescolando gli ingredienti tradizionali del linguaggio residenziale urbano, riportano l’edificio alla contemporaneità. Il serramento del soggiorno al primo piano, che incornicia il giardino e la vista sul Monte Grappa, regala alla zona giorno una sensazione di equilibrio e distensione.

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The project focuses on the restructuring and extension of a detached house to be found in a densely built area. The structure has been compacted into a principal volume by means of demolishing, emptying and inserting new spaces. The following extension in overhang and the redrawing of interior spaces and passageways has determined new functional connections between full and empty, interior and exterior spaces. The extension, suspended on thin columns, echoes a precise geometry, enhanced by using materials such as concrete, glass and steel for the covering. The openings on the facade and the sharp cuts, mixing the traditional ingredients of urban housing language, take the building back to contemporaneity. The window frame in the living room on the first floor, looking onto the garden and Mount Grappa, gives the living area a feeling of balance and relaxation.


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Casa Mirò Mirò House

Bassano del Grappa (VI) 2014 /15

L’intervento consiste nell’ampliamento in altezza della casa, posta su due livelli, e nella sua ristrutturazione. L’esigenza di creare un nuovo alloggio, i vincoli normativi e la volontà di ricalibrare il volume esistente hanno suggerito di definire un linguaggio architettonico basato sull’incastro e sul montaggio di piani verticali e orizzontali. La collocazione dell’edificio nelle vicinanze di un parco e la presenza delle montagne in lontananza hanno suggerito la configurazione di ambienti secondo una sequenza di filtri che selezionano, alternandoli, spazi chiusi e spazi aperti verso il contesto. Il ponte sommitale, che si protende sul lato nord attraversando la loggia, permette di percepire piani e coni ottici protesi e dilatati verso il paesaggio. L’edificio si rivela, dunque, capace di disvelare il luogo attraverso percezioni ed emozioni. The intervention aims at the vertical expansion of the house, built on two levels, and at its renovation. The need to create a new housing unit, regulatory constraints and the will to rebalance the existing volume have suggested to define an architectural language based on joining and assembling vertical and horizontal levels. The location of the building, near a park, and the view of the mountains in the distance have suggested the configuration of the different areas according to a sequence of filters selecting alternatively open and enclosed spaces in the complex. The top passage-way, extending northward and crossing the loggia, allows to perceive plans and optical cones expanding towards the landscape. The building reveals itself as capable to show the location through perceptions and emotions. 40


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Continua . . .


SCATTOLA AGOSTINO

DIMITRI SIMEONI

Nasce nel 1957 a Bassano del Grappa - Vicenza, Italia.

Nasce nel 1980 a Castelfranco Veneto - Treviso, Italia.

Si laurea in Architettura presso lo I.U.A.V. di Venezia nel 1982.

Frequenta corsi Casaclima a Bolzano dove si specializza nella progettazione di edifici sostenibili sul piano ambientale e nel controllo delle performance.

Dopo aver collaborato con alcuni studi di architettura, nel 1987 inizia l’attività professionale occupandosi di progettazioni residenziali, industriali e di architettura di interni realizzando numerosi interventi nel campo del recupero e restauro di edifici storici.

Si laurea nel 2015 presso l’Università degli Studi di Padova al corso di Riassetto del Territorio e Tutela del Paesaggio, segue i corsi di ingegneria edile – architettura.

Numerose realizzazioni nel campo del recupero e restauro di edifici storici.

Successivamente all’abilitazione professionale si occupa di stemazioni urbanistiche e sicurezza cantieri ricevendo incarichi come relatore a numerosi corsi organizzati dal Collegio Geometri e da istituzioni pubbliche.

Partecipa a concorsi di architettura e di urbanistica nei quali riceve diverse segnalazioni e premi. 1987 Progetto vincitore del Concorso Regionale di Idee per la riqualificazione architettonica e ambientale dell’area del centro studi della città di Bassano del Grappa (VI). 1995 Progetto vincitore del Concorso ad inviti per la realizzazione del nuovo Municipio di Rossano Veneto. 2002-2004 componente della commissione tutela del paesaggio nell’ambito della Provincia di Vicenza. 2005 progetta con Boris Podrecca il completamento della Cittadella della Giustizia di Bassano del Grappa.

Affianca all’attività professionale corsi di aggiornamento e seminari su temi specifici della progettazione edilizia e nella gestione del cantiere.


architettura

Scattola Associati Temi, opere e progetti | Themes, works and projects a cura di Agostino Scattola, Dimitri Simeoni

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Testi introduttivi di Boris Podrecca, Leonardo Bettinardi, Andrea Giordano Il volume, riproponendo temi, opere e progetti, vuole essere una prima ricognizione ragionata sulla decennale attività dello studio di architettura Scattola Associati che spazia dall'edilizia privata a quella pubblica, alla riqualificazione urbanistica.

SCATTOLA ASSOCIATI

2016 23,5 x 30 cm 96 pagine 150 illustrazioni a colori e b/n brossura bilingue: inglese/italiano ISBN: 978-88-99657-34-5

Si legge nell’opera dell’atelier Scattola un rapporto calato nella occasionalità del luogo, senza alcun atteggiamento chiuso. Nelle case e riconversioni sussiste un modo di irrepetibilità testuale e con i suoi vestiti su misura, Scattola nega la solita confezione del progetto totalizzante. Nonostante l’assoluta inesistenza di loquacità performative, sarebbe inopportuno e falso interpretare la sua architettura attraverso un aspetto minimalista. Tutti gli elementi linguistici evocano un razionalismo senza pretese di visioni complessive e descrizioni meccaniche postmoderne scarpeggianti o territorialistiche. Questo atteggiamento di intrinseco percorso legato alla committenza conduce ad un intreccio di spazi di vita inconfondibili e multifocali, mai virtuali, eccitanti o evasivi. Attraverso la sua solidarietà compositiva ridotta, dimostra una capacità di assorbimento di tutte le istanze archi-culturali del proprio territorio (dall'introduzione di Boris Podrecca).

€ 25,00

zona: italiana destinatari: appassionati di architettura

uscita: ottobre 2016

architettura

Antiga Edizioni via delle Industrie 1 - 31035 Crocetta del Montello (TV) tel. 0423.6388 fax 0423.638900 editoria@graficheantiga.it

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Temi, opere e progetti - Themes, works and projects

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