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02.2010

GESTIONE DELLE INFORMAZIONI DIGITALI

Le novità di OMAT 2010 Appuntamento a Milano il 30 e 31 marzo

Non solo PDF Una panoramica sulla famiglia di formati digitali basati sullo standard PDF

Le anticipazioni del Rapporto Assinform 2010 sull’andamento del mercato ICT

Editore: ITER srl Direttore Responsabile: Domenico Piazza; Direttore Contenuti: Vincenzo Gambetta Redazione: Via Rovetta 18, 20127 Milano, e-mail: iged@iter.it, tel 02 2831161, fax 02 28311666 Supplemento a iged.it n 1 - 2010. Autorizzazione del Tribunale di Milano n.157 del 7 marzo 1992

Posta Elettonica Cetificata Il futuro finalmente è arrivato


EDITORIALE

Ogni edizione di OMAT è una gradita sorpresa e un’utile occasione per aggiornarsi Ad una mostra che vede presenze anche dalla Francia, in questa edizione di fine marzo spiccano le otto sessioni del Convegno. Le due plenarie si occuperanno, in apertura, di “come impiegare al meglio l’energia insita nelle informazioni digitali, che ogni organizzazione ha a disposizione, per generare efficienza ed innovazione” e, in chiusura, “delle più recenti realizzazioni in materia di Fatturazione Elettronica e delle implicazioni delle ultime decisioni in materia in abito europeo”. Due sessioni porteranno all’attenzione dei visitatori istruttive applicazioni di Dematerializzazione/Digitalizzazione; una di queste si concentrerà in modo specifico sul mondo della Sanità. Dopo un paio di anni di intensa attività normativa, sono, oggi, in “cantiere” le modifiche al Cad - Codice dell’amministrazione digitale - previste dalla Legge 69/2009 (che fanno molto discutere), le disposizioni in materia di atto pubblico informatico redatto dai notai, le disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica amministrazione con cittadini e imprese, originariamente previste dal Disegno di legge collegato all’ultima finanziaria (revisione del 2215-bis, conservazione delle cartelle cliniche, ricetta medica elettronica, pagella elettronica e università digitale, digitalizza-

zione della giustizia ed altro ancora). Sono, anche, attese a breve le Regole Tecniche di cui all’articolo 71 del Codice dell’amministrazione digitale sulla conservazione digitale ed il tanto sospirato Decreto, di cui al comma 213 dell’articolo 1 della legge 244/2007, che stabilirà le regole per rendere effettiva la Fatturazione Elettronica nei confronti della PA ed … altro ancora! Questa fase del processo normativo sulla Digitalizzazione rischia di diventare una valanga e vi è il realistico rischio di perdere di vista il necessario coordinamento che garantisca la dovuta omogeneità ed integrità di un quadro normativo. L’ingresso nell’Era del Digitale porta, inoltre, a situazioni, fattispecie e problematiche del tutto nuove e, a volte, imprevedibili; ciò, oltre alla complessità del fenomeno, dovrebbe indurre ad una estrema prudenza nella stesura delle norme che la riguardano, ad una grande umiltà e collaborazione continua delle parti in causa (politici, giuristi, tecnici, ...) e al progressivo raggruppamento, per evitare conflitti, delle norme in questione in testi omogenei. Un importate contributo in questa direzione, come ormai tradizione, lo darà un Convegno dedicato alle Norme. Il Digitale se, da un lato, rende

estremamente facile generare nuova informazione e disporre di essa ovunque ci si trovi, dall’altro, necessita per la sua conservazione di dispositivi molto più “fragili” di quanto non siano la pietra, le tavolette di argilla, i papiri, le pergamene e l’amata carta. OMAT Milano 2010 dedicherà due Convegni alla Conservazione della Memoria Digitale, una dedicata agli standard ed alle strategie mentre l’altra proporrà casi reali di realizzazioni in tal senso. Infine, le tecnologie che stanno caratterizzando, e caratterizzeranno, l’Era del Digitale sono in continua evoluzione: non poteva mancare un Convegno dedicato all’evoluzione dell’Enterprise Information Management: dal Cloud Computing, al Content Analytics, al Social Knowledge Management alla Convergenza tra informazioni, processi ed intelligence; saranno proposti ai Partecipanti esempi concrete di realizzazioni. Questa 35-esima edizione di OMAT promette di essere, pertanto, ancor più interessante delle precedenti! A presto rivederci ad OMAT dunque. l’Editore e la Redazione iged.it online 02.2010

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Indice 05 Le novità di OMAT Milano Dalla normativa alle soluzioni, dai convegni all’area espositiva, sono molti i motivi per partecipare alla prossima edizione di OMAT

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Non solo PDF Una panoramica sulla famiglia di formati basati sul Portable Document Format

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Anticipazioni del Rapporto Assinform del 2010 sull’andamento del mercato ICT Presentate a Milano il 13 marzo 2010

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Posta elettronica certificata: il futuro è arrivato Le tappe della sua evoluzione, dalla nascita ai più recenti interventi normativi e governativi

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Meaning Based Marketing: la personalizzazione oggi è realtà Qualcuno lo aveva già previsto: il web ha davvero rivoluzionato tutto ciò che è relativo al marketing

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Grazie alla tecnologia Fujitsu, Aon cambia il modo di archiviare le informazioni

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Siav è l’unica società italiana nel Magic Qadrant di Gartner L’azeinda padovana ottiene l’importante riconoscimento internazionale da parte del qualificato analista nel settore dell’Information Technology

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La lettura ottica nell’industria moderna

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Notizie flash iged.it online 02.2010

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Le novità di OMAT Milano Dalla normativa alle soluzioni, dai convegni all’area espositiva, sono molti i motivi per partecipare alla prossima edizione di OMAT STEFANO FORESTI

Si avvicina l’appuntamento con la prossima edizione di OMAT, l’evento dedicato alla gestione elettronica di documenti e informazioni, che si terrà a Milano il 30 e 31 marzo. Il sito internet della manifestazione è www.omat360.it/mi10. Un’edizione particolarmente ricca di novità tanto sotto l’aspetto normati-

vo quanto sotto quello applicativo. Innanzitutto, il Consiglio dei Ministri ha recentemente approvato le ultime modifiche al Codice dell’Amministrazione Digitale richieste dalla Legge 69/2009, uno dei pilastri su cui poggia il disegno di modernizzazione e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Come riportato in una nota del Governo, le principali novità riguardano: • riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni attraverso l’istituzione di un ufficio unico responsabile delle attività ICT, la razionalizzazione organizzativa e informatica dei procedimen-

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ti, l’introduzione del protocollo informatico e del fascicolo elettronico; semplificazione dei rapporti con i cittadini e con le imprese attraverso l’introduzione di forme di pagamenti informatici, lo scambio di dati tra imprese e PA, la diffusione e l’uso della PEC, l’accesso ai servizi in rete, l’utilizzo della firma digitale, la dematerializzazione dei documenti e l’arricchimento dei contenuti dei siti istituzionali in termini di trasparenza; sicurezza e lo scambio dei dati attraverso la predisposizione, in caso di eventi disastrosi, di piani di emergenza per garantire la continuità operativa nella fornitura di servizi e lo scambio di dati tra PA e cittadini.

Grazie alla partecipazione dei principali autori del Codice, OMAT costituisce una preziosa occasione per tutti coloro che vogliono trarre i massimi benefici dal processo di digitalizzazione del Paese e dialogare con la PA nel modo corretto.

GLI ESPERTI RISPONDONO Per eliminare definitivamente ogni incertezza e ottenere il massimo dalla partecipazione ad OMAT, è possibile inviare le proprie domande ai relatori compilando il modulo che si trova all’indirizzo www.omat360.it/domande; gli esperti presenti a OMAT risponderanno nel corso della sessione indicata!

ti della PA che definisce modalità e tempi con cui pubbliche amministrazioni centrali e fornitori dello Stato dovranno adeguarsi: un importante passo avanti nel processo normaÈ in arrivo il Decreto attuativo per la tivo italiano, che verrà analizzato a fatturazione elettronica nei confron- OMAT con l’apporto dei legislatori

coinvolti e messo in relazione con la situazione internazionale. È atteso a breve anche il DPCM contenente le regole tecniche per la conservazione della memoria digitale. Inoltre, si discuteranno i temi legati al Disegno di Legge “Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica amministrazione con cittadini e imprese”, il quale prevede, oltre alla riscrittura dell’articolo 2215 - bis (Documentazione informatica) del CC che ha generato tanti problemi e dubbi, norme relative alla conservazione delle cartelle cliniche, alla ricetta medica elettronica, alla pagella elettronica e alla digitalizzazione della Giustizia. Insomma, molte sono le opportunità da cogliere, ma altrettanti sono i dubbi da chiarire. iged.it online 02.2010

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Š Kodak 2010. Kodak is a trademark of Kodak

trazione s o m i d e una r e d e 4000? i v e e i t r e e l S o V er della n n a c ) ad S i 6 1 B ( degl k a and Kod 1 marzo. t s o l l a 0 e il 3 Venite 3 l i o n a l i OMAT M


I CONVEGNI DI OMAT Articolato lungo entrambe le giornate, il programma dei convegni di OMAT inizia con la sessione plenaria intitolata I dati digitali: l’energia della tua azienda, che sarà moderata da Francesco Di Martile, direttore Ict Business e giornalista Economy. La sessione vedrà, tra gli altri, la partecipazione di Mariano Corso, Professore presso la facoltà di Ingegneria dei Sistemi del Politecnico di Milano, di Rossana Ugenti, Direttore Generale della Direzione Generale del Sistema Informativo, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali e dell’Assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani. Nel pomeriggio sono previste tre sessioni parallele. Sanità digitale: applicazioni, servizi, esperienze e prospettive, moderata da Lidia Di Minco, Direttore Ufficio Coordinamento, sviluppo e gestione NSIS

- Direzione Generale del Sistema Informativo, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali. Dematerializzare: come fare - applicazioni e servizi, casi pratici, outsourcing si o no verrà moderata da Flavia Marzano, Presidente di UnaRete e vedrà la partecipazione di diversi importanti fornitori di servizi e soluzioni per la dematerializzazione dei documenti che porteranno interessanti casiutente. Proteggere e conservare la memoria digitale: strategie e standard sarà moderata da Stefano Pigliapoco, Docente di Informatica documentale presso l’Università degli Studi di Macerata; parteciperanno alla discussione numerosi esperti e accademici del calibro di Stefano Allegrezza, Docente di Informatica e Pierluigi Feliciati, Professore aggregato di Sistemi di elaborazione delle informazioni. Impostazione contraria per il secondo giorno, con tre convegni la

mattina e una sessione plenaria nel pomeriggio. Moderata dall’Avvocato Allegra Stracuzzi, esperta in Diritto dell’Informatica, la sessione La normativa italiana per un corretto uso delle informazioni digitali ospiterà i contributi di importanti esponenti del mondo normativo e tributario, tra cui Anna Luigia Cazzato, Funzionario Direzione centrale normativa e contenzioso dell’Agenzia delle Entrate. Per la prima volta nella storia di OMAT, darà il proprio contributo un Magistrato. L’evoluzione dell’enterprise information management: virtualizzazione, cloud computing, green affronterà i temi più attuali legati alla gestione delle informazioni digitali, illustrando l’attuale stato dell’arte e prefigurandone gli sviluppi futuri. Conservare in modo sicuro le informazioni digitali: applicazioni e tecnologie verrà moderata da Pierluigi Ridol-

I CONVEGNI DI OMAT MILANO 2010 Martedì 30 marzo - primo giorno I DATI DIGITALI: L’ENERGIA DELLA TUA AZIENDA SANITÀ DIGITALE: APPLICAZIONI, SERVIZI, ESPERIENZE E PROSPETTIVE

DEMATERIALIZZARE: COME FARE APPLICAZIONI E SERVIZI CASI PRATICI OUTSOURCING SI O NO

PROTEGGERE E CONSERVARE LA MEMORIA DIGITALE: STRATEGIE E STANDARD

Mercoledì 31 marzo - secondo giorno LA NORMATIVA ITALIANA PER UN CORRETTO USO DELLE INFORMAZIONI DIGITALI

L’EVOLUZIONE DELL’ENTERPRISE INFORMATION MANAGEMENT: VIRTUALIZZAZIONE, CLOUD COMPUTING, GREEN, …

CONSERVARE IN MODO SICURO LE INFORMAZIONI DIGITALI: APPLICAZIONI E TECNOLOGIE

FATTURAZIONE ELETTRONICA - CASI PRATICI, NORME E PROSPETTIVE ITALIANE ED EUROPEE

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fi (un’istituzione tra le istituzioni); sono previsti numerosi interventi da parte di esperti provenienti tanto da Enti pubblici quanto da aziende private. Infine, la sessione Fatturazione elettronica - casi pratici, norme e prospettive italiane ed europee, in programma nel pomeriggio concluderà i lavori di OMAT Milano con un’approfondita discussione sulle più recenti disposizioni normative, moderata da Vincenzo Gambetta, Consulente Gestione Dati, Informazioni e Contenuti e Direttore contenuti iged.it e iged.it/online Le agende aggiornate sono disponibili all’indirizzo www.omat360. it/convegni.

L’AREA EXPO Oltre trenta aziende animeranno l’area espositiva con le proprie soluzioni, tra le quali si segnala la presenza (per la prima volta in Italia) di UbiFrance e dei partner A2ia, Bprocess, Cryptolog, EZ, Imprimerie Nazionale e Keynetics. Confermata inoltre la presenza in area expo di Aim Fulmedia, Anorc, Areapress, Arxivar, Asg, Bancamatica, Bm&Planeta, Canon, CGK Solutions, Credemtel, Datamanager, Datasis Group, Docuware, Edicom, Edok, Emc2, Epson, Euroged, Exalead, Faber System, Farnell, Fullpress, IBM, iged.It, Klaus, Kodak, Nica, Open Text, Panasonic, Pfu, Polonord Adeste, Postel, Psd, Quattroemme, Raecycle, Recogniform, Ricoh, Siav, Storage&Backup,

Wireless4innovation

e

Zerouno.

Appuntamento quindi il 30 e 31 marzo presso l’Atahotel Executive di Milano; grazie al contributo degli espositori e sponsor, la partecipazione a OMAT è competamente gratuita previa iscrizione su www.omat360.it/iscrizione.

STEFANO FORESTI

Communication manager, ITER

PERCHÉ PARTECIPARE OMAT è riconosciuta dal mercato come l’evento di riferimento nel settore del document management. Per capire come incanalare e sfruttare al meglio il flusso di dati digitali che ogni azienda crea e riceve, OMAT è la manifestazione alla quale nessun manager può mancare. COME PARTECIPARE Grazie agli espositori e agli sponsor, l’ingresso a OMAT è completamente gratuito previa iscrizione su www.omat360.it/iscrizione. DOVE & QUANDO OMAT si svolgerà a Milano il 30 e 31 marzo presso l’Atahotel Executive, in viale Don luigi Sturzo 45, di fronte alla stazione di Porta Garibaldi. LE AZIENDE COINVOLTE All’indirizzo www.omat360.it/espositori_sponsor sono pubblicati i loghi e i profili delle aziende che partecipano a OMAT in convegno e in area expo.

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Non solo PDF Una panoramica sulla famiglia di formati basati sul Portable Document Format STEFANO ALLEGREZZA

IL FORMATO PDF Il formato PDF (Portable Document Format) è diventato in questi anni lo standard de facto per la presentazione e divulgazione dei contenuti digitali, in particolare quelli a prevalente contenuto testuale. Ideato da Adobe Systems nel 1991 e costantemente perfezionato nei suoi quasi venti anni di vita, è diventato recentemente anche uno standard de jure, almeno per quanto riguarda la versione 1.7 che è stata riconosciuta standard dall’ISO1 con la pubblicazione della norma ISO 32000-1:2008 Document management -- Portable document format -- Part 1: PDF 1.7. È un formato indipendente dalla piattaforma, aperto e completamente documentato, accessibile (se viene fatto un uso corretto dei tag), non modificabile ed efficiente. È utilizzato in tutto il mondo grazie alla sua portabilità, alle dimensioni relativamente ridotte dei file e alla disponibilità di viewer gratuiti. Il formato PDF è stato originariamente creato per “sostituire” i do-

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cumenti cartacei ed è, quindi, un formato di descrizione di pagina con ottime capacità di conservazione dei caratteri fisici del documento originale. Se correttamente formati, i file PDF vengono visualizzati allo stesso modo su qualsiasi piattaforma supportata e stampati in maniera coerente su qualsiasi periferica di stampa. Vi sono, tuttavia, situazioni in cui anche la conservazione dell’aspetto, punto di forza del formato, non viene affatto garantita: ad esempio, non essendo obbligatoria la loro inclusione, i file PDF potrebbero non incorporare i font e quindi rischiano di essere rappresentati in maniera non prevedibile. Inoltre, nel corso degli anni il PDF è evoluto in qualcosa che è molto di più che un semplice formato di descrizione di pagina: caratteristiche avanzate e tecnologie moderne quali la compressione e la cifratura personalizzabili, la firma digitale, la possibilità di inserire codice Javascript, le funzionalità di business logic, ne hanno fatto un formato potente, in-

terattivo ed intelligente. Purtroppo, mentre alcune delle caratteristiche di base del PDF sono compatibili con un processo di conservazione digitale, parecchie delle funzionalità aggiuntive, che, spesso, dipendono da estensioni delle specifiche ufficiali del formato o che sono introdotte da applicazioni esterne (plug-in)2, possono minare la longevità dei file nei quali vengono utilizzate. Per tutte queste ragioni, occorre prendere ogni precauzione per assicurare che i file PDF creati per finalità di archiviazione non includano elementi non adatti a tale scopo. È questa la principale ragione che ha portato alla creazione del nuovo formato PDF/A, come si vedrà tra breve. LA FAMIGLIA DI FORMATI BASATI SUL PDF Accanto al PDF/A sono stati sviluppati anche altri formati, anch’essi basati sul PDF, che costituiscono nel loro complesso una vera e propria famiglia (si veda la Figura 1). Ciascuno di questi formati è, di fatto, una versione “limitata” del formato PDF, ovvero una versione

L’ISO (International Organization for Standardization) è un organismo internazionale composto da 148 enti di standardizzazione nazionali provenienti da tutte le regioni del mondo e rappresentativi di Paesi grandi o piccoli, industrializzati o in via di sviluppo. Il Segretariato Generale ha sede a Ginevra (Svizzera). Il sito web dell’organizzazione è <http://www.iso.org>. Ad esempio, nel file potrebbero essere incorporati video codificati mediante il codec DivX, o file audio codificati utilizzando standard proprietari. Il file potrebbe poi far uso dell’algoritmo di crittografia AES, e così via. Si tratta di elementi che non fanno parte della specifiche del formato PDF. iged.it online 02.2010

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poraneamente alle specifiche di più profili, ad esempio sia a quelle del PDF/A che a quelle del PDF/X.

Figura 1. La famiglia di formati basati sul formato PDF

che implementa deliberatamente solo un determinato sottoinsieme dei costrutti del PDF. Con terminologia tecnica si dice che ciascuno di tali formati costituisce un profilo del formato PDF (per motivi di semplicità, nel seguito utilizzeremo i termini “profilo” e “formato” in maniera interscambiabile). Attualmente la famiglia di formati basati sul PDF è composta dai seguenti profili3: • PDF/A (PDF/Archiving) per l’archiviazione a lungo termine;

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PDF/X (PDF/eXchange) per le arti grafiche e la prestampa; • PDF/E (PDF/Engineering) per la documentazione di tipo ingegneristico; • PDF/H (PDF/Healthcare) per il settore sanitario; • PDF/UA (PDF/Universal Accessibility) per l’accessibilità. I profili PDF/A, PDF/E e PDF/X sono già stati riconosciuti standard ISO, mentre il PDF/UA è in procinto di diventarlo4. Si noti che un file PDF può essere conforme contem-

PDF/A, il PDF per la conservazione digitale Come già detto, il PDF nella sua forma standard è un formato che non può essere considerato compatibile con un processo di conservazione digitale in quanto non è in grado di garantire la riproducibilità a lungo termine e neanche la conservazione dell’aspetto visivo5. Questo fatto è in qualche modo da porre in relazione con la natura estremamente ricca di funzionalità del PDF, che consente ai file codificati secondo questo formato una variabilità forse troppo ampia nella struttura interna, oltre alla possibilità di essere “composti” in maniera dinamica, nel momento in cui vengono visualizzati, a partire dalle più disparate fonti esterne. Tutto ciò conduce, come rovescio della medaglia, a effettive difficoltà nella capacità di assicurare una riproduzione sempre uguale indipendentemente dall’ambiente tecnologico in cui essa avviene. Per risolvere queste ed altre difficoltà, è stato necessario uno sforzo internazionale che ha portato alla definizione di una versione “limitata” del formato PDF, esplicitamente pensata per la conservazione a lungo termine dei documenti elettronici e denominata PDF/A (PDF/Archiving). La “/A” presente nel nome del formato, sebbene non venga formalmente definita in alcun documento tecnico, fa evidentemente riferimento ai termini ingle-

Si veda <http://www.adobe.com/it/products/acrobat/standards.html>. Per conoscere con precisione lo stato attuale dei processi di standardizzazione si può fare riferimento, oltre che al sito dell’ISO <http://www.iso.org>, anche al sito dell’AIIM <http://www.aiim.org>. Ciò dipende da molteplici motivi come, ad esempio, il fatto che i file PDF standard non sono necessariamente auto-contenuti (possono presentare dipendenze dai font utilizzati o da oggetti esterni al file stesso). Di conseguenza, se si cerca di visualizzare questi file su sistemi diversi da quelli in cui sono stati creati, non è garantito che vengano riprodotti in maniera coerente. iged.it online 02.2010

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si “Archiving” o “Archive”. Questo nuovo formato nasce quindi per rispondere al bisogno crescente di conservazione a lungo termine dei documenti elettronici. Il formato PDF/A è stato sviluppato dall’AIIM basandosi sul formato PDF di Adobe Systems e di questo utilizza solamente quelle caratteristiche che permettono di produrre file in grado di conservare nel tempo la loro rappresentazione (sia su schermo sia in stampa o attraverso altri sistemi di output), indipendentemente dagli strumenti tecnologici utilizzati. Per fare un esempio, il PDF/A non consente alcuna funzionalità basata su tecnologie proprietarie, come la compressione con l’algoritmo LZW. Tra le caratteristiche espressamente proibite troviamo l’utilizzo di contenuti multimediali audio e video; l’utilizzo di codice eseguibile (ad es. Javascript); la cifratura del file; l’uso delle trasparenze; l’uso di collegamenti (link) esterni; l’utilizzo di file incorporati, etc. Ci sono poi caratteristiche obbligatorie, come l’inclusione dei font utilizzati all’interno del file per avere la certezza della loro disponibilità in fase di rappresentazione. Il PDF/A è un formato standard de jure (ma non ancora de facto) essendo stato riconosciuto il 28 settembre 2005 come standard ISO

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PDF/A1-a PDF/A1-b

PDF 1.4

Figura 2. La relazione tra le varie versioni del PDF/A-1

19005-1:2005 Document management - Electronic document file format for long-term preservation Part 1: Use of PDF (PDF/A1)6. La norma si basa sul PDF Reference, Third Edition, Version 1.47. Si tratta di uno standard multi-parte: ciò significa che esso terrà conto delle successive evoluzioni del formato PDF e, in caso di pubblicazione di nuove specifiche del PDF, potranno essere approvate ulteriori parti dello standard (che faranno riferimento alle nuove specifiche) senza invalidare quelle precedenti. La norma ISO 19005-1 specifica due possibili livelli di conformità: • PDF/A-1a (ISO 19005-1 Level

A Conformance in Part 1) • PDF/A-1b (ISO 19005-1 Level B Conformance in Part 1) I due livelli differiscono per il grado di conformità allo standard ed in particolare per la presenza di informazioni sulla struttura del file e per la possibilità di interpretare semanticamente il testo. In particolare, il PDF/A-1a è il livello di conformità completa, che assicura la rispondenza a tutti i requisiti della norma ISO 19005-1, compresi quelli relativi all’utilizzo dei tag grazie ai quali è possibile fornire informazioni sulla struttura del file e sulla semantica. In sostanza, il PDF/A-1a non solo assicura che il file venga riprodotto

La norma, composta da circa 290 pagine, è disponibile per l’acquisto presso diversi siti, tra cui: <http://www.iso.org>; <http:// www.ansi.org>; <http://www.npes.org/standards/orderform.html>; <http://www.aiim.org/bookstore>. Una versione draft della norma è tuttora disponibile all’indirizzo <http://www.aiim.org/documents/standards/ ISO_19005-1_(E).doc>. Il PDF Reference è il documento che contiene le specifiche del formato. Il PDF Reference 1.4 contiene le specifiche del formato PDF versione 1.4, utilizzato in Adobe Acrobat 5. Analogamente il PDF Reference 1.5 contiene le specifiche del formato PDF versione 1.5, utilizzato in Adobe Acrobat 6, e così via. I PDF Reference sono disponibili gratuitamente sul sito di Adobe Systems. Ad esempio, l’ultima versione, la 1.7, è disponibile all’indirizzo <http://partners.adobe.com/public/developer/en/pdf/ PDFReference.pdf>. Come richiesto dalla Section 508 del U.S. Rehabilitation Act per quanto riguarda l’accessibilità. Le norme federali statunitensi riguardanti l’accessibilità sono definite nella cosiddetta Section 508. Con questa locuzione si indica un emendamento del 1998 al Workforce Rehabilitation Act del 1973, una legge che stabiliva i requisiti di cui le amministrazioni pubbliche dovevano dotarsi per eliminare discriminazioni nell’accesso alle informazioni e ai servizi, sia da parte degli impiegati federali che dei cittadini. Un’apposita commissione tecnica, istituita per trasformare in norme concrete di accessibilità il dettato piuttosto generale dell’emendamento del 1998, ha rilasciato alla fine dell’anno 2000 una serie di linee guida che rappresentano lo standard di legge a cui attenersi. Si veda all’indirizzo <http://www.section508.gov>. iged.it online 02.2010

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sempre alla stessa maniera, ma anche che il suo contenuto possa essere interpretato in maniera semanticamente corretta, che sia possibile la ricerca e l’estrazione del testo in esso contenuto, che sia accessibile alle persone con deficit sensoriali8 e che possa essere ristrutturato (reflowed) per poter essere fruito, ad esempio, in dispositivi palmari o altri apparati. Il PDF/A-1b è, invece, il livello di conformità minima, che assicura la rispondenza solamente ai requisiti minimi della norma ISO 19005-1, ovvero quei requisiti sufficienti a garantire che l’aspetto visivo di un file PDF/A venga conservato nel tempo. In altre parole, questo livello assicura che il file apparirà sempre allo stesso modo quando sarà visualizzato nel futuro, ma non garantisce, ad esempio, che sia possibile interpretare semanticamente il suo contenuto9. Trattandosi di condizioni più stringenti, un file conforme alle specifiche del PDF/ A-1a è conforme anche a quelle del PDF/A-1b; non vale ovviamente il viceversa (si veda la Figura 2). Il PDF/A presenta caratteristiche molto interessanti per quanto ri-

guarda la compatibilità con un processo di conservazione digitale: è non proprietario, indipendente dalla piattaforma, aperto e completamente documentato, auto-contenuto ed auto-documentato, privo di meccanismi tecnici di protezione e di limitazioni sul suo utilizzo, accessibile se viene fatto un uso corretto dei tag, non modificabile ed efficiente10. È, quindi, un formato che si candida ad essere utilizzato da records manager, archivisti e professionisti nel campo della gestione documentale ai fini della conservazione a lungo termine dei documenti elettronici. PDF/X, il PDF per il settore delle arti grafiche Il PDF/X11 (PDF/eXchange) è la versione del formato PDF appositamente pensata per lo scambio di contenuti grafici e destinata principalmente al settore delle arti grafiche e all’industria della stampa. Mentre nel passato era ampiamente utilizzato in tali settori il formato PDF, oggi il PDF/X è diventato il formato di default perché consente le verifiche di pre-stampa (pre-flight) prima dell’invio dei file e, di conseguenza, ne

fa un formato particolarmente adatto per garantire la massima prevedibilità del risultato in fase di stampa. Inoltre, un file che è conforme al formato PDF/X deve contenere informazioni sulle condizioni di stampa per le quali è stato preparato: in questo modo esso verrà elaborato con un risultato più prevedibile rispetto a quanto potrebbe accadere con il formato PDF generico. Così come nel caso del PDF/A, anche il PDF/X costituisce in realtà una famiglia di formati (si veda ancora la Figura 1), alcuni dei quali sono già stati riconosciuti standard dall’ISO con la norma ISO 159301:200112. Anche in questo caso si tratta di uno standard multi-parte che tiene conto delle successive evoluzioni del formato mediante la pubblicazione di nuove parti dello standard che vanno via via ad aggiungersi alle precedenti. Rispetto al PDF, il profilo PDF/X prevede deliberatamente la limitazione di tutte quelle funzionalità che non sono necessarie nella produzione di stampe di alta qualità. Ad esempio, il PDF/X-1a, uno dei primi profili ad essere sviluppato,

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Ad esempio, un documento su carta, acquisito, mediante il processo di scansione, in formato immagine e successivamente convertito in formato PDF, rispetta i requisiti del livello di conformità PDF/A-1b. Al contrario del PDF/A-1a, il formato PDF/A-1b non garantisce la conformità a quanto richiesto dalla sezione 508 del U.S. Rehabilitation Act. 10. Per uno studio più approfondito delle caratteristiche del formato PDF/A e degli altri formati che sono stati proposti per la conservazione digitale si rimanda al volume S.Allegrezza, S.Pigliapoco, Produzione e conservazione del documento digitale. Requisiti e standard per i formati elettronici. Volume I, Edizioni EUM, Macerata, 2008 11. Per approfondimenti su questo tema si veda il sito dell’Associazione tecnici arti grafiche in Italia, <http://www.taga.it>. Un’altra ottima fonte di informazione è costituita da <http://www.pdfx3.org>. 12. Nel dettaglio le norme ISO di riferimento sono le seguenti: ISO 15930-1:2001 - Graphic Technology - Prepress digital data exchange - Use of PDF - Part 1: Complete exchange using CMYK data (PDF/X-1 and PDF/X-1a) (basato sul PDF 1.3); ISO 15930-3:2002 - Graphic technology - Prepress digital data exchange -- Use of PDF - Part 3: Complete exchange suitable for colour-managed workflows (PDF/X-3) (basato sul PDF 1.3); ISO 15930-4:2003 - Graphic technology - Prepress digital data exchange using PDF - Part 4: Complete exchange of CMYK and spot colour printing data using PDF 1.4 (PDF/X-1a) (basato su PDF 1.4); ISO 159305:2003 - Graphic technology - Prepress digital data exchange using PDF - Part 5: Partial exchange of printing data using PDF 1.4 (PDF/X-2) (basato sul PDF 1.4); ISO 15930-6:2003 - Graphic technology - Prepress digital data exchange using PDF - Part 6: Complete exchange of printing data suitable for colour-managed workflows using PDF 1.4 (PDF/X-3) (basato sul PDF 1.4); ISO 15930-7:2008 - Graphic technology - Prepress digital data exchange using PDF - Part 7: Complete exchange of printing data (PDF/ X-4) and partial exchange of printing data with external profile reference (PDF/X-4p) using PDF 1.6; ISO 15930-8:2008 - Graphic technology - Prepress digital data exchange using PDF - Part 8: Partial exchange of printing data using PDF 1.6 (PDF/X-5). Alcune di queste norme si trovano attualmente nella fase di revisione. iged.it online 02.2010

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richiede che tutti i font siano incorporati e che tutte le immagini siano definite i determinati spazi di colore (come il CMYK); è, inoltre, vietato l’uso di annotazioni, segnalibri, commenti, indici, contenuti multimediali incorporati e collegamenti ipertestuali. Purtroppo tutte questi vincoli si sono rivelati ben presto eccessivamente limitanti nella stampa moderna e così fu sviluppato lo standard successivo, il PDF/X-2, che prevede requisiti meno stringenti (ad esempio, permette l’utilizzo dei profili ICC, delle specifiche OPI ed accetta anche altri spazi di colore, come l’RGB). Questo profilo era ovviamente molto più ricco di funzionalità rispetto al precedente, ma probabilmente la sua eccessiva complessità lo rendeva di più difficile impiego, aumentando il rischio di errori. Come risultato di tutto ciò, è stato sviluppato un terzo profilo, il PDF/X-3, con funzionalità intermedie tra quelle del PDF/X-1a e quelle del PDF/X-2. Gli standard ad oggi più utilizzati sono il PDF/X-1a (basato sulla versione 1.3 o 1.4 del PDF Reference), il PDF/X-3 (anch’esso basato sulla versione 1.3 o 1.4 del PDF Reference) e, dal 2007, il PDF/X-4 (basato sulla versione 1.6 del PDF Reference).

Figura 3. Riepilogo dei principali standard della famiglia PDF

ca tra architetti, ingegneri, professionisti nel campo dell’edilizia e del GIS (Geographical Information Systems); il suo scopo è fare in modo che tale documentazione, spesso costituita da eleborati tecnici e disePDF/E, il PDF per il settore gni complessi e di grande formato, dell’ingegneria Il PDF/E (PDF/Engineering) è il vengano visualizzati correttamente profilo pensato per l’interscambio garantendo un appropriato livello affidabile di documentazione tecni- di affidabilità in fase di rappresen-

tazione. Così come gli altri profili del PDF, anche il PDF/E è stato sviluppato dall’AIIM e riconosciuto standard dall’ISO nel giugno 2007 con la norma ISO 24517-1:2008 Document management - Engineering document format using PDF - Part 1: Use of PDF 1.6 (PDF/E1)13. Come gli altri standard della famiglia, anche questo è multi-par-

13. Il processo di standardizzazione ha preso avvio all’inizio del 2004. Il 1° marzo 2004 AIIM e NPES hanno annunciato congiuntamente la formazione dell’iniziativa PDF/E con la costituzione di un PDF/E Working Group. Un primo incontro si è svolto il 10 marzo 2004 all’AIIM Expo 2004. Nel mese di marzo 2005 è stato sottoposto all’ISO, per essere rivisto da un comitato tecnico internazionale (TC 171/SC 2), un New Work Item Proposal (NP), il quale ha ottenuto l’approvazione nel giugno 2005. Il comitato ha preparato un Committe Draft (CD) che nel febbraio 2006 è stato sottoposto all’ISO ed è stato approvato nel maggio 2006. Il successivo Draft International Standard (DIS) è stato sottoposto all’ISO nel novembre 2006 ed è stato approvato come International Standard (IS) nel giugno 2007. Nel maggio 2008 lo standard è stato oggetto di una nuova pubblicazione a seguito di aggiornamento. Nel periodo trascorso tra la pubblicazione come Draft International Standard e la pubblicazione come International Standard sono state risolte questioni importanti, come quelle relative all’implementazione della grafica 3D, alle firme digitali e alla gestione dei diritti digitali (DRM, Digital Rights Management). Cfr. PDF/E Overview, Marzo 2007, disponibile sul sito dell’AIIM (si veda il link “What is PDF-E”) all’indirizzo <http://www.aiim.org/pdfe>. iged.it online 02.2010

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te, ovvero costituito da parti che verranno sviluppate nel tempo in relazione alle successive versioni del PDF Reference. La prima parte, il PDF/E-1, si basa sul PDF Reference 1.6; rispetto a questo è stato privato di alcune funzionalità che non sono utilizzate nella creazione di documentazione tecnica. I documenti PDF/E-1 non possono contenere collegamenti a oggetti esterni, moduli dinamici o codice JavaScript che non sia associato ad oggetti 3D; possono essere firmati digitalmente ed utilizzare la crittografia, le trasparenze ed i layer; devono obbligatoriamente prevedere l’incorporazione dei font, l’utilizzo di spazi di colore indipendenti dall’hardware e l’impiego dello standard XMP (eXtensible Matadata Platform)14 per i metadati. Il PDF/E comincia oggi ad avere un certo grado di adozione come formato per la produzione e l’interscambio di documenti tecnici e di ingegneria. PDF/UA, il PDF per l’accessibilità PDF/UA (PDF/Universal Access) è il formato pensato per creare documenti accessibili da chiunque, comprese le persone diversamente abili che utilizzano tecnologie assistive (ad esempio, gli screen reader impiegati dai portatori di difetti visivi). Il formato è conforme alle specifiche

della Section 508 del U.S. Rehabilitation Act. Il comitato dell’AIIM15 responsabile per questo standard ha proposto all’ISO un draft basato sul PDF Reference 1.6; tale documento si trova attualmente nello stato di Approved Work Item (AWI) con la denominazione di ISO/AWI 14289 Document management applications -- Electronic document file format enhancement for accessibility (PDF/UA). Il lungo processo per la definizione dello standard è quindi già cominciato e dovrebbe concludersi, se tutto andrà nel verso giusto, con il riconoscimento di uno standard per l’accessibilità dei documenti PDF16. PDF/H, il PDF per il settore della sanità L’ultimo arrivato nella famiglia di profili PDF è il PDF/H (PDF/ Healthcare)17. Si tratta di un formato nato con lo scopo di consentire ai fornitori di servizi sanitari e ai loro utenti (ad esempio, i pazienti) di utilizzare un “contenitore elettronico” affidabile, universale e appositamente progettato per visualizzare, condividere, archiviare e conservare le informazioni sanitarie in modo più sicuro. È utilizzabile, ad esempio, per i dati XML mediante i quali avviene l’interscambio di informazioni tra i vari sistemi informativi sanitari, per i dati e le immagini DICOM, per le note cliniche, per i referti di

laboratorio, per le scansioni di immagini e fotografie, per le radiografie digitali, per i tracciati ECG e, in generale, per la quasi totalità della documentazione utilizzata in ambito sanitario. Questo formato si differenzia rispetto agli altri perché è nato con l’intenzione di costituire non uno standard ma una guida alle best practice (PDF/H Best Practices Guide)18. Ai lavori del comitato che segue lo sviluppo del formato partecipa il Comitato E31 (Committee on Health Informatics) dell’ASTM (American Society for Testing and Materials)19. PREPARARSI AGLI STANDARD FUTURI Come si è potuto vedere nel corso di questa breve trattazione, oggi non si può più parlare solamente di formato PDF, ma esiste una vera e propria famiglia di formati basati su di esso. Oltre al PDF, sic et simpliciter, di uso ormai pressoché universale, sono stati creati vari profili del formato ciascuno per uno scopo ben preciso: il PDF/A per l’archiviazione e la conservazione a lungo termine, il PDF/X per il settore delle arti grafiche e della stampa, il PDF/E per il settore dei disegni tecnici e dell’ingegneria, il PDF/UA per garantire l’accessibilità universale e, infine, il PDF/H per il settore della sanità. Di questi, i profili PDF/A, PDF/X e PDF/E hanno già ottenuto il rico-

14. XMP (eXtensible Matadata Platform) è una tecnologia creata da Adobe Systems per l’elaborazione e la gestione di metadati standard e proprietari. 15. Il comitato opera attraverso un wiki (sito web editabile) come piattaforma di sviluppo documentale per il suo lavoro. L’accesso alla piattaforma, raggiungibile all’indirizzo <http://pdf.editme.com/PDFUA>, è ristretto ai membri del Comitato. Si veda anche <http://www.aiim.org/pdfua>. 16. I requisiti, assai stringenti, relativi all’accessibilità previsti dal formato PDF/UA non sono supportati nella loro interezza dal formato PDF come descritto dalla norma ISO 32000-1:2008, ma dovrebbero essere recepiti dalla nuova versione della norma, la ISO/NP 32000-2 Document management -- Portable document format -- Part 2: PDF 2.0, che si trova attualmente nello stadio di NP (New Proposal) presso l’ISO. 17. Per un approfondimento si veda il sito <http://www.aiim.org/pdfh> 18. La guida “AIIM/ASTM BP01-2008, Best Practices - Portable Document Format Healthcare - A Best Practices Guide” è disponibile all’indirizzo <http://www.aiim.org/productcatalog/product.aspx?ID=1675> 19. Sito web <http://www.astm.org>. iged.it online 02.2010

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noscimento come standard20 mentre il PDF/UA sta compiendo l’iter verso la standardizzazione (si veda la Figura 3). Nel frattempo altri formati stanno cominciando ad affacciarsi sulla scena, come l’U3D (Universal 3D), un formato aperto e scalabile per la condivisione e la visualizzazione di progetti 3D interattivi, utilizzabile da architetti, ingegneri e professionisti del design nel settore del CAE (Computer Aided Engineering) e del CAM (Computer Aided Manufacturing) e già riconosciuto dall’Ecma (European Computer Manufacturers Association) International come standard ECMA 36321; oppure il formato PRC (Product Representation Compact), progettato specificatamente da Adobe Systems anche in questo caso per la rappresentazione di contenuti 3D e per il quale, a seguito del rilascio all’ISO delle specifiche del formato, è stato costituito un apposito Comitato Tecnico che sta lavorando per la standardizzazione del formato e per la sua inclusione nella prossima versione del PDF/E; od, ancora, il PDF/VT (dove “V” sta per “Variable” e “T” per “Transactional”), un nuovo formato anch’esso basato sul PDF e creato appositamente per la produzione di documenti con dati variabili e transazionali (ad esempio, fatture, estratti conto, etc.), in modo tale da consentirne una produzione efficiente e soprattutto prevedibile; anche per questo formato è in corso l’iter di standardizzazione presso

l’ISO22. Sia l’U3D che il PRC sono stati bene accolti dalla comunità dei professionisti come formati solidi e neutrali per lo scambio di dati tecnici e la conservazione a lungo termine. Gli oggetti tridimensionali codificati sia nell’uno che nell’altro formato possono essere incorporati direttamen- STEFANO ALLEGREZZA te in un file PDF, semplificando così in maniera notevole la distribuzione, Docente di Informatica presso l’Università la revisione o la riprogettazione dei degli Studi di Macerata contenuti 3D. Il PDF/VT è invece un nuovo profilo del formato PDF che andrà ad aggiungersi agli altri già analizzati in precedenza. Quanto visto fin qui indica in maniera piuttosto evidente la direzione verso cui sembra muoversi il PDF: da formato utilizzato per la codifica di documenti a prevalente contenuto testuale (il motivo per cui è stato utilizzato fino ad oggi dalla maggior parte degli utenti) il PDF si appresta a diventare il primo formato “universale”, capace cioè di includere qualsiasi tipo di contenuto digitale (immagini, registrazioni audio, contenuti video, oggetti 3D, ecc.). Non è un caso, infatti, che, grazie anche all’acquisizione della software house Macromedia23 da parte di Adobe Systems, nelle ultime versioni del principale software per la produzione di documenti in formato PDF, Adobe Acrobat, sia stata aggiunta la possibilità di incorporare all’interno di un documento PDF anche contenuti video in formato Flash e, virtualmente, in qualsiasi altro formato.

20. Si noti che Adobe Acrobat 9, l’ultima versione attualmente disponibile, permette di gestire, oltre al formato PDF; anche i formati PDF/A, PDF/E e PDF/X. Inoltre, consente di ottimizzare i documenti elettronici per consentire l’accesso alle persone diversamente abili (PDF/UA). 21. Lo standard ECMA 363 è disponibile all’indirizzo <http://www.ecma-international.org/publications/files/ECMA-ST/Ecma-363. pdf>. 22. Le specifiche del formato si trovano attualmente nello stadio di DIS (Draft International Standard) con il nome di ISO/DIS 16612-2 Graphic technology -- Variable data exchange -- Part 2: Using PDF/X-4 and PDF/X-5 (PDF/VT-1 and PDF/VT-216612-2. 23. L’acquisizione si è conclusa formalmente il 3 dicembre 2005 ed ha portato all’integrazione della tecnologia video Flash sviluppata da Macromedia all’interno dei prodotti di Adobe Systems. iged.it online 02.2010

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Le anticipazioni del Rapporto Assinform del 2010 sull’andamento del mercato ICT Presentate a Milano il 13 marzo 2010 LA REDAZIONE

IL QUADRO MACROECONOMICO MONDIALE E L’ICT Nel 2009 l’economia ha sperimentato una vera e propria recessione: il PIL mondiale è diminuito dello 0,8% a fronte di una crescita del 3% nel 2008, con una forte contrazione nelle economie avanzate (-3,2%) ed in Europa – Centrale ed Orientale (-4,3%). Il forte arretramento verificatosi nel primo semestre non è stato bilanciato dai deboli segnali di ripresa del secondo.

In Italia, nel 2009, gli effetti della crisi sono stati molto evidenti. L’anno si è chiuso con un calo del PIL del 5%, simile a quello registrato in Germania, Gran Bretagna e Giappone, ma doppio rispetto a Francia e Stati Uniti. Il secondo semestre ha mostrato qualche timido miglioramento, ma più in termini di arresto della caduta che in termini di ripresa. Hanno tenuto meglio che in altri Paesi i conti con l’estero e i conti pubblici. Il mercato ICT (Informatica e Te-

lecomunicazioni) ha, pertanto, registrato per la prima volta, dopo un 2008 ancora in crescita (+4,4%), un calo del 1,5% (da 3.012 a 2.968 miliardi di dollari). Il calo maggiore si è avuto nel Nord America (-3,1%) che resta, comunque, il mercato più importante con un valore di 913,5 miliardi di dollari. Un andamento simile si è avuto nell’Europa dei 27 (-2,4%9, il secondo mercato al mondo con 837,5 miliardi di dollari, mentre l’Asia-Pacifico ha proseguito la sua crescita(+1.0%) raggiungendo il valore di 758 miliardi di dollari. Mentre negli anni precedenti IT e TLC erano cresciuti con tassi abbastanza omogenei nel 2009 i tassi di crescita sono risultati in contrasto evidenziando le differenti caratteristiche strutturali dei due mercati (ciclico e business driven quello IT e aciclico e consumer driven quello TLC). Il mercato dell’Informatica è calato del 5,4%, mentre quello delle Telecomunicazioni è cresciuto del 1,1%. Nel IT la componente Hardware è stata ancora penalizzata dal fenomeno del downpricing che ha, ulteiged.it online 02.2010

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riormente enfatizzato la forbice tra volumi e valori. La crescita delle TLC è da attribuire, principalmente, all’andamento (positivo) dei servizi, in particolare quelli su rete mobile (4,5 miliardi di linee), mentre gli apparati hanno mostrato una flessione dovuta al calo delle vendite di sistemi e alla riduzione degli investimenti in infrastrutture.

gative. Tale risultato è la peggior prestazione annuale dal lontano 1991. Hanno regredito tutte le componenti (Hardware, Software, Servizi ed Assistenza) con un picco molto evidente per lo Hardware. Il mercato delle Telecomunicazioni, (Apparati, Terminali e Servizi per reti fisse e mobili) è risultato di 43.085 milioni di euro, con un calo del 2,3% rispetto all’anno precedente, evidenziando per la prima volta IL QUADRO MERCATO ITALIANO DELL’ICT un arresto nei servizi di fonia mobiIn Italia è emerso in tutta la sua le (-1,5%). gravità l’affanno per la domanda di prodotti e servizi ICT. Il mercato ICT, nel 2009, si è attestato a quota 61.771 milioni di euro, con un calo del 4,2% rispetto all’anno precedente; calo che ha riproposto, e confermato, le criticità emerse nel 2008 che avevano, di fatto, arrestato (+ 0,1%) la dinamica di crescita registrata da anni. La frenata rispetto al 2008 è, poi, da ascrivere ad un rallentamento di entrambe le componenti, molto più marcato per quanto concerne la componente IT. Il mercato dell’Informatica non è andato oltre i 18.686 milioni di Euro con un calo del 8,1% sul 2008, che non mostrava ancora dinamiche ne-

IL MERCATO IT IN ITALIA Il calo del 8,1% del mercato IT si spiega sia con il persistere dell’andamento in discesa dei prezzi del Hardware sia con la netta contrazione della spesa e degli investimenti IT nelle imprese. La domanda IT nelle grandi imprese, che rappresenta più della metà del mercato (56,9%), è calata del 10,3%, quella delle medie imprese, che pesa per un quarto (25,1%), del 7,3% e quella delle piccole, che pesa per il restante quinto circa (18,0%), dell’8%. Tutte le imprese hanno, dunque, ridotto la spesa in IT nel 2009, mentre negli anni precedenti si trattava di una, anche se importante, lentezza di crescita. Analizzando l’andamento del mercato IT per componente d’offerta (Hardware, Software, Servizi ed Assistenza) il 2009 ha registrato un calo in tutte le componenti: Software e Servizi (13.057 milioni di euro) -5,6%, Assistenza tecnica (755 milioni di Euro) -5,0%, ma soprattutto l’Hardware (4.874 milioni di euro) con – 14,8%. Analizzando l’andamento dell’Hardware, si sono registrati i seguenti andamenti negativi,

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legati principalmente alla riduzione degli investimenti strutturali ed applicativi: Sistemi Mainframe -48,3%, Personal Computer – 12,9%, Server – 24,6%, Stampanti -25,9%, Storage -15,0 %. Anche il mercato dei Personal Computer ha, anche considerando l’andamento in volumi, mostrato segni di arresto. La domanda in unità si è attestata sui 6.942.000 pezzi (+0,5%), per la prima volta stazionaria dopo quasi trent’anni di crescita a due cifre. Ciò nonostante il permanere di un relativo dinamismo del mercato consumer (2.320.000 unità, +5,7% rispetto al 2008) che ha compensato il calo di vendite alle imprese e alla PA (4.622.000 unità, -1,9%). Continua a crescere il peso dei portatili (oltre il 70% delle vendite di PC) grazie anche al boom dei notebook che dall’iniziale 12,7% del 2008 rappresentano oggi il 22,5% dei PC venduti nel 2009. Anche nel Software (4.307 milioni di Euro, -3,6%) tutte le componenti sono risultate in calo: Software applicativo -4,1%, Middleware -2,0%, Software di sistema – 4,6%. Scenario analogo si è avuto nei servizi (8.750 milioni di Euro -3,6%),

che rappresentano la metà circa del mercato IT e che, fattore molto importante, contribuiscono in misura significativa all’occupazione più qualificata: -5% per i Sistemi embedded, -9,3% per i Servizi di elaborazione, -8,8% per la Formazione, -6,8% per la Sistem Integration, -7,0% per la Consulenza e -8,7% per lo Sviluppo e la Manutenzione applicativa. Hanno ceduto meno i servizi in Outsourcing (-3,5%), in parte per i risparmi che inducono e in parte perché spesso soggetti a contratti di durata pluriennale che, ancorché

rinegoziabili, subiscono meno gli effetti più marcati indotti dalla crisi. PREVISIONI PER IL MERCATO ICT IN ITALIA Il 2010 si prospetta ancora come un anno abbastanza difficile, con un PIL che, dopo i -5 punti del 2009, è atteso in ripresa del 1%. Dando per scontata una reattività differita della domanda di beni di investimento ci si attende ancora un anno difficile per il mercato ICT. Per il 2010 si prevede che il mercato ICT raggiunga i 61.247 milioni di euro in calo dello 0,8% sul 2009. Il dato complessivo cela, però situazioni differenti con le Telecomunicazioni attese attestarsi ai livelli dell’anno appena trascorso a quota 43.175 milioni di euro (+0,2%), mentre l’Informatica dovrebbe fermarsi a 18.099 milioni di Euro con una contrazione meno drammatica di quella del 2009 seppure non trascurabile (-3,1%). Si ritiene che nessuna componente IT possa considerarsi al riparo dalla coda della crisi che si sta superando: le previsioni indicano una relativa miglior tenuta del Software (4.241 milioni di euro, -1,5%) rispetto ai Servizi (8.471 milioni di euro, -3,2%), all’Assistenza tecnica (730 iged.it online 02.2010

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milioni di euro, -3,3%) ed anche rispetto al Hardware (4.657 milioni di euro, -4,5%) che è atteso calare decisamente meno di quanto registrato nel 2009 anche per effetto della ripresa del ciclo di sostituzione. La leggera ripresa prevista per le TLC (43.175 milioni di euro, +0,2%) sarà il risultato del carattere anticiclico della componente servizi, che è preponderante e si attende sostanzialmente stabile (34.190 milioni di

euro, -0,1%), e di un leggero recupero sul lato apparati (8.985 milioni di euro, +1,3%) a seguito dello sblocco di alcuni progetti e della ripresa del ciclo di sostituzione delle apparecchiature.

un settore IT fortemente penalizzato dalla crisi, non ha usato mezzi termini: “Il disinvestimento italiano in Information Technology, pari a 1.657 milioni di euro, è un segnale allarmante di arretramento del Paese verso assetti strutturali di basso profilo competitivo, che I COMMENTI DI ASSINFORM rischiano di condannarci alla stagnazioPaolo Angelucci, Presidente di Assinform, nel presentare oggi a Mi- ne. Le istituzioni pubbliche e le imprese, lano i dati di anticipazione del Rap- appaiono intrappolate da un approccio porto Assinform, che fotografano dal respiro troppo corto, che non riesce a superare l’orizzonte contingente dell’emergenza. Con queste premesse anche il 2010 sarà un anno molto difficile”. “Sebbene l’IT - ha continuato Angelucci - con 400.000 addetti e 97.000 imprese, sia il quarto settore industriale del paese, non solo non riscuote dalla politica la giusta attenzione, ma il suo impatto economico e occupazionale, nonché le sue potenzialità nei processi di sviluppo del Paese sono largamente sottovalutati dalle istituzioni. Eppure, per uscire dalla crisi e aprire la strada della crescita, l’Italia non ha scelta, deve riprendere a investire in Information Technology. Per questo occorre un’azione che sia un segnale chiaro di inversione di tendenza, anticipatore di una politica strategica per l’innovazione e lo sviluppo. Va in questo senso la nostra proposta di rottamazione del software sia come misura di incentivo all’innovazione per il Made in Italy, sia come sostegno all’occupazione del settore IT. I software applicativi, infatti, sono fattori cruciali per la modernizzazione delle imprese, dell’economia, della PA e costituiscono il cuore del valore aggiunto prodotto dal settore in Italia. Nella produzione di software, l’IT italiana concentra la maggior parte dell’occupazione qualificata che, già provata dalla perdita di 16.000 posti di lavoro nel 2009, se i dati di previsione verranno confermati, rischia nel 2010 di lasciare a casa altri Ing. Paolo Angelucci, Presidente Assinform 8.000 addetti”. iged.it online 02.2010

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Dopo diversi mesi di attesa, lo scorso 25 gennaio il Dipartimento per la Digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’Innovazione tecnologica (DDI), la struttura di supporto di cui si avvale il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, ha finalmente chiuso la partita della Posta Elettronica Certificata per i cittadini. I prossimi mesi rappresentano quindi il vero banco di prova per questa tecnologia e soprattutto per le pubbliche amministrazioni, le quali dovranno essere capaci di rispondere in modo corretto e quanto mai rapido alle sollecitazioni dei cittadini. A tal proposito ci chiediamo: qual è il quadro attuale e quali sono le aspettative e i

progetti per il futuro? La posta elettronica sta diventando sempre di più uno strumento quotidiano di comunicazione e con l’introduzione e la diffusione della Posta Elettronica Certificata si darà una maggiore certezza alla spedizione e alla ricezione del messaggio elettronico rafforzando, quindi, la validità giuridica della stessa comunicazione telematica. Purtroppo, come spesso accade nel campo delle nuove tecnologie, anche la PEC dovrà affrontare mille difficoltà di carattere operativo, ma sicuramente rappresenta un veicolo indispensabile per la diffusione di paradigmi standard di comunicazione sicura e per l’evoluzione verso la Pubblica

Amministrazione digitale. Le fondamenta della PEC sono di certo le regole tecniche che, dal 2005, regolano gli aspetti operativi relativi alle modalità di erogazione e fruizione del servizio reso disponibile dai gestori PEC, ovvero quei soggetti abilitati a gestire e fornire il servizio di posta elettronica certificata. Per la cronaca tale abilitazione è il risultato positivo della procedura di accreditamento all’elenco pubblico dei gestori PEC tenuto dal CNIPA, ora DigitPA. Oltre alle fondamenta, dovrebbe tuttavia essere chiaro come è cambiato il mondo delle comunicazioni sicure con la diffusione della PEC, ma soprattutto quali possono esseiged.it online 02.2010

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re i possibili campi d’azione dello strumento. Essendo infatti trascorsi diversi anni dalla nascita della PEC, ci si chiede quali siano le intenzioni delle istituzioni e quali le potenzialità del mercato. I numeri relativi alla diffusione sul territorio nazionale evidenziano nell’ultimo bimestre 2009 oltre 70 mila domini, oltre 1.350 milioni di caselle e oltre 43 milioni di messaggi scambiati, con un trend estremamente positivo rispetto allo scorso anno in termini di domini (+216%) e caselle (+350). Diversamente il dato sul numero dei messaggi mostra come il percorso di crescita si sia fermato ad un comunque positivo +41%, non manifestando un exploit deciso come i precedenti valori. In questo senso, nuove norme hanno recentemente tentato, a vari livelli, di dare un impulso alla diffusione della PEC. In particolare l’ultimo decreto anti-crisi, convertito con la Legge 2/2009, è la norma che maggiormente ha inciso sul mondo della posta elettronica certificata, prescrivendo una serie di obblighi che promuovono l’impiego della PEC. Mantenendo la cronologia dei commi, i primi soggetti ad essere coinvolti sono le imprese costituite in forma societaria, che “sono tenute a indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata nella domanda di iscrizione al registro delle imprese”. L’obbligo riguarda non solo le aziende di nuova costituzione, ma anche quelle già esistenti che, “entro tre anni dalla data di entrata in vigore del decreto”, ovvero entro il 29/11/2011, “dovranno comunicare al registro delle imprese l’indirizzo di posta elettronica certificata”. Con quest’ottica nel giro di pochi mesi potrebbero già comparire procedure di gara accessibili esclusivamente mediante PEC, oppure flussi di comunicazione tra aziende che hanno la necessità di scambiare

informazioni e attestare l’effettiva data dell’invio e quindi il rispetto di vincoli e tempistiche contrattuali. Il comma successivo alle imprese riguarda invece i professionisti e i relativi ordini professionali. La norma prescrive infatti che “i professionisti iscritti in albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato devono comunicare ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di posta elettronica certificata”. Gli ordini, a loro volta, devono “pubblicare in un elenco riservato, consultabile in via telematica esclusivamente dalle pubbliche amministrazioni, i dati identificativi degli iscritti con il relativo indirizzo di posta elettronica certificata”. Nel frattempo, mentre la situazione degli ordini professionali, che secondo le direttive dell’ultimo decreto anticrisi dovrebbero già aver pubblicato l’elenco delle PEC dei professionisti, è ancora da definire, alcune iniziative autonome degli ordini stessi stanno provvedendo alla

distribuzione di caselle PEC ai rispettivi iscritti. La singola casella riferita all’iscritto viene offerta spesso in modo gratuito come servizio aggiuntivo legato all’iscrizione, si veda il caso dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, oppure con convenzioni che riducono il costo totale di acquisto, si veda il caso dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Capitale. Di certo il ritardo accumulato fino a questo momento dai professionisti nel dotarsi di una propria casella di posta elettronica certificata, rispetto alla prescrizione di legge che aveva definito come termine ultimo lo scorso 28 novembre 2009, evidenzia la mancanza di una adeguata “predisposizione” tecnica ancor prima che di un’appropriata cultura digitale. Tuttavia, a parte le prevedibili difficoltà nell’introduzione di un nuovo meccanismo di comunicazione, sarebbe importante comprendere iged.it online 02.2010

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le reali motivazioni che inducono i professionisti a non utilizzare questo importante strumento, troppo spesso celate dietro a dichiarazioni strumentali che hanno l’unico effetto di ridurre la spinta innovativa che la PEC potrebbe avere nei processi e nelle procedure amministrative. Anche le PA, poi, sono chiamate ad istituire una casella di posta certificata per ciascun registro di protocollo (qualora non abbiano già provveduto a farlo, in virtù di precedenti obblighi, come quelli previsti dall’articolo 47 del Codice dell’Amministrazione digitale o CAD) e devono, secondo le ufficiali interpretazioni normative, rendere noti tali indirizzi presso l’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA). Nello specifico l’IPA, istituito nel 2000 e nuovamente definito all’art. 57-bis del CAD, è un ulteriore strumento d’innovazione atto ad assicurare la trasparenza delle attività istituzionali. L’IPA è dunque preposto a fornire gli indirizzi PEC da utilizzare per le comunicazioni, lo scambio di informazioni e l’invio di documenti validi a tutti gli effetti di legge fra le amministrazioni, ma anche, e soprattutto, tra le amministrazioni ed i cittadini. Per preservare l’efficacia di questo strumento è quindi fondamentale l’inserimento e l’aggiornamento costante dei dati da parte delle PA, le quali rappresentano l’unico soggetto proprietario delle informazioni e, quindi, titolato alle azioni di modifica. Per questo motivo, vista la scarsa pubblicazione e quindi presenza delle informazioni, lo stesso articolo 57-bis aggiunge che “la mancata comunicazione degli elementi necessari al completamento dell’indice e del loro aggiornamento è valutata ai fini della responsabilità dirigenziale e dell’attribuzione della retribuzione di risultato ai dirigenti responsabili”. Intanto in attesa di conoscere gli esi-

ti dei suddetti provvedimenti, il Governo, in data 8 febbraio 2010, ha scelto di prorogare al 30 luglio 2010 la scadenza dei termini indicati nell’avviso relativo all’iniziativa “Mettiamoci la faccia”. Ricordiamo che quest’ultima prevede la corresponsione di un bonus per l’acquisto da parte dei piccoli Comuni e Unioni di Comuni - rispondenti a specifici requisiti dimensionali - di “dotazioni tecnologiche” ed eventualmente di firma digitale e/o PEC. A conclusione di tutto questo marasma di norme, posizioni e opportunità, i cittadini si ritrovano ora con la possibilità di disporre di una casella di posta elettronica certificata. Come accennato, infatti, il DDI ha pubblicato la conclusione della fase di selezione delle offerte per la concessione del servizio di Posta Elettronica Certificata (CEC-PAC) gratuita per i cittadini, con la vittoria del raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Poste Italiane, Postecom e Telecom Italia, che ha superato le proposte concorrenti di Aruba, Fastweb e Lottomatica, aggiudicandosi, a meno di clamorose smentite, l’assegnazione definitiva per un totale economico che potrebbe anche raggiungere i 50 milioni di euro. Nelle more previste dalla gara di concessione del servizio CEC-PAC, i cittadini potranno quindi effettuare richieste, attivare procedure e sottoporre domande alla pubblica amministrazione e solo a questa, visto che la casella resa disponibile non potrà essere utilizzata per altri scopi. Risulta quindi evidente che la partita sul futuro della PEC si giocherà sui servizi che soprattutto la PA riuscirà a rendere disponibili utilizzando la posta certificata come meccanismo trasmissivo. Sicuramente le potenzialità della PEC sono elevate, sia per le caratteristiche tecniche dello strumento sia

per gli aspetti di flessibilità e di risparmio economico. Bastano infatti pochi euro l’anno per attivare una delle offerte commerciali proposte dai gestori PEC, ottenendo un servizio di base, che comunque risulta valido ad ogni effetto di legge. A fronte di questa spesa esigua, o addirittura nulla per i privati cittadini, gli utenti potranno inviare e ricevere messaggi con la stessa validità di una raccomandata con ricevuta di ritorno, rendendo lapalissiano ogni ragionamento sulla convenienza di utilizzo. Meno ovvio è il contesto tecnico e pratico, che andrebbe meglio promosso attraverso campagne informative. In molti sperano, vista l’intenzione di utilizzare la PEC come strumento principale di comunicazione sicura, che lo stesso Governo sia in grado di predisporre al più presto interventi formativi che, a vario livello, siano in grado di descrivere a funzionari, imprese e cittadini come utilizzare al meglio la PEC. È infatti importante sciogliere ogni dubbio circa la natura trasmissiva della posta elettronica certificata, che ben si differenzia dai metodi atti a dare la certezza circa la paternità e l’integrità di un documento, che al momento può essere garantita solo dai meccanismi di firma elettronica qualificata definiti nel quadro normativo vigente.

NOEMI RICCI

Ingegnere dell’Informazione iged.it online 02.2010

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Meaning Based Marketing: la personalizzazione oggi è realtà Qualcuno lo aveva già previsto: il web ha davvero rivoluzionato tutto ciò che è relativo al marketing MARIANA PEREIRA

La premessa alla base di questa considerazione è tanto importante quanto lo è il marketing in sé: più informazioni un’azienda ha sui propri clienti - cosa vogliono e cosa cercano, cosa pensano della stessa azienda e dei suoi prodotti - più è in grado di soddisfarli. Dato l’enorme volume di informazioni che si rendono disponibili nei molti punti di interazione dei clienti, si sarebbe propensi a pensare che siamo arrivati a una nuova era dell’efficienza del marketing in cui ogni singolo cliente riceve un trattamento personalizzato. Questa personalizzazione individuale è certamente quello che i clienti oggi si aspettano, ma come ognuno può attestare, questa aspettativa dif-

ficilmente viene soddisfatta. Ogni interazione, invece, sembra, di fatto, ripartire da zero, come se non ci fosse memoria di quanto i clienti hanno espresso; i rapporti con gli stessi si basano sulle supposizioni e vaghe generalizzazioni del marketing anziché su informazioni reali e specifiche.

ni di prodotti, post su blog, messaggi e-mail, ecc.) risulta molto difficile estrarne un significato che consenta di costruire un quadro d’insieme coerente e completo di ciascun individuo. La tendenza è invece affidarsi a metodi di profilazione non automatizzati come ad esempio la registrazione manuale, raccogliendo così solo La fonte del problema non è un una minima parte di informazioni, mistero: è vero che oggi le aziende spesso inaccurate e non aggiornate, hanno a disposizione più informa- di pochi selezionati clienti. zioni sui propri clienti rispetto al passato, ma farne un uso efficace Pertanto, le segmentazioni dei cliennon è stato così semplice. Poiché la ti basate su questi profili incomplestragrande maggioranza delle infor- ti e poco utili sono inevitabilmente mazioni di un cliente è disponibile in approssimazioni che mancano della forma non strutturata (registrazioni specificità e del “dinamismo” necesdi telefonate ai call center, recensio- sari a dare vita ad attività di marke-

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ting immediate e davvero persona- di mercato al rilascio dinamico e in lizzate. tempo reale del contenuto giusto, senza dimenticare l’area di customer Questo oggi può essere facilmente service & support. risolto: grazie a nuove tecnologie, basate su principi matematici col- Oggi l’unica azienda ad offrire teclaudati, è possibile avere un quadro nologie per il Meaning Based Markecompleto dei clienti, attingendo a ting è Autonomy: IDOL (Intelligent qualsiasi informazione che va dallo Data Operating Layer) basata sulla storico delle transazioni alle intera- comprensione del significato delzioni cross-channel, dai contenuti l’informazione, raggiunge tutte le generati dagli utenti ai loro com- applicazioni chiave che potenziano portamenti nelle community online, le interazioni di un’azienda come il fino a contenuti generati da terze Web Content Management, il Digiparti, e utilizzare queste conoscen- tal Asset Management, i Call Center ze per offrire contenuti più precisi e e Website Optimization, permettoadeguati ad ogni singolo visitatore. no poi agli addetti al Marketing di Il tutto in modo assolutamente au- creare, distribuire, ottimizzare, ed tomatico! analizzare le esperienze dei clienti Ciò e possibile con il Meaning Based attraverso molteplici canali. Marketing che si basa sul Meaning Based Computing e sfrutta tecniche Il Meaning Based Marketing è fonmatematiche, algoritmi di inferen- damentale per il successo delle azienza e analisi statiche per estrarre il de. Per la prima volta, questa tecnosignificato di tutte le informazioni logia offre la capacità di ascoltare il non-strutturate, processando il con- cliente attraverso le sue parole e le tenuto rilevante durante il ciclo del sue azioni, e consente agli esperti di “marketing”, dalla segmentazione marketing di agire basandosi su una

concreta comprensione concettuale del “sentiment” della propria clientela, e non su supposizioni e generalizzazioni. Da parte loro, i clienti non dovranno più sentirsi insoddisfatti o frustrati per via di esperienze impersonali e irrilevanti. Le aziende, inoltre, potranno a tutelare meglio il proprio brand grazie alla possibilità di monitorare e agire direttamente sul “sentiment” dei consumatori ancora prima che questo sia un dato noto a tutti.

MARIANA PEREIRA

Director, Social Media Products, Autonomy Interwoven iged.it online 02.2010

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Grazie alla tecnologia Fujitsu, Aon cambia il modo di archiviare le informazioni LA REDAZIONE

AON - L’AZIENDA Il Gruppo Aon è sinonimo di consulenza, intermediazione assicurativa e riassicurativa e gestione del rischio. Aon conta oltre 1.000 dipendenti, è presente su tutto il territorio nazionale con 40 uffici e nel 2008 ha realizzato ricavi netti per oltre 133 milioni di Euro, a fronte di premi intermediati per 1,6 miliardi di Euro, con un portafoglio clienti di oltre 8.000 Aziende e 700 Enti Pubblici.

se si considera il suo ruolo di “terza parte” - tra l’assicurato e la compagnia di assicurazione - si capisce perfettamente perché si parli di una quantità di documenti tre volte maggiore rispetto ad altre aziende di servizi. Basti pensare alla necessità di conservazione di tutte le polizze e di tutti i giustificativi relativi agli eventuali sinistri (dalle comunicazioni all’assicurazione della controparte, alla cartella clinica in caso di danni alla persona, e così via).

tà logistiche non indifferenti. E, anche se può sembrare banale, era difficile anche posizionare una scrivania per un nuovo collega, perché mancava lo spazio fisico”, ha commentato Gianmaria Fusar, CIO di Aon. “Era tale la quantità di documenti da archiviare, che, da anni, siamo stati costretti ad affittare spazi presso service dedicati, con ingenti costi, crescenti nel tempo”.

Ai costi relativi allo spazio se ne aggiungeva però anche un altro, meno facilmente stimabile ma altrettanto La mole di documenti che un bro- “Una parte considerevole dei nostri uffici importante: il tempo e la fatica di ker assicurativo è tenuto a gestire e era destinato ad armadi per l’archiviazio- dover recuperare i documenti nearchiviare è decisamente notevole: ne dei documenti e questo creava difficol- cessari per l’operatività quotidiana e iged.it online 02.2010

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ancor di più in caso di contestazioni su accadimenti passati.

catturare automaticamente le informazioni contenute nei documenti, e grazie all’introduzione del codice PERCHÉ L’ARCHIVIAZIONE DIGITALE DEI a barre si sono evitate le scansioni DOCUMENTI? manuali dei singoli fogli. Il barcode ha dato inoltre la possibilità di inQuesti i presupposti che hanno spin- stradare e successivamente rintracto Aon a cercare una soluzione che ciare automaticamente i documenti li aiutasse a dematerializzare l’archi- in tutte le fasi di elaborazione. vio cartaceo, o almeno una parte di esso, e così snellire la gestione quo- LA SOLUZIONE SCELTA tidiana della documentazione. Soltanto alcuni scanner Fujitsu ri“La nostra scelta è ricaduta sulle soluzioni spondevano a queste esigenze, tra Fujitsu – riprende Fusar – che in passa- cui il fi-6010N, da utilizzarsi per le to avevamo già avuto modo di apprezzare esigenze di gestione documentale e che ci hanno permesso – in soli 10 mesi del day by day. – di liberare gli spazi per creare alcune decine di posti di lavoro”. Lo scanner di rete Fujitsu fi-6010N Per la tipicità del processo di gestio- permette di gestire le più comuni ne documentale in Aon, erano ne- funzioni di comunicazione all’intercessari due tipi di scanner: uno per no dell’ufficio, come: la trasformale attività di gestione day-by-day, che zione di documenti cartacei in file e offrisse tre funzioni insieme - scan la loro archiviazione in repository, to mail, scan to folder e scan to fax o ancora l’invio ai colleghi tramite - e un secondo scanner per la digi- posta elettronica, al fax, a carteltalizzazione massiva. La tecnolo- le condivise o direttamente a una gia Fujitsu ha permesso ad Aon di stampante. E’ stato studiato anche

Lo scanner FI-6010N

per integrarsi senza interrompere i flussi di lavoro, all’interno dei sistemi di Enterprise Content Management (ECM). Aon ha acquistato 40 unità del modello Fujitsu fi-6010N per gli uffici di Milano, Roma, Parma, Bergamo e Modena e prevede di acquistarne altrettante nel prossimo anno. Con l’aiuto di BDF, la società partner di PFU Imaging Solutions (già Fujitsu Europe Limited) che ha supportato Aon nella scelta tecnologica, é stato possibile avviare tutto il progetto in tempi davvero limitati. “Inizialmente abbiamo anche avuto la possibilità di provare i prodotti per un lungo periodo, senza alcuna pressione da parte di PFU Imaging Solutions che si è dimostrata un ottimo partner con la competenza tecnologica di cui avevamo proprio bisogno”, riprende Fusar. I RISULTATI DI UNA PARTNERSHIP DI SUCCESSO Tra i dipendenti Aon che sono stati coinvolti nel nuovo processo di archiviazione digitale, ci sono state inizialmente alcune perplessità, più che altro di natura culturale, ma oggi la velocità di archiviazione e la gestione semplificata dei documenti è giudicata positivamente da tutti: è stata sufficiente qualche giornata di training, per permettere al nuovo sistema di essere apprezzato. “I benefici che abbiamo potuto toccare con mano sono molteplici”, ha concluso Fusar. “Innanzitutto la condivisione delle informazioni, che è immediata, completa e sicura. Inoltre possiamo avere la certezza che i dati siano archiviati nel tempo, senza rischi legati al deperimento o a danni fisici, propri degli archivi cartacei. Ma, forse, il vantaggio più tangibile è quello di aver liberato degli spazi negli uffici, migliorandone la qualità e creando nuove postazioni di lavoro”. iged.it online 02.2010

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Siav è l’unica società italiana nel Magic Quadrant di Gartner L’azienda padovana ottiene l’importante riconoscimento internazionale da parte del qualificato analista nel settore dell’Information Technology LA REDAZIONE

Il mercato dell’ECM (Enterprise Content Management) anche se può essere considerato un mercato relativamente maturo è certamente un mercato che non è in fase di stagnazione. Gartner Research ha valutato che, anche in un periodo negativo per l’economia e pur non riuscendo a

onseguire una crescita a due cifre come negli anni dal 2004 al 2007, il mercato mondiale del ECM ha visto, nel 2008, una crescita sostanziale, anche se ad una sola cifra, con un fatturato 3,3 miliardi di $ in licenze software e manutenzione. Secondo l’ultimo “Magic Quadrant for Enterprise Content Manage-

ment” di Gartner Research il mercato CM è previsto riprendere una crescita sostenuta a partire dal 2009, con una previsione di oltre 5,1 miliardi di $ nel 2013. Questo è, dunque, un mercato “sano”, ma si fa notare che è anche in continua trasformazione in relazione ad una attività di consolidaiged.it online 02.2010

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mento e dall’importanza che stanno acquisendo alcuni operatori di nicchia. Fino dalla sua ideazione nel 2005 il “ECM Magic Quadrant” ha identificato sei principali funzionalità che caratterizzano l’ECM: • Document Management • Document Imaging • Records Management • Workflow Management • Web content management • Document-centric Collaboration I fornitori inclusi nel Magic Quadrant evono soddisfare a precisi e rigidi criteri quali un fatturato superiore ai 10 milioni di $ in licenze di software EMC e offrire una piattaforma integrata comprensiva

di almeno quattro delle precedenti funzionalità, mentre le rimanenti possono essere integrate dai partner. Il Magic Quadrant offre, dunque, una fotografia del mercato dell’ECM in un particolare momento storico, rappresentando, per coloro che devono prendere decisioni sullo sviluppo di strategie di Content Management, un utile strumento per valutare quali fornitori posseggono le opportune credenziali per supportarli. Importante è, pertanto, il fatto che Siav - società italiana che progetta e sviluppa soluzioni software ed offre servizi di consulenza ed outsourcing per la dematerializzazione dei documenti cartacei, l’organizzazione dei

processi documentali, la gestione dei processi di e-Government e la conservazione del patrimonio storico e artistico - sia stata inserita in tale qualificato contesto a valenza internazionale. Significativa ed efficace è la dichiarazione di Alfieri Voltan, Presidente di Siav S.p.A. “Ottenere un riconoscimento a livello internazionale da parte di un ente di prestigio come Gartner non solo ci riempie di orgoglio, ma è anche un incentivo a rendere sempre più efficiente la nostra offerta tecnologica e ad espandere la nostra presenza sul mercato. Questa è la testimonianza di come le best practice e le eccellenze italiane possono essere un fiore all’occhiello del made in Italy anche nel campo dei software”. iged.it online 02.2010

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La lettura ottica nell’industria moderna ROBERTO PUCINO

ITALIA: UN PAESE INDUSTRIALE Nel settore industriale una costante attività di controllo consente di intervenire tempestivamente qualora siano riscontrate delle anomalie nel normale ciclo di produzione. È sufficiente fare un giro su una qualsiasi linea di produzione per trovare centinaia di moduli cartacei, compilati dagli operatori, ciascuno dei quali rappresenta un report dell’attività effettuata su una certa macchina o su una certa linea. Moduli a volte semplici e a volte complessi, nei quali oltre ai valori di “testata” (giorno, mese, anno, operatore…) sono presenti tutte le indicazioni necessarie a quantificare e qualificare l’attività svolta: fermi macchina con relative causali, numero di pezzi prodotti, numero di scarti con relative motivazioni, lotti completati, controlli eseguiti, certificazioni di qualità da parte dell’operatore, e così via. RILEVARE PER RIVELARE Tutti questi dati vengono rilevati e dalla loro analisi nascono interventi correttivi e/o migliorativi specifici, indispensabili per migliorare la competitività e far sorridere il conto economico aziendale. Ma come avviene tutto ciò? Girando tra le linee, e soprattutto

Fig. 1: Particolare di un classico modulo di rilevazione dati in produzione. oltre i vetri che le separano dagli uffici dei responsabili di produzione, scopriamo un esercito di persone dedicate a questa attività, impegnate ore ed ore nella rilevazione dei dati. Questo quando va bene: in altri casi scopriamo cumuli di fogli di carta abbandonati, che forse più in là saranno elaborati per popolare l’archivio necessario per la varie analisi, o che forse resteranno lì fino al momento in cui saranno buttati perché ormai obsoleti. Buttati via, privati del loro significato originario, privi di quella nobile funzione assegnatagli che era, sem-

plicemente, un “avviso” di qualcosa che, forse, non andava per il verso giusto. E così, dopo mesi, si scopre una linea che lavora solo al 70%, che centinaia di articoli vengono resi e che tutti presentano lo stesso difetto... Difetto denunciato il giorno stesso della sua prima comparsa, difetto rilevato anche il giorno dopo, ma il cui valore informativo è stato lasciato lì, su un pezzo di carta. UNA EFFICIENZA POSSIBILE Fortunatamente non è sempre così: oggi molte aziende si sono dotate di sistemi di rilevazione, monitoraggio iged.it online 02.2010

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step: 1. Analisi delle esigenze: spesso non tutti i dati estratti sono rilevanti, talvolta mancano dati essenziali. L’analisi del “cosa” ci serve rilevare è alla base della buona riuscita di un sistema. 2. Disegno del modulo: identificato il “cosa”, serve stabilire il “come”. In base alla quantità dei dati si può optare per la costruzione di un modulo con un layout specifico, sapientemente ottimizzato per la lettura ottica, semplice da compilare, ma adatto a velocizzare il riconoscimento minimizFig. 2: Il layout di un modulo progettato per la lettura ottica da Recogniform zando la possibilità di errori. Technologies SpA: quantità e tipologia dei dati da leggere sono definibili 3. Definizione di controlli qualitativi: è in base alle specifiche esigenze. possibile delegare al software di riconoscimento ottico gran pare delle verifiche qualitative dei dati estratti, così da inviare in output e controllo della produzione molto in pochi minuti, con elevati livelli solo quei dati qualitativamente efficaci: dai palmari ai touch screen qualitativi e a costi incredibilmente perfetti, evitando così di inquinasulle macchine, dai dispositivi a ra- ridotti. Perché non approfittarne? re i database con informazioni dio-frequenza alla carta. Alla carta? errate. Ancora alla carta? Ebbene si, pro- POCHI PASSI prio alla carta. In molti casi la carta L’implementazione di una moderna I RISULTATI è l’unico strumento utilizzabile e, di soluzione di lettura ottica in ambito Definiti gli aspetti preliminari recerto, è quello che gode di maggior rilevazione dati di produzione può sta da capire “cosa” effettivamente familiarità per l’utente, che costa essere schematizzata nei seguenti cambia. Cambia poco in apparenmeno e che, cosa non trascurabile, ha un impatto praticamente nullo Fig. 3: L’interfaccia grafica di correzione integrata in Recogniform Reader sul modo acquisito di lavorare, spesè semplice ed intuitiva: la fase di validazione dei dati sospetti so consolidato negli anni. risulta estremamente veloce ed immediata. Sebbene il supporto cartaceo non rappresenti un novità, è nella modalità d’uso dello stesso che avviene il cambiamento: infatti l’innovazione è nel modo in cui questi dati vengono rilevati. Non più eserciti di operatori dediti al data entry, non più errori di trascrizione, non più dati in tremendo ritardo, non più dati che non arriveranno mai. Introdurre la lettura ottica nell’azienda moderna significa dare una svolta al modo in cui questi dati sono estratti: le moderne tecnologie di scansione e di riconoscimento ottico ci consentono di elaborare migliaia di informazioni iged.it online 02.2010

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apportare in autonomia tutte le modifiche necessarie, in modo semplice, veloce ed economico. È indispensabile adottare soluzioni software che mi consentano di elaborare un numero illimitato di documenti, in modo efficace e veloce, minimizzando l’intervento umano. È importante scegliere un software che si adatti alle esigenze del momento e che mi consenta, se necessario, di aumentare la mia capacità produttiva senza costi extra. E’ determinante ricercare un partner tecnologico affidabile, con esperienza nel settore e, ancor meglio, chi sia proprietario della tecnologia utilizzata. La lettura ottica applicata alla rilevazione ed al monitoraggio della produzione fa sì che in pochi istanti si Fig. 4: La struttura di un software “modulabile” quale Recogniform Reader: abbia tutto quanto necessario per la è possibile utilizzare un numero illimitato di postazioni di acquisizione e verifica, nostra analisi, in tempo pressoché così da gestire al meglio eventuali “picchi” di lavorazione. reale. Si è così subito pronti ad intervenire per correggere quel difetto, verificare quella macchina o, più semplicemente, per rispondere alla za ma molto in sostanza. L’utilizzo un certo valore? Se il codice artico- domanda “cosa” e “come” ho prodi semplici moduli cartacei per la lo inserito non è presente nella mia dotto. Quando? Oggi. raccolta dati non richiede una for- anagrafica? Niente paura: la confermazione agli operatori né ingenti in- ma dei dati avviene in pochi istanti, vestimenti in attrezzature: l’impatto mediante una comoda interfaccia in termini operativi ed economici è di validazione/correzione, in cui il minimo. Uno o più scanner, su una campo “sospetto” viene presentato o più linee, in uno o più stabilimen- all’operatore direttamente sul moti, in uno o più Paesi per acquisire nitor. Niente più carta, quindi. A i moduli: uno scanner documen- viaggiare sono le immagini, e con le tale dotato di ADF di fascia bassa immagini viaggiano le informazioni acquisisce 35-40 moduli al minuto. in esse contenute. Le immagini sono automaticamente trasferite via rete ad un server che CONCLUSIONE si occupa del loro “riconoscimen- La lettura ottica deve inserire eleto”: li raddrizza, li ripulisce, li auto- menti di flessibilità nell’azienda moorienta, li legge e li controlla. Al derna e non deve in alcun modo termine di questa fase i dati sono in- rappresentare un’ulteriore rigidità. È viati in output, le informazioni sono quindi di fondamentale importanza rilasciate dove e come servono, su adottare una soluzione potente, flesfile o DBMS, arricchite se necessa- sibile e gestibile in totale autonomia. rio incrociando i dati provenienti Le esigenze produttive cambiano in ROBERTO PUCINO da altre sorgenti. E se qualche dato continuazione e con esse mutano le non è formalmente corretto? Se il informazioni di cui abbiamo biso- Product Specialist software non è sicuro di aver letto gno: si deve essere in grado di poter Recogniform Technologies SpA iged.it online 02.2010

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NUOVA PARTNERSHIP CBT - KODAK Cosmic Blue Team (CBT), attiva da 30 anni nel mercato dell’Information & Communication Technology, e Kodak, uno dei principali produttori mondiali di prodotti per il trattamento dei documenti, hanno stipulato un importante accordo di partnership. Tale accordo, con l’inserimento di CBT nel “Reseller Club” di Kodak - un club di cui fanno parte solo 13 membri italiani - prevede la possibilità per CBT di commercializzare e supportare prodotti e tecnologie Kodak per il trattamento digitale delle immagini. Il rapporto diretto con il produttore consentirà fra l’altro a CBT di recepire immediatamente le novità e gli aggiornamenti introdotti in questo campo.

VALERIO ZAPPALÀ È IL NUOVO DIRETTORE GENERALE DI INFOCAMERE Valerio Zappalà è il nuovo Direttore Generale di InfoCamere, la Società di informatica delle Camere di Commercio. Romano, 44 anni, ha svolto gran parte della propria carriera professionale nel settore della consulenza direzionale presso grandi società internazionali. È stato partner di Ernst & Young Financial - Business Advisors, e negli ultimi due anni di Deloitte Consulting SpA. dove ha ricoperto la responsabilità del mercato della Pubblica Amministrazione. Dal luglio 2006 al luglio 2008 è stato Amministratore Delegato e Direttore Generale di Sogei SpA.

La partnership con uno dei produttori più attivi nella fornitura di moderne tecnologie di imaging integrate consente di migliorare la qualità delle immagini che alimentano le soluzioni CBT di document e workflow management, di cui Web Rainbow rappresenta la piattaforma principale. Web Rainbow è un software di Enterprise Content Management che offre una infrastruttura semplice, progettata in ambiente SOA, dinamica e rapida per la realizzazione e l’adeguamento di soluzioni verticali nell’ambito ECM. Sviluppato interamente su piattaforma J2EE, è indipendente dalle piattaforme HW e SW ed è conforme agli standard internazionali per l’interscambio di informazioni. iged.it online 02.2010

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DALL’INTUIZIONE ALLA REALTÀ “KLAUS” da dieci anni una garanzia nel campo dell’archiviazione documentale digitale e della conservazione sostitutiva di Marialuigia Dione La KLAUS S.R.L., nasce nel 2001 dall’idea imprenditoriale di Nicola Gallelli (Amministratore Unico). Dopo aver conseguito il diploma presso il liceo scientifico “Don Bosco” di Taranto e la laurea in Economia e Commercio presso la facoltà di Bari, Nicola Gallelli inizia l’attività di imprenditore nel Gennaio del 2001, creando un’azienda per “l’erogazione di servizi di archiviazione ottica dei documenti con conservazione sostitutiva” a norma di legge, puntando sulle potenzialità del proprio territorio. Il dott. Gallelli si è scontrato, sin dall’inizio della sua attività, con la realtà ostruzionista della politica locale, e ha cercato da sempre di superarla grazie ad un forte spirito di sacrificio e ad una spiccata ed intuitiva capacità imprenditoriale, che lo hanno col tempo premiato in campo lavorativo. La KLAUS S.R.L, dopo solo pochi anni dalla sua costituzione, ha raggiunto una posizione leader nel suo settore, superando ogni tentativo di concorrenza e registrando un elevato fatturato, originato dall’esigenza di alcuni clienti privati di “trasformare” i propri archivi cartacei in archivi digitali, così da raggiungere una più rapida e semplice consultazione interna in attesa della legge che autorizzasse la “conservazione sostitutiva dei documenti contabili”. I traguardi raggiunti dalla KLAUS S.R.L. nel corso degli anni sono stati molteplici, uno dei primi da annoverare è il riconoscimento del-

l’impegno, delle risorse umane ed economiche impiegate nell’esercizio dell’attività, mediante l’iscrizione nella sezione Terziario Avanzato di Confindustria di Taranto (al n. 1088 del Libro dei Soci) e la successiva nomina del Dott. Gallelli nel consiglio direttivo della stessa sezione. Il dott. Gallelli ha assistito, con grande soddisfazione, ad un rilevante incremento del capitale sociale sino ad €. 110.000.000, che gli ha permesso, tra l’altro, di ottenere un rating aziendale scandito da ben “AAA”. Successivamente la KLAUS S.R.L. ha contribuito in maniera attiva alla stesura e realizzazione dei principi fondamentali dell’attuale Codice della Amministrazione Digitale (CAD) tramite lo studio dell’evoluzione legislativa in materia di “conservazione sostitutiva dei documenti contabili” (tra cui la deliberazione CNIPA n. 11/2004 e Decreto del 23 gennaio 2004 del Ministro dell’Economia e delle Finanze). La KLAUS S.R.L. nel contempo ha investito risorse per ottenere e consolidare la certificazione dapprima secondo la norma UNI EN ISO 9001:2000 e, successivamente, secondo la norma UNI EN ISO 9001:2008 per “l’erogazione di servizi di archiviazione ottica di documenti con conservazione sostitutiva”, come previsto dal Codice della Amministrazione Digitale (Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82) e la certificazione per il trattamento di documenti e dati sensibili. In seguito l’Azienda ha incrementato la sua mission mediante l’offerta di servizi digitali integrati con l’attivazione in outsourcing di “Security and intelligence technology services”, rientranti nell’ambito del settore marketing e delle ricerche di mercato. Nello stesso periodo la KLAUS S.R.L., insieme ai maggiori esponenti ed esperti nazionali del settore

della digitalizzazione, diventa cofondatrice dell’ANORC (Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili della Conservazione Digitale). Dal 2009 l’azienda è impegnata con la collaborazione e il sostegno da parte di Enti preposti a sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani all’estero (Istituto nazionale per il Commercio Estero – ICE) nel progetto di “Internazionalizzazione di imprese” nelle aree geografiche EMEA (Europa, Medio Oriente ed Africa) che ha le seguenti finalità ed obiettivi: • consentire al paese estero di poter beneficiare dell’efficienza dei servizi innovativi della Klaus S.r.l. laddove, fino a questo momento, erano totalmente assenti a causa della scarsa propensione delle imprese locali ad effettuare investimenti nel settore dell’innovazione, ricerca e sviluppo; • ridurre il costo del lavoro; • migliorare la performance complessiva dell’impresa; • accedere ai nuovi mercati. Nel 2010, oltre a partecipare allo “Shanghai world expo 2010” che si terrà dal 1 Maggio al 31 Ottobre, la Klaus S.r.l. è impegnata nell’ apertura delle nuove sedi in : Algeria, Cipro, Libano e Israele; basi concrete di partenza per la copertura internazionale delle regioni del Nord Africa e del Medio Oriente, il cui completamento avverrà entro la fine del 2011. A partire dal 2012 invece è previsto il consolidamento della presenza della Klaus S.r.l. nei paesi dell’ Est Europeo (Albania, Montenegro, Serbia, Macedonia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Moldavia), con la costituzione della Klaus Holding S.p.A. . Tutto il progetto aziendale è realizzabile anche grazie alla presenza di personale giovane, preparato e coiged.it online 02.2010

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stantemente aggiornato. Pur rispettando le gerarchie, esiste una marcata sinergia dalla direzione generale ai reparti tecnici-operativi. L’azienda si avvale di uno staff pragmatico, strutturato, veloce, dotato di capacità tecnica e flessibilità operativa, in grado di gestire situazioni complesse in modo ordinato, di individuare il problema e di fornire risposte innovative e che funzionino. I punti di forza di questa struttura organizzativa sono sia la direzione Network/ Internazionalizzazione con esperti della comunicazione, sia la direzione Tecnica che si avvale dell’esperienza dei suoi collaboratori informatici. In questo nuovo scenario di sviluppo, la Klaus S.r.l. con i migliori partner attualmente presenti sul mercato, è radicata su tutto il territorio nazionale in maniera capillare. Attraverso concessionari specializzati, Area Manager ed agenti offre soluzioni tecnologiche avanzate per l’archiviazione dello storico e del corrente alle aziende private ed alle pubbliche amministrazioni, consentendo alle stesse un risparmio minimo pari al 30% dei costi e un aumento di produttività pari al 10%. Per soddisfare le esigenze delle aziende di archiviare e gestire masse di documenti spesso di onerosa archiviazione, ha realizzato un sistema di digitalizzazione dei documenti che si pone come soluzione ideale a tale problema e si realizza mediante la fornitura del Klaus NoProblem, che consente: l’acquisizione, l’archiviazione, la conservazione sostitutiva a norma di legge (con firma digitale e marca temporale), la gestione e l’ottimizzazione dei flussi informativi, la consultazione, la stampa e la distribuzione di contenuti, immagini e documenti. Per la digitalizzazione degli archivi cartacei storici la Klaus S.r.l. fornisce un servizio di scansione e archiviazione digitale: il Klaus Legal

Digital Storage (KLDS) attraverso il quale è possibile archiviare digitalmente in un server dedicato tutti i documenti degli anni precedenti, con conseguente dematerializzazione del cartaceo. In tal modo le aziende diventano più efficienti ed abbattono i costi di gestione. Infatti è possibile reperire tutti i documenti desiderati, con una capacità di ricerca e consultazione (stampa, visualizzazione, elaborazione) semplice ed immediata. La consultazione e la tempestiva disponibilità delle informazioni è senza dubbio attualmente uno dei maggiori problemi di tutte le aziende ed enti. Inoltre, la conservazione sostitutiva contribuisce al risparmio di carta e quindi alla salvaguardia dell’ambiente con la relativa riduzione dell’abbattimento di alberi, minori emissioni di co², risparmio di acqua e di energia, riduzione di consumo di petrolio, ma soprattutto risparmio economico (carta, toner, e smaltimento rifiuti).

KROLL ONTRACK FA IL PUNTO SUGLI ULTIMI TREND NEL MERCATO DEL RECUPERO DATI Le nuove tecnologie di storage, l’incremento della capacità di archiviazione e le richieste per tempi di lavorazione più rapidi stanno modificando l’attività di recupero dati Kroll Ontrack®, azienda che opera nel campo di soluzioni e servizi di recupero dati, cancellazione sicura e computer forensics, evidenzia come alcuni trend stiano modificando l’attività di recupero dei dati. In particolare i tecnici di Ontrack® Data Recovery riferiscono come le richieste di recupero dati sono aumentate

di sette volte dal 2005. Questo fatto sommato con i significativi sviluppi delle architetture di archiviazione e con richieste per tempi di lavorazione sempre più rapidi, necessitano di innovazioni per gestire casi che vanno oltre il recupero dati a causa di guasti standard del disco. Nello specifico, si evidenziano i seguenti trend nel recupero dati: 1. Il recupero dati da cloud è una realtà e una necessità per le aziende. Nel 2009 il cloud computing è diventata una valida opzione di archiviazione dei dati critici per aziende di grandi dimensioni. Gli utenti beneficiano di servizi tecnologici globali, senza essere legati ad un’infrastruttura informatica dedicata. Se le nuove tecnologie, come quella cloud, consentono di ottimizzare l’archiviazione, l’hardware rimane però ancora alla base della tecnologia stessa rendendo anche queste soluzioni informatiche innovative a rischio di perdita dei dati. In uno dei primi casi di recupero dati da ambiente cloud, il cliente aveva accidentalmente isolato uno dei volumi di archiviazione virtuale mentre era nell’ambiente cloud. Una volta ricollegato, il sistema riportava il volume come spazio non allocato con l’impossibilità di procedere al montaggio. Kroll Ontrack con la tecnologia Remote Data Recovery ha riparato da remoto il volume cloud danneggiato e lo ha reso nuovamente attivo in quattro ore. 2. Le richieste di recupero dati da ambienti virtuali sono in forte crescita, la causa primaria della perdita è l’errore umano. I software di virtualizzazione consentono alle aziende di consolidare i sistemi operativi e di aumentare la produttività dell’hardware, offrendo significativi vantaggi e riduzione dei costi. iged.it online 02.2010

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Tuttavia, dato il maggiore consolidamento di dati importanti su un unico sistema, l’eventuale loro perdita è un avvenimento ancora più grave che rende ancor più necessario un intervento di recupero efficace ed efficiente. Di conseguenza, le richieste di recupero dati da ambienti virtuali sono cresciute del 58% nel 2009 rispetto al 2008. Dei numerosi casi di recupero dati da ambienti virtuali che i tecnici di Ontrack Data Recovery hanno effettuato nel corso del 2009, l’87% è stato causato da errore umano per le complessità associate alla realizzazione, gestione e/o migrazione verso un ambiente virtuale. 3. Gli small office (SOHO) sono i più importanti fattori di aumento dei dati. Dal 2005 al 2009, il team mondiale di Ontrack Data Recovery ha visto aumentare la quantità di dati recuperati da 3,2 petabyte nel 2005 a 14 petabyte nel 2009 (1 PB = 1024 TB). Il settore SOHO è stato il più grande propulsore di questo incremento.

OLIVETTI RILANCIA SUI PC CON UNA NUOVA OFFERTA DI NOTEBOOK INTEGRATI A SERVIZI INNOVATIVI Olivetti, con la presentazione, a metà marzo, di nuovi Notebook rivolti sia alla clientela Business sia a quella Consumer (tramite Telecom Italia), ritorna nel mercato dei PC e lancia una gamma di Notebook e Netbook di nuova generazione integrati a servizi software disponibili in modalità “on demand”. La nuova offerta di Notebook e Netbook coniuga design e innovazione avvalendosi anche dei nuovi processori Intel e del sistema operativo

Microsoft Windows 7. Inizialmente disponibile con i servizi Olivetti PC Guard per la protezione di PC e dati; la nuova linea di Notebook e Netbook verrà successivamente integrata con un’ampia gamma di servizi ed applicazioni evolute, in grado di ottimizzare costi e prestazioni delle imprese grazie all’erogazione secondo il modello “software as a service” e “pay per use”. Questo consente alle aziende di attingere a soluzioni costantemente aggiornate senza la necessità di investire in infrastrutture tecnologiche. “Con questa nuova offerta – ha dichiarato Patrizia Grieco, Amministratore Delegato di Olivetti – l’azienda compie oggi un altro passo importante nel percorso di riposizionamento strategico iniziato lo scorso anno con il lancio dell’Hub Documentale, per la gestione digitale dei documenti, che ne ha sancito l’entrata nel mercato delle soluzioni software e dei servizi IT”. La nuova offerta si avvale inoltre delle competenze tecnologiche di Advalso, il centro servizi di Olivetti e si inserisce nella nuova strategia di riposizionamento di Olivetti nel mercato delle soluzioni software e dei servizi IT all’interno del quale l’azienda integra ai prodotti hardware, servizi e applicazioni evoluti, operando in sinergia con Telecom Italia e avvalendosi di partner qualificati. La nuova gamma di Notebook Olivetti si compone inizialmente dei modelli Olibook S1300 e Olibook S1550, da 13,3’’ e 15’’, indirizzati rispettivamente alla clientela professionale e alle Piccole e Medie Imprese, e dal modello Olibook S1500, da 15,6’’, dedicato sia alla clientela consumer sia a quella professionale. Alla gamma si aggiunge, inoltre, il Netbook Olibook M1025, di 10’’, indirizzato a tutte le fasce di utenza. I modelli, che si differenziano so-

prattutto per capacità di calcolo e di memoria, sono dotati di tecnologia hardware e software di ultima generazione: nuovo processore Intel® Core ™ 2 Duo Ultra Low Voltage (ULV) sul Notebook Olibook S1300, per una maggiore durata delle batterie, e nuovo processore Intel® Core™ i3 e Intel® Core™ i5, rispettivamente sui Notebook Olibook S1500 e Olibook S1550, nuova piattaforma Intel® con processore Atom™ N450 per il Netbook Olibook M1025 e nuovo sistema operativo Microsoft Windows 7 per tutta la gamma, declinato nelle versioni Starter, Home Premium e Professional. L’intera gamma dei Notebook Olibook è inoltre dotata della funzione Intel® My WiFi. I Notebook Olibook S1300 e S1550 si avvalgono, inoltre, della funzione Always Aware che consente di proteggere l’hard disk da cadute accidentali e di attivare un allarme sonoro in presenza di tentativi di rimozione del notebook.

iged.it online 02.2010

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iged.it online n°2/10