Printlovers, n. 97, 2023

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Design Advision

Carta myFlora-Up Olivestone

Nobilitazione

KURZ LUXOR® 427

KURZ Lumafin® 799 Clear

STAMPA
E NOBILITAZIONE
navapress.com

MENTRE

chiudiamo questo numero della rivista giunge la notizia della scomparsa della fashion designer inglese Mary Quant, diventata icona del Novecento per un’invenzione rivoluzionaria, cui anche il Museum of London dedica uno spazio nel suo percorso espositivo: la minigonna. B enché l’invenzione sia dibattuta – la storia della moda retrodata di diversi decenni i primi movimenti per la riduzione delle gonne, pesanti e scomode – scoprire le gambe, nella Swinging London degli anni ’60, è stata una rivoluzione culturale prima ancora che stilistica. Una rivendicazione di autodeterminazione sul corpo, individuale prima ancora che sociale. Talmente impattante che da sessant’anni a questa parte la minigonna non solo non è mai passata di moda, ma è ancora oggetto di discussione “morale”. La minigonna ci dà la misura dello straordinario potere del design sulla vita quotidiana delle persone. E di come, a volte, le rivoluzioni più impattanti nascano dalla sottrazione: in questo caso quella di molti centimetri di tessuto, ma sono tanti i designer che a tutti i livelli hanno fatto propria la celebre lezione dell’architetto Mies van der Rohe secondo cui “less is more”. Quello che mi viene in mente è un esercizio creativo: pensare a come, anche nel campo della stampa, il cui principio di base è l’aggiunta di inchiostro a un supporto per comunicare un’idea, sia possibile dire tantissimo sottraendo. Lo si fa, oggi, tutte le volte in cui alla composizione di un inchiostro o di un supporto si sottraggono elementi che lo rendono poco sostenibile, per esempio. Tutte le volte in cui la grafica lascia ampi spazi bianchi – come nella nostra cover e controcover di questo numero – per lasciar “respirare” e “parlare” il supporto di stampa. Tutte le volte in cui si sprofonda con un cliché a secco o si taglia, buca, sfonda con fustellatrici meccaniche o laser, in cui il vuoto o la grafica sottostante fanno le veci dell’inchiostro, o lasciano parlare direttamente il prodotto in trasparenza. Tutte le volte in cui dalla progettazione di un pack si elimina la combinazione di più materiali, per renderlo facilmente riciclabile. In un’epoca di sovrabbondanza – di merci, di informazioni, di stimoli sensoriali – l’idea di ridurre, alleggerire, assottigliare è confortante: saper togliere spesso significa osare, è un’arte e una forma di libertà. Forse dovremmo provarci tutti almeno una volta nella vita, a creare la nostra personale minigonna.

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ODE ALLA MINIGONNA
L'EDITORIALE di MICHELA PIBIRI

La cultura del benessere di Unifarco

Eco-design formulativo per i prodotti, soluzioni innovative nel packaging per i marchi Farmacisti Preparatori, Ceramol, Dolomia, Biomalife, MyCli e KeyLife.

L’arte del libro d’arte

Cataloghi d’arte e di moda, coffee table book, edizioni limitate e, ultimamente, anche graphic novel e albi illustrati. Facciamo il punto sull’editoria di alta gamma con cinque specialisti della filiera della stampa.

Skira, editoria d’avanguardia

Intervista a Pietro Della Lucia, Direttore editoriale della famosa casa editrice fondata da Albert Schira quasi un secolo fa, il cui primo libro dato alle stampe è stato fatto in collaborazione con Pablo Picasso.

L’evoluzione dell’editoria per ragazzi

Quinto colore, fustellature, inchiostri fluo, lamine e altre nobilitazioni. Ecco come nell’editoria per ragazzi stampa e finishing entrano a far parte della storia raccontata.

Non di solo Pantone vive la stampa

Adobe ha progressivamente rimosso le librerie Pantone dai propri programmi, e si sono levati cori di protesta. Ma abbiamo la certezza che si tratti di un problema e non, invece, di un’opportunità?

PAG PAG PAG PAG PAG DI ACHILLE PEREGO
DI MICHELA PIBIRI DI MICHELA PIBIRI
DI LORENZO CAPITANI 14 20 22 30 41
DI ROBERTA RAGONA

DIRETTORE RESPONSABILE

Enrico Barboglio

COORDINAMENTO EDITORIALE

Michela Pibiri michela.pibiri@strategogroup.net

HANNO COLLABORATO

Chiara Bissolo, Sara Bonini, Lorenzo Capitani, Achille Perego, Caterina Pucci, Roberta Ragona, Alexia Rizzi

TRADUZIONI

Marta Sanders – The Language Switch

Nel suo 230esimo anniversario, Tassoni decide di inaugurare una “nuova era” con un deciso riposizionamento e il rilancio della storica Cedrata. Tutto firmato Robilant Associati.

Oggi che la sostenibilità è una priorità per i brand, l’innovazione si concentra sui nuovi supporti bio-based. Ma come sono fatte, quali caratteristiche hanno e come si stampano le ecofibre?

Martina Vincenti cerca, restaura e cataloga caratteri mobili di legno e metallo per il suo archivio e, con un processo interamente analogico, crea opere uniche in collaborazione con artisti, musicisti e poeti.

ART DIRECTOR Stefano Torregrossa › onicedesign.it

PRINTLOVERS www.printlovers.net redazione@printlovers.net

STRATEGO GROUP srl Via Cassanese 224, 20054 Segrate (MI) amministrazione@strategogroup.net

PUBBLICITÀ Deborah Ferrari | t. +39 389 9004599 › deborah.ferrari@strategogroup.net Segreteria pubblicità › brando.zuliani@strategogroup.net

REA MILANO 1190227

Autorizzazione Tribunale

Milano n. 706 | 11/10/2004

STAMPA

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EDITORIALE di Michela Pibiri 5 Ode alla minigonna COM'È FATTO PRINTLOVERS #97 8 I materiali e le tecniche NEWS 1 0 GRANDANGOLO 13 myCordenons per Fratelli Carli PERCORSI DI SOSTENIBILITÀ 36 La nobilitazione sostenibile di Luxoro GRANDANGOLO 39 Magica Lirano PERCORSI DI LABELING 48 L’etichetta che sfida il buio GRANDANGOLO 52 Fedrigoni lancia Symbol Pack PERCORSI DI PACKAGING 64 La seconda pelle del beverage EVENTI 68 Brand Revolution 2023 EVENTI 72 FESPA Global Print Expo 2023 PRINTLOVERS CONNECTION 75 Il meglio delle aziende di stampa ABBIAMO PARLATO DI 84 Persone e aziende citate in questo numero CREATIVE FRAME 85 Authentic, Organic, Sicilian PAG PAG PAG DI ANDREA BANDIERA DI CHIARA BISSOLO DI CATERINA PUCCI 54 59 50
tessile La Tipografa Toscana Tassoni, il lusso di osare PRINT BUYER NUMERO 97/2023
Il “ritorno al futuro” del

Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo, a freddo e digitale. Attraverso le sue ispirazioni, Luxoro vuole diffondere un nuovo modo di pensare il packaging e l’immagine dei brand, soluzioni di nobilitazioni inedite e materiali di altissima qualità studiati per design unici. Che si tratti di packaging, etichette, editoria, alta sicurezza, cosmetica, automotive, elettrodomestici o moda, le proposte dedicate alla nobilitazione sono sempre all’avanguardia e sorprendenti. Grazie a rigorose politiche aziendali volte alla sostenibilità ambientale, Luxoro è da tempo una realtà a energia 100% rinnovabile e sostenitore WWF nel progetto di tutela e sostenibilità per fauna e ambiente.

C www.luxoro.it

Varigrafica opera nel settore delle Arti Tipografiche da oltre 50 anni, ed oggi si posiziona come azienda leader a livello nazionale, grazie all’esperienza ed il know-how si propone con lo stesso carattere distintivo verso i mercati internazionali. Affidabilità e qualità sono divenute sempre più parole chiave, grazie alla passione presente nella proprietà e nei collaboratori; passione che supporta ed è supportata da uno straordinario parco macchine dalla prestampa alla finitura. Al centro del processo di produzione vengono posti prodotto e cliente così da sottolineare sì la qualità e le caratteristiche tecnologiche all’avanguardia, ma soprattutto l’aspetto tipico del Made in Italy: regalare un’esperienza sartoriale dove il prodotto è ideato e creato su misura ricercando soluzioni sempre nuove per rispondere alle mutevoli richieste del mercato C www.varigrafica.com

Quasi come fosse un inno alla Primavera, per la controcover di Print97 Varigrafica propone una stampa offset H-UV dai colori delicati e pieni di vita in veste di donna. Il particolare effetto creatosi dall’utilizzo della carta MyFlora-Up Olivestone viene poi ancor più impreziosito grazie a una stampa a caldo con il Lumafin® 799 Clear, una folta trama di foglie traslucide che rimandano a un’incorporeità che però riempie la pagina. Ulteriore elemento di nobilitazione sono le perle oro in Luxor® 427, anche qui le olive figlie di Elais sono realizzate attraverso un cliché stampato a caldo. Da ultimo il corpo di donna viene al lettore tramite uno scambio di spessori e altezze differenti. Così l’embossing, intrecciandosi con la carta, dona alla nostra Dea una tridimensionalità che coinvolge chi la guarda e la tocca con mano.

LE NOBILITAZIONI

LUXOR® 427 e LUMAFIN® 799 Clear

Il design presenta diverse applicazioni di stampa a caldo sia sulla figura femminile che sui rami d’ulivo. Elais, la protettrice dell’olio d’oliva, è una figura tridimensionale che prende corpo grazie a un rilievo a secco in tre livelli: la carta risulta scolpita creando così un bellissimo effetto tattile. I dettagli dorati sul design sono frutto del LUXOR® 427 stampato a caldo, inserti di bagliori che richiamano il colore dell’olio e i riflessi del sole. Sono presenti anche elementi lucidi disseminati sulle foglie, un effetto glossy e trasparente ottenuto con il LUMAFIN® 799 Clear stampato a caldo. I cliché sono tutti hinderer + mühlich Italia.

CARTA COPERTINA E CONTROCOPERTINA

myCordenons sviluppa, produce e commercializza creative & technical papers offrendo al mercato internazionale oltre 2.500 prodotti differenti per target e applicazione. Dedica da sempre importanti risorse alla ricerca e sviluppo di carte innovative e originali per dare immediata risposta alle richieste dei clienti e rimanere sempre al passo con i trend del momento, offrendo una qualità eccellente fatta di contenuti tecnologici e creatività. Accanto alle più avanzate tecnologie, l’azienda mantiene intatta la vocazione a creare prodotti di alta gamma con una raffinata cura del dettaglio. Attraverso una produzione sempre più flessibile, ha sviluppato un ampio portafoglio di carte sempre all’avanguardia che uniscono all’estetica il plus degli effetti tattili. L’ampia gamma a catalogo è arricchita dalla possibilità di richiedere forniture di carte personalizzate in base alle specifiche esigenze di colorazione, grammatura e finitura.

C mycordenons.com

Ricchezza e opportunità, storia e cultura, albero e frutto. L'ulivo è essenza stessa della civiltà, citato nella mitologia greca tante volte quante sono le foglie sui suoi rami. Elais (ulivo), figlia di Aniou e Dorippe, assieme alle sue sorelle Oino (vino) e Spermò (grano), sono l'abbondanza personificata su cui l'uomo ha costruito l'idea stessa di Mediterraneo.

A lei e all'oro liquido, l'olio, PRINTlovers dedica la copertina di questo numero. Avvolta nella folta chioma di rami d'ulivo carichi di frutti, la figura di Elais è racchiusa in un gioco di pieni e vuoti che rivela la texture della carta impastata con una percentuale di sansa d'oliva, manifestazione della sua natura più profonda. Alla fine del percorso che si svolgerà tra queste pagine, Elais rivelerà la sua vera natura. La vedremo rompere i confini, farsi liquida e resistere a ogni tentativo di contenerla. E, in quest'atto di sacra ribellione, donarci i suoi frutti più preziosi.

La rivista è ricca di contenuti digitali: inquadra i QR code con il tuo smartphone per accedere.

LA CARTA myFLORA-UP OLIVESTONE 240 g e 350 g my Flora-Up Olivestone è un progetto di economia circolare nato dalla collaborazione tra myCordenons, Fratelli Carli e ULI Design. È una carta prodotta utilizzando i noccioli recuperati dalla lavorazione delle olive per la spremitura dell’olio, che vengono triturati finemente e aggiunti all’impasto di cellulosa e acqua. Il prodotto che ne nasce è 100% riciclabile, compostabile e biodegradabile, ma mantiene la resistenza di una carta tradizionale. Scopri di più a pag 13

IL DESIGN DI COVER E CONTROCOVER È DI
C pagina 85

AWARDS AL VIA LA PRIMA EDIZIONE DI MIELABEL

È aperta la prima edizione di MieLabel, il contest rivolto a professionisti della comunicazione grafica che prevede la creazione e la progettazione di un’etichetta per un miele italiano Millefiori. L’etichetta vincitrice verrà stampata e premiata ufficialmente durante La Settimana del Miele in programma a Montalcino il 9 e 10 settembre 2023. La partecipazione è gratuita e aperta a designer freelance e agenzie di comunicazione presenti sul territorio italiano, che potranno progettare in piena libertà creativa la loro etichetta di miele. I progetti presentati dovranno essere originali e inediti, mai pubblicati precedentemente né online né offline. Alla chiusura delle iscrizioni, agenzie e freelance partecipanti avranno accesso a due momenti di formazione online dedicati alle tecniche di stampa e di nobilitazione, alle carte autoadesive, al neuromarketing e molto altro. MieLabel è un lavoro di squadra sostenuto da realtà diverse come Fedrigoni Self-Adhesives, Luxoro, Grafical, Intertek, Gruppo Saida e PrintLovers che hanno fin da subito abbracciato questo progetto di Nexidia patrocinato da Le Città del Miele. Per partecipare al contest è necessario consultare il bando e inviare la domanda entro e non oltre il 26 maggio 2023. Maggiori info e modulistica su www.mielabel.it

AWARDS

PENTAWARDS,

CARTA LE EMISSIONI DELL’INDUSTRIA CARTARIA EUROPEA

APPUNTAMENTO

IL 9 E 10 NOVEMBRE

Si terrà a Londra venerdì 10 novembre 2023 l’annuale appuntamento con la Cerimonia di Gala dei Pentawards in cui verranno proclamati i vincitori delle diverse categorie di concorso di questa edizione, che ha chiuso le iscrizioni lo scorso marzo. La location scelta per l’evento è il Magazine London, uno spazio ibrido nella penisola di Greenwich che ha già ospitato eventi esclusivi come il Burbarry Fashion Showcase, Design London, i Gay Times Awards e i CQ Car Awards. In concomitanza con il Gala, anche quest’anno si terrà il Pentawards Festival, in cui speaker di fama internazionale provenienti dal mondo dei brand e della creatività si alterneranno sul palco per approfondire i temi più rilevanti del packaging design contemporaneo. Quest’anno il festival si terrà in una sola giornata, giovedì 9 novembre, nel teatro dello Science Museum di Londra. Il programma completo del festival sarà annunciato sul sito www.pentawards.com

Ha avuto luogo a Bruxelles la 4a edizione di REINVEST2050, iniziativa di CEPI, Federazione Europea dell’Industria Cartaria, che offre una panoramica delle azioni fatte dai produttori europei di carta e cartone a favore del clima: una raccolta di testimonianze aziendali che hanno fortemente investito nella riduzione delle emissioni di CO₂. Sono state presentate 15 buone pratiche aziendali completate negli ultimi due anni provenienti da tutta Europa e alcuni dati: «Dal 2005, le emissioni di CO₂ nella filiera cartaria europea sono state ridotte del 36% e, con la progressiva sostituzione dei prodotti a base fossile, le industrie cartarie e forestali europee hanno ridotto le emissioni totali UE di circa 410 Mt CO₂ all'anno» ha affermato Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta a margine della presentazione. A rappresentare l’Italia, Lucart Spa con investimenti di oltre 33,5 milioni di euro suddivisi nei vari stabilimenti presenti in Italia ed Europa. Sono 70 i progetti innovativi realizzati dalle aziende e presentati nelle quattro edizioni dei rapporti REINVEST2050 dal 2017, un insieme di buone pratiche da cui tutta la filiera può imparare per continuare a decarbonizzare il comparto cartario. In proporzione alle sue dimensioni, la filiera cartaria e forestale è tra i principali investitori della UE in progetti che mirano a decarbonizzare la produzione rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO₂ al 2050. Il documento è su www.cepi.org

CARTA “PRIMA”, LA CARTA DA SCARTI DI PRODUZIONE

Grafiche Paciotti, azienda umbra di print & packaging, presenta Prima, carta completamente riciclata e prodotta esclusivamente a partire dagli scarti di lavorazione dell’azienda stessa. Prima è riciclata al 100% e a km zero, poiché lavorazione e distribuzione avvengono entrambe in Umbria, abbattendo le emissioni dovute al trasporto, grazie a una partnership con Cartiere di Trevi, l’unica cartiera dell’Umbria attiva dal 1960. La prima azienda ad aver adottato la carta PRIMA è Allegrini S.p.A., specializzata dal 1945 nella produzione di detergenti professionali e, da oltre 30 anni, di cosmetici per l’hotellerie. L’azienda ha scelto di utilizzare la carta PRIMA a impatto zero per tutto il packaging secondario della sua linea lifestyle Hemp Care, prodotti cosmetici realizzati con Olio di Canapa Italiana e Bio, destinati al canale retail, interamente formulati, prodotti e confezionati in Italia, nello stabilimento di Grassobbio (Bergamo).

10 Per le ultime notizie visita www.printlovers.net NEWS
Crediti: @nico189

UNA NUOVA CARTA MYCORDENONS PER LE SHOPPER DI FRATELLI CARLI

Una produzione che rispetta l’ambiente

Dalla lavorazione delle olive per la spremitura vengono recuperati ed essiccati i noccioli. Successivamente vengono triturati in granelli molto piccoli. Ora sono finalmente pronti per essere consegnati in cartiera e contribuire alla “nascita di Carta Olive”. Una volta in myCordenons inizia il ciclo produttivo: i granelli si aggiungono all’impasto di cellulosa e acqua, da cui poi si origina la carta. Il prodotto che nasce è 100% riciclabile, compostabile e biodegradabile, ma risulta resistente come una carta tradizionale. Inoltre, il sacchetto prodotto è monocolore, in modo da minimizzare gli impatti

Questo progetto innovativo, chiaro esempio di assoluta economia circolare, nasce dalla collaborazione tra myCordenons, azienda facente parte del Gruppo Fedrigoni, Fratelli Carli e ULI Design. Da dicembre 2022, presso tutti gli Empori Fratelli Carli, i prodotti acquistati dai clienti della storica azienda imperiese vengono confezionati nelle nuove shopper realizzate con una carta molto “particolare”.

ambientali generati dagli inchiostri. Micaela Di Trana, Marketing e R&D VP di Fedrigoni Group, ha ribadito che «la nuova carta richiama il forte legame con la natura e l'attenzione all'impatto ambientale, che per Fedrigoni sono delle priorità»: non a caso la carta è stata studiata dal reparto di Ricerca e Sviluppo dell’azienda in modo da assicurare le migliori caratteristiche di robustezza, estetica e flessibilità, valorizzandone l’anima green.

Dai sottoprodotti una preziosa materia prima L'idea di utilizzare i noccioli per produrre la carta è nata dalla volontà di creare una soluzione innovativa con il minor

impatto ambientale possibile: l’iniziativa riflette i valori che sono al centro delle azioni e degli impegni di Fratelli Carli, che nel 2014 è stata la prima realtà produttiva italiana certificata B Corp. Valori che hanno trovato la piena sintonia in myCordenons, da sempre attenta alle tematiche relative all’impatto ambientale e costantemente alla ricerca di soluzioni di alta qualità.

In passato, myCordenons ha già prodotto carte utilizzando varie tipologie di materiali e di fibre derivati, ma per la prima volta i noccioli delle olive entrano nel ciclo produttivo. Infatti, l’aver potuto recuperare i noccioli ha creato un’importante ottimizzazione nel processo produttivo. Lo stesso Ugo

Lombardi, fondatore e Chief Executive di ULI Design, ha sottolineato come «questo progetto rappresenti l’essenza del concetto di economia circolare».

Un percorso virtuoso che continua Benché il modello di business sia prevalentemente basato sulla vendita diretta al consumatore, Fratelli Carli è presente in 20 città del nord Italia con i propri negozi monomarca, nei quali vengono utilizzati i sacchetti prodotti con la nuova carta di myCordenons. Questi sono solo l'inizio di una serie di soluzioni innovative che l'azienda di Imperia sta studiando e testando, così da ridurre ulteriormente il proprio impatto ambientale.

13 GRANDANGOLO

LA CULTURA DEL BENESSERE DI UNIFARCO

PAROLA AI BRAND
di ACHILLE PEREGO

Eco-design formulativo per i prodotti, soluzioni innovative nel packaging

Quarant’anni di esperienza e di crescita in Italia e all’estero, con un occhio sempre attento e in anticipo sui tempi al tema della sostenibilità, sia per i prodotti sia per gli imballaggi che li contengono e valorizzano. Così, grazie all’idea vincente di avere come canale di riferimento le farmacie, Unifarco è diventato leader nel nostro Paese nello sviluppo, nella produzione e nella distribuzione di prodotti cosmetici, nutraceutici, dermatologici, dispositivi medici e make-up.

Con sede a Santa Giustina, in provincia di Belluno, l’azienda nata nel 1982 come Dolomiti Cosmesi, produttrice di cosmetici naturali per le farmacie, e trasformata in Unifarco nel 1994, opera nel mercato italiano e in quello europeo – in Germania e Spagna con alcune filiali in Austria, Francia, Belgio e Svizzera con reti di vendita sviluppate – servendo circa seimila farmacie, oltre 650 delle quali specializzate, che hanno un rap-

porto che comporta la condivisione di conoscenze e servizi personalizzati. E, già a partire dal 2005, il capitale della società è stato aperto alle stesse farmacie tanto che oggi circa 370, sia italiane sia europee, sono diventate socie di Unifarco.

Una presenza azionaria che completa quella rappresentata dai soci fondatori (imprenditori e farmacisti) dell’azienda bellunese: l’attuale presidente Ernesto Riva, il Ceo Massimo Slaviero, il vicepresidente e responsabile dell’area scientifica Gianni Baratto e Luigi Corvi, vicepresidente e alla guida del Sales & marketing.

L’offerta commerciale di Unifarco, esordisce Luigi Corvi, si articola in dermocosmesi e igiene, principalmente creme, detergenti e tonici per tutti i tipi di pelle, oli e bagnodoccia per il corpo, shampoo, balsamo e maschere per capelli, creme solari, prodotti cosmeceutici, fitocosmesi. Prodotti che rappresentano circa il 60% dei ricavi che nel 2022 hanno raggiunto i 147 milioni di euro, con una crescita del 14,7% sul 2021, e di cui circa il 22% viene realizzato sui mercati esteri. Per i quali, dopo l’espansione in Europa, si guarda sia a un rafforzamento nel Vecchio Continente sia a uno sviluppo extra UE, dal Regno Unito al Medio Oriente fino alla Corea del Sud.

Unifarco però opera anche nel settore dei dispositivi medici – principalmente creme e detergenti per pelli allergiche, atopiche, psoriasiche, seborroiche e a tendenza acneica, colliri, sciroppi e compresse indicati per varie patologie – e in quello degli integratori alimentari, probiotici, fermenti lattici, proteine e gastrointestinali. Infine, stanno crescendo anche i prodotti per il make-up – trucco per il viso, occhi, labbra e smalti per unghie – e quello degli alimenti per diete chetogeniche. «Da 40 anni Unifarco – sottolinea Luigi Corvi – diffonde la cultura del benessere, crea prodotti che fanno star meglio le persone, fornisce ai far-

15 PAROLA AI BRAND

macisti strumenti e servizi per essere consiglieri di buona salute, mantenendo la propria identità, indipendenza e attenzione alla sostenibilità».

Un’identità che riguarda sia i prodotti, con i marchi Farmacisti Preparatori, Ceramol, Dolomia, Biomalife, MyCli e KeyLife, sia il packaging, in gran parte primario mentre quello secondario è utilizzato solo per alcune linee come le creme per mani e viso contenute in barattoli di vetro. Con la scelta, proprio all’insegna dell’indipendenza, di realizzare in casa gran parte di imballaggi, etichette e materiale stampato, come brochure e cataloghi, e rivolgendosi all’esterno, in particolare per gli espositori dei punti vendita, a partner storici e qualificati come le Grafiche Antiga di Crocetta del Montello e le Arti Grafiche Possenti di Piacenza.

L’attenzione alla sostenibilità di un’azienda che nel 2021 è diventata Società Benefit pubblicando anche il primo Bilancio di Sostenibilità relativo al periodo 2017-2020, emerge dai numeri. Nel 2022 l’organico aziendale è cresciuto dell’8,3% rispetto al 2021 con 533 dipendenti di cui il 60% di genere femminile e con un aumento del 21% di lavoratori con un’età pari o inferiore ai 30 anni. Sono state incrementate anche le ore di formazione interna ed è stato implementato il progetto “Benessere 365”, destinato a promuovere uno stile di vita corretto ed equilibrato con iniziative dedicate ai dipendenti in diversi ambiti, tra cui nutrizione, movimento, salute e supporto psicologico.

Unifarco ha altresì confermato un importante sostegno a favore di numerosi progetti con finalità culturali, sociali e sportive promosse da enti nazionali e territoriali tra cui Croce Rossa Italiana, La Forza e il Sorriso – LGFB Italia Onlus, Società Nuova – Cooperativa Sociale ONLUS e Associazione Internazionale Dino Buzzati.

A livello territoriale Unifarco ha confermato il sostegno al progetto “Salvaguardia dei Prati a Narciso” della dorsale prealpina bellunese e la collaborazione con il “Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi”. «La corporate social responsability è un percorso, non sempre agevole o scontato, che ineluttabilmente deve essere intrapreso da ciascuna organizzazione, per poter essere protagonisti dell’era nella quale stiamo vivendo» dice sempre Luigi Corvi. «Fin dalla nascita della società marciamo risoluti in questa direzione, senza chiedere nulla a “qualcun altro” ma operando in prima persona, consapevolmente e responsabilmente, per il bene di tutti e di questo nostro unico, meraviglioso pianeta». Oltre alle attività implementate da Pharma Health Institute, Unifarco ha erogato nel corso dell’anno 3.152 attività di formazione per 1.930 farmacie partecipanti. L’azienda bellunese ha inoltre confermato la collaborazione con l’Accademia Italiana di Storia della Farmacia, facendosi carico di tutte le attività di redazione e pubblicazione del suo periodico quadrimestrale a carattere scientifico “Atti e memorie – Rivista Italiana della Storia della Farmacia”.

Fondamentale, su tutti i fronti, è l’impegno per l’ambiente. I prodotti Unifarco vengono così concepiti nella loro formulazione attraverso un processo esclusivo, messo a punto dall’area R&D denominato “Eco-design formulativo”, e per cui ci si avvale di una quarantina di ricercatori che operano in sei laboratori, in grado di mappare tutti gli indicatori di impatto di ogni singola materia prima. Nel corso del 2022 sono state mappate complessivamente circa 600 materie prime mentre l’azienda, che investe il 4% del fatturato in Ricerca & Sviluppo, vanta ben 19 brevetti registrati. A livello di impatto ambientale degli stabilimenti, Unifarco ha portato inoltre a termine la sostituzione di tutti i corpi luminanti a incandescenza con circa 200 nuovi corpi a Led consentendo di ottenere una riduzione dei consumi di energia elettrica pari al 12%. È stata anche incrementata al 95% (dall’85% del 2021) l’incidenza degli acquisti di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate rispetto all’approvvigionamento totale e abbattuti i prelievi complessivi di acqua dalla rete idrica pubblica pari a un meno 24,6% rispetto all’anno precedente. A questo si aggiunge l’impegno alla compensazione di CO2 dei prodotti Dolomia certificati EPD, derivante dall’acquisto di crediti di carbonio legati a progetti internazionali di riforestazione in Brasile e di produzione di energia idroelettrica in India, e l’utilizzo sempre più diffuso di plastica riciclata nel packaging, che nel 2022 ha visto un incremento del 170%.

PAROLA AI BRAND

Il packaging primario, oltre ai prodotti, rappresenta un fiore all’occhiello di Unifarco. Che, nel segno del valore dell’indipendenza, realizza gran parte degli imballaggi al proprio interno grazie all’acquisizione nel 2014, ricorda Luigi Corvi, di PM Pack, azienda cartotecnica di Santa Maria di Sala in provincia di Venezia. PM Pack, con 12 dipendenti e un fatturato di 7 milioni di euro, produce e commercializza imballaggi anche per conto terzi con una forte attenzione all’innovazione e alla sostenibilità.

Valori espressi e realizzati da packaging innovativi come l’Eco Piping Bags, un contenitore cosmetico per prodotti skincare. Il prototipo, spiega il vicepresidente di Unifarco, è una felice combinazione di imballaggio primario e secondario: il primo è costituito da un morbido “contenitore a sacchetto” realizzato con bioplastiche e materiali compostabili, il secondo da uno speciale cartoncino dotato di un particolare design per ospitare

il contenitore a sacchetto e permettere una facile allocazione a scaffale. In particolare il contenitore primario è costituto da un “sacchetto” ideato su misura per l’uso cosmetico rivestito da una speciale carta che garantisce una migliore presa e una piacevole esperienza tattile. Il “contenitore a sacchetto” è unito a un sistema di erogazione dal design studiato ad hoc per l’utilizzo pluridose tipico dei comuni packaging cosmetici. Il formato dell’imballaggio secondario – un parallelepipedo affusolato a base quadrata – è studiato invece per posizionare facilmente il contenitore primario a scaffale del punto vendita o negli ambienti domestici. Si tratta quindi, sottolinea Luigi Corvi «di un packaging estremamente leggero, riciclabile e compostabile». La conferma che anche sul packaging in Unifarco, e quindi nella controllata PM Pack, si guardi al futuro, arriva anche dal premio ricevuto, sempre in tema di sostenibilità, dalla sac à poche che trasferisce nei cosmetici le modalità d’uso tipiche di una pasticceria, fornendole alle farmacie.

Un posto di rilievo, sempre nell’ambito del packaging, riveste anche un progetto innovativo come l’airless. Si tratta, anche in questo caso, di un contenitore cosmetico. «Durante la pandemia la reperibilità del packaging era diminuita drasticamente, compresi anche gli airless. Per questo come Unifarco siamo stati costretti – ricorda il vicepresidente dell’azienda bellunese – a svilupparne uno nuovo, in collaborazione con PM Pack, per avere una costanza di produzione».

Questo nuovo airless è realizzato in polipropilene con un sistema che permette la fuoriuscita del prodotto per mezzo di un diaframma (in questo caso una pompa completamente in polipropilene). Premendo il dispenser si crea un effetto sottovuoto che tende a spingere verso l’alto il pistone del flacone, impedendo all’aria di entrare, preservando il prodotto da ossigeno, agenti esterni, contaminazioni e deterioramento. Pertanto i plus del sistema airless sono la perfetta conservazione, igiene e sicurezza, dosata precisa, nessuno spreco. L’airless sviluppato da PM Pack è interamente prodotto in monomateriale totalmente metal free. «Avere un packaging in monomateriale – aggiunge Luigi Corvi – facilita anche il consumatore finale a smaltirlo correttamente».

Inoltre, spiega ancora il vicepresidente di Unifarco, «per l’esposizione e il supporto dei nostri prodotti utilizziamo display in cartotecnica, sviluppati in eco-design. Infatti l’intero processo, le carte che scegliamo e le finiture che utilizziamo mirano a impattare il meno possibile sull’ambiente. Abbiamo poi espositori durevoli in vari materiali, come il plexiglass, derivati da materie plastiche riciclate (Greencast)».

Infine, nel segno dell’indipendenza, spicca anche una tipografia interna all’azienda. «Per gestire le etichette dei nostri farmacisti – conclude Corvi – abbiamo realizzato una tipografia digitale, dotata di due macchine, che stampa in tempo reale le etichette da applicare ai prodotti del cliente, senza bisogno di magazzino».

PAROLA AI BRAND

VALTENNA SOSTENIBILITÀ SENZA COMPROMESSI

LLa ricerca di soluzioni di sostenibilità ambientale comporta spesso grandi condizionamenti sulla creatività e sulla user experience. Questo aspetto è legato alla disponibilità di un ventaglio limitato di materiali e tecniche che, essendo fortemente connotati e riconoscibili, possono produrre omologazione o una ridotta capacità di differenziazione dei brand. Approcciando alla tematica in modo più strutturato, scendendo sotto la superficie e analizzando processi e tecniche di trasformazione, posso-

no nascere soluzioni che consentono grandi versatilità applicative. Con questo atteggiamento Valtenna ha sviluppato la tecnica Light Core, che consente una riduzione del consumo di materia prima del 30% preservando le caratteristiche estetiche della box rivestita. Un processo innovativo che nasce dall’ibridazione delle lavorazioni cartotecniche con quelle del packaging rivestito, per la produzione di luxury boxes con attenzione ambientale e piena compatibilità con qualsiasi processo di stampa e nobilitazione per consentire ai marchi di distinguersi ed espri-

mere le proprie identità individuali senza compromessi. Light Core, premiato nel 2022 all’interno del Contest AvantGarde, consente anche la riduzione del peso fino al 30% oltre che, se associato a costruzioni abbattibili, anche la riduzione di volume fino al 90% con ovvi benefici in termini di trasporto e stoccaggio.

Questo è l’approccio di Valtenna nello sviluppo di packaging evoluto: mettere a disposizione della clientela più esigente un ventaglio di soluzioni con vantaggi specifici che possono essere implementate nel

processo produttivo con ampio margine di personalizzazione e senza compromessi estetico-qualitativi. Un approccio olistico all’innovazione, costruito sulla sperimentazione interna, sul parco tecnologico integrato e in costante evoluzione, sulla contaminazione culturale con professionisti esterni e università, sul sostegno a programmi di alta formazione e master universitari per la generazione di competenze ad alto valore aggiunto.

Con questa filosofia Valtenna sviluppa processi innovativi in risposta ai macro-trend su cui si orienta

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la domanda in risposta a grandi e veloci trasformazioni di mercato: plastic-to-paper, con lo sviluppo di allestimenti interni antiurto interamente in materiale cellulosico senza l’impiego di espansi sintetici, anche per il packaging di prodotti fragili come, ad esempio, cristalli.

monomatericit à, traguardo più ambizioso per migliorare la circolarità degli imballi e la completa riciclabilità a fine vita. MagnetFree, ad esempio, consente di eliminare corpi estranei metallici per la chiusura delle scatole

attraverso semplici soluzioni di forma.

design-for-reduction, ossia l’insieme di innovazioni di prodotto e di processo che consentono di ridurre il consumo di materiale, il consumo di energia, il numero di componenti e conseguenti cicli di lavorazione, i volumi di trasporto e stoccaggio.

L’innovazione passa anche attraverso lo sviluppo di nuovi linguaggi progettuali, che hanno l’obiettivo di valorizzare il packaging nell’esperienza di consumo e stimolare nuove progettualità. Le collezioni Herbarium e

Nomad sviluppate nell’ultimo biennio vogliono suggerire una lettura del packaging come veicolo di senso, oltre che di prodotto. Nelle esperienze di consumo digitali il packaging è uno dei primi touch point fisici del marchio e abilita dimensioni sensoriali nuove per l’utente. Il packaging diventa vettore degli aspetti intangibili del brand e attore nella creazione di valore in un’esperienza di marca digitale evoluta.

Anche sul piano industriale Valtenna si evolve incessantemente per rispondere alle richieste di flessibi-

lità, reattività e controllo di filiera. L’hub tecnologico 4.0 è sottoposto a costante integrazione per internalizzare tutte le lavorazioni e garantire competitività, efficienza, servizio, riduzione di movimentazioni su gomma e controllo di tutto il flusso. L’headquarter fermano è dotato inoltre di impianto geotermico e fotovoltaico con cui copre oltre il 60% del proprio fabbisogno energetico.

Valtenna è inoltre certificata ISO 9001, ISO 14001, ISO 45001, SA8000, CoC FSC™ e CoC PEFC™.

19 VALTENNA www.valtenna.it COMUNICAZIONE D'IMPRESA

L’arte del libro d’arte

EDITORIA

Creatività, ricerca del bello e del prestigio, tirature limitate, attenzione alla qualità e alla sostenibilità dei materiali e dei processi: quello dell’editoria di alta gamma

è un mercato di nicchia

solido ed esigente, che sta abbracciando anche il mondo della graphic novel, dell’albo illustrato e della saggistica.

Facciamo il punto con cinque protagonisti del settore:

Rotolito/Nava Press, Grafiche

Antiga, L.E.G.O., Luxoro e Fontana Grafica.

Economia della conoscenza. Questo è il titolo del documento rilasciato nel primo trimestre del 2023 dalle organizzazioni Intergraf, FEP – Federation of European Publishers e Cepi – Confederation od European paper industries, che mette in luce come il libro stampato, in epoca post-pandemica, assuma un ruolo centrale nello sviluppo sociale e culturale dei Paesi membri. A fronte di un incremento della fruizione di contenuti in digitale, il libro fisico continua a presentare numerosi vantaggi: un’occasione di disconnessione, un accesso democratico alla conoscenza in situazioni di digital divide e una maggiore efficacia in termini di apprendimento e coinvolgimento nella lettura. Gli altri elementi di rilievo riguardano anche la sostenibilità del libro e il suo ruolo nell’economia. La catena del valore del libro, secondo il documento, assume un ruolo chiave nella transizione ecologica europea: “I libri – si legge – sono fatti di carta: una materia prima riciclabile, rinnovabile e un elemento centrale della bioeconomia. Le foreste europee sono gestite in modo sostenibile e il riciclo della carta in Europa ha raggiunto un tasso del 71,4% (fonte European Paper Recycling Council, Monitoring Report 2021)”. In termini economici, si legge che “la catena del valore del libro è una parte importante dell’economia europea, con molte piccole e medie imprese dell’industria della stampa e del settore creativo. Gli autori, editori, librerie, stampatori e produttori di carta che collaborano per mettere i libri nelle nostre mani generano un valore aggiunto per l’economia europea”.

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A sinistra, Grafiche Antiga A destra, Nava Press

Skira, editoria d’avanguardia

Più che una casa editrice, una leggenda che si avvicina al secolo di vita. Abbiamo intervistato Pietro Della Lucia, direttore editoriale di Skira, che dalla sua fondazione non ha mai smesso di creare volumi innovativi, in grado di raccontare l’arte insieme agli artisti.

Skira è una casa editrice nata nell’epoca delle Avanguardie del Novecento avvalendosi della collaborazione di molti artisti importanti. Cosa è rimasto dell’anima originaria e cosa è cambiato nel corso di quasi un secolo di vita?

Una nicchia in buona salute

Se c’è un’esperienza di lettura e fruizione che non può essere riprodotta in digitale è quella del libro d’arte e, in generale, dell’editoria che fa dell’oggetto-libro l’elemento di valore predominante: cataloghi nel mondo del design e della moda – in cui spesso vengono impiegati gli stessi materiali delle collezioni per creare elementi preziosi e identificativi in legatoria –, albi illustrati, coffee table book, libri celebrativi della storia e dell’identità di marca ma anche libri religiosi, limited edition e monografie. Per questa ragione quella dell’editoria di pregio è una nicchia sostanzialmente stabile, che tende a crescere in qualità più che in quantità.

«Il libro di alta gamma – dice Emanuele Bandecchi, Sales & Marketing manager di Rotolito, che stampa principalmente libri illustrati di alta qualità e coffee table, e Nava

Tra meno di un lustro compiremo 100 anni. Un traguardo che solamente le aziende capaci di leggere il proprio tempo riescono a raggiungere.

Quando nel 1928 il giovane Albert Schira fonda la sua casa editrice a Parigi vuole da subito lavorare con i più grandi e gli occorrono ben tre anni prima di poter dare alle stampe il primo volume: le Metamorforsi di Ovidio illustrate da Pablo Picasso. Oggi – in un mondo che ha sposato l’amore per la velocità predicato dalle Avanguardie del Novecento – Skira porta avanti ostinatamente il suo essere al fianco degli artisti e delle istituzioni d’arte nella creazione di volumi d’eccezione capaci di strappare al correre del tempo parole e immagini altrimenti perdute.

Skira continua a rivestire un ruolo di primo piano nel mondo dell’editoria d’arte. Cosa richiede, oggi, essere competitivi in questo mercato?

Una vera e propria ricetta non c’è. Ma gli ingredienti che non possono mancare sono: capacità reazionale, qualità, internazionalità e diversificazione. Fare un libro importante è sempre un’impresa, e sia chi ci si cimenta più volte l’anno sia chi la affronta una volta sola nella vita desidera sentirsi realmente accompagnato, ascoltato e guidato. Per questo le persone che compongono la squadra Skira sono il fiore all’occhiello dell’azienda. La qualità è un altro aspetto cruciale. Ovviamente quella realizzativa da cui non si può prescindere in prodotti che restano sul mercato

anni e anni, ma anche quella di pensiero nella costruzione del progetto editoriale. Skira ha poi da sempre nel proprio DNA una dimensione internazionale, oggi più che mai necessaria. Grazie al Gruppo francese Chargeurs Museum Studio di cui Skira è entrata a far parte la scorsa estate, lo slancio internazionale della casa editrice è vivo più che mai. Attraverso le sedi di Milano, Ginevra, Parigi e Londra lavoriamo con musei, gallerie, artisti internazionali e raccontiamo davvero l’arte e le culture di tutto il mondo. Un ultimo aspetto chiave è la diversificazione. Skira, nota a livello globale come editore, è anche uno dei principali produttori di mostre temporanee italiani e gestisce oltre 20 librerie tra bookshop museali e di mostre temporanee.

Uno dei marchi di fabbrica della casa editrice è sempre stata l’altissima qualità dei prodotti editoriali e la cura per la stampa. Quali sono gli ingredienti per la realizzazione di un volume di alto livello?

La qualità finale del prodotto è il risultato di un lungo processo dove le competenze personali e il confronto tra colleghi giocano un ruolo cardine. Occorre anzitutto la capacità di leggere le esigenze espressive dei materiali del volume e compiere le giuste scelte nelle specifiche tecniche. Il formato – che fa capire anche a libro chiuso il carattere dell’opera – è cruciale così come la scelta della carta, della copertina o del tipo di stampa da adottare. Skira stampa quasi esclusivamente in Italia e oggi la qualità è generalmente molto alta, quello che fa la differenza tra un buon lavoro e un ottimo lavoro è perciò la fotolito e la prestampa. Fasi che occorre seguire maniacalmente.

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di MICHELA PIBIRI Nava Press

Come scegliete i fornitori di supporti, di stampa e legatoria?

Come dicevo, stampiamo quasi esclusivamente in Italia e principalmente nell’Italia del nord. Dovendo produrre quasi 200 novità l’anno – per lo più concentrate negli ultimi due mesi dell’anno – abbiamo bisogno di un parco fornitori discretamente ampio e di fiducia. Ci sono perciò stampatori che collaborano con noi da oltre 15 anni che vengono affiancati da una costante ricerca di nuove eccellenze. Nel panorama della nostra produzione ci sono ovviamente progetti che richiedono uno spiccato rapporto qualità-prezzo e dove la velocità esecutiva è fondamentale – come ad esempio i cataloghi di mostra – e altri dove invece a guidare è solo l’eccellenza produttiva. I volumi più delicati e sfidanti per noi sono quelli di fotografia, specie quando il fotografo è vivente, dove l’opera dell’artista e la sua riproduzione nel volume sono concettualmente quasi sovrapponibili.

Non solo cataloghi di mostre e monografie, ma anche coffee table book e limited edition. Come nascono e a quale pubblico si rivolgono le opere di alta gamma?

Skira è l’unico editore presente nell’Associazione Altagamma che riunisce i brand del lusso italiano e con quel mondo collaboriamo da sempre e con costanza. Siamo infatti gli editori dei volumi di Cartier, Bulgari, Ferragamo, Loro Piana, Ferrari, Lamborghini, Van Cleef & Arpels per citarne alcuni. Sono libri che dal punto di vista tec-

nico devono rispondere alle esigenze qualitative più alte e che perciò richiedono un grande sforzo ideativo e produttivo. Ma la vera differenza nell’editoria di impresa Skira la compie nel pensiero di un progetto editoriale originale e culturalmente articolato. Siamo l’eccellenza nella cultura, e non è il nostro mestiere fare volumi di semplici belle immagini. Pubblicando il volume con Skira, queste grandi aziende si associano non solo al lusso ma al fascino della cultura e trovano in noi un partner capace di raccontare la loro storia, il loro prodotto, i loro protagonisti con un taglio nuovo e culturalmente alto. Il mondo delle limited edition ha regole tutte sue e interlocutori attenti ad ogni aspetto. Dalla scelta dell’artista al packaging passando per la qualità dell’opera d’arte contenuta e il prezzo in relazione al mercato. Skira solitamente parte da un prodotto editoriale esistente e lavora con l’artista direttamente alla realizzazione di un’opera o un multiplo e a una confezione particolare e di lusso. Ad esempio nel volume intitolato Painting the Stage, che trattava il rapporto tra gli artisti e le scenografie teatrali, abbiamo incastonato il volume e le serigrafie di artisti internazionali come Kentridge, Fabre e Kabakov in una scatola di legno progettata da Mario Botta che riprendeva l’idea di quinta teatrale.

C’è un progetto da collezione particolarmente rilevante di cui vuole raccontare la realizzazione?

Scelgo l’ultimo in ordine di tempo, ovvero la limited edition fatta in collaborazione con l’artista

di fama internazionale Pablo Atchugarry, perché fa ben capire il nostro modo di lavorare su fronti diversi. Skira ha messo in campo tutto il proprio saper fare e ha affiancato l’artista sia nella produzione di una grande mostra in Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale di Milano, sia nella realizzazione del catalogo di mostra e del bookshop per la vendita sia, infine, in una edizione limitata fuori formato (40x60 cm) con una scultura in legno originale venduta a quasi 20.000 euro.

Il mondo dell’editoria d’arte, e dell’editoria in generale, sta affrontando grandi sfide legate sia alla comunicazione digitale, sia ai crescenti costi di produzione e delle materie prime. Quali prospettive e progetti per il futuro coinvolgono la casa editrice?

I dati parlano chiaro: il volume illustrato su carta non è sostituibile da alcuna edizione digitale. Chi ama i libri d’arte vuole gustarsi anche l’aspetto tattile e – perché negarlo – usarli come oggetti d’arredo. Per Skira il digitale – ammesso che sia possibile riunire tutti gli aspetti sotto un unico e generico nome – non è un nemico. Anzi. È un prezioso alleato nella comunicazione, come è ovvio, e un motore di sviluppo per nuove frontiere. Siamo pronti a lanciare, infatti, un vastissimo e per certi versi rivoluzionario progetto di block chain e certificati digitali degli artisti che con noi hanno realizzato il loro catalogo ragionato delle opere.

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Press, specializzata nel catalogo e nel libro celebrativo per i brand del lusso – esce un po’ dalle dinamiche di digitalizzazione dell’informazione stampata. Si tratta di qualcosa di volutamente materico che è fatto per essere conservato, magari esposto come un oggetto di design nelle case o negli uffici degli utilizzatori finali. I nostri clienti oggi puntano sul creare un vero e proprio oggetto da collezione, un prodotto di nicchia ma comunque più accessibile rispetto ad altri. Credo che questa tipologia di stampati non potrà mai essere sostituita dal suo equivalente virtuale». «Quello dell’editoria di alta gamma è un mercato che non conosce grandi variazioni» dice Giovanni Olivotto, amministratore delegato di L.E.G.O., azienda vicentina che sintetizza la propria attività nel motto “siamo costruttori di libri”. «Il numero di clienti italiani ed esteri che ci commissionano libri di pregio oscilla negli anni, ma non in modo particolarmente percettibile. Sta però diventando difficile identificare il libro di alta gamma con il suo contenuto editoriale: realizziamo sempre più spesso saggi, novel, comics che sono vere e proprie opere d’arte. Dalla grafica delle copertine e degli

interni alle carte speciali, ai diversi materiali di rivestimento e nobilitazione, al tipo di legatura e di confezionamento, la ricerca del bello è senz’altro un motivo sempre più ricorrente». Anche per Alexa Karin Popp, General manager di Fontana Grafica, azienda specializzata nella fornitura di materiali da rivestimento di alta qualità, le prospettive del mercato sono buone: «Nonostante sia un settore di nicchia, negli ultimi anni è stato molto soddisfacente. Ci sono tutti i presupposti perché il mercato dei libri di pregio possa mantenere le attuali produzioni e, in alcuni casi, crescere». Per Antonella Ferracin, Sales manager di Grafiche Antiga, realtà industriale trevigiana che nella stampa e legatoria di libri di pregio ha il proprio core business, «stiamo assistendo a una lenta rifioritura del settore, in cui ci contraddistinguiamo dal 1969 per sensibilità, talenti, dedizione e maestria artigianale, unite a una potenza operativa tecnologicamente avanzata». Conferma il trend anche Marco Gaviglio, Business manager settore grafica di Luxoro, distributore esclusivo per l’Italia dei materiali per la nobilitazione del Gruppo Kurz: «Lato nobilitazione il settore è in buona

salute e si mantiene su ottimi risultati, non tanto a livello di numeri di copie quanto di valore del prodotto e applicazioni utilizzate: è sicuramente un mercato in fermento con richieste specifiche e costanti. Ciò che fa la differenza sono l’unicità e il prestigio: l’edizione di valore resta uno status symbol col quale il mercato del web non può competere. Edizioni limitate, copie rare, raccolte, rilegature con nobilitazioni sia su cover sia all’interno sono sempre ricercate e il supporto fisico non può temere concorrenza».

Una questione di qualità, nella stampa…

Gli editori che si affidano alle aziende di stampa specializzate in alto di gamma rappresentano «una clientela sempre più esigente, accorta, tecnicamente competente e informata» spiega Antonella Ferracin. «Per questo abbiamo scelto di investire, negli ultimi anni, in nuove macchine da stampa offset a foglio, in grado di ga-

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In alto, Nava Press Al centro, Fontana Grafica

rantire qualità di stampa e produttivi tà molto elevate, e nello sviluppo di tecniche di stampa esclusive. Abbia mo la capacità di stampare immagini in bianco e nero con un sorprendente effetto di profondità e tridimensio nalità del nero e di tutta la scala dei grigi su pregiate carte materiche; pos siamo utilizzare inchiostri vegetali su carte usomano assicurando massima tenuta, brillantezza e tonalità dei co lori; abbiamo sviluppato un metodo di stampa per ottenere tridimensio nalità su carte patinate. Per ottenere uno stampato che rispetti ed esalti l’idea peculiare del cliente – prosegue Ferracin –, l’espressività e l’originalità, la bravura dell’autore, la maestria dell’artigiano e così via, devono essere scelti con grande attenzione tutti gli elementi che compongono il prodotto: la carta, le caratteristiche di stampa, le eventuali nobilitazioni e il tipo di rilegatura; devono essere inoltre gestite con competenza e accuratezza tutte le fasi di produzione: dalla preparazione dei file all’avviamento della macchina da stampa, incluso un continuo monitoraggio della qualità». Oltre alla qualità della stampa e all’efficienza dei processi, c’è l’importante elemento della qualità percepita dai

destinatari finali delle pubblicazioni, e dunque il modo in cui si presenta il libro esternamente, come sottolinea Giovanni Olivotto: «La nobilitazione esterna resta al centro dell’interesse dei clienti. Non solo l’abbellimento delle copertine con serigrafie, vernici, trance, ma sempre più frequentemente ci vengono chieste lavorazioni sul taglio dei blocchi: spruzzo, lamina e spesso stampa tampografica o digitale a colori». «Nell’editoria l’uso della nobilitazione si trova prevalentemente nelle rilegature, che devono esprimere valore ed estetica ed essere coerenti col tema trattato, rispondere alle esigenze di bellezza e prestigio, esprimere lusso e creatività» dice Marco Gaviglio. «Ultimamente la nobilitazione sta prendendo piede anche in settori come il fumetto, per edizioni particolari e serie limitate, come graphic novel di prestigio o edizioni dedicate ad anniversari o raccolte. L’attenzione verso l’estetica e la ricerca di sofisticatezza nell’editoria è in crescita: un design che comprende una bella stampa a caldo non può che aumentare l’appeal del libro» conclude Gaviglio.

…e nei materiali.

È Emanuele Bandecchi a dare un quadro generale delle richieste di sostenibilità da parte dei clienti, che condizionano tutte le scelte in fatto di materiali e tecniche di stampa: «Oggi l’aspetto legato alla sostenibilità è il traino nella scelta di materie prime, come carte e tele certificate e riciclate e tecniche di stampa con inchiostri a base vegetale. In particolare, i clienti prediligono copertine più “naturali” –per esempio, c’è una preferenza per lo sbalzo a secco rispetto ad altre nobilitazioni – oppure viene richiesta una protezione con plastifica biodegradabile. Anche in legatoria è sempre più richiesta la colla non a base animale, e lo stesso principio vale per gli imballi, ossia cellofanatura con materiali compostabili». Richieste confermate anche da Giovanni Olivotto: «Parallelamente alla richiesta di lavorazioni speciali crescono le esigenze di ecosostenibilità, dunque plastificazioni,

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Sostenibili, naturalmente
Qui sopra, L.E.G.O. In alto a destra, Grafiche Antiga

cellofanature e l’impiego di qualsivoglia prodotto chimico è sempre più disincentivato. La sfida è quindi trovare materiali alternativi che non diminuiscano la qualità del prodotto».

Sul fronte dei materiali per il rivestimento di volumi cartonati è Alexa Popp a fare il punto: «I clienti richiedono prodotti di alta qualità, reperibili velocemente, tecnicamente all’altezza, ecosostenibili e quindi certificati. Tra i più richiesti c’è la tela, un materiale da rivestimento tradizionale che nasce per i libri cartonati e che negli anni si è adattato alle nuove esigenze di mercato rendendosi più moderno e più sostenibile. Ne abbiamo di tantissime versioni, come la nostra Brillianta® o la Natuurlinnen. La maggior parte è prodotta con fibre di viscosa certificate FSC™ LENZING™ ECOVERO™. Abbiamo inoltre richiesta di rigenerati di pelle, che per loro natura sono riciclati (contengono l’85% di fibre pelle vera riciclata) e che hanno il vantaggio di avere una migliore resa;

carte spalmate Skivertex® che emulano l’effetto pelle, oppure Corvon®, materiale moderno che restituisce l’aspetto di materiali che vanno dal metallo alla roccia fino al soft touch. Per versioni più economiche invece vengono richieste carte tinte in pasta come il nostro Wibalin® o Wibalin® Recycled, una carta più resistente di una normale uso mano e quindi idonea per la legatoria. Per edizioni di super pregio vengono usati anche i nostri spaccati di pelle vera» conclude Alexa Popp.

Mentre sulle tecniche di nobilitazione più in voga in questo momento è Marco Gaviglio a dare uno spaccato delle principali richieste: «Al momento le tecniche più utilizzate nell’editoria sono la stampa a caldo con debossing per un effetto strutturato di bassorilievo, e l’utilizzo di effetti pastello idonei a creare un contrasto di colore con il supporto di base. Di norma il bianco e il nero a caldo sono i più richiesti per questo

tipo di incisioni su carta e cartone rilegato. Stiamo poi riscontrando moltissime richieste per la nobilitazione a freddo sia sull’alto di gamma sia sull’editoria commerciale. È una soluzione che si applica in linea di stampa, è idonea a carte e cartoncini non strutturati quindi tipici anche dell’editoria commerciale. Il trasferimento a freddo è più flessibile rispetto alla stampa a caldo sia nelle attrezzature impiegate, permettendo processi più veloci, sia nella possibilità di sovrastampa, ampliando considerevolmente la gamma di colori possibili. Risponde in modo ottimale alle necessità di tirature elevate e tempestive; inoltre i nostri prodotti, da sempre riciclabili e compostabili, sono ancora più sostenibili perché diventano più sottili grazie al Progetto Slim che riduce della metà lo strato di PET dei nostri prodotti di trasferimento».

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EDITORIA
In alto, L.E.G.O. Qui sopra, Nava Press

DUE EMME PACK: LA “BOUTIQUE DELLA CARTA”

SI CONFERMA PUNTO DI RIFERIMENTO AFFIDABILE IN TEMPI DI INCERTEZ ZE E RINCARI

DDopo anni di forte instabilità legata alla pandemia, il conflitto Russo-Ucraino ha allontanato il ritorno a una situazione di stabilità economico-sociale, innescando una situazione geopolitica complessa in Europa che ha portato incertezza oltre all’aumento delle principali voci di costo; materie prime ed energia su tutte.

Nonostante il contesto avverso, lo scorso anno Due Emme Pack ha creato valore per tutti i propri stakeholder e ha confermato la sua capacità di crescita industriale ed economica, testimoniata dagli ottimi risultati conseguiti in termini di marginalità operativa, dal record di fatturato realizzato nell’anno e dal rafforza-

mento della sua presenza sul territorio nazionale.

Negli anni l’azienda si è distinta per la consulenza qualificata e il servizio sartoriale offerto ai clienti, che potendo contare sul servizio di taglio ottimizzato e su un’ampia gamma di prodotti stabilmente presenti a magazzino, oltre a conferirle il titolo di “Boutique della Carta” la riconoscono come leader incontrastata sul mercato grafico. Il servizio rivoluzionario, introdotto nel 1990 in Due Emme Pack, risulta essere tutt’ora una carta vincente, sia sul mercato cartario che su quello cartotecnico in cui si è ulteriormente rafforzata grazie all’acquisizione di CRC Art, azienda satellite di Due Emme Pack specializzata nel taglio del cartone.

Con l’obiettivo di consolidare la propria leadership, è stata costituita la Due Emme Pack Group che ha inglobato entrambe le società gettando le basi per la realizzazione di un programma denominato ”Polo Industriale”. Con questo nuovo assetto il gruppo conferma la trasversalità dell’offerta con un portfolio prodotti in grado di soddisfare le richieste dei clienti a tuttotondo, dalle carte fini per editoria ai cartoni tesi per la cartotecnica.

Il programma prevede una serie di investimenti volti a garantire la crescita in termini produttivi, logistici e di gestione in generale. Questa condizione porterà ad avere un vantaggio competitivo anche in termini di flessibilità per la pron-

ta disponibilità dei materiali. Inoltre, ma non da ultimo, nel 2019 in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Ambientale dell’Università di Bologna (DICAM), Due Emme Pack ha sviluppato l’ECOcalcolatore, strumento che misura la sostenibilità calcolando l’impatto sull’ambiente in termini di risparmio di materie prime (legno, energia, acqua), riduzione di emissioni CO2 e rifiuti in base alle tipologie di carta acquistate. In questo modo l’azienda di San Giovanni in Persiceto (BO) conferma la propria filosofia e codice etico per il valore imprescindibile dato al rispetto per l’ambiente e agli standard rigorosi imposti dalle certificazioni raggiunte, ulteriore garanzia di qualità per il cliente.

27 DUE EMME PACK www.dueemmepack.it COMUNICAZIONE D'IMPRESA

LIBRI PER L’INFANZIA: PRODUZIONE IN EUROPA EFFICIENTE E COMPETITIVA CON LE SOLUZIONI ZECHINI

Quello dei libri per la prima infanzia con pagine in cartone è un mercato particolare ed esigente, che richiede soluzioni tecnologiche specializzate. Uno sguardo a questo settore, apparentemente di nicchia ma importante nei numeri, ci parla di una forte espansione: il tasso di crescita degli ultimi anni è del 5,6% (fonte Technavio CAGR 2022-2027), con incremento di valore della produzione in confronto al 2019 pari a $ 755,13 milioni (fonte Technavio).

Abbiamo chiesto a Roberto Zechini, CEO dell’azienda Zechini di Vimodrone (MI) – produttrice di soluzioni automatiche per la produzione di libri per bambini con pagine in cartone – come e perché in questo momento sia possibile produrre in Europa a prezzi competitivi. «Con le nostre soluzioni della linea Red Arrow abbiamo contribuito sensibilmente al ritorno della produzione

in Europa» dice Zechini. «La linea è stata prodotta e sviluppata anche grazie al contributo dei nostri clienti, ed è per questo che vorrei lasciare la parola a tre aziende operative nel settore: la Livonia Print con sede in Lettonia, la PE Unisoft con sede in Ucraina e la Interdruk con sede in Polonia».

«Collaboriamo con molte case editrici in tutto il mondo e negli ultimi anni la domanda dei libri per bambini è cresciuta rapidamente» spiega Trond Erik Isaksen, CEO di Livonia Print. «La produzione dei libri cartone su cartone è stata da sempre concentrata in Asia, in particolare in Cina. La varietà di combinazioni all’interno del libro, dalle finestre ai puzzle, dalle pagine che scorrono a quelle che suonano, hanno sempre causato delle difficoltà nell’automatizzare la produzione, con la necessità di intervenire manualmente. Sperare di combattere

la manodopera cinese in termini di efficienza, ma soprattutto di costo, è impossibile: l’unico modo per batterla è l’automazione. Zechini ci ha proposto delle macchine completamente automatiche e, sviluppando assieme alcuni accorgimenti, abbiamo ottenuto delle soluzioni flessibili ma allo stesso tempo veloci che ci hanno permesso di battere la concorrenza asiatica». Le macchine della linea Red Arrow, infatti, sono costruite secondo il modello di produzione “Industria 4.0.”, permettendo un workflow completamente automatizzato. «Quello che si sta verificando – prosegue Isaksen – è un ritorno delle produzioni in Europa. Il mercato è in crescita e il nostro gruppo, da attento osservatore, ne è consapevole, ma crescita o no per noi è importante che le produzioni siano fatte in loco».

«La nostra società, i nostri collaboratori, i nostri fornitori e i nostri

clienti stanno vivendo momenti terribili a causa del conflitto con la Russia – dice Oleksandr Popovych, direttore della ucraina PE Unisoft – ma siamo riusciti a reagire in tempi brevissimi spostando gli stabilimenti in una zona lontana dal conflitto e a ripartire con la produzione. Anche per noi la priorità è stata differenziarci dalla concorrenza asiatica non solo sul prezzo ma soprattutto sul servizio. Per questo abbiamo puntato su quattro fattori chiave: la vicinanza con il cliente – generalmente le case editrici – che ci permette di offrire un servizio rapido e su misura; la capacità di rispondere alla richiesta di basse ma frequenti tirature, che ci distingue dai fornitori orientali interessati a quantitativi minimi molto alti; i tempi di consegna, inferiori ai 45 giorni che spesso sono necessari alle produzioni asiatiche solo per il trasporto; infine, il controllo qua-

28 ZECHINI www.zechini.com COMUNICAZIONE D'IMPRESA
Q

La soluzione automatica di Zechini per la produzione di libri per bambini con pagine in cartone si compone di due unità: Red Arrow 2 per fare il blocco libro e Bombardier 2 per incassarlo. Negli ultimi quattro anni sono state installate dieci Red Arrow 2 e sei Bombardier 2 in Europa.

RED ARROW 2

È una linea automatica modulare per la produzione di blocchi libro per libri per bambini con pagine in cartone che presentano elementi interattivi come finestre, puzzle, figure in movimento etc. La velocità meccanica della macchina è di 400 pagine/min. La linea è composta da alimentatori di segnature (fino a 12), stazione di piegatura con calandra, alimentatore di cartoni di rinforzo per aumentare lo spessore delle pagine, o per inserire elementi mobili interattivi, stazione di incollaggio selettivo programmabile, e stazione di assemblaggio di blocco libro con pressatura. Il sistema modulare di Red Arrow 2 permette di formare una linea personalizzata per la produzione di diversi tipi di libri in cartone. In un secondo momento è anche possibile inserire delle unità aggiuntive come: alimentatori di segnature (fino a 12), una seconda unità di piegatura, unità speciali su richiesta, eccetera. La linea può essere collegata in rete con la sede Zechini per un controllo o un aggiornamento software da remoto.

BOMBARDIER 2

È un’incassatrice automatica che unisce i blocchi libro con pagine in cartone con tutti i tipi di copertine, come copertine rigide, copertine in cartoncino, copertine imbottite e fustellate. La particolarità della macchina è che la colla si applica sulla copertina e non sui risguardi, come succede invece nelle macchine tradizionali. Questo particolare, insieme alla presenza di una unità di incollaggio programmabile, permette di realizzare un ampio raggio di libri interattivi per bambini. La velocità della macchina è di 2400 libri/ora. Per maggiori dettagli: info@zechini.com

lità: il cliente è sempre il benvenuto nella nostra azienda e può controllare e intervenire in tutte le fasi della lavorazione». Tre di questi fattori sono possibili grazie alla linea Red Arrow di Zechini, che, prosegue Popovych «ci permettono di produrre blocchi libri anche in piccole tirature grazie ai cambi formati rapidissimi, avere tempi di consegna veloci anche nella produzione di libri complessi, garantire un’ottima qualità del prodotto finito grazie ai dispositivi di controllo installati sulla macchina».

Anche l’azienda polacca Interdruk ha potuto aprirsi al mercato dei libri per bambini grazie alle soluzioni Zechini: «La nostra società ha sempre guardato con interesse all’espansione nel mondo dei libri per bambini, ma da lontano perché – dice Przemyslav Pelka, export director della Interdruk – nonostante le nostre tecnologie di stampa e fustellatura siano di ultima generazione, ci siamo concentrati su

agende e puzzle. La manodopera per realizzare il blocco libro con finestrelle, puzzle e altri effetti tipici dei libri in cartone era infatti troppo costosa. La svolta è arrivata con l’investimento nelle soluzioni Zechini che ci hanno permesso di automatizzare la produzione e ottenere costi più bassi rispetto alla concorrenza asiatica. Sapevamo di compiere la scelta giusta ma non ci aspettavamo di espandere questo settore in modo così rapido e in tempi così brevi. In un solo anno abbiamo raddoppiato la nostra capacità produttiva di libri con pagine in cartone per far fronte al boom delle richieste».

«Siamo molto felici di aver soddisfatto molti clienti – conclude Zechini – dimostrando che produrre libri per l’infanzia in Europa non solo è possibile, ma anche conveniente e con un ampio margine di crescita».

29 ZECHINI www.zechini.com COMUNICAZIONE D'IMPRESA

Editoria per ragazzi

Stampa e finishing sono parte della storia

di ROBERTA RAGONA

Alla Bologna Children’s Book Fair 2023

sono stati presentati gli ultimi dati sull’editoria per ragazzi: il settore è in crescita e la fisicità dell’oggetto libro continua a giocare un ruolo fondamentale. Ma un mercato in crescita è anche un mercato affollato, in cui la competizione per l’attenzione dei lettori è altissima. Questo significa rubare qualche freccia all’arco di altre aree della comunicazione visiva: via libera agli albi illustrati a quinto colore, inchiostri fluo, fustellature, lamine e nobilitazioni. Come mettere questi strumenti al servizio delle storie? Lo abbiamo chiesto a Leonardo Aldegheri di Società Editoriale Grafiche AZ, Emanuele Basso di The6th, e le illustratrici e autrici Anna Pirolli e Marianna Coppo.

Inun mondo dell’intrattenimento in cui i contenuti più diversi competono per il tempo e l’attenzione dei più giovani, i libri sono ancora un caposaldo. Secondo i dati presentati dall’Associazione Italiana Editori durante l’ultima edizione della Bologna Children’s Book Fair – una delle più importante fiere al mondo per il mercato del libro e la fiera di riferimento per il mondo dell’editoria ragazzi e albi illustrati – i ragazzi e le ragazze tra i 4 e 14 anni che hanno letto almeno un libro non scolastico nell’ultimo anno sono un sorprendente 96%. Un numero importante, specie se confrontato con il 75% del 2018. Un aumento che riguarda la lettura, ma anche la cosiddetta pre-lettura, ossia la manipolazione di oggetti-libro in cui l’esperienza è mediata dagli adulti di riferimento – genitori, insegnanti, animatori – e l’interazione con il libro è un’esperienza sensoriale in cui le illustrazioni e la comunicazione visiva accompagnano la parola scritta non ancora accessibile autonomamente, fatta di texture di materiali diversi, fustellature, nobilitazioni. Ma se nella fascia che va da 0-3 anni gli espedienti ingegnosi servono a familiarizzare i bambini e le bambine con i libri, per le fasce di età più alte le soluzioni di stampa devono far scoccare una scintilla di curiosità per quel libro e proprio quello. Nel 2022 il mercato editoriale per bambini e ragazzi in Italia è valutato in 268,4 milioni di euro, 283 milioni se si aggiungono anche i fumetti: il 18% di quanto si è speso in Italia nel 2022 per l’acquisto di libri. Più di un libro su cinque. Non solo sono aumentati i lettori, ma si legge di più: il 58% dei lettori dichiara di dedicare a questa attività tra una e tre ore a settimana. In questo la fisicità del libro gioca un ruolo fondamentale: la lettura digitale riguarda infatti solo l’1% del campione, mentre il 51% dei giovani lettori continua a leggere esclusivamente sulla carta. D’altra parte le caratteristiche dell’albo illustrato favoriscono questo mezzo: l’esperienza della storia è mediata dal linguaggio della comunicazione visiva, attraverso il design delle copertine, le illustrazioni, i fumetti e l’uso delle immagini.

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Ma un mercato in crescita significa anche un mercato affollato, in cui la competizione per gli occhi e l’attenzione è altissima. Per questo la progettazione dell’albo illustrato guarda anche ad altre discipline, come ad esempio il packaging design. Emanuele Basso, direttore creativo dell’agenzia The6th, ci parla di come la propria esperienza sul lavoro di marca sia stata messa al servizio di oggetti che devono essere in grado di raccontare una storia, intrattenere, piantare un germe di curiosità sul mondo: «Siamo stati contattati da Stefano Moro e Fernando Ambrosi, art director che lavorano all’interno di Mondadori Ragazzi, per lavorare su una nuova collana. Si tratta di una serie di titoli appartenenti a diverse case editrici del gruppo – Mondadori Libri, Il battello a vapore e Rizzoli – riuniti all’interno di una raccolta che mettesse insieme i “nuovi” classici, i libri contemporanei che negli ultimi anni si sono aggiunti al canone per ragazzi. Si trattava di dare loro una veste grafica che riflettesse questo status di classici moderni. Abbiamo lavorato su Gli Imperdibili con un mix di illustrazione e hand-lettering, utilizzando lettering diversi che riflettessero il carattere del testo, ma accomunati da uno stile che tenesse insieme il senso generale della collana. Quello che distingue l’editoria ragazzi da altre aree della produzione editoriale – prosegue Basso – è il modo in cui si presentano come oggetti, con una forte componente visuale che è parte integrante dell’identità del testo. Un aspetto che è emerso durante il lavoro è che alcune soluzioni di comunicazione visiva mutuate dal packaging design risuonavano particolarmente con l’immaginario della fascia 13-15 anni. Nel momento in cui abbiamo discusso le possibili soluzioni,

un punto importante che è stato sottolineato è il fatto di non concentrarsi solo sulla forza delle immagini, ma di ragionare da subito su una serie di soluzioni di nobilitazione che rafforzassero le immagini e aiutassero i libri a risaltare sugli scaffali delle librerie. È una battaglia che si gioca sul colore, con tutti gli strumenti a disposizione della nobilitazione e della cartotecnica.

«Le copertine della collana sono plastificate opache soft touch, sia per la resa tattile che per far risaltare le lamine colorate e le lucidature su elementi del fronte e della costa. Abbiamo usato la lamina per mettere in risalto gli elementi iconici della narrazione, sia ripresi da edizioni precedenti che avevano particolarmente colpito la fantasia dei lettori, che da altri adattamenti della storia, come ad esempio il poster del film nel caso di Star Girl di Jerry Spinelli. Nella formazione degli illustratori non viene affrontata spesso la nobilitazione, ci si concentra più sul disegno e il soggetto, ma la componente di texture ed effetto materico può avere grande importanza sulla resa finale del lavoro. Per questo è importante la comunicazione con l’art director e chi si occupa del progetto grafico: una volta trovata la quadra sul soggetto, incorporare il ragionamento sulle nobilitazioni già in fase di colorazione aiuta a risolvere dei problemi e a velocizzare notevolmente il lavoro, giocando sui diversi materiali».

Ma come mai l’uso di questi strumenti è cresciuto così tanto negli ultimi anni? Spiega Leonardo Aldegheri, CEO di Società Editoriale Grafiche AZ, azienda di San Martino Buon Albergo (VR) specializzata nella stampa di albi illustrati: «Soluzioni di cartotecnica particolari

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Gli albi illustrati non sono stampe come le altre e non sono neanche libri come gli altri, sono – oltre che un prodotto commerciale – anche un oggetto artistico. Non si tratta solo di riprodurre le illustrazioni, ma di comunicarne l’emozione e l’intento.

o abbinamenti col tessile non sono strettamente una novità, ma nel momento specifico sono diventati una necessità all’interno di un mercato in cui solo in Italia si pubblicano oltre 200 titoli al giorno. Noi ci siamo specializzati per diventare un polo di eccellenza della stampa per gli albi illustrati. L’educazione alla stampa e il supporto alle case editrici sono nel DNA di AZ dalla fondazione nei primi anni Settanta, a partire dalla collaborazione con Stepan Zavrel sin dalle prime edizioni della Mostra Internazionale di Illustrazione per l’Infanzia di Sarmede. Gli albi illustrati non sono stampe come le altre e non sono neanche libri come gli altri, sono – oltre che un prodotto commerciale – anche un oggetto artistico. Non si tratta solo di riprodurre le illustrazioni, ma di comunicarne l’emozione e l’intento. Questo significa prestare attenzione alla calibrazione dei file e le curve cromatiche, alle prove colore, a “cesellare” il file prima di arrivare alle ciano anche in base alla scelta della carta da parte del cliente.

«Un altro aspetto di unicità degli albi illustrati – prosegue Aldegheri – è la fase di confezione e rilegatura: un libro sottile da 32 pagine ha specificità molto diverse da un tascabile, e le nostre macchine sono modificate appositamente per i formati e la paginazione degli albi. Ci concentriamo molto anche sull’aspetto di ricerca e sviluppo, come ad esempio le tecnologie AZ Neon e Ghost che abbiamo presentato negli ultimi anni. Entrambe lavorano sull’impressione di sorpresa e di meraviglia di una pagina che nasconde qualcosa di più sotto la propria superficie. Entrambe le tecniche di stampa sono compatibili con una grande varietà di carte, dalla classica uso mano fino alla carta realizzata con sottoprodotti di lavorazioni

agro-industriali o persino la Petra con l’80% di carbonato di calcio. AZ Neon non è solo un inchiostro fluo, ma ha delle caratteristiche peculiari di rifrazione che diventano particolarmente suggestive con la luce UV. Altrettanto per la stampa Ghost, una tecnologia di stampa che “nasconde” all’interno della grana della carta delle immagini visibili con una fonte di luce, come ad esempio la torcia di un telefono. Quello che prima aveva bisogno di accessori particolari come le lenti a filtro rosso, con la stampa Ghost si può fare in maniera molto immediata, “nascondendo” un ulteriore livello di lettura nelle pagine di una storia. Nelle mani degli autori sono veicoli per infinite storie, e uno strumento di grande suggestione e magia per il lettore bambino».

Non solo, quindi, quinto colore e soluzioni cartotecniche come parte dell’estetica della copertina, ma come aspetto integrale della narrazione. Una tendenza così significativa che all’uso creativo del quinto colore è stata dedicata un’intera mostra con talk all’interno dell’edizione 2022 della Bologna Children’s Book Fair. “Fluo Books”, realizzata da Accademia Drosselmeier e curata da Grazia Gotti e Petra Paoli, e che aveva tra i suoi speaker anche Leonardo Aldegheri e Mirco Dionati di Grafiche AZ, esplorava proprio le potenzialità narrative degli inchiostri fluo. Tra i libri in mostra anche “Anonymouse”, albo illustrato scritto da Vikki VanSickle e illustrato da Anna Pirolli, edito inizialmente per Tundra Books e in Italia da 24 Ore Cultura. Racconta Anna Pirolli: «Il contrasto tra l’assenza di colore della città e le opere di street art di Anonitopo sono la chiave della vicenda. Ho immaginato da subito la

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storia col quinto colore, volevo rappresentare da una parte il mondo della città con le sue regole e la sua quotidianità dai colori spenti, e dall’altra la forza di rottura liberatoria e spiazzante delle opere d’arte dedicate a tutti gli abitanti non umani. All’inizio avevo proposto due colori extra oltre alla quadricromia, il fucsia e un bluette, ma le proposte progettuali devono fare i conti anche con le considerazioni interne della casa editrice sul budget del progetto. Quasi sino alla fine del lavoro non ero sicura che si sarebbe potuto realizzare in quei termini, per cui ho lavorato sulle tavole in maniera tale che il contrasto che avevo in mente si potesse realizzare anche in quadricromia: un bianco e nero virato in seppia su cui sovrapporre su un livello separato le aree dell’illustrazione che avrebbero utilizzato il quinto colore. Se si fosse presentata la necessità avremmo potuto risolverla con un contrasto con un colore come il rosso, ma avremmo perso qualcosa, perché il significato emotivo del fluo è la spina dorsale della storia. Se sulle copertine c’è più sperimentazione su materiali e tecniche di stampa, quando si tratta degli interni deve essere sempre una decisione che va a sostenere il racconto: non può essere una scelta estetica fine a se stessa».

Unprincipio simile anima l’uso delle fustellature, che da presenza immancabile dei libri per i piccoli ha fatto la propria comparsa anche in copertine e interni di albi per un pubblico più ampio. Si va da progetti intricati come “Ti aspetto. Jacominus Gainsborough” e “Il piccolo teatro di Rebecca” di Rebecca Dautremer a forme semplici ma cardinali nella narrazione

come “Il Buco” di Øyvind Torseter. E anche in questo caso il dialogo tra casa editrice e autrice è fondamentale, come spiega Marianna Coppo, autrice di “Thingamabob”: «Tutto è partito dal fatto che il protagonista è, per l’appunto, un “Thingamabob”: come dire un coso, un aggeggio, una cosa indefinita per cui non esiste una parola, e che può esserne molte altre in base al contesto. Qui entra in gioco la fustellatura della copertina, che fa da contenitore, contesto e dà una forma al protagonista. Nella prima versione dello sketch che ho proposto avevo pensato di avvolgere una copertina rigida arancione pieno con una sovraccoperta bianca fustellata da cui sarebbe emersa la forma di Thingamabob. L’idea è piaciuta, ma la sovraccoperta era una soluzione troppo fragile per un libro per lettori tra i 3 e i 7 anni. Siamo arrivati quindi alla soluzione dell’edizione rilegata con copertina rigida fustellata e risguardi arancioni. Nel caso di Thingamabob oltre alla fustellatura abbiamo usato l’arancio pantone per il protagonista, mentre per Ray – Lucio nell’edizione italiana – la lampadina in copertina è stampata con inchiostro fosforescente. Tundra Books è una casa editrice aperta alle soluzioni di stampa al servizio della storia, ma più in generale mi sembra che da parte delle case editrici ci sia più disponibilità a prendere in considerazione la cartotecnica non solo sugli activity book ma anche sui progetti autoriali per un pubblico un po’ più adulto. Forse perché dall’altra parte c’è una maggiore consapevolezza da parte degli adulti sull’importanza degli albi illustrati, e se gli adulti sono disposti a investire sui libri fatti bene le case editrici sono più disposte a sostenerli».

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C’è una maggiore consapevolezza da parte degli adulti sull’importanza degli albi illustrati.

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LUXORO

Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo, a freddo e digitale. Attraverso le sue ispirazioni, Luxoro vuole diffondere un nuovo modo di pensare il packaging e l’immagine dei brand, soluzioni di nobilitazioni inedite e materiali di altissima qualità studiati per design unici. Che si tratti di packaging, etichette, editoria, alta sicurezza, cosmetica, automotive, elettrodomestici o moda, le proposte dedicate alla nobilitazione sono sempre all’avanguardia e sorprendenti. Grazie a rigorose politiche aziendali volte alla sostenibilità ambientale, Luxoro è da tempo una realtà a energia 100% rinnovabile e sostenitrice di progetti volti alla promozione della cultura e alla tutela della fauna e dell’ambiente sul territorio nazionale.

www.luxoro.it

La nobilitazione è sostenibile, parola di Luxoro

IL PRODOTTO FINALE È RICICLABILE

E COMPOSTABILE, QUINDI SOSTENIBILE.

FOCUS SU STAMPA A CALDO, STAMPA A FREDDO E STAMPA DIGITALE.

Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo Kurz, azienda tedesca leader mondiale nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo, la stampa a freddo e la metallizzazione digitale. Oltre a essere player globale nel settore, il gruppo Kurz si distingue per il grande impegno ambientale, ormai parte integrante del processo produttivo e della vision aziendale. Gran parte del core business del brand, infatti, risulta sostenibile: dalla produzione dei prodotti di trasferimento alla nobilitazione del singolo prodotto, ogni azione compiuta dal Gruppo è il risultato di anni di esperienza, di studio e di innovazione in ambito ambientale e non solo.

Nello specifico, le tecnologie di stampa Kurz si riconoscono sia per l’eccezionale qualità ed efficienza, sia per l’elevato grado di riciclabilità. I prodotti Kurz non sono laminati, carte metallizzate o cartone laminato: sono prodotti per il trasferimento. Sarebbe errato parlare di supporti già trattati, e quindi immutabili nella loro composizione. Occorre, invece, definirli come lavorazioni, composte da più strati, che vengono applicate direttamente sul supporto finale: un punto fondamentale per comprendere la loro natura riciclabile/compostabile e la loro aderenza alla promessa ambientale.

In particolare, lo spessore dello strato di alluminio che viene depositato su una qualsiasi superficie finale e dà l’effetto “wow” della lavorazione, a oggi, è 6000 volte inferiore rispetto a quello di un capello. Grazie a questa caratteristica, i materiali decorati con prodotti Kurz attestano, ancora una volta, la loro riciclabilità: una così bassa presenza di alluminio non intacca il sistema di smaltimento dei prodotti né la loro riciclabilità. Inoltre, come ulteriore conferma, negli ultimi anni è stata certificata anche la compostabilità dei prodotti di punta di Kurz. Il certificato DIN Certco attesta che i prodotti di trasferimento, in base alla norma DIN EN 13432, sono degli additivi sicuri per il processo di compostaggio. Non influenzano il processo di compostaggio del substrato, né hanno effetti negativi sulla crescita delle piante, una volta che il pack o il prodotto finale tornano a essere “compost” per l’ambiente.

Infine, è importante ricordare che il PET, altro strato fondamentale di cui è composto il prodotto di trasferimento, non viene trasferito sul prodotto finale ma risulta solo un vettore: terminata la stampa, il PET esausto viene scartato e incluso nel ciclo di smaltimento dei rifiuti industriali e può essere riproposto come combustibile secondario in un impianto

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di recupero energetico. Negli anni sono state testate e confermate le eccezionali proprietà dell’energia ricavata dal riciclo del PET: l’elevato potere calorifico consente di alimentare impianti appositamente attrezzati che normalmente utilizzano gas, carbone o petrolio sostituendo l’utilizzo inquinante del petrolio. Si tratta di una vera e propria rivoluzione, sotto tutti i punti di vista. A conclusione di ciò, si può quindi affermare che la nobilitazione offerta da Luxoro e Kurz è davvero sostenibile. Ogni prodotto finale è riciclabile, quindi compostabile e di conseguenza non influenza le proprietà di riciclabilità e compostabilità del substrato su cui è applicato, garantendo così un impatto nullo nei confronti dell’ambiente.

Stampa a caldo

La stampa a caldo rimane, ancora oggi, una delle lavorazioni più in voga in questo settore. È nota per la sua forte compatibilità ambientale e si distingue per estetica, altissima qualità e versatilità. Permette di ottenere svariate tonalità e design con diverse gamme di colori ed effetti e grazie alla versatilità dei cliché hinderer + mühlich, azienda del Gruppo Kurz, sono possibili innumerevoli texture e lavorazioni che regalano struttura al substrato. Il raggiungimento di risultati perfetti dalla qualità altissima sono solo alcuni dei vantaggi competitivi di Kurz. Il processo di metallizzazione attraverso la stampa a caldo non intacca la composizione della superficie lasciando inalterata la classe di smaltimento del packaging. La decorazione tramite gli effetti metallizzati è a secco, totalmente priva di emissioni e preserva l’ambiente perché viene effettuata senza l’utilizzo di sostanze nocive, non producendo rifiuti speciali. I prodotti per la stampa a caldo diventano an-

cora più sostenibili soprattutto dopo l’In-visible R-evolution attuata con il Progetto Slim. Processo in cui lo strato di PET sui prodotti di trasferimento a caldo si riduce, passando da 12µm a 10µm, e rendendola ancora più green.

Stampa a freddo

La stampa a freddo è considerata una delle stampe di riferimento ormai in diversi settori sia per le sue altissime performance, sia per la possibilità di sovrastampa e la crescente innovazione. Si presenta come una proposta esclusiva in termini di capacità di rilascio e garantisce perfetta uniformità di copertura sulle applicazioni di stampa. È adatta sia per lavorazioni con tratti sottili e raffinati sia per grafiche più audaci e meno dettagliate. Molto versatile, è una lavorazione che concede la massima personalizzazione perché permette la sovrastampa e garantisce un elevato rispetto ambientale; infatti, come per la stampa caldo, il processo di nobilitazione a freddo è totalmente a secco, non rilascia sostanze nocive e non intacca minimamente il substrato decorato che resta riciclabile e compostabile, inoltre da oggi diventa ancora più sostenibile. Grazie al Progetto Slim il PET dei prodotti di trasferimento a freddo si riduce: da 12 µm a 6µm! Diventando così la proposta più sottile sul mercato.

Stampa digitale

La linea di soluzioni DM Liner di Kurz, in combinazione con il prodotto di trasferimento DIGITAL METAL®, è la proposta di Kurz e Luxoro per metallizzazione e nobilitazione digitale; è la migliore risposta sul mercato per creare design ad alta lucentezza, colori sgargianti e metallizzazioni ad hoc, sia di superfici intere che di piccoli dettagli. È ideale per stampe se-

riali o per tirature minori, le proposte di Kurz e Luxoro sono inoltre adatte a stampe sia su bobina che a foglio e comprendono soluzioni stand alone o anche tecnologie che possono essere adattate a una linea, di stampa o di finitura, già esistente. In tutti i casi, non si preclude alcun limite di personalizzazione, grazie alla possibilità di inserimento di dati variabili, si va da una tiratura industriale fino a capsule collection con prodotti totalmente unici. Grazie alla perfetta sovrastampabilità è possibile ottenere innumerevoli nuance metallizzate e nobilitare i propri prodotti con risultati sorprendenti. Come per la stampa a caldo e la stampa a freddo, il processo di metallizzazione digitale è il metodo decorativo più sostenibile in assoluto perché l’applicazione avviene con un procedimento a secco e lo strato rilasciato sul substrato è talmente sottile da non intaccare minimamente la superficie decorata. Per questo i prodotti di trasferimento per la nobilitazione digitale risultano riciclabili e compostabili.

In conclusione, i prodotti Kurz e Luxoro rappresentano il modo migliore per rendere unica e prestigiosa l’immagine di un brand in qualsiasi settore senza dimenticare l’ambiente e la sua importanza. Come sempre, il Gruppo agisce con l’idea di un futuro ancora migliore.

37 PERCORSI DI SOSTENIBILITÀ NEL PROSSIMO NUMERO NON PERDETE LA PARTE III: Progetto Slim: una rivoluzione in atto Cos’è, quali sono i suoi vantaggi e qual è il futuro del Progetto Slim.

Un cofanetto destinato a contenere i cinque numeri della rivista, nato dalla collaborazione fra tre aziende di eccellenza nel luxury packaging: Valtenna, Icma e Luxoro, con la creatività di O,Nice! Design Studio.

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E NATURA

Lirano è una collina davvero speciale, quasi magica, un grande giardino dove tutte le forze vitali della natura collaborano insieme, come un unico essere vivente. Ed è proprio qui, in Piemonte nel cuore delle Langhe tra le colline di Serralunga d’Alba e Sinio che è nato il progetto Semi di Luce gestito dall’Associazione Lirano.

Si tratta di una realtà parentale, che dal 2022 accoglie bambini dai 6 ai 14 anni in questo universo brulicante di animaletti, insetti, funghi e invisibili microorganismi con l’obiettivo di diffondere uno stile di vita più sostenibile e a contatto con la natura offrendo loro strumenti utili per lo sviluppo di competenze e abilità mediante un apprendimento il più possibile esperienziale.

L’etichetta “Magica Lirano” riflette questo spirito. È frutto della collaborazio-

ne tra la designer Carolina Artuffo, lo studio grafico Essedesign di Simona Sarotto e l’Azienda Agricola Rivetto dal 1902. Una limited edition di 1.000 etichette che ha come principale obiettivo far conoscere l’Associazione e raccogliere fondi per la crescita della scuola. Il ricavato della vendita di queste bottiglie di Nebbiolo d’Alba Vigna Lirano 2022 verrà infatti interamente devoluto a favore dell’Associazione.

L’etichetta è incentrata su una rappresentazione quasi onirica di Lirano. L’illustrazione racchiude minuscoli dettagli che hanno la capacità di ipnotizzare. Avvicinandosi all’etichetta si possono infatti notare gli asini Giulia, Lella e Filippa, le api Pona, Pina e Peppa, il titolare Enrico autore del progetto e innumerevoli bambini intenti a giocare e imparare.

L’etichetta è stata realizzata da La Commerciale in due parti, prodotte su materiali differenti e con tecniche di stampa diverse, poi successivamente sovrapposte. Il corpo centrale fasciante è realizzato su carta Fedrigoni Tintoretto Pearl H+O Ultra WS, una carta naturale dalla finitura perlata che fa da sfondo all’illustrazione dai colori pastello stampati con HP Indigo 6K.

La luna e le stelle sono state eseguite con stampa a caldo e rilievo in contemporanea con effetto a cuspide utilizzando la lamina Luxoro Laser Seamless Argento. La stessa lavorazione è stata scelta per l’esecuzione del sole optando per una finitura microincisa in Luxoro MTS 428.

La tecnica del debossing è stata invece utilizzata per alcune scritte, per il tetto e la porta della scuola e alcuni detta-

gli, come le piccole orme da scoprire. Alcuni elementi sono stati evidenziati tramite una serigrafia lucida a specchio come i vetri della serra, i laghetti e la lente nelle mani del bambino.

È stata inoltre inserita una serigrafia opaca per creare un piacevole effetto tattile e simulare la texture granulosa del terreno. Successivamente sono state applicate delle nuvole a registro prodotte su carta Fedrigoni Cotone Extra White Ultra WS con un leggero effetto debossing a ricreare la spumosità delle nuvole. L’applicazione è stata eseguita con la macchina Mida LI220 che permette di sovrapporre a registro diversi materiali. L’insieme di questi dettagli e lavorazioni ha reso l’etichetta un concentrato di dettagli raffinati e precisi in grado di catturare l’attenzione e incuriosire.

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MAGICA LIRANO L’ETICHETTA STAMPATA DA LA COMMERCIALE SUPPORTA IL CONTATTO TRA NUOVE GENERAZIONI
DEFINING EXCELLENCE
SE GU ITECI T U TT O L’A NNO SU OSC A RD EL LASTAMPA.IT CON I FILM ATI DELLE P REMI A ZIONI 2022 E LE VO TA ZIO N I 2023 G LI OSCAR DELL A S TAMPA VI DANNO APP UNTAME NTO A L 2023
IN PRINTING

HOW

IT'S

MADE NON DI SOLO PANTONE VIVE LA STAMPA

Il sistema Pantone si è affermato tra gli addetti ai lavori perché ha raccolto e catalogato una grande quantità di tinte, estendendo la gamma dei colori ottenibili a stampa con la sola quadricromia e indicando la ricetta per ottenere una particolare tinta in modo stabile e riproducibile. Ora che Adobe ha progressivamente rimosso le librerie Pantone dai propri programmi abbiamo la certezza che si tratti di un problema e non, invece, di un’opportunità?

di LORENZO CAPITANI

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Da novembre scorso, dalla Creative Cloud 2023, Adobe ha progressivamente rimosso le librerie Pantone dai suoi programmi e in molti, nel mondo della grafica, disorientati, hanno levato voci di dissenso.

Ma siamo sicuri che questo fatto non sia un’opportunità invece che un problema?

Siamo sicuri che il sistema Pantone sia veramente all’altezza della sua fama o, meglio, che se ne faccia un uso corretto? O che quello che vediamo stampato su una mazzetta corrisponda effettivamente alla sua ricetta?

Tante domande alle quali proveremo a dare una risposta per fare un po’ di chiarezza nel complesso mondo delle tinte piatte; ad accompagnarci c’è Denis Salicetti, consigliere e rappresentante TAGA Italia al Ghent Workgroup e alla PDF Association.*

* Traduttore, insieme a Manuel Trevisan, di “Better Brand Color Guide”, progetto internazionale nato per sopperire all’eliminazione delle librerie Pantone e per cercare di risolvere le incomprensioni tra committenti e stampatori sulla riproducibilità delle tinte piatte.

Chttps://www.salicetti.it/2023/02/come-preparare-correttamente-le-tinte.html

La prima raccolta di colori di cui si abbia notizia risale al Traité des couleurs servant à la peinture à l’eau, un volume di più di 700 pagine del 1692 di un artista olandese conosciuto solo come A. Boogert 1. La sua idea era quella di catalogare tutti i cambi di tonalità ad acquarello, mischiando i colori e aggiungendo una, due o tre parti di acqua; la stessa idea che venne a Lawrence Herbert quando nel 1963 sviluppò il primo Pantone Matching System, 500 tinte composte a partire da una serie di colori base. Oggi la sola mazzetta Formula Guide ne raccoglie ben 2.390. Di fatto il sistema Pantone si è affermato tra gli addetti ai lavori perché ha saputo raccogliere e catalogare una grande quantità di tinte, estendendo la gamma dei colori ottenibili a stampa con la sola quadricromia, consentendo di ridurre il numero di inchiostri e soprattutto indicando la ricetta per ottenere una particolare tinta in modo stabile e riproducibile. Il successo della libreria Pantone coincide con l’esplosione del marketing e dell’identità di brand negli anni ’70 e ’80. Kodak per esempio, che produceva le sue inconfondibili scatole gialle dei rullini da diversi stampatori, aveva il problema che non erano tutte uguali e, secondo alcune ricerche di mercato, i consumatori tendevano a lasciare sugli scaffali quelle più scure, temendo che le loro foto non avrebbero avuto colori vividi e brillanti. Usando il Pantone 1235 per il giallo e il 2035 per il rosso, Kodak riuscì a risolvere il problema.

Un grande equivoco

Così le librerie Pantone entrarono nei programmi di grafica e di impaginazione, diventando standard nella scelta e definizione del colore, ma anche nella sua riproduzione. Il sistema Pantone, però, è solo uno dei modi per definire una serie di colori tra tutti i milioni possibili, forse la prima nomenclatura sistematica, ma non l’unica e soprattutto non la più precisa. Non è un problema del sistema Pantone in sé, ma dell’uso che nel tempo se ne è fatto, e se ne fa, che ha generato una serie di semplificazioni eccessive e ambiguità che non lo rendo-

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no affidabile. Tanto per cominciare abbiamo finito per usare come sinonimi “pantone” e “tinta piatta”, ma non sono la stessa cosa. Un colore Pantone è una particolare tinta piatta, cioè un colore riproducibile a stampa con un solo inchiostro invece che con la combinazione dei 4 inchiostri base. In altre parole, potrei avere tranquillamente una tinta piatta, con una sua precisa descrizione, che non è affatto contenuta nella libreria Pantone. «Nel corso degli anni – ci dice Salicetti – le guide Pantone cartacee sono diventate erroneamente uno standard di fatto, perché inizialmente il sistema era esclusivamente analogico; poi grazie all’introduzione di strumenti software e di misurazioni sempre più efficienti ed economici si è passati al sistema digitale, lasciando però come riferimento puramente indicativo anche il cartaceo».

In pratica abbiamo preso la mazzetta Pantone stampata e i suoi colori come unico riferimento, credendo che basti il numero del Pantone per avere quello stesso colore riprodotto a stampa esat-

+

tamente come si vede sulla mazzetta stessa. Il problema è che non funziona così: l’assunzione “scelta una tinta piatta da una mazzetta Pantone, con la sua ricetta si otterrà un inchiostro che stampato sarà uguale alla tinta scelta” non è corretta perché non è corretto il modo per definire quella tinta piatta e per comunicarlo. Non basta guardare un pezzettino di carta stampata per poi pretendere che quel colore venga riprodotto esattamente così. Esistono, infatti, almeno due problemi.

Il primo è legato alla mazzetta Pantone, perché anche lei è stampata, e come tale soffre di tutte le problematiche, tolleranze e difetti legati ai normali processi di stampa offset (uno per tutti la densità dell’inchiostro), subisce alterazioni fisiche dovute al tempo, all’esposizione alla luce, all’ossidazione degli inchiostri e all’uso che se ne fa, e anche se è della stessa serie e annata ogni esemplare differisce da un altro. 2

Il secondo problema è legato alla caratterizzazione del colore scelto, cioè alla tecnica di riproduzione e al supporto che verrà usato in termini di finitura,

punto di bianco e colore: perché la stessa tinta piatta cambia in modo sensibile se riprodotta su una carta usomano o su una patinata lucida o ancora su un cartoncino riciclato. In pratica quando si crea una brand identity non basta dire il numero del Pantone, ma bisogna darne una precisa definizione che tenga conto dei contesti d’uso.

Utile ma non affidabile

C’è però un’ulteriore complicazione che l’eliminazione delle librerie Pantone dai programmi Adobe ha fatto emergere, forse proprio perché questa scelta ha alzato l’attenzione degli esperti: le mazzette Pantone non sono nemmeno così affidabili, perché cambiano nel tempo, contengono refusi o errori e l’estensione progressiva del numero delle tinte ha generato paradossi nelle ricette che contengono quantità minime di colori talvolta non distinguibili a occhio nudo. Basti qualche esempio. Il Pantone 100C della mazzetta PMS è diverso rispetto a quello riprodotto nella mazzetta Pantone Plus, lo stesso il Reflex Blue C o il 2635C3. Quest’ultimo tra l’al-

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Non basta guardare un pezzettino di carta stampata per poi pretendere che quel colore venga riprodotto esattamente così.

tro nella versione 2023 ha cambiato ricetta e per ottenerlo occorre miscelare 95,44% di Pantone HD Extender (bianco), 4,15% di Violet v2, 0,35% di Green e 0,06% di Black: percentuali risibili. Sempre nella mazzetta 2023 il Pantone 114C ha la stessa ricetta del 113C, così come il 106C ha la stessa del 107C o il 108C quella 109C. Refusi? Può darsi, ma su quei valori teoricamente gli inchiostrai dovrebbero fare gli inchiostri e gli stampatori stampare. “Teoricamente” per fortuna, perché chi fa inchiostri non si basa sulla ricetta della mazzetta, ma su valori più certi onde evitare di avere errori tipo pantoni stampati sulla mazzetta che misurati corrispondono ad altri. «Facendo alcune misurazioni –ci racconta Salicetti – ci siamo accorti che il 7541C, per esempio, misurato corrispondeva al 621 o che il 7544C corrispondeva al 430». 4 5

La solidità del dato digitale Bene, ma se la mazzetta, come del resto dichiara Pantone già dal lontano 2010 (The 2010 digital characterization data set is the new the-facto reference, not the printed books), è solo un riferi-

mento cartaceo indicativo, cosa definisce in modo inequivocabile un colore?

Il suo dato digitale, la sua descrizione in valori assoluti, definiti scientificamente secondo lo spazio colore Lab (o CIELAB). Nello spazio Lab i colori sono definiti secondo i valori di Luminosità, Tonalità e Croma: «Immaginiamo di trovarci in una grande stanza con un palo al centro: in basso il palo è nero, in alto è bianco e in mezzo ha tutte le sfumature di grigio: questo è l’asse della luminosità. Muovendoci intorno al palo incontriamo tutti i tipi di tonalità. Più ci allontaniamo dal palo, poi, più i colori diventeranno intensi definendo la croma. Combinando questi 3 elementi si ottiene la descrizione scientifica di un colore».6

Ma dove troviamo il dato digitale di ogni tinta Pantone? «Nella libreria colori presente in molte applicazioni grafiche, tra cui anche quelle di Adobe precedenti all’edizione 2023 (sul sito iridsystem.it/software/pantone/ è presente un tool chiamato Panto-Lab che fornisce i valori Lab equivalenti, ndr). A ogni corrispondenza di colore è associato il rispettivo valore colorimetrico in Lab, determinato con precise con-

dizioni di misurazione, generalmente D50/2°/M2, effettuate con lo spettrofotometro». Già, perché non basta avere l’indicazione dei valori che definiscono un determinato colore (per esempio 70/47/79), ma occorre anche dichiarare come è stato misurato in modo da riprodurre le stesse condizioni di misurazione e quindi valutare correttamente le differenze, o le tolleranze, tra un campione e quello che effettivamente si sta stampando. Il D50 indica la sorgente di luce, dove la D sta per luce diurna e il 50 per 5000 Kelvin (temperatura

della luce). Il secondo valore indica l’angolo di visione (2°), mentre il terzo indica in che misura tenere conto degli sbiancanti ottici contenuti della carta: M0, M1 e M2 sono presenti nei dati digitali di Pantone, mentre Photoshop usa solo il valore M2. Ora, tutto questo può decisamente disorientare, ma la cosa da sapere alla fine è che due spettrofotometri saranno allineati se avranno stesse condizioni di misura. Quindi un colore con valori Lab 70/47/79 misurato a D50/2°/M2 sarà riprodotto correttamente a parità di valori e condizioni.7

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Misurare, misurare sempre Lo spettrofotometro è uno strumento in grado tra l’altro di misurare due colori e di calcolarne le differenze in termini di ∆E₀₀ (si legge delta E 2000). Ora, senza addentraci in tecnicismi, un ∆E₀₀ 1 è la differenza minima percepibile da un esperto di cromia, mentre normalmente si percepisce una differenza di colore intorno a 3. Sembrerebbero questioni oziose da scienziati del colore, eppure l’impatto di usare un sistema di riferimento inaffidabile come la mazzetta stampata e di non effettuare misurazioni può essere dirompente. Se per esempio il colore che abbiamo scelto dalla nostra mazzetta ha un ∆E₀₀ 2 rispetto al dato digitale e quella dello stampatore, magari più usurata, ha un ∆E₀₀ 3, le due mazzette potrebbero differire di 5, ovvero una differenza decisamente sensibile. Pantone dichiara che il 90% dei suoi colori stampati rientra in una tolleranza di ∆E₀₀ 2, quindi già il 10% è fuori e 2 potrebbe diventare 4 sommando i ∆E₀₀ di due mazzette diverse. Di più: «All’ultimo TAGA Day – racconta Salicetti – confrontando il dato digitale delle guide del 2022 e del 2023 con le rispettive mazzet-

te stampate sono emerse disparità importanti. Per esempio, nella guida 2023 ben 283 colori su 2.134 avevano ∆E₀₀ 4 (13%) e 84 avevano ∆E₀₀ 5 (4%)». Insomma, tutti i membri della filiera, dal creativo allo stampatore, dovrebbero avere uno spettrofotometro perché è «uno strumento determinante per la valutazione dello stampato e perché consente di ottenere una misura oggettiva, precisa, affidabile e ripetibile nel tempo, eliminando il fattore soggettivo dell’osservatore con la relativa componente psicologica (quella che Salicetti chiama ‘occhiometro’, ndr) e le possibili distorsioni dovute alle condizioni ambientali di illuminazione».

Comunicare il colore Ora che abbiamo un sistema di rife-

rimento chiaro e un metodo universale per misurare i colori, dobbiamo imparare a comunicarli in modo corretto, tenendo conto che dovranno essere riprodotti, non solo a stampa. Si tratta in pratica di costruire una scheda in cui di un colore si dà la definizione assoluta in valori Lab, le condizioni di misurazione e i valori per ciascun uso, dal digitale alla stampa.

Convertire

Il modo più corretto per costruire questa scheda è partire dai valori in Lab del colore e convertirlo nei diversi spazi colore, partendo dall’RGB di cui è indispensabile dichiarare anche il profilo, perché profili diversi hanno gamut diversi, ovvero hanno diverse gamme di colori riproducibili: le applicazio-

ni web usano l’sRGB, mentre in prestampa si usa l’AdobeRGB, più ampio dell’sRGB, quindi con più colori. Dichiarare il profilo è fondamentale perché gli stessi valori RGB danno colori differenti a seconda del profilo: Photoshop alla mano il verde RGB 86/161/66 è visibilmente diverso in sRGB rispetto all’AdobeRGB.8 Per passare un colore da Lab in RGB è sufficiente, in Photoshop, con il profilo RGB corretto impostato, in Colori partire dal campione Lab e cambiarlo in RGB.9

Lo step successivo è la conversione in CMYK che verrà usata per la stampa in quadricromia se non si vuole usare una tinta piatta. Ovviamente chi produce l’inchiostro realizzerà la tinta piatta a partire dai valori Lab definiti in partenza e misurati secondo le con-

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dizioni di misura. Quando si converte in quadricromia si possono avere due approcci diversi: affidarsi alla conversione automatica che riduce al minimo il ∆E₀₀ tra colore di partenza e l’equivalente in CMYK o ottimizzare manualmente la conversione. Nel primo caso, si ottengono i valori di quadricromia esattamente come fatto per l’RGB, cambiando il Lab in CMYK, anche in questo caso con il profilo corretto (attualmente per la carta patinata si usa il PSO Coated v3 basato su FOGRA 51). Nel secondo caso, invece, si converte in automatico e successivamente si interviene sui valori per renderli più coerenti e più stampabili in termini di qualità, stabilità e riproducibilità, secondo alcune linee guida.

Ottimizzare Prendiamo per esempio il Pantone 362C che ha valori Lab 57/-44/43 e CMYK 70/12/99/1. Per prima cosa dobbiamo eliminare le percentuali molto basse di un inchiostro perché possono causare instabilità in fase di stampa e rendere il colore diverso non solo tra diverse tirature, ma anche all’interno della stessa: quell’1% di nero è assolutamente trascurabile e compensabile modificando leggermente le altre percentuali. Biso-

gna poi arrotondare i valori prossimi al 100%: il 99% di giallo dell’esempio, portato a 100% non comporta alcuna differenza visiva e in stampa sarà sempre il 100%.10 Infine, considerate la possibilità di ridurre il numero di inchiostri: un esempio di come si può intervenire è il Pantone 161C che convertito automaticamente diventa CMYK 31/61/73/58, ma è possibile ottenere lo stesso colore, eliminando il ciano, con M 48, Y 62, K 72.11 Questa tecnica si chiama sostituzione dei componenti grigi (GCR): poiché determinate combinazioni di CMY possono essere considerate grigie, è possibile sostituirle parzialmente o completamente con il nero. Meno colori significa meno lastre, meno inchiostro, costi inferiori, maggiore stampabilità e minori tempi di asciugatura. Attenzione però ai casi limite. Il grigio in sRGB 40/40/40, che convertito in CMYK PSO Coated ha valori 67/58/47/78, può essere semplificato in K 95, quindi un solo inchiostro grigio scuro e neutro, mentre nella conversione automatica, alla minima variazione in stampa dei colori si otterrebbe un grigio non più neutro, per non parlare del fatto che, con quelle quantità di inchiostro, potrebbero esserci problemi di essiccazione. Eppure il nero da solo

potrebbe non avere sufficiente carica e risultare scarico. Quindi? «La sostituzione della componente grigia è un’operazione che può essere effettuata in maniera puntuale anche sul singolo oggetto. Questo significa che la quantità di componente grigia può essere aumentata o diminuita a seconda delle esigenze del progetto, del contesto di utilizzo e del tipo di supporto: a volte potrebbe essere necessario aumentare la quantità di componente grigia per migliorare la neutralità in CMYK, altre volte potrebbe essere necessario diminuirne la quantità per essere più precisi e coerenti con le aspettative. Questa tecnica va utilizzata con piena consapevolezza per evitare di compromettere la qualità della stampa e la fedeltà dei colori. Nel dubbio è sempre bene chiedere allo stampatore».

Un colore stabile e riproducibile Indubbiamente, questi interventi potrebbero generare un colore che stampato si discosta minimamente dal campione di partenza, cosa che peraltro già accade quando si passa da RGB a CMYK a causa del diverso spazio colore: allora è meglio adattare il campione stesso per ottenere un colore riproducibile; del

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Il modo in cui vediamo un colore cambia in funzione delle condizioni di luce, di intensità e di incidenza, dagli altri colori circostanti e dalla psicologia

resto, come l’osservazione quotidiana suggerisce e molti esperimenti hanno dimostrato, al di là del ∆E₀₀ minimo percepibile, chi guarda ha una memoria del colore diversa dalla realtà (il rosso Coca-Cola è uguale al rosso Netflix?) e le condizioni di osservazione cambiano di continuo, influenzando la percezione. Il modo in cui vediamo un colore cambia in funzione delle condizioni di luce, di intensità e di incidenza, dagli altri colori circostanti e dalla psicologia: il solo fatto di essere chiamati a valutare un colore rende ipercritici, cosa che non siamo affatto in un supermercato.12 Definito il colore di base in Lab e i colori derivati nei diversi spazi colore con i relativi profili, è possibile estendere la descrizione ad altri sistemi, di cui il Pantone può essere uno, ma ce ne sono altri, come il RAL, utile per verniciare. Non resta che completare la scheda colore con alcune informazioni aggiuntive, ma altrettanto importanti, che devono essere conosciute da chi dovrà usare il colore descritto come i supporti e le finiture ammesse. La carta infatti è il cosiddetto “quinto colore” perché ha un punto di bianco, può essere colorata o avere sbiancanti ottici che influiscono sulla resa dei colori, così come

eventuali plastifiche o verniciature. Per rendersi conto del ruolo che gioca la carta e di quanto i valori Lab siano solidi in funzione delle condizioni di misura dichiarata, basti pensare che un verde CMYK 92/0/87/5 con valori Lab su patinata di 51/-56/22 ha una differenza ∆E₀₀ 23 rispetto allo stesso verde stampato con gli stessi valori CMYK su usomano (Lab 51/-38/7). 13

Dal colore reale a quello stampato

Tornando alla mazzetta Pantone stampata – che può essere ancora usata ma con la consapevolezza che è una guida per scegliere un colore – qual è il processo corretto per creare una scheda colore che descriva correttamente quanto si vede sulla mazzetta? Ovvero se voglio per esempio ottenere Pantone 113 C come lo vedo sulla mazzetta coated, il cui dato digitale darà un colore leggermente diverso, come ottengo il vero dato digitale di quello che vedo? «Misurando con lo spettrofotometro, correttamente impostato, il campione colore che vogliamo riprodurre, ottenendo così il dato digitale da utilizzare per la compilazione della scheda colore. In questo modo, si ottiene una misura oggettiva del colore,

che non dipende dall’occhio umano e dalle condizioni della mazzetta in uso, ma che è basata su informazioni spettrali dettagliate e precise. Inoltre, l’uso dello spettrofotometro permette di ottenere un dato digitale che può essere facilmente archiviato e condiviso con altre parti coinvolte nel processo produttivo, garantendo così la riproducibilità del colore nel tempo e la coerenza tra i vari lotti di produzione». Già, perché un campione di colore una volta descritto dovrebbe anche essere fornito come libreria a chi deve usarlo insieme alla scheda colore. Si parte da Illustrator, con il pannello colori vuoto ([Nessuno] e [Registro] non si possono eliminare) e impostando PSO Coated v3 come profilo di CMYK, e si crea un nuovo campione tinta piatta con i valori Lab desiderati, si procede poi duplicandolo e aprendolo per modificare le opzioni con i valori CMYK desiderati per i diversi tipi di carta e alla fine si esporta come libreria in ASE (Adobe Swatch Exchange). Ovviamente questo può essere fatto anche a partire dalle librerie Pantone (esportate dalle vecchie versioni dei programmi o abbonandosi a Pantone Connect), trattate però come uno dei possibili campioni e passando sempre dal corrispettivo dato in Lab.

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La carta infatti è il cosiddetto “quinto colore” perché ha un punto di bianco, può essere colorata o avere sbiancanti ottici che influiscono sulla resa dei colori

Mario Coppola e Antonella Coppola

CEO E MARKETING MANAGER DI SO.VE.MEC.

Antonella Coppola è specializza in Marketing e Business internazionale. Dopo aver lavorato come Assistant Brand Manager Marketing in un’azienda di import e posizionamento di prodotti italiani in Cina, nel 2019 torna in Italia e crea l’ufficio Marketing all’interno dell’azienda di famiglia, occupandosi sia di vendite sia promuovendo il profilo aziendale in eventi, fiere e contest.

Mario Coppola si è specializzato in Economia e commercio, lavorando fin da piccolo nell’azienda di famiglia in concomitanza con gli studi. Ha imparato l’arte della stampa acquisendo sempre di più le abilità da stampatore che gli consentiranno di investire sempre di più nelle nuove tecnologie per ampliare la produzione aziendale.

L’etichetta che sfida il buio

So.ve.mec.

La So.ve.mec. nasce da un’idea di Antonio Coppola a Nola (NA) nel lontano 1984 come azienda per modulistica varia e successivamente si apre anche al settore delle etichette adesive. Negli anni a seguire, grazie all’ingresso in società delle nuove generazioni, si specializza con stampe a caldo, rilievo a secco, serigrafia tattile e oro tridimensionale. Infine, in risposta alle esigenze del settore del beverage, la So.ve.mec. decide di avviare anche un reparto produttivo dedicato al packaging, offrendo ai suoi clienti capsule per bottiglie di vino, olio, liquori etc.

L’etichetta, nel mondo del packaging, ha vissuto una profonda e radicale evoluzione: da elemento puramente informativo del prodotto è diventato strumento potentissimo di comunicazione e marketing. Per questa ragione, oltre alla scelta della carta e delle diverse nobilitazioni, è fondamentale anche la scelta dei colori da utilizzare. La nuove tecnologie di stampa hanno ampliato notevolmente la gamma di colori e di vernici applicabili sull’etichetta, soddisfacendo cosi nuove esigenze di mercato come quella di rendere visibile l’etichetta anche al buio con uno stupefacente effetto “glow in the dark”. Ma come si ottiene?

Basta un poco di fosforo

La vernice fosforescente, come suggerisce il nome, è una vernice liquida ad alta luminosità che ha la peculiarità di brillare al buio. Il processo di realizzazione è di per sé piuttosto semplice: vengono aggiunti dei pigmenti fosforescenti, in questo caso polvere di fosforo, a una vernice trasparente che poi viene applicata sull’etichetta nello stesso modo in cui vengono applicati i

colori tradizionali. Ma come fa questo pigmento a brillare nel buio? In breve la vernice fosforescente assorbe la luce, “caricandosi” e poi rilasciandola in un ambiente buio. Non tutti i colori possono essere fosforescenti, infatti abbiamo a disposizione solo cinque tonalità: giallo, verde, arancione, rosso e fucsia, ma i colori che riescono a garantire i livelli di luminosità più soddisfacenti e più a lungo sono il verde e il giallo, colori forti che si ricaricano molto rapidamente e possono brillare fino a diversi giorni. Generalmente questi colori riescono a brillare in una stanza buia per un’intera notte. La luminosità si attenua gradualmente col passare delle ore, fino a scaricarsi.

Bottiglie in “abito da sera”

La vernice fosforescente sull’etichetta rappresenta un trend sempre più in voga. Viene utilizzata soprattutto sui prodotti che generalmente vengono consumati di sera quali liquori e spirits, poiché dà la possibilità di rendere visibile la bottiglia anche in posti non totalmente illuminati come club o loungebar. Da un punto di

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DI LABELING
PERCORSI

vista tecnico è richiesta una certa esperienza, perché malgrado venga applicata come una comune vernice, bisogna sapere dosare le quantità. Il ruolo dell’operatore di stampa ha dunque particolare rilevanza in questa tecnica, in quanto deve miscelare la giusta dose di polvere al fosforo con la vernice tradizionale. Se la composizione finale non è equilibrata, il rischio è quello di ottenere una vernice poco trasparente e lucida, oppure un effetto fosforescente a bassa intensità. La vernice può essere applicata su ogni tipo di supporto, ma più liscia sarà la carta più il risultato sarà pulito; bisogna inoltre considerare che il colore sarà visibile solo al buio, quindi anche in fase di progettazione grafica l’etichetta deve essere studiata in ogni minimo particolare affinché possa armonizzarsi con la vernice scelta. Può essere applicata anche su una grafica che presenta un colore totalmente diverso rispetto a quello fosforescente dal momento che, alla luce, la vernice si presenta trasparente ed è solo al buio che rivela il suo vero colore, oppure si può sfruttare l’elemento sorpresa facendo comparire una scritta o un grafismo non visibile durante il giorno.

Progetti “glow in the dark” realizzati da So.ve.mec. con Basile ADV La vernice fosforescente viene utilizzata soprattutto su prodotti di nicchia. L’effetto ottenuto è particolarmente ricercato, e sono due i progetti che possono esemplificare al meglio la sua applicazione: “1861” e “Unlimited Ideas”, entrambi realizzati dal designer Andrea Basile di Basile ADV. Il progetto “1861”

prende questo nome dal suo prodotto, un gin che racchiude 20 erbe botaniche appartenenti ad ogni regione d’Italia e omaggia, quindi, l’anno dell’Unità. Il progetto consiste in due etichette, una frontale e una retroetichetta. Le tramature di fondo dell’etichetta frontale sono realizzate tramite un debossing a registro che sulla carta utilizzata (Heritage) aumenta l’effetto trasparenza. La stampa a caldo è un argento opaco con microincisione. Il rilievo a secco è presente in varie forme sull’etichetta: rilievo classico sul numero 1861 e le varie cornici di fondo, mentre sulla stella in alto il rilievo a cuspide amplifica l’effetto tridimensionale. Sul retro è presente sia la vetrofania sull’adesivo sia la vernice fosforescente sul disegno. L’immagine di Euterpe e delle botaniche utilizzata nella retroetichetta è stata ottenuta con la tecnica della Linoleografia. La matrice è stata creata a mano, con l’accuratezza e la sapienza degli artigiani ottocenteschi. La musa raffigurata sulla retroetichetta ha un colore scuro che diventa verde fosforescente al buio.

Discorso diverso invece per il progetto “Unlimited Ideas”. Il prodotto in questo caso è una birra in lattina, il cui pack è stato progettato in sei diverse varianti abbinate due a due: una volta sovrapposte, le coppie di lattine compongono tre immagini diverse. La vernice fluo è stata utilizzata in modo diverso dal primo progetto: sfruttando l’elemento sorpresa, la scritta “Unlimited ideas” realizzata con la vernice trasparente, normalmente invisibile, compare solamente al buio.

49 PERCORSI DI LABELING

Tassoni, il lusso di osare

Audace

ammaliante, ruvida, senza compromessi. Per sua natura controcorrente, sfida i canoni convenzionali inventandosene di propri, definendo così i codici di una inedita eleganza: sgargiante, anticonformista, opulenta, colorata. È il volto inedito di Tassoni, che in occasione del suo 230esimo anniversario sceglie di inaugurare una “nuova era” con un deciso riposizionamento e il rilancio della storica e omonima Cedrata, prodotto cult per tante generazioni, che aspira a diventare luxury soft drink italiano per eccellenza. La sfida per il brand, entrato a far parte del Gruppo Lunelli nel 2021, è quella di porsi come punto di riferimento per i migliori retailer e punti di consumo in Italia e nel mondo, offrendo una proposta da intenditori con un’immagine capace di farsi notare.

La veste studiata per Tassoni si addice dunque a un marchio che, dopo due secoli di storia, è entrato a far parte dell’immaginario collettivo del nostro Paese: tradizione e innovazione si coniugano, per rivivere i fasti di un’epoca gloriosa con lo spirito edonista di un tempo, unito a uno stile eccentrico e contemporaneo. La nuova identità della marca ne valorizza infatti le caratteristiche di autenticità e storicità,

50 SPAZIO ROBILANT ASSOCIATI

Andrea Bandiera

Direttore Creativo e Partner di Robilant Associati dal 2010, ha cominciato la sua carriera in agenzia nel 2000 dopo il diploma in Graphic Design all’Istituto Europeo di Design. Sin dal principio il suo approccio visionario, creativo, eclettico al branding l’ha portato alla realizzazione di progetti di brand identity, packaging, special edition & activation, advertising e retail per un ampio numero di clienti nazionali e internazionali. Oggi Andrea Bandiera è parte del board alla guida dell'azienda. Appassionato di comunicazione, indaga con particolare attenzione l'ideazione di nuove modalità espressive per la marca, attraverso video, nuove tecnologie digitali e workshop. È anche docente di Packaging Design.

ma le reinterpreta in chiave moderna e punta a coinvolgere le nuove generazioni attraverso immagini ispirate al mondo della moda. Il restyling parte dalla famiglia Cedrata, destinata a una clientela sofisticata, alla ricerca dell’essenza della tradizione italiana, ma abbraccia l’intera collezione, che si arricchisce di prodotti concepiti per la mixology di alta gamma. La storica bottiglietta a buccia di cedro è resa ancora più iconica con un rilievo ben visibile del logo – evoluzione di una storica versione presente nell’Heritage di marca – e della data di fondazione, che sottolinea il legame con il proprio territorio, il Lago di Garda. Un lavoro ispirato dal-

la materia del frutto madre, con le sue naturali imperfezioni e la sua inaspettata sensorialità: fuori una scorza dura e spessa, dentro un cuore dolce e sorprendente. Un nuovo tappo riprende nei colori la confezione, resa più elegante con richiami allo stile floreale Liberty, e le nuove etichette, che passano dalla plastica alla carta, coerentemente con l’impegno verso la sostenibilità dell’azienda. Alla gamma dei sodati si unisce un Gin di nuova concezione, con un packaging iconico che recupera la medesima texture a buccia di cedro, riproposta in una forma che richiama il patrimonio storico della marca, arricchita da un tappo disegnato ad hoc per creare

una nuova icona di questa categoria. Parte del progetto anche il sofisticato design del nuovo bicchiere di Tassoni, una coppa di champagne ispirata da antiche illustrazioni ritrovate nell’archivio storico dell’azienda, che ritraevano momenti di consumo conviviale della cedrata. Gusto e identità rimangono quelli che hanno decretato la fortuna di Tassoni e ne hanno costruito il mito nel tempo. I valori di naturalità, saper fare artigianale e qualità Made in Italy rimangono ben saldi, ma oggi c’è qualcosa in più: è quel “lusso di osare” – questo il payoff ideato per la marca – che tutti, una volta nella vita, vorremmo concederci.

51 SPAZIO ROBILANT ASSOCIATI

IL PACKAGING NEI NEGOZI DI LUSSO DEL FUTURO

Fedrigoni lancia Symbol Pack, una nuova gamma di carte premium pensata per soddisfare le tendenze di packaging nel settore della vendita al dettaglio.

Crescente attenzione alla sostenibilità, possibilità di vivere nuove esperienze e personalizzazione: sono questi gli orientamenti attuali del mondo retail. A caratterizzare i punti vendita del presente e del futuro sono un approccio minimalista e allo stesso tempo fondato su esperienze in grado di consolidare il legame con i brand, insieme a una costante e consapevole attenzione verso l’uso di materiali biodegradabili e riciclabili, sia negli allestimenti sia per quanto riguarda il packaging dei prodotti in vendita. Da queste considerazioni emerge la necessità di individuare soluzioni pregiate e, allo stesso tempo, sostenibili in grado di intercettare le esigenze del mercato, come Symbol Pack: una carta dall’eccellente grado di bianco che consente ai designer diversi tipi di nobilitazioni e di stampe: è come una tela sulla quale creare packaging e progetti di design in grado di emergere

nell’essenzialità del retail e restare nella memoria dei consumatori.

Formati che sorprendono

Coinvolgere le persone che visitano i punti vendita significa offrire loro un’esperienza positiva all’interno di spazi che, spesso, sono molto essenziali nel loro allestimento, lasciando alle confezioni dei prodotti esposti il ruolo da protagonista. È in questa evoluzione del concetto di negozio fisico che si inserisce Symbol Pack, la nuova gamma di carte Fedrigoni che offre eccellenti prestazioni meccaniche e un’ottima resa estetica. Symbol Pack è stata sviluppata espressamente per creare packaging prestigiosi e confezioni di lusso di ogni forma e dimensione. Una gamma di carte ideali per la vendita al dettaglio, in cui il coinvolgimento sensoriale del cliente è cruciale nel determinare le sue scelte d’acquisto.

52 GRANDANGOLO

L’estetica della sostenibilità

La nuova consapevolezza della scarsità delle risorse sta guidando sempre più aziende verso un consumo e una produzione più sostenibili, mettendo i bisogni della natura al centro dei processi decisionali. Nell’arco di pochi anni il packaging dei prodotti nei punti vendita ha già subito notevoli trasformazioni, e anche in futuro le aziende stesse daranno sempre più spazio alla semplicità, con prodotti utili, desiderabili e adattabili alle caratteristiche della vita quotidiana, orientando le loro proposte alle persone, non ai consumatori. Il valore del lusso deriverà meno dal costo o dallo status di un oggetto e molto più dal design e dalla capacità dei brand di infondere ai prodotti una forte componente emozionale.

Un packaging che rimane oltre l’esperienza in negozio

La creatività di designer e stampatori può beneficiare delle peculiarità della gamma completa di Symbol Pack, che si comporta al meglio in cartotecnica e fornisce un’eccellente stampabilità: le sue caratteristiche meccaniche la rendono resistente alle cordonature e durevole nel tempo, mentre la superficie liscia e dall’alto punto di bianco ne fanno il supporto ideale per ogni tecnologia di stampa e illimitate possibilità di nobilitazione. I cartoncini

Symbol Pack sono infatti realizzati in pura cellulosa E.C.F., certificati FSC®, e l’alta qualità delle materie prime permette di raggiungere ottimi risultati con la stampa a caldo e a secco. Packaging e astucci sono naturalmente solo alcune delle possibili applicazioni dei prodotti della gamma

Symbol Card & Pack: dalle shopper alle etichette fino ai biglietti d’auguri promozionali. I brand che vogliono essere presenti nei luxury store del futuro possono contare sull’offerta integrata del Gruppo Fedrigoni per una comunicazione coordinata in grado di valorizzare la marca e imprimersi nella memoria.

53 GRANDANGOLO

AL

FUTURO" DEL

ECO FIB RE TESSILE

54 TEXTILE
di CATERINA PUCCI

L’innovazione sostenibile nell’ambito dell’industria tessile sta facendo passi da gigante. La sostenibilità dei prodotti e dei processi è diventata una priorità per molti brand, e l’idea di realizzare supporti a partire da scarti organici, che fino a pochi anni fa sembrava fantascientifica, è diventata realtà. Nel mercato delle ecofibre, che nel 2021 ha raggiunto i 35 miliardi di dollari, sempre più aziende lavorano alla produzione di fibre alternative derivate dalla canapa, dalla pasta di legno, dai fondi del caffè, dalle alghe. Esiste un’industria emergente legata alla produzione di coloranti naturali per sostituire le sostanze tossiche usate tradizionalmente per trattare e colorare le fibre. Recentemente, Stella McCartney ha lanciato una collezione di denim biodegradabili prodotti con l’innovativo tessuto stretch COREVA, firmato da Candiani (di cui abbiamo parlato nel numero 96 di PRINTlovers). Aziende come Salvatore Ferragamo e H&M, per la linea Conscious Collection, utilizzano Orange Fiber, ottenuta dagli scarti di lavorazione delle arance e Hugo Boss ha prodotto le sue vegan sneakers in Piñatex, alternativa alla pelle prodotta utilizzando le foglie di ananas. La sfida più ardua consiste nel convertire le singole iniziative in un cambiamento strutturale. Nelle prossime pagine, proviamo a fare il punto della situazione, attraverso le esperienze e buone pratiche di professionisti del settore.

La sostenibilità come driver dell’innovazione nella moda

Per cominciare questo viaggio alla scoperta dei materiali bio-based abbiamo intervistato Anna Pellizzari, Executive Director di Materially, che da vent’anni mette in contatto produttori e aziende alla ricerca di soluzioni sostenibili. Innanzitutto, bisogna precisare che nel settore tessile le fibre “bio-based” non sono un’innovazione recente: anzi, il tessuto è nato partendo da fibre naturali (canapa, lino, cotone). Con l’industrializzazione dei processi e del mercato, ricerca e sviluppo hanno portato alla creazione di fibre cellulosiche artificiali, la viscosa in primis, che sono basate sulla trasformazione chimica della cellulosa per generare un filato con caratteristiche

55 TEXTILE
Se è vero che il tessuto è nato partendo da fibre naturali (canapa, lino, cotone), l’industrializzazione ha portato alla nascita e diffusione su larga scala di fibre sintetiche e artificiali. E oggi che la sostenibilità è una priorità per i brand, l’innovazione si concentra soprattutto su nuovi supporti bio-based. Ma cosa sono esattamente, e come vengono realizzati? Proviamo a dare qualche risposta insieme ad Anna Pellizzari (Materially), Laura Fiesoli (Museo del Tessuto), Francesca Nori (Vérabuccia®) e Roberto Lucini (Creazioni Digitali).
A sinistra e in basso: Ananasse™ | Vérabuccia®

meccaniche e proprietà performative diverse rispetto alle fibre naturali. In modo analogo vengono create fibre artificiali da fonti bio-based come l’olio di ricino (per il nylon) o polisaccaridi (per il poliestere) ma anche da polimeri naturali come chitina, caseina, etc. «Con il forte incremento del consumo tessile negli ultimi anni, che tra l’altro si stima raddoppierà entro il 2030, è aumentato l’interesse verso fonti di materie prime alternative a quelle utilizzate attualmente, in particolare la cellulosa, largamente disponibile» spiega Pellizzari. «La ricerca si sta concentrando in particolare sui processi innovativi per rendere la filiera meno impattante: ad esempio si punta a rendere accessibili fonti di cellulosa inesplorate, come i sottoprodotti della filiera agroalimentare e forestale». Un caso esemplificativo è il progetto di ricerca e innovazione “GRETE - Green chemicals and technologies for the wood-to-textile value chain” che ha portato alla messa a punto di processi di modifica per la pasta di legno, rendendola utilizzabile nella rigenerazione di fibre tessili. Al di là della materia prima utilizzata, sono soprattutto i processi di trasformazione a definire l’impatto ambientale della filiera tessile: l’uso di prodotti chimici difficili da gestire, o l’ingente consumo di acqua dolce. «Per essere rilevanti per il mercato e poter essere scalate industrialmente, le “nuove” fibre devono avere le stesse caratteristiche tecniche delle fibre tradizionali. Un esempio interessante sono i processi sviluppati da Nike per la manifattura additiva nel tessile: dapprima applicati nella calzatura, con la tecnologia Flyknit, e ora anche all’apparel con la Nike Forward Platform, puntano a ridurre l’impatto in maniera complessiva, tagliando passag-

gi produttivi, eliminando gli sprechi di materia prima e in ultima analisi abbattendo le emissioni» aggiunge Pellizzari. «I grandi brand del lusso, a partire dal Gruppo Kering, sono già impegnati a fare della sostenibilità il primo driver dell’innovazione, supportando la ricerca, sponsorizzando start-up, partecipando ai tavoli collettivi per dare alla moda nuove regole. Il rischio è di eccedere nella comunicazione sui materiali cosiddetti “green”, generando confusione nel consumatore su cosa sia effettivamente efficace. Il greenwashing, purtroppo è ancora molto forte».

Per quel che riguarda i processi di stampa, i tessuti in fibre sintetiche bio-based non presentano limitazioni tecniche rispetto a quelle tradizionali. Anzi, in alcuni casi è addirittura possibile migliorare le performance. «Ad esempio la fibra sviluppata nell’ambito del progetto GRETE facilita l’assorbimento di colorante permettendo di ridurre il consumo idrico nei processi di finissaggio. Esistono delle interessanti pellicole a trasferimento termico prodotte utilizzando inchiostri derivati da colori estratti naturalmente dagli alimenti. Si tratta di inchiostri base acqua costituiti dal 18% da cioccolato e dal 15% da estratto di fragola, ma anche con colori derivati dal tè matcha. Sono supporti conformi alle certificazioni OEKOTEX e REACH e possono essere applicati a diversi tessuti naturali e sintetici, nonché a pelle e velluto, attualmente presenti nel database Material ConneXion, di cui siamo partner in Europa».

Tra le start-up che hanno ricevuto diverse manifestazioni d’interesse nel settore della moda, portando allo sviluppo di diverse capsule col-

lection, Pellizzari cita Infinited Fiber, con la fibra Infinna™, e Spinnova, che propone un processo a suo dire ancora più sostenibile. La prima è una fibra cellulosica realizzata attraverso un processo a base di liquidi ionici, già testata da diversi brand, come ad esempio Tommy Hilfiger che l’estate scorsa ha lanciato una collezione di magliette. Spinnova invece ha realizzato una capsule con Adidas, in cui la fibra viene utilizzata in blend con cotone per realizzare il filato usato in una linea di hoodies.

Che cosa significa, oggi, “sostenibile”?

Il Museo del Tessuto di Prato è il più grande centro culturale d’Italia dedicato alla valorizzazione dell’arte e della produzione tessile antica e contemporanea. Al suo interno, nel 2021, è stata inaugurata la Textile

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Si punta a rendere accessibili fonti di cellulosa inesplorate, come i sottoprodotti della filiera agroalimentare e forestale —
A sinistra: Ananasse™ | Vérabuccia® In basso: GRETE: dal legno alle fibre cellulosiche | Materially

Library, un archivio di tessuti, fibre, filati e materiali contemporanei sempre aggiornato e in continua evoluzione. I materiali provengono da aziende leader internazionali di ogni settore, da start-up e da centri di ricerca. Un ruolo di primo piano viene svolto dalle aziende del distretto tessile di Prato: lanifici, aziende di filati e di materie prime, rifinizioni e tintorie sono i principali contributor della Textile Library. In questo modo il museo intende comunicare il rapporto che lo lega fin dalle sue origini al contesto produttivo del territorio valorizzando le capacità innovatrici e il know-how tecnico e stilistico. Particolare attenzione è dedicata alla circular economy e all’innovazione sostenibile. «Quello che emerge dalla raccolta è che esistono effettivamente dei materiali già commercializzati e industrializzati che potrebbero sostituire ampiamente i tessuti tradizionali, apportando benefici all’ambiente, attraverso l’impiego di fibre riciclate o provenienti da fonti rinnovabili» spiega Laura Fiesoli, Textile Expert e curatrice della Textile Library. «Al tempo

stesso è chiaro che i materiali tessili sostenibili sono solo un elemento di un modello di business nuovo e circolare che l’industria della moda dovrebbe adottare e che comprende un nuovo utilizzo delle risorse energetiche, della logistica e in gran parte un nuovo modo di intendere i diritti umani e dei lavoratori».

La sostenibilità è un valore che l’azienda produttrice ricerca in tutto il processo di produzione. Se un tessuto naturale è prodotto con un abuso di risorse energetiche o non rispettando i diritti dei lavoratori, allora non si può definire sostenibile. Sostenibilità è un valore che riguarda il prodotto e il processo allo stesso modo. «Le aziende virtuose in Italia sono moltissime, specialmente nel distretto pratese che seguiamo più da vicino. Quello che va superato è senz’altro lo scoglio dell’immissione in un mercato della moda dominato dal fast fashion e quindi da prezzi bassissimi. Purtroppo in generale ancora oggi un prodotto sostenibile ha un costo maggiore e non tutti i brand sono disposti a pagare di più la materia prima sacrificando il proprio margine di profitto».

Tessuti per la moda a partire dagli scarti

Tra le aziende presenti nella Textile Library c’è Vérabuccia®, progetto di economia circolare fondato nel 2020 da Francesca Nori e Fabrizio Moani, grazie al quale la buccia della frutta si trasforma in un nuovo materiale. Grazie al supporto tecnologico di un’azienda chimica del settore italiano dalla visione innovativa, l’idea di utilizzare la “pelle” della frutta, sviluppata da Nori nel corso degli studi accademici, si è concretizzata. Nasce così Ananasse™, il primo prodotto

A sinistra: Dettaglio del campionario messo a punto dalla Textile Library | Museo del Tessuto di Prato

In basso: GRETE, dal legno alle fibre cellulosiche | Materially

ottenuto dall’ananas per mezzo di un innovativo processo produttivo (brevettato) che conferisce alla buccia le caratteristiche di applicazione e stabilità di un tradizionale pellame senza trasformare o appiattire l’epidermide dell’ananas, mantenendo l’aspetto estetico iniziale dalla superficie scagliosa del vegetale, simile a quella di un rettile, ma acquisendo nuove e performanti caratteristiche di applicazione.

Ananasse™ viene prodotto in fogli di dimensioni ridotte ma gestibili e quindi variabili in relazione all’impiego finale. A monte delle fasi di asciugatura, rifilatura e pressatura il materiale viene sottoposto a un ulteriore passaggio finale (attualmente manuale) sulla texture, nel caso di variante senza brattee (cioè le naturali alette presenti in superficie) dando vita a un’ulteriore proposta estetica, che non pregiudica né la struttura o il tipo di applicazione. La colorazione come le diverse lavorazioni attuabili sulla superficie (foratura, laseratura, fustellatura o incisioni) permettono di diversificare ulteriormente l’aspetto originario e di originare innovativi e diversificati effetti cromatici e di texture.

«La sostenibilità è il presupposto necessario per un progetto duraturo per l’essere umano e il suo habitat, raggiungibile solo attraverso l’investimento costante in ricerca e sviluppo, al fine di ottenere risposte e proporre azioni migliori a metodi e modelli di business attuali. Non crediamo che le nuove tipologie materiche rappresentino un fattore critico limitante per le operazioni di stampa se pensiamo, ad esempio, al processo della stampa 3D industriale, implementato da matrici proprio a base biologica rinforzate con fibre naturali, ma la tendenza estetica che emerge

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negli ultimi anni è sicuramente più rivolta a lasciare i materiali il più “naturale” possibile» spiega Nori.

Vérabuccia® si rivolge a un mercato composto, attualmente, principalmente da brand del settore della moda e del design appartenenti a una fascia alta, quella del luxury, più consapevoli o in fase di transizione, spesso anche con background importante legato al pellame animale, ma che vogliono tanto affermare il loro impegno verso il pianeta e le sue specie quanto contraddistinguersi nell’utilizzo della materia prima impiegata senza rinunciare al piacere estetico e tattile, grazie all’uso di innovativi materiali a base biologica. A seguito di importanti feedback ricevuti nel 2022 con l’inizio della distribuzione del campionario e realizzazione dei primi prototipi, a gennaio 2023 vengono intrapresi in Italia importanti processi di upgrading materici volti ad ampliare la richiesta d’uso e di applicazione del materiale.

«Il nostro team si avvale di figu-

re esterne complementari, con competenze decennali per la gestione degli ambiti non di specifica competenza ed è costantemente al lavoro per cercare di apportare se pur in piccolo ad oggi, il proprio valore aggiunto, continuando a ottimizzare la tecnologia brevettata attraverso la ricerca e lo sviluppo anche grazie a continuative sinergie con esperti del settore e parallelamente impegnandosi a livello sociale» aggiunge Nori. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, la più recente è l’esposizione in occasione della cerimonia dei Wemed Mediterranean Sustainability Award 2022, svoltasi al San Pau Recinte Modernista di Barcellona. Sempre a novembre, Vérabuccia® è entrata a far parte dell’Italian Circular Economy Stakeholder Platform (ICESP). «L’obiettivo futuro è favorire la creazione di simbiosi industriali per riuscire ad entrare nell’economia circolare attuale e introdurre attivamente Vérabuccia® nei settori della moda e del design».

A sinistra: tecnologia per la stampa del bianco all’interno del CreŌ Center | Creazioni Digitali

A destra, dall’alto: inchiostri per stampa transfer con contenuto derivati dagli scarti di cioccolato e frutta | Courtesy Material ConneXion®

Le ecofibre si possono stampare in digitale?

Creazioni Digitali ha iniziato a occuparsi di stampa sostenibile nel 2016 cominciando a progettare l’inserimento nella propria offerta produttiva della stampa tessile digitale a pigmento, ovvero una stampa digitale diretta a base acqua su tessuto multi-fibra (GreenDrop). Fino ad allora, ma ancora oggi, la tecnologia più utilizzata è stata quella a sublimazione, che pur non utilizzando acqua permette solo la stampa di tessuti mono fibra. Nel 2021 la partnership con l’israeliana Kornit Digital ha portato alla creazione di un Centro Sperimentale (CreŌ - Creation Opportunity) che permette, oltre alla normale produzione, di sperimentare nuovi sviluppi e di offrire anche a piccole start-up innovative di stampare i propri prodotti in piccole quantità. Le macchine Kornit Digital garantiscono un risparmio d’acqua pari a 4995 lt x 1000 m, che richiede poi un trattamento per la sua purificazione. «Fino a qualche anno fa il problema dell’impatto ambientale dell’industria tessile non era particolarmente sentito, tanto che alle nostre proposte rispondevano con un interesse di facciata, ma non operativo. Dal 2020 invece la corsa al “green” è esplosa e non sempre con intenzioni coerenti» spiega Roberto Lucini, fondatore di Creazioni Digitali. «I brand si stanno allineando e soprattutto chiedono con sempre maggiore insistenza alla propria filiera questo aggiornamento. Dal nostro punto di vista, per efficacia quantitativa, l’impegno è soprattutto quello di offrire una stampa digitale sostenibile nella produzione classica dei tessuti. Ovviamente la sperimentazione riguarda anche tessuti con alto grado di sostenibilità».

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La sostenibilità è il presupposto necessario per un progetto duraturo per l’essere umano e il suo habitat

La Tipografa Toscana

MMartina Vincenti perde la testa per la tipografia già durante gli studi di grafica pubblicitaria. Cerca, restaura e cataloga caratteri mobili di legno e metallo per il suo archivio, il laboratorio de "La Tipografa Toscana". Accantona il pc per il tirabozze, la pedalina e una Hohner. Si innamora della stampa manuale, dei gesti lenti, del valore che il processo analogico dà alla progettazione e al design finale. Nei poster che realizza l’inchiostro imprime la potenza delle parole sulla carta e al tempo stesso racconta e conserva la storia che appartiene ai Tipi che ha messo sotto torchio. Ogni copia è unica, ogni stampa è studio, precisione e pazienza. I suoi lavori sono fatti in collaborazione con artisti, musicisti e poeti.

59 di CHIARA BISSOLO TIPOGRAFIA

Come ti sei avvicinata al mondo della stampa a caratteri mobili?

Ho studiato grafica e tecniche di stampa. Sono sempre stata affascinata dalla tipografia, tanto che nel mio modo di progettare i caratteri tipografici aveva un ruolo fondamentale. Ho lavorato per Oliviero Toscani e nel suo studio l’attenzione per l’aspetto tipografico era altissima. Per sette anni, poi, ho insegnato grafica e tecniche di comunicazione multimediale negli istituti superiori, alternando l’incarico con il mio lavoro da designer freelance. Sono una persona curiosa, sempre in cerca di stimoli e un giorno, cinque anni fa circa, ho partecipato a un workshop di stampa a caratteri mobili. Così, improvvisamente, tutto ciò che avevo studiato sui libri è diventato tangibile. Sono rimasta folgorata dalle macchine e dai caratteri, ma più di tutto mi ha colpito, in modo sorprendente, realizzare

quanto “un mestiere che non esiste più”, con tutte le difficoltà dell’analogico, avrebbe potuto modificare e stimolare il mio modo di progettare. Ho iniziato a considerare il design da un altro punto di vista e, per quanto escludessi di intraprendere quella strada, quel giorno cambiò tutto. Dopo pochi mesi avevo già il mio primo tirabozze, un alfabeto di legno pieno di tarli e una cassettiera malmessa destinata alla discarica (a pensarci ora mi viene da ridere).

Quale valore storico ritieni che abbiano, oggi, i caratteri tipografici per l’Italia?

I caratteri mobili raccontano la storia del nostro Paese. Ripercorrono le varie epoche testimoniando tendenze, stili, mode. Negli anni ‘80 e ‘90 del Novecento ne sono stati buttate tonnellate. Il piombo è finito

in fonderia e i caratteri sono diventati, ahimè, pallini da caccia. I Tipi di legno spesso sono finiti nei camini. Le nuove tecniche di stampa imponevano alle tipografie di far spazio a nuove macchine, per questo gran parte del patrimonio tipografico esistente è andato perso. Non tutto però, per fortuna. Il collezionismo non fa per me: io cerco caratteri per utilizzarli e per inserirli in un nuovo contesto in cui il design moderno si intreccia con attrezzature in uso secoli fa. Quello che mi interessa, oltre a salvare caratteri e far crescere il mio archivio, è raccogliere informazioni sulle tipografie che hanno usato questi materiali prima di me. Dietro ogni tipografia che chiude ci sono storie che si intrecciano, famiglie cresciute tra compositoi e cassetti pieni di caratteri. Questo è ciò che più mi lega al progetto.

i caratteri mobili raccontano la storia del

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nostro paese. ripercorrono le varie epoche testimoniando tendenze, stili, mode.

ALFALEGO

«Ho dei ricordi nitidissimi della mia infanzia. Ricordo il Meccano, Forza Quattro, i Cavalieri dello Zodiaco. Non ho mai giocato con le bambole. Mai. Barbie e Ken per me son sempre stati due sfigati. Ricordo la grafica dei giochi Arcade e le musichette che accompagnavano ogni partita. Ricordo i mattoncini Lego dimenticati sul tappeto che puntualmente calpestavo a piedi nudi. Nostalgia? Forse sì. E se questi ricordi del passato si ritrovassero tutti dentro ad un solo poster? Vi presento A L F A L E G O, il progetto più difficile e più entusiasmante realizzato fino ad oggi, ispirato ai pixel e alla tipografia a 8 bit. Un po’ di numeri: la matrice di stampa dell’alfabeto è stata creata con 1.570 Lego Dots (per ogni colore ho realizzato una forma diversa). 7 colori, quasi 2 mesi di lavoro, 50x70 cm il formato di stampa».

Che potenziale ha la stampa tipografica oggi?

Chi si occupa di stampa a caratteri mobili conosce bene le difficoltà legate a questo mestiere. La stampa è solo l’ultima tessera di un mosaico assai più articolato: caratteri, macchine e attrezzature devono essere trovate, restaurate e allestite all’interno di uno spazio di lavoro ben organizzato. La sfida è tutta mia, ma ce n’è un’altra importante allo stesso modo: si tratta di coinvolgere le persone e portarle nel mio mondo, facendole guardare attraverso i miei occhi. Chi acquista una stampa artigianale deve essere coinvolto nel processo di produzione per poterne apprezzare tutte le sfaccettature. Mi rivolgo a un mercato di nicchia, ne sono consapevole, ma sempre più persone favoriscono la possibilità di ritrovarsi in una dimensione più piccola, abbracciando progetti che prediligono la lentezza dell’analogico alla velocità del digitale.

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo processo di raccolta, analisi e identificazione?

In questo mestiere è tutto molto complesso e, contemporaneamente, tutto molto stimolante. Ricerca, restauro, identificazione e archiviazione sono fasi tanto lunghe

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MARTINA VINCENTI

Martina Vincenti, in arte La Tipografa Toscana, nasce nel 1985 e studia Grafica pubblicitaria, specializzazione in Tecniche delle industrie grafiche. Il primo lavoro è nello studio di Oliviero Toscani come graphic designer. Poi lavora come designer, intervallando le collaborazioni con agenzie di comunicazione con l’insegnamento presso istituti superiori. Nel 2019 perde la testa per la tipografia, molla il digitale e torna a Gutenberg. Si stampi chi può.

quanto faticose. Spesso sono immersa nella polvere. In molti casi, le fonderie e xilografie italiane producevano i caratteri copiando il disegno da quelle francesi o tedesche, per esempio, e di conseguenza identificare i caratteri e risalire alla loro provenienza non sempre è così immediato. I campionari sono molto difficili da trovare, ma fondamentali per ricostruire la storia dei Tipi. È un lungo lavoro di ricerca e studio, che richiede pazienza e attenzione. Riuscire a collocarli nel tempo, però, è una delle soddisfazioni più belle.

Nella fase lavorativa, hai accantonato completamente l’utilizzo di strumenti digitali?

Ho una versione di Adobe Illustrator del 2016, direi quindi di sì. Il digitale oggi mi serve per raccontare il mio mestiere attraverso i social network e per piccoli interventi legati ai progetti più complessi. Per il resto, in modo molto naturale ho sentito il bisogno di progettare partendo

dal mio archivio. Toccare una polizza di caratteri, osservarla, riconoscerne l’anatomia, fa sviluppare una sensibilità diversa nei confronti del progetto. La parola è davvero tridimensionale e questo influisce molto sullo sviluppo creativo.

Come si crea una stampa?

A livello tecnico eseguo una serie di passaggi ben definiti: scelta dei caratteri, preparazione della forma da stampa, inchiostrazione e stampa. Detto così sembra facile, ma in realtà la complessità parte proprio dall’idea e dall’analisi delle difficoltà che seguiranno per riprodurla.

Banalmente, nessuno di noi è abituato a usare un alfabeto che ha un tot di consonanti o vocali. Vi è mai capitato di scrivere una mail e interrompervi improvvisamente perché non avete più

“a” minuscole? Ecco, progettare in tipografia significa anche tener conto di alcune difficoltà inesistenti nei caratteri digitali, come l’assortimento o l’usura

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PANZANELLA

Le scuole di design e le accademie italiane, secondo te, danno i giusti spazio e importanza all’enorme tradizione tipografica italiana?

di un alfabeto. Quando lavoravo come grafica nel digitale, partivo sempre dalla definizione del formato di stampa. Adesso non è più così. Spesso, nella creazione dei miei poster, scelgo il carattere che ritengo più adatto e definisco il formato solo in un secondo momento (anche questa cosa è legata alla disponibilità e alla dimensione dei caratteri presenti nel mio archivio). L’idea parte sempre da una serie di bozzetti. In giro ho sempre un taccuino sul quale schizzo, disegno, prendo appunti. Alcune volte le idee sedimentano lì per mesi, altre esplodono immediatamente.

Negli ultimi anni, per fortuna, alcune accademie hanno introdotto corsi di type design molto interessanti. Lo studio del carattere tipografico deve necessariamente passare dal mondo dell’artigianato per essere compreso nel dettaglio.

Come ti piacerebbe che evolvesse il laboratorio?

Sogno qualche metro quadrato in più (ma senza esagerare) per organizzare meglio il mio archivio. Vorrei continuare a collaborare con artisti, musicisti e poeti. Mi piace lo scambio di esperienze e sono fermamente convinta che questo tipo di contaminazioni portino valore al progetto.

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«Sono nata e cresciuta in Toscana. Amo la mia terra e le mie radici. Amo la campagna. Amo la Panzanella. Amo l’odore del basilico che entra dalla finestra di camera mia. Non rinuncerei mai al profumo del pane fatto in casa e nemmeno ai pomodori che maturano al sole del mio orto. Ogni progetto è una storia da raccontare. In questo poster sono contenuti caratteri di legno e piombo provenienti da ogni angolo d'Italia, di epoche e stili diversi, proprio come tanti ingredienti che compongono una ricetta».

Luca Angiolillo DIRETTORE DI RETAIL PAK

Italiano di nascita e cosmopolita per attitudine, Luca Angiolillo si è unito a Retail Pak sei anni fa dopo un percorso nel settore finanziario e assicurativo e, in seguito, in quello dei sigari e della cioccolata. Grazie alla sua curiosità, attitudine propositiva e amore per le sfide ha sviluppato il mercato europeo che attualmente rappresenta circa la metà del fatturato dell’azienda. È in breve diventato direttore di Retail Pak incentivando un nuovo approccio alla sostenibilità e un’etica del lavoro improntata alla cura del cliente passo dopo passo.

PERCORSI DI PACKAGING

La seconda pelle del beverage

Wine & Spirits ma anche soft drink. Il packaging secondario nel mondo del beverage risponde all’esigenza pratica di proteggere il prodotto, il più delle volte confezionato in vetro, nel trasporto, ma è innegabile che sia innanzitutto un elemento di grande prestigio che innalza il valore percepito del prodotto agli occhi del consumatore, sia a scaffale che nell’e-commerce. Oltre a far parte di un rito, quello del confezionamento accurato di qualcosa di prezioso è un elemento fondamentale nelle limited edition o nelle confezioni che contengono diverse referenze, promozionali, da viaggio, da mixology o da degustazione. Ecco perché

la realizzazione di pack secondari, che potremmo chiamare “la seconda pelle del beverage”, richiede competenze specialistiche sia in termini tecnici, di ingegnerizzazione del pack, sia una grande creatività nel concepire forme inedite e applicazioni di stampa in grado di esprimere coerenza con l’etichetta e l’identità del brand e di far spiccare il prodotto in un settore merceologico estremamente affollato e ricco, soprattutto negli ultimi anni, di innovazione. In queste pagine vi raccontiamo diverse soluzioni originali sviluppate da Retail Pak per clienti di diversi segmenti del beverage in diversi Paesi del mondo.

Retail Pak

Retail Pak è un’azienda con base a Hong Kong specializzata nel packaging su misura di alta gamma. Con la produzione in Cina, uffici negli Stati Uniti, in Messico e in Asia e un’ampia rete di fornitori, offre il proprio know how lavorando a contatto diretto con i brand e le agenzie di design. La sostenibilità è un elemento cardine dell’azienda, che utilizza materiali riciclati e riciclabili, è dotata delle certificazioni ISO e di quelle delle catene di custodia per la carta, il legno e i materiali nobili come ceramica e metallo.

Guarda l’intervista a Luca Angiolillo per conoscere da vicino Retail Pak.

Una box speciale per una magnum di Vesuvius Si parte dall’Italia, con il packaging secondario di Vesuvius, gin nato in terra campana valorizzando le botaniche del territorio. Ispirato al Vesuvio nelle forme e nel carattere, il packaging ha preso forma grazie alla creatività dello studio Basile ADV. Per accompagnare la bottiglia, dalla forma fortemente identitaria, è stata sviluppata una box in grado di contenere un formato magnum; di Basile ADV è stata la proposta visiva, mentre di Retail Pak quella strutturale. La scatola richiedeva robustezza rispetto all’importante peso della bottiglia e resistenza rispetto alle manipolazioni tattili, quindi è stato utilizzato un cartone pesante con una struttura tecnica in grado di distribuire il peso. L’apertura è sia anteriore sia laterale: in questo modo la scatola può mantenere salda la bottiglia coprendo solo la parte centrale. Un robusto nastro che riprende il colore del logo è stato applicato alla sommità con un sistema che lo assicura alla parte cartotecnica prevenendo strappi; la box è stampata in quadricromia e Pantone con nobilitazioni in UV serigrafico. La sua resistenza è data anche dall’applicazione di un patina opaca che protegge il colore nero dall’umidità e dalle impronte delle dita.

64 PERCORSI DI PACKAGING

Il cofanetto/shopper di JR Ewing

Per JR Ewing Private Reserve, un Bourbon Whiskey celebrativo del famoso personaggio JR della serie “Dallas”, Retail Pak ha sviluppato un cofanetto specifico per il periodo di Natale, quando negli USA la scelta per un regalo ricade molto frequentemente su bottiglie di spirits. È stato creato un cofanetto-regalo che unisce le funzioni di scatola e di shopper, in cartone rigido, che si chiude tramite magneti per il lato lungo e che può essere trasportata grazie a un manico. La bottiglia è fermamente assicurata all’interno tramite un elemento termoformato. Le sfide di stampa e cartotecnica affrontate sono importanti: il cofanetto doveva riprodurre l’effetto del legno scuro “bruciato”, con una costruzione che presenta angoli a 30° e diversi elementi molto

Le botti effetto legno di Jack Daniel’s e Taffer’s

Le sfide nella creazione di cofanetti in cartone che riproducano alla perfezione l’effetto legno sono tante, e brillantemente risolte in una tipologia di scatola creata per il famoso Jack Daniel’s Tennessee Whiskey e diventata riconoscibile e iconica, tanto da essere richiesta anche da altri brand come Taffer’s Tavern, professionista nel settore dell’hospitality in tre diversi Stati USA. È una scatola a forma di botte ottagonale, che presenta un coperchio sul lato superiore, completamente estraibile grazie a una corda utile anche per il trasporto: il coperchio, una volta rimesso, si fissa alla struttura del pack grazie a un effetto sottovuoto, e per estrarlo nuovamente è sufficiente tirare. La confezione è pensata per contenere la bottiglia di prodotto al centro, più una serie di bicchieri e utensili per il servizio e la mixology, saldamente assicurate all’interno grazie alla presenza di un termoformato. La versione creata per Taffer’s contiene anche delle lattine di energy drink, essendo pensata per un mixologist desideroso di trasportare ingredienti e utensili per il suo lavoro, che possono essere di volta in volta sostituiti con altri soft drink di accompagnamento. La struttura ottagonale, che si allarga verso il centro per restringersi alle basi, è realizzata in cartone rigido. Richiede molta competenza tecnica nella realizzazione cartotecnica e ancor più nella stampa che, apparentemente semplice, deve essere estremamente precisa e sposare perfettamente la struttura sottostante. La carta, stampata effetto legno, viene accoppiata tramite una stesura precisissima per restituire un effetto legno illusionistico.

Stampa tattile per i pack cilindrici del rum Naga

Naga è un rum indonesiano che offre diverse referenze di prodotto. Per il packaging secondario ha scelto di utilizzare i classici tubi molto diffusi nel mondo degli spirits, e si è affidato a Retail Pak con una richiesta particolare: quella di restituire sulla superficie stampata un effetto tattile coerente col design delle etichette. Inizialmente la richiesta è stata quella di utilizzare una carta goffrata da rivestimento per i tubi di cartone, ma per venire incontro a esigenze di budget Retail Pak ha pensato a soluzioni di stampa in grado di riprodurre l’effetto desiderato a costi contenuti. Sulle quattro referenze di prodotto (Pearl of Jakarta, caratterizzata dal colore nero; Java Reserve, verde; Anggur Edition, oro; Limited Celebration Edition, con sfondo verde e fantasie floreali), sono state quindi applicate lavorazioni diverse: dal punto di vista tecnico, le più complesse si sono rivelate la confezione verde e quella oro. Per l’effetto tattile, sopra i colori Pantone sono stati fatti diversi passaggi di embossing e serigrafia a rilievo, mentre la confezione dell’Anggur Edition è stata realizzata esclusivamente con Pantone di base e applicazione di lamina oro a caldo a rilievo. Tutte vicine, le quattro referenze mostrano la varietà di applicazioni di stampa e di effetti che è possibile ottenere sulla stessa tipologia di pack, tutte in grado di aderire perfettamente all’identità visiva del brand.

65 PERCORSI DI PACKAGING

ATHENA, DA AGENZIA A PRINTING SERVICE PROVIDER

L’incontro tra l’azienda calabrese e la tecnologia inkjet di Agfa ha determinato l’affermazione di un polo di eccellenza della stampa nel Sud Italia.

L'

annoso punto critico della filiera della comunicazione stampata, che notoriamente vede difficoltà di dialogo tra il mondo della progettazione e quello della stampa, trova un’originale eccezione in Athena. L’azienda di Polistena (RC) oggi è una realtà di successo nel panorama nazionale del digital printing, anche grazie alla scelta di adottare tecnologie all’avanguardia come il sistema industriale di grande formato Agfa Jeti Tauro H3300 HS LED con vernice. Ma non è sempre stato così. In origine Athena è nata come agenzia, per questo al suo team risulta naturale relazionarsi agilmente con l’universo della creatività.

L’evoluzione del business

«Per chi non vive in Calabria può sembrare assurdo, ma nel 2007

quando io e altri tre soci abbiamo fondato Athena, mancava nella nostra area – quella della piana di Gioia Tauro – un’agenzia pubblicitaria di riferimento per le attività locali che volessero promuovere la loro offerta attraverso la comunicazione outdoor. Così, inizialmente per soddisfare l’esigenza dei nostri rispettivi business – ognuno di noi soci aveva anche una propria azienda di diverso genere –, abbiamo sviluppato una società di servizi di progettazione grafica e creatività» spiega Marino Fusco, fondatore e amministratore di Athena.

«In breve tempo si è sparsa la voce –continua Fusco – e da agenzia nata per soddisfare le nostre necessità interne siamo diventati riferimento anche per altre aziende della zona per la progettazione di campagne pubblicitarie». È accaduto tutto mol-

to in fretta, tanto che da lì a includere anche i servizi di stampa si è trattato di una naturale evoluzione. Non solo in provincia di Reggio Calabria, ma nell’intera regione non c’erano fornitori di applicazioni di grande formato, così Athena ha iniziato con l’installazione di un sistema con luce di stampa da 3,20 metri per produrre stampati destinati agli impianti pubblicitari, seguito da plotter più piccoli per la stampa su pellicola e per la produzione di locandine. Il target, inizialmente concentrato sulla grande distribuzione organizzata, si è esteso a tutte le altre attività commerciali del territorio.

Il punto di svolta

Acquisendo come clienti un numero sempre più ampio di agenzie, non più solo locali ma anche di altre regioni limitrofe, è cresciuta anche la

richiesta di diversificare i supporti di stampa, che ha reso necessario ampliare i formati. «L’incontro con Agfa è stata una vera e propria rivelazione» ammette Fusco, che ha ricordato la prima macchina installata nel 2015. In quel momento il management era a conoscenza del fatto che includere la stampa in piano avrebbe comportato un radicale cambio di strategia per Athena, ma era giunto il momento di affrontare una nuova sfida. La scelta di passare alla nuova e più ampia sede nella zona industriale di Polistena ha permesso di dedicare spazi più grandi alla produzione e al magazzino per i materiali rigidi. Inoltre è stata necessaria una riorganizzazione della logistica per la spedizione dei nuovi prodotti stampati. Sono seguite altre installazioni di sistemi in piano targate Agfa, fino all’arrivo nel 2022 di

66 AGFA www.agfa.com COMUNICAZIONE D'IMPRESA

Jeti Tauro H3300 HS LED, la prima in Italia e seconda in Europa, motivo di orgoglio per tutto il team aziendale. «Una soluzione industriale unica nel suo genere – commenta Fusco –dotata di una versatilità eccezionale, di una produttività elevata e di una qualità di stampa che ci permettono oggi di competere sul mercato nazionale».

Applicazioni che fanno la differenza

Con luce di stampa di 3,3 metri, velocità di produzione fino a 600 m²/ ora e una serie di funzioni automatiche, Jeti Tauro H3300 HS LED ha permesso ad Athena di incrementare la produttività migliorando il justin-time. La possibilità di stampare sia sui più diffusi materiali rigidi compresi polistirolo, PVC, legno e vetro, sia su quelli flessibili come vi-

nile (autoadesivo), carta blue back, tela, carta patinata e PET permette di produrre applicazioni per la visual communication, per l’OOH ma anche materiali per l’allestimento dei punti vendita e per l’interior decoration. «Grazie a Jeti Tauro H3300 HS LED con vernice, a cui abbiamo affiancato sistemi di taglio automatici, ci è possibile offrire una serie di nuove applicazioni ai nostri clienti e di acquisirne di nuovi» specifica Fusco. «Inoltre, abbiamo iniziato a introdurre nella nostra offerta lavorazioni cartotecniche come display in cartone e packaging». I sistemi della famiglia Jeti Tauro offrono, infatti, buone prestazioni anche nella stampa di “brown box” in un solo passaggio. «L’opzione della vernice lucida e opaca è il fiore all’occhiello di questa macchina di ultima generazione: poter nobilitare anche gli stampati

di grande formato è un elemento distintivo determinante per rafforzare la nostra competitività».

Sempre in evoluzione

In questo scenario l’azienda ha abbandonato definitivamente i servizi di agenzia pubblicitaria per concentrarsi sulle attività di service di stampa digitale di piccolo e di grande formato. Se da una parte l’affissione continua a occupare una parte importante del business di Athena, sul fronte retail è fornitore di circa 2.500 punti di vendita. Per insegne nazionali e locali del mondo della GDO produce materiale POP e di shop fitting occupandosi anche dell’allestimento, attraverso un proprio team specializzato per la messa in opera.

Oggi in Athena sono rimasti solo due dei soci fondatori: Marino Fu-

sco che, oltre a essere amministratore segue la direzione commerciale, e Giuseppe Versace, che si occupa delle attività amministrative. In compenso per poter supportare la crescita dei volumi di lavoro e per offrire ai clienti un servizio a ciclo completo, lo staff aziendale ha raggiunto i 30 addetti impegnati nei diversi reparti. «Oggi la nostra azienda ha una sua rilevanza nel settore al di là dei numeri che sono comunque di tutto rispetto, con un bilancio nel 2022 di oltre 2,5 milioni di euro di fatturato» conclude Fusco. L’audacia del suo management, la competenza e la passione del personale, unite all’attuale parco macchine di eccellenza, hanno permesso ad Athena di affermarsi sul mercato nazionale prospettando una continua evoluzione.

67 AGFA www.agfa.com COMUNICAZIONE D'IMPRESA

C’è una fase di Brand Revolution che dà il via a tutto ed è il suo kick-off, l’incontro in cui brand, agenzie, partner e sponsor si incontrano per la prima volta, che si è tenuto il 31 marzo scorso. È il primo dei due momenti in cui tutti gli attori si riuniscono contemporaneamente. Il secondo è il momento clou: il vernissage che presenta tutti i progetti in un allestimento che cambia concept ogni anno, e che si terrà a Milano il 26 e 27 ottobre.

Tutto parte dal kick-off. Qui comincia l’attesa di scoprire cosa genererà l’edizione 2023: è l’evento che fa scoprire a tutti i partecipanti le potenzialità della comunicazione stampata. Presentandosi, ciascuno racconta qualcosa di sé che gli altri ancora non sanno. Essere al kick-off di Brand Revolution permette di capire le dinamiche di questo laboratorio sperimentale che porta a una progettazione libera; i brand si lanciano in una comunicazione audace e rivoluzionaria, costruita su nuove dimensioni. E quest’anno, di dimensioni, ce ne saranno parecchie. E poi ci sono loro: le agenzie, capaci di creare tendenze e ispirare nuovi stili comunicativi; gli stampatori che raccontano le loro capacità straordinarie, mentre i fornitori di materiali e i partner tecnologici mostrano i loro cavalli vincenti: carte e cartoncini speciali, materiali per la nobilitazione, esempi di cartotecnica e converting innovativi, tecnologie per il finishing come il taglio laser su diversi supporti.

Tutto in una scatola

Tra i protagonisti di questo incontro c’è la scatola del kick-off, realizzata da ICO in cartone

e stampata in otto versioni diverse, in modo da creare un colpo d’occhio coloratissimo e già in grado di raccontare cosa si può ottenere con l’uso sapiente della stampa digitale. Brand, agenzie e partner ne hanno trovato una a testa al proprio arrivo nella sede di ArteficeGroup in via Watt a Milano, una delle agenzie che quest’anno parteciperanno al laboratorio e tra le più affezionate a Brand Revolution, ma non hanno potuto aprirla subito: l’esperienza di unboxing viene sempre centellinata durante tutto l’evento. Tutti i partecipanti estraggono in ordine preciso diversi tipi di materiali e applicazioni di stampa: dalle etichette ai campionari di carte creative e tele da legatoria, dal packaging cartotecnico in cartone ondulato, in cartoncino teso o rivestito ai campionari di foil di tutti i colori, metallizzati, opachi, iridescenti, trasparenti, fino ad applicazioni come agende, cartoline, mazzi di carte e gadget sorprendenti.

Si comincia con le presentazioni a partire dai brand. L’edizione 2023 coinvolge Cartaria Italiana, produttore di food packaging; Conviv, nuovo brand di spirits analcolici; Coppa Milano-San

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Brand Revolution 2023 prende il via con l’apertura della sua scatola delle meraviglie

Remo, la corsa automobilistica più antica d’Italia; Silverskin, abbigliamento intimo tecnico; Storytel, audiolibri, podcast e ebook; This Unique, subscription box di assorbenti sostenibili.

Advision, ArteficeGroup, Brand Revolution Creative, DLVBBDO, Effige 2.0, Experiency, O’nice! Design Studio e Smith Lumen sono le agenzie che parteciperanno al laboratorio. La scatola si apre e si chiude man mano che i partner si presentano e raccontano la meraviglia della stampa e dei suoi materiali: Fontana Grafica, Grafical, ICO, Luxoro, myCordenons, Oropress, Sei Laser, Valtenna e Varigrafica.

La Box di Brand Revolution, seppur grande, fa fatica a contenere tutto, soprattutto creatività, libertà, audacia, rivoluzione: tutti ingredienti che abbonderanno in questa edizione.

The Human Park: il concept dell’edizione 2023

Come ogni anno, niente di preciso viene svelato sull’allestimento prima del vernissage, se non qualche accenno al concept. Dopo la Random Combination dell’edizione 2021 e la Metamorphosis del 2022, quest’anno tutto si baserà sul

concetto di “Human Park”: un parco dei divertimenti contemporaneo in cui il fattore umano dialoga con le intelligenze artificiali per espandere e aumentare la creatività. Nello sviluppo visivo del concept e del relativo allestimento sarà fondamentale la collaborazione con Experiency, tech studio specializzato in realtà aumentata, metaverso, NFT e uso di AI per la creazione di esperienze rilevanti per i clienti. Si sperimenterà un viaggio andata e ritorno dalla stampa al metaverso.

Un unico evento, diverse occasioni d’incontro Quest’anno Brand Revolution darà ancora più spazio a occasioni di incontro per tutti gli attori della comunicazione stampata, offrendo ai partner differenti opportunità di partecipazione:

Printing & Materials. Ogni materiale è un universo a sé che offre infinite possibilità e combinazioni per realizzare progetti di comunicazione. Designer, agenzie e brand hanno sete di conoscere nuovi tipi di materiali e supporti, che li aiutino a esprimere la loro creatività, anche e sempre più in chiave di sostenibilità ambientale. Dal 2022 a Brand Revolution viene allestita un’a-

rea della mostra, intitolata Printing & Materials, per dare al mercato l’opportunità di raccontare materiali e supporti in relazione alla loro possibilità e resa di stampa.

Touch & Chat è il momento per condividere progetti, idee e lavori non solo con tutta la filiera ma anche con il grande pubblico. Gli stampatori mostrano i loro progetti, oltre a quelli realizzati nel laboratorio di Brand Revolution. Perché se il LAB è una piattaforma di relazione, di ricerca e sviluppo di nuove soluzioni, è nella quotidianità della vita con i clienti che gli stampatori continuano a esprimere innovazione, creatività, precisione di esecuzione. Touch & Chat è, insomma, una gallery in cui ciascun stampatore può intrattenere in un proprio salotto i suoi ospiti, nella location dove si tiene la due giorni di evento.

Le Talk sono l’appuntamento in cui figure di spicco tra i brand, le agenzie di comunicazione e la stampa raccontano trend e necessità di mercato e presentano le risposte che hanno trovato insieme.

Per info: www.brandrevolutionlab.it

brl@strategogroup.net

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OFFICINE GRAFICHE ROMA

SCEGLIE SEI LASER, ALLEATO STRATEGICO NELLE OPERAZIONI DI POST STAMPA

La storica tipografia romana, nata come impresa artigiana nel 1967 nel cuore di Trastevere, ha investito in una fustellatrice digitale PaperOne 5000 per automatizzare le operazioni di post stampa e garantire velocità e personalizzazione spinta ai propri clienti.

ci, agenzie pubblicitarie e case edi trici, oltre che importanti istituzioni e imprese locali e nazionali.

«Nel 1967 mio padre rilevò questa storica tipografia nel cuore di Roma. Io e mia sorella siamo subentrati qualche anno più tardi e abbiamo apportato i primi cambiamenti, trasformando l’attività in una litotipografia» racconta Nazzareno Iori, titolare di Ograro. «Negli anni Novanta ci siamo spostati nell’attuale sede,

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e macchinari, sempre e con continu ità, anche in tempi di crisi» prosegue Iori. «Siamo rimasti un’azienda dall’animo profondamente familiare. Il team si compone attualmente di 11 dipendenti, ma questa dimensione ci ha permesso di mantenere un approccio tailor-made con ogni singolo cliente».

L’arrivo di PaperOne 5000 Nel 2019, poco prima della pande-

ottenere tramite fustellatrice tradi zionale. Questo ci permette di far fronte a ogni genere di richiesta, anche quelle più particolari. Oltre alla qualità elevata dei lavori, una delle caratteristiche che ci ha maggiormente convinti è la possibilità di ridurre enormemente i tempi di preparazione e messa in macchina, dal momento che il processo è totalmente digitalizzato e non richiede l’utilizzo di matrici».

anche aiutati e consigliati, sostenen doli nella realizzazione tecnica idonea alla lavorazione. Oggi, quegli stessi ex-giovani grafici hanno studi importanti e ci fanno stampare bellissimi lavori. Crediamo sia fondamentale trasmettere ai giovani e futuri grafici le opportunità creative che le tecnologie di ultima generazione stanno abilitando. La pandemia ha un po’ rallentato questo processo, ma noi non molliamo».

installabili “sul campo”. Completamente autosetting e pilotato con comandi da remoto, utilizza un registro meccanico pinza/ squadra oltre a un registro ottico tramite telecamera digitale. PaperOne 5000 vanta ben 6 configurazioni laser disponibili per soddisfare anche le più elevate esigenze produttive.

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Le opportunità offerte dal packaging personalizzato sono tante, ma non per forza già in uso da parte dei brand. “Personalisation Experience”, conferenza che si terrà durante FESPA Global Print Expo 2023 (Monaco di Baviera, 23 – 26 maggio 2023), intende affrontare questa tematica. Mettendo insieme agenzie creative, proprietari di marchi e rivenditori con aziende di packaging e stampa, l’evento catalizzerà le conversazioni e aiuterà a stabilire quei legami necessari alle aziende per sfruttare al meglio le opportunità di personalizzazione. Con una rosa di oratori che comprende pionieri del packaging personalizzato, esperti di retail e studiosi delle abitudini dei consumatori, “Personalisation Experience” offrirà uno spaccato prezioso sul futuro della personalizzazione e ispirerà i partecipanti con idee e applicazioni che non avevano neanche lontanamente immaginato.

Da quando Coca-Cola lanciò la campagna “Share-a-Coke”, più di dieci anni fa, stampando dei nomi di persona su bottiglie e lattine, la personalizzazione si è sostanzialmente fossilizzata sulla tendenza di apporre un nome su un prodotto, senza spingersi oltre. Quella campagna, infatti, mostrò al settore della stampa e del packaging cosa fosse possibile fare, suscitando un certo interesse verso la personalizzazione. Da allora, però, sembra che le aziende siano rimaste ferme lì, mentre quella novità avrebbe dovuto essere il trampolino di lancio per la successiva evoluzione nel mondo del packaging.

Non chiedetevi come, chiedetevi perché

In qualità di brand owner, non dovreste più chiedervi se è possibile personalizzare un prodotto. Le tecnologie per farlo non mancano, e sono disponibili già da tempo. A rendere possibile la personalizzazione nel mondo del packaging è la stampa digitale. Se da un lato la crescita in questo ambito è in parte guidata dalla tendenza a tenere meno scorte e a optare per una produzione just in time1, dall’altro è trainata sempre di più dalla flessibilità della stampa, che offre possibilità di versioning, customizzazione e personalizzazione.

La personalizzazione ha un impatto rilevante

in quanto consente di stabilire un legame emozionale tra brand e cliente. Ma tra tutte le possibilità, l’uso dei nomi di persona, pur essendo un elemento identificativo, rappresenta una delle scelte meno personali ed emozionali. Per questo motivo brand e rivenditori devono trovare qualcosa che vada oltre. Le campagne che permettono di personalizzare bottiglie e lattine con nomi di persona o immagini possono avere ancora un qualche valore in termini di notorietà del brand, o a livello di flusso di entrate aggiuntive sotto forma di regali personalizzati, ma per coinvolgere davvero i clienti è necessaria una personalizzazione basata su una conoscenza più approfondita delle loro preferenze o della loro identità.

I brand che sanno capire i clienti – basandosi su informazioni specifiche e dati demografici inerenti le loro abitudini e motivazioni di acquisto – sono in grado di sorprenderli e allettarli con prodotti personalizzati, sfruttando a proprio vantaggio il desiderio dei clienti di sentirsi speciali.

Create esperienze memorabili

In un momento storico in cui molti operatori di marketing devono ripensare il loro approccio ai dati dei clienti e in cui i consumatori sono sempre più scettici riguardo ai dati da condividere2,

72 EVENTI
Personalizzazione mirata: perché è necessario spingersi oltre l’uso dei nomi di persona nel packaging personalizzato

il packaging rappresenta un’opportunità per sfruttare la conoscenza dei clienti in modo che siano il più ricettivi possibile, aggiungendo un tocco personale a un prodotto che hanno già acquistato in passato. L’esperienza di “unboxing” può essere l’occasione per corroborare la decisione di acquisto del cliente e iniziare a fidelizzarlo. Aggiungendo la personalizzazione, brand e rivenditori possono migliorare ulteriormente questa esperienza trasformandola in un punto di contatto emozionale in seno alla customer experience. Le ricerche dimostrano che i consumatori sono più ricettivi alla personalizzazione nelle fasi finali del ciclo di vita del cliente3. Di conseguenza, il packaging personalizzato può contribuire molto di più alla fidelizzazione e alla creazione di relazioni a lungo termine con la clientela rispetto agli investimenti nella personalizzazione effettuati nella fase di acquisizione di un nuovo cliente.

Create un packaging di qualità con la personalizzazione

Una confezione di qualità la dice lunga sul brand ancor prima di essere aperta, quindi non è un caso che per il prossimo decennio sia prevista una crescita del packaging di lusso dell’ordine del 5,5% (CAGR)4. Il ricorso alla personalizzazio-

ne e alla customizzazione per creare un legame emozionale con i consumatori è uno dei volani di questa crescita. I regali personalizzati hanno riscosso un particolare successo: alcuni marchi di cioccolato e alcolici di qualità, ad esempio, offrono opzioni di personalizzazione che vanno dai messaggi sulle confezioni fino ai prodotti contenuti al loro interno. Anche i settori dei prodotti di bellezza, dei profumi e dei gioielli sono sempre più alla ricerca di nuovi modi di utilizzare le confezioni per migliorare l’apprezzamento generale del brand e aggiungervi un tocco personale, spaziando dalle incisioni sui flaconi di profumi alle scritte personalizzate stampate a caldo sulle confezioni di gioielli.

Distinguetevi con il minimalismo

Oltre alle numerose ragioni che spingono i brand a fare del packaging personalizzato un elemento della customer experience, un altro fattore che rende sempre più appetibile la personalizzazione è la tendenza a produrre confezioni più minimaliste e rispettose dell’ambiente. Con l’affermarsi del principio “less is more”, il packaging deve fare molto di più per distinguersi, e la personalizzazione può essere una valida soluzione per raggiungere questo obiettivo.

1. smithers. 2022. The Impact of Changing Run Lengths on Packaging and Labels to 2027 (Impatto dei cambiamenti delle tirature su packaging ed etichette entro il 2027).

2. pwc. 2023. February 2023 Global Consumer Insights Pulse Survey (Indagine di febbraio 2023 sulle tendenze globali dei consumatori).

3. forrester . 2021. Forrester Analytics Forrester Analytics Consumer Technographics® Retail Topic Insights Survey (Indagine Forrester Analytics Technographics® sulle abitudini dei consumatori nel retail).

4. Luxury Packaging Market Outlook 2023 to 2033 (Prospettive del mercato del packaging di lusso dal 2023 al 2033).

Per ulteriori informazioni sull’evento Personalisation Experience e per registrare la propria partecipazione, o per saperne di più su FESPA Global Print Expo 2023:

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Quella di Fedrigoni è una storia di produzione, che ha le sue radici negli antichi maestri cartai di Verona: dal 1888 trasforma la carta, si impegna nell’innovazione, investe costantemente

tecnologia e competenze, che permettono oggi di offrire le proprie soluzioni in tutto il mondo. Il Gruppo Fedrigoni oggi è costituito da due anime, Fedrigoni Self-Adhesives e Fedrigoni Paper, che operano in sinergia per garantire ai clienti i migliori prodotti realizzati con carte speciali premium e con i materiali autoadesivi di alta qualità. Nel mondo della carta, con più di 2500 prodotti a catalogo, Fedrigoni è in grado di offrire carte di alta qualità, di ogni grammatura e colore. Carte naturali e patinate, carte speciali come le lucide, goffrate, marcate o perlescenti: il suo lavoro è aiutarti a capire quale sia quella che possa applicarsi

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aggiunto. LA COMMERCIALE Corso Asti 8/a 12051 Alba (CN) www.lacommerciale.it Amministrazione Mauro Artuffo +39 0173 363672 m.artuffo@lacommerciale.it Commerciale Federica Artuffo +39 0173 363672 f.artuffo@lacommerciale.it CONTATTI La Commerciale Prodotti Astucci e scatole Etichette

quattro generazioni. Nata nel 1945 come piccola tipografia con annessa cartoleria nel centro di Alba, l’azienda è cresciuta con l’evolversi delle richieste delle aziende agricole e alimentari della zona. Nonostante gli straordinari sviluppi tecnologici, i fratelli Artuffo, a capo dell’azienda, hanno voluto mantenere il nome originale per garantire il legame con il passato. Dai caratteri tipografici La Commerciale è passata alla stampa offset a foglio, di cui è stata tra i pionieri nel settore in Piemonte. Poi l’introduzione di macchine a tecnica mista in bobina dotate di sezioni offset, doppie sezioni serigrafiche, rilievo, lamina per arrivare ai nuovi settori della stampa in bobina digitale che ha permesso all’azienda di specializzarsi sempre di più nel campo dell’etichetta autoadesiva, senza dimenticare però la lunga esperienza nel campo del packaging di pregio e della carta colla dall’alto valore

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L’azienda ha investito nelle nuove tecnologie trasformandosi in una litografia all’avanguardia, in grado di gestire internamente tutti i processi. Oltre ad essere certificati ISO9001, ha ottenuto anche la certificazione FSC. La Commerciale si è distinta negli anni grazie alla notevole qualità e cura del dettaglio, alle continue sperimentazioni nelle cromie, nei processi di stampa, nei materiali e nelle nobilitazioni, caratteristiche che le hanno permesso di essere premiata come “Best Label Printer” agli Oscar della Stampa 2016 (Ex La Vedovella). SCOPRI DI PIÙ AZIENDE

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Luxoro è partner esclusivo in Italia del Gruppo KURZ, player mondiale e punto di riferimento nella produzione di attrezzature e tecnologie per la stampa a caldo, a freddo e digitale. Attraverso le sue ispirazioni, Luxoro vuole diffondere un nuovo modo di pensare il packaging e l’immagine dei brand, soluzioni

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2014 Nava Press è parte di Rotolito Graphic Industries, uno dei maggiori gruppi a livello europeo di stampa e legatoria.

Questo risultato è stato ottenuto coniugando i valori tipici della grande tradizione tipografica italiana con la ricerca, l’innovazione tecnologica e un servizio in grado di offrire alla clientela più esigente una perfetta qualità di stampa con tempi di esecuzione in tempi rapidi. Questa è l’avvincente sfida che Nava Press si è posta e che è riuscita a vincere, come ogni giorno dimostrano i clienti dei settori dell’editoria, del lusso, della moda e del design. Nava Press è il partner preferito per quelle aziende alla ricerca dell’eccellenza e della qualità per i loro prodotti stampati: brochure, cataloghi, inviti, libri, riviste e prodotti di packaging. Un team di tecnici esperti assiste sin dalle prime fasi di realizzazione di ogni prodotto, dalla scelta delle tecniche di stampa e nobilitazione, dei supporti e di rilegatura. Da luglio

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Acacdemia Drosselmeier 33 Advision 9, 69, 85 Agfa ................................................................ 66 AIE 31 Aldegheri Leonardo 32 Allegrini 10 Altagamma..................................................23 Ambrosi Fernando 32 Angiolillo Luca 64 ArteficeGroup ........................................... 68 Arti Grafiche Possenti 16 Artuffo Carolina 39 Askam Richard .......................................... 72 Assocarta 10 Athena...........................................................66 Avery Dennison 76 Azienda Agricola Rivetto 39 Bandecchi Emanuele 22 Bandiera Andrea 51 Baratto Gianni ............................................ 15 Basile ADV 49, 64 Basile Andrea 49 Basso Emanuele .......................................32 Bontempo Ilaria 85 Cadura Enrico 85 Cartaria Italiana 68 Cartiere di Trevi 10 CEPI 10, 21 Chargeurs Museum Studio 22 Conviv ............................................................ 68 Coppa Milano-Sanremo 68 Coppo Marianna 34 Coppola Antonella .................................. 48 Coppola Mario...........................................48 Corvi Luigi.....................................................15 CRC Art 27 Creazioni Digitali 58 Della Lucia Pietro 22 Della Rossa Alberto 85 Di Trana Micaela ....................................... 13 Dionati Mirco 33 DLVBBDO 69 Due Emme Pack ....................................... 27 Effige 2.0 69 ESK A 11 Essedesign 39 Experiency 69 Fedrigoni Group 13, 39, 52, 77 Fedrigoni Self-Adhesives 3, 10 FEP 21 Ferracin Antonella 24 FESPA .............................................................. 72 Fiesoli Laura 56 Fontana Grafica 24, 69 Fratelli Carli .............................................9, 13 Fusco Marino 66 Gaviglio Marco 24 Giordano Philip 85 Gotti Grazia 33 Grafical 10 Grafiche Antiga 16, 24 Grafiche AZ Soc. Editoriale .................32 Grafiche Paciotti 10 hinderer + muehlich.......................... 9, 37 HP .....................................................................39 ICO 68 Interdruk 28 Intergraf 21 Intertek 10 Iori Nazzareno 70 Isaksen Trond Erik 28 Julian Fashion.............................................69 Kornit Digital 58 Kurz gruppo 8, 24, 36, 79 L.E.G.O. ............................................................24 La Commerciale 39, 78 Lirano 39 Livonia Print ............................................... 28 Lombardi Ugo 13 Lucart 10 Lucini Roberto...........................................58 Lunelli gruppo 50 Luxoro 8, 10, 24, 36, 39, 69, 79, 87 Materially 55 Medugno Massimo .................................. 10 MieLabel 10 Moani Fabrizio............................................ 57 Mondadori gruppo ..................................32 Moro Stefano 32 myCordenons 9, 13, 69, 88 Nava Press.......................................4, 22, 80 Nexidia 10 Nori Francesca 57 O’Nice! Design Studio 69 Officine Grafiche Roma 70 Olivotto Giovanni 24 Oropress 69 P&P Promotion 81 Paoli Petra 33 PE Unisoft 28 Pelka Przemyslav 29 Pellizzari Anna .......................................... 55 Pentawards..................................................10 Pirolli Anna...................................................33 PM Pack 17 Popovych Oleksandr 28 Popp Alexa Karin 24 Retail Pak 12, 64, 82 Riva Ernesto 15 Robilant Associati 50 Rotolito 22 Saida gruppo 10 Salicetti Denis 42 Sarotto Simona .........................................39 Sei Laser.................................................69, 70 Silvagni Silvia.............................................85 Silverskin 69 Skira 22 Slaviero Massimo 15 Smith Lumen 69 So.ve.mec.....................................................48 Sprint24 35 Storytel 69 TAGA Italia 42 The6th 32 This Unique 69 Trevisan Manuel ....................................... 42 Tundra Books ............................................. 34 ULI Design 9, 13 Unifarco.........................................................15 Valtenna 18, 69 Varigrafica 2, 8, 69 Vérabuccia 57 Versace Giuseppe .................................... 67 Vincenti Martina 59 Zechini 28 Zechini Roberto........................................28

ADVISION

Una grande agenzia ma di piccolo formato, in grado di cogliere l’essenziale in ogni progetto e tramutarlo in qualcosa di unico e originale: questa è Advision. Al suo interno si comunica per mestiere e si ricerca il bello per passione, nascono etichette fuori dagli schemi, packaging sorprendenti e adv graffianti, ma queste sono solo alcune delle cose pazzesche che chi fa parte del team non vede l’ora di creare. Conoscenza e comprensione sono alla base di ogni legame, per questo Advision non è solo creatività, ma anche attenzione allo spirito di ogni nuovo progetto e al valore unico che lo rappresenta. Dedica anima e corpo a ogni collaborazione, facendone un vero e proprio atto d’amore e di fiducia reciproca.

www.ad-vision.it

Authentic, Organic, Sicilian.

In un settore, quello del vino italiano, in cui il label design è ancora dominato dallo stile classico, c'è un'isola felice. Sarà lo spirito delle civiltà e culture che hanno plasmato la storia del Mediterraneo, o forse l'effetto dell'incessante rumoreggiare del mare, ma il vino siciliano regala etichette vivaci, sempre più lontane dal rigido standard a cui ci hanno abituato i grandi nomi francesi e toscani. Terre di Kama non fa eccezione, anzi. Rilancia il tema di un vino – e di una comunicazione – pensata per i Millennial: sì, proprio loro, nati dall'81 al '96. La prima generazione pienamente adulta davvero globale, attenta a ciò che consuma e in aperta rottura con le strutture del passato. Le etichette di Terre di Kama, progettate da Advision, hanno lo stile unico di Philip Giordano. Parlano a chi è in cerca di un prodotto autentico, sostenibile e attento all’ambiente e lo fanno con colori e forme vivaci, autentiche e organiche. In una parola, Millennial. Premio Special Star per la sezione graphic design e nomination in shortlist Mediastars 2023.

CREDITS

Art Director: Ilaria Bontempo

Brand & Wine Designer: Silvia Silvagni

Illustrator: Philip Giordano

Copywriter: Alberto Della Rossa

Photo: Enrico Cadura

CREATIVE FRAME
COVER E CONTROCOVER DI QUESTO NUMERO SONO DI
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