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Stage in

Medicina Estetica

e Chirurgia Plastica-Estetica

Edizioni Dottorbellezza

Torino 4 • 5 Dicembre 2010 AC TORINO Hotel • Via Bisalta, 11

E.C.M. Educazione Continua in Medicina Programma Nazionale per la Formazione degli operatori della Sanità

Presidente del corso:

Coordinatori scientifici:

Prof. Giuseppe Sito

Dr. Riccardo Forte

Dr. Patrizia Piersini


INDICE

I topici rigenerativi Dr. Mauro Castiglioni

Integrazione alimentare e cute. Quali evidenze cliniche?

Pag. 8

Dr. Adele Sparavigna

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Dr. Isabella Albertazzi

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Dr. Paolo Luino

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Generare, mantenere ed ampliare il flusso pazienti nello studio di Medicina Estetica Personal Branding: come sfruttare la rete per la promozione personale PHITOCEUTICAL NEWS: Le sostanze funzionali ad uso topico di ultima generazione Dr. Umberto Borellini

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Prof. Stefano Manfredini

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Prof. Giuseppe Sito

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Prof. Nicola Scarpato

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Dr. Riccardo Forte

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Dr. Giovanni Salti

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Dr. Patrizia Piersini

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A, B, C, E L’alfabeto del benessere: Vitamine topiche nel trattamento degli inestetismi cutanei Tossina botulinica, alla luce delle nuove introduzioni sul mercato, cosa modificare La Medicina Rigenerativa e i problemi connessi alla legislazione vigente in Italia. Approccio pragmatico Il PRP in Medicina Estetica: protocolli combinati Il ringiovanimento perioculare La ridefinizione della linea mandibolare

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Dottorbellezza è un portale dedicato al benessere e alla bellezza femminile e maschile interamente gestito da medici di diverse specialità che spaziano dalla dermatologia alla chirurgia estetica, dalla flebologia alla odontoiatria estetica e correttiva. Molti di questi medici, inoltre, sono docenti alla Scuola Superiore di Medicina Estetica dell'Agorà di Milano e si sono assunti il compito di formare nuove generazioni di specialisti in campo estetico. In forza di questi presupposti il portale vuole essere un utile strumento per migliorare e rafforzare il dialogo tra medico e paziente in materia di estetica e benessere in generale, diventando anche un mezzo per interagire fra specialisti in discipline estetiche, promuovendo il dialogo e lo scambio di esperienze e informazioni.

www.dottorbellezza.it


Le labbra maschili e femminili: strategie di scelta di tecniche e materiali Dr. Raffaella Sommariva

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Dr. Maurizio Berlanda

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Dr. Massimo Renzi

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Dr. Riccardo Forte

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Dr. Patrizia Piersini

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Dr. Maurizio Cavallini

21

Dr. Alessandra Sassu

22

Dr. Adele Sparavigna

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Prof. Franco Buttafarro

23

Dr. Nicola Zerbinati

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Dr. Maurizio Cavallini

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Dr. Claudio Bernardi

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Dr. Riccardo Forte

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Dr. Rudi Zanchetta

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Dr. Giovanni D’Angeli, Dr. Giorgio Traversa

26

Dr. Alessandra Sassu

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L’aumento volumetrico dello zigomo nel ringiovanimento del volto: lipostruttura versus impianto di acido ialuronico. Tecniche a confronto Due anni di esperienza nell’utilizzo dell’acido ialuronico Juvederm Voluma® La rinoplastica medica Il ringiovanimento di mani e piedi Biostimolazione e bioristrutturazione La carbossiterapia Trattamenti di Medicina Estetica: valutazioni pre - e post Autotrapianto di capelli: un vero anti aging Laserlipolisi, nuove applicazioni in medicina estetica Il ringiovanimento facciale con fili di ancoraggio Microlipofilling della regione periorbitaria L’Otoplastica non chirurgica Utilizzo dell’analisi estetica computerizzata nella chirurgia muco gengivale L’Ortodonzia invisibile: la tecnica Invisalign® Carbossiterapia e cellulite: dalla fisiopatologia alle strategie terapeutiche

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Le onde d'urto nel trattamento dei fibro-lipo-inestetismi tegumentarii, delle striae distensae, delle cicatrici e del rilassamento tegumentario Prof. Antonio Mezzogiorno

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Dr. Florian C. Heydecker

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Dr. Paolo Rossi

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Up to date sulle sorgenti luminose in Medicina Estetica: selettività al servizio di medico e paziente Tecnologia LED nel trattamento delle cicatrici APPROFONDIMENTI

Rimodellamento della regione zigomatico-malare mediante ago cannula flessibile smussa Dr. Giuseppe Serpieri

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Dr. Filomena Petrozzino

34

Dr. Davide Tonini

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Dr. Carmen Solaroli

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Dr. Patrizia Piersini

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Dr. Sergio Capurro

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Dr. Roberto Nobile

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Dr. Sergio Capurro

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Dr. Carlo Graziani

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Le labbra: sorriso e ... seduzione La biorivitalizzazione senza aghi all'ossigeno iperbarico: Intraceutical oxigen technology Le iperpigmentazioni della cute L’innovazione nei prodotti solari: l’alta protezione coniugata con l’azione anti-age Fleboterapia Rigenerativa Tridimensionale Ambulatoriale (TRAP). Un concetto di cura innovativo nella malattia varicosa Dal laser ad Argon al laser KTP una evoluzione nel trattamento delle patologie Flebologiche Electroporo cosmesi una tecnica per la bellezza della pelle Ptosi congenita: correzione funzionale vs estetica. Approccio pratico

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Biofilm, migrazione e lesioni infiammatorie: up to date delle complicanze a lungo termine dei filler del volto Dr. Luigi Scarpato

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Dr. Giuseppe Ramunno

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Dr. Stefano Toschi, Dr. Alessandra Sassu

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Dr. Ugo Majani, Dr. Aldo Majani

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Dr. Sergio Capurro

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Dr. Claudio Bernardi

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Dr. Carlo Lampignani

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Dr. Maurizio Berlanda

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Ruolo dell’Odontoiatra in un team ideale di Medicina Estetica, finalizzato all’estetica e al wellness della persona Microlipocavitazione: un nuovo impiego degli ultrasuoni Miniliposuzione laser-assistita e LPG Cellu-M6 Endermolab nel rimodellamento del profilo corporeo L’Elastic face lift

Il blocco anestesiologico periferico per le infiltrazioni di filler nelle labbra: schema di trattamento Un sistema iniettivo automatizzato con controllo elettronico del volume di prodotto rilasciato nei trattamenti di biostimolazione o con filler: caratteristiche e vantaggi Mastoplastica additiva per "separazione intramuscolare": esperienza personale con la nuova tecnica descritta da Umar D. Kahn

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I topici rigenerativi Mauro Castiglioni

Farmacista Lentate Sul Seveso - Milano email labparati@alice.it www.farmaciaparati.it

La moderna Cosmetologia è sempre alla ricerca di nuove soluzioni e di nuovi principi attivi. Tra le novità più recenti meritano particolare attenzione una categoria di prodotti che possono essere chiamati Topici Rigenerativi.

Si trattano principalmente di molecole chimicamente simili ai Polipeptidi e agli Oligopeptidi in grado mediante differenti meccanismi di avere azioni simili alle sostanze che mimano ma senza averne però tutti gli effetti indesiderati.

Queste sostanze vengono principalmente realizzate mediante procedimenti di biotecnologie in Laboratorio.

Le azioni di queste sostanze sono varie : dall’azione antiage, all’effetto “slimming” all’azione sul capello, e ben si possono integrare con le terapie effettuate dal Medico

La veicolazione di queste molecole viene effettuata mediante nanosomi e forme farmaceutiche studiate in modo tale da proteggere i principi attivi stessi e farli penetrare più facilmente, rispettando però anche l’ambiente utilizzando eccipienti emulsionanti e conservanti “Eco”

Vengono effettuate varie formulazioni che possono andare dai sieri, alle creme giorno alle creme notte alle maschere per capelli e che in alcuni casi possono comprendere anche molecole Farmacologicamente attive.

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Integrazione alimentare e cute. Quali evidenze cliniche? Adele Sparavigna

Dermatologa Presidente Derming, Istituto di test clinici dermatologici

Il mercato degli integratori alimentari è in continua crescita. Esistono ormai integratori alimentari indicati per il trattamento delle più svariate condizioni. L’aromento è diventato molto popolare e sono in costante aumento le evidenze scientifiche relative alla correlazione tra alimentazione e salute ed in particolare alimentazione e pelle. La qualità e la quantità dei principi alimentari influenzano moltissimo lo stato di salute della pelle. Il cibo può essere inteso ormai come cosmetico interno ma anche come cosmetico esterno, considerata la quantità di principi attivi cosmetici disponibili di derivazione alimentare. Antiossidanti, aminoacidi, cofattori, fitoestrogeni, vitamine, per non citarne che alcuni, costituiscono di fatto la parte più importante del nostro armamentario di cura di cute ed annessi. Ma quali evidenze sono disponibili nel momento in cui un nuovo integratore alimentare o un alimento arricchito viene immesso sul mercato? Il settore è regolamentato dalla Comunità Europea attraverso l’attività dell’EFSA. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare - EFSA, acronimo di European Food Safety Authority, è una agenzia dell’Unione Europea istituita nel gennaio del 2002 ed ha sede a Parma, in Italia. Fornisce consulenza scientifica e una comunicazione efficace in materia di rischi, esistenti ed emergenti, associati alla catena alimentare. I pareri scientifici e la consulenza dell’EFSA sono formulati dal comitato scientifico e dai gruppi scientifici, ciascuno nei rispettivi ambiti di specializzazione. L’EFSA richiede studi clinici di validazione dell’efficacia vantata da alimenti arricchiti ed integratori alimentari. Studi clinici controllati, contro placebo, su una popolazione campione adeguata, con endpoints ben precisi. La prescrizione medica deve quindi basarsi su tali evidenze scientifiche.


Generare, mantenere ed ampliare il flusso pazienti nello Studio di Medicina Estetica Dr. Isabella Albertazzi

Senior Business Consultant/ APC – Consulenza Strategica (da lug. 2007): progetto di lancio ed implementazione in Italia della consulenza strategica di Allergan, riservata ai clienti più importanti della divisione Allergan Medical medici specialisti e cliniche operanti nei settori chirurgia plastica, dermatologia e medicina estetica

Il professionista della Medicina Estetica è impegnato quotidianamente nell’erogazione di un servizio di primario livello, finalizzato alla cura ed alla soddisfazione del paziente estetico. In un clima congiunturale poco favorevole, in cui il paziente, per ragioni di priorità economica, spesso posticipa o annulla trattamenti ed interventi estetici desiderati e financo pianificati, in un ambiente competitivo inasprito da una crescente concorrenza, a volte organizzata in nuovi modelli di business molto strutturati e/o low cost, adottare, nell’attività dello Studio di Medicina Estetica, un approccio di matrice imprenditoriale sta diventando un “must”. Oltre che sull’eccellenza tecnica e sull’efficienza, l’attività del Medico Estetico deve allora focalizzarsi sull’acquisizione, la soddisfazione, la protezione e l’estensione del portafoglio pazienti, proprio al fine di garantire il corretto rapporto tra costi di gestione e ricavi derivanti dalle prestazioni erogate, necessario non solo al mantenimento della solidità economico-finanziaria essenziale alla sopravvivenza ed alla prosperazione dello Studio stesso, ma anche alla salvaguardia della qualità e del livello dei servizi offerti al paziente. Seguendo il processo decisionale ed il percorso esperienziale del paziente estetico, dalla percezione del bisogno di un trattamento medico-estetico alla ricezione e ripetizione della prestazione, nonché al follow-up della stessa, analizzeremo cinque momenti chiave di contatto tra il paziente potenziale o effettivo e lo Studio di Medicina Estetica: la ricerca su

internet, la telefonata allo Studio, la visita allo Studio, il consulto ed i servizi post trattamento. A tal proposito esporremo alcuni consigli pratici volti ad ottimizzare gli elementi principali che entrano in gioco in questi momenti cruciali e, così, “deliziando” i pazienti, a massimizzarne il flusso nel proprio Studio.

Personal Branding: come sfruttare la rete per la promozione personale Dr. Paolo Luino

Titolare della Web agency Deart, giornalista ed editore, direttore della pubblicazione periodica Computer 33. Si occupa prevalentemente di comunicazione online orientata al settore medico scientifico

Il Personal Brand è il motivo principale per cui un cliente vi sceglie al posto di un altro. La rete (Blog, Facebook, Twitter, applicazioni iPhone) offrono molte opportunità per sviluppare il proprio marchio personale.

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Phytoceutical news: le sostanze funzionali ad uso topico di ultima generazione Dr. Umberto Borellini

Farmacista, Specialista in scienza e tecnologia cosmetiche

Gli ingredienti cosmetici del futuro prossimo venturo tra scienza e innovazione

La Medicina Estetica richiede sempre più spesso cosmetici funzionali per ottimizzare i risultati nelle proprie applicazioni. La moderna cosmetologia si divide su due fronti: uno scientifico-razionale, dermatologicamente significativo, l’altro sfavillante di ingredienti lussuosi ed evocativi. Compito della odierna cosmetologia scientifica (cosmeceutica e fitoceutica) è razionalizzare il sogno da sempre legato alla cosmesi, al fine di offrire ai Medici estetici ai Dermatologi e ai professionisti del settore,prodotti validati scientificamente in grado di supportare i loro interventi. Tra gli ingredienti fitoceutici più interessanti di questa nuova era cosmetologica troviamo molte sostanze efficaci quali: • estratti da cellule staminali di origine vegetale • fitoestrogeni • antiossidanti naturali • idratanti vegetali • enzimi specifici senza dimenticare le virtù dei nuovi eccipienti sempre più performanti e biocompatibili.

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A, B, C, E L’alfabeto del benessere: Vitamine Topiche nel Trattamento degli Inestetismi Cutanei

Stefano Manfredini, Silvia Vertuani, Paola Ziosi

Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Università di Ferrara, via Fossato di Mortara 17-19, 44122 Ferrara Italy; Ambrosialab. Università di Ferrara, via Mortara 171, 44122 Ferrara – Italy

Sonia Molesini

Ambrosialab. Università di Ferrara, via Mortara 171, 44122 Ferrara – Italy

Le vitamine sono una componente indispensabile della pelle umana e fanno parte di un sistema di difesa che protegge la pelle dallo stress ossidativo. C’è un crescente interesse nell’impiego di molecole naturali come le vitamine per contribuire a ripristinare attività antiossidante cutanea compromessa da stimoli noxa sia endogeni che esogeni. Vitamine A, C, E, B3 hanno dimostrato di essere potenti antiossidanti con proprietà anti-infiammatorie, ma per garantire un’efficacia ottimale, i prodotti devono essere presentati nelle formulazioni appropriate. I prodotti che contengono [alpha]-tocoferolo (vitamina E), acido Lascorbico (vitamina C), retinolo (vitamina A), e niacinamide (vitamina B3), sono efficaci per il trattamento del photoaging e dell’invecchiamento cutaneo accelerato. Queste vitamine hanno dimostrato inoltre efficacia nel mantenimento dello stato di salute della pelle, nel pre- e post-trattameto estetico e nella prevenzione della dermatosi infiammatoria, acne e disturbi della pigmentazione e riparazione cutanea. Nel corso della presentazione verranno presentati recenti risultati sulla relazione struttura attività delle vitamine in pre e post trattamento in condizioni di foto-aging e stress ossidativo.


Tossina botulinica, alla luce delle nuove introduzioni sul mercato, cosa modificare? Giuseppe Sito

Specialista in Chirurgia d’Urgenza - Specialista in Urologia - Specialista in Endocrinochirurgia

La neurotossina botulinica di tipo A prodotta da colture di Clostridium Botulinum, purificata e liofilizzata viene utilizzata in Italia da molti anni nel trattamento del blefarospasmo, dello spasmo emifacciale e delle distonie focali associate, della distonia cervicale rotazionale idiomatica (torcicollo spasmodico) e più di recente per il trattamento di alcune spasticità di origine cerebrale. Dati provenienti da ampi studi clinici hanno dimostrato l’efficacia e la sicurezza dell’uso della tossina botulinica anche nel trattamento delle rughe lineari (rughe d’espressione) del volto.

La storia

La tossina botulinica è una neurotossina prodotta dal Clostridium botulinum , un batterio anaerobio responsabile di tossinfezioni alimentari. Il termine Clostridium deriva dal greco “bastoncello” e quello del Botulinum dal latino “salsiccia”. Il primo medico-ricercatore a descrivere la sintomatologia del botulismo fu Justin Christian Kerner nel 1817 che già ipotizzò tra l’altro che “la tossina potesse essere utilizzata in dosi minime e adeguate tali da limitare l’azione degli stati eccitatori del sistema nervoso centrale”. Successivamente il prof. Emile Pierre van Ermegem, nel 1897, intuì che un episodio di tossinfezione alimentare che colpì 35 persone in Belgio (di cui tre morirono) era stato dovuto al consumo di prosciutto crudo salato ed ebbe il merito di isolare la tossina dal Clostridium botulinum e di identificarne vari sottotipi sierologici. I risultati dei suoi studi , pubblicati in Germania nel 1897, furono tradotti in inglese nel 1979.

Nel 1919, Burke, della Stanford University, propose una classificazione alfabetica dei differenti sierotipi di tossina e nominò i due sierotipi identificati personalmente, A e B. Successivamente si identificarono gli altri sierotipi fino a classificarne altri 5, nominati con le successive lettere dell’alfabeto (Das Gupta, 1994). Nel 1944 a Fort Detrick nel Maryland (USA), fu istituito un gruppo di studio per studiare le possibilità offensive e di difesa contro la tossina botulinica, dimostratasi un’arma chimica di straordinario pericolo. Tale minaccia non si materializzò, ma il gruppo, il cui maggior esponente fu il tossicologo Edward Schantz, riuscì a purificare la tossina, chiarendone le proprietà ed il meccanismo d’azione. Nel dopoguerra (1950-1960) la disponibilità del preparato purificato fu resa possibile anche da altri ricercatori, con la convinzione che la tossina potesse essere utilizzata a scopi terapeutici per indebolire i muscoli iperattivi. Nel 1960 Alan Scott, oftalmologo californiano, propose ed effettuò uno studio sulla cura dello strabismo grazie all’uso terapeutico della tossina botulinica, prima sugli animali (1970), poi sull’uomo(1977). Nel 1980 Alan Scott pubblicò il primo studio sull’utilizzo terapeutico della tossina botulinica nell’uomo, su una rivista autorevole in campo internazionale. Nel 1989 la FDA americana approvò l’uso della tossina botulinica per il “trattamento dello strabismo e del blefarospasmo associati a distonia negli adulti (pazienti al di sopra dei 12 anni)”. Nel 1997 venne approvata dalla FDA americana una nuova purificazione della tossina in un complesso proteico di soli 5ng/100, che ha permesso l’utilizzazione del preparato con minori effetti collaterali. In Italia ( Prof. N.Scuderi, 1997-1999) si pubblicano lavori scientifici sull’impiego della tossina nel blefarospasmo e negli spasmi distrettuali del volto. Nel 2002 la FDA ha approvato l’uso della tossina per ridurre la rigidità della posizione anomala del capo e il dolore al collo associato a distonia cervicale nell’adulto. Oggi tra ben 8 sottotipi di esotossine (A, B, C, C1, D, E, F, G), l’impiego clinico è riservato al sottotipo A, il più potente, che viene utilizzato nel trattamento di oltre una dozzina di

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patologie ed è considerata il trattamento di scelta in molte forme di distonia focale. Solo di recente è stata presentata negli USA una preparazione commerciale a base di tossina di tipo B.

La tossina botulinica in ambito estetico

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Le prime osservazioni sull’effetto positivo della tossina botulinica sulle rughe del terzo superiore del viso risalgono alla pubblicazioni di A.Scott degli anni 80. Nel 1982 Jean Carruthers, una oculista universitaria a Vancouver, partecipando ad uno studio coordinato da Alan Scott per il trattamento dello strabismo, notò casualmente il miglioramento delle rughe, particolarmente quelle glabellari, in una paziente trattata. La dottoressa insieme con il marito Alastair, dermatologo, iniziò quindi a trattare i muscoli corrugatori con tossina botulinica pensando che la tossina avesse una azione inibente la contrazione sui muscoli facciali. I coniugi Carruthers pubblicarono per primi, nel 1990, uno studio sistematico sugli effetti della tossina botulinica di tipo A per le rughe glabellari. Estesero poi il trattamento anche ad altri muscoli mimici del volto (Carruthers e Carruthers, 1998). Dalla metà degli anni 90 al 2003, molti altri autori hanno pubblicato sull’efficacia e la sicurezza di tossina botulinica di tipo A per vari tipi di linee iperfunzionali (Lowe, Blitzer, Klein, Materasso…). In Italia, nel 1999, sono stati descritti i primi casi di associazione di trattamenti chirurgici estetici e non, con la tossina botulinica di tipo A. Nel 2000-2001 due ampi studi multicentrici su grande scala, in doppio cieco (n= 537) pubblicati da Carruthers, Lowe, Menter et al. sul trattamento delle rughe glabellari, aprì la strada all’approvazione da parte dell’ FDA in Usa, ottenuta poi nel 2002. L’uso in estetica della tossina botulinica è stato approvato nel 2001 in Canada, nel 2002 oltre che in USA anche in Svizzera, nel 2003 in Francia, e, finalmente, nel 2004 anche in Italia dove “il trattamento con tossina botulinica è indicata nel trattamento delle rughe verticali di espressione tra le sopracciglia quando tali rughe possono avere un impatto psicologico sul paziente”.

Tuttavia è provata l’efficacia della tossina botulinica nel trattamento di altre rughe lineari o di espressione: delle rughe frontali, perioculari, ma talora anche per le pieghe labiomentoniere e del collo. La capacità della tossina botulinica di inibire il rilascio di acetilcolina dalle terminazioni del sistema nervoso autonomo a livello di tessuto ghiandolare ha confermato l’indicazione all’uso anche in caso di iperidrosi; la ricerca sta indagando anche sull’utilità di questo trattamento anche in alcune condizioni gastrointestinali (obesità), ed in sindromi quali cefalea e dolore miofasciale.

Meccanismo d’azione

La tossina botulinica di tipo A ha una massa molecolare di circa 15.000 dalton ed è formata da due catene polipeptidiche, una pesante HC (circa 100.000 dalton) e una leggera LC (circa 50.000), unite da un legame disolfuro (Brin, 2000).Il complesso della neurotossina è formato anche da una serie di proteine accessorie: emoagglutinine e proteine atossiche prive di emoagglutinine. La catena pesante lega in maniera selettiva la neurotossina alle terminazioni nervose colinergiche. Mediante un meccanismo di endocitosi recettore-mediata ed energia-dipendente, la membrana cellulare della terminazione assonica si invagina per accogliere il complesso delle due subunità di tossina, formando una vescicola all’interno. Dopo l’internalizzazione, il ponte disolfuro si rompe e viene rilasciata la catena leggera che impedisce il rilascio di acetilcolina (Niamtu,2003) agendo sulla proteina SNAP-25: una proteina di 25 dalton associata ai sinaptosomi, che permette la fusione delle vescicole di acetilcolina alla parte interna della membrana assonica e quindi la sua esocitosi. L’effetto che ne risulta è quello di un rilassamento muscolare di effetto temporaneo ed indicativo della natura prevedibile e reversibile della paralisi. La fase iniziale di reinnervazione avviene attraverso uno sprouting assonale non collaterale (Alderson et al,1991). A questa prima fase segue una seconda e distinta fase successiva, con un ritorno del turnover delle vescicole nella terminazione originale, la perdita dell’at-


tività esocitosica negli sprout e la progressiva scomparsa di questi ultimi. Il recupero della funzione sinaptica, alla giunzione neuromuscolare originale, richiede circa tre mesi. Il recupero della funzione muscolare dipende dalla velocità alla quale la tossina viene metabolizzata dalle estremità dei nervi e dalla velocità di ripristino delle proteine danneggiate (Calace, 2003).

La tossicità della tossina botulinica

Le dosi di tossina botulinica sono descritte in termini di Unità di attività biologica (U). Per tutti i prodotti, 1 U è considerata la quantità di neurotossina letale per il 50% dei topi dopo iniezione intraperitoneale (mouse LD50). La LD50 per l’uomo è stata calcolata intorno alle 40 U di Botox per Kg di peso corporeo: quindi circa di 3000 U. Ogni trattamento estetico con tossina botulinica non supera abitualmente le 100 U: il 3% circa della LD50. Non bisogna dimenticare che i prodotti in commercio contengono differenti quantità di unità biologiche: Botox 100 U per fiala, Dysport 500 U per fiala, Myobloc 5000 U per ml. Questo comporta diversità nei dosaggi effettivi: per ottenere lo stesso effetto di 1U di Botox, la letteratura riporta che sono necessarie 3-6 U di Dysport e 50-100 U di Myobloc (Carruthers e carruthers, 2001).

Gli effetti clinici

Grazie all’uso della tossina botulinica possiamo eliminare o ridurre, in maniera simmetrica e selettiva, la componete muscolare dinamica implicata nella genesi delle rughe lineari o d’espressione. Le rughe lineari si formano in zone dove la cute è strettamente aderente al muscolo (regione frontale, gabellare, perioculare, peribuccale): l’iperattività muscolare, variabile in base alla mimica individuale, fa sì che la cute perdendo con il tempo l’elasticità giovanile, si “logori” e formi rughe dapprima reversibili, poi permanenti e ad insorgenza spesso precoce. Trattare le linee d’espressione con la tossina botulinica è sicuramente il trattamento più semplice, meno invasivo e più efficace che abbiamo oggi a disposizione. Gli

effetti clinici della tossina botulinica di tipo A si osservano entro 2-3 giorni dall’inoculo, in alcuni casi più tardivamente ma comunque entro 15 giorni dal trattamento. L’effetto è massimo dopo circe 4 settimane e si riduce gradualmente dopo un periodo di 3-4 mesi dopo l’iniezione, pur riscontrandosi variazioni di questi parametri in rapporto all’individuo e al volume dei muscoli trattati (Carruthers e Carruthers, 2001). Inoltre è valida anche l’associazione della tossina botulinica con altre metodiche (filler, interventi chirurgici, laser) per ottimizzare, in alcuni casi, il risultato estetico. La tossina botulinica di tipo A, costituisce un trattamento a lungo termine sicuro ed efficace, ben tollerato e con effetti collaterali eventuali di minima entità a patto che vengano osservati gli accorgimenti essenziali ad un uso adeguato del prodotto. Vedremo quindi nel dettaglio il meccanismo d’azione della tossina, la tossicità, l’eventuale formazione di anticorpi neutralizzanti, le indicazioni, la tecnica, i dosaggi e le diluizioni opportune, le controindicazioni, le norme per prevenire e trattare eventuali effetti collaterali , le linee guida insomma per poter utilizzare il prodotto con la massima tranquillità

Le diluizioni

In letteratura si riporta un range di diluizione variabile da 0,5 a 20 ml per 100 Unità (Letessier, 1999). La diluizione della tossina è uno dei fattori importanti nel determinare il volume di iniezione e l’eventuale rischio di migrazione: maggiore è la concentrazione, minore la quantità iniettata, minore è il rischio di migrazione.. La maggior parte degli autori è allineata con Carruthers che suggerisce una diluizione con 2,5 cc di soluzione fisiologica senza conservanti, in modo da ottenere 40 U/ml (Carruthers et al, 2002). Il Comitato Scientifico per lo Studio in Italia della tossina botulinica di tipo A in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, suggerisce questa stessa diluizione in accordo con l’Allergan. Tuttavia i Carruthers stessi, in un lavoro più recente (Carruthers e Carruthers, 2003) consigliano una diluizione a 1 ml; al pari di altri

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autori quali Benedetto (1999) e Lowe (1996). Blitzer ed al (1997, 2000) suggeriscono una diluizione standard con 4 ml (25 U/ml) ed una per pazienti che necessitano di dosi maggiori, con 2 ml (50 U/ml). Diluisce a 2 ml anche Letessier (1999). Anche in base alla nostra esperienza è preferibile la diluizione a 2 ml per ottenere dosi più concentrate di tossina limitandone la diffusione. Le Louarn (2001) utilizza più concentrazioni (massima, intermedia, bassa) di tossina in aree differenti, nello stesso paziente a partire da una concentrazione massima diluendo con 1 ml. Non dimentichiamo quindi che con un range di diluizione variabile da 2 a 4 ml per 100 Unità, che è quello che permette una buona maneggevolezza del farmaco, comunque quello che conta maggiormente sono le Unità di tossina infiltrate. E’ consigliabile utilizzare per l’inoculo, siringhe da insulina da 1 cc (100U) sostituendo l’ago smontabile da 27 G con ago 30 G, anche se qualcuno preferisce utilizzare siringhe da 0,5 ml con ago fisso da 30 G per evitare lo spreco del prodotto che si raccoglierebbe nello spazio morto della siringa. Da Dicembre 2005 l’Allergan (Azienda ufficiale di distribuzione in Italia del Vistabex), fornisce la tossina in confezioni da 50 U (diluizione consigliata: 1 ml) per migliorarne l’applicazione d’uso.

La tecnica di infiltrazione

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La tossina botulinica permette una inibizione selettiva dell’attività muscolare che vogliamo limitare per distendere le rughe di espressione sovrastanti. Il rischio maggiore nell’uso della tossina è quello della diffusione non prevista. Quindi in generale è opportuno diluire 100 U di tossina con da 1 a 3 ml: con maggiori diluizioni cresce il rischio di migrazione.. Nel corrugatore (per evitare il rischio di ptosi palpebrale), è consigliabile proteggere il bordo orbitarlo con il pollice non dominante e rispettare sempre la distanza di almeno 1 cm dal bordo orbitarlo, oltre che non iniettare lateralmente alla verticale dell’anello mediale dell’iride. Nel frontale (per evitare il rischio di ptosi del sopracciglio) bisogna rispettare la distanza di almeno 2 cm dall’arcata orbitarla, eseguire le infiltrazioni molto superficiali e non trattare

(almeno in prima seduta) il terzo laterale del muscolo. Occorre poi cercare di evitare di provocare ecchimosi ed ematomi, che migrando per gravità possono portarsi dietro una parte di tossina: evitare quindi di iniettare in prossimità di peduncoli vascolari importanti (es. sovraorbitario); eseguire una compressione digitale dopo aver estratto lago; alcuni autori utilizzano adrenalina associata alla fisiologica diluente (50 microgrammi/ml): personalmente non riteniamo utile aggiungere adrenalina.

Regione periorbitaria

I siti di iniezione, sottodermici, sono tre, tutti ad 1 cm dal bordo orbitario: il primo sul prolungamento esterno del canto esterno, il secondo ed il terzo 1 cm sopra e sotto il primo sito, parallelamente al margine esterno dell’orbita. In casi particolari può essere utile un quarto inoculo sul prolungamento laterale del primo punto a circa 1 cm da questo o in caso di ipertrofia dell’orbicolare un inoculo subito al di sotto del margine ciliare nella palpebra inferiore (1-2 U). Le Unità di tossina sono di 2-4 U per sito, per un totale di 16-32 U.

Regione frontale

I siti standard di iniezione sono 4 punti (2 per emifronte), il primo sulla verticale della linea emipupillare, il secondo sulla verticale della linea che passa per il canto interno: entrambi subito al di sopra della più bassa ruga frontale ad almeno a 2 cm dal bordo orbitarlo. Uno o due punti su di una seconda linea orizzontale ad almeno 1 cm sopra i precedenti possono essere necessari a seconda dell’estensione


della regione frontale. Il livello di iniezione è sottodermico e per ogni sito si consiglia di inoculare da 2 a 4 Unità per un totale di 8-32 Unità.

Regione glabellare

I siti di iniezione sono: il primo sulla verticale del margine interno dell’iride, il secondo sulla verticale della linea che passa per il canto interno, entrambi al di sopra di 1 cm del margine orbitarlo. Le infiltrazioni devono essere superficiali ma sempre al di sotto del muscolo frontale. Per il muscolo procero un primo sito di inoculo, sottocutaneo, è subito al di sopra dell’incrocio tra le due linee che congiungono le estremità mediali dei sopraccigli con il canto interno controlaterale; un secondo punto è circa 2 cm al di sopra del precedente. Si consigliano 3-4 Unità per sito, per un totale di circa 15-25 Unità.

L’uso della tossina botulinica, il cui uso in estetica è ormai “ufficializzato” da quasi un anno, è sempre più diffuso, e sia in ambito nazionale che internazionale, i diversi autori sempre più tendono a sperimentare l’impiego della tossina per migliorare i segni di invecchiamento cutaneo anche in zone diverse dal terzo superiore del viso, quali il terzo medio e inferiore del volto, il collo e il decolletè. Gli autori riportano quindi anche quali possono essere le indicazioni estetiche “avanzate” dell’utilizzo della tossina sia nelle sedi “classiche” che in quelle differenti da regione frontale, glabellare e perioculare (off label!!). Descrivono le possibili complicanze, come evitarle e come trattarle e ricordano anche che la tossina anche se consente di ottenere, usata

con buonsenso, ottimi risultati ha tuttavia dei limiti! Per cui in pazienti di età particolarmente avanzata, e/o con fughe profonde e/o mimica particolarmente vivace e/o fotoaging, possiamo infatti ottenere con la sola tossina un risultato insoddisfacente. Pertanto è importante essere in grado di riconoscere ed informare il paziente a “rischio” di risultato non ottimale e in questo caso di saper integrare, e al momento opportuno, l’impiego della tossina con metodiche ancillari (filler riassorbibile, peeling, interventi chirurgici, laser) al fine di ottimizzare il risultato estetico.

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La Medicina Rigenerativa e i problemi connessi alla legislazione vigente in Italia. Approccio pragmatico Nicola Scarpato

Ordinario di Patologia Clinica Università degli studi di Napoli Federico II

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Si intende per Medicina Rigenerativa quella branca della Medicina che consente la ricostituzione di un tessuto perso o danneggiato evitando così la sua sostituzione. Per raggiungere tale effetto terapeutico si utilizzano gli emocomponenti. Le norme che in Italia disciplinano la raccolta, la manipolazione, la conservazione e l’uso degli emocomponenti, sono improntate alla massima cautela e sembrano pertanto, apparentemente, paralizzare e condizionare ogni attività che si svolga al di fuori delle strutture pubbliche. Bisogna tener presente che la normativa di cui sopra è diretta conseguenza di vicende che in passato hanno interessato il nostro Paese e che è bene non si ripetano. Talora l’interpretazione delle norme non è univoca e diventa una fonte potenziale di conflitti di competenza o di responsabilità professionale. Quando un campo di interesse sanitario è disciplinato dalla legge, ed è appunto il caso dell’uso degli emocomponenti, il professionista che vi opera è esposto al rischio di vedersi imputare una colpa specifica se contravviene a quanto previsto dalla norma. Finché tutto procede bene, sembra lecito qualunque comportamento ma, appena un magistrato interviene su un caso specifico, ci si rende improvvisamente conto di essere esposti a denunce alla Autorità Giudiziaria in merito alla liceità del proprio comportamento, pur se tenuto in perfetta buona fede. La colpa specifica prescinde da un eventuale danno apportato ad un paziente e pertan-

to è indispensabile mettere in atto preventivamente protocolli che consentano di esercitare la professione in assoluta serenità. Dopo una breve disamina del quadro normativo italiano ed europeo, si prendono in esame proposte operative in grado di soddisfare le necessità di pazienti e di professionisti nel pieno rispetto della legge.

Il PRP in Medicina Estetica: protocolli combinati Riccardo Forte

Esperto e Consulente in Medicina Estetica - Como Master in Chirurgia Estetica Morfodinamica

Il PRP (Platelet Rich Plasma) è plasma autologo contenente una concentrazione di piastrine fino a 6 volte quella del sangue. Tale preparazione è pertanto estremamente ricca dei 7 fattori di crescita piastrinici; tali proteine sono responsabili dell’ attivazione di tuti i processi riparativi che seguono un evento traumatico ed in particolare: stimolazione dell’attività dei macrofagi e fibroblasti, neoangionesi, chemiotassi e proliferazione di cellule staminali adulte, modulazione della reazione infiammatoria e quindi del dolore, potenziamento delle difese. Una volta preparato con tecnica idonea, il PRP viene iniettato sottocute con tecnica mesoterapica simile ad un comune rivitalizzante. E’ dimostrato che il PRP svolge una efficace azione non solo di stimolo sulla sintesi di nuovo collagene, ma anche antimicrobica e anti-infiammatoria. E’ intuibile come queste caratteristiche lo rendono molto indicato al trattamento combinato con altre tecniche dove le sinergie possono potenziare le proprietà del singolo trattamento. In particolare il PRP risulta estremamente efficace in associazione ai trattamenti più aggressivi come i peeling medi o profondi


o i laser resurfacing sia di tipo tradizionale che frazionali: infatti le proprietà riparative, antimicrobiche e anti-infiammatorie del plasma arricchito, riducono i tempi di guarigione e l’incidenza degli effetti collaterali. Anche metodiche che sfruttano radiofrequenza o altri campi elettromagnetici possono trovare giovamento nella sinergica azione del PRP sull’attività fibroblastica. Gli iniettabili induttori della neocollagenosintesi, quali acido polilattico o il fosfato tricalcico trovano grande beneficio nell’accoppiamento con il PRP. L’autore descrive i personali protocolli sottolineando i vantaggi riscontrati nella propria esperienza.

Il Ringiovanimento perioculare Giovanni Salti

Docente di Medicina Estetica, Università di Firenze. Specialista in chirurgia

L’invecchiamento della regione periorbitale presenta numerose problematiche suscettibili di correzioni non invasive diverse fra loro. I livelli di correzione riguardano diversi piani. Sui piani profondi è necessario contrastare la perdita di volume legata all’atrofia dei tessuti osseo ed adiposo, e la correzione migliore è quella possibile con l’utilizzo dei filler volumizzanti. I piani muscolari responsabili della formazione delle rughe perioculari possono essere corretti con l’utilizzo della tossina botulinica. I piani superficiali possono richiedere l’utilizzo di metodiche di resurfacing, come laser e peeling, o il riposizionamento di adeguata idratazione cutanea tramite infiltrazione di acido ialuronico.

La ridefinizione della linea mandibolare Patrizia Piersini

S.M.I.E.M. – Docente della Scuola Superiore di Medicina Estetica dell’Agorà di Milano

Giuseppe Sito

Docente S.M.I.E.M. - Professore a Contratto II Università degli Studi di Napoli - Specialista in Chirurgia Generale - Specialista in Urologia ed Endocrino Chirurgia Napoli

Gli Autori descrivono l’invecchiamento del terzo inferiore del volto e la ridefinizione della linea mandibolare con l’utilizzo di acido ialuronico per ottenere un aspetto più giovane dell’ovale del viso. Viene discussa la tecnica per aumentare la linea mandibolare e ristabilire un aspetto più tonico attraverso la correzione del solco pregiugale (prejowl) e del mento. Ridare il giusto contorno alla mandibola con l’impianto di acido ialuronico consente di avere una linea mandibolare più netta, una transizione nel collo più marcata, con un effetto visivo tensorio estremamente naturale e soddisfacente per la paziente. Nell’esperienza degli Autori sono stati trattati trentotto pazienti con un grado di soddisfazione elevato. Vengono riportate la tecnica di impianto, la selezione e l’analisi del paziente, i risultati ottenuti, e gli effetti collaterali.

Bibliografia 1. Romo T, Yalamanchili H, Sclafani AP. Chin and prejowl augmentation in the management of the aging jawline. Facial Plast Surger. 2005 Feb; 21(1):38-46. 2. Lupo MP. Hyaluronic acid fillers in facial rejuvenation. Semin Cutan Med Surg. 2006 Sep;25(3):122-6. 3. Monheit GD, Coleman KM. Hyaluronic acid fillers. Dermatol Ther. 2006 MayJun;19(3):141-50. 4. Klein AW. Soft tissue augmentation 2006: filler fantasy. Dermatol Ther. 2006 MayJun;19(3):129-33. 5. Wise JB, Greco T. Injectable treatments for

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the aging face. Facial Plast Surg. 2006 May; 22(2):140-6. 6. Klein AW. Techniques for soft tissue augmentation: an “a to z”. Am J Clin Dermatol. 2006; 7(2):107-20. 7. Gold MH. Use of hyaluronic acid fillers for the treatment of the aging face. Clin Interv Aging. 2007; 2(3):369-76 8. Phillip M. Levy. The “Nefertiti lift”: a new technique for specific re-contouring of the jawline. Journal of Cosmetic and laser Therapy. Vol. 9, Issue 4 2007, 249-252. 9. Shire JR. The importance of the prejowl notch in face lifting: the prejowl implant. Facial Plast Surg Clin North Am. 2008 Feb; 16(1): 87-97, vi. 10. Fattahi T. The prejowl sulcus: an important consideration in lower face rejuvenation. J Oral Maxillofac Surg. 2008 Feb;66(2):355-8.

Le labbra maschili e femminili: strategie di scelta di tecniche e materiali Raffaella Sommariva

Membro della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SICPRE) e dell’Accademia Nazionale di Medicina Estetica (SIME). Docente della Scuola Superiore Post-Universitaria di Medicina ad indirizzo Estetico di Milano

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Le labbra rappresentano da sempre elementi “dominanti” ,di attrazione primaria, nell’analisi di un volto femminile nuovo, “sconosciuto”. L’uomo, classicamente, colpisce di più per il sorriso, lo sguardo, l’insieme della figura. Tuttavia, oggi, belle labbra contribuiscono anche alla bellezza di un volto maschile. Anche l’uomo si sta avvicinando sempre più alle metodiche soft che con piccoli ritocchi valorizzano e personalizzano gli elementi del volto che “attirano” l’attenzione. Le labbra dell’uomo presentano dimensioni

(spessori,volumi, area del vermiglio), in media, maggiori di quelle della donna e resistono maggiormente, al pari della cute del viso, al processo di invecchiamento mantenendo più a lungo la forma del labbro superiore e la definizione del contorno, grazie anche ad una più cospicua componente muscolare. Nei soggetti giovani è spesso necessario correggere solo il labbro superiore o solo l’inferiore per migliorarne le proporzioni reciproche, esattamente al contrario, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, di quanto accade nella donna in cui ritengo sia sempre opportuno correggere le labbra in toto per evitare effetti “innaturali”. Le labbra maschili invecchiate sembrano caratterizzate soprattutto da perdita di turgore e da caduta degli angoli della bocca ma più tardivamente rispetto alla donna che già dopo i 30 anni lamenta perdita di rotondità, contorno meno definito, e “orizzontalizzazione” della rima buccale con indurimento dell’espressione. Le indicazioni alla correzione sono quindi differenti nell’uomo e nella donna e vedremo come, utilizzando l’acido ialuronico NASHA specifico per le labbra, le tecniche di infiltrazione possano essere continuamente “adattate” al singolo caso e mai standardizzate, senza perdere mai di vista la necessità di ottenere un risultato naturale.

Bibliografia - Baga I, Rosati R, De Menezes M, Colombo A, Sforza C “ The effect of aging on lip dimensions: A three-dimensional evaluation in a healthy group”. It J. Anat. Embryol., 113: S27, 2008. - Ferrario VF, Rosati R, Sforza C, et al “Labial morphology: a three-dimensional anthropometric study”. J Oral Maxillofac Surg 67:1832-1839, 2009 - Iblher N, Kloepper J,Penna V,et al “Changes in the aging upper lip-a phptomorphometric and MRI-based study (on a quest to find the right rejuvenation approach) Journal of Plas Reconstr Aesthetic Surg (2008)XX,1-7. - Milosevic SA,Varga ML, Slaj M, “Analysis of the soft tissue facial profile of Croatians using of linear measurements” J Craniofac


Surg, 2008 Jan; 19(1):251-8. - Owens EG et al, A multicenter interracial study of facial appearance.part 1:A comparison of extraoral parameters.Int J Prosth 2002;15:273-282 - Sawyer AR, See M, Nduka C, “3D stereophotogrammetry quantitative lip analysis” Aesth Plast Surg, May 2008 - Sommariva R. “Le labbra dell’uomo: strategie terapeutiche di correzione con acido ialuronico NASHA” Atti del 10°Congresso Internazionale di Medicina Estetica, Milano, 2008. - Sommariva R. et al “L’invecchiamento delle labbra: eziopatogenesi e terapia con acido ialuronico” Atti del 8° Congresso Internazionale di medicina Estetica di Milano, 2006.Sommariva R. ”Le labbra dell’uomo e della donna: indicazioni differenti e tecniche di correzione personalizzate con gel NASHA.” Atti del 11° Congresso Internazionale di Medicina Estetica di Milano, 2009.

so la reintegrazione di volume dei tessuti molli a livello zigomatico con tessuto adiposo autologo (lipostruttura) o con filler biologico, acido ialuronico a macroparticelle, in forma di gel iniettabile (ialuroniplastica). In questo lavoro l’autore analizza la casistica personale (43 donne e 1 uomo di età compresa fra 30 e 62 anni) e ne descrive materiali e tecniche esecutive. La lipostruttura secondo Coleman è una procedura chirurgica ambulatoriale da eseguire in anestesia locale con sedazione che utilizza tessuto adiposo autologo, tecnicamente descrivibile in 3 momenti: prelievo, purificazione, re-impianto. La ialuroniplastica è una metodica strettamente medica, non invasiva che si esegue in anestesia loco-regionale. L’autore confronta le due tecniche considerando le indicazioni, controindicazioni, tempi e modi di esecuzione, recupero post-trattamento, effetti collaterali, risultati a distanza e costi.

Maurizio Berlanda

Con questo lavoro porto la mia esperienza clinica nell’uso dello Juvederm‚ VOLUMA® maturata in due anni di trattamenti del volto su 350 pazienti. La formulazione unica di Juvederm® VOLUMA® si avvale di una proporzione più elevata di acido ialuronico dal basso peso molecolare (fibre corte) che offre una rete molto fitta della sostanza per un crosslinking efficace e meno soggetta ai mecca-

Due anni di esperienza nell’utilizzo dell’acido ialuL'aumento volumetrico ronico Juvederm Voluma® dello zigomo nel ringiovaRenzi M. D. nimento del volto: lipo- Massimo Medico Chirurgo. Specialista in chirurgia Plastica e Docente del Master Universitario di seconstruttura versus impianto Ricostruttiva. do livello in Chirurgia Estetica e Medicina Estetica presdi Genova novembre 2007 – novembre di acido ialuronico. tecni- so2008l’Università e novembre 2009-2010 Autore e coautore di pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali che a confronto Specialista in Chirurgia Generale, Università di Verona – Master in Chirurgia Plastica Estetica, Università di Padova – Diplomato S.M.I.E.M., Esperto e Consulente in Medicina ad Indirizzo estetico, Agorà, Milano

Nel panorama delle più recenti procedure mediche e chirurgiche relative al ringiovanimento del volto, un posto di rilievo va certamente riservato alla possibilità di migliorare l’aspetto del viso in favore di un “look più giovane e fresco” attraver-

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nismi di degradazione, una elevata coesività, che consente al prodotto di conservare una propria struttura e rimanere nell’area in cui è stato infiltrato, ed infine una elevata viscosità del gel per una formulazione consistente. Questa sostanza viene usata in pazienti con riduzione del grasso del terzo medio del volto dovuti a perdite di peso e a prolasso dei tessuti determinata dal fisiologico invecchiamento. Con questo trattamento, sfruttando la grande capacità di sollevare i tessuti dello Juvederm® VOLUMA® si ottiene un ripristino omogeneo del volume perso ed un rimodellamento del contorno del volto. Il trattamento degli zigomi, in particolare, renderà possibile ristrutturare il volume della regione malare offrendo, pertanto, un evidente effetto lifting dei solchi nasolabiali. In base al caso clinico da trattare, possono essere utilizzate la tecnica di pavimentazione lineare e a ventaglio o, separatamente o in combinazione, la tecnica a micro-ponfi che più correttamente viene utilizzata per l’aumento volumetrico delle guance. Nella mia casistica, segnalo un 30% di complicanze di lieve entità collegate alla tecnica di impianto quali arrossamenti, edema, ematomi che si risolvono spontaneamente in poco tempo ed assenza di complicanze gravi dovute alla sostanza quali granulomi, noduli ecc. Per concludere, posso dire che, l’utilizzo dello Juvederm® VOLUMA® grazie alla sua formulazione omogenea, determina risultati molto naturali, grazie anche alla sua caratteristica capacità di sollevare i tessuti, determinando e gradimento e soddisfazione nei pazienti trattati.

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La rinoplastica medica Riccardo Forte

Esperto e Consulente in Medicina Estetica - Como Master in Chirurgia Estetica Morfodinamica

Il modellamento “medico” del naso è una tecnica che si è andata diffondendo in questi ultimi anni, complice anche l’aumento di richiesta di tecniche non invasive per la correzione dei difetti estetici della faccia. Essa prevede l’utilizzo di prodotti iniettabili quali filler e tossina botulinica per la correzione di alcuni difetti del dorso e della punta del naso. In particolare. la presenza di un gibbo non particolarmente pronunciato può essere corretto rettificando il profilo con un riempimento della base del naso (a livello del procero) e aumentando la proiezione della punta infiltrando la columella e la punta in corrispondenza dei duomi delle cartilagini alari. Un’ ulteriore rotazione della punta può essere ottenuta con il trattamento del muscolo depressore del setto con 2-3 unità di tossina botulinica. Il blocco di tale muscolo determinerà anche la scomparsa di quei movimenti verso il basso a cui la punta è soggetta quando il paziente sorride e parla. La combinazione di queste semplici tecniche permette, a volte, correzioni che sorprendono il paziente per l’estrema efficacia. Sono state proposti diversi filler per il modellamento del naso: dai permanenti quali le poliacrilamidi e lo stesso silicone ai riassorbibili quali idrossiapatite di calcio, acido ialuronico e collagene. Questi ultimi due sono i materiali che l’autore considera come i più sicuri e maneggevoli con una leggera preferenza per il collagene porcino che garantisce una estrema plasticità e durata nel tempo. Se ben eseguita e in presenza di filler riassorbibili, la rinoplastica medica ha una incidenza praticamente nulla di effetti collaterali importanti e solo effetti collaterali minori quali fugaci rossore, edema e una blanda dolorabilità. Eventi avversi gravi e spesso irreversibili sono stati segnalati invece nel caso di impianti effettuati con filler permanenti. I risultati sono piuttosto stabili anche nel caso di sostanze riassorbibili (motivo in più per non usare i permanenti!) e ritocchi ogni 8-12 mesi garantiscono un risultato stabile ed efficace.


Il ringiovanimento di mani e piedi Patrizia Piersini

S.M.I.E.M. – Docente della Scuola Superiore di Medicina Estetica dell’Agorà di Milano

Oggi la Medicina Estetica tiene in grande considerazione le problematiche patologiche e fisiologiche legate all’invecchiamento. Una rilevanza sempre maggiore viene data alla salute di mani e piedi con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dell’anziano. Fattori come l’eccessiva esposizione al sole, l’invecchiamento genetico e svariate patologie contribuiscono a modificare l’aspetto estetico della superficie dorsale di mani e piedi. Con il trascorrere degli anni l’assottigliamento della cute e del grasso sottocutaneo evidenzia le vene e i tendini estensori, rendendone l’aspetto scarno e scheletrico. L’invecchiamento del dorso della mano è caratterizzato inoltre dalla comparsa di lentigo solari causate dalla fotoesposizione continua di questa regione mentre nel piede si evidenziano spesso ipercromie della pelle dovute ad alterazioni del sistema endocrino o vascolare. La Medicina Estetica propone numerosi trattamenti per correggere questi inestetismi, dai peeling chimici alla microidrodermoabrasione, dalla biostimolazione ai filler, con risultati clinici molto validi ed estremamente soddisfacenti per il paziente.

Bibliografia 1) Kwan RL, Zheng YP, Cheing GL. The effect of aging on the biomechanical properties of plantar soft tissue. Clin Biomech (Bristol, Avon) 2010 Jul; 25(&):601-5. Epub 2010 May 8. 2) Chaiwanichsiri D, Janchai S, Tantisiriwat N. Foot disordersand falls in older persons. Gerontology 2009; 55(3):296-302. 3) Shamban AT. Combination hand rejuvenation procedures. Aesthet Surg J. 2009 SepOct;29(5):409-13. 4) Jakubietz RG, Gruenert JG, Kloss DF, Meffert R, Schmidt K, Jakubietz MG. Aging

and the appearance of the hand. Hautarzt. 2009 Mar;60(3):217, 220-5. 5) Sadick NS, Anderson D, Werschler WP. Addressing volume loss in hand rejuvenation: a report of clinical experience. J Cosmet Laser Ther. 2008 Dec;10(4): 237-41. 6) Jakubietz RG, Jakubietz MG, Kloss DF, Gruenert JG. The ageing hand. A study to evaluate the chronological ageing process of the hand. J Plast reconstr Aesthet Surg. 2008 Jun;61(6):681-6. 7) Jakubietz RG, Jakubietz MG, Kloss DF, Gruenert JG. Defining the basic aesthetics of th hand. Aesthetic Plast Surg. 2005 NovDec;29(6): 546-51. 8) Weiss DD, Carraway JH. Hand rejuvenation. Aesthet Surg J. 2004 Nov-Dec;24(6): 567-73. 9) Coleman SR. Hand rejuvenation with structural fat grafting. Plast Reconstr Surg. 2002 Dec.; 110(7): 1731-44. 10) Abrams HL, Lauber JS. Hand rejuvenation. The state of art. Dermatol Clinic 1990 Jul;8(3): 553-61. 11) Osterman HM, Stuck RM. The aging foot. Orthop Nurs 1990 Nov-Dec; 9(6):43-7, 76. 12) Edelstein JE. Foot care for the aging. Phys Ther. 1988 Dec; 68(12): 1882-6.

Biostimolazione e Bioristrutturazione Maurizio Cavallini – Milano

Medico Chirurgo. Docente( e segretario scientifico ) del Master in Chirurgia estetica dell’Università degli Studi di Milano dal 2007, docente al Master di II livello in Chirurgia e medicina estetica dell’Università degli Studi di Genova dal 2008 , docente dall’anno accademico 2002 presso la Scuola Superiore postuniversitaria di medicina ad indirizzo estetico di Milano, e Docente alla Scuola Internazionale di Medicina estetica di Roma. Socio ordinario dell’European Association of Aesthetic Surgery di cui è Vice Presidente dal 2008 e della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SIPCRE).

Nei programmi di ringiovanimento non chirurgico del viso un posto preponderante

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va riservato alla rivitalizzazione cutanea che puo’ essere eseguita secondo due modalità : 1) da una parte la biostimolazione, che permette attraverso l’uso di sostanze singole o combinate fra di loro di agire incrementando l’attività metabolica dei fibroblasti ( e quindi consentendo una maggiore produzione di tutte le componenti fisiologiche della matrice del derma ), la presenza di acqua tissutale e la riduzione dello stress ossidativo mediante una azione diretta contro il danno da radiclai liberi. Afferiscono a questa prima categoria le macromolecole polinucleotidiche, gli aminoacido, l’acido ialuronico non cross linkato e i complessi vitaminici 2) dall’altra la bioristrutturazione , che invece sfrutta il principio della “ reazione da corpo estraneo “, cioè una neocollagenosintesi cicatriziale reattiva provocata da sostanze chimiche non fisiologiche. A questo gruppo appartengono fra gli altri l’acido polilattico e il fosfato tricalcico. Le modalità di utilizzo prevede la tecnica infiltrativa a micro ponfi o a rete superficiale o profonda secondo schemi temporali e di modalità che dipendono dalle diverse sostanze utilizzate.

La Carbossiterapia Alessandra Sassu

Specialista in malattie cardio-vascolari, esperta in ecocolor-doppler vascolare, medico estetico e nutrizionista.

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Per Carbossiterapia s’intende l’utilizzo di CO2 per scopi terapeutici. Questa metodica è stata utilizzata per la prima volta in Francia nel 1932 per la cura delle arteriopatie periferiche. La Co2 è un gas di biossido di carbonio, inodore ed incolore. La somministrazione sottocutanea di CO2 non influisce assolutamente con la respirazione e non determina rischio di embolia, infatti la diffusibilità di questo gas è fino a 30 volte

superiore a quella dell’ossigeno. La videocapillaroscopia a sonda ottica e la flussimetria laser doppler sono due metodiche di indagine microangiologica che hanno dimostrato rispettivamente che l’azione CO2 per via sottocutanea si estrinseca attraverso un meccanismo di vasodilatazione ed incremento della sfigmicità arteriolare con conseguente aumento della velocità di flusso a livello del microcircolo. Il meccanismo d’azione consiste innanzitutto in una stimolazione diretta delle cellule muscolari lisce arteriolari (acidosi) ed azione simpatico-mimetica con conseguente aumento della velocità di flusso ed apertura dei dispositivi di blocco a livello dei capillari ed in secondo luogo in una riduzione dell’affinità dell’emoglobina per l’O2 con maggiore ossigenazione tissutale e lipolisi. Per questa ragione nelle forme di cosiddetta cellulite in cui prevale una microangiopatia da stasi, la somministrazione sottocutanea di CO2 rappresenta una terapia d’elezione: la cute migliora visibilmente il suo aspetto in termini di compattezza ed elasticità (dimostrata anche da indagine elastometrica), riduzione dello spessore cutaneo e degli avvallamenti superficiali (dimpling) . Le biopsie di pazienti sottoposte ad infiltrazione di CO2 nell’ipoderma a livello delle adiposità localizzate, hanno permesso di analizzare istologicamente i tessuti trattati e così verificare: “numerose fratture delle membrane cellulari adipocitarie con presenza di materiale lipidico nell’interstizio ed assenza di alterazioni delle strutture dermiche profonde e vascolari principali”…….questo effetto si traduce in una riduzione in centimetri delle adiposità localizzate a livello di addome, fianchi, cosce, ginocchia, glutei, ecc. … I/le pazienti vengono sottoposti a una o due sedute settimanali per cicli di 10, 20 sedute ed i risultati sono visibili fin dalle prime sedute. L’osservazione occasionale di un aumento di elasticità e tonicità della cute degli arti inferiori, comprovata da elastometria ed esame istologico, ci ha indotto ad utilizzare la carbossiterapia in regioni corporee diverse, caratterizza-


te da segni di invecchiamento cutaneo : viso, collo, decolletè, braccia, ecc. ... L’aumento dello spessore dermico e quindi la stimolazione fibroblastica indotta dall’anidride carbonica, rende ragione del fatto che il trattamento delle cosiddette smagliature rappresenta un’indicazione principe nell’utilizzo di questa terapia.

Trattamenti di medicina estetica: valutazioni pre- e post Adele Sparavigna

Dermatologa Presidente Derming, Istituto di test clinici dermatologici

Il mercato della medicina estetica, anche a dispetto delle crisi economiche, non sembra conoscere battute d’arresto. Sono sempre di più le persone, uomini e donne, giovani e meno giovani, abbienti o meno, a ricercare le cure ed i trattamenti medici per migliorare il proprio aspetto. La cronaca, purtroppo, ci segnala continuamente casi di interventi non riusciti o finiti nel peggiore dei modi, di trattamenti inefficaci o, peggio, deturpanti, di impostori che si spacciano per medici o di medici che eseguono trattamenti non indicati al solo scopo di arricchirsi. Tutto questo a discapito dei professionisti, che sono la maggioranza, e che lavorano in scienza e coscienza, con la massima onestà e trasparenza. Ma come poter far percepire al paziente l’elevata qualità, la sicurezza e l’affidabilità del proprio operato? Semplicemente fornendo “prove”: corredare ogni attività di medicina estetica di una documentazione oggettiva attraverso un’adeguata valutazione fotografica, la misurazione di parametri, l’adozione di un approccio valutativo strutturato pre- e post-trattamento, può orientare nelle strategie di intervento, consentire di monitorare la durata nel tempo, miglio-

rare la comunicazione tra medico e paziente attraverso una pianificazione condivisa delle strategie di miglioramento. E mettere al riparo il medico da problemi medico-legali.

Autotrapianto di capelli: un vero antiaging Franco Buttafarro – Torino

Specialista in Dermatologia, Specialista in Chirurgia Plastica. Dal 1994 ad oggi professore a contratto presso Scuola di Specializzazione in Dermatologia dell’Università degli Studi di Parma. Docente di laserchirurgia dermatologica, dermochirurgia oncologica, chirurgia della calvizie, tecnica chirurgica dermatologica, attualmente con contratto di tecnica chirurgica dermatologica.

Trattare l’aging significa: 1) cercare di attenuare il più possibile i segni dell’invecchiamento 2) evitare effetti collaterali indesiderabili 3) ricercare tecnologie idonee che permettano tempi di recupero accettabili e nello stesso tempo forniscano risultati duraturi nel tempo. Ma sono pochissimi i trattamenti duraturi nel tempo e di questi solo alcuni possono essere annoverati come permanenti. Tra questi spicca senza dubbio l’autotrapianto di capelli a torto non considerato tra i programmi tradizionali di antiaging. Ricuperare la chioma perduta non significa solo recuperare un aspetto giovanile e piacevole ma vuol dire sottoporsi ad un intervento poco invasivo ma con dei risvolti di efficacia e persistenza dei risultati che non sono paragonabili con nessuna altra tecnologia per sofisticata ed efficace che possa essere. Recuperare i capelli vuol dire evitare di aggiungere un importante elemento di aging a quelli che naturalmente intervengono con il passar del tempo: è indubbio che un soggetto in cui si notano i primi effetti del crono e foto invecchiamento, avrà un aspetto peggiorativo in assenza di capelli. Noi lo consideriamo l’intervento antiaging per eccellenza ed il solo definitivo praticamente per tutta la vita. Certo parliamo di un intervento chirurgico ma con un impatto sociale elevatissimo e con riscontri

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negativi praticamente inesistenti, sempre che sia effettuato secondo le regole da un’équipe affiatata e preparata. Su questi principi e sull’evidenza dei risultati ottenuti possiamo affermare che il problema della calvizie, con le dovute eccezioni, è risolvibile con soddisfazione dell’operatore e del paziente e quindi, paradossalmente, si può dire che oggi la calvizie è una scelta!

interventi in modo ambulatoriale, minore traumatismo, minore invasività, tempi di recupero più brevi, possibilità di intervenire anche su aree come il volto, gli avambracci, le ginocchia.; contemporanea coagulazione dei vasi sanguigni con conseguente ridotta perdita ematica. La Laserlipolisi apre nuove prospettive nel trattamento delle adiposità distrettuali, risulta efficace, minimamente invasiva, e permette inoltre tempi di recupero veloci e ridotto ricorso a bendaggi costrittivi.

Laserlipolisi, nuove applicazioni in medicina estetica Il ringiovanimento facciale con fili di ancoraggio Nicola Zerbinati Medico Chirurgo, specializzazione in Dermatologia e Venereologia. Dal 2000 è Titolare dell’ insegnamento in Dermatologia e Venereologia del corso di laurea in Medicina e Chirurgia presso l’ Università degli Studi dell’Insubria. Dal 2001 è professore a contratto della scuola di specialità di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva presso l’ Università degli Studi dell’Insubria.

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La Laserlipolisi è una tecnica innovativa utilizzata per rimuovere l’eccesso di tessuto adiposo mediante l’interazione selettiva di un fascio laser con gli adipociti, la sua azione principale è la frantumazione della membrana delle cellule adipose e l’eliminazione del loro contenuto, tramite le vie naturali. Per effetto termomeccanico si ottiene l’assorbimento rapido ed elevato da parte della membrana adipocitaria, inoltre si crea un’apertura nella membrana stessa favorendo la fuoriuscita del contenuto cellulare. La tecnica utilizza l’elevata potenza di picco dell’emissione laser Nd:YAG per rompere le membrane degli adipociti, anche se negli ultimi anni le fonti energetiche possono essere diverse. Questo laser offre la possibilità di effettuare i trattamenti di liposcultura in modo minimamente invasivo: la luce laser è veicolata tramite microcannule del diametro di un millimetro in cui si inserisce una fibra ottica di soli 300 µm. Tecnica nettamente meno traumatica rispetto a quelle tradizionali. La Laserlipolisi offre innegabili vantaggi come: effettuare gli

Maurizio Cavallini – Milano

Medico Chirurgo. Docente (e segretario scientifico ) del Master in Chirurgia estetica dell’Università degli Studi di Milano dal 2007, docente al Master di II livello in Chirurgia e medicina estetica dell’Università degli Studi di Genova dal 2008 , docente dall’anno accademico 2002 presso la Scuola Superiore postuniversitaria di medicina ad indirizzo estetico di Milano, e Docente alla Scuola Internazionale di Medicina estetica di Roma. Socio ordinario dell’European Association of Aesthetic Surgery di cui è Vice Presidente dal 2008 e della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica (SIPCRE).

In un progetto di ringiovanimento facciale bisogna tenere in considerazione sia l’aspetto legato alla progressiva caduta tissutale cutanea e sottocutanea , ma anche la perdita tridimensionale dei volumi in particolare della regione medio facciale. In tale ottica un valido ausilio è rappresentato dalla possibilità di utilizzo di fili di ancoraggio che consistono in fili di polidiossanone e capro lattone , riassorbibili in un periodo di tempo variabile e comunque entro i 12 mesi , dotati di microancorette bidirezionali. Questi fili di diversa lunghezza a seconda delle necessità soggettive(da 7 a 30 cm), una volta inseriti con un ago da spinale di 20 G , si ancorano ai tessuti sottocutanei fornendo un effetto di lift , evidente soprattutto nel terzo medio e inferiore del viso. Inoltre la loro permanenza a lungo nel tessuto sottocutaneo


permette anche una neoproduzione di tessuto autologo pseudo cicatriziale che fornisce anche un effetto “volume lift” , che permette una ridistribuzione dei volumi locali. L’impiego ambulatoriale e in anestesia locale ne favorisce l’utilizzo per la scarsità di effetti collaterali e una rapida ripresa della normale vita sociale e lavorativa.

Microlipofilling della regione periorbitaria Claudio Bernardi

Chirurgo Plastico Libero Professionista - Roma

La regione periorbitaria può essere sede di inestetismi diversi quali rughe, fotoaging, dermatocalasi e altro. Gli autori vogliono prendere in considerazione il problema legato al depauperamento della componente adiposa a carico della regione orbitaria superiore ed inferiore ed i relativi inestetismi di occhio incavato e occhiaie. Questa condizione può essere costituzionale, causata dalla conformazione anatomica della regione palpebrale (pelle sottile, mancanza di pienezza della palpebra inferiore, conformazione dell’osso che costituisce il bordo orbitario inferiore) ed essere presente anche in età giovanile, a volte associata anche alla presenza di un evidente solco naso-giugale. Oppure può comparire più tardi, durante il processo di invecchiamento: la pelle e il tessuto adiposo sotto-orbitari e zigomatici si rilassano e scivolano verso il basso: ciò produce la comparsa di un solco a livello del bordo orbitario inferiore. Spesso, inoltre, il rilassamento interessa anche il setto orbitario; si formano così le borse palpebrali che rendono ancora più evidente l’occhiaia. L’altra causa è di natura iatrogena: l’eccessiva rimozione a livello sia della palpebra superiore (aspetto a “occhio di bambola”) sia della palpebra inferiore, del grasso periorbitario, produce una eccessiva scheletrizzazione dell’occhio, stigmata di senescenza.

L’Autore propone la micro-lipostruttura per il miglioramento di tale inestetismi, con tecnica di prelievo tradizionale associata o meno a centrifugazione ed il reimpianto del grasso con cannule sottili o aghi da 1,8 a 1,2 mm. L’infiltrazione viene condotta mediante multipli tunnels principalmente in sede retro muscolare profonda per creare un effetto di riempimento strutturale, ma anche una minima parte di infiltrazione superficiale sottocutanea al fine di attivare un processo di biostimolazione cutanea, favorito dalla presenza di cellule staminali presenti nel grasso infiltrato. Vengono presentati alcuni casi clinici ed illustrati vantaggi, limiti e complicanze di tale metodica.

L’Otoplastica non chirurgica Riccardo Forte

Esperto e Consulente in Medicina Estetica - Como Master in Chirurgia Estetica Morfodinamica

In questi ultimi anni è fortemente aumentata la richiesta da parte dei pazienti di tecniche non invasive in alternativa alla chirurgia plastica; per alcune indicazioni la medicina estetica propone in effetti, valide alternative che, pur con risultati spesso meno soddisfacenti, spesso offrono un positivo compromesso tra benefici e risultati. Classico esempio è la possibilità di correggere le rughe del terzo superiore del volto con la tossina botulinica, in alcuni casi più efficace delle tecniche chirurgiche. L’autore descrive una tecnica per la correzione delle “orecchie a sventola” che in alcuni casi si è dimostrata estremamente efficace e confortevole per il paziente. Tale tecnica, descritta da Kaye, prevede la correzione dell’orecchio prominente con la sola accentuazione della plica dell’antelice con il semplice posizionamento di uno o più punti di sutura per via transcutanea senza incisioni e con sola anestesia locale. Si esegue il disegno preparatorio, si infiltra

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l’anestetico locale con vasocostrittore e si prepara l’ingresso del filo con una bisturi-puntura. Il punto ad ansa attraversa l’antelice in senso postero-anteriore sul piano sottocutaneo sulla faccia posteriore dell’orecchio , si sposta superiormente camminando stavolta sul lato anteriore della cartilagine , poi ritorna antero-posteriormente spostandosi nuovamente sulla faccia posteriore e infine torna ad affacciarsi sul lato anteriore per legarsi all’altro capo e serrare il punto per forzare la plica dell’antelice. Un semplice SteriStrip chiude la piccola ferita a conclusione dell’ intervento. Chiaramente i casi più indicati sono quelli con scarsa ipertrofia concale e con marcato deficit dell’antelice. I risultati vanno interpretati in funzione della ottima compliance del paziente, dei ridotti rischi, della semplicità di esecuzione, dei costi estremamente limitati.

Utilizzo dell’analisi computerizzata nella chirurgia muco-gengivale Rudi Zanchetta

Odontoiatra. Socio fondatore del Cenacolo Odontostomatologico Torinese, dal 1999 è segretario dello stesso. Socio della S.I.O (Società Italiana di Osteointegrazione) e della S.Id P.( Società Italiana di Parodontologia) Fa parte del gruppo di studio I-LOAD che si occupa con particolare attenzione all’analisi del carico immediato in implantologia

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Le richieste estetiche dei pazienti diventano sempre più pressanti e la comunicazione chiara, precisa ed efficace su quello che si può realizzare è di fondamentale importanza .Ci sono una molteplicità di possibilità per spiegare al paziente le innumerevoli terapie che la moderna odontoiatria estetica gli può mettere a disposizione. L’utilizzo dell’elaborazione computerizzata delle foto del volto e del sorriso del paziente è certamente uno dei più efficaci per evitare di creare false aspettative in pazienti “ansiosi” di modificare la loro estetica facciale.

L’Ortodonzia invisibile: la tecnica Invisalign® Gianni D’Angeli, Giorgio Traversa

Cenacolo Odontostomatologico Italiano Associazione Italiana di Odontoiatria Generale

Invisalign® è una tecnica che utilizza una serie di mascherine trasparenti rimuovibili per effettuare e guidare i movimenti dentari. Partendo da un piano di trattamento centrato sull’obiettivo finale, e da accurate impronte di precisione, l’Align Technologies, grazie ad una avanzata tecnologia CAD-CAM, confeziona una serie di mascherine personalizzate; il paziente indossa una mascherina per 2 settimane circa, rimuovendola solo per mangiare e per lavarsi i denti. Mano a mano che la mascherina in uso viene sostituita con quella successiva della serie, i denti si spostano gradualmente, settimana dopo settimana, millimetro per millimetro, fino a quando non raggiungono la posizione prescritta dal professionista. I vantaggi di questa tecnica sono molteplici e sono schematicamente riconducibili ai seguenti punti: Minima invasività: i tessuti dentari e parodontali sono preservati come con nessun’altra metodica. Estetica: lo spessore e la trasparenza dell’allineatore soddisfano al massimo le richieste estetiche dei nostri pazienti. Igiene: le manovre di profilassi igienica domiciliare e professionale durante il corso della terapia sono analoghe a quelle del paziente non ortodontico (basta rimuovere gli allineatori). Durata della terapia prefissata: sin dall’arrivo del Clin-Check conosciamo il numero di mascherine e, di conseguenza, la durata del trattamento (ad es. 18 allineatori = 9 mesi). Piano di trattamento verificabile step-by-step: la modalità di adattamento degli allineatori è l’indice dell’avvenuto spostamento, comparabile alle immagini grafiche 3D. Assenza di movimenti dentari indesiderati: l’allineatore funziona da retainer sui denti che hanno funzione di ancoraggio, agendo solo su


quelli sui quali è richiesto il movimento. Vengono in pratica evitati i movimenti di azione-reazione sugli elementi di ancoraggio. Scopo dell’incontro è trasmettere l’esperienza con la tecnica Invisalign® di Giorgio Traversa e Gianni D’Angeli, liberi professionisti in Torino.

Carbossiterapia e cellulite: dalla fisiopatologia alle strategie terapeutiche Alessandra Sassu

Specialista in malattie cardio-vascolari, esperta in ecocolor-doppler vascolare, medico estetico e nutrizionista

La panniculopatia edematofibrosclerotica, detta erroneamente cellulite, descrive la manifestazione clinica di una patologia multifattoriale molto diffusa nel sesso femminile. Dal punto di vista eziopatogenetico, riconosce una predisposizione genetica e cause concomitanti come quelle di tipo endocrino, ambientale, posturale, iatrogeno, nonché l’obesità e il sovrappeso. La patologia è il risultato di un insieme di modificazioni del microcircolo arteriolo-venulare, del tessuto adiposo e di quello connettivo. L’elemento predisponente è costituito dalla stasi venosa a carico degli arti inferiori a causa del rallentamento distrettuale del flusso microcircolatorio; l’elemento scatenante è rappresentato dall’edema ricorrente del tessuto adiposo per aumentata permeabilità capillarovenulare.

Sul piano clinico vengono distinti quattro stadi, che vanno dalla stasi capillarovenulare con conseguente aumento della permeabilità ed edema del I stadio alla formazione di micro e macronoduli del IV stadio.

Importante precisare la differenza fra cellulite e adiposità localizzata, essendo quest’ultima caratterizzata da semplice ipertrofia della cellula adiposa, senza alterazioni dello stroma connettivale nè alterazione della costituzione in acidi grassi dell’adipocita.

La complessità eziopatogenetica della panniculopatia edematofibrosclerotica richiede un approccio terapeutico integrato, che utilizzi diversi presidi locali ed eventualmente generali. La cellulite può essere contrastata efficacemente se curata e controllata in modo serio e secondo protocolli collaudati.

Il medico estetico valuterà la clinica, l’importanza della linfostasi ed eventualmente della linfangite. Oltre che della propria esperienza professionale, è utile avvalersi dell’uso di strumenti diagnostici, quali la termografia, l’ultrasuonografia Doppler e l’ecografia, che possono dare l’esatta indicazione non solo della presenza della patologia, ma anche delle sue varietà e della sua gravità; tali strumenti consentono anche una diagnosi differenziale con altre patologie.

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Il ruolo della mesoterapia rimane fondamentale ed insostituibile per la sua azione diretta sui diversi momenti patogenetici e sulle cause della cellulite. La mesoterapia è una metodica terapeutica allopatica, che consiste nell’iniezione intradermica, loco-regionale, di piccolissime quantità di farmaci. Non si tratta di una “medicina alternativa”, bensì di una via di introduzione alternativa di farmaci nell’organismo.

Tra le altre metodologie correttive a disposizione del medico estetico ricordiamo la stimolazione elettrica del tessuto adiposo sottocutaneo mediante elettrolipolisi, l’ossigeno-ozono terapia, la carbossiterapia, la veicolazione transdermica. Quest’ultima non prevede l’uso di aghi, in quanto la veicolazione del prodotto in profondità avviene con l’ausilio di apparecchiature che consentono l’apertura dei pori con l’uso di onde elettriche applicate con un manipolo appoggiato alla cute. Utile la massoterapia drenante abbinata a Endermologie® e tecnologia Velasmooth®.

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L’alta concentrazione locale dei diversi farmaci, senza dover inondare l’organismo di tali sostanze, permette di ottenere buoni risultati col minimo degli effetti collaterali. I farmaci utilizzati sulla base delle acquisizioni patogenetiche sono: lipolitici, vasculotropi ed altri con azione di supporto. Variante della mesoterapia è la cosiddetta microterapia, che si avvale di un particolare dispositivo che consente la somministrazione sottocutanea di una soluzione salina ipertonica attraverso un ago sottilissimo, lungo appena 2mm, e quindi praticamente indolore.

Endermologie® è un trattamento che consiste in un massaggio profondo, eseguito da rulli mobili, associato a un modesta vacuum terapia, che promuove la circolazione e la mobilizzazione dei liquidi intrappolati nel grasso. L'azione dei rulli, inoltre, stimola la produzione di fibre elastiche che rendono la pelle più tonica. Questo massaggio viene anche indirizzato a tutte quelle patologie in cui si ha una perdita di tonicità della pelle (invecchiamento, smagliature). La tecnologia Velasmooth® nasce dalla combinazione di tre tecnologie, luce a infrarossi a lunghezza d’onda fissa, aspiratore vacuum ed energia elettrica bipolare. Il concetto è quello di offrire un consistente riscaldamento al grasso sottocutaneo, mentre aumenta nel contempo la stimolazione dell’energia cellulare. Mobilizzando localmente i tessuti e migliorando il microcircolo, tali tecniche costituiscono metodologie correttive utili nel trattamento della cellulite, nonché un valido ausilio anche nel pre e post operatorio delle varie tecniche di lipoaspirazione. Ma, laddove le tecniche mediche non riescono a sortire l’effetto desiderato, interviene prepotentemente, la lipoaspirazione. Occorre innanzitutto chiarire che la lipoaspirazione, nata da una geniale intuizione di Giorgio ed Arpad Fischer, chirurghi italiani, sul finire degli anni ’70, e, successivamente perfezionata da Illouz e Fournier, francesi, ha, nel corso del tempo,trovato numerose altre definizioni, liposcultura, vibrolipoaspirazione, microlipoaspi-


razione,e così via, che ne hanno solo modificato il nome e non la sostanza. Si tratta infatti di una tecnica chirurgica, che và assolutamente affrontata con i crismi della prevenzione e della sicurezza chirurgica, in ambienti attrezzati, di esecuzione relativamente semplice. Difatti, previa infiltrazione della cosiddetta soluzione di Klein, si procede a microincisioni cutanee atraverso cui si introducono cannule di diametro variabile, ma comunque minimo e di norma oscillante tra i 2 ed i 4 mm., e con opportuni movimenti guidati dalla mano controlaterale, si emulsiona il grasso sottocutaneo in eccesso, che viene quindi aspirato da un aspiratore, comunemente definito liposuttore. La paziente, viene quindi medicata e sottoposta ad elastocompressione con un doppio paio di calze elastiche 140 den, oppure con apposite guaine. La scelta del tipo di anestesia,varia con la quantità del grasso da aspirare, nonchè a seconda dei desideri della paziente; è comunque ininfluente. L’intervento è di solito eseguito in regime di day surgery e i tempi di recupero sono rapidissimi, con paziente cui si consiglia una mobilizzazione precoce. Alla apparente semplicità della tecnica, si associano effetti complicanze, talvolta gravi. Le più comuni e le più semplici, sono dovute ad errori di tecnica, quali avallamenti e minus nelle zone aspirate,che si correggono semplicemente con un successivo lipofilling, in bibliografia, che prevede ormai milioni di casi trattati – in Italia si eseguono più lipoaspirazioni che colecistectomie, sono riportati anche casi di infezioni, dominabili con le opportune terapie, scarsissimi casi di embolie, dovute per lo più a lipoaspirazioni addominali con cannule di diametro inadeguato, fascite necrotizzante e alcuni decessi, imputabili spesso alla inadeguatezza delle sedi in cui tali interventi sono stati praticati, o a casi del tutto fortuiti. La lipoasèirazione,può inoltre essere eseguita con cannule vibranti elettricamente o con getto pneumatico di aria compressa o con un sensore ultrasonico,situato alla estremità delle stesse,che avrebbe il compito di emulsionare più facilmente il grasso e ridurre il volume di sangue aspirato. Ciò che comunque si consicurata

anmnesi preoperatoria del paziente,che non deve riportare coagulopatie nè malattia varicosa e il praticare le manovre aspirative sempre in ambiente clinicizzato e con adeguata copertura antibiotica. La perfezione tecnica,in un intervento di chirurgia estetica, è sempre naturalmente richiesta, nonchè la sottoscrizione del consenso informato.

Le onde d’urto nel trattamento dei fibro-lipo-inestetismi tegumentarii, delle striae distensae, delle cicatrici e del rilassamento tegumentario Antonio Mezzogiorno

Medico Chirurgo, Specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio presso la Seconda Università degli Studi di Napoli, Ricercatore universitario per il Settore Scientifico-Disciplinare Bio/16 (ex E09A) – Anatomia Umana presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia della Seconda Università degli Studi di Napoli. Membro della Società Italiana di Anatomia ed Istologia; Membro della International Association for the History of Nephrology

Le adiposità localizzate rientrano nella categoria dei «fibro-lipo-inestetismi» tegumentarii, congiuntamente alla PEFS, ossia la «cellulite». Gli obiettivi da perseguire, nel caso dei fibro-lipo-inestetismi, sono la disgregazione della trama fibro-connettivale sclerotica, la attivazione degli elementi cellulari staminali locali mesenchimali, il ripristino del microcircolo locale, la generazione di una nuova architettura fibro-connettivale dermo-ipodermica, stavolta normalmente strutturata. Assai difficilmente, sino ad oggi, si è riusciti a perseguire l’interezza di tali obiettivi con una singola metodica, ma la Scienza ha impresso una tale evoluzione delle tec-

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nologie, che cose sino ad oggi impensabili sono finalmente divenute realizzabili. Da anni, e “quasi in silenzio”, una azienda in particolare, leader mondiale nel campo delle Onde d’Urto, studia gli effetti biologici delle medesime, proprio al fine di validare e corroborare risultati che definire sorprendenti è davvero assai limitativo. Le Onde d’Urto (o “Shock Waves”) sono impulsi acustici che apposite apparecchiature possono emettere in forma di «fronti d’onda» ad elevata pressione in grado di rilasciare la loro energia solo e selettivamente nello spessore delle zone tegumentarie -superficiali e/o profonde che esse siano- in cui siano presenti zone di tessuto caratterizzate da densità maggiore rispetto a quella dell’acqua e dei lipidi: è, questo, esattamente il caso degli addensamenti fibro-connettivali, caratteristici sia delle adiposità localizzate, che della PEFS. Per le medesime motivazioni, ossia sulla base del medesimo presupposto funzionale, le Onde d’Urto risultano agire con incredibile efficacia anche in una serie di altre alterazioni, ed ossia i «fibro-inestetismi» tegumentarii, rappresentati in primis dalle striae distensae (smagliature), dalle cicatrici, nonché dal cosiddetto «rilassamento cutaneo». Indubbia, inoltre, anche la loro utilità, e validità, nel trattamento dei residuati fibrotici post-liposuzione e post- laser-lipolisi. La possibilità di focalizzare o meno i fronti d’onda, congiuntamente alla possibilità di definire con assoluta precisione la profondità cui far giungere i medesimi, consentono ad esperte mediche mani di disporre di uno strumento che, in maniera assolutamente non invasiva, ha assolutamente rivoluzionato il modo di approcciare le affezioni elencate, nonché i risultati ottenibili. La documentazione scientifica già disponibile, conferma peraltro tutti i fondamentali effetti biologici che motivano i risultati ottenibili con le Onde d’Urto 30

Up to date sulle sorgenti luminose in Medicina Estetica: selettività al servizio di medico e paziente F.C. Heydecker

Direttore Dermo Laser Clinic, Vimercate – Docente SMIEM Scuola di Medicina ad Indirizzo Estetico Agorà, Milano

Il medico che si occupa di Medicina Estetica, al fine di prevenire e contrastare i processi intrinseci ed estrinseci dell’invecchiamento cutaneo, può proporre oggi al proprio paziente una vasta gamma di strumenti di prevenzione e cura scientificamente validati. In quest’ambito, le sorgenti luminose costituiscono oggi un mezzo fondamentale ed importante, considerando che i singoli protocolli d’intervento nelle molteplici indicazioni cliniche di natura estetica, e non solo, sono stati delineati con sempre maggiore precisione nell’ultimo decennio. I laser non ablativi si collocano nel range di onde elettromagnetiche da 500 nm a 1.600 nm, mentre i laser ablativi alle lunghezze d’onda di 2.940 nm, rispettivamente di 10.600 nm. Ogni singola lunghezza d’onda viene assorbita da cromofori tissutali specifici attraverso i quali diventa possibile ottenere l’effetto clinico desiderato. Grazie ad una sempre maggiore conoscenza dell’interazione biofisica della luce laser sui tessuti, ad una sempre più sofisticata gestione dell’energia e dei tempi d’impulso emessi, e ad un’adeguata protezione termica del tessuto trattato, oggi è possibile ottenere risultati molto soddisfacenti in campo vascolare e dermoestetico, nelle terapie di contrasto al crono e photoaging e nell’epilazione progressivamente permanente. La possibilità di integrazione dei sistemi laser e di luce pulsata con altri approcci medico estetici rende l’utilizzo della luce mono e policromatica estremamente versatile. Nella sua esposizione, l’Autore approfondirà le peculiarità dei


singoli sistemi laser ablativi e non ablativi oggi disponibili, evidenziando le maggiori indicazioni cliniche, e loro protocolli terapeutici, che il medico estetico si trova affrontare nella sua pratica clinica.

Tecnologia LED nel trattamento delle cicatrici Paolo Rossi

Medico Chirurgo. Docente della Scuola Regionale professionale dell’estetica. Delegato dell’Ordine dei Medici di Savona per la Medicina ad indirizzo estetico

Il LED (light emitting diode) è un’apparecchiatura interessante per il trattamento di inestetismi. Esso, infatti, sembra poter andare a trattare quegli inestetismi contro i quali disponiamo di minori opzioni terapeutiche: il tono della pelle, le cicatrici ipertrofiche e le diastasi di suture. Si tratta di macchinari che emettono una luce monocromatica atta ad agire direttamente sui semiconduttori presenti nel derma. La tecnica è tutt’ora in evoluzione e necessita di ulteriore messa a punto. Infatti non esiste ancora un protocollo nè sulle specifiche dei macchinari nè sull’utilizzo pratico degli stessi ma la tipologia di inestetismi target di tale procedura impone un ulteriore approfondimento. Ad oggi disponiamo di alcune basi dalle quali partire: La risposta ai trattamenti esiste ed è sufficientemente incoraggiante. Paradossalmente non occorrono frequenze alte nè potenze alte perchè in questo caso si otterrebbe un effetto ridotto sul fibroblasta. Il costo dei macchinari in commercio potrebbe essere ridotto data l’alta disponibilità di materie prime.

La frequenza standard sembra essere 830 nm (luce rossa). La potenza non è ancora definita. L’emissione continua sembra essere preferibile. Occorrono parecchie sedute.

Limiti: costo elevato delle apparecchiature Bassa standardizzazione delle metodiche. Limite CRESO delle lesioni cheloidee che rispondono all’esposizione LED.

Comunque la ricerca è appena incominciata e ci proponiamo in futuro di fornire un’interessante risposta ai quesiti ancora aperti.

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APPROFONDIMENTI


Rimodellamento della Le Labbra: regione zigomatico-mala- sorriso e seduzione re mediante agocannula Filomena Petrozzino Medico di famiglia in Settimo Torinese flessibile smussa Giuseppe Serpieri

Medicenter, Torino Specialista in Chirurgia Vascolare, Consulente in Flebologia ed Estetica; considerato tra i massimi esperti internazionali nelle Tecniche Endovascolari Ecoguidate (ELT e ClosureFast) per il trattamento delle varici degli arti inferiori. Collaboratore in qualità di “opinion leader” su tematiche di Estetica del viso e del corpo di numerose riviste e magazines.

La necessità di proporre metodiche e tecniche sempre più “soft”, legata alla pressante richiesta da parte di chi si sottopone a trattamenti estetici anti-ageing (filling del viso) di ridurre o evitare del tutto ogni forma di dolore durante la procedura, ha portato allo sviluppo di materiali iniettabili caratterizzati da viscosità, elasticità e plasmabilità sempre più tecnologicamente raffinate, molti di questi addizionati con anestetico locale, che rende effettivamente indolore l’infiltrazione. Senza voler in questa sede analizzare le proprietà dei vari prodotti utilizzabili, scelti comunque dal singolo operatore secondo criteri a lui congeniali e suggeriti dall’esperienza, ci pare interessante non tanto proporre, essendo il “device” già stato presentato, quanto confermare l’efficacia della modalità di infiltrazione, a scopo di rimodellamento dell’area zigomatico-malare, mediante nuove cannule flessibili smusse che consentono, attraverso un unico piccolissimo foro di ingresso, di trattare l’intera area in maniera totalmente indolore, garantendo inoltre, proprio grazie alla capacità di penetrazione per via smussa, la pressoché totale assenza di ecchimosi residue.

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Le labbra sono simbolo di nutrimento, sensualità, sessualità e suono. Esiste una stretta correlazione con l’oralità psicologica e con il rapporto materno neonatale. Grazie al tasso estrogenico le labbra femminili sono morbide e turgide. Diversi sono gli aspetti antropologici per moda, differenze culturali, differenze razziali. Nella razza scura il vermiglio ed i filtri labiali sono molto definiti ed il muscolo orbicolare ha un volume imponente. Nella razza nordica le labbra sono sottili con vermiglio poco evidente. Già Leonardo da Vinci ideò dei canoni di bellezza secondo i quali definire labbra perfette, quali la regola dell’orecchio e la suddivisione per terzi del viso. Oggi i canoni estetici devono rientrare entro i seguenti parametri: 1) Il labbro superiore deve essere più grande, più lungo, con presenza di arco di Cupido, con eminenza centrale del vermiglio, 2) Il labbro inferiore deve essere più piccolo, meno protuso, con solco centrale, 3) L’angolo naso labiale deve essere maggiore o uguale a 90°, 4) Nel sorriso non si devono esporre le gengive ed i denti. Nell’uomo invece le dimensioni delle labbra sono maggiori ed esse invecchiano meno. Le labbra dell’uomo devono essere simmetriche, armoniche, rotonde, con labbro superiore più sottile e labbro inferiore più largo, angolo naso labiale di 90°-95° più stretto, solco labiomentale più accentuato. Anatomicamente il labbro presenta un rivestimento cutaneo, uno mucoso ed un piano muscolare costituito dai seguenti muscoli : orbicolare elevatore del labbro superiore depressore del setto mentale depressore del labbro inferiore


depressore dell’angolo della bocca platisma. La senescenza del labbro è più evidente nella donna. Il labbro maschile invecchia meno e più lentamente. I segni della senescenza del labbro femminile sono: • Allungamento del prolabio: che determina maggior copertura degli incisivi anche nel riso. • Diminuzione di spessore: per atrofia dei tessuti muscolari e mucosi più evidente nel labbro inferiore della donna dopo i 50 anni. • Scorrimento della mucosa con cianosi tessutale • Perdita di solvenza • Comparsa di rughe labiali e perilabiali e rughe della marionetta L’evoluzione dell’aspetto estetico delle labbra femminili influenza il look dell’intero viso. La classificazione delle labbra senescenti suddivide: 1) Labbra senescenti semplici con progressiva perdita di volume, forma e proiezione di grado lieve 30-40 anni , di grado moderato 40-50 anni e di grado severo dopo i 50 anni. 2) labbra rugose 3) labbra inesistenti. Nell’uomo le labbra sono più spesse per aumento dello spessore del derma per la presenza di più follicoli piliferi per la presenza di muscoli più definiti, pertanto si mantiene più a lungo la definizione del contorno e sono rare le rughe labiali. Nell’uomo gli eventi più frequenti di invecchiamento sono la caduta degli angoli della bocca e la perdita di turgore. Gli inestetismi del labbro si suddividono in: inestetismi di salienza inestetismi di volume inestetismi di altezza inestetismi di larghezza comparsa di rughe. La scelta del trattamento da attuare dipende dalla classificazione dell’inestetismo e dalle aspettative del paziente, dopo aver illustrato la procedura possibile e dopo aver fatto firmare il consenso informato. Il trattamento ideale deve ottenere risultati sicuri, naturali, stabili nel tempo evitando i filler permanenti.

Gli inestetismi di salienza e dei bordi si possono correggere con metodiche permanenti quali i fili di goretex con alto rischio di infezione ed estrusione. Più usate sono le tecniche temporanee in anestesia topica o loco regionale o senza anestesia con acido ialuronico. La tecnica usata è il PARISCIP con iniezione lineare retrograda con pochissima sostanza nella zona di transizione tra cute e mucosa per tutto il contorno. Gli inestetismi di volume si avvalgono di tecniche permanenti ( meno usate dal medico estetico ) che comprendono innesti eterologhi ( goretex ), innesti autologhi ( derma, fascia safena, eversione chirurgica V Y , lipostruttura secondo Coleman ) e di tecniche temporanee con acido ialuronico. Le labbra femminili si correggono sempre nella loro interezza ridefinendo il contorno ed aumentando il volume con tecnica LINEARE RETROGRADA. L’ago è mantenuto parallelo quando si vuole dare turgore e rotondità al vermiglio, o perpendicolare quando si vuole aumentare l’altezza e migliorare la proiezione laterale. Si usa anche la tecnica a ventaglio per rialzare le commessure labiali infiltrando la sostanza sia nella mucosa del labbro che nel derma sottostante alla commissura. Nelle labbra maschili i ritocchi sono solo parziali ed hanno lo scopo di ripristinare i volumi e non di definire i contorni. Le rughe del labbro si formano per cronoaging, fotoaging e fumo. Si differenziano in rughr fini a cavaliere del vermiglio, rughe che si estendono al prolabio e diffuse rugosità del prolabio. Si trattano con acido ialuronico, laser resurfacing, tossina botulinica giustificata solo nei forti fumatori per perdurante contrazione del muscolo orbicolare. L’uso della tossina botulinica sulle labbra è off label e può essere indicata per il trattamento del gummy smile, del codice a barra, dell’inattivazione del muscolo depressore del setto e del muscolo depressore dell’angolo della bocca.

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La biorivitalizzazione senza aghi all'ossigeno iperbarico: Intraceutical oxigen technology Davide Tonini

Medico Chirurgo. Specialista in Chirurgia Plastica. Opera presso la Clinica Prestige Day Clinic di Verona, Day Hospital Borgo Wuhrer di Brescia

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Il trattamento Intraceutical all’ossigeno iperbarico è un trattamento biorivitalizzante senza aghi specificamente indicato per tre obiettivi: 1) Ringiovanimento di volto, collo, decolleté e mani 2) Iperpigmentazioni 3) Acne Come chirurghi plastici, utilizziamo tale trattamento fondamentalmente per il ringiovanimento cutaneo. In questo caso, il trattamento ha alcune caratteristiche importanti: innanzitutto l’assenza di aghi, e quindi di iniezioni e conseguentemente, non crea edemi o ematomi. L’ossigeno iperbarico aiuta a veicolare il principio attivo (Rejuvenate serum), aumentando allo stesso tempo il livello di ossigenazione superficiale con un effetto calmante. Il siero ha la peculiarità di contenere acido ialuronico a basso peso molecolare con diverse sostanze antiossidanti e vitamin, e questo complesso inserito nel derma cutaneo provoca una maggiore tonicità, una riduzione delle rughe sottili e un miglioramento del profilo del volto. L’uso di specifici trattamenti domiciliari genera una stratificazione dell’acido ialuronico ottenendo un’idratazione ottimale dei tessuti. Come chirurghi plastici abbiamo sempre preferito trattamenti più invasivi come laser skin resurfacing, peeling profondi fino ad arrivare a mini lifting superficiali. L’uso di questa procedura estetica specifica permette ai nostri pazienti di ottenere ottimi

risultati nel ringiovanimento del volto senza nessun dolore e nessun post operatorio. Inoltre può essere utilizzato per migliorare i risultati che altre procedure chirurgiche quali la blefaroplastica o il lifting del volto e del collo.

Le Iperpigmentazioni della Cute Carmen Solaroli

Medico Chirurgo. Specializzata in Dermatologia e Venereologia presso l’Università di Torino. Dal Gennaio 2000 svolge attività ambulatoriale presso l’Ospedale Koelliker nel reparto di Dermatologia diretto dal Prof. M. Goitre, occupandosi in prevalenza di Dermatologia Clinica. Fa parte delle associazioni SIDEV, AIDA, ISPLAD, DDI

Il colore della pelle è dovuto ai pigmenti (melanine ed emoglobina) ed allo spessore dell’epidermide che causa la rifrangenza della luce. Con il termine iperpigmentazione si intende un’alterata colorazione della cute causata da un’anomala distribuzione quali e/o quantitativa del pigmento. Tendiamo a distinguere le iperpigmentazioni in ipermelanosi e ipercromie. Le prime sono dovute ad accumulo di un pigmento normale es. melanina. Le seconde sono dovute all’accumulo di pigmento non melanico di origine endogena o esogena. In questa carrellata di immagini ci limiteremo a descrivere l’aspetto clinico delle lesioni e quanto nota la loro causa.


L’innovazione nei prodotti solari: l’alta protezione coniugata con l’azione anti-age Patrizia Piersini

S.M.I.E.M. – Docente della Scuola Superiore di Medicina Estetica dell’Agorà di Milano

Gli schermi solari bloccano la penetrazione dei raggi ultravioletti attraverso l’epidermide assorbendoli e/o riflettendoli. La ricerca dermocosmetica ha focalizzato l’attenzione soprattutto sui danni causati dalle radiazioni ultraviolette alla pelle umana ma anche sul prematuro invecchiamento cutaneo indotto dalle radiazioni infrarosse associate ai raggi UV. Recentemente sono state sviluppate microparticelle polidisperse in silicone con una forma perfettamente sferica ed un diametro dai 0.3 ai 5.0 micron. La forma di queste particelle è in grado di migliorare in modo significativo la riflessione e dispersione della luce. Molto interessante l’associazione di queste particelle con una finissima sospensione al 30% di idrossiapatite, principale costituente minerale del tessuto osseo. Questa sostanza ha dimostrato in studi recenti una attività di contrasto all’invecchiamento cutaneo grazie alla cessione controllata di ioni calcio e ioni fosfato che contribuiscono a ricostituire le membrane lipidiche a livello epidermico e a diminuire la desquamazione cutanea, grazie alla formazione di desmosomi e all’effetto inibitore sugli enzimi proteolitici epidermici. L’idrossiapatite è oltre a ciò in grado di incrementare l’elasticità cutanea (+10,3%) e di ottenere un’azione protettiva nei confronti degli UV-B superiore a quella del diossido di titanio. Interessante poi l’effetto cosmetico “soft focus” in grado di donare un’aspetto satinato e luminoso alla cute e di rendere meno evidenti le piccole rughe. Nella composizione del prodotto è presen-

te inoltre un estratto di cellule staminali di Vitis Vinifera in grado di proteggere ulteriormente i cheratinociti dalle radiazioni UV. Questo prodotto rappresenta quindi una formulazione efficace per la foto protezione, molto gradevole dal punto di vista cosmetico e con un’ottima attività di contrasto all’invecchiamento cutaneo.

Bibliografia 1. Rodriguez I, Fenollosa R, Meseguer F. Silicon microspheres as UV, visible and infrared filters for cosmetics. Cosmetics & Toiletries. Vol. 125, n 9/ Sept 2010. 2. Rigano L, Lionetti N, Gazzaniga G, Rastrelli F, Bonfigli A. A new biologically compatible physical sunscreen with skin firming properties. SOFW-Journal 135, 9-2009. 3. Raccomandazione della commissione 22 setttembre 2006 (2006/647/CE). Sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare e sulle relative indicazioni. 4. Kaidbey K, Gange RW. Comparison of methods for assessing photoprotection against ultraviolet Ain vivo. J Am Acad Dermatol 1997, 16.346-353. 5. Urbach F. Biological response to ultraviolet A radiation. Valdenmar Publishing, Overland Park, Kansas, 1992:1-6. 6. Mc Kinaly AF, Diffey BL. A reference action spectrum for ultraziolet induced erythema in human skin. Photochem Photobiol 1982, 36:187-192. 7. AAVV. Guida all’analisi dei filtri solari nei prodotti cosmetici. Quaderno 23, Unipro 1989.

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Fleboterapia Rigenerativa Tridimensionale Ambulatoriale (TRAP). Un concetto di cura innovativo nella malattia varicosa Sergio Capurro

Socio ordinario della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e della Società Italiana di FleboLinfologia. Dirigente presso la Divisione di Chirurgia Plastica e Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale S. Martino di Genova

L'autore descrive le sinergie esistenti tra medico estetico e flebologo,sottolineando in particolare l'interesse comune per quanto riguarda la PEFS e le teleangectasie degli arti inferiori;l'importanza della conoscenza patofisiologica di entrambe queste manifestazioni è alla base dello scambio reciproco tra i due specialisti,che devono agire programmando in modo organico ed empatico i propri protocolli.

Dal Laser ad Aragon al Laser KTP – una evoluzione nel trattamento delle Patologie Flebologiche Roberto Nobile

Medico-Chirurgo. Specialista in Chirurgia Generale Dal 2004 Presidente Regionale dell’Associazione A.M.A.M.I. (Associazione Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente). Dal 1998 è socio della Società Italiana di Chirurgia (SIC), Società Italiana Chirurgia Ambulatoriale e Day Surgery (SICADS), Società Italiana di Laser Chirurgia e Medicina (SILCM), Società Italiana di Chirurgia Vascolare e Endovascolare (SICVE), Società Italiana di Angiologia e Patologia Vascolare (SIAPAV), Associazione Italiana Ospedalità Privata (SICOP)

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Esperienze personali nel trattamento delle

patologie vascolari flebologiche minori, tramite l’uso dei Laser, con approccio clinico ai problemi da trattare. Evoluzione tecnologica dei Laser, dal Laser ad Argon al più moderno Laser KTP. Trattamento di: Angiomi rubino, Couperose Rosacea, Angiomi Piani, Spiders Angiomi, Teleangectasie degli arti inferiori. L’uso associato della Scleroterapia e del Laser KTP per la risoluzione dei capillari degli Arti Inferiori.

Electroporo cosmesi una tecnica per la bellezza della pelle Sergio Capurro

Socio ordinario della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e della Società Italiana di FleboLinfologia. Dirigente presso la Divisione di Chirurgia Plastica e Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale S. Martino di Genova

Con una specifica corrente pulsata della Timedchirurgia e e con gli specifici elettrodi rotanti lisci e frazionati è possibile realizzare l’Electroporo cosmesis® una tecnica innovativa che ridona alla cute una nuova giovinezza. L’electtroporo cosmesis® genera microlesioni invisibili nella cute che stimolano la produzione di correnti endogene. Le correnti endogene a loro volta producono i growth factor epidermici (EGF), vascolari (VEGF) e connettivali (FGF) che ridonano alla cute una nuova giovinezza. L’intervento è completamente indolore, a parte una leggera sensazione di calore.

I principali effetti dell’Electroporo cosmesis® sono: • riduzione dello strato corneo con “pulizia” degli sbocchi ghiandolari • persistente stimolo negli strati più superficiali del derma con attivazione dei fattori di crescita


• elettroporazione e aumento dell’assorbimento delle sostanze topiche applicate • distribuzione nella cute, per elettroriduzione, di ioni d’oro stimolanti il collagene

L’electroporo-cosmesis® è utilizzata anche come: “pulizia” della cute. Una pulizia profonda che normalizza il film lipo-proteico, e rende meno grassa ed untuosa la cute grassa. Dopo un solo trattamento la superficie cutanea appare più liscia per l’eliminazione delle imperfezioni dello strato corneo. L’elettroporazione, ulteriore effetto del trattamento, potenzia l’assorbimento delle sostanze attive sulle superfici cutanee trattate.1 l’Electroporo cosmesis, genera dei pori che trapassano l’epidermide giungendo fino al derma superficiale. L’elettroporazione profonda realizzata con l’elettrodo rotante frazionato rende la cute estremamente permeabile ai farmaci, ai peeling e\ depigmentanti, consentendo l’ingresso di molecole e macromolecole che, in condizioni normali, non sono in grado di attraversare la barriera epidermica. È possibile applicare: acido ascorbico, retinolo, dermatan solfato, ramulus mori, retinaldeide, resveratriolo, acido ialuronico, peptidi, vitamine, acido glicolico, acido piruvico, acido citrico,anestetici topici, ecc. Per depigmentare le aree macchiate del volto o del corpo, mani incluse, è possibile applicare dopo l’Electroporo-cosmesis® una soluzione satura di resorcina sciolta in acidi a bassa o media concentrazione. L’acido glicolico al 10% il TCA al 5% o al 10% possono essere uniti a sostanze depigmentanti, come la resorcina,per avere un’azione più incisiva sulle cuti pigmentate. Concentrazioni più elevate possono essere applicate esclusivamente nelle macchie e nei melasmi. Le applicazioni dell’ electroporo cosmesis sono numerose, dal miglioramento della cute palpebrale, al trattamento delle cuti senili e rugosità del volto e del collo, delle pigmentazioni, imperfezioni dello strato corneo, pori dilatati, ecc.

Ptosi congenita: correzione funzionale vs estetica. Approccio pratico Carlo Graziani

Medico Chirurgo. Specializzazione in Oftalmologia

La ptosi palpebrale superiore congenita è una condizione in cui il margine palpebrale superiore è posizionato inferiormente, fino a coprire talora una porzione significativa della cornea e del forame pupillare, causando una riduzione visiva. La correzione della ptosi richiede, oltre ad una sua accurata valutazione e misurazione, anche un abile utilizzo delle tecniche chirurgiche, per ottenere risultati sia funzionali che estetici. La relazione descrive i metodi di valutazione e misurazione della ptosi, le tecniche di correzione per ptosi minime (Müllerectomia, procedura di Fasanella-Servat), oltre che quelle per ptosi più severe come la resezione massimale del muscolo elevatore vs la sospensione al frontale e la sospensione interna (Whitnall’s sling).

Biofilm, migrazione e lesioni infiammatorie: up to date delle complicanze a lungo termine dei filler del volto Luigi Scarpato

Università degli Studi di Napoli Federico II

L’utilizzo dei filler può talvolta determinare l’insorgenza di reazioni avverse dipendenti da: patologie pregresse o in atto, errori da parte degli operatori, variabilità biologica, utilizzo di materiali non idonei. Nella relazione un breve excursus sugli eventi inattesi e le controindicazioni all’impianto di dispositivi iniettabili.

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Ruolo dell’Odontoiatra in Microlipocavitazione: un un team ideale di medicina nuovo impiego degli ultrae s t e t i c a , f i n a l i z z a t o suoni all’estetica e al wellness Stefano Toschi U.O. Chirurgia Plastica Ospedale dell’Angelo Mestre (VE) della persona Alessandra Sassu Giuseppe Ramunno

Medico Chirurgo Odontoiatra e Medico Estetico Ente di Appartenenza: Ordine dei Medici Chirurghi e Degli Odontoiatri di Foggia. Libero professionista Medico - Chirurgo Odontoiatra e di Medicina Estetica in Foggia, Pescara e Termoli (CB).

Nella relazione sono discussi i concetti di cosmetica, estetica, e gusto, nella ricerca di una bellezza armoniosa “naturale” riproducibile ma anche personalizzabile, grazie a specifiche operatività medico-chirurgiche condivise dall’Odontoiatra in un team ideale di Medicina estetica. Viene sottolineato che l’operatività (oggi sempre meno invasiva nella richiesta e nella proposta) debba necessariamente seguire a precisi protocolli diagnostici e debba legarsi ad una sempre più favorevole prognosi (minimo down time, più rapido reinserimento sociale). Si evidenzia, infine, che l’eliminazione dell’inestetismo, in Odontoiatria, specialmente, ma anche in medicina estetica è sì un fatto elettivo, con le implicazioni che seguono(obbligo di risultato), ma, talora, rappresenta di per sé la soluzione di un problema, di un’alterazione o di una franca patologia funzionale(obbligazione di mezzi) che realizza, per il soggetto/utente, sempre adeguatamente informato e consenziente, un beneficio non solo fisico estetico ma anche psicologico con risvolti sulla sua qualità di vita personale e di relazione. In tutto ciò il sorriso e, dunque, l’Odontoiatra ha un suo ruolo ben preciso e determinante.

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Specialista in malattie cardio-vascolari, esperta in ecocolor-doppler vascolare, medico estetico e nutrizionista

La Microlipocavitazione costituisce una nuova modalità di utilizzo degli ultrasuoni. Infatti attraverso l’impiego di una cannula cavitazionale che agisce per via intradiposa contribuisce a creare una lipoemulsione dei tessuti trattati (addome, fianchi, arti inferiori, regione mentoniera) allo scopo di ridurre le adiposità localizzate eventualmente presenti. La tecnica consente di trattare in una sola seduta ambulatoriale in anestesia locale aree di AL di dimensioni ridotte che successivamente alla fase emulsiva possono essere sottoposte ad una rimozione immediata tramite aspirazione o più semplicemente essere riassorbite attraverso i normali processi metabolici dell’organismo. La compliance del paziente è decisamente buona, non solo in termini di risultati, che saranno apprezzabili dopo circa 10 settimane dal trattamento, ma anche per la immediata possibilità di ripresa della propria vita sociale e lavorativa, a fronte di un modesta prescrizione domiciliare (terapia antibiotica orale per 5 giorni, guaina compressiva per 15 giorni). Successivamente il paziente per incrementare la velocità di ottenimento dei risultati desiderati può sottoporsi ad alcune sedute di mantenimento attraverso una tradizionale cavitazione transdermica presente sullo stesso apparecchio elettromedicale. Pertanto questa tecnica si inserisce nel novero delle terapie per la riduzione del tessuto adiposo localizzato presentandosi come meno impegnativa di una liposuzione e più concreta nei risultati rispetto alle tecniche iniettive a base di fosfolipidi e soluzioni detergenti.


Miniliposuzione laserassistita e LPG Cellu-M6 Endermolab nel rimodellamento del profilo corporeo Ugo Majani, Aldo Majani

Mias - Mini Invasive Aesthetic Surgery - Ambulatorio Chirurgico

Nel nostro ambulatorio il rimodellamento del profilo corporeo è affidato esclusivamente a metodiche mini invasive. Le adiposità localizzate vengono risolte trattando il grasso medio-profondo con piccole cannule da liposuzione di 2-2,5 millimetri di diametro e il grasso sotto-dermico con una laser-cannula di 1 millimetro di diametro. Otteniamo così una riduzione volumetrica dovuta essenzialmente alla mini-liposuzione e una notevole retrazione cutanea grazie al laser. Tuttavia non è possibile trattare in un’unica seduta le grosse adiposità localizzate che richiedono ancora una o due sedute ripetute a intervalli di 45-60 giorni. In questi casi l’uso nelle settimane precedenti all’intervento del Cellu M6 Endermolab dotato del nuovo manipolo KM80 con una camera di trattamento potenziata del 50% rispetto al modello precedente, permette di ridurre in maniera significativa il numero delle sedute chirurgiche. In presenza di cute poco elastica o flaccida preferiamo continuare con i trattamenti chirurgici in più sedute per far si che la pelle possa riadattarsi gradualmente alla riduzione dei volumi interni e al laser, usato ripetutamente, di determinare un ottimale riposizionamento cutaneo. In questi casi il trattamento medico pre e postoperatorio prevede l’uso del delicato manipolo terapeutico dell’Endermolab tanto in modalità continua quanto in modalità pulsata. Il trattamento chirurgico mini invasivo è eseguibile in regime ambulatoriale con basse dosi

di anestetico e con poco dolore, consente un recupero immediato e i risultati estetici sono in genere superiori rispetto a quelli ottenibili con le metodiche tradizionali. In associazione con l’Endermolab, possono essere trattati i pazienti con cute poco elastica per i quali la lipoaspirazione classica sarebbe assolutamente controindicata.

L’Elastic face lift Sergio Capurro

Socio ordinario della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica e della Società Italiana di FleboLinfologia. Dirigente presso la Divisione di Chirurgia Plastica e Centro Grandi Ustionati dell’Ospedale S. Martino di Genova

Una nuova sutura elastica, Elasticum, consente di realizzare face lifting ambulatoriali con il minimo trauma. La sutura è dotata di un ago a due punte atraumatico.

Elasticum consente: • Face lift senza la necessità di ricovero • Face lift più efficaci con minor scollamento dei tessuti • Face lift senza scollamento dei tessuti • Sospensioni localizzate esattamente dove è necessario • Facile correzione delle asimmetrie • Perfezionamento dei face lift già eseguiti, con un intervento rapido • Face lift sottoperiostei ambulatoriali con tagli di 3 mm • Una continua trazione elastica fino alla stabilizzazione del risultato • Un volto più giovane con un intervento ambulatoriale • Un breve decorso post-operatorio • La riduzione al minimo delle cicatrici • La minimizzazione delle procedure chirurgiche • La correzione di una ptosi gravitazionale localizzata • Un face lift su misura

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• Un face lift che appare naturale • Un lifting del collo stabile, con minimo scollamento • Una semplice manutenzione nel tempo del risultato Il film mostra un Elastic Neck Lift.

Il blocco anestesiologico periferico per le infiltrazioni di filler nelle labbra: schema di trattamento Claudio Bernardi

Chirurgo plastico libero professionista - Roma

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I trattamenti infiltrativi delle labbra rappresentano una parte importante della nostra attività clinica, sia come atto terapeutico singolo, sia ancor più spesso come trattamento complementare, nei pazienti già sottoposti a interventi di chirurgia estetica del viso. Inoltre, sempre più spesso ci stiamo indirizzando verso tecniche di infiltrazione del labbro nella sua totalità, invece che alla pur sempre valida strategia di utilizzo dei vari fillers nelle singole rughe. Proprio in virtù di questo approccio riempitivo globale, la ristrutturazione volumetrica, ci troviamo di fronte al problema principale che nel labbro è rappresentato dal dolore. Non soddisfatto dallo scarso livello di anestesia locale da contatto, ho deciso di impiegare blocchi anestesiologici periferici, particolarmente adatti nelle regioni terminali. Per ottenere un’anestesia completa delle labbra è quindi opportuno bloccare sia il nervo infraorbitario , sia il nervo sottomentoniero. Il nervo infraorbitario, ramo del nervo mascellare, attraversa il canale infraorbitario ed esce a circa 1 cm al disotto del margine inferiore dell’orbita, in corrispondenza del suo punto

mediano, dopo aver attraversato il canale infraorbitario. Il nervo provvede all’innervazione sensitiva cutanea della palpebra inferiore, dell’ala nasale e del labbro superiore. Il nervo mentoniero, ramo del nervo mandibolare, è un ramo laterale del nervo alveolare inferiore, e fuoriesce dal foro mentoniero all’altezza del secondo premolare. Provvede all’innervazione sensitiva della cute e della mucosa del labbro inferiore e del mento. Per il blocco anestesiologico do la preferenza alla via endo-orale, sicuramente meno fastidiosa della via transcutanea. Utilizziamo 1 cc di Lidocaina 2% per ogni singolo blocco, per un totale massimo di 5 ml. Nel labbro superiore eseguo il blocco del nervo infraorbitario e dei rami labiali superiori. Per il nervo infraorbitario, avendo come punto di repere il forame infraorbitario, si introduce l’ago nella plica gengivale superiore del cavo orale, sopra al canino in direzione del forame stesso, fino a toccare l’osso; quindi, previa aspirazione, si procede all’infiltrazione. Il blocco selettivo dei rami labiali superiori è eseguito introducendo l’ago sempre nella plica gengivale superiore a livello del frenulo, ed arrivando lateralmente alla cresta mascellare, in direzione del setto caudale, su entrambi i lati. Per il labbro inferiore eseguo il blocco del nervo mentoniero, introducendo l’ago vicino al primo premolare nella plica gengivale inferiore diretto posteriormente e medialmente fino a toccare l’osso, si arriva in prossimità del forame mentoniero. Durante l’esecuzione dei blocchi è opportuno avere alcuni accorgimenti onde prevenire possibili complicanze. L’aspirazione prima dell’infiltrazione è essenziale nella prevenzione di iniezioni accidentali intravasali. In caso di puntura di un vaso, una buona compressione evita la formazione di vistose ecchimosi del viso. Inoltre, spingersi con l’ago all’interno dei forami può comportare lesioni meccaniche al nervo. In conclusione l’Autore ritiene che lo schema di blocco anestesiologico sopradescritto sia una valida strategia per ridurre il dolore durante l’applicazione di filler per il rimodellamento del labbro.


Un sistema iniettivo automatizzato con controllo elettronico del volume di prodotto rilasciato nei trattamenti di biostimolazione o con filler: caratteristiche e vantaggi Carlo Lampignani

Specialista in Idroclimatologia e Talassoterapia Medica Medico Estetico - Milano.

Abbiamo provato un nuovo sistema iniettivo automatizzato per l’infiltrazione sia di dermal filler che di acido ialuronico per biostimolazione. Rispetto ad altri medical device già disponibili a questo scopo, si distingue per innovazione, maneggevolezza e flessibilità d’uso. Il sistema iniettivo si adatta a tutte le siringhe normalmente in commercio essendo indipendente dal tipo e dalla marca del prodotto utilizzato. Il device prevede una unità di controllo e una pedaliera che consentono di scegliere tra varie modalità iniettive: la modalità “drop” (con possibilità di 3 differenti grandezze di goccia) per una tecnica a microponfi o a nappage oppure la modalità “flow” per eseguire iniezioni lineari e quindi maggiormente indicate per l’infiltrazioni di dermal filler. E’ inoltre possibile scegliere la velocità di rilascio del prodotto. La flessibilità d’uso permette all’operatore medico di concentrarsi sull’iniezione con infiltrazioni precise e regolari, nonché diminuendo il dolore percepito dal paziente con minor edema ed ecchimosi.

Mastoplastica additiva con "separazione intramuscolare": esperienza personale con la nuova tecnica descritta da Umar D. Kahn Maurizio Berlanda

Specialista in Chirurgia Generale, Università di Verona – Master in Chirurgia Plastica Estetica, Università di Padova – Diplomato S.M.I.E.M., Esperto e Consulente in Medicina ad Indirizzo estetico, Agorà, Milano

Le varie tecniche di mastoplastica additiva si differenziano generalmente per la posizione della tasca ospitante la protesi : sottoghiandolare, sotto fasciale, sottomuscolare compresa la dual plane. Il dott. Umar D.Kahn ha descritto una nuova tasca a piano differenziato, sottoghiandolare nella metà inferiore della mammella e sottomuscolare nel suo polo superiore, ottenuta mediante separazione/allargamento delle fibre del muscolo grande pettorale in direzione obliqua lungo il decorso delle sue fibre, senza sezionare alcuna inserzione sterno-costale. La protesi quindi giace contemporaneamente sia dietro che davanti al m. g. pettorale. La mia personale esperienza è limitata ad 1 anno di utilizzo di questa tecnica “muscle-splitting” su 50 pazienti ma i risultati sono decisamente incoraggianti per ridotta morbilità, veloce recupero post-operatorio e aspetto naturale del seno.

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15° Stage in medicina estetica e chirurgia plastica-estetica - Abstract