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foto Elvis

dicembre 2011

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LA PRINCIPESSA DEL GHIACCIO... SI SCIOGLIE La campionessa di short track Arianna Fontana a tutto campo


sommario

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sommario

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Sport Club dicembre 2011

4 I calzettoni di Mauro Bergamasco

Volare sul ghiaccio restando se stessi

Nuove opportunità con la riforma di Roma Capitale

editoriale

FOCUS

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Il rugby internazionale si vede in chiaro

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RUGBY

RUGBY

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Ripartono gli sport invernali

La maratona di New York parla italiano

La forza del cambiamento

MARATONA

ORIENTEERING

I cani da salvataggio

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Rigenerare il corpo e la mente in Kerala

ANIMALI

SPORT&TURISMO

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86 FITNESS Sport Club srl via Morlupo, 51 00191 Roma tel. 06 97600342 fax 06 97277879 www.sportclubmagazine.it info@sportclubmagazine.it Direttore editoriale Luigi Capasso Sport Club Anno VIII - n. 76 - Dicembre 2011 Reg. trib. di Roma n. 591/2004 del 30-12-2004

Editorialisti Paolo Cecinelli, Franco Chimenti, Alessandro Cochi, Paolo Del Bene, Pino Capua, Sabrina Rondonelli, Roberto Serdoz, Fabio Ingargiola Hanno collaborato a questo numero Lorenzo Arduini, Matteo Cirelli, Gianmatteo Colla, Marco Trozzi, Alessandro Morucci, Enrico Morucci, Andrea Tranquilli, Andrea Cecinelli, Luigia Latteri, Roberto Cundari, Valentina Altavilla, Andrea Cimbrico, Giorgio Cimbrico

CLUB STYLE

Progetto grafico e Impaginazione Adversign srl grafica@sportclubmagazine.it Presidente Onorario Giuseppe Capelli Pubblicità Adversign s.r.l. Davide Campanella Via Morlupo, 51 - 00191 Roma tel. 06 97600342 cell. 335 7574074

d.campanella@sportclubmagazine.it Golf Simone Selli

Direttore responsabile Luigi Capasso l.capasso@sportclubmagazine.it

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SPORT INVERNALI

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Rugby Andrea Cimbrico

Redazione Napoli Sportform - Napoli tel. 081 19562785 - fax 081 19562657 info@sportform.it

Stampa Valerio Scambelluri Comunicazione Srl Finito di stampare nel mese di novembre‘11 Salvo accordi scritti o contratti di cessione di copyright, la collaborazione a questo periodico è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita. In nessun caso si garantisce la restituzione dei materiali giunti in redazione. È vietata la riproduzione anche parziale di testi, grafica, immagini e spazi pubblicitari realizzati dalla Adversign srl

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editoriale

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di Luigi Capasso

Lady Lavezzi e l’orologio rubato Yanina Screpante, la fidanzata del fuoriclasse del Napoli, ha insultato tutta la città par tenopea dopo la brutta avventura subita

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notizia recente il furto a mano armata dell’orologio subito dalla fidanzata della stella del Napoli Lavezzi. Come riportato da tutti i giornali la modella, una volta rientrata a casa sconvolta per l’accaduto, non ha perso tempo e si è connessa su Twitter, dove ha postato frasi offensive per tutta la città partenopea ed i suoi abitanti. Queste frasi hanno scatenato un piccolo ciclone, con risposte sdegnate sul social network da parte di molti tifosi, fino al commento del Presidente del Napoli De Laurentis, che sconsigliava di esibire oggetti di valore in tempo di crisi. Pur concedendo a Yanina tutte le attenuanti, legate all’emotività del momento, non si può che essere in totale disaccordo con quanto affermato dalla stessa, essenzialmente per due motivi. Il primo naturalmente riguarda il fatto che non si può incolpare un’intera città per l’aver subito una disavventura imputabile ad una o due persone. Senza contare il fatto che furti del genere al giorno d’oggi si possono subire in tutte le grandi città d’Italia, d’Europa e del mondo. Il secondo è da ricercare nella particolare situazione di vita che sta vivendo la giovane fiamma del fuori-

classe argentino. Se in questo momento Yanina si trova ad essere legata con uno dei giocatori più amati, chiacchierati e commentati d’Italia, il merito è unicamente del Napoli, di Napoli e dei napoletani. Si tratta infatti di una delle tifoserie più calde e passionali, in grado di far sentire i propri giocatori quasi come degli Dei. Questa situazione ha avuto delle conseguenze positive per la Screpante, conseguenze soprattut-

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to di natura economica. Il fatto di avere alle spalle una piazza come Napoli non può che aver giovato a Lavezzi in termini di visibilità e diffusione delle sue giocate straordinarie. Lavezzi oggi non sarebbe stato Lavezzi se avesse giocato alla stessa identica maniera ma, per esempio, per il Chievo Verona, senza nulla togliere ai suoi tifosi. E sono certo che non avrebbe avuto neanche lo stesso ingaggio.


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focus

di Alessandro Cochi Delegato alle politiche sportive di Roma Capitale

Nuove opportunità con la riforma di Roma Capitale Con l’approvazione del decreto legislativo è possibile uno sviluppo organico dell’impiantistica sportiva capitolina

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se e per la sua economia. Si tratta di una riforma imprescindibile per una Città tanto complessa, popolata da 4.000.000 di cittadini e con un territorio di 1.290 chilometri quadrati, sede delle più impor tanti istituzioni nazionali, del sistema diplomatico internazionale e di alcune impor tante organizzazioni sovranazionali. Ora sarà impor tante sedersi, tutti insieme, ad un tavolo, per programmare in maniera organica la nuova struttura e la suddivisione delle deleghe.

’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo per la riforma di Roma Capitale garantirà alle istituzioni capitoline maggiori poteri in diversi ambiti ed uno di essi è lo Sport. La nascita di un nuovo ente, che abbia risorse, meccanismi burocratici più snelli e funzionali, strutture e programmazione, costituirebbe un passo importante per tutti noi cittadini, un evento epocale atteso da 30 anni, che riconosce la dimensione europea di Roma e l’importanza che riveste per il Pae-

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È nostro dovere di Amministratori rendere più snella l’intera macchina burocratica, affinché avvenga un rilancio concreto. Nella dimensione dello Spor t ritengo sia oppor tuno concepire uno sviluppo organico dell’impiantistica sportiva, destinando fondi e risorse al miglioramento degli impianti esistenti e studiare la costruzione di nuove strutture, soprattutto in quelle zone della periferia cittadina dove la carenza è maggiormente tangibile. Questa città ha un patrimonio, fatto di dirigenti, tecnici, atleti, che costituiscono una solida base e che vanno tutelati per non disperdere la loro passione, la loro voglia di fare Spor t. Abbiamo il dovere di sostenerli, di permettere loro di praticare la disciplina preferita nelle migliori condizioni possibili, magari sotto casa. Tutto questo supportando progetti chiari, che non lascino spazio a dubbi e speculazioni di sorta. È giunto il tempo che nulla vada disperso, che le risorse siano ottimizzate e create le premesse per una crescita collettiva dello Spor t cittadino.


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diritto e rovescio

dell’Avv. Sabrina Rondinelli Specializzata in diritto dello sport Dottore di ricerca Fac. Giurisprudenza “La Sapienza” sabrina.rondinelli@uniroma1.it

Il vincolo sportivo: un diritto della società o un incubo per l’atleta? La sottoscrizione del car tellino lega a vita alle società gli atleti dilettanti e toglie loro la libera scelta di decidere per chi gareggiare nato valga soltanto per i minori e per i dilettanti che, di regola, sono autentici “amatori”, che giocano senza fine di lucro. A mio parere il vincolo sportivo stipulato dagli atleti per un tempo indeterminato deve ritenersi nullo di diritto ex art.1418 c.c. perché contrasta con una copiosa congerie di norme imperative e di ordine pubblico e, dunque, realizza interessi immeritevoli di tutela da parte dell’ordinamento giuridico ex art.1322 c.c. In particolare il vincolo sportivo si pone in contrasto con norme fondamentali, ad esempio la libertà di associazione o il diritto alla parità di

l diritto fondamentale dell’atleta di svolgere liberamente in Italia l’attività agonistica in forma non professionistica è oggi gravemente compromesso dal vincolo sportivo, al quale egli si assoggetta per un tempo indeterminato o, comunque, irragionevole con la famigerata sottoscrizione del “cartellino”. Infatti permane consolidato nell’ordinamento dello sport italiano il principio generale secondo cui il tesseramento dei giovani e dei dilettanti si costituisce come legame associativo senza possibilità di essere sciolto se non con il consenso della società di appartenenza. E’ indubbio che la firma del “cartellino” sia un atto necessario per poter praticare una disciplina organizzata dalle federazioni che gestiscono l’attività agonistica in condizioni di monopolio. E’ noto che il giovane dilettante è costretto a stipulare il vincolo, con conseguente compressione involontaria della propria libertà agonistica. Il vincolo, così assunto, viene stabilito senza un termine e lega vita l’atleta tesserato non tanto alla federazione sportiva d’appartenenza, quanto piuttosto alla società nella quale milita. E’ paradossale che questa situazione di soggezione a tempo indetermi-

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trattamento. Mi occupo spesso di richieste di nulla osta o prestito, soprattutto nel settore del nuoto. Quello che le società sbagliano è ritenere l’atleta una “proprietà” senza capire lo stato d’animo con cui a volte egli si ritrova costretto a nuotare. A volte le società fanno questioni di principio e inizia una battaglia senza senso. Per questo dico e invito le società a riflettere che dietro un cartellino c’è un atleta e dietro l’atleta c’è una persona che segue un sogno. Dedico questo articolo ai ragazzi del Tiro a Volo Nuoto che di recente ho aiutato a raggiungere il loro sogno!


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cultura sportiva

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di Paolo Del Bene Direttore Sportivo A.S. Università Luiss Guido Carli

La progettualità alla base delle vittorie Lo sport, in particolare il calcio, ha dimostrato che per vincere, oltre ai soldi, è indispensabile il lavoro di uomini di sport capaci di seguire un progetto

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rio del City deve essere rimasto sconvolto nello scoprire che questa operazione non dava i frutti sperati. Naturalmente la squadra era costellata di talenti puri, ma non c’era coesione, non era chiara la collocazione di molti giocatori, non c’era un’idea di gioco. Una squadra che sulla carta avrebbe dovuto dominare, vincerà il suo primo trofeo nel 2010, una Coppa d’Inghilterra. Oggi, dopo qualche anno in mano a Roberto Mancini, abbandonata l’idea di voler vincere tutto subito, la squadra ha acquisito una propria identità di gioco e si può dire che comincia a far paura alle concorrenti. L’avventura del City non è l’unica esperienza sportiva che, nonostante le spese enormi, si è dovuta fermare a guardare in faccia il gioco, a capire come si costruisce una squadra, ad accettare che perseguire un sistema di gioco significa saper scegliere determinati interpreti, e non basta comprare il giocatore da copertina. A suo modo l’Inter, nell’ultimo decennio, ha speso un’infinità di denaro in grandi giocatori, ma all’esame nell’Europa che conta è sempre caduta. Quando ha scelto di dare le chiavi della squadra al tecnico Josè Mourinho, non ha semplicemente comprato l’ennesimo allenatore, ma ha voluto sposare un pro-

siste la formula magica per costruire una squadra vincente? Qualcuno risponderebbe che servono i soldi, e non avrebbe del tutto torto, ma spesso la storia dei grandi spor t di squadra ci ha insegnato che le grandi vittorie nascono da un ingrediente ulteriore: un progetto, un’idea di squadra, un obiettivo verso il quale si costruisce un gruppo. Naturalmente il calcio è un palcoscenico straordinario dove poter osservare la costruzione di una squadra e di una mentalità. Nel 2008 il Manchester City Football Club, storica squadra di Manchester, è stata acquistata dall'Abu Dhabi United Group o, per dirla più semplicemente, dal principe degli Emirati Arabi Uniti. Lo sceicco, non avendo grande dimestichezza con il calcio, ma trovandosi più a proprio agio con il denaro, ha cominciato a spendere e ad acquistare giocatori, trasformando la finestra di calciomercato in una forsennata corsa verso i campioni di tutta Europa. Nel giro di qualche anno leggere la rosa del Manchester City faceva seriamente impressione. Riguardo la formula magica a cui facevamo riferimento prima, potremmo dire che per lo sceicco il segreto consisteva nel mettere uno accanto all’altro grandi giocatori strapagati. Probabilmente il proprieta-

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getto: il Progetto Mourinho. Dal 2008 al 2010 il tecnico portoghese ha super visionato ogni scelta dell’Inter, sia tecnica, sia finanziaria, sia comunicativa, trasformando società e squadra in un blocco unico, solido, con l’obiettivo preciso di vincere in Europa. Cosa che è riuscita il 22 Maggio 2010. Certo, ho scelto due casi piuttosto eclatanti, non tutte le squadre possono vantare tali estremi. Mi piace credere però che dietro le grandi somme dello sport professionistico ci debbano sempre essere grandi sportivi, persone che capiscono il gioco, mosse da intelligenza, da idee e obiettivi. Mi piace credere che la ricchezza non possa sempre vincere in modo ignorante ed arrogante, e almeno nello sport debba per forza “capire” le meccaniche del gioco. For tunatamente esistono anche esperienze opposte a quelle sopra citate (dico fortunatamente, perché altrimenti lo sport sarebbe cosa noiosa), cioè esperienze di squadre “povere” che con il lavoro, con la progettualità, scoprendo giovani talenti e soprattutto crescendo validi giocatori nei propri settori giovanili riescono a sbaragliare le logiche di mercato e a dimostrare che lo sport, alla fine, si gioca sempre sul campo e non sui portafogli.


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salute

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di Giuliano D’Ambrosio Direttore Sportivo U.S. Primavera Rugby Consigliere Lazio Federazione Italiana Rugby

World AIDS Day 2011: il ruolo dello Sport “Getting to zero”, arrivare a zero, è lo slogan internazionale della Giornata 2011 di lotta contro l'Aids 2009/10. (Fonte Bollettino COA/ISS nr 24 del 2011, nelle regioni/province in cui è attiva la sorveglianza). La proporzione di donne a cui viene diagnosticato l’Hiv è in crescita, nel nostro paese e più in generale nel mondo. Lo sport ci difende da molte malattie e in particolare da quelle forme morbose in relazione con il sistema immunitario: l’Aids. Secondo delle ricerche scientifiche l'attività sportiva (cyclette compresa) provoca un aumento considerevole di alcune sottopopolazioni di linfociti (fra le quali le cellule NK, le Natural Killer): elementi che difendono l' organismo dai virus. Infatti, spesso,

l 1° dicembre si è svolto il World AIDS Day, appuntamento internazionale dedicato alla lotta contro l’Aids. Istituita nel 1998 dall' Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’ONU si celebra in tutto il mondo allo scopo di: • mantenere alta l’attenzione su questa malattia • sensibilizzare l’opinione pubblica contro la discriminazione e lo stigma nei confronti di chi ne è affetto • fare il punto su quanto fatto finora per la cura, la prevenzione e l’informazione sull’Aids. L’Aids, malgrado i risultati conseguiti, è ancora un serio problema in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. “Getting to zero”, arrivare a zero, è lo slogan internazionale della Giornata 2011 di lotta contro l'Aids. Per arrivare a zero nuove infezioni, zero discriminazioni e zero morti Aids correlate entro il 2015. Uno slogan che riguarda tutti e richiede a ogni nazione un impegno convincente dentro e fuori i propri confini. I casi di diagnosi di infezione da Hiv attribuibili a trasmissione sessuale sono aumentati dal 13,3% del 1998 al 79% del 2009. Anche rispetto alle diagnosi di Aids i casi attribuibili a trasmissione sessuale crescono dal 42,6 % del 1998 al 69,5% nel

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a pazienti con AIDS e non solo si raccomanda di fare sport per aiutare a mantenere forte e attivo il sistema di difesa, per evitare il progresso della malattia.L’importante è che lo sport o l’attività siano seguiti per almeno 1 ora di seguito, tre volte alla settimana tutte le settimane. Gli sport che di più aiutano a migliorare la funzione del sistema immunitario sono il ciclismo, il nuoto, il camminare, la marcia e la corsa. Ma in tutti gli sport si sono evidenziati miglioramenti nei livelli di globuli bianchi e linfociti T killer, per questo l’importante non è il tipo di attività si svolge, ma la durata e la frequenza.


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rugby

] di Paolo Cecinelli Caporedattore centrale La7 Spor t RugbyLa7

I calzettoni di Mauro Bergamasco Quel paio di calzettoni bianco e verdi hanno fatto il giro del mondo, pochi però ne conoscevano il significato

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uesta è la storia di un paio di calzettoni e di un bambino. Un giorno le loro strade si dividono per ritrovarsi dopo ventuno anni, in tempo per vivere un’esperienza meravigliosa. Questa è una storia di rugby, una storia che vale la pena di raccontare. Cominciamo dall’inizio. Selvazzano, provincia di Padova. A metà degli anni ‘80 Mauro Bergamasco comincia a rincorrere un pallone dalla forma ovale per la squadra under 11 della piccola frazione padovana. Nel 1990, dopo cinque intense stagioni di emozionanti partite, contrassegnate sopratutto da sconfitte, Mauro lascia il Selvazzano per andare a giocare con il più famoso e blasonato Petrarca Padova nella categoria degli under 13. Il distacco dalle radici è durissimo, come fosse dalla mamma, ma il momento è solenne. Si tratta di un promozione sul campo. La piccola squadra del Selvazzano rimarrà per sempre nel suo cuore.

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La carriera di Mauro Bergamasco è un’autentica iperbole. In pochi anni diventa uno dei giocatori più interessanti del vivaio italiano. La prima convocazione in nazionale arriva per la selezione under 15, la maglia azzurra non la lascia più. Raggiunge quota 88 caps, che nel rugby significa partite ufficiali giocate con la nazionale maggiore. Viene convocato e gioca in 4 coppe del mondo. Un record. Nel 2003 capisce che il rugby italiano gli va un pò stretto. Insieme al fratello Mirco emigra in Francia tentando l’avventura con lo Stade Francais di Parigi dove vince anche uno scudetto. I fratelli Bergamasco non sono stati i primi italiani ad esserre ammessi nella difficile corte del rugby francese ma sicuramente quelli che ci sono rimasti più a lungo. Forse una delle loro più grandi vittorie. E’ un successo anche fuori dal campo di rugby. Calendari, par tecipazioni a trasmissioni televisive in Italia ma anche a Parigi. I fratelloni d’Italia diventano l’immagine del rugby, li conoscono e riconoscono tutti, anche quelli che


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motori

non sono andati mai a vedere una par tita di rugby. Nella vita di un giocatore di rugby però ci sono anche gli infortuni. A volte tanti, e ripetuti. L’ultimo di Mauro arriva nel 2010, durante un collegiale con la nazionale. In allenamento. Alla spalla, deve operarsi e rimane fuori dalla nazionale per più un anno. Quando torna è cambiato tutto. Deve riconquistarsi il posto in squadra per i Mondiali in Nuova Zelanda. Nessuno sconto. Non fa niente se ti chiami Mauro Bergamasco. Ma non è finita qui perchè nel frattempo il suo club di Parigi, lo Stade Francais, è sull’orlo del fallimento ed è costretto a sfoltire di netto la rosa giocatori. Vengono tagliati più di dieci giocatori, Mauro è fra questi. Non c’è tempo per pensare al proprio futuro, il suo unico obiettivo è vincere la corsa più impor tante della sua vita. Quella per ottenere la convocazione alla Coppa del Mondo. Nulla a che vedere con la meta segnata nel 2007 alla Scozia al pri-

I BARBARIANS ED I CALZETTONI Quando giocano i Barbarians sono i calzettoni a fare la differenza. Più della maglia, che per definizione omologa. Una delle regole del prestigioso club recita che i giocatori devono indossare i calzettoni del proprio club. A vederli in partita, con quei polpacci uno diverso dall’altro, l’effetto è di gran confusione. I colori si mischiano, sembra di assistere ad una partita giocata in parrocchia. Ma non è così. Quando giocano i Barbarians è un sogno. Se chiudi per un attimo gli occhi e li riapri ti ritrovi a Twickeham, il tempio del rugby. E di fronte hai l'Australia con lo stadio pieno.

mo minuto di gioco, oppure agli All Blacks nel 2004 all’ultimo minuto. Non vuole distrazioni, il resto si vedrà. Due squadre francesi intanto lo contattano e gli offrono un contratto per la stagione ma lui non accetta perchè dovrebbe rinunciare alla nazionale, per essere disponibile durante la Coppa del Mondo e tutto il 6 Nazioni. Niente da fare. Mauro non vuole e non può abbandonare la maglia azzurra. E’ una questione di cuore. Anche se nulla è ancora definito, anche se Nick Mallet non gli ha garantito nulla, an-

che se rischia di rimanere a piedi. Nel ritiro pre-mondiale si impegna come un novellino, accetta di giocare con la seconda squadra un test. Non brilla ma in campo si sente la sua presenza, quello che Mallett voleva. Viene convocato, parte per la Nuova Zelanda e gioca. Quando torna in Francia però è un disoccupato. Senza club. Non lo chiama nessuno ed entra a far parte di una lista di giocatori “cassa integrati” stipendiati dal governo e dalla Lega francese (una cosa che in Italia non esiste). Passano due me-

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si e non si fa vivo nessuno. Mauro si allena duramente con il preparatore della nazionale italiana Alex Marco ma non basta, deve giocare. Intanto i Barbarians, il club ad invito più prestigioso, lo convoca per una partita a Twickenham contro l’Australia. E’ la sua occasione, deve farsi trovare pronto. Torna a Selvazzano, la sua piccola Selvazzano e trascorre una settimana ad allenarsi con i ragazzi della serie C. Ritorno alle origini. Quando fa la borsa per Londra ci mette dentro anche i calzettoni del Selvazzano, a strisce bianco e verdi. Una delle regole dei Barbarians è che i giocatori devono indossare i calzettoni del proprio club. Mauro non è tesserato con nessuno e quindi sceglie i colori della squadra con cui ha iniziato a giocare. Quando entra sul campo Twickenham la sua divisa è impeccabile. Maglia dei Barbarians a strisce larghe orizzontali bianco-nere. Calzoncini vintage di colore nero ma di due misure più grandi rimboccati con il nastro. Calzettoni bianco e verdi del Selvazzano. Che storia!


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rugby

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IL RUGBY INTERNAZIONALE SI VEDE IN CHIARO Dopo Eccellenza e Nazionale U20, è stato teletrasmesso da RAI Sport il primo match di Rabodirect PRO 12 di Andrea Cimbrico

entre scrivo il primo match di Rabodirect PRO 12 prodotto su suolo nazionale è stato appena mandato in onda da Rai Sport: il 26 novembre la Benetton Treviso non è andata oltre il 20-30 contro gli irlandesi del Leinster ma la partita di Monigo rappresenta un passo importantissimo per il movimento d’elite che approda in chiaro sull’emittente di stato. Un passo logico, dopo stagioni in cui il campionato italiano d’Eccellenza è cresciuto esponenzialmente negli ascolti su Rai Sport. Ora è toccato anche al Rabodirect PRO12, fu Magners League, il torneo che dall’anno scorso vede Treviso e gli Aironi Rugby impegnati a rappresentare il movimento italiano di vertice contro province e franchigie di Galles, Scozia ed Irlanda.

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Per Giancarlo Dondi – dal 1996 alla guida della FIR – e per Eugenio De Paoli, direttore di Rai Sport con il pallino del rugby, si tratta di un nuovo fondamentale accordo per dare visibilità alla palla ovale di casa nostra: la FIR, che ha acconsentito a farsi carico dei costi di produzione delle gare disputate a Treviso e Viadana, nido degli Aironi, ha così offerto non solo un prodotto di altissima qualità sportiva ai telespettatori, ma ha anche offerto alle sue due squadre di vertice una vetrina ideale per i propri sponsor. “Abbiamo lavorato con grande impegno al fianco degli organizzatori del Rabodirect Pro12 per rendere il più fruibile possibile questa grande competizione. Non possiamo che essere entusiasti di aver raggiunto un accordo che porterà nelle case di tutti gli italiani una competizione di altissimo livello, che vede protagonisti moltissimi atleti della nostra Nazionale e delle rappresentative celtiche con cui

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già ci confrontiamo nell’RBS 6 Nazioni”, ha dichiarato il Presidente della FIR Giancarlo Dondi. “L’impegno di Rai Sport al fianco del rugby è cresciuto anno dopo anno nel recente passato – ha detto il direttore del canale sportivo Eugenio De Paoli – e l’acquisizione del Rabodirect Pro12 rappresenta un nuovo passo in avanti da parte nostra nei confronti del grande rugby internazionale. Sono sicuro che i riscontri di pubblico ci daranno ragione: il Rabodirect Pro 12 è una competizione di altissimo livello che saprà entusiasmare non solo gli appassionati di lungo corso ma anche coloro che si stanno avvicinando al gioco del rugby”. L’offerta di rugby in tv non è mai stata così ricca come oggi: la Nazionale si divide tra Sky e La7, mentre Rai Sport con il PRO12, l’Eccellenza e l’Italia U20 sembra decisa a candidarsi sempre più come la tv di riferimento per il pubblico del rugby.


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VOLARE SUL GHIAC RESTANDO SE STESSI di Lorenzo Arduini_foto Elvis; archivio personale Fontana

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Intervista ad Arianna Fontana, pattinatrice di Short Track, che, nonostante le vittorie e i record, è rimasta genuina, vivace e disponibile con tutti

i è parlato molto di Arianna Fontana, classe 1990, la ragazzina timida che diventa una scheggia sul ghiaccio quando ha i pattini ai piedi. La pattinatrice di Short Track delle Fiamme Gialle, nata a Sondrio, nella sua carriera agonistica ha bruciato le tappe: è passato infatti un tempo brevissimo dalle sue prime “pattinate” sul campo da calcio ghiacciato di Lanzada, il paesino dove è cresciuta, fino alla medaglia di bronzo conquistata nella staffetta 3000 metri alle Olimpiadi di Torino 2006. Fu una medaglia storica, quella, per lei e per lo sport italiano: Arianna, non avendo ancora compiuto sedici anni, in quell’occasione è diventata l’atleta in assoluto più giovane ad essere salita sul podio in un’Olimpiade Invernale. Lo sport italiano conquistò invece la medaglia numero cento in assoluto nella rassegna degli sport invernali per eccellenza. In quest’intervista per Sport Club Arianna si è aperta parlando di tutto, dalla sua infanzia, per arrivare alle prime vittorie ed alle rinunce in termini di tempo libero dell’adolescenza, fino al futuro, a come si vede una volta che avrà appeso i pattini al chiodo.

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Arianna, a che età hai cominciato a pattinare? “Diciamo che in realtà il primo a pattinare fu mio fratello Alessandro, che ha due anni in più di me, dopo qualche mese ho cominciato anch’io. Eravamo bambini e abbiamo imitato il nostro vicino di casa, che faceva Short Track. I primi pattini che ho messo ai piedi sono stati però quelli a rotelle, avevo quattro anni. L’inverno successivo cominciai a pattinare anche sul ghiaccio”. Raccontaci le tue prime “pattinate” “Ho iniziato a pattinare per la Lanzada Ghiaccio, la squadra del mio paese. Fino ai sei anni non c’erano gare vere e proprie, gli istruttori ci facevano soprattutto giocare, in occasione delle cosiddette “cucciolate”, eravamo molto piccoli. Ho un bellissimo ricordo di quei momenti, stavo molto bene con i miei amichetti: all’epo-

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ca non c’era ancora la pista di ghiaccio e ci facevano pattinare sul campo di calcio che d’inverno era ghiacciato”. Quando hai cominciato a partecipare alle prime gare agonistiche? “Dopo aver compiuto i sei anni, iscrivendomi nelle varie categorie. Ho cominciato, come detto, con la Lanzada Ghiaccio, poi purtroppo la società ha chiuso e sono passata alla Bormio Ghiaccio. Fino ai dodici anni ho alternato il pattinaggio sul ghiaccio a quello a rotelle, che praticavo d’estate”. Quando hai capito di poter raggiungere grandi traguardi? “Abbastanza presto devo dire. A 13 anni ho partecipato alle selezioni per le squadre nazionali e sono subito entrata, anche se non avevo ancora l’età per gareggiare in competizioni internazionali. Quando gli impegni scolastici lo permettevano, però, venivo aggregata alle ragazze più grandi, in modo da poter vedere come funzionava quel mondo. In quel periodo ho pensato che, una volta raggiunta l’età per gareggiare, potevo farcela e non vedevo l’ora di crescere”. E infatti sei arrivata ai vertici molto presto. Che sacrifici hai dovuto affrontare, negli anni dell’adolescenza, in nome della tua passione? “Sono stati molti ed hanno coinvolto anche i miei genitori. Fino alla fine delle scuole medie,

“Ultimamente mi sto appassionando di telefilm, ne sto seguendo parecchi insieme alle mie compagne di squadra. E’ un modo per riposarsi e per staccare. Anche il cinema mi piace un sacco, quando riesco non perdo l’occasione di andarci“


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“La fiducia che veniva riposta in me qualche volta mi pesava, anche nelle staffette dove il risultato finale non dipendeva solo dalla mia prestazione, ma è una sensazione che ho superato, anche grazie alla mancanza di invidia delle mie compagne di squadraâ€?

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] IL PALMARES DI ARIANNA FONTANA Giochi Olimpici 2 Bronzi (Staffetta a Torino 2006 e 500 m a Vancouver 2010) Campionati Mondiali 1 Argento (500 m a Milano 2007) e 1 Bronzo (staffetta a Minneapolis 2006) Campionati Europei 8 ori (staffetta, Krynica Zdrój 2006; staffetta a Sheffield 2007; generale, 1500 m e 3000 m a Ventspils 2008; generale, 500 m, 1000 m a Torino 2009), 4 argenti (generale, 500 m, 3000 m a Krynica Zdrój 2006; 1000 m a Ventspils 2008) e 3 bronzi (1500 m a Krynica Zdrój 2006; 1500 m a Sheffield 2007; 1500 m a Torino 2009)

infatti, ho vissuto con i miei a Lanzada, ma pattinavo a Bormio. Ogni giorno quindi i miei genitori, alternandosi con quelli di una mia compagna di squadra, anche lei di Lanzada, mi accompagnavano agli allenamenti e mi venivano a prendere. Bormio dista un’ora di macchina da casa mia e quindi è facilmente immaginabile che, senza i miei genitori, non sarei qui ora e non avrei vinto quello che ho vinto”. Gli anni delle superiori, invece, come sono andati? “In prima mi sono trasferita a Bormio, è stato

un momento difficile per la lontananza con la famiglia e gli amici. A volte ho pensato perché stavo facendo questo, quando, nei fine settimana, tornavo a Lanzada e non potevo uscire la sera, per la stanchezza e per gli impegni agonistici dei giorni successivi. Però volevo pattinare , era quella la mia volontà e, dopo, tutto è stato ripagato”.

“Ogni tanto sì ed ogni tanto no. E’ vero che nelle gare la fiducia veniva riposta soprattutto su di me, anche nelle staffette dove il risultato non dipendeva esclusivamente dalla mia prestazione. Qualche volta mi pesava, ma è una sensazione che ho superato, anche grazie alla mancanza di invidia delle mie compagne di squadra con cui vado molto d’accordo”.

Sei stata l’atleta più giovane ad aver vinto una medaglia alle Olimpiadi Invernali. E’ stato un peso, negli anni successivi, in termini di pressioni e aspettative che venivano riposte su di te?

Quando non sei su una pista di pattinaggio che cosa ti piace fare? Quali sono i tuoi hobby? “Ultimamente mi sto appassionando di telefilm, ne sto seguendo parecchi insieme alle mie compagne di squadra. E’ un modo per riposarsi e

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per staccare. Anche il cinema mi piace un sacco, quando riesco non perdo l’occasione di andarci. Infine la musica, amo ascoltarla a casa, ma anche andare a ballare con le amiche, naturalmente quando gli impegni sportivi me lo consentono”. Hai mai pensato a cosa potresti fare una volta appesi i pattini al chiodo? “Visto che faccio parte della Guardia di Finanza mi piacerebbe entrare nel Soccorso Alpino. Un futuro nel mondo del pattinaggio in questo momento non lo ritengo molto probabile, visto che non mi vedi troppo bene nel ruolo di allenatrice”. Come vivi il tuo rapporto con il Gruppo Sportivo Fiamme Gialle? “Mi trovo molto bene, loro sono sempre pronti a risolvere ogni mio eventuale problema e mi lasciano vivere tranquillamente la mia vita da atleta”.

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sport invernali

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RIPARTONO GLI SPORT INVERNALI Orfana di grandi eventi come Giochi Olimpici e Mondiali, la stagione 2011-2012 degli sport invernali è animata esclusivamente dalla varie Coppe del Mondo sulle quali è concentrata tutta l’attenzione di appassionati e addetti ai lavori. di Marco Trozzi

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sport invernali

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ome di consueto saranno sette le discipline che vedranno impegnati gli atleti degli sport invernali: sci alpino, sci di fondo, snowboard, combinata nordica, freestyle, telemark e slittino.

Sci alpino La stagione dello sci alpino è iniziata alla fine di ottobre sulla pista austriaca di Soelden e si concluderà sempre in Austria, a Schladming, nel mese di marzo. Una quarantina gli appuntamenti maschili e altrettanti quelli femminili nei cinque mesi di gare durante i quali l’Italia ospiterà quattro tappe: Val Gardena, Alta Badia e Bormio per gli uomini e Cortina d’Ampezzo per le donne. Le discipline che assegnano punti per la conquista della Coppa del Mondo generale sono lo slalom speciale, slalom gigante, supergigante, discesa libera e combinata e il regolamento prevede che questa venga conquistata dai due atleti che nell’arco della stagione abbiano conquistato il maggior numero di punti. Dunque per conoscere chi succederà al croato Ivica Kostelic e alla tedesca Maria Riesch bisognerà attendere il mese di marzo. Per i colori nostrani l’ultimo sciatore ad aver alzato la coppa di cristallo è stato Alberto Tomba nel lontano 1995 dopo i quattro successi di Gustav Thoeni e quello di Piero Gros tra il 1970 e il 1975, diverso il discorso per le donne, invece, tra le quali mai nessuna atleta italiana è riuscita ad imporsi.

Per conoscere chi succederà al croato Ivica Kostelic e alla tedesca Maria Riesch bisognerà attendere il mese di marzo. Per i colori nostrani l’ultimo sciatore ad aver alzato la coppa di cristallo è stato Alberto Tomba nel lontano 1995 Sci di fondo Sono diciannove le tappe che animano la stagione della Coppa del Mondo dello sci di fondo iniziata lo scorso mese in Norvegia e che si concluderà in Svezia a marzo con una tappa a metà gennaio anche a Milano. Sono lontani gli anni in cui gli azzurri la facevano da padroni sia in campo maschile che femminile (ultimo successo quello di Gabriella Paruzzi nel 2004, Pietro Piller Cotter è arrivato terzo nel 2008),

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sport invernali

anche se la scorsa stagione ha regalato all’Italia il gradino più basso del podio con Arianna Follis tra le donne. Attesi protagonisti sono gli atleti scandinavi da sempre padroni della disciplina (in particolare i norvegesi).

Snowboard, Freestyle e Telemark Snowboard, freestyle e telemark sono tra le discipline più affascinanti del circuito bianco. Lo snowboard è nato negli Stati Uniti negli anni ‘60 ed è diventato sport olimpico nel 1998. L’Italia non ha una buona tradizione in questa specialità, dove al momento sono in testa alla classifica generale il finlandese Janne Korpi e l’elvetica Ursina Haller. Il circuito internazionale farà tappa anche in Italia dove si terranno tre tappe: Carezza, Bardonecchia e Valmalenco. Stesso discorso per le altre due specialità dove i nostri atleti appaiono un gradino sotto gli altri.

Combinata nordica Tredici le tappe, di cui una in Vial di Fiemme agli inizi di febbraio, che costituiscono il calen-

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dario della combinata nordica, disciplina che fino ad ora non ha ancora mai regalato all’Italia una vittoria finale. Al momento c’è il solo Alessandro Pittin, che occupa la sesta posizione in classifica, ad essere tra i primi dieci atleti al mondo, ma francamente appare molto difficile che un azzurro riesca a laurearsi campione del mondo della disciplina.

Slittino

campione del mondo nelle ultime sei edizioni alle quali si aggiungono altri quattro successi iridati, trionfi che ne fanno l’italiano che ha vinto più gare di coppa del mondo negli sport invernali. Per l’Italia in totale sono diciotto i titoli conquistati in circa 35 anni di competizioni, lecito dunque aspettarsi qualcosa di buono dalla stagione iniziata il mese scorso a Igls in Austria (dove Zöggeler si è piazzato terzo) e che si concluderà a febbraio in Russia.

Diverso il discorso per lo slittino dove l’Italia ha una notevole tradizione grazie a campioni del calibro di Armin Zöggeler capace di laurearsi

Giochi Olimpici Giovanili

Il circuito internazionale di snowboard farà tappa anche in Italia dove si terranno tre tappe: Carezza, Bardonecchia e Valmalenco. I nostri atleti appaiono un gradino sotto gli altri, così come nel freestyle e nel telemark

Non solo Coppa del Mondo però nella lunga stagione degli sport invernali: Innsbruck, infatti, dal 13 al 22 gennaio prossimi ospiterà i Giochi Olimpici giovanili. I Giochi olimpici Giovanili prevedono la partecipazione di atleti compresi nella fascia tra i 15 e i 18 anni, raccoglie il testimone di Singapore 2010, la versione olimpica giovanile estiva. Sarà il luogo dove le promesse delle discipline olimpiche del circuito bianco si sfideranno nella speranza di diventare i campioni di domani.

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CON IL PATROCINIO:

UN EVENTO A FAVORE DI:

FORNITORI UFFICIALI:

ORAGANIZZATO DA:

IN COLLABORAZIONE CON:

MANIFESTAZIONI IN CONTEMPORANEA:


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ORIENTEERING, UN 2011 DA RICORDARE Nell’anno che sta volgendo al termine gli atleti azzurri hanno conquistato ottimi piazzamenti in tutte le discipline della Federazione Italiana Sport Orientamento di Stefano Mappa

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l 2011 del movimento orientistico italiano è stato un crescendo di emozioni che hanno regalato agli appassionati dello sport dei boschi, momenti di rara gioia grazie alle imprese dei suoi campioni. Storiche medaglie di valore mondiale sono arrivate grazie a Laura Scaravonati e Riccardo Rossetto, interpreti della Mountain Bike Orienteering, disciplina che vede gli atleti in

orienteering

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sella alla bici, impegnati a districarsi con mappa e bussola, nella fitta rete dei sentieri. Ad agosto, nel mondiale di casa, a Vicenza, entrambi hanno fornito le migliori prestazioni di sempre aggiudicandosi rispettivamente un bronzo ed un argento nella long distance, sfidando un caldo torrido che in quei giorni sfiorava i 40°. Traguardi mai raggiunti prima dal movimento della 2 ruote con carta e bussola, confermando

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così la bontà del lavoro svolto dalla Fiso, la Federazione Italiana Sport Orientamento. Per la cremonese Scaravonati è stata la consacrazione dopo una serie di risultati internazionali. Per Rossetto invece è stata una vera e propria esplosione dato che il ragazzo prende parte con regolarità a gare di questo tipo solo da un anno. Un successo agonistico e promozionale per uno sport in forte crescita che grazie anche agli al-


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lori degli azzurri, ha avuto un’ottima esposizione mediatica. La stagione è stata però caratterizzata anche da altri episodi e risultati importanti. Nella specialità della corsa orientamento (che assieme allo sci orienteering ed al trail orienteering completano le discipline federali), si sono sfiorati risultati importantissimi. Nella prima metà di agosto, a Chambery, in Francia, la rappresentativa italiana si è trovata ad un passo dalla conquista di una storica medaglia nella Staffetta a squadre che assegnava il titolo mondiale. In gara 3 italiani, in 3 distinte frazioni: Klaus Schgaguler, altoatesino, Alessio Tenani, bolognese, e Michail Mamleev, russo naturalizzato italiano. Gli italiani sono passati al secondo cambio in piena zo-

orienteering

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na podio, ad un’incollatura dai francesi campioni del mondo. Una posizione inattesa che ha fatto saltare in piedi i tifosi che hanno raggiunto l’altopiano di La Fèclaz, dove era stata allestita l’arena d’arrivo. Due prime maestose frazioni con Schgaguler e Tenani, che hanno passato il testimone a Mamleev, ex campione europeo e più volte medagliato ai Mondiali. L’uomo più esperto del lotto ha però commesso un grave errore e l’Italia è scivolata lontana dalle posizioni nobili. Un risultato mancato, ma l’occasione è stata storica tanto da rimanere ben stampata nella mente degli orientisti. Di rilievo anche il risultato raggiunto dai colori azzurri nella disciplina del Trail-O, aperta anche ai diversamente abili, dove non conta la prestazione fisi-

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ca ma l’abilità nel saper leggere la mappa. Sempre in terra di Francia, Remo Madella, milanese tesserato per il Cus Parma, ha conquistato un 9° posto Mondiale, altro risultato storico per il movimento italiano. Una stagione esaltante per l’Italia che si è conclusa nel migliore dei modi con il 32° Meeting Internazionale di Venezia, evento in grado di richiamare 5.000 partecipanti da tutta Europa. Un appuntamento agonistico ma soprattutto una grande kermesse di fine anno in cui sono confluiti tanti appassionati di orienteering. Anche in questa occasione, buona la prestazione degli atleti azzurri che hanno raccolto un prestigioso 2° posto con Alessio Tenani (3 volte vincitore a Venezia nelle passate edizioni), alle spalle del lituano Jonas Gvildys.


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tiro a segno

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TIRO A SEGNO, UNO SPORT SICURO RIVOLTO A TUTTI Intervista al Presidente del Tiro a Segno Nazionale Sezione Roma Carlo Mantegazza, che ha parlato di un mondo frequentato anche da donne e bambini dove non si promuove l’uso libero delle armi di Lorenzo Arduini

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l Tiro a Segno è un’attività che viene svolte da molteplici persone per finalità molto differenti l’una dall’altra. Prevedendo l’uso delle armi viene praticata, innanzitutto, dai membri delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, che, naturalmente, per svolgere il proprio lavoro devono essere in grado di sparare con precisione anche e soprattutto per tutelare l’incolumità e la sicurezza della cittadinanza. In secondo luogo devono, per così dire, imparare a sparare i civili che intendono ottenere una licenza di por to d’armi, come per esempio i cacciatori. Infine il tiro a segno è anche una disciplina sportiva olimpica, che prevede diverse specialità e l’uso di armi di diverso calibro e differente lunghezza, dalle semplici pistole ai vari tipi di fucili e carabine. Contrariamente a quello che si può pensare il tiro a segno può essere praticato anche da bambini di otto, dieci anni di età che naturalmente utilizzano armi ad aria compressa e sono sempre seguiti da personale adulto in ogni momento. Nella capitale l’ente che si occupa di tutto l’arco delle attività di tiro a segno, dal rilascio delle licenze fino alla pratica sportiva, è il Tiro a Segno Nazionale Sezione Roma, nato nel 1883

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tiro a segno

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come palestra sia degli sportivi che dei giovani che si apprestavano al servizio militare. In questo articolo abbiamo intervistato il Presidente del TSN Roma Carlo Mantegazza per indagare da vicino un mondo che può apparire a qualcuno popolato da cultori dell’uso delle armi un po’, per così dire, invasati.

“L’attività sportiva nasce con l’attività di promozione giovanile, tra cui quella scolastica, come qualsiasi altro sport. Gli atleti di vertice magari entrano nelle forze armate in un secondo momento, per avere la possibilità di portare avanti la propria attività guadagnandosi da vivere, come avviene per tantissimi altri sport che non prevedono il professionismo”.

Presidente, quali sono le attività del Tiro a Segno Nazionale Sezione Roma? “Noi svolgiamo due tipologie di attività: una di tipo istituzionale e certificatoria per l’idoneità al maneggio delle armi. Per legge infatti coloro che svolgono servizio armato presso pubblici o privati devono svolgere annualmente un corso di idoneità al tiro a segno, poi coloro che chiedono una delle licenze di porto d’armi devono svolgere una tantum un corso di idoneità al tiro a segno. Poi seguiamo la parte sportiva, come una qualsiasi società, ai più alti livelli nazionali. Per promuovere questa pratica coinvolgiamo anche le scuole facendo venire gli alunni dai dieci anni in su presso il nostro centro per farli provare a sparare, naturalmente con pistole ad aria compressa”.

Che età hanno, mediamente gli atleti di tiro a segno? “La tipologia di questo spor t gli consente di essere molto longevo, si spara dai dieci ai cinquanta anni, potendo ottenere prestazioni elevate. A differenza di molti altri sport l’attività agonistica, per così dire, dura abbondantemente oltre i trent’anni. Per quanto riguarda i giovani, i ragazzi dai dieci ai quattordici anni possono utilizzare solo armi ad aria compressa con la costante presenza di un adulto. Dai quattordici ai diciotto possono usare anche armi da tiro specifiche di calibro 22, in presenza di un allenatore abilitato”.

Chi sono gli atleti agonisti di tiro a segno? Si tratta di membri o ex membri delle forze armate?

Viene da pensare che si tratti di uno sport totalmente maschile. Quante sono le donne? “Smentisco subito questo luogo comune dicen-

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tiro a segno

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LE ATTIVITÀ SPORTIVE DI TIRO CHE SI POSSONO SVOLGERE AL TSN ROMA • Avancarica • Bench Rest cal. .22LR • Standard (BR22 STD) • Sporter (BR22 SP) • Light Varmint (BR22 LV) • Heavy Varmint (BR22 HV) • Fucile calibro 12 e Carabina a leva "Old West" • Fucile a pompa • Carabina a leva • Coach gun • Tiro Informale e Istituzionale • Tiro Accademico con Carabina • Carabina libera 3 posizioni • Carabina libera a terra • Carabina sportiva 3 posizioni • Carabina sportiva a terra • Tiro Accademico con Pistola • PL - Pistola Libera • PA - Pistola Automatica • PSp - Pistola Sportiva 30+30 Categoria Donne • PS - Pistola Standard 20+20+20 Categoria Uomini • PGC - Pistola Grosso Calibro • Armi ad Aria Compressa • P10 - Pistola aria compressa • C10 - Carabina aria compressa

do che, tra i tesserati, le donne sono quasi la metà. Soffermandosi sui giovani, anche tra gli alunni delle scuole riscontriamo un interesse praticamente uguale tra i ragazzini e le ragazzine”. Si può anche pensare, da profani, che sia uno sport pericoloso, soprattutto per i più giovani. “Esistono statistiche, ad esempio della SPORTAS, che dimostrano che il tiro a segno sia uno degli sport con il numero minore di infortuni”. I vostri atleti utilizzano armi di proprietà? “Per quanto riguarda le armi ad aria compressa il loro possesso per legge è libero. Per quelle con proiettili veri i nostri soci che non possiedono licenze possono usarle all’interno dei nostri spazi solo dopo essersi iscritti al TSN ed aver ottenuto l’abilitazione tecnica”.

Qualcuno può pensare che siate dei cultori dell’uso delle armi e siate favorevoli ad un loro uso maggiormente liberalizzato. “La realtà è completamente diversa e la nostra comunicazione sta puntando proprio su questo. Noi puntiamo ad una maggiore regolamentazione dell’uso delle armi proprio per una maggiore sicurezza di tutti i cittadini. Oggi può detenere un’arma nella propria abitazione anche chi non è in possesso di alcuna licenza o chi possiede una vecchia licenza, magari scaduta da molti anni. Si immagina quindi i pericoli che possono conseguire da questa situazione, noi vogliamo che chiunque possieda un’arma sia obbligato per legge a venire qui periodicamente per poter certificare la sua idoneità all’uso della stessa, proprio per evitare incidenti”.

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E per i più giovani? Non pensa che sia diseducativo insegnare loro a sparare? “Anche qui mi sento di dare una risposta differente. Sappiamo che tutti quanti i ragazzini hanno una pistola ad aria compressa e la usano per sparare per esempio dalla finestra, magari ai piccioni, con il rischio di colpire qualcuno in un occhio. Questi ragazzini potrebbero venire qui per praticare lo spor t del tiro a segno, soddisfando così la loro voglia di sparare. I nostri giovanissimi atleti quando sono a casa hanno appagato i loro bisogni, se così possiamo dire, in maniera sana e sicura e non si mettono mai a sparare dalla finestra, pratica, come ho detto, alquanto insicura e pericolosa”.


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badminton

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IL BADMINTON MONDIALE DI SCENA A OSTIA Dal 13 al 16 dicembre appuntamento al Pala Fijlkam per l’unidicesima edizione degli Italian International, valida per la qualificazione olimpica di Lorenzo Arduini

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l grande badminton internazionale torna nella capitale questo mese con l’undicesima edizione degli Italian International. La manifestazione, che quest’anno avrà particolare rilievo essendo valida per la qualificazione alle prossime Olimpiadi di Londra, si svolgerà in una nuova location: ad ospitare le gare sarà infatti il Pala FIJLKAM di Ostia, dopo che l’anno passato gli Internazionali si erano disputati

a Bracciano, presso il Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle. Si tratta del torneo, tra i 10 migliori d’Europa, che rappresenta la tappa italiana del Circuito Europeo, coordinato dalla Federazione Europea ed inserito nel calendario della Federazione Mondiale (BWF). Parteciperanno 240 atleti provenienti da 37 nazioni. Quest’anno la possibilità per gli atleti di acquisire punti validi per conquistare il pass olimpico assicurerà non solo l’altissimo li-

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vello tecnico del torneo ma anche uno strepitoso spettacolo sportivo. Nel badminton le nazioni dalle quali provengono gli atleti più validi sono, per quanto riguarda il vecchio continente, quelle del Nord e dell’Est Europa. Dimostrazione di questo sono state le vittorie nei Singoli dell’ultima edizione degli Italian International, ottenute da un polacco (Wacha) per gli uomini e da una tedesca (Konon) per le donne. A livello extra europeo gli atleti più forti sono soprattutto


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badminton

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LE SPECIALITÀ DI GIOCO ED I PARTECIPANTI Singolo Maschile: 98 partecipanti Singolo Femminile: 66 partecipanti Doppio Maschile: 37 partecipanti Doppio Femminile: 25 partecipanti Doppio Misto: 32 partecipanti

PROGRAMMA GARE ITALIAN INTERNATIONAL 2011 13 Dicembre ore 09.00 – 20.00 Qualificazioni: Doppio Misto, Singolo Maschile, Singolo Femminile, Doppio Maschile, Doppio Femminile 14 Dicembre ore 09.00 – 20.00 Tabelloni principali: Doppio Misto, Singolo Maschile, Singolo Femminile, Doppio Maschile, Doppio Femminile 15 Dicembre ore 10.00 Quarti di finali ore 16.00 – 20.00 Semifinali 16 Dicembre ore 10.00 – 13.00 Finali

asiatici, provenienti da Cina, Korea ed Indonesia. Tra gli atleti italiani ad Ostia la più attesa è una donna, come sta avvenendo in molte discipline in questi ultimi anni: si tratta di Agnese Allegrini, prima giocatrice italiana di badminton a qualificarsi alle Olimpiadi, traguardo raggiunto nel 2008, che ora sta puntando con tutte le sue forze alla qualificazione per Londra. La ragazza romana, classe 1982, ha vissuto un periodo in Danimarca dove ha seguito il corso di formazione per allenatori di alto livello all'"International Coach" di Aalborg. In campo internazionale a novembre una strepitosa Agnese ha vinto il torneo femminile "Bahrain International Challenge 2011", battendo al terzo set la svizzera Sabrina Jaquet in finale. Gli altri atleti azzurri in gara saranno Giovanni Greco, Daniel Messersì (la promessa italiana del badminton, essendo nato nel 1992) e Manuel Batista. Gli Italian International non saranno solo un appuntamento dal grande contenuto tecnico, in grado di dare un contributo significativo

alla promozione del badminton in Italia, ma anche una possibilità di promozione del territorio e di scambio culturale. Sul litorale di Ostia arriveranno infatti oltre 400 persone, tra atleti, tecnici, dirigenti ed accompagnatori che potranno quindi conoscere Roma come città di mare e non solo come metropoli in grado di offrire bellezze storiche, architettoniche ed artistiche. Inoltre, come avviene del resto per gli eventi internazionali dei cosiddetti “sport minori”, gli atleti ed il pubblico avranno l’occasione di confrontarsi e conoscere persone che provengono da luoghi anche molto lontani. In queste discipline infatti negli appuntamenti internazionali non gareggiano divi miliardari come avviene nel calcio o nella pallacanestro, bensì ragazzi assolutamente normali, che studiano o lavorano e che portano avanti con costanza ed impegno la propria grande passione. Per quanto riguarda il badminton, per esempio, molti tra i più validi giocatori provengono, come accennato sopra, dall’Asia, in par-

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ticolare dall’Estremo Oriente, basti pensare che la Federazione Internazionale di questo sport ha sede in Malesia. Alle semifinali ed alle finali assisteranno anche gli alunni delle scuole medie e superiori di Ostia che avranno quindi la possibilità di conoscere uno sport nuovo e accattivante e, contemporaneamente, assicurare agli atleti sostegno e calore.


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golf

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AL SAN DOMENICO GOLF È DI MODA L’AZZURRO Due eventi importanti ospitati dal circolo pugliese in due settimane di Marta Centra

l San Domenico Golf è stato per due settimane al centro dell’attività agonistica europea ed italiana ospitando in sequenza due importantissime gare: l’Apulia San Domenico Grand Final presented by Scholtès e il Campionato Nazionale Open. Nella prima, che ha concluso il Challenge Tour Europeo, si è registrato un trionfo azzurro con due eventi mai accaduti in passato: per la prima volta ha vinto un italiano e per la prima volta a tre giocatori di casa nostra sono toccate altrettante ‘car te’ delle venti che la gara distribuisce per l’European Tour ai primi classificati nella money list. In tal modo nella prossima stagione saranno ben sette i pro italiani nel circuito maggiore. A compiere l’impresa il 22enne romano Andrea Pavan, vincitore del torneo e secondo nell’ordine di merito finale del circuito, Federico Colombo e Alessandro Tadini.

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ùPavan e il ventenne inglese Tommy Fleetwood si sono battuti testa a testa per il titolo e per conquistare la prima posizione nella money list. Il romano ha prevalso nel torneo proprio sull’ultima buca, quando ha messo a segno il putt vincente da circa due metri. Colombo ha giocato con molta prudenza, senza correre rischi, pensando solo alla ‘car ta’: l’ha guadagnata con l’11ª piazza finale che gli ha consentito di rimanere tra i top ten nell’ordine di merito. Giro finale al brivido per Tadini, che con un putt di un metro a segno sull’ultima buca, è giunto 19° al traguardo e si è impossessato della 20ª e ultima ‘carta’ a disposizione strappandola quasi dalle mani del francese Anthony Snobeck. Spazio alle nuove leve azzurre nel 72° Campionato Nazionale Open, la più longeva gara italiana, firmata dal 23enne Nino Ber tasio, nato a Zurigo e cresciuto golfisticamente a

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Gardagolf, che ha prevalso alla seconda buca di spareggio su un altro emergente, il 26enne ligure Nicolò Ravano. E’ stato il torneo che ha concluso il Pilsner Urquell Pro Tour, ossia il circuito delle gare nazionali. Curiosamente Ber tasio ha vinto a febbraio il primo torneo a cui ha par tecipato nella nuova veste di professionista e poi quello che ha chiuso il calendario: “Si è vero, questa par ticolarità è emblematica, perché descrive un po’ la mia annata dove in mezzo non c’è stato tanto. Ci tenevo a vincere, se non altro per dare tono a una stagione da cui mi attendevo qualcosa in più”. Ravano si è visto sfuggire il successo praticamente sul filo di lana. “Nel finale - ha detto – mi sono un po’ smarrito, forse per la tensione. Lo spareggio è simile ai calci di rigore il cui esito è casuale, ma ho il rammarico di aver sbagliato troppo nelle ultime tre buche”.


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golf tuttincircolo

a cura di Andrea Cecinelli Responsabile comunicazione del Golf Forense

LE QUERCE GOLF CLUB Memorial Mario Pinzi: un grande successo tra Castelgandolfo e Le Querce Si è concluso la 2° edizione dell’European Pro Amateur Memorial Mario Pinzi con una splendida cerimonia di premiazione svoltasi a Castelgandolfo al termine dell’ultima giornata di gara. Tutto ha avuto inizio con lo SKIN GAME inaugurale che ha messo in campo un nutrito field di giocatori stellare: Costantino Rocca , Manuel Pinero , Josè Maria Canizares, Emilio Rodriguez e Mark Stevenson hanno incrociato i ferri con Lorenzo Gagli, Alessandro Tadini , Marco Crespi , Gregory Molteni ed Emanuele Canonica. Dopo questo stupendo prologo, l’appuntamento era per il giorno seguente sul diffi-

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news dai circoli di golf COUNTRY CLUB CASTEL GANDOLFO

cile percorso delle Querce preparato in modo eccellente per l’occasione. Altra giornata di sole splendido ed un risultato che dava in prima posizione quel Marco Crespi già vincitore della prima edizione e dietro ad inseguire da vicino Ale Tadini e Gregory Molteni Emanuele Lattanzi e Costantino Rocca. Nella seconda e conclusiva giornata i pro e le loro squadre si sono affrontati in un finale entusiasmante su un campo, quello di Castelgandolfo, preparato alla perfezione. Con una splendida rimonta l’ha spuntata Alessandro Tadini con un totale di 139 (70 – 69), che per un solo colpo a tolto la possibilità di bissare il successo dello scorso anno a Marco Crespi (68 – 72) comunque splendido secondo. Al vincitore un assegno di € 2.800,00.

Un grande Christian Panucci anche a golf Con la quarta ed ultima prova, va in archivio anche la seconda edizione del Trofeo Space Lab. I premi messi in palio (su tutti l’agognato viaggio in Marocco) hanno spinto i circa 150 all’iscrizione.Simone Bettoni del Parco di Roma e Matteo Lupieri di Castelgandolfo con 38 punti hanno vinto la prima categoria. Un ex grande giocatore di calcio, Christian Panucci, ora giocatore di golf, ha vinto la seconda categoria con 38 punti davanti a Stefano Melone socio alle Rovedine (37). La terza categoria è stata appannaggio di due soci di Castelgandolfo (43) Roberto Falcone e Nicolas Walser. Al-

ACQUASANTA GOLF CLUB Anche i commercialisti giocano a golf Venerdì 4 Novembre scorso si è svolto presso il circolo più antico d'Italia, il Trofeo Nazionale dei Commercialisti golfisti. L'associazione commercialisti golfisti è nata nel 1987 da un'idea di alcuni commercialisti che decidono di unirsi per poter praticare assieme questo

PARCO DI ROMA Gulf’us al circolo Il meraviglioso paesaggio del circolo di Roma nord ha fatto da scenario alla tradizionale gara organizzata dalla nota marca di abbigliamento Golf'us. La giornata non è stata delle migliori per le condizioni climatiche, con la minaccia di piogge e con a

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la simpatica premiazione Riccardo Vaira ha detto: “Veramente grazie agli sponsor che hanno permesso di allestire un tavolo di premiazione con bei premi in argento e diversificare nei premi.Un grazie anche al Presidente del circolo ospitante, Marco Zanetti che ha accolto con entusiasmo la manifestazione nel proprio calendario”.

spor t. Oggi questa associazione conta un numero altissimo di iscritti e assieme alla Federazione Italiana Golf organizza in tutta Italia tornei per i suoi associati. A prevalere nella 1^ Categoria, 1° Netto è stato Marco Imperato, mentre il 1° Lordo è andato a Bruno Mesirca. Nella seconda Categoria a ricevere il premio di 1° Netto è stato Sergio Citerni. Tra le signore 1 classificata Antonella Greco.

tratti forti raffiche di vento. L'organizzazione al contrario è stata impeccabile. una bellissima giornata di golf con la possibilità per tutti di vincere i bellissimi premi ad estrazione. Ma ora veniamo ai vincitori: 1^ Categoria 1^ Netto: V. Neri 1^ Categoria Lordo: C. Bandini 2^ Categoria Netto:P. Borghini 3^ Categoria Netto: F. Reale


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golf forense

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L'Avv. Nicola Colavita

THE GOLF FORENSE SHOW di Andrea Cecinelli_ foto di Silvia Apice, Michela Alessia Marcato e Yulyia Galycheva

Tutti in piedi, standing ovation!

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nche quest’anno il Golf Forense è riuscito a stupire: sport, comunicazione, sponsor, giocatori, competizione e mondanità. Un menù completo dove non è mancato proprio nulla. Per tirare le somme della stagione appena conclusa, abbiamo incontrato il Presidente del Golf Forense, Avv. Nicola Colavita.

Allora Avv. Colavita, come giudica questa stagione? “Molto positivamente. E' stato un anno faticoso ma che ha dato grandissime soddisfazioni. L’edizione 2011 è stato la più ricca per partecipazione di giocatori, media e sponsor. Quest’anno tra gare e cocktail di premiazione sono girate più di mille persone, frutto di un lavoro comu-

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Claudio Amendola

La DJ Margherita Ramacciotti

L'Ing. Gianni Bicchierai, Direttore Commerciale di Mercedes Benz Roma

Le ragazze dello Staff del Golf Forense

Giacomo Crosa e l'Arch. Giuseppe Milliè, Direttore del Parco di Roma Golf Club

nicativo molto importante che è alla base di questa manifestazione”. Come spiega – soprattutto in un momento non facile come quello che stiamo attraversando - questo grande interesse da parte degli sponsor e delle istituzioni verso il Golf Forense? “In tutti questi anni si è lavorato proprio per offrire una continuità del prodotto Golf Forense. Con le Aziende che seguono questa manifestazione si è creata un'importante sinergia – che va oltre la semplice partecipazione alla gara come avviene magari per altri eventi. E nella maggior parte dei casi sono rapporti che vanno avanti da diversi anni. Mercedes Benz Roma, per esempio, è da 3 anni Title Sponsor della manifestazione; altri partner seguono il Golf Forense da 5 edizioni, al-

Valeria Brenuani, Responsabile Marketing di Mercedes Benz Roma

cuni addirittura sin dall’inizio. Evidentemente lo sponsor che decide di affiancare questa manifestazione ottiene esattamente ciò che cerca da questo tipo di situazioni. Lo stesso vale per le Istituzioni che in tutti questi anni si sono legate al Golf Forense, come il Presidente della Repubblica, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero della Giustizia, il Tribunale Ordinario di Roma, l’Ordine dei Medici e degli Avvocati di Roma e la FederGolf Lazio: evidentemente hanno giudicato, e riscontrato, idonea questa manifestazione per parteciparvi”. Se dovesse fare un riassunto di queste sette edizioni di Golf Forense, cosa metterebbe sul podio? “Senza dare un ordine di arrivo preciso, metterei la piacevole sensazione che ti trasmettono i giocatori

che partecipano con gioia a queste gare, la quasi maniacale cura dell’organizzazione e dell’area ospitalità creata magistralmente dal mio amico Mauro Antonelli e l’atmosfera che si respira durante il cocktail di premiazione di fine gara. Anzi, ripensandoci, al primo posto metterei proprio questa aria di festa che rende, a detta di tutti quelli che vi par tecipano, il Golf Forense una manifestazione diversa dalle altre”. Progetti per il futuro? “L'obiettivo è sempre quello di avvicinare nuove persone a questo circuito, di allargare sempre di più il movimento Golf Forense e di crescere. E per ottenere questi risultati ci aspetta un nuovo anno ricco di lavoro. E di soddisfazioni, mi auguro...”.

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Il Presidente della FIG Lazio Dott. Carlo Scatena


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news dai circoli sportivi storici news dai circoli sportivi storici a cura di Lorenzo Arduini

Club deiCircoli Sportivi Storici

Agostino De Zordo, Segretario Generale del Club Circoli Sportivi Storici

La Coppa dei Vincitori al CT Eur ell’ambito delle manifestazioni patrocinate dal Club dei Circoli Sportivi Storici, si è svolta domenica 13 novembre, sotto un sole quasi primaverile, la III edizione del Trofeo “Coppa dei Vincitori” di calcio a 5 organizzato dall’Eur Sporting Club e riservato alle squadre finaliste dei tornei svoltisi nel corso del 2011 tra i sodalizi aderenti al Club. Il Torneo ha avuto luogo presso i moderni impianti dello Sporting, rinomato sodalizio di Roma sud, e ha visto vincitori Il CT Eur nella categoria Assoluti, la squadra del CC Roma su quella del CC Lazio nella categoria over 40, la squa-

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dra del CC Aniene su quella del CT Eur nella categoria over 50 e, infine, quella del RCC Tevere Remo su quella del TC Parioli nella categoria over 60. Il Torneo si inserisce in una stagione densa di attività per tutti i Circoli aderenti al Club, che saranno impegnati anche durante il mese di dicembre con la prima edizione della “Coppa di Natale” che si svolgerà presso il TC Parioli nonché con altre Manifestazioni sportive (Maratone) aventi scopi di solidarietà, nel rispetto di quelli che sono i principi ispiratori del Club: favorire lo sport non solo quale elemento di sano e armonico sviluppo fisico della persona ma anche di aggregazione e condivisione di valori.

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news dai circoli sportivi storici news dai circoli sportivi storici

CIRCOLO CANOTTIERI ANIENE

mazione trentina per 4 a 2. Starace - Galvani 6-1, 6-4; Cipolla - Ghedin 6-1, 6-3; Santopadre - Stoppini 62, 2-6, 6-2; Gotti - Barbiero 6-0, 6-2. Nei doppi Starace/Cipolla Azzaro/Stoppini 1-0 ritiro; Ghedin/Galvani - Filippucci/Santopadre 4-2 ritiro.

TENNIS: QUALIFICAZIONE 9 NOVEMBRE: AI PLAY-OFF INell'ultima giornata della fase a gi- IL RICORDO DI roni del Campionato Italiano a squa- ROBERTO BALDINETTI dre serie A1 di Tennis il Circolo Canottieri Aniene ottiene una grande vittoria sull'imbattuta capolista l'ATA Battisti imponendosi sulla for-

L'inaugurazione del secondo galleggiante è stata l'occasione per ricordare il nostro amico e consocio Roberto Baldinetti. Alla presenza della mo-

glie, dei figli, del consiglio Direttivo e degli amici "Bostoniani" si è svolta una piacevole cerimonia insieme a tutta la squadra agonistica della sezione canoa. Un'uscita in barca ha visto protagonisti soci ed atleti a pagaiare insieme sul Tevere. Un particolare ringraziamento al Consiglio Direttivo, all'Ingegner Marcello Scifoni e a tutti i Consoci che con il loro contributo hanno permesso la ristrutturazione della struttura.

CANOTTAGGIO: CAMPIONATI NAZIONALI DI GRAN FONDO Alla sesta regata nazionale di Gran Fondo che si è svolta domenica 20 novembre in quel di Varese i canot-

CIRCOLO CANOTTIERI LAZIO TORNEO SOCIALE DI CALCETTO E’ par tito con il solito grande entusiasmo il torneo sociale invernale di calcetto. Nella serata di presentazione c’è stata una diver tente campagna acquisti che, tra il serio e lo scherzoso, ha portato alla formazione di 12 squadre suddivise in 3 gironi. Le regole, naturalmente, sono quelle della Coppa dei Canottieri, quindi falli laterali e calci d’angolo battuti con le mani per rendere le giocate più spettacolari. I nomi scelti sono quelli di alcune nazioni: Brasile, Argentina, Francia

Club Circoli Sportivi Storici

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le più blasonate. Fin dalle prime partite è emerso come i soci sentano particolarmente il torneo sociale, infatti entrate decise ed agonismo estremo hanno acceso subito gli animi e reso difficile il compito dell’arbitro degli arbitri Armando Mariani. Vinca il migliore.

MARATONA DI NEW YORK Un uno scenario mozzafiato, eccezionale tempo del podista biancoceleste Carlo Ferri: 3 h, 06’, 09’’, 340° di categoria. Buono anche il tempo di Rober to Montesi: 3 h, 49’, 31’’, 971° di categoria. Questi i risultati dei migliori atleti del canottieri Lazio che hanno affrontato la sfida per eccellenza dei podisti.

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tieri dell’Aniene hanno collezionato delle belle "doppiette", a partire dal due senza misto di Mornati e Carboncini (Aniene - Fiamme Oro) che vincono per la categoria Senior seguiti dall'equipaggio tutto Aniene di De Vita e Palmisano. Altra doppietta riguarda la categoria Junior, il due senza di Cavicchioli e Di Francesco giunge al primo posto precedendo i compagni di squadra Por taccio e Borsotti al secondo posto. Ad una regata dalla fine del Campionato nazionale di Gran fondo il Circolo Canottieri Aniene è 1° nella classifica Junior maschile, 3° nella classifica Senior maschile e 1° nella classifica femminile totale.


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CIRCOLO CANOTTIERI TIRRENIA TODARO UN COACH CON IL CANOTTAGGIO NELLE VENE Luigi Vanti, 38 anni, è alla guida tecnica del canottaggio al Tirrenia Todaro dal 1/9/2011. E' facile intuire dalle sue parole l'amore che ha per questo suo nuovo incarico e per lo sport del canottaggio. Sei arrivato al Tirrenia poco più di 2 mesi fa, perché hai deciso di venirci e cosa ti ha colpito di più in questo periodo?. “Allenare una squadra agonistica in un circolo dove lo sport in senso stretto è alla base della struttura associativa, credo sia il massimo per chi ha deciso di essere un allenatore. Quando si sono create le condizioni per iniziare la collaborazione col Tirrenia, ne sono rimasto subito entusiasta e la cosa che mi ha sor-

preso è l’accoglienza di tutti che mi hanno fatto sentire a casa mia sin dal primo giorno”. Cosa ti aspetti dal Tirrenia, e cosa si aspetta il Tirrenia da te? “Rispetto sia della persona che per il lavoro, educazione, familiarità nei rapporti e professionalità nell’esecuzione e assegnazione dei compiti sono le prime cose che mi vengono in mente e che so essere sempre state alla base della vita del circolo. E credo di avere comunione di intenti col Tirrenia perchè credo si aspetti le stesse cose da me”. Come reputi la squadra che ti trovi ad allenare e quale obiettivi ti sei posto per questo 2012?

“La squadra è molto variegata e numerosa, abbiamo sia ragazze che ragazzi dai 15 ai 23 anni che fanno agonismo e ragazzi dai 12 ai 14 anni che praticano la scuola remiera. Tutti coloro che rientrano nelle mie competenze hanno anche storie diverse alle spalle, tra chi ha ricominciato ad allenarsi costantemente dopo un periodo più o meno lungo per malattie, infortuni o cali motivazionali e chi invece si è continuato ad allenare, fino ad arrivare a chi ha guadagnato la maglia azzurra. Non posso dare una valutazione che sia unica a tutta la squadra dal punto di vista agonistico. Ma sotto l’aspetto dell’educazione e del rispetto posso dire che sono ragazze e ragazzi splendidi. L’obiettivo principale che mi sono posto quest’anno è quello di portare il maggior numero di barche alle regate “importanti” come i Campionati Italiani, mantenendo il rendimento che dal Tirrenia Todaro ci si aspetta”. Il tuo primo esame non è andato benissimo con il terzo posto nella Coppa Tevere: rifaresti di nuovo tutte le scelte che hai fatto?

CIRCOLO CANOTTIERI ROMA FESTA INIZIO CORSI Un bel pomeriggio di festa quello del 12 novembre al CC Roma che ha segnato l’inizio ufficiale della stagione dei corsi. A tratti commovente, e molto emozionante. Con il presidente, Andrea Tinarelli, ad accogliere nel campo di calcetto del Circolo tutti i ragazzi delle scuole (Calcio a 5, Tennis, e Canottaggio): la sezione canottaggio, vestita di blu; la sezione del tennis, vestita di bianco; e la se-

zione del calcio a 5, vestita di rosso. Con la madrina dell’evento, Samantha De Grenet. Con tutti i responsabili delle varie sezioni, e gli allenatori dei corsi, attentissimi affinchè la manifestazione si svolgesse nella maniera migliore. Con i genitori dei ragazzi, in festa insieme a noi. E con una grande partecipazione dei soci, motivo in più perchè l’evento ha avuto un così grande successo.

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“Posso dire che il primo pensiero che mi è venuto in mente una volta accordatomi col Tirrenia è stato di essermi preso una bella gatta da pelare, per fortuna ho le spalle larghe. Per quanto riguarda quest’anno rifarei tutto quello che ho fatto. La situazione per una gara del genere è particolare. Far gareggiare atleti che non si allenano più giornalmente e che comunque non hanno più il canottaggio tra le loro priorità, non è come allenare una squadra di ragazzi con il coltello tra i denti”. Come è il rapporto con i tuoi più stretti collaboratori? “Di sicuro il successo di un lavoro non dipende solamente da una persona, ma dal prodotto di un lavoro di squadra che stiamo riuscendo a costruire giorno dopo giorno. Mi riferisco principalmente a Diana Pintaldi l’allenatrice con la quale penso e studio ogni mossa che dobbiamo fare nei confronti dei ragazzi, soci, dirigenti e colleghi. Anche se ci conoscevamo poco, mi ha fatto subito una bella impressione, sia per la preparazione che per la determinazione ed il carattere che ha subito dimostrato”.


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TENNIS CLUB PARIOLI IL PRESIDENTE ROMEO ELETTO NEL COMITATO ESECUTIVO DEI CLUB CENTENARI DEL MONDO Il Presidente Maurizio Romeo è stato eletto nel comitato esecutivo dei Club Centenari del Mondo; il Comitato Esecutivo è formato da cinque membri dei Club fondatori e da quattro membri degli altri Club, viene eletto ogni

tre anni ed è attualmente formato da due rappresentanti spagnoli, uno inglese, uno svizzero, uno svedese, un irlandese, un tedesco, un rappresentante della Repubblica Ceca ed un italiano. Il Tennis Club Parioli è entrato a far par te nel 2006 del Club grazie all’impegno ed alla volontà del Presidente Emanuele Scarfiotti e nelle ultime due edizioni ha vinto il Titolo Europeo a squadre. L’impegno del Presidente Romeo e di tutto il Consiglio Direttivo nell’organizzare le competizioni Internazionali hanno permesso al Tennis Club Parioli di ottenere questo prestigioso riconoscimento. L’associazione

che ha lo scopo di diffondere e salvaguardare le tradizioni del Tennis è nata nel 1997 per volontà del Presidente Juan Maria Tintorè e dell’allora presidente del CIO Juan Antonio Samaranch ed ha Sede Istituzionale nel Museo Olimpico di Losanna. Oltre

lo di preparazione. E' ripartito a settembre il progetto di reclutamento scolastico, dove per l'appunto Daniela e i suoi collaboratori stanno cercando di trovare nuovi talenti da poter inserire nella squadra già esistente, anche grazie all'aiuto dei docenti delle scuole stesse che gentilmente si prestano per far provare i remergometri durante le ore di ginnastica. Questo lavoro ha permesso alla storica società capitolina di vincere durante la scorsa stagione agonistica la manifestazione indoor “Remare a scuola”, ottenendo preziosi ricono-

scimenti dalla Federazione Italiana Canottaggio. Una folta flotta di giovani allievi è anche la base per assicurare negli anni futuri un ricambio generazionale delle squadre superiori junior e senior maschili e femminili, capitanate dall'allenatore capo Marco Massai, che si preparano ad affrontare proprio in questi giorni le gare di fondo invernali. Di vitale importanza dunque l'attività giovanile su cui la Tevere Remo ha deciso ancora una volta di puntare in maniera preponderante. Michele Petracci

REALE CIRCOLO CANOTTIERI TEVERE REMO GRANDI PROGETTI PER GIOVANI CANOTTIERI Sono passati quattro mesi dall'ultimo Festival dei Giovani in cui la Tevere Remo ha dominato nettamente dimostrando di essere la prima scuola giovanile remiera in Italia. Daniela Sanna, che da molti anni gestisce questo settore, è in piena attività per cercare di continuare il trend dello scorso anno. L'obiettivo è quello di riconquistare l'ambito trofeo e ripor tare a casa il maggior numero di medaglie su tutte le barche che affronteranno l'impor tante evento. Per poterlo fare bisognerà aumentare ancora il numero degli allievi e cadetti (queste le categorie interessate) in condizioni di gareggiare già alle prime regate regionali di marzo 2012 e mantenere con tutti un elevato livel-

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alle competizioni a squadre il Club organizza e promuove Tornei individuali, di doppio e giovanili in tutti i Club del mondo con i quali esistono anche accordi di reciprocità. Tutte le informazioni possono essere visualizzate sul sito www.centenar ytennisclubs.org. Circoli fondatori del Club: Kungliga Royal Lawn Tennis Klubben - Stoccolma, Real Club de Tenis de Barcelona - Barcellona, Racing Club de France - Parigi, LTTC Rot-Weiß Berlin, Cumberland Lawn Tennis Club - Londra, Tennis Club Milano Alberto Bonacossa, Tennis Club de Genève - Ginevra, Royal Leopold Club - Bruxelles


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DUE PONTI SPORTING CLUB PER LA QUINTA VOLTA A NEW YORK Anche quest’anno, e per la quinta volta consecutiva, il Due Ponti ha por tato una rappresentativa, la più folta tra le squadre romane, a New York, sulle cui strade, domenica 6 novembre, 47.000 atleti hanno corso la Maratona più bella del Mondo. Tra i nostri atleti, ben quattro debuttavano nella Grande Mela: Costanza Martinelli, Camilla Monteduro (alla sua prima maratona), Riccardo Ruggeri, Francesco Ricci Curbastro. Ma erano presenti anche

dei “veterani” come Diego Cappetta, Mario Napoli, Andrea Redaelli, Emma Grenga, Luigia Latteri e, ancora, Enrico e Nicola Guida, Luigi Brasili ed Elisabetta Mastrocesare, che hanno migliorato il personale. Sicuramente tutti accomunati dall’irresistibile fascino di una gara che, sebbene molto impegnativa, è sempre avvincente, sin dalla partenza sul Ponte di Verrazzano, con il sottofondo di “New York, New York” subito dopo il colpo di can-

l’arrivo al Central Park, tra due ali di folla inneggiante e festosa che ti fa sentire il più forte del Mondo. Venerdì 4 novembre, Luigia Latteri ha ricevuto un importante riconoscimento come una dei 10 Top Finisher 2010, i runners italiani con i migliori tempi del 2010 che avrebbero corso la Maratona anche nel 2011. All’evento “tutto italiano” presso la Birreria sul rooftop di Eataly, mega store sulla 5 Avenue, era presente tutta la squadra del Mon-

none e l’Inno Americano; affascinante, si diceva, per il pubblico, sempre accanto al runner, facendolo sentire un vero campione, incitandolo, dandogli il “cinque”, sostenendolo se mostra anche un piccolo segno di cedimento, con un entusiasmo straordinario; per il percorso, con la magia delle strade di Brooklyn e Manhattan, i passaggi nel Queens e nel Bronx, i cinque ponti, che segnano i passaggi nei cinque distretti. Per concludere con

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tecitorio Running Club, capitanata da Maurizio Lupi, i vincitori della Maratona di New York Orlando Pizzolato e Giacomo Leone, la medaglia d’oro olimpica Stefano Baldini e Alex Zanardi, che, poi, la domenica avrebbe vinto la categoria handbike, stabilendo il nuovo record di categoria. Quest’anno, a fianco della rappresentativa del Due Ponti c’era Ferrero con il marchio Kinder +Sport, “progetto di promozione sportiva giovanile”.


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Il socio del mese Nome: PIETRO CICCOTTI

FUTBOLCLUB FUOCHI D’ARTIFICIO NELLA FUTBOL LEAGUE: QUEST’ANNO SARÀ UNA VERA BATTAGLIA La Futbol League ha riaperto i battenti e, come tutti si aspettavano, le top team non hanno deluso le attese dopo le prime giornate, mettendo in luce che non sarà facile per nessuno salire sul gradino più alto del podio. La nuova formula che prevede un’età in campo, per ogni squadra, di 280 anni che ha sostituito la vecchia, sperimentata lo scorso anno della valutazione oggettiva di ogni singolo giocatore, sta mantenendo il prefissato scopo: le pretendenti alla vittoria finale sono aumentate in numero, limando il tasso tecnico, elevatissimo,

Detto: Cicco Ruolo: Difensore Piede Preferito: Destro Pezzo Forte: Recuperi fulminei Squadra del Cuore: SS Lazio

tra di loro. Non poteva essere altrimenti dato che in campo ci sono tanti ex giocatori per una sfida stellare tra fuoriclasse che da qualche tempo hanno attaccato gli scarpini al chiodo: Angelo Di Livio, Vincent Candela, Dario Marcolin, Marco Delvecchio, Ro-

berto Baronio, Max Tonetto, Alessandro Cucciari . . . solo per citarne qualcuno. Anche se la stagione è appena agli inizi e si articolerà, come nell’edizione 2010-2011, passando anche per i play off (alternati alla Futbol Cup), da queste prime giornate le illustre

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candidature per arrivare sino in fondo hanno già fatto vedere di che pasta sono fatte. La prima, e le spetta di diritto, è Giannini, il team Parnasi della passata edizione, che si è presentato ai nastri di partenza con una rosa da capogiro (da Baronio a Delvecchio passando per Marcolin, Tonetto e, persino, Roberto Mancini!) e il solito grande stratega di Mr Cancellieri a dirigere la sinfonia, che ha portato, ma non c’erano dubbi al riguardo, a sole vittorie nelle gare fin qui disputate, realizzando, in media, cinque gol a incontro. Alle sue spalle la rivale di sempre, il team Impara, che ha vinto ma non convinto nelle prime uscite, prima di cappottare per 6-0 il team Noli. Ma le altre non scherzano, e lo dimostrano i risultati: il team Giovannetti, in cerca più di tutti di rivincita dopo l’anno scorso, ha surclassato Giovannoni, Nussbaum e Mencucci con 14 gol in tre gare. Ancora meglio ha fatto Palma che ne ha realizzate 15 contro i malcapitati Noli e Angelucci, prima di imporsi per 4-2 su Pellicelli, un’altra delle candidate ad arrivare sino in fondo. Ma a destare un’ottima impressione è il team Stigliano dei mister della scuola calcio, guidati da Fabio Rimedio, che con Angelo Di Livio a trainare le sorti si candida come sorpresa stagionale. Tante pretendenti per un solo posto al sole: la sfida è appena cominciata! Gianmatteo Colla


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SALARIA SPORT VILLAGE L'ULTIMA GARA DELLA STAGIONE Grande par tecipazione e successo per la prima manifestazione Master di nuoto organizzata nel circolo di Settebagni, il 1째 Memo-

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Primi posti per - Daniela Petracchi nei 200MI con 3'04"45. Per lei personale e nuovo primato Salaria F45 (precedente sempre suo con 3'05"74 del 14 Maggio 2011). Danielona si ripete nei 50RA corsi in 41"17, nuovo personale e nuovo primato Salaria F45 (precedente sempre suo con 41"69 del 15 Maggio 2011). - Fulvio Ramelli nei 200MI con 2'56"77. - Elena Piccardo nei 50SL con 31"49. - Andrea Dicandia nei 50SL con 26"30. - Patrizio Napolitano nei 100FA con 1'40"97, nuovo personale e nuovo primato Salaria M60 (precedente sempre suo con 1'42"51 del 4 Giugno 2011). - Drahomira Biligova nei 50RA con 55"76, nuovo primato Salaria F65 (titolo vacante), e nei 50FA con 50"79, nuovo primato Salaria F65 (titolo vacante). - Maurizio Schiavoni nei 50RA con 36"20. - Cecilia Schiavoni nei 50FA con 35"57. - Francesco Viola nei 50FA con 27"77, nuovo primato Salaria M30 (precedente di Marco Messedaglia con 28"27 del 29 Giugno 2007).

rial Paolo Costoli, svoltosi il 20 novembre. Si ringraziano in par ticolare Patrizio Napolitano e Francesco Viola per i tanti sforzi fatti, oltre a tutta l'organizzazione che ha coinvolto lo staff anche personalmente. Vediamo nel dettaglio i migliori risultati degli atleti della squadra del Salaria, che hanno por tato il circolo al 7째 posto complessivo con 25305.06 punti.

Secondi posti per - Maurizio Schiavoni nei 200MI con 2'33"74. - L'esordiente Salaria Fabrizio Vannarelli nei 50SL con un ottimo 25"95. - Patrizio Napolitano nei 50SL con 33"22. - Gianluca Bruzzese nei 50FA con 31"29, nuovo personale (p.p. 31"48 del 19 Marzo 2006). Terzi posti per - L'esordiente Salaria Irene De Paolis nei 50SL con 34"80. - Fulvio Ramelli nei 100FA con 1'25"76. - Cecilia Schiavoni nei 400SL con 6'03"20, nuovo primato Salaria F45 (precedente di Claudia Verzulli con 7'54"40 del 21 Giugno 2010). - Gianluca Bruzzese nei 400SL con 5'01"12. - Andrea Dicandia nei 50RA con 34"25.

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CANCELLIERI CHIAMATO ALLA CONFERMA Il Real Futbolclub Giannini, il Futbolclub United della scorsa stagione, chiamato a ripetere il triplette dell’anno passato di Marta Centra

l Futbolclub la squadra più attesa quest’anno è naturalmente il team di Parnasi e Cancellieri, chiamata nel compito più difficile: ripetere la stagione scorsa e lo straordinario tris di successi (Futbol League, Futbol Cup e Caravella Tricolore). Abbiamo scambiato due parole con Carlo Cancellieri, l’allenatore ed il manager della squadra, per capire le aspettative riposte in quest’annata.

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Carlo, quali sono le novità di quest’anno? “Quella più importante riguarda l’allargamento societario, che ha comportato il cambio del nome della squadra e, di conseguenza della maglia da gioco. Quest’anno non ci chiameremo Futbolclub United, bensì Real Futbol Giannini e la maglia sarà più faraonica, accattivante, galattica, sullo stile del Real Madrid. Il Patron è sempre Parnasi, mentre il Presidente è Giuseppe Giannini, scelto anche per l’immagine che può dare a tutto il team. Per concludere nella società è entrato anche un imprenditore che lavora nel campo dei motori, Aureli Moto”.

Non sarà difficile ricominciare a livello mentale per una squadra che ha vinto tutto? “Questo è un aspetto a cui ho pensato molto. Penso che i cambiamenti a livello societario possano infondere la necessaria motivazione. Anche i cambiamenti nella maglia e nei palloni possono toccare il lato infantile della personalità di tutti noi ed infondere la necessaria spinta a fare bene”. Qual è il tuo pronostico? “Non parlo mai prima, posso solo dire che ce la metteremo tutta per riconfermarci, anche se sarà molto difficile. Vediamo anche se si confermeranno le voci di mercato che ci avvicinano a nomi del calibro di Roberto Mancini, Vieira e Mihajlovic”.

Invece a livello di squadra? “Allo straordinario gruppo dello scorso anno ho voluto aggiungere altre importanti pedine, che hanno un passato illustre in Serie A, come Candela, Baronio e Chiappara. Quindi il gruppo è formato da un mix formato da ex campioni e dai migliori giocatori in circolazione a livello amatoriale. Il segreto del nostro valore però non è nel valore dei singoli, bensì è da trovare nell’amicizia che lega tutti noi”.

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La Maratona di New York parla italiano di Lorenzo Arduini

I NUMERI DELLA MARATONA DI NEW YORK 2011

46.795 atleti partecipanti 160 nazioni rappresentate 3.760 runners italiani iscritti 3.390 runners italiani arrivati

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Foto Courtesy / NYRR

Foto Courtesy / NYRR

Foto Courtesy / NYRR

Nell’edizione 2011 della corsa più affascinante l’Italia, un Paese che annovera sempre più podisti, è stata la nazione straniera più rappresentata

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o scorso 6 novembre si è svolta la Maratona per eccellenza, quella più affascinante, quella che coinvolge il maggior numero di runners, quella che non può accettare le più di 100.000 richieste di partecipazione che arrivano ogni anno da tutto il mondo. Stiamo parlando ovviamente della Maratona di New York, la cui edizione 2011 è stata indubbiamente il più grande successo di sempre: 46.795 atleti, record del percorso (2:05.05, due minuti e mezzo meglio del precedente record) e 190 charitiy che hanno raccolto oltre 30 milioni di dollari. Il successo di que-

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st’anno è stato tale, per la manifestazione che si svolge dal lontano 1970, che gli organizzatori stanno seriamente pensando di sdoppiarla: una gara al sabato e una la domenica. Se ne sta parlando da tempo, il nodo centrale è ovviamente la reazione della città ad un’ipotesi del genere. La maratona di New York non è una gara americana, come Chicago o Los Angels, ma è una gara del mondo, con 160 nazioni rappresentate. Di queste 160 la prima come numero di partecipanti dopo gli Stati Uniti è proprio l’Italia, con i suoi 3.760 runners iscritti, di cui 3.390 arrivati. Vi chiederete il motivo dell’appeal che esercita la Grande Mela proprio sui nostri connazionali: per


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maratona

Foto nella pagina di Michele D'Annibale/Maratona di Roma

i runners nostrani New York è un autentico mito, e sappiamo che l'italiano quando può non bada a spese per garantirsi un'esperienza impareggiabile. E questa lo è. Inoltre il legame che l'Italia ha con la città è senza dubbio forte, lo dimostra il fatto che la partenza della maratona è dal ponte di Terrazzano. Si tratta infatti di una metropoli costruita di fatto dagli emigrati italiani, insieme agli irlandesi, ai polacchi ed agli inglesi. E poi, forse, il maratoneta italiano, come molti abitanti del Bel Paese, ama seguire le mode, e la Maratona di New York lo è per tutti i podisti del mondo. In questo articolo vogliamo prendere spunto dalla Maratona di New York per cercare di capire che persone siano i maratoneti e che genere di preparazione fisica sia necessaria per essere capaci di correre per oltre 40 km. A livello di età i maratoneti coprono pressoché la totalità della fascia adulta, sono tanti anche coloro che corrono pur avendo passato i sessanta anni. Per quanto riguarda il numero delle donne il dato è che in Europa (e in Italia soprattutto) la corsa femminile è indietro, ma sta rimontando forte. Alla Maratona di Roma quest’anno le donne erano 2.158 su 12.614, un numero che si deve assolutamente migliorare, pensando al fatto che a Chicago, ad esempio, le partecipanti donne sono oltre il 50%. Esistono diverse tipologie di maratoneti: naturalmente ci sono i professionisti, ovvero quelli che corrono per guadagnarsi da vivere puntando ai montepremi in palio e dedicando all’allenamento la maggior parte del loro tempo. Poi esiste un numero vastissimo di amatori, infatti la

COSA MANGIARE PRIMA E DURANTE LA MARATONA Sera precedente: un buon piatto di pasta o con olio extra vergine d'oliva e parmigiano reggiano o al pomodoro. Colazione il mattino della gara: un paio di fette biscottate o di pane con marmellata o miele, con tè o caffè, un frutto o della frutta secca. Durante la corsa: sostanze disciolte in acqua e specificatamente zuccherine, che siano anche molto rapidamente digeribili maratona è forse l’unico evento sportivo dove professionisti e dilettanti, campioni e corridori “della domenica” gareggiano insieme. Soffermandoci sui dilettanti possiamo dire che ad un amatore medio servono 4 mesi, in linea generale, per preparare una Maratona. Poi naturalmente ci sono i fenomeni che ne fanno una al mese e vanno forte, quelli che non si allenano e inanellano solo gare una dopo l'altra e poi quelli iperfocalizzati che magari ne fanno una all'anno, per esempio quella di New York, che è quella più pre-

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stigiosa. In linea di massima, comunque, la maggior parte dei dilettanti ne fanno due ogni anno. Chi scrive ha avuto l’occasione di parlare con uno dei tanti podisti amatori che ha corso a New york lo scorso 6 novembre. “E’ stata la prima volta che ho corso una Maratona ed ho scelto la Grande Mela per tutte le belle cose che mi ha detto chi c’era già stato: il fascino, l’ambiente, la partecipazione dei cittadini. Ho cominciato ad allenarmi a maggio, quindi sei mesi prima, sempre tre volte alla settimana: i primi tempi l’allenamento durava circa un’ora, poi sono salito fino ad un’ora e mezza, per scendere un pochino l’ultimo mese. Prima di New York avevo partecipato per tre volte ad una Mezza Maratona e una volta alla Roma Ostia, una gara di 30 chilometri”. LA BELLEZZA DI CORRERE A ROMA I vantaggi di correre, sia che si voglia partecipare ad una maratona, sia che lo si faccia semplicemente per mantenersi in forma, sono molteplici: si corre appunto per fare sport, ma anche per confrontarsi con sé stessi cercando di migliorarsi e per stare in compagnia, nel caso si corra con gli amici. Roma, pur essendo una metropoli, presenta molteplici fattori attrattivi per gli amanti della corsa, e lo dimostra la continua crescita in termini di iscritti e di performance che caratterizza la sua Maratona. E’ una città il cui clima consente di fare attività fisica all’aperto per la maggior parte dell’anno, in secondo luogo è una città verdissima, la seconda al mondo dopo Oslo (Rapporto


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pallanuoto maratona

IL VERDE A ROMA 6 grandi parchi: Villa Pamphili, Ada, Glori, Borghese, Parco della Caffarella, Parco di Tor Tre Teste 131 metri di parco a disposizione per abitante (Rapporto Osservasalute 2010) 2^ città più verde al mondo dopo Oslo (Rapporto Osservasalute 2010) Foto nella pagina di Michele D'Annibale/Maratona di Roma

Osservasalute 2010: per ogni abitante 131 metri di parco a disposizione). La capitale dispone di infinite possibilità per il running: c'è una rete capillare di società di corsa, che fanno di questo sport un mezzo aggregativo potente e democratico. Ciascuno dei grandi parchi di Roma (Villa Pamphili, Ada, Glori, Borghese, Parco della Caffarella, Parco di Tor Tre Teste) ha uno o più running club lì basati. Ciascuno dei grandi negozi sportivi di Roma ha il suo running club. E poi ci sono molti club "indipendenti". Ogni società ha la sua più o meno fitta attività organizzativa, anche senza arrivare ad eventi grossi quali Corsa di Miguel, RomaOstia o Maratona di Roma. Quindi per i podisti, Roma è un paradiso "sociale", in quanto offre occasioni di incontro quotidiano e di competizione settimanale. C'è poi l'aspetto "nasoni", le famose fontanelle di Roma. In tutto il mondo chi si allena per gare di distanza è condannato a trasportarsi dietro borracce. A Roma no, da bere si trova sempre. Il tempo è favorevole, si accennava sopra. Assolutamente! Il calendario del podismo romano non si ferma mai. Dalle corse dell'Epifania a quelle di San Silvestro, ogni stagione è buona per scarpinare. Infine, molte persone alla corsa nei parchi prediligono quella in città. Bisogna stare attenti, ci sono gli incroci e l'aria è più sporca. Ma quali città possono ripagarti con immagini come quelle che offre Roma? Quali città, alla fine di una serie di ripetute in salita, ti offrono un Campidoglio, un Gianicolo, o un Aventino dal quale poterla ammirare?

L’ALIMENTAZIONE DI UN MARATONETA L'alimentazione quotidiana è importantissima e non solo in previsione della maratona; il cibo è il primo carburante del nostro motore psicofisico, occorre sempre fare attenzione alla qualità dei cibi ed ad una sana attività fisica, che significa seguire un corretto stile di vita. Per quanto riguarda la dieta specifica da seguire i giorni precedenti la gara qualche tempo fa era molto in voga, con lo scopo di incrementare le scorte di zuccheri disponibili, la cosiddet-

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ta "dieta dissociata". Tale dieta consisteva, nell'ultima settimana prima della gara, in un regime povero di carboidrati per tre giorni (con lo scopo di affamare i muscoli), seguito da tre giorni con un apporto di zuccheri esagerato. A distanza di tanti anni la "dissociata" ha ancora diversi cultori, ma molti preparatori non la consigliano poiché i rischi di tale dieta sono superiori agli effettivi vantaggi ottenibili. Il consiglio è semplicemente quello di mangiare in modo equilibrato e completo, concedendo negli ultimi giorni qualche porzione più generosa del solito di pane, pasta e riso o patate. L'ultima sera dovrà essere dedicata al carico dei carboidrati, senza esagerare, un buon piatto di pasta o con olio extra vergine d'oliva e parmigiano reggiano o al pomodoro. Questo è il sistema che garantisce un sonno tranquillo, disteso e sereno. La colazione per il mattino della gara dovrà essere sufficientemente digeribile, o sufficientemente lontana dal via, perché è buona norma cercare di par tire a stomaco vuoto. In altre parole, se si ha il tempo sufficiente è bene mangiare un paio di fette biscottate o di pane con marmellata o miele, con tè o caffè, un frutto o della frutta secca. L'alimentazione durante la gara deve contare solo di sostanze disciolte in acqua e specificatamente zuccherine, che siano anche molto rapidamente digeribili. Una volta terminata la prova è necessario restituire rapidamente all'organismo l'acqua, sali minerali e zuccheri.


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sport&ambiente

Circolo del Sole

tra sport e natura di Lorenzo Arduini

A Saxa Rubra, sulle sponde del Tevere, è sorta un’area dove rilassarsi e fare sport immersi nel verde

l fiume Tevere è il fiume della città di Roma, ma non si può dire che sia il fiume dei romani. La maggioranza degli abitanti della Città Eterna infatti lo vede quasi come un intralcio alla mobilità, sporco, pieno di topi e por tatore di malattie. Questa convinzione ha poche eccezioni, che si possono ritrovare nei frequentatori dei circoli sportivi sul Lungotevere, in par ticolare nei canoisti e nei canottieri. Le cose non sono sempre state così, pur troppo è stata la costruzione dei Muraglioni sabaudi, edificati con lo scopo di evitare le inondazioni, ad allontanare i romani dal loro fiume, impedendone di fatto il contatto diretto. Nonostante tutto sono in corso dei progetti che hanno come obiettivo la restituzione del celebre fiume ai cittadini della capita-

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sport&ambiente

“L’idea è nata dalla volontà di restituire ai romani il loro fiume, dal quale si sono allontanati dai tempi della costruzione dei Muraglioni.”

le, riqualificando le aree verdi che lo circondano anche attraverso lo spor t. Uno di essi è il Progetto spor tivo / ricreativo del “Circolo del Sole”, che si trova a Saxa Rubra, tra la stazione ferroviaria ed il Tevere, vicino al Gran Teatro, ed ha aper to i battenti lo scorso settembre. Si tratta di un luogo ideale per essere frequentato nei mesi primaverili ed estivi, essendo immerso nel verde, adatto in par ticolare a famiglie con bambini che vogliano staccare dalla quotidianità passando una giornata immersi nella natura, tra svago e relax. Abbiamo inter vistato il Presidente Nazzareno Neri, per indagare meglio la natura del progetto e le attività che si possono svolgere in questo nuovo circolo.

Saxa Spor t, ha ottenuto in concessione dalla Regione per 19 anni quest’area da riqualificare. La condizione era quella che la riqualificazione doveva passare attraverso la realizzazione di uno spazio spor tivo e ricreativo”.

Presidente, quando ha preso il via il progetto del Circolo del Sole? “Tre anni fa, quando la mia associazione, la

Come è nata l’idea? “E’ nata dalla volontà di restituire ai romani il loro fiume, dal quale si sono allontana-

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ti dai tempi della costruzione dei Muraglioni. Voglio sottolineare, poi, che questo tratto si trova più a monte rispetto alla confluenza con l’Aniene, di conseguenza le sue acque sono molto pulite. Il nostro obiettivo è che questo riavvicinamento avvenga anche e soprattutto attraverso lo spor t. In questo momento sono già attivi e funzionanti la piscina, i campi da beach soccer, beach tennis e beach volley e l’area riservata ai più piccoli. E’ già pronto poi il circuito interno al circolo di 2,5 km da percorrere in mountain bike”. Quali altre attività si potranno fare una volta terminato il progetto? “In programma c’è innanzitutto la costruzione di campi da calciotto. Poi abbiamo intenzione di posizionare dei barconi, una sor ta di chiatte, direttamente sull’acqua e metterci delle attrezzature per


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il fitness. Infine questo tratto di fiume è ideale anche per la canoa ed il canottaggio”. Quali erano le condizioni di quest’area prima dell’inizio dei lavori? “La predisposizione dell’area è stata molto impegnativa. La zona infatti era abbandonata al degrado, c’erano rifiuti, scar ti di rame ed un insediamento abusivo. Una volta sistemata l’area abbiamo costruito come prima cosa la piscina ed i campi in sabbia dove praticare gli spor t da spiaggia”.

E per chi volesse semplicemente rilassarsi, senza praticare obbligatoriamente sport? “Abbiamo predisposto delle piazzole con panchine, tavoli per pic nic ed ombrelloni dove godersi la natura di questo luogo, a contatto con tante specie di animali tra le quali nutrie, fagiani ed aironi”. Che impatto ambientale può avere questo progetto? “Lo stiamo realizzando in ossequio alla normativa sull’impatto ambientale, ai vincoli archeologici e fluviali.

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Il paesaggio non è stato e non sarà assolutamente deturpato. A dimostrazione di ciò i nostri uffici al momento si trovano all’interno di prefabbricati e lì resteranno”. Una curiosità: come mai il nome “Circolo del Sole”? “Il nome ci è venuto in mente proprio per la felice posizione di quest’area. Infatti nei mesi primaverili ed estivi, il sole batte a lungo per tutta la giornata ed è un vero spettacolo”. info 3312086602 - circolo.delsole@gmail.com.


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animali

I cani da salvataggio, una preziosa sicurezza per chi sta in acqua

Gli amici a quattro zampe vengono utilizzati nelle spiagge, per la sicurezza di tutti i bagnanti, ma anche in occasione delle manifestazioni degli sport acquatici di Michele Petracci

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ei giorni terribili delle piogge alluvionali che hanno colpito l'Italia da nord a sud, li abbiamo visti spesso al fianco dei volontari della Protezione Civile; sono i cani da salvataggio. Labrador, Golden Retriver e Terranova sono le razze che meglio si prestano a questo tipo di lavoro e che meglio apprendono i metodi di addestramento specifico per il salvataggio in acqua. Sono presenti ogniqualvolta si verifichi un evento eccezionale di tipo disastroso come appunto alluvioni e nubifragi, ma li si incontra spesso anche durante lo svolgimento di gare spor tive in un numero elevato di discipline che vanno dal nuoto al canottaggio, dalla canoa allo sci. Sovente li si ritrova anche d'estate accanto ai bagnini che fanno ser vizio sulle nostre spiagge. Proprio pochi giorni fa ho avuto l'occasione di inter vistare un ragazzo che si è reso protagonista di una vicenda importante nel mese di luglio. Lorenzo Sacchi è un istruttore della “SICS (Scuola Italiana Cani da Salvataggio)” che svolge volontariato per la Protezione Civile e collabora con la Guardia Costiera. “Quest'estate come ogni estate da ormai molti anni a questa parte stavo svolgendo servizio di salvataggio con il mio cane Rudy, un labrador di 4 anni, a Castel Porziano presso il I Cancello. Domenica 24 luglio intorno alle 11 di mattina il mare di Ostia era mosso, ma la spiaggia era comunque gremita di romani che si facevano il bagno in tutta tranquillità. Ad un certo momento con il bagnino ci accorgiamo che due ragazzi con un materassino si stavano allontanando troppo e cosi iniziamo a fischiare, facendogli segno di tornare verso riva. I due però non riuscivano a fare ritorno e la corrente li stava spingendo sempre più a largo in pochissimo tempo. Uno dei due riuscì a fare ritorno nuotando for temente, mentre l'altro in stato di panico era rimasto aggrappato al materassino. Vedendo la tragica situazione io e Rudy ci siamo buttati in acqua e abbiamo raggiunto il ragazzo ormai in balìa delle onde. Grazie alla forza inesauribile di Rudy siamo riusciti a trainarlo a riva salvandogli la vita. Inutile dire che è stata un' esperienza unica, che mi ha reso orgoglioso di fare questo tipo lavoro e di avere accanto una creatura magnifica come Rudy”. Ovviamente non mi faccio sfuggire l'occasione di chiedere che tipo di addestramento si svolge per avere poi risultati di questo tipo. “L'addestramento dura diversi mesi e molto dipende dalle capacità di apprendimento del cane e del padrone che lo conduce.


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animali

Non è una cosa semplice, ma si può fare a qualunque età. Ci si deve iscrivere a un corso come ad esempio quello organizzato dalla Scuola Italiana Cani da Salvataggio, di cui faccio par te, e poi si suddivide il periodo di addestramento in diverse fasi. Intanto si comincia con l'addestramento a terra che prevede un'educazione del cane, la condotta senza guinzaglio, la tenuta di controllo, la socializzazione con altri cani e la concentrazione anche in ambienti dove ci sono moltissime distrazioni. Una seconda par te di corso comprende invece tutte le tecniche di inter vento in acqua previste per l'ottenimento del brevetto di salvataggio, riconosciuto dal Ministero dei Traspor ti e della Navigazione e valido su tutto il territorio nazionale. Durante l'addestramento in acqua, il cane e il suo con-

duttore mettono a frutto la strettissima relazione costruita nella prima fase dell'addestramento per lavorare in assoluta sintonia e sicurezza, che vanno dal semplice nuoto con il cane, all'invio sulla richiesta di aiuto, al traspor to a riva di più persone contemporaneamente, all'inter vento su lunga distanza. Le Unità Cinofile Operative, vengono addestrate ad operare in qualsiasi condizione meteomarina e su ogni tipo di mezzo, dalla motovedetta, all'acquascooter, fino all'elicottero, dal quale possono anche lanciarsi direttamente in acqua per effettuare operazioni di salvataggio.La potenza di traino del cane permette all'operatore (conduttore) di effettuare inter venti impossibili da realizzare per il solo bagnino, come ad esempio, trainare a riva fino a tre persone contemporaneamen-

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te”. Insomma un ser vizio sociale impor tantissimo dettato dalla passione, dal volontariato e dalla voglia di fare qualcosa per il prossimo. Ci auguriamo che vengano sempre più incrementati i progetti per i ser vizi di sicurezza balneare e durante lo svolgimento di gare spor tive in tutte le regioni italiane. Che siano sempre più richieste le unità cinofile a terra e in acqua sui mezzi di soccorso per garantire una maggiore sicurezza per l'organizzazione, ma anche per gli atleti coinvolti. Molti sottovalutano o non sono a conoscenza delle potenzialità del proprio amico a quattro zampe, troppo spesso maltrattato o abbandonato. Alle volte basta davvero poco per fare qualcosa di utile per il prossimo e vivere esperienze indimenticabili come quelle di un salvataggio.


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salute

L'endocrinologia al servizio dello sport: obiettivo, conservare una buona tenuta fisica nel tempo. Il Dott. Antonio Aversa: "Occorre prevenire l'insorgenza di malattie endocrine"

Dott. Antonio Aversa Specialista in Endocrinologia: indirizzo Andrologia

a longevità sportiva è quel complesso di intensa vitalità, potenza fisica e volontà che permette all’atleta di competere ad alti livelli per un periodo piuttosto lungo. La storia abbonda di esempi di lampante longevità spor tiva: Francesco Moser e George Foreman, Merlene Ottey, Josefa Idem e Valentina Vezzali, passando per i “sempreverdi” Zanetti, Del Piero, Inzaghi. Il segreto di una straordinaria tenuta fisica negli anni dipende da determinati fattori tra cui genetica, stile di vita, alimentazione corretta, normali livelli ormonali e una vita sessuale soddisfacente.

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Eterno Javier Zanetti: 38 anni e non sentirli

Endrocrinologia e Sport

LA LONGEVITÀ SPORTIVA di Paolo Brandimarte

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Dott. Aversa, l’endocrinologia trova sempre più spazio in ambito sportivo. Con quali benefici? “L’endocrinologia funzionale contrasta il rischio di malattie endocrine, responsabili dell’invecchiamento fisico e muscolare dell’atleta. Attraverso il controllo di fenomeni patologici quali ipotiroidismo, riduzione dei livelli di testosterone nell’uomo, disturbi mestruali, fragilità ossea e muscolo tendinea, l’endocrinologia aiuta a conser vare una buona tenuta fisica nel tempo”. In che modo? “Occorre adottare una precisa scelta terapeutica: prevenzione delle ma-


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Medaglia d'oro a 37 anni: Valentina Vezzali ha conquistato il 6° titolo iridato ai Mondiali di Catania (2011)

Capitano di lungo corso. Alessandro Del Piero (37 anni), bandiera della Juventus lattie endocrine e normalizzazione dei livelli ormonali alterati”. Quali sono le patologie endocrine più ricorrenti nell’atleta? “Nel fisiologico processo d’invecchiamento dell’atleta si assiste a una riduzione dei livelli di testosterone circolante ed un possibile esaurimento ‘funzionale’ dell’ormone della crescita. Nelle donne che praticano sport, la condizione più frequente è rappresentata dalle tiroiditi autoimmuni, mentre l’uso dei contraccettivi orali deve essere valutato attentamente. La ridotta tolleranza ai carboidrati (diabete latente, ndr), in genere si riscontra negli individui geneticamente predisposti. Le suddette condizioni possono determinare fragilità ossea e muscolo tendinea. Ancora, nel soggetto non allenato e/o esposto a sovraccarico, l’eccessiva produzione di radicali liberi può incidere negativamente sulla performance”.

ne corretta, basata sui principi della dieta mediterranea (largo consumo di legumi, frutta, verdure, cereali e ridotto consumo di grassi saturi). Anche un’ attività sessuale soddisfacente rappresenta un metodo naturale per mantenere il benessere delle ghiandole endocrine”.

Lo sportivo può essere danneggiato dall’eccessiva produzione di radicali liberi? “Nel corso dell’attività spor tiva, l’aumento del consumo di ossigeno ha un duplice risvolto: soddisfa le richieste energetiche ed al contempo, intensifica la produzione di agenti ossidanti (radicali liberi). Per questa ragione, l’eccessiva produzione di radicali liberi induce all’indolenzimento muscolare, minando al tempo stesso le difese dell’organismo”. Una condizione fisica invidiabile e duratura. Quali consigli si sente di dispensare? “L’assunzione di antiossidanti (vitamina E, C, acido lipoico), è una strategia efficace per migliorare le prestazioni sportive. Non dimentichiamo che un utilizzo improprio di antiossidanti può determinare effetti opposti a quelli indicati. Non va poi trascurato il valore di un’alimentazio-

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Intervista a Emanuela Vergnano, Responsabile di Slight Wave Studio e trainer Gyrotonic®, che ha illustrato questa innovativa metodologia di allenamento

Pulley TowerCombination Unit

Gyrotonic Expansion Sistem®: più forti con leggerezza di Lorenzo Arduini

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resso lo Slight Wave Studio si può praticare questa nuova tecnica di allenamento, rivolta sia a chi fa sport, sia a chi vuole soltanto sentirsi più in forma. Per saperne di più, abbiamo parlato con Emanuela Vergnano, Responsabile di Slight Wave Studio e trainer Gyrotonic®.

spesso viene persa, trascorrendo tante ore seduti in auto o dietro una scrivania e subendo i continui stress quotidiani; è nata così l’idea di un centro multifunzionale che accanto a un’area chinesiologica, dedicata all’allenamento Gyrotonic®, comprendesse anche un’area medica per la soluzione di eventuali problemi metabolici, per la consulenza dietetica, per il trattamento della ritenzione idrica, etc..

Come è nata l’idea di creare Slight Wave Studio? L’idea è nata dall’osservazione che tante persone hanno bisogno non solo di sentirsi in forma, ma anche di percepire una sensazione di benessere, che

Quando è nato il Gyrotonic®? “L’ideatore è stato Juliu Horwath, atleta e ballerino, che, una ventina di anni fa, in seguito a un grave infortunio al tendine d’Achille studiò un metodo per il proprio recupero funzionale, unendo le Particolare della pulley tower

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wellness E’ utile anche agli anziani o a chi è vittima di particolari problematiche, come, per esempio il mal di schiena? “Certamente sì: a chi è affetto da mal di schiena il Gyrotonic® ripristina il corretto allungamento della colonna e l’allineamento delle vertebre, infatti è utilizzato nella correzione degli atteggiamenti scoliotici, anche nei soggetti più giovani. E’ consigliato anche agli anziani perché non sovraccarica il sistema cardiovascolare: essi si sentiranno più saldi sulle gambe e , aumentando forza e coordinazione, acquisteranno sicurezza nella deambulazione e saranno più protetti dal rischio di eventuali cadute”.

Jumping streching board

In sintesi in cosa si differenzia il Gyrotonic®? “Nel Gyrotonic® si lavora a 360°, tridimensionalmente, in ogni direzione in cui può muoversi il corpo, in maniera coordinata con la respirazione, in massimo allungamento e contro resistenze per incrementare la forza. tecniche di respirazione yoga con le caratteristiche biomeccaniche del nuoto ,delle arti marziali e della danza." Di cosa si tratta precisamente? “E’ una tecnica di allenamento guidata da macchinari e ogni praticante è assistito da un Trainer certificato. Ci si allena su macchinari come la Pulley Tower, la Leg Extension Unit, la Jumping Streching Board, effettuando dei movimenti circolari e a spirale contro resistenze variabili, cercando di ottenere sempre il massimo allungamento dei segmenti corporei. La caratteristica è che, senza sovraccaricare il sistema cardiovascolare, si va ad agire prevalentemente su articolazioni, muscoli e tendini; in altre parole vengono a unirsi i benefici della ginnastica posturale e dello stretching dinamico con i risultati dell’allenamento di forza." Quali sono i vantaggi di questa disciplina? “Essenzialmente è una modalità di allenamento che incrementa la forza migliorando anche la flessibilità, per questo è la tecnica preferita da ginnasti , danzatori e da molti professionisti dello sport e dello spettacolo. La maggior parte delle discipline incrementa la capacità aerobica o la forza, causando spesso una perdita dell’elasticità e una ipertonia muscolare che impediscono al soggetto la completa escursione articolare; il risultato è che molti atleti perdono fluidità nel movimento a discapito della prestazione; molti sportivi, nella flessione del tronco in avanti, non arrivano a toccare con le mani la punta dei piedi, ma si fermano a 10-15 cm dal suolo, per l’accorciamento da ipertonia dei muscoli posteriori di coscia e bacino. Que-

sto è ancora più evidente col trascorrere degli anni. Questo tipo di allenamento è in grado di restituire la normale elasticità alle strutture muscolotendinee con un miglioramento del rendimento individuale; nella corsa, ad esempio, ottenere una maggiore ampiezza della falcata comporterà anche una maggiore velocità". Ci spieghi meglio i vantaggi che può trarne un praticante sportivo. “Oltre al miglioramento delle performances , il miglioramento dell’elasticità di tendini e muscoli previene gli infortuni riducendo , soprattutto in chi si allena intensamente, la rigidità muscolare da sovraccarico . Vi sono poi delle applicazioni specifiche per alcuni sport, quali il calcio, il basket e, soprattutto, per le discipline asimmetriche come il tennis, il golf ed il polo dove è necessario ristabilire il corretto equilibrio posturale, la cui perdita è causa di sintomatologie dolorose a carico della schiena, delle spalle, delle ginocchia. Nel nostro centro operano comunque anche un Medico dello Sport e un Osteopata per la soluzione delle problematiche articolari ”. E per chi non è un praticante assiduo, ma vuole comunque tenersi in forma? “È rivolto anche alle persone che non amano frequentare le palestre di fitness ma vogliono recuperare una buona efficienza fisica; esse troveranno un sistema di allenamento più equilibrato ed estremamente efficace. Se necessario si può usufruire della consulenza di un Dietologo, per consigli alimentari o per l'assegnazione di regimi dietetici idonei. Perdere peso, preservando la massa muscolare, è infatti uno dei nostri primi obiettivi".

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Come si diventa Trainer? “Per avere la certificazione occorre seguire un iter che prevede prima un Pre training e, successivamente, una fase di approfondimento della tecnica (Fondation course) con un Master Trainer. Infine bisogna superare un esame teorico e pratico a Eaglesnest, in Germania, oppure a Miami, in Florida, le due sedi Gyrotonic Expansion Sistem®. In Germania infatti il Gyrotonic® è una branca riconosciuta della fisioterapia e della riabilitazione motoria ed è erogato come servizio dal sistema sanitario nazionale. Va detto inoltre che il metodo Gyrotonic® e' in continua evoluzione, con estensione dei campi di applicazione, e tutti i Trainers hanno l’obbligo di seguire periodicamente dei corsi di aggiornamento in città europee o negli Stati Uniti, affinché il metodo non perda la sua uniformita' e non sia soggetto a libere interpretazioni. Cosa le dicono i suoi allievi al termine di una lezione? Che si sentono più leggeri e con più energia.

SLIGHT WAVE STUDIO Slight Wave Studio si trova a Roma in via Flamina Vecchia 811, collina Fleming. E’ uno studio multifunzionale dotato di un' area chinesiologica, dedicata al Gyrotonic®, con Trainers che svolgono lezioni individuali e di un' area medica in cui operano un Medico dello Sport, un Endocrinologo, un Dietologo, una Specialista in medicina estetica e un Osteopata.


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Manuel Schollmeier

E I BARBARI ROMA NORD Intervista all’allenatore - giocatore della plurititolata compagine di football capitolina di Marco Oddino

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iglio di un padre olimpionico nel nuoto e dotato di un carattere di ferro, da sempre Manuel Schollmeier ha voluto dimostrare nelle sue tante sfide la voglia di emergere più degli altri “comuni mor tali”. Questo grazie a grandi sacrifici e allenamenti estenuanti che lo hanno visto protagonista in molte delle discipline spor tive nelle quali si è cimentato. Manuel ha vinto molte sfide personali, fino a quella più bella che ancora oggi accompagna le sue giornate, la passione per il football americano e la sua squadra capitolina, i Barbari di Roma Nord. Qui ricopre i ruoli anomali di allenatore e giocatore, producendo risultati da medaglia d’oro, nel modo migliore che si possa fare in Italia. Il football americano è uno spor t fatto di contatto fisico e tanto spirito di squadra e, da sempre, ambiente ideale per insegnare ai giovani la disciplina ed il rispetto. Pur troppo in Italia meriterebbe molto di più rispetto ad altri spor t meno spettacolari e televisivi, dove gli

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football

investimenti degli sponsor non giustificano assolutamente il ritorno sugli stessi e soprattutto non garantiscono quella adrenalina nel giocare o seguire da spettatore una par tita all’ultimo sangue, dove alla fine il fair play la fa da padrone come nel rugby. Ma cerchiamo di capirne di più con Manuel, che a cuore aper to ci ha raccontato di questo mondo poco patinato e fatto di “lacrime” e sudore. Come nasce la tua passione per questo sport? “L’elmo e l’armatura, come i cavalieri paladini di giustizia che affollavano i miei sogni di gioventù, non mi hanno mai fatto credere ad un campo da football come ad un luogo dove si svolgesse uno spor t come un altro, bensì mi hanno fatto sempre vedere questa disciplina come una metafora di mondi antichi, dove si esaltavano alcuni valori, come la lealtà ed il legame tra compagni”. Cosa significa allenare e giocare con i Barbari? “Giocare nei Barbari significa sposare la filosofia del sacrificio, dell’onore e del cuore.

La nascita di questo team, voluta insieme al grande Daniele Napoli, è ser vita per professare alle nuove leve e future generazioni l’unicità di uno spor t dove si è sempre in competizione con se stessi”. Cosa distingue i Barbari dalla altre squadre della lega? “La nostra filosofia, applicata negli anni, è stata decisamente sancita da risultati da medaglia d’oro, che ci ha contraddistinto dagli altri team, avendo dimostrato nel corso del tempo di stravolgere tutti i tipici atteggiamenti adottati dalle altre squadre”. Raccontaci la tua filosofia nuda e cruda. “Ho sempre praticato lo spor t con il cuore ed il sacrificio. Ho sempre esaltato il mio avversario in quanto tale, poiché ho avuto la possibilità di confrontarmi lealmente ogni fine settimana in ogni campionato disputato, facendo crescere in me quella speciale sensazione che si prova ogni qualvolta sei messo di fronte ad una nuova sfida”.

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Come vengono visti i Barbari fuori del campo? “Con il passare degli anni i ragazzi dei Barbari sono stati visti in qualche occasione come un gruppo che giocava in modo troppo aggressivo. Eppure la realtà è ben diversa, fatta di responsabilità e di estrema serietà da par te di quei pochi giocatori capaci di coprire più ruoli, attraverso un metodo da me insegnato, sinceramente molto difficile, che ci ha por tato a vincere in modo seriale una serie di campionati”. Qual è il tuo pensiero da allenatore? “Sono anni che studio e approfondisco le tecniche di allenamento dei professionisti americani sperimentandole, prima ancora che sui ragazzi, su me stesso, per cercare di migliorare ed avere verso questo spor t un approccio sempre più specifico e professionista”. Che approccio hai prima di una partita? “Ho insegnato da sempre al team che possiamo vincere o perdere tutti gli incontri, la differenza sta nel come vinciamo o perdia-


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pesistica football

I BARBARI ROMA NORD Una piccola start up capitolina che, nata nel 1999, ha in pochi anni surclassato gli altri team italiani, vincendo praticamente tutto nella loro lega. L’avventura è iniziata il 29 dicembre del 1999, da una idea di Daniele Napoli (attuale presidente della società e persona indispensabile nella guida della società) e di Manuel, che grazie alla loro caparbietà e senza il supporton di giocatori superblasonati “Made in Usa” sono riusciti a mettere insieme ragazzi normali "presi dalla strada” che hanno trovato nello spirito di squadra e nella filosofia bianconera dei suoi fondatori, i reali valori sportivi e veri obiettivi per tracciare un percorso vincente, che più volte li ha portati al traguardo dello scudetto, rappresentando la città di Roma con fierezza in tutta Italia.

mo, si può uscire perdenti da una vittoria e vincenti da una sconfitta. Questo è il football che voglio dai Barbari, per ognuno di loro sono disposto ad essere il primo a scendere in campo e l’ultimo ad uscirne: cose che ho dimostrato ogni anno pur subendo i classici turn over generazionali, che mi hanno obbligato spesso a rimboccarmi le maniche”. Oggi dopo 12 anni, qual è il tuo bilancio? “Il mio personalissimo bilancio è quello di essere ancora l’unico allenatore-giocatore in doppio ruolo in Italia a ottenere successi impor tanti. Ma ho sempre dichiarato che se un giocatore da solo non fa la differenza, anche per un allenatore, senza un gruppo coeso e preparato, non si va da nessuna par te”. Infatti il bilancio è molto positivo, con 5 scudetti alle spalle di cui 3 consecutivi. “Nel 2010, con la squadra decimata, la vittoria è stata bella e soffer ta: alcuni giocatori, per mancanza di cambi, hanno fatto insie-

me a me doppi ruoli, riuscendo a vincere ogni par tita con almeno 20 punti di scar to, senza mai perdere un match. Ma la soddisfazione più grande è stata quella nel campionato di quest’anno, dove i Barbari hanno dovuto far fronte all’ennesimo cambio generazionale. Ma questa volta il nostro spirito è stato abbracciato in modo molto più concreto rispetto alle precedenti compagini; infatti le nuove leve, in soli due mesi di formazione sul campo, sono riuscite ad esprimere il vero spirito che da sempre ho cercato di far sentire nella pelle ai miei ragazzi”. E’ cambiato qualcosa dal famoso 29 dicembre 1999? “Nonostante oltre un decennio sia ormai trascorso, pochi sono stati i cambiamenti in questi anni: sia sulla filosofia, sulla quale si basa la nascita del team bianconero, sia sulle finalità che questa squadra ha sempre rispettato nei confronti dei suoi atleti. Queste finalità si riassumono nell’estremo

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rispetto verso quei valori che possono far marciare su due binari paralleli spor t e vita, mettendosi ogni giorno in discussione e soprattutto non scegliendo la via più semplice”. E per il futuro? “C’è tanto da fare, in primis per lo sviluppo di questo fantastico spor t, che merita sicuramente un palcoscenico diverso ed un suppor to più concreto da par te di tutti quelli che ci credono”. Se dovessi dire qualcosa ai giovani romani che vogliono avvicinarsi a questa specialità, quale sarebbe il tuo pensiero? “Beh, intanto quello di venire a fare una esperienza indimenticabile e poi di condividere gioie e dolori con dei compagni di “viaggio” che non ti abbandoneranno mai e che sono entrati nella storia di questo spor t. Permettetemi di ringraziare in primis Daniele Napoli, con cui da sempre ho condiviso questa sfida, ed i pochi indistruttibili veterani fedeli alla nostra filosofia”.


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wrestling

Il wrestling

a Roma Intervista a Pier Paolo Pollina, presidente di Rome Wrestling Academy, uno sport a metà tra lotta e spettacolo che viene praticato anche nella capitale di Lorenzo Arduini

l wrestling è una disciplina spor tiva molto particolare, a metà tra un combattimento ed una esibizione spettacolare, ed ha l’obiettivo di coinvolgere e divertire il pubblico presente. Molti di noi si ricorderanno certamente del boom che ebbero gli incontri statunitensi di wrestling teletrasmessi in Italia nella prima metà degli anni Novanta: incontri che, grazie alla loro spettacolarità ed al fatto che vi lottavano non tanto degli atleti, ma dei veri personaggi di fantasia, quasi dei fumetti, fecero breccia nel cuore di coloro che all’epoca erano bambini o adolescenti. La maggioranza di noi iden-

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tifica il wrestling come uno spettacolo esclusivamente americano ed ignora il fatto che si tratta di una disciplina praticata in molti Paesi del mondo, Italia compresa. Nella capitale opera da alcuni anni la Rome Wrestling Academy, Federazione con sede a Ostia che, oltre ad essere una scuola per preparare futuri wrestler, ha iniziato a fare show nel 2009. Abbiamo intervistato il suo Presidente Pier Paolo Pollina, 27 anni, atleta che si è perfezionato negli Stati Uniti presso la Texas Wrestling Academy, per capire da vicino questo mondo, affascinante per qualcuno, ma anche basato esclusivamente sulla finzione per qualche altro.


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wrestling Pier Paolo, parlaci del wrestling in Italia. “Il wrestling nel nostro Paese ha cominciato l’attività con piccoli appuntamenti amatoriali a partire dal 2000. Fino al 2008 sono però rimasti eventi fini a sé stessi, una sorta di manifestazioni interne paragonabili ai saggi di danza dei bambini. Nel 2008 sono tornato dagli Stati Uniti e ho voluto dare una struttura al movimento nel nostro Paese: ho aperto l’Accademia e, insieme ad altri due allenatori, ho messo a disposizione il mio tempo e le mie conoscenze”. Quanti ragazzi sei riuscito a coinvolgere in questi anni? “All’inizio avevamo sei iscritti. Oggi l’accademia è frequentata da venticinque persone fisse, più quelli occasionali, per un totale, in media, di 35 ragazzi”. Che età hanno i frequentatori dei tuoi corsi? “L’arco d’età è molto ampio, va dai 16 ai 37 anni. Quelli che hanno voglia e motivazione possono praticare il wrestling anche in età avanzata, dato che in questo spor t la componente spettacolo è fondamentale. Bisogna però essere bene allenati per ricevere colpi e cadere senza farsi male”. Che tipo di eventi organizzate? “Mensilmente organizziamo degli Academy Show, per un cer to verso simili alle dimostrazioni pre 2008 a cui ho accennato. Esistono però delle differenze: la prima è che si tratta di eventi aper ti al pubblico, la seconda è che forniamo una preparazione idonea al lottatore di wrestling. Con questo intendo parlare della costruzione dei personaggi che i lottatori devono interpretare, iniziando dai costumi, dato che in questo spor t è fondamentale anche creare un rappor to con il pubblico. Oltre a questi appuntamenti ne organizziamo altri più grandi come entità, come, ad esempio, l’European Pro Wrestling in programma a Morena a dicembre (vedi box, n.d.r.). Qui si affronteranno 13 lottatori italiani e 6 europei”. In Italia i più pensano che il wrestling sia un fenomeno esclusivamente americano. Cosa dici a proposito? “Non solo in Italia, ma in tutta Europa si pensa che solamente in America si possano creare dei lottatori, ma io non sono d’accordo con questa visione. Cer tamente negli Stati Uniti ci sono indubbi vantaggi di natura mediatica, relativi alla grafica, alla produzione ed alla post produzione, ma da noi ci sono sicuramente delle potenzialità da poter sfruttare”.

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wrestling

Il wrestling europeo a Roma Dall’11 al 13 Dicembre 2011 presso Stazione Birra, Morena(RM), si svolgeranno per la prima volta in Italia 3 spettacoli di wrestling Europeo dal vivo con la neonata federazione European Pro Wrestling (EPW). Queste tre serate saranno riprese e prodotte per essere distribuite alle reti nazionali ed internazionali e vedranno in azione lottatori da tutta Europa e grandi nomi dello sport da combattimento come Pasquale "El Puma" Di Silvio, Vic Antico, Alessio "Legionarius" Sakara. Per info e prevendite biglietti 06/79845959 oppure www.stazionebirra.it.

Che tipo di pubblico assiste ai vostri eventi? “Noi abbiamo cominciato da una ristretta cerchia di amici e conoscenti. Poi abbiamo lavorato bene nella promozione e nel passaparola, anche tramite Facebook, e oggi agli Academy assistono tra le cento e le trecento persone, con punte di cinquecento. Ai nostri eventi assistono ovviamente molti bambini, ma anche molti ragazzi e ragazze di età compresa tra i 18 ed i 30 anni, gli ex bimbi degli anni Novanta. D’altro canto oggi il wrestling è cambiato rispetto a 20 anni fa, è meno, per così dire, giocoso, però noi puntiamo molto al coinvolgimento dei più piccoli”. Per quale motivo? “Il wrestling è essenzialmente uno spettacolo, per questo appassiona i piccoli. Noi ora ci siamo fatti le ossa e ci siamo presi un po’ di mercato, ora dobbiamo crescere par tendo dai personaggi, che devono avere uno status, un’identità ed una propria vita sul ring”. Che importanza ha la narrativa in questo sport? “E’ fondamentale, all’Accademia mi occupo in prima persona della costruzione dei personaggi. Osser vo le attitudini dei ragazzi sul ring e, anche da piccoli par ticolari, ottengo delle indicazioni che mi permettono di spie-

“Nel wrestling la particolarità è che bisogna dare più attenzione al pubblico che alla sfida uno contro uno vera e propria” gare loro come comportarsi sul ring. In questo modo, partendo dal loro carattere e dalla loro personalità si arriva al dunque, ossia alla costruzione del personaggio”. I tuoi ragazzi hanno attitudine alla recitazione fin da subito? “La maggior parte no, c’è chi all’inizio non è in grado e chi lo è ma è timido ed inibito. Noi il primo mese puntiamo esclusivamente sulla lotta, sulle tecniche e sulle cadute, insomma sulle basi per affrontare un match. In questo tempo i ragazzi tendono ad acquisire un approccio diverso, più sicuro e sono in grado di interpretare dei siparietti. E’ quindi proprio l’allenamento a formare prima il carattere e, in un secondo momento, il personaggio”. Possono praticare il wrestling anche atleti provenienti da altre discipline di lotta e combattimento? “Nel wrestling la particolarità è che bisogna dare più attenzione al pubblico che alla sfida

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uno contro uno vera e propria. I lottatori che vengono da altre discipline spesso arrivano molto sicuri, ma basta poco tempo a farli cambiare, a renderli più umili”. Si pensa che nel wrestling la lotta sia fatta quasi per finta. Cosa dici a proposito? “Il wrestling è uno spettacolo ed i suoi attori non si devono fare troppo male. Ma da qui a dire che facciano finta di lottare ne corre. Noi non portiamo mai le tecniche di lotta fino al limite, ma i pugni non sono finti, bensì vengono dati in punti dove non fa male”. Qual è il wrestler italiano più forte? “Si chiama King Danza, è ospite fisso anche di Federazioni non italiane e, il prossimo anno, dovrebbe fare un provino per entrare nella TNA”. Per concludere, tornando ai bambini, il wrestling può essere diseducativo, come pensano in molti? “I bambini hanno bisogno fondamentalmente di essere seguiti ed educati, i genitori devono prestare loro tempo e attenzioni. Vietare a priori il wrestling perché violento può causare l’effetto contrario, meglio sicuramente educare non attraverso i divieti, ma magari accompagnandoli nella fruizione dello spettacolo”.


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cinema

Lotta e spettacolo

sul grande schermo Il wrestling è stato trasportato in diverse occasioni sul grande schermo, con film nei quali azione e commedia la fanno da padrone, ma dove anche la personalità dei lottatori ha un ruolo di Lorenzo Arduini

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l wrestling è uno spor t a metà strada tra la lotta e lo spettacolo. Il suo primo obiettivo infatti è quello di diver tire il pubblico ed intrattenerlo, finalità che viene prima anche della stessa vittoria. In Italia e nel mondo il wrestling ha appassionato soprattutto giovani e giovanissimi, e questo dato lo si vede nella maggioranza dei casi in cui il

wrestling è stato traspor tato sul grande schermo. Molti film su questa disciplina sono infatti delle commedie, a volte grottesche ma anche diver tenti, oppure delle pellicole dove l’azione ed i combattimenti regnano sovrani. Ma ci sono anche delle eccezioni, con film che indagano l’esistenza e la psicologia dei lottatori: di questo ultimo genere è il capolavoro forse più famoso tra le opere

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cinematografiche nelle quali il wrestling ha un ruolo centrale: stiamo parlando naturalmente di “The Wrestler”, che ha avuto un grande successo al momento della sua uscita, nel 2008. Oltre ad esso in questo ar ticolo abbiamo selezionato altri due film dove invece prevalgono, come accennato sopra, l’azione e l’ironia, per rendere il più possibile completa questa disanima.


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cinema

THE WRESTLER Negli anni '80 Randy "The Ram" Robinson era un eroe del pro wrestling all'apice della carriera. L'incontro con il rivale Ayatollah, sconfitto il 6 aprile 1989, sarebbe rimasto per sempre nella storia dello spettacolare sport. Tuttavia, venti anni dopo, "l'ariete" porta sul corpo i segni della lotta. Appesantito e decaduto, lavora part time in un grande magazzino e pratica il wrestling nelle palestre dei licei, ogni fine settimana, per la gioia dei (pochi) fan che gli sono rimasti. Il personaggio di The Ram (interpretato da un Mickey Rourke in stato di grazia) rappresenta infatti l'essenza stessa del fallimento. Colpito da un infarto in seguito a un incontro mortificante, il vecchio wrestler inizia a riflettere sulla sua esistenza e trova nella spogliarellista Marisa Tomei un'affabile confidente che gli suggerisce di mettersi in contatto con la figlia. Durante la sua personale ricerca di una rinascita, The Ram affronta a testa alta la vita fuori dal ring, provando con ogni strumento a sua disposizione a diventare l'uomo che non è mai stato. A sostenerlo è il ricordo del boato della folla.

SUPER NACHO (TITOLO ORIGINALE: NACHO LIBRE) Nacho è un giovane monaco che, per salvare il decadente orfanotrofio in cui è cresciuto e fare colpo su una giovane e bella novizia, si dà alla lotta libera. Le cose però, prenderanno una piega diversa da quella che lui credeva inizialmente. Talento eclettico, capace di cantare e ballare, nonostante un fisico non certo longilineo o attraente, l’attore ha dimostrato una notevole versatilità e una innata capacità di fondersi letteralmente con i personaggi che interpreta. Jared Hess, autore di Napoleon Dynamite, prende l’umorismo grottesco del film che lo ha reso famoso e lo riversa in una pellicola ancora più demenziale, assurda, in cui la comicità fisica e stralunata di Black è sfruttata a dovere. Il film è un trionfo di lottatori mascherati, corpi flaccidi, ring polverosi, squallidi e combattimenti arrangiati alla bell’e meglio. Le sequenze di lotta sono le più riuscite e divertenti ma è tutta la pellicola a offrire a Black un palcoscenico per le sue trovate.

PRONTI ALLA RISSA (TITOLO ORIGINALE: READY TO RUMBE) Due giovani fans assistono costernati all'umiliante sconfitta del loro campione di wrestling, Jimmy King. L'uomo scompare dal ring dopo l'incontro per il titolo mondiale. I due decidono di rintracciarlo e, quando lo ritrovano ad Atlanta ubriaco e inferocito, si impegnano a restituire al loro King la dignità e la gloria di un tempo. Fortemente consigliato agli amanti del wrestling. Il fim è una successione di combattimenti con pause amene e divertenti. All'interno del film compaiono tutte le maggiori star della WCW: Diamond Dallas Page ricopre il ruolo del cattivo, Sting e Bill Goldberg sul finire del film aiutano il buono a vincere la sua battaglia, Macho Man Randy Savage fa una breve apparizione a inizio film. In bilico fra commedia e melodramma, il film tratteggia un mondo di perdenti che tuttavia riescono in qualche modo a non soccombere del tutto. Platt è simpatico, ma decisamente fuori posto nel ruolo del campione.

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Wrestling, la lotta show che piace agli sponsor e alla tv! di Valentina Altavilla

Sarà anche uno sport finto e molto “teatrale”, ma il giro d’affari che c’è intorno è assolutamente vero e reale

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on è propriamente uno sport, almeno cosi non viene definito dai suoi tifosi ed appassionati. Il wrestling è più che altro emozioni, forza fisica e spettacolo, tanto spettacolo. Forse è per la componente dell’entertainment che lo caratterizza, ma una cosa è certa: i wrestler sono delle vere e proprie star, protagonisti dello show a 360°. E tanti sono i soldi che coprono letteralmente d’oro questo sport; basti pensare

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solo ai dati d’ascolto (40 milioni di americani seguono il wrestling ogni settimana) e al grande merchandising tra maschere, bambolotti, magliette, dvd e videogiochi. Naturale che con queste cifre, gli atleti sono probabilmente più famosi su altri palcoscenici, che vanno aldilà del solito ring. Ma partiamo con qualche nome: uno per tutti, John Cena, uno dei wrestler più rappresentativi della WWE e del wrestling contemporaneo. John Cena ha lavorato con la Ford ed è stato anche


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sponsoring

testimonial della Gillette, celebre marca di prodotti da barba. Inoltre, ha sponsorizzato anche il ristorante fast food in franchising di sandwich (chiamati "Sub") ed insalate, Subway Restaurants. John Cena è noto anche nel campo musicale e cinematografico: ha realizzato un disco in collaborazione con il rapper Tha Trademarc dal titolo You Can't See Me ed è stato protagonista dei film Presa mortale, 12 Round e Legendary. È apparso in numerosi programmi televisivi statunitensi ed è stato ospite al Festival di Sanremo del 2006. Il campione è attivo anche nella beneficenza: ha infatti organizzato delle cene a

favore dei bambini affetti da malattie gravi allo Showcase of Immortals tramite la fondazione Make a Wish. Un altro atleta molto conosciuto nell’ambiente è Dwayne Johnson, meglio noto come “The Rock”. Figlio e nipote d’arte, il wrestler milita nella WWE, nel roster di Raw, ed è anche lui molto ricercato dagli sponsor e dal piccolo schermo. Recentemente, grazie al suo sorriso, è stato testimonial del nuovo dentifricio della Colgate ed è sempre in prima linea quando si tratta di aiutare i meno fortunati. The Rock infatti ha fondato nel 2006 la “Rock Foundation”, un ente benefico che si ri-

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volge ai bambini malati terminali e a rischio, mentre nel 2009 è stato l’ambasciatore dell’Entertainment Industry Foundation, per la campagna Diabete Aware, volta ad educare le famiglie circa la prevalenza del diabete e l'importanza di un attivo e sano stile di vita. Tanti poi i film che lo hanno reso celebre, come “La mummia - Il ritorno”, “Be cool” (dove lavorò con attori del calibro di John Travolta, Uma Thurman e Danny DeVito) e “Southland Tales”, solo per citarne alcuni. E poi c’è Mark William Calaway, in arte “Undertaker”, wrestler professionista, classe 1965. È un veterano di questo sport, cosi come delle apparizioni al cinema e in tv. Oltre a lui dobbiamo ricordare però anche Rob Van Dam e Paul Michael Levesque, al secolo Triple H. Quest’ultimo, in particolare, è apparso in film come “Blade” ed “Inside Out”. Senza dimenticare Cm Punk che forse molti ricorderanno per il suo caratteristico tattoo sulla spalla sinistra, raffigurante il logo della Pepsi; logo che però non è il suo sponsor, ma semplicemente la sua bibita preferita; un modo originale e insolito, se vogliamo, di fare un’indiretta pubblicità al famoso brand. Insomma, questi atleti hanno davvero grinta ed energia da vendere, non solo quando si tratta di combattere, ma anche quando si tratta di apparire e farsi notare. D’altronde, in uno sport cosi scenografico e teatrale, i suoi protagonisti non potevano essere da meno.


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motori

La rivista mensile CAR ha provato il fuoristrada di casa Land Rover di David Di Castro

Nuovo motore da 256 cavalli e piccole modifiche stilistiche, rendono questo Suv ancora più appetibile. Siamo volati in Scozia per un test drive on e off road davvero entusiasmante a Discovery 4 MY 2012 è una vettura straordinaria e potendo spendere quanto Land Rover chiede per avere le chiavi (più piccole nel nuovo modello) in mano, qualunque appassionato non le potrebbe mai preferire nessun altra. A far da contorno al nostro test drive, le terre favolose della Scozia, con i suoi colori splendidi dell'autunno, il suo clima freddo ma non troppo, le sue strade pulitissime e poco trafficate, ma anche e soprattutto per i suoi incredibili percorsi off road. La nuova Discovery presenta all'esterno, piccole modifiche estetiche, con le nuove maniglie e le prese d'aria laterali rinnovate, un frontale rivisto e che ai nostri occhi la rende sempre più vicina alla grande Range Rover, in ter-

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mini di fascino puro. All'interno, i nostri sedili in pelle ci accolgono come la poltrona di casa e ci assicurano una visibilità eccellente sia anteriore, che posteriore, che, udite udite, nella tre quarti posteriore. Questa è una berlina grandiosa sotto forma di Suv. Un tempo poteva essere sicuramente considerata quasi solamente per le sue doti fuoristradistiche, ma con le ultime evoluzioni, possiamo dire con certezza che la guidabilità non può e non deve essere messa su un piano inferiore rispetto ad una BMW Serie 5 o una Mercedes Classe E. Inserisci la modalità Drive dello straordinario cambio automatico a 8 rapporti e ti rilassi: è come se tutto il resto non esistesse. Le sospensioni, divorano le imperfezioni dell'asfalto e l'agilità in curva, malgrado la mole, è sbalorditiva. Nemmeno forzando un po' la


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motori

mano e il piede sull'acceleratore, si ricevono segnali di sottosterzo o sovrasterzo. L'incremento della cavalleria, passata ora a 256 cavalli per il modello che abbiamo provato noi, non si percepisce se non in fase di allungo. Ma questa non è una macchina fatta per correre. È un Suv fatto per viaggiare con tutta la famiglia, bagagli compresi. E anche per andare a fare un fuoristrada clamoroso. Ed è quello che è successo a noi, sui terreni accidentati della Scozia. Attraverso un'antica strada romana, abbiamo affrontato terreni davvero ostici. Fin dall'inizio, ci siamo stupiti della facilità con la quale la Discovery4 è riuscita a calpestare quel tipo di fango, ancora bagnato e scivoloso in virtù delle grandi piogge dei giorni precedenti, semplicemente impostando il Terrain Response nella modalità apposita. In discesa, anche nelle più ripide e scivolose, ci ha pensato il Discent Hill a rendere più facile il tutto. A tratti la sensazione è di potersi limitare a regolare la direzione del veicolo con il volante, mentre a tutto il resto pensa la trazione integrale, che beneficia anche delle marce ridotte, e l'incredibile sistema di assistenza alla frenata. Una piccola incertezza l'abbiamo avuta salendo un dosso fangoso e con qualche metro quadrato di erba bagnata intorno, ma una volta trovato l'appoggio giusto per le ruote posteriori, ce ne siamo venuti via dall'impaccio agevolmente. Il grande pregio che ha questa Discovery4, è quello di far apparire semplici anche le manovre apparentemente impossibili. Nemmeno nell'acqua la Discovery ha manifestato incertezze, malgrado in

alcuni guadi, siamo arrivati quasi a ricoprire il lungo cofano. Rimettere le ruote sull'asfalto delle strade intorno ad Edimbrurgo, ci pesa e non poco. La Discovery torna ad essere una superberlina, alta e grossa, ma egualmente brillante e confortevole nella guida. La nostra prova in terra scozzese, ci ha lasciato la netta sensazione che le previsioni di vendita ottimistiche su questo modello comunicate da Land Rover, malgrado la crisi economica internazionale, possano tranquillamente essere confermate dai concessionari, se non addirittura superate, in quanto basterà un piccolo test drive per innamorarsene immediatamente.

Land Rover Discovery 4 SDV6 HSE Scheda tecnica Prezzo 59.986 Euro Motore 2.993 cc V6 256 cv a 4.000 g/min, 600 Nm a 2.000 g/min. Trasmissione cambio automatico a 8 rapporti, trazione integrale Prestazioni 0-100 km/h in 9,3 secondi, 180 km/h, 11,4 km/l, 230 g/km di CO2 Peso 2.700 kg In vendita ora


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Rigenerare il corpo e la mente in Kerala Nella Regione dell’India patria dell’Auyrveda, vengono organizzati viaggi che alternano la visita di luoghi meravigliosi alle pratiche ayurvediche come lo yoga di Marta Centra

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IL VIAGGIO Durata 16 giorni Periodo consigliato tutto l’anno Pernottamenti alberghetti Trasporti mezzi locali Pasti ristorantini Difficoltà facile

uyr veda vuol dire India e soprattutto Kerala che ne è la patria, e per comprenderla a fondo è necessario darci il tempo di assaporare questa terra e la sua cultura ayur veda. Capirne il significato vuol dire darsi un tempo per ascoltare, per annusare, per guardare, per gustare, per esserci. La regione del Kerala è conosciuta in India come il “Paese Personale di Dio”, ricca di spiagge tranquille e di baie di acqua blu che, con il suo clima piacevole tutto l’anno, fanno di questa località balneare un piccolo gioiello dell’India.

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Le bianche spiagge con palme di cocco, l’atmosfera calda e l’aria pulita inducono al relax e a salubri passeggiate sulla battigia e, per i dinamici, la possibilità di divertirsi con altre attività di mare: i pescatori del posto, infatti, organizzano deliziose gite in barca sia al tramonto che all’alba. Per questa ragione le spiagge di Kovalam sono la destinazione perfetta per persone che vogliono passare vacanze di sogno, di relax e di ringiovanimento attraverso massaggi ayuervedici. Senza contare i cibi, i profumi ed i colori che fanno di questa esperienza ricca di “indianità” un ricordo indimenticabile. In volo dall’Italia raggiungiamo Trivandrum e ci sistemiamo per una settimana in un acco-

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gliente resor t, immerso nel verde tropicale. Inizieremo cure offer te dalla medicina ayurvedica ed i nostri incontri, facoltativi, di meditazione e yoga. Ci lasceremo massaggiare, infine, dalle esper te mani di maestri ayur vedici professionisti. In escursione arriveremo a Padmanabbapuram dove potremo visitare lo splendido palazzo che tra il XV e il XVIII secolo ospitò il raja di Travancore. Obbligatoria escursione a Cape Comorin, la punta dell’India: ci sveglieremo all’alba e raggiungeremo Kanyakumari (Cape Comorin, 130 Km, circa 5 ore) conosciuta come l’estrema cuspide dell’India, dove si incontrano i tre ma-


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ri: Golfo del Bengala a est, Mare Arabico a ovest ed Oceano Indiano a sud. Qui visiteremo il Gandhi mandapa, punto in cui vennero disperse le ceneri di Mahatma Gandhi. Da Trivandrum arriveremo a Kollam (Quillon, 71 Km), dove proseguiremo, su un ferry boat, nelle backwaters, la rete di canali e lagune che si estende nell’entroterra keralese in una splendida cornice di vegetazione tropicale e raggiungeremo Aleppy. Con un ulteriore tragitto nautico (circa 3 ore), dove potremo ammirare un susseguirsi di terreni coltivati a riso, cocco e banane caucciù potremo arrivare alle alture coper te da piantagioni di tè “Taravancore”. Arriveremo a Kottayam e da qui effettueremo un’escursione al Periyar Wildlife Sanctuar y, la splendida riser va naturale al confine con il Tamil Nadu. Il Parco è ricchissi-

L’AUYRVEDA Medicina tradizionale utilizzata in India fin dall'antichità, diffusa ancora oggi nel subcontinente più della medicina occidentale. Sistema medico molto vasto e complesso comprendente aspetti di prevenzione, oltre che di cura, che permetterebbero, se applicati rigorosamente, di vivere più a lungo, migliorare la propria salute e rispettare il proprio corpo. Prevede anche esercizi differenti secondo lo stato di salute, tipicamente posizioni yoga e tecniche di respirazione profonda.

LO YOGA Tecnica ascetica o meditativa avente come scopo l'unione mistica con la Realtà ultima e tesa ad aggiogare, controllare, governare i sensi (indriya) e i vissuti da parte della coscienza (buddhi). Il termine yoga si riscontra già nel più antico dei Veda, il Ṛgveda, con il significato di unire, attaccare, imbrigliare. Le tecniche insegnate dallo yoga si fondano sulla fisiologia indiana secondo la quale il corpo umano è attraversato da canali energetici, le nadi, nei quali scorre il prana, l'energia universale. Le nadi sono oltre 40.000 (forse 72.000) ed irradiano tutto il corpo dell'energia dell'universo, i tre canali più importanti sono ida, pingala e sushuma che scorrono intorno alla colonna vertebrale incrociandosi in alcuni punti.

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mo di animali tra cui il macaco dalla coda di leone e, se saremo for tunati, potremo anche vedere il langur del Nilgiri, i sambar e i caprioli maculati. Berremo il feni, fatto dalla fermentazione delle noci di cocco ed il vino locale, che sembra Por to. E mangeremo gamberetti, granchi, aragoste ed ostriche. Assisteremo agli spettacoli di teatro – danza Kathakali, che viene danzato da soli uomini che interpretano anche ruoli femminili. Noleggeremo biciclette, motorini o moto e gireremo per visitare chiese riccamente decorate, monumenti e vestigia storiche, templi induisti, case e mercati coloratissimi, ci inoltreremo nelle colline per poter ammirare i fantastici tramonti. Se volete rigenerar vi nel corpo e nello spirito, questa è la vacanza ideale.


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golf

Il dubbio... Qual è la cosa giusta da fare? di Simone Selli

a vita ci propone ogni giorno scelte difficili da affrontare in cui bisogna essere lungimiranti equilibrati, immaginando cosa e come influenzeranno il nostro futuro. Anche nel golf, fantastica parodia della vita, è sempre così. Ogni giorno, ad ogni buca ci troviamo a fare i conti con delle scelte, combattuti tra noi stessi, le nostre ambizioni e le reali capacità di gioco. Già dal tee della prima buca. Tentare subito un lungo driver e cercare immediatamente un par mirabolante o giocare con saggezza e puntare magari ad un boghey meno brillante ma più sicuro e realizzabile? Per non parlare delle situazioni difficili in cui le soluzioni sono agli antipodi. Dopo un gancio con il driver la pallina finisce dietro ad un fitto boschetto di alberi. Il green è lontano e anche lo sguardo fa fatica a

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scorgere la bandierina, dietro quei mille impietosi tronchi neri. Pochi secondi per decidere cosa sarà di questa buca e forse dell’intera giornata. La testa corre veloce e si sintonizza subito su SKY dove stanno per trasmettere il colpo dell’anno. Un colpo fantastico ad aggirare quel plotone verde di soldati nemici. La palla percorre una perfetta curva di un gancio intenzionale, sfiora le foglie più alte di querce secolari, atterrando morbidamente sul gremì. Il pubblico in visibilio. Purtroppo però la verità è diversa, non siamo giocatori del tour, il gancio intenzionale mi viene molto peggio dello slice, ho 28 di hcp e l’unica trasmissione che potrebbe collegarsi oggi è la prova del cuoco visto che la frittata, se tento quel colpo, è quasi fatta... Bisogna in questi casi rimanere freddi ed equilibrati in modo che la ragione possa valutare obiettivamente la difficoltà del colpo con le reali capacità di gioco cercando

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anche di valutare in relazione allo score, la vera necessità di un tale rischio, tipo: "o la va o la spacca". Quasi sempre l’opzione della sicurezza e del saggio equilibrio risulta la migliore, dove l’utopia del par sensazionale viene giustamente barattata con un boghey, più certo e realizzabile. Quando vi trovate in queste situazioni, il consiglio è di resistere alle tentazioni del diavoletto che vi spinge di osare, a cercare il colpo dei sogni, della gloria e degli applausi. Ascoltate la ragione, l’angioletto che vi consiglia all’altro orecchio quel piccolo colpo in sicurezza che lascia aperte le porte al par. Perdete quindi 10 secondi per pensare al colpo che state tirando, non siate impulsivi ne superficiali, scegliete la cosa giusta. Sul campo di gara giocate come la formica e non come la cicala, farete score più bassi finendo sempre con la sacca piena di palline. Meditate… Buona pratica.


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fitness

di Fabio Ingargiola Personal Trainer fabioingargiola@yahoo.it

Il modo migliore per allenare

gli addominali Scopriamo i modi migliori per togliere grasso e mostrare un addominale perfetto ell’industria del fitness ruotano molti interessi intorno agli addominali: punto cruciale degli sforzi di molti uomini nel tentativo di ottenere il tanto agognato six pack, o addominale a tar taruga. Ribadisco ancora una volta l’inefficacia di creme, fasce che fanno sudare e promesse televisive da 5 minuti al giorno, se fosse così facile tutti avremmo un addominale perfetto e quadrettato. Prima di tutto è necessario non focalizzare tutti i nostri sforzi solo sugli addominali: una ricerca dell’università di Virginia dice che sarebbero necessari 250mila addominali per bruciare solo 450 gr di grassi. Troppa gente invece è ancora convinta che basta fare gli addominali per vedere calare o sparire la propria pancia . In realtà i muscoli sono i principali brucia grassi del corpo: una sola sessione di allenamento con sovraccarichi può accelerare il tuo metabolismo per più di due giorni. Però è necessario far lavorare tutto il corpo, ogni singolo muscolo. E questo conta doppio per le

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gambe. Invece la maggior par te degli uomini allena le proprie gambe una volta a settimana o non le allena affatto.Un allenamento per le gambe consuma molte più calorie di un allenamento intenso per la par te superiore, questo perché la par te inferiore contiene numero maggiore di muscoli e di una grandezza superiore. Un altro mito da sfatare riguarda il tapis roulant: bisogna evidenziare come a parità di tempo un allenamento di potenza con i pesi brucia più grassi di una corsa a passo decisamente veloce, nella stessa unità di tempo. Mi spiego meglio: a meno che tu non sia un atleta evoluto, l’intensità dei tuoi 40 minuti di corsa non saranno abbastanza intensi per ottenere un cambiamento significativo nel tuo metabolismo, meglio utilizzare il tuo tempo per una routine più completa, in modo da stimolare il tuo corpo a liberare più energia dai grassi stimolando nello stesso tempo la produzione di massa muscolare magra. Quindi se hai poco tempo come 30 o 40 minuti, non “perdere tempo” a corricchiare sul tapis roulant, le opzioni seguenti sono decisamente migliori:


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1) Serie alternate: alterna un esercizio per la parte superiore del corpo (una serie di panca per esempio) a uno per la parte inferiore (un esercizio per i glutei per esempio). L’idea è che mentre recupera il petto, intanto lavora il gluteo con il risultato di dimezzare o eliminare i tempi morti. 2) Circut training: il concetto è simile a quello delle serie alternate, però implica una catena più lunga di esercizi, sia con pesi liberi che con macchine o con entrambi. Puoi fare un circuito ripetendo tre serie dello stesso esercizio e poi passare al successivo o fare una serie di ogni esercizio e poi ricominciare da capo. 3) Serie alternate o circuito con intervalli aerobici: si tratta di inserire dei mini spot di 3/5 minuti di lavoro aerobico dopo una coppia di esercizi alternati o alla fine di un circuito di 6/8 esercizi. Come potrai capire in questo modo si aprono molte più possibilità di allenamento, e 40 minuti saranno sicuramente più proficui di una semplice camminata o corsa. 4) Utilizza esercizi di tipo funzionale, ovvero esercizi che coinvolgono sia l’equilibrio che la forza e la coordinazione. Un esempio ? Invece di allenare semplicemente i bi-

cipiti con un curl alternato seduto su panca, svolgi lo stesso esercizio seduto su una fitball alzando una gamba e chiudendo gli occhi: un esercizio del genere oltre far lavorare i tuoi bicipiti stimolerà molto di più il tuo muscolo addominale che un semplice crunch su tappetino. Quindi tutti gli esercizi con pesi tradizionali possono essere combinati, riformulati, mischiati insieme in modo da ottenere più risultati, più diver timento e meno tempi di recupero. Tutto questo perché è necessario ricordare che l’addominale è un muscolo stabilizzatore che ha la funzione di mantenere l’equilibrio e la postura del corpo, quindi ogni volta che svolgi un esercizio in disequilibrio stai utilizzando il COR ovvero la fascia addominale e lombare, con risultati evidenti sia dal punto di vista estetico che funzionale. Inoltre, come dico spesso ai miei allievi, se vuoi cucinare una buona torta non puoi utilizzare solo lo zucchero, sebbene sia uno degli ingredienti fondamentali: per ottenere un addominale perfetto bisogna miscelare molto bene il lavoro aerobico, il lavoro muscolare e curare moltissimo l’alimentazione: se solo una di queste tre cose non viene svolte nel modo corretto, addio tartaruga!

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Un occhiale studiato per il mondo racing. Questo modello avvolgente è dotato di lenti a mascherina B7 sferica ad elevata resistenza, che rispettano la Normativa Europea in termini di sicurezza in caso di impatto. La superficie è stata sottoposta al trattamento mirroring con l’applicazione di particelle metalliche sulle lenti in grado di ridurre l’eccesso di luminosità. L’interno delle lenti ha subito un processo di finitura che impedisce l’appannamento evitando problemi di visibilità in condizioni critiche.

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