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DIVERSITA

om spot.c g o l b . nk o ottoba s | 1 1 20 embre 1|Nov

Il mondo in una classe June: dalla Thailandia all’Italia CLASSICO vs LINGUISTICO Chi vincerà fra i due eterni rivali?

IL MIO POMERIGGIO ARABO Una giornata tunisina a casa Chlaifa.

ACCETTARSI PER ESSERE FELICI


Editor Chiara Pasquini

Fotografi E Disegnatori Silvia Pollastro // Fabiola Rucci // Federica Monopoli // Emanuela Parentignoti // Naomi Lamanna // Ilaria Rucci // Sabrina Casciaro // Maddalena Loforese // Adriana Cristini // Chiara Pellicani // Sara Iacobellis // Davide Procino //

Grafica e design Andrea Rubino Davide Procino Chiara Pasquini

Presidio del libro

Copertina Danila Rocci - Diversità Š(2011)

IISS Q.O.Flacco Castellaneta


Sommario 5

Il mio pomeriggio arabo

Una giornata tunisina a casa Chlaifa

Sondaggio: libertà di espressione?

32

Intercultura: Linda e Valentina, da

9 June Pitchakorn: 11 il mondo in una classe

Castellaneta alla Svezia e gli USA

14

Ricetta: il Cous cous

Accettarsi per essere felici Musica: diversità

17 20 Classico vs. Diversità politica ed elezioni scolastiche

Linguistico

34

35

Cineforum Il discorso del re

37

Eventi del mese 39 22 24 Diversità religiosa SottoSotto 40 Università LUM Jean Monnet 28 30 Diversità? Vi dico io cos’è…

Convegno internazionale di studi: la cantina spagnola di Laterza


Il nostro contrabbando di idee! Pensavate che la scuola fosse tutta una noia? Che svegliarsi presto ogni mattina per rimanere chiuso ore ed ore in una classe sia una barbosa (seppur necessaria) occupazione? Può essere… Ma vi voglio svelare un segreto. Esiste un posto in ogni scuola…come potremmo definirlo? Speciale. Un posto meraviglioso, un po’ mitico e quasi leggendario. È un luogo in cui tutto è lecito, in cui tutto è possibile: LIBERTA’ ASSOLUTA! Dove si trova? Ma è chiaro, sotto il banco! Sotto il banco, durante le lezioni, si realizza l’illecito, il nascosto, il “contrabbando”… Luogo in cui si nascondono i telefonini accesi, per leggere un messaggio alla velocità della luce. Luogo dei bigliettini volanti appallottolati che fin dalle scuole elementari un compagno ti lanciava dall’altro lato della classe. Luogo-dispensa, in cui alcuni nascondono i panini per mordicchiarli, garantendosi una colazione posticipata. Luogo dei quaderni con i paradigmi di latino per sbirciare all’interrogazione. Ed ecco spiegato il motivo che ci ha portato al nome SottoBanko! Difatti Sottobanko non è solo il giornale online della nostra scuola “Q.O. Flacco”, bensì un vero e proprio portale e blog, un indipendente luogo di incontro virtuale degli studenti. E con una certa ironia, si potrebbe dire che anche noi, con questa rivista, vorremmo fare un piccolo “contrabbando di idee”…di BUONE idee! Un progetto un po’ ambizioso…che però grazie al supporto di tanti giornalisti, grafici, disegnatori, fotografi e informatici, e ovviamente grazie all’appoggio proveniente dai “piani alti” si è finalmente trasformato in realtà. Il nostro ringraziamento va quindi in primis alla Preside Surico che ha approvato il nostro progetto. e poi ai vari profs che ci stanno sostenendo! SottoBanko è stato dunque creato DAI ragazzi, PER i ragazzi…Ma non vi allarmate: sulle nostre pagine virtuali lo spazio si trova per tutti (ma proprio TUTTI!). Le nostre rubriche danno voce agli studenti, tramite le interviste di SOTTO i riflettori, oppure gli articoli d’opinione di SOTTO inkiesta e SOTTO lineato. E ovviamente lasciano anche la PAROLA ai profs, come recita il titolo di un’altra delle ben nove rubriche che troverete all’interno di questo primo numero. Ogni mese verrà lanciato un tema fondamentale attorno a cui ruota il contenuto di fondo della maggior parte degli articoli. Il tema di Novembre è la diversità. Tema un po’ scontato? Forse. Ma la nostra redazione lo ha rielaborato in maniera davvero originale! Specchiarsi nell’altro non trovando il nostro identico riflesso fa spesso paura, intimorisce. Ed ecco allora che, frutto di pregiudizi o di sbagliati schemi mentali, nasce la figura dell’”escluso”. Vedendola in negativo, quali sono dunque i nuovi “paria” della nostra società? Come si concretizza questa distinzione all’interno della nostra scuola? E se invece il diverso fosse qualcosa di positivo? Le domande a queste risposte abbiamo provato a scriverle tra le pagine di SottoBanko. E vi confesserò… anche se in piccolo, la nostra ricerca ha avuto esiti brillanti. Ed è così che, a furia di additare e di gridare al “diverso”, forse forse ci siamo accorti che il diverso eravamo proprio noi… Buona lettura! Chiara Pasquini (3^AB)

Direttore responsabile di SottoBanko


La storia della perfetta integrazione culturale e religiosa di Nesrin, Barbara e la loro famiglia

Il mio pomeriggio arabo

Lunedì 14 novembre 2011. Sono le ore 15.45, ed io aspetto paziente alla fermata dell’autobus per Castellaneta Marina, che mi accompagnerà a casa Chlaifa. Dopo circa 20 minuti di viaggio giungo finalmente a destinazione, dove trovo ad attendermi le dolcissime protagoniste di questa intervista: Nesrin (17) e Barbara (16) Claifa insieme alla loro famiglia, la madre Sihem (ribattezzata in italiano Roberta) il padre Mahmoud (Mario), e il piccolo Adem. L’ impressione che ho avuto entrando nella loro casa è stata quella di una famiglia molto unita: la loro simpatia e il loro calore mi hanno messo subito a mio agio. Un calore, che, confesso, non ha nulla di diverso da quello di una normale famiglia “nostrana”. Ammetto che a volte, sentendoli parlare arabo tra loro non capivo assolutamente nulla…ma indubbiamente devo sottolineare la gentilezza della famiglia Chlaifa, tunisina di origini, e la loro disponibilità nell’accogliermi per questo pomeriggio “arabo”. Dopo esserci accomodate sul divano,prima di perderci in altre chiacchiere, ho preferito subito iniziare l’intervista in modo da conservarci il privato per dopo. Allora iniziamo? :)


Voi siete nate e cresciute qui in Italia,ma tra questa e la Tunisia quale considerate la vostra vera patria?? B.Ovviamente essendo nate e cresciute qui,consideriamo l’Italia la nostra vera casa,ma la Tunisia ha un posto speciale nel nostro cuore. Lì c’è la nostra famiglia e le nostre radici. Italia e Tunisia? Non possiamo paragonarle tra di loro,sono due cose completamente diverse, ma indubbiamente entrambe ugualmente “patrie”. Vi abbiamo presentate come Nesrin e Barbara. Ma qui c’è qualcosa che non va…Nesrin è un nome tunisino, Barbara sembra italianissimo: ci spiegate questa storia? N.In realtà ciascun membro della nostra famiglia ha un nome arabo, ma tutti abbiamo un soprannome italiano. Barbara è il sostituto di Asma: queste sono infatti le prime lettere del Corano, il libro sacro dell’Islam, e nonostante sia scritto “Asma”, si pronuncia Essmé. Proprio per la difficoltà nella pronuncia, anche Nesrin è stato sostituito con un nome italiano. Fino alla 5^ elementare tutti mi hanno chiamato Raffaella, ma a

me questo nome non è mai piaciuto. Nesrin è un nome particolare, ha un duplice significato: vuol dire “rosa” e “falco”. Inizialmente è stato difficile convincere la gente a chiamarmi con il mio vero nome: sia gli amici che i professori mi davano nomignoli stravaganti come nestlé, nastrino nastrina…di tutto e di più! Ma alla fine tutti si sono abituati. Sentite molto la mancanza della vostra famiglia? B. Certamente ci manca molto, ma comunque siamo abituate alla lontananza. Di solito a fine estate andiamo in Tunisia per qualche mese, giusto per rivedere tutti…E poi grazie ai social network possiamo restare sempre in contatto. Vi siete mai sentite escluse o trattate in maniera diversa a causa delle vostre diverse origini e del fatto che professiate la religione Islamica? N. No per nulla,ci trattano tutti bene. Qui in Italia ci troviamo a nostro agio,anzi molte volte ci piace confrontarci con i nostri coetanei, evidenziando le differenze tra le due culture e le due religioni: è un occasione di crescita culturale e morale. E’ però anche da constatare il fatto che esistano dei pregiudizi nei confronti dei Mussulmani: spesso la gente è portata a considerare tutti gli Islamici come dei fondamentalisti, che, ad esempio, costringono le donne a fare determinate scelte, o a indossare il velo. In realtà non è per tutti così. Ad esempio indossare il velo è una libera scelta: puoi decidere di metterlo, come di non usarlo, e rimanere comunque una Mussulmana doc!


Avete mai incontrato difficoltà nell’integrazione a scuola? B. No, mai! E da questo punto di vista possiamo dire di esserci trovate davvero bene all’interno della scuola Italiana. Qual è la tradizione del vostro paese che preferite? N. Una delle tradizioni religiose a cui teniamo maggiormente è il ramadan,ovvero il digiuno dall’alba al tramonto,perché per noi è un atto di purificazione;il momento più bello però è la sera quando ci si riunisce a cena con la famiglia . Oggi si sente spesso parlare di conflitti e violenze legate a motivi religiosi:voi cosa ne pensate? B. Noi crediamo che debba esserci rispetto tra le varie religioni. In

Ciao: si può dire in diversi modi 1: marhaba 2:ahla 3: el salemuo 3aleikom

Grazie: chokran Ho sonno: ech3ourou bil nou3ass Posso andare in bagno: hal astati3ou an adhhaba ila el 7ammam

Ho fame’: ana jai3on (se parla un ragazzo)/ ana jai3aton (se parla una ragazza)? Ti amo: ana ou7ebboka oppure bhebbak NB: nella trascrizione in caratteri occidentali, il numero 3 indica un suono gutturale (“aa”); il numero 7 indica il suono “ha”.

questo mondo siamo tutti uguali pur essendo diversi,ma la diversità è bella perché rende ogni persona unica e insostituibile. E poi è stupido giudicare una persona solo per la il suo credo! E ora una domanda riguardo alla questione politica Tunisina: credete che la cacciata del dittatore Ben Ali migliorerà la situazione economica del vostro paese d’origine? N. Si, certo! Non è possibile definire Ben Ali se non usando la parola “ladro”: secondo me ha solo rubato tutti i soldi del popolo solo per soddisfare le sue esigenze e quelle dei sui figli. Immagina, suo figlio di soli 6 anni aveva un castello enorme, intestato a suo nome! Per non parlare della vita da pascià di tutta la famiglia di Ben Ali, mentre gran parte del popolo Tunisino moriva letteralmente di fame: parliamo di situazioni di estrema povertà, gente costretta a vivere senz’acqua, senza luce e senza servizi fognari! In alcune zone mancano addirittura le scuole! Persino se decidevi di aprire un negozio, fino a prima della rivoluzione, eri costretto a dare la metà dei tuoi guadagni al regime di Ben Ali. Anche le libertà erano molto limitate: su internet molti siti erano bloccati (tra i quali YouTube!). Per non parlare poi delle uccisioni arbitrarie. Spesso persone erano messe in carcere

solo perché colpevoli di essersi lamentate di un misero stipendio mensile di 200 denari (meno di 400 euro)! Speriamo che con il nuovo governo la situazione migliori!

Rimasta affascinata da questa famiglia, ho voluto fare qualche domandina anche a Sihem e Mahmoud… Dalla Tunisia all’Italia:è stato difficile per voi affrontare un cambiamento così grande?Quali difficoltà avete incontrato? M.Non è stato molto difficile perché quando sono arrivato qui in Italia il mio paese è stato Mazzara del Vallo in Sicilia, e vivendo lì con molti miei connazionali mi sono integrato molto velocemente. In Italia ho trovato subito un lavoro e dopo qualche anno, tornato in Tunisia, mi sono sposato con la mia bellissima moglie. Quando siamo tornati in Italia mi sono sistemato a Massafra e dopo un anno è nata Nesrin, l’anno seguente Barbara e dopo che ci siamo trasferiti a Castellaneta Marina abbiamo avuto Adem. Oggi ho 3 figli stupendi, una moglie eccezionale. Vivo qui da molto tempo: pur essendo legato molto al mio paese d’ origine, in Italia mi trovo bene, anche se in futuro penso di ritornare


definitivamente in Tunisia per vivere gli ultimi anni con la mia famiglia. Rifareste la stessa scelta? S. Ci riteniamo fortunati per come sia andata. E comunque non pensiamo di aver sbagliato a fare questa scelta anche perché l’ abbiamo fatta per motivi lavorativi e siamo felici di aver garantito un futuro ai nostri figli.

Dopo l’intervista ci siamo concesse una merenda tra pop corn,salatini un bicchiere di succo di frutta e un dolce tunisino preparato da Sihem:il Baklawa. Alla fine della giornata ho ringraziato tutti per la loro disponibilità e sono andata via,ma il mio lavoro non era ancora finito:.Il giorno dopo,per conoscere meglio le nostre ragazze sono andata a fare qualche domanda alle loro migliori amiche:Maddalena e Sabrina (3 AB)… Allora ragazze,voi siete le loro migliori amiche,come le avete conosciute? S. Abbiamo conosciuto Nesrin

5 anni fa, il primo giorno di scuola. È’ stata la nostra prima compagna di banco e dopo pochissimo tempo siamo diventate amiche! Barbara invece l’abbiamo conosciuta un anno dopo, tramite Nesrin: abbiamo iniziato a legarci e ora?..siamo INSEPARABILI! Qual è stata la prima impressione su di loro? M.Nesrin ci è sembrata subito una ragazza dolcissima, un po’ timida e soprattutto una ragazza sempre solare! Mentre Barbara ci è apparsa una ragazza simpaticissima, diciamo un po’ fuori dalle righe, sempre entusiasta: anche lei una persona splendida! Nonostante le somiglianze fisiche, hanno caratteri completamente opposti e sono entrambe delle persone meravigliose. Ci sono mai state incomprensioni dovute alla diversità culturale e religiosa? S.Sinceramente no. Spesso parliamo e ci confrontiamo sulle nostre religioni e sulla nostra

cultura ma non abbiamo mai avuto nessun tipo di diverbio, anzi per tutte è stato un modo per conoscersi e confrontarsi con una cultura differente! Anche se Nesrin e Barbara sono di religione diversa comunque si sono ambientate e integrate del tutto con la nostra società, grazie anche al fatto di avere dei genitori molto aperti ad altre culture! Non mi dilungherò ulteriormente: le parole dei nostri intervistati ci fanno capire come la realtà di Nesrin e Barbara sia l’emblema di un’integrazione esemplare all’interno della nostra società e cultura italiana, una sintesi perfetta tra religione islamica e religione cattolica, tra origini tunisine e origini italiane! Concludo ringraziando Nesrin, Barbara e tutta la loro famiglia Chlaifa per la gentilezza e la disponibilità dimostrata,ma anche Sabrina e Maddalena per aver mi dato una mano nel farvi conoscere queste “diverse”, ma fantastiche persone.

Emanuela Di Giorgio (4^E)


Pasta, asta, pizza e …Berlusconi: ecco come ci vedono gli americani e gli svedesi secondo le nostre amiche partite all’estero.

Intercultura: un anno diverso dal Solito! Parlano Linda e Valentina: dai banchi del Flacco agli armadietti della scuola negli USA e ai computer della scuola svedese.

Due ragazze, due studentesse, con un particolare aspetto in comune. Linda Miccolis (17) e Valentina Monopoli (17), frequentanti il quarto anno del nostro liceo linguistico, lo scorso settembre hanno lasciato per un anno la loro scuola, le loro abitudini, la loro famiglia, ma, sopratutto, il loro Paese. Queste due nostre compagne di scuola hanno, infatti, vissuto rispettivamente in Svezia e California grazie all' associazione “Intercultura”, che da anni si occupa di scambi culturali tra ragazzi. Grazie a questa stessa associazione anche June, ragazza Thailandese, si trova qui da noi, ospitata da una delle due ragazze precedentemente citate, Valentina. Parlando con le due studentesse abbiamo potuto sapere qualcosina di più sulla loro esperienza. Una delle due ha raccontato dei problemi avuti con la famiglia ospitante: le incomprensioni tra ragazzi ospitati e le famiglie dell’associazione (famiglie che volontariamente e gratuitamente si prendono l’impegno di ospitare un ragazzo straniero per un anno) spesso sono insostenibili, e portano al cambiamento di famiglia ospitante. L’altra ragazzi invece mi ha parlato dei problemi di adattamento in una nuova società: cambiare lingua, famiglia, scuola

e partire alla ricerca di nuovi amici in terra straniera non è ovviamente cosa facile! E se è già difficile studiare in italiano, immaginatevi cosa possa voler dire studiare in inglese o in svedese?? Seppur le difficoltà siano state molteplici, i bei momenti ovviamente non sono mancati, e in entrambi i casi quella di Intercultura è un'esperienza da rifare e da consigliare a tutti. Le nostre eroine hanno poi parlato delle scuole che frequentavano nei loro paesi ospitanti. Quella americana, con cheerleaders, armadietti, laboratori scientifici, proprio come

nei film che si è abituati a vedere in tv; quella svedese, invece, incentrata sulla tecnologia, con un computer personale per ogni alunno, compiti da svolgere su internet iscrivendosi al sito della scuola, sul quale inviarli in seguito ai profs, scheda magnetica per accedere alla mensa e ad altri servizi. Inoltre, cosa che sicuramente farà invidia agli studenti italiani (e che può forse essere un valido consiglio per i professori nostrani) tra una lezione e l'altra vi sono minimo 10 minuti di pausa, con orari che sono molto più flessibili dei nostri! Guardando all'Italia dal punto di vista


dell’opinione comune americana e svedese, gli stereotipi italiani si possono sintetizzare all’interno di tre punti chiave del nostro stivale: pasta, pizza e... Berlusconi. Linda ci racconta della sua amarezza pensando ad un'Italia, famosa più per il nostro ormai ex premier – il quale <<va con le minorenni>> che per le innumerevoli opere d'arte e città incantevoli. In ogni caso questa lista di città, mete gradita al turismo mondiale, sono comunque solo e soltanto città del Nord Italia. Tanto per fare qualche esempio, Firenze ricordata per la Venere di Botticelli; Venezia e le gondole, o, ancora, Roma e i suoi monumenti, testimoni di ciò che è forse stata la più grande capitale nell'antichità. Infine, le nostre amiche ci salutano consigliando a chi vuole intraprendere quest'avventura di non avere paura, di provarci con le migliori aspettative, perché è assolutamente un'esperienza che ti cambia la vita,che ti dà la possibilità di rapportarti con culture, tradizioni e comportamenti diversi,tutti da conoscere, tutti da scoprire! Claudia Basile (4^E)


Spesso i nostri punti di vista sugli stranieri sono ben chiari, in positivo o in negativo che sia. Ma indovinereste mai come appariamo noi agli occhi di un thailandese?!

Il mondo in una classe Dalla Thailandia all’Italia, June Pitchakorn, per un’avventura tutta castellanetana.

È una bella serata di metà novembre. Ho incontrato June (16), la ragazza thailandese che quest’anno la nostra scuola sta ospitando per il progetto di Intercultura. Siamo sole solette, nel grazioso salotto di casa Monopoli, dove June vive con la sua famiglia ospitante per tutta la durata di questo anno scolastico. Anche se con un italiano molto semplice, riusciamo a dialogare. Sono solo due mesi che June vive a Castellaneta, ma ha già acquisito una certa sicurezza e abilità nell’esprimersi nella nostra lingua. Perché scegliere di Intercultura? E perché l’Italia?

partire con

- Conosco Intercultura perché anche mio fratello e mia sorella maggiore hanno fatto questa esperienza negli USA e al loro ritorno li ho trovati molto più maturi e parlavano benissimo l’inglese. Così ho deciso che volevo fare anche io la stessa esperienza. Ho scelto l’Italia perché sono sempre stata interessata all’architettura europea, volevo imparare l’italiano…e ovviamente anche per il cibo!

Cosa

ti

talia

che

to

aspettavi poi

si

completamente

è

Cosa pensi sia meglio in Italia? E cosa pensi, invece, sia meglio in Thailandia?

Quanto

è difficile per te vivere

in una nuova cultura con una nuova lingua?

- Amo l’aspetto delle città italiane e il tempo meteorologico, in Thailandia fa sempre troppo caldo. Preferisco, invece, il saluto thailandese: giungiamo sempre le mani all’altezza del mento e chiniamo il capo.

- Non tanto, però mi sento sola perché è la prima volta che vado a vivere lontano di casa e non ho nessuno con cui parlare thailandese. Anche l’italiano poi, è una lingua difficile. Trovo difficoltà con gli articoli, il genere maschile e femminile, i tanti Cosa ti manca di più del tuo Paese? tempi verbali e le preposizioni.

- Sicuramente la mia famiglia (mamma, papà, mio fratello e mia sorella); il cibo, anche se mi piace molto dell’I- quello italiano, e prerisulta- gare, in Thailandia lo diverso? facevo tutti i giorni.

- Quando ho saputo che la mia destinazione sarebbe stata Castellaneta, pensavo fosse una città grande o leggermente più piccola di Bangkok, la città in cui vivo in Thailandia (che attualmente conta quasi 10 milioni di abitanti!). Pensavo inoltre che facesse sempre caldo, data la sua posizione geografica.

Qual

è la cosa più stravagan-

te che hai trovato in

FOTO: FEDERICA MONOPOLI

Italia? Cosa

- È molto strano tenere le scarpe in casa e uscire da scuola a mezzogiorno. In Thailandia tutta la giornata scolastica viene trascorsa nell’istituto di appartenenza. Linda Miccolis 4^E

pensi del cibo italiano?

E

quali differenze ci sono con la

Thailandia? - Mi piace molto il cibo italiano ed è molto facile da preparare. A differenza del cibo thailandese non è molto piccante, è TANTO e ci sono TROPPE portate.


Cosa

pensi un thailandese non

mangerebbe

mai

della

cucina

italiana?

Quale

pietanza del cibo tailan-

dese non mangerebbe mai un italiano?

- Sicuramente un thailandese non mangerebbe mai la carne di cavallo o la carne di coniglio, ma un italiano non mangerebbe mai gli insetti (che non piacciono neanche a me) e il “YAM KAI MOD DENG”, ovvero le uova di formica.

C’è

Paeparticolarmente le-

Dalle mie parti lo facciamo anche con del pane in modo tale che quando finisce la cerimonia, i pesci del lago hanno del cibo con cui nutrirsi. Quando ho fatto questo rito la scorsa settimana, ho preparato un disco di pane che ho fatto galleggiare nella vasca da bagno. Non essendoci pesci, alla fine della cerimonia ho dovuto buttare il pezzo di pane!

Cosa pensi degli italiani? In cosa si differenziano dai thailandesi? - Gli italiani sono chiacchieroni e divertenti. Parlano ad alta voce e mangiano molto velocemente. I thailandesi, seppur divertenti, non arrivano al livello degli italiani.

una tradizione del tuo

se a cui sei

gata che hai anche praticato in

Italia? - Proprio la settimana scorsa il “LOY KRA TONG”. Si tratta di un rito molto particolare che pratichiamo in Thailandia per chiedere perdono all’angelo del lago per il nostro comportamento scorretto nei confronti della natura. Si prende un disco del tronco dell’albero di banane e lo si decora con foglie tutte attorno, con fiori e soldi, si posiziona al centro una candela e un bastoncino di incenso. Quando arriva la luna piena e l’alta marea, si lascia galleggiare questo disco sul lago come offerta all’angelo protettore che vive in quelle acque.

Qual

è più difficile, la scuola

thailandese o la quella italiana?

- Inizialmente pensavo fosse più facile in Italia, ma quando ho scoperto l’interrogazione mi sono ricreduta. Ho notato, inoltre, che quello che gli italiani studiano in filosofia e letteratura straniera, noi lo studiamo all’università. In Thailandia vado a scuola cinque giorni a settimana, dalle 7.30 del mattino alle 16.00. Alla fine delle lezioni vado ad un doposcuola che frequento anche il sabato e la domenica.

PER SAPERNE DI PIU Intercultura promuove e organizza scambi ed esperienze interculturali, inviando ogni anno quasi 1500 ragazzi delle scuole secondarie a vivere e studiare all’estero ed accogliendo nel nostro paese altrettanti giovani di ogni nazione che scelgono di arricchirsi culturalmente trascorrendo un periodo di vita nelle nostre famiglie e nelle nostre scuole. Per avere più informazioni, visita il sito www.intercultura.it oppure contatta il centro locale Intercultura di Taranto ai numeri 3939340548 e 330785527!


LEZIONI DI LINGUA

LEZIONI DI THAILANDESE

•Ciao, come ti chiami? – SA WAS DEE, KUN CHEU A RAI? •Grazie – KOB KUN •Ho fame – CHAN HIW •Ho sonno – CHAN NGUONG NON •Prego – MÁI PEN RĀI •Posso andare in bagno? – KOR A NU YAD PAI KAO HONG NAM DÁI MAÍ KA(se parla una ragazza)/ KRAB (se parla un ragazzo)?

SE FOSSI…. Concludiamo la serata con il gioco “se fossi..” per conoscere meglio la nostra amica…

Se fossi un fiore, saresti… LA ROSA Se fossi un animale, saresti… UN CRICETO Se fossi un attrezzo da cucina, saresti… IL CUCCHIAIO Se fossi un mezzo di locomozione, saresti… UN TRENO Se fossi un capo d’abbigliamento, saresti… DELLE SCARPE Se fossi un colore, saresti…ORO Se fossi un film, saresti… HARRY POTTER Se fossi un ballo, saresti… HIP HOP Se fossi un gelato, saresti… CIOCCOLATO Se fossi un numero, saresti… 2 Se fossi un cartone animato, saresti… LE SUPER CHICCHE Se fossi una serie TV, saresti… GLEE Se fossi un giorno della settimana, saresti… LA DOMENICAAAA Se fossi una stagione, saresti… LA PRIMAVERA Se fossi un cantante, saresti… TVXQ (DONG BANG SHIN KI) Se fossi un libro, saresti… BEST FRIENDS Se fossi una nazione, saresti…LA THAILANDIAAAA Se fossi un telefono cellulare, saresti… UN I-PHONE Se fossi un elettrodomestico, saresti… UN I-POD


E se l’integrazione dei “ sessualmente” diversi partisse in primis da loro?

AC

Ce

tT PE AR SI ES R SE FE RE LIC I Foto di Emanuela Parentignoti (4^ A)


La questione dei gay ieri e oggi, tra punti di vista contrastanti e realtà contraddittorie. Sempre più spesso sentiamo parlare di quella che è una realtà ormai molto vicina a noi : l’omosessualità. Ed è proprio l’omosessuale, oggi come ieri, oggetto di critiche e rivendicazioni: il mondo cattolico condanna, l’opinione comune spesso e volentieri sembra fare altrettanto. Per non parlare della visione politica (fino a poco fa) dominante… Ma invece che alimentare le polemiche intorno all’accettazione giuridica delle unioni gay (i matrimonio gay non sono permessi in Italia), e al posto di giudicare ciò che è moralmente lecito e ciò che non lo è, credo che dovremmo forse in primo luogo soffermarci maggiormente su ciò che i ragazzi provano quando vengono a conoscenza del loro “diverso” orientamento sessuale. Di solito la nostra sessualità si sviluppa nell’adolescenza, fase di passaggio in cui ognuno di noi struttura la propria identità e nella quale si hanno incertezze su quello che si è e su quello che si diventerà.

E’ dunque in questo periodo che i gay-lesbiche scoprono di essere tali. La reazione di questi ragazzi è varia, diversa, condizionata sicuramente dall’ambiente in cui vivono, dall’opinione famigliare, dalla gente che frequentano, dalla percezione personale che hanno dell’omosessualità. C’è chi, come P. (16), sostiene che accettarsi è una questione semplice: <<Ho solamente gusti diversi>>, mi dice. Forse dipende dal proprio carattere, forse da quanto il giudizio degli altri conti poco per se stessi, talvolta ancora dipende da semplici circostanze favorevoli. Fatto sta che per molti essere gay non è un problema. Dopotutto la società oggi è profondamente cambiata: fino agli anni’90 l’omosessualità era fra l’elenco delle malattie mentali. Oggi, invece, viene sempre maggiormente promosso il superamento delle le discriminazioni contro i gay, anche grazie al supporto di associazioni come L'ILGA (International Lesbian and Gay Association), l'asso-

ciazione internazionale che riunisce più di 400 gruppi omosessuali e lesbici di tutto il mondo. E’ pur vero che assistiamo spesso a tentativi di demolizione dei principi fondamentali che garantiscono una cultura di serena convivenza e inclusione delle diversità come sinonimo di ric-

-Foto from “Deviantart”-

chezza. Si viene a creare così un disprezzo nei confronti di ciò che riteniamo “diverso” e non comune alla normalità. La discriminazione contro gli omosessuali dell’era fascista non si è ancora conclusa. Infatti non molto diverse da questo filone di pensiero sono le considerazioni di alcuni perso-


naggi politici che oggi affermano: << Meglio appassionato di belle ragazze che non di culattoni>> (modo offensivo per indicare i gay). Dunque, nonostante i cambiamenti in atto nella nostra società, si parla ancora di omofobia di Stato. Forse è per questo che molti ragazzi che scoprono di essere gay non accettano facilmente o quasi per niente la propria “diversità”. Forse è per questo che celano il loro orientamento sessuale e diffidano dal dichiararsi ( se si pensa che in Russia una nuova legge prevede il pagamento di una multa fino a 120 euro per chi lo fa, non hanno poi tutti i torti!). Esempi illustri di questo comportamento? Direttamente dal mondo dello spettacolo, il cantante di Latina Tiziano Ferro, di cui l’outing dell’ottobre 2010 ha reso pubblica l’omosessualità, celata dall’artista per tanti anni. Molti sono comunque gli atteggiamenti omofobi eccessivi: il 26 Gennaio dell’anno corrente è morto brutalmente assassinato David Kato, militante omosessuale ugandese; Matthew Shopard, ragazzo ventunenne gay, muore ucciso da due coetanei che

si giustificavano dicendo: <<Se l’è cercata>>. <<Di omosessualità si muore ancora>>, mi ha detto un mio amico.<<Ecco perché io ai tempi del liceo nascondevo il mio essere gay: avevo paura. Paura del giudizio altrui e dei

lo facciano? Numerosi sono i casi nel mondo di LGBT che ostinatamente desiderano essere eterosessuali, che diventano depressi, che si credono malati. E perché? Perchè la prassi vuole... Il mio personale consiglio è fare ciò che si

-Foto from “Deviantart”-

miei genitori, paura di quanto la mia vita sarebbe stata un disastro se mi fossi sentito discriminato>>. Oggi questo ragazzo è fidanzato con Sandro ormai da 4 anni: è felice, vive bene ma è uno dei tanti esempi di ragazzi che per accettarsi compiono un percorso talvolta lungo e molto doloroso. Ma la mia domanda é: se siamo i primi a non accettarci, come pretendiamo che gli altri

vuole, sia pur sempre nel rispetto reciproco. A questo punto, meglio una vita di felicità e soddisfazione propria ,ma di fallimento agli occhi della gente, che un’esistenza infelice solo per accontentare gli altri! Sara Pepe (1^C)


DIVERSITA’ POLITICA ED ELEZIONI SCOLASTICHE La scuola non è solo un ambiente formativo sul piano culturale, ma lo è anche su quello civile, sociale e politico. Questo è risaputo. Quindi le domande da porsi sono le seguenti: nell’Istituto “Quinto Orazio Flacco” la politica viene davvero vista come uno strumento atto al confronto ideologico e all’amministrazione corretta della vita scolastica? In che modo viene tollerata la diversità politica tra gli alunni e tra i professori? Qual è l’importanza e il peso effettivo delle elezioni dei nostri rappresentanti d’istituto? E come sono cambiate le cose da prima ad ora? Guardando ad un contesto più generale, al giorno d’oggi siamo ben lontani dal vivere in un’epoca fatta di persone come quelle che in passato furono disposte a morire per un ideale politico, la politica stessa sembra diventata un’occasione per una ristretta congrega di veder realizzati i propri interessi. La scuola gioca (o almeno dovrebbe giocare) da sempre un ruolo fondamentale per la formazione di cittadini preparati a livello nozionistico ed onesti intellettualmente e nell’impegno civile. Magari poi, il fatto di andare oltre i vecchi conflitti per l’intolleranza di avere a che fare con chi la pensa diversamente, la rende un ultimo baluardo di giustizia e uguaglianza nella società, abiurando turpi concezioni di disparità tra chi

insegue diverse politiche e non.

ideologie,

Il confronto tra ieri ed oggi è risultato il metodo migliore per avere una solida conferma di questo e per riscontrare un eventuale cambiamento o evoluzione di atteggiamento e pensiero nel corso del tempo all’interno del nostro istituto. Quindi ci siamo rivolti ai docenti. La professoressa De Vincenzo, a questo proposito, ha risposto con testuali parole alle domande sulla situazione elettorale della scuola e su cosa sia cambiato tra il passato e il presente: "Penso che, al livello elettorale, in teoria i ragazzi non conoscano gli strumenti giusti. Vivono assenti

Il presente e il passato della politica scolastica: una visione pessimistica …ma dalle conclusioni speranzose!


dalle lezioni con la scusa delle elezioni e non si rendono conto che il sistema elettivo è un modo per migliorare la scuola. Rispetto agli scorsi anni sicuramente si riscontra meno partecipazione da parte degli allievi e soprattutto delle famiglie, questo perché non si attribuisce valore e significato alle elezioni e a quello che rappresentano". Una visione tanto chiara quanto pessimistica di ciò che succede, quella della prof. De Vincenzo. Su questo la professoressa Di Pierro è concorde, dato che nell’intervista rilasciataci ha affermato di aver notato un affievolirsi di quel fervore che prima era più tangibile. Sebbene l’insegnante sia del parere che tra gli alunni serpeggi una deleteria individualità per ciò che concerne la politica scolastica, rimane in lei un’ottica pervasa di positivismo e di fiducia verso gli studenti e i ragazzi in genere, dichiarando fermamente di non aver notato nella scuola alcuna forma di intolleranza o pregiudizio tra possibili diverse fazioni. Concludendo, a quanto pare la diversità politica è ben accetta nella nostra scuola, malgrado la mancanza di un maggiore impegno e applicazione negli eventi elettorali da parte di, diciamocelo, un po’ tutti. Ed è proprio veritiero, a questo proposito, dire che qui casca l’asino. Infatti, dando per vero quanto detto prima, la diversità politica non trova ostacoli nel nostro istituto, ma è altrettanto vero che, generalmente, la politica scolastica fatta dagli alunni gode di ben poca serietà. E’ come se fosse un fantoccio, un qualcosa abbondante di forma ma priva di contenuti. Oggi come oggi si segue la solita prassi: i


rappresentanti vengono eletti in seguito a sfarzose campagne elettorali allâ&#x20AC;&#x2122;insegna di un apparente rispetto tra i concorrenti, per poi finire, una volta proclamati i vincitori, per occuparsi delle medesime cose, ossia gite e assemblee riguardo a ipotetiche importanti decisioni. A questo punto bisogna conciliare i pensieri delle due professoresse intervistate: rimanendo fiduciosi nel futuro e in noi stessi, occorre riappropriarsi della vera passione per la politica, la quale nasce dalla bellezza del confronto fra diverse posizioni imparando ad attribuire valore concreto a quelle che sono le elezioni dei rappresentanti o le assemblee, il tutto osservato con estrema voglia di migliorare di mostrare al mondo intero che gli studenti compongono davvero un ceto valido e con grandi potenzialitĂ .

Vanni Spinelli (1^C) e Emanuele Perdicchio (4^A)


CLASSICO vs. Lettera aperta a un classicista... Imposti anche tu greco come lingua su Facebook? Anche tu rabbrividisci quando Belen parla di perifrastica? Benissimo! Sei senza dubbio un classicista, e questo articolo fa proprio per te! Caro classicista, vivi in un mondo dove ti denigrano e ti ripetono più volte che la tua scuola serve solo per scrivere “ disoccupato” in ben due lingue morte diverse. Ma tu non ti preoccupi, perché sai di poter sempre contare sulla tua superiorità nei confronti dello scientifico e ,soprattutto, dei cari vecchi “cugini” del liceo linguistico, con cui condividi i corridoi ogni giorno. Caro classicista, tu sei odiato soprattutto da questa compagine, e per certi versi nei vai anche fiero. Da dove nasce questo odio reciproco? E soprattutto qual è la motivazione? Tu credi che il loro indirizzo non valga nulla perché non sanno cosa significa il vero greco e il vero latino, loro per tutta risposta ti ri-

La disputa classicoForse ti converrebbe fare un bel respiro

spondono che delle lingue morte non se ne fanno proprio niente, loro pensano a quelle parlate oggi. Ti dicono anche che loro sono più avanti di te, che hanno le chiavi del domani perché le lingue sono il futuro, e spesso, mio caro classicista, sei additato come privilegiato. Ma tu, da puro classicista non rimani certo lì a subire! Tu sfoderi i tuoi congiuntivi perfetti e inizi ad attaccarti a ogni singola parola pur di non perdere il confronto con il tuo nemico di sempre. Ma, lascia che io ti dia un consiglio: basta litigare, basta accapigliarsi per questioni così stupide! In fondo il “linguista” è tuo cugino, è il tuo compagno di corridoio, ma, soprattutto, è tuo amico! Ascolta il mio parere, io sto da un bel po’ in questa scuola, e so come vanno le cose, sei sempre pronto a colpire, aspetti l’occasione per sbeffeggiare il linguista, ma io ti consiglio di lasciar stare. Ci sono moltissime cose che

vi accomunano. Non è così ignorante come credi, ti può essere davvero d’aiuto. Quando, ad esempio, la tua media nei compiti di inglese equivale alla radice quadrata di due puoi rivolgerti a lui. Poi è tuo fedele compagno quando si tratta di gite e scioperi. Ricordati che è sempre meglio essere uniti, anche perché ogni giorno combattete contro un nemico comune. Quindi, caro classicista non criticare troppo, ma costruisci insieme al tuo cugino di scuola, un’ambiente migliore, in cui poter vivere insieme senza troppe fratture! Francesca Arré (1^C)


. LINGUISTICO linguistico ti sta mandando in tilt? profondo e leggere questi articoli!

Se anche tu nel formulare frasi riesci a creare miscugli linguistici e tratti il professore madrelingua come un tuo comune vicino di casa....ALLORA SEI DEI NOSTRI! E' ormai da anni che nel nostro caro liceo Quinto Orazio Flacco si è creato uno spaccato che ha nettamente diviso gli alunni del nostro istituto in due: i "classicisti" e i "linguisti". Alcuni tra gli alunni vivono questa sorta di competizione come un vero e proprio

Noi linguistici...

match di calcio che stenta a terminare con un risultato netto. Se molti ragazzi appartenenti a entrambi le compagini credono di poter "prevalere" sugli altri , per altri ciò non conta affatto. <<E' una cosa assolutamente stupida>>, <<Facciamo parte di una unica scuola>>, recitano alcuni. Altri, invece, continuano imperterriti a portare avanti le proprie convinzioni “sciocche” e - se me lo consentite - anche un po’ retrograde. Queste idee sono sfortunatamente anche il risultato di una serie di alcuni discorsi fatti da alcuni docenti, i quali per ragioni ignote, inculcano questi insegnamenti anti-educativi (scusate il gioco di parole) alimentando diatribe tra i ragazzi. Se "i classicisti" rivendicano la propria superiorità usando come scusante lo studio del greco antico, d'altra parte "i linguisti" vantano un totale di ore settimanali che ammonta a 35 e che, vi assicuro, sembrano non terminare mai. E poi gre-

co? Tzé! I "linguisti" amano studiare le lingue del domani, quelle che, sono oramai indispensabili da conoscere qualora si aspirasse a diventare qualcuno nel mondo del lavoro! ....Allora come risolvere questo conflitto perenne? Occorre aprire i propri orizzonti. Cominciare a pensare che oltre ciò che noi riteniamo "buono e giusto" c'è molto altro. Altra gente, con altri interessi, con altre ambizioni e obiettivi. Che bisogna smetterla di trovare un pretesto per generare un mega-conflitto. Che tutto questo non fa altro che innalzare un muro insormontabile tra tutti noi. E ciò non fa altro che dividerci. Ricordiamo che l'unione e' la più grande forza per combattere un nemico comune Antonella Fumarola (4^E).


Esprimere il proprio essere, gridare al mondo di che pasta si e' fatti: siamo sicuri che la societa' moderna ce lo permetta ancora?

Diversita'? Vi dico io cos' e'... Quando l'abbigliamento prende il posto dell'arte. Varie considerazioni per un punto di vista originale sulla tema del "diverso".

C

" os'è la diversità?" è una domanda difficile a cui rispondere. Se qualcuno mi costringesse a dare una risposta affrettata sicuramente risponderei che è la differenza tra una bella ragazza ed una di atroce bruttura. Ma non sarebbe stata la risposta veritiera, o per lo meno non sarebbe stata una risposta adeguata soprattutto se colei che me l'avesse posta soffrisse di forti complessi di inferioritàPensandoci più a lungo avrei risposto che la diversità è “la convivialità delle differenze dell’umanità” Ok, ma cosa significa mi chiederete... be’ di certo non si parla di bellezza, al contrario si parla di turpitudine e di rettitudine, di bruttezza e di amenità insieme. Mi

- Foto from “Deviantart”-

spiego meglio, l’umanità non è omogenea, perché se lo fosse saremmo tutti pupazzi di cera al mercato dell’usato. L’umanità è pregna di differenze, ma l’uomo tende a nasconderlo come se essere diversi nella società significasse essere di un altro pianeta. La domanda che ci viene spontanea ora è “chi ha deciso l’archetipo della società?” La risposta è Nessuno. Non esiste in realtà un vero e proprio archetipo, la società moderna non è altro che l’insieme di più voghe e di più consuetudini che si sono adunate nel corso del tempo. Ogni volta che un nuovo individuo trova gli strumenti per imporre i propri dettami la società subisce un alterazione, e la cosa peggiore di tutto que-


sto è che c’è gente che è pronta a mutare il proprio essere in concomitanza ai passi che fa la società, una società che si dirige verso un modello sempre più inflessibile, fatiscente e spietato aggiungerei. I ragazzi sono sicuramente coloro che risentono maggiormente di tali ignobili mutamenti, cosa al quanto avvilente se consideriamo il fatto che i ragazzi sono il futuro dell’umanità. Loro non ne hanno colpa, non sono altro che recipienti che raccolgono l’acqua malsana trasportata dalla corrente. La musica, la poesia nonché l’arte in generale è stata declassata lasciando spazio all’abbigliamento che è divenuto uno dei pochi modi per potersi ostentare di fronte alla società; la sensibilità, la nobiltà d’animo ed il pathos che fine hanno fatto? Sono passati in secondo piano, azzarderei a dire che sono stati omessi totalmente. Noi non siamo nati per poter seguire la corrente ma per fluire nel nostro alveo. Tutto ciò che ci circonda è sinonimo di diversità, infatti la ricchezza della vita è dovuta proprio alla sua diversità: alla diversità di enzimi, di cellule, di piante, di organismi e di animali. Quello che siamo chiamati a fare dal momento in cui met-

tiamo piede su questa terra è muoverci nella società in base a ciò che siamo, perché ognuno di noi ha qualcosa di diverso da mostrare, siamo proprio come dei monili d’oro che pur essendo fatti dallo stesso materiale hanno tutti una propria incantevole peculiarità da sfoggiare. A volte è pure contemplato non essere se stessi, ma quando ci allontaniamo dal nostro essere è necessario che lo facciamo con la consapevolezza di non smarrire la via che ci riconduce a noi stessi. Antonello Hermes (1^F) - Foto from “Deviantart”-


Diversità religiosa? Se è vero che la religione nasce con l’uomo, anche oggi, per un motivo o per l’altro, si riapre questo argomento millenario, questa enorme parentesi non ancora chiusa. La diversità religiosa, in tutte le sue forme, è oggetto di studi probabilmente ben più ampi e ben più ambiziosi delle pagine virtuali del nostro giornalino. Anche noi però, nel nostro piccolo, ci siamo posti due domande su tale epica questione. E chi meglio di don Francesco ALFARANO – Docente di Religione Cattolica – avrebbe potuto rispondere ai nostri quesiti? Non ci resta che lasciare allora…la parola al prof!

Si dice che spesso i ragazzi alla nostra età abbiano idee contrastanti sulla religione. In che atteggiamento gli studenti (e in particolare gli studenti della nostra scuola) si pongono nei confronti del "diverso" sul piano religioso, inteso quindi come appartenente a una religione differente dalla cattolica?

Anche chi vive in un Paese di tradizione cristiana - come ad esempio in Italia - non può ignorare le altre religioni. Conoscerle - come è stato ben evidenziato dal Concilio Vaticano II - oltre che un’esigenza culturale, è una preziosa occasione per un arricchimento della propria esperienza religiosa. Seppur non sia possibile mettere sullo stesso piano Buddha, Confucio, Maometto, Gesù Cristo… il cristiano in primis è tenuto a evidenziare i valori di cui queste religioni sono portatrici. Spunti validi per lo stesso cristiano? L’induismo e il senso vivo con cui la presenza di Dio è riscontrata; lo spirito di pace e di distacco dai beni materiali che anima i buddismo; il confucianesimo e l’osservanza delle leggi morali; la fede messa al centro dal credente ebreo; infine il senso profondo dell'adorazione a Dio proposta dall’Islam. E’ chiara, nel cuore di ogni ragazzo, anche del nostro Istituto, la tolleranza e il rispetto verso il “diverso”…ho dei casi di appartenenti ad altre religioni e con loro un cordiale rispetto e dialogo reciproco…la diversità non è sinonimo di divisione e di incompletezza anzi di unità e comunione, ai ragazzi cristiani-cattolici dico che è bene assumere due atteggiamenti fondamentali: da una parte quello di una profonda fede nel proprio Dio, per cui essere il testimone e l'annunciatore di questo Dio, però anche il profondo rispetto dell'altro, nella convinzione che ci sono vie misteriose e spesso attraverso queste vie Dio raggiunge il cuore dell'uomo. Dunque vorrei dire: al tempo stesso testimonianza, ma anche dialogo, rispetto.


In secondo luogo, il dilagante ateismo/agnosticismo del presente sembra manifestarsi in maniera sempre più evidente nelle nuove generazioni rispetto a quelle passate. E spesso anche chi si professa cattolico/cristiano, sfugge alla celebrazione delle funzioni o non si interessa alla dottrina proposta dalla stessa religione. "Andare in chiesa" quindi, a sentire la voce dell'opinione comune, sembra non essere più una cosa "cool": lei crede che vi sia una vera discriminazione proprio nei confronti di chi si confessa cattolico praticante? C'è stato un capovolgimento rispetto al passato? Quali possono essere i motivi e le traduzioni a livello comportamentale di tale atteggiamento? Lungi dall'essere un'ideologia rassicurante, la fede è un continuo convertirsi a Dio cominciando, ogni giorno, in modo nuovo, a vivere la fatica di credere, di sperare, di amare. Si può allora affermare che il credente non è che un ateo che ogni giorno si sforza di cominciare a credere. E non sarà anche l'ateo un credente che ogni giorno vive la lotta inversa di cominciare a non credere? Non certo l'ateo banale, volgare, ma chi vive la lotta vera con coscienza retta, chi, avendo cercato e non avendo trovato, patisce l'infinito dolore dell'assenza di Dio, non sarà l'altra parte di chi crede? E se c'è una differenza da marcare, non sarà dunque quella tra credenti e non credenti, ma l'altra, tra pensanti e non pensanti! Agnosticismo? Una negazione un po’ meno radicale: di per sé l'agnostico è colui che ritiene di non poter conoscere, quindi di non poter nulla dire sull'ultimo mistero, sull'ultimo silenzio che è Dio. Oggi in un'epoca di pensiero debole, di ragione ferita, di "crisi delle ideologie", io credo che nessuno, seriamente pensante, oserebbe fare l'affermazione così totale e universale, che Dio non c'è. Dunque credo che oggi la passione, la fatica sia piuttosto quella dell'agnosticismo, cioè della fatica di conoscerlo, della fatica di aprirsi alla sfida del mistero. Alla fine però, come diceva Jacques Maritain, siamo tutti un po’ “mendicanti del cielo”. Infatti siamo tutti nella stessa barca, siamo tutti in ricerca, avventurieri del pensiero, ma al tempo stesso navigatori verso un mistero che ci sorpassa. Penso che molti ragazzi si definiscono atei o agnostici ma molti non sanno quello che dicono. O, a maggior ragione, lo affermano solo per un voler andare contro l’istituzione Chiesa (che è tutt’altra cosa) e/o per una “nuova moda corrente”…l’andare contro le Istituzioni. Certamente c’è un capovolgimento rispetto al passato, i cristiani-cattolici sono in minoranza, ma questo non deve spaventare. Anzi, al contrario! Ciò prova la convinzione dell’individuo a voler essere un cristiano convinto e motivato, ma attenzione che ci sia lo stesso rispetto, da parte di chi ha abbracciato anche la scelta di esser ateo o agnostico, verso i cristiani-cattolici, evitando derisioni o altre forme di discriminazione, che spesso e sovente avviene fra i ragazzi e negli ambienti scolastici, anche da parte di alcuni docenti. Rispetto… cosi’ come i cristiani rispettano l���ideologia altrui.


Parliamo poi dell'ora di religione cattolica. Una domanda ci sorge spontanea, leggendo la nuova ordinanza sugli esami di stato, e in particolare il comma 13 dell’articolo 8, in cui si afferma che gli insegnanti di religione cattolica “partecipano a pieno titolo alle

deliberazioni del consiglio di classe concernenti l’attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento”. È corretto, sotto un profilo formale costituzionale ed educativo che l’insegnamento della religione cattolica costituisca oggetto di credito scolastico? È corretto che i tanti alunni che non si sono avvalsi né dell’insegnamento della religione cattolica né di attività alternative non possano vantare alcun credito? Se, come è stato detto una volta, "Parigi val bene una messa", non è possibile che anche ragazzi effettivamente non interessati all'ora settimanale di religione cattolica vi partecipino solo per raggiungere il credito, prendendo poi sottogamba l'importanza della stessa?

Lasciando da parte le leggi e le varie discussioni se pro o contro l’ora di religione a scuola, posso solo dire che fin quando è materia inserita nel piano di studi deve avere le stesse caratteristiche di qualsiasi altra materia. Noi docenti di religione non possiamo esser trattati (o la materia) da serie B quando si parla di orario scolastico, valutazione non inserita nella media dei voti, non materia di esame, e invece di serie A quando dobbiamo avere stessi doveri come gli altri per quanto riguarda programmazioni, consigli di classe, collegi, colloqui, etc.. Non mi sembra essere considerati eguali agli altri! Sfido chiunque a chiedere agli alunni - li’ dove il lavoro è espletato bene in sintonia con i ragazzi - quanto beneficio si riceve in quell’ora, quante conoscenze si acquisiscono, quante problematiche affrontate, quanta possibilità nel conoscersi di più…e tant’altro ancora! Tutte cose che, per svariati motivi, con altre materie non è possibile fare. Il lavoro che un docente di Religione, un educatore, un sacerdote fa nella scuola è enorme e oneroso, ma anche bello e arricchente. Non è un ora di “conversione o catechismo” ma, certamente di arricchimento e confronto a 360°, si conosce il ragazzo da un altro punto di vista che non è solo quello prettamente scolastico! Inoltre, se si fa caso la Religione si confronta con tutte le materie e collabora con esse: perché allora non farla entrare come materia d’esame e di seria valutazione anche nel far media nei voti? Così come lo è per esempio per educazione fisica? Se Religione vien vista come ora e opportunità di confronto, di dialogo e di ricerca della Verità penso che ogni ragazzo abbia il diritto di avvalersene, e per chi sceglie di non avvalersene, ai fini del credito scolastico, ha la possibilità di ora alternativa. Li’ dove non ci si vuole avvalere nemmeno di essa…bene è una scelta che il soggetto responsabilmente e liberamente ha fatto. E se Religione deve presentare il messaggio e l'evento cristiano con la stessa serietà e profondità con cui le altre discipline presentano i loro saperi, perché dunque l’esonero da questa materia (in nome di una libertà di pensiero) se poi riceviamo a scuola, in altre materie, altri saperi o ideologie (quando non le condividiamo) senza chiederne l’esonero?

A cura di Emanuela Parentignoti (4^A) e Chiara Pasquini (3^AB)

Un grazie infinite a Don Franco per la disponibilità! Purtroppo non abbiamo potuto pubblicare per intero le ben 4 pagine dattiloscritte che componevano l’intervento completo del prof, ed abbiamo dovuto fare una sintesi dei vari estratti. Se qualcuno fosse interessato all’intervista completa, può contattarci all’indirizzo redazioneSottoBanko@gmail.com. La redazione


Dove gli studenti sono individui e non numeri! Oggi come mai la scelta dell’Università sembra essere fondamentale per definire quali lavoratori del domandi vogliamo essere. In una società in cui solo la preparazione tecnica e la l’alta specializzazione garantiscono la chiave del successo in campo lavorativo (e ne abbiamo testimonianze concrete anche nelle recenti scelte governative del nostro paese), tale resta una scelta che non può assolutamente essere lasciata a un

ambarabacciccicoccò arbitrario e fugace, ma che dev’essere ponderata nei minimi dettagli. Si torna quindi, come ogni anno,a parlare di orientamento universitario. Questa volta è toccato all’ Università privata LUM Jean Monnet. A presentarci il piano di studi durante l’incontro mattutino svoltosi a scuola il…., il prof. Luigi De Mitri. Laureato LUM, il ricercatore De Mitri è sia fondatore e presidente dell'associazione studenti LUM, che responsabile del campus

universitario; cura inoltre le attività di orientamento in entrata e in uscita, nonché numerosi programmi della radio universitaria RadioLUM. <<La LUM è un’università giovane.>> ci dice De Mitri << Nata grazie al Sen. Giuseppe Degennaro nel 1995, nel 2000 essa ottiene il riconoscimento legale dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, costituendo due facoltà: Economia e Giurisp rudenza.>> Un’università giovane, quindi adatta a rapportarsi con i giovani. Oggi l’Università LUM Jean Monnet ha sede in Casamassima (BA). Con lo scopo di istituire un’università privata di alto livello anche nel mezzogiorno, essa si

presenta come distinta in due dipartimenti: quello di Scienze Giuridiche e quello di Economia e Management. I corsi offerti, variegati e specifici, mirano al raggiungimento dello sviluppo delle conoscenze e delle competenze più apprezzate dal mondo del lavoro. Corsi post-lauream, la Scuola di Management, la scuola di Specializzazione per le professioni legali, la possibilità di avvalersi di Dottorati di Ricerca ampliano ulteriormente il ventaglio di proposte formative della LUM. <<Forse il maggiore punto di forza delle nostre facoltà >> continua De Mitri << è proprio quello di presentare un numero ristretto di studenti: in un’università in cui il rapporto docente-studente è 1:10, si viene considerati "individui" e


non "numeri", e quindi trattati di conseguenza!>>. Ma non è solo l’ambito umano a rendere interessante l’università LUM. Sul piano formativo, infatti, la stessa offre una valida preparazione non solo in campo Economico e Giuridico, ma si preoccupa di potenziare i suoi studenti ed aprire agli iscritti orizzonti culturali sempre nuovi e variegati. <<È anche a questo scopo che la LUM organizza laboratori per l'acquisizione di competenze trasversali>>. Garantire competenze non solo a livello teorico, ma soprattutto sul piano pratico sembrano essere gli obiettivi che la LUM si pone. <<Dai corsi di public speaking, a quelli per imparare a gestire l'ansia. Ma l’attenzione è rivolta anche a corsi di giornalismo, nozioni basilari per saper scrivere un curriculum e consigli per affrontare concorsi nelle a m m i n i s t r a z i o n i

pubbliche…>>. Inoltre anche la possibilità di imparare (e migliorare) le lingue straniere è data tramite progetti e stage, tra i quali, per citarne uno, l’Erasmus. <<Sono previsti, a partire dal secondo anno, scambi con Università Europee che vanno da un minimo di tre mesi ad un massimo di dodici mesi ed esperienze lavorative in diverse località europee>>. Ovviamente, unica nota stonata – se tale possiamo definirla – per ciò che riguarda la LUM è proprio il fatto che sia un’università privata. La quota d’iscrizione ammonta a 3.750¤, da versare in 3 rate o in unica soluzione. <<Ma niente paura!>>, ci assicura De Mitri <<sono previste esenzioni parziali e totali (alias. borse di studio) per meriti scolastici, in proporzione al voto conseguito alla maturità, e

LUM FESTIVAL In occasione del LUM festival 2011, l’università di Casamassima, organizza tre concorsi aperti agli studenti dotati di creatività. Per la sezione “Racconto Pro cortometraggio” basterò inviare un racconto riguardante la propria città/paese/scuola all’indirizzo demitri@lum.it entro e non oltre il 30/03/2012: il racconto più bello diventerà un vero e proprio cortometraggio…in più per il primo posto ci sono ben 2000¤ in palio! Per la sezione “Flash Mob” basterà invece inviare un video (max durata 3 minuti) del proprio flash mob allo stesso indirizzo e-mail: anche qui in palio la vincita di 2000¤. Per gli appassionati della musica e i cantanti in erba, ecco la sezione “Canzone”; inviando una canzone inedita all’indirizzo già citato, si otterà l’inserimento della propria canzone nella programmazione giornaliera di RadioLUM. Anche qui, premio di 2000¤ per i vincitori. Per maggiori informazioni su modalità e scadenze dei concorsi, contattate la redazione di SottoBanko all’indirizzo redazioneSottoBanko@gmail.com.

per gli studenti portatori di handicap>>. E poi, sempre per quanto riguarda l’aspetto economico, la LUM offre l’opportunità ai proprio iscritti di usufruire, a prezzi convenzionali, di sistemazioni abitative presso le ville del complesso residenziale Campus LUM (Barialto), situato nei pressi dell’università, completo di un servizio guardiania h24, rete wirless, parcheggi riservati e bus navetta campus-università.<< E poi ancora tante altre iniziative e luoghi d’incontro sono pensati dalla LUM per i suoi studenti >> continua entusiasta il ricercatore <<Tanto per citarne qualcuna, la radio universitaria LUM, il Golf Club Barialto, la Libreria universitaria LUM, la Biblioteca Interfacoltà specializzata, il LUM festival e tanto altro…!>>. Chiara Pasquini (3^AB)


CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI:

LA CANTINA SPAGNOLA DI LATERZA I PEREZ NAVARRETE FEUDATARI E IL VICEREGNO SPAGNOLO 11 Novembre 2011. Le locandine pubblicizzanti l’evento culturale, riportano a grandi lettere “MEZZOGIORNO E VICEREGNO SPAGNOLO”. Questa la tematica della prima sessione del convegno organizzato sulla Cantina Spagnola di Laterza, dall’Università di Bari, dal Centro di Ricerche di Storia Religiosa in Puglia e promosso dall’Ambasciata di Spagna, dal Comune di Laterza, dalla Camera del Commercio di Taranto, dal GAL Luoghi del Mito e dalla Fondazione Banco di Napoli. Presidenti e Direttori del Convegno sono stati Raffaella Bongermino e Mimma Pasculli Ferrara. Dopo un’introduzione ai lavori da parte dei presidenti Raffaella Bongermino, storica di Laterza e Mimma Pasculli Ferrara, Presidente del Centro Ricerche Studi Religiosi a Bari e docente all’Università “Aldo Moro” di Bari, abbiamo assistito a due interventi di apertura: il primo di Salvatore Buonomo, Soprintendente dei Beni Architettonici e Paesaggistici della Puglia e il secondo di Augusto Ressa, Architetto Direttore Responsabile dell’Ufficio operativo di Taranto per la Soprintendenza BAP di Lecce , Brindisi e Taranto. I relatori di questa prima sessione sono stati : Elena Papagna docente di Storia Moderna all’Università di Bari, che ha relazionato circa la situazione storica di Laterza durante il Viceregno spagnolo: economia, società e istituzioni; Angelo Disanto, Presidente del Centro Ricerche di Storia e Arte “Nicola Zingarelli” di Cerignola,

che ha presentato una relazione riguardante la Battaglia di Cerignola (28 Aprile 1503): dominazione spagnola in Puglia; Alessandra Anselmi docente universitaria presso l’Università della Calabria che ha relazionato “sull’arte, la politica e la devozione nella Calabria del Viceregno spagnolo” e infine Mimma Pasculli Ferrara, docente presso l’Università di Bari ,che ha presentato una relazione sulle Città e le Residenze nobiliari delle famiglie spagnole nella Puglia del Viceregno: il caso di Laterza. L’intervento di Alessandra Anselmi. “Arte, politica e devozione nella Calabria del Viceregno spagnolo.” Dopo aver brevemente ringraziato per essere stata invitata e dopo essersi presentata, la professoressa Anselmi ha subito cercato, prima di cominciare a parlare di arte, di fare alcune precisazioni di carattere storiografico. Negli ultimi decenni infatti la storiografia ha indagato sulle forme quotidiane dell’esperienza religiosa nei diversi livelli della società (studi di Giuseppe Galascia, Adriano Prosperi e Ottavia Miccoli). Gli storiografi in Calabria hanno riscontrato un ritardo dello studio della regione e del periodo vicereale dovuto al fatto che, rispetto ad altre regioni d’Italia, le università sono state inaugurate solo agli inizi degli anni ’70. L’argomento della sua relazione, tratto da ricerche di alcuni suoi studenti e proprie, si divide in due nuclei :il primo inerente all’Immacolata e il secondo circa la


Vergine del Rosario. La professoressa Anselmi ha sviluppato in questa relazione, in modo particolare il secondo nucleo. Ci si concentra quindi, molto su temi di carattere mariano poiché in Puglia e in Calabria le devozioni mariane hanno una forte vitalità. Prima di parlare delle raffigurazioni della Madonna del Rosario in Calabria ha fatto un breve excursus: la devozione del Rosario sembra sia stata introdotta dall’ Islam tramite gli spagnoli e un ruolo molto importante per la diffusione l’hanno avuto i Domenicani e le confraternite. Per quanto riguarda le storia dell’arte l’Anselmi propone una carrellata di opere raffiguranti rappresentazioni mariane. La prima rappresentazione monumentale della Madonna del Rosario è il dipinto di Dürer “La festa del Rosario” del 1506 ed è il primo dipinto importante della Vergine. Un dipinto meno noto ma non per questo meno importante è del 1519 ed è conservato a Bolognola, rappresenta la Vergine circondata dai Misteri e costituirà un modello per le successive rappresentazioni. Un’altra opera di Lorenzo Loto del 1536 conservata a Cimboli anche molto importante e un dipinto fatto su un disegno di Giorgio Vasari attualmente sito in S. Maria Novella a Firenze importante perché viene ripresa la Madonna del Rosario circondata sempre dai Misteri che però si nota una commistione tra la Madonna del Rosario e la Madonna della Misericordia. Importante per la diffusione di questa Madonna e

per la conseguente iconografia della stessa è “La battaglia di Lepanto” un dipinto di Paolo Veronese. Famosa è la Madonna del Rosario di Caravaggio del 1607, opera che rompe tutti gli schemi precedenti sia per la composizione sia per altre caratteristiche. Insigne è anche il dipinto barocco di Van Dyck in cui viene meno la costruzione rinascimentale con i Misteri intorno alla Vergine. Ultimo dipinto è una Madonna del Rosario di Francesco Furini del 1634 conservato in Sicilia. A questo punto si passa all’analisi della storia della Calabria. Un aspetto importante della Calabria rispetto alla Spagna è il fatto che in Spagna c’è una commistione tra l’iconografia della Madonna del Rosario e l’iconografia dell’Immacolata Concezione. Un esempio di ciò è un incisione conservata nella Biblioteca Nazionale di Madrid in cui la Vergine posa sulla falce di luna con il tipico serpente simbolo dell’Immacolata e i Misteri intorno simbolo della Madonna del Rosario. Si arriva all’età moderna con un altro esempio di questa commistione che consiste in una statua della Vergine conservata in Spagna che si ritrova anche in Calabria. Infatti molte feste e tradizioni di questa regione somigliano a quelle della Spagna (una tradizione del ‘600 racconta l’uso in Calabria di fare un giuramento di fede all’Immacolata fino allo spargimento di sangue che deriva dalla Spagna) . Un dipinto

molto importante della seconda metà del ‘500 conservato a Cerignola con la classica iconografia con la Vergine al centro e i Misteri intorno. Un altro dipinto è una delle più pregevoli Madonne del Rosario conservata in Calabria a S. Lorenzo del Vallo ed è un’opera di derivazione fiamminga del fine ‘500 e i Misteri sullo sfondo sembrano rievocare la soluzione iconografica del dipinto di Lotto. Una pala di inizio ‘600 molto tradizionale anch’essa conservata in Calabria; sempre di inizio ‘600 un dipinto importante dal punto di vista stilistico si trova a Catanzaro è del 1610 di Teodoro d’Errico. La tesi della professoressa Alessandra Anselmi porta all’affermazione che, se si applicano solo i metodi della storia dell’arte cioè si vedono le opere calabresi dal punto di vista stilistico, si nota un certo ritardo di stile. Per questo la professoressa ritiene che bisogna tener conto del contesto storico culturale del tempo durante il quale i missionari che arrivavano in Calabria la definivano “le Indie di quaggiù”, poiché esisteva un livello di indottrinamento religioso arretrato. L’iconografia doveva essere semplice e leggibile per poter svolgere le funzioni di aiuto alla predicazione. Quindi il giudizio dello storico dell’arte deve tener presente la realtà del tempo che influisce inevitabilmente sulla scelta volutamente semplicistica dell’iconografia per poter essere letta facilmente da una società poco evoluta e acculturata. Marzia Giannico (2^ AB)


Quanto ti senti libero di esprimere la tua opinione senza che questo influisca sul giudizio dei tuoi professori? Questo mese abbiamo posto una domanda alquanto provocatoria agli studenti della nostra scuola. Volevamo vedere in quanti si sentono liberi di esprimere la propria opinione, senza la paura che quello che si dice possa mettere in cattiva luce lo studente e possa far si che la valutazione dell’insegnante sia influenzata proprio da quel commento non in sintonia con l’opinione del docente... Su 304 intervistati ecco i risultati:

10,4

il % si sente tanto libero di dire ciò che pensa;

18,32

il % non si sente per niente libero di dire la sua;

71,29

il % è influenzato dalla paura di essere giudicato male per le sue opinioni.

DAL PUNTO DI VISTA DEL PROF.:

<<Secondo me è un argomento ampio e molto soggettivo. Non credo che nei miei anni di servizio in questa scuola ci siano stati “trattamenti diversi” per studenti di un’altra religione e/o cultura. Sta comunque agli stessi studenti rimanere nei limiti della buona educazione perché i giovani di oggi si sentono autorizzati ad oltrepassarli.>> prof. G. Soglian

A cura di Linda Miccolis (4^E) e Melissa Petrera (4^A)


RICETTA ARABA:

COUS COUS Ingredienti per 4 persone: • 4-5 pezzi di carne d’agnello, • 300g di salsa, • 2 carote, • 4 patate,

• • • •

50g di ceci (facoltativo), sale, zafferano, paprika, pepe nero, 500g di cous cous(si trova nei supermercati a pacchetti).

Procedimento: 1) Riempire d’acqua una pentola abbastanza grande, inserire i pezzi di carne d’agnello e lasciar bollire.

2) Nel frattempo lavare, sbucciare e tagliare in pezzi più piccoli le patate e le carote che saranno aggiunte successivamente .

3) In un contenitore a parte mettere il cous cous con lo zafferano e un filo d’olio; dopo di che versare sul tutto un bicchiere d’acqua bollente e lasciar riposare.


4) Quando l’acqua giunge a ebollizione, aggiungere le carote, le patate, la salsa, 1/3 di bicchiere di olio, un cucchiaino di paprika, un pizzico di zafferano, un cucchiaino di sale, un pizzico di pepe nero e lasciare cuocere il tutto.

5) Ora su questa pentola metterne una più piccola forata alla base (tipo scolapasta) dove inserire il cous cous.

&6) Fissare le 2 pentole con una striscia di stoffa bagnata, in modo da non far fuoriuscire il vapore, necessario a cuocere bene il cous cous.

7) Quando saranno cotti sia il cous cous sia i pezzi di carne nella pentola, versare il cous cous in un contenitore diverso e aggiungere il sugo che è stato preparato nella pentola insieme alla carne e agli altri ingredienti.

Il piatto è pronto!

Angelica Belmonte (3^AB)


Musica

Pierluigi Casotti e Vanni Spinelli

I nostri consigli su album e canzoni per questo mese. Tema? Ovviamente la diversità!

Born This Way (2011) Scritto e parzialmente prodotto dalla cantautrice americana Lady Gaga, Born This Way è un agglomerato di tematiche attuali come la diversità, che è trattata in canzoni come Born This Way (da cui prende il nome l’album) e Hair. Lady Gaga nonostante i suoi modi eccessivi è stata in grado di imporre la sua immagine di artista a livello internazionale abbatte I muri della diversità

Anime salve (1996) Album di estrema maturità artistica (nonché ultimo) del cantautore Fabrizio De Andrè. Realizzato con la collaborazione di Ivano Fossati, Anime Salve rappresenta l’emblema italiano dell’elogio alla diversità messo in musica. Il disco infatti evidenzia i lati più turpi e scabrosi dell’emarginazione a svantaggio di popoli in minoranza da parte della società. Tuttavia De Andrè identifica i protagonisti delle sue canzoni come “salvi”, appunto, da un sistema fatto di omicidi, stupri e ingiustizie proprio grazie al loro essere emarginati, finendo così per schierarsi dalla parte di chi è considerato diverso.


canzone del mese his way


Film Film Film Film Film Film

Angolo cineforum

Il discorso del re Quando suo fratello Edoardo VIII abdica per poter sposare la divorziata americana Wallis Simpson, l’inadeguato e balbuziente “Bertie” si trova catapultato sul trono inglese come Giorgio VI. Sono anni cruciali, la Seconda Guerra Mondiale è alle porte e c’è bisogno di un re che sappia parlare in pubblico e guidare la nazione. Solo Lionel Rogue, un eccentrico dottore australiano interpretato da Geoffrey Rush, potrebbe insegnarli a parlare. Potrebbe… Riuscito tratto della corte dei Windsor e del dramma di un uomo che cerca di ritrovare la voce, il film di Tom Hooper ha vinto ben 4 Oscar, per miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale, e schiera un fenomenale Colin Firth all’interpretazione del re Giorgio VI, vincitore altresì di un Golden Globe, fra le 7 candidature del film a questo evento, per il migliore attore in un film drammatico nel 2011. E non solo: il film ha vinto il premio del pubblico al Toronto International Film Festival, ben 5 British Independent Film Awards 2010 su 8 nomination, un David di Donatello come miglior film dell’Unione Europea, e tanti altri riconoscimenti a livello internazionale. La diversità è di certo il tema principale di questa prima pellicola del progetto Cineforum, curato per quest’anno dalla classe 5D del Liceo Linguistico. In effetti si può ben notare come William, alias Giorgio VI,


ogni qualvolta che si trovava a dover parlare in pubblico, cominciava una spasmodica lotta con se stesso: la mascella si contraeva, i muscoli della gola si occludevano ed il volto arrossiva per lo sforzo di cavar fuori qualche parola, sforzo che produceva solo frasi smangiucchiate, che suscitavano gli sguardi di compassione dei presenti. Questo sovrano dall'aria malinconica è una figura estremamente complessa, contesa tra il desiderio di essere un uomo comune e l'orgogliosa rivendicazione della propria aristocratica diversità. Ed è proprio questa sua diversità, causata dalle sue continue ed inarrestabili balbuzie, che viene vissuta da Bertie come un autentico dramma, da cui deriva un perenne senso d'inadeguatezza e d'inferiorità: categorico uscirne fuori il più presto possibile. Riuscirà quindi Giorgio VI, anche tramite l’aiuto dell’amata consorte Elisabetta e dell’amico Geoffrey, a pronunciare il fatidico discorso alla nazione? Non ci resta che assistere al film dunque, in programmazione il … Novembre 2011 alle ore 15.00.

Petronilla Cassano (5^D)


Eventi

I nostri consigli

Tanti, nel mese di Dicembre, gli appuntamenti con il cinema, il teatro, e la musica.

Adriana Cristini (1^C) e Roberta Ludovico (1^C)


Giovanni Nigro (3^AB) e Donatella Scarcia (3^AB)

1 Un' interrogazione é come la morte: non sai mai quando arriva! 2 Alunno: Professoré non mi ricordo niente... Prof: Bene !! ...come ti chiami ?! 3 Che cosa é successo alle macchie solari?? Perché sono zone depresse? Si sono lasciate col fidanzato??!!! 4 Se non sai riconoscere la stella polare, come pensi di fare colpo sulla ragazza la notte di S. Lorenzo??!! 5 Di una configurazione elettronica: “Sembra l’elettrocardiogramma dì uno che ha avuto tre infarti !!

Gli alunni

Dalle perle di saggezza della prof. C.Pezzolla

1 E così gli assettò uno schiaffo… 2 Traduzione di Coma flava est: Flavia é in coma (trad. La chioma é bionda) 3 Versione di greco: I contadini sono formiche moleste (trad. Le formiche sono moleste x i contadini) 4 Versione di latino: Tentò di fuggire dalla paura delle catene (trad. Tentò dì fuggire dalla prigione) 5 Traduzione di Sua sponte: Sulle sponde. (trad. Di sua spontanea volontà)


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Al prossimo numero...


SottoBanko - Novembre 2011