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ULTIMO NUMERO

I MIGLIORI NANI DELLA NOSTRA VITA

L’AFFRESCO

POST

Quattro volte più grande del solito, con il doppio delle pagine: questo è ancora Ufficio Spettacoli

I luoghi, gli eventi e i protagonisti. Una mini-guida tra teatro, arti visive, musica e cinema a Messina

Artisti e addetti ai lavori sul ruolo dell’informazione nel circuito culturale

16 ANNI DI APPUNTAMENTI

I MESSAGGI DEGLI AMICI DI US

FREEPRESS

UFFICIO SPETTACOLI / ULTIMO NUMERO / UNA STORIA DA RACCONTARE

PERIODICO QUINDICINALE ANNO XVI N. 388 DEL 10 APRILE 2014 – REG. TRIB. ME N°3/99


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LELIO BONACCORSO

L’illustrazione è di:


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È GRANDE 4 VOLTE PIÙ DEL SOLITO, HA PIÙ DEL DOPPIO DELLE PAGINE E DENTRO NON TROVERETE SEGNALATI GIORNO DOPO GIORNO GLI EVENTI IN CITTÀ, MA QUESTO È ANCORA UFFICIO SPETTACOLI. È PER L’ULTIMA VOLTA UFFICIO SPETTACOLI, ALMENO SU CARTA. SE AVETE SMESSO DI STRABUZZARE GLI OCCHI POSSIAMO ADESSO OFFRIRVI QUALCHE RIGA PER SPIEGARE COSA SUCCEDE. QUESTO GIORNALE CHIUDE LA SARACINESCA, SI ACCINGE AD APRIRNE UNA NUOVA DI PACCA E CORRE L’OBBLIGO DI SALUTARE L’EPOCA TRASCORSA E CHI CI HA LETTO PER 16 ANNI CON UN FORMATO, UN’IMPAGINAZIONE E CONTENUTI ECCEZIONALI. L’ULTIMO NUMERO SU CARTA È UN PEZZO UNICO, DA COLLEZIONE, CON IL QUALE VI RACCONTIAMO UNA STORIA INIZIATA E PROSEGUITA GRAZIE ALLA PASSIONE DI UNA REDAZIONE E DI QUESTA CITTÀ. “UNA STORIA DA RACCONTARE”, DICIAMO AP-

PUNTO IN COPERTINA, TRA FIGURE DELL’IMMAGINARIO DELLA GENTE DI MARE: LA BARCHETTA, SEPPUR DI CARTA, IL MARINAIO, IL MESSAGGIO NELLA BOTTIGLIA. È STATA UNA LUNGA NAVIGAZIONE E A “NAVIGARE” SI CONTINUERÀ, NON SU CARTA MA, SEMPLICEMENTE, SU INTERNET. E SEDUTI AL TAVOLO CON UN MARINAIO CI SIAMO FATTI SUGGERIRE LE PAROLE GIUSTE PER ETICHETTARE QUESTE PAGINE. PARTIAMO DALL’EDITORIALE – “LA ROTTA” – CHE TROVATE QUI SOTTO, A CURA DI UNA DELLE FIRME STORICHE DI US, DARIO MORELLI, PER SCOPRIRE, NELLE PAGINE SUCCESSIVE, COSA È STATO E COSA NEI PROSSIMI MESI DIVENTERÀ UFFICIO SPETTACOLI. E COME POTRETE, ANCORA PIÙ DI PRIMA, FARLO VOSTRO. LA REDAZIONE DI US

I MIGLIORI NANI DELLA NOSTRA VITA La versione cartacea di US è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una sua fine

di Dario Morelli

Dimentico sempre date e ricorrenze, inclusi anniversari, feste comandate e compleanni. Anche quando riguardano me. Ma ricordo ancora il giorno in cui trovai il mio nome stampato per la prima volta su “Ufficio Spettacoli”. Era il quattro di gennaio del 2004. Era la firma del primo articolo di una rubrica nuova, intitolata “Blog”. Vorrei che si mettesse agli atti, per favore, che quel “blog” di carta nacque un anno prima del blog di Beppe Grillo, probabilmente nell’ombra che il futuro proiettava già sul presente. Oggi, dopo dieci anni, il presente (cioè il futuro di una volta) ci ha presi in disparte e ci ha fatto un discorsetto nella lingua universale dell’economia. Ci ha spiegato che il Novecento è finito, e che non è più tempo di stampare nomi e articoli su “blog” di carta. Ci ha detto che la vita va così, che quando iniziò l’era della radio finì quella del Théâtrophone e degli altri giornali telefonici. E che non c’è niente di male in questo, perché in fondo ci si evolve per vivere, e si vive per evolverci. È un discorso che, lì per lì, lascia un po’ perplessi. Anche perché, vi confesso, nella mia testa ho sempre parametrato “Ufficio Spettacoli” alla stampa popolare della prima metà del Novecento. Le rubriche spiritose, le vignette, le inchieste farlocche, i fumetti, i fotoromanzi, i cruciverba, l’“uomo dell’anno” del “Time” trasfigurato nella rubrica “Il nano del mese”; erano tutte idee derivate dall’editoria ultra-popolare, da “Grand Hotel” a “L’Intrepido”, dalla “Settimana enigmistica” a “Tiramolla”, passando per i magazine pulp americani degli anni Cinquanta. Spirito nostalgico? Non proprio, visto che in redazione il più vecchio aveva 35 anni. Forse il termine più esatto è “camp”, cioè “l’uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch” (cit. Wikipedia). Ma in ogni caso ho sempre creduto che tutto questo richiedesse necessariamente la carta, l’inchiostro, i caratteri di piombo, quell’armamentario da stamperia clandestina anti-franchista senza il quale, in fin dei conti, non c’è gusto. Ma a ben guardare, non è così. Basta considerare l’intera vicenda di “Ufficio Spettacoli” per capire che il suo spirito profondo non nasce con l’edizione cartacea e non morirà certo con lei. “Ufficio Spettacoli” – ci insegna la Storia – è come “Batman”: ha il DNA multimediale. Se “Batman” nasce come albo a fumetti nel 1939 e poi diventa striscia sui quotidiani, sceneggiato radiofonico, quindi telefilm, cartoon, poi film, videogame e chissà cos’altro in futuro, allo stesso modo “Ufficio Spettacoli” è nato come trasmissione radiofonica, prima di diventare giornale cartaceo, trasmissione TV, poi di nuovo radiofonica, quindi sito e app per smartphone. Entrambi gli eroi – cioè Batman e US – hanno mantenuto in ogni passaggio la propria anima. “Ufficio Spettacoli”, in particolare, è sempre rimasto una piccola grande pubblicazione popolare che parte dalla città e, dopo un giro per la città, arriva alla città. Quest’anima è più forte della carta e di qualsiasi set di caratteri tipografici.

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LA ROTTA

Riecheggiano a questo punto le parole di un grande “media mogul” italiano, Carlo De Benedetti, che sull’Huffington Post elogiava lo sviluppo elettronico dell’editoria alla luce del fatto che “basta viaggiare su un Frecciarossa o bere in caffè in una piazza romana con il WIFI per rendersi conto di quante persone leggono i giornali con l’iPad”. Potremmo rispondergli facilmente che il Frecciarossa non passa da Messina, e che sulle nostre piazze, al massimo, ci si può allacciare a scrocco al WIFI di qualche casa padronale. Ma questo sarebbe un alibi, un sottrarsi ancora una volta alla responsabilità del tempo, con la solita scusa che le infrastrutture, l’economia, il sistema-paese (o regione, o città, o quartiere) incatenano lo sviluppo della società dell’informazione alle paludi della questione meridionale di Sonnino e di Franchetti. La rete è rete, il digitale è digitale, e diventano sempre più irricevibili le imprecazioni contro il destino che ci ha fatti nascere a Camaro San Paolo piuttosto che nella Silicon Valley (o nel Kansas City, come diceva Alberto Sordi in “Un americano a Roma”). Oggi tutto il mondo occidentale è una grande Silicon Valley, tutto il globo terrestre è un’immensa Camaro San Paolo. “Ufficio Spettacoli” quindi fa il contrario di morire: approda a una nuova vita. Si libera del peso della corporeità fisico-cartacea e assurge esclusivamente alla dimensione informatica di cui è fatta, oggi, la maggior parte dei pensieri e dei concetti. Evolviamo, quindi, di pari passo con il resto del mondo, come sempre abbiamo tentato di fare, ignari dei gravami e dei legacci che ci trattenOggi tutto il gono a una realtà che, non vogliamo certo negarlo, spesso non ci piace mondo occidentale è e che abbiamo tante volte fustigato e persino modificato, un pochino, e forse in meglio. una grande Non è questo il tempo della nostalgia né dei rimpianti. “Ufficio SpettaSilicon Valley, coli” in cartaceo ha scritto la propria storia in maniera gloriosa e compiuta, come il telefono a disco della SIP, e quello che si lascia dietro, tutto il globo insieme alla pasta di cellulosa, è soltanto il pericolo di rimanere espulterrestre è una so dal flusso della comunicazione. Un rischio che nessuno qui vuole correre, meno che mai per mera nostalgia di un passato che è passato. immensa “Uffi cio Spettacoli” resterà vivo ancora per tanto tempo, del tutto diverCamaro San Paolo so e nuovo da com’è sempre stato, e quindi sempre uguale a sé stesso.

A destra, il primo pezzo scritto da Dario Morelli per US

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PAGINE

6-7: I migliori nani della nostra vita 12-13: L’intervista al fondatore - parla Luciano Fiorino 16-17: La storia di Ufficio Spettacoli - dalla carta al web 20-23: L’affresco - sedici anni di appuntamenti 27: I volti dell’area vendite - parla Marco Fiorino 31, 37, 45, 51: Le vele 32-33, 38-41, 46-49: La nostra storia - alla guida del tempo libero 54-55: La filiera - grafica, stampa e digitalizzazione di US 58-61: Post - i messaggi degli amici di US 65-66: I prossimi sedici anni PERIODICO QUINDICINALE ANNO XVI N. 388 DEL 10 APRILE 2014 – REG. TRIB. ME N°3/99

DAL 1999 AD OGGI HANNO SCRITTO SU US: Stefania Arinisi, Alessandra Basile, Gaetano Biondo, Andrea Brancato, Cettina Brancato, Massimo Bucolo, Giuseppe Caprì, Roberta Cardillo, Alessio Caspanello, Antonio Castorina, Valentina Crea, Barbara Cucinotta, Giuseppe D’Avella, Michela De Domenico, Elena Di Dio, Gabriele Fazio, Luciano Fiorino, Laura Giacobbe, Gianluca Giliberto, Giulia Giordano, Enrico Giorgio, Giorgio Grasso, Mauro Longo, Marco Lo Curzio, Nunzia Lo Presti, Alessandra Mammoliti, Palmira Mancuso, Maria Marchese, Milena Meo, Damiano Miceli, Marco Miroddi, Caterina Mittiga, Manuela Modica, Dario Morelli, Rosi Musotto, Giampiero Neri, Marco Olivieri, Marcantonio Pinnizzotto, Guglielmo Pispisa, Alessio Toscano Raffa, Salvatore Rizzo, Fabio Ruggiano, Daniele Rustica, Micaela Sciarrone, Cinzia Scordo. Matteo Soraci, Elena Toscano, Saverio Vasta.

DISTRIBUZIONE GRATUITA in 5.000 copie DIRETTORE RESPONSABILE Luciano Fiorino IT-MANAGER Fausto Miceli fausto@ufficiospettacoli.it RESPONSABILE COMMERCIALE Marco Fiorino commerciale@ufficiospettacoli.it LOGO Roky Bloisi PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE Sincromie.it ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA Daniele Morganti STAMPA Tipografia Samperi - Messina AMMINISTRAZIONE Pinuccia Femminò amministrazione@ufficiospettacoli.it SEDE Via Garibaldi, 318 - 98121 Messina Tel. 090.9437896 - Fax 090.9437897 WEB & MAIL www.ufficiospettacoli.it - www.ufficiospettacoli.mobi redazione@ufficiospettacoli.it DISTRIBUZIONE in proprio distribuzione@ufficiospettacoli.it EDITRICE ComunicAzione - Messina

UESSE 2014 - 9


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“Offrivo gratis spazi di promozione per gli eventi della città. E mi guardavano strano” Così iniziano sedici anni di storia

di Fabio Mazzeo

“D’estate, ero in vacanza con mia moglie vicino Patti. Per scegliere quale spettacolo scegliere o il locale dove andare con gli amici eravamo costretti a un lungo giro in auto per vedere sui muri i poster con la pubblicità dei concerti. Poi gli amici ci portavano i volantini che promuovevano i locali. Con loro creavamo una vera e propria agenda, nel tentativo di stabilire anche per i giorni successivi quale fosse il divertimento o l’evento culturale da non perdere. E’ così che 16 anni è nato Ufficio spettacoli. Come spesso capita, è nato da un’esigenza personale”. Luciano Fiorino racconta così l’idea che portò a Ufficio Spettacoli, 16 anni fa. Nata per essere un’agenda con gli appuntamenti per il fine settimana, ha finito col diventare una vera e propria guida. Oggi quei 390 fascicoletti, a guardarli tutti insieme, possono essere un piccolo trattato di sociologia, la macchina del tempo di una città che è cambiata, di generazioni che hanno fatto posto ad altre. Sono tutte contenute lì le abitudini mutate, la memoria di quello che è passato tra le sale cinematografiche, locali storici e luoghi già dimenticati, teatri e cinema chiusi e multisale aperte, concerti destinati a rimanere immagini indelebili.

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“Certo - dice Fiorino - Messina è cambiata, tanto. So che Ufficio Spettacoli ha cercato di aiutare, di realizzare in un campo preciso l’opportunità per tutti: di chi ha aiutato la rivista a uscire sempre più ricca di contenuti, ma anche quella di chi ha provato a risvegliare la voglia di vivere la città. Credo sia un buon risultato”. Sicuramente lo è. Un foglio, poi un book; e la nascita della multimedialità. Dopo 16 anni Ufficio Spettacoli chiude la versione cartacea. Non muore e diventa altro. E Fiorino, eterno ragazzo di eterni sentimenti il passaggio lo descrive così: “È vero, non muore, eppure sento di dovere elaborare un lutto. Perché se è vero che dobbiamo guardare avanti, è anche vero che con la fine della versione cartacea finisce una parte di me, della mia storia. Elaborerò e andrò avanti, con un immenso vuoto. Non è un figlio che non vedrò più, ma un figlio che è andato a studiare fuori”. In una città che brucia in fretta ogni iniziativa, resistere 16 anni va comunque alla voce miracolo. “Credo lo sia stato. Un miracolo costato tanto in termini di sacrifici, un’iniziativa che imprenditorialmente non ha portato profitti, ma ha aggregato e per me questo è un arricchimento fondamentale. Una costante resistenza fatta da chi ci ha scritto, da chi ci ha fornito notizie, dagli esercenti. Abbiamo cominciato in una stanzetta di casa e un telefono. Raccolta dati, notti in tipografia e poi io che vado in giro con lo scooter per distribuire il frutto di tanto lavoro e siamo arrivati alla rivoluzione del multimediale: giornale-radio-tv-web”.

E tra i collaboratori di 16 anni chi ricordi? “Tutti, nessuno escluso. E ognuno di loro ha portato un contributo imprescindibile. Poi ci sono quelli che hanno svolto un lavoro diverso. Manuela Modica, la prima ad affrontare la cosa con una professionalità straordinaria per i nostri mezzi. Lei ha trasformato il giornale, rendendolo migliore; Giuseppe D’Avella, capace di unire la storia e il futuro di Ufficio Spettacoli; Dario Morelli, che arrivò in redazione a 16 anni. Un fuoriclasse che lasciammo libero di esprimersi. Ogni tanto la faceva fuori dal vaso, ma scoprimmo un talento”. Però la Saletta Milani adesso è chiusa, il Teatro Vittorio Emanuele come fosse stato nuovamente bombardato. Cosa provi? “Profonda tristezza. Alla Milani sono riusciti a fare cultura con pochi soldi e tantissimi sforzi, ma abbandonati dalle istituzioni. Per la cittadinanza una perdita enorme. La condizione del Teatro Vittorio Emanuele è imbarazzante, soprattutto per la politica. Chi ha talento potrebbe ribaltare la situazione cercando la promozione di alternative possibili. Ma ci vuole un grande sforzo e una qualità troppo rara”.

Che città era per te la Messina di 16 anni fa? “Era una città con una condizione economica migliore, c’erano più soldi, ma anche un’offerta culturale più scarna, meno messinesi disponibili a scommettersi sull’arte. Oggi tanti ragazzi con le nuove tecnologie fanno cose di buon livello. Ufficio Spettacoli è stato forse d’aiuto in un processo virtuoso, ha contribuito nella scoperta di una città che cominciava ad avere voglia di aprire le proprie stanze anche di sera e ospitare fermenti culturali diversi”.

IL TIMONIERE

Mi raccontavi del paradosso della diffidenza: ti guardavano strano per questo offrire lo spazio di propaganda gratis per promuovere eventi. “All’inizio non ci capivano proprio. Io andavo nelle gallerie d’arte o nei cinema, vedevano la faccia di un ragazzo che gli diceva, gratis vi faccio questo. E giù un interrogatorio. Ma è stato un momento. Sono stati più quelli che ci hanno aiutato. Anche tu con Televip, ma soprattutto Egidio Bernava e Ninni Panzera mi hanno dato subito un grande sostegno. Ninni per me era un totem della cultura. Mi diede un grande aiuto, pratico ed emotivo. Stabilito un contatto autentico con lui, capii che tutto era possibile”. C’è un pezzo, un numero al quale sei particolarmente legato? “Quando le pagine di Ufficio Spettacoli ospitarono il primo fumetto, disegnato da Gioma (sceneggiatura di Dario Morelli), un romano che a puntate raccontò La Zona d’Ombra, la striscia di Capo Peloro qualora fosse stato realizzato il Ponte, con proiezioni culturali di grandissimo valore etico, la civiltà imbarbarita all’ombra del Ponte, ero totalmente soddisfatto, orgoglioso di quanto realizzato”. Cioè? “La passione. Passione e amore verso quello che ci circonda. Io credo che ci siano enormi potenzialità in questo territorio, proprio perché non c’è nulla. Se hai la capacità di metterti in rete con gli altri, puoi crescere, creare qualcosa di bello. Ma devi metterci passione e forza. Tanta”. E ora che la versione cartacea di Ufficio Spettacoli chiude cosa rimarrà? “Mi auguro resti Ufficio Spettacoli, legato al suo tempo. Vorrei che uscito dalla tasca nella sua forma cartacea, resti in tasca attraverso l’app sul telefonino. Sono i tempi che cambiano. Non resta che adeguarci”.

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2. Dal formato a ventaglio a questo numero da collezione. Passando per la “scoperta” del colore e gli inserti speciali, ecco le tappe della storia di Ufficio Spettacoli. Che non è sempre stato di carta GIÀ TRASMISSIONE RADIOFONICA su Radio Messina Uno Special e testata sul web, il 24 aprile del 1999 Ufficio Spettacoli approda in versione cartacea e distribuzione gratuita in un primo circuito di locali della città e contemporaneamente in due programmi in onda su TeleVip: “Scooter” e “Splash”. Tuttora è un programma radiofonico su RadioStreet Messina. US ha variato due volte formato, da quello a ventaglio su un unico foglio a quello attuale, 32 pagine di 15,5 x 10,5 cm. Nel corso degli anni ha rafforzato la presenza sul web ed è stata la prima testata cittadina con la versione mobile del sito. Dal ’99 ad oggi, US ha dunque cambiato pelle e sostanza ma quel che non è mai cambiato e che non cambierà mai è la caratteristica struttura ad agenda del giornale: dal 1999 ad oggi, ciascun giorno dell’anno (bisestili inclusi) s’è visto dedicare una pagina di US, senza alcuna eccezione.

il Nulla

1999

1) Il primo numero (foto 1) Da un’idea del fondatore Luciano Fiorino, il 26 marzo del 1999 viene stampato il primo numero di Ufficio Spettacoli, come tutti gli altri in carta riciclata al 100%. La didascalia sotto il logo dice: Guida al tempo libero per Messina e dintorni. 2) Cambio di formato

Il numero 18 del primo anno di pubblicazione - in distribuzione il 3 novembre 1999 - è il primo con le misure che caratterizzeranno US per il resto della sua storia: 10.5 centimetri alla base, 15.5 in altezza. Raddoppia il numero delle pagine, che passa a 32.

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2000

3) US compie 1 anno (foto 2) Il 16 marzo 2000, al Tortuga Pub, si festeggia il primo anno di vita di Ufficio Spettacoli. Al party, ad ingresso gratuito, suonano gli Oriente Sicula, si beve a metà prezzo, la sangria non si paga e c’è persino, per l’epoca, un Internet Free point. 4) Messina e provincia

“Da ora siamo lieti di esserci”. È il titolo dell’editoriale di Luciano Fiorino che annuncia l’avvio della distribuzione del giornale nella provincia jonica e tirrenica di Messina. È il 5 aprile 2002.

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2002

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5) Restyling del sito (foto 3) Ufficiospettacoli.it è tutto nuovo. La terza versione del sito lanciato nel 2000 è quella che durerà fino al 2006. Appuntamenti e articoli di approfondimento, oltre al classico “accade oggi”popolano l’home page. 6) Rigida e a colori

2004

2006

7) Capovolgi US (foto 4) Dal 5 marzo 2004, US è double-face. Su un lato la guida al tempo libero per Messina e provincia, sul retro City Pass, pensato come una guida per gli acquisti dei messinesi. La sezione “Bicchieri e Forchette”, in particolare, raccoglie tutti i suggerimenti per pranzo e cena.

Già altre volte le pagine di US si erano timidamente colorate, ma da 8) Benvenuta RadioStreet questo numero – il 19 del 2003 – c’è “L’attesa è finita, da oggi il segnaun nuovo punto di partenza: una le è in onda”. È la copertina del copertina rigida e tutta a colori 24 maggio 2004 ad annunciare che impreziosisce un numero di la nascita di RadioStreet, presentata come la radio di Ufficio pagine aumentato a 36. Spettacoli. Si ascolta dal sito di US, trasmette prevalentemente grandi classici, le voci sono di Luciano Fiorino, Enrico Giorgio e Manuela Modica.


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2008

2010

2011

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il Futuro

15) Una storia da raccontare

9) Tutti in Area

Comincia il campionato di serie A ed il 17 settembre 2004 esce il primo numero dell’inserto Area Giallorossa: otto pagine a colori che raccontano tutte le tappe del Messina, staccabili per essere raccolte in un unico documento-diario da conservare. Le firme sono di Matteo Soraci, Enrico Giorgio e Filippo Nottola. 10) Avventura editoriale (foto 5) In edicola e libreria Due Cunti, edito da ComunicAzione – Ufficio Spettacoli. Sono tre agili volumi a cura di Dario Morelli, che firma la raccolta di storie di fantasmi messinesi“Camionisti ubriachi contro il resto del mondo”, Enrico Giorgio, che ne “Il pallonaro” commenta due anni di serie A, e Michela De Domenico, con il suo fumetto “Il riposo delle fere”.

È il titolo dell’ultimo numero cartaceo di US. Esce il 4 aprile Con il lancio del sito in versione del 2014, in formato A4, 68 pamobile, curato da Fausto Mice- gine a colori. In copertina l’illuli, US si colloca nel solco delle strazione di Daniele Morganti, grandi pubblicazioni nazionali impaginazione a cura di Sincro(Repubblica, Il Corriere della mie. La stampa è della tipografia Sera, Il Sole 24 Ore, tra gli altri) Samperi. Nel giornale sono preche offrono lo stesso servizio. sentati i progetti per il futuro. Sul sito tutti gli eventi del giorno e i film in programmazione nel- 16) Il nuovo progetto le sale cinematografiche. È il 12 Sarà bello e sarà ovunque (nel marzo 2010. telefono, nel tablet, nell’orologio e forse anche in bagno). Ve lo presentiamo a pag. 65. 14) A colori (foto 8) Il 4 novembre 2011 è la data della prima, storica, uscita interamente a colori di Ufficio Spettacoli. “Colorarlo è un atto d’amore prima ancora che una scelta editoriale in cui tutti noi crediamo” scrive il direttore Fiorino nell’editoriale di presentazione. Il progetto grafico è curato dall’agenzia Sincromie. 13) In versione mobile

11) Novità online (foto 6) L’1 ottobre 2007 torna online “il miglior amico del tuo tempo libero”: il portale di US, curato da Roky Bloisi e Fausto Miceli. Ufficiospettacoli.it, oltre ad un nuova grafica, offre nuove sezioni e rubriche, feed rss, il forum e una grande novità: il giornale da scaricare in Pdf. 12) Cambio trucco (foto 7) US cambia format grafico nel numero in uscita il 12 aprile 2008. Il restyling nasce grazie a un team di eccezionali professionisti della nostra città: Valeria Trimboli cura il progetto grafico, Roky Bloisi firma copertina e logo, la Tipografia Samperi si occupa della stampa impeccabile.

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I PORTI

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DOVE C’È SERATA In principio era il Kenny. Viaggio notturno attraverso mode e costumi di una città. Dalla “serata unica” alle sperimentazioni dello “Zero”, al leggendario Otis Per scoprire che niente, qui, ha mai chiuso davvero C’ERA UNA VOLTA Taormina ma anche Milazzo. La vita notturna era una scelta tra lato tirrenico o jonico. Perché in città non c’era di Manuela Modica nulla. Fino alla maggiore età era perciò pura sofferenza, sollevata solo dai pullman organizzati per il pomeriggio giovane del Taitù (a chi piaceva…), qualcuno lo ricorderà. Altrimenti una sola pizzeria, un solo pub, una sola paninoteca. Pochissimo altro. E spesso vere e proprie meteore come il Kenny che nonostante il boom non fece in tempo, se la memoria mi sostiene, ad affrontare una seconda stagione. C’erano anche, più di qualcuno lo ricorderà, le ondate, posti che aprivano, spesso insignificanti, più spesso veri e propri “puttusi” che godevano della fortuna totalmente temporanea del ghiribizzo di qualcuno che faceva tendenza. Il mistero fu sempre: ma chi inizia ad andare in questi posti? Mai fu sciolto l’arcano che infiammava le speranze dei gestori che per un periodo avrebbero vissuto il boom della moda per poi finire d’improvviso nella rovina: o tutti o nessuno. Altrettanto incomprensibilmente, infatti, la moda passava e si emigrava altrove. E di questa eredità vive ancora la mondanità messinese per cui il locale, si, ma soprattutto gli organizzatori, i “pr” dettano legge. Il “pifferaio” di turno grida “c’è serata” e segue immediato l’attenti della messinesità più radicata. Messinesità sulla quale qualcuno, tra tutti Sergio Occhino, ma anche Maurizio Arnao e soci con Musica&Moda, c’ha costruito la sua fortuna (e come non ammirarli per questo?). Qualcuno ha però contestualmente tentato di abbattere lo schema e offrire un’alternativa a chi non amava la schiavitù della “serata unica” in riva allo Stretto. Tra tutti non si può non ricordare il Joe’s Garage e l’ormai leggendario Otis (inchino). Quest’ultimo con una formula originalissima: strumenti a disposizione di chiunque sentisse l’impulso di suonare. E talmente radicato nella nostra memoria collettiva che qualcuno (l’Underground) ha pensato di organizzare una “serata Otis” in cui hanno suonato alcuni gruppi e musicisti che all’epoca passavano di lì, come il nostro “Jesus” Paride Acacia. Ci fu anche il Panama e c’è ancora. Il primo forse a riuscire nella trasversalità sociale: due stanze, birra, A’sapercela e torello furono la formula del maggiore successo di un locale nella Storia di questa città. Erano tempi in cui la scelta era ancora risicatissima, quasi inesistente. Chiuse a dicembre del 2001. Poco prima questo giornale aveva iniziato una campagna pubblicitaria, una “Q” in quarta di copertina, poi altrove: nei mesi camminava all’interno di Us. Soltanto una “Q”. Nessun’altra spiegazione. Così che quando aprimmo l’esordio fu spesso “Cristo, finalmente ho capito cos’era quella Q”. Ma attenzione, non a caso ho usato la prima persona plurale. Quel locale era infatti il nostro, cioè di chi ha fondato questo giornale, di chi ci scriveva e altri. Nacque da una costola della “Zagara”, va detto (inchino a Marcello Puglisi e Claudio Saccà). Lì si iniziò a ballare rock anni ’80. Erano ormai lontani i tempi del Tout Va o delle Cupole, sostituiti in città da Flexus e Cliver. Sostituzione che comportò un crollo economico

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delle imprese “notturne” nella perla dello Jonio e a Milazzo. Messina aveva ormai le sue discoteche ma anche l’alternativa: i piano bar, la House furono messi finalmente da parte da una fetta di città che provò a scatenarsi in queste serate all’inizio un po’ caserecce poi sempre più alla moda. Il primo guizzo fu di Enzo Russo (nella foto di Paolo Galletta), che oltre a dare ossigeno alla città con Neu, iniziò a selezionare Rock al Cabana. Dopo di lui, in città, venne Stefano Barbagallo alla Zagara. Da lì passò al Q dove l’eredità fu raccolta da Davide Patania che portò in trionfo il rock degli ’80, ma non solo, dal Q allo 090 dando un impulso più che necessario a far girare la musica indipendente, sia dal vivo che su disco. Perfino la politica si appropriò delle serate, riconoscendone il valore culturale, e il saloncino della sede storica del Pci divenne il “Guernica”. Ma gli eventi più interessanti avvennero allo “Zero”, dove la musica fu poi accompagnata dalle sperimentazioni di Andrea Celi, ma anche di Sergio Minniti e Roberto Valentino (meglio conosciuto come Parola). Non si può scordare che i messinesi abituati a vivere le serate fuori più che come momento di sfogo e abbandono dell’incravattamento quotidiano, come una sfilata di pose ed espressioni alla Zoolander, furono scossi da quel gruppo. Il venerdì era “Hotel Toupet” e qualcuno ricorderà di essere stato accolto all’interno del locale, per l’esattezza sotto, da gente con mostruose maschere e in accappatoio. E non può non essere rammentato Andrea Celi che accoglieva all’esterno, su un piedistallo, gli avventori dello Zero offrendo loro patate al cartoccio, mentre di fronte proiettava un film western. Un modo per creare un cortocircuito alla tipica “serata unica” che si deve anche all’elasticità di chi allora gestiva il locale, ovvero Fabio Cardullo. Senza scordare della mostra di artisti inglesi ospitata in quei locali, perfino ripresa dalla Gazzetta, totalmente inventata da Celi. Cioè quegli artisti non esistevano, le creazioni erano sue, ma attribuite a personaggi di sua invenzione e proposte così alla Stampa (Celi oggi, a Milano, è direttore creativo e autore di eventi/show tra i più richiesti in Italia e all’estero). Lì iniziarono le serate “Retronouveau”, così le avevano intitolate. Per questo oggi esiste un locale con questo nome. Perché se il Panama chiude e riapre dopo 13 anni, scatenando un dejà vu collettivo mai sperimentato prima nella storia dell’umanità, a pensarci bene rileggendo le pagine di Us, che tutto hanno raccontato, si scopre che niente ha mai chiuso davvero. Che ogni chiusura ha dato vita a qualcos’altro. Che niente di ciò che si fa va mai perduto. Qualcun altro lo raccoglie. Il contagio è inevitabile. E lo si deve a chiunque nel suo piccolo, in un dato momento, ha deciso di osare. Perciò oggi, Davide Patania, Davide De Domenico (che era alla Zagara prima e poi anche socio nostro del Q), Nino Cucinotta e Christian Cannavò portano gruppi in città sconosciutissimi e bravissimi. Ma il contagio è avvenuto anche in chi come Ciccio Timbro e i suoi soci hanno dato vita all’Officina. E questo fa di una città una comunità. Il contagio delle idee e delle azioni. «Nulla si distrugge, tutto si trasforma» sosteneva Antoine Lavoisier. Anche Ufficio Spettacoli.


I LUOGHI, GLI EVENTI E I PROTAGONISTI DEGLI EVENTI. UNA MINI-GUIDA AGLI ULTIMI 16 ANNI DI TEMPO LIBERO IN CITTÀ. CON LA PIÙ CLASSICA DELLE SUDDIVISIONI: TEATRO, ARTI VISIVE, MUSICA E CINEMA

UN AFFRESCO. Né pretenzioso né esaustivo, soltanto la prova che US c’era e che, sfogliando l’archivio, è semplice ricostruire un piccolo trattato di storia cittadina, tra arte, cultura e tempo libero. Ed è un po’ come entrare nella macchina del tempo per ritrovare quel che c’era e non c’è più, per poi tornare all’oggi, a quel che resiste e a quanto di nuovo Messina offre. Tre pagine per riproporvi immagini indelebili e ci scusiamo con chi non è citato e avrebbe dovuto essere citato, in queste tre pagine. Ci scusiamo ricordando però che, in 16 anni di pubblicazioni, ci siete stati. Tutti, sempre.

di Nunzia Lo Presti

Visti in città, i ricordi di Marchetti “Memorabile”. È l’aggettivo che Maurizio Marchetti, il direttore artistico più longevo – in carica dal 2007 al 2013 – della storia del Vittorio Emanuele, utilizza per gli spettacoli più importanti visti a Messina negli ultimi 16 anni. “A partire da Spiro e Francesco. In città hanno visto tutto della compagnia Scimone-Sframeli, Nunzio è memorabile”. Appunto. Seguono i ricordi: “Il sorriso di Daphne, di Vittorio Franceschi, una delicata storia di eutanasia” a Messina nel 2007. “I miei occhi cambie-

LA MIA FREQUENTAZIONE con il teatro su US mette radici nel 2005. Molte cose sono cambiate da allora ma Ufficio Spettacoli, col suo formato efficace e poco pretenzioso, ha testimoniato con puntualità le direzioni artistiche di Massimo Piparo, di Maurizio Marchetti, di Tomasello alla Laudamo, le produzioni del Vittorio Emanuele e di tutti i teatranti più attivi che dell’aria peloritana hanno saputo fare un punto di forza e non solo un peso da trascinare: dalla consacrazione di Scimone e Sframeli e di Tino Caspanello, passando per Nutrimenti Terrestri di Ninni Bruschetta e Puglisi, per le regie firmate da Giampiero Cicciò. Fra gestioni più o meno oculate e stagioni che dopo una falsa partenza, poi cominciano davvero, o non iniziano affatto. E ancora l’estate di TaoArte, i giovani a Tindari e le rassegne del suo Teatro Antico, ForteTeatroFestival di Roberto Bonaventura, Pubblico Incanto Artheatre Festival a Pagliara, e ancora prima Don Chisciotte e Don Giovanni che ridanno vita agli spazi universitari grazie ai laboratori di Boncoddo. La scomparsa di Celeste Brancato, quella più recente di Massimo Mollica. Il teatro popolare all’Annibale, la fioritura dei laboratori degli ultimi anni, la palestra emozionale di Actorgym, i preziosi Magazzini del Sale, un profumo nel cemento di via del Santo. L’ondata degli ex allievi che creano nuove compagnie, impegnate e riconosciute, come Carullo-Minasi e il loro premio Scenario, la Daf di Angelo Campolo con il suo Otello premiato da AstiTeatro.

ranno, di Celeste Brancato, con la regia di Giampiero Cicciò e Federica De Cola sul palco. Ma di Giampiero devo ricordare anche la Giovanna D’Arco di Borgovecchio e Perthus”. Poi i capisaldi di Goldoni. “Su tutti L’arlecchino servitore di due padroni, di Strehler, del Piccolo di Milano. Uno spettacolo che tutto il mondo ha applaudito, a Messina nel 2008”. E Toni Servillo, nella Trilogia della villeggiatura. “E la messinscena mozzafiato di Shylock, Il mercante di Venezia in prova, con Moni Ovadia e Shael Shapiro”. Nel 2008 c’è Todo Modo, produzione del Vittorio, “una grande operazione” che a maggio chiude quella stagione. Ci sono i lavori sui testi di Fava, con Lavori in

corso e ancor prima L’istruttoria. C’è da spostarsi alla Laudamo, per un altro spettacolo, “memorabile”: Dissonorata di Saverio La Ruina – “bellissimi anche La Borto e Italianesi” – e per Il diario di Mariapia di Fausto Paravidino. “Indimenticabile”, ancora alla Laudamo, “4 5 6 di Mattia Torre”. Nei ricordi di Marchetti trovano posto ancora La cantata dei pastori di Peppe Barra, Le cirque invisible di Jean Baptiste Thierrée e Victoria Chaplin, Il Ferdinando di Ruccello, con Isa Danieli, Romolo il Grande di Friedrich Dürrenmatt, con Mariano Rigillo, le innovazione di John Buchan ne I trentanove scalini, ogni spettacolo dei palermitani Enzo Vetrano e Stefano Randisi, su tutte Pensaci

Giacomino, La visita, di Ettore Scola e Antonio Pietrangeli, con Duccio Camerini. Volare con Gennaro Cannavacciuolo e Anime nere, con Alfonso Santagata e Antonio Alveario. “Chiudo con Albertazzi e le Lezioni Americane di Italo Calvino. Però se parliamo di Albertazzi, va detto che il Vittorio ha prodotto Cercando Picasso, con la regia di Antonio Calenda. E se parliamo di Calenda c’è Ultimo giorno, di Dario Tomasello e L’Edipo Re con Franco Branciaroli...” Marchetti non si sarebbe fermato più. .

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20MILA EVENTI SOTTO IL MARE

I NOSTRI OCCHI DALLA PLATEA


I grandi Festival Nel 1999 all’ex Irrera a Mare con Noa, Lucio Dalla, Goran Bregovic a altri. Nel 2011 gli spettacoli teatrali al Monte di Pietà. Sono le “trasferte” messinesi di Taormina Arte, il festival che dal 1983 ha regalato respiro in-

UFFICIO SPETTACOLI Numero 21 del 2000

“Ridare vita ad cinema chiuso e regalare a Messina la sua prima multisala”. Ci pensa Gianni Parlagreco, che il 13 ottobre inaugura due nuove sale racchiuse

ternazionale all’estate siciliana. Con a fianco il Taormina Film Fest, le sue prime al Teatro Antico e la terrazza del Timeo ad ospitare i grandissimi del cinema mondiale. In città, a proposito di grandi manifestazioni, le 12 edizioni dell’Horcynus Festival a Capo Peloro, a cura della Fondazione Horcynus Orca, lungo un percor-

so di indagine sulle culture e le arti del Mediterraneo. Erfan Rashid per il cinema arabo, Franco Jannuzzi per quello internazionale, Martina Corgnati per l’arte contemporanea, Giacomo Farina per la musica e Massimo Barilla per il teatro i direttori artistici del festival che da due anni propone anche un’edizione invernale a Reggio Calabria.

in un unico plesso situato a Ganzirri: il Cinema Iris.

MOSTRE & PENNELLI NON È PIÙ TEMPO DI MOSTRE, IN CITTÀ. Messina non ha mai avuto una solida vocazione per le arti visive, eppure, fino a qualche anno fa, gli spazi espositivi non mancavano e gli eventi del settore su Ufficio Spettacoli riempivano colonne intere. Oggi non è più così. Qualche considerazione: lo spazio espositivo più interessante, la Galleria d’Arte della Provincia, fa orari d’ufficio e il weekend resta chiusa. Poi, dentro, che ci fa un quadro di Lucio Fontana relegato in un angolo? Ci sarebbe la GAMM (Galleria d’Arte Moderna Messina) del Palacultura, di cui tutti hanno notizia per il banner sulla facciata principale dell’edificio ma su cui non risultano atti ufficiali nei cassetti di questa e della precedente amministrazione. Il Museo, tra i tanti problemi (il nuovo plesso da inaugurare e poco più di 10.000 euro annui di incassi), ospita la mostra delle Icone Greche recuperate nelle macerie del 1908, il San Girolamo nello studio di Antonello, le Adorazioni dei Pastori di Caravaggio e Rubens. Cose belle, ma rare qui. Iniziative private in spazi pubblici alla Fiera: da ricordare le venti sculture e le opere grafiche di Salvador Dalì - era il 2009 - e nel 2011 i 75 lavori di Andy Wahrol. Sul versante delle gallerie private da ricordare l’attività portata avanti da Piero Serboli con “Fortuna Arte”, dallo stesso Serboli con Quartarone, Caprì, Militti, Valentini e Mazza ad “Orientale Sicula”, Gradiva Arte di Alessandro Lanza e la galleria “Il Gabbiano”. Chiudiamo su Blu, sul murales regalato da uno dei più grandi Street Artist del mondo al Teatro Pinelli Occupato: una ventina di metri, sulla facciata dell’ex Casa del Portuale, in via Alessio Valore. Un posto dimenticato da dio e dagli uomini - più dagli uomini però - e questo muro da percorrere da sinistra verso destra. Navi-città che pescano uomini. Vizi come esche, uomini che abboccano, reti che ne tirano su in quantità angoscianti. Poi la ribellione dei pescespada. Un capolavoro isolato nella città che dovrebbe offrire l’intero affaccio a mare – da Maregrosso a Capo Peloro – alla street art.

Quando c’era il GAI “Quando ha chiuso l’Ufficio Gai a Messina? Non ha mai chiuso, non c’è mai stato”. Almeno non ufficialmente perché, fatti alla mano, la sezione cittadina del Circuito per i Giovani Artisti Italiani, che opera in 36 Comuni italiani, in città ha lavorato, eccome. L’ultima attività ufficiale risale al 2010. Fu ForME, un workshop cinematografico. La prima è del 1998, in mezzo oltre un decennio di sostegno alla “creatività giovanile” dice la responsabile dell’ufficio che non c’era, Enrica Carnazza. Con iniziative come Gemine Muse, incursioni del GAI nei luoghi dell’arte contemporanea – me-

morabile l’edizione 2010, a Forte San Salvatore – o la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo (da Sarajevo e Atena nel 2001 e nel 2003 a Skopje 2009). È lungo l’elenco di artisti che hanno avuto il sostegno del GAI a Messina: Giuseppe La Spada, Giacomo Miracola, Rita Casdia, Cinzia Muscolino, Gianfranco Pulitano, I Coniugi in Silenzio, Daniela D’Andrea, Layla Orlando, Amelia Lamberto, Filippo Bonina, Filippo De Mariano, Viola Mondello, Alessandro Turchi, Michela De Domenico, Marco Lo Curzio, Tiziana Deodato, Lorenzo Cassarà e molti altri ancora. Una seconda generazione di giovani artisti è invece in attesa che il GAI ritorni ad operare in città. Ci si sta lavorando, ma il risultato è ancora lontano.

TUTTA LA MUSICA DI MESSINA

di Damiano Miceli

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NEL 1999 avevo 13 anni e soltanto qualche anno dopo iniziai ad andare ai primi concerti. Ricordo tra tutti: il Gimmi’s, una pizzeria a Galati dove suonavano un sacco di band, la Sinistra Giovanile, residui di Olimpia 47 e qualche festa dell’Unità mal organizzata. Lì i messinesi andavano ad ascoltare altri messinesi che suonavano, gente bravissima e gente negata, c’erano le comitive attorno alle band e c’era una flebile rete con altre realtà della provincia. Ricordo gli Addamanera, i Vinavill, i Privè, La Muga Lena, gli Isola, i Lost Dream, il primo cast del Jesus Christ Superstar di Massimo Romeo Piparo (la creme dei musicisti della scena anni ‘90 di Messina e dintorni) quindi un infinito elenco di persone e personaggi che suonavano in altri mille progetti. Quasi tutti poi li potevi incontrare all’Otis, un locale che ha fatto la storia e che si accinge a diventare leggenda. Ma era anche il periodo delle cover band che si alternavano tra repertorio misto e tribute band. Oltre questo, qualche iniziativa ti permetteva di ascoltare artisti di altre città d’Italia oppure, rassegne come quelle del Brass Group, ti davano la possibilità di ascoltare grandi jazzisti anche internazionali. Grazie ad internet la comunità della musica dal vivo si allarga e nascono i primi spazi web di condivisione e nuovi gruppi organizzativi che invitano band da tutta Italia. Quindi nella seconda metà degli anni ’00 arrivano nuove band come Skipturide (da cui poi nasceranno i Les Spritz), SansPapier, Doctor Com, Demo Mode, Oratio, il cantautorato di Toti Poeta, nascono Messina by Night, Imago Sound, il Circolo Aurora, la SG diventa Guernica, il Lido Legambiente (poi Horcynus Orca) programma i suoi primi eventi estivi ed infine il 5quarti, punto di riferimento per la scena musicale, dove si spaziava dal pop al metal estremo, un’oasi durata tre anni e che oggi si chiama Retronouveau. Lì ha trovato sede la direzione artistica di Davide Patania, ad oggi uno degli ultimi protagonisti del fenomeno live, con il Centro Multiculturale Officina che ospita nomi di richiamo del panorama nazionale e l’Underground ad offrire una programmazione quantomeno costante.


All’inizio, a metà degli anni Sessanta, a Messina, i cinema erano tanti, tantissimi. È verso la fine del decennio che la città perde, una ad una, le sale storiche. Quelle che, nate come teatri, erano diventate anche cinema. Perde il Savoia, tempio di avanspettacolo e prosa. Perde il Peloro, monumentale ed eclettico parente dell’ottocentesco Teatro Vittorio Emanuele, poco utilizzato come palcoscenico. Rinasce però l’Odeon che diventa il cinema più grande e moderno di Messina. Negli anni Settanta cade sotto i colpi delle ruspe un piccolo gioiello come il cinema Trinacria. Gli anni Ottanta sono quelli della crisi del cinema. L’Apollo è ormai sala pornografica, lo stesso è accaduto al piccolo Orfeo, divenuto Capitol, mentre le sale di seconda visione, come l’Olimpia e l’Aurora (quello che un tempo aveva il tetto apribile), diventano di prima. Chiude il cinema Metropol, con il suo soffitto a costoloni dell’architetto Indelicato. Chiude per poi riaprire alle soglie dei Novanta, il Lux. Il Savio, invece, cade nell’oblio e

per anni viene negato agli stessi studenti dei salesiani, mentre il piccolissimo Orione diventa paradossalmente una delle sale di punta. Gli anni ottanta terminano con la chiusura dell’Odeon. Il panorama degli anni Novanta è quasi sconfortante. Il numero delle sale è al minimo storico, quando l’Odeon sembra, per volere dei proprietari, dover diventare qualcosa d’altro. Ed è così che la città si ribella. Nasce un comitato che prende il nome dalla sala, guidato dal regista Francesco Calogero, e si organizzano serate di cinema nella strada che costeggia l’edificio, un piccolo festival all’aperto, nonostante fosse inverno. Con una raccolta firme che portò ad un compromesso: sotto le botteghe, sopra una sala. Che chiuderà a breve. A ruota, il cinema Apollo si rinnova, riapre e si smarca dal genere porno. Il Capitol ci prova pure, ma senza successo, mentre a Ganzirri iniziano i lavori per una grande multisala al posto del vecchio e abbandonato cinema Iris. La città respira e i cinema, all’inizio del 2000 (anno della scomparsa dell’Orione), sono quasi raddoppiati. A complicare tutto, però, arriva l’inadeguatezza alle norme di sicurezza, che costano

la “vita” al Lux. La commissione prefettizia di controllo colpisce tutti e i gestori sono costretti a mettere mano al portafoglio. Chi può. A “perire”, oltre al Lux, che riapre nel 2007, c’è l’Aurora. A gennaio del 2008 chiude infine l’Olimpia. Tra le scomparse degli ultimi anni, la più dolorosa è forse quella della Saletta Milani, divenuta ristorante. Il piccolo cinema, che ospitava programmazione di altissima qualità è perita nell’indifferenza delle amministrazioni comunali. Che lasciarono morire anche il Messina Film Festival, legato a doppio vincolo al Milani e organizzato da Ninni Panzera e Francesco Calogero.

I CINEASTI IL PRIMO è stato Febo Mari, attore, regista e sceneggiatore, vero e proprio “divo” dell’epoca del muto; poi vi sono stati attori importanti, come l’indimenticabile Adolfo Celi, il bravissimo “caratterista” Tano Cimarosa (anche regista), Massimo Mollica (attore teatrale, attivo anche nel cinema e in televisione), ed anche Anna Kanakis e Lorenzo Crespi (che, però, ha “rinnegato” più volte la sua città); i produttori Turi Vasile (anche regista e sceneggiatore) e Fortunato Misiano; i registi Enrico Fulchignoni e Mario Landi, ecc. Ma, se vogliamo restringere lo sguardo sui “messinesi” più attivi nel mondo del cinema dal 1999 ad oggi, allora occorre ricordare lo scenografo Marco Dentici e registi come Francesco Calogero (il cui ultimo film è in fase di post-produzione), Christian Bisceglia, Vincenzo Tripodo, Massimo Coglitore, Salvatore Arimatea, Nico Zancle (anche attore), Fabio Schifilliti e Nicola Calì. Tra gli attori, oltre a Maria Grazia Cucinotta (che ha iniziato nel 1994 ai tempi de Il Postino e che poi si è dedicata soprattutto alla produzione), i primi nomi che vengono in mente sono quelli dei ben noti Nino Frassica e di Ninni Bruschetta (entrambi molto presenti sia nel cinema vero e proprio che nelle fiction televisive), Maurizio Marchetti (attore teatrale, anche lui con varie partecipazioni a film e fiction), Federica De Cola, Maurizio Puglisi, Antonio Alveario, Angelo Campolo, Giuseppe Sulfaro, Franco Toldonato (recentemente scomparso), ed altri ancora, che non possiamo qui ricordare, ma che, con il loro lavoro e la loro attività professionale, contribuiscono a tenere alto il nome di Messina, nell’ambito del mondo del cinema e di tutto ciò che esso rappresenta nella nostra società, non a caso definita “dell’immagine”. Nino Genovese

Machine Works Interventi urbani Siamo nati sotto l’inceneritore. Quello nella falce. All’inizio eravamo solo amici. Neanche tutti messinesi. Ma questa città ci piaceva. E molto. Ci piacevano i luoghi potenti e abbandonati. Quelli dove il silenzio è una bomba. E non ci piacevano le riunioni. Quelle politiche intendo. Credevamo che portare l’arte in quei posti fosse un atto politico sufficiente. La festa era la nostra arma. Candele e potenza elettronica. La festa è una roba antropologica e coinvolge tutti. Abbiamo cominciato sulla Scalinata Santa Barbara. Un’isola abbandonata nel centro cittadino che bastava davvero poco per animarla. Lo abbiamo fatto per sette anni consecutivi. Ogni estate. E Gérard Foucaux era con noi. E i Naviganti pure. Non posso nominarli tutti ma su quelle scale sono passati proprio in tanti. Poi siamo andati dal Cav. Cammarata. A Maregros-

sfigati di Claudio Batta, le vicende grottesche narrate da Rocco Barbaro e la Tatiana di Gabriele Cirilli.

so. E siamo arrivati tardi. Le ruspe avevano buttato quasi tutto. Ma quel quasi era abbastanza. Poi è toccato al Tirone. Infine il pilone. Il tempo passava sulle nostre vite e le nostre relazioni. Ma eravamo ancora vivi. O quasi. Quasivivi direi. Non eravamo più soli. C’erano altri gruppi. E altre persone. L’arte come agopuntura territoriale ormai girava in città come una radiazione. Credo che una goccia dei Pinellini, con l’occupazione\liberazione del Teatro in fiera con tutto quello che è seguito sia nata lì. Sotto l’inceneritore intendo. Poi ci sono state altre cose, forse più importanti per noi ma meno per la città. Video, spettacoli teatrali, performance, istallazioni, aperitivi elettronici, capannoni semiabbandonati e troppa burocrazia. Ora posso dire che abbiamo sperimentato l’elettrizzante euforia dello stare insieme e la sua enorme difficoltà. Credo che solo i luoghi possano salvare le relazioni. Forse è la metafora di tutta la città. Soprattutto in questi tempi. I migliori che io ricordi….

l’inceneritore della memoria (6-7 gennaio 2007)

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REWIND

Febbraio – Marzo: al cinema Apollo c’è Comique, rassegna di cabaret. Oltre a Ficarra e Picone, sul palco gli sketch di Ale e Franz, la galleria di personaggi

20MILA EVENTI SOTTO IL MARE

Cinema, i tempi che furono

UFFICIO SPETTACOLI Numero 3 del 2001


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5-6-7 luglio: l’Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo in un’inedita messinscena teatrale sulla spiaggia di Capo Peloro: Terribilio di Mare il titolo dello spettacolo

dell’associazione Mana Chuma in collaborazione con il Parco Horcynus Orca.

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UFFICIO SPETTACOLI Numero 13 del 2001

di Marco Fiorino

Bastasi di porto... Come da manuale del bravo editore, al termine di un ciclo si redige un report che esprime il valore della testata. Noi stravolgiamo il protocollo e tracciamo una linea immaginaria per dividere i buoni dai meno buoni. Gli inserzionisti che hanno arricchito US con correttezza e partecipazione sono i buoni: in una classifica, si farebbe fatica a stilare le posizioni. Ma, purtroppo, vi sono anche coloro che, a causa degli accordi non rispettati, ci hanno costretto ad azioni legali per il recupero dei crediti: solleciti, decreti ingiuntivi e pignoramenti. In diversi casi la buona fede, dogma fondamentale in un rapporto commerciale, è diventata un optional. I crediti vantati sono pari al costo chiavi in mano di oltre un anno di pubblicazioni di US... Un abbraccio a chi ci vuole bene e una carezza a chi ce ne vuole meno.

Sapete cosa succede quando si diventa genitori? Il tempo dei ricordi viene scandito dall’età dei propri figli. Quante volte vi capita di ascoltare degli aneddoti con riferimenti all’età dei figli per ricordarne date e luoghi? Ecco questo è un po’ quello che accade con Ufficio Spettacoli, che ha scandito il tempo della vita di chi l’ha visto crescere ed ha avuto il piacere di farne parte, con la sensazione tangibile che tutto ciò sapesse di buono. Ed è proprio così, non ricordo di aver mai gustato sensazioni più belle di aggregazione, condividendo emozioni e palpitazioni per le pubblicazioni quindicinali di US, con quell’effetto adrenalinico che solo una redazione può dare, anche se piccola, era tutto lì, in quelli della via Grattoni. E proprio da lì iniziano altre partecipative avventure, con nuove amicizie e nuove idee, proprio lì Un abbraccio ed furono gettate le fondamenta di progetti editoriali, ma soprattutto un augurio a tutti di amicizia e di lavoro insieme, come ad esempio quella di Pinuccia pilastro della redazione, senza la quale ci sentiremmo perduti nelle gli inserzionisti, attività amministrative e di segreteria, direi la nostra mamma chiocsponsor e sostenitori cia, come ad esempio quella di Carmelo, stacanovista e veterano di fissato con la moda e le belle donne, oppure Andrea con in menmorali e materiali US, te solo una cosa, il fischietto, da grande avrebbe voluto fare il vigile urbano, e c’è riuscito! US porta bene... e per ultimo, ma non per questo meno importante, Salvatore gendarme del piccolo battaglione di Ufficio Spettacoli e Radiostreet, ultimo in area commerciale e docente all’università del Senso Pratico (altri amici li troverete in queste pagine). Un abbraccio ed un augurio a tutti gli inserzionisti, sponsor e sostenitori morali e materiali. Un caloroso grazie soprattutto ad Aldo degli Antenati Pub, che su 388 pubblicazioni lui è stato presente 388 volte. il “piccolo” di casa ComunicAzione saluta il suo amato pubblico e vi attende con novità che solo US può regalarvi, Ad maiora!

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IL VENTO IN POPPA

Marco e con lui Carmelo, Andrea e Salvatore. Pinuccia dietro la scrivania. L’ufficio amministrativo e quello commerciale salutano il pubblico. Con un grazie speciale ad Aldo e una bacchettata a chi…


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Barbara Cucinotta, in “Ufficio Cinema”, racconta l’esordio de Il Signore degli Anelli. L’attesa è alle stelle per “La Compagnia dell’Anello”, primo

episodio della trilogia realizzata in 14 mesi di lavoro in Nuova Zelanda.

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UFFICIO SPETTACOLI Numero 2 del 2002

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LE VELE

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1. Il cerchio si chiude n. 15, 22 ottobre 1999

2. Messina Live Fest n. 9, 5 maggio 2000

3. Debutto a Taormina Arte n. 13, 29 giugno 2001

4. In mano. O in tasca n. 4, 29 novembre 2002

In copertina l’annuncio dell’apertura del sito www.ufficiospettacoli.it Con internet che si aggiunge a carta stampata, trasmissione radiofonica su Radio Messina I Special e televisiva su TeleVIP, “il cerchio si chiude”.

Una “fiera” del rock italiano in “Fiera” a Messina. I Bluvertigo non erano mai stati in città. I Litfiba, orfani di Piero Pelù, propongono per la prima volta al pubblico siciliano il cantante Gianluigi Cavallo.

Salvatore Giuliano, il musical del messinese Dino Scuderi ispirato alle vicende del bandito siciliano, va in scena per la prima assoluta a Taormina e subito dopo al Vittorio Emanuele. Giampiero Ingrassia è Giuliano, Tosca interpreta Mariannina.

In copertina uno degli storici slogan della testata: “Tutto il tempo libero in una mano”. Il riferimento è al formato di US. Dal 2000 la misura esatta del giornale è 15.5 x 10.5 cm, calibrata sulla tasca posteriore di un paio di pantaloni.


UFFICIO SPETTACOLI Numero 6 del 2003

Scrive Laura Giacobbe: “Continuano le repliche (21-22-23 marzo) de La febbre del sabato sera, del regista Massimo Romeo Piparo, lo spet-

tacolo che per successo di pubblico ha contribuito a fare grande questa stagione del teatro italiano”.

FOTO SOPRA

GLI ESORDI di Palmira Mancuso

MESSINA, Via Grattoni, 1999: tre ventenni con una grande passione per la radio, molte idee, e naturalmente pochi soldi. Nell’ anno di nascita di Ufficio Spettacoli, la città non era poi così diversa da oggi: un solo giornale, le radio storiche (Messina Uno Special e Antenna dello Stretto) in crisi, la tv locale che aveva in Televip con Fabio Mazzeo l’unico avamposto per contrastare la storica RTP. Io, Andrea Brancato e Luciano Fiorino eravamo in piena vitalità creativa: il successo in tv di due format come Scooter e Splash (su Televip) e la passata esperienza nelle radio ci hanno dato la forza di immaginare qualcosa di nuovo per la comunicazione cittadina. Uno strumento per rispondere alla classica domanda “che si fa stasera”, che a quei tempi non si poteva digitare su google. Ci piaceva spesso andare a Catania: quella città che Enzo Bianco

nella sua prima sindacatura aveva fatto rinascere, e che a passeggiarci tra le strade chiuse del centro, nelle notti di musica e locali sempre aperti, ci faceva sentire vivi e orgogliosi di essere siciliani. A Messina il “centro storico” non esisteva ancora. Da via Cardines a Piazza Lepanto erano garagisti e officine ad occupare molti di quei locali, che adesso ci sembra siano sempre stati li. Ed una delle cose che ci piaceva “afferrare” era LAPIS, un pieghevole in bianco e nero che sembrava un manifesto: la testimonianza inequivocabile che i nostri coetanei etnei sapevano come divertirsi, socializzare, promuovere musica e cultura. Ecco la chiave. Avremmo realizzato qualcosa di simile. Avremmo messo “nero su bianco” tutti gli appuntamenti che anche Messina poteva offrire. Fu così che cominciarono interminabili riunioni, nella casa di Via Grattoni, prima sede operativa. Da un lato i “creativi”, dall’altro Milena Meo a mettere ordine e a dare un impulso concreto al progetto, con la costituzione di una cooperativa. La chiamammo ComunicAzione, e il perché era già scritto nel nome. Un piccolo nucleo di 5 persone, ricordando anche Cettina Brancato, la sorella di Andrea, che purtroppo ci avrebbe lasciato improvvisamente qualche anno dopo. Un piccolo gruppo per una grande mole di lavoro. Fax e telefono erano i nostri alleati, tempo e denaro i nostri nemici. Ma il primo numero uscì come previsto.

E fu una grande soddisfazione. Ufficio Spettacoli divenne non solo un quindicinale gratuito, ma anche un programma radiofonico e una rubrica tv. La multimedialità era già realtà per noi. Il primo freepress dedicato agli appuntamenti in città fece molto scalpore. Ad abituarsi all’idea di “programmare” in anticipo l’agenda non dovevano essere solo i nostri lettori, ma soprattutto gli enti, i cinema, le associazioni. Ma i tempi erano maturi. Chi non era ancora maturo, probabilmente, eravamo noi. Perché il sodalizio durò poco più di due anni. Nuove opportunità e ambizioni diverse segnarono la fine di un percorso insieme, certi che le cose buone sarebbero sopravvissute. Così è stato. L’Ufficio Spettacoli che salutiamo si sta solo trasformando. Fedele all’idea originale di essere specchio di contemporaneità, non poteva che lasciare la sua veste cartacea e spostarsi su internet, sfruttando le nuove opportunità che il web offre. Porta con sé la traccia di una identità collettiva, creata da tutti quelli che vi hanno scritto, che hanno contribuito con il loro impegno e la loro personalità. E basta vedere tutte insieme quelle copie che odorano ancora di inchiostro e polvere, per capire il valore del progetto: un archivio di parole, protagonisti, e umanità che è parte della storia del costume di questa città.

FOTO A SINISTRA Tutti i numeri del 2009

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L’ ingresso della storica redazione in Via Grattoni

FOTO SOPRA Gli auguri, con dedica e autografo, di Litfiba, Teo Mammucari, Bluvertigo, Elio e le storie tese, Stefania Rocca, Elisa, Gerardina Trovato, Modena City Ramblers e Delta V per il secondo compleanno di Ufficio Spettacoli


MESSINA, INIZIO MILLENNIO di Marco Olivieri

HO DIRETTO dal 2000 al 2002 “Ufficio Spettacoli”. Era un periodo particolare, per Messina, sul piano culturale e sociale. Sembrava che qualcosa potesse cambiare, nell’ambito della progettazione culturale, tra la novità dell’Horcynus Orca e le consuete, valide iniziative teatrali, musicali e cinematografiche (quest’ultime grazie alla saletta Milani e al Cineforum Don Orione). Si assisteva ai successi di molti artisti messinesi, da Ninni Bruschetta a Massimo Romeo Piparo, e la grande depressione della fine degli anni Duemila non era ancora iniziata. Inoltre, la vita notturna messinese, negli anni Novanta, per i ventenni di allora, era sicuramente animata e un prodotto come “Ufficio Spettacoli” ben rispecchiava un mondo giovanile attento ai nuovi fermenti e alle novità artistiche e culturali. Da pochi anni, intanto, due artisti messinesi come Spiro Scimone e Francesco Sframeli si erano imposti sulla scena nazionale grazie al sorprendente “Nunzio” (era il 1994), in dialetto messinese, e poi con le pièce “Bar” e “La festa”. I due

esordirono anche sul grande schermo come registi, con il film “Due amici”, premio opera prima al festival di Venezia del 2002. Tutto cominciò da “Nunzio”, una rivelazione che riscuote tuttora (come ogni spettacolo della compagnia Scimone-Sframeli) consensi in tutto il mondo. “La scoperta più bella è che il dialetto messinese non costituiva un ostacolo”, ricorda Scimone, grande attore e drammaturgo. Di conseguenza, negli anni Duemila, si aveva ancora l’illusione, dato il livello degli artisti messinesi - da Francesco Calogero a Giovanni Renzo, Dino Scuderi, Melo e Pippo Mafali, solo per fare alcuni esempi – che Messina non fosse fuori dai circuiti europei. Tuttavia, non avendo investito sulla programmazione nelle politiche europee e in progetti di alto respiro, a causa di una politica asfittica, nonostante i tantissimi talenti letterari, teatrali e musicali (da Angelo Campolo e Guglielmo Pispisa all’Orchestra del Vittorio Emanuele), Messina affonda e sono poche le luci positive in un contesto regionale davvero deludente. In ogni caso, anche se il teatro è chiuso, Dio è morto e noi sembriamo cedere allo sconforto, il compito di chi ha una sensibilità artistica è quello di affrontare la sfida dal punto di vista creativo. Così, nel segno di un auspicato rilancio culturale, auguro a “Ufficio Spettacoli” di rinascere, più solido e creativo di prima.

stosità”. Così scrive Manuela Modica nel suo Puntoit.

FOTO SOPRA Illustrazione di Valeria Trimboli per una copertina del 2001

FOTO SOPRA La pagina intera, di agosto 2001, è dedicata al sito internet di US

FOTO SOPRA

Spiro Scimone e Francesco Sframeli in Nunzio

REWIND

Decade Buzzanca. “C’è chi si appella, chi fa l’appello, chi va in appello e c’è chi incassa in Cassazione. C’è chi cade con ilarità e chi decade con fe-

In copertina Incontri Mediterranei, iniziativa della Fondazione Horcynus Orca

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DIARI DI BORDO

UFFICIO SPETTACOLI Numero 25 del 2003


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Numero 15 del 2004

Vinicio Capossela in piazza, il teatro al Monte di Pietà, la rassegna jazz del Brass Group, Bruno Lauzi e Nicola Arigliano. Per i più giovani Max Pezzali, Nek

e Patty Pravo, oltre ai grandi nomi del cabaret italiano. È l’estate messinese presentata da Laura Giacobbe.

REWIND

UFFICIO SPETTACOLI

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LE VELE

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5. Ciao Giorgio n. 1, 10 gennaio 2003

6. A come Amor proprio n. 12, 11 giugno 2004

7. Concorso letterario n. 21, 14 ottobre 2005

8. Storia di un messinese n. 7, 13 aprile 2006

Il giornale apre con il saluto a Giorgio Gaber, scomparso il primo gennaio. La scelta è proporre il testo di Qualcuno era comunista, uno dei pezzi con cui, ad inizio anni ’90, Gaber torna a cantare in teatro con lo spettacolo “Il Teatro Canzone”.

La grande festa per la serie A raccontata all’interno ed un titolo, in prima, su un campo di papaveri giallo e rosso. Una promozione, si sa, non basta a cambiare Messina. In città, però, è il momento dell’orgoglio.

Per Natale il concorso letterario di US, per racconti inediti liberamente natalizi e obbligatoriamente messinesi. Vittoria ex-aequo e pubblicazione su US per Francesca Bonici (“L’ultima consegna”) e Giorgio Donato (“Cambiar nome”)

Copertina per l’attore e regista messinese Adolfo Celi. Celebri, tra gli altri, i suoi ruoli in Amici Miei e Agente 007 – Thunderball Operazione Tuono. All’interno parla il figlio Leonardo, ispiratore delle celebrazioni per il padre in partenza il 22 aprile.

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UFFICIO SPETTACOLI Numero 22 del 2004

Laura Giacobbe intervista Walter Manfrè, il nuovo direttore artistico per la prosa del Vittorio Emanuele. “La sua nomina rappresenta un atto

SPAZIO 2014

“QUESTA è la nostra ultima trasmissione alla gente del pianeta terra”. Inizio con una citazione. Dovevo farlo per forza. È successo che proprio in questi giorni in cui mi si chiedeva di scrivere l’ultimo pezzo, nel grande universo di internet qualcuno ha postato un video ed io ero lì pronta a cliccare. Si tratta dell’ultima puntata di Spazio 1999. Una serie televisiva di fantascienza di produzione italo-britannica degli anni settanta. Qualcuno sono sicura la ricorderà. Inevitabilmente, e lo capirete leggendomi (e leggendo l’ultimo messaggio dalla base lunare Alfa), non poteva non sembrarmi un’incredibile coincidenza. Così, non potevo non utilizzarla, in questo “spazio” e in questo “tempo”. Prima di usare quell’ultima puntata a mio (e vostro) uso e consumo, alcune premesse vanno fatte. Questo è l’ultimo numero cartaceo di Us, come già le pagine precedenti vi hanno spiegato. Io sono qui, in questa pagina a salutarvi in formato cartaceo e ricordare la mia parte di storia, quella in cui a condurre la “base lunare Alfa” ero io. È successo dal 2003 al 2006. Sebbene io sia apparsa successivamente sulle pagine di questo giornale, spesso intervistando la Losaccio. Già nel 2006 scrissi un ultimo pezzo, era in effetti l’ultimo della mia rubrica “puntoit”. E ora nel raccontare userò parti dell’ultimo messaggio di quell’ultima puntata di quel telefilm, così coincidente con quello che tutti noi vogliamo dirvi adesso. E cioè che “…per noi è stato tempo di pericoli scampati, di conoscenze rivelate, di misteriosi incontri e percezioni alterate - e qui verrà a noi tutti in mente il poster dei Simpson affisso in redazione: Can’t get enough of that wonderful Duff ” -, nella crescente convinzione che vi sia un fine più alto in quello di cui siamo stati testimoni (…). Ma questo è il passato poiché ora ci attende una sfida ancora più difficile: da tempo ormai i nostri sistemi di sostentamento danno segni di un deterioramento serio, il blocco totale non è imminente ma inevitabile… All’unanimità è stata presa la dolorosa decisione di abbandonare Alfa, è stata una decisione molto sofferta. Mentre parlo l’operazione exodus ha finalmente avuto inizio, il comandante Koenig e gli altri hanno iniziato le procedure di insediamento sul nostro nuovo mondo: terra Alfa”. Il comandante Koenig, il nostro Luciano Fiorino ha già avviato le procedure. Ufficio Spettacoli, se ce la faremo (e per questo abbiamo bisogno di voi) passerà in versione esclusivamente digitale, applicazione, sito. Quel che sappiamo oggi tuttavia è che “Una sola cosa è certa: la base lunare alfa non c’è più. Adesso ci appare deserta e silenziosa ma alfa è stata il nostro rifugio non potremo mai dimenticare la nostra vita qui: i momenti felici ma anche quelli di sconforto... Questo posto ha visto nascere amicizie e consolidare legami profondi. Maya del pianeta psicon ci aiutò a comprendere che siamo tutti alieni fino a quando non impariamo a conoscerci l’un l’altro”. La nostra base lunare Alfa si è mossa nello Spazio. Quello Spazio era Messina: in via Grattoni, prima, a Forte Petrazza poi, a piazza Castronovo infine. Io ho vissuto la prima sede più di ogni altra. Quella è stata la mia casa. Lì dentro ho consolidato relazioni. Di fronte a me sedeva Barbara Cucinotta. Altre volte, spesso, Marcantonio Pinizzotto. Con me lavoravano Laura Giacobbe e Marco Miroddi. Sono persone grazie alle quali posso dire di aver sopperito alla disparità di stimoli intellettuali tra New York e lo Stretto, e non scherzo. Ne conobbi altre, che all’inizio mi parevano aliene e oggi sono ancora nella mia vita. Lì dendi Manuela Modica

FOTO SOPRA Il selfie di Marco Miroddi

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necessario di equilibrio e candore da parte dell’Ente”, si legge nel pezzo.


FOTO SOPRA Una locandina di Spazio 1999

FOTO SOPRA Laura Giacobbe per US seguiva gli eventi teatrali

tro nacquero amori, si consumarono anche. Spesso sul divano nero (di carne siamo fatti pure noi…) dove di nascosto dagli altri, a turno (mica tutti assieme…), ci siamo concessi all’amore. Sempre sullo stesso divano (sul quale, doveste capitare dalle nostre parti adesso non vi siederete più, me ne rendo conto…) di cui vedrete una foto in questo numero. Che è stato scintilla per amori che ancora durano, perfino di nascite, di nuove creature che abbiamo impiantato su questa terra. Quel che voglio dire è ancora identico in quell’ultimo messaggio dallo Spazio: “La memoria di tutto quello che noi abbiamo condiviso rimarrà parte integrante di questo posto: la nostra casa Alfa”. È stata così tanto casa la redazione di Ufficio Spettacoli che mentre ero a Roma, in via Bentivegna, l’ex sede dell’Unità, dove ormai mi trovavo, appena potevo mi collegavo alla telecamera in streaming e sbirciavo la stanza, il divano (praticamente era youporn ante litteram) loro, cercavo di capire cosa facevano… Perché quel che sono oggi lo devo a quei giorni, profondamente. In quegli anni non mi conoscevo ancora, non sapevo che nella vita avrei voluto fare la giornalista. Lo capii in via Grattoni. Dove quel pazzo di Luciano aveva creato Us. Lo definisco tale intendendo con pazzo un uomo isolato dal suo contesto. E il contesto in cui quello che all’epoca era davvero solo un ragazzo si muoveva era pressocché immobile. Un uomo dai mille difetti (non vorrei rischiare l’agiografia…) per carità, ma con due caratteristiche: la non messinesità, intesa appunto come incapacità a realizzare, imbrigliata in un’eterna programmazione ideale ma perennemente smontata e rinviata, e un grande amore per Messina. Per ognuno questi anni hanno avuto un significato diverso. Quel che voglio però sottolineare qui è che quel che è accaduto non era scontato, lì dove le occasioni di conoscersi e sperimentarsi sono quasi inesistenti. Dove insistono più i vuoti che le chances. Dove imperano le frustrazioni. Perciò, continuo: “Lo scopo di questa trasmissione è di informare coloro che sanno della nostra esistenza e non sanno della nostra fine”, che tale non vogliamo sia ma “vogliamo che tutti voi sappiate che noi abitanti della base alfa siamo esistiti, la nostra presenza la conoscenza della terra e dei suoi abitanti, la loro forza la fragilità, il potere e l’arroganza, il genio e anche la futilità hanno lasciato un’impronta in questo vasto universo (…) inoltre noi siamo convinti che la nostra Odissea ha avuto un suo scopo”. Noi di Ufficio Spettacoli siamo esistiti. Se ho potuto sperimentare e scoprirmi, lo devo non già a un viaggio nello spazio, ad una navicella spaziale o una base lunare. Ma a questa guida al tempo libero di Messina e dintorni che per 16 anni ha fatto lo sforzo immenso di mettere assieme attività culturali che perlopiù scarseggiavano. Ha combattuto strenuamente il “non succede mai niente”, il mantra sulla bocca di tutti, raccontando puntualmente cosa succedeva invece. “È arrivato il momento di concludere questo messaggio e di affrontare le incertezze e le grandi sfide della vita sul nostro nuovo mondo (…) a voi abitanti della terra noi diciamo addio, vi chiediamo soltanto una cosa: non dimenticateci”. D’altronde non può venirvi facile farlo. Ci penserete sicuramente ogni qual volta non troverete il giusto appoggio per “rollare”, lo so… Oltre il nuovo “mondo” digitale in cui ci trasferiremo, poi, c’è Radiostreet: nata da una costola di Us. Abbandoniamo Alfa ma ci siamo ancora. Col nostro divano nero (simbolicamente inteso: ora abbiamo case e letti a due piazze…). Io ci sono meno degli altri, lo sapete. Ma ogni volta che vagando per questo universo mi sono sentita persa, sono tornata al mio rifugio, che mi ha mantenuta in vita, umanamente e professionalmente. Succederà ancora. O non succederà più. Ma è indispensabile sapere che quel che hai dato ti torna in aiuto ogni volta che serve. Perché abbiamo vissuto, lavorato e amato intensamente. E quando questo succede – fatemela dire questa banalità - non si muore mai.

di censura. A cui replica con un concerto autofinanziato 10 giorni dopo a piazza Duomo. Con Accorinti al fianco.

REWIND

“Dovevo suonare in Fiera ma il concerto è stato annullato perché avrei invitato sul palco il mio amico Renato Accorinti”. Così Roy Paci racconta ad US l’episodio

DIARI DI BORDO

UFFICIO SPETTACOLI Numero 18 del 2005

FOTO SOPRA Barbara Cucinotta

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UFFICIO SPETTACOLI Numero 7 del 2006

“Andavamo in giro per Roma in vespa, per pasticcerie e cineclub. Lui è molto goloso”. Il regista messinese Francesco Calogero racconta il suo

rapporto con Nanni Moretti pochi giorni dopo l’uscita de Il Caimano, in cui Calogero ha un piccolo ruolo.

FOTO A DESTRA The Buggles

NET KILLED THE FREE PRESS STAR di Marcantonio Pinizzotto

UN GIORNO andai a trovare mio padre nel suo ufficio da stipendiato del parastato. Con lo sguardo stabile tra la follia ed il progetto sussurrò: “Scommettiamo che ora salgo sulla scrivania, distruggo il computer, do fuoco ai documenti, uso il mouse come cravatta, mi spoglio e ballo nudo il limbo tra le fiamme?”. Chiesi ovviamente il perché e lui chiarì: “Perché sto per andare in pensione, nessun direttore può più farmi nulla. Ormai posso tutto”. Io sono già in pensione e posso scrivere tutto. Anche perché non ho nulla da scrivere. Lo ricordo come se fosse molti anni fa. Era l’altro ieri. Le persone vagavano per la città senza saper cosa fare. Si andava in un pub chiamato pub (cit.s.b.), in un bigliardi sport chiamato bigliardi sport, in una pizzeria napoletana chiamata Gennarino. Si narra che una domenica pomeriggio dopo aver mangiato da Don Minico un noto dj del settimo quartiere ricevette il dono dell’illuminazione. Sulla vetta di Dinnammare, una nuvola a forma di pignolata con la voce di Mino Licordari tuonò: “Devi consacrare la tua esistenza al tempo libero dei cittadini messinesi”. Nacque la grande idea dell’opuscoletto tascabile e gratuito. Grazie a US sorsero dal nulla sale cinematografiche distribuivano più film che popcorn, librerie che avevano più testi che thè e biscottini sbriciolini, band musicali che si scioglievano e facevano piano-bar, poi si riunivano e suonavano le proprie cover ma anche quelle di Donatella Rettore con il marranzano elettrico, tradotte nel dialetto di Africo. Io fui chiamato la prima volta per organizzare il secondo compleanno della testata, poi mi si chiese un’adesione più convinta: per l’iniziazione fui punciuto su una copia rara di Teen agers concerto/Per cento volte, 45 giri di Mario Tessuto. In principio fu Ufficio Libero poi Popinga che non fu mai davvero libero dalle sue cose. Il giorno prima della stampa entravo in quella fucina di idee che chiamavano redazione e venivo investito dall’immancabile “Ehi capellone”. Appellativo simpatico e quanto mai pertinente perché all’epoca dei fatti non avevo molti capelli (se stai obiettando “perché ora che hai un toupet biondo?” pensa che avresti potuto fare il direttore di un free press). Ero confortato dall’agire familiare di una giovane al tempo stesso operativa e comoda che che da lì a poco sarebbe diventata la Fabrizia Carminati bruna della radiocomunicazione peloritana. Manuela, che ai tempi infatti era sorprendentemente riccia (se ti stai chiedendo: Perché ora che è liscia? Puoi fare il giornalista messinese), con cadenza irregolare mi interpellava. Dopo 3 minuti e 20 secondi: “Mi vai a prendere le sigarette in auto”. Dopo 3 minuti 31 secondi: “Nella mia”. Dopo 3 minuti 44 secondi: “Ti ricordi quando sei entrato nell’auto di qualche altro e non le hai trovate?” Dopo un’ora e 43 minuti: “Hai pensato al pezzo?”. Dopo 3 ore e 02 minuti: “Stai scrivendo il pezzo?” Dopo 4 ore e 51 minuti: “Che c’è al cinema?” Dopo 5 ore e 27 minuti: “Deve essere bella la mostra fotografica delle unghie incarnite, la fanno a Novara di Sicilia”. Dopo 8 ore e 59 minuti: “Dobbiamo andare. Hai finito il pezzo?” Dopo 9 ore e 3 minuti: “È oggettivamente tutto come dico io. Da quando hai capito

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FOTO SOPRA Mario Tessuto

FOTO SOPRA Renato Sindaco illustrazione apparsa nel N° 371 di Ufficio Spettacoli


che ho sempre ragione abbiamo un ottimo rapporto”. Negli anni US ha prodotto anche cultura alta. Hai appreso che la prima celebrazione dell’otto Marzo è avvenuta nel 1909 e che l’11/09/1973 è la data del colpo di stato in Cile. E te lo ricordava ogni anno per sicurezza. E quando è nato Roberto D’Agostino e quando è morto Macario. Ma soprattutto quando compiva il compleanno il tizio che anziché distribuire le copie di US le usava per tappezzare il parabrezza della panda nei suoi tramonti romantici a piazza preservativo. Ora non ne rimarrà nulla, qualche copertina sbiadita, qualche ricordo personale di quella volta che ti facesti cinque ore di auto per vedere la mostra di unghie incarnite che non era mai esistita ma US non lo sapeva. Ti diranno che l’editoria free press è morta ovunque. Ti diranno che siamo in una nuova era. Ti diranno che US scompare definitivamente perché è più facile reperire le informazioni in rete. Ti diranno che verrà sostituito da un sito o da qualche applicazione per tablet. Ma non è vero: manterrà il suo nome ma non avrà la sua anima né le pubblicità del locale del fidanzato spacciatore della cugina di una redattrice spacciate per redazionali. Pensa a tutte le volte in cui non hai preso l’ultimo numero accanto alla cassa. Pensa a quando hai visto decine di copie galleggiare

“Dal 18 giugno sarà possibile effettuare visite guidate al Pilone di Torre Faro” scrive Cinzia Scordo. L’iniziativa è dell’amministrazione. Le visite si svolgo-

no con un ascensore panoramico o salendo i 1200 scalini della struttura.

REWIND

UFFICIO SPETTACOLI Numero 12 del 2006

sul pavimento innaffiato di vodka fragola e red bull del locale più affollato e non ti sei chinato a salvare quel brandello di conoscenza. Non hai più cercato quell’umile servitore del tuo tempo libero. E non dire che ormai hai moglie e figli, che non vai più per locali, che guardi i film solo in streaming, che non ti importa più nulla della cultura, dello spettacolo, della sagra del baccalà nero delle Madonie, delle processioni religiose in paesi ad alta densità mafiosa. E non dire che non hai più tempo libero che 10 minutini se uno vuole li trova per tutto. E non dire che non hai più una vita. Ufficio Spettacoli è morto e la colpa è solo tua. Tu sei socialmente morto e la colpa è solo di US. RadioStreet invece ha solo la colpa di aver fatto eleggere Renato. Come Hank Moody (nella foto sotto), il protagonista di Californication, banalmente US non può più esistere perché é analogico in un mondo digitale. Adesso limbo tra le ultime copie in fiamme.

L’illustrazione è di:

IO SO CHE TU SAI CHE... LOSACCIO! L signora Losaccio al telefono La con Manuela Modica

Pronto, Signora Losaccio? Ooh, signorina Manovèla Mòtica, che piagère che la sento… Come sta? Tanta biddìtta, gioia… sugnu vicina ‘ntall’isola peto anale ccu me maritu Pippu… Signora… Una passeggiata nell’isola pedonale, intende? Semu ‘nta via Ntonàsu Tanziccàru e stamu ossevvàndo di fuori quant’è bella st’isola che non c’è… Prego? E’ bellissimo vaddàri di lontano tutti i necòzi nghiùsi sbarrate… Scusi, ma se lei è a piedi perché non accede nella zona riservata ai pedoni?

Oh, figghia… E che ero cretina che scinnìa da me’ lapa? Non ho capito, mi perdoni… Tesoro, pàssanu l’anni ma, senza che t’affènni, lei è sempre cchiù strammàta però… Ma la prego… mi spieghi meglio… Sgusi, ma a lei nci pari una cosa nommàle camminari a pedi? Beh, può essere piacevole… senza traffico… Oh, figghia… Ma non la capisce che senza u gràcson che sona in contemporània che scatta u virdi, iò e me maritu non rigonosciàmo i nostri origgìni che semu missinìse?! Mi perdoni, non la seguo… Picchì lei camìna a pedi, gioia! Se mi vuole secuìre, se lei è ‘na missinìsa purosàncue, av’a camminari c’a màchina… Ma chi semu nui a Pamma? A Reccio Milia? A Melànu? A Torinu? A Tavommìna? … A unni ‘sti ‘ncivìli motti di fami e senza atomòbbili ci piace sti isole pei piedi? Sunnu tutti piedòfili! In galera hann’annari!

Ma signora… Senti, signora Cotica! Non c’è mi e non c’è ma! Se propria ‘stu sìntaco Acco Rin Tin Tin voli fari st’isola, a facissi ‘nta via Carippàlti! E a che altezza di via Garibaldi, secondo lei? Oh, figghia… ma lei non nn’avi fantasia! Ma è lòccico… Ce lo spièco io… Sdirrupàmu u teatru Littorio Manovèle, che tantu è nghiùsu e non sevve cchiù a nenti, e lì appoi nci facemu ‘na bella isola pi passiàre tranquille! Ma è assurdo! Lei non gapìsci mai nenti, signora Sgròpila! ‘Ntall’isola nova, a unni c’era u triatru, poi facemu un bello goncètto musicali all’apètto… un goncètto di Sbennato… E tutti nui missinìse cantamu in coro: “Secònta stalla a destraaa, Missìna è un casiiinu, e poi drittu fin’ò tabbacchìnuuu, appoi a strata… ca màchina… a trovi unni ghiè ghiè, potta all’isola chi ora, finammènteee!, c’è”.

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DIARI DI BORDO

MARCELLO CRISPINO


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Dall’8 luglio all’1 ottobre, in prestito dalla National Gallery e reduce da una mostra di gran successo a Roma, torna

in esposizione al Museo una delle più importanti opere di Antonello: il San Girolamo nello studio.

REWIND

UFFICIO SPETTACOLI Numero 14 del 2006

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LE VELE

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9. La bussola quotidiana n. 9, 11 maggio 2007

10. Un jingle per RadioStreet n. 17, 16 agosto 2008

11. Mani per Messina n. 24, 20 novembre 2009

12. Sul telefonino n. 6, 12 marzo 2010

Auto-celebrazione per US, guida per il tempo libero e qui bussola che ovviamente non indica il nord ma tutti i punti cardinali artistici e culturali dei messinesi. All’interno si racconta il ciclo di produzione del giornale nella redazione di via Grattoni.

Il concorso è dedicato ai musicisti messinesi, si partecipa componendo “Un jingle per RadioStreet”. Vincono i trenta secondi dalla forte influenza rock e blues suonati dai Demomode.

Doctor Com, Demo Mode, La Cospirazione, Sans Papier, D-Synth, Tiresia, Bruslii, Memories Lab, La Muga Lena, Spell Trio, Privè, Blind Violet, Toti Poeta, Oratio. 14 artisti messinesi per un inedito, Mani, una compilation e un obiettivo comune: aiutare gli sfollati dell’alluvione del 2009.

US è la prima testata messinese a dotarsi di una versione mobile: collegandosi al sito m.ufficiospettacoli.it si visualizzano in formato smartphone appuntamenti e film in programmazione. L’upgrade tecnologico è opera di Fausto Miceli.

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STELLARIO CAMA

L’illustrazione è di:

Quando sanno spiegarlo meglio di te, spiegalo con le loro parole. “Ti diranno che l’editoria free press è morta ovunque. Ti diranno che siamo in una nuova era. Ti diranno che US scompare definitivamente perché è più facile reperire le informazioni in rete. Ti diranno che verrà sostituito da un sito o da qualche applicazione per tablet. Ma non è vero: manterrà il suo nome ma non avrà la sua anima”. È Marcantonio Pinizzotto, qualche pagina fa, e in parte ha ragione. Un pezzo dell’anima di Ufficio Spettacoli andrà via con la sua versione cartacea. “Basta con la carta”, quel che stiamo per fare, non è una cosa bella. Intendiamoci, è la cosa giusta da fare, per ragioni economiche e di evoluzione del prodotto, ma non è una cosa bella. E io, questo, non l’ho capito da subito. Non l’ho capito quando ho visto intorno a me gente dispiaciuta. Dispiacersi di fronte ad un passo in avanti? US non chiude, anzi migliora, L’EDITORIA che male c’è? Proporre contenuti aggiornati in tempo reale, ricercabili, DIGITALE? condivisibili, navigabili da qualsiasi dispositivo connesso ad internet (pc MI FA SOFFRIRE desktop, mobile), è l’editoria digitale, è nell’interesse del lettore, è un passo in avanti. Lo è. Ma poi è arrivato questo numero speciale e per di Giuseppe D’Avella farlo abbiamo avuto bisogno dell’archivio di questo giornale. Un archivio di carta, che abbiamo sfogliato numero dopo numero, anno dopo anno. Io non ero mai stato così tanto vicino, così tanto a contatto con così tanta carta. Leggo il giornale, leggo i libri, non biasimo chi li odora in libreria prima di acquistarli, però prima di questo numero speciale, io non conoscevo la carta. O forse non ci avevo soltanto mai pensato. L’ho scoperta, conosciuta e capita lavorando sui 389 numeri di US. Mettendo le mani dentro scatoloni polverosi, che la carta trattiene l’inchiostro ma anche la polvere, l’umido, l’odore, toccando carta ruvida all’inizio, poi più patinata, sempre riciclata, in bianco e nero e a colori. Ai sentimenti aggiungi la razionalità: ancora oggi i media tradizionali, quelli su carta - giusto per ripetersi hanno audience e credibilità, oltre che profumo e tangibilità, e ad Agosto, sotto l’ombrellone, si possono leggere più facilmente le riviste stampate rispetto alle loro versioni digitali. Che stiamo facendo? Sbagliamo ad uccidere la versione cartacea di US? Più in generale, i giornali stampati stanno morendo e noi nel nostro piccolo siamo complici dell’omicidio? Penso ai vostri figli che disegnano su un foglio e alla possibilità che hanno di farlo sullo schermo di un tablet. Ai post-it sul frigo da sostituire con quelli fatti uguali uguali sull’ipad, alle carte d’imbarco che non stampate più. E poi penso a quando finisce la carta igienica. Da qualche parte, nel mondo, ci sarà sempre posto per la carta. Così mi consolo e guardo avanti. Sarà un grande archivio anche quello che sta per venire. Ci sono tante persone da ringraziare per questo numero speciale. Una in particolare: Matteo Soraci, che lavora tanto, tanto bene e spesso in silenzio. Con lui al fianco io sono sempre tranquillo.

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FOTO SOTTO il caporedattore di RadioStreet Matteo Soraci


Caro Guglielmo, come tutte le cose belle della vita, anche per questa rubrichetta che io e te teniamo da un paio d’anni è arrivato il momento di mettere un punto. Fosse stato per noi avremmo anche continuato, ma come le dive d’un tempo, il direttore Luciano Fiorino ha deciso di far ritirare dalla scena Ufficio Spettacoli quando ancora le luci della ribalta stanno brillando belle forti. Luciano Fiorino, al quale abbiamo tolto qualche anno di vita ogni volta che, un giovedi si e uno no, si domandava chi avremmo insultato, chi avremmo apostrofato con epiteti ingiuriosi, quale malcostume avremmo messo alla berlina con linguaggio da bettola di quart’ordine. Puoi smettere di trattenere il fiato, Luciano, ce la siamo sfangata senza querele, pare. E puoi smettere di trattenerlo anche tu, Giuseppe D’Avella, il cui pensiero, a settimane alterne, era quello di iniziare il sabato a ricordarmi la scadenza del martedì con un petulante “scrivi a Pispisa” che suonava tipo un memento mori. È loro due che dobbiamo ringraziare, Guglielmo, per averci messo a disposizione questa riserva indiana di libertà di scrivere quello che ci pareva e piaceva esattamente come ci pareva e piaceva. E noi ne abbiamo approfittato, come gli imbucati alle feste che si fottono l’argenteria, per coniare un numero talmente alto di neologismi di livello e turpiloqui da bordello malese, senza i quali, da domani, sarà difficile arginare l’ondata di suicidi tra gli accademici della Crusca. Abbiamo dato della milf ad una procace deputata, abbiamo arditamente accostato note divinità monoteiste ad animali domestici, abbiamo sbertucciato politici, uomini di sport, un noto premier mignottomane e tutto questo mi è valso complimenti a strafottere, anche da Gianfranco Pensavalli, decano dei giornalisti messinesi che, come i quattro quinti delle persone che mi leggono, delle inchieste per le quali mi spacco la schiena per un mese se ne sbattono, ma mi ha dato dello “spettacolare” per una decina di righe di “lui è peggio di me”. Praticamente da giornalista d’inchiesta valgo meno di un cazzo, da cazzaro satirico e sboccato sono un campione. È così che va il mondo. E da domani manco più ‘sta soddisfazione. Evvabbè. Ciao Guglielmo, è stato bello finchè è durato.

posito del Gran Camposanto prima di essere spostata nel settore degli “Uomini Illustri”.

Caro Alessio, this is the end a quanto pare. E proprio sul finale mi ti sei rammollito. Il fiero cronista d’assalto, lupo solitario di tante inchieste scomode e velenosi commenti fitti di parolacce e rude indignazione mi cade in tenerezze malinconiche giusto a un passo dalla meta? È proprio vero che siamo un paese di mammoni rimbambiti, cazzo. Per l’ultima puntata mi aspettavo un fuoco di fila pirotecnico che non lasciasse in piedi nessuno, una sequela di contumelie e rivelazioni al fulmicotone che mandasse al tappeto definitivamente i nostri bersagli preferiti, i Berlusconi, i Grilli, i Buzzanchi, i benpensanti, i messinesi pigri, i miopi commercianti, gli avidi politicanti, gli ignoranti eccetera eccetera. Mi trovo invece una sdolcinata sequela di ringraziamenti e di amarcord all’indirizzo di Fiorino e D’Avella, no, dico Fiorino e D’Avella! Ripigliati, Caspanello, ancora tante battaglie devono essere combattute, qui e altrove. Ufficio spettacoli chiude, certo, e mentirei se nascondessi il ciglio umido e il labbruzzo tremante di rimpianto, perché, come è accaduto a te, assai felici sono i ricordi legati a questa landa di libertà e proprio a essa devo una notorietà mediatica cittadina che mai ebbi prima neanche quando pubblicavo romanzi con Einaudi (il che a ben vedere getta una luce sinistra su questa città, ma che ci vuoi fare?); però, caro amico, come dicono gli inglesi in un famoso loro canto: We shall overcame. Fidati, noi alla fine vinceremo, perché siamo i buoni. Ne sono convinto. Quasi. Dopo le battaglie, allora, le bottiglie: brindiamo, facciamoci un goccetto. Alla nostra, e chi non beve con noi, peste lo colga! E ora, a seguire, una serie del tutto gratuita di parolacce, bestemmie, ingiurie a vari politici, rivelazioni di notizie a sfondo sessuale su dirigenti amministrativi pubblici, noti professionisti ed esponenti del clero, che Fiorino provvederà sicuramente a censurare per non beccarsi una querela in zona Cesarini (se non vedrete nulla dopo queste parole, vorrà dire che ha censurato davvero, ma che volete di più, io ci ho provato).

FOTO SOPRA L’editoriale di lancio della rubrica “Lui è peggio di me” FOTO A DESTRA il testo dell’articolo 21 della Costituzione Italiana sulla libertà di stampa

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REWIND

Dario Morelli intervista Tano Cimarosa. “Io amo Messina e voglio essere seppellito lì” dice l’attore. La sua bara giacerà a lungo dimenticata nel de-

DIARI DI BORDO

UFFICIO SPETTACOLI Numero 16 del 2006


UFFICIO SPETTACOLI Numero 24 del 2006

Elena non sapeva di essere in vivavoce, al primo colloquio telefonico. Le è poi stato detto che Fiorino annuiva: “Bella voce”. Valentina era molto più che “quella dei cinema”, ma guai a chiederle di scrivere un pezzo. Stavolta l’ha fatto. Caterina, sembrava potesse svenire per la stanchezza da un momento all’altro mentre si lavorava e però non si è mai fermata un solo istante. Alessandra è stata la più triste di tutti, pure più del direttore, quando ha saputo che non avremmo più stampato US.

1. Ho visto cose… Cominciò con una mail nel giugno 2006 il mio rapporto con la Redazione di US. Seduta per il mio “primo colloquio” sullo storico divano nero di via Grattoni, avevo davanti il gotha: Fiorino, D’Avella e Morelli. Li guardavo con un certo imbarazzo. Ben presto arrivò l’enorme mole di lavoro che Luciano gentilmente mi dispensava: US da portare avanti, le news della radio e poi ancora il sito, i film, l’inserimento degli eventi e la tipografia.Intervistai per primo il cantastorie Otello Profazio e mandai, titubante, il mio articolo a D’Avella. Ebbene, so che è difficile crederlo, ma mi rispose con un consiglio grondante buon senso: “non mandarmi mai qualcosa che non ti piace”. Ho visto la Redazione trasferirsi a Forte Petrazza e ho visto passare da lì stagisti, sedicenti registi, improbabili DJ e amorevoli commerciali (uno l’ho sposato!). Ho visto la radio a Capo Peloro, ho litigato con Fausto e ho passato molti giovedì con Michela, tra maleparole, risate e la soddisfazione di quando, a tarda sera, si chiudeva il giornale. Poi il lavoro mi ha chiamata altrove e solo allora ho capito che Steve Jobs aveva ragione: “amate quello che fate e vi sembrerà di non aver lavorato un solo giorno”. Mi ritengo oggi una persona fortunata ad aver provato quella sensazione vedendo riempirsi le pagine del giornale che tenete tra le mani. Grazie a tutti.

Il 29 novembre, per la prima volta in carriera, Spiro Scimone e Francesco Sframeli salgono per la prima volta sul palco del Vittorio Emanuele con La

2. “Quella dei cinema” “Ti occuperai soprattutto dei cinema, di Messina e provincia, e dovrai anche segnalarli sul sito. Elena ti spiegherà come fare”. Così ebbe inizio la mia avventura a Ufficio Spettacoli, con il passaggio del testimone tra me ed Elena Toscano. Reperire le programmazioni, cercare le schede dei film e scriverne le trame; poi inserire tutto sul sito, stando attenta a non fare errori durante la digitazione, o la gente avrebbe avuto informazioni sbagliate per colpa mia. Questo era quello che dovevo fare: un lavoro bello e interessante, che all’inizio sembrava impossibile imparare, e che qualche volta – bisogna dire la verità – mi è sembrato solo lungo e noioso. E quando dopo anni ho passato il testimone ad Alessandra, mentre le spiegavo come si faceva il lavoro, mi accorgevo che anche lei pensava la stessa cosa che avevo pensato io anni prima, quando diventai “QUELLA DEI CINEMA”: non ci riuscirò mai.

3. Dedicato a chi lo chiamava giornalino NELLE FOTO 1) Il 29/12/10 Elena sposa Andrea. La didascalia di Us, quel giorno, parla di loro 2) Un cinema per “quella dei cinema” 3) Giugno 2013, amministrative. L’appello di Caterina al sindaco da eleggere 4) I due batuffoli di Sincromie. Alessandra ha la corona

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“Puoi scrivere della mia iniziativa sul tuo giornalino?”. No, non posso. Finché lo chiamerai così, almeno. Ho lavorato per Ufficio Spettacoli dal 2009 a oggi e la mia ultima volta su queste pagi-

Busta. “Inizialmente – dicono – i nostri spettacoli non erano ritenuti adatti ai grandi spazi del Vittorio”.

ne voglio impiegarla mettendolo per iscritto: non chiamatelo giornalino. Non sapete quante pugnalate, ogni volta. Perché un giornalino per me non è un giornale di piccolo formato, ma una cosa di poco conto, un pretesto per la pubblicità, carta straccia o da spessore, se volete. E lo sanno le mie occhiaie se US non è qualcosa di più. Ché se sapeste quante nottate passate a scrivere, quante giornate a impaginare, quante memo, foto, recensioni, segnalazioni, e quante interviste e quante riunioni sono custodite in quelle pagine piccoline, vorreste trovare davvero una nuova parola per definirlo, il nostro giornalino.

4. Io e lui Ufficio Spettacoli ha 16 anni, ascolta tantissima musica, è sempre in giro a chiacchierare con tanta gente e ha la faccia simpatica. Io e lui ci conosciamo da poco più di due anni e andiamo molto d’accordo. Sono l’ultima che l’ha tenuto in braccio dopo oltre 40 persone che lo hanno coccolato, viziato, ingozzato di parole, formaggini, foto, idee ed eventi. Ufficio Spettacoli lo conosco dunque da relativamente poco tempo ma in questi giorni, in redazione, tutti i suoi amici mi hanno raccontato la sua storia, che era lungo e grigio, paffutello e colorato, rutilante e interessante. Ed è stato molto bello ascoltare tutte le persone che in questi anni si sono passate il testimone, hanno avuto scontri e incontri e lo hanno reso così bello, intelligente, curioso e speciale. E incontrarlo è stata una meravigliosa avventura.


L’illustrazione è di:

DIARI DI BORDO

MANUELA CARUSO

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Fiumara d’Arte, il più grande museo d’arte contemporanea a cielo aperto d’Europa, voluto ed ideato nel 1982 da Antonio Presti, compie 25 anni.

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Il 25, 26 e 27 maggio si festeggia con un intenso programma di appuntamenti.

REWIND

UFFICIO SPETTACOLI Numero 10 del 2007

LE VELE

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13. Copertine d’autore n. 19, 24 novembre 2001

14. I numeri del giornale n. 355, 15 novembre 2012

15. La rabbia del Maestro n. 363, 7 marzo 2013

16. 16 anni di eventi n. 384, 9 gennaio 2014

Patruni i Nenti di Giampiero Neri, per il concorso “Copertine d’autore”. «Ci sono dentro tanti temi messinesi - dice l’autore Lo sbarco dei migranti, l’attività di camion in centro, i live musicali organizzati sotto la pensilina del tram, come a dire che di spazi per certe cose non ce n’è».

Al quattordicesimo anno di pubblicazione US sbatte in copertina i suoi numeri: 355 uscite, più di 100 punti di distribuzione, 25000 appuntamenti segnalati in oltre 1000 luoghi diversi. E quasi due milioni di copie stampate.

Il maestro Antonino Fogliani, chiamato a dirigere l’orchestra per il Rigoletto, si dimette dal compito. Non eseguirà l’opera, spiega in una lettera, per non svendere il “ruolo di artista in un teatro sordo alla musica e ostile ai lavoratori”.

Quartultimo numero della storia di US. In copertina, illustrato da una serie di matite, c’è il numero 16, gli anni di pubblicazione del giornale. Che da fine 2011 ha un formato grafico che ricorda un’agendina su cui prendere appunti proprio a matita.

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UFFICIO SPETTACOLI Numero 3 del 2009

Il 16 gennaio muore l’archeologo Giacomo Scibona. Scrive di lui Alessio Toscano Raffa. “Ha svolto indagini in ogni angolo della città. Ricordiamo gli scavi

L’incontro tra Aurelio Samperi e Luciano Fiorino La passione di Michela, lo stile di Valeria, Roky, Peppe e Antonio E Fausto nella stanza dei bottoni I migliori grafici, la storica tipografia della città e un sedicenne che è cresciuto in fretta. Dalla filiera di produzione di US ecco le loro voci, fondamentali. Quella di Michela Samperi, che parla dopo 15 anni di lavoro su “Ufficio”, come lei lo ha sempre chiamato. Parla per Fulvio, per Camillo e anche per suo papà, che ha “benedetto” le prime uscite di US. Parla per tutti quelli che lavorano alla Tipografia Samperi. Il giovedì era il giorno dell’impaginazione. Tante volte, su queste pagine, abbiamo ringraziato Roky Bloisi. “Sono uno di famiglia”, direbbe lui, “niente ringraziamenti”. Su ogni copertina Roky, con il “suo” logo della testata. E in ognuna delle pagine di cui hanno curato il progetto grafico, Valeria (prima), Peppe e Antonio (fino ad oggi). Infine Fausto, per cui riprendiamo una frase che abbiamo già usato in passato. Senza di lui, Ufficio Spettacoli sarebbe stato un gionnaletto spocco stampato su carta igienica.

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dell’isolato 193 (ex albergo Venezia), del cortile del Municipio, di via Faranda, del Palazzo della Cultura e di Largo Avignone”.


Michela Samperi

regia di Ninni Bruschetta, con Maurizio Marchetti e Antonio Alveario è però un successo a Messina e in tutta Italia.

“Stiamo parlando di un progetto che ha fatto la storia recente di questa città. La frase non è detta a sproposito, Ufficio Spettacoli è stato un prodotto unico e insostituibile per Messina. Un evento a Messina? US c’era. ‘Che facciamo stasera? Aspè, che leggo su US cosa c’è e decidiamo’. In tanti ci hanno provato a fare cose simili ma son durati pochissimo. Sincromie e US hanno percorso a braccetto gli ultimi anni, un cammino comune che non si interrompe ma rilancia e raccoglie una nuova sfida, proiettandosi nel futuro, tramite web e smartphone. Son sicuro che anche questa sfida sarà vinta”. Antonio Soraci

“Non giriamoci intorno, Ufficio Spettacoli spaccava, poche chiacchiere. E quando fu affidato a noi il restyling grafico sono stato molto contento perché avrei potuto contribuire anch’io a un prodotto di cui era assiduo fruitore sin dai suoi esordi. Spesso nel mio mestiere capita di non essere pienamente soddisfatto del tuo lavoro, una volta finito pensi che avresti potuto fare di più ecc… Con Ufficio Spettacoli questo non è accaduto: posso senza ombra di dubbio affermare che è stato il mio lavoro ‘perfetto’, di più e meglio non avrei saputo fare. E poi, ribadisco, il prodotto era (ed è) validissimo, un gruppo di lavoro composto da professionisti, ma prima ancora belle persone. Sono felice di averne fatto parte”. Giuseppe Irrera “Ci sono i compagni di gioco, quelli a cui presti il pallone, e se si “Ufficio Spettacoli è stato la mia nave scuola. Lavorandoci sopra, alla buca non fa nulla. Ci sono i comtipografia Samperi per la prima metà dei suoi anni, ho imparato a fare pagni di banco, quelli a cui presti il mestiere che svolgo oggi. Un progetto validissimo, ma il progetto è i colori, e se non ne hai abbastanpoco o niente se non è supportato da persone eccezionali, come lo za, non fa nulla. sono state tutte quelle che si sono succedute in questi anni. Per Ufficio E poi ci sono i compagni di lotta, Spettacoli interrompevo le mie vacanza estive e tornavo appositamenquelli che cercano di creare culte a Messina per impaginarlo. All’epoca altro che mail, gli articoli mi tura, quelli che cercano di dare arrivavano scritti a penna, non c’erano le foto digitali, sembra essere valore alla tua scelta, alla scelta passata un’era. Poi ricordo gli inserti che curavo personalmente insiedi restare nella terra che ti ha me al settore commerciale: gli speciali natalizi e Area Giallorossa, l’epartorito. Come gli amici di Uffisordio del colore su US. Una esperienza formativa come poche che cio Spettacoli, con cui ho condiporterò sempre tra i miei ricordi più cari”. viso anni, da artista grafico, creando tra l’altro i loghi che si sono Valeria Trimboli avvicendati negli anni. Quello che dai a loro è sempre molto e non è mai abbastanza, e fare par- “Nell’estate del 2004 ho conosciuto Giuseppe D’Avella, quello che poi sarebbe stato la mia croce e delizia per te di quella famiglia, di quel grup- gli anni a venire. Indossava una t-shirt con su il simbolo di una presa USB e da lì è stato amore, cosa che mi capita raramente a dirvi la verità. po, di quella squadra, è qualcosa Non sono molto bravo a spiegarvi con le parole quello che è stato ed è per me US ma devo ammettere che in che appartiene all’amore per la questa circostanza mi sono fatto trasportare dalle emozioni e ricordare quell’incontro in spiaggia e i progetti tua città, alla tua terra. Ti serve e le idee che poi col tempo si sono susseguiti mi gonfia d’orgoglio e felicità. Ufficio Spettacoli, nonostante per credere in fondo di non aver scontri e divergenze, mi ha fatto sentire parte di un gruppo e di qualcosa di importante e so per certo che fatto una cazzata, a rimanere”. nell’aria - in questi giorni - si respira lo stesso clima di entusiasmo di quella sera d’estate. Per quel che riguarda il mio apporto, ho provato a digitalizzare il processo di realizzazione del giornale creRoky Bloisi ando uno strumento su misura per la gestione degli eventi: dalla redazione, alla tipografia al sito web. Ho lavorato per far nascere il sito e avvicinato US alla consultazione su smartphone. È roba che oggi può sembrare antiquata, ma posso assicurare che abbiamo sempre lavorato al passo coi tempi”. Fausto Miceli

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I VOGATORI

“Mio padre prese subito in simpatia più di 16 anni fa quel giovanotto visionario di Luciano Fiorino. D’altronde papà era così, alla mano e disponibile con tutti, bastava che qualcuno gli proponesse un’idea valida e la sposava. E così fu per Ufficio Spettacoli, un’idea non originale a Messina (prima c’era stato per dieci anni City) ma che arrivò al momento giusto e (perdonate l’immodestia) nel posto giusto, nella nostra tipografia. Mi mancheranno le maratone del giovedì per confezionare e mandare nelle rotative il numero, mi mancheranno i soliti problemi dell’ultimo minuto e le coliche che ne scaturivano”.

Il Vittorio Emanuele produce lo spettacolo che fa arrabbiare chi è favorevole alla costruzione del Ponte sullo Stretto. Lavori in corso,

REWIND

UFFICIO SPETTACOLI Numero 2 del 2010


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UFFICIO SPETTACOLI Numero 10 del 2011

Mille e una volta i loro volti e i loro fatti sono stati sulle pagine di US. Sulla carta ritornano un’ultima volta – questa – per testimoniare che in un circuito culturale che funzioni, l’informazione di settore deve avere un ruolo. Sono gli artisti e gli addetti ai lavori (non tutti, va da sé) di Messina a testimoniare il ruolo svolto da Ufficio Spettacoli dal 1999 ad oggi. A loro va il ringraziamento della redazione per questi pensieri e, soprattutto, prima di tutto, per averci dato tanto da raccontare con il loro lavoro. Da Ninni Panzera, che battezzò i primi numeri del giornale con il “suo” Messina Film Festival alla Milani al sindaco di Messina, Renato Accorinti. E le parole gentili di Francesco Calogero, che paragona US ai mostri sacri dell’informazione sul tempo libero delle grande metropoli europee, quelle ironiche di Giacomo Farina, la lucida analisi di Maurizio Marchetti (“il vostro era un servizio pubblico”). Completano il quadro il Maestro Giovanni Renzo, il regista Cristian Bisceglia, l’ex direttore artistico della Sala Laudamo Dario Tomasello, Egidio Bernava e i suoi 30 anni di esperienza nel settore culturale, gli attori Tino Caspanello, Federica De Cola, Mariapia Rizzo e Giampiero Cicciò, Stello Quartarone in rappresentanza di un’importante esperienza nelle arti visive, la galleria “Orientale Sicula” e l’organizzatore di eventi Lello Manfredi.

US, onnipresente, ci mancherai di Renato Accorinti

Saluto Ufficio Spettacoli con lo stesso entusiasmo e gratitudine di chi ha fatto bene per la città. Lo ricordo piccolo, di compagnia. Onnipresente, al cinema, al bar, al panificio e in farmacia. US ha anticipato i tempi, quando a Messina non esisteva alcuna

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pubblicazione ed è stata capace di mettere insieme creativi, giornalisti, scrittori, conduttori radiofonici, musicisti, artisti. Articoli, rubriche, gli avvenimenti più importanti in città, gli appuntamenti irrinunciabili, ma soprattutto palestra per nuovi scrittori, neo giornalisti futuri reporter. Ufficio Spettacoli si può definire un piccolo ufficio aggiunto, quello che ogni Amministrazione Pubblica dovrebbe avere, sempre aggiornato, capace di accompagnare - per tanti anni - i cittadini nel loro tempo libero e di indicare gli appuntamenti in città. Ci mancherà quel piccolo libricino tascabile. Ciao ed in bocca al lupo per la prossima avventura.

Alla Camera di Commercio espone le sue foto il messinese Santi Visalli, da 50 anni emigrato negli Stati Uniti. È una collezione di storia contempo-

All’ingresso della Sala Milani di Ninni Panzera

Quando sento che si chiude un’attività, soprattutto legata al mondo culturale, il mio pensiero corre immediatamente alla consumazione delle storie personali di chi ha vissuto quell’esperienza. Ai tanti fili che incrociano e suscitano stati d’animo che nell’immediatezza provocano una lacerante sensazione di dolore. Il tempo, poi, lenisce ogni cosa. Cominciano ad affiorare i tanti momenti esaltanti vissuti. Le migliaia e migliaia di volti con cui hai condi-

Un servizio pubblico di Maurizio Marchetti

Il presupposto è che in un sistema che funzioni, Ufficio Spettacoli continuerebbe ad essere stampa su carta ancora per tanti anni. Ma viviamo in un sistema che bistratta la cultura, senza capire che è economia, denaro. Osservava qualcuno: i lavoratori

ranea: da Sordi e Warhol insieme a New York ai primi piani di Sindona in carcere. Passando per i Beatles e De Niro.

viso un pezzo di strada. Ufficio Spettacoli ha raccontato, ha fatto vivere, ha fatto da guida a sedici anni di vita culturale cittadina. Ora esce dalla cronaca per entrare nella piccola grande storia della città. Esattamente come la Saletta Milani, dove ogni quindici giorni si trovava fresco di stampa all’ingresso in biglietteria. Era un appuntamento, una consuetudine perdersi, prima dell’inizio del film, tra le pagine intriganti alla ricerca dell’appuntamento più appagante. E il Messina Film Festival, raccontato in un numero speciale e i tanti appuntamenti con ospiti… Insomma una pagina si chiude, l’ennesima in questa città… speriamo che possa ritrovarsi in altra veste e che Ufficio Spettacoli continui a regalare appuntamenti e sogni di cui tutti abbiamo sempre più bisogno e desiderio. A chi ha ideato, a chi ha lavorato, a chi ha dedicato comunque tempo e attenzione a Ufficio Spettacoli, un forte abbraccio e arrivederci alla prossima…

dello spettacolo in Italia sono 300.000, quelli della Fiat sono 120.000. Il settore, funzionasse, darebbe da vivere. Funzionasse Pompei, darebbe lavoro ad un’intera regione. L’istituto del Dramma Antico di Siracusa 10 milioni di euro in 3 mesi. Questi sono datI, ed è un fatto che la cultura non è intesa per quello che è, cioè anche veicolo economico. Di conseguenza, soffre l’informazione culturale. Ci troviamo con giornali che licenziano i critici teatrali e i critici cinematografici perché in questo paese non può esserci, ormai ne sono convinto, sostegno all’informazione che riguarda cultura e spettacolo. E quindi è “normale” che chiuda un giornale meritevole, che diffonde informazioni che servono al pubblico. US svolgeva servizio pubblico.


anno dopo il premio Scenario per Ustica, riconoscimento nazionale per le giovani drammaturgie contemporanee di impegno.

I circoli virtuosi

bra ci sia poco e molti continuano a parlare di “come eravamo”, dei cosiddetti tempi d’oro, eccetera eccetera. Io penso invece che a Messina ci sia molto. Vedo tanti ragazzi che si danno da fare, che cercano di creare, di inventarsi spazi, nonostante gli spazi gli siano negati. Basta andare su facebook, per trovare tanti attori, cantanti, musicisti. Alcuni di sicuro talento. Io credo nei circoli virtuosi e nelle persone che fanno, perché chi “fa”, ha coraggio. Allora il mio augurio, al rinato Ufficio Spettacoli, e che sia uno degli elementi trainanti di questo circolo virtuoso, che sappia, oltre informare sugli eventi, anche dare spazio a chi, con fatica, cerca di fare rinascere la nostra città.

di Cristian Bisceglia

Più utili gli orari dei Tir? di Giacomo Farina

Io ve lo avevo detto che se non mi inserivate nella rubrica “Didascalie” andava a finire male. Sicuramente non perché mancano gli sponsor, oppure che l’informazione culturale a Messina non interessa a nessuno, oppure che la gente preferisce avere in mano una diavoleria elettronica piuttosto che un libretto tascabile di quel materiale – come si chiama? carta? – che inquina e fa fumo quando brucia. Eppoi il cinema? a chi interessa, ormai c’é youtube; la musica dal vivo? c’é i-Tunes; il teatro? é chiuso, gli altri teatrini non contano! gli sponsor? non esistono: le aziende chiudono. Invece avreste potuto pubblicare gli orari di passaggio dei TIR nelle strade cittadine così la gente sapeva quando uscire di casa senza rischiare la vita, avreste dovuto inserirmi nella rubrica “Didascalie”, sarebbe stato un successo secolare e non SOLO per sedici anni. Ve lo avevo detto io!!

Accanto a Pariscope di Francesco Calogero

Una cosa è certa. Ufficio Spettacoli è molto amato. L’ho letto sui volti di coloro a cui ho accennato la cessazione di attività. Li ho visti sbiancare, increduli, come quando si comunica la perdita di un persona cara, o magari di un cantante, un attore o un regista che è stato oggetto del nostro culto. Perché in qualche modo oggetto di culto era quel libriccino, prima in b/n, poi sempre più a colori, che cercavo con lo sguardo - e intascavo in attesa di sfogliarlo febbrilmente, con calma, a casa - nei cinema o nei locali dove veniva diffuso, ogni volta che tornavo a Messina. Ne ho pure conservati diversi numeri - in particolare quelli che includevano articoli che direttamente o meno mi riguardavano e adesso il loro posto è di diritto accanto ai Pariscope parigini del tempo che fu, o ai Time Out delle prime avventure londinesi...

La potenzialità del prodotto di Egidio Bernava

Penso e ci ripenso ma non mi sembra che siano trascorsi tanti anni da quando Luciano Fiorino, fresco di età e di voglia di fare mi stappò il primo contrattino per l’Arena Savio. Era il 1999. Avevano grande entusiasmo, erano un gruppo di ragazzi preparati e lui

Non credo sia semplice in questo momento storico intraprendere un progetto editoriale che si occupi di spettacolo e di cultura. E penso sia ancora più complicato intraprenderlo in una città come Messina dove nel presente sem-

Un meraviglioso paradosso di Dario Tomasello

«Ufficio spettacoli». Se esiste un nomen omen è stato questo. È questo. In una città come Messina, dove lo spettacolo è di casa, nel bene e nel male, e i suoi uffici dovrebbero essere privilegiati

parlava con tanta gioia di questo progetto. Mi conquistò perché sapeva di pulito, di nuovo, ma anche perché da buon imprenditore mi resi conto delle potenzialità dei contatti di Ufficio Spettacoli. I numeri uscivano costantemente, l’organizzazione essenziale e solida. Il Teatro Savio, il Teatro Annibale M. di Francia, l’Arena savio, il Cinema Olimpia, il Giardino Corallo, le mie creature e forse loro, i ragazzi del giornale, potreb-

indirizzi di una vocazione artistica antropologicamente diffusa, questo vademecum, io l’ho sempre chiamato così (invece di guida), ha rappresentato un repertorio magniloquente, denso, mai un libro dei sogni. La lista delle cose da vedere, da ascoltare, da fare nel nonluogo dello Stretto in cui, per antonomasia, non succede mai niente, sembra uno di quei meravigliosi paradossi da consegnare adesso ad un’altra piattaforma, all’aerea consistenza della Rete che ci auguriamo fruttuosa, non ai discorsi di commiato o alla commemorazione retorica. Quella la lasciamo a chi dorme e non prende pesci (rete o non rete), non agli artefici spericolati di questa e altre avventure concretissime, a dispetto della tentazione evanescente di queste latitudini.

bero parlar di me più di quanto io possa di loro, ma i tempi cambiano, non ci preoccupiamo più di trovare il cartaceo, preferiamo la notizia su smartphone o android, consumiamo senza capire quello che consumiamo. Mi dispiace che il giornale chiuda, ma son sicuro che i “ragazzi” sono pronti e maturi per nuove e stimolanti battaglie.

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REWIND

Arriva in città Due passi sono, di Cristiana Minasi e Giuseppe Carullo. Lo spettacolo, prodotto dal Castello di Sancio Panza, è a Messina quasi un

I PASSEGGERI

UFFICIO SPETTACOLI Numero 341 del 2012


UFFICIO SPETTACOLI Numero 358 del 2012

Una piccola menzogna

di Lello Manfredi Ufficio spettacoli ha rappresentato per noi operatori nel settore del ticketing una sorta di Bignami dell’offerta nell’ambito dell’entertainment. Uno spazio “portatile”, tascabile dove poter trovare puntuali tutte le info legate agli spettacoli. Un bel vantaggio per noi addetti ai lavori poter contare

Il messinese Alessandro Turchi, e con lui un gruppo di professionisti della nostra città, vince il contest lanciato da Fondazione Telecom Italia “Portiamo

su uno strumento così completo dove venivano calendarizzati tutti gli appuntamenti presenti nel territorio. La passione dell’editore e di tutti coloro che lo confezionavano dal punto di vista giornalistico, grafico e tipografico ne hanno fatto un cult dell’informazione. E quando, qualche giorno addietro, una signora, alla presenza di Luciano, entrando nel nostro. punto vendita, mi ha chiesto una copia del nuovo numero non me la sono sentita di dirgli che non sarebbe più’ stato stampato e cosi’ con un pizzico di emozione le ho detto (mentendo) “deve ancora arrivare!”

Voglia di cultura di Federica De Cola

Non posso che essere dispiaciuta per la notizia che Ufficio Spettacoli chiuda, anche se non è una chiusura definitiva visto che rinascerà on line. Probabilmente questo è il futuro di tutti i giornali e riviste, ma per un’affezionata al cartaceo come me era comodo e pratico avere quel “ vademecum” in borsa. È triste che non si riescano più a trovare le risorse per portare avanti ciò che ci tiene informati su quel che accade nella nostra città per quel che riguarda l’arte e la cultura. Anche se purtroppo ci sono sempre meno occasioni per fare cultura io sono sicura che sia tanta, ma tanta, la volontà di farla!

Specchio della città di Giovanni Renzo

Ufficio Spettacoli, come ogni pubblicazione che racconta l’offerta culturale di un territorio, è stato in questi anni uno specchio fedele delle condizioni di vivibilità della nostra città. Ecco, la sensazione che mi ha sempre dato sfogliare US è stata rendermi conto fino a che punto il luogo in cui ho vissuto era vivo. E questa sensazione era confortevole. Pagina dopo pagina, numero dopo numero, anno dopo anno – con qualche pausa qui e lì, d’accordo – mi accorgevo che non è poco quel che c’era in giro, che nel giornale e dunque in città si componeva un’offerta culturale giornaliera, variegata, nutrita. Quante volte ci siamo detti che Messina non ha una vita culturale? Fino ad oggi bastava sfogliare US per renderci conto che c’è stata, c’è e, mi auguro, ci sarà.

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Sentirsi “a casa” di Tino Caspanello

Patrimoni ignorati di Ninni Bruschetta

Non si riesce a far capire alla gente, e soprattutto ai siciliani, quanto sia necessaria e vitale la cultura. La chiusura della versione cartacea di un giornale come Ufficio Spettacoli, strumento prezioso per la diffusione della cultura a Messina e provincia, è, ahimè, l’ennesima conferma che questo grande patrimonio viene completamente ignorato, come se non servisse a niente.

alla luce i beni invisibili” con un video su Villa De Pasquale a Contesse.

Spero che la chiusura di Ufficio Spettacoli sia soltanto una pausa, una delle pause di riflessione che di tanto in tanto facciamo o siamo costretti a fare. E spero che duri veramente poco questa pausa, perché il ruolo che il magazine ha avuto in questi anni a Messina è stato veramente prezioso, come preziosa è tutta l’informazione fatta con onestà e puntualità. E poi, diciamolo pure, tenere in tasca o in borsa, comunque sempre a portata di mano e di occhi, gli appuntamenti, le occasioni di incontro e

di scambio, tutti raccolti in un’unica soluzione, fa sempre comodo e ti fa sentire finalmente in un “luogo”, che è anche casa nostra. Al bar, al panificio e in farmacia. US ha anticipato i tempi, quando a Messina non esisteva alcuna pubblicazione ed è stata capace di mettere insieme creativi, giornalisti, scrittori, conduttori radiofonici, musicisti, artisti. Articoli, rubriche, gli avvenimenti più importanti in città, gli appuntamenti irrinunciabili, ma soprattutto palestra per nuovi scrittori, neo giornalisti futuri reporter. Ufficio Spettacoli si può definire un piccolo ufficio aggiunto, quello che ogni Amministrazione Pubblica dovrebbe avere, sempre aggiornato, vademecum, conducente, capace di accompagnare - per tanti anni - guidare al tempo libero e agli appuntamenti in città. Ci mancherà quel piccolo libricino tascabile. Ciao ed in bocca al lupo per la prossima avventura.


Mi mancherà moltissimo

di Giampiero Cicciò

La voce di Orientale Sicula

di Stello Quartarone Era una piccola rivista, era gratuita, fino all’altro giorno l’ho preso per leggerlo. Per esempio la mostra Cose dell’altro mondo è stato un momento importante per me e Ufficio Spettacoli c’era ed era essenziale per gli artisti, non solo per gli eventi, per le date ma era un punto di riferimento, una cosa che in città non faceva nessuno. Ho un bellissimo ricordo di questo giornale, davvero, senza retorica, era maneggevole, si faceva leggere, quando si diceva a Messina non c’è niente da fare, ecco che sfogliavi Ufficio Spettacoli e trovavi la mostra a Torre Faro, lo spettacolo teatrale, la musica. Purtroppo finisce anche questo ma nelle cose ci vuole continuità. Quando ho realizzato la mia macchina tutta colorata, ho scritto solleva l’arte, proprio per questo perché l’arte e la bellezza sono le uniche cose che ci sono rimaste, l’arte è l’unica scelta pura.

L’informazione culturale è fondamentale e lo capisco bene perché vivo in una famiglia di giornalisti. Questa chiusura coincide con un momento drammatico non soltanto per l’informazione culturale ma in generale per la cultura e mi fanno ridere le persone che dicono che la crisi è inventata, mi viene da ridere nel senso più amaro del termine, ovviamente. Ufficio Spettacoli mi mancherà moltissimo, quando andavo nei posti lo prendevo sempre e leggevo di eventi che non sapevo si sarebbero fatti, per me che faccio parte del mondo dello spettacolo era un punto di riferimento importante perché molto spesso le persone senza informazione non si muovono.

Magazzini e US, a braccetto di Mariapia Rizzo

Il percorso dei Magazzini del Sale è stato più o meno parallelo a quello di Ufficio Spettacoli, nel senso che il Teatro dei Naviganti esisteva da prima ma da quando abbiamo iniziato l’attività con i

mo”, secondo alcuni. Un enorme dono per Messina, da parte di un grande artista, secondo US.

ABBIAMO SCELTO SEDICI “PASSEGGERI” TRA QUELLI CHE SONO SALITI A BORDO DI UFFICIO SPETTACOLI. POTEVANO, DOVEVANO ESSERE MOLTI DI PIÙ. PENSIAMO A GIUSEPPE UCCELLO, GIUSEPPE RAMIRES E LUCIANO TROJA IN RAPPRESENTANZA DELLE ASSOCIAZIONI MUSICALI. A FRANCESCO TORRE, PER LE SUE INIZIATIVE CINEMATOGRAFICHE - IL CINEFORUM DON ORIONE ORGANIZZATO CON NINO GENOVESE, TRA LE ALTRE - DA METTERE ACCANTO A QUELLE DELLA FAMIGLIA PARLAGRECO ALLA MULTISALA IRIS. MA IN GENERALE TUTTI GLI ESERCENTI CINEMATOGRAFICI. LE MOSTRE D’ARTE DEL RICICLO DI LINDA SCHIPANI, LA FAMIGLIA GARGANO CON IL TEATRO DEI PUPI E PIETRO BARBARO CHE DA OLTRE UN DECENNIO DIRIGE LA RASSEGNA “ESPRESSIONE TEATRO”. GIOVANNA LA MAESTRA, PER LO STORICO “BOSCO IN CONCERTO”, MONSIGNOR GULLETTA CHE PER L’ARCIDIOCESI FIRMA LE RASSEGNE DI FEDE, ARTE, MUSICA ALL’ORGANO DEL DUOMO (STRAORDINARIO IL CICLO SU BACH). CHI PORTAVA LA MUSICA DAL VIVO AL CATALANI JAZZ CAFÈ. NON SONO TUTTE, CI MANCHEREBBE, MA INSIEME AI SEDICI IN PAGINA QUESTE SONO LE FACCE DEI PASSEGGERI DI UFFICIO SPETTACOLI Magazzini a Messina, Ufficio è stato sempre presente in tutto quello che abbiamo fatto ci ha sempre dato spazio, non solo quello dedicato agli appuntamenti, cosa che Ufficio ha sempre fatto con tutti e questa è una grande qualità che va riconosciuta a tutta la redazione, ma con un occhio attento alle iniziative culturali che abbiamo portato avanti quindi spiace che questo appuntamento cartaceo che si aspetta-

va con gusto, non soltanto per la puntualità delle segnalazioni ma anche per gli articoli interessanti, adesso chiuda, rappresenta la perdita di un appuntamento fisso. Vi auguro che la vostra avventura sul web possa continuare felice come è stata con l’opuscolo che ci ha tenuto compagnia, spero che Messina possa vedere nascere iniziative e trasformazioni come quella che sta per vivere Ufficio Spettacoli.

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REWIND

Si cancella un’opera d’arte? In città è polemica per il murales di Blu sulla facciata dell’ex Casa del Portuale occupata dal Teatro Pinelli. “Offensivo e blasfe-

I PASSEGGERI

UFFICIO SPETTACOLI Numero 375 del 2013


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NOVEMBRE 2013: LE COPIE CARTACEE DEI GIORNALI SUBISCONO UN CALO DELL’8% DELLE VENDITE RISPETTO ALLA PRIMAVERA. CRESCONO LE VERSIONI DIGITALI, CON MARGINI DI MIGLIORAMENTO, SE SI CONSIDERA CHE ORA CONTANO SOLO L’11% DELLE VERSIONI TOTALI (+ 4% A DICEMBRE RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE). IL NUMERO DEI LETTORI CHE LEGGONO REGOLARMENTE ALMENO UN QUOTIDIANO È COMUNQUE CONTINUATO A CRESCERE IN ITALIA E NEGLI ULTIMI DUE ANNI SONO AUMENTATI DI UN MILIONE LE PERSONE CHE NAVIGANO I SITI ONLINE DELLE TESTATE QUOTIDIANE (+ 47%). IN QUESTO CONTESTO NASCE IL PROGETTO UESSE.

Ufficio Spettacoli vuol cambiare pelle. E cambierà nome. Ci prova con un progetto che sarà presentato a maggio e che per essere realizzato ha bisogno del sostegno della città. Ecco cosa succederà di Giuseppe D’Avella

Pagina 65 su 68. È il momento di tirare, rapidamente, le somme e di presentare il progetto per il futuro. In breve, dunque: Ufficio Spettacoli chiude la versione cartacea, cambia pelle, rinasce sul web, portando con sé 16 anni di storia e la sua anima. Cambia pelle. Cambia nome. Diventa UESSE. È chiaro: non stamperemo più il giornale. “Ci hanno fatto un discorsetto nella lingua universale dell’economia” scrive Dario Morelli nell’editoriale di questo numero speciale. Ce l’ha fatto il presente questo discorsetto, aggiunge Morelli, per spiegarci che non è più tempo di uscite quindicinali, di 5.000 copie in giro per la città, di carta. Non per noi, almeno. Come probabilmente tutti sapete, Ufficio Spettacoli è stato un free-press: nessuno, pubblico o privato che fosse, ha mai dovuto pagare per segnalare un evento sulle nostre pagine, né tantomeno hanno dovuto pagare qualcosa i lettori del giornale. Senza giri di parole, US si è sostenuto con la raccolta pubblicitaria e dopo anni in cui i conti “quasi quasi” tornavano, oggi prima che sia troppo tardi e cogliendo lo spirito del tempo è arrivato il tempo di cambiare rotta. Eppure, nonostante si chiuda anche per ragioni economiche, per noi Ufficio Spettacoli è stata, e resta, un’idea vincente. Certo, non intesa come il sistema vorrebbe, non da valutare con il metro del profitto. È stato un successo che in migliaia abbiano utilizzato US come fonte di informazione, è stato un successo costruire un rapporto con chi ha scelto US per promuovere i propri eventi. È stato un successo creare aggregazione tra gli artisti e il loro pubblico, farlo per 16 anni – è un record nella storia dell’editoria cittadina, US è stato il free-press più longevo di Messina – e oggi noi vorremmo che questo modello di successo continuasse. Il passato ha avuto per nome Ufficio Spettacoli, il futuro ci piacerebbe, ve l’abbiamo detto, si chiamasse UESSE.

Il nuovo logo

Ecco il logo del progetto UESSE. ME, curato dall’agenzia Sincromie. Un logo che parla di “passione per il tempo libero”. Quella di 16 anni di lavoro della redazione di Ufficio Spettacoli per segna-

lare e presentare eventi. Quella che chiediamo alla città per sostenere il progetto partecipando alla campagna di raccolta fondi. Il logo porta dentro di sé la storia di US nelle scelte del colore e presenta il percorso multimediale del progetto con un simbolo che arriva dalla rete. Abbiamo scelto quello della geolocalizzazione perché sia chiaro che conti-

nueremo a informarvi su quando e dove in città accade qualcosa che abbia a che fare con l’arte e la cultura. Localizzeremo gli eventi per continuare a svolgere la funzione di guida per il tempo libero che è stata annunciata in ogni copertina di questo giornale dal 1999 ad oggi. Con un prodotto nuovo. Raccontato da questo logo.

UESSE 2014 - 65

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L’ORIZZONTE

IL FUTURO SI CHIAMA UESSE


FOTO A SINISTRA Il musicista Claudio La Rosa è il testimonial per la campagna di crowdfunding

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COS’È IL CROWDFUNDING. E perché ci è sembrata la scelta più logica da fare in questo momento ve lo spieghiamo nel box a fianco.

che nel 1997 riuscì a racimolare, tramite una raccolta fondi online, i 60.000 dollari necessari a finanziare il proprio tour statunitense, è altrettanto vero che nel tempo il crowdfunding si è rivelato strumento duttile ed adatto a sostenere le cause più disparate. Dalle associazioni di beneficenza agli inventori di avveniristici gadget hi-tech, dalle giovani imprese a Wikipedia, sono moltissime le realtà che si sono avviate o si sostengono grazie alla partecipazione collettiva. Persino il Museo del Louvre, che nel 2010 ha promosso la campagna Tous mécènes! per acquistare da un collezionista privato il capolavoro rinascimentale “Le tre grazie” di Cranach. Scegliere di realizzare il progetto UESSE tramite una raccolta fondi e di appoggiare la campagna su una piattaforma

specializzata è garanzia di serietà e trasparenza. La piattaforma specializzata è eppela.com. Eppela, a maggio, pubblicherà i dettagli del progetto. Saranno stabiliti un traguardo (un budget minimo da raccogliere entro una scadenza prefissata) e una serie di ricompense, naturalmente legate al progetto UESSE e ai suoi contenuti, per premiare coloro che decideranno di fare un’offerta. Un par-

ticolare importante: le offerte effettuate restano in sospeso fino alla scadenza del progetto perché a nessuno sarà addebitato un solo centesimo nel caso in cui il progetto dovesse fallire per mancato raggiungimento del budget prefissato. Noi però ci crediamo al raggiungimento del traguardo. Voi, nel prossimo mese, saprete tutto quel che è necessario per decidere se condividere la campagna.

GRAZIELLA ROBERTO

Agli anglofoni il termine rivela già in parte di cosa si tratti. Composta da crowd, «folla», e dal verbo to fund, «finanziare», la parola inglese crowdfunding si riferisce ad un’operazione di finanziamento praticata collettivamente. In altre parole, persone che decidono di devolvere un po’ del proprio denaro (il minimo è 2 euro, nel caso in questione) per sostenere un progetto, un prodotto, un’idea. Nata a ridosso dell’esplosione globale del world wide web, la pratica del crowdfunding costituisce probabilmente uno degli esempi più vistosi dei processi di democratizzazione e di partecipazione collettiva innescati dalla rete stessa. Chiunque abbia un’idea che ritiene vincente, ma non i soldi per realizzarla, può infatti presentarla su una delle piattaforme specializzate in crowdfunding per cercare finanziatori. Chi crede nel progetto e nelle persone che lo promuovono potrà decidere di dare il proprio contributo economico. In cambio della loro donazione, i sostenitori si assicurano dei premi o altri vantaggi che variano in funzione del tipo di progetto, e, soprattutto, il piacere di averne resa possibile la realizzazione, rimanendo sempre aggiornati sullo stato di avanzamento dei lavori. Se è vero che i pionieri del fenomeno potrebbero essere considerati i Marillon, gruppo rock inglese

L’illustrazione è di:

Alla maniera del Louvre

COSA SARÀ UESSE? Abbiamo “navigato” e l’abbiamo fatto a lungo, ci dice la copertina di questo speciale. Che racconta il passato ma è anche l’immagine della continuità. Perché, scuseCOSA SARÀ UESSE? rete la banalità, US continuerà a “navigare”. Ufficio Spettacoli diventa UESSE per continuare a svolgere, su Internet, la funTUTTI I DETTAGLI zione sociale che è stata la vera spinta propulsiva dei 16 anni trascorsi su carta. Oggi però non esiste ancora, è soltanto un progetto che vuol rendere il giornale - che abbiamo conserSUL PROGETTO vato per sedici anni tra borse, tasche di pantaloni e cruscotti di automobili - un prodotto più completo e flessibile da continuare a SARANNO SVELATI tenere vicino, sul computer o sul telefonino. Un passo verso il lettore, a cui si offriranno contenuti sempre aggiornati, ricercabili, condivisibili, A MAGGIO IN navigabili da qualsiasi dispositivo connesso ad internet. #senzaUESSE Tutti i dettagli sul progetto UESSE saranno svelati tra un CONTEMPORANEA mese in contemporanea con il lancio di una campagna di crowdfunding (in italiano raccolta fondi) per la realizzazione del progetto e anticipati già in questi giorni sul sito uesse.me. Il crowdfunding, ovviamente senCON IL LANCIO DI za scopi di lucro, servirà a coprire i costi da affrontare per la produzione delle nuove piattaforme che una volta realizzate avranno l’onere di auUNA CAMPAGNA tosostenersi. In quarta di copertina di questo numero speciale trovate una piccolissima anticipazione della campagna di crowdfunding. L’haDI CROWDFUNDING shtag scelto è #senzaUESSE. Come sarebbe Messina senza l’informazione su arte, cultura e tempo libero che Ufficio Spettacoli ha garantito per 16 anni? Noi ce la siamo immaginata con la faccia disperata di Claudio, musicista. #senzaUESSE qualcuno non saprà del suo prossimo concerto. #senzaUESSE mancherà qualche occasione di incontro tra gli artisti e il pubblico, inevitabilmente.


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