Skip to main content

Museo Civico di Leno

Page 107

Alberto Bettinazzi

L’azione del monastero di Leno e il passaggio al basso medioevo Se nella fascia centrale tra Mella e Chiese i ritrovamenti alto medievali sono così scarsi ed episodici, tanto da far ritenere una fase di assenza di popolamento diffuso per l’alto medioevo, possiamo chiederci quali ragioni si possono addurre per spiegare l’origine dei numerosi villaggi che nel basso medioevo si riscontrano proprio in questa zona e che hanno dato origine agli attuali paesi. Per altro la risposta a questo interrogativo, a nostro avviso, ha strettissima attinenza con Leno, tanto da legittimare il breve excursus nel contesto della nostra ricerca, giustificando la sua collocazione in questa sede, quale inevitabile premessa all’analisi dei manufatti custoditi presso il Museo. Secondo le informazioni in nostro possesso, si deve ritenere che l’origine basso medievale di molti dei paesi, inseriti nella predetta fascia, sia da ricondurre all’azione di bonifica e di promozione agraria dei monaci dell’Abbazia leonense, successivamente affiancati, e poi sostituiti, dall’analoga azione del Comune di Brescia (interessato ad avere degli avamposti sul confine costituito dall’Oglio) e degli altri Comuni che si erano già formati. L’esistenza di molti toponimi, come “ronco/ronchi”, “novella”, “novali”, “novagli”, lascia intendere che nel nome sia rimasta traccia dell’attività di diboscamento e dissodamento di terre un tempo incolte e, nel basso medioevo, ridotte a coltura. Questo notevole patrimonio fondiario era l’esito di una serie di nuove acquisizioni, imputabili verosimilmente a lasciti testamentari, a permute con beni di altri enti religiosi o di privati,

oppure a conquiste, motivate dalla costante azione di bonifica che i monaci compivano permettendo quindi la formazione di nuovi nuclei abitati. Il lavoro dei monaci “consisteva [...] in attività di indole soprattutto artigianale e gestionale o manageriale che, in campo agricolo, erano rivolte a dirigere i lavori svolti dai contadini, coloni e servi posti alle loro dipendenze”.250 Per comprendere le ragioni del grande e veloce sviluppo dell’abbazia lenese, dunque, bisogna superare la “facile idealizzazione del monaco contadino”251 per entrare invece in una prospettiva, storicamente più corretta, in cui l’azione dei monaci era quella di organizzare e dirigere chi lavorava per loro e pianificare, in un certo senso, lo sviluppo dell’abbazia e del suo territorio. Anzi, leggendo la consistenza dei beni abbaziali citati nei vari documenti, cronologicamente ordinati, nell’opera dello Zaccaria, sembra proprio di cogliere una dinamica di sviluppo nell’acquisizione di nuovi possedimenti, quasi ad indicare una sorta di progetto di espansione. Infatti nel 958, nel diploma dei re d’Italia Berengario II e Adalberto, vengono menzionati, tra i possedimenti

Note: 245

SETTIA 1984.

246

MALVEZZI, Chronicon, col. 867.

247

SETTIA 1996.

Codex Diplomaticus Langobardiae, a cura di G. PORRO LAMBERTENGHI, Torino 1873, doc. n. 893. 248

105

249

BROGIOLO, BREDA 1985, pp. 181-188.

250

ARCHETTI 2002, p. 95.

251

ARCHETTI 2002, p. 94.


Turn static files into dynamic content formats.

Create a flipbook
Museo Civico di Leno by Segreteria Comune di Leno - Issuu