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Recentemente

il nostro Circolo ha aperto una pagina su Facebook dove trovano ospitalità le foto dei nostri soci, commentate da alcuni volenterosi.

Visto il numero di visitatori ed i giudizi ricevuti, ci è sembrato che l’iniziativa abbia avuto un discreto gradimento meritando quindi di proseguire.

UNO - Maggio 2013

Si è per questo pensato di allargare il giro anche

Omaggio a Gabriele Basilico

ai soci che non frequentano abitualmente le pagine di Facebook, utilizzando come strumento una sorta di rivista digitale, che sarà inviata, a scadenze assolutamente anarchiche, ai soci.

Gabriele Basilico, uno dei maestri della fotografia italiana contemporanea, è scomparso il 13 febbraio 2013. Lo vogliamo ricordare anche con questa immagine di una sua mostra del gennaio 2010 a Milano, che abbiamo avuto la fortuna di visitare insieme agli amici del Circolo Giacomelli di Osimo. (a pag. 3)

Come già sa chi ci segue sul web, lo staff di c o m m ent at o r i “ufficiali” è costituito da sei elementi: Maria Pia Bacchielli, Francesca Vissa, Gabri ella Papini, Ugo Marinelli, Flavio Petrini e Sauro Marini.

Eccoci...!

A

questi sono poi da aggiungere i “temerari” che commentano le immagini una volta pubblicate su FB (per ora, purtroppo, non molti).

In questa esperi enza siamo giunti alla 10° uscita, una sorta di “giro di boa” che ci eravamo prefissi per fare un primo punto della situazione e visto, come detto sopra, che il riscontro è stato positivo, mettiamo nelle vostre mani questo piccolo lavoro digitale.

Abbiamo

poi pensato che limitare i contenuti alle nostre foto poteva sembrare un po’ troppo autoreferenziale, e quindi cercheremo di arricchire le uscite con notizie sulle attività del Circolo, ospitando anche amici fotografi di altre realtà, vicine e lontane.

Il

desiderio, e la speranza, è di creare uno strumento che, nella sua modestia e artigianalità, contribuisca alla crescita di chi ha voluto darci fiducia iscrivendosi al nostro Circolo fotografico.

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Indice dei contenuti: 1 - Eccoci - Presentazione della rivista 3 - Ciao Gabriele, di Michele Smargiassi (da repubblica.it) - Sulla morte di Gabriele Basilico I soci di Archivivi 4 - Ugo Marinelli 5 - Giorgio Mandrelli 6 - Giorgio Manfredi 7 - Maria Ferraioli Lente d’ingrandimento 9 - Marco Priori - Immagini pagine 10 a 17 18 - Perché Marco Priori?

Sono online su foto.archivivi.com le immagini del contest “Figure geometriche”

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Ciao Gabriele di Michele Smargiassi da repubblica.it

Una notizia che non avrei voluto darvi. Gabriele Basilico ci ha lasciati, nel primo pomeriggio di oggi, a Milano, la sua città, dopo un breve ricovero ospedaliero. Era ammalato da poco più di un anno, ma aveva continuato a lavorare con l’energia e lo slancio di sempre. Aveva 68 anni. La fotografia italiana e internazionale ha perso uno dei suoi più grandi autori, un maestro della misurazione dello spazio e dell’analisi dell’ambien te urbano, un intellettuale impegnato e profondo, una bandiera della nostra cultura visuale. Fotocrazia lo a v e va intervistato alcuni mesi fa. Architetto di f o r m az i o n e, travolto presto dalla passione per la fotogra-

fia di ricerca, dai primi anni Ottanta iniziò un percorso di analisi dello spazio urbano, con particolare attenzione al paesaggio industriale e alle periferie metropolitane, che lo ha portato nel tempo ad analizzare e documentare (in decine di volumi) centinaia di città e ambienti antropizzati in tutto il mondo: da Beirut a Shanghai, da Instanbul alla Silicon Valley, da Glasgow a Mosca, riuscendo a penetrare il genius loci di ognuna di esse, senza rinunciare al rigore e alla continuità del suo metodo di “misurazione non giudicante”.

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È stato l’unico fotografo italiano nel team internazionale della fondamentale “missione fotografica” della Datar nel territorio francese, per la quale ebbe l’incarico di documentare i “bordi del mare”. La sua indagine su Beirut in macerie dopo la guerra civile è un esempio di come si possa coniugare il rigore della visione con l’etica civile e la coscienza storica. Da pochi mesi Rizzoli ha pubblicato una raccolta di articoli, Leggere le fotografie. Un abbraccio forte a Giovanna Calvenzi, la sua compagna, e a tutti i suoi più cari amici.


Commento di Flavio P etrini

I soci di Archivivi - Uscita 1

Ugo Marinelli Commento di Pia Bacchielli Il braccio abbandonato, i capelli che ricadono da un lato formando una macchia scura che constrasta con la luce del volto. E poi l'effetto sgranato, il movimento suggerito da quella mano che sembra sciogliersi nell'opale dell'acqua, i bordi slabbrati che non definiscono l'immagine. Tutto nella foto di M arinelli rimanda a una visione sognata, quasi un incantesimo in cui la donna - come Narciso che si specchia nel fiume - è caduta. Anche il bianco e nero, con la delicata gamma dei grigi, oltrepassa il reale. M arinelli, che si costruisce le macchine da sè e va alla ricerca di pellicole che possano restituirgli l'emozione di scoperte ogni volta sempre nuove, può ben spingersi oltre. Non ha bisogno di appigli per volare.

Commento di Sauro Marini Chi conosce Ugo M arinelli è ormai da tempo abituato alle sue navigazioni fotografiche, che portano l’osservatore in mondi onirici, dove la scarsa nitidezza creata dalla particolare tecnica Pinhole che egli utilizza trasfigura le immagini in rappresentazioni di sogno. M i verrebbe da dire che poco importa il soggetto delle sue immagini, tanto questa morbidezza di linee e di contorni pesa nei suoi scatti; ma questa affermazione costituirebbe una ingiustizia nei confronti dei contenuti e delle storie che lui racconta con le sue foto stenopeiche, contenuti sempre densi ed enigmatici, che portano chi guarda a cercare di penetrare oltre lo strato sensibile della foto e capire cosa si celi dietro lo schermo di ciò che è raffigurato. E’ questo anche il caso del soggetto di questa fotografia, la donna che si sporge dal bordo della barca, con la mano (che si intravede appena per l’effetto del mosso stenopeico) che si tende verso un mare uniforme, privo di increspature, quasi un magma nebbioso che, dopo aver affascinato la donna, sembra quasi volerla trascinare nelle sue profondità per farle scoprire nuovi mondi. M i piace molto l’aspetto compositivo, in particolare la fuga prospettica delle linee della barca sul lato destro e la linea inclinata dell’orizzonte sul lato sinistro, che convergono e

conducono l’occhio dell’osservatore a confluire sul viso della donna; anche i tre minuscoli punti luminosi della collana, pure nella loro piccola dimensione, accendono un punto di interesse che ravviva la parte del corpo femminile, altrimenti troppo grigia. Insomma non so se si è capito, ma per me è una ottima immagine.

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Eccoci qua, cominciamo questa nuova esperienza con la prima immagine presentata; ritengo che non sia una delle più facili da commentare, ma cercherò di dire la mia, e cercherò soprattutto di farmi capire, che a volte è la cosa più difficile. Per cominciare devo fare alcune precisazioni: l'immagine presentata è stata realizzata con una macchina Pinhole, pellicola polaroid o similare; questa tecnica, definita “foto stenopeica”, prevede dei tempi di esposizione molto lunghi, per cui le parti in movimento figurano sfuocate, mentre le parti statiche risultano più nitide. Visto il genere di immagine, la posizione del soggetto sarà sicuramente stata decisa o suggerita dall'autore. Dividerò il mio giudizio in tre parti. TECNICA: su questo aspetto ho poco da dire, dato che la tecnica è particolare e non priva di difficoltà, perciò dal mio punto di vista – vista la mia poca pratica su questo genere - posso dire che mi sembra ben realizzata. NON M I PIACE: tutta la descrizione all’inizio è servita per “scusarmi” per quanto sto per dire; trattandosi di un soggetto in “posa” non apprezzo molto questo tipo di fotografia, come non prediligo la foto in studio, dove la luce, i soggetti, sono studiati a priori dando quasi sempre il risultato voluto. È comunque il mio punto di vista personale. M I PIACE: apprezzo le due parti che dividono il soggetto, la parte superiore, ben definita, “leggibile” l’espressione della ragazza, assorta nei suoi pensieri; la parte inferiore sfocata da un senso di movimento, di fuga, quasi a rappresentare l’abbandono, che collegato nell’insieme da l’idea che la ragazza stia tentando di raggiungere, di afferrare qualcosa che ormai è definitivamente andato in un’altra dimensione dove, passata quella soglia, tutto diventa impalpabile.


I soci di Archivivi - Uscita 2

Giorgio Mandrelli Commento di Pia Bacchielli Di Giorgio M andrelli i dettagli, il colore, le inquadrature insolite sono il punto forte della sua ricerca fotografica. Elementi qui tutti ben rappresentati. Sono visioni stranianti, un altro dove che mette lo spettatore in guardia contro i facili sistemi. Cosa è la visione se non l'occhio che coglie l'insospettabile? L'arco è capovolto, la sedia rovesciata. Un sottosopra che non mette limite allo sguardo. E poi l'atmosfera autunnale, una pioggia - forse un acquazzone dopo la festa - appena passata. C'è la fretta di lasciare le cose così come stanno affrettandosi a trovare riparo. Lo scalpiccio di chi corre per non bagnarsi sembra di sentirlo ancora in lontananza. E' un attimo colto nel turbinio delle vicissitudini umane. Siamo gocce nel mare dell'esistenza, un riflesso nello specchio della vita.

mente costituisce una sorta di cornice sul lato alto dell’immagine. Per concludere, a mio parere manca quel po’ di sprint necessario alla foto per uscire con più prepotenza dallo schermo, catturare l’occhio ed alzarsi al di sopra del mare di riflessi in pozzanghera. M agari, avendo tempo, era da provare qualche scatto da posizioni diverse, anche se la posizione obbligata di pozzanghera e Arco lasciava forse esigue possibilità. Da riprovarci alla prossima pioggia (o alla prossima pozzanghera).

Commento di Ugo Marinelli

Commento di Sauro Marini Un soggetto più che classico per questo scatto di Giorgio M andrelli, soggetto che spesso sconta il peccato di essere in numerosa compagnia. Altrettanto spesso chi scatta questo genere di foto non si premura di iniettarci una nota personale, un particolare che possa trasformare un semplice riflesso in qualcosa di più particolare e personale. In questo caso mi pare che la presenza di quella sedia capovolta cerchi di sollevare un po’ l’immagine dalla massa di anonime pozzanghere; non che quella sedia costituisca chissà quale nota di fantasia, ma può costituire un “minimo sindacale” che consente allo sguardo di distaccarsi dal riflesso dell’arco di Traiano e vagare nell’inquadratura alla ricerca di altro. Ciò premesso, mi sento di dire che il risultato non mi appassiona. Credo che il senso di decadenza che l’immagine suscita sia quello che Giorgio ha voluto evidenziare con lo scatto; l’impressione di abbandono che la sedia capovolta accentua non è mitigato dall’accenno di colore della sedia stessa, vista la tonalità fredda di quell’azzurro aviazione. Il pettine costituito dalle gambe delle sedie sul lato alto dell'inquadratura sembra forse una scelta dovuta alla particolare angolazione del punto di ripresa, anche se grafica-

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Ho rigirato più volte la foto di Giorgio M andrelli tra le mani. M i da la sensazione dell'opportunità mancata ... come se Giorgio avesse qualcosa di "forte" da raccontare ma non abbia avuto la forza, il guizzo, o semplicemente il coraggio di esprimerlo. Quasi come se avesse pensato un: « Io ci vedo li dentro delle cose, ma non te le mostro del tutto. Ti propongo l'immagine canonica, diritta, è la tua testa che deve girare, deve indagare ... se vuole ». Infatti mi sono stupito di vederci più cose se guardata "sottosopra". La foto così com'è mostra incuria, abbandono. Si legge anche di riflesso, sull'arco antico, sbrecciato dal tempo. Qui,


contrariamente alle mie foto, il tempo che passa si nota dai segni che lascia sulle cose. Ci vedo tristezza. Non certo disperazione, ma tristezza di tipo "scazzo", detta all'anconetana. Ribaltando la foto di 180° prendono vita cosa nuove. L'arco torna "in piedi", sempre sberciato, ma con dignità. La sedia caduta magicamente appoggia ad un pavimento inesistente ... sembra una incisione di Escher dove reale ed irreale s'intrecciano. M i sembra quasi di leggerci meglio i pensieri di Giorgio. M a forse ci leggo solo i miei di pensieri ;-) Conclusione: Foto da NON buttare :-)

portanastro è troppo decentrato a destra. Se fosse l'inizio del pianale, è troppo sfuocato, non da il punto di partenza per la fuga. Forse si sarebbe potuto salvare la foto se la macchina fosse stata in moto e si fosse visto il rullo girare. Oppure ci fosse stata una presenza umana, che avrebbe fatto capire che la macchina era stata appena spenta oppure sarebbe stata accesa di li a poco... Conclusione: Foto da NON tenere.

Commento di Pia Bacchielli È come guardare un'opera di Fernand Léger, con il groviglio di bulloni e pulegge che assillano gli operai in tuta. M a qui

Commento di Flavio P etrini Dirò la mia senza tanti giri di parole, onestamente questa immagine non mi entusiasma, trovo che ci sono delle cose che secondo me non vanno, la prima consiste nella ricerca di ritrarre l’arco nel riflesso dell’acqua, tentativo riuscito solo in parte, in quanto le ombre delle seggiole riflesse mi danno parecchio fastidio, come tutte le gambe cromate delle altre che stanno sospese come un ridò di una tenda, la seconda per me più interessante è invece la seggiola capovolta ed il suo riflesso, se fossi stato in Giorgio mi sarei più concentrato su ed esclusivamente su quel soggetto, il connubio anche se come dice Ugo ci si potrebbe vedere il degrado, non mi sembra che sia dei peggiori in quanto non ci si nota una cicca di sigaretta all’interno della “pescola”. Non so se sia stato possibile, ma avrei fatto una ripresa più ampia, includendo anche le seggiole vuote non riflesse , forse dico forse, così il fotogramma avrebbe potuto rappresentare una “prima” dell’arco sul palcoscenico dell’acqua senza successo in assenza di pubblico.

I soci di Archivivi - Uscita 3

Giorgio Manfredi Commento di Ugo Marinelli Foto senz'anima purtroppo. Giorgio M anfredi s'è forse concentrato troppo sul freddo macchinario. Non è riuscito a dargli vita. La profondità di campo troppo ridotta ci consegna perfettamente a fuoco una sola parte marginale sulla destra, peraltro tagliata via. La conversione in BN è "moscia", si poteva osare di più col contrasto. Non capisco quale sia il punto d'interesse. Se fosse il rullo

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la presenza umana non c'è , la macchina è sola e come esaltata nella sua luce di bianchi e grigi. Un fascino di chiaroscuro, di geometrie metafisiche, di statica ipnosi di cui l'autore rimane affascinato e che lasciano in chi guarda l'attesa di un evento (la ruota gira o si è appena fermata?) che non ci sarà. Eppure la presenza dell'uomo si percepisce. è nelle vie di fuga, nella dinamica dello sfuocato, nelle ombre che fanno da sfondo e che suggeriscono un laboratorio dai muri scrostati dal tempo. La luce è fredda, come è freddo l'occhio che sceglie di guardare solo la stasi della rotella. Così incombente da sembrar dire che è la macchina, e non l'uomo, a governare l'azione. Immaginiamo un grande formato per dare risalto all'insie me, altrimenti schiacciato in una


dimensione di glaciale fissità. Il titolo è "Levigatrice", attrezzo per dare finitura alle superfici. Così è questa immagine, abrasa di particolari, volutamente scarna. Cavalletto o mano libera? Ragionamento o intuizione? Questa foto è in bilico, ci vorrebbe uno scatto in più.

Commento di Flavio P etrini Immagine gradevole da vedere, anche se non suscita una forte curiosità del particolare, l’occhio si concentra sulla puleggia per poi perdersi nella via di fuga del macchinario, sembra quasi lanciata dallo stesso verso l’osservatore, sarebbe stata ancor più accentuata se in movimento. Al di la di quanto detto, la foto non si presta a molteplici spunti di critica, in questo caso non è possibile praticare “cosa sta pensando quiz” come nelle precedenti. M i manca un po’ l’assenza dell’uomo, del lavoro, anche se si intravedono delle impronte lasciate sulla polvere. La scelta del bianco e nero mi sembra azzeccata, anche se l’avrei vista leggermente più contrastata.

il taglio è buono ed equilibrato.

Commento di Sauro Marini Una bella idea, ma personalmente la vedo sviluppata in misura insufficiente. Comincio dal profilo tonale (essenziale sempre ma di più nel BN) che mi sembra carente sui neri; osservando l'immagine non trovo punti di nero assoluto, e inoltre le parti che più si avvicinano al nero sono poste nella vasta zona sfuocata, perdendo così parte dell'incisività, che invece mi piacerebbe vedere per dei neri-neri. Nel complesso (ma qui subentra il gusto personale, che nel BN mi porta a preferire i forti contrasti) mi sembra contrastata in misura insufficiente, poco incisa (magari poi è una pecca del mio monitor e stampata viene meglio...) Una seconda critica - madonna che tristo che sono - la rivolgo alla messa a fuoco; non vedo una zona perfettamente nitida dove l'occhio possa trovare un approdo dopo la navigazione in una immagine così morbida e quasi indefinita.

Credo che in un soggetto del genere, dove la meccanica riveste un ruolo di primo piano, sarebbe indispensabile che qualcosa del tutto risulti ben definito. Anche il rullo dove gira la carta vetrata, sul lato destro, che così in primo piano dovrebbe uscire dallo schermo, non è nitido; può sembrare frutto di un movimento dellnastro, ma non è così, altrimenti le macchioline bianche sulla carta sarebbero diventate scie bianche. L'inquadratura la vedo un po' soffocata sul lato destro, c'è poca aria tra il rullo della carta ed il bordo e (e qui altra notazione del tutto personale) avrei visto meglio una inclinazione quasi in diagonale delle linee di fuga del macchinario (anche se capisco che così si è rispettata la sostanziale orizzontalità del piano di lavoro. Per me Giorgio è una immagine dalle potenzialità inespresse, che vale la pena di approfondire (anzi se i fai un fischio ti accompagno volentieri...)

- Il nostro sito web http://foto.archivivi.com - mail archivivifoto@aruba.it - Facebook Archivivi Foto Ancona -

I soci di Archivivi - Uscita 4

Maria Ferraioli Commento di FLAVIO PETRINI Conosco M aria da quando assieme a Sauro mettevamo giù le foto in una fantastica foto community che non c’è più, era il 2004, questa foto posso dire con ferma certezza che non è una delle migliori di M aria, sa fare molto ma molto meglio. Le foto fatte ai concerti presentano quasi sempre degli ostacoli da sormontare, oggetti avanti e dietro, tanto inevitabili quanto fastidiosi. Al di la dell’espressione curiosa della musicista, l’anacronismo tra il piercing al naso, generalmente portato nella nostra società dai giovani e l’utilizzo dello strumento quasi arcaico come la fisar monica, non trovo punti forza su questa foto, mi da fastidio tutta la confusione che c’è attorno al soggetto, soprattutto i microfoni in primo piano che “segano “ il soggetto in due, pezzi di altri strumenti che fanno capolino, monconi di scritte alle spalle, sì, inevitabili, ma con una PDC (n.d.r. profondità di campo) diversa sarebbero state attenuate.

Peccato non vedere nella sua interezza la bella fis armonica, vedendo le ultime tre lettere si intuisce che sia una Soprani di conseguenza un straordinario strumento. Onestamente credo che per riprendere questa immagine, nella sua interezza sia stato una “mission impossibile” dato che se il punto di ripresa a destra avrebbe avuto a che fare con il controluce, se a sinistra il risultato sarebbe stato un profilo dato che il soggetto era ruotato dalla parte opposta. Penso che il fotografo si debba sentire un po’ un bravo cacciatore, (anche se non condivido la caccia) saper rinunciare a premere il grilletto quando non ha la certezza di abbattere la preda ma soltanto ferirla e non portare a casa il bottino.

Commento di UGO M ARINELLI Bel colpo d'occhio ed inquadratura accattivante. Vien voglia di sapere cosa stava suonando in quel momento la ragazza per avere un'espressione cosi' particolare. Dal punto di vista tecnico avrei due appunti: - Il punto di fuoco sembra sulla tastiera. Sarebbe stato bello fosse stato sugli occhi della ragazza. M i rendo conto che e' più facile da dire che da fare. - Quello che invece proprio mi da noia e' l'inquadratura ruo-

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tata in senso antiorario di pochi gradi. La rotazione e' cosi' piccola che non sembra voluta e non apporta nulla in più all'immagine, ne gli da dinamicità'. Noto che spesso queste cose nelle foto che vedo al circolo. Eppure basta poco, pochi secondi di photoshop. Interpreto questa cosa come poca attenzione che mettiamo sulle nostre foto. Se noi stessi non le "curiamo" con attenzione, non le amiamo a fondo, come possiamo pretendere che le amino gli altri? Conclusione: Foto da TENERE (dopo aver aggiustato la rotazione :-))

Commento di SAURO MARINI Non mi è scattata la molla vedendo questa immagine di M aria. L'aspetto più accattivante, quello che fa vivere la foto, è sicuramente la bella espressione colta, con la simpatica smorfietta della ragazza musicista, che sembra quasi meravigliarsi di quello che sta facendo. Detto ciò ho due annotazioni (critiche) da fare a M aria: perché questo formato pseudo-quadrato di 1024x979 pixel? O fai 1024x1024 o fai 979x979 (si va be, abbiamo detto di fare 1024 di lato, ma non è un obbligo di legge...); se guardi l'inquadratura vedi che ci stava spazio per ritagliare una


piccola fettina e rendere il quadrato regolare (eccessiva pignoleria? forse si!). Seconda annotazione: perché un tempo di 1/100 e f 8? E non invece un bel f 4,5 (o ancora meno) accorciando il tempo del necessario? Avresti reso una maggiore sfocatura dell'orribile sfondo (anche quello stava li e non lo potevi ammazzà) e la musicista - con la sua simpatica smorfia - sarebbe uscita dallo schermo acquistando in protagonismo. Quello sfondo così grafico, che richiama la tastiera della fisa, mi sembra appesantire eccessivamente i bei grafismi creati dalla tastiera reale, dai vicini intarsi, dalle pieghe del soffietto. Per quanto riguarda il malefico cavalletto del microfono, è purtroppo una costante che nelle fotografie di spettacoli la presenza di apparecchiature crei intrusioni negative per la leggibilità e la pulizia delle foto, come in questo caso; è solo una osservazione, dato che non si conosce il contesto in cui lo scatto è stato realizzato e quindi non ci si può imbastire una critica. Un aspetto positivo è la equilibrata gestione della luce, che ha assicurato buona leggibilità del viso della ragazza in un contesto dove i forti contrasti di luce rischiavano di creare scompensi di illuminazione.

Commento di PIA BACCHIELLI E' difficile vedere una ragazza suonare la fisar monica, ancora di più se questa ha un piercing al naso, stringhe colorate e monili rasta. E' una fotografia che diverte questa di M aria Ferraioli. Un attimo birichino colto nelle celebrazioni del Festival della Fisar monica di Castelfidardo sul cui palco si è esibito nientemeno che M ax Tagliata, quello che ha contribuito al successo del tormentone di questa estate "Non vivo più senza te" di Biagio Antonacci. La ragazza ha un'aria irriverente, un po' guascona. Le labbra sono serrate in una smorfia, gli occhi che guardano qualcosa a lato, la testa inclinata sulla spalla. Come per dire: visto di cosa sono capace? Chissà, forse ha preso una stecca, oppure ha eseguito un passaggio particolarmente arduo. Non è facile fare della buona ritrattistica. Si rischia sempre di cadere nel manierismo. M a qui la spontaneità la fa da padrona e la foto risulta molto gradevole. La composizione è classica: figura centrale e luce ben dosata. E poi quell'espressione un po' così che abbiamo noi che....

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Mi chiamo Marco Priori e sono un semplice foto amatore innamorato della fotografia e del fare fotografia. Questa pratica mi sta coinvolgendo sempre di più, per il semplice fatto che riesce a regalarmi tranquillità, interessi, viaggi, esperienze e cultura.

Lente d’ingrandimento

Marco Priori Per quello che riguarda i miei lavori e il modo di fotografare, in questi ultimi anni sono cambiati moltissimo, capisco che sono sempre più interessato e attratto da una fotografia orientata alla Street Photography, ovvero una fotografia di strada con particolare attenzione alle persone che mi circondano negli ambienti che quotidianamente frequento, nel quale mi sento più a mio agio e che riesce a tirar fuori la tutta la mia curiosità. Il mio percorso è iniziato da una fotografia paesaggistica che mi ha dato molti spunti e stimoli, ma soprattutto ho sviluppato e concretizzato con esso la scelta stilistica di usare per la maggiore una fotografia in bianco e

nero e questa scelta conseguentemente ha aiutato una personalizzazione dello scatto e le scelte successive. L’idea fotografica è sempre stata quella di seguire un progetto, idee che sono nate e concretizzate grazie a delle esigenze personali, letture e fantasie, ma soprattutto è il confronto con lavori di altri fotografi, che apprezzo e che cerco di eguagliare semplicemente perché i loro lavori sono diventati trainanti e fondamentali per il mio percorso fotografico. Premetto che la mia considerazione nei loro confronti si basa sul fatto che ritengo unico il loro modo di fotografare . Cercare di raggiungere la loro qualità fotografica e la loro espressività è per me fondamentale, per un miglioramento personale e per progredire soprattutto nell’esprimere i miei concetti, ma ci tengo a precisare che la fotografia che voglio è quella atta a soddisfare la mia persona e faccio fotografia esclusivamente per me stesso e se poi altri riescono ad essere affascinati, non posso che esserne felice. Confido moltissimo sull’elaborazione fotografica che mi permette di esprimermi, normalmente ho in mente il risultato al momento dello scatto e questo mi facilita moltissimo, preferisco personalizzare i miei bianchi e neri

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o il colore in base alla sensazione che provo. Gli scatti che vi vengono proposti in questa piccola selezione sono una scelta del mio primo lav oro-progetto, quello che per mia fortuna non terminerà mai: “Consuetudini dell’avversa stagione” . Sono scatti da molti considerati banali, (il mare in inverno) un tema che potrebbe sembrare poco importante, troppo semplice nel pensiero generico, ma per me importantissimo. Sostengo principalmente che tutto quello che ci circonda, abbia in sé una bellezza intrinseca ed è quella che cerco e soprattutto nella banalità o almeno quello che potrebbe essere considerata tale ma che in realtà non lo è mai. Provo a rafforzare l’immagine con un titolo, tramite una considerazione, anche perché il significato acquisito a posteriori di un ragionamento e la sua presa coscienza, la rende unica ai miei occhi. Proprio sulla base di questo ragionamento cerco e ricerco un qualcosa che va oltre la fotografia, potrebbe anche trattarsi di fervida fantasia, o della cruda disillusione della realtà soggettiva. Per questo la fotografia mi affascina, tutto è sempre il contrario di tutto perché in ogni fotografo c’è una interpretazione personale, ed è proprio quello che caratterizza la v isione.


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ALTER EGO


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ANCORA UNA VOLTA L-ULTIMA CAREZZA


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IL MARTELLO


IMMENSO

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RIFLESSO CONDIZIONATO


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RIPOSO TERRENO


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SOGNI INTERROTTI


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TRACCE DI UN DISCORSO


Lente d’ingrandimento: perché Marco Priori? Mi sembra giusto e doveroso dire qualcosa su Marco, se non altro sui motivi per i quali, con tanti fotografi in circolazione, ho scelto proprio lui per questa prima uscita della nostra rivista. Marco è “un personaggio”, non solo nella fotografia, ma a 360°. Estroverso, ironico e autoironico, appassionato della fotografia, grande conoscitore della tecnica e dei grandi fotografi. Potrei continuare a tessere lodi, ma in questa sede ci interessano le sue fotografie, il suo modo di fotografare, le idee che stanno dietro ai suoi lavori, Al nostro circolo ormai Marco è di casa, da un paio di anni infatti è docente in un corso di fotografia digitale in bianconero, che ha avuto notevole successo grazie proprio alle sue capacità tecniche, unite ad un bel modo di rapportarsi ai corsisti, alla disponibilità nell’ascoltare le difficoltà e nel fornire strumenti per risolverle. Personalmente debbo dire che tengo in alta considerazione le sue immagini che, contrariamente alla modestia che pone nel definire i propri lavori, sono assolutamente di ottimo livello. Seguire il suo corso, assistere al suo districarsi tra i comandi della postproduzione, ti fa capire che i risultati che ottiene non sono mai casuali, ma sono sempre il frutto di un attento studio preliminare dell’immagine e di una conoscenza e totale padronanza dei comandi della postproduzione. I forti contrasti delle immagini che realizza, quei neri profondissimi affiancati a bianchi assoluti, rendono le sue fotografie molto personali, con uno stile riconoscibile. Penso quindi che la scelta di fare di Marco il primo ospite di questa nostra rivista telematica sia stata azzeccata, e spero che le (poche) foto qua inserite vi spingano ad andare a cercare le sue immagini sul web; la sua pagina su Facebook la trovate a questo indirizzo: https://www.facebook.com/p riori.ma rco1/info, Circolo Fotografico Archiv iv i con vari link a pagine web dove potrete scoprire Pres idente Saur o M arini - Vicepres idente Piergiorgio Mor etti - Segr etario Flavio Petrini - Org anizzatore Giorgio M andrelli altre sue fotografie. Sede: Anc ona, Via Mamiani 70/b - L e comunicazioni vanno indirizzate alla p os ta elettronica a rchi vivif oto@a ruba .i t E magari a fine anno venite ad iscrivervi al suo Il pres ente elabor ato c os tituis ce un bollettino interno delle attività del Circolo fotogr afico Archivivi, è rivolto ai s oli s oci corso di fotografia in bianconero che (spero) is critti al Circolo, viene realizzato in forma digitale ed inviato tramite e-m ail. L a cad enza di us cita è leg ata al rep erimento di materiali, n on è s oggetta ad aggiornam enti periodici e non rientra nella c ateg oria d el pr odotto editoriale diffus o al acconsentirà nuovamente di svolgere nei nostril pubblico con p eriodicità regolar e, com e s tabilito dalla L egge 7 marz o 2001, n.62. I l bollettino interno, c onformem ente alle attività del Circol o, ha es clus ivamente fini culturali e divulgativi, non ha alcuno s copo di lucro, è acces sibile in forma locali.

S.M.

totalmente gr atuita, e non riceve, né chied e, alcuna s ovvenzione o altro ben eficio econ omico pr evisto dalle leggi s ulla s tampa. I l Circolo fotografico Archivivi declina ogni res pons abilit’ per eventuali us i difformi da quanto s opra indicato.

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Archivivi Comunità - Uno 2012