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CO MPARTI R NOVEMBRE 2013

C O M PARTIR

Notizia rio del g r uppo “Amici della Ciudad ” Patronato San Vince nzo

COMPARTIR

Il senso di essere un Gruppo, di Sara Citro

RIFLESSIONI

Prova ad osare, di Don Sandro Sesana

CRONACA

Mercati e molto più!, di Elena Ortobelli

CRONACA

Vendita delle mele della Val di Non, di Francesco Fumagalli

APPUNTAMENTI

Campo di lavoro 23-24 novembre 2013

APPUNTAMENTI

Cassette di Natale

TESTIMONIANZE

Cassette Casa Madia, di Elisabetta Cattaneo


Compartir

Il senso di essere un Gruppo Credo che quest’anno più che mai la parola “compartir” (titolo del nostro storico giornalino) rappresenti appieno lo spirito con cui il Gruppo Amici della Ciudad ha deciso di ricominciare l’anno dopo la pausa estiva. È stato davvero strano quando, circa un mese e mezzo fa, ci siamo ritrovati per la prima volta dopo l’estate: le solite voci entusiaste e chiassose dei nuovi arrivati, di chi ha ancora la pelle d’oca per l’emozione dell’esperienza estiva in Bolivia appena trascorsa, quest’anno per la prima volta non c’erano. Non c’erano facce nuove, nuove storie da ascoltare, nuovi episodi freschi di terra boliviana che ti riscaldano il cuore e ti riaccendono lo spirito. Il consueto fuoco di energia che mette un po’ di confusione ma che, come benzina, ricarica i nostri motori un po’ “distratti” dall’estate, quest’anno ha fatto sentire la sua mancanza. Ed eccoci quindi solo noi, i “vecchi” del gruppo…davanti a una cena appena consumata insieme tra chiacchiere e saluti, a decidere come meglio impostare il nuovo anno. Ed ecco che un po’ timidamente si fa

spazio tra i nostri discorsi il senso profondo che desideriamo dare alle attività dell’anno che sta per cominciare: “compartir”, condividere, stare insieme. Ci rendiamo presto conto, infatti, che il Gruppo ha bisogno ora più che mai di “nutrirsi” del calore del Gruppo stesso. Come? Stando insieme, condividendo attività e lavori al Patronato, all’Agro, riunendoci davanti a un pasto caldo più spesso, desiderando con più intensità di vederci anche solo per scambiare quattro chiacchiere. Lo stare insieme è la base su cui poggia tutto il resto, tutte le belle e utili attività di volontariato a favore della Bolivia che abbiamo fatto fin’ora e che continueremo a fare. Se si sfilaccia il desiderio insito in noi di “compartir” l’uno con l’altro, allora tutto il resto avrà basi meno solide per crescere ed essere forte. Quest’anno desideriamo quindi nutrire il terreno su cui appoggia il nostro progetto di volontariato: lo stare insieme come Gruppo, eterogeneo e variegato, ma unito. Di conseguenza, sul lato pratico desideriamo creare più momenti di condivisione (come la preparazione delle cassette di Natale nelle serate del lunedì, le giornate dei campi di lavoro, i sabati mattina all’Agro, i mercatini, ecc.), in cui lavorare per la Bolivia e in parallelo “nutrire” le radici del nostro Gruppo. Il giornalino Compartir, nel suo piccolo, darà voce e spazio alla narrazione degli eventi e progetti che insieme porteremo avanti, aggiornando con frequenza maggiore sugli appuntamenti che ci saranno in programma. Oltre a proporre articoli che servano come spunto di riflessione, il Compartir quest’anno vuole quindi essere un notiziario rapido e “snello”, tramite il quale stare periodicamente al passo con le attività proposte dal Gruppo. ◆ Sara Citro

2 Compartir · Novembre 2013


Riflessioni

Prova ad osare Mi è capitato più volte in questo ultimo periodo di sentire con una certa frequenza la parola Osare. A volte era semplicemente indirizzata a me e aveva un tono imperativo: devi osare nella vita, osa andare in profondità. Altre volte ha preso la forma di un capitolo di un libro che sto leggendo e commentando con degli amici; il titolo del libro è osare il Vangelo. E per finire è diventata quasi una forma di augurio, che io stesso rivolgo a tanti miei amici: prova ad osare. Che paura osare! sono quasi certo che molte volte è la paura che mi impedisce di osare: paura per il futuro incerto, paura per nuove avventure in mare aperto o su nuovi sentieri di montagna, paura di sbagliare. A volte non voglio osare perché sono stanco, infiacchito…e allora…meglio stare tranquilli. Ma quando non oso mi sento un po’ come quel giovane ricco del vangelo, che se ne andò con il volto triste, perché non aveva osato l’avventura di lasciare tutto, per un’avventura più grande.

un affetto, una famiglia, un impegno. Ti rispondo pieno di gratitudine: ti ringrazio per questa tua volontà di osare, è già grande quello che stai facendo, stai osando. Grazie di cuore. Vuol dire che stiamo camminando nella direzione giusta… Prova ora a pensare a questo osare: osare la generosità piena del buon samaritano, l’entusiasmo e il coraggio di Giovanni Battista. Oppure l’amore per la vita e per l’uomo di Don Sergio Colombo, la trascinante fede e povertà di papa Francesco, la forza di lotta contro la mafia di tanti uomini coraggiosi, la passione educativa di tanti insegnanti, la voglia di sperimentare la fraternità. E poi, quanti nostri amici incontrati in Bolivia che hanno osato e rischiato la loro vita! Uomini che abbiamo conosciuto, vicini ai più poveri e che hanno sperimentato strade nuove di servizio e di impegno. Abbiamo bisogno del confronto con uomini che ardono

È come se ogni tanto nascondo la volontà dell’osare sotto la cenere, e tutto rimane come freddo e spento. Quando mi trovo in questa situazione, la prima operazione che sono chiamato a mettere in atto è quella di togliere la cenere e tornare a cercare la brace in modo da far rinvigorire la fiamma. Mi dirai: perché scrivi queste cose, io sto provando, sto osando; sto osando un lavoro, Compartir · Novembre 2013

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di passone, in modo che lo spirito dell’amore e della pace possa diffondersi ovunque. Osare fare comunità, e un grazie di cuore a chi ci prova!! Osare un servizio, osare un modo nuovo di pensare l’economia. Osare modi nuovi di vicinanza ai poveri. Come conclusione vi lascio un pensiero del cardinal Martini che ci invita ad trovare il coraggio di rischiare: “Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Io

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sono vecchio e malato e dipendo dall'aiuto degli altri. Le persone buone intorno a me mi fanno sentire l'amore. Questo amore è più forte del sentimento di sfiducia che ogni tanto percepisco nei confronti della Chiesa in Europa. Solo l'amore vince la stanchezza. Dio è amore.” ◆ Don Sandro


Cronaca

Mercati e molto più! Il 21 e il 22 settembre 2013 all’interno, rispettivamente, del mercatino dell’usato di Monterosso e della festa dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) al Parco Turani di Redona, alcuni volontari del Gruppo Amici della Ciudad hanno organizzato uno spazio di mercato e di esposizione a favore del Patronato S. Vincenzo di Bergamo. Il ricavato delle due giornate di lavoro è stato di circa 350 euro, soldi che sono stati destinati a favore dei progetti della Ciudad de los ninös di Cochabamba. Questo spazio di lavoro è stato per i volontari molto più di un semplice mercato, in cui si vende e si compra senza sosta: come scrive umilmente Elena Ortobelli, infatti, le due giornate hanno rappresentato un prezioso e gratificante momento di apertura, di conoscenza e di condivisione con gli “altri”, veri protagonisti dei nostri scambi quotidiani. Una frase di bambino: “Io? Io non ho fatto niente”. Una banalissima frase di risposta al grande, all’adulto che ti chiede cosa hai fatto. Un flash, e l’unica risposta possibile: “Io non ho fatto niente, hanno fatto tutto gli altri, sono stati loro!”. Solo che questa volta, davvero e un bel po’ di tempo dopo, io non ho colpe, né meriti. La risposta nasce dal cuore senza domanda alcuna, e restituisce l’innocenza di fronte a quello che si può vedere solo attraverso altri occhi, altre esperienze, altre vite. Questa volta, la risposta è davvero innocente, umile. Io non ho fatto niente, sono stati gli altri, tutti gli altri che hanno reso possibili e belle queste giornate di mercato ed esposizione a Monterosso e al Parco Turani di Redona con la festa dei GAS.

È stata lei, che, tra mille corse e zoppicando un poco, ha fatto la fila per te al banco-registrazione, ha scelto una postazione stupenda e ha portato i pacchi con cui avevi caricato la macchina di cose da vendere. Ed è stato lui, che si è reso disponibile al mattino per razionalizzare gli spazi dell’auto e del carico degli oggetti…perché, intendiamoci, a te ci sarebbe stata la metà della roba. Sono state loro che, anche se ne aspetti solo due o tre, arrivano in cinque o sei, forti e ca-

Sono stati loro, che già dall’estate ti hanno portato gli oggetti e i vestiti che potevi vendere. Sono stati loro che ti hanno detto :”Io ci sarò”. Sono stati loro, quelli che ti hanno salutato affettuosamente e con vera gioia quando non li rivedevi da tanto tempo. Compartir · Novembre 2013

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riche, e tu le conosci e ci fai due risate complici. Sono stati loro che, mentre tu ti distrai a fare due chiacchiere con la vicina di banchetto e fai il tifo per lei e i suoi oggetti e prodotti, arrivano e contrattano il prezzo di questo e quello, cercando di abbassarlo ancora un po’ come si usa in Marocco o in Tunisia: quello sì che è mercato! È stata lei, la madre, che, mentre le racconti della realtà della Ciudad e del Centro Meta, si mette a piangere silenziosamente quando tocchi la parola “disagio giovanile” e tu, che ne sai pure qualcosa, ascolti in silenzio, apri il cuore e la abbracci come se la conoscessi da sempre. Lei tocca te, e tu la riconosci pur non avendola mai vista: lei ti insegna l’amore per un figlio con disagio e male di vivere. E ancora, sono stati loro, che da sempre lottano contro la sofferenza di chi non ce la fa nemmeno più a vivere una vita “normale” e ti illuminano la strada, perché ti stanno davanti e fanno luce. Sono stati i tuoi vicini di postazione, sconosciuti compaesani, con i quali condividi sacchetti dove mettere i vasi di miele o le verdure dell’Agro (perché tu non ci hai minimamente pensato) e frutta e biscotti che sono il pranzo. Biscotti e frutta comprati un poco più in là, dall’altro espositore che ti dice: “Passa quando sali a salutare gli amici in Valle Imagna”.

Loro ti mostrano che il mondo fino ad allora sconosciuto diventa piccolo e pieno di reti in cui si intessono relazioni delicate e gioiose che diventano splendidi ricami nell’anima. Ed è stata lei, che ti porta un bicchiere di tè alla menta marocchino perché tu sei un po’ disidratata per le troppe chiacchiere con la gente. E lui, che arriva inaspettato e, mentre tu rispondi al telefono per cose dei tuoi figli lasciati a casa, riesce a vendere in un minuto quel delizioso miele dell’Agro fatto dalle api così e cosà. E sono stati loro, che hanno drappeggiato con gusto squisito sul pannello del Patronato quella coperta Boliviana che ti fa riconoscere lo stand a distanza. E lei, che ha ricopiato con ordine e bella scrittura su un foglio nuovo i dati delle vendite che dovrai riconsegnare agli organizzatori del mercato. E gli altri che ancora, con la loro curiosità e delicatezza ti fanno scoprire che vivi in un mondo piccolo come la mano di Dio e davvero dentro ci sei anche tu, vicino, insieme agli altri e ci stai proprio bene. Già, loro hanno portato i colori, le voci, le risate, i giochi e le danze, le postazioni vicino alla fontana per rinfrescare la verdura sotto il sole, e le lacrime e le gioie di tutte le mamme e i papà, i ricordi di chi riconosce oggetti, persone e realtà e i movimenti del cuore e delle gambe in cammino e in ricerca, le cassette e il furgone, la merenda e gli sguardi, la sedia per riposare e mille dei loro mondi diversi e meravigliosi. Sono stati tutti gli altri…davvero, se guardo bene in questi giorni di mercato, dico che tu non hai fatto niente: sono solo stati gli altri! Sono sempre stati gli altri a riempire il tuo mondo…io non ho fatto niente, proprio niente! ◆ Elena Ortobelli

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Cronaca

Vendita delle mele della Val di Non Nella giornata di sabato 19 ottobre alcuni volontari del Gruppo si sono recati all’azienda, dove hanno caricato ben 1.500 kg di mele, che, una volta trasportate a Bergamo, sono state vendute. Le persone che hanno aderito all’iniziativa sono state circa 130, e il ricavato finale della vendita è stato di 1465€.

Nel mese di ottobre 2013 il Gruppo Amici della Ciudad ha concretizzato un nuovo progetto: la vendita delle mele della Val di Non. Con l’aiuto dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) di Mozzo, conosciuti grazie al signor Giovanni Facchinetti, è stato possibile acquistare le mele dell’azienda di Aldo di Cloz, situata nella Val di Non.

Un grazie di cuore a chi è venuto in Trentino a caricare le mele sui furgoni, a chi le ha sistemate nelle cassette per effettuare la vendita e a chi le ha comprate, aiutando così i progetti della Ciudad de los ninös di Cochabamba. Un ringraziamento speciale desideriamo inoltre rivolgerlo ai ragazzi delle classi quinte del Liceo Artistico di Bergamo, che hanno con entusiasmo contribuito alla buona riuscita di questa iniziativa.

◆ Francesco Fumagalli

Compartir · Novembre 2013

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Appuntamenti

Campo di lavoro 23-24 novembre 2013 Nelle giornate di sabato 23 e domenica 24 novembre 2013, presso il Patronato S. Vincenzo di Bergamo, si terrà il consueto campo di lavoro: donne, uomini, bambine e bambini siete tutti invitati a partecipare! Il ricavato delle due giornate contribuirà a sostenere le spese della Ciudad de los ninös di Cochabamba. Un modo diverso per trascorrere il week end…avvolti da quel calore che solo lo stare insieme agli altri è in grado di trasmettere, lavorare qualche ora uniti per la Bolivia regalerà a tutti dei momenti speciali e gratificanti. Il programma del campo è il seguente: Sabato 23 Novembre • ore 8,00 Ritrovo presso il Patronato S. Vincenzo, presentazione del campo • ore 8,30 Inizio lavori (indicativamente: lavori all’Agro, preparazione torte, preparazione cassette di Natale) • ore 12,30 Pranzo al sacco (ciascuno può portare qualcosa da condividere con gli altri) • ore 14,00 Ripresa lavori • ore 19,30 Cena – dopo cena momento da trascorrere tutti insieme – notte presso il Patronato alle convivenze Domenica 24 Novembre • ore 9,00 Messa insieme – vendita torte e cassette di Natale • ore 12,30 Pranzo comunitario – conclusione campo di lavoro

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Sentiti libero di partecipare per il tempo che vuoi, che siano entrambi i giorni, oppure soltanto qualche ora! Per motivi organizzativi ti chiediamo gentilmente di far sapere se ci sarai (e se sei intenzionato a fermarti anche a dormire), a uno dei seguenti contatti: Sesana Alessandro 3408926053 sesana.alessandro648@gmail.it Francesco Fumagalli 3491935082 francesco.f17@libero.it Grazie a chiunque deciderà di partecipare a questo progetto!


Appuntamenti

Cassette di Natale Anche per questo prossimo Natale il Gruppo Amici della Ciudad ha deciso di lanciare una particolare iniziativa: la vendita delle cassette di Natale. Le cassette, realizzate dai volontari del Gruppo in collaborazione con i ragazzi del Centro Meta del Patronato S. Vincenzo, contengono alcuni prodotti del commercio Equo Solidale, in particolare della cooperativa Amandla. Sono state create due tipologie di cassette: le “cassette del mattino”, contenenti caffè, zucchero di canna, biscotti al miele e the; e le “cassette della sera”, contenenti tisana della luna, tisana dopo pasto, miele e dolcetti al cioccolato.

Ogni cassetta costa 15 €, e il ricavato finale sarà devoluto a favore delle opere della Ciudad de los ninös di Cochabamba. È possibile prenotare le cassette, fino ad esaurimento delle stesse, inviando un’email a Elena Ortobelli: ortobellielena@yahoo.it Un grazie di cuore a chiunque deciderà di realizzare in modo diverso l’abituale regalo di Natale, contribuendo così alla riuscita di questo progetto. Inoltre, chi desiderasse dedicare qualche ora di volontariato insieme al Gruppo per la realizzazione di questo progetto, è invitato a partecipare alle serate del lunedì sera presso il Patronato S. Vincenzo (a partire dalle 20:45), dove si dipingeranno le cassette di legno e si provvederà alla composizione dei pacchetti finali.

Compartir · Novembre 2013

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Testimonianze

Casa Madia “…Stamattina d’istinto ho chiuso la porta x non disturbare Romina. Poi il magone. Poi una grande soddisfazione: allora è davvero una famiglia? Una casa che non perde i pezzi, ma si trasforma…” Fase di trasformazioni quella che stiamo vivendo all’interno di casa Madia. A due anni dall’apertura di questa casa famiglia ci troviamo a salutare due delle quattro volontarie che quest’esperienza l’hanno pensata e resa reale. Casa Madia nasce dall’esigenza di cinque Donne desiderose di accogliere ed accogliersi. All’interno della grande realtà del Patronato c’è la nostra piccola casa-famiglia che cerca appunto di essere casa per coloro che nella loro vita non hanno un’esperienza di casa e tanto meno di famiglia. A distanza di due anni dall’apertura della casa decidiamo di allontanarci qualche giorno per osservare la Madia da lontano ed iniziare una valutazione di questo secondo anno di esperienza. Ci rechiamo al monastero di Marango presso Caorle e ci troviamo a svolgere il nostro lavoro in un contesto particolare, dove la revisione del nostro progetto si intreccia con i ritmi della comunità monacale e il loro quotidiano cadenzato da ”ora et labora”. La nostra esperienza si caratterizza per essere: • al femminile: in un contesto prettamente maschile si è aperto uno stile di accoglienza al femminile, che accoglie, genera, si prende cura. • partecipata/con-vissuta: proviamo a rompere i recinti di uno stile gerarchico per introdurre un modo di stare insieme da sorelle e fratelli, dove i processi sono condivisi e

partecipati tra ospiti, residenti e referenti. Ogni residente ha come luogo di privacy la propria camera da letto. Aldilà di questo, tutti gli altri spazi della casa, bagni compresi, sono in comune. • piccola e per pochi numeri: i piccoli numeri non sono uno spreco. Riteniamo che la scelta di lavorare su piccoli numeri sia fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi che Casa Madia si è data. • laica: il nostro vissuto quotidiano persegue alcuni valori evangelici pur nella laicità dell’esperienza. Un’esperienza intensa fatta di piccoli ed a volte impercettibili gesti quotidiani, a volte faticosa, sempre arricchente. Un’esperienza che ha costruito legami forti, legami che non si interrompono laddove qualcuno decida di prendere un’altra strada. L’uscita di Laura e Romina ha costituito un grande cambiamento non solo all’interno dell’organizzazione della casa, ma anche nelle sensazioni che si provano entrando in casa Madia. Da qualche settimana, inoltre, è arrivato Marco, un nuovo volontario. Marco ha conosciuto casa Madia attraverso il servizio civile che ha svolto al Patronato ed ha deciso di “iniziare a camminare insieme a noi”. Casa Madia è famiglia, con tutto ciò che comporta tentare di essere famiglia. Ogni giorno cerchiamo di convivere con i nostri pregi ed i nostri difetti, cerchiamo di accoglierci nelle nostre diversità, nella convinzione che lo stare insieme possa sorreggerci ed aiutarci ad essere donne e uomini di senso. ◆ Elisabetta Cattaneo

“Ciò che vi è di meraviglioso in una casa non è il fatto che essa vi dia riparo o vi riscaldi, né che se ne possiedano i muri, bensì che essa abbia lentamente deposto in noi provviste di dolcezza. Che in fondo al cuore costituisca quell’oscuro monte da cui nascono, come acqua di sorgente, i sogni di vita migliore” (Saint Exupery)

10 Compartir · Novembre 2013


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