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PROGETTO NAVIGANDO NELLA KROTON •

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Il lavoro che presentiamo nell’ambito del progetto “ La mia città on line ” ha lo scopo di raccontare visivamente un territorio del Sud Italia con un passato straordinario di cultura greco- pitagorica e un presente di arretratezza sociale ed economica che tenta faticosamente la strada del riscatto, il recupero della propria identità, sia a livello nazionale che internazionale. Abbiamo ricostruito grazie alle diapositive del passato e alle fotografie del presente scattate dai ragazzi sul territorio, un percorso di immagini e memorie di un contesto territoriale ricco e contradditorio, forte del suo passato ma fragile del proprio presente, un racconto geografico dei paesaggi della nostra terra misconosciuta ai più, denigrata dai media. Il paesaggio è la carta di identità della comunità a cui appartiene: preziose testimonianze monumentali ed ambientali finiscono per essere inghiottite dall’avanzata del cemento, dal dilagare a macchia d’olio di bidonvilles incompiute e identiche fra loro, sono i non-luoghi di un falso progresso, che hanno modificato e in alcuni casi annullato i paesaggi del passato, il senso del luogo, l’identità culturale che appartiene ad ogni popolo. Senza la retorica celebrativa di ” bellezze nostrane” questa documentazione visiva elaborata da un gruppo di allievi dell’Istituto PERTINI-SANTONI di Crotone seguiti dal loro docente di riferimento vuole offrire un modesto aiuto alla conoscenza dei valori sottesi ai paesaggi del Marchesato crotonese , e nello stesso tempo evidenziare e sensibilizzare sugli aspetti negativi e sulle criticità del nostro territorio . Nell’elaborazione del progetto ci siamo avvalsi di preziose opere riguardanti il territorio crotonese e la Calabria quali: “Crotone, storia, cultura ed economia” Banca Popolare di Crotone “ Luoghi di magia” provincia di Crotone—”Il giardino di HERA” di E . Infantino - “Giù al Sud “ Terroni “ di P. Aprile “- Calabria verde” di F. Bevilacqua - “Le conversazioni della sedia rossa” di V. Cardamone e A. Sfortuniano depliant e brossure del marchesato crotonese e opuscoli illustrativi sul parco archeologico di Capo Colonna e della riserva marina di Capo Rizzuto a cura della Soprintendenza. Reportage fotografici sulle realtà crotonesi a cura di artisti locali.

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Fu fondata dai Greci (800-710 a.c ) su un promontorio della costa orientale ionica calabrese abitato in origine da Enotri e Japigi . La leggenda narra che il nome Crotone derivi dall’eroe Kroton ucciso per errore dal suo amico Eracle ,il quale , per onorarlo, fece sorgere vicino alla sua tomba la città a cui diede il nome. Secondo un’altra leggenda fu Miscello, condottiero acheo, seguendo l’oracolo di Apollo a Delfi, a fondare Kroton: “ Attraversate il vasto mare e accanto all’Esaro fonderete Kroton”. Una possibile spiegazione del nome lo lega al verso di gru e aironi che popolavano le paludi costiere, e, in effetti, un airone compare accanto al tripode su alcune delle monete antiche di kroton. La città era famosa per il suo clima salubre, le sue fertili terre, la forza fisica dei suoi eroi, la bellezza delle sue donne prese a modello dai pittori, per i suoi medici Democede ed Alcmeone, ma soprattutto per Pitagora che a Crotone creò una scuola di scienze-matematica-musica.

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STORIA DELL’ANTICA KROTON Kroton: aliae urbes, si ad crotonem conferentur, vanae nihilque sunt: le altre città sono niente paragonate a KROTON Quando si parla di Crotone si guarda sempre lontano:

Magna Grecia-Pitagora-tempio di Hera Lacinia un passato remoto straordinario ma un passato prossimo contrastato e un presente difficile A volte il richiamo al passato è funzionale alla contrapposizione polemica di un presente misero Le altre città sono niente paragonate a Kr ancora oggi questo detto è valido ma al contrario, poiché la città è la più povera d'Italia Ma un giorno questa terra sarà bellissima disse Paolo Borsellino giudice vittima della mafia credo che non ci sia terra oggi in Europa che abbia maggior futuro e miglior fortuna del nostro Sud al Sud sta nascendo l’Italia di domani, un’Italia migliore Ai meridionali è accaduto di perdere il passato,il mondo da cui provengono per ritrovarsi, per ritrovare noi stessi dobbiamo navigare alla periferia della storia. ”Prima di voltare pagina bisogna leggerla, recuperare pagine strappate per sapere finalmente di noi stessi” Vejevic.

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Storia dell’antica KROTON Primo ventennio del ‘900 Agrotown Fuori dal centro storico lungo la strada che portava al fiume Esaro si localizzavano decine di magazzini dove venivano conservati i prodotti agricoli provenienti dalle aziende del Marchesato per essere successivamente immessi nei mercati di sbocco extraregionali attraverso il porto che era il piĂš importante della costa calabrese per movimento merci. Nella parte piĂš alta del centro medievale vivevano in misere e malsane abitazioni i braccianti del latifondo, gli artigiani, i poveri, i lavoratori stagionali che, nei periodi di punta dei lavori agricoli, per l’assenza di strutture di ricovero, erano costretti a dormire sotto i portici.

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Da agrotown a città industriale La disponibilità di carbone bianco (acqua dei fiumi silani Neto e Tacina e dei loro affluenti utilizzati per costruire invasi artificiali destinati ad alimentare grandi centrali idroelettriche) in grandi quantità e a costi contenuti avrebbe dovuto innescare il big push industriale del Crotonese: gli impianti erano a poca distanza da Crotone e, grazie al porto vi era uno sbocco commerciale verso l’Adriatico e l’Oriente . In più le acque silane, una volta sfruttate dalle turbine delle centrali, si sarebbero potute incanalare verso la pianura irrigando 10.000 ettari della piana crotonese, con la diffusione di colture irrigue e intensive che avrebbero sottratto terre al latifondo cerealicolo estensivo e al pascolo brado, mentre l’energia a basso prezzo avrebbe favorito la localizzazione industriale cambiando la geografia economica del crotonese.

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L’era industriale Nel primo ventennio del ‘900 Crotone aveva piccole attività di artigianato e di trasformazioni di prodotti agricoli quali alcuni molini e pastifici che producevano 10-20 quintali di pasta al giorno smerciata in Calabria e in Puglia. Un’attività di estrazione e lavorazione della liquerizia che metteva radici grazie all’ argillosità del terreno e ai venti caldi e secchi provenienti dall’Africa. Il prodotto veniva esportato in America e in Russia. Nella seconda metà degli anni ‘20 il “carbone bianco” silano costituì il prerequisito per l’avvio a Crotone dell’unica esperienza riuscita di industrializzazione della Calabria dall’unificazione ai giorni nostri. Attratti dall’ampia offerta di energia a basso costo si localizzarono a Crotone due stabilimenti industriali: Pertusola (1928) per la produzione di zinco, che diventa il maggiore polo produttivo italiano coprendo la metà dell’intera produzione nazionale, contemporaneamente fu realizzata la Montecatini destinata alla produzione di concimi e fertilizzanti per l’agricoltura. Crotone alla fine degli anni ’30 era una città industriale con un proletariato di circa 3000 unità, superando gli addetti all’agricoltura: 43% addetti nell’industria e 23% nell’agricoltura. Rilevanti furono le opere infrastrutturali che riguardarono la ferrovia e lo scalo portuale che da semplice centro di smercio dei prodotti agricoli-forestali passò a struttura di servizio delle industrie per l’imbarco/sbarco dei loro outpts e inputs.

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La fine dell’industrializzazione • • • •

Le cause del mancato sviluppo industriale: posizione marginale rispetto ai centri italiani e europei arretratezza dei sistemi di comunicazione e scambi resistenze del ceto dei latifondisti nessun effetto di attivazione dell’economia circostante: negli impianti entravano le materie prime esterne e uscivano direttamente i prodotti finiti. 8


Anni ‘70: periodo d’oro dell’economia crotonese • • •

L’industria siderurgica crotonese raggiunse il massimo storico dal punto di vista occupazionale: Montedison( 900 occupati) Pertusola( 955) ricoprendo ruoli e posizioni di mercato di primaria importanza nazionale, attivando anche imprese locali di autotrasporto e manutenzione impianti. Nel 1973 nacque la Cellulosa, industria chimica dedita alla costruzione di pasta semichimica per carta con 150 addetti e altrettanti nelle attività indotte. La cellulosa era la più importante fabbrica del settore in Italia e l’unica del Mezzogiorno. Sempre nel settore industriale nasce il Nucleo di industrializzazione: consorzio fra enti locali e associazioni di categorie finalizzate a promuovere la localizzazione industriale in un’area attrezzata, infatti a N. della città, in una località denominata Passovecchio furono realizzate opere pubbliche dalla Cassa per il Mezzogiorno al fine di favorire e stimolare la nascita di piccole e medie imprese manufatturiere che incrementarono la densità industriale del polo crotonese. La modernizzazione sembrava un obiettivo ormai raggiunto e durevole. Ma in realtà i ritmi di espansione più elevati si manifestarono nel settore terziario a scapito dei comparti produttivi, così che il modello di sviluppo crotonese si trasformava da industriale-terziario a terziario- industriale, perdendo così specificità rispetto ai modelli di sviluppo economico della altre città calabresi e meridionali.

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Periodo bellico e dopoguerra •

Crotone fu coinvolta negli eventi bellici che comportarono un arretramento delle condizioni economicosociali della popolazione. La presenza del porto fece sÏ che la città divenisse punto strategico dell’azione italo-tedesca contro lo sbarco degli angloamericani .

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LA RIFORMA AGRARIA •

I provvedimenti di Riforma agraria (1950) in base alla quale le terre venivano espropriate ai grandi proprietari terrieri e distribuite ai contadini, portarono al dissolvimento del latifondo borghese-nobiliare e alla fine dell’egemonia della classe aristocratica. La Riforma agraria e la Cassa per il Mezzogiorno trasformarono l’ambiente fisico del Crotonese e modificarono le condizioni di vita dei residenti avviando la città verso una moderna struttura industriale-terziaria quando il Sud e la stessa Italia avevano ancora una struttura essenzialmente agricola. Ma nonostante la riforma agraria e le opere di urbanizzazione realizzate dalla Cassa per il Mezzogiorno le campagne del Crotonese e del Marchesato non riuscirono a trattenere le popolazioni rurali: la scarsa produttività, asperità dei luoghi, modeste capacità di produrre reddito in loco, spinsero braccianti disoccupati verso il piano e le marine e verso regioni e paesi lontani. Nella seconda metà del dopoguerra Crotone fu interessata da una rapida crescita demografica che fu alla base dell’espansione urbanistica ed abitativa , gli ex proprietari terrieri con i soldi ricevuti dall’espropriazione delle terre investirono nell’edilizia e migliaia di lavoratori dell’hinterland furono impiegati nel settore. Nel 1961 i disoccupati erano appena il 4%.

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Dalla fine degli anni ‘90 ad oggi Crotone ha subito un processo di identificazione sociale e produttiva al modello di economia dipendente e assistenziale della Calabria odierna perdendo le proprie specificità territoriali. Ma solo ripensando la propria storia e la propria identità potrà riconquistare un futuro produttivo e una visibilità regionale e nazionale.

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LUOGHI DA VISITARE A CROTONE. Centro Storico Per visitare l’antica Kroton bisogna inoltrarsi nel centro storico situato sul colle Cavaliere, un tempo racchiuso entro la cinta muraria. I segni delle varie dominazioni straniere si riflettono nello stile eterogeneo del centro, con l’intreccio di viuzze e vichi chiusi che conservano ancora l’aspetto medievale . Nel cuore del centro storico, si possono ammirare diversi palazzi e portali con stemmi nobiliari. La Pescheria è un quartiere caratteristico del centro storico e al suo interno conserva monumenti e palazzi che racchiudono tre secoli di storia di Bizantina, Medievale, Rinascimentale e Barocca.

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La ruja era diversa dallo strittu, meno ampio e spesso cieco e circondato da alte mura. La ruja è una strada lunga con slarghi e piazzette, dove non mancano la chiesa e i palazzi .Le case per motivi igienici erano imbiancate a calce e sulle porte si apponeva con vernice rossa la dicitura 8 e 9 , considerato un potente scongiuro di origine pitagorica. Nella ruja viveva una varia umanità, col tempo bello tutto si svolgeva nella ruja: sedute sulle sedie, davanti alle porte le ragazze ricamavano, le donne pulivano le verdure, sgusciavano i legumi, in una condivisione di compiti e con scambievole aiuto, gli uomini invece , nel pomeriggio giocavano a carte su di uno spianatoio poggiato sulle gambe. Le famiglie che vi risiedevano potevano essere legate da più gradi di comparaggio, detto pure San Giovanni, perché la tradizione ritiene San Giovanni, primo battezzatore, il patrono dei comparaggi. Poteva esserci anche il San Giovanni Di Ruja; si procedeva cosi: chi voleva diventare compare di Ruja, preparava poggiata su una base di legno, una bambola di pezza, tutto adorna anche di gioielli, detta pupulo, che figurava un bambino da battezzare e lo inviava alla persona prescelta. Questi doveva accettare prendendo il fantolino, baciandolo e posandolo subito sull'asse che fungeva da culla. A secondo della stagione, lungo la Ruja venditori occasionali vendevano fichi e anguria a prova d'estate, a settembre fichi d'india tenuti in un secchio d'acqua e sbucciati al momento, a ottobre le caldaroste, conforto dei piccoli alunni, che passavano per andare a scuola. C'erano anche dei giochi della Ruja che si praticavano prima del ritorno a scuola come: i tornei di strummo, nel quale riusciva vincitore chi era dotato di una più resistente trottolina di olivo, e in premio, poter far strage a carocchiate.

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ANTICHI MESTIERI CROTONESI

Per aiutare il permanere della memoria la città di Crotone viene raccontata, nel periodo compreso dagli anni 30 e gli anni 60, attraverso la storia dei personaggi curiosi che sono rimasti nell'immaginario collettivo.

TEMISTOCLE NICOLETTA, tipografo e rilegatore. Nel dopoguerra aveva trasferito il suo negozio da via Vittorio alla via Vittorio Emanuele, dove in bei locali attrezzati in maniera più moderna vendeva cancelleria, merceria, stoffe e bandiere, articoli per pittori. Di questi vecchi empori che potevano vender di tutto è rimasto in città, unico esempio, il negozio dei fratelli Della Mura.

DON PEPPINO CERRELLI, il libraio. Ai bambini che timorosi entravano, stringendosi insieme per farsi coraggio, il negozio di don Peppino, situato in corso Vittorio Emanuele si presentava come l’antro dell’orco.

MASTU CICCIU, anche se tutti si riferivano a lui come a “ru scarparu”, cioè calzolaio, diverso nel rango dallo “scarpareddru”, che era solo un ciabattino, tuttavia, nessuno mai lo aveva visto seduto ad un desco nella nobile posa di San Crispino. Situato dietro il Duomo mastu Ciucciu sembrava più esercitato nell’arte di frà Galasso che, come tutti sanno, mangia, beve e va a spasso. Frequentatore assiduo di cantine, mastu Cicciu saltellava sulla sua gamba di legno . I calzolari erano in città una congregazione potente, che aveva un proprio altare nella Chiesa Cattedrale.

Don Carmelo Gallo, il giardiniere. Molti crotonesi, quando ripensano alla villa comunale della loro infanzia ricordano il verde curato, il calendario di pietruzze colorato che veniva aggiornato con meticolosa cura dal giardiniere Don Carmelo Gallo. La villa comunale affidata a Don carmelo, con la pulizia di ogni suo spazio, col suo aspetto colorato era uno spettacolo straordinario di colori e profumi. Don Carmelo con la sua squadra aveva realizzato anche un vivaio comunale e prestato la sua opera nel giardino del liceo classico. Un altra figura era il custode della villa : Ciccio Martino , uomo posato e sereno sempre disponibile con tutti perseguitato e messo in carcere ai tempi del fascismo. Crotone era ricca anche di orti e giardini privati dei baroni e marchesi.

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ANTICHI MESTIERI CROTONESI

MASTU FRANCISCU: Il barbiere In piazza Duomo vi era uno stimato barbiere che godeva di un sceltissima clientela. La gente più modesta andava di fronte dal barbiere Ranieri, famoso per la sua balbuzie, che svolgeva anche attività per così dire parasanitarie, perché preparava salassi, cavava denti, aggiustava ombrelli e arrotava lame.

Don Michele du Mariunettu: Il puparo Don Michele, di origine siciliana, si era innamorato di una ragazza pugliese che lo seguì quando decise di stabilirsi a Crotone. Michele divenne così puparo: non solo muoveva e dava voce alle marionette ma anche creava personaggi e figure

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LUOGHI E NON-LUOGHI NELLA REALTA’ URBANA CROTONESE

Crotone è un luogo che ha una identità, ricco di storia e cultura bisogna sottolineare la grandezza storica dell’antica Kroton: sede della famosa scuola del filosofo e matematico Pitagora di Samo che fece di Crotone uno dei massimi centri di cultura del mondo occidentale e una delle maggiori potenze del mondo-greco, vantava atleti come Milone, campione olimpico che collezionò nella sua lunga carriera atletica un numero veramente eccezionale di vittorie. Personaggi illustri come il grande medico Alcmeone , che diede vita nel sesto secolo ad una scuola medica di grande livello, rinomata in tutto il mondo antico per almeno due secoli. Ma di questo passato non rimangono nella città che poche tracce: una piazza che porta il nome di Pitagora, una scuola dedicata ad Alcmeone. Nulla emerge dell’antica Kroton la cui estensione si dice sia quanto quella di Pompei, niente rimane dell’antico tempio in stile dorico magno -greco dedicato ad Hera Lacinia composto da quarantotto colonne di cui una d’oro sul promontorio il Lakinion Akron, come lo chiamavano gli antichi . Unica superstite dell’area sacra una colonna, per molti decenni lasciata nell’incuria e nel degrado e non valorizzata adeguatamente per la sua importanza storica culturale.

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LA COLONNA DI HERA LACINIA: UNICA SUPERSTITE Essa oggi è simbolo della città, sul bel promontorio che da lei prende il nome di Capo colonna, circondata dal mare di Omero, lo Ionio, dai riflessi verdi e viola, contornata dalle brulle colline crotonesi graffiate dai calanchi argillosi., “le colline senza nome che si seguono come onde pietrificate di un mare pericoloso” diceva Carlo Levi. Ma quanta incuria attorno alla colonna! Erbacce, rifiuti lasciati dai frequentatori dell’area, scavi archeologici iniziati ma mai portati a termine, infatti nei pressi del santuario di Hera sono stati rinvenuti resti di una villa di età romana,e abitazioni private di persone la cui attività ruotava attorno al culto stesso e ai suoi servizi,oggi esposti alle intemperie del tempo e alla manomissione dei passanti. E’ stata fatta, a dire il vero, recentemente, un’operazione di recupero e riqualificazione dell’area, creando un parco archeologico, ed un museo che ospita alcuni fra i numerosi reperti ritrovati nell’area fra cui il famoso diadema d’oro di Hera. Ma ancora resta molto da fare in termini di gestione ed organizzazione, ma soprattutto nell’opera di sensibilizzazione della popolazione e della stessa classe politica che dovrebbe avere un occhio più attento al proprio patrimonio artistico culturale , ai luoghi della memoria, al proprio passato senza il quale non si può costruire il presente. Un passato sempre vivo, ma sepolto sotto le ceneri di un insediamento industriale dismesso. Mi riferisco all’antica Kroton, che si trova sotto l’area industriale dell’ex Pertusola e Montecatini, industrie chimiche insediate a Crotone negli anni venti, oggetto di una effimera industrializzazione, ma oggi non più produttive e nel degrado totale .

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IL PASSATO PROSSIMO E IL PASSATO REMOTO La colonna di Hera Lacinia e la colonna dell’altoforno chimico, due realtà contrapposte, il nuovo, il moderno, l’antico, il passato. L’una ancora intatta e portatrice di valori, insegnamenti, memorie, un ”luogo monumentale che ha e dà identità” , l’altra un “non luogo”, ma nel senso di un fantasma che non esiste più se non nella allucinante visione dei locali vuoti e bui e nella ancora più allucinante serie di patologie tumorali che i suoi fumi carichi di sostanze tossiche ci ha lasciato in eredità. Le ciminiere degli altiforni svettano grigie e arrugginite nel cielo sovrastante le fabbriche e ci ricordano un passato di industria, operai, lavoro, speranze di progresso, rinascita economica, presto però infrante. La fabbrica , l’industria a Crotone rappresentava un modello di modernità del Nord, esportato in un piccolo paese del Sud, una speranza di riscatto dalla miseria e dalla disoccupazione, ma era invece una cattedrale in un deserto, progetto di industrializzazione imposto dall’alto, non discusso e accettato dalla popolazione, che peraltro ha avuto un ruolo marginale nel processo di lavorazione, infatti vennero coinvolte poche centinaia di persone. Questi insediamenti industriali che costituivano la rincorsa verso un supposto standard di modernità di altri Nord, non hanno creato un indotto nel tessuto economico locale, ma, esportando prodotto e ricchezza fuori dal territorio rimasero estranee ad esso non avendo nessun effetto moltiplicatore di sviluppo. Operazione che si prevede verrà portata a termine non in breve tempo visto i conflitti di competenze fra i vari enti. Nell’attesa, la classe dirigente locale ha pensato bene di seppellire, anzi di “tombare”, questo è il termine, a dir poco inquietante, che è stato usato, le scorie e i residui delle lavorazioni a pochi metri nel sottosuolo, creando delle collinette lungo il ciglio della strada che costeggia il mare, quale spettacolo sapendo cosa contengono! I “luoghi” non sono spazi nel senso geografico del termine, ma identità storiche, vissute e partecipate dai fruitori. “ I non- luoghi sono invece statici e identici. I non-luoghi sono imposti dalla società consumistica. Ogni città si compone di luoghi e non-luoghi, purtroppo questi ultimi in una società come quella attuale, globalizzata e supertecnologica prevalgono. Pensiamo ai grossi centri commerciali , mostruosi nella loro grandezza ed ipe refficienza , in cui l’individuo diventa anonimo, esiste solo in quanto consumatore sempre più vorace di prodotti che la pubblicità, tremenda forma di persuasione occulta, induce a consumare sempre di più. Riacquista la sua identità solo alla cassa, quando paga con il bancomat, allora diventa un codice digitato da una macchina che viene offerta da una cassiera distratta e poco propensa al dialogo.

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CENTRO COMMERCIALE E CENTRO STORICO: LUOGHI E NON LUOGHI Il centro commerciale non crea relazione ma solitudine, infatti, il consumatore non comunica, anzi riceve ordini da un volantino, una voce suadente registrata, uno schermo che proietta immagini e lancia messaggi . In un piccolo centro come Crotone, la realtà di un gigantesco centro commerciale, è ancora più mostruosa, perché la sua costruzione ha fagocitato realtà piccole fatte di lavoro, sacrificio, come le botteghe di prodotti alimentari, magari trasmesse di padre in figlio, che non hanno potuto reggere la concorrenza dell’ipermercato e sono stati schiacciate dal mostro. Inoltre il suo insediamento ha richiesto enormi spazi sottratti ai terreni agricoli, al verde. Al posto degli alberi, del verde enormi parcheggi sono pronti ad inscatolare quante più macchine possibili. Ma il centro commerciale, anzi più di uno, è stato fortemente voluto, perché significava progresso, modernità, adeguamento ai modelli consumistici del Nord più ricco e produttivo. Forse più che costruire tanti centri commerciali avremmo dovuto prestare più attenzione ad un altro centro, non di grandi dimensioni, ma a misura d’uomo, fatto non di scale mobili e piani rialzati, ma composto da un dedalo di viuzze che si intersecano, di case che si addossano l’una all’altra in una intimità sconosciuta al grande centro: IL CENTRO STORICO Il centro storico di Crotone, la vecchia pescheria, sorto ai piedi del cinquecentesco castello di Carlo V, con i suoi palazzi nobiliari segno di una nobiltà oggi scomparsa, le fughe di archi, le case piccole, fatiscenti, con le finestre piene di fiori , peperoncini e panni stesi ad asciugare. Abitate da gente povera. Nelle viuzze del centro storico non è difficile incontrarsi, ma soprattutto discorrere senza fretta e raccontarsi . Sono di solito gli anziani che raccontano della loro vita passata davanti a un buon bicchiere di vino o un mazzo di carte, nella frescura delle viuzze, oggi sempre più soli, perché i giovani sono attirati dal mondo al di fuori del centro storico, dalla musica, dal rumore di una modernità che li stordisce. Non è raro poi incontrare le donne intente a sferruzzare o ai lavori di uncinetto sedute davanti alla porta di e la loro espressione è sorridente e tranquilla. Un micromondo questo del centro storico, un “luogo” vissuto, identitario e relazionale dove l’individuo non è anonimo,smarrito e spaesato in mezzo ad una folla di automi come lui, senza identità,ma acquista ruolo e individualità .I modelli del Nord hanno cercato di insediarsi in questa città, si erigono alti e imponenti in un contesto che li rende estranei, fuori posto. Ma i luoghi e i non-luoghi saranno sempre realtà contrapposte, la cui esistenza presuppone l’annullamento dell’uno a sfavore dell’altro, gli uni, i “non-luoghi”, solo funzionalità, efficienza, ma anche spaesamento, solitudine, smarrimento, gli altri, “i luoghi”, degradati, quasi scomparsi, ma scrigno di memorie, esperienze, Ma non potrebbero invece coesistere il moderno con l’antico,il passato e il presente, traendo il nuovo, il moderno dal patrimonio storico-culturale che contraddistingue e dà identità ad ogni luogo, stimoli, insegnamenti per una città veramente a misura d’uomo? .

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I PORTICI I portici sono da sempre uno dei luoghi più significativi della città con il suo viavai incessante, le interminabili discussioni, i capannelli di persone: i portici sono stati il luogo dove si sono incontrate domanda e offerta di merci, di lavoro, di maestranze. Di tanto in tanto con l’arrivo di pittori forestieri si trasformavano in galleria all’aperto. Una grande massa di lavoranti stagionali dormiva sotto i portici mentre le donne dormivano nei magazzini per lo stivaggio del grano. Nel dopoguerra i reduci di guerra facevano contrabbando sotto i portici con le merci trafugate dai campi inglese ed americano. Sigarette, tabacco sfuso. Ma anche generi di prima necessità come farina , o anche novità come farina lattea, burro salato e carne in scatola

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‘A MARINA Sotto le mura verso il mare, il nuovo quartiere Marina cominciò a espandersi grazie all’attività di sette famiglie tutte forestiere insidiate nei pressi della zona costiera. L a provenienza era siciliana o pugliese ma anche dai paesi vicini. I forestieri che praticavano mestieri legati alla pesca erano visti con distacco e diffidenza dai terragnoli del borgo storico. Il rione Marina era isolato dalla città per mancanza di vie di comunicazione, tanto che quando in città si ammalava qualche bambino veniva portato a cambiamento d’aria vicino al mare presso una famiglia disposta a ospitarlo. Flottiglie di pescherecci le cosiddette “paranze” allestite da siciliani, pugliesi e gallipolesi, stazionavano nel porto vecchio, vi erano collegamenti marittimi con la Sicilia, Napoli ,Livorno e Genova . Molte famiglie borghesi che avevano l’abitazione nel centro cittadino costruirono la loro seconda casa a meno di un chilometro di distanza dove ci si trasferiva a cambiare aria nei mesi estivi. Nell’abitato erano sorte anche strutture dedicate alla salute, come gli ambulatori della Cassa Mutua e il Dispensario antitubercolare. Per tacita convenzione i bagni iniziavano dopo la festa della Madonna a Maggio e avevano termine a Ferragosto quando la famiglia cominciava a preparare la provvista. Il lungo litorale di sabbia rossa dal porto vecchio veniva usato per i bagni di mare nei pressi della zona del Cimitero dove finiva la strada carrozzabile.

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SHANGAI L’avvio delle grandi fabbriche chimiche aveva attirato in città grandi masse di maestranze nel contado. La città era impreparata a riceverli per cui gli operai, dopo un primo periodo passato a dormire sotto le stelle si fecero delle abitazioni precarie con materiali di risulta. Questi quartieri sorsero vicino al mare, nella zona del Carmine e nella zona della Marinella. In tutto simili a delle baraccopoli Gli abitanti però erano ottimisti sul loro futuro convinti che la precaria sistemazione non sarebbe durata a lungo.

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LA VIA DEI BARONI Dalla chiesa dell’Immacolata, via del Risorgimento, piazza Castello, discesa Fosso si diparte il percorso interno lungo la cinta muraria. Qui troviamo i palazzi delle più ragguardevoli famiglie nobiliari tra le quali: Galluccio, Morelli,Lucifero,Barracco , Sculco Giunti, Albani, Suriano. A questo anulare fu dato il nome di via dei milionari (1883) prima e poi di via dei Baroni. Eleganti facciate di palazzi, per lo più a corte chiusa rivelavano una magnificenza di vita, che per molti si svolgeva a Roma che aveva sostituito Napoli e la sua corte. Le famiglie nobiliari crotonesi costituivano un mondo a parte nell’ambiente cittadino, ricchi com’erano di terre, beni e danari. Nei rapporti con gli abitanti non erano certo persone caritatevoli e generose, anzi avari e scrocconi.

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In Via Discesa Fosso si può ammirare Palazzo Giunti, un edificio in stile neoclassico della metà del XIX secolo costruito per iniziativa di un possidente di Strongoli Ignazio Giunti sposato con la crotonese Eleonora Albani. Interessanti i sotterranei dell’elegante palazzo emersi nel 1853/4 e la vicinanza al porto antico di Kroton rimasto in funzione fino al Medioevo e poi distrutto in seguito alla costruzione del bastione Don Pedro Nigro ai tempi dell’imperatore Carlo V. Oggi non resta nulla né dell’antico porto ormai sommerso e né dell’antico bastione distrutto per la realizzazione di viale Regina Margherita

In Via Risorgimento è situato il palazzo Galluccio, con facciata in stile neoclassico che riporta all’architettura romana, ha un portale con arco a tutto sesto e capitello riconducibile allo stile dorico. I Galluccio acquistarono parte delle antiche mura di Kroton per avere un giardino privato nell’area antistante . Vicino al palazzo è situato il più importante Museo Archeologico Nazionale con preziosi reperti rinvenuti nelle diverse aree di scavo della provincia.

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CASTELLO DI CARLO V Alla sommità dell’altura sorge l’imponente fortezza spagnola del castello edificato nel XVI secolo, a pianta poligonale con due torri, quella dell’Aiutante e la torre del Comandante. Dal castello inizia la cinta muraria che abbraccia la vecchia Crotone con i suoi possenti bastioni. Dentro il castello sorge il Museo Civico dove sono custoditi reperti medievali e una collezione di armi tipiche del tempo. Tra il Bastione Santa Maria e la Torre Aiutante, si trova la villa comunale con alberi secolari.

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Passeggiando per il centro storico si possono ammirare chiese con importanti opere d’arte come: La Chiesa dell'Immacolata costruita nel XVI secolo, sui resti di un edificio sacro di due secoli piÚ vecchio. La facciata presenta preziosi fregi di epoca barocca.

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La chiesa di Santa Chiara con annesso convento è una costruzione del ‘500 , la facciata è ornata con stucchi barocchi. Del complesso monastico faceva parte un convento, di cui sono ancora visibili il campanile, il chiostro e le celle. Il monastero ospita una sede dell'Ufficio dei Beni Culturali.

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CHIESA DI SAN GIUSEPPE La chiesa di San Giuseppe è un piccolo gioiello barocco del settecento con preziosi stucchi.

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IL DUOMO. Il duomo dedicato a Santa Maria Assunta e a San Dionigi l'Areopagita, risale al IX secolo e riedificato nel XV secolo con materiali provenienti dal tempio di Hera Lacinia. La facciata è in stile neoclassico con un imponente campanile e tre maestosi portali. L'interno è diviso in tre navate. In essa vi sono pregevoli opere d'arte.

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Cappella con la sacra icona della Madonna di Capo Colonna(XV-XVI secolo): i turchi nel 1519 hanno invano tentato di dare fuoco all’effige della madonna bizantina, da essi sottratta alla chiesetta sul promontorio Lacinio detto in seguito di Capocolonna . Ma la la sacra immagine resistette al fuoco per tre ore e fu infine gettata in mare, le onde la portarono ai piedi dell’irto di Nao, dove le fu dedicato un santuario meta ogni anno di pellegrinagggio notturno da parte della popolazione crotonese. Ogni sette anni il quadro della Madonna DETTO 2IL QUDRICELLU” viene trasortato via terra su di un carro trainato da buoi dal Duomo di Crotone al santuario di Capocolonna; mentre negli altri anni l’effige sacra viene condotta via mare con un grande spettacolo di fuochi d’artificio. La madonna di Capocolonna è oggetto di particolare venerazione da parte della popolazione crotonese in quanto liberò dall’assedio turco nel 1638 la popolazione arroccatasi all’interno della cinta murata. Nel corso dei secoli ha subito interventi di restauro ed è stata incorniciata in argento dall’orafo Gerardo Sacco

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PARCO ARCHEOLOGICO DI CAPO COLONNA Oltre 40 ettari di macchia di macchia mediterranea, un grande museo e tanti servizi: questo oggi è il parco archeologico di Capo Colonna, la punta più orientale della Calabria ionica, nel cuore dell'area marina protetta di Capo Rizzuto. L'idea di costruire un grande parco archeologico nacque nell'84 anche e non solo per tutelare e salvaquardare il sito archeologico, ma anche per recuperare i vari aspetti paesaggistici e ambientali del promontorio e contrastare il grave degrado , demolendo costruzioni abusive , che , purtroppo ancora in parte assediano. e sfigurano l'area sacra.: villette con false colonne e capitelli ai fini di una valorizzazione e tutela dell'identità storico -ambientale del luogo. L'area archeologica di Capo Colonna è finora l'unico baluardo al cemento abusivo . Il progetto di costituire un parco con annesso un museo è stato portato finalmente a termine nel Luglio 2006 . L'area del santuario, nell'ultimo ventennio del secolo, è stata oggetto di scavi importanti. Novità assoluta la sezione , nell’ esposizione museale, dell'archeologia del mare, dedicata ai relitti localizzati fra Capo Colonna e le Castella . Notevole è stato il lavoro di archeologi e studiosi nell'area del santuario che è stata fatta oggetto di scavi importanti che hanno ricostruito il tempio della dea e restaurato l'unica colonna superstite, muta testimone di un passato splendore che si fa fatica a ricostruire.

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TORRE NAO Nell'area nord-orientale del promontorio Lacinio, sopra i resti dell'abitato romano si erge una struttura fortificata, nota come Torre Nao (naos: tempio) per le sue caratteristiche, la torre rientra nella tipologia delle torri quadrate che, insieme a quelle cilindriche costituiscono uno dei tratti del sistema difensivo spagnolo attuato in tutta l'Italia meridionale: il vicerè spagnolo Don Pietro di Toledo fece realizzare torri costiere visibili tra loro per potere segnalare l'arrivo di navi nemiche in tutto il Regno di Napoli. Il metodo di comunicazione era quello dei segnali di fumo di giorno e di notte le fiaccole. Quando poi le condizioni meteorologiche non consentivano questo tipo di comunicazione, un uomo a cavallo, suonando il corno portava l'allarme nella fortezza principale.

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IL MUSEO Si articola attorno ad uno spazio aperto il giardino di Hera, con piante, alberi, fontane e giochi d'acqua L'edificio si integra perfettamente con l'ambiente circostante: il promontorio, il mare , l'asperità del territorio. All'interno i differenti toni cromatici delle sale, sottolineano i nuclei tematici del percorso espositivo: Verde ( “la terra”), Viola (“il sacro”) e blu “(il mare) rispettivamente per la sezione dedicata al territorio, al santuario,all'archeologia dei fondali. Negli ultimi anni i fondali della costa crotonese sono stati inseriti in vari programmi di archeologia subacquea. Essi costituiscono un importante passo avanti per far sì che anche i beni sommersi siano considerati parte del patrimonio culturale del territorio. Il museo è auto sufficiente dal punto di vista energetico, dispone di pannelli fotovoltaici e di un servizio di recupero dell'acqua piovana per l'irrigazione, e di servizi ristorativi.

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OPUS RETICOLATUM PERDUTO Il famoso masso miracolosamente in bilico nell’area sacra di Capocolonna, ormai non c’è più. Forse caduto in mare durante una mareggiata, ma quello che si sa per certo è che né l’amministrazione comunale né i cittadini hanno tutelato questo patrimonio che ora possiamo rivedere solo in vecchie foto e cartoline d’epoca.

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PORTO CROTONE: IERI E OGGI

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SOLITUDINI Di POLVERE Solitudini di polvere: questa è l ‘immagine che si fa strada e si riproduce come un virus in tutto il tuo corpo entrando nell’ex polo industriale, come un gigante addormentato che aspetta il suono della sirena al cambio di turno. Una volta fuori dalla fabbrica la sensazione di vuoto e di abbandono ti accompagna per lungo tempo, ti fornisce una chiave di lettura dell’esterno in cui vivi: fabbrica abbandonata, solo un po’ più grande.

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FERROVIE DIMENTICATE, FABBRICHE DISMESSE: ISOLAMENTO ED INQUINAMENTO. LA STAZIONE DI Kr possiede uno degli impianti più grandi dell’intera regione, fortemente e ingiustamente SOTTOUTILIZZATI (5 BINARI di corsa per servizi passeggeri e 19 per servizio merci). Alla fine dell’800 ebbe grande importanza, come principale scalo delle ferrovie ioniche dopo i capolinea Taranto Reggio Calabria. Fino al 19997 poteva vantare collegamenti a lunga percorrenza

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AEROPORTO SANT’ANNA CHIUSO AL TRAFFICO

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La città invasa dai rifiuti e la popolazione sta a guardare…………..

RIFIUT…ANDO

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ARTE ORAFA: GERARDO SACCO E MICHELE AFFIDATO

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ISOLA CAPO RIZZUTO E LE CASTELLA

A 20 Km da CROTONE sulla costa ionica dalle spiagge di sabbia fine di colore rosso-arancione sorge Isola Capo Rizzuto . Isola non è un’isola anzi sorge a 4 km dal mare, questo nome le deriva dalla presenza nel mare antistante di isole , ora scomparse: Melissea, Tjris, Eranusa, Calipso in cui molti riconoscono l’isola di Ogigia dove viveva la famosa maga dell’Odissea di Omero. Altri pensano che il nome derivi dalla volgarizzazione del latino Asyla,( luogo sicuro) dato alla città, gli arabi vi si rifugiarono per sfuggire alle incursioni degli Turchi. A 10 km sorge le CASTELLA, plurale neutro dal latino castrum, che in passato ebbe vari nomi fra cui castra Hannibalis. L’attuale nome pare derivi dalla presenza di 7 castelli su di un arcipelago ora sommerso. La suggestiva fortezza aragonese fu di grande importanza strategica militare nel XV secolo. A 100 mt. dalla costa si estende la più grande area marina protetta d’Italia, i cui fondali sono ricchi di poseidonia, resti archeologici sommersi, esemplari unici di pesce pappagallo. Sulla costa antistante la riserva si affaccia, fra gli altri, il promontorio di Capo Colonna che prende il nome dalla superstite colonna delle 48 che formavano uno dei templi più famosi dell’antichità fino al IV secolo, il tempio di Hera Lacinia così chiamata dal promontorio Lacinion su cui sorgeva il santuario

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Marchesato crotonese •

Agli inizi del XX secolo il Marchesato di Crotone era ancora una zona sottosviluppata nella quale persistevano tratti di feudalesimo. La proprietà terriera era in mano ai latifondisti che la lasciavano incolta o a pascolo. Braccianti e contadini soffrivano la fame, privazioni e stenti. L’analfabetismo, nonostante l’istruzione della scuola obbligatoria, non era stato ancora debellato. Le promesse dei governi sulla divisione delle terre erano promesse mai mantenute. Molto ci sarebbe da fare per portare l’antico Marchesato ai livelli di sviluppo di altre aree più fortunate d’Italia e d’Europa, in termini di reti viarie, ferroviarie, infrastrutture e servizi, imprenditoria locale, ma “ Il Sud non ha voce o voci piccole e sparse……mentre tutti guardano al Nord ricco e potente, dove spirano venti di secessione,alle loro spalle, al Sud, credo stia nascendo un ‘Italia migliore. In una regione dimenticata come la Calabria,che pare esistere solo per la criminalità e la ‘ndrangheta, invece , è forse proprio lì che si prepara il futuro”. P. Aprile giornalista e scrittore in Giù al Sud.

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Un paesaggio che dialoga con una natura dolce e selvaggia allo stesso tempo,dai profili contorti dei borghi arroccati sui colli,graffiati dai calanchi e dai castelli testimonianze di lotte e soprusi. Un paesaggio che coniuga ambiente montano ed ecologia marina, rispetto ed integrazione delle minoranze etnicolinguistiche nell’intento di promuovere uno sviluppo sostenibile e compatibile con l’ambiente, la cultura e l’economia locale.

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NATURA E CULTURA : AREA MARINA PROTETTA

La bellezza della flora e della fauna dell'area marina protetta può essere ammirata nell'Aquarium di Capo Rizzuto .Dotato di venti vasche e sale multimediali che consentono ai turisti e non, attraverso filmati, proiezioni e percorsi didattici di diffondere e acquisire una rinnovata coscienza ambientalista.

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AQUARIUM CAPO RIZZUTO

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BATTELLI A FONDO TRASPARENTE ED ESCURSIONI IN BARCA A VELA A bordo delle motonavi a fondo trasparente o a visione sottomarina si ha la meravigliosa e unica possibilitĂ  di ammirare i fondali trasparenti del nostro mare: pesci ed alghe variegati dai colori sgargianti come il pesce pappagallo, branchi di barracuda impegnati nelle caratteristiche danze marine, oppure immergersi nelle acque cristalline viola smeraldo, o lasciarsi cullare dalle onde al chiaro di luna.

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PESCA E TURISMO Sulle imbarcazioni e le “PARANZE� dei pescatori locali vivere una giornata sul mare condividendo fatiche e gioie di questo antico e avventuroso mestiere. Nell'area marina protetta, nella cosiddetta area B , sono consentite immersioni e visite guidate subacque , pesca-turismo e pesca-sportiva con lenza e canna da fermo, navigazione a vela e a remi.

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SANTUARIO MADONNA GRECA Il primo Santuario dedicato alla Madonna Greca risale all'anno Mille, in quell’epoca dobbiamo rintracciare l’inizio del culto della sacra immagine della Vergine, raffigurata, su una tela bizantina di grande interesse, mentre tiene in braccio il Bambino.

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CUTRO (Kyterion dal greco città della creta) È soprannominata la città del pane e degli scacchi. Si fregia del titolo di città perché Filippo 2° di Spagna le concesse questo titolo onorifico in quanto un suo concittadino Leonardo Di Bona divenne il primo campione di scacchi in Europa e nel Nuovo Mondo. A Siena presso il Monte Paschi è conservato un quadro del pittore toscano L. Mussini che raffigura la sfida scacchistica alla corte di Spagna. La sfida scacchistica è stata riscoperta negli anni 90’ in un programma di recupero culturale La piazza centrale del paese è stata intitolata al vincitore ed è stata costruita una scacchiera pavimentale gigante in marmo. Dal 1997 ogni anno la sera del 12 Agosto si svolge una grande rievocazione storica dell’impresa scacchistica: centinaia di figuranti tra scacchi viventi, cavalli, personaggi coinvolti e gruppi di animazione si alternano in una scacchiera gigante per uno spettacolo suggestivo. Dal 1995 Cutro ospita un torneo internazionale di scacchi dal 24 Aprile al 1° Maggio a cui partecipano campioni da tutto il mondo. Nel santuario dei frati francescani è custodita una statua lignea raffigurante il “Cristo sulla croce” del XXVI sec. di Frate Umile da Petralia . Straordinaria la triplice espressione del volto a seconda delle angolazioni da cui lo si guarda: dal centro sorridente, da sinistra sofferente, da destra l’aspetto del Cristo morto. La scultura è stata dichiarata monumento nazionale.

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SANTUARIO DELLA MADONNA D'ITRIA CIRÒ MARINA PROVINCIA DI CROTONE La tradizione vuole che il Santuario della Madonna d’Itria sia stato fondato ai tempi di Costantino, in seguito all’arrivo, sul litorale di Cirò"- di una cassa – portata dentro un’idria - contenente una splendida tela sacra con l’immagine della Madonna Oditrigia.

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LE STRADE DEL VINO IL VINO CIRÒ TRA STORIA VINO E LEGGENDA

.Dall'antichità fino ad oggi il vino Cirò ha sempre goduto fama di virtù' terapeutiche .I greci furono talmente impressionati dalla fertilità dei vigneti che chiamarono la Calabria Enotria, nome che fu poi esteso all'intera Italia .Talmente era l'importanza del vino Cirò che sembra fossero stati costruiti degli enodotti con tubi in terracotta che partivano dalle colline di Sibari fino al porto dove il vino veniva imbarcato per abbreviare tutte le operazioni di trasporto ,Oggi il vino Cirò è esportato in tutto il mondo. E' stato il vino ufficiale alle Olimpiadi di Città del Messico.

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Il suo nome pare sia dovuto a Melisseo re di Creta, o al greco Melissa (ape-miele) come testimoniano le api del suo stemma. Ha la bandiera blu segno di riconoscimento conferito dalla Foundation for Environmental Education alle località costiere che soddisfano qualità relative a parametri delle acque di balneazione, pulizia delle spiagge e ai servizi offerti. La sua torre aragonese ospita un piccolo museo e nei vecchi locali adibiti a stalle un ristorante caratteristico. Si gode un’ampia visuale dell’intera costa del marchesato.

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Antico borgo medievale “la nave di pietra” costruito su di un’alta rupe, isolato dal resto del mondo e da tutto ciò che potrebbe inquinarlo e assimilarlo a tanti, per le bellezze naturali e paesaggistiche e le antiche tradizioni, è stato annoverato fra i borghi più belli d’Italia. Ha un passato bizantino normanno testimoniato dal castello quadrato con quattro torri cilindriche dell’XI secolo. Il vecchio quartiere bizantino denominato Grecìa con le case scavate nella roccia tufacea abbandonate dopo il terremoto del 1783, il castello bizantin-normano dell’XI secolo perfetto esempio di architettura militare , la cattedrale e il battistero dominano la piazza.

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TORRETTA DI CRUCOLI IL SANTUARIO DI MANIPUGLIA Il santuario, che risale al quattordicesimo secolo, è costruito sulle fondamenta di una basilica di epoca più remota, della quale, unica testimonianza, resta l'immagine di un'icona che risale all'anno 900 d.C.

L'immagine, che rappresenta la Madonna di Manipuglia, si trova a destra dell'altare, è stata probabilmente dipinta dai monaci basiliani che fondarono l'antica basilica su cui sorge il santuario

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La leggenda narra che una pellegrina in viaggio dalla Puglia mentre si recava all'Ospedale dell'Università (il termine università è usato per indicare quello che oggi si chiama comune) di Crucoli per curarsi una brutta malattia, si sia persa nel bosco addormentandosi nei pressi dell'icona. Al suo risveglio la donna scoprì di essere stata miracolata e salvata dal suo male. Da allora il santuario è meta di pellegrinaggi. Il nome del luogo, Manipuglia, è spiegato in molti modi: secondo una tesi deriverebbe dal verbo latino manere (venire) al quale è stata aggiunta la località di provenienza della pellegrina "venuta" dalla Puglia, dando così origine al nome Mani Puglia; secondo un'altra teoria il nome del luogo fa riferimento all'immagine del quadro della Vergine le cui mani soffici, in dialetto chiamate puglie, sostenevano Gesù Bambino. La versione più convincente è quella che fa risalire il toponimo del santuario al nome con il quale veniva indicata la zona dove esso sorge che era chiamata appunto, Marepuglia.

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L'antico sito di Acerenthia è sconosciuto a molti ma rappresenta per la ricchezza dei reperti una delle piÚ complete testimonianze del nostro passato. L'antico nome Acerenthia o Acheronthia pare derivi dal nome della vallata del fiume Lese il cui vecchio toponimo era Acheronte o derivi dalla presenza di alberi di acero nella zona. Sorgeva su due colli, fu poi abbandonata a causa della malaria e continui terremoti

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LE GROTTE CARSICHE

Lo sviluppo di fenomeni carsici nel territorio del crotonese ha dato origine a sei grandi cavità in un'area ben determinata tra i comuni di Verzino, Castelsilano, Caccuri e Cerenzia. Queste grandi grotte e percorsi sotterranei si sviluppano per diversi chilometri al di sotto delle colline tra il Vitravo e il Lese, ambedue affluenti del fiume Neto, nella fascia Presilana. . L'acqua, scavando nel sottosuolo, crea percorsi più o meno lunghi, che sboccano dopo chilometri di tortuosi percorsi in ampie grotte. Allo stesso modo i fenomeni franosi delle volte delle cavità sotterranee generano le doline, veri e propri ‘inghiottitoi di tipo Carsico.

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SANTUARIO DEL SS ECCE HOMO A MESORACA Alle pendici del monte Giove, sorge il Santuario del SS. Ecce Homo: monastero francescano posto su un poggio verdeggiante . La data precisa di costruzione del monastero è sconosciuta, anche se è certo che essa avvenne nei primi anni del 1400 sulle rovine di un'antichissima chiesa basiliana. Il nome del monastero è dovuto alla presenza della Sacra Effigie del SS Ecce Homo, statua in legno scolpita da Frate Umile da Petralia nel 1630.

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SANTUARIO MADONNA DELLE SETTEPORTE ROCCA DI NETO Il Santuario della Madonna delle Setteporte fu edificato nel 1662. La Madonna delle Setteporte viene venerata unicamente a Rocca di Neto: la denominazione “Setteporte� si lega alle sette grazie concesse, dalla Vergine, alla popolazione del Feudo di Rocca di Neto che da anni era indebolito dalle rappresaglie dei potenti feudatari del luogo.

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SANTUARIO MADONNA DELLA SCALA BELVEDERE SPINELLO Il Santuario della Madonna della Scala prende il nome dalla scultura in pietra della Vergine conservata al suo interno - dietro la quale vi è dipinta una scala che conduce ad una piccola porta su cui appare la scritta “Questa è la scala che ti condurrà a me”. L’impianto religioso, risale al Seicento; esso presenta un nicchia tratta dal tronco di gelso dalla quale si vuole la Vergine sia apparsa, secoli or sono, ai contadini. Fino a qualche anno fa, dal tronco di gelso – ora murato – germogliavano splendidi rami che venivano raccolti e conservati dai pellegrini in segno di devozione.

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Il museo del Brigantaggio si trova a Cotronei alle porte del Parco Nazionale della Sila, inserito in uno splendido complesso turistico. Il museo ha la finalità di recuperare la memoria storica di un periodo tragico della storia meridionale nel XIX secolo nell’alto marchesato. Spesso si dimentica che il brigantaggio è stato un fenomeno di rivolta e resistenza verso un sistema politico oppressore come risposta all’arroganza e all’ingiustizia sociale del tempo.

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LA SILA CROTONESE Il termine Sila deriva dal vocabolo greco e quello latino “Silva”, un evidente riferimento agli estesissimi boschi che ricoprono e che ancora di più ricoprivano l’altopiano. In epoca magno-greca è successivamente in epoca romana infatti, la Sila era la foresta per antonomasia, si estende per oltre 150.000 ettari. La Sila viene divisa in tre settori: Sila Greca, Sila Grande e Sila Piccola.

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TREPIDÒ Trepidò è una frazione del comune di Cotronei (KR), nonché un villaggio turistico montano al confine tra la Sila Grande e la Sila Piccola. Il villaggio fa parte del comprensorio turistico dei villaggi silani che si affacciano sul lago Ampollino e che comprende, oltre a Trepidò, Villaggio Palumbo .

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VILLAGGIO PALUMBO Sorto durante la realizzazione del lago Ampollino alla fine degli anni venti del secolo scorso, inizialmente era un villaggio di sole villette ad uso degli operai che lavoravano per la costruzione della diga. Il villaggio subĂŹ un forte sviluppo negli anni successivi la fine della seconda guerra mondiale, attirando turisti affascinati dal suggestivo lago Ampollino.

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Palumbo Sila venne realizzato come villaggio a supporto delle infrastrutture sciistiche che furono realizzate nella zona. Il villaggio divenne ben presto il baricentro del sistema turistico della zona, differenziandosi dagli altri villaggi per i maggiori servizi ricreativi, quali discoteche e bar, pista di bob estivo-invernale, e attivitĂ  commerciali.

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E' da più di cinque secoli che gli arbëreshë si sono insediati in Calabria, portando in terra d'esilio gli usi, i costumi, i canti epici, il folclore, le tradizioni, il rito bizantino-greco e quello greco-ortodosso della loro patria. CARFIZZI Carfizzi è fra i paesi che hanno conservato la cultura e le tradizioni albanesi, nonché la lingua, ma ha perso il rito greco-ortodosso. Detiene il primato di gemellaggi e di contatti con il paese d'origine l'Albania. Infatti ogni anno, tra il paese balcanico e il piccolo centro del marchesato crotonese, si intrattengono una serie di visite con scambi culturali. In periodo estivo si può assistere a varie manifestazioni folcloristiche con le donne che indossano i costumi tradizionali albanesi ornati di preziosi monili d'oro tramandati di madre in figlia.

PALLAGORIO Intorno la metà del XV secolo, soldati mercenari grecoalbanesi, provenienti dall'Epiro, Morea e Peloponneso, sotto la guida di Demetrio Reres, si aggiungono alla popolazione locale. Tuttora, alla lingua arbëreshë, si aggiunge un ricco lessico greco e termini del dialetto crotonese

SAN NICOLA DELL'ALTO A circa 4 km. da Carfizzi, le sue origini risalgono ad una delle prime migrazioni delle popolazioni albanesi. I suoi abitanti conservano la cultura e la lingua arbëreshë ma hanno abbandonato, il rito bizantino-greco. Il paese è chiamatoShin Koll, che significa San Cola, ed esso deriva da Shën Koll, forma corretta in lingua albanese.

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TRADIZIONI CULINARIE CROTONESI La tradizione culinaria del crotonese si basa su alimenti dal sapore robusto, con l’uso frequente di peperoncino piccante e di prodotti come finocchio, cipolline selvatiche, cicoria e asparagi. Una delle sue peculiarità è la “provvista”, cioè l’uso di preparare in casa particolari conserve che dovevano essere usate durante tutto l’anno. I nostri anziani ricordano con enfasi il rito della “maialatura” che avveniva una volta l’anno ed era uno dei momenti di massima partecipazione familiare. Il significato di questo rito era quello di voler dividere con gli altri l’abbondanza “la provvidenza” elargiva in quei giorni di festa. Durante la lavorazione della carne di maiale, niente veniva lasciato al caso, niente era trascurato e tutto veniva utilizzato.

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“A GNELATINA” La gelatina di maiale veniva preparata con la testa, la trippa, la coda, le zampe, le cotenne del maiale, e con l’aggiunta di qualche pezzo di carne magra; il tutto si faceva bollire dopo un’accurata pulizia. Nel frattempo, in un grosso pentolone, si metteva a bollire dell’aceto con pepe rosso, aglio, alloro e poi si aggiungevano le parti del maiale precedentemente cotte e tagliate a pezzetti. Terminate queste operazioni “a gnelatina” si lasciava raffreddare ed assumeva un aspetto gelatinoso.

“POMODORI SECCHI SOTT’OLIO” Per la preparazione di questo gustosissimo piatto, servono pomodori ben maturi e molto grossi, da tagliare in due, cospargere con sale, e lasciare essiccare al cocente sole d’agosto per un paio di giorni. Quando i pomodori sono bene asciutti, si adagiano nei barattoli e formando diversi strati di pomodori alternati con aglio, semi di finocchio, peperoncini rossi spezzettati, il tutto si copre con abbondante olio.

“PEPERONI E POMODORI VERDI SALATI” Questi ortaggi vengono raccolti e lasciati riposare per 12 o 24 ore, dopodiché vengono tagliati in due e disposti a strati in un “salaturu” ricoperti con sale e finocchio selvatico. Si consumano fritti.

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“LE VRASCIOLE” Le “vrasciole” rappresentano un vero e proprio piatto tradizionale crotonese, preparato ogni domenica a pranzo.I ricordi di tutti i crotonesi si perdono nell'infanzia: le "vrasciole" appena tolte dal fuoco da mangiare prima della pasta. Ottime come antipasto caldo ma anche tiepide, mentre quelle nel sugo possono essere un ottimo secondo.

“I CRUSTOLI” Nelle nostre tradizioni crotonesi, sono davvero tante le prelibatezze che allietano le tavole natalizie. Tra queste, i Crustoli. Si tratta di un dolce di Natale tipico di Crotone, preparato con farina di grano duro, zucchero, olio, vino rosso, cannella, garofano e miele.

“LA SARDELLA” La sardella è un prodotto tipico Crotonese, a base di salsa di sardine di piccolissima e/o media taglia e di peperoncino rosso. “LA CUZZUPA”

Le Cuzzupe sono di svariate forme (cuore, cesto, treccia, ciambelline),vengono decorate con codette colorate, palline di zucchero e uova sode. 74


POESIA DIALETTALE CROTONESE I vrasciòl’i Cutròni Si cc’è ‘na cosa ca ‘m’arricòrdu bbonu è ru sapuri d’i vrasciòl’i Cutròni ma ‘u st’aju parrànnu i chir’i mo’ ma i chiri d’a mamma e d’a nonnò.

Sàcciu pirchì u sapuru ‘u nn’è ru stessu penzica è l’ogghju, u ‘mpastu o ra frissùra? ‘U ttegnu a rizzetta, ‘u ssi trov’a Cutròni ‘nu fattu è certu! I duminica su ‘nn’istituziòni. Sincòm’a ra nonnò ‘u ci pozzu circàri nenti ca si nn’à gghjùt’a ‘nnù saccu i tempu c’è chiest’ara mamma: cchì d’è ca ccì mìnti? Facimul’annavòta ‘nzèmi prima ca ti nnì penti. M’è già pintutu è ‘nu secrètu finu a quannu campu u mantègnu, accussì a šcasùn’i mi truvàri ti friju duji vrasciòli ti fàzzu scialàri. Ca’ pò tu dicu adduv’a làssu ‘a rizzètta t’a fàzzu truvàri ‘nt’a casciòtta accussì a tradiziòni add’i stari ppì l’abbenìri t’i pò cancarijàri. M’arraccumànnu ‘n’ata cosicèddra a lass’a ttija ppì ri niputèddri ca si_d_ancunu i loru ‘na štranèra ‘nzùra ccu’ sta rizzètta si pònnu ricrijari ancora a ra nonnò s’a teninu ‘nt’u coru. (SEBASTIANO DEFONTE)

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PROVERBI E MODI DI DIRE Sei di Crotone se… “Cu sta speranza all’ati, disperato mora” (chi spera negli altri, disperato resta) “Panza china fa cantar, no cammisa nova” (la sazietà ti rallegra, non l’esteriorità) “Tè fatiga tè!” (invogliato a lavorare) “Cu pratica u zoppu, all’annu zoppichia” (chi pratica lo zoppo impara a zoppicare) “Ha vulat a palumma!” (ormai è tardi) “quann u diavulu t’accarizza vo’ l’anima” (quando qualcuno ti lusinga vuole qualcosa) “cu si fa i fatt sui, campa cent’ann” (chi si fa i fatti propri campa cento anni)

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PERSONAGGI FAMOSI IERI E OGGI Ci sono stati tanti personaggi famosi a Crotone, come il filosofo Pitagora, il grande atleta Milone, il fondatore della medicina antica Alcmeone fino ad arrivare ai più moderni i Fratelli Bandiera. Ancora oggi illustri personaggi quali il famoso costituzionalista Stefano Rodotà o il giudice Gratteri, personaggi della musica e dello spettacolo quali Rino Gaetano e Sergio Cammariere, illustri giornalisti, scrittori e poeti sono famosi in tutta Italia e nel mondo . Pitagora, nasce a Samo nel 570 a.C scelse Crotone per fondare la sua scuola. Pitagora fu un grande matematico e filosofo. Egli con i suoi discepoli conquistò il potere politico della città. Kroton fu la città capitale della confederazione di poleis della Magna Grecia . morì a Metaponto nel 495 a.C.

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Milone fu il più grande atleta di tutti i tempi. Riuscì infatti ad arrivare per sette volte primo alle Olimpiadi in Grecia superando la stessa Grecia . Milone portò alla vittoria Crotone per cui si diceva “ultimo dei Crotoniati e primo dei Greci” Fu inoltre seguace di Pitagora e sacerdote della dea Hera. La leggenda narra che trovò la morte proprio nel santuario nel tentativo di aprire con le mani una quercia spaccata a metà rimase imprigionato all’interno dell’albero e fu divorato dalle belve che vivevano nel parco archeologico.

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Alcmeone è stato un medico e filosofo greco antico del V secolo a.C. La sua patria viene identificata dalle fonti con Crotone. Si considera l’iniziatore dell’anatomia. Introdusse la sperimentazione trasformando la medicina in scienza fino ad allora contaminata da magia e superstizioni.

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Attilio Bandiera ed Emilio Bandiera sono stati due patrioti italiani che sacrificarono la loro vita per l’unità d’Italia ma furono scambiati per briganti dalle popolazioni meridionali e trucidati nel vallone di Rovito nei pressi di Cosenza. Il monumento nazionale ai caduti della spedizione dei fratelli Bandiera è stato realizzato dal 1961 al 1966 in località Bucchi, a Crotone a ricordo del loro passaggio.

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PERSONAGGI FAMOSI IERI E OGGI Carlo Turano è stato avvocato e politico italiano, già sindaco a Crotone per sei mandati. Morì nel 1926. Rino Gaetano è stato un cantautore italiano considerato il “figlio unico” della canzone italiana. Rimase molto legato alla sua terra d’origine ovvero Crotone. Nel 2008 la città di Crotone ha inaugurato nella piazza già intitolata al cantante una statua in bronzo e una targa.

Sergio Cammariere è un eccezionale pianista e musicista che riesce ad unire tradizioni musicali italiana reinterpretate in chiave jazz. 81


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Falcone Lucifero discendente dai marchesi di Aprigliano nato a Crotone nel 1898 è stato un politico italiano e ministro sotto Umberto di Savoia. Morì a Roma nel 1997 e per sua volontà, fu sepolto a Crotone, alla cui biblioteca comunale, intitolata a suo padre Armando Lucifero, aveva donato nel 1996 il suo voluminoso carteggio privato. Tra le vie della città vecchia si ambienta nel primo ‘900 il suo romanzo realista “TONNA “ Il casale Suriano-Lucifero di Apriglianello risalente al XVII secolo è inserito fra i beni culturali del crotonese da recuperare.

Davide Messinetti era un medico e politico crotonese di etnia arbëreshë. Soprannominato il medico dei poveri, fu sindaco di Crotone dal 1946 al 1957 e manifestò il suo impegno tra le masse dei diseredati braccianti del crotonese negli anni delle lotte per la terra; egli era accanto ai contadini poveri, ai braccianti, e sui campi, come al Parlamento, ha lottato con loro e per loro, per il riscatto delle masse oppresse dal latifondo, e la sua battaglia, insieme ai dirigenti del Pci, nel Paese e nel Parlamento, è stata determinante per eliminare la vergogna del latifondo. 82


ANCORA SUI PERSONAGGI FAMOSI…………….. Armando Maria Lucifero(1855-1953) personalità enciclopedica della cultura crotonese del primo trentennio del ‘900. Studioso, storico e naturalista , la sua collezione ornitologica è conservata presso il liceo classico di Crotone. E’ suo merito l’identificazione, come specie dello scoiattolo meridionale il cui nome scientifico è “Sciarus vulgaris meridionalis, Lucifero 1907”. In piazza Messina è stato dedicato un busto alla sua memoria.

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Si ringrazia per la partecipazione al progetto ''Navigando nella città di Pitagora e nel suo Marchesato''; il gruppo degli alunni esonerati dall'insegnamento della Religione,le allieve del 3ATT e del 5G turistico: Ristagno Vittoria,Galea Erika,Manuel Buongiorno, Facente Angela,Sorrentino Danilo,Arabia Teresa, Vrenna Carmela, Adamo Kevin e per le riprese fotografiche si ringrazia Simina Alessia(3A), Danilo Sorrentino e Manuel Buongiorno (3AT). Le fotografie inerenti al progetto sono state tratte dal testo "Crotone Storia,Cultura,Economia"e dai seguenti siti Web: HTTP://IT.WIKIPEDIA.ORG/WIKI/CROTONE HTTP://WWW.FILOSOFIAORIENTALE.IT/2010/09/FILOSOFIA-ORIENTALE-E-FILOSOFIA-OCCIDENTALE/ HTTP://WWW.PANORAMA-NUMISMATICO.COM/UNO-STATERE-INEDITO-DELLA-SECONDA-SIBARIEMESSO-POCO-DOPO-LA-DISTRUZIONE-DELLA-GRANDE-CITTA-ACHEA/ HTTP://WWW.LAPROVINCIAKR.IT/CULTURA/PROVINCIAKR.IT%20%20CULTURA%20ROMANZIERI%20.HTM HTTP://STORIADISCANDALE.BLOGSPOT.IT/2010/12/CROTONE-NEL-1777-VISTA-DA-HENRY.HTML HTTP://ITALIA.GUIDE4WORLD.COM/CALABRIA/CROTONE/COTRONEI.HTML HTTP://WWW.DILLINGER.IT/BLACK-MOUNTAIN-CRONACA-DI-UNA-MORTE-ANNUNCIATA29454.HTML/CROTONE-LA-FABBRICA-DISMESSA-2 HTTP://WWW.CALABRIATOURS.ORG/CASTELLI/CASTELLO_CROTONE.HTM HTTP://CROTONE.ITALIAVIRTUALTOUR.IT/ HTTP://WWW.CALABRIAONLINE.COM/COL/TRADIZIONE_FOLCLORE/ANTICHI_MESTIERI/ HTTP://WWW.ARCHIVIOSTORICOCROTONE.IT/URB_SOC/PAL_BARRACCO.HTML HTTP://WWW.TURISCALABRIA.IT/DETTAGLIO_COMUNI HTTP://WWW.COSMIC-KR.COM/#!GIARDINO-DI-PITAGORA/CA25 HTTP://WWW.ARCHEOCALABRIA.BENICULTURALI.IT/ARCHEOVIRTUALTOUR/CALABRIAWEB/CAPOCOLONNA9.HTM

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HTTP://WWW.NTACALABRIA.IT/SPORT-CALABRESE/ HTTP://WWW.ILCIROTANO.IT/ HTTP://WWW.CROTONEINFORMA.IT/PGN/NEWS.PHP?ID=2057 HTTP://WWW.CN24TV.IT/NEWS/40328/FIAMMA-TRICOLORE-CROTONE-IMMONDIZIA-INCIVILTA-EDINCAPACITA.HTML HTTP://WWW.LOCALGENIUS.EU/LE-CREAZIONI-DELLORAFO-MICHELE-AFFIDATO-AL-MAGNA-GRAECIA-FILMFESTIVAL-1169.HTM HTTP://WWW.RISERVAMARINACAPORIZZUTO.IT/PAGINA.PHP?REF=FONDALI.HTM HTTP://WWW.AREALOCALE.IT/DEFAULT.ASP?ACTION=ARTICLE&ID=6243 HTTP://IT.WIKIPEDIA.ORG/WIKI/ARB%C3%ABRESH%C3%AB HTTP://SEMPLICEMENTEINSIEME.BLOGSPOT.IT/ HTTP://WWW.CALABRIAMENTE.IT/VIEW.PHP?FILE=PROVERBI_CALABRESI HTTP://WWW.ARCHEOCALABRIA.BENICULTURALI.IT/ARCHEOVIRTUALTOUR/CALABRIAWEB/CROTONE3_1.HT M HTTP://IT.WIKIPEDIA.ORG/WIKI/RINO_GAETANO HTTP://FIABE.SOGNI.EMOZIONI.FORUMFREE.IT/?T=45015466 HTTP://WWW.CALABRIAONWEB.IT/2013/10/07/ESTATE-1959-PASOLINI-IN-MILLECENTO-NEL-PAESE-DEIBANDITI-IL-MARCHESATO-RICCO-DI-PROFEZIE-COME-LA-PALESTINA/ HTTP://IT.WIKIPEDIA.ORG/WIKI/CARLO_TURANO HTTP://IT.WIKIPEDIA.ORG/WIKI/FALCONE_LUCIFERO

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Progetto crotone e provincia