Bivouacs 48 ita

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Anno 44 - n°48

Un puzzle da ricostruire: restaurare l’unità della persona nei Goum

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Aprile 2014

INDICE Editoriale, di Michel David

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Editorial

L’Uomo è … uno : corpo-anima-mente, di Michel Menu

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L’Homme est … un : corps-âme-esprit

Aiutare i giovana costruire la loro unità, di Stéphane de Saint Albin

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Notre mission, aider les jeunes à refaire leur unité

La parabola dell’orecchio interno, di le Michel David Decalogo della quotidianità, di Papa Giovanni XXIII

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Décalogue de la sérénnité du Pape Jean XXIII

I Goum, cemento per la Chiesa, di Christophe Courage L’unità nel Goum e Signore degli Anelli, di Antoine Ravel d’E. L’arco, la pietra e l’amore, di Roberto Cociancich

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L’arc, la pierre et l’amour

Camminare in Terra Santa, sui passi di …Mosè, di Etienne du Fayet La bussola interiore, la unità ritrovata, di Maria Gioia Fornaretto

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Editoriale

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l nostro, è diventato un mondo patchwork. In quest’universo sbriciolato, in una società la cui parola d’ordine potrebbe essere « decostruzione » non sapendo più dove andare, l’uomo è scombussolato. Alcuni eventi recenti ce lo fanno percepire in maniera cruda ed esacerbata. Su tutte le radio francesi, un ritornello attualmente di moda, suona piuttosto rivelatore : « Je coule, je coule … faut tout refaire à l’intérieur de moi » («Sprofondo, sprofondo… tutto è da rifare dentro di me ». Sappiamo bene che i Goum permettono all’ uomo frantumato, scombussolato, spezzettato di ritornare a essere un uomo illuminato - e illuminante.

rimette sempre nell’asse della marcia. Però quest’unità non è una cosa innata. Stéphane ci ricorda la missione del Lanciatore : aiutare i giovani a costruire la loro unità. Per salvare il mondo, Dio fa appello al nostro gusto d’avventura, alla nostra energia e capacità trainante, all’esempio della nostra unità, in unione con Lui. Ed ecco perché Roberto ci ricorda che il Lanciatore di raid è uno che ama, insieme, le persone che si affidano a lui e i paesaggi attraversati, le pietre e il legno necessari per costruire i bivacchi ; è uno a cui piace unire tutti questi elementi lanciando ponti che sono come archi. Sì, abbiamo per missione di levigare le nostre anime come un diamante il cui scrigno sia formato dal corpo e dall’intelligenza.

Fin dal 1972, Michel Menu ci metteva in guardia di fronte alla frammentazione della società e dell’individuo additando il rimedio semplice ed efficace costituito dai Goum. Il suo messaggio resta attuale più che mai in un’epoca in cui assistiamo alla confusione dei generi, in senso sia proprio che figurato. Un’epoca in cui i sofismi si moltiplicano. Per fortuna una marcia prolungata basta a farli fuori.

La testimonianza di un altro Lanciatore, Christophe, viene a sorprenderci, insistendo sul ruolo particolare dei Goum sulla via verso l’unità della Chiesa. Sì, alla nostra misura, anche noi abbiamo un ruolo da svolgere. Nulla di strano allora che Etienne ci inviti a mettere i nostri passi in quelli di Cristo, e a cercare nuove strade per camminare in Terra Santa. Cosa c’è di meglio che esplorare nuove terre di avventure? Sì, camminare con Cristo non vuol dire andare a tastoni. Se il cuore è volontario, si va lontano.

Antoine, da esperto cinefilo e lettore, parte dal Signore degli Anelli per meglio farci cogliere come la comunità formatasi nel corso di un Goum sia ancora maglio della comunità dell’Anello. I Lanciatori stessi vi troveranno argomenti di meditazione sulla maniera di condurre un Goum dalla A alla Z.

Ecco allora che i dieci consigli di serenità di papa Giovanni XXIII, che sarà canonizzato a breve proprio mentre pubblicheremo questo numero, sono da assaporare, giorno dopo giorno. Solo per oggi… un passo dopol’altro.

La parabola dell’orecchio interno lascia che la vostra sagacità si renda conto di come la ricerca di unità e di equilibrio sia iscritta fin dal principio nel cuore stesso dell’uomo ad opera del suo Creatore.

Michel David 31 marzo 2014

E Maria Gioia Fornaretto mette l’accento su quella bussola interiore che ci guida e ci Aprile 2014

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Editorial

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otre monde est devenu un monde en patchwork. Dans cet univers émietté, dans une société où le mot d’ordre est celui de la déconstruction, l’homme, ne sachant plus vers où aller, est dans tous ses états. Certains évènements récents nous le font cruellement sentir de manière exacerbée. Sur toutes les radios, un refrain à la mode, actuellement, est assez révélateur : « Je coule, je coule … faut tout refaire à l’intérieur de moi ». Nous savons bien que les Goums peuvent permettre à l’homme éparpillé dans tous ses états, dans tous ses éclats de redevenir un homme dans tout son éclat.

marche. Pour autant cette unité n’est pas innée. Stéphane nous rappelle la mission du Lanceur: aider les jeunes à construire leur unité. Pour sauver le monde, Dieu s’appuie sur notre goût de l’aventure, sur notre énergie et notre capacité à entrainer, sur l’exemplarité de notre propre unité, en union avec Lui. C’est d’ailleurs pourquoi Roberto nous rappelle que le Lanceur de raid est un homme qui aime tout à la fois les personnes qui lui font confiance, les paysages traversés, les pierres et le bois nécessaires à la construction de nos bivouacs se plaisant à unir tous ces éléments en lançant des ponts comme des arcs.

Déjà, en 1972, Michel Menu nous mettait en garde contre cet émiettement de la société et de l’individu en indiquant le remède simple et efficace que constituent les Goums. Message tellement d’actualité par les temps qui courent où nous assistons à une confusion des genres au propre comme au figuré. Epoque où les sophismes sont légions. Mais, heureusement, la marche au long cours les élimine.

Oui, nous avons pour mission de polir notre âme, comme un diamant habité dont notre corps et notre intelligence forment l’écrin. Le témoignage d’un autre Lanceur, Christophe, vient même nous surprendre en insistant sur le rôle des Goums, en particulier, pour l’unité de l’Eglise. Oui, nous avons un rôle à jouer, à notre mesure.

Antoine, en cinéphile ou lecteur averti, part du Seigneur des Anneaux pour mieux nous faire saisir comment la communauté d’un Goum vaut bien mieux encore que la communauté de l’anneau. Les Lanceurs eux-mêmes y trouveront quelques sujets de méditation sur la manière de conduire leur Goum de A à Z.

Rien d’étonnant alors à ce que Etienne nous invite à mettre nos pas dans ceux du Christ, en recherchant de nouvelles voies pour cheminer en Terre Sainte. Quoi de mieux que d’explorer de nouvelles terres d’aventure. Oui marcher avec le Christ, ce n’est pas marcher à tâtons. On peut aller loin avec des cœurs volontaires.

La parabole de l’oreille interne laisse à votre sagacité le soin de mieux saisir comment cette quête de l’unité et de l’équilibre est inscrite au cœur même de l’homme depuis le commencement par son créateur.

Alors, les dix conseils de sérénité du pape Jean XXIII, bientôt canonisé, au moment de la publication de ce numéro, seront à savourer, jour après jour. Rien qu’aujourd’hui… pas à pas.

Et Maria Gioia Fornaretto va mettre l’accent sur cette boussole intérieure qui nous gouverne et nous remet dans l’axe de cette

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Le 31 mars 2014 Aprile 2014


L’Uomo è … uno : corpo-anima-mente par Michel Menu Michel Menu : rivista « Goums » del 15 dicembre 1972 Estratti da una riflessione che non ha perso nulla della sua attualità

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hi può negare che tanti abitanti delle nostre città si lascino asfissiare per non dire annientare in una massa compatta ? Certo, se ne chiacchiera continuamente. Se ne parla qui e là, ma come si parlerebbe di una tempesta su un’isola perduta del Pacifico. Rari sono quelli che osano guardarne in faccia il dramma. Eppure in gioco c’è qualcosa di vitale : se infatti le persone si lasciano asservire e asfissiare in massa, è perché hanno perso il loro istinto di conservazione!

fettamente che un uomo capace di coltivare la propria unità e di sviluppare coerentemente tutte le sue energie mantiene l’intelligenza ben viva e i riflessi pronti. Quando viene attaccato, si difende. Si ribella, sente quando lo si vuole asservire. Un uomo ben integrato è allergico alle schiavitù collettive. È indomabile. È davvero un uomo. [Le sane manifestazioni organizzate in Francia nel 2013 e nel 2014 ne sono una felice testimonianza, ndr].

Veramente, già varie volte nella storia abbiamo visto, interi popoli andare incontro al suicidio senza accorgersene… Abbiamo visto intere civiltà inghiottite da cimiteri grandi come la Francia. Roma e Bisanzio sono morte mentre i loro edili discutevano…sul sesso degli angeli. [non accade forse la stessa cosa anche nel 2014 ? ndr] E non c’è di che restare sorpresi : una volta diventati ricchi e sazi, gli uomini perdono non solo la dinamica, ma perfino la memoria del loro istinto di conservazione …

Come dire che individui di questo tipo non vanno bene a chi sogna di esercitare un potere assoluto - economico o ideologico che sia - sulle masse umane che si concentrano nelle nostre città. Uno così diventa ben presto il nemico da abbattere !... Per poter asservire un uomo ben integrato, occorre infatti prima « spezzarlo », o meglio ancora ridurlo… in briciole. Si può cominciare fin dai banchi di scuola. In Francia la scuola è un’organizzazione gigantesca formata da più di un milione di lavoratori e di responsabili. Nessuno può negare che educhi i ragazzi per settori, a pezzetti, per specialità : un colpetto di matematica o di scienze qui, un colpetto di francese là, un po’ di sport o di educazione civica e perché no ?, anche un pizzico di religione. Non può far male, no? Basta che non si cerchi una sintesi ! Niente che possa unificare, raccogliere, dare un senso compiuto a questo guazzabuglio. Per quanto riguarda l’uomo maturo, poi, basterà dividere il suo Tutto in tre o quattro parti :

Finalmente cominciamo a comprendere che l’uomo non è uno strano meccanismo fatto di mille facoltà, riflessi, tensioni, pulsioni, intelligenze più o meno ben connesse o parallele. Adesso sappiamo che l’Uomo è uno: corpo, anima, spirito. Indissociabile. La sua complessità può essere colta solo a patto di considerarlo un tutt’uno in cui intervengono forze biologiche, psichiche, sociali e trascendenti. Gli agitatori di masse hanno capito perAprile 2014

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stiamo forse perdendo il nostro istinto di conservazione ? …

l’uomo al lavoro, l’uomo civile o politico, l’uomo soprannaturale. Friedmann spiega molto bene come, anche nel lavoro, si possa fare a pezzettini un uomo. Lo stesso nel commercio. Per aumentare l’appetito di un consumatore, basta separare per bene l’intelligenza dall’affettività o dal senso pratico. L’esperienza ha provato in molti casi che l’uomo disarticolato consuma di più e quindi rende meglio !

Sembra che, con il tempo, tutto si sistemi e tutto possa essere dimenticato : inondazioni, guerre sbagliate, fallimenti neri. Eppure, stavolta, più di un esperto ha il presentimento che, in un prossimo futuro, avremo sorprese sgradevoli a meno che, dalla massa degli uomini manipolati non sorga un pugno di ribelli in grado di spezzare …chi spezza l’unità della persona umana.

Grazie alla facilità offerta dai mezzi di comunicazione di massa, allo stesso modo, anche i manipolatori s’ingegnano a fare « esplodere il cervello » dell’uomo, facendogli credere di essere informato molto più di quanto l’umanità lo sia mai stata su tutta la faccia della terra : un flash su quell’incendio atroce con quindici morti, un veloce giro di tango, due parole sul geniale assassinio, Mozart… 20 secondi, il Papa se si è in crisi di sublime, un invito al gratta e vinci, e poi jazz folle, meteo… [Lo sviluppo dei tablet multimediali moltiplica all’infinito questo scenario, ndr]. Sottomettendoci a un tale baccano, potete immaginare di finire con l’avere il cervello stesso in briciole. Perché di sicuro sapete anche voi che il cervello « prende la struttura di ciò che immagazzina ». Il caleidoscopio fabbrica immancabilmente teste scoppiate…

Gli unici che possano restituire una chance alla Chiesa e all’umanità sono coloro che troveranno un mezzo pratico ed efficace per ricomporsi nella loro integrità di corpo-anima-cervello. E per giungere a questo scopo, nulla è più utile che fuggire per un certo tempo furi dal baccano. In pieno deserto ogni tanto. Con un tuffo in profondità nel freddo, nella fame, nella notte, tra le rocce, il sole, la terra madre, la matrice che ha risvegliato, fatto sbocciare, arricchito la nostra intelligenza e elaborato senza grandi errori il nostro istinto di conservazione. Quando uno valuta i rischi mortali di disgregazione della persona umana, capisce un po’ meglio perché sono centinaia i giovani che, ogni estate, con i Goum, prendono

Questo sbriciolamento o suddivisione della persona umana, è un virus iniettatoci consapevolmente per controllarci… La frammentazione mentale degli individui provoca la frammentazione delle società perché genera… l’impotenza. E non è appunto ciò che ci sta accadendo oggi ? Non

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La via… del deserto. In Les Goums, une expérience de liberté, p.31, nostra traduzione

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L’Homme est … un : corps-âme-esprit par Michel Menu Dans la revue « Goums » du 15 décembre 1972, Michel nous livre cette réflexion qui qui n’a rien perdu de son actualité.

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ui pourrait nier que les hommes de nos grandes villes se laissent asphyxier ou même anéantir en masses compactes ? On en bavarde assurément à tout instant. On en parle, ici ou là, mais comme d’un orage sur une île perdue du Pacifique. Rares sont ceux qui osent en regarder le drame en face. Un drame dont l’enjeu n’en est pas moins… vital, car si les hommes se laissent ainsi asservir et asphyxier en masses c’est parce qu’ils ont perdu leur instinct de conservation !

On commence à comprendre, enfin, que l’homme n’est pas cette étrange mécanique faite de mille facultés, réflexes, tensions, pulsions, intelligences, plus ou moins bien connectées ou parallèles. On sait, maintenant, que l’Homme est… un : corps, âme, esprit. Insécable. On en pénètre d’autant mieux le complexe qu’on le saisit entier, dans le tout de ses forces biologiques, psychiques, sociales et transcendantales. Les meneurs de foules ont bien compris qu’un homme qui cultive son unité et développe toutes ses forces en cohérence garde vive son intelligence et… rapides tous ses réflexes. Quand on l’attaque, il se défend. Il se rebelle, sent qu’on veut l’asservir. Un homme entier est allergique aux esclavages collectifs. Il est indomptable. Il est… lui-même un homme. [Les saines manifestations de 2013 et de 2014 en sont heureusement un témoignage, ndlr].

On a déjà vu plusieurs fois dans l’histoire, il est vrai, des peuples entiers marcher au suicide, inconscients… On a vu des civilisations englouties dans des cimetières grands comme la France. Rome et Byzance ont péri, pendant que leurs édiles discutaient… du sexe des anges. [N’est-ce pas encore le cas en 2014. NDLR] Il n’est rien là de stupéfiant : une fois riches et gavés les hommes perdent non seulement la dynamique, mais la mémoire de l’instinct de conservation… Aprile 2014

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Autant dire que ce genre d’individu ne 7

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convient guère à ceux qui rêvent de pouvoir absolu, économique ou idéologique, sur les masses humaines concentrées dans nos villes. Il devient, bientôt, l’homme à abattre !... Pour asservir un homme entier il faut, d’abord, le « casser » ou, mieux encore, le mettre… en miettes.

personne humaine, est un virus qu’on nous injecte, sciemment, pour nous contrôler… L’éclatement mental des individus provoque l’éclatement des sociétés, car il engendre… l’impuissance. Et n’est-ce pas, justement, ce qui nous arrive aujourd’hui ? Ne sommes-nous pas en train de perdre notre instinct de conservation ? …

On peut commencer dès l’école, qui est, en France, une organisation gigantesque de plus d’un million de travailleurs et cadres. Nul ne conteste qu’on y éduque les enfants par bribes, par petites touches ou par spécialités : un petit coup de maths ou de sciences naturelles par ci, un petit coup de français par là, de sport ou de civisme et même de religion, pourquoi pas ? Qu’estce qu’on risque ? Mais surtout… pas de synthèse ! Rien qui puisse unifier, rassembler, donner un sens fédérateur à ce bazar. Quant à l’homme mûr, il suffira de séparer son Tout en trois ou quatre : l’homme au travail, l’homme civique ou politique, l’homme surnaturel. Friedmann explique très bien comment, même dans le travail, on peut mettre l’homme « en miettes ». De même dans le commerce. Pour accélérer l’appétit d’un acheteur, il suffit de bien séparer son intelligence de son affectivité ou de son sens pratique. L’expérience a, maintes fois, prouvé que l’homme désarticulé consomme davantage et paie mieux !

Il parait qu’avec le temps tout s’arrange et tout s’oublie : les inondations, les guerres ratées, les faillites noires. Pourtant, cette fois, plus d’un expert en prospective a le pressentiment qu’on se prépare des surprises désagréables si, de la masse des hommes manipulés ne surgit pas une poignée de rebelles qui cassent … les casseurs d’unité de la personne humaine. Seuls peuvent rendre sa chance à l’Eglise et à l’humanité ceux et celles qui auront trouvé le moyen pratique et efficace de se reconstituer, corps-âme-cerveau, dans leur intégrité. Rien de tel pour y parvenir que la fuite pour un temps hors du tintamarre. En plein désert. De temps en temps. Avec une plongée en profondeur dans le froid, la faim, la nuit, les pierres, le soleil, dans la terre-mère, dans la matrice, qui a éveillé, épanoui, enrichi, notre intelligence et mis au point sans trop d’erreurs… notre instinct de conservation.

Les manipulateurs s’appliquent également, grâce aux facilités qu’offrent les médias de masse, à faire « éclater le cerveau » de l’homme, en lui faisant croire qu’on l’informe mieux que les hommes ne l’ont jamais été sur terre : un flash sur l’incendie atroce à quinze morts, un coup de tango en vitesse, deux mots sur l’assassin génial, Mozart… 20 secondes, le Pape en crise de sublime, un rappel du tiercé, jazz fou, météo… [Le développement des tablettes multi medias multiplie à l’envie ce scénario. Ndlr] Vous devinez qu’on finit, en se soumettant à ce tintamarre, par avoir le cerveau en miettes. Car, vous savez, sans doute, que le cerveau « prend la structure de ce qu’il encaisse ». Le kaléidoscope fabrique immanquablement des têtes éclatées…

Quand on évalue ces risques mortels de désintégration de la personne humaine on comprend un peu mieux pourquoi des jeunes, par centaines, prennent chaque été, avec les Goums, le chemin… du désert. In Les Goums, une expérience de liberté, p.31

Cet émiettement, cette partition de la Bivouacs n°48

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Jubilé des 40 ans des Goums Mont Chabrio, oaoût 2010 Aprile 2014

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La nostra missione: aiutare i giovani a costruire la loro unità di Stéphane de Saint Albin

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’individuo, etimologicamente « ciò che è indivisibile », non è spontaneamente unito o unificato. Ci sono delle personalità tutte d’un pezzo, ma le persone interamente coerenti sono molto rare. Si vede subito quali siano gli uomini e le donne che hanno realizzato la propria unità: sono concentrati, quasi raccolti attorno ad alcune qualità o carismi che saltano agli occhi. L’onestà, la mitezza, la capacità di trascinare gli altri e tante altre virtù che, in alcune persone, sono quasi palpabili : si vedono sul volto, si leggono negli occhi, si riconoscono fin nei minimi gesti. I tratti di carattere distintivi della loro personalità, trasudano da tutti i pori della pelle, dalle parole e dagli atti. E ciò che rende queste persone così speciali, è la profonda unità del loro essere, al di là della maniera di essere di ognuno.

La persone umana al centro del progetto dei Goum. Da più di 40 anni, per i Goum, la priorità delle priorità consiste nel restaurare l’unità della persona umana. Invece di grandiose aspirazioni a cambiare il mondo al livello delle nazioni o dell’umanità, la nostra ambizione riguarda più modestamente e più fondamentalmente la componente più elementare della società, cioè l’Uomo nella sua individualità, la persona umana singolare. Aiutare anche un piccolo numero di nostri contemporanei a ristabilire o a costruire l’ unità, nelle proprie dimensioni fisiche, psichiche, relazionali e spirituali, è il nostro modo di contribuire a salvare il mondo. Lo facciamo nel nostro piccolo, una persona alla volta: le equipe dei nostri raid superano raramente la ventina di persone. Lo facciamo perché la storia c’insegna che, nei periodi di crisi, bastano pochi uomini a salvare la situazione, a evitare le catastrofi. Nel campo dell’eroismo, non è la quantità che conta, ma la qualità.

Non si tratta quasi mai di un’unità innata. È il risultato di un lavoro personale, spesso di lunga durata. Questo lavoro comincia per imitazione: il bambino cerca innanzi tutto di assomigliare al proprio padre o alla propria madre, perché li ammira. Il giovane adulto, all’uscita dall’adolescenza, costruisce la propria unità grazie all’azione risoluta della propria volontà nel conformare la persona che è oggi a quella che aspira a diventare domani. Nell’età matura, mantenere tale coerenza è uno sforzo ad ogni istante, e forse è addirittura il lavoro di tutta la vita. Soprattutto nella società moderna, in cui l’unità della persona è minacciata da molti tentativi di divisione. Ma l’unità individuale si rafforza e si nutre anche nella comunione con i fratelli. E questo è uno dei grandi segreti dei Goum. Bivouacs n°48

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Certo, occorre constatare che quelli che affrontano il deserto sono relativamente pochi. Dall’inizio degli anni ’70, i Goum sono stati seguiti da più di 15.000 giovani, ma tutto ciò non è che una goccia d’acqua paragonata ai 65 milioni di francesi, ai 60 milioni di italiani o ai 7 miliardi di abitanti del pianeta. Perché costruire o portare a compimento la propria unità ? Nei nostri raid, l’esperienza del deserto permette di ricollocare – nell’asse verticale 10

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! – tutte le dimensioni dell’essere umano : corpo, mente e anima. L’obiettivo è l’Uomo diritto in piedi, nel pieno possesso di tutti i suoi mezzi, che vive, nell’istante presente, una relazione filiale pienamente assunta con il suo Creatore e delle relazioni fraterne autentiche con i suoi fratelli e sorelle. Dall’unità della persona dipende infatti anche tutto il resto, come scriveva Michel Menu :

l’anima permangono o si perdono (2) ». Questa misteriosa unione di corpo e anima, l’incarnazione, distingue l’Uomo dalle altre creature spirituali, permettendogli di trasmettere la vita e di partecipare all’opera creatrice di Dio.

« La vitalità, la creatività, la potenza creatrice della persona umana è indissociabile dalla sua unità. La dispersione fisica o mentale, lo sfarfallamento sentimentale, la confusione tra immaginario e reale, disintegrano totalmente l’individuo. Di fronte a un’epidemia del genere, non ci può essere salvezza senza una ricostruzione degli individui nella loro unità. L’Europa oggi ha bisogno innanzitutto di uomini e donne con i piedi per terra ! Di viventi in carne ed ossa che, avendo essi stessi ripreso contatto con il reale, diventino a loro volta dei punti di riferimento culturali, degli esploratori. Per riprendere contatto con il reale, meccanicamente parlando, occorre cominciare a rompere totalmente con l’astrazione, con il culto e la cultura dell’immagine, con lo spettacolo. Occorre passare agli atti che rendono verità e potenza ai nostri corpi, libertà alle nostre menti, nutrimento ai nostri desideri soprannaturali e autenticità alle nostre relazioni umane »(1).

Molti giovani entrano nell’età adulta come a tentoni. Toccano un po’ dappertutto, fanno esperienze di ogni tipo, consumano in tutti i campi : emotivo, sessuale, culturale, spirituale ecc. Se hanno ricevuto un’educazione appena appena centrata su dei valori come la responsabilità, il rispetto e la prudenza, eviteranno le esperienze troppo stigmatizzanti o senza ritorno, quelle che segnano la psiche in profondità, alterando il giudizio e la capacità di rimettersi in discussione. Questo sfarfallamento tende comunque a ritardare la maturità e il definitivo ingresso nell’età adulta con la padronanza di sé e il dono di sé che ne derivano. Nel frattempo, un giovane può giocare a uno o a più ruoli, cambiando maschera in funzione delle situazioni. Va per campi, soffre di strabismo, adotta atteggiamenti e valori contraddittori. Non è sempre autentico in qualsiasi circostanza ma a volte mente. Non è padrone della propria vita. Non è pienamente felice.

Dispersione, mancanza di verità : costruire la propria unità è una sfida.

La vera felicità, infatti, mille volte più durevole di quelle procurateci da tutti i piaceri passeggeri passa attraverso un lucido sguardo su se stessi. Come una metamorfosi, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta richiede una fase d’introspezione, nel corso della quale il giovane s’interroga su ciò che egli stesso è e poi sceglie o accoglie ciò che diventerà. Occorre costruirsi, compiere delle scelte. Se queste ultime sono orientate al compimento della propria vocazione, la felicità è assicurata.

Nella prospettiva antropologica cristiana - che è la nostra - l’unità tra corpo e anima è la conditio sine qua non della felicità. Se tale unità s’incrina o viene a mancare, se il corpo e l’anima sono in disaccordo, cadiamo nell’insoddisfazione esistenziale, nel malessere, nel disordine. Papa Giovanni Paolo II ha detto : « la persona, corpo compreso, è integralmente affidata a se stessa e, nella sua unità di anima e corpo, costituisce il soggetto dei propri atti morali. Il corpo e l’anima sono indissociabili : nella persona, nell’agente volontario e nell’atto deliberato, è solo insieme che il corpo e Aprile 2014

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Il raid Goum è il luogo ideale per cambiare il proprio sguardo su se stessi. E per compiere scelte semplici, ma fondanti. Nel 11

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cuore a cuore della meditazione e mettendosi a servizio degli altri Approfittando del cammino di lungo corso e del silenzio per effettuare una rilettura dei segni che accompagnano l’esistenza. Scoprendo, a contatto coi fratelli e le sorelle, altri modi di essere, in verità. Effettuando la propria rivoluzione copernicana e comprendendo che non siamo il centro del mondo. Accogliendo il perdono di Dio nel sacramento della riconciliazione che fa crescere la parte di luce che è in noi. Facendo inoltre indietreggiare le zone d’ombra, per correggere ciò che va corretto e fare coerenza tra gli atti e il desiderio di vivere una vita bella, di servire, amare ed essere santi. Insomma, accordando la propria vita al progetto di Dio, per diventare il « servo inutile » dei Suoi disegni.

nzionali come i nostri computer, se non che l’Uomo ha un cuore solo, contrariamente a tutti i microchip di cui sono muniti i nostri numerosi schermi. I bisogni fondamentali però restano ciò che furono fin dai tempi delle caverne. Come ha scritto Padre Etienne Roze (4), « cercare di adattare i ritmi profondi dell’Uomo – fisici, psicologici o spirituali che siano – ai ritmi della tecnica moderna sempre più rapida, significa rischiare di esplodere ». Un’esplosione del genere fa parte degli obiettivi dell’ideologia moderna che, secondo una falsa visione della libertà e del progresso, incita a cedere a qualsiasi pulsione istintiva, ad abbandonare ogni prudenza nel dirigere la propria vita e ogni moderazione nel consumare, che si tratti di cibo, di droghe, di divertimenti, ma anche degli… altri. Nella dottrina post-sessantottina, poter « scoppiare » è lo scopo, è la parola d’ordine di eterni adolescenti, egocentrici e narcisisti, incapaci di gestire la propria forza vitale e di amare in verità. Tentazione e rischio tanto maggiori quanto più siamo ormai tutti connessi in permanenza e non con il trascendente, ma con l’immediatezza di Internet. Il mondo virtuale ha sempre più il sopravvento sul mondo reale. Tra pannelli pubblicitari, televisione, computer, telefoni e altri tablet, la vita moderna è ritmata dall’istantaneità e dall’onnipresenza dell’informazione. Siamo in un perenne divertimento. E la dipendenza è alienante, soprattutto per le giovani generazioni, più abituate a « chattare » con gli amici sui social network che non a vivere insieme a loro nel mondo reale.

Restaurare l’unità « corpo-mente-anima » è quindi una bella ambizione che tende all’essenziale. Grazie allo sforzo e all’essenzialità che caratterizzano l’esperienza Goum, ci liberiamo da ciò che ci incatena al quotidiano. Ci raddrizziamo, riprendiamo possesso di noi stessi. In qualche giorno, possiamo riequilibrare i nostri ritmi che la vita moderna e il peccato tendono a deformare. Il raid è l’occasione di discernere e di rimettere sul tappeto le cattive abitudini dell’uomo vecchio di cui dobbiamo svestirci per rivestire l’uomo nuovo. Ci dà l’opportunità di aggiustare la mira, di raddrizzare il timone di un’esistenza che forse ha un po’ perso la bussola. L’unificazione passa attraverso la conversione. Ognuno di noi infatti è peccatore e non può fare altro che rattristarsi constatando come l’apostolo Paolo che « io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio (3) » . Dobbiamo continuamente riaccordare l’agire con gli impegni presi, e con il nostro ideale.

Tale fuga nel virtuale, con la ricerca esasperata di occasioni per scoppiare, nasconde una grande paura della vita e dell’avvenire. Il consumo sfrenato di rumori e d’informazioni futili permette di sfuggire alla realtà del presente, di fuggire dalle proprie responsabilità. È paradossale che in questa società superconnessa, tanti uomini e donne soffrano di solitudine. La paura d’impegnarsi fa danni nel cuore dei giovani adulti di oggi.

La sfida dell’unità nel mondo moderno. Le tecniche moderne non sembrano accorciare solo le distanze, ma anche lo scorrere del tempo. I ritmi della vita moderna sono accelerati. Siamo sempre più pluri-fuAprile 2014

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Perciò, permettere all’Uomo moderno di staccare per ritrovarsi è decisamente utile. Non c’è nulla di simile allo sforzo, al confronto con la natura, alla riscoperta del silenzio e della presenza dell’altro, per liberarsi, per riprendere coscienza della nostra essenza divina e della nostra vocazione alla felicità, fin da quaggiù e per la vita eterna, al fine di partecipare pienamente all’opera creatrice di Dio secondo il progetto che lui ha per noi. Senza alcun dubbio, la felicità che sperimentiamo alla fine di un raid proviene dal fatto che siamo di nuovo unificati, coerenti con noi stessi, in comunione con il Creatore, ma anche uniti ai nostri fratelli e sorelle Goumier.

scambi. Alla fine del raid, i Goumier sono stupiti dalla bellezza della loro unità, mentre, per la maggior parte, otto giorni prima non si conoscevano affatto. La comunione e l’amore fraterno illustrano il comandamento di Cristo : che « tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te » (Gv 17,21). Dopo gli adii, inevitabili, l’unità tra i membri di un’equipe di raid si ravviva in occasione di ritrovi più o meno regolari. Può inoltre allargarsi, in seguito, agli altri Goumier, membri di quell’informale comunità fraterna che formiamo, e che ama coltivare queste relazioni attraverso delle serate o dei week-end. La parola « insieme », spesso usata come firma nei nostri scambi epistolari ormai diventati elettronici, illustra il desiderio che l’unità permanga nel tempo e che continuiamo a vivere nella Comunione dei Santi di cui facciamo intensamente esperienza durante i nostri raid.

Insieme : la dimensione collettiva dell’unità. Spesso i giovani Goumier sono colpiti soprattutto dalla qualità delle relazioni intessute fra di noi. La coesione che nasce dopo qualche giorno di cammino, di gioie e di pene condivise, ricorda lo spirito di corpo che unisce le squadre sportive o militari che hanno vissuto dei momenti forti e li hanno superati insieme. L’avventura stringe i legami. La forza del collettivo si manifesta quando, prendendo coscienza della propria debolezza, ognuno trova conforto nella presenza dell’altro. Nella fatica, gli sguardi vengono in aiuto delle parole per sostenere chi soffre, compatire e incoraggiare la volontà che sta cedendo.

Una vocazione, una chiamata. Proprio in quanto contribuiscono a rimettere in piedi l’Uomo, i Goum compiono un’opera socialmente utile. Modestamente ma con decisione, sono consapevoli di compiere una missione santa, di rispondere a una chiamata di Gesù, il Cristo. Per salvare il mondo, Dio si serve del nostro spirito di avventura, della nostra energia e capacità di trascinare e dell’esempio della nostra unità personale in unione con Lui. Rispondere a questa chiamata è un impegno che ci rende responsabili dei giovani che portiamo con noi nel deserto. È un’opera bella quella di accompagnare sui ripidi sentieri verso l’unità una piccola tribù di « corpi-menti-anime », chiamati dal Signore a vivere pienamente la loro vocazione di uomini e donne liberi e padroni delle loro vite.

All’interno di un’equipe durante un raid viviamo una qualità di relazioni umane ben diversa da ciò che ognuno di noi sperimenta di solito nel suo quotidiano. Le amicizie forgiatesi durante un Goum sono piene di rispetto e di discrezione e quindi sono anche autentiche. Con la vita di servizio e grazie ai sacramenti, la coesione diventa comunione fraterna. La dimensione spirituale dona alle nuove amicizie una profondità inaspettata. Le iscrive nella durata, sul piano dell’eternità, nella Comunione dei Santi. La conversione di ognuno nella propria interiorità gioca la sua parte nell’elevare le anime e nell’approfondire gli Bivouacs n°48

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(1) A La Belle Etoile, Toussaint 1991 (2) Veritatis Splendor, 1993 (3) Rm 7,15 (4) in Spiritualité des raids Goums au désert

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Notre mission : aider les jeunes à construire leur unité par Stéphane de Saint Albin

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’individu, étymologiquement « ce qui est indivisible », n’est pas spontanément uni, ou unifié. Il y a des personnalités entières, mais les personnes entièrement cohérentes sont rares. On remarque les hommes et les femmes qui ont réalisé leur unité : ils sont concentrés, comme rassemblés autour de qualités ou charismes qui sautent aux yeux. L’honnêteté, la douceur, la capacité d’entrainer, et bien d’autres vertus, sont quasiment palpables chez certaines personnes : elles se voient sur leur visage, se lisent dans leur regard, se reconnaissent dans leurs moindres gestes. Ces traits de caractère, éléments distinctifs de leur personnalité, transpirent par tous les pores de leur peau, dans leurs paroles et dans leurs actes. Ce qui rend ces personnes si remarquables, c’est l’unité profonde de leur être, au-delà de leur façon d’être.

La personne humaine au cœur du projet des Goums. Depuis plus de 40 ans, la restauration de l’unité de la personne humaine est la priorité des priorités pour les Goums. Loin de toute aspiration grandiose de changer le monde à l’échelle de nos nations ou de l’humanité, notre ambition se porte plus modestement et fondamentalement, sur la particule élémentaire de la société, l’Homme dans son individualité, la personne humaine prise à l’unité. Aider un petit nombre de nos contemporains à rétablir ou à construire leur unité, dans ses dimensions physiques, psychiques, relationnelles et spirituelles, est notre façon de contribuer à sauver le monde. Nous le faisons à petite échelle, une personne après l’autre ou presque : nos équipes de raids excèdent rarement la vingtaine. Nous le faisons parce que l’histoire nous apprend que dans les périodes de crise, il suffit de quelques hommes pour sauver la situation, pour éviter les catastrophes. Dans le domaine de l’héroïsme, ce n’est pas la quantité qui compte, mais la qualité.

Cette unité est rarement innée. Elle résulte d’un travail personnel, souvent de longue haleine. Celui-ci commence par l’imitation : l’enfant cherche d’abord à rassembler à son père ou à sa mère, qu’il admire. Le jeune adulte sort de l’adolescence en construisant son unité par l’action résolue de sa volonté, pour mettre en conformité la personne qu’il est, aujourd’hui, et la personne qu’il aspire à devenir, demain. A l’âge mûr, le maintien de cette cohérence est un effort de chaque instant, peut être même le travail de toute une vie. Surtout dans la société moderne, où l’unité de la personne est la cible de multiples tentatives de division. Mais l’unité individuelle se renforce et se nourrit aussi de la communion avec nos frères. C’est l’un des grands secrets des Goums. Bivouacs n°48

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Il faut bien constater qu’ils sont relativement peu nombreux ceux que tente le désert. Si les Goums ont accueilli plus de 15 000 jeunes depuis le début des années 70, cela reste une goutte d’eau à l’échelle des 65 millions de Français ou des 60 millions d’italiens ou des 7 milliards d’habitants de notre planète. Pourquoi construire ou parfaire son unité ? Dans nos raids, l’expérience du désert

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cette union mystérieuse entre le corps et l’âme, l’incarnation, qui différencie l’Homme d’autres créatures spirituelles, lui permet de transmettre la vie et de participer à l’œuvre créatrice de Dieu.

permet de remettre dans le bon axe – vertical – toutes les dimensions de l’être humain : le corps, l’esprit et l’âme. Notre but, c’est l’Homme debout, en pleine possession de ses moyens, vivant dans l’instant présent une relation filiale assumée avec son Créateur, et des relations fraternelles vraies avec ses frères et sœurs. Car de l’unité de l’homme dépend tout le reste, comme l’écrivait Michel Menu :

Dispersion, manque de vérité construire son unité est un défi.

De nombreux jeunes entrent dans l’âge adulte en tâtonnant. Ils touchent à tout, font des expériences, consomment dans tous les domaines : émotionnel, sexuel, culturel, spirituel, etc. Pour peu qu’ils aient reçu une éducation centrée sur des valeurs, telles que la responsabilité, le respect et la prudence, ils auront évité les expériences trop marquantes ou définitives, qui affectent profondément la psychologie, altèrent le jugement et la capacité à se remettre en cause. S’il ne porte pas à conséquence grave, ce papillonnage tend à retarder la maturation et l’entrée définitive dans l’âge adulte, celui de la maitrise et du don de soi. En attendant, le jeune joue un ou plusieurs rôles, change de masque en fonction des situations. Il batifole, louvoie, adopte des attitudes et des valeurs contradictoires. Il n’est pas vrai en toute circonstance, il triche. Il n’est pas maître de sa vie. Il n’est pas pleinement heureux.

« La vitalité, la créativité, la puissance créatrice de la personne humaine est indissociable de son unité. La dispersion physique ou mentale, le papillonnage sentimental, la confusion entre image et réel, désintègrent totalement l’individu. En face d’une pareille épidémie, il n’est pas de salut sans reconstitution des individus dans leur unité. Ce dont notre Europe a le plus besoin, aujourd’hui, c’est d’hommes et de femmes qui aient les pieds sur terre ! De vivants en chair et en os qui, ayant euxmêmes renoué le contact avec le réel, deviennent des points de repères culturels, des éclaireurs. Pour renouer contact avec le réel, il faut, mécaniquement parlant, commencer par une rupture totale avec l’abstraction. Avec le culte et la culture de l’image, avec le spectacle. Il nous faut en passer par des actes qui rendent à nos corps leur vérité et leur puissance, à nos esprits leur liberté, à nos appétits surnaturels leur nourriture et à nos relations humaines leur authenticité. »

Car le bonheur véritable, mille fois plus pérenne que ceux procurés par les plaisirs passagers, passe par un regard lucide sur soi. Comme une métamorphose, le passage de l’adolescence à l’âge adulte requiert une phase d’introspection, pendant laquelle le jeune s’interroge sur ce qu’il est puis choisit, ou accueille, ce qu’il va devenir. Ensuite, il faut se construire, faire des choix. S’ils sont orientés vers l’accomplissement de sa vocation, le bonheur est assuré.

Dans la perspective anthropologique chrétienne qui est la nôtre, l’unité entre le corps et l’âme est la condition sine qua non du bonheur. Que cette unité vacille ou fasse défaut, que le corps et l’âme ne soient plus en phase et c’est l’insatisfaction existentielle, le mal-être, le désordre, la chute. Dixit le pape Jean-Paul II (2) : « la personne, comprenant son corps, est entièrement confiée à elle-même, et c’est dans l’unité de l’âme et du corps qu’elle est le sujet de ses actes moraux. Le corps et l’âme sont indissociables : dans la personne, dans l’agent volontaire et dans l’acte délibéré, ils demeurent ou se perdent ensemble ». C’est Aprile 2014

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Le raid Goum est le lieu idéal pour changer de regard sur soi. Et pour poser des choix simples mais fondateurs. Dans le cœur à cœur de la méditation et en se mettant au service des autres. En profitant de la marche au long cours et du silence pour effectuer une relecture des signes qui ponctuent son existence. En découvrant au 17

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ce qu’ils ont toujours été depuis le temps des cavernes cependant. Comme l’écrivait le Père Etienne Roze (4), « essayer d’adapter les rythmes profonds de l’Homme, qu’ils soient physiques, psychologiques ou spirituels, sur les rythmes de la technique moderne toujours plus rapide, c’est risquer l’explosion ».

contact de ses frères d’autres façons d’être, en vérité. En effectuant sa révolution copernicienne et en réalisant que le monde ne tourne pas autour de soi. En accueillant le pardon de Dieu dans le sacrement de réconciliation, qui fait grandir en soi la part de la lumière. En faisant reculer aussi les zones d’ombre, pour corriger ce qui doit l’être, et mettre en cohérence ses actes et son désir de mener une vie belle, de servir, d’aimer, d’être saint. Bref, en accordant sa vie au projet de Dieu, pour devenir le « serviteur inutile » de ses desseins.

Une telle explosion fait partie des buts de l’idéologie moderne qui prône, dans une fausse vision de la liberté et du progrès, de céder à toutes les pulsions instinctives, d’abandonner toute prudence dans la conduite de sa vie et toute modération dans la consommation, qu’il s’agisse de nourriture, de drogues, de divertissement mais aussi d’autrui. Dans la doctrine postsoixante-huitarde, « s’éclater » est le but ultime, le maitre mot des éternels adolescents, égocentrés et narcissiques, incapables de maitriser leur force vitale et d’aimer en vérité. Cette tentation et ce risque sont d’autant plus grands que nous sommes dorénavant connectés en permanence, non pas à la transcendance, mais à l’immédiateté de l’Internet. Le monde virtuel prend de plus en plus le pas sur le monde réel. Panneaux publicitaires, télévisions, ordinateurs, téléphones et autres tablettes, la vie moderne est rythmée par l’instantanéité et l’omniprésence de l’information. Nous sommes dans le divertissement permanent. Et la dépendance est aliénante, surtout pour les jeunes générations, qui sont plus habitués à « chatter » avec leurs amis sur les réseaux sociaux qu’à vivre avec eux dans le monde réel.

Restaurer l’unité « corps-espritâme » est donc une belle ambition, qui vise l’essentiel. Avec le dépouillement et l’effort qui caractérisent l’expérience Goum, nous nous libérons de ce qui nous enchaine au quotidien. Nous nous redressons, nous reprenons possession de nous-mêmes. En quelques jours, nous pouvons recadrer ce que les rythmes de la vie moderne et le péché tendent à déformer dans notre vie. Le raid est l’occasion de discerner et de remettre en cause les mauvaises habitudes de l’homme ancien dont il nous faut nous dévêtir afin de revêtir l’homme nouveau. C’est l’opportunité d’ajuster le cap, de redresser la barre d’une existence plus ou moins déboussolée. L’unification passe par la conversion. Car chacun de nous est pécheur et ne peut que se désoler, comme l’apôtre Paul, de constater que « le bien que je veux, je ne le fais pas; mais le mal que je hais, je le fais (3) » . Il nous faut en permanence réajuster notre agir à nos engagements, à notre idéal.

Cette fuite dans le virtuel et la recherche des occasions de s’éclater cachent une grande peur de la vie et de l’avenir. La consommation effrénée de bruit et d’information futile permet d’échapper à la réalité de l’être au présent, de fuir ses responsabilités. Il est paradoxal qu’en cette société de l’hyper-connectivité, tant d’hommes et de femmes souffrent de solitude. La peur de s’engager fait des ravages dans le cœur des jeunes adultes d’aujourd’hui.

Le défi de l’unité dans le monde moderne. Les techniques modernes raccourcissent non seulement les distances mais aussi, semble-t-il, la course du temps. Les rythmes de la vie moderne s’accélèrent. Nous sommes de plus en plus multitâches, comme nos ordinateurs, sauf que l’Homme n’a qu’un seul cœur, contrairement aux puces électroniques qui équipent nos multiples écrans. Nos besoins fondamentaux restent Aprile 2014

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Permettre à l’Homme moderne de débrancher pour se retrouver est donc totalement utile. Rien de tel que l’effort, la confrontation avec la nature, la redécouverte du silence et de la présence de l’autre, pour se libérer, pour reprendre conscience de notre essence divine et de notre vocation au bonheur, dès ici-bas, et pour la vie éternelle, afin de participer pleinement à l’œuvre créatrice de Dieu selon le projet qu’il a pour nous. Indubitablement, le bonheur que nous expérimentons en fin de raid vient de ce que nous sommes de nouveau unifiés, en cohérence avec nous-mêmes, en communion avec notre Créateur, mais aussi en union avec nos frères et sœurs Goumiers. Ensemble : la dimension collective de l’unité. C’est souvent la qualité des liens tissés entre nous qui frappe le plus les jeunes Goumiers. La cohésion qui nait au bout de quelques jours de marche, de peine et de joie partagée, n’est pas sans rappeler l’esprit de corps qui soude les équipes de sportifs ou de militaires qui vivent des moments forts et se dépassent ensemble. L’aventure soude. La force du collectif s’impose lorsque, prenant conscience de sa faiblesse, chacun trouve réconfort dans la présence de l’autre. Dans l’effort, les regards viennent au secours des paroles pour soutenir celui qui souffre, compatir et encourager la volonté qui flanche. Nous vivons au sein d’une équipe de raid une qualité de relations humaines qui tranche avec ce que chacun à l’habitude d’expérimenter au quotidien. Empreintes de respect et de discrétion, les amitiés qui se forgent en Goum sont authentiques. Avec la vie de service et grâce aux sacrements, la cohésion devient communion fraternelle. La dimension spirituelle donne à ces amitiés nouvelles une profondeur inattendue. Elle les inscrit dans la durée, à l’échelle de l’éternité, dans la Communion des Saints. La conversion que chacun vit sur le plan intérieur participe à l’élévation des âmes et Bivouacs n°48

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permet d’approfondir encore les échanges. A la fin du raid, les Goumiers s’émerveillent de la beauté de leur unité, alors que la plupart ne se connaissaient pas huit jours plus tôt. La communion et l’amour fraternel qu’ils vivent illustrent le commandement du Christ : « soyez un comme mon Père et moi nous sommes Un » (Jean, 10,30). Après les inévitables adieux, l’unité entre membres d’une équipe de raid s’entretient à l’occasion de retrouvailles plus ou moins régulières. Elle s’étend ensuite, naturellement, aux autres Goumiers, membres de la communauté fraternelle informelle que nous formons, et qui aime à cultiver ces liens à l’occasion de soirées ou de weekends. Le mot «ensemble», souvent utilisé en signature de nos échanges épistolaires devenus électroniques, illustre la permanence que nous voulons donner à notre unité dans le temps, et notre désir de continuer à vivre dans l’esprit de la Communion des Saints, dont nous faisons si intensément l’expérience pendant nos raids. Une vocation, un appel. Parce qu’ils contribuent à remettre l’Homme debout, les Goums font œuvre de salut public. Modestement mais résolument, ils ont conscience de remplir une mission sacrée, de répondre à un appel de Jésus, le Christ. Pour sauver le monde, Dieu s’appuie sur notre goût de l’aventure, sur notre énergie et notre capacité à entrainer, sur l’exemplarité de notre propre unité, en union avec Lui. Notre réponse à cet appel nous engage, il nous rend responsables des jeunes que nous entraînons au désert. C’est une belle œuvre que de conduire sur les chemins escarpés de l’unité une petite tribu de « corps-esprits-âmes », appelés par le Seigneur à vivre pleinement leur vocation d’hommes et de femmes libres, maîtres de leurs vies. (1) A La Belle Etoile, Toussaint 1991 (2) Encyclique Veritatis Splendor, 1993 (3) Romains 7,15 (4) in Spiritualité des raids Goums au désert

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Vertigine : la parabola dell’orecchio interno di Michel David L’essere umano è una pura meraviglia e il suo corpo è in se stesso un universo che non finiamo mai di esplorare. In un’epoca in cui emerge un senso di confusione programmato– in particolare confusione tra i generi - che giunge fino a provocare le vertigini, sorprende notare ad esempio come il senso dell’equilibrio del corpo umano riposi su qualcosa di semplice e insieme complesso. Conosco un Goumier che, nella propria carne, ha sperimentato quanto segue. Questa parabola dell’orecchio interno può mettere in luce l’attuale difetto della nostra società e quindi il suo rimedio. Che colui che vuole aprire le proprie orecchie… comporenda quanto segue e lo trasponga… come gli pare.

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che quando siamo in pieno movimento. Orbene, l’occhio è come una macchina fotografica : qualsiasi movimento dovrebbe in teoria produrre un’immagine sfuocata. Ma esiste un riflesso che permette all’occhio di adattarsi. Non appena muoviamo la testa verso destra, il globo oculare si sposta a sinistra. E non appena muoviamo la testa verso sinistra, l’occhio va a destra. In questo modo, nonostante i movimenti della testa, l’immagine rimane sempre stabile sulla retina, mantenendo all’immagine che vediamo la sua nettezza.

appiamo tutti che il senso dell’equilibrio ha la sua sede nell’orecchio interno, in stretta connessione con la visione oculomotrice e con la pianta dei piedi. Se l’orecchio interno ha un minimo difetto, tutto l’edificio umano ne risente. Fastidioso per un Goumier il quale, fedele all’etimologia del nome che porta, “cammina eretto”! Mantenere l’equilibrio è un processo inconscio e automatico che permette di stare in piedi facilmente e di spostarsi senza temere di cadere. In generale, non prestiamo molta attenzione al nostro equilibrio. Va da sé. L’unica regola è che il centro di gravità deve essere sempre in proiezione tra i due piedi e tutto questo viene chiamato poligono di sostentamento. Non appena il centro di gravità fuoriesce da tale poligono, il corpo non è più in equilibrio e aumenta il rischio di caduta. Il cervello ci permette di ristabilire la buona posizione.

Tale adattamento è possibile grazie alle orecchie che svolgono un ruolo essenziale poiché la loro parte posteriore racchiude un vero e proprio centro dell’equilibrio : il vestibolo. Il vestibolo è formato da tre canali semicircolari disposti nelle tre direzioni dello spazio. L’interno di questi canali è pieno di un liquido che contiene dei cristalli. Muovendo la testa, il liquido si sposta, i cristalli sono registrano il movimento e stimolano i captatori sensitivi di cui sono tappezzati i canali.

Per mantenere l’equilibrio, il cervello riceve continuamente informazioni provenienti dagli organi dei sensi. I ricettori sensoriali siti nella pianta dei piedi e i muscoli dello scheletro lo informano dei movimenti e della posizione del corpo nello spazio. Anche gli occhi intervengono inviando immagini nette di ciò che ci circonda an-

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Allora, attraverso il nervo vestibolare, le orecchie inviano gli impulsi al cervello. Questi impulsi sono equivalenti quando la testa sta immobile, ma quando si muove, sono diversi fra loro. Nel caso in cui una

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Decalogo della quotidianità di Papa Giovanni XXIII 1 9 2

Solo per oggi cercherò di vivere alla giornata senza voler risolvere i problemi della mia vita tutti in una volta

Solo per oggi farò almeno una cosa che non desidero fare, e se mi sentirò offeso nei miei sentimenti farò in modo che nessuno se ne accorga.

Solo per oggi avrò la massima cura del mio aspetto, vestirò con sobrietà, non alzerò la voce, sarò cortese nei modi, non criticherò nessuno, non pretenderò di migliorare o disciplinare alcuno, tranne me stesso.

10 Solo per oggi non avrò timori, in modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà.

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Solo per oggi sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.

Posso ben fare per dodici ore ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita. Basta a ciascun giorno il suo affanno.

4 Solo per oggi mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.

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Solo per oggi dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche buona lettura, ricordando che, come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima.

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Solo per oggi compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno

7 Solo per oggi mi farò un programma che forse non riuscirà a puntino, ma lo farò e mi guarderò dai due malanni: la fretta e l’indecisione.

8 Solo per oggi crederò fermamente nonostante le apparenze che la Provvidenza di Dio si occupa di me come se nessun altro esistesse al mondo. Bivouacs n°48

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Décalogue de la sérénité du bienheureux Jean XXIII

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Rien qu’aujourdhui, J’essaierai de vivre exclusivement la journée sans tenter de résoudre le problème de toute ma vie.

Rien qu’aujourd’hui, je m’adapterai aux circonstances sans prétendre que celles-ci se plient à mes désirs

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Rien qu’aujourd’hui, Je porterai mon plus grand soin à mon apparence courtoise et à mes manières: Je ne critiquerai personne et ne prétendrai redresser ou discipliner personne si ce n’est moi-même

Rien qu’aujourd’hui, je consacrerai dix minutes à la bonne lecture en me souvenant que, comme la nourriture est nécessaire à la vie du corps, la bonne lecture est nécessaire à la vie de l’âme.

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Rien qu’aujourd’hui, je serai heureux dans la certitude d’avoir été créé pour le bonheur, non seulement dans l’autre monde, mais également dans celui-ci.

Rien qu’aujourd’hui, je ferai une bonne action et n’en parlerai à personne.

7 Rien qu’aujourd’hui, je ferai au moins une chose que je n’ai pas envie de faire et si j’étais offensé, j’essaierai que personne ne le sache

8 Rien qu’aujourd’hui, j’établirai un programme détaillé de ma journée. Je ne m’en acquitterai peut-être pas mais je le rédigerai et me garderai de deux calamités : la hâte et l’indécision.

9 Rien qu’aujourd’hui, je croirai fermement - même si les circonstances prouvent le contraire - que la Providence de Dieu s’occupe de moi comme si rien d’autre n’existait au monde.

10 Rien qu’aujourd’hui, je ne craindrai pas et tout spécialement, je n’aurai pas peur d’apprécier ce qui est beau et de croire en la bonté. Je suis en mesure de faire le bien pendant douze heures, ce qui ne saurait pas me décourager, comme si je pensais que je devais le faire toute ma vie durant. Aprile 2014

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delle due orecchie sia malata, se i cristalli dei canali si sono staccati e spostati, il cervello riceve informazioni sbagliate: è un conflitto sensoriale. Il cervello crede che la testa si muova e, per compensare, induce un movimento dell’occhio nel senso opposto, il che costituisce una delle cause delle vertigini. Il tutto è chiamato nistagmo. Esistono vari tipi di vertigine, e sono tutti sintomi di cui occorre cercare la causa reale. Fra i diversi tipi di vertigine, la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) è la più frequente : colpisce un terzo dei pazienti affetti da vertigini. Si tratta di una vertigine rotatoria, spesso violenta di apparizione rapida (tra i 3 e i 20 secondi), talvolta accompagnata da nausea. Appare in seguito a una variazione di posizione della testa, sempre la stessa, e il caso più frequente è la rotazione della testa in decubito dorsale, ma può intervenire anche in posizione eretta con la testa in iper-estensione oppure, al contrario, con la testa piegata verso terra. Un paziente su quattro lamenta inoltre problemi di equilibrio mentre cammina. È molto fastidioso in caso di lunghe marce. Vediamo la cosa un po’ più da vicino. All’interno dell’orecchio, dentro il vestibolo osseo, troviamo quindi due sacche piene di endolinfa, un liquido ricco di potassio, povero di sodio e quasi totalmente privo di calcio Queste due sacche sono l’utricolo e il sacculo : sono gli organi otolitici. Per quanto riguarda il processo, possiamo andare ancora maggiormente nei dettagli : l’uomo è un universo in sé, e un universo di cui non abbiamo mai finito di scoprire i segreti. I tre canali semicircolari sono tra loro perpendicolari, il che permette che siano disposti secondo i tre piani dello spazio per individuare le accelerazioni angolari. Ci sono il canale anteriore, il canale laterale e il canale posteriore.

e termina con una vescica (rigonfiamento posto nell’utricolo). In questo rigonfiamento si trovano le cupole incaricate di registrare le accelerazioni angolari. Le cupole sono innanzitutto una sostanza gelatinosa composta di cristalli di carbonato di calcio (CaCO3) che si chiamano otoliti. Racchiudono delle ciglia collegate con cellule cigliate, a loro volta connesse con assoni del nervo cocleo-vestibolare, cioè del nervo che collega l’orecchio interno alla corteccia cerebrale. È tutta una storia…concentrata in qualche mm3 ! Gli otoliti sono quindi dei cristalli che possono distaccarsi e andare a spasso in uno dei canali circolari, provocando così le vertigini. Paradossalmente, le vertigini più comuni sono quelle che sopraggiungono mentre si è sdraiati e che svegliano una persona verso le cinque del mattino. Tutto sembra allora girare da ogni parte. Il letto si mette in verticale. La persona si siede e ricade sul letto. È un po’ come chi scende da una giostra di quelle che girano, nelle feste di piazza. Allora bisogna andare da un fisioterapista o da un otorino che, grazie a precisi movimenti rotatori, permette agli otoliti di tornare nell’utricolo, di dissolversi e poi di cristallizzarsi di nuovo sulle pareti. In un certo senso è il principio del sifone. Per due o tre notti, il paziente dovrà dormire in posizione semiseduta per evitare che i cristalli ritornino nei canali. Magari poi bisognerà rieducare la memoria visiva, nel caso in cui, per compensare lo squilibrio dell’orecchio, ci sia stata una preponderanza visiva. Ma – direte voi - cosa c’entra tutto ciò con la nostra società e con i Goums ? Dove stanno fuori metafora il poligono di sostentamento, il vestibolo, l’endolinfo, gli otoliti? Cercate e troverete. Il redattore di questo articolo attende con impazienza i vostri suggerimenti.

Anche questi canali sono pieni di endolinfa. Ognuno di essi comincia con l’utricolo Bivouacs n°48

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I Goum, cemento per la Chiesa di Christophe Courage « Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato » (Gv 17, 20-21).

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urante il raid scintilla alla Sainte Baume nell’autunno 2008, stavo parlando con un vecchio Goumier dei frutti meravigliosi che si possono osservare nei Goum. Ci sembrava che tali ricchezze fossero tanto numerose e varie da sfuggire in gran parte alle nostre intelligenze umane. Forse ci vorranno ancora molte generazioni di Goumier per scoprirle tutte come altrettante manifestazioni dell’amore di Dio attraverso questo movimento cristiano.

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Una di tale ricchezze può stupirci (ma la vita di fede c’insegna che al Signore piace sorprenderci): si tratta dell’unità della Chiesa o dell’unità dei Cristiani che si manifesta attraverso i Goum. Le divisioni tra Cristiani, così come le divisioni che feriscono la Chiesa, sono state dolorosamente presenti in ogni epoca. Oggi lo Spirito lavora per l’unità e il Santo Padre ricuce instancabilmente gli strappi nel mantello di Cristo. In quest’opera di unità, anche i Goums svolgono già la loro parte.

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In effetti, nel Goum, l’unità della Chiesa o dei Cristiani non si manifesta soltanto nel condividere la fatica o nel vivere la fraternità. La fraternità Goum, che in una settimana fa di una ventina di perfetti sconosciuti una piccola comunità di fratelli e sorelle non basta come spiegazione. Si può andare oltre osservando come i Goumiers provengano da tutti gli orizzonti (professioni, origini, età, ecc.) ma anche da tutte le correnti che formano la ricchezza della Casa del Padre. Cattolici di ogni appartenenza e cristiani di altre confessioni, cattolici impegnati da sempre o da un mese, giovani in ricerca che ritrovano il senso del loro battesimo, persone in cerca di una vocazione o di un senso alla vita, giovani giunti lì per caso (è stato anche il mio caso !), qualunque siano le loro opinioni, il loro posto nella Chiesa o il loro cammino di fede, tutti sono uniti su un unico sentiero verso il Padre. Questa situazione non è frutto di un puro caso. Ciò che ci unisce, infatti, è innanzitutto il Vero, nel senso di assenza di artificio. L’ispirazione dei Goum, sicuramente proveniente dall’alto, fa sì che i nostri raid e il modo in cui vengono lanciati e vissuti siano un’esperienza autentica, un momento du-

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rante il quale non ci si può mentire, né a vicenda né a se stessi, un momento fatto per camminare verso Dio e per scoprire se stessi. E poi, oltre al principio, c’è la sua applicazione : il Lanciatore cerca di fare in modo che ognuno si senta accolto, e questo è un fattore di unità tra tutti. Stampa un bel libretto di canti in cui ciascuno potrà trovare qualche canto classico di chiesa che conosce già e a volte imparerà a far tacere i suoi gusti per cantare insieme con gli altri. La djellaba, sorprendente da portare per chi la usa per la prima volta, non è un’uniforme ma è essa pure fonte di unità in quanto, ricollocandoci nella condizione di poveri, spinge ognuno a essere prima di tutto uno sguardo e un volto luminoso. Così ciascuno scopre l’altro e, guardandosi dai pregiudizi, impara ad amare la Chiesa qualunque essa sia, a rallegrarsi della quantità di dimore che esistono nella Casa del Padre, dimore che si rivelano complementari se, invece di farsi concorrenza, camminano insieme su uno stesso sentiero del Causse per ritrovarsi la sera per la veglia, a invocare la benedizione del Signore quando, attorno a noi, ogni cosa si addormenta.

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L’unità nel Goum alla luce del Signore degli Anelli di Antoine Ravel d’Esclapon Unità è una parola strana. Sembra respiri una certa neutralità, la freddezza della scienza, per esempio nell’espressione « unità di misura ». Ma questa parola evoca anche l’armonia, la coerenza, l’omogeneità, la completezza, tutti valori connotati positivamente. L’unità potremmo definirla come la caratteristica di ciò che è o forma una cosa sola, un tutto sostanziale e coerente, oppure anche ciò che sta insieme.

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I. L’unità perduta del nostro mondo

n filosofia, l’unità spinta all’estremo potrebbe far pensare a PLOTINO (205 - 270 d.C), filosofo greco che enuncia il principio dell’UNO e, in un certo senso, prefigura il Dio della fede cristiana. Più vicino a noi, nell’immaginario di alcuni, l’unità evocherà «l’unico anello». Si tratta dell’oggetto magico che si trova al centro dell’intreccio del Signore degli Anelli (The Lord of the Rings) di John Ronald Reuel TOLKIEN. Il romanzo in tre volumi (e i film eponimi, soprattutto i due usciti nel 2001 e nel 2003) è solo un racconto per bambini in un mondo magico con i suoi hobbit, i suoi mostri e i suoi nani ? TOLKIEN prima di tutto è un grande professore d’università inglese che insegnava filologia (lo studio di una lingua scritta)a Oxford. La sua opera letteraria, il cui libro principale è Il Signore degli Anelli è di una ricchezza, di una raffinatezza e di una coerenza così grandi da inaugurare un vero e proprio nuovo stile letterario. Così, alla luce dorata dell’unico anello, l’idea di unità potrà essere meglio compresa anche per quanto riguarda la nostra avventura Goum.

Attualmente l’unità è rarissima da vivere nel quotidiano delle nostre esistenze, anche se, d’altra parte, si manifesta insidiosamente un pericoloso tentativo di unificazione. A. L’assenza di unità fisica nell’edonismo e di unità intellettuale nel relativismo Il Goum è un mezzo per ritirarsi, temporaneamente e volontariamente, dal mondo. Possiamo così rivolgere uno sguardo più perspicace su noi stessi, sugli altri e sul mondo. Fra le grandi tendenze contemporanee, c’è anche quella dell’edonismo, della ricerca del piacere per se stesso, da dissociare con cura dall’autentica ricerca di felicità. Il corpo allora si trova a essere diviso. Michel QUOIST lo spiega in Réussir (Riuscire): « L’uomo atomizzato è quello la cui sensibilità è esasperata ; l’emotività, la sensibilità, l’immaginazione sono spaventate ; tutte le sue facoltà sono indiciplinate e agiscono senza più controllo, cercando ognuna per conto suo di che nutrirsi al di fuori delle leggi dello spirito e dell’ideale. Si tratta di una vera e propria esplosione e dispersione di ciò che costituisce l’essere

Nel nostro mondo contemporaneo, l’unità è difficile da trovare (I) e proprio in questo contesto, i Goum sono un mezzo per ritrovarla (II). Aprile 2014

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profondo dell’uomo. Non c’è più uomo ». Nel Signore degli Anelli, gli Orchi, ad esempio, sono creature spaventose, trasformate in macchine da guerra. In origine, erano Elfi mutilati. Così la Creazione è stata sfigurata nella sua unità originaria per essere brutalmente strumentalizzata a servizio del male. Sul piano intellettuale, è molto di moda oggi pensare che tutte le opinioni hanno lo stesso valore, a scapito quindi di qualsiasi unità. Questa ideologia del relativismo viene presentata come suprema tolleranza, dal momento che nessun conflitto può nascere tra persone che, pur avendo idee diverse, accettano di considerarle di uguale valore e quindi di non imporre nulla agli altri. Non c’è più nulla di fondamentale in bene o in male, di fondamentalmente buono o cattivo, ma tutto è questione di punto di vista personale. Per alcuni, l’aborto sarebbe un bene, per altri un male. Lasciamo ognuno libero di considerarlo come meglio crede! Tale ideologia si pensa ineluttabilmente contraria a ogni autentica verità. Pensare che chiunque possa avere la sua verità relativa e temporanea significa alla fine negare qualsiasi verità assoluta e definitiva che però, imponendosi a tutti, creebbe l’unità.. Paradossalmente, i partigiani del relativismo non tollerano altri punti di vista, diversi dal loro... E questo paradosso o contraddizione mostra l’ignominia profonda di tale ideologia abbietta. Ma ben oltre una questione di retorica, questo modo di vedere mette in dubbio l’unità della realtà e Bivouacs n°48

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della verità per illudersi in verità e in realtà che sono pure e semplici proiezioni dei desideri di ognuno, riconducibili a una certa irrazionalità . B. La corruzione dell’unità nell’asservimento Nella trama del Signore degli Anelli, l’anello unico è tale perchè: « Tre Anelli per i re degli elfi sotto il cielo, Sette per i signori nani nelle loro dimore di pietra, Nove per gli uomini mortali destinati a trapassare, Un Anello per il Signore tenebroso sul suo trono oscuro, nel paese di Mordor dove si allungano le ombre, Un Anello per governarli tutti, Un Anello per troverli, Un Anello per condurli tutti quanti e legarli insieme nelle tenebre ». Come a dire che l’anello realizza l’unità asservendo a sé tutti quanti. La potenza nefasta dell’anello consiste nel distruggere tutti quegli elementi che caratterizzano l’identità di ciascuno e, attraverso questa mutilazione, ci rende tutti simili gli uni agli altri in maniera artificiale, dal momento che non c’è più nulla che ci differenzi (paese, lingua, religione, cultura, famiglia, coppia, identità sessuale...). A proposito di questo sotterfugio del Maligno, in un settore limitato ma significativo della nostra epoca, il matrimonio ad esempio viene distrutto dall’interno snaturandolo e dall’esterno con il concubinato. La sessualità viene distrutta dall’interno con la negazione della elementare determinazione sessuale (ideologia detta del gender), e dall’esterno con la liberalizzazione dei

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costumi ; la patria viene distrutta dall’interno con la negazione di qualsiasi identità nazionale e dall’esterno è dissolta nella mondializzazione. La cultura è distrutta dall’interno con la falsificazione ideologica e dall’esterno con il fuggevole scintillio dell’informazione mediatica. La fede è distrutta dall’interno con la tentazione della tolleranza senza limiti e dall’esterno con il materialismo ateo. La decostruzione propria della post-modernità è totale e assoluta. Cerca di distruggere la persona per farne solo un individuo continuamente interscambiabile all’interno di relazioni puramente mercantili, un individuo come produttore o come consumatore. La persona umana diventa una pura e semplice « unità » come un’unità di misura. Mille persone uguale a mille altre persone, quando sono diventate – come, nel racconto, i cavalieri serventi dell’Anello – cioè degli spettri interiormente svuotati di ogni sostanza, dignità o personalità.

facciamo, quanto diciamo e quanto pensiamo. Anche rispetto alle apparenze, il Goumier non si nasconde dietro le illusioni dell’apparenza cosmetica o sociale, perché il deserto lo porta a essere se stesso. L’assenza di gioielli o il silenzio volontario sulla propria professione permettono di rifare l’unità attorno a qualcosa di diverso dall’apparenza illusoria secondo un conformismo collettivo più o meno cosciente. L’unità è percepibile ovunque per colui che cerca di osservarla e, in particolare, si trova nella nostra relazione con Dio. Dio, ad esempio, non si esprime con delle parole, ma con una Parola, il suo Verbo fatto carne. Un altro esempio è quello del profeta Geremia che riceve la sua missione con questa espressione : « la parola di Yhwh mi fu rivolta in questi termini » (Ger 1, 4), anche se l’annuncio può accadere in più volte « una seconda volta mi fu rivolta la parola di Yhwh » (Ger 1, 13). L’unità della Parola plasma in modo luminoso il figlio di Dio che c’è in ogni persona umana, nell’unica persona di Cristo pane spezzato nelle nostre eucaristie Goum. L’unità nella verticalità di questa relazione sfocia nell’orizzontalità della relazione con i miei fratelli e sorelle Goumier. Vi ritroviamo la struttura della Croce e, nell’unità, noi stiamo al centro di essa.

Un Goum può essere un efficace rimedio a questa situazione, e sembra fatto per restaurare la nostra unità. II. L’unità restaurata nel Goum Il Goum è una pedagogia che si fonda su alcuni principi e un’esperienza di grande semplicità. Il Goumier vi trova in particolare l’unità in se stesso e poi l’unità della comunità.

B. L’unità della comunità Nel Signore degli Anelli, l’idea di comunità è forte, naturalmente innanzitutto con « La comunità dell’anello », titolo del primo dei tre libri che formano il racconto. La comunità è composta da tutti i popoli (uomini, hobbit, elfi e nani) : ci sono quindi grandi differenze fisiche e culturali oltre a forti personalità. Ma la comunità fonda la sua unità proprio sullo scopo comune di proteggere il portatore dell’anello nella sua missione che sarà utile a tutto il mondo libero. Ognuno, forte o debole che sia, ha il suo posto. In particolare : « Almeno per un tempo, disse Elrond, bisogna prendere questa strada, ma sarà durissima da per-

A. L’unità della persona Nel Goum, ci troviamo in un ambiente, spaziale e temporale, di grande semplicità : è una marcia di una settimana, di bivacco in bivacco, in una regione desertica dal vasto orizzonte. Lo spazio, ad esempio, fa l’unità, poiché i limiti, le frontiere, le periferie non esistono più e noi stiamo in un continuum tra marce e bivacchi. Allo stesso modo anche il tempo del Goum è uno poiché rifiutiamo tutto ciò che segna gli orari. Viviamo l’attimo presente in maniera flessibile e distesa. E ciò contribuisce a creare un’unità interiore, una coerenza tra quanto Aprile 2014

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correre. E né la forza né la saggezza potranno portarci lontano. I deboli possono tentare questa impresa con le stesse speranze di riuscire dei forti. E accade spesso la stessa cosa anche per gli atti che muovono le ruote del mondo: a compierli, sono mani molto piccole e lo fanno perché è loro dovere, mentre gli occhi dei Grandi sono rivolti altrove ». Nel Goum, formiamo una comunità. Ognuno è ricco della propria personalità e non l’annulla, anzi l’approfondisce nel servizio degli altri. Una voce d’oro, ad esempio, darà la nota di un canto e un’altra voce d’oro indicherà qui e là la strada da percorrere. La djellaba che portiamo, gli zaini allineati, i bidoni d’acqua o i Goumier che dormono a stella cullati dalla volta celeste sono segni visibili dell’unità ritrovata. Basta che l’uno o l’altro trasgredisca la regola per un falso motivo e l’unità è perduta : uno ha troppo caldo per portare la djellaba, un altro ha troppo freddo per dormire fuori, un altro ancora ha troppo fame per non portarsi dietro le barrette energetiche. Oppure – ed è cosa più grave – se un LanBivouacs n°48

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ciatore invia al tesoriere dei Goum solo una parte delle quote... L’unità muore sotto gli egoismi individualisti di ciascuno. Eppure siamo chiamati a essere in comunione, sia mistica che fisica, e lo siamo solo nella misura della libera adesione di ognuno al destino comune, a una realtà che ci precede e che è una per natura, assoluta per estensione, definitiva per eternità, totale per spazio, infinita per dimensioni e ultima per finalità. Durante il Goum, cerchiamo di offrire ai Goumier il senso profondo e autentico dell’unità attraverso la pedagogia dell’esempio a ogni istante. Essere uno con se stessi e con il prossimo è un’esigenza assoluta per chi vuol essere un vero discepolo del Signore, per camminare verso la Gerusalemme celeste : « Gerusalemme, è costruita come città unita e compatta ! » (Sal122 (121), 3)

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L’arco, la pietra e l’Amore di Roberto Cociancich Nella rivista Bivouac della Pentecoste 1998, il nostro vecchio Goumier Roberto sottolineava che non si può costruire un ponte senza saper traccaiare un arco con la pietra. Non è forse la vocazione del Lanciatore quella di offrire in prospettiva l’unità stessa di un Goum?

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el famoso libro di Italo Calvino « La città invisibile », c’è un dialogo tra il Gran Khan e Marco Polo, dialogo nel quale quest’ultimo descrive una città fantastica e misteriosa che ha visitato durante il suo lungo viaggio. Il Gran Khan è molto curioso e gli chiede di continuare il racconto dandogli maggiori dettagli e informazioni. È particolarmente avido di precisioni. Allora Marco Polo gli descrive il ponte e la curva dell’arco che sostiene le pietre. Il Gran Khan insiste : « Perché mi parli tanto della curva ? Io mi faccio domande sulle pietre, invece ». Marco gli spiega: « Senza l’arco, il ponte non starebbe su ». Dopo un lungo momento di riflessione silenziosa, il Gran Khan conclude : « Certo ! Ma senza la pietra, l’arco non esisterebbe… »

per quanto efficace essa sia - non basta a fare un raid ! Queste operazioni preliminari possono essere paragonate al trasporto di una grossa quantità di pietre sulla riva di un fiume. L’ingegnere che vuol costruire un ponte sa bene che la vera e propria impresa comincia solo dopo. Per questo ha bisogno di un progetto, di un’idea forte che gli permetta di disporre tutte queste pietre in un certo ordine senza il quale sarebbero ammucchiate in un ammasso informe [Potremmo fare la stessa osservazione a proposito della costruzione di un altare di pietra ndr]. Un raid Goum perciò si realizza quasi da solo [non c’è da è da augurarselo! ndr], basta prevedere un itinerario, delle tappe, un orizzonte all’interno del quale le giornate di marcia prendano pian piano il loro significato e, passo dopo passo, ci rendano più comprensibile il senso di una stanchezza la quale, altrimenti, potrebbe sembrarci immotivata e perfino assurda.

Questo breve dialogo riassume perfettamente una delle questioni fondamentali che l’uomo deve affrontare ogni volta che , prima di lanciarsi in una grande impresa, comincia a ragionare sulle relazioni fra il fine e i mezzi. Ne abbiamo tutti l’esperienza : quando ci lanciamo nella piccola ma straordinaria avventura di un raid Goum, la nostra prima preoccupazione è quella di cercare i mezzi materiali necessari alla riuscita dell’operazione. Chi di noi non ha conosciuto una certa ansia per trovare le djellabas, i bidoni dell’acqua, le tappe del percorso, per stampare i libretti dei canti (chantiers dans l’original: erreur ?) o per andare in cerca di qualche esperto Goumier ? Certo, si tratta di elementi indispensabili senza i quali il raid non potrebbe esistere, Però l’organizzazione materiale – Aprile 2014

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Un po’ di tempo fa, ho avuto la fortuna di potermi fermare a lungo di fronte all’abbazia di Sant’Antimo osservandone la facciata. Ci si accorge allora che il portico non è del tutto terminato e lascia intravedere alcune pietre ancora allo stato grezzo, non lavorate. Un fatto del genere nulla toglie alla bellezza di un capolavoro del gotico francese costruito nel cuore nascosto della Toscana. Ma questa sorta di frattura mi ha spesso fatto riflettere sull’origine e sul segreto di una bellezza scaturita da materiali tanto 31

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poveri e semplici… Chi cerca il segreto della bellezza solo nei materiali con cui è stata costruita l’abbazia senza conoscere il motivo per cui sono stati messi così uno sopra l’altro, fatalmente si troverà un giorno di fronte a un mucchio di pietre fumanti di cui nulla più dirà l’antica bellezza. Chi cerca il segreto di tale bellezza nei vecchi disegni o nei progetti dell’architetto dell’epoca, forse può avvicinarsi un po’ di più al mistero della bellezza di una grande abbazia, ma non riesce a penetrarlo fino in fondo… Il segreto di Sant’Antimo (come di tutte le grandi cattedrali) non sta solo nel suo disegno o progetto architettonico, ma in un terzo elemento che sfugge anche ai computer più sofisticati i quali, come ben sappiamo, non sono mai riusciti a creare una cattedrale degna della nostra ammirazione. Occorre assolutamente un terzo fattore : umano, unico ed esclusivo. Bivouacs n°48

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È il fattore dell’armonia, del ritmo, del potere di mettere insieme, di unire e fondere i materiali, le forze, le idee che danno all’opera un aspetto nuovo, mai visto e che non si vedrà mai più con questi stessi elementi. Per giungere fin qui, occorre chiaramente conoscere a fondo i materiali, le tecniche di costruzione, le regole estetiche. Occorre una visione intellettuale, razionale, meditata e maturata, del movimento come della statica. È perfino necessario, in un certo senso, lasciar parlare il proprio cuore, i sogni, e direi anche il proprio amore per le pietre nascoste che costituiscono le fondamenta della costruzione. Ma, in realtà, l’architetto ama profondamente le pietre della cattedrale non per la loro natura di pietre, ma per ciò che queste pietre potranno diventare ed esprimere una volta tagliate e scolpite, una volta che avranno trovato il loro posto previsto nell’edificio.

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Così anche un Lanciatore di raid non è solo un tecnico dei materiali e neppure un ingegnere. Innanzitutto è un uomo che ama le persone con cui cammina per strada, che ama i paesaggi che attraversa, le pietre che calpesta, il legno di cui si serve per accendere il fuoco e gli ingredienti che usa per cucinare. Ciò che conta per lui è unire tutti questi elementi, dar loro un senso, un’armonia, un ideale di bellezza. Il segreto profondo sta nel ritmo di tutte queste attività Goum : un ritmo che stia a uguale distanza dall’indolenza e dall’attivismo frenetico, che colga ogni cosa nella sua bellezza singolare e che riesca a fare di tutte in un magnifico coro.

quello…) e per preparare la colazione (ma neppure soltanto per quello)… capite ! L’importante, alla fine, è riuscire a trovare il tempo per guardare i propri compagni, (anche quelli che sono stanchi, hanno i piedi rovinati o brontolano un po’…). Guardarli e far loro capire la profondità dell’amicizia e dell’amore che nutriamo per loro, e non solo per ciò che sono attualmente, ma per ciò che possono diventare… di grande, anche se, per il momento, non credono di poter essere ciò che sono. Nessuno può costruire un ponte senza saper tracciare un arco con le pietre. Ma è solo se amiamo la pietra e l’arco che quel ponte diventerà una costruzione destinata a unire qualcosa di molto più importante che non due rive …

Per questo allora, il Vecchio Goumier si all’alza all’alba, non solo per contemplare le stelle (stelle che vede, comunque !) ma per preparare l’alba di un nuovo giorno e per accendere il fuoco (ma non solo per Aprile 2014

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L’arc, la pierre et l’Amour par Roberto Cociancich Dans la revue Bivouac de la Pentecôte 1998, notre vieux Goumier Roberto soulignait que l’on ne peut construire un pont sans savoir tracer un arc avec la pierre. N’est-ce pas là la vocation du Lanceur qui permet ainsi de mettre en perspective l’unité même d’un Goum…

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ans le livre fameux d’Italo Calvino « La cité invisible », on trouve un dialogue entre le Grand Khan et Marco Polo, dans lequel celui-ci décrit la cité fantastique et mystérieuse qu’il a visité pendant son long voyage. Le Grand Khan est très curieux et il lui demande de continuer son récit en lui donnant plus de détails et d’informations. Il est particulièrement avide de précisions. Marco Polo lui décrit alors le pont et la courbe de l’arc qui soutient la pierre. Le Grand Khan insiste : « Pourquoi me parles-tu tant de la courbe ? C’est au sujet de la pierre que je m’interroge. » Marco explique : « sans l’arc, le pont ne pourrait pas se soutenir ». Après un long temps de réflexion en silence, le Grand Khan conclut alors : « Assurément ! Mais sans la pierre, l’arc n’existerait pas… »

autant d’une organisation matérielle, si efficace soit-elle, pour faire un raid ! Ces opérations préliminaires sont comparables au transport d’un grand nombre de pierres sur la rive d’un fleuve. L’ingénieur qui veut construire un pont sait très bien que c’est alors, et alors seulement, que commence la véritable entreprise. Il a donc besoin d’un projet, d’une idée forte qui lui permette de mettre toutes ces pierres en ordre, pierres qui autrement crouleraient dans un tas informe. [Nous pourrions avoir la même réflexion pour la construction d’un autel en pierres. Ndlr]. Ainsi un raid Goum se réalise presque tout seul [ce qui n’est pas souhaitable, ndlr], à condition de prévoir un itinéraire, des étapes, un horizon à l’intérieur duquel les journées de route prennent peu à peu leur signification et, pas à pas, nous rendent plus compréhensible le sens de notre fatigue qui, autrement, pourrait nous sembler sans raison et même absurde.

Ce bref dialogue résume bien l’un des thèmes fondamentaux que l’homme doit affronter chaque fois qu’avant de se lancer dans une grande entreprise, il commence à raisonner sur les relations entre la fin et les moyens. Nous en avons tous l’expérience : quand on se lance dans cette petite mais extraordinaire aventure qu’est un raid Goum, notre première préoccupation est de chercher les moyens matériels nécessaires à la réussite de l’opération. Qui d’entre nous n’a pas connu quelques anxiétés pour trouver djellabas, jerricans, étapes du parcours, pour éditer le carnet de chantiers ou pour recruter quelques Goumiers expérimentés ? Il est hors de doute que ce sont là des éléments indispensables, sans lesquels le raid ne pourrait pas exister. Il ne suffit pas pour Aprile 2014

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J’ai eu la chance, il y a quelques temps, de pouvoir m’arrêter longuement devant l’abbaye de Sant Antimo et d’en observer la façade. On s’aperçoit alors que le porche n’est pas tout à fait terminé et laisse entrevoir quelques pierres encore à l’état brut, non travaillées. Ce fait n’enlève rien à la beauté de ce chef d’œuvre du français gothique qui a été construit au cœur caché de la Toscane. Mais cette espèce de fracture m’a fait souvent réfléchir à l’origine et au secret de cette beauté, qui tient à des matériaux 35

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si simples et si pauvres… Celui qui chercherait le secret de la beauté dans les seuls matériaux avec lesquels a été construite l’abbaye et sans connaître pourquoi on les a empilés se trouverait fatalement en face d’un tas de pierres fumantes dont rien ne pourrait dire l’antique beauté. Celui qui chercherait le secret de la beauté de cet édifice dans les vieux dessins ou dans les plans de l’architecte de l’époque pourrait peut-être approcher un peu plus du mystère de la beauté de cette grande abbaye, mais il ne réussirait pas à le pénétrer jusqu’au fond… Le secret de Sant Antimo (et de toutes les grandes cathédrales) ne réside pas seulement dans son dessin ou dans son projet architectural, mais dans un troisième élément qui échappe même aux ordinateurs les plus sophistiqués, qui n’ont jamais, comme on sait, réussi à créer une cathédrale digne de notre admiration. Il y faut absolument un troisième facteur, humain, unique et exclusif. C’est le facteur de l’harmonie, du rythme, du pouvoir d’assembler, d’unir et de fondre les matériaux, forces et idées qui confèrent à l’œuvre un aspect nouveau qu’on n’a jamais vu et qu’on ne verra jamais plus avec ces éléments. Pour en arriver là, il faut évidemment connaître à fond les matériaux, les techniques de construction, les règles de l’esthétique. Il faut une vision intellectuelle, mûrement réfléchie et rationnelle, du mouvement et du statique. Il est même nécessaire, d’une certaine manière, de laisser parler son cœur, ses rêves et, dans un certain sens, son amour pour les pierres cachées qui constituent les fondations de la construction. Mais, en réalité, l’architecte aime profondément les pierres de la cathédrale, non à cause de leur nature de pierre, mais pour ce que ces pierres pourront devenir et exprimer lorsqu’elles auront été taillées, sculptées et qu’elles auront trouvé leur place prévue dans l’édifice.

même… un ingénieur. Il est avant tout un homme qui aime les personnes avec qui il marche sur la route, qui aime les paysages qu’il traverse, les pierres qu’il foule à ses pieds, le bois dont il se sert pour allumer le feu et les ingrédients qu’il utilise pour la cuisine. Ce qui compte pour lui, c’est d’unir tous ces éléments, de leur donner un sens, une harmonie, un idéal de beauté. Le secret profond réside dans le rythme de toutes ces activités Goums : un rythme, loin de l’indolence ou de l’activisme frénétique, qui cueille les choses dans leur beauté singulière et qui parvient à les transformer en un chœur magnifique. Ainsi donc, le Vieux Goumier se lève à l’aube, non seulement pour contempler les étoiles, (étoiles qu’il voit quand même !) mais pour préparer l’aube d’un jour nouveau et pour allumer le feu (mais pas seulement pour cela…) et pour préparer le petit déjeuner (mais pas seulement non plus)… vous comprenez ! L’important, en fin de compte, c’est de réussir à trouver le temps de regarder nos compagnons, (même ceux qui sont fatigués, qui ont les pieds abîmés ou qui râlent un peu…). De les regarder et de leur faire comprendre la profondeur de l’amitié et de l’amour que nous leur portons, non seulement pour ce qu’ils sont présentement, mais pour ce qu’ils peuvent devenir… de grand, même si, pour l’instant, ils ne croient pas pouvoir être ce qu’ils sont. Personne ne peut construire un pont sans savoir tracer un arc avec des pierres. Mais c’est seulement si nous aimons la pierre et l’arc que le pont deviendra une construction destinée à unir quelque chose de bien plus important que deux simples rives…

Ainsi, un Lanceur de raid n’est pas seulement un technicien des matériaux ni Bivouacs n°48

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Camminare in Terra Santa, sui passi di …Mosè E dei primi cristiani di Etienne du Fayet de la Tour Dopo aver trascorso quattro mesi in Giordania per motivi professionali, mi è venuta voglia di tornare un po’ indietro a farvi scoprire questo paese e questa esperienza e - perché no ? - farvi così venir voglia di lanciare un raid proprio lì.

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a Giordania non è certo ai primi posti nella classifica delle destinazioni turistiche e quando si parla di terra Santa, si pensa sempre e solo alla parte a ovest del Giordano ; eppure…

tiane sorte al di fuori della Palestina. Le ricerche archeologiche, principalmente nel secolo scorso, hanno permesso di portare alla luce numerose vestigia dell’epoca antica greco-romana, con un numero impressionante di chiese, ma anche con tracce della media età del bronzo verso il 1500 a.C., cioè all’epoca di Mosè.

Eppure, ciò che formava la Transgiordania già prima dell’indipendenza del regno hashemita (22 marzo 1946 con la fine del mandato britannico sulla parte transgiordana della Palestina mandataria) è proprio la terra dell’esodo del popolo ebraico (Deuteronomio, Numeri, Giosuè) la terra che ha visto morire Mosè, la terra del battesimo di Cristo, la terra delle prime comunità cris-

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La storia dell’esodo si svolge nel sud del paese. Infatti, dopo aver attraversato il « mar rosso » il popolo ebraico è risalito, prima verso il nord – verso nord-est per aggirare i regni di Moab e di Edom e poi verso

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nord fino ad arrivare al Monte Nebo, a una decina di chilometri dall’antica città di Madaba. Come non desiderare di immergersi in questa storia percorrendo l’attuale strada del re ? In un certo qual modo, la Giordania ha ancora la fortuna di non aver subito gli assalti della modernità e del turismo. Le distese ocra e rosa dell’altopiano giordano sono un invito permanente alle marce di lungo corso durante le quali si torna indietro di 3000 anni in un batter d’occhio !I beduini incontrati qua e là credo non vivano in maniera molto diversa da allora. Poi ci si immerge in un wadi dai rilievi sorprendenti per scoprirvi zone verdeggianti, un po’ di frescura e di umanità, in mezzo a un universo minerale. Infine, il Monte Nebo si offre al pellegrino con la sua veduta sulla valle del Giordano, su Gerico e la Terra Santa. E là, naturalmente, ci si sente portati a meditare sulla fede. Immaginare Mosè che, a 120 anni dopo avere per anni sopportato l’impazienza, l’infedeltà e l’indisciplina del popolo ebraico, ha dovuto fermarsi sulla soglia per aver egli stesso mancato di fede nel momento in cui doveva far sgorgare l’acqua per il popolo assetato ! E la mia fede, allora, com’è ? Sono vivo nella fede ? Io che… ci sono caduto dentro da piccolo, che fiducia accordo a Dio ? Sono davvero capace di abbandonargli la mia sorte oppure ho sempre bisogno di una piccola sicurezza che mi leghi alla terra ? Bivouacs n°48

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Io così pieno di certezze dogmatiche, sono capace anche di credere che mi concederà ciò che gli domando ? Per fortuna possiamo consolarci scendendo per la strada sinuosa che conduce a quella Betania oltre il Giordano dove Giovanni Battista ha battezzato suo cugino Gesù. Riflettendoci, papa Francesco ha proprio ragione : anche a me piacerebbe ricordarmi la data del mio battesimo ! Il fiume non scorre più nel luogo esatto del battesimo di Cristo così com’è stato identificato, ma qualche decina di metri più in là ci si può immergere, di fronte alla sponda israeliana dove si trova un luogo preparato per i battesimi per immersione, sotto la vigilanza delle guardie di frontiera armate che da entrambe le rive si osservano come cani e gatti. Pensando a Giovanni Battista, non dimenticheremo di lasciare la strada principale per recarci a Macheronte, antica piazzaforte di Erode e luogo della decollazione del Precursore. Del resto, a Madaba la chiesa della decollazione ci ricorda questo evento. La messa in arabo in quella parrocchia è piena di fervore ! La storia di Madaba è decisamente originale. Già citata nella Bibbia, è stata una città fiorente in epoca romana, bizantina e

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Qais, costruita nel luogo dove sorgeva l’antica cittadina di Gadara. La città fu chiamata anche Antiochia e faceva parte delle città della Decapoli. Le sue rovine sono più sorprendenti ancora di quelle di Jerash (l’antica Gerasa, altra città della Decapoli),per via delle loro pietre nere e bianche. I vangeli sinottici (a seconda delle traduzioni) esitano tra Gadara e Gerasa come luogo del miracolo del branco di porci nei quali Gesù scacciò i demoni espulsi da un indemoniato: il branco di maiali in cui si rifugiarono fu poi precipitato nel mare. Il mare di cui si parla è il lago di Tiberiade che si trova a parecchi chilometri da lì ! Comunque, da questo bel posto si può vedere l’altopiano del Golan e, quando il cielo è limpido, anche il algo di Tiberiade e perfino il monte Tabor !

omayyade. Distrutta poi dal terremoto del 746, cadde nell’oblio fino al 1880 quando alcune famiglie cristiane emigrarono da Kérak, in seguito a una lite tribale. Le famiglie si sistemarono allora nel luogo dove restavano delle pietre da costruzione già squadrate e cominciarono a costruire le loro case. I dintorni di Madaba, quali il Monte Nebo, Khirbet Al Mukhayyat, Um Al Rassas più a sud e ancora altri siti meno conosciuti, conservano numerosi tesori di quell’arte dei mosaici che innalza Madaba al rango di capitale del mosaico al pari di Ravenna. La città possiede il più grande mosaico circolare del mondo, sul pavimento della chiesa della Vergine. Rappresenta una personificazione del mare, Thalassa. Il mosaico più visitato di Madaba è la Carta di Palestina, sul pavimento della chiesa di San Giorgio. Risale al VI sec. d.c. e costituisce la rappresentazione di riferimento per i siti antichi e per la topografia di quella regione formata da Giordania, valle del Giordano, Mar Morto e Palestina come anche per la città di Gerusalemme.

Ma torniamo nel sud della Giordania perché descrivere questo paese senza evocare il Wadi rum sarebbe come parlare di un diadema dimenticando uno dei suoi gioielli ! Larghe vallate sabbiose da cui emergono letteralmente delle montagne dai picchi maestosi di colori che vanno dal giallo chiaro al nero intenso con una dominante di rosso. Inutile provare a dire quali colori infuocati si rivelino al tramonto prima di spegnersi sotto il cielo puro della notte, con la via lattea più bella che mai. Capiamo perché a Lawrence d’Arabia questa zona sia piaciuta e ci lasciamo andare a immaginare i magi che passarono di qui sulla via verso Betlemme.

Ma tutto ciò non deve farci dimenticare che, effettivamente, le prime comunità cristiane sono venute ad abitare in queste contrade vicine a Israele. In tutto il paese, non c’è un solo sito archeologico che sia privo delle tracce di parecchie chiese, più o meno ricche di mosaici, tra le quali, la più antica e la più bella, è forse la chiesa di Santo Stefano a Umm ar Rasas, un sito dichiarato patrimonio dell’UNESCO, ben lontano dall’esser stato totalmente esplorato dagli archeologi. Quella che, dai Giordani, è considerata come la più vecchia chiesa del mondo, si trova nel nord della Giordania, a Rihab nel distretto di Mafraq. Si tratta della chiesa di San Giorgio vittorioso e risale al 230, mentre la sua catacomba è del periodo tra il 33 e il 70. Pare che i cristiani siano venuti a rifugiarvisi fuggendo dalle prime persecuzioni. Infine, risalendo verso il nord, si giunge alla bella città di Umm Aprile 2014

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Davvero in Giordania c’è tutto per un pellegrinaggio o un raid sui passi della fede ! Tanto più che la libertà religiosa qui viene rispettata; e in certi luoghi, il suono delle campane risponde alla voce del muezzin.

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La bussola interiore, garanzia dell’unità ritrovata di Maria-Gioia Fornaretto

Traduit de «La Croce del Sud», année 13, numéro 39, Épiphanie 2011

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spazio e con la vita in generale. Mentre noi ci muoviamo rispetto a dei punti di riferimento relativi, queste popolazioni hanno dei riferimenti “assoluti”.

oi, di solito, quando diamo indicazioni in città diciamo: “Al primo semaforo a destra, prosegui fino alla rotonda e poi prendi la terza uscita” e così via…

Mentre noi mettiamo al centro del nostro camminare noi stessi e ciò che abbiamo costruito, loro si pongono in un sistema molto più grande, il quale, tra l’altro è condiviso da tutti.

Mi sono fermata a pensarci quando un collega mi ha raccontato di popoli che definiamo primitivi e che vivono in zone desertiche: il loro orientamento è basato sui punti cardinali: Nord, Sud, Est, Ovest. Un modo di concepire lo spazio talmente radicato in loro che non viene meno neppure quando sono in ambienti chiusi. Sanno sempre dove si trovano rispetto al Nord come se avessero una bussola interiore, e si riferiscono ad esso persino tra le pareti di una casa. E pensare che io, se vengo interrogata a bruciapelo, non so dove sia il Nord quando sono all’esterno, figuriamoci al chiuso!

Mentre noi siamo persi se vengono a mancare i piccoli segnali che utilizziamo (basta che devino una strada e anche il navigatore va in confusione!), loro sanno sempre dove sono e dove vogliono andare. Mi chiedo se questi atteggiamenti rimangano riferiti solo all’orientamento nello spazio o se, alla fine, coinvolgano anche altre sfere dell’essere nel mondo, per arrivare alla concezione di esistenza stessa.

Una tale aderenza al sistema magnetico terrestre può apparire impossibile, ma immagino che, abituandosi fin da piccoli, essa diventi una parte integrante del sistema percettivo, come può essere per i musicisti l’orecchio assoluto, per cui sanno esattamente dove è un suono nella scala musicale.

Mi chiedo quali siano i nostri punti di riferimento della vita: sono relativi all’io, al dove mi trovo adesso e fino al prossimo incrocio? Oppure sono assoluti, indipendenti dal mio stato attuale e validi per tutti coloro con i quali condivido il mio cammino (che possano riconoscerlo o meno)?

Il racconto del mio collega, che può apparire solo una stravagante curiosità etnoantropologica, ha suscitato in me una serie di riflessioni sul nostro rapporto con lo Aprile 2014

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Nel Goum almeno ci proviamo ad orientarci con la bussola e pensando ai punti cardinali: questo è uno dei tanti insegna41

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menti dei raid. La scarsa abitudine peraltro ci costringe a individuare punti di riferimento noti e a cercare sulla carta. È facile perdersi altrimenti, ma pian piano si impara, e già alla fine della settimana capita di avere la consapevolezza di dove sia il Nord, anche senza guardare.

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Nel Goum dichiariamo Gesù il nostro punto cardinale: colui la cui parola e i cui gesti sono le parole e i gesti con i quali ci confrontiamo per scegliere il nostro cammino nella vita. Anche di questo aumenta la consapevolezza nella settimana del raid, al punto che spesso la si porta con sé una

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volta tornati a casa.

pure nei piccoli passi che dirigono i nostri giorni “normali”, per vivere con la bussola interiore che ci permette di muoverci senza esitazioni nella vita. Ed ogni tanto, se ci perdiamo, si può pregare che ci guidi una stella apposta per noi!

Nella vastità del cammino fisico dunque si afferma poco a poco un sistema di riferimento molto più ampio del nostro sguardo. Occorre poi esercitarsi nella quotidianità, orientandoci con l’assoluto

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Revue irrégulodomadaire – Dépôt légal en cours. Supplément gratuit à A La Belle Etoile. Edité par Groupes de plein air, association agréée. Président : Didier Rochard. Directeur de la publication : Christophe Robin. Rédacteur en chef : Michel David. Ont collaboré à ce numéro : Michel David, Michel Menu, Stéphane de Saint Albin, Christophe Courage, Antoine Ravel d’Esclapon, Roberto Cociancich, Etienne du Fayet de la Tour, Maria Gioia Fornaretto Abonnements à A La Belle Etoile : Christophe Robin, 17 Lotissement Saint-Pierre - 82200 Moissac. 2 ans - 8 numéros - 20 euros (par chèque à l’ordre de GPA) Contact : equipe@goums.org Bivouacs n°48

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