nuovo Cittadine e cittadini oggi
EDUCAZIONE CIVICA
NUCLEO A Costituzione, diritti, legalità 1
CAPITOLO 1 La Costituzione della Repubblica italiana 2
1. Le caratteristiche e la storia 2
2. I princìpi fondamentali 6
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA | Democrazia 5; Uguaglianza 7
CAPITOLO 2 I diritti e i doveri dei cittadini 10
1. Le libertà individuali e collettive 10
2. La famiglia, la salute e l’istruzione 15
3. Lavoro, lavoratori e sindacati 19
4. Il voto e i partiti politici 22
5. I doveri dei cittadini 24
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA | Libertà 11; Sciopero 21
PER SAPERNE DI PIÙ | Le famiglie arcobaleno 16
QUESTIONI APERTE | È giusto poter scegliere quando morire? 17; Le donne guadagnano quanto gli uomini? 20; Esistono pari opportunità tra uomini e donne? 23; Come combattere l’evasione fiscale? 25
CAPITOLO 3 La struttura dello Stato italiano
26
1. Il Parlamento 26
2. Il Presidente della Repubblica 32
3. Il Governo 34
4. La Magistratura 37
5. La Pubblica amministrazione e gli enti locali 39
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA | Voto 27
QUESTIONI APERTE | Quanto costano le nostre istituzioni? 28
PER SAPERNE DI PIÙ | Le elezioni del Parlamento: sistema proporzionale, maggioritario e misto 29; Che cosa sono gli Statuti regionali 40; Come si vota nel tuo Comune 41
CAPITOLO 4 Il diritto del lavoro
42
1. La tutela del lavoro 42 2. Il mercato del lavoro 44 3. Impresa e imprenditori 46
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA | Retribuzione 45
PER SAPERNE DI PIÙ | Giovani intraprendenti: gli EET 47
CAPITOLO 5 L’educazione alla legalità e
» Video
• La struttura della Costituzione
» Video
• I diritti e i doveri del cittadino
» Video
• Come nasce una legge
• La formazione del Governo
• Come nasce un decreto legge
• Il processo penale
• Il processo civile
• Il Comune » Video
• Lavoro e sicurezza
» Video
• Il codice della strada
• I segnali stradali
PER SAPERNE DI PIÙ | La legalità secondo Libera 49; Come comportarsi in caso di incidente 59
QUESTIONI APERTE | Qual è la destinazione dei beni confiscati alla mafia? 53
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA | Solidarietà 55
Indice
alla solidarietà 48 1. Vivere
48 2.
3.
4.
nella legalità
Contrastare le mafie 51
Educare al volontariato 54
Educare all’uso della strada 57
DDI
CAPITOLO 6 L’Unione Europea 60
1. La nascita e lo sviluppo dell’UE 60
2. Le istituzioni dell’UE 63
3. Norme e diritti dell’Europa 65
QUESTIONI APERTE | Gli europei sono diventati euroscettici? 62
PER SAPERNE DI PIÙ | Il progetto Erasmus 67
CAPITOLO 7 L’ONU e gli altri organismi internazionali 68
1. L’Organizzazione delle Nazioni Unite 68
2. Gli altri organismi internazionali 71
QUESTIONI APERTE | Come agisce l’ONU senza un esercito? 69
NUCLEO B Sviluppo sostenibile 73
CAPITOLO 8 L’Agenda 2030 74
1. Gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile 74
Goal 2 “Fame zero” 76
Goal 3 “Salute e benessere” 78
Goal 4 “Istruzione di qualità” 80
Goal 5 “Parità di genere” 82
Goal 6 “Acqua pulita e igiene” 84
Goal 7 “Energia pulita e accessibile” 86
Goal 8 “Lavoro dignitoso e crescita economica” 88 Goal 9 “Imprese, innovazione e infrastrutture” 88
Goal 11 “Città e comunità sostenibili” 91
Goal 12 “Consumo e produzione responsabili” 91
Goal 13 “Lotta contro il cambiamento climatico” 94
Goal 14 “Vita sott’acqua” 96
Goal 15 “Vita sulla terra” 96 Goal 17 “Partnership per gli obiettivi” 99 CAPITOLO 9 Educazione alla sostenibilità 100
» Video
• L’integrazione europea
• L’Europa delle istituzioni e dei cittadini
» Video
• Gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile
» Video
• La sostenibilità
• La Sala Situazione Italia della Protezione Civile
QUESTIONI APERTE | La sharing economy è un modello economico alternativo? 102; Vaccinarsi è un diritto o un dovere? 105; Cosa e chi minaccia il patrimonio culturale? 113
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA | Riciclaggio 103; Dieta 107; Carta 120 PER SAPERNE DI PIÙ | Il Mifid 117; Che cos’è lo spread 118
• Piccoli gesti per tenere pulito il mondo
• Educazione finanziaria
• A che cosa servono le banche
• Dieta mediterranea: ecco tutti i benefici
• I disturbi alimentari
• Io non me la bevo
1. La tutela dell’ambiente 100 2. La tutela della salute e del benessere 105 3. La tutela del patrimonio culturale e agroalimentare 110 4. L’educazione finanziaria 116
III
NUCLEO C Cittadinanza digitale 121
CAPITOLO
10 Cittadine e cittadini online 122
1. L’affidabilità delle fonti nel web 122
2. Piattaforme e social 126
3. Identità e privacy nel web 130
PER SAPERNE DI PIÙ | Un esempio di bufala online 123; Il Manifesto della comunicazione non ostile 129
QUESTIONI APERTE | La pirateria informatica è illegale? 125
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA | Google Drive 127; Privacy 131
CAPITOLO 11 Gli abusi del web 132
1. Il cyberbullismo 132
2. Dipendenza dal gioco e isolamento 135
QUESTIONI APERTE | Che cosa può fare la scuola per combattere il cyberbullismo? 134
PER SAPERNE DI PIÙ | I sintomi della ludopatia 136
Laboratorio delle conoscenze e delle competenze 138
Costituzione della Repubblica italiana 152
» Video
• Le fake news
• Social network: quando ti connetti, connetti anche la testa!
• Cookie e privacy: istruzioni per l’uso
• Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali
» Video
• Il cyberbullismo
• Chi sono gli hikikomori
» Mappe modificabili dei capitoli
IV
ACostituzione, diritti, legalità
«I comportamenti quotidiani delle organizzazioni e delle persone devono sempre trovare coerenza con la Costituzione, che rappresenta il fondamento della convivenza e del patto sociale del nostro Paese» (Linee guida del Ministero dell’Istruzione per l’insegnamento dell’educazione civica)
La Costituzione italiana è un riferimento per te nella vita quotidiana?
Sapresti spiegare in poche parole a una tua amica o a un tuo amico straniero che cos’è la Costituzione italiana?
Sai rispondere a queste domande? Cercheremo insieme le risposte nelle pagine che seguono.
NUCLEO
La Costituzione della Repubblica italiana 1
1. Le caratteristiche e la storia
Una donna, un sorriso, una svolta decisiva
Guarda il video sulla struttura della Costituzione
La Repubblica italiana nasce con un sorriso il 2 giugno 1946. È il sorriso della democrazia dopo vent’anni di dittatura fascista. Venti anni durante i quali erano state cancellate tutte le libertà civili e politiche conquistate nei decenni precedenti. In quel giorno gli italiani scelsero la Repubblica invece della monarchia e anche le donne per la prima volta poterono votare e iniziare a partecipare alla vita politica del proprio paese.
n Che cos’è la Costituzione
La Costituzione è l’insieme delle norme fondamentali che regolano la vita di una società. È un documento che stabilisce le libertà, i diritti e i doveri dei cittadini e delle cittadine e definisce la struttura dello Stato, cioè le caratteristiche e le funzioni dei suoi organi più importanti.
La Costituzione italiana, dunque, è la legge basilare dello Stato italiano e tutte le altre leggi emesse dai vari organi devono rispettarne i principi. È insomma la “carta d’identità” degli italiani che definisce e orienta i comportamenti dei cittadini e delle loro istituzioni.
Le prime Costituzioni come le intendiamo oggi nascono nel XVIII secolo e sono il prodotto di due grandi rivoluzioni dell’età moderna, la rivoluzione americana e la rivoluzione francese, nel corso delle quali furono fissati i principi fondamentali dello Stato liberale e democratico.
Oggi, oltre all’Italia, quasi tutti gli Stati (per esempio gli Stati Uniti, la Francia, la Germania) sono dotati di una Costituzione e la maggior parte ha una Costituzione scritta. In alcuni Stati, con una diversa tradizione giuridica, la legge fondamentale invece non è scritta in un testo unico ma è l’insieme di norme consuetudinarie e di vecchi testi adattati ai tempi. Questo è il caso della Costituzione inglese, formata da un insieme di atti e consuetudini che affondano le radici nel 1215, quando venne concessa la Magna Charta Libertatum, un documento che stabiliva i diritti dei nobili, del clero e dei cittadini liberi e che limitava alcuni poteri della monarchia.
CAPITOLO NUCLEO A | COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Costituzione della Repubblica italiana
n Le caratteristiche fondamentali delle Costituzioni
Le Costituzioni si distinguono per due aspetti fondamentali.
• Il modo in cui vengono emanate. Le Costituzioni possono essere concesse o votate: quelle concesse dal sovrano sono tipiche dell’Ottocento, mentre le Costituzioni moderne sono votate in modo democratico dai rappresentanti dei cittadini.
• I procedimenti per cambiarle. Le Costituzioni si distinguono in flessibili e rigide: quelle flessibili possono essere modificate con le stesse procedure con cui si modifica una legge ordinaria; quelle rigide prevedono una procedura specifica più complessa.
n Una lunga storia: dallo Statuto ottocentesco alla Costituzione repubblicana
Nella storia dello Stato italiano si contano due testi costituzionali molto diversi tra loro: lo Statuto Albertino, in vigore dalla nascita del regno d’Italia (1861) sino alla proclamazione della Repubblica (1946), e la Costituzione della Repubblica italiana, entrata in vigore nel 1948 e tuttora vigente.
Lo Statuto Albertino, concesso nel 1848 dal re di Sardegna Carlo Alberto ai suoi sudditi e applicato ai territori della penisola successivamente conquistati dalle truppe sabaude, divenne la legge fondamentale del Regno d’Italia nel 1861. Era una Costituzione breve, concessa e flessibile, composta da 84 articoli: indicava alcuni diritti e doveri dei cittadini, enunciava i poteri e il ruolo del re e le modalità di formazione e funzionamento degli organi dello Stato. Lo Statuto delineava una forma di Stato monarchica costituzionale. Negli anni successivi (1861-1922) i diritti liberali furono progressivamente estesi, soprattutto il diritto di voto con l’affermazione del suffragio universale maschile nel 1919.
Durante il periodo fascista (19221943) lo Statuto albertino rimase formalmente in vigore ma molte conquiste democratiche furono annullate e fu instaurato un regime dittatoriale. Il ruolo del Parlamento venne progressivamente ridotto fino a quando nel 1939 la Camera dei deputati fu abolita. Le libertà di stampa e di riunione vennero fortemente limitate e furono creati nuovi organi – come il Gran consiglio del fascismo – a cui furono attribuite funzioni di consulenza legislativa.
La caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943, aprì una nuova fase della storia costituzionale italiana: il nuovo capo del Governo, il generale Pietro Badoglio, nominato dal re Vittorio Emanuele III, prese infatti tre decisioni fondamentali: abolì molti organi introdotti dal fascismo (compreso il Gran consiglio), sciolse il partito fascista e avviò i negoziati che portarono alla firma dell’armistizio con gli anglo-americani il 3 settembre 1943.
Le Costituzioni
concesse date dal sovrano votate approvate dai rappresentanti dei cittadini
flessibili modificabili come una legge ordinaria rigide modificabili con una procedura speciale
1 3 La
Carlo Alberto firma lo Statuto del regno di Sardegna il 4 marzo 1848.
LESSICO
Alla fine della guerra (1945) il compito di scegliere la forma di governo fu attribuito direttamente al popolo attraverso un referendum istituzionale che si svolse il 2 giugno 1946 e in occasione del quale furono ammesse al voto per la prima volta anche le donne (alcune avevano già votato alle elezioni amministrative del marzo). La maggioranza degli italiani si pronunciò a favore della Repubblica. Fu nominato un capo dello Stato provvisorio e si procedette alla stesura di una nuova Costituzione.
n L’elezione dell’Assemblea costituente e l’approvazione della Costituzione
Il 2 giugno 1946 gli italiani e le italiane votarono sia per il referendum istituzionale sia per eleggere un’Assemblea costituente che aveva il compito di elaborare una nuova Costituzione. I 556 eletti – appartenenti ai partiti presenti nel Comitato di Liberazione Nazionale (cattolici, socialisti, comunisti, azionisti, repubblicani, liberali) – avevano un obiettivo comune, al di là delle profonde differenze ideologiche: dare al paese un assetto democratico, fondato sui princìpi di libertà, democrazia, indipendenza e pace, princìpi che avevano animato la lotta di liberazione nazionale. L’Assemblea costituente decise di affidare il compito di elaborare un “progetto di Costituzione” a una Commissione ristretta di 75 deputati.
Il 4 marzo 1947 il progetto della Commissione fu presentato all’Assemblea, che lo discusse, lo modificò e lo approvò articolo per articolo. Il 22 dicembre 1947 il testo definitivo fu approvato con 453 voti favorevoli e 62 contrari. Il 27 dicembre 1947 la Costituzione fu promulgata e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e il 1° gennaio 1948 entrò in vigore.
n La composizione e la struttura
La Costituzione italiana è composta da 139 articoli e XVIII Disposizioni transitorie e finali. Il testo attuale, in verità, non è più quello del 1948: diverse modifiche lo hanno adeguato alla nuova realtà sociale e politica e alcuni articoli sono stati abrogati (artt. 115, 124, 128, 129, 130). La Costituzione è divisa in due parti: “Diritti e doveri dei cittadini” e “Ordinamento della Repubblica”, precedute dai “Princìpi fondamentali” e seguite dalle “Disposizioni transitorie e finali”.
Nei Princìpi fondamentali (artt. 1-12) sono contenuti i princìpi ispiratori della carta costituzionale: i diritti inviolabili, la sovranità popolare, il ripudio della guerra,
• 139 articoli
composizione
La Costituzione
struttura
• XVIII Disposizioni transitorie e finali
Princìpi fondamentali (artt. 1-12)
Parte prima: Diritti e doveri dei cittadini (artt. 13-54)
Parte seconda: Ordinamento della Repubblica (artt. 55-139)
Disposizioni transitorie e finali (artt. I-XVIII)
• Rapporti civili
• Rapporti etico-sociali
• Rapporti economici
• Rapporti politici
• Parlamento
• Presidente della Repubblica
• Governo
• Magistratura
• Autonomie locali
• Garanzie costituzionali
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 4
Repubblica Il termine deriva dal latino res publica, “cosa pubblica” e indicava lo Stato romano come patrimonio collettivo dell’intera cittadinanza. Il potere era distribuito tra magistrati e assemblee. Oggi la parola identifica una forma di governo che si basa sul principio della rappresentatività.
Costituzione della Repubblica italiana
il diritto di uguaglianza, il solidarismo. La Parte prima, Diritti e doveri dei cittadini (artt. 13-54) regola i rapporti tra lo Stato e i cittadini ed è distinta in:
• rapporti civili (artt. 13-28), in cui sono disciplinate le libertà personali;
• rapporti etico-sociali (artt. 29-34), contenenti i princìpi sulla famiglia, sulla salute e sull’istruzione;
• rapporti economici (artt. 35-47), in cui sono trattati la tutela del lavoro, l’assistenza sociale, e la disciplina della proprietà;
• rapporti politici (artt. 48-54), in cui sono riconosciuti in particolare il diritto di voto e alcuni doveri dei cittadini (la difesa della patria, la fedeltà alla Repubblica, l’osservanza della Costituzione e delle leggi).
La Parte seconda, Ordinamento della Repubblica (artt. 55-139), disciplina l’organizzazione dello Stato e le competenze dei singoli organi: il Parlamento (artt. 55-82), il Presidente della Repubblica (artt. 83-91), il Governo (artt. 92-100), la Magistratura (artt. 101-113), le autonomie locali (Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni, artt. 114-133), le garanzie costituzionali (artt. 134-139).
Il testo si completa con le Disposizioni transitorie e finali (artt. I-XVIII) che contengono sia le indicazioni necessarie per il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento, sia alcuni doveri a tutela della Repubblica e della democrazia. Dall’entrata in vigore della Costituzione a oggi le Disposizioni transitorie e finali non hanno subito modifiche, a eccezione dei commi 1 e 2 della XIII Disposizione, contenenti le norme relative all’esilio degli ex re di casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, che nel 2002 sono stati cancellati permettendo ai Savoia di rientrare in Italia.
La tirannia di un principe in un’oligarchia non è pericolosa per il bene pubblico quanto l’apatia del cittadino in una democrazia.
(Montesquieu, Lo spirito delle leggi, 1748)
l Il significato del termine
PAROLA CHE TI RIGUARDA
Democrazia
L’emblema della Repubblica italiana nasce il 5 maggio 1948 ed è formato da un ramo di ulivo, simbolo della volontà di pace del paese, un ramo di quercia, che rimanda alla forza e alla dignità del popolo italiano, una ruota dentata d’acciaio, simbolo del lavoro, e una stella, figura da sempre legata all’Italia.
Le parole di Charles-Louis de Secondat barone di Montesquieu (1689-1755), filosofo francese, studioso del potere, sottolineano come la democrazia, per essere un sistema politico che promuova il bene della collettività, debba basarsi sulla partecipazione consapevole dei cittadini alla vita civile e politica dello Stato.
La parola “democrazia” deriva dal greco kratòs, “potere”, e demos, “popolo” e significa “potere del popolo”. Il concetto di democrazia ha una storia antica, che risale ai tempi della Grecia classica (V secolo a.C.), ma si è affermato compiutamente solo fra il XIX e il XX secolo, quando le idee di libertà, uguaglianza e partecipazione politica sono divenuti i principi fondamentali della maggior parte degli Stati.
l La democrazia nella tua vita
quotidiana
Il concetto di democrazia non è solo un concetto astratto, lontano dalla tua vita quotidiana, ma è una realtà concreta. Vuoi far sentire la tua voce a scuola? Puoi votare i tuoi rappresentanti in Consiglio di Istituto. Non ti convince la politica della mobilità e dei trasporti pubblici del Comune in cui vivi? Una volta maggiorenne potrai votare il candidato sindaco le cui posizioni rispecchino maggior-
mente le tue idee. La democrazia, dunque, è anche uno stile di vita, un insieme di valori condivisi dai cittadini: libertà, uguaglianza, partecipazione, confronto, dialogo, inclusione sociale, rispetto delle differenze.
l L’e-democracy
La democrazia ha i suoi rituali, ma anch’essi sono soggetti al cambiamento. Pensa ai manifesti e ai volantini elettorali, agli spot televisivi dei candidati, alle file di elettori davanti ai seggi. Ebbene, la tecnologia digitale potrebbe cambiare completamente queste abitudini. Negli ultimi anni, infatti, tali tecnologie stanno imponendo nuove pratiche democratiche: per informarsi e partecipare al dibattito politico oggi si può utilizzare uno dei tanti social e anche il momento del voto in futuro forse potrà esaurirsi con un semplice click sulla tastiera del computer o dello smartphone. Per spiegare questo recente fenomeno è stato coniato il neologismo “e-democracy”.
1 5 La
UNA
2. I princìpi fondamentali
PER COMINCIARE CHE COSA NE SAI
1. La Costituzione pone il lavoro a fondamento della Repubblica italiana. Perché secondo te?
a Perché se i cittadini non lavorassero lo Stato dovrebbe fornire loro i mezzi di sussistenza.
b Perché se tutti lavorano cresce l’economia e si sviluppa la società.
c Perché è così nelle costituzioni degli altri paesi.
2. La Costituzione sancisce la libertà di religione. Secondo te è importante questo riconoscimento?
a Sì, perché lo Stato non deve occuparsi di
n I primi dodici articoli
questioni religiose.
b No, perché la religione prevalente in Italia è la religione cattolica.
c Sì, perché la libertà religiosa è una libertà fondamentale dell’individuo.
1. La centralità del lavoro è una caratteristica peculiare della Costituzione italiana, pertanto sei hai scelto la risposta C hai sbagliato.
2. La libertà di religione è riconosciuta nelle costituzioni di molti Stati, ma tu pensi che sia davvero garantita a tutti? Discutine con i tuoi compagni.
I primi 12 articoli della Costituzione esprimono i princìpi fondamentali del nostro Stato, che stanno alla base di tutte le altre norme costituzionali. Tali princìpi devono ispirare sia l’attività dello Stato sia quella dei cittadini e delle cittadine che in esso vivono.
n Democrazia e sovranità popolare
Articolo 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Sovranità Il termine ha due significati: considerando una comunità al suo interno, è sovrano il potere superiore a ogni altro in un determinato territorio; verso l’esterno, la sovranità di uno Stato è la sua indipendenza e l’inviolabilità del suo territorio.
La Costituzione si apre con un’affermazione molto importante: l’Italia è una repubblica democratica. La forma di governo del nostro paese è quella di una repubblica e non di una monarchia in cui il potere spetta a una sola persona per via ereditaria. La nostra repubblica è democratica, ciò significa che la sovranità spetta al popolo: sono i cittadini che, attraverso le elezioni, scelgono le persone a cui affidare il governo del paese (democrazia rappresentativa). Questo articolo, inoltre, sottolinea il valore del lavoro come fondamento dello sviluppo della nostra società, in cui l’impegno lavorativo di ciascun cittadino contribuisce a migliorare l’intera collettività.
n I diritti inviolabili
Articolo 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Le democrazie moderne riconoscono a tutti gli esseri umani alcuni diritti inviolabili, come il diritto alla vita o alla sicurezza personale. Sono diritti naturali, che non vengono “donati” dallo Stato ma solo riconosciuti perché spettano agli individui fin dalla nascita. Lo Stato italiano li riconosce a ogni cittadino e alle formazioni sociali (famiglia, associazioni, partiti politici ecc.) in cui egli vive e dove può
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 6
LESSICO
Costituzione della Repubblica italiana
esercitare le libertà fondamentali: riunirsi, discutere, esprimere le proprie opinioni. È in queste organizzazioni che si sviluppa la coscienza civile delle persone, grazie al confronto di opinioni e culture diverse. I diritti del cittadino non si esauriscono però nella sfera personale ma devono ispirarsi alla solidarietà sociale, cioè al bene comune: in quanto parte della comunità, ciascuno deve fornire il proprio contributo alla sua crescita politica, economica e sociale.
n L’uguaglianza formale e l’uguaglianza sostanziale
Articolo 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
L’articolo 3 afferma un principio molto importante: non solo garantisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge senza alcuna distinzione (uguaglianza formale), ma impegna lo Stato a creare le condizioni affinché ogni persona possa essere effettivamente uguale alle altre (uguaglianza sostanziale). Per fare ciò lo Stato deve impegnarsi a eliminare gli ostacoli sociali ed economici che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, per esempio promuovendo l’istruzione dei cittadini, realizzando una rete di protezione sociale a favore dei soggetti più deboli, creando un sistema di assistenza sanitaria gratuita e così via.
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
Uguaglianza
L’immagine descrive con efficacia la differenza tra l’uguaglianza formale (tutti hanno uguale diritto di guardare la partita) e l’uguaglianza sostanziale, per raggiungere la quale lo Stato deve tener conto delle diversità e intervenire con trattamenti differenziati per garantire l’effettivo godimento dei diritti (il bambino a causa della sua altezza non potrebbe guardare la partita se non gli venissero forniti dei sostegni).
l L’uguaglianza nella tua vita quotidiana
Tutti noi desideriamo, e in certi casi esigiamo, di essere trattati in modo ugualitario, senza subire ingiustizie, soprusi, trattamenti sfavoriti e spesso i privilegi di cui godono alcuni ci indignano. Noi proviamo questi sentimenti perché siamo cresciuti e viviamo in uno Stato democratico che cerca di far rispettare e di rendere concreto il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione, principio che ha finito col tempo per divenire un cardine della nostra forma di Stato
Al di là della effettiva traduzione di tale principio sul piano pratico, il valore dell’uguaglianza è divenuto anche parte integrante della nostra cultura e di conseguenza
influenza e orienta il nostro essere cittadini nella vita di tutti i giorni.
l Diversi ma con uguali diritti Un equivoco in cui spesso incorriamo quando trattiamo il tema dei diritti è quello di considerare l’uguaglianza come assenza o cancellazione della diversità. Nessuno di noi accetterebbe l’obbligo di essere uguale agli altri, di vestire nello stesso modo, di pensare le stesse cose, di divertirsi con gli stessi svaghi.
L’uguaglianza, infatti, non va intesa in questo modo bensì come la possibilità per tutti di avere gli stessi diritti senza rinunciare alle diversità che anzi devono essere rispettate e tutelate
1 7 La
n Il lavoro, un diritto e un dovere
Articolo 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
L’articolo 4 ribadisce la centralità del lavoro, già sancita nell’articolo 1, e afferma che il lavoro è un diritto-dovere. Il lavoro è un diritto perché senza di esso non è possibile realizzarsi e vivere dignitosamente, ma anche un dovere perché è il mezzo attraverso cui ciascuno, secondo le proprie scelte e capacità, contribuisce al progresso materiale e spirituale della società.
n L’unità dello Stato e la tutela delle minoranze
Articolo 5 – La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Articolo 6 – La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
L’articolo 5 afferma che l’Italia è uno Stato unitario e non può essere spezzato in più parti. Tuttavia, le condizioni economiche e sociali delle varie aree del paese sono molto diverse e perciò vengono riconosciuti agli enti locali (soprattutto Comuni e Regioni) compiti normativi e poteri amministrativi in modo da poter rispondere in maniera adeguata alle diverse esigenze territoriali. Inoltre, i servizi che dipendono dallo Stato centrale possono essere decentrati e l’autonomia e il decentramento costituiscono un vincolo importante ai poteri legislativi dello Stato stesso.
L’articolo 6 tutela le minoranze linguistiche presenti in Italia (soprattutto in Valle d’Aosta e in Trentino-Alto Adige), consentendo il bilinguismo negli uffici pubblici e nelle scuole.
n I rapporti tra Stato e comunità religiose
Articolo 7 – Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.
Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Articolo 8 – Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
In questi due articoli viene riconosciuta la libertà religiosa, cioè la possibilità di professare una qualsiasi fede. L’articolo 7 è dedicato ai rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica e cita i Patti Lateranensi, stipulati da Mussolini con il Vaticano nel 1929, che sono stati revisionati nel 1984 con una nuova intesa, nella quale si specifica che la religione cattolica non è più religione di Stato e si concedono benefici fiscali alle organizzazioni ecclesiastiche con scopi religiosi e di solidarietà sociale.
L’articolo 8 regola le relazioni con le altre confessioni religiose, garantendo loro uguali diritti.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 8
Costituzione della Repubblica italiana
n La cultura e il patrimonio artistico e naturale
Articolo 9 – La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
La Costituzione pone tra i princìpi fondamentali anche il rispetto e la valorizzazione della cultura, sia umanistica sia scientifica, e la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico del paese. Si tratta di un patrimonio d’inestimabile valore non solo culturale ma anche economico perché rappresenta una risorsa fondamentale per il settore turistico che assicura occupazione e reddito a molti italiani.
n Le relazioni internazionali e il ripudio della guerra
Articolo 10 – L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute [...].
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.
Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali [...].
L’articolo 10 afferma che l’Italia è un membro della comunità internazionale: stipula accordi e sviluppa rapporti politici ed economici con altri paesi e con le maggiori organizzazioni internazionali, come l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite). L’Italia, inoltre, si impegna ad aiutare le persone provenienti da paesi privi di garanzie e di libertà democratiche. La concessione dell’asilo politico dà la possibilità a queste persone di soggiornare nel nostro Stato.
Allo stesso modo, la Costituzione impedisce di estradare gli stranieri che siano perseguitati per motivi politici e si trovino in Italia.
L’articolo 11 è una conseguenza diretta dell’esperienza della seconda guerra mondiale: i Costituenti hanno voluto imprimere alla Costituzione un’identità pacifista e antibellicista L’uso della forza militare è consentito solo per difendersi dalle aggressioni esterne oppure per aiutare un paese attaccato.
n Il tricolore italiano: caratteristiche e storia
LESSICO
Estradizione Atto attraverso il quale l’autorità giudiziaria di un altro Stato chiede che una persona, che si trova sul nostro territorio, le sia consegnata per poterla sottoporre a un processo o per eseguire una condanna nei suoi confronti.
Articolo 12 – La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
L’articolo 12 descrive la forma e il colore della bandiera italiana, con tre fasce verticali verde, bianca e rossa di uguale larghezza. Il colore verde è adiacente all’asta. Se il vessillo è esposto verticalmente, il rosso deve essere in basso. Nel 2004 una commissione ha definito esattamente i colori, le misure e le modalità di esposizione del tricolore.
Nel 1797 a Reggio Emilia il tricolore in bande orizzontali fu acclamato bandiera della Repubblica Cispadana. Nel 1805 Napoleone accettò di adottarla come bandiera del Regno d’Italia, nel 1848 divenne bandiera del Regno di Sardegna, con lo scudo dei Savoia, e poi nel 1861 bandiera italiana. Nel 1946, con la nascita delle Repubblica, scomparve lo scudo sabaudo. Infine nel 1948 la Costituzione stabilì che la bandiera nazionale fosse l’attuale tricolore.
1 9 La
Matera, città della Basilicata, è stata proclamata capitale europea della cultura nel 2019.
I diritti e i doveri dei cittadini 2
1. Le libertà individuali e collettive
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Guarda il video sui diritti e i doveri del cittadino
Riunirsi, manifestare,
protestare
Oggi in Italia ognuno di noi può partecipare liberamente a grandi raduni di persone per manifestare le proprie idee, anche quando le opinioni espresse sono critiche nei confronti delle istituzioni sia nazionali sia internazionali. Ciò è possibile perché l’Italia è uno Stato democratico fondato su una Costituzione che garantisce numerose libertà individuali e collettive.
n I diritti di libertà
La Costituzione, dopo aver enunciato i principi fondamentali, dedica la prima parte (articoli 13-54) ai diritti e doveri dei cittadini e delle cittadine, regolando aspetti di grande importanza per tutti i membri della comunità.
Gli articoli dal 13 al 28 riguardano i diritti di libertà, cioè quei diritti che garantiscono al cittadino una sfera di pensiero e di azione libera dall’ingerenza dello Stato, cioè che lo Stato non può e non deve condizionare in alcun modo. Si tratta, insomma, di una “libertà dallo Stato” in quanto quest’ultimo, con i poteri di cui dispone, potrebbe sopprimere tali libertà, sopraffare la collettività e instaurare una dittatura. Le libertà e i diritti dei singoli, perciò, devono essere difesi e protetti da tutti.
Nella Costituzione italiana la libertà viene presa in considerazione sia come diritto individuale sia come diritto collettivo, in quanto l’uomo è inteso sia come individuo sia come cittadino che vive all’interno della società. La Costituzione esalta la solidarietà sociale e lo spirito di partecipazione ma, allo stesso tempo, riconosce i diritti relativi alla sfera privata che, in tal modo, è rigorosamente protetta.
Gli articoli dal 13 al 28, infatti, contengono garanzie importanti per i cittadini poiché riguardano la libertà personale, la possibilità di riunirsi e associarsi, la libertà religiosa, la libertà di pensiero, la giustizia nello svolgimento dei processi, la libertà di stampa. Si tratta dei diritti civili dei cittadini italiani.
CAPITOLO NUCLEO A | COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ
Parte I – Diritti e doveri dei cittadini (artt. 13-54) TiTolo I – Rapporti civili (artt. 13-28) TiTolo II – Rapporti etico-sociali (artt. 29-34) TiTolo III – Rapporti economici (artt. 35-47) TiTolo IV – Rapporti politici (artt. 48-54)
diritti e i doveri dei cittadini
n La libertà personale e la sua possibile restrizione
Articolo 13 – La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge. [...]
L’articolo 13 tutela la libertà personale, intesa come libertà dell’individuo da interventi esterni che potrebbero limitare la sua possibilità di movimento o di circolazione, come, per esempio, l’arresto e il fermo. L’arresto è la restrizione della libertà personale disposta nei confronti di persone indiziate di reato, quando per esempio sussiste il pericolo di fuga, mentre il fermo è l’atto con cui la polizia cattura le persone colte nel momento di compiere un reato.
La Costituzione afferma che la libertà personale è inviolabile, cioè è un diritto naturale che deve essere garantito nei confronti sia dei privati sia dei pubblici poteri, e stabilisce chi può esercitare, e come, un’eventuale azione restrittiva per prevenire e reprimere i reati commessi da un individuo.
I provvedimenti relativi alle restrizioni della libertà personale, come l’arresto o la perquisizione, spettano alla Magistratura che, per la sua indipendenza dagli altri poteri e per la sua neutralità, rappresenta una garanzia rispetto a chi detiene il potere e potrebbe abusarne. Non può esservi, pertanto, alcuna misura restrittiva senza un ordine motivato di un giudice. Solo in casi eccezionali le autorità di pubblica sicurezza possono prendere provvedimenti per limitare la libertà personale senza atti giudiziari preventivi: si pensi a chi viene sorpreso mentre commette un omicidio. Anche in quei casi, però, il giudice deve convalidare il provvedimento entro un tempo brevissimo.
Dove non c’è legge, non c’è libertà. Perché la libertà consiste nell’esser libero dalla repressione e violenza di altri, il che non può essere ove non c’è legge.
(J. Locke, Due trattati sul governo, 1690)
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
LIBERTÀ
Secondo John Locke (1632-1704), filosofo inglese, primo teorico del liberalismo politico, la legge dello Stato non è un limite ma anzi una garanzia per la libertà. Solo grazie alla legge, infatti, gli uomini sono liberi di seguire la propria volontà senza dover subire la volontà arbitraria degli altri.
l Libertà di... e libertà da... Esistono due concezioni fondamentali della libertà, una attiva e una passiva. In senso “attivo” la libertà può essere intesa come facoltà dell’individuo di essere e di fare quel che preferisce, scegliendo i mezzi più opportuni per realizzare i propri obiettivi, sempre che essi non entrino in contrasto con la legislazione vigente. In questo senso la libertà è intesa come “libertà di...” fare, pensare, agire senza costrizioni esterne.
In senso “passivo” la libertà può essere intesa come mancanza di vincoli, di limiti che impediscono la piena realizzazione dei nostri bisogni e desideri: “libertà da...” fame, povertà, dittatura, sfruttamento ecc.
l Liberi di essere noi stessi Noi viviamo in un paese democratico che nella sua Co-
stituzione indica la libertà come un valore fondamentale. Ciascuno di noi è libero di vivere come preferisce, purché nel rispetto delle leggi vigenti, e nessuna autorità può impedirci di pensare in un certo modo o di riunirci con altre persone per affermare le nostre idee e discuterle.
La Costituzione italiana, infatti, esalta la libertà, declinando tutti i diritti che spettano ai cittadini: possiamo credere in qualsiasi religione e seguirne i precetti oppure non credervi affatto; possiamo viaggiare liberamente dentro e fuori il territorio italiano; possiamo batterci per le nostre idee cercando di convincere gli altri della loro bontà. Insomma, la libertà è il fondamento della nostra convivenza civile e influenza la nostra vita quotidiana
2 11 I
Per recarsi fuori dal territorio nazionale occorrono due documenti di riconoscimento, la carta d’identità o il passaporto, in base a dove si vuole andare. È sufficiente la carta d’identità (dal 2016 la carta d’identità elettronica ha sostituito quella cartacea) per recarsi in uno Stato membro dell’Unione Europea, mentre è necessario il passaporto per andare in un paese che non fa parte dell’UE.
n L’inviolabilità del domicilio e la libertà di comunicazione
Articolo 14 – Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge [...].
Articolo 15 – La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [...].
Gli articoli 14 e 15 ampliano la tutela della libertà personale e proteggono la sfera privata dei cittadini. L’articolo 14 garantisce l’inviolabilità del domicilio, cioè il luogo in cui una persona vive o svolge la propria attività lavorativa. Solo in casi eccezionali il domicilio può essere ispezionato o perquisito con provvedimenti motivati del giudice o di altre autorità, come la guardia di finanza per verifiche fiscali o la Asl per controlli legati alla salute o al rispetto delle norme di igiene e sicurezza.
L’articolo 15 tutela la libertà di comunicazione, cioè garantisce ai cittadini di non subire controlli sui mezzi che usano per comunicare, dalle lettere al telefono e alla posta elettronica. Anche in questo caso, in circostanze gravi e motivate, il giudice può violare la riservatezza personale e autorizzare il controllo delle comunicazioni mediante l’intercettazione telefonica o ambientale.
n La tutela della privacy
Il diritto alla riservatezza delle comunicazioni private si lega strettamente al diritto alla privacy: ogni cittadino ha il diritto che notizie riservate riguardanti la propria persona o la propria famiglia non siano diffuse e divulgate. Il tema della privacy è cruciale in un’epoca in cui i mezzi di comunicazione di massa sono divenuti molto invadenti e, infatti, è stato oggetto di un intervento legislativo organico nel 2003. In particolare, la legge protegge ciascuno di noi dalla diffusione di informazioni riservate, come quelle sul nostro stato di salute, sulle opinioni politiche, religiose ecc., senza il nostro consenso.
A tutela della privacy è stato istituito anche il Garante per la protezione dei dati personali, un’autorità indipendente che assicura il corretto trattamento dei dati personali. Inoltre nel 2016 un regolamento dell’Unione Europea su questo tema ha rafforzato e tutelato maggiormente la privacy dei cittadini.
n La libertà di circolazione e di soggiorno
Articolo 16 – Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. [...]
L’articolo 16 garantisce ai cittadini italiani la libertà di circolazione e di soggiorno, cioè la possibilità per tutti di spostarsi liberamente nel territorio dello Stato, di recarsi in altri Stati, di trattenersi dove si preferisce e di stabilire liberamente il luogo dove risiedere e vivere. Questo diritto può essere limitato solo in alcuni casi, per esempio per ragioni sanitarie, come la diffusione di un’epidemia in una parte del territorio, o per ragioni di pubblica sicurezza. Tali limitazioni, però, non possono mai essere dettate da motivi politici.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 12
doveri dei cittadini
n Le libertà di riunione e di associazione
Articolo 17 – I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. [...]
Articolo 18 – I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. [...]
Gli articoli 17 e 18 riguardano le libertà collettive, cioè quelle le libertà che spettano all’individuo in quanto membro della collettività.
L’articolo 17 garantisce la libertà di riunione, assicurando alle persone di potersi liberamente incontrare ovunque (per strada, in un bar, in una casa ecc.) per i motivi che preferiscono, con l’unico divieto di portare con sé armi. Per ragioni di sicurezza, bisogna comunicare all’autorità di pubblica sicurezza particolari forme di riunione pubblica (per esempio cortei di protesta), che possono essere vietate solo quando vi siano rischi legati alla sicurezza e all’incolumità delle persone.
L’articolo 18 garantisce anche la libertà di associazione che, diversamente dalla libertà di riunione, si caratterizza per la presenza di strutture e vincoli duraturi tra gli aderenti (si pensi a un’associazione sportiva che di solito ha un luogo di ritrovo fisso, attrezzature ecc.). Esistono molte forme di associazionismo: associazioni culturali, umanitarie, ecologiche ecc. La Costituzione garantisce a tutti il diritto di associarsi liberamente al fine di perseguire obiettivi leciti: perciò sono vietate le associazioni che hanno come fine la violazione di norme penali (per esempio un’associazione a delinquere come la mafia), le associazioni segrete e le associazioni che intendono raggiungere scopi politici con metodi militari.
La Costituzione tutela in modo speciale alcune forme di associazionismo, dal momento che perseguono finalità di particolare importanza: partiti politici, sindacati e associazioni religiose.
n La libertà di religione
Articolo 19 – Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
L’articolo 19 e il 20 garantiscono a tutti la libertà religiosa, già trattata nei principi fondamentali (artt. 7-8). La tutela è molto ampia, poiché consente a ciascuno di professare liberamente la propria fede in maniera sia individuale sia collettiva, di propagandarne i valori e di svolgerne il culto in forma privata o pubblica, con l’unico limite che i riti non siano contrari al buon costume (come riti macabri e sacrificali). Inoltre, il fine ecclesiastico o religioso di un’associazione o di un’istituzione non può essere causa di oneri di tipo fiscale o giuridico che rendano difficoltosa la sua costituzione o il suo funzionamento
I Costituenti hanno voluto rafforzare il diritto alla libertà religiosa e tutelare i singoli e le associazioni da qualsiasi forma di discriminazione per motivi religiosi. In essi, infatti, era ancora vivo il dramma degli ebrei, perseguitati con leggi razziali naziste e fasciste.
2 13 I diritti e
i
In Italia la religione islamica è la seconda religione più diffusa dopo il Cattolicesimo con più di un milione e mezzo di fedeli.
n La libertà di manifestazione del pensiero
Articolo 21 – Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. [...]
La possibilità di manifestare il proprio pensiero è la prima delle libertà, in quanto è espressione diretta della democrazia: esprimere le proprie opinioni vuol dire anche poter criticare e dissentire dalle idee degli altri e poterlo fare liberamente significa escludere l’imposizione del pensiero di una sola persona.
Per questo la Costituzione riconosce la libertà di esprimere il proprio pensiero, cioè di far circolare le proprie idee senza alcuna forma di censura o di restrizione. Tutti possono manifestare quello che pensano per mezzo della parola, possono comunicarlo agli altri con lo scritto (libri, giornali, manifesti, Internet ecc.), possono stabilire un confronto e aprire un dibattito attraverso le colonne di un giornale o in una trasmissione radiofonica o televisiva.
Gli unici limiti alla libertà di pensiero riguardano il rispetto e la dignità della persona, la tutela della privacy e il divieto di pubblicazioni e spettacoli contrari al buon costume.
n La libertà di stampa e il pluralismo dell’informazione
Una conseguenza diretta della possibilità di manifestare liberamente il proprio pensiero è la libertà di stampa, sancita dallo stesso articolo 21, da cui discende la libertà di informazione, cioè il diritto di ognuno di essere informato su tutto e di poter scegliere quali informazioni ricevere e da chi riceverle.
L’attività editoriale è libera: una pubblicazione può uscire senza la necessità di chiedere all’autorità l’autorizzazione preventiva o l’approvazione del suo contenuto. Con queste disposizioni i Costituenti hanno garantito ai cittadini la libertà di esprimere le proprie idee e di manifestare il proprio dissenso.
I mezzi di comunicazione di massa, cioè televisione, radio, stampa e internet, non sono soggetti a divieti particolari, tuttavia, per evitare che i grandi editori o i grandi gruppi televisivi abbiano una presenza eccessiva nel campo dell’informazione e per assicurare la varietà delle opinioni e delle fonti d’informazione sono stati introdotti alcuni limiti alla concentrazione delle testate giornalistiche e al possesso delle reti televisive da parte di un singolo gruppo.
n Il divieto
di discriminazione e la garanzia dagli abusi
Strettamente collegati all’articolo 13, che sancisce l’inviolabilità della persona, sono gli articoli 22 e 23 nei quali i Costituenti vollero introdurre ulteriori garanzie per salvaguardare il rispetto dei diritti della personalità, in particolare nei confronti del potere politico e della Pubblica amministrazione.
In base all’articolo 22 nessuno può essere privato della capacità giuridica, del nome e della cittadinanza, cioè del suo diritto di appartenenza allo Stato a causa delle proprie idee politiche. I Costituenti, con questa norma, hanno voluto scongiurare il pericolo che si potessero ripetere i soprusi che si erano verificati durante il regime fascista: agli oppositori del regime era stata infatti tolta la cittadinanza italiana; agli appartenenti alle minoranze linguistiche con un cognome straniero era stato imposto di cambiarlo; gli ebrei erano stati oggetto di provvedimenti discriminatori, tra cui la privazione della cittadinanza e della capacità giuridica. Nell’articolo 23 invece l’individuo viene tutelato da ogni possibile abuso da parte della Pubblica amministrazione, in particolare escludendo che lo Stato possa imporre ai cittadini prestazioni personali o patrimoniali, se non sono previste dalla legge.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 14
I principali giornali italiani.
2. La famiglia, la salute e l’istruzione
PER COMINCIARE UN GRAFICO
Buone notizie dalla scuola
Contrariamente a molti luoghi comuni che descrivono i giovani italiani come studenti svogliati, questi grafici evidenziano come dal 2015 al 2019 sia diminuito il numero degli studenti che devono ripetere l’anno scolastico e sia aumentato quello dei giovani che conseguono il diploma al termine dei cinque anni di scuola superiore di secondo grado.
n I rapporti etico-sociali
500.000 450.000
200.000 150.000 0 2015 2019 0 2015 2019
Gli articoli dal 29 al 34 riguardano i diritti etico-sociali, ovvero quei diritti che spettano a una persona in quanto membro della società, e riguardano la famiglia, la salute e l’istruzione. Alla famiglia sono dedicati gli articoli 29, 30 e 31.
n L’evoluzione della famiglia
La struttura e il valore sociale della famiglia hanno subìto nel tempo profonde trasformazioni. In epoca preindustriale, quando l’economia era agricola, la famiglia era di tipo patriarcale, cioè univa vari gruppi familiari sottoposti all’autorità del membro più anziano. Oggi la famiglia è perlopiù nucleare, cioè formata da una coppia e dai suoi eventuali figli (in media 1,3). A volte, tuttavia, si parla di famiglia allargata, di cui fanno parte i figli di un coniuge divorziato o separato e quelli di un altro, a sua volta separato o divorziato.
n Il matrimonio e i figli
Articolo 29 – La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi [...].
La Costituzione basa la famiglia sul matrimonio e stabilisce la parità tra marito e moglie. Tale espressione significa che l’uguaglianza riguarda sia i rapporti personali (per esempio la regola del reciproco rispetto), sia i rapporti patrimoniali, nel senso che entrambi i coniugi, in relazione alle rispettive capacità, devono contribuire ai bisogni della famiglia. L’articolo 30 inoltre impone ai genitori l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i propri figli, sia per i figli nati all’interno del matrimonio, sia per quelli nati al di fuori del matrimonio. Una legge del 2012 (n. 219) ha eliminato qualsiasi differenza fra figli legittimi e figli naturali.
L’articolo 31 infine prevede un impegno dello Stato diretto ad agevolare sia la formazione delle famiglie e la tutela di quelle più numerose, sia la predisposizione di norme a favore della maternità e dell’infanzia.
Rapporti etico-sociali
Famiglia (artt. 29-31) Salute (art. 32)
Istruzione (artt. 33-34)
2 15 I diritti e i doveri dei cittadini
Studenti diplomati Studenti ripetenti
Fonte: ISTAT
n Il divorzio
La Costituzione non prevede l’indissolubilità del matrimonio e questo ha reso più facile l’introduzione del divorzio nel 1970. Di conseguenza, il matrimonio può essere sciolto e non ha più effetti ai fini civili, per cui gli ex coniugi sono liberi di contrarre nuove unioni civili.
Una legge del 2015 ha modificato le tempistiche per ottenere il divorzio e ha introdotto il divorzio breve, in base al quale il matrimonio può essere sciolto dopo sei mesi di separazione ininterrotta e consensuale o dopo dodici mesi se è ininterrotta e giudiziale.
Con il divorzio vengono meno i doveri personali dei coniugi (fedeltà, coabitazione) mentre rimangono sia alcuni obblighi patrimoniali nei confronti del coniuge economicamente più debole sia i doveri di entrambi i coniugi nei confronti dei figli.
n Le unioni di fatto e le unioni civili
Oltre alla famiglia che si fonda sul matrimonio, vi sono le unioni di fatto, caratterizzate dalla scelta dei conviventi di realizzare un progetto di vita comune e di coabitare per portarlo a compimento insieme.
Le famiglie arcobaleno
l Varie tipologie di famiglie Accanto alla famiglia tradizionale e a quella allargata ci sono famiglie formate da persone eterosessuali che a un certo punto della loro vita scoprono di avere un’identità omosessuale; per queste persone la gestione del rapporto con l’ex partner eterosessuale e con i figli è simile a quella delle coppie separate. Ci sono inoltre le coppie di omosessuali che pianificano uno dei possibili percorsi per avere figli ma si trovano sprovvisti di qualsiasi protezione normativa. Ci sono anche coppie appartenenti alla comunità LGBTQIA+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali e Transgender, Queer, Intersessuali, Asessuali, + indica che l’elenco prosegue con altre espressioni), cioè coppie formate da persone che non si riconoscono, per orientamento sessuale e identità di genere, nella categoria dell’eterosessualità. Queste coppie fondano una famiglia basata sulla convivenza
l Essere genitore Queste persone trovano rappresentanza nelle Famiglie Arcobaleno un’associazione nata nel 2005 e composta da membri della comunità LGBTQIA+, in coppia, singoli o separati che desiderano diventare o sono già diventati genitori. Il suo scopo principale è rimuovere le forme di discriminazione, a partire da quelle normative, che limitano o impediscono la genitorialità omosessuale. Più precisamente gli obiettivi delle Famiglie Arcobaleno sono: ampliare la concezione di famiglia tramite un cambiamento culturale, sociale e politico; sostenere il confronto tra genitori e aspiranti genitori omosessuali; fornire accoglienza e sostegno a genitori omosessuali in difficoltà.
Tali unioni possono essere originate sia da una libera scelta degli interessati sia da motivi di necessità derivanti dall’impossibilità di contrarre matrimonio, perché separati o in attesa di divorzio. La legge del 20 maggio 2016 ha disciplinato le unioni di fatto tra due persone sia omosessuali sia eterosessuali: ha stabilito che sono conviventi di fatto due persone maggiorenni legate stabilmente da sentimenti affettivi di coppia e da reciproca assistenza morale e materiale, che coabitano e dimorano abitualmente nello stesso Comune.
La stessa legge ha stabilito anche che le persone maggiorenni dello stesso sesso possono costituire un’unione civile, cioè un rapporto regolato dalla normativa dal quale nascono precisi diritti e obblighi, tramite una dichiarazione davanti all’ufficiale di stato civile del Comune di residenza alla presenza di due testimoni. I diritti e gli obblighi delle persone che si uniscono civilmente sono simili a quelli degli sposi tradizionali: coabitazione, assistenza morale e materiale, successione in caso di morte del partner ecc.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 16
PER SAPERNE DI PIÙ
doveri dei cittadini
n Il diritto alla salute
Articolo 32 – La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. [...]
Il diritto alla salute costituisce uno degli aspetti più complessi dell’attuale società. Infatti, questo tipo di tutela non può certo essere limitata alla semplice cura delle patologie e alla loro prevenzione, ma deve anche essere intesa come ricerca di una migliore qualità della vita per tutti. La Costituzione considera la salute un diritto sia del cittadino sia della collettività e si impegna ad assicurare cure gratuite alle persone povere.
Oggi il Servizio sanitario nazionale, un servizio pubblico strutturato su base regionale, offre ai cittadini prestazioni mediche e farmaceutiche gratuite o gravate da un contributo (il cosiddetto ticket); tale situazione, tuttavia, ha originato costi economici rilevanti a fronte di servizi che, in alcuni casi, non sono adeguati alle aspettative dei cittadini.
Infine, la Costituzione precisa che nessuno può essere obbligato a sottoporsi a un trattamento medico, salvo che ciò sia imposto dalla legge, come nel caso delle vaccinazioni obbligatorie per debellare o prevenire malattie infettive molto diffuse. In ogni caso, nello svolgimento delle terapie, deve sempre essere rispettata la persona.
l Eutanasia e suicidio assistito Negli ultimi anni le grandi questioni bioetiche, cioè relative ai problemi morali ed etici sollevati in campo medico e biologico da interventi che coinvolgono più o meno direttamente la vita umana o anche animale, sono diventate oggetto di un appassionato dibattito nell’opinione pubblica italiana. Uno dei temi più scottanti è quello del “fine vita”, cioè del diritto dell’individuo di scegliere l’eutanasia o il suicidio assistito nel caso di malattia considerata incurabile
L’eutanasia è un intervento che prevede la somministrazione diretta da parte di un medico di un farmaco letale a un malato terminale che ne faccia richiesta e possegga determinati requisiti. Oggi in Italia l’eutanasia è illegale. Una sentenza della Corte costituzionale del 2019, invece, ha reso possibile il suicidio medicalmente assistito che consiste nell’aiuto indiretto del medico a un malato al fine di condurlo alla morte senza sofferenze. Per usufruire di questo diritto il richiedente deve essere pienamente capace
di intendere e volere; avere una patologia irreversibile portatrice di gravi sofferenze fisiche o psichiche; sopravvivere grazie alle tecniche di sostegno vitale (come la ventilazione artificiale).
l Porre termine alla propria vita è un diritto? La questione dell’eutanasia e del suicidio medicalmente assistito chiama in causa principi fondamentali: porre fine alla propria vita è un diritto o no? Scegliere come vivere e come morire è un diritto individuale fondamentale oppure è una questione sottratta alla volontà del singolo? L’opinione pubblica è divisa: da una parte il mondo laico è propenso a ritenere il diritto di scegliere come vivere e come morire un diritto inalienabile dell’individuo, che nessuna autorità, tanto meno quella della Chiesa, può mettere in discussione; dall’altra il mondo cattolico è incline a ritenere la vita e la morte come dimensioni divine, non soggette al libero arbitrio dell’individuo, tanto meno alla volontà e all’intervento dello Stato.
2 17 I diritti e i
QUESTIONI APERTE
È giusto poter scegliere quando morire?
n La libertà di insegnamento
Articolo 33 – [...] La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. [...]
L’istruzione è un aspetto decisivo nella vita di ogni persona: da essa dipendono la formazione culturale personale, il modo di pensare e di agire, le scelte professionali future. Per questa ragione la Costituzione tutela la libertà d’insegnamento, la parità tra scuole pubbliche e private e il diritto all’istruzione anche per i meno abbienti.
La libertà d’insegnamento assicura al docente il diritto di svolgere gli argomenti delle discipline di sua competenza nei modi che ritiene più idonei, senza condizionamenti di natura ideologica, politica o religiosa.
La Costituzione prevede anche la possibilità di istituire scuole private (art. 33) – purché esse non comportino spese per lo Stato – in modo da permettere alle famiglie di scegliere il tipo di scuola più adatto alle loro esigenze formative: i titoli di studio rilasciati dalle scuole private, qualora siano rispettati i requisiti stabiliti dalla legge, sono equiparati a quelli rilasciati dalle scuole pubbliche.
Il diritto all’istruzione viene garantito attraverso la possibilità di frequentare gratuitamente i corsi scolastici dell’obbligo e, in seguito, di proseguire gli studi mediante borse di studio a favore degli allievi che, pur capaci e meritevoli, non hanno possibilità economiche per continuare a studiare.
n Il diritto e l’obbligo all’istruzione
Articolo 34 – La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. [...]
In uno Stato democratico garantire l’istruzione a tutti è uno dei mezzi più efficaci per eliminare le disparità. Soltanto chi ha un’istruzione adeguata può partecipare in modo consapevole alla vita dello Stato, mentre chi non ha le stesse opportunità si trova in condizioni di inadeguatezza e spesso ai margini della società.
Tutti i ragazzi hanno quindi il diritto di ricevere un’istruzione obbligatoria e gratuita. L’obbligo scolastico è un dovere per lo Stato, che deve garantire scuole statali per assicurare il diritto allo studio ed è un dovere per i giovani e per i loro genitori, sui quali ricade l’obbligo di mandare a scuola i propri figli fino a 16 anni. Infatti, la riforma del sistema educativo del 2003 ha ampliato l’obbligo scolastico al primo biennio della scuola secondaria di secondo grado. La scuola italiana si articola in cinque anni di scuola primaria, tre anni di scuola secondaria di primo grado e cinque anni di scuola secondaria di secondo grado, strutturata in licei e in istituti di istruzione tecnica e professionale.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 18
3. Lavoro, lavoratori e sindacati
PER COMINCIARE CHE COSA NE SAI
1. La Costituzione stabilisce che gli uomini e le donne hanno diritto alle stesse retribuzioni. È un principio giusto secondo te?
a No, perché le donne dovrebbero guadagnare di più degli uomini in quanto devono occuparsi anche della casa e dei figli.
b Sì perché uomini e donne hanno uguali diritti in tutti gli ambiti.
c No, perché le retribuzioni degli uomini e delle donne sono soggette a diversa tassazione.
2. La Costituzione stabilisce che quando i lavoratori si ammalano o si infortunano lo Stato deve aiutarli economicamente. Perché?
a Perché se lavorassero lo stesso svolgerebbero male le loro mansioni.
n I rapporti economici
b Perché fa parte dei compiti di uno Stato democratico fornire loro quanto è necessario per vivere.
c Perché successivamente i lavoratori restituiranno allo Stato i soldi ricevuti con gli interessi.
1. La parità di retribuzione tra uomo e donna è un diritto oggi non sempre garantito. Discutine con i tuoi compagni.
2. L’assistenza sociale ai lavoratori in difficoltà è oggi un diritto fondamentale tutelato da molti Stati democratici, pertanto se non hai scelto la risposta b hai sbagliato.
La Costituzione affronta importanti aspetti economici negli articoli dal 35 al 47. La maggior parte di questi articoli è dedicata alla tutela del lavoro, cioè di qualsiasi prestazione umana di tipo manuale e/o intellettuale svolta da una persona in cambio di un compenso.
n La tutela del lavoro
Articolo 35 – La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. [...] Articolo 36 – Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. [...]
L’articolo 35 ribadisce il contenuto dell’articolo 4 confermando come la Costituzione italiana consideri il lavoro un momento centrale nella vita dei cittadini.
L’articolo 36 stabilisce che il lavoratore ha diritto a una retribuzione e che questa deve essere determinata in base alla quantità (per esempio il numero di ore lavorate o il numero di pezzi realizzati) e alla qualità del lavoro svolto, che solitamente dipende dalle mansioni e dal grado di responsabilità previsti.
La Costituzione non si limita a indicare il nesso tra retribuzione e tipo di lavoro: essa afferma anche che la retribuzione deve essere comunque sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia una vita dignitosa, che gli consenta cioè di soddisfare i propri bisogni senza dipendere da terzi o ricorrere a forme di assistenza. Una retribuzione è ritenuta tale quando rispetta il livello minimo retributivo fissato tramite i contratti collettivi nazionali di lavoro, cioè gli accordi che vengono stipulati tra i rappresentanti dei lavoratori e quelli dei datori di lavoro.
Nell’articolo 36 si afferma anche che la giornata lavorativa è fissata dalla legge; attualmente la legge del 1997 ha stabilito che non può superare le 8 ore giornaliere per un massimo di 40 ore settimanali. Il lavoratore ha, inoltre, il diritto irrinunciabile al riposo settimanale e alle ferie retribuite.
2 19 I diritti e i doveri dei cittadini
n Il lavoro di donne e minori
Articolo 37 – La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. [...]
La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Per quanto riguarda il lavoro delle donne e dei minori, la Costituzione accoglie il principio dell’eguaglianza che ispira l’intero ordinamento italiano: a parità di lavoro svolto, le donne e i minori hanno diritto alle stesse retribuzioni previste per i lavoratori maschi adulti. L’articolo 37 stabilisce che le donne devono poter conciliare la funzione familiare con quella lavorativa e la madre lavoratrice e il suo bambino devono ricevere un’adeguata protezione: si pensi, per esempio, alle norme che garantiscono alla madre l’astensione retribuita dal lavoro prima e dopo il parto, per le ore di allattamento e ulteriori permessi. Norme speciali regolano il lavoro minorile e stabiliscono l’età minima per il lavoro salariato, fissata a 16 anni
n L’assistenza agli inabili e ai lavoratori
Gli inabili al lavoro sono coloro che non possono lavorare per ragioni genetiche o a causa di malattia o incidente. Nel caso in cui non possiedano i mezzi per vivere, l’articolo 38 stabilisce che hanno il diritto al mantenimento tramite sussidi e all’assistenza sociale.
Tutti i lavoratori hanno diritto alla previdenza sociale, cioè a una serie di servizi e di indennità forniti dallo Stato in caso di malattie, infortuni, invalidità, vecchiaia, disoccupazione involontaria. Tali servizi sono erogati da appositi enti pubblici come l’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) e l’Inail (Istituto nazionale per le assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro).
QUESTIONI APERTE
l Una differenza da eliminare Nonostante i principi ugualitari affermati nella Costituzione, uomini e donne continuano a non essere uguali nel mondo del lavoro. Le donne percepiscono salari e stipendi mediamente più bassi dei loro colleghi uomini. In generale, infatti la retribuzione oraria media lorda per gli uomini è di 11,61 euro, mentre per le donne è di 10,81 euro. Come in altri campi (per esempio quello della rappresentanza politica e istituzionale) da più parti si sollecita anche nel mondo del lavoro un intervento legislativo che renda effettivo il principio della parità retributiva affermato nella Costituzione.
l Che cosa dicono i dati Il tema non interessa solo il nostro paese. Se infatti confrontiamo il divario retributivo di genere (gender pay gap) –la differenza tra salario orario medio lordo di uomini e donne espresso come percentuale del salario orario maschile – dell’Italia con quello dell’Europa ci accorgiamo che nell’Unione Europea le donne in media guadagnano circa il 16% in meno degli uomini, mentre in Italia tale percentuale scende attorno al 10%. Un dato incoraggiante, contrastato però da quello di segno opposto che colloca l’Italia al secondo posto in Europa per differenza fra il tasso di occupazione maschile e quello femminile. Il divario retributivo è in via di progressiva riduzione soprattutto in alcuni settori, come quello della salute e della conoscenza (scuola, università, ricerca): nel campo della salute l’Italia registra il livello di parità migliore in Europa e in quello della conoscenza ha conosciuto negli ultimi dodici anni una decisa crescita.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 20
Le donne guadagnano quanto gli uomini?
cittadini
n I sindacati
I sindacati sono associazioni che hanno come fine la difesa dei diritti e degli interessi dei lavoratori. La Costituzione stabilisce che i lavoratori possono formare o aderire a qualsiasi sindacato, purché questo non persegua scopi illegali. L’articolo 39 afferma che i sindacati più rappresentativi (Cgil, Cisl, Uil, Cisnal ecc.) possono partecipare alla stipulazione dei contratti collettivi nazionali (Ccnl), i cui termini sono obbligatori per le varie categorie (tessili, metalmeccanici ecc.) alle quali il contratto si riferisce. I sindacati, dunque, svolgono una funzione molto importante perché insieme alle rappresentanze degli imprenditori (Confindustria, Confcommercio, Confagricoltura ecc.), e a volte con la mediazione del Governo, contribuiscono a stabilire gli aspetti economici (retribuzioni, aumenti salariali ecc.) e normativi (riposi, ferie, orari, permessi ecc.) contenuti nei contratti collettivi nazionali.
n Lo sciopero
Articolo 40 – Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.
I sindacati ricorrono spesso allo sciopero per fare pressione sui datori di lavoro al fine di ottenere migliori condizioni salariali e lavorative. Lo sciopero è una protesta collettiva, che avviene tramite l’astensione dal lavoro da parte dei lavoratori. I lavoratori che scioperano non percepiscono la retribuzione per la durata dello sciopero, ma non possono subire ritorsioni a causa della loro astensione e conservano pertanto il diritto al posto di lavoro. Una legge del 1990 disciplina il diritto di sciopero in alcuni servizi pubblici essenziali, cioè in quei settori come scuola, sanità, trasporti ecc., nei quali lo sciopero può comportare disagi per la collettività.
Non dovrebbe esserci uno sciopero che non sia legittimo e meritevole. Nessuno sciopero ingiusto dovrebbe avere successo.
(M. K. Gandhi)
l Sciopero e democrazia
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
Sciopero
Le parole di Mohandas Gandhi (1869-1948), politico e filosofo indiano, promotore della lotta non-violenta per la libertà del suo paese, sottolineano l’importanza del diritto di sciopero per affermare le proprie convinzioni e al tempo stesso la necessità che lo sciopero abbia una finalità positiva per la collettività.
Gli scioperi, a volte, generano disagi non solo per la controparte dei lavoratori (gli industriali, lo Stato ecc.), ma anche per i cittadini che non sono direttamente coinvolti nella trattativa ma che, ugualmente, ne subiscono gli effetti indiretti, come per esempio il blocco dei trasporti nel caso di sciopero dei mezzi pubblici oppure la chiusura della scuola nel caso di sciopero degli insegnanti. Anche quando siamo danneggiati da uno sciopero dobbiamo sempre ricordare che esso è uno strumento democratico che consente ai cittadini lavoratori di far sentire la loro voce e di chiedere il rispetto dei loro diritti.
l Lo sciopero nella tua vita Lo sciopero è uno strumento per affermare interessi materiali o valori ideali che non vengono riconosciuti. Negli ultimi anni, per esempio, molti studenti hanno scioperato per denunciare le condizioni di degrado delle proprie scuole (interessi materiali) o per affermare la necessità di battersi contro il surriscaldamento climatico (valori ideali). In quei casi i ragazzi e le ragazze che hanno scelto di parteciparvi si sono assunti un piccolo onere: perdere ore di lezione accettando di farsi carico del recupero dell’insegnamento non ricevuto.
2 21 I
diritti e i doveri dei
4. Il voto e i partiti politici
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Elettori al voto
Gli elettori impegnati in una votazione sono l’essenza della democrazia: uomini e donne di ogni età, formazione culturale e orientamento ideologico partecipano a un appuntamento importante della propria vita di cittadini. Il giorno delle elezioni ha sempre un valore solenne perché è il momento in cui il popolo esercita la propria sovranità.
n I rapporti politici
Gli articoli dal 48 al 54 sono dedicati ai diritti politici e ai doveri dei cittadini. Gli articoli dal 48 al 51 sono dedicati a tre temi fondamentali: il diritto di voto, la partecipazione ai partiti politici, le pari opportunità tra uomini e donne.
n Il diritto di voto
Articolo 48 – Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico. [...]
Il diritto di voto, sancito dall’articolo 48, è il risultato di una lunga evoluzione storica e di grandi rivendicazioni sociali e politiche: all’indomani della formazione del Regno d’Italia (1861), partecipava alle votazioni solo il 2% della popolazione. In seguito tale diritto è stato progressivamente ampliato e, solo dal 1946, esteso anche alle donne. Oggi il diritto di voto è riconosciuto a tutti i cittadini, uomini e donne (suffragio universale), che abbiano raggiunto l’età richiesta dalla legge. Sono previste eccezionali limitazioni al diritto di voto, ad esempio per coloro che si trovino in situazioni di indegnità morale, come nel caso dei condannati a pene detentive superiori a 5 anni. Il diritto di voto è un diritto fondamentale in uno Stato democratico. I cittadini non solo possono esprimere il loro voto (elettorato attivo), ma possono anche presentarsi come candidati alle elezioni (elettorato passivo).
Per garantire che l’esercizio del diritto avvenga in maniera democratica, la Costituzione afferma che il voto deve essere:
• personale, cioè può essere esercitato solo di persona dal votante, senza farsi sostituire da altri;
• uguale, cioè ogni persona può esprimere un voto;
• libero, cioè ciascuno può votare secondo le proprie convinzioni personali;
• segreto, cioè chi vota ha diritto che nessuno venga a conoscenza della sua scelta.
La legge costituzionale del 17 gennaio 2000 ha introdotto nell’articolo 48 della Costituzione un terzo comma che prevede per i cittadini italiani residenti all’estero la possibilità di esercitare il diritto di voto con particolari modalità.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 22
diritti e i doveri dei cittadini
n I partiti politici
Articolo 49 – Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
La Costituzione garantisce a ogni cittadino la possibilità di iscriversi liberamente a un partito politico. I partiti politici sono associazioni di persone il cui scopo principale è quello di influire sulle scelte politiche dello Stato; sono, dunque, una specie di filtro attraverso cui la società civile fa conoscere alle istituzioni i propri bisogni e interessi. I partiti politici hanno un ruolo importante nella realtà italiana poiché spesso i loro esponenti svolgono anche funzioni di ministro o di Presidente del Consiglio. La Costituzione garantisce a tutti i partiti di poter svolgere la loro attività. Gli unici limiti previsti sono:
• il divieto di riorganizzare il partito fascista (XII disposizione transitoria);
• il divieto di formare associazioni politiche segrete o che perseguano scopi politici attraverso organizzazioni di carattere militare (art. 18);
• la limitazione alla possibilità di iscriversi ai partiti per alcune categorie di funzionari pubblici (come i magistrati o i militari di carriera) per assicurare imparzialità al loro operato (art. 98).
n L’accesso alle cariche e agli uffici pubblici
Articolo 51 – Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza [...]. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. [...]
Nell’articolo 51 viene ribadita l’uguaglianza dei cittadini di entrambi i sessi nell’accesso alle cariche pubbliche. Oggi le donne possono accedere a qualsiasi carica elettiva (consigliere comunale, Sindaco, parlamentare ecc.), così come possono aspirare a una carica pubblica (Magistratura, forze di polizia, forze armate ecc.), anche se in realtà la loro presenza in alcuni settori è ancora piuttosto contenuta.
QUESTIONI APERTE
l Il soffitto di vetro Nel 2021 in Europa solo un manager su tre è donna. A determinare questa disparità è soprattutto la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia: il 60% delle donne manager, infatti, dichiara che gli impegni familiari condizionano la carriera. Questo fenomeno è definito “soffitto di vetro” (glass ceiling): una situazione di discriminazione in cui viene impedito un avanzamento di carriera a una donna, utilizzando barriere invisibili, ma insormontabili, basate su pregiudizi.
l La politica delle pari opportunità La stessa discriminazione verso le donne avviene anche nell’ambito delle cariche pubbliche. Per garantire alle donne l’accesso alle cariche elettive e agli uffici pubblici, nel 2003 il comma 1 dell’articolo 51 della Costituzione è stato modificato per introdurre condizioni di pari opportunità tra uomini e donne.
Numerosi sono stati gli interventi legislativi per rendere effettiva tale parità. Per le elezioni del Parlamento europeo nel 2004 è stata emanata la legge delle “quote rosa”: nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi dei candidati. Per le elezioni amministrative nei Comuni con più di 5000 abitanti nel 2012 è stata introdotta la preferenza di genere: l’elettore può esprimere fino a due preferenze a condizione che vadano a candidati di sesso diverso; inoltre è stato stabilito che i candidati dello stesso sesso non possano superare i due terzi del totale.
Queste misure hanno suscitato un vivace dibattito nell’opinione pubblica e all’interno del mondo femminile, che si è diviso tra le donne sostenitrici della politica delle “quote rosa”, intesa come garanzia democratica, e donne critiche verso le “quote”, interpretate come un’umiliazione dei diritti delle donne.
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I
Esistono pari opportunità tra uomini e donne?
5. I doveri dei cittadini
PER COMINCIARE UN GRAFICO
Quanti tributi paghiamo?
Dipende da quanto guadagniamo. Infatti le imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) sono proporzionali al reddito percepito: più guadagniamo, più tributi versiamo allo Stato, come evidenziano i due grafici.
Reddito fino a 15.000 euro
77%
23% 73%
Reddito netto
Reddito tra 15.000,01 e 28.0000 euro
27%
Imposta sul reddito (IRPEF)
n Molti diritti, pochi obblighi
Nella Costituzione sono elencati numerosi diritti spettanti ai cittadini e alle cittadine, mentre sono previsti solo tre doveri; questo perché di solito i doveri sono disciplinati da leggi ordinarie. I Costituenti, invece, hanno voluto inserire nella carta costituzionale alcuni doveri per sottolinearne la grande importanza per il buon funzionamento della Repubblica: la difesa della patria, l’adempimento degli obblighi di natura tributaria, la fedeltà alla Repubblica e la difesa della Costituzione.
n La difesa della patria
Articolo 52 – La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. [...]
La Costituzione è stata scritta subito dopo la Seconda guerra mondiale e, tra i princìpi fondamentali, è stato espressamente affermato il ripudio della guerra (art. 11) come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. La presenza di un esercito è tuttavia ritenuta indispensabile per garantire la sicurezza dei cittadini. Per questo motivo, fino al 2004 i cittadini maschi dovevano svolgere un periodo, detto di leva, presso le forze armate. Oggi, in seguito a una grande riforma (la legge del 14 novembre 2000, n. 331) il servizio militare è stato profondamente modificato. Oltre all’abolizione, a partire dal 2005, della leva obbligatoria, le novità più importanti sono la professionalizzazione del servizio, il reclutamento del personale militare femminile su base volontaria e la previsione di agevolazioni per l’inserimento nel mondo lavorativo dei militari volontari.
n Il pagamento dei tributi
Articolo 53 – Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Lo Stato offre ai cittadini molti servizi (dall’istruzione alla sanità pubbliche) e, per farlo, sostiene costi elevati. I cittadini, dunque, devono contribuire alle spese
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 24
I diritti e i doveri dei cittadini
dello Stato attraverso il pagamento di tributi (imposte, tasse e contributi). Si tratta di un dovere di solidarietà economica e sociale molto importante.
La Costituzione fissa il criterio con cui suddividere il carico fiscale. Stabilisce che ciascuno debba contribuire in base alla propria capacità economica e, quindi, ha improntato il sistema tributario a criteri di progressività: ogni persona contribuisce alle spese dello Stato in base alla propria ricchezza, in modo tale che chi ha più disponibilità economiche sia obbligato a versare più tributi, e viceversa.
Si tratta di una norma spesso non rispettata: circa il 25% del reddito prodotto in Italia, infatti, non viene dichiarato e quindi su tale cifra non sono pagati i tributi. La grande evasione fiscale causa svantaggi enormi per i contribuenti che pagano regolarmente le tasse, i quali sostanzialmente finiscono per pagare anche per le persone che evadono, vanificando lo spirito della Costituzione.
n La fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione
Articolo 54 – Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. [...]
Ogni cittadino deve rispettare i valori della Costituzione nel suo modo normale di comportarsi (per esempio pagando i tributi, esercitando funzioni pubbliche in modo tale da perseguire gli interessi collettivi ecc.), la forma di governo repubblicana e le leggi dello Stato.
QUESTIONI APERTE
Come combattere l’evasione fiscale?
l Un grave problema In Italia si stima che l’evasione fiscale ammonti a una cifra gigantesca: almeno 130 miliardi, cioè il 16% delle tasse che si dovrebbero pagare e che invece vengono sottratte alla disponibilità dello Stato (e, quindi, alla spesa pubblica). Si tratta di un fenomeno complesso: per esempio, la percentuale di evasione dei lavoratori dipendenti è molto bassa (meno del 4%) perché la quota di reddito destinato alle tasse viene trattenuta alla fonte in busta paga. Le cose cambiano con il lavoro autonomo, settore nel quale si raggiunge il 68%.
l Un reato da punire In Italia l’evasione fiscale è un reato. La legge, infatti, punisce chi non paga le tasse o le paga in modo inferiore al dovuto. Lo Stato, però, distingue caso per caso: quando gli importi non pagati sono di modesta entità e la condotta dell’evasore non è grave (per esempio, quando si tratta di evasione involontaria) la legge prevede solo sanzioni amministrative; quando invece l’evasione ammonta a cifre considerevoli ed è il frutto di scelte consapevoli è prevista anche la condanna al carcere
l Un furto alla società In Italia il fenomeno dell’evasione fiscale spesso deriva da un sentimento di estraneità dei cittadini nei confronti dello Stato, visto come un soggetto lontano e nemico che grava sui contribuenti con tasse troppo pesanti. In realtà, sottrarsi al dovere di pagare le tasse è un comportamento molto grave perché limita le risorse che lo Stato destina al finanziamento dei servizi fondamentali (sanità, scuola, trasporti ecc.) e delle forme di assistenza (sussidi, pensioni ecc.) per la popolazione. La questione dell’evasione fiscale è al centro del dibattito pubblico. Il mondo politico generalmente si divide tra chi propone una riduzione del peso fiscale sui cittadini, e chi propone un impegno maggiore dello Stato nella lotta all’evasione, per esempio attraverso la tracciabilità dei flussi monetari incentivando l’uso dei pagamenti elettronici. Proprio in questa direzione si è mosso il governo con il decreto legge dell’aprile 2022 che prevede sanzioni per gli esercenti e per i professionisti che rifiutano i pagamenti con il Pos.
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La struttura dello Stato italiano 3
1. Il Parlamento
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Proporre, discutere, votare
le leggi
All’interno delle aule della Camera dei deputati a Montecitorio e del Senato a Palazzo Madama i deputati e i senatori scelti dai cittadini con le elezioni propongono, discutono e poi votano le leggi che regolano la vita civile, sociale ed economica degli italiani.
n La divisione dei poteri
La teoria della separazione dei poteri è il fondamento delle moderne Costituzioni liberali e democratiche. Tale teoria si basa sull’idea che il potere non debba essere concentrato nelle mani di un unico soggetto ma suddiviso ed esercitato da vari organi e istituzioni in modo che ciascuno controlli e limiti l’altro, impedendo ogni deriva dispotica. Fu il filosofo francese Montesquieu (1689-1755) nel XVIII secolo a teorizzare in maniera compiuta la divisione dei tre poteri dello Stato:
• il potere legislativo che spetta al Parlamento;
• il potere esecutivo che spetta al Governo;
• il potere giudiziario che spetta alla Magistratura.
n Gli organi dello Stato italiano
La teoria della divisione dei poteri continua a ispirare oggi tutti gli ordinamenti democratici, compreso quello della Repubblica italiana. La Parte II della Costituzione italiana (dall’articolo 55 all’articolo 139) descrive infatti l’organizzazione e il funzionamento dei protagonisti del nostro sistema costituzionale: il Parlamento (articoli 55-82), il Presidente della Repubblica (articoli 83-91), il Governo (articoli 92100), la Magistratura (articoli 101-113) e la Corte Costituzionale (articoli 134-139).
n Il Parlamento e il bicameralismo
La Costituzione italiana assegna al Parlamento la funzione legislativa, cioè il compito di emanare le leggi. I cittadini scelgono direttamente i membri del Parlamento (cioè i propri rappresentanti nelle istituzioni) attraverso libere elezioni, che
CAPITOLO NUCLEO A | COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ
Guarda il video su come nasce una legge
Stato italiano
di norma si tengono ogni 5 anni. Questo periodo si chiama “legislatura”. Il Parlamento italiano (con sede a Roma) è bicamerale, cioè è composto da due assemblee:
• la Camera dei deputati, con sede a palazzo Montecitorio;
• il Senato della Repubblica, con sede a palazzo Madama.
Entrambe le Camere hanno gli stessi compiti e gli stessi poteri: il nostro sistema parlamentare è un bicameralismo perfetto I sistemi parlamentari, infatti, possono essere di tre tipi:
• monocamerali, quando vi è un’unica Camera (per esempio Danimarca e Nuova Zelanda);
• bicamerali perfetti, quando vi sono due Camere con gli stessi identici poteri (Italia e Svizzera);
LESSICO
Legislatura Il periodo di vita del Parlamento calcolato dal giorno della prima riunione delle Camere, in seguito alle elezioni politiche, fino al giorno precedente alla riunione delle nuove Camere. Nella storia dell’Italia repubblicana si contano diciotto legislature (l’ultima iniziata il 23 marzo 2018).
• bicamerali imperfetti, quando le due Camere hanno poteri e compiti diversi (Spagna e Germania).
La Costituzione italiana prevede alcune differenze tra le due Camere. L’età degli elettori e dei candidati: per votare i membri della Camera dei deputati occorre aver compiuto 18 anni, per votare i membri del Senato bisogna avere almeno 25 anni; per candidarsi alla carica di deputato sono necessari almeno 25 anni, mentre alla carica di senatore 40 anni.
Il numero dei componenti e il modo con cui vengono scelti i parlamentari. La legge costituzionale approvata dal Parlamento nel 2019 e confermata dal referendum costituzionale del 2020 ha modificato la composizione del Parlamento: i membri della Camera dei deputati sono diminuiti passando da 630 a 400 e i membri del Senato da 315 a 200. Del Senato fanno parte anche alcuni parlamentari non eletti dai cittadini: sono i senatori a vita, gli ex Presidenti della Repubblica e altre persone (fino a un massimo di cinque) nominate dal Capo dello Stato perché si sono distinte per particolari meriti in campo sociale, scientifico, letterario e artistico.
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
Senza voto non avrete mai rappresentanti veri delle vostre aspirazioni, dei vostri bisogni.
(G. Mazzini, I doveri dell’uomo, 1851)
Voto
Con queste parole Giuseppe Mazzini (1805-1872), protagonista del Risorgimento italiano, il cui pensiero democratico contribuì a creare una coscienza nazionale unitaria, pone l’accento sull’importanza del voto come strumento per far sentire la propria voce e migliorare le proprie condizioni sociali.
l Democrazia significa votare
Non c’è democrazia senza voto libero. Nei sistemi totalitari o autoritari le elezioni o non ci sono o sono controllate dal regime, che seleziona solo i candidati favorevoli alla sua politica. Anche nei paesi democratici, tuttavia, non tutte le elezioni si svolgono nel completo rispetto delle regole di pluralismo, di accesso all’informazione, di libertà di espressione e di associazione che sono caratteristiche delle “democrazie complete”. Secondo il Democracy Index, una ricerca sullo stato della democrazia nel mondo elaborata dal settimanale britannico “The Economist”, solo 22 paesi nel mondo possono essere definiti “democrazie complete”.
l Votare significa essere cittadini Il voto è l’espressione più alta e completa del diritto
di cittadinanza. Con la votazione scegliamo i nostri rappresentanti nelle istituzioni centrali e periferiche ed esprimiamo di fatto un giudizio sul loro operato, confermandoli nella carica oppure optando per un candidato diverso che soddisfi maggiormente le nostre aspettative. Il diritto di voto comincia a essere praticato molto prima dell’età anagrafica in cui si diventa cittadini maggiorenni (18 anni) e quindi elettori per la Camera dei deputati e per gli organi degli enti locali: nella scuola, per esempio, prima di compiere 18 anni gli studenti sono chiamati a eleggere i rappresentanti di classe e di istituto. Si tratta di una prassi democratica molto importante e utile non solo a selezionare i propri rappresentanti, ma anche a educare alla democrazia e alla responsabilità civile nella vita quotidiana.
3 27 La struttura dello
QUESTIONI APERTE
n I parlamentari: deputati e senatori
I parlamentari si distinguono in deputati, se appartengono alla Camera dei deputati, e senatori se sono membri del Senato della Repubblica; essi sono la “voce” dei cittadini, che rappresentano nelle sedi istituzionali. L’attività dei parlamentari, quindi, deve essere libera e priva di condizionamenti esterni.
Per questa ragione la Costituzione protegge l’attività dei parlamentari attraverso delle immunità: essi, in sostanza, non sono perseguibili penalmente quando esercitano la propria funzione pubblica. Tuttavia una legge del 2012 ha posto alcune limitazioni ai parlamentari nel caso in cui violino le norme penali. Durante il loro incarico i parlamentari percepiscono un’indennità (art. 69), cioè una somma mensile, perché, in caso contrario, potrebbero esercitare l’attività parlamentare solo coloro che dispongono di grandi patrimoni e non hanno bisogno di lavorare per vivere.
n Le elezioni del Parlamento
Le elezioni politiche sono meccanismi attraverso i quali i cittadini, attraverso la votazione, scelgono chi li rappresenterà in Parlamento. Le elezioni variano in base al sistema elettorale adottato, cioè all’insieme delle regole che consentono di tradurre i voti espressi dai cittadini in seggi parlamentari. Tali regole non sono contenute nel testo costituzionale ma sono indicate in apposite leggi ordinarie (leggi elettorali) che possono essere modificate come tutte le altre leggi. In generale, i sistemi elettorali principali sono due: il sistema proporzionale, in cui i seggi sono assegnati alle liste di candidati in proporzione ai voti ottenuti; il sistema maggioritario, in cui i seggi sono assegnati ai candidati che nei collegi uninominali hanno ottenuto la maggioranza dei voti.
Il sistema elettorale italiano ha subito varie modifiche nel corso della storia repubblicana.
Quanto costano le nostre istituzioni?
l Ridurre i costi Lo stipendio dei parlamentari italiani è da tempo al centro di un vivace dibattito pubblico che riguarda, più in generale, il costo delle nostre istituzioni e la necessità di ridurlo. Questo tema ha dominato costantemente la scena politica negli ultimi anni divenendo addirittura oggetto di una riforma costituzionale nel 2020, quando gli elettori con un referendum hanno manifestato la volontà di diminuire drasticamente il numero di deputati alla Camera e al Senato con l’intento di alleggerire i costi della politica.
l Quanto guadagnano i parlamentari
I costi del funzionamento della Camera e del Senato sono stati progressivamente ridotti negli ultimi anni. Dal 2012 l’indennità mensile netta di un parlamentare è di 5.000 euro, a cui si somma una diaria (cioè un rimborso spese per i soggiorni a Roma) di 3.500 euro sia per i deputati sia per i senatori. Dal 2010 il rimborso spese per l’esercizio del mandato per i deputati è passato da 4.190 a 3.690 euro, mentre i rimborsi per le spese telefoniche da 3.098,74 a 1.200 euro. I senatori percepiscono dal 2011 un rimborso forfettario per spese generali di 1.650 euro e un rimborso di spese per l’esercizio di mandato di 2.090 euro mensili.
l Non solo parlamentari I costi della politica, in realtà, non riguardano solo il Parlamento ma l’intero sistema istituzionale, che comprende il personale delle Camere, i compensi degli eletti negli organi degli enti locali e il loro personale tecnico e amministrativo. Dunque, nel nostro paese la politica raggiunge costi molto alti ma questo è il prezzo da pagare per la democrazia.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 28
Collegio elettorale Circoscrizione territoriale in cui gli elettori eleggono uno o più candidati. Se il collegio serve a eleggere un solo candidato si dice uninominale, se serve ad assegnare più seggi si chiama plurinominale.
LESSICO
l Il sistema proporzionale Esistono due modelli principali di sistema elettorale, ispirati a differenti criteri di attribuzione dei seggi, il sistema maggioritario e il sistema proporzionale. Nel sistema proporzionale i seggi sono assegnati in rapporto ai voti che ogni lista ha ottenuto; l’elezione avviene sulla base di collegi plurinominali, cioè porzioni di territorio dello Stato nei quali possono essere eletti contemporaneamente più candidati. Per esempio, se si presentano alle elezioni cinque partiti che ottengono rispettivamente il 38%, il 32%, il 16%, il 9% e il 5% di voti, i seggi parlamentari saranno suddivisi in misura proporzionale ai voti ottenuti: in un Parlamento con 400 seggi, il primo partito otterrà 152 seggi, il secondo 128, il terzo 64, il quarto 36 e il quinto 20. Il sistema proporzionale ha come obiettivo quello di una maggiore rappresentatività: distribuendo i seggi parlamentari in maniera proporzionale ai voti ottenuti da ciascuna lista, fotografa la realtà politica del paese, dando spazio anche ai piccoli soggetti politici.
l Il sistema maggioritario Nel sistema maggioritario l’elezione avviene di solito sulla base di collegi uninominali, cioè di porzioni di territorio dello Stato a cui è attribuito di solito un unico seggio. Quindi, in linea di massima solo il candidato che ottiene più voti in ciascun collegio conquista il seggio. Per esempio, se i candidati di un partito si
affermano nella maggioranza dei collegi, anche se per pochi voti di differenza sui loro rivali, il partito a cui appartengono otterrà una maggioranza schiacciante di seggi in Parlamento. Il sistema maggioritario, infatti, ha come obiettivo fondamentale la governabilità, cioè garantire al paese un governo stabile ed efficiente. Esso, quindi, tende ad assicurare alla lista o alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti la possibilità effettiva di governare (assegnandogli una solida e ampia maggioranza parlamentare).
l L’attuale legge elettorale: un sistema misto In Italia nel corso degli anni la legge elettorale è cambiata più volte; quella in vigore dal 2017 prevede per entrambe le Camere:
• il 37% dei seggi assegnato con un sistema maggioritario a turno unico in collegi uninominali; in ogni collegio è eletto il candidato più votato (“uninominale secco”);
• il 61% dei seggi ripartito proporzionalmente tra le liste che abbiano superato le previste soglie di sbarramento nazionali; la ripartizione dei seggi è effettuata a livello nazionale per la Camera e a livello regionale per il Senato;
• il 2% dei seggi destinato al voto degli italiani residenti all’estero e assegnato con un sistema proporzionale che prevede il voto di preferenza.
400 200
Maggioritario a turno unico 14837%
Proporzionale (con sbarramento al 3%) 24461%
Voto degli italiani residenti all’estero 8 2%
Maggioritario a turno unico 74 37%
Proporzionale (con sbarramento al 3%) 12261%
Voto degli italiani residenti all’estero 4 2%
3 29 La struttura dello Stato italiano
Camera
Deputati Senato
SeggiPerc.
PER SAPERNE DI PIÙ Le elezioni del Parlamento: sistema proporzionale, maggioritario e misto Distribuzione dei seggi alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica
dei
della Repubblica Metodo di elezione
Tipo di votazione SeggiPerc.
n La funzione legislativa
Articolo 70 – La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere. [...]
Proposta di legge
Ciascun deputato e senatore Governo
50.000 elettori
Entrambe le Camere svolgono la funzione legislativa; perciò i testi di legge devono sempre essere approvati, con lo stesso contenuto, sia dalla Camera sia dal Senato. Il procedimento di formazione di una legge, chiamato iter legislativo, può essere suddiviso in quattro fasi:
• l’iniziativa legislativa;
• l’esame e l’approvazione da parte di una Camera;
• il passaggio del testo all’altra Camera e la sua approvazione con il medesimo testo;
• la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Consiglio regionale
La conseguenza più evidente di questa procedura è che i tempi di emanazione di una legge sono piuttosto lunghi. Negli ultimi anni, da più parti si sono levate voci critiche, che propongono uno snellimento e una velocizzazione dell’iter legislativo in modo da assicurare al Parlamento una maggiore efficienza, cioè una maggiore capacità di aderire alle continue trasformazioni della società.
n L’iniziativa legislativa
L’iniziativa legislativa consiste nella presentazione di una proposta di legge (chiamata “disegno di legge” se è presentata dai parlamentari o dal Governo) da parte di vari soggetti:
• ciascun deputato o senatore;
• il Governo;
• 50.000 elettori;
• il CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), ma solo riguardo a proposte di legge in materia di economia e di lavoro;
• ciascun Consiglio regionale, ma solo riguardo a proposte di legge in materia regionale.
n L’esame e l’approvazione da parte di una Camera
Quando un progetto di legge viene presentato a una Camera deve essere sottoposto a un attento esame prima di essere approvato. Nel nostro sistema questo esame può avvenire secondo tre procedure: ordinaria, in sede redigente e in sede legislativa.
La procedura ordinaria prevede l’esame da parte di una delle commissioni permanenti, composte da un certo numero di parlamentari rappresentanti di ogni forza politica, incaricata di valutare la proposta e di preparare un testo per la discussione in assemblea. Con la procedura ordinaria, dunque, il testo viene esaminato in commissione, poi viene discusso e votato dall’assemblea, che può apportarvi le modifiche che ritiene più opportune. La procedura ordinaria, obbligatoria per le leggi più importanti, richiede però spesso tempi molto lunghi. Perciò in molti casi si ricorre a procedure più veloci.
La procedura in sede redigente, usata in modo limitato, prevede la redazione e l’esame del testo in commissione; in questo caso l’assemblea può solo approvare o respingere il testo predisposto dalla commissione senza apportarvi modifiche.
La procedura in sede legislativa prevede che il procedimento di esame e votazione della proposta di legge avvenga nella commissione e non passi dall’assemblea per l’approvazione.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 30
CNEL
Palazzo Montecitorio a Roma, sede della Camera dei deputati.
italiano
n Il passaggio del testo all’altra Camera e la sua approvazione
Il progetto di legge approvato da una Camera viene trasmesso all’altra Camera, che deve approvarlo nello stesso identico testo, dopo aver seguito un iter uguale a quello avvenuto nella prima Camera. Può però capitare che l’altra Camera vi apporti una o più modifiche; in quel caso, il testo di legge dovrà essere riesaminato, solo nelle parti modificate, dalla Camera che se ne era occupata in precedenza. Infatti, il bicameralismo perfetto che caratterizza il nostro sistema parlamentare prevede che una legge non possa essere emanata fino a quando Camera e Senato non approvino un testo identico.
n La promulgazione e la pubblicazione di una legge
Quando una legge è stata regolarmente approvata, il Presidente della Repubblica la promulga, cioè ne ordina la pubblicazione e l’osservanza. Se, però, il Presidente della Repubblica ritiene che la legge meriti un ulteriore approfondimento può rinviarla alle Camere, con messaggio motivato, per chiedere una nuova deliberazione. Il rinvio presidenziale riapre il procedimento legislativo; tuttavia, se la legge è approvata di nuovo, il Presidente è obbligato a promulgarla. Subito dopo la promulgazione, la legge viene pubblicata, cioè inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana e poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. La legge entra in vigore, e diviene quindi obbligatoria per tutti i destinatari, il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Progetto di legge
discussione e approvazione
Camera Senato
Commissione della Camera
Commissione del Senato
Assemblea della Camera
testo definitivo
promulgazione
pubblicazione
Presidente della Repubblica Gazzetta Ufficiale dopo il quindicesimo giorno entrata in vigore
Assemblea del Senato
testo definitivo
3 31 La struttura dello Stato
testoapprovato dalSenato testoapprovato dallaCamera
2. Il Presidente della Repubblica
PER COMINCIARE CHE COSA NE SAI
1. La Costituzione afferma che il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Che cosa significa?
a Che il Presidente svolge la funzione esecutiva.
b Che il Presidente svolge una funzione di mediazione fra gli altri organi costituzionali.
c Che il Presidente non ha alcuna funzione.
2. Il Presidente della Repubblica viene eletto da tutti i deputati e i senatori riuniti insieme. Per quale motivo?
a Perché è difficile trovare un accordo su una sola persona.
b Per far partecipare tutti a un evento importante.
c Perché il Presidente deve rappresentare l’intera collettività.
1. Il Presidente della Repubblica in vari momenti della storia del paese ha avuto una funzione determinante. Cerca su Internet alcuni occasioni in cui l’attuale presidente Sergio Mattarella e quello precedente Giorgio Napolitano hanno svolto un ruolo decisivo per l’equilibrio politico del paese.
2. Nel gennaio 2022 Sergio Mattarella è stato eletto presidente della Repubblica per la seconda volta. Allo scadere del suo mandato potrà essere eletto anche una terza volta oppure la Costituzione italiana pone un limite alla rielezione del presidente?
n Ruolo e funzioni del Presidente della Repubblica
Articolo 87 – Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. [...]
Il ruolo del Presidente della Repubblica varia in base alla forma di governo dello Stato. Nelle repubbliche presidenziali, come negli Stati Uniti, il Presidente è sia capo dello Stato sia capo del governo e quindi ha ampi poteri decisionali. Nelle repubbliche parlamentari, come in Italia, in cui il Parlamento è il centro del sistema istituzionale, il Presidente della Repubblica ha un ruolo perlopiù formale e di rappresentanza: è solo capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. La Costituzione, tuttavia, collega le funzioni del Presidente della Repubblica a quelle del Parlamento (potere legislativo), del Governo (potere esecutivo) e della Magistratura (potere giudiziario): nei loro confronti, il Presidente esercita un’attività di stimolo, moderazione e garanzia. Egli, infatti, è il garante supremo della Costituzione ed esercita una funzione imparziale di coordinamento fra gli organi più importanti dello Stato.
Il Presidente della Repubblica può compiere molti atti importanti: nomina il Presidente del Consiglio e i ministri; può sciogliere anticipatamente le Camere in caso di crisi politica; promulga le leggi; emana decreti e regolamenti; invia messaggi alle Camere; indice i referendum.
Inoltre il Presidente ha un ruolo molto importante sul piano internazionale: si reca in visita ufficiale negli altri paesi e riceve i capi di Stato stranieri e gli ambasciatori dei diversi Stati che hanno relazioni diplomatiche con l’Italia.
n L’elezione del Presidente
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento (art. 83) che, per svolgere questa funzione, si riunisce a Montecitorio in seduta comune, cioè con tutti i deputati e i senatori. All’elezione partecipano anche 58 delegati regionali (tre per ogni Regione, salvo la Valle d’Aosta che ha un solo rappresentante). Il Presidente, insomma, viene eletto da oltre 1000 persone, in rappresentanza di tutti gli italiani.
La Costituzione non stabilisce particolari requisiti per diventare Presidente: può essere eletto qualsiasi cittadino italiano – uomo o donna – che abbia compiuto
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 32
Stato italiano
cinquant’anni di età e goda dei diritti civili e politici (art. 84). Ciononostante, nella storia italiana sono stati eletti sempre cittadini maschi, con una lunga esperienza politica.
L’elezione avviene a scrutinio segreto e, per essere eletto, il Presidente deve ricevere un numero molto alto di voti, che varia a seconda del numero degli scrutini (votazioni), al fine di garantire che la sua scelta sia basata su un ampio consenso.
Una volta eletto, il Presidente risiede nel palazzo del Quirinale, ricopre l’incarico per sette anni (art. 85) e può essere rieletto. Al termine del mandato, se non viene rieletto, diventa senatore a vita.
n Le responsabilità del Presidente
Articolo 90 – Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. [...]
Ciò significa che il Presidente non risponde direttamente degli atti da lui compiuti, proprio per garantirne la massima indipendenza. Pertanto gli atti firmati dal Presidente sono sempre accompagnati da una o più firme di altri soggetti (Presidente del Consiglio o singoli ministri), i quali li controfirmano e se ne assumono così la responsabilità. La mancanza della controfirma invalida l’atto del Presidente.
Il Presidente è comunque responsabile di alto tradimento (per esempio se si accorda con potenze straniere ai danni dell’Italia) e di attentato alla Costituzione (se, per esempio, cerca di modificare i valori fondamentali della Costituzione). Situazioni di questo tipo (“reati presidenziali”) non si sono però mai verificate nella storia repubblicana. Nel caso in cui accadessero, è prevista una particolare procedura, innanzi alla Corte Costituzionale, per giudicare il capo dello Stato.
n Altri compiti del Presidente
Il Presidente della Repubblica svolge importanti attività costituzionali (art. 87):
• presiede il Consiglio Superiore della Magistratura, cioè l’organo di autogoverno dei giudici;
• comanda le Forze Armate, essendo a capo del Consiglio supremo di difesa (organo che si occupa dei problemi generali relativi alla sicurezza e alla difesa nazionale);
• ratifica i trattati internazionali, dietro autorizzazione del Parlamento, per consentire a quest’ultimo un controllo sulla politica estera esercitata dal Governo;
• può concedere la grazia e commutare le pene.
Funzioni del Presidente della Repubblica
• È capo dello Stato
• Rappresenta l’unità nazionale
• È garante della Costituzione
• Coordina gli organi dello Stato
• Nomina il Presidente del Consiglio e i ministri
• Può sciogliere anticipatamente le Camere
• Promulga le leggi
• Presiede il CSM
• Comanda le Forze Armate
• Ratifica i trattati internazionali
• Può concedere la grazie e commutare le pene
3 33 La struttura dello
Sergio Mattarella tiene un discorso ai deputati e ai senatori in Parlamento il 3 febbraio 2022 dopo la sua rielezione alla presidenza della Repubblica.
3. Il Governo
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Guarda i video:
• La formazione del Governo
• Come nasce un decreto legge
Una questione di fiducia
Il governo si regge sulla fiducia del Parlamento e del Presidente della Repubblica che sceglie e nomina il Presidente del Consiglio e i suoi ministri. Presidente e ministri giurano davanti al capo dello Stato di essere fedeli alla Repubblica, alla Costituzione e alla legge e di esercitare le proprie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione.
n La funzione esecutiva
Il Governo detiene il potere esecutivo, cioè attua le scelte politiche e legislative del Parlamento. Nonostante l’importanza delle funzioni che svolge, la Costituzione dedica solo cinque articoli al Governo (articoli 92-96). In realtà, i compiti del Governo sono molto ampi poiché esso stabilisce le linee più importanti della politica nazionale, dirige l’attività della Pubblica amministrazione e, sia pure entro limiti precisi, emana atti che hanno valore di legge.
n La composizione del Governo
Articolo 92 – Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. [...]
Il Governo, dunque, è composto dal Consiglio dei ministri, che è a sua volta costituito dal Presidente del Consiglio e dai ministri, cioè persone (non necessariamente parlamentari) che hanno competenze specifiche nei vari campi (l’economia, la sanità, la politica estera ecc.).
Fanno parte del Governo anche altri soggetti, non previsti dalla Costituzione, ma introdotti da leggi ordinarie: il vicepresidente del Consiglio, i sottosegretari di Stato, i comitati interministeriali e così via. Il Presidente del Consiglio è scelto e nominato con decreto dal Presidente della Repubblica, il quale designa anche i singoli ministri su proposta dello stesso Presidente del Consiglio.
n Come nasce un Governo
Quando si deve formare un nuovo Governo, di solito a seguito di elezioni politiche (ma talvolta per effetto di una crisi politica), il Presidente della Repubblica svolge un giro di consultazioni, cioè chiede ai leader delle forze politiche e ad altri soggetti (ex Presidenti, rappresentanti dei sindacati ecc.) chi è, secondo loro, la persona più adatta a ricoprire l’incarico di capo del Governo.
Normalmente, durante le campagne elettorali i partiti o le coalizioni indicano il loro candidato, cioè la persona che proporranno al Presidente della Repubblica come futuro Presidente del Consiglio. Se l’esito delle elezioni politiche è chiaro e un partito o una coalizione ottiene una netta vittoria (e quindi una netta maggio-
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 34
Stato italiano
ranza in Parlamento), il Presidente della Repubblica non farà altro che affidare al candidato della coalizione vincente il compito di formare un Governo in qualità di Presidente del Consiglio. Se, invece, le elezioni hanno dato un risultato incerto e nessun partito o coalizione è in grado di ottenere da sola la maggioranza dei voti in Parlamento, il Presidente avvia un giro di consultazioni per individuare la figura che ha maggiori possibilità di ottenere la fiducia parlamentare. Se anche questo tentativo va a vuoto, il Presidente sarà costretto a indire nuove elezioni.
Una diversa situazione si ha quando il Governo in carica si dimette perché sfiduciato dal Parlamento. In questo caso, per individuare il nuovo Presidente del Consiglio si deve procedere a consultazioni più complesse. La nostra Costituzione, infatti, prima di ricorrere al voto popolare impone al Presidente della Repubblica il compito di verificare l’esistenza in Parlamento di maggioranze alternative
In ogni caso, una volta designato, il candidato Presidente del Consiglio avvia a sua volta dei colloqui per individuare le persone più adatte con cui realizzare il suo programma di Governo. Terminate le sue consultazioni, presenta al capo dello Stato l’elenco o la rosa dei ministri. Se il Presidente della Repubblica non ha nulla da eccepire, il Presidente del Consiglio e i ministri giurano fedeltà alla Repubblica davanti al capo dello Stato. Il Governo così formato deve presentarsi, entro dieci giorni, davanti al Parlamento per ottenerne la fiducia (cioè la maggioranza dei voti dell’assemblea), la quale viene accordata sulla base del programma che il Governo intende realizzare.
n Le crisi di Governo
I Governi spesso hanno una vita travagliata perché le forze politiche che li sostengono non sempre concordano su tutti i provvedimenti da adottare. Le crisi di governo possono essere di due tipi: • extraparlamentari, quando sono causate da un disaccordo interno tra i suoi componenti o tra le forze politiche che lo sostengono; • parlamentari, quando il Parlamento (anche una sola delle due Camere) revoca la fiducia al Governo con una mozione di sfiducia. La mozione può essere votata anche nei confronti di un singolo ministro: nel caso sia approvata, questi dovrà dimettersi e il Presidente del Consiglio dovrà sostituirlo.
Fasi di formazione di un Governo
La sala del Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi dove si riunisce l’esecutivo.
1. Consultazioni del Presidente della Repubblica
2. Scelta di un Presidente del Consiglio
3. Consultazioni del Presidente del Consiglio
4. Presentazione della rosa dei ministri da parte del Presidente del Consiglio incaricato al Presidente della Repubblica
5. Giuramento di fedeltà del Presidente del Consiglio e dei ministri
6. Presentazione del Presidente del Consiglio e dei ministri al Parlamento per ottenerne la fiducia
3 35 La struttura
dello
n La funzione esecutiva: amministrare lo Stato
Il Governo svolge funzioni esecutive e normative. La funzione esecutiva consiste nell’amministrare lo Stato attuando gli obiettivi più importanti, che devono essere presentati al Parlamento quando viene chiesta la sua fiducia.
Il programma del Governo rappresenta la direzione verso cui si orientano le scelte del paese per il periodo in cui resterà in carica. Per esempio, possono essere considerati obiettivi di un Governo la crescita dell’occupazione, il sostegno alle classi sociali più deboli, lo sviluppo dell’istruzione e della cultura ecc; a livello internazionale, la partecipazione a organismi internazionali, l’aiuto ai popoli del Terzo Mondo ecc. Infine, il Governo ogni anno predispone il bilancio dello Stato, il documento contabile in cui sono indicate le entrate e le spese statali. I ministri, essendo al vertice dei Ministeri, cioè delle strutture burocratiche che si occupano dell’amministrazione dello Stato, realizzano le strategie che ritengono più adatte per raggiungere gli obiettivi prefissati nell’ambito delle proprie competenze. Il Presidente del Consiglio e il Consiglio dei ministri hanno, invece, la funzione di armonizzare i singoli obiettivi nell’interesse generale del paese.
Il Governo è uno degli organi a cui la Costituzione conferisce la facoltà di presentare proposte di legge al Parlamento (art. 71). Queste proposte di legge sono chiamate tecnicamente “disegni di legge” e sono molto importanti perché gran parte di esse divengono leggi dello Stato. La Costituzione affida al Governo anche la possibilità di emanare direttamente, sia pure con procedure particolari e circoscritte, tre tipi di provvedimenti di natura normativa.
I decreti-legge del Governo
Durante l’attività legislativa del Parlamento nella XVIII legislatura (2018-2022) sono state promulgate 293 leggi; 100 di queste riguardano la conversione in legge dei decreti-legge emanati dal Governo.
I decreti-legge sono provvedimenti normativi che possono essere emanati solo in caso di necessità e urgenza. Per esempio, si utilizza un decreto legge quando è necessario inviare rapidamente aiuti a popolazioni colpite da un terremoto oppure quando c’è bisogno con urgenza di una legge in materia di salute pubblica a causa di una situazione di grave pericolo e così via. I decreti legge hanno un’efficacia massima di 60 giorni a partire dalla loro pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale: entro tale periodo il Parlamento deve trasformarli in legge o decadono, cioè perdono ogni efficacia.
I decreti legislativi sono provvedimenti di legge emanati dal Governo dopo che il Parlamento lo ha incaricato con una delega a emanare un atto avente valore legislativo, in merito a una precisa materia ed entro certi limiti indicati nella delega. Il decreto legislativo è di solito utilizzato per leggi in materie tecniche o particolarmente complesse o per recepire nel nostro ordinamento direttive dell’Unione Europea.
I regolamenti sono subordinati alle leggi ordinarie e hanno come oggetto le modalità di esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi oppure disciplinano materie che non sono regolamentate da leggi.
Leggi ordinarie
Leggi di conversione dei decreti-legge del Governo
Leggi di Bilancio
LESSICO
Delega Atto con cui un soggetto, ente o organo, consente a un altro soggetto di esercitare una propria funzione in modo temporaneo e limitato, cioè senza trasferirne la titolarità.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 36
n La funzione normativa: disegni di legge, decreti, regolamenti
4. La Magistratura
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Guarda i video:
• Il processo penale
• Il processo civile
La legge è uguale per tutti
È la scritta che campeggia nelle aule di tutti i tribunali italiani come garanzia dell’uguaglianza di tutti i cittadini, che hanno diritto a una giustizia imparziale e, quindi, non devono essere discriminati per le loro condizioni sociali, economiche e culturali e per le loro preferenze politiche e ideologiche.
n La funzione giurisdizionale
Articolo 102 – La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario. [...]
La Magistratura è composta dall’insieme dei giudici cui è affidata la funzione giurisdizionale, cioè l’applicazione delle norme giuridiche ai casi concreti. Il diritto, infatti, è costituito da regole generali e astratte; alla Magistratura spetta il compito di applicare la regola generale al caso concreto, decidendo come debba essere risolta una situazione giuridica attraverso l’emanazione di una sentenza, cioè una decisione che è obbligatoria per le parti del processo. Per esempio, secondo l’articolo 624 del codice penale chi commette un furto è punibile con la reclusione da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni. È il giudice, però, a stabilire, in base alla maggiore o minore gravità del fatto, la pena: potrà punire in modo più grave chi ha già commesso numerose volte un furto e stabilire una punizione più lieve per chi l’ha commesso per la prima volta.
LESSICO
Processo È un insieme di atti tra loro coordinati e preordinati alla pronuncia del giudice su questioni riguardanti il rispetto della legge. Il processo coinvolge un giudice e almeno due parti che devono essere rappresentate da un avvocato o da un procuratore generale.
dei giudici La Costituzione contiene sia norme relative all’imparzialità e all’indipendenza della Magistratura, sia princìpi che regolano la sua attività. I princìpi costituzionali più importanti sono:
n I princìpi costituzionali che regolano l’attività
• l’assunzione dei giudici (art. 106), che avviene tramite concorso pubblico, riservato ai laureati in Giurisprudenza, in possesso di ulteriori titoli e requisiti. Esistono anche giudici onorari, selezionati sulla base di titoli come, per esempio, i giudici di pace;
• l’indipendenza dei magistrati (artt. 105, 107) garantita dall’assenza di una gerarchia tra magistrati, cioè un giudice non può imporre a un altro giudice di decidere in un certo modo. Inoltre, i giudici non possono essere trasferiti dalla loro sede senza il loro consenso (la cosiddetta “inamovibilità”), per evitare che sia bloccata un’inchiesta. L’articolo 105 dispone che la carriera dei giudici sia valutata da un organismo indipendente, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM). L’imparzialità è assicurata dall’obbligo per i giudici di astenersi dai pro-
3 37 La struttura dello Stato italiano
Un giudice della Corte di Cassazione.
cessi nei quali siano coinvolti personalmente (per interessi personali, economici, familiari ecc.);
• il giusto processo (art. 111) che prevede il contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, e la decisione di un giudice imparziale. Le persone accusate di aver commesso reati devono essere informate in tempi brevi mediante l’informazione di garanzia, una comunicazione in busta chiusa con cui la persona accusata di un reato viene informata dei fatti a lei contestati.
Infine, l’articolo 111 stabilisce che tutti i provvedimenti del giudice debbano essere motivati. Nel caso in cui le motivazioni non siano ritenute corrette dai destinatari della sentenza, la Costituzione prevede il principio del doppio grado della giurisdizione, in base al quale le parti di un processo possono chiedere il riesame del caso a un nuovo giudice diverso dal precedente.
n Il Consiglio superiore della Magistratura
Il Consiglio superiore della Magistratura (CSM) si occupa di tutte le decisioni che riguardano l’attività dei magistrati (assunzioni, trasferimenti, promozioni, provvedimenti disciplinari) per garantirne la massima indipendenza e autonomia dagli altri poteri. Il CSM è un organo composto da ventiquattro membri eletti e tre componenti che ne fanno parte di diritto (ossia non sono eletti). In particolare, sedici componenti sono eletti dai giudici al loro interno, mentre otto sono eletti dal Parlamento, riunito in seduta comune, tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati di comprovata esperienza. I tre membri di diritto sono il Presidente della Repubblica (che lo presiede), il primo Presidente e il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione. Il mandato dei membri del CSM dura 4 anni.
n La Corte costituzionale
Articolo 134 – La Corte costituzionale giudica sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni. [...]
I princìpi sanciti dalla Costituzione devono essere rispettati da tutte le altre norme (leggi, decreti, regolamenti ecc.), perché rappresentano le fondamenta dell’ordinamento giuridico.
Può accadere che gli organi che esercitano la funzione legislativa emanino atti in contraddizione con i princìpi costituzionali. Per esempio, una legge in materia di lavoro che prevedesse retribuzioni differenti per i cittadini uomini rispetto alle cittadine donne sarebbe in aperto contrasto con l’articolo 3 della Costituzione. Per garantire la coerenza tra i princìpi costituzionali e gli atti e le leggi emanati da altri soggetti, la Costituzione prevede un organo, la Corte costituzionale. Nel caso in cui la Corte ritenga che una legge o un atto avente forza di legge contrasti con la Costituzione, ha il potere di farne cessare l’efficacia.
Corte costituzionale
15 giudici
5 giudici scelti dal Presidente della Repubblica
5 giudici scelti dal Parlamento
5 giudici scelti dalla Magistratura
La Corte è formata da quindici giudici, scelti tra persone qualificate: professori universitari in materie giuridiche; avvocati che abbiano svolto per almeno vent’anni l’attività professionale; giudici appartenenti alle giurisdizioni superiori (giudici della Corte di Cassazione, del Consiglio di Stato o della Corte dei conti). La scelta dei componenti della Corte è effettuata per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e, per il restante terzo, dalle più alte Magistrature.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 38
5. La Pubblica amministrazione e gli enti locali
PER COMINCIARE UNA CARTA
Il mosaico italiano
Le differenze geografiche, sociali, economiche e culturali che caratterizzano, sin dai tempi più lontani, la penisola italiana riguardano sia le regioni sia le aree più piccole all’interno degli spazi regionali. Per questo motivo la Costituzione ha scelto di promuovere il più ampio decentramento valorizzando insieme alla Regione anche il Comune, l’istituzione più vicina al cittadino.
n La Pubblica amministrazione
Il Governo e il Parlamento fissano gli obiettivi politici ma è la Pubblica amministrazione (PA) che li realizza. Con l’espressione “Pubblica amministrazione” si indica l’insieme degli organi pubblici e delle attività svolte per realizzare gli obiettivi d’interesse generale.
La Costituzione prevede che l’attività della PA si svolga nel rispetto di alcuni princìpi generali.
• Decentramento e sussidiarietà: l’Italia è «una e indivisibile» ma lo Stato «riconosce e promuove le autonomie locali» (art. 5) attraverso il decentramento, cioè spostando poteri dagli organi centrali a quelli periferici. Si realizza così il principio della sussidiarietà, in base al quale le decisioni devono essere prese e i servizi devono essere erogati dagli enti più vicini ai cittadini, in primo luogo dai Comuni e, solo se vi sono esigenze più ampie, dagli organi territoriali superiori.
• Legalità: la PA può compiere atti solo se questo potere le viene attribuito dalla legge ed entro i limiti previsti dalla legge.
• Imparzialità: la PA deve evitare discriminazioni o preferenze tra i cittadini; per garantire l’imparzialità i pubblici dipendenti devono essere assunti solo mediante concorsi pubblici.
• Buon andamento: l’organizzazione della PA deve perseguire obiettivi di efficacia (raggiungere l’obiettivo prefissato) ed efficienza (raggiungere l’obiettivo con il minor impiego di risorse possibili).
n Le autonomie locali
Articolo 114 – La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. [...]
Per attuare il principio del decentramento, la Costituzione prevede diversi organi locali: Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni. Questa pluralità di enti fa fronte alle differenze esistenti tra le varie parti del paese e risponde alle richieste di autonomia dei territori con una più forte identità linguistica e culturale. Ciò ha portato alla creazione di due tipi di Regioni: le cinque Regioni a Statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia), che godono di ampia autonomia, soprattutto in campo legislativo e finanziario, e le quindici Regioni a Statuto ordinario
3 39 La struttura dello Stato italiano
Guarda il video sul Comune
Organi della Regione
n Le Regioni
La Regione è l’ente territoriale più grande. La sua organizzazione è disciplinata da uno Statuto, una sorta di “costituzione” regionale. Gli organi della Regione sono tre:
• il Consiglio regionale è l’organo deliberativo che stabilisce le linee politiche e approva le leggi e i regolamenti regionali. Ha un numero variabile di consiglieri (a seconda della popolazione) ed è eletto ogni 5 anni dai cittadini e delle cittadine residenti nella Regione con vari sistemi elettorali (di solito con sistema maggioritario);
• la Giunta regionale è l’organo esecutivo che si occupa di attuare le decisioni prese dal Consiglio. Ha un numero variabile di assessori, scelti dal Presidente della Giunta, che collaborano per attuare il programma, ognuno con un proprio settore di competenza;
• il Presidente della Giunta dirige i lavori della Giunta e ha il compito di attuare il programma politico con cui si è presentato ai cittadini, che lo eleggono direttamente.
Le Regioni godono di varie forme di autonomia:
• autonomia legislativa: emanano leggi valide sul proprio territorio nelle materie stabilite dall’articolo 117 della Costituzione;
• autonomia statutaria: decidono il modello della propria organizzazione interna, approvando il proprio Statuto;
• autonomia politica: determinano gli obiettivi da raggiungere;
• autonomia amministrativa e finanziaria: dispongono di un proprio bilancio e possono istituire tributi regionali.
n Le Province
Le Province sono enti intermedi tra Regioni e Comuni e svolgono funzioni in settori come i trasporti e la viabilità, la tutela dell’ambiente, la valorizzazione del territorio
Per diminuire la spesa pubblica si parla molto spesso della possibilità di eliminare le Province, trasferendo le loro funzioni ad altri organi. Negli ultimi anni, in effetti, il ruolo, le competenze e gli strumenti a disposizione delle Province sono stati fortemente ridotti, ma una definitiva cancellazione di questi enti può avvenire solo nell’ipotesi di una modifica della Costituzione.
l La carta fondamentale della Regione Per soddisfare le esigenze di un largo decentramento, la Costituzione attribuisce un ampio grado di autonomia alle Regioni che hanno la facoltà di scrivere il proprio statuto. Si tratta della carta fondamentale delle Regioni, cioè di un documento in cui sono fissati gli scopi e i principi di organizzazione e funzionamento dell’ente. Il documento è approvato dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta dei suoi componenti per le Regioni ordinarie e dal Parlamento con legge costituzionale per le Regioni a Statuto speciale.
l I contenuti Lo Statuto stabilisce, in armonia con i principi costituzionali, la forma di governo, l’esercizio del diritto di iniziativa legislativa, l’esercizio del referendum su leggi e provvedimenti regionali, la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali e la legge elettorale, cioè le modalità di elezione del Presidente della Regione e dei membri dell’assemblea regionale. Gli Statuti regionali non vanno considerati come vere e proprie costituzioni regionali, assimilabili alla Costituzione dello Stato, perché le Regioni, secondo il nostro ordinamento, possiedono autonomia, ma non sovranità.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 40
Giunta regionale
Consiglio regionale
Presidente della Giunta
PER SAPERNE DI PIÙ Che cosa sono gli Statuti regionali
n Le città metropolitane
La Costituzione prevede la presenza delle Città metropolitane, organismi intermedi tra Province e Comuni, che rappresentano il territorio di alcune grandi città italiane e dei Comuni limitrofi. Le Città metropolitane sono 14: Genova, Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo, Catania, Messina e Cagliari.
Le due Città metropolitane più grandi in Italia sono Roma e Milano: la prima è formata da 121 Comuni con una popolazione complessiva di 4,35 milioni di abitanti, mentre quella di Milano da 133 Comuni con una popolazione di 3,26 milioni di abitanti. Questi enti permettono di coordinare meglio i servizi offerti in territori molto popolati, formati da più Comuni limitrofi, che hanno esigenze particolari e diverse rispetto a quelle degli altri Comuni di dimensioni più piccole, per esempio in tema di trasporti, collegamenti stradali, tutela dell’ambiente ecc.
n I Comuni
In Italia i Comuni, sin dal Medioevo, sono un punto di riferimento fondamentale per i cittadini. Naturalmente da allora si sono verificati profondi cambiamenti ma ancora oggi i cittadini vivono il proprio Comune come il soggetto istituzionale più vicino ai loro bisogni.
Questo legame è rafforzato da un sistema elettorale che attribuisce ai cittadini il potere di eleggere direttamente non solo i consiglieri comunali, ma anche il Sindaco, cioè la persona che per cinque anni dovrà coordinare il funzionamento del Comune.
Il Sindaco rappresenta il Comune e sovraintende al funzionamento dei servizi e degli uffici. Pertanto a lui sono attribuite funzioni esecutive e di rappresentanza. Ad affiancare il Sindaco c’è la Giunta, composta da vari assessori scelti per guidare un settore specifico dell’amministrazione (urbanistica, sanità, turismo ecc.). Il Consiglio comunale è l’organo deliberativo, dotato di autonomia organizzativa, funzionale e finanziaria. La sua funzione di indirizzo e di controllo si esprime soprattutto nell’emanazione dello Statuto comunale, il documento contenente le regole di funzionamento del Comune dall’organizzazione degli uffici fino alle modalità di funzionamento degli organi comunali.
PER SAPERNE DI PIÙ
l Nei Comuni grandi La legge prevede due diversi sistemi per le elezioni comunali, a seconda che si tratti di un Comune con un numero di abitanti superiore o inferiore a 15.000. Nei Comuni con più di 15.000 abitanti il Sindaco è eletto direttamente dai cittadini con un sistema a doppio turno: se un candidato ottiene il 50% più uno dei voti, viene subito eletto Sindaco, mentre se nessuno riesce a raggiungere questa soglia i due candidati che hanno ottenuto più voti si sfidano in un secondo turno elettorale, alla fine del quale chi avrà ottenuto più voti risulterà eletto. Per quanto riguarda il Consiglio comunale, il 60% dei seggi è assegnato alla lista del partito collegato al Sindaco eletto, mentre gli altri seggi sono divisi tra le altre liste in proporzione ai voti ottenuti.
l Nei Comuni piccoli Nei Comuni con meno di 15.000 abitanti gli elettori votano, sulla stessa scheda, per il Sindaco e per il Consiglio comunale. Il Consiglio sarà composto per due terzi dalla lista cui appartiene il Sindaco eletto, mentre i restanti seggi saranno assegnati alle altre liste.
3 41 La struttura dello Stato italiano
Come si vota nel tuo Comune
Il diritto del lavoro 4
1. La tutela del lavoro
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Nuovi lavori, nuove tutele
I rider, giovani fattorini che effettuano consegne a domicilio di merci ordinate su piattaforme online usando la bicicletta o il motorino di proprietà, sono una categoria di lavoratori emersa di recente in Italia e in continua crescita (oggi sono circa 60.000) che ha aspetta ancora tutele e regole precise.
n Lavoro e democrazia
L’articolo 1 della Costituzione italiana dichiara che «l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». I Costituenti hanno voluto evidenziare che alla base della vita collettiva non ci dovevano essere i privilegi di una classe sociale, ma il lavoro di tutti i cittadini e le cittadine. Questo principio lavorista è affermato ancor più chiaramente nell’articolo 4, che riconosce il lavoro come diritto e come dovere dei cittadini. Il lavoro, dunque, è il fondamento della democrazia perché attraverso il lavoro i cittadini si assicurano una vita materiale dignitosa e realizzano le proprie aspirazioni. In una parola, possono essere liberi.
n L’intervento dello Stato a sostegno del lavoro
Negli articoli dal 35 al 40 i Costituenti si sono fatti carico anche della “questione sociale”, affidando allo Stato la tutela dei soggetti più deboli (in genere i lavoratori subordinati) e il perseguimento della giustizia sociale attraverso una più equa distribuzione del reddito. Quando la Costituzione afferma che «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro» (art. 4) esprime un vero e proprio programma di politica sociale basato sulla lotta alla disoccupazione. Ciò non significa che lo Stato debba garantire un lavoro a tutti, ma che esso deve impegnarsi a rendere effettivo il diritto al lavoro e a creare le condizioni per raggiungere la piena occupazione. È, inoltre, compito dello Stato intervenire per assicurare a ognuno pari opportunità di accesso al mercato del lavoro (per esempio, attraverso le norme sul collocamento) e per garantire a tutti il diritto alla conservazione del posto di lavoro. La madre lavoratrice, per esempio, nel periodo di astensione dal lavoro per maternità viene sostituita da un altro lavoratore, ma ha diritto a conservare il posto di lavoro.
CAPITOLO NUCLEO A | COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ
Guarda il video su lavoro e sicurezza
n Il lavoro come diritto di dignità
Ogni individuo ha bisogno di lavorare per guadagnare in modo da soddisfare le proprie esigenze e quelle della propria famiglia. Ma la necessità economica non è il solo motivo per cui le persone lavorano: sentirsi utili, avere relazioni sociali, acquisire nuove competenze sono bisogni altrettanto fondamentali dell’individuo; se non vengono soddisfatti, è impossibile vivere liberamente. Riconoscere il lavoro come diritto rende l’attività lavorativa non solo un mezzo di sostentamento, ma anche una occasione per esprimere la propria personalità. Lo Stato deve dunque assicurare che l’attività lavorativa sia compatibile con i diritti delle persone: il compenso per il lavoratore, per esempio, deve essere sufficiente a garantire un livello di vita dignitoso.
n Il lavoro come dovere morale
La Costituzione considera il lavoro sia come un diritto sia come un dovere. Si tratta, però, di un dovere morale e non giuridico, nel senso che se non viene osservato non comporta sanzioni o interventi da parte delle autorità nei confronti dei cittadini. Chi non lavora, tuttavia, per avere diritto a un sussidio pubblico deve dimostrare di essere disoccupato non per scelta, ma per un impedimento effettivo (inabilità al lavoro, stato d’indigenza o invalidità, disabilità). L’articolo 38 della Costituzione, infatti, prevede che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi per vivere abbia diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. Lo Stato cura anche l’educazione professionale e il collocamento obbligatorio delle “categorie protette” (disabili, invalidi civili ecc.).
n La questione della sicurezza sul lavoro
Il lavoro è uno strumento di libertà, di partecipazione e di inclusione sociale. Non può quindi mettere a rischio l’incolumità dei lavoratori, esponendoli a possibili infortuni e incidenti, o alla possibilità di contrarre malattie. In Italia, gli incidenti sul lavoro sono una vera e propria piaga: nel 2021 vi sono state 555.236 denunce d’infortunio presentate all’INAIL (Istituto Nazionale Assicurazioni Infortuni sul Lavoro) e 1.361 morti sul lavoro. Le cause di questa tragedia sono le insufficienti misure di sicurezza e protezione e le insostenibili condizioni di lavoro.
n La normativa sulla sicurezza
I principi fondamentali sulla sicurezza sul lavoro sono dettati dalla Costituzione che nell’articolo 32 riconosce il diritto alla salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e nell’articolo 41 afferma che la libertà dell’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo tale da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Anche il codice civile (art. 2087) attribuisce al datore di lavoro l’obbligo di garantire la sicurezza dei lavoratori stabilendo che, nell’esercizio della sua attività, l’imprenditore deve adottare tutte le misure necessarie, «secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore».
Le varie misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro sono state ordinate nel 2008 nel Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, poi integrato nel 2009, che si applica a tutti i settori di attività privati e pubblici (agricoltura, industria, terziario ecc.) e a tutti i tipi di rischio, tenendo conto però delle caratteristiche specifiche di alcuni settori produttivi e di alcune tipologie di rischio. Dal punto di vista dei suoi beneficiari, invece, si applica «a tutti i lavoratori e le lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti ad essi equiparati», con espressa esclusione soltanto dei lavoratori domestici, cioè dei soggetti addetti ai servizi domestici e familiari (collaboratori familiari, badanti ecc.).
4 43 Il diritto del lavoro
2. Il mercato del lavoro
PER COMINCIARE UN GRAFICO
La difficoltà di trovare lavoro
In Italia il 28% dei giovani dai 15 ai 24 anni risulta disoccupato, cioè quasi 3 giovani su 10 non hanno un lavoro. Questo dato dà conto della gravità del fenomeno che viene posto al centro delle politiche sociali dello Stato.
n Le dinamiche del mercato del lavoro
Il lavoro è un servizio e, come tale, è oggetto di contrattazione in un mercato dove s’incontrano la domanda e l’offerta e si determina il prezzo:
• l’offerta di lavoro è costituita dal numero di persone che cercano lavoro, cioè che offrono le proprie prestazioni in un certo momento e a un certo prezzo;
• la domanda di lavoro è rappresentata dal numero di lavoratori che i datori di lavoro sono disposti ad assumere;
• il prezzo del lavoro è la retribuzione pagata ai lavoratori.
Nel mercato del lavoro l’incontro tra domanda e offerta avviene con regole diverse da quelle di altri mercati. Infatti, non è possibile determinare liberamente la retribuzione, che viene stabilita da accordi a livello nazionale tra i rappresentanti dei lavoratori (sindacati) e i rappresentanti dei datori di lavoro. Secondo la Costituzione, la retribuzione deve prevedere un livello minimo garantito, che consenta al lavoratore una vita dignitosa.
Quando le persone in età lavorativa svolgono un lavoro regolare si parla di occupazione, mentre quando la domanda di lavoro da parte dei datori di lavoro è molto bassa rispetto all’offerta, si genera il fenomeno della disoccupazione, termine che indica appunto la condizione delle persone che, in un certo momento, pur essendo in età lavorativa, non risultano occupate in alcun lavoro.
n Il ruolo dello Stato
Lo Stato ha un ruolo fondamentale nel mercato del lavoro, innanzitutto perché è un importante datore di lavoro: si pensi a tutti i dipendenti che lavorano negli uffici pubblici, agli insegnanti, ai medici ecc. In secondo luogo, interviene con specifiche leggi per tutelare sia i diritti dei lavoratori (per esempio, per garantire la sicurezza dei luoghi di lavoro, il rispetto delle condizioni di lavoro, il pagamento delle retribuzioni minime) sia quelli dei datori di lavoro.
n Le tipologie di lavoro
Lo svolgimento di un’attività lavorativa da parte di una persona a favore di un’altra può dare luogo a due tipi di rapporti: lavoro subordinato e lavoro autonomo Per esempio, tra un commerciante e un commesso vi è un rapporto di lavoro subordinato, mentre tra un cliente e un architetto vi è un rapporto di lavoro autonomo.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 44
Giovani occupati Giovani disoccupati Fonte: ISTAT, 2021
28% 72%
n Le caratteristiche del lavoro subordinato
Un rapporto di lavoro subordinato o dipendente nasce quando un lavoratore e un datore di lavoro stipulano un contratto di lavoro con cui il lavoratore si obbliga, in cambio di una retribuzione, a svolgere il proprio lavoro, alle dipendenze e sotto la direzione del datore di lavoro. Normalmente, tale lavoro avviene all’interno di un’impresa che produce beni o servizi. I due elementi tipici del lavoro subordinato sono: la collaborazione nell’ambito dell’organizzazione dell’impresa e la subordinazione del lavoratore al datore di lavoro. Il lavoratore cioè è obbligato a osservare le direttive emanate dal datore di lavoro e dai suoi superiori. Per esempio, un lavoratore dipendente deve rispettare l’orario di lavoro e gli ordini di servizio relativi alle modalità di svolgimento della sua prestazione.
n Le caratteristiche del lavoro autonomo
Un rapporto di lavoro autonomo riguarda la stipula di un contratto, detto “contratto d’opera”, con cui un lavoratore si obbliga nei confronti del committente (o cliente) a compiere un’opera o un servizio in cambio di un corrispettivo monetario. In questo contratto il lavoratore non ha un vincolo di subordinazione verso il cliente e può scegliere con libertà i tempi, il luogo e le modalità della prestazione. Questa tipologia di rapporto di lavoro prevede una serie di diritti e obblighi per entrambe le parti. Il lavoratore autonomo deve eseguire l’opera o il servizio secondo le condizioni stabilite dal contratto e quindi è responsabile nei confronti del cliente per eventuali «difformità» rispetto a quanto previsto o «vizi» dell’opera o del servizio. Per esempio, un falegname è responsabile se un armadio da lui costruito ha un’anta che non si chiude. Il lavoratore autonomo, inoltre, deve realizzare il risultato atteso dal committente e, di regola, non ha diritto a essere pagato se non soddisfa il cliente: un sarto, insomma, non può pretendere di essere pagato se confeziona una tuta sportiva invece che un abito da sposa. Il cliente, dal canto suo, deve pagare il corrispettivo stabilito nel contratto, che di solito è commisurato al risultato previsto e non al tempo impiegato, oppure secondo le tariffe previste dalla professione.
Tu vendi il tuo tempo, le tue giornate, per cui lo stipendio che ti danno è una sorta di ricompensa perché ti hanno rubato qualcosa.
(Tiziano Terzani)
l Deve essere sempre giusta
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
Retribuzione
Con queste parole lo scrittore Tiziano Terzani (1938-2004) esprime il senso profondo di ogni lavoro: tempo e fatica in cambio di una retribuzione, cioè di un corrispettivo monetario.
Il lavoro è quell’attività che prevede uno scambio tra datore di lavoro e lavoratore: tempo e impegno, fisico e/o intellettuale, in cambio di una retribuzione, cioè di una certa quantità di denaro preventivamente concordata tra le due parti. La retribuzione deve essere sempre giusta, cioè proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto, uguale, a parità di lavoro, tra uomo e donna, adulto e ragazzo, dignitosa, ovvero capace di assicurare un’esistenza libera e decorosa al lavoratore e alla sua famiglia.
l Giovani al lavoro Anche i giovani non ancora maggiorenni possono la-
vorare e percepire quindi una retribuzione che secondo l’articolo 37 della Costituzione deve essere uguale a quella dell’adulto. La legge italiana, inoltre, prevede che i ragazzi e le ragazze possano svolgere attività lavorativa in cambio di una retribuzione solo dopo aver assolto l’obbligo scolastico e non prima di aver compiuto 15 anni; se i genitori lo consentono, però, possono lavorare in ambito sportivo o artistico anche prima dei 15 anni. A patto però che venga riconosciuta loro una paga proporzionata alle ore impiegate e alla tipologia di lavoro svolto. Nella realtà, tuttavia, migliaia di giovanissimi sono sfruttati nel mercato nero (cantieri, mercati, bar e ristoranti, chioschi e autolavaggi) con retribuzioni da fame, senza contratti né tutele.
4 45 Il diritto del lavoro
3. Impresa e imprenditori
PER COMINCIARE UN GRAFICO
Perché creare una start up?
La motivazione principale che spinge i giovani startupper a creare la loro impresa non è quella di trovare un lavoro o di guadagnare molto ma soprattutto di produrre beni o servizi davvero innovativi che possano contribuire ad aumentare la competitività dell’impresa italiana sul mercato internazionale.
Realizzare prodotti e servizi innovativi
Creare un’impresa di successo a elevata redditività
Avere un lavoro autonomo
Trovare un ’occupazione
n Il ruolo delle imprese nel sistema economico
Le imprese hanno un ruolo economico molto importante. La maggior parte dei beni di cui disponiamo, infatti, sono il risultato di una complessa attività che, partendo dalla lavorazione di una o più materie prime, si conclude con la realizzazione del prodotto finito. Questa attività avviene perlopiù all’interno di imprese. Per esempio, in natura non esistono gli abiti che indossiamo, ma possiamo trovare il cotone o la lana, che vengono raccolti, lavorati e poi tagliati e colorati per diventare il capo di abbigliamento che noi indosseremo. Produrre significa trasformare le risorse disponibili in beni o servizi utili per gli esseri umani attraverso il lavoro, l’uso di strumenti, le conoscenze o le tecnologie. Questa attività economica avviene sotto la guida di un imprenditore, cioè una persona che coordina i vari fattori produttivi.
n Il profitto dell’imprenditore
Il fine di ogni imprenditore è il profitto, cioè il reddito che ottiene sottraendo le spese dalle entrate totali della sua impresa. L’imprenditore, infatti, dalla vendita dei suoi prodotti intasca del denaro (“ricavo totale”), ma per produrre i beni o i servizi che ha messo in vendita ha sostenuto dei costi (“costo economico totale”), per esempio per acquistare le materie prime e l’energia elettrica, per pagare salari e stipendi ecc. Il profitto economico dell’impresa è quindi la differenza tra i ricavi e i costi ed è ciò che resta all’imprenditore per l’esercizio della sua attività.
n Le dimensioni delle imprese
Esistono vari tipi di imprese. L’Unione Europea ha stabilito alcuni criteri uniformi per classificare le imprese in micro, piccole, medie e grandi, in base al numero dei dipendenti, al fatturato (volume di affari sviluppato in un anno) e ad altri indicatori.
Le microimprese occupano fino a 10 dipendenti, hanno una struttura organizzativa semplice e il ruolo dell’imprenditore è determinante, perché di solito dirige personalmente l’attività svolta (un’officina meccanica, una panetteria, un negozio).
Le piccole imprese occupano fino a 50 dipendenti e hanno strutture flessibili. Le medie imprese hanno un numero di dipendenti compreso tra 51 e 250 e un’organizzazione più complessa in cui l’imprenditore è affiancato da più persone (dirigenti o manager) oppure gestisce l’attività con dei soci. Le grandi imprese occupano più di 250 dipendenti, hanno una struttura molto complessa, molti soci e molti dirigenti.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 46
Dati: ISTAT 0 80 60 30 10
n Diventare imprenditori
Avviare un’impresa significa prendere moltissime decisioni: per esempio, quali prodotti realizzare, dove venderli e come informare il pubblico della loro esistenza. L’apertura di un’impresa è il risultato di un percorso piuttosto complesso, durante il quale il neoimprenditore valuta se la sua idea è più o meno valida e definisce e attua i passi concreti per intraprendere la nuova iniziativa economica.
Per ricevere le informazioni si può contattare la locale Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, un ente pubblico che «svolge funzioni di interesse generale per il sistema delle imprese, curandone lo sviluppo nell’ambito delle economie locali». Per le pratiche burocratiche una nuova impresa si registra tramite la Comunicazione unica, una pratica digitale formata da una serie di modelli presentati per via telematica al Registro delle imprese presso la locale Camera di commercio. Il modello importante è la “Segnalazione certificata di inizio attività” (Scia), una dichiarazione dell’imprenditore che gli consente di iniziare, modificare o cessare un’attività produttiva con efficacia immediata. Aprire un’impresa comporta numerosi costi (locali, attrezzature, telefono, luce, personale ecc.) e quindi per avviare un’impresa si deve pensare a come e dove reperire il denaro necessario. Esistono iniziative su base regionale per aiutare i neoimprenditori a sostenere le prime spese; in particolare, agevolazioni specifiche per i giovani e le donne.
n Le start up in Italia
Le start up, cioè le imprese innovative, sono quelle che sviluppano al meglio nuove competenze e nuove tecnologie, investendo in settori innovativi come i videogiochi, i software e le app, le energie alternative ecc. Molti Stati cercano di sostenere le nuove idee imprenditoriali; anche in Italia sono state messe in campo iniziative che incentivano lo sviluppo delle start up, che nel 2020 erano più di 11.000. Queste piccole realtà imprenditoriali hanno spesso difficoltà a reperire fondi da investitori stranieri e perciò ricorrono sempre più spesso al finanziamento collettivo (equity crowdfunding): su piattaforme web, presentano il proprio progetto per ottenere fondi da parte di investitori italiani e stranieri, che in cambio di finanziamenti acquisiscono quote di partecipazione della società.
l Sempre in movimento EET è l’acronimo di Employed-Educated and Trained e indica tutti i giovani che studiano, lavorano e sono impegnati in attività di formazione, tirocinio o apprendistato, combinando spesso queste attività. Gli EET oggi sono quasi tre milioni, cioè circa il 12% degli occupati complessivi. Sono giovani che, per superare la fase di crisi del momento, si danno da fare, lavorano per mantenersi agli studi, sono intraprendenti, creativi, flessibili. Dai dati Eurostat, gli EET sono in crescita e rappresentano anche il motore del paese.
l Gli startupper I dati confermano che il 30,4% delle start up sono a conduzione giovanile
in quanto guidate da under 35 e questo numero è in crescita. I settori più interessati sono relativi ai servizi informatici (+53,4%), a quelli per edifici e paesaggio (+51,55%) e a quelli della ristorazione (+25,3%). Tra questi vanno inclusi anche i servizi di ambito turistico, dove la gestione di alloggi per vacanze e di strutture per soggiorni brevi registra un incremento della presenza di giovani imprenditori e imprenditrici del 55,6%. Raddoppiano inoltre le imprese che offrono attività di supporto per le funzioni d’ufficio e i servizi alle aziende. Inoltre, è stato rilevato che quasi una nuova impresa su tre è guidata da giovani imprenditori under 35 e un segnale positivo è rappresentato anche dalle giovani donne in aumento ai vertici delle imprese.
4 47 Il diritto del lavoro
PER SAPERNE DI PIÙ Giovani intraprendenti: gli EET
L’educazione alla legalità e alla solidarietà 5
1. Vivere nella legalità
PER COMINCIARE CHE COSA NE SAI
1. La parola “legalità” significa a fare le leggi. b conoscere le leggi. c rispettare le leggi.
2. Qual è, secondo te, lo scopo delle leggi? a Controllare i cittadini.
b Tutelare tutti i cittadini. c Punire i cittadini.
• La legalità è un principio cardine della convivenza civile. Prova a fare alcuni esempi concreti di situazioni in cui il tuo mancato rispetto delle regole potrebbe danneggiare chi ti circonda.
n Regole per vivere in società
Se ognuno di noi vivesse da solo non avrebbe bisogno di regole: potrebbe muoversi liberamente per le strade, raccogliere fiori e frutti dagli alberi, cantare a squarciagola in qualunque ora del giorno e della notte senza dover temere di infastidire nessuno, né privare gli altri di qualcosa.
Il bisogno di regole, infatti, nasce quando si crea una collettività, quando questa si stabilisce su un territorio e quando qualcuno dei suoi membri inizia ad accampare diritti sulle cose.
Le regole servono dunque a disciplinare la convivenza tra le persone, per esempio facendo in modo che, se qualcuno coltiva un pezzo di terra, abbia poi diritto a raccoglierne i frutti senza che altri glieli portino via; che chi cammina su un marciapiede non debba preoccuparsi di aggirare veicoli parcheggiati in modo improprio; che chi di notte vuole riposare non sia disturbato da chi, invece, vorrebbe suonare e cantare per strada. Per comprendere il senso delle regole, bisogna immaginare di essere da entrambe le “parti” del nostro esempio: potrebbe infatti succedere che chi, magari per fretta, ha trovato comodo parcheggiare il motorino in mezzo al marciapiede, poi un giorno si trovi a vestire i panni di quella mamma o quel papà che non trova spazio sufficiente sullo stesso marciapiede per far passare la carrozzina del proprio bambino.
n Senza limiti non esiste libertà
Se ci immedesimiamo nelle situazioni dell’esempio, capiamo un aspetto fondamentale: ogni regola presenta due facce. C’è per un verso un’imposizione, come può apparire la richiesta di non parcheggiare un veicolo in un luogo destinato ai pedoni, e per un altro una situazione da salvaguardare, un diritto da tutelare, una libertà da proteggere.
CAPITOLO NUCLEO A | COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ
alla legalità e alla solidarietà
Se non esistesse l’imposizione anche la libertà non sarebbe possibile, e sarebbe impossibile tutelare un diritto, chiedendo che gli altri lo rispettino. Ogni regola stabilisce un vantaggio per qualcuno e, contemporaneamente, un vincolo per qualcun altro: imporre a tutti il rispetto di vincoli permette di tutelare i diritti di tutti.
Vivere in una collettività, allora, significa essenzialmente questo: avere interesse a poter beneficiare della tutela dei propri diritti, ma al tempo stesso essere disponibili a rispettare le regole utili ad assicurare la difesa dei diritti altrui. Chi vuole soltanto diritti senza subire vincoli farà fatica a trovare il suo posto nella collettività.
n Il principio di legalità
La necessità di disporre di regole di convivenza esiste da quando gli esseri umani vivono in società. Per secoli, però, in gran parte del mondo, a stabilire tali regole era un sovrano più o meno dispotico, che le concepiva in modo arbitrario, vale a dire a vantaggio proprio e delle persone a lui legate. Osservare le regole, quindi, equivaleva spesso a subire un sopruso.
Nell’Italia democratica di oggi a stabilire le regole è invece il Parlamento, un organo composto dai rappresentanti scelti dai cittadini. Possiamo quindi dire che i cittadini sono protagonisti del processo di decisione che dà vita a queste regole.
Ciò comporta una conseguenza importante: ogni legge approvata dal Parlamento, proprio perché espressione della volontà dei cittadini, può essere giudicata più o meno opportuna e più o meno efficace, ma in ogni caso non sarà mai il frutto di una scelta arbitraria. Inoltre, tutte le leggi dovranno essere rispettate anche da chi le ha create. Questo vuol dire che le leggi approvate dal Parlamento per conto dei cittadini non valgono soltanto per tutti i cittadini, ma anche per lo Stato e per gli altri organi pubblici. Anche questi, cioè, potranno agire e decidere esclusivamente nei modi previsti dalle leggi. Questa sottoposizione dello Stato al diritto, per meglio
l Contro la criminalità organizzata Libera è un’associazione di promozione sociale, fondata nel 1995 da don Luigi Ciotti, che coordina oltre 1600 realtà in Italia e all’estero, per contrastare il fenomeno della criminalità organizzata. Libera si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica e di sollecitare l’impegno concreto della comunità sociale con l’obiettivo di smascherare il sistema criminale e favorire la ricostruzione di una società civile basata sulla legalità e la giustizia.
l Legalità e uguaglianza Secondo don Ciotti la «legalità è il rispetto e la pratica delle leggi. È un’esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune. [...] Legalità non sono, quindi, solo i magistrati e le forze di polizia, a cui dobbiamo riconoscenza e rispetto. Legalità dobbiamo essere tutti noi. Legalità è responsabilità, anzi corresponsabilità [...] Non può esserci legalità senza uguaglianza! Non possiamo lottare contro le mafie senza politiche sociali, diffusione dei diritti e dei posti
di lavoro, senza opportunità per le persone più deboli, per i migranti, per i poveri. Legalità sono i gruppi e le associazioni che si spendono ogni giorno per questo. Legalità è la nostra Costituzione: il più formidabile dei testi antimafia. Le mafie e ciò che le alimenta – l’illegalità, la corruzione, gli abusi di potere – si sconfiggono solo costruendo una società più giusta. Legalità è speranza. E la speranza si chiama “noi”. La speranza è avere più coraggio. Il coraggio ordinario a cui siamo tutti chiamati: quello di rispondere alla propria coscienza» (www.gruppoabele.org).
5 49 L’educazione
PER SAPERNE DI PIÙ
La legalità secondo Libera
Logo del Parlamento della Legalità Internazionale, un’associazione che ha come obiettivo la promozione della cultura della legalità nella società civile e nella scuola e si rivolge soprattutto ai giovani per sensibilizzarli al rispetto dei principi della Costituzione e a una cittadinanza attiva e consapevole.
dire, questo “Stato di diritto”, si basa su un principio chiamato di “legalità”, e serve proprio a tutelare i cittadini impedendo imposizioni autoritarie e salvaguardando gli interessi dell’intera collettività. Ecco perché quando ci si trova davanti a una legge non bisogna credere che sia stata pensata per avvantaggiare chi si trova nelle stanze del potere, ma che, al contrario, è fatta per andare a beneficio di tutti.
n La legalità come vantaggio
Rispettare le regole equivale a vivere nella legalità, vale a dire in maniera conforme alle leggi. Le leggi, però, come abbiamo detto, hanno sempre una doppia valenza, nel senso che per un verso impongono vincoli, per l’altro garantiscono diritti. Tutto questo però comporta un’ulteriore conseguenza: se la collettività riesce a conservare l’ordine e a difendere la libertà solo se impone delle regole, allora bisogna essere certi che tutti rispettino tali regole.
Il rispetto della legge può derivare da due sentimenti: la paura della punizione e la convinzione che la legge sia utile per sé e per gli altri.
Chi non rispetta le regole va incontro a una punizione. Ogni legge, infatti, contiene al suo interno la descrizione sia del comportamento da tenere, chiamato precetto, sia della punizione nel caso in cui questo precetto non venga osservato, chiamata sanzione. Questo potrebbe indurre a pensare che il rispetto delle regole serva essenzialmente a evitare sanzioni: non si passa con il rosso per non rischiare di prendere una pesante multa e di vedersi ritirare la patente.
Diversamente si potrebbe pensare che il rispetto di una legge costituisca un vantaggio per se stessi e per la collettività. Non si concentra più l’attenzione sulla punizione, ma sul valore della legalità. La legalità, infatti, quando diventa un valore assoluto per tutti, fornisce la certezza di poter attraversare un incrocio senza dover temere che qualcuno ci investa giungendo dalla parte opposta. Non solo, bisogna ricordare che in una società tanto più arretra la legalità, quanto più si afferma la legge del più forte. Quindi, in una società illegale ad aver diritto di attraversare l’incrocio non sarà chi si trova davanti al semaforo verde, ma chi dispone di una vettura talmente grande e sicura da costringere quelle più piccole a mettersi da parte.
Per tutte queste ragioni il rispetto delle leggi non va considerato come un limite, come un vincolo imposto dall’esterno, come un qualcosa da aggirare o peggio ancora da combattere, ma al contrario come un’opportunità che ci consente di vivere meglio e in modo più libero.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 50
2. Contrastare le mafie
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Cittadini contro la mafia
La mafia si combatte con l’impegno civile, con il rifiuto del silenzio e con il ricordo di coloro che per contrastarla hanno sacrificato la propria vita, come “Peppino” Impastato, giovane palermitano ucciso da Cosa Nostra nel 1978 per averne denunciato gli affari illegali e criminali.
(M. Rizzo e L. Bonaccorso, Peppino Impastato. Un giullare contro la Mafia, Becco Giallo, 2016)
n Che cosa sono le mafie
Il rifiuto della legalità e la mancanza di senso civico e di rispetto verso le istituzioni sono comportamenti che caratterizzano alcune organizzazioni criminali diffuse sul territorio nazionale, dette mafie.
La mafia è nata in Sicilia nel XIX secolo e successivamente si è diffusa in tutto il mondo, suddivisa in più associazioni dedite alla criminalità e al controllo di attività economiche illecite di vario tipo, soprattutto il traffico di stupefacenti, il commercio clandestino di armi e di rifiuti, il riciclaggio di denaro Il termine mafia è spesso usato genericamente per riferirsi a organizzazioni criminali di varia natura. In questo senso, esistono molte mafie, che fanno capo a specifiche organizzazioni: per esempio Cosa Nostra in Sicilia, la Camorra in Campania, la ,ndrangheta in Calabria, la Sacra Corona Unita in Puglia.
LESSICO
Riciclaggio di denaro Operazione finanziaria che ha come scopo quello di rendere difficile l’identificazione e il recupero di capitali generati da attività illecite.
Le organizzazioni mafiose come Cosa Nostra sono rette dalla legge dell’omertà e della segretezza dei suoi affiliati. Questa organizzazione criminosa ha mantenuto nel tempo le sue finalità delittuose, nonostante negli anni abbia cambiato la propria struttura e il proprio modo di agire, adattandosi ai tempi. L’unico elemento rimasto sempre uguale nel tempo è l’uso della forza e dell’intimidazione per sottomettere i cittadini, punire i trasgressori e spaventare gli oppositori ai suoi disegni criminosi.
L’organizzazione mafiosa ha via via stretto alleanze con organizzazioni simili e con altri poteri forti, diffondendo il traffico di stupefacenti e le altre attività illecite, nonostante l’impegno delle forze dell’ordine. Inoltre, si è infiltrata nelle attività imprenditoriali senza distinzione di luogo e di settore: imprenditori non mafiosi spesso subiscono da parte dei mafiosi richieste di compartecipazione all’impresa e ciò anche allo scopo di eludere le investigazioni sui patrimoni delle imprese, ormai obbligatorie per la normativa antimafia.
n Gli omicidi di mafia
Il 23 maggio e il 19 luglio 1992 sono date lontane per i ragazzi di oggi, che non dicono loro nulla. Per l’Italia, invece, quelle date rappresentano momenti dramma-
5 51 L’educazione alla legalità e alla solidarietà
tici: in quei giorni, infatti, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono uccisi dalla mafia. Falcone e Borsellino erano due magistrati da sempre in prima fila nella lotta alla criminalità organizzata e con il loro lavoro avevano iniziato a infliggere gravi perdite a Cosa Nostra.
Certamente, la loro scomparsa ha rappresentato un terribile scacco per lo Stato, ma è anche vero che da quel momento la lotta alla mafia si è fatta più serrata, ottenendo importanti risultati come l’arresto, il 15 gennaio 1993, del capo di Cosa Nostra Salvatore Riina. Il loro sacrificio, insomma, non è stato vano. In realtà, la lotta alla mafia non riguarda solo la magistratura inquirente e le forze dell’ordine, ma l’intera collettività. Ci sono infatti tante persone che si impegnano nel loro quotidiano, cercando di contrastare la diffusione della mentalità e della cultura mafiosa.
n I cittadini contro le mafie
La mentalità mafiosa spesso è presente in comportamenti che riteniamo del tutto leciti o, perlomeno, accettati nel nostro agire comune; è così che inconsapevolmente anche noi possiamo assecondare o ritenere normali l’omertà, la connivenza, la corruzione, il fatto di cercare di ottenere favori aggirando le regole, percepire le regole e la legge come un intralcio, accettare la prevaricazione e non denunciarla. Per la mentalità mafiosa la legge va aggirata perché la legalità è un’inutile astrazione. Così accade che le stesse vittime di atti mafiosi, inconsapevolmente o per paura, diventino complici dei loro aguzzini. Per fortuna, però, ci sono tante persone che si sottraggono a questa mentalità e con coraggio affrontano intimidazioni e minacce, denunciano soprusi e ricatti e contribuiscono a diffondere quel senso della legalità che è l’unico modo per vivere in un paese civile.
n Lo Stato contro la mafia
Per combattere la mafia, lo Stato ha emanato una serie di leggi e di provvedimenti legislativi. Nel 1982 una legge ha introdotto per la prima volta nel Codice penale il delitto di associazione a delinquere di tipo mafioso e il sequestro e la confisca dei beni alle organizzazioni criminali. In questa legge sono anche previsti accertamenti tributari – cioè legati alle tasse – a carico dei mafiosi. Nel 1986 fu inserito nel Codice penale l’articolo 41 bis che ha introdotto un regime penitenziario particolarmente
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 52
Il 23 maggio 2022 si è celebrata la Giornata nazionale della legalità, istituita nel 2002 dal Ministero dell’Istruzione, per ricordare i magistrati simbolo della lotta alla mafia, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino uccisi il 23 maggio e il 19 luglio 1992.
alla legalità e alla solidarietà
duro per i mafiosi, anche se limitato alle “situazioni di emergenza”. Nel 1991 fu approvata la legge sui pentiti, che ha introdotto nel nostro ordinamento un sistema basato sugli sconti della pena per quei mafiosi che collaborano con la giustizia. Nel 1991 furono istituiti il Consiglio generale per la lotta alla criminalità organizzata e la Direzione investigativa antimafia (DIA) ed emanate norme antiriciclaggio e antiusura. Dopo la strage in cui trovarono la morte Falcone e la sua scorta, venne emanata la legge che ha modificato il codice di procedura penale rendendo più duri il regime carcerario, le misure di prevenzione patrimoniale, le pene per i reati di traffico di armi e stupefacenti e modificando le norme sulla protezione dei collaboratori di giustizia. Nel 1994 fu introdotta la “confisca allargata”, che permette di intervenire sui patrimoni illeciti dei mafiosi e nel 1996 il Parlamento ha votato all’unanimità una legge che prevede che i beni confiscati siano destinati ai Comuni per finalità istituzionali o sociali, con la successiva concessione gratuita a enti o associazioni del volontariato e della società civile.
LESSICO
Collaboratore di giustizia Persona appartenente ad associazioni criminali che, una volta arrestata o in seguito alla decisione di cambiare vita, collabora con i magistrati, dando loro informazioni sulla struttura e sulle attività delle organizzazioni di cui faceva parte.
Tra il 2008 e il 2010, infine, sono state inasprite le pene per i mafiosi e sono stati istituiti fondi per le vittime della mafia e dell’usura e nel 2011 sono stati emanati il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione e nuove disposizioni in materia di antimafia, che consentono l’individuazione di tipi di imprese sotto stretto controllo mafioso.
QUESTIONI APERTE
l I provvedimenti La mafia esprime potere anche grazie alle enormi ricchezze di cui dispone: un patrimonio fatto di terreni, ville, appartamenti, aziende, esercizi commerciali, auto di lusso, opere d’arte. Ecco perché una delle principali misure per cercare di frenare il dilagare della criminalità mafiosa è quella di confiscarne i beni. Questa attività è stata potenziata grazie a una legge del 1996 che ha disciplinato il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla mafia. Nel 2010, inoltre, è stata anche istituita un’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata presso il Ministero dell’Interno.
l Le difficoltà Nella realtà però la restituzione del maltolto procede con lentezza. Dal 1996 al 2018 sono stati sottratti alla mafia 23.000 beni e di questi 14.000 sono stati restituiti alla comunità: rimangono dunque circa 9.000 beni non ancora messi a disposizione della cittadinanza. Inoltre, spesso i cittadini non conoscono quali beni siano stati confiscati nella propria regione e quali siano i progetti di riutilizzo. A questo scopo nel 2018 è stato aperto il portale nazionale per la trasparenza e la promozione del riutilizzo dei beni (www.confiscatibene.it), che serve a tracciare la destinazione del patrimonio che lo Stato è riuscito a portare via ai mafiosi. Un ulteriore passo avanti è stato compiuto nel 2019 con il decreto sicurezza che prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono ad assegnare. Il tutto deve avvenire in tempi rapidi, ma con garanzie di trasparenza e legalità, per impedire che tali beni tornino ai mafiosi.
Un esempio di riutilizzo di beni mafiosi è la biblioteca creata presso la Collina della Pace, a Roma, su un terreno sottratto a un clan malavitoso (la banda della Magliana): in poco tempo un’attività culturale fino ad allora assente in quel territorio è riuscita, con la soddisfazione dei cittadini, a mettere a disposizione del pubblico più di trentamila libri.
5 53 L’educazione
Qual è la destinazione dei beni confiscati alla mafia?
3. Educare al volontariato
PER COMINCIARE UN GRAFICO
Giovani altruisti?
Uno su dieci tra i giovani di età compresa tra i 14 e i 24 anni svolge attività gratuita a beneficio della collettività. È un dato positivo? Sì, questi numeri sono in crescita e testimoniano come i ragazzi e le ragazze, pur impegnati nello studio e nelle relazioni amicali, riescano a dedicare parte del loro tempo ad aiutare gli altri.
10%
Giovani che svolgono attività di volontariato 90%
Giovani che non svolgono attività di volontariato
n La cittadinanza attiva
Molti articoli della Costituzione si richiamano ai valori della partecipazione e della solidarietà. Chi ha scritto la Costituzione, infatti, si è reso conto che nel quotidiano le cose funzionano con spirito democratico ed egualitario soltanto se si attivano quante più persone possibile. Dunque, per attuare un’uguaglianza sostanziale può essere molto utile l’impegno attivo di coloro che, convinti del valore della giustizia sociale, destinano parte del loro tempo al volontariato per rendere più democratica la nostra società
n Gli scopi del volontariato
Con il termine “volontariato” intendiamo in genere un insieme di azioni animate da finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che, senza scopo di lucro, hanno l’obiettivo di promuovere e realizzare attività d’interesse collettivo. Le attività di volontariato sono quindi una delle molteplici espressioni del cosiddetto diritto di solidarietà, che si manifesta in una forma di partecipazione democratica e solidale a sostegno delle categorie sociali più svantaggiate.
Le attività di volontariato, infatti, sono spontaneamente prestate per scopi benefici e senza finalità di lucro, nei confronti di persone indigenti o bisognose di assistenza oppure per fronteggiare emergenze occasionali, o ancora per promuovere attività nell’interesse collettivo. Per esempio, viene svolto il volontariato a difesa dell’ambiente, della salute e della legalità. Pensiamo ad alcune situazioni che abbiamo avuto modo di incontrare nel corso della nostra vita: un pasto caldo per i senzatetto, la consegna della spesa a persone che hanno un basso reddito o che non lo hanno per nulla, alcune forme di assistenza agli anziani e alle persone malate o con disabilità, le azioni a tutela del benessere degli animali o della flora locale. Queste attività, diverse tra loro, sono però accomunate da un principio: l’aiuto disinteressato (cioè privo di ritorno economico) e solidale (cioè ispirato a un’idea di reciproco sostegno) nei confronti del prossimo, della collettività e della natura.
In Italia il volontariato, secondo i dati ISTAT, coinvolge in varie forme circa 6,63 milioni di persone (circa il 12,6% della popolazione) che in qualche misura aderiscono a una delle tante associazioni presenti sul territorio nazionale.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 54
alla legalità e alla solidarietà
Le associazioni di volontariato presentano le seguenti caratteristiche:
• assenza di finalità di lucro;
• democraticità della struttura;
• gratuità delle prestazioni degli aderenti;
• previsione dei diritti e degli obblighi degli aderenti e delle condizioni di ammissione ed esclusione;
• obbligo di formazione del bilancio;
• divieto di retribuzione degli associati.
n La riforma del volontariato
Il mondo del volontariato è stato rivoluzionato dalla riforma entrata in vigore nel giugno 2019. In un solo testo di legge sono ricomprese tutte le realtà dell’universo non profit, oggi definite genericamente Enti del Terzo settore (ETS). Le organizzazioni di volontariato si arricchiscono di nuove tipologie: le associazioni di promozione sociale (APS), le imprese sociali, gli enti filantropici, le reti associative, le società di mutuo soccorso ecc. Invece, non vengono considerati Enti del Terzo settore le amministrazioni pubbliche, le fondazioni di origine bancaria, i partiti, i sindacati, le associazioni professionali di categoria e dei datori di lavoro. Infine, per gli enti religiosi il Codice si applica limitatamente alle attività di interesse generale.
Tali associazioni di promozione sociale svolgono attività di grande utilità collettiva mediante i propri associati, che operano in quanto volontari. Pensiamo alle associazioni che distribuiscono gratuitamente il cibo agli indigenti. Dietro a un’azione apparentemente semplice, c’è infatti un grande lavoro: il coordinamento tra volon-
Solidarietà
«Tutti per uno, uno per tutti», il celebre motto dei tre moschettieri protagonisti del romanzo dello scrittore francese Alexandre Dumas (1844) è principio fondante di una comunità basata sulla solidarietà e sulla cooperazione reciproca.
l La solidarietà come valore personale
Gli esseri umani tendono spontaneamente alla socialità Tranne rarissime eccezioni, ciascuno di noi vive la propria vita immerso in una trama di relazioni affettive e solidali, cioè orientate al reciproco sostegno e alla collaborazione in vista di un obiettivo comune. La solidarietà, intesa come cooperazione spontanea e offerta di un servizio (un aiuto, un appoggio, un consiglio) senza aspettarsi nulla in cambio, è alla base di gran parte della nostra vita, a partire dalla sfera familiare. A ciascuno di noi è capitato di offrire o ricevere un gesto di solidarietà: ciò rende appagati non solo perché si risolve un problema, ma perché ci si rende conto che gli altri sono importanti per la nostra vita e noi lo siamo per gli altri. In questo senso, la solidarietà è un valore individuale ricco e motivante.
l La solidarietà come valore sociale
La solidarietà è anche un valore civile che sta alla base della convivenza sociale nelle democrazie moderne. L’articolo 2 della Costituzione, infatti, afferma che la Repubblica richiede ai suoi cittadini «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». Che cosa significa? Facciamo un esempio. Il pagamento delle tasse è un caso importante di solidarietà economica e sociale. Se ciascuno provvedesse autonomamente ai propri bisogni sanitari, educativi, previdenziali i ricchi sarebbero in grado di pagare tali servizi e i poveri ne rimarrebbero sprovvisti. Grazie allo sforzo comune di pagare le tasse (che per la Costituzione italiana devono essere progressive rispetto ai redditi), tutta la società, attraverso una grande azione solidale, provvede alle necessità di tutti e può così aiutare chi ha più bisogno senza abbandonarlo al suo destino.
5 55 L’educazione
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
tari e associati, il reperimento del cibo, il rispetto delle norme di somministrazione, l’individuazione di apposite strutture che rendano possibili le azioni di volontariato ecc. L’associazione si occupa di tutti questi aspetti, tenendo in piedi l’attività.
n Le imprese sociali
Nel settore del volontariato svolgono un ruolo importante le imprese sociali. Tutte le imprese che perseguono interessi generali con finalità solidaristiche possono acquisire lo status di “impresa sociale”, rientrando nella categoria degli Enti del Terzo Settore. Molto spesso nelle imprese sociali lavorano persone che appartengono a categorie svantaggiate o con disabilità, e ciò dà loro una concreta opportunità di riscatto e di occupazione. Per esempio immaginiamo una cooperativa che presti assistenza a persone con disabilità e che decida di aprire una piccola attività nel campo della ristorazione: gli educatori e specialisti che si occupano delle ragazze e dei ragazzi disabili avranno il compito di coordinare le attività, insegnando loro il lavoro che andranno a svolgere.
n Sevizi sociali ed enti filantropici
La riforma del Terzo settore affida direttamente agli ETS la gestione dei servizi sociali, vale a dire tutti quegli strumenti adottati dallo Stato per garantire assistenza a persone in difficoltà. D’altra parte, secondo le stime di Oxford Economics, da qui al 2025, a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione, la Pubblica amministrazione sarà costretta a lasciare insoddisfatte domande di servizi sociali per 70 miliardi di euro. Ecco perché tanto più lo Stato avrà difficoltà a far fronte a tali richieste, tanto più diventerà importante (e necessario) coinvolgere gli ETS in questa attività.
Al riguardo, con la riforma assumono un ruolo importante gli enti filantropici, vale a dire le fondazioni in grado di reperire risorse e, quindi, di destinare beni o servizi a sostegno di categorie di persone svantaggiate o di attività di interesse generale. È stato calcolato che in Italia ogni anno gli enti filantropici muovono circa 10 miliardi di euro, per quasi la metà frutto di elargizioni individuali e per il resto frutto di lasciti testamentari o di sostegno di fondazioni. In Europa meglio di noi fanno soltanto Germania (24 miliardi) e Regno Unito (25 miliardi).
Il numero di istituzioni no profit in Italia, ricavato dalle ultime rilevazioni ISTAT del 2020, indica la crescita del settore del volontariato negli anni. In particolare, dal 2001 a oggi si registra un incremento notevole di tali istituzioni, da 235.232 a 362.634. Le istituzioni no profit, dunque, assumono una sempre maggior rilevanza, e ciò lascia ben sperare anche a proposito di una maggiore sensibilizzazione sui temi dell’inclusione e dell’assistenza sociale.
400.000 350.000 300.000 250.000 200.000 150.000 100.000 50.000 0
2001 2011
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 56
Fonte: 2015
ISTAT
2017 2019
Numero di istituzioni no profit in Italia (2001-2019)
4. Educare all’uso della strada
PER COMINCIARE UN GRAFICO
Le cause di incidenti stradali
I dati più recenti descrivono un fenomeno in continua crescita: la distrazione è la principale causa degli incidenti stradali ed è provocata soprattutto dall’uso del telefono cellulare durante la guida.
Distrazione alla guida, mancato rispetto della precedenza, velocità elevata 60%
Altre cause
Guarda i video:
• Il Codice della strada
• I segnali stradali
40%
n
A
che cosa serve un Codice della strada
La strada è il luogo attraverso cui le persone possono muoversi a piedi oppure utilizzando veicoli diversi come biciclette o moto, macchine o autobus. Qualunque mezzo si utilizzi per spostarsi, è essenziale che lo si faccia in modo corretto, per la semplice ragione che la circolazione stradale espone a rischi concreti come perdere il controllo del proprio veicolo o urtarne un altro in modo più o meno violento. Anche muoversi a piedi o in bicicletta ha dei rischi che necessitano di essere conosciuti. Per esempio, guidare in bicicletta contromano potrebbe risultare pericoloso per sé e per gli altri.
Gli incidenti stradali sono eventi traumatici in grado di provocare danni non soltanto ai veicoli, ma anche alle persone. Per ridurre la possibilità di incorrere in tali eventi e cercare di garantire la massima sicurezza sulle strade, esiste un insieme di regole, raccolte in un testo normativo chiamato Codice della strada. Il Codice della strada si può leggere al tempo stesso come un insieme di disposizioni che vietano comportamenti giudicati a rischio (per esempio, procedere oltre una determinata velocità, stabilita in relazione alle diverse caratteristiche delle strade) e come una sorta di codice di comportamento che indica le modalità da utilizzare per far comprendere agli altri le proprie intenzioni sulla strada. Non seguire tale codice non soltanto espone al rischio di sanzioni, ma aumenta le probabilità di provocare un incidente.
Il concetto essenziale è questo: ogni regola contenuta nel Codice della strada, anche quella apparentemente meno importante, serve a evitare una possibile sciagura o quell’evento che le assicurazioni chiamano sinistro stradale.
Ogni guidatore viene educato alla conoscenza di questo codice. Non a caso, quando si sostiene l’esame per conseguire la patente, la prova teorica prevede proprio lo studio degli elementi fondamentali del Codice della strada. Ogni conducente di qualsiasi mezzo è tenuto infatti a conoscere il funzionamento delle rotatorie e dei semafori, il significato della segnaletica stradale, le norme di sorpasso, i limiti di velocità, i tipi di strade e così via Sono tutti elementi fondamentali quando ci si mette alla guida e costituiscono una base importante anche per pedoni e ciclisti.
Tre esempi di segnaletica stradale: dall’alto, divieto di accesso, limite di velocità e attraversamento pedonale.
5 57 L’educazione alla legalità e alla solidarietà
n Rispettare le regole riduce i rischi
Negli ultimi anni sono state messe in campo azioni di formazione e di educazione stradale e sono state inasprite alcune sanzioni del Codice della strada. Grazie a questi interventi, gli incidenti stradali risultano in diminuzione. Nonostante ciò il numero degli incidenti che si verificano sulle strade è impressionante: in base ai dati Aci-Istat nel 2021 se ne sono contati circa 151.875.
Principali violazioni del Codice della strada
Eccesso di velocità
Mancato uso dei dispostivi di sicurezza
Uso del telefono cellulare
Contrariamente a quanto si può pensare, il maggior numero di incidenti si registra non lungo le autostrade, ma sulle vie cittadine. Per i giovani, gli incidenti stradali rappresentano la principale causa di morte e di invalidità.
Le violazioni al Codice della strada più sanzionate risultano essere l’eccesso di velocità, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza e l’uso di telefono cellulare alla guida. Il rispetto delle norme previste dal Codice della strada riduce drasticamente il rischio di commettere sinistri.
n I doveri di chi va per strada
Per riuscire a ridurre il numero degli incidenti e per minimizzare la pericolosità di ogni situazione stradale, il Codice della strada impone ai conducenti due doveri.
Il primo è di natura giuridica e pretende il rispetto di tutte le disposizioni normative pensate per la strada a cui ne aggiunge una, non presente esplicitamente nel codice, che consiste nel comportarsi in modo prudente. Il conducente imprudente, infatti, può essere ritenuto responsabile di un incidente, anche se non ha violato un’espressa norma. Questo perché la prudenza è un concetto da definire in relazione ai contesti. Pensiamo a chi viaggia con il proprio motorino al limite della velocità consentita. Se lo fa in piena notte, quando per strada non c’è nessuno, il suo comportamento può essere definito prudente fino a che non supera il limite di velocità. Invece, procedere lungo la stessa strada alla stessa velocità in un’ora di punta, in prossimità di strisce pedonali affollate da persone, diventa un comportamento imprudente, perché espone al rischio che qualcuno attraversi e non si riesca a frenare in tempo.
Il secondo dovere è di natura civile e richiede di essere consapevoli del fatto che la strada è un luogo pubblico e, come tale, è da condividere con altre persone. Parcheggiare il proprio veicolo, moto o auto che sia, sopra un marciapiede in cui camminano persone, lasciarlo in doppia fila intralciando la circolazione e impedendo ad altri di muoversi o ragionare in generale secondo una logica egoistica e indifferente ai diritti degli altri equivale a non assolvere a tale dovere.
Soprattutto, quanto più i cittadini non fanno proprio questo dovere, tanto più affidano allo Stato il compito di regolamentare e di reprimere. Un contesto sociale come la strada popolato da persone in grado di pensare in modo plurale è più libero e sicuro; lo stesso contesto vissuto da persone egoiste, funziona male e mette a repentaglio la loro stessa vita.
È obbligatorio (art. 172 del Codice della strada) allacciare le cinture di sicurezza sia per il conducente sia per i passeggeri. In caso di incidente questi dispositivi riducono molto il rischio di gravi lesioni per gli occupanti del veicolo.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 58
n Come aumentare la sicurezza stradale
Il Codice della strada, come abbiamo detto, cerca di incrementare il livello di sicurezza sulle strade stabilendo precise regole. Non sempre, tuttavia, si pensa alle possibili conseguenze cui ci si espone quando si trasgrediscono queste regole. Quando si va per strada, infatti, la possibilità di subire danni diventa alta. Per cercare di scongiurare una tale prospettiva esistono in generale due metodi:
• lavorare sulla prevenzione, cercando cioè di agire sui possibili fattori in grado di causare un incidente;
• lavorare sulla repressione, rendendo le sanzioni per i trasgressori sempre più pesanti.
Per prevenire gli incidenti stradali bisogna intervenire sulle cause in grado di determinarli. In genere le possibili cause di un incidente si distinguono in:
• fattori legati al veicolo, relativi cioè a una sua possibile rottura o criticità;
• fattori ambientali, relativi cioè alle condizioni delle strade (per esempio, la presenza di buche) e a quelle della segnaletica;
• fattori legati alla persona, relativi alla salute, all’età, alla prontezza dei riflessi, ma anche agli stili di vita (per esempio, il consumo di alcol) o a comportamenti scorretti (per esempio, l’uso di telefoni cellulari).
Chi fa prevenzione può quindi agire su ognuno di questi fattori, anche se in termini statistici quelli legati all’uomo sono di gran lunga i maggiori.
Per quanto riguarda il lato della repressione, quando si violano le norme del Codice della strada quasi sempre il reato è di tipo amministrativo e comporta il pagamento di una somma di denaro, detto in gergo “multa”. Il Codice poi aggiunge anche altre sanzioni, come il ritiro della patente o la confisca del veicolo. Nel 2003 è stata introdotta una nuova sanzione legata al meccanismo della patente a punti In pratica, a ogni conducente vengono assegnati venti punti e, quando trasgredisce alcune regole ritenute importanti, gliene vengono tolti una certa quantità. Se li perde tutti deve rifare gli esami per riprendere la patente.
l Obbligo di fermarsi Quando si viaggia sulla strada bisogna adottare i comportamenti richiesti dal Codice della strada anche quando ci si trova a essere testimoni più o meno diretti di un incidente che ha provocato lesioni a una persona. In questi casi, infatti, è obbligatorio fermarsi, prestare assistenza agli eventuali feriti, prioritariamente a quelli che appaiono più gravi, e adottare le misure in grado di preservare la sicurezza (per esempio, segnalare l’incidente ai veicoli che dovessero sopraggiungere e indossare il giubbotto retroriflettente di colore giallo o arancione) e di evitare intralci alla circolazione. Il comportamento opposto è l’omissione di soccorso che nel caso di incidente stradale con lesioni a persone, oltre che essere un comportamento moralmente discutibile, è un reato punibile con l’arresto.
l Chiedere soccorso L’assistenza richiesta riguarda il primo soccorso che consiste anzitutto nel telefonare al 112 per sollecitare un intervento dei
mezzi di soccorso. È sconsigliato spostare un ferito o trasportarlo con il proprio veicolo, perché si potrebbe rischiare di aggravare la situazione.
5 59 L’educazione
alla legalità e alla solidarietà
PER SAPERNE DI PIÙ
Come comportarsi in caso di incidente
L’Unione Europea 6
1. La nascita e lo sviluppo dell’UE
Una bandiera per l’Europa
Un cerchio di dodici stelle dorate su sfondo blu come simbolo dell’Unione Europea. Il cerchio e le stelle rappresentano gli ideali di unità, solidarietà e armonia tra i popoli dell’Europa. La bandiera nasce nel 1955 ma solo nel 1983 diviene l’emblema ufficiale dell’Europa unita.
n L’idea di Europa
L’idea di un’integrazione tra i paesi europei cominciò ad affermarsi alla fine della seconda guerra mondiale quando gli Stati coinvolti nel conflitto decisero di imboccare una strada diversa che aveva come obiettivo una pace duratura. Un’altra motivazione che spinse a creare forme di unione fra gli Stati del continente fu la necessità di accrescere il peso economico e politico dell’Europa di fronte alle due superpotenze, Stati Uniti e Unione Sovietica, che negli anni Cinquanta del Novecento dominavano la scena economica e politica internazionale.
n Le prime organizzazioni
Il processo d’integrazione europea ebbe inizio nel 1951 quando Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo firmarono il Trattato di Parigi, dando vita alla Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio (CECA). L’obiettivo era costruire un mercato unico del carbone e dell’acciaio caratterizzato dal libero scambio. I buoni risultati spinsero i sei paesi a firmare nel 1957 il Trattato di Roma, che creava due nuovi organismi:
CEE mercato unico europeo
EURATOM mercato unico dell’energia atomica
• la Comunità Economica Europea (CEE) per creare un mercato unico europeo, caratterizzato dal libero scambio tra i paesi della Comunità e da una politica commerciale unica nei confronti degli altri paesi;
• la Comunità europea per l’energia atomica (EURATOM) per realizzare un mercato comune dell’energia atomica. Nel corso degli anni ai sei paesi fondatori si sono uniti progressivamente altri Stati, fino a giungere nel 2020 al numero di 27 Stati.
CAPITOLO NUCLEO A | COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Trattato di Roma (1957)
Guarda il video sull’integrazione europea
n L’evoluzione dell’UE
Nei decenni l’integrazione europea ha attraversato varie fasi, arricchendosi di nuovi contenuti. Ricordiamo le tappe più importanti.
Nel 1985 l’Accordo di Schengen ha promosso la libera circolazione delle persone tra i paesi partecipanti, abolendo il controllo alle frontiere interne e creando un’area comune senza frontiere.
Nel 1992 il Trattato dell’Unione Europea, stipulato a Maastricht (Paesi Bassi), ha allargato notevolmente gli orizzonti dell’integrazione europea, rafforzandone i legami. Il trattato ha esteso le competenze della Comunità ad altri settori, oltre a quello economico, cioè a “politica estera e difesa” e a “giustizia e affari interni”. A Maastricht, dunque, è stata stabilita la creazione di un’unione monetaria, politica e sociale tra gli Stati per promuovere condizioni di parità fra i cittadini europei.
Nel 2002 è stata introdotta la moneta unica europea, l’Euro. Per entrare a far parte di questa unione monetaria (Eurozona) gli Stati si sono impegnati a rispettare alcuni vincoli economici legati al deficit del bilancio pubblico e al debito pubblico. Molti paesi, fra cui l’Italia, hanno dovuto sistemare i propri conti pubblici, adottando misure di politica economica molto restrittive.
Negli anni 1997-2009 sono stati firmati ad Amsterdam (1997), Nizza (2001) e Lisbona (2009) dei trattati modificativi, necessari per allargare l’Unione a nuovi paesi e rafforzarne il ruolo. In particolare, il Trattato di Lisbona ha introdotto importanti novità, tra cui l’idea di un’Europa più democratica e trasparente, più efficiente, con maggiore attenzione ai diritti dei cittadini. Il trattato ha rafforzato il ruolo del Parlamento europeo, ha previsto maggiori garanzie per i diritti dei cittadini europei e ha ampliato la presenza dell’UE sulla scena internazionale, potenziando gli strumenti di politica estera.
Principali tappe dell’UE
1951 Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio
1957 Comunità Economica Europea e Comunità europea per l’energia atomica
2001 Trattato di Nizza 2009 Trattato di Lisbona
La carta mostra i 27 paesi che fanno parte dell’Unione Europea divisi in base all’anno di adesione e, tra questi, i 19 Stati che hanno adottato l’Euro come propria moneta. Sono indicati anche i paesi candidati all’ingresso nell’UE: Albania, Moldavia, Montenegro, Macedonia, Serbia, Turchia, Ucraina, BosniaErzegovina, Georgia, Kosovo.
6 61 L’Unione Europea
MALTA SPAGNA FRANCIA ITALIA GRECIA TURCHIA BULGARIA ROMANIA UNGHERIA SLOVENIA CROAZIA BOSNIA SERBIA KOSOVO ALBANIAMACEDONIA MONTENEGRO AUSTRIA SVIZZERA SVEZIA NORVEGIA ISLANDA ESTONIA LETTONIA LITUANIA BELGIO LUSSEMBURGO FINLANDIA POLONIA REGNO UNITO IRLANDA REP. CECA SLOVACCHIA DANIMARCA PAESI BASSI CIPRO PORTOGALLO GERMANIA UCRAINA MOLDAVIA 1958 (STATI FONDATORI) 1973 1981 1986 1990 (REPUBBLICA DEMOCRATICA TEDESCA) 1995 2004 2007 2013 PAESI CANDIDATI ALL’ENTRATA PAESI DELL’EU CHE HANNO ADOTTATO L’EURO
1985 Accordo di Schengen 1992 Unione Europea 2002 Moneta unica (Euro) L’Unione Europea e la zona euro
n Gli obiettivi e le difficoltà dell’UE
L’integrazione europea si proponeva di superare le rivalità tra i popoli europei e di promuovere la pace e il benessere, di garantire libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne e di avviare uno sviluppo sostenibile, cioè fondato sul progresso tecnologico e scientifico e sulla lotta all’esclusione sociale. Sulla base di questi obiettivi sono state definite alcune politiche comuni su temi come l’agricoltura, l’ambiente, la coesione sociale.
Nonostante l’importanza di tali obiettivi, il processo di unificazione europea è andato incontro a grandi difficoltà, soprattutto a seguito dell’introduzione dell’euro e delle crisi economiche mondiali. Molti hanno cominciato a pensare che l’aver privilegiato gli aspetti economici su quelli politici e sociali abbia favorito la contrapposizione tra i paesi piuttosto che la loro integrazione. Le difficoltà economiche che i paesi membri hanno dovuto affrontare per rispettare i rigidi parametri economici e la crescente concorrenza di nuove potenze economiche mondiali (come la Cina) hanno spinto parte dell’opinione pubblica europea a mettere in discussione il senso, il valore e l’utilità dell’Unione Europea. Negli ultimi anni le critiche si sono trasformate in un vero e proprio sentimento di ostilità al processo di integrazione europea, chiamato euroscetticismo, che si è diffuso presso la popolazione e le forze politiche dei paesi membri dell’UE.
QUESTIONI APERTE
l Le difficoltà dell’europeismo Nei primi anni Duemila l’Unione Europea sembrava viaggiare con il vento in poppa ma a partire dal 2008 gli effetti della crisi economica mondiale hanno messo in crisi il progetto europeista. L’UE non è diventata una vera e propria federazione di Stati, con un governo europeo unitario, ed è apparsa agli occhi di una parte dell’opinione pubblica europea e delle altre potenze mondiali (USA, Russia, Cina) come una sommatoria di Stati, spesso in conflitto tra loro e perciò incapaci di assumere iniziative coerenti ed efficaci sia in campo economico (misure per affrontare la crisi, politiche di sviluppo ecc.) sia in campo politico (politiche di sicurezza, tutela dello Stato sociale, estensione dei diritti di cittadinanza).
l Fuori dall’Europa A partire dagli anni Dieci del XXI secolo, l’euroscetticismo è andato crescendo nell’opinione pubblica e nella politica europee: sono nati e hanno acquisito consenso movimenti e partiti favorevoli all’abbandono dell’euro, giudicato dannoso per le economie nazionali, e addirittura all’uscita dall’Unione. L’apice di questo fenomeno è stato raggiunto il 23 giugno 2016, quando nel Regno Unito si è svolto un referendum popolare nel quale il governo chiedeva ai cittadini se desiderassero o meno avviare le procedure per uscire dall’Unione Europea: il 51,89% degli inglesi ha votato a favore dell’abbandono che è avvenuto ufficialmente il 31 gennaio 2020. La Brexit (Britain ed exit) rappresenta un indebolimento del progetto europeista, anche perché il Regno Unito è un importante protagonista dello scenario europeo e mondiale, sia per il suo peso economico sia per i suoi stretti legami politici con gli Stati Uniti. La fuoriuscita della Gran Bretagna dall’UE, dunque, è un grave danno in termini sia economici sia politici e costituisce un precedente che altri Stati potrebbero seguire.
Migliaia di inglesi festeggiano l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea a Londra il 31 gennaio 2020.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 62
Gli europei sono diventati euroscettici?
2. Le istituzioni dell’UE
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
sull’Europa delle istituzioni e dei cittadini
Il primo Parlamento davvero europeo
Il 17 luglio 1979 a Strasburgo si svolge la prima seduta del Parlamento europeo eletto per la prima volta da tutti cittadini della Comunità. È un passo importante verso un’Europa più democratica; in quell’occasione Simone Veil (1927-2017), politica e giurista francese, viene eletta Presidentessa: è la prima donna a capo di un’istituzione europea.
n Gli organismi dell’UE
Il funzionamento dell’Unione Europea è molto complesso. Quest’organizzazione, infatti, ha competenze molto ampie, possiede un ingente patrimonio, è dotata di poteri di natura normativa e deve garantire la cooperazione tra Stati con lingue e tradizioni diverse. Per assolvere i suoi compiti, la UE si è dotata di apposite istituzioni. Le principali istituzioni sono: il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione Europea o dei ministri, la Commissione europea e la Corte di giustizia. Accanto a questi organi, ve ne sono altri come il Consiglio europeo, con funzioni consultive e propulsive; la Banca Europea degli Investimenti, con compiti finanziari; la Banca Centrale Europea e alcuni importanti Comitati tecnici, anch’essi con ruolo consultivo; la Corte dei conti, con funzioni di controllo sulle finanze comunitarie.
n Il Parlamento europeo
Il Parlamento europeo è l’organo legislativo e di controllo dell’Unione Europea. È il più grande Parlamento multinazionale esistente al mondo e rappresenta gli oltre 446 milioni di cittadini dell’Unione. In esso sono presenti circa un centinaio di partiti politici. Ha due sedi: Strasburgo (Francia), dove si svolgono le riunioni plenarie mensili, e Bruxelles (Belgio) dove si svolgono le riunioni supplementari e delle Commissioni. A partire dal 2014, il Parlamento è composto da 705 parlamentari più il Presidente; i parlamentari vengono suddivisi – con alcuni correttivi – tra i diversi paesi in proporzione alla popolazione.
Il Trattato di Lisbona (2009) ha ampliato i poteri del Parlamento che oggi svolge un ruolo simile a quello dei parlamenti nazionali. Infatti approva le leggi in molti settori di sua competenza, esprime pareri e può apportare emendamenti alle proposte legislative, controlla e approva il bilancio, vigila l’operato della Commissione, di cui può chiedere le dimissioni con una mozione di censura.
Sessione plenaria del Parlamento europeo svoltasi a Strasburgo nel settembre 2022.
6 63 L’Unione Europea
Guarda il video
Ursula von der Leyen, donna politica francese, è presidentessa della Commissione europea dal 1 dicembre 2019; il suo mandato scadrà nel 2024.
n Il Consiglio dell’Unione Europea
Il Consiglio dell’Unione Europea, noto anche come Consiglio dei ministri europei, è formato da ventisette membri, uno per ogni Stato, e rappresenta gli interessi dei Governi e dei singoli Stati membri. A seconda dei temi trattati, coinvolge i ministri specifici di tutti gli Stati membri. Esercita, insieme al Parlamento, il potere legislativo (emana regolamenti, direttive e decisioni), sottoscrive trattati internazionali, approva il bilancio dell’Unione e ha funzioni di coordinamento complessivo.
n Il Consiglio europeo
Il Consiglio europeo, con sede a Bruxelles, è composto dai capi di Stato o di governo dei ventisette Stati membri, che definiscono le priorità e le linee generali della politica europea. Ha il compito di dare slancio alla politica dell’UE. È guidato da un Presidente eletto per due anni e mezzo con il compito di garantire la preparazione e la continuità dei lavori del Consiglio e di ricercare il massimo consenso al suo interno.
n La Commissione europea
La Commissione europea, con sede a Bruxelles, è l’organo esecutivo dell’Unione, cioè dà attuazione ai Trattati e agli atti comunitari e vigila sul loro rispetto. È il motore del processo decisionale poiché il Consiglio e il Parlamento non possono decidere senza le sue proposte (potere d’iniziativa legislativa). I singoli commissari sovrintendono ai vari settori amministrativi di cui si occupa l’Unione (formazione, tutela dei diritti ecc.). Infine, la Commissione predispone e amministra il bilancio dell’UE e ha il potere di negoziare accordi commerciali e di cooperazione con i paesi extraeuropei. La Commissione deve godere della fiducia del Parlamento europeo, che gliela può revocare votando un atto di censura, finalizzato a provocarne le dimissioni. È formata da 27 commissari, uno per ogni Stato. Il presidente della Commissione svolge anche il compito di alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza: è responsabile delle relazioni esterne ed è incaricato di condurre sia la politica estera sia la politica di difesa comune.
n La Corte di giustizia europea
Parlamento europeo detiene il potere legislativo Consiglio dell’Unione Europea detiene il potere legislativo
Consiglio europeo definisce l’indirizzo politico
Commissione europea detiene il potere esecutivo e l’iniziativa legislativa
Corte di giustizia europea esamina le controversie giuridiche
La Corte di giustizia europea, con sede a Lussemburgo, è l’organo giudiziario dell’UE, che garantisce la corretta interpretazione e applicazione del diritto dell’Unione e risolve le controversie dovute alle violazioni da parte di cittadini, Stati e istituzioni europee. Essa si compone di due sezioni: la Corte di giustizia, formata da un giudice per ogni Stato membro, che interpreta la legislazione dell’UE, ne garantisce il rispetto e infligge sanzioni; il Tribunale, formato da un giudice per ogni Stato membro, che si occupa di questioni e controversie relative a concorrenza, agricoltura, commercio ecc.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 64
Le istituzioni dell’Unione Europea
3. Norme e diritti dell’Europa
PER COMINCIARE CHE COSA NE SAI
1. Le norme emesse dalle istituzioni dell’Unione Europea devono essere rispettate dagli Stati che ne fanno parte. Secondo te questo sistema è giusto?
a Sì, perché l’UE deve avere il potere di interferire nella vita dei singoli Stati.
b Sì, perché solo così l’Unione Europea può funzionare in modo efficace.
c No, perché ogni Stato deve poter fare quello che vuole.
2. In base all’accordo di Schengen le cittadine e i cittadini europei possono circolare liberamente negli Stati dell’UE senza controlli alle frontiere. Secondo te è un vantaggio?
a No, perché chiunque può entrare in uno Stato senza controlli.
n Gli atti dell’Unione Europea
b Sì, perché aumentano gli scambi economici e culturali fra le varie parti dell’Europa.
c Sì, perché si risparmiano i soldi che servirebbero per controllare le frontiere.
1. La questione se sia giusto o meno che uno Stato ceda parte della propria sovranità a un organismo sovranazionale è da molti anni al centro di un vivace dibattito pubblico. Qual è la tua opinione sull’argomento? Confrontati con i tuoi compagni.
2. La libertà di circolazione è un principio fondamentale sia all’interno dell’Italia sia nello spazio europeo. Probabilmente anche tu hai beneficiato di questo diritto viaggiando in un paese membro dell’UE. Rifletti sulla questione.
L’Unione Europea può conseguire gli obiettivi che reputa necessari attraverso proprie leggi. I paesi membri, infatti, accettano una limitazione della propria sovranità legislativa perché scelgono di sottostare al diritto comunitario, cioè all’insieme delle norme che caratterizzano il funzionamento dell’Unione. Possiamo dire che il Trattato istitutivo dell’UE e le successive modifiche abbiano la stessa funzione e importanza che ha la Costituzione per uno Stato. Anche il diritto comunitario, come quello italiano, è organizzato in base a una gerarchia di atti giuridici, che elenchiamo in ordine d’importanza.
n I regolamenti
I regolamenti sono atti molto importanti poiché sono vere e proprie leggi. Sono quindi atti generali, cioè destinati a tutti i soggetti dell’ordinamento statale e con validità per tutti (Stato, imprese, persone fisiche), obbligatori, cioè regolano in modo vincolante la materia a cui si riferiscono (gli Stati devono applicare le disposizioni per intero) e sono direttamente applicabili nei territori degli Stati membri. I regolamenti entrano in vigore venti giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Se le norme contenute in un regolamento sono in contrasto con quelle di una legge nazionale, prevale il regolamento.
n Le direttive e le decisioni
Le direttive possono essere destinate solo a un singolo Stato o ad alcuni Stati membri o a tutti gli Stati. Sono obbligatorie e vincolanti, ma solo per quanto riguarda gli obiettivi specifici da conseguire. Gli Stati che ne sono destinatari devono in seguito emanare leggi che diano attuazione alle direttive. La direttiva è dunque uno strumento flessibile, indica cioè le finalità, ma lascia liberi i singoli Stati di scegliere le forme e i mezzi normativi da impiegare (legge, decreto legge ecc.) per raggiungere il risultato. Le direttive entrano in vigore al momento della notifica allo Stato interessato. Se lo Stato non attua la direttiva entro il termine previsto, si apre la
6 65 L’Unione Europea
Il Palazzo Berlaymont, a Bruxelles (Belgio), sede della Commissione Europea.
Atti dell’UE Regolamenti Direttive Decisioni
Titolo I – Dignità
Titolo II – Libertà
procedura d’infrazione in base alla quale la Commissione rinvia lo Stato inadempiente alla Corte di giustizia.
Le decisioni hanno portata individuale, sono cioè destinate a singoli soggetti (uno Stato o un’impresa). Come i regolamenti, sono obbligatorie e direttamente applicabili, dopo essere state comunicate ai rispettivi destinatari.
n L’efficacia del diritto comunitario
Le norme contenute nei Trattati e gli atti vincolanti emanati dalle istituzioni comunitarie diventano parte integrante degli ordinamenti degli Stati membri e comportano diritti e obblighi per gli stessi e per i singoli cittadini. In caso di contrasto, il diritto comunitario prevale su quello nazionale.
n I diritti fondamentali dei cittadini europei
I diritti fondamentali dei cittadini europei sono sanciti in un specifico documento, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, approvata il 7 dicembre 2000 a Nizza, promulgata dopo varie modifiche nel 2007 e ulteriormente aggiornata nel 2016. La Carta è composta da 54 articoli, raggruppati in sette capi, e da un Preambolo, che indica i valori su cui poggia l’Unione e nei quali si riconoscono i paesi membri.
Titolo III – Uguaglianza
Titolo IV – Solidarietà
Titolo V – Cittadinanza
Titolo VI – Giustizia
Titolo VII – Disposizioni generali
Con la Carta sono stati riuniti in un solo testo e posti sullo stesso piano i diritti civili, politici, economici e sociali e i “diritti di quarta generazione”, come quelli inerenti alla bioetica. La Carta, infatti, contiene importanti novità riguardo ai nuovi diritti sulla genetica, posti a salvaguardia della dignità umana (artt. 1-5), per i quali stabilisce l’impossibilità di eseguire esperimenti sugli esseri umani, il divieto di clonazione, il rispetto dell’integrità fisica, genetica e psichica e la necessità del consenso informato del paziente. I diritti umani sono ampliati alla luce dei progressi scientifici e tecnologici dei nostri tempi. La carta fa inoltre riferimento anche a categorie di persone con particolari esigenze (minorenni, anziani, disabili). Il titolo V, infine, tratta specificatamente la condizione del cittadino europeo: richiama diritti già enunciati, come la libertà di circolazione e di soggiorno, il diritto di voto, il diritto di
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 66
La struttura della Carta dei diritti fondamentali
La presidentessa del Parlamento europeo Nicole Fontaine, il ministro degli Esteri francese Hubert Vedrine e il presidente della Commissione europea Romano Prodi firmano la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea a Nizza il 7 dicembre 2000.
petizione e introduce il diritto a una buona amministrazione. Per esempio, l’articolo 41 afferma il diritto per ogni singolo individuo a un trattamento imparziale, equo ed entro termini ragionevoli per tutte le questioni che lo riguardano, da parte delle istituzioni e degli organi della UE.
n La cittadinanza europea
La cittadinanza europea è l’insieme di tutti i diritti e i doveri riconosciuti alle cittadine e ai cittadini dell’Unione Europea. Ogni cittadino di uno Stato membro diventa automaticamente cittadino dell’UE e, dunque, la cittadinanza europea si aggiunge a quella nazionale e non la sostituisce.
Avere la cittadinanza europea significa poter esercitare i seguenti diritti:
• soggiornare e circolare liberamente nei territori degli Stati dell’UE, in particolare grazie all’accordo di Schengen, che ha abolito i controlli sistematici delle persone alle frontiere e al quale hanno aderito quasi tutti i paesi dell’Unione;
• avere l’elettorato attivo (diritto di voto) e l’elettorato passivo (diritto di candidarsi) alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello Stato membro in cui il cittadino risiede;
• godere, nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui si ha la cittadinanza non è rappresentato, della tutela da parte delle autorità diplomatiche (ambasciate e consolati) di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato;
• avere il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo e di rivolgersi alle istituzioni o agli organi consultivi dell’Unione.
Il progetto Erasmus
l Il primo progetto Quando a metà degli anni Ottanta del Novecento il progetto europeista procedeva spedito, attraendo sempre nuovi paesi, nacque il Progetto Erasmus (1987), un programma di scambio interculturale tra gli studenti europei. Gli studenti universitari potevano trascorrere un semestre o un anno nell’università di un paese membro dell’Unione, frequentandone i corsi e sostenendo uno o più esami riconosciuti ufficialmente come parte integrante del proprio piano di studi. Le studentesse e gli studenti giudicati meritevoli ottenevano una borsa di studio cofinanziata dall’Unione Europea e dai singoli atenei con la quale sostenere le spese necessarie. L’obiettivo ambizioso era quello di creare nuove generazioni di giovani europei che considerassero l’Europa come un’occasione di crescita personale, intellettuale e professionale. In questo senso, il Progetto Erasmus era una tessera importante di un mosaico di iniziative volte alla creazione di una cittadinanza europea democratica, fondata sullo scambio, la reciproca conoscenza e la formazione comune. Il successo del Progetto Erasmus è stato travolgente: dai 3000 studenti che vi aderirono nel 1987-1988 si è passati agli attuali 47.000.
l Erasmus+ Il successo del Progetto ha spinto l’Unione Europea ha varare un nuovo Progetto chiamato “Erasmusplus”, un programma europeo per l’istruzione, la formazione e lo sport. Spagna, Francia, Regno Unito e Germania sono i paesi di maggiore destinazione degli studenti Erasmus, ma negli ultimi anni anche gli atenei italiani hanno significativamente aumentato il loro potere d’attrazione. La scelta della destinazione, infatti, non dipende solo dalla qualità dell’offerta formativa della singola università, ma dall’insieme dell’esperienza umana e culturale che un paese può offrire. Gli studenti e le studentesse Erasmus, infatti, compiono un’esperienza formativa eccezionale, umana ancor prima che didattica
6 67 L’Unione Europea
PER SAPERNE DI PIÙ
L’ONU e gli altri organismi internazionali 7
1. L’Organizzazione delle Nazioni Unite
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Azioni militari per la pace
Le Nazioni Unite svolgono la loro attività anche attraverso i “caschi blu”, vere e proprie truppe armate messe a disposizione dell’ONU dagli Stati membri, che intervengono nelle situazioni di crisi politica e civile in ogni parte del mondo per riportare l’ordine e la pace.
n Nascita e finalità dell’ONU
In seguito alle devastazioni umane e materiali delle due guerre mondiali del Novecento (1914-1918 e 1939-1945) gli Stati si convinsero di dover costruire un “nuovo ordine mondiale” che imponesse il rispetto delle norme del diritto internazionale e garantisse la pace, il benessere e la sicurezza nel mondo.
Il 24 ottobre 1945, subito dopo la seconda guerra mondiale, su iniziativa di 51 paesi nacque così l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU). Il nuovo organismo internazionale sostituiva la precedente Società delle Nazioni, crollata sotto il peso della guerra. Il trattato istitutivo dell’ONU fu firmato a San Francisco, il 26 giugno 1945. Attualmente ne sono membri 193 Stati, la quasi totalità dei paesi del mondo (circa il 95%). Ha la sua sede principale a New York, nel Palazzo di Vetro. Altre sedi sono a Vienna (Austria), Ginevra (Svizzera) e Nairobi (Kenya).
L’ONU si impegna a mantenere la pace e la sicurezza internazionale e si propone di sviluppare relazioni amichevoli tra gli Stati, basate sul rispetto del principio dell’uguaglianza dei diritti e delle scelte autonome dei popoli, e di cooperare nella risoluzione dei problemi internazionali e nella promozione della tutela dei diritti umani.
ONU e UE non sono organismi assimilabili: mentre gli organi dell’ONU emanano atti non direttamente vincolanti per gli Stati membri, gli organi della UE possono emanare leggi direttamente applicabili nei singoli Stati membri o prendere decisioni comuni in certe materie, come quella doganale o monetaria.
CAPITOLO NUCLEO A | COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ
n Gli organi dell’ONU
Per realizzare i propri obiettivi l’ONU si avvale di alcuni organi.
L’Assemblea generale è l’organo decisionale che discute tutte le questioni di interesse generale e in cui ogni Stato ha un voto, a prescindere dalle sue dimensioni o dalla sua ricchezza. È la sede in cui tutti gli Stati si confrontano democraticamente, espongono le proprie posizioni, dialogano e votano.
Il Consiglio di sicurezza è l’organo più importante e svolge funzioni esecutive. Ha come scopo il mantenimento della pace nel mondo e le sue decisioni, chiamate risoluzioni, sono vincolanti per tutti gli Stati. Per rafforzare le scelte adottate, il Consiglio può imporre sanzioni ai paesi che non le rispettano, sia economiche, come l’embargo (cioè il blocco di tutti i rapporti economici con quella nazione), sia militari, come l’invio dei caschi blu, militari con il compito di ristabilire l’ordine e la pace nelle zone in conflitto. Il Consiglio è un organismo ristretto formato da 15 Stati: USA, URSS, Cina, Regno Unito e Francia, in quanto paesi vincitori del secondo conflitto mondiale, sono membri permanenti del Consiglio e dispongono del diritto di veto, cioè possono opporsi alle sue decisioni: in caso di veto, la risoluzione non può essere attuata. Gli altri 10 membri vengono eletti dall’Assemblea generale per un periodo di due anni e a rotazione, in modo da garantire una presenza equilibrata delle diverse aree del pianeta.
Il Segretario generale rappresenta l’ONU, coordina i suoi diversi organi ed esegue le decisioni dell’Assemblea e del Consiglio.
La Corte internazionale di giustizia ha il compito di risolvere le controversie tra gli Stati membri. Ha sede all’Aia (Olanda) ed è composta da quindici giudici appartenenti a Stati diversi.
QUESTIONI APERTE
n La Dichiarazione universale dei diritti umani e altri patti
Nel 1948 l’ONU ha approvato un documento molto importante, la Dichiarazione universale dei diritti umani
È un documento fondamentale perché contiene l’affermazione dei diritti di libertà e uguaglianza, nonché dei diritti economici, sociali e culturali di ciascun individuo.
Nel 1976 l’ONU elaborò altri due documenti che riconoscono il diritto di autodeterminazione dei popoli e proibiscono ogni forma di discriminazione in base a sesso, razza, religione, lingua e opinione. Tali documenti, dunque, integrano la Dichiarazione:
• il Patto internazionale sui diritti civili e politici, che riguarda i diritti civili quali le libertà di opinione, di stampa, di espressione, l’uguaglianza davanti alla legge e il diritto alla sicurezza personale, nonché i diritti politici, che mirano a garantire l’equa partecipazione dei cittadini alla vita politica e alla gestione del potere da parte della Pubblica amministrazione;
• il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, che afferma i diritti al lavoro, di associazione, all’educazione e all’assistenza sociale.
Organi dell’ONU Assemblea generale Consiglio di sicurezza
Segretario generale Corte internazionale di giustizia
l L’uso della forza Uno dei limiti principali dell’azione dell’ONU, evidenziato da più parti, deriva proprio dalla mancanza di un esercito internazionale che agisca con efficacia nelle situazioni di crisi e di conflitto. La maggioranza degli Stati aderenti ha sempre opposto forti resistenze alla creazione di un vero e proprio esercito comune, in grado di imporre il rispetto delle norme e dei princìpi del diritto internazionale, ricorrendo anche, se necessario, all’uso della forza.
l I caschi blu Ancora oggi, pertanto, l’ONU non ha forze armate proprie: i cosiddetti caschi blu, infatti, sono contingenti militari che alcuni Stati membri mettono a disposizione delle Nazioni Unite per realizzare interventi di pace o umanitari Negli anni recenti i caschi blu sono rappresentati soprattutto da soldati dell’Africa e del Sud-Est asiatico, mentre sono pochi i soldati dei paesi occidentali. Sono impegnati in sedici missioni, di cui nove in Africa.
Le missioni svolte nel corso degli anni hanno fornito un contributo determinante al mantenimento della pace in alcuni paesi divisi da cruente guerre civili (come per esempio in Sierra Leone, Costa D’Avorio e Liberia), ma non sempre esse hanno avuto successo. Molti osservatori, infatti, mettono in evidenza le scorrette pianificazioni militari e gli errori dei dirigenti dell’ONU e negli ultimi anni un numero crescente di paesi chiede sempre più insistentemente di rivedere il loro ruolo nelle situazioni di conflitto.
7 69 L’ONU
e gli altri organismi internazionali
Come agisce l’ONU senza un esercito?
n Le agenzie specializzate dell’ONU
Per svolgere le proprie funzioni, l’ONU si avvale anche di particolari strutture organizzate, specializzate in determinati settori. Si tratta delle agenzie specializzate, cioè enti dotati di autonomia decisionale, amministrativa e finanziaria. Tra esse ricordiamo:
• la FAO (Food and Agricolture Organization), una delle più grandi agenzie specializzate dell’ONU, il cui obiettivo principale è sconfiggere la fame nel mondo attraverso aiuti mirati ai paesi per incrementare i livelli di nutrizione, aumentare la produttività agricola e migliorare le condizioni di vita della popolazione rurale;
• l’UNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization), la cui missione è quella di costruire la pace, sradicare la povertà, avviare lo sviluppo sostenibile e il dialogo interculturale attraverso l’educazione, le scienze, la cultura, la comunicazione e l’informazione;
• l’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, conosciuta anche con l’acronimo inglese WHO (World Health Organization), l’agenzia specializzata che si occupa della salute, intesa come benessere fisico, mentale e sociale. L’agenzia fornisce assistenza sulle questioni sanitarie, indirizza la ricerca in questo campo, fissa le norme e gli standard, finanzia la ricerca medica, fornisce aiuti in caso di calamità e monitorizza la salute pubblica mondiale;
• l’UNICEF (United Nations Children’s Fund), che si occupa di promuovere i diritti e migliorare le condizioni di vita dei bambini fornendo assistenza sanitaria, vaccinazioni, acqua potabile e alimenti specifici, istruzione di base, protezione dallo sfruttamento;
• l’ILO (International Labour Organization), che si occupa di favorire il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne;
• il FMI (International Monetary Fund, IMF), che promuove la cooperazione monetaria globale, assicura la stabilità finanziaria, facilita il commercio mondiale, appoggia l’occupazione e una crescita economica sostenibile e, infine, si propone di ridurre la povertà. Il Fondo eroga anche prestiti, spesso condizionati alla realizzazione di determinati obiettivi, concede finanziamenti e crea strumenti finanziari, soprattutto per aiutare gli Stati in difficoltà;
• la Banca mondiale (World Bank, WB), che fornisce assistenza finanziaria e tecnica ai paesi in via di sviluppo per combattere la povertà e aiutare le popolazioni a promuovere uno sviluppo sostenibile, condividendo conoscenze e capacità e creando collaborazioni nel settore privato e pubblico.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 70
2. Gli altri organismi internazionali
PER COMINCIARE UN GRAFICO
L’Europa seconda nel commercio mondiale
L’Unione Europea ha visto crescere progressivamente i propri flussi di scambi negli ultimi anni, giungendo nel 2021 a detenere la seconda quota più elevata di esportazioni mondiali di merci. L’UE si colloca nelle esportazioni solo dopo la Cina.
n Altre organizzazioni mondiali
Oltre all’Organizzazione delle Nazioni Unite, esistono altri organismi internazionali che svolgono funzioni molto importanti nel mondo globalizzato del XXI secolo, dai soccorsi umanitari, allo sviluppo economico, alla tutela della sicurezza. Tra queste hanno particolare rilievo l’Organizzazione mondiale del commercio, il G-8 e il G-20 e la NATO.
n L’Organizzazione mondiale del commercio (WTO)
L’Organizzazione mondiale del commercio (World Trade Organization, WTO), con sede a Ginevra, è un’organizzazione creata nel 1995 per favorire il commercio internazionale; vi aderiscono attualmente 164 paesi del mondo. Il suo obiettivo è realizzare la più ampia liberalizzazione del commercio mondiale attraverso accordi commerciali tra i paesi membri. I tre accordi più importanti sono:
• gli accordi sullo scambio di merci (GATT);
• gli accordi sullo scambio di servizi (GATS);
• gli accordi sulla proprietà intellettuale (TRIPS).
Tutti i paesi membri della WTO periodicamente sono sottoposti a una valutazione sulle politiche commerciali che essi adottano, in modo da verificare se siano più o meno conformi agli indirizzi generali dell’organizzazione, ispirati al libero commercio.
n Il G-8 e il G-20
Il G-8 (Gruppo degli otto) è nato nel 1975 in risposta all’esigenza di organizzare momenti di dialogo tra i Capi di Stato e di Governo delle maggiori democrazie industrializzate. L’obiettivo iniziale era quello di cooperare per affrontare le crisi economiche della metà degli anni Settanta del secolo scorso. Attualmente il suo obiettivo è trovare forme di collaborazione sulle principali tematiche politiche di interesse dei paesi partecipanti. Non è una vera e propria organizzazione internazionale ma una sorta di forum, che si riunisce annualmente, il cui ruolo è di guida e di impulso politico. Ne fanno parte Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna, Italia, Giappone, Canada, Francia e Russia. Dal 2014 la Russia non ha più partecipato agli incontri del gruppo.
Il G-20 (Gruppo dei venti) è un gruppo informale che riunisce diciannove paesi del mondo (tra quelli economicamente più significativi) e la UE allo scopo di promuovere la cooperazione internazionale per una crescita stabile e sostenuta. Del gruppo sono membri i paesi del G-8, la Turchia, il Sud Africa, l’Arabia Saudita, l’India, l’Indonesia, la Cina, l’Australia, la Corea, il Messico, il Brasile e l’Argentina.
7 71 L’ONU e gli altri organismi internazionali
USA EU Cina Resto del mondo 56,3% 19,1% 10% 14,6% Esportazioni
Il summit della NATO svoltosi a Madrid il 28-30 giugno 2022.
n La NATO
La NATO (North Atlantic Treaty Organization – Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) è un’organizzazione politico-militare istituita nel 1949 allo scopo di garantire la pace e la sicurezza in Europa. Più precisamente, l’obiettivo era proteggere l’Europa occidentale e gli Stati Uniti, con un apparato di difesa comune, da eventuali conflitti bellici tra gli Stati aderenti e da attacchi da parte di altri paesi, soprattutto dell’Unione Sovietica. Erano infatti gli anni della guerra fredda, cioè della contrapposizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica. I membri fondatori furono 12: Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Belgio, Danimarca, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo.
Oggi, in seguito a successive adesioni, ne fanno parte 29 Stati. La fine del conflitto USA-URSS, con la caduta del comunismo nell’Est europeo, ha determinato una revisione dell’organizzazione. Oggi si sono intensificati i rapporti e gli accordi tra la NATO e i paesi dell’ex blocco sovietico. Ne è un esempio la stipula del Trattato di Roma nel 2002, tra NATO e Russia, con l’obiettivo di coordinare meglio le attività di lotta al terrorismo.
La NATO ha sede a Bruxelles, ma i contingenti militari sono diffusi in varie zone strategiche europee ed extraeuropee.
L’organo principale è il Consiglio Atlantico (North Atlantic Council – NAC), presieduto dal Segretario generale dell’organizzazione e coadiuvato da comitati tecnici specializzati in singoli settori. Ha potere deliberativo ed è costituito dai rappresentanti di tutti gli Stati membri.
Le truppe Nato in Europa sono poste sotto la direzione del Comandante supremo delle forze alleate, il cui compito prioritario è organizzare e coordinare il funzionamento di questo complesso apparato di difesa.
n Gli interventi militari della NATO
Il primo impegno militare della NATO su ampia scala è stato realizzato durante la crisi iugoslava nel 1991, quando la Slovenia e la Croazia decisero di proclamare la propria indipendenza dal Governo federale. In questi casi si è però parlato non di missioni di guerra, ma di interventi di pace (peacekeeping).
Oggi l’Alleanza è impegnata in azioni di aiuto in caso di attacchi armati contro uno o più paesi in Europa o nell’America settentrionale. Negli ultimi anni la sua attività si è estesa anche ad altre zone del mondo (nel 2011 è stata realizzata una missione in Libia) e le finalità perseguite hanno assunto soprattutto un ruolo di stabilizzazione della situazione politica mondiale.
COSTITUZIONE, DIRITTI, LEGALITÀ A 72
BSviluppo sostenibile
È necessario promuovere non solo «la salvaguardia dell’ambiente e delle risorse naturali, ma anche la costruzione di ambienti di vita, di città, la scelta di modi di vivere inclusivi e rispettosi dei diritti fondamentali delle persone»
(Linee guida del Ministero dell’Istruzione per l’insegnamento dell’educazione civica)
Per avere un pianeta sostenibile quali linee di comportamento ritieni fondamentali?
A che cosa saresti disposto a rinunciare per il benessere del pianeta e del suo futuro?
Sai rispondere a queste domande? Cercheremo insieme le risposte nelle pagine che seguono.
NUCLEO
L’Agenda 2030
1. Gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile
n La cittadinanza globale
In un mondo caratterizzato da sfide globali in continuo mutamento, l’educazione alla cittadinanza nella scuola diventa fondamentale per promuovere il rispetto e la valorizzazione dell’altro, della diversità, della giustizia e dell’equità, dell’ambiente, in un’ottica di solidarietà e di responsabilità sociale. Questi valori sono contenuti nell’Agenda 2030, il progetto promosso dai paesi raccolti sotto l’egida delle Nazioni Unite per il raggiungimento di diciassette obiettivi legati a un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Questo piano chiede alle nuove generazioni di diventare protagoniste di azioni per il miglioramento del proprio futuro, attraverso un articolato percorso di cittadinanza globale.
A partire dagli anni Settanta del secolo scorso la progressiva presa di coscienza delle problematiche ambientali ha dato origine a un ampio dibattito sul futuro del pianeta, che ha coinvolto organizzazioni internazionali, movimenti di opinione, governi e studiosi approdando al concetto di sviluppo sostenibile («lo sviluppo
CAPITOLO NUCLEO B | SVILUPPO SOSTENIBILE
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Salute e benessere Povertà zero Fame zero Educazione di qualità Parità di genere Lavoro dignitoso e crescita economica Imprese, innovazione e infrastrutture Ridurre le disuguaglianze Acqua pulita e igiene Città e comunità sostenibili Energia pulita e accessibile Lotta contro il cambiamento climatico Vita sott’acqua Vita sulla terra Pace, giustizia e istituzioni solide Consumo e produzione responsabili Partnership per gli obiettivi GLOBAL GOALS RIGENERAZIONE SCUOLA E SOSTENIBILITÀ Guarda il video sugli obiettivi per lo sviluppo sostenibile
che è in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri», Rapporto Brundtland, 1987). Lo sviluppo sostenibile mette insieme le esigenze di crescita economica con quelle di sviluppo umano e sociale, di qualità della vita e di salvaguardia del pianeta, secondo un’ottica di benessere di lungo periodo, in modo da costruire una società più equa, sana e armoniosa per tutti.
n L’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile
Sulla base di queste considerazioni, il 25 settembre 2015, l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha approvato l’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile che comprende 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese), articolati in 169 sotto obiettivi (target) da raggiungere entro il 2030
Tutti i paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo verso un modello più sostenibile, impegnandosi con una propria strategia che sia in grado di raggiungere gli obiettivi indicati sotto il monitoraggio dell’ONU. L’attuazione dell’Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società: dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura.
n Il Piano RiGenerazione Scuola per la transizione ecologica e culturale
A che punto siamo?
Obiettivo raggiunto o sulla strada di essere raggiunto Progresso compiuto ma insufficiente a raggiungere l’obiettivo Nessun progresso o allontanamento dall’obiettivo
0% 20% 40% 60% 80%100%
Goal 1 Goal 2 Goal 3 Goal 4 Goal 5 Goal 6
Goal 7 Goal 8 Goal 9 Goal 10 Goal 11 Goal 16 Goal 17
Goal 12 Goal 13 Goal 14 Goal 15
Fonte: OECD 2022
RiGenerazione Scuola è il Piano prodotto dal Ministero dell’Istruzione per accompagnare le scuole nella transizione ecologica e culturale e per attuare gli obiettivi dell’Agenda 2030. Lo scopo principale è educare le studentesse e gli studenti a nuovi modelli di vita rispettosi dell’ambiente e a comportamenti che non siano dannosi per la natura e per la salute, sostenendo l’insegnamento dell’Educazione civica. Il Ministero dell’Istruzione ha così istituito la Green Community, una rete di soggetti pubblici e privati che cerca di dare un contributo alle scuole nella realizzazione dei progetti e delle iniziative del Piano RiGenerazione Scuola.
Il Piano si pone obiettivi sociali, ambientali ed economici e poggia sui seguenti quattro pilastri
Rigenerazione dei saperi: ampliare i saperi attuali, i contenuti, le attività verso lo sviluppo sostenibile.
Rigenerazione dei comportamenti: educare i ragazzi a una alimentazione sana, alla raccolta differenziata e al riciclo dei rifiuti, a partecipare alla limitazione delle emissioni di gas serra prodotte dal traffico urbano.
Rigenerazione delle infrastrutture: realizzare nuove scuole sostenibili, con ampi spazi verdi e ambienti didattici rimodulati.
Rigenerazione delle opportunità: istituire nuovi corsi di studio, come Licei Ambientali e Istituti Tecnici Superiori a indirizzo Sviluppo sostenibile, e implementare l’orientamento verso i lavori green.
L’Agenda 2030 8 75
Goal 2 “Fame zero”
Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile
n Un obiettivo prioritario
Sconfiggere la fame è il secondo obiettivo dell’Agenda 2030: il superamento di questo enorme problema, infatti, è la condizione per affrontare tutti gli altri; se la comunità internazionale non sconfiggerà la fame non potrà costruire una società libera e giusta e realizzare uno sviluppo sostenibile.
Al problema della fame si lega strettamente quello della malnutrizione, cioè la condizione patologica che si ha quando l’organismo non riceve tutti i nutrienti necessari in proporzioni adeguate. La malnutrizione corrisponde a situazioni di denutrizione o di stati carenziali, dovute a una riduzione dell’apporto totale di energia e/o di uno o più nutrienti.
Per sconfiggere la fame e la malnutrizione occorre riconsiderare nel complesso il modo di coltivare, di distribuire e di consumare il cibo. Se gestite bene, infatti, l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca possono offrire alimenti di qualità per tutti, sostenendo uno sviluppo rurale centrato sulle persone e proteggendo l’ambiente allo stesso tempo. Oggi, invece, il suolo, i fiumi e oceani, le foreste e la biodiversità del nostro pianeta si stanno degradando rapidamente.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n La fame nel mondo
Nel 2019 (prima della pandemia di Covid-19) nel mondo circa 2 miliardi di persone hanno conosciuto livelli moderati o gravi di insicurezza alimentare. Circa 690 milioni di persone hanno sofferto la fame. Dopo la costante diminuzione registrata per molti decenni, dal 2014 la malnutrizione cronica ha ripreso a crescere.
In termini assoluti, l’Asia è la regione con più persone denutrite (381 milioni), seguita dall’Africa (250 milioni) e dall’America Latina (48 milioni). In termini percentuali, però, l’Africa è il continente più colpito (il 19,1% della popolazione è denutrita) e lo sarà anche in futuro: si stima che nel 2030 più della metà delle persone affamate croniche mondiali vivrà in Africa. L’Asia (8,3%) e l’America Latina e Caraibi (7,4%) fanno registrare un tasso di denutrizione meno della metà di quello africano.
La pandemia di COVID-19 ha reso evidente l’inadeguatezza dei processi di produzione, distribuzione e consumo di generi alimentari a livello globale. La crisi sanitaria e la recessione economica che ne è conseguita, infatti, hanno fatto aumentare le persone che soffrono la fame: queste nel 2022 hanno raggiunto la cifra di 795 milioni.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 76
Gruppo di lavoratori in un campo di cavolfiore in India.
n Investire nell’agricoltura
L’agricoltura è fondamentale per combattere il problema della fame. Il settore agricolo infatti – come mostrano i dati ufficiali dell’ONU – fornisce i mezzi di sostentamento al 40% della popolazione mondiale, ed è la principale fonte di reddito e di lavoro per le famiglie rurali più povere. 500 milioni di piccole aziende agricole nel mondo producono l’80% del cibo consumato nel mondo sviluppato. Investire nei piccoli agricoltori, sia donne sia uomini, è pertanto la strada migliore per aumentare e migliorare la nutrizione delle persone più povere e per incrementare la produzione alimentare per i mercati locali e globali.
Anche un uso migliore della biodiversità agricola può contribuire a fornire un’alimentazione più nutriente, migliori mezzi di sostentamento per le comunità agricole e sistemi agricoli più resilienti e sostenibili.
E IN ITALIA?
n Un paese ricco,
con problemi malnutrizione
Nel 2019, secondo i dati ISTAT, l’1,6% delle famiglie italiane ha vissuto una situazione di insicurezza alimentare, cioè non ha avuto, in alcuni periodi dell’anno, denaro sufficiente per comprare cibo e non si è potuta permettere un pasto proteico almeno due volte a settimana. Nelle regioni meridionali della penisola la percentuale quasi raddoppia. Il dato nazionale è in leggero aumento, per la prima volta dal 2013.
Per quanto riguarda la denutrizione si stima che in Italia i circa 1,3 milioni minori in condizioni di povertà assoluta non riescono ad alimentarsi sufficientemente.
La denutrizione si accompagna al fenomeno della malnutrizione infantile che comporta sia la carenza di alcuni nutrienti (malnutrizione per difetto) sia il consumo di alimenti con alto contenuto di grassi e di sostanze dannose per la salute (malnutrizione per eccesso) che causano fenomeni di sovrappeso e obesità.
Tra i bambini più piccoli (3-5 anni) quasi uno su tre è sovrappeso, mentre la proporzione scende a uno su quattro se si considerano bambini e adolescenti (3-17 anni). La situazione è più grave nel Mezzogiorno, suggerendo un nesso tra obesità e disagio economico. I dati del 2019 interrompono la tendenza positiva degli ultimi anni, aumentando le preoccupazioni per la salute dei giovani.
PILASTRO 2
Cittadinanza alimentare
Prevedere distributori per bevande e cibi sostenibili
Lo scopo di questa attività è produrre una richiesta al Dirigente Scolastico e al Consiglio di Istituto contenente il piano alimentare per i distributori di cibi e bevande all’interno della scuola.
LESSICO
Insicurezza alimentare condizione in cui si trovano le persone che sperimentano qualsiasi limitazione del diritto di accedere a una alimentazione sufficiente, sana, nutriente, conforme alle proprie preferenze e idonea a sostenere una vita attiva e in buona salute.
Lavoro di gruppo
La classe viene divisa in 5 gruppi di lavoro: un gruppo individua le bevande da proporre; uno si occupa dei prodotti da forno, frutta e verdura; un altro crea le schede nutrizionali; un gruppo richiede i preventivi; l’ultimo redige un questionario di gradimento da proporre agli studenti. Dopo lo scambio di informazioni e idee, viene redatta la lettera formale di richiesta alla dirigenza.
8 77 L’Agenda 2030
Goal 3 “Salute e benessere”
Assicurare la salute e il benessere per tutti
LESSICO
n La salute per tutti: un obiettivo complesso
L’obiettivo di garantire una vita sana e promuovere il benessere per tutti a tutte le età è essenziale nel processo di sviluppo sostenibile dei popoli. Per avviare un percorso di autentico sviluppo umano, cioè di sviluppo della personalità umana non circoscrivibile alla sola dimensione economica, si deve partire proprio dalla salute. Con questo termine molto generico si intende sia la riduzione delle malattie virali (morbillo, malaria, tubercolosi, poliomielite, HIV/Aids) sia l’accesso all’assistenza sanitaria e il diritto alla qualità dei servizi
sanitari
La salute riguarda, inoltre, l’educazione alimentare, la prevenzione dell’abuso di droga e alcol, la salute riproduttiva, il controllo dell’uso del tabacco, il supporto alla ricerca di vaccini e farmaci, l’accessibilità ai farmaci essenziali, il sostegno ai sistemi sanitari nazionali, la lotta agli inquinanti chimici e alla contaminazione di suolo e aria. L’inquinamento ambientale, infatti, è una tra le maggiori cause di mortalità nel mondo: si stima che nel 2019 abbia causato circa 9.000.000 di decessi in tutto il mondo.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE n La mortalità infantile
Aspettativa di vita Il numero di anni che un individuo può aspettarsi di vivere al momento della nascita.
Mortalità infantile È il rapporto fra il numero dei morti entro il primo anno di vita e il numero di nati vivi.
Nei decenni scorsi sono stati compiuti significativi passi in avanti per aumentare l’aspettativa di vita delle persone e per ridurre alcune delle cause più comuni di mortalità infantile. Il livello di mortalità infantile, infatti, rappresenta un indicatore molto importante per misurare il livello di salute e di benessere di una popolazione. La maggior parte delle morti infantili è dovuta a infezioni respiratorie acute, dissenteria, morbillo e malaria, che si possono prevenire tramite adeguate misure igieniche e l’utilizzo di zanzariere (nel caso della malaria). Queste misure, però, nonostante la loro semplicità spesso rimangono sconosciute o troppo costose per gran parte della popolazione mondiale. Inoltre, rimane fondamentale la vaccinazione: per quanto riguarda il morbillo, per esempio, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) stima che nel periodo 2000-2020 la mortalità annuale sia diminuita del 90% proprio grazie al vaccino.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 78
n La mortalità materna
La mortalità infantile è anche strettamente collegata alle condizioni di vita della madre: i bambini di madri che sono andate a scuola, anche per un solo anno di scuola primaria, hanno maggiori probabilità di sopravvivere rispetto a quelli di madri senza istruzione.
Anche sul fronte della mortalità delle madri si sono ottenuti risultati positivi: in Asia orientale, in Asia meridionale e nel Nord Africa il tasso di mortalità materna, ovvero la percentuale di madri che non sopravvivono al parto, è infatti diminuito di circa 2/3. Ciò è avvenuto grazie a un miglioramento dell’accesso all’assistenza prenatale e durante il parto. Nonostante questo, nelle regioni in via di sviluppo il tasso di mortalità materna è ancora 14 volte superiore rispetto alle regioni sviluppate.
n La sfida del Covid-19
A partire dal 2020 è sopraggiunta un’altra emergenza, la diffusione a livello globale del virus SARS-CoV-2. La pandemia ha colpito il mondo intero e anche i paesi più ricchi, come la Cina, gli Stati Uniti, l’Italia, la Gran Bretagna, la Francia, la Spagna, mettendone a dura prova le strutture medico-ospedaliere. La pandemia ha rappresentato una sfida a livello globale e ha evidenziato come i problemi legati alla salute possano drammaticamente interessare non solo i paesi in via di sviluppo ma anche quelli a più elevato livello di sviluppo.
E IN ITALIA?
n Buoni risultati, ma ancora problemi da risolvere
L’Italia ha raggiunto gran parte degli obiettivi intermedi indicati dal terzo goal dell’Agenda 2030. In Italia, infatti, la qualità della vita media e la speranza di vita (85,3 anni per le donne, 81 anni per gli uomini) sono tra le più alte del mondo. Anche le prestazioni assicurate dal Sistema Sanitario Nazionale sono di buon livello e universalistiche, cioè garantite a tutti i cittadini indipendentemente dal loro reddito e dal possesso di polizze assicurative (al contrario di quanto avviene, per esempio, negli Stati Uniti). Fra i problemi che rimangono aperti vi sono l’abuso di alcool, tabacco e droghe, la malnutrizione (obesità) e i danni causati dall’inquinamento (le malattie respiratorie sono tra le maggiori cause di morte).
La diffusione del Covid-19 ha tuttavia messo in luce alcuni limiti del Sistema sanitario nazionale che ha sofferto negli ultimi anni importanti tagli ai finanziamenti pubblici e che richiede un intervento di riorganizzazione e potenziamento.
PILASTRO 2
Consumo nocivo di alcol
Realizzare una campagna di sensibilizzazione contro l’abuso di alcol
Lo scopo di questa attività è quello di elaborare un progetto per sensibilizzare gli studenti sui danni di un consumo smodato di alcol.
Lavoro di gruppo
La classe viene divisa in 4 gruppi di lavoro: un gruppo raccoglie informazioni sulle conseguenze dell’abuso di alcol per la salute; uno realizza manifesti e volantini con i dati raccolti; un altro pubblica i materiali sui canali online dell’Istituto; l’ultimo organizza un incontro con uno specialista. Dopo lo scambio di informazioni e idee, il progetto viene condiviso con altri istituti del territorio.
8 79 L’Agenda 2030
Goal 4 “Istruzione di qualità”
L’istruzione di qualità è la chiave per migliorare la vita delle persone ed è la condizione necessaria per avviare uno sviluppo sostenibile. La diffusione dell’istruzione, infatti, combatte sia la povertà sia l’emarginazione sociale e garantisce a tutti i cittadini e le cittadine, specie a chi parte da condizioni di svantaggio socioculturale, la possibilità di crescere e migliorare.
L’analfabetismo è un ostacolo a qualsiasi ipotesi di sviluppo civile, sociale, culturale ed economico perché priva le persone degli strumenti di base per orientarsi nel mondo. Altrettanto grave è il problema dell’analfabetismo funzionale, cioè la condizione di chi, pur sapendo leggere, scrivere e far di conto, ha una capacità limitata di comprendere le informazioni essenziali, non è in grado di interpretare quello che legge e dà poco valore all’educazione e alla lettura.
Un altro grave problema riguarda l’abbandono scolastico, causato perlopiù da povertà, marginalizzazione e discriminazione di genere: a livello globale le bambine infatti costituiscono il 54% degli esclusi e in alcune aree del mondo le cifre sono più elevate. Presente in tutte le regioni del globo, l’abbandono scolastico è una delle più gravi cause di squilibrio sociale: è infatti una occasione persa a livello personale poiché riduce le possibilità di partecipare alla vita sociale, culturale ed economica della comunità, ma anche una perdita di potenziale economico e sociale per il paese. Chi abbandona la scuola partecipa poco ai processi democratici e di solito è un cittadino meno attivo; inoltre, è più esposto al rischio di disoccupazione, povertà ed esclusione sociale.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n Grandi progressi
Per quanto riguarda l’incremento dell’accesso all’istruzione a tutti i livelli e l’aumento delle iscrizioni nelle scuole, soprattutto per donne e ragazze, si sono ottenuti risultati importanti: per esempio, a livello mondiale si è realizzata l’uguaglianza tra bambine e bambini nell’istruzione primaria, anche se pochi paesi hanno ottenuto questo risultato a tutti i livelli educativi. Tra il 2000 e il 2020 oltre 90 milioni di bambini hanno avuto accesso alla scuola materna e più di 70 milioni sono stati iscritti nelle scuole primarie.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 80
Fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti n L’istruzione è uno strumento di sviluppo
Analfabetismo
Analfabetismo funzionale Abbandono scolastico
Problemi legati all’istruzione
n Molti ostacoli
Nonostante molti paesi abbiano abbassato i costi associati all’educazione, numerosi sono ancora gli ostacoli che impediscono un equo accesso all’istruzione, soprattutto per le bambine. Tra 2010 e 2020 il numero di persone analfabete è diminuito, ma rimane ancora molto alto: 750 milioni di persone (in maggioranza donne) sono analfabete. I livelli di alfabetizzazione più bassi si riscontrano in Africa subsahariana e in Asia meridionale e occidentale, mentre in America settentrionale, in Europa, in Asia centrale e orientale, in Oceania, in America Latina e nei Caraibi i livelli di alfabetizzazione sono superiori al 90%.
n L’abbandono scolastico e l’analfabetismo funzionale
In base ai dati Eurostat per il 2019, nell’Unione Europea la media degli alunni e delle alunne che abbandonano gli studi è del 10,2% (in Italia è del 13,1%). A livello mondiale, nel caso dei paesi più poveri, i dati aumentano sensibilmente e in alcuni Stati africani superano l’80% perché molti bambini e ragazzi, anziché frequentare la scuola, lavorano per sostenere la propria famiglia. A rendere la situazione ancora più difficile concorrono la carenza delle strutture scolastiche e la mancanza di insegnanti.
E IN ITALIA?
n Istruzione: un settore in cui si investe poco
Secondo i dati OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) del 2019 la situazione della scuola italiana non è confortante. L’Italia ha fatto importanti progressi, soprattutto nel campo della scolarizzazione, infatti quasi tutti i ragazzi e le ragazze da 6 a 14 anni frequentano la scuola, e degli asili (il 94% dei bambini da 3 a 5 anni va alla scuola materna e ogni maestra si occupa di una media di 12 bambini, contro una media OCSE di 15). Ciononostante nel 2019 il 28% della popolazione italiana è risultata essere analfabeta funzionale e rimangono da affrontare ancora molti problemi: la spesa per l’istruzione è ancora inferiore alla media europea, molti giovani non studiano, non lavorano e non si formano, e la percentuale dei laureati è tra le più basse in Europa (27,8%, contro la media europea del 41%).
PILASTRO 4
Istruzione verso lavori green
Istituzione di nuovi indirizzi scolastici volti a offrire sbocchi lavorativi in settori green
Lo scopo di questa attività è realizzare un questionario da sottoporre agli studenti delle scuole secondarie di primo grado presenti sul territorio provinciale per sondare l’interesse verso i Licei Ambientali e gli Istituti Tecnici Superiori a indirizzo Sviluppo Sostenibile.
Lavoro di gruppo
La classe viene divisa in 4 gruppi di lavoro: un gruppo prepara le domande; uno redige un elenco delle scuole a cui sottoporre il questionario; un altro prepara una mail di presentazione del progetto e invia il sondaggio alle scuole; l’ultimo gruppo raccoglie i risultati del questionario. Dopo lo scambio di informazioni e idee, viene redatta una relazione da inviare al Provveditorato.
8 81 L’Agenda 2030
Percentuale di persone analfabete nel mondo 90%
10%
Goal 5 “Parità di genere”
Raggiungere l’uguaglianza di genere per l’empowerment di tutte le donne e le ragazze
n Le pari opportunità
La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale che deve essere tutelato per garantire l’empowerment di tutte le donne e le ragazze, ma è anche la condizione necessaria per costruire un mondo libero, sostenibile e pacifico. Ciò nonostante, ovunque nel mondo donne e ragazze continuano a subire discriminazioni e violenze. Garantire alle ragazze e alle donne le stesse opportunità dei ragazzi e degli uomini nell’accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come rappresentanza nei processi decisionali politici ed economici, non è questione che riguardi soltanto le donne, ma anche gli uomini: solo così, infatti, si potranno realizzare società ed economie sostenibili, di cui beneficerà l’umanità intera.
n Il gender gap
L’organizzazione internazionale indipendente World Economic Forum (WEF) misura e monitora il fenomeno e ogni anno stila un Gender Gap Index, cioè una classifica dei paesi in base al “gender gap”, cioè al divario sociale, culturale, economico e politico esistente tra uomini e donne. Tale classifica evidenzia così i paesi che hanno compiuto i maggiori progressi verso la parità di genere. L’indice tiene conto di quattro ambiti: l’economia (livelli retributivi, posizioni negli organigrammi aziendali, politiche di sostegno alla maternità), l’educazione (tassi di scolarizzazione, obbligo di frequenza scolastica, disponibilità di percorsi di formazione superiore e di alta istruzione), la salute (aspettativa di vita, opportunità di accesso a cure di base o specialistiche) e la politica (accesso al voto, numero di donne che svolgono compiti istituzionali o rappresentativi).
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n I dati generali
Secondo il rapporto Global gender gap stilato dal World Economic Forum nel 2022, per colmare il divario di genere nel mondo potrebbe volerci quasi un secolo. A livello mondiale il paese più virtuoso è l’Islanda, seguita dalla Finlandia, mentre i paesi che hanno registrato i maggiori miglioramenti sono Vanuatu (Oceania), Kenya e Arabia Saudita.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 82
Empowerment La conquista dell’autoconsapevolezza e del controllo delle proprie decisioni e azioni, sia in ambito personale sia in quello politico e sociale.
I 10 paesi con l’indice di gender gap migliore (2020) Islanda Finlandia Norvegia Nuova Zelanda Svezia Ruanda Nicaragua Namibia Irlanda Germania 0,908 0,860 0,845 0,841 0,822 0,811 0,810 0,807 0,804 0,801 Fonte: World Economic Forum
LESSICO
n Le difficoltà nel mondo del lavoro
A gravare sul raggiungimento del quinto obiettivo dell’Agenda 2030 è soprattutto l’ambito economico: mentre nel campo della salute, dell’educazione e della politica ogni anno si registrano importanti progressi, si calcola che per sanare la differenza di genere nel mondo del lavoro ci vorranno ben 257 anni. Nel Nord Africa, per esempio, le donne detengono meno di un quinto dei posti di lavoro retribuiti in settori non agricoli. Nel mondo la percentuale di donne che occupano posti di lavoro retribuiti al di fuori del settore primario è aumentata solo dal 35% del 1990 al 47% del 2019.
n I progressi nell’istruzione
Particolarmente positivi, invece, sono i risultati raggiunti nel campo dell’istruzione in cui 35 paesi hanno raggiunto la parità di genere e si prevede che occorreranno solo 12 anni per raggiungere l’uguaglianza a livello globale.
Un altro dato confortante è che circa due terzi dei paesi in via di sviluppo hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria. Nel 1990, in Asia meridionale, erano iscritte alla scuola primaria solo 74 bambine per 100 bambini, mentre nel 2020 i tassi d’iscrizione sono ormai gli stessi per le ragazze e per i ragazzi. Nell’Africa subsahariana, in Oceania e in Asia occidentale, tuttavia, le ragazze incontrano ancora ostacoli nell’accesso alla scuola primaria e secondaria.
E IN ITALIA?
n Le disuguaglianze di genere in Italia
Nel rapporto Global Gender Gap del 2022 l’Italia realizza un indice pari al 72% (la media europea è 76,6%), che le consente di collocarsi al 63° posto rispetto al totale di 146 paesi.
La partecipazione economica e politica delle donne italiane è però del tutto insufficiente: sebbene l’Italia sia migliorata, nella sfera economica il divario rimane ancora enorme, superiore al 60%; nel campo della politica il gap da colmare supera il 30%. Sul piano economico il problema maggiore è il divario retributivo (vedi capitolo 4): l’indice medio a livello mondiale per l’equità di salario a parità di lavoro fra uomini e donne è di oltre il 60%, mentre in Italia siamo al 56,7% (114° posto in classifica).
Per quanto riguarda la partecipazione delle donne al mercato del lavoro dal 2009 al 2019 sono cresciute le percentuali di occupazione (+10,1%) e di forza lavoro femminile (+7,8%), ma il tasso di disoccupazione femminile è oggi ancora molto alto: l’11,3% contro il tasso europeo del 7,8%.
Comprendi & Approfondisci
1. Illustra un esempio, tratto dalla realtà che conosci, di discriminazione di genere.
2. Cerca sui quotidiani online un esempio di cronaca recente che riguardi la violenza di genere e riassumi il fatto in 5 righe, con altrettante righe di commento.
3. Cerca, e poi commenta, nel citato Gender Gap Index le percentuali delle donne presenti nei consigli di amministrazione delle aziende nei vari paesi del mondo e identifica la posizione dell’Italia.
8 83 L’Agenda 2030
Goal 6 “Acqua pulita e igiene”
n L’acqua per tutti
L’acqua è una risorsa vitale per gli esseri umani. La sua disponibilità, dunque, rappresenta una condizione essenziale per lo sviluppo della società. Nel corso degli ultimi due secoli l’aumento della popolazione, i mutamenti del sistema produttivo e degli stili di vita hanno fatto sì che la quantità di acqua dolce prelevata nel mondo sia notevolmente aumentata. Tale situazione ha modificato radicalmente il rapporto tra uomo e acqua: oggi asiatici, nordamericani ed europei prelevano molta più acqua di quanto non facciano gli abitanti di altri continenti, non tanto per il consumo personale, ma soprattutto per produrre beni industriali, irrigare i campi, generare energia Avere acqua accessibile e pulita è un obiettivo essenziale per lo sviluppo sostenibile. A causa di infrastrutture scadenti o di una cattiva gestione economica, ogni anno milioni di persone, di cui la gran parte bambini, muoiono per malattie dovute al mancato approvvigionamento d’acqua, ai servizi sanitari inefficienti e ai livelli d’igiene inadeguati.
La carenza e la scarsa qualità dell’acqua, assieme a sistemi igienico-sanitari deficitari, impattano negativamente sulla sicurezza alimentare, sulle scelte dei mezzi di sostentamento e sulle opportunità di istruzione per le famiglie povere di tutto il mondo. La siccità colpisce alcuni dei paesi più poveri della Terra, aggravando fame e malnutrizione.
Entro il 2050 è probabile che almeno una persona su quattro sia colpita da carenza duratura o ricorrente di acqua potabile.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n La carenza idrica: quali soluzioni?
Oggi quasi mezzo miliardo di persone soffre per carenza di acqua. I paesi della Penisola arabica (Emirati Arabi, Arabia Saudita, Kuwait, Yemen, Oman) e alcune nazioni nordafricane (Libia, Algeria, Tunisia) sono caratterizzati da una carenza assoluta di acqua. Come e dove trovare acqua? La risposta non è semplice. Alcuni studiosi propongono di utilizzare tecniche innovative, altri di ottimizzare l’uso dell’acqua già esistente. Tra i primi vi è chi suggerisce procedimenti chimici come la desalinizzazione, che però hanno costi economici molto elevati; tra i secondi la prima proposta è quella di ridurre gli sprechi di acqua con interventi mirati.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 84
Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie
94% 6%
Persone che soffrono per carenza d’acqua
n La crisi idrica e igienica in cifre
Dal 1990 a oggi 2,6 miliardi di persone in più hanno avuto accesso a migliori risorse di acqua potabile, ma ancora 663 milioni ne sono sprovviste e almeno 1,8 miliardi di individui a livello globale utilizzano fonti di acqua potabile contaminate da escrementi. La scarsità d’acqua colpisce più del 40% della popolazione totale, una percentuale che si prevede ancora in aumento. Inoltre 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi igienici di base come wc o latrine. Più dell’80% delle acque di scarico prodotte da attività umane finisce in fiumi o mari, senza sistemi di depurazione. Ogni giorno infine circa 1000 bambini muoiono a causa di malattie diarroiche prevenibili legate all’acqua e all’igiene.
n I consumi e gli sprechi
Per quanto riguarda i consumi attuali di acqua nel mondo, il 70% è impiegato in agricoltura, il 20% dall’industria e il 10% per uso domestico. La scarsa manutenzione degli impianti idrici però determina notevoli sprechi di acqua: fino al 40% dell’acqua viene dispersa a causa delle perdite nelle condutture e nei canali. L’utilizzo dell’acqua, inoltre, cambia notevolmente da un’area geografica all’altra e così i conseguenti sprechi: un bambino di un paese industrializzato consuma circa 30-50 volte più acqua di un bambino di un paese in via di sviluppo.
E IN ITALIA?
n Meno consumi, più dispersione
In Italia nel 2018 9,2 miliardi di metri cubi di acqua per uso potabile sono stati prelevati per garantire gli usi idrici domestici, pubblici, commerciali e produttivi: 25 milioni al giorno, 419 litri\giorno per abitante. Nel 2018, per la prima volta negli ultimi vent’anni, i prelievi per uso potabile sono calati (-2,7% rispetto al 2015).
L’86,6% delle famiglie è soddisfatto del servizio idrico e il 71,6% si fida dell’acqua del rubinetto, anche se i consumi di acqua imbottigliata sono tra i più alti del mondo (nel 2018 la spesa mensile delle famiglie per l’acquisto di acqua imbottigliata è stata di 12,48 euro, in aumento del 4,5% rispetto al 2017).
Un dato impressionante riguarda la dispersione: si perdono 44 metri cubi al giorno per chilometro di rete e così il 37,3% dell’acqua immessa nelle reti dei Comuni capoluogo non raggiunge i cittadini.
PILASTRO 2
Io riuso
Programmare esperienze di recupero e di riprogettazione dei materiali
Lo scopo di questa attività è quello di realizzare un progetto di orto scolastico riutilizzando l’acqua impiegata nell’Istituto.
Lavoro di gruppo
La classe viene divisa in 4 gruppi di lavoro: un gruppo elabora il budget per la realizzazione dell’orto; uno contatta le aziende che si occupano di depurazione delle acque; un altro individua lo spazio e progetta i lavori di semina; l’ultimo gruppo stila un elenco delle sementi e degli attrezzi. Il progetto viene sottoposto al Consiglio d’Istituto.
8 85 L’Agenda 2030
77%
Persone che consumano acqua contaminata
23%
LESSICO
Goal 7 “Energia pulita e accessibile”
Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni
LESSICO
n L’energia sostenibile
L’energia è un elemento strategico per il futuro del mondo attuale. Dopo secoli di sfruttamento intensivo di fonti di energia non rinnovabili (carbone, petrolio, gas naturali, uranio o plutonio) oggi la comunità scientifica e parte delle classi dirigenti politiche hanno compreso che solo l’energia sostenibile può garantire la sopravvivenza del pianeta. Lo scopo a lungo termine è la produzione di energia a bassa intensità di carbonio e la creazione di condizioni favorevoli in tutto il pianeta per l’accesso a servizi moderni e sostenibili.
n Le fonti rinnovabili
Sostenibilità energetica significa uso di fonti di energia rinnovabili. Le principali fonti rinnovabili sono il sole, il vento, il vapore e il caldo, i fiumi e il mare.
L’energia solare è usata per creare calore grazie ad appositi pannelli solari o per produrre elettricità tramite le celle fotovoltaiche. L’industria fotovoltaica sta crescendo del 40% l’anno ma produce una quantità minore di energia rispetto alle centrali alimentate a combustibili fossili o nucleari.
Fonti di energia
Non rinnovabili
Carbone
Petrolio
Gas naturale
Il vento è usato per produrre energia tramite aerogeneratori. I siti più favorevoli alla produzione di energia eolica, oltre alla regione dei Grandi Laghi tra Stati Uniti e Canada, al Sudamerica e alla Tasmania, sono le coste europee atlantiche e del Mar del Nord. L’Europa mira a utilizzare sempre di più questa fonte per soddisfare il fabbisogno energetico continentale. È, come l’energia solare, una fonte intermittente e dipendente dalle variazioni meteo, ma ha il vantaggio che gli impianti richiedono bassa manutenzione, non inquinano e comportano un uso ridotto del territorio.
Uranio e plutonio (energia nucleare)
Sole (energia solare)
Vento (energia eolica)
Rinnovabili
Vapore e calore (energia geotermica)
Fiumi e mare (energia idrica)
In alcune zone della Terra si trovano rocce calde a bassa profondità che costituiscono serbatoi di acqua o vapore sfruttabili per produrre l’energia geotermica: i vapori sono convogliati in turbine per ricavarne energia elettrica. L’acqua e il mare sono fonti energetiche importantissime. L’acqua dei fiumi raccolta nelle dighe, le correnti marine, le onde e le maree vengono usate per produrre l’energia idroelettrica.
Turbine eoliche in mare.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 86
Fonti di energia non rinnovabili Fonti di energia che tendono a esaurirsi nel tempo e sono potenzialmente inquinanti.
Fonti di energia rinnovabili Fonti di energia che non si esauriscono ma si rigenerano e non sono inquinanti.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n L’accesso all’energia: una lunga strada
L’obiettivo 7 sembra difficile da raggiungere. Secondo l’Energy Progress Report del 2022 sono stati realizzati progressi in vari ambiti: la riduzione del numero di persone in tutto il mondo che non hanno accesso all’elettricità (da 1,2 miliardi nel 2010 a 733 milioni nel 2020); l’aumento della quota di energia rinnovabile usata per generare elettricità; i miglioramenti nell’efficienza energetica. Nonostante questi sforzi, però, si calcola che nel 2030 ancora 670 milioni di persone non avranno accesso all’elettricità, l’85% di essi nell’Africa subsahariana. Un grave problema connesso alla carenza di energia elettrica riguarda il mancato l’utilizzo da parte di circa 2,4 miliardi di persone nel mondo (2020) di processi di cottura igienici specie in Asia e nell’Africa subsahariana.
n L’uso di energie rinnovabili cresce poco
La quota di energia rinnovabile rispetto al mix energetico globale cresce, ma troppo poco. Tale quota infatti ha raggiunto il 17,7% del consumo finale di energia nel 2019, rispetto al 16,1% nel 2010.
Dopo i grandi progressi ottenuti nel campo dell’efficienza energetica globale tra 2015 e 2016, il ritmo è rallentato. I settori che hanno registrato i miglioramenti più significativi sono stati quelli dell’industria e del trasporto passeggeri (+2% dal 2010), mentre il trasporto di merci e l’agricoltura sono indietro. Comunque sia, sono risultati inferiori al 3%, che è il tasso di miglioramento energetico necessario a raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2030. Le recenti vicende legate alla guerra in Ucraina, tuttavia, hanno creato una forte incertezza nei mercati globali del petrolio e del gas, dando un forte impulso alla ricerca di alternative energetiche.
E IN ITALIA?
n Un paese all’avanguardia
L’Italia è tradizionalmente povera di risorse energetiche e quindi la forte dipendenza dall’estero ha spinto il paese a sviluppare la ricerca sulle energie rinnovabili e il loro impiego. L’Italia, come gli altri Stati membri dell’Unione Europea, redige ogni anno un Piano d’Azione per l’Efficienza Energetica (PAEE) che contiene misure e obiettivi di efficienza energetica. Il PAEE del 2019 prevede per il 2030 che il 90% dell’energia prodotta in Italia proverrà da fonti rinnovabili, per arrivare al 100% nel 2050. È un dato positivo non solo per l’ambiente, ma anche per l’economia: è infatti molto più conveniente mantenere impianti di produzione fotovoltaici o eolici piuttosto che termoelettrici o a gas. In questo campo l’Italia è all’avanguardia: nel 2022 è infatti al settimo posto nel mondo per produzione di energia fotovoltaica
PILASTRO 3
Scuole sane
Le scuole come comunità energetiche
Lo scopo di questa attività è quello di elaborare un progetto per rendere la sede dell’Istituto energeticamente autosufficiente.
Lavoro di gruppo
La classe viene divisa in 4 gruppi: un gruppo si occupa di calcolare il fabbisogno energetico della scuola; uno individua gli spazi dove collocare i pannelli fotovoltaici; un altro seleziona le aziende che producono e installano gli impianti; l’ultimo gruppo calcola i costi. Viene redatto un progetto da presentare al Consiglio d’Istituto e al Comune.
8 87 L’Agenda 2030
Impianto fotovoltaico in Tailandia.
Goal
Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti
Goal
Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione e una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile
n Lavoro di qualità per tutti
Circa metà della popolazione mondiale, specialmente in Africa, in America latina e in Asia, vive ancora con 2 dollari al giorno (poco più di 1,70 euro). In quelle regioni anche il possesso di un lavoro non garantisce dalla povertà perché non esistono leggi che proteggano dal lavoro nero e impongano una giusta retribuzione. La mancanza di opportunità lavorative dignitose, i bassi investimenti e il sottoconsumo distruggono le basi della società e mettono in pericolo la stabilità dei regimi democratici. Per combattere questi rischi la sola soluzione è quella di creare un lavoro di qualità, cioè regolato e sostenibile, che assicuri un reddito sufficiente per vivere e che incentivi la crescita economica generale senza compromettere gli equilibri ambientali.
n Uno sviluppo industriale inclusivo
Lo sviluppo sostenibile e il consolidamento del legame sociale in molti paesi dipendono dalla capacità di investire nelle infrastrutture materiali (trasporti, irrigazione, energia) e immateriali (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) perché questo tipo di investimenti rende possibile la crescita della produttività e dei redditi e il miglioramento delle strutture sanitarie e scolastiche.
Dopo secoli di sviluppo industriale distruttivo, che ha compromesso la vita biologica e sociale del pianeta, si pone il tema di un nuovo tipo di sviluppo inclusivo, che assicuri un aumento del reddito e del tenore di vita di milioni di persone e ponga la tecnologia al servizio di un’industrializzazione sostenibile. Infatti, solo il progresso tecnologico permetterà di conseguire gli obiettivi ambientali più necessari e ambiziosi, come per esempio l’aumento dell’efficienza energetica. Tecnologia, innovazione e industrializzazione rappresentano le tre parole chiave dello sviluppo sostenibile.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 88
8 “Lavoro dignitoso e crescita economica”
9 “Imprese, innovazione e infrastrutture”
Treno che attraversa la Rift Valley in Zambia.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n La riduzione della disoccupazione
Il processo di globalizzazione ha favorito una riduzione del tasso globale di disoccupazione (la percentuale della forza lavoro non occupata) e la diminuzione del numero di lavoratori che vivono in condizioni di estrema povertà, soprattutto grazie all’aumento dell’occupazione nei paesi più sviluppati.
Ciò nonostante, permangono situazioni molto gravi, oggi rese ancor più pesanti dagli effetti economici della pandemia di Covid-19. Circa mezzo miliardo di persone rischiano di rimanere senza lavoro. Tale scenario indebolisce la collettività e i rapporti sociali e impone ai governi una riorganizzazione delle politiche economiche e sociali: una mancanza cronica di opportunità lavorative ostacola la produttività economica, l’innovazione e il progresso tecnologico.
n La lotta contro il lavoro minorile
Grandi progressi sono stati compiuti sul fronte del lavoro minorile. Secondo i più recenti dati dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) il numero di bambini e di adolescenti tra i 5 e i 17 anni occupati in attività economiche regolari è sceso dai 246 milioni del 2000 ai 152 milioni del 2020 (–38%). Tuttavia, a causa della pandemia di Covid-19, nel 2021 il lavoro minorile è tornato a crescere coinvolgendo 160 milioni di bambini. Allarmante è il dato relativo ai 72,5 milioni di minorenni impiegati nelle forme di sfruttamento classificate come “peggiori” (lavori particolarmente rischiosi e malsani). Questi bambini sono costretti a lavorare in impieghi che mettono a rischio la loro salute e li condannano a una vita senza svago né istruzione. Il fenomeno del lavoro minorile è concentrato soprattutto nelle aree più povere del pianeta, anche se non mancano casi di bambini lavoratori anche nel Nord del mondo. Con il lavoro dei minori si crea un circolo vizioso della povertà: in situazioni economiche difficili, i bambini sono obbligati ad abbandonare la scuola e ad andare a lavorare per aiutare i genitori a mantenere la famiglia; proprio perché abbandonano la scuola, una volta cresciuti sarà difficile per loro trovare un lavoro qualificato e ben remunerato, che permetta di migliorare le loro condizioni di vita, e resteranno così in condizioni di povertà.
n Il miglioramento delle infrastrutture
All’obiettivo dell’occupazione e della crescita economica si lega quello della creazione di infrastrutture resilienti che promuovano l’innovazione attraverso un’industrializzazione responsabile, sostenibile ed equamente diffusa nel mondo. Oggi, per esempio, 2,5 miliardi di persone nel mondo non accedono ai servizi sanitari, mentre 733 milioni non hanno ancora accesso all’elettricità
Tasso di disoccupazione nel mondo (2009-2021)
LESSICO
Il tasso di disoccupazione nel mondo era progressivamente in diminuzione negli ultimi anni fino a toccare la cifra più basa di 5,4% nel 2019, tuttavia in seguito alla pandemia di Covid-19 i numeri sono cresciuti.
8 89 L’Agenda 2030
Resilienza Capacità di resistenza, di reagire alle trasformazioni e alle difficoltà.
Ragazzo che consegna i giornali.
7 6 5 4 3 2 1 0 2012 2015 2019 2020 2021
Fonte: ILO
Tra le infrastrutture necessarie per lo sviluppo umano ci sono anche quelle tecnologiche. Riconoscendo infatti la necessità di affrontare e superare il digital divide (la differenza di accesso al mondo digitale), l’International Telecommunication Union (ITU), agenzia delle Nazioni Unite specializzata nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ha elaborato l’agenda Connect 2020. Si tratta di un programma nato per monitorare e stimolare lo sviluppo del settore delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione (note come ICT, Information & Communication Technologies) al fine di garantire l’accesso universale a Internet, a un prezzo ragionevole, anche nei paesi meno sviluppati.
E IN ITALIA?
n Infrastrutture: una nuova politica
Con il nuovo Codice degli Appalti del 2016 e con il Documento di Economia e Finanza (DEF) del 2017, che individua i fabbisogni infrastrutturali da soddisfare entro il 2030, è iniziata una nuova stagione di politiche infrastrutturali del paese. Il Documento presenta due importanti novità: attribuisce grande importanza alla pianificazione strategica, cioè all’individuazione delle reti di infrastrutture necessarie (ferrovie, strade, porti, aeroporti) per la connessione del paese; valuta in anticipo le opere, cioè considera i costi e i benefici delle singole infrastrutture. Nel settore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione si sono compiuti molti progressi con l’incremento dei servizi di accesso a reti fisse e delle linee di rete fissa via cavo (ADSL e fibra ottica).
n La digitalizzazione delle imprese
Per incentivare lo sviluppo dell’imprenditoria italiana, il Governo ha concesso un contributo da destinare alle micro, piccole e medie imprese per la digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico. Il “voucher per la digitalizzazione delle Pmi” è stato istituito nel 2014 e poi rinnovato ogni anno e prevede l’acquisto di software, hardware e altri servizi specialistici che consentano di migliorare l’efficienza aziendale, di modernizzare l’organizzazione del lavoro mediante strumenti tecnologici e forme di flessibilità, tra cui il telelavoro, di sviluppare soluzioni di e-commerce, di potenziare la connessione alla rete Internet, di realizzare interventi di formazione del personale nel campo delle ICT.
PILASTRO 3
Scuole verdi
Realizzare
laboratori green nelle scuole
Lo scopo di questa attività è realizzare un progetto di laboratorio green all’interno della scuola o nelle sue vicinanze da utilizzarsi per svariate attività didattiche.
Lavoro di gruppo
La classe viene divisa in gruppi che si occupano di: individuare lo spazio per l’”aula green”; organizzare tale spazio e scegliere i materiali; selezionare gli argomenti e le attività da svolgersi in tale aula; creare un calendario degli utilizzi delle varie classi, tendo conto dell’indirizzo di studio. Dopo lo scambio di informazioni e idee, viene realizzato un progetto da sottoporre alla Dirigenza.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 90
Goal
12 “Consumo e produzione responsabili”
Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo
n Le città tra innovazione e problemi
Più della metà della popolazione mondiale vive nelle città. Nei centri urbani si concentrano milioni di persone e le principali funzioni economiche, politiche e culturali. Le città, infatti, da sempre sono i luoghi ideali per lo sviluppo economico, per la diffusione della cultura e della scienza, per la nascita di nuove idee e per molto altro. In molti casi le città permettono alle persone di migliorare la loro condizione sociale ed economica. Tuttavia, spesso presentano anche molti problemi come il traffico, l’inquinamento, la mancanza dei servizi di base, la scarsità di alloggi adeguati, il degrado delle infrastrutture, la microcriminalità.
n Una produzione e un consumo sostenibili
Le città sono luoghi di produzione e di consumo (e di sprechi) di suolo, tempo, energie, cibo e risorse ambientali e naturali. Per questa ragione dovrebbero sempre più diventare laboratori del consumo e della produzione responsabili e sostenibili, cioè che puntano a “fare di più e meglio con meno”, aumentando i benefici in termini di benessere tratti dalle attività economiche attraverso la riduzione dell’impiego di risorse, del degrado e dell’inquinamento nell’intero ciclo produttivo. È un processo necessario: se la popolazione mondiale raggiungerà i 9,7 miliardi entro il 2050, per sostenere gli stili di vita attuali e soddisfare la domanda di risorse naturali necessarie serviranno tre pianeti. Oggi l’uomo sta inquinando l’acqua in maniera più rapida rispetto alla capacità naturale di rigenerazione e purificazione delle fonti in fiumi e laghi. La degradazione dei suoli, l’inaridimento dei terreni, l’utilizzo non sostenibile dell’acqua, l’eccessivo sfruttamento della pesca e il degrado dell’ambiente marino riducono la capacità delle risorse naturali di provvedere alla produzione alimentare.
8 91 L’Agenda 2030
Goal 11 “Città e comunità sostenibili”
Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n La crescita delle città
La popolazione urbana è in costante aumento: oggi circa il 55% degli abitanti della Terra vive nelle città e si stima che nel 2030 questo valore salirà al 60%. Ogni giorno la popolazione urbana aumenta di 180.000 persone; nel 2030 si avvicinerà ai 5 miliardi, su un totale di popolazione mondiale di 8,5 miliardi. Le aree maggiormente urbanizzate sono il Nord America, l’America Latina e i Caraibi, l’Europa e l’Oceania. In Asia l’urbanizzazione è di circa il 50%, mentre l’Africa è il continente più rurale, con una percentuale del 43%. Al primo posto tra le città più popolose c’è Tokyo, seguita da Nuova Delhi e Shangai. Attualmente solo una persona su otto vive in una megalopoli. Oggi esistono 33 megalopoli ma entro il 2030 si prevede che ce ne saranno 43 con più di 10 milioni di abitanti. La maggioranza di queste sarà nei paesi in via di sviluppo.
Le città occupano solo il 3% della superficie terrestre ma sono responsabili del 60%-80% del consumo energetico e del 75% delle emissioni di carbonio, sostanza inquinante.
n Lo spreco delle risorse
Nonostante i progressi tecnologici che hanno promosso un aumento di efficienza energetica, l’uso dell’energia nei paesi dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) è cresciuto fino ad arrivare al 35% nel 2020. Il settore delle attività commerciali e delle abitazioni è il secondo per crescita dell’impiego di energia dopo quello dei trasporti.
Un altro settore in cui lo spreco di risorse è molto alto è quello del cibo. Secondo i dati della FAO (Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura) attualmente 1,4 miliardi di tonnellate di cibo vanno sprecate ogni anno, a fronte di 795 milioni di persone che soffrono la fame. Questo cibo basterebbe
te il problema della fame nel mondo.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 92
per risolvere abbondantemen-
Megalopoli Un’area che comprende zone metropolitane adiacenti, interconnesse tra loro, tanto da poter identificare un nuovo agglomerato urbano di enormi dimensioni.
Popolazione
55% 45%
LESSICO
Popolazione urbana
rurale
E IN ITALIA?
n Le emergenze delle città italiane
Il 14% della popolazione italiana soffre a causa di un grave disagio abitativo legato a carenze strutturali e umidità. Nel 2017 è stato approvato il finanziamento di 2,1 miliardi di euro per la riqualificazione urbana e per la sicurezza nelle periferie e un piano per “incrementare gli edifici a energia quasi zero”, diventato obbligatorio a partire dal 1° gennaio 2019. Per la situazione della mobilità urbana l’auto e la moto sono ancora i mezzi di spostamento prioritari. Negli ultimi anni però si sono compiuti alcuni progressi: a Milano, Napoli, Venezia, Bologna, Torino e Firenze più di un terzo degli spostamenti si compie a piedi, in bici, in tram o bus elettrico, in treno, in metropolitana o con mezzi elettrici. L’organizzazione e l’efficacia della raccolta differenziata dei rifiuti nei comuni capoluogo di provincia ha registrato un certo miglioramento; invece i dati sulla qualità dell’aria confermano grandi criticità: solo il 15% delle città raggiunge un voto sufficiente, mentre l’85% è sotto la sufficienza: agli ultimi posti troviamo le grandi metropoli (Torino, Roma, Palermo, Milano).
n Lo spreco alimentare
Il progetto “Reduce”, promosso dal Ministero dell’agricoltura e dall’Università di Bologna, ha realizzato alcune indagini per registrare lo spreco di cibo nelle famiglie, nei centri commerciali e nelle mense scolastiche. Per quanto concerne il consumo familiare, nel 2017 36,92 kg di alimenti a persona sono finiti nella pattumiera per un costo di 250 euro all’anno a persona; il costo complessivo è di 8,5 miliardi di euro (lo 0,6% del PIL). I cibi più gettati sono la verdura, poi latte e latticini e i prodotti da forno. Anche nei centri commerciali è stato rilevato uno spreco di cibo di oltre 170.000 tonnellate in un anno, cibo che potrebbe invece essere recuperato per almeno il 35% del totale. Anche l’indagine nelle mense scolastiche ha evidenziato che quasi un terzo del pasto offerto ai bambini viene gettato.
PILASTRO 2
Zone scolastiche
Mobilità dolce intorno alle scuole (+Pedibus e +Ciclovie)
Lo scopo di questa attività è quello di promuovere l’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti casa-scuola.
Lavoro di gruppo
La classe viene divisa in 4 gruppi: un gruppo individua le piste ciclabili per raggiungere l’Istituto dalle principali piazze e strade della città; uno pubblica online i percorsi ciclabili; un altro sceglie lo spazio vicino alla scuola da adibire a parcheggio; l’ultimo contatta le aziende che offrono servizi di bike-sharing. Viene quindi redatto un progetto da presentare a tutte le classi e alla Dirigente.
8 93 L’Agenda 2030
Tram in una strada di Torino.
LESSICO
Goal 13 “Lotta contro il cambiamento climatico”
Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze
n Il riscaldamento globale
Il cambiamento climatico, cioè la variazione del clima nel tempo, è un fenomeno naturale che ha da sempre interessato la Terra. Oggi la causa principale delle nuove condizioni climatiche è l’azione dell’uomo e il fenomeno più rilevante è il riscaldamento globale (global warming). Il riscaldamento globale è dovuto in gran parte all’aumento delle emissioni di gas serra (metano, CO2, ossidi di azoto) nell’atmosfera che, trattenendo il calore attraverso l’effetto serra, ha causato un incremento delle temperature, con conseguente scioglimento della neve e dei ghiacciai e innalzamento dei livelli del mare. I rapporti annuali State of the Globale Cimate dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale del 2020 e del 2021 forniscono alcune informazioni allarmanti: il 2020 è stato uno dei tre anni più caldi mai registrati, gli anni 2015-2021 sono stati i sette anni più caldi mai registrati e il 20 giugno 2020 è stata rilevata la temperatura più alta (38,0° C) a nord del circolo polare artico.
n Le conseguenze del riscaldamento
Secondo l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) «le emissioni di gas serra che continuano a crescere provocheranno ulteriore riscaldamento nel sistema climatico. Il riscaldamento causerà cambiamenti nella temperatura dell’aria, degli oceani, nel ciclo dell’acqua, nel livello dei mari, nella criosfera, in alcuni eventi estremi e nella acidificazione oceanica». L’innalzamento del livello dei mari mette a repentaglio le città costiere, l’aumento dei fenomeni atmosferici estremi (uragani, tornado, inondazioni) in aree popolate minaccia le persone, i mutamenti del clima modificano l’agricoltura. Il cambiamento climatico, dunque, mette in pericolo gli esseri umani e il sistema sociale ed economico. A rischio sono anche altre specie viventi, destinante a scomparire perché non avranno sufficiente tempo per adattarsi.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n Il riscaldamento globale in cifre
Dal 1880 al 2012 la temperatura media globale è aumentata di circa 0,85 °C. Per rendere l’idea, per ogni grado di aumento della temperatura il raccolto del grano cala del 5% circa. Dal 1901 al 2010, il livello globale medio dei mari si è alzato di 19 centimetri e l’estensione del ghiaccio dell’Artico si è ritirata in ogni decade a partire dal 1979, con una perdita di 1,07 milioni di chilometri quadrati ogni 10 anni.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 94
Effetto serra Fenomeno generato dai gas serra che trattengono le radiazioni solari e contribuiscono a mantenere elevata la temperatura terrestre.
È molto probabile che entro la fine del XXI secolo l’aumento della temperatura globale supererà di 1,5 °C quella del periodo 1850-1990 e si prevede che l’aumento medio del livello del mare raggiungerà i 24-30 centimetri entro il 2065 e i 40-63 centimetri entro il 2100. Molti aspetti legati al cambiamento climatico persisteranno per molti secoli anche se verranno ridotte le emissioni di anidride carbonica (CO2), che dal 1990 sono aumentate del 50% circa.
n Alcune soluzioni contro il cambiamento climatico
–0,8
–0,6
–0,4
–0,2
–1,0 °C 0,0
–0,2
–0,4
media 1910-2000 19101920193019401950196019701980199020002010 2019
Per rallentare l’innalzamento marino e contenere l’aumento della temperatura la tecnologia può essere d’aiuto, soprattutto il cosiddetto “internet delle cose” (internet things), cioè l’insieme di oggetti diversi da pc e smartphone, collegati alla rete. Oggi, infatti, sempre di più le apparecchiature di casa o di ufficio sono collegate senza cavo alla rete e, quindi, gestibili in remoto. Un esempio è quello degli impianti di riscaldamento, di raffreddamento e di illuminazione gestibili tramite smartphone: essi consentono un notevole risparmio energetico e quindi una riduzione dell’impatto ambientale.
Nella lotta contro il cambiamento climatico è importante l’uso dell’energia pulita, come quella eolica e quella solare. Lo sviluppo di questo settore prevede per il futuro un importante sfida tecnologica e finanziaria.
E IN ITALIA?
n Difficoltà e interventi
L’Italia registra ogni anno molte situazioni meteo critiche, che hanno effetti disastrosi. Ciononostante il paese fatica a raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Agenda 2030. L’obiettivo fissato dall’Italia per il 2030 è una riduzione dei gas serra del 37%, contro una media europea del 40%. Tuttavia, anche a fronte di obiettivi più modesti rispetto all’UE, il risultato sembra difficile da raggiungere nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni.
Il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima ha proposto una strategia che mira a evitare il peggioramento della situazione attuale attraverso l’intervento in quattro ambiti: riduzione delle emissioni di gas serra, promozione delle energie rinnovabili, misure per la mobilità sostenibile ed efficienza energetica. Si tratta di un investimento enorme, di 190 miliardi di euro, che però avrebbe effetti positivi anche sull’economia con un aumento della produzione di circa 682 miliardi di euro e con la creazione di circa 800.000 nuovi posti di lavoro entro il 2025.
PILASTRO 1
Sostenibilità ambientale
Programmare esperienze di recupero e di riprogettazione dei materiali
Lo scopo di questa attività è quello di creare o migliorare la raccolta differenziata dei rifiuti all’interno della scuola.
Lavoro di gruppo
Il grafico misura le variazioni delle temperature globali annue, espresse in gradi centigradi, rispetto alla media 1910-2000.
La classe viene divisa in gruppi che si occuperanno di: progettare la raccolta differenziata; riutilizzare i materiali scolastici; cercare le aziende del territorio che si occupano del riciclo dei materiali; creare dei poster per sensibilizzare sul tema gli altri studenti dell’Istituto. Il progetto viene presentato ai rappresentanti delle classi al fine di coinvolgere tutto l’Istituto.
8 95 L’Agenda 2030
Fonte: Amministrazione Nazionale Oceanica e Atmosferica degli USA
L’aumento delle temperature
Goal 14 “Vita sott’acqua”
Goal 15 “Vita sulla terra”
n L’importanza degli oceani
Gli oceani coprono quasi tre quarti della superficie del pianeta. Sono essenziali per la sua vita poiché producono ossigeno e assorbono anidride carbonica e scorie. Gli oceani, inoltre, regolano il clima e la temperatura, rendendo possibili varie forme di vita. Circa 200.000 specie proliferano nell’ambiente marino e circa 3,1 miliardi di persone vivono entro 100 chilometri dall’oceano o dal mare, in 150 Stati costieri e insulari. Inoltre, la biodiversità marina dà sostentamento a 3 miliardi di persone e l’industria ittica dà lavoro a oltre 200 milioni di persone. Gli oceani, inoltre, svolgono una funzione importante nel settore dei trasporti, delle telecomunicazioni, del turismo, Più del 60% del PIL globale dipende dal mare. A fronte di tutto ciò, l’uomo danneggia il 40% dei fondali oceanici: produce inquinamento, favorisce l’acidificazione delle acque marine, deperisce le risorse ittiche e danneggia gli ecosistemi costieri.
n Le foreste e l’agricoltura
Le foreste coprono il 30% della superficie terrestre. Sono utili alla flora e alla fauna, all’ambiente e alla biodiversità e al sostentamento di 1,6 miliardi di persone. Eppure le Nazioni Unite stimano che ogni anno vadano perduti 13 milioni di ettari di foreste.
Le persone che dipendono dall’agricoltura sono ancora più numerose, cioè 2,6 miliardi. Devono affrontare due grandi sfide: fronteggiare un crescente deterioramento del suolo, che oggi interessa oltre metà dei terreni, e frenare la desertificazione che toglie dalla disponibilità dell’uomo circa 12 milioni di ettari ogni anno. Per quantificare i danni basti pensare che sullo stesso terreno si sarebbero potute coltivare circa 20 milioni di tonnellate di colture cerealicole (riso, mais e grano) che da sole rappresentano l’80% della base alimentare degli esseri umani.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 96
Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile
Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n Il mare: passi avanti e gravi problemi
Alcuni azioni positive sono state compiute nei settori legati al mare. Grazie allo sviluppo delle energie rinnovabili marittime, alla pesca sostenibile, all’ecoturismo e al trasporto navale ecologico molti Stati hanno migliorato i propri tassi di occupazione e le condizioni medico-sanitarie, diminuendo povertà, malnutrizione e inquinamento. Rimangono tuttavia gravi problemi riguardanti i livelli di inquinamento degli oceani. Un esempio della situazione di emergenza è l’isola di plastica che si trova in mezzo all’oceano Pacifico. Si tratta di un’enorme isola di immondizia, nota anche come Pacific Trash Vortex, composta per la maggior parte da rifiuti di plastica. Benché le dimensioni reali non siano conosciute, si stima che si estenda per 1,6 milioni di chilometri quadrati, pari a due volte la superficie della Francia. Non è purtroppo l’unico esempio, visto che una formazione simile si trova anche nell’oceano Atlantico (la North Atlantic garbage patch).
Gli effetti di simili strutture sull’ambiente marino sono devastanti: le alte concentrazioni di policlorobifenili, composti molto tossici e probabilmente cancerogeni, possono entrare nella catena alimentare, perché vengono ingeriti dai pesci e da altri organismi marini. Inoltre, la microplastica può favorire la proliferazione di colonie di microbi responsabili dell’insorgere di varie malattie.
n Lo stato degli ecosistemi terrestri
Per quanto riguarda la protezione degli ecosistemi terrestri e della biodiversità, l’ONU registra alcune tendenze positive. Numerosi Stati, infatti, si stanno impegnando nella conservazione, nel ripristino e nell’uso sostenibile delle risorse naturali, hanno posto un freno al consumo delle foreste, sono riusciti ad ampliare la vegetazione delle aree montane e investono nella protezione della biodiversità (circa il 14% della terraferma rientra in Parchi Nazionali, Riserve naturali e Aree protette).
Nonostante questi segnali positivi, tuttavia, la situazione globale è ancora preoccupante: gli ecosistemi vitali, infatti, sono a rischio a causa dello sfruttamento intensivo del territorio e della costante perdita di biodiversità, minacciata dal proliferare delle specie invasive, dal bracconaggio e dal traffico illecito di animali selvatici.
Le 16 specie (14 animali e 2 vegetali) che secondo il WWF (World Wildlife Fund), l’associazione internazionale che si occupa della tutela dell’ambiente naturale, rischiano l’estinzione nel breve periodo.
8 97 L’Agenda 2030
Fonte: WWF
E IN ITALIA?
n La situazione del mare
Rispetto a quasi tutti i traguardi dell’Obiettivo 14 l’Italia è in notevole ritardo, anche se è visibile un lento miglioramento. Malgrado sia una penisola con molti chilometri di costa, le performance dell’Italia per il monitoraggio delle misure imposte dalla direttiva, rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea interessati, risultano tra le meno adeguate. Il dato più allarmante riguarda gli stock ittici, cioè la sottopopolazione di specie soggetta a pesca commerciale. La quota di sovrasfruttamento italiana oscilla tra il 78 e il 95%. Solo il 38% degli stock ittici è pescato a livelli sostenibili. In sintesi, le popolazioni ittiche nel Mediterraneo si stanno esaurendo e alcune sono addirittura sull’orlo dell’estinzione.
n La situazione del suolo
Nel 2021 l’Italia ha compiuto passi indietro per quanto riguarda il consumo di suolo, soprattutto in Lombardia e in Veneto, a causa dello sviluppo economico di questi territori. La politica fatica ad affrontare le questioni ambientali: da molto tempo si attende l’approvazione di una legge sul consumo di suolo che ponga un freno alla desertificazione e alla degradazione dei terreni, protegga maggiormente alcuni ecosistemi naturali e impedisca la scomparsa di tante specie a rischio di estinzione. Inoltre, un’emergenza tutta italiana che aggrava il fenomeno del consumo di suolo è legata al proliferare degli incendi. Nel 2021, rispetto al 2020, gli incendi in Italia sono triplicati: il 60% è stato di origine dolosa. In trent’anni è andato perduto il 12% del patrimonio boschivo nazionale.
PILASTRO 1
Amico mare
Avviare attività di sensibilizzazione per educare i giovani alla cittadinanza del mare
Lo scopo di questa attività è individuare gli acquari più importanti in Italia e le proposte didattiche che essi offrono per una visita scolastica.
Lavoro di gruppo
La classe viene divisa in vari gruppi, uno per ogni acquario elencato. Ogni gruppo deve elaborare un progetto di visita didattica al proprio acquario, che contenga: gli aspetti di maggiore interesse; le proposte didattiche offerte; il costo dell’ingresso, del trasporto e dell’eventuale pernottamento. Ogni gruppo espone il proprio progetto alla classe che infine sceglie l’acquario da visitare e presenta il relativo progetto al consiglio di classe.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 98
Goal 17 “Partnership per gli obiettivi”
Rafforzare le modalità di attuazione e rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile
n I partenariati
Per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è necessario che gli Stati, i governi e i soggetti privati (imprese, università, associazioni, ONG ecc.) collaborino, stringano cioè rapporti di partenariato ispirati a princìpi e valori comuni, che mettano al centro le persone e il pianeta. È urgente un’azione politica che mobiliti e indirizzi le risorse per costruire uno sviluppo sostenibile. Investimenti a lungo termine sono necessari nei settori chiave, soprattutto nei paesi in sviluppo: energia sostenibile, infrastrutture e trasporti, tecnologie di informazione e comunicazione.
IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
n Il ruolo dello Stato
Nella prospettiva dello sviluppo sostenibile, gli Stati aderenti all’Agenda 2030 devono assumere una direzione chiara. Ciascuno Stato, infatti, deve riorganizzare i sistemi di revisione e di monitoraggio, i regolamenti e le strutture di incentivi che permettono tali investimenti al fine di attrarre risorse e consolidare lo sviluppo sostenibile. I meccanismi nazionali di controllo devono essere rafforzati.
E IN ITALIA?
n Aiuti ancora insufficienti
L’Italia è ancora lontana dal destinare alla cooperazione internazionale lo 0,7% del PIL come dovrebbero fare tutti gli Stati della Unione Europea. Tra il 2015 e il 2016 si è registrato un leggero incremento della spesa per gli aiuti pubblici verso i paesi in via di sviluppo, ma nel 2018 la rotta si è invertita e gli aiuti sono diminuiti del 2,7% rispetto al 2017. Una cifra che è scesa ancora nel biennio 2019-2020. Inoltre è ancora in corso l’iter di approvazione della legge sul commercio equo e solidale che costituirebbe un grande passo in avanti verso lo sviluppo sostenibile dei paesi in difficoltà e spingerebbe le aziende italiane a far proprio il principio della sostenibilità sociale nelle proprie filiere produttive.
PILASTRO 1
Condivisione di conoscenze e tecnologie
Condividere le esperienze green
Lo scopo di questa attività è realizzare dei video in inglese da pubblicare sui social, contenenti le esperienze laboratoriali di sviluppo sostenibile vissute dagli studenti durante l’anno scolastico.
Lavoro di gruppo
La classe viene divisa in 5 gruppi. Ogni gruppo realizza un video sulla base delle seguenti indicazioni: scegliere l’esperienza da condividere; redigere il testo in inglese; selezionare le immagini più significative del laboratorio; realizzare e montare il video. I video vengono visionati in classe e dopo lo scambio di idee, la classe decide le modalità e le tempistiche di pubblicazione sui social.
8 99 L’Agenda 2030
Accedi alla mappa modificabile del capitolo
Educazione alla sostenibilità 9
1. La tutela dell’ambiente
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Guarda i video:
• La sostenibilità
• La Sala Situazione Italia della Protezione Civile
• Piccoli gesti per tenere pulito il mondo
Rifiuti da riciclare
La gestione della grande quantità di rifiuti prodotta dall’uomo è uno dei problemi che affligge tutte le società contemporanee. Dai cassonetti della raccolta differenziata delle nostre città i rifiuti solidi urbani giungono negli appositi impianti dove sono accuratamente selezionati prima del riciclaggio.
n Il rispetto dell’ambiente
L’ambiente naturale in cui viviamo insieme agli altri esseri viventi, animali e piante, deve essere rispettato e protetto con i nostri comportamenti quotidiani. Infatti, la salute dell’ambiente dipende dall’azione dell’uomo che può danneggiarlo compromettendo il suo stesso benessere. È un circolo vizioso perché se il nostro ambiente è malato anche la nostra salute sarà a rischio.
Negli ultimi decenni l’ambiente è minacciato da alcuni gravi fenomeni, tra cui principalmente il cambiamento climatico e l’inquinamento, che rischiano di alterare in modo irreversibile i delicati e preziosi equilibri naturali.
n Il cambiamento climatico
Il cambiamento climatico che sta investendo il pianeta da molti decenni (vedi capitolo 8) non è più, ormai è certo, un fenomeno naturale ma si verifica con una intensità e una velocità tali da creare conseguenze gravi e durature sulla vita degli esseri viventi, incapaci di adattarsi a un cambiamento così repentino. La trasformazione più preoccupante riguarda l’innalzamento costante della temperatura media del globo terrestre. Secondo le stime, entro il 2099 (cioè quando i nati nel 2019 avranno 80 anni), la temperatura media della Terra potrebbe superare di almeno 4 gradi Celsius quella dell’epoca preindustriale.
n I fenomeni atmosferici estremi
Il riscaldamento globale provoca, anche in Italia, eventi atmosferici estremi come inondazioni, siccità, incendi, frane, terremoti. L’acqua degli oceani e del
CAPITOLO NUCLEO B | SVILUPPO SOSTENIBILE
mare si dilata e questo, unito allo scioglimento dei ghiacci, aumenta il livello dei mari di diversi centimetri all’anno, mettendo a rischio le città costiere. Ne è un esempio l’acqua alta da record che nel novembre 2019 ha sommerso la città di Venezia.
Oltre all’inondazione di numerose città costiere, si assiste a crescenti difficoltà nella produzione di cibo a causa della siccità, alla scarsità di acqua in molte regioni, all’incremento per numero e intensità dei cicloni e, infine, all’estinzione di una specie animale su sei.
La dimensione globale del problema richiede una strategia globale e infatti sono state attivate una serie di misure internazionali volte a combattere i cambiamento climatico (Agenda 2030, goal 13).
n Il ruolo della Protezione Civile
In Italia svolge un ruolo fondamentale nella tutela dell’ambiente nazionale la Protezione Civile. Nata con una legge del 1992, la Protezione Civile ha il compito di coordinare a livello nazionale le politiche e le attività in tema di previsione, prevenzione, gestione e superamento di disastri, calamità umane e naturali, situazioni di emergenza; rientra fra i suoi compiti anche l’intervento di prevenzione e di controllo degli incendi boschivi e del rischio idrogeologico. La legge è stata modificata nel 2012, con la nascita del Servizio nazionale della Protezione Civile. L’organizzazione e il funzionamento della Protezione Civile coinvolgono lo Stato a tutti i livelli territoriali, compresi gli Enti locali e le associazioni di volontariato private, con le quali gli enti con competenza in materia possono stipulare convenzioni, assicurando il massimo di coordinamento centrale e di flessibilità operativa territoriale.
Il coordinamento centrale di tutte le attività spetta al Dipartimento della Protezione Civile, che risponde direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri, in modo da rendere più efficace l’organizzazione delle risorse pubbliche in caso di emergenza. Il sistema della Protezione Civile italiana si basa sulla collaborazione di soggetti pubblici (le forze armate e di polizia) e soggetti privati, che offrono le loro competenze professionali e umane in caso di emergenza.
Le strutture operative che costituiscono il sistema della protezione civile sono le forze armate, le forze di polizia, il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, la Croce Rossa Italiana (CRI), il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), i gruppi di ricerca scientifica, le associazioni di volontariato.
n Il tempo delle scelte
Secondo le stime dell’ONU, abbiamo a disposizione soltanto 10 anni per contenere l’aumento della temperatura a 1,5 gradi entro il 2099. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) se entro il 2030 non si adotteranno misure drastiche, il riscaldamento globale causerà la proliferazione di insetti portatori di malattie come la malaria, con rischi per la salute dell’uomo; l’incremento delle migrazioni (circa 100 milioni di persone) per cause legate al clima; l’aumento dello stress da calore, nonché della mortalità legata a malattie croniche.
La città di Venezia sott’acqua nel novembre 2019; l’acqua è arrivata a un’altezza di 187 centimetri.
Educazione alla sostenibilità 9 101
n L’inquinamento danneggia l’ambiente e la salute
Una delle cause principali del riscaldamento globale è l’inquinamento che è responsabile anche di alcune malattie che colpiscono l’uomo. L’inquinamento riguarda diversi fenomeni: i gas serra, tra cui soprattutto il metano e l’anidride carbonica (CO2) che le attività dell’uomo, come le industrie e i mezzi di trasporto, immettono nell’atmosfera; le polveri sottili (Pm 2,5 e Pm 10) che si concentrano nell’aria di molte città italiane a causa della presenza eccessiva di automobili sulle strade e dei sistemi di riscaldamento; i molti rifiuti prodotti che devono essere smaltiti.
n Che cosa possiamo fare?
Per cercare di limitare l’inquinamento si possono adottare alcuni comportamenti: evitare gli sprechi d’acqua, spegnere luci e interruttori quando si esce da una stanza, non superare i 20 gradi con il riscaldamento in casa, spostarsi il più possibile in bicicletta o con i mezzi pubblici, limitare l’uso dell’automobile e dell’aereo, portare con sé buste riutilizzabili quando si fa la spesa, prediligere sempre cibi e prodotti locali, scegliere prodotti cosmetici il più possibile naturali, prestare attenzione al low cost nell’abbigliamento (la cui produzione spesso non è etica e provoca stragi ambientali), fare la raccolta differenziata e trovare nuovi utilizzi agli oggetti prima di buttarli.
n Il ciclo dei rifiuti
Il tema dei rifiuti è uno dei più importanti e riguarda tutti i cittadini. La gestione dei rifiuti non si riferisce solo alla fase finale di destinazione (riciclaggio o smaltimento), ma anche all’insieme delle azioni per gestire l’intero ciclo, fin dal momento della produzione. I rifiuti solidi, infatti, non sono solo una causa di gas serra e inquinamento di terreni, acqua e aria ma costituiscono anche un importante spreco di risorse. In Italia si registra una produzione media pro capite di circa 500 tonnellate di rifiuti urbani all’anno che è distribuita diversamente tra le regioni italiane: le regioni del Sud producono meno rifiuti, mentre le regioni che ne producono di più sono l’Emilia Romagna e la Toscana.
QUESTIONI APERTE
La
sharing
economy
è un modello economico alternativo?
l Condividere invece di acquistare La sharing economy è una forma di economia alternativa basata sul principio della condivisione e della sostenibilità. Negli ultimi anni si sta affermando anche in Italia grazie alla diffusione delle informazioni attraverso i social media. Chiamata anche “economia collaborativa” o “consumo collaborativo”, ha come obiettivo quello di razionalizzare le risorse disponibili, scambiando e condividendo beni, servizi e conoscenze invece di acquistarli. Si tratta di un modo diverso di utilizzare un prodotto senza acquistarlo, favorendo la coesione sociale, la condivisione, l’incontro con l’altro. La sharing economy è un modello che suscita però dibattiti: gli studiosi di economia e finanza si interrogano sulla possibilità che questo tipo di economia possa essere uno strumento valido per superare la crisi economica e creare occupazione portando benefici anche sociali.
l Le attività sostenibili La condivisione avviene grazie a Internet: vi sono infatti numerose piattaforme collaborative multimediali. Ecco alcuni esempi di attività. Bike e car sharing: biciclette e automobili da usare pagando una quota associativa e una tariffa oraria. Car pooling: condivisione di automobili private per ridurre i costi del trasporto. Taxi peer to peer: noleggio di auto con conducente. Coworking: condivisione dell’ambiente lavorativo dividendo i costi dell’affitto e dei consumi. Toy library: luoghi in cui prendere in prestito giocattoli per bambini. Home sharing: stanze o case a disposizione di turisti per il pernottamento. Social eating: condivisione di pranzi e cene nelle cucine e nei salotti della propria casa. La sharing economy ha successo ed è in continua crescita: agli inizi del 2020 si calcola che 100 milioni di europei vi abbiano ricorso. L’Italia si colloca tra i dieci paesi europei con un 17% di cittadini che utilizza i servizi di sharing economy.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 102
Riguardo al trattamento dei rifiuti, la maggior parte di quelli indifferenziati (25% circa), finisce in discarica, il 2% viene utilizzato come combustibile per i cementifici, mentre il 18% viene bruciato negli inceneritori. La parte di rifiuti differenziata, invece, viene avviata per il riutilizzo dei materiali; l’organico è utilizzato per la produzione di compost, usato poi come fertilizzante. Nel 2018 a livello nazionale la plastica è stata riciclata dall’87% delle famiglie, il vetro dall’86%, la carta dall’86,6%, cifre raddoppiate rispetto a venti anni fa. Molto basse sono invece le percentuali di riciclo dell’alluminio e delle batterie.
n La raccolta differenziata
Oggi in Italia la raccolta differenziata, cioè il sistema di raccolta dei rifiuti urbani che prevede una prima differenziazione in base al tipo di rifiuto da parte dei cittadini, è in crescita e si attesta circa al 63% della produzione nazionale (dati 2020). Le percentuali di riciclo, però, restano ancora molto diverse, passando dal Veneto, che ricicla circa i tre quarti dei prodotti, alla Sicilia, che ne ricicla solo un terzo. Riciclare i rifiuti urbani tuttavia non è l’unica azione possibile per evitare che i rifiuti finiscano in discarica. Infatti, la diminuzione dei rifiuti nasce al momento dell’acquisto: scegliere prodotti con pochi imballaggi, come le verdure sfuse, bibite e liquidi con vuoto a rendere, usare buste di stoffa anziché di plastica sono alcune azioni che possono contribuire a limitare la produzione dei rifiuti.
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
Riciclaggio
Uno dei modi che oggi abbiamo per proteggere il pianeta è quello di riciclare il più possibile la grande quantità di rifiuti che produciamo con i nostri consumi e che, se non sono adeguatamente smaltiti, inquinano l’ambiente in cui viviamo e quindi mettono a rischio anche la nostra salute.
l Limitare i consumi
Viviamo in un sistema economico fondato sulla produzione di massa di una grande varietà di prodotti e servizi che soddisfano ogni genere di esigenza e di desiderio. Siamo dunque abituati ad acquistare e a consumare centinaia di prodotti. Il consumo massiccio ha come effetto non solo un grande spreco di risorse, ma anche la creazione di volumi enormi e difficilmente gestibili di rifiuti che inquinano il nostro ambiente. Che cosa possiamo fare? Per affrontare questo problema una prima soluzione semplice e alla portata di tutti è quella della pratica del riciclo. Possiamo riciclare, cioè riutilizzare gli oggetti che già possediamo oppure acquistare prodotti che possono essere riusati; ciò contribuisce a diminuire l’ammontare di rifiuti prodotti. Oggi questa pratica sta riemergendo attraverso utilizzi creativi, mercati dell’usato o gruppi sui social network in cui le persone scambiano ciò che non usano più (abiti, mobili, libri ecc.) e che invece ad altri può servire.
l Differenziare i rifiuti Non tutti i prodotti possono essere riciclati direttamente dai cittadini: alcuni finiscono inevitabilmente nei cassonetti delle nostre città. Questi rifiuti richiedono tecnologie specializzate e procedimenti industriali per essere riciclati, cioè per riutilizzare le materie prime di cui sono composti. In tal modo i rifiuti diventano una nuova risorsa. I materiali che possono essere riutilizzati infatti sono molti: carta, plastica, vetro, metallo, materiale organico. Che cosa possiamo fare noi?
In questo caso possiamo favorire il processo di riciclo differenziando con diligenza i rifiuti che gettiamo nei cassonetti. Generalmente in Italia si differenziano la carta, il vetro e l’organico, mentre plastica, alluminio e altri materiali di imballaggio vengono raccolti insieme. La raccolta differenziata, però, dipende dai Comuni e ogni Comune ha la sua strategia.
9 103 Educazione alla
sostenibilità
n La tutela degli animali
Il riscaldamento globale e l’inquinamento mettono a rischio la salute dell’ambiente e, di conseguenza, il benessere di tutti gli esseri viventi, animali compresi. L’estinzione delle specie animali è un problema che ci riguarda da vicino sia per quanto concerne la conservazione della biodiversità sia per il contributo che gli animali da sempre offrono alla vita umana Negli ultimi decenni gli spazi di interazione tra uomini e animali, un tempo molto ampi, si sono ridotti per cause legate all’urbanizzazione, all’aumento della densità abitativa e alla diffusione delle tecniche di disinfestazione. Animali un tempo comuni come le rondini e le lucciole oggi stanno scomparendo e persino le api, che costituiscono un tassello fondamentale nella conservazione della biodiversità, stanno diminuendo in modo preoccupante.
Una svolta decisiva nel rapporto dell’uomo con gli animali è avvenuta il 15 ottobre 1978 con la firma della Dichiarazione universale dei diritti dell’animale che aveva lo scopo di fissare un codice etico di rispetto verso tutti gli animali. Di particolare importanza è l’articolo 11 della Dichiarazione, nel quale si afferma che «ogni atto che comporti l’uccisione di un animale senza necessità è un biocidio, cioè un delitto contro la vita». Con il Trattato di Lisbona del 2007 l’Unione Europea ha dato maggior rilievo alla tutela del benessere degli animali e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dedica una particolare attenzione agli animali nei goals 14 «La vita sott’acqua» e 15 «La vita sulla terra».
n Gli animali in Italia
In Italia una svolta importante si è verificata con la legge del 14 agosto 1991 in cui si afferma che «lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali d’affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente». Questa legge ha riconosciuto il diritto alla vita degli animali e ha vietato la soppressione degli animali senza proprietario. Negli anni successivi, il quadro normativo si è arricchito: l’articolo 544 bis del Codice penale è stato modificato nel 2010 per introdurre la reclusione da 4 mesi a 2 anni nei confronti di chiunque cagioni la morte di un animale e la multa da 5.000 a 30.000 euro o la reclusione da 3 a 18 mesi per chiunque provochi lesioni a un animale o lo sottoponga a comportamenti e fatiche insopportabili. Altre misure previste a tutela degli animali sono oggi il divieto di abbandono degli animali domestici e la responsabilità dei proprietari degli animali per i danni o le lesioni a persone, animali e cose provocati dal proprio animale. Nel caso dei cani, per esempio, è stato introdotto l’obbligo di utilizzare il guinzaglio durante la conduzione dell’animale nei luoghi aperti al pubblico e di portare con sé la museruola, da applicare in caso di rischio o su richiesta delle autorità competenti. Per quanto riguarda i luoghi pubblici o aperti al pubblico, l’accesso degli animali deve rispettare speciali cautele e può variare da Comune a Comune.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 104
2. La tutela della salute e del benessere
PER COMINCIARE CHE COSA NE SAI
1. Quali sono gli alimenti che ci mantengono in salute?
a Quelli che compriamo al supermercato.
b Quelli prodotti fuori dall’Italia.
c Quelli che fanno parte della dieta mediterranea.
2. Perché dobbiamo consumare le bevande alcoliche con moderazione?
a Perché costano molto.
b Perché danneggiano la salute.
c Per non arricchire chi le produce.
n Una vita in salute
Guarda i video:
• Dieta mediterranea: ecco tutti i benefici
• I disturbi alimentari
• Io non me la bevo
1. Ormai è dimostrato scientificamente che la dieta mediterranea contribuisca a vivere più a lungo. Prova a calcolare quanta frutta e verdura mangi nella settimana e poi confrontati con i tuoi amici. Ritieni che la tua alimentazione sia corretta?
2. Un consumo eccessivo di alcol può danneggiare gravemente la salute. Addirittura se si assumono grandi quantità di alcol l’organismo si intossica fino a provocare il coma e anche la morte.
Lo sviluppo sostenibile del pianeta e del nostro paese è legato anche alla possibilità di condurre una vita sana e di promuovere il benessere di tutti a tutte le età. Il cambiamento globale, infatti, avviene se ciascuno di noi assume uno stile di vita sano ed equilibrato. Dal secondo dopoguerra a oggi sono stati realizzati importanti progressi per quanto riguarda l’aumento dell’aspettativa di vita e la riduzione della mortalità infantile e materna. Sono stati compiuti molti passi avanti anche nell’accesso all’acqua pulita e nell’igiene e nella sconfitta e riduzione di alcune malattie, come la malaria, la tubercolosi, la poliomielite e l’HIV/Aids. Nonostante ciò, sono necessari altri sforzi per sradicare le nuove malattie e affrontare le diverse questioni relative alla salute. La pandemia di Covid-19 testimonia come le sfide della salute pubblica siano tutt’altro che vinte e che, anzi, si debba investire molte risorse nella ricerca scientifica sui vaccini e nelle politiche sanitarie per dotare il territorio di presidi medici diffusi, vicini ai bisogni dei cittadini.
l Uno straordinario progresso per l’umanità Con il termine “vaccinazione” si intende l’inoculazione nell’organismo umano del vaccino, cioè di una preparazione specifica che ha il compito di stimolare l’organismo stesso a produrre anticorpi in modo da proteggerlo nei confronti di una determinata malattia infettiva. La vaccinazione è una delle più importanti scoperte mediche della storia umana che ha permesso di debellare malattie che per molti secoli hanno mietuto milioni di vite umane: il vaiolo, la peste, il colera, il tetano, la poliomielite.
l Un dibattito sempre attuale La diffusione del virus SARS-CoV-2 nel 2020 ha riportato all’attenzione generale un tema che già da decenni divide l’opinione pubblica: i vaccini sono sicuri o no?
Vanno resi obbligatori o devono essere facoltativi?
La maggioranza del mondo scientifico sostiene che i vaccini rappresentino il presidio più efficace per la salute pubblica e che i controlli a cui sono sottoposti dagli organismi sanitari ne garantiscano l’efficacia e la sicurezza. Inoltre, i favorevoli rimarcano come i vaccini occupino uno dei posti più alti nella classifica delle tecnologie sanitarie in base al costo per anno di vita guadagnato e per casi di malattia evitati e che pertanto debbano essere resi obbligatori per tutta la popolazione. Un’altra parte dell’opinione pubblica (il cosiddetto “movimento No vax”) e del mondo scientifico, invece, sottolinea come i vaccini presentino controindicazioni mediche, non garantiscano condizioni oggettive di sicurezza e per queste ragioni la loro somministrazione debba essere facoltativa
9 105 Educazione alla sostenibilità
QUESTIONI APERTE
Vaccinarsi è un diritto o un dovere?
n La dieta mediterranea
Oggi la sensibilità sociale rispetto la tema dell’alimentazione è molto cresciuta. Nel corso degli ultimi decenni, numerosi governi e istituti di ricerca hanno elaborato diversi modelli finalizzati a educare la popolazione a seguire un sano comportamento alimentare.
Il modello alimentare mediterraneo, chiamato “dieta mediterranea”, è quello che al momento sembra offrire le migliori garanzie. Fino a metà del Novecento le popolazioni contadine dei paesi mediterranei assumevano grandi quantità di frutta e verdura stagionali, cereali integrali, olio di oliva, legumi e pesce azzurro. Un moderato consumo di vino e una scarsa assunzione di carne completavano questa dieta, la cui validità è stata accertata dal medico americano Ancel Keys in seguito allo studio denominato Seven Countries Study.
n La piramide alimentare moderna
Nel 2009 la comunità scientifica europea ha elaborato una piramide alimentare per la dieta mediterranea moderna, rivolta a tutta la popolazione adulta, dai 18 ai 65 anni. Questa piramide è formata da porzioni che, sommate, forniscono il numero totale dei pasti settimanali, 14 in tutto. Alla base della piramide vi sono l’attività fisica, la convivialità, la stagionalità e i prodotti locali che riguardano la pratica di uno stile di vita salutare, da accompagnare a una sana alimentazione. Infatti, uno stile di vita sano prevede la pratica regolare di un’attività fisica, la scelta di alimenti di stagione, indubbiamente più sani e ricchi di sostanze nutritive, e tipici del luogo in cui si vive. Viene sottolineata, inoltre, l’importanza di bere acqua evitando di sostituirla con le bevande zuccherate. Al primo livello della piramide si trovano gli alimenti che devono far parte di tutti i pasti principali: cereali (preferibilmente integrali), frutta e verdura.
Al secondo livello si incontrano gli alimenti che vanno introdotti ogni giorno, ma non in tutti i pasti, ovvero il latte e i latticini, l’olio d’oliva, la frutta a guscio (noci, nocciole, mandorle ecc.), i semi, le olive e le spezie per insaporire i cibi, utilissime anche per ridurre la quantità di sale utilizzato in cucina. Al terzo e ultimo livello ci sono gli alimenti da consumare con moderazione durante la settimana, come le uova, il pesce, la carne e i dolci.
n I disturbi alimentari
L’alimentazione è un atto naturale dell’uomo, tuttavia talvolta può essere le sfera in cui si manifestano alcuni disturbi, definiti disturbi del comportamento alimentare (DCA). Si tratta di patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto le ragazze. I comportamenti tipici sono: la diminuzione del cibo assunto, il digiuno, l’ingestione di una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo, il vomito per diminuire di peso, l’uso di lassativi per controllare il peso, un’intensa attività fisica. Naturalmente ci sono criteri diagnostici ben precisi che chiariscono quando questi comportamenti diventano patologici e quando non lo sono.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 106
I principali disturbi dell’alimentazione sono l’anoressia nervosa (il rifiuto di nutrirsi per il desiderio di essere magre), la bulimia nervosa (abbuffate di cibo seguite da vomito, digiuno e uso di lassativi) e il disturbo da alimentazione incontrollata (simile alla bulimia, ma senza i comportamenti compensatori). Soffrire di un disturbo dell’alimentazione sconvolge la vita di una persona e ne limita le capacità relazionali, lavorative e sociali, perché per chi ne è affetto tutto ruota attorno al cibo. Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare è l’alterazione dell’immagine del proprio corpo, cioè della percezione che la persona ha del proprio aspetto: non si riesce a giudicare il proprio corpo in modo obiettivo. Solo una piccola percentuale di persone che soffrono di tali disturbi chiede aiuto, perché all’inizio non sempre ci si rende conto di avere un problema.
Spesso il disturbo alimentare è associato ad altre patologie, in particolare alla depressione, ma anche ai disturbi d’ansia, all’abuso di alcol o di droghe, ai disturbi di personalità. Possono essere presenti comportamenti autolesionisti e tentativi di suicidio.
n Il consumo di bevande alcoliche
Un’altra alterazione del comportamento alimentare riguarda l’abuso di alcol. La dieta mediterranea contempla un moderato consumo di alcol a pranzo e a cena, specialmente di vino. Sebbene un bicchiere di vino sia considerato un modo per
Dieta
Il materiale informativo del Ministero della Salute intende attirare l’attenzione sull’importanza per tutti, donne, uomini e bambini, di seguire una dieta sana basata sul consumo di molta frutta e verdura per vivere in salute e per evitare alcune malattie legate alle cattive abitudini alimentari.
l Attenzione alla dieta giusta!
l Dieta e peso
La parola “dieta” indica un tipo specifico di alimentazione ma nel linguaggio comune viene usato per identificare una limitazione nel consumo di alimenti con lo scopo di dimagrire. La scelta del tipo di regime alimentare da seguire è importante perché incide sulla nostra salute. Quindi, l’importante è seguire una certa dieta non tanto per raggiungere un peso ideale ma per mantenersi in salute e sentirsi bene. A una cattiva alimentazione, dovuta al consumo eccessivo di grassi, zuccheri, sale e additivi chimici, sono legate infatti varie disfunzioni fisiche, come il sovrappeso e l’obesità, che possono provocare malattie anche gravi. Gli italiani che si trovano in questa condizione fisica sono 25 milioni: tra questi il 46% sono adulti e il 24% hanno meno di 18 anni.
La tendenza all’ingrassamento, dovuta a un regime alimentare scorretto, e il desiderio di mostrarsi sempre in forma e giovanili hanno portato la dieta dimagrante a diventare la parola d’ordine (e l’ossessione) per molte persone. Si tratta di un problema delicato, non solo perché la dieta mette a dura prova la nostra capacità di autodisciplina ma perché il “fai da te” è molto pericoloso e rischia di creare più problemi di quanti ne risolva. Mettersi a dieta, infatti, non significa ridurre eccessivamente la quantità di cibo (ciascuno di noi ha un fabbisogno calorico giornaliero che dipende dall’età, dallo stato di salute, dalla complessione fisica) o, peggio ancora, escludere completamente certi cibi e concentrarsi quasi esclusivamente su altri (per esempio le verdure). Mettersi a dieta significa impostare uno stile di vita nuovo e diverso, che va concordato con uno specialista. La dieta, inoltre, deve essere sempre bilanciata (cioè contenere una varietà di alimenti) e sempre associata ad attività fisica.
9 107 Educazione alla
sostenibilità
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
esaltare i piatti tipici della nostra cucina, gli scienziati ammoniscono a bere con cautela. L’etanolo (alcol etilico), infatti, è una sostanza non nutriente che apporta energia ma è una molecola potenzialmente tossica per l’organismo, che può causare, nel caso di abuso, gravi danni fisici e psicologici. Le Linee guida per un consumo moderato di alcol emanate dal Ministero della Salute intendono come moderata «una quantità inferiore a un bicchiere di bevanda alcolica al giorno, pari in media a non più di 10 g di alcol».
n L’abuso di alcol
L’alcolismo è una alterazione del comportamento alimentare caratterizzata dalla dipendenza cronica da alcol. L’abuso di alcol provoca danni gravi alla salute: vengono compromessi il fegato e i neuroni e si determinano varie patologie acute e croniche (cirrosi epatica, diabete, malattie psichiatriche, problemi di salute materno-infantile, malattie cardiovascolari e tumori).
Anche se bere moderatamente è un’abitudine accettata dalla nostra cultura, va ricordato che l’alcol etilico è una sostanza in grado di creare dipendenza e, di conseguenza, sindromi di astinenza (tremori, angoscia, irritabilità, nausea, vomito e inappetenza). Un consumo eccessivo di alcol, inoltre, può determinare gravi danni sociali in quanto induce comportamenti violenti, incapacità di costruire legami affettivi stabili, incidenti sul lavoro e sulla strada.
n La dipendenza dalle droghe
Come l’alcol, anche la droga è una sostanza che altera il modo in cui il corpo e la mente funzionano e che crea dipendenza: chi la assume, cioè, perde ogni possibilità di controllo. Esistono due tipi di dipendenza: psichica, quando si produce la sensazione di non poter più vivere senza la droga, e fisica quando si alterano alcuni importanti processi che hanno luogo nel cervello; il corpo si adatta alla presenza della sostanza e non riesce a farne a meno, soffrendo, in caso di un consumo insufficiente, di crisi di astinenza. Da ciò nasce il potere insidioso delle droghe: chi comincia a farne uso è sempre convinto di dominarne il consumo, ma basta poco perché la catena di comando si inverta. Non esiste una quantità precisa al di sotto della quale una droga non innesca dipendenza; questa soglia cambia da individuo a individuo e da droga a droga (per esempio, l’eroina è in grado di causare dipendenza con pochissime assunzioni). Per questo il consumo di droga è sempre un rischio.
n Le droghe danneggiano la salute
Una volta innescata la dipendenza, l’organismo si adatta alla presenza della sostanza e ne occorrono sempre maggiori quantità per ottenere la stessa intensità di effetti. I risultati attesi dal consumo delle droghe riguardano la ricerca di benessere psicofisico, il contrasto di un malessere, il miglioramento delle prestazioni mentali o fisiche. In tutti i casi l’effetto è temporaneo e, quando svanisce, peggiora la situazione iniziale. Soprattutto, però, tutte le droghe possono causare seri danni alla salute: in particolare compromettono le capacità mentali e danneggiano organi vitali come il cervello e il cuore, fino a portare in alcuni casi alla morte.
Per queste ragioni, se si è già sviluppata una dipendenza, non è mai troppo tardi per rivolgersi a una struttura sanitaria e avviare un percorso di cura. La migliore protezione contro i danni delle droghe però è non cominciare ad assumerle, nemmeno per la curiosità di provarle.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 108
n Un ambiente sicuro: a casa
La salute e il benessere si perseguono anche assicurando una vita sicura e al riparo dai pericoli. La casa, ad esempio, è il luogo dove avvengono molti incidenti che interessano soprattutto i bambini fino ai 5 anni, poi le donne e gli anziani. In cucina, per esempio, i rischi sono vari: qui si usa il fuoco per cucinare i pasti e quindi c’è il rischio di scottature, si conservano oggetti taglienti come i coltelli, ci sono cose piccole, facili da mettere in bocca o nel naso, che possono provocare l’ostruzione delle vie aeree se vengono ingerite, e ci sono detersivi e altre sostanze pericolose se ingerite o messe a contatto con gli occhi. Per evitare i rischi, è bene assumere comportamenti corretti come non cucinare con un bambino in braccio, non lasciare le pentole con il manico rivolto verso l’esterno (i bambini sono curiosi e rischiano di tirarsele addosso), non lasciare mai solo un bambino in cucina con il fuoco acceso; chiudere bene i ripiani, cassetti, sportelli, conservare i detersivi e le sostanze tossiche in posti non accessibili in modo da evitare rischi di avvelenamento e intossicazione, non travasare mai liquidi tossici in bottiglie anonime.
Nel bagno i problemi riguardano soprattutto le bruciature e le cadute. Il 75% delle ustioni è causato dal vapore e dall’acqua troppo calda e quindi lo scaldabagno va regolato al massimo a 50 °C. Per evitare cadute basta mettere tappetini antiscivolo sul pavimento di doccia e vasca, mentre è sempre meglio usare il phon lontano dall’acqua.
n Un ambiente sicuro: a scuola
Anche a scuola i temi della sicurezza vanno considerati con attenzione e insegnati. Educare alla sicurezza è un dovere per insegnanti e genitori. A scuola la sicurezza si ottiene non solo attraverso strumenti e procedure d’intervento efficaci, ma soprattutto con la prevenzione. Ogni istituto scolastico ha un piano di emergenza obbligatorio nel caso sia necessario un allontanamento rapido dall’edificio. La scuola può nascondere vari pericoli (con le relative soluzioni): spigoli degli arredi (paracolpi e paraspigoli), guasti (segnalazione di interventi per la manutenzione), affollamento (mettersi in fila per due durante spostamenti), soffocamento (divieto di portare a scuola fermagli e giochi di piccole dimensioni), intrusione (chiusura di porte e cancelli durante l’orario scolastico; vigilanza del personale scolastico alle porte durante l’orario di ingresso e di uscita; deleghe di inizio anno con documento di riconoscimento per il ritiro degli studenti).
9 109 Educazione alla sostenibilità
3. La tutela del patrimonio culturale e agroalimentare
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
Un patrimonio da tutelare
Il 55° bene italiano iscritto nella “Lista del Patrimonio Mondiale” nel 2019 è il paesaggio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, in Veneto, considerato come un patrimonio culturale di eccezionale valore universale. In quelle colline si produce il Prosecco DOP, eccellenza agroalimentare italiana.
n Il valore dei beni culturali
L’Italia è un paese dotato di un patrimonio culturale e ambientale particolarmente ricco, eredità del suo antico passato: beni archeologici, architettonici e paesaggistici, artistici, archivi, musei e biblioteche e molto altro ancora. I beni censiti dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali superano le 100.000 unità, con una prevalenza di siti archeologici nel Sud e di beni architettonici nel Centro-Nord. I musei, le aree archeologiche e i complessi monumentali aperti al pubblico con continuità sono circa 4.800. Di questi, circa il 9% è gestito dallo Stato, mentre gli altri sono di responsabilità di enti territoriali, imprese, istituti non profit ed enti religiosi. A questi si aggiungono circa 13.000 biblioteche, di cui il 75% a gestione pubblica. Quasi 6.000 sono i beni immobili archeologici vincolati, e oltre 46.000 i beni architettonici.
Garantire la tutela di tale enorme patrimonio, e allo stesso tempo l’accessibilità a tutti, richiede un notevole impegno culturale, organizzativo e finanziario. Negli ultimi anni a complicare le cose è intervenuta una forte riduzione del sostegno finanziario statale, che difficilmente può essere compensato da soggetti privati o dall’autofinanziamento.
n La normativa
Articolo 9 – La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Il fatto che l’Italia possieda una parte importante del patrimonio artistico mondiale rende necessario tutelare e valorizzare tale ricchezza per renderla fruibile dall’intera umanità. Dunque, la salvaguardia dei beni culturali è un compito importante per il nostro paese, sancito anche dalla Costituzione che lo inserisce nei suoi principi fondamentali.
Oggi l’intera materia è disciplinata dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, emanato nel 2004, poi aggiornato e modificato. Il Codice affida allo Stato, alle Regioni, alle Città metropolitane, ai Comuni e agli altri soggetti pubblici la tutela e la valorizzazione del patrimonio e stabilisce che i privati possessori o detentori di tali beni debbano garantirne la conservazione, in considerazione della loro funzione sociale.
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n La tipologia di beni
L’articolo 2 del Codice afferma che il patrimonio culturale è costituito da beni culturali e beni paesaggistici. I beni culturali sono gli oggetti immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico, e le altre cose individuate come testimonianze aventi valore di civiltà: per esempio, gli scavi di Pompei, i templi di Agrigento, la Torre di Pisa. I beni paesaggistici sono gli immobili e le aree che rappresentano il valore storico, culturale, naturale ed estetico del territorio, e gli altri beni individuati dalla legge, come le Dolomiti, l’Etna, i parchi nazionali ecc.
Sono compresi tra i beni culturali le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi, le cose di interesse numismatico, i manoscritti e i libri, le carte geografiche, gli spartiti, le fotografie e le pellicole rare, le ville, i parchi e i giardini con valore artistico o storico, le architetture rurali.
Una disciplina particolare è prevista per i beni culturali di interesse religioso In Italia, infatti, molti beni culturali appartengono alla Chiesa, che fra oggetti d’arte, edifici di culto, libri, fondi archivistici e istituti culturali annovera oltre 5 milioni di beni, catalogati e consultabili nel portale di ricerca su Internet (BeWeB – Beni ecclesiastici in web).
n Gli interventi a favore dei beni culturali
La seconda parte del Codice si occupa dei beni culturali, facendo specifico riferimento agli obblighi di tutela, fruizione e valorizzazione degli stessi. L’attività di tutela dei beni culturali è affidata al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, mentre quella di valorizzazione è esercitata dallo Stato e/o dalle Regioni. Anche Comuni, Città metropolitane e Province collaborano con il Ministero nell’esercizio di tali funzioni di tutela.
Le Soprintendenze, infine, sono uffici periferici del Ministero con diversi compiti, come le attività di catalogazione, l’autorizzazione all’esecuzione di opere e lavori sui beni culturali, le emissione di pareri, la ricerca.
9 111 Educazione alla sostenibilità
Le rovine di Pompei, colonia romana, in Campania.
n La tutela dei beni culturali
La tutela comprende attività di vigilanza e ispezione. La vigilanza dei beni culturali compete al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e consiste nell’adottare misure di protezione per evitare danni ai beni. Sono vietati la distruzione, il danneggiamento, l’uso non compatibile con il carattere storico-artistico dei beni culturali e lo smembramento di archivi pubblici e privati vincolati.
Il mancato rispetto di tali divieti comporta sanzioni penali pesanti che possono arrivare all’arresto fino a un anno. La tutela prevede anche attività di protezione e conservazione: l’articolo 29 prevede che la conservazione del patrimonio culturale debba essere realizzata mediante attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro del patrimonio. È un intervento di prevenzione, per esempio, l’installazione di videocamere di sorveglianza in un museo, in quanto limita i rischi di furto. L’articolo 30 stabilisce che lo Stato, le Regioni, gli altri enti pubblici territoriali e ogni altro ente e istituto pubblico così come i privati possessori o detentori di beni culturali debbano garantire la sicurezza e la conservazione dei beni culturali di loro appartenenza, attraverso la realizzazione di interventi conservativi.
Tali interventi possono essere volontari, se decisi in modo autonomo dai soggetti proprietari dei beni culturali, oppure imposti, quando sono i soprintendenti a dichiarare la necessità di eseguirli.
n La fruizione e la valorizzazione dei beni culturali
Gli obblighi di fruizione e valorizzazione previsti dal Codice riguardano l’uso dei beni culturali, la loro valorizzazione e la consultabilità dei documenti degli archivi.
Valorizzare un bene culturale significa organizzare le attività per promuoverne la conoscenza e, quindi, per incrementarne la possibilità di utilizzo.
Rendere fruibili i beni culturali, invece, significa promuovere tutte quelle attività che consentono di mantenerli e offrirli nelle migliori condizioni per il godimento da parte del pubblico.
n Il Sistema museale nazionale
Nello stesso tempo è stato anche creato un Sistema museale nazionale, composto dai musei e dai luoghi della cultura, appartenenti a soggetti sia pubblici sia privati, le cui finalità sono quelle di potenziare la fruizione del patrimonio culturale, garantire un accesso di qualità agli utenti e favorire lo sviluppo della cultura.
La creazione di un sistema nazionale nasce dal bisogno di mettere i musei in connessione fra loro al fine di fronteggiare le difficoltà di gestione amministrativa che li caratterizzano, creare sinergie tra le varie strutture, realizzare forme di valorizzazione comuni.
n Il patrimonio tutelato dall’UNESCO
Alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico italiano provvede anche l’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (vedi cap. 7). Tra le missioni principali dell’UNESCO, infatti, vi sono l’identificazione, la tutela e la trasmissione
SVILUPPO SOSTENIBILE B 112
Interventi a favore dei beni culturali Tutela • Vigilanza e ispezione • Protezione e conservazione Fruizione • Uso • Consultabilità Valorizzazione Conoscenza
alle generazioni future del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo. La tutela si fonda sulla tecnica della lista. Nel 1972 a Parigi, in occasione della Convenzione per la protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, fu istituita una Lista del Patrimonio Mondiale, cioè un elenco di siti e di opere di eccezionale valore sia culturale sia naturale, la cui conoscenza e salvaguardia è ritenuta fondamentale per tutta l’umanità. A essa è stata anche affiancata una lista del patrimonio mondiale a rischio che include i beni minacciati da pericoli di distruzione e per i quali è richiesto l’intervento nazionale e internazionale. I beni iscritti nella Lista sono classificati secondo tre tipologie.
Il patrimonio culturale, in cui sono compresi: i monumenti, gli agglomerati (gruppi di costruzioni isolate o riunite), i siti (opere dell’uomo o congiunte dell’uomo e della natura). Il patrimonio naturale, in cui sono compresi i monumenti naturali (formazioni fisiche e biologiche), le formazioni geologiche, le zone delimitate costituenti l’habitat di specie animali e vegetali minacciate, i siti naturali e le zone naturali. Il paesaggio culturale, in cui sono compresi i paesaggi che rappresentano «creazioni congiunte dell’uomo e della natura» e che illustrano l’evoluzione di una società e del suo insediamento nel tempo. La loro protezione può contribuire allo sviluppo di tecniche moderne di uso sostenibile del territorio e al mantenimento della diversità biologica.
QUESTIONI APERTE
culturale?
l Calamità naturali Il patrimonio naturale e culturale mondiale è sempre più minacciato dall’evoluzione della vita sociale ed economica della società contemporanea. Conflitti armati, terrorismo, catastrofi ambientali e naturali, furti o traffici illeciti rendono sempre più vulnerabili le ricchezze dell’Italia e dell’intero pianeta che rappresentano beni unici e insostituibili di eccezionale valore universale. I terremoti che hanno colpito il centro Italia nel 1997, 2009, 2016-2017 hanno causato gravi danni al patrimonio artistico del territorio, tra cui il crollo totale e parziale di molte chiese. L’anomalo innalzamento delle acque della laguna di Venezia che nel 2019 ha coperto la città con 187 centimetri di acqua ha danneggiato la cripta della basilica di San Marco. l Conflitti armati I conflitti diffusi in varie aree del mondo sempre più frequentemente provocano la distruzione intenzionale del patrimonio culturale mondiale, alimentando nel contempo il traffico illecito dei beni culturali, che contribuisce a sostenere i conflitti. Il 1° marzo 2016 la Corte Penale Internazionale dell’Aja ha iniziato il primo processo della storia per crimini di distruzione del patrimonio artistico internazionale contro Ahmad al-Faqi al-Mahdi, leader di un gruppo di estremisti islamici del Mali alleati con Al-Qaida e in lotta contro il governo centrale. Tra maggio e settembre 2012 egli
ha provocato la distruzione di dieci siti storici della città di Timbuctù, tra cui la porta della moschea di Sidi Yahia, edificio tra i più antichi e famosi della zona e considerata patrimonio dell’UNESCO, oltre a centinaia di manoscritti, risalenti al periodo tra il XII e il XVI secolo d.C. Al-Mahdi è stato condannato a nove anni di carcere. Si sono verificati diversi altri casi di crimini culturali, soprattutto in Medio Oriente, che tuttavia sono rimasti per ora impuniti.
9 113 Educazione alla sostenibilità
Cosa e chi minaccia il patrimonio
La chiesa di Santa Maria della Concezione a Paganica (L’Aquila), XVI-XVII secolo, danneggiata dal terremoto del 2009.
n La Lista dei beni
La Lista dei beni appartenenti al “Patrimonio dell’umanità” è in continuo aggiornamento e, secondo l’ultimo dato del 2021, contiene ben 1153 siti (di cui 896 beni culturali, 218 naturali e 39 misti), presenti in 167 Stati del mondo. L’Italia può vantare il record di beni dichiarati “patrimonio dell’umanità” con ben 58 siti, seguita dalla Cina (56) e dalla Germania (51). Di questi 58 siti, 45 sono beni culturali, cinque sono siti naturali e otto sono paesaggi culturali. Perché un sito sia iscritto, deve presentare un eccezionale valore universale e soddisfare almeno uno dei dieci criteri di selezione previsti dall’UNESCO. I beni iscritti godono di particolare sostegno, anche economico, da parte dell’ONU.
n Il patrimonio agroalimentare
Oltre a quello culturale e naturale, esiste anche un patrimonio agroalimentare italiano che richiede attenzioni e tutele per il suo valore culturale a livello internazionale. La cultura gastronomica italiana, infatti, è famosa in tutto il mondo: pizza e pasta, Parmigiano Reggiano, aceto balsamico e Prosecco sono solo alcuni dei prodotti tipici italiani apprezzati e venduti ovunque nel mondo. Le eccellenze agroalimentari italiane, però, sono molte di più: la posizione geografica e la presenza di Alpi e Appennini garantiscono infatti al nostro paese un grandissima varietà di microclimi e di conformazione dei suoli; questi elementi, assieme alle molteplicità di culture ed etnie, sono alla base di un patrimonio gastronomico ricco di prodotti tipici
n La tutela dei prodotti agroalimentari
La creazione di un mercato unico europeo ha permesso la libera circolazione delle merci tra gli stati dell’Unione Europea. Ciò ha esposto le eccellenze agroalimentari prodotte all’interno di un paese al rischio di imitazioni e di frodi. Tuttavia, dal momento che l’UE «rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo», anche i prodotti agroalimentari tipici, frutto della diversità culturale europea, sono considerati parte del patrimonio culturale e, quindi, devono essere salvaguardati.
L’adozione del Regolamento UE del 2012 ha creato un sistema di tutela dei regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari che istituisce tre schemi di qualità, ai quali corrispondono tre loghi.
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DOP – Denominazione di Origine Protetta: marchio di qualità destinato ai prodotti agroalimentari realizzati, trasformati e confezionati in una delimitata area geografica grazie a conoscenze e abilità specifiche riconducibili alla cultura della medesima area geografica.
IGP – Indicazione Geografica Protetta: marchio di qualità concesso ai prodotti agroalimentari che derivano almeno un attributo di qualità, o anche solo la reputazione, da un’area geografica circoscritta. Almeno una delle fasi di produzione dei prodotti IGP deve svolgersi in un’area geografica delimitata.
STG – Specialità Tradizionale Garantita: marchio di qualità destinato a preparazioni o prodotti ottenuti con un metodo di produzione tradizionale o a partire da materie prime o ingredienti utilizzati tradizionalmente. Ai fini dell’ottenimento della certificazione STG non è richiesta né l’origine specifica delle materie prime né che la preparazione avvenga all’interno di una delimitata area geografica.
n Il valore del patrimonio agroalimentare italiano
L’istituzione di un sistema di certificazione europeo è positiva sia per i consumatori, che possono riconoscere i prodotti tipici di qualità tramite il logo sulla confezione, sia per i produttori, che sono così tutelati dalla concorrenza sleale. Ciò è di grande importanza se si pensa che nel 2019 gli operatori impiegati del settore DOP/IGP/STG in Italia ammontavano a quasi 200.000 unità, con un fatturato di oltre 15 miliardi di euro.
Con 863 registrazioni, infatti, l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di DOP, IGP e STG. La maggioranza delle eccellenze italiane consiste in vini come il Chianti Classico, il Barolo o il Prosecco DOP. Quest’ultimo in particolare negli ultimi anni ha registrato una crescita vertiginosa delle esportazioni, soprattutto verso Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.
Tra i prodotti agroalimentari più celebri troviamo formaggi come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano DOP, prodotti a base di carne lavorata come il Prosciutto di Parma DOP o la Mortadella di Bologna IGP, e moltissime tipologie di olio extravergine di oliva, miele, frutta e verdura
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Tipologie di certificazione in Italia Numero DOP 575 IGP 248 STG 2 Liquori e distillati IG 38 Totale 863 Ripartizione dei prodotti agroalimentari di qualità certificati a livello europeo (DOP, IGP, STG) Vini Prodotti alimentari Liquori e distillati 4% 35% 61%
4.
L’educazione finanziaria
PER COMINCIARE UN GRAFICO
Consumi e risparmi delle famiglie italiane
2020
Educazione finanziaria
A che cosa servono le banche
2021 Propensione
n Perché l’educazione finanziaria?
L’educazione finanziaria serve a sviluppare le competenze necessarie per effettuare scelte consapevoli e responsabili nel campo dell’economia e della finanza Per orientarsi nel complesso mondo degli strumenti finanziari è necessario avere conoscenze di base su concetti come reddito, consumo, risparmio, investimento, pagamento, banca, carta di credito.
Vi è capitato già o vi capiterà, per esempio, di aprire un conto corrente bancario per gestire i vostri risparmi, di dotarvi di una carta prepagata e, in un futuro più lontano, di accendere un mutuo per acquistare una casa. Tutte queste operazioni presuppongono scelte riguardanti l’uso del denaro e decisioni che avranno una ricaduta non solo sulla vostra sfera economica, ma anche sullo sviluppo economico della collettività e sul benessere sociale.
L’educazione finanziaria, infatti, è anche uno strumento importante per il raggiungimento degli obiettivi previsti dall’Agenda 2030. Per esempio, una corretta attività finanziaria potrebbe agevolare l’inclusione economica dei soggetti a rischio povertà, contribuendo così alla riduzione delle disuguaglianze di reddito e al raggiungimento dei goals 1 (“sconfiggere la povertà”) e 10 (“ridurre le disuguaglianze”) dell’Agenda.
n Reddito, consumo e risparmio
Il reddito è la fonte principale di ricchezza delle famiglie italiane. Il reddito può derivare da retribuzioni del lavoro (stipendi, salari), dalla pensione, dall’investimento del capitale e dalla rendita dei beni immobili (case, terreni ecc.).
Una parte del reddito è destinato ai consumi, cioè a comprare beni e servizi utili (dal cibo ai vestiti, dai mezzi pubblici alle medicine). Una parte, invece, serve per pagare le tasse. Tutto il reddito non consumato costituisce il risparmio, che quindi è una ricchezza accantonata per essere impiegata nel futuro. La percentuale del reddito destinata ad acquistare beni e servizi indica la propensione al consumo, mentre la percentuale accantonata indica la propensione al risparmio: una famiglia con un’entrata mensile di 3.500 euro e una spesa di 2.800 ha una propensione al consumo dell’80% e al risparmio del 20%. Più il reddito è alto, più cresce la propen-
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Nel 2020 la propensione al risparmio delle famiglie italiane si attestava al 15,6%. Nel 2021, invece, si è registrato un aumento delle spese per i consumi e una conseguente diminuzione del risparmio (13,1%). Questo dato risente dell’impatto della ripresa dall’emergenza Covid-19 sulla distribuzione del reddito degli italiani: superata una crisi si comincia a consumare di più e a risparmiare meno. al consumo Propensione al risparmio
Fonte: ISTAT Guarda i video:
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sione al risparmio. La ragione è semplice: dopo aver soddisfatto i principali bisogni, rimangono ancora soldi da accantonare. Viceversa, le famiglie con redditi più bassi hanno maggiore propensione al consumo perché gran parte dei soldi sono usati per acquistare beni di prima necessità.
n Scelte private ed economia nazionale
Articolo 47 – La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. [...]
Le scelte delle famiglie su quanto reddito risparmiare influiscono sull’economia nazionale: se il risparmio è eccessivo, ne risentono i consumi e la domanda e, quindi, l’industria e il commercio; quando il risparmio è basso, invece, i consumatori rischiano d’indebitarsi troppo e le imprese di non avere più risorse da investire. Le scelte di risparmio, insomma, sono private, ma hanno anche importanti conseguenze economiche generali; perciò la Costituzione italiana attribuisce allo Stato il compito di tutelare il risparmio in tutte le sue forme: depositi bancari, prestiti alle imprese, strumenti assicurativi, investimenti in Borsa.
A tale scopo autorità indipendenti controllano la corretta e prudente gestione del risparmio in ogni settore finanziario: per esempio, la Banca d’Italia vigila sul regolare funzionamento del sistema bancario; la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob) garantisce la regolarità delle operazioni sui mercati finanziari.
n L’impiego del risparmio
Ciascuno può disporre liberamente dei propri risparmi, scegliendo la prudenza o il rischio, ma ci sono alcune strade da seguire più o meno volontarie. La prima strada è di natura precauzionale: il risparmiatore accantona del denaro per far fronte a spese future o impreviste, per esempio depositandolo in banca. La seconda protegge dai rischi che potrebbero derivare da eventi futuri negativi (infortuni, invalidità, malattia): il risparmiatore, attraverso polizze assicurative, trasferisce il rischio economico su altri soggetti, che gli garantiscono indennità e risarcimenti. La terza è forzata: lo Stato obbliga ad accantonare una parte di reddito per finanziare le forme di assistenza e previdenza dei lavoratori. Dopo aver assicurato tali coperture, si può impiegare il risparmio in investimenti finalizzati a incrementare la propria ricchezza.
PER SAPERNE DI PIÙ
Il Mifid
l Un modulo da compilare Con l’entrata in vigore nel 2007 e nel 2018 delle due Direttive europee sui Mercati degli strumenti finanziari, denominate Mifid, è diventato obbligatorio per le banche sottoporre al risparmiatore, prima dell’acquisto di un prodotto finanziario, un questionario che lo aiuti a orientarsi nelle scelte di investimento. Con la compilazione del modulo vengono acquisite informazioni che riguardano la professione, il livello di istruzione e di conoscenza del sistema finanziario, la composizione del patrimonio, le fonti di reddito, la capacità di risparmio e soprattutto gli obiettivi attesi nel breve e lungo termine da parte di chi vuole investire.
l Per tutelare il risparmiatore È importante che il modulo Mifid sia letto attentamente, compreso e compilato con dati veritieri, perché le informazioni acquisite permettono di valutare se l’investimento che il risparmiatore intende effettuare sia adeguato al livello di rischio che sarà disposto a sopportare. Con l’introduzione di questo modulo, le direttive europee Mifid hanno voluto rafforzare la tutela del risparmiatore e vincolare le banche a proporre investimenti adeguati in relazione alle esigenze finanziarie della propria clientela
9 117 Educazione alla sostenibilità
n Investire i propri risparmi
Investire significa rischiare: nessuno sa con certezza assoluta se il proprio investimento verrà ripagato. Per ottenere rendite da capitale bisogna accettare il rischio di subire perdite. Per ridurre il rischio, bisogna sempre valutare il rapporto tra rischio e rendimento: investimenti che promettono alti rendimenti comportano maggiori rischi (mancato guadagno o azzeramento del capitale). Inoltre, è sempre saggio diversificare gli investimenti, cioè ripartirli su prodotti finanziari diversi, come obbligazioni, azioni e fondi comuni.
Le obbligazioni sono titoli di debito emessi dalle società commerciali per finanziarsi. Chi le acquista paga un importo corrispondente al valore e diventa creditore della società; alla scadenza prefissata recupera il capitale più gli interessi maturati. Le obbligazioni vendute dallo Stato si chiamano titoli di Stato. Lo Stato ottiene così le risorse per coprire il disavanzo pubblico. Le azioni sono i titoli emessi dalle Società per azioni (Spa): sono una quota del capitale sociale e includono la possibilità di partecipare alla vita della società. Il loro rendimento dipende dall’andamento della società: più la società produce utili, più cresce il valore delle azioni. Investire in azioni, quindi, è più rischioso che acquistare obbligazioni, ma potenzialmente anche molto più redditizio. I fondi comuni d’investimento sono capitali formati dalle quote versate da tutti i sottoscrittori e gestiti da Società di gestione del risparmio.
n Le funzioni della banca
Credito Operazione finanziaria che consiste nell’erogazione di una somma di denaro con la promessa da parte di chi la riceve di restituire il denaro prestato più una percentuale corrispondente all’interesse.
Il luogo in cui avvengono molte operazioni finanziarie che interessano il risparmiatore è la banca, che ha la funzione principale di raccogliere il risparmio e di concedere il credito. La banca, insomma, fa da intermediario tra chi ha denaro e lo offre in cambio di un interesse e chi lo richiede essendone sprovvisto. In teoria, dunque, le banche svolgono una funzione strategica: indirizzare il risparmio verso le attività produttive. La gestione di depositi e capitali non è l’unica operazione svolta dalla banca, che anzi offre ai clienti molti altri servizi: cambio di valute straniere, emissione di strumenti di pagamento (assegni, carte di credito e di debito), custodia di valori in cassette di sicurezza, consulenza finanziaria per la compravendita di titoli.
Le banche sono soggette a un complesso sistema di regole, giustificato dal ruolo centrale che svolgono nello sviluppo economico. La Banca d’Italia, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio e il Ministero dell’economia e delle finanze sono le autorità pubbliche che vigilano sul sistema bancario nazionale.
PER SAPERNE DI PIÙ Che cos’è lo spread
l Differenza fra titoli italiani e tedeschi Lo spread è la differenza fra i tassi d’interesse dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. È un indicatore importante perché la Germania è considerata il paese europeo economicamente più stabile, a minor rischio di default (o insolvenza), cioè di non essere in grado di pagare i propri debiti. I risparmiatori che comprano titoli di un paese con un sistema economico instabile, con un elevato deficit
di bilancio e con i conti pubblici non in regola rispetto ai parametri europei devono essere ricompensati con interessi maggiori per il rischio che corrono a prestare il loro denaro. Ovviamente maggiore sarà lo spread sui propri titoli, più alto sarà il debito pubblico di uno Stato perché aumentano le somme che deve rimborsare. Lo spread, dunque, misura lo stato di salute dell’economia di un paese.
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LESSICO
n Il conto corrente
La prima e principale operazione che si effettua in una banca è l’apertura del conto corrente che serve a gestire il proprio denaro e a pianificare il risparmio. Aprendo un conto corrente il cliente (“correntista”) deposita del denaro presso la propria banca, la quale si obbliga, dietro pagamento del servizio, a gestirlo. Il correntista può compiere molte operazioni: versare e prelevare denaro, effettuare pagamenti con assegni e bonifici; utilizzare carte di credito e/o di debito, chiedere l’accredito dello stipendio o della pensione; pagare la fornitura di molti servizi (gas, luce, acqua, telefono), richiedere un finanziamento.
Aprire un conto corrente è semplice: basta recarsi presso lo sportello di una filiale oppure usare il sito internet della banca. Di solito è gratuito, mentre i servizi comportano un costo. Esistono costi fissi, indipendenti dalle operazioni compiute (per esempio il canone annuo e l’imposta di bollo da versare obbligatoriamente allo Stato) e costi variabili, che dipendono dal modo in cui il correntista usa il conto.
n Le coordinate bancarie
Ogni conto corrente ha dei codici che lo identificano, chiamati coordinate bancarie. L’IBAN (International Bank Account Number) indica conto corrente, banca e correntista. È formato da 27 caratteri, lettere e numeri, che contengono la sigla internazionale standard che identifica il paese (per esempio IT per un conto corrente aperto in Italia), un codice di sicurezza gestito dagli istituti bancari, un carattere di controllo (Cin), il codice dell’istituto bancario (Abi), quello dell’agenzia o filiale della banca presso cui si è aperto il conto (Cab), il numero di conto corrente. L’Iban consente di compiere in modo semplice e sicuro molte operazioni come, per esempio, ricevere un pagamenti attraverso bonifici in tutti i Paesi dell’area Sepa (Single Euro Payments Area), il sistema comunitario per le transazioni automatiche.
n Per effettuare i pagamenti
Il conto corrente permette di usare il denaro senza disporre di contante, attraverso vari strumenti sostitutivi, come assegni, bonifici, carte di pagamento. L’assegno bancario è un documento prestampato dalla banca con cui il correntista le ordina di effettuare il versamento di una certa somma di denaro a favore di un’altra persona. L’assegno circolare è un assegno emesso dalla banca tramite deposito della somma di denaro da trasferire; è uno strumento di pagamento sicuro e usato per transazioni importanti, come l’acquisto di un’auto. Il bonifico è un trasferimento di denaro dal proprio conto a un altro. Per il pagamento delle utenze (gas, luce ecc.) le banche offrono il servizio di pagamento automatico. Le carte di pagamento sono sempre più usate per acquistare beni e servizi perché consentono di effettuare pagamenti sia in luoghi fisici sia online. Esistono varie tipologie di carte. La carta di debito (o bancomat) consente di effettuare prelievi dagli sportelli automatici e pagamenti entro determinati importi, con addebito immediato sul conto corrente. La carta di credito permette di effettuare pagamenti anche senza avere la disponibilità sul conto corrente dell’importo necessario: la banca anticipa il pagamento per l’acquisto effettuato dal cliente, il quale poi, in genere entro un mese, restituisce la somma più gli eventuali interessi (tramite addebito sul conto). Le carte prepagate permettono di effettuare acquisti e prelievi di denaro agli sportelli Atm entro i limiti della disponibilità monetaria, che consiste nella somma preventivamente versata alla banca o all’istituto che ha emesso la carta.
Strumenti di pagamento
Assegno
Bonifico
Carta di debito
Carta di credito
Carta prepagata
9 119 Educazione alla sostenibilità
n L’home banking
Attraverso Internet, con il computer, lo smartphone o il tablet grazie ad apposite app, si può gestire da casa il proprio conto corrente, effettuando acquisti online, compiendo bonifici, pagando bollette e ricariche telefoniche ecc.. Per usufruire del servizio di home banking occorrono un codice utente, una password e altri strumenti di sicurezza anti-frode, come l’invio di codici attraverso sms o mail.
Fra le frodi informatiche più frequenti c’è il phishing, attuata attraverso l’invio di mail che invitano l’utente a collegarsi a un link, fornendo le proprie credenziali di accesso al conto. I messaggi sembrano provenire dalla propria banca, ma in realtà provengono da truffatori che così ottengono i dati riservati del correntista. Per difendersi, bisogna accedere al proprio conto solo usando il sito web della banca e mai link allegati in mail o presenti in altri siti.
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
Carta
Per avvicinare i giovani ai temi dell’educazione finanziaria e per aiutarli a prendere confidenza con gli strumenti di pagamento e con la moneta elettronica, il Ministero dell’Istruzione ha distribuito a studenti e studentesse delle scuole superiori la Carta dello Studente, “iostudio postepay”, una carta prepagata con la quale è possibile effettuare pagamenti sia nei negozi sia online e prelevare contanti.
l Vari tipi di carte di pagamento
Con l’espressione “carta di pagamento“ si intende una carta che ci consente di compiere due operazioni fondamentali: prelevare contante presso gli sportelli automatici delle banche e pagare senza ricorrere a contanti. Con il bancomat la spesa che effettuiamo in un negozio oppure online viene prelevata al momento dell’acquisto dal nostro conto corrente. Molte carte oggi permettono di pagare con la modalità contactless rendendo più veloci gli acquisti nei negozi senza la necessità di digitare il pin per importi uguali o inferiori a 50 euro. Uguali funzioni ha la carta prepagata che però dobbiamo ricaricare via via e quindi ha una disponibilità limitata. Infine la carta di credito ci permette di dissociare il momento dell’acquisto da quello del pagamento, che avverrà il mese successivo.
l Tenere sotto controllo il conto
La differenza tra bancomat e carta di credito può
sembrare piccola ma in realtà è molto importante: con il bancomat si spende del denaro di cui siamo già in possesso, depositato in un conto bancario; con la carta di credito invece si può comprare merce pagandola con dei soldi di cui non siamo al momento effettivamente in possesso ma che ci aspettiamo di avere sul conto il mese successivo.
Nel caso in cui risultassimo scoperti al momento del pagamento la nostra banca, a sua discrezione, ci segnalerà o meno come cattivi pagatori alla Centrale Rischi.
Le forme di pagamento immateriale, cioè che non comportano lo scambio materiale di carta moneta, hanno senza dubbio favorito gli scambi ma hanno anche aumentato sensibilmente il rischio di perdere di vista la situazione reale del proprio conto corrente. Non bisogna mai dimenticare che dietro alle transazioni digitali rese possibili dalle carte in nostro possesso esiste sempre la ricchezza reale posseduta.
SVILUPPO SOSTENIBILE B 120
CCittadinanza digitale
È necessario «da una parte consentire l’acquisizione di informazioni e competenze utili a migliorare questo nuovo e così radicato modo di stare nel mondo, dall’altra mettere i giovani al corrente dei rischi e delle insidie che l’ambiente digitale comporta».
(Linee guida del Ministero dell’Istruzione per l’insegnamento dell’educazione civica)
Quali dovrebbero essere secondo te i diritti e i doveri del cittadino digitale? Elenca almeno dieci motivi per cui non rinunceresti mai al tuo smartphone.
Sai rispondere a queste domande? Cercheremo insieme le risposte nelle pagine che seguono.
NUCLEO
Cittadine e cittadini online 10
1. L’affidabilità delle fonti nel web
1. L’espressione “fake news” indica le
a notize buffe. b notizie false. c notizie importanti.
2. Quello delle fake news è un fenomeno che interessa
a il mondo della politica. b il mondo della finanza. c la navigazione nel web.
n La post-verità
3. Qual è il comportamento corretto da tenere di fronte alle fake news?
a È meglio ignorarle. b Vanno inoltrate agli amici. c Devono essere considerate come vere.
• Le fake news hanno ormai invaso il web e costituiscono un fenomeno serio perché talvolta possono danneggiare gli utenti stessi. Pensa all’ultima fake news di cui sei venuto a conoscenza, condividila con i tuoi compagni e discutetene insieme.
Nel 2016 l’Oxford Dictionary ha scelto il termine post-truth (“post-verità”) come parola dell’anno, quindi come la più capace di esprimere il senso delle dinamiche culturali contemporanee. Il termine nasce e si diffonde dopo il referendum britannico sulla Brexit (con cui i cittadini del Regno Unito si sono espressi in favore dell’uscita del proprio paese dall’Unione Europea) e le elezioni politiche statunitensi (che hanno portato alla presidenza, in parte a sorpresa, dell’imprenditore e personaggio televisivo Donald Trump). “Post-verità” si riferisce in particolare a una situazione in cui «per la formazione dell’opinione pubblica, i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli all’emozione e alle convinzioni personali». La veridicità, insomma, non è più il riferimento obbligato ma passa in secondo piano, spazzata via da reazioni istintive e poco razionali, che danno poca importanza alla verifica dell’attendibilità della fonte che diffonde un’informazione.
n Che cosa sono le fake news
La post-verità ricorre allo stesso meccanismo psicologico e comunicativo delle fake news, cioè delle notizie false (o, in gergo giornalistico, “bufale”), create con lo scopo di ingannare l’utente del web e potenzialmente in grado di condizionare l’opinione pubblica su uno specifico fatto o argomento, facendo leva sui sentimenti e sulle paure degli individui. Talvolta un contenuto fake (cioè falso) può raggiungere anche canali autorevoli, se nel riportarlo non viene fatta una verifica accurata della sua veridicità, ovvero se non si applica il cosiddetto fact checking (“verifica dei fatti”). Non tutti gli ambienti digitali riescono a ospitare contenuti controllati e di qualità, complice anche il fatto che informazioni di ogni genere sono pubblicate nel web in modo assai veloce e dinamico.
CAPITOLO NUCLEO C | CITTADINANZA DIGITALE
PER COMINCIARE CHE COSA NE SAI
Guarda il video sulle fake news
In occasione della pandemia di Covid-19 che ha sconvolto l’Italia e il mondo a partire dalla primavera del 2020 si sono diffuse numerose fake news, che hanno influenzato fortemente l’opinione pubblica. Ad esempio, sono state diffuse le false notizie che il virus sarebbe stato rubato da spie cinesi a un laboratorio canadese, che sarebbe un’arma biologica creata dalle superpotenze per combattere la nuova “guerra fredda” del XXI secolo, che l’aglio e la vitamina C potrebbero curarlo efficacemente. Sebbene nessuna di queste affermazioni sia sostenuta da prove e verifiche fattuali, esse sono ampiamente circolate nel dibattito pubblico, alimentando un clima di sospetto, attesa e speranza del tutto infondato. Un clima, appunto, da post-verità.
n Come proteggersi dalle fake news
Quando si naviga nel web è importante acquisire le competenze per poter valutare da soli l’attendibilità delle notizie e il significato dei contenuti che troviamo. Per questa ragione, quando si conduce una ricerca su Internet, bisogna lavorare con metodo, controllare sempre le fonti e porsi di conseguenza alcune domande. Di seguito ne suggeriamo alcune, tratte del Decalogo dell’esploratore di notizie digitali elaborato dall’associazione Factcheckers.
Controlla sempre l’indirizzo web. La notizia o il fatto che vuoi verificare si trova su un sito riconosciuto come attendibile?
Dai un’occhiata alla sezione “chi siamo”. Molti siti, ma non tutti, hanno una sezione che presenta la persona o il team di persone che lavorano alla stesura dei contenuti. C’è una redazione che scrive sul sito? Chi scrive di un determinato argomento è qualificato per farlo?
Occhio alla spunta blu sui profili social. Facebook, Twitter e altri social network segnalano con una spunta blu i profili ufficiali, ovvero quei profili per i quali è stata verificata la persona, l’azienda o l’istituzione responsabile della pubblicazione di contenuti su quella pagina. Si tratta di un soggetto imparziale o ha qualche interesse nel riportare notizie false?
SAPERNE DI PIÙ
l La notizia vera Nel 2016 l’Italia centrale viene colpita da un grave terremoto e si propaga nel web la notizia che il sisma ha raggiunto, come riferito dalla stampa estera, un livello superiore ai sei gradi della scala Richter.
l La notizia falsa Inizia a circolare nel web la notizia secondo la quale in Italia intenzionalmente l’entità del terremoto sia stata contenuta entro la soglia dei sei gradi perché in tal modo il Governo non si sarebbe dovuto far carico della ricostruzione in seguito ai danni provocati dal sisma. Tutti valutano come vero il fatto che qualcuno nelle stanze del potere abbia voluto truffare i cittadini, già provati dall’evento, declassando il sisma entro i sei gradi. In
realtà non esiste alcuna norma che solleva il Governo dai costi della ricostruzione nel caso di terremoti di livello inferiore ai sei gradi, né è vero che qualcuno dal Governo abbia quantificato l’entità del terremoto entro i sei gradi. L’emotività del momento, però, alimentata anche dalle immagini del sisma e dalle testimonianze dei terremotati, ha indotto i più a ritenere autentica la notizia.
Cittadine e cittadini online 10 123
PER
Un esempio di bufala online
Diffida dei titoli troppo urlati. Avrai probabilmente notato dei titoli di questo genere: «Guarda cosa ti stanno nascondendo!», «Non crederai a quello che troverai in questa pagina!», «Clicca qui per scoprire cosa è successo veramente». Si tratta di titoli sensazionalistici che spesso rimandano a contenuti vuoti o fasulli con il solo scopo di generare traffico su una pagina che contiene pubblicità. Questo tipo di titolo funziona da esca per gli utenti ed è infatti chiamato clickbaiting, dove baiting vuol dire appunto “adescamento”.
Risali alla fonte primaria. Chi ha pubblicato o scritto per primo un contenuto? Nel migliore dei casi, il sito pubblica il nome dell’autore o della fonte dalla quale ha recuperato un’informazione o una notizia, ma se così non fosse si renderebbe necessario verificare la fonte primaria con altri mezzi, per esempio copiando una porzione di testo dalla pagina e controllando se quel contenuto è presente altrove e chi ne è il primo autore. Oppure, se si tratta di un’immagine, applicando la ricerca inversa, un procedimento che ci permette di risalire a tutti i siti che hanno pubblicato una foto o un disegno. Lo si può fare, per esempio, attraverso il sito TinEye (tineye.com) o dalla sezione immagini del motore di ricerca Google (images.google.com).
Cerca sempre altre conferme. La verifica dell’autore di un contenuto spesso non basta a garantire la veridicità di un fatto: è opportuno allargare la ricerca attraverso la lettura e la consultazione di altre fonti sull’argomento, sul web e fuori dal web.
Verifica la data e le località. Un fatto può essere ritenuto vero in un certo momento e poi smentito: nel confronto delle fonti è sempre bene tenere in considerazione la data e il luogo nel quale quel contenuto è stato realizzato.
Assicurati che non sia uno scherzo. È comune per molti siti, anche autorevoli, pubblicare contenuti scherzosi il primo aprile. I contenuti poi possono essere condivisi e rimanere a lungo in giro. A maggior ragione è meglio verificare, quindi, la data di pubblicazione. Inoltre esistono numerosissimi siti comici o di satira che creano notizie verosimili o plausibili e, se non si presta attenzione, è facile non accorgersene al primo sguardo e finire per ritenere vero ciò che solo apparentemente sembra tale.
Attenzione ai fotomontaggi. I programmi di modifica delle immagini (photo editing) permettono di rendere indistinguibile una foto scattata dal vero da un’immagine manipolata o ricreata in un set. Se l’occhio non ti aiuta subito a capire se un’immagine è vera o meno, devi raccogliere più informazioni applicando le regole di verifica di questo decalogo.
Pensa prima di condividere. I social network rappresentano i canali ideali attraverso cui trasmettere notizie false, perché quando gli utenti condividono un contenuto, se non prestano la dovuta attenzione alla sua veridicità, possono moltiplicarne in modo esponenziale la diffusione, diventando così virali. Sia contenuti veri sia quelli falsi, possono dunque circolare molto in fretta, ma è proprio in quel momento, quando cioè un contenuto viene pubblicato da tante persone, che diventa più difficile verificarlo. Quindi meglio pensarci due volte prima di cliccare su “condividi”.
n Perché sono diffuse le fake news?
Le fake news diventano credibili perché fanno leva su fattori emotivi o irrazionali. Il loro successo, però, non si limita a sedurre e ammaliare le menti più deboli e le
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persone culturalmente meno attrezzate, ma finisce per creare vari problemi nell’universo della comunicazione. Vista la notevole diffusione di notizie false, è sempre più probabile che un giornalista possa scambiarle per vere e contribuisca, anche involontariamente, a diffonderle. In questo modo, finisce indirettamente per fare apparire la professione meno autorevole, contribuendo suo malgrado alla sempre maggiore diffidenza dell’opinione pubblica verso le notizie pubblicate dai quotidiani, non a caso sempre meno venduti. Sfruttando questo meccanismo, paradossalmente, i produttori di fake news contribuiscono a mettere fuori mercato i produttori di notizie vere.
Possiamo riconoscere due precisi interessi che solitamente stanno dietro alle fake news.
• Il primo è di natura politica: l’uso di notizie false serve a screditare avversari o ad accrescere la visibilità di un leader.
• Il secondo è di natura economica: l’uso di notizie false in questo caso serve a gettare luce su prodotti o siti internet per aumentare la penetrazione commerciale dei primi e moltiplicare i contatti dei secondi.
QUESTIONI APERTE
l Pirati del web Secondo il vocabolario
Treccani la pirateria informatica consiste nella «attività di chi, ottenendo illegalmente accesso a reti di informazione e archivi di dati informatici, copia programmi o dati riservati, oppure inserisce delle modifiche nella documentazione per ricavarne vantaggi illeciti». Il pirata informatico acquisisce illegalmente file (video, audio, documenti o immagini) e programmi (software, app e simili) senza il consenso di chi li ha generati, scaricandoli dal web e aggirando i sistemi di sicurezza creati a protezione di questo tipo di file, che sono soggetti al diritto d’autore o disponibili a pagamento. Il pirata, inoltre, divulga audio e video via streaming senza acquistarli legalmente, crea e vende copie di software non autorizzate e infine condivide file ottenuti in modo illegittimo.
l Un pericolo per le aziende La pirateria informatica può diventare un pericolo per la sicurezza di un’azienda. I pirati informatici, infatti, possono acquisire dati sensibili e informazioni confidenziali, la cui divulgazione può danneggiare le attività aziendali. Il Codice penale, infatti, la considera un reato: «chiunque, venuto a cognizione per ragione del suo stato o ufficio, o della sua professione o arte, di segreti commerciali o di notizie destinate a rimanere segrete, sopra scoperte o invenzioni scientifiche, li rivela o li impiega a proprio o altrui profitto, è punito con la reclusione fino a due anni». Per tutelare i propri interessi le aziende si affidano alla Polizia Postale o ad agenzie di investigazione privata, che possono attivare
varie procedure, tra cui l’utilizzo degli hacker “etici” (orientati a prevenire e contrastare reati informatici) che possono compiere il cosiddetto Penetration Test, un test per accertare la tenuta di un sistema di sicurezza.
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La pirateria informatica è illegale?
2. Piattaforme e social
PER COMINCIARE UN GRAFICO
Il mondo online
Internet è diventato una parte fondamentale della vita delle persone in tutto il mondo.
I dati, infatti, mostrano che nel 2021 quasi il 63% della popolazione mondiale è connessa e il 58% usa i social media con un incremento del 10% rispetto al 2020.
n L’evoluzione di Internet
Com’era il web ai suoi albori? Sicuramente molto diverso da oggi. Un sito non prevedeva interazione con gli utenti (i social network sono nati solo nella metà degli anni 2000), conteneva pochi video e la rete era più lenta. Oggi le cose sono molto cambiate e il web in cui navighiamo è il cosiddetto web 2.0, che permette di interagire con gli altri utenti modificando e condividendo contenuti delle pagine web online, grazie ai rapidi progressi tecnologici che si sono verificati a partire dai primi anni Duemila. Noi utenti siamo esortati a pubblicare i contenuti che produciamo (anche solo delle foto), condividendoli con amici e sconosciuti. Questo ci porta a creare nuovi legami o a rafforzare quelli già esistenti. Ogni giorno su Facebook miliardi di utenti attivi possono pubblicare, condividere e commentare idee, opinioni, notizie, immagini e video, in un flusso di informazioni che cresce e si espande continuamente.
Lo spirito di condivisione e partecipazione tipico del web 2.0 non è però una novità per Internet, che nacque con questa funzione sin dalle sue origini, quando era una rete di comunicazione e scambio riservata alle università. La sua prima diffusione in ambito accademico, infatti, rispondeva alla necessità di accedere e inviare più facilmente articoli, dati e materiali utili ai ricercatori. Oggi, quello stesso spirito investe ogni ambito delle attività umane e coinvolge i rapporti interpersonali e amicali, la collaborazione nei luoghi di lavoro e le interazioni che avvengono all’interno della società e della politica.
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63%
Persone che usano Internet Persone che non usano Internet
33%
Guarda il video: • Social network: quando ti connetti, connetti anche la testa!
n Piattaforme di condivisione
Internet offre numerose possibilità per lavorare online in modo collaborativo, sia nel mondo della scuola sia in quello aziendale. A tale riguardo, la pandemia di Covid-19 ha rappresentato un banco di prova di notevole interesse. Aziende e scuole hanno reagito al blocco degli spostamenti sul territorio sfruttando al massimo le potenzialità tecnologiche del mondo digitale: hanno infatti attivato lo smart working e la didattica digitale a distanza.
Per svolgere queste mansioni esiste un lungo elenco di software che possono essere gratuiti (free), a pagamento (premium) o misti (freemium). Tra i più importanti c’è sicuramente Google Drive, un servizio online a cui si accede con un account Google. È uno degli strumenti più utilizzati per il lavoro collaborativo in grandi e piccole aziende e nella scuola, con servizi che permettono a docenti e studenti di lavorare sul medesimo spazio e di comunicare tra loro. Durante la pandemia di Covid-19, questi strumenti sono diventati ancor più preziosi e senza di essi l’attività didattica scolastica e universitaria sarebbe stata gravemente compromessa.
Software Programmi da installare sui propri dispositivi (pc, smatphone, tablet ecc.) o da utilizzare direttamente sul web.
Account Registrazione di un utente presso un provider, cioè una società che fornisce servizi, per poter usufruire di quel servizio.
l Uno strumento efficace È probabile che nel corso dell’esperienza scolastica tu abbia incontrato Google Drive: infatti è diventato negli anni uno degli strumenti più utilizzati per la didattica collaborativa nella scuola, con i servizi G Suite for Education e Google Classroom che permettono a insegnanti e a studenti di condividere materiali e interagire facilmente. Con Google Drive infatti puoi salvare file direttamente online, senza occupare spazio nel computer. Ciò ti permette di consultare i file archiviati in ogni momento e da qualsiasi dispositivo connesso. Google Drive può essere usato via Internet oppure con l’app installata su computer, tablet, smartphone. I programmi di Drive inoltre sono fortemente integrati e permettono di essere collegati tra loro e di creare un oggetto su un programma e inserirlo in un altro. I tuoi file sono privati fino a quando non li condividi.
Google Drive
Internet offre molte possibilità per lavorare online in modo collaborativo, ma il sistema più diffuso ed efficace è Google Drive (drive.google.com), un servizio creato da Google nel 2012 che consente di modificare documenti, visualizzare PDF, immagini e video, archiviare file e cartelle e condividerli con altri utenti.
l Alcuni consigli utili Per condividere file o cartelle con altri utenti clicca sull’icona “Condividi” e inserisci gli indirizzi e-mail degli utenti con cui desideri avviare la condivisione, specificando per ognuno il ruolo tra “Può visualizzare”, “Può commentare” e “Può modificare”, definendo così quello che gli altri utenti potranno fare sul file che hai creato.
Chi visualizza può vedere e scaricare una copia del documento condiviso; chi è autorizzato a commentare può visualizzare, scaricare e aggiungere commenti senza apportare modifiche.
Chi modifica invece può collaborare insieme alla creazione del documento e le modifiche sono visibili in tempo reale. A ogni utente è assegnato un colore diverso e, se per esempio lavorate in quattro sullo stesso file online, vedrai sullo schermo quattro cursori di altrettanti colori che apportano modifiche simultaneamente. In questi casi è bene comunicare sulla chat e definire prima i ruoli per evitare di eliminare il lavoro di un altro.
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LESSICO
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
n Nascita ed evoluzione dei social network
Dai primi anni Duemila il web ha iniziato la stagione social, trasformandosi da generico luogo di reperimento delle informazioni a contesto nel quale interagire con altre persone. I siti che rendono questa possibilità concreta e praticabile si chiamano social network e servono appunto a tessere autentiche reti relazionali di natura virtuale, mettendo in contatto persone che in qualche caso si conoscono anche nella vita reale, ma molto spesso sono “amici” soltanto digitali e in alcuni casi dotati di un’identità creata apposta per la rete.
Negli Stati Uniti i social network apparvero anche prima degli anni Duemila, come siti interessati a concedere servizi di varia natura (per esempio, GeoCities), ma ancora poco orientati al mettere in contatto gli utenti. Una primordiale forma di “chat” (letteralmente “chiacchierata”) nasce con Friendster nel 2002 e cresce con esperienze destinate a lasciare il segno, come quelle delle statunitensi Facebook e MySpace o della cinese QQ.com. Il punto di svolta arriva nel 2006, quando i social assumono come proprio compito primario quello di facilitare le relazioni tra le persone con un preciso scopo. Ecco i principali social.
• LinkedIn si connota come vetrina per chi è alla ricerca di un lavoro.
• Twitter fornisce la possibilità di scrivere e quindi anche di informare in modo sintetico (dato il numero limitato dei caratteri a disposizione), ma soprattutto di creare degli hashtag (identificati con il simbolo del cancelletto #) per facilitare le ricerche tematiche.
• YouTube si caratterizza per il tipo di supporto comunicativo, costituito da video.
• Instagram si affida prevalentemente alle fotografie.
• Pinterest consente di creare dei “pin” (appuntare con uno spillo), cioè bacheche costituite soprattutto da immagini.
• TikTok si basa sulla condivisione di brevi video musicali creati dagli stessi utenti.
n Le tendenze attuali
I social network sono in continua evoluzione e gli utenti sono cresciuti in maniera esponenziale (ad esempio, alla fine del 2021 TikTok ha raggiunto quasi i 3 miliardi di download). I social sono divenuti uno strumento utile anche per scopi diversi rispetto a quelli di partenza.
Dalla pura e semplice relazione, con possibilità di condivisione di contenuti con una rete tendenzialmente infinita di contatti, hanno interessato chi vende prodotti e chi vuole promuovere una qualunque attività, diventando un vero e proprio strumento di marketing, vale a dire una modalità con cui analizzare un possibile mercato e quindi cercare di stabilire con esso quante più relazioni possibili.
I social vengono usati sempre più spesso dai giornali online per conquistare i lettori, dai musei e dalle gallerie d’arte e dalle istituzioni pubbliche, come le università, per sfruttarne le potenzialità comunicative e avvicinarsi al pubblico giovanile.
CITTADINANZA DIGITALE C 128
n La netiquette
Esistono delle regole da rispettare quando si naviga nel web. Si tratta di una serie di norme di comportamento da adottare, che viene indicata con il termine netiquette, composto dall’inglese network (“rete”) e dal francese étiquette (“etichetta”), una sorte di galateo della rete.
Dunque, quali sono le regole da rispettare per comportarsi correttamente online? Tali regole dipendono dal tipo di ambiente digitale, ma ce ne sono alcune che hanno valore generale. Ecco le principali.
Sforzati di scrivere bene, facendo attenzione a ortografia e punteggiatura: dato che tutti possono leggere e giudicare il modo in cui ti esprimi, vale la pena rileggere alcune volte i messaggi che pubblichi.
Non scrivere i tuoi messaggi in maiuscolo, perché su Internet equivale a urlare.
Non utilizzare toni offensivi e maleducati, perché anche se davanti a uno schermo ti stai comunque rapportando ad altre persone.
Ricorri alle emoticon per spiegare meglio i concetti che vuoi esprimere e soprattutto nei contesti in cui vuoi essere ironico, ma non abusarne. Evitale invece per comunicazioni ufficiali o formali.
Evita di inviare e-mail o messaggi a catena (cioè presi da altri e ricondivisi): potresti infastidire i tuoi interlocutori e contribuire a diffondere notizie false.
Non diffondere dati personali e informazioni private tue o di altri utenti perché potresti mettere a rischio te e gli altri.
Non deridere o emarginare un utente con una cultura, un credo o un’opinione diversa dalla tua: se non sei d’accordo puoi anche esprimere la tua posizione in modo rispettoso.
Non comportarti da troll. Su internet il troll è chi fomenta polemiche e litigi al solo scopo di divertirsi alle spalle altrui. Questo comportamento è offensivo e può ferire gli altri.
Per quanto ti è possibile, scegli con cura le parole che usi per comunicare idee, opinioni, sentimenti o stati d’animo nel migliore dei modi, senza arrecare danno a nessuno. Può essere facile fraintendere le parole o usarle in modo frettoloso e superficiale.
Il Manifesto della comunicazione non ostile
l Dieci regole base Ecco le dieci regole su che cosa fare e cosa non fare per stare bene online con sé e con gli altri.
1. Virtuale è reale – Dico o scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.
2. Si è ciò che si comunica – Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.
3. Le parole danno forma al pensiero – Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.
4. Prima di parlare bisogna ascoltare – Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.
5. Le parole sono un ponte – Scelgo le parole per
comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.
6. Le parole hanno conseguenze – So che ogni mia parola può avere conseguenze, piccole o grandi.
7. Condividere è una responsabilità – Condivido testi e immagini solo dopo averli letti, valutati, compresi.
8. Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare – Non trasformo chi sostiene opinioni che non condivido in un nemico da annientare.
9. Gli insulti non sono argomenti – Non accetto insulti e aggressività, nemmeno a favore della mia tesi.
10. Anche il silenzio comunica – Quando la scelta migliore è tacere, taccio.
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PER SAPERNE DI PIÙ
3. Identità e privacy nel web
1. I siti internet e i social che usi raccolgono dati su di te. Puoi evitare che ciò accada?
a Sì, cancellando la cronologia.
b No, ma posso limitare il fenomeno con alcuni accorgimenti.
c Sì, non usando Internet.
2. La riservatezza dei dati personali è un diritto da tutelare secondo te?
a No, perché nessuno dovrebbe avere qualcosa da nascondere.
n Il profilo degli utenti
Guarda i video:
• Cookie e privacy: istruzioni per l’uso
• Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali
b Sì, perché ognuno deve esser libero di scegliere se diffondere o meno notizie personali.
c Sì, perché i dati personali non devono mai circolare in Internet.
1. Quando navighi in Internet fornisci sempre delle informazioni sul tuo conto. Rifletti su questo aspetto.
2. La possibilità di non divulgare i tuoi dati personali è un aspetto fondamentale quando navighi nel web. Prova a pensare al caso in cui un segreto che ti riguarda circoli sui social. Come ti sentiresti?
È importante sapere che in ogni contesto della navigazione online, per esempio quando usiamo Instagram o TikTok, facciamo acquisti su Amazon, cerchiamo un video su YouTube, le nostre attività lasciano nel web una serie di tracce, di dati che, sommati e analizzati, formano il nostro “profilo”. Queste informazioni vengono registrate e studiate dalle aziende allo scopo di creare campagne pubblicitarie “su misura”, basate cioè sui nostri gusti e sulle nostre propensioni all’acquisto. Questa pratica è adottata da tutti. Google, per esempio, raccoglie dati che possiamo riassumere in tre tipologie: attività, creazioni, dati personali.
• Attività: sono tutte le informazioni che si riferiscono alle cose che abbiamo cercato, ai siti che abbiamo visitato, ai video che abbiamo guardato, agli annunci su cui abbiamo fatto clic, alla nostra posizione e al nostro indirizzo IP.
• Creazioni: sono i dati che Google estrae dal nostro account quando utilizziamo i suoi servizi, e includono e-mail inviate e ricevute su Gmail, contatti aggiunti, eventi del calendario, foto e video caricati, Documenti, Fogli e Presentazioni su Drive.
• Dati personali: sono le informazioni di base che comunichiamo a Google nel momento in cui creiamo un account. Includono nome, indirizzo e-mail e password, data di nascita, sesso, numero di telefono, paese di provenienza.
Google ci permette di eliminare la cronologia delle nostre ricerche e le altre attività memorizzate dal servizio, tuttavia alcuni dati sono comunque conservati. Facebook, invece, memorizza ogni nostra interazione (post, immagini, commenti, condivisioni, like) per indirizzarci campagne pubblicitarie mirate e per suggerirci pagine di nostro potenziale interesse. Questo processo in cui le nostre informazioni personali sono raccolte e classificate è detto “profilazione”. Le aziende che operano nel digitale vi ricorrono per suddividere gli utenti in diversi profili basati sui gusti e sugli interessi.
n Big data e algoritmi
Tutte le aziende che operano online generano parte dei loro profitti attraverso i big data. I big data sono la grande quantità di dati che produciamo durante la navigazione in Internet. Questi dati vengono letti e interpretati dalle aziende per conoscere i nostri bisogni e le nostre abitudini. In tal modo le aziende possono prevedere le nostre tendenze di acquisto e suggerirci così i prodotti più vicini ai no-
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PER COMINCIARE CHE COSA NE SAI
Indirizzo IP IP (Internet Protocol) è l’identificativo con il quale ogni dispositivo connesso si fa riconoscere nel web.
LESSICO
stri gusti. La mole di dati rilasciata ogni giorno da noi utenti su Internet viene letta e interpretata da algoritmi che riuniscono i dati in gruppi omogenei (cioè uguali internamente tra loro) e li trasformano così in informazioni utili agli obiettivi di business delle aziende che operano online.
n La tutela dei propri dati
LESSICO
I dati sono sempre più importanti nella nostra società. Per questo motivo è fondamentale che i nostri dati abbiano una qualche forma di tutela legale, in modo che nessuno se ne possa appropriare in modo illecito. La privacy è, dunque, un diritto sempre più importante: è il diritto di ogni persona di disporre dei dati che la descrivono e che ne qualificano l’individualità, al fine di tutelare la riservatezza e di scegliere se e come utilizzarli per impedire intromissioni di altri nella sfera privata. La privacy è fondamentale perché senza di essa è impossibile esercitare tutti i diritti di libertà, riconosciuti costituzionalmente dallo Stato. Questo perché possiamo sentirci liberi solo se nessuno utilizza impropriamente dati e informazioni sul nostro conto e senza il nostro consenso.
Nel mondo digitale il diritto alla privacy assume due facce:
• il diritto di sapere che qualcun altro sta raccogliendo informazioni sul nostro conto e per quale finalità desidera utilizzarle;
• il diritto di decidere se vogliamo consentire questa raccolta di dati e il loro utilizzo o se preferiamo negare il consenso alla loro diffusione.
Da questa evoluzione del concetto deriva l’attuale legislazione in materia di dati personali o tutela della privacy (legge 30 giugno 2003, n.196), che principalmente si preoccupa di garantire il diritto fondamentale di esercitare il pieno e consapevole controllo sui nostri dati personali.
“Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticano che l’invisibilità è un superpotere.”
(Banksy)
l Sempre visibili?
UNA PAROLA CHE TI RIGUARDA
Privacy
In questa frase il celebre artista britannico Banksy (1974-) pone l’accento sull’importanza della riservatezza, cioè di conservare una sfera personale privata e inviolabile, in un’epoca dominata dalla ricerca della massima visibilità e dalla volontà di mostrare anche aspetti della propria vita intima per incrementare la popolarità.
La nostra vita è sempre più pubblica, nel senso che lo sviluppo di Internet ci ha permesso di disporre di una “piazza virtuale” in cui mostrarci agli altri. Alla moltiplicazione delle possibilità di comunicazione fa riscontro però la necessità di preservare uno spazio privato, sottratto alla visibilità pubblica. Nasce così il concetto di privacy e la necessità della sua tutela.
l Come possiamo proteggerci
Per tutelare la privacy oggi esiste una legge del 2003 in vigore dal 2004, a cui è seguito, nel 2016, un nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati, entrato in vigore nel 2018, che recepisce gli indirizzi della Comunità Europea in materia di protezione dei dati. In base alla legge, noi possiamo conoscere se esiste un trattamento di dati che ci riguarda, ottenerne una copia, sapere le ragioni per cui è avvenuto, chi ha raccolto i
dati, a chi siano destinati e per quanto tempo sono conservati. Poi, eventualmente, possiamo chiedere a chi effettua il trattamento dei dati di rettificarli, cancellarli (revocando il consenso al trattamento), limitarne il trattamento stesso. Nel caso in cui tali richieste non ottengano riscontro, possiamo segnalare la vicenda al Garante della Privacy (www.garanteprivacy.it) e, tramite un modulo scaricabile direttamente dal sito internet, presentare un reclamo.
In caso di accoglimento sarà il Garante a prendere gli opportuni provvedimenti. Anche la Polizia postale e delle comunicazione svolge un ruolo importante per proteggere gli utenti del web. Ha infatti attivato uno sportello online (www.commissariatodips.it), dove possiamo trovare indicazioni utili su come navigare in Internet in modo sicuro, chiedere informazioni se abbiamo qualche dubbio, segnalare comportamenti illeciti e denunciare reati.
10 131 Cittadine e cittadini online
Algoritmo Operazione matematica o logica necessaria per effettuare un calcolo o risolvere un problema.
Gli abusi del web 11
1. Il cyberbullismo
PER COMINCIARE UN GRAFICO
Il bullismo dilaga tra i giovanissimi
Le vittime di bullismo sono nel complesso più della metà dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni. Di questi più del 20% subiscono forme di violenza per via telematica. Sono maggiormente colpite le ragazze e la fascia di età più pericolosa è quella fra gli 11 e i 13 anni.
Ragazzi/e non vittime di bullismo 48%
Ragazzi/e vittime di bullismo
Ragazzi/e vittime di cyberbullismo
n Il bullismo: vecchie e nuove sopraffazioni
Un tema sempre più rilevante oggi è quello legato al bullismo, parola che deriva dal termine inglese bullying (da to bull) che significa “usare prepotenza, maltrattare, intimidire, intimorire”. Il bullismo si caratterizza per le azioni violente e intimidatorie esercitate da un soggetto – il bullo, da solo o in gruppo –, nei confronti di un altro o più soggetti che ne sono vittime. Queste azioni possono danneggiare la persona da un punto di vista fisico o psicologico e avvengono soprattutto nei contesti scolastici. Il fenomeno ha assunto nuove forme nell’epoca digitale che stiamo vivendo. La tecnologia e il facile accesso alla rete e ai social, infatti, hanno permesso al bullo di violare in ogni momento l’intimità della vita delle vittime, mettendo in atto forme persecutorie attraverso la diffusione di messaggi, video e foto offensivi inviati tramite cellulare o, peggio, pubblicati nel web, a disposizione di ogni utente. Si passa così dal bullismo al cosiddetto cyberbullismo.
n Il fenomeno del cyberbullismo
Il cyberbullo dunque trova in Internet e nell’anonimato che esso garantisce due condizioni ideali per esercitare forme di coercizione e sopraffazione estremamente violente e pericolose. Il fenomeno ha già causato gravissime conseguenze, portando addirittura alla morte alcuni ragazzi e ragazze che ne sono stati vittime, poiché non hanno retto il peso delle violenze psicologiche subite. È purtroppo opinione ancora diffusa, almeno nel senso comune, che il mondo del web, in quanto virtuale e immateriale, non riguardi davvero la vita delle persone; in questo modo, gli atti di cyberbullismo rischiano di essere pericolosamente sottovalutati. Fortunatamente, negli ultimi anni in Italia sono state approvata misure di contrasto nei confronti di questo fenomeno.
CAPITOLO NUCLEO C | CITTADINANZA DIGITALE
41% 11%
Guarda il video sul cyberbullismo
n I provvedimenti per contrastare il cyberbullismo
Nel maggio 2017 è stata approvata la legge 71 «Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo» che riconosce gli atti di cyberbullismo come un vero e proprio reato, prevedendo pesanti conseguenze per chi li pratica. Nel testo di legge il cyberbullismo viene definito come «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo». L’obiettivo della legge è di contrastare questo fenomeno in tutte le sue manifestazioni, cercando quando possibile di prevenire piuttosto che curare. La volontà del legislatore è aumentare il grado di attenzione alla tutela e all’educazione nei confronti dei minori. Perché ciò avvenga è necessario il massimo coinvolgimento delle istituzioni scolastiche perché la scuola è il teatro principale in cui avviene questo fenomeno.
n Chi è il cyberbullo
I giovani che diventano cyberbulli manifestano un profondo disagio: hanno spesso difficoltà di relazione e di comunicazione e non riescono a stabilire rapporti corretti e a realizzare una convivenza civile e costruttiva con gli altri. Il cyberbullo, paradossalmente, è una figura fragile: analogamente al bullo, si comporta in modo aggressivo, denigratorio, diffamatorio, mette in atto ricatti e talvolta molestie, ma si muove nell’ombra, sfruttando la via telematica con la diffusione online di messaggi, video e immagini lesive. Il cyberbullo di solito è una persona con una scarsissima stima di sé, è insicuro e soffre di un profondo senso di inadeguatezza. Proprio l’incapacità di fare i conti con questi problemi lo spinge ad affermarsi attraverso la forza e la prevaricazione. Il cyberbullo è dunque una persona che ha bisogno di aiuto perché è lui stesso una vittima di se stesso e dei suoi comportamenti. Occorre farlo riflettere sul fatto che se è importante non infrangere le leggi per evitare conseguenze legali, è altrettanto importante rispettare la dignità umana
n Come reagire
Qualora si fosse vittime di bullismo o di cyberbullismo la prima cosa da fare è denunciare senza esitazione e parlarne con genitori, insegnanti e con una persona di fiducia. È fondamentale non chiudersi in se stessi: c’è sicuramente qualcuno che ci può aiutare. Se abbiamo un amico o un’amica che ha questo tipo di problema, consigliamo in tal senso. Ci sono poi validi strumenti che ci possono aiutare ad affrontare questo momento difficile anche dal punto di vista psicologico: si tratta di persone competenti e formate, che accolgono, consigliano e danno un aiuto concreto a superare questo problema. L’importante è uscire
Gli abusi del web 11 133
QUESTIONI APERTE
dall’isolamento e dalla convinzione, sbagliata, che non ci sia rimedio. Oltre al sito dei Carabinieri possono essere un valido aiuto anche le sezioni dedicate di alcuni siti, come quelli della Croce Rossa Italiana, del Ministero dell’Istruzione, dell’Organizzazione Save The Children.
n Che cosa fare
Se si è vittima di cyberbullismo è molto importante assicurarsi che i contenuti oggetto di violazione siano immediatamente rimossi dalla rete. Per questo motivo, le ragazze e i ragazzi vittime di cyberbullismo che abbiano compiuto i 14 anni di età e i loro genitori (o coloro che hanno responsabilità sul minore) possono in ogni momento inoltrare al gestore del sito internet una richiesta per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato del minore che sia stato diffuso in rete in modo non autorizzato. I gestori del sito internet, responsabili della gestione e dell’organizzazione dei contenuti pubblicati, dovranno procedere all’oscuramento o alla rimozione di quei dati dal web entro 48 ore. In mancanza dell’adeguamento, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.
l L’intervento
della scuole e dello
Stato Per contrastare il bullismo e il cyberbullismo è necessario che le scuole si sentano coinvolte e che la vittima non sia lasciata sola con il suo problema. Ogni istituto deve individuare tra i professori un referente per le iniziative contro il bullismo e il cyberbullismo. Al preside spetta di informare subito le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo e, se necessario, convocare tutti gli interessati per adottare misure di assistenza alla vittima, sanzioni e percorsi rieducativi per l’autore. Più in generale, il Ministero dell’Istruzione ha il compito di predisporre
linee di orientamento, di prevenzione e contrasto puntando, tra l’altro, sulla formazione del personale scolastico e sulla promozione di un ruolo attivo degli studenti, mentre ai singoli istituti spetta l’educazione alla legalità e all’uso consapevole di Internet. Alle iniziative in ambito scolastico collaborano anche la Polizia postale e le associazioni territoriali.
l L’ammonimento Inoltre, è stata estesa al cyberbullismo la procedura di ammonimento da parte del questore prevista in materia di stalking (art 612 bis codice penale). Tale procedura è prevista anche in caso di condotte di diffamazione (art. 595 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.) e trattamento illecito di dati personali (art. 167 Codice privacy) commessi mediante Internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, fino a quando non è proposta querela o non è presentata denuncia. A tal fine il questore convoca il minore, insieme a un genitore o a una persona che esercita la responsabilità genitoriale; gli effetti dell’ammonimento cessano al compimento della maggiore età.
CITTADINANZA DIGITALE C 134
Che cosa può fare la scuola per combattere il cyberbullismo?
2. Dipendenza dal gioco e isolamento
PER COMINCIARE UN’IMMAGINE
La vita davanti a uno schermo
Trascorrere molto tempo davanti a uno schermo per navigare su Internet oppure per giocare ai videogiochi non è di per sé un’attività dannosa o da condannare ma può diventare una dipendenza e una vera e propria malattia che impedisce di vivere la vita reale con le sue relazioni sociali e le attività scolastiche e lavorative.
n Che cos’è la ludopatia
Un fenomeno molto diffuso nel mondo contemporaneo è quello della ludopatia, cioè della “dipendenza dal gioco”, che consiste nel provare un impulso incontrollabile a giocare d’azzardo, ai videogiochi e ai giochi online, malgrado la consapevolezza delle conseguenze negative. In pratica, la ludopatia consiste in un disturbo psicologico che si manifesta attraverso la difficoltà a controllare gli impulsi. Questo fenomeno nel 2021 ha interessato circa 1,3 milioni di giovani e adulti italiani, senza distinzioni di età.
Tra gli esperti è aperto un dibattito sull’utilizzo del termine ludopatia. Infatti, tutti coloro che nella vita abbiano giocato saltuariamente alle slot machine, acquistato dei gratta-e-vinci presso la propria tabaccheria di fiducia o puntato somme in denaro in qualche scommessa non possono essere considerati giocatori problematici o addirittura patologici. I problemi nascono quando l’aspetto ludico diventa secondario rispetto al desiderio irresistibile di giocare, anche a spese delle proprie relazioni sociali e del proprio lavoro e al bisogno psichico di rischiare ingenti somme di denaro, continuando a tentare la fortuna anche a fronte di perdite clamorose. È proprio in questi casi che si riscontra un disturbo psicopatologico, una vera e propria malattia: essere ludopatici equivale a essere “drogati” dal gioco e, dunque, assuefatti a esso (ossia abituati a giocare in maniera smodata), comportandosi in modo compulsivo (ossia perdendo il proprio controllo). Giocare denaro diventa il centro d’interesse esclusivo, l’occupazione e la preoccupazione centrale della propria esistenza.
n Come si individua la ludopatia
Gli studiosi del problema misurano la gravità del problema in due modi: il tempo medio dedicato al gioco d’azzardo (che in taluni casi raggiunge fino a 16 ore al giorno) e la perdita finanziaria annuale derivante dal gioco. In alcuni casi, i ludopatici arrivano a commettere reati per procurarsi i soldi per giocare.
Per una diagnosi precoce, che consente di trattare questo disturbo prima che degeneri, ci sono alcuni segnali da non sottovalutare: il giocatore patologico è irritabile e irascibile, soprattutto quando deve interrompere il gioco; è assente e distaccato, tende a mentire, ha bisogno continuo di soldi, si allontana dalla famiglia e dagli amici, può presentare un improvviso calo del rendimento scolastico o lavorativo.
11 135 Gli abusi del web
Guarda il video su chi sono gli hikikomori
n Il gioco d’azzardo online
Le occasioni per giocare d’azzardo oggi sono tante e diversificate. Televisione, radio, giornali e cartelloni pubblicitari sono pieni di annunci che promettono guadagni facili e favolosi, vacanze da pascià e vite da sogno, facendo leva sulla vulnerabilità del pubblico e sull’incapacità di distinguere realtà e fantasia.
Il grosso del gioco d’azzardo tuttavia si svolge ormai online, dove viene raccolto più di un terzo delle giocate complessive (36,4 miliardi di euro nel 2020). Internet offre infatti delle possibilità notevoli: si può entrare in contatto con giocatori da ogni parte d’Italia e del mondo, a qualsiasi ora, e con una varietà e disponibilità di occasioni praticamente illimitata. Così, diventa difficile sia per il giocatore sfuggire alla tentazione, sia per i suoi familiari e amici accorgersi che qualcosa non va.
n Videogiochi e social game
Oltre al fenomeno della cosiddetta “azzardopatia”, negli ultimi anni si sono moltiplicati gli studi su un’altra tipologia di gioco e sull’impatto che essa ha nella vita delle persone di ogni età: il gioco digitale e, più di recente, quello online.
Ideati negli anni Cinquanta del XX secolo, i videogiochi hanno assunto via via forme, varietà e livelli di complessità sempre crescenti, diffondendosi in tutto il mondo, tanto che oggi i cosiddetti gamer sono circa 2,7 miliardi di persone: quasi una persona su tre gioca in digitale. Questa diffusione capillare è favorita dalla moltiplicazione delle app per smartphone e tablet e dei programmi per giocare al computer. A partire dagli anni Duemila, inoltre, il gioco digitale si è arricchito della possibilità di svolgersi in rete, mettendo in comunicazione persone che non si conoscono e che sono fisicamente distanti e coinvolgendole in giochi da svolgere in squadra o in competizione tra loro: i cosiddetti social game.
n I giochi digitali: svago o pericolo?
Molti studiosi sottolineano i vantaggi dei videogiochi e dei giochi online: sono un modo per sviluppare la creatività, migliorare il pensiero strategico e la concentrazione, diventare perseveranti, affinare le proprie capacità di collaborazione e aiutare a sentirsi parte di una comunità Tuttavia possono diventare dannosi per chi ne fa un uso smodato e incontrollato. L’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza denuncia che alcune applicazioni
I sintomi della ludopatia
La ludopatia si manifesta con alcuni sintomi.
Preoccupazione e ansia: il soggetto pensa continuamente al gioco, provando uno stato di ansia crescente.
Assuefazione: il soggetto è “costretto” a fare puntate sempre più alte o ad aumentare il tempo dedicato al gioco per continuare a provare le stesse emozioni.
Astinenza: si manifesta con l’insorgere di inquietudine e irritabilità nel momento in cui si cerca di ridurre o interrompere il gioco.
Evasione: il tentativo di rimuovere i propri problemi personali, nascondendoli tramite il gioco.
Spirito di rivincita: quando il soggetto perde, cerca sempre una rivincita, senza riuscire a interrompere il gioco.
Menzogne: il ludopatico racconta bugie in famiglia o agli amici per nascondere la patologia e la perdita di denaro.
Perdita di controllo: si verifica quando il soggetto non riesce a smettere di giocare, nonostante i ripetuti tentativi e la consapevolezza di avere un problema di dipendenza.
Azioni illegali: a volte il soggetto commette atti illeciti per procurarsi i soldi con cui giocare o per recuperare quanto ha perso.
Compromissione delle relazioni: il soggetto ludopatico continua a giocare pur sapendo di perdere affetti, relazioni, lavoro e legami. Ricorre inoltre ad amici e parenti per farsi prestare i soldi che ha perso al gioco o per averne per giocare ancora.
CITTADINANZA DIGITALE C 136
PER SAPERNE DI PIÙ
sembrano sviluppate apposta per costringere i più giovani – specie i preadolescenti –a giocare per ore senza sosta. Alcuni giochi, infatti, creano dipendenza e obbligano il giocatore ad affrontare sfide di crescente complessità, quasi impossibili da risolvere.
Un altro rischio deriva dal fatto che le piattaforme dei giochi online offrono la possibilità (tramite auricolari con microfono o con microfoni incorporati) ai giocatori di entrare in contatto con sconosciuti di tutte le età, e tra i semplici appassionati si possono nascondere malintenzionati che, dietro un nickname e un avatar (ossia un soprannome e una immagine che identificano l’utente), mettono in atto truffe e furti di dati sensibili, fino ad arrivare alle estorsioni e alla diffusione di materiale pedopornografico.
Alcune piattaforme, inoltre, promuovono modalità di gioco cosiddette freemium, in cui c’è una mescolanza tra attività gratuite ed espansioni a pagamento; e spesso capita che giovanissimi e adolescenti arrivino a spendere ingenti somme di denaro, più o meno inconsapevolmente, solo per continuare a giocare.
n Gli hikikomori
Uno degli aspetti affascinanti del gioco digitale è la possibilità di evadere dalla realtà quotidiana per affrontare viaggi avventurosi, avvincenti battaglie e partite entusiasmanti. Tuttavia il rischio di estraniarsi totalmente da quanto ci accade intorno è molto concreto e in alcuni casi esso può intrecciarsi a situazioni di disagio, causandone un ulteriore peggioramento.
Negli ultimi anni, infatti, si è manifestata la tendenza di un numero crescente di giovani adolescenti a isolarsi dal resto del mondo con una sorta di autoreclusione, anche per lunghi periodi, interrompendo ogni relazione sociale con il mondo reale. All’isolamento sociale si associa spesso l’utilizzo intensivo di Internet, dei videogiochi e dei giochi online. Questi giovani sono stati definiti “hikikomori”, una parola giapponese coniata dallo psichiatra Tamaki Saito che significa letteralmente “stare in disparte, isolarsi”.
Questo fenomeno è stato osservato per la prima volta in Giappone all’inizio degli anni Ottanta, ma ha conosciuto negli anni recenti una diffusione anche in altri paesi, come Stati Uniti, Francia, Germania e Italia, dove sta assumendo proporzioni preoccupanti. Questi ragazzi annullano ogni forma di interazione sociale, rimanendo relegati nella propria abitazione per lunghi periodi, abbandonando il lavoro (o la ricerca di un lavoro) e più spesso la scuola. Il fenomeno infatti interessa i giovani (soprattutto maschi) tra i 14 e i 30 anni, ma appare particolarmente diffuso tra gli adolescenti, incrementando ulteriormente la dispersione scolastica. Non ci sono ancora dati ufficiali, ma si stima che in Italia ci siano oltre i 100.000 casi: una vera e propria emergenza sociale.
11 137 Gli abusi del web
Uno dei più diffusi social game.
Laboratorio
CAPITOLO
1
La Costituzione della Repubblica italiana
VERIFICA DELLE CONOSCENZE
l Conoscenze
1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere [V] o false [F]
a. La Costituzione italiana in vigore risale all’Unità d’Italia. V F
b. La Costituzione italiana è successiva allo Statuto Albertino. V F
c. L’Assemblea costituente era costituita da 75 deputati. V F
d. La Costituzione è composta da 139 articoli. V F
e. Con l’avvento del fascismo lo Statuto Albertino fu cancellato. V F
f. La religione cattolica è la religione di Stato. V F g. Il tricolore italiano è nato nel 1797. V F h. In tutte le regioni italiane esiste il bilinguismo. V F
2. Metti nel giusto ordine cronologico le tappe che hanno portato alla nascita della nostra Costituzione.
a. Carlo Alberto concede lo Statuto albertino.
b. Con il referendum del 2 giugno 1946 gli italiani e le italiane scelgono la repubblica.
c. Il testo definitivo della Costituzione proposto dalla Commissione viene approvato dall’Assemblea.
d. L’Assemblea costituente eletta nel 1946 lavora alla nuova carta costituzionale.
e. La Costituzione italiana entra in vigore il 1° gennaio 1948.
f. Lo Statuto albertino viene modificato durante il periodo fascista.
1 2 3 4 5 6
3. I princìpi fondamentali: assegna a ogni articolo il contenuto principale.
Bandiera • Diritti inviolabili • Diritto al lavoro • Diritto internazione • Guerra • Libertà religiosa • Minoranze linguistiche • Sovranità popolare • Stato e Chiesa • Sviluppo della cultura e tutela del patrimonio • Uguaglianza formale e sostanziale • Unità e autonomie locali
Articolo 1
Articolo 2
Articolo 3
Articolo 4
Articolo 5
Articolo 6
Accedi alla mappa modificabile del capitolo
Articolo 7
Articolo 8
Articolo 9
Articolo 10
Articolo 11
Articolo 12
l Significati
4. Rispondi sul quaderno alle seguenti domande sui princìpi fondamentali.
a. Qual è la differenza tra “uguaglianza formale” e “uguaglianza sostanziale” secondo l’articolo 3?
b. Qual è il concetto di “asilo politico”? A chi viene rivolto?
c. Che cosa hanno stabilito i Patti Lateranensi e come sono stati revisionati?
d. Qual è il significato delle parole sottolineate dell’articolo 1 della Costituzione? «L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»
l Comportamenti
5. Svolgi le consegne facendo ricorso alle conoscenze apprese e alla tua autonomia di giudizio.
a. Sei una cittadina o un cittadino italiano: come e quando eserciti la sovranità sancita dall’articolo 1?
b. Quali sono i diritti inviolabili che vengono garantiti dall’articolo 2? Perché sono “inviolabili”?
c. Esponi almeno un esempio di “solidarietà sociale” di cui parla l’articolo 2.
d. Prova a fare alcuni esempi relativi al lavoro inteso some “diritto” e come “dovere”.
e. A tuo giudizio in che modo viene garantita la libertà religiosa?
f. Fai un esempio di tutela del patrimonio storico e artistico e un esempio di mancata tutela.
l Scrittura attiva
6. Scrivi una e-mail di circa 1000 caratteri (spazi inclusi), indirizzata a un amico o a un’amica che vive all’estero, nella quale spieghi in sintesi la Costituzione italiana e quali sono, a tuo giudizio, i suoi punti di forza.
138
CAPITOLO
VERIFICA DELLE CONOSCENZE
l Conoscenze
1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere [V] o false [F]
a. I diritti costituzionali riguardano le libertà dei cittadini e delle cittadine. V F
b. Le riunioni di gruppo devono essere prima comunicate all’autorità. V F
c. Quando è nata l’Italia, nel 1861, non esisteva il diritto di voto. V F
d. Il diritto di sciopero nei servizi pubblici prevede delle restrizioni. V F
e. La libertà di associazione garantita dalla Costituzione non ha limitazioni. V F
f. Il ticket è un contributo che si paga al servizio sanitario. V F
g. Nella Costituzione i doveri dei cittadini superano i diritti. V F
h. Tutti i carcerati mantengono il diritto di voto. V F
i. L’importo dei tributi è uguale per tutti. V F
j. Il servizio militare oggi si svolge su base volontaria. V F
k. Il servizio sanitario nazionale è gestito su base regionale. V F
2. Assegna a ciascun blocco di articoli il contenuto principale.
Rapporti economici • Rapporti civili • Rapporti politici • Rapporti etico-sociali
Artt. 17-28
Artt. 29-34
Artt. 35-47
Artt. 48-54
l Significati
3. Rispondi sul quaderno alle seguenti domande relative ai diritti e ai doveri dei cittadini.
a. In quali casi i cittadini e le cittadine possono essere privati delle libertà personali?
b. In quali casi il domicilio può essere oggetto di ispezione?
c. Quali associazioni sono vietate dalla Costituzione?
d. Qual è il significato dei seguenti modelli di famiglia?
• Mononucleare • Patriarcale • Allargata • Arcobaleno
e. Perché la Costituzione dichiara che debba essere tutelata la libertà di insegnamento?
f. Quali sono i diritti sanciti dalla Costituzione nell’ambito del lavoro?
g. Perché il diritto di voto è “personale”, “uguale”, “libero” e “segreto”?
Accedi alla mappa modificabile del capitolo
h. Quali sono limiti previsti per la creazione di partiti politici?
i. Che cosa significa il “criterio di progressività” riferito al sistema tributario?
j. Quali sono i doveri a cui sono chiamati i cittadini e le cittadine?
l Comportamenti
4. Svolgi le consegne facendo ricorso alle conoscenze apprese e alla tua autonomia di giudizio.
a. Sulle base della tua esperienza spiega quali, e in che modo, tra le seguenti libertà sono state limitate durante il lockdown stabilito a causa della pandemia di Covid-19 nel 2020:
• libertà fisica e morale • libertà di domicilio • libertà di corrispondenza • libertà di circolazione e soggiorno • libertà di riunione • libertà di culto b. Fai almeno tre esempi tratti dalla vita quotidiana di tutela della tua privacy.
c. Secondo te la libertà di espressione sui social deve avere dei limiti oppure deve essere completamente libera?
d. Sei una cittadina o un cittadino italiano che lavora all’estero e non puoi venire a votare in Italia: come eserciti il tuo diritto di voto?
e. Fai almeno quattro esempi di spese effettuate dallo Stato grazie all’utilizzo dei tributi.
l Scrittura attiva
5. Scrivi una lettera al tuo Comune di residenza in cui elenchi gli interventi prioritari che a tuo giudizio dovrebbero essere realizzati nei seguenti settori: • trasporti pubblici • strade • scuole • verde pubblico • servizi
6. Decidi di partecipare a uno sciopero per chiedere al governo di intervenire in maniera più efficace a favore della scuola pubblica. Realizza un volantino sintetico ma incisivo in cui elenchi una serie di richieste avanzate dagli studenti, utilizzando come modello lo schema fornito.
• Vogliamo ambienti più sicuri
• Vogliamo
• Vogliamo
• NON vogliamo le classi pollaio
• NON vogliamo
• NON vogliamo
139
2 I diritti e i doveri dei cittadini
Cittadinanza attiva
1. Individua tre libertà fondamentali e per ognuna indica, attraverso esempi concreti, come viene attuata e quali sono i suoi limiti.
2. Intervista cinque persone che lavorano e rivolgi a ciascuna le seguenti domande.
a. Come ha trovato il lavoro che svolge?
b. Lo Stato l’ha aiutata a esercitare il suo diritto al lavoro? Come?
c. In quale modo contribuisce con il suo lavoro al benessere generale?
3. Descrivi la composizione attuale della tua famiglia e assegna a essa la definizione appropriata (mononucleare, allargata, patriarcale).
Lavori di gruppo
4. Dividetevi in due gruppi e create un manifesto da cui emergano due idee diverse di famiglia (potete usare le immagini fornite come spunto), utilizzando uno slogan efficace e le immagini che ritenete opportune.
Ricerche consapevoli
5. Leggi il seguente rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici) sull’istruzione nel 2022.
Tra il 2000 e il 2021 il livello di istruzione [in Italia] è aumentato a un ritmo più lento rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE. La percentuale di persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni in possesso di una qualifica di istruzione terziaria è aumentata di 18 punti percentuali (dal 10 % nel 2000 al 21 % nel 2011
e al 28% nel 2021). L’Italia rimane uno dei 12 Paesi dell’OCSE in cui il livello di istruzione terziaria è ancora meno diffuso rispetto a quello secondario superiore o post-secondario non terziario in termini di livello più alto di titolo di studio conseguito dalle persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni.
Commenta i dati presentati e proponi un elenco di interventi che a tuo giudizio dovrebbero essere attuati per migliorare l’istruzione in Italia, eventualmente dividendoli per settori: stipendi, attrezzature, edilizia, altro.
Debate
6. La legge sulle unioni civili (n. 76 del 20/05/2016) ha creato divergenze di opinioni. Avviate un dibattito in classe sull’argomento.
FASI DEL DEBATE
a. Preparazione
Dopo aver scaricato da Internet e letto il testo della legge, la classe si divide in due gruppi: uno a favore della legge e uno contrario. Ogni gruppo prepara un elenco di motivazioni a sostegno della propria tesi.
b. Dibattito
A turno, distribuendo gli interventi, ogni gruppo espone una singola tesi che l’altro gruppo controbatte con le relative critiche. Il dibattito è regolato da un moderatore e viene trascritto per un eventuale utilizzo didattico.
LABORATORIO DELLE COMPETENZE 140
CAPITOLO 2 I diritti e i
dei cittadini
doveri
CAPITOLO 3 La struttura dello Stato italiano
VERIFICA DELLE CONOSCENZE
l Conoscenze
1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere [V] o false [F]
a. La legislatura dura, di norma, cinque anni. V F
b. Una legge entra in vigore il giorno successivo all’approvazione. V F
c. Il Governo detiene il potere esecutivo. V F
d. L’Italia è una repubblica presidenziale. V F
e. Il Presidente della Repubblica viene eletto esclusivamente dai parlamentari. V F
f. Il Consiglio dei ministri elegge il capo del governo. V F
g. I giudici vengono eletti dal Parlamento. V F
2. Assegna alla parola la sua giusta definizione.
1. Regolamento
2. Decreto legislativo
3. Decreto legge
A. Provvedimento emanato dal Governo in caso di urgenza e necessità
B. Provvedimento di legge emanato dal Governo su delega del Parlamento
C. Insieme di norme che indicano le modalità per attuare le leggi
3. Completa la tabella relativa al Parlamento.
Funzione
Durata della legislatura
Da chi viene eletto Composizione Senatori non votati
4. Metti nel giusto ordine le fasi della nascita del Governo.
a. Il candidato alla guida del Governo consulta i partiti.
b. Il Presidente del Consiglio designato presenta al Presidente della Repubblica la squadra di governo.
c. Il Governo ottiene la fiducia dal Parlamento.
d. Il Presidente della Repubblica consulta tutti i partiti.
e. Il Presidente della Repubblica designa un candidato o una candidata alla guida del Governo.
f. Il Presidente nomina il presidente del Consiglio e i ministri.
l Significati
Accedi alla mappa modificabile del capitolo
5. Rispondi sul quaderno alle seguenti domande.
a. Qual è il significato di “immunità parlamentare” e di “indennità”?
b. Qual è il percorso che porta alla nascita di una legge? Rispondi usando i seguenti termini: proposta, disegno, parlamentare, governo, esame, Camera, Senato, commissione, modifiche, votazione, approvazione, promulgazione.
c. Qual è la funzione esecutiva e la funzione normativa del Governo?
d. Quali sono le caratteristiche del “giusto processo” secondo la Costituzione?
e. Qual è il ruolo della Corte costituzionale?
f. Qual è il “principio di sussidiarietà”?
g. Di quali autonomie godono le Regioni?
l Comportamenti
6. Svolgi le consegne facendo ricorso alle conoscenze apprese e alla tua autonomia di giudizio.
a. Che cosa avresti o hai votato al referendum costituzionale del 20-21 settembre 2020 sulla riduzione del numero dei parlamentari? (Motiva la risposta)
b. Osserva con attenzione le tre procedure per l’approvazione di una legge e ragiona su quali siano i vantaggi e gli svantaggi di ognuna di queste.
c. Rispettando i requisiti necessari, quale personalità italiana proporresti quale Presidente della Repubblica? (Motiva la risposta in 2 righe)
d. In che modo un giudice mette in pratica il potere giudiziario? (Rispondi attraverso un esempio) e. Indica almeno cinque interventi adottati di recente dal Comune dove vivi che riguardano anche la tua quotidianità.
l Scrittura attiva
7. Realizza un depliant informativo sulla composizione e l’attività degli enti locali che riguardano il tuo territorio. Inserisci le seguenti informazioni:
• chi è il Sindaco o la Sindaca del tuo Comune;
• chi è il Presidente della tua Regione;
• la composizione della tua Giunta regionale;
• chi è il Presidente della tua Provincia.
Quindi illustra sinteticamente alcune delle più importanti iniziative intraprese da ciascun organo.
141
1 2 3 4 5 6
Cittadinanza attiva
1. Crea una tabella che contenga i seguenti dati aggiornati.
a. Principali schieramenti della Camera dei deputati e del Senato (partito politico e percentuale)
b. Presidente del Senato
c. Presidente della Camera dei Deputati
d. Presidente del Consiglio e nomi dei ministri e. Presidente della Repubblica f. Presidente e vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura
2. Prepara, per il giornalino del tuo Istituto o per un’altra sede a tua scelta, un’intervista all’attuale Presidente/essa del Consiglio in cui gli/le poni le domande che ritieni più opportune circa gli interventi più urgenti da effettuare.
3. La tua scuola ha invitato un/una magistrato/a a parlare ad alcune classi, tra cui la tua. Ti viene chiesto di preparare alcune domande da rivolgergli/le. Alcuni esempi possono essere i seguenti.
a. Perché ha scelto di fare questa professione?
b. Si è mai pentito/a di tale scelta?
c. Qualche volta ha perso il sonno a causa di una sentenza?
d. Le è accaduto di commettere errori giudiziari?
e. Prova mai odio per gli imputati?
Lavori di gruppo
f. Al contrario: ha mai avuto simpatia per qualche imputato?
g. C’è un caso che l’ha toccato/a più degli altri? h. Siamo davvero tutti uguali di fronte alla legge? i. Le sue idee politiche influenzano i suoi verdetti?
4. Dividetevi in due gruppi e ognuno conduca una ricerca sui due modelli di repubblica parlamentare e repubblica presidenziale, cercando le seguenti informazioni.
Repubblica parlamentare
Repubblica presidenziale
a. Come funziona la divisione dei poteri b. Chi elegge il Presidente della Repubblica c. Quali potere ha il Presidente della Repubblica d. Da chi riceve la fiducia e. Chi nomina i ministri f. Come funziona il potere legislativo g. Almeno due esempi di repubblica presidenziale Quindi ogni gruppo elenca i vantaggi del proprio sistema di governo e di conseguenza segnala i punti deboli dell’altro modello.
a. Come funziona la divisione dei poteri b. Perché l’Italia è una repubblica parlamentare c. Quale poteri ha il Presidente della Repubblica d. Chi elegge il Presidente della Repubblica e. Come viene scelto e a chi risponde il Governo f. Almeno due esempi di repubblica parlamentare
Ricerche consapevoli
5. Hai votato o dovrai votare per le elezioni politiche, per le elezioni europee e per le elezioni amministrative. Cerca informazioni sugli attuali sistemi elettorali.
Elezioni politiche
• Eventuale nome giornalistico della legge elettorale in vigore
• Sistema elettorale (maggioritario, proporzionale, misto)
• Numero dei parlamentari da eleggere
• Voto dei cittadini italiani all’estero
Elezioni europee
• Sistema elettorale (maggioritario, proporzionale, misto)
• Numero attuale dei membri del Parlamento europeo (dopo la Brexit)
• Numero dei parlamentari spettanti all’Italia
• Attuale composizione del Parlamento europeo (secondo la divisione in gruppi)
Elezioni regionali
• Modalità di elezione del Presidente
• Modalità di elezione del Consiglio regionale
• Eventuale variante introdotta nella tua Regione
Elezioni comunali
• Sistema elettorale nei Comuni con meno di 15.000 abitanti
• Sistema elettorale nei Comuni con più di 15.000 abitanti
LABORATORIO DELLE COMPETENZE 142
CAPITOLO 3 La
struttura dello Stato italiano
VERIFICA DELLE CONOSCENZE
l Conoscenze
1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere [V] o false [F]
a. Lo Stato, secondo la Costituzione, deve favorire l’occupazione. V F
b. Il lavoro è anche un dovere morale. V F
c. Chi non lavora viene punito dalla legge. V F
d. Il caporalato è lo sfruttamento dei lavoratori agricoli. V F
e. Chi è inabile al lavoro non riceve alcun sussidio. V F
f. Non c’è una normativa sulla sicurezza sul lavoro. V F
g. Lo Stato è anche un datore di lavoro. V F
h. Il lavoro subordinato non prevede un contratto. V F
i. Il lavoro autonomo non prevede vincoli di orario. V F
j. Il profitto è la differenza tra entrate e uscite. V F
k. Le start up ricevono finanziamenti dallo Stato. V F
l Significati
2. Rispondi alle seguenti domande rispettando la lunghezza indicata.
a. Qual è il significato del “principio lavorista” presente nella Costituzione?
f. Quali sono le caratteristiche di un’impresa?
b. Che cosa sono le “categorie protette” e quali tutele ottengono in ambito lavorativo?
g. Quali sono le modalità per realizzare un’impresa?
c. Che cosa sono la domanda e l’offerta di lavoro?
l Comportamenti
3. Svolgi le consegne facendo ricorso alle conoscenze apprese e alla tua autonomia di giudizio.
a. Dopo aver definito il significato dell’acronimo “EET”, fai alcuni esempi di giovani di tua conoscenza che rientrano in tale categoria.
b. Fai almeno quattro esempi concreti di come lo Stato tutela il lavoro.
c. Descrivi attraverso una breve relazione come si è svolta la formazione sulla Sicurezza organizzata dalla tua scuola.
d. Ipotizza di avviare un’impresa e indica:
• il settore
• la sede
• le motivazioni della tua scelta
• le modalità di reperimento delle risorse l Ricerca attiva
4. Svolgi le seguenti ricerche.
a. Cerca sul sito dell’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) i dati più recenti relativi agli infortuni e alle morti sui luoghi di lavoro.
d. Che cosa è un contratto?
e. Qual è il significato di lavoro subordinato e lavoro autonomo?
b. Cerca su Internet almeno 5 titoli di articoli di giornale relativi a incidenti gravi sul lavoro verificatisi nella tua città o nella tua zona.
c. Cerca su Internet i dati più recenti sulla disoccupazione in Italia, divisa per fasce di età e aree geografiche.
d. Cerca su Internet almeno 10 esempi di start up nate in Italia e per tre di queste crea una scheda descrittiva: che cos’è, chi l’ha fondata, le ragioni del successo.
l Scrittura attiva
5. Scrivi un articolo per il giornale della tua scuola in cui metti a confronto i vantaggi e gli svantaggi del lavoro subordinato e del lavoro autonomo, anche attraverso esempi concreti.
143
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.......................................................................................................................................
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CAPITOLO 4 Il
Accedi alla mappa modificabile del capitolo
diritto del lavoro
l Conoscenze
1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere [V] o false [F]
a. Le regole sono necessarie per la convivenza civile. V F
b. Chi vuole può pretendere di avere soltanto i diritti e non i doveri. V F
c. In una democrazia le regole vengono rispettate solo dai cittadini.
V F
d. Il principio di legalità vale anche per chi governa lo Stato. V F
e. La mafia è un’organizzazione criminale diffusa soltanto in Sicilia. V F
f. Con la morte di Falcone e Borsellino è finita la lotta alla mafia. V F
g. Il codice penale prevede pene severe per i mafiosi. V F
h. L’articolo 41bis del codice penale è stato introdotto nel 2020. V F
i. In Italia il volontariato è molto diffuso. V F
j. Il volontariato deve sottostare a normative ben precise. V F
k. Il codice stradale serve per ridurre gli incidenti. V F
l Significati
2. Rispondi alle seguenti domande rispettando la lunghezza indicata.
a. Perché una società complessa come la nostra ha bisogno di regole? .......................................................................................................................................
b. Perché nella nostra democrazia le regole vengono stabilite indirettamente dai cittadini? .......................................................................................................................................
c. Qual è il significato di “stato di diritto”?
5. Sciogli e spiega le seguenti sigle. a. ODV b. ETS c. APS
l Comportamenti
6. Svolgi la consegna facendo ricorso alle conoscenze apprese e alla tua autonomia di giudizio. a. Inserisci nella tabella almeno 5 esempi di trasgressione alle regole con i relativi effetti che questo comporta.
Regola trasgredita Effetti sulla collettività
Gettare l’immondizia lungo i bordi della strada
• Inquinamento
• Deterioramento del paesaggio
• Spese ulteriori per la pulizia
b. Scegli un’attività di volontariato, svolta da te o da una persona che conosci, e descrivi a chi è rivolta, dove viene effettuata, l’impegno orario, le difficoltà e le gratificazioni.
c. Quando vai in bicicletta quali obblighi devi rispettare?
l Scrittura attiva
7. Dopo aver esplorato il sito internet dell’associazione Libera, realizza un depliant pubblicitario che contenga le seguenti informazioni.
• Qual è lo scopo dell’Associazione.
• Quando è nata e chi l’ha fondata.
• Quali sono le iniziative promosse.
• Attraverso quali modalità si può intervenire attivamente nell’associazione.
• Quali iniziativa sono attualmente in corso nella tua zona.
8. Cerca su Google “nuovo codice della strada 2020” e stendi un resoconto delle modifiche che sono state apportate.
9. Scrivi sotto forma di breve articolo di cronaca gli eventi accaduti il 23 maggio e il 19 luglio 1992 e le conseguenze che hanno avuto.
3. Scegli tra i seguenti termini i sinonimi della parola “precetto”. Disposizione • divieto • imposizione • insegnamento • legalità • legge • libertà • prescrizione • scelta
4. Cerca su Internet le maggiori organizzazioni criminali in Italia, poi elencale e scrivi a fianco la zona di origine.
10. Scrivi un commento in cui esprimi la tua opinione circa questo titolo di giornale «Coronavirus, l’emergenza riporta a casa i mafiosi dal 41 bis: concessi i domiciliari al colonnello di Provenzano. Ora pure gli altri boss sperano» (Il fatto quotidiano, 21 aprile 2020).
Aiutati con i seguenti interrogativi e con ricerche su quanto accaduto.
• È giusto che un mafioso sottoposto al carcere duro venga scarcerato per essere curato?
• Quale soluzione alternativa si sarebbe potuta usare?
144
VERIFICA DELLE CONOSCENZE
5 L’educazione
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CAPITOLO
alla legalità e alla solidarietà
DELLE COMPETENZE
Cittadinanza attiva
1. Definisci, in circa due righe, il concetto di legalità.
2. Definisci, in circa due righe, il concetto di volontariato.
3. Elenca almeno 10 regole da seguire che sono presenti nel Regolamento della tua scuola e per ognuna indica quale sanzione viene normalmente assegnata a chi non la rispetta.
Regola
Divieto di fumo in tutti gli spazi della scuola Nota disciplinare
Sanzione
4. Intervista una persona che svolga attività di volontariato (potresti essere tu stesso) e ponigli le seguenti domande, più altre a tua scelta.
a. Quale attività svolgi?
b. Perché e quando hai cominciato?
c. Qual è il tuo impegno settimanale?
d. Quali sono gli aspetti positivi della tua attività?
e. Ci sono situazioni che ti hanno messo o ti metto-
Lavoro di gruppo
no in difficoltà?
f. Ci sono alcuni episodi vissuti che ti hanno particolarmente segnato?
g. Come convinceresti con una frase un giovane a praticare il volontariato?
5. Utilizzate alcune delle parole chiave fornite (e altre a vostra scelta) e per ognuna create uno slogan adattato alla vita scolastica, quindi date una forma grafica a ogni slogan e trovate una sede idonea negli spazi dell’istituto dove poterli collocare.
Esempio: Soltanto attraverso il CONFRONTO si capiscono gli altri. / Bisogna avere il CORAGGIO di denunciare. aiuto • ambiente • benessere • causa • coerenza • collettività • comprensione • condivisione • dignità • diritti • educazione • futuro • giustizia • insieme • lealtà • libertà • onestà • reciprocità • regola • rispetto • trasparenza • umanità • unione
Ricerche consapevoli
6. Cerca immagini e notizie dei seguenti personaggi (più altri a tua scelta), simboli della lotta alla mafia, e per ognuno crea una scheda sul modello fornito.
Giovanni Falcone (1939-1992)
Magistrato che fece parte del pool antimafia. Gestì il maxiprocesso di Palermo contro Cosa Nostra. Venne ucciso in un attentato il 23 maggio 1992 sull’autostrada insieme alla moglie e alla sua scorta.
Paolo Borsellino
Pino Puglisi
Piersanti Mattarella
Peppino Impastato
Giancarlo Siani
Carlo Alberto Dalla Chiesa
Debate
7. Avviate un dibattito sulle regole scritte e non scritte che un automobilista e un ciclista dovrebbero rispettare sulla strada.
FASI DEL DEBATE a. Preparazione
La classe si divide in due gruppi: uno si immedesima in un automobilista e l’altro in un ciclista. Ogni gruppo prepara un elenco di motivazioni a sostegno del proprio punto di vista.
b. Dibattito
A turno ogni gruppo evidenzia un comportamento negativo all’altro, il quale ribatte con le proprie motivazioni. Il dibattito è regolato da un moderatore e viene trascritto per un eventuale uso didattico.
145
LABORATORIO
5 L’educazione
CAPITOLO
alla legalità e alla solidarietà
Accedi alle mappe modificabili dei due capitoli
l Conoscenze
1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere [V] o false [F]
a. L’idea di una Europa unita comincia ad affermarsi nel XXI secolo.
b. Le istituzione europee rappresentano tutti gli Stati dell’Unione.
c. Le leggi emanate dall’UE sono inferiori a quelle dei singoli Stati.
V F
V F
V F
d. La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea è nata con il Trattato di Roma. V F
e. Dalla sua fondazione gli Stati aderenti all’ONU sono rimasti gli stessi. V F
f. Il diritto di veto limita le decisioni prese dalle Nazioni Unite. V F
2. Ricostruisci nel giusto ordine cronologico le tappe che hanno portato alla nascita dell’Unione Europea.
a. Con il Trattato di Maastricht viene stabilita l’unione monetaria.
b. Con l’accordo di Schengen viene stabilita la libera circolazione delle persone.
c. Il Trattato di Lisbona del 2009 rafforza i principi democratici dell’Europa.
d. Nasce la Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio.
e. Nasce la Comunità Economica Europea. f. Nel 2002 viene introdotto l’euro.
g. Viene firmato il Trattato di Parigi tra Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. h. Viene firmato il Trattato di Roma tra sei paesi europei.
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l Significati
3. Assegna a ciascuna istituzione europea la sua funzione e la sua composizione.
a. Amministra il bilancio dell’Unione Europea b. Approva il bilancio dell’Unione Europea c. Approva le leggi d. Controlla la Commissione europea e. Emana le leggi dell’Unione f. Ha la funzione esecutiva g. Ha la funzione giudiziaria h. Definisce gli indirizzi politici dell’Unione i. È composto da un rappresentante per ogni Stato j. È composto dai capi di Stato o di governo k. È formata da un giudice per ogni Stato
Parlamento europeo ......... .........
Consiglio dell’Unione Europea
Consiglio europeo
Commissione europea
Corte di giustizia europea
4. Indica nella colonna di destra quali sono le funzioni degli organi dell’ONU. Assemblea generale Consiglio di sicurezza Segretario generale Corte internazionale di giustizia l Comportamenti
5. Svolgi le consegne facendo ricorso alle conoscenze apprese e alla tua autonomia di giudizio. a. Definisci con parole tue il concetto di cittadinanza europea e accompagna la definizione con alcuni esempi concreti. b. Come incidono nella tua vita i principi stabiliti dall’accordo di Schengen c. Quale Agenzia dell’ONU è intervenuta nella gestione della pandemia di Covid-19? Cerca e illustra 5 dichiarazioni di tale agenzia su questo argomento. l Ricerca attiva
6. Cerca sul sito internet del Parlamento europeo le seguenti informazioni.
• Qual è l’argomento principale della homepage?
• Quali sono gli argomenti contrassegnati con la sigla “PRIORITÀ”? Individuali ed elencali.
7. Chi è l’attuale segretario generale delle Nazioni Unite? Prepara una biografia che comprenda gli incarichi che ha svolto prima di ottenere questa carica.
l Scrittura attiva
8. Intervista cinque persone (per esempio genitori e parenti) ponendo loro le seguenti domande (e altre affini che ti vengono in mente). Poi trascrivi il risultato della tua indagine.
a. Sei soddisfatto/a in linea generale dell’introduzione, ormai ventennale, dell’euro?
b. In particolare, come è cambiata la tua situazione economica con l’euro?
c. Se si tenesse un referendum per uscire dall’area euro cosa voteresti?
d. Puoi fare qualche esempio concreto di miglioramento o peggioramento provocato dall’euro?
VERIFICA DELLE CONOSCENZE 146
internazionali CAPITOLO 7 CAPITOLO 6 L’Unione Europea
L’ONU e gli altri organismi
VERIFICA DELLE CONOSCENZE
l Conoscenze
1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere [V] o false [F]
a. L’educazione ambientale è necessaria per salvaguardare il pianeta. V F
b. L’innalzamento della temperatura non ha effetti di rilievo. V F
c. Solo in alcuni Comuni i rifiuti urbani vengono riciclati. V F
d. Oggi il ruolo degli animali è irrilevante. V F
e. Nella piramide alimentare sono previsti i coloranti all’interno dei cibi. V F
f. L’abuso di alcol non è dannoso alla salute. V F
g. Tutte le droghe creano dipendenza. V F
h. Ogni paesaggio è considerato un bene culturale. V F
i. In Italia esiste un Ministero per i Beni Culturali. V F
j. L’Italia non ha beni culturali iscritti nella Lista dell’UNESCO. V F
l Significati
2. Rispondi alle seguenti domande sul quaderno.
a. Quali sono le conseguenze provocate dall’innalzamento della temperatura globale?
b. Che cosa vuol dire secondo te “stile di vita sano ed equilibrato”? Fai almeno 10 esempi concreti.
c. Che cosa significa l’espressione “disturbo alimentare”?
d. Quali sono le conseguenze dell’abuso di alcol?
e. Che cosa significa la frase “Siamo quello che mangiamo”?
f. Che cosa significa la frase “L’Italia è un museo a cielo aperto”?
g. Quali sono i riferimenti giuridici italiani della tutela dei beni culturali e del paesaggio?
h. Qual è la di differenza tra consumo e risparmio?
l Comportamenti
3. Svolgi le consegne facendo ricorso alle conoscenze apprese e alla tua autonomia di giudizio.
a. Quali comportamenti bisogna avere, secondo la legge italiana, nei confronti degli animali d’affezione?
b. Elenca alcuni comportamenti da adottare, secondo le tue priorità, per ridurre l’inquinamento dell’ambiente.
c. Secondo te, perché avere uno stile di vita sano ed equilibrato ha delle ripercussioni sull’intera società?
d. In casa tua sono accaduti incidenti domestici a te o ai tuoi familiari? Descrivili indicandone anche la causa.
e. Racconta un episodio a cui hai assistito di incidente scolastico che ha richiesto un intervento sanitario.
f. Descrivi come si svolge nella tua scuola un piano di evacuazione.
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l Scrittura attiva
4. Scrivi il significato delle seguenti espressioni “filiera corta” e “cibo a km 0”. Quindi elenca, sulla base della tua esperienza quotidiana, quali sono gli alimenti che consumate in famiglia che appartengono a questa categoria, indicandone l’origine.
Per esempio: Frutta: in famiglia consumiamo soltanto pere, mele, ciliegie che provengono dal nostro orto.
5. Cerca sul sito internet della scuola oppure intervista il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) del tuo istituto e scrivi la risposta ai seguenti quesiti riguardanti la sicurezza a scuola.
a. Che cos’è il documento di valutazione rischi?
b. Che cos’è un piano di emergenza delle scuole e chi lo deve predisporre?
c. Quante prove di evacuazione si devono fare all’anno e con quali modalità vanno effettuate?
d. Di chi è la competenza in materia di manutenzione e messa in sicurezza delle scuole?
e. Quali sono le competenze del dirigente scolastico in materia di sicurezza degli edifici scolastici?
f. Qual è il numero massimo di alunni di una classe?
6. Realizzate un sondaggio scritto su quali modalità di pagamento utilizzano i vostri genitori e i vostri parenti, tra contanti, assegni, carte di credito, carte di debito, carte prepagate, assegnando a ciascuna modalità la corretta percentuale.
7. Create un cartellone diviso in due parti, una dedicata a chi, nella vostra classe, segue l’alimentazione mediterranea e una rivolta a chi preferisce il cosiddetta “cibo spazzatura” o junk food (hamburger, hot dog, patate fritte, bibite zuccherate, merendine). In ciascun settore del cartellone indicate la tipologia di alimenti maggiormente consumati, le quantità e le motivazioni che spingono ciascun gruppo a scegliere un tipo di alimentazione.
8. Scrivi una lettera a uno studente straniero che ospiterai per alcune settimane in cui rispondi alla seguente domanda che ti ha posto: “Che cosa si mangia di buono nel tuo territorio?”
9. Cerca su Internet le seguenti informazioni sui disturbi alimentari tra i giovani e trascrivile sul quaderno.
a. Quali sono le manifestazioni più evidenti dei disturbi alimentari?
b. Quali sono le cause più diffuse?
c. Quali interventi è necessario attuare per affrontare il problema?
147
CAPITOLO 9 Educazione alla sostenibilità
Cittadinanza attiva
1. Elenca almeno 10 buoni comportamenti da seguire quotidianamente a livello individuale per la salvaguardia ambientale.
2. Ti viene chiesto di spiegare a una classe della scuola media che cosa sia la Giornata della terra. Cerca le informazioni adatte (per esempio nel sito www.earthdayitalia.org) per sviluppare la seguente scaletta di massima.
• Che cos’è la Giornata della terra (Earth day) e chi l’ha istituita.
• Qual è il suo scopo.
• Quali sono alcuni degli eventi maggiori che si sono tenuti in tale occasione.
• Come si può partecipare attivamente alle iniziative promosse.
• Quali iniziative in passato sono state realizzate nella tua città.
3. Individua un evento ambientale o atmosferico (terremoto, alluvione, incendio) che ha colpito la tua zona o la tua regione e indica:
• la data;
• l’evento;
• la causa reale o ipotizzata;
• la documentazione fotografica;
• i danni accertati;
• eventuali testimonianze dirette;
• lo stato attuale dei lavori di risanamento necessari.
Lavoro di gruppo
4. Dividete la classe in 4 gruppi e svolgete le seguenti consegne sul tema dei rifiuti.
- Gruppo 1: creare uno o più manifesti da affiggere nella scuola per incentivare gli studenti a differenziare i rifiuti prodotti a scuola.
- Gruppo 2: creare dei contenitori (o etichette) specifici per ogni tipologia di rifiuto.
- Gruppo 3: preparare un questionario da distribuire nelle classi circa le modalità di raccolta che viene realizzata nelle singole famiglie.
- Gruppo 4: creare un grande cartellone sull’economia circolare in cui inserire alcuni esempi di riutilizzo degli scarti che quotidianamente vengono prodotti.
Ricerche consapevoli
5. Durante le ore di Inglese collegatevi al sito www.earthday.org/earth-day-quizzes e svolgete uno o più quiz proposti relativi a questioni ambientali.
Debate
6. Avviate un dibattito sul rapporto tra l’uomo e gli animali. Due argomenti in particolare scatenano opinioni divergenti: l’uso degli animali nella sperimentazione scientifica e l’allevamento degli animali al fine di nutrirsene.
FASI DEL DEBATE
a. Preparazione
Per ognuno dei due temi dividete la classe in due gruppi, un gruppo favorevole e uno contrario. Ogni gruppo prepara un elenco di motivazioni a sostegno della propria tesi.
b. Dibattito
A turno, uno studente per gruppo, espone un argomento e gli altri del gruppo cercano di confutarlo con argomentazioni fondate. Il dibattito è regolato da un moderatore e viene trascritto.
LABORATORIO DELLE COMPETENZE 148
CAPITOLO 9 Educazione
sostenibilità
alla
VERIFICA DELLE CONOSCENZE
l Conoscenze
1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere [V] o false [F]
a. Il termine “post-verità” indica un fatto che viene accertato con certezza. V F
b. Un sinonimo di fake news è “bufala”. V F c. La cura del Covid-19 con l’aglio è una bufala. V F
d. Attraverso Google si possono rintracciare anche le immagini. V F
e. I social network sono nati nel XX secolo. V F f. I social network avvicinano fisicamente le persone. V F g. LinkedIn è un social utilizzato per motivi di lavoro. V F h. I social network vengono usati per fare ricerche di mercato. V F i. La non osservanza della netiquette è un reato. V F j. Chi si collega alla rete è subito identificabile. V F k. Le aziende usano i big data con finalità commerciali. V F
l Significati
Accedi alla mappa modificabile del capitolo
l Comportamenti
4. Svolgi le consegne facendo ricorso alle conoscenze apprese e alla tua autonomia di giudizio.
a. Come si accerta se una notizia è “fake” oppure è fondata?
b. Quali strumenti digitali hai utilizzato durante la didattica a distanza? Quali sono stati i loro vantaggi e i loro svantaggi per il tuo apprendimento?
c. Quali sono i social network che utilizzi maggiormente? Elencali e per ciascuno indica lo scopo dell’utilizzo e la quantità oraria giornaliera dello stesso.
d. Stila un elenco di comportamenti corretti (netiquette) da tenersi durante le lezioni a distanza (DAD).
e. Secondo il tuo giudizio e la tua esperienza, la legge tutela completamente la tua privacy quando navighi sul web?
l Scrittura attiva
5. Vai sul sito internet www.bufale.net, elenca 5 fake news recenti che ti hanno colpito e compila una tabella di questo tipo. Notizia falsa Notizia vera 1
6. Visita il sito internet factcheckers.it ed esegui il “Quiz interattivo”. Quindi indica il numero delle risposte corrette che hai dato e le notizie che ti hanno maggiormente colpito.
149
Big
b. Bufala ....................................................................................................................................... c. Chat d. Didattica digitale e. Fact checking f. Fake news g. Fonte h. Netiquette i. Post-truth ....................................................................................................................................... j. Profilazione k. Smart working l. Social network m. Troll
2. Spiega il significato delle seguenti parole relative al lessico digitale. a.
data
3. Elenca alcuni motivi che determinano la creazione e la diffusione delle fake news.
2 3 4 5
CAPITOLO 10 Cittadine e cittadini online
l Conoscenze
1. Indica se le seguenti affermazioni sono vere [V] o false [F]
a. Il bullo agisce sempre all’interno di un gruppo. V F b. Il cyberbullo ama agire apertamente. V F
c. Praticare il bullismo via Internet è un reato. V F
d. Internet ha facilitato la pratica del bullismo. V F
e. Il cyberbullo è una persona dalla personalità forte. V F
f. Anche per i maggiorenni si parla di cyberbullismo. V F
g. Anche chi trascorre tanto tempo ai videogiochi soffre di ludopatia. V F h. Il bullismo si verifica soprattutto a scuola. V F i. La ludopatia riguarda quasi esclusivamente i giovani. V F
j. La ludopatia è una vera e propria dipendenza. V F k. Il ludopatico soffre di astinenza. V F
l. La ludopatia è un reato. V F
m. Gli hikikomori sono connessi con il fenomeno della ludopatia. V F n. Il fenomeno degli hikikomori è esclusivamente giapponese. V F o. La didattica a distanza aumenta l’isolamento degli adolescenti. V F
l Significati
2. Indica il completamento corretto di ogni proposizione.
A. Il bullismo praticato nel web si chiama cyberbullismo perché
a è la manifestazione contemporanea del fenomeno. b si pratica con lo smartphone. c si attua con tecnologie elettroniche e informatiche.
B. Il termine “hikikomori” indica il comportamento di chi a ha un atteggiamento compulsivo verso i videogiochi.
b odia gli altri. c evita le relazioni sociali.
C. La ludopatia in Italia colpisce a circa il 5% della popolazione. b circa 1,3 milioni di persone. c circa un milione di giovani.
D. Un aspetto paradossale del bullismo è
a la sua confusione con la ludopatia.
b la fragilità psicologica di chi lo pratica. c la sua quasi totale scomparsa.
3. Rispondi alle seguenti domande.
a. Quali sono le caratteristiche psicologiche del cyberbullo?
b. Quali sono i due maggiori effetti negativi provocati dalla ludopatia? .......................................................................................................................................
c. Quali rischi si nascondono dietro ai social network?
l Comportamenti
4. Svolgi le consegne facendo ricorso alle conoscenze apprese e alla tua autonomia di giudizio.
a. Elenca almeno sette atti che un bullo o una bulla compie quando pratica il cyberbullismo.
b. Quali interventi educativi si devono fare con un giovane che pratica il cyberbullismo?
c. Quali sono le azioni che deve compiere chi è vittima di cyberbullismo?
d. Elenca i tipici sintomi che manifesta un ludopatico.
l Scrittura attiva
5. Visita il sito del Ministero della Salute dedicato al Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA), raccogli le informazioni contenute nella sezione “dati epidemiologici” e organizzali in una tabella.
6. Visita il sito dell’associazione Hikikomori Italia, cerca e trascrivi le seguenti informazioni:
• le cause caratteriali, familiari, scolastiche e sociali del fenomeno;
• una storia a scelta tra quelle presentate;
• le news più recenti che sono state postate.
7. Nel sito internet dell’Accademia della crusca cerca la parola “bullizzare” e rispondi alle seguenti domande.
a. Quale espressione sostituisce?
b. A quando risale la prima attestazione?
c. Qual è il numero verde da attivare per segnalare un atto di bullismo?
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VERIFICA DELLE CONOSCENZE
Gli abusi del web CAPITOLO 11
Accedi alla mappa modificabile del capitolo
COMPETENZE
Cittadinanza attiva
1. Definisci con parole tue i termini “bullo” e “bullismo”.
2. Definisci con parole tue il termine “ludopatia”.
3. Nella tua scuola sono stati organizzati incontri sulla ludopatia e/o sul bullismo? Hai partecipato? Quali aspetti del problema ti hanno colpito di più? È utile che la scuola sensibilizzi gli studenti su questi problemi?
4. A scuola sei vittima di gesti riconducibili al bullismo. Elenca le prime azioni che intendi fare.
5. Commenta questa notizia con un post di circa 10 righe da inserire in un blog o in una pagina di un social.
Lavori di gruppo
6. A partire dalla definizione ufficiale di “cyberbullismo”, stilate un elenco di esempi corrispondenti ai comportamenti che la legge considera come caratterizzanti il fenomeno: pressione • aggressione • molestia • ricatto • ingiuria • denigrazione • diffamazione • furto d’identità • alterazione • acquisizione illecita • manipolazione • trattamento illecito di dati personali • diffusione di contenuti online riguardanti i familiari • messa in ridicolo.
7. Dividetevi in gruppi e create un cartellone che contenga frasi a effetto contro il bullismo, come per esempio: «Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni» (Martin Luther King).
Ricerche consapevoli
8. Una persona che conosci ha ricevuto insulti o diffamazioni su Facebook. Cerca in Internet quale percorso mette a disposizione il social per segnalare al gestore quanto avvenuto e spiegalo all’interessato.
• Entra in Facebook con il tuo account.
• Entra nel centro assistenza.
• Cerca la tipologia di problema che ti riguarda.
• Quindi...
9. Visita il sito dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, cerca la più recente indagine sulla ludopatia giovanile e raccogli i dati che trovi in una tabella secondo il modello fornito.
Data del rilievo Campione di studenti rilevati
% di adolescenti che fanno scommesse online
% di adolescenti che utilizzano le sale slot
% di adolescenti che acquistano i “gratta e vinci” Altri dati
Debate
10. Avviate un dibattito sul fenomeno del bullismo.
FASI DEL DEBATE
a. Preparazione
Dividete la classe in due gruppi.
Un gruppo sostiene il punto di vista di chi è vittima di bullismo.
L’altro gruppo sostiene il punto di vista di chi commette azioni riconducibili a bullismo.
b. Dibattito
Ciascun gruppo a turno espone il proprio punto di vista argomentandolo in modo adeguato e cercando di far capire all’altro gruppo il disagio, le sensazioni che prova e le motivazioni che lo portano ad agire in un certo modo. Il dibattito è regolato da un moderatore.
151
LABORATORIO DELLE
Gli abusi del web CAPITOLO 11
Costituzione della Repubblica italiana
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
IL CAPO PROVVISORIO DELLO STATO PROMULGA
la Costituzione della Repubblica italiana nel seguente testo:
PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3 Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5 La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Art. 6 La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art. 7 Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 8 Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10 L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.
Art. 11 L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12 La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
PARTE I DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI
TITOLO I RAPPORTI CIVILI
Art. 13 La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.
Art. 14 Il domicilio è inviolabile.
Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale.
Gli accertamenti e le ispezioni per motivi di sanità e di incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali.
Art. 15 La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.
Art. 16 Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.
Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.
Art. 17 I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
Art. 18 I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
Art. 19 Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
Art. 20 Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.
Art. 21 Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Art. 22 Nessuno può essere privato, per motivi politici,
della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.
Art. 23 Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge.
Art. 24 Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.
Art. 25 Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge.
Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.
Nessuno può essere sottoposto a misure di sicurezza se non nei casi previsti dalla legge.
Art. 26 L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali.
Non può in alcun caso essere ammessa per reati politici.
Art. 27 La responsabilità penale è personale.
L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.
Non è ammessa la pena di morte.
Art. 28 I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.
TITOLO II RAPPORTI ETICO-SOCIALI
Art. 29 La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.
Art. 30 È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.
La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.
Art. 31 La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.
Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.
Art. 32 La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
153 Costituzione della Repubblica
italiana
Art. 33 L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.
Art. 34 La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
TITOLO III RAPPORTI ECONOMICI
Art. 35 La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.
Art. 36 Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.
Art. 37 La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Art. 38 Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L’assistenza privata è libera.
Art. 39 L’organizzazione sindacale è libera.
Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge.
È condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica.
I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.
Art. 40 Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.
Art. 41 L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Art. 42 La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.
La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale.
La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.
Art. 43 A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
Art. 44 Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà.
La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.
Art. 45 La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.
La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato.
Art. 46 Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.
Art. 47 La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.
Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.
154 Costituzione della Repubblica
italiana
italiana
TITOLO IV RAPPORTI POLITICI
Art. 48 Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.
Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.
Art. 49 Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.
Art. 50 Tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.
Art. 51 Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.
La legge può, per l’ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.
Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.
Art. 52 La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge. Il suo adempimento non pregiudica la posizione di lavoro del cittadino, né l’esercizio dei diritti politici. L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.
Art. 53 Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Art. 54 Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
PARTE II
ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA
TITOLO I IL PARLAMENTO
SEZIONE I. – Le Camere.
Art. 55 Il Parlamento si compone della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.
Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.
Art. 56 La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di quattrocento, otto dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i venticinque anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per trecentonovantadue e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Art. 57 Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di duecento, quattro dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Nessuna Regione o Provincia autonoma può avere un numero di senatori inferiore a tre; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.
La ripartizione dei seggi tra le Regioni o le Province autonome, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla loro popolazione, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Art. 58 I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.
Art. 59 È senatore di diritto e a vita, salvo rinunzia, chi è stato Presidente della Repubblica.
Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.
Il numero complessivo dei senatori in carica nominati dal Presidente della Repubblica non può in alcun caso essere superiore a cinque.
Art. 60 La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.
La durata di ciascuna Camera non può essere prorogata se non per legge e soltanto in caso di guerra.
Art. 61 Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Finché non siano riunite le nuove Camere sono prorogati i poteri delle precedenti.
Art. 62 Le Camere si riuniscono di diritto il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre.
Ciascuna Camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo Presidente o del Presidente della Repubblica o di un terzo dei suoi componenti.
Quando si riunisce in via straordinaria una Camera, è convocata di diritto anche l’altra.
Art. 63 Ciascuna Camera elegge fra i suoi componenti il Presidente e l’Ufficio di presidenza.
Quando il Parlamento si riunisce in seduta comune, il Presidente e l’Ufficio di presidenza sono quelli della Camera dei deputati.
Art. 64 Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti.
Le sedute sono pubbliche; tuttavia ciascuna delle due Camere e il Parlamento a Camere riunite possono deliberare di adunarsi in seduta segreta.
Le deliberazioni di ciascuna Camera e del Parlamento non sono valide se non è presente la maggioranza dei loro componenti, e se non sono adottate a maggioranza dei presenti, salvo che la Costituzione prescriva una maggioranza speciale. I membri del Governo, anche se non fanno parte delle Camere, hanno diritto, e se richiesti obbligo, di assistere alle
155 Costituzione della Repubblica
sedute. Devono essere sentiti ogni volta che lo richiedono.
Art. 65 La legge determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di deputato o di senatore. Nessuno può appartenere contemporaneamente alle due Camere.
Art. 66 Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità e di incompatibilità.
Art. 67 Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.
Art. 68 I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
Art. 69 I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge.
SEZIONE II. – La formazione delle leggi.
Art. 70 La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
Art. 71 L’iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale. Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.
Art. 72 Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una Commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale. Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della Commissione richiedono che sia discusso e votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle Commissioni.
La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi.
Art. 73 Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dalla approvazione.
Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
italiana
Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.
Art. 74 Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.
Art. 75 È indetto referendum popolare per deliberare l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini chiamati ad eleggere la Camera dei deputati.
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi. La legge determina le modalità di attuazione del referendum.
Art. 76 L’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti.
Art. 77 Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.
Art. 78 Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.
Art. 79 L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale. La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione.
In ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.
Art. 80 Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi.
Art. 81 Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico. Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei rispettivi componenti, al verificarsi di eventi eccezionali. Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte. Le Camere ogni anno approvano con legge il bilancio e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. L’esercizio provvisorio del bilancio non può essere concesso
156 Costituzione della Repubblica
se non per legge e per periodi non superiori complessivamente a quattro mesi.
Il contenuto della legge di bilancio, le norme fondamentali e i criteri volti ad assicurare l’equilibrio tra le entrate e le spese dei bilanci e la sostenibilità del debito del complesso delle pubbliche amministrazioni sono stabiliti con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, nel rispetto dei principi definiti con legge costituzionale.
Art. 82 Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse. A tale scopo nomina fra i propri componenti una Commissione formata in modo da rispecchiare la proporzione dei vari gruppi. La Commissione di inchiesta procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.
TITOLO II
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Art. 83 Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.
L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta.
Art. 84 Può essere eletto Presidente della Repubblica ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici.
L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.
L’assegno e la dotazione del Presidente sono determinati per legge.
Art. 85 Il Presidente della Repubblica è eletto per sette anni. Trenta giorni prima che scada il termine, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.
Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.
Art. 86 Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato.
In caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione.
Art. 87 Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere. Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione.
Autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo.
Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
italiana
Indice il referendum popolare nei casi previsti dalla Costituzione.
Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello Stato. Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione delle Camere.
Ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere.
Presiede il Consiglio superiore della magistratura. Può concedere grazia e commutare le pene. Conferisce le onorificenze della Repubblica.
Art. 88 Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.
Art. 89 Nessun atto del Presidente della Repubblica è valido se non è controfirmato dai ministri proponenti, che ne assumono la responsabilità.
Gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
Art. 90 Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.
Art. 91 Il Presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune.
III IL GOVERNO
SEZIONE I. – Il Consiglio dei Ministri.
Art. 92 Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.
Art. 93 Il Presidente del Consiglio dei Ministri e i Ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.
Art. 94 Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.
Art. 95 Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri.
I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri.
La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Con-
157 Costituzione della Repubblica
TITOLO
siglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei Ministeri.
Art. 96 Il Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale.
SEZIONE II. – La Pubblica Amministrazione.
Art. 97 Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.
Art. 98 I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione.
Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità. Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d’iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all’estero.
SEZIONE III. – Gli organi ausiliari.
Art. 99 Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. È organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l’iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.
Art. 100 Il Consiglio di Stato è organo di consulenza giuridico-amministrativa e di tutela della giustizia nell’amministrazione.
La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabilite dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito.
La legge assicura l’indipendenza dei due Istituti e dei loro componenti di fronte al Governo.
TITOLO IV
LA MAGISTRATURA
SEZIONE I. – Ordinamento giurisdizionale.
Art. 101 La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.
Art. 102 La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.
Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici
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speciali. Possono soltanto istituirsi presso gli organi giudiziari ordinari sezioni specializzate per determinate materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura.
La legge regola i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.
Art. 103 Il Consiglio di Stato e gli altri organi di giustizia amministrativa hanno giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi.
La Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.
I tribunali militari in tempo di guerra hanno la giurisdizione stabilita dalla legge. In tempo di pace hanno giurisdizione soltanto per i reati militari commessi da appartenenti alle Forze armate.
Art. 104 La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Il Consiglio elegge un vice-presidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.
Art. 105 Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.
Art. 106 Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.
La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.
Art. 107 I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.
Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.
I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.
Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite ei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.
Art. 108 Le norme sull’ordinamento giudiziario e su ogni
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della Repubblica
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italiana
magistratura sono stabilite con legge.
La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, del pubblico ministero presso di esse, e degli estranei che partecipano all’amministrazione della giustizia.
Art. 109 L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.
Art. 110 Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.
SEZIONE II. – Norme sulla giurisdizione.
Art. 111 La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.
Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.
Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.
Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore.
La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell’imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita.
Tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati. Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale , pronunciati dagli organi giurisdizionali ordinari o speciali, è sempre ammesso ricorso in Cassazione per violazione di legge. Si può derogare a tale norma soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.
Contro le decisioni del Consiglio di Stato e della Corte dei conti il ricorso in Cassazione è ammesso per i soli motivi inerenti alla giurisdizione.
Art. 112 Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.
Art. 113 Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria o amministrativa.
Tale tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per determinate categorie di atti.
La legge determina quali organi di giurisdizione possono annullare gli atti della pubblica amministrazione nei casi e con gli effetti previsti dalla legge stessa.
TITOLO V
LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI
Art. 114 La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i princìpi fissati dalla Costituzione.
Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento.
Art. 115 [Abrogato]
Art. 116 Il Friuli Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.
La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.
Art. 117 La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea; b) immigrazione; c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; m)determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; n) norme generali sull’istruzione; o) previdenza sociale; p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane; q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno; s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a:
159 Costituzione della Repubblica
rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta alle Regioni la potestà legislativa in riferimento ad ogni materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’Unione europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite.
Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato.
Art. 118 Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei princìpi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.
I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
Art. 119 I Comuni, le Province, le Città metropolitane e
italiana
le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.
Art. 120 La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale. Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.
Art. 121 Sono organi della Regione: il Consiglio regionale, la Giunta e il suo Presidente.
Il Consiglio regionale esercita le potestà legislative attribuite alla Regione e le altre funzioni conferitegli dalla Costituzione e dalle leggi. Può fare proposte di legge alle Camere.
La Giunta regionale è l’organo esecutivo delle Regioni.
Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione; dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali; dirige le funzioni amministrative delegate dallo Stato alla Regione, conformandosi alle istruzioni del Governo della Repubblica.
Art. 122 Il sistema d’elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della
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della Repubblica
Costituzione
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Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.
Nessuno può appartenere contemporaneamente a un Consiglio o a una Giunta regionale e ad una delle Camere del Parlamento, ad un altro Consiglio o ad altra Giunta regionale, ovvero al Parlamento europeo.
Il Consiglio elegge tra i suoi componenti un Presidente e un ufficio di presidenza.
I consiglieri regionali non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.
Il Presidente della Giunta regionale, salvo che lo statuto regionale disponga diversamente, è eletto a suffragio universale e diretto. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta.
Art. 123 Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i princìpi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.
Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.
Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.
In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.
Art. 124 [Abrogato]
Art. 125 Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l’ordinamento stabilito da legge della Repubblica. Possono istituirsi sezioni con sede diversa dal capoluogo della Regione.
Art. 126 Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.
Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.
L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del
Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.
Art. 127 Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione. La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge.
Art. 128 [Abrogato] Art. 129 [Abrogato] Art. 130 [Abrogato]
Art. 131 Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte; Valle d’Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzi; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.
Art. 132 Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.
Art. 133 Il mutamento delle circoscrizioni provinciali e la istituzione di nuove Provincie nell’àmbito d’una Regione sono stabiliti con leggi della Repubblica, su iniziativa dei Comuni, sentita la stessa Regione.
La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.
161 Costituzione della Repubblica
TITOLO VI GARANZIE COSTITUZIONALI
SEZIONE I. – La Corte costituzionale.
Art. 134 La Corte costituzionale giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra lo Stato e le Regioni, e tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione.
Art. 135 La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative.
I giudici della Corte costituzionale sono scelti fra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio. I giudici della Corte costituzionale sono nominati per nove anni, decorrenti per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati.
Alla scadenza del termine il giudice costituzionale cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.
La Corte elegge tra i suoi componenti, secondo le norme stabilite dalla legge, il Presidente, che rimane in carica per un triennio, ed è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall’ufficio di giudice. L’ufficio di giudice della Corte è incompatibile con quello di membro del Parlamento, di un Consiglio regionale, con l’esercizio della professione di avvocato e con ogni carica ed ufficio indicati dalla legge.
Nei giudizi d’accusa contro il Presidente della Repubblica intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, sedici membri tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari.
Art. 136 Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione.
La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali.
Art. 137 Una legge costituzionale stabilisce le condizioni, le forme, i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale, e le garanzie di indipendenza dei giudici della Corte.
Con legge ordinaria sono stabilite le altre norme necessarie per la costituzione e il funzionamento della Corte. Contro le decisioni della Corte costituzionale non è ammessa alcuna impugnazione.
SEZIONE II. – Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.
Art. 138 Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
italiana
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.
Art. 139 La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI
I Con l’entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.
II Se alla data della elezione del Presidente della Repubblica non sono costituiti tutti i Consigli regionali, partecipano alla elezione soltanto i componenti delle due Camere.
III Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell’Assemblea Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che: sono stati presidenti del Consiglio dei Ministri o di Assemblee legislative; hanno fatto parte del disciolto Senato; hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all’Assemblea Costituente; sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926; hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato. Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta nazionale. Al diritto di essere nominati senatori si può rinunciare prima della firma del decreto di nomina. L’accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.
IV Per la prima elezione del Senato il Molise è considerato come Regione a sé stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione.
V La disposizione dell’articolo 80 della Costituzione, per quanto concerne i trattati internazionali che importano oneri alle finanze o modificazioni di legge, ha effetto dalla data di convocazione delle Camere.
VI Entro cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti, salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei tribunali militari. Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del Tribunale supremo militare in relazione all’articolo 111.
VII Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull’ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell’ordinamento vigente. Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione delle controversie indicate nell’articolo 134 ha luogo nelle forme e nei limiti delle norme preesistenti all’entrata in vigore della Costituzione.
VIII Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elet-
162
della Repubblica
Costituzione
tivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione.
Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative fra gli enti locali restano alle Provincie ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l’esercizio.
Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le Regioni devono, tranne che in casi di necessità, trarre il proprio personale da quello dello Stato e degli enti locali.
IX La Repubblica, entro tre anni dall’entrata in vigore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni.
X Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all’articolo 116, si applicano provvisoriamente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformità con l’articolo 6.
XI Fino a cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell’elenco di cui all’articolo 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell’articolo 132, fermo rimanendo tuttavia l’obbligo di sentire le popolazioni interessate.
XII È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
XIII I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive.
Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.
I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.
XIV I titoli nobiliari non sono riconosciuti.
I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922, valgono come parte del nome.
L’Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.
La legge regola la soppressione della Consulta araldica.
italiana
XV Con l’entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull’ordinamento provvisorio dello Stato.
XVI Entro un anno dall’entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione e al coordinamento con essa delle precedenti leggi costituzionali che non siano state finora esplicitamente o implicitamente abrogate.
XVII L’Assemblea Costituente sarà convocata dal suo Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per la elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa. Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere, l’Assemblea Costituente può essere convocata, quando vi sia necessità di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo 1946, n. 98.
In tale periodo le Commissioni permanenti restano in funzione. Quelle legislative rinviano al Governo i disegni di legge, ad esse trasmessi, con eventuali osservazioni e proposte di emendamenti.
I deputati possono presentare al Governo interrogazioni con richiesta di risposta scritta.
L’Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, è convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.
XVIII La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell’Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1º gennaio 1948.
Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l’anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione.
La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica. La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.
Data a Roma, addì 27 dicembre 1947
Enrico De Nicola
CONTROFIRMANO
Il Presidente dell’Assemblea Costituente Umberto Terracini
Il Presidente del Consiglio dei ministri Alcide De Gasperi
V. Il Guardasigilli
Giuseppe Grassi
163 Costituzione della Repubblica
Si ringraziano per i testi originali: Carlo Aime e Maria Grazia Pastorino (capitoli 1-2, paragrafi 1-4 del capitolo 3, paragrafi 2-3 del capitolo 4, paragrafi 2-3 del capitolo 6, goal 11 del capitolo 8, paragrafo 3 del capitolo 10); Marco Capiluppi e Maria Giovanna D’Amelio (paragrafo 2 del capitolo 7, introduzione e goals 1, 4, 5, 8, 12, 16, 17 del capitolo 8, paragrafo 2 del capitolo 9); Olimpia Capobianco e Simona Diani (paragrafo 4 del capitolo 9); Simone Crocetti (paragrafo 5 del capitolo 2, paragrafo 1 del capitolo 4, paragrafo 1 del capitolo 7); Maria Giovanna D’Amelio (paragrafo 5 del capitolo 3, paragrafo 1 del capitolo 6, paragrafo 1 del capitolo 7); Luca La Fauci (goal 2 del capitolo 8, paragrafo 1 del capitolo 9); Patrizia Motta (paragrafo 1 del capitolo 9); Lucia Rossi (paragrafo 1 del capitolo 1, paragrafo 1 del capitolo 4; parte sulle mafie nel paragrafo 1 del capitolo 5, paragrafo 3 del capitolo 6); Alessandro Tacconelli (parte sul patrimonio agroalimentare nel paragrafo 1 del capitolo 9).
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Prima edizione: gennaio 2023
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