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COVER LA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE DI ASSOSISTEMA CONFINDUSTRIA TURISMO LA PAROLA AGLI OPERATORI SANITÀ IL RIUTILIZZABILE AI TEMPI DEL COVID-19 DPI I NUMERI DELL’IMPORT IN ITALIA

PERIODICO ISCRITTO AL n. 58 del 01-04-2014 DEL REGISTRO DELLA STAMPA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA EDITORE ASSOSISTEMA VIALE PASTEUR, 8 - 00144 ROMA


EDITORIALE

di Laura Lepri

DIREZIONE SOSTENIBILITÀ La pandemia, nella sua drammaticità e con il suo carattere di emergenza mondiale, ha decretato il fallimento di un modello di sviluppo e di uno stile di vita fondato sull’usa e getta, laddove non necessario, e sulla sua inevitabile produzione di rifiuti che, in un periodo concitato e difficile come questo che stiamo ancora vivendo, ha chiaramente aggravato una serie di problemi, già esistenti, di gestione dello smaltimento e dei suoi relativi costi, nonché degli approvvigionamenti. Ora più che mai, quindi, è necessario insistere sul tema della sostenibilità ambientale, coinvolgendo istituzioni, amministrazioni, imprese e associazioni per ragionare su nuove politiche industriali e nuovi modelli di sviluppo economico e sociale sempre più sostenibili, nei due settori centrali per la nostra economia, quelli del turismo e della sanità. Il tema, messo da parte nella fase acuta dell’emergenza, è tornato attuale. L’emendamento contenuto nell’art. 229 bis del DL Rilancio ha previsto la determinazione di un CAM apposito orientato al riutilizzabile da intendersi non solo per le mascherine chirurgiche o di comunità ma anche per i camici chirurgici. Un segnale importante di inversione di tendenza rispetto a quanto successo in questi ultimi mesi e un tema, quello di una politica green, su cui, di recente, è intervenuto anche il ministro della Salute Roberto Speranza, in occasione di un’audizione in Senato, individuando, tra le priorità del Recovery Fund, l’approccio “One health”, l’attenzione al benessere animale e ambientale. Dopo il successo del convegno della scorsa edizione, quest’anno Assosistema Confindustria torna ad Ecomondo per portare il suo contributo al tema della sostenibilità, così attuale in questo difficile periodo che stiamo vivendo dovuto al Covid-19, presentando altresì due LCA relativi al riutilizzabile nel settore sanitario dei dispositivi medici riutilizzabili, come i camici, e nel settore del turismo/ristorazione. Appuntamento alla Fiera di Rimini, il 3 novembre 2020 alle ore 15:00.

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OLTRE PERIODICO ISCRITTO AL N. 58 DEL 01-04-2014 DEL REGISTRO DELLA STAMPA PRESSO IL TRIBUNALE DI ROMA EDITORE ASSOSISTEMA Viale Pasteur, 8 - 00144 Roma Tel. 06.5903430 - Fax. 06.5918648 assosistema@assosistema.it DIRETTORE RESPONSABILE LAURA LEPRI PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE DANIELA BOCCADORO STAMPA DM SERVICES S.R.L. PUBBLICITÀ ASSOSISTEMA SERVIZI SRL GIULIA D’ADDAZIO Viale Pasteur, 8 - 00144 Roma Tel. 06.5903430 - Fax. 06.5918648 assosistemaservizi@pec.buffetti.it

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www.rivistaoltre.it

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SOMMARIO

EDITORIALE

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MERCATO

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SOMMARIO

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L’import dei DPI in Italia

IN QUESTO NUMERO

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LAVORO

COVER

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DL Agosto, modifiche ai contratti a termine

36

Favorire la sostenibilità ai tempi del

QUI FINANZA

COVID-19/Intervista a Matteo Nevi

Recovery fund: la strada per uscire dalla crisi?

TURISMO

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La parola agli operatori: Enit,

NEW ENTRY

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Eurocandidus e Reflexx

Confindustria Alberghi, Assosistema AMBIENTE

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Torna la manifestazione Ecomondo con la partecipazione di Assosistema SANITÀ

20

RUBRICHE

Post Covid-19 per l’ambiente in sanità

NUMERI

40

ENTE BILATERALE

NORMATIVA

45

APPUNTAMENTI

46

I progetti Ebli per aziende e lavoratori

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COPERTINA > Da pag. 8 a 10 L’emendamento contenuto nell’art. 229 bis del DL Rilancio, fortemente sollecitato da Assosistema Confindustria, vede l’indirizzo dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute favorevoli alla promozione di dispositivi riutilizzabili (ad. es. i camici nel settore sanitario) per ridurre concretamente l’impatto ambientale dei monouso. Assosistema Confindustria è da sempre attenta a sollecitare le istituzioni sulle positive conseguenze di un inserimento decisivo di tessili riutilizzabili, nei servizi, al fine di ottimizzare la performance ambientale e sociale di tutti gli apparati di accoglienza e sanitari. Ne parliamo con il Segretario Generale Matteo Nevi.

TURISMO > Da pag. 12 a 14 La parola agli operatori Enit, Confindustria Alberghi e Assosistema Confindustria sull’andamento della stagione estiva e previsioni per il futuro.

AMBIENTE > Da pag. 15 a 16 Torna la manifestazione Ecomondo alla Fiera di Rimini dal 3 al 6 novembre 2020. Assosistema Confindustria partecipa con uno stand espositivo e l’organizzazione di un convegno il 3 novembre 2020.

SANITÀ > Da pag. 20 a 23 Uno dei noti andanti di questo lockdown che, chi più chi meno, abbiamo vissuto tutti insieme è se ne saremmo usciti migliori o peggiori. Tra canti alla finestra e lapidazioni ai runners, si faceva fatica a bocce ferme a capire come sarebbe andata. Allora, ma oggi? Come è andata? Alcuni spunti interessanti di riflessione sul tema dall’ecomanager dell'Azienda USL della Romagna, Gianluigi Giorgetti.

ENTE BILATERALE > Da pag. 26 a 29 Intervista a Giuseppe Ferrante, Presidente di Ebli, Ente Bilaterale de Sistema Industriale Integrato di Beni e Servizi Tessili e Medici Affini sulle importanti iniziative di ricerca per la valorizzazione del settore, delle imprese e dei lavoratori e le modalità di diffusione e comunicazione dei risultati.

QUESTO

ipnillole

NUMERO

MERCATO DPI > Da pag. 32 a 35 Durante l’attuale emergenza sanitaria legata al SARS-CoV-2 è emerso in maniera evidente il ruolo fondamentale assunto dai dispositivi di protezione individuale, quali strumenti essenziali per tutelare la salute di operatori sanitari, lavoratori e cittadini. La corsa ai dispositivi di protezione ha generato un aumento globale della richiesta di mercato, con i produttori che hanno adeguato la propria offerta, potenziando le proprie linee produttive ed operando a ciclo continuo su tre turni giornalieri al fine di soddisfare il picco di domanda. I risultati della ricerca sull’import dei DPI del Centro Studi di Assosistema Confindustria.

QUI FINANZA > Da pag. 38 a 39 Per fare fronte alla situazione di crisi, la Commissione Europea ha risposto con una serie di strumenti denominati “next generation EU” o “recovery fund”. Di tutti questi, quello più interessante appare essere la cosiddetta Recovery and Resilience Facility (RRF), in quanto comprende circa il 90% delle risorse disponibili.

NUMERI > Da pag. 40 a 42 I risultati del 3° Rapporto sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a cura di Anmil.

APPUNTAMENTI > A pag. 45 Tante fiere ed eventi sono stati rimandati al 2021 ma alcune sono rimaste confermate per il 2020.

NORMATIVA > A pag. 46 Tutte le novità in tema legislativo degli ultimi mesi.

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COVER DI LAURA LEPRI

FAVORIRE LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE AI TEMPI DEL COVID-19 CON DPI E DM RIUTILIZZABILI

INTERVISTA A MATTEO NEVI, SEGRETARIO GENERALE DI ASSOSISTEMA CONFINDUSTRIA L’emendamento contenuto nell’art. 229 bis del DL Rilancio, approvato il 16 luglio 2020, prevede al comma 4-bis: “Al fine di favorire la sostenibilità ambientale e ridurre l’inquinamento causato dalla diffusione di dispositivi di protezione individuale monouso, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro della salute, definisce con proprio decreto i criteri ambientali minimi, ai sensi dell’articolo 34 del decreto legi-

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slativo 18 aprile 2016, n. 50, relativi alle mascherine filtranti e, ove possibile, ai dispositivi di protezione individuale e ai dispositivi medici, allo scopo di promuovere, conformemente ai parametri di sicurezza dei lavoratori e di tutela della salute definiti dalle disposizioni normative vigenti, una filiera di prodotti riutilizzabili più volte e confezionati, per quanto possibile, con materiali idonei al riciclo o biodegradabili”. L’emendamento, fortemente sollecitato da Assosistema Confindustria, vede l’indirizzo dei Ministeri dell’Ambiente e della Salute favorevoli alla promozione di dispositivi riutilizzabili (ad. es. i camici nel settore sanitario) per ridurre concretamente l’impatto ambientale dei monouso. Una presa di posizione innovativa e opposta rispetto alla tendenza che, in questi ultimi mesi, a causa dell’emergenza Covid-19, ha portato ad un utilizzo estremo di prodotti monouso e al conseguente problema del loro smaltimento. Come nel caso del ricorso generalizzato alle mascherine ma anche ai camici monouso dei sanitari che, a differenza di quelli riutilizzabili, hanno un costo ambientale e sociale estremamente rilevante. Nel

solo ambito sanitario, in un solo anno, i dispositivi riutilizzabili permettono un risparmio pari a 300 tonnellate di rifiuti e 220 tonnellate di CO2, che con i prodotti monouso costituirebbero importanti costi di smaltimento per la collettività. Assosistema Confindustria è da sempre attenta a sollecitare le istituzioni sulle positive conseguenze di un inserimento decisivo di tessili riutilizzabili, nei servizi, al fine di ottimizzare la performance ambientale e sociale di tutti gli apparati di accoglienza e sanitari. Ne parliamo con il Segretario Generale Matteo Nevi. ◗ Direttore Nevi, l'emendamento sul riutilizzabile contenuto nel DL Rilancio è molto importante per il settore rappresentato da Assosistema Confindustria. Quali i prossimi step? L’emendamento contenuto nel DL Rilancio rappresenta un importante cambio di paradigma da parte del governo che ha chiesto un lavoro congiunto tra Ministero della Salute e dell’Ambiente per definire con un decreto uno specifico Cam, Criterio Ambientale Minimo, incentrato sul tema del riutilizzabile. L’emendamento non è importante solamente per il tema del riutilizzabile ma anche perché dimostra che i due ministeri si confrontano su un argomento molto importante, ovvero che si può fare prevenzione, attività, vigilanza sanitaria anche in modo ambientale superando, laddove possibile, l’inutile logica dell’usa e getta. Questo dialogo interministeriale sul tema ambientale spero che arrivi anche a far dialogare altri due ministeri ovvero quello dei Beni culturali e del Turismo con il ministero dell’Ambiente, perché è impensabile organizzare un’accoglienza turistica senza tenere presenti gli

elementi ambientali legati al riutilizzabile, come ad esempio, nel settore della ristorazione. Tornando al tema del Dl Rilancio, occorre sottolineare lo sforzo fatto da Assosistema Confindustria per raccontare ai giornali, ai media, alla stessa Protezione Civile, come il riutilizzabile, in particolar modo mi riferisco ai camici sanitari in TTR, Tessuto Tecnico Riutilizzabile, era ed è la soluzione migliore dal punto di vista ambientale ma allo stesso tempo anche a livello di disponibilità di materiale, cosa che è mancata soprattutto durante i primi mesi della pandemia del Covid-19. Se avessimo avuto una maggiore diffusione ed utilizzo del TTR nelle strutture sanitarie avremmo sicuramente avuto più disponibilità di dispositivi, basti pensare che un camice può essere riutilizzato per circa 70 volte quindi è facile immaginare che livello di stock sarebbe stato disponibile sul nostro territorio, senza dover importare prodotti scadenti dal punto di vista della qualità e della sicurezza altrove e lasciando scoperti e sprovvisti di protezione gli operatori sanitari. ◗ Su quali temi e proposte al governo sta lavorando Assosistema Confindustria in questo periodo autunnale? Rimanendo in ambito ambientale, il tema principale è evidente: nonostante l’esperienza avuta nella fase acuta del dal Covid-19 nel periodo di febbraio – maggio scorsi, ancora non abbiamo trovato il giusto modo per approcciare la “gestione” della pandemia a livello di Dispositivi di protezione individuale o di Dispositivi medici necessari. Ancora non c’è una programmazione: tutto è lasciato, infatti, alla libera iniziativa di

“FAVORIRE LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E RIDURRE L’INQUINAMENTO CAUSATO DALLA DIFFUSIONE DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE MONOUSO”

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che il turismo stra“QUELLO CHE VIGE ATTUALMENTE niero tornerà ai volumi del 2019 solo È UNA FORTE INCERTEZZA SU nel 2023. Questa TUTTI I FRONTI. INCERTEZZA DI UNA NUOVA previsione, quindi, già la dice lunga FASE DEL RIACUTIZZARSI DEL VIRUS ED sulle prospettive UNA INCERTEZZA SUI NUMERI DEL TURISMO di ripresa del settore che è legato CHE CONTINUANO AD ESSERE IMPIETOSI perciò ad un turismo SOPRATTUTTO IN PREVISIONE DEI interno caratterizzato dai last minutes per eviMESI AUTUNNALI.” dente impossibilità di pro-

privati o regioni più virtuose. Il tema ambientale segue e seguirà con maggior forza, non voglio anticipare nulla, ma nel mese prossimo di novembre in occasione della manifestazione alla Fiera di Rimini Ecomondo presenteremo uno studio dettagliato che pone a confronto il tessuto riutilizzabile con il monouso in ambito turistico. Lo studio vuole essere una chiave che forniremo al ministero dell’Ambiente e al governo per ridurre l’impatto dei rifiuti e le emissioni di gas serra. La soluzione c’è ed auspichiamo solo che venga recepita nel modo corretto.

◗ Come sta andando l'attività delle aziende associate? Quali problemi stanno affrontando? La situazione si conferma ancora difficile. I dati delle aziende che lavorano con la sanità e del settore del turismo non sono incoraggianti: qualche tenua ripresa, ma quello che vige attualmente è una forte incertezza su tutti i fronti. Incertezza di una nuova fase del riacutizzarsi del virus ed una incertezza sui numeri del turismo che continuano ad essere impietosi soprattutto in previsione dei mesi autunnali. Ci troviamo ad affrontare la fine dell’anno con una situazione di sostanziale perdita delle nostre aziende non accompagnata, purtroppo, adeguatamente da alcune misure fiscali che auspicavamo fossero più incisive. La sanità dovrà affrontare diversi interrogativi su come si orienteranno le richieste di biancheria degli ospedali in un’ottica di ripresa della diffusione del virus, interrogativi sulla ripresa degli interventi chirurgici, interrogativa sulla riduzione delle degenze. Insomma l’unica certezza è che le aziende hanno bisogno di ossigeno per ripartire ed hanno bisogno di riorganizzarsi perché con il Covid-19 forse anche il modello industriale è saltato. Mentre il turismo ha l’incertezza dei flussi, il Mibact stima

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grammazione a lungo periodo. Le città d’arte hanno subito un calo del 70%, non abbiamo al momento prenotazioni per il periodo invernale e le coste del nostro Paese si stanno svuotando facendo segnare nuovamente numeri che lanciano un grido d’allarme sul settore. L’unica certezza è che il turismo è il settore maggiormente colpito ma anche quello che riesce in pochi mesi a cambiare rotta, facendo registrare picchi di crescita elevati. La differenza sarà il vaccino ma anche i conti che faremo una volta terminato il blocco dei licenziamenti e una volta terminati gli ammortizzatori sociali.


TURISMO LA PAROLA AGLI OPERATORI

VACANZE ITALIANE

I DATI DELL’OSSERVATORIO ENIT Il desiderio di vacanza si prolunga fino all'autunno e le previsioni lasciano sperare: il 58% di italiani ha in programma almeno un soggiorno in quel periodo stando ai dati Enit, Agenzia Nazionale del Turismo. Saranno ancora vacanze al mare (57%) o in montagna (48%), ma si prevede anche un ritorno alle città d'arte (42%). Tra gli altri tipi di soggiorni ci sono quelli enogastronomici (29%), al lago (29%) e alle terme (28%). Il 33% poi già pensa alle vacanze di Natale, per il 92% in Italia, in particolare in Lombardia, Sicilia, Piemonte e Campania. All’estero, on the top il Nord Europa. Enit ha intervistato oltre 4mila persone nell'ultima settima

di agosto (dal 24 al 30) per fare il punto sull'estate. E dal bilancio emerge che il 41% degli italiani non ha potuto fare vacanza, mentre il 59% della popolazione ha effettuato almeno 1 periodo fuori casa: il 42% ha trascorso un periodo di vacanza mentre il 17% ha passato due o più periodi fuori dalla propria residenza. In media le ferie sono durate 7 notti (il 34% soggiorni tra le 3 e le 6 notti, il 24% 1 o 2 notti, il 22% tra le 7 e le 10 notti ed il 20% oltre 10 notti). La maggior parte degli italiani è rimasto in patria nel 97% dei casi, preferendo destinazioni quali l'Emilia Romagna, la Puglia e la Sicilia, tutte sul podio del periodo scelte dal 9% dei va-

canzieri italiani. Buone performance anche quelle della montagna con il Trentino Alto Adige (8%), ma anche la Toscana (8%), il Piemonte (7%)e la Lombardia (7%). All’estero (3%), gli italiani sono rimasti in Europa mediterranea (35%), in Nord Europa (24%) o nell’Est europeo (14%). "L’hotel 3 stelle e più (25%) resta la modalità del soggiorno preferita dagli italiani, sebbene il 16% sia stato ospite da amici e parenti, il 13% sia stato in appartamento in affitto, il 12% in un B&B. Segue la casa di proprietà (7%) ed il villaggio turistico (7%) - dichiara il Presidente Enit, Giorgio Palmucci - Le strutture ricettive hanno dimostrato un rapido adeguamento alle nuove disposizioni e la versatilità e la scrupolosità con cui si è proceduto hanno contribuito a garantire, insieme al senso di responsabilità di ciascun viaggiatore, la sicurezza del viaggio e della conoscenza dei luoghi senza inficiare la vacanza", conclude Palmucci. Ancora dall'indagine Enit, a contribuire alle spese il Bonus Vacanze richiesto dal 23% dei vacanzieri, che servirà a sostenere anche le vacanze autunnali e di Natale poiché il 14% l’ha richiesto ma non lo ha ancora speso, mentre in estate l’ha utilizzato il 9% dei soggiornanti. La vacanza ricercata dagli italiani post lockdown ha visto prevalere la voglia di mare (60%) che alla fine ha addirittura doppiato la vacanza in montagna (30%) e quella naturalistica (25%). Ma i vacanzieri nostrani cercano dalla vacanza l’esperienza culturale (24%) e il relax (23%). Il giudizio degli italiani sulla vacanza è stato molto positivo: voto medio 8 su 10 per una vacanza che ha avuto il gusto del relax e del benessere (75%), tanto desiderato dopo una stagione così difficile. Apprezzata la bellezza del luogo di vacanza (32%), il mare (31%), il fatto di aver goduto di una esperienza positiva (23%) ma anche del cibo e della buona cucina italiana (23%). L’85% dei vacanzieri tornerebbe il prossimo anno o fra due nello stesso posto. Il tema sicurezza ha dato garanzia all’85% degli italiani per le misure adottate nelle strutture in cui erano ospiti, all'80% per le misure sul territorio. Nel complesso dell'estate tra italiani e stranieri sono stati circa 24 milioni i viaggiatori sulle tratte di Trenitalia e che hanno apprezzato la costa adriatica in particolare la Puglia ma anche sul Tirreno la Liguria, la Toscana, Il Lazio, la Campania e la Calabria. Anche i passeggeri Italo, sul target prevalente entro i 40 anni, hanno apprezzato tutto il network

comprese le nuove tratte che attraversano l'Italia da Torino a Reggio Calabria e da Milano ad Ancona. Stando ad Anas e Autostrade i volumi di traffico sono aumentati del 4 per cento ad agosto rispetto a quanto registrato nelle settimane precedenti, portando la settimana di Ferragosto quasi in pari rispetto all'anno scorso (-3,8%).

CONFINDUSTRIA ALBERGHI CRESCE ANCORA LA PREOCCUPAZIONE DEGLI OPERATORI DOPO I MESI ESTIVI Ai dati drammatici diffusi dall’ISTAT, che ha registrato nel secondo trimestre dell’anno un calo del fatturato dell’88% per l’hotellerie italiana, si aggiungono i primi, sconfortanti, dati a consuntivo del trimestre giugnoagosto che da solo pesa il 60%-65% del fatturato alberghiero in Italia (tra i 12,5 e i 13,6 miliardi di euro). Dall’indagine flash lanciata da Confindustria Alberghi, emerge un quadro davvero difficile per il settore alberghiero in Italia con alcune destinazioni notoriamente richiestissime nelle estati italiane e l’intero segmento lusso in grande sofferenza anche e soprattutto a causa della quasi totale assenza degli stranieri. Un quadro leggermente diverso, ma che non compensa le gravi perdite subite sino ad oggi, si osserva per le destinazioni mare, montagna e campagna dove alcune realtà hanno sofferto meno in un contesto dove purtroppo molte strutture sono comunque state costrette a rimanere chiuse. Gli alberghi nelle città d’arte hanno continuato in molta parte a rimanere chiusi e tra quelli che avevano tentato di riaprire, diversi sono stati costretti a compiere una brusca marcia indietro. Il calo di fatturato dagli alberghi delle città d’arte è stato tra il 70 e il 90% rispetto al trimestre giugnoagosto 2019, a causa della flessione del numero degli arrivi, più che dimezzati rispetto all’analogo periodo dello scorso anno (-60%) e dei pernottamenti in calo di oltre il 70% rispetto all’analogo trimestre 2019. Rosso meno accentuato negli alberghi delle destina-

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zioni balneari, che hanno riportato una flessione di clientela, rispetto al trimestre estivo 2019 del -40% sia in termini di arrivi che di presenze. Il dato ha prodotto un fatturato praticamente dimezzato rispetto all’estate 2019. Va ricordato e sottolineato inoltre che l’avvio ritardato dell’attività nelle destinazioni balneari, rispetto agli anni passati, ha amplificato ulteriormente gli effetti negativi sui risultati della stagione. Meglio, si fa per dire, gli alberghi di montagna, dove la riduzione di fatturato si è fermata al 30%. “Molte attese erano state riposte in questi mesi estivi che tradizionalmente sono i più importanti per la tenuta del settore, ma tra partenze ritardate, assenza degli stranieri e misure di contenimento, i risultati per quelli che hanno potuto aprire le loro strutture sono stati molto deboli”, dichiara Maria Carmela Colaiacovo, Vicepresidente di Confindustria Alberghi. Pesa su tutto l’assenza dei turisti stranieri che condizionerà pesantemente anche le prossime settimane, la coda dell’estate che negli anni passati regalava numeri importanti. Ormai è chiaro e tutti i numeri lo dimostrano, che il turismo ed il mondo alberghiero in particolare è il più colpito dagli effetti della pandemia e che le conseguenze di questo stato dureranno ancora almeno per buona parte del 2021.E’ indispensabile lavorare da subito con il Governo per un piano di salvaguardia ed una strategia che metta in sicurezza le aziende ed i lavoratori del settore, una serie di misure organiche che, a partire dal potenziamento e prolungamento di interventi indispensabili come il sostegno sugli affitti e la riduzione della pressione fiscale sugli immobili e sul lavoro, permettano alle aziende di superare i difficili mesi che ancora abbiamo davanti e farsi trovare pronte alla ripartenza quando l’industria del turismo potrà tornare ad animare l’economia dei territori e del Paese.

LA FILIERA DEL TURISMO L’OSSERVATORIO DI ASSOSISTEMA CONFINDUSTRIA Nell’ambito dell’analisi dei volumi trattati delle aziende della sezione Servizi Turistici Integrati,

Attività – Mercato Ristorazione

Attività – Mercato Alberghi

Medie mensili dell’attività 2020 rispettivo allo stesso mese dell’anno precedente

Medie mensili dell’attività 2020 rispettivo allo stesso mese dell’anno precedente 0%

0% -10%

Febbraio 8%

Marzo

Aprile

Maggio

Giugno

Luglio

-20%

-32%

-40%

Settembre

-10%

Febbraio -10%

Marzo

Aprile

Maggio

Giugno

Luglio

-31%

-30%

-70%

-88% -94%

-100%

I dati di settembre sono relativi alla prima settimana del mese

-45%

AMBIENTE BANDO MISE PER PROGETTI DI RICERCA E SVILUPPO NELL’AMBITO DELL’ ISE. WWW.M GOV.IT ECONOMIA CIRCOLARE E’ stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico 11 giugno 2020 che definisce criteri, condizioni e procedure per la concessione e l'erogazione delle agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell'ambito dell'economia circolare. I progetti finanziabili risultano di interesse anche per le industrie di lavanderia, dando un ulteriore slancio al settore verso un’innovazione sempre più eco-compatibile. Sono di interesse, ad esempio, modalità di trasformazione dei rifiuti con il riutilizzo dei materiali in un’ottica di economia circolare, lo studio di nuovi modelli di packaging intelligente (smart packaging), strumenti tecnologici innovativi per aumentare il tempo di vita del prodotto ed efficientare il sistema produttivo. Ecco i punti salienti contenuti nel Decreto:

FINANZIAMENTO ◗ Cento milioni di euro per la concessione delle agevolazioni nella forma del finanziamento agevolato a valere sulle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca (FRI). ◗ Quaranta milioni di euro per la concessione delle agevolazioni nella forma del contributo diretto alla spesa, a valere sulle disponibilità per il 2020 del FSC (Fondo Sviluppo e Coesione). ◗ Una quota pari al sessanta per cento delle risorse disponibili è riservata annualmente ai programmi proposti da PMI e dalle reti di imprese. Nell'ambito della predetta riserva è istituita una sotto riserva pari al 25 (venticinque) per cento della stessa destinata alle micro e piccole imprese.

BENEFICIARI Tra i beneficiari rientrano: ◗ le attività industriali dirette alla produzione di beni o di servizi (art. 2195 cod. civile numero 1); ◗ i Centri di ricerca. I soggetti di cui sopra possono presentare progetti anche congiuntamente tra loro o con Organismi di ricerca ma devono essere realizzati mediante contratto di rete o altre forme contrattuali di collaborazione, quali, a titolo esemplificativo, il consorzio e l'accordo di partenariato.

PROGETTI AMMISSIBILI I progetti ammissibili alle agevolazioni devono prevedere attività di ricerca industriale e sviluppo sperimentale finalizzate alla riconversione produttiva delle attività economiche attraverso la realizzazione di nuovi prodotti, processi o servizi o al notevole miglioramento di prodotti, processi o servizi esistenti, tramite lo sviluppo di tecnologie abilitanti fondamentali, di cui all’allegato 1.

AGEVOLAZIONI CONCEDIBILI ◗ Finanziamento agevolato a valere sul FRI, e contributo alla spesa a valere sulle risorse di cui all'art. 2, comma 2, lettera b) e successivo comma 3. ◗ Contributo alla spesa è concesso per una percentuale nominale dei costi e delle spese ammissibili articolata come segue: 20% per le imprese di micro e piccola dimensione; 11% per le imprese di media dimensione; 10%per le imprese di grandi dimensioni.

-60% -68%

-70%

-75%

Settembre

-31% -45%

-50% -58%

-60%

Agosto

-20%

-40%

-50%

-90%

Agosto

-23%

-30%

-80%

Assosistema Confindustria ha elaborato i seguenti dati: “I grafici dell'Osservatorio di Assosistema Confindustria – commenta Aldo Confalonieri, Presidente della sezione Servizi Alberghieri Integrati dell’Associazione - seppur con una leggera differenza di valori, rappresentano l'andamento delle lavanderie industriali che operano principalmente nelle zone turistiche che, grazie alle “vacanze in Italia”, hanno registrato una discreta tenuta dei volumi nei mesi di giugno, luglio, agosto 2020”. “Purtroppo le grandi città come Milano, Firenze e Roma hanno un andamento completamente diverso per la mancanza di turisti da oltre Oceano e di gruppi internazionali, di manifestazioni e di business – prosegue Confalonieri - con conseguente riduzione del lavoro del 60/70/80% a seconda dei brand di riferimento. La grande incognita sarà l'autunno che già dai primi dati di settembre si presenta in forte ribasso per l’aumento dei contagi all’estero che si somma al calo stagionale fisiologico con grande preoccupazione di tutti gli operatori del settore”. “Con Assosistema Confindustria continueremo la nostra azione con le Istituzioni e i media per essere riconosciuti come attori indispensabili della filiera dell’ospitalità e della ristorazione - conclude Confalonieri - anche perché garantiamo una qualità igienica certificata Uni En 14065:2016 del nostro servizio di noleggio biancheria ai nostri clienti. Un tema di grande attualità e di sempre maggiore rilevanza per il settore della ricettività in Italia”.

-80% -90%

-79% -87% -93%

-100%

I dati di settembre sono relativi alla prima settimana del mese

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ECOMONDO TORNA ECOMONDO ALLA FIERA DI RIMINI La scorsa edizione di Ecomondo ha registrato la partecipazione di 1300 aziende che hanno occupato i 129.000 mq del quartiere fieristico riminese, provenienti da 130 Paesi. Quest’anno la manifestazione torna alla Fiera di Rimini dal 3 al 6 novembre 2020 con la parte espositiva e un’organizzazione convegnistica in una modalità che vede un mix tra eventi in presenza e in digitale. Anche quest’anno, in apertura della Fiera, si svolgeranno gli Stati Generali della Green Economy, l’appuntamento annuale di riferimento per la green economy italiana. Promossi dal Consiglio nazionale della green economy, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico, gli Stati Generali propongono un’analisi e un aggiornamento sui temi economici e normativi più attuali e cruciali. I temi trattati presidiano tutta la filiera dell’economia circolare, dall’ecodesign ed efficienza al recupero e valorizzazione di materia prima ed energia, ai trasporti, alle bonifiche e riqualificazione di aree contaminate (anche marine) favorendo il networking internazionale e la crescita delle aziende sui mercati di tutto il mondo. Assosistema Confindustria torna anche quest’anno con lo stand n. 64 nel Padiglione B2 e l’organizzazione di un convegno martedì 3 novembre 2020 dalle ore 15 alle ore 18 in sala Diotallevi 2. Per l’Associazione sarà l’occasione per promuovere i temi ambientali del settore e il contributo che le aziende

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hanno dato in questo periodo di emergenza da Covid19 per due importanti asset della nostra economia: la sanità e il turismo. Nel settore della sanità, molto rilevante è stato l’apporto che le nostre industrie hanno e stanno ancora garantendo alle strutture e ai presidi sanitari, sia nella fase acuta di emergenza da Covid-19 che in queste successive, servizi e prodotti che, fondati sul riutilizzo, sono in grado di contrastare l’abuso del ricorso al monouso con la conseguente produzione eccessiva di rifiuti e dei problemi connessi allo smaltimento. Mentre nel settore turistico e della ristorazione, le aziende di Assosistema Confindustria hanno dato un grande contributo nella fase della riapertura proprio nel garantire un servizio sicuro, certificato e di qualità, fornendo tessili e biancheria alle strutture alberghiere e in particolare ai ristoranti che hanno fatto una scelta sostenibile, preferendo il tovagliato riutilizzabile più volte rispetto al monouso. L’Associazione è stata, inoltre, di recente ammessa al bando per l’elaborazione delle Regole Comuni di Prodotto (RCP) del servizio di lavanderia industriale all’interno dello schema nazionale Made Green in Italy (di cui al DM n.56/2018) per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale, finalizzato a promuovere quei prodotti e servizi ad elevata qualificazione ecologica e a ridotto impatto sul clima. Appuntamento ad Ecomondo alla Fiera di Rimini!


PUBBLIREDAZIONALE

EASY SOLIDA LEGGEREZZA Inutile girarci intorno: la pandemia è stata un uragano che si è abbattuto sul settore del lavanolo e quindi sulla produzione delle industrie tessili. Se per quanto riguarda la biancheria da camera, la speranza va riposta in un ritorno a livelli accettabili dei flussi turistici, e naturalmente in una serie di politiche di sostegno che possano aiutare questa ripresa, nel segmento del tovagliato per la ristorazione si può tentare di offrire soluzioni che risolvano alcune delle problematiche sorte subito dopo il lockdown. Si tratta essenzialmente di dare risposte adeguate in termini di prodotti alla domanda dei lo-

cali, e quindi alle necessità delle lavanderie industriali. Quello che è successo a partire da maggio è che una reazione non sempre motivata e spesso fuori registro alle necessità di sanificazione della tavola ha rinforzato la forza dell’attacco che le lavanderie industriali subiscono da anni da parte del monouso, propo-

sto come alternativa all’apparecchiatura in tessuto. Mal consigliati da consulenti non sempre a conoscenza delle tematiche, alcuni ristoratori hanno sostituito la mise en place in cotone con tovaglie usa e getta in carta o TNT, o almeno hanno pensato di farlo, credendo che solo questo tipo di soluzione rispettasse gli standard di igiene e sicurezza richiesti. Naturalmente non era così, e la questione si è chiarita con il passare delle settimane. Le lavanderie, sia individualmente che a livello di associazione, si sono impegnate in un lungo lavoro di

sensibilizzazione e informazione nei confronti dei propri clienti, e anche l’Industria Tessile Gastaldi, che opera nel settore da oltre 120 anni, ha prodotto un breve ma efficace filmato (visibile sulla pagina Facebook “Fili d’oro” by Gastaldi) per spiegare che l’apparecchiatura in fibra naturale è assolutamente sicura perché sottoposta a processi di lavaggio e stiratura ad alta temperatura e con prodotti a base di cloro.Il passo successivo per Gastaldi è stato proporre un set da tavola che rispecchiasse la filosofia della fibra naturale e del riuso, con tutto ciò che ne discende di positivo in termini di ecologia e rispetto per l’ambiente, ma che allo stesso tempo risolvesse alcune delle problematiche specifiche di questo periodo. Molti ristoranti infatti hanno deciso di abbandonare la classica apparecchiatura con tovaglia e coprimacchia, e di porre sui tavoli solo un capo, da sostituire ogni volta che i clienti si siedono. A quel punto in molti casi la classica coprimacchia quadrata da un metro si è dimostrata troppo piccola per coprire adeguatamente il piano del tavolo, ma allo stesso tempo costringere le aziende a investire su tovaglie tradizionali, con il costo di stiratura che comportano (in un momento in cui è oggettivamente impossibile chiedere aumenti alla clientela) sarebbe stato un azzardo. Gastaldi aveva tra i propri prodotti l’articolo Easy, un vero e proprio tecno-tovagliato, testato sul campo ormai da molti anni, che poteva andare incontro alle diverse esi-

genze, trovando un ottimo punto di mediazione. Si tratta di un tovagliato “leggero”, con un numero di trame ridotto, ma con rinforzi sia sulle cimosse che agli orli, cioè alle due zone del capo più soggette a sollecitazioni meccaniche, usura e rotture. Con Easy non solo è possibile contenere il prezzo di vendita a fronte di una misura più ampia rispetto alla coprimacchia, ma soprattutto si ottiene un risparmio in fase di lavaggio: il peso ridotto consente un miglior rapporto tra il numero di capi lavati e il consumo di acqua, il cui costo spesso non si misura solo in termini puramente economici. Ma un recupero dei costi si ottiene anche grazie al minore ingombro in fase di trasporto. Tutto questo senza rinunciare né alla gradevolezza del tovagliato in fibra naturale, né alla robustezza di un prodotto progettato per l’uso professionale. In questo senso le cimosse speciali in mischia intima di cotone e poliestere e le fasce rinforzate agli orli garantiscono ottimi risultati in termini di resistenza. Se parliamo di durata nel tempo, poi, Gastaldi ha sperimentato nel corso degli anni che spesso questo articolo ha una durata uguale se non superiore ai capi di cotone più pesanti, tradizionali. Questo perché una maggiore facilità di lavaggio dovuta alla capacità di penetrazione dell’acqua e dei detergenti in un tessuto meno battuto permette di evitare i secondi passaggi in lavatrice se non addirittura i lavaggi di recupero, che spesso accorciano in modo drastico la vita del tovagliato. Easy mar-

chiato Fili d’oro by Gastaldi è un prodotto molto utile in questa fase difficile, ma da anni dimostra la sua affidabilità e l’appeal in un segmento di mercato soggetto alle “sirene” del monouso, sia per ragioni di costi che di semplificazione dell’arredamento della tavola. Per questo può diventare una presenza stabile nel magazzino delle lavanderie industriali bon oltre questa emergenza temporanea, che tutti ci auguriamo essere il più breve possibile.

NON SI TRATTA DI SOSTITUIRE IL TOVAGLIATO TRADIZIONALE, CHE HA PROFILO DI NOBILTÀ INDISCUTIBILE, MA DI PROPORRE UN PRODO TT O PIÙ “FACILE”, COME RACCONTA IL NOME, ED ECONOMICO, AI LOCALI DECISI A CONTENERE I COSTI E SUL PUNTO DI VALUTARE IL PASS AGGIO AL MONOUSO. UN’ALTERNATIVA ALLA CARTA E AL TNT INSOMMA, E NON AL TOVAGLIATO GIÀ PRESENTE SUI TAVOLI DEI RISTORANTI. Easy può essere prodotto in tutte le misure, ma in particolare il 130x130 e il 140x140 sono quelle che rispondono alle domande che il settore ristorazione fa in questo momento.


SANITÀ

probabilmente oggi il rapporto monouso/pluriuso sarebbe più sbilanciato quando anche grossi utilizzatori del monouso non sono solo le aziende ma anche i cittadini.

mento del 150%. Lo smaltimento del rifiuto infettivo è un costo. La logistica è un costo (trasportare 20 beni contro uno non avrà lo stesso prezzo), insomma, l'esigenza di considerare il costo del bene in tutta la sua vita, perlomeno in azienda, si fa sentire più forte e forse quando torneremo a mettere sul tavolo questi aspetti, già dal punto di vista economico, incontreremo un terreno più fertile. E ancora non abbiamo parlato di ambiente, dove MONOUSO da un lato bruciamo 20 beni (il monouso) e dall'altro abbiamo un bene che potenzialmente rientra in filiera produttiva. Se la sensibilità è cresciuta di pari passo al problema, diventerà più semplice ottenere risultati in questo senso. Ma se questo non è tanto evidente, diciamo, fuori dagli uffici, ci sono degli altri effetti che di sicuro, ognuno a casa propria ha vissuto.

GIANLUIGI GIORGETTI, ECOMANAGER DELL'AZIENDA USL DELLA ROMAGNA

POST (SPERIAMO) COVID-19 PER L'AMBIENTE IN SANITÀ Uno dei noti andanti di questo lockdown che, chi più chi meno, abbiamo vissuto tutti insieme è se ne saremmo usciti migliori o peggiori. Tra canti alla finestra e lapidazioni ai runners, si faceva fatica a bocce ferme a capire come sarebbe andata. Allora, ma oggi? Come è andata? Come ci si poteva aspettare: per alcune cose meglio, per alcune cose peggio. Sinceramente per me è già un ottimo risultato che ci siano degli aspetti in cui, se non come persone, almeno come organizzazione siamo strettamente migliorati. E alcuni di aspetti riguardano anche l'ambiente, la qual cosa mi interessa occupandomi io della riduzione dell'impatto ambientale di una grande azienda pubblica in campo sanitario. Mi chiamo Gianluigi Giorgetti, sono l'ecomanager dell'Azienda USL della Romagna.

e quotidianamente tutti. Stavamo facendo azioni per la riduzione del consumo di plastica, per aumentare la frazione da mandare al riciclo e così via, con anche buon successo e grande collaborazione dei lavoratori. Non mi era neppure difficile ignorare il grande bias cognitivo attorno alla plastica che era (ed un po' lo è tuttora) dipinto come il grande nemico, perché era un errore che faceva gioco al miglioramento dell’impatto ambientale e ce lo tenevamo.

ARRIVA IL COVID -19

Tutti (molti, dai) si dimenticano della plastica, mi viene da dire anche giustamente. Ma se avessimo già risolto prima il bias dopo ne avremmo beneficiato. Perché il nemico dell'ambiente, il diavolo, non è la plastica, non lo è mai stata, ma il monouso. Lasciamo perdere il fatto che esistono migliaia di tipi di plastica alcune più ecofriendly (addirittura compostabili) altre meno, è il fatto che la PLASTICA maggior parte dei prodotti monouso sono in plastica che ci fa puntare il dito sul nemico sbagliato. Ma se ci pensiamo un attimo, una borraccia in plastica di Tritan... è plastica, è pluriuso, se pensiamo al recupero a fine uso che danno fa? In questo contesto il male del Covid, non è stato tanto farci dimenticare la plastica, ma il non essere focalizzati tanto sull'evitare il monouso. E' aumentato, aumenta evidentemente perché vogliamo evitare di usare due volte una cosa potenzialmente Prima del Covid-19 il tema ambientale all'ordine del infetta. Ma siamo partiti da un momento in cui non giorno, dell'opinione pubblica era la plastica. La ri- avevamo nulla e arrivati ad ora, momento in cui abduzione del consumo, la riduzione del rifiuto. Era un biamo più o meno tutto quello che ci serve; se nel tema che interessava molto anche concretamente percorso avessimo tenuto più focalizzato il nemico,

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Il tema del monouso per me ha radici antiche. Direi 40 anni. A quei tempi le valutazioni erano solo di natura economica, forse un po' comodità d'uso (non devo curarmi di rilavare, stoccare, ...) e negli anni '80 anche uno status symbol: non so perché, ma quel gesto liberatorio del disinteressarsi del bene dopo l'uso, non mi interessa neppure dove casca, dopo che l'ho gettato, fa figo. Ricorda forse l'immagine del supereroe che si allontana verso la telecamera al rallentatore con l'esplosione alle spalle. Dopo decenni la voce "se non gestiamo un'economia in modo circolare, prima o poi tutta questa roba ci ritorna addosso" comincia a farsi sentire e finalmente anche a farsi ascoltare. Non quando era logica, ma quando è evidente. In ospedale fino ad ora resta così: valutazione economica, comodità d'uso. Un grosso passo in avanti che era già in corso, a mio avviso non ancora concluso, è la valutazione economica in ciclo vitale del prodotto: il Life Cycle Assessment. Se un pluriuso mi garantisce 20 usi, quando lo vado a valutare economicamente, devo perlomeno confrontarlo con 20 beni monouso. E fino a qui ci siamo, ma...

ARRIVA IL COVID -19 La crescita di utilizzo del monouso è enorme. In generale, il rifiuto infettivo nei periodi peggiori e nella provincia più colpita (Rimini) tocca un au-

IMMOBILITÀ

Il tema dell'immobilità è, perlomeno descritto con questa parola, il modo che volevo usare per trasformare un vizio in valore. Il concetto è lo stesso dello spreco di beni (energia e servizi): "bisogna evitare gli sprechi". E' una frase tautologica. La si legga a rovescio: dicasi spreco tutto ciò che può essere evitato, in pratica si sta dicendo di evitare tutto quello che può essere evitato. Lo stesso vale per gli spostamenti, intendo ovviamente a fini lavorativi. Mettici dentro tutte le valenze, lavoro che richiede la presenza, relazione umana, comunicazione frontale, mettici dentro tutto. Quello che resta fuori è spreco che deve essere evitato. Ecco perché, più che il mobility manager (la cui funzione essenziale è quella di organizzare lo spo-

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stamento necessario) a fini ambientali serve un immobility manager. Ma sostenere tematiche del genere in altri tempi era impensabile. Per quanto ogni lavoratore ha esperienza di riunioni inutili, troppo lunghe, troppo frequenti, con più professionalità presenti di quante servissero: ma per dirmi queste cose, c'era proprio bisogno che venissi fino a qua?

famiglia, o produrre di più al lavoro. Dove l'hanno capita anche questa cosa?

TELE MEDICINA

ARRIVA IL COVID -19 E improvvisamente ci fermiamo tutti. Pure troppo. Smettiamo di fare incontri, riunioni e spostamenti che magari sarebbero ancora serviti, ma siamo costretti dalle circostanze e le circostanze ci portano anche a trovare soluzioni che forse sono sempre state lì, ma che non conoscevamo perché non ne abbiamo mai sentito l'esigenza, anzi l'urgenza. Anche se l'urgenza ci sarebbe stata: chi a fronte di una riunione o un incontro remoto dice "questo incontro lo facciamo in video, l'ambiente ne beneficerà". Ma non c'è solo l'ambiente, c'è il tempo per lo spostamento, c'è l'ammortamento delle vetture, il costo dei professionisti durante il viaggio. Ci sono anche motivi economici a cui, nonostante tutto, eravamo ancora sordi. Forse vecchie abitudini dure a morire? Forse una mentalità antica? Allora tu presenti un progetto o fai una proposta ai tuoi collaboratori per incontrarsi in video, la loro resistenza mentale si trasforma in insormontabili difficoltà tecniche, distrazione durante la riunione, qualunque cosa pur di sabotare. Ma poi abbiamo fatto tutti videoaperitivi a casa nostra. Era necessario e non era così male. Abbiamo imparato a conoscere quegli strumenti che già avevamo, ma che potevano fare cose che neppure ci sognavamo. Ci è piaciuto, e adesso potremmo trasportare quell'esperienza al lavoro con successo. Ancora una volta una necessità può essersi trasformata in uno stimolo virtuoso? L'Italia, per mia esperienza personale, non farmi citare grossi numeri, pecca in infrastrutture telematiche per quanto mi pare stia correndo per mettersi in pari e a noi servono oggi più che mai, perché più le informazioni viaggiano in segnali e non in massa (la nostra massa! Più quella delle nostre vetture), più spreco eliminiamo e più tempo abbiamo per (dimmi tu) stare con la nostra

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La Pubblica Amministrazione credo sia un decennio che corre per digitalizzarsi. Tutta. Nel 2009 io avevo la mia card per la firma elettronica, ma non potevo spedire documenti in firma digitale perché al protocollo non sapevano che farsene. Oggi non esce più una lettera in carta. O forse sì, ma io non le vedo. Tanto è stato fatto, ma... diciamoci la verità, tanto ancora resta da fare. Lasciatemi sognare: perché io non ho un'unica tessera su cui posso agganciare tutti i miei dati: carta di identità, tessera sanitaria, patente di guida, accesso alle mie credenziali bancarie. Abbiamo lo SPID, abbiamo INAIL e INPS online. Tante cose. Eppure è evidente che meno vado fisicamente dal medico di base o dal pediatra meno mi metto a rischio (e metto a rischio altri) di contagio di... qualunque malattia contagiosa.

ARRIVA IL COVID -19 E' vero che il Covid-19 è peggio di tante altre malattie in circolazione adesso, molto peggio. Ma il problema c'era anche prima. Poco male, l'aggravamento è tale da trasformare quello che sembrava un vezzo in una necessità cogente. Ora si possono richiedere ricette online, riceverle, anzi le riceve direttamente la farmacia. In alcuni casi (e in questi è il medico che deve dirmelo) è possibile anche fare diagnosi remota, ricevere la cura e poi però in farmacia ci devi andare. Il fa-

scicolo sanitario elettronico esisteva già, io ho cominciato ad usarlo in questi mesi e sinceramente lo trovo l'uovo di Colombo. Tutti i miei dati clinici insieme, decido io quale specialista vi può accedere e magari, se serve, può ripercorrere la mia storia medica, insomma grandissimo passo in avanti. Ma dal punto di vista ambientale? Serve dirlo: viaggi, tempo e carta risparmiati. Con l'attenzione che il risparmio non si trasformi in un calo di qualità, ovviamente.

certa della produttività a casa a totale interesse sia del datore di lavoro che del lavoratore, ma nessuno di questi aspetti è un ostacolo insormontabile. Certo, traccia dei confini tra tipologie di lavoro che possono essere eseguite in remoto e altre no, ma lo sapevamo già: difficilmente un meccanico può lavorare a casa.

ARRIVA IL COVID -19

La presenza in ufficio DEVE calare, quindi le scelte sono due: o lavori di meno o lavori a casa! Nella Pubblica Amministrazione sono passati caldi inviti se non obblighi a fare smartworking laddove possibile, ma credo lo stesso anche nelle aziende private. Quindi in pratica, ci TELE siamo trovati catapultati prepotentemente in una realtà (intelligente!) alla quale non LAVORO eravamo ancora affatto preparati, per me anche un po' colpevolmente, perché purtroppo serpeggia ancora sottoterra il pensiero che se lavori a casa non fai niente! L'idea che l'efficacia lavorativa è direttamente proporzionale alle ore passate in ufficio, come una sorta di immolazione al dio lavoro, è un elefante nella stanza che è solo stato messo di lato con l'obbligo dello smartworking, ma è ancora lì. Effetti Lo so che dovrei adeguarmi a chiamarlo “smar- devastanti anche sul mercato della ristorazione tworking”, fino a “remoteworking” ci arriverei, e (chi poteva prevederlo?) dell'abbigliamento. ma... il telelavoro era sul tavolo dei progetti di Potremmo ricordarcelo la prossima volta che si ecomanagement, sotto alla voce immobility ma- intravede una novità strettamente migliorativa: nagement, metteva in campo temi sindacali, di- prima o poi accadrà. Se non vuoi che accada in ritti dei lavoratori, assicurazioni lavorative, maniera traumatica, comincia tu a farla accainsomma una parete bella alta da scalare. Ma a dere. Oggi stiamo correndo per strutturare il tenoi non corre dietro nessuno, per cui eravamo lelavoro in maniera efficiente e, detto da pronti ad organizzarci un passo alla volta. Dal ecomanager, non posso che esserne contento. punto di vista ambientale, stiamo risparmiando Ma se non lo facciamo bene, se rischia che inviaggi e quindi ammortamento mezzi e carbu- vece che una transizione diventi uno strappo, rante, tempo ai lavoratori, con guadagno anche potrebbe suonare come un fallimento e negli per l'azienda, diamo la possibilità a potenziali ge- anni ritornare indietro. Sono tutte lezioni da conitori di tenere i figli a casa (se sono abbastanza gliere, che succeda o meno è quell'altalena che grandi da consentire di lavorare e non troppo in fase di lockdown ci portava a dire ne usciremo grandi da potersi gestire da soli), risparmiando migliori, ne usciremo peggiori. Si fa fatica a dire quindi anche il viaggio alla babysitter o ai nonni che sono successe cose positive, perché suona che forse avrebbero preferito anche farlo. Ci sono cinico e crudele nei confronti di chi ha verale controparti da verificare, ovvero la riduzione mente pagato o sta pagando ora la pandemia, delle relazioni con l'equipe lavorativa, un'orga- ma degli spunti buoni ci sono stati e ci sono, nizzazione efficace in casa (ci vogliono gli spazi, cerchiamo di metterci nelle condizioni di saperli gli strumenti e i tempi adeguati), una misura cogliere al volo.

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SICUREZZA IGIENICA DELLA BIANCHERIA: UNI EN 14065, LA NORMA TECNICA DEL SETTORE. Di Caterina Vaiuso, Assosistema Confindustria

La UNI EN 14065 “Tessili trattati in lavanderia - Sistema di controllo della biocontaminazione” è la norma tecnica volontaria di riferimento del settore e ha l’obiettivo di garantire prodotti tessili igienicamente sicuri ai tre mercati di sbocco delle aziende della categoria: sanità, industria e turismo. Assosistema ha riconosciuto, fin da subito, la necessità di porre in essere un sistema coordinato di gestione e di implementazione della Norma sul territorio nazionale e, a tal fine, il 10 gennaio 2008, ha siglato un Protocollo d’Intesa con alcuni degli Organismi di Certificazione più rappresentativi a livello nazionale che ne hanno condiviso le relative finalità. Il Protocollo, rinnovato nel 2018, ha come obiettivo principale la corretta ed omogenea implementazione della norma UNI EN 14065 secondo i parametri definiti nelle linee Guida RABC redatte da Assosistema “Manuale pratico per l’applicazione dei requisiti previsti dalla Norma UNI EN 14065:2016 - Tessili trattati in lavanderia - Sistema di controllo della biocontaminazione ed il conseguimento della certificazione RABC”. I certificati UNI EN 14065 emessi secondo le Linee Guida Assosistema dagli Enti di certificazione aderenti al Protocollo sono riconoscibili da un Bollino che l’Associazione rilascia, previa comunicazione scritta da parte dell’Ente di Certificazione dell’avvenuta conclusione, con esito positivo, dell’iter di certificazione 14065 secondo le Linee Guida ASSOSISTEMA presso le aziende associate e le non associate che ne facciano esplicita richiesta. ( 24 )

Il Bollino nasce con la finalità di consentire a terzi di identificare e rintracciare immediatamente il percorso che ha dato luogo all’ottenimento, da parte delle aziende interessate, della certificazione di qualità microbiologica dei tessili trattati in lavanderia. Il “Bollino” garantisce un sistema coordinato di gestione sul territorio nazionale per la corretta e omogenea implementazione della Norma 14065:2016 secondo i parametri definiti dalle Linee Guida ASSOSISTEMA RABC. La UNI EN 14065 garantisce l’implementazione di un sistema di gestione aziendale che assicura la qualità microbiologica dei tessili trattati. L’analisi microbiologica riguarda tutte le fasi del processo a cui sono sottoposti i tessili trattati in un’industria di lavanderia, dal ricevimento della biancheria sporca fino alla consegna al cliente, attraverso: cernita, smistamento, classificazione, lavaggio, idroestrazione, essiccazione, finissaggio, piegatura e imballaggio. Da sottolineare che la norma UNI EN 14065 si sofferma, non solo sull’importanza di sanificare e decontaminare i dispositivi tessili, ma anche sulla necessità di proteggere gli stessi da una potenziale ri-contaminazione attraverso misure di analisi e prevenzione dei rischi, implementate sull’intero ciclo produttivo, fino al

momento in cui i prodotti sono riconsegnati per il loro riutilizzo. Il processo industriale prevede una componente termica in quanto, non solo il lavaggio è effettuato ad alte temperature, ma la successiva fase di asciugatura/stiraggio raggiunge temperature ancora più elevate. C’è poi la parte di trattamento chimico che avviene mediante l’utilizzo di prodotti detergenti e disinfettanti con capacità battericide, virucide e fungicide che garantiscono perfetta igienizzazione e sicurezza di utilizzo. Il Sistema RABC comprende anche azioni di monitoraggio e sanificazione delle superfici, dei macchinari, dei mezzi di trasporto e degli operatori. Insomma nulla è lasciato al caso. La 14065 garantisce una vera e propria analisi dei rischi di biocontaminazione che esamina, per ogni fase del processo di trattamento dei tessili, quale può essere il potenziale rischio microbiologico, la sua potenziale causa, il metodo di controllo attuato nonché l’identificazione delle misure di intervento messe in atto al fine di ripristinare la conformità del processo nel caso di rilevamento di eventuali scostamenti e anomalie. Le aziende del settore associate ad Assosistema Confindustria e certificate UNI EN 14065 secondo le Linee Guida utilizzano per le loro azioni di marketing e comunicazione alla clientela, già da diversi anni, il marchio registrato “Oltre il Pulito Qualità”, a garanzia che i tessili trattati sono igienicamente sicuri.

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L’apposizione del marchio garantisce agli utenti che i dispositivi tessili utilizzati nelle strutture presso le quali il marchio risulti apposto, siano trattati da aziende: • associate ad ASSOSISTEMA Confindustria; • rispettino i requisiti stabiliti dalla Norma UNI EN 14065:2016 secondo le Linee Guida ASSOSISTEMA Confindustria; • dispongano di un’organizzazione del processo industriale tale da garantire la separazione sporco/pulito” dei tessili trattati. Il tema della qualità igienica, oggi sotto i riflettori a causa dell’emergenza sanitaria da Covid19, è stato trattato anche in un Documento tecnico che Assosistema ha redatto con il supporto di due biologi esperti e relativo alla permanenza del COVID-19 sulla biancheria e all’efficacia dei processi di lavaggio. Dal documento emerge ulteriormente l’importanza del processo di biocontaminazione dei tessili trattati dalle lavanderie industriali, offrendo spunti interessanti oltre che per organizzare la propria attività industriale anche per avvicinare di più alla tematica della sanificazione ai sensi della certificazione UNI EN 14065 e relative Linee Guida RABC Assosistema.

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ENTE BILATERALE DI L A U R A L E P R I

I PROGETTI EBLI, UNA RISPOSTA AI BISOGNI DELLE AZIENDE E DEI LAVORATORI delle imprese nei mercati di riferimento. Abbiamo approfondito e reso progettuali obiettivi di partecipazione, investendo sulla qualità delle relazioni industriali, tutti aspetti che riguardano la strategia futura, il riposizionamento degli investimenti, le opportunità di crescita, la definizione di un modello responsabile nel fare impresa e mercato.

Giuseppe Ferrante nato a Trapani il 26 gennaio del 1962, operaio e sindacalista nella CISL, impegnato nel sindacato dei tessili con la FILTA, poi parte della FEMCA nel comparto Moda, nei ruoli territoriali, regionali e nazionali. Attuale Presidente di EBLI, parte del CDA di PREVIMODA, cura lo sviluppo contrattuale di alcuni CCNL della filiera tessile ed i rapporti contrattuali con le rappresentanze degli artigiani.

A COLLOQUIO CON GIUSEPPE FERRANTE, PRESIDENTE DI EBLI, ENTE BILATERALE DEL SISTEMA INDUSTRIALE INTEGRATO DI BENI E SERVIZI TESSILI E MEDICI AFFINI ◗ Presidente Ferrante si è appena concluso un ciclo di progetti che si è sviluppato nell'ultimo triennio di EBLI. Cosa è stato realizzato? Abbiamo realizzato importanti iniziative di ricerca per la valorizzazione del settore, delle imprese e dei lavoratori, sviluppando tracce progettuali in percorsi per accrescere la cultura, il modo di fare impresa. Abbiamo esplorato ambiti economici a sostegno dello sviluppo

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◗ Quale la finalità dei progetti? Fare progetti insieme è utile e necessario per costruire risposte ai bisogni delle aziende e dei lavoratori. Sono bisogni gestionali, organizzativi, della comunicazione a supporto di un sistema di regole condiviso, per scelte ed investimenti orientati ai prodotti, alla tutela della salute e dell’ambiente, alle relazioni sociali. Un patrimonio di conoscenze e di innovazione da preservare e far crescere nel rispetto delle leggi e dei contratti che regolano lo sviluppo dell’attività economica e sociale. Tra le finalità: la promozione di una cultura comune nel realizzare insieme il risultato di impresa; la valorizzazione della cultura della legalità per contrastare i fenomeni distorsivi della concorrenza, quelli che inquinano profondamente il rapporto tra le aziende e il territorio. Tutte le finalità sono orientate a sostegno della strategia settoriale futura, un modo di osservare i contesti economici e sociali, un modo di scegliere le politiche che sosterranno le aziende e i lavoratori nell’orientarsi in quel continuo cambiamento dei confini e delle opportunità di crescita.

◗ Quali i progetti e quale diffusione e promozione dei risultati? Abbiamo portato a termine un insieme di progetti:

LO SVILUPPO DELLA CONTRATTAZIONE AZIENDALE • LA PROMOZIONE DELLA PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI • LA RESPONSABILITÀ SOCIALE DELL’IMPRESA • L’ANALISI COMPARATIVA TRA TOVAGLIATO TESSILE E MONOUSO PER IL SETTORE DELLA RISTORAZIONE • L’AGGIORNAMENTO DEL LIFE CYCLE ASSESSMENT NEL SETTORE SANITARIO • PROGETTO A RETE TRA I GIOVANI DEL SETTORE •

EBLI ha investito in risorse umane ed economiche, per sostenere percorsi ed obiettivi che le parti hanno individuato e condiviso nel formare la strategia comune, un indirizzo nella realizzazione delle politiche settoriali. Un patrimonio comune di conoscenze e di esperienze dalle quali attingere per sostenere percorsi da sviluppare e consolidare. I progetti rappresentano un vantaggio competitivo che dobbiamo promuovere e diffondere attraverso approfondimenti congiunti delle nostre rispettive rappresentanze, attraverso sperimentazioni condivise di esperienze, per la progressione e la qualità delle nostre relazioni. Sono orientamenti che potranno fare la differenza nel rapporto tra i diversi sistemi che la competizione sviluppa, rappresentano la nostra esperienza del lavoro che con impegno e coerenza stiamo costruendo nel corso del nostro tempo. ◗ Un tema molto attuale è quello della sostenibilità ambientale del settore delle lavanderie industriali. Quale contributo può dare l'Ente Bilaterale al suo sviluppo? Il tema della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, richiama continuamente l’attenzione delle parti sociali e potrà divenire nel tempo un criterio di selezione per l’ammissione o l’esclusione dai processi economici e sociali. Rappresenta il vero processo di cambiamento nel quale lo sfruttamento delle risorse, il piano degli investimenti, l'orienta-

mento dello sviluppo tecnologico e le modifiche istituzionali si definiscono in sintonia nel realizzare un modello di sviluppo compatibile. La sostenibilità dei processi produttivi ed economici, le garanzie che gli stessi devono offrire fanno già parte di un percorso che il settore ha avviato da tempo. Bisogna continuare ad investire per sostenere obiettivi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, adottando in modo sistemico modelli di riferimento condivisi, come lo sviluppo di un sistema economico circolare integrato per una economia che sia in grado di rigenerarsi nel rispetto di tutte le risorse. EBLI potrà esplorare il grado di sostenibilità settoriale dal quale far discendere orientamenti e politiche di sviluppo, potrà sostenere percorsi innovativi sui quali esplorare, simulare, sperimentare ipotesi e modelli attraverso i quali acquisire conoscenze e orientamenti che potranno contribuire alle scelte individuali e collettive del settore. ◗ EBLI è stato istituito nel 1999. Come è evoluta in questi 21 anni la sua attività istituzionale? Quali considerazioni sul suo mandato di presidente? EBLI è un ente giovane ed ha ancora tante sfide da realizzare nell’interesse dei lavoratori e delle aziende. Nei suoi primi 21 anni EBLI si è distinto per la sua capacità di anticipare le evoluzioni settoriali, ha supportato lo sviluppo competitivo delle imprese nei mercati, ha contribuito allo sviluppo delle relazioni industriali, ha fornito formazione sui temi dell’ambiente e della sicurezza. Ha definito accordi di collaborazione con istituzioni e molteplici agenzie di ricerca, ha costituito, per le parti che lo promuovono, un’esperienza unica, di ricerca e di sviluppo, una iniziativa che deriva da interessi specifici e complementari, per un’esigenza che è quella di rappresentare il lavoro. L’esperienza della presidenza di EBLI mi ha permesso di acquisire una visione complessiva del settore ed ha contribuito a creare un clima di integrazione e di interazione nel rapporto con le diverse rappresentanze. E’ un esperienza interessante, stimolante per il settore e le sue rappresentanze tanto da non poterne fare a meno sul piano della iniziativa strategica. EBLI deve sempre più dotarsi di reti e rapporti istituzionali per attivare concrete esperienze in risposta ai molteplici bisogni.

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I PROGETTI, LA DIFFUSIONE E LA PROMOZIONE LO SVILUPPO DELLA CONTRATTAZIONE AZIENDALE

LA RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA

L’Osservatorio e i suoi strumenti rispondono ad obiettivi specifici: censimento della contrattazione aziendale in vigore nel settore, misurandone l’estensione e la distribuzione per area geografica, comparto di attività e dimensione; analisi dei contenuti dei singoli accordi e della loro evoluzione nel tempo; approfondimenti tematici sui principali istituti negoziali con un focus sul premio aziendale e sui relativi indicatori di calcolo; realizzazione di prodotti informativi

Progetto di approfondimento relativo agli impatti e agli effetti delle attività aziendali del settore sulla società e sull’ambiente, tenendo conto degli interessi economici delle imprese, nonchè degli aspetti sociali ed etici. Obiettivo del progetto è quello di promuovere la responsabilità sociale nel settore affinché diventi valore aggiunto e volano per il miglioramento delle relazioni fra territorio, impresa e lavoratori.

La contrattazione di Secondo Livello nelle lavanderie industriali Alcuni risultati del 1°rapporto dell’osservatorio EBLI

L’ESPERIENZA DELLA CONTRATTAZIONE NELLE LAVANDERIE INDUSTRIALI 11%

3,6 MESI

65%

È la quota di imprese del settore che sottoscrive accordi di secondo livello di cui l’88% è riconducibile a imprese che superano i 50 addetti

È il tempo medio per la sottoscrizione degli accordi

È la quota di chi è soddisfatto dei risultati raggiunti

ORGANIZZAZIONE AZIENDALE MERCATO DEL LAVORO DIRITTI SINDACALI

IL 60% DELLE IMPRESE NON RITIENE DI AVERE COMPETENZE SUFFICIENTI PER NEGOZIARE ACCORDI DI 2°LIVELLO IN AUTONOMIA. UNA CONDIZIONE CHE SECONDO LE IMPRESE INTERVISTATE POTRÀ ESSERE SUPERATA INTERVENENDO IN 3 DIREZIONI:

FORMAZIONE SUPPORTO LEGALE ACCESSO A STUDI E ANALISI

LA PROMOZIONE DELLA PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI Il progetto, svolto attraverso lo studio della letteratura e il confronto diretto con esperti e testimoni privilegiati, ha prodotto materiale utile per supportare imprese e parti sociali nel raggiungimento di due obiettivi principali: promuovere la cultura della partecipazione, sperimentare e consolidare pratiche di partecipazione nel settore.

L’ANALISI COMPARATIVA TRA TOVAGLIATO TESSILE E MONOUSO PER IL SETTORE DELLA RISTORAZIONE Lo studio, svolto con la metodologia del Life Cycle Assessment (LCA) e del Life Cycle Costing (LCC), ha permesso di calcolare emissioni di gas serra, uso di acqua, effetto di eutrofizzazione e di acidificazione, per il tovagliato monouso e riutilizzabile nel settore della ristorazione in Italia. In una prima fase sono stati confrontati su una base ambientale ed economica due prodotti con la stessa funzione, ovvero il tovagliato riutilizzabile ed il tovagliato monouso in carta. Successivamente, il confronto è stato proiettato a livello nazionale per ricostruire i flussi del tovagliato nel settore turistico e calcolare i costi e benefici ambientali ed economici.

PROGETTO A RETE TRA I GIOVANI DEL SETTORE Il Gruppo Giovani ha realizzato un progetto di comunicazione che prevede la realizzazione di strumenti informativi e digitali utili a diffondere la conoscenza delle attività svolte dalle industrie di sanificazione del tessile, nonché a sensibilizzare l’utente finale ad una scelta di turismo consapevole e di qualità, nel rispetto dell’ambiente. Per ricevere i materiali dei progetti Ebli: info@eblinazionale.it

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SONO IN FASE DI DECOLLO: • IL CONFRONTO BIANCHERIA PIANA POLICOTONE “CD. NO STIRO” VS. 100% COTONE” • LA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE LCA/LCC • L’OSSERVATORIO NAZIONALE SULLA LEGALITÀ NEL SETTORE

CHI È EBLI?

ORARIO DI LAVORO

SONO GIÀ IN CORSO DI REALIZZAZIONE: • IL VIDEO SULLA SANIFICAZIONE DEGLI ABITI DA LAVORO E DEI DPI • IL PROGETTO SUL COSTO DEI SERVIZI DI LOGISTICA INTEGRATA DEI DISPOSITIVI TESSILI IN AMBITO SANITARIO • L’AGGIORNAMENTO DELLA PIATTAFORMA E-LEARNING FORMAEBLI SU SALUTE E SICUREZZA

Sono attività che riguardano le prossime sfide della nostra rappresentanza settoriale, costituiscono il sostegno progettuale, che EBLI fornisce alle molteplici interlocuzioni. EBLI è e rimane uno strumento per crescere insieme!

Il tema dell’integrazione salariale è presente nel 71% degli accordi e la redditività al pari della produttività rappresentano i principali criteri incentivanti nella definizione del salario

IL 67% DEGLI ACCORDI TRATTANO ANCHE TEMI DI NATURA NON SALARIALE. IN QUESTO AMBITO GLI ARGOMENTI PRINCIPALI SONO:

◗ Qualche anticipazione sui progetti futuri? Un nuovo ciclo di progetti è avviato e dovrà essere ulteriormente definito.

EBLI è l’Ente Bilaterale del Sistema Industriale Integrato di Beni e Servizi Tessili e Medici Affini, costituito nel 1999 dall’associazione datoriale ASSOSISTEMA (già AUIL) e dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori maggiormente rappresentative del settore FEMCA-CISL, FILCTEM-CGIL (già FILTEA) e UILTA-UIL. L’EBLI si è caratterizzato, fin dalla sua costituzione, per l’impegno nel realizzare una delle prime realtà bilaterali in Italia per la disamina delle componenti che influenzano il mercato di riferimento e la condizione dei lavoratori. Il compito ambizioso, quanto stimolante, svolto dall’EBLI è quello di delineare attraverso la ricerca, la conoscenza, l’approfondimento e l’innovazione in che modo gli attori delle relazioni industriali possono contribuire all’innalzamento del tasso di competitività del settore e, contemporaneamente, alla crescita dell’occupazione e all’incremento delle competenze professionali dei lavoratori. Centro privilegiato, quindi, di analisi dei rapporti tra relazioni industriali e governance, è in esso che si discute, anche, la connessione tra contrattazione collettiva e dialogo sociale e l’interazione tra attori delle relazioni industriali e politiche nazionali del lavoro e dell’occupazione. https://eblinazionale.it/


PUBBLIREDAZIONALE

MONTANARI ENGINEERING E COGITO FONDANO CARTESIA SRL: IL PARTNER DI RIFERIMENTO PER LE LAVANDERIE INDUSTRIALI 4.0 La pandemia che stiamo vivendo rappresenta uno dei momenti più difficili della nostra storia industriale dal secondo dopoguerra. Nonostante ciò ci sono aziende che continuano a guardare al futuro con fiducia. È il caso di Montanari Engineering Srl, azienda modenese leader nella progettazione e installazione di impianti per la logistica e la movimentazione della biancheria all’interno delle lavanderie industriali e Cogito Srl, società informa-

tica con sede a Udine, che attraverso il proprio software Coral JIT40, sta conquistando un ruolo di primo piano nell’ambito della realizzazione di soluzioni per il monitoraggio e il controllo di tutti i processi propri delle lavanderie industriali. Le due aziende hanno da tempo avviato una proficua collaborazione, unendo le forti competenze maturate nel corso degli anni, ognuna per il proprio ambito di specializzazione. Questa par-

tnership si è consolidata nella nascita di una nuova società, Cartesia Srl, che da subito ambisce a diventare un player di riferimento nel mercato delle soluzioni altamente innovative per lavanderie industriali, grazie all’integrazione impiantistica e all’automazione di processo. La nuova società porterà avanti inizialmente tre linee di progetto: il refactoring dei programmi a bordo macchina degli impianti Montanari, l’estensione delle fun-

zionalità del prodotto Coral JIT40 e l’integrazione spinta tra impianti e software di controllo. Nel corso degli anni l’industria informatica è cresciuta a velocità elevatissime, trainando lo sviluppo di molti settori produttivi ma al tempo stesso imponendo necessità di aggiornamenti tecnologici continui e sempre più frequenti. Tale situazione riguarda anche Montanari, che insieme agli impianti fornisce anche i software di supervisione e controllo degli stessi. È qui che entra in gioco Cartesia, che si occuperà della reingegnerizzazione completa dei programmi che controllano gli impianti di conteggio della biancheria, gli impianti di trasporto aereo, i sistemi di tracciamento della biancheria e gli impianti di confezionamento. I primi rilasci sono previsti già per il 2021. La possibilità di utilizzare programmi di controllo nuovi e tecnologicamente avanzati consentirà a Montanari di rendere le proprie soluzioni ancora più performanti ed affidabili, sia dal punto di vista elettromeccanico sia in termini di usabilità per l’operatore che interagisce con il macchinario stesso. La seconda linea di intervento è rappresentata da Coral JIT40, una suite di moduli software che coprono tutte le funzionalità di una lavanderia, indipendentemente dalla dimensione e dal metodo di produzione adottato. Non esistono due lavanderie industriali che operino in modo identico. Coral JIT40 può essere configurato per controllare cicli di produzione a partita, a noleggio o misti; per funzionare con flusso di produzione in cui i capi di biancheria sono perfettamente identificati, con flusso di produzione just in time ibrido o puro (JIT40 è l’acronimo di Just In Time 4.0); il ciclo produttivo può inoltre essere gestito manualmente, semi manualmente o tra-

mite totale automazione, grazie a l l’ i n te r fa cc i a mento con i più moderni sistemi di tracciamento della biancheria, anche a microchip. La suite permette un controllo avanzato della flotta aziendale, grazie a sistemi di geolocalizzazione e all'impiego di diverse mobile app tra le quali una dedicata alla registrazione delle attività di ritiro e consegna della biancheria, che può funzionare anche offline. Un ruolo particolarmente importante è rivestito dai moduli per la contabilità industriale e il controllo di gestione. Con la loro integrazione, Coral JIT40 diventa un sistema di gestione e monitoraggio a 360 gradi, che riunisce in un’unica piattaforma i dati di produzione provenienti dai macchinari e i dati contabili. Questi possono essere facilmente organizzati mediante dashboard personalizzabili per ottenere analisi e reportistiche potenti, quali: indicatori di produzione, andamentali mensili di conto economico e stato patrimoniale, analisi dei flussi di cassa, analisi dei costi e dei margini di ciascun prodotto tessile, analisi della redditività della clientela e molto altro ancora. Coral JIT40 offre le migliori performance in caso di interfacciamento con gli impianti Montanari; l'impegno di Cartesia sarà quello di garantire la versatilità del software, perché possa adattarsi alle specifiche esigenze delle lavanderie, senza inficiare il livello di affidabilità tecnica e operativa dello strumento o la qualità del servizio fornito. Infine, ma non meno importante, Cartesia si occuperà di portare al massimo livello l’integrazione tra impianti e software. Integrazione

che significa: controllo della produzione in tempo reale, delle postazioni di lavoro e delle performance degli operatori; tracciamento della biancheria e del suo reale ciclo di vita, dai magazzini presso i clienti, alla contabilizzazione quotidiana degli scarti in lavanderia; gestione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie delle macchine e degli impianti e così via. Grazie alle esperienze pluridecennali di Montanari Engineering e Cogito, Cartesia si propone di realizzare quello che è il più profondo e vero significato dell’Industria 4.0, ovvero un perfetto e compiuto connubio tra impiantistica di produzione e controllo software centralizzato dell’azienda. L’obiettivo è quello di realizzare installazioni e gestioni di macchinari chiavi in mano, con performance estremamente avanzate di cui il cliente possa beneficiare in tempi rapidi.

“L’ESPERIENZA DI MONTANARI ENGINEERING ED I SOFTWARE AMPIAMENTE COLLAUDATI DI COGITO SI INTEGRANO PERFETTAMENTE, GENERANDO UN ALTO VALORE AGGIUNTO. CARTESIA È UN PROGETTO MOLTO AMBIZIOSO”, HA DICHIARATO CLAUDIO MONTANARI, PRESIDENTE DI CARTESIA. SECONDO PAOLO CAZZITTI, DIRETTORE GENERALE: “CORAL JIT40 È UNO STRUMENTO DI CONTROLLO CHE RIESCE A CONCILIARE SEMPLICITÀ E POTENZA. CON CARTESIA FACCIAMO UN PASSO AVANTI VERSO UNA MAGGIORE INTEGRAZIONE CON GLI IMPIANTI DI PRODUZIONE E DI LOGISTICA PIÙ AVANZATI”.


MERCATO DPI DI LORENZO FLORINDI, CENTRO STUDI DI ASSOSISTEMA CONFINDUSTRIA

GLI EFFETTI DEL COVID SULL’IMPORT DEI DPI IN ITALIA Durante l’attuale emergenza sanitaria legata al SARS-CoV-2 è emerso in maniera evidente il ruolo fondamentale assunto dai DPI, Dispositivi di protezione individuale, quali strumenti essenziali per tutelare la salute di operatori sanitari, lavoratori e cittadini. La corsa ai dispositivi di protezione ha generato un aumento globale della richiesta di mercato, con i produttori che hanno adeguato la propria offerta, potenziando le proprie linee produttive ed operando a ciclo continuo su tre turni giornalieri al fine di soddisfare il picco di domanda. Allo stesso modo, aziende il cui core business è normalmente slegato dal settore della sicurezza, si sono inserite nel mercato, acquistando grandi quantità di materiale dall’estero, per uso interno o reinventandosi nella veste di rivenditori di articoli antinfortunistici. In questo articolo forniremo una fotografia dell’impatto generato dal virus sul settore dei DPI, incentrando l’analisi statistica sul valore della merce acquistata dal nostro Paese dagli Stati Esteri in un periodo di riferimento compreso tra febbraio

2020, mese in cui l’epidemia ha iniziato a prender piede nel nostro territorio, fino e maggio 2020 (mese delle ultime rilevazioni disponibili attualmente). In particolare l’articolo si concentra sulla valutazione di tre categorie di dispositivi di protezione largamente impiegate nel corso dell’attuale emergenza sanitaria, quali: dispositivi di protezione per le vie respiratorie, dispositivi di protezione per le mani ed indumenti protettivi. Per meglio identificare e circoscrivere le famiglie di prodotti si è fatto ricorso alla tariffa doganale TARIC, seguendo la stessa ratio adottata dall’Agenzia delle Dogane nella propria circolare n. 12/2020, con oggetto “Riduzione aliquota iva per le importazioni di beni necessari per il contenimento e la gestione dell’emergenza COVID-19”, la cui classificazione è riportata in tabella 1. I dati del 2020 sono stati poi confrontati con quelli dell’anno precedente per fornire una misura dell’impatto che il contesto epidemiologico ha avuto sul

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LOREM IPSUM

Tabella 1. Classificazione delle merci utilizzata nell’indagine statistica

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PRODOTTI

MASCHERINE PROTETTIVE (tra le quali FFP2 e FFP3)

GUANTI PROTETTIVI

INDUMENTI PROTETTIVI

TARIFFE DOGANALI

90200000 | 63079098

39262000 | 40151100 40151900

621010 | 621020 | 621030 621040 | 621050

Grafico 1: Andamento del valore in euro dei dispositvi di protezione per le vie respiratorie acquistati dall’Estero nel 2020 e confronto con il 2019 – Elaborazione su dati ISTAT

mercato. Di seguito tratteremo separatamente le tipologie di prodotto precedentemente illustrate. Quella dei dispositivi di protezione per le vie respiratorie è senza dubbio la famiglia di dispositivi per la sicurezza che ha fatto registrare un maggior aumento in termini di valore delle merci acquistate dall’estero. Nel grafico 1, la retta descrive la cumulata dell’importo in euro del materiale transitato in entrata attraverso le dogane nei primi mesi dell’emergenza sanitaria: nel complesso, da febbraio a maggio, il mercato italiano ha acquisito dall’estero, DPI per le vie respiratorie per un valore complessivo poco inferiore a 1 miliardo e 100 milioni di euro. Nel dato sono ricomprese anche le importazioni delle maschere chirurgiche, le quali, nell’attuale contesto epidemiologico, sono state comparate ai dispositivi di protezione individuale in virtù dell’art. 16 c.1 del DL Cura Italia. Le colonne nel grafico misurano, invece, la variazione percentuale registrata, mese per mese, nel confronto tra 2020 e 2019. Osservando l’andamento dei valori, si nota come l’evoluzione dei dati va di pari passo con l’aumento dei contagi in Italia: nel mese di febbraio 2020, infatti, il valore della merce acquistata dall’estero è risultato inferiore del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dalla fine di febbraio, con la nascita di focolai nel nostro Paese, la curva ha assunto un andamento esponenziale, raggiungendo il massimo valore (nel singolo mese) ad aprile 2020, nel corso del quale dalle Dogane sono transitati in entrata prodotti per un valore com-

plessivo di circa 500 milioni di euro. Il dato è interpretabile alla luce del fatto che il sopraccitato DL Cura Italia, pubblicato in GU il 17 marzo 2020, ha autorizzato gli operatori gli operatori economici ad importare ed utilizzare dispositivi di protezione in deroga alle normative vigenti, anche in assenza di un’idonea marcatura CE. Ciò ha facilitato l’ingresso sul mercato italiano (e comunitario) di prodotti provenienti da altri continenti che rispondono a normative di legge differenti rispetto alla regolamentazione europea. A conferma di ciò, è possibile riscontrare che la nazione con la quale sono stati intrattenuti maggiori rapporti commerciali è la Cina, la quale nel solo mese di aprile, ha esportato sul nostro territorio, maschere e facciali filtranti per un valore complessivo poco inferiore ai 450 mila euro (il 90% del valore complessivo di materiale acquistato dall’estero ad aprile). Nel grafico 2 è possibile, invece, osservare le stesse statistiche per i dispositivi di protezione per le mani (guanti protettivi ma anche per uso medicale). In questo caso l’andamento del valore complessivo delle merci acquistate dal nostro Paese non si discosta di molto rispetto l’anno precedente nei primi tre mesi osservati, mentre subisce un’impennata nel mese di maggio 2020, dove viene registrato un aumento del 39% rispetto al 2019. Il dato risente probabilmente della politica messa in atto da diversi Paesi Europei (ad esempio Francia e Germania, due tra i maggiori Stati in Europa fornitori del mercato italiano per questa tipologia di prodotto) che hanno imposto il divieto di commercializzare dispositivi utili contro il COVID al di fuori

Grafico 2: Andamento del valore dei dispositvi di protezione per le mani acquistate dall’Estero nel 2020 e confronto con il 2019 - Elaborazione su dati ISTAT

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del proprio territorio nazionale, nel tentativo di arginare la propagazione dell’epidemia nel proprio paese (una misura analoga, d’altronde, è stata attuata anche in Italia). Oltre a ciò va tenuto in considerazione che la Malesia, uno dei Paesi con la maggiore produzione di guanti monouso a livello globale e importante fornitore estero dell’Italia per quanto riguarda la protezione delle mani, si è vista costretta ad attuare una politica di lockdown parziale delle proprie attività commerciali ed industriali, al fine di limitare il contagio. Ciò ha comportato un rallentamento di molti impianti produttivi, i quali sono stati costretti ad operare a personale ridotto per tutto il periodo precedente al mese di aprile 2020, mese nel quale le aziende hanno potuto, gradualmente, ripristinare la piena operatività dei propri stabilimenti. Sarà interessante osservare la rilevazione di giugno per vedere se i dati confermeranno le sensazioni percepite dagli operatori del mercato secondo i quali nei primi mesi estivi la richiesta di guanti di protezione in Italia, ha assunto un carattere prioritario, anche maggiore rispetto a quello inerente ai DPI per le vie respiratorie.

Grafico 3: Andamento del valore degli indumenti di protezione acquistati dall’Estero nel 2020 e confronto con il 2019 - Elaborazione su dati ISTAT

L’ultima categoria di prodotti analizzata sono gli indumenti di protezione (grafico 3), per i quali si riscontra un andamento esponenziale del valore complessivo di merce acquistata dall’estero, con una crescita costante nel corso dei mesi considerati nell’analisi. Ad aprile e maggio, in particolare, il valore complessivo degli indumenti di protezione immessi sul mercato nostrano, è più che triplicato rispetto all’anno precedente. Il compor-

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tamento della curva risulta simile a quello già ravvisato per i dispositivi di protezione per le vie respiratorie, seppur l’aumento percentuale è di minore entità. Anche per quanto riguarda gli indumenti protettivi, nel corso dei primi mesi del 2020, la Cina è stato il Paese con il quale l’Italia ha avuto un maggior flusso di scambi commerciali. Di conseguenza, le stesse considerazioni fatte in precedenza riguardo i prodotti in deroga alle normative e privi di marchio CE, possono essere estese e ritenute valide anche per questa tipologia di prodotti. Il fatto che il volume d’affari complessivo generato dalla merce importata, pari a circa 200 milioni di euro nell’arco nell’intero periodo analizzato, sia più basso rispetto a quello dei dispositivi per le vie respiratorie, è riconducibile al fatto che la domanda per questo tipo di prodotto è fisiologicamente minore rispetto a quella delle maschere di protezione, essendo l’utilizzo degli indumenti di protezione limitato perlopiù agli operatori sanitari a contatto con pazienti affetti da SARS-CoV-2 e non ad una più vasta platea come nel caso delle maschere chirurgiche e dei facciali filtranti.

CONSIDERAZIONI FINALI: I dati riscontrati offrono, dunque, una misura dell’impatto generato dalla diffusione del SARSCov-2 sul mercato italiano dei dispositivi di protezione individuale, con tutti i segmenti analizzati che hanno fatto registrare un trend in aumento del valore in euro della merce in arrivo dall’estero, proseguito di pari passo con l’acutizzarsi della situazione emergenziale e con la propagazione del virus sul nostro territorio. Il ricorso massiccio alle importazioni, soprattutto di prodotti provenienti dal territorio asiatico, può essere ricondotto, oltre che ad una domanda di mercato anomala e, in alcuni casi, fuori controllo, anche ad una mancanza di programmazione a livello nazionale dei presidi necessari a fronteggiare l’emergenza. Per far fronte alle difficoltà di reperire materiale utile, infatti, la scelta del governo è stata quella di aprire il mercato anche ai prodotti non marcati CE, nominando INAIL e Istituto Superiore di Sanità, quali organismi preposti alla valutazione delle caratteristiche tecniche dei dispositivi realizzati in deroga alle normative comunitarie. Se tale provvedimento ha permesso da un lato di poter soddisfare parzialmente la richiesta, dall’altro ha contribuito ad immettere dispositivi non certificati ed in alcuni casi non idonei affatto ad adempiere alla loro funzione protettiva. È sufficiente osservare le statistiche pubblicate mensilmente da INAIL contenute nei report sulla validazione in deroga dei DPI, per rendersi conto che, nel periodo analizzato, mediamente, di tutte le domande presentate all’Istituto solo il 5% dei prodotti sono stati valutati positivamente e ritenuti equiparabili per caratteristiche a dispositivi marcati CE. Il restante 95% delle richieste è stato respinto, in quanto riferito a dispositivi con-

siderati non sicuri per l’utilizzatore. Al fine evitare il ripetersi di una situazione analoga a quanto riscontrato, è necessaria una pianificazione oculata che stimi il reale fabbisogno del sistema Paese in caso di un eventuale risalita della curva di casi, nei mesi invernali. Con una programmazione ad hoc, lo strumento stesso della deroga ed il ricorso a dispositivi non marcati CE risulterebbero superflui, dato che attualmente la situazione appare meno critica rispetto a quella di qualche mese fa, grazie anche agli sforzi di molte realtà industriali che hanno accolto l’appello del governo a potenziare l’offerta in merito ai dispositivi di protezione utili al SARS-Cov-2, attuando importanti investimenti in Italia, sia in termini di manodopera che di impiantistica al fine di aumentare la capacità produttiva dei propri stabilimenti o riconvertire i propri impianti produttivi e realizzando prodotti conformi alle normative comunitarie.

È NECESSARIA UNA PIANIFICAZIONE OCULATA CHE STIMI IL REALE FABBISOGNO DEL SISTEMA PAESE IN CASO DI UN’ EVENTUALE RISALITA DELLA CURVA DI CASI, NEI MESI INVERNALI.

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LAVORO DI RUBEN SCHIAVO, RELAZIONI INDUSTRIALI DI ASSOSISTEMA CONFINDUSTRIA

DL AGOSTO, MODIFICHE AI CONTRATTI A TERMINE Con il DL “Agosto”, pubblicato in G.U. in data 14 agosto 2020, n. 104, sono state apportate delle importanti modifiche all’utilizzo dei contratti a termine. Il decreto Agosto, all’articolo 8, riscrive completamente il primo comma, dell’articolo 93 della legge n. 77/2020, di conversione del decreto Rilancio (decreto-legge n. 34/2020), facendolo stavolta in maniera molto più chiara. Il legislatore aveva infatti già previsto una proroga senza causale ai contratti a termine in essere, che aveva generato non pochi dubbi interpretativi. Il fatto che l’agevolazione era volta a facilitare il riavvio delle attività, non rendeva chiaro se essa fosse rivolta solo a coloro che avevano utilizzato ammortizzatori sociali Covid oppure a tutti. Ancora, il riferimento alla data di scadenza del 30 agosto non chiariva il fatto se essa dovesse essere la data ultima di scadenza dei contratti ovvero di sottoscrizione dell’accordo di proroga.Il nuovo disposto riscritto prevede che:

“In conseguenza dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, in deroga all'articolo 21 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 e fino al 31 dicembre 2020, ferma restando la durata massima complessiva di ventiquattro mesi, è possibile rinnovare o prorogare per un periodo massimo di dodici mesi e per una sola volta i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, anche in assenza delle condizioni di cui all'articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81.». Con il nuovo DL Agosto, perciò, il contratto può essere senza causale, in deroga alla disciplina generale del d.lgs. 81/2015, tuttavia deve avere come

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termine massimo 12 mesi. Ciò va in deroga alla disciplina generale secondo cui una proroga o rinnovo contrattuale che superi i 12 mesi necessita dell’apposizione di una delle seguenti causali:

• esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività; • esigenze di sostituzione di altri lavoratori; • esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria. Sono invece esenti dall’obbligo di apposizione delle causali le attività stagionali individuate dai contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali sottoscritti da organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Di seguito alcune indicazioni e condizioni minime per l’utilizzo dei contratti a termine acausali in questione.

ACCORDO ENTRO FINE ANNO Innanzitutto, la data del 31 dicembre 2020 rappresenta il giorno ultimo entro il quale può essere rinnovato o prorogato un contratto a termine. La norma parla espressamente di accordi di proroga o rinnovo, quindi di contratti a termine in corso o che, se scaduti, possono essere rinnovati. Pertanto, qualora un contratto avesse scadenza successiva alla data sopra riportata, esso potrà essere ugualmente rinnovato o prorogato senza causale purché l’accordo avvenga entro la fine dell’anno 2020.

il datore di lavoro di avvalersi, per una sola volta, del nuovo disposto normativo, in deroga alla disciplina generale. Inoltre, qualora il datore di lavoro avesse già fruito della proroga o rinnovo acausale introdotti con il decreto Rilancio – con scadenza contrattuale entro il 30 agosto – ha la possibilità di avvalersi anche di quest’altra opzione. Il decreto Agosto infatti non è retroattivo e i due regimi acausali hanno presupposti, durata e effetti diversi.

NUMERO DI PROROGHE

Seconda condizione è che la durata massima dei rapporti di lavoro complessiva non superi i 24 mesi. Prendendo il caso di un contratto a termine precedentemente rinnovato con causale giustificativa per un totale di 20 mesi, esso potrà essere prorogato o rinnovato per massimo 4 mesi, considerato il raggiungimento dei 24 mesi complessivi.

La norma pone anche la questione relativa al numero delle proroghe che, con il consenso del lavoratore, possono essere inserite nel contratto iniziale. Se il datore di lavoro, in forza di precedenti contratti, ha già raggiunto il limite massimo di 4 previste dall’art. 21, può utilizzare una quinta proroga per questo contratto “acausale” in quanto si parla espressamente di deroga all’art. 21 del d.lgs 81/2015 ove, al comma 1, viene stabilito il numero massimo di 4.

UNA SOLA VOLTA

DEROGHE ALLA LEGGE

La nuova disciplina del DL 104/2020 sull’utilizzo di contratti a termine senza causale può essere utilizzata una sola volta per ogni rapporto di lavoro tra datore di lavoro e lavoratore. È sottinteso che la possibilità di rinnovare o prorogare il contratto una sola volta è strettamente correlata alla disciplina speciale de quo. Pertanto, tutti i rinnovi e proroghe precedentemente e successivamente effettuati, secondo la normativa ordinaria prevista dal d.lgs. 81/2015 sui contratti a termine, non precludono la possibilità per

Fatta eccezione per il numero di proroghe come appena visto, a tali contratti trovano applicazione le regole generali previste dal d.lgs. 81/2015: divieto di stipula nelle ipotesi di divieto contemplate dall’art. 20, percentuale fissata al 20% (o quella, diversa, stabilita dalla contrattazione collettiva) rispetto al numero dei dipendenti a tempo indeterminato in forza alla data del 1° gennaio dell’anno al quale si riferisce l’assunzione (in questo caso il 2020), diritti di precedenza, e così via.

LA DURATA MASSIMA

OCCUPATI E DISOCCUPATI, DATI ISTAT A LUGLIO 2020 Secondo il Centro Studi Istat, a luglio, dopo quattro mesi di flessioni consecutive, l’occupazione torna a crescere mentre, a fronte del calo dell’inattività, prosegue l’aumento del numero di persone in cerca di lavoro. L’aumento dell’occupazione su base mensile (+0,4% pari a +85mila unità) coinvolge le donne (+0,8% pari a +80mila), i dipendenti (+0,8% pari a +145mila) e tutte le classi d’età, ad eccezione dei 25-34enni; gli uomini occupati risultano sostanzialmente stabili, mentre diminuiscono gli indipendenti. Nel complesso, il tasso di occupazione sale al 57,8% (+0,2 punti percentuali). L’aumento consistente delle persone in cerca di lavoro (+5,8% pari a +134mila unità) è diffuso per genere ed età. Il tasso di disoccupa-

zione sale al 9,7% (+0,5 punti) e, tra i giovani, raggiunge il 31,1% (+1,5 punti). La rilevante diminuzione nel numero di inattivi (-1,6% pari a -224mila unità) riguarda uomini, donne e tutte le classi d’età. Il tasso di inattività diminuisce, attestandosi al 35,8% (-0,6 punti). Il confronto tra il trimestre maggio-luglio 2020 e quello precedente (febbraio-aprile 2020) segnala comunque un livello di occupazione inferiore dell’1,2%, corrispondente a -286mila unità. Nel trimestre crescono, invece, sia le persone in cerca di occupazione (+10,4% pari a +218mila), sia gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,3% pari a +39mila unità). A luglio 2020 il numero di ore pro capite effettivamente lavorate, calcolato sul complesso degli occupati, prosegue nella

tendenza all’aumento. Il liv ello di luglio, pari a 33,1 ore, è solo di 1,2 ore inferiore a quello registrato a luglio 2019. Per i dipendenti il gap rispetto a luglio 2019 è ancora più ridotto (-0,8 ore). Nell’arco dei dodici mesi, le persone in cerca di lavoro diminuiscono (-1,8%, pari a -44mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+3,6%, pari a +475mila).


QUI FINANZA DI MICHELE RUSSO

RECOVERY FUND: LA STRADA PER USCIRE DALLA CRISI? Oramai è consolidata da tempo la gravità della crisi predeterminate, composte, come già visto, da un misto che stiamo attraversando. Dal punto di vista sanitario, di sovvenzioni e di prestiti che, evidentemente, hanno preoccupa la recente ripresa dei contagi con il rischio l’obbligo di essere restituiti maggiorati di un interesse. di nuove chiusure, magari limitate a situazioni locali, I prestiti dovranno essere rimborsati in trenta anni. Qui mentre dal punto di vista economico le attese sono per abbiamo la prima grande novità: per la prima volta una caduta verticale del prodotto interno lordo, di una nella sua storia, la Commissione Europea si indebiterà profondità raramente osservata nella storia econo- sui mercati per raccogliere fondi che saranno utilizzati mica moderna. In più, la crisi del Covid segue di pochi dagli stati membri. Inoltre, è previsto che le condizioni anni quella del 2008 che ha già sfibrato molte econo- di raccolta di tali prestiti transitino direttamente sugli mie, tra le quali quella del nostro Paese. A situazioni stati utilizzatori: in altre parole, essi potranno benefieccezionali, bisogna fare fronte con strumenti ecce- ciare dei tassi di interesse che il mercato negozierà con zionali. I normali meccanismi risultano inefficienti: la Commissione e che saranno certamente di sicuro sono la proverbiale aspirina ad un malato grave. Per interesse. In questa maniera, evidentemente, verrà fare fronte a questa situazione, la Commissione Eu- meno qualsiasi dinamica legata agli spread dei singoli ropea lo scorso 22 luglio ha risposto con una serie di Stati, in quanto si tratterà di debito diretto della Comstrumenti denominati “next generation EU” missione verso il mercato. Nei giorni succeso “recovery fund”. Di tutti questi, quello sivi all’adozione del recovery fund, il più interessante appare essere la dibattito si è concentrato sulla concosiddetta Recovery and Residizionalità nei suoi utilizzi. In altre IL RUOLO DELLA lience Facility (RRF), in quanto parole, i fondi destinati all’ Italia BANCA CENTRALE comprende circa il 90% delle e, evidentemente anche agli risorse disponibili. Infatti, su altri paesi beneficiari, devono È QUELLO DI PORTARE VIA un valore totale di 750 mirispondere a dei criteri per il I COCKTAILS PROPRIO liardi di euro, RRF ne conta loro utilizzo o sono affidati in 672,5 di cui 360 miliardi di modo discrezionale? La riQUANDO LA FESTA prestiti e 312,5 di sovvenzioni. sposta è semplice, diretta ed SI STA ANIMANDO Sono somme decisamente univoca. In particolare, per quel importanti, anche se molto riche riguarda la RRF, l’utilizzo ed William McChesney Martin dotte rispetto ai 1.500 miliardi che anche le progressive erogazioni erano stati ipotizzati nella proposta delle somme, sono vincolate a specifici iniziale di recovery fund dello scorso 23 progetti ed ai loro stati di avanzamento. I aprile. Concentrando l’attenzione sulla RRF, vediamo progetti devono essere presentati e approvati; la loro che si tratta di erogazioni che la Commissione Euro- progressione è monitorata e può portare anche alla sopea farà ad ogni Stato, secondo regole di ripartizione spensione delle erogazioni nel caso in cui gli stati di

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avanzamento non siano in linea con il programma. Nello specifico, sempre limitando l’analisi alla RRF, ogni stato beneficiario si impegna a presentare un certo numero di progetti che devono essere approvati dalla Commissione, anche a seguito della valutazione di un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. I progetti devono avere due caratteristiche principali. Devono favorire la transazione verso l’economia verde e devono essere coerenti con le raccomandazioni specifiche della Commissione per ogni singolo paese, relative all’ anno 2019 (quelle per il 2020 sono incentrate sul Covid). La transazione verde è il segno distintivo della nuova Commissione Europea, la Presidente ha voluto che fosse la bandiera del suo mandato; una scelta coraggiosa in un momento in cui i prezzi delle materie prime energetiche puntano verso il basso. Quindi non stupisce che i progetti della RRF debbano sostenere questa strategia di lungo periodo. Tra l’altro, la Pianura Padana per caratteristiche climatiche, di densità di popolazione e di presenza industriale si caratterizza come una delle zone più inquinate del continente europeo; essa, quindi, potrebbe trarre grande beneficio da una drastica riduzione delle emissioni, da alcuni studi scientifici considerate quali possibile causa della maggiore circolazione dei virus. Le raccomandazioni specifiche per l’Italia della Commissione, relative all’ anno 2019, sono un elenco piuttosto dettagliato di azioni che il Paese dovrebbe porre in essere con lo scopo di migliorare la propria posizione economica e finanziaria, unitamente alle prospettive di crescita. Si parte dalla riqualificazione della spesa pubblica, atta ad accelerare la riduzione del rapporto debito/PIL per passare allo spostamento della pressione fiscale dal lavoro, al contrasto dell’omessa fatturazione ed alla completa attuazione delle riforme pensionistiche con progressiva riduzione del peso degli assegni di vecchiaia. Altri temi riguardano, tra l’altro, il contrasto del sommerso, il sostegno alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro, il miglioramento dei risultati scolastici e la riduzione dei tempi di svolgimento dei processi penali e civili. Un menù ricco e sostanzioso che spazia principalmente nell’ ambito della pubblica amministrazione. Quindi, la RRF potrà finanziare o progetti che guidano l’economia verso il verde (sui quali è prevedibile che possa esserci una ricaduta anche sul settore privato) ovvero progetti di “ammodernamento” della

Pubblica Amministrazione e di reindirizzo della pressione fiscale. Insomma, la RRF (quindi l’intero Recovery Fund) non rappresenta assolutamente un trasferimento di denaro a libero uso ma ha vincoli molto specifici, legati ad una attività progettuale, ben definita nei suoi contenuti ed il cui svolgimento è condizionato al raggiungimento di “milestones” predefinite. Siamo, evidentemente, in un regime assai controllato: l’ammontare dei fondi destinato all’Italia segue una regola ben precisa, i temi progettuali sono stabiliti dalla Commissione, la stessa Commissione deve approvare i progetti proposti dal Governo.

È QUESTA LA STRADA PER USCIRE DALLA CRISI? La politica economica moderna ha due gambe: quella fiscale, regolata dai governi e quella monetaria, amministrata dalla banca centrale. Le politiche congiunturali sono la risultante delle intonazioni di queste due componenti che, in linea di principio dovrebbero avere una azione anticiclica ovvero essere espansive in fase di contrazione dell’economia e restrittive in fase di espansione. È celebre la frase di William McChesney Martin, nono presidente della Federal Reserve (dal 1951 al 1970, ad oggi quello che ha tenuto l’incarico per maggior tempo): “il ruolo della banca centrale è quello di portare via i cocktails proprio quando la festa si sta animando” (ovvero, fuor di metafora, quando i mercati si trovano in una fase di eccessiva euforia). Letta al contrario, gli alcolici andrebbero serviti quando la festa è in una fase di stanca. Quindi, se la RRF e l’intero programma “next generation EU” possono rappresentare una spinta di tipo fiscale, ancorché ricca di condizioni, il successo di qualsiasi programma di ripresa non può prescindere da una banca centrale in modalità espansiva, con fondi, questi sì, privi di alcuna condizione. Jerome Powell, attuale presidente della Fed, lo scorso 27 agosto ha dichiarato che la banca centrale USA continuerà ad adottare politiche monetarie espansive anche se l’inflazione dovesse superare il 2%, questo in quanto è a rischio l’altro obiettivo di politica economica della banca: la piena occupazione. Un cocktail molto forte che, probabilmente, dovremmo abituarci a vedere nei menù delle altre banche centrali.

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NUMERI IL 3° RAPPORTO ANMIL SULLA SALUTE E LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO IL QUADRO STATISTICO IN BREVE Partendo da un’analisi della situazione lavorativa globale, secondo quanto emerso dal Rapporto dell’OIL WESO - World Employment and Social Outlook: Trends 2020, il problema principale dei mercati del lavoro rimane la scarsa qualità delle condizioni lavorative. I dati contenuti mostrano infatti che, nel 2019, la maggioranza dei 3,3 miliardi di persone occupate nel mondo è stata soggetta a condizioni inadeguate in termini di sicurezza economica, benessere materiale e pari opportunità. Stando poi alle stime derivanti dai dati contenuti all’interno della banca dati ILOStat, si prevede che, nel mondo, tra il 2020 e il 2024 la disoccupazione colpirà maggiormente i lavoratori compresi nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni, arrivando a toccare, su scala globale, il 12,6% del totale. Simili anche, se lette in percentuale, le stime relative al working poverty rate globali: nelle fasce giovanili infatti, senza anche in questo caso considerare distinzioni di genere, dovrebbe aver luogo un lento abbassamento del quantitativo totale di lavoratori che si trovino in condizioni di povertà, passando dal 12,6% del 2020 (con riferimento alla fascia di età 15- 24 anni), al 12,4% del 2021, benché anche in questo caso la necessità di cautela nell’analisi, direttamente collegata alla pandemia, non può non essere tenuta in forte considerazione. A livello ( 40 )

europeo, Eurostat ha reso noti, nel dicembre 2019, i dati riguardanti gli incidenti, mortali e non, verificatisi in ambito lavorativo tra il 2010 e il 2017. Da una prima analisi statistica, risulta anzitutto che, nel 2017, si sono verificati 3.342.349 incidenti non mortali che hanno provocato almeno quattro giorni di assenza dal lavoro nei 28 Stati membri dell’UE. Tra il 2010 e il 2017 c’è stata inoltre una diminuzione del numero totale di incidenti non mortali sul lavoro nell’UE, ridottisi di quasi 240mila casi rispetto ai 3.581.628 del 2010. Quanto alle differenze di genere, nel contesto degli infortuni registrati, i lavoratori interessati sono stati ben 2.231.163, mentre il totale delle lavoratrici è di 1.023.118, andando a costituire un rapporto di oltre due lavoratori per ogni lavoratrice infortunata. A livello territoriale, è la Germania a detenere il primato negativo di casi: sono stati infatti 878.525 gli infortuni verificatisi in territorio tedesco, mentre in Francia se ne sono verificati 753.156, vale a dire quasi il triplo di quelli aventi avuto luogo in Italia (294.161). Nell'Unione europea oltre 2 milioni di infortuni sul lavoro non mortali hanno provocato un'assenza dal lavoro per quattro o più giorni nel 2017, e 2912 infortuni sul lavoro sono stati fatali Interessanti riscontri sono al riguardo presenti anche nel nuovo studio della Agenzia Europea per la Salute e Sicurezza sul Lavoro “The value of occupational safety and health and the societal costs of work-related injuries and diseases”, riguardante il costo economico e sociale degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali nei 28 Stati europei. Passando infine ai dati nazionali legati ai fenomeni infortunistici professionali, stando alla

“TRA IL 2010 E IL 2017 C’È STATA INOLTRE UNA DIMINUZIONE DEL NUMERO TOTALE DI INCIDENTI NON MORTALI SUL LAVORO NELL’UE, RIDOTTISI DI QUASI 240MILA CASI RISPETTO AI 3.581.628 DEL 2010.”

ELABORAZIONE UFFICIO SSL ANMIL SU DATI INAIL

Relazione annuale 2019, pubblicata dall’Inail il 14 luglio 2020, le denunce di infortunio con riferimento all’intero anno precedente hanno registrato, rispetto al 2018, una sostanziale stabilità dei casi in complesso e un calo degli infortuni mortali. Sono state infatti registrate poco meno di 645 mila denunce di infortuni accaduti nel 2019 (lo 0,09% in meno rispetto al 2018). Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono poco più di 405 mila e 500, di cui circa il 18,6% “fuori dell’azienda” (cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”). Un aumento ha riguardato proprio gli infortuni in itinere, passati dai 103mila dell’anno precedente agli oltre 105mila del 2019, nonostante siano diminuiti nel complesso quelli verificatisi con mezzo di trasporto. Per quanto concerne le malattie professionali, le denunce pervenute all’Istituto nel 2019 sono state 61.201, vale a dire 1.743

INFORTUNI SUL LAVORO RICONOSCIUTI DALL’INAIL NEL 2019, PER GENERE E MODALITÀ DI ACCADIMENTO. FONTE: INAIL

in più rispetto all’anno precedente. L’aumento, facendo un raffronto per genere, si traduce in 645 casi in più (+4,03%) per le lavoratrici e 1.098 casi in più per i lavoratori (+2,53%). È poi doveroso riportare alcuni dati specificamente rivolti alla pandemia da Covid-19. Da un punto di vista prettamente sanitario, al 26 agosto 2020, l’infezione ha colpito, nel mondo, 23.697.273 individui, mietendo più di 800mila vittime. A livello globale la situazione è dunque piuttosto grave, con oltre 200mila nuovi contagi quotidiani. Gli Stati Uniti restano il Paese più colpito dal virus, con un totale di oltre 5 milioni di casi accertati e più di 170mila morti, e Stati con sensibili disparità sociali ed economiche interne, quali ad esempio il Brasile o l’India, hanno iniziato da mesi a mostrare lacune sanitarie che si manifestano inesorabilmente attraverso dati più che allarmanti. Passando all’analisi più specificamente dedicata al territorio europeo, dove i contagi hanno ormai quasi raggiunto i 3 milioni, tra i principali Paesi colpiti dall’infezione, la Russia annovera quasi un milione di casi confermati, cui fanno seguito Spagna (quasi a quota 400mila), Regno Unito (avente la quota più alta di decessi, oltre 40mila), Francia e Italia. Per quanto riguarda l’Italia, i dati riportati all’interno del sito del Ministero della Salute affermano che, al 26 agosto 2020, siano 260mila i casi totali, con oltre 35mila morti, per lo più concentrati nel Nord della Penisola. Tuttavia, è importante segnalare che nel corso dei mesi estivi, e più precisamente tra la seconda metà di luglio e la fine di agosto, alcune regioni appartenenti al centro e al Sud del Paese hanno raggiunto livelli prima mai toccati: si leggano ad esempio i dati della Puglia, della Sardegna e dello stesso Lazio, aventi fatto registrare incrementi notevoli della ( 41 )


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“LE DENUNCE DI INFORTUNIO CON RIFERIMENTO ALL’INTERO ANNO PRECEDENTE HANNO REGISTRATO, RISPETTO AL 2018, UNA SOSTANZIALE STABILITÀ DEI CASI IN COMPLESSO E UN CALO DEGLI INFORTUNI MORTALI.”

diffusione del morbo, nonostante ciò sia avvenuti in forme lievi e per lo più asintomatiche rispetto a quanto verificatosi nei mesi di marzo e aprile. La mortalità del virus è stata oggetto di numerosi studi sin dalla sua prima apparizione in territorio italiano. Ne è un esempio, a livello nazionale, il Rapporto curato da ISS e Istat, intitolato “Impatto dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità”, pubblicato lo scorso 16 luglio, dal quale è emerso come il Covid-19 sia la causa direttamente responsabile della morte nell’89% dei decessi di persone positive al test SARS-CoV2, mentre per il restante 11% le cause di decesso sono le malattie cardiovascolari (4,6%), i tumori (2,4%), e altre malattie pregresse. Stando poi all’ultima pubblicazione, datata 7 agosto 2020, dell’Inail dedicata ai contagi in ambito lavorativo, sono in totale 51.363 i casi di cui sopra segnalati alla data del 31 luglio, vale a dire ben 1.377 in più rispetto al monitoraggio del 30 giugno, e pari al 18% del totale delle denunce di infortunio registrate dall’inizio dell’anno. Passando ora ad un’analisi dedicata alle conseguenze in ambito lavorativo ed economico della pandemia. la risposta alla rapida diffusione del virus della maggior parte degli Stati nel mondo è stata costituita da una chiusura generalizzata. Questa ha ovviamente dato i suoi frutti, a differenza di quanto verificatosi in quei pochi Stati aventi deliberatamente scelto di lasciare aperte le attività economiche nonostante la pandemia. Tuttavia, è innegabile che il lockdown abbia scatenato al-

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cune concatenazioni drastiche, mettendo in estrema difficoltà un gran numero di lavoratori nel mondo. Stando a quanto contenuto nella quinta edizione del rapporto appositamente dedicato dall’ILO alle conseguenze del Covid sul mondo del lavoro, pubblicato il 30 giugno 2020 e intitolato “COVID-19 and the world of work”, è emerso come ancora moltissimi lavoratori, su scala globale, vivessero in Paesi all’interno dei quali vigevano ancora delle restrizioni più o meno significative a livello lavorativo. L’ammontare di ore lavorative perse è infatti ben al di sopra delle previsioni fornite dalla precedente edizione del Rapporto ILO, con una media del 14%, che potrebbe avvicinarsi anche al 19% nel continente americano. In Italia, le drastiche misure prese dal governo a contrasto del virus hanno portato alla chiusura della stragrande maggioranza delle imprese. Stando al rapporto "Covid19: misure di contenimento dell'epidemia e impatto sull'occupazione", curato dall'INAPP, l'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche, il 47,3% delle aziende italiane (escluse quelle del settore agricolo) ha dovuto interrompere ogni tipo di attività: dato, questo, che si sposa con quanto emerso all’interno del Rapporto annuale 2020 dell’Istat, da cui traspare una riduzione di 124 mila occupati (-0,5%) a marzo, più che raddoppiata ad aprile (-274 mila, -1,2%). WWW.ANMIL.IT

Nel 1981 Ornella Olivero e Gian Carlo Bracco fondano, a Mondovì, la Presto e Bene, una piccola lavanderia. Negli anni il lavoro permette ai titolari di espandersi fino a costruire, nel 1996, un nuovo fabbricato di 4000 mq sempre nella cittadina monregalese e di implementare la produzione con l’acquisto di nuovi macchinari. Il 1999 è un anno importante per Ornella e Gian Carlo, infatti, grazie al loro impegno e alla loro dedizione, acquistano la lavanderia industriale Eurocandidus di Savona e inglobano la già consolidata attività del monregalese sotto il nome di questa storica azienda. Tale acquisizione permette a Eurocandidus di espandersi sempre più sul mercato ligure con la costruzione, proprio nel capoluogo ligure, di un capannone di 1000 mq. L’arrivo dei figli Fausto e Marco in azienda segna un punto di svolta nella storia della lavanderia, i due giovani imprenditori decidono di riunire tutta la loro clientela un unico polo logistico con sede a Mondovì, ottimizzando i servizi offerti. La crescita dell’azienda continua, nel 2017 viene acquisita la Clio Service di Albenga. Continua anche la voglia dei titolari di innovarsi e migliorarsi, nel 2018, infatti, Fausto e Marco hanno avviato un imponente piano di implementazione produttiva. Eurocandidus è certificata in base alla norma ISO 9001:2015 ed è in possesso della certificazione, specifica per “lavanderie industriali”, in base alla norma UNI EN 14065:2016 che garantisce la qualità dell’igiene del luogo di lavoro e degli impianti, fondamentale per la pulizia della biancheria, ed è fondata su un processo di controllo della sanificazione denominato RABC correlato al concetto di HACCP.

REFLEXX REFLEXX progetta, sviluppa e produce in collaborazione con le aziende produttrici del Far East, Guanti Monouso e Riutilizzabili in Nitrile, Lattice, Vinile ed altri materiali innovativi. La mission di Reflexx è quella di fornire al mercato, con efficienza e celerità, guanti per uso professionale che offrano la massima protezione e prestazione con estrema attenzione alla costanza qualitativa del prodotto, valore fondamentale in produzione massive. Reflexx distribuisce i propri prodotti unicamente in ambito Professionale ai settori: Medico/Ospedaliero/Case di cura, Dentale, Laboratori, Imprese Servizi/Cleaning, HoReCa Alimentare, Industria, Estetica e Parrucchieri, Tatuaggi. Reflexx è certificata UNI EN ISO 9001:2015 che definisce i requisiti minimi che il Sistema di Gestione per la Qualità di un’Organizzazione deve dimostrare di soddisfare per garantire il livello di qualità di prodotto e servizio che dichiara di possedere con se stessa e con il mercato. La norma ISO 9001 è oggi lo standard internazionale più conosciuto applicabile a qualsiasi organizzazione. I prodotti Reflexx, a seconda della loro specificità, sono conformi alle seguenti normative: Dispositivi Medici Dir. 93/42/CEE norme EN 455 1, 2, 3, 4; Dispositivi di Protezione Individuale – Regolamento EU 2016/425 – Lgs 81/2008 – Dir. 89/686/CEE – EN 420 – EN 374; MOCA (Materiali ed Oggetti destinati a venire in Contatto con Alimenti) DPR 777/82, Lgs 108/92 e DM 21/03/1973 e smi, al regolamento CE 1935/2004/CEE e al regolamento EU10/2011.


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DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 7 agosto 2020 Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID19. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.198 del 08-08-2020

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> NORMATIVA

DECRETO-LEGGE 14 agosto 2020, n. 104 Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.203 del 14-08-2020 - Suppl. Ordinario n. 30

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DECRETO LEGISLATIVO 30 luglio 2020, n. 102 Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 15 novembre 2017, n. 183, di attuazione della direttiva (UE) 2015/2193 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 novembre 2015, relativa alla limitazione delle emissioni nell’atmosfera di taluni inquinanti originati da impianti di combustione medi, nonchè per il riordino del quadro normativo degli stabilimenti che producono emissioni nell’atmosfera, ai sensi dell'articolo 17 della legge 12 agosto 2016, n. 170. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.202 del 13-08-2020

Synergic Italiana è l’azienda di riferimento dal 1990 nella progettazione e realizzazione di materassi statici e reattivi, guanciali ed ausili specialistici ad alte prestazioni ed uso sanitario. La continua evoluzione tecnologica, le certificazioni aziendali UNI EN ISO 9001 e UNI CEI EN ISO 13485 e le diverse certificazioni di prodotto garantiscono i più elevati standard funzionali nelle diverse tipologie di degenze ospedaliere anche specialistiche e a rischio di decubito.

DECRETO-LEGGE 30 luglio 2020, n. 83 Misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.190 del 30-07-2020 DELIBERA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 29 luglio 2020 Misure urgenti per il sostegno e il rilancio dell’economia. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.203 del 14-08-2020 - Suppl. Ordinario n. 30 LEGGE 17 luglio 2020, n. 77 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonche' di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.180 del 18-07-2020 - Suppl. Ordinario n. 25 LEGGE 14 luglio 2020, n. 74 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.177 del 15-07-2020 DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 14 luglio 2020 Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, recante ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID19. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.176 del 14-07-2020 LEGGE 2 luglio 2020, n. 72 Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 maggio 2020, n. 30, recante misure urgenti in materia di studi epidemiologici e statistiche sul SARS-COV-2. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.171 del 09-07-2020

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Oltre n° 25  

settembre 2020

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