u1 libertà greca Ila a11clte
" sapore" italiano
227
accetta, da pochi criminali che mirava no ad impossessarsi del piccolo gruzzolo di sterline che il povero Farneti teneva con sè per le necessità della sua missione. La zona montagnosa, impervia e selvaggia, consentiva simili aggressioni con estrema faciJità. Nonostante gli aiuti anche il settore sanitario era carente. Quando nella primavera del 1944 scoppiò l'epidemia cli tifo esantematico, solo a Duccicò morirono più di quattrocento italiani, soprattutto per la mancanza di medicinali. La tragedia iniziò alla fine dell ' inverno. I soldati usciti dai loro tuguri al primo sole primaverile, per lavarsi, spidocchiarsi, respirare un pò d' aria buona, erano a quel punto irriconoscibili: pallidi, gli occhi infossati e spenti, le barbe e i capelli lunghi a cui erano appiccicati numerosi lendini, vestiti ridotti a stracci, sfilacciati e con buchi dappertutto; non sembravano più gli stessi soldati arrivati a settembre, solo pochi mesi prima. Molti erano febbricitanti, lamentavano dolori alle ossa e una forte diarTea. Le prime diagnosi furono malarfa, poi esaurimento organico, ma presto la verità venne a galla: era tifo esantematico. Divenne subito un grave pericolo per tutti quanti, perchè colpì fra i primi i due medici del campo, il dott.Sciuto e il dott.Mosciano. Restavano gli infermieri, ma, a parte la competenza, non avevano le medicine adatte e andavano avanti somministrando aspirina e, nei casi più gravi, praticando iniezioni di caffeina o di canfora. Venne da Missolmi il bravo ten.medico Edoardo Ardito, per potenziare l'assistenza, ma contrasse il male e morl pochi giorni dopo, fra la costernazione generale anche dei civili di Missoluri. Il suo cadavere fu poi esumato anni dopo , nel 1953, da don Lui gi Ghilardini, (incaricato, come sappiamo, del recupero delle salme di tutti i nostri caduti in Grecia) il quale confermò la grande stima che il ten.Ardito era 1iuscito a riscuotere tra la gente del luogo. Egli scrisse: " ... tutto il paese era presente e con le lacrime agli occhi; il Papas (sacerdote ortodosso) del luogo ci narrò della dedizione e del sacrificio di questo nobilissimo figlio d'Italia che si immolò nell'esercizio della sua professione, prodigandosi per tutti ... Non volevano staccarsi da quella cassetta che tutti baciarono." Il dott.Ardito, giunto a Duccicò, aveva fatto approntare una specie cli piccolo lazzaretto, al fine di raccogliere ed isolare gli