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VICEDIRETTORE Carlo Timio DIRETTORE ARTISTICO Alessio Proietti REDAZIONE Selene Geraci, Giulio Siena, Francesca Casanova, Claudia Piccoli, Christian Chiarelli, Cesare Joly, Giulia Brambilla, Marilena Badolato HANNO COLLABORATO Giulia Ronchi, Elisa Giglio, Marina Manuela Sotgiu, Ilaria Zannettino, Sara Zoppi, Ilaria Moroldo, Alessandro Biscarini, Italo Profice, Omero Marchetti EDITORE Ass. Media Eventi REGISTRAZIONE Tribunale di Perugia n. 35 del 9/12/2011 PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE R!style Project

Marzo/Aprile

DIRETTORE RESPONSABILE Mario Timio

Anno 1 - n.2

Titolo: TEOFILO di ETROG Tecnica: acrilico su tela Autore: Valentina Silvestri, classe 1984, provincia di Cosenza Suggestioni:

“TEOFILO E’ SICURAMENTE UN PERSONAGGIO SURREALE, FRUTTO DI UNA REPENTINA FANTASIA UMANA, EGLI RAPPRESENTA LA PERFEZONE, LA SIMMETRIA UMANA, L’AMBIGUITÁ UMANA NELLO SCORRERE DI UN TEMPO CHE NON C’E’, O MEGLIO CHE E’ TOTALMENTE ARBITRARIO, RELATIVO E PERSONALE....”

EDITORIALE 5 il filo storico, sociale e culturale che unisce la Lombardia e l’Umbria

CONTATTI direzione@riflesso.info editore@riflesso.info artdirector@riflesso.info info@riflesso.info

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PUBBLICITÁ commerciale@riflesso.info SITO WEB www.riflesso.info FACEBOOK Riflesso Umbria GRUPPO EDITORIALE Riflesso Umbria Riflesso Lombardia

APPUNTAMENTI EVENTi

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Gustav Klimt a Milano Salone Internazionale del Mobile I Tessuti di Eliana, i Ritratti di Coco Fiori e Sapori Brain in Italy

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ECONOMIA 28 GREEN ECONOMY Metro e Rete Fognaria: nuove risorse per il riscaldamento?

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ARCHITETTURA, ARTE E TERRITORIO TEMPO LIBERO

38 ARTE

La Triennale di Milano: 80 anni di design e protagonisti

58 MOTORI

Gianni Giudici: una vita al volante

42 ARCHITETTURA Galeazzo Alessi

62 TEATRO

Swan Lake Reloaded

46 ARCHITETTURA E TERRITORIO

Casa Museo Villa Necchi Campiglio

66 GIRI DEL GUSTO

Milano - Perugia: Imaf Chef’s Cup

50 ITALIARCH

Residenza Isabella

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salone internazione del mobile SOCIETÁ 54 SANITÁ

Ippoterapia: “Al Niguarda i Bambini salgono in Sella”

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Foto di Teresa Severini

Sede: Via Baldo, 1 Perugia (Italy) Email: lesacchediannaritasetti@hotmail.com Sito web: www.lesacchediannaritasetti.com


EDITORIALE

Il filo storico, sociale e culturale che unisce Lombardia e Umbria MARIO TIMIO

I

n una gelida serata milanese mi trovo a passeggiare in piazza della Scala. Mi fermo sotto la statua di Leonardo ed ammiro le costruzioni che si affacciano sulla piazza. E penso che sono made in Umbria, nel senso che gli architetti del teatro alla Scala e di Palazzo Marino - Giuseppe Piermarini e Galeazzo Alessi - sono rispettivamente di Foligno e di Perugia. Espressione di un sodalizio culturale- e non solo- che ha legato e lega le due regioni. Un sodalizio che è iniziato tanti secoli fa, al tempo degli Etruschi che nei secoli IX -VIII a.C. si spinsero nella zona padana. contribuendo con la loro esperienza alla bonifica di zone paludose. Nel secolo VI a.C. altre migrazioni di Etruschi, più ricchi, meglio organizzati e più “civilizzati” si sovrapposero a nuclei più poveri e primitivi, pure Etruschi, ma ancora legati ad una colonizzazione in villaggi, contadini e poco differenziati socialmente e con scarsa divisione del lavoro. E ovunque fu imposta la loro nuova cultura. Ancora influenza umbra sulla Lombardia si registra con il fenomeno dei Cerretani. Tra il XII e il XII secolo questi (abitanti nel territorio di Cerreto di Spoleto) erano inizialmente elemosinieri a favore di ospedali, investiti della autorità dei Vescovi. Costretti a “circumquaeque per mundum” raggiunsero diverse località italiane e straniere. Anche la Lombardia fu toccata dai Cerretani che vivendo una vita nomade si inventarono diversi mestieri, complementari a quello originario, come

l’artigiano, il mercante, ma anche medico da piazza. Cioè ciarlatani di paese, umile e simpatico e per questo, sovente, protagonista del mondo variopinto della novellistica. Con questa accezione il termine cerretano/ciarlatano è giunto sino a noi In Lombardia hanno lasciato anche il loro nome, anzi il cognome. A tutt’oggi esistono per lo meno in sei luoghi lombardi in cui Cerretani è un cognome molto diffuso. Nel frattempo i Lombardi contribuiscono a diffondere l’ architettura romanico-longobarda dell’XI-XII secolo anche in Umbria . Influenza lombarda si riscontra nella chiesa S. Maria Infraportas di Foligno, nella chiesa S. Salvatore di Terni e S. Maria Maggiore di Assisi, nel duomo di Todi. Tale arte si inserisce nel solco della cultura romana tant’è che Palladio credette che il Tempietto sul Clitunno fosse di epoca imperiale. Anche i grandi sbagliano poichè il Tempietto entra a pieno tondo nell’arte longobarda. Comunque nei secoli l’influenza umbro-lombarda e viceversa si è sempre alimentata con episodi e personaggi artistici e politici che nei secoli hanno punteggiato la storia delle due regioni. Il Perugino e il Pintoricchio sono due esempi della pittura umbra del rinascimento che hanno influenzato artisti di molte parti d’Italia compresa la Lombardia. Ma la Lombardia si è rifatta con le opere del Caravaggio il quale durante il suo soggiorno romano ha stretto vincoli artistici con l’Umbria. Un esempio è la sua amicizia con il Cardinale Francesco Maria del Monte (Città di continua a pag.70

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concorso d’arte Continua il contest lanciato da Riflesso: “Disegna la tua copertina�! Per candidarsi al prossimo numero inviare la propria opera entro il 3 maggio 2014 a: riflesso.lombardia@gmail.com

ulteriori dettagli su: www.riflesso.info


La Redazione è lieta di comunicare la grande partecipazione al concorso, al quale hanno aderito 77 Autori nel campo delle arti visive provenienti da ogni parte d’Italia oltre a 2 partecipanti dalla Francia e dalla Svizzera. Il successo dell’iniziativa ha permesso di valutare numerose proposte, realizzate da autori di ogni età, con tecniche legate sia alla tradizione che all’era del digitale. L’Arte visiva esce vincitrice da questo contesto, capace di coinvolgere generazioni, luoghi e stili diversi in una forma d’espressione potente ed impattante, in alcuni casi di significato immediato in altri celato e riflessivo. I media hanno la forte possibilità oggi di offrire agli Artisti nuove vetrine in ambienti espositivi trasversali. Riflesso sposa questa idea e sceglie di dare all’Arte lo spazio che merita, arricchendosi con essa, di espressione e contenuti, esibendola in copertina. Il grande numero e la qualità delle Opere pervenute, ha portato la Redazione a ritenere di dover dare visibilità non solo alle proposte che bimestralmente vinceranno la copertina, ma anche ad una selezione finale che verrà pubblicata in una specifica area del portale web dopo la conclusione dell’anno. Si ringrazia per l’importante supporto offerto, oltre al circuito istituzionale ormai saldo al Gruppo Editoriale Riflesso, anche i Partners che hanno promosso la diffusione nazionale dell’iniziativa; in modo particolare: Associazione Giovani Artisti Italiani – www.giovaniartisti.it Professione Architetto - www.professionearchitetto.it Istituto Superiore di Comunicazione - www.ilas.com Find my Talent - www.findmytalent.it Art Job - www.artjob.it


EVENTI

GUSTAV KLIMT A MILANO L’ARTISTA AUSTRIACO, NELLA COMPOSIZIONE DELLE SUE OPERE, FU FORTEMENTE INFLUENZATO DALLA PASSIONE PER LA MUSICA E PER IL TEATRO COSÌ COME DAI SUOI RAPPORTI AFFETTIVI ITALO PROFICE

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a mostra inaugurata il 12 marzo a Palazzo Reale di Milano celebra uno dei nomi che più hanno segnato la storia dell’arte nei primi lustri del XX secolo. “Klimt alle origini di un mito” espone alcune delle opere più significative nel percorso artistico del pittore austriaco. La mostra curata da Lafred Weidinger ed Eva di Stefano si concentra su

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20 dipinti di Gustav Klimt. Il visitatore potrà ammirare anche i lavori dei suoi fratelli Ernst e Georg e di altri artisti, terminando il percorso espositivo in una grande sala interamente dedicata alla ricostruzione del grandioso “Fregio di Beethoven”. L’obiettivo dei curatori è guidare il visitatore alla scoperta dell’universo klimtiano, partendo dall’inizio dei suoi


studi alla Scuola di Arti Applicate di Vienna. Impossibile non considerare la sua passione per la musica e per il teatro così come l’importanza dei suoi rapporti affettivi che tanto hanno influenzato la sua opera. Il “Nudo Maschile” del 1883, la splendida “Salomé” del 1909 e l’incompiuto “Adamo ed Eva” del 1918 sono solo alcune delle opere che sarà possibile vedere. Klimt nacque a Baumgarten, un quartiere di Vienna nel 1862. Studiò presso la Kunstgewerbeschule, la Scuola di Arti e Mestieri di Vienna dove fruì di un insegnamento basato sulle varie tecniche: l’affresco, il mosaico, la ceramica, soffermandosi sull’importanza della decorazione e delle arti applicate. Solo a partire dal 1895 si vedranno le prime semplificazioni primitivistiche quando il linearismo e la tendenza alla bidimensionalità cominciarono ad essere sempre più preminenti nel suo linguaggio. Nel 1897 fu fondata la secessione e Klimt ne divenne il presidente mentre l’anno successivo nacque la rivista “Ver Sacrum” con cui Klimt collaborò attivamente. Nello stesso anno iniziò la composizione di quei ritratti femminili che punteggiano tutta la sua opera e che forse ne segnano il culmine artistico. Nel 1903 compì un viaggio a Ravenna e il suo eclettismo si arricchì in maniera determinante dell’influenza dei mosaici bizantini. La sensazione di horror vacui che lo attanagliava lo portava a riempire gli spazi ogni volta che poteva: questo sarebbe diventato il tratto distintivo della sua espressione artistica. Arrivò a eliminarli accentuando la bidimensionalità o riempien-


do i vuoti con un eccesso di elementi decorativi (figure geometriche, superfici d’oro e d’argento, volute, simboli astratti, fiori) e con la loro ossessiva reiterazione; nasce da questo il concetto di “decorazione come contenuto” che sarà uno dei fondamenti dell’art nouveau. Nel 1902, in una sala del Palazzo della Secessione, Klimt realizzò un fregio in sette pannelli ispirato alla Nona sinfonia, disposto attorno alla statua di Beethoven di Max Klinger. Con quest’opera che è possibile ammirare alla mostra, Klimt tentava di realizzare uno dei punti più ambiziosi ed utopistici della sua filosofia artistica: l’opera d’arte totale. Il “periodo dorato” terminò nel 1910 e la “Salomé” esposta è una delle ultime testimonianze. Successivamente Klimt iniziò una pittura di colori

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vivaci su fondi dipinti con toni uniformi. Sin dal 1901, contemporaneamente ai ritratti e ai soggetti simbolici, Klimt si era cimentato con una serie di opere paesaggistiche che mostrano una ricchezza lussureggiante di alberi, fiori e foglie, sulla scia del post-impressionismo di Toulouse Lautrec e Van Gogh. Il pittore si mostra qui nella sua veste meno conosciuta, quella che la mostra meneghina racconta attraverso l’esposizione delle sue opere “alle origini del mito”. Per chi non potesse fare a meno di ammirare il celeberrimo “Il bacio”, non resta che recarsi nel bookshop annesso. Klimt morì nel 1918 a Vienna; è riconosciuto quasi unanimemente come il pittore più rappresentativo dell’ art nouveau. La mostra sarà aperta tutti i giorni fino al 13 luglio a Palazzo Reale di Milano in Piazza Duomo.


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EVENTI

SALONE INTERNAZIONALE DEL MOBILE

l ’a r r e d o e i l d e si g n si u n i s c o n o a l l a m o d a e a l l ’a rt e t r o va n d o i l l o r o p u n t o f o c a l e nel c apoluo g o lombard o ELISA GIGLIO

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ilano è sinonimo di arredamento, moda, arte e design, che si miscelano insieme per creare un evento unico. Si tratta del Salone Internazionale del Mobile, grande manifestazione prestigiosa per gli amanti del settore e non, che si terrà presso i padiglioni della fiera di Rho-Milano dall’8 al 13 aprile. Grande attesa, dunque, per uno degli eventi più importanti non solo per il nostro Paese, ma anche per il panorama internazionale: non a caso arriveranno addetti ai lavori e semplici appassionati da circa 160 paesi, grazie anche ai numerosissimi espositori stranieri che intervengono ogni anno. La 53esima edizione sarà divisa in tre settori a seconda della tipologia di stile, classico, moderno e design, e comprenderà anche il Salone Internazionale del Complemento d’Arredo, la biennale EuroCucina con l’evento collaterale FTK Technology For the Kitchen, il Salone Internazionale del Bagno e il SaloneSatellite. La 20esima

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edizione di EuroCucina offrirà le migliori soluzioni italiane e straniere di arredo nei suoi quattro padiglioni dedicati, 9-11 e 13-15. L’evento collaterale FTK, invece, si occuperà degli elettrodomestici da incasso e delle cappe d’arredo per una cucina futuristica e stilosa. La biennale dedicata al bagno avrà tutte le ultime novità per questo ambiente indispensabile e per la prima volta occuperà i padiglioni 22-24. Il SaloneSatellite, invece, sarà dedicato interamente ai giovani creativi e sarà ubicato negli spazi 13-15. Poi con il concorso SaloneSatellite Award i tre migliori progetti verranno premiati con lo scopo di favorire il dialogo tra i giovani e le aziende espositrici. Tantissime le novità in serbo in fatto di arredo con circa 2.400 espositori. Faranno il loro ingresso nuove aziende del mondo dell’arredo, come Hästens, Kvadrat, Iittala, Tom Dixon, e del settore moda, come Ferré, Pierre Cardin, Ungaro. Ci sarà inoltre il ritorno di nomi significativi,


come Flötotto, Gebr. Thonet, SCP, Thonet, Treca, Wittmann. Ad animare i padiglioni di Fiera Milano, ci sarà l’evento collaterale “Dove vivono gli architetti”, curato da Francesca Molteni e Davide Pizzigoni. Si tratta di un progetto espositivo con installazioni che vedono protagonisti gli spazi domestici

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più interessanti. Un percorso davvero intrigante, per vedere modelli di case da vivere, sperimentazioni architettoniche e stilistiche, linguaggi diversi. Shigeru Ban, Mario Bellini, David Chipperfield, Massimiliano e Doriana Fuksas, Zaha Hadid, Marcio Kogan, Daniel Libeskind e Bijoy Jain/Studio Mumbai saranno gli otto architetti internazionali, che apriranno le porte delle loro “abitazioni private”, situate al padiglione 9. Quest’anno anche la tecnologia sarà “di casa” per rendere l’esperienza degli oltre 300 mila visitatori ancora più interattiva e social: infatti, da metà marzo sarà possibile scaricare l’App aggiornata del Salone, oltre alla presenza dell’evento in rete attraverso blog, facebook, twitter, linkedin e youtube. Infine, il Fuori Salone, che si terrà sempre in concomitanza con la manifestazione internazionale, accenderà le vie della capitale lombarda con vari progetti ed eventi originali, tra cui quello espositivo din - design in.

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EVENTI

I TESSUTI DI ELIANA, I RITRATTI DI COCO m o d a , d e si g n e a m i c i z i a : i n m o s t r a a m i l a n o i t e s s u t i d e l l a d e si g n e r e l i a n a l o r e n a e i r i t r at t i d i c o c o c h a n e l a d oper a di marion pike CLAUDIA PICCOLI

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ilano è sempre sede ideale di mostre ed esposizioni di moda e questo mese in particolare ci offre due esposizioni abbastanza peculiari, che oltre a fornire interessanti informazioni sulla moda cercano di indagare il suo rapporto con la società e con le altre arti. Oscilla tra moda e design la mostra “Crossover” tenuta al Design Cafè all’interno del Triennale Design Museum in zona Cadorna, e curata da Silvana Annicchiarico, direttrice della struttura. Protagonisti sono i foulard a fantasia e monocromatici di Eliana Lorena, designer per marchi come Fiat, Mandarina Duck e Zucchi e curatrice di esposizioni. In essi ricorre la stampa digitale, nelle fantasie floreali, paisley e a quadratini e ogni stampa viene presentata riprodotta in due diverse scale; i foulard monocromatici, invece, son corredati di una descrizione del loro colore e delle idee

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e sensazioni che quest’ultimo suscita. In una sezione a parte troviamo diverse barbie Mattel vestite con i tessuti di Eliana Lorena, che qui assumono svariate forme: burqa, sari, kimono, gon na e maglietta; una raccolta, insomma, di diversi modi di vestire, indicativCi di altrettanto diverse civiltà e popoli. Obiettivo della mostra, infatti, sembra essere quello di dimostrare come l’abbigliamento possa essere rappresentativo di differenti idee, modi di essere e culture. Altra esposizione curiosa e anche piuttosto insolita viene tenuta invece a Palazzo Morando e si chiama “Coco Chanel, un nuovo ritratto dipinto da Marion Pike, Parigi, 1967-1971”. Qui si incontrano moda e pittura: la mostra, curata da Amy de la Haye, docente di Storia del Costume presso il London College of Fashion, testimonia e documenta l’amicizia tra la celeberrima stilista Gabrielle “Coco” Chanel e la pittrice e ritrattista californiana Marion Pike. Le due ar-


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tiste si conobbero a Parigi nel 1967 grazie al loro amico comune Frederick Brisson, che avrebbe in seguito prodotto il musical “coco” a Broadway. L’esposizione comprende alcuni dei ritratti di Coco dipinti da Marion, tra cui “Chanel big head”(1967) e “Chanel in her atelier (studio)”(1967); si possono poi ammirare capi di abbigliamento Chanel che la stilista aveva appositamente creato per l’amica e per la di lei figlia Jeffie. Completano la mostra raccolte di lettere, foto che raffigurano le due artiste, e ritagli di giornale relativi alle loro vicende e successi. Tutti gli oggetti dell’esposizione sono stati conservati nel tempo dalla figlia di Marion Pike , Jeffie Pike Durham, che nel corso degli anni è diventata anche sua archivista. Non possiamo che dire: grazie Jeffie!


PICCARDI JEWELS, GLI ANELLI CAMOUFLAGE CHE FANNO TENDENZA Piccardi Jewels è un nuovo marchio del settore dei gioielli, che realizza anelli camouflage. Un’idea nuova, nata nel 2013 da una brillante intuizione di Paolo Piccardi, un giovane imprenditore della provincia di Perugia, che ha ideato e messo in produzione questa inedita collezione di anelli. Tutto nasce dall’osservazione delle tendenze nel mondo della moda e degli accessori. “Guardandomi in giro – afferma Piccardi – nell’ultimo periodo, ho notato un crescente interesse verso la moda del militare. Il fascino del camouflage, in tutte le sue varianti cromatiche, è irresistibile e intramontabile. Ho quindi immaginato di dare inizio a una attività tutta incentrata sul comparto degli accessori, e più in particolare su anelli realizzati con diversi colorazioni camouflage”. E così Piccardi è riuscito a creare un campionario con un prodotto unico, ma con tre utilizzi distinti (anello, ciondolo e portachiavi) con sei diversi colorazioni. Oggi questo oggetto si può acquistare in vari negozi in Umbria, Toscana e Emilia Romagna, ma soprattutto si può comprare su internet grazie allo shop online creato in concomitanza con il lancio del nuovo brand. In un periodo dove il “camo” è subentrato in ogni capo di abbigliamento e non solo, questo di Piccardi è un prodotto unico nel suo genere in quanto il primo “gioiello modaiolo” a riportare la mimetica in vari colori. Dopo uno sponsor con la fashion blogger Chiara Biasi, l’azienda, ancora in fase di evoluzione e in ricerca di nuovi collaboratori per la distribuzione, è in fase di espansione sul territorio nazionale. Nel settembre 2014, Piccardi parteciperà anche alla fiera di Vicenza. Il giovane imprenditore rassicura: “Altri progetti sono già in cantiere”. Il prodotto è anche acquistabile tramite e-commerce su www.piccardijewels.com e in pronta consegna in 24 ore.

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EVENTI

FIORI E SAPORI, UN APPUNTAMENTO IMPERDIBILE ALL’OMBRA DELLA MADONNINA S u l N av i g l i o G r a n d e va i n s c e n a l ’e sp o si z i o n e d i p i a n t e , f i o r i e at t r e z z at u r e d a g i a r d i n o c h e d a v e n t ’a n n i a p pa s si o n a g l i a m a n t i d e l pollice verde ILARIA ZANNETTINO

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renetica, operosa, chic, instancabile, un orologio le cui lancette segnano sempre l’ora esatta. questo è tanto altro ancora è Milano, cuore pulsante dell’economia italiana, capitale della moda e del design, dell’industria e delle nuove tendenze. Stupore e meraviglia nel constatare la sua versatilità: attenta a non portare mai ritardo, quando si presenta l’occasione giusta, si lascia sedurre dalla bellezza della natura, abbandonandosi per un tempo indeterminato al suo fascino arcano. Uno di questi momenti si realizza in occasione

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dell’iniziativa “Fiori sul Naviglio Grande”, promossa dall’Associazione del Naviglio Grande. Prima opera idraulica milanese e lombarda risalente al XII secolo, terminata la sua funzione di via di transito per barconi carichi di merce, il Naviglio Grande diviene luogo d’incontro e divertimento: nel secondo dopoguerra accoglie il Carnevale Ambrosiano e in seguito irripetibili jam session notturne. Attualmente il quartiere ha due facce, quella notturna animata da locali, pub, osterie e quella diurna, caratteristica e pittoresca, sede di atelier e botteghe artigiane.


Da vent’anni a questa parte, nel mese di aprile, sulle sponde del Naviglio Grande ha luogo “Fiori e Sapori”, importante esposizione di piante, fiori e attrezzature da giardino. L’evento ospita più di 200 florovivaisti provenienti da tutta Italia e molte scuole di floricoltura; ogni espositore ha il


compito di allestire scenograficamente il proprio spazio, così da restituire al visitatore un impatto visivo unico. Effetti speciali di primavera che si specchiano nell’acqua, il ”Ponte dei Sassi” e il Vicolo dei Lavandai addobbati, le Alzaie e la Ripa di Porta Ticinese trasformate in uno splendido giardino fiorito, rigoglioso e variopinto. Spettacolari addobbi, realizzati con raffinato gusto estetico e artistico, riproducono un’aia con pollame e attrezzi da lavoro, così come un giardino all’inglese, luogo in cui la natura non è mai incolta anche quando assume aspetti selvaggi. Partendo dalla Darsena e scendendo fino al ponte di Via Valenza, si passa accanto a bancarelle adornate con fiori e piante di ogni genere: gerani, glicini, essenze e specie rare, bonsai e rose delle più insolite, piante grasse, odorosa lavanda, camelie, gardenie, gemme esotiche. Alcune delle varietà esposte hanno origini lontane: abili coltivatori

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locali, eccellenti nell’arte floreale, importano bulbi e semi provenienti da Oriente e Occidente con l’obiettivo di consentire ai visitatori di dare sfogo alla propria passione e ornare cortili, giardini, terrazzi e davanzali. Le piante acquistabili sono molteplici: dai rampicanti alle carnivore, dai bonsai alle orchidee, dalle acquatiche a quelle da vaso. Fiori, gemme, arbusti ma non solo.. in mostra anche prelibatezze prodotte da aziende agricole di nicchia: confetture biologiche, formaggi a pasta morbida o dura, vini corposi, salumi prelibati, cioccolato e mieli di varie tipologie, agrumi di Sicilia, spezie dai mille colori e granulometrie capaci di condurre per mano nel mondo fiabesco delle Mille e una notte. Una giornata all’insegna della tranquillità e della bellezza, un’occasione unica per godere delle piccole grandi cose di cui madre natura ci fa dono. Domenica 6 aprile, Naviglio Grande.. save the date!


EVENTI

BRAIN IN ITALY le pubblicazioni scientifiche italiane in molti settori, incluse le neuroscienze, sono ai primi posti in europa e nel mondo a cura della REDAZIONE

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l Brain Forum, quest’anno alla quarta edizione (www.brainforum.it), punta i riflettori sui ricercatori italiani. In questi due giorni (15 e il 16 di marzo) dedicati completamente al “cervello”, al Brain Forum è stata affrontata l’idea di un rilancio delle eccellenze italiane nel campo delle neuroscienze, perché l’Italia in questo campo va forte. Questa si è proposta a tutti gli effetti come una sfida ardita in virtù del fatto che le università italiane denunciano una endemica carenza di fondi per la ricerca che contribuisce alla fuga per l’estero delle nostre menti più brillanti. A dispetto delle condizioni non propriamente ideali, questi scienziati, a tutti gli

effetti degli eroi, conseguono brillanti risultati pubblicati nelle più prestigiose riviste internazionali. Il Brain Forum vede la partecipazione di cinquanta scienziati stimati in tutto il mondo, tra cui molti giovani sia uomini che donne. Per l’occasione verrà presentato un programma che coniuga scienza ed edutainment, rivolto ad un pubblico più eterogeneo e non solo agli addetti ai lavori. Lo scopo è quello di avvicinare alla divulgazione scientifica un pubblico più vasto, anche in vista della prossima EXPO 2015. La formula innovativa ideata per l’occasione ha permesso agli scienziati di con-

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frontarsi in dibattiti, di assistere a lezioni magistrali e a relazioni scientifiche. A ciò si è voluto aggiungere spettacoli teatrali e films presentati dagli stessi scienziati su tematiche innovative e stimolanti, direttamente collegate alla ricerca sul cervello, all’intelligenza artificiale, alle manipolazioni della memoria, al rapporto tra uomo e computer, all’empatia, all’identità, all’immagine di sé. Malgrado la scarsità di risorse investite nel nostro Paese, per numero e qualità, le pubblicazioni scientifiche italiane in molti settori, incluse le neuroscienze, sono ai primi posti in Europa e nel mondo. Un articolo apparso qualche mese fa sul sito del CNR francese ha sottolineato come le statistiche sulla ricerca scientifica in Italia rivelino una chiara contraddizione: non-

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ostante le risorse della ricerca scientifica siano significativamente ridotte al confronto di quelle a disposizione in altri paesi industrializzati, la sua produzione in termini di pubblicazioni scientifiche è la tra le più prolifiche e rispettate nel mondo e in Europa. L’Italia ha in media solo 3,4 ricercatori ogni mille impiegati rispetto ad una media francese di 8,2. Eppure nel periodo compreso tra il 1998 e il 2008 l’Italia ha prodotto 371,205 pubblicazioni scientifiche, posizionando il paese all’ottavo posto nel mondo e quarto in Europa. Nel settore della Neurologia, secondo questo articolo, il nostro paese è al secondo posto dopo la Germania. Nello stesso periodo di tempo, le pubblicazioni italiane sono state le settime più citate a livello internazionale (4,16 milioni) particolarmente


nei campi della biologia molecolare, della genetica, dell’immunologia, dell’aerospazio e delle neuroscienze, dimostrando di che pasta siano fatti i nostri ricercatori. “Abbiamo cercato di dare un quadro il più ampio possibile della ricchezza della ricerca in Italia” spiega Viviana Kasam, presidente di BrainCircleItalia e ideatrice del BrainForum . “La nostra selezione non ha alcuna pretesa di essere esaustiva. Ci sono tanti altri bravissimi ricercatori nel nostro Paese che ci sarebbe piaciuto in-

vitare; con il panel di relatori coinvolti quest’anno abbiamo cercato di garantire una varietà nelle tematiche, ma soprattutto abbiamo voluto dare spazio ai giovani e alle donne, purtroppo ancora poco valorizzate in ambito scientifico”. Il festival Brainforum 2014, nato con il patrocinio del comune di Milano nell’ambito del programma “Primavera di Milano”, avrà luogo nelle sale del Teatro Franco Parenti di Milano ed ha ricevuto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.


GREEN ECONOMY

Metro e rete fognaria: nuove risorse per il riscaldamento? le celsius city, puntano a recuperare e ridistribuire intelligentemente il calore attualmente sprecato MARINA MANUELA SOTGIU

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e vi dicessero che il tempo che passate sotto il getto caldo della vostra doccia potrà contribuire un domani ad agevolare il riscaldamento della vostra casa? E se inoltre vi dicessero che grazie alla metro che prendete tutti i giorni per andare a lavoro, interi quartieri potrebbero vedere dimezzati i costi per il riscaldamento delle abitazioni? Probabilmente dareste del folle o dell’utopista a chi vi espone tali idee! E qui vi sbagliereste, non si tratta infatti di belle utopie, quanto piuttosto di una prossima realtà: la creazione di una rete intelligente di recupero e ridistribuzione del calore prodotto in vari contesti, ad oggi totalmente sprecato. Questo è il concept alla base del progetto europeo Celsius, Combined Efficient Large-Scale Integrated Urban Systems, portato avanti dai ricercatori dell’Università di Aalborg in Danimarca, nel quadro della più vasta “Heat road map” eu-

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ropea, e approvato dalla commissione europea. Il progetto fa parte delle strategie che diversi paesi dell’Unione Europea stanno mettendo a punto per ridurre le emissioni di carbonio in atmosfera e raggiungere gli obiettivi comuni di risparmio energetico al 2020, e prevede di dar vita a una rete di Celsius City, ovvero delle città smart energeticamente, dove il calore oggi disperso nelle fogne, nei data-center, nelle industrie e addirittura nelle infrastrutture, verrà raccolto e ridistribuito attraverso una rete intelligente di teleriscaldamento e teleraffrescamento, in quelle zone della città che per motivi strutturali risultano maggiormente “energivore”. Secondo i ricercatori del progetto Celsius, coordinati dall’ingegnere Jonas Cognell, la tabella di marcia prevede il coinvolgimento


nella strategia di 50 nuove città entro la fine del 2016, così da portare ad una riduzione annuale di almeno 100TWh nell’uso di energia primaria; ciò consentirà di ridurre le emissioni di CO2 di circa 20 milioni di tonnellate. L’ obiettivo di Celsius è impegnare altre 100 città alla fine del 2026, e far scendere l’uso di energia primaria di almeno 600TWh annualmente, il che si traduce in elevati risparmi per i contribuenti finali oltre che nella creazione di nuovi posti di lavoro grazie alle opere di ammodernamento da realizzare nelle città che aderiranno al progetto e otterranno i finanziamenti (la città di Genova ad esempio, in partnership con la città di Goteborg, ha già avviato delle strategie inerenti il programma Celsius). Come si pensa di recuperare il calore e ridistribuirlo? Secondo i ricercatori, il calore sprecato deve essere convogliato in accumulatori di calore a livello di quartiere (grandi vasche sotterranee termicamente isolate o ampi volumi di roccia in profondità), scaldati da scambiatori di calore, tenuti a 70-90°C. Da questo serbatoio di quartiere andranno ad attingere gli impianti di riscaldamento e di acqua sanitaria delle abitazioni, tramite scambiatori o pompe di calore, eliminando o riducendo al minimo la necessità di usare combustibili fossili. Analogamente, si potrebbero costruire accumulatori di freddo, che usano l’acqua profonda di laghi o mari, per man-

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tenere un deposito termico a 6 °C di temperatura o meno, e usarlo poi per rinfrescare gli edifici. In una città Celsius l’energia termica si può quindi recuperare dagli inceneritori di rifiuti, dagli impianti di depurazione, dalle industrie, dalle fogne cittadine in cui l’acqua ha una temperatura di 20°C, ma anche dalle metro, ed essere poi usata per riscaldare le nostre abitazioni o altre strutture produttive. In Inghilterra ad esempio, Celsius cofinanzia con la municipalità di Islington, a Londra, un progetto di ampliamento della rete di teleriscal-

damento in modo che accolga anche il calore sprecato del Tube, la metropolitana di Londra, la cui Northern Line corre sotto Islington. La ventilazione di queste vecchie linee della metropolitana londinese, insufficiente a smaltire il calore prodotto dai motori elettrici e dai freni dei treni oltre che dai milioni di passeggeri, causa infatti quel poco gradevole effetto “sauna”, che anche i passeggeri di alcune linee del metro di Milano si trovano a vivere negli orari di punta. Aspirando via questo calore in eccesso e concentrandolo con pompe di calore, può dunque essere usato per produrre acqua calda da distribuire ad almeno altre 500 case di Islington entro il 2016. A Copenhagen, invece, il calore di un accumulatore termico di quartiere, servirà a scaldare i traghetti quando sostano in porto, così che non debbano tenere sempre accesi i motori. Le strategie e le possibilità che si possono attuare nel programma Celsius sono innumerevoli, e i risvolti delle loro applicazioni sono tecnicamente molto più articolati di quanto si possa affrontare qui, ma i benefici che se ne otterrebbero nel medio e lungo periodo sono sicuramente intuibili e auspicabili da ciascuno di noi. Be smart and save energy!

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VIGNE OLCRU NUOVO PROGETTO VINICOLO NELL’OLTREPÒ PAVESE


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pochi mesi dalla sua inaugurazione (avvenuta il 12 ottobre 2013), la cantina “Vigne Olcru” ha già collezionato diversi titoli e riconoscimenti. Il segreto del suo successo? Passione per il vino, vocazione, ricerca e qualità ed un alto profilo d’immagine. Alla base di tutto c’è un team costituito dal Professor Leonardo Valenti, docente presso l’Università Statale di Milano ed altri esperti sia in enologia che agronomia, geologia, architetti internazionali ed esperti in Marketing e pubblicità. Insieme hanno messo a punto un progetto innovativo: una viticoltura di precisione, diversa dai metodi tradizionali, che coniuga l’attenzione alla biodiversità, per preservare la qualità delle vigne, con le più moderne tecnologie, come ad esempio la mappatura satellitare dei terreni. Il tutto viene eseguito con una grande attenzione all’impatto territoriale. L’architetto Cecilia Olivieri, che ha progettato il tutto, ha enfatizzato con materiali naturali il sinuoso paesaggio collinare evidenziandone le peculiarità. La cantina, sita nella zona dell’Oltrepò pavese, a Santa Maria della Versa, è stata edificata completamente sotto terra, sia per preservare le temperature, sia per ottenere una minor emissione di CO2 che comporta la naturale caduta degli acini dopo la pigiatura nelle vasche sottostanti. L’area identificato è quella con una forte vocazione per un vitigno in particolare, il Pinot Nero, declinato sia in Metodo Classico, invecchiato 48 mesi sui lieviti, che vinificato in rosso con cloni francesi.


Passione, QualitĂ e immagine sono i tratti distintivi della cantina Olcru


Per mantenere alto lo standard qualitativo dei prodotti, si è data rilevanza anche alle etichette, realizzate su indicazione di una multinazionale americana che ha campionato un significativo numero di persone di differenti età ed etnie , sia donne che uomini. La risultante è stata una serie di etichette molto identificabili con il marchio “Vigne Olcru” che rappresentassero una giusta proporzione fra eleganza ed innovazione. L’AIS (Associazione italiana Sommelier) di Monza ha proclamato la


cantina “Vigne Olcru” la “Cantina Ufficiale” per la stagione 2013 e 2014 dove verranno organizzati i Master in cantina e i Master nelle vigne. Invece l’Ais di Milano ha portato e porterà tutti i corsisti del primo e secondo livello del corso di sommelier. Vigne Olcru è un marchio che promette prodotti di elevata qualità. Anche per questo sceglie di non rivolgersi alla grande distribuzione, proponendosi altresì ai privati intenditori e sui mercati esteri. INFO

Via Buca, 26 Santa Maria Della Versa Pavia (PV) Sito Web: www.vigneolcru.it E-mail info@vigneolcru.com Tel. 0385-799958 ; 345-6774592 Facebook: Vigne Olcru


ArTE e architettura

la triennale di milano: 80 anni DI design e protagonisti ‘piero fornasetti 100 anni di follia pratica’ : omaggio ad un creativo poliedrico, ARTISTA TRA I più originalI del panorama italiano del xx secolo FRANCESCA CASANOVA


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el 1933 Milano vede il compimento di un progetto architettonico che contribuirà al suo futuro imprescindibile di capitale italiana del design, la costruzione del Palazzo dell’Arte. L’edificio, opera dell’architetto Giovanni Muzio, presenta uno stile di innegabile matrice classica che donandogli un carattere monumentale e di ‘regime’ gli rende spontanea consacrazione a ‘Tempio dei Design’. Al suo interno viene immediatamente collocata la sede delle Esposizioni internazionali delle Arti decorative e industriali moderne e dell’Architettura moderna, la Triennale di Milano. Proprio in quello stesso anno, durante il quale si inaugura l’attività espositiva di un’ istituzione culturale che diventerà unica nel suo genere, quale catalizzatrice di innovazione, tendenze e sperimentazione, Piero Fornasetti, milanese doc e appena ventenne inizia la sua variegata carriera come stilista, presentando appunto alla triennale una collezione di foulard in seta con stampe surrealiste. Successivamente pero’ la commissione della triennale gli nega la possibilità di esporre ulteriormente la sua produzione in quanto ‘accus la sua nascita, e la Triennale riapre i suoi battenti al fantasioso e umoristico ‘Mondo Fornasetti’; una bella rivincita, anche se purtroppo postuma, per questo poliedrico protagonista del ‘900 italiano, questo nell’iniziale tentativo di riappropriare questo artista del suo meritevole ruolo da protagonista nella storia del design italiano. Ben 37468 i visitatori che dal 13 novembre al 9 febbraio 2014 hanno visitato l’onirica e straordinaria esposizione. Riscossore del successo, Il figlio Barnaba Fornasetti, curatore della mostra che ha manifestato straordinaria soddisfazione per l’eteroge-

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nea formazione del vasto pubblico che spaziando dalle famiglie, agli studenti, agli appassionati e ai semplici curiosi ha risposto in maniera visibilmente entusiasta all’evento. Sono stati esposti una selezionata varietà di 700 pezzi provenienti dall’archivio Fornasetti, a fronte dei circa 13000 che ha ideato nella sua intensissima carriera. Gli oggetti esposti,di varia natura,spaziano dalle stamperie illustrate per libri, agli oggetti d’uso stampati: portariviste, secchielli, portaombrelli, servizi per il tè o il caffè, lampade e lampadari, appendiabiti, ai paraventi, ai trumeau meravigliosamente laccati, ai piatti in ceramica raffiguranti l’enigmatico volto della cantante lirica Lina Cavalieri. Non ultimi i suoi vassoi dei quali produce infinite variazioni; il tutto esposto lungo un percorso espositivo articolato in sezioni. La sua produzione è straordinaria e il suo autonomo e personalissimo approccio è inconfondibile grazie ai riferimenti iconografici di cui si avvale e che fa adagiare sui suoi oggetti:carte da gioco, strumenti musicali, maschere (in particolare Arlecchino), mani, conchiglie, pesci, farfalle, frutta, simboli delle stagioni e astrologici, sole e luna,

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ne risultano creazioni uniche impresse della sua onirica e folle capacità visionaria. Uno degli episodi cardine della sua vita professionale, è stato l’incontro e la successiva collaborazione con Gio Ponti, insieme disegnano la sedia sole, estremamente innovativa grazie la composizione della scocca, costituita da una sovrapposizione di strati in legno curvati a caldo. La mostra termina con una proiezione che incanta lo spettatore, un cortometraggio, che mette in scena una storia di animazione surreale che ci fanno sorridere, perché il mondo Fornasetti è immortale e vuole divertire ancora oggi chi si immerge in esso.

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architettura

DUE GRANDI ARCHITETTI UMBRI PER RENDERE più BELLA LA LOMBARDIA Giuseppe Piermarini e GaleaZZo Alessi sono i protagonisti della centralità architettonica di Milano MARIO TIMIO

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a Lombardia e più specificatamente Milano può farsi bella grazie al genio di due architetti umbri. Di cui, sono sicuro, pochi conoscono la provenienza. E per questo desidero tornarci sopra perché invece a noi umbri stanno molto a cuore. Del Piermarini si è già parlato nel numero precedente; di Alessi porrò in luce l’attività in questo articolo. Come è giunto Alessi a Milano? A Perugia Galeazzo Alessi era nato (1512) e ricevuto la sua formazione di architetto. Nella città natale notevoli e numerosi sono i suoi interventi entrati nella storia dell’architettura: la parte meridionale della chiesa di S. Lorenzo, la facciata di S. Maria del Popolo, il convento e la chiesa di S. Maria del Popolo. Ha diretto i lavori della Rocca Paolina sostituendosi al Sangallo; suoi sono i lavori per la basilica di Santa Maria degli Angeli e la rinnovata Chiesa di San Ruffino in Assisi. Ma le opere costruite

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in casa sono sempre poche rispetto a quelle edificate altrove. É comunque certo che, in fatto di edilizia, durante la sua vita artistica, a Perugia nulla si faceva senza il suo consiglio, “non si metteva chiodo senza interpellarlo”. Per la sua fama fu chiamato da Bartolomeo Sauli a Genova ove fece erigere il molo e la basilica di Carignano. Nella “Superba” il perugino conosce il commerciante genovese Tommaso Marino e a questi lega il suo nome a Milano poiché gli commissiona la costruzione (dal 1557 al 1563) dell’omonimo palazzo nobiliare sede dell’amministrazione comunale dal 19 settembre 1861. La costruzione del Marino procede con uno stile comparabile a quello delle più ricche corti dell’intera cristianità, dimostrando come in questa struttura l’Alessi ponga il meglio di sé stesso. Nel cortile del palazzo sono raffigurate le Fatiche di Ercole e le metamorfosi di Ovidio.


palazzo marino, piazza della scala - milano


Nel Salone d’onore (oggi conosciuto come Salone Alessi) fanno mostra di sé altre importanti pitture. Nel tempo, per varie traversie, parti del palazzo subiscono deterioramenti che richiedono continui restauri. Quello del 1781, dopo il passaggio proprietario allo Stato, si caratterizza per l’intervento dell’altro architetto umbro, il folignate Giuseppe Piermarini che si trovava

in zona impegnato nell’edificazione della Scala. Egli supervisiona i lavori con rigido rigore seguendo lo stile originale dell’Alessi. E come se i due architetti lavorassero in sinergia seppure separati da circa due secoli. Galeazzo – scrive lo storico Luigi Bonazzi –, “fu superiore alla sua fama, benché la fama fosse grande” ed i milanesi lo sperimentano quotidianamente realiz-

cortile di palazzo marino - milano


Basilica Santa Maria degli angeli - assisi

zando come “dopo secoli di servitù poteva eleggersi più bella e magnifica sede il municipio della città”. A Milano Alessi ebbe un grande successo anche con le donne, e non solo per la sua fama. Egli era bello, “di quella bellezza civile che affascina le donne e tiene in rispetto gli uomini”. É la stessa bellezza che egli coniugava alla maestosa serenità dei suoi edifici. Fronte alta e spianata, occhio lucido e fermo, barba folta e nerissima, tutti gli ingredienti per renderlo ancor più interessante della sua fama. Quando e morto nel 1572, Perugia ed il mondo artistico hanno realizzato di aver perso un grande personaggio. Vorrei che anche i milanesi quando attraversano piazza della Scala o salgono le scale del municipio tengano a mente che quel palazzo è opera di un altro umbro: Galeazzo Alessi.

Basilica Santa Maria Assunta in Carignano - Genova

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architettura

VILLA NECCHI CAMPIGLIO, raffinata ed ardita dimora nel cuore di milano La villa si dotò della prima piscina privata in città

Foto di giorgio majno

GIULIO SIENA


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a straordinaria residenza progettata nell’anno 1932 dall’architetto Piero Portaluppi fu voluta dai coniugi Angelo Campiglio e Gigina Necchi originari di Pavia, desiderosi di installarsi in un quartiere dell’alta borghesia milanese. I raffinati committenti, imprenditori nella produzione di ghise smaltate e macchina da cucire (celebre il marchio Necchi), chiesero di realizzare un’abitazione che unisse classe e funzionalità, eleganza e comfort in un disegno architettonico di respiro moderno, fresco ed ardito. Un ampio lotto di terreno arricchito da un elegante giardino con campo da tennis e piscina, la prima ad essere realizzata su un terreno privato, abbraccia questa dimora garantendone tranquillità e riservatezza. Il disegno rigoroso delle linee e superfici testimoniano chiaramente l’adesione dell’architetto Portaluppi allo stile razionalista italiano, pulito, severo ed essenziale, che verrà poi in alcuni ambienti “tamponato” dall’intervento, più settecentesco, negli arredi dall’architetto Tommaso Buzzi. Il piano terra fu destinato a prestigiosa sede di rappresentanza, quello superiore adibito a zona notte e l’ampio sottotetto riservato alle camere per la servitù. Il seminterrato ospitava, invece, i locali di servizio e deposito nonché quelli dedicati alle attività ricreative dei padroni di casa (palestra, sale per proiezioni, spogliatoio e docce per la piscina). Colpiscono la modernità e l’innovazione impiantistica di cui si dotò la villa: ascensore, montacarichi per vivande, citofoni interni, piscina riscaldata, grata automatica di sicurezza all’ingresso, caveau murati. Il tutto fu impreziosito da un apparato decorativo di pregio con ricercati materiali di estrema bellezza. La villa, così come le collezioni private che vantano opere di Balla, Boccioni, Canaletto, Carrà, De Chirico, De Pisis, Martini, Morandi, Sironi, Tiepolo ecc., fu donata al FAI che ne curò i restauri per offrirla, dal 2008, come gioiello ai visitatori.

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Italiarch

Interventi Architettonici d’Eccellenza

La rubrica illustra interventi architettonici in Italia, ritenuti degni di nota per la ricercatezza nelle soluzioni stilistiche e tecnologiche adottate e/o per la capacità di integrarsi e qualificare il contesto in cui insistono. La Redazione lascia la parola agli stessi Progettisti, che potranno descrivere la genesi del proprio intervento. Le opere trattate potranno essere proposte sia dai Progettisti (inviando un articolo di lunghezza massima 5.000 battute spazi inclusi oltre a fotografie significative) sia individuate dalla Redazione, che in ogni caso valuterà la coerenza dell’intervento architettonico con il target della rubrica. Inviare a: riflesso.lombardia@gmail.com

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INTERVENTO ARCHITETTONICO RESIDENZA ISABELLA

Progettista: Arch. Omero Marchetti Luogo: Latina Keyboard Concepts: Zero Energy Building / Città Sostenibile

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’irrompere delle tecnologie, e delle tecniche costruttive attente ad una sostenibilità della nostra presenza sul pianeta, nel paesaggio costruito, e particolarmente nel paesaggio urbano, sta segnando un passaggio per cui nulla di quello che prenderà forma sarà come quello che abbiamo costruito, a cui siamo abituati, che abbiamo studiato ed abbiamo imparato ad apprezzare e ad amare. Gli apparati del solare termico, le centrali di condizionamento con il loro groviglio di macchine e condotti, i terrazzi con i pannelli fotovoltaici orientati ed inclinati per produrre elettricità, talvolta in ovvia dissonanza dalle sagome, dalla geometria delle costruzioni su cui vengono installati, stanno producendo una lacerazione dei codici che da duemila, duemila e cinquecento anni hanno costituito il nostro canone espressivo, fatto proprio dagli architetti, dai committenti, dagli abitatori delle città. In realtà vengono considerati come elementi di volgarità, talvolta forzatamente appiccicati all’interno di un pattern complessivo che rifiuta simili aggiunte. Quasi quello che accadde al Bernini, quando aggiunse due campanili, (le famigerate ‘orecchie’) al Pantheon, e fu costretto alla fine a demolirle e tirale giù a furor di popolo. Ma questa transizione potrebbe essere ineludibile, questi elementi di ‘volgare’ potrebbero essere gli incunaboli di un linguaggio nuovo che potrebbe sommergere il codice de “Le belle forme degli edifici antichi”, per dirla alla Raffaello. Se fosse questo un periodo, per quanto riguarda l’Architettura, assimilabile all’era in cui si assistette all’affiorare, poi all’irrompere ed infine al trionfo del linguaggio cosiddetto “volgare”, attorno all’anno mille in Italia quando i custodi della lingua latina, nobilissima, assistettero impotenti al naufragio del tesoro infinito di perfezione grammaticale, sintattica, poetica di cui erano custodi, in favore di quella lingua popolana, priva delle eleganze di cicerone e di Virgilio, licenziosa, volgare appunto? Se questi elementi scomposti e disarticolati potessero essere gli incunaboli del linguaggio che verrà? E si potrebbe pensare di articolarne la presenza, le correlazioni sintattiche e grammaticali, la strutturazione che dallo stadio afasico in cui li guardiamo oggi con perplessità passino ad una espressività compiuta, che potrebbe essere foriera di una bellezza inaspettata, sorprendente, capace di smagarci e di non farcele rimpiangere quelle belle forme che abbiamo assimilato fin’ora. Potrebbe verificarsi oggi, in architettura, quella stessa rivoluzione che dai tavolini nei vicoli della Firenze del Milleduecento, dalle novelle licenziose, dalle serenate, portò il linguaggio ‘volgare’ alla ‘Divina Commedia’? La sfida che sta dentro le matite, nelle dita di chi fa questo mestiere potrebbe essere questa.


DESCRIZIONE DEI CICLI TECNICI DI RESIDENZA ISABELLA ACQUA CALDA SANITARIA. Viene approvvigionata da un campo geotermico costituito da sei sonde a cento metri di profondità che lavora in parallelo con una serpentina in alluminio ad alto spessore di oltre un chilometro stesa sotto lo scudo fotovoltaico. CICLO ESTIVO RAFFRESCAMENTO A PAVIMENTO. Alimentato dal campo geotermico. CICLO ESTIVO RAFFRESCAMENTO ARIA. L’aria esterna viene catturata a livello della copertura, veicolata attraverso quattro cavedi in una intercapedine ricavata sotto il pavimento del piano interrato, avviata in ulteriori cavedi verticali dai quali viene introdotta in scambiatori aria-aria che condizionano, attraverso un doppio sistema di adduzione e ricircolo, l’aria interna agli ambienti dell’abitazione. CICLO ESTIVO SERRA BIOCLIMATICA. La serra bioclimatica a doppia parete di cristallo nel ciclo estivo funge da parete ventilata e contribuisce al raffrescamento dell’edificio, CICLO INVERNALE DELLA SERRA BIOCLIMATICA. Durante la stagione invernale il calore accumulato nel volume di aria intercettato dalla doppia parete viene veicolato sulla parete esterna dell’edificio attraverso un sistema di regolazione della circolazione della stessa aria. CICLO INVERNALE DEL RISCALDAMENTO A PAVIMENTO. Alimentato sempre dal campo geotermico e dalla serpentina istallata sotto il manto fotovoltaico. APPROVVIGIONAMENTO DI ENERGIA ELETTRICA. L’energia elettrica per gli usi dei singoli condomini e per i consumi comuni viene assicurata dallo scudo fotovoltaico installato in copertura.

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sanitÁ

IPPOTERAPIA A MILANO: QUANDO I CAVALLI DIVENTANO “DOTTORI”… i bambini dell’ ospedale niguarda salgono in sella per superare l’ handicap GIULIA RONCHI


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ccanto all’ospedale milanese Niguarda, ma lontano dalle corsie e dalle sale operatorie, c’è un’oasi verde in cui si pratica l’ippoterapia: è il Centro di riabilitazione equestre “Vittorio di Capua”. Primo esempio di horse-therapy in Italia, il centro è nato nel 1981 e ad oggi rientra nel reparto di Neuropsichiatria infantile del Niguarda. La sua coordinatrice, la fisioterapista Annalisa Roscio, spiega così l’attività del centro: “I pazienti a cui ci rivolgiamo sono soprattutto bambini, affetti sia da disabilità motorie che psichiche quali, ad esempio, sindrome di Down, autismo e iperattività”. Il coinvolgimento di animali a scopo terapeutico è una pratica che ha ormai preso piede anche in Italia, ma guai a generalizzare: ogni animale offre dei benefici specifici. “Nel nostro caso – prosegue Annalisa – la scelta del cavallo ricade su una serie di strumenti che l’animale in questione mette naturalmente a disposizione, dal ritmo, al movimento, alla sua corporeità e capacità relazionale. Tutte caratteristiche che, grazie all’aiuto di terapisti specializzati in riabilitazione equestre, diventano preziose risorse”. La riabilitazione equestre integra le terapie abituali che l’ospedale offre ai pazienti, costituendo per loro uno stimolo alternativo e al tempo stesso alettante. Molto importante è anche il contributo che, ogni giorno, apportano i volontari del centro. Come spiega una di loro, “ogni paziente ha un suo percorso personalizzato, con degli obiettivi specifici che i terapisti aiutano a raggiungere in un determinato lasso di tempo. Noi – prosegue la volontaria – ci occupiamo delle attività a terra, ossia organizzare e gestire tutti i lavori prima e dopo la terapia a cavallo: prepariamo il cibo per i cavalli, portiamo il fieno in stalla, coltiviamo l’orto, diamo da mangiare agli animali della struttura...”. La testimonianza di Sara si fa toccante quando le si chiede che valore abbia questa sua esperien-

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za: “Il volontariato è una forma di egoismo, perché quello che ricevi è di gran lunga superiore a quello che dai. Quando vedi che i bambini iniziano a riconoscerti e appena arrivano ti prendono per mano o ti buttano le braccia al collo, ti rendi conto di quali siano le cose che contano davvero nella vita. Dopo ogni turno ne esci più ricco, più pieno, con il cuore “gonfio” come lo chiamo io”. E poi ci sono loro, i bambini, i pazienti più numerosi. Attualmente il centro “Vittorio di Capua” ne ospita circa settanta, ed è uno dei pochi in Europa a essere inserito in una struttura sanitaria pubblica. Recentemente, proprio a fronte dei tagli alla sanità, i genitori dei piccoli pazienti hanno scritto una lettera indirizzata ai responsabili del centro, in cui esprimono tutta la loro solidarietà, il loro sostegno e la loro gratitudine per il lavoro svolto con i loro figli e, soprattutto, “per i progressi che essi riescono a fare nel cammino verso la loro autonomia”. I valori e i principi della pet-therapy, già contenuti in un documento che nel 2002 il ministero della Salute ha patrocinato “Carta Modena”, sono l’oggetto di un disegno di legge presentato dall’onorevole Michela Brambilla, la quale ha chiesto alla Camera che la sua proposta venga calendarizzata affinché queste cure integrative possano essere riconosciute dal Sistema sanitario italiano anche a livello nazionale. Da due anni infatti la Lombardia ha riconosciuto la riabilitazione equestre, riservandole una voce apposita sul tariffario regionale.


MOTORI

GiaNNI GIUDICI: UNa VITa al VOlaNTE

IL PILOTA RIPERCORRE GLI ANNI DELLA SUA CARRIERA AUTOMOBILISTICA ILARIA MOROLDO

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’ di Abbiategrasso. Classe ’46. Gianni Giudici. La sua passione per le auto nasce, come spesso accadeva, molto prima che ottenesse la patente.. Guidava di nascosto le auto del padre mettendole in moto con le forbicine per le unghie. Cominciarono così le sfide notturne, le scommesse… Niente di buono, ma, quanto basta per iscriversi alla sua prima gara. A Monza, con una 695 Abarth preparata da Repetto. Vince e da quel momento non lo ferma più nessuno. Prima bullo da bar e poi pilota vero. Uno dei pochi ad aver guidato tutto quello che c’era da guidare sulla faccia della terra. Su tutte le piste

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del mondo. Auto a volte impossibili, tenute insieme col fil di ferro. Fuori di casa perché così aveva voluto il severissimo genitore. “Sei bravo? Arrangiati!” E così che ha dovuto imparare molte cose della vita fino però a salire su auto importanti. Gare titolate. Piloti famosi.. La 24 h di Le Mans, il GT di Monaco, il DTM… Patrese, Alboreto, Merzario, Rosberg… Non si è fatto mancare niente. Belle donne comprese. Gli vengono anche affidate le gestioni di vetture ufficiali di grandi case: British Leyland, Toyota, Alfa Romeo, Opel. Nasce così la “ Scuderia GIUDICI”. Fino all’avventura con la Lotus con la quale vince


due titoli europei. Corrono per la sua squadra piloti tra i più celebri e vincono. Suo compagno di avventure ( anche extra sportive) è Alessandro Nannini col quale divide il volante di Ferrari, Maserati e Ginetta. Incendiando gli autodromi con una guida che non trova giustificazioni nella logica. É una malattia quella delle auto che sfocia nella definizione di una splendida raccolta di auto da corsa. Espressioni di culture mondiali. Accade così che accanto alle DTM di Nannini, Larini e Fisichella facciano bella mostra di sé “dragster” americani, “midget”, “ indy”, “Nascar” e tutto quanto l’uomo abbia prodotto per essere più veloce. Motociclette incluse. Non un museo e ,in quanto tale, un cimitero ma

un “atelier” dove le auto vengono smontate, riparate, riportate all’antico splendore. Con il massimo impegno filologico e con tutte le necessarie ricerche storiche. A disposizione di chi ha voglia di auto. Di auto belle, veloci e cattive. Auto da pista , da rally, da ghiaccio, da record, da cenere. Contestualizzate. Garantite da tutti i ricambi necessari. Custodite da tecnici di assoluta competenza. Ragazzi che le portano sui campi di gara per le competizioni di auto storiche. Anche qui volontà di primato come sempre in tutte le sue imprese. Sportive e commerciali. Cos’è quindi Gianni Giudici se non un bambino che non ha ancora smesso di giocare con le automobiline. Solo un po’ più grosse!


57 ALESSANDRO NANNINI e GIANNI GIUDICI


TEATRO

“SWAN LAKE RELOADED” AL TEATRO DEGLI ARCIMBOLDI DI MIL ANO ANDRÁ IN ONDA LO SPETTACOLO DI RYDMAN SARA ZOPPI

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l Teatro degli Arcimboldi di Milano ospita “Swan lake reloaded” dal 17 al 23 marzo 2014, riscrittura audace del più celebre tra i balletti classici di Cajkovskij; una fusione interessante tra street dance e danza classica. Rydman è già conosciuto al pubblico come membro fondatore della compagnia di danza svedese Bounce, ed è stato direttore creativo e coreografo dell’edizione svedese di X Factor 2012 e proprio per “Swan Lake Reloaded” si ispira al Lago dei Cigni di Mats Ek con cui collaborò in occasione del tour americano. “Swan lake reloaded” giunge a Milano dopo aver girato nei più grandi teatri d’Europa registrando un successo straordinario sia per il pubblico che per la critica, fin dal suo debutto a Stoccolma nel dicembre 2011. La ricchezza del cast e le coreografie di Rydman, confermano

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il taglio del tutto contemporaneo delle danze, valorizzate dalle luci e dai costumi la cui cura è assegnata a Emma Westerberg e Linus Fellbom. Sul palco i passi seguono le musiche originali di Cajkovskij ma anche brani moderni di gusto pop, rock e dance. Questo spettacolo è la reinterpretazione in chiave moderna del “Lago dei cigni”: il malvagio Rothbart della tradizione diventa un tossicodipendente spacciatore di eroina che vaga in un presente spietato, i cigni sono prostitute con lunghi stivali di vernice nera in contrasto con le pellicce bianche dei vestiti e le parrucche color platino. Insieme ai cigni che subiscono il pericoloso fascino di Rothbart, loro protettore e spacciatore, ritorna l’eterna lotta tra bene e male, il bisogno di droga, ma soprattutto di amore. Riuscirà il vero amore a spezzare l’incantesimo? Come finirà la storia questa volta? Sullo sfondo i graffiti di Daniel “Mr Pup-

pet” Blomqvist richiamano la vita urbana di oggi. Non vi è dunque traccia di stregoneria o di eventi soprannaturali in questa interpretazione così moderna e attuale. La prima rappresentazione de “Il lago dei cigni” ebbe luogo al Teatro Bolshoi di Mosca il 20 febbraio 1877 con la coreografia di Reisinger e in seguito divenne uno dei balletti più acclamati del XIX secolo. Tale opera ha dato luogo, nel corso degli anni, a molteplici interpretazioni, tra cui quella di Matthew Bourne nel 1995 per il Sadler Wells Theatre di Londra, dove i cigni sono interpretati da ballerini maschi. Fra i tanti adattamenti, il più recente è in versione cinematografica: “Il cigno nero” (2010), film diretto da Darren Aronofsky e interpretato da Natalie Portman, il cui ruolo le è valso l’Oscar come miglior attrice protagonista. Rydman ha dichiarato che l’idea della rilettura dei cigni più noti del balletto classico, trasformati in prostitute dai toni dark, gli è venuta durante la visita ad un

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negozio fetish di Londra in cui erano in vendita delle particolari gonne di pelle nera, che gli hanno ricordato dei cigni scuri. Rapito dall’idea di una insolita e nuova interpretazione del “Lago dei cigni”, dopo aver fatto ricerca su Google per accertarsi di non copiare l’idea di un altro, da’ avvio all’ideazione e preparazione dello spettacolo. Tra gli elementi originali di “Swan lake reloaded” ci sono le musiche: tra luci psichedeliche e momenti più neutri si attua un’affascinante commistione di stili diversi e opposti tra loro, come la musica classica, l’hip hop, il rock e gli esiti musicali più contemporanei di marca svedese e internazionale. La


presenza di sonorità legate alla street dance tende a valorizzarla e a farla conoscere ad un pubblico ampio e variegato. La preparazione dei ballerini è accademica ma sul palco eseguono passi e movenze legate alla street dance, danza di strada nata in America alla fine degli anni Settanta, come modo pacifico e rivoluzionario con cui i ragazzi reagivano ad una realtà spesso violenta e con gravi disagi. Il coreografo svedese definisce così il suo spettacolo: “Swan Lake è la storia che non smette mai di affascinare, la musica che non smette mai di incantare, i ruoli che non smettono mai di sfidare chi li interpreta, la produzione che non smette mai di ispirare”.

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GIRI DEL GUSTO

MILANO - PERUGIA, UN TANDEM DI GUSTO CON LA IMAF CHEF'S CUP IL TOUR RAPPRESENTA UN’ AVVINCENTE COMPETIZIONE A COPPIE TRA CHEF STELLATI CHIAMATI A CIMENTARSI NELLA PREPARAZIONE DI PROPOSTE GASTRONOMICHE ISPIRATE AL MONDO DEL CINEMA MARILENA BADOLATO

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ilano-Perugia, un tandem di gusto grazie al tour di Imaf Chefs’ Cup 2014, alta gastronomia legata al grande cinema, che, partito da Roma il 30 gennaio, si concluderà a Napoli il 17 aprile per le tappe italiane, mentre la finale si terrà a Los Angeles nel mese di giugno. Il tour più profumato e goloso che c’è, è un’avvincente competizione a coppie tra Chef stellati chiamati a cimentarsi nella preparazione di proposte gastronomiche ispirate al

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mondo del cinema. Rossella Canevari, scrittrice e appassionata del mondo dell’arte e della gastronomia, ne è l’ideatrice con l’obiettivo di offrire grandi spettacoli. A una giuria di esperti del settore, critici, giornalisti e food blogger, il compito di valutare i piatti creati dalle coppie basandosi su quattro criteri: bontà del piatto- aderenza al tema - complicità di coppia - costo del piatto. Milano ha vissuto la quarta tappa del tour, lo scorso 20 febbraio, al ristorante L’Opera dell’Ho-


tel de la Ville, dove i giurati hanno assaggiato e giudicato i piatti degli chef stellati Loretta Fanella consulente pasticcera per diversi ristoranti, e Igles Corelli, patron del Ristorante Atman di Pescia, Pistoia, direttore della scuola di cucina Les Chefs Blanches e docente presso le scuole del Gambero Rosso. Loretta Fanella, dopo l’incontro con Albert Adrià in Spagna e svariate esperienze di prestigio in Italia, oggi si dedica alla formazione di colleghi e professionisti del settore, insegnando l’estetica, il gusto e la qualità che sono al centro delle sue dolci creazioni. Igles Corelli è il creatore della “cucina garibaldina”, da lui stesso così definita in una sua pubblicazione, per l’uso di veri prodotti italiani da nord a sud della nostra penisola. Il film che ha ispirato i piatti della serata è stato La fabbrica di cioccolato, pellicola di Tim Burton, tratta dall’omonimo romanzo di Roald Dahl, con il fantastico Johnny Depp al centro della scena. I piatti, Anatra vanitosa di Corelli e Choco Magic della Fanella, hanno centrato il tema del film, mostrato l’affinità di coppia degli chef e hanno rispettato il parametro del food-cost, oltre ovviamente a quello della bontà. Anatra vanitosa, come la piccola Violetta Boregaurde del film, piatto che oscilla tra la

tecnologia degli ultrasuoni e la classica culinaria, con le sue sottili fette d’anatra in spuma di mare con salsa al cioccolato; Choco Magic, la creazione dolce, si rifà a quel “biglietto d’oro” che permetterà al bambino fortunato l’ingresso alla fantastica fabbrica, ambedue le preparazioni tese a catturare le magie, i colori, le affascinazioni del film. Questo in un avvincente Cooking Show, accompagnato dalle specialità preparate dal resident chef del ristorante l’Opera, Mario D’Amore, e da un dolce d’eccezione cucinato a quattro mani da Giulia Stefanin e Sandro Masci di Les Chefs Blancs: il Kimboom, una “bomba di dolcezza” con un cuore godurioso di gelatina al caffè, che sarà il dessert di tutte le tappe del tour. Proprio come la “Fabbrica di cioccolato” cambierà la vita del protagonista, Willy Wonca, costretto dal padre fin da piccolo a privarsi della goduriosa spezia, diventando invece il cioccolatiere più famoso del mondo, così nell’evento di Perugia che ha ripercorso il film Forrest Gump nella pellicola di Robert Zemeckis, un eccezionale Forrest - Tom Hanks farà della pesca dei gamberi, insieme all’amico Bubba, una vera e propria redditizia attività, riscattando una vita di diversità e diventando anzi protagonista della

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storia del suo tempo. La quinta tappa del tour si è tenuta una settimana dopo, il 28 febbraio, al Ristorante Collins dell’Hotel Brufani Palace: un avvincente Cooking Show insieme a due chef stellati che tra l’altro hanno insegnato piccoli segreti e tecniche. Angelo Troiani, patron di Convivio Troiani, ristorante ubicato nel centro di Roma, da settembre 2013 certificato con “Conosci il tuo Pasto” dell’Istituto Mediterraneo di Certificazione; e Giulio Terrinoni, amico e socio d’avventura, che volteggia sulla Collina Fleming della capitale con Acquolina Hostaria, un ristorante di pesce stellato Michelin. Entrambi docen-

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ti della importante realtà didattica COQUIS, Ateneo Italiano della Cucina. Hanno accompagnato i piatti dei due chef le preparazioni del resident chef Marco Faiella. Qui a Perugia ho fatto parte della giuria in qualità di critico gastronomico, con il compito di gustare queste prelibatezze. La Zuppa alla Bubba, creata da Angelo Troiani, era un sogno per Bubba, è un sogno per noi giurati. Un sogno nella burrata e nei gamberi rossi italiani. L’esplosione della burrata appare in dosato equilibrio con la dolcezza dei gamberi, con una marcia in più, quella dell’eleganza, elemento quasi estraneo ad una “zuppa”. Nel mio piatto su un morbido letto di burrata giace un gambero rosso nella sua stupenda integrità di sapore, di cottura perfetta- le zampette ne rivelano la croccantezza-, privato della testa e aperto, cosparso al momento di olio evo umbro, un omaggio alla nostra regione, con note agrumate in bocca di bergamotto e con piccoli dolci dadi di pera, quasi candita, e ancora sottili impronte di carciofo per la stagionalità. L’antica arte dei casari che utilizzavano gli avanzi di produzione e la crema di siero racchiudendoli in una pasta filata e creando una “stracciatella” di gusto, diventa nel piatto una bianca rete cha cattura il gambero donando morbidezza al sapore. L’interno del gambero è da brivido aromatico, all’esterno i piccoli dadi di dolcezza della frutta- pera glucosizzata, vitaminizzata, energizzata- galvanizzano invece il carciofo. Insomma stupore e bellezza in questa solitudine di mare bianco, solcato di rosso. Qua e là piccoli “chicchi” di pistacchi tostati, tanto per non abbandonare il bianco, rosso e verde del piatto. Lo Spaghettone Shrimp Balls, il piatto che seguiva, di Giulio Terrinoni, è un ponte tra paesi, geografie, cucine e storie di culture tra Italia, America, Occidente e Oriente. Interessante piatto dove le prelibatezze italiane storiche come il nobile caciocavallo podolico, danno il benvenuto alle shrimp balls, le polpette di gambero, che ritornano nella trama del film. L’arancia- la sua scorza asciugata e poi grattugiata che diventa magica “ polvere d’arancia”-, il curry delle pol-


pettine- un pizzico di giallo oro d’Oriente-, la piccola sardella calabrese, l’erba cedrina per la digeribilità oltre che per il profumo, tutti giocano nel mare della creatività e insieme si supportano ed esaltano a vicenda. Il gambero crudo, tagliato a coltello, è unito al pane essiccato e grattugiato a creare piccole polpette che si sciolgono in bocca. Un letto di prezzemolo sbianchito a dovere con la complicità delle bollicine dell’acqua minerale, una dolce salsa d’aglio di cui appena e lontano sentiamo l’aroma, e i pomodorini grigliati e affumicati sparpagliati come immagine mentale, fanno il resto. Il nido di spaghetti troneggia al centro del piatto, un letto brillante formato dalla bandiera del verde prezzemolo e del rosso dei pomodorini con le loro foglioline di erba cedrina, mentre la polvere d’arancia, che dona relax in bocca, gareggia in un corpo a corpo con il dorato del curry racchiuso nelle piccole boule di pesce. La parte ludica è data dal caciocavallo podolico grattugiato al momento del servizio: è il formaggio delle mucche che camminano. Il loro tetto è il cielo, la stalla un bosco verde dell’Appennino. Grande piatto, grande storia. Armonico, esteticamente ineccepibile, una “bandiera di gusto” nei colori italiani: la tradizione dei nostri colori e sapori sono nel piatto, ma insieme al mondo. I piatti, questi piatti, hanno raccontato la trama dei film: con una fantasmagorica allegoria di gusto, di bellezza, di perfezione, di creatività, hanno presentano l’impossibile nella possibilità. Nella Fabbrica di cioccolato, il cioccolato, sogno un tempo precluso, diventa invece mezzo per Willi Wonca di affermazione nel mondo proprio come famoso produttore di questa magica bontà. In Forrest Gump, il sogno della pesca dei gamberi condiviso con Bubba, garantirà una tranquillità e indipendenza economica. La trama del film si rammaglia, Forrest Gump rivive nella sua bella avventura.

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EDITORIALE Castello) al quale affidò il celebre quadro dei “Bari” recentemente ritrovato. Certo, la Lombardia ha acceso la prima fiamma per liberare l’Italia dall’invasore nel 1848. Ma se è vero che le Cinque giornate di Milano hanno immolato tanti lombardi, si deve riconoscere che centinaia e migliaia di volontari italiani, ed in prima fila umbri e folignati, da sempre amanti della libertà a qualsiasi prezzo, hanno insanguinato le strade e contrade della Lombardia, da Goito e Curtatone e Montanara, inneggiando all’Italia. Mi è capitato recentemente di leggere un libro di storia locale nel quale si enfatizzava la joint venture lombardo-umbra del primo dopoguerra. Nel 1935 si realizza a Foligno l’insediamento dell’Areonatica Umbra come società sussidiaria della Macchi di Varese. Le motivazioni della delocalizzazione erano la disponibilità di un ex-stabilimento di officine dismesse e la posizione geografica di Foligno che lontana dal mare e dai confini la rendevano più facilmente difendibile. Inizialmente le maestranze venivano da Varese, quindi da varie zone dell’Umbria. Nel 1943 assorbiva 2500 operai e 200 impiegati. Con una produzione massima di dieci aerei al mese che invia a Varese. Da tempo, comunque, l’Umbria ha offerto alla Lombardia (e non solo) di far parte della grande istituzione dell’Onaosi (Opera Nazionale Orfani Medici Italiani) e considerata la valenza regionale ha istituito a Pavia il “Centro Formativo” che è una sede distaccata della sede centrale di Perugia. Un altro tassello sociale che unisce le due regioni. Poi sono venute le fiere, le segue da pag.5

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grandi fiere, le esposizioni, le Expo. Le Expo maggiori si tengono abitualmente ogni cinque anni. La prima esposizione internazionale si è tenuta a Londra nel 1851 nella cosiddetta Great Exhibition, la seconda a Parigi ove per l’occasione è stata costruita la torre Eiffel inaugurata nel 1889. A Milano nel 1905 l’Esposizione lanciò l’attuale Fiera di Milano, ma venne utilizzato anche il Parco Sempione. Prima della Expo 2015, a Milano si fanno le prove generali organizzando una serie di esposizioni e mostra a cui ha partecipato anche l’Umbria. Alla MADexpo 2011(Architettura Design Edilizia) l’Umbria si è presentata nell’ambito della iniziativa “Borghi & Centri Storici”, con un programma volto a valorizzare i numerosi tesori umbri, quali i borghi, i parchi, i percorsi turistici, le vie storiche, culinarie, che rappresentano la vera ricchezza della regione e della quale noi di “Riflesso” siamo convinti propagatori. Sono queste le strutture che marcano l’identità del territorio e del paesaggio e che fungono da volano per promuovere prima sui lombardi poi sugli altri l’insieme delle eccellenze umbre. Ma maggiormente esposte saranno le “valenze” vincenti nella Expo 2015 quando l’Umbria sarà rappresentata negli appositi stand con prodotti enogastronomici tipici ed esclusivi- inserendosi a pieno titolo nella tematica della esposizione: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Il tutto per mettere in mostra bellezze storiche, paesaggistiche e prelibati prodotti culinari e per promuovere un turismo qualificato ed appagante.


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Riflesso Lombardia Marzo Aprile 2014