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Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo senso, o donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola , alle superiori: una signo ra sulla cinquantina, il viso tondo ma fresco, i capelli gni e idee lontane, mentre con il profumo dei fiori inseguo ricordi. I ciclamini che ho adesso mi fanno venire in mente quel buon odore che aveva la mia professoressa di italiano, alle superiori: una signora sulla cinquantina, il viso tondo ma fresco, i capelli morbidi e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola ha ora su di me un effetto di rimpianta tenerezza. Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immaginezza. Ricordol’entusiasmodeiprimigiornidell’annoscolastico,pienidiottimismo,divogliadiscoprire,dimettersiingioco…eppureinuncertosenso,oeglioco,odonna.Inrealtà,qualsiasiimmaginerelativaaitempidellascuola,allesuperiori:unasignora sullacinquantina,ilvisotondomafresco,icapellignieideelontane,mentreconilprofumodeifioriinseguoricordi.Iciclaminichehoadessomifannovenireinmentequelbuonodorecheavevalamiaprofessoressadiitaliano,allesuperiori:una signora sulla cinquantina, il viso tondo ma fresco, i capelli morbidi e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola ha ora su di me un effetto di rimpianta tenerezza. Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo senso, o e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. 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Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immaginezza. Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo senso, o e gli oco, o donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola , alle superiori: una signora sulla cinquantina, il viso tondo ma fresco, i capelli gni e idee lontane, mentre con il profumo dei fiori inseguo ricordi. I ciclamini che ho adesso mi fanno venire in mente quel buon odore che aveva la mia professoressa di italiano, alle superiori: una signora sulla cinquantina, il viso tondo ma fresco, i capelli morbidi e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola ha ora su di tina, il viso tondo ma fresco, i capelli morbidi e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola ha ora su di me un effetto di rimpianta tenerezza. Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immaginezza. senso, o e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo certo senso, o e gli occhi in mente quel buon odore che aveva la mia professoressa Mi di elli morbidi e gli occhi di p i a vo quella donna. In ce tenere dei fiori qreuaàtl,aanaod toravqou daeoln qreIn u m aiàtl,asil.simaetgn rieavlitea davanti alla finestra della stanza nella quale mi devo prestare. Mi danno un senso di malinconica serenità, e il loro profumo mi mette di buon umore. Spesso, negli archi di tempo che separano un ricevimento da un altro, mi affaccio a guardare il fuori, a respirare sogni e idee lontane, mentre con il profumo dei fiori inseguo ricordi. I ciclamini che ho adesso mi fanno venire in mente quel buon odore che elli morbidi e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola ha ora su di me un effetto di rimpianta tenerezza. Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo senso, o e gli occhi in mente quel buon odore che aveva la mia professoressa di elli morbidi e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immaginezza. Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo senso, o e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola ha ora su di me un effetto di rimpianta tenerezza. Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo senso, o donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola , alle superiori: una signora sulla cinquantina, il viso tondo ma fresco, i capelli gni e idee lontane, mentre con il profumo dei fiori inseguo ricordi. I ciclamini che ho adesso mi fanno venire in mente quel buon odore che aveva la mia professoressa di italiano, alle superiori: una signora sulla cinquantina, il viso tondo ma fresco, i capelli morbidi e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola ha ora su di me un effetto di rimpianta tenerezza. 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Pro Fir vin e Dir c n i ezio z a e Dir ne d Istr itto i u a Pro l z l o io g S

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Piano Offerta Formativa 2011–12

e t t t i Via Edu udio e Ma c nzo ativi n°1 ni 6

in r a eig l t à d in , a i o, d i tiva d i ai dell te ella tem a m mp ditiv pi d i t i de a ai te i m emp lla m mp o, ai i d di d o i de teti ella moella d, m p lla dva ai , i i i


Quaderno di Scuola L’ Assessorato alla Pubblica Istruzione della Provincia di Firenze è lieto di presentarvi : “Quaderno di Scuola”, una raccolta di immagini e documenti che raccontano i risultati delle varie proposte del Piano Offerta Formativa dell’anno scolastico 2011-2012, realizzato in collaborazione con Associazioni ed Enti. Da tempo l’obiettivo di questo Assessorato è di contribuire, insieme alle altre istituzioni del mondo della scuola, a valorizzare i percorsi dell’istruzione, corredando i piani curricolari, con progetti integrativi e innovativi. Fare questo risulta sempre di più difficile attuazione, tenuto conto della contrazione delle risorse da destinarsi all’istituzione a tutti i livelli della Pubblica Amministrazione. Quest’anno abbiamo deciso di trovare un modo per mostrare i risultati di questi percorsi, formativi e culturali, che sono stati rivolti principalmente allo sviluppo e al rafforzamento della creatività dei giovani, risorsa in cui dobbiamo investire per assicurarci un futuro migliore. Dalle immagini di “Quaderno di Scuola” si evince, infatti, che i progetti svolti dai vari Enti e Associazioni sono stati di parola nel sostenere e rafforzare la capacità di espressione degli studenti in varie forme e con vari mezzi. I risultati ci sono e li vogliamo condividere con tutti attraverso foto, poesie, pezzi teatrali, racconti, movimenti ed altro estrapolati dai vari progetti svolti. “Quaderno di Scuola” oltre ad essere per noi una conferma, è un omaggio alla fatica, alla passione, al lavoro di chi crede nei giovani e che per loro si impegnano ad agevolarli nella strada che vorranno intraprendere che, di questi tempi, tutti noi sappiamo quanto ciò sia difficile. Sperando che la realizzazione di questo “Quaderno” sia di vostro gradimento vi auguro una buona visione.

Giovanni Di Fede Assessore alla Pubblica Istruzione Provincia Firenze

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A n n o S c2 o0 l1 a1 -s2t 0i c1 o2 3


Assessorato alla Pubblica Istruzione Provincia di Firenze

I PRODOTTI DEL P.O.F.

2011-2012

Progetti dell’Amministrazione Provinciale

pag. 05

Ragazzi di classe

P ia n o O ff e r t a F o r m ativa d e lla Pr o vin cia d i F ir e n ze

01 pag. 40

Stalker Lab

Accademia Amiata Mutamenti

02 “

64 Ali della farfalla Laboratorio di arti civili in città

03 “

74

La seduzione degli infiniti

04 “

78

Spett_attori - Teatro Forum

05 “

87 Attraversamenti Teatrali

ARCI- Comitato Territoriale di Firenze Associazione Culturale Attodue C.A.T. Cooperativa Sociale Elsinor soc coop

06 “ 101

Comunicazioni contemporanee

07 “ 104

Dalla pila al telegrafo

08 “ 124

I segreti della scrittura

09 “ 134

La Matematica al Museo

10 “ 150

Le radici della violenza

11 “ 163

Firenze Contemporanea

12 “ 203

Responsabilità civile in teatro

13 “ 223

Rifredi Scuola 2011-2012

14 “ 233

Libernauta: concorso a premi

15 “ 243

Legalità e lavoro

EX3 Toscana Contemporanea

Fondazione Scienza e Tecnica

Come diventare artisti della parola Il Giardino dei Ciliegi Il Giardino di Archimede Il Teatro delle Donne

Istituto Gramsci Toscano Onlus Liberenote Musica e cultura

Pupi e Fresedde - Teatro di Rifredi Scandicci cultura

Il giorno della civetta di Sciascia Metello di Vasco Pratolini Associazione Culturale Teatri d’Imbarco

16 “ 247 ALT Altrimondi Laboratorio Teatro Associazione Venti Lucenti

17 “ 260 Traversar Confini

Associazione Culturale Versiliadanza 4


RAGAZZI DI CLASSE Provincia di Firenze Indirizzo: Via Cavour, 37 - 50129 Firenze Referente del progetto: Domenico Costanzo, Silvia Bensi Telefono: 055 2760881 - 055 2761004 Fax: 055 2760448 Indirizzo di posta elettronica: domenico.costanzo@provincia.fi.it, silvia.bensi@provincia.fi.it Sito web: www.provincia.fi.it Il concorso letterario “Ragazzi di classe”, proposto per la prima volta nell’a.s. 2010/2011, ha riscontrato un notevole successo per cui, anche quest’anno, sarà riproposto agli studenti degli istituti superiori che potranno partecipare scrivendo un racconto ambientato nel mondo della scuola. Dal racconto del vincitore sarà realizzato, a cura dell’ideatore del progetto Domenico Costanzo, in collaborazione con Florence Multimedia, un cortometraggio in formato digitale. L’esperienza dello scorso anno è stata il motore che ci ha dato l’idea di porre la scrittura come strumento di elaborazione di ciò che i progetti educativi realizzati dalla Provincia possano apportare come valore aggiunto. A questo proposito stiamo organizzando una manifestazione che avrà luogo nel mese di Maggio 2012 in cui saranno presentati i prodotti realizzati dagli studenti durante lo svolgimento dei progetti. I docenti che aderiranno ad uno o più progetti saranno invitati quindi, fin dall’avvio dei progetti, a promuovere fra gli studenti una riflessione creativa sul contenuto degli stessi. Calendario delle attività Da ottobre 2011 a maggio 2012. Modalità di attuazione I docenti interessati a far realizzare un video a un gruppo di propri studenti dovranno contattare il Prof. Buonfiglio e inviare una richiesta di utilizzo del laboratorio. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Il progetto prevede la partecipazione massima di 10 istituti. Per aderire al progetto i docenti interessati dovranno contattare il Prof. Vincenzo Buonfiglio al seguente indirizzo di posta elettronica: vincenzobuonfiglio@interfree.it. Modalità di attuazione Le modalità di partecipazione al concorso saranno definite e comunicate successivamente così come le modalità di partecipazione alla manifestazione di maggio 2012. I racconti dovranno essere inviati, con le modalità che saranno in seguito indicate, al seguente indirizzo di posta elettronica: silvia.bensi@provincia.fi.it lo si vorrebbe • Alimentazione del proprio immaginario • Immaginare il futuro • Laboratori teatrali • Conferenze-Spettacolo a cura di Sara Donzelli e Giorgio Zorcù

Modalità di Attuazione Le modalità di partecipazione al concorso saranno definite e comunicate successivamente così come le modalità di partecipazione alla manifestazione di maggio 2012. I racconti dovranno essere inviati, con le modalità che saranno in seguito indicate, al seguente indirizzo 5

INDICE


CONCORSO LETTERARIO “RAGAZZI DI CLASSE”, I VINCITORI DELLA SECONDA EDIZIONE Al primo posto il racconto intitolato “MacBook Pro” di Lucrezia Bernacchi del Calamandrei di Firenze Secondi e terzi i gruppi di scrittura del Ferraris di Empoli I ragazzi leggono ancora? Ma soprattutto: scrivono ancora? La risposta è positiva, dal momento che anche quest’anno la Provincia di Firenze ha ricevuto circa 50 racconti, 49 per la precisione, dalle scuole superiori del territorio nell’ambito del concorso letterario-cinematografico “Ragazzi di classe”. La premiazione della seconda edizione della competizione narrativa si è tenuta giovedì 31 maggio, e rientra nel programma di "Liberfest". Ha premiato i ragazzi l’Assessore provinciale all’Istruzione Giovanni Di Fede. Il concorso. “Ragazzi di classe” è una delle attività proposte da Palazzo Medici Riccardi nell’ambito del Piano dell’Offerta Formativa. Chiede agli studenti di scrivere un racconto breve ambientato a scuola o vicino alle tematiche giovanili. Il bando prevede che uno dei testi vincitori venga tradotto in una sceneggiatura e che poi divenga un cortometraggio. I ragazzi che si sono misurati con le parole sono stati quest’anno 82, dagli istituti Calamandrei di Firenze, Russell Newton di Scandicci, Ferraris Brunelleschi di Empoli, Fermi di Empoli, Morante di Firenze, Gobetti di Firenze, Vasari di Figline, Dante, Machiavelli, liceo Galileo e Ginori Conti di Firenze. I primi tre. Sul gradino più alto del podio si è piazzato il racconto intitolato “MacBook Pro” di Lucrezia Bernacchi della 3° A linguistico Calamandrei di Sesto Fiorentino. Testo piuttosto introspettivo sulle difficoltà legate alla comunicazione tra adolescenti e adulti. Motivazione: “Il primo premio viene assegnato all'unico elaborato nel quale si parla della presenza del computer e della conseguente mutazione dei rapporti umani. Con semplicità, il racconto parla di come la realtà virtuale si candidi ad assolvere il ruolo di unica dimensione possibile dell'esperienza comunicativa e creativa. "Affascinante come un oggetto possa avere così tanta attenzione", ma ci sono i corpi che reclamano i loro bisogni: corpi che hanno caldo, che sudano, che hanno sete, che devono mangiare... Scritto con buon ritmo, dovuto anche ai passaggi ben dosati fra discorso diretto e indiretto, pone i problemi centrali legati allo smisurato sviluppo della tecnologia: il rapporto fra natura e artificio e la morte dell'affetto”. Al secondo posto, il racconto “Il ragazzo dei muri” di un gruppo di scrittura creativa dell’Iis Ferraris di Empoli composto da Federico Baldacci, Pietro Bandini, Giulia Carone, Martina Catania, Pietro Chesi, Lorenzo Favagrossa, Leonardo Giunti, Claudio Innocenti, Giulio Mancini, Tullio Miccio, Chiara Mitolo, Andrea Mongatti, Lucrezia Polizzi e Matteo Salani. La motivazione del premio è la seguente: “Questo racconto è una poesia. La scrittura è chiara, scorrevole, delicata e coinvolgente. Viene raccontato il sentimento della solitudine di chi si sente fuori dal coro (ed è ancora più sconvolgente quando ci si accorge che è un sentimento che provano molti ragazzi). La sensazione di voler scomparire è descritta in maniera metaforicamente scultorea nella frase "camminava lungo i corridoi della scuola come se i muri potessero inghiottirlo". Questa frase riporta alla mente la visione dei "Prigioni" di Michelangelo, dove essi cercano di uscire dal muro, mentre Andrea ci voleva entrare. Andrea muore, ma nessuno di noi muore senza lasciare traccia nella vita degli altri: "minuscole parti di nio diventano parti della vita degli altri. Sembra un racconto triste e in realtà è un elogio alla vita che non finisce mai e che, ci ricordano i ragazzi ch hanno composto questo splendido racconti, è semplicemente un intreccio, una rete tra tutti gli esseri viventi dove ognuno è parte di un disegno senza il quale non sarebbe completo”. Il Ferraris di Empoli con il suo “Scrilab” del laboratorio teatrale si aggiudica anche il terzo posto, con il profondo dialogo “Vento secco”. Lo Scrilab è composto da Matteo Banti, Elisa Bartoli, Elettra Bellini, Marco Desideri, Giulia Giordano, Cosimo Lunardi, Eleonora Polidori, LorenzoScappini, Matteo Zefferini. Si legge nella motivazione: “Due amici. Che, come dice il racconto, possono stare settimane senza sentirsi, e quando si rivedono si riconoscono, e non c’è bisogno di spiegare. Le sensazioni, i desideri, i ricordi di momenti passati, le cose che li legano, l’intendersi al volo. Mentre si legge li vediamo, come in un film. E vediamo quello che si raccontano, le immagini di quello che è stato e di come ognuno vede l’altro. Un po’ malinconici forse, come siamo a quell’età quando ci si guarda dentro, ma anche fortemene positivi, aperti a quel “vento secco” che prima o poi se li porterà nel mondo...”. Ai tre premiati vanno rispettivamente assegni di 500, 300 e 200 euro da spendere alla libreria Melbookstore.

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LE MENZIONI DELLA GIURIA Il racconto "Indigestione di cultura", scritto con uno stile scorrevole e nitido, rappresenta un efficace aforisma relativo al tema dell'istruzione, della scuola come luogo di crescita e di arricchimento personale, prima ancora che istituzionale. Il tema è svolto in modo molto piacevole senza eccessivi slanci di retorica ed è intristo di un sentimentalismo delicatamente accennato. In definitiva esprime in modo efficace un argomento la cui rappresentazione rischia sovente di apparire troppo enfatizzata o banalizzata. In "Per dirti ... Ciao" Diletta racconta il dolore del lutto, di chi si trova ad affrontare il vuoto dopo la morte di un coetaneo, un amico, un amore. Un evento, che a quella età non viene messo nella lista delle possibilità. Ogni mattina frequentare gli stessi posti dove pochi giorni prima gioiva insieme a chi non c'è più, crea nella protagonista, Aurora, il conflitto tra un sentimento di soffocamento: "Finalmente esce da quell'istituto che le faceva mancare il respiro" e la sensazione che è implicita a quella età "essere invincibili, forti". Aurora non ha voglia di parlare con nessuno. Ha solo bisogno di ascoltare la musica e le parole di Tiziano Ferro, il suo preferito. Ed è così che trova il coraggio di guardare quelle foto, le ultime, per poter affrontare quel doloroso senso di abbandono. "Così cerca di affrontare la vita nel migliore dei modi e con serenità, come se Manuel fosse ancora lì accanto a lei". Il racconto "Incubo scottante" è un ottimo esercizio di narrativa fantastica. L'abilità descrittiva ed il contenuto visionario sono paragonabili a quelli di uno scrittore professionista. Il tema del razzismo in "Solo una farfalla" viene trattato con originalità, senza cadere in banali invettive. L'assassino razzista viene condannato senza mezzi termini, ma viene riconosciuto fra gli umani e viene posta la questione della pena, sia dal punto di vista della legge degli uomini - "Chissà se quest'uomo non si fosse suicidato... avrebbe avuto magari la possibilità di diventare un uomo migliore, di cambiare?" - sia da un punto di vista più ampio in relazione al senso della vita. "Mi immagino la sua anima, all'Inferno, tra le fiamme, condannata per l'eternità a pagare con la sofferenza la cattiva condotta della sua vita... senza nessuna speranza di poter uscire...". "Gli induisti... credono nella reincarnazione. Se una persona ha condotto una vita nella cattiveria e in tutto ciò che c'è di negativo... la sua anima si reincarna nel corpo di un animale che viene disprezzato dalla maggior parte delle persone." Il racconto "Il profumo dei ciclamini" si snoda in bilico tra la magnificazione dei ricordi di scuola della protagonista e la cruda realtà del divenuto. Un testo estremamente coraggioso e ben svolto, considerando la difficoltà di trattare un tale argomento per chi ancora non ha "passato la barricata" nel mondo dei cosiddetti adulti. In definitiva un racconto commovente ed emozionante. Un racconto ironico e attento "Non bastano i colori a rendere felici". In un giorno qualunque possono succedere cose importanti che ti cambiano la vita: "l'amore appare in un Lunedì squallido ed insignificante senza nessun preavviso, senza nessun senso, senza essere preparati".Ed è proprio di lunedì, appunto il giorno generalmente più anonimo in cui rincomincia il tran-tran, dove nessuno è preparato per qualcosa di bello e di magico come l'amore, che accade l'inaspettato. Il messaggio che Alessia ha trasmesso è l'importanza di essere sempre presenti a se stessi e di osservare la vita per capirne e coglierne tutto il suo significato... "Lui era felice anche se non stava sorridendo. Lo si vedeva dagli occhi. Erano luminosi e guardavano attentamente tutte le cose, anche quelle più banali... ma esistono cose banali?". Per la delicatezza e la poesia con cui "Tra sogno e realtà" affronta il tema "come saremo da vecchie" evidenziando come la capacità di stupirsi e di godere di piccole gioie che illuminano una quotidianità, altrimenti monotona e non esaltante, non sia legata all'età, ma sia una caratteristica che accomuna coloro che sono giovani interiormente.

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I° “MacBook Pro” “E’ il 10 gennaio e fuori fa caldo. Non è un caldo misurabile,fa caldo e basta. E’ diciamo un caldo soggettivo,potrebbe benissimo far freddo per qualcuno. Intendo dire che potrebbe essere un caldo misurabile sotto sensazioni non universali,magari è un caldo suscitato dal nervosismo…una sudorazione nervosa Credo che qualcuno potrebbe avere caldo sebbene faccia freddo. Una signora sta camminando per strada con aria vaga e pigra,non si interessa della gente che sotto i semafori la guarda aspettando impazientemente di passare,non le interessa se le persone sono ferme per colpa sua.Ha chiamato il semaforo verde e basta.”] Le dita del primo ragazzo si alzano dalla tastiera del computer. In quella stanza non c’è spazio per fare altro. [A “Non credo domani interroghi” B“Lo spero proprio” A“Ma poi hai capito se entriamo un’ora dopo o no?” B“ Sì sì almeno a me hanno detto cosi,manca la profe alla prima” A“Direi perfetto!”] Le dita del secondo ragazzo si appoggiano sul mouse e chiudono la chat di Facebook. La porta si apre. Ora nella stanza c’è una nuova presenza,una presenza che non si uniforma al clima che c’era prima. Una presenza dissociante. I due ragazzi guardano la figura appena entrata in casa e con un cenno del capo la salutano. “Ciao ragazzi!” Risponde a sua volta. Il rumore dei tasti del computer ripartono frenetici, quasi ansiosi di non essere visti. Il ventilatore quasi in pausa,prima,riparte ancora più forte e insieme ai tasti compone la colonna sonora della stanza. Il primo ragazzo chiude il computer,si alza. Beve. Sebbene faccia un caldo infernale non sembra avere una goccia di sudore. Si porta la bottiglia d’acqua accanto al computer. Lo riapre. Ricomincia a scrivere. Il secondo ragazzo non si è mai fermato dal cenno del capo con cui ha salutato il padre. Continua le sue conversazioni muto. “Insomma,tutto bene oggi?” Quella povera figura entrata poco prima cerca un inizio di conversazione. Pensa che una domanda tale sia lecita ed è davvero incuriosito di sapere se la giornata dei suoi figli sia stata passata alla grande o no. “ Ah ah” Risponde il secondo ragazzo. E’ una specie di “Si” ritmato da una “F” e una “A” sulla tastiera che servono per completare la frase [“Non fa niente”] aperta poco prima in chat con una ragazza che conosce da tempo. Questo è tutto. Il babbo si dirige verso la cucina e cerca qualcosa da mangiare. Apre un pacchetto di patatine. Il rumore scricchiolante del sacchetto sembra infastidire il primo ragazzo, concentratissimo sullo schermo del computer. Il lavoro del primo ragazzo è forse più complesso di una normale chiacchierata su Facebook. “Tutto bene anche per te?” Ora il padre si rivolge proprio a lui. “Sì sì,sto lavorando per scuola.” Chiude la conversazione prima che si potesse aprire. Diciamo che ha fatto un lavoro migliore di suo fratello. Ha portato avanti due battute e non si è limitato a un “ah ah “. Riparte il rumore della tastiera da parte di tutti e due i ragazzi. [ La Signora silenziosa cammina concentrata sulla strada,fuori potrebbe esserci il finimondo ma a lei interesserebbe solo di apparire perfetta,con il suo vestitino rosso e la busta della spesa che dondola all’unisono con la sua gamba.. ] Il ragazzo non sa se far inciampare la signora o se farla investire. Batte freneticamente il dito sul tasto di cancellazione. E’ irritato. Nella stanza il tempo sembra essere eterno,nessuna fretta di finire,nessun motivo per chiudere il computer, nessuna voglia di farlo. Tutti hanno una propria vita che devono portare avanti,una vita diversa da quella del padre. [ “Insomma tutto bene? “Sì dai, già ricominciata la scuola ma si tira avanti” “Bene dai,sono felice..lo stesso per me.” ] Il secondo ragazzo invece è soddisfatto. Si chiede se non avesse dovuto rispondere in modo più vago,se magari l’interesse della sua destinataria non sia decaduto nell’aver letto ciò che voleva leggere. La prossima volta sarà più misterioso ma è soddisfatto lo stesso. “Oggi vado a prendere le analisi, qualcuno vuole venire con me? Magari stasera potremmo andare a mangiare una pizza fuori, che ne dite?” Riprova il padre. Se non ci fosse stato il ventilatore a confondere l’atmosfera, quest’ultima sarebbe stata mortalmente silenziosa. Le teste reclinate sullo schermo non si muovono di un millimetro. Affascinante come un oggetto possa avere cosi tanta attenzione. Il secondo ragazzo alza lo sguardo e per un attimo sembra perso nel vuoto,poi guarda il padre. Si stende sul tavolo per poter prendere la bottiglia d’acqua del fratello. Ce la fa. Ricomincia a scrivere. “Non credete di stare esagerando con questi computer?” “No” “No” Se non altro a questa domanda hanno risposto. Il movimento delle dita ormai è naturale,sembra quasi che stiano facendo ciò per cui sono nati. Il ragazzo guarda il ventilatore senza staccare le dita dalla tastiera che continuano a digitare lettere sullo schermo. Il secondo ragazzo aumenta la luminosità del computer. Il primo ragazzo decide di far morire la signora investita da un autobus che sale sul marciapiede. “Cosa stai scrivendo?” Finisce la frase. Punto. “Ti ho detto che è un compito di scuola.” Silenzio.Ricominciano. Il padre si allontana,spegne l’interruttore della luce. La stanza è al buio. Le facce dei ragazzi illuminate dallo schermo.Continuano imperterriti a scrivere. Non sanno quanto tempo sia passato,non è importante. Hanno una vita lì dentro e una luce non può spegnerla. Punto.

di Lucrezia Bernacchi

Scuola e Classe: I.I.S.S Piero Calamandrei 3°A Linguistico Cognome e Nome Professoressa referente: Renda Sara

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II° Il ragazzo dei muri A volte sogno, ma quello che sogno non assomiglia per niente a ciò che vedo quando sono sveglio. Le parole, i gesti. Nel sogno ogni cosa respira ed è viva e anch’io sono vivo. E’ una bella sensazione, ma poi mi sveglio e non riesco a ritrovarla o a raccontarla. Allora sto zitto. Solo che se non parli la gente si arrabbia. A scuola era quasi una scommessa. Farmi parlare. Ci hanno provato tutti, più o meno. Poi per fortuna si sono stancati. Adesso i pochi che non mi ignorano mi prendono in giro. Ma non fa male. Penso che prima o poi potrò davvero passare inosservato. Se è questo quello che voglio. Sarebbe come non esistere. Come non essere mai stati. Ho detto “se” perché è successa una cosa. Qualche giorno fa uno di classe mia se n’è andato, nel senso che è morto. Il suo cuore non era forte abbastanza. Così hanno detto. Andrea, si chiamava Andrea. Lui sì che riusciva a nascondersi. Camminava lungo i corridoi della scuola come se i muri potessero inghiottirlo; ti aspettavi da un momento all’altro che il muro se lo portasse via. Adesso ci sta davvero, dietro a un muro. Al suo funerale, c’eravamo tutti, hanno fatto quei bei discorsi che fanno venire solo voglia di scappare, magari in un posto in cui le parole stanno ben appiccicate alle cose e non si scollano via. Io non avrei potuto dire nulla, quasi non lo conoscevo. Sono tornato a casa e mi sono chiuso in camera. Lì sto bene: c’è ordine. I miei fratelli riempiono le loro stanze di stronzate, non riescono a buttare via niente: quaderni, scontrini polverosi del cinema o della pizzeria, lattine dell’ultima gita. Anche cose di quando erano proprio piccoli. E’ una forma d’amore, un modo per fermare il tempo che va via, dice mia madre. Involucri di tempo. Stronzate, appunto. Io non conservo niente. Tutto ciò che possiedo sta al suo posto in questa stanza. Niente involucri, solo ciò che serve. Ho vuotato lo zaino. C’erano gli appunti da trascrivere. Me li aveva passati Andrea già da qualche giorno. Sul bordo dell’ultima pagina, una annotazione scritta a matita. Sono rimasto fermo per un po’, poi ho finito di scrivere e ho ripiegato i fogli. Di solito li getto nel cestino fuori dalla mia camera. Ma non riuscivo proprio a farlo. “Non sei solo”. Questo c’era scritto. Era solo il ragazzo dei muri, uno che mi aveva passato i suoi appunti. O forse eravamo più simili di quanto avrei voluto. “Non sei solo” aveva scritto e sotto c’era anche la faccetta, quella col sorriso. Magari era uno che a conoscerlo ci stavi bene, Andrea. Avremmo potuto essere amici, o forse no. Ma intanto i fogli rimanevano lì, incollati alle mie mani, come le parole alle cose quando davvero riescono a dire ciò che senti. E poi di colpo mi è sembrato tutto così naturale, come quando sogno e ogni cosa respira e ci si sente vivi. Ho riaperto il quaderno degli appunti. Il foglio di Andrea, con quella faccetta fuori posto, l’ho messo fra l’ultima pagina e la copertina. L’ho ripiegato in modo che non sporgesse dal bordo. E’ importante essere ordinati . Le pagine già scritte quasi non si distinguevano da quelle ancora bianche. Quasi. Le ho pressate ben bene. E’ allora che mi è venuto da pensare che, lo si voglia o no, tutti lasciamo delle tracce. E non si possono controllare, non ci sono cestini fuori dalla camera dove buttarle. Certe cose non riesci proprio a farle sparire. I muri non riescono a inghiottire tutto. Che lo si voglia o no, minuscole parti di noi diventano parte della vita degli altri. Appartengono agli altri. Gente che quasi non conosci. Come Andrea. E poi magari qualcuno non era così da schifo come pareva. Ho guardato fuori dalla finestra. Un’aria fredda e luminosa pressava alberi e case contro il vetro, allontanando il cielo. Un’aria così pulita che veniva voglia di respirarla tutta. Ho chiuso la porta e sono uscito. TEAM SCRITTURA DEL TEAM ACCOGLIENZA Alunni: Baldacci Federico, Bandini Pietro, Carone Giulia, Catania Martina, Chesi Pietro,Favagrossa Lorenzo, Giunti Leonardo, Innocenti Claudio, Mancini Giulio, Miccio Tullio, Mitolo Chiara, Mongatti Andrea, Polizzi Lucrezia, Salani Matteo Docente referente: Silvia Desideri Laura Moroni Titolo elaborato: “Il ragazzo dei muri” Il Dirigente Scolastico Prof.ssa Daniela Mancini

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III° Vento secco

-Ce l’hai sempre quella casa sull’albero? -Nah. -Perché? Ffffssssshhhhh. Vento. Altri alberi, altre case. Altre vite. A certe domande non si può proprio rispondere. Non è proprio amicizia la loro. Si conoscono. Si conoscono davvero. Non si cercano ma stanno insieme da anni. Si scontrano ogni tanto. Come atomi. Creano mondi. -Quella sera successe di tutto. Fumai la mia prima canna. Volevo solo provare, non mi piacque granché. Basta così, mi dissi. La seconda la fumai la mattina dopo. La terza una notte, su quella panchina da eremita, sopra l’argine, dove andiamo sempre. Faceva un freddo bestiale, ma lo volevo. Tu quella sera te ne andasti, vero? Mh. Già. Andasti con quella. Mi sorridesti e te ne andasti di sopra. Io uscii a guardare la strada. Ci furono un sacco di prime volte quella sera, ahah. Mi sentivo strano. Guardavo la neve e sorridevo. Pensavo alla gente e a come, in fondo, una relazione è come una nevicata. È soffice. Ricopre il cemento, rende tutto più morbido. Quieta il rumore della strada. È intima. Poi col tempo si ghiaccia. Impedisce il movimento. Le scuole chiudono. La gente non esce di casa. Porta il freddo. E finisce tutto, anche il ghiaccio si scioglie. E poi, quella sera, un po’ mi vergognavo. Di cosa, però? Non c’è mai stata vergogna tra noi due, Conor, vero? -Perché non c’e n’è mai stato bisogno. -Risolvevamo tutto ad occhiate. -Eh. Ffffssssshhhhh. Stavano settimane senza sentirsi. Mesi, talvolta, ed era a posto così. Si sarebbero rivisti. Si sarebbero riconosciuti. Tutto uguale. Era tutto sottinteso, spiegare non serviva. Non c’era bisogno di fingere. Erano ossigeno puro, loro due. O2. In coppia. -Sai Conor, a volte invidio gli insetti. -Sono liberi. -Non provano dolore, vero? -No. Nemmeno fisico. Ffffssssshhhhh. -Ti ci vedi sempre con quella? -Nah. Qualche speranza l’avevano ancora. A Lukas sarebbe piaciuto trovare semplicemente qualcuno che lo tenesse per mano, quando usciva la sera e andava alla panchina ad ascoltare il vento. Una donna. Non ne aveva poi realmente bisogno, ma ci sperava lo stesso. Qualcuno con cui poter parlare della vita segreta dei vermi di terra, o di aquiloni, di guerre, di Dio. Conor, ok, ma… era altro, Conor. -Pensa: un giorno ci svegliamo tutti quanti e scopriamo di poterci leggere la mente. Tutto, pensieri, emozioni, motivi, scuse, rumori. -Insomma, impariamo a guardarci negli occhi. -Una specie, sì. Niente più segreti. -Andrebbe tutto a rotoli. È un’ignoranza che regge il mondo, quella. Per un po’ c’è silenzio. -Conor. -Eh. -Guardami negli occhi e dimmi cosa vedi. E Conor lo fa. -I tuoi due occhi socchiusi dal vento. Quella sera che spendesti a fumare sulla panchina, piccola luce, lontana dalle decine che gridavano in città. Tutto l’amore che svendi e nessuno raccatta. Tutti i vabbè e gli ormai. Tutto il rumore che ti lacera il cranio. Gli insetti che schiacci. La chitarra che sfasci, ogni sera un po’. La tua terza elementare e il corridoio illuminato appena di quando fuggisti isterico, dieci minuti prima della recita di fine anno, e te ne pentisti subito, perché the show must go on, e adesso qualcun altro stava raccontando le tue parole, la tua storia. Le ore che passi a guardare la gente giù in strada e ad inventarti improbabili destinazioni. La chiesa in cui non metti più piede da anni, perché sei l’unica persona che può darti il perdono. Io, Conor, tuo amico. Tua madre che odi. Il sangue che perdi. Quel freddo che senti. Nudo, debole come i lombrichi a cui parli. Il posto che cerchi. -Conor. -Sono qua. E ogni tanto li vedi, quei due ragazzi, in piedi sulla panchina più alta e più sola di tutte, aprire le braccia e prenderselo tutto addosso, quel vento secco. Vien da ridere. Magari un giorno si faranno portar via davvero, e impareranno a “volare”.

SCRILAB DEL LABORATORIO TEATRALE Alunni: Banti Matteo Bartoli Elisa Bellini Elettra Desideri Marco Giordano Giulia Lunardi Cosimo Polidori Eleonora Scappini Lorenzo Zefferini Matteo Docente referente: Silvia Desideri Laura Moroni Il Dirigente Scolastico Prof.ssa Daniela Mancini

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Indigestione di cultura

I temi menzionati

Molti credono che con la cultura non si guadagni, che non valga la pena studiare se tanto bisognerà lavorare duramente per tutta la vita. Fra quei molti che non credono nel potere della conoscenza, ci sono i miei genitori. Sono nato nella famiglia sbagliata, o forse in quella giusta, perché nessuno mi ha mai spronato a studiare e mi sono incoraggiato da solo. Figlio di un artigiano e di una casalinga, passavo le mie giornate a leggere in camera mentre tutti i miei compagni giocavano a calcio in cortile.Leggevo per me, ma soprattutto per mia madre. Quando mi diceva di scendere in bottega ad aiutare mio padre io, invece di pregarla in ginocchio di rimanere con lei, mi sedevo su una sedia, aprivo un libro e leggevo ad alta voce i miei libri preferiti, mentre lei sperimentava nuove ricette e nuovi sapori.Quando leggevo Molière, mia mamma amava cucinare torte; con Dostoevskij ogni tipo di pasticcio di carne. Per me la cultura iniziò ad avere un doppio carattere, non era solo un esercizio per la mente e la linfa vitale per affrontare la giornata; ma ad ogni argomento riuscivo ad associare il gusto di un cibo. Vista l’importanza che davo ai libri, ho voluto attestare ai miei genitori che si sbagliavano: ho dimostrato loro che con la cultura ci si mangia, e pure bene. Così, invece di abbandonare la scuola, come avrebbero preferito i miei genitori, io ho creato una scuola: la scuola dei Divoratori di libri. I miei allievi ogni giorno leggono centinaia di racconti, libri e storie di tutti i tipi, dall’horror al giallo, classici e romanzi d’amore, da Marx a Calvino, passando per Pennac e D’Annunzio.Una volta letta la storia, ogni allievo si bagna dolcemente il polpastrello dell’indice con un po’ di saliva, passa il dito sulla pagina del libro e lo assapora: i più dolci sono ovviamente quelli d’amore, anche se a volte persino i romanzi strappalacrime hanno un finale tragico; così Romeo e Giulietta al primo morso sembra dolce, ma dopo una paio di pagine l’amaro riempie lo stomaco del lettore; gli allievi vegetariani mangiano libri solo di carta riciclata, possibilmente ricoperti di soia o altre piante ricche di fibre, adorano i racconti di Foer e disprezzano ogni storia crudele; i libri di guerra hanno il sapore di una bistecca poco cotta e ogni tanto dall’inchiostro esce un po’ di sangue; gli allievi più creativi sperimentano diversi tipi di libri ogni giorno e consigliano ai loro compagni i gusti più strani. I Divoratori sono sempre contenti di venire a scuola e nessuno di loro si sognerebbe mai di saltare un giorno, anche quando sono malati si presentano a lezione con il termometro in bocca e dopo un paio di libri di Veronesi sembrano più sani e più forti di prima. Io nella scuola ci vivo ed ogni sera, prima di andare a letto, penso a quali libri potrebbero mangiare i miei allievi il giorno seguente: fuori c’è la neve, hanno bisogno di un racconto classico, magari Piccole Donne per scaldarsi un po’; se invece c’è il sole faremo lezione in giardino distesi sull’erba, facendo un pic-nic e mangiando i racconti fantastici di Benni. Io sono il maître di questa immensa cucina di libri, nei miei pentoloni bollono dialoghi ed aforismi, la mia scuola di cucina prepara ogni giorno torte di 6 metri con la Divina Commedia in versione integrale, un po’ di miele e tanta glassa al cioccolato.I miei allievi conoscono migliaia di libri, ma nessuno li obbliga a farlo: quando un libro è troppo amaro o ancora un po’ acerbo, lo appoggiano in dispensa, aspettando che un altro divoratore si abbuffi al posto loro.I divoratori sono centinaia, di tutte le età, ed ogni giorno mi chiedono consigli su cosa leggere e cosa mangiare. I più piccoli solitamente sono quelli delle elementari ed hanno ancora i denti da latte, per questo mangiano continuamente libri con figure, soffici e delicati, che raccontano storie fantastiche di dinosauri, bambole viventi e topi parlanti; a volte qualcuno dei più grandi si intrufola di nascosto nella dispensa dei piccini e ruba qualche storia, chissà, forse per nostalgia dell’infanzia.I più grandi infatti amano i classici e le trilogie, anche se spesso rimangono indigeste: solo gli stomaci più forti riescono a finire tutto Guerra e Pace o I Miserabili, ma quando hanno mangiato anche l’ultima pagina del loro racconto si sentono pieni e soddisfatti come dopo il pranzo di Natale; le ragazze a volte dicono di voler fare la dieta ma non resistono alle saghe infinite di Sex And The City e mangiano libri di nascosto, come se fosse un peccato, si abbuffano con gusto e consigliano lo zuccheroso libro alle amiche.I più avventurosi qualche volta si vestono da esploratori e sognano viaggiando per la Patagonia con Sepùlveda e Chatwin, sentono l’acqua sotto i loro piedi grazie a Swift e Defoe.I Divoratori in crisi cercano risposte nei grandi filosofi, ma le pance giovani non digeriscono molto bene Aristotele o Nietzsche; gli studenti più alternativi amano i poeti maledetti e il sapore un po’ macabro delle poesie di Baudelaire.Ogni giorno mi sveglio felice pensando di aver creato la scuola “perfetta”. Non viviamo in un mondo perfetto, ma lo possiamo rendere tale.E io ho deciso di contribuire, nel mio piccolo, con la mia scuola, insegnando ai ragazzi che la cultura è importante, perché è quella che ti fa le ossa, che ti fa crescere, che ti da la linfa vitale necessaria ad affrontare la vita ogni giorno. Nella scuola dei Divoratori non ci sono regole perché non se ne ha bisogno, ogni allievo ha imparato da solo a comportarsi nel modo corretto e nessuno sognerebbe mai di sciupare un libro, arrivare in ritardo o rispondere in modo inappropriato ad un Cuoco o un Consigliere. Alla base di tutto c’è il rispetto, e questo nasce solo quando l’alunno capisce il valore della lezione che ogni giorno ogni Consigliere offre loro. I Divoratori sono alunni speciale, la scuola dei Divoratori è speciale, la cultura è speciale. Peccato che sia tutta una splendida utopia.

Bianchi Elisa

SCUOLA E CLASSE: IISS Calamandrei Sesto Fiorentino; 5°a linguistico progetto Brocca (SITO INTERNET http://www.itcgcalamandrei.it/) COGNOME E NOME PROFESSORE REFENTE: RENDA SARA

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Per dirti…Ciao! E’ una mattina come tutte le altre, la solita tramvia piena di studenti, il solito rumore confuso di “chiacchiere” incessanti, il solito freddo invernale; tutto appare noiosamente monotono e uguale agli occhi di Aurora. Aspetta di arrivare a scuola, seduta vicino alla finestra del tram ascoltando la musica dal suo Ipod. Sono le 7 e 30 e già si sente stanca, tormentata da un leggero senso di spossatezza dovuta ad una notte insonne, la musica l’avrebbe fatta sentire un po’ meglio. Ormai sono diverse notti che Aurora non riesce a dormire, tormentata dalla paura e dai ricordi, ricordi che le danno un senso di piacevole nostalgia destinata però a trasformarsi subito in angoscia. La sua fermata è arrivata, scende dal tram e inizia a fare quei pochi passi che le permettono di arrivare a scuola. Mentre aspetta in cortile il suono della campanella vede passare tre suoi vecchi amici; nessun dialogo, solo un misero saluto, un semplice: “Ciao, come stai?”. “Ciao, bene grazie”. Risponde timidamente Aurora, forse senza pensarci. Non ha voglia di parlare e con quel finto “bene grazie” riesce a tagliare in partenza ogni possibile dialogo. Puntualmente la campanella suona e Aurora entra a scuola con un passo lento, stanco, immersa nei suoi pensieri, nel suo dolore; la lezione inizia ma lei non riesce a seguire nemmeno un discorso, una frase, una parola di quello che il professore sta spiegando. Guarda fuori dalla finestra, poi fissa il banco vuoto di Manuel e immediatamente sente il bisogno di uscire di classe. Rimane come pietrificata dietro la porta, pensa a lui, a Manuel, il ragazzo che l’ha fatta sentire per la prima volta amata, che la faceva stare bene, che la faceva ridere e divertire. Guarda il termosifone nel corridoio e ripensa a quante parole e quanti baci si sono scambiati in quel punto durante la ricreazione, ripensa a quei momenti semplici e stupendi che purtroppo non ritorneranno più. Sono tre settimane che Aurora tiene intrappolato dentro di sé tutto il suo dolore, causato da quel terribile incidente, avvenuto il primo di Gennaio, che le ha portato via Manuel per sempre. Il ragazzo stava tornando a casa in motorino, dopo aver festeggiato l’inizio dell’anno nuovo a casa di Aurora insieme anche ad altri loro amici, quando ad un tratto un’auto, guidata da un ragazzo in stato di ebbrezza, si “schianta” contro di lui. Manuel muore sul colpo. E’ pauroso pensare a come tutto può finire in un secondo, a come tutti i sogni, i progetti e i desideri di un ragazzo, che dovrebbe avere tutta una vita davanti, vengono spazzati via, in un attimo. Dal giorno dell’incidente è come se Aurora avesse perso ogni interesse per la vita, non ha più voglia di parlare con nessuno, addirittura non vuole più riprendere in mano la sua macchina fotografica. Amava la fotografia, era la sua grande passione, amava l’idea di poter intrappolare un’immagine, insieme alle sue emozioni e ai suoi colori, per sempre. Alla terza ora di lezione Aurora sente di non poter più stare in quella scuola, sente il bisogno di uscire, di prendersi una mattinata libera per riflettere. Finalmente esce da quell’istituto che le faceva mancare il respiro e inizia a fare due passi, con le cuffie del suo Ipod agli orecchi. “Questa è la mia gente, sono le mie strade e le mie facce, i ponti che portano a quand’ero bambino…e quella voglia di dirti ridendo: ti verrò a prendere con le mie mani e sarò quello che non ti aspettavi, sarò quel vento che ti porti dentro e quel destino che nessuno ha mai scelto e poi…l’amore è una cosa semplice e adesso, adesso, adesso te lo dimostrerò.”(Tiziano Ferro, L’amore è una cosa semplice). Sulle note di questa canzone Aurora ripensa, passando davanti alla piazza del mercatino, a tutte le loro passeggiate, alle ore spese guardando le vetrine dei negozi, a Manuel esausto e annoiato dal troppo shopping, alla loro “bancarella” preferita di vecchi dischi in vinile. Ricorda, ma, sebbene i ricordi le creino delle ferite indelebili, non riesce a sfogarsi, a lasciarsi andare, a piangere; ancora una volta si tiene tutto dentro e questo non le fa che male. Aurora torna a casa e si chiude in silenzio in camera sua, ha deciso, vuole riprendere in mano la sua fotocamera, vuole riguardare le loro vecchie foto, i loro volti felici, forse ha trovato il coraggio o forse no, ma che importa, ciò che veramente conta è il fatto che voglia almeno provarci. Collega la macchina al computer e sul monitor appaiono le loro foto, i loro ricordi, insieme erano stupendi e nello stesso tempo certi di essere invincibili, forti, ora invece sono lontani, e Aurora ha perso insieme a Manuel anche tutte le sue certezze. Le immagini scorrono lente una dopo l’altra finché una foto in bianco e nero richiama in modo particolare l’attenzione e la nostalgia di Aurora. Manuel è di profilo, sorride; sorride dietro il vetro, bagnato dalla pioggia, della finestra di camera sua, il suo volto è appena illuminato da un leggero raggio di sole, è così che Aurora lo ricorderà per sempre. Mentre osserva questa foto ripensa a tutto quello che ha vissuto in quelle ultime tre settimane e, non sa bene come, ma sente improvvisamente un immenso bisogno di sfogarsi, di liberarsi di tutto quel peso, di quel dolore e, senza riuscire a frenarsi, scoppia in un pianto che troppe volte, fino a quel momento, era riuscita a bloccare. Piange. Piange da sola in camera sua davanti a tutte quelle immagini e a quei ricordi. Finalmente è riuscita a fare il primo passo per poter tornare a vivere, sì, proprio così, a vivere, a sognare, a sperare di nuovo, come ha sempre fatto, non però dimenticandosi di Manuel, tutt’altro, lui sarà sempre con lei e anche se adesso sono lontani, nelle foto è come se non si fossero mai lasciati. La settimana seguente Aurora organizza a scuola una mostra fotografica in memoria di Manuel; finalmente si sente più serena, e nel riguardare in corridoio quelle foto pensa con gioia a quanto è stata fortunata ad averlo incontrato e ad aver vissuto con lui un amore così grande che l’ha cambiata profondamente. Aurora è felice perché sa che lui non la lascerà mai del tutto, il suo ricordo è ancora in quelle fotografie e soprattutto è ancora nel suo cuore, nella sua mente, e lei è certa che ci rimarrà per sempre. Così cerca di affrontare la vita nel migliore dei modi e con serenità, come se Manuel fosse ancora lì, accanto a lei. “ E rivela il tuo sorriso in una stella se vorrai, per stasera andrebbe bene anche così e non servirà più a niente la felicità, più a niente anche la fantasia, mi accontenterò del tempo andato. Soffierà nel vento una lacrima che tornerà da te per dirti ciao…ciao! Mio piccolo ricordo in cui nascosi anni di felicità…ciao! E guardami affrontare questa vita come fossi ancora qui. Magari un giorno l’universo accoglierà la mia richiesta e ci riporterà vicini, tra l’aldilà e il mio nido di città c’è molta differenza anche se provo a non vederla. E guardo fisso quella porta perché se entrassi un’altra volta vorrebbe dire che anche io son morto già; e tornerei da te per dirti ciao… ciao! E cadono i ricordi a cade tutto l’universo e tu stai lì… La vita come tu te la ricordi un giorno se ne andò con te…” (Tiziano Ferro, Per dirti ciao).

Diletta Socci

Cognome prof: Verri Chiara

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“Incubo scottante”

Rossi Silvia

“Bene ragazzi, oggi faremo un esperimento sulla combustione: ponete un foglio di carta sul vostro piatto e innescate la fiamma con i vostri fiammiferi …”. Terza ora interminabile di uno dei tanti, interminabili giorni di scuola. Per la noia o per il sonno, i miei occhi non riuscivano a restare aperti. “Ora spegnete le luci e vediamo se il colore della fiamma muta”. Ed è stato a quel punto che i miei occhi e la mia mente non hanno più potuto resistere e si sono arresi completamente alla violenza che la stanchezza stava esercitando su essi. Avevo caldo, così tanto caldo che mi sentivo quasi come se stessi andando a fuoco. Tutto quel calore che sentivo mi fece svegliare sobbalzando sulla sedia. Aprii gli occhi e vidi fumo e fiamme. A malapena riuscivo a respirare. Nell’aula eravamo presenti solamente io e le fiamme. Non potevo credere che si fossero dimenticati di me, anche se si sa che in caso di incendio è difficile mantenere la calma e ognuno pensa a salvare la propria pelle. Uscii dall’aula e vidi che la scuola era invasa totalmente dal fuoco; l’unico rumore che riuscivo a sentire era quello delle lingue di fuoco che si stavano diffondendo per tutta la scuola. Mi guardai intorno: “Sono solo”. Sembrava che non ci fosse modo di uscire. Non era la scuola che conoscevo io e che avevo frequentato fino ad allora: era un corridoio di cui non riuscivo a vedere la fine a causa del fumo, illuminato unicamente dalle fiamme, privo di finestre da cui poter scappare; riuscivo a vedere solo 5 porte rosse. Pensai che magari dietro una di quelle porte si potesse trovare l’uscita. Mi ritrovai davanti alla prima porta alla mia sinistra, afferrai la maniglia e sentii la mia mano bruciare. La maniglia era incandescente. Così mi tolsi la maglia, l’avvolsi intorno all’altra mano e aprii la porta. E fu lì che vidi delle scene per me molto insolite: un branco di uomini, tutti in giacca e cravatta con le facce avvolte dall’oscurità che si scambiavano strette di mano. Con la mano sinistra si passavano in modo molto scaltro, non saprei cosa con precisione, ma potevano essere soldi, o qualcosa del genere, non riuscii a focalizzare bene e il modo in cui lo facevano aveva un’aria clandestina. Non volevo essere visto da loro, mi inquietavano troppo, così richiusi lentamente la porta nel tentativo di non farmi scoprire. La cosa più importante che avrei dovuto notare mi sfuggì alla vista: non mi ero preoccupato di guardare se c’erano delle finestre o una porta, ma non mi importava, non avrei mai avuto il fegato di entrare e passare tra quella gente. Ero confuso e disorientato. Proseguii la mia ricerca. Mi diressi così verso la porta che stava di fronte a quella appena aperta. Il dolore che provavo per via dell’ustione della mia mano era insopportabile e iniziava ad assumere un aspetto preoccupante. Mi feci coraggio e aprii la seconda porta. Sembrava una stanza normale all’apparenza, con qualche crepa e qualche buco nei muri e qualche mattonella mancante. E fu lì che vidi una finestra, la finestra che mi avrebbe fatto uscire da quell’inferno. Entrai nella stanza, ed ecco che le pareti iniziarono a tremare. Quelle che erano piccole crepe si dilaniarono per l’intera stanza. Non era un terremoto, erano le pareti che non riuscivano più a sostenere il soffitto e stavano cedendo, crollando su loro stesse. Non ce l’avrei mai fatta a raggiungere la finestra illeso, quindi non appena vidi che i primi pezzi di intonaco si stavano sgretolando al suolo, chiusi la porta e mi allontanai quanto bastava per ritrovarmi di fronte all’altra porta esitando. Cosa sarebbe successo ora? Cosa avrei visto? Ma con il fumo che mi stava dando alla testa e le fiamme che si stavano diffondendo sempre più, a grande velocità, decisi che dovevo rischiare e aprire la porta. Aprii la porta ed entrai. Le mie scarpe scricchiolarono. Guardai a terra: ai miei piedi e cosparse per tutta la stanza c’erano delle lampadine rotte. Alzai lo sguardo: le pareti della stanza erano composte interamente da lavagne, lavagne gigantesche, così grandi che ne bastava una per occupare un'intera parete; il soffitto era totalmente ricoperto da lampadine che, instabili, oscillavano. Di fronte a ogni lavagna c'erano un uomo e una donna, sicuramente professori. Come poggiavano il gesso sulla lavagna, una lampadina si staccava dal soffitto e si scaraventava sulla loro testa frantumandosi in scaglie di vetro e nonostante ciò continuavano imperterriti e disperati a cercare di scrivere sulla lavagna. Non c’era la minima traccia di una via d’uscita. Indietreggiai e richiusi la porta. Mi ritrovai davanti alla porta, la quarta porta e ormai quasi senza alcun timore, la aprii. Ciò che vidi fu scioccante: quattro ragazzi piegati su loro stessi, in posizione fetale a terra, colmi di lividi e tagli, con i vestiti lacerati che venivano presi a colpi di frusta e minacciati da altri quattro ragazzi con le caviglie incatenate alla parete e cosparsi di vernice verde su tutto il corpo. L’immagine che avevo davanti ai miei occhi mi lasciò impietrito davanti alla porta. Uno dei ragazzi “verdi” mi vide e chiuse la porta con un colpo di frusta. Dopo quello che avevo visto in quell’ultima porta la voglia di scappare era aumentata e quindi mi diressi subito verso l’altra porta, la quinta porta. Spalancai la quinta porta. Qui vi trovai un tavolo illuminato da una luce accecante, sembrava una di quelle stanze da interrogatorio come quelle dei film. Al di fuori del tavolo, il buio dominava l’intera stanza. Entrai anche se a quel punto era evidente chenon c’erano né finestre né porte da cui uscire, e vidi che sul tavolo c’era una montagna di libri dalle copertine prive di qualsiasi scritta. La curiosità mi portò ad aprirne uno e, ancora una volta, rimasi perplesso: le pagine erano composte da banconote; tutte le pagine erano viola, pagine che valevano più di 500 euro l’una! Tutti i libri avevano migliaia di pagine viola! Mentre stavo lì, esterrefatto, a sfogliare quei libri, ci fu quello che ancora una volta sembrava essere un terremoto. Ma come al solito l’apparenza inganna. Le pareti stavano restringendo la stanza, portandola a una grandezza pari a quella di un cubo di Rubik. Riuscii a salvarmi per miracolo, poiché la cosa successe in pochi istanti. Esausto mi accasciai a terra. Ormai non c’erano più porte da aprire, più nessuna speranza di salvarsi. Quando improvvisamente il fumo si dissolse quanto bastava per far scorgere l’ultima porta, la sesta porta che si trovava proprio in fondo a quell’interminabile corridoio. Forse ce l’avevo fatta, forse la fine di quel terribile incubo. Mi alzai e con molta fatica riuscii ad arrivare di fronte a l’ultima porta. Esitai. Cercavo di essere ottimista. Le mani mi tremavano; afferrai la maniglia della porta e la aprii. C’era uno specchio, uno specchio che occupava l’entrata della porta. Vidi la mia immagine riflessa: non rifletteva affatto la realtà. Avevo un’aria fiera, uno strano sogghigno, uno sguardo sinistro. Iniziai a fissare quell’immagine nella quale non mi riconoscevo, dritta negli occhi. Dopo qualche secondo i miei occhi iniziarono a bruciare e bruciavano così tanto che iniziai a stropicciarli. Dopo un paio di sfregamenti, riportai lo sguardo sullo specchio che si frantumò in mille pezzi. Cascai giù dalla sedia. Sentii che ero completamente circondato da persone che ridevano a crepapelle. Mi guardai intorno:ero nel laboratorio di chimica. Mi alzai stranito. Tutti mi guardavano. Due dei miei compagni stavano a terra, a raccogliere dei cocci. A quel punto mi resi conto che tutto era tornato alla normalità. Forse il rumore del piatto che era caduto a terra mi aveva fatto sognare il vetro che si frantumava in mille pezzi. Era l’unico elemento del mio sogno a cui potevo dare un senso. Ma era davvero stato solo un sogno? La mano mi faceva ancora male, la guardai … il segno dell’ustione era ancora lì. -IISS Calamandrei 4 A linguistico -Renda Sara

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Solo una farfalla 13 dicembre 2011 - So usare così bene le parole, che è davvero un peccato che in questo momento e anche in quelli che seguiranno, non possa scrivere quello che mi succede. Però posso pensarlo. E questa è una grande fortuna: noi uomini bianchi possiamo farlo. Tutto deve andare alla perfezione. Ho caricato a casa la pistola, ieri sera, mettendoci tutta l'attenzione possibile affinché nessun guasto possa fermarmi. Li spazzerò via, come mosche, insetti neri e fastidiosi. Assomigliano molto di più a loro che a degli esseri umani. Bisogna avere coraggio, e schiacciarli. Oggi farò una cosa che in tanti vorrebbero fare, e poi finiscono sempre per non combinare niente. Perché hanno paura. Io invece non ho paura. Non ho paura perché sono dalla parte della ragione, e perché nessuno mi potrà catturare. Devo compiere questa azione, seguendo i grandi modelli del passato. Ma io non mi farò prendere, o uccidere, come loro. Io sono più forte. Io sono più forte. Io sono più forte. BANG! BANG! BANG! Questi spari mi ricordano tanto quando, da bambino, mio padre mi diceva: “Schiaccia le mosche, figliolo, che mi danno fastidio”, e allora io prendevo lo scacciamosche e tiravo dei forti colpi al muro, sul quale spesso rimanevano i cadaveri degli insetti, che assomigliano a quelli che vedo ora, a malapena. E' il momento di scappare, non posso più restare qui. Altro luogo, stessa storia: sparo ad altri, ad altre mosche nere che cadono a terra. Ma ora devo assolutamente fuggire... la vera giustizia l'ho fatta io in queste ore, non è quella che mi vuole catturare. Io so che non mi avranno mai. Eccoli, i rappresentanti e gli esecutori di queste false leggi. Sto per andarmene per sempre, lascio questo mondo con i miei atti di coraggio. Sento il calore della pistola, mia fedele serva, sul mio viso. CLICK. 15 dicembre 2011, quarta ora - Oggi è una giornata grigia e cupa. Nuvoloni neri si profilano all'orizzonte. Neri, come l'ardesia della lavagna che ho di fronte, come gli occhi del professore di storia che stanno adocchiando una mosca che si avvicina sempre più. Come la pelle (o quasi) di quelle persone uccise l'altro ieri, proprio in centro. In questo momento mi piacerebbe tanto non essere qui,preferirei trovarmi in un posto lontano... magari vicino ad uno splendido lago circondato da una lussureggiante vegetazione, con piante dai fiori coloratissimi e un bel sole splendente nel cielo, con intorno solo pace e tranquillità. Vorrei non ritrovarmi immersa nel dolore e nello sconvolgimento che ha attanagliato la città. E' davvero incredibile che un uomo possa aver fatto una cosa simile: come si può uccidere delle persone solo per il loro colore della pelle? Ed il problema è che non è l'unico ad avere queste idee particolarmente razziste. Idealmente, ad impugnare quella pistola non c'era solo il pazzo che effettivamente ha sparato, ma un grande gruppo di persone. Chissà se quest'uomo non si fosse suicidato... avrebbe avuto magari la possibilità di diventare un uomo migliore, di cambiare? Mi immagino la sua anima, all'Inferno, tra le fiamme, condannata per l'eternità a pagare con la sofferenza la cattiva condotta della sua vita. Già, per l'eternità. Certo però, che dev'essere davvero terrificante trovarsi nell'oscurità infuocata degli Inferi, senza nessuna speranza di poter uscire... Stesso giorno, quinta ora - Il suono della campanella mi ha fatto venire ancora più voglia di essere in quel posto lontano e fantastico a cui pensavo prima... e mi ha fatto ricordare dove l'ho visto. E' il lago di Pokhara, in Nepal, uno dei più bei ricordi che ho di quel viaggio. La serenità di quella pedalata lungo le sponde dello specchio d'acqua, guardando dall'altra parte la fitta vegetazione che ricopre la collina vicina era davvero sensazionale. Eh, sì, la pace. Quella è davvero universale. Che sia quella del Paradiso o quella della meditazione non fa alcuna differenza. Gli induisti non credono nel Paradiso e nell'Inferno, però... credono nella reincarnazione. Se una persona ha condotto una vita nella cattiveria e in tutto ciò che c'è di negativo, quando muore la sua anima si reincarna nel corpo di un animale che viene disprezzato dalla maggior parte delle persone.Che strano! Ora c'è la professoressa di italiano in classe, e c'è sempre una mosca che svolazza intorno alla cattedra. Prima descrive ampi cerchi, e poi, ogni tanto, si precipita a capofitto a dar noia al professore o alla professoressa. E' veramente insolito, in genere non ci sono mosche a dicembre. Un flash mi è appena balenato nella mente. E se l'anima di quel pazzo assassino razzista non fosse all'Inferno, in questo momento? E se fosse ancora qui, in questo mondo, a girovagare in mezzo a noi vivi? Ovviamente, mi sto proprio riferendo alla reincarnazione. Ma a quale corpo animale sarebbe toccato ospitare un'anima del genere? La mosca sta punzecchiando più insistentemente la prof, che ora comincia a scacciarla con le mani. Questo piccolo animaletto fastidioso e ripugnante... sembrerebbe davvero adatto, a pensarci bene, ad essere la reincarnazione di quella persona. Potrebbe essere davvero così. L'assassino, irriconoscibile sotto le sembianze di una piccola e semplice mosca, tenta di dare un senso alla sua vita, rendendosi migliore. Ed è venuto in una scuola perché... già, perché? Ah, sì, come ha fatto a non venirmi in mente prima?!? Per dare un insegnamento a noi ragazzi, per dirci che in realtà quello che ha fatto lui è una cosa terribile e che noi non dobbiamo pensare le idee che ha pensato lui, perché sono profondamente sbagliate. E' per questo che cerca di punzecchiare i professori, come se volesse incitarli a trasmetterci degli insegnamenti corretti e un'educazione basata sulla tolleranza e sulla valorizzazione della differenza. 22 dicembre 2011, prima ora - Sono passati nove giorni dal tragico evento, ed oggi è il primo giorno che non c'è più la mosca in classe. Dopo tutte le riflessioni che avevo maturato, ora quasi mi manca. Può darsi che non abbia resistito al freddo di questi giorni. Oggi però il tempo è davvero bello, e qui in classe c'è un tepore molto piacevole. Fuori, il sole è splendente e il cielo è di un azzurro magnifico e limpido, senza nemmeno una nuvola. L'erba e gli alberi del giardino sembrano godere di questa atmosfera quasi primaverile. Qualcosa attira la mia attenzione, in lontananza. E' qualcosa che vola, e pian piano si avvicina alle finestre della classe. E' una bellissima farfalla. Claudia Banchelli - I.I.S.S. Piero Calamandrei, classe III A linguistico - Prof.ssa Sara Renda Mi piace tenere dei fiori davanti alla finestra della stanza nella quale mi devo prestare. Mi danno un senso di malinconica serenità,

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Il profumo dei Ciclamini

Mi piace tenere dei fiori davanti alla finestra della stanza nella quale mi devo prestare. Mi danno un senso di malinconica serenità, e il loro profumo mi mette di buon umore. Spesso, negli archi di tempo che separano un ricevimento da un altro, mi affaccio a guardare il fuori, a respirare sogni e idee lontane, mentre con il profumo dei fiori inseguo ricordi. I ciclamini che ho adesso mi fanno venire in mente quel buon odore che aveva la mia professoressa di italiano, alle superiori: una signora sulla cinquantina, il viso tondo ma fresco, i capelli morbidi e gli occhi di nuvole e cielo. Quanto adoravo quella donna. In realtà, qualsiasi immagine relativa ai tempi della scuola ha ora su di me un effetto di rimpianta tenerezza. Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo senso, quasi caratterizzati da una certa superficialità. O meglio, direi da un’importanza alla superficie. Ogni volta all’inizio dell’anno volevo apparire qualcuno di diverso dalla me stessa che non sono mai riuscita ad accettare fino in fondo. Una volta più sicura e determinata, un’altra più misteriosa ed esotica, un’altra ancora originale e sognatrice… ma sempre stereotipata nella mia testa, proiettata per dare un’immagine interessante o nuova di me all’anno che doveva iniziare. Non sono mai riuscita a mantenermi nel ruolo di quei finti personaggi per più di una settimana, fortunatamente. Ricordo la mia classe, una classe come tante altre, con le pareti bianche, le stecche di legno per attaccare le cartine geografiche che a metà dell’anno sparivano sempre per qualche motivo, le finestre luminose tutte da un lato, che d’inverno facevano passare il freddo e a primavera riflettevano il timido tepore dei raggi solari. Ricordo i miei compagni, uno per uno, potrei distinguerne perfettamente i lineamenti del volto. So ancora a memoria l’ordine alfabetico dell’appello, che qualche professore si dimenticava puntualmente di fare la mattina, per poi arrabbiarsi con noi per non averglielo ricordato. Di quante risate ho acceso il mio volto durante le ore che passavo a scuola, risate pure, fresche, piene di vita. Risate che ho stampate nella memoria e che mi danno la forza di andare avanti, oggi. Stampate nella memoria ho anche molte delle lezioni che facevamo con la professoressa d’italiano. Lezioni piene di empatia, nelle quali il tradizionale rapporto insegnantealunno si dissolveva; improvvisamente, era come se entrassimo tutti in una sorta di atmosfera comune, avvolti nella medesima meraviglia dell’imparare l’uno dall’altro, in una nuvola di rinnovamento del cuore quando scopre qualcosa che lo scuote. E i nostri cuori in quelle lezioni si scuotevano tutti insieme, come in un unico, singolo battito. Lei ci ammaliava con la sua passione e noi la commuovevamo con le nostre domande, le nostre riflessioni ed interpretazioni. Stare a scuola era simile a vivere tante vite diverse ogni giorno. In parte attraverso quelle dei personaggi che studiavamo, in parte attraverso quelle dei professori, in parte attraverso i compagni ed i diversi atteggiamenti che assumevamo con ognuno di essi. Ci si rinnovava continuamente, si moriva e si rinasceva con pensieri sempre nuovi, una volta pronti a lottare per un ideale scopiazzato (ma nel quale credevamo con tutto il cuore), un’ altra a lottare per il banco dell’ultima fila (o della prima, dipende dai punti di vista). Mai tornerò a sentirmi leggera come in quegli anni. E con leggerezza non intendo frivolezza, non intendo spensierata noncuranza dei problemi della vita, anzi: quando andavo a scuola riflettevo molto, talvolta troppo, immergendomi in pensieri profondi che sfioravano il paranoico. Con leggerezza intendo la sensazione del tempo che avevo. Una sensazione di eternità. Pensavo alla morte, certo, ma anche quando la sera a letto quel pensiero mi assaliva togliendomi il respiro, finiva per allontanarsi dopo non molto, lasciando spazio ad una strana ma rassicurante consapevolezza, qualcosa di simile a un’ idea vaga di immortalità. Vedevo il mio futuro e i miei sogni ambiziosi come traguardi lontanissimi, fievoli, ma certamente realizzabili domani, in una realtà quasi astratta. Non c’era quella sensazione di vecchiezza, di piena coscienza della caducità del tempo, dei sogni e del futuro stesso che mi ritrovo ad avere adesso, a così relativamente pochi anni di distanza, in una condizione di indesiderata e precoce maturità. Una sensazione di deprimente sfioritura. Osservo meglio questi ciclamini rosa accesi e mi accorgo che la cima dei loro larghi petali è irregolare, come erosa a tratti. Suonano il campanello della stanza, di questa maledetta stanza in cui continuamente animali affamati entrano per tentare invano di succhiare del nettare da un fiore appassito. Queste persone mi fanno pena ormai; non provo più rabbia, né odio, né terrore. Non posso scappare da un destino nel quale la mia incosciente gioventù (e parlo di gioventù dello spirito, anche se nemmeno nel corpo riconosco più quella vergine freschezza che avevo prima di essere costretta qui) mi ha trascinato. Sono rimasta catturata nella trappola del cacciatore che, come con i topi, mi aveva sapientemente attirato verso il formaggio. Ma un topo non dovrebbe mai correre verso un formaggio così ben esposto, così inverosimilmente facile da trovare, se non vuole rischiare la pelle. Il formaggio vero è altrove, ben nascosto, e si devono fare molti sacrifici per trovarlo ed ottenerlo. Questo l’ho imparato dopo, a mie meritate spese. Vivo segregata nell’eco antico di una falsa illusione, che ogni tanto il cacciatore alimenta di nuovo parlandomi di altre fette di formaggio, ma che ogni giorno viene smentita dal presente che devo vivere. Animali di tutti i tipi suonano alla mia stanza. Impauriti, disperati, arrabbiati, soli. Tutti guidati da un istinto, una pulsione che li spinge a cercare in me qualcosa che si illudono possa dargli. Quando i loro artigli affondano graffianti sul mio corpo ansiosi di trovare un’incognita sospesa, quando i loro ruggiti avidi di qualcosa che neanche loro sanno irrompono nelle mie orecchie come false prepotenze che celano una supplica, mi viene sempre in mente un discorso che ci fece la professoressa di italiano a proposito della lettura. “Leggere è un po’ come vivere, ed è per questo che è molto importante che leggiate… ma non dovete leggere né perché ve lo impongono altri, né per vantarvi, né per imitare qualcuno. Non dovete leggere per cercare avidamente delle risposte in mezzo alle pagine, per elemosinare pensieri altrui. Ciò di cui avete bisogno è già dentro di voi, i libri servono solo a farvi più luce per scoprirlo meglio.” Si, io sono un libro in cui cercano invano sfogo e distrazione tante anime stanche.

Fischer Alice Scuola e classe: IISS Piero Calamandrei, 5^ A Linguistico Prof. Referente: Renda Sara 15


“NON BASTANO I COLORI A RENDERE FELICI” Lunedì 17 Dicembre 1995 Oggi è Lunedì. Il giorno più odiato dagli studenti. Il giorno preferito da quelli come me, che alcuni si ostinano a chiamare sfigati (come se non lo fossimo tutti, come se distinguersi fosse troppo coraggioso). Anche se, in realtà, preferisco i giorni come il Mercoledì o il Giovedì, nel nucleo della settimana, dei compiti da fare, della stanchezza ecc ecc. Oggi è Lunedì e c’è la presentazione di quella nuova. Speriamo bene. Ma non ci spero nemmeno. Tanto sarà come tutti gli altri. Tanto non sarà come me, perché sono costretto ad essere solo. Tanto… “ Buongiorno ragazzi” gracchia la prof anoressica, con lo sguardo di chi si vorrebbe buttare giù da un tetto ma non lo fa perché, con tutta la fortuna che ha, le andrebbe male e se la caverebbe con una gamba rotta e via (certe volte la vita è proprio crudele); stamani ha la maglia verde e i pantaloni rosa, ma non bastano i colori a rendere felici. “Lasciate che vi presenti Beatrice, la ragazza che da oggi farà parte di questa classe”. Beatrice entra. Tutti la guardano ma lei non guarda nessuno, non per vanità, non per vergogna ma per la sua anima pura che dagli occhi nessun briciolo di male scaturisce. Io mi innamoro, e non posso fare altrimenti. I suoi passi sono leggeri come l’aria trasparente, i suoi occhi più celesti del cielo, le sue labbra sono rosee come un petalo che vola nel vento, la sua pelle è candida come la luna, lucente e perfetta. Io mi innamoro di lei, di Beatrice, perché nessun’altra potrei amare. L’amore era per me sconosciuto, finito, quasi logico. Invece, in un giorno di cui avrei scordato la data, scopro che la vita è così imprevedibile e scontata. Voglio dire, non mi sarei mai immaginato che oggi accadesse tutto questo. E invece eccolo. Quello che da anni avevo sognato, e che lentamente stavo dimenticando; l’amore appare in un Lunedì squallido ed insignificante senza nessun preavviso, senza nessun segno, senza essere preparati. E’ davvero questo, l’amore? L’amore è riuscire ad affrontarlo anche se quella mattina non hai messo il deodorante? E’ questo, l’amore? L’amore è quando non te ne accorgi nemmeno, quando ti senti brutto e stanco e raggrinzito dalla vita e, all’improvviso, una puntura come una dolce profezia affonda nella tua pelle e sgorga nelle vene e nel sangue il veleno mortale. Mi sento strano. Mi sento agitato e vivo, potente come un dio e confuso e insicuro come..come uno sfigato. Beh, lo so che voi pensate che non è vero amore, che è una cotta per una che magari di secondo nome fa Jessica e che non è niente di speciale, se le va bene da grande farà la commessa o la pornoattrice (certi mestieri vengono sottovalutati). Lo so che voi, dall’alto del vostro piedistallo, pensate che l’amore, in realtà, non sia così incredibile. Anche io, quando vedevo gli altri che si guardavano in quei modi osceni, con quegli sguardi semi assenti, con le labbra penzoloni e quel sorriso stupido pensavo che fossero dei veri rincoglioniti. Adesso lo sono anch’io. E voi che mi vedete da fuori lo pensate. Ma lasciatemi dire una cosa: visto da qui, l’amore è assolutamente fantastico. Beatrice si siede. Nell’unico posto libero della classe. Accanto a Gregorio. A volte la vita è come una soap opera. UN GIORNO QUALUNQUE Un giorno qualunque assegnarono una ricerca a coppie in classe. L’argomento era “La prospettiva del futuro vista dagli occhi dei poeti. Dona una tua personale opinione e di’ come vedi il tuo futuro” o una cosa del genere, a metà tra la psicologa della scuola ed un tema serio (come se i temi lo fossero). Comunque, quel pomeriggio io e Beatrice andammo in biblioteca per recuperare un po’ di informazioni ed io per recuperare quel briciolo di orgoglio che mi era rimasto, e confessarle il mio amore (nei miei pensieri più intimi c’era il desiderio di scrivere nel tema “il mio futuro è BEATRICE”). Così, presi il mio cuore in mano e lo dissi. Sì, proprio quelle parole. Scandite. Precise. Immerse di illogica passione. E lei non disse niente. Neanche un movimento impercettibile. Mise i capelli dietro l’orecchio e, con l’aria di una che aveva ascoltato una cantilena che sapeva già a memoria, disse “ Leopardi è un pessimista cosmico”. Quel giorno lo diventai anch’io. Ed era un giorno qualunque. Come quando mi innamorai di te, Beatrice. I più grandi dolori della vita capitano in giorni qualunque. La mattina dopo prendemmo otto alla nostra ricerca. C’era lei con gli occhi che le brillavano per la gioia, ed a me per il dolore. Non ero deluso perché non mi aveva detto che anch’io le piacevo, lo sapevo benissimo questo, ma ero deluso ed arrabbiato perché aveva fatto finta di niente. Come se avessi detto “che bel tempo” oppure “il prato è verde”. Insomma, ero arrabbiato con lei perché aveva sminuito i miei sentimenti, li aveva dati per scontato, se li era passati da una mano all’altra come un giocoliere malvagio e poi li aveva gettati via, dietro le sue spalle. Non si fa così. Sei crudele Beatrice. Stanotte ho sognato che mangiavi il mio cuore, lo masticavi con noncuranza, senza gusto. E poi ti pulivi la bocca dal mio sangue, ed andavi via, con un vestito bianco ancora intatto. Lo so, adesso vi aspettate il finale. Vorrei lasciarvi così, con il fiato sospeso. Ognuno si sarà già fatto un’idea. Come andrà a finire la storia di Gregorio e di Beatrice? Gregorio riuscirà a trovare qualcuno che lo ami? Beatrice diventerà un ricordo del passato o scaverà una ferita profonda nel cuore di Gregorio? Cari ragazzi, io non so assolutamente come va a finire questa storia. Non lo so perché non c’è una conclusione, un finale, un “the end” nel percorso dei sentimenti. Io non so come andrà a finire, semplicemente perché non c’è mai una fine. Avete mai messo la parola fine ad un sentimento? Insomma, quello che voglio dirvi è che neanche Gregorio lo sa. Adesso sono passati più di dieci anni. Non l’ho più rivisto da allora. Soltanto una volta, da lontano. Lui era cresciuto molto. Era alto e magro, aveva dei pantaloni di velluto marrone ed una camicia grigia, gli zigomi alti scavavano una fossa sensuale sul volto e gli occhi erano quelli intensi e indecisi di sempre. Lui era felice anche se non stava sorridendo. Lo si vedeva dagli occhi. Erano luminosi e guardavano attentamente tutte le cose, anche quelle più banali (esistono delle cose banali? oppure non esistono cose non banali?). Lì capii che era felice: chi lo è non guarda mai distrattamente le cose, ma le osserva così da carpirne tutto il loro senso. E poi quello non era un giorno qualunque.

CONTI ALESSIA ITCG Piero Calamandrei classe IV A linguistico SARA RENDA 16


Tra sogno e realtà Apro gli occhi, mi guardo intorno, tutto sembra regolare ma avverto un silenzio completamente diverso dal consueto. Vado ad aprire la finestra così un po' di luce mi aiuta a svegliarmi, non faccio in tempo a voltarmi che subito mi ritrovo con la faccia attaccata alla finestra e il naso che si piega al contatto con il vetro. Spalanco la bocca ancora un po' intormentita dalla presa stretta della dentiera, urlo: NEVICAAA!! Era tanto che non nevicava, mi ero addirittura dimenticata di come fosse, bellissimo guardare quei grandissimi e soffici fiocchi di neve che imbiancano delicatamente il nostro giardino,ma lo sguardo si sofferma su quella panchina che ci ha offerto comodo riposo per numerosi pomeriggi. Lucrezia si sveglia, apre gli occhi e sobbalza su quel suo letto munito di due cancellate di supporto laterali che causano un ulteriore rumore ...si sveglia anche Elisa la terza “compagna di classe”. Sono tutte e due impaurite, cosa avranno pensato quelle poverette ad essere svegliate così di soprassalto....Qualcosa di brutto?..no niente di tutto ciò. Ooh la vecchiaia!! fa brutti scherzi , ne so qualcosa , sono qua da tre anni, qui, in questa casa di riposo o almeno cosi la chiamiamo perché ricovero per anziani è troppo fuori moda. Torno ad osservare la neve ma vengo nuovamente interrotta da una voce che mi riporta alla realtà: l'infermiera, che mi invita a prendere l'ennesima pasticca, cosa obbligatoria prima del famoso rito del cambio del pannolone.Valeria, è così che si chiama l'addetta che si prende cura di noi, una giovane sempre disponibile e allegra, esuberante e piena di vita così come deve essere una ragazza di 20 anni; mi fa ricordare eccome i miei o meglio i nostri tempi quando eravamo chiamate le tre “casiniste”, quante ne abbiamo fatte e passate insieme!! forse è meglio non pensarci per non entrare in un vortice di ricordi che mi porterebbero sicuramente ad una tristezza interiore e alla frustrazione dei miei ottant' anni. Sono l' unica che ancora con molta fatica e aiutata da un treppiedi riesce ad andare in bagno quasi autonomamente, le solite azioni mattutine di pulizia e come mi succede tutti i santi giorni mi soffermo a guardare il mio viso riflesso nello specchio, viso solcato da lunghe e grinzose rughe, finito il tempo del fard, finito il tempo del rossetto, finito il tempo dell ombretto, praticamente …non sono piu cose che mi possono e mi devono riguardare...possibile che una lacrima mi solchi il viso? Malgrado i disagi, le giornate passano abbastanza in fretta, d'altronde siamo amiche fin dall' infanzia, ci conosciamo e sopportiamo a vicenda, praticamente stiamo bene insieme ed anche oggi come tutte le domeniche siamo in attesa (speriamo, visto che di noi vecchi di solito non si preoccupa nessuno o quantomeno il giusto indispensabile) di ricevere la visita di figli e soprattutto nipoti. Eccoli, i nostri parenti arrivano quasi contemporaneamente, a volte ci viene il dubbio che si siano messi d'accordo, arrivano e se ne vanno sempre insieme. Per noi vecchi ci sono cioccolatini e caramelle quasi sempre, un dolce nelle occasioni speciali, e poi sempre ormai imparate a memoria le stesse raccomandazione e le stesse domande: come state? Come vi sentite?Meglio qui, assistite e coccolate che sole a casa..!!Quante frasi fatte, ma non capiscono che per noi anziani questa è una prigione??!! è chiaro che la nostra casa ci darebbe tutta un' altra ragione di vita. Dopo il tè delle cinque fra una chiacchiera e l 'altra arriviamo all' ora di cena, se si vuole chiamare cena , una tazza di brodo vegetale, due biscotti e finito il pasto chiaccheriamo e “spettegoliamo” come ai tempi della scuola, rievocando le prime cotte giovanili, tutto questo aspettando di nuovo l' infermiera per la terapia serale che tramite Valium ci farà addormentare e speriamo almeno di fare un bel sogno. Ore: 07,00...DRIIIIN DRIIIN DRIIIIIIIIN !! Il terzo squillo della sveglia è quello che riesce a farmi allungare le braccia, stirarmi le gambe e aprire gli occhi ad un nuovo giorno. E' lunedì mattina.... sta per iniziare una nuova settimana intensa di studio, anche se non mi sento ancora pronta per alzarmi, mi devo sbrigare, alle 7.45 solito puntuale incontro con le amiche Lu ed Eli... ...a proposito...! Come saremo da vecchie?? Titolo: Tra sogno e realtà

Bencini Chiara Scuola e Classe: I.I.S.S Piero Calamandrei 3°A Linguistico Professoressa referente: Renda Sara

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01_ Stalker Lab Accademia Amiata Mutamenti Sede Legale: Via Cipro, 17 - 58100 Grosseto Sede operativa: Piazza Colonna, 1 - 58033 Castel del Piano (Gr) telefono: 348 4036571 Referente del progetto: Chiara Damiani Telefono: 328 7084059 Fax: 0564 974815 Indirizzo di posta elettronica: chiara.damiani@gmail.com, mutamenti@accademiaamiata.it Sito web: www.accademiaamiata.it Il progetto Stalker, partendo dall’indagine sulle forme contemporanee di persecuzione, con particolare attenzione alla “comunicazione in assenza di corpo” propria dell’epoca digitale, intende sviluppare: • la consapevolezza che la natura umana è così complessa che talvolta trasforma il desiderio in violenza e sopraffazione • la capacità di nutrire il proprio immaginario e di “ascoltare il futuro”: il futuro proprio, nelle relazioni, nel lavoro, nell’aspettativa di vita, il futuro del mondo e di come lo si vorrebbe

Temi di Lavoro

• Desiderio e violenza • Forme contemporanee di persecuzione • Ascolto e non ascolto • Alimentazione del proprio immaginario • Immaginare il futuro • Laboratori teatrali • Conferenze-Spettacolo a cura di Sara Donzelli e Giorgio Zorcù

Modalità di Attuazione

Visione di uno spettacolo, pratica del laboratorio teatrale, libera discussione di gruppo, intervista ad esperti, interazione con il mondo dei genitori, produzione di video e di pubblicazioni.

Calendario delle attività

Da ottobre 2011 a maggio 2012. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Quattro Istituti di istruzione secondaria di secondo grado senza preferenze di tipologie o indirizzi. Per ogni Istituto potranno partecipare al laboratorio circa 50 studenti (due classi) e alla lezione/ spettacolo circa 300 studenti (o più secondo la capienza dell’Aula Magna).

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Stalker Lab SCHEDA DIDATTICA COMPITI PREPARATORI PER IL LABORATORIO TEATRALE Dopo la visione della conferenza- spettacolo Stalker viene consegnata questa Scheda didattica agli insegnanti di riferimento e ai ragazzi che parteciperanno al Laboratorio teatrale. Lo scopo è quello di facilitare la lettura dell’opera appena vista e di poterne ripercorrere le singole parti, divise per motivi tematici e funzionali, invitando i singoli e/o piccoli gruppi delle classi partecipanti ad evidenziare i motivi di maggiore interesse e a compiere su di essi dei veri e propri percorsi di messa in scena teatrale autonoma. Insieme alla scheda didattica si sono consegnate per ogni classe alcune copie del libero “Stalker” di Sara Donzelli, Edizioni Effigi 2011, dove, oltre al copione completo, ad immagini e ad altri spunti di riflessione, è presente una vasta bibliografia e filmografia di riferimento.

1. SCHEMA DELLA CONFERENZA SPETTACOLO

PROLOGO 1. IL SEGNO DI CAINO 2. LA RIVOLUZIONE NEOLITICA 3. COS’E’ L’IO? PARTE I: I FANTASMI DELLE RELAZIONI 4. Realtà virtuali 5. Pre - Giudizi 6. Paura PARTE II: ESTREMI DELLA PERSECUZIONE 7. Bullismo 8. Stalking PARTE III: BOCCA D’USCITA 9. ESPLOSIONE 10. L’UOMO NUOVO 11. LA DONNA DAI CAPELLI D’ORO EPILOGO 12. IMMAGINA

COMPITI

Ripercorri attraverso lo schema immagini, spunti tematici di didattica, pezzi teatrali, poesie presenti nella conferenza spettacolo a cui hai assistito evidenziando ciò che ti è chiaro e ciò che necessita di elaborazione. 57


2. PERCORSI TEMATICI Figli di Caino: sospesi tra il bene e il male Caino ha dato vita alla nostra specie: la sua discendenza costruisce le città, la tecnologia, l’arte. Iubal fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto, Tubalkàin il padre di chi lavora il rame e il ferro. Il demone Rabisu del racconto mitico di Caino ci racconta che la rabbia è il terreno di coltura della nostra parte negativa. Il confine sottile tra essere in un modo o essere in un altro. Osservarsi.

COMPITI Come rappresenteresti Caino e Abele oggi a livello di immagini o dando loro una definizione.

La nascita delle città: benessere e confini, gerarchia e guerra Balducci ci dà una lezione evoluzionista, ed osserva come di fatto siamo ancora immersi nella cultura nata 10.000 anni fa con il Neolitico. Ci fu il passaggio fondamentale dal nomadismo all’agricoltura, che è rispecchiata dal mito di Caino e Abele, e l’impulso all’aggressività prese le forme che conosciamo: la difesa della proprietà e del confine, l’aggressione all’altro per impadronirsene, la necessità di ordinare gli uomini in ordine gerarchico, la nuova società patriarcale e la gerarchia tra l’uomo e la donna. Nello stesso tempo l’umanità si affrancava dalla ricerca quotidiana del cibo, immagazzinando i prodotti dell’agricoltura, si proteggeva nelle nuove abitazioni e nelle città; dalla inedita disponibilità del tempo libero sarebbero nate la speculazione intellettuale e la cultura.

COMPITI

Cosa vuol dire per te città, civiltà, gerarchia, benessere e cultura oggi?

Emozioni e reazioni La psicologia ci ha dato la coscienza che siamo immersi non solo in un universo materiale, ma in un universo psichico immateriale, impalpabile, con cui reagiamo continuamente. E che gran parte delle nostre reazioni sono inconsapevoli, e provengono da quel grande iceberg nascosto che è il nostro inconscio. Le decisioni che prendiamo di cosa sono frutto? A quali condizionamenti siamo esposti? Le reazioni istintive sono la porta attraverso la quale entra il pregiudizio. Le emozioni possono diventare ossessioni, e la catena ossessione – possessione è la patologia tipica dello Stalker.

Cos’è “sentire”? Le possibilità percettive del nostro corpo

Il nostro corpo ha molte possibilità di “sentire” che ha. La realtà ha molte sfaccettature, e non sempre è semplice stabilire cosa è reale e cosa no, cosa è vero e cosa è frutto di un condizionamento. Dal punto di vista storico si fa riferimento alla nascita del Romanticismo, ed all’apparire dell’interiorità come una realtà altrettanto vera dell’aspetto esteriore, della notte come momento in cui si vede per davvero.

Realtà virtuali

Nella realtà virtuale in cui ci immettiamo nella comunicazione tramite computer c’è un accorciamento illusorio della distanza tra un desiderio e la sua espressione. Questa attitudine può diventare un “vizio”, che poi non ha riscontri nella “realtà vera”, e che rischia di far girare a vuoto. Si invitano i ragazzi a raccontare esperienze personali sui questo tema.

Siamo uno e tanti

Si può essere in molti modi, anche in un breve lasso di tempo all’interno di una mattina, o di un pomeriggio. Perché cambiamo? “Chi” di noi prende le decisioni in un dato momento? Di chi è la responsabilità di quell’atto?

COMPITI

Scegli uno di questi temi e racconta una esperienza tua o di altri.

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Chi è il-la bullo-a o stalker per te? L’uomo nuovo immaginarsi il futuro. L’Immaginario

E’ un tema che viene esplicitamente trattato alla fine del secondo incontro, a cui si rimanda per gli esercizi. Quello che viene costantemente sottolineato è la necessità di immaginare: piccoli gesti, giochi di relazione, reazioni istintive. Prendere a prestito anche il vecchio gioco che si fa coi bambini: cosa vuoi fare da grande? Ma anche esercizi di immaginazione di un futuro molto prossimo: il pomeriggio, o i prossimi giorni, cambiando e inventandosi prospettive. Un’altra attenzione costante è rimarcare come l’immaginario, al pari del corpo, viene nutrito da un cibo molto particolare, immateriale: libri, film, giochi, esperienze. Con un’avvertenza: mentre il corpo ci avverte con dei sintomi sui cibi avariati, che fanno male, la mente può assorbire tutto senza che ce ne rendiamo conto. Come si può riconoscere un cibo per la mente che non fa bene?

Il futuro che nasce oggi

Si può giocare ad immaginarci che evoluzione avrà la specie umana. Gli scienziati dicono che usiamo solo il 10% delle nostre possibilità. Come possiamo attingere a quel grande potenziale nascosto, per arrivare ad essere l’uomo “inedito”, come lo chiamava Ernesto Balducci, l’ultima evoluzione della nsotar specie ancora mai vista, mai edita, appunto? Ma, più semplicemente, si può immaginare cosa faremo “da grandi” e soprattutto capire che dagli atti che facciamo oggi nasce il nostro futuro, da come ce lo immaginiamo ora.

Il Futuro che c’è già

Esercitarsi ad immaginare se stessi, il proprio ambiente e il mondo nel futuro. Come cambiare quello che non ci va? Immaginare è desiderare, dare spessore al tempo.

COMPITI

Immagina il tuo futuro prossimo.

3. PEZZI TEATRALI Caino e Abele Da La Bibbia - Genesi

a. FAVOLE

Ora l’uomo conobbe Eva, sua moglie, la quale concepì, poi partorì Caino, dicendo: “Ho formato un uomo con il favore di Jahweh”. Quindi aggiunse al nato un fratello, Abele. Abele divenne pastore di greggi e Caino coltivatore del suolo. Ed avvenne, dopo un certo tempo, che Caino offrì dei frutti del suolo, in sacrificio a Jahweh; e Abele offrì lui pure, dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso. E Jahweh riguardò Abele e la sua offerta, ma non riguardò Caino e l’offerta di lui. Perciò Caino ne fu molto irritato e il suo viso fu abbattuto. Jahweh disse allora a Caino: “Perché tu ti sei acceso d’ira e perché è abbattuto il tuo volto? Non è forse vero che se agisci bene c’è elevazione, mentre se non agisci bene, Rabisu, il demone, appiattito dietro la porta prende possesso di te; lui vuole conquistarti, ma tu lo devi dominare”. Ma Caino ebbe da dire con suo fratello Abele. E com’essi furono nei campi, Caino insorse contro suo fratello Abele e lo uccise. Disse Jahweh a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”. E lui rispose: “Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?”. Riprese Jahweh: MUSICA Che hai fatto? Sento il fiotto di sangue di tuo fratello che grida a me dal suolo! Ed ora tu sei maledetto dalla terra. Quando lavorerai non ti darà più frutto; errante e vagabondo sarai per il mondo”. Disse Caino a Jahweh: “E’ troppo grande la mia colpa da non meritare perdono! Ecco tu mi scacci oggi dalla faccia di questo suolo, e lontano dalla tua presenza io mi dovrò nascondere; io sarò ramingo e fuggiasco per la terra, per cui avverrà che chiunque mi troverà m’ucciderà”. Ma Jahweh gli disse: “Non così! Chiunque ucciderà Caino sarà punito sette volte!”. E Jahweh pose su Caino un segno, cosicché chiunque l’avesse incontrato non l’avrebbe ucciso! E Caino partì dalla presenza di Jahweh ed abitò nel paese di Nod, di fronte a Eden.

La donna dai capelli d’oro Da Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estes

C’era una volta una donna strana ma assai bella dai lunghi capelli d’oro sottili come grano filato. Era povera, non aveva madre né padre, e viveva da sola nei boschi e tesseva su un telaio fatto con rami di noce scuro. Un tipo brutale, che era figlio del carbonaio, cercò di costringerla al matrimonio, e lei nel disperato tentativo di comprarne la rinuncia, gli regalò una ciocca di capelli d’oro. Ma lui non sapeva o non si curava del fatto che era oro spirituale, non denaro, quello che gli aveva dato, e quando volle vendere i capelli come una qualsiasi mercanzia al mercato, la gente lo canzonò e pensò che fosse pazzo.

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In collera, di notte tornò alla capanna della donna, la uccise con le sue mani e ne seppellì il corpo accanto al fiume. Per molto tempo nessuno si accorse della sua assenza. Nessuno si curava del suo cuore o della sua salute. Ma nel sepolcro i capelli d’oro della donna presero a crescere e a diventare sempre più lunghi. I magnifici capelli ondulati si sollevarono in spire attraverso la terra nera, e crebbero sempre di più fino a ricoprire la tomba di un campo di ondeggianti giunchi d’oro. I pastori tagliarono i giunchi per farne flauti, e quando presero a suonarli, i piccoli flauti cantarono e non smisero più di cantare. Qui giace la donna dai capelli d’oro assassinata e nel suo sepolcro, uccisa dal figlio del carbonaio perché desiderava vivere. E così l’uomo che aveva tolto la vita alla donna dai capelli d’oro fu scoperto e portato in giudizio, e coloro che vivono nei boschi selvaggi del mondo, come facciamo noi, furono di nuovo al sicuro.

Nel Fienile Da Tingeltangel di Karl Valentin ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI SIMMERL ANNI

b. TEATRO

Simmerl! Simmerl! Dove sei? Qua! Dove? Qua! Ma non ti vedo! Eppure ci sono. Sì, sentirti ti sento, ma non ti vedo. Be’, ci credo, cosa vuoi vedere al buio? Ma perché allora al buio si sente? Perché? Stai sentendo qualcosa, adesso? Certo! Sento te! E perché proprio me? Ma, probabilmente perché non c’è nessun altro. Ne sei proprio sicura? Certo che ne sono sicura, sennò sentirei qualcun altro oltre a te. Ma mi senti anche quando non parlo? Non lo so; prova a non parlare, vediamo se sento qualcosa. Sì, sta attenta, adesso non parlo… Hai sentito che non ho parlato? Sì, perfettamente… e poi ho sentito anche che hai detto: “Hai sentito che non ho parlato?”. Ah sì, l’hai sentito? E il resto no? Quale resto? Ma sì, dai, quando non ho parlato. Eh no, ho ascoltato, ma non ho sentito niente. Buffa, eh, questa storia del sentire? Sì, buffissima proprio…

Questa sera si recita a soggetto Di Luigi Pirandello Verri Mommina Verri Mommina Verri Mommina Verri Mommina Verri Mommina Verri Mommina Verri

Mommina Verri Mommina

Che stai a far lì? Niente. T’aspettavo. Eri alla finestra? No. Ci stai ogni sera. Questa sera, no. Non ti stanchi mai di pensare? Non penso nulla. Devi pensare solo alle nostre bambine. Ho pensato a loro tutta la giornata. E ora a che pensi? D’andare a dormire. Non è vero! Voglio sapere a che pensi! A che hai pensato tutto questo tempo, aspettandomi? (pausa d’attesa, lei non risponde) Non rispondi, eh? Non me lo puoi dire! (altra pausa) Dunque confessi? Che confesso? Che pensi a cose che non mi puoi dire! Te l’ho detto, a che penso: d’andare a dormire!

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Verri Mommina Verri Mommina Verri Mommina Verri Mommina

Verri

Mommina

Con questi occhi, a dormire? Con questa voce…? Vuoi dire, a sognare! Non sogno. Non è vero! Sogniamo tutti. Non è possibile, dormendo, non sognare. Io non sogno. Tu mentisci! Ti dico che non è possibile. E allora sogno; come vuoi tu… Sogni, eh?... Sogni … Sogni, e ti vendichi! Pensi e ti vendichi! Che sogni? dimmi che sogni! Non lo so. Lo dici tu che sogno. Non so più che voglia dire sognare. Ma lo capisci, lo capisci, che vuoi da me? Tu morta mi vuoi; morta; che non pensi più; che non sogni più… e ancora ancora, pensare, può dipendere dalla volontà; ma sognare (se sognassi) sarebbe senza , dormendo; come potresti impedirmelo! (smaniando, agitandosi come una belva in gabbia) E’ questo! E’ questo! SeE’ questo! Serro porte e finestre, e che mi vale se è qua, qua in lei, dentro di lei - vivo - vivo - il tradimento? Mi sta davanti; mi guarda posso spaccarle la testa per vederle dentro, ciò che pensa? Anche se t’accecassi, ciò che i tuoi occhi hanno veduto, i ricordi, i ricordi che hai qua negli occhi, ti resterebbero nella mente! Ne soffro ne soffro fino a diventarne pazzo; senza colpa, per la sola pazzia che ho commessa, d’averti sposata! Pazzia sì, pazzia; e sapendo com’eri ,non dovevi commetterla…

Sei personaggi in cerca d’autore Di Luigi Pirandello

Il dramma per me è tutto qui: nella coscienza che ho, che ciascuno di noi si crede uno ma non è vero è tanti tanti secondo tutte le possibilità d’essere che sono in noi. Uno con questo, uno con quello diversissimi! E con l’illusione intanto d’esser sempre uno per tutti E sempre quest’uno che ci crediamo in ogni nostro atto. Non è vero! Non è vero! Ce ne accorgiamo bene quando in qualcuno dei nostri atti, per un caso sciaguratissimo restiamo all’improvviso come agganciati e sospesi: ci accorgiamo di non essere tutti in quell’atto, e dunque un atroce ingiustizia sarebbe giudicarci da quello solo, tenerci agganciati e sospesi alla gogna per un intera esistenza, come se quella fosse assommata solo in quell’atto! Questa ragazza m’ha sorpreso in un luogo in un atto dove e come non doveva conoscermi, come io non potevo essere per lei in un momento fugace vergognoso della mia vita!

c. POESIE, POEMI, CANZONI Dateci Di Pablo Neruda

Dateci qualche cosa da distruggere Una corolla, un angolo di silenzio, un compagno di fede, un magistrato una cabina telefonica, un giornalista, un rinnegato, un tifoso dell’altra squadra, un lampione, un tombino, una panchina, dateci qualche cosa da sfregiare, un intonaco, la Gioconda, un parafango, una pietra tombale, dateci qualche cosa da stuprare, una ragazza timida, un’aiuola, noi stessi. Non disprezzateci: siamo araldi e profeti. Dateci qualche cosa che bruci, offenda, tagli, sfondi, sporchi Che ci faccia sentire che esistiamo. Dateci un manganello o una pistola, dateci una siringa o una Suzuki. Commiserateci.

Per te amore mio Di Jacques Prévert Per te amore mio Sono andato al mercato degli uccelli E ho comprato degli uccelli Per te Amore mio

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Sono andato al mercato dei fiori E ho comprato dei fiori Per te Amore mio Sono andato al mercato dei rottami E ho comprato catene Pesanti catene Per te Amore mio Poi sono andato al mercato degli schiavi E ti ho cercata Ma senza trovarti Amore mio

Titanic The End Di Hans Magnus Enzensberger

Distinguo delle persone. Le vedo, su un piano inclinato, chine contro il vento, sull’orlo del burrone. Io le avverto, gridando La strada è bieca Signore e signori, siete sull’orlo del burrone. Esse ovviamente Si fanno una lieve risata e rispondono coraggiosamente: Grazie altrettanto. Mi domando, sono davvero soltanto poche dozzine di persone, o invece pencolante laggiù è l’intera umanità, destinata ormai a una sola missione, la fine? Lo ignoro. E’ difficile dire Chi sono quelle persone ciascuna delle quali si aggrappa a una valigia, a un talismano color ramarro, a un dinosauro, a una corona d’alloro. Le sento ridere e grido loro incomparabili parole. Quelle persone sono piene di speranza, piene di criminale energia! Conducono al guinzaglio i loro dinosauri, aprono anche le valige e le richiudono, cantando in coro: «Sarà la fine del mondo, presto caleremo a fondo, presto caleremo a fondo». E’ difficile dire chi è che ride, chi mi osserva, chi no, in questo nebbione, e quanto sia largo e profondo il burrone. Le vedo lentamente affondare, quelle persone, e le seguenti parole grido loro: vi vedo lentamente affondare. Nessuna risposta. Su remoti piroscafi, lievi e coraggiose, suonano le orchestre. Mi rincresce molto, non mi sta bene che muoiano tutti così, è un gran peccato, mi viene da urlare, urlo: «Eppure nessuno sa», urlo, «in che anno sarà, ed è una cosa, ed è una cosa, meravigliosa». Ma i dinosauri, dove sono andati a finire? E donde provengono quelle migliaia e migliaia di valige che vuote e randagie vagano? Urlo. Tutto, urlo, tutto come al solito, tutto rulla, tutto è sotto controllo, tutto funziona, quelle persone? peccato, non importa, roba da urlare, perché no, poco chiaro, difficile da dire, perché io continui a urlare.

Imagine Di John Lennon

Immagina non ci sia il Paradiso. Prova, è facile.
Nessun inferno sotto i piedi. Sopra di noi solo il Cielo.
Immagina che la gente
viva al presente... 

Immagina che non ci siano paesi,
non è difficile.
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione. Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace...

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo.
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno.

Immagina un mondo senza possessi. Mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame. 
La fratellanza tra gli uomini.
Immagina tutta la gente
condividere il mondo intero... Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo.
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno. COMPITI

Scegli uno di questi pezzi e prova da solo, o con la collaborazione di qualcuno, a elaborare una piccola scena teatrale.

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Articolo di giornale Northampton, Massachusetts 30 marzo 2010

4. CRONACA

Nove teenager del Massachusetts sono stati accusati per lo stupro e le ripetute molestie contro una ragazza di 15 anni, morta suicida in gennaio.
Secondo il procuratore distrettuale la 15enne è stata costantemente vittima di molestie e violenze per cinque mesi, dallo scorso settembre fino al giorno della sua morte, il 14 gennaio del 2010. Dei nove accusati, sei - quattro ragazze e due ragazzi - devono fronteggiare i pesantissimi capi d’accusa di stupro, violazione dei diritti civili e stalking. Secondo il procuratore i comportamenti “contro la ragazza hanno reso impossibile la sua vita a scuola. Il bullismo era intollerabile”. Ha aggiunto che “le azioni di quegli studenti sono state condotte in primo luogo negli ambienti scolastici e durante le ore di lezione”. Gli insegnanti e le autorità scolastiche sapevano, ma nessuno verrà incriminato. Il caso avviene mentre si sta discutendo se dotarsi di una legge contro il bullismo.

Testimonianza di uno stalker

No. Naturalmente non sarà così. Mi sono illuso di poter avere questa bela trentenne e di poter vivere questa storia con una donna che non aveva le mie stesse intenzioni, non ha mai corrisposto il mio amore. Ho paura di vivere senza di lei. Il senso di perdita mi scava dentro attraverso dei misteriosi ma potentissimi arnesi emotivi. E quando confido questa sensazione di vuoto incolmabile allo psichiatra, in cuor mio spero che lo riferisca a Roberta. Sto cominciando a rendermi conto quanto la mente, offuscata dal cuore, a volte faccia dei brutti scherzi. Ripenso alle interpretazioni capovolte di sms o e-mail di Roberta mi costringo a rivedere con più distacco i messaggi che non ho cancellato dal mio archivio mentale. Sono malato, ho bisogno da essere seguito da qualcuno in grado di spezzare i circoli viziosi nei quali ricado ogni volta che penso a lei a i suoi occhi alle sue mani alle sue dita che mandano messaggi ad altri. Vorrei non averla delusa vorrei averla capita meglio. Spero che nulla sia perduto. Al momento sono contento di una cosa. Essermi fermato un passo prima di averle fatto male seriamente. Avrei potuto violentarla e anche ucciderla, stringendole le mani al collo e soffocando per sempre quel rifiuto che aveva per me e che in fondo in fondo negli occhi le ho sempre letto. Non l’ho fatto e sono felice anche se ora senza di lei, la vita è davvero grigia, la mia coscienza sa che lei può ancora sorridere scrivere dire cazzate portare a spasso il cane amare.

Testimonianza di una ragazza vittima di cyber stalking

E’ iniziato per gioco. Lo stupido gioco del mettersi in gioco in Internet, fra migliaia di sconosciuti che, all’improvviso e dopo pochi clic sembrano conoscerti meglio della tua migliore amica. E’ stato tra le onde telematiche del fato che ho conosciuto lui miky91 Ero incazzata con i miei genitori sono entrata in chat per vedere se c’era qualche mia amica connessa, poi mi compare questo messaggio “Chiccabella che hai oggi? Ti vedo moscia dove l’hai lasciato il tuo bel sorriso e la tua allegria?” Miky 91 Dopo qualche botta e risposta ci isolammo dal resto del gruppo e iniziammo a chattare in una stanza privata io e lui. Aveva quindici anni faceva Ragioneria era di Torino proprio come me. Sembrava leggermi nell’anima, cogliere le mie emozioni, scavare nei miei pensieri più nascosti, arrivare all’essenza del mio mondo complicato, era maturo, mostrava interesse per i miei concetti, rendeva più fluido il mio pensiero. Chattammo fino alle due del mattino. La notte seguente mi trascinò di nuovo via con lui, come un tornado, e dopo quella notte anche la notte seguente e via ancora io e lui sotto una pioggia torrenziale di parole. La mia vita gravitava esclusivamente intorno a lui miky91 Arrivai a fare tutto quello che mi chiedeva, misi una telecamera sul pc filmandomi in ogni sua perversione. Poi però tutto si trasformò in inferno con la stessa rapidità che mi aveva portato alla felicità, venni sommersa dal panico. Voleva che mi procurassi dolore, voleva vedermi piangere. Assecondai anche questa richiesta ma decisi che era l’ultima spensi il pc e addio miky91 Con un semplice clic fine del gioco. Purtroppo era riuscito ad avere tutto di me numero cellulare indirizzo di posta e di casa. E quando si accorse che per lui non c’ero più iniziò a torturarmi. Centinaia di mail al giorno, decine di messaggi, chiamate mute al telefono di casa, citofonate nel cuore della notte, ai miei genitori non potevo dire nulla. Le sue mail e messaggi diventarono sempre più minacciosi, più cattivi. Io rispondevo umile sperando che non si incattivisse di più. Un mese dopo mi scrisse “Se non cominci a fare quello che ti chiedo brutta puttanella, tutto il mondo di Internet vedrà i giochini erotici che facevi con me ho tutte le registrazioni non hai scampo”. Torturata dal terrore accettai di fare quel che voleva e fu sempre peggio scese sempre più in basso. Poi mi propose un incontro. Avevo paura, non avevo chance, chi mi avrebbe capito, quel che mi fece comprendere che la cosa più giusta era uccidersi fu un articolo: Rovigo ragazzina di 16 anni si uccide. Ho paura a premere il tasto on del pc ho paura a riaccendere il telefonino, non so come uscirne. COMPITI Scegli uno di questi pezzi e prova da solo, o con la collaborazione di qualcuno, a elaborare una piccola scena teatrale.

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0 2 _ Ali della farfalla

Laboratorio di arti civili in città

ARCI Comitato Territoriale di Firenze Indirizzo: Piazza dei Ciompi, 11 - 50122 Firenze Referente del progetto: Gabriella Valenti Telefono: 055 26297245 Fax: 055 26297266 Indirizzo di posta elettronica: gabriella35@tiscali.it, sociale@arcifirenze.it Sito web: www.arcifirenze.it

Il Laboratorio di arti civili proposto da Arci Comitato Territoriale di Firenze si propone di promuovere la coscienza civile, democratica e solidale dei ragazzi, partendo dal tema della relazione e della responsabilità individuale per la pratica di una convivenza rispettosa. Il progetto si propone di far riflettere sui comportamenti che caratterizzano quotidianamente le nostre relazioni sociali, in particolare su quelli che promuovono l’incontro con gli altri, la civile convivenza, il rispetto delle regole e si propone di far conoscere le realtà del mondo istituzionale e del volontariato impegnate nella difesa e diffusione della cultura della legalità sensibilizzando i ragazzi alla lotta contro tutte le forme di criminalità organizzata.

Modalità di attuazione

Il progetto si articola in otto incontri settimanali di due ore ciascuno nel corso dei quali sono affrontati il temi della convivenza civile, dei comportamenti civili nella quotidianità, della condivisione delle regole e della lotta contro tutte le mafie. Per tutta la durata del laboratorio sarà dato spazio a letture, produzione di testi e, dove possibile, prodotti multimediali. Come metodologia sono usati strumenti di varia natura atti a stimolare la partecipazione attiva e creativa dei ragazzi. Il progetto intende inoltre far conoscere ai ragazzi la testimonianza di persone che quotidianamente rischiano la propria vita e di volontari legati al mondo dell’associazionismo. In classe interverranno anche agenti di polizia che porteranno le loro scelte ed esperienze di vita. Verrà infine fatto conoscere il progetto “Liberaci dalle spine” inerente i campi di lavoro confiscati alla mafia. Il progetto prevede anche, alla fine del percorso, una elaborazione dell’esperienza attraverso la realizzazione di una registrazione radiofonica, in collaborazione con Nova Radio, di un messaggio di sensibilizzazione sui temi affrontati.

Calendario delle attività

Da ottobre 2011 a marzo 2012. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: È previsto un numero massimo di 6 laboratori.

INDICE

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PROGETTO ALI DELLA FARFALLA -LABORATORIO DI ARTI CIVILI A.S 2011-2012 Il percorso di arti civili in città "Ali della Farfalla" a cura di Arci Firenze - si cimenta, anche, nella scrittura ispirata alla poesia giapponese degli Haiku. Tre brevi ed efficaci versi (5-7-5), dove ogni parola, anche la più quotidiana e vernacolare, ha dignità; un luogo, quello dell'Haiku, dove sostare e cercare dentro di sè le parole più appropriate a descrivere le emozioni e i paesaggi cui si desidera dare voce, in un battito di ali. Sfida non indifferente quella con la lingua, con la lettura ad alta voce e con i temi oggetto delle nostre riflessioni: l'esercizio della convivenza civile democratica e solidale, delle relazioni e del rispetto, della responsabilità individuale nella vita quotidiana, della legalità (et al.); la coltivazione della nostra umanità come attività poietica. Qui, le voci delle ragazze e dei ragazzi.

IPSSAR Aurelio Saffi-Firenze, HAIKU (Ali della farfalla, as. 2011-2012, classi 2H, 1G, 2G) Il cucciolo segue il branco Ancora non capisce Nel frattempo un altro cambia strada Con indosso una maglietta Tanta voglia di libertà Lavorano con noi Mi porgi un cibo nuovo Non vorrei rischiare Ma l’odore mi tenta Adulti camminano per l’ultima volta Seduta una bambina con una bambola In attesa di uno sguardo Semi di libertà Germogliano nei campi Sottratti alla mafia Continuo a guardare quella casa, Tra gli alberi, Ignaro di ciò che nasconde Rintanato sto Ripenso al mio potere Intorno è buio In Primavera Vola la mia libertà ma da solo, Non ho pace La paura di una donna Si riflette nei suoi occhi Quando un’ombra si avvicina Mani sporche di terra Mani piene di sogni Etusiaste di cambiare In una grande strada Come burattini perduti Legati ai fili del silenzio Io vorrei scegliere Tu mi guardi negli occhi In me vedi un servo

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I laboratori di questo anno sono stati fatti con la classe 2° SOD e 2° TIF dell'Istituto statale Leonardo da Vinci. Abbiamo avuto la possibilità con questi ragazzi di affrontare temi importanti per parlare in modo diverso della "legalità" quali: responsabilità individuale e collettiva, condivisione delle regole comuni, cittadinanza attiva. Come conclusione dei nostri incontri abbiamo chiesto ai ragazzi della 2° SOD di scrivere e leggere a tutta la classe, "i 10 motivi per cui vale la pena vivere", ispirandoci alla trasmissione televisiva "vieni via con me" diretta da roberto saviano e fabio fazio; mentre per la 2° TIF, il cui indirizzo è fotografico, abbiamo chiesto di portarci delle foto che hanno come soggetto “la bellezza”, ispirandoci alla famosa frase di Peppino impastato sul concetto di bellezza: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore.” (Peppino Impastato) Dettagli incontri per progetto “Ali della Farfalla 1) Cittadinanza e costituzione. Visione critica/guidata del film 18 Ius soli 2) Cittadinanza e costituzione. Riprendiamo i concetti e le idee del precedente incontro, attività di gruppo e individuali, letture da passaporto per l’Italia 3) Vita civile, regole e consuetudini. Attività individuali e lavoro in piccoli gruppi da Passaporto per l’italia 4) Poliziotti e poggi 5) Poggi 6) In giro per la città regole e consuetudine: fotoreportage 7) Convivenza civile: Presentazione campagna “l’Italia sono anch’io”, cosa io posso fare, progettazione di una piccola campagna di responsabilità. 66


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Trovare una persona con cui stare bene tutta la vita. Vincere la Champion con la Fiorentina ed essere lì. La pizza. Fare un tuffo al mare in Sardegna. Passare una notte in compagnia dei tuoi amici e amiche. Andare in Val da Osta. Uscire di casa e andare a fare a pallate mentre nevica. A mia famiglia perchè sono la cosa più care che ho. Vincere al Supernalotto. Andare a vedere un concerto di David Guetta.

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Andare a San a vedere l’Inter. Avere visitato le città più belle del mondo. Ascoltare Michael Jackson in un parco. Avere una sorella che ti vuole bene. Andare sulle Dolomiti a sciare. Andare al mare con gli amici. Fare il Boggy Sumang. Guidare una barca. Mangiare i pan cake a colazione Avere la sufficienza ad Inglese.

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visitare il deserto del Sahara di notte. Scalare la vetta più alta. Comprarsi una macchina e fare un viaggio con i propri amici, finchè non finisce il carburante. Mangiare il Kebab. Fumarsi una sigaretta nel mezzo della notte con la luna piena. Tornare da una festa e non ricordare nulla. Stare sospesi con un paracadute, dietro un motoscafo, che ti fa vedere l’immensità dell’oceano. Visitare la grotta più profonda. Esplorare le meraviglie dello spazio immenso.

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Andare a vivere alle Hawai con la persona che ami. Fare un viaggio con le persone più care. Fare una passeggiata e ascoltare musica rap. Non andare a scuola. Shopping perchè senza non ce la farei. Avere la macchina e uscire ogni sera con glui amici. Mangiare il cous cous e lasagne. Avere la macchina senza aspettare gli altri. Avere il cellulare perchè é indispensabile. Avere i soldi perchè senza non potrei vivere. Aiutare il prossimo.

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LE DIECI COSE PER CUI VALE LA PENA VIVERE 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) 9) 10)

Uscire con i propri amici Vedere i propri genitori soddisfati Ascoltare la musica in un posto tranquillo, che musica? Mangiare pane e nutella fare un viaggio in maremma Il rigore di una grossa ai mondiali de 2006 Stare con la propria ragazza Prendere la sufficienza a inglese Passare una vacanza con i propri amici Andare alla Juventus stadium

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Vedere la Fiorentina vincere un altro campionato dopo tanto tempo. Vedere crescere i propri figli. Vincere un campionato con la propria squadra. Andare a vivere in una villa con piscina. Avere la soddisfazione di comprarsi una Ferrari. Stare uno o due mesi senza genitori, in vacanza con i miei amici. Fare il Bungin Jumping. Andare a Miami. Passare senza debiti. Godersi tutta l’estate dal primo giorno.

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Giocare a calcio. Tuffarsi nel mare in estate. Ascoltare la musica e sognare. Fare una vacanza in un isola deserta. Giocare a calcio contro Maradona. Realizzare i propri sogni. Avere un amico con cui divertirsi e poter contare su di lui. Diventare un idolo per qualcuno. Aiutare almeno un bambino povero del mondo. Alla fine della mia vita sentire che sono stato importante per qualcuno.

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La musica perchè senza di essa non si vive. Il calcio perché è lo sport che preferisco. L’amore perché è importante. La famiglia perché è la prima cosa che ho avuto. I motori perché mi piace la velocità meccanica. Londra perché è bellissima. LIONEL MESSI (giocatore del Barcellona) Il gol di Nesta ai Mondiali 2010 (Spagna) Kebab perché dopo averlo mangiato mi rimangono i sapori in bocca. Barca (squadra del Barcellona) 68


Attesa nervosa

Airone sudafricano

Al volo

cuoredilegno

Bandiera Italia

che coppia

Attraversamento giraffe

Botti 69

Capo di buona speranza


fresca seduta

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disgelo


Fiore

e chi ti ruba

Firenze

Golia la palla è mia

condor

Fiume arno

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il ricordo va oltre


ghepardo

guarda oltre

giochi di neve

impala

il re

natura pazza

coccinella

mami

oceano

non si passa

o questo... 72

la bestia

ombre lunghe


piccola

fiori

scala roma

spiraglio di luce

tasso sulla table

tifo viola ma_____

stanchezza

rino

on the road

tania

mal d’africa

passo carrabile

vigile e attento

tramonto africano 73

sudafrica falls


03_ La seduzione degli infiniti Associazione Culturale Attodue

Indirizzo: Via S. Martino, 107 - Campi Bisenzio Referente del progetto: Silvano Panichi Telefono: 055 445041 Fax: 055 445041 Indirizzo di posta elettronica:info@attodue.net, panichisilvano@interfree.it Sito web: www.attodue.net Il Progetto preveda la realizzazione, all’interno degli Istituti che ne faranno richiesta, di due conferenze spettacolo: “La Diagonale di Pitagora” tratta dal romanzo di Andrea Guidi: un thriller ambientato nel VI secolo a.C. fra Caulonia e Crotone in Magna Grecia nel periodo della permanenza di Pitagora nel territorio calabrese. Aradeo, il protagonista, si trova coinvolto suo malgrado in un omicidio dietro al quale potrebbero celarsi la lotta per il potere e due concezioni diverse della società. Nel dipanarsi del mistero dietro al piano politico e a quello filosofico si cela la scoperta matematica dell’irrazionale che incrina la concezione del mondo della Scuola Pitagorica. “La Diagonale di Cantor”: un thriller ambientato nella Germania di fine ‘800 che si svolge fra il prestigioso ateneo Humboldt di Berlino e la città di Halle dove George Cantor, relegato in una Università di provincia a causa delle sue idee matematiche, stava ponendo le basi della teoria degli insiemi e spiegando il concetto attuale dell’infinito. Il teatro e il racconto diventano i mezzi per riflettere sia sulla struttura della società, sia sull’importanza della ricerca matematica. I due lavori hanno un’impronta interdisciplinare che va dalla matematica alla filosofia, agli usi e costumi dell’epoca. Gli studenti potranno seguire attraverso la piacevolezza del gioco teatrale e dell’intreccio narrativo alcune tappe importanti della storia della matematica. Lo scopo principale delle due letture/spettacolo è quello di creare un momento di riflessione e di didattica sull’evoluzione del pensiero matematico. Agli studenti sarà fornita un’ampia bibliografia di riferimento. Durata delle conferenze/spettacolo Un’ora e mezza.

Modalità di attuazione

Un conferenziere/ attore e un tecnico/attrice che utilizzano un computer collegato ad un proiettore e due radiomicrofoni. Nella prima parte di circa venticinque minuti vengono introdotti i personaggi e viene presentato il contesto storico della vicenda, con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico e offrire a tutti gli elementi di base essenziali per comprenderne il mistero. Nella seconda parte vengono recitate alcune delle scene principali del racconto. La Conferenza spettacolo potrà tenersi all’interno dei locali delle scuole (auditorium, aule magne o singole aule), o in teatro.

Calendario delle attività

Da novembre 2011 a maggio 2012. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderireal progetto: 15 Istituti. Il numero degli studenti dipende dal luoghi dove la conferenza è organizzata: nel caso di aule scolastiche:una classe, nel caso di auditorium o teatri: 3/4 classi.

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Documento redatto dagli studenti della scuola I.I.S.S. “A. Volta” Bagno a Ripoli - Firenze che hanno eseguito dopo l’intervento dell’associazione culturale atto 2 sulla diagonale di Cantor Prof. Nazario Renzoni La diagonale di Cantor di Andrea Guidi, messa in scena al teatro dell’Antella lo scorso aprile dal gruppo AttoDue Ass. Cult. per le classi quinte dell’I.I.S.S. “A. Volta” di Bagno a Ripoli, ambienta nelle facoltà di matematica delle università tedesche della fine del XIX secolo un’appassionante spy story. Così, accanto a personaggi di pura fantasia, possiamo seguire la vita e le idee di alcuni grandi matematici e soprattutto di Georg Cantor i cui lavori sconvolsero, in un breve torno di tempo, non solo la matematica ma più in generale l’intero dibattito culturale. Aldilà dell’accurata ricostruzione storica, questa rappresentazione è stata per la nostra scuola di grande interesse per un secondo motivo. Da alcuni anni organizziamo infatti un corso per le eccellenze dedicato allo studio e alla programmazione delle Macchine di Turing, uno degli enti fondamentali della matematica del ‘900 e modello astratto per i moderni elaboratori elettronici. Nei lavori di Alan Turing un ruolo fondamentale è svolto proprio da quella celebre tecnica di dimostrazione per diagonale messa a punto da Cantor e illustrata nel lavoro di Guidi in modo chiaro e corretto. Per l’Esame di Stato due nostri studenti, Cosimo Nocentini e Manuel Zeloni, hanno preparato un’ampia tesina dedicata alle macchine di Turing. Nelle pagine che seguono ne riportiamo il paragrafo relativo a Georg Cantor e al suo più celebre teorema. La dimostrazione è in tutto fedele, illustrazioni comprese, a quella data in forma scenica ne La diagonale di Cantor. Prof. Nazario Renzoni I.I.S.S. “A. Volta” Bagno a Ripoli - Firenze

Georg Cantor

Foto di Georg Cantor (1845 – 1918) 75


Georg Cantor (1845 – 1918) viene oggi considerato il fondatore della teoria degli insiemi sebbene il primo ad usare il termine insieme sia stato il matematico ceco Bernard Bolzano (1781 – 1848) che introdusse anche il concetto di cardinalità di un insieme, concetto che come vedremo svolgerà un ruolo fondamentale nell’opera di Cantor. In particolare, il testo che si ritiene segni la nascita della moderna teoria degli insiemi è la lettera con cui Cantor comunicava al suo coetaneo Richard Dedekind la dimostrazione di quel teorema di non numerabilità dei numeri reali che rivoluzionò letteralmente le basi teoriche dell’intera matematica. Si dice che due insiemi hanno uguale cardinalità se i loro elementi possono essere posti in corrispondenza biunivoca. Si noti che in questa definizione non è necessario quantificare esattamente il numero degli elementi che compongono i singoli insiemi. Tale definizione ha quindi il fondamentale vantaggio di poter essere applicata anche agli insiemi infiniti, per i quali non si può parlare di un determinato numero di elementi. Proseguendo quindi da dove Leibniz si era fermato, Cantor si chiese quando era possibile mettere in corrispondenza biunivoca due insiemi infiniti distinti. Fin dai tempi degli antichi greci era nota la corrispondenza biunivoca fra l’insieme dei numeri naturali e un suo sottoinsieme proprio, quello dei numeri pari. Per questo basta far corrispondere ad ogni numero il suo doppio (ovvero far corrispondere ad ogni numero pari la sua metà).

Corrispondenza numeri naturali e quello dei pari

biunivoca tra l’insieme dei

Cantor prese quindi in esame insiemi che erano, o sembravano, considerevolmente più grandi di quello dei numeri naturali. E dopo aver provato che l’insieme dei numeri razionali ha la stessa cardinalità di quello dei numeri naturali, Cantor riuscì sorprendentemente a dimostrare la non-numerabilità dell’insieme dei numeri reali (si intende per numerabilità la possibilità di una corrispondenza biunivoca con i numeri naturali). In questo modo provò che gli insiemi infiniti erano di almeno due grandezze diverse! La scoperta era talmente sorprendente che neanche lo stesso Cantor era sicuro che il suo risultato meritasse di essere pubblicato e fu solo per l’incoraggiamento del suo maestro Karl Weierstrass che lo presentò per la pubblicazione ad una rivista. Al contempo, accanto all’incoraggiamento di Weierstrass e Dedekind, non mancò l’opposizione alle sue nuove e sconvolgenti idee da parte del suo vecchio professore Kronecker, che si dimostrò tanto accanito nel criticarne gli studi da tentare persino di impedire la pubblicazione dei suoi lavori. Per dimostrare il suo teorema Cantor introdusse il così detto metodo della diagonale. Innanzitutto si limitò a considerare i soli numeri irrazionali compresi tra 0 e 1 che, come noto, possono essere rappresentati con uno zero seguito da una virgola e quindi da una successione infinita di cifre, successione periodica nel caso dei numeri razionali, aperiodica nel caso dei numeri irrazionali. Cantor ipotizzò quindi per assurdo di poter mettere in corrispondenza i numeri naturali con i numeri irrazionali secondo ad esempio il seguente schema:

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Corrispondenza numeri naturali e irrazionali

Dopodiché tracciò una diagonale partendo dalla prima cifra dopo la virgola del primo numero, continuando con la seconda cifra dopo la virgola del secondo numero e così via per l’ennesima cifra dopo la virgola dell’ennesimo numero.

Diagonale tracciata

Incrementò infine di 1 ogni cifra decimale del numero così ottenuto (se la cifra è 9 considerò zero e non 10), trovando un nuovo numero reale che differiva per almeno una cifra da tutti i numeri presenti nell’elenco iniziale.

Nuovo numero Dimostrò così che la sua ipotesi non poteva essere vera e che l’insieme dei numeri irrazionali compresi fra 0 e 1 (e a maggior ragione quello di tutti gli irrazionali) ha cardinalità maggiore dell’insieme dei numeri naturali.

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0 4 _ Spett_attori - Teatro Forum C.A.T. Cooperativa Sociale

Indirizzo: Piazza IV Novembre, 55 - 50019 Sesto Fiorentino Referente del progetto: Daniele Bertusi Telefono: 055 4222390 - 335 7238740 Fax: 055 4369384 Indirizzo di posta elettronica: sviluppi@coopcat.it, presidenza@coopcat.it Il Teatro Forum è una tecnica di lavoro sulla mediazione dei conflitti che C.A.T. Cooperativa Sociale utilizza da anni come metodologia educativa con ragazzi degli istituti superiori. Il modello rovescia il rapporto attore-spettatore proponendo un teatro forum in cui si rappresentano situazioni di conflitto irrisolto, chiedendo al pubblico di intervenire sulla scena per cambiare la situazione e dare un esito diverso alla storia. Il teatro viene utilizzato come “luogo aperto di discussione”, dove il pubblico può intervenire fermando la rappresentazione e intervenendo al posto dei personaggi per provare a modificare la situazione. Gli spettatori diventano quindi Spett-Attori. La dimensione ludica aiuta ad abbassare le barriere difensive e soprattutto a impostare il lavoro sulla collaborazione piuttosto che sulla contrapposizione perché tutti provano a mettersi letteralmente “nei panni dell’altro”. Il progetto “Teatro Forum” intende affrontare e approfondire temi che riguardano l’incontro-scontro di idee ed esigenze diverse come: il bullismo giovanile, i conflitti etnici e le tematiche interculturali, il rapporto genitori-figli, il rapporto studenti-insegnanti, il consumo di droghe, i rapporti di potere tra singoli e gruppi, i rapporti problematici con le regole e le istituzioni, il rapporto con la diversità in tutte le sue forme.

Modalità di attuazione

Con un percorso laboratoriale di Teatro Forum si raggiungono due gruppi di destinatari: un gruppo di 10-15 ragazzi con cui si svolge il laboratorio, e un pubblico di 50/100 spett-attori (studenti, insegnanti, genitori) con cui si svolge lo spettacolo-forum. Nel laboratorio si utilizzano tecniche di costruzione del gruppo basate su giochi di relazione e di fiducia, costruendo con i partecipanti una o più scene che rappresentano situazioni per loro problematiche o conflittuali. Il Forum si svolge come una normale rappresentazione teatrale, al termine della quale la scena viene ripetuta, e il conduttore stimola il pubblico ad intervenire sul palco per modificare lo stato delle cose e proponendo quindi possibili soluzioni.

Calendario delle attività

10/13 incontri di 2/3 ore ciascuno in periodi da concordare con le scuole. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Massimo 4 Istituti.

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http://www.youtube.com/watch?v=YcUZT0CimeI&feature=share&list=UUPmpLkyC4_PnGPlNFHhGDxA

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0 5 _ A t t r ave r s a m e n t i Te a t r a l i Elisir Soc Coop.

Indirizzo: Via Pisana, 111/r - 50143 Firenze Referente del progetto: Ilaria Baldo Telefono: 055 7135357 - 347 1961898 Fax: 055 7131781 Indirizzo di posta elettronica: ilaria.baldo@elsinor.net, cantiere.florida@elsinor.net Sito web: www.elsinor.net Il progetto ha per obiettivo la creazione di un percorso di educazione al teatro che consenta la possibilità per gli studenti di vivere l’esperienza teatrale come un passaggio fondamentale per la crescita e la formazione all’interno del sistema scolastico. Il progetto è strutturato in 3 tipologie di attività: VEDERE • organizzazione di spettacoli in matinée dedicati agli studenti su temi attinenti i programmi di studio, le tematiche giovanili, la letteratura e successiva organizzazione di incontri con gli attori/registi • avvicinamento degli studenti alla visione degli spettacoli in serale inseriti nelle stagioni teatrali di prosa dei tre teatri (Teatro Cantiere Florida, Catalyst/Teatro Corsini Barberino, Teatro Puccini) attraverso promozione mirata e biglietti a costo ridotto. ASCOLTARE Saranno organizzate attività all’interno delle scuole per offrire spunti didattici nello studio della letteratura e della drammaturgia: letture di poesie, allestimento di piccoli spettacoli nelle aule magne su personaggi di interesse storico, artistico, politico coerenti ai programmi di studio oltre a lezioni e seminari sulla drammaturgia classica e contemporanea su temi suggeriti dagli insegnanti stessi. FARE Festival Teatro Scuola IL FIORENTINO. Gli studenti si mettono in scena e in gioco. Il Festival è articolato in 4 fasi: tutoraggio, laboratori, realizzazione dello spettacolo, festival e premio Marisa Fabbri.

Modalità di attuazione

Gli istituti interesati saranno invitati a partecipare a tutte e tre le fasi del progetto. Fra gli istituti che faranno richiesta di partecipare al Festival, verrà fatto un sorteggio in base alle risorse disponibili. Si invitano i docenti a contattare le singole strutture per le specifiche indicazioni: Vedere: Teatro Cantiere tel. 055 7135357 Catalyst/Teatro Corsini Barberino M.llo tel. 055 331449 Teatro Puccini tel. 055 362067 Ascoltare: Catalyst tel. 055 331449 Fare: Teatro Cantiere Florida tel. 055 7135357

Calendario delle attività

VEDERE: da novembre 2011 ad aprile 2012 ASCOLTARE: da gennaio 2012 ad aprile 2012 FARE: Festival Il Fiorentino: selezione: novembre 2011, tutoraggio e laboratori: dicembre 2011/ aprile 2012, messa in scena e assegnazione premi: maggio/giugno 2012 Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Il numero massimo di studenti che potranno partecipare alle tre fasi del progetto è, complessivamente di 2500/3000.

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FESTIVAL TEATRO SCUOLA IL FIORENTINO 2012

DAL 14 MAGGIO AL 7 GIUGNO

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Teatro Cantiere Florida Via Pisana 111 rosso (angolo via di SoďŹƒano), 50143 Firenze Tel. 0557135357 www.teatrocantiereeorida.it Teatro Puccini via delle Cascine 41, Firenze Tel. 055362067

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Il Drago è forse la aba losooca più bella di Schwarz. L’autore incominciò a scriverla prima dell'inizio della guerra secondo la testimonianza di Nikolaj Akimov, che della pièce fu il primo regista - arrestandosi al primo atto. Nel ’42 riprese il lavoro, mantenendo il gioco dei simboli abeschi e inserendo la sinistra gura del borgomastro che, quando Lancellotto uccide il drago, si attribuisce la vittoria su di lui e nisce per sostituirlo nella parte di oppressore della città. Quando Schwarz scrisse Il Drago, il mostro che minacciava l’Europa era senz’ombra di dubbio il nazismo. Eppure, quando nel ‘44 lo spettacolo fu rappresentato per la prima volta a Mosca, un pezzo grosso del governo sovietico lo fece proibire scorgendovi una critica al regime staliniano. Solo diciott' anni più tardi, nel '62, la commedia di Schwarz ritornò sulle scene sovietiche e passò poi a quelle del mondo intero. Chiedersi se Il Drago sia una pièce antifascista o antistalinista è una questione secondaria. L’opera poetica – se è tale, e Il Drago lo è – non si esaurisce in una, se pur nobile, denunzia e non si smorza nella limitata risonanza temporale che l’ha generata, ma supera innnitamente le condizioni immediate da cui ha tratto vita. Schwarz, con la sua aba, ci avverte che il drago è ancora vivo, che è adesso intorno a noi e forse siede nella poltrona accanto alla nostra. Ci invita alla vigilanza attiva, aiutandoci a comprendere che il "male" non è tutto concentrato nel mondo negativo da distruggere, ma germina anche nel mondo positivo da costruire. Ci esorta a combattere il “mostro” in ogni sua storica metamorfosi: un appello che conserva tutta la sua urgenza e attualità, oggi che i draghi hanno imparato a celare scaglie e artigli a favore di un aspetto amichevole e rassicurante. Il drammaturgo russo Evgenij L´vovič Schwarz (Švarc) nacque a Kazan' nel 1896. Iscrittosi nel 1914 alla facoltà di giurisprudenza dell' Università di Mosca, non compì gli studi e nel '17 si dedicò deenitivamente al teatro. Fondò insieme ad altri giovani lo studio teatrale Teatral'naja masterkaja. Nel '21 questa compagnia si trasferì a Leningrado dove ebbe successo, ma, per sopraggiunte difficoltà nanziarie, dovette sciogliersi. Schwarz passò al lavoro letterario, spesso in sodalizio con il regista N. P. Akimov. Debuttò come autore nel ’29 con la aba teatrale Undervud. Le sue tre principali commedie sono unite da un unico lo conduttore e vengono di solito raggruppate sotto il comune titolo di “trilogia del potere”. Sono Golyj korol' (Il re nudo, 1934), Ten' (L'ombra, 1940) e Drakon (Il Drago, 1943). Lettore appassionato di Andersen, Schwarz riprese i temi più noti delle favole tradizionali, restituendoli come grandi metafore satiriche della realtà contemporanea, tragicamente segnata dalla situazione politica dell’epoca. Ciò gli causò problemi con la censura, tanto che alcune delle sue migliori commedie poterono andare in scena solo dopo la sua morte. Scrisse anche le sceneggiature cinematograache di Cenerentola e del Don Chisciotte. Questa sceneggiatura, per il lm diretto da Grigorij Kozincev, fu l' ultimo lavoro di Evgenij Schwarz, che morì a Leningrado il 5 gennaio 1958.

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Il gruppo teatrale ISIS Leonardo da Vinci è nato nel 2004, nell’ambito del progetto scolastico “Educazione attraverso il Teatro”, con il ne di promuovere e realizzare una reale integrazione e socializzazione fra i giovani, abbattendo ogni barriera sociale, culturale o etnica.. Gli studenti dell’ ISIS Leonardo da Vinci hanno spesso coinvolto nelle loro attività studenti di altre scuole, realizzando così un modello di aggregazione fra giovani estremamente positivo. Le produzioni del gruppo spaziano dal teatro elisabettiano a quello contemporaneo, passando per Jonson, Shakespeare, Molière, Dürrenmatt no a Arrabal e Benni. Gli studenti hanno realizzato numerosi spettacoli sui temi propri della Scienza, esplorandone i percorsi e le problematiche, da Galileo a Einstein. Nell’ambito del progetto regionale “L’ultimo desiderio, la ne della pena di morte”, hanno allestito lo spettacolo Il Processo a Fra’ Michele da Calci (1389) manifestando in tal modo il loro impegno civile contro il perpetuarsi della pena di morte nel mondo. Il gruppo si è aggiudicato ogni anno vari premi e segnalazioni in festival e rassegne. In particolare nel 2011 ha vinto tre primi premi “Marisa Fabbri” ed è stato invitato a partecipare alla Rassegna Nazionale del Teatro della Scuola, Serra San Quirico, dove ha messo in scena con successo lo spettacolo Picnic e La Grammatica di Dio. Nel 2010 ha vinto a Perugia, nell’ambito del Fantacity Festival, il Concorso/Festival Europeo per gruppi teatrali under 25 “The heart of the Theatre”, sul tema della povertà e dell’esclusione sociale. Molteplici iniziative artistiche sono state promosse e realizzate negli anni, con il sostegno e/o le collaborazioni, fra le altre, di Regione Toscana, Regione Umbria, Provincia di Firenze e di Perugia, Università di Firenze e di Bologna, Museo di Storia della Scienza di Firenze, ANISN, Q1, Q5 e le scuole Liceo Art. “L.B. Alberti”, Ist. Stat. Prof.le “Cellini/Tornabuoni”, Scuola Prof.le Reali/Pascal. RACHEL ANGCHI RICCARDO ATZENI ANDREA BALTATESCU LUCA BENCI ANDREA BRUNI ALESSIA CALDERAZZO EMANUELE CHELLI MATTEO GALATI EDITH IBHAZUKOR ALESSANDRO LIZZIO SERENA PETTINI ANGELO POBLETE

UN GATTO - UN’ AMICA DI ELSA - UNA CITTADINA SECONDO DRAGO - HEINRICH LA MADRE - UN’ AMICA DI ELSA - UNA CITTADINA - IL CAPPELLAIO IL BORGOMASTRO LANCELLOTTO ELSA IL BAMBINO - UN ASINAIO TERZO DRAGO - UNA SENTINELLA - UN CITTADINO UN’AMICA DI ELSA - IL LIUTAIO - UNA CITTADINA L’ARCHIVISTA CHARLEMAGNE - UN CITTADINO UN GATTO - UN’ AMICA DI ELSA- UNA CITTADINA PRIMO DRAGO - IL CARCERIERE - IL VENDITORE AMBULANTE - UN ASINAIO

SCENE E COSTUMI: CRISTINA MAIONCHI GRAFICA: GIAN LUCA PETTINI COLLABORAZIONI: FIORENZA TOMBELLI, UMBERTO DI GIOACCHINO REGIA GABRIELE ZEETTI AIUTO REGIA: RIDUZIONE e REGIA: BETTY PIANCASTELLI INSEGNANTE RESPONSABILE: CRISTINA MAIONCHI

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Much Ado About Nothing di W.Shakespeare è una commedia breve e brillante, con elementi farseschi e giocosi mescolati a quelli tragici e propriamente drammatici. L’intento è stato quello di portare sulla scena uno spettacolo corale, articolato e divertente in cui sono presenti temi chiave del teatro shakesperiano e di indiscussa dimensione universale: il dilemma esistenziale tra essere e apparire, il tema del doppio, la nzione, la maschera, l’intreccio amoroso. Nella sua trama, nei costumi e nel linguaggio la rappresentazione si attiene alla versione originale, e relativo contesto storico culturale, seppur con le dovute riduzioni di alcune scene minori e con una scelta delle parti dialogate, privilegiando quelle rilevanti ai ni della storia e a far risaltare i”bisticci”verbali più arguti e comici. La commedia è ambientata a Messina, dove il ricco Lonato accoglie nella sua casa il principe d’Aragona, don Pedro insieme ai suoi compagni, Benedetto e Claudio e suo fratello bastardo don Juan, il quale vuole vendicarsi di don Pedro, condannato com’è ad aver ordito trame contro di lui. A questo, in una calda estate siciliana, fanno da sfondo gli amori tra i litigiosi Benedetto Beatrice e tra Claudio e la dolce Ero, glia di Lonato (Lonata,nello spettacolo). Nell’imminenza delle nozze di questi ultimi, don Juan, geloso del favore che Claudio gode presso don Pedro, fa di tutto per screditare Ero e impedire quell’unione. Nulla impedirà all’amore di trionfare sui cattivi sentimenti che saranno giustamente puniti. E’ questo complesso gioco scenico di intrighi, equivoci e schermaglie amorose che si vuole far risaltare sul palcoscenico, un ‘molto’ che,come evocato dal titolo, attraverso lo specchio del rumore, dell’uso eloquente della parola, riiette e ritorna o diventa nulla. L’accompagnamento musicale è inserito in alcune parti a voler marcare un tono di freschezza e ilarità. William Shakespeare (Stratford-upon-Avon:23 aprile 1564 – 23 aprile 1616), il “Bardo di Avon”, è stato drammaturgo e poeta inglese, considerato come il più eminente della cultura occidentale e il più rappresentativo del popolo inglese. Delle sue opere ci sono pervenuti, incluse alcune collaborazioni, 37 testi teatrali, 154 sonetti e una seria di altri poemi. Nonostante la cronologia esatta delle sue opere sia ancora dibattuta, è possibile collocare con sufficiente certezza l’epoca di composizione della maggior parte dei suoi lavori nei circa venticinque anni compresi tra il 1588 e il 1613: in questi anni principalmente Shakespeare divise la sua vita tra Stratford e Londra, dove scelse le sue residenze secondo la loro vicinanza a questo o a quel teatro e dove oltre a scrivere i suoi drammi, lavorò probabilmente in diverse compagnie di attori. Capace di eccellere sia nella tragedia che nella commedia, fu in grado di combinare il gusto popolare della sua epoca con una complessità di storie, ambientazioni e caratterizzazione dei personaggi. La sua abilità consiste nell’andare oltre la narrativa per descrivere,attraverso una poetica raffinata, aspetti interiori e profondi della natura umana. In particolare la commedia mette il mondo alla rovescia per poi far ri-

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apparire l’armonia; essa soprattutto elabora una riiessione sul potere della lingua e i personaggi femminili, padroni in special modo della retorica amorosa, vincono vittorie della vita e dell’amore contro l’ipocrisia e gli inganni. Il gruppo teatrale degli interpreti di quest’opera è composto da 18 studenti frequentanti la nostra scuola, di classi ginnasiali e liceali. Come avviene ormai da otto anni,sulla base di un progetto didattico interno del nostro istituto (inserito nel P.O.F.), sotto la direzione e insegnamento di un esperto madre lingua, viene svolto un corso di laboratorio teatrale in inglese della durata di 40 ore distribuite nell’arco dell’anno scolastico in ambito pome-, ridiano da ottobre a maggio e che subito dopo si conclude con la ‘performance’ del dramma scelto da mettere in scena, presso un teatro cittadino. In modo preponderante sono state rappresentate no adesso opere di W.Shakespeare. La partecipazione a questa attività da parte degli studenti, che di solito prevede un numero da 15 a 20 componenti, è richiesta su base volontaria, ovviamente legata alla loro disponibilità di tempo libero e/o speciico interesse. Vi possono essere alunni che continuano l’attività per qualche anno o si avvicendano con altri nuovi iscritti. L’esperienza è stata sempre accolta dagli allievi con entusiasmo e soddisfazione; essa offre infatti un’occasione privilegiata per socializzare e un’opportunità di notevole rilevanza sul piano culturale e formativo; innne, non meno importante, la possibilità di potenziare le competenze in campo linguistico e comunicativo. NICCOLÒ ALIANO TOMMASO CAPPELLI FRANCESCO SORACE ELENA CORRADI SOFIA TURRINI CLARA VALERI SOFIA FANTACCI NICCOLÒ LUISI VITTORIO LONGI LAVINIA TOMMASI BEATRICE RUSPOLI MARGHERITA CAVICCHIONI BENEDETTA DEL BIGO GIULIA CASINI FIAMMETTA PIO LORENA CRESPO FABIANA BOLIGNANO

DON PEDRO, Prince Of Aragon DON JOHN, his bastard brother CLAUDIO, a young Lord of Padua LEONATA, a noblewoman of Messina ANTONIA, her sister BALTHASAR, a singer, attendant of Don Pedro CONRADE, follower of Don John BORACHIO, follower of Don John FRIAR FRANCIS DOGBERRY, master constable VERGES 1st WATCHMAN 2nd WATCHMAN HERO, daughter to Leonata BEATRICE, niece to Leonata MARGARET, gentlewoman attending on Hero URSULA, gentlewoman attending on Hero

REGIA ALEX GRIFFIN REGIA: Docente referente del progetto didattico: prof.ssa Giannini Giovanna

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famose in tutto il mondo.

Durante il regime di Enver Hoxha, Hila è stato mandato ai lavori forzati per aver usato un colore di troppo. Edi Hila non è un ribelle. Non voleva dipingere come Picasso. “Stavo bene ed ero felice perché avevo appena conosciuto mia moglie Joanna”. Per questo, nel 1972, su incarico del partito, aveva dipinto un quadro particolarmente grazioso raffigurante alcuni giovani nell’atto di piantare degli alberi. L’immagine era così gioiosa e dinamica che al pittore scappò una spruzzatina di azzurro sulle chiome degli alberi, facendo vibrare i rami. I funzionari del partito, che immaginavano l’espressionismo più o meno così, decisero di spedire Edi Hila ai lavori forzati in un allevamento di polli. Senza processo. Il suo lavoro consisteva nel trasportare sacchi da cinquanta chili pieni di mangime. Dopo la ne della dittatura, le sue opere sono diventate

Il testo è stato creato dai ragazzi del laboratorio di teatro in inglese, è tratto da una storia vera, la storia di Edi Hila. Il gruppo di teatro in Lingua Inglese lavora da diversi anni all'interno del l'istituto Virgilio e comprende ragazzi che vengono dal liceo Artistico, dal liceo Classico e dal Linguistico. Il gruppo ha partecipato anche negli anni passati alla rassegna "il Fiorentino" vincendo alcune delle passate edizioni. Gli attori-drammaturghi: CEI CHIARA ILIOPULOS ZOI SPITALE DILETTA TESI FRANCESCA CASULA ERIKA STREET ANNA BALDINOTTI FEDERICA DE FEO CAMILLA CAIMI CRISTINA La regia e parte tecnica: SILVIA BAGNOLI

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“Le voci di tutti e di nessuno, il sorriso nascosto alla violenza di giorni interi, di notti intere”(dal testo). Non una storia , un susseguirsi ordinato di avvenimenti. Frammenti piuttosto, briciole di vita, situazioni colte al volo e fermate in brevi dialoghi o monologhi. Inizio di qualche cosa, ne di qualche cosa, momenti. Materiale da recitare, possibilità per gli attori di confrontarsi. Pretesti per descrivere chi siamo o immaginiamo di poter essere. Durringer ha composto, attraverso piccoli monologhi e brevi dialoghi, un testo ironico e duro che si esprime in un linguaggio senza compromessi, tra lirismo e parolacce. Noi del laboratorio abbiamo fatto del nostro meglio, mettendoci il corpo e il cuore e la fatica, cercando di fare nostri la rabbia, l’amore, le manie, le paure e i sogni dei personaggi di Cronache. La difficoltà più grande è stata proprio quella di trovare l’equilibrio tra le opposte tensioni del testo; poesia per volare e fango per rotolarsi. Xavier Durringer è un drammaturgo e regista francese nato a Parigi nel 1962. Ha fondato nel 1989 la compagnia La Lézarde, per il quale ha scritto e diretto gli spettacoli. Nel 1999 ha partecipato a Intercity Festival , organizzato dal Teatro La Limonaia di Sesto Fiorentino, presentando Cronache di giorni interi, di notti intere presso il Teatro Studio di Scandicci. Ha scritto e diretto opere per il teatro, il cinema e la tv francese. Ultimo suo lm è “La conquête” presentato a Cannes nel 2011. Laboratorio Cassiopea Attivo dal 1996, è a cura di Rita Lusini e Giuseppe Marascio, della compagnia Istituto Charenton di Scandicci. Un lunghissimo percorso che ci ha visti affrontare testi di straordinaria bellezza quali, ad esempio Le Baccanti di Euripide, Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, Marat- Sadedi Peter Weiss. Obiettivo del laboratorio è far vivere ai ragazzi la straordinaria esperienza del fare teatro e per questo ci adoperiamo per formarli al meglio. Inoltre l’esperienza teatrale, come offerta formativa della scuola, è soprattutto occasione per tutti gli studenti di sperimentare se stessi attraverso forme di espressività diverse da quelle usualmente adottate nella normale attività didattica, sviluppando la creatività di ognuno e al tempo stesso le capacità di lettura e analisi del testo teatrale: di farsi quindi, oltre che attori, abili lettori e sensibili spettatori. Non ci sono personaggi veri e propri, ma solo attori che recitano “quadri” di sentimenti e vita quotidiani. Ognuno ha scelto il proprio costume di scena. Tutto sotto la guida e la regia di Rita Lusini e Giuseppe Marascio. L’insegnante referente del laboratorio è Alessandra Morellato. Interpreti: Giulia Marmo, Emma Munaò, Elia Munaò, Martina Castiglia, Francesca Chiari, Matteo Zoppi, Vincenzo Conigliaro, Emma Silvana Tripaldi, Roberto Cilone, Gabriele Ippoliti, Letizia Baiardi, Marco di Gregorio Gregorio, Chiara Olivieri, Simona Ionela Netan, Silvia Puccini

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E' uno spettacolo-documento, una sorta di documentario, un excursus conciso e (speriamo) efficace sui fatti che riguardarono la cosiddetta "Guerra sporca", espressione che diventa titolo della piece stessa. Il 2012 è stato indicato dalla Commissione Interpoteri che si occupa di seguire i casi di terrorismo, come l'anno in cui dovrebbero nalmente concludersi tutti i processi ancora in atto contro coloro che torturarono, uccisero e violarono i diritti di migliaia di uomini dissidenti in America Latina negli anni '76-'83. Trattiamo dunque di un caso, quello dei desaparecidos, che pure avendo avuto una portata devastante ed avendo coinvolto anche molte potenze mondiali, non ha mai avuto la dovuta risonanza ed è stato molto più taciuto di altre tragedie pur paragonabili (es. Olocausto). La rappresentazione si divide idealmente in due parti : una prima in cui si darà voce alle vicende che hanno direttamente coinvolto le vittime del regime ed i loro familiari, intendendo con questo sequestri, massacri, sevizie, ma anche organizzazione di movimenti di lotta e solidarietà, ed una seconda parte in cui avranno spazio i carneeci e successivamente la trasmissione della memoria da parte della stampa. Ancora una volta si tratta di uno spettacolo corale, dove i ragazzi saranno in scena quasi sempre, chiamati ad interpretare personalità diverse pur nell'ambito del medesimo racconto. Uno spettacolo dove dunque il protagonista assoluto sarà il gruppo. La stesura del testo è a cura di Vania Mattioli e Diletta Oculisti, registe della pièce. La scrittura scenica parte anzitutto da un’approfondita documentazione. Abbiamo letto saggi, lettere, confessioni, guardato lmati. Ci siamo poi soffermate in particolare sui testi di Horacio Verbitsky, giornalista ed esponente del movimento argentino per la difesa dei diritti umani, collaboratore di testate quali El Pais ed il New York Times; Mauricio Rosenchoff, scrittore e giornalista, ex dirigente del Movimento di Liberazione Nazionale uruguaiano durante gli anni della dittatura, e fondatore dell’Unione delle gioventù comuniste, motivi questi del suo arresto nel 1972 e delle ripetute torture subite; Daniela Padoan, che si è dedicata ad argomenti di ricerca circa la Shoah e la resistenza femminile ai regimi, dall'Argentina al Rwanda; Massimo Carlotto, scrittore e drammaturgo italiano, vittima di quello che fu deenito “il caso Carlotto”, accusato di aver ucciso la sorella e condannato ad una prigionia di diciotto anni. Fu il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1993 a concedergli la grazia e porre ne alla vicenda. Siamo dunque partite da queste testimonianze per riscrivere un testo che le integrasse e le approfondisse con un linguaggio teatrale. Prende avvio, due anni fa, la collaborazione con l’Istituto superiore Sassetti-Peruzzi di Firenze: in un primo tempo attraverso un’attività di sensibilizzazione dei ragazzi all’ascolto di sé e dell’ambiente circostante, con lo scopo di dar forma ad alcuni testi che poi sarebbero stati eventualmente utilizzati per una mise en space; in un secondo tempo attraverso un laboratorio teatrale con cadenza settimanale per la durata di tre ore ad incontro in orario pomeridiano per un tempo di circa sei mesi, che ci ha condotto all’ideazione e alla messa in scena del testo E tutti dissero…si può!, terzo classiicato - in qualità di progetto e testo - all’ultima edizione de “I Colloqui Fiorentini” e vincitore dei premi Best Act e Best Performance all’MLA International Drama Festival di Sanremo, e vincitore del premio Miglior Testo alla V edizione del Festival Teatro Scuola “Il Fiorentino”, organizzato dai teatri Cantiere Florida e Puccini di Firenze. L'attività laboratoriale è stata ripresa in questo anno scolastico 2011/2012 attraverso degli incontri nalizzati ad un lavoro mirato sull' espressione corporea e vocale degli allievi , e, solo successivamente, destinato alla messa in scena di uno spettacolo-documento che vede partecipi tutti i ragazzi in egual misura. Il progetto in questione, intitolato “Questa sporca guerra sporca” è attualmente in nale al Premio Gaber organizzato dall'associazione Teatro Stabile di Grosseto che si svolgerà nel maggio p.v. Interpreti: Yerkho Baltazar, Federico Barbaro, Alessia Battisti, Selma Benbot, Alessandro Bertelli, Elena Conti, Patrizia Daviddi, Luca Dimatteo, Manar El Khayyari, Ilham Enhali, Rebecca Iandelli, Marsela Ibro, Alessandro Melisi, Ilir Shehu, Maria Pia Trentanovi, Suad Voughalm Scrittura scenica e regia : Vania Mattioli, Diletta Oculisti

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E’ un gioco di coppie, una favola per innamorati, uno scherzo sull’amore, un monito a seguire il cuore e non il capriccio, un meditare sull’abusato detto “ l’amore è cieco!” Ci sono tre storie che si intrecciano: il matrimonio del duca Teseo e Ippolita e di due coppie di giovani ateniesi (Ermia ama Lisandro, ma è stata promessa in sposa a Demetrio, il quale ama Elena, amica di Ermia…allora via fuga d’amore nei boschi, dove i quattro giovani si perdono nel buio e nelle loro scher maglie amorose…). Sempre lì, nel bosco abitato da misteriosi folletti e fate, giungono anche Oberon e Titania, re degli ell e regina delle fate. Come tanti comuni mortali anche questi litigano e fanno i capricci, ma Oberon ordisce uno scherzo assai birichino per la sua consorte: farà spremere sui suoi occhi il succo magico di un ore vermiglio dal folletto Puck e al risveglio Titania si innamorerà del primo che le capiterà davanti, poco importa se uomo o asino... Non mancano poi i comici di turno – anche loro nel bosco per fare le prove di un dramma che reciteranno alle nozze del duca – un gruppo di rozzi artigiani che con la loro “Tragedia di Piramo e Tisbe”renderanno ancor più divertente animata la commedia degli amanti. William Shakespeare (1564-1616) sembra aver attinto alle fonti più disparate per questa commedia: folklore inglese (storie di folletti e fate), Plutarco e Apuleio (la storia della trasformazione in asino). Il famoso e raffinato cultore della letteratura inglese Mario Praz ha addirittura messo in luce una affinità di spirito tra il Sogno e l’Orlando Furioso di Ariosto e, citando Hazlitt, dichiara che “Leggere questa commedia è come errare in un bosco al chiaro di luna”, la stessa impressione che si ricava dall’Orlando Furioso. E quell’amore di cui parla Lisandro a Ermia (“Momentary as a sound, swift as a shadow…) è lo stesso intenso amore cantato nel poema ariostesco, se pur incerti gli storici se fonte di ispirazione per il bardo inglese, restiamo pur certi noi spettatori o lettori che entrambi i poeti cantarono l’amore nelle sue molteplici forme, per tutti noi sempre vive, universali e portatrici di sogni. Gruppo teatrale “IL VOLTA” La commedia nasce dal lavoro svolto nel laboratorio teatrale tenutosi nella nostra scuola da ottobre a maggio. Nato come attività extra scolastica, il laboratorio teatrale è ormai diventata una tradizione per il Volta, ed è al tredicesimo anno di attività. Gli incontri si svolgono nei locali scolastici una volta alla settimana. Con un’utenza scolastica proveniente dai comuni situati soprattutto a sud di Firenze - i nostri studenti sono per la maggior parte pendolari - il laboratorio di teatro si colloca come momento di aggregazione motivante ed altamente socializzante. LAPO DEL BRAVO FABRIZIO BORGHI ALESSANDRO BRICCI HYSNI MERKOQI SARA DONEDDU VIRGINIA CORSINI MARTINA CIPRIANI SIMONA RICCIOLINI COSIMO ROGGIO CLAUDIA MAZZANTI VIRGINIA FANFANI CHIARA MIRABELLA DANIELE VINCI DAFNE BORRACCI RAIMONDO VIERNES GIULIA GUCCERELLI

TESEO, duca d’Atene EGEO, padre di Ermia SANDRO DEMETRIO COTOGNA, falegname (PROLOGO e CHIARO DI LUNA) CONFORTO, stipettaio (LEONE) BOTTONE, tessitore (PIRAMO) FLAUTO, riparatore di mantici (TISBE) NASONE, calderario (MURO) IPPOLITA, prossima sposa di Teseo ERMIA, glia di Egeo, innamorata di Lisandro ELENA, innamorata di Demetrio OBERON, re delle fate TITANIA, regina delle fate PUCK, folletto Una FATA

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L’Edipo re di Sofocle esercita ancora oggi un fascino forte per le domande che il testo suscita sulla fragilità dell’esistenza in balia del destino, sulla natura della colpa, sulle pulsioni sessuali e l’odio inconfessati verso i propri genitori. Nel prologo Edipo riceve i suoi sudditi guidati dal Sacerdote: essi gli chiedono una via d’uscita dalla peste, che affligge Tebe. Creonte, suo cognato, torna da Dell con il responso di Apollo che bisogna trovare l’assassino di Laio, il re predecessore di Edipo, e punirlo con la morte o l’esilio, perché la peste nisca. Edipo inizia l’indagine con serrata razionalità. Il vecchio servo rivela che egli fu esposto neonato e salvato da pastori, poi, tornando a Tebe da adulto, uccide accidentalmente il re, libera la città dalla SSnge, risolvendone l’enigma, e si vede assegnare il trono e la sposa di Laio. Lo schema essenziale del racconto è ssato in alcuni punti/chiave: il parricidio, l’incesto involontario, la soluzione dell’enigma della SSnge, lo smascheramento dei fatti per intervento divino, il suicidio di Giocasta,l’accecamento e le successive sofferenze di Edipo. Quasi a commento “moderno” dell’antica tragedia da La morte della Pizia di F. Durrenmatt abbiamo tratto due episodi, La SSnge e Tiresia (scritto da Stefano Redjepovic) e La Pizia e Tiresia (scritto da Lucia Palermo), in cui la SSnge e la Pizia rimescolano le carte del mito, creando in noi una visione non più univoca della realtà da sempre nota, bensì suddivisa in mille sfaccettature prismatiche come in un gioco di specchi. La SSnge racconta la sua verità su Edipo,pur sempre assassino del padre e amante della madre, ma mutano i personaggi, con cui è destinato a scontrarsi. E la Pizia alla ne della sua lunghissima vita, trascorsa a profetare in nome del dio, deve rivedere i suoi oracoli. La Pizia è interpretata da due attrici e un attore a rappresentare la molteciplità del reale e l’incapacità da parte degli uomini di cogliere la Verità nella sua unica essenza. Comunque sia, Edipo continua a porci enigmatici quesiti: a che cosa, per esempio, è dovuto il suo destino? Alla volontà degli dei, al fatto che egli abbia trasgredito alcuni principi sui quali si reggeva la società dei suoi tempi oppure egli è vittima di un caso sfortunato che la Pizia ha evocato con il suo capriccioso vaticinio? La scena si chiude, lasciando a noi uomini del 2000 una lunga serie di domande che, forse, rimarranno senza risposta. EDIPO RE di SOFOCLE: nato nel 497/496 a.C. ad Atene nel demo di Colono,muore nel 406 nella sua città, compianto dai suoi concittadini, da cui fu molto amato in vita. Di lui ci restano 7 tragedie: Aiace Antigone, Trachinie, Edipo re, Elettra, Filottete, Edipo a Colono. LA SFINGE E TIRESIA di Stefano Redjepovic: allievo/attore del gruppo teatrale Michelangiolo dal 2007, ha recitato ne Le donne per la pace di Aristofane nel ruolo di Cinesia, ne Le donne alla festa di Demetra nel ruolo di Mnesiloco, nell’Antigone di Sofocle nel ruolo di Creonte. Per Le Baccanti ha scritto la II parte moderna dal titolo Il ritorno di Dioniso. Interpretava Dioniso. Quest’anno ha scritto la II parte dell’Edipo re, dal titolo La SSnge e Tiresia, interpretando Tiresia I e La Pizia. LA PIZIA E TIRESIA di Lucia Palermo: insegnante di latino e greco al Liceo Michelangiolo dal 1982, negli ultimi anni ho deciso di dedicarmi al dramma antico, lavorando sul testo degli autori greci e coinvolgendo gli allievi, dapprima la mia intera classe,poi solo chi voleva frequentare il laboratorio teatrale. Nel 2010 nel tradurre e adattare teatralmente l’Antigone di Sofocle mi è sorta spontanea l’esigenza di avvic-

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questa eroina del mondo classico a quello attuale,così ho scritto l’Antigone argentina, in cui Graciela, la protagonista, in un giorno di marzo del 1977 scompare, all’improvviso, a Buenos Aires. Questo testo ha vinto il primo premio di drammaturgia ”Michele Mazzella” al teatro Argentina di Roma. Quest’anno ho aggiunto al testo classico il dialogo tra la Pizia e Tiresia, liberamente tratto dal racconto di F.Durrenmatt La morte della Pizia. Il gruppo teatrale "Michelangiolo" è nato nel 2005, quando abbiamo partecipato al Festival Internazionale Giovani Dramma Antico, organizzato dall'INDA di Siracusa: un'occasione di crescita e di confronto straordinaria! Prima Elena di Euripide, poi la trilogia delle donne di Aristofane (Le donne all'assemblea, Le donne per la pace o Lisistrata, Le donne alla festa di Demetra), ancora Antigone "argentina", Le Baccanti ovvero il ritorno di Dioniso, ora Edipo re di Sofocle, La SSnge e Tiresia di Stefano Redjepovic, La Pizia e Tiresia di Lucia Palermo. Siamo stati invitati negli scorsi anni al Festival Teatrale Giovani di Mascalucia(Ct), a quello di Aquileia e a Padova. Dal 2008 partecipiamo al Festival teatrale del Fiorentino, che ci ha dato l'opportunità di recitare al Florida e al Puccini, ricevendo dei riconoscimenti che ci spingono a fare sempre meglio. Il gruppo teatrale è formato dagli attori/allievi del ginnasio e del liceo, da me, Lucia Palermo, dalle ballerine seguite da Anna Innocenti e da pochi ex/allievi, che continuano a frequentare il laboratorio teatrale al Miche: i ragazzi sono 34. DARIO FINI EDIPO STEFANO REDJEPOVIC TIRESIA ELIA PIZZOLLI CORIFEO BENIAMINO PERUZZI SACERDOTE GIACOMO CASTALDINI CREONTE CLEMENTINA COLUCCI GIOCASTA ALESSIO AGOSTINI PASTORE LUCA NESTERENKO I NUNZIO MARCO FALCONE II NUNZIO SARA PASQUINELLI SFINGE LORENZO INDENNITATE TIRESIA II COREUTE: DIANA BERTELLI, DARIA BRIGANTI, ANGELA BONAVOLONTÀ, CECILIA CIARAMELLA, SOFIA DALLA VOLTA, ALESSANDRA ELENA, BIANCA FERRANTE, GIULIA LASCIALFARI, MATILDE MINIATI, LUDOVICA PENGUE, EMILIA PRANZINI, DENISE SPATARO, FRANCESCA UDA, KLEONIKI VALLERI, CHIARA ZAVATTARO REGIA LUCIA PALERMO TRADUZIONE, ADATTAMENTO TEATRALE E REGIA: COREOGRAFIA: ALICE BARCHETTA DANZATRICI: CHIARA ANGELINI, ALICE BARCHETTA, LUCREZIA CIRRI, MARIANA FIUMARA, GIULIA LASCIALFARI, MARTINA RIZZO DISEGNI E COSTUMI: MARINO TOGNOCCI COORDINATRICE / RESPONSABILE DANZA: Prof.ssa ANNA INNOCENTI RESPONSABILE / COORDINATRICE DEL PROGETTO “DRAMMA ANTICO”: Prof.ssa LUCIA PALERMO

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06_Comunicazioni contemporanee EX3 Toscana Contemporanea Indirizzo: Via le Giannotti, 81/83/85 - 50126 Firenze Referente del progetto: Elena Magini Telefono: 055 6287091 - 347 5037920 Fax: 055 5384873 Indirizzo di posta elettronica: info@ex3.it, elena.magini@gmail.com Sito web: www.ex3.it L’iniziativa si propone di creare un approccio non canonico alla cultura contemporanea, che permetta agli studenti una ricezione articolata dei linguaggi dell’arte attuale e fornisca un’ulteriore metodologia di apprendimento delle discipline storico artistiche.

Modalità di attuazione

L’attività è strutturata in visite guidate all’interno delle esposizioni temporanee proposte da EX3. Le visite avranno luogo nei locali del Centro, saranno introdotte del direttore o da uno dei curatori del Centro e saranno condotte da mediatori dell’arte contemporanea, laureati in Storia dell’Arte Contemporanea con formazione di didattica museale. La diversificazione del livello di approfondimento e di analisi critica delle visite renderà possibile la partecipazione degli studenti sia del biennio che del triennio. Contestualmente all’esperienza diretta della mostra, si propone una possibile attività integrativa, rivolta principalmente ai docenti ma indirizzabile anche agli studenti delle classi IV e V. Tale attività, condotta non come lezione frontale ma come dialogo attivo, mira ad un approfondimento delle tematiche messe in questione dalle opere d’arte e dagli artisti in mostra, ma anche al delineamento di linee guida nell’approccio e nella comprensione di molteplici linguaggi dell’arte contemporanea

Calendario delle attività

Da fine settembre 2011 a giugno 2012. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Il presente progetto è rivolto principalmente ai Licei Classici, Scientifici e Artistici siti nella provincia

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Prof.ssa Valeria E. Russo, Istituto Superiore Statale “Tornabuoni-Cellini” , docente accompagnatore della Classe 2 N, sezione Moda, Firenze. Questionario relativo alla visita alla mostra all’Ex3. Alle domande hanno risposto le allieve della CLASSE 2 N Moda che hanno visto la mostra “Birdhead” nel novembre 2011 (visita guidata a cura della Dott.ssa Elena Magini) Le DOMANDE del questionario a cui è stato chiesto alle allieve di rispondere sono state le seguenti: 1) La cosa ti è piaciuto di più nella mostra dei “Birdhead”? Spiegane la motivazione. 2) Da quello che hai visto del video intitolato “vot”, che cosa a voluto dire l’artista facendo parlare prima gli attori in modo incomprensibile e poi facendogli pronunciare una stessa parola? 3) Tuoi commenti sulla scelta dei colori, della luce e del montaggio del video “VOT”. RISPOSTE

ALESSIA B., anni 16 1) Della mostra dei Birdhead mi ha colpito molto il video, non una parte in particolare, ma tutto. Mi è piaciuto perché sembra la ripresa di un giorno in compagnia degli amici. Oltre al video anche tutte le foto del mondo che li circonda. Mi è piaciuta la foto dall’alto con i palazzoni della periferia. 2) Ne film “vot” l’artista vuol fare capire che, anche se abbiamo dei punti di vista differenti, alla fine vogliamo esprimere la stessa cosa. 3) La scelta dei colori cade principalmente sul nero, il bianco e il rosso. Nel montaggio venivano inquadrati i visi delle persone e poi tutto il corpo dei protagonisti. La luce del film era soffusa. BEATRICE I., anni 16 1)La foto che mi è piaciuta di più è stata quella che rappresenta un momento di una vita quotidiana di una città cinese: viene fotografata una strada importante con molte abitazioni e palazzi pubblici, uomini e donne di tutte le età che camminano, corrono o sono in bicicletta,in macchina o in autobus. Mi ha colpito perché le dimensioni dell’immagine e la sua inquadratura fanno sembrare di vivere e di essere dentro a quella scena che sembra in movimento; riesci quasi a “vivere” questa bellissima foto. Mi sono anche piaciute le sculture sospese all’ingresso del museo. Fanno pensare ad uccelli, sembrano dei gabbiani. Il senso di altezza e i gabbiani ricondanno il mare, quindi danno un senso di relax. 3)Il video “Vot” è montato in modo che si vedano prima tutti gli artisti insieme e poi le facce di ognuno di questi risaltando i particolari. I colori sono spenti,sul marrone e rossastro; le luci sono opache e spente rendendo il tutto abbastanza tetro.

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GIULIA B., anni 15 Del Museo mi è piaciuta la scultura all’ingresso, le molte razze che all’occhio sembravano uccelli, che volavano anche se fatti di cemento

FOTO È stata una mostra molto piacevole e le foto esprimono emozioni che andavano colte al volo. L’ideogramma è stato ciò che mi è piaciuto di più insieme alla foto del tempio con il ragazzo. VIDEO Alimpiev ha voluto dire che basta poco per essere d’accordo: si può essere d’accordo anche solo su una parola (in questo: Vot). La scena è teatrale; Alimpiev ha usato colori scuri per far risaltare più la parole che i personaggi, giocando con la luce e l’ombra

JESSICA F., anni 15 1) A me è piaciuta molto la mostra dei Birdhead, in particolare mi è piaciuto molto il loro video. Era semplice ma d'effetto e mi faceva venire in mente la vita quotidiana di ciascuno di noi. Mi piaceva il fatto che i “Birdhead” si divertissero in qualunque posto anche facendo le cose più semplici. 2) Per me l'artista ha voluto far pensare a chi guardava il video che gli attori, se pur molto diversi l'uno dall'altro alla fine si trovavano d’accordo almeno su un'unica cosa: "VOT". Il significato di questa parola è "allora"; Io penso che gli attori dicessero: "Siamo diversi, e allora?" 3) I colori prevalenti sono varie sfumature di marrone scuro che crea contrasto con il chiarore della pelle degli attori. Vengono ripresi in particolare i volti degli attori e in una scena vengono riprese le mani. La luce proviene da destra e a sinistra la stanza si fa sempre più buia. SERENA C., anni 16 FOTO 1) Mi sono piaciute le foto e i video che rappresentavano la vita di tutti i giorni cose semplici ma d’effetto che colpiscono al primo sguardo. Nel video mi è piaciuto l’atmosfera del paese. Mi è piaciuta la foto del tempio dove un ragazzo fuma una sigaretta. L’immagine è molto realista, nonostante sia messo in posa. VIDEO 3)-la scelta dei colori: marrone scuro. -il montaggio: I primi piani delle singole persone e poi tutte insieme. - la luce: si ha un’atmosfera buia. IRENE G., anni 15 1)La foto che mi è piaciuta di più è stata quella che rappresenta un momento della vita quotidiana di una città cinese: viene fotografata una strada importante con molte abitazioni e palazzi pubblici,uomini e donne di tutte le età che camminano, corrono o sono in bicicletta, in macchina o in autobus. Mi ha colpito perché le dimensioni dell’immagine e la sua inquadratura fanno sembrare di vivere e di essere dentro a quella scena che sembra in movimento: riesci quasi a “vivere” questa bellissima foto. 2) “Vot” ha voluto far associare a confusione all’ordine; inizialmente i personaggi pronunciano “vot” disordinatamente, in tempi diversi, ma successivamente la dicono tutti insieme, con tempi uguali. PRONOMI C., anni 17 FOTO 1) la mostra è stata bella, le foto sono state significative e creative. L'immagine che miei piaciuta di più è quella dove c'era un cane nell'angolo e una fermata dell' autobus. VIDEO 2) Alimpiev dice che succede alcune volte che tutti riescono a essere alla fine d'accordo, come nel video. 3) Sono stati usati colori molto scuri e tetri , per fare attirare l'attenzione sulle parole che dicono i personaggi. OLGA S., anni 16 FOTO Nel video di Birdhead si vede come i due fotografi cinesi fotografino diverse cose; forse non sono oggetti così importanti, come si può vedere nel video, ma loro cercano sempre qualcosa di bello da mostrare nelle fotografie. I fotografi sono bravi e cercano questo significato delle cose. Loro vogliono che gli altri sappiano l'importanza della città che fotografano e cosa succede in questa città. Nel video si parla cinese; è fatto con il cellulare. In alcune foto si vede tutta la città, in altre foto ci sono fiori o giostre, un muro, etc. Mi è piaciuta la foto della fermata dell’autobus con il cane. nelle foto del “New Village” si vedono tanti palazzi e si vede che in questa città abitano milioni di abitanti e che ognuno ha la propria vita fatta di cose semplici e quotidiane. VIDEO 1) Parlano in francese, però non ci si capisce niente, perchè parlano ognuno per conto proprio; poi si fermano e pronunciano una stessa parola “Vot” in russo. In lingua russa la parola “Vot” significa “ecco”. Secondo me loro vogliono dire che nel mondo tutti parlano in diverse lingue, ma anche se parlassero la stessa lingua, molte volte le persone non si ascoltano o non riescono a capirsi. Infatti è importante capire e ascoltare gli altri anche se abbiamo tante cose da fare, e dobbiamo pensare alla nosrtra vita; anche con una sola parola si può dire tante cose. Poi d'un tratto possiamo essere come gli attori nel video “Vot”, che insieme riescono a pronunciare una stessa parola “Vot” (ecco). 2) Il video presenta tre elementi importanti: • La scelta dei colori • Il montaggio • La luce I colori erano abbastanza scuri, i vestiti di alcuni attori erano scuri, alcuni chiari. Intorno era tutto scuro, non illuminato, ma sembrava che i muri fossero bianchi. La luce non era tanta ; intorno agli attori non ce ne era, le zone più illuminate era dove c'erano gli attori, ma alcuni non si vedevano in faccia. LUCREZIA T., anni 15 FOTO Il dettaglio che mi ha colpito è la normalità e la nascosta ricercatezza di quelle foto, i dettagli umani o animali che al primo sguardo non vengono notati ma che danno una storia ed una motivazione a quella determinata opera. Sono foto di vita quotidiana, belle nella loro semplicità. VIDEO 1) Ha voluto esprimere la comunicazione fra individui; la confusione, l'incertezza e la non sicurezza di quel dialogo che alla fine trova un punto di incastro e si assembla voce con voce, dando vita ad un' armonia di suoni, pensieri ed immagini. 2) La scelta dei colori principali del video ha caratterizzato in modo radicale la visione e le sensazioni di esso; in ordine di prevalenza i colori sono il nero, il bianco e una piccola presenza di rosso. Le luci sono soffuse e talvolta le scene si concentrano soltanto sulla espressione di alcuni attori

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07_Dalla pila al telegrafo Fondazione Scienza e Tecnica

Indirizzo: Via G. Giusti, 29 - 50121 Firenze Referente del progetto: Guido Gori Telefono: 055 2341157 Fax: 055 2343140 Indirizzo di posta elettronica:info@fstfirenze.it, guido.gori@fstfirenze.it Sito web: www.fstfirenze.it Il Progetto, che riguarda l’educazione scientifica, ha come obiettivo quello di offrire a studenti e insegnanti l’occasione di entrare in contatto con un momento importante di sviluppo della fisica ottocentesca, rilevante dal punto di vista curricolare, ove si evidenziano le connessioni interdisciplinari tra lo sviluppo scientifico e quello tecnologico, economico e sociale. I contenuti sono centrati sulle prime applicazioni pratiche dell’elettrodinamica e dell’elettromagnetismo e sulla trasformazione delle comunicazioni a distanza. Il progetto prevede seminari introduttivi di approfondimento per gli insegnanti e un laboratorio didattico a carattere narrativo-sperimentale per gli studenti. Il seminario offre ai docenti uno strumento di integrazione per la presentazione a scuola di alcuni argomenti della fisica che tenga conto del loro sviluppo storico. Il laboratorio è volto a incoraggiare la riflessione degli studenti sulla “natura della scienza” evidenziando correlazioni tra scienza, tecnologia, economia e società e sottolineando l’importanza della dimensione pratico-sperimentale.

Modalità di attuazione

Il progetto si sviluppa attraverso seminari introduttivi per gli insegnanti, un modulo didattico per gli studenti e una riunione conclusiva di valutazione con gli insegnanti. Il modulo didattico, con caratterstiche di laboratorio, è condotto da un facilitatore, ha durata di due ore e si sviluppa attraverso un racconto che va dalla invenzione della pila fino all’introduzione della telegrafia elettrica. Nel corso della narrazione viene proposto ai partecipanti di risolvere alcuni problemi pratici. Il modulo didattico è orientato a coinvolgere gli studenti stimolando la loro curiosità e invitandoli a una partecipazione attiva e cooperativa anche attraverso esperimenti di gruppo. I seminari per gli insegnanti sono differenziati a seconda che abbiano o meno già partecipato al progetto.

Calendario delle attività

Da ottobre 2011 a maggio 2012. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Potranno partecipare al progetto circa 25 classi degli Istituti superiori.

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Fumetto realizzato dalla 5째 A del Liceo Artistico "Virgilio" di Empoli

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0 8 _ I segreti della scrittura: come diventare artisti della parola Il Giardino dei Ciliegi

Indirizzo: Via dell ‘Agnolo, 5 - 50122 Firenze Referente del progetto: Monica Sarsini Telefono: 055 2001063 - 338 9118157 Fax: 055 2001063 Indirizzo di posta elettronica: ilgiardinodeiciliegi@gmail.com, m.sarsini@libero.it Sito web: www.ilgiardinodeiciliegi.firenze.it Il progetto “I segreti della scrittura: come diventare artisti della parola” si propone di avvicinare ragazze e ragazzi alla narrativa contemporanea, alle sue tecniche e ai suoi autori e di sollecitare gli studenti ad esprimersi attraverso la scrittura creativa. Così come la musica, la danza e le arti visive richiedono la conoscenza di una tecnica, anche per scrivere un racconto è necessario imparare una tecnica per creare qualcosa di vivo con le parole, diventare più consapevoli della propria identità e delle proprie potenzialità. I racconti che gli studenti sono invitati a scrivere a casa durante la settimana vengono analizzati e commentati da tutta la classe in modo da creare un dibattito vivace e stimolante e mettere in pratica l’unica regola da suggerire: per essere uno scrittore bisogna scrivere. Gli studenti saranno stimolati a rielaborare, limare, dare musicalità e ritmo al testo e a prendersi cura del proprio lavoro. È prevista inoltre anche la stesura di racconti composti in modo corale ai quali ogni studente possa collaborare approfondendo gli aspetti che sono a lui più congeniali.

Modalità di attuazione

Ogni laboratorio è articolato in sei incontri di due ore ciascuno a cadenza settimanale e prevede una fase teorica e una pratica nella quale gli studenti analizzano e commentano insieme a tutta la classe i racconti scritti a casa durate la settimana.

Calendario delle attività

Da ottobre 2010 a marzo 2011. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: È previsto un numero massimo di 5 laboratori.

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Uno dei miei turbamenti (di Marta Falugiani 4E) Cosa impedisce all’uomo di semplificarsi la vita? Fu da quì che partì la mia riflessione che determinò ogni azione della mia giornata. Mi chiesi profondamente, cosa impedisse l’uomo al ritornare al baratto? Quale insensato pensiero lo devia dal produrre solo il necessario regione per regione?  Forse chiesi troppo alla mia mente, poiché percepii le classiche sensazioni che provo quando entro in un pensiero troppo ampio: veloci punture in alcune zone della testa, vista amplificata al punto da sfuocare i lineamenti degli oggetti attorno a me, e un’assurda incapacità di percepire lo scorrere del tempo. Continuai a vagare tra i miei pensieri, annebbiati e ruvidi, cercando di unirli per comprendere ciò che mi suggerivano le mie timide intuizioni, confermate da alcuni articoli sul web letti giorni prima. E pensai a tutti gli accordi privati e pubblici, conflitti studiati a tavolino per ricavare denaro, alla violenza psicologica delle pubblicità, fino allo sperpero del denaro, quel magico momento in cui, ubriaco di influenze perdi la coscienza di ciò che davvero è importante per la tua felicità. E poi, tutta quella merce prodotta in eccesso? Nei cestini a marcire.  E tutte quelle persone che dimenticano la propria dignità, per permettersi di essere dentro i criteri dell’uomo del terzo millennio? Drogati di apparenza, vuoti come vasi di porcellana. Ebbi la sensazione, che ognuno di noi troppo spesso dimentica di essere umano. La sento sulla mia pelle questa aria acida che ci angoscia, facendoci sempre sentire incompleti e desiderosi del denaro; il denaro, desiderio irraggiungibile fino in fondo, ma ben nutrito da mani fredde, senz’anima, che manovrano uomini come pedine su di una scacchiera sporca e appiccicosa, costruita in tal modo da non poter mai porre fine a questo gioco, basato sullo scambio di metallini e pezzi di carta. In quell’istante in cui parlai con me stessa, mi sentii sporca, appiccicata su quella scacchiera, in piedi, avanzare come una pedina. Sei una pedina. Sei una pedina mi ripetevo, e più ne prendevo amaramente coscienza, più sentivo le vampate accaldarmi il viso, assieme ad ansia, oppressione, senso di colpa e sudore freddo. Così, anche il mio corpo cominciò a sentirsi sporco, quel freddo umido mi pungeva, sottolineava il mio disagio, irrobustendo la mia frustrazione che cresceva in me come un’edera, strappandomi le energie e invadendo ogni parte del mio corpo con un fascino inquietante. La mente era satura, e gli occhi erano umidi. Uscii a corsa di casa come se avessi voluto negarmi da quella realtà troppo stretta per le mie aspettative. Scesi le scale.  Il breve ma efficace impatto, tra le punte delle mie scarpe e lo spigolo dello scalino, scandiva un suono ritmico e rassicurante che solo io potevo controllare, rimbombava, invadendo il silenzio marmoreo delle scale condominiali. Mi avviai a prendere l’autobus di fronte casa mia, non dovevo andare da nessuna parte, ma sentivo il bisogno di un confronto se non orale, almeno visivo con le persone attorno a me, cercavo una riconferma, un volto pulito che mi trasmettesse umiltà e voglia di vivere per se  stesso. Sulla vettura ribollivano volti di ogni genere e colore, guizzando ovunque come un minestrone

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Assassinio (di Lisa Picchietti, 4E) Voglio finalmente narrare la triste vicenda che accadde quella tremenda domenica di febbraio nella cucina della famiglia, che per motivi di privacy chiamerò semplicemente P. , e di cui io fui mio malgrado testimone. Erano le 18.45 e mi trovavo nella mia stanza sdraiata sul letto in attesa della giusta ispirazione per adempiere ai miei doveri di studentessa, ispirazione che puntualmente non arrivava; nella cucina invece la signora M. e la signorina S., rispettivamente la madre e la sorella minore della sottoscritta, svolgevano le normali procedure che componevano la preparazione della cena che avremmo dovuto consumare quella sera. Il fatto accadde esattamente in quei maledetti istanti. Un attimo di distrazione da parte della signora M. e il seme della follia ormai profondamente radicato nella mente perversa della signorina S. fece in modo da portarla a compiere quell’imperdonabile azione. Fu rapidissimo. Un rumore di vetri frantumati pervase ogni angolo della casa immediatamente seguito da un urlo straziante della signora M. . Ne seguì uno scalpiccio nervoso diretto verso il bagno e flebili gemiti provenienti dalla signorina S. . Le corsi incontro per chiederle spiegazioni ma già prima che la ragazza aprisse bocca compresi ciò che era accaduto pochi istanti prima nella cucina: mi fu sufficiente vedere le rosse liquide macchie che imbrattavano il suo viso. Con il cuore in gola corsi nella cucina dove, ancora sotto shock, la signora M. continuava a gridare furiosa. Quando mi affacciai alla soglia della stanza la scena che mi si parò davanti fu quella di un assassinio. Una scena raccapricciante. Il cadavere era stato fatto in mille pezzi e il suo corpo sparpagliato per tutto il pavimento. Ciò che nei suoi giorni di spensierata felicità aveva costituito la linfa vitale della vittima era invece schizzato su tutte le pareti disponibili, arrivando addirittura a imbrattare il soffitto. L’orrendo spettacolo mi tolse il respiro. In quel momento l’assassina tornò nel luogo del reato, in lacrime, implorando perdono e ribadendo più e più volte la sua innocenza. Ma ormai mi era chiaro come si erano svolti i fatti. La signorina S., accecata dalla pazzia, aveva tirato una violenta gomitata alla sventurata vittima facendola cadere verso la sua morte. Fu sufficiente quel colpo per ucciderla. Lei che non aveva nessuna colpa se non quella, se si può definire colpa, di trovarsi ad aspettare pazientemente il suo turno di lavoro. Ma quella sera la vittima non fece in tempo ad avere alcun turno. E neanche ad avere alcuna giustizia dato che la sua assassina fu assolta per mancanza di prove e dato che la famiglia P. si coprì con la cappa del silenzio. Ma ormai questa omertà mi soffoca ed è per questo che oggi ho deciso di confessare ciò che successe quella maledetta sera. Perchè quella sera a rimetterci non furono, come molti credono, solo i miei genitori che dovettero ripulire quel disastro, ma anche la sventurata passata di pomodoro che lasciò in bianco una povera pasta che tanto l’aveva attesa. Che io avevo tanto attesa. So i rischi che corro raccontando questa storia. Ma voglio giustizia. Rivoglio la mia pasta al pomodoro. 127


LICEO ARTISTICO STATALE LEON BATTISTA ALBERTI FIRENZE

SCRIVERE IN LIBERTA'. OVVERO: UNA STANZA TUTTA PER NOI VENEDI 8 GIUGNO 2012 ORE 15 BIBLIOTECA DELLA SEDE VIA SANGALLO Le classi 2B e 4E invitano tutti gli interessati, (studenti, docenti, personale ATA, parenti e amici)

alla presentazione DI ALCUNI TESTI ELABORATI NEI CORSI DI SCRITTURA CREATIVA tenuti al Liceo dalla scrittrice MONICA SARSINI

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SCAPPARE NEL BIANCO (di Elena Scaletti 4E) Cammini. Cammini con le cuffie nelle orecchie e con lo sguardo perso. Cammini mentre i pensieri si rincorrono e giocano, senza seguire una direzione precisa; intrecciandosi, annodandosi e poi liberandosi ancora; e se qualcuno ti chiedesse a cosa stai pensando non lo sapresti dire, e se qualcuno ti chiedesse cosa stai ascoltando non saresti in grado di rispondere. Nemmeno sai dove stai andando, i piedi che si muovono in automatico, seguendo percorsi abituali, ripercorrendo vecchie orme, seguendo quella strada, quel percorso che tu sola conosci, radicato com’è nella tua memoria, e che per te sola ha significato. Sei persa in un mondo che è solo tuo e che neanche volendo potresti condividere con qualcuno. Ma lo vorresti sul serio? Realmente potresti condividere l’unica cosa che in questo mondo - in questo mondo di ladri - è tua e tua soltanto? No; non lo faresti mai. Perché lì e lì solamente puoi liberarti di tutto e tutti; di pregiudizi e teorie, di malignità e calunnie, di affetto e possesso, di amici e nemici, genitori, parenti e professori, ideologie, sospetti, elucubrazioni. Tutto svanisce e rimane soltanto il bianco, uno spazio totalmente bianco, privo di punti di riferimento; non sai più dov’è alto e dove basso; dove destra o sinistra. E fluttui, tra spazio e tempo, senza curarti di nessuno dei due, perché lì più nulla ha senso. Rimani tu sola, avvolta nel calore umido e rassicurante del liquido amniotico, avvolta dal primordiale senso di benessere che solo un luogo simile all’utero materno può dare ad un mammifero. Sei protetta, cullata e avvolta; isolata da tutti e tutti in un luogo ovattato e sereno dove puoi volteggiare libera come rimanere immobile, certa che nulla ti può ferire. E ti godi il momento, perché sai - e bene anche - che prima o poi tutto finirà, la sacca sicura dove sei si lacererà e tu dovrai attendere paziente - tu che paziente proprio non sei - che si ripari, che si ricrei e che torni ad avvolgerti e ti riporti via, al sicuro. Perché lì nulla accade a comando, e se la frenesia della vita ti riporta con i piedi ben piantati per terra e Haunted nelle orecchi non puoi farci nulla. Puoi solo sospirare, guardarti attorno e scoprire di essere di fronte al Cinema Fiamma, vedere la locandina di War Horse; ammirarne i colori e le scelte grafiche, sbuffare, passarti la mano destra tra i capelli e sul collo, chiudere gli occhi, riaprirli, sentire il costante sottofondo delle auto a imbrattare la purezza del suono che gli auricolari Sony ti sputano nell’orecchio e il grigiore deprimente di Firenze a turbare i ricordi di quel candore immacolato che ti avvolgeva. Puoi solo attraversare la strada, tornare - lenta - suoi tuoi passi e appoggiarti al palo che segnala una fermata delle linee 11 e 17, metterti l’animo in pace e attendere che passi quello sgangherato parallelepipedo su ruote che qualcuno chiama Autobus e che questi abbia la decenza di riaccompagnarti a casa. Puoi solo aspettare, aspettare che il tuo piccolo mondo si ricrei e ti rapisca nuovamente dalla frenesia deprimente della vita. O forse dalla vita stessa. È così facile, in fondo, vivere lì, lasciare al corpo le pratiche terrene e lasciare che lo spirito vaghi... È così semplice scappare. E finalmente arriva il bus ti siedi accanto a una donna. Giubbotto viola e stivali celesti, storci il naso e fissi il sedile di fronte a te, seguendo con gli occhi le imperfezioni della plastica arancione e grigia. Scendi alla fermata e il profumo allettante di pollo, di patate arrostite e di chissà quali - e quante - altre delizie ti invade prepotente le narici; ignori la rosticceria - covo tentatore! - a pochi passi da te e il brontolio offeso dello stomaco - organo traditore - , scatta il verde, attraversi e ti abbandoni alle canzoni che l’Ipod sceglie per te mentre percorri un cammino abituale, metodico. Osservi la vetrina del negozio di ottica desiderando la nuova Nikon digitale, nera, lucida e compatta, lanci uno sguardo distratto al parrucchiere e al suo perenne odore di lacca per capelli, e ti fermi al semaforo, di nuovo il verde; la piazzetta di via Bronzetti, fissi il negozio di hobbistica per qualche secondo - avida fissi le scatole in vetrina - e lasci scivolare lo sguardo sulla latteria e sull’immobiliare accanto a questa senza degnarle di attenzione. Come mai potrebbero interessarti, dopotutto? 129


Ancora hai da capire come facciano ad esserci quattro immobiliari in duecento metri quadri. Scrolli le spalle e riprendi il percorso. Svolti a sinistra attraversi, attraversi ancora e poi svolti a destra, pochi metri e infine raggiungi il cancello. Ti trovi di fronte all’inferriata verniciata di nero. La vernice si sta scrostando. Premi l’indice sul campanello - sentendone la fredda pressione sul polpastrello - e attendi che si degnino di fare quei dieci metri per premere un bottoncino e aprirlo il dannatissimo cancello. Uno scatto secco ti informa che sì, l’arduo compito è stato svolto. Pigramente scendi le scale che ti postano al secondo cancello,vetro e acciaio dorato, pacchiano; gli tiri una pedata per sfogare la tua frustrazione, e per aprirlo, e finalmente sei dentro il condominio. Aspetti l’ascensore battendo il piede al ritmo incalzante di What you want e dopo poco sei di fronte al portone di casa. In legno. Con due angeli appesi. Lucido. Irrimediabilmente chiuso. Sprangato. Mandi gli occhi al cielo chiedendoti quanto sia difficile una volta aperti i cancelli del condominio allungare il braccio ad abbassare la maniglia. Di nuovo suoni, di nuovo batti il piede destro a terra, ritmicamente stavolta per l’irritazione -. Finalmente la porta di casa si apre e puoi dirigerti in camera e lanciare lo zaino sul piumone bianco con un simpatico motivo di foglie secche. Ti lasci cadere sulla poltroncina girevole accanto a quel mucchio scombinato di oggetti che galleggiano a settanta centimetri da terra che forse, in una qualche dimensione parallela è la tua scrivania. Non hai ma pensato di usarla per fare i compiti, ma come portaoggetti è favolosa. Sposti un paio di libri - grammar spectrum e la fisica per temi - lasci cadere a terra una maglia che non è tua, ma che qualcuno ha cortesemente pensato di buttare lì - tanto perché mancava qualcosa a quel mucchio di oggetti - e porti brontolando in cucina un piatto - come ci sia finito un piatto non sei certa di volerlo sapere e finalmente riesci a vedere l’oggetto delle tue ricerche, un notebook Asus nero e lucido. Sposti un altro libro – Inheritance - , butti nel cestino un fazzoletto e riesci ad aprire quel povero portatile. Tieni premuto per qualche secondo il pulsante di accensione e ti dirigi di nuovo in cucina, stavolta ad accendere l’ADSL. Bevi un bicchiere d’acqua, torni in camera, digiti la password e ti rischianti a sedere, ticchettando con le unghie sullo scanner - un altro po’ senza riordinarla quella scrivania e ti dimenticherai di che colore era attendendo che quel coso si decida ad accendersi definitivamente. Decisamente, il prossimo computer non sarà con Windows come sistema operativo, cascasse il mondo. Dopo Windows Vista e il suo fratellino un po’ - troppo poco - meno spastico, senti il bisogno fisico di passare a Linux, o al Mac. Hai appena aperto Mozzilla Mirefox che una lucina sullo schermo del computer ti informa che “non connesso, sono disponibili connessioni”. Un ringhio cupo ti sale alle labbra e ti dirigi di nuovo in cucina sperando che sia solo l’ADSL a fare i capricci. Mai che sia così. Varchi la soglia e trovi quel tappetto grassottello di tuo fratello che ti fissa strafottente, la mano sinistra - la mano del diavolo - ancora sull’interruttore dell’ADSL. Serri i pugni e ti imponi la calma. «Scostati !». Dici tenendo forzatamente neutro il tono. « E se non lo facessi? ». La risposta arriva tanto veloce quanto odiosa. E irritante, tremendamente irritante. Ma soprattutto cantilenante. « Ora ! ». La voce si è alterata e già senti una vocetta che ti sussurra soave e quanto mai tentatrice che no, strangolarlo non gli farà poi troppo male. «No ! ». « Non era un suggerimento il mio! ». 130


ringhi al moccioso - schifoso piccolo esserino - mentre cerchi di spiegare al tuo diavoletto - o angelo?interiore che sì, in effetti strangolare qualcuno non è propriamente fargli del bene. “ Ma nemmeno poi così male no?” riprende il diavolo tentatore “solo un pugnetto nel plesso solare, un piccolo pugnetto” ripende, la voce mielosa, e il desiderio ti avvolge, come melassa ti si attacca addoso, seguendo le curve della tua psiche, aderendo ai tuoi più profondi recessi. “no?” sibili mentalmente. « Io non mi spooooooosto ! » cantilena intanto quella piattola sgradevole e quanto mai insopportabile. “Dai su, un colpo, uno solo” riprende quella vocetta facendo breccia nel tuo autocontrollo. « Andrea spostati, ora ». « Altrimeeenti? ». « Ora! ». Eccola lì, la goccia che fa traboccare il vaso, assaltata su due fronti, due vocette - una petulante e l’altra dolce e comprensiva - ti hanno spremuto ogni goccia di pazienza. L’autocontrollo fa armi e bagagli, inizi a vedere rosso, senti i muscoli irrigidirsi, le mani si serrano, le nocche sbiancano, il profumo della cucina svanisce dalla tua sfera percettiva sostituito dall’odore disgustoso del cavolo; e scatti. La destra si muove da sola e colpisce, lì nel plesso solare, in quella zona priva di muscoli dove sai che farà più male. Senti la carne contro le nocche, il tempo come bloccato. E poi il rosso svanisce e tu torni in cucina con un fratello urlante fra i piedi e l’odore dolce della fragole nelle narici. Vedi Andrea lanciarsi sul telefono prima che lo faccia realmente e lo senti urlare che lo hai aggredito mentre torni furente in camera. Schianti a terra lo zaino e ti butti a peso morto sul letto affondando il volto nei cuscini. « Stasera mi aspetta un’altra bella strigliata ». Brontoli rassegnata. Tanto ormai è la prassi. Lui provoca e tu ne paghi le conseguenze.

E invece ti sbagliavi, non sono venuti a urlarti contro, ma quello che accade è infinitamente peggio, è degradante, sgradevole e ti spinge al pianto. Li senti, là in cucina che nemmeno ci provano a tenere bassa la voce, a calunniarti, a dire a lui di quanto tu sia violenta, instabile e di come ti approfitti di lui che è piccolo e indifeso - lui che ha spaccato un vetro con un pugno ! - . Serri la mascella cercando di controllarti. Continuano, implacabili, insensibili, a dire di quanto tu sia inaffidabile di quello che non fai MAI - e dire che un matematico dovrebbe saperlo che “sempre e mai” mal si adattano alla vita reale - e di quei comportamenti a sentire loro ricorrenti e odiosi che così spesso tieni. E ancora continuano, pare che abbiano deciso di ricordare a voce alta e in modo falso le tue mancanze dell’ultimo decennio. L’umiliazione si gonfia e riempie la tua sfera emotiva, il già precario equilibrio psicologico salta e le lacrime rompono l’argine e iniziano a rigarti le guance senza freno, calde, tremendamente irritanti. Ti addormenti sul letto, la guancia destra premuta sul cuscino e le lacrime che ancora scivolano sul viso, sogni di volare via, nel bianco, per sempre. E sai che quando domani ti risveglierai sarai ancora lì, in quel mondo così pieno di colori, cosi crudele e così tremendamente bello. E sai che ti laverai il viso e quando sarai a scuola ti costringerai a ridere, e scherzare e a fare finta di nulla. Sai che nasconderai ancora e come sempre il peso che hai nel cuore, affidandolo a quei momenti in cui tutto svanisce e rimane la pace, affidandoti al vuoto, ora e sempre, perché non ce la fai ancora a pensare di buttare tutto fuori, di sfogarti con chi ti è vicino. È molto più semplice scappare in fondo, no?

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09_La Matematica al Museo Il Giardino di Archimede Indirizzo: Via S. Bartolo a Cintoia, 19/A - 50142 Firenze Referenti del progetto: Alessandra Masala, Raffaella Petti Telefono: 055 78579594 Fax: 055 7333504 Indirizzo di posta elettronica: archimede@math.unifi.it, petti@math.unifi.it Sito web: www.archimede.ms Il Giardino di Archimede ha un obiettivo ben preciso ed importante ed è quello di fornire ai partecipanti la possibilità di osservare e sperimentare i diversi aspetti della matematica con percorsi interattivi e attività laboratoriali su temi specifici. Il progetto “La matematica al museo” offre percorsi di visite guidate e laboratori su vari temi dedicati interamente alla matematica e alle sue applicazioni, facendo uso di oggetti e strumenti di varia natura: oggetti comuni, meccanismi appositamente costruiti, strumenti digitali con animazioni e presentazioni. Offre prospettive più ampie alla matematica curriculare, mostrando i suoi stretti legami con altre discipline, soffermandosi su importanti momenti della sua storia e ritrovandola in numerose applicazioni e nella vita quotidiana, per cui fornisce una visione storica e scientifica nel continuo divenire di una disciplina talvolta vista come rigida e statica. I percorsi di visita guidata si svolgono attraverso le mostre allestite presso il Museo. Si prevede di coinvolgere 600 studenti per una attività a scelta, oppure offrire più di ua attività alle classi interessate, in base alle richieste. Percorsi guidati attraverso le mostre • Oltre il Compasso • Aiutare la natura • Un ponte sul Mediterraneo • Pitagora e il suo teorema Attivit à di laboratorio • All’inizio del conto. Laboratori sui sistemi di numarazione • Percorsi, strategie e geometrie in gioco • Piege e ripiega e... spiega • Leonardo Fibonacci e la matematica medioevale • Dagli algoritmi medieval

Modalità di attuazione

È possibile scegliere una sola o più visite guidate o laboratori; più attività possono essere eseguite in una sola volta o in più incontri. Ciascuna visita guidata o laboratorio ha la durata di un’ora. Sia le visite guidate che le attività di laboratorio hanno carattere interattivo e prevedono la partecipazione attiva dei ragazzi che vengono coinvolti in osservazioni, sperimentazioni e formulazioni di ipotesi e strategie risolutive.

Calendario delle attività

Dal 14 settembre 2011 al 9 giugno 2012 su prenotazione. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: 600 studenti (nel caso che ognuno partecipi a una sola attività). INDICE

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Il giardino di Archimede. Un Museo per la Matematica

Il giardino di Archimede Un museo per la matematica

FORMAZIONE Il Giardino di Archimede e i progetti per le scuole superiori della Provincia di Firenze Il Giardino di Archimede partecipa ai progetti per le scuole superiori di secondo grado della Provincia di Firenze. Per l'anno 2011-2012: 09 LA MATEMATICA AL MUSEO con percorsi di visite guidate e attivitĂ  di laboratorio. (per informazioni sul progetto si veda http://www.provincia.fi.it/scuola/) Tra le circa 30 classi provenienti dalle scuole di Firenze e Provincia che hanno aderito al progetto, ringraziamo in modo particolare le classi e i docenti accompagnatori che ci hanno inviato i loro lavori di rielaborazione della visita al Museo. Fra questi segnaliamo e ospitiamo sul nostro sito i contributi realizzati da le classi IV A e IV B dell'Istituto Vasari di Figline Valdarno con la cura della prof.ssa Poggesi le classi II A e II B ITE dell'Istituto Superiore Balducci di Pontassieve con la cura delle prof.sse Galardi, Pedini e Tirinnanzi

PAGINA WEB SUL SITO DELLA SCUOLA II A e II B ITE dell'Istituto Superiore Balducci di Pontassieve

Pagina principale de Il Giardino di Archimede

Informazioni

http://php.math.unifi.it/archimede/archimede/POFprovincia.php[30/07/2012 14:40:34]

Mostre

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PRESENTAZIONE MULTIMEDIALE DELLE ATTIVITĂ  AL MUSEO IV A e IV B dell'Istituto Vasari di Figline Valdarno

Iniziative

Mappa del sito


Museo della Matematica - Istituto Superiore "E.Balducci" di Pontassieve

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La Scuola

2A ITE e 2B ITE al Museo della Matematica Prima tappa: Firenze Santa Maria Novella

Dati generali Struttura Dove siamo Come raggiungerci Organigramma Calendario scolastico Biblioteca Contattaci

Regolamenti Regolamento d'Istituto Regolamento attivitĂ  videosorveglianza Regolamento uso cellulari Regolamento comodato d'uso libri di testo

Orario Orario apertura pubblico Orario scolastico Orario dei laboratori

Genitori Ricevimento settimanale Ricevimento generale Modulistica Tutor Comunicazione ai genitori

MacrounitĂ  Liceo Scienze Umane ITE ITC ITT - ITI

Seconda tappa: Dopo Tramvia e Ataf, finalmente prossimi al Museo

Area docenti Piano annuale degli impegni Collegio docenti Verbali

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Museo della Matematica - Istituto Superiore "E.Balducci" di Pontassieve

MODULISTICA

Schede progetti Fis Scrutini Documenti fine anno Varie

Semplificazione amministrativa Comunicazioni all'utenza Procedure di verifica Modulistica autocertificazioni Modulistica richiesta documenti Normativa di riferimento

Terza tappa: Primo laboratorio: Pitagora

Quarta tappa: A gruppi lavoriamo da soli

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- Istituto Superiore "E.Balducci" di Pontassieve

Quinta tappa: finalmente una ricomposizione!

Sesta tappa: Secondo laboratorio

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o Superiore "E.Balducci" di Pontassieve

Settima tappa: Messaggio crittografato

Ottava tappa: Tutti al lavoro a decifrare

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uperiore "E.Balducci" di Pontassieve

RIPENSANDO I: Slogan e noi provette crittografe......

formato pdf

RIPENSANDO II: Uniamo i due laboratori ..... formato pdf

Ora vi sfidiamo

Ora traducete 140


periore "E.Balducci" di Pontassieve

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10_Le radici della violenza Il TEATRO DELLE DONNE Indirizzo: Via Canova, 100/2 - 50142 Firenze Referente del progetto: Maria Cristina Ghelli Telefono: 055 8877213 Fax: 055 8876581 Indirizzo di posta elettronica: teatro.donne@libero.it Sito web: www.teatrodelledonne.com La scelta di un tema così delicato e difficile, come la violenza domestica, da affrontare con i ragazzi di questa fascia di età, ci sembra assolutamente necessaria. Dai dati di cronaca recenti emerge, infatti, come donne e bambini corrano sempre di più grandi pericoli proprio nel luogo dove dovrebbero sentirsi più al sicuro: la famiglia. Lo spettacolo che viene portato nelle scuole invita a riflettere su argomenti difficili attraverso l’emozione, e non solo invita a dubitare per cui riflettere, ma anche a creare consapevolezza riguardo all’impatto della violenza domestica sulla nostra realtà. Il progetto del Teatro delle Donne intende sensibilizzare sul tema della violenza i ragazzi degli istituti di istruzione superiore attraverso la realizzazione uno spettacolo da presentarsi gratuitamente all’interno delle scuole stesse la cui elaborazione drammaturgica è curata da Stefano Massini, autore di successo che da anni propone i suoi testi e le sue regie al Teatro Manzoni di Calenzano. Al termine della rappresentazione verrà consegnato agli studenti un questionario, il cui risultato può essere oggetto di un dibattito fra l’autore e regista, gli alunni e gli insegnanti. Lo spettacolo, concepito per essere rappresentato direttamente nelle Scuole, può essere effettuato nelle aule o, in presenza di un pubblico più numeroso, in spazi più ampi quali palestre, auditorium o aule magne.

Modalità di attuazione

Durata dell’intervento: 50 minuti Fascia d’età consigliata: 13 –18 anni Tecnica utilizzata: teatro d’attore Esigenze tecniche: 4 banchi di scuola

Calendario delle attività

Da novembre 2011 a maggio 2012. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Circa 10 Istituti e 900 studenti

INDICE

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Il TEATRO DELLE DONNE Centro Nazionale di Drammaturgia

LE RADICI DELLA VIOLENZA OVVERO LA MACCHINA DEL TEMPO

un’iniziativa teatrale per le scuole sul tema della violenza alle donne La violenza alle donne è un tema a cui il Teatro delle Donne da sempre dedica grandissima attenzione attraverso progetti, convegni, appuntamenti specifici. Anche nella stagione 20112012 il Teatro delle Donne ha portato a compimento alcune importanti iniziative sul tema della violenza contro le donne e, grazie alla collaborazione della Provincia di Firenze per quanto riguarda la scuola e la formazione ha potuto, per il quarto anno consecutivo, rappresentare direttamente all’interno degli Istituti scolastici, coinvolgendo oltre 300 studenti, lo spettacolo Le Radici della violenza, scritto appositamente sul tema della sensibilizzazione contro la violenza domestica. La proposta presentata del Teatro delle Donne, grazie al suo indubbio valore educativo è stata infatti inserita nel Piano dell’Offerta Formativa 2011-2012 della Provincia di Firenze che ha consentito di riproporre un Progetto che utilizza il teatro come strumento formativo e che si è nuovamente rivelato di grande efficacia. E’ nostra forte convinzione infatti che sia assolutamente necessario affrontare con i ragazzi di fascia d’età compresa tra i 14 e i 19 anni, un tema così delicato e difficile, come la violenza domestica. Dai recenti casi di cronaca emerge, infatti, come le donne e i bambini spesso corrono grandi pericoli proprio nel luogo in cui dovrebbero essere più al sicuro: la famiglia. L’esigenza di proporre momenti di approfondimento come questo all’interno degli Istituti scolastici nasce dalla convinzione che prevenire comportamenti non sani, i quali in futuro potrebbero coinvolgere le ragazze e i ragazzi all’interno delle relazioni familiari, sia assolutamente necessario per creare consapevolezza riguardo all’impatto della violenza domestica sulla nostra realtà. Lo spettacolo “LE RADICI DELLA VIOLENZA OVVERO LA MACCHINA DEL TEMPO” è stato realizzato durante l’anno 2008-2009 per il Progetto di sensibilizzazione contro la violenza domestica promosso dalla Provincia di Firenze e programmato nei successivi tre anni scolastici (2009-2010, 2010-2011, 2011-2012) nel Piano dell’Offerta Formativa della Provincia di Firenze. E’ stato rappresentato in questi 4 anni in 22 Scuole Superiori di primo e secondo grado coinvolgendo complessivamente più di 1000 studenti. Nell’anno scolastico 2011-2012 Le radici della violenza è stato rappresentato nelle 4 Scuole Superiori di secondo grado che ne avevano fatto richiesta (Liceo Scientifico Castelnuovo, ISIS L. Da Vinci, Liceo Scientifico Gobetti, IISS Volta) coinvolgendo 14 classi per un totale di 350 studenti circa. Lo spettacolo affronta il tema cruciale della violenza alle donne compiendo un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca delle origini di un fenomeno tanto antico e ancora attuale da risultare ormai troppo odioso. Una discesa a precipizio nel cuore della storia per scoprire ancora una volta il teatro come strumento formativo. Scritto e diretto da Stefano Massini, giovane autore di successo che da anni propone il suoi testi e le sue regie al Teatro Manzoni di Calenzano, è interpretato da 4 giovani attori diplomati alla CALENZANO TEATRO FORMAZIONE, diretta dallo stesso Massini. Presentato negli ambienti più diversi (aule, aule magne, palestre, auditorium…) ha ottenuto grandissimo consenso da parte degli insegnanti, ma quel che è più importante, si è saputo guadagnare l’attenzione dei ragazzi che, nel silenzio assoluto, hanno seguito emozionati gli oltre 50 minuti di rappresentazione, per intervenire infine con domande e complimenti a spettacolo concluso, e chiedendo che iniziative di questo genere potessero ripetersi ancora. Al termine della rappresentazione è stato consegnato agli studenti un questionario con 12 domande alle quali rispondere in forma rigorosamente anonima. Il tempo dedicato alla compilazione del questionario con l’emozione dello spettacolo ancora in corso è stato spesso utilizzato da ragazzi ed insegnanti anche per fare interventi, complimenti e domande agli attori ed organizzatori.

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Il TEATRO DELLE DONNE Centro Nazionale di Drammaturgia

LE RADICI DELLA VIOLENZA ovvero la macchina del tempo PROGETTO DI SENSIBILIZZAZIONE CONTRO LA VIOLENZA DOMESTICA Scheda di presentazione dello spettacolo:

IL TEATRO DELLE DONNE – Centro Nazionale di Drammaturgia

LE RADICI DELLA VIOLENZA ovvero la macchina del tempo

a cura di Stefano Massini con Duccio Baroni, Anna Serena, Gabriele Giaffreda, Elena Miranda La piaga della violenza domestica sta assumendo proporzioni sconcertanti. Ed è nutrito da un sistema nefasto di fattori, di cui è parte integrante la mercificazione dell’immagine della donna. Ma sarebbe sciocco – oltre che riduttivo – cercare le radici di un problema solo nel quadro del “qui e ora”: fa parte dei compiti della scuola investigare i problemi nel loro percorso storico, perché solo così se ne può cogliere intelligentemente la portata. Uno spettacolo che raccontasse in scena la violenza domestica sarebbe semplicemente presuntuoso e inutile: basta accendere un telegiornale per essere travolti dalla cronaca. E la cronaca non spetta mai al teatro. Al teatro spetta invece la riflessione, il punto critico, l’interrogativo. E l’indagine, quindi. Vogliamo far nascere alcune domande: dove nasce l’idea della sottomissione? Come si forma la gerarchia dei ruoli? In quali epoche – e perché? – la donna ha iniziato ad essere subalterna? E viceversa, su quali punti si è basata in altri momenti la sua emancipazione? Con questi obiettivi nasce “La macchina del tempo”. In primo luogo non è uno spettacolo per le scuole tradizionalmente inteso: in questo caso sono gli attori a entrare nelle aule, a incontrare i ragazzi coinvolgendoli in un viaggio paradossale. Si tratta infatti di un percorso nel tempo, una cavalcata nei secoli. Si parte da una breve scena di “Storie di un bosco viennese”, commedia scritta da Von Horvàth nel secolo scorso. E da quella scena sorge la domanda “da dove nasce il virus della violenza alle donne?”. La risposta non è una conferenza, bensì una vertiginosa discesa a precipizio direttamente nel cuore della storia. Anzi, pardon: la Storia. Con l’invenzione di una mirabolante macchina del tempo, si mette alla prova la straordinaria capacità evocativa del teatro: prendono vita – solo con la magia della recitazione – i mercati dell’Atene periclea, un Tribunale dell’Inquisizione, una piazza della Rivoluzione Francese. E in ogni frammento c’è uno zoom su una figura femminile, per esplorare la condizione della donna in improbabili interviste fantastiche sullo stile di Italo Calvino. Insomma: un viaggio sorprendente per affrontare un problema attualissimo, drammatico, con una rassegna di situazioni documentate storicamente, per coinvolgere i giovani spettatori in un’esperienza che li renda parte attiva di una nuova “fruizione teatrale”. Un esperimento? Di più: un’invenzione. Per riscoprire ancora una volta il teatro come perfetto strumento formativo.

Calendario delle rappresentazioni: anno scolastico 2008-2009 LUNEDI’ 16 FEBBRAIO ore 11.30 - IPS Chino Chini - BORGO SAN LORENZO MARTEDI’ 17 FEBBRAIO ore 10.30 - S.M Don Milani - TAVARNELLE VAL DI PESA MERCOLEDI’ 18 FEBBRAIO ore 9.00 - S.M. Ottone Rosai - FIRENZE MARTEDI’ 24 FEBBRAIO ore 15.00 - S.M Giorgio La Pira - SAN DONNINO (CAMPI) MERCOLEDI’ 25 FEBBRAIO ore 11.00 - S.M. L. Da Vinci – VINCI (SOVIGLIANA) GIOVEDI’ 26 FEBBRAIO ore 10.00 - Liceo Il Pontormo – EMPOLI anno scolastico 2009-2010 MERCOLEDI’ 10 MARZO ORE 10.15 - Liceo Scientifico Rodolico - FIRENZE GIOVEDI’ 11 MARZO ORE 11.30 - Ist. Enriques - CASTELFIORENTINO (FI) SABATO 13 MARZO ORE 8.15 - Liceo Machiavelli Capponi - FIRENZE GIOVEDI’ 18 MARZO ORE 11.00 - Liceo Scientifico L. Da Vinci - FIRENZE

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SABATO 27 MARZO ORE 11.00 - ITC Russell Newton - SCANDICCI (FI) MARTEDI’ 20 APRILE ORE 9.50 - Istituto D’arte per La Ceramica - SESTO F.NO (FI) anno scolastico 2010-2011 VENERDÌ 1 APRILE ORE 11.00 - ISIS Leonardo Da Vinci - FIRENZE MARTEDÌ 5 APRILE ORE 10.10 - Liceo Scientifico Pietro Gobetti - FIRENZE MARTEDÌ 12 APRILE ORE 11.40 - Liceo Scientifico Castelnuovo – FIRENZE anno scolastico 2011-2012 MARTEDÌ 6 MARZO ORE 11.20 - Liceo Scientifico Gobetti - BAGNO A RIPOLI (FI) MERCOLEDÌ 7 MARZO ORE 11.15 - IISS Volta - Bagno a Ripoli (FI) GIOVEDÌ 8 MARZO ORE 9.00 - Liceo Scientifico Castelnuovo - FIRENZE VENERDÌ 9 MARZO ORE 11.00 - ISIS L. Da vinci - FIRENZE

Giudizi degli Insegnanti: Si riportano alcuni dei giudizi sullo spettacolo espressi spontaneamente dagli Insegnanti che hanno partecipato all’iniziativa in questi quattro anni: “I miei più sinceri complimenti per il Progetto “Le radici della violenza” cui ho assistito con la classe II A SocioPsicoPedagogico dell’ISIS Machiavelli-Capponi sabato 10 marzo. Personalmente lo ritengo un Progetto stimolante ed efficace nell’impostazione dei contenuti e nell’esecuzione, fruibile da un pubblico studentesco di livelli di istruzione differenti. Oltretutto la forma comunicativa è risultata molto apprezzata e accattivante per gli stessi alunni. Sarebbe auspicabile per il futuro poter partecipare ad altre Vostre iniziative, magari anche su altre tematiche. Nel ringraziarVi per l’opportunità che ci avete offerto, porgo distinti saluti. Prof.ssa Valentina Frigione - ISIS “Machiavelli Capponi”, Firenze Mercoledì 10 marzo, nell’aula Magna del liceo Rodolico, si è assistito ad una lezione diversa. Quattro giovani attori, con professionalità e partecipazione, hanno scosso la monotona routine, ricordandoci un tema sempre attuale, la violenza sulle donne. Come insegnante voglio sottolineare la valenza educativa di questa operazione, che ci ha costretto, almeno per un’ora, ad un confronto doloroso con l’attualità di questo dramma. Come essere umano, ho realizzato, ancora una volta, che i numeri delle statistiche non servono a niente “se non sono tradotti in persone”, e quindi grazie per i diversi esempi; come donna, mi ha particolarmente colpito il quadro relativo al Medioevo, in cui una giovane violentata veniva “interrogata”, e così violenza si aggiungeva alla violenza; come insegnante ho ascoltato il silenzio attento dei miei ragazzi, il segno più sicuro e profondo della loro intensa partecipazipone. E quindi GRAZIE a chi ha scritto, recitato; a chi cerca di creare queste isole di riflessione nella scuola per stimolare la riflessione e la crescita, per formare cittadini, forse, più consapevoli. Prof.ssa Anna Nunziati – Liceo Scientifico “Rodolico”, Firenze La possibilità   di fruire dello spettacolo, condotto con vera professionalità, ma cui sono necessari pochi mezzi, consente anche alle scuole più decentrate come la nostra di conoscere il linguaggio teatrale e ,attraverso l’emozione, di apprendere e partecipare alla trattazione dei temi più importanti della vita.   Quattro banchi e qualche panno, ecco cosa è servito per mettere in scena un argomento spinoso che tanto sconvolge, ogni giorno, la cronaca e il nostro cuore. I giovani attori, attraverso un ritmo serrato, hanno saputo porgere agli studenti il contenuto dello spettacolo che ha centrato in pieno l’obiettivo :introdurre una riflessione sugli stereotipi che ancora condizionano le relazioni tra i generi e la prevaricazione di quello maschile con il suo strascico di piccole, grandi violenze. Prof.ssa Maria Poliziotto – Istituto “Enriques”, Castelfiorentino (FI) La rappresentazione teatrale ha svolto il ruolo centrale, grazie alla sua capacità di suscitare sensazioni ed emozioni travalicando anche la comprensione linguistica. Infine sia attori ed attrici de “Il teatro delle donne” sono giovani e sono stati in grado di suscitare attenzione, ascolto, simpatia, coinvolgimento. Prof.ssa Alidina Benedetta Marchettini - Istituto Comprensivo S. Donnino-Campi (FI) I ragazzi hanno generalmente apprezzato il lavoro svolto. Sono rimasti colpiti, ed hanno trovato molto interessante lo spettacolo, mettendo in evidenza che il rappresentare più che il raccontare coinvolge emotivamente. Hanno avuto conferme alle loro conoscenze storiche e sono rimasti impressionati dai cartelli con il numero delle violenze (stratagemma scenico ben riuscito). Prof.ssa Maria Rita Panfili - Istituto Professionale “Chino Chini” Borgo San Lorenzo (FI)

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A proposito dell’esperienza teatrale (nell’Aula Magna della scuola tutte le cinque terze medie hanno potuto assistere allo spettacolo messo in scena dal Teatro delle Donne di Calenzano) i ragazzi hanno apprezzato moltissimo le modalità interpretative e sceniche dello spettacolo, che è stato capace di catturarli fin dal primo momento e in modo definitivo. Sono stati colpiti per esempio dal fatto che anche attraverso l’uso della voce gli attori fossero in grado di esprimere eloquentemente la violenza psicologica, di cui i ragazzi avevano tanto parlato ma la cui reale forza li ha colpiti. La rappresentazione della condizione di inferiorità della donna attraverso i secoli è stata poi in classe motivo di discussione e dibattito ed è servita per affrontare la questione della battaglia per il diritto al voto femminile e altri diritti nell’ambito del percorso scolastico di educazione alla legalità. Nel complesso si è trattato di un progetto che ha offerto alla nostra scuola l’opportunità di affrontare con l’aiuto di operatori qualificati e una trasposizione artistica di grande livello un argomento di attualità ed importanza da non sottovalutare in nessun modo. Prof.ssa Sandra Ancillotti, Prof.ssa Bruna Costanzi Cobau - Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” Tavarnelle Val Di Pesa, (FI) Particolarmente coinvolgente il secondo incontro quando, utilizzando le tecniche teatrali, i ragazzi sono stati coinvolti in una rappresentazione del ruolo della donna nella società a partire dal periodo dell’antica Grecia ad oggi. Il testo rappresentato è risultato molto efficace nel comunicare, con pochi accorgimenti scenografici e un linguaggio semplice e immediato, i concetti fondamentali. L’esperienza è stata molto utile nel far capire ai ragazzi che la violenza dipende sempre dalla considerazione che la società ha dei ruoli specifici dell’uomo e della donna e che laddove esista violenza questa parte da una presunta considerazione di inferiorità del genere femminile rispetto a quello maschile. Prof.ssa Gabriella Menichetti - Scuola Secondaria di Primo Grado “Leonardo da Vinci” di Cerreto Guidi – Sezione distaccata di Sovigliana Vinci (FI) Ho apprezzato molto sia contenuto sia la “poverissima” realizzazione scenica. Davvero efficace il viaggio nella storia, in cui i ragazzi (i nostri quelli del biennio) ritrovano un ambiente ed un’epoca studiata sul manuale (l’età di Pericle, il castello feudale) in un’analisi sociale probabilmente nuova e decisamente accattivante. Colpisce i ragazzi, ma anche noi adulti che la “storia”, la civiltà sia “andata avanti”, ma il pregiudizio sia rimasto pressoché tale. Oltre alla bravura degli attori, lo spettacolo si apprezza per la sua durata: un tempo giusto per mantenere sempre alta l’attenzione degli studenti, e anche per la facile realizzazione, in qualsiasi spazio scolastico non attrezzato a palcoscenico – palestra, aula magna, aula scolastica – non necessitando di arredi o scenografie particolari. Devvero una bella rappresentazione, da valorizzare e diffondere, soprattutto verso un pubblico giovanile, così che possa crescere SENZA PREGIUDIZI. Michela Bocchietti, - Liceo Scientifico “Castelnuovo”,Firenze.

Grazie ancora per l’opportunità offertaci e di nuovo complimenti per lo spettacolo e per gli attori, che hanno saputo offrire ai nostri studenti e a noi docenti una interpretazione straordinaria su un tema così difficile: la violenza verso le donne. Sperando di poter contare anche il prossimo anno su di voi, vi saluto cordialmente. Franca Abazia, docente referente progetto Educazione alla Legalità - ISIS “ Leonardo da Vinci”, Firenze. Ai ragazzi che hanno visto “ le radici della violenza” a scuola , è piaciuto molto lo spettacolo. Continuate a “tenerlo” in visione perchè con poco o nullo  dispendio di costumi, scene, luci, attrezzature, siete riusciti a metter su qualcosa che rimane ben stampato in mente e cuore e crea e diffonde una sensibilità e consapevolezza che – speriamo- ci fa diventare uomini.. un po’ più umani. grazie , a presto spero .... al teatro delle donne. Michela Bocchietti - Liceo Scientifico “Castelnuovo”, Firenze.

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LE RADICI DELLA VIOLENZA Ovvero LA MACCHINA DEL TEMPO

a cura di stefano massini con duccio baroni, alessandra giachetti, gabriele giaffreda, elena miranda progetto provinciale contro la violenza alle donne teatro delle donne – centro nazionale di drammaturgia calenzano TeatroFormAzione (progetto di formazione teatrale diretto da stefano massini) © FEBBRAIO 2009 S.I.A.E. Tutti i diritti riservati (E’ proibito ogni utilizzo di questo testo senza il preventivo assenso dell’autore) stefanomassini@libero.it

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Entrano Duccio ed Elena.

ALESSANDRA

Questo qualcosa è il pregiudizio.

MAGO

Marianne! Sei lì? Marianne!

MARIANNE

Signor padre.

ELENA

Ogni pregiudizio scatena - fra le righe - un permesso alla violenza.

DUCCIO

Si può dire che noi viviamo tuttora le conseguenze di una reazione chimica che collega il pregiudizio alla violenza domestica, allo stupro, all’umiliazione quotidiana di decine di migliaia di donne solo per il fatto di “essere donne”.

GABRIELE

In questo nostro viaggio vogliamo ripercorrere con voi alcune tappe della storia dell’umanità, alla ricerca delle radici della violenza domestica.

ALESSANDRA

Risaliremo la corrente di un fiume, verso la sorgente, cercando di capire il perché di un virus che attanaglia da secoli il rapporto fra uomo e donna.

DUCCIO

Faremo tutto questo con il vostro aiuto. Nel senso che non vogliamo soltanto presentarvi uno “spettacolo”: la nostra idea è creare insieme alla vostra immaginazione una vera e propria macchina del tempo.

MAGO

Dove sono finiti i miei calzini?

MARIANNE

Quelli marroni o chiari?

MAGO

Ma se ormai ho solo quelli chiari!

MARIANNE

No signor padre. Comunque sono in alto a destra.

MAGO

Non ci sono. Dove sono?

MARIANNE

Saranno nel comò.

MAGO

No.

MARIANNE

Allora nel comodino.

ELENA

Questa macchina del tempo ci porterà in luoghi diversi e situazioni diverse.

MAGO

No.

ALESSANDRA

MARIANNE

Allora non so dove le avete messe.

E da ognuna di queste situazioni cercheremo di capire qualcosa di piu’ del nostro problema, le cui conseguenze arrivano fino a oggi.

DUCCIO

Per iniziare, dobbiamo attivare il primo viaggio della nostra macchina del tempo.

GABRIELE

Poiché la nostra civiltà occidentale ha le sue radici nell’Atene classica, nella grande democrazia greca, inizieremo proprio da laggiù.

ALESSANDRA

Andiamo quindi ad Atene.

MAGO

Non lo sai? Ma cosa devi fare allora? Di cosa vuoi che si occupi una figlia se non del guardaroba del padre? Non posso andare a messa se non ho i miei calzoni chiari… e chi è che suona questo pianoforte?

MARIANNE

Una studentessa di liceo che sta al secondo piano.

MAGO

Una ragazza! E la fanno suonare? Invece che seguire il guardaroba di suo padre, di certo.

MARIANNE

sicura signor padre che i vostri calzoni sono nel mucchio dei cenci sporchi, li buttate per sbaglio sempre lì anche se sono puliti.

MAGO

Allora che aspetti? Va’ a prendermeli, stupida. Sta per arrivare Oskar, che ho scelto come tuo marito.

MARIANNE

Mio marito?

MAGO

ELENA

Quasi 2500 anni fa

GABRIELE

Anno 450 a.C.

QUADRO PRIMO 2500 anni fa - Anno 500 a.C. - Luogo: Atene

Certo: mi piace. Allora questi calzoni? Cara figlia mia, è meglio se prendi come marito uno che non ti piace, lo sai? Io e tua madre eravamo un tempo innamorati, e fu tutto peggio. Perché le donne come te vanno fatte rigare dritte, ed io ero troppo innamorato per bastonarla, tua madre! Tenere le distanze, questo ci vuole! E il potere deve essere dei signori uomini, non delle donnette. Inteso?

ELENA

Siamo nel centro di Atene: la via principale.

MARIANNE

Inteso.

GABRIELE

C’è fermento oggi: fra pochi giorni inizieranno a OIimpia i giochi olimpici.

MAGO

E allora va’ a prendermi questi maledetti calzoni, sciocca. Te li chiedo da un’ora. Marsch!

DUCCIO

Folla dovunque.

GABRIELE

Questa scena è tratta dalle “Storie di un bosco viennese”, un’opera teatrale scritta da Odon Von Horvàth nell’anno 1931.

ALESSANDRA

In alto in basso: c’è un mercato di bestie e frutta.

ELENA

Gente che si incrocia, ognuno col suo mestiere. 5

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ALESSANDRA

ELENA

DUCCIO

DUCCIO

Nelle pagine scritte da Von Horvàth si immaginano vari personaggi femminili, di diversa età e carattere. Questi personaggi vivono come in un incubo, condannate ognuna a subire un’esistenza contraria ai loro sogni, alle loro aspirazioni. Sono tutte donne sottomesse. Addirittura quasi schiavizzate. Eppure Von Horvàth non è vissuto mille anni fa, in un’epoca che potremmo definire “oscura”. No: è morto solo pochi decenni or sono. Come è possibile, quindi, che ci racconti uno scenario cosi’ tremendo, che sembrerebbe tipico di un mondo preistorico, violento, crudele? La verità è che il pregiudizio contro le donne ha radici molto antiche. E tuttora è vivo, presente, respirabile perfino nella nostra società apparentemente cosi’ moderna e aperta.

GABRIELE

Signori! Da domani si aprono a Olimpia i Giochi Ginnici!

DUCCIO

Carretti, venditori, gabbie.

ALESSANDRA

Mercanti dal Peloponneso, dalla Tracia, dalla Macedonia…

ELENA

Ognuno passa e grida la propria merce…

GABRIELE

“Aromi e spezie dalla Siria! Comprate!”

DUCCIO

“Pietre scolpite, venite a vedere: le porto da Creta! Da Creta!”

ELENA

“Farina! Olive!”

ALESSANDRA

“Vino di Xantos!”

Secondo un’indagine svolta per la prima volta sull’intero territorio italiano, la GABRIELE violenza domestica sulle donne ha assunto proporzioni davvero allarmanti.

GABRIELE

Di questi argomenti non si è mai parlato per anni e anni. Sono stati coperti da un velo di silenzio. Omertà. Per vergogna. O per vigliaccheria.

ELENA

In un certo senso già il fatto che oggi siamo qui a parlarne è un fatto insolito.

ALESSANDRA

La violenza domestica comprende molte forme diverse. Non solo la violenza fisica o sessuale. Anzi: molto spesso le più gravi sono proprio le violenze meno clamorose all’apparenza. Come la violenza psicologica, l’umiliazione, la privazione dell’autostima.

DUCCIO

Solo in Italia sono 6 milioni 743 mila le donne vittime di violenza, pari al 31,9%.

GABRIELE

Il 23,7% ha subito violenze sessuali (sono 5 milioni).

ELENA

Il 18,8% ha subito violenze fisiche (sono 3 milioni 961 mila)

ALESSANDRA

Il 4,8% ha subito stupri o tentati stupri (sono 1 milione)

ELENA

“Papiri dipinti! Papiri decorati!” “Ceramiche, vasi, kantharoi!”

DUCCIO

“Statuette d’avorio dall’Oracolo di Delfi!”

ALESSANDRA

“Fibule per le vostre tuniche!”

ELENA

“Pettini per i capelli!”

DUCCIO

Un ambulante col profilo della Magna Grecia vende collane.

GABRIELE

Signori! Da domani si aprono a Olimpia i Giochi Ginnici!

ELENA

Bambini fuggono correndo e giocando.

ALESSANDRA

Il sacerdote della dea Atena passa con un paio di capretti da sacrificare.

GABRIELE

Tre suonatori, seduti per terra, suonano strumenti egiziani.

ELENA

“Un obolo per la scrittura!” grida un vecchio: scrive a pagamento sulle sue tavolette.

GABRIELE

Il 18,8% ha subito comportamenti persecutori (sono 2 milioni 77 mila)

DUCCIO

E addirittura 7 milioni 134 mila donne hanno subito violenza psicologica.

ALESSANDRA

Da un lato qualcuno fa le lodi della politica di Pericle.

ELENA

I numeri non servono a nulla se non sono tradotti in persone. Potete pensare che nel 2008 la Regione Toscana contava poco più che 3 milioni e 700 mila abitanti. E’ come se il doppio degli abitanti della Toscana intera avesse subito violenza.

DUCCIO

Stop!... Guardiamo con attenzione, fra la folla di questo mercato di Atene. Ci sono donne? E se ci sono, che cosa fanno?

ELENA

Una donna passa portando in testa un cesto di frutta.

ALESSANDRA

Oppure, se preferite, venti volte la popolazione di tutta Firenze…

DUCCIO

Un’altra sta tessendo con la spola una fascia di lana.

GABRIELE

Alla base di ogni violenza c’è sempre un permesso.

GABRIELE

Un’altra donna ancora vende sandali di corda.

DUCCIO

Sì: qualcosa ha autorizzato queste violenze.

ALESSANDRA

E una ragazza macina il frumento con un pestello.

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ELENA

Una vecchia decora vasetti con tralci di vite…

ELENA

Le concubine, vuoi dire.

GABRIELE

E una donna di mezza età vende pelli di montone…

DUCCIO

Quindi adulterio: reato.

ALESSANDRA

Qui in questo mercato le donne lavorano e basta. Nessuna che faccia acquisti, nessuna che compri qualcosa…

DUCCIO

La nostra macchina del tempo ci permette anche di conoscere qualcuno morto da secoli… Per esempio, potremmo rivolgere qualche domanda a quella ragazza che macina il frumento…

ELENA

Farina di frumento! Farina di frumento!

DUCCIO

Come ti chiami?

ELENA

Che ti importa? Lasciami lavorare: Farina di frumento!

DUCCIO

Ho chiesto solo il tuo nome…

ELENA

Non posso perdere tempo: mio padre vuole che venda almeno tre libbre entro stasera. Farina di frumento!

ELENA

Che reato? Noi donne siamo oggetti, non persone.

DUCCIO

Quindi gli uomini hanno le concubine per divertirsi…

ELENA

Per divertirsi hanno concubine, etère e prostitute: possono scegliere.

DUCCIO

…Mentre le mogli gli crescono i figli, chiuse in casa.

ELENA

Quelle povere come me lavorano, le ricche stanno sotto chiave.

DUCCIO

Non escono nemmeno… che ne so?... per votare all’assemblea?

ELENA

Votare! Ma le donne non hanno diritto di votare! In nessun posto della Grecia!

DUCCIO

Neanche qui ad Atene?

ELENA

No davvero. E se trovano una di noi anche solo nei paraggi di una riunione pubblica, ci fanno subito arrestare. Non possiamo entrare a teatro. Neanche alle cerimonie…

DUCCIO

D’accordo: te ne compro due dracme.

ELENA

Due dracme? Almeno tre.

GABRIELE

Signori! Da domani si aprono a Olimpia i Giochi Ginnici!

DUCCIO

Quattro se mi dici come ti chiami e un paio di altre cose.

DUCCIO

Almeno ai Giochi Ginnici di Olimpia vi faranno entrare…

ELENA

C’è una leggenda: dice che se una donna gareggiasse, si abbatterebbe la peste su tutte le donne della Grecia. E ora lasciami lavorare, che ho da fare un sacco. Farina di frumento!

DUCCIO

C’è da restare senza parole, eppure questa è l’Atene di Pericle, la culla della civiltà, la Grecia di Socrate, Platone, Aristotele… A proposito: che cosa scriveva Aristotele della donna?

GABRIELE

“Io quindi sostengo con certezza che la donna è essere inferiore all’uomo, in quanto ella ha un cervello più piccolo”

DUCCIO

D’accordo: ho capito. Fuggiamo in qualche altro secolo, ne ho abbastanza dell’Atene antica.

ELENA

Mi chiamo Hernissia.

DUCCIO

E lavori tutti i giorni qui al mercato?

ELENA

Certo che sì: non sono una ragazza ricca, di quelle che possono starsene chiuse dentro il gineceo. Io devo lavorare. Farina di frumento!

DUCCIO

Vuoi dire che le donne ricche qui ad Atene se ne stanno rinchiuse?

ELENA

Ma da dove vieni? Sei un macedone o cosa? Uno di Corinto?

DUCCIO

Sì: di Corinto. Anzi, di Efeso!

ELENA

Comunque lo sanno tutti che le donne ricche non possono uscire: stanno sotto chiave e crescono i figli. Nel gineceo, te l’ho detto.

ELENA

Farina di frumento!

DUCCIO

E i mariti? Crescono i figli con loro?

ALESSANDRA

ELENA

No davvero! I figli li crescono solo le mogli. I mariti se ne vanno in giro, quando non sono in guerra.

Le parole scritte da Aristotele sull’inferiorità della donna resteranno a lungo nella storia della nostra cultura. Tuttora – come nell’Atene che descrive Hernissa 2500 anni fa - c’è chi è convinto che le donne abbiano meno possibilità degli uomini…

DUCCIO

E hanno le amanti?

GABRIELE

Ed esserne convinti è già un passo verso la violenza. 9

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ALESSANDRA

ALESSANDRA

Tuttora – come nell’Atene che descrive Hernissa 2500 anni fa - c’è chi è convinto che le donne non debbano avere un lavoro, non debbano studiare, non debbano avere – anche se vogliono - nessuna vita al di fuori del tenere una GABRIELE casa e accudire i figli…

GABRIELE

Ed è un altro passo verso la violenza.

DUCCIO

Anzi: è già violenza.

ELENA

Spostiamoci avanti con la macchina del tempo. Adesso andremo a Roma.

ALESSANDRA

Quasi 2200 anni fa.

DUCCIO

Anno 195 a.C.

QUADRO SECONDO Roma Antica - Anno 195 a.C. GABRIELE

Siamo davanti al Senato di Roma.

ALESSANDRA

Le colonne davanti all’ingresso si alzano altissime.

Ma cosa dice questa Legge? Entriamo a sentire il dibattito in Senato: si contrappongono il Tribuno della Plebe Lucio Valerio e il senatore Marco Catone detto Catone il Censore… Calmatevi, senatore! Non avete neanche un po’ di rispetto per le donne di Roma? La Lex Oppia è un insulto a tutte le nostre mogli, figlie, madri! Lo negate?

DUCCIO

Lo nego, certo! La donna appartiene all’uomo, vi ricordo! Non è un caso che nelle leggi di Roma ogni uomo sposi una donna comprandola al padre: la donna passa dalla proprietà del padre a quella del marito!

GABRIELE

Senatore Catone, vi chiedo di…

DUCCIO

Colleghi del Senato! La Lex Oppia che io voglio mantenere obbliga le nostre donne a restare obbedienti sotto il nostro sguardo. Con la Lex Oppia abbiamo finalmente obbligato le donne a non mettersi in mostra, a portare abiti non appariscenti, a non indossare gioielli che le facciano sentire delle matrone!

GABRIELE

Quindi voi insistete a mantenere una legge così barbara! Come Tribuno della Plebe io mi oppongo! Come si può costringere una donna a non possedere più che mezza oncia d’oro?

DUCCIO

La donna non ha bisogno di averne di più, Tribuno Valerio: è l’uomo che pensa a darle denaro, valutando se la sua donna ne ha davvero bisogno.

GABRIELE

Senatore Catone, voi siete un militare eroico, con tre cicatrici sul petto e vittorie in Spagna e in Grecia. Ma io non dimentico – e sta scritto su tutti i testi degli storici – che avete perfino cacciato un senatore dall’aula perché aveva baciato sua moglie in pubblico!

DUCCIO

Il grande Plutarco scrive che la donna va conservata, non adorata. Egli scrive, nel capitolo XXII del Romulus, che in una buona società nessuna donna potrà divorziare “etiam si” – anche se – maltrattata. Ma viceversa l’uomo potrà punirla anche senza processo se ella si macchia di gravidanza illecita o di adulterio!

ELENA

Mentre il dibattito in Senato prosegue animandosi, ad un tratto si sente un clamore per strada, dal Foro!

ELENA

La scritta incisa sul frontone dice SENATUS, e spicca nel bianco del marmo.

DUCCIO

Poco distante c’è il Foro, con tutto il suo rumore di mercato.

GABRIELE

Nitriti di cavalli, scalpicciare sul selciato.

ELENA

Uomini in toga bianca si trattengono a parlare sulle scalinate.

ALESSANDRA

Passano persone di ogni razza: egiziani, fenici, greci…

GABRIELE

Con la nostra macchina del tempo abbiamo scelto esattamente questo giorno del 195 a.C., perché dovete sapere che fu un giorno importante. E la storia di questo giorno vale la pena di essere vissuta così: direttamente!

ELENA

Ecco: dal Senato si alza un rumore forte. Come se dentro si stesse discutendo animatamente.

ALESSANDRA

Dalle grandi arcate provengono grida, voci altisonanti…

ELENA

ELENA Stanno discutendo una Legge. La Lex Oppia. C’è chi vuole mantenerla, e chi vuole toglierla. ALESSANDRA

ALESSANDRA

Una folla di donne si riversa per strada: ragazze, matrone, perfino bambine…

ELENA

Riempiono la via, si accalcano fuori dal Senato!

ALESSANDRA

Gridano, con tutta la forza che hanno!

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Gli storici scriveranno “come un tumulto” senza precedenti! Chiedono tutte insieme di discutere la legge fuori dal Senato, nel Foro!


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ELENA

Due Tribuni escono ad ascoltarle…

ALESSANDRA

Si fa silenzio: tutte le donne che riempiono la via non fanno più parola…

ELENA

Questo giorno dell’anno 195 a.C. passerà alla storia: perché le donne di Roma DUCCIO assediarono il Senato…

ALESSANDRA

…e ottennero che la Lex Oppia fosse tolta dal Diritto romano.

DUCCIO

DUCCIO

Chiedo perdono.

GABRIELE

Certo, certo. Avanti: ditemi il fatto.

GABRIELE Colleghi del Senato! Io, Marco Catone detto il Censore, manifesto tutta la mia irritazione contro questo indecoroso atto di debolezza. Dove arriveremo, mi DUCCIO chiedo? Gli daremo lo jus honorum, cioè le faremo eleggere a cariche pubbliche? Le faremo votare? Ricordate che a Roma ogni donna nasce solo per essere mater familias! Madre di famiglia! Madre di famiglia!

Si dà il fatto, mio signore, che questa mia figliola mi sia d’aiuto a coltivare un orto, appena fuori dal paese… Ci tiro fuori un po’ di frutta, certo poca, e qualche verdura giusto per noi della famiglia che siamo in tanti… Ditemi il fatto, maniscalco. Appunto si dà il fatto, mio signore, che questa mia figliola stamattina stesse andando verso l’orto che vi ho detto, quando io d’un tratto sento gridare e urlare e piangere per via. Corro allora a vedere… E lì per strada, a terra, vedo questa mia figliola in lacrime e sangue… La interrogai, mio signore, e dopo un bel po’ che non mi rispondeva nemmeno una parola, una vecchia che custodisce il pozzo mi disse che l’aveva vista assalire da due soldati di passaggio, due mai visti, che l’hanno afferrata per un braccio e contro il suo volere, mio signore, l’hanno…

GABRIELE

Sono passati 2200 anni da queste parole di Catone il Censore. Ma ancora oggi sappiamo che il 90% dei casi di violenza domestica nasce proprio da parole come queste.

ELENA

C’è chi ancora pensa che una donna che lavora lo faccia per mettersi in mostra.

GABRIELE

Fatemelo chiedere a lei. Ti è stata fatta violenza?

GABRIELE

Esattamente come diceva la Lex Oppia.

ALESSANDRA

(senza alzare gli occhi) Io…

ELENA

C’è chi ancora pensa che una donna fedele non debba curarsi di vestirsi bene, GABRIELE di tenere al proprio aspetto. ALESSANDRA Esattamente come diceva la Lex Oppia. GABRIELE C’è chi ancora pensa che una donna sia una proprietà. E il suo recinto la ALESSANDRA famiglia.

GABRIELE ELENA

GABRIELE

Esattamente come diceva la Lex Oppia.

ALESSANDRA

Si direbbe che non sia mai stata cancellata.

ELENA

Eppure a Roma la ritennero vecchia, superata, incivile.

ALESSANDRA

2200 anni fa.

DUCCIO

Spostiamoci ora in avanti di alcuni secoli, in pieno Medioevo.

ELENA

Il Medioevo è di solito considerato un’epoca oscura, torbida.

GABRIELE

Ti è stata fatta violenza? (senza alzare gli occhi) Ma… Ti è stata fatta violenza? (senza alzare gli occhi) Non… Ti è stata fatta violenza?

ALESSANDRA

(senza alzare gli occhi) Io…

GABRIELE

Ti è stata fatta violenza?

DUCCIO

Devi rispondere…

ALESSANDRA

(senza alzare gli occhi) Io…

GABRIELE

Ti ho fatto una domanda, ragazza.

DUCCIO

Devi rispondere!

ALESSANDRA

Eppure per alcuni aspetti la condizione della donna durante il Medioevo migliorò. ALESSANDRA

GABRIELE

Certamente non vale per tutte le donne, ma è fuori dubbio che con il Medioevo GABRIELE iniziamo a conoscere alcune donne scrittrici come Roswita di Sassonia nel 900 d.C.. O regine come Eleonora di Aquitania.

Sissignore. Sì. In questo caso andranno trovati i due soldati. Se avete qualcosa per rintracciarli darò ordine che siano cercati. E se verranno trovati, avete diritto a un risarcimento, maniscalco. 13

11

ELENA

Al nostro viaggio nel tempo però interessa un altro aspetto che poi condurrà DUCCIO alla violenza domestica…

DUCCIO

Per rendercene conto andiamo in un castello di 1100 anni fa.

ALESSANDRA

Circa nell’anno 900.

QUADRO TERZO Medioevo – 900 d.C. -Luogo: un castello

Un risarcimento, mio signore?

GABRIELE

Ovvio che sì. Se la figlia non è sposata, è di vostra proprietà. E’ come se quei soldati vi avessero rubato della frutta dall’orto: hanno scalfito la vostra proprietà. Avete diritto a essere risarcito, eccome. Non una grande cifra, certo: cento denari, non di più. Non è una regina: è pur sempre la figlia di un maniscalco. Naturalmente tutto questo a patto che…

DUCCIO

A patto che?

GABRIELE

Che la vostra figliola non ne sia uscita incinta, maniscalco.

Ci troviamo nel salone di pietra di un castello.

DUCCIO

Incinta mio signore?

GABRIELE

Un grosso focolare brucia là sul fondo.

GABRIELE

DUCCIO

Gli stendardi e gli arazzi alle pareti portano lo stemma del feudatario.

In quel caso, lo sapete, vorrà dire che non era violenza… Ma che vostra figlia si è ben prestata… Non avrete diritto ai soldi. E vostra figlia resterà svergognata. Non credo ve la sposerà nessuno.

DUCCIO

Certo mio signore.

ELENA

ALESSANDRA

La grande sala è in penombra: la luce dei candelieri è fioca.

ELENA

In mezzo alla sala stanno tre figure. La prima è quella del feudatario. Ha un bel GABRIELE mantello sulle spalle, simbolo di onore. Qui è lui che detta legge, tutti lo onorano. E per ogni questione vengono a chiedergli giustizia. Davanti a lui sta in piedi un uomo, un artigiano forse. O un contadino. Ha portato con sé la figlia, ELENA una ragazza, che sembra non abbia coraggio nemmeno di alzare gli occhi…

Ed ora con permesso: la selvaggina che ho cacciato mi piace mangiarla tiepida, non fredda. Per quanto vi sembri strano, sono passati oltre mille anni ma pochissimo è cambiato. Il principio medievale per cui uno stupro si risarciva in denaro al marito o al padre non è stato poi del tutto superato. Nei paesi come il nostro lo stupro è diventato reato contro la persona molto tardi. Prima era reato contro la pubblica morale. Quindi da nascondere per non uscirne svergognate.

GABRIELE

Adunque, qual è il fatto? Mi venite a disturbare durante un banchetto… Chi siete?

DUCCIO

Il maniscalco del paese, mio signore.

ALESSANDRA

Esattamente come nel Medioevo.

GABRIELE

E questa è tua figlia?

ELENA

In molti paesi, tuttora, la donna violentata non è colpevole solo se viene violentata in luogo isolato, mentre se lo stupro avviene dove le grida si possono udire, essa è colpevole.

DUCCIO

Mia figlia, eccome.

GABRIELE

DUCCIO

Che c’è di così importante per trascinarmi qui di sotto mentre la mia ALESSANDRA cacciagione mi fredda nel piatto? ELENA Con reverenza, mio signore… Si è dato il fatto che… insomma, occorre il vostro parere… ALESSANDRA Di grazia, per cosa? ELENA Misericordia! Per una vicenda assai spiacevole…

GABRIELE

Spiacevole? Per chi?

DUCCIO

Per me, mio signore. E vorrò giustizia, ecco.

GABRIELE

Parlate in modo assai contorto.

DUCCIO GABRIELE

Esattamente come nel Medioevo. Ancora oggi in molte zone di guerra lo stupro non è considerato reato se viene compiuto dai vincitori sulle donne dei vinti. Esattamente come nel Medioevo. E purtroppo anche nei paesi cosiddetti evoluti si continua a pensare che se la donna stuprata è rimasta incinta, è perché ha provato piacere e quindi lo stupratore non è colpevole.

ALESSANDRA

Esattamente come nel Medioevo.

ELENA

Qui da noi, in Italia, fino al 1950 le ragazze minorenni stuprate venivano chiuse in riformatorio o in convento.

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ELENA

ALESSANDRA

Esattamente come nel Medioevo.

ELENA

Ma soprattutto continua a circolare l’idea che la donna sia a volte violentata perché lo merita e perché con il suo comportamento provoca l’uomo.

GABRIELE

Secondo i dati di Amnesty International, ogni 2 minuti e 30 secondi una donna al mondo è vittima di stupro.

DUCCIO

Continuando il nostro viaggio nel tempo, andiamo avanti fino al XV secolo.

ALESSANDRA

Seicento anni fa.

ALESSANDRA

Vuoi dire che ti bruciano sul rogo perché hai raccolto erbe mediche?

ELENA

Ho soccorso un soldato che si era ferito. Il medico del Vescovado aveva rinunciato a salvarlo. Io l’ho guarito. Mi hanno detto “Una donna non può essere medico migliore di un uomo: tu agisci per mano di qualche demonio”… E mi hanno arrestata come strega.

ALESSANDRA

E nessuno ha testimoniato per te, Leonora?

ELENA

Nessuno, certo. Nessuno salva una strega. Ne ho viste bruciare vive a decine. Una perché recitava, e dicono che se le donne recitano sono figlie dei demòni. Un’altra l’hanno bruciata perché era sciocca, e rideva sempre: se le donne ridono dicono che sono figlie dei demòni. Un’altra ancora l’hanno bruciata perché sapeva leggere, dicono che una donna che sa leggere deve averlo imparato con qualche magia nera. E poi ne conobbi una, una ragazza, che si rifiutò di sposare un uomo del paese, lei amava un altro… Hanno detto che una donna che si ribella è una testa indemoniata, e l’hanno bruciata come strega.

GABRIELE

Oggi ci sembra molto lontano il mondo dell’Inquisizione e delle streghe.

DUCCIO

In realtà l’idea che la donna sia un essere peccaminoso continua ad essere molto presente anche nella nostra società. Basta accendere un televisore per vedere come è rappresentata la figura della donna: provocante, aggressiva, lussuriosa.

QUADRO QUARTO 600 anni fa – Secolo: 1400 - Luogo: le segrete di un convento GABRIELE

Shhhh! Fate silenzio: siamo nelle segrete del convento di Lascaux.

DUCCIO

E’ l’Anno Domini 1423. Mese di febbraio.

ELENA

Candele accese rischiarano un po’ il buio.

ALESSANDRA

Dalle volte sul soffitto cadono gocce d’umidità.

Per niente. Mio padre mi ha insegnato fino da piccola a raccogliere le erbe, per curare le ferite. Saperle riconoscere, capisci? Per medicarsi, se ti tagli un braccio, o una mano… Invece di ringraziarmi…

DUCCIO

Fa un gran freddo: il focolare là in fondo non basta a riscaldare.

GABRIELE

Pensate agli spot pubblicitari, alle riviste…

GABRIELE

Monaci coperti di mantelli sono seduti là, nella penombra, ad ascoltare.

ELENA

Tutti elementi che dichiarano fra le righe un’idea della donna non diversa da quella della strega.

ELENA

Su un tavolo di legno grezzo gli strumenti di tortura. ALESSANDRA

GABRIELE

Uncini, spiedi, tenaglie…

Come se la parte nobile della storia la scrivessero solo gli uomini. E le donne fossero sospese, fra oggetti di peccato e di divertimento.

ALESSANDRA

E là, su uno stendardo, il simbolo della Santa Inquisizione.

ELENA

Questa immagine è il più radicato seme della violenza domestica.

ELENA

In questo convento si sta tenendo un processo, contro una donna.

GABRIELE

Un regno di uomini dove le donne sono utili comparse.

ALESSANDRA

Ci sono due uomini che giudicano questa donna davanti a una corte tutta di uomini. Il capo d’accusa è stregoneria. Avviciniamoci: la donna è in catene. I due uomini leggono documenti e dibattono da ore sul tema: “La donna è da intendersi più vicina all’uomo o alle bestie?”

ELENA

Ne sono un esempio perfino i libri di storia scolastici, dove ogni tanto compaiono paragrafi secondari del tipo “Ora vediamo come vivevano donne vecchi e bambini”.

DUCCIO

GABRIELE

Esimio collega! Tommaso d'Aquino osserva che secondo Genesi 2,22-23 la donna fu l'ultimo essere creato da Dio e non fu creata dal nulla, come tutte le GABRIELE altre creature, ma fu creata da una costola di Adamo.

Contro questa marginalità le donne hanno iniziato a battersi con forza nell’Illuminismo.

DUCCIO

ALESSANDRA

Che cosa ne traete?

Spostiamoci ad esempio in Francia, a Parigi, 220 anni fa. Anno 1789. 17

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QUADRO QUINTO 220 anni fa – Anno 1789 - Luogo: Parigi, la Bastiglia

GABRIELE

Che la donna è parte dell’uomo, ne deriva come un pezzo misero che sia staccato dall’originale. E anche questa donna che abbiamo davanti non a caso è dedita a pratiche stregonesche: ella non ha anima, essendo un pezzo staccato dall’uomo.

DUCCIO

Non concordo, collega: nei Vangeli Gesù è vicino ai più deboli, per esempio bambini, lebbrosi e donne.

GABRIELE

Fortificata: 24 metri d’altezza! Otto torri!

GABRIELE

Evidentemente vi sbagliate.

DUCCIO

Un gigantesco ponte levatoio si alza e si abbassa sul fossato.

DUCCIO

Egli difende una prostituta dal linciaggio, dialoga di religione con una samaritana (cioè una reietta, secondo le concezioni ebraiche), permette a una malata di toccarlo e la guarisce per la sua fede.

ALESSANDRA

Sta qui da quattrocento anni.

ELENA

Da quattrocento anni è il terrore di Parigi.

ELENA

Siamo a Parigi: davanti a un’immensa fortezza: la Bastiglia…

Ma fu Eva a spingere Adamo al peccato originale!

GABRIELE

Gente accorre armata di forconi!

DUCCIO

E questo è un segno?

DUCCIO

Gridano, correndo, sono una folla!

GABRIELE

Questo è un segno che la donna travia e corrompe l’uomo!

GABRIELE

DUCCIO

Gesù non si faceva scrupolo di predicare alle donne come agli uomini.

GABRIELE

Collega! Voi scordate che la donna induce l’uomo a peccare. Sempre.

DUCCIO

Ma il Cristo dopo risorto appare per primo alle donne!

GABRIELE

Il peccato è donna! Non a caso il sacerdozio è negato alle donne!

DUCCIO

Dice l’Antico Testamento: “maschio e femmina li creò”…

GABRIELE

Collega! Voi dimenticate che oggi, qui, anno Domini 1423, noi siamo chiamati come Tribunale della Santa Inquisizione a giudicare questa donna, condannata di stregoneria. Ella ha scatenato con il suo peccato un’epidemia di peste che il Cielo ha mandato per punirci di aver avuto pietà di lei. Adunque io dispongo che venga bruciata viva, in quanto strega e in quanto donna, ovvero costola di Adamo che si è ribellata al suo creatore. E così avvenga.

ALESSANDRA

La nostra macchina del tempo ci permette anche di conoscere qualcuno morto da secoli… Per esempio, potremmo parlare con quella strega in attesa di essere giustiziata… avviciniamoci…

ALESSANDRA

Le guardie dall’alto puntano le baionette… Fuoco!

ELENA

Urla, strepiti, chi scappa, chi si accalca contro il ponte levatoio!

GABRIELE

Sono un’infinità: una massa gigantesca!

DUCCIO

Revolution! Revolution!

ELENA

La Bastiglia è custodita dalle guardie Svizzere: sparano ad altezza d’uomo.

ALESSANDRA

Ma la folla preme contro i bastioni: si arrampicano, salgono!

GABRIELE

Tagliano le funi, abbassano il portone!

DUCCIO

Lame, spade…

GABRIELE

Ferite, sangue…

ALESSANDRA

Corse, lotte, bandiere…

ELENA

Revolution! Revolution!

GABRIELE

A gridare, a combattere, non ci sono solo gli uomini, però… Vedo un sacco di sottane: contadine, popolane, bottegaie…

Lontana! Lontana! Non ti avvicinare: se ti avvicini condanneranno anche te.

DUCCIO

E c’è anche una ragazza, là nel mezzo…

ALESSANDRA

Tu come ti chiami?

ELENA

Sopra quel muretto, in piedi, armata di un bastone…

ELENA

Leonora. Ma non sono una strega!

GABRIELE

ALESSANDRA

Non lo sei?

E siccome la nostra macchina del tempo ci permette anche di conoscere qualcuno morto da secoli… Per esempio, potremmo parlare con lei… avviciniamoci… mi camufferò, datemi un berretto da rivoluzionario…

ELENA

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L’artigliere. Il bombardiere. L’ufficiale. L’assalto. Lo scoppio. Il crollo… Può bastare?

ALESSANDRA

Alla presa della Bastiglia! Giustizia! Libertà! Per tutti!

GABRIELE

Revolution! Revolution! Da dove vieni, tu, madamoiselle?

ALESSANDRA

Vengo da Saint-Denis! Siamo venute in dieci da laggiù: con un carretto!

GABRIELE

Come ti chiami?

ALESSANDRA

Josephine Decroux! Gliela faremo pagare ai tiranni sfruttatori! Alla presa della Bastiglia!

GABRIELE

E’ la prima volta che donne come te scendono in piazza, lo sai?

ALESSANDRA

GABRIELE ALESSANDRA GABRIELE ALESSANDRA

GABRIELE

ELENA

Strano: non conosco ancora una signora generale.

DUCCIO

Ma noi del clero stimiamo molto le donne…

ALESSANDRA

Sì? Non conosco una donna abate, né prete. Nemmeno sacrestana.

DUCCIO

Abbiamo le madri badesse.

ELENA

Ma le tenete chiuse.

Certo! E’ l’ora di finirla con gli uomini a combattere e le donne chiuse in casa! Non lavoriamo anche noi? Non ci spezziamo la schiena a lavorare? Oggi DUCCIO prenderemo la Bastiglia! Domani marceremo su Versailles! GABRIELE E poi? ELENA Chi lo sa? Forse devasteremo le Tuileries! Giustizia! Libertà! Per tutti! Basta DUCCIO schiacciare le donne! Brava!

Dimenticate però “la guerra”: la più importante. E non è un caso: portiamo le donne in palmo di mano.

Nella dottrina la donna è al primo posto: non ha pari. E anche nel costume degli ufficiali. Solo non potete combattere. Che strano: come mai? Chiedetelo a Madre Natura: vi ha fatte più delicate, più fragili.

GABRIELE

E’ l’uomo che ha la forza. Che sopporta il dolore.

ELENA

Ma davvero? Lo imparo adesso: credevo che per Madre Natura fossimo noi a partorire. Sbaglio?

Lo sai che qui in Francia se gli uomini vanno in guerra, il loro posto in fabbrica lo deve prendere la moglie! Lo sai? Ma c’è di meglio: la legge dice che per lo stesso lavoro una donna deve prendere solo metà dello stipendio di un uomo! ALESSANDRA Bella legge, eh? Siete peggio di Richelieu! Giustizia! Libertà! Per tutti!

Ci portate in palmo di mano ma quando volete offendere un soldato non lo chiamate per caso “femminuccia”? Sbaglio?

GABRIELE

Alla presa della Bastiglia! Fate bene allora a protestare!

ELENA

E un codardo per voi non è una “donnetta”? Sbaglio?

ALESSANDRA

Sai che ti dico? Non siamo più nel medioevo! E’ un’epoca moderna, questa: il 1789! Fra cento anni le donne sì che saranno rispettate! Nulla come oggi! Ti pare giusto che l’omicidio di un uomo sia punito con la forca, e quello di una donna con una pacca sulle spalle? Eh? Lo sai che se stiamo male non possiamo far venire un medico perché non è tenuto a guarire una donna?

ALESSANDRA

Se qualcuno non ha forza non dite “che non ha attributi”? Sbaglio?

GABRIELE

Mi sa che anche fra cento anni non cambierà poi tanto…

ALESSANDRA

Nossignore! Ci prenderemo quello che ci spetta! Come Giovanna D’Arco, la pulzella d’Orleans! Vedrai! Alla presa della Bastiglia! Intanto, caro mio, vogliamo votare! Ti pare giusto che voi uomini abbiate tutti i diritti e noi nessuno? Chiederemo all’assemblea di farci anche arruolare, se necessario: la patria è di tutti, no? Non solo dei maschi!

GABRIELE

Volete partire per il fronte?

ALESSANDRA

Come gli uomini, perdio! Lo sai che cosa ha avuto il coraggio di dire un ministro di Versailles?

ELENA

E se è una donna a farsi valere, allora “quella lì porta i calzoni”.

GABRIELE

Basta! Mi oppongo: quel che conta è lo spirito! E lo spirito è al di là di uomo e donna!

ALESSANDRA

Ecco: bravo! Si vede che avete un grande spirito, siete un vero spirituale.

DUCCIO

Spirito? Volete dire anima.

ELENA

Anima, sì: siete un vero animale.

DUCCIO

E’ indegno! Non accetto di ascoltare discorsi improvvisati! Sono stupidaggini! Tipica roba da…

ELENA DUCCIO

…da donna? Per finire questo nostro incontro, approdiamo al 1900, il XX secolo.

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GABRIELE

Dimmelo tu, Josephine.

ALESSANDRA

Ha detto che i signori uomini devono trattare bene le donne, perché le donne sono bestie affezionate come i cani… E quando abbiamo chiesto più rispetto, ci hanno riso in faccia: “da quando in qua gli animali domestici si ribellano?”… Amico mio, ti garantisco: d’ora in poi non sarà più nulla uguale. All’assalto!

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GABRIELE E qui incontriamo uno dei personaggi più importanti fra tutte le donne della nostra cultura italiana: la scrittrice Sibilla Aleramo. ELENA La sua storia è un esempio fortissimo dei mille ostacoli che una donna può incontrare nel suo cammino, anche se talentata.

DUCCIO

I diritti delle donne sono una conquista ancora in corso.

ELENA

Diritti come il voto e la rappresentanza politica sono stati ottenuti solo l’altro ieri. E in molte parti del mondo non lo sono ancora.

ALESSANDRA

Eppure spesso non basta: l’Italia ad esempio è uno dei paesi al mondo con la più bassa presenza di donne in politica e in ruoli di responsabilità.

ELENA Nel 1892 fu violentata da un impiegato della fabbrica paterna e costretta a sposarlo.

GABRIELE

Il nostro viaggio può proseguire con una improvvisa irruzione nel salotto londinese di Helen Taylor, una grande pensatrice che contribuì a cambiare l’idea della donna affermando valori tuttora attuali…

GABRIELE Gli anni del suo matrimonio furono infelici, continuamente umiliata dal marito che la sospettava di tradimento, fino a farle quasi perdere la testa.

DUCCIO

Spostiamoci quindi nella Londra del 1829…

ALESSAND Tutta questa situazione drammatica sfociò nel libro “Una donna”, estimonianza esemplare della condizione femminile che uscì nel 1906 e riscosse subito un grande successo.

QUADRO SESTO 180 anni fa – Anno 1829 - Luogo: Inghilterra GABRIELE

la sua collega filosofa Elizabeth, un militare e un sacerdote… Le donne vi insegnano! Pensate… La Natura: femminile singolare. La Terra: femminile singolare. L’acqua, l’aria: femminile singolare. La fame, la sete. L’amicizia. Paternità. Maternità. Cos’altro? Ah! La poesia. La filosofia. La gioia. La tristezza. La ragione. E il suo contrario, padre: la religione. La Francia. L’Italia. Venezia. La Grecia. Roma. La saggezza. La sapienza. La scienza. La memoria. Toh! Pensate alle stagioni, l’estate, la primavera: sono le più belle… E poi? Poi la bellezza. La passione. La nudità. La carne. La bocca. La mano. Fondamentale: la tavola. La luce, la notte. Anche la vita, la morte. La giovinezza. La vecchiaia… Rassegniamoci, amici cari: la creazione è donna. Noi siamo ospiti.

GABRIELE

Brava! I miei omaggi!

ELENA

ALESSANDRA

Sibilla Aleramo nacque nel 1876.

DUCCIO padre

Dai 12 ai 15 anni – più o meno la vostra età - lavorò come contabile nella fabbrica del

GABRIELE Il libro è un grido di dolore, una richiesta di libertà, uno straordinario potente atto di accusa contro le violenze subite dalle donne di ogni tempo. Sfogliando il libro ci rendiamo conto di quanta fatica sia costato a Sibilla Aleramo mettere per scritto questo lucido attacco alla società… Nel salotto di Helen Taylor, attorno a una tazza di tè, siedono a discutere Helen,

ELENA

GABRIELE

ALESSAND

ELENA …Mi portò a casa un grosso fascicolo di carta bianca, che guardai sentendo il rossore salirmi alla fronte. Ma qualche giorno dopo, mentre il bambino era dalle mie sorelle nel tiepido pomeriggio autunnale, io mi trovai colla penna sospesa in cima alla prima pagina del quaderno. Oh dire, dire a qualcuno il mio dolore, la mia miseria; dirlo a me stessa, anzi, solo a me stessa, in una forma nuova, decisa, che mi rivelasse qualche angolo ancora oscuro del mio destino! E scrissi, per un’ora, per due, non so. Le parole fluivano, gravi, quasi solenni: si delineava il mio momento psicologico; chiedevo al dolore se poteva divenire fecondo; affermavo di ascoltare strani fermenti del mio intelletto come un presagio di una lontana fioritura… DUCCIO Dico alle donne, a ogni donna: ubbidisci al comando della tua coscienza, rispetta sopra tutto la tua dignità: sii forte, resisti lontana, nella vita, lavorando, lottando. Conosco, donna, il tuo dolore d'oggi: non concedere a nessuno lo spettacolo della tua disfatta.

Quindi voi militari concordate che la donna è superiore?

ALESSAND Povera vita, meschina e buia, alla cui conservazione tutti tenevan tanto! Tutti s'accontentavano: mio marito, il dottore, mio padre, i socialisti come i preti: ognuno portava la sua Mi permettete di sfidare questi signori, miss Taylor?... Vediamo: l’esercito, menzogna rassegnatamente. Le rivolte individuali delle donne erano sterili o dannose, quelle collettive maschile singolare. Il cannone: maschile singolare. Il soldato. L’onore. Lo troppo deboli ancora, ridicole quasi, di fronte alla grandezza del mostro da atterrare. Direi che la donna è preziosa. E noi soldati la stimiamo.

stemma. Lo stivale. Il reggimento. Il battaglione. Il tamburo. Il corno. L’ostaggio. Il prigioniero. Il fante. Il cavaliere. L’arciere. Il fucile. L’attacco. L’assedio.

GABRIELE

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Un mostro chiamato, appunto, violenza.


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11_FIRENZE CONTEMPORANEA Istituto Gramsci Toscano Onlus Indirizzo: Via Giampaolo Orsini, 44 - 50126 Firenze Referente del progetto: Matteo Mazzoni Telefono: 055 6580636 - 3384327177 Fax: 055 6580636 Indirizzo di posta elettronica: mazzoni.matteo@alice.it, info@gramscitoscano.org Sito web: www.gramscitoscano.org Negli ultimi anni una particolare attenzione è stata rivolta al sapere storico nella precisa convinzione che la diffusione dellaconoscenza del passato sia fondamentale per l’acquisizione di una cittadinanza compiuta in quanto pienamente consapevole. Approfondire attraverso una corretta conoscenza storica le trasformazioni che hanno segnato la comunità locale, è una premessa essenziale per non chiudersi in rigidi localismi e in identità astratte, ma al contrario per porsi in relazione e per aprirsi al confronto con i processi che segnano il tempo presente. Lo studio della storia di Firenze può consentire, quindi, ai giovani di acquisire maggiore consapevolezza (storica, urbanistica, culturale) della città nella quale risiedono, ma di cui spesso rischiano di essere passanti distratti, ma può anche alimentare il senso di partecipazione alla vita comune della città e l’affermazione di una piena cittadinanza democratica. Il progetto si articola in cicli di lezioni (di due ore ciascuna) cronologicamente suddivise. Il corso prevede, rispettivamente, per le classi quarte due lezioni e per le classi quinte tre lezioni, oppure due lezioni e un percorso guidato sui luoghi della “battaglia di Firenze” nel centro storico che costituisca l’occasione di una lezione “all’aperto” per approfondire e riflettere sulle complesse tematiche della Resistenza e della ricostruzione democratica del secondo dopoguerra con una specifica attenzione al contesto fiorentino. L’IGT garantisce la massima disponibilità per corrispondere alle esigenze dei docenti aderenti così da favorire la massima integrazione del corso all’interno delle programmazioni didattiche curriculari delle classi. Ogni lezione prevede la proiezione di una presentazione in power point appositamente ideata per questo progetto. Nel corso di ogni lezione saranno fornite agli ins gnati e agli studenti bibliografie specifiche per poter approfondire i temi trattati. Verrà anche garantita la piena disponibilità ad attività di consulenza sui temi trattati nel corso per attività di approfondimento da parte delle classi.

Modalità di attuazione

Per le classi quinte superiori: • Una città in trasformazione: Firenze fra fine Ottocento e inizio Novecento • La città fascista: dalla conquista squadrista agli anni del regime • Dalla ricostruzione democratica al dramma dell’alluvione del ‘66, oppure Percorso storico guidato sui luoghi della battaglia per la liberazione di Firenze (Agosto 1944) Per le classi quarte superiori: • Tra riforme e rivoluzioni: Firenze dal Granducato dei Lorena all’Unità d’Italia • Firenze capitale: i processi di trasformazione della città

Calendario delle attività

Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: 10 classi quinte superiori e 10 classi quarte superiori. INDICE

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FIRENZE AL TEMPO DELLE LEGGI RAZZIALI DUE RICERCHE CRITICHE

A cura di: Margherita Anichini, Giulia Casini, Elena Corradi, Francesco Sorace - Classe IIIB, Liceo Classico Galileo

Cenni sulla presenza ebraica a Firenze Al fine di collocare nel più ampio contesto della realtà fiorentina le vicende della comunità ebraica degli anni Trenta, vista anche l’importanza che aveva acquisito la città come centro direttivo e amministrativo per la regione Toscana, si rende necessaria una introduzione che ne tracci un profilo socio-economico. Gli ebrei a Firenze erano attivi in ogni settore e ad ogni livello dell’impiego pubblico e privato, ma appartenevano per lo più al ceto medio, essendo occupati in special modo nell’apparato statale, nel commercio ed esercitando le libere professioni. Per quanto riguarda gli impiegati è difficile tracciare un quadro esauriente, eccettuata la situazione della scuola in cui si contavano numerosi insegnanti ebrei negli istituti di ogni ordine e grado e in particolare nei tre licei classici cittadini, dove costituivano il 14,4 % dell’intero corpo docente. Considerata l’alta alfabetizzazione caratteristica del gruppo ebraico, il suo profondo radicamento culturale, testimoniato peraltro dalla partecipazione alle accademie fiorentine, si esplicitava anche nel campo editoriale. La casa editrice Bemporad per esempio, seppure il primato fiorentino nella trasmissione e diffusione di sapere cominciasse a vacillare negli anni Venti del Novecento, era insieme a Vallecchi la più importante a Firenze e il cavaliere Enrico Bemporad, vicepresidente della sezione locale dell’Istituto di cultura fascista, era una delle personalità di maggior spicco del mondo fiorentino. In merito al settore del commercio la presenza ebraica era a Firenze leggermente inferiore alla media nazionale e nettamente concentrata in alcuni settori, fra i quali indubbiamente quello tessile. Si tratta di presenze rilevanti, ma non tentacolari come denunciava la propaganda antisemita, dal momento che in molti settori si può sottolineare un’assenza pressochè totale, come nel caso di quello alimentare o di quello turistico. Fra coloro che erano attivi come liberi professionisti prevalevano medici, ingegneri, avvocati e architetti nei cui ordini si riscontra un radicamento significativo della comunità ebraica. Tuttavia si può individuare anche una percentuale rilevante di appartenenti alla comunità ebraica che non possedeva redditi medio-alti; proprio a questa categoria di persone era funzionale il ruolo svolto dalla comunità nell’offrire un servizio scolastico gratuito, sostenuto dalle donazioni dei membri più facoltosi. Dunque la comunità rappresentava un punto di riferimento importante per i meno abbienti, aumentando la coesione interna al gruppo ebraico. Il processo di integrazione negli anni Trenta, seppure è ancora possibile individuare elementi di separatezza dovuti alle peculiari logiche che condizionavano gli israeliti nella scelta del loro lavoro, era in ogni caso avanzato.

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Le leggi razziali a Firenze Fin dai primi mesi del 1938 si era diffuso un clima di tensione nella comunità ebraica fiorentina dovuto alla violenta campagna di stampa antisemita che non accennava a smorzare l’aggressività dei toni. L’informazione diplomatica n.14 del Febbraio del 1938 era stato un tentativo da parte del Governo di placare l’allarmismo diffusosi ormai in tutta Italia, che aveva spaventato in maniera crescente gli ebrei italiani; ma a partire dall’estate dello stesso anno con la pubblicazione del documento “Il fascismo e i problemi della razza” il regime prendeva una posizione di radicale intolleranza antisemita. Nello sforzo di evitare uno scontro diretto e scongiurare quanto ormai si stava palesando, l’UCII (Unione Comunità Israelitiche Italiane) documentò la partecipazione ebraica alla causa patriottica durante la Grande Guerra, presentò due mozioni di assoluta e piena riaffermazione di fedeltà degli italiani ebrei al Duce e alla dottrina fascista. Nei mesi a seguire si verificarono moltissime abiure e conversioni da parte degli ebrei a riprova della diffusa insicurezza, giustificata d’altronde dalle indagini volte a quantizzare e controllare la loro presenza sul territorio. Nel settembre del 1938 furono promulgati i provvedimenti legislativi discriminanti aventi come fine ultimo la depressione delle caratteristiche sociali e culturali del popolo ebreo. Gli effetti più diretti furono il crollo dell’occupazione per gli appartenenti al gruppo ebraico e il conseguente impoverimento di tutta la comunità. La paura generò inoltre violente spaccature all’interno del gruppo stesso.

Politica razziale e persecuzione antiebraica nell’ateneo fiorentino Introduzione:

Le leggi razziali sono state applicate nell’università e nella scuola prima che in qualunque altro settore, in quanto queste istituzioni avevano ormai assunto il duplice ruolo di centro propulsore e di elaborazione teorica del “movimento razzista”. Questo aspetto è messo in luce dall’importanza storica della “dichiarazione dei docenti fascisti”, ovvero dalla pubblicazione il I Luglio del 1938 del  “manifesto della razza”, che ha anteceduto la diffusione della rivista “La difesa della razza”, avvenuta a partire dal 6 agosto dello stesso anno. L’allontanamento di professori e studenti di razza ebraica fu dunque funzionale al regime fascista al fine di dimostrare il controllo esercitato sui meccanismi immateriali di produzione e riproduzione della cultura; ciò comportò d’altronde, data la notevole presenza ebraica, organicamente inserita, nel campo dell’alta cultura, un profondo rammarico per molti docenti italiani, che avvertirono la pedante acrimonia del meccanismo persecutorio. Nonostante il coinvolgimento di categorie professionali ritenute intoccabili fu percepito unanimemente come uno degli aspetti più gravi della legislazione razziale, le sollecitazioni provenienti dall’alto non ebbero bisogno di costruire una mobilitazione artefatta, ma trovarono terreno fertile in orientamenti oramai consolidati. Di fatti non ci fu nessuna aperta presa di posizione contro i provvedimenti di espulsione e furono pochissimi i docenti designati a sostituire i loro colleghi che si rifiutarono di accettare l’incarico.

I“Trasmetto docenti un congruo numero di schede per il censimento del personale di razza ebraica, avvertendo che le schede stesse dovranno

essere distribuite a tutti coloro, di ruolo o non di ruolo, che a qualsiasi titolo prestino servizio presso i dipendendti di uffici, istituti e scuole – anche se pareggiate o parificate – ivi compresi, per le università e gli Istituti superiori, i liberi docenti(anche se non esercitano temporaneamente l’insegnamento), con l’invito a riempirle e a firmarle, sotto la personale responsabilità del dichiarante. Le schede, distinte per le varie categorie di personale, dovranno essere rinviate alle competenti Direzioni Generali di questo ministero ocn la massima possibile sollecitudine e, comunque, non oltre la fine del prossimo mese di settembre.” Con questa circolare il ministro dell’Educazione nazionale Bottai promosse un censimento finalizzato, tramite la compilazione delle schede distribuite in tutte le università, a concludere l’epurazione razziale prima dell’inizio dell’anno accademico. La maggior parte di coloro cui giunse la scheda rispose diligentemente alle domande poste, non immaginando a cosa stessero preludendo quei semplici questionari. Dagli accertamenti fatti risultò che erano trentanove i lavoratori di razza ebraica che insegnavano nell’ateneo fiorentino e che dunque avevano perso il diritto di esercitare il proprio mestiere; accompagnò l’espulsione dei professori ordinari una lettera da parte del rettore Serpieri che manifestava, seppur con toni vaghi, la propria solidarietà. Nei mesi successivi fu chiarificato come ogni presenza ebraica nell’università dovesse sparire in ogni forma e solo per pochi di coloro che furono vittime di queste leggi la comunità costituì un punto di aggregazione. Si verificò infatti un numero percentualmente molto elevato di migrazioni da parte degli ex docenti. A seguito delle legge razziali del 1938 l’intero ateneo fiorentino subì un notevole impoverimento, considerata l’importanza assunta dal personale ebreo soprattutto nei dipartimenti scientifici. La facoltà di medicina fu sicuramente una delle più colpite, visti i 13 docenti esclusi dall’ateneo all’epoca delle leggi razziali. Oltre alla difficile situazione evidenziata in relazione all’università, di cui è testimonianza il temporaneo arresto negli studi in campo oftalmico causato dall’espulsione degli esperti oculisti ebrei, è necessario menzionare anche il grave danno che si venne a creare nelle accademie fiorentine. Molti fuorno infatti anche gli espulsi dalle società scientifiche, tanto che un ambiente dinamico come quello della fisica a Firenze fu fortemente rallentato nel corso di quegli anni. In modo simile al resto d’Italia dunque - tante erano infatti state le menti eccellenti appartenenti alla comunità ebraica costrette all’emigrazione - Firenze aveva subito le conseguenze

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della follia del regime. L’espulsione di Attilio Momigliano, uno dei massimi esponenti della critica letteraria italiana del primo Novecento, fu una delle più eccellenti all’interno dell’ateneo. La facoltà di lettere fu inoltre colpita per quanto riguarda gli studi di lingua e letteratura ebraica, come nel caso di David Diringer. Lettore di lingua tedesca al Magistero, ma in special modo conosciuto per i suoi studi di epigrafia ebraica, venne sospeso nell’ottobre del 1938, ma riuscì a scampare alla persecuzione richiedendo un nulla osta e riuscendo a emigrare a Cambridge, da dove scriverà nel 1950 per richiedere la somma a lui dovuta per le copie vendute di “Iscrizioni antico ebraiche-palestinesi”. Anche la facoltà di giurisprudenza fu colpita dalle leggi razziali e in una delle sue figure più prestigiose: il professor Federico Cammeo. Professore ordinario di Diritto Amministrativo e Preside di Giurisprudenza, non resse alla discriminazione ignominiosa; allontanato bruscamente dalla cattedra, improvvisamente isolato, si spense nel marzo del 1939 in tempo per non vedere nel 1941 il suicidio del figlio Cesare, assistente volontario di diritto civile pure lui estromesso dalla facoltà, e la morte della moglie Clotilde e di una delle figlie Maria ad Auschwitz nel 1944. Il tragico destino di questa presenza incisiva e profonda del pensiero giuridico non fu però dai contemporanei avvertito come segno della drammaticità del susseguirsi degli eventi; solo un opuscolo stampato anonimo, dovuto all’iniziativa di Piero Calamandrei, ebbe l’ardire di ricordarlo nell’anno della morte. Lo studio delle vicende biografiche e accademiche del personale escluso dall’insegnamento dimostra che il meccanismo delle leggi razziali abbia causato la perdita di numerose forze sul piano scientifico e didattico, anche perché molti erano gli studiosi che ricoprivano molteplici ruoli.

Gli studenti L’introduzione della legislazione razziale significò per molti giovani, insieme a un senso di sconforto e alla mancanza di una prospettiva sicura per il futuro,  la rinuncia alla laurea o una lunga sospensione degli studi. Il 19 gennaio 1938 il regime chiese a tutte le università di quantizzare la presenza di studenti appartenenti alla religione ebraica nei loro atenei; quello fiorentino risultò ospitarne 33. Il percorso di studi per gli ebrei già iscritti si arricchì di difficoltà maggiori rispetto a quelle degli altri studenti; era necessario che capissero che veniva loro fatta una concessione. In un periodo già di per sé duro dal punto di vista economico, si decise di escludere gli studenti ebrei dal diritto a sussidi e borse di studio. Nel frattempo si rendeva proibita la possibilità per gli ebrei di andare fuori corso. Mentre il proseguimento degli studi era reso praticamente impossibile la permanenza degli ebrei nell’università, tranne alcune rare eccezioni che però non venivano adeguatamente ricompensate per i loro meriti come Giuliana Bemporad, il divieto di nuove iscrizioni dimostrava come lo scopo finale dei provvedimenti fosse di liberarsi della presenza ebraica nell’università, così come era stato fatto nelle scuole di ogni ordine e grado.

Insegnamenti Dal punto di vista dell’insegnamento il regime tentò di avvicinare ideologicamente al pensiero fascista le diverse discipline attraverso lo studio di materie legate al razzismo e l’attuazione di iniziative culturali che illustrassero la fantomatica superiorità della “razza” italiana. In particolare gli insegnamenti a tematica coloniale e razziale formavano un complesso coerente avente come scopo il mantenimento e l’incolumità della “stirpe”. È certo che migliaia di giovani furono esposti per alcuni anni ad una propaganda martellante, non una semplice mobilitazione episodico, ma un vero e proprio monismo epistemologico di matrice positivistica, originato dal successo delle scienze sociali e biomediche.

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Problematicità della posizione ufficiale della Chiesa cattolica in riferimento al periodo fascista - cenni specifici sulla situazione fiorentina Nel comportamento attuato dalla Chiesa fino al ’38 nei confronti del fascismo e della politica razziale in generale, notiamo un evidente contrasto interno tra quanto predicato sul piano etico e quanto predicato invece sul piano della disputa secolare fra la religione cattolica e quella ebraica: contrasto che si concretizza in una posizione ufficialmente neutrale ma talmente variegata e contenuta in contorni così ampi e sfumati da risultare perlomeno poco chiara. Infatti possiamo notare da una parte la posizione di critica aperta nei confronti della nuova politica razziale da parte di Pio XI, Papa della Chiesa cattolica dal 1922 al 1939, dall’altra invece quelle dialoganti o perlomeno interolcutorie degli organi centrali della Chiesa e della stampa cattolica ufficiale. In seguito alla pubblicazione nel 1938 del Manifesto della razza la stampa cattolica cercò di comprendere le ragioni dell’autorità governativa, che sembravano fondate su dati di carattere scientifico, quindi moralmente neutre e in ogni caso verificabili. Si disse anche che queste motivazioni riguardavano soltanto questioni di carattere biologico e che quindi non toccavano la dimensione religiosa o morale, che rientrava nella competenza della sola autorità ecclesiastica. Alcuni sottolinearono la distinzione tra “razzismo” vero e proprio, condannato dal recente magistero della Chiesa (come per esempio dall’enciclica Mit brennender Sorge del 1937), e “politica razziale” volta al miglioramento della razza umana. Questa poteva anche essere accettata o compresa dall’autorità ecclesiastica, ma solo nella misura in cui non entrasse in conflitto con la “sana” dottrina cattolica e non si tramutasse poi, per necessità di carattere politico, in atti concreti di persecuzione e di violenza nei confronti di una determinata razza umana considerata inferiore o differente. Perfino una nota rivista cattolica, il Frontespizio, si sentì in dovere di intervenire nel dibattito intorno al razzismo italiano: le tesi dei professori, essa scrisse, “non contraddicono sostanzialmente alla dottrina cattolica distinguendo i fenomeni biologici dai fenomeni psicologici”, anche se, continuava, noi scrittori “non nascondiamo una certa antipatia per il vocabolo razzismo”, di netta derivazione tedesca e lontana dalla tradizione italiana e latina. A differenza della stampa cattolica e di buona parte della Gerarchia, interessata a non entrare in conflitto con Mussolini, Pio XI giudicava in modo piuttosto severo il Manifesto e tutte le iniziative che il governo stava organizzando per la tutela della razza. Il Papa disse parole dure nei confronti della politica razziale inaugurata dal regime, mettendo in guardia dall’imitare su tale materia l’indirizzo tedesco, considerato contrario alla dottrina cristiana, al diritto naturale e ad ogni elementare senso di umanità . Il cosiddetto “nazionalismo esasperato” e ogni forma di razzismo che mettesse in discussione la dottrina dell’originaria unità (e dignità) del genere umano erano considerati da Pio XI come vere e proprie eresie da condannare e da combattere con le armi della testimonianza della verità e della vigilanza cristiana. Il giorno stesso in cui veniva pubblicato il Manifesto della razza il Papa disse: “ Si tratta ormai di una vera e propria apostasia. Non è soltanto l’una o l’altra idea errata: è tutto lo spirito della dottrina che è contrario alla fede di Cristo”. Una settimana dopo, ricevendo in udienza 150 assistenti ecclesiastici dei giovani dell’Azione Cattolica, ritornava sulla stessa questione: “Cattolico vuol dire universale, non razzistico, nazionalistico, separatistico”. Queste ideologie non soltanto non sono cristiane, ma finiscono “con il non essere neppure umane”. Così risulta che Pio XI, prima ancora che Mussolini specificasse la direzione sostanzialmente antisemita della nuova politica razziale, era praticamente certo che tale indirizzo si sarebbe, alla fine, tradotto proprio nella discriminazione antisemita; di conseguenza possiamo constatare come Pio XI sia stato uno dei primi avversatori di tale “degenerazione”. Tuttavia risulta evidente, come vedremo, un contrasto interno tra quanto predicato dal Papa e quanto apprendiamo invece essere stato detto dagli esponenti più importanti del mondo cattolico. A tale riguardo il vescovo di Cremona,mons.Cazzani,scrisse a Farinacci : “ le recenti dichiarazioni della ‘Informativa diplomatica’ danno a quello che ora chiamasi (e sarebbe meglio evitare questa espressione generatrice di equivoci) razzismo italiano,senso e limiti,che lo distaccano nettamente dal razzismo hitleriano,e quindi da quel razzismo esagerato,non sconfinando nel campo politico,ma per ragioni attinenti al dogma e alla morale evangelica,di sua piena e perfetta competenza “. Di simili posizioni, come risulta evidente, fu l’arcivesco fiorentino Dalla Costa, sebbene risulti problematico inquadrarlo in una precisa ideologia. L’analisi di quest’ultimo si basa principalmente sull’esame dei bollettini ufficiali della diocesi, che rappresentavano un importante strumento di gestione della Chiesa locale, che svolgevano un importante ruolo di guida per il basso clero e per il laicato e che permettono uno studio della ricezione e della divulgazione del magistero pontificio operata dagli alti apparati. Al clero, attraverso le organizzazioni parrocchiali e di Azione Cattolica, era affidato il compito di gestire direttamente gli strumenti di una rconquista cattolica della società, come le pubblicazioni e i periodici,il teatro e le sale cinematografiche rionali. La lettera pastorale dell’arcivescovo di Firenze Dalla Costa del Febbraio 1938 sottolineava l’obbligo per i fedeli di sottomettersi al potere politico pur ribadendo l’autonomia della Chiesa: “ La Chiesa […] professa tuttavia alle autorità civili,politiche e militari il rispetto e la soggezione,che loro si devono.Anche qui la Chiesa agisce in conformità perfetta con la dottrina e gli esempi di Gesù. […]La Chiesa,sulla scorta della dottrina di Cristo,obbliga i suoi figli ad obbedire alle leggi dello Stato a meno che non siano in contrasto con le leggi di Dio”.

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Vi era la richiesta ai fedeli di pregare per la pace ,le messe e cerimonie in suo favore, che convenivano con un forte impegno patriottico dell’istituzione ecclesiastica: iniziative in favore dei soldati, celebrazione propiziatorie che invocavano la benedizione per l’Italia ed una prossima vittoria erano molto frequenti: “ Va’ fidente e sereno, giovane soldato, il tuo non è morire per sempre, tra le consolazioni cristiane e col perdono di Dio ti sei assicurata la vita eterna. Voglia Iddio che come i nostri soldati, così tutto il nostro popolo in questo momento decisivo ritrovi la fede dei suoi padri e ritornando a Dio, meriti la benedizione del Signore sulle sorti della nostra patria!” Se Dalla Costa osservava che “ gli infedeli, gli ebrei, gli scismatici, se sono fuori della Chiesa senza loro colpa, possono ugualmente salvarsi”, utilizzava poi l’immagine della sinagoga per definire il regno di Satana: un’apparente quanto indicativa “svista” lessicale rimandava evidentemente ad  una radicata associazione concettuale. La pastorale del Febbraio 1941 sottolineava la superiorità della morale cristiana sull’antica legge giudaica attraverso un confronto che lasciava trasparire un giudizio netto anche sull’ebraismo moderno: “ Nel Vangelo Gesù condanna i Giudei perché credevano lecito odiare chiunque non apparteneva al popolo eletto e proclamava doveroso l’amore dei nemici […]. Ma la morale cristiana procede ben più oltre. Si richiama all’antica legge che voleva privato della vita l’omicida e dichiara che nella legge di Cristo neppure si può ammettere la possibilità dell’omicidio. Presso i Giudei vigeva la legge detta del taglione[…]. Ora non solo Gesù condanna ogni vendetta […], ma converte il delitto supremo della sua condanna e della sua morte in eterna redenzione e apre ai suoi carnefici le porte del cielo”. Analoga la posizione dell’arcivescovo di Pisa Gabriele Vettori: “ La triste sorte di questo popolo che pone il colmo alla sua infedeltà coll’uccisione del Cristo, figlio di Dio, ed ora è senza patria, disperso fra le nazioni, fa comprendere a tutti che quando un popolo ed una nazione dimentica Dio, il suo Cristo e la sua legge, Dio abbandona questo popolo a se stesso”. Le posizioni di Dalla Costa sull’ebraismo fiorentino sono chiaramente espresse nella pastorale per la quaresima del 1938: “ E qui è necessario ricordare, i non pochi acattolici che abbiamo nella città e in qualche altro centro della diocesi e da cui dobbiamo tenere lontani i nostri figli spirituali, perché, anche prescindendo dal pericolo di perversioni, è fuori di dubbio che i frequenti contatti con quanti non professano la nostra fede, sono generalmente dannosi alla coscienza cristiana. Vedete adunque, o sacerdoti, che i fedeli non leggano la stampa degli acattolici che si diffonde con tanta intensità:  che i  nostri fanciulli non frequentino compagni di altra fede:  che le giovinette non si mettano al servizio di acattolici e che nessuno assista alle adunanze, alle conferenze, ai funerali di chi non professa la nostra religione. E’ troppo facile che si ingeneri nelle anime dei fedeli la convinzione che ogni religione è buona e ugualmente accetta a Dio.” La rigida separazione degli acattolici (a Firenze questa categoria comprendeva soprattutto cittadini di religione ebraica) era necessaria ad evitare gli influssi negativi sulle convinzioni dei fedeli, che rischiavano di essere confusi, sviati, di allontanarsi dalla verità; si davano tutti i presupposti perché la Chiesa approvasse dei provvedimenti volti a segregare dal contesto civile un gruppo che incarnava un’identità “altra”, irriducibile all’egemonia cattolica. E’ del Febbraio 1939 l’intervento più importante dell’arcivescovo fiorentino sulla questione ebraica: “ […] 7- Quanto agli ebrei niuno può dimenticare l’opera esiziale che essi hanno spesso svolto non solamente contro lo spirito della Chiesa, ma anche a danno della convivenza civile. Basti ricordare che l’ebraismo italiano allo scoppiare della Prima guerra mondiale riuscì ad ottenere che alla futura conferenza della pace fosse escluso il Vicario del Principe della pace, il Sommo Pontefice. Anche per questo la pace si concluse fuori dai dettami della giustiza e nascose nel suo seno il germe di nuove guerre. 8- Sopra tutto però la chiesa in ogni tempo ha giudicata la convivenza con gli ebrei pericolosa alla fede e alla tranquillità del popolo cristiano. Di qui le leggi emanate dalla Chiesa lungo i secoli per isolare gli Ebrei, così che non potessero influire sullo spirito, sull’educazione e sulla fede dei cristiani. Ma la Chiesa non ha mai inteso di perseguitarli e non ha mai perseguitato gli Ebrei perché di stirpe ebrea, anzi il Vangelo fu dagli Apostoli predicato prima  di tutto agli Ebrei e la Chiesa fin dalle sue origini ne tentò con tutti i mezzi la conversione alla Fede di Cristo. In materia matrimoniale si aprì tra Chiesa e regime l’unico contenzioso di rilievo in relazione alle leggi razziali, poiché questa ravvisò nel divieto delle unioni fra cittadini di “razza ebraica” e di “razza ariana” un pericoloso  vulnus al Concordato  e all’autonomia dell’istituzione ecclesiastica. Se era intollerabile che fossero dichiarati invalidi agli effetti civili matrimoni fra due cittadini entrambi di religione cattolica, ben diverso era l’atteggiamento dei vescovi nei confronti delle unioni con acattolici. Queste le indicazioni formulate da Dalla Costa nel febbraio 1938: “[…] si avverta ancora che non è infrequente fra noi la richiesta di matrimoni misti; e che i parroci, se sia possibile, devono prevenire e ottenere che tali unioni non avvengano, perché spesso sortiscono esito infelice e riescono quasi sempre di grave pericolo per la parte cattolica e per i figlioli. […] Mai deve essere dimenticato il grave e sapiente monito di S.Giovanni: <<Chiunque recede e non sta fermo nella dottrina di Cristo non ha Dio; se alcuno viene a voi e non porta questa dottrina, non lo ricevete in casa e non lo salutate.>> “ Nel bollettino diocesano di Firenze del settembre 1938 ci si occupava di nuovo diffusamente del problema: “[…] l’esperienza dei secoli insegna che nei matrimoni misti il pericolo è duplice per il coniuge cattolico e per i figli. Il coniuge cattolico, specialmente se è lo sposo, subisce fatalmente l’influenza del coniuge non cattolico e sarà il meno se arriverà alla perfetta indifferenza religiosa. Figli sia pur battezzati ed educati cattolicamente, vivranno però sempre a contatto col coniuge non cattolico e non potranno non subirne l’influsso, specialmente se non cattolica fosse la madre. Che se viene a morte il genitore cattolico, l’altro come si diporterà con i figliuoli cattolici in fatto di religione? Le tristi conseguenze dei matrimoni misti sono tante e di tale gravità che i Vescovi dell’Albania si videro costretti a non concedere più ai cattolici la dispensa per il matrimonio misto. Pertanto qui si richiama alla memoria dei parroci e dei confessori l’obbligo che loro incombe di impedire, per quanto possibile, detti matrimoni.”

Bibliografia

Razza e fascismo. La persecuzione contro gli ebrei in Toscana (1938-1943), a cura di Enzo Collotti, Roma, Carocci, 1999]. Università degli studi di Firenze. 1924- 2004 Firenze : L. S. Olschki, 2004

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Firenze nel passato e nel presente Com’era Firenze? Tra il centro storico e la periferia abbiamo ricostruito, con alcuni scatti, la Firenze di oggi confrontandola com’era e come si è trasformata negli anni. La vista panoramica della città da Piazzale Michelangelo è stata la prima tappa del nostro percorso. Abbiamo proseguito per Porta Romana, la porta più a sud delle mura di Firenze, posta sulla via per Siena e per Roma, da cui il nome. In una contrada di via de’ Serragli, abbiamo poi incontrato uno dei teatri storici del centro, il Teatro Goldoni. Un altro teatro è quello Comunale, che si trova in in Corso Italia ed è il più grande della città. Avvicinandoci al Parco delle Cascine, il più grande parco pubblico di Firenze, siamo giunti a Piazzale del Re. Ponte alla Vittoria, nei pressi del Parco è stato denominato così per ricordare una delle più grandi vittorie dell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale, la battaglia di Vittorio Veneto, combattuta tra il 24 ottobre ed il 3 novembre 1918. Porta al Prato è, invece, una delle più antiche della città, risale al 1285, anno nel quale si iniziò la sesta cerchia di mura, la strada intorno alla porta che un tempo era attraversata da cavalli e carozze, oggi è diventata il percorso della moderna e tanto osteggiata tramvia. In Piazza della Libertà, le immagini ritraggono principalmente Porta San Gallo, anche se la piazza un tempo è stata sede della Fiera dell’Artigianato, mentre Piazza della Signoria, dove si trova la Loggia dei Lanzi, in passato “pinacoteca all’aperto” della città, è stata invece sede della Mostra dei fiori. Ammirando Ponte Vecchio, da Ponte Santa Trinita si scorge nel Corridoio Vasariano che occupa la parte superiore degli edifici, la finestra da cui si affacciava Mussolini. L’attuale Archivio di Stato in Piazza Beccaria, era durante il Fascismo sede del Palazzo della Gioventù del Littorio. Piazza dell’Indipendenza, situata nel centro storico, risale all’Ottocento, ricorda l’annessione al Regno di Toscana, che proprio qui si svolse. In periferia, in via collinare al numero 26, abbiamo fotografato il Museo Stibbert, nato dalle collezioni di Frederick Stibbert, un inglese di madre toscana che qui alla fine dell’Ottocento aveva restaurato e ingrandito la piccola Villa Montughi creando la sontuosa villa di famiglia, donata alla morte alla città. Confrontando i nostri scatti con alcune fotografie, raccolte in un vecchio album pubblicato da “La Nazione”, abbiamo notato che molte delle inquadrature erano quasi impossibile da riprodurre, a causa della presenza di nuove strutture e orribili impalcature. Il verde che prima occupava le piazze e percorreva i viali, oggi è stato quasi completamente sostituito dal grigio cemento di strade ed edifici. Inoltre le vecchie fotografie da cui abbiamo preso ispirazione, sono state realizzate con strumenti professionali, come il banco ottico che permetteva prospettive perfette per noi di difficile realizzazione. Abbiamo seguito la nostra città, abbiamo seguito la sua trasformazione attraverso gli occhi, le mani e le idee dei suoi cittadini. Giulia Di Bennardo e Daniele Ulivi V G I.I.S. “Cellini – Tornabuoni Firenze

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Relazione sulla lezione Firenze dai Lorena ai Savoia Nel 1737 moriva Gian Gastone de’ Medici. L’accordo segreto tra gli Asburgo e i Borbone di Francia aveva assegnato la Toscana a Francesco III Stefano di Lorena. Si voleva così sottolineare la continuità dinastica dal momento che i Medici erano imparentati con i Lorena: i due principi, infatti, erano secondi cugini. In realtà il nuovo Granduca, che nel 1736 aveva sposato Maria Teresa d’Asburgo, figlia dell’Imperatore Carlo VI, non intendeva lasciare Vienna. Durante la sua unica visita a Firenze, avvenuta nei primi mesi del 1739, Francesco III Stefano aveva pensato di portare via i capolavori artistici di casa Medici. Ma non aveva fatto i conti con l’ultima Medici, Maria Luisa, sorella di Gian Gastone e vedova del principe elettore Giovanni Guglielmo del Palatinato. Quando nel 1737 era stata disposta la successione tra i Medici e Lorena, Maria Luisa era riuscita abilmente a stabilire che l’immenso patrimonio artistico di casa Medici restasse a Firenze. In questo modo le mire del nuovo Granduca poterono essere frustrate. Il fatto che Francesco III Stefano di Lorena rimanesse lontano da Firenze fu un fatto profondamente negativo per la città: mancava infatti un motore culturale importante come la corte, mentre le famiglie nobili fiorentine perdevano progressivamente la loro influenza dal momento che il potere era esercitato da funzionari nominati a Vienna. D’altra parte nel 1745 Francesco III Stefano era divenuto Imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Francesco I. Aveva però scelto di mantenere distinta questa corona da quella granducale. Le uniche direttive del nuovo Granduca riguardavano la promozione dell’agricoltura, mentre la Toscana era costretta a fornire contingenti militari agli Asburgo impegnati nella Guerra dei Sette Anni. Firenze non era più florida, pur mantenendo un artigianato e un commercio di qualità: mancavano le industrie, mentre era la vicina Prato che si stava progressivamente affermando. La città era come chiusa nel suo passato. Si ripetevano monotonamente le stagioni cadenzate dalle maggiori festività: il Natale, l’Epifania, quindi il carnevale -- festa medioevale e cristiana al tempo stesso--. Ecco poi il 25 marzo, in cui secondo il calendario fiorentino si celebrava il capodanno, la Pasqua e le feste post-pasquali che altro non erano che antiche celebrazioni pagane. Piazza S.M. Novella era la piazza dei giochi. Qui veniva tenuta la corsa dei cocchi ispirata ad una antica tradizione romana. Sul piano urbanistico fu allargata Via dei Tornabuoni per permettere alle carrozze di transitare più agevolmente: in effetti si trattava dell’ unica strada larga di Firenze. Per l’arrivo del Granduca Francesco Stefano nel 1739, poi, fu eretto l’arco di trionfo in quella che oggi è Piazza della Libertà. Le Cascine divennero un grande parco granducale che, in determinate occasioni, fu aperto anche ai cittadini. Nel 1765 Pietro Leopoldo, il secondogenito dell’Imperatore Francesco I, compiuti i diciotto anni divenne Granduca di Toscana scegliendo di vivere a Firenze con la moglie diciannovenne Maria Beatrice di Borbone. Palazzo Pitti, cui ancora mancavano le ali, si riaprì. Si organizzarono grandi festeggiamenti e il giovane sovrano si fece subito molto amare. La casa granducale tornava finalmente ad occuparsi di Firenze! La politica leopoldina fu caratterizzata da forti investimenti diretti a bonificare le aree paludosi come quella di Peretola o quella della Val di Chiana. Si garantivano così nuove terre all’agricoltura e, al tempo stesso, si evitavano le terribili epidemie di febbri malariche. Pietro Leopoldo cercò anche di creare un ceto di piccoli proprietari terrieri. Il su progetto consisteva nell’eliminare mettendole in vendita tutte le terre di origine feudale che appartenevano alle comunità. Di fatto, però, questi terreni furono acquistati dai nobili causando un forte malcontento tra i contadini. Con Pietro Leopoldo sparirono anche le Arti e le Corporazioni, favorendo così la mobilità sociale. A partire dal 1785 ci furono importanti riforme istituzionali prevedendo che i cittadini più ricchi potessero eletti alle cariche principali. Inoltre Pietro Leopoldo volle distinguere l’amministrazione centrale da quella locale, prevedendo due diverse forme di governo, quello statale e quello cittadino. Fu anche abolita la pena di morte sulla scia degli insegnamenti di Cesare Beccaria. Pietro Leopoldo, insomma, fu il classico esempio di sovrano illuminato. Il nuovo Granduca promosse anche una radicale riforma ecclesiastica: contrastò l’Inquisizione, si oppose ai Gesuiti, soppresse anche molti ordini religiosi. In questa politica Pietro Leopoldo trovò un forte alleato nel Vescovo di Pistoia e Prato Scipione dei Ricci che teorizzava che i Vescovi dovessero essere autonomi dal Papa. Queste riforme però causarono il malcontento popolare, tanto che il Vescovo fu costretto a fuggire da Pistoia. Il Granduca fu così costretto a moderare le sue riforme in campo religioso. Intanto però era morto senza eredi l’Imperatore Giuseppe II, fratello di Pietro Leopoldo e figlio primogenito di Francesco III Stefano di Lorena. Nel 1790 il Granduca diventò imperatore e abbandonò l’amata Firenze. Il nuovo sovrano fu il suo secondogenito Ferdinando III. Ma di lì a poco la Rivoluzione francese iniziò a farsi sentire anche a Firenze e la monarchia stessa fu messa in discussione. Nel 1799 i Francesi guidati da Napoleone occuparono il Granducato. Nel 1801 la Toscana fu incorporata nel Regno di Etruria e nel 1807 avvenne l’annessione alla Francia. L’intera Italia settentrionale era così unita. In questo contesto 187


ovviamente gli ordinamenti locali vennero cancellati, mentre restava applicabile solo il diritto francese. Con la sconfitta di Napoleone nel 1814, la Toscana assistette al ritorno di Ferdinando III. La Restaurazione, però, fu particolarmente mite: il Granducato fu infatti lo Stato italiano che più di ogni altro mantenne saldi i legami con l’esperienza napoleonica, conservando tra l’altro il codice di diritto civile napoleonico. Ferdinando III si impegnò nelle bonifiche, cercò di organizzare un catasto, limitò fortemente il potere ecclesiastico, costruì scuole e ospedali, diede notevole impulso agli Uffizi che si trasformarono in un vero e proprio museo. Nel 1819 Giovan Pietro Viesseux, un ricchissimo commerciante decise di fondare a Firenze un gabinetto letterario destinato presto ad essere conosciuto in tutta Europa. Con Gino Capponi fondò poi la rivista “L’antologia” che fu fondamentale per far arrivare il romanticismo europeo a Firenze e contrastare il provincialismo e il settorialismo. A questa rivista contribuirono i maggiori intellettuali italiani. Firenze poté così nuovamente affermarsi come capitale della lingua italiana, anche se la sua classe dirigente restava tutto sommato lontana da questi fermenti culturali. Alla morte di Ferdinando III, avvenuta nel 1824, salì al trono il figlio Leopoldo II. Con il nuovo Granduca lo Stato si sviluppò ulteriormente: ci furono nuove bonifiche, venne dato forte impulso alle miniere dell’isola d’Elba e del Monte Amiata, furono costruite le prime reti ferroviarie. A Firenze fu aperta la Stazione Leopolda, capolinea della linea che collegava Firenze a Bologna e che per la prima volta attraversava l’Appennino perforandolo. Nel 1847 ci fu l’annessione di Lucca. Leopoldo II si impegnò anche nelle riforme legislative e, al tempo stesso, promosse importanti convegni scientifici tra il ’30 e il’40. Sul piano politico il Granduca riteneva che la mancanza di unione tra gli Stati italiani penalizzasse fortemente l’economia e lo sviluppo. La soluzione andava cercata nella creazione di un unico sistema doganale italiano. In quest’ottica, dunque, Leopoldo II era ben lontano dall’avere in mente l’unificazione dell’Italia. Il Granduca si giovò di alcuni collaboratori davvero eccezionali: Vittorio Fossombroni che dapprima primo ministro di Ferdinando III e poi di Leopoldo II, Neri Corsini, appartenente alla più antica nobiltà fiorentina, che rappresentòa la Toscana al congresso di Vienna e, infine, Francesco Cempini che fu l’accorto ministro delle finanze. Nel 1847 con la costituzione della lega doganale in Italia si realizzò uno dei sogni di Leopoldo II. L’anno successivo la situazione politica però precipitò: come nel resto di Italia anche in Toscana il sovrano sotto la pressione popolare fu costretto a concedere la costituzione. Fu anche costituita la Guardia civile, composta per la prima volta dai cittadini e non da soldati professionisti. Si adottò il tricolore verde speranza, o natura, bianco purezza, rosso sangue versato per la patria, come bandiera dei reparti inviati dalla Toscana per la Prima guerra di indipendenza. Intanto però la situazione interna si era fatta confusa. La Toscana appariva divisa tra moderati e conservatori -- forti soprattutto a Firenze -- e democratici -- che avevano la loro roccaforte a Livorno --. Dapprima il Granduca sembrava appoggiare le richieste dei democratici e aveva affidato il governo a Francesco Domenico Guerrazzi e Giuseppe Montanelli, le persone più rappresentative della fazione democratica. Quando però fu chiaro che la Prima Guerra di Indipendenza si stava chiudendo con la sconfitta del Piemonte, il Granduca si oppose a continuare le operazioni militari. Questa scelta provocò l’insurrezione dei democratici che costrinsero il Granduca a scappare a Gaeta, dove già si trovava il Papa, ospite del Re delle Due Sicilie. In Toscana si era intanto formato con Montanelli, Guerrazzi e Mazzoni il Triumvirato grazie all’appoggio delle forze più radicali. Quando però l’esercito austriaco giunse in Toscana per riportare l’ordine Guerrazzi fu nominato dictator. Fu a questo punto che il popolo fiorentino guidato da Ubaldino Peruzzi si ribellò e costrinse Guerrazzi a scappare a Livorno che successivamente fu assediata e conquistata dall’Austria. Il Granduca fu così in grado di ritornare in Toscana sbarcando a Viareggio. Leopoldo II, però, era praticamente prigioniero degli austriaci che non solo presidiavano militarmente la regione ma imponevano l’abrogazione delle riforme e facevano perseguitare i patrioti. Fu a questo punto che alla classe dirigente toscana risultò chiaro che il Granducato non era più in grado di assicurare lo sviluppo economico e sociale. Torino divenne per i patrioti il centro politico e quando i piemontesi con l’appoggio di Napoleone III iniziarono la Seconda Guerra di Indipendenza, le ripercussioni in Toscana furono fortissime: sotto la pressione popolare nel pomeriggio del 27 Aprile il Granduca lasciò pacificamente Firenze diretto a Vienna. Successivamente Leopoldo II abdicò a favore del figlio Ferdinando IV che però non regnò mai. Il 15 marzo 1860 la Toscana con il plebiscito aderisce al Regno d’Italia.

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Classe II C, Liceo Classico Galileo Firenze e il Risorgimento italiano L'estinzione della dinastia dei Medici e l'ascesa nel 1737 di Francesco Stefano, duca di Lorena e marito di Maria Teresa d'Austria, porta all'inclusione della Toscana nei territori satelliti della corona austriaca: per la prima volta Firenze passa sotto il dominio straniero. In realtà il rappresentante lorenese Principe di Craon aveva offerto ad Anna Maria Luisa, l'ultima esponente della casata dei Medici, la reggenza del Granducato in nome di Francesco Stefano di Lorena, nuovo sovrano, ma la principessa aveva riÞutato l'offerta, pur rimanendo a vivere in Palazzo Pitti e dedicandosi alla sua passione per l'arte e l'antiquariato. È proprio questa passione a farle compiere il gesto per cui è rimasta famosa e che fu la vera fortuna della città di Firenze: nel 1737, infatti, stipula con la nuova dinastia regnante il cosiddetto "Patto di Famiglia" che stabilisce che i Lorena non possano trasportare fuori dalla città e dal Granducato quadri, statue e opere d'arte, afÞnchŽ esse rimangano Çper ornamento dello Stato, per utilitˆ del Pubblico e per attirare la curiositˆ dei Forestieri.» A causa della frequente assenza del sovrano, viene istituito il “Consiglio della Reggenza”, con il compito di provvedere all'amministrazione della cittˆ e dello Stato. é un periodo difÞcile per la capitale: sotto il governo della reggenza la toscana si riduce in deplorevoli condizioni: le corti si riempiono di lusso e sfarzo, gli antichi ministri vengono sbalzati dalle loro cariche per cedere il posto ad altri favoriti dal nuovo governo, i cittadini sono costretti a pagare ingenti tasse, si impoveriscono, cessa il commercio e la terra non produce abbastanza prodotti per la sopravvivenza. Firenze vive in una dimensione ristretta artigianale e l'economia entra in crisi. gli spazi della città sono limitati, la città è circondata da mura, delle quali faceva parte la porta di S.Gallo (in piazza della Libertà), che sopportava il trafÞco più intenso, perchŽ era quella più settentrionale, collegata con la strada per Bologna. Al di là di essa si estende un'immensa campagna. la città al suo interno appare movimentata: Via Tornabuoni è ravvivata dal passaggio di carrozze, cavalli e dalla folla cittadina , piazza S. Maria novella si anima di giochi (Òla corsa dei cocchiÓ); i cittadini festeggiano insieme il carnevale e la riÞcolona e tante altre feste popolari, afÞancate alle liturgie e festivitˆ religiose, che scandiscono la vita Þorentina. Nel 1765 Francesco Stefano muore e subentra Pietro Leopoldo che diventa il nuovo granduca di Toscana all'età di 18 anni. Firenze è di nuovo sotto la guida di un principe e conosce così la cultura cortigiana festosa e vivace tipica di Vienna, da cui proveniva il nuovo reggente. Il 30 novembre del 1786, inoltre, Pietro Leopoldo avvia la riforma agraria e promulga il nuovo codice criminale, grazie al quale, per la prima volta nella storia degli stati moderni, vengono abolite la pena di morte e la tortura. Viene fondato inoltre il Tribunale Supremo. Il suo grande interesse per la cittˆ lo induce a portare avanti una politica di modernizzazione: boniÞche (Brozzi e Campi Bisenzio), incremento dell'agricoltura , dell'industria e del commercio con l'adozione di un sistema liberistico con il miglioramento delle vie di comunicazione e con la soppressione delle corporazioni e delle arti (considerate causa di divisione sociale). Tenta allo stesso tempo di rinnovare la classe dirigente cittadina e di creare un ceto di proprietari terrieri. Pietro Leopoldo con la riforma comunitativa instaura il principio dell'autonomia locale, rendendo elettivi i Sindaci e i Consigli comunali; promuove la cultura fondando scuole, accademie, musei e rinnova le università di Pisa e Siena. Le riforme attuate sono anche di ambito religioso: l'abolizione dei tribunali ecclesiastici (Inquisizione) e l'eliminazione di tutti gli ordini religiosi, il perseguimento di una politica di pace e una nuova impostazione dei rapporti fra Stato e Chiesa. La reputazione di monarca illuminato gli fece guadagnare la stima degli illuministi. Nel 1790 tuttavia è richiamato a Vienna per rivestire la carica di imperatore. Il nuovo granduca di Toscana sarà Ferdinando III. Nel 1799 La toscana è soggetta all'invasione da parte delle truppe napoleoniche e solo nel marzo dello stesso anno Ferdinando III è costretto all'esilio a Vienna, in seguito al precipitare della situazione politica della penisola. Le truppe francesi rimangono in Toscana Þno al luglio 1799, quando vengono scacciate. La restaurazione è però breve; già l'anno dopo Napoleone torna in Italia e ristabilisce il suo dominio sulla Penisola; nel 1801 Ferdinando dovrà abdicare al trono di Toscana. Il 9 febbraio , con il trattato di LunŽville, la Toscana viene ceduta dall'Austria alla Francia. Soppresso il Granducato di Toscana, viene istituito il Regno di Etruria, al cui comando si succedono Ludovico I di Borbone (1801-1803) e Carlo Ludovico di Borbone (1803-1807). Ferdinando III torna in Toscana soltanto nel 1814 dopo la caduta di Napoleone e in seguito al congresso di Vienna. Per quanto riguarda la politica interna, il Granduca non ripudia le riforme paterne che avevano portato la Toscana all'avanguardia in Europa: si occupa di boniÞcare i territori paludosi, istituisce il catasto, promuove rifome scolastiche e sanitarie e si dedica alla musealizzazione degli ufÞzi, che vengono ampliati. Negli stessi anni si veriÞca una progressiva rinascita artistico-letterario grazie al contributo di Giovan Pietro Vieusseux, che pubblica con Gino Capponi “L'Antologia”, periodico di informazione letteraria e politica. La rivista ospitò, tra gli altri, scritti di Pietro Colletta, Giuseppe Mazzini e Niccolò Tommaseo e di tantissimi intellettuali del tempo, portatori della nuova ideologia romantica.

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Classe II C, Liceo Classico Galileo Alla morte del padre nel 1824 Leopoldo II assume il potere e dà subito prova della sua sincera voglia di impegnarsi con una riduzione della tasse ed un piano di opere pubbliche che prevede la continuazione della boniÞca della Maremma, l'ampliamento del porto di Livorno, la costruzione di nuove strade e ferrovie (stazione Leopolda), un primo sviluppo delle attivitˆ turistiche, lo sfruttamento delle miniere del granducato (Elba) e l'approvazione di congressi tra scienziati italiani. Dal punto di vista politico, il governo di Leopoldo II è in quegli anni il più mite e tollerante negli stati italiani. Con i moti europei del `48 le rivolte in Francia , in Austria ed in Germania , contribuiscono alla concessione delle Carte costituzionali ed a ribellioniin Italia. Il nuovo papa Pio IX concede libertˆ di stampa ed amnistia . Segue tale esempio Leopoldo 2. il 3 novembre del 1847 Þrmano un'unione doganale che impedisce d'imporre tasse sulle importazioni coi Paesi alleati. Dopo che è giunta a Firenze la notizia delle cinque giornate di Milano (durante le quale la cittˆ milanese si oppose violentemente al dominio austriaco) , il 21 marzo 1848 Leopoldo II dichiara guerra allÕAustria ed invia lÕesercito nel Lombardo-Veneto. Dopo le numerose vittorie austriache la guerra viene sospesa. La prima fase della prima guerra di indipendenza ha delle conseguenze negative sul governo del granducato toscano: Il territorio è lacerato da scontri intestini. Tra le diverse forze politiche, si distingue quella capitanata da Guerrazzi, politico e scrittore, che inaugura in qualitˆ di ministro degli interni, insieme a Montanelli una politica ultrademocratica e patriottica, volta all'unione con gli altri stati italiani e alla ripresa congiunta della guerra contro l'Austria. Montanelli richiede a Leopoldo l'elezione di trentasette deputati toscani da mandarsi alla Costituente romana. Fa approvare la proposta dal Parlamento, ma la necessaria controÞrma del Granduca non giunse mai in quanto, questi abbandon˜ Firenze con il piano di organizzare l'estrema resistenza: d'accordo con Carlo Alberto, comand˜ alle truppe toscane di marciare su Firenze e reinsediare il Granduca. Nel frattempo nel 9 febbraio viene istituito un triumvirato composto da Guerrazzi, Montanelli, Mazzoni, che scrisse una nuova costituzione e proclam˜, il 15 febbraio la Repubblica. Un mese dopo la nuova assemblea elettiva toscana, convocata dal triumvirato proclama, il 27 marzo, dittatore con pieni poteri Guerrazzi per fronteggiare l'eventuale avanzata degli austriaci. La repubblica costitutita è per˜ vista con ostilitˆ dal Municipio di Firenze. Dopo la disfatta di Novara del 1849 che segna la Þne della prima guerra di indipendenza comincia un' insurrezione da parte del popolo Þorentino contro il gioverno di Guerrazzi, costretto a fuggire a Livorno. Il ÒdittatoreÓ verrˆ arrestato in seguito all'assedio di Livorno e il 12 aprile la repubblica viene accantonata. Firenze chiede il ritorno del vecchio sovrano e il regime costituzionale viene restaurato: Leopoldo, di nuovo al potere, incoraggia una politica Þloaustriaca e antipatriottica (introduzione di milizie austriache, esilio per i patrioti ribelli). la restaurazione, comunque, non impedirˆ alla classe dirigente liberale (a favore dell'uniÞcazione politica) di insorgere contro il sistema del granducato di Toscana, destinato a spegnersi. Infatti il fallimento di Leopoldo II non è che un aspetto del generale fallimento della politica austriaca in Italia: Il 1859, Leopoldo riÞuta lÕinvito della Francia e del Piemonte ad unirsi alla guerra allÕAustria, ci˜ che causa la sollevazione e "la rivolta paciÞca" di Firenze (i borghesi manifestano contro il dominio straniero) , che spinse il granduca a lasciare la Toscana e a ritirarsi a Vienna. Leopoldo abdic˜ a favore del Þglio Ferdinando IV, concedendo al popolo una costituzione e i diritti della nazione. LÕassemblea toscana proclama pertanto il 16 agosto dello stesso anno la caduta della casa di Lorena e l' unione con il Regno di Sardegna. La via verso l'uniÞcazione è quindi tracciata, il 13 luglio 1859 esce il primo numero del famoso quotidiano ÒLa NazioneÓ, nel quale si segnala tutto l'entusiasmo e gli sforzi che vanno in direzione di un'Italia Unita. Attraverso questo giornale, organo di comunicazione e di formazione l'intera classe dirigente pu˜ adesso prendere coscienza della propria identitˆ nazionale, se pur ancora in formazione. Segue il plebiscito dellÕ11-12 marzo 1860. Succesivamente nel 1865, Firenze da cittˆ capitale di uno stato regionale diventa il centro di una nazione appena formata che sta lentamente crescendo. Sono molteplici i motivi che spingono il governo a spostare la capitale: Firenze è la capitale italiana della cultura ed è universalmente riconosciuta come tale, molti rappresentanti del governo avevano origini Þorentine (Ricasoli), ma anche perchŽ aveva una posizione geograÞca di notevole importanza strategica. Ma a pochi è noto il vero motivo di questo complesso processo di spostamento della capitale da Torino a Firenze. LÕanno prima il presidente Minghetti aveva stretto un accordo con Napoleone III, la cosiddetta ÒConvenzione di settembreÓ, e questa sarebbe entrata in vigore solo se fosse stata soddisfatta una clausola segreta: la capitale doveva essere spostata. Di conseguenza lo spostamento soddisfece sia lo stato, sia i democratici, in quanto si avvicinavano a Roma, capitale naturale dÕItalia e loro meta ultima. Il re giunge a Firenze il 3 febbraio del 1865; il suo arrivo porterˆ molti beneÞci in cittˆ, soprattutto per la borghesia, ma sarˆ altrettanto malvisto dal ceto aristocratico. AllÕinterno della cittˆ ci sono rivoluzioni di ogni tipo: da quella edilizia a quella sociale. Firenze si apre al mondo, la rete ferroviaria viene potenziata, giungono imprenditori stranieri, si aprono le prima grosse aziende anche se la forza di Firenze sarˆ nel campo della Þnanza, come era giˆ successo in passato. LÕarrivo di migliaia di burocrati da tutta Italia, con abitudini, stili di vita e tradizioni differenti, sconvolse la routine cittadina. I maggiori palazzi Þorentini vengono adibiti a funzioni governative (per esempio palazzo Medici Riccardi diventa la sede del ministero delle

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Classe II C, Liceo Classico Galileo Þnanze e degli interni, e cos“ molti altri), e nonostante il palazzo reale sia Palazzo Pitti, il re preferisce stare nelle ville medicee sulle colline di Firenze dove pu˜ stare con Rosa Vercellana, colei che poi diventerˆ la sua seconda moglie. La cultura ha un ruolo preminente nella Firenze capitale; verrˆ restaurato il Bargello e proclamato museo nazionale, verrˆ festeggiato il 6¡ centenario dalla nascita di Dante con la statua che è tuttÕora sul sagrato della chiesa di Santa Croce, si svolge il concorso per il completamento della facciata di Santa Maria del Fiore e sarˆ la capitale della avanguardie artistiche (movimento dei macchiaioli). In cittˆ Þorisce anche lÕeditoria e il giornalismo, vengono fondate molte testate e addirittura si apre a Firenze una biblioteca nazionale. InÞne in cittˆ vengo restaurati i teatri pre-esistenti e ne vengono creati di nuovi; infatti il teatro è uno dei luoghi simbolo del neonato stato (Verdi e il Nabucco), e delle societˆ che si stavo formando in Italia e a Firenze. Sempre a questo periodo possiamo ricondurre i numerosi cambiamenti urbanistici apportati alla cittˆ dallÕarchitetto Giuseppe Poggi. Questi cercherˆ trasformare la capitale sul modello parigino. Abbatte le mura, allarga le vie principali, realizza piazza Beccaria, piazza della Libertˆ sul modello delle piazze di Parigi, in cui le case eleganti della borghesia rappresentano la forza di questa classe InÞne progetta una circonvallazione della cittˆ con Viale dei colli e Piazzale Michelangielo come belvedere della cittˆ. Da un altro punto di vista la cittˆ soffre molto per le enormi spese che economiche e sociali che deve fare e inoltre tutto è destinato a peggiorare. Il 31 dicembre del 1870 il re, dopo la presa di Roma, si sposta nella nuova capitale. Inizia il tracollo di Firenze. Il progetto di Poggi non verrˆ mai completato, la cittˆ si svuota completamente da ogni istituzione e burocrate lasciando un vuoto immenso, tanto che nel 1878 il comune Þorentino dichiara il fallimento, nonostante il notevole sacriÞcio dei Peruzzi.

Sicuramente il progetto della provincia portato avanti dal Dr. Mazzoni è interessante ed originale; la spiegazione è molto esauriente riguardo alla genesi dello stato italiano e sulla storia di una cittˆ particolare come Firenze, con le sue trasformazioni e le dinamiche che lÕhanno resa ci˜ che è oggi. Gli interventi tenuti dal Dr. Mazzoni, circa la nascita di Firenze come cittˆ contemporanea, sono stati molto apprezzati da noi studenti,sia per la presentazione che ha permesso un maggior coinvolgimento da parte nostra, che per il contenuto riguardante non solo nozioni storiche ma anche di carattere socio-urbanistico. La serie di due incontri che noi studenti abbiamo avuto con il Professor Mazzoni ha trattato il ruolo della cittˆ di Firenze durante il risorgimento, argomento che ai molti è sconosciuto e questo mi ha colpito molto sotto numerosi punti di vista. Interessante è stato il poter vedere immagini della nostra cittˆ, che noi viviamo tutti i giorni, mentre affronta un lungo processo di cambiamento, ma altrettanto interessante è stato lÕaffrontare questo cambiamento con più punti di vista, da quello economico a quello degli scandali dellÕalta societˆ.

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LICEO GINNASIO STATLE “GALILEO” FIRENZE RELAZIONE

Come di consueto, anche per l’anno scolastico 2011/2012 le classi seconda e terza sez. “C” e terza sez. B hanno usufruito dell’offerta formativa proposta dalla Provincia di Firenze: “Firenze contemporanea”. Del progetto originario, articolato in un ciclo di otto lezioni (di due ore ciascuna) per la terza classe e di due lezioni per la seconda, sono state confermate le due lezioni per la seconda, mentre per la terza classe sono state scelte tre lezioni (dato che la prima era stata svolta lo scorso anno). Le classi hanno seguito con molto interesse ed hanno partecipato con viva attenzione. Gli alunni sono stati coinvolti attivamente grazie al modo chiaro, preciso ed esaustivo con cui il Dr. Matteo Mazzoni ha saputo porgere gli argomenti. Tutti gli alunni hanno ritenuto molto valido ed interessante il progetto. Personalmente ritengo possa proseguire, quale supporto allo studio curriculare, anche nei prossimi anni, affinchè altri possano conoscere fatti e storia della città dove vivono e studiano.

_______________________ (Prof.ssa Giuseppa Miraglia) Firenze, 07/06/2012

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12_Responsabilità civile in teatro Liberenote Musica e cultura Indirizzo: Via Giovanni delle Bande Nere, 16 - 50126 Firenze Referente del progetto: Stefania Vasetti Telefono: 055 4362562 Fax: 055 4362562 Indirizzo di posta elettronica: segreteria@liberenote.it, convegno@liberenote.it Sito web: www.liberenote.it Il progetto consiste nella realizzazione di un’opera di teatro musicale interamente ideata, scritta e messa in scena dagli studenti degli Istituti superiori coinvolti. Il progetto si propone di responsabilizzare i ragazzi impegnandoli nella realizzazione in prima persona di un’opera di cui saranno assoluti protagonisti, seppur sotto la guida di docenti e operatori di Liberenote, mettendo quindi i ragazzi in grado, con i loro mezzi e le loro capacità, di mettere in scena un’opera di teatro musicale completa in tutti i suoi aspetti di recitazione, canto, espressione corporea ed esecuzione musicale. Per la realizzazione dell’opera ai ragazzi vengono proposte tematiche legate alla cittadinanza civile e consapevole che si prestano ad approfondimenti su argomenti che siano a loro vicini o su problemi da loro sentiti e attuali su cui possano attivare riflessioni e esporre le loro esperienze dirette e personali.

Modalità di attuazione

Il progetto si articola in varie parti : scrittura guidata del testo, canzoni e copione, progettazione e realizzazione di scene e costumi sotto la guida dei docenti, studio della partitura ed esecuzione delle musiche, nonché della condivisione del percorso fra gli studenti delle varie scuole e del confronto periodico fra studenti e docenti. I ragazzi che interverranno in questo progetto non saranno selezionati ma sceglieranno di farne parte. Non sarà selezionata una classe ma si raccoglieranno, attraverso i docenti, le adesioni volontarie all’interno di tutto l’Istituto.

Calendario delle attività

Da ottobre 2011 a maggio 2012. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Il numero degli studenti che possono essere coinvolti può variare da un minimo di circa 20 studenti fino ad un massimo di 80/100 studenti.

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INDICE


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VI edizione Firenze Teatro Puccini 10-13 e 23-24 maggio 2012 QUESTO E MOLTO ALTRO SU ANDROPOLIS! 13 maggio - ore 21.00 Testi del Laboratorio di scrittura creativa delle classi coinvolte, Musiche di Stefano Nanni Messa in scena di Daniela D’Argenio Preparazione vocale solisti e coro di Marco Papeschi Scenografie Simone Cinelli e Eva Sgrò Realizzazione video di Cineclub Saraceno I.S.I.S “G. Galilei”- Firenze Dirigente scolastico: Stefano Gemmi Classe IC Docente collaboratore: Sonia Bartoletti Liceo scientifico dell’I.S.I.S “G. Vasari”- Figline Valdarno Dirigente scolastico: Andrea Marchetti Classe IIB Docente collaboratore: Paola Brembilla L’opera I ragazzi dell’I.S. Galilei di Firenze e del Liceo Vasari di Figline si sono cimentati in un’esperienza ardua, ma di grande soddisfazione per il positivo risultato raggiunto: scrivere e mettere in scena un’opera, pur frequentando scuole con sedi lontane tra di loro e senza costanti rapporti diretti. Come se non bastasse il contenuto dell’opera è tutto fuorché ludico: raccogliendo la sfida di rendere con la leggerezza, tipica del palcoscenico, hanno raccontato quello che loro intendono per “Responsabilità civile”. Questo era, infatti, il titolo del progetto presentato alla Provincia di Firenze e da questa Associazione musicale

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inserito tra le proposte offerte alle scuole del territorio provinciale fiorentino per l’anno scolastico in corso. Grazie alle nuove tecnologie, a un po’ di fantasia e a tanta professionalità, la sfida è stata portata a termine. La creazione di un gruppo di lavoro sul web e l’ideazione di un canovaccio che consentisse l’inserimento di parti elaborate autonomamente ha permesso la realizzazione dell’opera che si avvale anche di parti filmate. E’ nato così: Questo e molto altro su Andropolis!, un programma televisivo, o meglio un talk show, dove si affrontano temi di scottante attualità come l’evasione fiscale, il bullismo e l’emergenza rifiuti che è al centro di un Reality, l’Isola dei rifiuti, dove, ironicamente, le prove che i concorrenti devono superare è la corretta raccolta differenziata e la sopravvivenza in un ambiente degradato dai rifiuti e dall’inquinamento. Gli artisti Classe IC I.S.I.S. “G. Galilei” Sara Abbate Fanida Aghid Virginia Assennato Elena Bandinelli Marco Bellucci Giulio Bertuolo Debora Carboni Riccardo Cardaci Niccolò Cozzi Viola Giannini Niccolò Giovannini Giada Gnisci Andrea Guerrini Lucia Hu Soukayna Ikhiche Fabian Klakowicz Giada La Mantia Davide Lepri Francesco Lotti Giulio Lumachi Lorenzo Madiai Claudia Montanari Davide Penzo Simone Pieri Aniello Robustelli Lorenzo Scatton Lorenzo Trenti Alexandr Valicov Classe 2B L. S. “G. Vasari” Marta Bernacchioni Francesco Biondi Associazione musicale

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Sofia Cesarini Guido Chiostrini Dimitri Ciantelli Tommaso Crocini Delia Decembri Federico Degl'Innocenti Gabriele Ermini Willy Fossati Edoardo Gallo Lorenzo Giliberto Lorenzo Giorgetti Ilaria Giusti Matteo Latino Alessio Magri Simone Massai Aurora Nassi Matheus Cezar Nerone Federico Ottanelli Giulio Ottaviano Gianluca Santesi Rebeca Ionela Tapor Melissa Uffreduzzi Voci soliste Marta Bernacchioni, Melissa Uffreduzzi Orchestra tromba Willy Fossati Francesco Biondi Corno francese Guido Chiostrini Chitarra Gabriele Ermini Edoardo Gallo Matheus Cezar Nerone Percussioni Matheus Cezar Nerone Per informazioni: Tel. 0554362562 – cell. 333 7480487 - Fax 0554554883 segreteria@liberenote.it - www.liberenote.it

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VI edizione Firenze Teatro Puccini 10-13 e 23-24 maggio 2012

Torna per il sesto anno consecutivo, accresciuta nel numero degli spettacoli, nei giorni di programmazione e nel coinvolgimento delle scuole, CHI E’ DI SCENA, la rassegna di teatro musicale dedicata ai giovani delle scuole e da loro stessi messa in scena. Per sei giorni circa settecento giovani di sette scuole pubbliche e paritarie della provincia di Firenze per un totale di ventitre classi, saranno i protagonisti come attori, cantanti, ballerini e musicisti di dodici opere di teatro musicale per loro scritte, studiate anche in funzione delle esigenze della programmazione curricolare delle scuole aderenti. Organizzata da Liberenote sotto la guida del suo direttore, il M° Marco Papeschi (www.liberenote.it), in collaborazione con il Teatro Puccini, dove quest’anno si svolge interamente, la manifestazione rappresenta ormai la vetrina più importante per le attività di teatro musicale delle scuole di Firenze, tanto da essere stata inserita dalla Vice Presidenza della Regione Toscana negli "Stati Generali della Scuola. Idee, progetti ed esperienze per costruire il futuro della Toscana", come esempio di “Didattica innovativa”. Il teatro musicale è utilizzato da Liberenote come uno strumento didattico versatile, capace di portare innovazione e nuovi stimoli sia nei ragazzi che provano un rinnovato entusiasmo verso la scuola, sia negli insegnanti, cui viene offerta una nuova chiave di interpretazione della scuola stessa. La rassegna presenta quest’anno diverse novità: prima di tutto due spettacoli mattutini dedicati alle scuole: il 10 maggio, ore 10,30, Palla di pelo, un’opera molto divertente destinata ai bambini della scuola primaria. Il giorno successivo, l’11 maggio, ore 11,00, Reality, una parodia dei provini e delle dinamiche tipiche del format televisivo tanto in voga ai giorni nostri, è rivolto ai ragazzi della scuola secondaria di secondo grado. E’ messo in scena, infatti, dai ragazzi dell’I.S. Galileo Galilei e dall’I.T.I Meucci. La seconda novità è il coinvolgimento per la prima volta dei giovani delle scuole secondarie di secondo grado, che si misureranno con opere impegnative come Sogno di una notte di mezza estate, interpretato da “I Sovversivi” del Liceo Dante, il già ricordato Reality e Questo e molto altro su Andropolis, un’opera scritta con gli stessi ragazzi, anche interpreti (una classe dell’I.S. Galileo Galilei e una classe del Liceo Vasari di Figline), che animano un originale talk show per Associazione musicale

Via dello Steccuto, 11/C – 50141 Firenze – Tel. 055 4362562 – Fax 055 4554883 - Cod Fisc.94118070484 segreteria@liberenote.it www.liberenote.it

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presentare alcune loro riflessioni sulla responsabilità civile. L’opera è realizzata con il contributo della Provincia che ha inserito questo progetto nelle proposte del POF 2011-2012. Nel cartellone non mancano opere per i bambini più piccoli come I Kamaleonti, ispirato a un racconto di Francesco Altan, Scacchi, dove i ragazzi vestono i panni dei vari pezzi della scacchiera, Gelsomino nel paese dei bugiardi, una riduzione in forma di teatro musicale dell’omonima storia scritta da Gianni Rodari, Francesco e Chiara, dedicata a San Francesco e Santa Chiara, di cui ricorre l’VIII centenario dalla consacrazione, ed infine E.S.P.A., dove i personaggi delle fiabe più famose sono alla ricerca del principe azzurro misteriosamente sparito. Le opere dei I Kamaleonti e di Palla di pelo, sono messe in scena dagli allievi dell’Accademia di teatro musicale CHI E’ DI SCENA, fondata nel 2009 da Liberenote presso l’Obihall. La Rassegna CHI E’ DI SCENA 2012 si svolge grazie al contributo della Regione Toscana e della Provincia di Firenze, con il patrocinio del Comune di Firenze, dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana e dell’Ufficio IX – Ambito territoriale della Provincia di Firenze, dell’ANSAS (Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica), dell’Istituto degli Innocenti e del Centro Studi Gianni Rodari di Orvieto. Calendario degli spettacoli Giovedì

10 maggio

ore 10,30 Palla di Pelo, testi di Marco Papeschi, musiche di Stefano Nanni, regia di Marco Papeschi Corso B dell’Accademia di Teatro Musicale CHI E’ DI SCENA ore 21,00 Sogno di una notte di mezza estate, liberamente tratta dall’omonima opera di William Shakespeare, libretto di Marco Papeschi, musiche di Gian Marco Gualandi, regia di Marco Papeschi Laboratorio “I Sovversivi” del Liceo Dante di Firenze

Venerdì

11 maggio

ore 11,00 Reality, testi di Leonardo Cammunci e Marco Papeschi, canzoni di Marco Papeschi, musiche di Enrico Fink, regia di Marco Papeschi I.S. Galileo Galilei – Firenze I.T.I. "Meucci"- Firenze classi miste ore 20,00 I Kamaleonti, testi di Stefania Vasetti, canzoni di

Associazione musicale

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di teatro musicale di Giovanni Esposito dall’opera di Gianni Rodari, musiche di Stefano Nanni, regia di Daniela D’Argenio I.C. Galluzzo - Scuola primaria Acciaiuoli classi IA IIIA IIIC VA VB Giovedì

24 maggio

ore 19,00 Francesco e Chiara, testi di Marco Papeschi e Stefania Vasetti, canzoni di Marco Papeschi, musiche di Davide Baudone, regia di Marco Papeschi Scuola primaria Aldo Pettini – Scandicci classe IIIC ore 21,00 E.S.P.A., testi di Leonardo Cammunci, musiche di Davide Fensi, regia di Daniela D’Argenio Scuola primaria Aldo Pettini – Olmo, Scandicci classi IIIA-IIIB

I costumi sono realizzati da Maria Luisa Calò e Tamara Falcone, mentre le scenografie sono realizzate da Simone Cinelli

Biglietti € 5,00 acquistabili presso il circuito Box Office e presso la biglietteria Teatro Puccini v. delle Cascine, 41 – Firenzecon tel.055 362067 penso possa bastare a rendere l’idea di quel che mi è Definire la mia esperienza “esperienza”

successo, senza arricchirla di alcun aggettivo che renderebbe il tutto troppo scontato. Mi sono infatti Per informazioni: Tel. 0554362562 – Fax 0554554883 trovata di fronte a un’emozione che, partita da un bianco foglio virtuale, è terminata nel più bello dei segreteria@liberenote.it - www.liberenote.it saloni della nostra Firenze. Durante l’elaborazione del mio racconto ho avuto a che fare con elementi a dir poco non indifferenti. Uno fra tanti è stato proprio il dover scrivere per un concorso, che di gran lunga differisce dal dover scrivere per solo piacere personale, sebbene anche’esso sia incluso nel lavoro. Nello scrivere per un pubblico ci si trova a dover fare i conti con i propri pensieri, alimentati dalla voglia di essere conosciuti, letti e compresi da nuovi occhi che, svolgendo un ruolo fondamentale, imparano a conoscerti rigo dopo rigo. Sono pensieri che nascono migliori degli altri senza dover essere ritoccati o lucidati, in quanto unici nel loro genere e già destinati a posarsi sul candido di una pagina non scritta, non ancora completata da quelle semplici ma chiare parole. Parole così nitide, che possono esserlo solo se destinate a un giudizio. Spesso e volentieri, con quest’idea di fondo, non si tiene in gran considerazione il pensiero primo, il vero beneficio che un concorso può portare, ovvero il piacere di scrivere e la voglia di farlo. Partendo da un’idea semplice e quotidiana, ovvero la tecnologia ai nostri giorni e la sua influenza, mi sono poi focalizzata sulla sua efficacia nel radicarsi nella mente e nella vita dei ragazzi della mia età. Ho cercato di rendere questo tema, conosciuto e studiato, in un insieme più concreto e tangibile affinché i diretti interessati potessero identificarsi nel mio racconto in ruoli piuttosto evidenti, quali i protagonisti. Sono convinta che sia necessario stabilire un contatto più evidente di quanto ce ne sia oggi fra giovani, Associazionequesti musicale lettura e scrittura al fine di mescolare e confondere tre elementi in un’unica e omogenea realtà Via dello Steccuto, 11/C – 50141 Firenze – Tel. 055 4362562 – Fax 055 4554883 - Cod Fisc.94118070484 che porti a un confronto costante d’idee, affinché ogni persona volenterosa di ascoltare, leggere, segreteria@liberenote.it www.liberenote.it guardare o parlare possa farlo con altre persone che reclamano le medesime cose. 209


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Spettacolo realizzato da Liberenote e intitolato "Questo e molto altro su Andropolis" uno dei filmati realizzati e che fa parte dello spettacolo. Stefania Vasetti Associazione Liberenote

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13_Rifredi Scuola 2011-2012 PUPI E FRESEDDE - TEATRO DI RIFREDI Teatro stabile di innovazione Indirizzo: Via Vittorio Emanuele II, 303 - 50134 Firenze Referente del progetto: Paolo Mordini Telefono: 055 4220361 - 055 4220362 Fax: 055 4221453 Indirizzo di posta elettronica: staff@toscanateatro.it, mordini@toscanateatro.it Sito web: www.toscanateatro.it Per le prenotazioni i docenti devono rivolgersi direttamente al Teatro

“Rifredi Scuola” è un progetto che si concretizza con l’offerta di spettacoli e progetti teatrali dal valore culturale ed anche civile proposti agli studenti sia in orario scolastico che in serale. Tenendo certamente un occhio sul presente si mescolano Teatro, Storia, Letteratura, Scienza, Salute per rivolgersi al cuore stesso di ogni “curricula” senza appesantirne il carico, ma al contrario per agevolare l’apprendimento di temi, autori, opere, materie, con un ottica diversa: quella del teatro. La struttura del progetto “Rifredi Scuola “ impiega il meglio delle proprie competenze artistiche ed organizzative, realizzando prodotti altamente professionali e impegnandosi nella ricerca di un linguaggio teatrale moderno e comunicativo che faciliti la veicolazione di contenuti anche complessi verso i giovani spettatori e insieme contribuisca a dare un’immagine vitale e piacevole dell’evento teatrale. Infatti viene curata in modo particolare una metodologia finalizzata all’attivazione dei processi di apprendimento in cui sia coinvolta la sfera emotiva e cognitiva veicolando meglio la narrazione del teatro, della letteratura, della musica e della scienza.

Calendario degli Spettacoli

dal 14 al 18 novembre 2011 ore 10.00 Ass.Teatrale Pistoiese/Teatridithalia IL VANTONE dal 21 al 25 novembre 2011 ore 10.00 Arca Azzurra Teatro/Università degli Studi di Siena LA CLIZIA dal 13 al 22 dicembre 2011 ore 10.00 Conferenza-Spettacolo EPPUR SI MUOVE dal 10 al 14 gennaio 2012 ore 10.00 Pupi e Fresedde È SBANDATO L’UOMO RAGNO dal 14 al 25 febbraio 2012 ore 10.00 Pupi e Fresedde UNO, NESSUNO E CENTOMILA... PIRANDELLO dal 27 marzo al 4 aprile 2012 ore 10.00 Pupi e Fresedde NEL MEZZO DEL CAMMIN

Per il calendario dettagliato e le schede degli spettacoli consultare la pagina del sito www.toscanateatro.it/scuole.html

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INDICE


Teatro di Rifredi - Il Teatro, le Produzioni, gli Spettacoli, i Progetti Pupi e Fresedde – Teatro di Rifredi Via Vittorio Emanuele II, 303 – 50134 Firenze P. IVA 03765780485 - Cod Fisc 94016050489 Telefono 055.422.03.61 - fax 055.422.14.53 staff@toscanateatro.it

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Teatro di Rifredi - Il Teatro, le Produzioni, gli Spettacoli, i Progetti

edizione 05/06

edizione 06/07

edizione 07/08

http://www.toscanateatro.it/scuole.html[30/07/2012 15:20:07]

edizione 08/09

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edizione 09/10


PROGETTO RIFREDI SCUOLA 2011-2012 BREVI COMMENTI DI ALCUNI INSEGNANTI RIGUARDO AL PROGETTO (DOPO LA VISONE DEGLI SPETTACOLI) E’ sbandato l’uomo ragno “Io proporrò ai prossimi consigli di classe la partecipazione delle nostre 5 allo spettacolo “E’ sbandato l’uomo ragno”, perché le 2 classi che ho portato l’anno scorso hanno gradito tantissimo” prof.ssa Maria Coscarelli - ITCG Calamandrei – Sesto Fiorentino, FI Uno, nessuno e centomila... Pirandello “Ottimo lavoro di Savelli, migliorato nel corso degli anni come interazione fra i momenti di riflessione e quelli “agiti” sulla scena da giovani quanto bravi attori” prof.ssa Paola Brembilla – ITCG Vasari progetto Rifredi Scuola “Gli spettacoli teatrali dell’associazione offrono uno strumento didattico efficace e di sicura “presa” sugli studenti, che così hanno l’occasione per affrontare e/o approfondire le tematiche da diversi punti di vista” prof.ssa Lorella Maurini – ITC Volta progetto Rifredi Scuola “Queste rappresentazioni teatrali sono ottime iniziative per suscitare ed incentivare l’interesse nel ragazzo, consiglierei quindi spettacoli sempre più frequenti per garantire la dovuta e necessaria formazione dello studente” prof.ssa Ursula Inglese – Istituto Superiore Dante Alighieri progetto Rifredi Scuola “La presentazione di questi spettacoli rende piacevole la trattazione di argomenti scolastici e aiuta ad avvicinare al teatro” prof.ssa Marina Naldini – ITC e Liceo Sc. Newton Russell progetto Rifredi Scuola “Ritengo che spettacoli di questo tipo sono da sostenere ed incentivare poiché molto spesso, attraverso questi mezzi di espressione si riesce ad avvicinare i ragazzi molto più direttamente che con le semplici parole” prof.ssa Giovanna Donnoli – ITCG Calamandrei progetto Rifredi Scuola “Si richiede una maggiore frequenza di questi spettacoli per gli studenti a cui spesso non è possibile partecipare perchè gli spettacoli sono già esauriti” prof.ssa Carmela Panarello – Liceo Sc. Gramsci Uno, nessuno e centomila... Pirandello “Ottimo giudizio sulla sintesi storico-filosofico-letteraria oggetto della conferenza-spettacolo su Pirandello” prof.ssa Sandra Stabile – ITCG Calamandrei Eppur si muove, oscillazioni scientifico-lettererarie intorno all’opera di Galileo Galilei “Ottimo lavoro, studenti molto partecipi e soddisfatti” prof.ssa Elisabetti Oretti – Liceo Artistico di Porta Romana progetto Rifredi Scuola “Il Teatro di Rifredi offre spunti di approfondimento didattico significativo” prof.ssa Anna Ciaramelli – ITCG Calamdrei progetto Rifredi Scuola “Sostenere le iniziative del Teatro anche per le rappresentazioni mattutine” prof.ssa M.Camilla Tinti – Liceo Cl. Michelangiolo Eppur si muove, oscillazioni scientifico-lettererarie intorno all’opera di Galileo Galilei “Gli studenti hanno mostrato interesse per lo spettacolo che è stato molto coinvolgente ed esaustivo. Auspichiamo che tali iniziative siano sempre mantenute per la formazione dei nostri ragazzi” prof.ssa Anna Grassi – ITT M. Polo Eppur si muove, oscillazioni scientifico-lettererarie intorno all’opera di Galileo Galilei “ E’ stato importante il taglio che è stato dato allo spettacolo facendo emergere non solo l’uomo scienziato, ma anche l’uomo appassionato di letteratura, di filosofia, di musica, facendo vedere ai ragazzi che la cultura scientifica si integra e si amalgama a tutti gli altri saperi dell’uomo” prof.ssa Barbara Gandolfi – Liceo Sc. Gramsci

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14_Libernauta: concorso a premi Scandicci cultura

Indirizzo sede legale: Via Donizetti, 58 - 50018 Scandicci Indirizzo sede operativa: Piazzale della Resistenza - 50018 Scandicci Referente del progetto: Cleopatra Monco Telefono: 055 7591269 Fax: 055 7591589 Indirizzo di posta elettronica: direzione@scandiccicultura.it, c.monco@scandiccicultura.it Sito web. www.scandiccicultura.it Libernauta è un progetto di promozione della lettura rivolto agli studenti degli Istituti superiori che si propone di incentivare un rapporto piacevole e continuativo de ragazzi con la lettura, migliorandone quindi anche le abilità, e di stimolare l’attenzione delle biblioteche pubbliche verso gli adolescenti incentivando l’apertura di nuovi spazi e l’elaborazione di proposte di lettura mirate. Le principali attività del progetto sono le seguenti: • Concorso di lettura a premi per gli studenti che prevede la lettura di almeno 4 fra i 15 libri proposti dal comitato scientifico, in collaborazione con insegnanti e bibliotecari, e la scrittura di una breve recensione sulle schede che saranno loro consegnate nelle biblioteche stesse • Incontri di presentazione dei libri in concorso • Animazioni alla lettura condotte nelle scuole e nelle biblioteche da esperti operatori del settore e laboratori; • Incontri con scrittori e testimoni significativi per il mondo giovanile • Sviluppo del sito web www.libernauta.it e coinvolgimento dei giovani lettori • Premiazione dei vincitori sulla base dell’esame delle recensioni pervenute Al progetto partecipano 30 biblioteche pubbliche di Firenze e provincia. Dall’ultima edizione fanno parte del progetto anche 15 biblioteche del Sistema Documentario del Mugello e della Montagna Fiorentina.

Modalità di attuazione

Le scuole che aderiscono al progetto prenotano gli incontri di animazione in classe (della durata di 1 ora) e promuovono la partecipazione degli studenti al concorso. Gli studenti si iscrivono al concorso presso le biblioteche comunali, dove possono prendere in prestito i libri da leggere e ritirare la cartolina per la recensione.

Calendario delle attività

Da ottobre 2011 a giugno 2012. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Il progetto si rivolge a tutti gli Istituti di istruzione secondaria superiore dell’Area Fiorentina, Mugello e Montagna Fiorentina

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I racconti premiati Categoria: I Racconti dei Ragazzi I RACCONTI PREMIATI: VANDA di Vasco Pratolini Presentazione di Ilaria Medani della Classe 3A del Liceo Linguistico Piero Calamandrei di Sesto Fiorentino LISPETH di Rudyard Kipling Presentazione di Irene Zammarano e Teodora Plescan della Classe IA AFM dell' ISISTL Russell-Newton di Scandicci I TRENI CHE VANNO A MADRAS di Antonio Tabucchi Presentazione della Classe 4B dell'Istituto Superiore Anna Maria Enriques Agnoletti di Sesto Fiorentino Una tramvia chiamata desiderio Categoria: I Racconti dei Ragazzi 15mila libri per fermare la corsa e arrivare prima Giorgio Van Straten Quello sulla tramvia -fra Scandicci e Firenze o viceversa- è solo uno spostamento o può diventare un viaggio? Da questa domanda è nata l'idea di proporre un concorso che sfidasse i ragazzi a scegliere brevi racconti da leggere in tram. Una storia lunga quanto un percorso tra i due capolinea, da scoprire nel grande patrimonio letterario a nostra disposizione. Una storia per superare la noia, per abbreviare il tempo che quando si legge passa più in fretta, eppure per dilatarlo in un viaggio più lungo, più grande, in altri luoghi e in altri anni. Attivando l'immaginazione, come solo la lettura riesce a fare. Abbiamo anche chiesto ai partecipanti una loro presentazione del racconto selezionato. Un'introduzione di lettori che consigliano o incuriosiscono altri lettori, con strategie personali. I risultati sono stati sorprendenti, segno dell'entusiasmo e della creatività con cui gli studenti hanno risposto ad una sfida per la verità non facile, inviando le loro proposte sia individualmente sia in forma collettiva (classi o piccoli gruppi). Al comitato scientifico di Liberfest il compito di selezionare i tre racconti da pubblicare, uno per ogni giorno del festival. La scelta è stata guidata da questi semplici criteri: la piacevolezza e l'originalità della presentazione, unita alla predilezione di autori che avessero una forte attinenza con un Festival per i Giovani lettori. La preferenza è caduta sull'omaggio ad Antonio Tabucchi (recentemente scomparso) de "I treni che vanno a Madras" presentato dalla Classe 4B dell'Istituto Superiore Anna Maria Enriques Agnoletti di Sesto Fiorentino; su "Vanda" di Vasco Pratolini per la proposta di un importante scrittore fiorentino del Novecento, a cura di Ilaria Medani della Classe III A del Liceo Linguistico Piero Calamandrei di Sesto Fiorentino; e su Lispeth di Rudyard Kipling per il quale Irene Zammarano e Teodora Plescan della Classe IA AFM dell' ISISTL RussellNewton di Scandicci, hanno usato la brillante strategia del racconto nel racconto. I tre libretti realizzati vogliono essere il nostro contributo di lettori (lettori che selezionano, lettori che presentano, lettori che premiano lettori) per un piccolo ma sostanziale percorso nella letteratura, dove si può entrare anche grazie alla fermata di un tram. Buon viaggio!

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TUTTI I RACCONTI RICEVUTI : Auschwitz, città tranquilla di Primo Levi Presentazione di Eleonora Crezzini, classe III A del Liceo Linguistico Calamandrei di Sesto F.no Decameron - Giornata terza - Novella sesta di Giovanni Boccaccio Presentazione di Lara Mercuri, classe III A del Liceo Linguistico Calamandrei Sesto F.no Gru alla veneziana: una singolare ricetta del cuoco Chichibìo tratto dal Decameron di Giovanni Boccaccio Presentazione di Viola Volpi, classe II A del Liceo Linguistico Calamandrei Sesto F.no Il colombre di Dino Buzzati Presentazione di Barbetti Martina e Conticelli Sara classe 1A AFM dell'ISISTL Russell-Newton di Scandicci Il gabbiano muore sulla riva di Orhan Pamuk Presentazione di Lucrezia Bernacchi, classe III A linguistico Calamandrei di Sesto F.no Il gatto nero di Edgar Allan Poe Presentazione della classe I F del Liceo Classico Machiavelli indirizzo scientifico internazionale di Firenze Presentazione della classe II N Del Liceo Classico Machiavelli indirizzo linguistico nazionale di Firenze Il lavavetri di A. Willin Presentazione a cura della Classe III A dell'Istituto Sassetti-Peruzzi di Scandicci I GATTI DI MAGRITTE di Paolo Moscogiuri Presentazione a cura della CLASSE II B dell'Istituto SASSETTI PERUZZI di Scandicci La giara di Luigi Pirandello Presentazione di Gloria Bernacchi della classe V A del Liceo Linguistico Calamandrei di Sesto F.no La più bella donna della città tratto da Storie di ordinaria follia di Charles Bukowski Presentazione di Gaia Baldini della classe V A linguistico dell'ISSS Calamandrei di Sesto F.no L'esame di Dino Buzzati Presentazione a cura di Caselli, Casaccia, Vinciguerra della 1A AFM dell'Istituto Russell-Newton di Scandicci Presentazione a cura di Samuele Pratesi e Filippo Vignozzi della 1 A AFM dell'ISSTL Russell-Newton di Scandicci L'inutile bellezza di Guy de Maupassant Presentazione a cura della Classe II E del Liceo Artistico di Porta Romana di Firenze I gioielli di Guy de Maupassant e L'avventura di due sposi di Italo Calvino Presentazione a cura della classe I G Settore "Moda e Calzature" dell'Istituto Russell-Newton di Scandicci Oleron di Stefano Benni Presentazione a cura di Elena Genova, classe IV linguistico Calamandrei Sesto Fiorentino Orfeo Mescalero di Stefano Benni Presentazione a cura di Elisa Bianchi, classe Quinta A del Liceo linguistico Calamandrei di Sesto Fiorentino PENSIERI DI UN UOMO QUALUNQUE di Paolo Moscogiuri Presentazione a cura della CLASSE II A dell' Istituto SASSETTI PERUZZI di Scandicci Rumore di tuono di Ray Bradbury Presentazione a cura della classe 2A del Istituto Superiore Anna Maria Enriques Agnoletti di Sesto Fiorentino Sospiro di Stefano Benni Presentasione a cura della Classe II H del Liceo artistico di Porta Romana di Firenze Un matrimonio ideale di Luigi Pirandello Presentazione a cura di Giulia Compagno, classe II A del Liceo Linguistico Calamandrei di Sesto F.no Vita ridicola di Marietto Cicara di Alberto Robiati Presentazione a cura della classe III B dell'Istituto Sassetti-Peruzzi di Scandicci Vojna' kaputt! di Helga Schneider Presentazione a cura di Stela Lacaj della classe VB turistico Istituto Sassetti-Peruzzi di Firenze

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Gli Autori

Simona Baldanzi: nata nel 1977 a Firenze, vive nel Mugello. Nel 2006 esordisce col romanzo Figlia di una vestaglòia blu, ed. Fazi, che intreccia le vicende delle operaie tessili della Rifle a quelle degli operai edili della TAV in Mugello. Ha ottenuto il Premio Miglior Esordio di Fahrenhiet Radio Rai3, il Premio Minerva Letteratura di Impegno Civile ed è stato finalista al Premio Viareggio Repaci, al Premio Fiesole Narrativa under 40 e al Premio Chianti. Nel maggio 2009 è uscito Neve fra Barberino e Roncobilaccio, suo secondo romanzo. E' tra i fondatori di Scrittori in Causa ed è autrice insieme a F.Bondi e L.Sacchetti del progetto Storie Mobili. Cosimo Calamini: nato a Firenze nel 1975, lavora a Roma come sceneggiatore cinematografico ed autore di documentari per La7, History Channel e RAI3. Ricordiamo tra i vari Mar Nero con la regia di Federico Bondi. Con Garzanti ha pubblicato il suo primo romanzo, Poco più di niente (2008) vincitore del Premio letterario internazionale Feudo di Maida per la narrativa e nel 2010 Le querce non fanno limoni. Laura Del Lama: è nata nel 1975 a Firenze dove vive e lavora. Ha tenuto corsi di animazione alla lettura per bambini, e studia come operatore tecnico comunicazione LIS (Lingua dei Segni Italiana). Nel 2009 esce per Cult Edizioni il suo primo romanzo Non so dove ho sbagliato. Martino Ferro: è nato nel 1974 a Firenze, ora vive a Milano. Come sceneggiatore e autore ha lavorato per il cinema, il teatro, la radio e la televisione. Per MTV è autore del programma "I soliti idioti". Con il suo primo romanzo Il primo che sorride ha vinto il Premio Calvino 2005. Nel 2010 ha pubblicato per Einaudi La ventunesima donna. Fabio Genovesi: nato a Forte dei Marmi nel 1974, scrive monologhi e spettacoli teatrali, soggetti per il cinema e documentari, traduce vari autori americani legati alla musica. Conduce un programma radiofonico heavy metal, e collabora con Flash, Rolling Stone, GQ, La Repubblica, Il Tirreno, Satisfiction e altri giornali. Nel 2007 esce – solo in Toscana – la raccolta di racconti Il bricco dei vermi, e l'anno successivo tocca al primo romanzo, Versilia Rock City (Transeuropa), ristampato nel marzo 2012 da Mondadori che nel gennaio 2011 ha pubblicato il suo secondo romanzo, Esche Vive. Ilaria Giannini: nata nel 1982 a Pietrasanta (Lucca), vive e lavora a Firenze come giornalista al portale della Regione Toscana Intoscana.it. Ha pubblicato racconti nelle antologie di Edizoni ETS, Giulio Perrone Editore e Las Vegas Edizioni. Raccoglie poesie e racconti brevi nel suo blog www.traccenellarete.splinder.com. Facciamo finta che sia per sempre è il suo primo romanzo edito da Intermezzi nel 2009. Emiliano Gucci: è nato nel 1975 nei dintorni di Firenze, dove vive. Per Fazi Editore ha pubblicato i romanzi Donne e topi (2004, vincitore del Premio Scrittore Toscano dell'Anno, finalista al Premio Fiesole, Segnalazione per il Premio del Giovedì Marisa Rusconi) e Sto da cani (2006), e per Ugo Guanda Editore, nel marzo 2008, Un'inquilina particolare (finalista Premio Zocca). Ha pubblicato articoli e racconti su quotidiani, riviste e antologie varie, tra le quali ricordiamo Città in nero e Delitti in provincia (Guanda) e Family Day (Sperling & Kupfer, 2008). Nel 2007 ha partecipato a L'ingenuo creativo - progetto di divertimento linguistico, vagabondaggio fabulatorio e produzione creativa destinato a ragazzi diversamente abili. Il suo ultimo romanzo è L'umanità (Elliot edizioni, 2010). Alessandro Raveggi: è nato a Firenze nel 1980. Ha pubblicato quattro libri per gli editori Transeuropa, Zona e Titivillus edizioni. Di prossima uscita Calvino americano (Le Lettere) e il romanzo Nella vasca dei terribili piranha (Effigie). I suoi testi sono apparsi in importanti riviste italiane, tra le quali Poesia, Il Verri, Doppiozero, Alfabeta2, Nazione indiana, Carmilla, Il primo amore, Nuova Prosa, Semicerchio, oltre che in molte antologie nazionali e internazionali. Dal 2009 al 2011 ha curato la collana di narrativa di qualità Novevolt e il festival letterario Ultra di Firenze. Attualmente si dedica alla ricerca accademica e alla scrittura, tra Italia e Messico. Vanni Santoni: nato a Montevarchi nel 1978, dopo l'esordio, nel 2004, sulle pagine della rivista Mostro, vince nel 2005 il concorso Fuoriclasse della casa editrice Vallecchi con il testo Vasilij e la morte. Nel 2006 vince il concorso Scrittomisto della editrice RGB e pubblica Personaggi-precari, un libro sperimentale tradotto in inglese e in francese. Nel 2007 è cofondatore del progetto di scrittura collettiva SIC - Scrittura Industriale Collettiva, presentato al Festival Internazionale del libro di Torino. Nel 2008 pubblica il suo secondo libro Gli interessi in comune per Feltrinelli, finalista al premio Zocca 2009, mentre nel 2008 gli viene assegnato il Premio selezione "Scrittore toscano dell'anno". Nell'ottobre 2011 è uscito il suo terzo romanzo, Se fossi foco arderei Firenze per Laterza. Flavia Piccinni: è nata a Taranto nel 1986 ma ha trascorso l'adolescenza a Lucca. Nel 2005 ha vinto il Premio Campiello Giovani e il concorso Subway. Nel 2007 ha pubblicato Adesso tienimi pubblicato da Fazi Editore. Suoi racconti sono apparsi su "Nuovi Argomenti", "Nazione Indiana" e in numerose antologie, fra cui Voi siete qui (minimum fax). Ha curato le antologie Nulla per sempre e Under 18, quest'ultima dedicata agli autori emergenti. Paola Presciuttini: fiorentina di nascita, ha pubblicato giovanissima il libro di racconti Occhi di grano (Sensibili alle foglie, 1994) e il romanzo Comparse (Tropea, 1999). Nel 2004 pubblica Non dire il mio nome per Meridiano Zero e Il ragazzo orchidea nel 2009. Negli anni, alla scrittura ha affiancato svariati lavori: lavapiatti, pony espress, gelataia. Ora tiene corsi di scrittura creativa e scrive per il teatro, la radio, la pubblicità.

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15_Legalità e lavoro Il giorno della civetta di Sciascia Metello di Vasco Pratolini Indirizzo sede legale: Viale Belfiore, 36 - 50144 Firenze Indirizzo sede operativa: Teatro delle Spiagge, via del Pesciolino, 26/A - Firenze Referenti del progetto: Giulia Attucci, Cristian Palmi Telefono: 055 310230 - 329 4187925 - 338 2113195 Fax: 055 310230 Indirizzo di posta elettronica: info@teatridimbarco.it Sito web: www.teatridimbarco.it Si tratta di un progetto sulla cultura della legalità e in particolare sulla formazione alla cittadinanza consapevole e all’impegno civile, che interagisce direttamente con il programma scolastico di letteratura e di storia e che comprende due pacchetti di proposte che partono da due letture spettacolo: Il primo pacchetto • Il giorno della civetta di Leonardo Sascia, lettura/spettacolo • La linea della Palma, proiezione del documentario video/fotografico sul tema della mafia • Il coraggio dell’onestà, un incontro tra gli studenti delle scuole e i ragazzi che hanno partecipato ai campi di lavoro in Sicilia sui terreni confiscati alla mafia • A voce alta, lezioni didattiche sulla lettura ad alta voce Il secondo pacchetto • Il Metello di Pratolini, lettura/spettacolo • In bilico sull’impalcatura, proiezione del documentario video/fotografico sul tema del lavoro • La dignità del lavoro, un incontro tra gli studenti delle scuole e alcuni giovani impegnati nei sindacati; • A voce alta, lezioni didattiche sulla lettura ad alta voce.

Modalità di attuazione

Il progetto verrà presentato al Teatro delle Spiagge di Firenze per tre repliche in matinée. Come prima cosa gli studenti assisteranno alla lettura/spettacolo(50 minuti), poi seguiranno la proiezione del video (15 minuti). Dopo una pausa (10 minuti) ci sarà l’incontro “peer education” con i ragazzi che hanno partecipato ai campi di lavoro (45 minuti). Per un totale di circa 2 ore. Inizio ore 9,30. Il progetto prevede anche tre lezioni didattiche. Le lezioni didattiche avranno la durata di 55 minuti e verranno tenute negli istituti scolastici.

Calendario delle attività

Da gennaio ad aprile 2012. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: La capienza del Teatro delle Spiagge è di 99 posti. Per le tre giornate del progetto è previsto quindi un coinvolgimento di circa 300 studenti. Con un massimo di 6 istituti presenti con due classi ciascuno. Alle lezioni didattiche sulla lettura ad alta voce, da effettuare nelle scuole, è previsto un massimo di 150 studenti.

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1 6 _ ALT Altrimondi Lavoratorio teatro Associazione Venti Lucenti

Indirizzo: Via Senese, 309 - 50124 Firenze Referente del progetto: Manu Lalli Telefono: 055 2320593 - 055 2322057 - 339 6551083 Indirizzo di posta elettronica: direzione@ventilucenti.it, manulalli@tiscali.it Sito web: www.ventilucenti.it Il progetto ALT nasce dall’esperienza pluriennale che l’Associazione Venti Lucenti ha maturato nel continuo lavoro nelle scuole e nasce dalla convinzione che il teatro possa essere uno dei tanti terreni nei quali si possano costruire le condizioni per una vera e propria integrazione fra ragazzi normodotati e diversamente abili. Il progetto sostiene efficacemente tale integrazione attraverso un percorso incentrato sul riconoscimento delle proprie potenzialità espressive e sulle relative capacità, una progressiva acquisizione di sicurezza di sé ed un attento lavoro di creazione di gruppo. Il progetto attribuisce un grande significato alla pratica artistica per lo sviluppo delle potenzialità espressive e relazionali di ciascuno considerando l’azione come percorso di crescita altamente significativo per l’affermazione dell’individuo. Il progetto promuove una diversa cultura della disabilità considerandola come un’esperienza umana universale che spinge l’individuo a superare i limiti e le barriere interni e/o esogeni sviluppando le proprie risorse.

Modalità di attuazione

Realizzazione di due laboratori: uno presso il Circolo l’Affratellamento di Firenze e l’altro presso il Liceo Gobetti. Entrambi i laboratori sono aperti agli studenti di tutti gli Istituti superiori che ne facciano richiesta, attraverso i loro insegnanti, fino a un numero massimo di 60 studenti per laboratorio. Al termine dei laboratori saranno realizzati due spettacoli: uno ispirato al mito di Ulisse presso il Teatro della Società ricreativa di Ricorboli l’Affratellamento e uno ispirato all’Oristea di Eschilo alla conclusione di un percorso centrato sul tema della giustizia e dell’educazione alla legalità. Lo spettacolo su Ulisse sarà replicato presso un altro teatro di Firenze.Il progetto prevede anche tre uscite al Teatro della Pergola di Firenze per assistere a spettacoli del cartellone.

Calendario delle attività

I laboratori teatrali avranno luogo nel periodo ottobre 2011 aprile/maggio 2012. Aprile 2012: messa in scena dello spettacolo ispirato al mito di Ulisse Maggio 2012: messa in scena dello spettacolo su Orestea Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Circa 60 studenti per ogni laboratorio.

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VENTI LUCENTI Altrimondi Laboratorio Teatrale PROGETTO DI INTEGRAZIONE E SCAMBIO ATTRAVERSO IL TEATRO ALT! nasce dalla convinzione che il teatro possa essere uno dei tanti terreni nei quali si possano costruire le condizioni per una vera e propria integrazione fra ragazzi normodotati e diversamente abili, elemento costitutivo di una società giusta. Il paradosso soltanto apparente sul quale poggia la nostra convinzione è infatti che proprio perché il teatro è lo spazio dell’invenzione di una realtà altra, fantasticamente costruita, si presti all’azzeramento di pregiudizi e ostacoli psicologici e culturali e riconosca a tutti la capacità di immaginare e interpretare. In questo contesto, la scommessa che abbiamo sempre fatto, e fino ad adesso vinta, è stata quella di costruire esperienze nelle quali tutti vengano considerati importanti e sentano riconosciute le loro capacità, per particolari che siano. Il lavoro di una compagnia teatrale che prepara uno spettacolo mette gli attori nella condizione di interagire in modo sano con la diversità, sia essa fisica, psicologica, o di attitudine. E lo spettacolo è il contenitore che costruiamo perché ognuno, senza ansia, senza vergogna, possa esporsi, collocare la propria stranezza e originalità nel giusto posto. In un gruppo nel quale convivono e interagiscono normodotati e diversamente abili, i primi ricevono moltissimo dai secondi, in termini di apertura mentale sul mondo, di comprensione della diversità, di cura di sé e degli altri, di autostima e di accoglienza. Il legame per noi inscindibile fra l’accettazione dell’altro e il percorso di una società verso la realizzazione della giustizia è tale che il progetto ha nel tempo sviluppato due percorsi: uno centrato sulla diversa abilità, l’altro sull’educazione alla legalità. Il Progetto ALT! si è sviluppato in due parti complementari che vengono organizzate con due scuole di riferimento, ma sono sempre aperte al territorio provinciale e parte proprio dall’idea dell’integrazione a tutti i livelli, sia di persone che vengono da altri paesi sia di persone che sono, troppo spesso, viste come “diverse” (come se esistesse da qualche parte non si sa dove un mondo degli “Uguali” e come se essere uguali potesse essere, oggi -in questo mondo così complesso e carico di infinite sfaccettature - qualcosa di positivo). L’idea è stata quella di realizzare due spettacoli teatrali, al termine di due veri e propri laboratori aperti a tutti, facendo forza proprio sulla diversità e rivolto alla riflessione su quanto questa diversità faccia paura. Laboratorio ALT VENTI LUCENTI - SPETTACOLO “Nostòs – Il Ritorno” Ispirato all’Odissea di Omero regia Manu Lalli Teatro dell’Affratellamento 100 partecipanti (lo spettacolo è stato poi realizzato da 78 ragazzi), provenienti da vari istituti del territorio fiorentino, ma la cui ampia maggioranza frequenta l’Istituto Elsa Morante, hanno frequentato un laboratorio presso il teatro della Società Ricreativa di Ricorboli l’Affratellamento. Competenze relazionali:, capacità di lavoro in equipe, rispetto degli altri, acquisizione di fiducia in se stessi, presa di coscienza delle proprie capacità e potenzialità Particolarmente adatto e funzionale alla crescita del gruppo è apparso il contenuto scelto, ovvero il ritorno di Ulisse (Nostos), letto attraverso le lenti deformanti, o vere?, di Penelope. Un universo fantastico senza sfumature, nel quale agiscono personaggi fantastici e affascinanti; un punto di vista che privilegi il racconto, ma soprattutto l’azione da parte della donna (figura tanto schiacciata nell’antichità quanto simbolicamente ricchissima per chi si sente minoranza oggi); l’idea del viaggio come metafora di una vita travagliata; ma anche la possibilità di riscatto; questi alcuni degli ingredienti che hanno sicuramente agito da catalizzatore di un gruppo che ha accolto nuovi ragazzi e prodotto un lavoro che se sul piano artistico ha toccato livelli molto interessanti sul piano umano ha travolto il pubblico (più del solito). Laboratorio ALT VENTI LUCENTI - Spettacolo “Orestea, la nascita della giustizia” Ispirato all’Orestea di Eschilo Regia di Manu Lalli Teatro L’Affratellamento Presso la palestra del Liceo Gobetti di Bagno a Ripoli si è svolto il laboratorio teatrale, aperto al territorio di Bagno a Ripoli che partendo dall’Orestea di Eschilo ha sviluppato una riflessione sull’educazione alla Legalità (attività sulla quale la scuola sta già lavorando) per rendere quella teatrale un’esperienza di crescita tout court, anche sul piano della coscienza civile. Il laboratorio ha visto la partecipazione di cinquanta studenti ha avuto anche dei momenti di approfondimento culturale proprio sull’Educazione alla legalità, con particolare riferimento a quei fatti e a quei comportamenti che nel nostro paese, viene da dire da sempre, hanno ostacolato il diffondersi di buone pratiche e del senso di appartenenza ad una forte comunità civile. Gli studenti sono stati invitati ad un ciclo di conferenze che si sono tenute presso la Biblioteca Comunale di Bagno a Ripoli su Legalità e identità nazionale. Ma soprattutto ( e questa esperienza ha rappresentato per il gruppo una svolta importante) hanno partecipato alla Giornata della Memoria delle vittime di Mafia e dell’impegno civile che si è svolta presso l’ex tribunale di Firenze e realizzata in collaborazione con l’associazione Libera. In quell’occasione, tre brevi interventi performativi sono stati inseriti nella lettura dei nomi delle quasi 2000 vittime della mafia.

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17 _ Tr ave r s a r C o n f i n i

Associazione Culturale Versiliadanza Indirizzo: Via G.F. Mariti, 29 - 50127 Firenze Referente del progetto: Angela Torriani Evangelisti Telefono: 055 350986 Fax: 055 350986 Indirizzo di posta elettronica: info@versiliadanza.it Sito web: www.versiliadanza.it Il progetto prevede Laboratori di Danza, Movimento e Arte terapia rivolti a studenti e insegnanti degli Istituti Superiori della Provincia di Firenze. L’Arte e la Danza come movimento o espressione del linguaggio del corpo, contribuiscono allo sviluppo della personalità, delle potenzialità creative e relazionali di ogni essere umano. Il progetto è rivolto a tutto il gruppo-classe. Il progetto prevede due tipi di interventi sia in orario scolastico che con laboratori pomeridiani: • Laboratorio per ragazzi anche diversamente abili o con problematiche relazionali • Laboratorio per professori e professori di sostegno I laboratori per gli Studenti prevedono: movimento e lavoro creativo, lavoro sull’ascolto reciproco, lavoro con strumenti e materiali, ove possibile danze con strutture geometriche e ritmiche ben definite. Il programma del laboratorio può essere anche definito con l’Insegnante individuando un tema o un indirizzo. I laboratori per i Professori prevedono: analisi del movimento teorica e pratica, movimento creativo, danze con strutture geometriche e ritmiche ben definite.

Calendario delle attività

Fine ottobre – novembre 2011 incontri con i professori e definizione programma e orari. Dicembre 2011 – maggio 2012 svolgimento delle lezioni.

Modalità di attuazione

Modulo 1 Laboratorio permanente per Studenti:18/20 incontri di 2h circa, in orario scolastico o pomeridiano (da dicembre/ gennaio a maggio con incontri settimanali) Modulo 2 Laboratorio di sensibilizzazione per Studenti: 6/8 incontri di 2h circa, in orario scolastico o pomeridiano (dicembre- febbraio/gennaio-aprile in accordo con i professori) Modulo 3 Laboratorio di formazione per Insegnanti:15 incontri di 2h circa, in orario scolastico o pomeridiano (da dicembre/ gennaio a maggio con incontri settimanali); Modulo 4 Laboratorio di approfondimento per Insegnanti e operatori del settore: 1 incontro di 8h/10h circa, in un fine settimana da definirsi con un docente ospite specializzato in materie di Danza Movimento Terapia e Psichiatria/Salute mentale. Numero massimo di Istituti e studenti che potranno aderire al progetto: Circa 200 studenti e 15/20 insegnanti.

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TRAVERSAR CONFINI

un progetto a cura di VERSILIADANZA con il sostegno di PROVINCIA DI FIRENZE ASSESSORATO ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE fotografie di Andrea Ulivi anno scolastico 2011-2012

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ER D A QU

L UO SC DI

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Mi piace tenere dei fiori davanti alla finestra della le e sognatrice… ma sempre stereotipata nella mia testa, proiettata per dare un’imolo di quei finti personaggi per più di una settimana, fortunatamente. Ricordo la mia classe, una classe come tante altre, con le pareti bian

NO

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S o i i v o i l z t l a a re c i o u t i d D it n r E o i i anz t t D e g M o 6 r 1 P n° Via

Mi piace tenere dei fiori davanti alla finestra della stanza nella quale mi devo prestare. Mi danno un senso di malinconicaserenità,eilloroprofumomimettedibuonumore.Spesso,negliarchiditempocheseparanounricevimentoda unaltro,miaffaccioaguardareilfuori,arespiraresognieideelontane,mentreconilprofumodeifioriinseguoricordi.I ciclaminichehoadessomifannovenireinmentequelbuonodorecheavevalamiaprofessoressadiitaliano,allesuperiori:unasignorasullacinquantina,ilvisotondomafresco,icapellimorbidiegliocchidinuvoleecielo.Quantoadoravo quelladonna.Inrealtà,qualsiasiimmaginerelativaaitempidellascuolahaorasudimeuneffettodirimpiantatenerezza. Ricordo l’entusiasmo dei primi giorni dell’anno scolastico, pieni di ottimismo, di voglia di scoprire, di mettersi in gioco… eppure in un certo senso, quasi caratterizzati da una certa superficialità. O meglio, direi da un’importanza alla superficie. Ogni volta all’inizio dell’anno volevo apparire qualcuno di diverso dalla me stessa che non sono mai riuscita ad accettare fino in fondo. Una volta più sicura e determinata, un’altra più misteriosa ed esotica, un’altra ancora originale e sognatrice… ma sempre stereotipata nella mia testa, proiettata per dare un’immagine interessante o nuova di me all’anno che doveva iniziare. Non sono mai riuscita a mantenermi nel ruolo di quei finti personaggi per più di una settimana, fortunatamente. Ricordo la mia classe, una classe come tante altre, con le pareti bianche, le stecche di legno per attaccare le cartine geografiche che a metà dell’anno sparivano sempre per qualche motivo, le finestre luminose tutte da un lato, che d’inverno facevano passare il freddo e a primavera riflettevano il timido tepore dei raggi solari. Ricordoimieicompagni,unoperuno,potreidistinguerneperfettamenteilineamentidelvolto.Soancoraamemorial’ordinealfabeticodell’appello,chequalcheprofessoresiterisatehoaccesoilmiovoltoduranteleorechepassavoascuola,risate

a i c n i v o r P e e i z n d o n i e z r u i e r t s o F i I d e tu n


Quaderno di Scuola