Il ns. campanile nr. 281

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PERIODICO DI INFORMAZIONE DELLA VALLE DELLÕ AGNO

Taxe percue (Tassa riscossa) allÕ Ufficio Postale di Vicenza - Italy Û 2,00 - GRATIS AI SOCI -

BIMESTRALE EDITO DA: ASSOCIAZIONE PRO VALDAGNO

ANNO LIX - N. 3 Luglio/Agosto 2014

Recapito: 36078 Valdagno (Vicenza) - Viale Trento, 4/6 - Telefono 0445 401190 - www:provaldagno.com Direttore Responsabile: Gianni Luigi Spagnolo - Direttore: Vittorio Visonà - Redazione: A. Petrin, V.a Sandri, F. Vitetta. Stampa: Tipografia Danzo srl - 36073 Cornedo, Via Monte Ortigara, 83 - Impaginazione Grafica: Elena Chemello

Reg. Tribunale di Vicenza n. 92 (22 /12/1956) Sped. in Abb.Post.Comma 20/b Art.2 L. 662/96 Ufficio Postale di Vicenza Ferrovia. Pubb. - 70%

Un’estate strana, ma non troppo per la nostra valle

IL CONSORZIO DI PRO LOCO AGNO CHIAMPO

RAGIONARE SUL TEMPO E CAPIRE COME IL CLIMA DETERMINA LA STORIA di Gianna Dalle Rive

La Big Society Carissimi Soci e lettori, colgo l'occasione per parlarvi in questo numero del volontariato inteso come modo di mettere a disposizione il proprio tempo a favore di un progetto o di un obiettivo o semplicemente per fare parte di una squadra che opera per gli “altri”. Noi Italiani siamo sempre stati generosi ma spesso lo facciamo senza capire, nel profondo, per cosa o perchè ci rendiamo disponibili , al punto che oggi abbiamo perso il senso di questo valore. Gli Inglesi invece hanno studiato a fondo questo fenomeno ed hanno chiamato tutto questo “Big Society”. Il grande valore di queste libere Associazioni civiche, sportive, no-profit ecc. è che riescono a fare di più con meno risorse, con meno sprechi e con più efficienza là dove lo Stato non arriva. La Big Society è generosa, di alta idealità, capace, dimostrando di saper ottenere successi in tutti campi in cui si è cimentata: dal mondo della disabilità, associazionistico, sportivo, sociale e dalla Protezione Civile. Molte Associazioni hanno sempre funzionato così, tutti assolutamente volontari che hanno speso, molte volte, prima l'anima e poi qualche soldo proprio ,con slancio, generosità e tanta buona volontà. Oggi in Italia sono quasi cinque milioni coloro che s'impegnano nel volontariato, gente di valore, gente meravigliosa che sente di dover fare quello che fa non per denaro ma perchè è bene farlo. “Big Society” dunque non solo perchè sono in tanti , ma soprattutto perchè è grande la loro visione della vita. continua a pag.2

Le ÒM emorieÓ di Bernardo Bocchese, valdagnese (17551833), sono fonte inesauribile di riflessioni sulla storia piccola e grande, intendendo la storia del territorio dove noi ora viviamo, e la storia del continente e del mondo. Dal punto di vista del clima questo 2014 • stato un anno abbastanza singolare. In pratica dall'ottobre del 2013 le piogge sono state quotidiane, pur con varia intensitˆ. Un inverno eccezionalmente mite, nebbioso, umido, seguito da una smorta primavera sempre fiacca, e da un'estate umidissima e relativamente fredda. La vegetazione non sembra averne sofferto, almeno dove non sono intervenute calamitˆ come la tempesta. Boschi verdissimi e prati che hanno permesso anche quattro fienagioni sono il risultato di lunghe ore di luce, clima tiepido e incessanti annaffiature. Montagne smeraldine e ruscelli, fiumi e laghi gonfi d'acqua, quando due o tre anni or sono guardavamo sconsolati e preoccupati i campi riarsi e i bacini idroelettrici delle Alpi svuotati per poter irrigare i campi della pianura. Capricci del clima. Non ci inoltriamo qui nel dibattito tra chi li attribuisce al normale avvicendarsi pi• o meno casuale di cicli buoni e cattivi, e chi sostiene con argomentazioni sempre pi• stringenti che nel mutamento climatico gioca pesantemente e in modo imprevedibile l'attivitˆ umana. I pi• catastrofisti si spingono a prevedere che l'aumento di calore nell'atmosfera, e quindi dell'energia complessiva, porterˆ ad una esacerbazione dei fenomeni climatici, con tempeste sempre pi• potenti, inondazioni in alcune zone e tremende siccitˆ in altre, fino all'ecatombe della nostra specie. Poi, il pianeta potrˆ lentamente

guarire, e forse rimarranno labili tracce del passaggio dell'umanitˆ, come • accaduto ai grandi rettili che vivevano sulla Terra ere geologiche or sono. Tornando ad una scala Òu manaÓ, dicevamo che le memorie di Bocchese sono interessanti anche per l'aspetto del clima, che egli aveva cura di annotare diligentemente quasi giorno per giorno. Leggendo del 13 agosto 1815, domenica, troviamo (e trascriviamo in linguaggio corrente) che: ÒF u esposto il Santissimo, e vi si

passava davanti cantando come di consueto. L'indomani, luned“, fu esposta la reliquia di San Clemente, e portata in processione. Il marted“ fu la volta di una processione in onore della Madonna: tutto perch• il tempo si rasserenasse, e rimanesse stabile. Da Novale, per lo stesso motivo, ci fu la processione con la Madonna a Santa Maria di Panisacco, con la messa cantata. In tutte le parrocchie di Vicenza continua a pag. 3

Vittorio Visonˆ : Ò AriaÓ 2012 - tempera, gesso su carta (70x100) Segue servizio a pag. 5

Un programma per la valorizzazione del patrimonio rurale storico culturale ed economico della Montagna Vicentina II Programma di Sviluppo Locale (PSL) del GAL (Gruppo di Azione Locale) ha per tema centrale lÕ incentivazione delle attivitˆ turistiche in grado di generare ricadute economiche all'interno del territorio della Montagna Vicentina compresa idealmente tra il fiume Brenta e il Parco Naturale Regionale della Lessinia. In particolar modo si fa riferimento all' attivazione e valorizzazione di quelle realtˆ a vocazione turistica in grado di coniugare il binomio territorio - componenti storico culturali, economiche e umane attraverso la messa in rete delle eccellenze per lo sviluppo di un turismo nuovo e sostenibile. L'intervento • coerente con le linee strategiche inserite nel PSL del Gal Montagna Vicentina intitolato "Valorizzazione del patrimonio rurale della montagna vicentina nelle sue componenti storico culturali, economiche e umane" in quanto dˆ attuazione alle linee strategiche individuate. L'obiettivo strategico e supportare la progettazione, realizzazione e commercializzazione di pacchetti turistici in grado di generare un incoming turistico di nicchia basato su specifiche motivazioni, che spingono turisti e visitatori a fruire di servizi e proposte adeguate a rappresentare le peculiaritˆ del territorio dell' Agno-Chiampo. In questo modo si punta a incrementare il flusso turistico sul territorio del GAL con l' obiettivo di guidare il turista alla scoperta non solo del paesaggio, ma anche dei prodotti tipici e delle peculiaritˆ nascoste del territorio. Far conoscere quindi i prodotti e le eccellenze enogastronomiche dell'alta provincia vicentina, non significa solo limitare la visita del nostro

continua a pag. 2...

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< da pag. 1 Ó Big Society....Ó

Provaldagno, nella sua oltre centenaria vita di Associazione di volontariato, ne ha viste molte di persone impegnate a portare avanti questa grande idea di operare per il bene del nostro territorio, e quindi di noi stessi, senza finora essersi mai considerati una “Big Society”. Dobbiamo però tutti quanti continuare a credere che questa unione e questa forza siano la linfa per fare sempre meglio e sempre di più. Attività ne stiamo facendo molte, con tenacia, determinazione e consapevolezza per ciò che vogliamo raggiungere ma per fare questo, e farlo bene, abbiamo bisogno di risorse, di competenze, o semplicemente di disponibilità. Rendetevi dunque disponibili ad esserci di aiuto, regalateci un po’ del vostro tempo libero, portiamo avanti insieme, con generosità, questo sogno di rivitalizzare il nostro bel paese. Insieme saremo una squadra sempre più forte e raggiungeremo un indubbio successo! Emanuela Perin Presidente ProValdagno < da pag. 1 Ó Il Consorzio di Pro Loco...Ó

territorio ai poli turistici pi• attrattivi, bens“ sviluppare e sostenere differenti progettualitˆ che animano il nostro territorio con lo specifico intento di trattenere il turista il pi• possibile nel nostro territorio evitando il fenomeno del cosiddetto "cannibalismo turistico". Fenomeno che vogliamo arginare in quanto non • in grado di attivare l'indotto turistico locale (strutture ricettive, commercializzazione prodotti enogastronomici, servizi, etc.) perch• costituito da un turismo mordi e fuggi, molto spesso alimentato da tour operator o bus operator, che propongono visite lampo ai principali poli attrattivi del Veneto in pochi giorni. Differentemente da questa visione, il presente progetto si pone l'obiettivo di sviluppare l'abbinamento prodotto/territorio e sfruttare tutte le possibili sinergie da esso derivanti per trattenere il pi• possibile i turisti nel pregevole territorio dell'Agno-Chiampo. L'intervento programmato si pone questi obiettivi: 1) Recupero e valorizzazione del patrimonio rurale, in particolar modo attraverso l'animazione e la valorizzazione del patrimonio artistico-architettonico; 2) qualificazione promozione dell'offerta turistica attraverso l'incentivazione di attivitˆ, servizi turistici rurali e la valorizzazione delle tipicitˆ e p roduzioni a Marchio locali. Il Consorzio ÒL a Serenissima Agno-ChiampoÓ sposa quindi la linea del turismo motivazionale

Hanno collaborato a questo numero: Adelchi Carlotto, Gianna Dalle Rive, Giorgio Pirana, Gianni Luigi Spagnolo, Beni Visonˆ , Vittorio Visonˆ ,

Impaginazione grafica: Elena Chemello

Stampa:

Tipografia Danzo srl Cornedo Vic.no

animando e veicolando l'offerta turistica attraverso le eccellenze che creano valore nel territorio. Questi i focus strettamente collegati alla strategia del PSL del Gal della Montagna Vicentina: - valenze monumentali (centri storici, luoghi della Grande Guerra, ecc.); - gli ambiti del paesaggio; - gli ambiti naturalistici, le riserve naturali, i parchi; - il sistema dell'ospitalitˆ, le strutture ricettive, ecc.; - il sistema legato alla formazione e all'aggiornamento delle professionalitˆ; - il sistema del benessere; - il turismo montano e Pedemontano; - il sistema della cultura e della storia; - il sistema ecomuseale; - il sistema dell'enogastronomia. A livello di programmazione regionale • importante ricordare il progetto di qualificazione del territorio delle Prealpi Venete per lo sviluppo delle attivitˆ turistiche, delle tradizioni storiche, culturali e delle produzioni tipiche ed artigianali promosso dalla Regione Veneto con la DGR n. 2428 del 14.10.2010 denominato "Valorizzazione e promozione integrata della Pedemontana Veneta". Si tratta di un progetto pilota di "eccellenza turistica" con il quale la Regione Veneto intende avviare un nuovo tematismo turistico dopo i cinque tradizionali: mare, monti, laghi, cittˆ d'arte, terme. Il proposito • quello di offrire un nuovo prodotto turistico: il "Paesaggio culturale", ovvero il turismo di esplorazione del territorio, di conoscenza dell'insieme del fattore climatico, del paesaggio, della storia, delle tradizioni e della dimensione culturale del territorio regionale. Per questo tipo di prodotto/tematismo turistico • necessario costituire elementi di attrazione diversi ed originali, in grado di passare da un ''turismo di destinazione" ad un ''turismo di motivazione" che consenta quindi di prospettare ai turisti motivi di ritorno nel nostro territorio anche, e soprattutto, in periodi stagionali nei quali non sono attive le pi• famose destinazioni turistiche. Ricollegandoci a quanto sostenuto nel precedente paragrafo, l'obiettivo primario del presente progetto e sostenere quelle attivitˆ turistiche che inducono il turista ad esplorare le eccellenze presenti sul territorio e pertanto la motivazione a trattenersi pi• giorni. Si tratta di un turismo particolare e con proprie specificitˆ determinate dalle seguenti caratteristiche: il contesto coinvolge prevalentemente centri d'arte minori e agro-ecopaesaggi sparsi nel Veneto; • un turismo itinerante, che predilige circuiti, itinerari, escursioni o forme di ''turismo hub"; preferisce sistemazioni e strutture ricettive con caratteri di tipicitˆ ; • interessato a diversi aspetti ed esperienze del territorio; • un turismo che tende ad informarsi in maniera pi• dettagliata prima di fare la vacanza. Questa tipologia di turista si distingue inoltre per gli elementi relativi a ruralitˆ, enogastronomia, ville, centri minori, monumenti di pregio, cittˆ murate, e centri rurali. Solitamente cerca esperienze turistiche memorabili adottando mezzi continua a pag. 8

DAI ”FATTI PERSONALI” ALL’INTERESSE COLLETTIVO Abbiamo chiesto ospitalitˆ su questo storico periodico cittadino per poter rispondere all'editoriale dal titolo "Per fatto personale", pubblicato sull'ultimo numero de Il Nostro Campanile a firma del direttore dott. Gianni Spagnolo. Nel pezzo - dichiarandosi interprete anche del sentimento di Vittorio Visonˆ - Spagnolo critica pesantemente la recente esposizione "Non potendomi arrampicare sulle nuvole, presi per le colline", a cura di Eva Fabbris, voluta dall'Amministrazione Comunale per celebrare i 40 anni della Galleria Civica. In buona sostanza, Spagnolo ci accusa di non aver ricordato "degnamente" la storia della Galleria Civica. Potremmo limitarci a rispondere che quanto scritto semplicemente non corrisponde al vero. I passaggi fondamentali della storia della Galleria Civica sono stati presenti nel materiale informativo, pubblicati sul web, ben raccontati in ampi servizi giornalistici, accennati nei discorsi di presentazione. In effetti, nell'accusa che ci viene rivolta, • facile riscontrare - e lo facciamo con profonda amarezzastrumentalizzazioni e disinformazione. Si • scritto che avremmo compiuto "gaffe clamorose", sbagliato le date, che non avremmo voluto citare la prima mostra di Franco Meneguzzo che inaugur˜ la Galleria nel dicembre del 1973. Le date sono state citate, sono presenti nei materiali promozionali, nelle cartelle stampa, negli speciali realizzati da Il Giornale di Vicenza sull'esposizione e sulla storia della Galleria. Conosciamo bene chi siano state le figure che in 40 anni hanno contribuito alla storia della Galleria. Franco Meneguzzo, poi, • stato ricordato proprio dalle nostre Amministrazioni, con una importante mostra personale e con l'allestimento di una sala comunale, quella dove si riunisce la Giunta, dedicata alla sua "Marana". Come si pu˜ sostenere che vi siano gaffe o presunte omissioni su questi punti? Non riusciamo a trovarvi una ragione, se non una esplicita volontˆ di strumentalizzazione. D'altro canto ricordiamo ai lettori che Gianni Spagnolo - nelle stesse settimane in cui si • prodotto nel suo esercizio critico - • stato protagonista di un'intensa attivitˆ politica, in contrapposizione alle attuali Amministrazioni Comunali: si • candidato prima a sindaco di Valdagno (candidatura poi ritirata), poi a Consigliere Comunale (non eletto), poi perfino a deputato europeo (non eletto). Solo una coincidenza? Difficile crederlo. Ma, una volta adempiuto alle dovute e facili smentite, vorremmo cogliere l'occasione per una riflessione pi• ampia, che lasci a margine i "fatti personali", per toccare temi pi• generali, di interesse collettivo. In effetti, la critica chiama in causa le scelte compiute per celebrare i 40 anni della Galleria. Questo • il punto che riteniamo pi• interessante. Infatti, la mostra di Eva Fabbris aveva l'evidente e dichiarato obiettivo di "aprire" la Galleria, di farla dialogare con la cittˆ, i suoi luoghi e i suoi cittadini, per lanciare un dibattito sul suo ruolo nel contesto culturale valdagnese. Per questa ragione sono stati scelti artisti tendenzialmente giovani, linguaggi di forte contemporaneitˆ, una curatrice di esperienza internazionale, una logistica diffusa con opere esposte in molti dei pi• significativi luoghi dell'identitˆ cittadina: non solo la Galleria Civica di Villa Valle, dunque, ma anche la Galleria dei Nani (prima sede della Galleria stessa,

proprio con la mostra di Meneguzzo del '73), il Parco La Favorita, la scuola Manzoni e altri luoghi importanti del centro storico e della Cittˆ Sociale. Queste scelte corrispondono ad una visione della Galleria Civica come centro promotore dell'arte contemporanea in cittˆ, che • lo spirito con cui questa istituzione • s tata fondata. Per questo non abbiamo voluto un progetto espositivo centrato sul racconto del passato (come avvenuto in altre celebrazioni), ma che provasse a far ragionare sul ruolo della Galleria nel contesto attuale e futuro di Valdagno. Vorremmo cogliere l'occasione di questo dibattito per rilanciare ai valdagnesi quei temi. Qual • il senso della Galleria Civica, nei mutamenti dei linguaggi dell'arte contemporanea e dell'espressivitˆ artistica? Dove sta l'arte oggi, nel chiuso delle gallerie o nei luoghi e fra la gente? Quale dimensione sociale dare all'arte, quella dei pochi maestri detentori del Òv erboÓ, un verbo cantato dai soliti sacerdoti, o quella dei giovani creativi, delle contaminazioni, delle operazioni che chiamano il fruitore a partecipare, a lasciarsi coinvolgere? Quale dovrebbe essere la missione di un'iniziativa culturale pubblica, guardare al passato o proiettarsi verso il futuro? Il poeta Léopold Sédar Senghor ha scritto: "La vera cultura • mettere radici e sradicarsi. Mettere radici nel pi• profondo della terra natia. Nella sua ereditˆ spirituale. Ma • anche sradicarsi e cio• ap rirsi alla pioggia e al sole..." Abbiamo proposto un dialogo con la cittˆ che partisse dalle radici, ma che si aprisse alla nuova linfa vitale della cultura dell'oggi, che interrogasse i fruitori, anche con le armi forti e in certi casi provocatorie dellÕ arte contemporanea. Sarebbe stato senz'altro pi• facile scegliere la solita retrospettiva auto celebrativa. Ma sarebbe stata la scelta pi• giusta? Valdagno, a nostro parere, deve ancora di pi• lavorare per riscoprire la sua vera e feconda identitˆ, che • quella di un centro che • stato avanguardia della modernitˆ. Valorizzare quell'identitˆ non pu˜ che voler dire proiettarla nel futuro e ambire ad una produzione culturale contemporanea, non limitarsi ad incen-

sare la sola memoria del passato. André Breton diceva che “la più grande debolezza del pensiero contemporaneo mi sembra risiedere nella sopravvalutazione esagerata del conosciuto rispetto a ciò che rimane da conoscere.”Negli anni gloriosi, Valdagno ha sempre avuto una spinta eccezionale per una cittˆ di provincia verso l'ignoto e il nuovo. La storia della Galleria Civica per 40 anni ha provato a contribuire a questa ambizione, cercando di promuovere fra i valdagnesi una propensione a guardare verso quello che ancora non era conosciuto ai pi• . é quanto ci auguriamo possa continuare a fare nel futuro ed era il messaggio che volevamo lanciare con la celebrazione dei 40 anni della Galleria; un messaggio che questo dibattito ci ha dato lÕ occasione di ribadire e rafforzare. Pur essendo felici di poter contribuire a questo dibattito, vorremmo cogliere l'occasione per una riflessione sul metodo adottato. Si pu˜ fare un vero dibattito culturale riportando una sola opinione? Il dott. Spagnolo ha proposto questo. Non • stato ospitato alcun altro intervento, nŽ • stato chiesto a noi, pur chiamati in causa, un contributo. Questa stessa replica • stata pubblicata solo per una nostra precisa richiesta. LÕ inevitabile Ð e, di certo, voluta Ð conseguenza • che la nostra risposta avviene a settimane di distanza, con evidente perdita di efficacia. In questo modo non si costruisce nulla, ma si dˆ solo spazio allÕ ego e alla vis polemica dei singoli, pi• o meno in buona fede, in modi pi• consoni allÕ agone della battaglia politica che a quello della riflessione culturale. Per rimanere ai temi e al lessico proposti da Gianni Spagnolo: queste interpretazioni e questo modo di agire sono "degni" della natura e della storia de Il Nostro Campanile, altra storica istituzione culturale cittadina e giornale di dibattito culturale da sempre lontano dalle strumentalizzazioni politiche e dalle velleitˆ dei singoli? Giancarlo Acerbi, Sindaco di Valdagno Michele Vencato, Vice-Sindaco e Ass. alle politiche culturali di Valdagno Alberto Neri, giˆ Sindaco di Valdagno Maria Cristina Benetti, giˆ Ass. alle politiche culturali di Valdagno

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< da pag. 1 Ó UnÕ estate strana...Ó

Ç Gli uomini non sono come gli animali, che devono subire passivamente ogni trasformazione del loro mondo e nella storia recente il mutamento climatico ha avuto anche conseguenze positive. Se quello attuale dovesse rivelarsi di lunga durata Ð e cos“ sembra al momento Ð n on cÕ • che una cosa da fare: stare calmi. Il mondo non andrˆ a fondo. Se farˆ pi• caldo ci prepareremo. Un classico adagio latino dice: ÇT empora mutantur, et nos mutamur in illis: I tempi cambiano, e noi con loroÈ (Behringer) indissero per tre giorni le Quaranta Ore, per chiedere la grazia del tempo buono, di cui c'era molto bisogno.Ó Poi il tempo miglior˜ un poco, e soprattutto in pianura ci fu un raccolto non esaltante, ma almeno si salv˜ qualcosa. L'anno dopo, invece, leggiamo di piogge incessanti a partire da maggio. Da l“ in avanti • un crescendo di processioni, preghiere e suppliche in tutte le chiese. Il 5 luglio 1816 troviamo, come consueto, i prezzi dei cereali al mercato, con l'annotazione Ò in fatti quando non viene caldo la stagione va finora molto male assai in Italia, che di peggio non si potrebbe, basta guardare i prezziÓ. Il 7 luglio Bocchese scrive: Ò Domenica • morto di fame a Novale Santo Perin del fu Domenico, detto Segala, di 55 anni. Era diventato un cadavere in piedi. Lo stesso • accaduto alla Palazzina dei Fiori a Giovanni Castegna da Rovegliana. Aveva 46 anni e lo hanno trovato nella tezza del fieno. Lo stesso • accaduto anche ad altri, per la debolezza, la pellagra o altre malattie da denutri-

zione.Ó Pochi giorni dopo la gente disperata part“ cantando le litanie a supplicare un po' di tregua nel maltempo, e cammin˜ un giorno intero, recandosi ai santuari di Santa Maria di Panisacco e San Sebastiano di Cornedo. Il 20 luglio da Vicenza arriv˜ l'ordine che medici e chirurghi del territorio di andare per le case a constatare quanti erano gli ammalati di pellagra, Ò salzoÓ e altre malattie Ò e tutto a causa per mangiare male e patire la fameÓ. Per Òm igliorareÓ la situazione, il 24 luglio alle otto di sera ci fu una tempesta su tutta la zona, e a Marana la grandine era Ò grossa come n˜ seÓ. A metˆ di agosto i forestieri che erano convenuti a Valdagno per bere le acque di Recoaro, mossi a pietˆ fecero una colletta e consegnarono una somma all'Arciprete perch• la distribuisse agli indigenti che vedevano languire e morire d'inedia. Cosa che l'Arciprete fece la mattina del 7 settembre, il primo giorno di bel tempo di quell'estate: Ò la prima giornata che

il sole • andato gi• la seraÓ. La neve non si era sciolta sulle montagne, anzi, continue burrasche ne avevano aggiunta altra a quella dell'inverno. Pascoli bruciati dal freddo e fieno scarsissimo avevano falcidiato anche il bestiame. Anche a Valdagno giungevano notizie che il maltempo e la carestia avevano investito l'intera Europa, e anche oltre. Ma Bocchese osserva che non era vero che non fosse maturato niente, in pianura qualcosa da mangiare c'era, ma i prezzi erano altissimi, e solo chi aveva possibilitˆ economiche poteva permettersi di mettere in tavola qualcosa. La Òd ietaÓ di sussistenza era costituita da pastoni di sorgo e mais: Ò Roba da porchi, e tutto caro, con prezzi alterati fuori dalla legge. Mangiano pannocchie di sorgo crudo bruciacchiato sotto la cenereÓ. Quel 1816, tra gli anni di carestia, rimane nelle cronache come il famigerato Òan no senza estateÓ. Quell'anno della povertˆ durante il quale gravi anomalie al clima.

LA VECIA RIO Co torno da la piassa e imboco la me Rio me vien in mente come la gera tanti ani fˆ . In sima la pontara de Carloto ghe gera Pegnata el bandaro, l“ visin Iseo che vendea late. Pi in lˆ el fornaro Rubini che, dopo xe diventˆ Gaspari. Di fronte xo par na scaleta te trovavi el scarparo che tuti ciamava el Barone Rosi parche el se vestia proprio benin. Con davino a torse le scarpe chel ne gavea Via Rio, foto (Ed. Zordan anni Ô 10) giustˆ le gera pi tratta dal libro ÒS aluti da ValdagnoÓ 1998 nove de quando le gavivimo comprˆ . Pi vanti ghe gera el casolin Ronconi e subito dopo Nani Carlasara. Dal primo andava quei de la Democrasia Cristiana, da Nani tuti i rusi. Di fronte che gera lÕ Ostaria de la Veronesa. Soto el porton dei Castaldi la Nana che vendea late. On p˜ pi in xo ghe gera la Tratoria Al Pitore de le me amiche Broianigo. Pi de na volta andavino in caneva e se tacavino al canolin del vermo e se imbriagavino de bruto. Pi vanti ghe gera l'Ostaria da Pancio de la me amica Bruna. Dopo la Richeta che vendea fruta e verdura e a i'istˆ ne fasea ie granatine. In fondo a la strada, so la destra, el Capitelo de San Roco protetor de tuti i pori can tendea la strada e tuti quei che passava. Poco dopo el Capitelo, la Ottavia so la finestra ricamava e la so bela dressa la ne mostrava. Dove adeso ghe xe el becaro, ghe gera la boaria dei Picoli dove andavino tuti a scaldarse e a far fil˜ . Cosa dire de la gente: Toni Faedo che savea cantare e bele serenate ne fasea scoltare. Vitoria Casian el sindaco de la Rio, La Milanesa che vivea te na caneva in fondo na Scaleta, i Carlassara, i Caseta, i Torente, i Paie, i Carlini, i Beni, i Tarole, i Schiavo, i Bisasa, i Vaca, i Pana, i Caichiolo, i Stela, i Broianigo, i Gatare, i Galio, i Tisiani, i Urbani, i Salti, la Vanesia, i Nanei, i Acerbi, i Trentin. Che bei tempi che i gera, pecˆ che i sia passˆ . Beni Visonˆ

LE OPPORTUNITA’ , LE RISORSE E LE DINAMICHE SOCIO ECONOMICHE DEL TERRITORIO IN UNA PROSPETTIVA EUROPEA Il ghiacciaio del Rodano: foto sopra nel 1900, foto sotto come appariva nel 2008.

WWW.TERRITORIOSOCIETA.EU dal 27 ottobre 2014 Iniziativa sostenuta dal Consorzio Pro Loco La Serenissima Agno Chiampo gestita e diretta da Gianni Luigi Spagnolo


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LA PRIMA MOSTRA DI ROMANO CAZZOLA

La fotografia come sguardo interiore Una passione a lungo coltivata ma mai manifestata pubblicamente, mai sottoposta al giudizio del pubblico, al di fuori quindi della cerchia dei famigliari e degli amici. Ma come spesso accade in queste dinamiche, raggiunta la piena maturità (e la pensione) ci si decide a mettere in mostra, a fare una mostra. Romano è stato riluttante fino all’ultimo e si è lasciato convincere non senza qualche difficoltà; e con pignoleria e grande diligenza è stata compilata la lista delle foto da esporre, delle dimensioni, dei supporti… Il risultato è stato certamente di grande effetto, ampiamente apprezzato: una bella mostra di foto in bianco e nero (la maggior parte) e a colori, ospitata nel giugno scorso alla galleria dei Nani di Palazzo Festari, organizzata dall’Associazione Lavoratori e Pensionati G. Marzotto, con il titolo “Fotografie, Genti, Cose, Colore”. Quello colpisce nelle fotografie di Romano è l’intensità dello sguardo: nel doppio senso, di chi guarda (e fotografa) e di chi è guardato. Occhi e visi di una espressività indimenticabile, dettagli che assumono la forza di un gesto pittorico (come le vesti svolazzanti, bianchissime, delle monache), oggetti (come un paio di scarpe) che parlano un linguaggio poetico di immediata efficacia. E tutto ciò non è frutto del caso, ma nasce dallo sguardo interiore di chi sta dietro la macchina fotografica, da una capacità di vedere che lo strumento tecnico non può avere, per quanto sofisticato possa essere e, nel caso di Romano, sempre aggiornato ma mai deviato alla deformazione e alla… falsificazione. Uno sguardo interiore che nel bianco e nero trova il suo spazio ideale, il luogo in cui “filtrare” la realtà per darle una dimensione estetica che convince, che commuove. Qualche passaggio fotografico di Romano richiama alla mente un altro virtuoso del bianco e nero, valdagnese, Otello Fochesato che negli anni a cavallo della metà del secolo scorso fece scuola per quanti – come Beppe Fornasa – si proponevano un uso creativo e propositivo della fotografia. Una tradizione quindi nella quale si inserisce Romano, in piena autonomia certo ma anche in profonda sintonia con una cultura cittadina abituata e in qualche modo educata da un contesto urbano in continuo dialogo tra l'antico della Rio e il nuovo dell'Oltre Agno, in un equilibrio difficilmente riscontrabile in altri luoghi. Le foto di Romano ci restituiscono quindi una componente della nostra cultura nel momento in cui ci allenano lo sguardo a guardare oltre la realtà, facendo sprigionare dalle cose, dai volti, dai paesaggi un qualcosa che – per parafrasare Nietzsche – ci porta oltre la pesantezza della realtà, in una dimensione autenticamente umana.

di Gianni Luigi Spagnolo


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LA PITTURA DI VITTORIO VISONÀ TRA ASTRAZIONE E CLASSICISMO di Gianni Luigi Spagnolo CÕ • una radice metafisica nella pittura di Vittorio. Da sempre, profonda, evidente. Fin dal primo sguardo se la percepisce come la ragione prima e ultima del suo fare arte, del suo confrontarsi con la tela che diventa - appunto - spazio metafisico. E cos“ la sua caratteristica - nel senso di stile-carattere - consiste nellÕ annullamento del tempo e della storia per collocarsi in una regione in cui lÕ estetica • astrazione: abs-trahere, tirar fuori dalla realtˆ una essenzialitˆ che necessariamente • a- storica. Sia che faccia Òf igurativoÓ, sia che si cimenti nella pittura astratta (informale) questo • il suo canone estetico e, mi par di dover dire, anche il suo stile interiore, di persona sempre alla ricerca, sempre assetata di conoscere, di capire, di imparare, di entrare in profonditˆ delle cose e delle questioni. Ricerca che, conclusa lÕ esperienza lavorativa, si • fatta pi• intensa ed appassionata e che continua ad alimentare, negli anni, il suo dipingere.

Qui sopra: ÓV eneziaÓ, 2012 - Tempera su carta (f.to 70x100) A sinistra: ÓR itratto di modellaÓ, 1998 - Carboncino su carta (f.to 40x50)

Per questo non ha mai smesso di studiare e di ritornare sui banchi (al Liceo Artistico), applicandosi con rigore (e con la sua proverbiale pignoleria) anche nelle discipline che possono sembrare lontane dalla pratica artistiche; ma che lontane non sono - e lui lo sa bene perchŽ le suggestioni/ispirazioni sono come i molti ruscelli di un bacino imbrifero che confluiscono in torrenti e fiumi - nellÕ arte. La pittura di Vittorio Visonˆ presenta anche unÕ altra evidenza: la classicitˆ, riscontrabile nei quadri con case, dove il disegno architettonico • rigoroso, razionale, equilibrato eÉ metafisico. Classicitˆ anche ( e soprattutto) nei nudi, eleganti, proporzionati, idealizzati. Nella dimensione classica, Vittorio, filtra tutta la sua cultura e la sua esperienza artistica, la lezione della classicitˆ antica, lÕ attenzione alle (migliori) correnti dellÕ arte moderna e contemporanea. Ed • per questo che guarda con ironia a certi sperimentalismi esasperati del fare arte odierno, per concentrarsi nellÕ impegno di una pratica artistica che • prima di tutto (ed esclusivamente) dimensione esistenziale, ragione di vita.

Qui sopra: ÓC ase a Rio di ValdagnoÓ, 1957 - Olio su tela (f.to 80x60) A sinistra: ÓA damo ed EvaÓ, 1998 - Tempera su carta (f.to 70x100)

Vittorio Visonˆ

ÓB ig BangÓ, 2013 - Tempera su carta (f.to 70x100)

Ó TerraÓ , 2013 - Tempera, gesso su carta (f.to 70x100)


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Ritratti valdagnesi GIOACHINO GIROTTO STORICA “GUARDIA COMUNALE” DI VALDAGNO. QUESTIONE DI EDUCAZIONE? di Adelchi Carlotto Sto facendo alcune considerazioni riguardanti la mia cittˆ, Valdagno; ma sono sicuro che alcune di queste potranno essere condivise da cittadini di altri luoghi. Si sa che tutto il mondo • p aese. I miei ricordi di giovinetto mi portano alle ÒG uardie ComunaliÓ, ora divenute Vigili Urbani. A Valdagno abbiamo avuto un Comandante delle ÒG uardieÓ di nome Gioachino. Un nome allÕ antica e forse anche la sua forma mentale era di un tempo passato probabilmente dovuta allÕ educazione di un tempo che fu. Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, ricorda e riconosceva in lui lÕ esempio puro della serietˆ e onestˆ nel fare il difficile lavoro di far rispettare le regole e le leggi senza prepotenze e sempre consapevole del servizio al cittadino ma fermo e contemporaneamente cosciente e comprensivo delle circostanze. La Òm ultaÓ se la doveva comminare lo faceva solo se al responsabile dellÕ infrazione serviva per ricordare a non ripetere lo stesso errore. Comunque, quando il ÒC apoÓ ti fermava per unÕ infrazione del codice, si accertava della tua consapevolezza di aver violato la legge, ti faceva riflettere sullÕ accaduto, ti spiegava il comportamento da tenere e come cittadino e come utente della strada, (che a quel tempo era di tutti) e se riuscivi a convincerlo che ne eri cosciente e assicuravi di non ripetere lÕ errore ti faceva grazia, ma guai a farti fermare nuovamente per lo stesso motivo, perche la sanzione sarebbe stata veramente indimenticabile ... Voglio dire che a Lui interessava insegnare piu che punire ... (Diciamo anche che i Sindaci e Amministratori Comunali di alcuni anni fa, forse, non si sarebbero mai sognati o addirittura si sarebbero vergognati di spronare i Vigili ad aumentare le entrate, da mettere a bilancio, con sanzioni per violazione di leggi e regole). Infatti ricordo anche un suo gesto classico: quando pioveva, nelle ore serali quando la luce diminuiva per il tramonto, lui, usando il fischietto come fosse una chiave, tenendolo tra pollice e indice, ruotava la mano per far capire al guidatore che doveva accendere i fari. Niente altro. Inoltre il Comandante Gioachino Girotto conosceva bene il codice della strada e anche quando era pi• avanti con lÕ etˆ, si teneva aggioma-

to, e conosceva altrettanto bene la differenza tra le infrazioni pericolose e quelle solo di disturbo. Consideriamo anche che il disco orario a quel tempo non esisteva se non nellÔ ultimo periodo che il Signor Gioachino ha passato in divisa. Ma sono convinto che al giomo dÕ oggi avrebbe certamente dato la prioritˆ al controllo della velocita in cittˆ, agli stop, al rispettare la segnaletica, al dare la precedenza e tutto ci˜ che comporta pericolo piuttosto che la scadenza per pochi minuti del disco orario o della sosta a pagamento, come accade oggigiorno. E questo comportamento non • monopolio del mio comune ma mi sembra abbastanza generalizzato. Anche una volta si era un poÕ Òb irichiniÓ. Ricordo che la mia motocicletta (ma anche la bicicletta che doveva risultare sempre in regola con fanaleria, gemma catarifrangente e campanello) e le moto dei miei amici sostavano obbligatoriamente sequestrate per alcuni giorni e poi ci venivano riconsegnate dietro pagamento della Òm ultaÓ che dovevamo pagare noi ragazzi con la nostra paghetta o con il lavoro che, chi non studiava, faceva. II ÒC apoÓ chiedeva ai genitori di astenersi dal favorirci altrimenti la sanzione sarebbe risultata inutile. Guai poi a pensare di fare i furbetti. Ricordo un fatto accaduto quando il Signor Girotto ha smesso di fare il comandante VV.UU. di Valdagno, ma ha continuato il suo lavoro come Guardia Comunale a Cornedo Vicentino. A quel tempo non esisteva lÕ autovelox, ma lui aveva escogitato un sistema particolare: aveva misurato la distanza che intercorreva tra un segnale stradale all'entrata del paese e una pianta, e con un cronometro calcolava la velocitˆ approssimativa delle vetture. Un giorno ferma una vettura il cui occupante chiese al vigile di segnarsi i dati della targa e lasciarlo andare perchŽ av eva fretta essendo atteso in una Azienda importante della zona e la sua Ditta, avendo uno studio legale interno, avrebbe provveduto in merito. La risposta del Vigile fu: Ó Ah s“ , bene, allora visto che pagate dei legali, • giusto farli lavorare!Ó Alla velocita pericolosa completa il verbale di contravvenzione con sorpasso in curva (naturalmente veramente avvenuto) targa sporca e poco leggibile e qualche altra voce che non ricordo. Ha tenuto ferma la vettura per controllare le frecce di direzione e quanto altro per un buon quarto dÕ ora. E pensare che se non faceva-

no i furbetti probabilmente sarebbe stato comminato loro una semplice contravvenzione, giusto per ricordare che a Cornedo Vic.no non si doveva infrangere facilmente il Codice Stradale e inoltre sarebbero arrivati puntuali a quellÔ appuntamento importante che avevano. A quel tempo, il 6 Gennaio, giomo della Befana, era buona abitudine ringraziare i Vigili Urbani per i loro servizi portando al centro dellÕ incrocio stradale pi• adatto della cittˆ, alcuni cesti con panettoni, dolciumi, bottiglie di vino o liquori ed altro. Naturalmente si sapeva che gran parte dei doni venivano regalati a persone bisognose oppure a qualche Societˆ Caritatevole. Sarebbe bello che questa tradizione ritornasse di moda anche oggi da noi. A quel tempo i VV.UU. anche se erano pochi, si vedevano spesso nelle strade e specialmente negli incroci, sostituendo i semafori nelle ore pi• delicate. Oggid“ si vede un vigile oppure, ora, una vigilessa davanti alle scuole nelle ore canoniche. Ma qui dobbiamo ringraziare chi ha Òi nventatoÓ il Nonno Vigile. Sarebbe altrettanto bello che i tutori della legge ricordassero i valori umani e sociali come si usava al tempo di ÒG ioachinoÓ quando questi dipendenti comunali si degnavano di salutare i loro concittadini anzichŽ girare, a testa alta, lo sguardo da unÕ altra parte. Naturalmente le eccezioni esistono, per fortuna... o per educazione. Salute, cin cin, al buon ricordo !!!

Il testamento spirituale di Gianni De Toni é stata un pura casualitˆ, f orse guidata da una mano misteriosa... Cesare Guiotto - da sempre amico di Gianni - non ha dubbi: tra vecchie carte sfogliate per caso, in vista di riordino • emerso questo testo scritto da Gianni che ha il senso di un testamento spirituale, di una memoria personale riassuntiva del senso di una intensa e lunga esperienza di vita. Immaginabibile l'emozione di Cesare che ha trascritto il testo e quella dei famigliari, in particolare di Bruna - vedova di Gianni - che ne ha accosentito la pubblicazione. Lo scritto • databile al 1998 (Gianni • morto l'11 marzo 2012) quando lo storico maestro e fondatore del Coro Amici dell'Obante era nel pieno di una maturitˆ artistica, capace quindi di uno sguardo retrospettivo pieno di gratitudine per le molte cose positive realizzate, con un centro focale: la musica, il canto. Passione di una vita, legame vitale con una folta schiera di amici, dentro e fuori il coro, vicini e lontani nel mondo. ...Grazie, ancora grazie Gianni!

UnÕ immagine del grande Gianni De Toni Ho settantaquattro anni e considero il canto una delle cose pi• belle. Dirigo il coro e ancora insegno a cantare, pu˜ essere una raritˆ , certamente una testimonianza non comune, per˜ cÕ Ž la risposta a questo. Prima di tutto lÕ amore per il canto in genere e per il canto corale in particolare. Poi ho avuto la fortuna di incontrare dei grandi maestri, che hanno alimentato questa mia passione (Don Ferruccio fra i quali); e una dedizione totale della mia mente e del mio cuore che non • mai finita. In pi• ho avuto il dono della fede che considero indispensabile per poter esprimere e coltivare lÕ arte del canto. Tutte le grandi manifestazioni dellÕ uomo possono essere una forma di preghiera. Cos“ anche il canto quando riesce a trasmettere sensazioni di devozione e di gioia. Non • detto che debbano essere canti sacri. Nella mia vita ho diretto tantissimi concerti sempre sorretto dagli stimoli di cui sopra. Non mi piace in forma assoluta di essere chiamato maestro. Ha qualcosa di autoritario. LÕ importante • fare canto insieme, la differenza che cÕ Ž fra cantare e fare canto • : per cantare bastano la voce e la testa, per fare canto occorrono la voce, la testa e lÕ anima. Il direttore deve essere in grado di trasmettere i suoi sentimenti al coro. Quando faccio canto entro in un mondo nuovo nel quale metto tutti i miei sentimenti, in modo totale. Un rapporto dÕ amore e un atto di possesso insieme: quel canto in quel momento • mio e lo si pu˜ fare solo in quel modo, con tutte le forze, con tutta la mente e con tutto il cuore. Non cÕ Ž posto per altro. Nella scelta del canto io devo prendere quello che pi• appartiene alla mia vita, bisogna che questo canto diventi mio. Ho cominciato a cantare a cinque anni con don Silvio Peloso. Da allora non ho pi• smesso. Ho cantato tutta una vita e onestamente credo di potermi considerare appagato e ringrazio Dio per quello che mi ha dato... ma non finisce qui. Un innamorato del canto. Gianni

Due istantanee ricordano, nel tempo, il comandante Gioachino Girotto, che svolgeva il compito di Vigile nel comune di Valdagno e Cornedo Vicentino.


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PICCOLA MEMORIA di Vittorio Visonˆ Tra la fine di luglio ed i primi giorni di agosto Recoaro Terme (organizzato dall’ Amministrazione comunale e dal CAI) ha voluto ricordare con una serie di eventi significativi la conquista italiana del K2 (la seconda vetta più alta del mondo, con i suoi 8611 metri) avvenuta sessant’anni fa, il 31 luglio 1954. A piantare la picozza ornata col tricolore sulla vetta, dopo non poca tribolazione, erano stati Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Della spedizione, capeggiata da Ardito Desio profondo e competente studioso di montagna, faceva parte anche il grande alpinista originario di Valdagno Gino Soldà (1907-1989). Presso la sala del Centro Culturale “Neri Pozza”, vicina al teatro comunale di Recoaro era allestita una esaustiva ed emozionante mostra documentaria sull’im-

presa alpinistica completata da una esposizione di “Ritratti di alpinisti” eseguita a matita e carboncino dal bravo scalatorepittore valdagnese Giannino Scorzato. Tra i ritratti più eloquenti da segnalare sono proprio quei due dedicati al mitico Gino Soldà. In uno è ritratto ancor giovane e prestante ai tempi del K2, in atteggiamento di osservazione, con lo sguardo rivolto verso la vetta della montagna (Gino aveva definito il K2 “la vetta più difficile”). Nell’altro è raffigurato anziano, occhi vivaci però, immerso in una scenografia montana rocciosa, incerta, suggestiva, parzialmente coperta dalla tipica nebbiolinafoschia che si alza spesso dalle profonde fenditure dei vaj lasciando intravvedere misteriose asperità rocciose e in primo piano il volto di Gino sorridente che osserva dal suo paradiso.

A venticinque anni dalla scomparsa del grande alpinista

Ricordando Gino Soldà Un uomo forte (1907-1989

di Giorgio Pirana "Nel mio cuore e nella mia mente, per sempre, vive il ricordo di un uomo semplice, dolce, affabile, fin troppo buono, forse, in quel mondo dove, a volte, la purezza dell'alpinismo si scontra con l'invidia e la pochezza della natura umana" (Gianni Celi). Con questa citazione, sento anche io di ricordare Gino Solda, un grande dell'alpinismo e un uomo straordinario, che ho avuto la fortuna di conoscere e di apprezzare dalla sua vita vissuta con interezza su tante montagne; in particolare nelle sue amate "Piccole Dolomiti". È stato pubblicato nel 2004 un libro: "Ricordi e testimonianze K2 cinquant'anni fa", promosso dalla Sezione del C.A.I. di Valdagno, incentrato sulla figura di Gino Solda, componente delia vittoriosa spedizione italiana alia seconda montagna piu alta della terra.(....) "VRAIMENT, UN VRAI SHAT!" Gino Solda: "un sommet", dicono Georges Livanos anche lui scalatore di eccezionale portata internazionale, e Gaston Rebuffat: "non si aggrappa alla roccia, ma la sfiora, la tocca appena con le punte delle dita, dei piedi.

Senza esitazioni, senza scatti; sembra che egli non salga, tanto i suoi movimenti non mostrano sforzo alcuno. Superiorita del suo stile". E ancora Gabriele Franceschini: "VRAIMENT, UN VRAI SHAT". Queste alcune definizioni, meglio impressioni di tre rocciatori tra i tantissimi che con Gino Solda affrontarono le imprese piu ardimentose e acrobatiche sulle blasonate pareti dolomitiche, prima giudicate impossibili; tra quei tantissimi i bei nomi di: R. Messner, C. Maestri, M. Stenico, W. Scheffler, L. Brandler, V. Pompanin, H. Bull, H. Crauss. È la salita della Marmolada, nell'agosto del 1936, ad imporre il nome di Solda all'attenzione del mondo alpinistico europeo. Da quell'impresa, a quella del Sassolungo, della parete del Ciavarez, della Torre di Babele in Civetta, delle decine e decine di altre vie nuove, via via fino alla storica impresa del K2, il colosso degli "ottomila" con Desio, è tutto un susseguirsi di imprese esaltanti di questo recoarese, massimo esponente del nostro alpinismo dolomitico; primo dolomista tra i grandi dolomisti, guida alpina di indiscussa perizia ed infine medaglia d'oro al valore atletico. Lo ricordo nei suoi ultimi anni

Quel giorno il tempo non era buono. Le nebbie coprivano gran parte delle montagne. Feci soltanto 3-4 scatti pensando che ci sarebbe stato tutto il tempo per fare le foto che mi interessavano in

un’altra occasione. E, invece, quella doveva essere l’ultima occasione... Mi è rimasto il ritratto che feci a Campogrosso il 23 settembre 1989, nel cuore di quelle montagne che Soldà incominciò a frequentare da ragazzo. È il ritratto di un uomo buono, che è stato un grande della storia dell’alpinismo e che, anche nel momento dell’inevitabile declino fisico, ha conservato la serenità delle persone semplici e per bene”. (Dal libro “K2 cinquant’anni fa”2004, CAI Sezione di Valdagno).

con una fibra ancora tenacissima, un fisico in perfetto state di salute e di efficienza, ancora espressione e punta di riferimento di equilibrio, di esperienza, di istinto; con uguali eleganza, destrezza, coraggio come ai bei tempi. Partecipe fino a quando le forze glielo consentirono a scalate impegnative, guidando cordate, insegnando l'alpinismo e lo sciare. Degno di nota e da ricordare quando, Gino Solda, arrivò secondo alle Olimpiadi di LAKE PLACID nel 1932. Tra gli anni, che vanno dal 1960 al 1980, avevo conosciuto personalmente Gino sulle nevi, nella sue veste di Maestro, sulle piste del Monte Falcone (Recoaro Mille) e a Campogrosso in diverse occasioni. Nel 1985, Gino Soldà partecipò ad una serata sul K2 organizzata dalla Sezione C.A.I. di San Bonifacio, di cui faccio parte, un incontro indimenticabile con un uomo di grande semplicità e di altrettanta notevole comunicabilità: "passionale ed emotivo, sincero e generoso", con una inesauribile capacità di trasferire agli altri non solo i momenti più sofferti delle sue innumerevoli imprese, ma anche le doti e i suoi pregi spirituali.

Ritratti di Gino Soldˆ , esposti nella mostra di Giannino Scorzato (Recoaro Terme, luglio-agosto 2014).

Il volto di Gino Soldà nella riproduzione grafica di Giannino Scorzato è tratto da una foto scattata dal bravo fotografo Adriano Tomba, che così ricorda: ”il momento... fu nel settembre del 1989 che gli chiesi di fare una passeggiata a Campogrosso per scattare qualche fotografia.

Ritratto di Gino Soldˆ

dal 29 Ottobre al 2 Novembre nelle piazze e vie del Centro di VALDAGNO

Altri disegni di Giannino Scorzato, lo scalatore-pittore, che ha voluto immortalare con la sua capacitˆ artistica paesaggi e personaggi del mondo dellÕ alpinismo.

EDILVENCATO

Con il suo carisma, Gino, ha fatto suscitare a tutti sentimenti di grande ammirazione, come ha scritto Franco Bertoldi: " Ringrazio Gino Soldà per quanto di meraviglioso mi ha lasciato in tante ascensioni, sacrifici ed esaltazioni, pericoli e liberazioni, forze abissali ed esposizioni vertiginose, bivacchi tormentosi ed orizzonti senza confini".

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< da pag. 2 Ó Il Consorzio di ProLoco....Ó

di trasporto differenti nell' esplorazione del territorio (bicicletta, cavallo, auto propria, etc.), oppure cerca di combinare pi• mezzi differenti. Inoltre, queste tipologie di turisti, che prediligono destinazioni turistiche di nicchia come e il territorio del Gal Montagna Vicentina, sovente sono attratti e fidelizzati al nostro territorio per specifiche motivazioni o per la presenza di prodotti a marchio di grande richiamo internazionale. In questi termini, si pone la sfida che da qualche anno il Consorzio Pro Loco La Serenissima AgnoChiampo ha voluto cogliere per contribuire a fare dell' area del Gal Montagna Vicentina non un semplice territorio di pregio naturalistico, bens“ un prodotto turistico ben distintivo e in grado di offrire una molteplicitˆ di attivitˆ capaci di rendere memorabile l'esperienza del turista o visitatore. Un approc-

Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: lÕEur opa investe nelle zone rurali

Nella Natura, Storia e Cultura.

cio progettuale integrato basato sulla complementarietˆ e sull' integrazione delle eccellenze dell' Agno-Chiampo possa nel mediolungo termine ridare vigore all'incoming turistico dell'area del La Serenissima AgnoChiampo capace di sposare il principio del "paesaggio rurale" della Pedemontana Veneta. Cosi il Consorzio delle Pro Loco La Serenissima Agno-Chiampo sposa la linea del turismo motivazionale animando e veicolando l'offerta turistica attraverso le eccellenze che creano valore nel

territorio. In particolare la realizzazione di attivitˆ informative e individuando i percorsi in chiave eco-sostenibile (itinerari cicloturistici, rete escursionistica, aree protette Natura 2000), nella promozione intelligente e produttiva del territorio individuando i percorsi in chiave eco-sostenibile (itinerari cicloturistici, rete escursionistica, Strade del Vino, Aree protette Natura 2000 ecc.). Inoltre agganciare ad essi tutti gli elementi che possono concorrere a potenziare l'offerta dei prodotti tipici, i beni storici ed

artistici disseminati sul territorio, contribuendo direttamente alla salvaguardia delle aree piu interessanti e di pregio naturalistico presenti sui territorio, arginando i nuovi processi di disordine e degrado urbanistico. In riferimento a questo obiettivo si segnala lÕ area SIC di particolare pregio del Parco Naturale Regionaie della Lessinia che si estende trasversalmente tra differenti comuni dell'estremitˆ nord occidentale della provincia di Vicenza di cui due all' intemo dell' area territo-

riale del Consorzio delle Pro Loco della Serenissima Agno Chiampo: Crespadoro e Recoaro Terme. In tal senso anche l'area SIC in oggetto rappresenta un elemento che conferma ulteriormente la volontˆ di aggregare risorse presenti sul territorio prescindendo dalle competenze comunali e sottolineando una visione sistemica ed organica nella promozione turistica di un territorio di particolare rilevanza anche naturalistica come il comprensorio dell'Agno-Chiampo. II Consorzio delle Pro Loco de La Serenissima Agno-Chiampo raccoglie e coordina le 18 Pro Loco presenti nei comuni di: Alte Montecchio, Arzignano, Castelgomberto, Chiampo, Cornedo Vicentino, Creazzo, Crespadoro, Gambellara, Montebello Vicentino, Montorso Vicentino, S.Pietro Mussolino, So. vizzo, Tavemelle, Trissino, Valdagno, Zermeghedo, Recoaro Terme e Brogliano.

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PRO VALDAGNO - PRO LOCO BROGLIANO - PRO LOCO CRESPADORO CONSORZIO PRO LOCO Ò LA SERENISSIMA AGNO-CHIAMPOÓ PIAZZA REGAUÕ - 36050 ZERMEGHEDO (VI) Consorzio.laserenissima@gmail.com Iniziativa finanziata dal programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2007-2013 Asse 4 - Leader ORGANISMO RESPONSABILE: Consorzio di Pro Loco La Serenissima Agno-Chiampo AUTORITË DI GESTIONE: Regione Veneto - Direzione Piani e Programmi Settore Primario

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