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UNVERSITA’ DEGLI STUDI

SUOR ORSOLA BENINCASA NAPOLI

S . I . C . S . I

Scuola Interuniversitaria Campania di Specializzazione all’Insegnamento CORSO DI ABILITAZIONE PER L’INSEGNAMENTO DI SOSTEGNO

NELLE CLASSI DELLE SCUOLE SECONDARIE CON ALUNNI IN SITUAZIONI DI HANDICAP

8 0 0

O R E

Vi presento Harry un ragazzo speciale

ANNA DI VAIA

ANNO ACCADEMICO

RELATORE

034002712

2007/2008

PROF. G. BALDASSARRE

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“Un guerriero della luce conosce i propri difetti, ma conosce anche i propri pregi. Alcuni compagni si lamentano in continuazione. “Gli altri hanno più opportunità di noi”. Forse hanno ragione. Ma un guerriero non si lascia paralizzare da questo. Cerca di valorizzare al massimo le proprie qualità…Allora cerca di sapere su cosa può contare.”

(da “Manuale del guerriero della luce” Paulo Coelho)

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INDICE………………………………………………………………..

3

INTRODUZIONE……………………………………………………

5

PARTE I CAPITOLO I: Quadro normativo sull’integrazione scolastica Premessa………………………………………………………………………

7

Aspetti

8

legislativi…………………………………………………………………….. Scuola e

9

Handicap…………………………………………………………………….. La legge – quadro

13

104/92………………………………………………………………………… CAPITOLO II: Il docente specializzato Il docente specializzato come

17

risorsa………………………………………………………………………. CAPITOLO III: Analisi del POF e breve cenno alla classe e all’alunno Analisi del POF………………………………………………………………… 21

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CAPITOLO IV: Patologia “Lieve ritardo mentale…………………….

27

Eziopatologia del ritardo mentale…………………………………………

29

I diversi livelli di ritardo mentale………………………………………….

31

Ritardo mentale lieve………………………………………………………..

32

Il decorso del ritardo mentale……………………………………………..

33

Terapia di recupero………………………………………………………….

34

II PARTE CAPITOLO V: Osservazione sistematica dell’alunno………………….. 36 CAPITOLO VI: ipotesi d’intervento: UD……………………………….

49

Considerazioni conclusive……………………………………………….

59

Bibliografia……………………………………………………………………

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Sitografia………………………………………………………………………

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INTRODUZIONE Il lavoro che segue è il frutto del mio tirocinio diretto svolto durante il corso di sostegno per alunni in situazione di handicap. In questo periodo ho avuto modo di osservare in particolare un ragazzo di 17 anni che, nel rispetto della privacy, chiamerò con il nome di fantasia: Enrico, affetto da un ritardo mentale di grado lieve. Nella prima parte ho descritto come la delicata materia dell’integrazione scolastica abbia avuto un delicato sviluppo nel corso degli anni, e di come la figura dell’’insegnante di sostegno abbia acquisito un ruolo sempre più rilevante nel contesto scolastico, tale che qualcuno l’ha definito come un “insegnante esperto”. Ho descritto poi la situazione del contesto sociale, territoriale, scolastico ed educativo-formativo della scuola dove ho svolto il tirocinio. Attraverso l'analisi del Piano dell' Offerta Formativa, delle osservazioni e delle relazioni instaurate in questo istituto, con il dirigente scolastico, con i docenti curricolari, con il docente di sostegno, con gli studenti e, in particolare con Enrico, ho cercato di delineare un quadro generale riguardante tutte quelle dinamiche che interagiscono nella gestione didattica, educativa ed organizzativa di questa istituzione scolastica. Ho delineato il profilo psico-fisico dell'alunno, sono stati elencati ed esaminati, i disturbi di apprendimento prendendo in esame tutta la documentazione inerente il caso suddetto. Alla fine è esposta un'ipotesi di un’unità didattica attuata dopo la prima fase di osservazione diretta ad un potenziamento delle abilità dell’alunno. Tale unità didattica prevede obiettivi didattici da raggiungere, metodologia e prova di verifica per valutare l’effettiva efficacia dell’attività programmata.

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PARTE I CAP. I

QUADRO NORMATIVO

SULL’INTEGRAZIONE SCOLASTICA NORMATIVA Premessa L’articolo 34 della Costituzione della Repubblica italiana afferma che “la scuola è aperta a tutti. Su questo principio generale, la norma vieta esplicitamente ogni forma di discriminazione sociale per l’accesso alla scuola. Inoltre, in attuazione al principio di uguaglianza contenuto nell’articolo 3 della Costituzione (“Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politiche, di condizioni personali e sociali”), il diritto all’istruzione è garantito a tutti, anche a chi si trova in condizioni di disabilità e agli stranieri. Inoltre sempre l’articolo 3 prevede la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale, che possono limitare la libertà di uguaglianza. Pertanto, la carta costituzionale riconoscendo pari diritti sociali a tutti i cittadini e si impegna a superare tutte queste forme di discriminazioni o situazioni di inferiorità causate da fattori individuali, come handicap fisici e psichici o da situazioni sociali, come l’esiguità del reddito, lo scarso livello di istruzione, le difficoltà di inserimento sociale per gli stranieri e impone un intervento attivo dello Stato finalizzato ad offrire a tutti le medesime opportunità e a godere degli stessi diritti per il pieno sviluppo della persona umana in qualsiasi condizione si trovi. Aspetti legislativi Il Parlamento Italiano, fedele al precetto costituzionale di offrire a tutti l possibilità dell’istruzione e dell’integrazione sociale, ha dedicato costantemente attenzione ai CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


problemi relativi ai portatori di Handicap, per eliminare e superare

difficoltà di

integrazione sociale e soprattutto l’inserimento scolastico. Dalla legge 118 del 1971 la questione della presenza nella scuola italiana di persone con handicap, si è andata sempre meglio a chiarire e soprattutto si è puntato su maggiore operatività metodologica e contenutistica dei percorsi educativo-didattici. Vi sono alcuni indicatori di punta, , sul piano legislativo. Si ricordano le seguenti normative: 

Legge 517 del 1977 (legittimazione del diritto a frequentare le scuole comuni da parte dei diversamente abili);

Programmi per la scuola media 1979;

Programmi per la scuola primaria 1985;

Orientamenti per la scuola materna 1991;

Legge quadro sugli handicappati n. 104 del 5 febbraio 1992;

Legge sulla riorganizzazione dei servizi di carattere sociale ed assistenziale n. 328 del 18 novembre 2000;

Legge n. 53 del 28 marzo 2003.

Occorre ricordare che il D.P.R. n. 275 dell’8 marzo 1999, quale regolamento recante norme in materia di autonomia scolastica, ribadisce negli articoli 4 e 2 (c) che tra le finalità dell’autonomia,vi sia la piena integrazione dei disabili, così come prevista dalla legge del 5 febbraio 1992, n. 104. E’ detto testualmente: “l’attivazione di percorsi didattici individualizzati, nel rispetto del principio generale dell’integrazione degli alunni nella classe e nel gruppo, in relazione agli alunni in situazione di handicap secondo quanto previsto dalla legge 5 febbraio n. 104”.

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SCUOLA ED HANDICAP L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha offerto una griglia concettuale di alcune categorie e quindi ha distinto tra le diverse situazioni in cui si trova una persona in situazione di svantaggio:

1. Infermità: è la perdita o l’anomalia di strutture e funzioni di tipo anatomico, fisiologico e psicologico. Essa non riguarda direttamente l’insegnamento, ma l’intervento medico sanitario. 2. Handicap: è inteso come limitazione dell’autonomia personale o delle capacità di relazione e sussiste nel momento in cui l’organizzazione sociale non rimuove quegli ostacoli che favoriscono l’inserimento delle persone con disabilità fisiche. Pertanto l’handicap sussiste quando vi è una esclusione dalla vita sociale, da non addebitare al soggetto, ma alla società che non rimuove eventuali ostacoli. 3. Disabilità: è la perdita o restrizione della capacità di svolgere attività nel modo o nelle forme dette “normali”. Il grado di disabilità può essere di varia entità (grave, media o lieve). Non esiste un netto confine tra persona “normale” e persona “disabile”. Pertanto la disabilità non descrive solo una menomazione patologica individuale, ma è una condizione umana, limitata, ferita ed esposta al rischio. Le abilità umane sono “diverse” in tutti i soggetti, a prescindere dalle loro eventuali menomazioni. Il successivo documento pubblicato dall’OMS nel 2001, ha abbandonato questa impostazione per giungere ad una classificazione “positiva” che parte da unto stato di “salute” per dire se e quanto ciascuno se ne discosti. Questa nuova classificazione non riguarda solo le persone con disabilità, riguarda tutti, ha dunque uso e valore universale. Ai sensi del D.P.R. del 24 febbraio 1994, la segnalazione per il riconoscimento dell’handicap alle sedi preposte, come l’Unità Multidisciplinare delle ASL, di competenza, può essere fatta da parte del capo d’Istituto, avendo informata e coinvolta la famiglia dell’alunno. In sintesi, l’alunno disabile:  può frequentare la scuola dell’obbligo fino al compimento del 18 anno di età; CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


 può essere consentita una terza ripetenza;  gli alunni disabili tenuti all’ottemperanza dell’obbligo scolastico si applicano le norme previste ai sensi della Legge n. 9 del 20 gennaio 1999. Secondo la normativa vigente, per il diritto all’istruzione delle persone disabili occorre:  la nomina di docenti specializzati;  l’elaborazione di una documentazione finalizzata all’intervento personalizzato, che si articola in questi elementi:  DIAGNOSI FUNZIONALE (DF):

redatta dall’Unità Multidisciplinare

dell’ASL, contiene la descrizione dettagliata della compromissione funzionale psicofisica dell’alunno. La DF contiene i seguenti aspetti: l’anamnesi familiare, aspetti clinici (anamnesi fisiologica e patologica, diagnosi clinica), aspetti psicosociali (area cognitiva, affettivo – relazionale, linguistica, sensoriale, motorio – prassica, neuropsicologica, autonomia);  PROFILO DINAMICO FUNZIONALE (PDF): è la descrizione delle difficoltà e dello sviluppo potenziale dell’alunno prevedibile s tempi brevi (sei mesi) e su tempi lunghi (2 anni). La “premessa” al PDF è una sintesi della DF. Il PDF è redatto da un gruppo di lavoro misto, al quale prendono parte insieme all’Unità multidisciplinare dell’ASL, i docenti curricolari, docenti di sostegno e genitori dell’alunno disabile. Esso è soggetto a verifiche periodiche mediamente ogni due anni e si procede al suo aggiornamento alla fine della scuola media e durante la scuola secondaria superiore;  PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO O PERSONALIZZATO (PEI): è il documento che descrive gli interventi finalizzati alla realizzazione del diritto all’educazione, all’istruzione e all’integrazione scolastica, delle persone diversamente abili. La “premessa” al PEI è rappresentata dalla sintesi del PDF. Alla stesura del PEI provvede un Gruppo di lavoro Handicap, composto da operatori designati dell’ASL, dagli insegnanti curriculari, dal docente di sostegno e dai genitori dell’alunno. La sua redazione è annuale e deve prevedere, dopo un periodo di osservazione: gli “interventi educativi” e gli “interventi didattici”. La VALUTAZIONE degli alunni diversamente abili, avviene sulla base del PEI, attraverso: CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


prove equipollenti, per la valutazione ordinaria;

prove differenziate, per una valutazione diversa. Gli alunni diversamente abili possono sostenere gli esami di scuola media e conseguire il regolare diploma, senza alcuna annotazione circa le eventuali prove differenziate. Il particolare riferimento a metodologie differenziate di valutazione non può che richiamare l’attenzione sul fatto che gli alunni disabili sono portatori di “abilità diverse”. Quindi un modo per specificare l’individuazione del processo di insegnamento/apprendimento che deve prendere una seria considerazione tutte le variabili della diversità (fisiche, psichiche, caratteriali, funzionali, di stili cognitivi e comunicativi).

LA LEGGE – QUADRO DEL 5 FEBBRAIO 1992 N° 104

La legge 104 del 1992 “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” ha rappresentato per il nostro Paese una pietra miliare in materia, nonché il recepimento della maggiori acquisizioni a livello nazionale ed internazionale che hanno trovato nel dettato di queste norme quello che potremmo considerare un vero e proprio “testo unico” cui far riferimento per il sistema di tutele relativo alle persone con disabilità. Dalla sua approvazione in poi è stato quindi imprescindibile l’appellarsi ai principi sanciti da questa legge che non mancano di investire ogni ambito in cui si realizza la persona; tenuto conto del fatto che innegabilmente la persona disabile dalla nascita o per patologia acquisita nel corso della sua vita, vive una condizione di profondo svantaggio rispetto al resto della popolazione. Uno svantaggio che deve vedere in primis le Istituzioni, ma in collaborazione con ogni settore della società, impegnate affinché i principi e i dettami della legge 104 si concretizzino al fine di colmarli. Il primo articolo della legge definisce in modo compiuto quali sono i fini perseguiti, in particolare: “La Repubblica… garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società”. Inoltre sempre l’articolo 1 termina con il seguente enunciato: “(La Repubblica) … predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata”. Ma chi sono le persone handicappate che hanno diritto ai provvedimenti previsti dalla legge? A questo risponde l’articolo 3 che al primo comma recita: “E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”. Il principio dell’integrazione scolastica degli allievi in situazione di handicap è cominciato – alla fine degli anni Sessanta – sulla spinta di istanze sociali e culturali ispirate alla partecipazione democratica, alla coeducazione, alla solidarietà, senza il sostegno di quelle disposizioni specifiche sul piano legislativo che si sarebbero rivelate in seguito fondamentali, anche per sollecitare un radicale, esteso, cambiamento di mentalità. Nell’ambito della normativa italiana sulla disabilità possiamo sinteticamente ricordare: 

Dal 1923 al 1971, periodo durante il quale, con la riforma “Gentile”,

si

riscontra un intervento dello Stato nel settore dell’educazione speciale; in questo arco temporale si susseguo provvedimento legislativi rivolti a singole tipologie di deficit: ciechi, sordi, invalidi di guerra, del lavoro, civili.  Dal 1971 al 1992, cioè dall’approvazione della legge n. 118/71, la prima a sancire che “l’istruzione dell’obbligo deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica”, fino all’approvazione della Legge – quadro sull’handicap.  Dal 1992 a oggi, con l’approvazione della Legge–quadro sull’handicap e l’emanazione di successivi provvedimenti per la sua attuazione e di altri, in campo scolastico ed extrascolastico, che si riflettono sulla sua applicazione, modificandola e a volte arricchendola.

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LE ATTESE DELLA LEGGE - QUADRO Le risorse e gli ostacoli proposti dall’esperienza insegnavano che il processo di integrazione scolastica e sociale identifica una scelta sistemica, la quale coinvolge più interlocutori e ambienti: famiglia, scuola, sanità, quartiere, servizi sociali mondo del lavoro, ecc. La complessità dei bisogni educativi del soggetto disabile, irriducibile a categoria, propone infatti un dialogo, un confronto, un cammino da percorrere insieme ad altri; propone una “storia che intreccia ad altre storie”; richiede un lavoro di rete dove non esistono gerarchie, perché in realtà “l’utente non c’è”, ma tutti sono a un tempo utenti e fruitori. Si sentiva l’esigenza di un testo legislativo in grado di raccogliere e riordinare le disposizioni esistenti, per colmare le lacune e superare sovrapposizioni di competenze; una legge capace di indirizzare anche gli interventi delle Regioni e degli Enti locali; un dispositivo che prevedesse corrispettivi e finanziamenti precisi e adeguati, al fine di tradurre in diritti esigibili le dichiarazioni di principio. L’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, rappresenta la parte più articolata ed elaborata della Legge – quadro: portatrice di un positivo cambiamento di mentalità. Fra i punti di forza della Legge annoveriamo anche la scelta della formazione universitaria per i docenti di sostegno. Una norma che tuttavia, soltanto negli ultimi anni comunica a decollare, anche se a mio avviso la preparazione degli insegnanti di sostegno dovrebbe raggiungere livelli di eccellenza sia per quanto riguarda la preparazione, ma anche in riferimento alla sensibilità che senz’altro entra in gioco in questo particolare rapporto con il discente.

LIMITI DELLA LEGGE Un primo limite culturale sta nel titolo stesso che, nell’ordine si riferisce: prima alla “assistenza”, poi alla “integrazione sociale” e, infine, ai “diritti delle persone handicappate”. Un altro limite culturale è legato alle opzioni terminologiche: ai giorni nostri, dopo le recenti indicazioni dell’OMS sulla classificazione dei concetti di salute e CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


disabilità, il termine “handicap” è da considerarsi obsoleto; è infine da considerarsi troppo debole il concetto di “capacità lavorativa”, e troppo legato al modello dell’”invalidità”; ricordiamo inoltre l’inadeguata copertura finanziaria. Ricordiamo il processo di integrazione sollecita un progetto condiviso che non “solleva dalla

cura

educativa”

qualcuno

dei

protagonisti;

al

contrario,

“inserisce

automaticamente la cura”, stimola il coinvolgimento di tutti gli attori e le istituzioni coinvolte. A conclusione chiudiamo con una metafora: l’integrazione è un’esperienza generativa complessa e “debole” al tempo stesso: come un piccolo seme depositato sul terreno che, se viene accudito con cura sensibile alle necessità insorgenti, diviene un ramoscello che si trasforma in una grandiosa foresta; diversamente, avvizzisce senza produrre cambiamento nella natura.

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CAP. II IL DOCENTE SPECIALIZZATO Il docente specializzato come risorsa L’insegnante di sostegno si pone nei confronti del gruppo – docente come un “insegnante esperto”. L’integrazione degli interventi a favore degli alunni in situazione di disagio e/o handicap, richiede necessariamente l’integrazione delle professionalità e delle competenze fra tutto il personale della scuola e la collaborazione con tutti gli organismi esterni che occupano di queste problematiche. Inoltre l’intervento di sostegno viene visto come la messa in opera di tutte le risorse in vista dell’incremento di sviluppo del soggetto da parte di tutti gli attori dell’azione educativi (alunni, educatori, insegnanti, genitori…). In questo panorama di interesse comune da parte di tutti gli operatori della scuola, come si connota l’insegnante di sostegno, il collega specializzato con alle spalle una formazione biennale a carattere sia teorico che di tirocinio? L’insegnante di sostegno non viene più affidato ai singoli casi certificati ma vien assegnato alla scuola e assume piena contitolarieà insieme agli insegnati titolari della classe (art. 6 L. 104/92). Sono interventi questi che vanno nell’ordine non solo della piena valorizzazione del personale specializzato ma soprattutto pongono le basi per una considerazione più ampia del loro ruolo e delle loro funzioni in ordine cioè a tutta la scuola, a tutti i soggetti, e quindi in supporto a tutti i docenti. L’espressione

“valorizzazione delle differenze” sta a testimoniare il superamento

dell’accettazione delle differenze sulla base di obiettivi di fondo da perseguire quali: tolleranza, pluralismo, libertà come valori da considerare nell’ottica di un’offerta formativa di opportunità differenziate e di personalizzazione dei percorsi. Si parla anche di “figure di sistema” come di utilizzo di personale con funzioni di tutoraggio, progettazione, programmazione, con previsioni di sostegno ad eventuali difficoltà: momenti di flessibilità riferiti alle esigenze individuali; prevenire per tempo le disuguaglianze ed i rischi di insuccesso scolastico; assistenza programmata; interventi per il recupero della diserzione e lo sviluppo della salute. Lo specifico compito dell’insegnante di sostegno che diventa risorsa della scuola, alle situazioni, ai colleghi potrebbe essere ravvisato nell’attenzione costante e mirata al CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


processo di integrazione che avviene tra le varie componenti del contesto scolastico. A livello operativo si tratta di affinare la capacità di “leggere la situazione di integrazione”. Questo può essere facilitato dall’utilizzo di uno strumento flessibile e che consenta di fare il punto sulla complessità delle variabili implicate nel processo educativo. Tale strumento può essere chiamato “Analisi della rete e dei rapporti”. Costruire ed utilizzare una rete di rapporti consente di riferirsi a tutti gli attori del sistema educativo e di analizzare anche gli aspetti meno evidenti poiché appaiono grazie ai criteri e ai parametri adottati. L’insegnante di sostegno dunque come insegnante esperto. Esperto di cosa? Innanzitutto di umanità e ciò valorizza le competenze deontologiche di equilibrio, coerenza, armonia, collaborazione, lettura e comprensione dei problemi di natura inter e extra collegiali. Inoltre è indispensabile la preparazione psicologica in ordine alle caratteristiche evolutive dei soggetti e in particolare delle possibili diversità che la presenza di deficit e/o handicap può determinare. L’esperienza in questo settore specifico porta il docente di sostegno e i colleghi a saper operare le scelte didattiche più idonee a motivare e a favorire quell’incremento di sviluppo che è la base dell’azione educativa. Su piano tecnico didattico il docente esperto si esplica nella capacità di costruire percorsi di apprendimento supportati da mezzi e strumenti adeguati alle varie disabilità (protesi, ausili, braille … computer). Si possono considerare due elementi di questa complessa abilità professionale. Il primo, chiamato “giusto momento” esprime l’arte professionale propria del docente attento e sensibile a cogliere nella situazione educativa il momento più idoneo a compiere determinate scelte, a suggerire specifiche proposte a saper instaurare quel particolare rapporto, a porre in atto accorgimenti e strategie adatte al soggetto. “L’ educatore ha il difficile compito di leggere in ogni soggetto il momento opportuno per dargli il segnale d’inizio perché compia, con successo, lo sforzo dell’autosviluppo”. Ciò è frutto dei seguenti requisiti:  Intenzionalità nel condurre determinati processi e nel promuovere specifiche attività:  Equilibrio emotivo e affettivo;  Qualità dei rapporti che vengono instaurati sia a livello di insegnante e soggetto, sia a livello di insegnante ed alunni, sia tra gli allievi stessi; CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


 Competenza professionale in ordine a: contenuti, metodi, strumenti. La seconda modalità da considerare è “la guida ravvicinata” che si collega all’individuazione del giusto momento e pone rilievo al fatto che l’insegnante presta la sua competenza come attore partecipe del processo di sviluppo del soggetto: lo guida da vicino, per coglierne gli aspetti più significativi e quindi correggere “il tiro”, ma soprattutto per fornire senso di sicurezza, di fiducia, di stimolo ed esperienza di successo, di promozione autentica perché crede nelle potenzialità, nelle disposizioni del soggetto. Operare la scelta del giusto momento e quella della guida ravvicinata, rappresenta la posta in atto del grado di maturazione professionale, significa inoltre ricercare costantemente l’equilibrio di personalità da parte di colui che intenzionalmente educa e ne è educato.

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CAP. III ANALISI DEL POF BREVE CENNI ALLA CLASSE E ALL’ALUNNO Scuola e territorio La scuola è nel territorio e interagisce con il territorio. Ogni istituzione scolastica progetta la sua offerta formativa partendo dai bisogni degli alunni che la frequentano e i bisogni, oltre che di natura individuale, si presentano come “bisogni speciali” in stretta relazione agli ambienti in cui vive. L’istituto dove ho svolto il mio tirocinio si trova si trova nella zona nord -occidentale della Provincia di Napoli, in un territorio compreso tra l'agro aversano a nord e i Campi Flegrei a sud. Gli alunni ivi iscritti, provengono anche dai comuni limitrofi, da zone che conservano una loro identità e una peculiarità di problematiche e che necessitano di analisi mirate ed interventi “ad hoc” strettamente legati alla realtà locale. Ma l’ambito territoriale di una scuola superiore, di un futuro Liceo tecnologico ad indirizzo economico – giuridico, non può e non deve (come viene affermato dal POF) fermarsi ad una concezione restrittiva del territorio di riferimento; in questa prospettiva l’integrazione con enti, realtà culturali e produttive avviene in ambiti territoriali che a volta per volta dilatano i propri confini, dall’ambito strettamente comunale a quelli più ampi di “città metropolitana” e a quelli legati alle politiche di sviluppo regionale. Il tipo di cultura che si trova in questo comune così distante da Napoli, è di origine contadina, tipica di queste zone tradizionalmente a forte vocazione agricola, però negli ultimi anni ha subito profonde contaminazioni, essendo in buona parte mutato lo scenario economico – produttivo. Dal punto di vista urbanistico il territorio non offre strutture adeguate alle esigenze della popolazione: le attività culturali e sportive sono insufficienti e per lo più affidate a iniziative private; mancano sale cinematografiche, teatri e centri di aggregazione giovanile finalizzati ad una reale integrazione. Nella zona operano tuttavia servizi sociali (ASL, SERT, Consultorio), disponibili a collaborare all’occorrenza con le strutture scolastiche e associazioni religiose o di CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


volontariato che tendono a coinvolgere soprattutto i giovani e a salvaguardarli dai rischi della strada e della microcriminalità, fenomeni ancora fortemente presenti sul territorio. A garantire il diritto allo studio sono presenti quattro circoli didattici, quattro scuole medie, un Liceo classico e scientifico, un Istituto Tecnico Industriale, un Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato, un Istituto Professionale per i Servizi Commerciali e Turistici. All’accresciuta domanda culturale non è però corrisposto un adeguamento dell’offerta formativa e, negli spazi vuoti lasciati dalla struttura pubblica, si è inserito il sistema formativo privato che vanta la presenza sul territorio di un notevole numero di scuole e Istituti privati o legalmente riconosciuti. La formazione universitaria è garantita dalla presenza, a pochi chilometri, delle facoltà della I e II Università degli Studi di Napoli. Tra gli obiettivi generali del POF vi sono alcuni interventi a favore degli alunni disabili come:  Agevolare l’inserimento di alunni portatori di H, attraverso l’ampliamento e l’aggiornamento di strumenti informatici;  Adozione di strategie tese alla pronta individuazione dei disagi cognitivi, psicologici e affettivi dei ragazzi e all’attivazione di interventi educativi con il pieno coinvolgimento degli organi competenti in loco e nel territorio (ASL, associazioni culturali, ecc.)  Interventi specialistici tesi alla integrazione degli alunni portatori di handicap. PROGETTI  Progetto di alfabetizzazione: “La scuola si sintonizza sull’Handicap”. Il progetto in questione si propone di migliorare l’offerta formativa destinata agli allievi portatori di handicap; l’istituto da anni promuove con forza

iniziative tese

all’integrazione degli alunni svantaggiati ed è privilegiato polo di riferimento non tanto all’acquisizione di contenuti più semplificati, quanto all’attuazione di percorsi individualizzati tarati per le singole esigenze, allo scopo di superare la diversità e favorire l’integrazione attraverso la costruzione di un itinerario formativo che parta dall’allievo e non dai contenuti curricolari.  “Avviamento al Nuoto”.

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L’istituto in collaborazione con piscina comunale del comune, intende ampliare l’offerta formativa rivolta agli alunni diversamente abili, attraverso la realizzazione di questo progetto. La pratica sportiva del nuoto, in particolare per gli studenti disabili, concorre alla loro formazione in un’età caratterizzata da rapidi e intensi cambiamenti psico – fisici e da una grande disomogeneità, sia in relazione alle significative differenze esistenti fra i due sessi, sia per quanto concerne la variabilità del processo evolutivo individuale. Il movimento, al pari degli altri linguaggi, concorre al processo di maturazione dell’autonomia e dell’integrazione sociale e si integrazione sociale e si integra con gli obiettivi da perseguire per lo sviluppo più completo ed equilibrato della personalità, favorendo l’armonico sviluppo degli alunni attraverso il miglioramento delle qualità fisiche e neuro – muscolari.

FUNZIONI STRUMENTALI Area di riferimento

Funzione

Competenz

Compi

Risulta

strumentale

e –

ti e

conoscenze

funzio

ti attesi

ni

Problematic a alunni diversament e abili

Coordin. area alunni diversament e abili

 Capacità organizzativo gestionali  Capacità progettuali  Esperienze professionali e/o di aggiornamento in linea con la funzione da svolgere

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 Coordinam. GLH  Rapporti con le ASL ed enti locali  Contatti con le famiglie dei ragazzi diversament e abili  Referente sulla problematica e sul curricolo in rapporto con i Consigli di classe

 Contenim. diminuzione del disagio e dell’insuccess o scolastico e formativo.  Consapevole partecipazione degli allievi diversamente abili delle attività scolastiche  Condivisione delle norme e diffuso senso di appartenenza  Valutazione di ogni esperienza formativa degli allievi diversamente abili.


LA CLASSE La classe III B si mostra abbastanza omogenea dal punto di vista socio ambientale. La maggior parte degli alunni si presenta sufficientemente motivata all’apprendimento scolastico. Dal punto di vista disciplinare la classe è molto vivace, ma non si riscontrano episodi particolarmente gravi, per cui il rispetto delle regole è sufficiente. È costituta da 24 alunni. Essi appartengono a ceti sociali simili e abbastanza omogenei per origini, attività lavorativa e livello culturale. Alcuni di essi condividono gli stessi interessi anche fuori dalla scuola e si frequentano. All’interno del gruppo classe si è instaurato un rapporto di amicizia che è improntato

sull’affiatamento

e

il

sostegno.

Nei

confronti

dei

docenti

l’atteggiamento è sostanzialmente corretto e rispettoso, seppure talvolta il comportamento risenta di una vivacità tipicamente adolescenziale. È una classe in cui l’interesse per le attività scolastiche non appare continuo e costante, ma subisce delle impennate o delle flessioni a seconda che oggetto di attività didattica siano argomenti dai risvolti strettamente pratici ed attuali o piuttosto teorici e meno vicini alla realtà nella quale tali studenti si rispecchiano e con la quale si identificano. La classe nel suo complesso, non manifesta eccessive ambizioni, il livello di preparazione si avvicina alla sufficienza. Il lavoro degli insegnanti è incentrato su quegli alunni la cui preparazione è carente, ma parallelamente è diretta anche al consolidamento e potenziamento delle competenze di quelli in possesso di discrete capacità e conoscenze All’interno di questa classe c’è Enrico di 17 anni, al quale è stato diagnosticato un “Ritardo psicocognitivo con disturbi dell’apprendimento”. L’alunno in questione è ben disposto alla relazione con i compagni con i quali si mostra socievole, anche se a volte sembra essere un semplice spettatore e nel lavoro di gruppo rimane abbastanza passivo. Enrico è seguito dagli insegnanti di sostegno per 9 ore settimanali di cui 6 ore nell’area umanistica – linguistica ADO2, e 3 ore nell’area tecnico – professionale ADO3. CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


CAP. IV PATOLOGIA: RITARDO MENTALE DI GRADO LIEVE LA PATOLOGIA: IL RITARDO MENTALE LIEVE Nei primi tempi passati, i disturbi mentali erano considerati derivanti da cause ultraterrene, opera di spiriti satanici o dalla immoralità umana. Dopo timide apparizione nel XVI e XVII secolo, tuttavia, lo studio della mente umana, poi chiamato psichiatria, acquistò pieno riconoscimento nel 1790. In questa data il medico parigino Philippe Pinel abolì il contenimento fisico per i malati mentali e si sviluppando tecniche di trattamento differenziate. Dal momento che la suddivisione dei disturbi mentali in classi variava da Paese a Paese, si è posta la necessità di adottare un sistema di riferimento comune. Due sono i modelli di classificazione internazionale formulati su base statistica: quello dell’Organizzazione mondiale della Sanità (International Classification of Diseases indicato con la sigla ICD – 10) e quello dell’American Psychiatric Association (Diagnostic and Statistical Manual for Mental Disorders indicato con la sigla DSM-IV). I due modelli, pur differenti per certi aspetti, sono tra loro integrabili e confrontabili. Il primo è utilizzato soprattutto per motivi di ricerca, mentre il secondo è ampiamente adottato anche in ambito clinico. La maggior parte dei sistemi di classificazione distingue i disturbi caratteristici dell’infanzia (incluso il ritardo mentale) da quelli dell’adulto, e i disturbi organici (riferibili ad alterazioni cerebrali o somatiche) da quelli non organici (riferibili a cause psicologiche). Secondo la definizione fornita dal DMS-IV, il ritardo mentale è una disabilità caratterizzata da: “un funzionamento intellettivo generale significativamente inferiore alla media” che coesiste con limitazioni significative in almeno due delle seguenti aree di abilità domestiche, abilità sociali/interpersonali; capacita di usare le risorse della comunità, autodeterminazione, abilità nel provvedere alla propria salute e sicurezza, abilità lavorative. La disabilità insorge prima dei 18 anni.

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Come si può facilmente comprendere, non si tratta solo di una diminuzione delle risposte intellettive ai vari test, misurato con il quoziente intellettivo (Q.I.), ma coinvolge in prima istanza il concetto di inadeguatezza sociale dell’interno soggetto. Binet e Simon sono stati i primi ad applicare il metodo psicometrico alla misurazione dell’intelligenza. Esso permetteva di stabilire l’età mentale di alcuni soggetti ritardati. Successivamente Stern introdusse il concetto di quoziente intellettivo, che non è altro che il rapporto tra l’età mentale e l’età cronologica: Q.I. = E.M. / (E.C. x 100) Il Q.I. ci dà il vantaggio, se pur espresso in cifre, di valutare l’insieme dei fattori che costituiscono l’intelligenza del soggetto diversamente abile e dell’eventuale regressione o miglioramento di essa. Esso si limita, però, a fornirci soltanto un quadro quantitativo fondato principalmente su dati statistici e non chiarisce la natura del ritardo mentale, non permette di fare nessuna diversificazione fra una insufficienza vero ed una pseudoinsufficienza. La psicometria, quindi, ha un valore riduttivo poiché fa apparire il ritardo mentale come un disturbo che riguarda solo la sfera intellettiva, mentre questo disturbo coinvolge l’intera personalità la quale è influenzata dal contesto ambientale in cui il soggetto vive. La valutazione di un ritardo mentale non deve essere rapportata soltanto alle sue capacità mentali, o peggio all’intelligenza. Deve essere, invece, una valutazione articolata della sua personalità e delle sue differenti attitudini. In effetti, la personalità dell’insufficienza mentale è una precisa realtà che si compone, come quello del soggetto normale, attraverso specifici dinamismi interpersonali e interfunzionali. L’insufficiente mentale è un individuo completo, con numerose e notevoli caratteristiche personali, un caso unico e irripetibile, con differenze solo quantitative rispetto all’affettività dei normali, per cui è chiaramente evidente che, a Q.I. uguali, non corrispondono personalità uguali. Ne consegue che sia la comprensione che l’intervento terapeutico, e soprattutto quello educativo, non possono essere generalizzati, ma dovranno comprendere anche un esame della situazione globale di vita: l’atteggiamento, l’equilibrio emotivo, la capacità educativa dei genitori, devono essere valutate in primo luogo, così come è necessario capire quali sono le risorse culturali e sociali dell’ambiente familiare, quali sono i possibili rapporti con glia altri ragazzi e con gli adulti, e così via. CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


Eziopatologia del ritardo mentale Il ritardo mentale si manifesta già nei primi mesi dopo la nascita o durante l’infanzia, con difficoltà di concentrazione e di apprendimento. Il cervello di un insufficiente mentale non “soffre” di malattie. Ha una lesione che è l’esito di una malattia sopravvenuta nel passato. Le lesioni celebrali che causano il ritardo mentale sono distruzioni diffuse della corteccia celebrale. Poiché le cellule nervose non aumentano nel corso della vita e non possono riformarsi una volta distrutte, si tratta di lesioni permanenti. Il soggetto si trova, quindi, fin dalla prima infanzia, a dover utilizzare un cervello che, in quanto strumento di elaborazione dei dati dovuti all’esperienza, dispone di capacità ridotte rispetto ad un cervello normale. Le cause delle lesioni celebrali che determinano il ritardo mentale sono molteplici ed eterogenee e in molti casi, ancora oscure. A secondo del periodo in cui esse intervengono, possono essere distinte in:  Pre-natali  Peri-natali  Post-natali. Per quanto riguarda le cause “pre-natali”, ci si riferisce a tutte quelle possibili infezioni in corso di gravidanza o le complicazioni che la gravidanza stessa può presentare. I fattori negativi che incidono sullo sviluppo psicologico o fisico del bambino prima della nascita possono essere di tipo genetico (per es. la sindrome di Down) o acquisito (per es. le infezioni dell’embrione dovute a malattie infettive come la rosolia, la toxoplasmosi, ecc.), altri fattori che potrebbero incidere negativamente nel periodo prenatale sono i fattori tossici (l’alcool, la droga, i farmaci e il fumo) e le radiazioni (le radiografie addominali o pelviche). Tra le cause insorgenti nel periodo “peri-natale” (ossia fino al settimo giorno dopo la nascita) ricordiamo l’insufficienza placentare, la prematurità (prima della 37a settimana di gestazione), la postmaturità (oltre la 42a

settimana di gestazione), la gravidanza

multipla, il basso peso per età gestazionale, i traumi ostetrici (applicazioni di forcipe, presentazione anomalie). Nel passato tutti questi fattori causavano dei seri danni al neonato. Oggi grazie a una migliore prevenzione ostetrica e a una costante assistenza CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


perinatale o neonatale pediatrica e neurologica, la situazione ha subito un netto progresso. Le cause post-natali sono determinate da alcuni fattori patologici che possono colpire il bambino nel primo anno di vita, come per esempio le encefaliti, le malattie virali e batteriche (meningiti, toxoplasmosi, ecc…), i disturbi alimentali (ipoalimentazioni,…). Decisivi per lo sviluppo psicologico e fisico del bambino con insufficienza mentale sono anche i fattori ambientali, primo fra tutti quello familiare, poi quello scolastico e infine quello socio-culturale in cui egli vive. Certo non possiamo affermare che un ambiente positivo, ricco di stimoli, come suoni, luci, relazioni con altri individui, contribuisce a migliorare le condizioni globali del bambino ed ha conseguenze positive anche nella sua efficienza intellettiva.

I diversi livelli di ritardo mentale Il ritardo mentale, secondo l’ICD-10, rappresenta “una condizione di interrotto o incompleto sviluppo psichico, caratterizzato soprattutto da compromissione delle abilità che si manifestano durante il periodo evolutivo e che contribuiscono al livello globale di intelligenza cioè quelle cognitive, linguistiche, affettive e sociali”. Convenzionalmente si parla di ritardo mentale quando il quoziente di intelligenza (Q.I.) inferiore a 70. Possono essere specificati diversi gradi di gravità, che riflettono il livello della compromissione intellettiva:  Lieve 69> Q.I. > 55  Moderato o medio

55> Q.I. > 40

 Grave Q.I. < 39 Oltre al metodo di valutazione che può, essere discutibile perché affidato a numeri, è possibile stabilire il ritardo mentale considerando la capacità adattiva all’ambiente (se un individuo ha un basso Q.I. ma il contesto in cui vive non richiede eccessive competenze, il soggetto si adatta e non c’è ragione di parlare di ritardo).

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Le abilità maggiormente compromesse in un bambino con ritardo mentale sembrano essere:  la memoria a breve e lungo termine con ripercussioni nella comunicazione linguistica e nell’aritmetica  l’attenzione  le prassie. Un discorso a parte merita il mondo affettivo – relazionale nel ritardo mentale. L’incidenza dei disturbi psichici e comportamentali è notevolmente più alta che nelle persone normali, ciò è spiegato in parte dalle particolari caratteristiche della personalità che risulta più fragile, più suggestionabile e più suscettibile ad eventi esterni. La maggior parte delle frustrazioni deriva dalla povertà di relazioni con gli altri. Comunemente associati al ritardo mentale sono i sintomi comportamentali quali: passività, dipendenza, bassa autostima, bassa tolleranza alla frustrazione, scarso controllo degli impulsi, comportamenti auto lesivi e aggressività.

Ritardo mentale lieve Esaminerò nello specifico il Ritardo mentale lieve in quanto è la patologia diagnosticata all’alunno che ho seguito durante il tirocinio

.

Il ritardo mentale lieve equivale all’incirca a ciò a cui si faceva riferimento con la categoria educazionale di “educabili”. Questo gruppo costituisce la parte più ampia (circa l’85%) dei soggetti affetti da questo disturbo. Essi sviluppano capacità sociali o comunicative negli anni prescolastici, hanno una compromissione minima nelle aree senso – motorie e, fino a quando non iniziano gli studi scolastici, la loro condizione non è distinguibile da quella dei bambini sani. In genere si tratta di soggetti in grado di raggiungere un certo livello di apprendimento, sebbene ad una velocità inferiore rispetto agli altri bambini. Prima dei venti anni, possono acquisire capacità scolastiche corrispondenti all’incirca alla quinta elementare. Infatti, nonostante l’apparenza, non giungono a formulare o a comprendere concetti astratti, fermi come sono al “fatto concreto”; più degli altri sono molto ansiosi e insicuri CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


perché più degli altri hanno la possibilità di crearsi una particolare “immagine di sé”; per la stessa ragione presentano una spiccata aggressività in risposta alle frustrazioni ed hanno difficoltà ad inserirsi e a partecipare alla vita di gruppo a meno che no si attuino particolari metodiche, ricorrendo a strategie specifiche. In età adulta, tali soggetti acquisiscono capacità sociali ed occupazionali adeguate per un livello minimo di auto sostentamento, ma sono sottoposti a stress sociali o economici inusuali. Con sostegni adeguati, essi possono di solito vivere con successo nella comunità, da soli o in ambienti protetti. Nella maggior parte dei casi, essi non presentano segni di malattia, nonostante che tra loro possa essere un’incidenza di epilessia superiore alla media.

Il decorso del ritardo mentale Di solito il decorso del ritardo mentale è funzione sia di fattori biologici, come un disturbo fisico sottostante di significato eziologico, sia dei fattori ambientali, come le opportunità educazionali o di altro tipo, gli stimoli ambientali e l’appropriatezza della gestione del caso. Se l’anomalia fisica sottostante è statica, il decorso del ritardo mentale è variabile; con buone influenze ambientali, il funzionamento può migliorare; con influenze ambientali insufficienti, può deteriorarsi. Se invece, l’anomalia fisica sottostante è progressiva, il funzionamento tenderà a peggiorare, sebbene, con buone influenze ambientali, il deterioramento procederà più lentamente.

Terapia di recupero Tutte le persone affette da ritardo mentale hanno la possibilità di apprendere determinati concetti. Essi dovranno coltivare e sviluppare semplici reazioni all’ambiente, i più elementari rapporti affettivi, oppure avranno come scopo il raggiungimento, il controllo dei bisogni fisiologici e l’acquisizione del massimo possibile di autonomia per quanto CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


riguarda le attività della vita quotidiana; per altri casi meno gravi il problema sarà di raggiungere un adeguato livello di socializzazione autonoma sia nella famiglia sia nella società, il soggetto dovrà rendersi autonomo, dovrà saper comunicare da solo per strada, essere in grado di prendere l’autobus, saper affrontare anche l’insegnamento della lettura e della scrittura, attività di lavoro, fino ad arrivare a forme di socializzazione più complesse. Il trattamento educativo non deve riguardare soltanto la sfera “intellettiva”, ma anche le funzioni motorie, psico-percettive ed espressive. Il soggetto dovrà essere sottoposto a tecniche mediative riguardanti la psicomotricità, la spazializzazione, la psico-sensorietà, il linguaggio nei suoi differenti aspetti (articolazione, simbolizzazione, ecc.), tecniche che devono essere affidate ai rieducatori e agli insegnanti specializzati. Il trattamento pedagogico deve essere condotto parallelamente alla terapia medica e rieducativa ed all’interno di una organizzazione scolastica l’integrazione del bambino disabile.

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PARTE II CAP.V OSSERVAZIONE SISTEMATICA DELL’ALUNNO Osservazione La prima volta che ho visto Enrico è stato fuori dalla sua classe, il tutor voleva che la mia conoscenza procedesse per gradi. Così dal primo momento che lo vidi iniziai ad osservarlo: semplicemente guardavo il suo comportamento, cercando il più possibile di evitare la trappola di “vedere” involontariamente atteggiamenti non presenti. Successivamente entrai nella sua classe, il mio tutor doveva sostituire un collega. L’insegnante di sostegno si sedette alla cattedra e noi (Enrico ed io) ad un lato della stessa. Su richiesta del suo insegnante mi mostrò i quaderni. Rimasi piacevolmente colpita del suo ordine e dalla sua scrittura chiara e precisa. Ad un successivo esame notai quanti errori grammaticali erano presenti nei suoi lavori, inoltre dalla lettura della DF, PDF, PEI presi conoscenza delle sue difficoltà ma anche delle sue abilità che potevano essere potenziate. Dall’analisi della diagnosi funzionale emerge che Enrico ha raggiunto un buon livello di sviluppo grazie alla costante motivazione e partecipazione; presenta un lieve deficit psicocognitivo con incostante accesso al pensiero logico-deduttivo; il livello di autostima è buono. Il deficit di Enrico è vissuto molto serenamente dai genitori che sono collaborativi e presenti nella sua vita scolastica. Enrico è volenteroso, rispettoso delle regole scolastiche ed esegue le consegne assegnategli con entusiasmo, pur incontrando, talvolta, notevoli difficoltà. L'insegnante di sostegno lo aiuta

nella semplificazione dei concetti e nella

schematizzazione per favorire la memoria, cercando di evitare che il ragazzo si senta a disagio verso i compagni. L'alunno ha un carattere mite, accetta volentieri l’aiuto dell’insegnante di sostegno e ha un buon rapporto non solo con i compagni ma anche con tutti i docenti.

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DIAGNOSI FUNZIONALE (DF) La diagnosi funzionale è "la descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psicofisico dell' alunno in situazione di handicap, al momento in cui accede alla struttura sanitaria". Essa, ha lo scopo di acquisire elementi clinici e psicosociali, è redatta da un'unità multidisciplinare, composta dal medico specialista della patologia, dallo specialista in neuropsichiatria infantile, dal terapista della riabilitazione, dagli operatori sociali dell' A.S.L. La D.F., inoltre, si articola nell'accertamento dell'anamnesi fisiologica e patologica, prossima e remota del soggetto, della diagnosi clinica e tiene conto delle potenzialità del soggetto registrabili negli aspetti cognitivo, affettivo-relazionale, linguistico, sensoriale, motorio-prassico, neuropsicologico, dell' autonomia.

1) LA DIAGNOSI FUNZIONALE DI Enrico DIAGNOSI Ritardo psicocognitivo con disturbi dell’apprendimento In riferimento a:

EZIOLOGIA Probabile asfissia prenatale

CONSEGUENZE FUNZIONALI: Difficoltà negli apprendimenti scolastici

PREVISIONE DELL'EVOLUZIONE NATURALE Lenta ma favorevole

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SINTESI DELLA DIAGNOSI FUNZIONALE AREE

POTENZIALITA'

Cognitiva

Buone specie per la costante Lieve deficit psicomotivazione e partecipazione cognitivo con incostante accesso al pensiero logicodeduttivo

Affettivorelazionale

Buone

1. Livello di autostima

DIFFICOLTA'

Modica stesso

sfiducia

in

con

se

Buone

Buon rapporto coetanei

i

1. Comprensione

Buona

Lievi

2. Produzione

Discreta

Lievi

3.Altri linguaggi

Sufficiente

Lievi difficoltà soprattutto relativamente alle lingue straniere ed al lessico tecnico giuridico

Sensoriale

Nessun deficit segnalato

Motorio-prassica

Buone

2. Rapporto con gli altri Linguistica

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Non documentati deficit motori


Neuropsicologica

Discrete

Della autonomia

Ottime

Nonostante gli sforzi applicati dall’alunno, permangono serie difficoltà nella memorizzazione riferita ai processi di apprendimento scolastico Nessuna

DIAGNOSI FUNZIONALE REDATTA IN FORMA CONCLUSIVA Ritardo psicocognitivo con disturbi dell’apprendimento. L’alunno necessita, pertanto, di sostegno scolastico specializzato con rapporto in deroga per gravità.

PROFILO DINAMICO FUNZIONALE Il P.D.F. è un atto successivo alla D.F. e indica in via prioritaria, dopo un primo inserimento scolastico, il prevedibile sviluppo che l'alunno in situazione di handicap dimostra di possedere in tempi brevi e lunghi. E' redatto dall'unità multidisciplinare, dal personale docente e dai familiari dell' alunno, per descrivere, in modo analitico, i possibili livelli di risposta dell' alunno in situazione di handicap riferiti alle relazioni in atto e a quelle programmabili in tempi brevi, medi e lunghi. Il bilancio diagnostico e prognostico, finalizzato a valutare la rispondenza del P.D.F. alle indicazioni delineate nello stesso e alla coerenza tra le successive valutazioni. Deve essere aggiornato ogni due anni.

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2) PROFILO DINAMICO FUNZIONALE di Enrico Settori di attività in cui si riscontrano le difficoltà. Particolari difficoltà

nell’asse cognitivo e linguistico a causa di un Ritardo

psicocognitivo con disturbi dell’apprendimento e un inadeguato patrimonio lessicale. La difficoltà di memorizzare e ricordare le impedisce talvolta di tenere lo stesso ritmo dei compagni. Procederò all’illustrazione del profilo dinamico funzionale distinguendo le caratteristiche del ragazzo a proposito delle aree tradizionali: cognitiva, affettivorelazionale, linguistica, sensoriale, motorio-prassica, neuro- psicomotoria, autostima, apprendimento.  Riguardo alla prima area (cognitiva), il ragazzo presenta uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma. Egli presenta difficoltà di astrazione e associazioni logiche complesse, ha scarsa capcità di concentrazione e non sempre riesce a ricostruire i fatti in modo sequenziale e cronologico. Possiede elementari abilità logiche matematiche: conosce il concetto di numero, esegue le quattro operazioni e semplici espressioni algebriche. Le strategie mireranno al recupero delle conoscenze di base e allo sviluppo della capacità di concentrazione e memorizzazione

attraverso

semplificazioni

e

schematizzazione

dei

contenuti. L’utilizzo di competenze diverse risulta limitato a causa dell’insufficiente utilizzazione delle conoscenze possedute Verranno proposte all’alunno compiti semplici per darle la possibilità di esprimere le sue potenzialità

rafforzare le competenze al fine di

aumentare il livello di autostima.  Area Affettivo-relazionale: L’alunno non ha grosse difficoltà relazionali anche se talvolta subisce “l’ansia da prestazioni”si cercherà, quindi, di potenziare l’autostima e l’autocontrollo della sua emotività Il rapporto con gli altri compagni e docenti è buono e si sceglieranno attività come quelle del lavoro di gruppo per potenziarle e per favorire processi di integrazione perfezionamento della comunicazione verbale. CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


 Area Comunicazionale: L’alunno usa un linguaggio verbale non sempre corretto e dal vocabolario lessicale limitato. Si cercherà di arricchire il vocabolario e perfezionare il linguaggio attraverso dialoghi e racconti di vita vissuta ed esperienze personali che interessino l’alunno. I lavori di gruppo e l’interazione con i compagni potranno aiutare a raggiungere l’obiettivo. Verranno usati anche strumenti alternativi

di

comunicazione

mediante

l’utilizzo

dei

laboratori

multimediali.  Area Linguistica: L’alunno comprende un testo semplice e sa riferire nelle linee generali Ci si propone di migliorare tale capacità riducendo al minimo l’aiuto dell’insegnante. Nella produzione scritta l’alunno compie qualche errore grammaticale, possiede

un

patrimonio

lessicale

povero,

ma

riesce

a

produrre

autonomamente semplici componimenti che riguardano il suo vissuto. Si cercherà di stimolare non solo all’arricchimento del vocabolario ma alla riflessione di quanto prodotto. L’interesse per le attività grafico pittoriche sembra essere elevato si favorirà tale linguaggio alternativo per aiutare l’alunno ad esprimere la sua creatività e i suoi sentimenti.  Area Sensoriale: L’alunno rientra nella norma e non ci sono segnalazioni particolari.  Area motorio-prassica: Dalla motricità globale emerge una sufficiente capacità di coordinamento  Area Neuropsicologica: L’alunno presenta difficoltà di memorizzazione e brevi momenti di attenzione e concentrazione. Partendo da fatti di vita quotidiani e attraverso un coinvolgimento personale si cercherà di potenziare tali capacità. Nel complesso le capacità mestiche sono in via di miglioramento.  Area della Autonomia: L’autonomia personale risulta buona, l’alunno riesce a portare a termine un compito autonomamente e tale potenzialità continuerà ad essere curata e migliorata.

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L’autonomia sociale risulta buona l’alunno ha stabilito un buon rapporto con i compagni in particolare con alcuni. Si favoriranno ancora i rapporti interpersonali con la partecipazione a giochi di squadra e lavori di gruppo. Diagnosi Funzionale (redatta in forma conclusiva): difficoltà di apprendimento, di memoria, di attenzione. PEI (Piano Educativo Individualizzato) E’ un progetto operativo interistituzionale tra operatori della scuola, dei servizi sanitari e sociali, in collaborazione con i familiari. E’ un progetto educativo e didattico personalizzato riguardante la dimensione dell'apprendimento correlata agli aspetti riabilitativi e sociali. Contiene:     

finalità e obiettivi didattici. itinerari di lavoro. tecnologie metodologie, tecniche e verifiche. modalità di coinvolgimento della famiglia.

Tempi:  si definisce entro il secondo mese dell' anno scolastico.  si verifica con frequenza trimestrale.  verifiche straordinarie per casi di particolare difficoltà. 3)

Piano Educativo Individualizzato di Enrico

La sua diagnosi medica evidenzia “Ritardo psicocognitivo con disturbi dell’apprendimento”. L’alunno ha mostrato un impegno crescente nell’assolvere i compiti sia in classe che a casa pur incontrando notevoli difficoltà. Mostra un atteggiamento sempre corretto sia nei confronti dei docenti che dei compagni di classe. Ben educato e sempre cordiale con tutti, a livello cognitivo permangono le difficoltà riscontrate sin dall’inizio dell’anno scolastico. Buono l’impegno e la volontà di progredire, sebbene l’alunno segue un percorso didattico differenziato. CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


E' ben inserito nel gruppo classe, frequenta con assiduità ed interesse ed è molto attenta a tutto ciò che succede attorno a lui anche se alterna momenti in cui sembra un semplice spettatore. Viene seguito dall'insegnante di sostegno per 9 ore settimanali distribuite in momenti di compresenza con le insegnanti dell’area umanistica-linguistica e tecnico-professionale. Obiettivi e contenuti per ogni disciplina GEOGRAFIA Obiettivi: rendere l’alunno capace di orientarsi e collocarsi nello spazioe; sollecitare l’osservazione (riconoscere le caratteristiche di un ambiente); riconoscere il significato dei simboli geografici. Contenuti: che cosa studia la geografia, conoscere gli elementi del clima. L’Italia, le regioni, i confini, città, fiumi, monti, ecc. MATEMATICA Obiettivi: sviluppare le capacità logiche e di astrazione, abituare all’osservazione e alla riflessione, avviare alla produzione del calcolo. Contenuti: le tabelline, le quattro operazioni, semplici espressioni aritmetiche, potenze e calcoli con potenze. ITALIANO Finalità: favorire l’integrazione dell’alunno nel contesto sociale attraverso l’acquisizione di adeguate forme comunicative. Obiettivi: migliorare le proprie capacità espressive, ampliando il proprio lessico anche di termini specifici. Sviluppare le necessarie capacità di analisi e sintesi di un testo. Leggere brevi testi rispettando la punteggiatura. Colmare le lacune ortografiche. Contenuti: antologia analisi di brani dal libro di testo. Grammatica: l’accento, l’apostrofo, le doppie, la punteggiatura, articoli, aggettivi, verbi e principali regole grammaticali.

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STORIA I vari argomenti verranno utilizzati per consolidare il concetto di tempo e di spazio. Obiettivi: approfondire il concetto di tempo ordinando fatti, eventi e personaggi. Saper costruire ed operare sulla linea del tempo. Contenuti: la linea del tempo, riordinare la I guerra mondiale, il fascismo, la II guerra mondiale. INGLESE Finalità: comprendere e saper scrivere semplici frasi. Contenuti: regole di pronuncia; presentarsi; espressioni di uso quotidiano, le regole grammaticali basilari; verbo essere e avere, gli articoli, gli aggettivi; modi per salutare e presentarsi, chidere ad altri ed esprimere informazioni personali. FRANCESE Finalità: comprendere e saper scrivere semplici frasi. Contenuti: regole di pronuncia, espressioni di uso quotidiano, le regole grammaticali basilari; verbo essere e avere, modi per salutare e presentarsi. ECONOMIA AZIENDALE Finalità: saper esprimere con semplice lessico i contenuti principali della materia. Obiettivi: acquisire il concetto di bisogni e di beni; acquisire il concetto di compravendita; acquisire il concetto di costo e di ricavo; saper eseguire un semplice calcolo percentuale. DIRITTO Finalità: gli argomenti di tale disciplina devono servire a determinare nell’alunno il concetto di diritto, di norma, di capacità di agire, di capacità giuridica, affinché sviluppi la piena cognizione della realtà in cui vive. Contenuti: acquisire la consapevolezza del ruolo del cittadino nel nostro sistema sociale; comprendere le regole comportamentali e le forme di convivenza civile e democratica. INFORMATICA L’architettura di un computer. Le parti principali di un Pc. Le periferiche di input/output. La memoria centrale e le memorie di massa. CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


LABORATORIO DI TRATTAMENTO TESTI E DATI Finalità: attraverso l’uso del PC si cercherà di sostenere il percorso didattico delle diverse discipline. Contenuti: saper utilizzare il programma Microsoft Word e i relativi comandi. EDUCAZIONE FISICA Favorire la socializzazione e l’interazione con l’altro mediante la partecipazione attiva di giochi di squadra. METODOLOGIA 

Favorire la partecipazione attiva dell’alunno utilizzando una metodologia

motivante e coinvolgente anche mediante conversazioni tra insegnanti e studenti di argomenti riguardanti il vissuto quotidiano e gli interessi degli stessi. 

Controllare l’attenzione, la redazione degli appunti, il lavoro svolto a casa

e in classe stimolare l’utilizzo di schematizzazioni per favorire la memorizzazione. 

Accordare fiducia all’allievo dimostrandolo nei suoi confronti.

Curare sia gli aspetti formativi che quelli strumentali della disciplina

con approfondimento a spirale dei contenuti e dei concetti fondamentali. 

Chiarire all’allieva i criteri di valutazione adottati e comunicarle i livelli

raggiunti. VERIFICHE E VALUTAZIONE La verifica costituisce un importante momento della programmazione in cui si può verificare il grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati nonché l’effettiva efficacia dell’attività programmata e porre, se necessario, le opportune modifiche. Le verifiche proposte di volta in volta saranno di tipo: 

Formative:

colloqui

orali,

esercitazioni

collettive

guidate,

individuali svolti a casa, lavori di gruppo. 

Sommative: colloqui individuali prove scritte strutturate e non

Nella formulazione della valutazione si terrà conto dei seguenti fattori: 

livello di partenza

disponibilità al lavoro

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lavori


capacità individuali

livelli d’arrivo e loro adeguatezza rispetto agli obiettivi prefissati

SPAZI E MEZZI 

Aule, laboratori linguistici e multimediali

Libro di testo, appunti, schematizzazioni

Materiale specializzato

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UNITA ’ DIDATTICA

Premessa Per favorire il superamento delle difficoltà sopra descritte, accanto al materiale cartaceo si è pensato di utilizzare il computer per i seguenti motivi: 1. Il computer è uno strumento flessibile e programmabile per favorire i processi di apprendimento, in quanto permette di organizzare e strutturare i contenuti d’acquisizione in modo da rispettare i ritmi, i tempi e gli stili cognitivi degli alunni; 2. Favorisce i processi di attenzione e di concentrazione determinati sia dalla novità dello strumento, sia dal fascino che esercita sui discenti; 3. Permette un feedback ed una valutazione istantanea; 4. Facilita e, in alcuni casi di disabilità, rende possibile la comunicazione; 5. Accresce l’autostima e induce un’immagine positiva di sé. C’è da precisare che la mera introduzione dell’elaboratore nel processo di insegnamento – apprendimento, senza momenti di riflessione e progettazione del suo utilizzo da parte degli insegnanti, non garantisce la risoluzione di tutti i problemi didattici e di acquisizione delle conoscenze. Significativo è lo studio del prof. Roberto Maragliano (Nuovo manuale di didattica multimediale) relativo alle differenze che sussistono tra un testo stampato ed uno elettronico: “mentre il primo è fisso, organizzato per sequenze lineari, strutturato per blocchi…avvolto nel silenzio…il secondo pur riutilizzando il criterio di sequenzialità…incrementa

l’istantaneità e l’efficacia della comunicazione

orale…ma a differenza di questa favorisce un’attività di controllo”. Mentre nella sfera dell’autonomia personale l’alunno dimostra di essere in grado di provvedere alla propria persona e ai propri oggetti, nell’area cognitiva presenta diverse difficoltà nel gestire in modo autonomo alcuni processi cognitivi necessari per ottenere apprendimenti significativi. Per quanto riguarda le abilità attentive, l’alunno spesso non è in grado di distinguere gli elementi importanti da quelli irrilevanti, non solo, ma si è CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


constatato che è incapace di prendere in considerazione due o più fonti di informazione contemporaneamente in situazioni complesse. Tende a tenere conto solo di alcuni aspetti, di conseguenza i dati sono trattati in modo frammentario e spesso sono identificati o riconosciuti come singole unità separate tra loro. Accanto a problemi di elaborazione delle informazioni e di identificazione dei dati più salienti rispetto agli obiettivi prefissati, si è osservato che i tempi di attenzione sono piuttosto limitati e che spesso non è in grado di portare a termine da solo lavori che richiedono sforzo, impegno, costanza … regolazione delle capacità attentive. Altro

aspetto

rilevante

che

influisce

negativamente

sul

processo

d’apprendimento, è il recupero delle informazioni necessarie per svolgere un determinato compito, probabilmente questa difficoltà è legata alla incapacità dell’alunno di effettuare una elaborazione significativa delle informazioni. Difficilmente utilizza in modo consapevole strategie di memorizzazione come l’uso attivo e consapevole di modi particolari di trattare il materiale affinché si fissi stabilmente nel patrimonio delle conoscenze possedute. Raramente segue spontaneamente attività di confronto e di discriminazione indispensabili per superare l’immediatezza dell’esperienza percettiva, al fine di individuare quelle inferenze che avviano all’astrazione. È necessario intervenire per far cogliere all’allievo le differenze e le somiglianze tra due o più situazioni e per procedere gradualmente verso la concettualizzazione.

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UNITA’ DIDATTICA: FASI TITOLO: Vi presento Harry un ragazzo speciale. DOCENTI: insegnante di sostegno e tirocinante. COMPETENZE ATTESE L’alunno nel corso dell’attività: 

Sa “ridire” il testo;

Utilizza la lingua in modo creativo;

Supera le difficoltà legate all’ortografia mediante l’uso di un programma di elaborazione testi ;

Correzione autonoma dell’ortografia;

Favorire la comprensione di semplici testi narrativi. L’alunno prende consapevolezza della differenza tra realtà e fantasia. E’ in grado di ricostruire le tappe fondamentali del racconto. Acquisisce le abilità di base di utilizzo del PC (mouse, tastiera, stampare). L’alunno è chiamato a mettersi in gioco nella ri-scrittura del racconto sostituendosi al protagonista. COMPITI IN SITUAZIONE L’alunno descrive attraverso un programma di videoscrittura (Word) le sequenze principali del racconto riuscendo ad unire testo e immagini. OBIETTIVI DIDATTICI

Accrescere le capacità di concentrazione e avvicinarsi alla lettura;

Comprendere il significato del racconto cogliendone gli elementi significativi;

Comprendere l’utilizzo base di un programma di videoscrittura;

Migliorare la lettura strumentale ad alta voce;

Comprendere il significato globale del racconto individuarne gli elementi essenziali: sequenze, personaggi, luoghi, tempi;

Produrre un semplice testo narrativo allocando il protagonista;

Raccogliere le idee per la scrittura;

Conoscere e rispettare la funzione di punteggiatura. PERCORSO DIDATTICO

Preparazione delle pagine del racconto;

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Individuazione dei protagonisti del racconto;

Individuazione del protagonista principale;

Scelta delle immagini relative alla sintesi del racconto

Costruzione della copertina MATERIALE OCCORENTE

Riassunto del libro “Harry Potter e la pietra filosofale” in formato cartaceo.

Software: Microsoft Word, Clicker 4.

Immagini scaricate da Internet e salvate sul PC. TEMPI: 10 ore organizzate in modo flessibile. INTERVENTI PER FACILITARE L’ACCESSO AL COMPUTER L’alunno non presenta particolare difficoltà motorie, pertanto non è stato necessario introdurre ausili hardware particolari per facilitare l’accesso all’elaboratore. Si sono apportate alcune modifiche soprattutto alla tastiera al mouse e al desktop per catturare l’attenzione dell’alunno e per semplificare alcune operazioni di comando. È stato semplificato l’approccio alla tastiera mettendo in evidenza i tasti delle lettere ed alcuni tasti funzione e nascondendo con bollini bianchi tutti quelli che non erano necessari. Questo accorgimento ha permesso all’allievo di ritrovare facilmente i tasti che le servivano e di rendere quindi la videoscrittura più veloce e meno dispersiva. Per facilitare ulteriormente questo compito sarebbe stato opportuno usare tastiere semplificate e programmabili con le lettere disposte in ordine alfabetico (fig. 1).

(fig. 1 ) BigKeys LX è una tastiera semplificata con dimensioni analoghe a quelle di una tastiera standard, ma con un numero ridotto di tasti della dimensione di 2x2 cm. CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


Si è proceduto alla modificazione delle impostazione di default del mouse, in quanto fin dall’inizio ha incontrato qualche difficoltà nell’aprire i programmi con il doppio clic, così all’interno del pannello di controllo si è scelto l’opzione “un clic per aprire un oggetto” in questo modo è stato possibile aprire i vari programmi con un solo clic del mouse. Si sono apportate modifiche anche al desktop per evitare che un numero elevato di icone o che immagini di sfondo rendessero il contrasto e la visibilità dello schermo poco chiaro e confuso, in modo da offrire al discente la possibilità di individuare facilmente le icone dei programmi da utilizzare. Per migliorare la percezione degli oggetti sul video è stato utile inserire un set di puntatore del mouse di dimensione più grande del normale e di colore vivace ed attivare la funzionalità di “mostrare la posizione del puntatore quanto si preme il tasto CTRL” . Nel programma di videoscrittura (Word) si è personalizzata la barra degli strumenti semplificandola ed inserendo solo alcuni comandi relativi alla formattazione del testo:  comando APRI

;

 comando STAMPA  comando SALVA

; .

PERCORSO DIDATTICO L’alunno ha mostrato notevole interesse per la figura di Harry Potter. Purtroppo il suo interesse si limita ai film mentre non ha mai letto nessuna pagina dei suoi libri. Si è scelto un riassunto del primo libro “Harry Potter e la pietra filosofale”. L’alunno anche se appassionato al

protagonista, non sa dare un ordine

temporale allo svolgersi delle sue avventure. Il percorso didattico si è così svolto: CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


 lettura del riassunto;  individuazione dei protagonisti;  individuazione del protagonista;  scelta delle immagini relative alla sintesi del racconto;  costruzione di una copertina. Dopo la lettura del testo, l’alunno viene invitato ad evidenziare le frasi più importanti. Attraverso opportune sollecitazioni l’alunno deve indicare se la frase è “importante” o “non importante”. Le frasi ritenute importanti (quelle che dovevano descrivere il protagonista e gli altri personaggi principali, i luoghi ecc.) vengono riscritte in Word. Ad ogni personaggio venivano riportate: la sua foto e la descrizione, si passava poi alla sintesi della situazione che lo vedeva protagonista. MODALITA’ DI VERIFICA 1. Le

verifiche

sono

state

realizzate

attraverso

l’utilizzo

del

Software Clicker 4 . Tale programma permette di creare diversi esercizi di letto scrittura dei momenti principali del racconto mediante la creazione di griglie. Alcuni esercizi hanno avuto come scopo quello di far acquisire all’allievo la consapevolezza che le informazioni, per essere comprese, devono seguire un determinato ordine. Un esercizio che ho proposto all’allievo, ha l’intento di esercitare la consapevolezza che quando si legge un brano, ogni lettore si costruisce delle attese su come proseguire il testo. Continuando la lettura queste attese potranno essere confermate o smentite. La possibilità di effettuare anticipazioni contribuisce

a migliorare le

comprensioni e a cogliere eventuali incongruenze tra i fatti narrati in precedenza rispetto a quelli successivi. Con questo esercizio l’alunno è investito ad elaborare delle anticipazioni a partire dal titolo e dall’inizio del testo. 2. SCHEDE DI VERIFICA: sono state presentate all’alunno opportune schede per verificare l’apprendimento dei principali comandi di Microsoft Word:

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ESEMPIO: Primi lavori con Word

1. Devi stampare un disegno quale immagine (icona) scegli? a. b. c.

2. Come salvi il tuo lavoro? a. b. c. 3. Se non salvi il tuo lavoro cosa accade? a. Niente b. Quando riaccendo il computer, ciò che ho scritto non viene trovato c. Quando riaccendo il computer, trovo ciò che scritto ugualmente. ……………..

CONSIDERAZIONI PERSONALI SULL’ATTIVITA’ SVOLTA Dopo un primo disorientamento iniziale, l’alunno è passato ad una fase esplorativa nella quale era attratto dalla curiosità di appurare quale effetto

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avrebbe sortito la sua azione nel “cliccare”, ad una fase nella quale si è potuto orientare la sua attenzione verso gli obiettivi che erano stati programmati. All’inizio non si preoccupava di controllare gli errori ortografici, poi quando gli si è fatto notare che la parola errata si sottolineava di rosso, tornava a rivedere la parola per scriverla correttamente o chiedeva chiarimenti. Dall’analisi della situazione iniziale è emerso che “la generazione delle idee” rappresenta per l’alunno un vero e proprio ostacolo per procedere nell’attività di scrittura, pertanto ci si è concentrati in un primo momento su tale problema invitando il discente ad esporre le idee così come gli si presentavano alla mente, mentre l’insegnante registrava per iscritto queste associazioni verbali per poi scriverle correttamente con il programma di videoscrittura. In questo modo l’alunno è libero dalla preoccupazione per gli aspetti strumentali dello scrivere e dalle operazioni dei pensieri. Dopo la stesura e la stampa delle idee si procedeva alla loro organizzazione per elaborare il testo che fosse coerente con gli scopi prefissati. L’attività proposta non solo contribuisce a migliorare le abilità di lettura dell’allievo, ma rende consapevole che si può esercitare un certo controllo sui propri processi di comprensione. Il discente modifica la sua concezione nei confronti della lettura che non viene più associata ad una mera decodifica della parola scritta, ma che leggere significa ricercare delle informazioni. L’uso della videoscrittura è un grande aiuto perché permette di revisionare il testo più volte, di effettuare le correzioni necessarie, di cancellare parti di testo inutili o di aggiungerne altre.

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L’alunno inoltre è stato piacevolmente sorpreso di come le immagini (scaricate da internet) potevano arricchire un semplice testo. Enrico così ha contribuito alla ricerca delle immagini scegliendo lui stesso quale foto inserire, la posizione sul foglio e le sue proporzioni.

Vi presento Harry Potter un ragazzo speciale

Harry Potter è un ragazzo speciale. Abita con i perfidi zii e spesso è protagonista di episodi strani, ai quali non riesce a dare una spiegazione; inoltre, ha una cicatrice a forma di saetta sulla fronte di cui non conosce l´esatta natura. PRIMA PAGINA

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CONCLUSIONI Il tirocinio diretto mi ha dato la possibilità di osservare e partecipare al percorso formativo di alunni diversamente abili all’interno di una istituzione scolastica e ho avuto la possibilità di conoscere meglio la complessa realtà in cui un docente di sostegno si trova ad operare. Grazie alla disponibilità dei collaboratori scolastici ho visionato alcuni documenti (POF, circolari, DF, PDF, PEI) ho partecipato a riunioni con il GLH. Mi sono impegnata a comprendere non solo l’atteggiamento del mio tutor nei confronti dell’alunno e il comportamento di quest’ultimo; ma soprattutto mi sono dedicata a svolgere un tipo di lavoro introspettivo. A tal proposito mi sono posta delle domande ed ho, quindi, constatato quanto sia importante per un insegnante riflettere sulle strategie da applicare e che le strategie devono cambiare a seconda della classe che ci si trova di fronte. Il fine di ciò è stato quello di comprendere che tipo di insegnante sarò in futuro e come mi comporterò nei confronti delle problematiche del singolo alunno e della classe intera. Posso affermare con certezza che quando ho intrapreso questo corso non avevo la consapevolezza che possiedo oggi. Il contributo dei docenti che ho incontrato mi hanno fornito esperienze e contenuti didattici professionalizzanti. Soprattutto ho fatto tesoro di alcune affermazioni: “ricordatevi che voi siete insegnanti della classe intera e non solo dell’alunno…ci sono alcune patologie che non avranno mai miglioramenti e questo dovete accettarlo…il vostro compito non è assistenziale ma quello di creare un progetto di vita per il vostro alunno…” le loro esperienze mi resteranno nella mente e soprattutto nel cuore. Ho avuto la fortuna di farmi seguire nel mio tirocinio dal responsabile del Gruppo H. Quando mi ha vista la prima volta e anzi vorrei dire “osservata” (come un insegnante di sostegno sa osservare), mi disse: “è un lavoro che ti impegna tante energie ma che ti dà tanto”. Come un automa risposi di sì. Sentivo su di me un profondo imbarazzo, mi sentivo fuori posto, come un alunno che arriva a scuola senza aver fatto i compiti. Enrico come ho già detto l’ho conosciuto la prima volta fuori dall’aula, la sua stretta di mano fu per me già una conquista convinta dall’idea che potevo risultargli “antipatica”. Con il trascorrere di giorni, entrai a far parte del mondo e della mente di Enrico. Mi CORSO SICSI – SOSTEGNO 800 H – ANNA DI VAIA


raccontava della sua famiglia e della sua passione per Harry Potter, tale che mi ha spinto a pensare all’unità didattica appena descritta. Enrico stava abbassando le sue barriere ma nello stesso tempo anche io stavo eliminando le mie. Ho capito con l’esperienza diretta tra i banchi di scuola, come l’integrazione sia l’obiettivo primario da raggiungere e quali siano le maggiori difficoltà da affrontare e superare. La relazione del soggetto diversamente abile con i compagni di scuola è fondamentale per instaurare il clima di serenità indispensabile per intraprendere un proficuo percorso formativo. Ho ammirato l’impegno e le energie che il tutor ha investito in tale direzione e nonostante le difficoltà abbia sempre agito con amorevolezza e col sorriso nei confronti di tutti. Ho visto quale ricchezza porti l’intervento dell’insegnante di sostegno a tutte le componenti del gruppo classe; nel suo operato quotidiano al fianco dell’alunno diversamente abile e come parte integrante del contesto classe, egli abbia rappresentato il raccordo attivo tra soggetto diversamente abile, compagni, docenti curriculari e disciplina. Ho potuto notare con quanta cura ha preparato la classe ad accogliere il diversamente abile e se stesso. La classe ha reagito positivamente ed è stato bello poter osservare come i ragazzi non abbiano mai dimenticato di coinvolgere in tutte le loro attività i compagni disabili e soprattutto con quanta spontaneità e naturalezza si siano rivolti a loro e al docente di sostegno. Ho imparato inoltre quanto è importante che il lavoro dei docenti di sostegno e curriculari proceda di pari passo e sia programmato insieme se davvero s’intende raggiungere quello che è il vero fine ultimo di tutto ciò: non già che l’alunno in difficoltà impari quante più cose possibili, ma che la sua qualità della vita sia la più elevata possibile. L’esperienza emozionale ricevuta dal magnifico rapporto umano e professionale con Enrico, ha contribuito ad accrescere in me la motivazione all’insegnamento, e di concepirlo come un mestiere unico nel suo genere e difficilmente rapportabile ad altri, in termini di gratificazione personale e di arricchimento. Mi sono resa conto del fatto che l’insegnamento è un continuo aggiornamento umano e professionale, alle volte faticoso, ma che deve essere costante e continuo.

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La scuola, in conclusione, è sicuramente un luogo di arricchimento, dove si costruiscono le nuove generazioni e dove è possibile ritrovare la gioia di vivere nella spensieratezza e nei sorrisi dei ragazzi. Tuttavia bisogna avere a che fare con delle logiche strane, difficili da digerire per chi compie il proprio lavoro con passione e con rispetto per gli altri esseri umani. Bisogna avere a che fare, inoltre, con le sconfitte ed i momenti di frustrazione. Questa esperienza emozionale per alcuni aspetti mi ha cambiata; durante il corso si è sempre parlato di “potenziare” le abilità dell’alunno diversamente abile ma ho capito che anche io in questo delicato rapporto posso potenziare le mie abilità, i miei punti di forza per l’attivazione di strategie più idonee da adottare.

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