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Forse non tutti sanno che… LUOGHI DIMENTICATI

GEOGRAFIA dell’abbandono Nel Vibonese ci sono molti beni culturali di grande valore, lasciati nel degrado totale Nonostante i soldi pubblici spesi per il recupero

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Il degrado, purtroppo, soprattutto in alcune zone della Calabria, è ormai parte integrante e caratterizzante del paesaggio. La provincia di Vibo, che pur essendo tra le più piccole fa la parte del leone in ogni classifica negativa, è costellata di beni di interesse culturale dal grande valore storico e simbolico, che però giacciono da tempo nell’abbandono, nonostante in alcuni casi siano stati destinati al loro recupero ingenti finanziamenti pubblici. Lo testimonia il caso, emblematico, del Museo del Poro, e lo confermano tante altre realtà dimenticate dalle istituzioni.

Sergio Pelaia

O

A BIVONA LA TONNARA NON È MAI STATA RECUPERATA ED È TUTTORA ABBANDONATA A SE STESSA, MENTRE IL CASTELLO MEDIEVALE È STATO RESTAURATO MA MAI APERTO

rmai gli occhi dei calabresi si sono abituati. Assuefatti al peggio. La scenografia d’altronde sembra essere sempre la stessa. Il copione, poi, segue un canovaccio tristemente consolidato. Gli attori, quelli sì, cambiano di volta in volta, ma alla fine i ruoli che recitano sono quelli. E infine ci sono gli spettatori (paganti), ovvero i cittadini, la cui soglia di indignazione sembra alzarsi sempre di più. Nascosta sotto il velo, in verità sempre più trasparente, della retorica delle “eccellenze” e delle “positività”, c’è una geografia dell’abbandono che in troppi si ostinano a non voler vedere, come se ciò bastasse a cancellarne l’esistenza. Ci sono luoghi che ancora, nonostante tutto, custodiscono un sentimento. Realtà che potrebbero contribuire alla costruzione di un’identità culturale, cementare il senso di appartenenza a una comunità e accrescerne il senso civico. A queste latitudini, invece, beni culturali di grande valore, su cui non di rado sono state “investite” discrete quantità di denaro pubblico, giacciono abbandonati al loro de-…

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…stino in condizioni di degrado difficilmente

immaginabili altrove. Nel Vibonese – una delle province più piccole che, di contro, fa la parte del leone in ogni classifica negativa – è molto facile trovarsi di fronte a situazioni simili. Il degrado è talmente diffuso da essere diventato un elemento caratterizzante del panorama. Questo territorio è dunque l’emblema della Calabria intera, che in uno spazio fisico relativamente ristretto racchiude frammenti di bellezza “sporcati” sistematicamente dalla mano dell’uomo. In tutto questo giocano un ruolo fondamentale, ovviamente in negativo, le amministrazioni pubbliche, che anche nei rari casi in cui riescono a inserirsi in percorsi di “recupero e valorizzazione” programmati su più vasta scala, non centrano l’obiettivo di rendere questi beni culturali fruibili e attrattivi. A Drapia, paesino dell’altipiano del Poro affacciato sulla costa tirrenica vibonese, ci sono stati – in località Torre Galli – alcuni tra i più importanti ritrovamenti archeologici su scala nazionale. Qui, nel 1922, il grande archeologo trentino Paolo Orsi scoprì una necropoli composta da circa 330 tombe risalenti alla prima età del ferro. I reperti ritrovati risalgono a un’epoca compresa tra il X e il VI secolo avanti Cristo e gli scavi di Orsi sono stati proseguiti negli ultimi anni da un’equipe di ricercatori guidata da Marco Pacciarelli arrivata alla conclusione che qui viveva una comunità estremamente evoluta. Tutto questo ben prima dell’arrivo dei greci, che probabilmente furono i responsabili della distruzione di questa cittadina, che esprimeva addirittura istituzioni comunitarie. Gli scarabei fenici trovati a Torre Galli, per fare un esempio, sono probabilmente i più antichi mai scoperti nell’Occidente, e la zona è oggi considerata il contesto principale nel quale si è sviluppata l’antica civiltà degli Itali, il popolo da cui la nostra nazione ha preso il nome. Ci si chiederà, a questo punto, dove sono custoditi questi reperti, almeno quelli scoperti non di recente. Alcuni sono conservati al Museo statale di Reggio Calabria, altri invece sono tenuti in custodia da un privato cittadino drapiese. La loro destinazione naturale era il Museo del Poro, una struttura realizzata

recuperando l’edificio che ospitava un’ex scuola elementare. Per l’opera sono stati spesi 239mila euro provenienti dai fondi Por 2000/06, più altri 40 mila stanziati dal Comune. Il risultato è che il Museo non è stato mai aperto, all’interno ci sono solo alcune teche vuote e, come denunciato dal consigliere comunale Cosmo Vallone sul blog vibonesiamo.it, il cortile esterno viene…

IL MUSEO DEL PORO, MAI APERTO, DOVEVA OSPITARE I PREZIOSI REPERTI SCOPERTI A TORRE GALLI, RISALENTI ALLA PRIMA ETÀ DEL FERRO. LA STRUTTURA È STATA RECUPERATA CON UN FINANZIAMENTO DI 280MILA EURO, MA OGGI È DIVENTATA UN “RICOVERO” DI CASSONETTI In senso orario, da sotto, quattro foto scattate il 6 gennaio scorso al Museo del Poro di Drapia, che avrebbe dovuto ospitare i reperti archeologici ritrovati a Torre Galli; il castello di Bivona, di epoca medioevale (a pagina 21, l’ingresso), restaurato da più di due anni ma mai aperto al pubblico; una veduta aerea dei ruderi dell’edificio

LA BIBLIOTECA COMUNALE DI VIBO È VITTIMA DEI TAGLI DOVUTI AL DISSESTO DEL COMUNE, E I LOCALI SONO STATI MESSI IN VENDITA PER PROVARE A FARE CASSA 22

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…stino in condizioni di degrado difficilmente

immaginabili altrove. Nel Vibonese – una delle province più piccole che, di contro, fa la parte del leone in ogni classifica negativa – è molto facile trovarsi di fronte a situazioni simili. Il degrado è talmente diffuso da essere diventato un elemento caratterizzante del panorama. Questo territorio è dunque l’emblema della Calabria intera, che in uno spazio fisico relativamente ristretto racchiude frammenti di bellezza “sporcati” sistematicamente dalla mano dell’uomo. In tutto questo giocano un ruolo fondamentale, ovviamente in negativo, le amministrazioni pubbliche, che anche nei rari casi in cui riescono a inserirsi in percorsi di “recupero e valorizzazione” programmati su più vasta scala, non centrano l’obiettivo di rendere questi beni culturali fruibili e attrattivi. A Drapia, paesino dell’altipiano del Poro affacciato sulla costa tirrenica vibonese, ci sono stati – in località Torre Galli – alcuni tra i più importanti ritrovamenti archeologici su scala nazionale. Qui, nel 1922, il grande archeologo trentino Paolo Orsi scoprì una necropoli composta da circa 330 tombe risalenti alla prima età del ferro. I reperti ritrovati risalgono a un’epoca compresa tra il X e il VI secolo avanti Cristo e gli scavi di Orsi sono stati proseguiti negli ultimi anni da un’equipe di ricercatori guidata da Marco Pacciarelli arrivata alla conclusione che qui viveva una comunità estremamente evoluta. Tutto questo ben prima dell’arrivo dei greci, che probabilmente furono i responsabili della distruzione di questa cittadina, che esprimeva addirittura istituzioni comunitarie. Gli scarabei fenici trovati a Torre Galli, per fare un esempio, sono probabilmente i più antichi mai scoperti nell’Occidente, e la zona è oggi considerata il contesto principale nel quale si è sviluppata l’antica civiltà degli Itali, il popolo da cui la nostra nazione ha preso il nome. Ci si chiederà, a questo punto, dove sono custoditi questi reperti, almeno quelli scoperti non di recente. Alcuni sono conservati al Museo statale di Reggio Calabria, altri invece sono tenuti in custodia da un privato cittadino drapiese. La loro destinazione naturale era il Museo del Poro, una struttura realizzata

recuperando l’edificio che ospitava un’ex scuola elementare. Per l’opera sono stati spesi 239mila euro provenienti dai fondi Por 2000/06, più altri 40 mila stanziati dal Comune. Il risultato è che il Museo non è stato mai aperto, all’interno ci sono solo alcune teche vuote e, come denunciato dal consigliere comunale Cosmo Vallone sul blog vibonesiamo.it, il cortile esterno viene…

IL MUSEO DEL PORO, MAI APERTO, DOVEVA OSPITARE I PREZIOSI REPERTI SCOPERTI A TORRE GALLI, RISALENTI ALLA PRIMA ETÀ DEL FERRO. LA STRUTTURA È STATA RECUPERATA CON UN FINANZIAMENTO DI 280MILA EURO, MA OGGI È DIVENTATA UN “RICOVERO” DI CASSONETTI In senso orario, da sotto, quattro foto scattate il 6 gennaio scorso al Museo del Poro di Drapia, che avrebbe dovuto ospitare i reperti archeologici ritrovati a Torre Galli; il castello di Bivona, di epoca medioevale (a pagina 21, l’ingresso), restaurato da più di due anni ma mai aperto al pubblico; una veduta aerea dei ruderi dell’edificio

LA BIBLIOTECA COMUNALE DI VIBO È VITTIMA DEI TAGLI DOVUTI AL DISSESTO DEL COMUNE, E I LOCALI SONO STATI MESSI IN VENDITA PER PROVARE A FARE CASSA 22

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…utilizzato come rimessa di cassonetti del-

l’immondizia. Proprio così: siccome il Comune ha avviato la raccolta porta a porta integrale, i contenitori per la spazzatura sono stati eliminati dalle strade cittadine e sono stati collocati nell’area del Museo. Per consolidare il paradosso, infine, la struttura è stata dotata anche di un sistema di allarme all’avanguardia, ma su di essa insiste un pericoloso tetto in eternit. A Bivona, una delle frazioni marine di Vibo, convivono invece due facce del medesimo degrado: l’antica Tonnara e il castello medievale. La prima è stata dichiarata bene monumentale con decreto ministeriale del 6 dicembre 1991, e grazie a finanziamenti che in totale ammontano ormai a più di 3 milioni di euro doveva diventare il Museo del Mare, che avrebbe ospitato anche un centro di archeologia marina. Antonio Montesanti, ex presidente del Parco marino “Costa degli dei”, aggiorna continuamente il suo blog (comuneportosantavenere.blogspot.it) con documenti e foto che raccontano le “ferite” inferte a questo bene da istituzioni come il Comune di Vibo e la Soprintendenza per i beni monumentali e paesaggistici. Come se non bastasse vedere sbriciolati dal tempo e dall’incuria il barcone San Francesco e il rimorchiatore Caterina, risalenti alla fine dell’800, di recente si è scoperto che la struttura ha subìto anche degli atti vandalici. Una parte di essa, però, non si capisce bene a che titolo, è tornata utile al Pd locale, che l’ha utilizzata come seggio per le primarie. E se da una parte non si capisce a

cosa siano serviti i milioni di euro investiti nella tonnara, dall’altra è difficile comprendere perché il castello trecentesco, su cui il restauro invece è stato portato a termine, non sia mai stato aperto al pubblico nonostante siano passati più di due anni dal termine dei lavori.

I LOCALI DELLA BIBLIOTECA DI SERRA SONO STATI UTILIZZATI NEL 2013 COME LAVANDERIA PER GLI STUDENTI EGIZIANI OSPITATI CON IL PROGETTO PITAGORA MUNDUS 24

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Le cose non vanno certo meglio nel capoluogo di provincia, dove il Comune, alle prese con il dissesto finanziario, ha stilato un piano di vendita di immobili tra cui spicca proprio la biblioteca comunale, che già negli ultimi tempi aveva subìto pesanti tagli al budget – da diversi mesi non si comprano più i quotidiani – e la cui struttura esterna versa da tempo nel degrado. Una situazione analoga alla biblioteca di Serra San Bruno, intitolata al compianto giornalista Enzo Vellone, che l’anno scorso è stata destinata dal Comune come locale lavanderia per gli studenti egiziani ospitati nell’ambito del progetto “Pitagora mundus”. Una “perla” che fa il paio con la decisione, tuttora in vigore, di utilizzare un ex carcere già destinato ad ospitare una pinacoteca come punto di raccolta dei rifiuti prodotti dalle attività commerciali della zona. s.pelaia@corrierecal.it © riproduzione vietata

SPESE INUTILI

Due cuori e una pigione Scopelliti e Talarico hanno riunito sotto lo stesso tetto la Delegazione calabrese nella Capitale. Che paga l’affitto, mentre l’immobile di proprietà resta chiuso Pietro Bellantoni

«N

on posso più stare lontano da te»; «andiamo a vivere insieme». Le classiche dichiarazioni d’amore e d’intenti, così tipiche nei rapporti sentimentali, almeno per una volta potevano star bene in bocca a Peppe Scopelliti e Franco Talarico. Certo è che i due sem-

bravano proprio una coppia di fatto, nel giorno in cui annunciarono la rivoluzione logistica che, di lì a poco, avrebbe interessato la Delegazione della Regione a Roma. Come amanti che si decidono a fare il grande passo per coronare la loro unione, anche il governatore e il presidente del consiglio regionale arrivarono alla conclusione che non era proprio il caso di vivere

IL PERSONALE È STATO ACCORPATO PER TAGLIARE I COSTI. MA GLI UFFICI IN LOCAZIONE COSTANO 10MILA EURO ALL'ANNO PIÙ LE SPESE CONDOMINIALI

separati, cioè di mantenere due sedi distinte nella capitale. Ne bastava una, che fosse adatta a ospitare sia il personale della giunta sia quello del Consiglio. La soluzione all’“olandese” attuata in Calabria all’indomani dei moti del ’70 (sede del governo a Catanzaro, assemblea legislativa a Reggio) non doveva trovare una replica anche fuori dai confini regionali. Il nuovo corso inaugurato dal centrodestra avrebbe insomma riportato una parvenza di unità istituzionale. La coppia di fatto, seppur politica, rivelò le sue intenzioni il 29 dicembre 2010, con lo stesso sentimento di liberazione che pervade gli amanti che si risolvono, dopo anni di lontananza forzata, a fare outing e inaugurare una nuova fase della vita. Scopelliti e Talarico sono seduti uno accanto all’altro. È il presidente del Consiglio a prendere il coraggio a due mani e a comunicare l’imminenza del sodalizio, come si trovasse di fronte a ignari genitori: «Entro i prossimi dieci mesi la Regione Calabria avrà un’unica sede di rappresentanza a…

Tre scatti recenti che fotografano lo stato in cui versa tuttora la tonnara di Bivona, dove sarebbe dovuto sorgere il Museo del mare. Nelle immagini, il barcone San Francesco e il rimorchiatore Caterina (rispettivamente in alto e al centro), entrambi risalenti alla fine dell’800 L’ingresso di piazza di Campitelli 3, dove ha sede la delegazione della giunta regionale; accanto, quella del Consiglio, in via dei Bergamaschi 58

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Corriere della Calabria n.135/2014