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EURO: LE CHIACCHIERE E I RIMEDI p.18 | BRIATORE: CAFONE A CHI? IO SONO UN BENEFATTORE p.90

GRANDI RIBALTONI CULTURALI QUESTO LIBRO HA VENDUTO 20 MILIONI DI COPIE IN 10 SETTIMANE. IN ITALIA È GIÀ UN CASO. PERCHÉ IMBARAZZA I MARITI E NON SCANDALIZZA LE MOGLI. CHE SI SENTONO...

Libere

e s s e m sotto felici

L’HANNO LETTO E GIUDICATO PER NOI: FRANCA FOSSATI GIORGIA GIORGI* MARINA SALAMON ISABELLA SANTACROCE DANIELA SANTANCHÈ DEBORA SERRACCHIANI *casalinga di Roma Panorama 4 luglio 2012 | Anno L - N. 28 (2408)

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s

ignor Briatore, la trovo un po’ nervoso, in Sardegna l’anno scorso era più rilassato…

Lì dormo. Stamattina, invece, sono partito da Londra alle 7. Ha letto i giornali italiani?

Devono darsi tutti una calmata, non hanno scritto che chiudevo una banca ma una discoteca. Tutto questo casino che senso ha?

«Conosco i ricchi e faccio soldi soddisfacendo i loro vizi. I veri cafoni sono gli ipocriti di successo» L’uomo che ha sdoganato l’eccesso e lo ha esportato nel mondo spara sui suoi accusatori: «Provino a creare i posti di lavoro che ho creato io»

intervista di Annalia Venezia

flavio briatore 90

Panorama | 4 luglio 2012

Sta finendo un’epoca e lei è il primo ad abbandonare la nave che affonda.

Ma cosa dice? Non finisce proprio niente. È incredibile che un marchio come il Billionaire, che nel mondo è il marchio del divertimento più conosciuto, scateni in Italia questa reazione da parte di gente che prova odio nei miei confronti. Ma perché poi?

Forse per il suo stile di vita eccessivo, ostentato, soprattutto quando la maggior parte della gente in Italia guadagna meno del costo di una sua bottiglia di vodka (2 mila euro).

Ma quale stile di vita! Non è detto che chi ha una flotta di aerei si diverta a volare. Sono stato il boss della F1 e non guido. Chi parla male del Billionaire non lo conosce. Lei c’è stata? Sì, e ricordo tanta gente che stappava bottiglie costosissime.

C’è anche lo champagne da 800 euro.

Ci sono persone che ci mantengono una famiglia, lei ci pensa mai?

Vendendo la bottiglia di champagne a questi prezzi, invece di avere 60 dipendenti ne abbiamo 200 e ci manteniamo delle famiglie. Voi giornalisti non vi rendete conto di cosa dite, l’Italia dovrebbe essere il paese delle eccellenze, dalla moda al turismo, possiamo mantenere tanti posti di lavoro. Pensi al Sassicaia, alla Ferrari, alla moda da Prada ad Armani, a Dolce e Gabbana: producono lusso e ci permettono di portare avanti il nome del paese nel mondo. Il nome Billionaire è un’ostentazione.

È una provocazione. Come dovevo chiamarlo? Pensione azzurra? Billionaire a parte, i miei business nei settori del turismo e intrattenimento di lusso nel mondo fatturano 80-100 milioni di euro, con 1.200 persone che lavorano. Conosco il lusso perché lavoro con i ricchi e soddisfo le loro debolezze. Mi sono concentrato su una nicchia e per questo, in Italia, vengo attaccato in modo infame. Come si divertono i ricchi?

Abbiamo aperto il Billionaire a Monte-Carlo per la F1: in tre giorni abbiamo strabattuto tutti gli altri locali. La gente giusta era da noi, da Will Smith a Banderas, non faccio il nome degli italiani perché è un casino: se non bevono il Tavernello, gli fanno i controlli fiscali. Il risultato è che invece


Michel Birot/Corbis Outline

Flavio Briatore, 62 anni, ha iniziato vendendo polizze assicurative per la Ras. Ăˆ manager di Fernando Alonso e Mark Webber. Le sue aziende fatturano tra 80 e 100 milioni di euro l’anno.

4 luglio 2012 | Panorama

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intervista flavio briatore

di consumare in Italia lo fanno all’estero… Mi racconti un eccesso.

So che c’è stato un cliente che ha dato anche 100 mila euro di mancia. Chissà che servizio…

Bio

Philippe Eranian/Corbis

Non risiede in Italia da 30 anni, ma nella sua wikibiografia Flavio Briatore, 62 anni (foto), di Verzuolo, Cuneo, viene definito imprenditore italiano. Riduttivo per un manager che nel suo palmares può mettere sette titoli mondiali di Formula 1 e che con tutta probabilità passerà alla storia per il Billionaire, locale (e ora anche marchio) simbolo dei costumi e soprattutto dei lussi di un’epoca. Assurto agli onori della cronaca alla fine degli anni 80 come team manager di F1, è agente oltre che talent scout dei migliori piloti degli ultimi 30 anni: nella sua scuderia spiccano i nomi di Schumacher, Alonso e Webber. Figlio di insegnanti, un curriculum

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Panorama | 4 luglio 2012

Non c’è niente da ridere. È la mancia di un cliente che ha mezzi e che ringrazia. Io non apro il Billionaire a Cinisello Balsamo o a Cuneo, lo apro dove penso che ci sia l’evento: a Monte-Carlo per il gran premio, a Los Angeles perché ci sono gli Oscar, in Sardegna perché nel giro di 60 giorni c’è la concentrazione delle persone più ricche del mondo, che vengono lì anche per il Billionaire. Le barche prima di venire in Sardegna chiamano per sapere quando siamo aperti.

conosciuta in tutto il mondo per questo. Ci sarà un processo e vedremo chi ha ragione.

Se posso scegliere, non ci vado. Ma il turismo è variegato e in Italia c’è spazio per tutti, per chi fa agriturismi e campeggi e per chi fa turismo di lusso. L’importante è farlo con passione e competenza.

Perché il mio lavoro, il mio successo sono sempre stati all’estero, senza accendere un mutuo in Italia, mai una commissione, mai tassi agevolati, non ho prestiti. Qual è il dramma se ho scelto di vivere all’estero?

I campeggi non le piacciono?

Rimane il fatto che stappare le bottiglie in un periodo di crisi non è di buon gusto...

Ma se lei avesse sua sorella che lavora con noi, sarebbe dispiaciuta? Magari, con le mance, in due mesi guadagna più di lei! I soldi non sono tutto.

Io non ho mai speso tanto in una discoteca, non spenderei mai certe cifre nei locali. Poi, vabbè, quando ci vado mi offrono tutto. Che cosa fa con i soldi che guadagna?

Non faccio una vita lussuosa, non bevo, non fumo, non mi diverto nei locali, non ho nemmeno case di proprietà.

Non mi dica che vive di stenti. La barca ce l’ha…

scolastico non esaltante, Briatore nella vita non si è fatto mancare un’indagine per frode fiscale e una per truffa ai danni dello Stato. Nel 2009 si è sposato in seconde nozze con la showgirl Elisabetta Gregoraci, da cui ha avuto un figlio, Nathan Falco, nato il 18 marzo 2010.

Sono pur sempre uno che ha vinto sette mondiali, che ha portato grossi sponsor in F1, che ha scoperto Michael Schumacher… sono agente di Fernando Alonso e Mark Webber… Qualcosa avrò pur guadagnato, no? Ho avuto belle soddisfazioni professionali, ho sempre reinvestito i miei guadagni e mi tolgo qualche sfizio, come la barca. C’è un’indagine in corso…

Sì, e il giudice ha nominato un custode per consentire alla società posseduta dal trust di cui io sono un beneficiario di continuare a fare charter della barca. Io ho sempre detto che la mia barca faceva charter, è

Perché ha la residenza all’estero?

Che ha attività in Italia.

Per quelle attività pago fior di tasse. Solo sul territorio di Arzachena ai fornitori lasciamo 6 milioni di euro in due mesi. Ho fatto investimenti anche in Spagna, in America, Kenya e Turchia. Ma sa qual è il problema? Che mi chiamo Briatore e non ho uno di quei nomi con la erre moscia. In Italia c’è l’invidia viscerale fatta da pochi. E poi ci sono questi radical chic che rovinano il Paese. Per esempio?

Tipo Giovanna Melandri, che è stata da me in Kenya, ha bevuto il mio champagne al tavolo con noi e poi ha negato l’evidenza scrivendo che non era mai stata da me. Non ho ancora capito perché. Per non parlare del regista Giovanni Veronesi. Ha scritto «meno male che si chiude il Billionaire e non vedremo più gli stronzi in camicia bianca col bicchiere in mano»: ecco lui è uno di questi stronzi perché c’era al Billionaire, anche lui è stato a casa mia a Londra a chiedermi un favore ed è stato in barca da me. È vero che il Billionaire va male?

Falsità. Non ci sono problemi economici. Il 2011 è andato addirittura meglio del 2010. I kazaki tornano anche quest’anno?

Lei fa l’ironica e sono contento per lei se ride, ma la situazione è seria. L’Italia è come una spa: abbiamo fatto un aumento di capitale, che sono le tasse, ma se la società non comincia a guadagnare, non possiamo fare un aumento di capitale tutti gli anni. Insomma è questione di tempo e poi se ne andrà dalla Sardegna.

Io non ho mai detto che chiudo l’attività, l’attività si può vendere ad altri. Ho già dei compratori, vediamo. L’imprenditore va dove fattura di più...


Briatore ha avuto una vita sentimentale molto glam e due matrimoni. Accanto è ritratto su un cuscino con la seconda moglie Elisabetta Gregoraci. Guarda il video del promo di The apprentice, reality che andrà in onda a settembre su Cielo in cui Briatore è The Boss. Scopri come usare il Qr a pagina 173.

Dove passerà l’estate?

Starò tra Monte-Carlo, Marbella, Bodrum, e anche in Sardegna. Che apre il 29 giugno fino a fine agosto come ogni anno. A settembre la vedremo in tv nel reality «The apprentice»: che cosa insegnerà ai ragazzi che sognano di lavorare con lei?

È una vera ricerca di lavoro, da 4 mila, i candidati adesso sono 16, ma vince uno. Il lavoro è molta pratica oltre che teoria, è fatto di meritocrazia, se uno è bravo ce la fa. Da giovane che cosa la spingeva?

La fame, voler arrivare, voler essere diverso dagli altri. E mi sembra di esserci riuscito. Non mi piaceva dov’ero nato e la situazione in cui ero nato. Invece di odiare chi ce l’aveva fatta, volevo essere uno che ce la faceva. Non le piaceva Cuneo?

Il mio mito era l’America. Non sono mai stato uno studente modello ma avevo delle curiosità. All’inizio facevo l’assicuratore porta a porta, vendevo le polizze vita dei bambini appena nati. Ricordo certe giornate d’agosto in corso Buenos Aires a Milano a suonare i campanelli a gente che mi sbatteva la porta in faccia. Con i soldi che guadagnavo viaggiavo. È stato anche latitante alle Isole Vergini.

Non sono stato latitante, lavoravo per Benetton. È successo nel ’70, l’ho detto alla stampa il primo giorno che sono entrato in F1: avevo la passione del gioco d’azzardo a 23 anni. Sono stato condannato a un anno e 4 mesi. C’è stata l’amnistia. Con altri avevo fatto dei danni, li ho pagati tutti. Uno può sbagliare e si ravvede. Nove anni fa ho avuto la riabilitazione completa della fedina penale. Chi è cafone per lei?

Quelli che pontificano e poi fanno gli stessi errori con cui si riempiono la bocca, è l’Italia che crea odio. Sono Merlo, Melandri, Veronesi, Ezio Mauro. Il Gruppo Espresso

è stato condannato in secondo grado per evasione fiscale di 250 milioni di euro. Ma che vadano per le strade a creare nuovi posti di lavoro!

Parliamo di donne: al Billionaire sono tutte giovani e belle, ma il dubbio che qualcuna sia un’escort viene.

Invidiosa?

A lei piacciono le donne in vendita per una borsetta?

Io non le conosco. Sono stato spesso con donne più ricche di me. Le escort per i ricchi sono un dato di fatto.

La cosa non mi tocca. L’astuzia però è riconoscere un’escort, altrimenti ci si fa male.

Quale lavoro l’ha appassionata davvero?

In una vita puoi avere 20 donne e le puoi amare tutte in modo profondissimo, può durare un mese, può durare un anno o

La Melandri e Sandro Veronesi ora sputano nel piatto dove hanno mangiato una vita. Io se vedo che una storia non ha futuro non ho interesse a continuare. Così per il lavoro. La Formula 1 è la sua storia più lunga.

Ho conosciuto Luciano Benetton e ho lavorato con lui e Alessandro per 10 anni: sono per me una famiglia. Luciano mi propose la Formula 1: sono andato a vivere a Oxford, sveglia alle 5, non avevo mai visto una macchina di F1. Era l’89. Nel ’90 con Alessandro cominciamo a gestire il team e nel ’94 vinciamo il primo mondiale con Schumacher: non si era mai visto un team nuovo che in quattro anni vinceva un

mondiale. Poi sono uscito dalla Benetton, avevo il 30 per cento della società. Ho creato una fabbrica di motori, la Supertech: tutti mi dicevano che ero matto, ma li ho venduti alla Benetton, alla Williams, alla Bar, e sono diventato il più grande fornitore di propulsori della F1: stabilimento a Parigi, 280 dipendenti in tre anni. Poi la Renault rientra in F1, io vendo la mia azienda a Renault che mi propone di ritornare in F1. Insieme compriamo Benetton, riprendiamo il team, m’invento Fernando Alonso e vinciamo il mondiale nel 2005-2006. La F1 è stata un grande successo, non la mia passione. Oggi non lo è più. Deluso?

Scherza? La più bella fase della mia carriera… finora. Si è demoralizzato?

Ci vuole ben altro, si dovrebbe demoralizzare chi mi ha accusato di frode sportiva (Briatore ha vinto la causa contro la Fia e Max Mosley, ndr). Ci pensa mai a entrare in politica?

No. Dovremmo avere l’80 per cento di politici in meno. Chi sono i Briatore del futuro?

Gente che ha fame, rabbia e ambizione. I nuovi Briatore sono quelli che creano posti di lavoro e non prendono contributi da nessuno. Ha mai comprato una casa?

Non ho case e non vivo in Italia da 30 anni.

Una società che risale a lei possiede case.

Sì, ma non di residenza. Campanelli con scritto Briatore non ci sono. Mia moglie ha una sua casa a Roma. Libri ne legge?

Non è obbligatorio leggere e guardare la tv. A me diverte di più pensare a come creare 100 posti di lavoro piuttosto che leggere Via col vento! Mi stimola di più e non perdo la vista. Al cinema ci va?

No. Da 30 anni non ci metto piede, sono claustrofobico. È una colpa pure questa?n 4 luglio 2012 | Panorama

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Gettyimages

L’imprenditore deve creare posti di lavoro, a differenza di questi sputtanatori. Ma ci devono essere le condizioni per riuscirci.


Il medagliere è vuoto, Mr Cameron Nel 2010, dopo il successo elettorale, il premier britannico aveva proclamato con enfasi: «Se pensate che siamo qui per mettere a posto i conti statali, vi sbagliate. Cambieremo tutto: scuole, sanità, renderemo le strade sicure e rafforzeremo le comunità locali». Due anni dopo il bilancio è deprimente: i conti sono peggiorati, il resto non è migliorato.

I tassi d’interesse britannici sono bassi (0,5 per cento), ma solo perché la Bank of England stampa altra moneta, allargando il debito.

Il processo ai tabloid di Rupert Murdoch minaccia Cameron, che si è visto con uomini di Murdoch in più di 50 occasioni. Il magnate sarebbe stato favorito dal governo nella gara per l’emittente satellitare BSkyB.

Cameron voleva sindaci eletti ovunque (oggi avviene solo a Londra e in poche altre aree urbane). Ma a maggio, in un referendum, nove delle 10 città più popolose del regno hanno risposto no.

84,5%

Neanche i compagni di partito tory sopportano più l’austerità imposta da George Osborne. Finora il cancelliere dello Scacchiere se l’è cavata defilandosi quando il governo è sotto attacco: in parlamento lo chiamano «il sottomarino». 56

Panorama | 4 luglio 2012

Un centinaio di parlamentari conservatori si è schierato contro la legalizzazione dei matrimoni gay proposta da Cameron. E quelli che si preparano a votare contro la sua riforma della Camera dei lord sono ancora più numerosi.

È il debito pubblico britannico (oltre 2 trilioni di sterline) rispetto al pil. Con Cameron è cresciuto di 10 punti percentuali.

Il premier ha lasciato che la sua relazione con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel si deteriorasse, fino a renderlo ininfluente. Il rifiuto del fiscal compact voluto dalla cancelliera tedesca non gli ha portato alcun alleato, né gli ha garantito l’appoggio dei mercati. Di fatto è isolato rispetto agli altri leader europei.

La riforma del sistema sanitario si è arenata. L’ideale della «Big society», con cui si voleva dare più poteri a livello locale, è finito con la guerriglia nelle strade di Londra dell’anno scorso. Steve Hilton, guru della Big society, si è preso un anno sabbatico negli Usa. Reuters/Kerim Okten

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