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QUADERNI SUL PAESAGGIO/04

PAESAGGI CONTEMPORANEI casi studio per una gestione sostenibile delle aree periurbane in Emilia-Romagna

a cura di Francesca Poli


Francesca Poli (Bologna, 1981), laureata in architettura ed urbanistica presso il Politecnico di Delft (Paesi Bassi), dal 2006 ha collaborato con studi ed atelier internazionali all’elaborazione di progetti di rigenerazione urbana e del paesaggio ad una scala intermedia tra architettura ed urbanismo. Nell’autunno del 2009 fonda con tre colleghi uno studio professionale per approfondire campi disciplinari che spaziano dall’urbanistica, all’architettura ed al design industriale. Dal Gennaio 2010 ha collaborato con il Servizio Paesaggio della Regione Emilia-Romagna al progetto europeo Pays.Med.Urban - Alta qualità del paesaggio come elemento chiave nella sostenibilità e competitività delle aree urbane mediterranee. Ha pubblicato articoli su riviste specializzate come Paesaggio Urbano e Rassegna ed alcuni sui progetti sono apparsi all’interno di pubblicazioni e divulgazioni tematiche.

copertina / Servabo, un progetto di Mili Romano e Marco Mensa (Mili Romano)


QUADERNI SUL PAESAGGIO/04

PAESAGGI CONTEMPORANEI casi studio per una gestione sostenibile delle aree periurbane in Emilia-Romagna

a cura di Francesca Poli


© 2012 REGIONE EMILIA-ROMAGNA Assessorato alla Programmazione territoriale, urbanistica, reti di infrastrutture materiali e immateriali, mobilità, logistica e trasporti.

PROGETTO PAYS.MED.URBAN Programma MED Cofinanziamento FESR

PAESAGGI CONTEPORANEI casi studio per una gestione sostenibile delle aree periurbane in Emilia-Romagna

responsabile del progetto Enrico Cocchi Direzione generale. Programmazione territoriale e negoziata, Intese, Relazioni europee e internazionali.

a cura di Francesca Poli

coordinamento del progetto Barbara Fucci Servizio pianificazione urbanistica, paesaggio e uso sostenibile del territorio

contributi Massimo Angrilli Matilde Callari Galli Lorenzo Frattini Alessandra Furlani Roberto Gabrielli Vittoria Montaletti Patrizia Tassinari collaborazioni Elena Farnè Barbara Fucci Valentina Manzato progetto grafico collana EF design stampa Centro Stampa della Giunta Regione Emilia-Romagna

contributi per la compilazione delle schede Simona Acerbis / Comunità Montana Parma Est Stefano Bisulli / Cinematica Silvana Cerruti / SPI-CGIL Rimini Marialuisa Cipriani Valentina Corzani / Associazione Culturale Amici di Castiglione Francesco Conversano / Movie Movie srl Nicola Dall’Olio / Provincia di Parma Daniele Di Domenico / Studio Kairòs Elena Farnè / IntercityLab Orazio Fabbri / Associazione Culturale Amici di Castiglione Camillo Fucci / Associazione Culturale Amici di Castiglione Gianluca Galuppo / Comune di Reggio Emilia Massimiliano Geraci / Associazione Mappe Urbane Nene Grignaffini / Movie Movie srl William Guerrieri / Associazione Culturale Linea di Confine per la fotografia Contemporanea Marco Leurini / Comune di Reggio Emilia Moreno Po / Provincia di Ferrara Valentina Ridolfi / Heriscape Mili Romano / Accademia di Belle Arti di Bologna Irene Sensi / Comune di Bologna Giulia Stagi / Associazione Mappe Urbane Francesco Tortori / Spazi Indecisi


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PRESENTAZIONE

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1. INTRODUZIONE Il contesto internazionale e le prospettive regionali

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2. CASI STUDIO Progetti di paesaggi contemporanei Terre di mezzo Il tempo e la memoria del paesaggio Una regione periurbana? Paesaggio e partecipazione Comunicazione e paesaggio Conclusioni

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3. FONTI bibliografia siti web elenco schede crediti fotografici

indice


PARTNER PROGETTO PAYS.MED.URBAN


presentazione Negli ultimi anni la Regione Emilia-Romagna ha incoraggiato una politica per il paesaggio riflettendo gli obiettivi della Convenzione Europea del Paesaggio ed apportando cambiamenti in materia di pianificazione del territorio e del paesaggio, nonché nelle modalità di partecipazione pubblica. La traduzione dei mutamenti legislativi in strumenti operativi di intervento si è avvalsa anche delle esperienze maturate nel contesto della cooperazione territoriale europea, in particolare con i progetti L.O.T.O. Landscape Opportunities for Territorial Organization, sviluppato dal 2002 al 2005, PAYS. DOC - Buone pratiche per il paesaggio, in corso dal 2005 al 2007 e più recentemente PAYS.MED.URBAN - Alta qualità del paesaggio come elemento chiave nella sostenibilità e competitività delle aree urbane mediterranee, avviato nell’aprile 2009 e conclusosi a dicembre 2011. La partecipazione ai progetti europei ha generato la possibilità di scambiare informazioni, condividere esperienze e confrontare strumenti fra diversi partner internazionali, arricchendo le conoscenze reciproche per la sperimentazione territoriale sulla tutela e valorizzazione dei paesaggi. La Regione intende proseguire la propria attività continuando a sviluppare progetti di cooperazione in ambito europeo e promuovendo processi di inclusione e partecipazione delle popolazioni locali, nella consapevolezza dell’importanza e del ruolo fondante che questi approcci metodologici apportano alla gestione e alla trasformazione del paesaggio quale ambiente di vita delle persone. Gli esiti generali del progetto europeo PAYS.MED.URBAN sono divulgati nel portale www.paysmed.net e in quattro pubblicazioni internazionali; in continuità con il passato si è scelto di divulgare anche i risultati delle attività svolte in ambito regionale, sia sul sito web dedicato (www.regione.emiliaromagna.it/paesaggi), sia attraverso le seguenti pubblicazioni, della collana Quaderni sul paesaggio: PAESAGGI CONTEMPORANEI raccoglie le esperienze regionali maturate nella ricerca di criteri e linee guida per l’attuazione dei principi espressi dalla Convenzione Europea del Paesaggio, evidenziando modelli di sviluppo e strategie contemporanee per la gestione degli spazi periurbani e delle periferie. Costituisce un importante know-how, ricco di casi

studio e progetti di paesaggio che esplorano i territori della quotidianità, aree periferiche spesso in stato di abbandono e degrado che, evolutesi senza criterio, presentano un marcato disordine insediativo e un diffuso squilibrio ambientale. FRA CITTÀ E CAMPAGNA prende in esame alcuni luoghi/ paesaggi periurbani regionali e ne indaga le trasformazioni, illustrandone le varie modalità di intervento. Lo studio può rappresentare un primo passo per un’attività di monitoraggio dei paesaggi emiliano-romagnoli perché, trascorso un intervallo di tempo prestabilito, si potrebbero verificare l’efficacia delle politiche e dei progetti o anche registrare la fertilità di alcune proposte nel sollecitare processi di qualificazione del paesaggio dal basso. LA VIA EMILIA è un’indagine socio-statistica sulla percezione degli abitanti del territorio periurbano della via Emilia, infrastruttura chiave e progetto cardine per il futuro della Regione. Il volume interpreta i risultati di circa 800 interviste ad un campione di residenti, cittadini di tutte le età, con particolare attenzione ai giovani compresi tra i 18 e 35 anni. La ricerca è accompagnata da tavole fotografiche che declinano le tematiche chiave e le proposte di trasformazione emerse dai questionari. DIRE FARE PARTECIPARE è un manuale sulle metodologie di progettazione condivisa del paesaggio che illustra aspetti teorici e pratici su come progettare ed organizzare un processo partecipativo da applicare a progetti di trasformazione del territorio, sia rispetto agli strumenti previsti per legge, sia di tipo volontario. Il volume presenta con un linguaggio spiccatamente visivo le tecniche più innovative di progettazione condivisa e raccoglie, inoltre, gli esiti di tre incontri pubblici organizzati dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito delle attività del progetto europeo.

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introduzione

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Il contesto internazionale e le prospettive regionali IL PROGETTO PAYS.MED.URBAN Il progetto PAYS.MED.URBAN: Alta qualità del paesaggio come elemento chiave nella sostenibilità e competitività delle aree urbane mediterranee, Programma Med 2007-2013, ha rappresentato la continuazione e la capitalizzazione dei risultati e delle esperienze di cooperazione implementate nell’ambito del progetto PAYS.DOC – BUONE PRATICHE PER IL PAESAGGIO, Programma INTERREG IIIB area MEDOCC, che si poneva l’obiettivo di sviluppare e sperimentali i contenuti della Convenzione Europea del Paesaggio e dello Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo (SSSE) nelle politiche territoriali. Il nuovo progetto, un mix equilibrato di continuità ed innovazione, è stato dunque caratterizzato da una solida base di partenza che ha favorito un’attuazione efficace delle attività di lavoro, sfruttando le conclusioni ed i risultati delle iniziative precedenti.

1. L’autostrada A14 attraversa la campagna urbanizzata nei pressi di Roncadello, in provincia di Forlì-Cesena (© Andrea Maroncelli)

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PAYS.MED.URBAN ha considerato il paesaggio come un “capitale” territoriale non trasferibile, fondamentale per uno sviluppo territoriale sostenibile e per il miglioramento della qualità della vita. L’alta qualità del paesaggio – intesa come patrimonio identitario, storicoculturale ed ambientale dei luoghi – è stata ritenuta una risorsa fondamentale per la promozione della crescita economica e della competitività delle aree urbane, per il miglioramento della coesione territoriale e della sostenibilità ambientale: elementi in grado di incrementare sia il potenziale attrattivo verso nuove forme di turismo ed attività per il tempo libero, che di contenere l’espansione di zone residenziali o l’insediamento di imprese appartenenti ai settori della new-economy. Il progetto ha posto la sua attenzione su ambiti paesaggistici periurbani e di periferia, nel contesto mediterraneo, approfondendo nello specifico sei aree tematiche:


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2. Torre dell’acqua all’ingresso di Galliera, nella paesaggio di pianura a nord di Bologna (© Elena Farnè) 3. Via Beroaldo, scorcio di periferia periurbana a Bologna (© Maurizio Carpani)

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1. adeguata progettazione/gestione di spazi aperti periurbani, con particolare attenzione alle funzioni paesaggistiche dell’agricoltura periurbana; 2. progettazione/presenza di aree ad elevata qualità paesaggistica capaci di favorire l’inserimento di imprese appartenenti ai nuovi settori economici; 3. miglioramento delle qualità percettive-visive degli accessi ai nuclei urbani; 4. integrazione paesaggistica di nuove aree residenziali nel contesto periurbano; 5. qualità visiva ed ambientale dei margini urbani (punto di incontro tra le zone costruite e quelle non urbanizzate) e riqualificazione/recupero paesaggistico; 6. tutela e valorizzazione della morfologia e dell’identità urbana con particolare riferimento all’immagine che se ne percepisce dall’esterno. Oltre alla Regione Emilia-Romagna, hanno partecipato al progetto: Junta de Andalucia (ente capofila), CCDR Algarve, Prefecture of Magnesia, Regione Basilicata, Generalitat de Catalunya, Regione Lazio, Regione Lombardia, Consell de Mallorca, Región de Murcia, Regione Toscana, Regione Umbria, Generalitat Valenciana, Regione Veneto e RECEP – European Network of Local and Regional Authorities for the Implementation of the European Landscape Convention come osservatore. Tutti i partner di PAYS.MED.URBAN, avviato nell’aprile 2009 e conclusosi a dicembre 2011, hanno collaborato strettamente per l’attivazione di sei differenti linee di attività comuni, ciascuna delle quali coordinata da una regione diversa, partecipando con contributi, ricerche ed iniziative locali, attraverso una rilettura delle diverse realtà territoriali.

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Le linee di lavoro sviluppate sono state: 1. OSSERVATORIO DEL PAESAGGIO per lo sviluppo e la gestione di un sistema di riconoscimento ed osservazione dei paesaggi periurbani mediterranei, che si è concluso con la redazione di una pubblicazione internazionale di tutti i punti di osservazione analizzati nelle diverse regioni (coordinamento Junta de Andalucia); 2. CATALOGO DELLE BUONE PRATICHE che ha visto la selezione di piani, progetti, concorsi ed attività di gestione, sensibilizzazione e comunicazione sul tema del paesaggio periurbano con l’istituzione della terza edizione del Premio Mediterraneo del Paesaggio e la pubblicazione del relativo catalogo (coordinamento Región de Murcia); 3. LINEE GUIDA, un volume per la gestione e l’individuazione di strumenti rivolti alle amministrazioni locali per orientare le

4. Orti periurbani a sud di Riccione (© Giulia Ghini) 5. Edificio in periferia a Bologna (© Liviana Banzi)

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trasformazioni urbane e periurbane nel rispetto dei valori paesaggistici (coordinamento Regione Lombardia); 4. AZIONI DI SENSIBILIZZAZIONE per l’identificazione di buone pratiche, seminari, workshop o laboratori per stimolare l’interesse delle amministrazioni locali e della società civile ai temi paesaggistici (coordinamento Generalitat de Catalunya); 5. AZIONI PILOTA ovvero un’azione sperimentale applicata in un ambito territoriale locale per contribuire all’implementazione dell’articolo 6 della Convenzione Europea del Paesaggio negli spazi periurbani o di periferia in trasformazione. Una raccolta di quindici progetti di trasformazione e valorizzazione di aree problematiche o in stato di abbandono, dove è stato previsto un percorso progettuale e partecipativo fondato sul coinvolgimento attivo degli abitanti del luogo e degli enti locali (coordinamento regione Emilia-Romagna);

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6. PORTALE per la creazione e la gestione di una piattaforma web dedicata ai paesaggi mediterranei ed alle iniziative progettuali implementate (coordinamento Regione Umbria). Il portale www.paysmed.net, grazie ad un continuo aggiornamento, offre una carrellata delle attività intraprese nei 16 mesi di lavoro, raccoglie i documenti relativi ai quattro seminari e workshop internazionali – organizzati rispettivamente nell’ordine a Bergamo, Rimini, Murcia e Siviglia, propone eventi, concorsi, conferenze, fiere o seminari del settore, sintetizza e cataloga materiali e link utili al lavoro quotidiano di professionisti e tecnici, attestandosi tra i siti di riferimento per la ricerca e l’approfondimento on-line di tematiche paesaggistiche, con una media di 60 nuovi visitatori al giorno da tutto il mondo.

di spazi verdi ed aree pubbliche, che esprimessero un interesse particolare alle tematiche ambientali e paesaggistiche. La Regione Emilia-Romagna ha partecipato attivamente alla seconda edizione del premio, nel 2006, ed alla terza, nel 2011, incentrata sulla tematica “Paesaggi Mediterranei in processo di cambiamento” come conseguenza delle trasformazioni causate dall’espansione urbanistica, dalle attività economiche e dalle infrastrutture. Le pubblicazioni internazionali - rispettivamente curate dalla Regione Toscana per il Catalogo delle Buone Pratiche per il Paesaggio PMP 2007 – e dalla Región de Murcia per il Catalogo delle Buone Pratiche per il Paesaggio PMP2011 – rappresentano una panoramica completa delle candidature ricevute, catalogando per temi e tipologie le schede descrittive di tutti vincitori del premio e dei progetti selezionati dalle giurie regionali.

IL PREMIO MEDITERRANEO DEL PAESAGGIO AZIONI DI VALORIZZAZIONE IN EMILIA-ROMAGNA Il Premio Mediterraneo del Paesaggio (PMP), istituito nell’ambito del progetto europeo PAEASAGGI MEDITERRANEI ED ALPINI, svolge un ruolo centrale nel processo di diffusione di una cultura più attenta al paesaggio e rappresenta da più di dieci anni uno strumento di consapevolezza del ruolo rilevante che i paesaggi esercitano nella definizione del senso di identità culturale dell’ambito mediterraneo e nell’accrescimento della qualità della vita percepita dalla popolazione locale. Il PMP ha finora contribuito a stimolare una maggior riflessione nei confronti del paesaggio, promuovendo una selezione di interventi sia pubblici che privati, come piani strategici, programmi, accordi territoriali o concorsi di idee, opere architettoniche, infrastrutturali o paesaggistiche, attività di sensibilizzazione, partecipazione o comunicazione, realizzazioni artistiche ed allestimenti

Le politiche territoriali regionali riconoscono la valenza strategica del paesaggio come elemento chiave per il miglioramento delle identità locali e la definizione di valori condivisi al fine di promuovere uno sviluppo realistico e sostenibile: seguendo le indicazioni della Convenzione Europea del Paesaggio, nell’ultimo decennio la Regione ha infatti promosso una maggior consapevolezza sui temi paesaggistici ed ambientali, favorendo l’integrazione del paesaggio nella pianificazione urbana e territoriale. Secondo questi principi si sviluppano i progetti di tutela e valorizzazione del paesaggio, che “costituiscono a tutti gli effetti una prima attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio alla scala locale, in quanto promuovono la qualità del paesaggio quale imprescindibile dimensione dell’abitare, rilancian-

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do un’identità culturale e territoriale in grado di contribuire, in maniera partecipata e condivisa, alla qualità della vita ed allo sviluppo sostenibile negli ambiti periurbani (1)”. I progetti si concentrano prevalentemente in zone problematiche che hanno subito processi di disgregazione della propria identità e delle potenzialità ambientali, dove le dinamiche di sviluppo ed i processi di trasformazione rivelano criticità. Sono territori ai margini delle città che hanno sofferto la pressione dei centri abitati in forte espansione; spazi un tempo rurali soffocati da uno sviluppo territoriale urbano-centrico che non ha saputo riconoscere “la qualità ambientale, naturalistica ed economica che una campagna urbana è in grado di offrire, dando nuovo valore alle aree metropolitane” (2). Sotto il profilo tecnico ed operativo, le azioni di valorizzazione si configurano come “progetti di sistema” o “piani di azione” che, affrontando temi e problematiche ad ampia scala, definiscono un quadro progettuale unitario con nuovi assetti funzionali e gestionali. Coinvolgono sempre diversi settori e soggetti locali, attraverso un approccio multidisciplinare, al fine di riqualificare l’ambiente e migliorare la fruizione del territorio.

(1) MONTALETTI Vittoria, Paesaggi ai Bordi. Mostra temporanea di progetti di Tutela e Valorizzazione in EmiliaRomagna, introduzione alla mostra, giugno 2010) (2) FALLENI Fabio, L’Europa sostiene l’agricoltura periurbana, Il Divulgatore. Territorio Rurale, anno XXXIII, n. 7/8, luglio/agosto 2010, pp. 39-42 (3) WCED COMMISSIONE MONDIALE SULL’AMBIENTE E LO SVILUPPO, Rapporto Brundtland, report, 1987 6. Margini urbani, via Massarenti a Bologna (© Maurizio Carpani)

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RUOLO E FINALITÀ Le esperienze pregresse maturate nella ricerca di criteri e linee guida per la messa in pratica dei principi espressi dalla Convenzione Europea del Paesaggio hanno evidenziato i modelli di sviluppo e le strategie contemporanee per la gestione degli spazi periurbani, costituendo un importante know-how, ricco di casi studio e progetti di paesaggio, come analisi o proposte di gestione territoriale, piani strategici o concorsi di urbanistica, iniziative di sensibilizzazione, partecipazione o comunicazione, interventi su spazi pubblici ed

aree verdi. Ricerche che esplorano i territori della quotidianità, aree periferiche spesso in stato di abbandono o degrado che, evolutesi senza criterio, presentano un marcato disordine insediativo ed un diffuso squilibrio ambientale. Progetti che ambiscono a preservare l’identità territoriale attraverso la conservazione degli spazi verdi in prossimità delle aree urbane congestionate, con l’obiettivo di ristabilire un equilibrio sostenibile tra lo sviluppo economico, l’equità sociale ed il rispetto per l’ambiente. Il presente volume nasce pertanto dall’analisi e dalla catalogazione di progetti ed attività implementate in ambito paesaggistico negli ultimi anni sul territorio emiliano-romagnolo e raccoglie casi studio esemplificativi di una corretta gestione di quegli spazi periurbani che, grazie alle complessità ed eterogenie intrinseche, rappresentano entità ibride con grandi opportunità da sfruttare per il raggiungimento di un diffuso benessere sociale, economico ed ambientale. I progetti presentati posso essere definiti “buone pratiche” nell’accezione canonica del termine, ovvero “azioni, esportabili in altre realtà, che permettono ad un Comune, ad una comunità o ad una qualsiasi amministrazione locale, di muoversi verso forme di gestione sostenibile a livello locale”. Attività che corrispondono all’idea di sostenibilità intesa come fattore essenziale di uno sviluppo in grado di rispondere “alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie (3)”.


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casi studio

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Progetti di paesaggi contemporanei METODOLOGIA DI LAVORO E SELEZIONE DEI PROGETTI La prima fase di lavoro ha visto la raccolta e la classificazione di tutti i casi studio pervenuti nell’ambito delle molteplici attività intraprese negli ultimi anni dal Servizio Valorizzazione e Tutela del Paesaggio e degli Insediamenti Storici (ora Servizio Pianificazione Urbanistica, Paesaggio e Uso Sostenibile del Territorio). I progetti sono stati selezionati tra: - i candidati alla seconda ed alla terza edizione del Premio Mediterraneo del Paesaggio PMP; - i casi studio segnalati per le diverse linee di attività del progetto PAYS.MED.URBAN, Programma Med 2007-2013; - i progetti co-finanziati dalla Regione Emilia-Romagna nell’ambito dei programmi di cui all’art.49 della L.R. 20/2000 “Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione del Paesaggio”; - i punti di osservazione tratti dalle edizioni 2007 e 2011 del volume “Osservatorio Virtuale del Paesaggio Mediterraneo”.

(4) FALLENI Fabio, L’Europa sostiene l’agricoltura periurbana, Il Divulgatore. Territorio Rurale, anno XXXIII, n. 7/8, luglio/agosto 2010, pp. 39-42 7. Margini urbani: la via Marecchiese SP258 a Rimini (© Giada Vignali)

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La ricerca è stata circoscritta ai progetti sviluppati in ambito periurbano, ovvero in quei territori dove “si apprezza il senso di quella che viene definita multifunzionalità” dove si promuove “un’attività che insieme produce ambiente (campi, boschi, siepi e filari); regola e gestisce le acque; produce cibo rimettendoci in contatto con l’intero ciclo di produzione tanto da assumere oggi anche un valore didattico (…); offre lavoro, anche come reinserimento sociale; sviluppa la dimensione della cura e della relazione, dalla singola pianta agli animali al territorio; genera valori simbolici e di identificazione tra una terra, il suo patrimonio, i suoi prodotti” (4). Alcune buone pratiche, pur rientrando nelle tematiche oggetto di studio, sono state escluse da questo volume poichè già approfondite in altre pubblicazioni redatte nell’ambito del progetto PAYS.MED.URBAN.


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8. Lido Adriano, in provincia di Ravenna, vista in volo dall’elicottero (© Claudio Pedrazzi) 9. Workshop di fumetto metropolitano sulle palizzate dei cantieri per la rigenerazione del centro di Pianoro in provincia di Bologna (© MP5 Maria Pia Cinque) 10. Installazione per l’edizione 2009 del Public Design Festival di Milano (© Esterni - http://www.esterni.org/) 11. Laboratori di grassrootsmapping con bambini delle scuole elementari (© Associazione Mappe Urbane)

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Per ciascun caso sono state evidenziate le tematiche principali affrontate durante lo sviluppo del processo e le tipologie di attività implementate, al fine di ricostruire una panoramica dettagliata degli interventi intrapresi in regione. Sono state così identificate cinque categorie di studio, cinque temi che hanno generato un più forte impatto sulle trasformazioni paesaggistiche in corso: - gli ambiti delle TERRE DI MEZZO caratterizzati dai fenomeni di inurbamento e riurbanizzazione che cercano di coniugare le esigenze produttive alla fruibilità del territorio; - i segni lasciati dagli interventi dell’uomo sulla natura che influenzano IL TEMPO E LA MEMORIA DEL PAESAGGIO; - l’espansione urbana ed il crescente aumento della superficie urbanizzata che sta portando verso UNA REGIONE PERIURBANA; - PAESAGGIO E PARTECIPAZIONE con il coinvolgimento attivo della popolazione nei processi di trasformazione territoriale; - lo sfruttamento di strumenti interattivi e multimediali che permette di esplorare i rapporti tra COMUNICAZIONE E PAESAGGIO. La selezione è ricaduta su ventuno progetti, una media di quattro per ciascun tema ad eccezione del secondo illustrato da cinque casi studio, decidendo volutamente di trascendere da precedenti valutazioni o giudizi, per ri-considerare tutti i casi presi in esame con l’obiettivo di individuare quelli che meglio interpretassero ed esemplificassero le criticità e le potenzialità proprie di ciascuna categoria. Tutti i progetti, portatori di valori aggiunti, affrontano le complessità del paesaggio contemporaneo con un approccio multidisciplinare, attraverso strumenti di lavoro diversificati, più o meno innovativi. Tutti i casi sono da considerarsi come works in progress che, nonostante le attività avviate non siano state ancora ultimate, hanno già prodotto effetti riconoscibili, e positivi, sul territorio o innescano dinamiche concrete di trasformazione e sensibilizzazione.

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Localizzazione geografica dei progetti

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Bologna (BO) Villa Bernaroli – Progetto Parco Città Campagna

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Tra Reggio Emilia e Modenao Linea veloce Milano-Bologna. Indagini e laboratori fotografici

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Reggio Emilia ed Albinea (RE) Lungo i bordi. Riqualificazione del paesaggio agrario di margine

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Via Emilia Via Emilia: 4 film sull’Emilia-Romagna

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Bondeno, Vigarano Mainarda, Ferrara (FE) Diamantina. Il paesaggio come patrimonio di risorse identitarie

04 Fontevivo, Fontanellato e Fidenza (PR) I prati della via Emilia

05 Unione dei Comuni Reno-Galliera (BO) Le Torri dell’acqua. Landmark nel paesaggio di pianura 06

Valle del Conca (RN) Progetto Conca

15 Appennino bolognese (BO) Le strade verdi dell’Appennino

16 Savignano sul Rubicone (FC) Savignano una città per te

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Forlì (FC) Monumenti nella sabbia. Le grotte rifugio a Forlì

Comunità Montana Parma Est (PR) Un sistema ambientale tra i due fiumi - torrenti Enza e Parma

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07 Viserba di Rimini (RN) Requiem per una corderia. Elogio dell’incolto

08 Gemmano (RN) La guerra all’improvviso + Rosso il fronte

09 Riccione (RN) In difesa della Colonia ENEL di Giancarlo De Carlo

10 Castel S. Pietro, Castel Guelfo, Dozza e Medicina (BO) San Carlo. Progettazione ecologica nella zona industriale

Bologna (BO) Percorsi Emotivi. Geoblog multiutente aperto

19 Romagna a partire da Forlì Spazi Indecisi. Il paesaggio come oggetto di attività umana

20 Pianoro (BO) Cuore di pietra. Un progetto di public art a Pianoro

21 Mare Adriatico (RN) Isola delle Rose. La libertà fa paura

11 Reggio Emilia (RE) Progetto RETE. Reggio Emilia Territorio Esteso

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DINAMICHE DI TRASFORMAZIONE E STRUMENTI DI LAVORO I ventun progetti qui raccolti si differenziano per le metodologie impiegate nell’implementazione dei processi, per la scelta degli interlocutori e degli attori coinvolti, nonché per gli obiettivi ed i risultati finali raggiunti. Si possono, infatti, identificare quattro macro-tipologie di interventi rispetto agli strumenti di lavoro adottati durante il percorso progettuale.

12. Ai confini della città: gli stand della Fiera District di Bologna (© Liviana Banzi)

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La prima - PIANI, PROGRAMMI E STRATEGIE - raccoglie esperienze inerenti all’elaborazione di piani urbanistici e programmi d’intervento per la gestione e la pianificazione del territorio, al fine di creare, arricchire, migliorare e ristrutturare i paesaggi delle aree urbane e periurbane. Rientrano in questa categoria il piano per la rigenerazione e gestione dei terreni agricoli nei pressi di Villa Bernaroli, la riqualificazione del paesaggio agrario ai margini di Reggio Emilia prese in esame da Lungo i Bordi, il recupero e la valorizzazione delle aree di bonifica della Diamantina nel ferrarese per sostenere l’economica agricola ed il turismo locale, le linee guida per l’ampliamento dell’area industriale San Carlo, il progetto R.E.T.E volto alla creazione di una struttura per ri-costruire il paesaggio della periferia a nord di Reggio Emilia, la definizione di visioni strategiche per uno sviluppo sostenibile della valle del Conca ed i percorsi intrapresi dal Comune di Savignano sul Rubicone e dalla Comunità Montana Parma Est per valorizzare e promuovere il territorio locale. Le aree oggetto d’indagine interessano territori estesi, soggetti a forti dinamiche di trasformazione e pressioni urbanistiche insediative tali da influire notevolmente sulla definizione di molteplici obiettivi progettuali, che si traducono, operativamente, in una vasta gamma di interventi, da finalizzare a breve e lungo termine. Si tratta di progetti di paesaggio complessi ed articolati, spesso di lunga du-

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progetto terminato

progetto in corso

osservatorio paesaggio

art.49 L.R. 20/2000

Pays.Med.Urban

3PMP

2PMP

Casi studio: provenienza e stato di avanzamento dei progetti 01 Villa Bernaroli. Progetto Parco Città Campagna Bologna (BO)

02 Lungo i bordi. Riqualificazione del paesaggio agrario di margine Reggio Emilia ed Albinea (RE)

03 Diamantina. Il paesaggio come patrimonio di risorse identitarie Bondeno, Vigarano Mainarda, Ferrara (FE)

04 I prati della via Emilia

Fontevivo, Fontanellato e Fidenza (PR)

05 Le Torri dell’acqua. Landmark nel paesaggio di pianura Unione dei Comuni Reno-Galliera (BO)

06 Monumenti nella sabbia. Le grotte rifugio a Forlì Forlì (FC)

07 Requiem per una corderia. Elogio dell’incolto Viserba di Rimini (RN)

08 La guerra all’improvviso + Rosso il fronte Gemmano (RN)

09 In difesa della Colonia ENEL di Giancarlo De Carlo Riccione (RN)

10 San Carlo. Progettazione ecologica nella zona industriale Castel S. Pietro, Castel Guelfo, Dozza e Medicina (BO)

11 Progetto RETE. Reggio Emilia Territorio Esteso Reggio Emilia (RE)

12 Linea veloce Milano-Bologna. Indagini e laboratori fotografici Tra Reggio Emilia e Modena

13 Via Emilia: 4 film sull’Emilia-Romagna Via Emilia

14 Progetto Conca

Valle del Conca (RN)

15 Le strade verdi dell’Appennino Appennino bolognese (BO)

16 Savignano una città per te. Quattro azioni di progettazione partecipata Savignano sul Rubicone (FC)

17 Dalla Pianura al crinale

Comunità Montana Parma Est (PR)

18 Percorsi Emotivi. Geoblog multiutente aperto Bologna (BO)

19 Spazi Indecisi. Il paesaggio come oggetto di attività umana Romagna a partire da Forlì

20 Cuore di pietra. Un progetto di public art a Pianoro Pianoro (BO)

21 Isola delle Rose. La libertà fa paura Mare Adriatico (RN)

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difesa della Colonia SIP-ENEL di Giancarlo De Carlo a Riccione, le indagini ed i laboratori fotografici per documentare le trasformazioni del territorio nelle aree interessate dai cantieri per la TAV tra Reggio Emilia e Modena, il percorso volto alla valorizzazione paesaggistica e allo sviluppo socio-economico della valle del Reno, il geoblog Percorsi Emotivi che ha l’obiettivo di mappare il paesaggio urbano percepito dagli abitanti della città di Bologna e Cuore di Pietra, che raccoglie una serie di progetti di public art nel centro di Pianoro Vecchio. Inoltre, sono riconducibili a questa categoria anche alcuni casi studio già citati, come Villa Bernaroli, Lungo i Bordi, Savignano una città per te o il progetto Conca, che hanno intrapreso percorsi di partecipazione nell’ambito delle attività di lavoro. Questi progetti di seminari, workshop, laboratori o attività didattiche organizzati in regione rappresentano buone pratiche per stimolare l’interesse delle amministrazioni locali e della società civile, favorire

rata, suddivisi in diverse fasi di lavoro consequenziali, dal progetto all’attuazione, con forti implicazioni sullo sviluppo sociale, culturale ed economico locale. Alla seconda tipologia - ESPERIENZE DI SENSIBILIZZAZIONE - appartengono attività ed iniziative in grado di stimolare l’attenzione e la partecipazione dei cittadini sul dibattito inerente a tematiche paesaggistiche, con l’obiettivo di incoraggiare una maggiore sensibilizzazione e formazione nei confronti delle risorse ambientali ed ecologiche delle aree periurbane. Rientrano in questa categoria il processo di partecipazione attivato per la conversione delle Torri dell’Acqua nella pianura nord bolognese, le iniziative per raccogliere la testimonianza e valorizzare le Grotte Rifugio di Castiglione, i laboratori ed il libro-documentario sulle conseguenze del passaggio del fronte di guerra nell’entroterra riminese, gli eventi organizzati in

13. Spazi verdi di periferia: festival al Parco Urbano di Ferrara (© Liviana Banzi) 14. Spazi verdi di periferia: giardinetti a San Lazzaro in provincia di Bologna (© Elena Farnè)

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progetti workshop concorsi

diffusione comunicazione

esperienze di sensibilizzazione

piani programmi strategie

Casi studio: la metodologia di lavoro 01 Villa Bernaroli. Progetto Parco Città Campagna Bologna (BO)

02 Lungo i bordi. Riqualificazione del paesaggio agrario di margine Reggio Emilia ed Albinea (RE)

03 Diamantina. Il paesaggio come patrimonio di risorse identitarie Bondeno, Vigarano Mainarda, Ferrara (FE)

04 I prati della via Emilia

Fontevivo, Fontanellato e Fidenza (PR)

05 Le Torri dell’acqua. Landmark nel paesaggio di pianura Unione dei Comuni Reno-Galliera (BO)

06 Monumenti nella sabbia. Le grotte rifugio a Forlì Forlì (FC)

07 Requiem per una corderia. Elogio dell’incolto Viserba di Rimini (RN)

08 La guerra all’improvviso + Rosso il fronte Gemmano (RN)

09 In difesa della Colonia ENEL di Giancarlo De Carlo Riccione (RN)

10 San Carlo. Progettazione ecologica nella zona industriale Castel S. Pietro, Castel Guelfo, Dozza e Medicina (BO)

11 Progetto RETE. Reggio Emilia Territorio Esteso Reggio Emilia (RE)

12 Linea veloce Milano-Bologna. Indagini e laboratori fotografici Tra Reggio Emilia e Modena

13 Via Emilia: 4 film sull’Emilia-Romagna Via Emilia

14 Progetto Conca

Valle del Conca (RN)

15 Le strade verdi dell’Appennino Appennino bolognese (BO)

16 Savignano una città per te. Quattro azioni di progettazione partecipata Savignano sul Rubicone (FC)

17 Dalla Pianura al crinale

Comunità Montana Parma Est (PR)

18 Percorsi Emotivi. Geoblog multiutente aperto Bologna (BO)

19 Spazi Indecisi. Il paesaggio come oggetto di attività umana Casi studio e metodologie di lavoro: le quattro macro-tipologie d’intervento che indentificano i differenti approcci e gli strumenti progettuali adottati

Romagna a partire da Forlì

20 Cuore di pietra. Un progetto di public art a Pianoro Pianoro (BO)

21 Isola delle Rose. La libertà fa paura Mare Adriatico (RN)

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interventi per la fruizione delle risorse naturali, ambientali, storiche e culturali, promuovere la coscienza dei valori paesaggistici e l’integrazione di attività antropiche negli ambiti peri-urbani. La terza tipologia - attività di DIFFUSIONE E COMUNICAZIONE – illustra iniziative artistiche che hanno contribuito a stimolare l’attenzione ed avvicinare la collettività ai valori del paesaggio urbano. Sono riconducibili a questa categoria il video-documentario sui prati stabili irrigui tipici del tratto della Via Emilia parmense, le installazioni artistiche all’ex-Corderia di Viserba, il ciclo di quattro documentari incentrati sulle diverse realtà che si incontrano percorrendo la Via Emilia, l’attivazione ed il riutilizzo collettivo di Spazi Indecisi su aree abbandonate e dismesse in Romagna, il film sull’Isola delle Rose, un progetto utopico nato al largo delle coste riminesi negli anni ’70 ed alcune attività organizzate nell’ambito di progetti già menzionati

15. Spazi verdi di periferia: il Parco dei Laghetti a Corticella (© Francesca Poli) 16. Episodio di guerrilla gardening su iniziativa del gruppo “Terra di Nettuno” sui teloni che circondano il cantiere per la riqualificazione di Piazza Minghetti a Bologna (©http://www.bologna.repubblica.it/) 17. Il progetto “Ortoaltalena” realizzato da alcuni studenti della Facoltà di Architettura di Ferrara, a Levico Terme (TN) all’interno della manifestazione “Ortinparco” organizzata dalla Provincia Autonoma di Trento per il prototipo di orti-giardino temporanei (© http://www.provincia.fe.it/)

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come la valorizzazione delle Grotte Rifugio di Castiglione, il libro La Guerra all’improvviso con il documentario Rosso il fronte, gli eventi in difesa della Colonia SIP-ENEL di Giancarlo De Carlo, le mostre organizzate da Linea di Confine sul tema linea veloce Milano-Bologna, il progetto Conca, le Strade Verdi dell’Appennino, il geoblog Percorsi Emotivi e le opere artistiche a Pianoro Vecchio. Si tratta di video, documentari e cortometraggi, mostre, esibizioni ed installazioni artistiche, libri e pubblicazioni che raccontano esperienze di riscoperta, appropriazione, ri-vitalizzazione e trasformazione di paesaggi contemporanei, attraverso mezzi di comunicazione non convenzionali, con l’intento di raggiungere una larga fascia della popolazione e stimolare la consapevolezza sul valore - storico, artistico, naturalistico, ambientale, sociale e culturale – del territorio locale.

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Infine, l’ultima categoria – PROGETTI, WORKSHOP E CONCORSI – che non identifica univocamente un progetto, ma alcune delle attività implementate durante un percorso più complesso. Gli enti promotori di alcuni dei casi studio trattati, infatti, hanno indetto gare e concorsi di progettazione per una o più fasi di lavoro, bandi per la gestione di spazi e/o l’organizzazione di attività, nonché workshop e laboratori di progettazione. Così facendo, sono stati adottati strumenti e metodologie efficaci per garantire, allo stesso tempo, l’entrata in scena di nuovi soggetti e professionisti e la possibilità di scegliere la soluzione che avrebbe meglio soddisfatto le circostanze specifiche di riferimento.

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ENTI PROMOTORI, STAKEHOLDERS E SOGGETTI COINVOLTI Analizzando i soggetti che hanno promosso le iniziative ed i gruppi in seguito coinvolti nelle diverse fasi di lavoro in quanto portatori di interesse, sono facilmente riscontrabili tre modelli organizzativi che caratterizzano la gestione e lo sviluppo dei casi studio. Nel primo caso, i promotori delle buone pratiche raccolte nel volume sono amministrazioni ed enti pubblici (comuni, associazioni intercomunali, province o la regione stessa) che, ciascuno per il proprio ambito di competenza, hanno impostato un percorso progettuale condiviso per un’area di particolare rilevanza ed interesse, prevedendo una o più fasi di partecipazione pubblica durante la quale coinvolgere associazioni di categoria, associazioni culturali e di promozione sociale, gruppi organizzati o singoli cittadini. Spesso, professionisti, universitari o esperti del settore hanno avuto l’incarico di facilitare il processo di partecipazione, organizzando incontri pubblici, laboratori e workshop, moderando gli interventi, riassumendo posizioni e prospettive, facilitando dunque lo scambio di informazioni e le relazioni all’interno del gruppo di lavoro. Si tratta di una metodologia di tipo top-down dove, perlopiù, gli attori coinvolti sono stati invitati a partecipare ad una serie di attività coordinate e gestite dai rappresentati dei governi locali, ovvero dall’alto. Viceversa, altri progetti qui raccolti sono scaturiti da un sincero e spontaneo interesse della cittadinanza per il futuro di un determinato territorio o spazio: in questo caso, associazioni, fondazioni o gruppi di quartiere si sono organizzati in maniera indipendente per portare una serie di problematiche condivise all’attenzione delle amministrazioni pubbliche, cercandone il coinvolgimento e l’appoggio nell’attivazione di un percorso più strutturato. Assistiamo così ad un processo di tipo bottom-up, ovvero una programmazione dal

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basso, dove i cittadini, in forma organizzata, con la collaborazione di professionisti, istituti ed associazioni di categoria, elaborano proposte nell’ambito di un quadro più o meno definito in collaborazione con le autorità di gestione. Il terzo modello prevede un minor coinvolgimento della collettività: gli enti pubblici, una volta definito l’ambito di intervento, si rivolgono a strutture esterne, come centri di ricerca, università o istituzioni altamente qualificate, per portare a termine almeno una prima fase di analisi, a volte un progetto completo. Attraverso interviste, sondaggi ed indagini di mercato sono prese in esame e monitorate le opinioni e gli interessi degli attori presenti sul territorio, che hanno così l’opportunità per esprimersi sulle questioni all’ordine del giorno, pur non partecipando attivamente alla definizione del progetto. Spesso, conferenze o seminari pubblici sono organizzati con lo scopo di aggiornare periodicamente i portatori di interesse sullo stato di avanzamento dei lavori. Solo in pochi casi si riscontra la partecipazione di imprese ed investitori privati fin dalle prime fasi di lavoro. Quando ciò avviene, è evidente come il coinvolgimento di forze economiche con grandi interessi in gioco giovi alla qualità del progetto e dei risultati finali. Condividendo infatti fin dal principio ambizioni e prospettive, si rendono partecipi gli attori economici che saranno poi i principali finanziatori delle trasformazioni e della messa in opera di quanto condiviso nei percorsi laboratoriali. I ventun progetti selezionati rappresentano dunque buone pratiche anche per l’efficacia della metodologia di lavoro adottata, in grado, caso per caso, di rispondere ad una pluralità di esigenze e di situazioni e di accompagnare le diverse fasi necessarie alla costruzione di una proposta articolata e condivisa.


investitori privati

università centri ricerca professionisti

associazioni gruppi cittadini

fondazioni istituzioni ordini

amministrazioni pubbliche

investitori privati

università centri ricerca professionisti

associazioni gruppi cittadini

fondazioni istituzioni ordini

amministrazioni pubbliche

Casi studio: i soggetti coinvolti 01 Villa Bernaroli. Progetto Parco Città Campagna Bologna (BO)

02 Lungo i bordi. Riqualificazione del paesaggio agrario di margine Reggio Emilia ed Albinea (RE)

03 Diamantina. Il paesaggio come patrimonio di risorse identitarie Bondeno, Vigarano Mainarda, Ferrara (FE)

04 I prati della via Emilia

Fontevivo, Fontanellato e Fidenza (PR)

05 Le Torri dell’acqua. Landmark nel paesaggio di pianura Unione dei Comuni Reno-Galliera (BO)

06 Monumenti nella sabbia. Le grotte rifugio a Forlì Forlì (FC)

07 Requiem per una corderia. Elogio dell’incolto Viserba di Rimini (RN)

08 La guerra all’improvviso + Rosso il fronte Gemmano (RN)

09 In difesa della Colonia ENEL di Giancarlo De Carlo Riccione (RN)

10 San Carlo. Progettazione ecologica nella zona industriale Castel S. Pietro, Castel Guelfo, Dozza e Medicina (BO)

11 Progetto RETE. Reggio Emilia Territorio Esteso Reggio Emilia (RE)

12 Linea veloce Milano-Bologna. Indagini e laboratori fotografici Tra Reggio Emilia e Modena

13 Via Emilia: 4 film sull’Emilia-Romagna Via Emilia

14 Progetto Conca

Valle del Conca (RN)

15 Le strade verdi dell’Appennino Appennino bolognese (BO)

16 Savignano una città per te. Quattro azioni di progettazione partecipata Savignano sul Rubicone (FC)

17 Dalla pianura al crinale

Comunità Montana Parma Est (PR)

18 Percorsi Emotivi. Geoblog multiutente aperto Bologna (BO)

Casi studio e soggetti coinvolti: gli enti promotori (nella prima colonna in verde scuro) e gli interlocutori e/o partecipanti alle fasi di lavoro (nella seconda colonna in verde chiaro)

19 Spazi Indecisi. Il paesaggio come oggetto di attività umana Romagna a partire da Forlì

20 Cuore di pietra. Un progetto di public art a Pianoro Pianoro (BO)

21 Isola delle Rose. La libertà fa paura Mare Adriatico (RN)

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Terre di mezzo Nel 2000, con la Convenzione Europea, si evolve il concetto di paesaggio e riconoscendo l’importanza ricoperta dal ruolo dell’azione umana, si includono negli ambiti paesaggistici anche territori maggiormente antropizzati come ad esempio le aree periurbane industriali, dove si concentrano imprese e servizi delocalizzati rispetto ai centri urbani, gli spazi destinati all’agricoltura urbana oppure gli orti cittadini nelle periferie delle grandi città. Si può dunque parlare di nuove forme di paesaggio? Paesaggi ordinari, della quotidianità, che esprimono l’immagine diffusa e consolidata del territorio regionale? Quali strutture hanno maggior rilevanza e sono più presenti a livello regionale? In quali ambiti e contesti la Regione Emilia-Romagna ha acquisito un know-how da esportare e dove ancora si può migliorare? Quali strategie possono essere intraprese per il miglioramento delle qualità paesaggistiche dei luoghi urbani e della vita sociale nella città? Con quali modalità e strumenti operativi?

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Alessandra Furlani

UN PUZZLE DI PAESAGGI

agronomo

Tra le varie dinamiche che hanno determinato quel continuum in cui oggi si confondono città in espansione ed agricoltura residuale, riconosciamo un’aspirazione alla maggior “naturalità” per l’abitare e l’esigenza di spazi meno vincolanti per la crescita produttiva e le infrastrutture che l’accompagnano. A volte, queste tendenze sono state oggetto di una regia che ha conferito loro un ordine di relazione con il contesto agricolo preesistente, ma spesso ciò non è accaduto. Ne risulta, un puzzle di elementi diversi e contrastanti, tradizionali e futuristi, che compone un territorio di frangia ormai dedicato alla transizione tra un passato noto a pochi ed un futuro dall’evoluzione incerta.

Questa tendenza può essere il motore di un nuovo patto di convivenza tra città e campagna, volto a recuperare - dove ancora possibile - una presenza agricola vitale. Un esempio positivo in tal senso è il progetto di salvaguardia dei prati stabili irrigui lungo la Via Emilia. Oltre che segno paesaggistico secolare e rasserenante, essi costituiscono la base del ciclo tradizionale di produzione di una delle eccellenze alimentari italiane: il Parmigiano Reggiano. E resta molto da esplorare sulla possibile condivisione di programmi comuni di manutenzione responsabile degli spazi agricoli, aree marginali che non sono ancora in grado di esprimere le grandi potenzialità ambientali e paesaggistiche intrinseche.

In questo contesto di passaggio, in cui anche il paesaggio periurbano traduce efficacemente con la sua mancanza di forma riconoscibile e costante, l’identità sociale instabile di abitanti e fruitori, possono sorgere nuove alleanze e scenari imprevisti Accade infatti che, se da un lato l’agricoltura tradizionale continua nel proprio declino, una nuova esigenza di maggior contatto con la terra ed i suoi prodotti (quasi una volontà di ritorno alle origini) emerga poco a poco nella cultura urbana. Anziani in pensione che tornano a coltivare un orto comune, giovani che scelgono di fare la spesa direttamente nelle aziende agricole vicine alla città, consumatori consapevoli che si organizzano insieme per fornire la dispensa con i prodotti di stagione: è un fenomeno ancora piccolo, ma in crescita…

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Patrizia Tassinari

IL PERIURBANO: UN AMBITO TANTO FRAGILE QUANTO PREGIATO

agronomo Università di Bologna

Numerosi aspetti intervengono nel definire i caratteri paesaggistici dei territori tra città e campagna, che di entrambe e delle loro mutue relazioni ereditano sia potenzialità e opportunità, che fattori di pressione e conseguenti elementi di criticità. Da un lato, sono sempre più frequenti esperienze in cui quanto è comunemente associato all’idea di rurale viene inserito all’interno della città (agricoltura urbana), anche mediante forme di integrazione con l’involucro edilizio (verde pensile e verticale). Dall’altro, infrastrutture e insediamenti si sovrappongono alla matrice rurale creando un amalgama di estesa conurbazione, con insediamenti rurali che spesso presentano caratteri urbani. Tali fenomeni sono giunti al punto che le categorie urbano e rurale cessano di denotare realtà territoriali spazialmente determinate e chiaramente leggibili. Vari processi produttivi e socio-economici coinvolgono le risorse del periurbano, con evidenti ricadute sul piano territoriale e paesaggistico. Al contempo a tali ambiti sempre più sono attribuite essenziali funzioni di miglioramento della qualità della vita, per la pluralità di ruoli ambientali e sociali che l’agricoltura da sempre svolge, in funzione delle specificità locali, affiancandoli a quelli squisitamente produttivi. Ciò rende queste aree tanto interessanti e pregiati quanto fragili, in relazione alle pressioni insediative cui sono esposte. Anche - e forse soprattutto - i territori privi di emergenze paesaggistiche eccezionali ed i luoghi degradati, che spesso costituiscono i paesaggi ordinari in cui vive la maggior parte della popolazione, a lungo concepiti quasi come “non luoghi” sacrificabili, devono essere oggetto di un’attenta cura progettuale e pianificatoria, anche in ragione del riconoscimento del paesaggio come vera e propria risorsa economica. Tale attenzione deve essere rivolta sia ai paesaggi urba-

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ni che a quelli rurali, tra loro fortemente interconnessi, e per i quali i territori periurbani costituiscono quella “cerniera” che di fatto si trova ad assolvere allo stesso tempo il delicato ruolo di separazione e di cucitura. Tali spazi, strutturalmente e funzionalmente complessi, devono pertanto divenire oggetto di una specifica attenzione, sia nella pianificazione che nella progettazione. La permanenza, seppure residuale, di segni del paesaggio tradizionale costituisce un forte carattere distintivo ed un potenziale punto di forza, così come l’oggetto di una delle più grandi e complesse sfide progettuali e programmatorie contemporanee: sapere interpretare tali spazi superando una concezione urbanocentrica che vede attribuire ruoli residuali e ancillari all’agricoltura, pur tuttavia non rifiutando le forti “contaminazioni” urbane che gli stessi hanno. La messa a punto di strumenti che perseguano concretamente la valorizzazione della multifunzionalità e del ruolo ambientale dell’agricoltura e la sua considerazione quale elemento strategico nella qualificazione delle aree periurbane dovrebbero essere adeguatamente considerate nella concezione dei piani paesaggistici e urbanistici. Al riguardo, pare lecito suggerire quale punto di partenza delle suddette politiche, il riconoscimento di un valore paritario al tessuto agricolo e a quello costruito, nella consapevolezza che ogni trasformazione del primo nel secondo può in genere essere considerata irreversibile e produce impatti ambientali e sociali che dovrebbero essere attentamente considerati e valutati in sede di pianificazione. Gli strumenti da implementare in tale processo di innovazione ed evoluzione dell’approccio pianificatorio sono in parte già noti e impiegati nel settore, anche se non sempre in maniera sistematica all’interno di un disegno organico di progettazione degli spazi periurbani, e non sempre debitamente supportati dagli strumenti di programmazione economica.


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VILLA BERNAROLI Parco città campagna

LUNGO I BORDI Riqualificazione del paesaggio agrario di margine

DIAMANTINA Il paesaggio come patrimonio di risorse identitarie

I PRATI DELLA VIA EMILIA Progetto di tutela, recupero e valorizzazione

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TERRE DI MEZZO

VILLA BERNAROLI. PROGETTO PARCO CITTÀ CAMPAGNA Bologna (BO) CONTESTO

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L’area di studio è situata nella pianura ad ovest di Bologna, chiusa verso la città dall’asse tangenziale/autostrada ed incuneata tra una zona residenziale ed insediamenti artigianali ed industriali. È un territorio rurale di pianura, con un’insolita veduta sulle colline bolognesi, che ormai stretto dall’espansione della città, conserva ancora una forte unitarietà storicapaesaggistica. All’interno di una proprietà comunale di circa 50 ettari con corti rurali e terreni agricoli per lo più abbandonati, si erge una villa settecentesca di grande interesse storico-testimoniale. TEMI ED OBIETTIVI Obiettivo del progetto è la riqualificazione dell’area per l’insediamento di attività agricole, ricreative e sociali attraverso il mantenimento della conduzione rurale dei fondi e la promozione di iniziative integrative del reddito agrario, così da soddisfare la domanda di strutture ricreative e per il tempo libero e contribuire al miglioramento della qualità ambientale urbana, attraverso la realizzazione di dotazioni ecologiche e servizi ambientali. Il lavoro ambisce a confluire in un progetto che costituisca un modello esportabile ad altri territori rurali periurbani di Bologna, affrontando il tema della ridefinizione del rapporto tra città e campagna a partire dalla reintroduzione dell’agricoltura come sistema di coproduzione di beni ed

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1. Vista aerea del complesso di Villa Bernaroli, circondata da corti rurali e terreni agricoli 2. Percorsi pedonali che ricalcano la viabilità storica 3. L’autostrada A1 che delimita il lato meridionale dell’area di studio

4. Proposta progettuale per la trasformazione del complesso di Villa Bernaroli

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attività destinata a rigenerare la complessità delle aree suburbane.

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5. La chiesa di San Francesco in prossimità di Crespellano 6. La tenura Orsi-Mangelli alle Budrie nei pressi di San Giovanni in Persiceto 7. Palazzo Albergati a Zola Predosa 8. Villa Bernaroli in zona Borgo Panigale a Bologna 9. Inquadramento territoriale che schematizza le quattro centralità individuate dal progetto Parco Città Campagna: il complesso di Villa Bernaroli (A), Palazzo Albergati (B), l’ex Polveriera militare di Madonna dei Prati e la tenura Orsi-Mangelli (C) e la zona di Confortino e Sant’Almaso (D)

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Nello specifico il progetto prevede il recupero paesaggistico degli spazi comunali con interventi di ripristino e arricchimento ambientale per valorizzare i caratteri rurali del luogo secondo criteri storici-paesaggistici, salvaguardando le preesistenze e guidando i nuovi interventi, così da rendere fruibile un’area ai margini fra la città e la campagna. La valorizzazione dei caratteri naturali sarà garantita non solo dalla creazione di un vero e proprio parco con percorsi ciclo-pedonali, ma dall’implementazione di usi biologici e biodinamici, con l’insediamento di un’azienda agricola che si affiancherà all’esistente mercatino di prodotti biologici a Km zero. Anche le attività didattiche e sociali saranno rivolte alla natura, con orti didattici (promossi dalla pedagogia steineriana già in loco) e programmi per il reinserimento sociale di persone con disagio psichico come lavori di manutenzione del verde o ippoterapia.

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METODOLOGIA E STRUMENTI L’Amministrazione Comunale ha attivato con il Quartiere Borgo Panigale un laboratorio per concertare assieme ai cittadini le trasformazioni urbane più rilevanti, contando su interessi e competenze già formate ed attivate nell’area di studio. Il laboratorio ha presentato proposte per l’inserimento e lo sviluppo di attività già radicate nel territorio, ma che potrebbero essere potenziate e coordinate in un’ottica di massima fruibilità possibile da parte dei cittadini. Si è sottolineata l’importanza di prevedere iniziative compatibili con un utilizzo sostenibile del territorio in senso ambientale, economico e so10

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ciale e si è suggerita un’armonizzazione del programma, inquadrandolo in un progetto unitario di valorizzazione complessiva, in modo da favorire l’attrattività e la riqualificazione dell’area. Il laboratorio si è concluso con la presentazione dello studio di fattibilità che ha ipotizzato due diverse modalità di gestione: affidare tutti gli immobili ed i terreni di pertinenza ad un solo soggetto coordinatore delle diverse attività proposte, oppure suddividere gli immobili in base alle destinazioni ed affidare il terreno a un’azienda agricola.

di fattibilità per il Parco Città Campagna, un progetto intercomunale finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Questa proposta progettuale di più vasta area, si è posta l’obiettivo di elaborare un modello di fruizione territoriale mediante una rete di percorsi per la mobilità dolce alternativa e, insieme, complementare alle nuove strade e ai nuovi insediamenti, come strumento guida per far convirere le esigenze della modernità con il rispetto dei luoghi e la riscoperta funzionale dei loro valori.

Questa prima fase di lavoro ha posto le basi per la successiva restituzione del complesso delle informazioni raccolte sotto forma di pre-progetto

FASI DI LAVORO Il progetto Villa Bernaroli ha visto la costituzione di due gruppi di lavoro,

un Comitato Promotore per trattare le tematiche inerenti il parco ed un Gruppo Ristretto di progetto. Il primo, formato da membri del Consiglio di Quartiere, singoli cittadini e rappresentanti di diverse associazioni e gruppi d’interesse, ha avuto il compito di nominare il secondo, composto da cittadini interessati all’argomento a titolo personale, rappresentanti di associazioni presenti nel Comitato Promotore, tecnici comunali dei settori Programmi Urbanistici Edilizi e Ambiente e Verde Urbano, un incaricato della Provincia di Bologna e consulenti tecnici dalla Fondazione Villa Ghigi. Le associazioni presenti sul territorio si sono rivelate una risorsa basilare per la progettazione dell’area, in

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10. L’ippoterapia applicata per il reinserimento sociale di persone con disagio psichico 11-12. Programma di valorizzazione dei caratteri naturali del complesso di Villa Bernaroli attraverso attività didattiche e sociali rivolte alla natura come orti didattici e lavori di manutenzione del verde

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quanto a conoscenza delle criticità e degli elementi di pregio presenti in loco. Inoltre, la diversità dei soggetti partecipanti ha testimoniato la vitalità e la diffusione di molte forme d’interessamento alla tematica “campagna urbana” e “parco città campagna”. PRIMI ESITI I risultati del laboratorio, rappresentano la base di partenza per le successive fasi di lavoro. L’amministrazione procederà con la predisposizione di una serie di bandi per regolare l’affidamento in concessione dei terreni e degli immobili di Villa Bernaroli. Saranno infatti i bandi, e i conseguenti

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contratti, a contenere tutti i vincoli che i soggetti assegnatari dovranno rispettare per fare sì che le condizioni di fruibilità e tutela ambientale proprie del parco possano realizzarsi a tutti gli effetti. Dopo l’assegnazione degli immobili si costituirà un Comitato di Gestione, composto da rappresentanti di tutti i soggetti che opereranno sul territorio e dell’amministrazione comunale. Il Comitato avrà il compito di redigere un regolamento sia per il proprio funzionamento che per gli aspetti d’uso del territorio e di vigilare affinché le attività si svolgano coerentemente con gli obiettivi del progetto, concordando azioni comuni di promozione e valorizzazione dell’area.

Parallelamente, il Progetto Parco Città Campagna ha definito una proposta di fruizione territoriale e miglioramento complessivo degli ambiti situati a ovest di Bologna. Sono stati individuati quattro centralità, che fanno riferimento in gran parte ad ambiti territoriali già definiti dalla pianificazione provinciale e comunale come aree di pregio paesaggisticoambientale, ed una rete di percorsi che collega le centralità con i centri urbani limitrofi, con le stazioni del Servizio Ferroviario Metropolitano e con le aree protette situate nelle aree collinari prospicienti. Il progetto è stato inserito dal nuovo Piano Strutturale Comunale fra i lavori prioritari per il completamento e il potenziamento della rete ecologica.


Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Territorio agricolo periurbano bolognese ENTI PROMOTORI Comune di Bologna - Dipartimento Qualità della Città Provincia di Bologna Fondazione Villa Ghigi GRUPPO DI LAVORO Comune di Bologna Giacomo Capuzzimati Francesco Evangelisti Irene Sensi Chiara Manaresi Giovanni Ginocchini Roberto Diolaiti

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Provincia di Bologna Bruno Alampi Giuseppe De Togni 16

13. Estratto dal PSC di Bologna: la Campagna di Olmetola, Rigosa e Borgo Panigale, che occupa il settore occidentale del territorio comunale oltre l’asse tangenziale/autostrada, è chiusa a ovest dal corso arginato del torrente Lavino che riveste una particolare importanza ecologica e naturalistica, è attraversata da significativi elementi della viabilità storica, con tratti di maglia centuriata, connotata da numerose testimonianze del paesaggio agrario tradizionale e da giardini storici di villa. 14. Estratto dal PSC di Bologna: la Città del Reno identifica il paesaggio del fiume che scorre a ovest come legante di una città metropolitana discontinua, costituita da insediamenti prevalentemente residenziali, una città da riconoscere in quanto tale e da riqualificare lavorando prevalentemente sulle connessioni trasversali, pedonali e ciclabili, sui nuclei di centralità dei quartieri esistenti, sulle relazioni con le altre Città 15-16-17. Corti rurali, orti e terreni agricoli che caratterizzano la pianura bolognese lungo la Via Emilia

Regione Emilia-Romagna Vittoria Montaletti Fondazione Villa Ghigi Ivan Bisetti Teresa Guerra Mino Petazzini Emanuela Rondoni Associazioni L’Arca Biodinamica Il Baobab ProBER Mondo di Comunità e Famiglia Gruppo Archeologico Bolognese Il Paddock Associazione Cacciatori di Casteldebole Gruppo Cinofili Reno-Borgo Panigale Gruppo Modellistico Bolognese Associazione Libera Diversità Centro Sociale e orti di Villa Bernaroli ANAP Confartigianato Residenza ospedaliera Olmetola

CRONOLOGIA 2006 Laboratori con istituzioni e rappresentanti di associazioni locali 2007-2009 Progetto di tutela, recupero e valorizzazione (L.R. 20/2000 – art.49) con Provincia di Bologna e Comuni di Anzola dell’Emilia, Casalecchio di Reno, Crespellano e Zola Predosa 2008 Affidamento temporaneo delle aree verdi all’ASP Poveri Vergognosi 2010 Associazioni locali presentano proposte d’intervento SITO WEB www.comune.bologna. itlaboratoriovillabernaroli PUBBLICAZIONI Parco Città Campagna. La riscoperta della pianura bolognese Bologna, 2010 A cura di Bruno Alampi Percorsi di partecipazione urbanistica e confronto pubblico a Bologna 20042009 Edisai, 2009 A cura di Giovanni Ginocchini Buone Pratiche per il Paesaggio. Catalogo delle buone pratiche per il paesaggio - 3° PMP Progetto Pays.Med.Urban, 2011 PREMI E RICONOSCIMENTI 2011 Terzo Premio Mediterraneo del Paesaggio – vincitore selezione regionale

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TERRE DI MEZZO

LUNGO I BORDI. RIQUALIFICAZIONE DEL PAESAGGIO AGRARIO DI MARGINE Reggio Emilia ed Albinea (RE) CONTESTO L’ambito interessato dal progetto si sviluppa per circa 6,5 Km tra i margini della città di Reggio Emilia e i primi rilievi collinari di Albinea, una zona dalla forte matrice agricola che, presentandosi come una vetrina di paesaggi normali e “quotidiani” esprime l’immagine diffusa e consolidata del territorio regionale. Un’articolata rete di percorsi, che in parte ricalcano la viabilità rurale storica, attraversa l’area di studio, svolgendo un’importante funzione educativa e di sensibilizzazione sul valore ambientale del territorio e del paesaggio in relazione alla qualità della vita.

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TEMI ED OBIETTIVI Il progetto rappresenta l’occasione per considerare le trasformazioni territoriali rispetto ai concetti di “margine urbano” e “percorrenza” alla ricerca di un nuovo equilibrio tra la città che avanza e la campagna che si trasforma. I temi approfonditi definiscono la strada come elemento di connessione strutturante il paesaggio ed identificano l’ambito agrario come valore da preservare per salvaguardare l’identità, la qualità ed il senso di appartenenza al luogo. Lungo i bordi analizza il ruolo del paesaggio nella dimensione sociale considerando la percezione degli abitanti e l’identità dei luoghi. La lettura attraverso l’analisi, la percezione attraverso l’ascolto e la condivisione

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attraverso il dibattito sono alla base dello studio, così come la consapevolezza della complessità del tema, la concezione del paesaggio come sistema di relazioni che legano gli aspetti percettivi, storici, simbolici, morfologici e naturali, a creare una trama di diverse possibili letture sovrapposte ed intrecciate. L’obiettivo generale del progetto consiste dunque nella creazione di una metodologia che, grazie ad un approccio bottom-up, generi un processo di riqualificazione partecipato ed un rinnovamento culturale che parta dal basso, in grado di legare diverse visioni settoriali e di definire un quadro operativo univoco entro cui le Amministrazioni possano agire e implementare un’intenzione progettuale e pianificatoria condivisa. METODOLOGIA E STRUMENTI

1. Ai margini della città, vista della periferia di Reggio Emilia 2. Viabilità tra città e campagna 3. Tratto di via Settembrini in ambito extraurbano 4. Mappatura fotografica della percorrenza via Settembrini - via Roncosano

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Lungo i bordi è parte di un articolato percorso progettuale che si origina e sviluppa parallelamente alla definizione del PSC Piano Strutturale Comunale di Reggio Emilia, lo strumento per la gestione delle trasformazioni territoriali che attua il passaggio dalla scala della pianificazione a quella della sistemazione urbana. Parallelamente allo sviluppo progettuale, si sono esaminate diversi modelli gestionali, nel tentativo di costituire una governance che abbandonasse la logica gerarchica che rende gli enti pubblici regolatori sovraordinati, per ricercare la partecipazione, e dunque l’assunzione di responsabilità, da

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parte dei soggetti privati operanti sul territorio. La metodologia adottata propone un approccio sperimentale, originale e partecipativo, basato su criteri di sostenibilità ambientale e territoriale, ponendo particolare attenzione alla qualità, sia nel percorso metodologico che nei risultati attesi. Per questo si è deciso di attivare un bando per la selezione di un gruppo multidisciplinare di giovani designer under 40, con competenze di progettazione architettonica e del paesaggio, ecologia, scienze sociali ed economiche, capaci di coniugare creatività ed attenzione alla fattibilità, sia progettuale che di partecipazione. Il gruppo di lavoro ha organizzato una serie di incontri interlocutori per defi-

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5-8. Prime pagine delle false testate di giornale negli anni ‘60 ‘80 ed oggi 9-12. Attività di ascolto e partecipazione: incontri pubblici tra progettisti, amministratori e popolazione locale 9

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nire un quadro conoscitivo completo e formulare la linea d’intervento per la preparazione del progetto.

13. Masterplan per la qualificazione delle aree di margine, la riqualificazione della percorrenza di via Settembrini e la valorizzazione e la promozione delle attività agricole 14. Quadro conoscitivo delle aree di marigine

FASI DI LAVORO Il processo di partecipazione è stato lanciato con la tecnica pubblicitaria del teaser - follow up, prediligendo la carta stampata come mezzo di comunicazione: si sono redatte tre edizioni di una falsa testata locale L’Eco di Via Settembrini, con una tiratura di 4.000 copie distribuite capillarmente per suscitare curiosità rivelando solo progressivamente la natura del progetto. Le attività hanno seguito due percorsi paralleli: tavoli tecnici, per definire strategie concertate, e laboratori aperti al pubblico, per coinvolgere i cittadini e definire una prospettiva condivisa. I soggetti portatori d’interessi sono stati divisi in tre gruppi: gli utenti forti ovvero i responsabili delle trasformazioni ambientali come agricoltori ed allevatori, gli utenti deboli ovvero i fruitori del paesaggio senza dirette implicazioni professionali ed i rappresentanti delle amministrazioni locali. Gli incontri si sono svolti in luoghi informali, così da creare un clima colloquiale che non intimidisse gli interlocutori. A conclusione del percorso è stata organizzata una giornata evento, la Festa delle Lenzuola, un momento di incontro tra gli abitanti del quartiere ed un’occasione per presentare i risultati del lavoro svolto.

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15. Il disegno del verde: il nuovo progetto di paesaggio per renderlo riconoscibile da diversi punti di vista 16. Ipotesi di collegamento in ambito extraurbano: proposta per il ponte sul guado del torrente Lsvezza 17-18. Ipotesi di riqualificazione di via Settembrini in ambito urbano 18

PRIMI ESITI I risultati di queste esperienze hanno fornito una prima, parziale lettura della percezione e delle istanze della popolazione, approfondite poi con uno studio di fattibilità e successivi laboratori pubblici sull’analisi socio-economica del contesto, degli

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stakeholders e delle problematiche dell’area di studio. Questo quadro conoscitivo ha permesso di individuare obiettivi generali e specifici, con prospettive ampie e diversificate, affinché gli effetti negativi della frizione/ dicotomia tra città e campagna possano essere ricomposti e trasformati in occasioni di sviluppo.

Sono state definite tre principali aree d’intervento, alle quali corrispondono precise linee di azione ed approfondimenti progettuali: le aree di margine urbano, la percorrenza di via Settembrini-Roncosano e le aree agricole, come strutture per una nuova fruizione del paesaggio e per la valorizzazione dell’attività agricola

come garanzia della conservazione e promozione del paesaggio. Le aspettative ed il monitoraggio continuo da parte dei cittadini che sono stati coinvolti nel percorso sono divenute garanzia di qualità nello sviluppo delle attività. La dimostrazione degli aspetti positivi sul territorio deve ancora concretizzarsi nella sua

complessità, ma le attività descritte rappresentato chiari presupposti di buona riuscita.


Scheda tecnica 19

LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Campagna urbana tra Reggio Emilia ed Albinea

2008-2009 Percorso progettuale e partecipativo Pubblicazione finale

ENTI PROMOTORI

SITO WEB

Comune di Reggio Emilia – Servizio Pianificazione e Qualità Urbana (capofila) Comune di Albinea Provincia di Reggio Emilia

GRUPPO DI LAVORO

19. Agricoltura e paesaggio: proposta di valorizzazione e promozione dellìattività agricola Il progetto Lungo i bordi si sviluppa in tre linee di attività. Linea di azione 1: qualificazione delle aree di margine quale ambito di mediazione tra città e campagna. Il progetto per il giardino unitario del margine urbano Linea di azione 3: valorizzazione e promozione dell’attività agricola quale garanzia della qualità del paesaggio- Tratto di via Settembrini in ambito extra-urbano Linea di azione 2: riqualificazione delle percorrenze quale infrastruttura per una nuova fruizione del paesaggio. Relazione tra strada e tessuto urbano - Relazione tra strada e verde pubblico Linea di azione 3: valorizzazione e promozione dell’attività agricola quale garanzia della qualità del paesaggio- Piano di riqualificazione naturalistico paesaggistico ed ambientale degli ambiti agricoli periurbani

www.partecipazione.comune.re.it

PUBBLICAZIONI

Lungo i bordi. Riqualificazione del paesaggio agrario di margine Reggio Emilia, settembre 2009

Team di progettazione 1AX Architetti Associati Studio Elementi Giuliana Fornaciari Lorenzo Vignali

Buone Pratiche per il Paesaggio. Catalogo delle buone pratiche per il paesaggio - 3° PMP Progetto Pays.Med.Urban, 2011

Comune di Reggio Emilia Maria Sergio Elisa Ferretti Gianluca Galuppo Giordano Gasparini Elisa Iori

2011 Terzo Premio Mediterraneo del Paesaggio – 1°premio cat. A

PREMI E RICONOSCIMENTI

Comune di Albinea Claudio Rubiani Provincia di Reggio Emilia Saverio Cioce Regione Emilia-Romagna Vittoria Montaletti

CRONOLOGIA

2007-2009 Progetto di tutela, recupero e valorizzazione (L.R. 20/2000 – art.49) 2008 Concorso a partecipazione aperta per Progetto di riqualificazione del paesaggio agrario di margine ‘Lungo i bordi’

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TERRE DI MEZZO

DIAMANTINA. IL PAESAGGIO COME PATRIMONIO DI RISORSE IDENTITARIE Bondeno, Vigarano Mainarda, Ferrara (FE) CONTESTO L’Alto Ferrarese è un’area di bonifica, emersa grazie a sistemi idraulici a serragli e coronelle – argini pensili di contenimento – attuati fin dall’anno 1000 d.C.. La morfologia del territorio, anticamente occupato da una grande area paludosa soggetta alle frequenti inondazioni del fiume Po, nel corso del secondo millennio è stata determinata da complesse vicende idrauliche che hanno influito anche sulla evoluzione delle forme urbane presenti, a partire dalla città di Ferrara. Il modello di coltura che ha lasciato segni caratterizzanti, è di tipo policolturale – cerali, legumi, vino, seta, canapa, legna e piccoli allevamenti – e a conduzione familiare, con mezzadri o affittuari insediatisi lungo le strade alte, le coronelle in cima agli argini.

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TEMI ED OBIETTIVI Il progetto propone l’impostazione metodologica di un Landscape Management Plan intercomunale che possa al contempo divenire la base per la definizione del PTCP di Ferrara e del PSC associato di tutto l’Alto Ferrarese, rispettando ed implementando i principi della CEP. Lo studio si fonda su un sistema di gestione integrata del paesaggio, che utilizza come strumento di supporto un modello basato sulle reti bayesiane(*). Si prevede il recepimento delle indicazioni emerse dall’indagine metodologica negli strumenti urbanistici e

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territoriali. Concretamente, il progetto promuove la conoscenza del territorio locale come base di “progetti di territorio” volti al recupero di paesaggi agrari interessati da processi di degrado e alla corretta gestione di quelli ancora tipologicamente riconoscibili, proponendo anche indirizzi per il sostegno dell’agricoltura locale, per l’incentivo a processi di riconversione ecologica, per la integrazione tra elementi urbani e rurali costituenti i medesimi paesaggi. METODOLOGIA E STRUMENTI Alla base delle attività intraprese, vi è la convinzione che le politiche integrate di gestione del territorio siano indispensabili per favorire uno sviluppo sostenibile, e che la sfida sia sviluppare una pratica metodologica effettiva, per consentire alle amministrazioni pubbliche di operare nell’ambito di decisioni multi-obiettivo, assicurando la partecipazione attiva al processo decisionale di tutti i portatori di interesse. Il modello integrato di paesaggio applicato, costi-

tuisce quindi la base operativa per la gestione della partecipazione collettiva al progetto di piano e alla sua successiva gestione, in quanto favorisce e supporta il processo di visioning, anche nella fase di organizzazione di politiche settoriali e strategie di protezione del patrimonio-paesaggio. Il modello proposto ha lo scopo di descrivere le dinamiche del territorio, riconoscendone le qualità ambientali, paesaggistiche e storico-culturali, con l’obiettivo di valutare i rischi di compromissione ai quali sono sottoposte le risorse locali, verificare le strategie elaborate, al fine di mantenerne e valorizzarne le qualità, ed identificare le azioni, gli attori e le risorse nel Landscape Management Plan.

(*) Una rete bayesiana (BN - Bayesian Network) è un modello grafico probabilistico che rappresenta un insieme di variabili stocastiche con le loro dipendenze condizionali attraverso l’uso di un grafo aciclico diretto (DAG). I nodi dei grafi diretti aciclici rappresentano variabili casuali in senso Bayesiano: possono essere quantità osservabili, variabili latenti, parametri sconosciuti o ipotesi. (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki)

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FASI DI LAVORO Le attività di lavoro sono iniziate con l’identificazione di fattori, azioni ed indicatori dei caratteri storici-identitari della Diamantina, attraverso una lettura della struttura dell’area. Con i dati raccolti si è costruito un primo modello pilota che descrive il territo-

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1. Paesaggi della Diamantina: il borgo di Vigarano di Pieve 2. Canale Burana 3. La campagna della Diamantina vista dall’argine del Cavo Napoleonico 4. Argine sul Panaro 5. Area rurale tra il Panato ed il Cavo Napoleonico 6. Ortofoto. L’area di sviluppa per una superficie di 16Kmq e conta una popolazione residente di circa 30.000 abitanti. Gli ambiti agricoli pianificati sono delimitati da elementi naturali e non hanno la leggibilità di un intervento unitario come la maggior parte delle bonifiche del territorio ferrarese 7. Argine sul Cavo Napoleonico

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rio e le sue dinamiche di trasformazione: è emersa un’area prettamente agricola, a forma di “conca”, caratterizzata da un sistema di canalizzazioni rettilinee e manufatti idraulici, dove i borghi storici, sorti sulle terre emerse ai confini dell’area bonificata, sono distribuiti a “grana di rosario”. Diversi stakeholder sono stati coinvolti, attraverso un confronto interattivo che ha permesso di riconoscere i temi da considerare per descrivere esaustivamente il paesaggio della Diamantina come ambiente dinamico le cui variabili di controllo sono state identificate in tre macroambiti di trasformazioni insediative, infrastrutturali ed ambientali, costruendo su di esse un modello probabilistico utile all’analisi del rischio, dove simulare scenari futuri e prevedere gli impatti delle politiche sul territorio, per poterne verificare efficacia e sostenibilità. Attraverso le simulazioni e la costruzione degli scenari, il modello di paesaggio può così prevedere all’interno dello stesso ambito, sia gli effetti diretti che quelli secondari o indiretti. Il modello è inoltre strutturato per incentivare la concertazione tra i diversi stakeholders, che spesso, nel campo della gestione del territorio, non trova sufficienti spazi. Per garantire un processo di partecipazione dal basso, dove la sostenibilità delle scelte politiche e delle azioni avviate fosse facilitata, si è deciso di rendere chiaro, fin dall’inizio, gli obiettivi del percorso, conseguendo ampia credibilità. Una volta avviato il processo, i soggetti coinvolti non si sono mostrati più come attori passi-

vi, ma hanno assunto un ruolo attivo, nonché la responsabilità di sostenere le decisioni e contribuire alla crescita del lavoro. La comunicazione del progetto è avvenuta attraverso la realizzazione di una apposita pagina web sul sito della provincia di Ferrara e l’organizzazione di attività seminariali.

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Nodi integrativi di fruizione collettiva

PRIMI ESITI Nell’ambito delle diverse finalità, due hanno particolare rilevanza, in quanto espressive di tematiche di frontiera il cui avanzamento ha ricadute concrete sul processo di formazione ed implementazione delle attività. Innanzitutto la configurazione del progetto come strumento portatore di un disegno unitario di governo del territorio, capace non solo di compiere una sintesi delle politiche di settore, ma anche di raccordare le politiche territoriali con quelle di programmazione economica. In secondo luogo la strutturazione del lavoro come strumento in grado di supportare un procedimento aperto e flessibile di organizzazione condivisa delle conoscenze e delle decisioni tra i soggetti istituzionali, attraverso il superamento della tradizionale architettura gerarchica del sistema della pianificazione, promuovendo quella che viene chiamata co-pianificazione o pianificazione condivisa.

Valorizzazione paesaggistica dei dossi come sistema di aree per la sperimentazione agricola

Il Cavo Napoleonico come fascio di infrastrutture ambientali compesse per il tempo libero

Valorizzazione naturalistica delle aree di confluenza del Panaro

Porta di accesso al sistema paesistico del Cavo Napoleonico

Riqualificazione progressiva della Cava di Settepolesini

Attrezzature di servizio per la fruizione sistema paesstico del Cavo Napoleonico


Scheda tecnica 13

LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA

Gestione dei paesaggi nei siti UNESCO

ENTI PROMOTORI

PUBBLICAZIONI

Provincia di Ferrara (ente capofila) Comune di Ferrara Comune di Vigarano Mainarda Comune di Bondeno

Progetti di Paesaggio. Idee ed esperienze nella programmazione regionale Regione Emilia-Romagna, 2007

GRUPPO DI LAVORO

Progetto Diamantina. Il paesaggio come patrimonio di risorse identitarie A cura di Moreno Po, Mario de Grassi, Alberto e Clementi Bernardo Naticchia Ferrara, ottobre 2005

Pianura agricola di bonifica

Provincia di Ferrara Moreno Po Comune di Ferrara Antonio Barillari

Comune di Bondeno Francesco Alberti

A21News: notizie sulla sostenibilità’ Provincia di Ferrara

Comune di Vigarano Mainarda Massimo Chiarelli Regione Emilia-Romagna Vittoria Montaletti 14

Team di progettazione Alberto Clementi Mario de Grassi Berardo Naticchia Massimo Angrilli Aldo Casciana

CRONOLOGIA

2003-2005 Progetto di tutela, recupero e valorizzazione (L.R. 20/2000 – art.49) 8. Descrizione della figura di senso 9. La collana dei borghi 10. L’impronta unitaria della Bonifica 11. La conca geomorfologica 12. Valorizzazione paesaggistica del Cavo Napoleonico: individuazione dei temi e dei luoghi di intervento prioritario 13. Progetto per l’infrastrutturazione paesaggistica delle aree di espansione delle attività produttive 14. Simulazione digitale a volo d’uccello dell’area di espansione delle attività

settembre 2005 Presentazione del progetto al seminario “Territorio y patrimonio, como planificar y gestionar terrritorios sostenibles” a cura del Prof. Alberto Clementi 2010 Progetto transnazionale “MEDC.U.L.T.U.R.E.”

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TERRE DI MEZZO

I PRATI DELLA VIA EMILIA Fontevivo, Fontanellato e Fidenza (PR) CONTESTO La fascia territoriale compresa tra il fiume Taro, l’autostrada A1 e la linea dell’alta velocità, il torrente Stirone e la via Emilia è prevalentemente caratterizzata dallo sfruttamento agricolo con seminativi e prati stabili, un ordinamento colturale tipicamente legato alla produzione del Parmigiano Reggiano, e da una forte concentrazione di infrastrutture, lungo le quali si concentrano insediamenti artigianali ed industriali frammisti a nuclei abitativi e borghi antichi. La presenza di testimonianze storiche e la realizzazione di itinerari enogastronomici, ha generato negli ultimi anni un rinnovato interesse, con un incremento e riqualificazione dell’offerta turistica. TEMI ED OBIETTIVI Il documentario è uno degli output dell’omonimo progetto di recupero, tutela e valorizzazione paesaggistica, nato con l’obiettivo di preservare e valorizzare, per fini agricoli ed ambientali, i prati stabili irrigui che caratterizzano questo tratto della via Emilia. Gli interventi proposti sono finalizzati al mantenimento dell’identità ed alla riqualificazione delle aree degradate, coinvolgendo e sensibilizzando le comunità locali e ricercando una collaborazione costruttiva fra le pubbliche amministrazioni per stabilire regole e modalità di compensazione delle nuove infrastrutture ed espansioni e contenere lo sfrangiamento del margine città-campagna.

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1. Edifici rurali lungo l’autostrada A1, elemento di collegamento tra ambiti agricoli ed urbani 2-3. I prati stabili irrigui nei pressi della via Emilia 4-5. Tessuto urbano confuso e disomogeneo lungo la via Emilia

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Per sollecitare la partecipazione della popolazione e degli enti locali sugli interventi individuati dal progetto, è stato prodotto un documentario che illustra il valore, non solo paesaggistico, dei prati stabili irrigui ed i contrasti e le criticità che contraddistinguono l’ambito rurale nei suoi rapporti con l’asse urbano storico della via Emilia.

METODOLOGIA E STRUMENTI Il progetto di comunicazione è stato ideato a partire da alcune considerazioni sulla documentazione solitamente elaborata nell’ambito dei progetti di pianificazione, con particolare attenzione ai linguaggi utilizzati e al pubblico coinvolto.

I progetti paesaggistici hanno lo scopo di fotografare un territorio attraverso un’analisi attenta e dettagliata, per individuare valori e criticità con cui orientare la pianificazione. I documenti prodotti sono spesso articolati e complessi poiché si propongono di integrare diversi aspetti e differenti letture, ma i risultati si traducono

spesso in fascicoli imponenti, che costituiscono un riferimento fondamentale per gli addetti ai lavori, ma risultano di difficile digeribilità per chi è sprovvisto di adeguate chiavi di lettura. Sono elaborati scritti dai tecnici per i tecnici, che a volte perdono di vista il cittadino, i soggetti che vivono il territorio quotidianamente. Trattan-

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6-7-8-9-10-11. I cicli biologici delle lavorazioni legate ai prati stabili per la produzione del Parmigiano-Reggiano, tra le quali la fioritura, lo sfalcio e l’irrigazione 11

dosi di una lettura dello spazio oggettiva, misurabile e cartografica, risulta fredda e distaccata. Il gruppo di lavoro ha pertanto cercato di individuare una forma di comunicazione che potesse recuperare gli elementi “caldi” che caratterizzano un territorio, la sua storia ed i sui abitanti, scegliendo il format di video-documentario come strumento narrativo. FASI DI LAVORO La lavorazione del documentario si è articolata in quattro fasi, sviluppate per circa un anno. Fase 1: ideazione e progettazione per individuare i temi da sviluppare in relazione alle due anime del progetto: una più urbana, legata al tracciato della via Emilia, l’altra più rurale, sul territorio circostante. Si è deciso di sviluppare il racconto come un viaggio, vissuto attraverso gli occhi di un automobilista, che abbandonando il caos della via Emilia per aggirare il traffico, si ritrova casualmente in un mondo a lui sconosciuto, ancora

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scandito dai ritmi lenti della natura e della campagna. Una dimensione insospettata, oramai difficile da cogliere per chi attraversa un’asse sempre più urbanizzato. Fase 2: riprese ed interviste, con le prime registrazioni per filmare i cicli biologici e le lavorazioni legate ai prati stabili. Sono stati intervistati una decina di agricoltori per raccogliere una testimonianza diretta sulle difficoltà nella conduzione di questo tipo di coltivazione: è emerso che il prato stabile costituisce una pratica culturale secolare, ereditata a volte per generazioni nella stessa famiglia, in un habitat che favorisce un’elevata biodiversità e costituisce un tratto distintivo del paesaggio agrario emiliano. A causa dell’attuale degrado della rete idrica e dell’aumento dei costi per l’irrigazione questa coltura è sempre più complessa e meno redditizia. Fase 3: montaggio e colonna sonora, dopo circa 16 ore di riprese girare in 15 sopralluoghi. Da una prima versione di 35min si è giunti alla definitiva di 23min, un filmato di breve

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durata, utilizzabile in occasione di eventi pubblici. Per la colonna sonora sono state selezionate musiche popolari emiliane. Fase 4: revisione ed ottimizzazioni nel corso di tavoli tecnici previsti dal piano di lavoro del progetto, a cui è seguita una fase più tecnica per la correzione del colore, l’ottimizzazione dei livelli audio e la realizzazione dei titoli di coda, all’interno dei quali sono stati inseriti ‘fuori onda’ delle interviste. PRIMI ESITI L’esperienza rappresenta un primo tentativo di raccontare il paesaggio attraverso nuovi mezzi espressivi, con la voce dei suoi protagonisti. Il documentario ha consentito di coinvolgere un’ampia platea di portatori di interesse, a cominciare dagli agricoltori, i veri protagonisti del film e custodi del paesaggio dei prati stabili. Attraverso la rappresentazione filmica, gli agricoltori e gli abitanti locali hanno potuto avvicinarsi ed interessarsi al progetto, alle sue finalità, ai


Scheda tecnica suoi metodi e contenuti, acquisendo maggiore consapevolezza del valore dei prati stabili e del ruolo fondamentale che come soggetti attivi svolgono nella tutela e preservazione del paesaggio rurale. Un altro esito del film è stato quello di potere comunicare il progetto anche al di fuori della cerchia ristretta 12

LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA

degli addetti ai lavori e dell’ambito territoriale oggetto di studio. Sono state infatti realizzate numerose proiezioni anche al di fuori del perimetro regionale in occasione di convegni ed iniziative sul tema dell’uso del territorio e della tutela del paesaggio.

Pianura Padana lungo l’asse storico della via Emilia

ENTI PROMOTORI

Provincia di Parma – Servizio Agricoltura e Risorse Naturali Studio Kairòs

GRUPPO DI LAVORO

Soggetto Nicola Dall’Olio (Provincia di Parma) 13

Informazione e documentazione Fabio Ceci Stefano Zanzucchi Regia, riprese e montaggio Daniele Di Domenico (studio Kairòs)

CRONOLOGIA

2007-2009 Progetto di tutela, recupero e valorizzazione (L.R. 20/2000 – art.49) 14

Giugno-Settembre 2009 Ideazione e progettazione Luglio-Ottobre 2009 Sopralluoghi per riprese ed interviste Ottobre-Aprile 2010 Montaggio e colonna sonora Aprile-Maggio 2010 Revisione ed ottimizzazione

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Ottobre 2010 Presentazione ufficiale al pubblico

SITO WEB

www.2.provincia.parma.it 12. Architettura rurale tipica del paesaggio dei prati stabili irrigui 13-14-15. L’habitat caratteristico del paesaggio agrario emiliano favorisce una elevata biodiversità di flora e fauna

PUBBLICAZIONI

I prati della via Emilia. Progetto di tutela, recupero e valorizzazione Parma, ottobre 2010

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Il tempo e la memoria del paesaggio Il paesaggio è costituito da luoghi in costante trasformazione ed evoluzione, ambienti naturali costituiti da strutture viventi, dove le relazioni con il contesto, presente e passato, diventano determinanti per una corretta interpretazione dell’identità e delle risorse dei luoghi. Il paesaggio è soggetto a continue variazioni, con l’alternarsi delle stagioni, a seguito delle naturali mutazioni ambientali, per le ripetute alterazioni prodotte dall’uomo: come confrontarsi con questa mutevolezza e dinamicità durante le fasi della progettazione? Come inserire il “fattore tempo” nel disegno del territorio? Considerando lo scorrere del tempo come elemento alla base di una progettazione del paesaggio sostenibile, non si può eludere una riflessione sulle dicotomie passato e futuro, tradizione ed innovazione: i cambiamenti dell’ambiente modificano l’identità del luogo? La memoria del passato influenza le trasformazioni in corso? Come possono luoghi o spazi obsoleti, paesaggi dimenticati, integrarsi nel contesto presente ed interpretare le esigenze della società contemporanea senza perdere la propria natura?

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Massimo Angrilli

IL DIFFICILE EQUILIBRIO TRA CONTINUITÀ ED INNOVAZIONE

Facoltà di Architettura di Pescara

Le nozioni di tempo e di memoria sono profondamente connesse al paesaggio. Esso stesso è permeato dei concetti di memoria collettiva e identità culturale e, d’altra parte, il suo ruolo come archivio storico della società e della sua identità è ampiamente riconosciuto ed ha generato un’ampia legislazione in materia di protezione dei beni paesaggistici. Più vago è invece il rapporto tra memorie e progetto di paesaggio; il progetto è, infatti, ritenuto spesso incompatibile con le istanze della conservazione delle memorie, essendo prevalentemente associato alla cancellazione di segni e testimonianze. Il rapporto con le tracce che sostanziano il ruolo del paesaggio come deposito delle memorie di un luogo e della società che lo ha abitato è un rapporto quasi sempre sbilanciato. Il più delle volte il progetto tende a prevaricare le preesistenze, spezzando le catene relazionali che le legano al presente, rendendole di fatto mute ed incapaci di contribuire alla narrazione dei luoghi e dei suoi abitanti, evidenziando un malcelato narcisismo del progettista che per affermare le proprie scelte ostenta disinteresse verso il passato. Altre volte, all’opposto, il progetto si ritrae su posizioni di subordinazione rispetto alle tracce della storia, negando la possibilità che il paesaggio continui a rappresentare il presente, oltre che il passato. L’attitudine del progetto di paesaggio verso le memorie dovrebbe consentire di introiettare significati del passato, all’interno delle scelte, modificando consapevolmente i luoghi con un approccio che privilegi la costruzione di relazioni tra i nuovi manufatti e le tracce nell’esistente, rifiutando impostazioni aprioristiche di autoreferenzialità o, al suo opposto, di subordinazione alla storia e al suo linguaggio. Più vago è il rapporto tra progetto e tempo, inteso come dinamica evolutiva, piuttosto che come rilettura al presente del passato. Nel-

la pianificazione e nel progetto di paesaggio la dimensione temporale è una delle più significative, di cui occorre tener conto almeno quanto di quella spaziale. Il paesaggio è, infatti, un’entità dinamica, costituita da processi in continuo divenire e da sistemi organici soggetti allo scorrere del tempo. Ciò richiede al progetto di proiettare al futuro le trasformazioni previste e di farsi carico dell’evoluzione di un luogo a seguito delle trasformazioni, ben sapendo che il paesaggio costituisce l’esito dinamico ed evolutivo di un complesso rapporto tra le azioni dell’uomo, le risorse primarie, i processi di uso dei luoghi ed i comportamenti dei suoi abitanti. Ciò implica che gli effetti prodotti da un progetto non sono soltanto quelli direttamente provocati dalle trasformazioni in un determinato luogo e in un dato momento, ma anche (e talvolta soprattutto) quelli che ne risultano innescati e che possono dispiegare i propri effetti nel medio-lungo periodo secondo un processo relazionale di causa-effetto. Occorre quindi saper valutare con attenzione gli effetti sul funzionamento del paesaggio delle trasformazioni previste, non limitandosi a considerare quelle dirette, ma estendendo l’interesse anche al sistema delle relazioni reciproche che pongono in connessione le azioni dell’uomo e le risorse primarie del paesaggio. Il progetto di paesaggio, più di ogni altra forma di progettazione, dovrebbe dunque esprimere la propria posizione rispetto al tempo, sia nelle sue proiezioni al passato che al futuro, attraverso il confronto continuo con il contesto, cercando di entrare in “risonanza” con il luogo e con le sue multiple stratificazioni ed inscrivendo le nuove opere nella sequenza narrativa del tempo senza rinunciare all’innovazione. Un compito difficile, che pone molte domande al progettista, che deve interpretare consapevolmente, contesto per contesto, il proprio ruolo di agente della trasformazione, in un difficile equilibrio tra continuità e innovazione, tra passato e futuro.

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LE TORRI DELL’ACQUA Landmark nel paesaggio di pianura

MONUMENTI NELLA SABBIA Le grotte rifugio a Forlì

REQUIEM PER UNA CORDERIA Elogio dell’incolto

LA GUERRA ALL’IMPROVVISO ROSSO IL FRONTE

IN DIFESA DELLA COLONIA ENEL DI GIANCARLO DE CARLO

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IL TEMPO E LA MEMORIA DEL PAESAGGIO

LE TORRI DELL’ACQUA. LANDMARK NEL PAESAGGIO DI PIANURA Unione dei Comuni Reno-Galliera (BO) CONTESTO Il progetto ha interessato nove torri dell’acqua, manufatti di archeologia industriale oggi dismessi, di proprietà dell’Agenzia del Demanio in gestione ad Hera Bologna, società che gestisce il servizio idrico. I serbatoi pensili, seppur di diversa forma, sono stati progettati e costruiti tra il 1930 e il 1960 dal Consorzio della Bonifica Renana per approvvigionare i centri rurali di acqua corrente. Le torri rappresentano un interessante esempio dell’architettura funzionalista del secolo scorso ed una significativa testimonianza identitaria dello sviluppo sociale ed urbano che ha investito i territori rurali delle campagne della regione. I manufatti, veri e propri landmark nel paesaggio rurale padano, raggiungono l’altezza di 30-40 mt e sono dotati di propri spazi aperti e giardini significativi, ma spesso incolti e degradati. Le torri, costruite dove terminava il territorio urbano, oggi si trovano in aree marginali: all’ingresso degli abitati, su strade a scorrimento veloce o in corrispondenza di aree residenziali, nel tessuto urbano a ridosso del centro storico o isolate nel paesaggio rurale. TEMI ED OBIETTIVI In disuso da anni, la proprietà e l’ente gestore hanno avviato un piano di demolizione per la riconsegna allo Stato delle aree nude che prevede un investimento di oltre un milione di

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1. Scatto d’autore: la torre dell’acqua di Pieve di Cento vista da Emilio Salvatori, 2009 2. La torre dell’acqua di Galliera 3. La torre dell’acqua di Maccaretolo, frazione di S. Pietro in Casale


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4. Cartello elettorale della lista dell’Acquedotto (comunisti-socialistiindipendenti) alla soglia del sagrato di San Giorgio di Piano, per le elezioni amministrative del 27-28 maggio 1951. La lista ottenne 2234 voti, pari al 65.70%

5. Costruzione del serbatoio di San Giovanni in Persiceto 6. Immagine d’epoca del serbatoio di Granarolo, in sommità il nome dell’Ente Bonifica Renana, costruttore delle torri dell’acqua nella pianura nord-bolognese di Galliera

7. Torri dell’acqua e sviluppo insediativo. I serbatoi pensili, costruiti nel secondo dopoguerra del ‘900 a margine dei centri urbani, si collocano oggi - quasi sempre - in aree tra il centro storico e l’abitato degli anni ‘60-’70, a ridosso di infrastrutture di accesso e circonvallazione urbane.

euro. Nel 2007 i Comuni dell’Unione Reno-Galliera hanno vinto un concorso regionale per finanziare progetti di tutela e valorizzazione del paesaggio, candidandosi con una proposta per la riconversione dei serbatoi pensili attraverso la progettazione di una rete intercomunale di spazi pubblici, perseguendo ove possibile strade al-

ternative alla demolizione.

si è arrivati a definire nove progetti di trasformazione urbana e paesaggistica, per il recupero architettonico di tutti i manufatti, ripensando in particolare spazi pubblici ed accessibilità, fornendo indicazioni per lo sviluppo delle aree limitrofe, definendo funzioni, forme di gestione e canali di finanziamento.

L’idea del progetto si è sviluppata considerando l’insieme delle torri come nodi di una nuova rete territoriale e paesaggistica di servizi e spazi pubblici per i cittadini, definendo funzioni, possibili forme di gestione e canali di finanziamento. Nel complesso

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8-14. Progetti, interventi ed azioni per la riconversione dei serbatoi. Da sinistra: San Venanzio di Galliera, Maccaretolo, Galliera, Pieve di Cento e San Pietro in Casale. Sono emersi differenti scenari di trasformazione, che dimostrano la flessibilità di questi manufatti in fatto di recupero e che, in base alle possibilità di espansione in aree limitrofe o a seconda dei processi di trasformazione in atto, spaziano dal recupero con funzioni private, pubbliche e miste, quali: conservazione delle torri come

landmark territoriali e urbani (foto 10 e 14); riuso a scopo residenziale e in cohousing dell’area e della torre (foto 9 e 10); riuso per negozi/esercizi commerciali e uffici/ coworking (foto 12 e 13); riuso a scopo pubblicitario della parte esterna e in quota; osservatori sul paesaggio (foto 9, 10, 11 e 14); eventi temporanei, circuiti e installazioni artistiche (foto 11 e 14); funzioni pubbliche di rilevanza comunale; funzioni pubbliche di rilevanza territoriale (foto 8, 11 e 14). Ad esempio, il progetto di riconversione

per la Torre di San Pietro in Casale (foto 12 e 13) prevede il riuso ad uffici e servizi in coworking per giovani professionisti. Per quest’area urbana, dotata di un’elevata mixité funzionale, si propone un intervento puntuale per realizzare un incubatore d’impresa. Il manufatto dovrebbe essere recuperato con tecnologie innovative e di precisione, privilegiando le forme contemporanee, la trasparenza ed i bassi consumi energetici. A livello urbano il piano terra e il giardino

dovrebbero essere recuperati ed aperti verso la strada, la ciclabile esistente, il parco, la piazza con i negozi ed il supermercato, garantendo la massima circolazione dei flussi pedonali. L’edificio è stato demolito nel settembre 2012 a seguito dell’ampliamento del supermercato. Oppure, il progetto per la Torre di Pieve di Cento (foto 11 e 14) e le aree limitrofe propone di realizzare un grande parco artistico, pubblico, all’ingresso sud del paese, caratterizzato da esposizioni

permanenti all’aperto connesse al museo dei MAGI di arte del ‘900, al Museo della Rocca e all’acquedotto riconvertito a residenza artistica temporanea, direttamente connessa al sistema espositivo-museale.

METODOLOGIA E STRUMENTI

lità di riuso degli edifici e dei giardini. Tutte le ricerche, analisi e proposte progettuali sono state presentate nell’ambito di numerosi incontri pubblici ed eventi, promuovendo un percorso progettuale inclusivo.

vata a gestione/uso privato (residenza, uffici, commercio) e di iniziativa pubblica o mista a gestione/uso pubblico (centri culturali, musei, parchi urbani). Mentre i primi sono sempre realizzabili, i secondi necessitano di aree libere adiacenti alla torre significativamente grandi per ampliamenti o di aree limitrofe soggette a progetti

di trasformazione urbana ai quali ricollegarsi.

FASI DI LAVORO

Sul piano metodologico si è scelto di coinvolgere la comunità locale in itinere, durante lo svolgimento delle attività del progetto, stimolando gli abitanti, la proprietà e possibili investitori ad individuare con il gruppo di progettazione nuove funzioni e moda-

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Gli interventi proposti sono stati catalogati in due tipologie: di iniziativa pri-

In altre situazioni, dove non sono fattibili piani di riconversione pubblica nel tessuto urbano, si è pensato invece ad attività di privati in grado di avere comunque effetti sulla città.

Gli enti promotori, con l’intento di promuovere il riconoscimento del valore culturale di questi beni del paesaggio padano ed avviare una stagione volta al recupero, hanno promosso un insieme articolato di attività: • conoscitive, quali ricerche


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storiche; di benchmarking per l’individuazione di esempi di recupero italiani ed esteri, rilievi, indagini fotografiche e sopralluoghi; • divulgative come conferenze e mostre temporanee, spazi web, pubblicazioni, saggi ed articoli in riviste di settore; di animazione territoriale utilizzando gli spazi aperti adiacenti alle torri come location per eventi temporanei; • partecipative e di ascolto organizzando un Open Space Technology, una visita pubblica ad un manufatto dismesso ed interviste a personaggi di spicco della comunità; • progettuali elaborando progetti urbani di riqualificazione dei beni, delle aree verdi e degli ingressi urbani, concertando le proposte e le modalità di attuazione con gli enti interessati. PRIMI ESITI Il progetto ha considerato il patrimonio dismesso non più come costo pubblico e degrado dello spazio urbano, ma come occasione di riqualificazione degli ingressi e delle aree periferiche di piccoli-medi centri abitati di pianura. Il lavoro ha definito una strategia alternativa alla demolizione, incentrata su tre azioni: 1. riconoscimento del valore culturale dei beni; 2. messa a punto di una metodologia progettuale, replicabile in altri contesti, che predilige pro-

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getti complessi a scala urbana e destinazioni d’uso pubbliche o miste; 3. sviluppo di un progetto urbano e paesaggistico che definisce e condivide la strategia di intervento attraverso un percorso partecipativo. Il complesso delle attività organizzate ha avviato un processo progressivo di riconoscimento collettivo dei valori culturali, identitari e paesaggistici dei beni e delle aree urbane in cui esse si collocano. Da un lato, la condivisione delle informazioni storiche e delle lotte sociali che le comunità locali hanno dovuto fare per ottenere l’acqua corrente ha fatto sì che i beni siano ora percepiti come parte integrante del patrimonio del territorio. Dall’altro canto, le attività progettuali e partecipative hanno stimolato le stesse comunità a diventare parte attiva nei processi decisionali di trasformazione e valorizzazione del loro paesaggio urbano. Tuttavia, vuoi per la crisi economica che ha colpito imprese e amministrazioni pubbliche, vuoi per la complessità dei soggetti da coinvolgere a livello nazionale (demanio) e locale (gestore, comune, investitore), la messa in atto di piani di riconversione per il recupero di tali beni ed aree, che richiede una forte volontà collettiva ed amministrazioni lungimiranti capaci di controllare processi complessi, ad oggi non è attuata.

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Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA

Unione Reno-Galliera Emanuele Tondelli

ENTI PROMOTORI

Provincia di Bologna Bruno Alampi

Pianura nord bolognese

Comuni di Galliera (capofila), Argelato, Bentivoglio, San Pietro in Casale, San Giorgio di Piano e Pieve di Cento Regione Emilia-Romagna

PARTNER

Unione Reno-Galliera Provincia di Bologna Agenzia del Demanio Bonifica Renana Hera Bologna

GRUPPO DI LAVORO Team di progettazione e coordinmento Claudia Fabbri Elena Farnè

Consulenti Laura Govoni - statica Marcello Tondi - ricerche d’archivio

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Comune di Galliera Stefano Pedriali Tiziana Bina Comune di Argelato Alessandro Cavessi Comune di Bentivoglio Arturo Cevenini Manuela Giovagnoni Comune di Pieve di Cento Angela Lamberti Michela Volonnino 15-18. Open Space Technology sul recupero delle Torri dell’Acqua a San Venanzio di Galliera 19. Presentazione del progetto all’Urban Center di Bologna 20. Attività di animazione territoriale: concerto all’aperto presso una delle torri 21. Visite guidate e sopralluoghi

Comune di San Giorgio di Piano Pier Franco Fagioli Comune di San Pietro in Casale Antonio Peritore Letizia Campanini

Regione Emilia-Romagna Vittoria Montaletti Agenzia del Demanio Luciana Dugo Francesca Barbieri Bonifica Renana Alessandra Furlani Hera Bologna Mirko Ragazzi Fabrizio Mazzacurati Mirco Carletti

CRONOLOGIA

2007-2009 Progetto di tutela, recupero e valorizzazione del paesaggio (L.R. 20/2000 – art.49) Marzo 2009 Il recupero delle torri dell’acqua Conferenza a San Venanzio di Galliera per presentare il progetto sperimentale Luglio 2009 Presentazione all’Urban Center Bologna nel ciclo Dialoghi di Architettura dell’Ordine degli Architetti di Bologna Agosto 2009 OST a San Venanzio di Galliera Esposizione temporanea Le torri dell’acqua nella pianura del Reno. Architetture contemporanee tra storia, sviluppo sociale e valorizzazione del paesaggio con i disegni storici e le fotografie della costruzione dell’Acquedotto Renano ed esempi di recupero in Italia e in Europa

SITO WEB

www.renogalliera.it/progetti/torridellacqua

PUBBLICAZIONI

Le Torri dell’acqua. Landmarks di archeologia industriale nel paesaggio della pianura Architettare - n°6 Produrre Maggioli Editore, 2009 C. Fabbri, E. Farnè (a cura di) Recuperare le torri dell’acqua. Strategie di riuso e riqualificazione urbana Architetti, progetto e immagine digitale – n.16 Verticale Maggioli Editori, 2009 C. Fabbri, E. Farnè (a cura di) Le torri dell’acqua. Da beni ed aree degradate ad opportunità di riqualificazione territoriale, paesaggistica e sociale Territori – n.2 C. Fabbri, E. Farnè (a cura di) Editrice Compositori, 2011 Evento partecipativo per la tutela e valorizzazione di segni identitari del paesaggio C. Fabbri, E. Farnè (a cura di) in Assemblea legislativa dell’EmiliaRomagna (a cura di) Diritti Crescono. L’Open Space: quando la progettazione diventa partecipata Regione Emilia-Romagna, 2011 Buone Pratiche per il Paesaggio. Catalogo delle buone pratiche per il paesaggio - 3° PMP Progetto Pays.Med.Urban, 2011

PREMI E RICONOSCIMENTI 2011 Terzo Premio Mediterraneo del Paesaggio – vincitore selezione regionale

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IL TEMPO E LA MEMORIA DEL PAESAGGIO

MONUMENTI NELLA SABBIA. LE GROTTE RIFUGIO A FORLÌ Forlì (FC) CONTESTO A Castiglione, in un’area boschiva collinare a pochi chilometri dal centro di Forlì, si trovano 24 cavità ipogee, cunicoli scavati dagli abitanti della zona a partire dall’estate del ‘44 utilizzati come rifugi durante la Seconda Guerra Mondiale. Le grotte hanno la medesima conformazione: uno scavo centrale ad arco poggiante su robuste colonne a forma di staffa di cavallo, con due o tre aperture verso l’esterno per permettere la fuga in caso di crollo. All’interno vi sono nicchie per lucerne e mensole per oggetti o viveri; lungo i fianchi si aprono locali a fondo cieco per accogliere gli occupanti, dove sono ancora visibili i fori dei chiodi che sostenevano sipari di fortuna. Abbandonati dopo la guerra e dimenticati per anni, drammatica testimonianza degli avvenimenti di quel periodo, rischiano di scomparire a causa della concessione di scavo per ricavare sabbia che grava su tutta l’area. TEMI ED OBIETTIVI Su iniziativa di cittadini sensibili alla salvaguardia dei valori identitari, naturali e storico-culturali dell’interland forlivese si è costituita l’Associazione Culturale Amici di Castiglione, per raccogliere la testimonianza delle grotte-rifugio e valorizzarle come un patrimonio locale, finora considerato minore, che si mescola al quotidiano, al territorio, alla vita, conservando un

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forte valore di evocazione e memoria. Obiettivo specifico dell’Associazione è il ripristino delle grotte-rifugio, attraverso un sentiero della memoria articolato in percorsi didattici ciclopedonali per fruire delle risorse storiche, culturali, naturali ed ambientali. Il progetto è scaturito da un’esperienza di progettazione partecipata che ha coinvolto, oltre ai cittadini, l’Associazione, il Comune di Forlì, l’Istituto Beni Culturali regionale e l’Istituto Storico Provinciale della Resistenza. La proficua collaborazione con il Comune, ha permesso la formulazione di una proposta concreta per il riconoscimento della zona quale geosito di importanza regionale e di avanzare la richiesta di finanziamento per l’acquisizione dell’area (attualmente di proprietà privata), il ripristino delle grotte e la predisposizione di un sistema di percorsi attrezzati che le colleghino al Parco Urbano di Forlì.

collegandoli in rete e promuovendoli turisticamente. METODOLOGIA E STRUMENTI Nell’arco di tre anni sono state promosse iniziative di sensibilizzazione rivolte a soggetti, dai giovani fino agli anziani, destinatari di attività informative ed educative. Con particolare riferimento al settore scolastico sono stati organizzati seminari e laboratori creativi in alcune scuole elementari e medie di Forlì ed un workshop di fotografia in collaborazione con la Facoltà di Architettura di Cesena. I risultati delle attività sono stati oggetto di diverse pubblicazioni ed articoli su testate giornalistiche e riviste del settore, due convegni, numerose mostre ed alcuni allestimenti espositivi. L’Associazione è stata inoltre invitata a partecipare a diversi eventi di promozione incentrati sul tema della Seconda Guerra Mondiale, quale riconoscimento del continuo impegno nel mantenere viva e tramandare la memoria storica di avvenimenti che hanno tragicamente influenzato le comunità locali.

Il progetto s’inserisce inoltre nel più ampio piano regionale del Parco Storico della Linea Gotica, che ha l’obiettivo di costruire una rete territoriale di spazi della memoria a scala interregionale, individuando siti d’interesse, 5

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1. Il panorama delle colline forlivesi nei pressi di Castiglione: questa zona collinare di confine è caratterizzata dalla presenza di aree boschive con un’ampia varietà di flora e fauna protette, da vigneti e cantine rinomate anche a livello nazionale che rendono il territorio vocato al turismo enogastronomico, alla pratica del trekking, alle escursioni in mountain-bike e a cavallo a contatto con la natura. 2. Le grotte di Castiglione. Finita la guerra, le grotte furono abbandonate e dimenticate fino al 2004, quando un reduce inglese arrivò in zona e chiese di visitare i luoghi dove aveva combattuto, permettendo di far riaffiorare nella memoria collettiva una significativa pagina di storia. 3. Ingresso ad una grotta dal sentiero nel bosco 4. Planimetria dei rifugi rilevati ed accessibili, con indicazione dell’ingresso 5. Incontri nelle scuole per raccogliere le testimonianze di anziani sfollati alle grotterifugio durante la guerra 6-7-8. Laboratori didattici nelle scuole elementari Alighieri e medie Mercuriale di Forlì 7

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FASI DI LAVORO Dapprima si sono condotte indagini sul territorio, con la distribuzione capillare di questionari, i cui risultati sono stati raccolti in una pubblicazione. In seguito si sono organizzate lezioni nelle scuole sulle caratteristiche dell’area, con la proiezione di immagini, filmati e testimonianze dirette di sfollati. Nell’arco di tre mesi sono stati prodotti numerosi elaborati: temi, disegni e poster, analisi della flora e della fauna protetta, sculture delle grotte, un modello dell’area in argilla e cartapesta ed un cartellone di sintesi. È seguita una fase di progettazione partecipata con gli studenti più grandi, che hanno elaborato la proposta di allestire in loco una struttura museale utilizzando cartografie, schizzi, mappe cognitive ed un plastico realizzato con materiali riciclati. Con i documenti ed i progetti degli studenti è stata allestita una mostra in concomitanza ad un convegno al quale è seguita una conferenza a distanza di un anno. Le grotte sono state poi selezionate come tema per il Laboratorio di Fotografia della Facoltà di Architettura di Cesena, durante il quale si è accuratamente censito il territorio. Allo scopo di portare all’attenzione dell’opinione pubblica l’ipotesi progettuale nata dalle esperienze di progettazione partecipata, è stato organizzato un secondo convegno con mostra fotografica. Gli atti dei convegni infine sono confluiti in una pubblicazione dall’im-

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pronta didattico-divulgativa che rappresenta la base conoscitiva preliminare utile per giungere ad un progetto condiviso. PRIMI ESITI Le attività si sono concretizzate con la formulazione di una proposta condivisa per il ripristino delle grotte e l’istituzione di un Centro Culturale Polifunzionale, un punto di riferimento per la promozione culturale, didattica e turistica del territorio, al fine di conservarne e tramandarne la memoria storica, attraverso spazi museali, laboratori didattici, percorsi tematici e visite guidate. Nelle strutture edilizie (casa colonica, ex-teatrino ed area cortilizia) del complesso di San Giovanni Battista in Castiglione, di proprietà della Parrocchia omonima, si è individuato il luogo ideale, dopo un’adeguata ristrutturazione, per realizzare il centro. Ottenuta la concessione dalla Diocesi, l’Associazione si è impegnata a contattare tutti gli enti potenzialmente interessati al progetto, al fine di predisporre un Protocollo d’Intesa per formalizzare un reciproco impegno. Ad oggi è stata predisposta una bozza del protocollo, ed è auspicabile che in breve tempo si possa arrivare alla stesura definitiva di un documento condiviso. Tutte le iniziative sviluppate hanno suscitato curiosità, interesse e consenso con notevole risonanza presso gli organi di stampa e grande partecipazione.

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19-10-11. Il convegno Il geosito le grotte-rifugio di Castigione: Oasi storiconaturalistica tenutosi a Forlì 11-12-19 maggio 2007 12. Anziani in visita alla mostra Percorso storico: il passaggio del fronte a Forlì 13. Immagine della mostra Promozione della dimensione economica del paesaggio 14. Proposta di percorsi storico-naturalistici che collegano il Parco Urbano di Forlì alle grotte-rifugio 15. Area di sosta lungo il “sentiero della memoria” presso il Mulino San Varano 16. Area di sosta lungo il “sentiero della memoria” presso la Chiesa e la brigia di Villa Rovere 17. Homepage del sito collegato all’applicazione per smartphone Linea Gotica Mobile, ideata dai tre giovani membri dell’Associazione, Angelica Fabbri, Valentina Corzani e Antonio Valbonesi, che si classifica terza al concorso Inventare il futuro promosso dall’Alma Mater nell’autunno 2011 18. Copertina della pubblicazione Colline di Sabbia. Un viaggio fra storia e natura alla scoperta delle alture forlivesi che raccoglie il lavoro dell’associazione


Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA

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Prima fascia collinare appenninica

ENTI PROMOTORI

Associazione Culturale Amici di Castiglione Comune di Forlì Istituto Beni Culturali Regionale Istituto Storico Provinciale della Resistenza

GRUPPO DI LAVORO

Associazione Culturale Amici di Castiglione Camillo Fucci, Anna Ceredi, Michele Ciocca, Valentina Corzani, Orazio Fabbri, Leonora Lafelli, Germano Ortelli, Andrea Podestà, Daniele Sansavini, Franco Valbonesi Comune di Forlì Marcello Arfelli Mario Proli 15

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Istituto Beni Culturali Regionale Vito Paticchia Istituto Storico Provinciale della Resistenza Vladimiro Flamigni

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Marzo 2008 Tesi di Laurea in Architettura di Valentina Corzani Le grotte-rifugio di Castiglione e il paesaggio forlivese: progetto per un centro culturale, un museo ed un osservatorio Novembre 2008 Convegno e mostra Le grotte-rifugio di Castiglione: un’ipotesi di progetto nel Parco Storico della Linea Gotica Maggio 2009 Presentazione del libro Colline di Sabbia Giugno 2010 Partecipazione alla Terza Edizione del “Premio Mediterraneo del Paesaggio” (PaysMedUrban) con il progetto Monumenti nella sabbia: le grotte rifugio a Forlì Agosto 2011 Partecipazione al concorso “Inventare il Futuro” (Università di Bologna) con l’applicazione Linea Gotica Mobile

Società editrice il Ponte Vecchio, Cesena 2006 Le Grotte-rifugio di Castiglione V. Flamigni, M. Lodovici e M. Proli (a cura di) in Luoghi e Memorie Comune di Forlì, 2007 Le Grotte-rifugio di Castiglione: un’esperienza di progettazione partecipata C. Fucci e V. Corzani IBC. Informazione, commenti, inchieste sui Beni Culturali - n. 2 del 2007 Colline di Sabbia. Un viaggio fra storia e natura alla scoperta delle alture forlivesi Comune di Forlì ed Associazione Culturale Amici di Castiglione Orazio Fabbri Editore, 2009 Buone Pratiche per il Paesaggio. Catalogo delle buone pratiche per il paesaggio 3° PMP Progetto Pays.Med.Urban, 2011

PREMI E RICONOSCIMENTI

Febbraio 2006 Costituzione dell’Associazione Culturale Amici di Castiglione

SITI WEB

2011 Terzo Premio Mediterraneo del Paesaggio – vincitore selezione regionale

2006 Indagini sul territorio e questionari, prime conferenze ed incontri pubblici

PUBBLICAZIONI

2011 Inventare il futuro – terzo premio con il progetto Linea Gotica Mobile

CRONOLOGIA

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Dicembre 2007 Conferenza Le grotte-rifugio di Castiglione: la storia e gli aspetti naturalistici

Maggio 2007 Convegno e mostra Il geosito le grotterifugio di Castigione: Oasi storiconaturalistica Servizio sui Rifugi di Castiglione su RAI3 TG-Regione

www.castiglione.biz www.lineagotica.com Monumenti nella Sabbia V. Paticchia IBC Informazione, commenti, inchieste sui Beni Culturali - n. 3 del 2006 Le Sabbie Gialle in Boschi e Vallate dell’Appennino Romagnolo di M. Gaspari

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IL TEMPO E LA MEMORIA DEL PAESAGGIO

REQUIEM PER UNA CORDERIA. ELOGIO DELL’INCOLTO Viserba di Rimini (RN) CONTESTO La Corderia di Viserba è un complesso industriale risalente al 1890: inizialmente utilizzato per la pilatura del riso, venne successivamente utilizzato per la fabbricazione di corde per la navigazione. La corderia raggiunse il massimo sviluppo nei primi anni ’20 poi, a seguito della grande recessione economica, la produzione entrò in crisi e l’attività fu definitivamente chiusa agli inizi degli anni ’40. Durante la seconda guerra mondiale, l’edificio venne utilizzato come deposito di materiale bellico e casermaggio, prima dai nazi-fascisiti e poi dagli alleati. Dopo l’8 settembre i tedeschi vi rinchiusero gli italiani catturati nei rastrellamenti e i prigionieri di guerra turkestani. Alla fine del conflitto la Corderia fu acquistata da un finanziere milanese con l’intenzione di ricostruirla e rimetterla in funzione, ma il progetto non vide mai la luce. TEMI ED OBIETTIVI Oggi l’ex Corderia di Viserba è un parco archeologico industriale e vegetazionale, un luogo dove in poco più di un centinaio di anni si sono rovesciati i rapporti di forza tra l’uomo e l’ambiente: organizzato come luogo per il lavoro e la produzione, nell’arco di pochi decenni la natura ha preso il sopravvento, ri-colonizzando gli spazi con erbe, piante, frutti e bacche selvatiche. Il progetto Requiem è frutto di una

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ricerca artistica sul tema del residuo che vuole rendere omaggio alla Corderia e a tutte quelle “cattedrali di luci e di ombre” dimenticate dall’uomo eppure immerse nel paesaggio urbano; edifici a pochi passi dai centri abitati, percepibili nei percorsi della quotidianità e sopravvissuti ai nuovi assetti del tessuto urbano senza però integrarvisi. L’indagine artistica sull’edificio vuole entrare in simbiosi con l’ambiente ricco di storia e vegetazione, attraverso un’operazione di mimesi e devozione per un luogo in disfacimento all’interno di un area già densamente urbanizzata. Suggestionate dal progetto, al gruppo promotore si sono poi aggiunte altre persone che hanno contribuito ad ampliare l’iniziativa.

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1. Vista esterna dell’edificio dell’ex corderia di Viserba 2-3-4-5-6. Immagini dell’interno della corderia 7. Installazione di Lucia Baldini 8. Installazione Crocifissione 9. Installazione Versus di Franco Pozzi 10. Installazione con fosfano e clorofilla

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11-12. Installazione di Daniele Casadio 13. Installazione Reliquie di Claudio Ballestracci 14. Locandina 2° edizione di Manifesta: il lavoro delle donne dove nel 2008 15. Manifesto di Assalti al cuore #6 – Moving Sounds a Rimini nel 2010 16. Locandina di Santarcangelo 40: Festival del teatro in piazza nel 2010 17. Copertina di A nera. Una lezione di tenebra, catalogo a cura di Massimiliano Fabbri

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METODOLOGIA E STRUMENTI

FASI DI LAVORO

Grazie al coinvolgimento di artisti, fotografi, scrittori, video-makers e musicisti si è cercato di aprire una finestra sull’unico vero monumento alla civiltà industriale rimasto a Rimini, un edificio sotto gli occhi di tutti ma inaccessibile ai più, con una storia ricca, complicata e negletta. Musica, immagini, fotografie, installazioni artistiche e live perfomances hanno raccontato la storia passata e presente dell’edificio, trasmettendo le sensazioni e le impressioni personali stimolate dalle visite all’interno del complesso abbandonato. Le immagini video cercano di riprodurre il senso di spaesamento provato durante la prima passeggiata all’interno della Corderia, con la macchina da presa che si addentra in un paesaggio ibrido, di manufatti sormontati da una rigogliosa natura, quasi fosse lo sguardo di un esploratore che nella giungla scopre le tracce di una civiltà oramai scomparsa. Tra oggetti riconoscibili e altri misteriosi, risuona l’eco di suoni e voci sopravvissuti all’implacabile scorrere del tempo. Attraverso l’intervento di alcuni degli artisti coinvolti la corderia diventa un inconsueto spazio espositivo di opere nate sul posto o che col posto si relazionano. Tra le diverse installazioni emergono foglie fito-impresse che vanno a integrarsi con la densa coltre di vegetazione che riveste i ruderi; spini di acacia trafiggono le pareti e formano monogrammi, lingue di fuoco fuoriescono dalle ferite dei muri degli edifici in rovina svelandone l’anima.

Il progetto Requiem è nato quando alcuni artisti, esplorando l’interno della Corderia, rimangono affascinati dalla suggestione del luogo e decidono di allestirvi una serie di opere d’arte utilizzando materiali di recupero trovato in loco. Nel desiderio di rendere visibile questo laboratorio clandestino, è stato realizzato un video documentario che riprende due quadri distinti: la vegetazione che sovrasta e affiora dai ruderi, e le installazioni che crescono dalle macerie come terreno ideale. Durante le incursioni nell’edificio sono anche stati raccolti numerosi oggetti sepolti o abbandonati. Queste reliquie estrapolate dal contesto che le aveva forgiate, allestite all’interno di teche in vetro, ripropongono micro mondi – creati con oggetti e suoni – otto paesaggi miniaturizzati colti nell’attimo del disfacimento. L’installazione, denominata Emporio 996 allestita in spazi adibiti a museo o galleria d’arte, dialoga e contemporaneamente nega le peculiarità di strutture che acquisiscono, catalogano, conservano, ordinano ed espongono beni culturali per finalità di educazione, studio o divulgazione inducendo al paradosso tra salvaguardia e disfacimento. L’iniziativa artistica è stata presentata per la prima volta pubblicamente in occasione della 2° edizione di Manifesta: il lavoro delle donne nella Sala del Podestà a Rimini.


Scheda tecnica PRIMI ESITI

paesaggi agrari ottocenteschi. Al contrario ciò che la visitazione delle rovine suggerisce, ciò che la seconda natura insegna, è la possibilità di riappropriarsi del territorio, inteso innanzitutto come bene comune. Un ripensamento critico e insieme ecologico della nostra appartenenza al paesaggio. […] Allora prima di facili demolizioni o costosi e inutili restauri, chiediamoci cosa servirebbe alla comunità”.

Il progetto rappresenta un’interessante quanto inconsueta riflessione sul tema del riuso e della riappropriazione degli spazi anonimi e abbandonati che popolano le città contemporanee. Come suggerisce Fabio Fiori, uno degli autori del progetto, “chiedere integrazione per le rovine non significa quindi vagheggiare bucolici

LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Periferia riminiese

SOGGETTI PROMOTORI Claudio Ballestracci Lucia Baldini Franco Pozzi Stefano Bisulli Daniele Casadio

GRUPPO DI LAVORO Installazioni Lucia Baldini Franco Pozzi Claudio Ballestracci

Partecipazione a Santarcangelo 40: Festival del teatro in piazza a Santarcangelo di Romagna Partecipazione a Contemporanea: Fiera d’arte moderna e contemporanea di Forlì Partecipazione a Lugo Contemporanea: Festival di musica e immagine a Lugo Partecipazione a Nera. Una lezione di tenebra: Rassegna d’arte, museo civico di Fusignano

PUBBLICAZIONI

A nera. Una lezione di tenebra Catalogo a cura di Massimiliano Fabbri, 2010

Video Stefano Bisulli Fotografie Daniele Casadio Testi e poesie Fabio Fiori 14

Live set e visuals Andrea Felli Marco Mantovani Fabio Mina Fabio Barovero Live performance collettivo c_a_p

CRONOLOGIA

2008 Presentazione del progetto alla 2° edizione di Manifesta: il lavoro delle donne a Rimini

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2009 Esposizione Janine Bean Gallery di Berlino

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2010 Partecipazione ad Assalti al cuore #6 – Moving Sounds a Rimini

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IL TEMPO E LA MEMORIA DEL PAESAGGIO

LA GUERRA ALL’IMPROVVISO + ROSSO IL FRONTE Gemmano (RN) CONTESTO Gemmano, piccolo paese dell’entroterra a pochi chilometri dalla costa riminese, le cui radici risalgono agli antichi romani, viene “scelto” dal comando tedesco per rallentare a ogni costo la marcia degli alleati verso la pianura padana. La sua completa distruzione, avvenuta tra la fine di agosto e la metà di settembre del ’44, le varrà l’appellativo di Cassino dell’Adriatico. Il territorio collinare, costellato di rocche e borghi fortificati posti lungo l‘antico confine con il Ducato d’Urbino, è occupato per una superficie di circa 274 ettari dalla Riserva Naturale Orientata di Onferno, istituita nel 1991 per tutelare una formazione di gesso selenico in cui lo scorrere millenario di acque sotterranee ha portato alla formazione di grotte abitate da diverse specie di chirotteri.

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TEMI ED OBIETTIVI Nel settembre del 2004 Silvana Cerruti, responsabile del coordinamento donne SPI CGIL, partecipa a Gemmano al 60esimo anniversario del passaggio del fronte. Ascoltando racconti di guerra degli anziani, inizia a domandarsi dove fossero e cosa facessero le donne del paese in quei drammatici momenti. In pochi mesi in accordo con il sindacato, il Comune e la Provincia di Rimini, viene avviato il progetto Laboratorio di memorie al femminile. Il progetto ricostruisce il passaggio

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1-2. Il colle di Gemmano, dove sorge il borgo storico, visto da Monte Farneto 3. Il panorama delle valle dal colle di Gemmano 4-5. Macerie e distruzione nel borgo di Gemmano durante la Seconda Guerra Mondiale 6. La piazza del paese in macerie, in un’immagine d’epoca 7. Carri armati risalgono il colle di Gemmano nell’estate del 1944 8. Soldati inglesi appostati sul colle del Gaggio nell’estate del 1944 9. I resti della chiesa di Gemmano dopo i bombardamenti del 1944

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del fronte di guerra a Gemmano, attraverso le memorie delle donne. Il video documentario Rosso il fronte e il libro La guerra all’improvviso, frutto di due anni di incontri, interviste, confronti, raccolta di foto, filmati e documenti, mettono in risalto non solo i momenti spaventosi della guerra, ma anche gli aspetti della nostra civiltà contadina. Il fronte segna lo spartiacque tra le radici rurali antiche, fatte di ritmi e riti sempre uguali e cristallizzati nel tempo, e un nuovo modo di essere che determinerà cambiamenti sociali, politici ed economici. Il progetto si pone come obiettivi: a) sviluppare una presa di coscienza da parte degli abitanti, di ciò che è stato e di ciò che è, di ciò che potrà essere il loro rapporto con il territorio, con il fiume e con le proprie radici storiche e culturali; b) non disperdere il patrimonio rappresentato dai “racconti” delle donne e di rendere le memorie “vive e fruibili” alle generazioni future, superando la mera raccolta di testimonianze; c) conoscere la nostra storia e le nostre radici, sapere chi siamo e da dove veniamo, per poterci meglio confrontare con le altre culture. METODOLOGIA E STRUMENTI La metodologia di lavoro utilizza il laboratorio, inteso come luogo di progettazione collettiva, di partecipazione attiva e di democrazia applicata che valorizza risorse e competenze

della comunità locale. Protagonisti gli abitanti di Gemmano. Insieme agli anziani iscritti allo SPI, che hanno indicato e presentato le persone da intervistare, al laboratorio hanno partecipato gli altri abitanti del paese, compresi i giovani con i quali si sono poi avviati alcuni importanti progetti rispetto allo sviluppo locale autosostenibile. Ad ogni incontro di laboratorio si sono discusse le interviste effettuate, le curiosità da soddisfare e gli argomenti da approfondire. Le interviste sono state registrate e filmate, in seguito trascritte integralmente e quindi si è provveduto a dividerle per argomento (la struttura sociale, le storie di vita, il lavoro, il territorio, la natura, il fiume, i saperi delle donne, la guerra…) Il materiale raccolto è stato inizialmente indirizzato alla realizzazione di un filmato per rendere la materia di più facile accesso ai giovani. Il documentario, della durata di circa un’ora, ripercorre i luoghi più significativi dell’epopea storica narrata, brani di interviste e i filmati originale dell’I.W.M. girati dalle truppe alleate sul territorio. Per realizzare il percorso intergenerazionale del progetto, il filmato ed il materiale multimediale da quattro anni viene divulgato nelle scuole superiori della provincia attraverso unità didattiche a cura del dott. Marco Caligari, consulente storico del progetto. In un secondo momento si è realizzata una pubblicazione cartacea, articolata in diversi capitoli tematici che illustrano il mondo contadino e danno voce ai ricordi di guerra.

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FASI DI LAVORO Il progetto è stato sostenuto dagli Assessorati alle Politiche Sociali e alla Cultura della Provincia di Rimini. Il primo passo è stato indire un incontro con la popolazione e il Sindaco, i rappresentanti della Provincia, dei Sindacati e di Auser. Si sono susseguiti, nei due anni successivi, 15 incontri di laboratorio per confrontare con la popolazione le notizie raccolte riguardanti il territorio (sentieri, antichi lavatoi, rifugi, ecc.), il fronte e le antiche tradizioni. Si sono approfondite le ricerche sulle documentazioni esistenti, recuperato registri parrocchiali, fotografie d’epoca, filmati originali e riscoperto antichi percorsi. Le interviste sono state poi trascritte e rielaborate per argomenti, il dvd ha preso forma con l’aiuto dei filmati originali girati dagli alleati sul territorio. Dopo la presentazione del dvd alla popolazione di Gemmano, è iniziato il percorso didattico nelle scuole e contemporaneamente la stesura del libro, che ha vinto il premio Generazioni indetto da LiberEtà nel 2010. PRIMI ESITI Il progetto è stato importante per rafforzare negli intervistati il senso di appartenenza al proprio territorio e incrementare nelle altre generazioni una crescita di attenzione nei confronti dello stile di vita passato rispetto a quello attuale, stimolando la ricerca. Il 25 aprile 2009, in collaborazione

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col Comune di Riccione è stato rappresentato dalla Compagnia del Serraglio lo spettacolo teatrale: Rosso: il fronte, a conclusione di tre spettacoli itineranti, nel centro storico di Gemmano e interpretati dagli studenti di tre istituti Riccionesi: Le strade della memoria: un omaggio dei giovani nei luoghi del ricordo e dei diritti violati. Nel libro, arricchito dalle immagini dei trentanove intervistati e del territorio prima e durante il passaggio del fronte, il dialetto è costantemente utilizzato per riportare in maniera più incisiva ed esplicita, integra e verosimile, la personalità delle donne incontrate. Il lavoro di ricerca si è esteso a documenti storici dell’epoca e ad indagini sul territorio, rintracciando rifugi abbandonati, vecchi lavatoi e riscoprendo sentieri che sono stati utilizzati in collaborazione con la Provincia di Rimini e la Regione Emilia-Romagna per ricostruire mappe del territorio. Nell’ambito del progetto europeo Park & Economy si è, infatti, attivata un’azione pilota di valorizzazione paesaggistica della sentieristica locale, recuperando una serie di antichi tracciati che collegano la Riserva Naturale al borgo di Gemmano nei loro aspetti storico-culturali, naturalistici, turisti ed escursionistici. All’imbocco e lungo i sentieri sono stati installati punti informazione ed aree didattiche, opere realizzate dagli architetti Manolo Benvenuti e Mauro Landi, che hanno progettato strutture composte da materiali naturali di recupero provenienti da potature e verniciati

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Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Area collinare dell’entroterra riminese

SOGGETTI PROMOTORI

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10-11-12. Itinerari dei sensi - il totem, l’inghiottitoio ed il bozzolo: strutture biodegradabili ispirante agli elementi naturali della riserva per valorizzare punti strategici e luoghi di sosta 13. Presentazione del dvd: dai racconti delle donne emergono i loro saperi, frutto di antiche memorie, esperienze di vita, legati alla lotta per la sopravvivenza quotidiana. La valle, prima del passaggio del fronte, appare come un enorme laboratorio a cielo aperto: campi di grano, vigne, ulivi, noci, castagni, distese di canapa, lino, gelsi, bachi da seta, panni al sole, mulini, animali al pascolo, donne al fiume, che zappano, cucinano, filano, tessono, cuciono. Affiora un grande senso di solidarietà, uno stile di vita quasi corale in cui il tempo aveva un valore diverso da quello attuale. Ricordi mai banali, frutto di esperienze dolorose e raccontate con il cuore. 14. Uno degli incontri del progetto Laboratorio di memorie al femminile: dopo tre anni di lavoro, numerosi incontri ed interviste, sono emersi i problemi contingenti, le soluzioni e le esperienze di vita delle donne, che non hanno raccontato di postazioni militari o di strategie, ma di compassione, sacrifici e paura. 15. La rappresentazione Le strade della memoria in scena nel borgo storico di Gemmano il 25 aprile 2009 16. L‘esperienza delle falci, durante le attività del laboratorio 17-18-19. Copertine del libro e del dvd. Il progetto, benché riporti racconti di vita contadina e miseria bellica spesso narrati, ha la capacità di ricostruire in maniera chirurgica un legame con il passato del luogo, del territorio. E’ l’autrice stessa ad affermare che “le memorie raccolte potranno essere di grande aiuto alle nuove generazioni, sapere chi siamo e da dove veniamo, per conoscere le nostre radici e la nostra storia così da poterci meglio confrontare con altre culture”.

Ccoordinamento donne SPI CGIL Il posto delle fragole Comune di Gemmano Provincia di Rimini SPI CGIL Rimini Auser Rimini

GRUPPO DI LAVORO

LA GUERRA ALL’IMPROVVISO Silvana Cerruti ROSSO IL FRONTE Regia Silvana Cerruti Produzione SPI CGIL Rimini Il posto delle fragole Auser Rimini Provincia di Rimini Comune di Gemmano Riprese e montaggio Manuel Zani Consulenza storica Marco Caligari Musiche originali ed interpretazioni Gianfilippo Scarponi

CRONOLOGIA

2008 Realizzazione degli allestimenti di bio-architettura ed inaugurazione di 3 antichi sentieri, lunghi oltre 15 km, di collegamento tra la riserva naturale di Onferno, il comune di Gemmano e Montefiore Conca 2008-2009 Progetto ricerche archeologiche organizzate dall’Università di Ravenna nella piana di San Pietro e ritrovamento di una villa romana dal 2008 Divulgazione del documentario Rosso: il fronte nelle scuole superiori della provincia

PUBBLICAZIONI

La guerra all’improvviso Silvana Cerruti LiberEtà Editore, 2009

PREMI E RICONOSCIMENTI 2010 Premio LiberEtà Generazioni 5° edizione

25 aprile 2009 Rappresentazione dello spettacolo teatrale Rosso: il fronte della Compagnia del Serraglio in collaborazione con il Comune di Riccione, a conclusione di tre spettacoli itineranti, effettuati nel centro storico di Gemmano ed interpretati dagli studenti di tre istituti Riccionesi, Le strade della memoria: un omaggio dei giovani nei luoghi del ricordo e dei diritti violati

2005-2007 Incontri del Laboratorio di memorie al femminile

Giugno 2009 Presentazione del libro al concorso GENERAZIONI di LiberEtà

2006-2008 Progetto europeo Park & Economy cofinanziato dal programma INTERREG IIIB CADSES

2011 Presentazione del libro La guerra all’improvviso accompagnato dalla proiezione del documentario Rosso: il fronte in varie manifestazioni a Riccione, Rimini, Bellaria, Onferno, Gemmano Organizzazione di visite guidate sui luoghi della memoria a cura di AUSER e SPI di Rimini, Cesena, Sant’Elmo di Bari, Bellaria e Riccione

12 luglio 2007 Presentazione del dvd alla popolazione di Gemmano

Settembre 2011 Presentazione del libro La guerra all’improvviso al Festivaletteratura di Mantova nell’ambito del progetto Ma il lavoro delle donne è cambiato?

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IL TEMPO E LA MEMORIA DEL PAESAGGIO

IN DIFESA DELLA COLONIA ENEL DI GIANCARLO DE CARLO Riccione (RN) CONTESTO La colonia SIP-ENEL fu progettata negli anni ‘60 da Giancarlo De Carlo, noto architetto appartenente al TeamX e fondatore dell’ILAUD – International Laboratory of Architecture and Urban Design. Il complesso si trova sulla spiaggia di Riccione e costituisce una testimonianza dell’architettura delle colonie del secondo dopoguerra, in un panorama costiero senza significative soluzioni di continuità dell’urbano e caratterizzato spesso da scarsa qualità formale dell’edificato. La colonia è organizzata secondo percorsi articolati e si caratterizza per il complesso sviluppo degli alzati ed il particolare dimensionamento degli spazi. L’edificio è considerato tra i primi progettati in Italia a misura di bambino, con il contributo di pedagoghi. La colonia, pensata in diretto rapporto col paesaggio circostante, per godere della spiaggia e dell’orizzonte marino, si caratterizza per la grande corte, aperta verso il mare, per i materiali ed i colori, il rivestimento color verde mare delle piastrelle ed i graticci scherma-sole d’angolo che rimandano ai carobottini navali. De Carlo aveva richiesto di tutelare l’edificio come prevede la legge italiana sul diritto d’autore ma tuttavia, con la sua morte, nel 2005, l’atto amministrativo inconcluso è decaduto.

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1. Scorcio del mare dal terrazzo di copertura 2. Particolare di una finestra d’angolo 3. Dettaglio dei prospetti sulla corte interna 4. Particolare dei frangisole 5. Le scale esterne 6. Vista aerea della spiaggia, in riva al mare, sulla destra, si distingue l’edificio a corte della Colonia 7. Vista verso la spiaggia ed il mare dalle terrazze sul tetto

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TEMI ED OBIETTIVI Nel 2004 la proprietà, privata, ha avviato un progetto di riconversione della colonia per trasformarla in struttura turistica. Il progetto iniziale prevedeva demolizioni parziali ed una nuova copertura a padiglione. Numerose sono state le proteste contro l’abbattimento, sollecitate da molti esponenti del mondo della cultura e dell’architettura italiana: demolire la colonia avrebbe significato, infatti, cancellare un’opera significativa del secondo 900, privando il territorio di un’importante testimonianza che può, e deve, essere considerata un valore aggiunto nei processi di riqualificazione della fascia costiera.

Per diversi mesi le polemiche si sono sviluppate sui giornali locali e nazionali e, tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009, l’associazione Italia Nostra ha promosso un appello internazionale a favore della tutela della colonia SIP-ENEL. In seguito l’Ordine degli Architetti della Provincia di Rimini ha sostenuto la tutela dell’edificio, organizzando un evento con cui sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni statali competenti, per impedirne l’abbattimento e procedere al riconoscimento del valore culturale dell’edificio.

METODOLOGIA E STRUMENTI

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L’evento promosso ed organizzato dall’Ordine degli Architetti di Rimini, in collaborazione con numerosi enti ed associazioni di livello nazionale, è stato l’occasione per riflettere sugli ostacoli anacronistici della legislazione italiana nel campo dei beni culturali e paesaggistici, contribuendo all’avvio di una nuova stagione per la tutela e valorizzazione dell’architettura del Novecento. Al contempo, attività collaterali sono state organizzate per mettere a confronto sul caso tutte le autorità competenti, nonché la proprietà dell’immobile.

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FASI DI LAVORO

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L’evento in difesa della colonia, organizzato il 14 marzo 2009 a Riccione presso il Palazzo del Turismo, si è sviluppato in forma di tavola rotonda. La conferenza è stata il culmine di una serie di iniziative culturali e di informazione realizzate nei mesi antecedenti, tra cui una mostra fotografica sull’edificio, un video-documentario visibile online (http://www.youtube. com/watch?v=g4IRYwtDSYU), un sito web dedicato, un social network, numerosi articoli sui giornali e in riviste specialistiche. Su come recuperare l’edificio, e il paesaggio costiero in cui la colonia si trova, sono stati invitati a discutere gli allievi di De Carlo, studiosi dell’opera dell’architetto, rappresentanti delle associazioni nazionali di urbanistica e architettura, il Sindaco della città, la proprietà ed i funzionari della Soprintendenza. L’evento è culminato con un sopralluogo (non autorizzato dalla proprietà) all’interno della colonia. Oltre un centinaio di persone provenienti da tutta Italia hanno varcato le recinzioni dell’edificio per visitarlo, tra cittadini, studenti di architettura e giornalisti. PRIMI ESITI

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L’appello per salvare l’edificio non è caduto nel vuoto: a seguito delle proteste la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Ravenna, Ferrara, Forlì-Cesena e Rimini ha avviato l’iter

burocratico necessario per apporre un vincolo di tutela sul complesso, applicato ufficialmente dal 30 giugno 2009. Oggi la colonia è definitivamente vincolata dallo Stato italiano e chiunque voglia trasformarla dovrà avviare un progetto di restauro conservativo. Nel febbraio del 2010 è stato presentato il progetto per il nuovo complesso turistico-alberghiero, elaborato dall’architetto Renato Zanguio e riproposto sulla base delle indicazioni dell’ente di tutela dei beni storico artistici. Esternamente la struttura rimarrà pressoché identica, a parte l’aggiunta sui lati dell’edificio di alcuni pali esterni, dai quali saranno ricavati dei terrazzini. Verrà sfruttata anche la parte del tetto per spazi all’aria aperta ed un solarium. La recinzione sarà rifatta ed il giardino sistemato, soprattutto sul lato verso il mare, per facilitare l’accesso diretto dei clienti alla spiaggia. Il nuovo progetto prevede il recupero e la conservazione della colonia in tutti i suoi aspetti, anche i particolari infissi in legno di colore marrone. La colonia non sarà dunque sventrata completamente... Una vittoria per i molti esperti che auspicavano di preservare l’edificio e valorizzarlo nel rispetto delle funzioni originarie.


Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Litorale costiero meridionale

SOGGETTI PROMOTORI

Ordine degli Architetti Paesaggisti Pianificatori e Conservatori della Provincia di Rimini

CON IL PATROCINIO DI

Italia Nostra Consiglio Nazionale Architetti P.P.C. Provincia di Rimini Comune di Riccione INU Emilia-Romagna IBC Emilia-Romagna In-Arch Maggioli Editore Docomomo Italia Con la collaborazione di Università IUAV di Venezia - Archivio Progetti Fondo Giancarlo De Carlo Fototeca - foto di Italo Zannier Camera Stylo Block ‘60 EF design

CRONOLOGIA

2008-2009 Appelli per la salvaguardia della colonia http://coloniaenelriccione.wordpress. com/2009/01/21/appello-per-lasalvaguardia-della-colonia-enel-diriccione/ 14 marzo 2009 Tavola rotonda In difesa della colonia ENEL di Giancarlo De Carlo Sopralluogo di massa all’edificio 8-9. Viste dell’interno dell’edificio, finestre d’angolo 10-11. Incursione alla Colonia Enel: studenti, professionisti, allievi di De Carlo durante il sopralluogo non autorizzato del 14 marzo 2009 12. Locandina per promuovere la tavola rotonda In difesa della colonia ENEL di Giancarlo De Carlo

30 giugno 2009 Ufficializzazione del vincolo sull’edificio

SITI WEB

www.coloniaenelriccione.wordpress. com http://www.youtube.com/

watch?v=g4IRYwtDSYU

PUBBLICAZIONI

Demolizione dell’Enel. Lazzaretti sogna un resort Corriere di Rimini, 4 giugno 2004 Colonia Enel, com’è e dov’è Corriere di Rimini, 4 luglio 2004 La Sovrintendenza congela l’Enel Corriere di Rimini, 5 luglio 2005 Cronaca di una morte annunciata Giornale dell’Architettura, Settembre 2008 Demolizione Enel: i titolari non hanno i permessi Corriere di Rimini, 18 dicembre 2008 Appello internazionale per salvare la colonia Corriere di Rimini, 3 gennaio 2009 Colonia Enel, il vincolo della Soprintendenza Corriere di Rimini, 4 gennaio 2009 Dopo scuola. La colonia Enel di Giancarlo De Carlo a Riccione Periodico Architettare – n.5 del 2009 Marialuisa Cipriani, Claudia Fabbri, Elena Farnè, Thorsten Lang Maggioli Editore, febbraio 2009 Speciale De Carlo. Gli architetti per la tutela della colonia Sip-Enel e l’Architettura del Novecento Paesaggio Urbano n. 2/2009 Alessandro Costa, Elena Farnè Maggioli Editore, febbraio 2009 Giancarlo De Carlo a Riccione. Gli architetti in difesa della colonia Enel sulla riviera adriatica. Mensile Architetti - Idee Cultura e Progetto n. 1-2/2009 Alessandro Costa, Elena Farnè Maggioli Editore, febbraio 2009

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Una regione periurbana? Secondo i dati raccolti da uno studio recente, in Emilia-Romagna l’incremento annuo del territorio artificializzato si aggira su valore medio di +1,40%, con circa 4.463 mq/kmq strappati alle aree verdi; l’indice di impermeabilizzazione è passato dal 19% nel 2003 al 19,84% nel 2007 con un incremento corrispondente a 2.164 ettari di nuove aree asfaltate, cementificate o edificate (fonte: Regione Emilia-Romagna, Servizio Sviluppo dell’Amministrazione Digitale e Sistemi Informativi Geografici, Incremento articificializzato 20032007, Febbraio 2009). La città avanza, le periferie si allargano inglobando campi, orti e frutteti, sempre più terreni agricoli sono convertiti in lotti edificabili. Il termine paesaggio fa spesso riferimento a scenari di natura selvaggia ed incontaminata, oasi ecologiche e bellezze naturalistiche: oramai non è forse superato questo stereotipo? Esistono ancora, nella nostra regione, paesaggi ed ambienti con i quali l’uomo non interagisce, dove non crea o distrugge, modifica, altera e trasforma? Non viviamo forse in una grande regione periurbana? Ha senso la distinzione tra città e campagna in un territorio così densamente costruito? Dove finiscono gli spazi urbani ed inizia l’ambiente naturale?

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Lorenzo Frattini

TRASFORMAZIONI IRRAZIONALI DEL TERRITORIO

Presidente Legambiente Emilia-Romagna

Il paesaggio della regione Emilia-Romagna è ben lontano da una semplificata idea di wilderness. La canalizzazione e la bonifica della pianura, la “divina foresta” di Ravenna, i pascoli dell’Appennino ed i castagneti, le valli sul delta, sono il frutto della secolare e sapiente trasformazione del territorio da parte dell’uomo. Il nostro paesaggio tradizionale è essenzialmente cultura ed identità, ancora prima che natura incontaminata. E’ però (o meglio lo era) un paesaggio verde dove la coltura, il bosco, il filare, riempivano lo sguardo, mentre l’insediamento urbano (dalla città alla corte agricola) erano elementi ben delimitati. Dove l’ordine di campi, canalizzazioni, argini e strade conviveva e alimentava la biodiversità così come regimava le acque senza impermeabilizzare il terreno. Il problema dell’alterazione del paesaggio si pone quando i mezzi tecnici a disposizione dell’uomo diventano tali da permettere una modificazione rapidissima del territorio senza una vera consapevolezza del risultato finale: in 40 anni si è raddoppiato quello che si era costruito nei 20 secoli precedenti. Il primo studio sul consumo di suolo pubblicato da Legambiente assieme a Politecnico di Milano e Istituto Nazionale di Urbanistica, ha mostrato come in Emilia-Romagna l’urbanizzazione del suolo sia proceduta, dal 1976 al 2008, ad un ritmo medio superiore agli 8 ettari al giorno. Il problema non sta quindi nella trasformazione del territorio da parte dell’uomo, ma dalla velocità e irrazionalità che questa azione ha assunto. L’eccesso di cemento, il disordine e la scarsa cura dell’armonia estetica sono tratti ormai dominanti in buona parte del paese e della regione. A parte alcune zone della montagna oggi dobbiamo parlare di una

regione periurbana, di una immensa periferia. Lungo la via Emilia o percorrendo la costa non c’è più un tratto di vera campagna. Ma non è solo il conto quantitativo degli ettari consumati che va fatto, serve fare anche quello qualitativo. Le infrastrutture lineari, le strade, tangenziali complanari ecc. hanno interrotto il paesaggio togliendone funzionalità agricola - chi potrà coltivare o beneficiare degli spazi interclusi tra svincoli autostradali? - e creando barriere invalicabili per gli animali. Si fatica quindi a riconoscere il confine tra città e campagna, un limite non ha più una sua netta identificazione ma è diventato una fascia grigia sempre più ampia. Parlando di paesaggio, questa zona grigia è ancora più indefinibile: solo qualche valle della collina o qualche angolo della bassa pianura è esente dalla sagoma, spesso sgraziata, di un centro commerciale, di un insediamento terziario od industriale, mantenendo l’identità rurale. Forse nel lungo periodo, riusciremo ad avviare un percorso inverso di smobilitazione, per abbattere i capannoni abbandonati o rinnovare le periferie; le risorse necessarie a questo percorso oggi si faticano ad individuare, ma compito della politica sarebbe quello di individuare strumenti che coinvolgano proprietari, Comuni e costruttori in accordi per il rinnovo del territorio. Per ora l’urgenza è preservare quello che resta. Limitare le nuove espansioni, concentrandole sulla città, valutare le nuove infrastrutture con estrema cautela, riappropriandoci degli spazi verdi interclusi e vicini alla città. Rilanciare gli orti urbani, portare le scolaresche a piantare nuove vigne, rinnovare la cura delle pinete della costa, sono azioni che costano poco e che possono innescare una maggiore consapevolezza del nostro paesaggio e della nostra storia, condizioni essenziali perché i giovani cittadini considerino il territorio cosa di tutti e non res nullius.

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Roberto Gabrielli

NUOVA FORMA AGLI SPAZI DI TRANSIZIONE

Regione Emilia-Romagna Servizio pianificazione urbanistica, paesaggio e uso sostenibile del territorio

Il termine “periurbano” identifica sia un ambito spaziale che quell’intreccio di tensioni funzionali che lo determinano come uno spazio di transizione fra ciò che riconosciamo come interamente urbano ed i territori pienamente rurali. Questo spazio ha assunto, nel corso della storia, differenti connotazioni: al tempo delle città fortificate ad esempio, con l’introduzione dei sistemi d’artiglieria, il periurbano era uno spazio particolarmente definito ed immediatamente percepibile: un’area essenziale per la difesa militare tra la città murata e le campagne coltivate, dove era impossibile edificare o interferire con la funzione specifica assegnatagli. Oggi, al contrario, viviamo in un contesto storico-sociale del tutto differente e, nella dialettica attuale tra città e campagna, come ci confermano i più recenti dati sul consumo di suolo, è evidente come questa transizione sia oramai dilatata all’intero territorio a forte dominante antropica. Il periurbano inizia dove gli sfilacciamenti e le slabbrature dei sistemi insediativi si relazionano con le polarità urbane presentando, nello specifico, caratteristiche molto diverse, da cogliere all’interno dei differenti contesti di riferimento. L’estensione del territorio periurbano varia in funzione della scala di riferimento e, considerando lo spazio fisico-insediativo della nostra regione, si può effettivamente parlare di “città periurbana” lungo l’intero corso del corridoio della via Emilia e dei suoi “ispessimenti” pedecollinari. Negli ambiti di pianura, caratterizzati da intense relazioni economiche e sociali, gli insediamenti si sono dilatati a macchia d’olio e diffusi. Al contrario, la fascia alto-collinare montana è stata esclusa da questo processo, infatti, i suoi centri pur replicando i modelli di dilatazione e dispersione tipici dei grandi nuclei urbani hanno assunto matrici di consumo di suolo storicamente coerenti, cioè quasi esclusivamente lungo le direttrici viarie di cui sono nodo. Solo a titolo esemplificativo: una recente ed interessante ricerca ha confrontato il tessuto insediati-

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vo della pianura forlivese-cesenate con quello dell’area ravennate ed è emerso che nei comuni dislocati sulla via Emilia una quota variabile fra il 35 ed il 40% della popolazione residente si colloca in zona agricola (secondo la canonica zonizzazione urbanistica). Si è anche rilevato che l’insediamento agro-urbano di questa vasta area si genera ed irradia dalla trama, ancora largamente ammagliata della centuriazione romana, mentre diversamente, nella realtà ravennate, non si rinviene una dispersione nella campagna così spinta e minuta. La diversa configurazione territoriale è imputabile in parte alla struttura sociale storica: nel forlivese-cesenate ha dominato la mezzadria agricola, e quindi un rapporto di utilizzo dello spazio agricolo che implicava la presenza sul fondo, mentre la pianura ravennate è stata dominata dalla bonifica, con fondi agricoli di grande estensione e una produzione di tipo estensivo. Tuttavia oggi osserviamo che alla conferma del fatto che ad una diversa caratterizzazione socio-economica corrisponda una differente struttura ed organizzazione del territorio, si sommano gli effetti derivanti dall’entrata in crisi di quello stesso precedente rapporto. Registriamo oggi una diffusione insediativa senza precedenti ed una conseguente perdita della percezione del confine tra la dimensione urbana e quella rurale. La cura degli spazi di transizione tra i due ambiti è dunque un tema fondamentale per il futuro. La loro rigenerazione dovrà essere associata a politiche attive che consentano ai sistemi urbani di riacquistare migliori condizioni di vivibilità, perché le nostre città possano disporre di spazi, strutture paesaggistiche ed ambientali ed infrastrutture ecologiche adeguate all’entropia del nostro tempo. È del tutto evidente infine che se il risultato atteso dovrà essere misurato in quello specifico spazio di transizione che chiamiamo periurbano, il suo possibile successo è comunque condizionato da un’altrettanto necessaria rigenerazione, declinata sulle piste di una riconversione ecologico-ambientale e, non ultimo, paesaggistica, dei due termini che lo “contengono”: città e campagna.


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SAN CARLO Progettazione ecologia nella zona industriale

PROGETTO RETE Reggio Emilia Territorio Esteso

LINEA VELOCE MILANO-BOLOGNA Indagini e laboratori fotografici

VIA EMILIA 4 film sull’Emilia-Romagna

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UNA REGIONE PERIURBANA?

SAN CARLO. PROGETTAZIONE ECOLOGIA NELLA ZONA INDUSTRIALE Castel S. Pietro, Castel Guelfo, Dozza e Medicina (BO) CONTESTO L’area industriale San Carlo, localizzata nella pianura orientale di Bologna, in posizione baricentrica tra i comuni dell’Associazione Quattro Castelli, è delimitata dall’autostrada A14, a cui è collegato da un casello, e attraversata dalla provinciale San Carlo, in posizione intermedia tra la via Emilia a sud e la Trasversale di Pianura a nord. Il comparto produttivo, che si sviluppa su 225 ha di superficie – 66% costruiti e 34% ancora liberi – ospita oltre 246 attività produttive: tra i settori presenti figurano imprese alimentari, concerie, stamperie, produttori di materie plastiche, ditte per la lavorazione di metalli, legno e prodotti chimici, raffinerie, aziende di trasporti, logistica e meccanica nonché servizi come ristoranti, una mensa, una banca, un centro congressi e un hotel. Intorno al polo industriale, su una superficie di 1800 ha, operano 63 aziende agricole a conduzione diretta. TEMI ED OBIETTIVI Il progetto ha l’obiettivo di ricostruire il rapporto tra il polo produttivo ed il paesaggio rurale circostante, tutelando le regole organizzative preesistenti per conservare l’identità del territorio ed assicurare processi evolutivi coerenti con le specificità del luogo. Analizzando le dinamiche trasversali

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1. Vista aerea dell’area di studio 2. Localizzazione dell’ambito San Carlo rispetto ai centri produttivi-industriali dell’hinterland bolognese. Il PTCP definisce l’ambito San Carlo come “ambito specializzato per attività produttive di livello sovracomunale” suscettibile di sviluppo. Per la zona è stato sottoscritto un Accordo Territoriale (18/2/2004) tra la Provincia di Bologna e i Comuni dell’Associazione Intercomunale Quattro Castelli per definirne le linee di sviluppo e di qualificazione ambientale 3. Analisi degli elementi caratterizzanti l’ambito San Carlo: l’estrema conoide del Sillaro; le profonde modifiche del reticolo idrografico del periodo tardoantico; la ridefinizione del reticolo idraulico naturale e artificiale (da cui ha origine anche il Canale di Medicina nel periodo medievale unitamente ai ‘siti incastellati’) ed i siti incastellati


proprie delle realtà agricole e produttive, si è tentato di definire le regole urbanistiche con le quali strutturare l’espansione dell’area industriale, la sua valorizzazione e recupero ecologico. Il progetto assume come elementi di riferimento i principali lineamenti che definiscono l’unitarietà e l’impianto territoriale: la rigorosa regimazione idraulica delle acque superficiali, perseguita ininterrottamente dall’XI secolo ad oggi, che ha consentito e tuttora supporta le attività e gli insediamenti antropici; le connessioni capillari, funzionali e visive, tra gli insediamenti, accentrati e sparsi, che organizzano in modo diffuso la presenza antropica e differenziano

questa parte di territorio; la rete degli elementi naturali, oggi compromessa, che funge da collegamento tra i diversi ecosistemi della collina a sud e delle aree vallive ed ex vallive a nord. METODOLOGIA E STRUMENTI L’espansione dell’area industriale è stata oggetto di un’intensa negoziazione e di un accordo territoriale tra i comuni coinvolti, e la Provincia di Bologna, in conformità con quanto disposto dall’art. 15 della LR 20/2000. Tale accordo, constatata la complessità del territorio e degli interessi pubblici e privati, ed individuata la necessità di avviare una fase proget-

Limite di pertinenza morfologica di conoide Siti incastellati (periodo medioevale) Canale di Medicina Corso del Sillaro “romano” (fino al 1200) Corso del Sillaro attuale 2

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tuale vera e propria, si concretizza nel Progetto San Carlo, finalizzato alla definizione dell’assetto del sistema del verde, dei corridoi ecologici e della mitigazione dell’impatto paesaggistico.

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La proposta è costituita da una serie di interventi coordinati di valorizzazione del paesaggio urbano – interno all’area produttiva, e rurale – nella campagna limitrofa, che a conclusione del progetto sono stati assunti ed integrati all’accordo territoriale. I temi trattati si riferiscono specificatamente ai lineamenti identificativi del paesaggio ed alla interferenza con l’area produttiva, approfondendo a livello propositivo gli aspetti maggiormente relazionati alla zona produttiva, ovvero la rete idraulica – con il Canale di Medicina, di origini medioevali, come segno più rilevante del reticolo idraulico, l’inserimento delle reti ecologiche, la mobilità ciclopedonale e le intereferenze della viabilità veicolare. FASI DI LAVORO

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Il progetto è stato impostato in una prima fase di analisi del contesto a cui è seguita la ricognizione delle criticità che ha evidenziato la scarsa qualità di alcune parti degli insediamenti industriali, l’eterogeneità delle caratteristiche della viabilità, l’insufficiente manutenzione delle opere di urbanizzazione primaria, l’assenza di un’adeguata segnaletica stradale e la carenza di aree verdi attrezzate e di

alberature. Infine è stata attivata una fase progettuale, per definire lo sviluppo dell’area industriale in accordo tra i soggetti pubblici e privati potenzialmente coinvolti alle trasformazioni previste. Si sono ipotizzati interventi per migliorare la funzionalità fluviale con opere idrauliche specifiche lungo alcuni tratti dei canali e per realizzare parchi pubblici, reti ciclo-pedonali di collegamento tra i centri abitati e corridoi ecologici in ambito agricolo; azioni per mitigare, sotto il profilo ambientale e paesaggistico, il tratto autostradale che attraversa la zona, e strategie per riorganizzare le infrastrutture interne al fine di ottimizzare l’assetto del polo industriale. Durante le fasi di elaborazione del progetto sono stati coinvolti professionisti e strutture (amministrazioni ed istituzioni responsabili della gestione del territorio) con differenti competenze disciplinari e prospettive per l’area di studio. Al momento dell’attuazione degli interventi, è invece prevista la partecipazione diretta di enti e soggetti privati interessati allo sviluppo del progetto, vista l’importanza di condividere con la collettività la responsabilità delle scelte e della gestione dei processi. PRIMI ESITI Le proposte presentate hanno focalizzato l’attenzione sulle reti che mettono in relazione i diversi livelli di strutturazione del territorio, e hanno postulato la necessità di concentra-


4. Le reti idriche: l’Oasi del Quadrone 5. L’elemento morfologico di maggior rilievo, l’incisione del Canale di Medicina 6. Le reti idriche: opera di presa sul fiume Sillaro 7.Le reti del verde: il rapporto tra l’ambito produttivo e il paesaggio di area vasta 8. Gli elementi di importanza infrastrutturale: ingresso al casello autostradale di Castel San Pietro Terme lungo la via San Carlo 9. Proposta di interventi lungo il Canale di Medicina per migliorare la funzionalità

fluviale ed implementare la rete ecologica ed i percorsi ciclo-pedonali di interconnessione tra i centri abitati, attraverso specifici interventi idraulici e sui parchi pubblici 10-11-12. Analisi fotografica del rapporto tra ambito produttivo e viabilità minore: il comparto industriale

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Alberature dei viali Marciapiedi esistenti e di progetto Aree interessare dal progetto di reti ecologiche Percorsi ciclo-pedonali proposti Altri percorsi ciclo-pedonali proposti Alberi

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re su di esse un significativo sforzo progettuale e programmatorio, per riassorbire anche i processi insediativi recenti in un processo di trasformazione che non disgreghi le matrici di formazione del territorio e che non comporti deterioramento della qualitĂ ambientale e della identitĂ  del luogo.

Il progetto è riuscito a definire ed indirizzare i contenuti di un accordo territoriale finalizzandoli alla riqualificazione ecologica e alla mitigazione paesaggistica di una zona industriale nel contesto rurale, grazie ad una metodologia facilmente replicabile in contesti simili. Le ricadute e la verifica delle indica-

zioni progettuali sul territorio dipendono ora dall’impegno concreto dei diversi soggetti coinvolti nel processo.


Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Area industriale dell’hinterland bolognese

ENTI PROMOTORI

Provincia di Bologna Regione Emilia-Romagna

GRUPPO DI LAVORO Provincia di Bologna Alessandro Delpiano Graziella Guadagno Michele Sacchetti Giuliano Bottacchiari Sara Gualtieri Paola Altobelli Giuseppe de Togni Maria Grazia Tovoli Fabio Falleni

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13-14-15. Proposta per gli interventi coordinati di valorizzazione del paesaggio urbano – interno all’area produttiva, e rurale – nella campagna limitrofa 16. Il paesaggio rurale e le aziende agricole. L’analisi delle 64 aziende agricole è stata condotta attraverso interviste dirette ai conduttori agricoli, interviste alle cooperative agricole locali ed infine raccolta di informazioni presso le banche dati locali. 17. Vista aerea dell’area di studio: paesaggio rurale e le aziende agricole. Le coltivazioni più diffuse sono quelle estensive: cereali, bietole, ortive - coltivazioni tipiche patata e cipolla - e foraggio. Le produzioni vengono conferite quasi interamente a cooperative locali. Gli imprenditori agricoli sono più giovani rispetto alla media della fascia di pianura della Provincia (57 contro 60 anni). Il 71% delle aziende ha effettuato investimenti e miglioramenti fondiari negli ultimi 5 anni. La tutela ambientale è limitata al mantenimento di alcuni maceri e quasi tutte le aziende sono prive di elementi ambientali significativi.

Associazione intercomunale “Quattro Castelli”

PUBBLICAZIONI

Il progetto San Carlo: un insediamento produttivo in un’area agricola Estimo e Territorio – n.5 Il Sole 24 ORE Edagricole, maggio 2006 Progetti di Paesaggio. Idee ed esperienze nella programmazione regionale Regione Emilia-Romagna, 2007 Catalogo delle buone pratiche per il paesaggio - 2° PMP Progetto Pays.DOC, Ottobre 2007

PREMI E RICONOSCIMENTI

2006 Secondo Premio Mediterraneo del Paesaggio – vincitore selezione regionale

Regione Emilia-Romagna Vittoria Montaletti Consulenti esterni Giulia Angelelli Raffaella Bedosti Francesco Sacchetti Gian Paolo Salmoiraghi Bonifica Renana Agostino Parigi Piero Puppini Enzo Ascari

CRONOLOGIA

2003-2005 Progetto di tutela, recupero e valorizzazione (L.R. 20/2000 – art.49)

SITO WEB

www.provincia.bologna.it/pianificazione

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UNA REGIONE PERIURBANA?

PROGETTO RETE. REGGIO EMILIA TERRITORIO ESTESO Reggio Emilia (RE) CONTESTO La progressiva attuazione del progetto dell’arch. Santiago Calatrava con la costruzione dei tre ponti su viale dei Trattati di Roma e la collocazione della stazione mediopadana della linea Alta Velocità a Reggio Emilia, hanno sollecitato una serie di riflessioni sul destino dell’area nord della città. Seguendo l’impostazione derivante dalla fondazione del nucleo romano, il ruolo della via Emilia è stato riprodotto prima con la ferrovia Milano-Bologna e l’Autostrada A1 e poi con la linea Alta Velocità, generando dei tagli trasversali del territorio ed orientando verso nord lo sviluppo di comparti a prevalente funzione produttiva e terziaria. TEMI ED OBIETTIVI Il territorio della pianura emiliana è storicamente caratterizzato dallo schema ordinatore della centuriazione romana, che ha costituito la matrice di fondazione della città e della campagna circostante. Nel tempo si è però generata una città diffusa, prevalentemente poco orientata, non in grado di rappresentarsi e collegarsi al nucleo storico, priva di relazioni morfologiche e di carattere. Il progetto RETE si è posto l’obiettivo di creare un caso pilota uscendo dai limiti della proprietà pubblica e prefigurare lo scenario di una forma del territorio nella periferia nord che costituisca un punto fermo di partenza per lo sviluppo sostenibile della città.

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Attraverso l’analisi dei sistemi urbani esistenti e delle nuove infrastrutture definite dal progetto dell’Alta Velocità, sono emersi dei criteri generali di intervento volti ad individuare alcune forme dimostrative di ri-costruzione del paesaggio capaci di definire nuove sinergie e mitigare l’impatto degli interventi infrastrutturali sul territorio. Il progetto ha riproposto l’integrazione di sistemi urbani ed agresti esistenti determinando, da un lato la ricucitura del fragile ma diffuso tessuto di testimonianze storico-culturali, e dall’altro una strategia urbana di alto valore identitario. METODOLOGIA E STRUMENTI

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Il confronto tra molteplici piani di analisi ha individuato nel reticolo centuriale romano l’elemento rifondativo del processo tematico e progettuale da diffondere su vasta scala mantenendolo come elemento ricorrente in tutti i nuovi insediamenti che verranno realizzati in quella porzione di territorio indicata come “Area Nord”, consentendo così la ricucitura del tessuto delle testimonianze storico-culturali. La centuriazione è riproposta assumendo come punti di riferimento le principali fonti storiche – strade, canali, insediamenti - estrapolandone la griglia sul territorio. La centuria di 720 m di lato è articolata in quattro sottomultipli di 360 m, che definiscono il limites primogenius ovvero il tracciato. Questa prima gerarchia permette al suo interno di integrare,

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1. Vista aerea dell’area di studio. Reggio Emilia ospiterà l’unica fermata in linea lungo la tratta ferroviaria ad Alta Velocità Milano-Bologna, all’altezza del KM129, partendo da Milano. Dalla collocazione della nuova stazione Mediopadana lungo la linea, prende il nome KM129, uno spazio espositivo e laboratorio di attività in continua evoluzione

che, nato per volontà del Comune di Reggio Emilia e dei soggetti attuatori, si propone di comunicare e far conoscere le opere progettate dall’architetto Santiago Calatrava, permettendo al pubblico di sentirsi parte del grande progetto di riqualificazione urbana in ogni sua fase di realizzazione. 2-3-4-5. Fotografie dei ponti progettati dall’architetto Santiago Calatrava

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6-7. Workshop RETE Reggio.Emilia.Territorio Esteso del Comune di Reggio Emilia in collaborazione con le Facoltà di Architettura di Parma e di Agraria di Bologna. La ricerca ha avuto l’obiettivo di prefigurare lo scenario di una forma del territorio nella periferia nord della città che, dal punto di vista insediativo e paesaggistico, costituisse un fattore di rilevante importanza per lo sviluppo sostenibile della città di Reggio Emilia. Attraverso l’analisi dei sistemi urbani esistenti e in riferimento alle nuove infrastrutture definite dal progetto dell’Alta Velocità si stabiliranno dei criteri di intervento dove l’esito dovrebbe concretarsi nell’individuazione di alcune forme dimostrative di ri-costruzione del paesaggio capaci di definire nuove sinergie e mitigare l’impatto degli interventi infrastrutturali col territorio. 8-9-10. Workshop Sprawltown, coordinato dal prof. Richard Ingersoll alla Facoltà di Architettura di Ferrara incentrato sul tema delle città che esplodono, si frantumano e si riorganizzano in territori vasti, trasformandosi sempre più in una sommatoria di tessuti specialistici - aree industriali, aree commerciali, aree residenziali, aree agricole, aree per il tempo libero, aree storiche ecc - da cui emergono intricati grovigli di usi diffusi che trasformano il senso e la percezione dello spazio urbanizzato e in continua evoluzione. 11-12. Alcune delle tavole di progetto realizzate dagli studenti nel corso dei workshop

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13-14-15. Filari alberati e ponti sullo sfondo. 16. Città e centralità: relazione del prof. ing. Maurizio Morandi sul nodo intermodale in corrispondenza del parcheggio interscambio della stazione mediopadana. Da sinistra: viabilità e polarità territoriali / sistema territoriale dell’area nord / area investita dalla trasformazione / interpretazione dell’area considerata / sistema delle percorrenze centrali. Il sistema crea i presupposti per integrare

ridefinire, trasformare e conservare caratteri ed elementi della città. Il progetto RETE opera da alcuni anni in questa prospettiva partendo dalla stratificazione dei segni del paesaggi originario, tracciando una trama strutturata su due dimensioni. La prima, si rapporta con la “Cintura Verde” quale rete ecologica portante della città attraverso la salvaguardia dei “cunei verdi”, la valorizzazione dei “boschi urbani” come risorse naturali di connessione al “sistema delle acque” che gravita sul parco fluviale del Rodano. La seconda, cerca connessioni e relazioni dirette con la “città diffusa”, con i suoi quartieri, le sue infrastrutture, i suoi vuoti, disegnando un palinsesto verde che fa da perno sul sistema dei viali urbani e

la campagna alla città, utilizzando lunghi itinerari ciclabili e sistemi lineari ad alta valenza ambientale, definendo un limite urbano che al contempo si lega capillarmente al centro abitato, riscoprendo il valore della sottile tessitura degli elementi lineari, puntiformi, massivi ed organizzativi propri del paesaggio.

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delle aree verdi pubbliche esistenti e di progetto. Il sistema crea così i presupposti per integrare campagna e città, utilizzando sistemi lineari ad alta valenza ambientale, definendo un limite urbano che al contempo si lega capillarmente al centro abitato, riscoprendo il valore della sottile tessitura degli elementi lineari, puntiformi, massivi ed organizzativi propri del paesaggio. FASI DI LAVORO Il progetto, sviluppato dall’Unità di Progetto Area Nord del Comune di Reggio Emilia in collaborazione con il Dipartimento di Architettura e Ingegneria Edile dell’Università di Parma ed il Dipartimento di Colture Arboree dell’Università di Bologna, si estende trasversalmente all’interno di una serie di iniziative, approvate negli ultimi anni dalla Giunta Comunale. Il progetto è il risultato di un workshop di ricerca che ha coinvolto, oltre ai tecnici comunali, una ventina di giovani studenti universitari. I due dipartimenti universitari hanno partecipato ai lavori portando le proprie complementari competenze specifiche, per poter intervenire su un tema così complesso e articolato quale è il paesaggio. Sono state coinvolte diverse figure professionali: lo storico del paesaggio, l’urbanista, il botanico, il paesaggista. Tra i vari docenti è da annoverare la supervisione scientifica dell’architetto

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Calatrava, resosi disponibile alla sessione di apertura del workshop e ad una revisione degli elaborati.

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PRIMI ESITI Contributi, proposte, suggestioni ed esempi di buone pratiche che l’Unità di Progetto Area Nord ha raccolto, a partire dal 2004, sono serviti da documenti preliminari all’elaborazione del percorso partecipato avviato il 6 maggio 2009 dal Sindaco di Reggio Emilia che ha coinvolto professionisti, operatori economici e rappresentanti delle associazioni di categoria per definire le modalità di sviluppo dell’Area Nord che ha come baricentro la nuova stazione mediopadana. In linea con questa impostazione, è stato elaborato un documento di facile consultazione che fornisce ai soggetti che si troveranno ad intervenire sull’area estesa della nuova stazione, delle “Linee Guida” volte alla realizzazione di un unico progetto generale che scavalchi i limiti di proprietà. Queste sono state utilizzate per piani di prossima attuazione da parte di privati nell’area. L’Amministrazione Comunale sta realizzando il “Progetto di mitigazione Zona Nord - I stralcio” con la messa a dimora di 630 Pioppi cipressini, 200 Carpini betulus, 50 Querce (Pubescens e Robur) sotto forma di filari e di 500 Lonicere Caprifolium e 8.500 mq di tappeti prepiantumati con edera per il rivestimento di recinzioni e rilevati stradali.

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Scheda tecnica 17-18. Percorsi didattici con le scuole organizzate al KM129 che si articolano in due momenti: un primo incontro, costituito da una visita guidata alla mostra e al cantiere per conoscere le opere in corso di realizzazione, ed un secondo momento, rappresentato da laboratori didattici nello spazio espositivo per prendere in esame i diversi aspetti e punti di vista suggeriti dal particolare evento che si sta verificando sul territorio. 19. Visita guidata ai cantieri 20. Folla di cittadini all’inaugurazione dei ponti il 20 ottobre 2007 21. Conferenza Tre Ponti a Reggio Emilia. L’architettura di Santiago Calatrava e l’ingegneria delle strutture dell’Asse Attrezzato tenutasi il 22 marzo 2007 22-23. Lo stand della città di Reggio Emilia alla fiera SAIE di Bologna nell’ottobre 2006

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LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA

Ottobre 2006 Partecipazione al SAIE

PUBBLICAZIONI

ENTI PROMOTORI

Gennaio 2007 Presentazione ufficiale del progetto R.E.T.E. Reggio Emilia Territorio Esteso

Attraverso. Cinque nuove porte per Reggio Emilia A cura di E. Brianti, E. Corradini, A. Prandi KM129, Comune di Reggio Emilia, Unità di Progetto Alta Velocità, 2007

Pianura Padana reggiana

Comune di Reggio Emilia (Unità di Progetto Alta Velocità) Università di Parma – Facoltà di Architettura Università di Bologna – Facoltà di Agraria 22

GRUPPO DI LAVORO

Marzo 2007 Conferenza Tre Ponti a Reggio Emilia. L’architettura di Santiago Calatrava e l’ingegneria delle strutture dell’Asse Attrezzato

Università di Parma Carlo Quintelli Andrea Oliva

Ottobre 2007 Inaugurazione dei tre ponti progettati dall’architetto Santiago Calatrava ed intitolazione dell’Asse Attrezzato Reggio Emilia - Bagnolo “Trattati di Roma del 1957”

Comune di Reggio Emilia (U.d.P. Area Nord) David Zilioli

Università di Bologna Alessandro Chiusoli Giuseppe Baldi 23

CRONOLOGIA

Novembre 2005 Inaugurazione spazio KM129 Dicembre 2005 Lezione magistrale di Santiago Calatrava a Reggio Emilia La realizzazione di un’idea: dal progetto al cantiere Febbraio - Aprile 2006 Workshop RETE Reggio.Emilia. Territorio.Esteso Aprile - Luglio 2006 Sprawltown: workshop della Facoltà di Architettura “Biagio Rossetti” di Ferrara durante il corso di Progettazione Architettonica Riqualificazione Urbana del prof. Richard Ingersoll

Marzo 2009 Presentazione alla stampa del percorso intrapreso dall’amministrazione comunale per l’elaborazione di un master plan relativo all’area nord della città

Articoli vari su riviste di settore

Sguardi su una grande opera. L’Alta Velocità a Reggio Emilia A cura di Relazioni Esterne TAV, Comune di Reggio Emilia, KM 129 Edito da RFI e TAV- Ferrovie dello Stato - Comune di Reggio Emilia Reggio Emilia, 2006.

PREMI E RICONOSCIMENTI

2009 ECCS – CECM – EKS European award for steel structures

Ottobre 2010 Inizio lavori Progetto di mitigazione Zona Nord - I stralcio Giugno 2010 Inizio lavori di costruzione della nuova stazione mediopadana sulla linea A.V. Settembre 2011 Posa dei primi elementi della struttura metallica della stazione Ottobre 2011 Inizio delle visite guidate al cantiere della stazione ed allo spazio Km 129

SITO WEB

www.km129.it

Maggio 2006 Partecipazione al Forum PA

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UNA REGIONE PERIURBANA?

LINEA VELOCE MILANO-BOLOGNA. INDAGINI E LABORATORI FOTOGRAFICI Tra Reggio Emilia e Modena CONTESTO In linea con i piani comunitari per lo sviluppo una rete europea ad Alta Velocità, le Ferrovie Italiane dello Stato hanno realizzato nuove linee ferroviarie, per passeggeri e merci, tecnologicamente all’avanguardia ed in linea con gli standard europei. Le direttrici percorse dalle nuove linee rappresentano il crocevia di incontro tra il sistema portuale mediterraneo e nord-europeo e tra l’Europa occidentale e i mercati in espansione dell’est. Da nord a sud, la dorsale Milano-Napoli e, da ovest ad est, la trasversale Torino-Venezia, si svilupperanno circa 1.250 km di binari, comprese le interconnessioni. In Emilia-Romagna le tratte interessate dai cantieri hanno riguardato la linea Milano-Bologna e BolognaFirenze. La linea Milano-Bologna si articola su un percorso di circa 182 km e interessa il territorio di 42 comuni distribuiti tra la Pianura Padana e le provincie di Milano, Lodi, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna. Si è affiancata, dopo la ferrovia e l’autostrada A14, alla via Emilia, asse est-ovest ordinatore dello sviluppo urbano e insediativo delle principali città della regione. TEMI ED OBIETTIVI L’associazione culturale Linea di Confine si è costituita nel 2000 da alcuni comuni della provincia di Reggio Emilia e Modena con lo scopo di produrre ricerca nell’ambito della fotografia

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che si interroga sulle trasformazioni del paesaggio contemporaneo. Nel 2003 ha attivato un’indagine, conclusasi nel 2009, che attraverso incarichi di ricerca, laboratori, mostre e giornate di studio, ha fornito una rappresentazione fotografica delle trasformazioni in corso sul territorio adiacente alla tratta ad alta velocità fra Bologna e Milano. In Italia, la realizzazione di grandi opere infrastrutturali è spesso associata, nell’immaginario collettivo, alla distruzione del paesaggio, al deturpamento e danneggiamento della natura e dell’ambiente. In diversi paesi europei invece, soprattutto in anni recenti, le nuove infrastrutture, quali le linee ferroviarie e le autostrade, sono percepite

anche come una occasione per costruire un nuovo paesaggio, per “fare” territorio. Tra Reggio Emilia e Bologna la costruzione della linea ha portato alla demolizione di opere e manufatti esistenti e alla costruzione di nuovi ponti, viadotti, raccordi, stazioni, depositi. I cantieri della TAV hanno radicalmente modificato questo tratto di pianura producendo un nuovo paesaggio, legato alla mobilità e alla percezione della velocità, dove le città e i territori attraversati sono lo scenario di fondo o lo spazio di risulta tra un’infrastruttura e l’altra.

METODOLOGIA E STRUMENTI La ricerca, che si è caratterizzata per l’ampio sviluppo temporale, si è articolata come un work in progress, un’indagine aperta al confronto tra fotografi, storici e critici della fotografia, urbanisti ed architetti, al fine di mettere a confronto vari punti di vista sul contributo che la più qualificata fotografia internazionale possa offrire alla comprensione delle complesse trasformazioni del territorio. Si è scelto di affidare a fotografi di fama nazionale e internazionale il compito di realizzare indagini fotografiche sull’area oggetto di studio, con una dialogo fra l’autore incaricato e la direzione scientifica del progetto. Contestualmente all’indagine, sono

1. Fotografia di Bas Princen, Tunnel void, 2007. Il fotografo ha esposto alla mostra Galleria naturale del 2008 le immagini scattate all’interno dei tunnel scavati per la TAV 2. Fotografia di Guido Guidi, da PK TAV 139+500, 2006 3. Fotografia di Tim Davis, The Hose da Il tecnogiro dell’ornitorinco, 2009 4. Fotografia di Vittore Fossati da Vicino ai ponti in riva ai fiumi, 2007 che analizza l’impatto del ponte sul Po a Piacenza 5. Le copertine delle pubblicazioni curate dall’Associazione Culturale Linea di Confine per la fotografia Contemporanea nell’ambito del progetto Linea veloce Milano-Bologna

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6. Laboratorio di fotografia #1 a cura di John Gossage 7. Allestimento (particolare) per la mostra di Dominique Auerbacher Avete detto il progresso? nel 2004 8. Allestimento (particolare) per la mostra di John Gossage 13 ways to miss a train nel 2004 9. Allestimento (particolare) per mostra di William Guerrieri Where It Was nel 2006 10. Laboratorio con Tim Davis nel 2009

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stati organizzati laboratori di fotografia, condotti dagli stessi autori incaricati, aperti alla partecipazione di giovani fotografi e di dilettanti qualificati.

tografie e dalla vendita di cataloghi e biglietti alle mostre.

FASI DI LAVORO

L’esperienza ha contribuito a promuovere ed approfondire la riflessione sull’impiego della fotografia nella rappresentazione del paesaggio, analizzandone le relazioni con il territorio e gli abitanti, alla ricerca della natura identitaria dei luoghi. L’indagine ha saputo documentare in itinere, attraverso la fotografia d’autore, le trasformazioni che l’infrastruttura ha apportato al paesaggio della pianura padana e alla sua percezione diffusa.

Nell’arco di sette anni sono state organizzate moltelpici attività: dieci indagini, affidate ad autori di notorietà nazionale ed internazionale con la pubblicazione di nove monografie; cinque laboratori di fotografia condotti dagli stessi autori incaricati; una serie di ricerche affidate a cinque giovani e promettenti fotografi italiani su un’area di studio nel comune di Rubiera, dal titolo Osservatorio su Rubiera; due giornate di studio al fine di realizzare un confronto sul tema delle grandi infrastrutture; un ciclo di mostre-esposizioni-eventi pubblici a carattere annuale presso la sede dell’associazione, l’Ospitale di Rubiera. Il progetto si è avvalso dei finanziamenti derivanti dalle proprie entrate istituzionali, da sponsor privati, dalle quote di iscrizione ai laboratori di fo-

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PRIMI ESITI

Inoltre il progetto ha contribuito a diffondere, in Italia ed all’estero, la conoscenza del patrimonio regionale, lungo un ampio arco temporale e grazie a numerose attività di comunicazione a partecipazione pubblica.


Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Pianura emiliana

ENTI PROMOTORI

Associazione Culturale Linea di Confine per la fotografia Contemporanea Calcestruzzi Corradini spa SIRTI spa Trenitalia 11

GRUPPO DI LAVORO Cura del progetto William Guerrieri Tiziana Serena

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Comitato scientifico William Guerrieri Tiziana Serena Bernardo Secchi Stefano Munarin Fotografi John Gossage (USA) Dominique Auerbacher (F) Walter Niedermayr William Guerrieri Guido Guidi Vittore Fossati Bas Princen (NL) Cesare Ballardini Marcello Galvani Tim Davis (USA)

CRONOLOGIA

2003 Laboratorio di fotografia #1 a cura di John Gossage

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11. Inaugurazione della mostra Linea veloce Milano-Bologna nel 2006 12. Manifesto pubblicitario per sponsorizzare le iniziative e le giornate di studio organizzate da Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea 13. Allestimento (particolare) per la mostra Linea veloce Milano-Bologna nel 2006

2004 Laboratorio di fotografia #2 a cura di Dominique Auerbacher Mostra di John Gossage 13 ways to miss a train Mostra di Dominique Auerbacher Avete detto il progresso? Mostra di Stefano Graziani Osservatorio su Rubiera

2005 Laboratorio di fotografia #3 a cura di Guido Guidi Mostra di Fabio Boni Osservatorio su Rubiera Mostra di Sabina Ragucci Osservatorio su Rubiera 2006 Mostra di Guido Guidi, PK Tav Mostra di Walter Niedermayr TAV Viadotto Modena Mostra di William Guerrieri Where It Was 2007 Laboratorio di Fotografia #4 a cura di Bas Princen 2008 Mostra di Vittore Fossati In riva ai fiumi vicino ai ponti Mostra di Bas Princen Galleria naturale Mostra di Massimo Sordi Osservatorio su Rubiera 2009 Laboratorio di fotografia #5 a cura di Tim Davis 2010 Mostra di Tim Davis Il tecnogiro dell’ornitorinco Mostra di Cesare Ballardini e Marcello Galvani Interlinea & Magnagallo est

SITO WEB

www.lineadiconfine.org

PUBBLICAZIONI

13 way to miss the train John Gossage (foto di) Linea di Confine edizioni, 2004 Avete detto il progresso? Dominique Auerbacher (foto di) Linea di Confine edizioni, 2004 TAV Viadotto Modena Walter Niedermayr (foto di) Linea di Confine edizioni, 2006 Where it was William Guerrieri (foto di) Linea di Confine edizioni, 2006 Pk Tav 139+500 Guido Guidi (foto di) Linea di Confine edizioni, 2006 Catalogo delle buone pratiche per il paesaggio 2° PMP Progetto Pays.DOC, Ottobre 2007 Galleria naturale Bas Princen (foto di) Linea di Confine edizioni, 2008 In riva ai fiumi vicino ai ponti Vittore Fossati (foto di) Linea di Confine edizioni, 2008 Interlinea/Magnagallo est C. Ballardini/ M. Galvani (foto di) Linea di Confine edizioni, 2010 Il tecnogiro dell’ornitorinco Tim Davis (foto di) Linea di Confine edizioni, 2010

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UNA REGIONE PERIURBANA?

VIA EMILIA. 4 FILM SULL’EMILA-ROMAGNA Via Emilia CONTESTO La via Emilia è l’infrastruttura storica di collegamento tra le principali città della regione. Realizzata in epoca romana, per quasi 300 km delimita la fascia pede-collinare dalle rive dell’Adriatico fino al corso del fiume Po. Pur attraversando contesti paesaggistici differenti, rappresenta un fortissimo elemento identitario per la regione: attorno al suo asse si sono sviluppati i principali centri urbani e le più rilevanti attività economiche, ed anche le infrastrutture di trasporto sorte in epoca moderna si sono adeguate al suo tracciato, andandosi a porre parallelamente ad essa.

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TEMI ED OBIETTIVI La via Emilia attraversa ed unisce una città-regione, una città-metropoli che collega Rimini a Piacenza. Si estende attraverso un territorio ricco di primati, geni e talenti, creatività, ricchezza e contraddizioni, una terra di uomini e di saperi, dalle radici profonde e sempre attenta ai cambiamenti e sensibile alla cultura; una regione con città vivibili ed abitanti disponibili, all’incontro ed allo scambio. Il progetto raccoglie quattro filmdocumentari dedicati all’Emilia-Romagna: racconti di artisti originari di questa terra, scrittori noir, visionari e surrealisti, poeti e sceneggiatori che hanno dedicato alla regione parte della propria esperienza professionale e che tentano di descriverla sotto

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1-7. Fotogrammi estratti dal 1° videodocumentario: Due o tre cose che so di lei. Tonino Guerra e la Romagna con soggetto, sceneggiatura e regia di Francesco Conversano e Nene Grignaffini e con la partecipazione di Tonino Guerra 8-13. Fotogrammi estratti dal 2° videodocumentario: Segni particolari. Appunti per un film sull’Emilia-Romagna con soggetto, sceneggiatura e regia di Giuseppe Bertolucci su idea di Carlo Lucarelli


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diverse prospettive e punti di vista. Il poeta Roberto Roversi raccoglie una serie di riflessioni sulla città di Bologna, oggi più che mai confusa e lontana dagli anni in cui rappresentava un laboratorio ed un modello di vivibilità sociale. Lo sceneggiatore Tonino Guerra rivisita il “suo” microcosmo - la Romagna - attraverso un percorso poetico e autobiografico tra poesia, scrittura e cinema. Gli scrittori Gianni Celati e Carlo Lucarelli percorrono ed esplorano paesaggi reali e surreali, itinerari geografici ed interiori, dalla bassa padana al delta del Po lungo l’asse urbano e notturno della Metropoli-Emilia. SINOSSI Due o tre cose che so di lei. Tonino Guerra e la Romagna, con la regia di Francesco Conversano e Nene Grignaffini, è un autoritratto del poeta e sceneggiatore, un atto d’amore verso la sua terra. Il racconto, che si sviluppa in una struttura a capitoli, è un intreccio di ossessioni, appassionate riflessioni sull’identità dei luoghi e sulla memoria, sul

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significato delle parole e l’importanza del lingua e del dialetto. Un racconto ricco di ironia con allo stesso tempo una vena polemica, la testimonianza di un uomo che nella scrittura e nel cinema ha saputo esprimere una personale poetica e visione del mondo. Segni particolari. Appunti per un film sull’Emilia-Romagna, con la regia di Giuseppe Bertolucci, nasce dalle suggestioni di Carlo Lucarelli sull’Emilia come megalopoli virtuale e si snoda attraverso microstorie che escludono qualsiasi pretesa di oggettività documentaristica per perseguire testimonianze soggettive. Bologna e Bologna, con la regia di Francesco Conversano e Nene Grignaffini, narra di una città confusa e smarrita. Mette a confronto immagini di oggi, dirette ed oggettive, rappresentazioni del passato, calde e struggenti, e scatti privati del poeta Roberto Roversi, che commenta impietosamente con voce fuori campo. La città che appare è a tratti conosciuta e rassicurante, ricca e opulenta ma al contempo sconosciuta ed oscura. Più che un sentimento di nostalgia del passato, il film rappre-

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senta una riflessione sulle prospettive future della città ed un’esortazione a ritrovare l’identità perduta. L’ultimo episodio, Mondonuovo, con la regia di Davide Ferrario, accompagna Gianni Celati alla riscoperta di Sandolo, il piccolissimo paese nel ferrarese da cui proveniva la madre, e ripercorre il viaggio compiuto dalla famiglia all’inizio del secolo per trasferirsi da Portomaggiore a Ferrara città, nel mezzo delle paludi che caratterizzavano la zona prima della bonifica. Seguendo molte deviazioni e false piste, i viaggiatori possono guardarsi in giro e trovare il tempo per riflettere sulla transitorietà ed imprevedibilità della vita.

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FASI DI LAVORO Due o tre cose che so di lei. Tonino Guerra e la Romagna ha la durata di 60’ ed è ambientato a Ravenna, Rimini e Bologna. Segni particolari. Appunti per un film sull’Emilia-Romagna, della durata complessiva di 53’, sviluppa la narrazione tra Bologna, Modena e Parma con commenti e riflessioni di Carlo

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14-20. Fotogrammi estratti dal 3° videodocumentario: Bologna e Bologna con soggetto, sceneggiatura e regia di Francesco Conversano e Nene Grignaffini e testo e voce di Roberto Roversi 21-24. Fotogrammi estratti dal 4° videodocumentario: Mondonuovo con soggetto, sceneggiatura e regia di Davide Ferrario e con Giovanni Celati 25-28. Le copertine dei 4 dvd

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Scheda tecnica Lucarelli ripresi al parco giochi di Mirabilandia. I 50’ di Bologna e Bologna sono stati interamente filmati nel capoluogo emiliano, accostando location e monumenti del centro storico alle periferie frutto della ricostruzione del dopoguerra, nuovi insediamenti residenziali e grandi infrastrutture. Mondonuovo si sviluppa per 58’ raccogliendo immagini della bassa ferrarese, in un percorso che costeggia il fiume Po, dalla provincia di Reggio Emilia alla foce.

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Pianura emiliano-romagnola

ENTI PROMOTORI

Movie Movie srl Fondazione Cassa Risparmio Bologna Regione Emilia-Romagna Provincia di Bologna Rai Educational

GRUPPO DI LAVORO 26

Ideazione del progetto Francesco Conversano Nene Grignaffini

1# DUE O TRE COSE CHE SO DI LEI. TONINO GUERRA E LA ROMAGNA Soggetto, sceneggiatura e regia Francesco Conversano Nene Grignaffini Con Tonino Guerra

PRIMI ESITI Il ciclo di documentari valorizza e promuove il patrimonio artistico, culturale e ambientale regionale, rievocando, con malinconia e rimpianto, momenti del passato, e mettendo in luce un presente caratterizzato da contrasti stridenti, incertezze e conflitti sociali. Il risultato è uno spaccato soggettivo ma rappresentativo delle realtà locali che invita a riflettere sulle prospettive del territorio. Il progetto è stato presentato nell’ambito di iniziative istituzionali e culturali rivolte all’attenzione di un vasto pubblico sia a livello locale, con proiezioni ed incontri presso istituti scolastici, sia a livello nazionale, con la messa in onda all’interno di trasmissioni televisive e la partecipazione a festival cinematografici.

LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA

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2# SEGNI PARTICOLARI. APPUNTI PER UN FILM SULL’EMILIA-ROMAGNA di Giuseppe Bertolucci Da un’idea e con Carlo Lucarelli 3# BOLOGNA E BOLOGNA Soggetto, sceneggiatura e regia Francesco Conversano Nene Grignaffini Testo e voce Roberto Roversi

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PROIEZIONI

Settembre 2003 60° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: presentazione di Segni particolari. Appunti per un film sull’EmiliaRomagna Novembre 2003 21° Torino Film Festival: presentazione di Due o tre cose che so di lei e Mondonuovo 2003 Proiezione i lunedì sera con la partecipazione degli autori e dei registi nello Spazio Culturale Biblioteca e Mediateca del Comune di Bologna, Sala Borsa. In onda su RAI 3 all’interno di La storia siamo noi. Distribuzione dei film a tutte le scuole secondarie medie superiori della regione Marzo – Aprile 2004 39° Festival del Film Turistico di Milano: presentazione di Due o tre cose che so di lei

SITO WEB

www.moviemovie.it

4# MONDONUOVO Soggetto, sceneggiatura e regia Davide Ferrario Con Gianni Celati

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Paesaggio e partecipazione La lunga tradizione dell’attenzione al paesaggio dell’Emilia-Romagna, è riscontrabile all’interno del quadro legislativo regionale, nei precedenti riferimenti normativi della disciplina urbanistica, della promozione della qualità architettonica e del paesaggio così come della gestione delle aree naturali protette. La L.R. 23/2009 “Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio” identifica nel PTPR lo strumento per definire gli obiettivi e le politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio, mentre la L.R. 03/2010 “Norme per la definizione, riordino e promozione delle procedure di consultazione e partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali” si pone l’obiettivo di ampliare la partecipazione attiva e il coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi decisionali inerenti ad opere pubbliche, territorio e questioni di rilevanza sociale o culturale. Quali provvedimenti sono stati adottati per sensibilizzare e rendere concrete alcune forme di democrazia diretta? Quali opportunità offrono i processi partecipativi durante lo sviluppo di un progetto paesaggistico? Tra le esperienze sviluppate negli ultimi anni sono chiaramente individuabili due diversi approcci metodologici: alcuni progetti hanno seguito processi di partecipazione più tradizionali, con il confronto tra enti preposti al governo del territorio, mentre altri hanno ricercato metodologie più innovative, fondate sulla concertazione con la popolazione ed i soggetti attivi sul territorio. Quali aspetti differenziano i due modelli e quali sono invece comuni alle diverse forme di partecipazione?

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Vittoria Montaletti

I PROGETTI DI TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO

Regione Emilia-Romagna Servizio pianificazione urbanistica, paesaggio e uso sostenibile del territorio

Con la recente legge n.23/2009 la Regione Emilia-Romagna introduce nuove disposizioni in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio in coerenza con il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e della Convenzione Europea del Paesaggio. La legge ha la principale finalità di affermare un ruolo attivo e propositivo del paesaggio quale elemento centrale per il rilancio dell’immagine regionale, della qualità territoriale e quale fattore di sviluppo sostenibile dei sistemi locali. Nella prospettiva indicata dalla legge, la Regione Emilia-Romagna si avvale sempre più di progetti integrati e partecipati - regionali e locali - per il recupero e la rigenerazione dei paesaggi di particolare significato strutturale e valore identitario. Le più recenti esperienze progettuali, sono state indirizzate prioritariamente in quelle aree in cui le dinamiche di sviluppo e i processi di trasformazione risultano maggiormente problematici in termini di sostenibilità, riequilibrio ambientale e coesione sociale, come gli ambiti periurbani, i distretti industriali, i tratti urbani dei corsi d’acqua e le aree interconnesse con gli asse stradali storici e di nuova generazione.

sono state utili per la costruzione di nuove ipotesi e di inaspettate soluzioni progettuali. Il buon esito, riscontrato in molte delle esperienze applicative, dimostra l’importanza metodologica della partecipazione, da intendersi come processo d’apprendimento reciproco, in cui i tecnici sono posti in condizione di integrare il progetto anche sulla base delle esigenze sociali del territorio in cui si trovano ad operare. I progetti attivati rappresentano dei casi studio esemplari, per la qualità delle azioni sviluppate, dei risultati ottenuti e delle innovative metodiche utilizzate, nel trattare il tema non facile della percezione sociale dei valori del paesaggio connessi all’identità culturale dei luoghi.

Ed è proprio in questi territori cosi problematici che emerge chiaramente la necessità di avere strumenti in grado di sollecitare la partecipazione di tutti gli attori per attivare operazioni che rispondano alla specificità e complessità delle situazioni locali. Fondamentale e’ stato introdurre la partecipazione e il coinvolgimento delle parti sociali anche nelle fasi di vera e propria costruzione del progetto, come per esempio nell’analisi conoscitiva e interpretativa dei problemi territoriali e nella definizione delle scelte progettuali. In questo senso anche le attività meno strutturate d’animazione locale

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PROGETTO CONCA

LE STRADE VERDI DELL’APPENNINO

SAVIGNANO UNA CITTÀ PER TE Quattro azioni di progettazione partecipata

DALLA PIANURA AL CRINALE DELL’APPENNINO ORIENTALE PARMENSE

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PAESAGGIO E PARTECIPAZIONE

PROGETTO CONCA Valle del Conca (RN) CONTESTO

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ll progetto interessa il tratto della bassa e media valle del fiume Conca, in provincia di Rimini, fra l’entroterra collinare e la costa balneare. Il paesaggio della Valconca presenta caratteri controversi, verso mare una costa densamente abitata ed urbanizzata, in collina boschi e centri storici di grande valore testimoniale, ma poveri di servizi e abitanti. Nella valle è in atto una tendenza di sviluppo pari allo zero sul litorale e di espansione dell’urbano nel retrocosta. Nella collina progredisce invece l’abbandono delle attività agricole a favore della crescita del bosco. TEMI ED OBIETTIVI Il progetto, in attuazione del PTCP di Rimini, è la prima sperimentazione di pianificazione e progettazione partecipata attivata dalla Regione EmiliaRomagna ai sensi della Convenzione Europea del Paesaggio. Il processo, sviluppato in due stagioni con continuità dal 2006 al 2011, si è posto l’obiettivo di definire una visione strategica per il futuro della valle ed un accordo di programma con cui finanziare le opere prioritarie per lo sviluppo sostenibile. Grazie ad un team di lavoro multidisciplinare, è stato attivato un processo di pianificazione integrata concepito ed organizzato in tre percorsi progettuali paralleli: progetto amministrativo ed istituzionale, per la concertazione

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1. Valbona, vista panoramica della Valle delle Streghe 2. Rio Montepietrino, sentiero nel bosco 3. Il fiume Conca 4. Rio Montepietrino, sentiero ai bordi dei campi agicoli 5. Progetto territoriale per lo sviluppo della valle del Conca: immagine complessiva del territorio, dal mare alle colline dell’entroterra 6. Schema del progetto territoriale: i 5 sistemi paesaggistici 7. Schema del progetto territoriale: i contesti paesaggistici di salvaguardia per beni sottoposti a vincolo ambientale o paesaggistico 8. Schema del progetto territoriale: gli ambiti di recupero sui paesaggi degradati e compromessi, lungo le strade, le aree produttive e le zone residenziali di nuova costruzione 9. Schema del progetto territoriale: : gli ambiti di valorizzazione/gestione dei servizi a livello intercomunale

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delle scelte tra gli enti territoriali e locali; progetto tecnico, con l’elaborazione di un piano territoriale di valorizzazione paesaggistica; progetto partecipativo, attivando laboratori di progettazione del paesaggio con le comunità locali. METODOLOGIA E STRUMENTI

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L’intero processo si è sviluppato attraverso fasi progressive di approccio e comprensione della vallata. In particolare, sulla media valle, dapprima è stata condotta l’analisi paesaggistica che ha permesso di acquisire una conoscenza approfondita dei luoghi, al fine di individuare le componenti del paesaggio nelle loro relazioni e nelle dinamiche di trasformazione. Gli esiti sono stati poi messi a sistema, durante la fase meta-progettuale, individuando elementi di continuità tra il progetto già approvato per la bassa valle e le proposte per la media valle.

10. Recupero paesaggistico delle aree produttive lungo il fiume: schema dello stato di fatto (sopra) e delle proposte di progetto (sotto) 11. Recupero paesaggistico delle strade della media valle, sezioni. Da sinistra: strada di collegamento tra i centri storici (roverelle, ginestre); strada provinciale di collegamento bassa - media valle (ornielli); strade di collegamento tra centri e frazioni, con marciapiede e sentiero pedonale (alberi da frutto)

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Il progetto finale elaborato promuove tre principi fondamentali per la tutela e valorizzazione dei paesaggi locali, quali: il mantenimento dei caratteri naturali e storico-culturali; il miglioramento della qualità di vita degli abitanti con la creazione di nuovi servizi; la promozione di forme di turismo di qualità basate sulla valorizzazione dell’arte e della natura del luogo, l’integrazione di tutta la filiera produttiva locale, da quella della cultura a quella del gusto e dell’accoglienza. La proposta progettuale sviluppa tali


temi in cinque documenti: il progetto territoriale, individua e declina le strategie per uno sviluppo paesaggistico coerente ed armonico della valle; il quaderno delle linee guida, un manuale d’uso per gli amministratori ed i tecnici, con schemi, esempi pratici ed indicazioni puntuali sulle modalità operative di intervento; il progetto pilota del GAV Grande Anello Verde del Conca, un circuito sentieristico intercomunale che connette centri storici, aree protette e strutture agrituristiche; l’evento di animazione territoriale a cadenza biennale, per valorizzare il GAV ed il turismo legato al patrimonio naturalistico ed ambientale; le azioni di tutela attiva proposte dalle associazioni locali. FASI DI LAVORO Il percorso si è sviluppato incrociando due tipi di coinvolgimento: un tavolo tecnico istituzionale, composto da tecnici ed amministratori degli enti interessati, ed un laboratorio itinerante di progettazione partecipata, che ha promosso l’ascolto plurale dei cittadini per tutta la durata del processo. Le attività partecipative hanno tentato di ricostruire e potenziare il legame tra territorio e comunità, considerando il paesaggio come ambiente di vita e luogo di relazioni economiche, ecologiche e sociali. Nell’arco di dieci mesi sono stati organizzati incontri e sopralluoghi, coinvolgendo tutti i soggetti che esercitano in loco compe-

tenze scientifiche, culturali, tecniche ed amministrative. Il processo è stato avviato con un Open Space Technology ed accompagnato da azioni di comunicazione per garantire un’ampia divulgazione delle iniziative ed una costante partecipazione agli incontri. Il gruppo di lavoro è riuscito a portare a sintesi le proposte recependo all’interno del progetto tecnico finale gli esiti del laboratorio di partecipazione che si sono concretizzati in azioni di valorizzazione della Valconca. Il più recente tra i progetti attivati a seguito del Progetto Conca si chiama “A passo d’uomo, sentieri naturali e culturali in Valconca”, promosso dall’Unione Valconca e dalla Provincia di Rimini grazie ad un bando nazionale realizzato nell’ambito della Creatività Giovanile con il sostegno del Dipartimento della Gioventù – Presidenza del Consiglio dei Ministri – e dall’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani. “A passo d’uomo” ha realizzato tra il 2011 e il 2012 l’evento di animazione territoriale e alcune azioni di manutenzioni del GAV proposti nel Progetto Conca, producendo e sviluppando attività di formazione professionale e di produzione artistica ‘site-specific’ volte alla realizzazione di un festival originale sul binomio arte-natura. Il festival, dedicato e pensato dalla comunità locale per i paesaggi della Valconca ha promosso il territorio come luogo eccellente di accoglienza e di produzione d’arte in un dialogo tra locale e internazionale, capitalizzando ed ampliando la rete di sogget-

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12. Open Space Technology all’arboreto - teatro dimora di Mondaino, 27 febbraio 2010. Apertura dei lavori 13. Open Space Technology all’arboreto - teatro dimora di Mondaino, 27 febbraio 2010. Discussione di gruppo 14. Laboratorio di progettazione partecipata al teatro Rosaspina di Montescudo, 15 maggio 2010. Discussione di gruppo 15. Laboratorio di progettazione partecipata al teatro Rosaspina di Montescudo, 15 maggio 2010. Presentazione delle proposte dei gruppi Memoria e Cultura

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ti già coinvolti nel Progetto Conca e contribuendo a creare una rete interassociativa di rilievo sovra-locale per il presidio, la valorizzazione e la promozione del paesaggio.

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PRIMI ESITI Dal processo e dagli attori coinvolti è emerso come il paesaggio possa e debba essere il motore per lo sviluppo sostenibile della Valconca, per creare un territorio attrattivo ed identitario che, attraverso azioni progettuali integrate e diversificate coinvol-

ga tutti i settori e le attività esistenti con prospettive a lungo termine. Il progetto ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, dimostrando come forme di democrazia partecipativa, se realmente integrate all’elaborazione di piani e progetti tecnici, possano divenire strumenti efficaci per governare le trasformazioni del paesaggio.

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Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA

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Media Valle del fiume Conca, entroterra riminese

ENTI PROMOTORI

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16. Progetto PIlota: planimetria del Grande Anello Verde del Conca 17. Camminata ad Onferno, Gemmano, 2 giugno 2012. I paesaggi della ripa della morte, tra calanchi, grotte, campi arati e colture 18. Camminata tra le selve del Rio Montepietrino tra boschi e rifugi di guerra, primo tra i paesaggi naturali e semintaurali protetti istituiti dalla Regione Emilia-Romagna. 8 settembre 2012. Percorsi 30-37-40 del Grande Anello Verde del Conca tra Mondaino e Saludecio 19 e 25. Camminata nelle campagne di Cerreto, Saludecio, 2 giugno 2012. Tra i paesaggi del bosco e dei calanchi 20-21. All’Aurora!, camminata scenica a Croce di Monte Colombo, con gli allievi del NGB Ballet e del Laboratorio teatrale Voci e volti dei luoghi. 9 settembre 2012, produzione originale di A passo d’uomo, per il percorso 44 del Grande Anello Verde del Conca 22. Due ma non due, camminata scenica a Mondaino, con gli allievi del Laboratorio di danza contemporanea della scuola Movimento Centrale; regia di Claudio Gasparotto, musica Fabio Mina, installazioni Franco Pozzi. 8-9 settembre 2012, produzione originale per A passo d’uomo, per il percorso 53 del Grande Anello Verde del Conca 23-24. Prima che scenda la notte, camminata scenica a Cerreto, con Francesca Airaudo, Barbara Martinini, Mirco Gennari e gli allievi del Laboratorio teatrale Voci e volti dei luoghi. 8-9 settembre 2012, produzione originale di A passo d’uomo, per il percorso 52 del Grande Anello Verde del Conca

Provincia di Rimini (ente capofila) Regione Emilia-Romagna Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione dell’EmiliaRomagna Comuni di Cattolica, Gemmano, Mondaino, Monte Colombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Morciano di Romagna, Misano Adriatico, Saludecio, San Clemente, San Giovanni in Marignano

GRUPPO DI LAVORO 1° fase / 2007-2008 bassa Valconca coordinamento Elena Farnè Analisi e progettazione Christine Dalnoky Marialuisa Cipriani Claudia Morri Partecipazione Rita Micarelli 2° fase / 2009-2010 media Valconca Coordinamento analisi e progettazione partecipazione Marialuisa Cipriani Elena Farnè Claudia Morri Paesaggio naturale e seminaturale protetto Lino Casini

CRONOLOGIA

2006-2008 Progetto di tutela, recupero e valorizzazione (L.R. 20/2000 – art.49) 2008-2009 Accordo Territoriale (L.R. 20/2000 – art.15) 2010-2011 Analisi territoriale, laboratori di partecipazione, progetto territoriale, progetto pilota, linee guida ed approvazione del progetto

PREMI E RICONOSCIMENTI

2012 Laboratorio Italia. Esposizine in occasione della 13° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia 2011 Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa – Menzione speciale 2008 Premio IQU Innovazione e Qualità Urbana – 1° premio

2011 Istituzione del paesaggio naturale e semi-naturale protetto del Conca (L.R. 6/2005)

SITO WEB

www.provincia.rimini.it/paesaggio/ mn_p_conca/index www.apassoduomo.org

PUBBLICAZIONI

Dal processo al progetto territoriale: il Progetto Conca Architettura del paesaggio – Paesaggio e turismo n.19 Paysage Editore, 2008 Progettazione paesaggistica partecipata: l’esperienza della Val Conca Territori – n.4 Editrice Compositori, 2011 Arte, natura e sviluppo locale. A passo d’uomo sentieri naturali e culturali in Valconca Territori – n.8 Editrice Compositori, 2012

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PAESAGGIO E PARTECIPAZIONE

LE STRADE VERDI DELL’APPENNINO Appennino bolognese (BO) CONTESTO L’area geografica interessata dallo studio corrisponde al bacino idrografico del fiume Reno, nel tratto compreso tra la località di Sasso Marconi e il crinale Tosco-Emiliano. La valle del Reno è uno degli assi storici e contemporanei principali per le comunicazioni transappenniniche, regolarmente percorso già dal medioevo a fini commerciali. Attualmente è sede di importanti infrastrutture viarie e ferroviarie come la Strada Statale Porrettana, il tratto ferroviario Bologna-Pistoia e l’Autostrada A1, che collega Bologna a Firenze, attualmente in corso di ampliamento e sottoposta a rettifiche di tracciato. I caratteri paesaggistici dominanti sono assai diversificati e presentano una forte valenza naturale ed urbana. Troviamo, infatti, ampie aree boscate formate da coltri compatte di cedui invecchiati ed estesi castagneti in prossimità dei borghi, mentre un fondovalle urbanizzato si dispiega principalmente lungo l’asse viario della Porrettana, con ampi comparti destinati ad attività produttive, edificati senza alcun riguardo per l’impatto paesaggistico. I complessi e gli edifici di valore storico ed architettonico, soprattutto medioevali ma anche ottocenteschi e contemporanei, di origine civile o religiosa, sono numerosi, in gran parte abbandonati o frequentati solamente stagionalmente.

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TEMI ED OBIETTIVI

1. I terrazzi fluviali nei pressi di Panico 2. Vista dall’alto della vallata a Vergato 3. Il paesaggio della vallata 4. Santuario di Madonna del Faggio nei pressi di Porretta Terme 5. La Chiesa di Santa Maria Assunta a Riola di Vergato, progettata dall’architetto finlandese Alvar Aalto nel 1966 e realizzata fra il 1977-78 6. La Piazzetta delle Terme Alte di Porretta Terme 7. Lo stabilimento termale Donzelle Porretta Terme 8. La Rocchetta Mattei nel comune di Grizzana Morandi. Costruita nella seconda metà del XIX secolo, mescola stili diversi, dal medievale al moresco.

Il progetto ha definito delle linee guida per la valorizzazione paesaggistica e lo sviluppo socio-economico della vallata attraverso una serie di attività di ricerca e di divulgazione per la progettazione di itinerari turistici, culturali e naturali. La ricerca ha voluto sperimentare e proporre una metodologia che si focalizza sul territorio ed il sistema di identità locali. Si è pertanto iniziato con l’identificazione di tutti i beni che caratterizzano l’ambiente ed il paesaggio, la cultura e l’architettura e l’identità storico-sociale, allo scopo di delineare un quadro conoscitivo del territorio sul quale, integrando opportunamente il sistema dell’ac-

cessibilità e dell’offerta ricettiva, poter impostare sia un programma di sviluppo e promozione dell’area, sia singoli progetti di manutenzione paesaggistica e valorizzazione territoriale. METODOLOGIA E STRUMENTI Nell’arco di due anni sono state attivate molteplici iniziative con modalità operative diversificate a seconda dei vari soggetti destinatari. Durante la fase di analisi sono stati organizzati sopralluoghi, ricognizioni, rilievi e campagne fotografiche in loco, sono state condotte ricerche bibliografiche e documentarie e si sono redatti questionari, interviste ed indagini di mercato. Le attività di sensibilizzazio-

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ne hanno visto la presentazione dello stato di avanzamento del progetto ai sindaci ed ai tecnici dei comuni interessati dallo studio e l’organizzazione di seminari pubblici, giornate di studio e convegni accompagnati dalla produzione di materiale divulgativo illustrativo come dvd, cd-rom, depliant e brochure. FASI DI LAVORO L’iniziativa è stata rivolta a numerosi destinatari: innanzitutto gli enti istituzionali preposti al governo del territorio, ovvero la regione EmiliaRomagna, la Provincia di Bologna, la Comunità Montana Media e Alta Valle del Reno e i comuni della valla-

ta, ed i soggetti economici potenzialmente interessati al progetto come la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, committente del lavoro, ed RFI, gestore della linea ferroviaria. Sono stati inoltre coinvolti, attraverso azioni di sensibilizzazione, gli operatori attivi sul territorio, con particolare riferimento ai gestori delle strutture ricettive e ricreative, e a gruppi di ricerca o associazioni culturali locali. Il sistema di relazioni progressivamente implementato ha consentito, nel corso delle fasi di lavoro, di entrare in contatto anche con i singoli cittadini, destinatari ultimi e naturali del progetto, che si sono in vario modo riconosciuti nelle finalità proposte dall’iniziativa e nelle modalità di svolgimento dello studio.

PRIMI ESITI Visto il carattere sperimentale, la ricerca ha consentito di ottenere una serie di progressivi feedback sul territorio e, partendo da una scrupolosa analisi conoscitiva dell’area di studio, è arrivato a proporre interventi concreti sul paesaggio, in grado di migliorare la percezione dei luoghi attraverso soluzioni progettuali alla portata economica degli enti locali. Il principale risultato del progetto è da individuarsi nella serie di azioni che la Fondazione Carisbo ha avviato alla luce dei progressivi esiti del lavoro, soprattutto con la costruzione di un vero e proprio “Progetto Appennino”, una piattaforma ad ampio rag-

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9. Rilevamento e localizzazione dei principali servizi che ricadono nell’intorno della statale 64 Porrettana. Il territorio della Valle del Reno, pur assicurando un’elevata attrattività da un punto di vista paesaggistico, non offre ancora un progetto unitario e, con l’eccezione del tratto tra Casalecchio e Sasso Marconi che, essendo praticamente continuativi, presentano un’offerta di servizi uniforme, il territorio è fornito di dotazioni solo

in corrispondenza dei centri urbani e comunque in maniera non sufficiente a soddisfare il fabbisogno della vallata. Nel complesso la strada Porrettana svolge una funzione di distribuzione dei movimenti sia di carattere locale che sovracomunale. 10. Focus lungo la Porrettana che evidenziano i principali servizi 11. Estratto dalle linee guida per azioni puntuali di manutenzione paesaggistica

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Fattori di dequalificazione paesistica A causa delle notevoli dimensioni l’affioramento geologico può ritenersi relativamente indenne rispetto alle principali situazioni di degrado estetico-percettivo situate nel fondovalle. Nel tratto compreso tra Riola e lo stesso affioramento, la sua percettibilità viene talora interferita da attraversamento di linee elettriche ad alta tensione, arredi stradali non congrui, nuovi insediamenti produttivi ed estrattivi non rispettosi delle caratteristiche paesaggistiche dei luoghi.

geo-morfologiche, influendo notevolezione paesaggistica d’insieme che si

ntervento per la riqualificazione

di un piano del colore paesaggistico mitigazione dell’impatto percettivo dei

Dequalificazione paesaggistica località Vergato zona artigianale comune Vergato

da grande distanza ed è relativamente indenne da fatti o situazioni di degrado puntuale presenti nel fondovalle del fiume Reno. La falesia del Contrafforte Pliocenico viene percepita con particolare efficacia dalle strade di interconnessione fra la statale Porrettana e le borgate di Cerelia e Grizzana Morandi. Nel fondovalle, lungo la statale Porretta in direzione di Bologna, essa è significativamente percettibile appena oltrepassato l’abitato di Riola.

Indicazioni di intervento per la riqualificazione paesaggistica - Interramento del tratto di linea elettrica che attraversa il crinale roccioso o modifica del tracciato per salvaguardare la visuale privilegiata.

Eccellenza paesaggistica località Falesia Madonna del Bosco comune Vergato

Indicazioni di intervento per la riqualificazione paesaggistica In alcuni luoghi significativi della statale Porrettana, dai quali è possibile osservare con maggiore efficacia il monumento geologico, possono essere attuati dei punti “attrezzati” di visuale paesaggistica, realizzando anche interventi atti a salvaguardare specifici coni di visuale che permettano la visione diretta del bene paesaggistico senza che esso abbia a subire interferenze da elementi incongrui.

l’elemento più significativo del paesaggio storico di borgo incentrato sulla piazza centrale. Fattori di dequalificazione paesaggistica La valenza storico-testimoniale del palazzo dei Capi-

piano dei materiali paesisticamente ottarsi in concomitanza con le opere di

to del Contrafforte Pliocenico, che qui pide pareti arenacee sulle quali è prearidofila. Il luogo è rappresentativo del paesaggio geologico del Con-

della dorsale di spartiacque, che sorto roccioso, è presente il traliccio di una ne che introduce una marcata dissonanza

Assetto paesaggistico Il settore meridionale della formazione geologica nota come Contrafforte Pliocenico, che si osserva nei pressi dell’oratorio, è caratterizzato da un’alta falesia che costituisce la fondamentale “struttura guida” del paesaggio della media-bassa Valle del Reno. Sulla parete, dalla caratteristica tonalità giallastra, sono presenti aggruppamenti di leccio che contribuiscono ad accrescere la singolarità estetico-percettiva dell’“elemento” geologico. Per le sue caratteristiche di ampio volume è percepibile

Dequalificazione paesaggistica località Vergato Palazzo Capitani comune Vergato Assetto paesaggistico Nella piazza principale di Vergato campeggia lo storico edificio dei Capitani della Montagna, ricostruito a seguito dei danni subiti in periodo bellico, riproponendo gli originari volumi, con parte degli elementi artistici e decorativi ricollocati in facciata. L’edificio costituisce

gio che si occupa di affrontare i problemi del territorio della montagna, affidandosi alla collaborazione delle amministrazioni e degli enti locali. Gli interventi finora sostenuti riguardano diversi ambiti, dalla promozione economico-imprenditoriale allo sviluppo di programmi di istruzione e formazione, dalla salvaguardia e la tutela dell’ambiente alla valorizzazione del patrimonio culturale e artistico, per arrivare anche all’appoggio di progetti nel sociale. Concretamente si è provveduto al sostegno economico e alla promozione dei prodotti tipici locali, in particolare della castagna. Nel 2004 è stato acquisito il complesso Tamburini di Riola di Vergato, attualmente in fase di

Scheda tecnica

Assetto paesaggistico La zona artigianale situata a sud e a nord di Vergato, è in gran parte caratterizzata da corpi di fabbrica di recente edificazione, le cui caratteristiche tipologico-costruttive e cromatiche non mostrano continuità con i caratteri del paesaggio naturale e storico del territorio circostante. Lo stesso corredo arboreo è in gran parte costituito da specie non autoctone, scarsamente in grado di mitigare l’impatto percettivo indotto dalla presenza dei corpi di fabbrica. Le aree produttive di Vergato si configurano quindi come zone intercluse, enucleate dal contesto paesaggistico e prive di loro specifica identità.

Sintesi grafica dei fattori di dequalificazione paesaggistica

e degli interventi di riqualificazione paesaggistica.

Ambito di intervento per la riqualificazione del paesaggio storico di borgo (individuazione dei fronti

edilizi da sottoporre a intervento di riqualificazione del paesaggio insediativo storico).

tani della Montagna di Vergato, è penalizzata dall’assetto disaggregato e disomogeneo dei fabbricati che si affacciano sulla medesima piazza; contribuiscono a tale assetto le intense tonalità cromatiche delle facciate, l’uso di elementi d’arredo eterogenei che introducono un forte effetto di disordine; la collocazione non regolamentata di inidonei apparati di illuminazione, di segnaletica stradale e di segnaletica pubblicitaria; l’ingombro automobilistico della piazza; la pavimentazione attuata con materiali (asfalti) e arredi non congrui. Indicazioni di intervento per la riqualificazione paesaggistica L’importanza storico-testimoniale della piazza di Vergato rende sostenibile la proposta di attuare un piano di riordino del paesaggio storico di borgo, che definisca le seguenti azioni: - Piano dei cromatismi paesaggistici compatibili - Ridefinizione degli elementi di arredo della piazza, individuando una ridotta serie di tipologie compatibili con le caratteristiche dei luoghi - Sostituzione delle apparecchiature di illuminazione, della rete dei cavi elettrici e telefonici aerei e delle altre situazioni di disturbo estetico-percettivo che insistono nelle zona - Ridefinizione degli spazi di parcheggio definendo un campo di visuale indenne dalla presenza veicolare

Indicazioni di intervento per la riqualificazione paesaggistica Effetti di minimizzazione dell’impatto estetico-percettivo causato dai fabbricati possono essere ottenuti adottando un piano del colore paesaggistico e un piano del verde urbano, che consentano, nel tempo, di “ricucire” seppur parzialmente, il nuovo insediamento al territorio.

LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA

punti di visuale paesaggistica sull’alto Appennino; tali visuali tuttavia sono penalizzate all’esteso utilizzo di protezioni metalliche (guardrail) e segnaletiche che interferiscono sulla percezione del paesaggio. Notevole l’interferenza indotta all’elettrodotto che attraversa, in questo tratto, la statale. Indicazioni di intervento per la riqualificazione paesaggistica - Mitigazione della percettibilità delle protezioni metalliche mediante posa di cortine arbustive sul retro delle stesse e pigmentazione del metallo con idonei cromatismi - Posa di alberature ad alto fusto per mitigare la percezione dell’elettrodotto

Dequalificazione paesaggistica località statale Porrettana comune Porretta Assetto paesaggistico Il nuovo tratto stradale della statale Porrettana, compreso tra gli abitati di Vergato e Riola, offre significativi

ristrutturazione, da riconvertire in un Centro Studi sull’Appennino dove verrà dato spazio alla ricerca scientifica legata all’eco-sostenibilità e all’impiego di fonti alternative di energia. Nella 2005 è stata invece acquistata la Rocchetta Mattei, un edificio isolato testimonianza dell’architettura eclettica ottocentesca, in grave stato di abbandono, presso la località di Savignano nel Comune di Grizzana Moranti. Una volta restaurata, la rocca ospiterà funzioni turistiche e museali. Ad oggi sono terminati i lavori di consolidamento strutturale e recuperate le quattro torri dell’ala sud-ovest.

ENTI PROMOTORI

la presentazione pubblica dei risultati della ricerca a Palazzo Saraceni a Bologna. Realizzazione e divulgazione del dvd Le strade verdi dell’Appennino

GRUPPO DI LAVORO

Settembre 2006 Pubblicazione del volume Paesaggi e identità dell’Appennino: valorizzazione e sviluppo sostenibile lungo la Porrettana

Dorsale appenninica bolognese lungo la valle del Reno

Sintesi grafica dei fattori di dequalificazione paesistica

e degli interventi di riqualificazione.

Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna OIKOS Centro Studi (società di consulenza tecnico-scientifica) OIKOS Centro Studi Felicia Bottino Luisella Gelsomino Valentina Ridolfi

Esperti e consulenti Walter Baricchi Giuliano Cervi Catia Chiusaroli Stefano Soglia Renzo Zagnoni Alessia Tonello Elisabetta Volta Gianluca Galuppo Paola Pezzoni Emanuele Martignoni

PUBBLICAZIONI

Catalogo delle buone pratiche per il paesaggio 2° PMP Progetto Pays.DOC, Ottobre 2007 Paesaggi e identità dell’Appennino: valorizzazione e sviluppo sostenibile lungo la Porrettana A cura di Felicia Bottino Editrice Compositori, Bologna 2006 Lungo i Paesaggi del Reno. Emergenze e identità dell’Appennino cd-rom, Altair 4, 2004

CRONOLOGIA

12 Maggio 2003 Seminario con gli amministratori dei comuni della Montana Media e Alta Valle del Reno 23 Maggio 2003 Presentazione pubblica dei primi risultati dello studio durante un incontro pubblico presso il Comune di Monghidoro Marzo 2004 Realizzazione e distribuzione del cdrom Lungo i Paesaggi del Reno Gennaio 2005 Convegno Identità e risorse per uno sviluppo sostenibile dell’Appennino con

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PAESAGGIO E PARTECIPAZIONE

SAVIGNANO UNA CITTÀ PER TE. QUATTRO AZIONI DI PROGETTAZIONE PARTECIPATA Savignano sul Rubicone (FC) CONTESTO Fra Rimini e Cesena, da cui dista 15 chilometri, lungo la via Emilia e l’asse ferroviario Bologna-Rimini, Savignano si estende dalle prime colline preappenniniche fino al mare, seguendo il corso del Rubicone fino alla foce, a metà strada tra la costa e le colline dell’entroterra romagnolo, sviluppandosi prevalentemente su un territorio pianeggiante.

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TEMI ED OBIETTIVI Da diversi anni il Comune di Savignano sul Rubicone persegue obiettivi di inclusione dei cittadini in alcune importanti decisioni relative alla progettazione urbanistica del proprio territorio ritenendo che gli strumenti di progettazione partecipata siano fondamentali per coinvolgere, pur con ruoli diversi, soggetti esterni all’amministrazione per condividere, sin dalla fase ideativa, alcune importanti scelte pubbliche. Il progetto Savignano una città per te si propone di ricostruire il senso di appartenenza al territorio attraverso lo stimolo alla discussione, al confronto, alla comunicazione tra i gruppi sociali. Si propone altresì di ridefinire il rapporto tra i cittadini e la politica nella progettazione della città attraverso l’utilizzo di tecniche di “progettazione partecipata”. L’intento è quello di promuovere la partecipazione per rendere i cittadini corresponsabili nelle scelte attraverso

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l’elaborazione di un modello di tipo negoziale, che comporti una condivisione di responsabilità, sia pure nella chiarezza e nella differenziazione dei ruoli.

1. Panorama di Savignano sul Rubicone 2.3. Parco del Rubicone. Il tratto di fiume più strategico ai fini della riqualificazione, che comprende la zona del ponte romano, a ridosso del centro storico 4-5. Il Centro è nel Parco! I terreni agricoli da trasformare in parco urbano, durante un incontro del workshop con i residenti del quartiere 6. Il Centro è nel Parco! Il progetto

METODOLOGIA E STRUMENTI Quattro sono state le prime attività avviate dall’amministrazione comunale. Il Centro è nel parco! è un’azione di progettazione partecipata per candidare l’area per il parco di Valle Ferrovia alla terza edizione del concorso nazionale di progettazione

partecipata e comunicativa indetto da INU e ANCI e dotare la città di un parco urbano multifunzionale. Sette piazze per il centro storico è un concorso nazionale di idee per consistenti interventi di riqualificazione di sette piazze situate nel cuore del centro storico. Durante numerose assemblee pubbliche sono stati presen-

tati i progetti preliminari delle sette piazze alla cittadinanza, ad oggi quasi interamente completate. La terza azione è rappresentata dall’istituzione della Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio per la composizione della quale è prevista l’autocandidatura di professionisti ed esperti. La Com-

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7. Il Centro è nel Parco! Area sud di fronte al nuovo quartiere di Valle Ferrovia: il parco urbano si svilupperà trasformando la campana esistente ed organizzando lo spazio attraverso una trama di fossati agricoli che permetteranno il drenaggio delle acque meteoriche. I filari di aceri campestri e di vite maritata, riconosciuti come caratteri identitari dai cittadini, saranno mantenuti. 8. Il Centro è nel Parco! Area dell’ex-cava di argilla, parte centrale del parco: qui trova spazio un laghetto originato dalla cava di argilla dell’ex-fornace. La vocazione naturalistica di questa zona umida si traduce nella creazione di un bosco misto di latifoglie, che diventa progressivamente igrofilo in prossimità del bacino e che servirà da schermatura alla strada che attraverserà il parco. 9. Il Centro è nel Parco! Area nord: la porta d’ingresso al parco, con una trama regolare che organizza frutteti, spazi gioco per bambini ed un’area sgambamento cani. È attraversata dal percorso pedo-ciclabile che collegherà il Rio Salto al Rubicone.

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missione si è insediata ed è attiva dall’anno 2006. Infine il Parco del Rubicone: un ponte verso il mare, uno studio di fattibilità per la realizzazione del parco fluviale per il quale è stato bandito un concorso pubblico. Decretato il gruppo vincitore, è stato redatto lo studio di fattibilità, parallelamente alle azioni di sensibilizzazione della popolazione ai temi urbanistici, ambientali, paesaggistici e legati all’identità del territorio, affrontati da questo progetto. FASI DI LAVORO Per la prima azione, Il Centro è nel parco!, terminate le fasi di laboratorio e workshop con gli abitanti del

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quartiere previste dalla procedura concorsuale, si è passati alla definizione dell’incarico per il gruppo di progettisti vincitori del concorso con l’obiettivo di redigere un progetto esecutivo. I risultati del concorso Sette Piazze per il Centro Storico, bandito dall’aministrazione comunale del 2005, hanno rappresentato l’occasione per avviare un processo a lungo termine che non si è esaurito nella pura realizzazione delle piazze centrali, ma che ha visto l’istituzione di un “Laboratorio di progettazione urbana” per sviluppare e migliorare l’ambiente cittadino di cui il centro storico è la principale polarità. Il progetto, un insieme coerente di interventi sugli spazi per favorire l’uso

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10-11. Sette piazze. Il progetto per la riqualificazione di Piazza Borghesi e Faberi dello studio GGA 12. Sette piazze. La nuova Piazza Borghesi e Faberi 13. Sette piazze. La riqualificazione di via Nazario Sauro 14-15. Sette piazze. La riqualificazione di Borgo San Rocco, un progetto di Pasqualino Solomita, Filippo Lupo e Matteo Conti

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collettivo delle spazio urbano quale luogo per l’incontro e la comunicazione delle persone, si è sviluppato attraverso il lavoro di progettazione durato 16 mesi, prodotto da 7 tecnici esterni e dai tecnici dell’Ufficio di Piano comunale. Il Laboratorio è stato lo strumento per procedere ad un approfondimento delle diverse proposte elaborate dai tre gruppi vincitori del concorso e nello specifico si è occupato di elaborare: il piano quadro, il piano della luce, il piano dei parcheggi, il progetto esecutivo di Borgo San Rocco, i progetti definitivi di Piazza Torricino, Piazza Gori, Piazza Kennedy e Piazza Borghesi e Faberi, e i progetti preliminari di Piazza Castello e Borgo Madonna Rossa, per un’area di oltre 20.000 metri quadrati. Il progetto per il Parco del Rubicone: un ponte verso il mare è scaturito dalla decisione dell’amministrazione di cogliere l’occasione per avviare un processo di riflessione più ampio relativo allo sviluppo della città a partire dalle potenzialità e dalle opportunità offerte dalla formazione del Parco, tenendo conto del ruolo e del significato del fiume Rubicone rispetto ai

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16. Parco Rubicone. Carta delle strategie e delle azioni. Le principali azioni da intraprendere sulle aree coinvolte dallo studio di fattibilitĂ , utilizzata nel percorso di consultazione della cittadinanza 17. Parco Rubicone. istanze che sottolineano opportunitĂ  e visioni del parco 16

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Scheda tecnica territori di appartenenza. In questa ottica sono state definite le strategie prioritarie intorno alle quali impostare il progetto di Parco e attivare il confonto e la condivisione con gli attori e la comunità savignanesi. PRIMI ESITI Savignano una città per te ha rappresentato un percorso progettuale nuovo, che ha scommesso su un’azione pubblica partecipata e condivisa con la comunità locale introducendo forme innovative di progettualità nella pianificazione urbanistica e nella realizzazione di opere volte a promuovere e valorizzare il territorio comunale. Il progetto, nato con l’obiettivo di diffondere i metodi di coinvolgimento degli abitanti nelle scelte di trasformazione e riqualificazione delle città, nonché la sperimentazione di linguaggi di comunicazione aderenti alla necessità di rendere le scelte progettuali condivise e più facilmente comprensibili a tutti i cittadini, rappresenta un ottimo esempio di gestione delle risorse locali. Vista la complessità del progetto e la vastità degli interventi proposti, ad oggi, solo alcune delle attività intraprese sono state ultimate, ma l’amministrazione comunale ha dimostrato un serio interesse nel portare a termine, concretamente, gli impegni presi con la cittadinanza.

LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Prima fascia collinare appenninica

ENTI PROMOTORI

Comune di Savignano sul Rubicone

GRUPPO DI LAVORO

Comune di Savignano sul Rubicone Settore Pianificazione Territoriale e Ambiente Gilberto Versari Barbara Casadei IL CENTRO È NEL PARCO! Progettisti Claudia Morri, Marialuisa Cipriani, Bernhard Neulichedl, Lucia Raffaelli, Fabio Salbitano Consulente prima fase Antonio Maturo (sociologo) SETTE PIAZZE PER IL CENTRO STORICO Progettisti Pasqualino Solomita, Filippo Lupo, Matteo Conti GGA gardini gibertini architetti Barbara Casadei e Filippo Lupo PARCO DEL RUBICONE Progettisti Giovanni Cafiero, Francesco Nigro e Paolo Rigoni

CRONOLOGIA

2005-2006 Svolgimento ed esiti del Concorso nazionale di progettazione partecipata e comunicativa terza edizione 20052006 Il centro è nel parco: un parco urbano per il quartiere di Valle Ferrovia agosto – dicembre 2005 Pubblicazione del bando ed esito del concorso Sette Piazze per il Centro Storico

settembre 2006 Costituzione del Laboratorio di progettazione urbana

2010 Fine lavori di riqualificazione delle prime piazze

2006 Insediamento della Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio

2012 Avvio delle procedure ai progettisti vincitori del Concorso nazionale di progettazione partecipata e comunicativa Il centro è nel parco per l’affidamento di incarico di stesura del progetto esecutivo e direzione lavori per la realizzazione del parco urbano per il quartiere di Valle Ferrovia

dicembre 2006 Piano quadro e Progetti preliminari delle piazze e verifica enti di competenza 2007 Affidamento di incarico ai progettisti vincitori del Concorso nazionale di progettazione partecipata e comunicativa Il centro è nel parco per la redazione del progetto definitivo per la realizzazione del parco urbano per il quartiere di Valle Ferrovia aprile - luglio 2007 Progetti definitivi per piazza Borghesi e Fabbri, piazza Castello, Gori, Torricino, Borghi e Porte est/ovest

SITO WEB

http://www.comune.savignano-sulrubicone.fc.it/

PREMI E RICONOSCIMENTI

2006 Premio della Regione Emilia-Romagna per i progetti di “Relazione con i cittadini”

febbraio 2008 Inizio dei lavori di riqualificazione delle sette piazze giugno 2008 Presentazione alla fiera di Rimini dello studio di fattibilità del Parco del Rubicone all’interno della conferenza Waterfront - Riqualificazione urbana e paesaggi fluviali. Presentazione alla fiera di Rimini EuroP.A. - fiera per Prodotti, tecnologie e servizi per la Pubblica Amministrazione - del progetto definitivo del parco di Valle Ferrovia. Organizzazione del convegno “Il verde si fa spazio” nel Comune di Savignano sul Rubicone

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PAESAGGIO E PARTECIPAZIONE

DALLA PIANURA AL CRINALE DELL’APPENNINO ORIENTALE PARMENSE Comunità Montana Parma Est (PR) CONTESTO Il progetto interessa il territorio orientale della provincia di Parma compreso fra il piede collinare ed il crinale appenninico (tra i comuni di Calestano, Langhirano, Lesignano, Neviano, Tizzano, Palanzano, Monchio e Corniglio) con aree parzialmente incluse nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e nel Parco Regionale delle Valli del Parma e del Cedra. L’ambito è accomunato da una forte vocazione verso il settore agroalimentare, seppure con una maggiore intensità nella pedecollina e nei pressi di Langhirano e Lesignano. Il paesaggio è modellato dalla conduzione agronomica connessa alla filiera di produzione del Parmigiano Reggiano (prati per foraggio, nuclei aziendali con allevamenti bovini, caseifici per la trasformazione del latte), particolarmente forte nella parte settentrionale dei comuni di Neviano e Tizzano. TEMI ED OBIETTIVI Il nascere di nuovi stabilimenti industriali a servizio del comparto agroalimentare, l’espansione dei centri urbani a fondovalle, il progressivo abbandono e degrado dei fabbricati rurali tradizionali, la realizzazione di strutture ricettive a forte impatto percettivo e la trasformazione dei borghi storici hanno prodotto una progressiva omologazione delle nuove forme insediative, spesso indifferenziate rispetto alle specificità dei luoghi,

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Torrechiara

I C s

Galassino Vincolo paesaggistico

Calanchi di Rivalta

Oasi faunistica

Marzolara

1. Scenari collinari nella bassa valle del Parma 2. Emergenze di interesse storicodocumentale: il castello di Torrechiara. Fatto costruire da Pier Maria II de’ Rossi fra il 1448 e il 1460, sulle rovine di una precedente casaforte del 1259, è considerato un esempio tra i meglio conservati di architettura dei castelli in Italia poiché unisce elementi del medioevo a quelli del Rinascimento italiano. 3. Storica azienda per la stagionatura dei prosciutti crudi certificati biologici a Traversetolo, alle pendici delle colline, tra le verdi valli dell’ Enza e del Parma. 4. Caseificio nelle campagne di Noceto, localizzato di fianco ad un tratto originale della “Via Francigena” che si inoltra in un bosco dall’aspetto tipico della zona di pianura. Molte aziende della zona propongono attività didattiche con lo scopo di chiarire e divulgare la filosofia che sta alla base del metodo biologico di produzione. 5. La Valle dell’Enza. La qualità delle acque del torrente Enza è spesso sottovalutata: gran parte dell’acqua potabile presente sul territorio provinciale infatti è presa dalle falde alimentate da questo corso d’acqua e che tale acqua sia stata in molte occasioni elogiata per le sue qualità organolettiche. Non è un caso nemmeno che la zona di produzione del Parmigiano Reggiano coincida in gran parte con l’areale della valle dei fiumi Enza, Parma e Secchia. 6. Tavole con il quadro di unione delle aree laboratorio. Da nord a sud, con l’obiettivo di cogliere gli aspetti unificanti dell’intera area di studio, sono riconoscibili quattro paesaggi principali: il territorio agricolo parzialmente erborato della prima collina, il territorio agricolo degli allevamenti nella bassa montagna e nei fondovalle, il territorio agricolo forestale, il territorio dei pascoli d’alta quota.

Badia Cavana

Salti del Diavolo

Bazzano

Pieve di Tizzano

Monte Fuso

Graiana

Val Bratica

Monte Caio

Zone di rilievo paesaggistico ambientale Zone di tutela naturalistica

SIC SIC-ZPS ZPS

Valcieca

Parco Nazionale Area contigua

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Parco Regionale del Cento Laghi

e generato un allontanamento del legame storicamente esistente fra forme del paesaggio e modalità di utilizzo del territorio. Il tema centrale del progetto è la conservazione, il miglioramento e la gestione degli elementi caratterizzanti i paesaggi locali, con l’obiettivo di favorire la sperimentazione di moda-

lità di gestione del territorio più attente alle peculiarità del contesto e diversificarte in base alle esigenze di sviluppo locali. Attraverso momenti di confronto con le popolazioni locali, analisi delle conoscenze disponibili e rilievi sul campo, sono state evidenziate buone pratiche di gestione delle trasforma-

zioni territoriali, quale strumento strategico per diffondere i valori connessi alla tutela paesistica.

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IT4020023 BARBOJ DI RIVALTA

Zona dei Calanchi e delle Salse delle valli del T. Masdone e del T. Termina

Inquadramento territoriale dell'Unità di paesaggio nella Comunità Montana Appennino Parma Est scala 1:300000

Zona del Monte Bosso, Monte Sporno, tratto della Val Baganza da Calestano a Marzolara

Collina di Torrechiara Unità di paesaggio

Zona della Badia di S. Michele Cavana e tratto del T. Parma

Comunità Montana Appennino Parma Est Aree boscate

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Langhirano

Calestano

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Zone di tutela naturalistica

5 Neviano

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Vincolo paesaggistico

Siti di Importanza Comunitaria (SIC)

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Tizzano

Zone di rilievo paesaggistico ambientale

Zone di Protezione Speciale (ZPS)

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SIC-ZPS

Corniglio

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8 Palanzano

Zona di Torrechiara e tratto del T. Parma 10 Monchio

Insediamenti non tutelati dal PTPR ma documentati come presenti al 1936 (ptcp) IT4020023 BARBOJ DI RIVALTA

Insediamenti tutelati dal PTPR e segnalati come presenti al 1936 (ptcp)

IT4020023 BARBOJ DI RIVALTA Zona dei Calanchi e delle Salse delle valli del T. Masdone e del T. Termina

Zona di Torrechiara e tratto del T. Parma

Inquadramento territoriale dell'Unità di paesaggio nella Insediamenti Comunità Montana Appennino Parma Esttutelati dal PTPR ma non segnalati come presenti al 1936 scala 1:300000

Zona dei Calanchi e delle Salse delle valli del T. Masdone e del T. Termina

(ptcp)

Strade romane (ptcp) Zona del Monte Bosso, Monte Sporno, tratto della Val Baganza da Calestano a Marzolara

Strade medioevali (ptcp)

Zona del Monte Bosso, Monte Sporno, tratto della Val Baganza da Calestano a Marzolara

Zona della Badia di S. Michele Cavana e tratto del T. Parma

Via delle Pievi

Aree boscate

Via del Sale Via Francigena Strada del Dominio Rossi Zone dei di tutela naturalistica

Galassino Vincolo paesaggistico

Siti di Importanza Comunitaria (SIC)

Zone di rilievo paesaggistico ambientale

Zone di Protezione Speciale (ZPS) SIC-ZPS

Zona della Badia di S. Michele Cavana e tratto del T. Parma

Aree agricole eterogenee

IT4020023 BARBOJ DI RIVALTA Zona di Torrechiara e tratto del T. Parma Zona dei Calanchi e delle Salse delle valli del T. Masdone e del T. Termina

Praterie e brughiere cacuminali

Insediamenti nonmisti tutelatidi dalconifere PTPR Boschi e latifoglie ma documentati come presenti al 1936 (ptcp)

Prati stabili

Insediamenti tutelati dal PTPR e Castagneti da frutto segnalati come presenti al 1936 (ptcp)

Rimboschimenti recenti

Insediamenti tutelati dal PTPR ma Cespuglieti non segnalati come presenti al 1936 (ptcp)

Seminativi

Strade Formazioni romane (ptcp)

Vigneti

boschive a prevalenza di latifoglie

Formazioni di Strade medioevali (ptcp)

conifere adulte

Zone a prevalente affioramento litoide Zone estrattive e discariche

Via delle Pievi

Zona del Monte Bosso, Monte Sporno, tratto della Val Baganza da Calestano a Marzolara

Via del Sale

Aree Laboratorio

Via Francigena

Strada del Strada Dominio dei Rossi panoramica

(ptcp)

Emergenza Zona della Badia di S. Michele Cavana e tratto del T. Parma Aree agricole eterogenee

Praterie e brughiere cacuminali

Boschi misti di conifere e latifoglie

Prati stabili

Castagneti da frutto

Rimboschimenti recenti

Cespuglieti

Seminativi

Formazioni boschive a prevalenza di latifoglie

Vigneti

Formazioni di conifere adulte

Zone a prevalente affioramento litoide Zone estrattive e discariche

Aree Laboratorio Strada panoramica (ptcp) Emergenza

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Zona di Torrechiara e tratto del T. Parma

METODOLOGIA E STRUMENTI

i paesaggi consolidati e meritevoli, ma anche quelli recuperati come vaIl riconoscimento, la tutela e la valolore dalla sensibilità contemporanea rizzazione dei principali valori paesag(come ad esempio la panoramicità gistici sono stati perseguiti attraverso rispetto alla visione in movimento) un percorso di indagine che ha in prie definiti gli indirizzi di recupero e Zona dei Calanchi e delle Salse delle valli del T. Masdone e del T. Termina mo luogo evidenziato i caratteri della tutela, coerentemente con le esistruttura del territorio, con particolare genze IT 4020023 - BARBOJ DI RIVALTA di intervento segnalate dalle attenzione alla componente storicoamministrazioni pubbliche e dai citculturale. Si sono poi individuate le tadini, da riprendere negli strumenti porzioni in cui ancora si conservano amministrativi di gestione, nell’attiZona di Torrechiara e tratto del T. Parma

vità di trasformazione e nelle azioni di promozione turistica del territorio. Infine sono stati valutati gli effetti e la sostenibilità delle azioni e delle proposte progettuali. Attraverso un’applicazione sperimentale al paesaggio di metodologie tipiche del recupero dei nuclei urbani storici si è predisposto un “manuale” con indirizzi di buone pratiche nel campo dell’assetto e della utilizzazio-

Zona dei Calanchi e delle Salse delle valli del T. Masdone e del T. Termina

IT 4020023 - BARBOJ DI RIVALTA

Zona della Badia di S. Michele Cavana e tratto del T. Parma

Zona della Badia di S. Michele Cavana e tratto del T. Parma

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ne agronomica, della infrastrutturazione del territorio, della protezione dal rischio idrogeologico e del recupero dell’edilizia sparsa. Il manuale contiene approfondimenti e comparazioni fra le diverse modalità di azione, con particolare riguardo per le forme ambientalmente sostenibili, ed è articolato in relazione ai diversi paesaggi riconosciuti, evidenziando la volontà di redigere uno strumento

7. Carta dei valori delle colline di Torrechiara. Per meglio focalizzare l’incrocio di aspetti naturalistici e tracce della presenza antropica si è giunti a selezionare 12 aree campione o aree laboratorio, che sono da intendersi come porzioni di territorio dove i diversi valori non sono presenti in modo esclusivo, ma in modo più evidente e riconoscibile.


Scheda tecnica che superasse la genericità e universalità dei manuali tecnici usualmente disponibili, ma fosse invece attento alle specificità e alle peculiarità del contesto locale. FASI DI LAVORO Il principale momento di confronto pubblico è stato finalizzato all’ascolto dei soggetti che potessero apportare un contributo conoscitivo sulla percezione del paesaggio e che fossero direttamente coinvolti nelle azioni di tutela e valorizzazione: popolazioni permanenti (residenti e operatori economici), popolazioni presenti temporaneamente (turisti, proprietari di case di vacanza, cacciatori, pescatori e raccoglitori non residenti), amministratori e rappresentanti di gruppi organizzati. Anche in ragione delle peculiarità geografiche dell’ambito di studio – molto esteso e con una popolazione rada e distribuita in numerosi centri urbani – è stata predisposta una mostra itinerante per i capoluoghi degli 8 comuni dell’ambito di studio con i primi risultati del lavoro di ricerca. Attraverso un questionario pubblico, sono stati raccolti commenti e valutazioni, allargando l’indagine a temi più generali, così da evidenziare il livello di sensibilità della popolazione sui valori espressi dal paesaggio. Con questa iniziativa si è aperto un confronto con la popolazione su un primo quadro analitico e sulla progettualità sovraordinata già in essere, mentre un ulteriore momento di partecipazione è stato

previsto in occasione dell’attivazione degli scenari di intervento, da concretizzarsi in due distinte azioni: un accordo territoriale fra amministratori locali per candidare alcune parti dell’area di studio a Paesaggi naturali e seminaturali protetti, ai sensi dell’art. 14 della LR 6/2005 e la verifica ed il confronto con le comunità locali sui contenuti di tutela e gestione di un paesaggio protetto all’interno delle area pilota o di eccellenza. PRIMI ESITI ll principale risultato del lavoro è stato porre le premesse, presso la popolazione locale, per articolare e ampliare le forme di gestione attiva del paesaggio, che non si limitasse alle sole aree protette esistenti, ma coinvolgesse, secondo diverse modalità e incentivazioni, tutto l’ambito prescelto. A livello pratico, il progetto ha risposto a concrete esigenze locali, ovvero sostegno tecnico e conoscitivo ai soggetti che intervengono sul territorio; promozione di forme innovative nel campo della gestione ambientale; attivazione di iniziative che favoriscano il sorgere di nuove professionalità; incremento della sensibilità, presso la cittadinanza e gli amministratori, per gli aspetti che costituiscono l’identità dei propri luoghi di appartenenza.

LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Montagna parmense-piacentina

ENTI PROMOTORI

Provincia di Parma Comunità Montana Appennino Parma Est (comuni di Calestano, Corniglio, Langhirano, Lesignano, Monchio, Neviano, Palanzano, Tizzano) Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma

GRUPPO DI LAVORO

Responsabili del progetto per la Provincia di Parma Maurizio Dallatana Paolo Almansi Regione Emilia-Romagna Vittoria Montaletti

CRONOLOGIA

2005-2007 Progetto di tutela, recupero e valorizzazione del paesaggio (L.R. 20/2000 – art.49)

Progettista Fabio Ceci

SITI WEB

Collaboratori Martina Zucconi

PUBBLICAZIONI

Organizzazione e allestimento mostra itinerante Paolo Almansi Simona Acerbis Marco Rossi Rocco Tenca Tomaso Cavalli Chiara Lanzoni

www.cmparmaest.pr.it Volumetto illustrativo delle metodologie e dei risultati del progetto “Dalla pianura al crinale dell’Appennino orientale parmense. Le buone pratiche come strategia di valorizzazione dei paesaggi” con cartografia allegata.

Interviste ai visitatori della mostra itinerante Michela Albertelli Indagine sulle forme di partecipazione e sui caratteri dei paesaggi protetti Valerio Fioravanti Responsabili per il Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma Giuseppe Vignali Sonia Anelli Responsabile per il Comunità Montana Appennino Parma Est Simona Acerbis

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Comunicazione e paesaggio Le nuove forme di comunicazione multimediali hanno al giorno d’oggi il grande vantaggio di avvicinare diverse fasce della popolazione, che abitualmente non si interessano di tematiche paesaggistiche, agli strumenti di gestione territoriale. Portali web, blog e social networks sono sempre più frequentemente utilizzati per concentrare l’attenzione e dare visibilità a problematiche reali ma trascurate, per informare ed attivare iniziative di partecipazione in merito a trasformazioni in corso; più raramente si impiegano nella definizione di veri e propri progetti. Quali sono dunque i limiti del web 2.0? È possibile, progettare, pianificare, disegnare il paesaggio attraverso strumenti interattivi ma virtuali? Come si possono sfruttare al meglio i mass-media per attivare un dibattito a scala locale coinvolgendo variate tipologie di soggetti? Quali sono gli strumenti più indicati per documentare le trasformazioni paesaggistiche in corso? Quali invece sono più adatti per coinvolgere la popolazione ed attivare azioni di sensibilizzazione?

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Matilde Callari Galli

WEB E MAPPE URBANE

Università di Bologna

Oggi sembrerebbe che tutto il globo sia conosciuto così accuratamente da rendere possibile una sua rappresentazione cartografica completa. Se questo può essere considerato pressoché vero da un punto di vista geografico, non lo è se consideriamo i molti livelli di conoscenza consentiti dal metodo cartografico e se apriamo il metodo cartografico alla sua utilizzazione sul web. Ogni epoca e ogni gruppo esprime le sue tensioni culturali dominanti anche attraverso la scelta dei domini che intende mappare: oggi, quando nell’Occidente la tensione culturale sembra orientarsi verso la conoscenza dei sentimenti e dei comportamenti che guidano l’occupazione degli spazi, verso la percezione che di essi hanno i diversi gruppi che li vivono e li attraversano, verso l’individuazione delle relazioni tra luoghi e partecipazione alla vita sociale della città e del proprio quartiere, abbiamo la possibilità, attraverso le rappresentazioni sul web, di costruire nuove mappe che in modo diverso descrivano questi nuovi ambiti.

gli spazi elettronici e ne resteranno lontani e inascoltati i molti che li usano raramente o che ne sono tenuti lontani dall’età, dall’istruzione, dalla provenienza etnica, dal reddito. Inoltre corriamo il pericolo di far confluire energie, idee, entusiasmi e frustrazioni solo sul livello virtuale senza avere gli strumenti per trasferirli sul piano della trasformazione pratica e politica. Ma quest’opera di mediazione, questo sforzo di coinvolgimento più ampio attraverso altre forme di comunicazione, questo tentativo di trasformazione dell’incontro virtuale in conoscenza diretta, sono problemi che oggi investono tutta l’area dello spazio della cittadinanza e della partecipazione e che possono essere affrontati e risolti solo tramite una nuova elaborazione della politica e delle sue pratiche. E non va dimenticato che davanti alle grandi difficoltà che s’incontrano a soddisfare la necessità del coinvolgimento attivo di ampi gruppi di cittadini, la rappresentazione delle nuove geografie del paesaggio è un mezzo importante per permettere al soggetto di avere consapevolezza dei possibili interventi che conducano verso una nuova progettualità urbanistica e sociale.

Il paesaggio presente sul web si presta ad aprire un dialogo degli utenti che li metta in grado di narrare – a se stessi e agli altri – come concepiscono e come vivono i loro “spazi”, quelli che vedono e percorrono e quelli che immaginano. Tramite il web la rappresentazione di un paesaggio - urbano o rurale, affollato o deserto - è in grado di offrire una raccolta di dati differenziati, preparata perché in essa e con essa le molte differenze che vivono quel paesaggio possano confrontarsi e dialogare. Due sono i principali limiti che si aprono a chi vuole percorrere questa nuova strada di comunicazione sul paesaggio e con il paesaggio: su di essa confluiranno solo le narrazioni dei giovani abituati a percorrere

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PERCORSI EMOTI Geoblog multiutente aperto

SPAZI INDECISI Il paesaggio come oggetto di attività umana

CUORE DI PIETRA Un progetto di public art a Pianoro

ISOLA DELLE ROSE La libertà fa paura

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COMUNICAZIONE E PAESAGGIO

PERCORSI EMOTIVI. GEOBLOG MULTIUTENTE APERTO Bologna (BO) CONTESTO Il sito web di Percorsi Emotivi è un geoblog multi-utente aperto che invita al racconto, alla condivisione di parole, immagini e suoni legati al territorio bolognese, così che, accanto alla città reale costituita da vicoli, ponti, piazze, strade ed edifici, cresca una Bologna vissuta e raccontata, ricordata e sognata dai propri cittadini. TEMI ED OBIETTIVI Il progetto, che nasce a partire dalle riflessioni e dalle proposte elaborate dall’Associazione Mappe Urbane, ha l’obiettivo di disegnare una mappa emotiva di Bologna, facendo dialogare i cittadini con una carta topografica elettronica della città, dando modo a quanti la consultino di inserire e georeferenziare, quindi collegare ad uno specifico punto geografico, un pensiero, una proposta o un ricordo suscitati da un luogo. Le informazioni raccolte forniscono un importante contributo sulla conoscenza della percezione e della fruizione degli spazi, ed indicano aspirazioni, bisogni e proposte degli abitanti che andranno a costituire un database fondamentale per disegnare, assieme agli utenti del sito, un’organizzazione spaziale ed estetica condivisa che possa divenire uno stimolo per le politiche urbanistiche locali. Considerando che il paesaggio urbano muta continuamente in base agli affetti, agli stati d’animo e alle pratiche che in esso si svolgono, Percorsi

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1. La home page del geoblog di Percorsi Emotivi 2. Il geoblog di Artfirst realizzato in collaborazione con ArteFiera 3. Il geoblog realizzato per il Dipartimento educativo del MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna 4. La mappa de l’accoglienza all’interno del geoblog di Percorsi Emotivi che raccoglie e offre informazioni per gli operatori sociali e per chi vive i disagi della vita di strada

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Emotivi ricerca una rappresentazione dello spazio in base alle emozioni che esso provoca in chi lo vive o lo attraversa, cercando di rendere la mappa della città più sensibile alla percezioni soggettive e sensoriali. Le esperienze catalogate permetteranno quindi di generare un suggestivo punto di osservazione del territorio urbano, inteso come agglomerazione di flussi ed emozioni nate da pratiche, movimenti e passioni diverse. METODOLOGIA E STRUMENTI Nella ricerca della definizione di un rapporto produttivo tra la percezione soggettiva della città e la sua rappresentazione, il progetto si sviluppa

dalle critiche che la geografia postmoderna ha elaborato verso la cartografia tradizionale e dalla mancanza di una metodologia alternativa per la rappresentazione dello spazio urbano fondata su questa consapevolezza critica. L’approccio progettuale ha fatto riferimento a tre matrici teoriche: in primo luogo all’esperienza surrealista, che in ambito artistico ha elaborato una rappresentazione dello spazio emozionale e sensoriale, ed in secondo luogo agli insegnamenti di Kevin Lynch sul piano della città percepita, che ha tentato di utilizzare la percezione per retroagire sulla pianificazione urbana e sull’architettura, nel tentativo di scegliere forme adeguate a rendere semplice l’orientamento e

riconoscibile il proprio ambiente. Infine, quegli autori che esaminando da un punto di vista fenomenologico la cartografia hanno esplorato l’umano bisogno di avere spazi di narrazione, inserendo tra le due modalità che, secondo il sociologo Henri Lefebvre, caratterizzano lo spazio nell’era moderna, lo spazio prima concepito e poi vissuto, una terza modalità: quella dello spazio narrato. La disponibilità di servizi come GoogleMaps, che permettono non solo e non tanto la consultazione di mappe e stradari, ma offrono la possibilità di utilizzare una «mappa base» sulla quale sovrapporre strati di informazioni prodotte dagli utenti, stanno avviando una rapida rivoluzione nell’ambito della produzione

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cartografica e dei sistemi informatici (GIS) che la supportano, rendendo un sapere tecnico specialistico sempre più alla portata di appassionati e amatori, tanto che si parla ormai comunemente di grassroot mapping (mappatura dal basso - fonte: http:// grassrootsmapping.org) o crowdmapping. Tali pratiche sono alla base delle ricerche e delle applicazioni che si stanno sviluppando in quell’ambito che alcuni autori propongono di chiamare NeoGeography.

da filtro rispetto agli interventi degli utenti che sono ricevuti sotto forma di ‘richiesta di pubblicazione’ (l’unico criterio per la selezione dei materiali è la congruità con le finalità del progetto e se ne preserva la ‘genuinità’ non apportando alcun tipo di editing). In secondo luogo, il gruppo di lavoro, con la collaborazione di enti e istituzioni culturali attive sul territorio, è inoltre impegnato nella costruzione di una serie di “mappe tematiche” che hanno lo scopo di documentare particolari momenti espressivi della città. Al momento è possibile visitare “La città delle acque” ,“La città della street art”, “La città del lettering”, “La città dell’Arte Pubblica”, “Orti in città”, “I luoghi della memoria”, “BoxBo” e “Altrove in città”.

FASI DI LAVORO Il lavoro della redazione è articolato in due funzioni: innanzittutto agire

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5. Attività di mappatura alla Manifattura delle Arti 6. Illustrazione inserita da un utente del sito che documenta l’intervento di arte pubblica Surprise Party 7. Fotografia del Parco Lunetta Gamberini inserita da un utente 8. Illustrazione inserita da un utente sul Progetto Container - interventi itineranti di arte pubblica e street art nei quartieri Pilastro, San Donato e Fiera

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Scheda tecnica Alle mappe tematiche si affiancano i geoblog dedicati a temi e iniziative di particolare rilievo per vivere e conoscere la città: ad esempio il geoblog di Artfirst, realizzato in collaborazione con ArteFiera; il geoblog realizzato per il Dipartimento educativo del MAMbo, che raccoglie i contributi dei bambini che hanno partecipato a una serie di “Passeggiate estetiche” volte a esplorare il quartiere in cui si trova il museo con un approccio plurisensoriale ed emozionale.

9-10-11-12. Il lavoro alla Manifattura delle Arti con bambini tra i 5 e i 10 anni organzzato dal Dipartimento educativo MAMbo insieme a studenti del corso di Comunicazione e Didattica dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Bologna

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PRIMI ESITI Il geoblog vuole fornire un suggestivo punto di osservazione del territorio urbano, inteso come insieme di umori e flussi emozionali, in grado di arricchire il quadro di riferimento di pianificatori e decisori politici accanto e al di là delle usuali procedure di analisi e urbanistica partecipata. La piattaforma, online dal 2009, ha finora raccolto 246 registrazioni di utenti, oltre 300 contributi e più di 25.000 persone hanno visitato il sito. Il supporto e la collaborazione con reti sociali e sportelli istituzionali ha permesso di coinvolgere nel progetto anche fasce della popolazione meno avvezze alla navigazione web o distanti dall’accesso dalle forme di comunicazione contemporanea, come migranti, anziani, bambini, lavoratori notturni o senza fissa dimora, permettendo di raccogliere una preziosa diversità di esperienze e prospettive.

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LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Territorio comunale di Bologna

ENTI PROMOTORI

Associazione Mappe Urbane Fondazione Gramsci Emilia-Romagna Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna

GRUPPO DI LAVORO

Associazione Mappe Urbane Matilde Callari Galli Massimiliano Geraci Siriana Suprani Paola Bonora Paolo Capuzzo Piero Dall’Occa Micaela Guarino Magda Indiveri Pina Lalli Danielle Londei Virginio Merola Piero Orlandi Mili Romano Gregorio Scalise Giuseppe Scandurra Giulia Stagi

Maggio 2011 Organizzazione in collaborazione con il Dipartimento educativo del MAMbo della mostra “Percorsi Emotivi per bambini e ragazzi alla Manifattura delle Arti”

SITI WEB

www.percorsi-emotivi.org www.artfirst.percorsi-emotivi.com www.mamboedu.maps.percorsiemotivi.com

PUBBLICAZIONI

Mapper urbane. Percorsi Emotivi a Bologna Studi Culturali, editrice il Mulino Matilde Callari Galli, Massimiliano Geraci e Giuseppe Scandurra

CRONOLOGIA

Marzo 2009 Apertura ufficiale del portale web

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2010 Attivazione del geoblog Art First Attivazione del geoblog Percorsi Emotivi per bambini e ragazzi Giugno 2010 Presentazione delle ricerche e delle attività realizzate da Mappe Urbane all’incontro “Mappe Urbane. Paesaggi Emotivi” Partecipazione al convegno “Plurilingualism and pluricultarlism in a globalised world: which pedagogy?” organizzato da PLIDAM de l’INALCO di Parigi e CETL di Londra

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COMUNICAZIONE E PAESAGGIO

SPAZI INDECISI. IL PAESAGGIO COME OGGETTO DI ATTIVITÀ UMANA Romagna a partire da Forlì (FC) CONTESTO Sono “spazi indecisi” le aree abbandonate, disabitate o dismesse, deantropizzate; i luoghi dimenticati dall’uomo per incuranza o in-cultura, gli spazi in attesa di un utilizzo futuro. Nonostante l’attuale condizione di abbandono, continuano a raccontare una storia, riflesso di un trascorso vitale, rivelando un carattere ambiguo che porta ad interrogarsi sul passato dei luoghi e sul presente della società contemporanea. Rappresentano l’incoscio urbano, il luogo più profondo ed inconsapevole dell’agire dell’uomo e del suo vivere quotidiano; costituiscono la parte che si trova al di sotto della città viva, della (non sempre) razionale urbanizzazione. TEMI ED OBIETTIVI Spazi Indecisi nasce con l’obiettivo di creare un nucleo catalizzatore di energie volte a fornire una nuova linfa vitale ai luoghi dimenticati, facendoli emergere dal subconscio urbano fino alla coscienza collettiva. Il progetto è collettivo, aperto alla partecipazione di chi voglia contribuire ad una serie di attività di sensibilizzazione e di riappropriazione simbolica degli spazi comuni del territorio locale. Il progetto si propone di indagare i luoghi ai margini attraverso una mappatura in costante aggiornamento, che raccolga fotografie, video, informazioni storiche, ricordi in modo da conservarne una memoria e diffondere una riflessione sul territorio e sui

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paesaggi periurbani. Spazi Indecisi ambisce a diventare un cantiere creativo in divenire, capace di favorire il dialogo, il confronto e l’ibridazione dei diversi linguaggi dell’espressività contemporanea in nome della valorizzazione dei luoghi ai margini. Inoltre vuole presidiare e alimentare il dibattito sul futuro di questi luoghi, promuovendo una riflessione creativa ed interventi reali attraverso la logica della partecipazione e del riuso leggero. I primi interventi si sono ad oggi concentrati soprattutto sull’area romagnola; tuttavia luoghi d’interesse per la ricerca sono già stati identificati nel resto del paese, estendendo gli studi ad ogni parte d’Italia.

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METODOLOGIA E STRUMENTI

1. La homapage del sito web 2. Screenshot del sito: esempio di scheda descrittiva per mappare gli spazi indecisi 3. Screenshot del sito: la geolocalizzazione di tutti gli spazi indecisi mappati dagli utenti 4. Locandina del Bando Indeciso lanciato nell’aprile del 2011 per raccogleire materiale fotografico 5. Locandina per promuovere l’evento Cicli Indecisi – edizione zero, un tour cicloturistico liberatorio per le vie del centro di Forlì alla ricerca ed alla scoperta di alcuni spazi indecisi della città 6. Materiale grafico, flyer e locandine realizzate in occasione di Cicli Indecisi – edizione zero

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Nella fase di avvio del progetto si è condotta un’indagine conoscitiva del territorio attraverso un’operazione di mappatura dei luoghi abbandonati. La ricerca, finalizzata a censire e catalogare i luoghi indecisi, è stata aperta a chiunque desiderasse partecipare, grazie ad una sezione interattiva predisposta sul portale web dell’iniziativa. Il risultato è una mappa di comunità interattiva, open source, in costante ampliamento ed aggiornamento. Attraverso il sito si è cercato infatti di raccogliere fotografie, testi, video o semplici segnalazioni per documentare il passare del tempo e le trasformazioni sul territorio romagnolo: informazioni e dati, racconti, aneddoti,

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leggende e curiosità che andranno a costituire un vero e proprio archivio storico creato dai cittadini per i cittadini, condiviso e partecipato. Una raccolta che permetterà alla popolazione locale di conoscere e riscoprire l’ambiente circostante con una prospettiva differente, soggettiva ed emozionale, stimolandone la partecipazione. Sul sito internet è presente una pagina web per ogni luogo segnalato, con la localizzazione geografica, materiali grafici ed informativi forniti dagli utenti. Attualmente sono state predisposte circa 60 schede descrittive descrittive consultabili direttamente dal sito del progetto.

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FASI DI LAVORO Il progetto si articola in due fasi. La mappatura dei luoghi ai margini rappresenta la prima fase operativa, funzionale e propedeutica agli sviluppi successivi delle attività, e proprio per questo ha valore fondante per l’intero progetto. La raccolta di materiale fotografico, video, testuale è continuamente in atto e vuole fornire una memoria dei luoghi che rischiano di sparire senza che nessuno se ne accorga. In secondo luogo Spazi Indecisi vuole interagire con i luoghi censiti, attivandoli grazie ad eventi ed installazioni urbane, in collaborazione con artisti e creativi, con l’obiettivo di sviluppare una consapevolezza estetica sulla presenza di questi spazi dimenticati. Creare per provocare, per stimolare.

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7-8. Materiale grafico, flyer e locandine realizzate in occasione di Cicli Indecisi – edizione zero 9. Cicli Indecisi in visita al Deposito Art 10-11. Cicli Indecisi in visita all’ex Fornace Maceri Malta 12. Cicli Indecisi in visita alla Palestra Campostrino 13. Cicli Indecisi in visita al Convento di Santa Maria della Ripa 14. Cicli Indecisi all’Arena Forlivese 15. Cicli Indecisi in visita alla Piazzetta dell’ex Pescheria 16. I partecipanti di Cicli Indecisi – edizione zero pedalano verso la destinazione successiva del percorso programmato


Scheda tecnica Case abbandonate, rotonde incolte, edifici fatiscenti, complessi industriali dismessi, luoghi che testimoniano una presenza passata attraverso un’assenza presente, tornano ad essere vissuti, grazie ad operazioni artistiche, concettuali ed ironiche che stimolano riflessioni su sostenibilità, uso responsabile del suolo ed riuso leggero. Nelle attività sono stati coinvolti diversi soggetti, trai i quali istituzioni pubbliche - Comune di Forlì, Provincia di Forlì-Cesena, fotografi, artisti, musicisti, creativi, associazioni culturali - Associazione RCD e Città di Ebla, e proprietari privati. PRIMI ESITI La presenza del progetto su differenti media on-line (sito web, blog, social network) ed off-line (rubrica sul mensile Questa città) combinato all’uso di canali promozionali crossmediali come il viral marketing ed il passaparola, stanno portando ad una sempre maggiore diffusione del progetto, come testimoniano il numero crescente di visitatori del sito (oltre 3.500 pagine visitate al mese), di segnalazioni e di proposte di collaborazione con laureandi, creativi ed associazioni. Durante il 2011 Spazi Indecisi ha proposto diverse iniziative per attivare gli spazi censiti. Il primo evento organizzato è Cicli Indecisi, un tour cicloturistico liberatorio per le vie del centro di Forlì alla ricerca ed alla scoperta di alcuni

spazi indecisi della città. Durante il percorso alcune location, aperte per la prima volta alla città, sono state ravvivate da mostre fotografiche, performance teatrali, reading musicati e food design. L’evento ha stimolato un dibattito sui media locali e nell’amministrazione stessa, che alcuni giorni dopo ha pubblicato un bando esplorativo per l’uso dei locali della Piazzetta ex Pescheria, uno dei luoghi toccati dall’evento. Più recentemente Spazi Indecisi ha partecipato all’evento L’innovazione Responsabile aprendo alla città lo spazio dell’Arena Forlivese per ospitare concerti musicali, proiezione di cortometraggi, mostre fotografiche, video art. Nel mese di settembre Spazi Indecisi ha inoltre partecipato a Ipercorpo, Festival di Teatro organizzato da Città di Ebla nell’ex deposito ATR di Forlì, con l’installazione video Proiezioni Ortogonali.

LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Luoghi abbandonati del territorio romagnolo, emiliano romagnolo e nazionale

ENTI PROMOTORI Spazi Indecisi

GRUPPO DI LAVORO

Marketing e comunicazione Francesco Tortori Designer Matteo Pini Architetto Filippo Santolini Traduttore Matteo Camporesi 15

CRONOLOGIA

Ottobre 2010 Attivazione del portale web Fine aprile 2011 Termine raccolta materiale fotografico attraverso Bando Indeciso 12 giugno 2011 Cicli Indecisi – edizione zero a Forlì 9-10 settembre 2011 Spazi Indecisi @ L’innovazione Responsabile a Forlì 22-25 settembre 2011 Proiezioni Ortogonali @ Ipercorpo – Deposito ATR a Forlì

SITI WEB

www.spaziindecisi.it www.it-it.facebook.com/people/SpaziIndecisi/100001475874546

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COMUNICAZIONE E PAESAGGIO

CUORE DI PIETRA. UN PROGETTO DI PUBLIC ART A PIANORO Pianoro (BO) CONTESTO Pianoro Nuovo è il primo paese fuori Bologna lungo la strada statale della Futa: caratterizzato da paesaggi collinari lungo il fiume Savena, costellato di piccole fabbriche e capannoni industriali e artiginali è popolato da chi a partire dagli anni ’80 si è spostato dalla città per insediarsi nella prima fascia collinare. Attualmente è in fase di attuazione un Piano di Riqualificazione Urbana, un progetto per la ristrutturazione del centro urbano destinato a modificare profondamente l’anima del paese. Cuore di pietra è un progetto pluriennale di public art ideato e curato dal 2005 da Mili Romano, artista e curatrice che insegna Antropologia culturale all’Accademia di Belle Arti di Bologna. E’ stato attivo per sei anni con progetti dei vari artisti di volta in volta invitati che, nel corso di diversi workshop preparatori durati anche molti mesi, hanno lavorato con le scuole locali, con gli abitanti del paese, con gli anziani del Centro Diurno.

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TEMI ED OBIETTIVI Il progetto, nato assistendo alla demolizione, nel 2004, di una delle palazzine IACP che sono state, dopo la seconda guerra mondiale, con la Chiesa e la Scuola elementare, fra i primi edifici del paese, si è proposto da subito di accompagnare i lavori di trasformazione urbanistica legati al Piano di Riqualificazione Urbana. La

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1-2-3. Il manifesto di Cuore di Pietra appeso e distribuito nel centro di Pianoro 4. Le cartoline del progetto in vendita nelle tabaccherie ed edicole di nelle edicole di Pianoro Nuovo, Pianoro Vecchio e Rastignano 5. Il manifesto di Cuore di Pietra 6. Le mattonelle di ceramica con i disegni dei bambini delle scuole sollecitati a riflettere sulle trasformazioni della città e sulle realtà del cantiere 7. Il giornale murale e writing di Cuoghi Corsello appesso alle palizzate del primo cantiere aperto in via Matteotti 8-9. Piccoli fumettari crescono: il workshop di fumetto metropolitano tenuto da MP5


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documentazione video e fotografica dei primi abbattimenti, rielaborata da Mili Romano in un manifesto in cui con linguaggio ironico-poetico si dava voce ad una sorta di “resistenza” del cuore di pietra degli edifici con le tante storie che le loro pareti tramandano, e che è stato regolarmente affisso e poi distribuito agli abitanti delle vecchie case destinate alle future demolizioni con l’invito ad esporlo alla finestra qualora si fossero trovati d’accordo a collaborare. Questo ha segnato l’inizio di un progetto di arte pubblica che ha attivato la partecipazione collettiva ed è diventato strumento di riqualificazione antropologico sociale, capace di accompagnare gli abitanti in un momento di difficile e talvolta doloroso cambiamento. Stravolgendo la memoria nostalgica del luogo, che inevitabilmente ogni demolizione porta con sé, il progetto ha dato inizio ad una continua collaborazione fra gli artisti invitati e gli abitanti con l’obiettivo di accompagnare le varie fasi dei cantieri e delle ricostruzioni con iniziative in cui la memoria e le narrazioni fossero energie proiettate verso il futuro, passi consapevoli e portatori di una

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nuova identità, e con l’obiettivo che nella nuova area urbana ricostruita rimanessero, attraverso i vari progetti artistico-architettonici, i segni e le voci di ciò che vi era prima.

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METODOLOGIA E STRUMENTI I diversi interventi artistici, tutti contestuali e relazionali, attraverso diversificate pratiche di attivazione della partecipazione, si sono proposti come funzionali al rafforzamento dell’identità del luogo e come rituali di condivisione di una progettazione nella lunga durata. Si è proposto soprattutto un utilizzo dell’arte contemporanea (attraverso le sue varie tecniche e linguaggi) finalizzato all’attivazione di una partecipazione diffusa e riconosciuta e di uno spazio pubblico sempre più autenticamente democratico e coesivo. In secondo luogo di stimolare una memoria propositiva, critica e creativa nelle giovani generazioni, attivando una coesione sociale e un continuo scambio fra generazioni. Il risultato è stato la creazione di opere d’arte fortemente identitarie e “condivise” dalla comunità.

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10. Installazione City_Look_at_city dove l’artista e fumettista MP5 è intervenuta in un’area pubblica di passaggio all’interno di un blocco di nuove palazzine e ha creato un collegamento tra la nuova piazza e le nuove aree che ora sono ancora occupate dal cantiere 11. Progetto Servabo: una cartografia emotiva o mappa delle emozioni, dove profumi, musiche, cibi, ricordi, percorsi percettivi nello spazio si alternano a riletture di Cuore di pietra e dei suoi interventi artistici nel corso del tempo

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12. Installazione permanente Parco della Pace Passaggio di Luce di Mili Romano (in collaborazione con lo studio di architettura Pippo Ciorra e con Sabrina Torelli) 13. Una sinfonia di rumori per Cuore di pietra: workshop di musica metropolitana tenuto da Anna Troisi con alcune classi delle scuole elementari e medie 14. Installazione permanente Human Watching di Alessandra Montanari: lenti al vento per una nuova visione, ingrandita e deformata che cambiano e modificano il punto di vista 15. Segnali di vita di Anna Ferraro: una segnaletica “fantastica” nelle strade del paese, che segue desideri e segni dell’utilizzo rituale degli spazi pubblici esterni, realizzata in collaborazione con alcune classi delle scuole elementari e medie di Pianoro e con il Centro diurno “Enrico Giusti”

Dopo la prima azione collettiva iniziale, cui è seguita anche la proiezione dei primi materiali video e fotografici raccolti sulle facciate di alcune palazzine prima del loro abbattimento, le attività sono proseguite con un lavoro di documentazione funzionale ad un approfondimento narrativo per ricostruire le relazioni, i gesti e le ritualità collettive. Nel coinvolgimento dei bambini si è cercato invece di avviare una riflessione poetico-artistica su temi legati alle dinamiche insite nello sviluppo della città e del territorio, creando al contempo una sinergia relazionale continua fra interno ed esterno, scuola e paese, attraverso attività all’aperto, sopralluoghi, interviste con abitanti locali ed incontri con artisti.

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FASI DI LAVORO I progetti realizzati, all’inizio quasi autofinanziati, sono stati, gradualmente, sempre più sostenuti dal contributo dell’amministrazione locale, da quello della Provincia di Bologna, dalla Regione Emilia-Romagna (contributo Legge 16/02), dall’Accademia di Belle Arti di Bologna e dal cospicuo contributo di aziende ed enti privati locali e nazionali. PRIMI ESITI Lungi dal voler essere solo strumento decorativo e di abbellimento, spesso “invisibile” come lo diventano, nell’attraversamento della città,

tanti monumenti, l’intervento artistico in questo progetto si insinua fra la gente come attività ludico-critica, sorprendente, propositiva ed aperta che, nel tempo e nella pratica di relazione quotidiana, si propone come strumento dinamico di indagine antropologico-sociale per una conoscenza più profonda del territorio e delle sue problematiche. Inoltre, un’iniziativa così condivisa rappresenta un ulteriore stimolo per il rafforzamento dell’identità del luogo e di un senso di appartenenza, attraverso progetti artistici riconosciuti e, per quando possibile, frutto della partecipazione collettiva.


Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Prima fascia collinare dell’hinterland bolognese

ENTI PROMOTORI

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Mili Romano Comune di Pianoro Provincia di Bologna (Servizio Cultura e Pari Opportunità) Pianoro Centro SPA - Società di trasformazione urbana Galleria Neon Campobase

GRUPPO DI LAVORO

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Artisti coinvolti nel corso degli anni Alessandra Andrini, Paola Binante, Annalisa Cattani, Cuoghi Corsello, Loop, Maria Pia Cinque (MP5), Sandrine Nicoletta, Michela Ravaglia, Mili Romano, Sabrina Torelli, Anna Troisi, Zimmerfrei, Anna Ferraro, Studio Pippo Ciorra, Daniela Spagna Musso, Alessandra Montanari, Andreco, Emanuela Ascari, Cristian Chironi, Eva Marisaldi e Enrico Serotti, Mona Lisa Tina e Giovani artisti allievi dell’Accademia di Belle Arti di Bologna

CRONOLOGIA

2005 Affissione e distribuzione manifesti. Appunti Visivi: proiezioni sulle facciate di palazzine prima della demolizione. 14

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2006 Giornale murale e writing di Cuoghi. Corsello sul cantiere di via Matteotti. Realizzazione di mattonelle di ceramica con i disegni dei bambini. Realizzazione di 15 Cartoline Cuore di pietra in vendita nelle edicole. Intervento di Michela Ramaglia al cantiere di Via Matteotti. Interviste e incontri nell’area cantiere. Novembre 2006 - Febb/Marzo 2007 Visite delle scuole agli abitanti delle

vecchie case. Workshop di fumetto metropolitano tenuto da MP5. Corsi di animazione digitale tenuti da LOOP srl per la realizzazione di cartoni animati Cuore di pietra. Collaborazione con Strade Bluarte. Intervento permanente di Sandrine Nicoletta nel giardino di via Gramsci. Novembre 2007 - Febbraio 2008 Sinfonia di rumori: workshop di musica metropolitana tenuto da Anna Troisi Dicembre 2007- Agosto 2008 in collaborazione con il progetto ON. Luci accese di notte di Bologna curato da Zimmerfrei, intervento di Anna Rispoli/Zimmerfrei 2008 Incontri ed interviste agli abitanti. Corsi di animazione digitale tenuti da LOOP srl per la realizzazione di cartoni animati Cuore di pietra.

l’Accademia per il Parco del Ginepreto. Installazione permanente Human Watching di Alessandra Montanari. Workshop sulle memorie del vecchio cinema Igea, di Daniela Spagna Musso con le scuole e con gli abitanti. 2011 Interventi permanenti di Alessandra Andrini, giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna e Cristian Chironi con un libro d’artista presso la biblioteca Silvio Mucini. Mappe delle emozioni realizzate durante workshop e seminari con scuole e gruppi di aggregazione giovanile, poi utilizzate nelle installazioni permanenti di Monalisa Tina, con un libro d’artista. Installazione permanente Servabo di Mili Romano al Parco della Biblioteca. Mappa di Roberta Contarini. Installazioni permanenti di Annalisa Cattani presso il Centro Diurno Enrico Giusti.

2008 - 2009 Segnali di vita: segnaletica fantastica di Anna Ferraro con i bambini e gli anziani del Centro Diurno Enrico Giusti

SITI WEB

2008 - 2008 Intervento di Anna Rispoli/Zimmerfrei: Asta/Luminaria natalizia e Asta dei lampadari. Performance musicale dei quattro condomini di via Matteotti con Anna Rispoli/Zimmerfrei

PUBBLICAZIONI

2010 Intervento Murale di Andreco. Installazione permanente City_Look_ At_City di MP5 con Sciatto Produzie. Installazione permanente Passaggio di Luce di Mili Romano in collaborazione con Pippo Ciorra e con Sabrina Torelli. Progetti dei giovani artisti de

www.cuoredipietra.it www.cuoredipietrapublicart.wordpress. com Cuore di pietra. Un progetto di Public Art a Pianoro (con DVD allegato) A cura di Mili Romano Edizioni CLUEB, Bologna 2007 (con DVD allegato) Cuore di pietra. Un progetto di Public Art a Pianoro Q2 (con DVD allegato) A cura di Mili Romano Edizioni Pendragon, Bologna 2009 Cuore di pietra. Un progetto di public art a Pianoro Album di figurine Ed. FOL-BO, Rastignano 2011

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COMUNICAZIONE E PAESAGGIO

ISOLA DELLE ROSE. LA LIBERTÀ FA PAURA Mare Adriatico (RN) CONTESTO L’Isola delle Rose era una piattaforma artificiale di 400 mq che sorgeva nel mare Adriatico a circa 12 miglia dalle coste di Rimini, appena oltre le acque territoriali italiane. Fu costruita dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa, che il 1º maggio 1968 la trasformò in uno Stato, cui fu dato il nome ufficiale di Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj - Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose; come lingua ufficiale venne scelto l’esperanto per sancire nettamente la propria sovranità e indipendenza dalla Repubblica Italiana e per ribadire il carattere internazionale della nuova Repubblica. Il nuovo Stato aveva un Governo, emise francobolli e si apprestava a coniare moneta, ma non venne mai formalmente riconosciuto da alcun Stato. Il 26 giugno 1968 l’isola fu occupata dalle forze di polizia italiane; seguirono alcuni mesi di battaglie legali che si conclusero con la sconfitta dell’ingegnere Rosa e del suo sogno. L’Isola delle Rose fu demolita nel febbraio 1969. TEMI ED OBIETTIVI Durante la raccolta di materiale e testimonianze sulla stagione pionieristica del turismo in Romagna, Cinematica s’imbatte in questa storia, sicuramente tra le più bizzarre e affascinanti vissute da Rimini e dalla riviera romagnola. La constatazione, attraverso una ricerca in rete che, a parte alcune tracce sparse,

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1. L’Isola delle Rose in un’immagine d’epoca. Un po’ tutti erano invogliati ad attraccarvi per acquistare souvenir e a bere qualcosa al bar, osservando le navi che viaggiavano anche a cinquanta metri di distanza da quel curioso luogo: dagli intellettuali locali ai playboy accorti; dai borghesi alla ricerca di emozioni forti ai turisti; dai consumatori di sigarette e alcolici a chi voleva rifornirsi di benzina senza versare accise all’Italia. Si racconta che perfino politici, magistrati e agenti segreti frequentassero l’Isola. Rosa tenne sempre a precisare che non cedette alle tante offerte indecenti che gli arrivarono, come quelle riguardanti l’installazione di basi spionistiche, radio pirate o night club 2. I fracobolli emessi dal’ufficio postale della Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose 3. Lo stemma ufficiale dello stato indipendente rappresentante tre rose rosse, con gambo verde fogliato, raccolte sul campo bianco di uno scudo sannitico 4.La copertina del cofanetto DVD+libro curato da Cinematica

la vicenda era stata quasi del tutto dimenticata e soprattutto che il protagonista principale degli avvenimenti era ancora in vita, ha spinto Cinematica ad avviare la produzione di un documentario su una vicenda che da subito è parsa assolutamente da raccontare. Oltre all’opportunità di riportare alla luce un episodio della storia locale pressoché sconosciuto, la realizzazione del documentario ha offerto anche l’occasione per indagare il clima di un’epoca: la Rimini e la riviera romagnola degli anni Sessanta e del turismo di massa; una nazione, l’Italia, che stava vivendo le turbolenze del Sessantotto e un mondo spaccato in due dalla Guerra Fredda. Un affresco di un periodo storico, filtrato attraverso una delle imprese più utopiche e affascinanti che un uomo possa immaginare: realizzare il “proprio” stato. SINOSSI E’ il primo maggio del 1968. Al largo delle coste riminesi, appena fuori dalle acque territoriali, un ingegnere proclama uno Stato indipendente su

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una piattaforma in ferro da lui stesso progettata e costruita: è l’atto di nascita della Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose. La micronazione diventa immediatamente un caso nazionale e internazionale. Attorno alla vera natura di quel “palazzo in mezzo al mare” cominciano a circolare le più svariate ipotesi che alimentano, nello stesso tempo, timori e speranze. Per qualcuno dietro l’Isola delle Rose c’è l’ombra di una potenza straniera, per altri lo spettro è quello della creazione di un casinò, con gioco d’azzardo ed entreneuses, un luogo simbolo che potrebbe contribuire a far crollare definitivamente i dogmi morali già pesantemente intaccati dalle turbolenze del Sessantotto; dall’altra parte gli operatori turistici e gli amministratori riminesi vedono in tutto quel parlare dell’isola e della costa romagnola un ottimo lancio pubblicitario per l’estate 1968 ormai alle porte e, naturalmente, anche l’organizzazione mondiale degli esperantisti accoglie con entusiasmo la nascita del primo Stato che adotta l’Esperanto come lingua ufficiale. A 55 giorni dalla proclamazione dell’indipendenza, lo Stato italiano

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decide di intervenire con fermezza: viene proclamato l’embargo a cui segue l’occupazione militare. Dopo qualche tempo gli artificieri della marina militare sbarcano sulla piattaforma ed il 25 febbraio del 1969 l’isola scompare in mare. FASI DI LAVORO Il lavoro è frutto di dodici mesi di indagini e ricerche, con più di 40 ore di riprese condensate nei sessanta minuti del film presentato ufficialmente da Cinematica nel 2009. Molte immagini dell’isola, fotografie e filmati d’epoca che scorrono durante il documentario provengono oltre che dall’archivio personale della

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famiglia Rosa, dall’archivio di Davide Minghini, fotografo riminese, amico e collaboratore di Federico Fellini. Altri materiali sono stati ritrovati in Germania, a Monaco di Baviera, e forniti alla produzione da Rudy Wolfgang Neumann. Per documentare la fine dell’isola è stato possibile utilizzare il fascicolo originale con i documenti della distruzione, conservato a Roma nell’archivio privato dell’ammiraglio della marina militare Tiberio Moro. Infine, un ulteriore sostegno alla ricerca di materiale informativo è giunto dai tanti testimoni e protagonisti di quei giorni, che hanno fornito lettere, foto, cartoline e souvenir che colorano e arricchiscono le ricerche storiografiche effettuate.

PRIMI ESITI Il documentario ha ricevuto ottime critiche da giornalisti e professionisti del settore, nonché un vasto consenso dal pubblico, che ha assistito alle numerose proiezioni in occasione di festival ed eventi a livello nazionale e internazionale. Inoltre, il rinnovato interesse per il progetto ha spinto, nell’estate del 2010, il Club Nautico di Rimini a promuovere un concorso di idee, in collaborazione con Facoltà di Architettura italiane e straniere e con il beneplacito dell’Eni, per riconvertire le piattaforme dismesse dell’Adriatico. La trasformazione delle circa 87 strutture, che si trovano prevalentemente di fronte alle coste emiliano-

romagnole, porterebbe alla creazione di nuovi poli di attrazione turistica da dove godere appieno delle meraviglie del mare ed al contempo permetterebbe ad Eni di risparmiare milioni di euro per dimettere le piattaforme e ripristinare lo stato quo ante. Attualmente il progetto di conversione è ancora ad una fase preliminare di studio per valutare la sostenibilità tecnica ed economica degli interventi e definire il ruolo che gli enti potenzialmente coinvolti potrebbero sostenere attivamente.

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Scheda tecnica LOCALIZZAZIONE GEOGRAFICA Mar Adriatico al largo della costa riminese

ENTI PROMOTORI

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5. L’ingegnere bolognese Giorgio Rosa in un’immagine d’epoca nell’estate del 1968 6. Panoramica dell’Isola delle Rose, una piattaforma di calcestruzzo armato e acciaio di 20×20m, sospesa a 8m dal livello marino, sostenuta da 9 pali cavi di 630mm conficcati per 40m di profondità. Fu prevista un’elevazione di 5 piani, per ospitare un ristorante, un albergo e numerosi negozi, ma furono costruiti soltanto 2 impalcati di 400 mq ognuno. La perizia dell’ingegnere Giuseppe Lombi dichiarò che quella struttura avrebbe potuto sopportare fino a 50 piani. 7. Approdo all’isola in un’immagine d’epoca nell’estate del 1968 8-9-10. Il 25 giugno 1968 le motovedette della Guardia di finanza iniziarono ad interrompere il già significativo flusso di traffico bloccando le imbarcazioni dirette sulla piattaforma. Seguì l’accerchiamento e l’assalto alla costruzione di Polizia e Carabinieri. La Capitaneria di Porto di Rimini notificò poi alla SPIC un ordine di demolizione dell’opera. La società presentò immediatamente ma senza successo un ricorso al Consiglio di Stato. Il 22 gennaio 1969 la Marina militare piazzò 120kg di esplosivo per far saltare in aria la repubblica indipendente: il corpo princiaple, retto dalla rigida struttura tubolare portante, si deformò ma non cedette. Pochi giorni dopo una burrasca terminò la demolizione della piattaforma 11. Proiezione del documentario alla Corte Agostiniani di Rimini il 1° luglio 2009 12. Gli autori del documentario al Biografilm di Bologna nel 2010 accompagnati dall’editore Massimo Roccaforte, Giorgio Rosa e la moglie Gabriella Chierici

Cinematica Emilia-Romagna Film Commission Provincia di Rimini (Assessorato al Turismo)

GRUPPO DI LAVORO Regia Stefano Bisulli Roberto Naccari

Sceneggiatura Stefano Bisulli Roberto Naccari Giuseppe Musilli Vulmaro Doronzo Musiche Marco Mantovani

CRONOLOGIA

Aprile 2008 Elaborazione del soggetto Maggio 2008 - Aprile 2009 Interviste, raccolta materiale e riprese

PROIEZIONI

2009 International Documentary Film Festival di Amsterdam 2010 Festival cinematografico internacional del Uruguay di Montevideo Biografilm Festival di Bologna Cinema & Ciociaria di Frosinone Document - International Human Rights Documentary Film Festival di Glasgow Visioni Fuori Raccordo Film Festival a Roma 2011 Un film per la pace a Medea (GO) Mediteran Film Festival di Široki Brijeg (Bosnia Herzegovina) Premio Internazionale del Documentario e del Reportage Mediterraneo a Marsiglia

PREMI E RICONOSCIMENTI Festival Cinema e Ciociaria 3° premio sezione Documentari

Maggio - Giugno 2009 Editing e montaggio

SITO WEB

www.cinematica.it

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conclusioni I PROGETTI NEL TERRITORIO Da una panoramica della distribuzione geografica dei casi studio selezionati è evidente che in alcune provincie via sia un’elevata concentrazione di attività di trasformazione e riqualificazione dei paesaggi locali, mentre in altre realtà scarseggino progetti ed iniziative a livello territoriale. Questo è in parte imputabile al fatto che alcuni rilevanti casi studio regionali siano stati esclusi da questa pubblicazione in quanto già descritti ed approfonditi in altri volumi redatti nell’ultimo anno dal Servizio pianificazione urbanistica, paesaggio e uso sostenibile del territorio. Tra questi si possono citare: • il ruolo del paesaggio nella disciplina urbanistica del comune di Ravenna, un’esperienza di possibile e concreta integrazione dei contenuti progettuali di attenzione paesaggistica nella pianificazione urbanistica; • il progetto Per limites in Centuriis promosso dalla Provincia di Ravenna per valorizzare l’impianto storico e gli elementi della centuriazione romana; • i Contratti di fiume del medio Panaro promossi dalla provincia di Modena per rispondere all’istanza di rifunzionalizzazione ecologica, ambientale e fruitiva del fiume; • la Valorizzazione del sistema Varchi-Pianura in provincia di Modena per ricreare una grande infrastruttura verde fra i fiumi Secchia e Panaro, che attraversando la pianura pedemontana, si collochi fra i grandi sistemi urbani e la fascia collinare; • il riassetto paesaggistico ed ambientale delle aree limitrofe al Castello di Torrechiara nel Comune di Langhirano, che promuove strategie per la tutela, conservazione e valorizzazione delle risorse naturalistiche e storico-culturali in una logica di equilibrato

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sviluppo dell’economia locale e di riordino del sistema infrastrutturale ed insediativo; • il progetto del Parco Scientifico Tecnologico per la creazione di nuovo polo scientifico sperimentale a sud di Parma, in un’area immersa in un contesto extraurbano a ridosso del centro abitato. In generale però, si può riscontrare come dal piacentino o dal ferrarese siano pervenute scarse segnalazioni mentre gli enti amministrativi di altre aree, soprattutto nelle provincie di Reggio Emilia, Bologna e Rimini, abbiano partecipano maggiormente alle iniziative indette dalla regione, che si trattasse di concorsi, bandi di gara o selezione di progetti. Questa constatazione potrebbe servire come spunto di riflessione per l’implementazione di politiche territoriali comuni e diffuse alla scala regionale, affinché un maggior numero di enti, istituzioni ed associazioni locali siano coinvolti nella definizione di procedure e nell’attuazione progetti paesaggistici.


AZIONI DI TUTELA E VALORIZZAZIONE DEL PAESAGGIO Una seconda riflessione riguarda la tipologia di progetti selezionati. Molti, infatti, grazie ai contributi regionali nell’ambito dei programmi di cui all’art.49 della L.R. 20/2000 “Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione del Paesaggio” hanno avuto l’opportunità di sviluppare numerose attività, assai diversificate, includendo percorsi di partecipazione e sensibilizzazione rivolti alla cittadinanza. Questo ha permesso di implementare veri e propri programmi e strategie per la trasformazione e la valorizzazione dei paesaggi regionali, grazie ad esperienze complesse, articolate e significative, che hanno incrementato notevolmente il know-how locale e la consapevolezza di come i cambiamenti territoriali e le alterazioni ambientali influenzino la qualità della vita. La proficua esperienza dei “Progetti di Tutela, Recupero e Valorizzazione del Paesaggio”, unica nel panorama italiano di finanziamenti regionali destinati a progetti di paesaggi “ordinari e della quotidianità”, ha visto, nell’ultimo decennio, la collaborazione a livello istituzionale ed operativo di amministrazioni comunali e provinciali, Autorità di Bacino, Comunità montane ed Associazioni intercomunali, consentendo in molti casi la partecipazione attiva di categorie sociali, economiche e di gruppi ambientalistici. Le novità più importanti, introdotte nell’ultima selezione di programmi bandita dalla regione nel 2007, sono rappresentate dalla richiesta di attivare processi di partecipazione e da una maggior attenzione agli eventi di comunicazione e divulgazione organizzati nell’ambito delle attività di progetto. Si riscontra, infatti, un sempre più vivo interesse della popolazione alle tematiche paesaggistiche ed una crescente volontà di esprimersi in merito alla riqualificazione delle nostre città che necessariamente richiedono una chiara risposta da parte delle ammi-

nistrazioni pubbliche. La crisi della politica e la mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni ha spinto gli enti locali ad avvicinarsi ai cittadini, cercando di intuire le nuove esigenze della comunità ed interpellando sempre più spesso i gruppi e le associazioni locali nel tentativo di accogliere le istanze presentate dal “basso”. L’importanza e la valenza di quest’azione di programma, così come l’impegno della Regione Emilia-Romagna per la promozione di politiche attive di protezione e valorizzazione del paesaggio, sono state riconosciute anche a livello internazionale: nell’edizione 2010-2011 del Premio del paesaggio del Consiglio d’Europa, infatti, i “Programmi regionali per la promozione e la valorizzazione del paesaggio” sono stati premiati con una menzione speciale, “per la coerenza della politica strategica delle azioni di piano ai diversi livelli e per la capacità di innescare processi partecipativi virtuosi in funzione di uno sviluppo consapevole dei territori locali” (http://www.premiopaesaggio.it/il-premio/risultati.html). Gli ultimi progetti finanziati, relativi ai programmi degli anni 2006 e 2007, si stanno ora concretizzando attraverso la sottoscrizione di Accordi Territoriali o Contratti di Fiume e la definizione di linee guida da adottare nei Piani Strutturali Provinciali o nei Piani Territoriali di Coordinamento.

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I PAESAGGI REGIONALI: NUOVE PROSPETTIVE E PROGRAMMI DI FINANZIAMENTO Con i cambiamenti introdotti dalla L.R. 23/2009 “Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio” la Regione definisce la volontà di promuovere progetti regionali di tutela, recupero e valorizzazione del paesaggio quali strumenti per perseguire il miglioramento della qualità territoriale e il rafforzamento delle diversità locali, favorendo il recupero delle aree compromesse o degradate e la produzione di nuovi valori paesaggistici nei contesti identitari. Ad oggi, soprattutto a causa dell’instabile congiuntura economica internazionale, questi progetti non sono stati ancora avviati, ma ne è auspicabile l’attivazione nei prossimi anni. l bando regionale per l’attivazione presso i Comuni di “Concorsi di architettura per la riqualificazione urbana” lanciato nel 2011 dall’Assessorato all’Ambiente e Riqualificazione Urbana rappresenta un’ulteriore, e recente, esperienza positiva di riqualificazione urbana e rigenerazione ambientale, favorendo iniziative locali di partecipazione attraverso l’istituzione di percorsi di condivisione e laboratori di urbanistica partecipata. Il bando, indirizzato ai Comuni di tutto il territorio, ha offerto un contributo finanziario per sostenere concorsi di progettazione che si prefiggessero obiettivi di qualità urbana e sostenibilità. A supporto della definizione dei bandi, è stato attivato il Laboratorio Smart City - Città Creativa, un percorso aperto e partecipato organizzato dalla Regione in collaborazione con il Centro Ricerche Urbane, Territoriali e Ambientali dell’Università di Ferrara. Un totale di 19 proposte comunali sono state selezionate per l’avvio dei concorsi e nel dicembre 2011 è stato sottoscritto un Protocollo di Intesa finalizzato a disciplinare gli impegni per l’attuazione dei percorsi, l’erogazione dei contributi e la fattibilità dei proget-

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ti. I singoli comuni hanno successivamente definito specifici bandi di progettazione, i cui risultati saranno ufficializzanti nel corso del 2012. Terminate le procedure concorsuali, le proposte progettuali potranno accedere ad ulteriori finanziamenti in conto capitale per la realizzazione degli interventi. Nonostante non si siano ancora concluse le fasi di elaborazione progettuale, sono già evidenti le aspettative generate dal progetto Smart City e la valenza del concorso di architettura come strumento di trasparenza per valorizzare le migliori professionalità presenti sul territorio. Ancora più recente è il “Bando per l’erogazione di contributi regionali agli Enti locali a sostegno dei processi di partecipazione” deliberato a giugno 2012. Il bando si rivolge in particolare a quei percorsi che si occuperanno di progetti per la ricostruzione e il rilancio delle attività economiche, del tessuto urbano e di welfare nei Comuni colpiti dalla crisi sismica del 2012 e di progetti attinenti politiche di sviluppo del territorio, coesione sociale o fusione di Comuni. I percorsi partecipativi dovranno trattare politiche di sviluppo del territorio - nell’ambito della riqualificazione urbana, architettonica o delle aree verdi, della mobilità sostenibile e della pianificazione – oppure politiche di welfare - riguardanti i servizi sociali e sanitari, le politiche del lavoro e le pari opportunità. Non si tratta dunque di un bando prettamente legato alla sfera territoriale-urbanisticapaesaggista, ma rappresenta comunque un significativo impegno dell’amministrazione regionale a promuovere la diffusione di processi basati sul confronto e la condivisone con la cittadinanza di orientamenti ed obiettivi strategici di sviluppo. Si noti come il bando oggetto della Delibera Giunta Regionale n. 753/2012 ponga l’accento su progetti di ricostruzione da attuarsi nei Comuni colpiti dalla crisi sismica iniziata il 20 maggio 2012.


La tragedia che ha colpito il nostro territorio ha generato nell’immediato nuovi paesaggi “di distruzione” segnati dalle rovine e dalle devastazioni al patrimonio storico-architettonico locale. Per far fronte alle esigenze, immediate, delle popolazioni colpite, si sono velocemente configurati nuovi assetti spaziali: con la realizzazione di strutture temporanee e la messa in sicurezza degli immobili danneggiati, è ora percepibile una nuova e diversa immagine dell’ecosistema urbano. Durante la fase di ricostruzione, che già si sta attivando, sarà necessario riflettere sia sulla sostenibilità ambientale delle opere di nuova realizzazione o degli interventi di restauro, sia sull’importanza dell’integrazione del paesaggio e degli spazi pubblici nel tessuto urbano, al fine di garantire quelle condizioni di vivibilità e qualità della vita sintomatiche di una maggior coesione e benessere sociale.

a dare voce, strumenti e supporto alle iniziative che maturano spontaneamente nella società civile. Solo prendendo parte attivamente all’ideazione e all’attuazione di progetti di territorio, la Regione può garantire la trasparenza dei processi decisionali, impegnandosi ad assumere, nella propria azione politico-istituzionale, le istanze e gli obiettivi espressi dalla comunità attraverso la partecipazione ed il confronto.

La riorganizzazione istituzionale a cui stiamo assistendo a livello nazionale così come le varie incertezze politiche ed amministrative che contraddistinguono questo momento storico non favoriscono certo l’impiego di risorse per la riqualificazione urbana e paesaggista. Altre sembrano le priorità dei governi e gli indirizzi programmatici per il futuro. Grazie però a contributi regionali ed europei, si riscontrano maggiori attenzioni “ai luoghi ed agli spazi della collettività” che riflettono l’interesse sempre più diffuso e la crescente domanda, soprattutto da parte della cittadinanza, di qualità urbana, ambientale, paesaggistica ed infrastrutturale. Molti progetti e proposte descritti nel volume sono infatti processi bottom-up, alimentati “dal basso”, da un’intelligenza collettiva che ha posto l’attenzione su temi attuali di interesse comune. Le proficue collaborazioni con gli enti pubblici di riferimento, seppur in molti casi sviluppate in itinere, evidenziano come al giorno d’oggi le amministrazioni locali e le forze politiche regionali siano più attente

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In viaggio tra la campagna urbana e le periferie periurbane (Š foto 1-2-3-6 di Elena Farnè, foto 4-8 di Primo Montanari, foto 5-7 di Francesca Poli, foto 9 di Valerio Dalla e foto 10 di Giampaolo Zaniboni)

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fonti

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bibliografia - ARPA, Ecoscienza. Il consumo di suolo in Italia, n. 4/2011 - BRUNO ALAMPI (a cura di), Parco Città Campagna. La riscoperta della pianura Bolognese, Ferrara Edisai 2010 - CENTRO DIVULGAZIONE AGRICOLA, Il Divulgatore. Fabbricati rurali, anno XXVII, n. 11/12, novembre/dicembre 2004 - CENTRO DIVULGAZIONE AGRICOLA, Il Divulgatore. Territorio Rurale, anno XXXIII, n. 7/8, luglio/agosto 2010 - COMUNE DI REGGIO EMILIA, Lungo i bordi. Riqualificazione del paesaggio agrario di margine, settembre 2009 - FRANCESCO EVANGELISTI, PIERO ORLANDI, MARIO PICCININI (a cura di), La città storica contemporanea. Leggere e scrivere la città 2, Ferrara Edisai 2008 - ELENA FARNÈ (a cura di), Nuovi Paesaggi Costieri. Dal progetto del lungomare alla gestione integrata delle coste, Bologna, marzo 2008 - GIOVANNI GINOCCHINI (a cura di ), Percorsi di partecipazione: urbanistica e confronto pubblico a Bologna 2004-2009. Leggere e scrivere la città 3, Ferrara - Edisai 2009 - RICHARD INGERSOLL, BARBARA FUCCI (a cura di), Agricoltura Urbana. Dagli orti spontanei all’Agricivismo per la riqualificazione del paesaggio periurbano, Bologna, gennaio 2008 - INU ISTITUTO NAZIONALE URBANISTICA, Rapporto dal territorio 2010. Rapporto della regione Emilia-Romagna, febbraio 2010 - BARBARA MARANGONI (a cura di), Paesaggi in Divenire. Atlante dei paesaggi dell’Emilia-Romagna, Bologna, gennaio 2008 - OIKOS CENTRO STUDI, Strategie e pratiche di governo del territorio, Ferrara, gennaio 2007 - REGIONE EMILIA-ROMAGNA, Progetti di paesaggio. Idee ed esperienze nella programmazione regionale, 2007 - PAOLO TAMBURINI (a cura di ), Partecipare e decidere. Insieme è meglio. Una guida per amministratori e tecnici. Quaderni della partecipazione 01>09, Regione Emilia-Romagna, 2007

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http://www.moviemovie.it/

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http://www2.provincia.parma.it/

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http://www.provincia.fe.it/

http://www.assaltialcuore.it/

http://www.provincia.rimini.it/

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http://www.spaziindecisi.it/

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elenco schede 01

07

Bologna (BO) Villa Bernaroli – Progetto Parco Città Campagna

02 Reggio Emilia ed Albinea (RE) Lungo i bordi. Riqualificazione del paesaggio agrario di margine

03 Bondeno, Vigarano Mainarda, Ferrara (FE) Diamantina. Il paesaggio come patrimonio di risorse identitarie

04 Fontevivo, Fontanellato e Fidenza (PR) I prati della via Emilia

05 Unione dei Comuni Reno-Galliera (BO) Le Torri dell’acqua. Landmark nel paesaggio di pianura 06 Forlì (FC) Monumenti nella sabbia. Le grotte rifugio a Forlì

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Viserba di Rimini (RN) Requiem per una corderia. Elogio dell’incolto

08 Gemmano (RN) La guerra all’improvviso + Rosso il fronte

09 Riccione (RN) In difesa della Colonia ENEL di Giancarlo De Carlo

10 Castel S. Pietro, Castel Guelfo, Dozza e Medicina (BO) San Carlo. Progettazione ecologica nella zona industriale

11 Reggio Emilia (RE) Progetto RETE. Reggio Emilia Territorio Esteso

12 Tra Reggio Emilia e Modenao Linea veloce Milano-Bologna. Indagini e laboratori fotografici


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19

Via Emilia Via Emilia: 4 film sull’Emilia-Romagna

Romagna a partire da Forlì Spazi Indecisi. Il paesaggio come oggetto di attività umana

20

14 Valle del Conca (RN) Progetto Conca

Pianoro (BO) Cuore di pietra. Un progetto di public art a Pianoro

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15 Appennino bolognese (BO) Le strade verdi dell’Appennino

Mare Adriatico (RN) Isola delle Rose. La libertà fa paura

16 Savignano sul Rubicone (FC) Savignano una città per te

17 Comunità Montana Parma Est (PR) Un sistema ambientale tra i due fiumi - torrenti Enza e Parma

18 Bologna (BO) Percorsi Emotivi. Geoblog multiutente aperto

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crediti fotografici 01 1 / 13-14 2 / 15-17 3 4 / 10-12 5 6 7 8 9

08 Comune di Bologna Vanes Cavazza Barbara Marangoni associazioni locali Valter Baldini Alan Gardini dal sito http://www.albergati.com/ Michele Fini elaborazione grafica di Manuela Mattei

02 1-19

Comune di Reggio Emilia

03 1-5 / 7 6 / 8-14

Anna Luciani Provicia di Ferrara

04 1 / 3-5 2 / 6-15

Nicola Dall’Olio fotogrammi estratti dalle riprese di Daniele Di Domenico

05 1 2-3 / 16-21 4-6 7-14 15

1 2 / 4-5 3 6-13 14 15 16 17

162

1-5 / 7 / 10-11 6 8 9 12

1-3 / 5-17 4

Provincia di Bologna dal sito http://www.panoramio.com/

11 1 2-4 5 6-15 / 17-23 16

Associazione Culturale Amici di Castiglione dal sito http://lineagotica.com/ copertina pubblicazione edita da Orazio Fabbri Editore

13

dal sito http://www.newsrimini.it/ Claudio Ballestracci dal sito http://www.michelemarziani.org/ Daniele Casadio dal sito http://www.comune.rimini.it/ dal sito http://romagnainformazioni.com/ dal sito http://www.e20romagna.it/ dal sito http://www.grazianospinosi.com/

Elena Farnè dal sito http://geoportale.regione.emilia-romagna.it/it Thorsten Lang Giulia Ghini dal sito http://coloniaenelriccione.wordpress.com/

10

12

07

Silvana Cerruti foto storiche Manolo Benvenuti copertina pubblicazione edita da LiberEtà Editore copertine del video documentario

09

Emilio Salvatori Elena Farnè Archivio della Bonifica Renana elaborazioni grafiche di Elena Farnè e Claudia Fabbri Vittoria Montaletti

06 1-16 17 18

1-3 / 13-16 4-9 10-12 17 18-19

1 2 3 4 5-12

1-28

album di maxman1955 dal sito http://www.panoramio.com/ Progetto Calatrava, Comune Reggio Emilia - foto Jarno Zaffelli Progetto Calatrava, Comune Reggio Emilia, PdP Comune di Reggio Emilia, U.d.P. Alta Velocità Maurizio Morandi

Bas Princen Guido Guidi Tim Davis Vittore Fossati Associazione Culturale Linea di Confine

Movie Movie srl

14 1-16 17 / 19 18 20 21 22-24

Marialuisa Cipriani, Elena Farnè e Claudia Morri Simone Bonfè Elena Farnè Bonnie Holmes Giuseppe De Ruggiero Matteo de Angelis


15 1 3 4-5 6-7 8 9-11

20 Alessia Tonello Alessandro Chiarini Walter Baricchi Gianluca Galuppo e Paola Pezzoni Nicola Praderio OIKOS Centro Studi

16 1 2 3-4 / 7 5 6 8 9 10 11 12

album di panasonicfz3 dal sito http://www.flickr.com/ dal sito http://rete.comuni-italiani.it/ Comune di Savignano sul Rubicone, Ufficio di Piano dal sito http://maps.google.it/ Claudia Morri, Marialuisa Cipriani, Bernhard Neulichedl, Antonio Maturo, Lucia Raffaelli e Fabio Salbitano Maurizio Piraccini dal sito http://www.architetturadipietra.it/ dal sito http://www.ilcasone.it/ album di gbraschi dal sito http://www.flickr.com/ Giovanni Cafiero, Francesco Nigro e Paolo Rigoni

17 1 2 3-4 5 6-7

archivi famiglia Rosa e Davide Minghini Cinematica dal sito http://www.riminicosedafare.com/ dal sito http://www.altarimini.it/

p.32

Public Design Festival, Milano 2009 dal sito http://www.publicdesignfestival.org/ Gasometro, Bologna album di savigno dal sito http://www.panoramio.com/ Torre dell’acqua, Galliera Elena farnè Ex-zuccherificio, ora Facoltà di Ingegneria, Ferrara album di Lorenzo L. dal sito http://www.flickr.com/ Ex-zuccherificio Eridania, ora Auditorium Niccolò Paganini, Parma dal sito http://www.academiabarilla.it/ Fiera District, Bologna Liviana Banzi Laboratorio del progetto per il Parco Agricolo della Piana, Firenze Regione Toscana Laboratorio del progetto Lungo i Bordi, Reggio Emilia Comune di Reggio Emilia Laboratorio del progetto ex Mercato Ortofrutticolo, Bologna dal sito http://www.quartieresociale.it/ Laboratorio del Progetto Conca, Valle del Conca, Rimini Elena Farnè Grass roots mapping, Gerusalemme dal sito http://grassrootsmapping.org/ Progetto di Hand drawn map association dal sito http://www.designboom.com/ Geotagging dal sito https://it.foursquare.com/ Analisi dei flussi di Space Syntax Office a Victoria Station, Londra dal sito http://spacesyntax.com/oldsite/index.html

p.56

p.58 (sx-b) p.58 (sx-b)

p.106 p.108 (sx) p.108 (dx-a) p.108 (dx-b) p.130

19 1-3 4-8 9 / 11 10 / 13-16 12

1-3/ 5-10 4 11 12

p.82 dal sito http://percorsi-emotivi.com/ dal sito http://artfirst.percorsi-emotivi.com/ dal sito http://mamboedu.maps.percorsi-emotivi.com/ dal sito http://percorsi-emotivi.com/mappa-accoglienza/ Associazione Mappe Urbane AnnaMaria Tina e Mona Lisa Tina M. Sciacca Mili Romano

dal sito http://www.spaziindecisi.it/ Spazi Indecisi Matteo Manenti Fabrizio Verni Francesco Satanassi

Mili Romano Coughi Corsello Maria Pia Cinque Mili Romano e Marco Mensa Anna Troisi Alessandra Montanari Anna Ferraro

21

p.58 (a) album di Claudio Pedrazzi dal sito http://www.panoramio.com/ album di wargenta dal sito http://www.panoramio.com/ dal sito http://www.biologico.parma.it/ dal sito http://www.actaplantarum.org/ Comunità Montana Parma Est

18 1 2 3 4 5 / 9-12 6 7 8

1-6 / 12 7 8-10 11 13 14 15

p.132 (sx-a) p.132 (sx-b) p.132 (dx)

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© 2012 REGIONE EMILIA-ROMAGNA Ne è consentito l’uso purchè sia correttamente citata la fonte.

finito di stampare a Bologna nel dicembre 2012

PAESAGGI CONTEMPORANEI  

Casi studio per una gestione sostenibile delle aree periurbane in Emilia-Romagna. Progetti di paesaggio che illustrano le complessità e le e...

PAESAGGI CONTEMPORANEI  

Casi studio per una gestione sostenibile delle aree periurbane in Emilia-Romagna. Progetti di paesaggio che illustrano le complessità e le e...

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