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A oltreconfine S Cronache dai mondi visibili e invisibili

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A

www.oltre-confine.com

Cronache dai mondi visibili e invisibili numero 4 | Marzo - Aprile 2012 | euro 7,90

Poste Italiane SpA - Sped. in Abbonamento Postale - 70% Roma Aut. n. C/RM/70/2011

9 788897 864004

Marzo-Aprile 2012

isbn 978-88-97864-00-4

Rivista di spiritualitĂ arte e letteratura

incontri

arte

speciale

punti di vista

universo olistico

Igor Sibaldi

Albrecht DĂźrer

Spiritismo

Out of Body Experience

Anateoresi


e

SPAZIO inTeriore

presentano

meditARTE

Dio è una sfera infinita,

il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo. (Libro dei ventiquattro filosofi)

Alchimia creativa, ribellione interiore ed evoluzione spirituale

Roma Black Hotel

sabato 31 marzo

Quota di partecipazione (cena inclusa)

47,00 €

esposizioni 10.000 buddha officina di risveglio di Satvat Sergio Della Puppa

l’alchimia del mito di Carmen Sorrenti

programmA ore 16.00 Opening ore 17.00 Conferenza con esperienza di alchimia creativa

lo spirituale nell’arte

Un arte consapevole per un uomo nuovo di Satvat Sergio Della Puppa

ore 18.30 Conferenza teorica ed esperienziale

biofonia – lo yoga del suono e della musica Alla ricerca del silenzio interiore attraverso il suono di Paolo Avanzo

ore 20.30 Cena vegetariana ore 22.00 Conferenza

poesia del sogno, sogno della poesia di Umberto Di Grazia

info e prenotazioni: meditarte@oltre-confine.com tel. 366.4224150 www.oltre-confine.com

sede dell’evento: Black Hotel Via Raffaele Sardiello - 00165 Roma www.blackhotel.it


Rivista di spiritualità arte e letteratura

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Cronache dai mondi visibili e invisibili

editoriale Scoperto attorno alla metà del dodicesimo secolo e attribuito da alcuni studiosi a Ermete Trismegisto, il Libro dei Ventiquattro Filosofi ha causato nel millennio successivo qualche estatico mal di testa a più di un ricercatore, da Bonaventura di Bagnoregio a Jung, da Pascal a Meister Eckhart. Racconta una vicenda di qualche secolo fa, in cui poco più di una ventina di filosofi si riunì da qualche parte per risolvere tutti i problemi che gli venivano in mente. A un certo punto si impantanarono su un tema e niente, non riuscivano proprio a cavarsela. Quella lì era l’unica cosa che non si riusciva a risolvere: Dio. Sicché i nostri decisero di darsi un nuovo appuntamento e quando si incontrarono condivisero soddisfatti le loro elucubrazioni. «Dio è una sfera infinita, il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo». Così recita la seconda risposta che venne data al problema Dio. Nel capitolo Esame retrospettivo dell’autobiografia Ricordi, Sogni e Riflessioni, Jung racconta la bella e antica leggenda di un rabbino a cui uno studente chiede: «Nei tempi passati vi furono uomini che videro Dio in faccia. Perché questo non succede più?» Il rabbino risponde: «Perché oggi nessuno sa chinarsi tanto». Come imparare a chinarsi? Accettando il formarsi costante della natura nella sua inarrestabile rivelazione e ricordandosi che non ci si china soltanto in avanti, ma anche all’indietro, a destra e a sinistra. Ciò che conta è volgersi creativamente alla terra: poco importa se con un inchino o con un reclino. Ne Il libro della creazione Igor Sibaldi interpreta il versetto iniziale della Genesi, tradotto comunemente “In principio Dio creò il cielo e la terra” con “A fondamento, vi è la forma che ‘Elohiym dà ai cieli, acque dei

nomi, e alla terra, con le sue molte vie”. Soffermiamoci sul primo termine: A fondamento secondo Sibaldi e non In principio. Ecco il gancio con la sfera dei nostri filosofi: il centro della sfera-Dio è in ogni luogo, non all’inizio o al centro della Storia ma negli inizi e nei centri delle nostre storie, lette come formazioni del fluire dell’energia. ‘Elohiym ha centro in ogni luogo perché crea un inizio in ogni luogo; ‘Elohiym è il divenire, è tutti gli inizi in potenza ma non l’Inizio né l’atto compiuto: è ciò che determina la forma delle cose ma non l’energia da formare. La sfera (dal greco σφαῖρα, sphaîra) è un solido geometrico la cui circonferenza è costituita da punti equidistanti dal centro. Perché la sfera-Dio ha circonferenza in nessun punto? Se il centro è ovunque, perché la circonferenza non è ovunque? Anche qui ci è d’aiuto l’esegesi biblica di Sibaldi quando legge ‫( ב‬la Bet dell’alfabeto ebraico) non come creare ma come dar forma. È l’inesauribile espansione creatrice di Dio e quindi della possibilità dell’uomo, la continua divisione dell’universo che (si) porta irrimediabilmente all’uno. La circonferenza non è in nessun punto perché la creazione del Mondo non può interrompersi: non è stata, è, continua a essere in ogni istante e in ogni gesto. Ricordarselo è contemporaneamente uno stimolo alla creatività e un invito alla responsabilità. Lasciamoci con una domanda: come riportare costantemente in vita la speranza del divenire? Badate bene, del divenire e non nel divenire: è il divenire a poter formare, non la speranza in sé, che altro non è se non un tendere verso qualcosa. È il poi che può offrirsi all’oggi, nell’inchino disobbediente come massima elevazione e nell’aderenza al terreno come suprema goliardia. Q


SommarioU Anno I • Numero 4 • marzo/aprile 2012

6 la porta d’oro Fate l’amore con il dolore

di Salvatore Brizzi

7 healing through writing • Guarire con la scrittura Organizzare il Sé

di Kieron Devlin

8 spiritualità pratica e strumenti della coscienza Il mondo è il tuo quaderno degli esercizi

di Andrea Panatta

10 dalla tana del bianconiglio

Posta metafisica: dubbi, incognite, riflessioni

di Carlo Dorofatti

incontri 12 Igor Sibaldi. La disobbedienza dell’invisibile

di A. Colamedici e G. Picozza

speciale > spiritismo

18 Fulvio Rendhell. Ritratto di un medium

di G. Picozza e A. Colamedici

22 Allan Kardec e i misteri dello Spiritismo

di Andrea Pellegrino

32 Vita spiritica

di Allan Kardec

simposio

Corsi, seminari, conferenze

Reportage Cronache_resoconti_testimonianze 52 Conferenza L’inevitabile conflitto tra medicina moderna e igiene naturale Luoghi dello Spirito 54 Cosmòs. Istituto di ricerche olistiche, Milano

Intervista a Gigi Capriolo

56 riflessioni su un corso in miracoli Un corso non dualistico scritto con un linguaggio dualistico

a cura di Patrizia Terreno

58 ordinari frammenti di quarta via Frammenti del Grande Uomo

di Andrea Colamedici

61 il mio spazio sacro • Tutto è viaggio verso l’anima L’uomo del mare

di Paola Germani

62 segnali dalla rete Airesis

Intervista a Paolo Aldo Rossi

a cura di Mariavittoria Spina

34 Candomblé, Umbanda, Santeria

66 oltrefrontiera Messico > Tradizioni e futuro

di Virginia Salles

di Lorenzo Profeti

Libri e lettori a confronto

di libro in libro

38 42 46 48 50

Bibliointervista > Stefano Mayorca Novità editoriali > Metamorfosi di Carlo Dorofatti Le Porte della Percezione Libri_esperienze_suggestioni Professione: Editore > Edizioni Mediterranee Nel Tempio dei Libri > Libreria Aldebaran

70 Joaquín Grau e l’Anateoresi

universo olistico

Terapie alternative e percorsi di guarigione

Intervista a Gabriele Duma

a cura di Monica Zanchi

74 astrologia umanistica L’eterna danza della Luna e del Sole • I parte

di Lidia Fassio

76 feng shui & naturopatia Colori e arredamento

di Omar Discepoli

punti di vista 78 obe – Out of Body Experience. Le uscite fuori dal corpo e la fisiologia della coscienza 22

di Lucilla Perego


84

TArte & LetteraturaU

arte & consapevolezza

Esperienze creative e itinerari della coscienza

84 Albrecht Dürer. Le molteplici forme espressive dell’animo umano

di Silvia Tusi

90 10.000 Buddha – Officina di Risveglio

di Satvat Sergio Della Puppa

94 La musica come percorso interiore. Dallo Yoga del suono alla Biofonia di Paolo Avanzo

94

98 le sorgenti del mito Ricomporre la realtà

di Sebastiano B. Brocchi

100 spazio creativo > Mirko Lucchini 104 spazio autori > Roberto Maggioni

letteratura & psiche

Antiche saggezze e nuovi scenari

108 Borges, Quiroga e Feiling. Cabala e magia negli autori del fantastico sudamericano

di Mariano D’Anza

112 Rainer Maria Rilke. Lettera a un giovane poeta

di Silvia Nosenzo

114 spazio onlus Associazione Gattorandagio Onlus

90

di Fernanda Incoronato

colophon responsabile web & comunicazione Andrea Colamedici S andrea.colamedici@oltre-confine.com

OltreConfine Anno I S Numero 4 S marzo/aprile 2012 Periodico Bimestrale S euro 7,90 Registrazione presso il tribunale di Roma n. 217/2011 del 6 luglio 2011 Numero ROC 21635 issn 977-2239-9941 isbn 978-88-97864-00-4

progetto & realizzazione grafica Francesco Pandolfi S f.pandolfi@oltre-confine.com copertina Satvat, Mappa del viaggio interiore hanno collaborato

direttore responsabile Giuseppe Di Maula direttore editoriale Giovanni Picozza S g.picozza@oltre-confine.com vicedirettore Andrea Panatta S apanatta@gmail.com

Paolo Avanzo, Salvatore Brizzi, Sebastiano B. Brocchi, Mariano D’Anza, Kieron Devlin, Omar Discepoli, Carlo Dorofatti, Lidia Fassio, Paola Germani, Fernanda Incoronato, Mirko Lucchini, Roberto Maggioni, Andrea Pellegrino, Lucilla Perego, Isabella Popani, Lorenzo Profeti, Virginia Salles, Satvat Sergio Della Puppa, Patrizia Terreno, Monica Zanchi

si ringraziano

direttore creativo Silvia Tusi S silvia.tusi@oltre-confine.com

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redazione Laura Cinti, Maura Gancitano, Silvia Nosenzo, Mario Picozza, Mariavittoria Spina redazione@oltre-confine.com tel./fax 06.90160288 Vicolo del Granaio, 12 00060 Castelnuovo di Porto (RM)

Igor Sibaldi; Marina Ciaffoncini di Harmonia Mundi; Oliwka Neugebauer ; Alessio Sanniti; Fulvio Rendhell; Stefano Mayorca; Giovanni Canonico, Mara Morini e le Edizioni Mediterranee; Lucia De Santis della Libreria Aldebaran; Valdo Vaccaro e l’Associazione Vegetariana Animalista di Roma; Gigi Capriolo dell’Istituto Cosmòs; Paolo Aldo Rossi; Gabriele Duma, Alberto Greco, Marialuisa Cozzi, Oceano del Ki e Percorsi Consapevoli; iac - International Academy of Consciousness; Associazione Gattorandagio Onlus

editore Spazio Interiore Soc. Coop. Via Nazionale 243, 00184 Roma stampa Graffietti Stampati S.n.c., Montefiascone (Vt) web www.oltre-confine.com abbonamenti abbonamenti@oltre-confine.com pubblicità Silvia Nosenzo S tel. 366.4224150 marketing@oltre-confine.com Copyright ©2011 Spazio Interiore Soc. Coop. Tutti i diritti sono riservati; nessuna parte della rivista può essere riprodotta in qualsiasi forma (per fotocopia, microfilm o qualsiasi altro procedimento), o rielaborata con l’uso di sistemi elettronici, o riprodotta, o diffusa, senza l’autorizzazione scritta dell’editore. Ogni articolo firmato esprime il punto di vista dell’autore che se ne assume la completa responsabilità. Gli articoli, pubblicati o meno, salvo quando diversamente concordato, non vengono retribuiti. Manoscritti e fotografie, anche se non pubblicati, non vengono restituiti. L’editore ha soddisfatto tutti i crediti fotografici. Nel caso gli aventi diritto siano stati irreperibili questi è a disposizione per eventuali spettanze. Q

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spiritualità pratica e strumenti della coscienza

il mondo

è il tuo quaderno degli esercizi

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di Andrea Panatta

Se

mi guardo attorno vedo solo me stesso. Non è la presunzione di una persona egocentrica. È la constatazione del fatto che non vedo mai il mondo per quello che è (ammesso che sia possibile), ma che vedo soltanto le mie proiezioni, i miei filtri. «La proiezione fa la percezione» dice Un corso in miracoli. Le prime cose che ho cercato nel mio percorso sono state un maestro e, successivamente, un gruppo di pratica. Credevo infatti che la realtà fosse un’illusione (Maya) dalla quale distaccarmi, e il cammino spirituale l’autostrada verso questo distacco e verso l’illuminazione, intesa come uno stato di grazia privo di sofferenza e pieno di amore. Ero convinto inoltre che il tempo dedicato al mondo e alle sue vicende terrene fosse uno spreco di risorse che avrei potuto invece dedicare alla pratica, ma che, a malincuore, non potevo evitare. Cercavo ore libere per la meditazione solitaria e lo studio dei testi sacri, e occasioni per un ritiro, da solo o con altre persone. Ma l’unico effetto che ottenevo da questo modo di concepire la spiritualità e l’esistenza era un progressivo scollamento dalla realtà. Non capivo che vedevo e avevo sempre visto solo me stesso. Non conoscevo l’ingannevole meccanismo della proiezione, secondo il quale tutto ciò che è nel subconscio di un essere umano viene proiettato sullo schermo della realtà per essere percepito. A svegliarmi, diversi anni fa, fu proprio Un corso in miracoli. Leggendolo, la mia coscienza venne in qualche modo riprogrammata alla consapevolezza che il mondo, con tutta la sua presunta miseria, con i suoi drammi e la sua cattiveria, era la proiezione di un film che mi riguardava. Capii che il valore trasmutativo dell’amore e del perdono erano lavori interiori che non riguardavano la mia personalità o quella degli altri. Quando perdonavo qualcosa o qualcuno non mi stavo mettendo sul piedistallo della persona spiritualmente evoluta che perdona quella che lo è di meno. Stavo dichiarando di aver compreso che nulla era davvero accaduto e che avevo lasciato andare.

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Dopo anni di studio, mi sono formato un modello della realtà che mi ha aiutato a portare la spiritualità nella vita quotidiana invece di relegarla alla stanza della meditazione. Come tutti i modelli, anche il mio non è altro che una riduzione di fenomeni molto più complessi, e come tutte le teorie ha le sue falle. Probabilmente tra qualche anno lo cambierò di nuovo, ma per ora funziona abbastanza bene e per questo ho intenzione di condividerlo con voi. Veniamo su questa Terra per apprendere alcune lezioni. Le lezioni che dobbiamo apprendere sono obbligatorie, ciò che è libero è il come le vogliamo apprendere. L’anima (qualunque cosa essa sia) è colei che decide di incarnarsi e seguire questo corso di studi intensivo, e il corpo è uno degli strumenti che utilizza. Considerare il mondo come una scuola mi ha permesso da subito di vedere ciò che si nascondeva dietro ogni singolo evento della mia esistenza e di riconoscere lo stesso contenuto simbolico in eventi differenti; per questo credo che sia una scelta infinitamente più utile che considerare questa zolla di terra persa nel sistema solare come una prigione. Il modo in cui le lezioni ci vengono presentate è ingannevole, talmente ingannevole che i pochi che se ne sono accorti fanno ancora molta fatica a convincere gli altri che le cose stiano davvero in questo modo. Abbiamo al nostro interno un’enorme mente subconscia che mantiene milioni di programmi automatici, costituiti dai pensieri che abbiamo ripetuto più spesso e da tutto ciò di cui ci siamo (o di cui siamo stati) convinti. Se non siamo coscienti di questi automatismi, essi verranno proiettati all’esterno in modo che possiamo vederli. Perciò, se ho rabbia dentro di me e non ci faccio caso, questa verrà proiettata all’esterno proprio come un film al cinema e incontrerò una situazione che scatenerà in me quell’eccesso di rabbia. Qualunque pensiero ripetuto e associato a delle emozioni che riesca a scendere nella memoria subconscia può diventare – e nella maggior parte dei casi diventa – una parte della realtà proiettata. I sintomi sono l’aspetto più fisico e doloroso di questo film fatto di dimenticanze, rimozioni e mancanza di consapevolezza.


incontri

igor sibaldi la disobbedienza dell’invisibile _____________ di Andrea Colamedici e Giovanni Picozza

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Prima di dedicarsi alla ricerca metafisica e teologica e allo studio della psicologia del profondo, Igor Sibaldi è stato un celebre filologo e slavista. Grande conoscitore dei miti antichi e moderni, dei testi sacri delle grandi religioni e della filosofia delle civiltà, si dedica da diversi anni al disvelamento delle strutture superiori e atemporali della coscienza, portando avanti una preziosa opera di divulgazione e insegnamento attraverso libri, conferenze e seminari.

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rovate a ricordare la parabola del figliol prodigo. Un giovane chiede al genitore la propria parte di eredità e, appena la ottiene, lo abbandona e parte. Dopo aver sperperato tutti i soldi torna a casa e viene accolto con gioia dal padre, che decide di festeggiarne il ritorno. L’altro fratello, che era rimasto fedele all’ordinarietà della vita, non riesce a comprendere le ragioni di tale gioia. Si tratta di una delle parabole meno comprensibili, e quindi tra le più dense di significato. Il fraintendimento è già nell’espressione prodigo: sebbene sia passato alla storia come dissipatore, questo termine indica in realtà colui che è pro-digus, ovvero colui che si spinge più avanti. Un disobbediente, dunque, il cui coraggio viene premiato: non ha sotterrato i propri talenti, ma li ha usati per conoscere e festeggiare il mondo da cui torna rinato. Da più di vent’anni, Igor Sibaldi – il cui Angelo di nascita è proprio La’awiyah, l’Angelo della Disobbedienza – si spinge sistematicamente più avanti rispetto ai tempi offrendo e moltiplicando i propri talenti: partito come filologo, appena finisce di tradurre per Mondadori

Igor Sibaldi

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Oltreconfine | Cronache dai mondi visibili e invisibili

Guerra e Pace di Tolstoj abbandona la carriera e si dedica allo studio dell’angelologia, approfondendone le radici cabalistiche. Da qui inizia un viaggio che lo porta ad attraversare una serie infinita di discipline e di studi, a trasmettere un sistema per entrare in contatto con i propri Maestri Invisibili e a raccontare dei propri viaggi nel mondo dell’aldilà. Igor Sibaldi è diventato nel tempo una sorta di figura a metà tra il mentore e il guardiano della soglia: non protegge qualcosa dietro di sé, ma permette ai ricercatori di portare l’attenzione sulla soglia – sul limite – per potervi disobbedire, mostrandone allo stesso tempo la radicale necessità. Disobbedire al limite per creare nuovi territori di espressione; su di lui riecheggiano forti le parole di Coleridge già usate per tentare di descrivere uno dei più impavidi esploratori della coscienza, Carl Jung: «Esplorò la sua anima con un telescopio. E tutto quanto vi appariva irregolare, egli vide e dimostrò essere splendore di costellazioni, e aggiunse mondi e mondi alla coscienza». Incontriamo Igor Sibaldi al Centro Olistico Harmonia Mundi di Roma in occasione del seminario La Disobbedienza – Teorie e prospettive di un mondo nuovo. Partecipare a un seminario o a una conferenza di Sibaldi è un’avventura appassionante, potenzialmente eversiva, poco indicata per le persone che non amano mettersi in discussione. Il suo tono affabulatorio, a tratti cantilenante, sempre cortese ma al tempo stesso corrosivo, ci guida dolcemente alla scoperta di territori ancora sconosciuti, svelando a poco a poco il mistero della nostra anima. Gli indizi disseminati lungo la strada sono numerosi, spesso contraddittori, e in ogni momento possono scattare dei clic rivelatori. In un attimo sappiamo di essere altro da quello che abbiamo sempre creduto e ci accorgiamo con stupore che la parte più autentica del nostro io l’aveva sempre saputo.


speciale > spiritismo

FULVIO RENDHELL ritratto di un medium _____________

di Giovanni Picozza e Andrea Colamedici

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ulvio Rendhell è probabilmente il più famoso medium vivente. La sua attività medianica – che si è sviluppata tra gli anni ’50 e ’70, raggiungendo l’apice con il celebre circolo spiritico Navona 2000 – ha visto infatti il manifestarsi di tutti i fenomeni più spettacolari della casistica spiritica: movimenti e volteggiamenti dei tavoli, apparizioni di fantasmi, apporti di oggetti, materializzazioni ectoplastiche totali e parziali. Di molti di questi fenomeni esiste documentazione fotografica. Finito sulla ribalta della stampa nazionale e internazionale, Rendhell ha sempre accettato, a differenza di altri medium, di farsi studiare e analizzare da medici e scienziati, e durante la sua lunga attività non è mai stato dimostrato che abbia fatto ricorso a trucchi o espedienti di vario genere. A conferma della sua buona fede, ha anche accettato di sottoporsi alla macchina della verità del Prof. Den Wely dell’Università della California ed è risultato non aver mai mentito riguardo ai fenomeni di cui dichiarava di essere stato protagonista. Parallelamente all’attività spiritica, Fulvio Rendhell si è dedicato allo studio e alla ricerca, pubblicando nel corso degli anni diversi testi di occultismo – tra cui il Trattato di Alta Magia (edito da Hermes) – e dirigendo, verso la fine degli anni ’90, la rivista esoterica Mysterium exotericum. Oggi, superati gli ottant’anni, Rendhell ha lasciato Roma, sua città natale, e si è ritirato nel borgo di Sutri, a cinquanta

Fulvio Rendhell nella casa di Sutri

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chilometri dalla capitale, dove vive in una casa fiabesca che sembra un museo di memorabilia. Tra collezioni di bambole e marionette antiche, cinemini a manovella e giocattoli d’epoca, cimeli religiosi, poster del Grand Guignol e curiosità di ogni genere, si ha la sensazione di essere catapultati in un luogo realmente magico, sospeso in un tempo senza tempo. Le pareti dipinte di grigio e di rosso, di giallo e di azzurro, sembrano pulsare nella penombra ravvivata solo da rare fonti di illuminazione. Il pavimento di legno scricchiola sinistramente sotto i piedi ed è come muoversi all’interno di un antico castello popolato da presenze vibranti quanto discrete. Incorniciato e protetto da un vetro, un elegante vestito rosso appartenuto a una donna del ‘600 catalizza inesorabilmente l’attenzione. Evocato durante una seduta spiritica, lo spirito di quella donna raccontò la sua triste vicenda: caduta in catalessi e creduta morta, era stata sepolta viva; in segno di ringraziamento, materializzò il vestito con cui era stata seppellita e ne fece dono al medium. Fulvio Rendhell è anche un artista apprezzato, definito da Costanzo Costantini «pittore dell’ombra e del mistero», e di stanza in stanza si possono ammirare i suoi quadri surrealisti che celebrano un universo creativo e poetico strettamente legato al tema dell’infanzia. Rendhell iniziò a dipingere da bambino e ci tiene a sottolineare come le sue opere non abbiano alcuna attinenza con gli spiriti e il loro mondo. In camera da letto, quale monito a non dimenticarsi della fugacità della vita terrena, campeggiano tre antichi quadri raffiguranti la Morte. L’uomo di Potere, l’uomo di Religione e l’uomo di Scienza sono rappresentati come scheletri esili e macilenti ancora aggrappati agli inutili orpelli vanamente inseguiti in vita. Una culla vuota accanto al letto testimonia invece l’altro aspetto ineludibile della vita, la nascita, gioioso contraltare della morte, perché come ha scritto Alberto Savinio: «Bisogna guardare in una tomba come si guarda in una culla».


speciale > spiritismo

allan kardec

e i misteri dello spiritismo _____________

di Andrea Pellegrino

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L’uomo ha sempre cercato un contatto con l’Aldilà nella sua ricerca del fine ultimo dell’esistenza. Lo Spiritismo è la dottrina basata sulle manifestazioni e gli insegnamenti degli spiriti dei defunti, che Allan Kardec trasformò in una vera e propria religione. Dai misteriosi avvenimenti legati alla nascita dello Spiritismo alle sue evoluzioni e implicazioni alla luce della scienza, un viaggio affascinante alla scoperta del mondo degli spiriti.

l’uomo e l’aldilà

L’innato desiderio umano di contattare l’Aldilà, dal punto di vista antropologico rappresenta un bisogno comune alla maggior parte degli individui. Si tratta di conoscere il proprio futuro, il ruolo che abbiamo nel mondo e nella società e, nello stesso tempo, di trovare la risposta alla domanda più difficile che l’umanità si sia mai posta: «Cosa c’è dopo la morte?» La letteratura e la mitologia sono ricche di racconti di viaggi nell’Aldilà, densi di significati allegorici. Il percorso nel mondo ultraterreno è un’esperienza terribile, alla quale sono chiamati soltanto pochi eletti. L’eroe antico era spinto a percorrere un cammino così arduo e pericoloso per la necessità di conoscere, attraverso il mondo dei morti, il proprio destino e avere così conferma del suo ruolo. Per questo motivo la catabasi, ovvero la discesa di una persona viva nel

Libro dei Morti di Ani, papiro dipinto, 1250 a.C.

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Oltreconfine | Cronache dai mondi visibili e invisibili

«L’orgoglio e l’ambizione saranno sempre una barriera fra l’uomo e Dio, come bende che tolgono la visione degli splendori celesti... e Dio non può servirsi del cieco per far comprendere la luce». Allan Kardec

regno infero, è presente nei poemi classici come l’Odissea, in cui Ulisse si reca alle soglie dell’Ade e tenta di mettersi in contatto con lo spirito dell’indovino Tiresia usando gli incantesimi appresi da Circe. Forte delle parole del profeta, che conferma la regalità di Ulisse, l’eroe riprende il viaggio verso Itaca, superando le prove poste lungo il suo cammino. Enea, nel VI libro dell’Eneide, attraverso gli spiriti conosce la sua futura discendenza e il compito al quale è chiamato: fondare una nuova Troia alla foce del Tevere. Anche il pellegrino Dante compie il viaggio nell’Aldilà per conquistare la salvezza e conoscere la propria missione, ossia essere la guida di un rinnovamento spirituale rifondatore della cristianità. Il viaggio di Dante non è proiettato verso la conoscenza dei segreti del mondo terreno, bensì dei misteri dell’Aldilà con lo scopo di raggiungere la visione di Dio. Il contatto con l’Altrove è dunque sofferenza, penitenza, esattamente come per gli antichi. Anche nella vicenda dantesca, elemento in-


bibliointervista

di libro in libro • Libri e lettori a confronto

Stefano Mayorca si racconta attraverso i libri della sua vita _____________

a cura di Mariavittoria Spina

C’è un libro che ha influito più di altri nel tuo percorso di crescita spirituale? I libri hanno costituito da sempre un aspetto preponderante nel mio percorso di crescita. Da bambino ero un autentico divoratore di testi di ogni specie. Del resto, allora non esisteva la tecnologia dei videogame (per fortuna). Il libro era qualcosa di vivo, possedeva un cuore, un’anima cartacea che dischiudeva i suoi segreti più riposti a chi era in grado di penetrarlo, di interagire con la sua parte nascosta e insondabile. Ricordo il Moby Dick di Melville, una vera folgorazione, intriso com’era da quelle atmosfere sospese, cariche di un misticismo crepuscolare e di un fatalismo ineluttabile. Al principio, come molti - ma non tutti - ero attratto da una possibile via di accesso a una spiritualità che contemplasse anche aspetti operativi. Tale possibilità si è sostanziata apparentemente in maniera casuale. Ci puoi raccontare brevemente la tua esperienza? Fin da bambino sono stato legato alle terre che si appressano parallelamente al nostro ambito quotidiano. Ho percepito l’esistenza di continenti infusi di energia, magia, spiritualità, non riuscendo però a cogliere pienamente il senso di tali interferenze. Un giorno, mentre osservavo un uomo che leggeva seduto su una panchina, qualcosa si è acceso in me, un ricordo antico forse, che ha ridestato emozioni remote. A un tratto mi sono reso conto che la persona in questione

era differente dalle altre: lo sguardo attento e consapevole, un modo diverso di scandagliare quanto lo circondava e una ieratica espressione sul viso. Prima di alzarsi mi fissò intensamente e allontanandosi voltò il capo per guardarmi ancora una volta, sorridendo. Dopo pochi secondi mi resi conto che aveva dimenticato il volume sulla panchina. Lo afferrai e mi misi a correre per restituirglielo. Tutto inutile, si era volatilizzato. Dunque, dopo una prima esitazione, aprii il libro con avidità ed eccitazione e vidi una dedica: «Sono certo che ti tornerà utile per proseguire». Compresi che lo aveva lasciato a me intuendo, non so come, la mia ansia di ricerca, decidendo di farmi quel dono. Il volume che lo sconosciuto stava sfogliando con misurata gestualità era Autobiografia di uno Yogi di Yogananda Paramahansa. C’è un passaggio che ti ha colpito particolarmente e continua ancora oggi a risuonarti nella mente? Credo che fosse l’insieme di quanto veniva esplicato a colpire la mia interiorità. Tuttavia, più che un peculiare aspetto del testo è l’energia, o per meglio dire l’atmosfera in esso racchiusa, che conquistò il mio animo e, ancora oggi, è viva nel mio cuore. Un’atmosfera di Luce, tipica dell’insegnamento orientale e nello specifico dell’Induismo, capace di trascendere i parametri del consueto per proiettare nell’inconsueto. Nonostante la visione passiva che si identifica con questo genere di credenza religiosa, la sua impronta e il suo fascino può senz’altro catalizzare l’attenzione su dinamiche trascendenti. Al contrario, nell’ambito dell’Ermetismo è l’atteggiamento attivo il principio cardine che consente di raggiungere uno stato di consapevolezza basato sulla verifica, non sull’accettazione incondizionata di dogmi difficilmente comprovabili. La fede è alla base di tale enunciato, mentre ermeticamente è la prova diretta il perno su cui si fonda questa antica dottrina. Se dovessi consigliare questo libro a qualcuno, a chi lo proporresti e perché? Senza dubbio lo consiglio a chi, non afflitto da un misticismo fuorviante, è in grado di elaborare i concetti in esso contenuti con equilibrio, senza lasciarsi suggestionare dalla messe di insegnamenti che vengono profusi. Colui che riesce a scalfire la superficie di questo testo, a vedere oltre, a

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simposio • Corsi, seminari, conferenze

Reportage

Cronache_resoconti_testimonianze

Se vuoi raccontare e condividere la tua esperienza scrivi a redazione@oltre-confine.com

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Valdo Vaccaro

l’inevitabile conflitto tra medicina moderna e igiene culturale Roma, 2 febbraio 2012, Associazione Vegetariana Animalista _________

di Maura Gancitano

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ccade spesso che durante un cammino di crescita interiore tutte le convinzioni e le pratiche che hanno a che fare col corpo e con l’alimentazione vengano messe in crisi, poste sotto osservazione. Se prima usavamo meccanicamente il dentifricio del supermercato, adesso ci domandiamo quali ingredienti contenga, se prima mangiavamo gli alimenti che i nostri genitori ci avevano dato fin da piccoli, ora cerchiamo di capire quali effetti abbiano sul nostro organismo. Un approccio interessante in questo senso è quello fornito dall’igienismo (dalla parola greca hygiea, ovvero “salute”), un sistema teorico nato negli Stati Uniti all’inizio dell’800, basato sull’idea che il corpo sia autoriparante e autoguarente, e che dunque l’uso massiccio di farmaci e il continuo ricorso a medici e specialisti per curare ogni tipo di disturbo sia in realtà frutto di pregiudizi, principi sbagliati, paura. Uno dei maggiori esponenti dell’igienismo in Italia è senza dubbio Valdo Vaccaro, autore di Storia dell’igienismo naturale e Alimentazione naturale, pubblicati entrambi da Anima Edizioni.

Valdo Vaccaro

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Lo scorso 2 febbraio Vaccaro ha tenuto a Roma, presso l’Associazione Vegetariana Animalista, una conferenza dal titolo: L’inevitabile conflitto tra medicina moderna e igiene naturale. Nessun tentativo di evitare lo scontro, dunque. Al contrario della medicina ufficiale, infatti, per l’igienismo la malattia non è un male, ma un processo rimediale. Inutili e dannosi, quindi, tutti i tentativi volti a eliminare il sintomo, a mettere a tacere i segnali dell’organismo. La malattia è, in realtà, un vero e proprio medico, il nostro medico personale, che ci aiuta a comprendere se il nostro stile di vita necessiti o meno di modifiche e perfezionamenti. Si tratta di un processo fisiologico in cui il corpo cerca di purificarsi, riparare e ringiovanire se stesso. Nell’igienismo i comportamenti alimentari hanno un ruolo fondamentale: il consiglio è quello di eliminare tutti i prodotti animali (carne, pesce, formaggi) e di riservare uno spazio importante a frutta e verdura crude. Per quanto riguarda le cure farmacologiche, l’idea è quella di eliminare ogni terapia, ogni integrazione, finanche le cure omeopatiche e fitoterapiche. Di fronte a un pubblico piuttosto numeroso, malgrado il pomeriggio di pioggia, Vaccaro ha esordito così: «Mia nipote, medico lei stessa, papà medico, nonno medico, bisnonno medico, mi ha detto un giorno: “Zio, prenditi una laurea in medicina e così ti ripari da critiche assurde e da vulnerabilità legale”. Sia mai detto! Primo, mi radierebbero all’istante. Secondo, nulla ho da spartire con questo tipo di medicina. Essendo salutista nato, nemico dei farmaci nato, nemico del caffelatte e dello zucchero nato, nemico dei macelli nato, nemico delle sopraffazioni nato, nemico delle vaccinazioni nato, nemico dei brodi di pollo e di manzo nato, nemico della chimica nato, non mi vedrei mai in armonia con me medesimo. Essendo sperticato amico della natura, degli animali e dell’ambiente, nulla di positivo troverei in quel-


o messic

oltrefrontiera

tradizioni e futuro _____________

di Lorenzo Profeti

L’

aeroporto di Fiumicino era stato da poco ampliato e i corridoi che attraversavamo avevano l’aspetto di moderni megastore. Non ancora trentenni, io e la mia fidanzata, Francesca, superavamo a passo svelto le vetrine dei negozi del duty free. La mia mente cercava di prefigurarsi l’avventura che di lì a poco ci saremmo trovati a vivere: attrezzati con tenda e sacco a pelo eravamo intenzionati a scoprire la verità sul fenomeno ufo che da qualche anno si verificava a Tepoztlán, una località messicana situata 50 km a sud di Città del Messico, nello stato di Morelos. Qualche settimana prima avevamo infatti conosciuto un personaggio incredibile, uno tra i più famosi esperti di ufo, Carlos Diaz. Avevo venduto la macchina e chiesto la dilazione di un mese del pagamento dell’affitto per avere il denaro sufficiente a partire. La famiglia di Francesca mi guardava con sospetto: «Se trovi gli ufo ti pago il viaggio» aveva detto suo padre. Era difficile immaginare come sarebbe andata: eravamo alla ricerca di risposte importanti, affascinati dall’idea di viaggiare in un paese tanto grande e intriso di tradizione come il Messico. Siamo partiti il 4 settembre del 2001; avevamo appuntamento con Carlos Diaz il giorno dopo a Los Buenos Tiempos, un piccolo bar di Tepoztlán. Questa cittadina di circa 15.000 abitanti si trova nel cuore dell’omonima valle, sovrastata dalla Sierra del Tepozteco, un insieme suggestivo di forme scolpite nella roccia, coni e piramidi naturali, che nasce dalla congiunzione delle due più importanti catene montuose del paese. Vista dall’alto, Tepoztlán sembra una città magica, edificata all’ombra di un vulcano e immersa in una vegetazione rigogliosa e spesso inaccessibile. La sua gente è meravigliosa, come tutti i messicani del resto: respiravamo un’energia allegra e cordiale; c’era qualcosa nell’aria che non avevamo mai percepito altrove. Carlos arrivò a bordo della macchina di sua moglie e ci salutò contento. Ero molto felice di incontrare un personaggio della caratura di Diaz ed ero impaziente di conoscere Carlos Diaz

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Un UFO fotografato da Carlos Diaz

tutto di lui: come viveva, chi era la sua famiglia, i suoi figli. Ero in Messico per investigare sul fenomeno ufo. Francesca, che oggi è mia moglie, sin dai primi minuti instaurò con Carlos un rapporto di amicizia incondizionata: mentre io lo investivo con una raffica di domande, lei riusciva a scherzare e ridere con lui. La loro spontaneità mi aiutò a rilassarmi e soprattutto a non avere fretta di capire e vedere tutto subito; già dal secondo giorno avevo preso una buena onda, mi sentivo allegro, rilassato e pronto a immergermi nelle mille avventure che di lì a poco avrei vissuto. Carlos mi mostrò foto e video straordinari di oggetti di luce provenienti dalle montagne, avvistamenti programmati e astronavi dai comportamenti stupefacenti. Poiché sosteneva di poter organizzare avvistamenti programmati, mi attivai per realizzarne uno in Italia al Sasso, vicino a Cerveteri, sperando che l’evento avesse una grande risonanza mediatica. Carlos era motore di un messaggio ecologista di salvaguardia della vita sulla Terra che, come lui stesso asseriva, gli era stato affidato dagli esseri di luce che aveva incontrato durante i suoi contatti. Il progetto di cambiare questo mondo così assurdo e preda dell’ignoranza, soprattutto sui temi spirituali, era il motivo che da anni spingeva anche me alla ricerca spasmodica della verità sugli extraterrestri. Ogni anno, il 7 di settembre, a Tepoztlán viene celebrata una festa che coinvolge tutto il paese. Migliaia di persone percorrono con le torce in mano il cammino che dalla cittadina conduce alla piramide del Tepozteco; vista dall’alto tutta quella gente sembrava un gigantesco serpente umano che si inerpica nella giungla tra schiamazzi, risate e momenti


universo olistico • Terapie alternative e percorsi di guarigione

joaquín grau

e l’anateoresi Intervista a Gabriele Duma _____________

a cura di Monica Zanchi

A

L’Anateoresi, disciplina naturale fondata in Spagna negli anni Settanta da Joaquín Grau, si basa sull’assunto che i disagi di natura psico-fisica siano da ricondurre a vissuti emozionali riferibili all’arco di tempo che va dal periodo perinatale fino ai primi sei, sette anni di vita. Si presenta come un percorso di sedute in cui la persona, indotta in stato di rilassamento, torna in contatto con i vissuti contenuti nella propria memoria emozionale, liberandosi dagli eventuali condizionamenti che ne sono derivati.

Gabriele Duma, attore, regista e operatore in Anateoresi da circa dieci anni. C’è un legame tra l’arte della recitazione e l’Anateoresi? Come possono combinarsi? Essere un attore ha implicato occuparmi tanto e in qualche modo professionalmente del mio mondo di sensazioni e di emozioni, per prestare il corpo ai drammi che ho interpretato e interpreto. Questo mi ha dato la possibilità di riconoscere immediatamente nell’Anateoresi un portentoso strumento di indagine del mio patrimonio emozionale. Essere regista vuol dire che a un certo punto mi sono posto di fronte alla possibilità concreta di guidare altri corpi nell’attraversamento di quei drammi, per condurli a una messa in scena, alla condivisione con un pubblico. Certo la messa in scena ha finalità estetiche ma, garantisco, non solo. Non è forse necessario, ma a ogni buon conto chiarisco che per teatro s’ha da intendere l’arte del vero, non certo della finzione, tantomeno della mera esibizione di capacità tec-

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niche. Per questo parlo di corpi, consapevole però che il corpo è solo un livello dell’esperienza, una sorta di sensore che interfaccia alla realtà qualcosa di più profondo ed essenziale per ognuno. Dico questo per portare l’attenzione sul fatto che l’Anateoresi, prima di essere una metodologia utile alla cura di sé, è utile alla conoscenza. Anzi, anticipando le conclusioni, direi che è utile alla cura in quanto utile alla conoscenza. Utile a elaborare una propria filosofia di vita improntata alla conoscenza di sé, alla libertà dai condizionamenti profondi, alla creatività. Se è una metodologia utile alla cura, si può ipotizzare che sia una terapia? Terapia e Arte sono sempre state più che sorelle. Condividono gli stessi strumenti principali, sofferenza e catarsi, per condurre e orientare l’essere umano nello spazio sospeso fra paura e piacere. Espresse al grado più alto, entrambe toccano e coinvolgono la parte più profonda di noi. A questo punto è però opportuno fare dei distinguo e prevenire indebite invasioni di campo. Un conto è la terapia intesa come percorso finalizzato al benessere, anche fisico, altro è la prassi medica. Una cosa è il mondo soggettivo del processo di conoscenza, un’altra quello oggettivo del processo scientifico. Finché queste due forme di sapere procedono separate e in antitesi, è molto facile perdersi in circoli viziosi di pensiero. D’altronde, la nostra stessa fisiologia ci predispone a un inganno: abbiamo due emisferi cerebrali dedicati rispettivamente all’oggettività e alla soggettività e ci perdiamo nel tentativo di farne prevalere uno mentre demonizziamo l’altro, laddove la sincronizzazione del sistema offrirebbe evidentemente possibilità sorprendenti e sal-


ARTE & CONSAPEVOLEZZA • Esperienze creative e itinerari della coscienza

ALBRECHT DÜRER le molteplici forme espressive dell’animo umano _____________ di Silvia Tusi

A

Nella Germania del Medioevo, agli albori della Riforma protestante, nasce un artista che rivoluzionerà la storia dell’arte tedesca, portando nuove prospettive e il fascino del Rinascimento, grazie ai viaggi in Italia e alla instancabile capacità di studiare e comprendere i segreti della composizione pittorica. Albrecht Dürer ci mostra l’animo umano così com’è, senza veli e senza orpelli, per risvegliarci a una nuova consapevolezza di noi stessi.

A

lbrecht Dürer nasce a Norimberga il 21 maggio 1471. Un luogo e una data che narrano già da soli molte cose. Siamo in Germania, a pochi anni dall’inizio di un secolo molto travagliato in cui Martin Lutero darà inizio a una riforma della Chiesa che scuoterà l’Europa per secoli. Sono anche gli anni del Rinascimento, in Germania introdotto proprio da Dürer, che lo reinterpreterà mischiando il linguaggio soave e delicato delle pitture italiane con il crudo mondo teutonico.

«Pensare a Dürer significa pensare all’amore, al sorriso e al ricordo di sé. Significa conoscenza di ciò che è più profondo e impersonale, di quanto si trova al di fuori e al di sotto dei limiti materiali del nostro io, ma che lo determina e lo nutre. È storia come mito, storia che è sempre materia e tempo presente, poiché noi siamo molto meno individui di quanto speriamo o temiamo di essere». Thomas Mann

autoritratti

La prima opera a noi pervenuta, eseguita da Dürer all’età di tredici anni, è un disegno a punta d’argento. Figlio di un orefice ungherese, tenuto a bottega dal padre dopo aver compiuto gli studi elementari, egli si cimenta subito con un soggetto quanto mai ostico, se stesso, cogliendo la propria immagine allo specchio. La composizione è indubbiamente imperfetta ma dimostra già l’enorme genialità dell’artista tedesco. L’aspetto più significativo sta proprio nella scelta del soggetto. Il ragazzo punta l’esile dito verso un luogo indeterminato, lo sguardo è velatamente malinconico e i lineamenti ancora mantengono una morbidezza fanciullesca. Nella storia dell’arte praticamente tutti gli artisti si ritraggono; è un modo per studiare se stessi, per carpire il mistero del proprio inconscio e tramandare ai posteri un poco della loro natura. Nel 1486 Dürer compone il disegno ritraendosi in modo semplice e pulito, forse come solo un giovane tredicenne può fare. Autoritratto a tredici anni, 1484

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arte & consapevolezza

la musica come percorso interiore

dallo yoga del suono alla biofonia _____________ di Paolo Avanzo

A

ndai in India nel 1974 con il Magic Bus, percorrendo via terra tutti quei paesi e territori che ormai sono diventati molto complicati da attraversare. Al culmine di quel viaggio ci fu l’incontro con il suono del Sitar, e fu un colpo di fulmine: da allora ebbe inizio una ricerca che continua tutt’oggi. Ho avuto la fortuna di conoscere personaggi come Ravi Shankar e Vemu Mukunda, il più importante maestro e ricercatore negli ambiti del suono e della Music Therapy che l’India abbia avuto in tempi moderni. L’incontro con gli aspetti tecnici della musica indiana rappresentava infatti solo la soglia d’ingresso di un universo musicale che lasciava trasparire molto altro, soprattutto la possibilità di un linguaggio peculiare che, attraverso il suono, raggiunge la mente dell’uomo e la organizza armonicamente, portandola all’incontro con la sua essenza luminosa. Secondo la mia opinione si tratta di una fra le più

Illustrazione di Gioia Giorio

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importanti funzioni che la musica possa svolgere oggi, in questo mondo così cacofonico. Ho cercato di raccogliere insegnamenti ed esperienze della tradizione indiana concentrandoli in una metodologia chiamata Biofonia; l’obiettivo non era tanto quello di ricercare gli aspetti formali della musica, quanto di studiare il suo utilizzo come strumento di elaborazione delle dissonanze interiori e di elevazione dello stato di coscienza. Per farlo sono stati essenziali i riferimenti alle mie esperienze del passato, dallo studio tecnico della tradizione musicale indiana, alle testimonianze raccolte sul campo, dall’incontro con vari maestri, alla scoperta delle funzioni più elevate della musica quale percorso e strumento curativo, creativo e mistico. Già, perché nell’ottica occidentale, in questo momento storico, la terapia rappresenta l’elemento preminente, mentre nella visione indiana l’enfasi viene posta su ciò che sta oltre la semplice armonizzazione di certi sintomi di disagio. Il mondo orientale in generale, infatti, pone l’accento sulla luce che illumina la mente andando al di là dell’affanno dei pensieri e delle angosce del quotidiano, cosa che è stata anche mal interpretata come fuga invece che come rigenerazione. E forse proprio ora è importante che ciò che sinteticamente chiamiamo meditazione possa essere raggiunto attraverso l’espressività e l’arte, riscoprendo le antiche funzioni dell’arte musicale. Nel patrimonio dell’antica cultura indiana vi sono molte tradizioni che esprimono una concezione della musica ben più ampia dei soli aspetti tecnico-estetici, proiettandosi verso gli ambiti curativi, meditativi e mistici. Numerosi miti descrivono l’origine del suono e della musica come qualcosa di sovrumano. Il mito del suono primordiale, il Pranava om dell’induismo, testimonia l’importanza attribuita al suono nell’ambito di quel contesto culturale. G.L. Beck, studioso e docente della Louisiana University, ha definito l’Induismo una teologia sonica per l’onnipresenza del suono che ne permea la ritualità, ma non solo. Ricor-


associazione

spazio onlus

gattorandagio onlus _____________

di Fernanda Incoronato

«Diffidate di chi non ama i gatti» (antico proverbio irlandese) L’Associazione Gattorandagio Onlus è nata nel 2004 da quattro volontari mantovani per amore dei gatti abbandonati o in difficoltà, ma soccorre anche altri animali, tra cui conigli (due dei quali trovati da poco per strada), ricci e cavie. La nostra filosofia è quella di offrire un soggiorno temporaneo ai nostri amici animali: la permanenza nella nostra struttura ha infatti come scopo l’adozione definitiva, per consentire ai gatti una nuova vita e non uno stallo indefinito nel tempo. Accertiamo sempre l’idoneità delle persone che si offrono di dare una casa ai mici tramite una serie di domande, il preaffido e la disponibilità di postaffido. Nel tempo siamo diventate sempre più attente a questi aspetti, perché purtroppo alcuni gatti sono stati riabbandonati o sono tornati indietro; in genere, comunque, chi intende davvero prendersene cura non solo si presta a tali controlli, ma ne è anche contento. I nostri volontari si adoperano giornalmente per aggiornare i dati della campagna adozione tramite appelli pubblicati su internet e volantinaggio. Gestiamo i primi contatti sia per le adozioni che per le richieste di aiuto via e-mail o per telefono; qualora non richiamiamo subito è perché siamo oberate, vi preghiamo quindi di insistere e mandarci un sms. Gran parte del nostro tempo viene impiegato nel cercare di dare supporto ai cittadini che ci chiedono di intervenire per la cura di gatti randagi e non, da quelli di colonia a quelli di pensionati o persone in difficoltà che non vogliono abbandonarli ma non hanno i mezzi per prendersene cura. Interveniamo quasi esclusivamente su chiamata; ad esempio abbiamo appena recuperato un micio che si era avventurato nell’organo della Chiesa di San Francesco

a Mantova. Tra le nostre attività c’è anche quella di gestire gli appelli per ritrovare i gatti smarriti, e spesso siamo riusciti a recuperarli. Parallelamente ci occupiamo di portare avanti un’intensa campagna di sterilizzazione dei gatti delle colonie di Mantova e provincia: prendiamo i gatti di colonia, spesso selvatici, li portiamo dal veterinario per farli visitare e operare, e infine li reintroduciamo nel territorio dopo un breve periodo di degenza presso i nostri ricoveri privati. Nel caso in cui gli animali siano particolarmente docili, cerchiamo per loro una famiglia in modo da toglierli dalla strada. Ci preme sottolineare l’importanza della sterilizzazione, che serve a limitare la popolazione felina e di conseguenza la soppressione dei gattini tramite pratiche barbare. La sterilizzazione, inoltre, è utilissima per arginare la diffusione di malattie come la leucemia felina (felv) e l’immunodeficienza felina (fiv), che compromettono il sistema immunitario. Tali malattie non sono contagiose per l’uomo, quindi l’animale che ne è affetto può tranquillamente vivere a contatto con noi, ma poiché la trasmissione avviene soprattutto tramite i rapporti sessuali e i morsi tra maschi che combattono, la sterilizzazione è il modo più efficace per limitarne la diffusione. Tutte queste attività costituiscono solo una parte del nostro impegno a favore degli animali in difficoltà; il lavoro è duro e viene svolto soprattutto il sabato mattina, perché siamo tutti volontari. Per aiutarci basta chiamare o mandare un sms o una e-mail alla nostra associazione indicando la propria disponibilità; ricontatteremo chi vorrà cimentarsi nella cura dei mici spiegandogli nel dettaglio il nostro operato e affiancandogli una volontaria esperta per un periodo di apprendistato. L’impegno è di circa tre ore alla settimana, concentrate in un giorno. In mancanza di tempo, chi volesse sostenerci può anche tesserarsi, fare una donazione, oppure adottare un gatto a distanza. Tutti i dati sono disponibili sul nostro sito. Q associazione gattorandagio onlus Sede legale: Via Learco Guerra 11, 46100 Mantova Tel. 347.9339927 // 347.7587816 (gradito sms) // www.gattorandagio.com // // gattorandagioonlus@gmail.com //

Stella cerca un padrone affettuoso che viva in appartamento

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e

SPAZIO inTeriore

presentano

meditARTE

Dio è una sfera infinita,

il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo. (Libro dei ventiquattro filosofi)

Alchimia creativa, ribellione interiore ed evoluzione spirituale

Roma Black Hotel

sabato 31 marzo

Quota di partecipazione (cena inclusa)

47,00 €

esposizioni 10.000 buddha officina di risveglio di Satvat Sergio Della Puppa

l’alchimia del mito di Carmen Sorrenti

programmA ore 16.00 Opening ore 17.00 Conferenza con esperienza di alchimia creativa

lo spirituale nell’arte

Un arte consapevole per un uomo nuovo di Satvat Sergio Della Puppa

ore 18.30 Conferenza teorica ed esperienziale

biofonia – lo yoga del suono e della musica Alla ricerca del silenzio interiore attraverso il suono di Paolo Avanzo

ore 20.30 Cena vegetariana ore 22.00 Conferenza

poesia del sogno, sogno della poesia di Umberto Di Grazia

info e prenotazioni: meditarte@oltre-confine.com tel. 366.4224150 www.oltre-confine.com

sede dell’evento: Black Hotel Via Raffaele Sardiello - 00165 Roma www.blackhotel.it


A oltreconfine S Cronache dai mondi visibili e invisibili

4

A

www.oltre-confine.com

Cronache dai mondi visibili e invisibili numero 4 | Marzo - Aprile 2012 | euro 7,90

Poste Italiane SpA - Sped. in Abbonamento Postale - 70% Roma Aut. n. C/RM/70/2011

9 788897 864004

Marzo-Aprile 2012

isbn 978-88-97864-00-4

Rivista di spiritualitĂ arte e letteratura

incontri

arte

speciale

punti di vista

universo olistico

Igor Sibaldi

Albrecht DĂźrer

Spiritismo

Out of Body Experience

Anateoresi

Oltreconfine 4  

N.4 Marzo/Aprile 2012 Rivista di spiritualità, arte e letteratura che si rivolge a tutte le persone desiderose di ampliare i propri confini...

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