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P A G I N A 2011 1 N 1 settembre

il mensile per vivere meglio Rivista on-line gratuita



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le sue virtĂš



Vitamine

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Naturopatia

La conosci ?



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scopriamola insieme



Abc

Delle piante

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Quando l’anima fà i capricci


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Che cos’è il CMO™ (cetilmiristoleato)? IL CMO™ NON É UN FARMACO! CMO è il nome generico della miscela di acidi grassi ottenuta naturalmente da grasso di bovino. Ha una fonte simile a quella del lardo. Contiene dieci acidi grassi, di cui uno è il cetil-miristoleato. Il CMO™ (cerasomal-cis9-cetylmyristoleate) deriva da una preparazione speciale che utilizza la tecnologia cerasomale. Questo processo comporta un forte riscaldamento della miscela grassa che poi verrà trattata in speciali macchine a vuoto d’aria per renderla disponibile in forma cristallina. In questa forma la sostanza, costituita da particelle di una dimensione specifica, sarà assorbita meglio dall’organismo. La produzione del CMO™ è un procedimento molto complicato. Si ritiene che anche gli altri acidi grassi contenuti nel CMO™ siano importanti quanto il cetilmiristoleato. Cos'è CMO Plus? CMO Plus è un integratore alimentare contenente la quantità standard di CMO™ (385 mg) . Nella incessante ricerca del miglioramento, il CMO puro come da formulazione originale del Dr. Sands è stato combinato con degli ingredienti che hanno dimostrato di innalzare le già alte percentuali di efficacia del CMO, come testimoniato anche da migliaia di consumatori in tutto il mondo. CMO Plus, oltre al CMO™, contiene gli enzimi digestivi lipasi, amilasi e proteasi indispensabili per favorire l'assorbimento del CMO da parte dell'organismo, e il selenio, un minerale traccia con proprietà antiossidanti, utile per il buon funzionamento del sistema immunitario e per la salute in generale. CMO Plus è la formulazione più recente ed è stata ideata per soddisfare le richieste di inserire gli enzimi digestivi all'interno di un'unica capsula senza bisogno di prenderli a parte. Inoltre, non contenendo sea cucumber, è particolarmente adatto alle rare persone con verificata intolleranza al sea cucumber CMO Plus è fabbricato dall’azienda di fiducia della San Diego Clinic, l’unica fonte di CMO genuino, ed è da loro inviato direttamente in Europa già incapsulato. Vuoi saperne di più ? Chiamaci! trovi telefono, mail ed altre informazione sul nostro sito www.erboristeriaweb.net

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Rivista aziendale a cura di Olistic Naturcenter sas, la pubblicità sulle pagine è riservata ai prodotti distribuiti da Erboristeriaweb.net Gli articoli sono dei rispettivi autori, tratti da materiale pubblico o altre fonti. Immagini, articoli e tutto il materiale presente per quanto era in nostra possibilità è stato controllato che non violasse nessun copyright

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Ben-essere by www.erboristeriaweb.net V O L U M E

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Dal direttore

La rivista è completamente gratuita e solo on-line e non da compensi di nessun tipo. Il materiale non pubblicato non viene restituito.

Esistono decine di riviste di medicina naturale o su tematiche che riguardano quelle che definiamo “medicine complementari”. Questo progetto è diverso, in primo luogo è gratuito, secondo e nostra intenzione dare spazio a chiunque abbia voglia di dire o far conoscere la sua ricetta di benessere. Al contrario delle riviste cartacee o altre on-line lo scopo e di dare voce a tutti coloro che hanno suggerimenti, commenti, frasi, esperienza personale o qualsiasi altra cosa che possa aiutare ad avere

benessere. Siete un medico, un naturopata un operatore o vi piace solamente e vi appassiona la medicina naturale, allora buttatevi scrivete un articolo, una mostra vi ha appassionato, avete ascoltato una conferenza ho una notizia vi ha colpiti? Bene inviate il vostro scritto. La redazione lo esaminerà e se risponde ai requisiti della rivista sarà inserito! Come fare? Semplice, scrivete un articolo utilizzando word o un altro programma simile, inviate una mail allegando il vostro articolo. Dovete indicare sempre tutti i vostri dati: Nome, Cognome, un telefono, indirizzo dove abitate, la vostra data di nascita, la mail. Ogni articolo deve avere alla fine una nota che indichi se

l’autore siete voi, se avete presso tutto l’articolo o parti di esso da altre fonti (libri, web etc.) nel qual caso indicate dove avete preso il materiale e l’autore. La rivista è gratuita ma qualche autore potrebbe non gradire di vedere il suo materiale usato senza citarlo. Non vi preoccupate se pensate di non saper scrivere bene quello che conta e dire qualcosa di utile, se sarà necessario la redazione correggerà e imposterà l’articolo. Ovviamente se l’articolo fosse troppo lungo per lo spazio decideremo se abbreviarlo o pubblicarlo in una o più puntate. Potete allegare delle foto vostre da inserire nell’articolo.

L’altra medicina La diffusione dei media e della comunicazione sembra inondare come un fiume che straripa ogni cosa. La realtà e che la maggioranza delle persone non conosce le medicine naturali. Conosce il negozio di Erboristeria, forse ha sentito parlare di omeopatia, agopuntura o altre pratiche ma la realtà e che del

mondo vasto delle medicine naturali e delle sue tante manifestazioni la grande massa non ne sa nulla. Vi sono articoli sulle riviste che trattano gli argomenti più di moda ma la vera informazione e molto difficile da trovare. Quello che faremo mese dopo mese è farvi vedere le potenzialità e l’efficacia di

quello che viene messo in un grande calderone ed etichettato “medicine naturali” senza distinguere tra sistemi come L’ayurveda con più di 4000 anni di storia a sistemi inventanti pochi mesi fa. Ci siamo posti un notevole impegno ma sappiamo che sarete numerosi a sostenere questo progetto.

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Vitamine impariamo a conoscerle Cosa sono le vitamine? a cosa servono? Tutti le hanno usate almeno una volta nella vita, la pubblicità gli attribuisce ogni sorta di beneficio, ma Voi le conoscete davvero? Ogni mese in queste pagine parleremo di una o più vitamine. Un mini corso per imparare cosa sono e perche usarle e soprattutto a non utilizzarle quando non serve.

'uso di vitamine in quantità maggiore

Le vitamine sono sostanze organiche, assunte con gli alimenti, indispensabili ai

nostri organismi. Esse sono incluse tra i micronutrienti che devono essere assunti con la dieta quotidianamente poiché non vengono sintetizzati dall'organismo umano. Il termine vitamina viene dal tedesco Vitamin, ovvero "ammina della vita" in quanto erroneamente scambiate per ammine dallo scienziato Casimir Funk

vitamine liposolubili, cioè solubili nei grassi: sono le vitamine A, D, E, K, F; vitamine idrosolubili, cioè solubili in acqua: sono le vitamine C, B1, B2, B5, B6, PP, B12, Bc, H. Trattandosi di sostanze già esistenti in natura, le vitamine non sono brevettabili per la legge italiana.

Considerando la loro solubilità si distinguono e classificano in:

di dieci volte rispetto ai fabbisogni consigliati può produrre effetti farmacologici che possono anche risultare negativi

Classificazione

Le vitamine presentano strutture chimiche molto diverse tra loro per cui, al momento, l'unica classificazione operativamente valida è quella che le distingue in due gruppi: quello delle vitamine idrosolubili (vitamine del gruppo B e vitamina C) e quello delle vitamine liposolubili (vitamine A, E, D, K). Le vitamine idrosolubili non sono accumulate dall'organi-

Assunzione L'assunzione di vitamine deve essere costante nel tempo; attualmente però solo di alcune di esse sono note esattamente le quantità giornaliere raccomandabili ( vitamine: A, D, PP, acido folico, B1, B2, B6, B12). Per le altre si tende a far riferimento ad un intervallo di sicurezza. Il fabbisogno vitaminico varia a seconda dello stato fisiologico e/o patologico dell'individuo: età e sesso, ma anche in gravidanza e durante l'allattamento, per esempio, è necessario aumentarne l'assunzione. Le carenze di vitamine nei paesi sviluppati sono dovuti più che altro a ipervitaminosi determinate da integrazioni eccessive e da ipo/avitaminosi dovute a diete sbilanciate e carenti di particolari alimenti.

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smo umano, per questo vanno assunte con regolarità. Al contrario, le vitamine liposolubili possono essere accumulate. Le vitamine idrosolubili svolgono principalmente la funzione di coenzimi, mentre non tutte quelle liposolubili hanno una simile attività. Non tutte le vitamine vengono assunte nella loro forma biologicamente utilizzabile ma

piuttosto come precursori che vanno sotto il nome di provitamine. Una volta assunti, tali composti vengono trasformati da specifici enzimi metabolici nella loro forma attiva, al fine di renderli utilizzabili.

Diete ipocaloriche o sbilanciate, ad esempio, possono indurre nell'organismo la riduzione di alcune vitamine. L'uso di diete ipercaloriche invece può portare ad un eccesso solo di alcune vitamine, spesso le liposolubili, e a una diminuzione di quelle idrosolubili. Alcuni farmaci possono interferire con l'assorbimento o l'attività di qualche vitamina. Anche l'uso eccessivo di preparati industriali può causare problemi. Alcuni procedimenti di preparazione e di cottura possono portare a un deterioramento di alcune vitamine termolabili (la suscettibilità agli agenti fisici o chimici è comunque specifica per ogni vitamina). Nell'organismo umano le vitamine

idrosolubili vengono eliminate rapidamente con le urine per cui difficilmente si determina accumulo. Le vitamine liposolubili al contrario vengono immagazzinate nel tessuto adiposo, per cui un loro eccesso viene smaltito più lentamente, con la possibilità di fenomeni di tossicità. Ciò spiega il motivo per cui si sconsiglia di ricorrere ad assunzioni vitaminiche con dosaggi elevati e continuati rispetto a quelli ottimali. Si è riscontrato inoltre che l'uso di vitamine in quantità maggiore di dieci volte rispetto ai fabbisogni consigliati può produrre effetti farmacologici che possono anche risultare negativi.


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VITAMINA B1 (TIAMINA) La tiamina, o vitamina B1, è una vitamina idrosolubile di origine sia animale che vegetale, che si comporta come un coenzima partecipando al complesso processo di conversione del glucosio (lo zucchero del sangue) in energia, ed è vitale in alcune reazioni metaboliche. Ecco perché la tiamina è necessaria quando c’è un alto consumo di energia, come per esempio quando si pratica uno sport. La tiamina si adatta ai bisogni del corpo, a condizione che venga consumata una quantità sufficiente di alimenti che la contengono. Tra le funzioni della tiamina ricordiamo la protezione del cuore e del sistema nervoso e la formazione e il mantenimento dei globuli rossi. La tiamina è presente in quantità limitata in quasi tutti gli alimenti e in grandi quantità solo in alcuni come il maiale e le interiora. Il pane e i cereali dovrebbero essere consumati integrali o vitaminizzati, perché la tiamina è contenuta nel germe e nella crusca del grano, nella pula del riso e in quella parte di tutti i cereali che viene eliminata durante la macinazione per dar loro un colore più chiaro e una consistenza più fine. Una dieta ricca di lievito di birra, germe di grano, melassa e crusca, procurerà all’organismo sufficiente tiamina e aiuterà a prevenire l’accumulo di depositi grassi nelle pareti delle arterie (vedi la tabella sulla composizione degli alimenti). Conosciuta anche come “vitamina del morale” per la sua relazione con un sistema nervoso sano e per la sua azione benefica sull’attitudine mentale; la tiamina è in rapporto anche con la capacità di apprendimento individuale. E’ necessaria per la crescita dei bambini e per il miglioramento del tono muscolare dello stomaco, dell’intestino e del cuore. La tiamina è essenziale per stabilizzare l’appetito perché migliora l’assimilazione dei cibi durante la digestione, particolarmente di amidi, zuccheri ed alcool.

Assorbimento ed immagazzinamento La tiamina viene rapidamente assorbita nella parte inferiore e superiore dell’intestino tenue. Viene por-

tata dal sistema circolatorio al fegato, ai reni e al cuore, dove si può combinare ulteriormente col manganese e con specifiche proteine per divenire un enzima attivo. Questi sono gli enzimi che scindono i carboidrati in zuccheri semplici. La tiamina non viene immagazzinata nell’organismo in grandi quantità e deve essere quindi rifornita giornalmente. Essa viene eliminata attraverso le urine in rapporto alla quantità assunta e immagazzinata. Poiché la quantità di tiamina immagazzinata nell’organismo non è molto grande, i tessuti del corpo si deteriorano rapidamente quando se ne presenta una carenza. La tiamina viene distrutta dall’alcool. L’alcool interferisce con l’assorbimento di tutte le sostanze nutritive, ma specialmente della vitamina B1 e B2. L’assunzione di quantità eccessive di zucchero e il fumo di sigaretta causano un impoverimento di tiamina. La tiamina è vulnerabile al calore, all’aria e alla cottura in acqua. La tiamina può essere distrutta da un enzima presente nelle vongole crude, nelle ostriche e nel pesce crudo; tuttavia i frutti di mare sono una buona fonte di tiamina. Altre fonti sono i prodotti a base di cereali integrali, il riso integrale e i fagioli. La tiamina è presente in una grande quantità di alimenti (vedi la tabella sulla composizione degli alimenti). Dosaggio e tossicità Il fabbisogno individuale di tiamina viene determinato dal peso corporeo, dalla quantità di questa vitamina sintetizzata nel tratto intestinale e dall’assunzione calorica giornaliera. Il fabbisogno di tiamina è proporzionale all’energia bruciata, non a quella assunta. Quando l’assunzione calorica aumenta, soprattutto quella dei carboidrati, anche la proporzione di tiamina deve aumentare. Le persone che digiunano, o che seguono una dieta a basso contenuto calorico devono assumere la stessa quantità di tiamina che assumerebbero con un’alimentazione corrispondente ai loro fabbisogni. E’ noto che le persone anziane usano la tiamina meno efficientemente; perciò, una maggiore assunzione, insieme alle altre vitamine del complesso B, può essere vantaggiosa. Il bisogno di ulteriore vitamina B1 aumenta nelle forme di diarrea grave, febbre, stress e interventi chirurgici. Non vi sono effetti

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tossici conosciuti in rapporto alla tiamina, benché grosse dosi possono portare a squilibri del complesso B. Effetti da carenza e sintomi La carenza comune di tiamina era sino a poco tempo fa un’evenienza abbastanza rara. I casi sono però in crescita a causa dell’aumento delle persone senza casa e malnutrite. La carenza è abbastanza comune nelle persone che ricavano la maggior parte dell’energia da zucchero o alcool. Gli individui adulti sono più esposti ad una carenza di questa sostanza per la presenza di forti bevitori in quella fascia di età. I sintomi dell’intossicazione e quelli della carenza sono abbastanza simili; andatura traballante, occhi appannati, perdita di coordinazione e confusione. Una leggera carenza di tiamina è difficile da diagnosticare e facilmente attribuita ad altri problemi. I primi segni comprendono affaticamento precoce, perdita di appetito, irritabilità, instabilità emotiva (comportamento asociale e aggressivo) e difficoltà di concentrazione. I sintomi di una carenza media cronica sono allucinazioni uditive di vario tipo e incubi, mentre la carenza più grave può portare alla psicosi. Una carenza di tiamina rende difficile la digestione dei carboidrati e lascia troppo acido piruvico nel sangue. Ciò causa una carenza di ossigeno che provoca perdita di vigilanza mentale, respirazione affaticata e danni cardiaci. Se questa carenza non viene eliminata, si manifestano confusione e perdita di memoria (gli esperti studiano la relazione col morbo di Alzheimer) seguiti in breve tempo da disturbi gastrici, dolori addominali e stitichezza. Possono manifestarsi anche formicolii agli arti inferiori, disturbi delle fibre nervose sensitive e infiammazione del muscolo del polpaccio. Una carenza può anche provocare l’infiammazione del nervo ottico. In mancanza di tiamina, la funzione del sistema nervoso centrale, che dipende dal glucosio per l’energia, si deteriora. La carenza di tiamina può bloccare il metabolismo del collagene, direttamente collegato al processo di cicatrizzazione. I risultati di studi effettuati sugli animali hanno mostrato che la cicatrizzazione era molto

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più lenta nelle cavie carenti di tiamina rispetto a quelle che avevano livelli normali. Una carenza di tiamina può portare disturbi del coordinamento e del tempo di reazione del corpo, del coordinamento tra gli occhi e le mani, della velocità motoria e della fermezza delle mani. Insorgono irregolarità cardiache perché la carenza colpisce anche il sistema cardiovascolare. I muscoli del cuore possono indebolirsi e può verificarsi uno scompenso cardiaco. Senza dosi adeguate di tiamina, possono manifestarsi aritmie, mancanza di respiro, sudorazione dei piedi e delle gambe, ipotensione, dolori al torace e all’addome, insufficienza renale, insufficienza cardiaca, sino alla morte. La carenza di tiamina può ostacolare il funzionamento della tiroide in modo irreversibile. Possono verificarsi anche anoressia (perdita dell’appetito) e atonia gastrica (perdita del tono muscolare dello stomaco). Alcuni ricercatori ritengono che una carenza di tiamina possa essere il primo anello di una catena che porta, attraverso il fegato e gli ormoni femminili, al cancro dell’utero. E’ risaputo che la caffeina presente nel caffè distrugge la tiamina,le persone malnutrite e quelle che fanno digiuni e diete a basso contenuto calorico possono essere soggette a carenza Effetti benefici nelle malattie La tiamina è usata nel trattamento del beri-beri, una malattia da carenza che viene associata alla denutrizione grave. L’assunzione di tiamina aiuta l’eliminazione dei fluidi immagazzinati dall’organismo, riduce la frequenza cardiaca accelerata, permette a cuori ingrossati di tornare alle dimensioni originarie e normalizza gli elettrocardiogrammi. Gli elementi nutritivi come la tiamina e la niacina sono stati usati insieme per trattare pazienti affetti da sclerosi multipla. Il dott. George Schumacher ci informa che ha somministrato tiamina idroclorica per via intraspinale a due pazienti con sclerosi multipla, i quali hanno manifestato un netto miglioramento. Il dott. Fredrik Klenner ha usato forti dosi (100 milligrammi) di B1, B3 e B6 con notevole successo. La tiamina è stata usata in combinazione con il glucosio e l’acqua nel trattamento di pazienti in stato di incoscienza, soprattutto gli alcolisti.


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Molte altre malattie, tra le quali il diabete, hanno beneficiato della somministrazione di tiamina. Essa è essenziale per la produzione di acido cloridrico, che aiuta la digestione. Aiuta ad eliminare la nausea, specialmente quella causata da mal di mare e mal d’aria. Allevia la fatica migliorando così la disposizione. Ha anche migliorato il tono muscolare dello stomaco e degli intestini e ciò procura sollievo dalla stitichezza. La tiamina in dosaggi alti ha dato buoni risultati nel trattamento di forme di anemia che rispondono a tale sostanza. La tiamina ha un ruolo protettivo nel caso di avvelenamenti da piombo e sindrome della morte in culla. L’abilità mentale e il quoziente intellettivo sono stati migliorati con l’assunzione di tiamina. La tiamina favorisce l’attivazione dei neutrofili, che aiutano il sistema immunitario a combattere i batteri. La tiamina aiuta anche la muscolatura liscia e quella scheletrica, mentre non svolge un ruolo attivo nei confronti della muscolatura toccata dalla sclerosi multipla, dalla paralisi di Bell, dalla miastenia grave, e dalla sindrome di Ménière.

I dentisti hanno riscontrato utile per il dolore dentario post-operatorio la somministrazione di tiamina. Il dolore può essere spesso evitato con la somministrazione di B1 al paziente prima dell’operazione. Una terapia a base di tiamina ha ridotto i tempi di rimarginazione degli alveoli dentari asciutti. Le prove dimostrano che il suo utilizzo per nervi feriti e malati non solo ristabilisce un funzionamento idoneo, ma allevia anche il dolore. Le persone che attirano gli insetti, possono provare ad assumere 100 mg al giorno, perché il sudore che contiene tiamina, li respinge. Ricerche eseguite su esseri umani hanno evidenziato 1. La vitamina B1 e il morale. Per molti anni Horwitt e i suoi collaboratori hanno studiato gli effetti psicologici della carenza di tiamina su pazienti psichiatrici ricoverati. I soggetti ricevettero quantità variabili di tiamina attraverso una dieta adeguata. Essi vennero analizzati per vari effetti da carenza. Risultati. La somministrazione di circa 0,4 milligrammi di tiamina ha migliorato delle condizioni specifiche, che comprendevano perdita di controllo emozionale inibitorio, caratteristiche maniaco-depressive e stato confusionale. (M. K. Horwitt et al., “Investigations of Human Requirements of B-Complex Vitamins,” National Research Council Bull. 116, 1948.) 2. Vitamina B1 ed herpes zoster. A venticinque pazienti vennero somministrati 200 milligrammi di tiamina idroclorica per via intramuscolare al giorno. Risultati. L’herpes zoster, un persistente, doloroso raggruppamento di piccole vesciche, è stato trattato con successo. (A. L. Oriz, Medical World, Novembre 1958)

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3. Vitamina B1 e capacità mentale. Il dott. Ruth Flinn Harrel ha condotto un esperimento su 104 persone di età compresa tra 9 e 19 anni. Metà di essi presero una pillola di vitamina B1 ogni giorno, l’altra metà un placebo. L’esperimento durò sei settimane. Risultati. Da una serie di esami è risultato che il gruppo a cui è stata somministrata la vitamina ha guadagnato un quarto in più nella capacità di apprendimento rispetto all’altro gruppo. (dott. Ruth Flinn Harrel, “Effect of Added Thiamine on Learning,” in Rodale and Staff, The Health Seeker, pagg. 18, 19.)

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Cos'è la naturopatia Di Roberto Pedaletti Naturopata Volevo scrivere un articolo che spiegasse cos’è un "Naturopata" In rete ho trovato questo splendito articolo su LifeGate di Gabriele Bettoschi e lo ripropongo senza commenti. un'erborista non è da considerarsi un naturopata solo perché conosce e propone l'uso delle erbe

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Risale a più di 2.000 anni fa, anche se quella moderna si è sviluppata in Germania ai primissimi anni del 1800. Cerca di favorire la guarigione spontanea della malattia, che è considerata la conseguenza della rottura del normale equilibrio dell'organismo. La naturopatia non cura la specifica malattia ma l'individuo, che viene considerato in modo olistico, tenendo conto di tutte le circostanze fisiche, emotive, biochimiche e anche sociali che possono essere la causa della malattia stessa. Pur essendo in continua crescita la domanda di medicina naturale, in nessun vocabolario, anche di ultima edizione, sono citati i termini naturopatia e naturopati. In Italia per la medicina ufficiale, la Naturopatia, è solo quella metodica terapeutica che non impegna farmaci ma energie naturali quali: luce, calore, aria, acqua,massaggio ecc. Identificando la naturopatia solo come metodica terapeutica si vuole vietare l'atto diagnostico e la prescrizione di qualsiasi tipo

di farmaco. Ciò implica che un'erba, un rimedio omeopatico, una sostanza minerale ecc, non dovrebbero essere considerati mezzi naturali di cura e non dovrebbero rientrare tra le metodiche della naturopatia. Purtroppo, si dimentica che "farmaco è qualsiasi sostanza che, per le sue proprietà, ha virtù terapeutiche". Ad una visione così limitata della naturopatia, si contrappone quella "dilatata" di chi la considera tutto ciò che, in qualsiasi modo, è attinente alla natura. Ciò è altrettanto errato! Infatti, un'erborista non è da considerarsi un naturopata solo perché conosce e propone l'uso delle erbe. Egli, come qualsiasi altra figura similare, potrà ritenersi tale solo quando s'interesserà del complesso delle cose e degli esseri dell'universo, delle leggi che li governano, dell'ordine che è loro proprio, quando ne avrà fatto oggetto di meditazione e di studio approfondito. L'erborista, in sostanza, se vuole essere un naturopata, non può lasciare il suo interesse confinato allo studio delle erbe, come l'omeopata ai rimedi omeopatici, il

massaggiatore ai tocchi e manipolazioni del corpo, ecc, ma dovrà interessarsi della natura nel senso più completo del termine. Cammino arduo si dirà, non bene identificato o identificabile. Se poi consideriamo che l'erborista solo oggi, nei confronti della legge italiana, comincia a definire la propria figura, figuriamoci come può riuscire a evolversi in naturopatia in modo...naturale! Occorre quindi che chi pretenda di essere un vero naturopata, debba migliorare il proprio sapere cercando, in ogni manifestazione della natura, la scintilla divina per poterla donare a chi può essere d'aiuto. Non è assolutamente sufficiente, infatti, acquisire conoscenze circa il corpo umano e le varie branche della medicina naturale, se ciascuna materia, acquisita in forma specifica e distaccata da un contesto più ampio, senza far riferimento al significato profondo del termine "natura", a quelle leggi e a quell'ordine che regolano il complesso delle cose e degli esseri nell'universo, non produrrà un buon naturopata anche se il processo d'apprendimento dura anni.


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Naturopatia …. Indagare l’ IO

Alla base degli interventi proposti sta il concetto di salute naturopatico, che non comprende soltanto il piano fisico ma anche quello emozionale e spirituale: il sintomo è lì a ricordarci che

c’è qualcosa che abbiamo lasciato da parte, che dobbiamo integrare, per prendere coscienza degli aspetti di noi stessi sui quali il sintomo chiede di portare l’attenzione, tutto questo porta a completarsi, quindi a guarire. Il processo di guarigione in Naturopatia, non è inteso come un affidarsi passivo nelle mani del terapeuta, ma come un attivarsi del soggetto per assumersi la

responsabilità della propria salute e per ristabilire, con gli strumenti forniti o consigliati dal Naturopata, un proprio equilibrio.

Il vero Benessere non è una pillola

Star meglio … Naturalmente

magica ma il rendersi conto che siamo noi

La naturopatia e il naturopata hanno fondamenti antichi. I primi uomini che camminavano sulla terra non avevano farmacie o medici ha disposizione. Se osservate un Gatto, un cane o un primate evoluto, vi accorgerete che utilizza le piante per “curarsi”. Alcuni lo fanno istintivamente, altri lo imparano. Quando il primo uomo si accorse che il dolore ad una gamba si affievoliva mettendola nell’acqua fredda scopri la Naturopatia. Noi non c’è ne rendiamo conto ma quella che definiamo medicina antica era ed è Naturopatia, abbiamo cambiato il termine ma il “curare con la natura” è rimasto. Adesso sappiamo bene che la parola Medicina, Medico, Cura, Diagnosi, Farmaco e tante altre sono riservate a chi ha una laurea riconosciuta, non importa se un preparato aiuta a stare me-

glio per essere un “farmaco” deve avere il pedigree giusto. Da secoli, in molte nazioni la medicina “popolare” e tuttora molto usata, le preparazioni “naturali” hanno la stessa valenza dei moderni farmaci e non c’è concorrenza ne sovrapposizione ognuna viene usata nell’ambito giusto. Ecco queste parole sono diventate Obsolete in “occidente” . Ambito giusto. Negli anni mi sono reso conto di quanto la categoria dei difensori e praticanti “dell’altra medicina” intesa come terapie naturali in senso ampio possa arrivare a degli eccessi molto pericolosi. Il mondo moderno gira ormai da troppo intorno ad solo valore fondamentale: La ricchezza economica del’individuo come segno di successo e benessere ac-

quisito. Arrichicchirsi e ormai la con i nostri meta, per farlo si utilizza qualsipensieri a asi mezzo, in questa filosofia di vita non sfuggono i sistemi nadecidere il turali. La medicina convenzionale ha interessi economici male o il bene molto vasti, ma non certo meno dei sistemi naturali. Dopo campagne alquanto discutibili sulla non efficacia della “medicina complementare” un numero enorme di “ciarlatani della fitoterapia” sono apparsi negli anni, persone e aziende a cui interessa solo arricchirsi e che hanno causato danni di immagine enormi. Sono proliferati corsi dei sistemi più fantasiosi “Santoni Guru” specialmente stranieri che nei loro paesi sarebbero il nulla, qui realizzano milioni di euro! Curarsi naturalmente non è al contrario di quello che si pensa facile, a chi rivolgersi per un consiglio? Sarà Qualificato? Il prodotto è efficace? A queste ed altre domande risponderemo nei prossimi numemeri di Ben_Essere.

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Storia della Medicina Vegetale Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo non sono riferibili né a prescrizioni né a consigli medici In questo numero di BenEssere cominciamo un viaggio alla conoscenza della medicina Naturale e della Fitoterapia. Questo brano e tratto da uno scritto di Tommaso Palamidessi. Senza la consapevolezza delle radici storiche della fitoterapia è difficile poterle difendere o semplicemente capire le ragioni del perché usarle ancora oggi in tempi così evoluti e tecnologici. L’arte e la scienza di combattere i disturbi e le malattie per ridare la perduta salute agli infermi, risale per certo, non solo ai primordi dell’umanità, ma alla stessa apparizione degli animali sul globo terraqueo. Gli animali, infatti, si possono ritenere i primi scopritori delle piante medicinali, per quel meraviglioso istinto che li guida nella scelta dei cibi e dei medicamenti naturali. Alcuni storici della medicina, attribuiscono le origini di essa agli antichi Egiziani, ai Cinesi e agli Indiani, ma in realtà la terapia entra nella vita dell’uomo, già un milione di anni fa con gli ominidi, antenati diretti che nel giro di alcune centinaia di migliaia di anni popolavano l’Asia, l’Africa, l’Europa, affrontando disagi e lotte per la sopravvivenza. Nel giro di seicentomila anni, si susseguirono quattro grandi cataclismi con periodi glaciali nei quali tutta l’Europa settentrionale e centrale e l’Asia del nord si ricoprirono di ghiacci. Le Alpi erano un mare di ghiaccio. Dominavano le renne e i mammut, i pelosi rinoceronti e gli orsi delle caverne. In questi ambienti di lotta e di disagio, di morte e di malattia, gli ominidi impararono a lavorare la pietra e il legno per farsene armi da caccia; appresero a curare le ferite applicando su di esse le erbe emostatiche e disinfettanti, a imitazione degli animali o per le provvidenziali scoperte che le occasioni offrivano ad essi. Per l’uomo primitivo le armi e le erbe medicinali costituirono le uniche e vere difese contro le insidie del clima e degli animali feroci. La scoperta delle virtù riposte nelle piante dovette essere lunga e faticosa. Dalla lenta esperienza, vissuta a proprie spese, nacque la terapia vegetale, consistente

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nella somministrazione dei decotti, infusi, impiastri e polveri di piante triturate, sia isolate che associate, per ottenere degli effetti curativi più efficaci e stabili. Alla perduta immunità personale nei confronti delle forze della Natura, i primi abitatori della terra supplirono alla debolezza costituzionale, alla facilità di ammalarsi al più lieve strapazzo fisico e mentale, ai cambiamenti atmosferici stagionali, con le radici, le foglie, i fiori e talora anche i frutti delle piante medicinali: piante, scoperte spiando gli animali che sanno quali erbe divorare per liberarsi da un imbarazzo gastrico e facilitare il vomito, o contro quali erbe strofinare le carni ferite per farle nuovamente rinsaldare. A proposito narra Aristotele, filosofo greco del 384 a.C., che l’uso del Dittamo (Origanum dictamus) per disinfettare e saldare le ferite venne indicato dalle capre. Plutarco sostiene che l’orso libera l’intestino dopo il letargo invernale, mangiando l’Arum maculatum, il velenoso Aro conosciuto dai nostri contadini sotto il nome di “cavolaccio di macchia”. Cicerone indica le cerbiatte scopritrici del Seseli montanum che brucano prima di partorire. Gian Battista Porta nel trattato “Magia naturale” ricorda che l’asino per liberarsi dall’atrabile, mangia l’Asplenium o Felce. E gli esempi si potrebbero riportare a non finire, fino alla cicogna, alla quale si attribuisce la scoperta dell’Origano comune, e forse per questa scoperta è stata immortalata dagli antichi fondatori della facoltà di medicina di Parigi. L’emblema parigino di detta facoltà raffigura una cicogna che serra nel becco un ramoscello di origano. Molte altre proprietà delle erbe si sono svelate attraverso gli avvelenamenti e particolari sintomi in individui nutriti con le carni di uccelli nutritisi di bacche velenose: commestibili per tali animali, ma tossiche per l’uomo. Dalle osservazioni sulle bestie, lo studio dei semplici, cioè delle piante, fu sviluppato dagli Ebrei, Egiziani, Greci, Etruschi e Romani per culminare nel Medio Evo, attraverso l’opera abilissima e paziente degli eremiti, dei monaci, medici e alchimisti che cercavano delle sostanze vegetali, minerali e animali per


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prolungare la vita umana, guarire tutte le malattie e potenziare lo spirito. La prima farmacopea ufficiale cinese aveva già un repertorio di 730 medicamenti, con 101 ricette molti secoli fa, quando T’ao Hong-King, matematico, medico e alchimista, vissuto fra il 452 e 536 avanti J.C. ne curò la redazione. Trenta secoli avanti Cristo, l’imperatore Chen Nong che si interessava di erbe medicinali provandone la proprietà su sé stesso, avrebbe composto il primo Pen-ts’ao o raccolta di materia medica (1). La farmacopea cinese tradizionale, alla quale fanno riferimento poi tutti i farmacologi, poggia sul colossale lavoro di un solo uomo che vi consacrò trent’anni della sua esistenza: Li Che-tchen (1518 1593). Il trattato di materia medica di Li Che-tchen è una enciclopedia che ricominciò tre volte senza poterla vedere pubblicata. Per farla consultò 360 trattati medicali e 591 opere scientifiche apparse dopo Chen Nong. Il suo Pen-ts’ao Kan -mou (compendio generale della materia medica) comprende 1100 figure illustrative, 12.000 ricette e formule, vi sono descritte 1074 sostanze vegetali, 443 animali e 354 minerali. In suo onore la Repubblica popolare cinese nel 1996 volle rendergli omaggio emettendo un francobollo con la sua effigie. A parte le notizie di Diodoro Siculo, i numerosi papiri egiziani ritrovati con gli scavi, testimoniano la competenza degli antichi sacerdoti egizi in fatto di piante medicinali e di sostanze minerali e animali adatte a curare le malattie. Salomone, Isaja, Cambise e Alessandro Magno, furono anche farmacisti (2). Non meno famosa fu la scuola di Alessandria d’Egitto. Molti re e principi si dedicarono alla botanica fra i quali Mitridate del Ponto, così Attalo Filometore, che fu re di Pergamo, coltivava egli stesso nel suo giardino l’elleboro, il giusquiamo, l’aconito e la cicuta per fare le sue esperienze farmaceutiche. Ippocrate, sebbene fosse un principe, preparava egli stesso i medicamenti, e raccoglieva le erbe per distribuirle ai suoi malati. Nella via Sacra in Roma, il celebre Galeno ricettava con le erbe medicinali le sue cure per Marco Aurelio e Settimio Severo. Un periodo aureo si ebbe con l’accademia scientifica di Bagdad nel 640,

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quando gli arabi si distinsero con valenti botanici e alchimisti. Agli Arabi si devono le parole Alcool, Siroppo, Canfora, Alchermes. Il primo chimico arabo fu Geber del quale abbiamo numerosi trattati di alchimia, che ho avuto cura di studiare sin dalla mia giovinezza. (1) Cfr. Georges Beau - La mèdicine chinoise - Les Editions du Seuil, Paris 1965 (2) Cfr. Giuseppe Orsi Farmacologia teorica e pratica - Milano 1866 Molto devono aver fatto gli Esseni, per i loro ripetuti contatti con l’India, anch’essa addentro nelle virtù delle erbe. Gli Esseni o terapeuti erano circa 4000 con vasti conventi nella zona del Mar Morto, ma dispersi o emigrati con la devastazione di Gerusalemme nell’anno 70 dopo Cristo, ad opera delle legioni romane. Nel cercare le cause ed i fattori che facilitano le malattie, le sofferenze e la morte, scoprirono negli influssi degli astri e dello Zodiaco, una delle cause più potenti per predisporre ai malesseri. Fu per essi l’inizio di molte osservazioni e comparazioni, prima empiriche, poi sistematiche, delle posizioni degli astri nel cielo di nascita comparate a quelle del giorno in cui i sintomi dei loro malati si accentuavano. Vennero gettate le basi dell’astrologia medica (chiamata oggi Cosmopatologia) (1), la scienza che studia le vibrazioni siderali degli astri sul carattere, la costituzione, il temperamento, la salute. Non tardarono a scoprire i rapporti e le affinità tra gli effetti di una posizione planetarie e quelli di un dato farmaco vegetale, essendo gli influssi delle stelle energia chimica radiante, mentre il vegetale è costituito di energia chimica corporificata. Col tempo l’attenzione si rivolse anche alle proprietà dei metalli e delle ghiandole animali, e perciò nacquero in India, come già era accaduto nell’Atlantide, in Caldea, in Grecia, i sodalizi sacerdotali ove la terapia astrologica a base vegetale e minerale fu ritenuta un’Arte sacra, trasmissibile ai soli Adepti quale branca dell’Alchimia (2). Qui non intendo dilungarmi troppo sulla storia della medicina vegetale, ma ho ritenuto indispensabile sfiorare almeno un pochino l’argomento, anche perché questa storia è anche la storia del progresso umano che ci ricorda Ermete


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Trismegisto, gran sacerdote egiziano, Iniziatore di una grande filosofia ove l’arte del guarire e di perfezionarsi spiritualmente hanno dato un carattere non solo a tutto il Medio Evo, ma sino ai tempi nostri. Sono pochissimi i medici e farmacologi che si rendono conto dell’importanza e della lungimiranza degli Alchimisti, precursori della fisica atomica. La terapia vegetale e minerale è tutta di derivazione ermetica, rosacruciana, con i contributi di Raimondo Lullo, Teofrasto Paracelso, Roberto Fludd, Crolio, Leon Vannier, etc. Già con Ermete, gli Esseni, Ippocrate di Cos, padre della medicina greca del 460 a.C. si conoscevano i tre metodi per curare tutte le malattie: 1) il metodo allopatico; 2) il metodo omeopatico; 3) il metodo medianico o dei guaritori magnetici. Si chiama allopatico il metodo ordinario per curare una malattia con dei rimedi contrari ai sintomi della malattia; è omeopatico il metodo di somministrare un farmaco i cui effetti sono simili ai sintomi della malattia, in modo che lo stato patologico artificiale prodotto dal farmaco, elimina quello naturale. Le dosi del medicamento sono piccolissime, attenuate, talora infinitesimali e dinamizzate mediante uno speciale processo di sbattimento automatico del farmaco che conferisce una potenza superiore. Il metodo omeopatico che praticavano Teofrasto Paracelso e tutti i medici della scuola paracelsiana fu rimesso in onore da Samuele Hahnemann (1755-1843) sebbene trascurando alcuni fattori importantissimi, quali la cosmopatologia, lo sfruttamento dei ritmi planetari e delle corrispondenze astrali, ha un valore e significato tutto particolare. Di esso ne riparleremo fra poco. Viceversa l’allopatia oltre che operare in opposizione ai sintomi, somministra il farmaco a dosi massive, e talora anche tossiche. Con ciò non si esclude il suo valore, perciò ha la sua importanza. In fine abbiamo il metodo medianico. Questo comporta ben altri principi. Non usa vegetali, né minerali o sostanze animali, salvo in certi casi, perché consiste in una trasfusione di forza vitale dal guaritore al malato. Questo modo di curare fu quello dei profeti, dei magi, dei santi. Il metodo medianico o dei guaritori è di grande potenza quando viene associato alla terapia vegetale. Oggi molti medici lo applicano con successo. Tratto dal Grande Erbario Medicinale di Tommaso Palamidessi Torna

Nel numero di Ottobre …

Le Preparazioni Erboristiche impariamo a conoscerle BEN-ESSERE

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L'ayurveda (in sanscrito: आयुवद) è la medicina tradizionale utilizzata in India fin dall'antichità, diffusa ancora oggi nel sub-continente più della medicina occidentale. Ayurveda è una parola composta da ayur, durata della vita o longevità e veda conoscenza rivelata. Molti traducono erroneamente l'ayurveda come scienza della vita. In realtà è un sistema medico molto vasto e complesso comprendente aspetti di prevenzione, oltre che di cura, che permetterebbero, se applicati rigorosamente, di vivere più a lungo, migliorare la propria salute e rispettare il proprio corpo. Viene citata per la prima volta nel Caraka Samhita, un trattato di 500 principi medicinali compilato durante il regno dell'imperatore Kanishka È attualmente annoverata dall'Unione Europea e dalla maggior parte degli Stati membri tra le medicine non convenzionali la cui erogazione è consentita da parte di medici qualificati. Antico e complesso sistema, si è sviluppato nella sua forma attuale attraverso millenni di ricerche e sforzi innovativi. L'ayurveda si occupa da tutti i punti di vista del benessere dell'uomo, nel suo aspetto fisico, psichico e spirituale e si occupa delle patologie tanto quanto dello stato di salute normale. Lo scopo è quello di aiutare i malati a curarsi, e le persone sane a mantenere il proprio benessere e prevenire le malattie. I principi medicinali utilizzati sono, in genere, minerali, metalli purificati e combinati con acidi fulvici ed erbe, in forma di polveri, pastiglie, infusi etc. La maggior parte è di natura fitoterapica, come l'Amalaki (emblica officinalis), il Trikatu, un composto di tre erbe, zenzero, pepe e pippali (piper longum), Haridra (curcuma), Brahmi (Bacopa Monnieri), Tulasi (Ocimum sanctum), Erand (Ricinus communis), Guduchi (Tinospora cordifolia), Kumari (aloe), Gokshur (tribulus terrestris). Ogni medicinale ha una specifica modalità di utilizzo, perché agisca alla sua massima efficacia. Origini storiche Le origini storiche dell'ayurveda si perdono indietro nei secoli, addirittura in un'epoca precedente al ritrovamento di documenti scritti che certifichino la sua esistenza. Si tende a datare infatti le origini storiche dell'ayurveda a ritroso fino a 6000 anni fa, sebbene le prime versioni scritte dei Veda, alla base dell'ayurveda, risalgano a circa 1500 anni fa. È opinione condivisa infatti che come per molte altre tradizione ed opere, anche per l'ayurveda e per i Veda, ci sia stata una capillare diffusione orale prima della sistemizzazione in forma scritta. I dosha Secondo l'Ayurveda il corpo fisico è pervaso da tre dosha (energie vitali) in proporzioni diverse. Questi determinano tramite il loro stato di equilibrio o squili-

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brio rispetto alla costituzione individuale (prakriti) lo stato di benessere o malattia dell'individuo. Ogni dosha è composto da due elementi (panca-mahabhutani) ed ha determinate qualità (guna) che li caratterizzano. I tre dosha sono:

Vata composto da spazio (akasha) e aria (vayu), è il principio del movimento, legato a tutto ciò che è movimento nel corpo (sistema nervoso, respirazione, circolazione sanguigna..). Le sue qualità sono: freddezza, secchezza, leggerezza, sottigliezza, mobilità, nitidezza, durezza, ruvidezza e fluidità. La sua sede principale è il colon ed i suoi 5 sub-dosha sono: Prana, Udana, Samana, Apana e Vyana.

Pitta composto da fuoco (tejas) e acqua (jala), è il dosha legato alla trasformazione, alla digestione intesa sia a livello fisico (stomaco, fuoco digestivo detto anche agni) che mentale (elaborazione delle emozioni). Le sue qualità sono: caldo, untuoso, leggerezza, sottigliezza, mobilità, nitidezza, morbidezza, levigatezza, chiarezza e fluidità. La sua sede principale è l'intestino tenue ed i suoi 5 sub-dosha sono: Pacaka, Ranjaka, Sadhaka, Alochaka e Bhrajaka.

Kapha composto da acqua (jala) e terra (prithvi), è il dosha legato alla coesione, al tener unito, è proprio dei fluidi corporei, lubrifica e mantiene il corpo solido ed uniforme. Le sue qualità sono: freddezza, umidità, pesantezza, grossolanità, stabilità, opacità, morbidezza, levigatezza e densità. I suoi cinque sub-dosha sono: Kledaka, Avalambaka, Bodhaka, Tarpaka e Slesaka. I dosha consentono di classificare le tendenze psicofisiche presenti nel corpo e le disfunzioni che ne possono derivare. Secondo l'ayurveda le patologie nascono quando si vengono a creare degli squilibri nei dosha (vikriti); l'individuazione degli squilibri in un dosha, corrispondente alla diagnosi, conducono a trovare i rimedi per ristabilirne lo stato di equilibrio individuale (prakriti) e quindi la guarigione. Le principali cause di squilibrio dei dosha sono tre: il prajna-aparadha, ovvero l'errore dell'intelletto che si concretizza nel ripetere azioni, tenere atteggiamenti che, pur sapendo intrinsecamente sbagliati, vengono perpetuati in nome di desideri o pulsioni materiali; il kala-parinama, ovvero le oscillazioni dei dosha all'interno del giorno, delle stagioni e della vita; l' asatmyendriyartha-samyoga, ovvero l'errato uso dei sensi, intendendo con questo un uso improprio in eccesso o difetto dei sensi.


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Con questo numero di Ben-Essere iniziamo un viaggio in uno dei più antichi sistemi medici della terra. Man mano che leggerete questo mini corso è imparerete a comprendere le sue potenzialità e come in maniera semplice può migliorare la vostra vita, ne diverrete entusiasti come lo sono già milioni di persone nel mondo. Quello che faremo insieme è capire meglio il sistema Ayurveda e come utilizzarlo per noi. Questo breve corso, non potrà sostituire un medico Ayurveda un esperto che ha dovuto studiare intensamente e per molti anni per acquisire quelle profonde conoscenze che gli permettono di donare con L’ayurveda il benessere. In questo numero cominceremo con parlare del dosha Vata. L’ayurveda così come viene tramandata è un sistema molto complesso e utilizza una grande quantità di preparati. E’ nello stesso tempo un sistema aperto, se una pianta o un preparato rispondono ai requisiti “Ayurvedici” può essere inserito all’interno di esso.

Il dosha Vata Vata dal Sanscrito Vaju significa “vento”. E’ composto da due elementi: l’ aria che è l’elemento del movimento e si manifesta all'interno del corpo umano, nei movimenti più ampi dei muscoli, nelle pulsazioni del cuore, nell'espansione e contrazione dei polmoni e nei movimenti delle pareti dello stomaco e degli intestini. Tutti gli impulsi nervosi del sistema nervoso sono governati dall'Aria corporea. Vata è composto da un secondo elemento, l’ etere non visibile e leggero (dispersivo) e caratterizza la costituzione ayurvedica vata. Si manifesta negli spazi della bocca, nel naso, nel tratto gastrointestinale, nell'apparato respiratorio, nell'addome, nel torace, nei capillari, nei vasi linfatici, nei tessuti e nelle cellule

Osservandola fisicamente, la persona che ha una prevalenza di Dosha Vata , si presenta come una persona molto alta o molto bassa, un po’ asimmetrica, esile con ossa sporLe sette costituzioni Ayurvediche Nell’ Ayurveda lo Yoga, il Masgenti e poca massa muscolare. 1. Vata saggio e la spiritualità sono fonHa capelli secchi, crespi e ricci, pelle 2. Pitta, damentali come una giusta alisecca e ruvida. Gli occhi sono infos3. Kapha, mentazione e l’utilizzo di prepasati, spesso scuri, bocca piccola con 4. Vata – Pitta rati. labbra asciutte, i denti irregolari che 5. Pitta – Kapha tendono alla carie. Le mani sono 6. Vata – Kapha L’utilizzo dei Dosha come consottili con vene in rilievo e unghie 7. Vata – Pitta – Kapha cetto, una volta ben compreso fragili, spesso rosicchiate. Il dosha rende facile applicare le pratiche Vata è irregolare anche nell'alimensalutari utili per mantenere una tazione, alterna periodi di digiuno a buona salute. eccessi di cibo improvvisi, con conseguenti problemi La buona salute è il frutto dell’equilibrio della nostra digestivi. Spesso infatti si dimentica o non ha voglia di “costituzione Ayurvedica”. In occidente la buona salumangiare, ritrovandosi poi stanco. La persona di costite viene concepita soprattutto come benessere del tuzione ayurvedica Vata è sempre attiva, un po’ frecorpo, per L’ayurveda senza il benessere dello spirito, netica, fa tutto velocemente, parla a raffica, interromdella mente e del corpo non si può avere una buona pe i discorsi degli altri, cammina correndo, cambia salute. Se anche uno solo aspetto del nostro IO e dimeta durante il tragitto e questa accelerazione consusarmonico tutto il corpo ne soffrirà. ma molta energia e si ritrova spesso stanca. E' instaLa “malattia” è solo l’atto finale, la manifestazione che bile e volubile, cambia sempre idea e non sa mai cosa non ci siamo presi sufficientemente cura di noi stessi. decidere, nell’amore e nell’amicizia è incostante. La persona di costituzione ayurvedica Vata soffre di anImmaginate una bilancia, su di un piatto posate le cosia, tensione nervosa, insonnia, stitichezza, dolori alle se della vita che alterano in peggio il vostro Dosha e ossa, disturbi mestruali, mal di testa. La costante acquindi vi fanno stare male. Noi possiamo evitare le celerazione mentale causata dagli eccessi di Vata cose che ci fanno male? Non sempre è possibile ed causa stress e affaticamento eccessivi che vanno allora cosa metteremo sull’altro piatto della bilancia? sanati con il riposo. Dorme poco con sonno irregolaLe cose che ci fanno bene! Questa è in sintesi re, teme il freddo, si adatta bene al cambiamento, L’ayurveda mantenere l’equilibrio, permettere al noama viaggiare, tende a guadagnare velocemente e a stro corpo di svolgere le sue funzioni senza ostacoli. spendere altrettanto in fretta, è creativo, apprende subito ma dimentica poco dopo.. La parola per costituzione e indicata in ayurveda coLucia Zeno me prakriti (o prakruti ) che significa "natura”, più preOperatrice Massaggio Ayurveda cisamente è la "forma originale", da pra = inizio e kruthi = formare. Benché i dosha siano solo tre e le costituzioni solo 7 le variazioni costituzionali sono infinite. Per spiegare meglio il concetto immaginate di avere tre colori, mischiandoli quante tonalità e colori potreste avere?

La costituzione

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Il dosha Vata in eccesso è una delle problematiche più frequenti nella società attuale che ci spinge alla velocità, alla fretta, al super-lavoro mentale, ad un dispendio massiccio di energie. Sia la persona di costituzione ayurvedica Vata che quella con i dosha Pitta o Kapha prevalenti, se attraversano un periodo in cui il Vata dosha è in eccesso, devono assolutamente ridurlo. Secondo l'Ayurveda il dosha Vata in eccesso si può ridurre facendo attività contrarie alle sue caratteristiche dominanti di velocità, incostanza, imprevedibilità. L'Ayurveda consiglia di passeggiare o star seduto rilassato in un luogo caldo e pieno di luce, non eccessivamente ventilato, in un prato o in un bosco, lungo la spiaggia o lungo il greto di un fiume.

molto benefici gli esercizi di rilassamento per calmare il dosha Vata. La persona Vata dovrebbe aumentare le ore di sonno per rigenerarsi completamente. La persona Vata trae beneficio dal massaggio ayurvedico specifico per dosha Vata.

Vata ed emozioni Per ridurre il dosha Vata è necessario che la persona che soffre di squilibrio Vata curi dentro di sè qualità, come la gioia,la calma, il coraggio, senza lasciare spazio ad ansia e timore. Una parte fondamentale per mantenere in equilibrio i dosha è l’alimentazione

Dosha Vata ed esercizio fisico L'attività fisica per la persona Vata è molto importante, se eseguita con regolarità e leggerezza. Praticare Hatha yoga, nuoto, bagno turco. Risultano

Regole alimentari per il dosha Vata. • • • • • • • • • • • • •

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Consumare i pasti ad orari regolari, in un'atmosfera quieta e tranquilla. Cenare entro le 20, evitare di consumare alla sera formaggio, carne rossa, yogurt, pizza. Evitare le bevande ghiacciate o molto fredde. Evitare cibi freddi, asciutti, leggeri. Evitare i sapori pungente, amaro, astringente. Non praticare digiuni prolungati. Favorire il consumo di alimenti caldi, oleosi, liquidi, densi, emolienti. Preferire i sapori dolce, acido e salato. Preferire i sapori acido, salato e speziato. Fare sempre un pasto caldo a metà giornata. Condire sempre le verdure con ghee o olio extravergine di oliva. Preferire le verdure cotte a quelle crude. Se si consuma latte, prenderlo caldo con l'aggiunta di un pizzico di zenzero in polvere.


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Alimenti consigliati per il Vata. Cereali: riso, pasta, semolino, cous-cous, avena cotta. Latte e derivati: latte, yogurt (preferibilmente diluito e con l'aggiunta di cumino in polvere), ricotta fresca di mucca. Tutti i derivati del latte pacificano il dosha Vata. Non assumere latte durante un pasto completo. Il formaggio dovrebbe essere molle e fresco (non stagionato). Carni: chi non è vegetariano può mangiare carni bianche (pollo, tacchino), pesce e frutti di mare. Legumi: fagioli mung decorticati, soia e piselli freschi (in piccole quantità). Vegetali: spinaci, asparagi, carciofi, fagioloni, pomodori (cotti), avocado, barbabietole, carote (cotte), cetrioli, patate dolci. Frutta: uva, pesche, susine, arance e mandarini dolci, limone, fichi (in piccola quantità), mango, cocomero, kiwi dolce, fragole, ciliegie, meloni, prugne, banane, ananas, papaya. Frutta secca: uva sultanina, mandorle sbucciate, datteri, semi di sesamo, noci, nocciole. Può essere mangiata solo dopo averla ammorbidita in acqua calda. I datteri vanno bene se presi con ghee. Grassi: olio di sesamo,olio extra vergine d'oliva, tahin (in piccole quantità). Dolcificanti: miele, zucchero di canna. Spezie ed aromi: zenzero (fresco e polverizzato), cumino, basilico, aglio, cannella, sale di roccia (salgemma), assafetida, cardamomo, chiodi di garofano, semi di senape e piccole quantità di pepe nero attenuato Vata. Vari: uova (in quantità limitata).

Alimenti sconsigliati per il dosha Vata. Cereali: miglio, avena cruda, orzo mondo, segale, granoturco, grano saraceno. Latte e derivanti: formaggi stagionati (eccetto parmigiano in piccole quantità), mozzarella di bufala. Carni: carni rosse e di maiale, salumi. Legumi: fagioli, ceci, lenticchie. Preferibile evitare tutti i semi eccetto tofu e fagioli mung decorticati. Vegetali: patate, insalata cruda, cavolfiore, verze, peperoni, verdure a foglie verdi, broccoli, sedano, zucchine, spinaci. Le seguenti verdure sono accettabili in piccole quantità, ben cotte, condite specialmente con ghee e spezie che pacificano Vata. È meglio evitare cavoletti di Bruxelles. Frutta: mele e pere astringenti, guava, banana, melograne, mirtilli. Grassi: margarina, oli di semi. Dolcificanti: zucchero bianco raffinato, gelati. Spezie e aromi: pepe e peperoncino in grandi quantità, origano, cipolla. N.B.Gli Alimenti non considerati in elenco possiedono qualità intermedie e possono essere usati con moderazione sulla base della tollerabilità individuale

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Fondamenti Ayurvedici · i cinque elementi i dosha Vata, Pitta, Kapha il sistema Ayurveda come stabilire le costituzioni Le principali tecniche Ayurveda I punti marma Gli oli base in ayurveda Gli oli essenziali in Ayurveda (aromoterapia) Principali composti Ayurvedici per il riequilibrio Cenni delle tecniche e trattamenti Ayurvedici (oltre il mas. Base) Finalità del Massaggio Tecniche di uso delle mani Personalizzare il trattamento in base alla costituzione Esercitazioni pratiche

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Fiori di Bach … Quando l’anima fà i capricci I fiori di Bach o rimedi floreali di Bach sono una cura alternativa basata sulla floriterapia ("terapia con i fiori"), ideata dal medico britannico Edward Bach. Bach sosteneva, al riguardo, la necessità che tale forma di terapia dovesse essere semplice e accessibile a tutti, in quanto secondo lui chiunque avrebbe le potenzialità e le sensibilità necessarie per effettuare autodiagnosi e autopratica. Sosteneva inoltre che la terapia dovesse avere carattere preventivo e scevra di effetti collaterali.

Proprio nel tempo attuale è inutile dire "Non aver paura" o "Non esser malato". E' necessario spiegare loro perchè hanno paura,

Alla base della

perchè sono malati

floriterapia di Bach è il principio secondo il quale nella cura di una persona, devono essere prese in considerazione principalmente la prevenzione e la conoscenza dei disturbi psicologici, i quali determinerebbero la sintomatologia. Il singolo fiore, a detta di Bach, curerebbe il disturbo psicologico che ha causato o potrebbe causare un certo malessere fisico. Dietro ogni disturbo fisico ci sarebbe, secondo i sostenitori del metodo, quello che viene chiamato "fiume di energia", originato a livello psicologico (come nel caso della rabbia, che viene scaricata in

modi e zone del corpo differenti); pertanto, ad ogni disturbo psicosomatico, provocato dallo sfogo della cosiddetta "energia", corrisponderebbe, a monte, un ben preciso disturbo emotivo. Sulla base di tali principi sono stati distinti 38 "tipi comportamentali" di base, ai quali corrisponderebbero 38 fiori e un'acqua di fonte, la cui "energia", secondo tali ipotesi scientificamente indimostrate, sarebbero in grado di curare l'organismo.

e dar loro l'antidoto (Edward Bach)

Preparazione Il metodo con cui oggi si estraggono le essenze dai fiori è ancora quello tramandato da Bach stesso. Preparare i fiori di Bach è relativamente semplice: ci sono due metodi che Bach scelse nella preparazione dei suoi rimedi, quello del sole e quello della bollitura. I dodici guaritori e i sette aiuti si preparano col primo metodo, mentre i diciannove assistenti con il secondo.

Il metodo del sole Il metodo del sole è molto semplice. E’ necessario lavorare in una giornata calda e soleggiata, ovviamente nel periodo di

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fioritura della pianta. I fiori vanno raccolti sul posto, senza essere toccati con le mani e non devono essere bagnati dalla rugiada. Recidendoli con delle forbici, si fanno cadere i boccioli in un recipiente di vetro fine da 300 ml, riempito di acqua pura, avendo cura di non immergerli completamente, ma solo per metà, e di coprire con essi la superficie della bacinella. Quindi si lasciano macerare al sole per 5/6 ore (in Italia, dove il sole è più caldo rispetto al Galles, ne bastano 4); in questo modo il sole trasferirebbe la vibrazione propria del fiore all'acqua

sottostante. Terminato tale periodo, si filtra l'acqua colorata dai fiori con un filtro di carta in una bottiglia da 1 l., e si allunga con una pari dose di cognac (o brandy), che serve per la conservazione. Questo composto è chiamato tintura madre dei Fiori di Bach. Per quanto riguarda Rock Water, il procedimento è un po' differente. Trattandosi infatti di semplice acqua di una fonte rocciosa, basta raccogliere quest'acqua nel solito contenitore (senza toccarla con le mani), lasciarla per quattro ore al sole e poi allungarla con il


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cognac, come prima descritto.

Il metodo della bollitura

"12 guaritori": ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦

Agrimony (Agrimonia Centaury (Centaurea minore) Chicory (Cicoria) Rock Rose (Eliantemo) Gentian (Genzianella autunnale Mimulus (Mimolo giallo) Impatiens (Balsamina), Cerato (Piombaggine) Scleranthus (Fiorsecco, Scleranto o Centigrani) Vervain (Verbena) Water Violet (Violetta d'acqua) Clematis (Vitalba)

I "7 aiuti": ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦

Rock Water (acqua di fonte) Wild Oat (Forasacco o Avena selvatica Heather (Brugo o Erica) Gorse (Ginestrone) Olive (Olivo) Oak (Quercia) Vine (Vite)

I "19 assistenti": ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦

Holly (Agrifoglio) Honeysuckle (Caprifoglio Hornbeam (Carpino bianco White Chestnut (Ippocastano bianco) Sweet Chestnut (Castagno dolce) Red Chestnut (Ippocastano rosso) Beech (Faggio) Chestnut Bud (Gemma di Ippocastano bianco) Larch (Larice) Crab Apple (Melo selvatico) Cherry Plum (Prugno) Walnut (Noce) Elm (Olmo inglese) Pine (Pino silvestre) Aspen (Pioppo) Wild Rose (Rosa canina) Willow (Salice giallo) Mustard (Senape selvatica) Star of Bethlehem (Ornitogalo o Latte di gallina)

Il metodo della bollitura è più veloce. Raccolti i fiori con la stessa metodologia, si portano a casa, dove dovranno essere posti in una pentola di metallo porcellanato, all'incirca nella stessa quantità del primo metodo ma con un litro e mezzo di acqua. Lasciati bollire sul fornello a gas per circa 30 minuti, si lascerà raffreddare la tintura così ottenuta, aggiungendo poi all'acqua filtrata lo stesso quantitativo di cognac o brandy.

I 38 fiori di Bach I primissimi fiori scoperti da Bach furono i cosiddetti "12 Guaritori", che il medico gallese iniziò prontamente a sperimentare prima su se stesso e poi sui suoi pazienti; gli altri 26 vennero scoperti poco tempo dopo. Bach consigliava di cogliere i fiori al massimo della fioritura e nelle prime ore del mattino di un giorno assolato; il fiore, che non doveva essere intaccato da alcunché, veniva deposto in una ciotola d'acqua pura e veniva trattato secondo uno dei due metodi riportati nelle opere del medico gallese. La scienza moderna non riconosce nessuna validità al sistema dei Fiori di Bach, se non quello autosuggestivo, definito "effetto placebo", questo perché non è esiste nessuna tecnologia o sistema per analizzare la componente che secondo Bach verrebbe rilasciata nell'acqua, "l’ energia" o "memoria". Il concetto di presunta "memoria dell'acqua" non è mai stato dimostrato sperimentalmente e quindi non è riconosciuto dalla scienza. La scienza non può dimostrare l’esistenza di Dio eppure milioni di persone sono convinte che esista, avvengono miracoli e guarigioni che la scienza non può provare.

Come utilizzare i fiori di Bach Bach aveva una precisa idea, chiunque doveva essere in grado di utilizzare i 38 fiori. É importante sottolineare che, anche se si dovesse sbagliare tutto nella scelta dei rimedi, non c'è però alcun pericolo: semplicemente non accadrà nulla, perchè i Fiori di Bach agiscono solo se trovano qualcosa su cui agire! Comunque è sempre opportuno ricordare che i problemi più seri richiedono l'intervento di un Naturopata o di un esperto. I Fiori di Bach possono essere affiancati ad ogni terapia medica, senza alcuna controindicazione (anche per i bambini, per gli allergici, o durante la gravidanza), migliorando la risposta ai farmaci e ai trattamenti. Va anche segnalata la possibilità di un iniziale breve peggioramento noto come aggravamento omeopatico (anche se l'omeopatia non c'entra nulla), dovuto alla riattivazione da parte dei rimedi delle emozioni corrispondenti. Quest'ultimo fenomeno è sempre molto positivo, perchè indica che si è centrato un punto importante, e comunque di solito dopo un pò scompare e iniziano i progressi

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Fiori di Bach … Quando l’anima fà i capricci

Abbiamo accumulato tante ferite, e se non ne siamo consapevoli tutte le nostre azioni diventano reazioni a quelle ferite. Nella conoscenza di sé c'è la fine del dolore e, quindi, l'inizio della saggezza. J. Krishnamurti

Usare i fiori di Bach non è difficile ma è facile incorrere in errori. La prima cosa che dobbiamo sapere è che la nostra mente non ha nessuna voglia di cambiare, quando sentiamo un disagio o stiamo male è questa sofferenza che ci porta a cercare un modo per eliminarla. La nostra mente difficilmente va all’origine del problema ma vede solo i sintomi più manifesti. Immaginate di avere un dente che vi fa male, toglierlo o curarlo sarebbe la cosa giusta ma quanti prendono un antidolorifico e se il dolore sparisce rimandano la cura reale? Quando stiamo male è perché ci troviamo in una situazione molto semplice, noi possiamo agire solo su noi stessi e non sul mondo circostante. Infatti non possiamo cambiare nessuno, il cambiamento vero è un atto volontario. La nostra mente deve adattarsi alle circostanze e scende spesso a compromessi, ma se i compromessi sono troppi allora noi andiamo in crisi perché creiamo un conflitto fra quello che realmente siamo e quello che ci imponiamo di essere. Quando scegliamo i fiori dobbiamo tener presente di non sceglierli con il nostro cervello “razionale” ma con la nostra sensibilità e soprattutto la voglia di cambiare in meglio. Molti dei miei pazienti vengono con delle “ricette” consigliate da riviste o da amici, “prova con i fiori di bach” non lo fanno per cambiare ma sperano in una “pillola magica”

che regolarmente non funzionano, allora si convincono che i fiori di Bach sono solo “acqua fresca”. Esistono molte paure ed i fiori che le affrontano sono diversi. Se il rimedio è sbagliato perché noi non vogliamo riconoscere la nostra vera “paura” la colpa è del fiore che non funziona? Se siamo ansiosi quale è la causa? Prendiamo Agrimony e stiamo apposto ma non funziona, perché? Forse ci siamo focalizzati sul sintomo e non sulla causa. Forse siamo insicuri o dubbiosi (un nuovo lavoro, il nostro carattere X) quindi dovremmo usare Cerato, una volta “eliminata” la nostra insicurezza l’ansia sparirà! Se non riuscite ad essere obbiettivi lasciatevi aiutare da una vostra cara amica/o o da un parente di cui avete fiducia. Annotate su un foglio le loro osservazioni e poi meditate. ATTENZIONE avete un nemico spietato che vi ostacolerà sempre per il raggiungimento del vostro obbiettivo e si chiama ORGOGLIO, ammettere di essere in errore, di dover cambiare e parliamo di cambiamento vero non della frase “buttata là” e veramente difficile perché mette in gioco la consapevolezza di essere in errore di dover fare delle scelte a volte “dolorose” per voi. Avete due scelte: 1. Rimanere nel vostro disagio che non migliorerà, anzi peggiorerà sicuramente 2. Affrontare le vostre “paure” e risolverle per sempre

Nei prossimi numeri del magazine Ben- Essere Impareremo a capire quali fiori utilizzare e come capire se sono giusti … non perdete il numero di Ottobre 2011 ! BEN-ESSERE

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Come utilizzare i Fiori Di Bach

Mimulus (Mimolo giallo)

Possiamo raggruppare tutti i fiori in sette aree specifiche. In queste “spazzi” vi sono diversi fiori che agiscono su diversi aspetti. I gruppi sono:

E’ una pianta originaria delle Montagne Rocciose del Nord America, appartiene alla famiglia delle Scrofulariacee e fiorisce da aprile ad ottobre. E’ essenziale nel trattare la paura e la timidezza. Indicazioni : - ansia, insicurezza - paura di un esame, di una prova, gara, parto, buio, solitudine, malattia, intervento chirurgico, aereo X - bambini eccessivamente timidi - balbuzie - paura del pubblico - paura di situazioni nuove - ipertiroidismo - sudorazione eccessiva - metabolismo accelerato : si tende alla magrezza anche se si è forti mangiatori.

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Paura Solitudine Apatia Scoraggiamento Eccesso di Zelo Ipersensibile Insicurezza

In questa prima parte vedremo il gruppo dei rimedi della Paura, davanti al nome dei fiori c’è un numero, viene normalmente usato al posto del nome del rimedio sulle etichette applicate alla boccetta da 30 ml che viene preparata per la persona. (vedremo in seguito come si prepara la “miscela” e come si usa). 2 Aspen 6 Cherry plum 20 Mimulus 25 Red Chestnut 26 Rock Rose

Aspen (pioppo tremulo) Appartiene alla famiglia delle Salicacee e fiorisce da marzo a maggio. E’ essenziale nel trattamento di : paura, apprensione, ansia; delle paure generiche di origine sconosciuta e senza motivo; cattivi presentimenti, incubi notturni. Indicazioni : - paura del buio, della solitudine, della morte, dell’ignoto - inspiegabili sensi di paura - sensazione di pericolo imminente - insicurezza ed apprensione per il futuro - pessimismo - bambini paurosi che hanno timore del buio e non riescono a dormire da soli - Idee e pensieri ossessivi, come può capitare dopo un incidente stradale o violenza sessuale - Chinetosi (mal d’auto, mal d’aria, mal di mare)

Cherry Plum Ciliegio selvatico (mirabolano) Appartiene alla famiglia delle rosacee e fiorisce da marzo a maggio. E’ essenziale nel combattere il timore di perdere il controllo. Aiuta a placare, dominare e confrontarsi con le pulsioni dell’inconscio. Indicazioni : Senso di fallimento, disperazione, propositi di suicidio -Paura di impazzire - Impulsi violenti (crisi d’ira o di collera) - Tic nervosi, balbuzie - Enuresi - Incontinenza urinaria - Manifestazioni isteriche - Vertigini - Abuso di alcol, uso di droga - Morbo di Alzheimer, demenza senile - Disturbi compulsivi-ossessivi

Red Chestnut (Ippocastano rosso) Appartiene alla famiglia delle Ippocastanacee e fiorisce da aprile a giugno. E’ essenziale nel trattare coloro che sono prigionieri dell’apprensione eccessiva e delle paure per i propri cari. Indicazioni : ansia, preoccupazione eccessiva - genitori apprensivi e possessivi - apprensione eccessiva e continua dei genitori nei confronti del figlio/a neonato/

Rock Rose (Eliantemo) Pianta con fiori gialli, appartiene alla famiglia delle Cistacee e fiorisce da maggio a settembre. E’ essenziale nel trattare il panico e gli incubi, la perdita di controllo, le conseguenze di uno shock. E’ dotato di proprietà terapeutiche antidepressive; è adatto per superare il panico attuale : dovrebbe essere somministrato subito a chiunque abbia subito uno shock, anche senza aver riportato un danno fisico. Indicazioni : spavento, disperazione, svenimento terrore di un possibile tumore - incubi notturni nei bambini - trauma psichico (morte di una persona cara) - colpo di sole e colpo di calore. E’ di fondamentale importanza capire il corretto uso dei fiori di Bach. Questo gruppo aiuta ad affrontare le Paure e non guarisce le malattie. Un esempio per capire meglio. La Paura è un sentimento positivo se rimane nella giusta dimensione. La paura del vuoto ci impedisce di cadere. Molte paure sono solo dei campanelli per non farci fare male o ci stimolano a fare meglio, ci indicano i nostri limiti. Cherry Plum e prima di tutto un rimedio contro la paura di perdere il controllo non guarisce il Morbo di Alzheimer su cui non ha nessuna efficaci ma aiuta ha dominare la sensazione mentale. Continua sul prossimo numero4.


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Aloe la pianta che cura … Cos'è l'aloe ? L'Aloe arborescens è una pianta succulenta della famiglia delle Aloacee, usata sia come pianta ornamentale nei giardini rocciosi, sia come pianta medicinale con forti poteri disintossicanti. È una pianta conosciuta fin dai tempi più antichi, citata anche da Cristoforo Colombo che, al ritorno dai suoi viaggi, la descriveva come una pianta dai grandi poteri curativi. È un'erba perenne, alta sino a 4 m molto ramificata, in natura si espande in grandi cespugli molto ramificati con grandi infiorescenze. Foglie:lunghe fino a 50 cm con dentellature spinose sporgenti di circa 5 millimetri. Fiori: in grappolo di colore rosso.

Aloe vera il fiore

L'aloe è una pianta i cui

È una pianta autosterile si riproduce perciò solo con l'impollinazione incrociata in quanto i fiori maschili e quelli femminili della stessa pianta non si incrociano tra loro. Frutto: la moltiplicazione dell'Aloe avviene o per seme o per divisione dei polloni che basali.

poteri curativi sono conosciuti fin dall'antichità.

Un po' di storia L'aloe è una pianta i cui poteri curativi sono conosciuti fin dall'antichità. Tra testimonianze, episodi accertati, tradizioni, racconti leggendari, essa lascia numerose tracce di sé nel cammino dell'uomo, fin dagli albori della civiltà. Il nome “Aloe” vuol significare “amaro”, dall'ebraico “Allal” o anche dall'arabo “Alloch”. Sembra individuarsi presso i Sumeri, incisa su tavolette d'argilla, la prima allusione all'uso terapeutico dell'aloe (musabbar). La pianta è raffigurata su vasi egizi, mentre è nota presso gli Indù come “il guaritore silenzioso”. In Egitto in particolare, l'Aloe era considerata un autentico elisir di lunga vita dai faraoni, che la desideravano come accompagnamento nel loro viaggio verso l'aldilà, tra le varie suppellettili collocate nella tomba. Di qui le piantagioni di aloe attorno alle piramidi e nelle strade che ancor oggi conducono alla Valle dei Re.

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Possedeva anche virtù cosmetiche ed era molto utilizzata dalle donne. È nientemeno che Ippocrate, nell'antica Grecia, a parlarci invece dell'aloe come capace di guarire da gravi malattie, oltre che citarne innumerevoli altre capacità curative. Si narra che Alessandro il Grande, ferito da una freccia nemica, fosse stato unto con olio di aloe proveniente dall'isola di Socotra, e, guarito, si risolse a conquistare l'isola per assicurarsi le sue piantagioni della pianta “miracolosa”. I Romani vennero a conoscenza dell'aloe durante le guerre puniche. Dioscoride, medico greco in servizio tra le armate di Roma, ne descrisse le capacità cicatrizzanti e benefiche nel suo “De materia medica”, trattato in cinque libri nel quale sono citati i poteri delle piante officinali. L'Aloe è stata citata anche da Plinio il Vecchio nel 75 d.C. nella sua “Historia Naturalis”. Anche nella tradizione cristiana l'aloe è nota e molto considerata. Nella Bibbia, numerosi sono i riferimenti a questa pianta. Nei Salmi (45-8) sta scritto che “le vesti del Re sono profumate con mirra e aloe”, nel capitolo 19-39 del Vangelo di Giovanni è detto: “Nicodemo, che da principio era andato di notte da Gesù, venne portando una mistura di mirra e d'aloe, quasi cento libbre. Essi presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende di lino con aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso gli Ebrei”. L'aloe è il “giglio del deserto” per i Tuareg del Sahara. È conosciuta in Mesopotamia e tenuta in grande considerazione presso la medicina ayurvedica dell'India. I soldati napoleonici furono curati con essa dopo che ne avevano scoperto l'esistenza dai mammelucchi arabi, loro nemici. Durante le crociate, nel Medioevo, i guerrieri cristiani scoprono le virtù dell'aloe, farmaco per eccellenza dei loro avversari musulmani. È Cristoforo Colombo che, curati con le piante d'aloe nel Nordafrica i marinai della Santa Maria, la maggiore delle tre caravelle, ribattezza l'aloe “dottore in vaso”. Durante il suo viaggio verso il Nuovo mondo, egli scrive nel suo diario “Todo està bien, hay aloe a bordo” (“é tutto a posto, a bordo c'è dell'aloe”). Paracelso, grande medico rinascimentale, parla del “misterioso segreto 'aloe' il cui succo d'oro guarisce le ustioni e gli avvelenamenti del sangue”. I padri gesuiti portoghesi e spagnoli la coltivano nelle colonie d'America, Africa ed Estremo Oriente chiamandola “L'albero di Gesù”. Grazie a loro, viene importata nei Caraibi, di qui il nome di Barbadensis, dalle isole Barbados, o appunto “Aloe” secondo la definizione che ne dà il botanico Linneo. L'Aloe è conosciuta anche tra gli indiani d'America (“il medico celeste” secondo gli Jvaros), che curano con essa emicrania, calcoli e tosse. L'aloe era ed è nota anche in Estremo Oriente. In Giappone era utilizzata in varie forme, bevuta e mangiata o sparsa sul corpo, mentre è utilizzata (soprattutto l'Aloe ferox) nell'agopuntura nella tradizione cinese e anche contro ustioni o affezioni cutanee.

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Aloe la pianta che cura … Attraverso i millenni: la lunga e intensa storia dell' ALOE 1500 aC La prima dettagliata descrizione sul valore terapeutico delI’ Aloe è certamente quella che appare nel papiro egizio di Ebers (1500 a.C.). Sicuramente Nefertiti e Cleopatra spalmarono sul loro corpo unguenti contenenti succo di Aloe. 400-300 aC L’Aloe è conosciuta in Grecia; ne parlano gli antichi medici e scienziati di quella civiltà (Ippocrate, Teofrasto, ecc.)

La storia dell'aloe Attraverso i secoli

20-100 dC L'aloe è descritta nelle loro opere da altri illustri scienziati dell’antichità, il medico greco Dioscoride, il fisico Celsius, il naturalista latino Plinio il Vecchio. 200 dC L’Aloe è un ingrediente importante della medicina naturale romana. Entra nelle ricette di Galeno. 700.800 dC Anche in Cina sono noti gli usi curativi dell’Aloe, nota col nome di “Hsiang.tquan” in relazione al suo sapore amaro 900 dC In Arabia, Al-Kind, filosofo, ingegnere, fisico, descrive l’Aloe come efficace nel trattamento di infiammazioni, ulcere, ferite, scottature. 1000-1300 L’Aloe si diffonde in Europa; i portoghesi rubano agli arabi la supremazia nel commercio marittimo della droga. 1400-1500 I conquistatori spagnoli ed i missionari diffondono la coltivazione e l’uso dell’Aloe nel Nuovo Mondo. Cristoforo Colombo ne riferisce nei suoi diari. 1800-1900 La coltivazione dell’Aloe si diffonde in varie altre zone del mondo, specie dell’America centro-meridionale e di regioni affacciate sul Pacifico.

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1935 Appare la prima relazione scientifica (Collins) circa l’impiego di gel di Aloe nella cura di radiodermiti (ustioni provocate da raggi X) 1945 Ustionati dalle esplosioni atomiche in Giappone vengono curati con risultati sorprendenti con gel di Aloe 1940-1960 La scuola russa (Filatov) porta a compimento tutta una serie di sperimentazioni per valutare appieno le proprietà curative dell’Aloe 1950 L’ing. Stockton studia un metodo atto a stabilizzare il gel di Aloe in modo da renderlo di comodo uso ogni qual volto potesse occorrere ed in qualsiasi posto. 1950-1954 E’ evidenziata e confermata un’attività batteriostatica (antibioticosimile) dell’Aloe verso diversi tipi di stafilococchi. 1960-1970 In questi decenni appaiono le prime formulazioni di cosmetici contenenti Aloe, che si rifanno, per quanto concerne la funzionalità, a quelle che sono le proprietà del principio attivo in preparati dermatologici medici (lenitivo, calmante, cicatrizzante, ammorbidente, ecc.) 1973 Viene confermata sperimentalmente l’efficacia di Aloe nel trattamento di acne, alopecia, ulcere alle gambe e perdita dei capelli 1974 Negli USA, negli health food store appaiono i primi long-drink a base aloe 1978 Al Congresso IFSCC di Tokio, l’Aloe viene presentata come “un valido principio attivo di impiego cosmetico”. Una rivista scientifico americana riporta che ormai lo maggior parte delle linee cosmetiche di


Le proprietà della pianta importanti aziende contengono almeno un preparato a base di questo ingrediente. 1976 E’ spiegato l’effetto calmante ed antidolorifico dell’Aloe col fatto che essa contiene sostanze che impediscono la formazione e l’effetto infiammatorio e dolorifico della brakidìna. 1980 Sperimentazioni cliniche (Chicago) dimostrano la capacità di Aloe di guarire bruciature di terzo grado e congelamenti in un tempo inferiore a quello di moderni specifici medicamenti. E’ parimenti confermato l’efficacia di Aloe verso una nutrita serie di ceppi batterici senza essere tossica. 1981Nasce IASC (International Aloe Science Council) un’ente preposto al controllo e coordinamento di tutte le attività industriali, tecniche e commerciali inerenti la coltivazione, la lavorazione, la vendita e l’impiego di Aloe, nonché degli studi scientifici effettuati su detto principio per una loro ordinata e utile diffusione. 1989 Ricercatori giapponesi affermano che l’Aloe contiene almeno tre sostanze a riconosciuta attività antitumorale. 1992 Il dott. Strickland (Università del Texas) suggerisce la possibilità che Aloe può non solo fermare il danno provocato al sistema immunitario da severe esposizioni alla luce solare, ma può realmente restituire al sistema la sua completa normale funzionalità compromessa dalla bruciatura. 1994 La FDA concede ai Carrington laboratories (Texas) la possibilità di utilizzare un carboidrato complesso — acemannano — isolato da Aloe, nella terapia dell’ AIDS. In associazione al più comune dei farmaci impiegati nella terapia di questa affezione (l’AZT): ne esalta per sinergia l’attività, tanto da arrestare in molti casi la progressione della sindrome. 2000 L’Aloe è componente in vari paesi del mondo di bevande corroboranti, digestive, tonicizzanti; in Giappone, oltre che in long-drink, è presente in un affermato whisky’ ed in uno yogurt. In Messico, se ne fa uso in pannolini assorbenti per bambini e signore. In campo cosmetico il gel di Aloe è ormai diffuso in molti preparati, da dentifrici a creme idratanti, da preparati pre e dopo sole a saponi e prodotti per capelli e la ricerca continua..

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Ma come mai l'aloe, questa pianta che praticamente tutte le maggiori civiltà hanno cantato ed esaltato come una formidabile guaritrice, è così efficace, e soprattutto, corrisponde a verità la sua capacità guaritrice che è alla base della formula di Padre Romano Zago? Vediamo brevemente cosa ci dicono la chimica e la medicina circa le reali proprietà di questa pianta. A lungo impiegata sotto forma di polvere, ottenuta dall'essicazione delle foglie (metodo tutt'oggi utilizzato nelle Antille e in numerosi paesi del Terzo mondo), l'aloe trova la maggiore efficacia nelle proprietà del gel, ricchissimo di principi attivi, che si ottiene incidendo le foglie della pianta. Si tratta del gel incolore, della parte interna, del “cuore” della pianta, che ha proprietà astringenti, battericide, cicatrizzanti, antiinfiammatorie, antivirali. Queste capacità sono date al gel dell'aloe da un insieme di sostanze presenti in esso, che agendo sinergicamente ottengono i numerosi effetti benefici descritti. In particolare, nell'aloe si trovano vitamine come la A , la C e la E, e inoltre quasi tutte le varietà di vitamina B. Esse esercitano azione antiossidante, neutralizzando i radicali liberi ed evitando così l'invecchiamento delle cellule. In particolare, la vitamina A esercita una funzione importantissima rafforzando le difese immunitarie, una delle proprietà fondamentali dell'aloe, perché rinforza la mucosa, che a sua volta trattiene i germi e permette agli enzimi di attaccarli e distruggerli, anziché lasciarli filtrare nell'organismo. Ma soprattutto, nella nostra pianta si trova un'altissima percentuale di amminoacidi: alanina, arginina, acido aspartico, acido glutammico, glicina, istidina, lisina, metionina, prolina, serina, tirosina, importantissimi per la formazione delle proteine. Tra di essi la lisina, che l'aloe contiene in alta concentrazione, come l'anginina e la metionina. In grande varietà sono contenuti nell'aloe anche i minerali (In ogni litro di succo d'aloe: Calcio 18,6 mg - carbonato di potassio 31,4 - ferro 44 - manganese 4,5 - magnesio 3,1 - sodio 12,7 - zinco 1,7), tra cui calcio, ferro, fosforo e potassio, che preservano ossa, muscoli e sistema nervoso. Inoltre numerosissimi enzimi (aliasi, alcalinasi, fosfatasi, amilasi, carbossipeptidasi, catalasi, cellulasi, lipasi e perossidasi) che agiscono nei processi digestivi, accelerando il metabolismo e favorendo quindi l'eliminazione di tossine, colesterolo e obesità.


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Inoltre, nell'aloe si trovano complessi antrachinonici (aloe-emodim, acido aloetico, aloina, antracina, antranolo, barbaloina, acido crisofanico, olio etereo, estere dell'acido cinnamico, isobarbaloina e resistanolo) che funzionano da analgesici, antinfiammatori nei dolori della colonna vertebrale e per i dolori in generale. Infine, troviamo nell'aloe steroidi (fornisce 4 principali steroidi di piante: colesterolo, campesterolo, luppeolo e Beta-sistosterolo che sono agenti antinfiammatori, mentre il luppeolo possiede anche proprietà antisettiche e analgesiche), zuccheri (mono e polisaccaridi) con azione antinfiammatoria e l'acemannano che attiva il sistema immunologico nella difesa da virus, batteri e inquinamento ambientale, saponine (glicosidi) con azione antisettica e di pulizia, ormoni (auxine e gibberelline) che facilitano la cicatrizzazione e l'azione antinfiammatoria, principi attivi fitoterapici, come la lignina, che facilitano la penetrazione del gel nella pelle, idratandola e nutrendola. Gli studi più recenti hanno evidenziato la presenza nell'aloe dell' acemannano. Si tratta di una macromolecola polimera, solubile nell'acqua, che aumenta la produzione nell'organismo dei macrofagi, fattori dell'eliminazione dei tumori. In pratica questa sostanza svolge una funzione depurativa e immunostimolante, attivando al massimo le difese immunitarie presenti nel nostro fisico. Possiede inoltre proprietà germicide, battericide e fungicide.

Le proprietà dell'aloe

In passato il consumo del gel dell'aloe era molto più ridotto o difficoltoso, perché il gel tende ad ossidarsi rapidamente perdendo le sue proprietà. Oggi invece è possibile “stabilizzarlo” e conservarlo attraverso processi naturali a freddo, in modo da fargli mantenere i suoi princìpi attivi. Vengono utilizzati per questo processo conservanti naturali e antiossidanti per mantenerne anche il colore ed il sapore. Grazie a questa serie di proprietà, l'aloe è in grado di svolgere numerose funzioni di depurazione e rinvigorimento dell'organismo umano. Quanto alle gravi malattie, sono numerosissime le testimonianze che parlano di un effetto formidabile di purificazione del sangue e di rinvigorimento delle cellule, comprese le difese e gli agenti in grado di aggredire le metastasi. Senza che ancora la medicina ufficiale abbia dato risposte ultimative, si può affermare che l'aloe costituisce una e propria cura naturale in possesso di alcuni agenti potentissimi nel combattere l'azione degenerativa del male. Nessuna magia, dunque, nessun “intruglio” o “pozione” non meglio identificata; piuttosto un vero arsenale di difese immunitarie e di proprietà rinfrescanti e rigeneranti, contenuto in una semplice pianta

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Aloe oggi … Oggi l’aloe e usata in molti composti che utilizzando le sue molteplici proprietà, la sua fama “moderna” cominciò negli anni 90 quando cominciò a diffondersi una “bevanda straordinaria”. Il merito è di Padre Romano Zago, ma chi è? Nato in Brasile, nell'attuale comune di Progresso, l'11 aprile del 1932, Romano Zago, ascendenti italiani, entra appena undicenne nel seminario Serafico "San Francesco" di Taquari dove porta a termine gli studi. Diviene novizio nel 1952. Studia filosofia a Daltro Filho e Teologia a Divinipolis, in Mato Grosso, e viene ordinato sacerdote nell'ordine dei Frati Minori. È presto nominato professore presso il seminario di Taquari dove aveva iniziato i suoi studi, nel 1971 si laurea anche in lettere ed insegna Francese, Spagnolo, Portoghese e Latino nelle varie case del suo ordine. Nel 1991 viene inviato a prestare il proprio servizio in Israele, dove prosegue nell'insegnamento ai giovani. Oggi vive e lavora in Brasile, dove è tornato al termine della sua missione in Terrasanta. Una bevanda "straordinaria" Mescolando il succo ricavato dalla frullatura delle foglie della pianta con semplice miele d'api e grappa, ottiene un composto dalle proprietà guaritive straordinarie. I suoi primi "pazienti", cui Padre Romano dona alcune dosi della bevanda, sono alcuni cittadini indistintamente di religione cristiana, ebraica, musulmana. La ricerca di Padre Romano Zago è pubblicata sulla nota rivista "Terra Santa" e su altre riviste specializzate e di rilievo. È l'inizio della notorietà per il frate francescano e il suo elisir di lunga vita. Rientrato in Brasile nel '95, Padre Romano Zago divulga ulteriormente la sua formula, e comincia a dedicarsi in modo continuativo alla sua sperimentazione e alla cura degli ammalati più gravi e disperati. Convinto dalle numerose guarigioni straordinarie, raccoglie la sua esperienza nel libro “O cancer tem cura” (“Di cancro si può guarire”, edizione italiana Adle edizioni, Padova), in cui Padre Romano espone con semplicità e chiarezza, la pratica della cura della “malattia del secolo” attraverso la sua bevanda a base di Aloe. “Se alcuni sono guariti avvalendosi di questo metodo semplice ed economico, perché non offrire questa stessa opportunità a più persone? Ecco il mio unico obiettivo”, spiega nel suo libro Padre Romano Zago.

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Come il padre arriva alla formula “Onestamente non ho la pretesa di essere considerato il creatore o l'inventore del metodo. Tanto meno di presentarmi come il pioniere, o in altre parole, come il primo che ha applicato questa forma con esito positivo. Questo infatti non corrila copertina del libro di sponderebbe a verità. Altri, molto Padre Romano Zago prima di me, dovrebbero arrogarsi, giustamente, tale diritto”. (“Di cancro si può guarire”, edizioni Adle, Padova) Con queste parole, Padre Romano Zago vuole sottolineare il fatto di essere stato il principale diffusore, non l'inventore della formula che ha, in realtà, messa a punto avendola tratta dalla saggezza popolare, dalla gente delle baraccopoli in cui si trovava ad operare e dall'insegnamento di altri padri francescani, fra tutti padre Arno Reckzigel, Padre provinciale durante il suo incarico presso Rio Grande do Sul. Il merito di Padre Romano Zago, questo umile ma instancabile frate francescano, è quello di avere perseguito, con grande determinazione e costanza, la diffusione del preparato a base di aloe, da lui perfezionato, prima attraverso la somministrazione diretta, ad infinite persone che si recavano da lui desiderose di ottenere almeno una speranza di guarigione nel momento difficile della “malattia del secolo”, per loro stesse o per i loro familiari; e poi con diverse pubblicazioni che hanno reso nota la formula dell’Aloe vera di Padre Romano Zago anche in Occidente, tra cui “O cancer tem cura”, il libro che in Italia è edito dalle edizioni Adle di Padova col titolo “Di cancro si può guarire”. Perché gli ingredienti Il particolare successo della formula è dovuto ai suoi tre ingredienti: l'aloe innanzitutto, e poi il miele e la grappa. Perché questi ingredienti, come mai miele e grappa (o cognac, o brandy) ad accompagnare le proprietà dell'aloe? “La spiegazione è semplice” dirà lo stesso Padre Romano. Ed in effetti è così. Il miele infatti, sempre che si tratti di miele d’api, naturale e non (troppo) trattato, ha la proprietà di veicolare, di condurre le sostanze curative contenute nel succo d’aloe, fino ai recettori più remoti del nostro organismo, consentendo al preparato di esercitare la sua azione benefica. Quanto alla grappa, essa effettua un'azione di vaso-


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dilatazione, ovvero allarga i vasi sanguigni facilitando la depurazione generale dell'organismo. Il sangue può così purificarsi, eliminando le sostanze infettanti. Inoltre, l'organismo umano non sarebbe in grado di assorbire integralmente il liquido viscoso e ricco di proprietà, ovvero l'aloina, che sgorga quando si incide una pianta di aloe, senza scioglierlo in un distillato.

Come si prepara e si assume - le reazioni del nostro organismo Ed ecco la formula definitiva dell'Aloe vera di Padre Romano Zago. Quali sono gli ingredienti della “famosa Ricetta”?

Ognuno valuti con la propria coscienza e intelligenza le informazioni consigliatevi sempre con il vostro medico .. Le piante non sono farmaci ma dei complementi di aiuto al raggiungimento del benessere

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INGREDIENTI: Mezzo chilo di miele d'api (miele biologico di acacia) 40-50 ml (circa 6 cucchiai) di distillato (Grappa, Cognac, whisky, etc.) 350/400 grammi di foglie di Aloe vera/Aloe Arborescens. COME SI PREPARA? La risposta la fornisce lo stesso Padre: “Togliere le spine dai bordi delle foglie e la polvere depositatasi, utilizzando uno straccio asciutto o una spugna. Tagliare a pezzi le foglie (senza togliere la buccia) e metterle nel frullatore assieme al miele e al distillato prescelto. Frullare bene e il preparato è pronto per il consumo. Non va filtrato, né cotto, ma solo conservato con cura in frigorifero all'interno di un barattolo scuro, ben chiuso”. Le dosi che il padre consiglia prevedono l'assunzione di un cucchiaio da tavola una mezz'ora prima di ciascuno dei tre pasti principali. Il prodotto va agitato bene prima dell'uso. Concluso il primo barattolo, è il caso di sottoporsi ad una visita medica per capire lo stato della malattia. In base al responso, dopo una pausa di alcuni giorni, si potrà ripetere il ciclo di cura, fino all'eliminazione del male. L'aloe utilizzata deve essere una pianta matura, quindi di almeno quattro anni, ed è importante che anche il miele sia di ottima qualità e soprattutto naturale, proprio a causa della sua caratteristica di “trasportatore” delle sostanze benefiche contenute nell'aloe. Quanto alle reazioni che la somministrazione dell'aloe può dare, Padre Romano Zago precisa che esse non devono spaventare. Rappresentano infatti l’espulsione, la liberazione completa da parte dell'organismo delle sostanze impure, e soprattutto, quando si verificano, hanno una durata limitata, da uno a tre giorni al massimo. In chi assume la bevanda a base di aloe si possono dunque verificare eruzioni cutanee, oppure diarrea o nei casi più accentuati, conati di vomito: ma il tutto, secondo Padre Romano, indica che si è sulla buona strada, e che gli sforzi fatti iniziano a dare i propri frutti. Tutti possono assumere il preparato, anche se esso è sconsigliato soltanto alle donne in stato di gravidanza, per la loro particolare condizione.


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SECONDO GLI STUDI E LE OSSERVAZIONI FFETTUATI I BENEFICI APPORTATI SONO Acidità di stomaco Lupus, Acne persistente, Morbo di Parkinson, Aiuto per l’asma, Normalizzazione colesterolo, Aiuto sessuale per quarantenni, Piccole ferite sul cuoio capelluto, Alito cattivo, Piede dell’atleta, Arrossamenti cutanei, Polipi intestinali, Artrite, Polipi uterini, Callosità, Prostata, Calvizie, Psoriasi, Capelli più morbidi, Regolazione pressione, Catarro, Reumatismi, Cattiva digestione, Sinusite, Congiuntivite, Stimolazione dell’appetito, Epilessia, Stipsi, Forfora, Ulcera, Foruncoli sulla pelle, Ulcere della retina, Funghi, Ulcere varicose, Gastrite, Unghie atrofizzate. Altri ulteriori effetti sono ancora conosciuti.

Come si deve utilizzare la bevanda La letteratura e la maggior parte degli autori consigliano di prendere un cucchiaio da tavola 20 o 30 minuti prima dei tre pasti principali (se non si riesce prenderlo a mezzogiorno: alla sera dose doppia). Ai bambini si da un cucchiaio da tè e, comunque, ci si regola a seconda dell’età. Dopo il primo flacone si sospende per due o tre giorni, poi se ne riprende un altro e sotto controllo medico, si ripetono gli esami per verificare se c’è stato un miglioramento Precauzioni d'uso. L'Aloe e' sconsigliato a: donne incinte, in allattamento, bambini piccoli, coloro che hanno subito trapianti, si sottopongono a dialisi, hanno il sistema immunitario iperattivo. DIETA CONSIGLIATA: Dieta Vegetariana Soprattutto nel caso di patologie piu' gravi non si deve sospendere neppure a guarigione avvenuta, ma ridurlo nel seguente modo: . per il primo anno: un flacone ogni mese . per il secondo anno: un flacone ogni tre mesi . dal terzo anno: due flaconi in primavera e due in autunno. Tratto da: “Di cancro si può guarire” di P. Romano Zago (pag. 55 e seg.): ���X “Ho informazioni di persone che hanno preso il preparato ed hanno avuto le seguenti reazioni: Nessun cambiamento o reazione. Sulla pelle tramite i pori: prurito in tutto il corpo, foruncoli, ascessi , eruzione cutanea come la varicella; vesciche, anche sul palmo delle mani o sotto i piedi. Tramite le feci: feci con odore più forte del solito, disturbi intestinali, diarrea; flatulenza (gas puzzolente). Tramite l'urina:si urina con più frequenza, urina più scura - quasi marrone; urina somigliante a sangue mescolato con acqua.” Altri fenomeni: vomito, dolori generici, non sempre localizzati, soprattutto al ventre. “Vorrei ribadire che tali indisposizioni o fastidi durano uno, due, tre, massimo quattro giorni, seguiti sempre da una sensazione di benessere e buona disposizione per tutto, come in uno stato di convalescenza. E' importante l’atteggiamento con cui si affrontano tali disagi: non bisognerebbe sospendere la cura. I documenti e le foto sono tratti da ricerche su web, libri e scritti originali. le fonti per approfondire sono: "ALOE VERA : UNA PIANTA IN SVILUPPO" Erboristeria Domani. n.252, 44-54, 2001. Da Poggi P. A. Beringer, “Aloe vera”, Macro edizioni 1999, sesta ediz. 2002 M. Schweitzer, “Aloe la pianta che cura”, Apb 1998 Società italiana di fitochimica, “Aloe: recenti acquisizioni”, Atti del convegno di Riolo terme 9-10 ottobre 2002, dattiloscritto a cura delle Università degli studi di Parma e di Perugia A. Bassetti e S. Sala, “Il grande libro dell’aloe”, Zuccari edizioni 2001 B. C. Coats, “The silent healer – a modern study of aloe vera”, 1984 O. Hennessee, “Aloe – myth-magic medicine”, Universal Graphics, 1989 Padre Romano Zago, “Di cancro si può guarire”, edizioni Adle, Padova, varie edizioni. SITI INTERNET www.erboristeriaweb.net , www.aloedipadreromanozago.it, www.aloearborescens.tripod.com, www.curareguarireconlanatura.blogspot.com


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A b c Delle piante Mini corso per conoscerle Rimedi per la Pelle impura le piante più usate in dermatologia sono la Bardana, la Viola del pensiero selvatica e la propoli. La radice della Bardana svolge un azione antisettica e depurativa della cute. La pelle impura del Favorisce la purificazione del fegato e viso è un vero dei reni e contiene sostanze germicide (che uccidono i batteri). Si adopera in pasticcio: ecco tintura madre (30-50 gocce tre volte al inaspettatamente giorno), nebulizzato, estratto fluido, o brufoli, punti neri, nel classico decotto (un cucchiaino di foruncoli che ci radici per tazza di acqua. Bollire dieci minuti e consumare mattina e sera lonattaccano qua e là, tano dai pasti. ma per fortuna ci La Viola del pensiero selvatica esercita sono dei rimedi un’ azione diuretica, depurativa e annaturali che tiacne. Si usa in tintura madre (20-30 gocce tre volte al giorno), infuso ( 2 cucpossono intervenire chiaini per tazza, -3 tazze al giorno). per aiutarci a La propoli e’ un ottimo antibatterico e risolvere il problema disinfiammante. Si applica sotto forma di creme, unguenti, maschere, impacchi e a prevenire o vaporizzazioni o per via interna come un'antiestetica zona tintura madre (10-20 gocce 2 o 3 volte al “T”unta e lucida! giorno). Oli essenziali: quelli a più ampio spettro antibatterico sono Timo, Origano, Limone e Santoreggia. Per uso esterno sono indicati Limone, Lavanda, Salvia, Mirto, Melissa, Cipresso, Timo, Emicriso, Geranio. Si applicano sulla pelle sotto forma di impacco (un paio di gocce in due dita di acqua), oppure diluiti in un olio leggero, ad esempio Avocado, Noce, Jojoba, o ancora miscelandoli alle maschere di argilla. In commercio esistono validi cosmetici a base di oli essenziali destinati alle pelli Fior Di Linfa Viso untuose, acneiche ed Mary Rose impure. Compatta e depura la pelle Su www.erboristeriaweb.net

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Curare molto l'alimentazione, bere molto acqua oligominerale ed eventualmente provare con il test per le intolleranze alimentari. Non utilizzare prodotti detergenti aggressivi e non fare troppi peeling. E' severamente vietato strizzare i brufoli, punti nei ecc..peggiori la situazione. Un antico rimedio cinese molto efficace per i punti neri, soprattutto quelli al lato del naso, è quello di strofinarli con dei chicchi di riso bollito(senza sale nè niente) sulla parte per un paio di minuti..funziona, in un paio di giorni spariscono!

Le scheda delle piante

Bardana La Bardana (Arctium lappa) è una pianta erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Composite Tubulifere. Conosciuta anche come grande bardana (A. majius) o bardana maggiore (Lappa major) è diffusa un po' in tutta la Penisola, isole comprese. Le proprietà curative di questa pianta sono note da diversi secoli: la storia riporta che, grazie agli estratti di bardana, il medico italiano Pena riuscì a guarire una fastidiosa malattia della pelle che aveva colpito il re Enrico III di Spagna. In campo erboristico si utilizza soprattutto la radice che, raccolta prima della fioritura, viene tagliata trasvelsamente e longitudinalmente prima di procedere con la sua essiccazione. La radice di Bardana è ricca di inulina (un interessante prebiotico), pollini, polieni, steroli ed altre sostanze che le conferiscono attività batteriostatiche e fungistatiche degne di nota. Della bardana non si utilizza soltanto la radice ma anche le foglie che vanno raccolte il primo anno e utilizzate fresche. Anch'esse ricche di inulina, contengono un principio amaro chiamato arctiopicrina, probabilmente responsabile delle sua proprietà fitoterapiche. L'uso esterno di queste foglie è indicato in caso di


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affezioni cutanee come foruncoli, acne, herpes, ustioni, dermatosi seborroiche ecc.). Ha anche proprietà diuretiche, diaforetiche, depurative, ipoglicemizzanti e stimolanti il fegato e la cistifellea. Il decotto si prepara lasciando macerare per qualche ora 60 grammi di radice essiccata per litro d'acqua (2 cucchiai per 500 ml); successivamente si fa bollire per una decina di minuti, si filtra e lo si assume tre volte al giorno. Schiacciando la radice di bardana ed impastandola con un po' d'acqua si ottiene una crema da applicare direttamente sulla pelle, indicata per curare affezioni cutanee di vario genere. Se si fanno macerare per una notte le foglie con acqua ed un po' di aceto si ottiene invece un ottimo rimedio contro i reumatismi. Il decotto di bardana è consigliato ai sofferenti di gotta e di litiasi. Se preparato in poca acqua addizionando un cucchiaino di radice di ortica e qualche goccia di olio di mandorla, è un'ottima lozione rinforzante per i capelli. La bardana, grazie alle sue proprietà diuretiche e sudorifere, è considerata un ottimo depurativo. La medicina popolare attribuisce a questa pianta anche proprietà lassative, antireumatiche ed epatoprotettive. La Bardana non ha particolari controindicazioni; chi soffre di diabete, prima di utilizzarla ad alte dosi, dovrebbe comunicarlo al medico poiché l'utilizzo simultaneo di ipoglicemizzanti di sintesi e bardana potrebbe causare abbassamenti eccessivi della glicemia. Da evitare, infine, l'uso in maternità.

Viola del pensiero Famiglia delle Violacee Esistono due qualità, una Viola tricolor arvensis, piccola a fiore bianco, ed una Viola tricolor vulgaris con i fiori viola Parti usate, la pianta intera . I componenti della Viola del pensiero sono Mucillagini, rutina ( flavonoide), saponine, carotenoidi, tannini, flavonoidi, gaulterina (salicilato di metile), derivati salicilici. Svolge una attività depurativa per la pelle, diuretica, analgesica, la parte aerea della pianta ha azione depurativa, tossifuga, espettorante ed emolliente. (Droga usata: parte aerea). La Viola del pensiero e usata per Reumatismo, gotta, patologie dell’apparato urinario.Le mucillagini ed i derivati salicilici hanno attività antinfiammatoria, , i fiori ricchi di di flavonoidi ed antocianosidi migliorano la circolazione del microcircolo, gli

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stessi flavonoidi conferiscono alla Viola del Pensiero anche proprietà diuretiche e depurative , emollienti ed antipuriginose, e quindi la pianta è utile nelle affezioni della pelle . Si usa la pianta sia per uso esterno che per uso interna, potenzia l’attività di detossicazione dell’organismo da parte degli organi emuntori come fegato, reni, intestino e pelle, potenzia in modo blando l’attività epatica, la secrezione biliare, la diuresi e contrasta validamente l’eccessiva secrezione delle ghiandole sebacee, è una pianta utile al DRENAGGIO , alla STIMOLAZIONE della DEPURAZIONE DEL SANGUE, e STIMOLA il METABOLISMO, è di aiuto nelle cure depurative e nelle cure di primavera, è un buon coadiuvante nelle forme REUMATICHE e nella ARTERIOSCLEROSI, l’azione viene rafforzata in associazione con Bardana, Carciofo, Fumaria. Ha anche una blanda azione lassativa. USO ESTERNO Viola del Pensiero in forma di impacchi per trattare, ACNE, ECZEMI, PSORIASI, DERMATITI, ULCERAZIONI, CROSTA LATTEA, ma non ci sono studi che ne confermino l’efficacia. CONTROINDICAZIONE cautela in gravidanza e allattamento

Propoli La pròpoli è una sostanza resinosa che le api raccolgono dalle gemme e dalla corteccia delle piante. E’ quindi di una sostanza di origine prettamente vegetale anche se le api, dopo il raccolto, la elaborano con l’aggiunta di cera, polline ed enzimi prodotti dalle api stesse. Il colore può variare moltissimo nelle tonalità del giallo, del rosso, del marrone e del nero. L’odore è fortemente aromatico. La propoli ha proprietà antibiotiche (batteriostatiche e battericide), anti-infiammatorie, antimicotiche, antiossidanti ed anti-irrancidenti, antivirali anestetiche, cicatrizzanti , antisettiche, immunostimolanti, vaso protettive, antitumorali. La propoli, se impiegata alle idonee concentrazioni, è in grado di esercitare diverse azioni. E’ uno dei migliori antibatterici naturali con attività sia batteriostatica sia battericida: impedisce infatti la moltiplicazione dei germi e li uccide, stimola i processi immunitari. Definito “antibiotico naturale”, svolge anche una valida azione su molti ceppi di virus, tra cui molti virus influenzali e parainfluenzali, alcuni rhinovirus e il virus responsabile dell’herpes simplex: in particolare ne inibisce la crescita e ne rallenta la moltiplicazione. Il suo utilizzo principale è contro il mal di gola, le affezioni delle vie repiratorie (faringiti, tracheiti e tonsilliti) e le affezioni del cavo orale (gengiviti, infiammazioni della lingua e del palato). 20-30 gocce disciolte in acqua o in una tisana sono un vero toccasana


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La cellulite è il "Male dell' estate" o il " nemico del primo caldo" non perchè abbia una seppur minima attinenza con la stagione, ma milioni di donne all'improvviso si svegliano una mattina, si guardano allo specchio e si ode un urlo disumano, disarticolato, incomprensibile ai maschi. Cellulite... Mare..!! Costume.. Cellulite.. Oddio..!! Buccia d'arancia..No ! Nel frattempo un orda di rappresentanti, come i leoni che sanno che arriverà la migrazione si buttano come piragna sui centri estetici, benessere e qualsiasi struttura che aspetta con ansia la migrazione. All'interno loro le estetiste, si sono allenate ad ogni evenienza. Ai rappresentanti che ti propongono le macchine miracolo, unguenti, preghiere dello sciamano ed ad ogni sorta di proposta per accaparrarsi una fetta della migrazione. Ma nulla possono se non con una bella dose di sangue freddo e coraggio (e qualche calmante-caffecalmante-sigaretta) all'arrivo della migrazione. Sono state ferme per un intero anno, qualche ceretta, un massaggino, una pulizia del viso.. Normale routine. Ma eccole arrivano tutte insieme, tutte con la medesima faccia e richiesta. "Ha visto? Guardi qua! le pare che posso andare al mare così? Pallida e con questa Cellulite? Mi deve risolvere il problema! La povera estetista fa per dire qualcosa ma non riesce a dire nulla.. Bisogna che mi sistemi tutto per domenica! ma siamo a Venerdì! Se non può vado altrove! L' estetista apre l' agenda nella prima pagina c'è il santo protettore della categoria San Martino de Porres (nato a lima nel 1579) e qualche altro santino di rinforzo. Abbiamo scherzato non me ne vogliano le signore e i professionisti ma di una cosa siamo certi L'insorgere della cellulite dipende da diversi fattori che spesso si sommano fra loro, anche se, in fondo, tutto si può ricondurre ad un'alterazione del microcircolo, causa prima di tutta la sintomatologia e delle alterazioni patologiche in seno al tessuto connettivo.

La cosiddetta cellulite, il cui vero nome è panniculopatia edemato – fibro - sclerotica (P.E.F.S.), deriva dal un'alterazione del derma e dell'ipoderma; in condizioni ottimali, le cellule adipose (adipociti) normalmente presenti nel tessuto sottocutaneo funzionano da riserva di energia per l'organismo, che brucia grassi ogniqualvolta abbia necessità di combustibile. In caso di stasi del circolo venoso questa "riserva" diventa difficile da utilizzare, si accumula fino a comprimere i capillari sanguigni, già fragili, che iniziano a trasudare plasma dalle loro pareti divenute porose. Il plasma si infiltra fra le cellule, con il tempo provoca un' infiammazione del tessuto adiposo con formazione di fibrosi dei tessuti sottocutanei: i capillari vengono ulteriormente compressi e il drenaggio dei liquidi in eccesso si fa sempre più difficile. Si innesca quindi un "circolo vizioso" che autoalimenta questa patologia, perché di vera e propria patologia si tratta, anche se spesso ci si limita al suo significato di banale inestetismo. Quindi dobbiamo chiarire una volta per tutte che se la Cellulite è vista più come un brutto fatto estetico e in realtà un campanello che ci dice che qualcosa non va! LE CAUSE DELLA CELLULITE

CHE COSA È? Allo stato normale il derma e i tessuti che lo sostengono (pannicolo adiposo e strato muscolare) sono in uno stato di equilibrio fisiologico, metabolico e circolatorio che presuppone un reticolo micro-circolatorio, artero-venoso e linfatico perfettamente funzionante e uno strato adiposo sottocutaneo ben vascolarizzato, senza eccessi di accumulo, problemi trofici o fibrosi reattiva. Tutti gli elementi che compongono i differenti strati cutanei sono in stretta relazione, realizzando delle unità tissutali e micro-circolatorie che sono legate sia sul piano anatomo-funzionale che chimicometabolico.

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L'insorgere della cellulite dipende da diversi fattori che spesso si sommano fra loro (anche se, in fondo, tutto si può ricondurre ad un'alterazione del microcircolo). PRIMARI ad es. il sesso, la razza o la familiarità SECONDARI, sono collegati ad alcune fasi della vita, a patologie particolari o all'assunzione di farmaci AGGRAVANTI ad es. cattiva alimentazione o sedentarietà , sicuramente potrebbero essere controllati adottando uno stile di vita diverso.



FATTORI PRIMARI Il fatto di essere donna e di razza bianca sono ele-


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menti sfavorevoli: la donna mediterranea è caratterizzata da una conformazione "a pera" (ginoide) in cui prevale l'azione degli ormoni femminili (gli estrogeni) sui recettori specifici, con il risultato di un accumulo dei chili in eccesso sulla parte bassa del corpo, ritenzione idrica e stasi circolatoria. Non a caso il problema comincia con l'adolescenza, periodo in cui vi è una vera e propria tempesta ormonale che segna il passaggio dall'infanzia all'età adulta. Anche la componente familiare è rilevante, considerato che alcuni disturbi del micro-circolo spesso si tramandano tra consanguinei e che l'insufficienza venosa e linfatica con fragilità capillare costituiscono l'anticamera della cellulite.



E' noto che le manifestazioni cutanee della cellulite sono fortemente legate al ciclo femminile: l'aspetto "a materasso" della pelle aumenta nel periodo precedente il ciclo, soprattutto in caso di sindrome premestruale, e in gravidanza quando sale il livello degli estrogeni con effetti positivi e negativi: aumenta l'appetito, migliora l'umore, si accumulano liquidi nei tessuti e il prodotto del concepimento preme sulle strutture vascolari, aggravando la situazione circolatoria magari già non perfetta, con segni di stasi. Come regola, in generale, la cellulite diminuisce dopo la menopausa, in assenza di trattamento ormonale sostitutivo.



impediscono il corretto funzionamento dell'importantissima "pompa venosa" che abbiamo sotto i nostri piedi (un reticolo venoso che viene compresso ad ogni nostro passo e che imprime una spinta verso l'alto al sangue, impedendogli di ristagnare). Stress e fumo sono altri fattori che favoriscono l'aggravarsi del quadro, l'uno per le inevitabili ripercussioni sul quadro ormonale (aumento dei cosiddetti "ormoni dello stress"), l'altro per la sua azione vasocostrittrice e per la sua capacità di aumentare i radicali liberi, sostanze che favoriscono i danni a carico del microcircolo ed accelerano i processi di invecchiamento generale

• FATTORI SECONDARI

FATTORI AGGRAVANTI

Una muscolatura di cattiva qualità, sia per sedentarietà sia a seguito di un dimagrimento eccessivamente rapido che abbia sacrificato il "nobile" tessuto muscolare, dell'organismo. è sicuramente uno dei fattori favorenti la cellulite. Il moto aiuta a mantenere efficiente muscolatura, circolazione e metabolismo aiutando a bruciare i grassi e a prevenire la stasi circolatoria. La dieta scorretta, poi, con l'introduzione eccessiva di calorie, di cibi ricchi di grassi e di sale favorisce accumulo di adipe localizzato, ritenzione di liquidi, "intossicazione" generale dell'organismo e formazione degli odiati cuscinetti. Anche una postura sbagliata contribuisce ad aggravare il quadro clinico: stare molte ore seduti rallenta la circolazione perché la sedia comprime i vasi e la situazione peggiora se si tengono le gambe accavallate. Non fa neanche bene trascorrere troppo tempo in piedi immobili, perché il sangue fa fatica a risalire dagli arti inferiori, con conseguente stasi circolatoria. I difetti dell'appoggio plantare (piede piatto, piede cavo, ecc.) sono anche causa di postura errata e possono favorire i processi che portano alla formazione della cellulite. Si deve evitare l'abbigliamento costrittivo: non dimentichiamo che abiti e biancheria attillati comprimono i vasi, mentre scarpe troppo strette o con tacco alto, oltre i 5 cm., ostacolano il ritorno venoso e linfatico e

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GLI STADI DELLA CELLULITE

Prima si interviene contro la cellulite, migliori saranno i risultati dato che una cellulite al primo stadio, quando sono solo i liquidi stagnanti i protagonisti del quadro, è sicuramente più trattabile di una cellulite con presenza di noduli fibrosi. Importante è quindi riconoscere le sue caratteristiche: 1° STADIO (edematosa) E' caratterizzata dalla presenza di gonfiore (edema) dovuti al ristagno di liquidi nel tessuto e di accumulo di grasso e acqua nelle cellule. La cute è ancora tesa ed elastica ma si comincia ad avvertire un senso di pesantezza agli arti; se la cute viene compressa non rimangono "impronte". E' difficile riconoscerla ad occhio nudo.

2° STADIO (fibrosa) A causa del cattivo drenaggio delle scorie accumulate e dell'insufficiente ossigenazione dei tessu-

X. Segue a Pagina 35


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Alcune proposte del nostro sito Web www.erboristeriaweb.net ERBACOLOR è stata una delle prime tinture seminaturali per capelli agli estratti vegetali. E' prodotta dal 1979 specificatamente per il mercato del naturale dai laboratori erboristici Floreal. L' assenza di ammoniaca, methylresorcinol e sali di piombo e nichel nella sua composizione, unite alle proprietà di Erbe Officinali (Malva, Limnanthes Alba, China, Noce e Hamamelis) e Olio di Germe di Grano rappresentano, da oltre 20 anni, la risposta più semplice e naturale alla colorazione del capello, con la garanzia della totale copertura dei capelli bianchi in trasparenza fin dalla prima applicazione e della rispondenza del colore anche sui “biondi difficili”.

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Il mio dottore mi aveva avvisato che se non avessi fatto abbassare la pressione sarei andata incontro a seri problemi. Bene! La pressione è scesa di 54 punti. La mia pessima digestione è sparita.

 Ho perso 23 kg e mi sento benissimo.  C. Ho perso 14 kg in due settimane. Mi sento soddisfatto, calmo ed in grado

di maneggiare qualsiasi cosa succeda durante il giorno e vado a letto contento ogni sera. Ho energia e mi sento molto più giovane; qualsiasi coma mi riservi il futuro vale la pena di vivere.

Per bruciare calorie è necessario che il metabolismo sia corretto. Questo programma ti aiuta a ripulire il metabolismo del corpo. Quest'azione ha lo scopo di ridurre il sovraccarico di sostanze tossiche introdotte dall'esterno (medicinali, prodotti chimici, alcool, alimenti) o d'origine propriamente fisiologica, come tossine da batteri intestinali, sottoprodotti del metabolismo ecc. Le persone che hanno seguito il programma sono scese di peso, dormono meglio, hanno più energia e, cosa più importante, non hanno più i disturbi che accusavano quando hanno iniziato il programma. Leggi tutta la scheda sul sito

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ti, le cellule di grasso rimangono imprigionate nei tessuti circostanti ed inizia il processo di fibrosi reattiva con formazione di fini nodulazioni che, se non contrastato, può evolvere verso lo stadio successivo in cui è facile la formazione di macronoduli. L'epidermide assume un colorito spento, si arrossa se compressa e assume il cosiddetto aspetto "a buccia d'arancia" se viene stretta fra le dita. Spesso sono presenti capillari dilatati, anche in forma ramificata. Sono tutti sintomi di cattiva ossigenazione, fragilità vasale e difficoltà a smaltire i grassi. ingente 3° STADIO (sclerotica) Vi è forte rallentamento del flusso sanguigno e linfatico, con noduli aumentati e dolenti al tatto. La fibrosi iniziale si è trasformata in vera e propria sclerosi dei tessuti che hanno ingabbiato in grossi ammassi duri i micronoduli precedenti. Il numero dei capillari dilatati, quasi sempre presenti, aumenta. Qua e là appaiono degli ematomi, segno di fragilità capillare; la superficie cutanea non è più omogenea e levigata ma presenta il tipico aspetto "a materasso", è fredda al tatto a causa dell'insufficienza circolatoria, è dolente se viene toccata anche con modesta pressione e, se viene compressa, lascia una depressione che scompare solo dopo alcuni secondi: è la cellulite agli ultimi stadi!

Fase 4: L'ultimo atto La quarta fase, infine, rappresenta l’ultimo atto di un processo ormai irreversibile: il connettivo è profondamente alterato la struttura cutanea è completamente sovvertita l’apparato circolatorio è

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compromesso i micronoduli si sono trasformati in macronoduli estremamente dolorosi anche dopo il rilasci ola la ritenzione idrica è ingente

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