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Nunzia Conte

Eva e le altre storie di paradisi perduti


Nunzia Conte

Eva e le altre


Progetto grafico e impaginazione: Alessandra Volpe Immagine di copertina: a cura di Alessandra Volpe

ProprietĂ  letteraria riservata Nunzia Conte


A mio marito che ho voluto cocciutamente amare


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Introduzione

C’era una volta Dio

Mi sa che non c’azzecca, perché Dio c’è, ci sarà sempre e si prenderà cura instancabilmente dell’uomo perché siamo “er core suo”. E, come in ogni storia che si rispetti ci sarà sempre, finché non verrà la fine del mondo o morte non ci separi, un uomo, una donna e l’assillo del terzo incomodo. Sì, proprio quello, l’intruso, l’avversario con il quale abbiamo a che fare ogni giorno. Il bugiardo, l’invidioso, l’impenitente, l’instancabile. Adamo ed Eva sanno come riesce ad insinuarsi nella coppia quando uomo e donna s’impegnano, in un mare di significati importanti, a capire perché uno più uno fa Uno e non due come la matematica insegna.

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C’era una volta...

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La Sapienza creatrice

Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? Dillo, se hai tanta intelligenza! Chi ha fissato le sue dimensioni, se lo sai, o chi ha teso su di essa la misura? Dove sono fissate le sue basi o chi ha posto la sua pietra angolare, mentre gioivano in coro le stelle del mattino e plaudivano tutti i figli di Dio? Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno, quando lo circondavano le nubi per veste e per fasce di caligine folta? Da quando vivi, hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all’aurora? Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato? Hai tu considerato le distese della terra? Per quale via si va dove abita la luce e dove hanno dimora le tenebre perché tu le conduca al loro dominio o almeno tu sappia avviarle verso la loro casa? Sei mai giunto ai serbatoi della neve, hai mai visto i serbatoi della grandine? Per quali vie si espande la luce, 11


si diffonde il vento d’oriente sulla terra? Chi ha scavato canali agli acquazzoni e una strada alla nube tonante, per far piovere sopra una terra senza uomini, su un deserto dove non c’è nessuno, per dissetare regioni desolate e squallide e far germogliare erbe nella steppa? Ha forse un padre la pioggia? O chi mette al mondo le gocce di rugiada? Dal seno di chi è uscito il ghiaccio e la brina del cielo chi l’ha generata? Puoi tu annodare i legami delle Pleiadi o sciogliere i vincoli di Orione? Fai tu spuntare a suo tempo la stella del mattino o puoi guidare l’Orsa insieme con i suoi figli? Conosci tu le leggi del cielo o ne applichi le norme sulla terra? Ecco, Dio è così grande, che non lo comprendiamo …è sublime nella sua potenza. (Giobbe 36,38)

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Parola, carne, sangue

Quando il Tempo non aveva le briglie, lo spazio i suoi picchetti e… ancor prima del Nulla c’era l’Io vero, la Luce. Penetrando la sua stessa identità divenne Parola Carne, Sangue che l’umanità impasta, colora, trasforma, coagula. Dalla stessa fucina, multiforme, uscì la natura che mai si smentì. E grandezza e forza nelle piccole forme traspare. S’avvolse di luce il giorno, un trapunto di gemme la notte. Nel tepore del suo Respiro si gonfiarono le acque e partorì, la terra, ogni specie di vita. Un palpito incessante diventò l’Universo. Nella sua grazia, il Creatore si perdeva imprimendo amore: il fuoco che fa nuove tutte le cose, il Sole del nuovo cielo e della nuova terra, il Volto manifesto della speranza.

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L’uomo di fango

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E Dio disse...

Era stanco, molto stanco. Aveva dovuto riorganizzare l’universo a causa di un Big Bang che lo aveva messo a soqquadro. Non è stato facile nemmeno per Lui puntellare di nuovo tutte le stelle ammiccanti, confuse, eccitate e inframmezzate tra notte-giorno; riannodare le costellazioni perché non vagassero nel firmamento - sconvolte le Pleiadi ancora rincorse da Orione, scontrosa e agguerrita l’Orsa coi suoi piccini. La romantica signora delle stagioni allampanata e incriccata, a stento e sbuffando come un mantice, cercava di raddrizzare i suoi quarti calanti. Strabuzzando gli occhi per frequenti crisi epilettiche il sole, impazzava nel tentativo di riconquistare la sua orbita. Sparpagliati qua e là, gli animali impauriti sembravano presi da attacchi di rumba, macarena, cha-cha-cha. Il guaio che non sapeva come richiamarli perché Adamo non era ancora nato. Le acque ribollivano di pesci guizzanti, boccheggianti, sballottati e risucchiati dalle alte-basse maree e dai vortici degli abissi. I volatili, disorientati, cozzavano tra loro imbronciando il cielo già stordito dal baccano di ali sbattute e beccate di spade -sembrava in assetto di guerra. Sorgevano dai mari rigurgitanti, gigantesche nuvole che si stendevano come veli

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neri su quel cielo bistrattato. Scarmigliata la terra fremeva e sussultava preoccupata per i suoi germogli: rischiavano di essere fagocitati dalla fanghiglia verdastra e maleodorante di frutta e verdure spappolate. Grida d’aiuto provenivano da ogni angolo della terra. I più preoccupati ed atterriti, in effetti, per quella situazione di stallo, erano i semini che non sapevano come muoversi e dove attecchire. Avevano paura di uscire dalle loro fasce. Il Signore s’ accorse di avere urgente bisogno di qualcuno che gli desse una mano. Finalmente disse: “Facciamo l’uomo!”, ma quel piezz’ ‘e core non ha battuto all’unisono come avrebbe desiderato e si è ritrovato, ancora una volta, a far tutto da solo. Ma perché s’è voluto impelagare in un’impresa così ardua e rischiosa? Perché caricarsi di altri pensieri come se non avesse già tanto da fare? Mysterium Domini!

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L’Uomo piezz’ ‘e core

Nel tuo ventre sto rannicchiato. Il tuo ventre è, per me, il Creato. Alcova d’amore dove posso crescere e capire finché non mi avrai elevato. Sarò, allora, il tuo pensiero mio Dio!

La Creazione, espressione di un Dio gioioso e amante della vita.Una gioia che esplode con la nascita dell’uomo di cui è geloso. La Vita annuncia e si annuncia: “Facciamo l’uomo, libero come l’aria, gaio come Dio, generoso come la terra, fecondo come la pioggia”. La Sapienza lo colmò d’ogni grazia e benedizione. La Luce forgiò l’intelletto alla logica della realtà per discernere i pensieri del cielo da quelli della terra.

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La Verità abitò il suo profondo per guidarlo alla scoperta della vita. L’Amore offrì il Consiglio e la Fortezza dello Spirito sostenitore dei valori e della potenzialità dell’uomo che, di gioia in gioia, può scoprire nella Scienza la libertà in Cristo, il segno del divenire, la conoscenza terrena. Nella Pietà la comunione universale, il segno della benevolenza e magnanimità del Padre. Nel Timore di Dio l’origine della vita, il rispetto, la tenerezza, la trepidazione di Dio per l’uomo e dell’uomo per Dio. E vide che: “Era cosa molto buona”.

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È questo l’Eden?

Adamo non contesta la collocazione né la sua nascita, ma gli sarebbe piaciuto che il Signore l’avesse creato prima di tutto quel ben di Dio. Avrebbe avuto piacere di elaborare insieme tecniche d’avanguardia per lavorare, custodire, difendere la terra ed escogitare metodi di ricerca per la distinzione di alimenti combustibili e non. Creare una scuola di memorizzazione veloce per codificare dati, forme, colori, semi, piante, frutta, verdure. Una più stretta collaborazione, insomma, per lavorare bene e non stancarsi. Due è meglio di uno. Lo dice sempre anche il Signore. Ma Dio è Dio. Avrà avuto, senz’altro, i suoi insondabili motivi! Non parliamo, poi, di quanto abbia dovuto spremere la grigia per trovare il nome a una marea di animali! Non solo il nome, ma un nome secondo la specie e per ogni specie: guizzanti, volatili, grandi cetacei, bestiame, rettili, fiere della steppa. E non solo! Moscerini, mosche, zanzare, api, formiche, lombrichi, farfalle, pidocchi, cimici, ragni, ecc… Roba da far saltare i fusibili. “È questo l’Eden?” All’inizio gli animali non avendo percezione di sé erano muti, ma una volta avuto il nome è successo di tutto. Urli ciarli chiurli guaiti nitriti ruggiti ronfi tonfi grugniti

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zirli trilli barriti ruggiti belati sbuffi ragli sibili ronzii gorgheggi starnazzi. E ancora!... cip cip pio pio coccodè chicchirichì, squit squit cri cri qua qua, miao miao bau bau glu glu cra cra. E…cra cra cra, tra i vocianti, un rospo si levò a contestare il nome! Gli animali lo deridevano. Voleva essere un principe per competere con Adamo, ma nessuno si sognava di baciarlo per tentare la sorte. Armò un tale casino da richiamare l’attenzione del Signore. Angosciato, manifestò il suo disappunto. Non gli piaceva quel nome che lo faceva apparire ancor più goffo. Il Signore, però, fedele al fatto che…“in qualunque modo l’uomo avesse chiamato gli esseri viventi, quello doveva essere il loro nome”, non poté far nulla. Guardò con tenerezza quella sua creatura e orgogliosamente disse: “Tu sei importante così”. Il rospo sentì il cuore gorgogliare in petto. Il Signore l’aveva detta grossa. Era Unico in tutto l’universo! Anche Adamo è fiero di se stesso, ma, ancora oggi, lo pervade il senso di solitudine pur se Dio ha accolto e soddisfatto il suo grido.

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L’uomo di fango

Nome proprio: Adamo. Genere: maschile, singolare. Segni particolari: unico, irrepetibile. Attitudine: predatore. Chi sia Adamo, ce lo dice qualcuno nella Bibbia che difende, a spada tratta, la categoria: “Capo della donna è l’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. ...Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata si rese colpevole di trasgressione”. Impietosa considerazione che penalizza mortifica e condanna la natura femminile, né valorizza le peculiarità proprie della donna e sfocia nella violenza, nella sottomissione, nella strumentalizzazione, perché ritenuta un essere inferiore. Una merce di scambio. Un essere “accidentale, occasionale”. Un’ eredità pesante che nessuna generazione né cultura, né religione smentisce, perché non si cerca tra le pareti domestiche dove il potere maschile e il pregiudizo sono più radicati. Non fu più debole Adamo con il suo doppio consenso? Perché additare solo Eva, che conserva ancora intatto il suo mistero? Non so quanti gioiscano per ogni Eva che nasce e quanti le dicano: - Benvenuta al mondo-. Senza di lei il mosaico della vita non è completo. Meno male che ci sei Tu, Dio, speranza di Eva, Giuda, Caino! 23


Er maschio e la sua purce

Quando Dio ha creato l’uomo, deve aver pensato molto bene a quello che faceva dato che non ha trascurato nessun particolare, compreso quello della riproduzione. Quest’ultimo pensiero lo deve aver tenuto, senz’altro, molto impegnato nel soppesare quell’oncia di terra rimastagli in mano, vista l’accurata collocazione. Non certo casuale o per bellezza, ma più recondito il suo significato. Sta ‘nnanzi, perchè l’omo lo deve tene’ d’occhio quann’arza la cresta. Sfumatura a cui non pensa, visto l’uso che ne fa. Per il maschio è ‘na cavezza, l’emblema del potere. L’unica preoccupazione: non far brutta figura, salvare sempre la reputazione. Il resto j’arimbarza, tanto da far sorgere il dubbio che sia nato prima l’ammennicolo. Perché questa ossessione per il sesso? Perché lui è ‘r maschio, pe’ diritto e pe’ dovere. Meno male che nun sta‘n fronte! Si sarebbe giocato pure l’occhi oltre ar cervello.

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Sposarsi

Lui ne viene a conoscenza quando lei glielo prospetta con la ciliegina. Quel verbo, infatti, nel repertorio maschile è inesistente. Sortisce un certo effetto e... per quanto provi affetto, avverte che non è solo diletto. Come dar torto al cacciatore che si trova ad essere cacciato quando in un harem starebbe beato? Spos... e già gli vengono meno forze ed energie. Pur se infiammato di desiderio e di passione di quel... arsi, è meglio non fidarsi.

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L’harem

Sarà vero il detto che...ad ogni uomo...spettano sette donne? In attesa che, vox populi, dica cosa ne pensa Dio, quattro le teniamo in panchina per non porre limiti alla Provvidenza. Sono certa, però, che l’uomo necessita di almeno tre donne: la mamma, rifugium peccatorum, l’amante, per le incomprensioni sessuali, la moglie, per acquistar saggezza. Già con queste Piche, l’impresa è tosta, specialmente se sbaglia tasto. La madre reclamerà i suoi diritti per averlo generato, l’amante non vorrà essere solo il suo di...letto, la moglie pretenderà l’esclusiva. Pensi di farcela Ada’? L’insuccesso ti esporrebbe al danno e alla beffa: o tu sei terra sfruttata o Lui ha sbaglaito costola. Vorresti perpetuare questo strazio anche con le altre quattro?

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Er marito

Se vuoi conoscere il dolce l’amaro il friccico de l’umanità ne basta uno: er marito. ‘St’uccello canterino e migratore che cerca le capinere perché la moglie sa di varechina e sale e…t’arivorta er cervello quanno sfora le ragioni. È tosta gestire la situazione che richiede pazienza impegno e attenzione! Ma in fonno in fonno è questa diversità il fondamento e la ragione dell’Unità.

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A ciascuno er suo

Mi marito: tutto Ma gnente rito Caro ammorre che mi guardi sempre col dubbio, nessuno t’ha forzato quando hai giurato che m’avresti accolta nel bene e nel male, nel dolore e nella malattia! Pe’ poco non ti sei accasciato. Ma l’omo è omo: nun lo po’ fa’! Non l’avesse mai detto quel Sì che tanto gli costa ogni dì! Non è convinto che si può vivere co’ ‘n’aliena: il torto è sempre mio, così co’ ‘sta scusa si rifiuta d’imparare la declinazione al femminile. Su ogni cosa ci mette ‘na pecca, manco fosse Parsifal, l’eroe puro! Farfuglia che non so cosa voglio e quando non sa come trarsi d’impaccio, s’inalbera, alza la voce. Qualche volta ci rimette, pure, Domine Iddio e la Santa Vergine che non c’entrano niente! Lo guardo e…gli dico: “Certo, è tosta! Sapessi...!” E…siccome d’amor so’ cecata, l’ho vedo bello come er sole che s’appisola dietro ar monte: sempre uguale, metodico, lunare. Perfetto, sarebbe ‘na traggedia.

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Se...

Se Tu, non fossi Dio e non conoscessi il tuo amore oserei dire che, con Adamo, ti sei sbagliato e alle donne affibiato. So che Tu non fai niente senza un perché, ma non sarà che, con Adamo, ti sei fatto prendere la mano? Non sto qui a polemizzare né voglio contestare, ma, non riesco a coglierne la sostanza. Io son venuta fuori da ‘na costola, ma st’omo coi piedi per terra che non si scopre mai? Quando provo a carpire qualche pensiero, a spiare il suo sguardo e ...magari ‘na lacrima per trovare un punto di comunione, mi sento disarmata! Tu dici: “È cosa molto buona”, ma io nutro ancora parecchi dubbi!

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Sine gloria

Non è facile farsi amare quando l’altro pensa che sei forte da poter capire da sola anche senza una carezza che puoi essere certa del suo amore! E…mentre l’altro pensa tu vorresti gridare che nessuno mai ha atteso tanto l’amante quanto tu il suo spirito solitario e muto che nulla concede all’essere Uno.

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lei, il ventre di Adamo

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La vita è donna

Un dono per Adamo. La vita è donna. “Giovanni ecco tua madre. Madre questo è tuo figlio”. La vita è donna sulla strada del calvario al capezzale della morte nel tramonto dei sogni. Miserie e nobiltà d’antichi resti ma avvolgente e raccolto il ventre di luce, ancora, adorno. Regina di niente ma sempre presente. Un’aquila che sa risorgere dalle ceneri.

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La tredicesima costola

Nome proprio: Eva. Genere: femminile, singolare. Segni particolari: unica, irrepetibile. Attitudine: aiuto a lui corrispondente. Un pensiero fisso m’arrovella il molliccio e m’eccita lo spinale. Per tacitare il farfular e perché il problema mi riguarda, ho svolto una ricerca. Quello che ho scoperto è proprio intrigante! La cassa toracica nella sua circonferenza pare la sottana a stecche delle dame d’una volta. Dalla parte anteriore, una farfalla dal corpo sternale. Sul piano romantico, una gabbietta per far cantare il cuore e gonfiare d’orgoglio i polmoni al gioco degli archetti. Non è questo ciò che volevo dire, ma un po’ c’azzecca per il riscontro finale. “È formata da dodici paia di archi ossei che si originano dalle dodici vertebre dorsali. Le prime sette paia dette costole vere, si uniscono direttamente allo sterno per mezzo di una cartilagine costale. Le tre paia successive si uniscono allo sterno indirettamente ossia per mezzo della cartilagine del paio anteriore: si

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chiamano costole false. Le due paia restanti, meno male, non si uniscono allo sterno e si chiamano costole libere o fluttuanti”. A questo punto mi sono chiesta: “Quale di queste costole avrà usato per creare la femmina, quest’asso che Adamo confonde con ossa?” Sapendo che è un perfezionista, in primis, ho pensato che avesse scelto una di quelle vere, ma è sorto un dubbio. Non avrebbe aperto mai una falla in quell’armonia e messo in pericolo cuore e polmoni. Le tre false – lo dice il nome stesso – non sono affidabili. Troppo flessibili. Restano le ultime due. Nel contesto ho notato strane coincidenze. Le costole sono dodici come gli Apostoli, i Patriarchi, le tribù. Dodici le stelle della corona della Donna vestita di sole nell’Apocalisse. Sette il numero sacro, il segno della totalità, della pienezza. Sette le braccia del candelabro posto davanti al “Santo dei santi” nelle sinagoghe. Tre la Trinità. Non fa una grinza. Perfezione assoluta. Osservando, attentamente il corpo, ho scoperto che la sua l’armonia è nel segno matematico del due. Il Signore stesso per non lasciare l’uomo solo gli ha voluto fare un “aiuto a lui corrispondente”. Di fronte questa perfetta sintonia, ho pensato che all’inizio le vertebre fossero tredici. Non due, ma tre, quindi, le fluttuanti. Senz’altro avrà usato la tredicesima. Dava fastidio, in effetti, allo stomaco che mal sopporta quello che gli sta sul gozzo. Recava noia, inoltre, alla tredicesima vertebra dorsale: avrebbe impedito al bacino l’erotico movimento.

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Co sto LA

Con acqua, fuoco, vento, il Signore forgiò l’Adamo: saldo come i monti, forte come un leone, astuto come una volpe anche se, su quest’ultima virtù, nutro forti dubbi. Nello stesso Adamo trovò l’intonazione giusta che diede vita all’altra creatura. Una costola percosse come diapason e…musica, poesia, bellezza presero forma e spirito in colei che fu chiamata: madre dei viventi. Nacque così Eva che non era imbambolata come Adamo. Lei è nata con gli occhi aperti destinata ad essere “aiuto a lui corrispondente” nella ricchezza e povertà, nella salute e nella malattia!? Ma… “Co-sto-LA cosa ci fo”, disse Adamo quando si svegliò. Perché ti sei lamentato, allora? Potevi accontentarti degli animali che non parlano, non scrivono non telefonano e… sono pure sottomessi. Voglio spezzare, comunque, una lancia a tuo favore. Il Signore, infatti, volendo fargli una sorpresa e considerando che si era già lamentato, “fece scendere un sonno profondo sull’uomo, che si addormentò”. (Gn 2,21) Non poteva quindi sapere cosa passasse per la mente di Dio.

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Capisco pure che ti sei svegliato con un gran dolore al fianco, ma non puoi negare che, quando l’hai vista hai fatto -oooh!- a meno che non eri ancora intorpidito e dolente per l’amputazione subita. Hai fatto una faccia così stupita! Peccato che mancavano gli specchi!? E che dici di quel canto d’amore che, dopo di te, nessun altro ha ripetuto: “Carne della mia carne, osso delle mie ossa”?(Gn 2,33) Tutto è cambiato, forse, da quando hai fatto la spia. Chi fa la spia, se ancora non lo sai te lo dico io, non è figlio di Maria, non è figlio di Gesù. Quando muore va laggiù, va laggiù da quell’ometto che si chiama: diavoletto. Tu però col diavoletto ti sei messo d’accordo prima e ti sei pure coalizzato co’ ‘sto coatto per far fuori Eva diventata la pietra dello scandalo. Grazie a te, ancora oggi, è additata e condannata.

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Chi ti condanna Eva?

Chi non ti conosce, Signore. Chi non ascolta. Chi non cerca la verità. Chi non si ferma a pensare. Chi non si mette in discussione. Chi non accetta il confronto. Chi non vede il proprio limite. Chi non ha il coraggio di se stesso. Chi non ha bisogno di nessuno. Chi giace in alcove pensando di potermi solo usare. Chi mi costringe al velo. Chi infibula la mia carne. Chi dal pulpito s’arroga un diritto che non gli appartiene. Chi traduce al maschile la Rivelazione e alle donne parla solo di doveri. Chi governa il mondo e non sa gestire se stesso. Chi è prigioniero della propria generazione. Chi cerca il potere, la sottomissione. Chi costruisce sul dolore degli altri e si fa grande con la loro pelle. L’uomo che mi hai posto accanto mi condanna, o Signore, a non essere me stessa. Carpisce il mio spirito. Stupra la mia carne. 38


Help! Help!

Beato te, Adamo, che il Signore ha accolto il tuo grido e ti ha sollevato del tuo bisogno! Chi accoglierà il grido di Eva, il suo disagio femminile coperto ancora dal silenzio? Nell’immaginario collettivo sembra esserci spazio anche per lei, ma è costretta ad inventare la vita, a cercare la propria identità in mezzo a una giungla di divieti e dimenticanze. E…una volta chiusa la porta di casa, con o senza veli o in nome di Dio, siamo come figlie senza padri, rabbiosamente mute. Dentro casa non si sfugge al tuo potere. Il cuore chiuso a metà come un portone in lutto, geme. Tu sei e rimani il padrone incontrastato del nostro mare di angosce bambine. Sogni persi, infranti e ritrovati. “Verso tuo marito ti spingerà la passione” fu detto a Eva, “ma egli vorrà dominare su di te”. D’allora, quanti fogli bianchi nel deserto degli affetti sepolti senza raggi di sole! Cesseranno mai queste sepolture o l’affermazione di sé sarà sempre una conquista dolorosa? Tu puoi dove lei non può. Tu puoi prendere la sua pelle scuoiandola dal vivo, lasciarla nuda. Puoi stracciare i suoi affetti e nel corpo evirarla. 39


Puoi spezzarla e metterla da parte quando il gioco erotico più non t’ appaga. Se lei lo fa, tu l’ammazzi. Non c’è bisogno di brandire un’arma. Basta impedirle di vivere la sua vita alla luce di cioè che è. La guerra inizia da casa e si propaga come la gramigna. Dove cessi di essere padrone, non trovo l’uomo, ma un bimbo da condurre per mano. Tu sei nato dalla polvere, io dalla tua carne. Sono l’altro Io che grida. Nel mio ventre riponi il tuo seme e io apro gli spazi privati del cuore, perché lo spirito possa esprimere la sua poesia. Siamo terra, Adamo! Come terra possiamo essere frantumati, il sole potrebbe inaridirci, il vento disperderci, l’acqua ridurci a poltiglia. Se dimentichi che sono parte integrante di te, ci cercheremo come anime perdute negli anfratti dei ciclopi. Un solo occhio, quello del dolore e inaspettati incubi notturni. Nel profondo dell’oscurità una luce trema. L’amore vuole uscire, raggiungere il portone e spalancarlo così al rischio come alla paura, soprattutto alla vita.

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Eva e le altre

Eva, perché il tuo ventre, di vita, è sempre affamato se poi l’Adamo generato s’appropria della tua carne? Se tu sei la madre dei viventi cosa imbastardisce il seme da rendere l’uomo sempre così uguale in ogni generazione? Tu soffri, gemi nel darlo alla luce e ogni attesa è un tuffo al cuore. Perché, poi, ti lamenti di quell’Adamo che tu stessa ammaestri e pieghi a tradizioni sine vita, alla cultura che non riesce a seppellire i propri scheletri? Altre donne gemeranno, altre saranno dominate da un ‘sì fatto Adamo fino a quando non ti accorgerai che il frutto, dalla vita, è generato e alla vita appartiene.

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La madre dei viventi

Eva, nata con gli occhi aperti, è l’unica che può svegliare Adamo perché da solo non capisce ‘na mazza della declinazione femminile. Un tour de force per educarlo a se stessa, alla conoscenza del suo potenziale per evitare che Adamo faccia richieste assurde, estreme e tendenziose. Per la pari opportunità, inoltre, e per la legge della diversità, se uno accoglie l’altro, scopre e conosce pure se stesso. Il vantaggio c’è e si percepisce, ma la pratica fa acqua da entrambe le parti. La donna si aspetta dall’uomo ciò che, per natura, non può darle. L’uomo, in tutt’altre faccende affaccendato, non ha tempo per la sua Eva. Finché non si è sposati tutto sembra ok, ma una volta detto sì, non si sa perché, inizia una serie di doveri da parte della donna e, tanti diritti, per l’uomo. Ma non è la coppia, la matrice della vita? Perché, allora, matrimonio viene interpretato come impegno della madre? Chi ci ha incastrato e dove sta scritto se Dio ha detto: “Per questo (aiuto), l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne?” (Gn 2, 24) Nel frattempo Adamo che fa? 42


“U, to, ai!”

Per quale motivo, il Signore, si sia voluto impelagare in questa impresa e, perché un Dio, invidiato da tutti avesse avuto bisogno dell’uomo, nessuno lo sa, ma sta di fatto che l’ha creato. Piezz’ ‘e core, che appena gli si sono aperti gli occhi e gonfiati i polmoni ha cominciato a lamentarsi. Siccome Dio oltre a essere Dio è pure Padre, sapendo che un uomo solo, lasciato nel bisogno, può avere le traveggole, decise di dar vita ad un’altra creatura diversa, però, negli ammennicoli e nel cervello, perché due a lamentarsi sarebbero stati troppi. Nacque così la donna che il Signore definì “aiuto all’uomo corrispondente”, forse dall’espressione rimasta impressa sui volti delle donne d’ogni generazione, così efficace da far intuire chi è l’Adamo. La donna non ebbe il tempo di guardarsi intorno né quello di lamentarsi, perché si è trovata di fronte al fatto compiuto e la sua reazione, non poteva essere che: “U, to, ai!” il cui eco ancora non muore. È vero che Adamo nel vederla ha manifestato tutta la sua meraviglia a tal punto da definirla “carne della sua carne”, ma penso che la gioia fosse legata al fatto d’aver trovato, finalmente, una serva. Superbo anche il nome scelto per la sua compagna: Eva. Un allettante pretesto per dire: “E...va...”. Fu così che iniziarono le rivendicazioni. 43


La moglie

Mi chiami Eva e son la Vivente, anche se ogni giorno mi ricordi che il mondo finisce con la O. Sono le donne la speranza d’un futuro migliore. Fiori dai mille colori, fanno di una grigia esistenza, un tessuto colorato e trovano, sempre, il modo per portare gioia e amore in un deserto maschile. Testimonianze dirette che, il mondo, può essere un paradiso se si vuole, non perdono mai la speranza che, un domani, ce la faranno, perché un loro sorriso, può illuminare una stanza molto più della luce del sole. Donne custodi della vita che non si arrendono mai, ma cercano in tutti i modi di esprimere le proprie opinioni in un mondo sordo e cieco al loro valore. Non demordono: indistruttibili colonne del pensiero positivo. Le loro idee hanno la particolarità di essere tutte importanti e necessarie, per questo pretendono la precedenza. Sono tutte una questione di sensibilità, di gusto, d’intimità nella quale non puoi entrare. Se insistono su postille, cavilli e rimarcano i dettagli, è perché tu, purtroppo, con tutte le imbeccate quotidiane di 44


notizie e di immagini, non sei avvezzo a sentire, a vedere. Se ci riesci, è per sindacare, correggere, precisare. Le donne sono come le parentesi: Tuttofare. “Valvole del cuore” che accolgono confidenze e sfoghi, “serbatoi dell’anima” che raccolgono slanci, amarezze, malinconie e dolci ironie. Non di rado ingoiano anche le tossine che tu, non riesci a smaltire. Lasciamo andare! Puoi dire tutto quello che vuoi, ma il matrimonio, senza di me, non ha le ali.

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Maddalena e le altre

Donne donne donne nell’ombra. Sudari dall’effigi distrutte. Donne donne donne sotto schienali di mulo estirpate dalla matrice creativa. Donne donne donne peccatrici visionarie puttane. Ma certo che alle donne Dio si è rivolto. A loro si è confidato.

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Gesù e le donne

Nessuno ricorda più il canto di Adamo, la sua meraviglia di fronte quella Creatura che lui stesso ha desiderato! Tutto è stato tradotto al maschile e la donna rimane, pur sempre, l’appendice d’un uomo. Non è questo che, Tu, desideri per noi, Signore, ma donne libere con tutto il loro essere, donne vive per sorridere al mondo intero. Solo Tu ci conosci. Solo Tu ci ami. Hai offerto acqua viva alla Samaritana, dignità all’adultera. Hai concesso libertà a Maddalena, il potere della fede alla donna emorroissa e, ammirata, quella straniera che sperava solo nelle briciole. Donne, ai tuoi occhi, ugualmente amabili. Non così dentro le nostre case dove si stenta ad amare. Dentro le nostre case - la Potenza maschile.

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il terzo incomodo

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“Bla bla bla”, qualcuno non la racconta giusta. Qualcuno pronto a sferrare il colpo mancino…

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L’invidioso ...proprio quando avrebbero voluto vedere sono diventati ciechi.

L’invidia della grazia altrui è una miccia che fa scattare ordigni pericolosi e miete vittime: qualcuno non la racconta giusta... si infratta...ci adocchia da diverse angolazioni per sferrare il colpo mancino. Sconfitto e perdente con il Padre, attacca i figli e la morsa stringe fino a fiaccarli. Echeggia ancora: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessuna albero…per non morire?” C’ hai provato pur sapendo come stavano le cose. Doppiamente vile sei! Quando dici il falso, esprimi veramente te stesso, perché sei bugiardo e padre della menzogna. Hai gettato l’amo scegliendo bene pure l’esca e…i pesci hanno abboccato: “Non morirete affatto! Anzi! Dio sa che …si apriranno i vostri occhi e diventerete come Lui”, mentre tu andasti superbo del caos procurato a tutto l’universo. Ma guarda che fine hai fatto, idolo umiliato fino alla polvere! Pieno di vizi capitali, ostinato e impenitente. Le tue stesse vittime faranno giustizia. Inutilmente griderai d’essere anche tu creatura! Implorerai pietà, ma il nulla sarà il tuo boia. Anche se volessi salvarti, non puoi. Noi sì. Hai ragione a invidiarci. 51


L’inganno

Adamo accusò Eva. Eva accusò il serpente che, quatto quatto, si guardò intorno!? Non si riusciva a cavare un ragno dal buco! Preoccupati d’essere nudi, Adamo e Eva, intanto, si erano infrattati “in mezzo agli alberi del giardino”. L’attesa febbrile, coinvolse tutte le altre creature. La curiosità era alle stelle. Era la prima volta che si verificava una situazione tanto insolita e, vedere il Signore alterato era - un fatto veramente unico. Indomita puledra, la verità dal canto suo, fremeva e scalpitava. Tutti facevano il tifo per lei perché l’amore dice che- basta una creatura che geme a turbare l’armonia del creato. Basta una creatura che piange ad incrinare l’ordine delle cose. Basta un figlio che grida a spezzare l’equilibrio dell’universo. Il Signore si accorse, ad un certo punto, di parlare da solo. Adamo e Eva udendo il “rumore” dei passi, erano fuggiti, per paura, dalla sua “presenza”. Siccome è Uno che va a fondo alle cose, meravigliato del loro timore, insistette per sapere la verità. Adamo, allora, si 52


fece coraggio e disse: “La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”. (Gn 3,12) Non gli pareva vero d’aver sputato il rospo. La situazione s’era fatta insostenibile. Eva, interdetta, ebbe la sensazione di trovarsi sulle sabbie mobili e per non essere ingurgitata, si affrettò a rispondere: “Il serpente mi ha ingannato e io ho mangiato. Mi ha convinto che l’albero era buono da mangiare, seducente per gli occhi e desiderabile per aver successo”. (Gn 3,6,13) Il serpente si sentì come se l’avessero scuoiato. Si contorse fino alle convulsioni. Chi gli stava di fronte non era uno qualsiasi e per di più era il suo Creatore che su di lui tuonò: “Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita”. (Gn 3,14) Ha camminato, infatti, sul ventre ma non il suo - si è posizionato pure bene, anche se un po’ scomodo. Comunque non può lamentarsi perché, non solo gli è permesso di alzare la cresta, ma riceve un sacco di attenzioni tanto è vero che, l’uomo, per soddisfarlo, trae il cibo dalla terra con dolore mangia pane e sudore. Non so cosa ne pensa Eva - non oso chiedere!

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Satan

Che d’è ‘sta mela ‘sto peccato origginale che nun fa dormì li preti tormenta li cristiani e fa torto pure a l‘artri frutti? Ancor, oggi, se crede che sia il consumato sesso di du’ sprovveduti. Singolare e azzardata l’interpretazione ma…a guardà bene er frutto se nota, inferiormente, un certo non so che de peloso e la forma tondeggiante assai allettante da licenza a pensieri maliziosi e goderecci. Er peduncolo...l’emblema di Adamo! A ‘sto punto sorge spontaneo er dubbio: “Come faceva l’ asessuato 54


a conosce così bene la mela da tentare spudoratamente i progenitori?” Mi sa che, sotto sotto è tutta ‘n’artra storia!

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Fu il sesso, galeotto?

Quando Dio ci creò, pensò, pure, guarda un po’ alla pipì e alla popò. Prese, poi, lo stelo e la corolla, il corpo come zolla e nascose in questo fiore un piacevole tepore.

Ma non credo che il Signore si preoccupi per l’ imperatore nano, posizionato nel bel mezzo del corpo dell’Adone addormentato che ammicca sensuale, né delle forme di Eva, tributo a Cesare. Dio non confonde la persona con le sue manifestazioni né ritiene le manifestazioni superiori all’uomo. Non scambia la sessualità col sesso né s’intrufola nei nostri letti. A questo già ci pensa una cultura bigotta e conformista che, nel silenzio, piange i suoi amplessi mancati.

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Il sesso è un problema puramente umano che ci penalizza abbastanza. È già un fardello che sia la malizia ad aprirci gli occhi su un nudo velato di vergogna e protetto dai fili spinati del peccato, rafforzata da voci più disparate che emergono a definirlo. C’è chi lo adora, chi lo disprezza. Chi lo canzona, chi ci mette la foglia di fico. Chi lo condanna, chi lo assolve. L’anagramma della parola stessa, evidenzia l’osses che preoccupa le nostre menti, crea grattacapi fin dalla nascita, fa argomentare l’uomo più di Dio. Nessuno, per quanto amorosa la cura, può spiegare, introdurci o guidarci nella propria intimità e, Dio, ha ben altro da pensare che soffermarsi sui nostri ammennicoli! A Lui interessa che l’uomo si conosca, si realizzi, esprima se stesso e la vita. La vera fatica non è quella descritta dalla Bibbia: “Con dolore trarrai il cibo dal suolo. Col sudore del tuo volto mangerai il pane, con dolore partorirai figli,” ma quella di incarnare il Suo seme e partorire se stessi.

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Il vero Satana

Il nemico numero uno dell’uomo è l’illusione che fa desiderare d’essere altro da ciò che sei. Non ascolta, perciò il messaggio viene travisato. Non vede, per questo sviluppa il dubbio. È l’avversaria più accanita della realtà. Ti spersonalizza, facendoti vivere in un mondo incantato, dove tutto è riflesso dell’idea che ti sei fatta di te stesso, di Dio e degli altri. Non è facile scovarla: affonda i suoi artigli nell’intimo. È talmente insidiosa che te ne accorgi solo quando ti sei fatto veramente male. A volte, nemmeno questo basta!

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Pure le pulci hanno la tosse!

Adamo e Eva, due bambini che hanno voluto giocare a fare i grandi e si sono fatti male. Qualcuno ha visto quella rivendicazione di autonomia morale un “attentato alla sovranità di Dio”, come se una pulce potesse nuocere all’elefante! E…quel fardello, reso ancor più pesante da voci tuonanti, ci ha talmente assoggettati che non riusciamo a vedere l’amore di Dio, ma solo che siamo peccatori e dobbiamo soffrire. Ha dispetto di ciò, per Dio l’uomo, pur se pecca è sempre “Cosa molto buona”, perché suoi figli: fetenti, orgogliosi, mine vaganti pronte a far danni, ma suoi figli. È l’uomo, semmai, che si vergogna e tende ad allontanarsi perdendo la familiarità con Dio come se non potesse capire. Grazie a due capri espiatori: Gesù e la donna, su cui riversare i malumori del mondo, ognuno si sente in diritto di lavarsi le mani e pensare che non sia successo niente. È successo, invece, e succede ancora che si gioca a fare i grandi e lo struzzo che pensa di salvare la testa, un’altra parte, ahimè, espone a bersaglio a chi senza scrupoli, può farti, veramente male!

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Il fetente e la sprovveduta

Il fatto che il fetente della storia più antica del mondo abbia detto ai nostri progenitori: “Non è vero…Dio sa che…s’aprirebbero i vostri occhi” e che, in effetti, dopo l’alzata d’ingegno si aprirono veramente gli occhi e “conobbero che erano nudi”, solleva un pernicioso interrogativo: “Ma perché, prima dell’inguacchio erano ciechi?” La questione è sottile, cavillosa e sibillina, perché la Bibbia afferma, in altro loco che erano nudi, ma non provavano “mutua vergogna”. Se hanno aperto gli occhi dopo l’inguacchio, non solo erano ciechi, ma pure fresconi da non accorgersi con Chi volevano competere. Stando così le cose, i conti giocano a favore di Eva e si capisce anche l’insinuazione di quel viscido che, quel giorno, bighellonava mostruosamente nell’ozio. Ti pare che la madre di tutti i viventi, se avesse visto bene quella faccia di bronzo, avrebbe accettato la provocazione, smentendo il detto che la donna ne sa una più del diavolo? Quella che ha sentito, in fondo, non è che una voce come tante! 60


Voci del mondo: imperiose irose afflitte imploranti esili fioche stentorie tuonanti argentine squillanti e… sinuose come quella che sa presentare bene il proprio prodotto. C’è chi riesce a vendere frigoriferi in Alaska o l’aria di Parigi in barattolo. Allettati dalla merce, non si guarda l’offerente che sa come muoversi nell’ambito dell’imbroglio. E…quella volta…purtroppo la parte della sprovveduta è toccata a Eva. Un gesto sconsiderato che ha segnato la storia. Eva, Eva, cosa ti passava per la mente quel giorno? Volevi affermare la tua personalità o avevi le mestruazioni? Se Eva è stata sprovveduta, non da meno Adamo! L’ingenuità di entrambi è palese, inoltre, nella scelta delle foglie di fico per coprirsi. Eva, tanto quanto, ma Adamo deve aver avuto qualche difficoltà col suo corbezzolo. Meno male che il Signore, al quale nulla sfugge, ha preso la situazione in mano cucendo tuniche di pelle per vestirli! A proposito di pelli, come mai gli animalisti non sono intervenuti? Hanno taciuto per salvaguardare il pudore? Perché si sono coperti? Di chi o di che cosa si sono vergognati? Del Signore? Non credo. Si sono vergognati l’uno dell’altro, trasformandosi in preda e cacciatore tanto è vero che, il Signore stesso ha messo in guardia Eva: “Verso tuo marito ti spingerà la passione, ma egli vorrà dominare su te”. Non solo peccatrice per definizione, pure mazziata!

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Storie di paradisi perduti

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Di generazione in generazione

Adamo ed Eva ancora si fronteggiano si combattono, si ostacolano: Avanti masch" dice l'io maschile. "Fe' prima che la ...mmina t'accoppa". La difficoltà del rapporto uomo-donna, maschio-femmina, si avverte già dal suono delle parole stesse. Do…n…na, parola che racchiude in sé il Do di donare che stenta verso un no, ma sfocia in na che somiglia tanto a un ni. L’Uomo, invece, si presenta abbaiando: Uo, per sfociare nel bradipo: mo. L’uomo, infatti, non va mai di corsa, la donna sì. Nella parola Fe…mmina, s’intravede una Fe’ che provocata si trasforma, ahimè, in mmina! Il masch-io, al contrario, inizia con la dubitativa: ma, ma è determinato nello schio che sa tanto di fuga. A questo punto c’è da chiedersi: “Come armonizzare Do con Uo ? Lo strascinato na con il lemme mo? La Fe’ col dubbio e mmina con schio? La Fe’ non ama er dubbio, ma fuggire di fronte ‘na mmina, è l’unica cosa, veramente, azzeccata. A voi l’ardua sentenza! 65


Un sol cuore e ‘na capanna

Dopo l’inguacchio, lei ‘ntronata come ‘na campana, lui un cane sciolto, si dissero l’uno l’altro: “Namo pe’ ‘sta via nova ‘ndove il due diventa uno, per ritrovar la perfezione”. Ma ogni matrimonio è ‘na battaglia. Pure er core sbaglia! L’amore, che nun è cieco e c’ha l’antenne dritte, più non si contenta d’un sol cuore e ‘na capanna. Ci vuole testa pe’ sapé ‘ndove annà. Se ti fermi a pensare, forse lo scopri. Se poi ascolti, ascolti e t’ascolti è mejo, perché teco-meco, meco-teco, si vada seco a saeculorum. Amen.

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“Maschio e femmina li creò”

Ciascuna metà l’altra cerca per ricongiungersi nella forma originaria prima ancor che nel ventre di donna s’incarnasse la vita perché l’una non fa nulla separata dall’altra.

Maschio e femmina li creò e li colmò d’ogni grazia e benedizione. Simbiosi perfetta che alla libertà aggiunge la gioia dell’essere poiché la verità è la sua essenza, l’amore il suo contenuto. Unici e irrepetibili persino nelle esperienze comuni. Opposte le versioni dei fatti e il modo di interpretare la realtà. Due strade da percorrere in parallelo senza perdersi di vista senza presunzione, equivoci, grida, rabbia, delusioni. Senza dare l’uno la colpa all’altro, ma con l’intento di aiutarsi a vicenda con la curiosità e la volontà di conoscersi, 67


ma a causa di retaggi e luoghi comuni la diversità è il più grande problema dell’uomo che si dibatte in un percorso non privo di sofferenza, per collocarsi nel mondo con le proprie caratteristiche. Accogliendo l’altro, si sviluppa il linguaggio la sensibilità, la comprensione, l’empatia, il rispetto, il pensiero, l’interesse comune. Ma questa bellezza che sembra così scontata, non viene percepita, considerata, compresa, accolta come un dono, ma diventa il cruccio di ognuno e crea disagio in ogni contesto. Non risparmia neppure Dio che vorremmo a nostra immagine e somiglianza pur sapendo che Dio è Dio. È altro da noi. Si complica quando investiamo gli altri con le nostre illusioni, le aspettative e la pretesa di perfezione perpetuando l’effimero sogno di Hitler. Ancor più drammatico è che, spesso, ognuno desidera essere diverso da ciò che è, invece di sincerarsi di se stesso. Nel matrimonio, il problema è più evidente per la difficile coniugazione maschile e femminile col verbo amare che comprende l’uno e l’altro, entrambi amanti, entrambi amati, ma nulla toglie a quella scelta di libertà e d’amore che segna una rinascita. Il sì diventa disponibilità all’ascolto attento l’uno dell’altro, ferma volontà di vivere e dirigere l’attenzione a tutela di se stessi e degli altri, accoglienza della diversità come spinta alla vera comunione: espressione di libertà della coppia e ha senso se interessata al progetto di costruire la vita in due. Il matrimonio è il luogo per eccellenza dove meglio si colloca la diversità dei due. Forze complementari che creano quel bisogno irrazionale d’essere completato dall’altro sesso e la spinta spirituale che salvaguarda tutta la persona e appaga il suo bisogno in Dio. 68


Voglio

“Io accolgo te come mio/mia sposo/sposa nel nome del Signore e prometto di essere fedele sempre al mio impegno, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Parole di fuoco che l’esperienza imprimerà sulla pelle. Se arduo è il cammino, ancor più arduo è l’onorarsi che richiede una consapevolezza non comune del valore di sé e dell’altro. C’è, veramente, bisogno dell’aiuto di Dio per non cadere nella tentazione di mollare, precludendo la possibilità di comunione, per rinnovare, ogni giorno, l’offerta, per trasformare la stessa sessualità in preghiera e conoscere la profondità dell’amore di Dio. Non si può colmare l’abisso con la sola acqua del ditale, poiché facilmente si confonde il contenuto della parola Amore, né si può dire di amare senza interessarsi all’amato, nutrirsi di sana curiosità nel conoscere i pensieri e le sfumature, coglierne il valore. L’amore va vissuto, dimostrato, verificato, messo alla prova poiché è apertura alla vita. 69


La sua qualità risiede nella Gratuità. La quantità nella Fedeltà a se stessi per l’impegno preso. Il tempo: l’Eternità. Cambia la modalità, ma non l’impegno perché Dio è Dio dei vivi e non dei morti e ci ha amato ancor prima della creazione del mondo. Chi decide è sempre la libertà concessa all’uomo, ma quando è l’Amore a coinvolgerti a interrogarti l’unica libertà è: Prendere o lasciare.

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Liberalmente insieme

Essenza d’amore ci generò e amore siamo. Tutto l’essere geme finché il calice non trabocca.

Nessuno sta “liberalmente insieme” perché nessuno è così libero da esprimere se stesso, l’amore per la vita, la gioia di sé. Non è facile trasformare in qualcosa di speciale tutto ciò che capita nel cammino di coppia o liberarsi di fallimenti e dispiaceri. Nessuno è così generoso, aperto, progressista da essere fautore dei principi di libertà, dimostrare apertura mentale e comprensione per le esigenze altrui. Nessuno sta “liberalmente insieme” poiché la libertà viene dalla conoscenza della verità e la verità appartiene solo a Dio. 71


Meglio uno, due…oppure!

“Meglio solo che male accompagnato”, dice lo schiavo, il mercenario, l’invidioso, lo sfigato e l’uomo privo di saggezza. “Due è meglio di uno”, afferma chi a proprio vantaggio parla e fiuta l’affare. Ma se guardi il tuo corpo: da solo non si muove neppure un dito. Il dito è attaccato alla mano la mano al braccio il braccio alla spalla la spalla al collo il collo alla testa e…poi? Poi c’è il cervello. Non si muove da solo neppure quello. E… allora? Uno, due…oppure! Meglio il Tre che comprende il due, l’uno e il mistero d’amore!

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Quel giorno importante

Era un giorno come tanti altri quando t’incontrai. Quel giorno divenne importante. Era un giorno come tanti altri quando, mano nella mano, c’incamminammo per il tratturo antico. Quel giorno divenne importante. Era un giorno come tanti altri quando entrasti nella mia vita. Quel giorno divenne importante. Ma un giorno fu diverso. L’uno all’altro promise d’essere un seme di gioia un canto di pace l’acqua nell’arsura sale nella malattia fedele al valore d’entrambi. E…da quel giorno, tutti i giorni furono diversi perché, noi, siamo importanti.

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Crescere insieme...e moltiplicarsi

Crescere nell’Amore, essenza e matrice dell’Essere, fondamenta d’ogni rapporto, la vera alleanza con Dio, il paradiso nella terra del sole, il fuoco sacro che arde quando l’Io diventa Noi in piena libertà. Crescere nell’Unità che rende feconda e accogliente la vita, squillante la nota, vividi i colori. Nette le differenze che formano un disegno caldo, rassicurante, perfetto. Originale, intatto nelle trasparenze. Crescere nell’Onestà, madre educatrice della libertà. Unica compagna e grande aiuto per chi della vita vera vuol nutrirsi e rendere facile il cammino a chi, con coraggio, sceglie la via più difficile. Il resto è tutto in più! Essere per ognuno madre, padre, fratello, sorella, amico nella fede, per conoscere il volto dolcissimo di Dio e gioire insieme.

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Puoi offrire

Puoi offrire un pane e…forse una carezza più difficile l’acqua di polla sorgiva. Puoi offrire un pane e…forse un bacio più difficile un cuore puro per gioire. È più facile offrire un pane che dare un volto all’innocenza. Ancor più difficile scegliere la vita la sua Pietas infinita il sapore della fedeltà l’anello nuziale della speranza il frutto da assaporare il volto da amare. 75


Fa…miglia

Fa-miglia e miglia insieme a me. Io voglio star con te. Tante scarpe ci vorranno. Tante le suole da rifare ma con te per miglia e miglia voglio andare. La tua orma, la mia orma e… una terza sul tracciato della vita per formare una famiglia dove l’amore è sovrano ognuno è se stesso nessuno è escluso tutti importanti e… …ogni bimbo che nasce è un Cristo che realizza completamente il “Dio con noi”. 76


Indice

C'era una una volta Dio

Introduzione

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C'era una volta...

7

La sapienza creatrice Parola, carne, sangue

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L'uomo di fango E Dio disse L’Uomo piezz’ ‘e core È questo l’Eden? L'uomo di fango Er maschio e la sua purce Sposarsi L'harem Er marito A ciascuno er suo Se... Sine gloria

13 15 17 19 21 22 23 24 25 26 27 28


Lei, il ventre di Adamo La vita è donna La tredicesima costola Co-sto-LA Chi ti condanna Eva? Help!Help! Eva e le altre La madre dei viventi "U to ai" La moglie Maddalena e le altre GesÚ e le donne

29 31 32 34 36 37 39 40 41 42 44 45

Il terzo incomodo L'invidioso L'inganno Satan Fu il sesso galeotto? Il vero satana Pure le pulci hanno la tosse Il fetente e la sprovveduta Storie di paradisi perduti Di generazione in generazione Un sol cuore e 'na capanna Maschio e femmina li creò Voglio Liberalmente insieme Meglio uno, due..oppure

47 49 50 52 54 56 57 58 61 63 64 65 67 69 70


Quel giorno importante Crescere insieme e..moltiplicarsi Puoi offrire Fa... miglia

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“Altre donne gemeranno, altre saranno dominate da un ‘sì fatto Adamo fino a quando non ti accorgerai che il frutto, dalla vita, è generato e alla vita appartiene”.

“Sono le donne la speranza d’un futuro migliore. Fiori dai mille colori, fanno di una grigia esistenza, un tessuto colorato e trovano, sempre, il modo per portare gioia e amore in un deserto maschile”.

“Adamo e Eva, due bambini che hanno voluto giocare a fare i grandi e si sono fatti male”.


Eva e le altre