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L’Ospedale Israelitico Informa Numero 4 - Marzo / Maggio 2013

In questo numero: Gastroenterologia

Intervista allo Specialista Dott. Claudio Cannaviello

Intervista alla Dott.ssa Hueck Tagli alla sanità Il 20% della popolazione è affetta da allergie

nel nome di RITA LEVI MONTALCINI Avviata dalla Comunità Ebraica l’intitolazione dell’Ospedale Israelitico alla grande scienziata e premio Nobel per la Medicina

Intervista al Direttore Sanitario Dott. Giovanni Luigi Spinelli


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Medicina Generale

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Marzo / Maggio 2013

L’Ospedale Israelitico Informa

Sommario “Chi salva una sola persona è come se salvasse un mondo intero.”

EDITORIALE

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Il saluto del Direttore Sanitario

“Una mentalità sempre rivolta al futuro, sempre oltre ogni limite” 5 L’intitolazione dell’Ospedale Israelitico a Rita Levi Montalcini nell’intervista alla Prof.ssa Elvira Di Cave 7 Rita Levi Montalcini, una vita straordinaria Brevi cenni biografici sulla grande scienziata, premio Nobel per la Medicina 8 La nostra missione, offrire servizi sempre migliori Intervista al Dott. Giovanni Luigi Spinelli Direttore Sanitario 9

Gastroenterologia, un reparto all’avanguardia

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Grande innovazione, la compatibilità con la risonanza magnetica

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Il 20% della popolazione è affetta da allergie

Intervista al Dott. Claudio Cannaviello Responsabile del reparto di Gastroenterologia Intervista al Dott. Leonardo Marinaccio Medico specialista in Cardiologia Intervista alla Dott.ssa Sibylle Ulrike Hueck Medico specialista in Otorinolaringoiatria

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FOCUS DELL’ESPERTO

Alluce valgo, la chirurgia percutanea A cura della Prof.ssa Elvira Di Cave

17 FOCUS Le principali patologie diabetiche A cura della redazione 19 TRADIZIONI E SIMBOLI EBRAICI La Pasqua Ebraica 20

“In sala operatoria, ogni azione che si compie è sempre motivata”

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FILO DIRETTO

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INFORMAZIONI DI SERVIZIO

Intervista all’infermiere di sala operatoria Stefano Ferrazza Tutte le informazioni per mettersi in contatto con i reparti e con i tuoi medici

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Chiedi un consulto ai medici intervistati in questo numero attraverso il loro indirizzo di posta elettronica, otterrai una risposta privata via mail. Tiratura: 10.000 copie

Anno 1 Numero 4 Marzo / Maggio 2013 Aut. Trib. Roma: n.301/2012 del 8/11/2012 Direttore Responsabile: Giancarlo Loquenzi 3

Direttore Editoriale: Dott. Giovanni Luigi Spinelli Redazione, Progettazione grafica e Stampa a cura di: Never Before Italia s.r.l. www.neverbeforeitalia.it


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L’Editoriale

Ospedale Israelitico: insieme a te, da sempre

A cura del Direttore Sanitario, Dott. Giovanni Luigi Spinelli

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ari lettori, cari pazienti, siamo giunti al quarto numero di “Insieme a te”, un importante strumento informativo che ci permette di comunicare ed essere sempre vicini a voi.

mente per garantire qualità del servizio e brevità nelle liste di attesa. Infine, attraverso una serie d’interviste, abbiamo continuato la nostra conoscenza dei Reparti e dei servizi, intervistando il Dott. Claudio Cannaviello, Responsabile del Reparto di Gastroenterologia, il Dott. Leonardo Marinaccio Medico Specialista in Cardiologia, esperto degli innovativi dispositivi pacemaker compatibili con la risonanza magnetica, e la Dott.ssa Sibylle Ulrike Hueck con un interessante articolo sulle allergie primaverili.

Questo numero si apre con il tributo al premio Nobel Prof.ssa Rita Levi Montalcini, mancata recentemente, attraverso il racconto inedito di chi ha potuto conoscerla e frequentarla personalmente come la Prof.ssa Elvira di Cave. Rita Levi Montalcini è stata una donna che ha contribuito in maniera determinante al progresso della scienza e della medicina. Per questa ragione, tutta la Comunità Ebraica, insieme alla Direzione dell’Ospedale Israelitico, ha sentito l’esigenza e il dovere morale di riconoscerne la grandezza, avviando le pratiche per l’intitolazione della struttura a suo nome. Abbiamo inoltre approfondito il tema della situazione critica in cui versa la Sanità laziale, mediante un mio personale intervento, in cui cerco di spiegare che, nonostante i tagli già in essere alle prestazioni convenzionate, l’Ospedale Israelitico continua a impegnarsi quotidiana-

Vogliamo infine ricordarvi che l’Ospedale Israelitico è a buon punto con il suo processo di evoluzione digitale, offrendo l’opportunità di richiedere le prenotazioni degli esami online, e, a partire da metà aprile, la possibilità di ritiro – sempre attraverso internet – dei propri referti. Visite e prenotazioni urgenti possono essere effettuate anche al di fuori del Servizio Sanitario Nazionale, con lo stesso elevato standard qualitativo.

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Grazie per l’attenzione e buona lettura


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AVVIATE LE PRATICHE PER INTITOLARE L’OSPEDALE ISRAELITICO AL PREMIO NOBEL per LA MEDICInA, RITA LEVI MONTALCINI

“Una mentalità sempre rivolta al futuro, sempre oltre ogni limite” INTERVISTA ALLA PROF.ssa ELVIRA DI CAVE, tra ricordi personali e la volontà della comunità ebraica di dedicare L’OSPEDALE ALLA GRANDE SCIENZIATA

“Nonostante fosse un momento doloroso, sono convinta che lei si è spenta in pace con se stessa, avendo portato a termine il suo progetto.”

R

ecentemente è scomparsa Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina. Immediatamente la comunità Ebraica di Roma ha avviato la procedura per intitolare l’Ospedale Israelitico a lei. Quale significato riveste questa decisione?

della Comunità Ebraica, Riccardo Pacifici, e subito accettata dal Consiglio Direttivo e dalla Direzione Generale. E’ un gesto che racchiude un importante significato, poiché Rita Levi Montalcini ha rappresentato come donna e come scienziata qualcosa di più, sia per la Comunità Ebraica che per tutta l’umanità.

La morte della Prof.ssa Rita Levi Montalcini ha generato un senso di commozione generale, perché, nonostante la sua riservatezza, la sua grandezza era talmente diffusa che tutti hanno sentito il bisogno di manifestare apertamente il sentimento che provavano verso questa donna. Perciò, l’intitolazione dell’Ospedale a Rita Levi Montalcini è stato un atto collettivo, nato dai ragazzi della Comunità Ebraica che hanno lanciato la proposta, subito raccolta dal Presidente

Cosa ha rappresentato la Prof.ssa Levi Montalcini, per la comunità scientifica italiana? La Prof.ssa Rita Levi Montalcini ha rappresentato qualcosa di molto importante per la comunità scientifica italiana. In questo caso dovremmo addirittura ritenerci fortunati per il fatto che sia ritornata in Italia, nonostante fosse fuggita negli Stati Uniti per via delle leggi razziste che hanno perseguitato tutti gli 5

ebrei come lei. Tornando in patria, riuscì a dare vita ad un laboratorio, vera e propria fucina per moltissimi giovani medici e ricercatori applicati nel campo della neurofisiologia, di cui lei era pioniera. La ricerca e l’importante scoperta del Growth Factor il fattore di crescita delle cellule nervose, che le ha permesso di vincere il premio Nobel, ha creato una base fondamentale per la cura dell’Alzheimer, e di tutte quelle malattie che erano state fino allora poco considerate. Nel corso di una sua recente intervista, rilasciata ultimamente in televisione, ha parlato del rapporto che la legava personalmente alla figura straordinaria di Rita Levi Montalcini. Vuole parlarci del vostro rapporto?


Marzo / Maggio 2013

L’Ospedale Israelitico Informa

L’ingresso dell’Ospedale Israelitico. A destra la Prof.ssa Elvira Di Cave

In realtà noi non abbiamo avuto mai frequenti rapporti, ma nelle varie occasioni che si sono verificate, per i vari eventi che magari la Comunità Ebraica ha organizzato, mi è stato dato qualche volta il compito, o meglio l’onore, di andarla a prendere. Questo mi permetteva ogni volta di entrare in contatto con una delle persone che aveva fatto le scoperte più importanti nel campo dei fattori di crescita, e per me che sono una studiosa in tal senso, erano occasioni che non potevo lasciarmi sfuggire. Ogni incontro che ho avuto con lei, seppur breve, ha sempre segnato la mia vita. Non c’è mai stata tra di noi una parola che fosse inutile, ognuna di queste aveva un peso, un senso profondo. Lei era molto chiara, precisa, con uno sguardo e una mentalità sempre rivolta al futuro, sempre oltre ogni limite. Soprattutto non conosceva limiti di stanchezza, era la prima a entrare nel suo laboratorio e l’ultima ad uscire. In maniera anche indiretta, ha avuto la capacità di segnare la mia vita. Io ho letto tutti i suoi libri, li ho regalati ai miei nipoti perché credo siano delle pietre miliari, degli esempi concreti di che cosa significhi volere una cosa e ottenerla. C’è qualche episodio della Prof.ssa Montalcini cui è particolarmente legata?

Una delle ultime volte in cui la vidi, nel corso di un evento, le chiesi come stesse, guardandola negli occhi, quegli occhi così espressivi nonostante fossero velati dall’età e dalla stanchezza, e lei mi disse: “Sono molto stanca, anche se avrei ancora voglia di andare avanti.” Che senso può avere una frase del genere pronunciata da un medico? Questa frase in realtà nasconde dei significati molto profondi. Significa aver terminato una vita e aver terminato un progetto; significa aver dato qualcosa agli altri, vedere che gli altri l’hanno compreso e quindi sentirsi liberi di ritirarsi. Aveva 103 anni non dimentichiamolo. Io ho avuto il privilegio di vederla appena se n’è andata, era esattamente come quando l’ho vista dieci anni prima. La serenità del suo viso era intatta, ed io voglio ricordarla così, perché nonostante fosse un momento doloroso, sono convinta che lei è si è spenta in pace con se stessa, avendo portato a termine il suo progetto. Secondo lei perché una donna medico o scienziato, ha più difficoltà di affermarsi e trovare adeguati spazi nella ricerca? Io non credo che questo sia vero. Io credo che per quanto riguarda l’Italia 6

di oggi, si possa soltanto parlare di un periodo contingente. Altrimenti non avremmo avuto la Montalcini, o io non sarei qui, dove sono oggi, perché sono una donna, non sono stata raccomandata, sono andata avanti nonostante il mio brutto carattere, con la mia poca scienza e con molta coscienza. Per questo, sento di voler dire grazie all’Ospedale Israelitico che ha un’altissima percentuale di donne all’interno del suo organizzativo, e dove, per fortuna, non vi è nessun tipo di preclusione. È chiaro che è compito di ogni donna sapersi fare largo, andare avanti con forza e volontà, con lo studio, con la scienza che ha dentro di sé, senza sgomitare, e ovviamente nel rispetto di quelli che sono i compiti, e le gerarchie presenti all’interno di ogni struttura. Il messaggio che sento di voler dare alle generazioni future è che si possono ottenere solo le cose che si desiderano veramente. E’ chiaro che molto dipende dalle variabili e dai parametri che s’intendono utilizzare. La bellezza e la gioventù, è chiaro, sono parametri effimeri. La coscienza, invece, è il punto da cui partire, insieme allo studio. Se uno studia molto, e usa molta coscienza, ecco io credo che in questo modo ognuno possa trovare la sua strada

Guarda la video-intervista delle Prof.ssa Di Cave.


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L’Ospedale Israelitico Informa

Quando il coraggio, la passione e la forza di un progetto possono cambiare il corso della storia

Rita Levi Montalcini,

una vita straordinaria

L

a vita di Rita Levi Montalcini comincia nel 1909 a Torino. Il suo destino non si era ancora svelato in tutta la sua straordinaria forza, avrebbe dovuto aspettare ancora del tempo, tempo in cui sarebbero avvenute tante cose, forse addirittura troppe per una ragazza così giovane. Dopo essersi laureata in Medicina alla scuola di Levi nel 1936, è costretta, infatti, a causa delle leggi razziali emanate dal regime fascista nel 1938, ad emigrare in Belgio insieme a Giuseppe Levi. Nonostante la gravità della situazione, l’amore per la scienza le dà la forza per continuare nelle sue ricerche, costruendosi un piccolo laboratorio casalingo. In tutta Europa il clima è teso e difficile; la seconda guerra mondiale esplode con tutta la potenza distruttiva e continuare a studiare è davvero molto complicato. Dopo un lungo peregrinare, nel ’43 Rita Levi Montalcini approda finalmente a Firenze, dove vivrà in clandestinità per qualche anno, prestando fra l’altro la sua collaborazione come medico volontario fra gli Alleati. Poco prima dell’invasione tedesca in Belgio, riuscì a tornare nella sua città natale, dove continuò nelle sue importanti ricerche sempre insieme a Levi, al quale sarà sempre eternamente grata. Nel 1947 ricevette un’offerta da parte del Dipartimento di Zoologia della Washington University. Accettò ancora ignara della fama e della notorietà che la permanenza in America le avrebbe regalato. Certa di rimanerci solo per qualche mese, in realtà vi rimase per ben trent’anni, fino al 1977, ottenendo prestigiosi riconoscimenti e incarichi. Certo, raccontato così tutto potrebbe sembrare molto semplice, ma in realtà di semplice c’è stato ben poco. Rita Levi Montalcini ha dedicato ogni giorno della sua vita per la scienza, con una passione, una volontà e una determinazione che le hanno permesso di cambiare realmente le pagine

Rita Levi Montalcini in occasione dell’iscrizione onoraria alla Comunità Ebraica di Roma

della medicina e della storia, aprendo la strada alla comprensione di malattie come il cancro, l’Alzehimer e il Parkinson. L’inizio delle sue ricerche è coinciso con l’avvio del suo percorso di studi, nel 1938, e sono durate per tutta la vita. La sua attenzione inizialmente è rivolta ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Nel 1951-1952 scopre il fattore di accrescimento della fibra nervosa nota anche come NGF, che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa un trentennio prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d’azione, per il quale nel 1986 le è conferito il premio Nobel per la Medicina. Nella motivazione del Premio si legge: “La scoperta del NGF all’inizio degli anni ‘50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos.” Dal 1961 al 1969 dirige il Centro di Ricerche di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma) in collaborazione con l’Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 il Laboratorio di Biologia cellulare. Dopo essersi ritirata da que7

sto incarico “per raggiunti limiti d’età” continua come ricercatore e guest professor dal 1979 al 1989, e dal 1989 al 1995 lavora presso l’Istituto di Neurobiologia del CNR con la qualifica di Superesperto. Le sue indagini si concentrano sullo spettro di azione del NGF, utilizzando tecniche sempre più raffinate. Dal 1993 al 1998 presiede l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. È membro delle più prestigiose accademie scientifiche internazionali, quali l’Accademia Nazionale dei Lincei, l’Accademia Pontificia, l’Accademia delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society. Da sempre impegnata nel sociale, nel 1992 istituisce, assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi Montalcini, un’associazione dedicata alla formazione e all’educazione dei giovani, e al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario. Il suo obiettivo era di creare una classe di giovani donne che potessero svolgere ruoli di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese. All’età di 103 anni, Rita Levi Montalcini si è spenta a Roma il 30 Dicembre del 2012, suscitando il cordoglio di tutta la popolazione italiana


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L’Ospedale Israelitico Informa

operativo Il taglio alle prestazioni in convenzione da parte dellA regione lazio

La nostra missione,

offrire servizi sempre migliori INTERVISTA Al direttore sanitario dell’ospedale israelitico dott. giovanni luigi Spinelli

“Per riuscire ad avere liste d’attesa brevi, bisogna considerare e gestire diversi fattori: occupazione corretta di tutti gli spazi e calibratura del tempo che occorre per ogni singola prestazione.”

Q

uali effetti – nel rapporto con pazienti dell’Israelitico – può avere la crisi della sanità laziale, con il ventilato taglio alle prestazioni in convenzione? Il taglio alle prestazioni in convenzione, non ventilato ma ormai esecutivo, è un problema che riguarda i pazienti di tutta l’ospedalità classificata, non soltanto i pazienti dell’Ospedale Israelitico. Credo che gli effetti più pesanti si avvertano soprattutto sulle prestazioni ambulatoriali. È inevitabile che, riducendosi le possibilità e gli introiti che arrivano agli ospedali classificati, le prestazioni si vengano a contrarre. Noi abbiamo avuto una riduzione del budget del 7%, e questo 7% si traduce in un numero minore di prestazioni che l’Ospedale Israelitico è in grado di offrire. La brevità delle liste di prenotazione è uno dei vostri obiettivi

principali. Come riuscite a gestire questa problematica a proposito della crisi in cui versa la sanità laziale? Per riuscire ad avere liste d’attesa brevi, bisogna considerare e gestire diversi fattori. In primis, l’occupazione corretta di tutti gli spazi e la calibratura del tempo che occorre per ogni singola prestazione. Il nostro impegno quotidiano è quello di offrire sempre dei servizi qualitativamente migliori. Purtroppo per quanto riguarda la quantità di questi, non possiamo fare altro che subire la situazione generale. Il servizio di prenotazioni CUP sta rivestendo un ruolo sempre più strategico nella vicinanza ai pazienti dell’Israelitico. In che modo riuscite a gestire le numerose richieste di prenotazioni? 8

Per essere più vicini al paziente, abbiamo deciso di mettere molti più operatori al centralino del CUP e abbiamo frazionato la possibilità delle prenotazioni in modo tale che chi deve prenotare un’ecografia, sa che può accedere soltanto in determinati giorni, lo stesso vale per le altre visite, evitando in questo modo l’afflusso eccessivo e disorganizzato dei pazienti. Stiamo anche testando un servizio molto sofisticato di risponditore automatico, in modo tale che il paziente possa accedere alla prenotazioni, o disdirle, anche il sabato, la domenica e la notte, facilitando di molto le cose. E credo anche che, entro il 2013, riusciremo a raggiungere l’obiettivo della prenotazione on line

Guarda la video-intervista del Dott. Spinelli


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Intervista al Dott. Claudio Cannaviello, responsabile del reparto di gastroenterologia scrivi al

DOTT. CANNAVIELLO per un consulto c.cannaviello@ospedaleisraelitico.it

NOTE BIOGRAFICHE Dott. Claudio Cannaviello Nato a Roma il 06/01/1955 Il Dott. Claudio Cannaviello

Gastroenterologia, un reparto all’avanguardia

“I nostri punti di forza? La possibilità del ricovero e la disponibilità di un’attrezzatura all’avanguardia, come i nostri endoscopi.”

D

ott. Cannaviello, lei è il responsabile del reparto di Gastroenterologia. Qual è stato il suo percorso professionale all’interno dell’Ospedale Israelitico? La mia esperienza all’interno di quest’Ospedale comincia nel 1982, anno in cui sono stato assunto in qualità di assistente al reparto di Medicina. Nel 1984 fu istituito un servizio di Endoscopia Digestiva, e di questo sento ancora oggi di voler ringraziare l’allora direttore sanitario il Prof. Mario Guarino, che credette da subito in quest’attività. Nel 1989 il servizio è stato reso autonomo e attualmente comprende sei posti letto di degenza e due sale di attività di endoscopia. Oggi, sono io il responsabile del servizio di Endoscopia e di Gastroenterologia dell’Ospedale Israelitico.

Che cosa significa, per lei, essere il responsabile del reparto di Gastroenterologia di una struttura importante come l’Ospedale Israelitico? Essere il responsabile del reparto di Gastroenterologia di una struttura come l’Ospedale Israelitico è per me un grande onore. Questo servizio, nel quale io ho sempre creduto e che ho sempre sostenuto, ha raggiunto oggi livelli di notevole eccellenza. Svolgiamo un’attività davvero rilevante, con dati che si aggirano intorno alle 20.000 prestazioni l’anno, stando a quanto riportato dall’Agenzia di Sanità Pubblica della regione Lazio. Quali sono i punti di forza che rendono il reparto di Gastroenterologia dell’Ospedale Israelitico 9

Laurea in Medicina e Chirurgia. Specializzazione in Chirurgia Generale, in Chirurgia Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva e in Gastroenterologia. 1982 - Assunzione presso l’Ospedale Israelitico di Roma come Assistente di ruolo di Endoscopia Digestiva. 1987 - Qualifica di Aiuto di ruolo del Servizio di Endoscopia Digestiva. 1989 - Qualifica di Aiuto Capo di ruolo del Servizio Autonomo di diagnostica e Chirurgia Endoscopica. 1992 - Dirigente di II livello di ruolo del Servizio Autonomo di diagnostica e Chirurgia Endoscopica. - Ha partecipato allo studio Ispem-Giuliani Incidenza delle manifestazioni extraintestinali nelle IBD. - Ha partecipato allo studio Janseen sulla correlazione tra obesità e malattia da reflusso gastroesofageo. Pubblicazioni: Presentazione del Poster alla FISMAD 2012 sui dati elaborati dallo studio Janseen. Presentazione del Poster sulla infezione di H. Pilori e lactobacillo Reuteri. Presentazione alla Società di Anestesiologica di New York del Poster sull’utilizzo del Remifentanil nei pazienti sottoposti ad impianto di pallone intragastrico.

una struttura d’eccellenza e all’avanguardia? I punti di forza sono sicuramente la possibilità di poter ricoverare i pazienti presso il nostro reparto, e questo ci permette di svolgere delle prestazioni e di effettuare delle procedure che altrimenti non sarebbero possibili. Inoltre, la possibilità di avere a diposizione un’attrezzatura all’avanguardia, come i nostri endoscopi, oltre a facilitarci il lavoro, ci consente di poter eseguire


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Una stanza di ricovero dell’Ospedale di via Fulda. Sotto, schema dell’apparato digerente.

procedure operative quali ad esempio lo studio delle vie biliari, o il posizionamento di endoprotesi e anche l’utilizzo della videocapsula per accertamenti e indagini veramente approfondite. Può esservi una relazione diretta, secondo lei, tra lo stile di vita attuale, con la relativa gestione dello stress quotidiano e nuove abitudini alimentari, e le malattie che colpiscono l’apparato gastroenterico? Indubbiamente lo stile di vita attuale, le condizioni di stress che oggi sono presenti nella vita di tutti i cittadini e le nuove abitudini alimentari - e mi riferisco soprattutto a una alimentazione tipica da fast food, oppure eccessivamente ricca di proteine e di grassi, e scarsa di frutta e verdura – incide parecchio su alcune condizioni di vita dei pazienti affetti da disturbi dell’apparato gastroenterico. Un chiaro esempio è l’incremento cospicuo dell’obesità, una malattia sociale oramai ampiamente diffusa in quasi tutti gli stati europei, con dei costi enormi. Dott. Cannaviello, quanto è importante per lei la sua équipe?

Il raggiungimento di tutti gli obiettivi sopra descritti e dei traguardi è possibile solo attraverso un rapporto e uno scambio continuo con i componenti della mia équipe e dei collaboratori, mi riferisco in particolar modo al Dott. Efrati e al Dott. Finizio, che con il loro apporto contribuiscono in maniera determinante al raggiungimento dei risultati che ci siamo proposti. Nonostante ognuno di noi venga da percorsi professionali diversi, il Dott. Finizio ha un’esperienza prevalentemente chirurgica, il Dott. Efrati è specializzato in gastroenterologia, insieme siamo riusciti ad 10

ottenere obiettivi altrimenti insperati. Infine, voglio ringraziare la Direzione Sanitaria, la Direzione Amministrativa e il Direttore Generale per averci supportato con le attrezzature e averci consentito così di ottenere dei traguardi importanti e tutto il personale infermieristico e ausiliare senza il quale il nostro lavoro sarebbe impossibile

Guarda la video-intervista del Dott. Cannaviello


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Intervista al Dott. LEONARDO MARINACCIO Medico Specialista in Cardiologia sul nuovo dispositivo pacemaker presentato dall’ospedAlE israelitico

Grande innovazione,

la compatibilità con la risonanza magnetica “In Europa si calcola che siano circa 2 milioni i pazienti portatori di pacemaker e si calcola come almeno la metà di essi avrebbe avuto bisogno di un esame diagnostico di questo tipo.” NOTE BIOGRAFICHE Dott. Leonardo Marinaccio Nato il 09/07/1977 a Foggia Laurea in Medicina e Chirurgia con voti 110/110 lode. Specializzazione in Cardiologia con voti 50/50 lode presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma. Dal 2008 al 2012 ha frequentato il corso di specializzazione medica in cardiologia, durante il quale si è dedicato particolarmente alla valutazione clinica globale del paziente ed alla diagnostica cardiologica, eseguendo e refertando come primo operatore più di 1000 ecocardiogrammi color Doppler di I livello, più di 1000 test da sforzo e più di 1000 ECG Holter. Ha, inoltre, partecipato all’esecuzione di circa 150 esami coronarografici come secondo operatore.

Il Dott. Leonardo Marinaccio

l’

Ospedale Israelitico ha presentato il nuovo pacemaker compatibile con la risonanza magnetica, una vera e propria eccellenza in Italia. Vuole descriverci questo nuovo dispositivo? Il pacemaker compatibile con la risonanza magnetica è una vera e propria innovazione nel campo dell’elettrostimolazione. Come il pacemaker tradizionale, è costituito da una batteria posta sottocute, nella regione sottoclaveare sinistra, e da uno o più cateteri che partono dalla batteria e raggiungono l’interno del cuore, attraverso la vena cava

superiore. Il pacemaker tradizionale ha però un grosso limite, l’incompatibilità con la risonanza magnetica. I componenti metallici, infatti, presenti sia nella batteria che negli elettrocateteri, interferiscono con il campo magnetico con gravi conseguenze come il corto circuito elettrico, il surriscaldamento della punta degli elettrocateteri che possono ustionare i tessuti circostanti, fino a perforarli. Il pacemaker di ultima generazione ha subito una vera e propria evoluzione tecnologica in tal senso. È, infatti, realizzato con materiali innovativi e tecniche all’avanguardia che da un lato riducono la percentuale delle componenti ferro11

Dal Giugno 2011 frequenta il laboratorio di elettrofisiologia, dedicandosi sia all’attività di ricerca clinica che all’attività di sala, dove ha eseguito come primo operatore 50 interventi di sostituzione tra PM e ICD, 40 impianti di Reveal, 15 impianti di PM temporanei, 55 impianti di PM bicamerali e 25 di ICD tra bicamerale e biventricolari. Ha partecipato inoltre come secondo opereratore ad interventi di ablazione di tachicardie sopraventricolari, tachicardie ventricolari endocardiche ed estrazione di cateteri infetti. Da dicembre 2011 ad aprile 2012, è consulente presso la casa di cura privata “Nostra Signora della Mercede” in Roma. Da aprile 2012 è consulente cardiologo presso l’Ospedale Israelitico in Roma e collaboratore presso la sala di elettrostimolazione della medesima struttura. Da giugno 2012 è consulente cardiologo presso U.S.I. (Unione Sanitaria Internazionale) in Roma. Da luglio 2012 è consulente cardiologo/elettrofisiologo presso la clinica Paideia in Roma. Pubblicazioni: Effect of low doses of alcohol on the warm-up phenomenon in patients with stable angina pectoris. Marinaccio L, Lanza GA, Niccoli G, Fabretti A, Lamendola P, Barone L, Di Monaco A, Di Clemente F, Crea F.


Marzo / Maggio 2013

L’Ospedale Israelitico Informa

NOTE BIOGRAFICHE - continua Am J Cardiol. 2008 Jul 15;102(2):146-9. Epub 2008 May 28. Effect of primary coronary intervention on heart rate variability and left ventricular function in patients with acute myocardial infarction. Santangeli P, Lamendola P, Larosa C, Lombardo A, Sestito A, Infusino F, Sgueglia GA, Mariani L, Marinaccio L, Lanza GA, Crea F. Minerva Cardioangiol. 2007 Dec;55(6):703-10. Exercise-induced ST-segment elevation in patients with a recent acute myocardial infarction treated by primary percutaneous coronary intervention. Infusino F, Lanza GA, Larosa C, Sgueglia GA, Marinaccio L, Lamendola P, Mariani L, Santangeli P, Sestito A, Crea F. Ann Noninvasive Electrocardiol. 2007 Oct;12(4):349-53. Usefulness of Intracardiac Echocardiography for Diagnosis of Lead-Associated Endocarditis. (2012). Narducci Ml A, Pelargonio G A, ,Russo Ea, Marinaccio La, Di Monaco Aa, Perna Fa, Bencardino Ga, Casella Mb, Di Biase Lc, Santangeli Pc, , Palmieri Ra, Lauria C, Al Mohani Ga, Tondo Cb, Pennestri Fa , Rebuzzi Aga, Crea Fa, Bellocci Fa, Natale Ac, Dello Russo Ab.

magnetiche e dall’altra aumentano la schermatura, proteggendo così l’intero sistema dal campo magnetico. Quali sono i benefici che questo nuovo dispositivo può apportare in termini di qualità della vita, ai pazienti affetti da cardiopatie? I benefici sono notevoli e derivano dalla possibilità data al paziente portatore di pacemaker, di usufruire della risonanza magnetica. In Europa si calcola che siano circa 2 milioni i pazienti portatori di pacemaker e si calcola come almeno la metà di essi avrebbe avuto bisogno di un esame diagnostico di questo tipo. Una possibilità negata perché portatori di tali dispostivi. Grazie a questa nuova generazione di pacemaker, tale limite è invece stato superato. I pazienti potranno tranquillamente e in tutta sicurezza, sottoporsi a risonanza magnetica non solo ortopedica ma anche internistica, per lo studio di tutti i distretti dell’organismo, compreso il torace. Qui all’Ospedale Israelitico, che da sempre

dedica particolare attenzione non solo all’aspetto clinico, ma anche alla qualità di vita del paziente, già dalla fine dello scorso anno impiantiamo esclusivamente dispositivi di ultima generazione, non solo pacemaker ma anche defibrillatori compatibili con la risonanza magnetica. A tal proposito un plauso particolare va sicuramente alla lungimiranza del Direttore Sanitario Dott. Spinelli, e del nuovo primario di Cardiologia, il Dott. Vetta, che hanno accolto con entusiasmo tale innovazione. Questo dispositivo comporta rischi aggiuntivi rispetto al pacemaker tradizionale? Assolutamente no. L’intervento necessario per l’impianto del nuovo dispositivo è del tutto sovrapponibile all’impianto del pacemaker tradizionale, sia in termini di rischi sia in termini di durata dell’intervento. L’unico accorgimento richiesto al paziente è quello di recarsi al proprio ambulatorio di elettrofisiologia prima dell’esecuzione dell’esame ri12

Uno dei nostri dispositivi pacemaker compatibile con la risonanza magnetica.

sonanza, affinché il proprio dispositivo possa programmato nella modalità più idonea

Guarda la video-intervista del Dott. Marinaccio


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le patologie allergeniche sono in costante aumento, a causa di fattori ambientali e soprattutto dell’inquinamento

Il 20% della popolazione è affetta da allergie

INTERVISTA ALLA dott.ssa sibylle Ulrike Hueck, specialista in otorinolaringoiatria dell’ospedale israelitico

NOTE BIOGRAFICHE Dott.ssa Sibylle Ulrike Hueck Nata il 19/10/1964 in Germania Laurea nel 1997 in Medicina e Chirurgia all’Università la Sapienza a Roma con votazione 110/110 e lode. Specializzazione in Otorinolaringoiatria nel 2001 all’Università dell’Aquila con votazione 50/50 e lode. Specializzazione in Audiologia nel 2005 all’Università dell’Aquila con votazione 50/50. Attività dal 2002 presso l’Ospedale Israelitico come Otorinolaringoiatra, dove esegue visite specialistiche ORL, attività di Endoscopia ORL (rino- e laringoscopie a fibre ottiche), attività di Rinoallergologia (Prick-test e Rinomanometrie) e attività chirurgica. La Dott.ssa Sibylle Ulrike Hueck

D

ott.ssa Hueck, secondo le ultime statistiche, è in costante aumento il numero di persone affette da allergie. Per quale ragione secondo lei? In effetti, è vero, in Italia abbiamo una percentuale molto alta di persone affette da allergie. Si stima, infatti, che circa il 20% della popolazione è affetta da rinite allergica. In età pediatrica - tra i 6 e i 14 anni - questa percentuale sale addirittura al 35% ed è previsto un futuro aumento nei prossimi anni pari al 1015%. Anche per quanto riguarda l’asma allergico, circa il 7% della popolazione italiana ne è affetta, e anche questo è un dato destinato ad aumentare sensibilmente nei prossimi anni. Quest’aumento delle allergie è legato a fattori ambientali e soprattutto all’in-

quinamento. Con l’inquinamento si crea, infatti, un’irritazione delle mucose e delle vie respiratorie. L’irritazione della mucosa crea una risposta errata del sistema immunitario a degli allergeni in fondo innocui, facendo produrre al sistema immunitario degli anticorpi classici della risposta allergica, i cosiddetti IgE, che determinano la tipica reazione infiammatoria delle allergie. Un altro fattore importante da tenere presente è la riduzione delle infezioni virali e batteriche, per cui il nostro sistema immunitario, invece di dare una risposta ai bersagli classici come virus e batteri, più facilmente ha una risposta errata del sistema immunitario con la produzione di IgE. In un certo senso, anche l’igiene esagerata può favorire l’insorgenza di allergie soprattutto per quanto riguarda le vie respiratorie. 13

Quali sono le allergie più frequenti? Le allergie più frequenti sono quelle agli acari della polvere, ai pollini, alle muffe e al pelo degli animali. Le allergie ai pollini, tra cui soprattutto le graminacee e la parietaria, si differenziano anche in base alle regioni per cui nel nord abbiamo una diffusione maggiore di persone allergiche alla betulla, all’ambrosia e all’assenzio, mentre nell’Italia centrale, e soprattutto nel Sud, molto più diffusa è l’allergia al cipresso e ai graminacei. Si nasce allergici o si diventa allergici con il passare del tempo? Si diventa allergici ma si nasce con una predisposizione genetica di tipo fa-


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miliare. Si stima, infatti, che i figli di un genitore allergico hanno il 20% di probabilità di diventare a loro volta allergici, mentre per i figli di entrambi genitori allergici questa probabilità aumenta fino all’80%. A che età si possono fare le prime prove allergiche? Le prove allergiche più diffuse sono quelle di cutireattività, i cosiddetti prick test e in genere si possono eseguire dopo i tre anni di età, farli prima è considerato poco attendibile. È un test molto semplice dove si applica una goccia dell’allergene sulla cute, e attraverso un piccolo graffietto procurato con un aghetto sterile, si aspetta la reazione di un ponfo in caso di allergia. Esistono anche delle prove allergiche fatte però sul sangue, i cosiddetti rast test, che cercano nel sangue la concentrazione delle IgE. Questi test si possono fare a

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qualsiasi età, senza limite alcuno. Esiste, infine, un altro test, molto più costoso, possibile solo in alcuni centri specializzati, che utilizza sempre una diagnostica molecolare per cercare gli antigeni specifici a determinati allergeni; anche questo fattibile a qualsiasi età. La cura con gli antistaminici e il cortisone, soprattutto nel periodo primaverile, spesso non danno risultati o i benefici sperati. In questi casi, quali sono secondo lei, le cure più indicate? Sicuramente, per quanto possibile, è sconsigliabile l’esposizione diretta all’allergene. Questo è più facile per i peli di animali o gli acari della polvere. Per quanto concerne il polline, invece, diventa molto più difficile. In questo caso può essere utile fare tanti lavaggi nasali con soluzioni saline, proprio per avere meno contatto con il polline. Inol14

tre sono indicati anche i farmaci come i cortisonici a livello locale, oggi molto sicuri, gli antistaminici e i leucotrienici soprattutto per la cura dell’asma. Senza dubbio, la terapia desensibilizzante è la più importante. Quest’ultima è l’unica, infatti, che può modificare la risposta dell’organismo all’allergene. L’allergene viene somministrato in piccole dosi attraverso l’assunzione di gocce sublinguali; questo mette in moto una risposta del sistema immunitario, con una produzione di anticorpi cosiddetti protettivi, e si riduce la formazione delle Ige. Quindi, per concludere, la prevenzione e la terapia desensibilizzante sono le cure più indicate

Guarda la video-intervista della Dott.ssa Hueck


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Focus dell’esperto

ORTO P ED I A

Alluce valgo,

la chirurgia percutanea Questo intervento consente di non eseguire l’incisione cutanea, riducendo l’esposizione del campo operatorio, con una minore rigidità post-operatoria dell’avampiede. A cura delLA PROF.SSA ELVIRA DI CAVE RESPONSABILE DELl’u.o.c. DI ORTOPEDIA e traumatologia DELL’ Ospedale Israelitico

La Prof.ssa Di Cave in sala operatoria.

L

a chirurgia percutanea del primo raggio del piede è una metodica relativamente recente, di correzione dell’alluce valgo e dei raggi

minori. Nell’U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale Israelitico questa metodica viene utilizzata di routine, insieme ad altri 150 metodi per la correzione dell’alluce valgo. Prima di attuare ogni forma di chirurgia ortopedica è però fondamentale eseguire un planning preoperatorio che tenga presente tutte le variabili che determinano la selezione dei pazienti, allo scopo di ottimizzare il trattamento. La chirurgia percutanea si pratica su casi di alluce valgo e metatarsalgia molto selezionati, con angolo intermetatarsale di media gravità, tramite piccole incisioni, e con l’uso di frese molto simili a

quelle degli odontoiatri, con torque molto elevato e l’ausilio di un altrettanto piccolo amplificatore di brillanza che consente di vedere tutte le procedure che i chirurghi stanno eseguendo. Questo consente di non eseguire l’incisione cutanea, riducendo l’esposizione del campo operatorio, con una minore rigidità post – operatoria dell’avampiede. È consentito, tra l’altro, un carico immediato, con l’ausilio di una scarpa dedicata, tipo sandalo aperto, che non permette un’eccessiva flessione delle dita dell’avampie-

na per quattro settimane, periodo dopo il

de. La procedura si esegue con anestesia

quale la scarpa post operatoria sarà tolta

definita loco regionale, con strumentario

e sarà eseguita una radiografia di control-

dedicato, minimamente invasivo e in po-

lo del piede operato. È consigliato un

sizione supina. Alla fine dell’intervento,

adeguato ciclo di ripresa funzionale con

un’adeguata fasciatura concede ai pazien-

un fisioterapista che consentirà la riedu-

ti di muovere il piede immediatamente.

cazione allo schema del passo mediante

Questa sarà poi rinnovata ogni settima-

massaggi linfodrenanti

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Focus

MED I G I N A

G ENER A LE

Le principali patologie diabetiche Le patologie legate al diabete, curate dall’Unità Operativa di Malattie del Metabolismo ed Endocrinopatie dell’Ospedale Israelitico. A CURA DELLA REDAZIONE

L’

Unità Operativa di Malattie del Metabolismo ed Endocrinopatie dell’Ospedale Israelitico, attraverso le aree di eccellenza quali il Reparto di Degenza e l’Ambulatorio di Diabetologia offrono diagnosi e terapie innovative per la cura delle disfunzioni diabetiche. Nello specifico le patologie curate sono le seguenti: Diabete mellito tipo 2 malattia metabolica, caratterizzata da glicemia alta in un contesto di insulinoresistenza e insulino-deficienza relativa. I sintomi classici sono eccesso di sete, frequente minzione e fame costante. Questo tipo di diabete può essere trattato inizialmente con l’esercizio fisico e una dieta mirata. Se, nonostante queste misure, i livelli di glucosio nel sangue non rientrano può rendersi necessaria la somministrazione di farmaci come la metformina o l’insulina. Diabete mellito tipo 1 Tipico dell’età giovanile, il diabete mellito di tipo 1 è conseguenza di un difetto assoluto di insulina, pertanto, tale condizione, viene definita insulinodipendente; il deficit di insulina, a sua volta, è causato da una distruzione delle cellule beta del pancreas, conseguente ad una patologia autoimmune in cui gli anticorpi rivolgono la propria azione lesiva contro le cellule stesse. Il diabete mellito di tipo 1 dev’essere curato con farmaci per tutta la vita, a partire dal momento in cui viene diagnosticato: i diabetici devono assumere insulina per garantire all’organismo una glicemia costante, ed evitare picchi gli-

cemici eccessivi. Diabete secondario Le varie forme di diabete secondario, molto spesso, comportano solamente un’alterata tolleranza al glucosio piuttosto che un diabete vero e proprio, ciò vale soprattutto per le forme endocrine e da farmaci. Diabete gestazionale: il diabete gestazionale si presenta per la prima volta in gravidanza, senza che la donna ne sia mai stata affetta prima. Si manifesta con sintomi poco evidenti e può passare anche inosservato. Tuttavia, attraverso un’attenta analisi delle condizioni della gestante, è possibile intuirne la presenza. I sintomi da controllare sono: l’aumento ingiustificato della sete, il frequente bisogno di urinare, la perdita di peso corporeo, i disturbi della vista e le infezioni frequenti, come cistiti e candidosi. Sindromi ipoglicemiche La sindrome ipoglicemica è caratterizzata da uno o più sintomi e segni clinici che sono conseguenza della carenza di substrati energetici per il SNC 17

(neuroglicopenia) e della reazione adrenergica provocata dal decremento della glicemia. Può essere dovuta a scarsa produzione endogena di glucosio o ad aumento patologico del consumo del glucosio. L’inappropriata secrezione (o un’eccessiva somministrazione) di insulina rappresenta la causa della maggior parte dei casi di sindrome ipoglicemica. Piede diabetico Si parla di piede diabetico quando la neuropatia diabetica o l’arteriopatia degli arti inferiori compromettono la funzione o la struttura del piede. I due quadri, definiti anche come piede neuropatico o piede ischemico, sono profondamente diversi tra loro: tuttavia nella gran parte dei soggetti, soprattutto di età avanzata, coesiste sia la neuropatia sia la vasculopatia e si parla quindi di piede neuroischemico. Un grave rischio di complicazione per un piede diabetico, in presenza di una ulcera aperta, è la probabile insorgenza di una infezione; questa infatti costituisce spesso la vera causa dell’amputazione


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Tradizioni e Simboli Ebraici

LA PASQUA EBRAICA

la cerimonia del seder

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a Pasqua Ebraica quest’anno comincia il 26 Marzo e termina il 2 Aprile. Conosciuta anche come Pesach, dal verbo pasàch (passò oltre) in ricordo dell’angelo del Signore che, mandato a colpire i primogeniti degli egiziani, “passò oltre” le case degli ebrei, le cui porte erano state segnate col sangue di un agnello. Infatti, per ordine del Signore (libro di Shemòth), gli ebrei avevano dovuto sacrificare un agnello (korbàn Pésach) che poi avrebbero mangiato prima della partenza, con matzà (gli azzimi) ed erbe amare. Prima dell’era Cristiana molti ebrei adottarono come lingua corrente l’aramaico, traducendo così il termine “Pesach” con “Pascha”, tramutatosi poi in Pasqua. Il principale co mandamento da osservare nel corso di questa festività è di non nutrirsi di alcun cibo che contenga lievito. Nel libro dell’Esodo si trova scritto, infatti: “Nel primo mese, il giorno quattordici del mese, alla sera, voi mangerete azzimi...” (12,18). Questa tradizione si è tramandata in ricordo del pane con cui si nutrirono gli israeliti durante l’esodo, i quali, per fare più in fretta, non lo lasciavano lievitare. Il 14 di Nissan, ovvero alla vigilia di Pésach, i primogeniti fanno il digiuno, in ricordo della morte dei primogeniti egiziani. Per questa ragione è consuetudine fare pulizia in tutta la casa nel giorno che precede la vigilia, per controllare che non vi sia nessuna traccia di lievito. Di norma sono i pater familia a ispezionare le stanze, seguiti dai propri figli. Il digiuno è poi interrotto da una celebrazione chiamata siyum, in altre parole una festa piena di gioia e di letizia, da trascorrere insieme alla propria famiglia

urante le prime due sere della Pesach, si usa cenare seguendo un ordine particolare di cibi e preghiere che prende il nome di seder, parola che in ebraico significa per l’appunto ordine, durante il quale si narra l’intera storia del conflitto con il faraone, delle 10 piaghe e della fuga finale, seguendo l’Haggadah, una forma di narrazione della liturgia ebraica. Durante questa cerimonia, il piatto è fondamentale per la narrazione. Quest’ultimo è, infatti, solitamente decorato con i principali simboli della festa. Al centro vengono sistemati tre pani azzimi sovrapposti, detti matzòth. Le matzòth sono tre per queste ragioni: rappresentano l’unità del popolo di Israele: Kohèn, Levì, Israèl. Quella di mezzo è divisa in due parti - una delle quali rappresenta l’Afikòmen, simbolo del sacrificio Pasquale - per cui si recita l’hammotzì sulle due matzòth intere. Infine, ricordano anche le tre misure (seìm) di farina che Abramo ha consigliato a Sara per preparare il pane azzimo. Attorno, nell’ordine, vi sono il karpas, solitamente un gambo di sedano che ricorda la corrispondenza della festività di Pesach con la primavera e la mietitura che, in epoca antica, era essa stessa occasione di festeggiamento; maror o erbe amare e lattuga che simboleggiano la durezza della schiavitù; una zampa arrostita di capretto chiamata zeru’a a rappresentare l’agnello pasquale che gli ebrei sacrificarono nella notte della morte dei primogeniti egiziani; un uovo sodo detto beitza in ricordo del lutto per la distruzione del Tempio; infine una marmellata preparata con mele, datteri, mandorle, prugne, noci e vino - chiamato Charoset – simbolo della malta usata dagli ebrei durante la schiavitù per la costruzione delle città di Pit’om e Ramses

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Intervista alL’INFERMIERE DI SALA OPERATORIA STEFANO FERRAZZA

“In sala operatoria, ogni azione che si compie è sempre motivata” “Sono dieci anni che lavoro per l’Ospedale Israelitico, ed è stata, ed è ancora, un’esperienza professionale davvero istruttiva e importante per la mia vita.”

C

he cosa significa per lei lavorare come infermiere presso l’Ospedale Israelitico?

Lavorare per l’Ospedale Israelitico significa lavorare innanzitutto in una struttura organizzata. Questo ci permette di lavorare con tranquillità ed entusiasmo. Sono dieci anni che lavoro per l’Ospedale Israelitico, ed è stata, ed è ancora, un’esperienza professionale davvero istruttiva e importante per la mia vita. Come definirebbe la sua esperienza all’interno della sala operatoria che è il reparto in cui lei lavora? La sala operatoria è un ambiente molto particolare, in cui il contatto con i pazienti è limitato alla durata dell’intervento. Dietro questo periodo però, che può sembrare relativamente breve, c’è davvero tanto lavoro. Gli infermieri, i chirurghi, gli anestesisti, gli operatori sanitari, collaborano insieme per il raggiungimento dell’obiettivo, cioè la buona riuscita dell’intervento affinché il paziente possa stare bene. Molte volte i ritmi sono frenetici, altre più rilassati, ma dietro ogni gesto o azione che si compie, c’è sempre un motivo. Non c’è mai tempo sprecato, qualsiasi movimento è fatto per una ragione, nulla è lasciato al caso e questo riguarda tutti quelli che lavorano all’interno del blocco operatorio. Come s’instaura un rapporto di fiducia con i pazienti? Instaurare un rapporto di fiducia con il paziente che accede alla camera ope-

Stefano Ferrazza, infermiere dell’Ospedale Israelitico

ratoria, non è una cosa semplice. E’ difficile perché è un paziente con cui si è in contatto per un tempo limitato, a volte qualche minuto, a volte qualche ora. Mentre il paziente sosta in sala operatoria, spesso fa domande, ha paura, ha freddo. Sì, ha freddo perché la sala operatoria è un ambiente rigido, non solo dal punto di vista della temperatura, è un ambiente freddo anche dal punto di vista dell’arredamento. Tutto, in una sala operatoria, è ottimizzato per raggiungere l’obiettivo che è quello dell’intervento chirurgico. Ci sono macchinari, pedane, il letto operatorio, le barelle. Non è un ambiente rilassato o confortevole per altri scopi che non siano l’intervento chirurgico. Quando poi i pazienti arrivano in sala operatoria, sono nudi sotto ogni punto di vista, indossano solo un camice di carta, e sono circondati da molte persone. Alla fine di tutto però, nessun paziente nega mai un ringraziamento, segno che evidentemente viene fatto un buon lavoro. Può raccontarci come si svolge la sua giornata lavorativa? 20

La giornata lavorativa tipo di un infermiere è organizzata in maniera molto rigorosa. La prima parte del turno è dedicata allo svolgimento di pratiche burocratiche come il controllo degli stupefacenti, verifica delle liste operatorie e degli esami istologici da inviare al laboratorio analisi. Dopo aver svolto queste attività, il personale si divide in coppie, una per ogni sala operatoria, per la preparazione della sala. Il comportamento, che sia un turno di mattina o di pomeriggio, è standardizzato. Qualunque sia l’intervento chirurgico, tutte le apparecchiature sono preparate, insieme ai presidi, e a tutto quello che serve a seconda del tipo d’intervento chirurgico previsto. Anche la sosta del paziente in sala operatoria e la sua uscita sono organizzate in maniera molto precisa. Diverse sono le competenze e le attività svolte da un infermiere di sala operatoria; c’è chi sta al tavolo operatorio e strumenta, c’è chi sta fuori dal tavolo operatorio e aiuta l’anestetista, oppure c’è chi si occupa dei pazienti prima che entrino in sala o durante l’operazione


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Gastroenterologia

Geriatria

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ONCOLOGIA

Ortopedia Chirurgia della mano

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* Ci scusiamo per gli eventuali tempi di risposta prolungati. Il personale medico ed ausiliare potrebbe essere impegnato in corsia. 14


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Informazioni di servizio

Numeri utili CENTRALINO 06/655891

OSPEDALE ISRAELITICO VIA FULDA: Direzione Sanitaria Accettazione Amministrativa Capo Sala Ambulatori Capo Sala Day Hospital Servizio Psico-Sociale Laboratorio Analisi Radiologia Assistenza Domiciliare e Oncologica Centrale di Ascolto Hospice

06/65589328 06/65589342 06/65589514 06/65589370 06/65589394 06/65589345 06/65589354 06/65589300 06/65589402 06/65589407

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OSPEDALE ISRAELITICO VIA G. VERONESE: Ambulatori

06/5534101

servizio di navetta gratuito È disponibile un servizio di bus navetta completamente gratuito per l’utente, che consente di raggiungere la sede dell’Ospedale di via Fulda con partenza da Piazza Madonna di Pompei (stazione FS Magliana) e viceversa ogni 10 min. Gli orari del servizio navetta gratuito sono i seguenti: Dalle ore 07,00 alle ore 12,50; dalle ore 13,00 alle ore 14,00 il servizio è sospeso; dalle ore 14,10 alle ore 18,00; alle ore 18,00 il servizio termina. In ogni caso si consiglia sempre di telefonare al numero 06 655891 per avere conferma sugli orari del bus navetta.

APERTI DI DOMENICA La domenica, in tutte le sedi, gli ambulatori sono attivi previa prenotazione. Si possono ricevere informazioni sulle prestazioni e le prenotazioni anche via e-mail all’indirizzo: info@ospedaleisraelitico.it

Centro Unico Prenotazioni

tel. 06 602911 22


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Avviso importante Per poter fornire un servizio migliore agli utenti, e tenendo conto delle molteplici richieste pervenuteci, al fine di limitare i disagi e le lunghe file di attesa sia telefoniche che presso i nostri sportelli, si comunica che l’apertura delle prenotazioni per le diverse prestazioni ambulatoriali in convenzione con il SSN avviene con le seguenti cadenze temporali:

Dal giorno 1 di ogni mese

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ECOCOLORDOPPLER ECOGRAFIE Visite BIOPSIA E AGO ASPIRATO Tonometria Fondo Oculare MAMMOGRAFIA Chirurgia Refrattiva Test di Shimmer MOC ENDOCRINOLOGIA REUMATOLOGIA Visite Visite Infiltrazioni

DIABETOLOGIA

EMATOLOGIA

Visite Visite per Piede Diabetico

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Visite Rinoscopia Laringoscopia Rinoscopia Fibre Ottiche Asportazione Cerume Lavaggio Auricolare Rinomanometria Esame Audiometrico

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NEFROLOGIA

NEUROCHIRURGIa Visite

FISIATRIA Visite

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Visite

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CHIRURGIA PLASTICA Visite

ANDROLOGIA Visite

Visite

CHIRURGIA VASCOLARE

NEUROLOGIA

Visite

Visite Elettromiografia Elettroencefalogramma

Dal giorno 21 di ogni mese CARDIOLOGIA Visite Elettrocardiogramma Ecg da Sforzo Controllo Pace Maker Ecocardio Holter Cardiaco Holter Pressorio Aritmologia

GERIATRIA Visite Valutazione Multidimensionale Osteoporosi

UROLOGIA Visite Urodinamica Uroflussometria Cistoscopia

BRONCOPNEUMOLOGIA Visite Spirometria

PSICHIATRIA Visite

MEDICINA INTERNA Visite

GASTROENTEROLOGIA Visite Colonscopia Gastroscopia

NB: si specifica che se il giorno di apertura delle agende è festivo l’apertura viene posticipata al primo giorno lavorativo successivo SI RICORDA INOLTRE: Ogni 20 del mese (dalle ore 15:00) si aprono le prenotazioni delle giornate domenicali. Le prestazioni in regime privato possono essere prenotate senza vincoli temporali.

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