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Le regular season volgono a termine ed è sempre nutrita la presenza di squadre delle mid-major nel ranking. Top 25 guidata per diverse settimane da Gonzaga.


Photo Gallery

04-07

Editoriale

08-09

La storia di Robert Williams (Texas A&M) di Giovanni Bocciero 10-12 Storia di College Basket di Glauco Barbero

13

Big games di Riccardo de Angelis e Marco Braini

14-17

Diario da Seattle di Scott Ulaneo e Mattia Da Campo

18-19

Hanno collaborato:

Glauco Barbero di Rushandslam.blogspot.it Giovanni Bocciero di Basket Timeout Riccardo De Angelis di ItaliaHoop Marco Braimi di Sportando Scott Ulaneo e Mattia Da Campo di Seattle University

Tutte le immagini inserite in questo numero appartengono ai rispettivi proprietari


Redazione NCAA Time Magazine

Le Regular Season stanno volgendo al termine ed il ranking è influenzato dalla situazione delle diverse Conference. Gonzaga ha battuto due volte St.Mary’s e si è portata in testa alla top25 puntando a rimanere imbattuta fino alla Madness. Per lei si deve sperare che, nel caso tutto vada come sembra, non succeda come a Wichita State che venne poi inclusa in un regional di ferro con un seed tutt’altro che incoraggiante. Le mid-major si impongono all’attenzione dei tifosi anche con Cincinnati e SMU che, oltre a battagliare in AAC, sono rimaste per diverse settimane nella top 25. Le altre conference hanno ormai ristretto la cerchia delle aspiranti alla vittoria della prima parte della stagione. La PAC12 si deciderà tra Arizona-UCLA-Oregon, la SEC vede Kentucky, South Carolina e Florida lottare per il vertice della classifica, sperando di non incappare in partite come quella tra i Gamecocks ed i Crimson Tide, decisa solo dopo 4 overtime con Thornwell autore di 44 punti, ma uscito sconfitto. La Big East sembra affare di Villanova, specie con Creighton, Butler e Xavier che non riescono a trovare continuità nelle vittorie, e la Big XII non dovrebbe vedere interrotta la serie di vittorie di Kansas, che nel frattempo sta anche vedendo esplodere Jackson. Baylor rimane in scia ed anche West Virginia ha recuperato dal periodo buio, ma le sconfitte contro squadre come Texas Tech ne hanno minato la regular season forse in maniera irreparabile.


Queste conference hanno dominato la stagione dato che la ACC ha visto livellare i valori in campo dopo che si è capito che Duke non è la squadra che tutti credevano. Sempre un numero di squadre nel ranking intorno al 6 con questi college racchiusi in 1 o 2 vittorie in classifica, per questo appare ancora difficile capire chi potrà prevalere. Discorso diverso per la BIG10 che ha Wisconsin ormai lanciata verso il successo dopo che Purdue ha perso qualche partita di troppo. Maryland rimane una piacevole sorpresa con Trimble che finalmente è riuscito a prenderla per mano, ma il livello basso della conference ha favorito tanti fuochi di paglia che hanno impedito alla Big10 di essere protagonista. Questo numero di NCAA Time Magazine esce in un momento della stagione in cui i giochi sono mutevoli e quindi si dedicherà a discorsi generali sulla stagione mentre nel prossimo numero si tireranno le somme delle varie conference in attesa che si arrivi alla Madness. Per le squadre delle conference più importanti si deve sperare di non subire sconfitte contro squadre che oramai non chiedono più nulla alla loro stagione, ma per le due squadre della AAC e WCC vincere la regular season conterà poco se non ci sarà poi la vittoria al torneo. Per tornare ai ricordi basti pensare, sempre per quanto riguarda la MVC di Wichita State, quando sia gli Shockers che Northern Iowa rimasero per molto tempo nel ranking, ma poi non ebbero entrambe il ticket per il Torneo o addirittura la stagione di Murray State di Payne che rimase a lungo imbattuta, ma poi perse al torneo della OVC finendo la stagione al NIT. Ultima in ordine di tempo la A10 dello scorso anno con la sfida a 3 tra St. Bonaventure, Dayton e VCU, ma al Torneo andò St.Joseph, in quanto vincente del torneo di conference.


Di Giovanni Bocciero Alle volte s'inizia una cosa per caso, e la si continua a fare per puro divertimento, quasi fosse un hobby, ma con la giusta passione, quel passatempo può anche diventare qualcosa di veramente importante. È accaduto a Robert Williams, il lungo freshman di Texas A&M, che sta riscuotendo un incredibile successo in questa sua stagione al campus di College Station. La pallacanestro non era, però, esattamente nei suoi piani o almeno non ad un livello professionistico. In realtà il giovane Robert deve ringraziare il papà che lo ha spinto a praticare questo giochino, e quando ci ripensa ha sempre una domanda fissa: "Dad, how did you know I wanted to play basketball?". E la risposta è straordinaria: "Non lo sapevo, credevo fosse uno sport come un altro e che si addicesse a te". Eccome, verrebbe da esclamare adesso. Il ragazzo classe '97 è un figlio della Louisiana, nato a Shreveport e cresciuto a Vivian dove ha frequentato la North Caddo High School. Agli ordini di coach Ron Meikle ha avuto modo di lavorare e svilupparsi sino all'anno da junior, che è stato quello dello spartiacque. Volete farvi una risata? Come qualsiasi teenagers della sua età, quando entrava nel solito supermarket per comprare la busta di patatine che preferiva, per via della sua altezza veniva "usato" dagli altri clienti per prendere le cose che stavano poggiate sugli scaffali più alti.

Quando invece ha iniziato a mettersi in evidenza nel basket - e ritornava a quello stesso supermarket - si doveva concedere a fotografie e autografi tanto che stava diventando celebre. A suon di ottime prestazioni, concluse con una media di 21 punti e 13 rimbalzi, si sono iniziate a fare pressanti le richieste di scuole private pronte ad accogliere Williams a braccia aperte. In tanti lo volevano in procinto di trasferirsi nel vicino Texas (Vivian dista solo 18 km dal confine n.d.r.), eppure la mamma non ha mai vacillato alle innumerevoli telefonate. Nonostante le dicessero che in un piccolo liceo di Vivian il figlio non avrebbe mai attratto gli scout, lei rispondeva seccatamente: "If Robert is as good as you all say, he is going to be just fine". La storia è finita? Assolutamente no. Su Robert Williams si potrebbe scrivere un libro anche per il solo reclutamento al college. E così come predetto dalla madre, pur senza militare in un high school blasonata il ragazzo ha comunque attirato gli scout, ma badate bene, non aveva certamente la fila fuori la porta di casa. Considerato il miglior prospetto della Louisiana, ovviamente LSU voleva portarlo al proprio campus di Baton Rouge. Lo ha cercato forte-


mente anche North Carolina State che aveva intenzione di formare un'asse play-pivot dinamico ed esplosivo con l'altro talento freshman Dennis Smith Jr e poi c'erano le offerte di borsa di studio dei due atenei texani, ovvero Baylor e Texas A&M. Il primo rappresenta uno dei programmi cestistici più interessanti degli ultimi anni, tanto che sta sfornando ottimi giocatori. Ma rispetto a LSU, N.C. State e Baylor, Texas A&M e principalmente coach Billy Kennedy avevano il cosiddetto asso nella manica. Essendo il tecnico originario della Louisiana ha diversi contatti nello stato ma mai si sarebbe immaginato, forse, di trovare il maggior alleato nella corsa al reclutamento del ragazzo in... sua moglie Mary. Ebbene sì. Dapprima il coach si è dovuto rivolgere a sua cognata, vicina di casa dei cugini di Robert. Poi Kennedy ha scoperto che un prozio di Williams aveva lavorato per un piccolo negozio di alimentari, lì a Vivian, il cui proprietario era lo zio di sua moglie. Alle volte il mondo è davvero piccolo. Da qui a convincere il ragazzo ad impegnarsi con gli Aggies il passo è stato davvero breve.

grande presenza ed intimidazione in vernice. Ha iniziato la stagione da classica riserva, ma poi coach Kennedy non ha potuto fare a meno, anche su pressione della stampa, di promuoverlo nello starting-five. E lui ha risposto presente, viaggiando su cifre quali 11.6 punti, 7.4 rimbalzi, 2.5 stoppate, 1.3 assist, 57% dal campo e 61% dalla lunetta. Anche se quest'ultima percentuale non gli fa abbastanza giustizia. Ha tutte le potenzialità per diventare un'autentica "doubledouble machine".

Tante sono le incognite che comunque lo accompagnano. Tecnicamente è ancora molto grezzo con un tocco non morbido. Difensivamente ci mette tanto impegno ma non è raro vederlo battuto per poi ripiegare sulla stoppata da dietro. È però una forza della natura, e sinceramente nella mia squadra lo vorrei sempre un giocatore come lui. Oltre ai mezzi fisici, è l'apertura alare da 7-4 che fa certamente illuminare lo sguardo agli scout. I quali storcono, però, il naso di fronte ad un ala-pivot di appena 2.06 (Derrick Williams, Thomas Robinson, troppo lenti per giocare da esterni, troppo bassi per giocare da lunghi, vi Giunto a College Station questa estate, ha fatto dicono nulla?). Per questo dovrà lavorare moltisda subito impallidire diversi compagni di squa- simo nell'allargarle il proprio range di tiro. dra e membri dello staff per il suo atletismo. Espn considerava Williams come numero 50 del"Robert can jump out of the gym", dichiarò la la speciale graduatoria dei Top 100 liceali della guardia Admon Gilder. Williams si fa apprezzaclasse 2016, ma adesso tutti si sono dovuti ricrere soprattutto per il suo carattere caparbio, che dere. È pur vero che ogni anno ci sono stati dei lo rendono un indubbio lottatore. È l'identikit freshman andati ben oltre le più rosee aspettatiesatto che stanno ricercando le squadre Nba, ve, guadagnando la stima ed i favori degli addetovvero lunghi mobili ed agili che abbiano una


ti ai lavori e di conseguenza scalando i mock draft. Soltanto negli ultimi anni si possono citare Ben McLemore, Zach LaVine, Marquese Chriss, tutti freshman poco considerati e finiti poi per essere scelti in piena lottery tra la 7ma e la 13ma chiamata. Dunque in previsione Nba draft 2017 è probabile che il giovane Robert possa essere scelto intorno alla decima chiamata, mal che vada verso la metà del primo giro. Ovvio che l'up and down dipenderà unicamente dalle prestazioni che continuerà a fare con Texas A&M che quest'anno non sembra essere molto competitiva. Di fatto gli Aggies sono quasi con un piede e mezzo fuori dal Torneo NCAA. Non diminuirà comunque la presenza degli osservatori alle loro partite e non per vedere i più attesi Tyler Davis o D.J. Hogg, bensì per valutare il processo di sviluppo in corso d'opera di Robert Williams.


Di Glauco Barbero

La A10 lo scorso anno aveva vissuto sulla sfida tra Dayton, St Bonaventure e VCU per la vittoria della regular season per poi vedere St. Joseph andare al Torneo vincendo quello di conference. Quest’anno i Bonnies sono impantanati a metà classifica e la vittoria contro VCU poteva essere uno dei picchi della stagione. A 3.2 secondi dalla fine, però, il punteggio li vedeva quasi spacciati sul 6563 per i Rams. La rimessa dal fondo ha portato Mobley, autore di una grande prestazione da 34 punti e 7 rimbalzi, a realizzare una tripla incredibile e vedere i suoi davanti a meno di un secondi dalla fine. Il college basket, si sa, è circondato da grande passione ed ogni gara vede i ragazzi dell’ateneo spingere il proprio tifo fino all’estremo. Si può ricordare quello che accade su molti campi dove i ragazzi si spingono fino a toccare gli avversari durante le rimesse o dove creano esibizioni atte a togliere la concentrazione ai tiratori di liberi o gli innumerevoli tentativi di guinness dei record per essere il palazzetto più rumoroso. In casa Bonnies si è però oltrepassato il limite o forse lo hanno passato gli arbitri nell’essere troppo fiscali in un mondo in cui spesso si chiude un occhio col solo intento di creare storie. Il canestro di Mobley ha scatenato una gioia tale da far partire un’invasione di campo, tanto spontanea quanto leggermente in anticipo sulla chiusura del match, giusto un secondo! Gli arbitri non hanno approvato e, quindi, fischiato un fallo tecnico contro St Bonaventure. Lewis ha segnato il libero successivo e chiuso i tempi regolamentari sul 66 pari. Il resto è storia con la vittoria di VCU ai supplementari grazie ad un parziale di 17-11. Difficilmente si trova un altro ambiente dove possa accadere una cosa simile, ma anche questa non è altro che una tipica storia di college basket!


Di Riccardo de Angelis e Marco Braini

sportando.com

Il mese appena trascorso ha visto diversi incontri importante, andiamo a riviverne quattro.

UCLA at Washington 66-107 (4 febbraio 2017) UCLA manda quattro giocatori oltre quota 20 ed annichilisce sotto una piaggia di triple i malcapitati Huskies, ma la vera attrazione della nottata era la sfida fra quelli che attualmente sono alla #1 e alla #2 dei mick draft di Draftexpress: Lonzo Ball e Markelle Fultz. Markelle Fultz è "da solo sull'isola" e spesso è stato raddoppiato dalla difesa californiana. Nonostante questo riesce a chiudere con 25 punti (9/19 dal campo), 6 rimbalzi, 5 assist e 3 recuperi. 22 punti con 4/7 dall'arco, 6 rimbalzi, 5 assist e 4 recuperi per Lonzo Ball, ben coadiuvato dall'altro prospetto TJ Leaf, artefice di una doppia-doppia da 20 punti e 10 rimbalzi (e la solita irreale efficienza, 9/13 al tiro).


Alabama at SouthCarolina 90-86 4OT (7 febbraio 2017) South Carolina cede il primato in solitaria, sconfitta in casa da Alabama dopo ben quattro supplementari. Primo tempo da incubo per i Gamecocks, sotto 32-16 tirando con un disastroso 3/30 dal campo, che però cambiano volto all'incontro nella ripresa recuperando 12 punti di svantaggio negli ultimi 5 minuti dei tempi regolamentari. Il quarto overtime è quello giusto per decretare il vincitore, coi liberi di Riley Norris (11 punti e 14 rimbalzi) che valgono l'allungo finale. In uscita dalla panchina, Avery Johnson Jr (23 punti) è il migliore marcatore dei Crimson Tide mentre a South Carolina non basta un Sindarius Thornwell capace di segnare oltre metà dei punti della sua squadra: ben 44 (9/25 dal campo, 25/33 ai liberi) aggiungendo 21 rimbalzi.

North Carolina at Duke 86-78 (9 febbraio 2017) Questa era la situazione della vigilia della Classica del college basket:


I Tar Heels devono rinunciare prima del fischio iniziale a Isaiah Hicks, ma il vero problema è nella difesa sugli esterni, dove Luke Kennard e Grayson Allen impazzano (combinano per 45 punti totali). I padroni di casa tengono botta sotto i tabelloni e chiudono con un clamoroso 13/27 nelle triple: una di queste arriva ad 1.15 dal termine ed è fondamentale per l'allungo di Duke (+5, la firma è quella di Grayson Allen). Jayson Tatum chiude con 19 punti (solo 5/14 dal campo), 9 rimbalzi e 5 assist. Per UNC una certezza Justin Jackson (21 punti con 8(13 al tiro).


West Virginia at Kansas 84-80 OT (13 febbraio 2017) I Jayhawks non concedono il bis ai Mountaneers (vittoriosi nella partita d'andata 85-69) e riescono ad acciuffare il successo ai supplementari grazie a una rimonta pazzesca in chiusura dei tempi regolamentari (-14 a poco meno di tre minuti dal termine). Finito il primo tempo sul 32-29. West Virginia conduce nel punteggio sempre con almeno due possessi di vantaggio e sembra ormai chiudere la pratica in anticipo quando Tarik Philip (18 punti e 6 recuperi in appena 21') realizza in coast-to-coast il canestro del 50-64 (-2.55). Niente di piÚ sbagliato: Kansas non demorde, stringe le maglie in difesa e segna a raffica, agguantando il pareggio a 21.6 secondi dalla fine grazie a un parziale di 21-7 con 19 punti messi a segno da Frank Mason (24 punti e 5 assist) e Devonte' Graham (18 punti). Sul 71 pari, Philip ha in mano il pallone della vittoria, ma la sua tripla manca il bersaglio: è overtime. Nell'OT, oltre al già citato backcourt duo, risultano determinanti per la vittoria di Kansas il contributo di Josh Jackson (14 punti, 11 rimbalzi, 3 assist e 5 recuperi, sesta doppia -doppia negli ultimi sette match) e quello di Landen Lucas (8 punti e 13 rimbalzi). A West Virginia non bastano i 20 punti di Esa Ahmad (6/11 dal campo, 7/7 ai liberi).


Di Scott Ulaneo e Mattia Da Campo

Seattle University

Avevamo già pubblicato le sensazioni dei freshman italiani di Seattle University, Scott Ulaneo e Mattia Da Campo, prima della loro partenza e dopo avevamo analizzato il loro primo mese, ora, entrati nel 2017, vediamo di capire se quello che pensavano si sia avverato. Ecco dalle loro parole il racconto di ciò che hanno trovato a Seattle. SCOTT: Il primo impatto per me con il college è stato quando sono venuto per la mia visita ufficiale, ad aprile qui a seattle, e la prima cosa che mi ha sopreso veramente sono state le strutture e le risorse che avevamo a disposizione. Tantissimi soldi investiti nel renderci come giocatori individualmente al top delle nostre potenzialità. MATTIA: A differenza di Scott non ho avuto l’opportunità di visitare l’Università prima di accettare la loro borsa di studio e quindi mi sono ritrovato catapultato in un mondo completamente diverso da quello a cui ero abituato. Comunque venendo da un panorama relativamente piccolo come quello di Bassano, già Roma e la Stella Azzurra sono stati un grande passo avanti per me... l’America ancora di più. La cosa che mi ha sorpreso di più è l’organizzazione e quanto denaro investono nelle strutture. Le facilities sono completamente di un altro livello rispetto a quelle europee e ti permettono di lavorare molto di più. Per fare alcuni esempi, la palestra aperta 24 ore su 24, le shooting machine o la sala pesi grandi quanto un campo da basket.


SCOTT: Decisamente qua in america il ritmo di gioco è più dinamico rispetto all'Europa, poche volte si vedono possessi che durano tutti e 30 i secondi a disposizione. Mi considero fortunato provenendo dalla Stella Azzurra, dove il basket può essere considerato piu europeo dal punto di vista strategico rispetto a qua, ma l'intensità di gioco in generale è sempre stata un punto di forza, rispetto ad altre squadre in Italia che magari si concentrano su altre cose. Non ho quindi avuto grandi difficoltà adattandomi all'intensità e al basket piu "Up-tempo" che si ha qua. MATTIA: Un altra cosa in cui gli americani sono più avanti è il rapporto scuola-sport. Le due parti sono sempre in costante comunicazione, i professori sanno in anticipo quando mancheremo in modo da concordare le date di esami o quant’altro. In Italia questo aspetto manca ancora del tutto e riuscire a fare lo studente-professionista ad alto livello resta difficile se non impossibile. Per quanto riguarda la pallacanestro, penso che se io e Scott fossimo venuti da una qualsiasi altra società italiana il gap fisico lo avremmo sentito molto di più, sono stato abituato per due anni, e lui molto di più, alle 5-6 alle volte 7 ore di allenamento al giorno e quindi le 4 ore al massimo che facciamo qui non sono mai state un peso cosi difficile da sostenere. In quanto a fisicità abbiamo lavorato parecchio, io personalmente sono passato dai 92 kg della Stella ai 100 in poco più di sei mesi (complice anche il cibo) in modo di adeguarmi ancora di più ai corpi che ci sono in NCAA. I ritmi di gioco sono pressoché gli stessi, probabilmente leggermente inferiori a quelli di una partita U20. Infatti 12 timeout a partita, il possesso lungo 30 secondi e l’eccessivo uso della zona rallentano molto il gioco. Un altra cosa che mi ha colpito è come funziona la preparazione alla partita. Dobbiamo memorizzare ogni caratteristica dei nostri avversari, sapere se un preciso giocatore preferisce attaccare a destra o a sinistra, se preferisce attaccare il ferro o arrestarsi e tirare. Abbiamo tre diversi tipi di close-out e all’inizio mi è risultato molto difficile riconoscere lo specifico giocatore e il modo in cui dovevo difenderlo. Sto passando un anno abbastanza difficile dal punto cestistico in cui sto facendo fatica a trovare spazio nelle rotazioni degli esterni. Comunque, la partita che più mi rimane in mente è sicuramente il mio esordio assoluto a Colorado davanti a 11 mila spettatori. É stato il momento in cui ho realizzato veramente di giocare nel campionato più bello del mondo di cui solo qualche mese fa sognavo solamente di poter solo guardarne una partita. Devo ammettere che sia stata una gran bella emozione che scorderò molto difficilmente. SCOTT e MATTIA: Non abbiamo molto tempo di visitare la città o uscire dal campus, ma appena abbiamo una serata libera un tavolo al ristorante italiano è sempre prenotato perché va bene adattarsi, ma ogni tanto vedere l’ananas sulla pizza o il ketchup sulla pasta è veramente troppo!


Rushandslam nasce come blog di un appassionato di sport americani per tutti coloro che condividono la stessa passione. Nato nel 2013 con quattro sezioni di base (NBA-NCAABB-NFL-NCAAFB) presto riesce a trovare un discreto numero di lettori, fatto che porta all'inizio del 2014 alla creazione di una pagina Facebook dedicata

www.facebook.com/rushandslam

Sempre nel 2014 nascono anche diverse collaborazioni con siti importanti e la partecipazione ad eventi LIVE quali il College Basketball Tour a Vicenza ed il 2K Classic a New York oltre all'annuale report da Londra per le NFL International Series. Il blog non si colloca nel panorama dei siti web di basket e football americano come una pagina di aggiornamenti giornalieri, ma come una punto di ritrovo per opinioni sugli argomenti che nascono dalle Leghe americane.


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