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Anno 37 - 13 Luglio 2013 - Numero 28

Settimanale indipendente di informazione

euro 0,50

di Francesco Fotia

Stefano Tanzillo, giovane tenore cosentino da poco membro della Fondazione “Luciano Pavarotti”. Voce da non perdere CORTI DALLE LUNGHE EMOZIONI

LUOGHI E PERSONAGGI

L’Attesa è finita per l’ultima produzione di Barbieri

Garibaldi: ieri speranza oggi necessità

Scritto e diretto da una coppia completamente made in Calabria

La fiducia di un popolo infranta dopo la Spediazione dei Mille

di Pileria Pellegrino

di Pierfrancesco Greco


II

sabato 13 luglio 2013

Grandi risultati Workshop organizzato dalla Delegazione Area V (Gioventù) del Comitato provinciale di Catanzaro

Giovani leader, mettiamoci una Croce rossa Si è concluso con buoni risultati il Workshop “Giovani leader... Oggi! Il presente prima ancora che il futuro”, organizzato dalla Delegazione Area V (Gioventù) del Comitato provinciale di Catanzaro della Croce rossa. Un percorso formativo/informativo che ha visto la partecipazione di diversi gruppi di giovani della provincia catanzarese, da Lamezia a Botricello, passando per Badolato, Catanzaro, Zagarise e San Pietro Apostolo. Attraverso i gruppi di lavoro, l’analisi di casi concreti e una serie di attività ludico-pratiche, l’attenzione è stata posta sul ruolo che ciascun giovane può ricoprire all’interno di un Comitato di Croce rossa, tenendo sempre ben presente il riferimento normativo dato dal Regolamento dei volontari della Croce rossa italiana; il Workshop ha, inoltre, offerto la possibilità di comprendere come la pianificazione e la progettazione possano migliorare qualitativamente le azioni su base territoriale. I giovani leader di Croce rossa si sono soffermati, altresì, sull’analisi del Progetto associativo dei giovani e sulla presentazione del nuovo Statuto, con riferimento alle innovazioni che si stanno compiendo in ambito associativo. La formazione dei giovani partecipanti è stata curata dai formatori Emiliano Gatto, Alessandro Trovato e Manuel Ciambrone, quest’ultimo delegato provinciale Area V del Comitato provinciale di Catanzaro, nonché ideatore ed organizzatore dell’evento. Lo stesso Ciambrone si è detto soddisfatto per l’ottima riuscita del workshop e il raggiungimento degli obiettivi prefissati. «Mi auguro - ha aggiunto il giovane delegato che i volontari che hanno preso parte all’iniziativa possa aver fatto propria la consapevolezza di quanto sia importante e determinante il loro apporto per la vita dei singoli comitati, diffondendo l’importanza di tali valori anche a tutti coloro che quotidianamente animano le attività di Croce rossa».

Pedane per disabili a Crotone

Spiagge alla pari

Manuel Ciambrone delegato provinciale Area V Sopra, Giovani volontari al workshop

Una pedana per accedere alla spiaggia ed altri servizi come una cabina-spogliatoio, un gazebo e docce, saranno realizzati dal Comune sull’arenile di viale Gramsci a Crotone per cittadini diversamente abili. Lo ha deliberato la giunta comunale, impegnando proprie risorse, «per fornire - è scritto in una nota - un servizio utile a cittadini che hanno diritto di poter avere una estate alla pari dei normodotati. Il nuovo impianto va a sostituire la vecchia struttura ritenuta non idonea a garantire l’accesso al mare in sicurezza da parte di soggetti diversamente abili». «Si tratta di un intervento importante che abbiamo voluto realizzare nonostante contingenze economiche certamente non favorevoli - dichiara l’assessore alle Politiche sociali Filippo Esposito - proprio perché convinti che una istituzione debba contribuire al miglioramento delle condizioni di chi è meno fortunato». Nel progetto sono previsti la realizzazione di una pedana in pvc con profili in acciaio, un gazebo in acciaio con copertura con funzioni di protezione diurna, una cabina spogliatoio in pvc e impianto doccia. La struttura sarà affidata in gestione alla cooperativa sociale Shalom proprio per garantirne la massima fruizione da parte di soggetti diversamente abili.


sabato 13 luglio 2013

III

Luoghi e personaggi La regione si è trovata, sovente, a fare da proscenio alla Storia con la "S" maiuscola

La Calabria di Garibaldi: speranza di ieri, necessità di oggi eco di Pierfrancesco Gr

Una speranza di libertà, un’aspirazione verso un mondo migliore, una vocazione al perseguimento dei valori sui quali trovano fondamento le società eguali, giuste, prospere; sentimenti, questi, nobili, da sempre alberganti nell’animo profondo di una terra, quella calabra, trovatasi, sovente, a fare da proscenio alla Storia con la “S” maiuscola, quella Storia che cambia le vite e le prospettive dei Popoli, delle Nazioni, dei Continenti. Così fu nel 1860, quando le nostre vallate, carezzate dal sole e baciate dal mare, costituirono idealmente e, soprattutto, fattualmente un fondamentale segmento di quel percorso che da Marsala condusse Garibaldi sul Volturno, verso la liberazione di una terra e di un popolo che tanta fiducia aveva riposto nel cambiamento; una terra ed un popolo che, dopo essere stati liberati dalle Camicie rosse, videro crollare le loro speranze con l’arrivo dei soldati regolari di un esercito proveniente dal Piemonte, da un Regno allora piccolo e nemmeno troppo progredito i cui vertici politici e militari, al contrario del valorialmente, umanamente e militarmente eccelso (ma politicamente ingenuo) Garibaldi, videro subito nel sud un territorio di conquista, da colonizzare, tradendo gli ideali che avevano portato l’armata garibaldina verso Napoli; un tradimento, che si sarebbe palesato, in tutta la sua ignominia, agli occhi dell’opinione pubblica italiana ed internazionale, due anni dopo la Spedizione dei Mille, sull’Aspromonte. Un tradimento che avrebbe lasciato ferite profonde, non solo nelle gambe del Generale, ma nel tessuto connettivo sociale, culturale, economico del Mezzogiorno e della nostra Nazione. Nel suo complesso. In ogni caso, come appena evidenziato, questo sarebbe avvenuto più tardi; nel 1860, invece, le speranze di quanti anelavano ad un cambiamento radicale rispetto alla grigia realtà del Regno delle due Sicilie splendevano nell’orizzonte delle personalità più progredite e delle classi popolari merdionali. Una speranza albeggiante anche in Calabria, ove i summenzionati sentimenti libertari, anni prima inondati dal sangue dei Bandiera e di Pisacane, trassero nuova linfa dalle notizie dell’avvenuto sbarco garibaldino sui lidi siculi; una speranza che in quel periodo appariva una luce nel buoi. In effetti, in quel 1860, «la Calabria - ha evidenziato Francesca Canino in un suo scritto - mostrava ancora le ferite lasciate dalle Idi di marzo di Cosenza del 1844 e dai fratelli Bandiera, così come era ancora vivo il ricordo della spedizione del 1857 capeggiata da Carlo Pisacane e dal calabrese Giovanni Nicotera. Presentava soprattutto una grave arretratezza». Una situazione socio-economica infima, che aveva favorito la diffusione, in seno a vasti settori della società calabrese, delle idee di libertà e cambiamento proprie dell’universo massonico, da sempre presente nel nostro ambito regionale, e in quel momento incarnate dal Generale Garibaldi e dalla sua determinazione ad addivenire il prima possibile all’Unità nazionale, anche a costo di “allearsi” con la monarchia sabauda, che non aveva certo fama di lungimiranza e apertura culturale. Non è un caso, dunque, se nell’iconografia risorgimentale, oggi, spiccano a grandi lettere molti calabresi del libero pensiero (ideatori dell’insurrezione antiborbonica) che seguirono Garibaldi nella marcia vittoriosa per la liberazione del Regno delle due Sicilie: tra i più importanti protagonisti delle gesta garibaldine troviamo, tra gli altri, Benedetto Musolino, di Pizzo, patriota, politico e massone, che Garibaldi arruolò col grado di colonnello; Francesco Sprovieri, di Acri, giurista e politico, che fu al comando della terza Compagnia delle giubbe garibaldine; Giovanni Nicotera, di Sambiase, che già faceva parte della “Giovine Italia” di Mazzini; Francesco Stocco, di Decollatura - anche lui molto vicino agli ambienti mazziniani - che organizzò il Corpo volontario dei Cacciatori della Sila, raggiungendo il grado di maggior generale; nonché tanti altri patrioti, come Raffaele Mauro, di San Demetrio Corone, Luigi Minnicelli, di Rossano, Stanislao Lamenza, di Saracena, che non sono mai assurti, purtroppo, all’attenzione degli storici. In effetti, non da tutti è menzionata la partecipazione di ca-

Quella che cambia vite e prospettive dei Popoli, delle Nazioni, dei Continenti Così fu nel 1860 quando le nostre vallate carezzate dal sole e baciate dal mare, costituirono idealmente e, soprattutto, fattualmente un fondamentale segmento di quel percorso che da Marsala condusse Garibaldi sul Volturno

Giuseppe Garibaldi

labresi alla spedizione dei Mille di Garibaldi, annoverabile diciannove nostri corregionali, provenienti dalle varie province. Seguiti da tutti questi grandi uomini e da tantissimi altri volontari in camicia rossa, i “Mille” di Garibaldi quindi risalirono a tappe il territorio calabrese, superando ogni ostacolo, nella marcia verso Napoli per incontrare il re Vittorio Emanuele II. Prima di toccare il suolo della nostra regione, il Generale, come ovvio, dovette superare numerose difficoltà, di natura militare e politica sul suolo siciliano. Il 20 luglio 1860 le truppe borboniche vennero sconfitte nella battaglia di Milazzo, a cui partecipò lo stesso Garibaldi, giunto da Palermo. I garibaldini guidati da Medici giunsero a Messina il 27 luglio, quando già una parte delle truppe borboniche aveva lasciato la città. Il giorno seguente, giunse Garibaldi. Con la città in mano ai Mille, il generale Tommaso Clary, comandante dei borbonici, e Medici sottoscrissero una convenzione, che prevedeva l’abbandono di Messina da parte delle milizie borboniche, a patto che non venisse arrecato alcun danno alla città e che il loro imbarco verso Napoli non fosse molestato. Garibaldi aveva ottenuto così campo libero, e i soldati borbonici si reimbarcarono verso il continente. A presidiare la Real Cittadella, affacciata sul porto, rimase solo una piccola guarnigione che non tenterà alcun’azione bellica, ma che si arrenderà solo mesi più tardi. Il 28 luglio capitolarono anche le fortezze di Siracusa e Augusta. Così veniva completata la conquista dell’isola, che diveniva avamposto della rivoluzione, di quel sentimento riassunto da Mario Rapisardi sul monumento dei Mille a Palermo: «Splenda nella memoria dei secoli l’epopea del 27 maggio 1860 - preparata da cuori siciliani - scritta col miglior sangue d’Italia - dalla spada prodigiosa - di Garibaldi. Riecheggi nella coscienza dei popoli - il tuo ruggito, o Palermo sfida magnanima - a tutte le perfide signorie auspicio di liberazione a tutti gli oppressi del continua alla pagina seguente mondo». Con la neutralizzazione di Messina, Garibaldi iniziò i preparativi per Il passo successivo: portare la fiamma della rivoluzione i Calabria, ovvero sul continente. Operazione tutt’altro che facile per Garibaldi,


IV

sabato 13 luglio 2013

Luoghi e personaggi il quale, oltre a fronteggiare una flotta borbonica ancora pienamente efficiente, dovette districarsi tra le contraddittorie direttive politiche provenienti da Torino, operazione, quest’ultima, ancor più ardua della prima. Se da una parte Cavour spingeva per procedere subito ai plebisciti in Sicilia, desistendo dalla continuazione dell’impresa, preoccupato dalle ricadute che la spinta rivoluzionaria dei Mille avrebbe potuto avere, una volta giunta sul continente, sugli equilibri, interni ed internazionali, connessi al futuro assetto politico della penisola italiana, d’altra parte, Vittorio Emanuele II si mostrava più deciso nella prosecuzione del progetto unitario, incoraggiando il Generale nel proseguire; ovviamente, Garibaldi non ebbe difficoltà nell’assecondare il sovrano torinese e predispose subito il piano dello sbarco in Calabria, che, militarmente, si presentava difficile a causa del pattugliamento dello stretto da parte delle molte navi della marina borbonica. Inoltre Garibaldi, che aveva più di ventimila uomini armati e motivati, non aveva a sua disposizione la flotta necessaria per una tale operazione. Costituivano la flotta garibaldina piccole navi e grandi barconi. Le navi che erano servite per lo sbarco in Sicilia erano ormai inutilizzabili, poche le unità borboniche che si erano consegnate, fra esse la pirofregata a ruote “Veloce” ribattezzata “Tuckery” che fu riarmata con nuovi cannoni giunti da Genova. Questa la situazione delle forze in campo alla vigilia dell’offensiva decisiva verso il continente, in vista della quale Garibaldi ordinò vari sbarchi sulle coste calabre. Il primo sbarco avvenne l’8 agosto a Cannitello, a nord di Reggio Calabria. Il colonnello Missori, al cui comando erano circa 400 uomini, si imbarcò a Messina. Ma, a causa delle condizioni del mare, solo 150 volontari riuscirono a sbarcare. A questi primi garibaldini si unirono altri cento patriotti calabresi al comando di Agostino Plutino e Casimiro De Lieto. Il compito di Missori era quello di conquistare la fortezza di Altafiumara che con i suoi cannoni vigilava sullo stretto. Ma l’operazione non riuscì perché i volontari divisi in due gruppi si imbatterono in pattuglie borboniche e si fece fuoco. Fallita la sorpresa il piano predisposto non era più realizzabile. Venuti a sapere che un battaglione di soldati dai forti vicini stava arrivando per il cambio della guardia, i garibaldini dovettero rifugiarsi sull’Aspromonte. La notte fra il 13 e il 14 agosto il “Tuckery” cercò di impadronirsi del “Monarca”, una potente nave da guerra borbonica, ancorata nel porto di Castellammare per essere riconvertita in nave a vapore con propulsione ad elica. Tentativo fallito perché l’equipaggio del Monarca messo sull’allarme mise in fuga la fregata garibaldina. Altri sbarchi avvennero nei giorni successivi a Bianco e a Bovalino, mentre Missori, nel tentativo di danneggiare la macchina del telegrafo visuale, a Bagnara si scontrava con 4 compagne borboniche e, dopo aver subito gravi perdite, era costretto a battere in ritirata. L’ultimo e più importante sbarco fu quello che portò il Generale (accompagnato da un cospicuo contingente dell’Esercito meridionale) sul continente e a riunirsi alle forze precedentemente sbarcate. In questa fase, Garibaldi dimostrò, ancora una volta il suo straordinario acume tattico; infatti, mentre le forze borboniche attendevano lo sbarco garibaldino a Reggio, Garibaldi prescelse un tragitto alquanto più lungo, sorprendendo le forze nemiche. La notte tra il 18 e il 19 agosto 1860 Giuseppe Garibaldi e le sue Camicie rosse, a bordo dei due piroscafi “Torino” e “Franklin”, eludendo la sorveglianza borbonica sullo stretto di Messina salparono da Giardini Naxos per sbarcare sulle coste calabre dello Ionio, a Melito di Porto Salvo, dove potevano contare sull’appoggio di Bruno Rossi, Sindaco del paesino di San Lorenzo, e dei suoi concittadini, i quali, in quel contesto, ebbero, poi, un ruolo determinante, rendendo più agevole il successo delle operazioni e la successiva penetrazione garibaldina verso il cuore del Regno borbonico. Garibaldi con 1.200 uomini era sul “Franklin”, mentre Bixio con altri 3.000 uomini era sul “Torino”. Le fregate borboniche “Aquila” e “Fulminante” incrociarono i due piroscafi. Ma avendo Garibaldi fatto issare la bandiera americana le fregate napoletane non fecero fuoco. Il “Torino”, che si era arenato sulla spiaggia di Rumbòlo nella frazione Annà di Melito, venne avvistato solo dopo che aveva già sbarcato uomini e materiali. Il “Torino” arenato venne bombardato ma ormai era vuoto. Ad acco-

Verso la liberazione di una terra e di un popolo la cui fiducia nel cambiamento era destinata ad infrangersi all’indomani della Spedizione dei Mille, con l’arrivo delle truppe e dei governanti piemontesi

gliere Garibaldi a Mélito di Porto Salvo, fu il giudice Marco Centola, che era stato diversi anni in Lucania (a Pescopagano) e che da pochi mesi amministrava la giustizia nel comune calabrese. Missori e i suoi dopo aver scavalcato gli Appennini arrivarono a San Lorenzo, dove furono accolti favorevolmente dalla popolazione e dal sindaco Bruno Rossi, il quale dichiarò la fine del Regno delle Due Sicilie e l’instaurazione della dittatura del Generale Garibaldi. Nel frattempo, a Reggio, il generale borbonico Gallotti spedì dei messaggi al generale Briganti informandolo dell’avvenuto sbarco; la risposta fu di inviare tutte le forze disponibili contro Garibaldi. Contemporaneamente il maresciallo Vial, comandante in capo delle truppe regie in Calabria, ordinava al Briganti di muoversi verso Reggio e al suo pari grado Melendez di sostenerlo; mentre in città era di presidio il 14º reggimento, con al comando il colonnello Antonio Dusmet e si poteva inoltre contare sulla favorevole posizione del Castello, ben fortificato ed armato. Il 20 mattina, il Gallotti ordinò, quindi, al Dusmet di muovere verso il torrente Sant’Agata per attendervi l’arrivo di Garibaldi, ma, dopo alcune ore, le forze del Dusmet furono spostate al Calopinace; questo in quanto si era saputo che le colonne garibaldine avevano preso la via dei monti; successivamente gli uomini del Dusmet venivano nuovamente spostati in piazza Duomo, lasciando una sola compagnia di presidio presso il Sant’Agata e il Gallotti chiedeva intanto al generale Fergola di inviare dalla fortezza di Messina, ancora in mano ai napoletani, quanti più rinforzi fosse possibile. Anche se il parere dei militari di stanza a Messina fu positivo, questi non poterono intervenire in quanto sprovvisti di imbarcazioni. Il Dusmet, che aveva ricevuto dal Gallotti il divieto di attestarsi nel Castello (posizione preferibile rispetto alla piazza del Duomo, poco difendibile militarmente per i numerosi accessi che presentava), disponeva, quindi, le proprie forze nel miglior modo possibile e andava a dormire nel portone di palazzo Ramirez, sito nei pressi del Duomo ed in seguito (non vedendo giungere alcun rinforzo) si recò di persona presso il telegrafo elettrico per segnalare al Re Francesco II la situazione in cui si trovava. Nel frattempo, Garibaldi, che ormai disponeva di circa ventimila volontari, dopo aver sostato a Pellaro, si muoveva, al far della notte, verso Reggio. Dal torrente Marroco, posto prima del Sant’Agata, si spostò verso la strada di Ravagnese, e presso Ravagnese sostò. Due ore prima del sorgere del sole, mosse, quindi, verso la città. Il 20, avvertito dello sbarco a Melito, Missori e suoi si posero in marcia per ricongiungersi al Generale. Il ricongiungimento avvenne all’ingresso della città di Reggio. Entrate in città, le forze garibaldine furono divise in due colonne, una diretta verso il carcere centrale di San Francesco e l’altra diretta verso la contrada del Crocefisso. Il gruppo inviato al penitenziario fu il primo a giungere a destinazione. Dopo essersi consultati con i liberali locali, i garibaldini riuscirono a chiudere i soldati borbonici che si trovavano nella struttura all’interno della stessa e poi si mossero lungo la via dell’Orto Agrario. Quasi nello stesso momento, i garibaldini che avevano preso la strada del Crocefisso arrivarono in piazza San Filippo; notati dalle guardie borboniche si

Soveria Mannelli, obelisco celebrativo dell’impresa dei Mille Sopra, la guarnigione borbonica di Reggio in attesa di essere imbarcata dopo la caduta della città Nella pagina accanto un momento della battaglia di Piazza Duomo,


sabato 13 luglio 2013

Luoghi e personaggi ebbe uno scambio di colpi d’arma da fuoco e i borbonici ripiegarono verso piazza del Duomo avvertendo dell’attacco in corso le truppe lì disposte. I garibaldini delle due colonne giunsero anch’essi, da tutti i lati, in piazza Duomo e iniziarono a fare fuoco sulle truppe regie disposte davanti palazzo Tommasini, che rispondevano al fuoco aiutate dall’artiglieria, che fece numerose vittime tra i garibaldini; in questi frangenti Nino Bixio fu ferito due volte al braccio e la sua cavalcatura venne uccisa a baionettate. Il Dusmet, alzatosi alle prima grida e slanciatosi in avanti dal portone di palazzo Ramirez, veniva colpito al ventre; altro colpo fu inferto al di lui figlio, sottufficiale nello stesso reggimento. I due, trasportati insieme presso la casa di un parente, si spensero qualche giorno più tardi. Intanto, per i borbonici, circondati da tutti i lati (grazie anche alle indicazioni che i garibaldini ricevono dalle guide locali), la situazione si faceva insostenibile e furono, quindi, costretti a ritirarsi nel Castello. L’esito vittorioso dello scontro, che sarebbe rimasto negli annali come “la battaglia di Piazza Duomo”, diede a Garibaldi la possibilità di procedere celermente alla liberazione della città dai residui distaccamenti borbonici. Alle prime luci dell’alba, i reggini aprirono i loro usci e fornirono assistenza ai feriti, mentre i garibaldini si spargevano per la città e Garibaldi iniziava a dare disposizioni. Mentre il generale nizzardo stava sorbendo una tazza di caffè nella piazza, fu sfiorato da un colpo di fucile sparato da una delle case vicine: il proiettile causò il ferimento di uno dei suoi ufficiali, mentre non si riuscì ad individuare il cecchino. Intanto, il Briganti, a cui il Vial aveva ordinato di dare supporto al generale Gallotti, il 21 mattina, continuò la marcia verso Reggio, dopo aver rifiutato il supporto della mezza batteria di artiglieria del capitano Vincenzo Reggio. Giunto alle sei di mattina al ponte dell’Annunziata, si fermò e distaccò due compagnie per attaccare dalla parte del mare e altre quattro le inviò all’interno del rione Santa Lucia; i garibaldini, che si erano già attestati su entrambe le direttrici, accolsero con un nutrito fuoco le truppe regie. Le truppe inviate dal lato della costa si ritirarono, mentre le forze stanziate a Santa Lucia, dopo un combattimento di due ore, che causò anche il ferimento del comandante borbonico, furono sconfitte. Durante questi avvenimenti, il Briganti decise di ritirarsi verso Villa San Giovanni. Reggio era ormai libera. Curioso e strategicamente incomprensibile fu, in questo frangente, il comportamento della Marina napoletana, le cui navi presenti a Reggio e incaricate della sorveglianza dello stretto invece di supportare nella difesa della città le forze di terra ricevettero l’ordine, dal comandante della squadra Vincenzo Salazar, di uscire al largo per “ragioni umanitarie”, senza perciò intervenire in alcun modo nella battaglia. Alle ore 16, il generale Gallotti, vista la ritirata del Briganti e l’allontanamento dalla rada delle navi borboniche, firmò la resa del Castello, con l’onore delle armi, che comportò la consegna dello stesso con le sue artiglierie, gli animali da tiro e i materiali e le munizioni ivi presenti ai garibaldini, mentre i soldati borbonici, i

loro famigliari e gli impiegati che desiderarono seguirli, furono liberi di andarsene e attendere l’imbarco per Napoli presso l’ospedale militare; parimenti i prigionieri presenti furono liberati. Dopo la vittoria, Antonino Plutino fu nominato governatore della provincia con “poteri illimitati” e Garibaldi scrisse a Sirtori il seguente messaggio: «Caro Sirtori, fate passare subito coi vapori quanta gente potete, imbarcateli ove volete, e sbarchino al sud di Villa S. Giovanni». Nella stessa notte della battaglia il Cosenz riusciva a sbarcare insieme a 1268 uomini a Favazzina, dopo essere riuscito a superare indenne il tiro del forte di Scilla, grazie alla flottiglia di barche, circa un centinaio, messa insieme da Castiglia che doveva parzialmente venir catturata dai legni borbonici accorsi. Superata la resistenza di circa 200 soldati regi che erano accorsi i garibaldini si spostarono verso Solano dove si batterono contro un distaccamento della colonna Ruiz e dove cadde il De Flotte. Quindi, sul pianoro di Campo Piale, a monte di Villa San Giovanni, due Brigate dell’esercito borbonico, comandate dai generali Nicola Melendez e Fileno Briganti, cercarono di fermare l’avanzata dei garibaldini. Le truppe del Cosenz, seguendo gli ordini di Garibaldi, riuscirono a porsi alle spalle delle forze del Melendez e del Briganti (mentre quelle del Ruiz riuscirono a mettersi in salvo) costringendole ad arrendersi a discrezione il 23 agosto. In particolare, al primo scontro, sotto l’impeto delle camice rosse, il I Reggimento si sbandò. Il generale Mendez, rimasto solo con il suo reparto inferiore numericamente rispetto agli assalitori, accettò la battaglia ma, per il sopraggiungere della colonna di Cosenz nel timore dell’accerchiamento, diede l’ordine della ritirata. I borboni accettarono la proposta di una tregua e si ritirarono verso Tropea. Il 24 si arresero i forti di Altafiumara e di Torre Cavallo, portando alla perdita di controllo da parte dei borbonici dello stretto di Messina. Il 25, il generale Briganti, dopo aver trattato con Garibaldi il disimpegno definitivo delle truppe borboniche, fu trucidato nella piazza di Mileto da soldati sbandati appartenenti ad uno dei suoi reparto. Dopo tali eventi, il Garibaldi, entrato nel Castello di Scilla, dalla rocca vi sventolò il tricolore. In Calabria i borbonici non seppero offrire una dignitosa resistenza: interi reparti dell’esercito borbonico si disperdevano o passavano al nemico; il 30 agosto, a Soveria Mannelli, un intero corpo dell’esercito borbonico di 12 mila uomini, comandato dal generale Giuseppe Ghio, si arrese senza combattere ad una colonna di garibaldini guidata da Francesco Stocco, in seguito, sembra, all’azione diplomatica svolta da Ferdinando Bianchi ed Eugenio Tano e sotto la minaccia dell’imminente arrivo dei volontari guidati dal maggiore Pasquale Mileti. In ogni caso, i motivi alla base della resa delle truppe borboniche non sono del tutto noti; le conseguenze furono tuttavia determinanti per l’occupazione del Sud. In proposito, lo storico Raffaele de Cesare (1845-1918), ha osservato: «Si sbandò Ghio con diecimila uomini a Soveria Mannelli; e così la strada sino a Salerno, spazzata degli ultimi avanzi di difesa, restò libera allo incedere del glorioso manipolo, il quale non si trovò tra i piedi che soltanto dei gruppi di soldati paurosi o inermi, che salutavano, quasi con terrore, Garibaldi e i suoi al loro apparire. Lo sbandamento di Soveria fu l’episodio decisivo di quella campagna, per il quale si affermò il trionfo della rivoluzione sul continente, e che ispirò a Garibaldi il celebre telegramma, da lui dettato a Donato Morelli, la mattina del 31 agosto, nella casa rustica di Acrifoglio, -presso Scigliano, durante una sosta della sua marcia verso Rogliano - : “Dite al mondo che ieri coi miei prodi calabresi feci abbassare le armi a diecimila soldati, comandati dal generale Ghio. Il trofeo della resa fu dodici cannoni da campo, diecimila fucili, trecento cavalli, un numero poco minore di muli e immenso materiale da guerra. Trasmettete a Napoli, e dovunque, la lieta novella”» (Raffaele de Cesare, La fine di un Regno, Cap. XVII, Città di Castello: S. Lapi, 1909).

continua...

V


VI

sabato 13 luglio 2013

Calabresi illustri Un anniversario dimenticato, quello dei quattrocento anni della pubblicazione dell Trattato di Antonio Serra

Il padre dell’economia moderna rise a cura di Oreste Pa

Il 10 marzo del 1613 viene pubblicato a Napoli il Breve trattato delle cause che possono far abbondare li regni d’oro e d’argento dove non sono miniere con applicazione al Regno di Napoli. Il quattrocentesimo anniversario è passato inosservato, nella totale indifferenza nello stesso modo in cui fu accolto al momento della sua comparsa. Questa importante data è stata segnalata da Franco Alimena che intendeva scrivere un articolo per ricordare l’evento, celebrato a Napoli e in altri parti d’Italia, ma del tutto dimenticato a Cosenza, che è la patria dell’autore, Antonio Serra. In verità il luogo esatto della sua nascita non è noto, ma le ipotesi più credibili sono Cosenza, Casole, Dipignano o addirittura Saracena. Un grave lutto familiare gli ha impedito di realizzare il suo desiderio, ma certamente è suo il merito di aver solleticato l’attenzione su questo importante evento. Il Breve trattato era un libro rivoluzionario per quell’epoca, molto avanzato dei suoi contemporanei nell’analisi della materia economica, ma ci vollero ben 137 anni prima che qualcuno lo prendesse in considerazione e gli attribuisse i meriti dovuti. Nel 1750, infatti, viene pubblicato a Napoli il trattato Della moneta di Ferdinando Galiani, l’illustre economista napoletano subentrato ad Antonio Genovesi nella prima cattedra di economia istituita in Europa da Bartolomeo Intieri presso l’Università di Napoli, nel quale si parla di un importante libro scoperto dall’autore. «...il Dottor Antonio Serra Cosentino, nel 1613, presso Lazzaro Scorriggio pubblicò un Breve trattato delle cause, che possono far abbondare li regni d’oro, e d’argento dove non sono miniere; coll’applicazione al Regno di Napoli, diviso in tre parti. Chiunque leggerà questo trattato resterà sicuramente sorpreso e ammirato in vedere quanto in un secolo di totale ignoranza della scienza economica, avesse il suo autore chiara e giuste le idee della materia, di cui scrisse, e quanto sanamente giudicasse delle cause de’ nostri mali, e de’ solj rimedj efficaci».

Stampato da Lazzaro Scorriggio il 10 luglio 1613 In esso si tratta «delle cause che possono far abbondare li regni d’oro e d’argento dove non sono miniere...»

Dopo la pubblicazione del trattato di Galiani, il nome di Antonio Serra diviene molto noto nel mondo accademico. Nella scuola anglosassone, la più prestigiosa in campo economico, ancora oggi è menzionato, in maniera più o meno estesa, in tutti i testi di storia delle dottrine economiche come uno dei più importanti mercantilisti. A titolo di esempio, si possono ricordare Eric Roll, Joseph Schumpeter, John Kenneth Galbraith, e la Storia economica di Cambridge, che dedicano ampie pagine al nostro personaggio. Il Trattato che Benedetto Croce definì «lampada di vita», «still today, the book is a Holy Grail of economics, gripping the imagination of economic bibliophiles for its extraordinary contents as well as for its mythical rarity»1, afferma Sophus A. Reinert in una recente traduzione inglese. Il libro di Serra fu pubblicato da Lazzaro Scorriggio, uno dei più coraggiosi, intrepidi e lungimirante editori della sua epoca. Contro l’oscurantismo dominante, aveva avuto l’ardire di sfidare tanto il potere regio, quanto il potere ecclesiastico schierandosi sempre dalla parte della scienza e della libertà di pensiero. Bisogna ricordare che tanto il governo vicereale spagnolo di Napoli, quanto il Tribunale dell’Inquisizione usavano metodi brutali per reprimere qualsiasi voce di dissenso. Lazzaro Scorriggio, nel breve volgere di qualche anno aveva pubblicato i libri molto importanti e delicati che gli avrebbero potuto creare seri problemi di incolumità anche fisica, poiché camere di tortura, forche e roghi lavoravano a pieno regime. Il volume del Serra nel 1613, il resoconto della missione in Cina di Matteo Ricci e la lettera di Fornarini in difesa del sistema copernicano erano tre potenziali bombe ad orologeria. Nel 1615 pubblica per la prima volta in Italia l’opera di Matteo Ricci, Entrata nella China de’padri della Compagnia di Gesù cavata da Niccolò Trigauci dai Commentarj del P. Matteo Ricci, e volgarizzata da Antonio Sozzini da Sarzana. Dove si contengono i costumi, le leggi, & ordini di quel regno ed i principij difficilissimi della na-

1 - «Ancora oggi, il libro è un Santo Graal dell'economia, che colpisce l'immaginario dei bibliofili economisti per il suo contenuto straordinario e per la mitica rarità». Sophus A. Reinert, Antonio Serra, A Short Treatise on the Wealth and Poverty of Nations (1613), traslated by Jonathan Hunt, Anthem Press, London 2011, p. 2.

scente chiesa, descritti con ogni accuratezza e con molta fede. L’opera, conosciuta come I Commentari, fu tradotta in latino da Nicolas Trigault, un altro gesuita che faceva parte della missione, e per tre secoli è rimasta la principale fonte di conoscenza della Cina in Occidente. È il racconto della missione gesuita in quel lontano paese, un po’ diario e un po’ autobiografia, dove sono riportate ��le cose più notabili», di cui «la magior parte o passorno per le mie mani o seppi molto esattamente», come afferma Matteo Ricci. Il suo racconto, a differenza delle relazioni annue interne alla Compagnia di Gesù, «si fa principalmente per i nostri europei», i quali hanno a disposizione sempre più libri sulle cose della Cina, ma «a nessuno sarà discaro saperle piuttosto da noi, che già trenta anni viviamo in questo regno... che da altri che mai vennero alla Cina». Il gusto per l’esotismo e la ‘chinoiserie’ non era ben visto dalla gerarchia ecclesiastica per il timore che potesse ingenerare un incontrollabile entusiasmo nei confronti di mondi pagani portatori di usi e costumi contrari all’etica e alla morale cattolica. L’edizione di Lazzaro Scorriggio divenne subito molto rara e circolava in maniera semiclandestina benché non fosse stata inserita nell’Indice dei libri proibiti. L’altra sfida del coraggioso editore fu la pubblicazione nello stesso anno 1615 della Lettera del R.P.M. Paolo Antonio Foscarini Carmelitano sopra l’opinione de’ pittagorici, e del Copernico della mobilità della terra, e stabilità del sole, e del nuovo pittagorico sistema del mondo e il De divinatione artificiosa, che dovevano formare un unico volume con De oraculis, che Foscarini, padre provinciale della Calabria dell’Ordine dei Carmelitani, diceva già pronti per la pubblicazione. Egli aveva esibito l’imprimatur firmato dal vicario generale napoletano Pietro Antonio Ghiberti e dal canonico Giovanni Longo, teologo della curia partenopea, che provocò una disputa giudiziaria in sede del Tribunale dell’Inquisizione, che che coinvolse anche l’editore, Lazzaro Scorriggio. Egli fu posto agli arresti e sottoposto a giudizio con l’accusa di aver pubblicato dei libri senza la necessaria autorizzazione della Curia. Il 5 marzo 1616 la Congregazione dell’Indice decreta la proibizione dell’opera includendola nell’Index Librorum Prohibitorum (Indice dei libri proibiti). Allo stampatore veniva contestato di avere utilizzato l’imprimatur rilasciato per il libro De divinatione per pubblicare anche la Lettera di contenuto eretico, poiché il su contenuto era in contraddizione con il testo letterale della Bibbia. Lazzaro Scorriggio, convinto della giustezza delle tesi sostenute da Padre Antonio Foscarini, pubblicò anche la difesa del sistema copernicano sedici anni prima che fosse pubblicato il Dialogo di Galilei. I due imprimatur erano identici, e questo significava che la Lettera non era stata auto-


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Calabresi illustri rizzata, ma si era artificiosamente utilizzato l’imprimatur rilasciato per il Trattato della divinatione naturale, sempre edito da Scorriggio. Il tipografo si difese spiegando che Foscarini gli aveva consegnato un solo manoscritto, contenente le due opere, per cui egli aveva creduto che l’autorizzazione valesse per entrambe. Alla fine il tribunale si convinse della buona fede di Scorriggio e lo liberò, condannandolo soltanto a una multa, e a mantenere un rigoroso silenzio sull’accaduto.

ragioni di studio; e l’accusa, o piuttosto il sospetto che ci era stato gettato in carcere, certamente non fu mai comprovata, e sembra che non avesse fondamento. Forse sull’uomo di pensiero e di studi s’inseriva in lui un ingenuo, un fantastico, un progettista. Fors’anche, la miseria lo trasse a errori e colpe, crudelmente espiate. Confesso che molte volte mi accade di perdermi con l’immaginazione in quella figura, preso dall’impero di penetrare il suo mistero, preso da deserta pietà verso quell’uomo vituperato e disonorato, e quasi da un umano rimorso per le tremende ingiustizie alle quali la società, ignara e sconsiderata, si lascia andare, travolgendo e calpestando i germi della vita, virtù d’intelligenza e di cuore».

Il volume di Serra, pubblicato qualche anno prima, non era meno pionieristico e rivoluzionario. Il libro riportava la dedica a Pedro Fernández de Castro y Andrade, conte de Lemos, terzo Duca di Ossuna, viceré di Napoli e l’autore dichiarava di averlo scritto nelle carceri della Vicaria, dove dimorava da oltre un anno. Era evidente il tentativo di rivolgersi all’eminente personaggio per cercare una soluzione alla sua triste condizione, proponendosi, in qualità di uomo “dotto”, come consigliere economico in grado di porre rimedio ai mali del Regno. Si trattava di un tentativo coraggioso, perché a dispetto della sua condizione di detenuto, vi era una condanna esplicita del sistema di governo vicereale e della sua politica economica. All’alba della moderna economia, infatti, Serra scrisse una penetrante analisi delle cause della ricchezza e povertà delle nazioni. Benché il suo contributo alla storia della economia politica deve considerarsi fondamentale, e il modo in cui venivano formulate le indagini teoriche erano straordinariamente moderne, inizialmente ebbe molte difficoltà a farle accettare, perché stravolgevano le pratiche e le teoriche dominanti negli ambienti accademici e politici. In tutta Europa, gli studiosi avevano iniziato ad interessarsi della struttura dell’economia sin dall’inizio del sedicesimo secolo. Più specificamente, le teorie economiche cominciavano a individuare il carattere rivoluzionario del processo industriale, e che era necessario un processo di specializzazione con l’importazione di materie prime da trasformare in prodotti finiti destinati ai mercati esteri.

Nel brano del Croce sono sintetizzate tutte le poche notizie che abbiamo sulla sua vita. Oltre al suo libro, infatti, rimangono solo due altri documenti. Il primo è un atto per notaio Bartolo Giordana di Napoli datato 23 dicembre 1591, riportato parzialmente da Vincenzo Napolillo, nel quale si può desumere la sua origine e poche notizie sulla sua famiglia.

Antonio Serra Sotto, il frontespizio del Trattato pubblicato nel 1613

Nella sua Storia del Regno del Sud, Benedetto Croce scrive: «... Antonio Serra, calabrese di Cosenza, nel 1613, mandò fuori dalle carceri della Vicaria, dove stava rinchiuso, un saggio di economia con applicazione speciale al Regno di Napoli, e del quale non si sa altro se non che era colà già da un anno, accusato di falsa moneta, per esserglisi trovato in casa un pezzo di oro o di lega e che, quattro anni dopo, avendo ottenuto di parlare con il viceré duca di Ossuna per comunicargli cose utili allo Stato, fu udito, presenti i consiglieri, ma, giudicandosi che avesse detto “ciarle e chiacchiere senz’altro concludere”, fu rimandato in carcere. Morì nel carcere? Quali erano state le vicende della sua vita? Un suo amico, in certi distici di fronte al suo libro, lo dice “adusato da lungo tempo a patire sfortuna e povertà”, e ora “giacente atterrito e stretto da duri ferri il piede”. Forse quel pezzettino d’oro o di lega (come congettura l’Amabile) egli lo serbava per

Il secondo documento in cui appare Antonio Serra è il Giornale del governo del Signor Duca di Ossuna nel Regno di Napoli compilato da Francesco Zazzera, richiamato nel brano precedente di Benedetto Croce. Nella cronaca di Zazzera si legge che mercoledì 6 settembre 1617 «un dottore Antonio Serra, carcerato in Vicaria da molto tempo, mi ha fatto chiamare da S.E. per volere fare grande utile alla corte, onde venuto in palazzo, presente la Camera, con le ciarle, non ave altro concluso che chiacchiere, e se n’è ritornato in carcere». E vi dimorava ormai da oltre cinque anni. Antonio Serra aveva chiesto di essere ricevuto alla Corte vicereale poiché da qualche mese a Napoli era arrivato un nuovo viceré e il Serra sperava di potersi appellarsi alla sua sensibilità per ottenere la sospirata libertà. Neanche questo tentativo ebbe però successo poiché fu giudicato “cerretano” e ignorante e lasciato marcire in carcere. Da queste poche notizie possiamo dedurre che nel 1591 era già laureato con una buona esperienza, per cui doveva avere almeno 25-30 anni: la sua nascita può essere fatta risalire, quindi, intorno al 1560-65. Quando scrisse il suo libro ventidue anni dopo, avrebbe avuto circa 45-50 anni. La sua morte, in una condizione di estrema miseria e dimenticato da tutti, è posteriore al 1617, ad una età certamente superiore ai cinquant’anni. Nel Dizionario di politica curato da Norberto Bobbio si presume che sia nato nel decennio 1550-60 e morto nel 1620-25. Fu quindi un contemporaneo di Tommaso Campanella, nato a Stilo nel 1568 e morto a Parigi nel 1639. Questo fa ritenere che i due si conoscessero, anche perché condivisero per molti anni la stessa sorte rinchiusi nel medesimo carcere della Regno. Altrettanto verosimile è che egli conobbe Bernardino Telesio, nato il 1509 e morto nel 1588 quando Antonio Serra era già adulto, probabilmente studente universitario. Al momento della morte di Telesio, Tommaso Campanella era nel convento dei domenicani di Altomonte, oggi sede del Museo Civico, la cui piazza gli è dedicata, e aveva chiesto il permesso di poter vegliare la salma, ma non gli fu consentito dai suoi superiori. Ma si potrebbe supporre che Antonio Serra avesse preso parte alle cerimonie funebri del grande filosofo cosentino. Sono passati quattro secoli e il suo libro risulta paradossalmente ancora attuale, poiché anche oggi viviamo una interminabile crisi provocata dal sistema finanziario. All’epoca di Serra il problema più urgente era la circolazione monetaria legata alla disponibilità dei metalli preziosi. La Spagna aveva sprecato la grande occasione della enorme disponibilità auree delle sue colonie americane utilizzate per una tronfia politica di espansione senza preoccuparsi dello stato dell’economia interna.

Il palazzo della Vicaria a Napoli

La moderna Europa ha sprecato a sua volta la grande opportunità della creazione di moneta unica concentrando la sua attenzione e i suoi sforzi nella politica finanziaria e rinunciando al suo primato industriale. Come sosteneva Serra quattro secoli fa, se uno stato non dispone di miniere di oro e di argento deve fare affidamento sull’industriosità dei suoi abitanti. Il suo insegnamento è un monito a ritornare al primato dell’economia reale sulle sofisticazioni finanziarie che hanno prodotto un grave disastro nell’economia mondiale.

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Una voce da non perdere Stefano Tanzillo, il giovane tenore cosentino è da poco membro della Fondazione Luciano Pavarotti

Il talento che sogna la Scala di Francesco Fotia

Ha solo ventitre anni ma è già una delle belle speranze della lirica del Belpaese: ha già varcato i confini regionali

Il cosentino Stefano Tanzillo è giovanissimo; ha solo ventitre anni, ma è già una delle belle speranze della Lirica del Belpaese: un tenore che ha già varcato i confini regionali. Il suo è un talento naturale, modellato poi con gli studi presso il conservatorio “S. Giacomantonio”, e alimentato costantemente dallo studio, dalla voglia di mettersi in gioco e dall’umiltà: caratteristiche indispensabili per affermarsi nel campo culturale. Specie sul terreno della Lirica. Ma l’impegno paga; perché nonostante le poche primavere, Stefano ha già toccato con mano l’emozione di esibirsi su palcoscenici importanti, e ha già avuto modo di condividere questi stessi palcoscenici con artisti di fama nazionale, con giovani promesse come lui e con i veri e propri “mostri sacri” della musica internazionale.

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Eppure, la sua scalata al successo l’ha incominciata poco tempo fa e, come spesso accade, quasi per caso. Lo scorso autunno, infatti, il tenore partecipa alle audizioni della Fondazione Luciano Pavarotti, che scopre e lancia verso il professionismo i giovani e più promettenti lirici in Italia: l’importante prova va sicuramente per il meglio, visto che da marzo in poi Tanzillo entra a fare parte della fondazione che porta il nome dell’indimenticabile cantante modenese. A conferma del talento di Stefano, arriva il Premio New generation che Stefano conquista a maggio: la location è il prestigioso Teatro Comunale di Bologna e il riconoscimento fa parte degli Opera awards, che insieme al cosentino ha premiato nomi importanti come il baritono Bruno Praticò, il tenore Gregory Kunde e la soprano Daniella Dessi, in una serata, presentata da Alfonso Signorini, che ha avuto come ospiti d’onore Giovanni Allevi e Nicoletta Mantovani. Appena il tempo di smaltire l’emozione e archiviare l’indimenticabile serata che, qualche settimana dopo, l’artista è all’Arena di Verona, in occasione dell’apertura della stagione lirica; è in questa occasione che ha l’onore di stare accanto ad Andrea Bocelli, a Plàcido

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Una voce da non perdere 1 - Stefano Tanzillo 2 - Tanzillo al Comunale di Bologna 3 - Con Andrei Bocelli all’Arena di Verona 4 - Stefano tra Alfonso Signorini e Nicoletta Mantovani 5 - Nel corso dell’esibizione a Verona intervistato da Antonella Clerici

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4 Domingo e José Carreras. Momenti indimenticabili, punti d’approdo, e di lancio allo stesso tempo, di una carriera incominciata quando Stefano aveva diciassette anni, e come tanti tra i suoi coetanei si dilettava ad ascoltare e cantare le canzoni di Baglioni, di Renato Zero e di Massimo Ranieri.

«La svolta - racconta il tenore - è arrivata quando uno dei miei futuri colleghi mi disse che in me vedeva le caratteristiche tipiche, l’impostazione, del tenore. Ho deciso così di tentare la strada del Conservatorio, dove sono seguito dal maestro Francesco Anile, un punto di riferimento per me». Da quel momento, per oltre un lustro Stefano lavora sodo, apprende le tecniche del mestiere, affina le doti che si porta dietro dalla nascita: mette anima e corpo al servizio di un’arte che richiede grande disciplina e spirito di sacrificio. Fino a quel fatidico momento, quello che ti può cambiare la vita: nel suo caso, le audizioni per la Fondazione Pavarotti, che oggi lo coccola come nuovo talento, e lo promuove: «È una grande emozione - racconta - stare sullo stesso palco con certe stelle, ricevere un premio dalle mani di Nicoletta Mantovani, cantare un’aria del Rigoletto in un teatro dalla grande tradizione. Il segreto per “sopravvivere” in certe situazioni - continua - è mantenere l’autocontrollo, non lasciarsi travolgere dall’emotività del momento». Un atteggiamento da vero professionista per uno spirito laborioso, che nonostante il felice momento gli consente di affermare: «Credo che della vita si capisce poco fino a che non si ha la fortuna di conoscere queste persone, all’apparenza “irraggiungibili”, ma che svelano poi un’umanità disarmante. Sicuramente è il caso del maestro Giovanni Allevi, un “ragazzo” che ha superato i quaranta e che vive il successo come un uomo semplice e modesto». Questo stesso carattere posato e riflessivo emerge anche quando Tanzillo ci svela la sua opinione sui talent, che ormai rappresentano il principale veicolo per raggiungere il successo: «Credo che per avere un’ora di successo la tv possa anche andare bene. È lo strumento che ti fa arrivare alle stelle in pochissimo tempo. Allo stesso tempo però la tv fa si che si possa cadere facilmente da quelle stesse stelle, proprio perché il successo che ti regala trae origine da una certa superficialità. A un cantante lirico - afferma in conclusione - non consiglierei mai di entrare in un talent, perché egli ha alle spalle un tale preparazione, una tale mole di studio, da non potere lasciare spazio alla superficialità. Apprezzo, comunque, artisti come Moreno o tanti altri che si sono affermati in televisione, e ammetto che la situazione del Paese spesso costringe chi vive con la musica o la danza ad andare oltre certe logiche di principio. Nondimeno però costato, con tanta tristezza, che in tutto il mondo ci invidiano la Lirica ma noi, come comunità, non facciamo abbastanza per difenderla dalle crisi e valorizzarla. Credo che sia un peccato enorme, perché la lirica fa parte della tradizione italiana e dovremmo esserne tutti orgogliosi». Certo non sarà semplice per Tanzillo “emergere” nel novero delle stelle della musica italiana; la strada intrapresa è però quella giusta e poco importa al piccolo grande tenore se il cammino da fare gli richiederà, ancora, tanti sforzi e sacrifici: il coraggio di rincorrere il proprio sogno e il toccarne con mano pezzetti sempre più grandi sono la fonte di energia più potente. Lui, Stefano, merita fiducia e opportunità, anche solo per premiare l’enorme mole di studio che la carriera che ha scelto gli impone. E siamo convinti, e glielo auguriamo, che arriverà il giorno in cui la sua voce echeggerà ancora, ma da assoluto protagonista, sui palchi dei giganti.

Lo scorso autunno il tenore partecipa alle audizioni della Fondazione, che scopre e lancia verso il professionismo i giovani e più promettenti lirici in Italia: l’importante prova va sicuramente per il meglio


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Calibri internazionali La decima edizione del “Magna Graecia Film festival” si svolgerà dal 27 luglio al 3 agosto Fino al 28 luglio il festival pirotecnico di Belvedere

Fuochi e musica È in pieno fermento l’attività degli organizzatori per Ndf13, il “festival dell’arte pirotecnica” che si svolgerà per ben 5 giorni. A partire dal 24 luglio e sino al 28 luglio il cielo si colorerà di mille luci, fuochi e spettacoli culturali: spettacolari performance piromusicali si rifletteranno sul mare creando un’atmosfera di vera emozione. Ndf13, Festival dell’arte pirotecnica, si conferma come la più grande attrattiva dell’estate calabrese. Forte delle 150 mila presenze dello scorso anno, Ndf13 promette nuove esperienze. Ndf13 nasce da un’idea dell’associazione “Creativamente” ed e’ sostenuta dall’amministrazione comunale. L’edizione 2013 - spiegano i promotori - si arricchira’ di un notevole tono artistico. Ogni sera l’artista pirotecnico regalerà una splendida coreografia a tema, seguendo un filone capace di raccontare un emozione e quindi rendere narrativa ogni esibizione. Un vero e proprio viaggio musicale dalla classica al moderno. E poi i fuochi, che si presentano come veri e propri spettacoli. Un impianto centrale, permette di assaporare il sync fuochi-musica da ogni punto del lungomare, location dell’evento. La sapienza artigianale del fuoco made in Italy si fonde con le più moderne tecnologie. Il controllo remotato dei fuochi garantisce poi la messa in sicurezza sia per gli addetti ai lavori che per i fruitori. Gli spettacolari fuochi, posizionati su zattere galleggianti con certificazione europea, posti a 400 metri dalle area di fruizione, regalano una visione di scoppio d’insieme che supera i 200 metri d’ampiezza.

Estate con le stelle Catanzaro mette a segno un altro bel colpo: la decima edizione del Magna Graecia Film festival, la manifestazione ideata da Gianvito Casadonte e dedicata alle opere prime, si svolgerà sul lungomare di Catanzaro, in piazza Brindisi, dal 27 luglio al 3 agosto. L’intesa tra il Comune di Catanzaro e il management dell’evento è stata sancita a conclusione di un incontro promosso dal vicesindaco e assessore alla cultura Sinibaldo Esposito. Affiancato dall’assessore al turismo, Rita Cavallaro, e da Eugenio Riccio, delegato per le problematiche del quartiere Lido, il vicesindaco ha discusso con l’ideatore del festival, accompagnato dal direttore della manifestazione Mario Sanginiti, dell’organizzazione dell’evento che si preannuncia come il punto di forza dell’estate catanzarese. Durante l’incontro Casadonte ha illustrato il programma di massima dell’edizione 2013 dedicata ai giovani autori, i cui particolari saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà nei prossimi giorni. Attesi ospiti stellari, attori e registi tra i piu’ importanti del panorama cinematografico italiano. Sul bouquet degli ospiti, già definito, il direttore artistico Gianvito Casadonte ha voluto mantenere il più rigoroso top secret. «Si tratta - ha commentato l’assessore Esposito - di un notevole evento culturale che, per la prima volta dalla sua nascita, trova in Catanzaro la sua location. Turisti e residenti avranno modo di assistere a una manifestazione che, per la sua pregevolezza, ha raggiunto calibri nazionali e internazionali». A favorire l’intesa tra l’amministrazione comunale e il management della manifestazione seguita dalle principali reti televisive nazionali, anche l’assessore al bilancio e al patrimonio Filippo Mancuso e il capogruppo di “Catanzaro da vivere” Marco Polimeni, che hanno seguito l’iter che ha portato all’accordo, condividendo l’iniziativa portata avanti dall’assessore alla cultura Esposito. Era il 26 agosto dell’anno 2004 quando il Mgff prendeva forma e concretezza grazie all’idea del giovane Gianvito Casadonte. La kermesse ha registrato, anno dopo anno, successi strepitosi grazie ai quali è oggi accreditato come uno dei più importanti festival cinematografici nazionali.

Letture dantesche all’Università per stranieri

Il “Paradiso” a Reggio «Si tratta commenta l’assessore Esposito - di un notevole evento culturale che per la prima volta dalla sua nascita trova in Catanzaro la sua location»

Presso l’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria si terranno letture dantesche su Canti scelti dell’Inferno. Coordinatore dell’iniziativa è il professor Vincenzo Crupi, direttore del Ce.s.a.s.s. (Centro Studi e Assistenza Studenti Stranieri). I Canti della Divina commedia saranno letti e commentati, dalle ore 18.00, secondo il seguente calendario: Giovedì 18 luglio - X Canto - Prof. Antonino Monorchio (Università per Stranieri “Dante Alighieri” Reggio Calabria) Giovedì 25 luglio - XV Canto - Prof.ssa Elvira Ghirlanda (Università degli Studi di Messina) Lunedì 5 agosto - VI Canto - Prof. Vincenzo Crupi (Università per Stranieri “Dante Alighieri” Reggio Calabria) Giovedì 8 agosto - XXI Canto - Prof. Matteo Durante (Università degli Studi di Messina) Mercoledì 14 agosto - XXVI Canto - Prof.ssa Rosaria Bottari (Università degli Studi di Messina) Giovedì 22 agosto - XXXIII Canto - Prof. Angela Ambrosoli (Società “Dante Alighieri” di Reggio Calabria)


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Da De Chirico a Schifano

Bouquet al Maca Fino al 1° settembre le opere grafiche del museo realizzate da alcuni dei più importanti artisti del Novecento

Le strade della letteratura

Il luogo delle anime Dante nel cuore della Sila

In occasione del periodo estivo, il Maca (Museo arte contemporanea Acri) esporrà una serie di 67 opere grafiche, di proprietà del museo e frutto della donazione Patrito, realizzate da alcuni tra i più importanti artisti del Novecento. Una collezione che si presenta come un “mazzo di fiori”, dove dapprima sono i colori a colpire lo sguardo dello spettatore. Splendidi esempi sono le serigrafie di Michele Cascella, Giovanni Cappelli e Vincenzo Balsamo. L’insieme floreale si irrobustisce per mezzo di una litografia a bassa tiratura (trenta copie) di un Bagno misterioso di Giorgio De Chirico. Proseguendo, si incontrano le opere dei neocubisti e neofauves Aligi Sassu, Remo Brindisi e Alberto Sughi e di alcuni dei più importanti rappresentati del Fronte nuovo delle arti: Renato Guttuso, presente con due potenti nature morte, Bruno Cassinari, Ennio Morlotti e Giuseppe Santomaso - gli ultimi due confluiti successivamente nel Gruppo degli Otto, breve ma fondamentale esperienza informale del panorama artistico italiano degli Anni ‘50. Rimanendo in ambito informale, non possono passare inosservate i viscerali lavori di Emilio Scanavino. La collezione tocca, infine, i lidi della Pop art italiana, con le opere di Ugo Nespolo e Mario Schifano. Quest’ultimo è ben rappresentato da quattro grafiche di grande formato: tre degli ‘80 che traboccano colore e vitalità e un Paesaggio anemico che testimonia l’adesione dell’autore alle correnti artistiche internazionali e, soprattutto, americane. Artisti in mostra: Luca Alinari, Remo Brindisi, Xavier Bueno, Giovanni Cappelli, Michele Cascella, Bruno Cassinari, Giuseppe Cesetti, Giorgio De Chirico, Raffaele De Rosa, Athos Faccincani, Salvatore Fiume, Franco Gentilini, Renato Guttuso, Carlo Mattioli, Francesco Messina, Giuseppe Migneco, Ennio Morlotti, Anton Zoran Music, Ugo Nespolo, Giuseppe Santomaso, Aligi Sassu, Emilio Scanavino, Mario Schifano, Remo Squillantini, Alberto Sughi, Orfeo Tamburi, Mario Tozzi. Da De Chirico a Schifano La collezione di opere grafiche del Maca Orario: dal martedì alla domenica, 9-13 e 16-20; lunedì chiuso

Collezione che si presenta come un “mazzo di fiori”, dove dapprima sono i colori a colpire lo sguardo dello spettatore Splendidi esempi sono le serigrafie di Michele Cascella, Giovanni Cappelli e Vincenzo Balsamo

A Roma nel cinquecentesco palazzo Sora il Sindacato libero scrittori italiani ha presentato la recente opera dello scrittore cosentino Coriolano Martirano dal titolo Il luogo della anime - edizioni Pellegrini -. In apertura dei lavori svoltisi nell’Aula magna alla presenza di un pubblico numeroso e qualificato, presidente della massima autorità culturale della narrativa italiana, Francesco Mercadante, ha posto l’accento sul valore letterario e storico dell’opera di Martirano che è stata poi illustrata in tutti i particolari dai professori Giovanni Antenucci, Antonio Coppola e Giuseppe Sicari. Dalla dettagliata analisi è emerso il valore letterario in perfetta armonia con quello storico che pone Il luogo delle anime tra le opere più interessanti della corrente narrativa. Alla luce di una accurata ricerca di archivio Martirano ipotizza la presenza di Dante nel cuore della Sila dove trova rifugio nella abbazia di Cerenzia dopo la condanna all’esilio inflittagli a Firenze. È nella quiete della selva, che Dante chiama oscura, che il divino poeta intuisce e inizia a comporre la Commedia, facendo tesoro dell’archivio dell’abbazia ricca di una documentazione sino ad allora sconosciuta. Il Poeta coglie da questa antica documentazione sino ad allora sconosciuta buon a parte della opera che resterà immortale. In particolare coglie da questa documentazione una storia che è assai lontana da quella ufficiale. Da questa rivisitazione e dall’ambiente che circonda l’abbazia - una selva oscura solcata da un fiume, una botola che si inabissa a forma di cono rovesciato ed un luogo dove le anime attendono di salire in cielo o di sprofondare tra le fiamme o d’attendere la purificazione - Dante illuminato dal pensiero di Gioacchino da Fiore svelatogli da Luca Campano intuisce che nel mondo è sempre di scena una Commedia, quella che poi Boccaccio appellerà Divina. A far sì che la ipotesi di Dante in Sila diventi una realtà storica è anche la presenza nella Divina commedia di ben 28 vocaboli di puro dialetto locale. A rendere la ipotesi ancora più credibile è il registro delle presenze nell’Abbazia dove il nome che Dante si attribuisce quando è fuori da Firenze compare non una ma tre volte. Dalla dettagliata analisi delle tre relazioni svolte nella qualificata sede del Sindacato degli scrittori, emerge che l’opera di Coriolano Martirano, lo scrittore aristocratico di Cosenza, come lo chiama la critica letteraria, è un romanzo dove la realtà documentata si dissolve nell’arte creativa in dolce equilibrio tra il vero il verosimile.

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Bilanci ed emozioni finali

Musical e danza chiudono al Teatro dell'Acquario

Un anno di passi nelli di Federica Monta

C’è una lunga storia di gavetta alle spalle di Pamela Aloe, giovane insegnante, coreografa e direttrice di “Avvio alla danza”, nota scuola che sorge nei pressi del Parco Robinson, a Roges di Rende. Un istituto completo, che si rivolge a ragazze e ragazzi di tutte le età, proponendo un’offerta differenziata e altamente qualitativa; una scuola già protagonista di numerosi spettacoli di fine anno e di feste di patrocini, del “Aspettando il Settembre rendese” nel 2009 e, recentemente, della selezione nazionale di Italia’s got talent, alle quali hanno preso parte alcune ballerine della scuola. Un istituto che si fonda sull’abilità e sull’esperienza della stessa Pamela, ormai da otto anni impegnata in questo affascinante e competitivo mondo, che richiede sempre più forti dosi di impegno, entusiasmo, precisione e, naturalmente, tanto amore. Caratteristiche che l’insegnante ha sempre messo nel suo lavoro, che vede come un continuo migliorarsi per se stessa e per i suoi allievi: otto anni di danza a Cosenza, due anni a Bari, presso la scuola “Balletto oggi”, di Mariella Rana, dove ha concluso il percorso di studi. Ancora due anni a Napoli, per specializzarsi in modern jazz, e tuttora frequentatrice dei seminari di Movimento danza, la scuola diretta da Gabriella Stazio nella città partenopea. Il risultato della passione e dello studio di questa energica e polivalente artista lo abbiamo apprezzato nel corso della bella serata che qualche giorno fa ha chiuso l’anno accademico di Avvio alla danza, presso il Teatro dell’Acquario. In questa occasione di festa, tutti gli allievi si sono esibiti, ciascuno nella specialità studiata: danza moderna, classica e modern jazz, facendo onore all’impegno profuso, nel corso di lunghi mesi di intenso lavoro, dalla propria insegnante. Sorprendente, emozionante, è stato il musical “Biancaneve”, momento centrale dello spet tacolo presentato dal tenore Stefano Tanzillo, che ha avuto per protagonisti tutti i ballerini della scuola dagli otto anni in su; un’esibizione resa ancora più affascinante dalle belle scenografie e dai costumi dei piccoli interpreti: si sono così avvicendati sul palco la regina malvagia, il cacciatore che grazia Biancaneve, i laboriosi sette nani (per l’occasione, ci sono anche le nane), il bel principe azzurro e la dolce protagonista. Ma la serata targata Avvio alla danza ha vissuto anche di altri piacevoli momenti: eleganti, come si addice alle professioniste di questa nobile arte, e come le ballerine di classico che hanno danzato sulle note dell’intramontabile Don Chisciotte, strappando gli applausi a scena aperta del pubblico e dei genitori presenti in sala. Assolutamente riuscite anche le coinvolgenti e più “leggere” esibizioni dei vari allievi del modern jazz, che hanno ballato su diverse musiche di recente successo: come quelle delle canzoni dell’ormai famosissimo Buddha Bar. Una menzione di merito, inoltre, è giusto dedicarla agli allievi dei balli di gruppo e caraibico, meno giovani, che hanno generosamente scelto di esibirsi arricchendo la serata con il proprio sforzo e il coraggio di mettersi in gioco.

La scuola “Avvio alla danza” per ragazzi e ragazze di tutte le età fa una festa conclusiva presso il teatro cosentino

Una serata dunque assai godibile che ha lasciato intravedere qua e là possibili astri del ballo, e che ha sicuramente messo in luce il merito della giovane insegnante, coreografa e direttrice di Avvio alla danza, che ha potuto quindi affermare con orgoglio: «Sono molto soddisfatta dello spettacolo di fine anno; è stata una bella serata in un posto importante: la degna conclusione di un anno molto importante per la nostra scuola. Ora abbiamo solo un piccolo momento di riposo estivo, di spazio utile a riorganizzare le idee per la partenza dei corsi a settembre. Come sempre, aspettiamo l’arrivo di allievi di tutte età: assieme ai corsi di Moderno e Classico, Avvio alla danza insegna il Modern jazz, balli caraibici e di gruppo, e il liscio. Noi - ha proseguito - abbiamo un occhio di riguardo particolare per i più piccoli. Per gli allievi di età compresa tra i cinque e i sette anni teniamo infatti i corsi di propedeutica; questo perché in questa fase della sua vita il bambino sviluppa un autocontrollo e un’educazione del proprio corpo che gli saranno poi fondamentali. Inoltre racconta ancora la direttrice - teniamo anche corsi di Educazione al ritmo e al movimento, per i piccolissimi da tre a cinque anni: un momento fortemente ludico, all’interno del quale esplorare il proprio corpo e allenare le proprie capacità di coordinazione attraverso l’aiuto della musica». Una preparazione completa che passa dall’amore e dalla professionalità di una professionista giovane, ma già completa.

Il particolare...

Tra i più affezionati e instancabili allievi di Pamela c’è anche il compagno... Francesco Minardi, anche lui protagonista dello spettacolo di fine anno nella sezione balli caraibici. Difficile dire se l’allievo potrà mai superare “la maestra”; per adesso, però, si vocifera di una partecipazione di Francesco alla prossima selezione di “Amici”... solo voci di corridoio? Oppure Pamela si ritroverà in casa un pericoloso rivale? Molto presto lo scopriremo.

Pamela Aloe e Francesco Minardi Sopra, un momento del musical “Biancaneve”


sabato 13 luglio 2013

Agosto d’arte Premio “Job&Fashion” per Cinzia Pellin: la grande arte contemporanea entra nella “Grotta dei desideri”

Rosso fuoco ad Amantea Comincia a delinearsi il quadro dei premiati che animerà la nona edizione della “Grotta dei desideri”, il suggestivo evento di arte, moda e cultura organizzato ad Amantea dall’associazione Cp Produzioni con il prezioso supporto dello studio di comunicazione Emmedia e della Agc agency. La manifestazione, proseguendo il cammino intrapreso nel 2010 con Rabarama e confermato nel 2011 con Cesare Berlingeri, consegna quest’anno il premio “Job&Fashion” a Cinzia Pellin, continuando a dedicare un’attenzione particolare all’arte contemporanea e nello specifico alle sue espressioni migliori. La pittrice riceverà il riconoscimento nel corso della serata di gala del 4 agosto con inizio alle ore 21. Originaria della provincia di Roma, Cinzia Pellin ha frequentato l’Accademia di Belle arti della capitale, diplomandosi con il massimo dei voti in Scenografia. A caratterizzare sin dagli esordi l’espressione dell’artista è stata la fiducia nella pura manualità del Rosso Cardinale dipingere, finalizzata tanto all’indagine del vero quanto alla sua sottile manipolazione. La sua pittura ha liberato in pochi anni un vero caleidoscopio d’immagini ricche di fascino e seduzione che, come tante schegge, si avvicinano e si allontanano nel gioco senza fine dell’esistenza. La pittura di Cinzia Pellin sfugge sensibilmente alle categorie con cui si è soliti definire le espressioni visive contemporanee. La possibilità ad esempio di ricondurla ai linguaggi dell’iperrealismo, con cui presenta superficiali elementi di tangenza, viene vanificata da siLa magnifica - Loren gnificative eccezioni rispetto alla resa mimetica del particolare, nonché da quanto l’artista proietta sulla tela del proprio sentire riguardo al soggetto. Il suo particolare approccio al ritrarre, inoltre, appare strumentale alla definizione di uno stile, che intende affer-

Si accende sulle bianche superfici dei volti, inquadrati dalla pittrice secondo primi piani di tipo cinematografico e resi incompatibili con qualsiasi possibile ambiente, quando non isolati dallo stesso corpo cui appartengono

marsi come unico ed immediatamente riconoscibile. A siglarlo, è l’accendersi di rossi infuocati sulle bianche superfici dei volti, inquadrati dalla pittrice secondo primi piani di tipo cinematografico e resi incompatibili con qualsiasi possibile ambiente, quando non isolati dallo stesso corpo cui appartengono. Le opere di Cinzia Pellin (www. cinziapellin.com), così come quelle dei più importanti esponenti dell’arte contemporanea, sono esposte in diversi Paesi d’Europa, sotto l’egida della Vecchiato Art galleries di Padova (www.vecchiatoarte.com) che conferma ancora una volta la propria maestria nell’individuare e soprattutto valorizzare artisti pronti a divenire La verità nascosta delle vere icone dell’arte mondiale. Cinzia Pellin parteciperà anche alla serata di anteprima della “Grotta dei desideri” che si terrà il 1° agosto alle ore 21 nella piazzetta Calavecchia ad Amantea. «La presenza di Cinzia Pellin spiega Ernesto Pastore, il direttore artistico della “Grotta dei desideri” - c’inorgoglisce e premia il lavoro fatto nel corso di questi anni. Non ci siamo mai fermati all’aspetto esteriore della moda, ma abbiamo cercato di identificare questo importante comparto dell’economia in senso lato con il Nadia Gambilongo made in Italy, ampliandone i conSopra, accanto ad alcune fini e facendo comprendere al delle sue opere grande pubblico i risvolti artistici ad esso legati. Così facendo Amantea, piccola realtà turistica del Tirreno cosentino, è divenuta uno dei centri di moda più conosciuti a livello nazionale ed internazionale. Proseguiremo su questa strada, nella consapevolezza che arte e moda, divertimento e cultura, possono camminare insieme».

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sabato 13 luglio 2013

L’onda dello spettacolo... Meeting del mare. A Isola Capo Rizzuto la XVI edizione del premio alle vite e alle carriere

Il mare premia... Si terrà sabato 13 luglio, nel suggestivo scenario del Santuario della Madonna Greca di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, la XVI edizione del premio alle vite e alle carriere “Meeting del mare” organizzata dall’associazione “Centro spettacolo” diretta da Gino Foglia. La manifestazione che si svolgerà nell’area marina protetta di Isola di Capo Rizzuto in provincia di Crotone e sarà condotta da Massimo Proietto ed Elisabetta Gregoraci, proverà a coniugare anche in questa edizione giornalismo, comunicazione, cultura, innovazione, musica e spettacolo. Proietto e Gregoraci assicurano di svolgere nel miglior modo possibile il ruolo di padroni di casa in una serata organizzata in sinergia con la Misericordia di Isola Capo Rizzuto che celebra quest’anno i 25 anni di cammino. Partners istituzionali dell’evento sono la Regione Calabria, la Provincia di Crotone ed il comune ospitante di Isola Capo Rizzuto. Ad esibirsi ospiti d’eccezione, quali, Ilaria Porceddu, reduce dal secondo posto al Festival di Sanremo, il comico Gennaro Calabrese ed il cantante Attilio Fontana accompagnati dalla Diffusion jazz band. Nel corso della manifestazione, saranno assegnati i prestigiosi riconoscimenti a personalità di spicco del mondo del giornalismo, della comunicazione, della televisione, della medicina, della ricerca, dell’impegno sociale e della musica. Per la categoria “Un mare di... Musica” il riconoscimento andrà a Nino D’Angelo per i suoi prestigiosi traguardi musicali; il premio “Un mare di... Giornalismo” sarà ritirato dal giornalista della Rai Carlo Verna per il notevole impegno e dedizione dimostrati nella sua professione; Giuseppe Pasquale Marra, fondatore e presidente del gruppo Adnkronos. Si tratta di un “premio speciale” dal sapore particolare per tutti i calabresi nel mondo. “Un mare di... Comunicazione” invece verrà assegnato ad Alessandro Casarin, direttore della Tgr della Rai, che ha fatto della qualità dei contenuti il suo marchio di fabbrica, per la cura e la professionalità poste quotidianamente nel raccontare tutte le realtà regionali del nostro paese con importanti approfondimenti regionali e nazionali. “Un mare di... Televisione” è il premio assegnato al conduttore di Raiuno Franco Di Mare, scrittore e giornalista, per i suoi racconti e il suo impegno civile;

Evento condotto da Massimo Proietto ed Elisabetta Gregoraci che proveranno a coniugare giornalismo, cultura, innovazione e musica

il premio “Un mare di... Medicina, Ricerca e Tecnologia” sarà conferito dal Gruppo Marrelli, al rettore dell’Università di Catanzaro Aldo Quattrone per la preziosa attività di ricerca svolta in ambito scientifico, per gli enormi risultati conseguiti nel settore della medicina. Il premio “Un mare di... Successi” riconoscimento Fondazione Neuromed andrà ad una icona delle musica italiana per le sue celebri e bellissime canzoni, Patty Pravo. Il premio “Un mare di... Impegno” verrà ritirato dal giornalista Riccardo Bonacina direttore della rivista Vita, riferimento nel nostro paese per la comunicazione sociale. Infine, anche quest’anno la Banca popolare del Mezzogiorno assegnerà il riconoscimento per “Un mare di? Traguardi”. Il premio sarà consegnato dal presidente dell’istituto bancario, Francesco Lucifero, è sarà ritirato dall’imprenditore Gianni Abramo per i 105 anni di attività. Un riconoscimento speciale per “Un Mare di Legalità” andrà in ricordo del giudice Antonino Scopelliti che ha dedicato la sua vita battendosi per l’affermazione dei valori della giustizia.

L’Arpacal attiva la mappa web delle segnalazioni

...e lancia l’Sos È online sul sito web www.arpacal.it e identificata dal logo dell’iniziativa “Sos Pronto intervento per il mare”, la mappa interattiva sull’andamento delle segnalazioni che giungono al Numero verde 800.33.19.29 istituito dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria (Arpacal) nell’ambito dell’accordo siglato l’1 luglio 2013 con Regione Calabria e direzione marittima regionale. La mappa - che illustra quante segnalazioni giungono dalle principali stazioni balneari calabresi - è uno dei prodotti di comunicazione ambientale che l’Arpacal ha messo a disposizione per fornire maggiori informazioni al pubblico sull’indice di partecipazione dei cittadini all’iniziativa, dando riscontro sul numero delle segnalazioni che giungono da ciascuna stazione balneare calabrese al Numero verde 800.33.19.29, operativo dal lunedì alla domenica, festivi compresi, dalle ore 8:00 alle 18:00. È il caso di precisare che la mappa interattiva non illustra l’andamento delle segnalazioni, ossia il percorso che va dalla verifica da parte dei Dipartimenti provinciali Arpacal e dalle Capitanerie di porto competenti sino all’eventuale campionamento ed alle relative analisi; ciò al fine di distinguere nettamente l’indice di partecipazione dei cittadini all’iniziativa, visibile appunto attraverso la mappa, da ciò che è la valutazione scientifica delle singole emergenze segnalate, che spesso hanno tempi di risposta standardizzati dalla normativa di settore e, rispetto alle aspettative dell’utente, un po’ dilatati.

Per dare contezza, invece, dell’andamento delle segnalazioni, ogni settimana sarà possibile scaricare un bollettino in formato pdf che indicherà tutte le segnalazioni ricevute e le risposte alle stesse. Nello stesso spazio web, infine, è possibile visionare le fotografie che gli


sabato 13 luglio 2013

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...e dell’allarme

Randagismo: tutto ciò che c’è da sapere

Tutela e benessere degli animali d’affezione

Il programma televisivo è scritto da Massimo Proietto e Gianluca Ansanelli con la regia di Franco Bianca. La scenografia è di Mario Carlo Garrambone. Tra le novità dell’edizione 2013 vi è stata la serata “Aspettando il meeting” che si tenuta venerdì 12 luglio, sempre a Capo Rizzuto. Alla conferenza stampa di presentazione dell’evento, tenutasi nella sala Giunta della Provincia di Crotone, hanno partecipato il presidente dell’ente Stano Zurlo, il sindaco di Isola di Capo Rizzuto Gianluca Bruno, il vice presidente nazionale delle Misericordie d’Italia Leonardo Sacco, il vice direttore generale della Banca popolare del Mezzogiorno Antonio Rosignoli e gli assessori provinciali Alessandro Carbone, Antonio Leotta, Giovanni Lentini. Nel corso del suo interevento il presidente della Provincia Zurlo ha parlato dell’importanza dell’evento che «ogni anno -ha dichiarato- rappresenta per il nostro territorio la manifestazione di apertura della stagione estiva e che richiama migliaia di persone. È un momento importante -ha concluso Zurlo- che è occasione e vetrina di primo piano per il crotonese, considerato il ritorno mediatico nazionale ed internazionale del Premio».

utenti avranno inviato alla casella balneazione@arpacal.it e che il gruppo di lavoro Numero verde, dopo le opportune verifiche, pubblicherà indicandone il luogo e la data di riferimento unitamente al codice identificativo della segnalazione.

Tutto quello che è importante conoscere su come le istituzione si muovono sul randagismo, per contenere questo fenomeno e su come vengono sviluppate quelle iniziative civiche d’adozione tanto importanti per le persone quanto fondamentali per i cuccioli o “trovatelli” come momenti sperimentati in città hanno testimoniato ampiamente. Nella Sala Conferenze del Protoconvento Francescano dii Castrovillari, martedì 16 luglio, dalle ore 17, si terrà un workshop dal titolo “La tutela e il benessere degli animali di affezione”. «L’iniziativa, organizzata dal Comune, prevede - spiegano il sindaco, Domenico Lo Polito, e l’assessore allo Sviluppo ambientale, Angelo Loiacono - la partecipazione dei sindaci del territorio, dell’Azienda sanitaria provinciale attraverso i Servizi veterinari del posto, dei membri della “Commissione ambiente e sanità” del Consiglio comunale, delle associazioni “Amici della Terra”, “Oasi”, “Pensieri liberi” Pollino, dell’Agesci, delle sezioni locali dell’Enpa e della Fia, nonché del gruppo “Passione animali”, della delegazione locale di “Guardie ambientali d’Italia” oltre dela sezione castrovillarese di "Legambiente”». «Un altro momento nel solco della partecipazione e condivisione di un percorso - aggiungono gli amministratori- che vogliamo legare con quel principio del “filo rosso” che sta caratterizzando le diverse azioni su cui siamo impegnati». Il programma, nello specifico, prevede, dalle ore 18, il saluto del sindaco Lo Polito e l’apertura dei lavori con un contributo dell’assessore Loiacono che modererà gli interventi. Subito dopo, gli interventi di Gianluca Grandinetti, dirigente veterinario, componente della task force per le attività veterinarie del Dipartimento Tutela della salute e Politiche sanitarie della Regione Calabria che affronterà “la razionalizzazione degli interventi in materia di randagismo e l’istituzione di una rete di canili sanitari nel territorio regionale”, e di Carla Rocchi presidente nazionale Enpa (ente nazionale protezione animali Onlus-) che riferirà “sull’importante collaborazione tra Comuni, Asp e associazioni per l’applicazione della normativa animalista, trattando il modello Castrovillari quale possibile prototipo per la realtà calabrese”. Seguiranno le comunicazioni: del responsabile del Settore Urbanistica e Assetto del territorio del Comune, Roberta Mari , la quale tratterà “la gestione pubblica del canile di Castrovillari”; del dipendente del Servizio Igiene ambientale dello stesso ente, Francesco Bianchimani che approfondirà “il nuovo regolamento comunale per la tutela degli animali”; mentre il dirigente dei servizi veterinari aria “A” di Castrovillari, Ennio Golia, dell’Asp di Cosenza, spiegherà “la situazione del randagismo canino nell’Asp di Cosenza e nell’ area di Castrovillari”; Giorgia Rozza, responsabile adozioni progetto Enpa: “Tutti a casa”, poi, richiamerà il progetto “Tutti a casa: i cani di Castrovillari”. Invece, Tullio Tommaso, direttore sanitario del canile del capoluogo del Pollino e dei servizi veterinari dell’Asp di Cosenza parlerà del “canile sanitario di Castrovillari tra prospettive di sviluppo, alla luce della nuova organizzazione regionale”. L’intera materia sarà oggetto di interlocuzioni e testimonianze oltre che di domande, le quali saranno sviluppate nel “question time” (precisamente nella fase dei lavori - come previsto -, durante la quale vengono illustrate alcune questioni già presentate e riguardanti anche argomenti particolari, su cui viene data risposta dagli organismi preposti), prima delle conclusioni ed il punto di sintesi sulla full immersion. Per iscriversi al workshop è importante compilare e inviare la scheda di registrazione entro il 15 luglio che si trova sull’indirizzo ambiente@comune.castrovillari.cs.it o telefonare alla segreteria organizzativa: 0981.25310 - fax 0982.25245 - del Servizio d’igiene ambientale, riferimento nell’organizzazione del workshop.


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Corti dalle lunghe emozioni L'ultimo film per la regia di Marco Caputo e scritto da Davide Imbrogno, prodotto da Barbieri

L’Attesa è finita o di Pileria Pellegrin

L’Attesa è il titolo dell’ultimo film per la regia di Marco Caputo e scritto da Davide Imbrogno, prodotto da Barbieri, che sarà presentato in anteprima lunedì prossimo, 15 luglio alle ore 20.00, presso il cinema “Garden” di Rende, con ingresso gratuito. Il corto con Paolo Mauro, Giovanni Turco, Dario Brunori, Josh William Gaspero, Totonno Chiappetta, Maryla Colandrea-Scotto, è stato girato tra New York ed Altomonte, e narra la storia di un pubblicitario italo-americano in crisi esistenziale, pronto a scappare via e rifugiarsi in Calabria per ritrovare se stesso. L’Attesa come sinonimo di aspettativa, di ri-uscita di qualcosa. È la proiezione di un progetto, di una speranza, una proiezione che può essere accusata come pesante, come vincolante, che grava sull’uomo inchiodandolo nel modo in cui gli altri lo vedono, togliendogli quindi libertà. Ma L’Attesa può però essere un tipo di aspettativa più profonda e più leggera, quasi attesa del sole che sorga ancora una volta, discreta, umile, ma fedele e fiduciosa. Può essere l’attesa del conosciuto, qualcosa su cui fare affidamento: eppure essa non è certezza, né pretesa di certezza. È quella minima fede nella conoscenza di come va il mondo, di come vanno le persone, lungi dall’essere pretenziosa, che è però forte e solo chi è sovrano nella scelta dovrebbe percepire come onore. L’Attesa dunque un’opera che vuole essere una riflessione sull’esistenza e sulle sue sfumature. Una riflessione su diversi aspetti dell’animo umano, il personaggio interpretato da Paolo Mauro, sembra essere catapultato in una sorta di linea d’ombra, in una convivenza con un malessere che spesso cerca di non affrontare, cercando di allontanare se stesso dagli altri. L’idea di base del corto non è solo quella di raccontare una storia e fare cinema, ma è anche quella di promozione del territorio, un connubio tra comunicazione e cinema. Marco Caputo e Davide Imbrogno sono due giovani di grande talento impegnati da anni nel fare cinema in Calabria senza avere a disposizione grandi troupe e grossi budget. Una sfida resa possibile grazie al loro ineccepibile estro, alla creatività ed originalità che li contraddistingue, ma anche grazie a quanti credono nei loro progetti e li finanziano, come nel caso della famiglia Barbieri di Altomonte. Tra gli artisti internazionali che hanno mostrato grande stima verso questi due giovani cosentini è Hugo Race, musicista australiano, ex membro del gruppo di Nick Cave, che ha concesso i diritti per l’utilizzo di un suo brano. A seguire happy hour offerto dalla famiglia Barbieri.

Tutto pronto per Miss Klichè Italia

Sarà presentato in anteprima lunedì 15 luglio alle ore 20 presso il cinema “Garden” di Rende con ingresso gratuito

La bellezza che colora l’estate Miss Klichè Italia, il concorso di bellezza che colorerà questa estate portando il suo spettacolo in numerose piazze italiane, acquisisce un nuovo partner: la trasmissione televisiva “In punta di penna”. “In punta di penna” è un programma di carattere culturale, in onda su MetroTv, ex Metrosat, al canale 292 del digitale terrestre. Ideato e realizzato da Carlo Minervini, giornalista, inoltre, della Gazzetta del Sud, In punta di penna si propone di offrire una nuova dimensione della bellezza, affrontando temi culturali di ampio respiro attraverso la rievocazione di contesti letterari. La ragazza che vincerà la corona di Miss Klichè Italia, tra gli altri premi previsti, quindi, avrà la possibilità di figurare come interprete di scene e ricostruzioni storico - letterarie utili alla realizzazione della nuova stagione di In punta di penna. «La partecipazione di Miss Klichè nei contesti di produzione video della trasmissione in onda su MetroTv e su Telemia, si sposa perfettamente in un’atmosfera positiva di valorizzazione completa della bellezza e del talento» afferma soddisfatto Piero Sciammarella, patron di Miss Klichè Italia. «In punta di penna, aggiunge Carlo Minervini, è una trasmissione che intende portare la letteratura e la bellezza in tv. La prima stagione è stata caratterizzata da una grande varietà di ospiti, tutti validi esponenti del mondo artistico e culturale, come, ad esempio, Marco Santagata, il massimo studioso a livello mondiale di Dante Alighieri, Pino Aprile, scrittore di pregio sui temi del Meridione, o, anche, l’attore Ettore Bassi, l’attrice Alessandra Mancarella e la cantautrice Mariella Nava. Anche alla luce di ciò In punta di penna sembra essere l’ambiente ideale per una ragazza che voglia provare l’emozione di muovere i primi passi davanti a una telecamera». Così mentre va a delinearsi un calendario sempre più ricco di date cresce il numero delle partecipanti, l’impegno dei direttori artistici e il lavoro degli organizzatori della Big agency nella stessa misura in cui aumenta l’entusiasmo e l’attesa per serate che saranno veri e propri eventi di bellezza. Il calendario è in continuo ampliamento, intanto, Miss Klichè Italia si svolgerà: il 27 luglio a San Fili - Cs (The Secret Garden), il 4 agosto a Marano Marchesato - Cs (Bar del Carmine), il 6 agosto a San Lucido - Cs (lido Miami Beach), il 12 agosto a Cerva - Cz (Anfiteatro Comunale), il 25 agosto a Paola - Cs (Lido Beach Story).


sabato 13 luglio 2013

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Determinazione ed entusiasmo

Francesco Pagliaro

Tra i rischi della crisi e le idee per andare avanti!

L’impresa è non mollare di Francesco Fotia

Sono giovani ma determinati. Spesso titolari di piccole aziende ma che pensano in grande! Molti lo fanno per vocazione, altri per tradizione familiare, altri ancora per necessità. Ma anche quando manca il talento, con il lavoro e con il sudore, possono veder non solo nascere, ma anche crescere la propria azienda. Sono tutto questo i giovani imprenditori italiani, ragazzi e ragazze che vogliono reagire alla crisi, alla disoccupazione, alla sfiducia puntando su se stessi. Fancesco Pagliaro classe ‘72 ha sposato in pieno questa fìlosofia dando vita alla Idro service. Con l’esperienza maturata in oltre vent’anni nel campo dell’idraulica, Francesco ha voluto investire nell’innovazione e nella formazione personale frequentando corsi professionali e collaborando con le migliori aziende locali e nazionali del settore. L’imprenditorialità si può insegnare oppure è semplicemente il riflesso di attitudini individuali innate? Credo sia un mix tra le attitudini individuali innate e quello che si apprende lungo il corso della propria vita. Ricordo benissimo la prima volta che ho capito di voler fare l’idraulico, ancora ragazzino finita la scuola nei mesi estivi, accompagnai un vicino di casa, già idraulico, per dare una mano in piccole riparazioni o semplici sopralluoghi; i mesi diventarono anni e iniziò così la mia gavetta. Dopo qualche tempo da apprendista, in maniera naturale, mi sono ritrovato ad avere i miei clienti e ad essere contattato da altri. Certo erano gli Anni ‘90, si viveva meglio e l’economia era molto più sana rispetto ad oggi, ero assunto e ciò che guadagnavo mi spronava a fare sempre meglio. Chi vuole fare impresa oggi deve avere nel proprio Dna il senso del rischio, la capacità di essere leader, di saper fare squadra con i propri collaboratori, di saper ascoltare il pensiero degli altri, soprattutto del cliente. Ma, insieme a queste doti innate, deve esserci un percorso di formazione che dura tutta la vita. Oggi un imprenditore, se vuole restare competitivo, ha l’obbligo e la necessità di formarsi, di confrontarsi con altri colleghi, di imparare a collaborare, a fare rete. È per questo che mi rivolgo ad altri esperti del settore, ingegneri, termoidraulici, per approfondire ed affrontare nuovi progetti per soddisfare anche le richieste dei clienti più esigenti. Non si può pensare di fare impresa senza guardare quo-

Sono giovani ma determinati Spesso titolari di piccole aziende ma che pensano in grande Molti lo fanno per vocazione, altri per tradizione familiare, altri per necessità

tidianamente quanto accade fuori dalle proprie mura, senza pensare a come evolvono le esigenze delle persone sia in termini di prodotto che di servizi. Dare futuro all’impresa, con quali iniziative e proposte? Penso sia fondamentale per ogni imprenditore non smettere di ascoltare le richieste del mercato e riuscire ad individuare le migliori soluzioni, oggi anche economicamente vantaggiose, per migliorare la qualità della vita e puntare su risparmi concreti. Rappresento una piccola azienda e ciò mi permette di seguire personalmente ogni commessa assunta sia in fase progettuale che esecutiva, dal semplice intervento di manutenzione all’installazione di sistemi evoluti, mi confronto sempre con il cliente sulla soluzione impiantistica ottimale ed è stato fisiologico guardare con curiosità alle nuove tecniche ed alle energie alternative rinnovabili, non nego sempre più spesso richieste dagli stessi clienti ormai informati e predisposti all’utilizzo di nuovi strumenti ecologici. Tra le innovazioni più significative e richieste mi preme evidenziare l’ impianto solare termico che abbatte i consumi energetici grazie allo sfruttamento dell’energia solare per la produzione dell’energia termica. Gli impianti soddisfano il fabbisogno di acqua calda sanitaria non solo nei mesi estivi, ma anche nei mesi invernali. Tutto ciò, ancora per il momento, supportato da interessanti agevolazioni fiscali. Nel corso degli anni poi abbiamo assistito all’avvento di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica quasi esclusivamente ad uso di grandi aziende, oggi anche in risposta alle difficoltà economiche investire sul fotovoltaico conviene soprattutto alle piccole utenze, senza sottovalutare che la nostra posizione geografica non solo ci garantisce un irraggiamento migliore e più costante rispetto al nord del Paese, ma in termini economici una costante stabilità nel tempo.

La più potente delle energie


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sabato 13 luglio 2013

Campogiovani 2013 Accolti a Palazzo Campanella i dieci ragazzi che hanno scelto di vivere una settimana “alternativa”

Consiglio che... porta vacanza Sono stati accolti a Palazzo Campanella dal segretario-questore del Consiglio regionale, Giovanni Nucera, i dieci giovani - sei ragazzi e quattro ragazze - che hanno scelto di vivere una settimana di vacanza ‘alternativà, aderendo al bando nazionale ‘Campogiovani 2013’, voluto dal ministero della Gioventù. ‘Campogiovani’, com’è noto, è un progetto destinato a giovani e giovanissimi residenti in Italia, di età compresa tra i 14 ed i 22 anni compiuti, che frequentano istituti scolastici superiori o siano iscritti ai primi anni del ciclo universitario, che intendono vivere da protagonisti le attività della Pubblica amministrazione, particolarmente in difesa dell’ambiente, in aiuto alla popolazione, al servizio dell’Italia. Un primo approccio per vivere direttamente la pubblica amministrazione, ampliando la conoscenza e l’esperienza sul campo, fare amicizia, scoprire le proprie attitudini e testare la propria voglia di impegno civile. «Conoscere e vivere il senso civico - ha detto Giovanni Nucera rivolto ai giovani nell’aula consiliare ‘Fortugno’ - significa rafforzare nel proprio intimo il senso di appartenenza ad una comunità».

Un progetto destinato a chi intende vivere da protagonista le attività della Pubblica amministrazione

Il segretario-questore del Consiglio regionale, nel prosieguo del suo intervento, ha esposto le procedure di formazione delle leggi, «i cui contenuti ricadono sulla vita quotidiana delle persone. E’ più che mai necessario - ha continuato Nucera - che le istituzioni non siano viste, soprattutto dalle giovani generazioni, come ‘entità estranee’ rispetto alla vita di ognuno, ma siano messe nelle condizioni di disvelare in questo momento di crisi particolare, la loro forza collettiva in grado di interpretare quanto più possibile gli interessi generali, e come unico strumento in grado di elaborare strategie e prospettive che servano a far ripartire la Calabria ed il Paese». Nucera, inoltre, ha ricordato ai giovani ospiti la figura di Zaleuco, che per primo fissò nella Locri antica l’inviolabilità della dignità umana chiedendo l’abolizione della schiavitù, impressa nelle famose Tavole che riportano i primi codici scritti del mondo occidentale. Nucera, infine, ha preannunciato una proposta di legge «con cui istituire la ‘leva civicà, cioè la promozione di un impegno gratuito da parte dei giovani cui fare ricorso nei momenti particolari di cui la comunità ha più bisogno». Il gruppo del ‘Campogiovani’, che sono ospiti dei Vigili del Fuoco, era accompagnato dal vigile tutor Pasquale Branca e dai vigili volontari Marica Amilari e Rocco Sgrò.

Succede dalle parti di Ingegneria all’Unical

A Santa Maria del Cedro

Sit com da gestionali...

Arriva il Cantagiro

In inglese li chiamano soft skill, ovvero conoscenze leggere, ma forse sarebbe il caso di definirle “trasversali” o qualcosa del genere. Dalle parti di Ingegneria gestionale le chiamano tecniche per le relazioni interpersonali, un corso introdotto alcuni anni fa che consente agli aspiranti ingegneri di cimentarsi in un campo apparentemente lontanissimo dalle discipline matematiche. Ma così non è e lo sanno bene i neolaureati che si imbattono, quotidianamente, in problemi di relazioni, conflitti, negoziazioni... E allora vale la pena di investirci, ma giocando al rilancio, come un gruppo giovane e innovatore sa fare: per il secondo anno, non chiacchiere ma fatti! Ovvero, i temi del corso diventano lo spunto per diverse situation comedy, in cui si ricostruiscono gli ambienti di lavoro e le loro problematicità. Ma un corso innovatore aggiunge un po’ di pepe, anzi, pepper: il tutto, rigorosamente, in lingua inglese. E i nostri ingegneri gestionali, dapprima un po’ intimiditi, hanno dato il meglio di sé in una bella pagina di Università scritta tra i colori dell’Aula Caldora che, per il secondo anno consecutivo, è diventata una specie di teatro sperimentale di respiro aziendale. Soddisfatti la docente del corso, Eleonora Bilotta e Luigi Filice, presidente del corso di laurea, che non ha fatto mancare la sua presenza alla rappresentazione. L’appuntamento all’anno prossimo per quella che ormai è diventata una bella tradizione, dal sapore anglosassone, tra i cubi dell’Unical.

Tappa calabra quest’anno a Santa Maria del Cedro, per la 51esima edizione del Cantagiro, la storica manifestazione canora che ha avuto origine nel 1962 con Ezio Radaelli che in giro per l’Italia ha proiettato negli anni decine e decine di artisti. Adriano Celentano, Peppino Di Capri, Rita Pavone, Gianni Morandi, Claudio Villa, Massimo Ranieri, Caterina Caselli, Lucio Battisti, Little Tony, I Pooh, Gianni Nazzaro, Amedeo Minghi, Wilma Goich, Edoardo Vianello, Domenico Modugno e tanti altri sono stati i protagonisti che hanno reso famoso il Cantagiro, ormai entrato nella storia della musica e del costume italiano, un bagaglio culturale che non va perso, ma soprattutto ricordato perché ancora vivo nel ricordo di tanti italiani. La sosta in Calabria, fortemente voluta e ottenuta dal dirigente scolastico Mariagrazia Cianciulli del liceo “Campanella” di Belvedere e curata dal percussionista Carmine Raimondi, con il patrocinio del Comune, si svolgerà il 6 e il 7 agosto nella Piazza delle Palme della ridente cittadina di Santa Maria del Cedro, che si affaccia sulla costa dell’alto tirreno della provincia cosentina e avrà la partecipazione anche di ospiti illustri come Jimmy Fontana, che si esibirà durante la prima serata insieme ai concorrenti partecipanti, certamente numerosi da cui ne saranno selezionati cinque a serata per la sfida finale.


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Ragazzi in corsa

Clac, si parte Progetto promosso dal Centro linguistico d'ateneo dell'Unical in collaborazione con la Regione Calabria

Ha preso il via la fase conclusiva del Progetto Clac, promosso dal Centro linguistico d’ateneo dell’Università della Calabria in collaborazione con la Regione Calabria - dipartimento 11 - Assessorato Istruzione, Alta formazione e Ricerca. Il primo gruppo di venti corsisti, tra cui studenti universitari, dottorandi, borsisti, assegnisti di ricerca e insegnanti di scuola primaria e secondaria, che hanno frequentato le passate edizioni del progetto, è partito alla volta del Regno Unito per svolgere una settimana di full immersion in una delle più prestigiose scuole di Lingua inglese, la Pilgrims di Canterbury. La selezione dei partecipanti è avvenuta grazie ad un sistema ideato e fortemente voluto dalla professoressa Carmen Argondizzo, responsabile scientifico del Progetto e neo presidente Aiclu, in base al quale sono stati premiati gli allievi di ciascun corso che hanno ottenuto il punteggio più elevato negli esami di certificazione internazionale. Ad integrazione del lavoro svolto in aula, ben 64 corsisti Clac trascorreranno un periodo di studio all’estero che concorrerà ad accrescere le loro competenze linguistiche, la loro consapevolezza culturale, curiosità e creatività, in un’ottica fedele allo spirito del Progetto. Le altre “eccellenze” del progetto Clac che beneficeranno di questo periodo di studio all’estero, partiranno il 17 luglio ed il 26 luglio. Quello che li aspetta nel Regno Unito, dal punto di vista formativo, sarà un’esperienza unica. I corsisti frequenteranno un corso denominato “Choises” che prevede una articolata attività seminariale con delle mini-conferenza nelle quali ciascuno studente sarà libero di scegliere il proprio percorso d’apprendimento in base alle proprie esigenze e soprattutto in base alle proprie attitudini e interessi. I corsisti, una volta suddivisi in piccoli gruppo di 4/5 persone, saranno seguiti da un trainer non solo durante i seminari, ma anche nei momenti di pausa e nel lunch time. Non sarà dunque un corso tradizionale, ma un’esperienza unica offerta dal Progetto Clac a tutti coloro che hanno dato il massimo dedicandosi con impegno e passione nello studio dell’Inglese. I corsisti, inoltre, vivranno questa nuova avventura immersi nell’atmosfera suggestiva della medievale città di Canterbury, nel cuore della Contea del Kent, circondati da stupendi monumenti Patrimonio mondiale dell’Umanità. La giusta conclusione per un Progetto che in quattro anni ha avuto continue conferme e attestazioni di stima, con un numero di richieste di partecipazione in continuo aumento.

64 corsisti studieranno nel Regno Unito per accrescere competenze linguistiche

coscienza culturale curiosità e creatività

Scambio studenti, la Liberia è in Calabria

Tutto il Pitagora Mundus è paese Nel quadro del Programma “Pitagora Mundus”, il presidente dell’Istituto calabrese di politiche internazionali (Iscapi), Salvatore La Porta, il vice sindaco del Comune di Scigliano (Cosenza), Michele Damiano, le autorità locali ed il dirigente scolastico dell’Istituto omnicomprensivo di Bianchi-Scigliano, Fernanda Petrisano, hanno avuto il piacere di dare il benvenuto in visita ufficiale, alla signora Ann-Dora Gbormie, assistente ministro per la Pianificazione, Ricerca e Sviluppo, ministero della Pubblica istruzione, che rappresenta la Repubblica di Liberia. Il “Pitagora Mundus” è un programma internazionale di scambio di studenti, ideato dall’Iscapi, che coinvolge diversi Comuni della Regione Calabria, nel quadro delle politiche di sviluppo e cooperazione con i Paesi del bacino del Mediterraneo, fortemente voluto dal presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, e realizzato in collaborazione con l’assessore alla Cultura, Mario Caligiuri, e l’ufficio scolastico regionale. Il contenuto accademico è progettato per gli adolescenti di età compresa tra 14 e 18 anni, che saranno assunti nei loro paesi d’origine sulla base del merito accademico. In particolare, la cooperazione con la Repubblica della Liberia, sarà attuata presso il Comune di Scigliano, dove 20 studenti liberiani saranno iscritti presso l’Istituto omnicomprensivo di BianchiScigliano, che ha come settore di studio l’agricoltura e lo sviluppo rurale. Attraverso il programma “Pitagora Mundus”, gli studenti liberiani saranno esposti ad altre forme di vita, una nuova lingua e cultura. Saranno ambasciatori per il loro paese, condividendo le informazioni sulla loro cultura e sulle tradizioni, contribuendo così alla diffusione della loro realtà ed alla promozione della loro storia, ottenendo l’avvicinamento tra le nazioni. Durante l’incontro ufficiale, Ann-Dora Gbormie, ha visitato le infrastrutture dell’Istituto, l’azienda vitivinicola, le aule di informatica ed i laboratori di chimica, nonché i dormitori dove saranno ospitati i 20 studenti liberiani una volta arrivati a Scigliano, per l’inizio dell’anno scolastico, il prossimo settembre. Con la speranza di un grande livello di impegno, è stato concordato dai partner coinvolti, il calendario della progettazione, al fine di procedere alla cooperazione e attuazione del Programma “Pitagora Mundus”.

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Narrativa Caratteri, aforismi, minitesti

Maria teme la solitudine di Giuseppe Aprile

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Tentazioni ideologiche frantumano la linearità dell’essere. Inquietudini di una vita che si rinnega sempre più drasticamente. Stravince il boato del nulla che si riversa sul colle delle pulsazioni dentro la memoria altrui. L’uomo in tempesta permanente evoca spettri di antiche tragedie e guarda spaventato l’evolversi del tempo oramai nemico. Per dove?

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Non è detto che il lavoro, compiendosi sotto la spinta del bisogno e della coscienza del valore, sia sempre amato e trovi l’uomo impreparato a rendersi conto di cosa sia. Mille testimonianze, su mille presenze, non confermano sempre un valore. Possono anticipare una burrascosa valenza.

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È prepotente. Ci tiene e gode nell’esserlo. Ha ridotto la moglie ed i figli al suo volere. Questi, più sono comandati e più lo venerano perché lo ritengono importante. La sua autorità apparisce, ai loro occhi, grandezza.

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«Non posso lamentarmi di mio marito. Non mi fa mancare niente in casa. Porta mangiare a non finire, mi compra i vestiti più costosi, ai figli fornisce ogni tipo di giocattolo, ci dà soldi quanto vogliamo» dice Maria. E intanto continua a fare la schiava. Una schiava ben pagata e ben vestita, ma contenta evidentemente. Ha mai conosciuto altro?

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È una ragazza che passa le sue giornate senza far niente. Non aiuta la madre nei massacranti lavori di casa, non studia, fuma sigarette dalla mattina alla sera, di nascosto da suo padre. Mangia come un maiale. Mangiando fuori degli orari di pasto, impiega tempo libero. Non accetta consigli, non crede nella discussione come confronto con le idee e le esperienze degli altri. Invece di preoccuparsi di maturare e di crescere, si chiude in una sorta di orgoglio personale credendosi appartenente ad una famiglia di antichi signori del paese e non s’accorge che passano gli anni e vale sempre di meno, passa il tempo e si abbrutisce. Troverà un momento per accorgersi di quanto si va riducendo ad un solo ammasso di carne e ossa?

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Carmela vorrebbe diventare giornalista esperta in critica letteraria. Per ora è massacrata da lavoro scolastico e famigliare. Forse spera nel futuro quando le condizioni di famiglia la renderanno più libera e, rispetto al lavoro di scuola, diverrà pensionata. Allora avrà il tempo necessario per specializzarsi. Giura che ce la farà. All’apparenza, non c’è da credere molto. Non è questione di volontà e di possibilità; sa bene che è una questione di vocazione che quando c’è, non si fa fermare da alcun ostacolo.

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La giustizia di questo paese è simile alla tela di un ragno. Il calabrone può passare, il moscerino s’impiglia. Non vi pare? Peppino Dicembre dice che questo avviene non quasi, ma sempre. E sostiene che volutamente chi ha fatto le leggi, in questo paese le ha fatte per interesse di qualcuno; non certo della difesa del bene comune e la tranquillità degli uomini.

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Lo sciocco ha mille certezze, il saggio nemmeno una. La certezza spesso è figlia della superficialità. Maria teme sopratutto la solitudine.

«Non posso lamentarmi di mio marito Non mi fa mancare niente in casa. Porta da mangiare mi compra i vestiti e ai figli fornisce ogni tipo di giocattolo» E intanto continua a fare la schiava...

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La Politica doveva essere una quasi scienza del costruire una società a misura di uomini e donne. È diventata bivacco dei disonesti e mercato dell’intrallazzo.

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Non emergi in una professione o in un mestiere? Mettiti a fare politica. C’è terra per le tue radici. Ti nasceranno averi come la gramigna.

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Insegue sogni spinto dall’impulso per affetto filiale. La sua famiglia è il suo tormento. Il resto del mondo, il terreno delle sue lotte sociali. È questo uno degli esemplari migliori di questa società; se non proprio il migliore.

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Franco e Bonaventura non prendono molto dal loro padre. Essi conducono una vita tranquilla, fuori dalle intemperie dei vecchi tempi, quando un terribile alluvione aveva sconquassato le visceri della montagna, reso inabitabile il caseggiato del loro antico paese e giornate di interminabile pioggia sembravano volersi portare tutto verso la valle scoscesa e profonda un abisso. La generazione del loro padre era stata tormentata da fame e miseria, peggiorata dal più terrificante alluvione della storia del paese, quando tutti gli abitanti, contadini e artigiani, forestali e massaie, pastori e agricoltori proprietari, lasciarono la montagna e le case in dissesto e scivolose verso il basso, per riparare nei paesi di marina dando vita ad una storia di sradicamento dalla propria natura e di avventura, oramai da nullatenenti; nella montagna di acqua, vento e pioggia, e fulmini aveva dovuto lasciare ogni cosa e tentare l’avventura di un mondo diverso da disabituati. Erano questi gli abitanti di Africo. Seguirono, per essi, decenni di lotte per conquistare ogni cosa e rifarsi una vita. Nobile e sacrificata gente!

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Era divorato dalla grande passione per la letteratura meridionale. Aveva deciso di darsi da fare per ovviare all’ingiustizia che si era consumata nella sua nazione per la trascuratezza della cul-


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Narrativa

studentessa, sia pure solerte e tra le prime. I professori avevano passato la vita insegnando ai ragazzi e operando in famiglia. Nessuno aveva sfruttato la vicinanza con i libri per progredire. Imparavano la lezione del giorno che impartivano bene agli alunni. Si dimostravano bravi, preparati, diligenti. Ma alla fine si godevano una vecchiaia che li riportava alla condizione di chi non aveva mai avuto la fortuna di avere a che fare con i libri e la scuola vera. Da pensionati oramai non era rimasto loro che prendere atto che gli studi li avevano preparati per la scuola. Quanto tempo era stato usato relativamente! Lei, ora, pensa alla vita. Sa che la critica letteraria apre le nuove e immense vie del sapere. Fa con molta convinzione. Ancora, però, non si capisce se resta una brava professoressa o ha la vocazione come critica letteraria. Quando è chiamata per qualche conferenza su temi di letteratura, si capisce bene che è ancora e troppo professoressa. Sembra trasferisca in quella sede, termini, toni, sistemi comportamentali propri di come quando insegna nelle aule scolastiche, di fronte al propri allievi.

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l’orto di Micantoni raramente cade la neve. L’inverno rigido è solo sulle alte montagne che si vedono in lontananza verso lo Zomaro e Tre Pizzi. La vetta dell’Aspromonte, invece, è innevata per tutto l’inverno, ma non si vede dall’orto di Micantoni. L’Aspromonte è un monte mitico.

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Pietro di cugino Pasquale non ha mai avuto la manìa di girare il mondo. Gli bastano le sue capre, il suo orto, le montagne su cui pascola le pecore, fa il latte, la ricotta, il formaggio. Le sue mandrie producono molto latte. Con esso e quanto ricava dal lavoro agricolo, gli basta per vivere. La sua è’una vita sana, campagnola, saggia, accanto agli alberi, agli animali suoi, sul boscoso monte Scaparrone e tra le montagne di Avrì, dove soleva girare latitante, il brigante Mugolino che compariva venendo dalla sua S.Stefano d’Aspromonte.

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tura nazionale rispetto a scrittori locali che meritavano una citazione ed una critica per passare nella storia della cultura nazionale al pari dei migliori scrittori nati in Toscana, in Lombardia, in Sicilia, in Piemonte, nel Veneto, nel Lazio. Si buttò a pesce su questo tema ed alla fine gli venne data una certa ragione nel lottare per fare emergere poeti e scrittori della sua terra di Calabria. Ebbe grandi meriti nell’additare scrittori come Mario La Cava, Francesco Perri, Fortunato Seminara, Saverio Montalto e tanti altri ancora , nonché molti poeti, all’attenzione della critica letteraria nazionale. Dei pittori e degli scultori, e dei musicisti, non se ne occupò mai. Limitò la sfera del suo interesse solo alle lettere. Ebbe il merito di far sapere che in Calabria non c’erano stati solo Corrado Alvaro e Tommaso Campanella.

Conversando con gente semplice e genuina, s’impara la semplicità e si diventa educati. Non ho mai studiato. Ho sempre letto. La lettura soltanto m’ha lasciato la mente libera e il cuore rafforzato. Quel che so è quanto ho dimenticato dopo avere letto i libri.

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La sapienza contadina è di valore inestimabile. Cugino Pasquale, diceva: «A me la scuola non ha dato nulla. Tutto quello che so e che faccio l’ho imparato, a mie spese, dalla vita di ogni giorno». Porta sempre con sé della carta di vecchi quaderni per tentare qualche scrittura e fare, come lui dice, racconti e poesie. È dispiaciuto che non sia in grado di scrivere quello che vorrebbe, in buono italiano. «Zappavo dalla mattina alla sera, stavo in campagna, con le pecore e con gli strumenti di lavoro» dice. Altro che scuola!

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Pietro, il figlio di cugino Pasquale, continua l’arte del padre. Pastore, contadino, zappatore, padre di famiglia. E lo fa per onorare il padre a cui è legato da un affetto decisamente senza eguali e perché la vita lo decisamente abituato al mondo della terra, lontano dai rumori della vita moderna. Fa tutto e non ha mai bisogno di niente. Non si lamenta mai di nulla. È questa la vita saggia della gente di terra. Per i suoi figli non prevede far cambiare strada futura. Molti figli immersi nella vita “moderna” di oggi, non seguono per nulla i genitori e la loro indole. Se ne fregano addirittura. Hanno una vita tutta loro e per nulla legata a tradizioni e ad insegnamenti di famiglia. Non è escluso che non abbino tutti i torti.

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Carmela insegna e sa che la scuola è solo un momento della vita. Fa con scrupolo il suo mestiere di insegnante e dice che non vuole fare la fine dei professori dei suoi tempi, di quando era

Lo sciocco ha mille certezze, il saggio nemmeno una La certezza spesso è figlia della superficialità

Scrissi i miei primi articoli di giornale in tenera età, marinavo la scuola (l’Istituto magistrale “G. Mazzini” di Locri) per due ragioni. Per giocare al pallone, in uno spiazzo accanto allo stadio comunale della locale squadra di calcio che allora militava in quarta serie, con i miei compagni che non volevano studiare e venivano a scuola per fare contenti i genitori e per recarmi a cercare notizie di cronaca, per come volavano i giornali, alla Corte di Assise di Locri e fare la cronaca giudiziaria per Il Tempo di Roma, avendo capito la mia indole di futuro giornalista. È da allora che una grande passione per la scrittura s’è impadronita di me e mi ha seguito fino ai nostri giorni e non finirà mai, nonostante il mio impegno principale di dirigente sindacale da cui ho tratto quasi tutti gli argomenti delle mie scritture. Non posso dimenticare mai Gianni Bagett Bozzo quando una sera, a cena da un ristorante reggino di ritorno con la mia auto da Roccella Jonica dove ci eravamo incontrati con i comune amico, senatore Sisinio Zito, a me che cercavo di fargli capire che per la narrativa avrei lasciato anche il sindacato, mi ha detto una saggia verità. «Continua le tue battaglie sindacali e per i lavoratori. È una nobile cosa e scrivi proprio per questo. È questa la scuola della tua vita. Non commettere l’errore di rinunciare. Finiresti per non scrivere niente». Per tutto il resto della mia vita, ho portato il ricordo di questo saggio consiglio nella mia mente. Non ho mai lasciato il sindacato, non ho mai lasciato la scrittura, ho evitato di perdere tempo con la politica praticata in prima persona perchè sapevo che facendo il deputato al parlamento, avrei sprecato il mio tempo utilizzabile al meglio con l’arte della narrativa. Ho sempre pensato che vale mille volte più scrivere un romanzo, riuscire come scrittore che una vita da deputato o anche da uomo di governo!

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L’uomo moralmente sano, ama la propria condizione; la propria indole.

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Pillole di fede

“Seminando” buone idee imprenditoriali

A Vadue di Carolei convegno/dibattito dal titolo "Giovani e lavoro: risorse e opportunità" Ne parliamo con Gaetano De Luca della parrocchia di San Luca Evangelista

di Lucia De Cicco

Gaetano De Luca della parrocchia di San Luca Evangelista, frazione di Vadue di Carolei, nel Cosentino, responsabile dell’Azione cattolica parrocchiale e con incarico diocesano di amministratore dell’Azione cattolica. Ci ha introdotto ad una iniziativa che si è svolta nei giorni scorsi nel Parco storico di Vadue di Carolei, dove sorge l’antico Palazzo Civitella e la suggestiva chiesa della Madonna del Carmine, con un bellissimo ninfeo del secolo XVIII. Il convegno/dibattito sulla crisi del lavoro giovanile dal titolo “Giovani e lavoro: risorse e opportunità”, è stato moderato dall’animatore di comunità uscente del Progetto Policoro, Adam Ruffolo, con i saluti e contributi del parroco di Vadue, don Franco Iaconetti, e il sindaco Franco Greco. Sono intervenuti il presidente dell’Azione cattolica diocesana di Cosenza, Nicola Gaudio; Federico Bria segretario generale della Bcc Mediocrati; con l’ntroduzione di Katia Lombardo, docente dell’istituto “A. Monaco” di Cosenza; conGaetano De Luca tributi e testimonianze di Paolo Sessa, presidente della cooperativa agricola “Le Georgiche” Nella foto sopra di Marano principato e Lucia un momento Moretti, presidente di dell’incontro “Goodwill”, la Città delle idee, cui è seguita una serata d’intrattenimento musicale con il gruppo Gli Eta band. Evento patrocinato dall’amministrazione comunale di Carolei, e organizzato in collaborazione con il Progetto Policoro, il Meeting dei giovani, e l’Azione cattolica diocesana di CosenzaBisignano. Un’iniziativa inserita nella “Estate caroleana 2013”, che ha voluto abbinare, oltre alla festa e allo stare insieme, un

Promuovere tutte quelle iniziative, che la Curia nelle direttive Cei offre a favore dei giovani che vogliono fare impresa In tutto questo contesto sociale dove la disperazione delle persone che perdono il lavoro è notizia del giorno si vuole dare un taglio di speranza che sia cristiano

qualcosa di concreto: per cui si è puntata l’attenzione sui giovani, dando segni di speranza. Le cose che in concreto sono emerse sono: una presa di posizione più vera che provenga dal basso senza aspettarsi interventi calati, ma interloquendo con i responsabili della politica locale; una maggiore attenzione a ciò che il territorio predispone, le cosiddette vocazioni, anche se provenienti da chi è nudo di esperienza, in queste direzioni; una maggiore creatività e innovazione delle produzioni già esistenti, con una maggiore propensione a reinventarsi affrontando il rischio. Una maggiore richiesta di finanziamenti per progetti imprenditoriali, che guardino al territorio, che siano delle buone idee e che assicurino un garante morale, che segua il giovane imprenditore nel fare impresa e immettendolo nel meccanismo della rete di relazioni sociali e d economiche. Uno di questi progetti finanziati fino a 15mila euro dalla Bcc e voluto dalla curia ed è “il Seminatore”. In concreto, Gaetano De Luca, che cosa state pensando di fare con questa iniziativa? Promuovere tutte quelle iniziative che, con la collaborazione del Progetto Policoro, la Curia nelle direttive Cei offre a favore dei giovani che vogliono fare impresa. In tutto questo contesto sociale dove la disperazione delle persone che perdono il lavoro è notizia del giorno, noi vogliamo dare un taglio di speranza che sia cristiano. Tanti partecipanti, dell’Azione cattolica, del mondo dell’imprenditoria, della scuola e del mondo bancario... Sì, la presenza di Federico Bria, segretario generale della Bcc, si spiega poiché la curia collabora con la banca in alcuni finanziamenti diretti a chi vuole fare impresa. L’Azione cattolica è da sempre accanto ai giovani con segnali di speranza e positività. Essa, vivendo nel territorio è a contatto con le parrocchie e con lo sguardo al futuro delle nuove generazioni. L’Azione cattolica non può non prendersi carico responsabilmente dei giovani. A livello dell’amministrazione comunale, in particolare, si è attivato oltre il Sindaco Greco anche l’Assessorato alla Pubblica Istruzione e i servizi sociali del Comune. Il progetto Policoro, i rappresentati di due realtà imprenditoriali, che ce l’hanno fatta e poi la scuola cosa può dare e cosa in effetti dona ai giovani in termini concreti. Circolo parrocchiale “Culturale sportivo San Luca Evangelista”. Di che cosa vi occupate? Di tante manifestazioni culturali e sportive. Nel direttivo siamo in sei e poi ci sono tutti i ragazzi che fanno le attività sportive e i tornei promossi dal Csi. In parrocchia sono attivate scuole di arti marziali e scuole di danza. Abbiamo pensato anche ad una scuola di richiamo e cucito. E sono tante le attività che cercano di coinvolgere il territorio e i giovani a 360°.


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Frequenze rosa Gabriella Dragani, in arte Be Equal, è una delle foniche di Radio Ciroma, emittente radiofonica cosentina

Tra radio e progettazione europea di Lucia De Cicco

Gabriella Dragani, in arte Be Equal, è una delle foniche di Radio Ciroma, emittente radiofonica cosentina, che si trova nel centro storico in Piazza Parrasio, e per una rubrica “Pazze per la radio” in collaborazione di altre donne del mondo del sociale. Inizialmente progettista del progetto, con Gisella Florio e Umberto Nigro, che ha vinto il bando per Fondazione per il Sud e che si chiamava “Pazzi per la radio”, in seguito alla fine del progetto, l’idea che è molto piaciuta si è evoluta portandola avanti nel tempo e con la messa in gioco di lei stessa come fonico. Accettando la sfida Gabriella dona una mano, come lei stessa dice a che la trasmissione da un’ora che durava ora si protragga per due ore il sabato mattina dalle 11,30 alle 13,30 sulla frequenza 105.700. Perché di questa idea sociale della comunicazione? Perché ci siamo messe in gioco, proprio, poi, di sabato mattina, togliendo spazio alle famiglie. Interessante il discorso che è quello della comunicazione sociale e non ci fissiamo sugli aspetti dell’attualità, ma soprattutto, sulla questione del territorio e di come possiamo migliorarlo, con il grado di vita, e nella prossimità. Una comunicazione di tipo sociale, che vogliamo affermare tutte noi che partecipiamo al programma e che ci fa credere che se una farfalla batte le ali di certo dall’altra parte del mondo ci sarà una modifica. Una visione iniziale, che si è ampliata nella fase successiva, utilizzando tanti discorsi di presentazione di libri e passando dalle semplici news all’associazionismo, perché ci siamo rese conto che il territorio ha tanto da offrire e che il buono difficilmente risalta nei media ufficiali. Quando cade, un albero fa rumore ma se cresce un bosco no, è una banalità, ma è anche vero però. Che cosa pensate di promuovere del territorio attraverso lo strumento della radio sociale? Nel territorio si muove tanto, belle idee che si svilupperanno in forma di volontariato in futuro e proprio in un momento in cui non ci sono fondi di nessun tipo. I comuni non finanziano i progetti, non assegnano sedi e non si sostiene il welfare. E allora il volontariato diventa l’unico mezzo, che mette di propria tasca i contributi necessari e si deve dire che molte spese non sono neppure ammortizzabili, come quelle che riguardano gli spostamenti, per non considerare il tempo che si spende. Eppure ci sono tante realtà che non sono conosciute e che lavorano in silenzio e altre che lentamente sono cresciute facendo la storia della Città Bruzia, mi viene in mente la Ganmarco De Maria. Che cosa di positivo vede in queste attività, che si svolgono, mi sembra di capire tutte in forma di volontariato? Io faccio parte di due gruppi in questo momento come studente e come docente. Scrittura creativa, e progettazione sociale e qui due persone, che frequentano i due gruppi differenti, nella vita fanno parte di una precisa associazione. Come si nota il mondo del volontariato consiste e crede fortemente nelle reti e nell’arricchimento che da esse deriva. Descriva la sua esperienza come docente... Mi occupo di progettazione sociale, perché ci siamo resi conto che tante associazioni nel territorio Cosentino, esterne proprio all’area urbana, e che hanno delle menti ottime al loro interno, non hanno

“Pazze per la radio” una rubrica in collaborazione con altre donne del mondo del sociale

mai preso in mano un progetto, sviluppato e partecipato a un bando. Pur avendo le capacità, non sono convogliate e organizzate per rispondere a bandi idonei, privati o pubblici, che destinano fondi sulle idee progettuali. In ottobre partirà il secondo corso di questo tipo e per gli assistenti sociali sono previsti anche diciotto crediti formativi per il loro corso di studi. Credo nell’apprendimento permanete, le cose cambiano e il confronto è necessario. Programmi futuri? L’idea, se riesco a trovare fondi, è quella di partire per Bruxelles e seguire un seminario formativo sulla progettazione europea che è quella che maggiormente m’interessa, adesso aspettiamo un poco di bandi, che abbiamo inviato all’Ue e speriamo che ci arrivino risposte. Che cosa pensi del nostro essere rimasti indietro nella lingua più usata che è l’inglese? Penso che conoscere le lingue è indispensabile, soprattutto l’inglese. Leggevo tuttavia, di come il nostro modo di esprimerci a gesti stia diventando un linguaggio universale, sempre di più da imitare ed è vero, perché alcuni gesti, molto italiani, sono ormai diventati cosmopoliti, come il segno di volere pranzare. Penso, però che, ci si debba vivere in un posto per imparare bene la lingua del luogo, perché sei forzato a parlare e quindi ti adatti prima.

Testimoni di Geova a Vibo

Dalla Bibbia la Verità Nel fine settimana del 13-14 luglio circa 4.000 delegati provenienti dalle provincie di Cosenza e Catanzaro assisteranno a Francavilla Angitola (Vv) all’ultima della serie di assemblee estive indette dai testimoni di Geova dal tema: “La Parola di Dio è verità”. A questo scopo i Testimoni hanno distribuito uno speciale invito alla cittadinanza illustrando alcuni punti salienti del congresso. Per consultare il programma completo e vedere un video sulle nostre assemblee, si può visitare il nostro sito ufficiale www.jw.org. Il tema del congresso si basa sulle parole di Gesù riportate nel vangelo di Giovanni 17:17, in cui lo stesso Figlio di Dio affermò, parlando della Bibbia, che la ‘Parola di Dio è verità’. Uno dei momenti clou del programma sarà il discorso intitolato “Che cos’è la verità?”, che verrà pronunciato domenica alle ore 11:10 e che spiegherà perché possiamo avere fiducia nella Bibbia. Inoltre sarà inscenata, domenica alle ore 13:40, una rappresentazione dal vivo ispirata a episodi biblici che trasmetterà un messaggio di forte attualità: “Prepariamo il cuore per le prove che ci attendono”. I testimoni di Geova invitano tutti ad assistere all’assemblea. Le sessioni del programma avranno inizio alle 9:20 del mattino e termineranno sabato alle 16:50 e domenica alle 15:35. L’ingresso è libero.

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Voce ai giovani