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Anche questa estate il territorio dei 5 Reali Siti, in particolare Orta Nova, ha avuto il suo spazio sulle pagine di cronaca di tutti i giornali nazionali, a proposito delle condizioni di vita degli immigrati che lavorano nelle campagne. Questa vicenda di cronaca mette in luce un aspetto importante dell’attuale conflitto capitale lavoro. Qualche estate fa, nell’ambito della Festa dell’Emigrante organizzammo un interessante convegno su questo argomento dove fu ribadito il concetto che sul territorio dei 5 Reali Siti, ma anche su tutto il Meridione la presenza di immigrati, con o senza permesso di soggiorno, è fondamentale per il mantenimento del circuito economico agricolo, e non perché, come vorrebbe qualcuno, nessuno sarebbe più disposto a svolgere il lavoro nei campi, ma semplicemente perché il costo delle loro braccia è talmente basso che questo resta l’unico espediente che le aziende agricole hanno per garantirsi un guadagno e non lasciare tutto il valore aggiunto al settore commerciale. Il comparto Agricoltura nella nostra provincia soffre di forti carenze strutturali e la crisi economica di questo periodo aggrava una situazione già di per se stessa drammatica. Se non si affronta la questione del ruolo che la produzione agricola nel territorio dei 5 Reali Siti e dell’intera Capitanata ha nell’ambito dell’economia italiana, si rischia di attribuire non solo il caso estivo di Orta Nova, ma l’intera situazione lavorativa degli immigrati in Capitanata e il

razzismo che l’affianca, o ad un gruppo più o meno ristretto di persone “maleducate”, alla società multietnica, o alla presenza della fatidica criminalità organizzata, considerata non come una forza economica perfettamente integrata nel sistema produttivo locale, bensì come un’entità chiusa ed estranea al “normale” funzionamento del circuito economico e per questo riconoscibile e attaccabile. Ribadito il concetto della necessità di questa manodopera non possiamo lasciarla al mondo di sfruttamento sul luogo di lavoro, di miseria nella vita quotidiana, e di segregazione nella vita sociale. Nella mas-

serie occupate spesso non c`è elettricità, né ci sono bagni, spesso debbono percorrere chilometri a piedi con le taniche sulle spalle per procurarsi l’acqua. Due ottime proposte sono nate in questi ultimi anni a Foggia e Cerignola con la realizzazione degli Alberghi Diffusi, il modo vero di fare accoglienza, nel contempo di promuovere l’integrazione dei migranti che arrivano in provincia di Foggia per lavorare. Qualcosa è finalmente in itere anche ad Orta Nova, l’assessore regionale al lavoro e Welfare Elena Gentile, in un incontro a Palazzo di Città ha annunciato che ci sono tutte le condizioni, all’interno delle previsioni finanziarie e normative del Piano Sociale di Zona, per realizzare anche ad Orta Nova un albergo diffuso per migranti: una struttura per l’accoglienza dei lavoratori sul modello di quelle già attivate a Foggia e Cerignola, a questa promessa la giunta Calvio si sta impegnando a presentare qualche progetto. Sicuramente la prossima campagna agricola estiva del 2012 per questi braccianti avrà una prospettiva nuova all’insegna del rispetto della dignità, ma anche nella pacifica integrazione e convivenza. Tutto questo non darà un nuovo volto alla città di Orta Nova, ma riproporrà il vero volto quello che ha nel suo humus natale della convivenza e della integrazione, quella materializzatasi con i primi matrimoni misti marocchiniortesi.


L’attuale crisi economica è simile a quella del 1929 che ha dato origine alla lunga e “grande depressione”. Anche allora è stata costruita dalla cricca bancaria-monetaria imprimendo sul mercato prima una forte circolazione monetaria, con grandi aperture di credito a basso costo per: mutui, anticipazioni d’ogni tipo, per acquisto di titoli, azioni, derivati, ed altro. La corsa generalizzata all’indebitamento si velocizzò poiché la rendita predisposta sugli investimenti era superiore ai tassi pretesi per le anticipazioni. Successivamente, esattamente come oggi, venne ridotta drasticamente la circolazione monetaria mediante il violento ritiro degli affidamenti poco prima facilmente concessi. La conseguente violentissima deflazione attanagliò tutto il mercato; la massa monetaria si contrasse del 30%: il prodotto interno lordo americano cadde in termini reali del 29%, la disoccupazione salì di oltre il 25%, con conseguenti fallimenti a catena di banche ordinarie, imprese, aziende e società d’ogni tipo, non solo sul mercato americano, ma anche su buona parte del mondo. Anche allora, esattamente come è accaduto oggi, l’apparato politico, su occulta strategia della cricca monetaria, convinse di curare i cracks debitori-speculativi spingendo gli Stati, i quali prima si dovevano indebitarsi con le banche centrali, a garantire credito e liquidità alle banche ordinarie nella speranza che queste a loro volta favorissero investimenti a sostegno della produzione e dei consumi interni (allora come oggi, con questa ricorrente tecnica, gli unici a trarne profitto sono state e sono solamente le banche centrali). Attualmente ci troviamo nel bel mezzo della crisi economica la quale nonostante la frenetica attività posta in essere per minimizzarla e tutte le riassicurazioni diffuse dagli ambienti politici ed economici, con le terapie in atto ed ancor peggio con quelle preannunciate, non sarà ne breve ne lieve. Questa crisi proprio per come è stata realizzata, è dovuta essenzialmente alla drastica riduzione della circolazione monetaria sull'intero mercato, la qual cosa ha avvizzito la liquidità alle aziende ed imprenditori, che ha ridotto l'occupazione, che ha ridotto il reddito alle famiglie, che sta riducendo i consumi e per logica conseguenza il gettito fiscale. Al di là di tutte le chiacchiere, delle previsioni e delle ipotizzate manovre, si esce dalla crisi solo se si riesce a rilanciare la ripresa economica ed occupazionale dell'intero Paese. Non occorre essere grandi economisti per proporre il taglio delle spese e degli “Enti inutili”, basta solo il normale buon senso, anche se ultimamente pare essere anch'esso, congiuntamente alla liquidità, ingrediente alquanto raro. Qualche dubbio affiora quando si ipotizza di utilizzare il previsto maggior introito fiscale per destinarlo ai banchieri, poiché si agisce nella direzione contraria a quella necessaria per la ripresa della occu-

pazione che risulta intimamente connessa a quella dei consumi. Sottrarre ulteriore liquidità dal mercato sia con la minore spesa che con l'aumento del prelevamento impositivo, per far confluire il tutto alla cricca bancariamonetaria, si ottiene lo stesso risultato di quando si sottopone l'anemico alla terapia dei salassi giornalieri. Pensare di ridurre il pseudo debito pubblico, formatosi in gran parte con l'attuale perverso sistema di monetizzazione del mercato, è follia pura simile a quella dei grandi economisti che sino a pochi giorni prima dello scoppio della crisi rassicuravano che tutto procedeva per il meglio in nome del liberalismo e nel solco del libero mercato. Di fatto, come è stato ampiamente dimostrato, attualmente l'emissione monetaria avviene con l'accensione del debito pubblico corrispondente, pertanto la follia consiste proprio nel ritenere di poter estinguere un debito con una provvista generata da un altro debito; si rasenta il delirio se si considera che al momento dell'emissione monetaria viene emessa la moneta corrispondente all'importo, ma non quella corrispondente agli interessi pretesi, ragion per cui il pagamento potrà avvenire solamente con l'appropriazione da parte della cricca monetaria dei beni del debitore, sia esso pubblico o privato. La liquidità sottratta al mercato con le manovre delle finanziarie, se si vuole scongiurare lo strangolamento dovuto dalla deflazione prodotta, deve essere riemessa sul mercato, la qual cosa provoca ulteriore incremento del debito. A riprova di quanto affermato basta osservare ciò che accade quo-

tidianamente: il debito pubblico a dispetto di tutti gli strombazzamenti continua imperterrito a crescere, mentre proprietà e beni privati e pubblici, quest'ultimi dietro l'innocente dizione della privatizzazione, passano di mano e finiscono alla cricca bancariamonetaria. Riteniamo giunto il momento di porre fine a questa nefasta sceneggiata, lo Stato deve smettere d'indebitarsi per monetizzare il mercato o per pagare i sui debiti i cui titoli vengono quotati dalle società di reting quotate in borsa orbitanti intorno al sistema bancario-monetario. Se i titoli di debito dello Stato sono buoni e valgono, al punto da essere accettati e scontati dagli avvedutissimi banchieri privati, debbono valere anche i titoli monetari, emessi dallo Stato, come abbiamo dimostrato di saper fare per oltre cento anni. Questo è l'unico modo serio e duraturo per uscire dalla crisi economica, lo Stato in nome e per conto dei cittadini deve riappropriarsi della funzione monetaria, battere moneta in proprio, senza pertanto generare nuovo debito al momento dell'emissione, acquisirla per titolo originale incamerandone il signoraggio attualmente carpito dalla Banca Centrale, utilizzandola per realizzare opere ed investimenti, e quindi occupazione, di pubblica utilità. Per riequilibrare il rapporto tra il sistema produttivo e quello creditizio, occorre ripristinare il divieto prima esistente nella vecchia legge bancaria nei confronti delle banche ordinarie, fondazioni e finanziarie collaterali di possedere quote di partecipazione di qualunque attività produttiva.


Orta Nova - La Regione assegna 400.000 euro per la realizzazione di un’infrastruttura sociale Il patrimonio di infrastrutture sociali del Comune di Orta Nova sarà arricchito con l’utilizzo dei fondi, 400.000 euro, ottenuti dalla Regione Puglia all’interno della programmazione dell’ambito del Piano Sociale di Zona. La formalizzazione dell’assegnazione del finanziamento (inserito nella programmazione del P.O. FESR 2007-2013 - Asse III - Misura 3.2 - Azione 3.2.1) è avvenuta ieri, presso l’assessorato regionale al Lavoro e Welfare, alla presenza dei sindaci dei Comuni dell’ATO e dell’assessore Elena Gentile. “Abbiamo poco meno di 2 anni per progettare e realizzare un’infrastruttura destinata a migliorare la qualità della vita di gente che soffre un disagio o una marginalità sociale”, afferma la sindaco, Iaia Calvio “e dobbiamo compiere ogni sforzo per individuare la soluzione più efficace e rispondente alle effettive esigenze comunitaria, anche attivando forme di concertazione sociale che promuovano il protagonismo del terzo settore. Ancor più considerando gli effetti nefasti che avrà la manovra finanziaria sul nostro già azzoppato Comune”, conclude la sindaco “abbiamo il dovere di sfruttare nel migliore dei modi possibili l’opportunità offertaci dalla sinergia istituzionale e operativa con la Regione Puglia”. Albergo diffuso il Comune presenta un progetto La scoperta di una baraccopoli di immigrati nelle campagne di Orta Nova ha riproposto la necessità sul territorio di una struttura per l’accoglienza dei lavoratori extracomunitari. In un incontro nell’aula consiliare di Palazzo di Città, con la partecipazione dei rappresentanti dei comuni di Carapelle e Stornara e della organizzazione Cgil, Cia, Coldiretti, Ispettorato dell’Agricoltura e dell’associazione “Noi altri” con l’intervento della giunta, dei consiglieri comunali e dell’assessore regionale al Lavoro Elena Gentile. “Ci sono tutte le condizioni, all’interno delle previsioni finanziarie e normative del Piano Sociale di Zona, per realizzare anche ad Orta Nova un albergo diffuso per migranti: una struttura per l’accoglienza dei lavoratori sul modello di quelle già attivate a Foggia e Cerignola”, così l’assessore regionale al Lavoro e Welfare ha assicurato il suo intervento. Mentre il sindaco Calvio ha evidenziato che per “prevenire e contrastare lo sfruttamento bracciantile e favorire la costruzioni di condizioni di contesto tali da garantire il rispetto della dignità e la pacifica integrazione e convivenza”. Orta Nova: Appalto rifiuti Annese chiede una commissione di indagine Lorenzo Annese, capo gruppo dei “Riformisti”, ha presentato all’esame del consiglio comunale un ordine del giorno per la

costituzione di una Commissione speciale di indagine sull’appalto del servizio di raccolta e trasporto dei R.S.U., affidato alla Sia srl di Cerignola, nonché sullo smaltimento degli stessi nella discarica consortile del Consorzio Ato.Fg/4. Questo all’indomani dell’approvazione del bilancio di previsione dell’esercizio finanziario 2011. Un bilancio tutto in rosso, secondo l’esponente riformista, a tal proposito è stato presentato da parte dei riformisti ortesi un dossier dei bilanci comunali. L’indebitamento è a caduta libera con riduzione delle entrare e con il forte aumento dei costi della Tarsu, quindi con una importante tassazione della stessa da far pagare ai cittadini per il riequilibrio dei conti, e sempre dall’analisi dell’esponente riformista, per un servizio inadeguato e carente sotto tutti gli aspetti. I Centonobel in cantina La nuova amministrazione comunale ortese ignora la manifestazione Centonobel, l’evento che premiava i ragazzi che avevano conseguito la maturità con il massimo della votazione finale. Il grido viene lanciato dall’ex consigliere comunale Nicola Di Stasio promotore dell’iniziativa: “Che alcuni operatori culturali ortesi impegnati attivamente nel territorio di Orta Nova, avessero delle perplessità in merito all’attività di ausilio e programmazione dell’amministrazione Calvio fosse una questione appurata da tempo, non sembra stupire, ma a rimetterci in ogni caso sia sempre il settore culturale, non è di certo qualcosa che fa onore. Mi auguro che il primo cittadino ed i suoi collaboratori, ripropongano la manifestazione in questione e non si facciano condizionare da inutili e sterili prese di posizione di carattere politico”. Comunicato ai lettori Abbiamo in programmazione alcune pagine di servizio: Lettere al Sindaco e Le Storie. I lettori dei 5 Reali Siti che vogliono rivolgere domande ai sindaci dei rispettivi comuni possono rivolgersi alla nostra redazione, nell’apposita rubrica sarà pubblica la lettera con la relativa risposta. Inoltre chi vuol raccontarci delle storie vissute può inviarci il materiale che sarà debitamente pubblicato. Orta Nova: storia di misera all’ombra del Comune Ci sono persone che vivono come ombre, tra l’indifferenza della gente e le angherie di giovani bulli. Nella nostra città da oltre quaranta giorni Giuseppe Voltarella, settatrenne nativo di Cerignola, ma da 12 anni residente ad Orta Nova, dorme in piazza P. Nenni all’ombra del Municipio. La sua è una triste storia: fino a tre anni fa viveva con la moglie al civico 8 di un terraneo di via Tripoli. Una vita di stenti con una misera pensione di invalidità di 400 euro ed un fitto dello stesso

importo. Una prospettiva economica difficile da sostenere. La situazione precipita con la malattia grave della moglie che è costretta a trovare ospitalità in casa della figlia. Giuseppe resta solo in casa, sopraggiunge qualche mese fa lo sfratto, così è costretto a trovare asilo in piazza, nella piazza di incontro degli ortesi, a due passi dalla sede comunale, e qui ad accoglierlo è la calura estiva ed un pasto al giorno che la Caritas gli offre. La piazza è la sua casa, senza acqua, senza letto, senza un minimo ed indispensabile arredamento, per tetto il cielo. A notare la sua presenza sono dei balordi giovani che con spasmodica cattiveria riversano sul povero Giuseppe le loro angherie, sotto lo sguardo indifferente della gente. Da queste colonne vogliamo dare un taglio alla indifferenza e stimolare la solidarietà, ci rivolgiamo a tutti gli ortesi di cuore e di buona volontà, in particolar modo agli amministratori di Palazzo di Città e alle parrocchie: Giuseppe Voltarella è uno di noi che ha bisogno di un aiuto immediato, la situazione di salute è critica, deve sottoporsi ad un nuovo intervento al cuore e sta vivendo uno stato di depressione. Diamo un calcio all’indifferenza e dimostriamo la massima solidarietà per Giuseppe procurandogli un tetto dove poter vivere degnamente da cittadino ortese e poi facciamoci tutti un regalo: adottiamolo! Incontrandolo provate a scambiare qualche parola, rendere felice lui e sarete più felici voi. Auguri A Renato Marco Festa auguri da papà Franco e mamma Francesca e dai nonni Di Pietro e Festa. Lutto È venuto a mancare agli affetti dei suo cari, a Taranto, il dott. Quintino Torraco. L’editore Annito Di Pietro e la redazione tutta si unisce al dolore della moglie, dei figli e dei parenti tutti. *** Munito dei conforti religiosi ha lasciato questa vita terrena Antonio Zicolillo. Al dolore della moglie e dei fratelli Nino e Rino si stringono l’editore Annito Di Pietro e l’intera redazione.


Si è svolto lo scorso mese a Stornarella una interessantissima manifestazione gastronomica: “Degustazioni con musica”, l’iniziativa è stata promossa dal frantoio dei fratelli Manzi, per promuovere la loro produzione oliairianel corso della serata il poeta Savino Luce ha declamato la poesia in dialetto stornarellese “L’arve d’aluive”. I fratelli Nunzio e Francesco Manzi provengono da una famiglia di imprenditori nel campo agroalimentare, da alcuni anni hanno diversificato la loro attività creando un frantoio ad alta tecnologia, dove oltre ad essere al servizio della collettività stornarellesa producono un ottimo olio aromatizzato, ben quindici sono le spezie che arricchiscono la produzione. Quindi olio al limone, al peperone verde, al peperone rosso, all’aglio, alla cipolla, al porro, all’alloro, al prezzemolo, alla rucola, al rosmarino, al finocchio, al carciofo e perfino all’arancio. Una produzione di ben 10 quintali che varcano i confini di Stornarella per il territorio nazionale con particolare riferimento alla città di Brescia. Ad oggi l’azienda conferma l’elevatissimo standard di produzione ormai raggiunto da alcuni anni con quest’olio extravergine di oliva prevalentemente ottenuto da coltivazione di olive Coratine. La lavorazione delle olive nel frantoio dei fratelli Manzi è molto accurata. Dopo il lavaggio con acqua potabile per provvedere alla eliminazione di eventuali residui, polverosi, foglie ecc... si passa alla frangitura dove le olive vengono sbiriciolate con il nocciolo ottenendo la “pasta di olive” che sprigiona un profumo intenso e piacevole.

La suddetta pasta viene depositata automaticamente e racchiusa ermeticamente in vasche di acciaio inox per alimenti per poi passare alla fase di Gramolatura che consiste nella mescolazione dolce e continua della pasta di olive per un preciso tempo che viene determinato dall'esperienza del frantoiano e dal tipo di coltivazione. Questo processo viene svolto in maniera perfetta, in quanto la corretta gramolatura favorisce uniformità delle gocce di olio indispensabile per fase di Spremitura e la resa in olio. La Spremitura avviene nella separazione attraverso il diverso Peso Specifico dei tre componenti della pasta ossia: acqua di vegetazione, l’olio d'oliva e la cosiddetta “sansa vergine” le prime due sostanze vengono filtrate in un vibratore e distinte in due diversi contenitori, mentre la "sansa vergine"generalmente umida e untuosa viene trasportata verso l'esterno dell'edificio per mezzo delle coclee, in seguito va a finire presso grandi Sansifici che la trasformano in olio di Sansa, il prodotto finito della “sansa vergine” viene chiamato “sansa esausta” materia combustibile che viene utilizzata nelle centrali termoelettriche del Nord Europa o comunemente utilizzata per riscaldare abitazioni o edifici. A questo punto si passa alla separazione, l’olio d'oliva e l’acqua di vegetazione, vengono fatti filtrare nei Separatori Centrifughi, e con lo stesso principio della Centrifugazione, si separa ulteriormente l'olio dalle impurità e sedimenti di olive frante e viene poi inserito nei contenitori di acciaio inox. Infine lo Stoccaggio e la decantazione rigorosamente naturale della durata di due mesi; infine l'olio viene imbottigliato.

L’ULIVO Quanto lavoro / per coltivare un’ulivo! / Esso ci dà l’oro colato / che sul pane / mangiamo. / È albero possente e secolare / ma chi lo coltiva / perde l’entusiasmo di curarlo / perché troppe sono le spese / e minimo il guadagno //. Albero ricco di storia e di passato / che gli antenati nostri / ci hanno tramandato /. Le cime dell’albero della Pace / devono continuare a sventolare; / perciò non è giusto / che tanto ci ha dato / debba essere estirpata //. Savino Luce - Stornarella (FG - Puglia)


Prima di addentrarci sul debito pubblico del Comune di Orta Nova, facciamo una breve premessa su scala nazionale, ovviamente sullo stesso argomento. Il mese di agosto 2011 sarà ricordato come il mese e l’anno più terribile della storia dell’Italia Repubblicana. In questi giorni di grande crisi economica nazionale e internazionale, si dice che il debito pubblico dell’Italia si aggira sui mille e 878 miliardi di Euro, cioè il 120% del PIL, per un debito procapite di ogni cittadino residente in Italia, pari a 31 mila e 300 euro. Crediamo che alcune domande e interrogativi siano obbligati: come si è arrivati a tale colossale cifra? Come si è formato questo enorme debito? Per avere qualche risposta, bisogna far ricorso, seppur brevemente, alla storica nascita dell’Italia unita. Nel mese di marzo 1876 prese l’avvio il cammino del debito pubblico. Il Piemonte si era fortemente indebitato per finanziare le campagne risorgimentali, e una volta fatta l’Italia, una è indivisibile, il Governo dell’epoca dovette approntare anche un enorme programma di investimenti, di costruzione di molte infrastrutture, di numerose nazionalizzazioni, ma nonostante l’accaparramento del Tesoro dell’ex Regno delle due Sicilie, non fu possibile contenere il debito pubblico, e per raggiungere il pareggio di bilancio, fu deciso di imporre la famigerata “tassa sul macinato”, la quale però diede origine a vaste proteste popolari su tutto il territorio nazionale, provocando subito dopo la caduta del Governo di Marco Minghetti (destra storica). Gli succedette il capo della opposizione, Agostino de Pretis (sinistra storica). E con quel Governo, con il governo de Pretis che L’Italia imboccò il cammino del debito, a cui parteciparono tutti gli altri Governi fino ad oggi. Ebbene, fatta questa breve premessa storica, veniamo all’indebitamento del Comune di Orta Nova. L’ultimo bilancio di previsione dell’esercizio finanziario anno 2011 ap-

provato nel mese di luglio scorso 2011, dalla nuova Amministrazione comunale guidata dall’avv. Maria Rosaria Calvio, ha sancito che il comune ha un indebitamento di 13 milioni e 433 mila euro, (circa 26 miliardi di vecchie lire), e un onere finanziario da versare ogni anno per interessi passivi e quote di ammortamento di un milione e 244 mila euro (circa 2 miliardi e 300 milioni di vecchie lire). Molto pesante risulta anche l’incidenza del debito sulle entrate correnti, 197% (massimo consentito il 150%), molto più accentuato è stato nell’anno 2009 con il 296%!!!!!!

Ogni cittadino residente in Orta Nova ha un debito pro-capite di 759 euro, mentre ogni famiglia ha un debito di 2.230 euro. Inoltre per il triennio 2011-2013 molto probabilmente il Comune non rispetterà il saldo dell’obiettivo programmatico per tenere sotto controllo il patto di stabilità. La popolazione Ortese in questi anni è rimasta quasi stagnante, poichè nel 1991 aveva 16.942 abitanti, mentre al 31 dicembre 2010 contava 17.867 abitanti, compreso 697 residenti comunitari: polacchi, rumeni, bulgari, ecc. Inoltre negli ultimi dieci anni sono emigrati altrove, circa 1200 giovani in cerca di lavoro, pari al 10% della popolazione attiva. Il saldo naturale tra nati e morti al 2009 è di appena 48, mentre nel 2002 era di 123.

Come si vede anche le nascite sono diminuite. Ebbene, questa è l’eredità socioeconomica e finanziaria che ha lasciato agli Ortesi la vecchia Amministrazione comunale guidata da Peppino Moscarella! Ma la via Crucis del debito pubblico del comune di Orta Nova è iniziata più o meno negli anni cinquanta. Nel maggio 1952 si svolsero le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale, fu eletta una Giunta di Sinistra con Sindaco, Saverio Zampini, (PSI) insegnante di Scuole Elementari. La società Ortese dell’epoca era composta principalmente di braccianti e di terrazzani, con una modesta presenza di proprietari terrieri, di alcuni valenti professionisti benestanti, di piccoli artigiani, ecc. Il tessuto urbano del Paese era fatiscente, solo Piazza Municipio aveva il pavimento arredato con il basolato vulcanico, mentre le altre strade erano tutte da fare. Le case erano di un solo vano, al massimo due, ed erano illuminate la sera con lumi a petrolio, mentre quella dei terrazzani con nu t’zzon, proveniente dalla fiamma del camino. Cera un’agricoltura povera, con pochi terreni coltivati a vite con il metodo “a spalliera”, e pochi oliveti. Inoltre cerano pochissimi servizi a disposizione di cittadini. Il Comune in quell’anno aveva un disavanzo di amministrazione pari a Lire 19.000.000, proveniente dalle passate amministrazioni, e 55 dipendenti. Inoltre negli anni 1952/53 emigrarono verso le città del Nord, Torino e Milano, circa 2000 cittadini Ortesi. In quegli anni e negli anni avvenire, i disavanzi si coprivano contraendo dei mutui ventennali, ma non sempre queste richieste venivano approvate dalla GPA, e quindi il disavanzo si accumulava anno per anno. Nel 1962 il disavanzo era di Lire 146.000.000, mentre nel 1972 era di Lire 647.000.000. Nel 1974 il Comune approvò un bilancio di circa 5 miliardi di lire (pari a circa 2 milioni e 500 mila euro) di oggi,


con un disavanzo di amministrazione pari a Lire 1 miliardo e 118 milioni. Il disavanzo era composto principalmente dalle quote di ammortamento dei mutui, mentre l’indebitamento si aggirava all’incirca del 100% delle entrate comunali. A fronte di questa debitoria, cerano numerose opere realizzate e il comune in quel periodo contava ben 172 dipendenti. In questi ventidue anni (1952-1974) le Amministrazioni comunali, prima di Sinistra e poi di Centro-Sinistra, ma guidati sempre dal Sindaco Zampini, accumularono quel disavanzo per rimettere in piedi

un Paese afflitto dalla miseria e dalla malaria, dalla penuria di case, e da una situazione igienico-sanitaria vergognosa, eliminando “il carro botte, di c-cill u spaccungill”. Il Paese fu dotato di numerose infrastrutture e di molteplici servizi a disposizione di tutti i cittadini, dando dignità umana ad una popolazione laboriosa e generosa, la quale produsse in quegli anni valenti professionisti stimati ed apprezzati in tutti i campi: sociali, economici, artigianali, ed una nuova classe imprenditoriale, più preparata e coraggiosa. A tal proposito: “è un bilancio, occorre dirlo subito, che

risente della grave situazione finanziaria di quasi tutti i comuni d’Italia, a causa dell’enorme aumento dell’indebitamento di questi ultimi anni. Il disavanzo sarà in parte coperto da mutui e il restante da supercontribuzioni. L’anno 1973, per la nostra Orta Nova e per la frazione di Ordona, non è stato soltanto l’anno della paura colerica e della crisi energetica, sociale ed economica, ma anche un anno di non pochi e significativi traguardi. Così scriveva l’Assessore al bilancio, prof. Michele Ciociola (DC)”. (continua 1)

Com’è prassi nelle più consolidate tradizioni, vede la luce per il secondo anno consecutivo il nuovo manifesto Fidas, promosso dal Coordinamento Provinciale dell’Associazione, che accompagnerà donatori e simpatizzanti Fidas di tutta la Provincia di Foggia, fino al prossimo autunno 2012. La nuova campagna pubblicitaria, che già sta facendo capolino in questi giorni in svariati esercizi commerciali di Orta Nova e di Stornara, (dove è imminente l’inaugurazione di una nuova sezione della Fidas), sarà ufficialmente presentata giovedì 22 settembre nei locali della Parrocchia B.V.M. di Lourdes alle ore 17.30, nel corso della Raccolta di Sangue organizzata in collaborazione con il Centro Trasfusionale di Casa Sollievo della Sofferenza. Alla presentazione interverranno oltre ai vertici provinciali della Fidas, illustri ospiti tra i quali il Sindaco di Orta Nova: Avv. Calvio. Entusiasti, e non poteva essere altrimenti per il forte impegno sociale assunto, i ragazzi che hanno partecipato alle riprese fotografiche lo scorso 29 giugno durante un torrido pomeriggio estivo, in cui la colonnina di mercurio ha toccato i 40 gradi. Nella foto li vediamo ritratti proprio durante una pausa tra uno scatto e l’ altro, nel cortile interno dell’Istituto Olivetti di Orta Nova, che ha fatto da location all’ insolita iniziativa tra lo stupore generale dei passanti, diretti alle Poste. Cara Beli, Eleonora D’Addato, Carmen Di Nuzzi, Luisa Fede, Isabella Ferrante, Michela Russo, Giuseppe Di Nuzzi, Pasqua Mirko, Pelullo Gerardo e Quercia Fabio, sono i “pugili” chiamati a ricordare a tutti - senza esclusioni - l’importanza del gesto

della donazione di sangue. In mezzo a questi ragazzi ventenni quasi tutti studenti, le immancabili giovanissime mascotte: Chiara Di Giulio, Simona Guercia, Alessandro Pio Novelli, Gabriella Patruno e Alessia Zappatore a testimoniare l’impegno di protezione e di aiuto concreto assunto dalla Fidas Dauna nel territorio, verso i bambini talassemici e leucemici delle nostre realtà ospedaliere.

ché ho visto nascere quest’Associazione che è ormai parte di me! Infatti, tutte le volte che c’è una Raccolta di Sangue non manco davvero mai! Quando non posso donare poi, accompagno qualche amico che si avvicina per la prima volta alla donazione del sangue con un po’ di “paura” o, semplicemente do una mano nella organizzare. Con Eleonora è vero, siamo già stati gli “angeli” della Fidas nello scorso anno accanto alla piccola Chiara Di Giulio, mentre stavolta ci ritroviamo a fare i “pugili”. Devo dire, che l’idea mi è sembrata davvero molto carina ed originale! Non solo, ma mi sono divertito anche molto durante le riprese, realizzate - pensate un po’ - dall’alto di una scala antincendio, alla presenza del noto Fotoreporter Giuseppe Saldutto e della bravissima Grafica Pubblicitaria Simona Tango. A loro va la mia gratitudine e quella di tutta la Fidas di Orta Nova, per la grande professionalità e pazienza”. Registriamo infine la voce del Vice Presidente della Fidas di Orta Nova, Maurizio Novelli: “Desidero innanzitutto ringraziare il Vice Preside Vicario dell’ Istituto Olivetti, Prof. M. Piteo che ha voluto come sempre affiancarci nelle nostre iniziative legate alla grande solidarietà e l’Associazione Sportiva Hobby Sport Team Iurizzi, che ci ha fornito attrezzature e supporto tecnico. Sottolineo inoltre, che ancora una volta la Fidas di Orta Nova non ha disatteso le aspettative, suscitando stupore attraverso le sue iniziative che puntano in particolare ai giovani, per diffondere l’importante cultura della donazione di sangue nel territorio!”.

A Mirko Pasqua, già testimonial Fidas nel primo anno di vita dell’Associazione, abbiamo chiesto le sue impressioni sull’ iniziativa e come ha vissuto la sua trasformazione da “angelo” a “pugile”, nel nuovo manifesto pubblicitario. Ci ha così risposto: “Bhe, non nascondo che sono molto contento per aver contribuito a questa nuova campagna pubblicitaria! Certo, mi inorgoglisce pensare che per il secondo anno consecutivo sono testimonial”. Fidas insieme a tanti altri amici ed il mio volto, comparirà in tutta la Provincia! A parte questo, tutti sanno che sono un sostenitore sfegatato della Fidas. E non potrebbe essere altrimenti, per-


Programmare significa scrivere in anticipo ciò che si ha intenzione di fare; un rimedio all’improvvisazione o al fare qualcosa per far passare il tempo. A tal fine il Consiglio Direttivo, sin dal mese di giugno, ha incontrato docenti e responsabili dei vari comuni per progettare il piano di studio e i tempi della sua realizzazione. Il piano di studio risponde alle istanze degli iscritti, tenendo conto delle dinamiche dell’ambiente, avendo come quadro di riferimento le trasformazioni della società. Operativamente è importante che l’elaborazione mostri bene gli obiettivi dai quali e per i quali si proporranno i contenuti, le metodologie, gli strumenti e i mezzi che ci permetteranno di raggiungerli. Tutto ciò per realizzare legami di serena amicizia fra i nostri corsisti, ivi compresi i docenti e il Consiglio Direttivo. Chiaramente ne sortirà una ricerca strettamente unitaria, ricca di corresponsabilità, secondo una modalità dialogica in cui ogni soggetto sarà stimolato e valorizzato: la solidarietà del gruppo, senza appiattire l’individualità e la responsabilità personale. Dovrà essere un metodo appassionato sulle persone e i loro valori! Anche quest’anno l’azione didattica e partecipativa della nostra Sede mirerà al raggiungimento delle finalità contenute nel nostro Statuto. Le norme utilizzate (già proposte e realizzate durante il primo anno accademico della nuova Sede) avranno come fondamento la diretta partecipazione di ciascuno alle esperienze di ricerca e di intervento, individuali e di gruppo. Sarà dato spazio alla necessaria trattazione teorica dei contenuti, attraverso lezioni frontali, l’impiego di materiale audiovisivo strutturato appositamente, la lettura di testi specifici e critici, l’aggiornamento di esperti dei settori studiati. Le uscite, i dibattiti, gli incontri con esperti saranno programmati nel corso dell’anno e saranno validi, se ciascuno arriverà a intuire che ogni corso è in sé portatore di una sua prospettiva e quindi abbisogna di un completamento personale e didattico per conferire senso unitario allo studio in oggetto. L’Università delle Tre Età dei 5 Reali Siti ha dato il via alle iscrizioni per il nuovo anno accademico 201/2012 presso le proprie Sezioni di Carapelle, Ordona, Orta Nova, Stornara e Stornarella. Il grande interesse suscitato

nel precedente anno accademico per la costituzione della nuova Sede Unitre su cinque comuni certamente incontrerà il favore di quanti sentono l’esigenza di aggiornare il proprio patrimonio di conoscenze e il bisogno di socializzare. Le adesioni sono rivolte a tutte le persone che hanno compiuto il diciottesimo anno d’età, senza alcuna distinzione di razza, religione, nazionalità, condizione sociale, convinzione politica, nel rispetto del principio di democrazia, apartiticità e aconfessionalità. L’auspicio è che il territorio accresca il suo sviluppo economico, sociale e culturale, atteso che la cultura è potere.

CORSI A CARAPELLE • • • • • • • •

Tecniche pittoriche Chitarra Informatica Ballo di gruppo Etica comportamentale (Diritti e Doveri) Laboratorio di chiacchierino Educazione ambientale Creatività CORSI A ORDONA

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Informatica Archeologia - Storia dell’arte Inglese Economia domestica Trine e Merletti e Hobbistica) • Ceramica e maiolica

CORSI A ORTA NOVA • • • • • • • • • • • • • •

Animazione teatrale e dialettologia Arte, ornamento e decorazione Disegno dal vero Fisco e famiglia - Diritto Gastronomia Il benessere e la comunicazione con se stessi e con gli altri Il sapere permanente del vivere sociale Inglese (1° e 2° livello) Informatica (1° e 2° livello) La lettera del territorio Medicina Ricamo (anche di mattina) Potatura e giardinaggio Musica e canto

CORSI A STORNARELLA • Informatica • Medicina • Inglese • Gastronomia • Taglio e cucito • Pittura DECOUPAGE CORSI A STORNARA • • • • •

Scienza dell’alimentazione e ristorazione Medicina Informatica Inglese Educazione civica


Nel maggio 2011 “L’Orta Nova che Vorrei” aveva denunciato la grave situazione della scuola media Pertini, in fatto di edilizia scolastica sulla sicurezza, oggi torniamo su questa spinosa questione, perché da quella data non è cambiato nulla, nonostante il cambio del nuovo sindaco. La scuola va ricordato che è un bene comune, ma questo qualcuno si dimentica di esercitare la sua funzione di primo cittadino, cioè quella di controllore per quanto concerne la sicurezza effettiva della scuola. Nel nuovo plesso, recentemente costruito, ed inaugurato nel gennaio 2011 dal sindaco Moscarella, mancano le più elementari condizioni di sicurezza; per quanto concerne il piano superiore la scala di emergenza è situata fuori dal plesso nel cortile antistante l’edificio. Per di più lo spazio riservato alla fantasmagorica scala d’emergenza è occupato da un armadietto, con lo scopo di nascondere una situazione inaccettabile. Nei nuovi bagni non sono presenti, contraddicendo le normative comunitarie e nazionali, i servizi per le persone diversamente abili. Trattasi di barriere architettoniche, che rappresentano un’autentica vergogna e calpestano quel sacrosanto principio di rispetto della diversità, emblema di una società democratica. Le anomalie non finiscono qui. Per quanto riguarda i soldi pubblici spesi nel 2004 per l’adeguamento e la messa in sicurezza della Scuola Media Statale “Sandro Pertini” (stanziati dal CIPE euro 782.030,83) bisogna interrogarsi circa il mancato riutilizzo delle finestre, delle porte e delle grate (in buono stato) del precedente plesso, dato che vi sono ancora plessi caratterizzati da fatiscenti finestre, tapparelle e grate che vanno cambiate. Che fine hanno fatto? Dov’è la sobrietà di una istituzione che ha dei conti pubblici disastrati? Per di più con delibera C.C. n. 6 02/04/2009 si è configurato il progetto per la manutenzione straordinaria dei pilastri (del primo piano) della facciata posteriore del corpo A, con un importo di 15,000 ¤ con prestito da contrarre con la cassa Depositi e Prestiti di Roma. Successivamente con N. 32652 di Prot. 10/12/2010 si è dato vita al progetto esecutivo degli interventi di completamento consistenti nella sostituzione delle porte, dei termosifoni, delle apparecchiature elettriche e ri-montaggio delle scale di emergenza con relativa nuova platea di fondazione in calcestruzzo armato, con un costo pari al 83,750,00 euro.

L’attività di educazione fisica dei nostri ragazzi verrà quotidianamente esercitata su di uno spazio ricoperto di breccia, inqualificabile e privo di ogni elemento che possa farlo rientrare nella categoria di ‘campetto’. Il 15 settembre 2011 inizierà il nuovo anno scolastico e le perplessità

sono tante, in democrazia vanno sempre poste delle domande, l’informazione è il sale della democrazia, pertanto riteniamo doveroso per appartenenza alla comunità ortese richiedere informazione, sicurezza e democrazia. Non si era detto che il “vento nuovo “doveva rivoluzionare tutto?


Non ha affatto deluso le aspettative riposte dai tanti che l’attendevano, la grande kermesse della Notte Bianca Ortese, svoltasi lo scorso agosto. La manifestazione giunta al suo secondo anno di vita, è stata organizzata dalla Associazione Prometeo in collaborazione con l’Ente Provincia di Foggia ed il Comune di Orta Nova. Le iniziative proposte per l’occasione dai contenuti variegati - si sono susseguite a ritmo incalzante, tra Piazza P. Nenni, Piazzetta Sant’Antonio, Corso Umberto I, Via Papa Giovanni XXIII e Corso Aldo Moro; ribattezzate - per l’ occasione - rispettivamente zona bianca, zona gialla, zona blu, zona rossa e zona verde, nella notte ortese più lunga dell’anno. Davvero tanti gli spettacoli rivolti ad un pubblico entusiasta di tutte le età, tra i quali ad appassionare maggiormente quelli messi in scena da artisti di strada, quali Il Circo Equilibrato, Friky, One Man Band e Pink Puffers Band. Non sono, poi, mancate le esibizioni di palestre e scuole di ballo, gli irresistibili Pio e Amedeo, le band, l’animazione da discoteca, i giochi gonfiabili per i più piccoli e gli allettanti punti enogastronomici, letteralmente presi d’assalto. Risultato: uno spettacolo frenetico e coinvolgente cominciato sabato intorno alle 22 e, svoltosi ininterrottamente sino alle 5 della domenica successiva, quando un fiume umano variopinto nel quale erano presenti numerose famiglie tutt’ altro che stanche e con tanto di bimbi al seguito, ha cominciato il suo lento cammino verso casa. A Giuseppe Todisco, Presidente della Associazione Cittadina di Promozione Sociale “Prometeo”, abbiamo chiesto di tracciare un bilancio della Notte Bianca Ortese 2011. Risposta: “Devo dire che non è stato un parto tra i più semplici! Abbiamo di certo superato qualitativamente la prima esperienza del 2010: lo testimonia la presenza di artisti di grande bravura che, da un lato, hanno saputo catturare l’ attenzione del numeroso pubblico, dall’ altro intercettarne anche il variegato gusto. Pur tuttavia, abbiamo riscontrato l’assenza quasi totale di importanti figure quali Istituzioni Locali, Stampa ed Associazioni, senza dimenticare che paradossalmente protagoniste della manifestazione sono state le attività imprenditoriali della periferia, più che del centro! Nonostante il secondo anno di vita, non ancora si colgono appieno le potenzialità che un evento come questo, rappresenta per l’economia del territorio e di riflesso per ciascuna impresa commerciale. Tante attività ci hanno evidenziato le proprie perplessità, dovendo a loro dire contribuire per una manifestazione che offre un

ritorno economico, solo a bar e ad attività di ristorazione. Tutto ciò è assolutamente infondato, in quanto la macchina organizzativa legata all’evento garantisce promozione e valorizzazione capillare, di tutte le attività commerciali coinvolte. Se mai occorre da un lato capire, che il ritorno economico si realizza anche nel tempo e non solo, nell’immediato. Dall’altro, occorre anche, che le attività arrivino preparate alla Notte Bianca, seguendo i consigli che l’organizzazione propone di attuare. Ad esempio nonostante le tante raccomandazioni, anche quest’anno erano davvero pochi quei negozi che nei mesi precedenti hanno pubblicizzato con appositi cartelli, gli sconti particolari da effettuare durante la Notte Bianca.

Non nascondo, poi, lo stillicidio a cui siamo stati sottoposti noi soci, tornando più volte presso le varie aziende locali, per ottenerne il contributo economico a sostegno della iniziativa. Brutto a dirsi: in alcuni casi ci è sembrato quasi, di chiederne l’elemosina”. D.: “Che impegno organizzativo c’è dietro l’Evento Notte Bianca?”. R.: “Direi senz’altro un grande sforzo da parte di tutti i soci della “Prometeo”, che hanno lavorato instancabilmente dietro le quinte sia nei mesi addietro sia negli ultimi momenti che hanno preceduto la manifestazione, caratterizzati da grande fibrillazione. Non dimentichiamo,infatti, che l’evento, richiama per la sua importanza l’attenzione e la partecipazione di migliaia di presenze, provenienti da tutta la provincia”. D.: “Quali problemi avete dovuto affrontare?”. R.: “Un numero enorme di problemi, tra i quali la mancanza quasi totale di collaborazione da parte degli altri soggetti del territorio, cui ha fatto seguito una burocrazia ottusa, senza dimenticare poi i tanti problemi tecnici cui abbiamo dovuto far fronte fino all’ultimo istan-

te, come il blackout di energia elettrica verificatosi intorno alle 21:30 proprio in apertura di serata, che ha rischiato di far saltare l’ intero evento”. D.: “Quali aiuti avete ricevuto?” R.: “Provincia e Comune hanno concesso il loro patrocinio gratuito all’evento, oltre all’utilizzo di 7 gazebo da parte dell’Assessorato all’Agricoltura della Provincia ed alla concessione gratuita di suolo pubblico, corrente elettrica e pulizia delle strade, da parte del Comune. Dobbiamo registrare, poi, il forte impegno dell’Associazione Nazionale Carabinieri, del Distaccamento Guardie Ambientali Sezione di Orta Nova e della Croce Azzurra, che ha garantito un attento servizio d’ordine ed un efficiente servizio medico, con propri mezzi ed uomini. Non possiamo inoltre dimenticare l’indispensabile apporto fornito dalla Ditta M. N. Elettric di Vincenzo Mauriello, che in tempi brevissimi ha permesso di risolvere il guasto elettrico verificatosi, consentendo l’avvio della Notte Bianca. A tutti loro va naturalmente il nostro più sincero ringraziamento, per averci sostenuto e per aver creduto nella nostra iniziativa”. D.: “Sappiamo che l’Evento Notte Bianca 2011, comprende anche alcune iniziative parallele attualmente in cantiere: di che si tratta?” R.: “Come già accaduto per l’ edizione 2010, anche per quella appena trascorsa saranno realizzati un filmato ed un opuscoletto, riassuntivi dell’ intera manifestazione. L’opuscolo in particolare a diffusione capillare, riporterà le entrate e i costi legati all’evento, in linea con lo spirito di trasparenza che muove la Prometeo”. D.: “Presidente, ci sarà una terza edizione della Notte Bianca Ortese?” R.: “Se dovessi rispondere sull’onda dell’emozione attuale, dovrei dire di no, per tutta una serie di considerazioni che credo siano emerse molto chiaramente, nel corso di questa stessa intervista! Pertanto mi limiterò a rispondere, che valuteremo molto attentamente in seno all’Associazione questa possibilità per il futuro, che dovrà, però essere accompagnata da un reale cambiamento di rotta da parte di tutti i soggetti attivi, di questo territorio”. Che dire? Ci auguriamo che questo cambio di rotta auspicato dal Presidente Todisco possa attuarsi, perchè manifestazioni come la “Notte Bianca” o l’indimenticata “Antenna d’Oro”, tornino a rappresentare la voglia di fare e di riscattarsi di questo paese e non solo immagini sbiadite nella memoria, di un tempo che fu.


La comunità di Stornara, come ormai arcinoto a tutti, è orfana del sindaco e di tutta la Giunta comunale, quindi il governo ordinario del paese è passato nelle mani del commissario prefettizio, fino a quando verranno indette nuove elezioni comunali. Amministrazione ordinaria vuol dire che si possono prendere provvedimenti e decisioni di poco conto, niente iniziative e progettazioni di nessun tipo tese a sviluppare lo stato delle cose pubbliche. Stornara necessità invece di interventi radicali per recuperare ciò che non si è fatto per un incredibile immobilismo governativo. Ora che il paese è senza Governo normale si è costretti a navigare in mezzo a un mare di difficoltà con una macchina comunale alla quale è stato inserito il “pilota automatico”. Ciò penalizza fortemente tutta la comunità (già oggi il Comune commissariale, per grave deficit di cassa, ha emanato un’aggiunta della tassa sui rifiuti). L’indignazione generale nel paese è diventata palpabile, rivolta in particolare contro coloro che erano stati eletti come amministratori comunali. Questi, invece, dopo un paio d’anni dall’elezione, per delle beghe da galline di pollaio, si sono scontrati fino a rompere il “giocattolo” che avevano conquistato. Eppure gli stornaresi nutrivano forti speranze in questa Giunta, confidavano nelle capacità del sindaco, avv. Silba, e nei suoi collaboratori; ma queste persone, elevate a personaggi pubblici, nei fatti si sono dimostrate fragili e litigiose, incapaci a superare le loro divergenze interne. Forse ignoravano che nell’amministrazione pubblica le problematiche connesse ad interessi concreti creano tensioni e discussioni a non finire? È stato commesso un gravissimo errore: quello di rompere e mandare tutto per aria; bisognava cercare in ogni modo di far prevalere la ragione, l’interesse e le aspettative sacrosante del paese. Occorreva superare le diatribe personali, mettendo da parte i risentimenti e i personalismi eccessivi, grazie anche alla forza della mediazione ad oltranza. Ora Stornara si lamenta di essere rimasta orfana di sindaco e Giunta e, per di più, deve pagare profumatamente anche i commissari mandati dal Prefetto con le esigue casse comunali. Molti cittadini si sentono traditi dai loro stessi figli, fratelli, amici e parenti, persone che avevano eletto per governare il bene comune pubblico. Oggi, a distanza di oltre due mesi dal disastroso botto avvenuto nel Municipio di Stornara, la gente comune fa molta fatica a capire cosa sia successo esattamente, nonostante i numerosi comizi pubblici che si sono susseguiti, nei quali ognuno spiegava le proprie ragioni. Ovviamente ognuno dei protagonisti racconta storie diverse e contrastanti, addossando agli altri tutte le colpe; ma il gran blaterare pubblico e privato su questo argomento non fa altro che aumentare l’offuscamento della verità. Con un deprimente risultato: tutti hanno ragione e nessuno è colpevole di quanto è successo. In questa triste pagina di storia pubblica stornarese l’unica misera consolazione è il fatto che non si sta vociferando di “tangenti e querele”, e così Stornara non si allinea al noto e triste filone di corruzione oggi imperante nella società italiana. Tuttavia, dividersi su questioni di appalti significa pure che elementi

di interessi pratici da parte di qualcuno non erano assenti; non vi pare? Ma su questo punto sorvoliamo. Rimane che Stornara è stata privata della sua testa politica, è sotto choc, fa una gran fatica a riprendersi e non riesce più ad orientarsi, perché senza testa è impossibile ragionare. Peraltro è noto che gli stornaresi per motivi caratteriali, storici e culturali, sono inclini alla pazienza e alla rassegnazione, sanno aspettare che la bufera che si è abbattuta sul loro paese perda tutta la sua virulenza distruttiva. “Sanno aspettare sulla riva del fiume per vedere passare i cadaveri dei loro nemici” (massima di Mao Tse Tung). E poi non credono troppo alle Istituzioni pubbliche, preferiscono arrangiarsi da soli pensando che il Municipio sia un optional di cui si può fare anche a meno. La loro più spiccata caratteristica è quella di un atavico menefreghismo che si trasfigura in una pericolosa mancanza di senso di appartenenza. Facciamo ora una breve riflessione intorno a quanto è successo alla Giunta, andando oltre i luoghi comuni circolanti nel paese, dove qualcuno, in stretto dialetto, va dicendo: “non hann spartouto suzz”, oppure: “ma che vi credete, sopa au municipie si vace sulo per fà i interessi proprie”, basta vedé come a Sturnare sann sistemati buon i siniche du passeat”. Riconosciamo che dette voci di popolo sono alquanto maliziose, però un vecchio adagio sostiene che voce di popolo, voce di Dio. Noi ci dissociamo da queste malignità spicciole e in libertà, pensiamo invece di poter attribuire agli ultimi Amministratori pubblici gravi responsabilità, per un loro scarso senso delle proporzioni e delle misure. Come una mancanza di capacità a valutare a priori i pro e i contro di una loro decisione. Per esempio, essere troppo diretti e testardi non paga, è solo controproducente, serve soltanto a produrre effetti dirompenti che non sono utili a nessuno. Meglio gli atteggiamenti soft e diplomatici, servirsi di mediazioni oppure lasciar decantare uno

spinoso problema per riprenderlo quando gli animi si sono raffreddati. In un articolo il famoso politologo e saggista Angelo Panebianco scrive: “...nei nostri politici c’è una grave carenza di vera Conoscenza, molti ignorano che “il Benessere, la Libertà, i Rapporti civili ordinari e tutti i Beni della civiltà moderna, sono in larga misura il prodotto dell’accumulazione e la diffusione della Conoscenza”. La mancanza di conoscenza è causa di grave carenza di buona educazione, oltre che di un’insopportabile intolleranza e prepotenza verso chi è altro da noi; elementi che generano relazioni sociali estremamente difficili e conflittuali. L’antidoto a questi gravi problemi comportamentali è apprendere l’arte della buona politica che consiste nel saper sopprimere o moderare i nostri istinti primordiali, facendo prevalere la ragione e il buon senso, che sono mezzi prodigiosi e costruttivi. Però, in qualsiasi situazione è fondamentale per un uomo non perdere mai il punto di vista dell’altro, il quale sarà sempre e necessariamente differente dal nostro. Per concludere, viene lecito sospettare che a determinare la messa in liquidazione della Giunta Comunale di Stornara abbiano agito fattori di tipo culturale e comportamentale; meriterebbero invece maggiore considerazione e rispetto quei Valori e Principi che gli uomini hanno accumulato attraverso i secoli attraverso tante esperienze negative. Infine va precisato che quando una persona onesta e responsabile decida di inventarsi politico dovrebbe in primo luogo accettare l’idea di dover svolgere un “servizio sociale”, senza credere di intraprendere una carriera che porta prestigio personale e familiare, oltre ad un possibile arricchimento. Risulta invece che molti politici nostrani si buttano nell’avventura politica credendo di andare a “comandare e non a servire”, assumendo i modelli negativi dei tanti politici che occupano le varie istituzioni pubbliche nazionali e regionali.


Per capire l’evoluzione che ha avuto l’enorme voragine del debito pubblico del nostro paese, è necessario partire da lontano. Dopo la seconda guerra mondiale l’economia globale aveva cominciato a crescere rapidamente, trainata dalla locomotiva americana, e dal prezzo del petrolio che permetteva di produrre energia a basso costo. Negli anni ‘50 il nostro era un Paese molto più povero rispetto alla Francia e alla Germania, però sostenuto dai bassi salari che davano la possibilità di un vantaggio competitivo nel contesto internazionale. Una situazione favorevole che permise all’Italia, in circa vent’anni, di triplicare i redditi degli italiani e di sviluppare sia il settore industriale che quello degli investimenti. Certamente non avevamo i redditi di Francia o Germania, ma ci eravamo avvicinati a loro con una velocità direi impensabile. Inizia così il nostro cammino post-bellico, con un boom economico, per approdare in seguito agli anni della svalutazione della lira, agli anni dell’inflazione fino all’inarrestabile crescita del debito pubblico. Tutta l’Italia era cresciuta, anzi, al Sud la crescita era stata ancora più rapida che al Nord, dovuta soprattutto al flusso migratorio dei tanti operai meridionali che riuscivano a mandare alle proprie famiglie gran parte del loro stipendio. In poco più di cinque anni, tra il ’68 ed il ‘73 il livello del salario degli operai raddoppiò, ma nello stesso momento la competitività, che era il nostro punto di forza, iniziò la sua fase calante. Nello stesso periodo i Paesi produttori di petrolio decisero di ridurre le loro esportazioni verso i Paesi occidentali procurando un’impennata dei costi di produzione. I governanti di allora non operarono con riforme efficaci tali da affrontare la gravità dei problemi del momento. Essi preferirono imboccare la strada sicuramente più semplice da percorrere e sbrigativa da applicare nel breve periodo, ma che in seguito si dimostrerà disastrosa nel medio e lungo termine. Le

imprese che erano impossibilitate ad affrontare sia i costi del lavoro che quelli dell’energia vengono puntellate con l’intervento dello stato. Si riuscì a salvare, con questo metodo, chi aveva più voce e chi portava più voti. Inoltre chi non ricorda, si fa per dire, il deficit previdenziale causato dalle false pensioni, false disoccupazioni salariali e premi di maternità non spettanti? Erano interventi per occultare la piaga della disoccupazione in cui si trovavano tutti d’accordo: partiti politici, istituzioni e forze sociali. Ad aggravare il tutto contribuiva una classe dirigente formata da un partito di maggioranza relativa che di volta in volta, si sceglieva il “complice” di turno, pronto ad imporre nuove condizioni. Quindi una politica debole, che per reggersi doveva accontentare tutti e non scontentare nessuno, rimandando ai posteri quelle riforme necessarie, definite impopolari. Nella logica dell’aiuto statale, nel 1975 viene introdotto il criterio della “scala mobile” estesa a tutti i lavoratori i quali vedevano crescere i loro salari ma nello stesso tempo entravano in una spirale inflattiva che causava un indiscriminato aumento dei prezzi. A questo punto scatta una “geniale” idea: usare la svalutazione della lira come vantaggio competitivo verso quei Paesi in cui esportavamo i nostri prodotti. Ma si trattava solo di un trucco e perciò durò finché altri Paesi, nostri concorrenti, ne fecero uso ed ecco per magia, svanire il vantaggio. Per alcune grandi imprese, non votate all’innovazione, le difficoltà aumentarono e quindi furono aumentati il sistema degli aiuti dello stato, con la cassa integrazione guadagni e valanghe di prepensionamenti. Il colpo fatale arriva negli anni ’90 con l’inchiesta “Mani Pulite” ed un debito pubblico ormai alle stelle con una conseguente perdita di competitività tale, fino a costringere l’Italia a svalutare la lira, ed uscire dal Sistema monetario europeo. In queste condizioni drammatiche,

il Governo Amato tentò di ridurre il debito pubblico con un “salasso” di 90 mila miliardi di lire, e Ciampi continuò l’opera siglando un accordo con i sindacati. Siamo giunti nel 2011, il nostro debito pubblico, riportato dagli organi di informazione, così come confermato dagli addetti ai lavori, è ancora molto elevato, soprattutto per un Paese che non cresce. Nel contempo i nostri governanti e maggiorenti politici vanno avanti con vecchi sistemi ormai collaudati e che gli esiti sono sotto gli occhi di tutti. Si procede con il solito metodo del mero tatticismo politico e prestando la massima attenzione al consenso della propria base elettorale, anziché portare avanti riforme atte a tutelare gli interessi di tutti e del Paese. Non ho alcuna intenzione di reputarmi un esperto di economia ma come libero cittadino ho il diritto ed il dovere di far rilevare ai signori della politica, quelle anomalie tanto enormi da essere notate anche dal cittadino comune. Credo che sia arrivata l’ora, anche se con ampio ritardo, di spiegare a tutti gli italiani da parte dei politici, ed in particolare da chi ha responsabilità di governo, che la situazione economica della nostra amata Italia è gravissima. Il tempo, “del tutto va bene”, “la crisi è ormai alle spalle”, “abbiamo una economia solida”, “ci sono evidenti segni di ripresa”, si può dire che è finito! E’ giunto anche il momento, per esempio, di sopprimere una volta per sempre quella miriade di enti inutili e parassitari che sono il vero bubbone della spesa pubblica, e combattere con ogni mezzo il mondo degli evasori e di coloro che, malgrado tutto riescono ancora a sorridere. Il treno colmo di bugiardi, di incalliti faccendieri e dei parassiti di stato è giunto ormai al capolinea. Tutti noi, nessuno escluso, dobbiamo presentarci muniti di validi credenziali al capezzale della nostra Italia, molto malata e gravata da un debito pubblico impressionante.


Se non ricordo male proprio il defunto Parroco don Ugo Gentile, grande Predicatore, ripeteva in occasione della Festa dedicata alla B.V.M. dell’Altomare che: “Di fronte a questa Immagine Sacra della Madonna, non possiamo che prendere Maria tra le cose più care, proprio come fece l’Apostolo Giovanni sotto la Croce, e santificarci nel grembo della Vergine di Nazareth, aiutati dalla Preghiera del Santo Rosario”. Ebbene non possiamo dimenticare la storia, la cultura, l’ affetto, la pietà popolare alimentati dall’ Immagine Antica della Vergine dell’ Altomare. Non possiamo dimenticare i tanti devoti che di fronte a questa Immagine hanno pregato e meditato i Misteri che la stessa Vergine Maria come Madre meditava, affidando, pure a Lei dolori e sofferenze. Non possiamo relegare tutto ciò, come alcuni vorrebbero, nel dimenticatoio di un ripostiglio o chissà dove, oggi giace abbandonata l’Antica Immagine dell’ Altomare. A tal proposito va ricordato che di recente, l’Ortese aveva raccolto la voce dei pellegrini di Andria, lanciando al Parroco ed allo stesso Vescovo, l’appello “inascoltato” a volersi prodigare per un recupero ed una più dignitosa collocazione dell’Immagine acquistata e donata da Marietta Balsamo, alla Chiesa locale. A distanza di pochi mesi, dispiace purtroppo constatare che nulla sia accaduto in questo frangente. Non solo, ma le stesse Autorità Ecclesiastiche locali si sono affrettate a liquidare le “giuste rivendicazioni” dei fedeli come fastidiose ed inutili lamentele. Di tutt’altra idea restiamo convinti, ricordando la presenza tra le Fonti del Diritto Ecclesiastico del Canone 1190 & 92 che così recita: “Le Reliquie insigni, come pure quelle onorate da grande pietà, non possono essere alienate validamente in

nessun modo né essere trasferite, in modo definitivo...”. Registriamo. Infine, da un lato, l’esigua partecipazione di devoti ed in modo particolare dei pellegrini provenienti da Andria - Barletta, in occasione della Solenne Festività della Madonna dell’Altomare; dall’altro il forte senso d’imbarazzo, causato dall’esposizione di due Immagini (entrambe copie) della stessa Madonna dell’Altomare, che hanno suscitato forti perplessità ed anche qualche momento di irriverente ilarità da parte degli stessi fedeli, non sapendo quale fosse l’Originale dinanzi al quale rivolgere le proprie suppliche! Ci domandiamo perché non esporre a questo punto, anche l’Immagine Originale accanto alle due copie in occasione

della stessa Festività. Concludiamo, inoltre, rivolgendo l’ennesimo appello dei devoti di Andria indirizzato al Vescovo della Diocesi di Cerignola - Ascoli Satriano perché, al termine del suo mandato voglia adoperarsi, affiancato dallo stesso Parroco uscente dell’Altomare don Russo, in modo energico e risolutivo sulla questione; lasciando vivo in tutti i fedeli il ricordo di un’Opera Pastorale, sollecita ed attenta ai bisogni del suo Popolo. Ma al tempo stesso i fedeli di Andria avvertono: “Se non sarà dato un segnale forte di discontinuità con le posizioni in passato assunte, faremo partire una clamorosa protesta tra Andria, Barletta ed Orta Nova, rivolgendoci direttamente a Roma presso la Santa Sede”.


Malgrado le tante belle promesse sbandierate da più parti, concernenti un rapido intervento per risolvere definitivamente il problema amianto che affligge tra le tante realtà anche il piccolo Comune di Stornara, nulla di nuovo sembra profilarsi all’orizzonte! Restano integralmente intatti con il loro carico di morte, i due capannoni situati in prossimità del Cimitero, tra i quali sorge un complesso edilizio, di recente costruzione, abitato da numerose famiglie. Già nello scorso numero, l’ Ortese aveva lanciato l’allarme per una serie di morti poco chiare che si sono verificate a Stornara negli ultimi anni, dietro le quali ci sarebbe il forte sospetto di patologie tumorali legate all’eternit ed alla presenza di agenti fortemente inquinanti, riversati illecitamente in terreni agricoli di proprietari compiacenti del luogo. A causa della pausa estiva, non è stato possibile raccogliere in merito alla vicenda amianto le dichiarazioni del Commissario Prefettizio, attualmente in carica nel piccolo centro. Ci riserviamo naturalmente di intervistarlo, nelle prossime settimane. Nel frattempo cresce a Stornara il forte stato di apprensione, in particolare negli abitanti del Complesso Edilizio “San Rocco”; i quali nella prime settimane di agosto a causa del forte vento, hanno assistito impotenti alla formazione di una vera e propria nube tossica, sprigionatasi dalla copertura in eternit di uno dei due capannoni che - nei fatti - inglobano l’intero complesso edilizio. Il capannone, di proprietà di Amalia Madamma, presenta la copertura in eternit danneggiata in più punti, nei quali per evitare alle lastre d’amianto di volar via sono stati sovrapposti dei blocchi di tufo. Ed è proprio dalle varie crepe della copertura, stando alla ricostruzione fornita dagli stessi residenti del luogo, che si sarebbe sprigionata la pericolosa nube tossica di polveri d’amianto, alimentata da un forte vento. Alla stessa hanno assistito attoniti i proprietari degli

immobili circostanti, che non hanno potuto far altro che barricarsi in casa con le famiglie, attendendo che il vento calasse e la stessa nube, brutto a dirsi ma vero, si disperdesse seminando il suo velenoso carico, su tutta Stornara. Il fenomeno si è ripetuto nell’ arco di più giorni, lasciando segni visibili di devastazione sul tetto dello stesso capannone “incriminato”. Interpellata dalla nostra redazione, la signora Madamma si dice letteralmente esterefatta per tutto il clamore che tale vicenda sta suscitando,

tra i suoi concittadini. E assicura: “Non intendo affatto venire meno alle mie responsabilità, pertanto provvederò quanto prima a far smantellare la copertura in eternit, presente sul mio capannone. La stessa sarà poi sostituita, da pannelli fotovoltaici. A tale proposito mi sono già rivolta a diversi Istituti di Credito per valutare la necessaria copertura finanziaria, che l’operazione necessita. Naturalmente tutto ciò, richiede dei tempi di attuazione: è impensabile dar corso alle pretese attuali del Comune, che mi ha imposto di provvedere alla bonifica dell’ area in soli 15 giorni! Vorrei poi sottolineare che il capannone è stato costruito circa trent’anni fa, con quegli accorgimenti che allora sembravano i più idonei per l’epoca, compresa la copertura in eternit. Tutto ciò evidenzia la mia più assoluta buona fede, rispetto a tutta questa vicenda che qualcuno ha

voluto montare ad arte, ai miei danni! Ritengo false le notizie concernenti la stessa imminente pericolosità derivante dal mio capannone, in quanto la relativa copertura in eternit, è assolutamente integra. Non capisco perché tanto accanimento nei miei confronti, dal momento che esistono svariati capannoni proprio a Stornara, nei quali è visibile l’utilizzo di eternit (proprio in prossimità del cimitero, oltre al mio vi è un altro capannone adibito a magazzino di prodotti ortofrutticoli, tanto per fare un esempio), e che, a quanto pare, si finge di non vedere, come allo stesso modo si preferisce non guardare ciò che accade in alcuni terreni! Chiedo pertanto ai miei concittadini di smorzare i toni rispetto a questa vicenda, che mi ha profondamente amareggiata. Denunciò pubblicamente il clima di forte tensione, creatosi intorno a me ed alla mia famiglia! Da diverso tempo, riceviamo telefonate di ingiurie e minacce, nel cuore della notte: è ora che tutto ciò finisca! Mi sono perciò già rivolta ad un legale e, provvederò quanto prima a sporgere denuncia presso i Carabinieri”. Come già detto, l’Ortese tornerà nuovamente già nel prossimo numero, sulla questione. Nel frattempo, si annunciano iniziative di protesta fra gli stessi abitanti del posto, stanchi di essere presi in giro rispetto ad una questione così delicata, che pone in primo piano la salvaguardia dell’incolumità dei propri cari. In particolare, la nascente Sezione locale di donatori Fidas farà partire nel mese di settembre una massiccia raccolta di firme da inviare al Prefetto di Foggia, perché, da un lato, si provveda nell’immediato a monitorare la presenza di tutte le strutture in eternit presenti a Stornara, chiedendone ai proprietari la completa bonifica. E dall’altro, perché si faccia, quanto prima, piena luce sulla lunga serie di morti sospette che da qualche anno si stanno verificando nel paese, in un clima di generale indifferenza!


Una delle protagoniste dell’estate 2011 nei comuni dei Cinque Reali Siti è stata senz’altro la musica: decine, infatti, sono state le serate dedicate a concerti di band locali e non, in grado di allietare le torride ore trascorse dai cittadini tra le vie dei centro urbani, alla ricerca spasmodica di un po’ di refrigerio. Ad Orta Nova, ad allestire il cartellone de “Orta Nova Festival” sono stati la neo insediata Amministrazione Comunale, attraverso l’intervento del prof. Lorenzo Ciuffreda, designato come direttore artistico delle manifestazioni, nonché l’organizzazione eventi “Luca Show” eventi, con la collaborazione di numerosi sponsor e imprese commerciali della centralissima Piazza Pietro Nenni. Il via si è avuto il 6 Agosto con una serata improntata sul rock, grazie alla musica degli Abbey Road, cover band dei Beatles, sulla festa della birra e su un “rombante” motoraduno. In seguito davanti a Palazzo di Città e bar si sono alternati svariati complessi, come No Name, Willy Wonka e Sogni di Rock ‘n’ Roll; è tornata poi la proiezione di un lungometraggio (“Benvenuti al Sud”) in Largo Gesuitico, così come è tornata “Orta Nova Rock Festival”, una vetrina organizzata dall’associazione Arte Nova, destinata a far conoscere band emergenti nel panorama locale e a premiare le eccellenze musicali del territorio (a ricevere gli onori sono stati quest’anno gli ortesi Gianni

Iorio, Nicola Maffione e Salvatore Zicolillo, maestro della corale cittadina), con la speciale partecipazione del famoso chitarrista Luca Colombo. Nella vicina Stornarella clou degli eventi è stata la Notte Bianca, organizzata in occasione della festività patronale il 13 Agosto: prima c’è stato il concerto dei Matia Bazar, con la splendida voce di Silvia Mezzanotte, poi lo spettacolo pirotecnico ha dato il via a una notte di musica (con le più promettenti band locali e, come ospite d’onore, il cantante Mau dei Metalmeccanici, vincitori della trasmissione tv “Stasera è la tua sera”) e artisti itineranti di strada. Il festival “Reali Siti Tango e Jazz” e le sagre della mozzarella e dei cavatelli di grano duro hanno completato un programma all’insegna del divertimento e della buona tavola. Anche Carapelle ha fatto da scenario alla Notte Bianca, organizzata da un comitato folto di giovani entusiasti, con migliaia di persone provenienti da tutta la Capitanata (e non solo), pronte a riversarsi nelle strade del piccolo comune per ballare, ridere e gustare le bontà locali: sugli scudi la pizzica salentina del gruppo popolare Lu Rusciu Nosciu e il noto dj di M2O Provenzano, capace di far scatenare i giovani con le hit del momento. La sagra dei cavatelli e dell’anguria (organizzata dalla Proloco), la prima tappa della gara per giovani cantanti “Festival Mare e Monti Dauni”, un reading teatrale organizzato dalla compagnia foggiana Cer-

chio di Gesso e le celebrazioni per la ricorrenza del 150° dall’Unità d’Italia (mostra documentaria, proiezione di un filmdocumento e dibattito presieduto da Gennaro De Crescenzo, presidente del Movimento Neoborbonico) hanno completato un tabellone di eventi accattivante ed eterogeneo. Povia è stato il mattatore della festa patronale di Stornara, tornando così nella nostra provincia dopo il successo dello scorso anno a Ordona. Ricco di eventi il programma stilato dal commissario prefettizio, il dott. Mazzia Sergio, nominato dopo la caduta dell’amministrazione Silba a inizio giugno: torneo di calcetto, degustazione di prodotti tipici, proiezione di film, sagra dell’orecchietta, mostre di arte e pittura e spettacoli per bambini hanno animato il paese devoto a San Rocco. Il noto cabarettista Pino Campagna ha, invece, conquistato Ordona durante i festeggiamenti per il santo patrono Leone, con un show esilarante di battute, gag ed imitazioni; a completare gli eventi nella città degli scavi ci sono state le sagre della porchetta e dei cavatelli con la rucola, il concerto della Orchestra Casadei e numerosi giochi e spettacoli per bambini. È stata quindi un’estate ricca di eventi e manifestazioni anche per i nostri piccoli comuni, a testimonianza di come sia possibile, con l’aiuto di tutti i cittadini, riuscire a organizzare serate all’insegna del divertimento e del buon umore.


Rendere piacevoli e suggestive e, qualche volta, indimenticabili le serate estive è diventato impegno ed occupazione di ogni Pro Loco che si rispetti e che tenga a coniugare, in contemporanea, tradizione e folklore, modernità ed avanguardia, nel contesto socio-culturale di riferimento. È il caso dell’estate di Stornarella, Comune dei Cinque Reali Siti, con le sue ormai consuete “Notti Magiche”, edizione 2011, con cui ha allietato le lunghe ore serali dei cittadini, da metà luglio a fine agosto, anche con eventi di sicura valenza culturale e di grande richiamo oltre i confini dei territori dei cinque reali siti e dintorni. Sarebbe troppo lungo e noioso elencare i numerosi gruppi musicali e band che si sono esibiti nelle varie locations stornarellesi, serata dopo serata, come da programma. Interpreti di vari generi musicali, durante le tiepide e/o torride serate estive, hanno incuriosito, attratto, divertito, coinvolto ed emozionato spettatori di tutte le età e di ogni gusto musicale. Il mese di agosto, cuore caldo dell’estate, si è aperto con un evento davvero eccezionale: la seconda edizione del festival Reali Siti in Tango & Jazz. Il Festival, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale di Stornarella e patrocinato dalla Provincia di Foggia, si è avvalso della direzione artistica dei musicisti Pasquale Stafano e Gianni Iorio, tenaci sostenitori e promotori della diffusione della cultura musicale, ritenendola una delle maggiori risorse in grado di qualificare al meglio il territorio e sulla quale valga la pena, oggi più che mai, investire a piene mani. Molti, infatti, gli sponsor che hanno dato il loro incisivo contributo in termini di entusiasmo, di fiducia e non solo. Così, per il secondo anno consecutivo, nelle suggestive locations del piccolo centro, si è realizzato una “due giorni” di grande musica, capace di richiamare pubblico da ogni dove, grazie ad un cartellone di tutto rispetto, ampiamente diffuso e capillarmente comunicato ai media da un solerte ed efficiente ufficio stampa. Il festival, dopo aver presentato lo scorso anno, nella prima edizione, ben 13 artisti e aver registrato più di 1500 spettatori nei 3 concerti realizzati, con nomi tra i più importanti del panorama jazz internazionale, anche nella seconda edizione ha presentato sul palco nomi intriganti ed importanti in una breve intensa rassegna, ma ricca, viva ed innovativa. La presenza di artisti straordinari che vantano palcoscenici internazionali e, di conseguenza, la qualità delle proposte offerte ha quadrato il cerchio alla grande. Il 1° agosto si è esibito l’“Umberto Viggiano Trio”, con Umberto Viggiano alla chitarra solista, Franco Speciale alla chitarra ritmica, Pierluigi Balducci al basso acustico.

Il trio ha presentato un programma interamente dedicato al Jazz Manouche, genere reso celebre dal grandissimo chitarrista Django Reinhardt, che è considerato l’ideatore e suo massimo esponente e che ha saputo unire ingegnosamente l'antica tradizione musicale zingara del ceppo dei Manouches con il jazz americano. Il frutto di questa unione è un genere che coniuga armoniosamente la sonorità e la creatività espressiva dello swing degli anni trenta con il filone musicale del valse musette francese ed il puro virtuosismo tzigano. La felice performance dei tre musicisti ha saputo rendere al meglio l’urgenza e l’eleganza espressiva propria del jazz manouche, declinandola con le atmosfere dense tipiche della rumba gitana (genere gipsy parente del flamenco, tipico del sud della Spagna) ed i diversi filoni della musica latina (tango, valzer musette e bossanova) proponendo, in modo mirabile, classici del genere ed alternandoli con brani di composizione propria. Uno spettacolo davvero unico: un concerto che ha sbalordito per la ritmica incalzante e le sonorità avvolgenti dei brani, nonchè per la straordinaria maestria dei tre artisti. Assai folto e attivamente partecipe il pubblico presente, che interagiva con i musicisti battendo il ritmo e che applaudiva ad ogni improvvisazione e/o variazione virtuosistica. Il 2 agosto è stata la volta, invece, del tango di tradizione argentina con i Solisti dell’Orchestra Tipica intitolata ad Alfredo Marcucci, grandissimo bandoneonista italoargentino scomparso lo scorso anno. Il quartetto formato dai torinesi Ciro Cirri al contrabbasso, Valentina Nauseo al violino e i foggiani Pasquale Stafano al pianoforte e Gianni Iorio al bandoneon, ha proposto l’indimenticabile concerto “Noche de Tango”nella suggestiva e gremita piazza Duomo. Lo spettacolo ha inteso condurre lo spetta-

tore, attraverso un avvincente viaggio musicale, nell’universo sensuale del tango tradizionale, con un’esecuzione originale e mai scontata dei più celebri brani dei grandi compositori italo argentini degli anni ’30 e 40’ come Annibal Troilo, Osvaldo Pugliese, Francisco Decaro, Juan D’Arienzo, Carlos Di Sarli e, ovviamente, del massimo esponente del tango nuevo: Astor Piazzolla. Ad accompagnare le passionali note del quartetto due artisti, che sono considerati tra i più grandi maestri e ballerini di tango al mondo: gli argentini Sergio Natario e Alejandra Arruè. I due hanno stregato il pubblico per l’eleganza e l’apparente semplicità delle loro movenze, intrecciate a passione e sensualità, con cui hanno eseguito le figure più complesse della loro arte. Una serata di musica d’elite, di suggestioni forti, di atmosfere emozionali ed emozionanti. Lo spettacolo è stato seguito ed ampiamente apprezzato non solo dagli spettatori dei Comuni dei Cinque Reali Siti, ma anche dai numerosi cultori del genere provenienti dalle città vicine, fin dall’alto barese. Grande la soddisfazione dei musicisti per il successo ottenuto e soprattutto la certezza degli organizzatori che il festival continuerà a crescere ed a farsi strada negli anni a


venire. Altro grande evento stornarellese è stata la festa Patronale che ha avuto, come sempre, oltre ai momenti tipici della festività puramente religiosa, serate di bella e grande musica. Interessante e grandemente applaudito il concerto lirico sinfonico del complesso bandistico Città di Bitonto, che preceduto da un folto gruppo di bellissime Majorettes, ha svegliato allegramente e ritmicamente il paese nel mattino del primo giorno di festa. Durante la serata, smessi gli abiti della spensieratezza e dell’allegria, sul bel piazzale della chiesa, ha spaziato con immutata bravura dal melodramma a temi più propriamente sinfonici, per concludere con l’operetta e brani corali. Di buona levatura artistica i cantanti: il baritono ed il soprano che hanno entusiasmato gli spettatori per la leggiadria delle loro performances. Ma ancora grande musica e grandi artisti hanno coinciso nel suggestivo concerto dei Matia Bazar, grande “marchio di fabbrica” nell’universo musicale nazionale ed inter-

Nella calda serata del 2 agosto, a Stornarella, nello scenografico piazzale duomo, si è svolto un mini saggio-concerto degli allievi della scuola di musica di pianoforte del Maestro Pasquale Stafano, membro dell’Associazione Musicale “Nuevo Tango Ensable”. Si sono esibiti gli allievi che si sono distinti, per i brillanti risultati ottenuti, nei concorsi musicali internazionali, classificandosi meritatamente ai primi posti. Marianna Ruggiero, bimba di sei anni, ha conseguito brillantemente il Secondo Premio, categoria A, nel Concorso Internazionale Euterpe “Città di Corato” ed il Terzo Premio nel Concorso Internazionale per giovani musicisti “Città di Barletta”, dimostrando grande motivazione, sicuro impegno e indiscusso merito, superando ampiamente concorrenti provenienti da Stati in cui la cultura musicale è parte integrante dell’alfabetizzazione delle nuove generazioni. Grande risultato anche per il piccolo Raffaele Cappiello, di 10 anni, che si è meritato il Secondo Premio, categoria B, nel concorso Euterpe, con la brillante votazione di 93/100. Impegnati, concentrati, sicuri di sé, hanno mostrato di trovarsi a proprio agio anche davanti ad un folto pubblico e saper eseguire con naturalezza i brani di propria competenza. Finalità della scuola di pianoforte, che valorizza la musica come parte integrante della cultura, è il promuovere nell’allievo l’esperienza musicale, coinvolgendolo in modo attivo e globale e rendendolo autonomo nella gestione e manipolazione dell’evento sonoro. A concludere l’esibizione è stato

nazionale. Gli artisti si sono esibiti davanti ad una marea di pubblico proveniente da tutto il circondario con la talentuosa Silvia Mezzanotte, l’artista che vanta la voce che forse è in assoluto quella che meglio si armonizza con i virtuosismi musicali del gruppo, da sempre sulla cresta dell’onda. Due ore di spettacolo e di completo coinvolgimento emotivo, segno di artisti che sanno ben rispondere alle aspettative di un pubblico di massa e sanno brillantemente interagire con esso. Terminato il concerto, tutti ad ammirare i fuochi pirotecnici, che segnavano la fine dei festeggiamenti dei Santi Patroni e l’inizio della “notte bianca”. Una nottata intera all’insegna della musica, dell’allegria e del divertimento: “La notte è fatta per ballare” in Largo Mazzini, una discoteca all’aperto dove giovani e meno giovani si sono letteralmente scatenati al ritmo di ogni sorta di ballo; ma anche “Atmosfere musicali” in Largo Risorgimento ... e così via fino alle prime luci dell’alba. Non sono mancate nel lungo svolgersi delle “Notti magiche” serate “a tema”, per

così dire. Infatti ci sono state, non solo serate, ma anche interi pomeriggi dedicati allo Sport ed agli sportivi: dal “festival dello sport” al “raduno di auto e moto d’epoca” che ha visto una massiccia partecipazione di veicoli del “tempo che fu”, tra l’interesse, la curiosità e lo stupore di giovani e meno giovani. Grande attenzione è stata dedicata anche al divertimento dei più piccoli: dalla riproduzione dei “giochi della vecchia gioventù” all’“Abracadabra Show”, che ha visto, per parecchi pomeriggi, il pienone di bambini vocianti accompagnati da genitori e nonni in affanno dietro di loro “Bimbi in Festa”. Non potevano mancare e quindi non sono mancate le serate propriamente dedicate al gusto ed al folklore; infatti non poteva non esserci la sagra dei cavatelli di granasso né quella dell’olio aromatizzato... Un‘estate quindi tiepida all’inizio, ma sicuramente torrida alla fine e non solo in termini metereologici, che ha sicuramente accompagnato con gusto, musica, allegria e divertimento tutti gli stornarellesi.

il duo formato dalla pianista Fiorella Dicorato e dalla violoncellista Ivana Querques che hanno eseguito una sonata di Benedetto Marcello. Il duo ha già all’attivo numerosi premi ricevuti in concorsi musicali nazionali ed internazionali. Il mini concerto è stato piacevole, interessante e sorprendente sia per la bellezza e la varietà delle melodie eseguire dagli artisti in erba, che per la bravura e la sicurezza da loro dimostrata con estrema naturalezza, lasciando davvero sorpresi e piacevolmente stupiti gli ascoltatori che hanno saputo apprezzare e gratificare i piccoli musicisti.

La musica, linguaggio universale, fattore di arricchimento culturale, stimolo all’intelligenza, alla creatività e alla responsabilità, è per ciascuno di essi occasione di crescita individuale, ma anche e soprattutto un momento di socializzazione e di divertimento, un'attività gioiosa e comunicativa da condividere con coetanei e adulti e mezzo per crescere sul piano dell’autonomia e dell’autostima. Un bambino, dopo solo quattro mesi di lezioni di pianoforte in una scuola di musica, secondo il professore Gordon Shaw dell’Università di Irvine in California, a seguito di una ricerca pubblicata sul numero di marzo della rivista scientifica Neurological Research, sviluppa una capacità di ragionamento molto superiore a quella di un suo coetaneo che non ha fatto tale esperienza. Questo ci impone di riconoscere con forza che l’apprendimento della musica ha una funzione educativa insostituibile e non dovrebbe mancare nei programmi della formazione dei giovani. Platone sosteneva “quando penso allo stato perfetto, vedo l’educazione dei suoi custodi basata sulla musica…”. Risulta perciò molto opportuno sottolineare l’importanza di “fare musica” fin dall’infanzia e la scuola di musica dell’associazione “Nuevo Tango Ensamble”, nella persona del Maestro Pasquale Stafano, è disponibile ad impegnare le sue risorse intellettuali e professionali affinché tale conoscenza e consapevolezza diventi patrimonio di tutti.


Don Saverio aveva superato i sessanta anni quando si verificarono le tremende “gelate” degli anni 1955 -56. Con i raccolti totalmente distrutti e gli uliveti danneggiati in modo grave dal gelo; con l’assillo di dover pagare le sementi e i concimi al Consorzio Agrario e i potatori per rimediare ai danni subiti dagli alberi di ulivo e per far fronte alle spese necessarie al suo mantenimento e a quello della casa e della servitù, egli si vide costretto a vendere una grossa fetta della sua residua proprietà e, ancora una volta, padron Leonardo si offrì di comprarla, offrendogli un prezzo scandalosamente basso. Ma non c’erano acquirenti sul mercato, molti piccoli e medi agricoltori erano falliti, molti commercianti avevano chiuso i loro esercizi ed erano emigrati al Nord in cerca di lavoro. Perciò, sia pure a malincuore, egli si piegò alla volontà del cognato. Era troppo orgoglioso per chiedere un prestito ad una banca, voleva salvare le apparenze e far credere a tutti che la proprietà passava semplicemente di mano, rimanendo sempre nell’ambito della famiglia, perché l’età e gli acciacchi non gli permettevano più di curarla. Egli non era sposato e non avrebbe avuto eredi, quindi la sua proprietà sarebbe comunque finita nelle mani della sorella e, dunque, tanto valeva venderla a lei, per assicurarsi un tenore di vita decoroso. Dalla proprietà residua, verso la fine degli Anni Sessanta, detratte le spese (all’epoca non c’era “l’integrazione” né per il grano duro né per l’olio), egli traeva ormai un reddito a malapena sufficiente a vivere modestamente. Aveva venduto l’ultimo cavallo nel 1961 e il cocchiere aveva preso la patente da camionista e aveva trovato lavoro presso un grosso commerciante di cereali. Tenne però ancora al suo servizio Concetta. Tirò avanti così fino all’inizio del 1974, vendendo, ogni due o tre anni, ora una versura di terreno seminativo ora un ettaro di uliveto, che naturalmente Leonardo acquistava a prezzi stracciati. Don Saverio, come ho detto, era troppo orgoglioso per tirare sul prezzo e troppo orgoglioso per vendere ad altri. Mettere in vendita pubblicamente i suoi beni gli pareva una pubblica dichiarazione di dissesto economico, di miseria incombente. Vendendo a suo cognato, egli desiderava far credere all’opinione pubblica che lo facesse per l’età e le condizioni di salute sempre più precarie e, del resto, aveva ormai varcato la soglia degli ottant’anni. In questa finzione, in questa recita patetica davanti alla popolazione, che sembrava cre-

derci, Leonardo gli teneva bordone, poiché non gli conveniva che in giro si sapesse che suo cognato era ormai in rovina e che egli non solo non lo aiutava, ma anzi ne approfittava in modo vergognoso. Quando gli furono rimasti solo due ettari di uliveto e aveva ottantatre anni, don Saverio aveva chiamato in salotto Concetta e le aveva detto, imbarazzato e sommerso dalla vergogna, che non poteva più pagarle un mensile fisso. Le aveva detto anche: “Comprerò una lavatrice e mi insegnerai ad usarla. Per il resto, mi arrangerò da solo a cucinarmi e a rifarmi il letto. Al massimo potrai venire una volta alla settimana a pulire l’appartamento e ti pagherò per questo servizio”. “Don Saverio, non dovete preoccuparvi” - aveva risposto la domestica - “Mio marito guadagna bene e i miei figli sono ormai grandi. Non abbiamo bisogno di danaro e ho molto tempo libero. Sono cresciuta in casa vostra e non dimentico che mi avete donato il corredo quando mi sono sposata e neppure che io e mio marito e i miei figli abbiamo potuto vivere bene per anni grazie a voi. Io continuerò a fare per Voi quello che ho fatto fino a oggi e lo farò gratis. Da chi volete che vada a servizio? Ormai sono vecchia e poi non ho nessuna voglia di aver a che fare con altri padroni. Ci pensate se mi capitasse uno zotico come “padron” Leonardo? Non resisterei alla tentazione di mettergli il veleno nel piatto!”. Concetta aveva parlato così per allentare la tensione e sollevargli il morale, era scoppiata a ridere e don Saverio, infatti, aveva sorriso, ma aveva gli occhi lucidi per la commozione. Due mesi dopo (e un anno prima della sua morte) Don Saverio aveva venduto al cognato anche gli ultimi due ettari di uliveto. Col ricavato della vendita avrebbe potuto tirare avanti almeno per un paio d’anni, ma egli sapeva che non avrebbe vissuto così a lungo perché le sue condizioni di salute erano peggiorate e sentiva che la fine era vicina. A che gli sarebbero serviti, allora, i sodi che doveva ancora incassare presso la banca? Il mistero fu svelato due giorni dopo la stipula dell’atto di vendita dell’uliveto. Uscendo dallo studio del notaio, Leonardo gli aveva detto: “Adesso a te è rimasta solo la casa e prima o poi, se Dio ti concederà di vivere ancora a lungo, dovrai vendere anche quella. Potrai farlo perché non finiresti in mezzo alla strada. Potrai andare ad abi-

tare, senza pagarmi alcun affitto naturalmente, ci mancherebbe altro!, nel locale vuoto che sta al piano terra, sotto al mio appartamento, visto che il tuo locale lo hai donato al tuo ex cocchiere che lo utilizza come garage e officina. Perciò, quando ti decidi a vendere, fammelo sapere!”. Leonardo aveva parlato così, cercando di apparire persino magnanimo, perché pensava di acquistare l’appartamento di don Saverio per darlo a una delle sue figlie, per averla vicina. Era rimasto solo perché la moglie, cioè la sorella di don Saverio, era morta due anni prima. Era stanco di cucinarsi da solo, di rifarsi il letto, e di rassettare la casa, anche se le figlie venivano a turno, una volta alla settimana, a fare le pulizie. ma era anche troppo tirchio per assumere una donna di servizio. Avere accanto una figlia che potesse prendersi cura di lui, fargli trovare un piatto caldo a pranzo e cena e assisterlo in caso di necessità era un pensiero confortante per lui, che sapeva benissimo che don Saverio era ormai agli sgoccioli. Quest’ultimo, però, aveva deciso, in un attimo, di ribellarsi all’ultimo affronto che il cognato gli aveva fatto dicendoli ciò che gli aveva detto. Il locale vuoto al piano terra era infatti quello adibito, per anni, a stalla! Sentirsi offrire di vivere gli ultimi giorni della sua vita in una stalla era per don Saverio un’offesa che, in altri tempi, per esempio quand’era un giovane ufficiale, egli avrebbe voluto lavare col sangue sfidando a duello quello zoticone di Leonardo. Era vecchio, però, e prossimo alla fine e allora ideò e mise in atto la sua vendetta in altro modo, un modo più sottile ma più feroce. “Ti negherò la cosa alla quale pare che tu tenga più di ogni altra” - aveva pensato“Ho capito benissimo che cosa hai pensato e perché vuoi la mia casa e proprio per questo non l’avrai!”. Così, due giorni dopo, si recò presso la banca per incassare l’assegno circolare che Leonardo gli aveva consegnato davanti al notaio, si recò presso lo studio di un altro notaio, gli spiegò ciò che intendeva fare e prese l’appuntamento per il pomeriggio di quello stesso giorno. Poi aspettò che Concetta venisse a portarli il pranzo (lo preparava a casa sua, per maggiore comodità) e le disse: “Questa sera tu e Vincenzo dovete venire con me allo studio del notaio. Porte con voi le vostre tessere d’identità”. (continua 2)


L’appuntamento con il grande ciclismo lungo le terre di Capitanata è fissato per il prossimo 18 settembre, con la terza edizione della Gran Fondo Quattro Colli Dauni (120 km, con impegnative salite a Castelluccio dei Sauri, Bovino, Deliceto e Ascoli Satriano) e la Ciclo Turistica Memorial Alfonso Di Tonno (65 km lungo i comuni dei Cinque Reali Siti), eventi organizzati dall’associazione ciclistica ortese A.S.D. Nuova Pantanicrs. Due saranno le novità della kermesse sportiva, che vedrà la partecipazione di oltre seicento corridori amatoriali provenienti anche dalle lontane Modena e Bologna: parte del ricavato sarà devoluto in beneficienza all’ente no profit A.N.F.F.A.S. di Orta Nova, da sempre attento ai bambini portatori di handicap fisici e mentali, inoltre la Gran Fondo rientra nell’ultima tappa del Giro Arcobaleno, manifestazione itinerante lungo i più bei percorsi della Puglia. “Il fatto che gli organizzatori abbiano pensato alla Gran Fondo Quattro Colli Dauni come ultima tappa è motivo di orgoglio e enorme soddisfazione per tutti noi” ci confida un raggiante Maurizio Tarateta, presidente della Pantanicrs. A rendere ancor più prestigiosa la giornata vi saranno le presenze, tra i ciclisti, di Palmiro Masciarelli, patron della squadra professionista Acqua e Sapone, e Maurizio Carrer, sei volte campione italiano di ciclocross. Al termine della gara, il cui traguardo sarà posto davanti la Villa Comunale di Orta Nova, ci sarà un’estrazione di

ricchi premi e il consueto pasta party, organizzato da aziende locali, presso le strutture messe a disposizione dalla Scuola Primaria “ Papa Giovanni XXIII”.


Mia figlia di ritorno dalle vacanze in Giamaica mi ha raccontato un particolare del vivere quotidiano degli abitanti dell’isola caraibica, quello della vendita del cibo per strada. Come già avveniva nell’antica Roma, sia nel Medioevo che nell’Età Moderna le classi popolari urbane vivevano gran parte della giornata per strada, dove consumavano i loro pasti comprando prodotti in botteghe o da venditori ambulanti. Con lo sviluppo dell’industrializzazione e l’entrata delle donne nel mondo del lavoro extrafamiliare, il ceto popolare urbano s’ingrossò, e il fenomeno del cibarsi per strada aumentò. Chi non ricorda le immagini ottocentesche degli scugnizzi napoletani che mangiavano con le mani per strada maccheroni o pizza, pasta o fritti (dolci e salati), frutta o verdura. Frutti di mare crudi pugliesi, olive all'ascolana marchigiane, piadina romagnola, focacce liguri, gnocchi fritti emiliani, castagnacci toscani, porchetta romana, pani ca' meusa (pane e milza) palermitano, crepes piemontesi. Questi alcuni degli esempi di grande tradizione del cibo da strada italiano. A Foggia i fichidindia sono cibo di strada sin dal Settecento. E sempre nel capoluogo dauno è antica tradizione la vendita di torcinelli, porchetta, “palanchille” (pannocchie lesse) e meloni. Gli esempi potrebbero continuare toccando un po’ tutte le regioni della penisola, e in specie le città dell’Italia meridionale. La cucina di strada viola apertamente

molte delle regole “di casa”. Il consumo è al tempo stesso un fatto privato (spesso ci si ciba da soli, contrariamente a quando si va al ristorante o al bar, accompagnati da amici o parenti), e un evento pubblico, perchè avviene per strada o in locali aperti agli sguardi di tutti, quindi legato alla collettività. Si è da soli e insieme agli altri nello stesso tempo, e ciò crea un’atmosfera di complicità tra avventori, per cui sovente si scambiano due parole, una battuta, perchè la situazione induce un senso di confidenza non comune. La cucina di strada è insomma un’arte della comunicazione. E per omaggiare la cucina di strada di Capitanata vi propongo due piatti Il Torcinello e la Pannocchia lessa. Il Torcinello Nel dialetto foggiano ‘u turc'nill a Foggia, sia al singolare che al plurale, è un prodotto alimentare tipico foggiano e molisano: è formato da budella d'agnello ripiene d'animelle

d'agnello, si consuma cotto alla griglia condito con olio, aceto, sale, prezzemolo, aglio e peperoncino. Ingredienti: Budella di agnello, olio di oliva extravergine, aceto, sale, prezzemolo, aglio eventualmente anche peperoncino. Recuperare le interiora degli agnelli lattanti, svuotarle del loro contenuto, sciacquarle abbondantemente con acqua e sale, mantenendole in acqua per almeno ventiquattro ore e cambiare quest'ultima di frequente. A parte recuperare le animelle e la trippa dell'agnello che, convenientemente ripulite, costituiscono insieme ad aromi l'anima del torcinello attorno alla quale si avvolge l'intestino. così preparato arrostirlo sui carboni oppure, secondo un'antica tradizione dell'alto molise, trattarlo con cipolla soffritta, conserva di pomodoro, prezzemolo e basilico, realizzando un ottimo ragù; tale sugo andrà a condire maccheroni fatti in casa, possibilmente fusilli. Pannocchie lesse Ingredienti: Pannocchie, sale ed acqua Preparare una pentola capiente piena d'acqua e metterla sul fuoco. Nel frattempo pulire le pannocchie dalle foglie esterne e da tutti i filamenti, quindi immergerle nella pentola piena d'acqua e portare ad ebollizione. Far sbollentare per 15-20 da minuti da quando iniziano a bollire (controllare comunque la cottura, che nello specifico dipende dalle pannocchie). Scolarle, farle raffreddare leggermente, salare e servire assolute.


Google-Motorola, tutto cambia Con la recente acquisizione di Motorola Mobility, la divisione di Motorola per la realizzazione di telefoni cellulari, si perdono alcuni dei più saldi riferimenti nel mondo Ict. Le ferie agostane sono state scosse (nel mondo della tecnologia) dalla recente notizia dell'accordo fra Google e Motorola. L'annuncio, dato in pasto ai media un po' sonnolenti di ferragosto, ha attraversato il mondo dell'Information and Communication Technology come uno sciame sismico. Vi è la certezza ormai che non vi sono più confini fra le tecnologie che oggi dominano il mondo post-moderno: assistiamo, pertanto, a una esaltazione dell'ibrido, ciò che da sempre era relegato ai più conosciuti confini (per esempio, quello virtuale e telematico, come Google) si porta ad aggredire uno dei più inimmaginabili settori (quello della telefonia cellulare). Ciò è ancor più sconvolgente e, allo stesso tempo, interessante se a finire nel meltin' pot delle comunicazioni è Motorola, che rappresenta quanto di più solido e stabile si potesse immaginare nel mondo della telefonia cellulare. Motorola L'azienda, nata nel 1928, ha da sempre rappresentato l'icona del cellulare e, per certi versi, della modernità. Motorola è famosissima per aver commercializzato il famoso MicroTac e, poi, lo Star Tac, status symbol degli anni Novanta, epoca in cui, di fatto, si è imposta la tendenza spasmodica (soprattutto in Italia) all'uso del cellulare. Dopo aver attraversato oltre ottant'anni sulla cresta del settore Ict, Motorola si è dovuta arenare nei primi mesi del 2011 sullo scoglio della divisione societaria. A gennaio, infatti, è stata divisa in due distinte aziende, Motorola Mobility e Motorola Solution, al fine di metabolizzare le grosse perdite finanziarie, stimate attorno

a oltre quattro miliardi di dollari. Google Da parte sua, invece, Google si è innalzata come non mai ai vertici dell'Olimpo del settore Ict. Con una capitalizzazione da miliardi di dollari (circa 200 miliardi, ciascuna azione vale in Borsa quasi 600 dollari!), Google si può permettere sensazionali acquisizioni, come quella di Motorola. Già nel 2010 il gigante della ricerca ha comprato recentemente Phonetic Arts, azienda specializzata nella elaborazione robotizzata della voce. Si ricorda anche SocialDeck, di cui Google ammirava la grande attività nel settore dell'intrattenimento digitale soprattutto nei social network. Metaweb, invece, è stata acquistata da Google per il grande interesse nel web

semantico. Nell'elenco non si può dimenticare l'affare, che il motore di Mountain View ha fatto nell'accaparrarsi il portale di ricerca delle immagini Like.com. Cosa bolle in pentola? Dopo aver appreso la notizia dell'acquisizione (al momento, però, al vaglio delle autorità competenti Usa per la concorrenza del mercato), i commentatori hanno intuito che, ormai, non vi sono più compartimenti stagni nel settore Ict. Se un'azienda che per anni

ha fatto il suo successo nel mondo dei motori di ricerca può permettersi di entrare di petto nel mondo della telefonia cellulare, ciò significa che non vi sono più confini. Non esistono più, infatti, visioni univoche fra quello che può essere una Internet society e le classiche fattezze di un'azienda che produce cellulari; il meltin pot fra virtuale e tangibile ora è possibile. Cosa bolle in pentola dalle parti di Google? Difficile saperlo, poiché l'azienda di Larry Page e Sergey Brin ci ha abituato da sempre a strabilianti prodotti e servizi (gratuiti quasi del tutto). Solo per ripassare brevemente alcuni dei fiori all'occhiello del motore di ricerca, si pensi alla posta elettronica rivoluzionaria Gmail, al browser Chrome, passando per il social network Google+ fino alla recente piattaforma aperta di Android. Chi dovrà temere tanto da questa notizia è sicuramente Apple, che adesso si sente seriamente minacciata nel settore della telefonia cellulare. Google ha in mano adesso non solo il sistema operativo (Android appunto), ma anche l'hardware (Motorola) per realizzare un vero e proprio telefono cellulare in piena autonomia.


SCUOLA DI CAMPAGNA

TI AMO SCUOLA

Ho riconosciuto, in campagna, una vecchia scuola. È un caro rudere accanto a nuove ville circondate da siepi ben squadrate e aiuole traboccanti di rigogliosi gerani.

Mi hai preso il cuore, sei tutta la mia pelle, attraversi il mio essere scivolando pian piano nelle ossa, Scuola.

Come in un film, in inverno, dai vetri opachi, solcati da stanche gocce di pioggia, rivedo gli alunni e l’insegnante in un afflato virtuale unico e generoso. Intingevano timidi il pennino bizzoso nel vecchio calamaio dell’inchiostro nero e ascoltavano con dedizione le parole della scrupolosa maestra che non risparmiava impegno e pazienza.

Non potrò dimenticare “l’odor do classe” fatta di gesso, d’inchiostro nuovo, di matite temperate di fresco, di alunni impegnati, sensibili, volenterosi anche affettuosi, di fuggevoli saluti, di corse continue che hanno modellato la mia vita, come l’acqua sulla roccia stalagmitica. Rocchina Morgese

TRAMONTO A FOGGIA Rivedo la cattedra, i banchi, la traballante lavagna, due file di grembiulini neri, i nasini già rossi per il freddo sin dalle prime ore del mattino e mani tumide e rosse per i geloni. Aveva un gran cuore la maestra: era giovane, spensierata, felice. Il fluire degli anni, inesorabile e metodico, non ha cancellato la sua gioia di vivere. Rocchina Morgese

Il sole discende là dietro le case basse, e la Chiesa delle Croci s’imporpora d’oro. Improvvisa mi torni giovinezza. Remote memorie di voli d’Icaro: amori lontani perduti nella laguna del tempo. Le lunghe passeggiate all’ombra delle antiche torri del norman castello. Il profumo del fieno, i tigli e i mughetti nel bosco e l’ondeggiare delle lucciole

nelle serate delicetane. Il mio cuore aquilone vola nell’isola della mia giovinezza e ripercorre i passi perduti nel tempo…… E’ sera e le tenebre avvolgono le case basse e la Chiesa delle Croci. Michele Campanaro

“U PAESE MIJE” Quale poste d’u munne gheje u cchiù bbell pure si non ce stanne case andiche pure si non ce vènene da lundane a vvedè chiese e fundane che tutte ca i strade sò sfasciate e l’arve ca stanne so mizze seccate e non ce stace u mare che i llambare ca cunzòlene la pecundrie quanne pienze ai sessand’anne tue è Gorte andò stanne i sstesse criature ca iucàvene che tteje assettate a nu gradone a ppiede piede de San Michele a la zoche a la mamme vace cialune solamente ca mò tènene tutte quande la cape che ttanda capille bbianghe Pinuccia Di Venosa



L'Ortese - Settembre - 2011