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Giardino, Roma

FUNGHI IN CITTA’

Questo giardino è di pertinenza all’appartamento “a misura d’uomo”. La scelta di separarli è legata sia alla complessità dell’intervento, sia al fatto che ci iniziamo nel campo del paesaggio e non ultimo in quanto è stato realizzato successivamente alla casa, e magari eravamo perfino un po’ più maturi. E’ ad una quota intermedia tra la casa (al primo piano) e il piano terra (pilotis) ed è ad essa connesso per mezzo di due scale: una che parte dal livello stradale e sbarca alla quota del giardino, l’altra, a prosecuzione della prima, che dal giardino porta alla casa. Questa soluzione permette di avere il parterre ad una quota intermedia risolvendo il dislivello con due mezze rampe. La prima cosa che dobbiamo prendere in considerazione è la relazione con la casa, il cui impianto è del tutto cambiato, ed il ruolo che assume in questa nuova distribuzione la terrazza. Lo spazio esterno protetto e lineare, il trait d’union tra la casa ed il giardino, condivideva, prima dell’intervento, per mezzo degli accessi, il salotto

buono e lo studio. Funzioni che hanno però una temporalità di utilizzo specifica ed è bastato questo ad isolarlo dalla sua proiezione naturale: il giardino. La mancanza di relazione ha fatto si che questo fosse abbandonato a se stesso; sicuramente spontaneo ma del tutto selvaggio. Si potrebbe aprire una discussione sulla selvatichezza nel paesaggio ma non è questa la sede e non era questo il caso, anche se in parte l’idea di avere un’area inattraversabile a confine con la strada (come si evince dalle immagini di studio), per allontanare da questa lo spazio dello stare, è stata proposta ma non condivisa dal cliente. Questo progetto è fatto a quattro mani con Rayna Harizanova, compagna di viaggio, e con la quale ho condiviso molti altri lavori. La struttura distributiva del vecchio impianto, se da una parte indirizzava in nessun luogo preciso, dall’altro presentava gli spazi dello stare, che avrebbe dovuto connettere, come del tutto avulsi da un contesto con cui, fontane, tavoli e sedute in

pietra, condividevano soltanto una timida patina del tempo, che in qualche modo gli conferiva uno spiraglio di appartenenza. L’impianto planimetrico rigido risente della mano dell’architetto, mentre la scelta dei colori, delle foglie, dei profumi, e la loro collocazione è stata gestita con la sensibilità propria di una paesaggista. La nuova distribuzione della casa, oltre a privilegiare il lato adiacente al giardino, consente di utilizzare pienamente il cancello privato su strada, trasformando questa unità immobiliare in una villa praticamente indipendente. L’orientamento ed i confini determinano l’organizzazione dello spazio dove la fa da padrona il gazebo Zen della Pratic. Questo è posizionato in corrispondenza di una pedana in decking che come un tappeto (che ne sottende la funzione rafforzata dalla proiezione della copertura), definisce nello spazio aperto un luogo specifico, al quale si accede attraverso un percorso segnalato da lastre in pietra a spacco di cava la cui scansione è calibrata sul passo antropico.

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Luoghi comuni  

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