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CarnetdiMarcia

Scout d’Europa

PER SCOLTE E ROVER

Rivista mensile, maggio 2010 • n. 5 anno XXXIV • Sped. in abb. post. Art. 2, Comma 20/c, Legge 662/96 Filiale di Padova • ISSN 1127-0667

CONTIENE I.R.

2010

Sfide SALE IN ZUCCA “CE LA POSSO FARE!?!” pag. 6 - 9

CADENDO DA CAVALLO... Morti in Cristo e ora vivi per sempre! pag. 14 - 15

APERTA-MENTE Un’altra possibilità pag. 18 - 19

SCIENZA DEI BOSCHI la giungla dei contenitori pag. 28 - 29


CAPITOLO

INCHIESTA

Sommario Carnet di Marcia • C - 2010 Parole all’immagine.........................................................3 Editoriale Andare (ragionevolmente) oltre l’ostacolo...................4 Sale in zucca “CE LA POSSO FARE!?!”..................................................6 A proposito di SFIDE… Luigi Ciotti..............................10 L’eterna sfida...................................................................12 Cadendo da cavallo... infuocando il mondo Morti in Cristo e ora vivi per sempre!..........................14

IMPRESA

Treppiedi, una proposta Due occhi sopra le orecchie…....................................16 Apertamente Un’altra possibilità..........................................................18 Giocare il gioco Il tuo autoroscopo...........................................................20 4 C.i.T.................................................................................21

RUBRICHE

Vita da Rover... vita da scolta Diario di un’Uscita Regionale.......................................22 SFIDE!...............................................................................24 “Scolte in Partenza”.......................................................25 Custodi della terra Abbasso lo sporco, ma senza sporcare......................26 Scienza dei boschi La giungla dei contenitori..............................................28 Vita associativa Centenario del Guidismo...............................................30 Piano redazionale 2009 - 2012........................................................................31 L’altracopertina Riflettendo sulle… sfide................................................32

SCOUT D’EUROPA Rivista mensile Associazione Italiana Guide e Scouts d’Europa Cattolici della Federazione dello Scautismo Europeo. Anno XXXIV • n. 5, maggio 2010 - Carnet di Marcia per Scolte e Rover Direttore Responsabile Giuseppe Losurdo Direttori Michela Bertoni, Gipo Montesanto REDAZIONE DI CDM Coordinamento redazionale Tullia Di Addario, Giorgio Sclip Casella email della redazione cdm@fse.it RESPONSABILI RUBRICHE • APERTAMENTE: Vania Ribeca, Martino Piovesan. • CADENDO DA CAVALLO...infuocando il mondo: Don Fabio Gollinucci e fra Basito. • SALE IN ZUCCA: Monica D’Atti, Aline Cantono di Ceva ed Elena Pillepich. • VITA DA ROVER, VITA DA SCOLTA: Elena Bratti, Paolo Morassi. • CUSTODI DELLA TERRA: Marco Fioretti. • SCIENZA DEI BOSCHI E OCCHIO!: Marco Fioretti. • TREPPIEDI, UNA PROPOSTA: Commissari di Branca • L’ALTRACOPERTINA: Giorgio Sclip In redazione anche Elena Bratti, Micaela Moro, Gipo Montesanto, Carla Palermo. Hanno collaborato in questo numero: Aline Cantono di Ceva, Tullia Di Addario, Giorgio Sclip, Don Fabio Gollinucci, Micaela Gentilucci, Nicola Pozzobon, Elena Pillepich, Gipo Montesanto, Vania Ribeca, Martino Piovesan, Marco Fioretti. Progetto grafico simone.salamone@email.it Direzione, Redazione e Amministrazione Via Anicia 10 • 00153 Roma Aut. del Tribunale di Roma n. 17404 del 29/09/1978 • Sped. in abb. post. Art. 2 Comma 20/c, Legge 662/96 • Fil. di Padova ISSN 1127-0667 Stampa T. Zaramella - Selvazzano PD

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anoscritti e foto, anche se non pubblicati, non si restituiscono, salvo diverso accordo precedente con la Direzione. Tutti i collaboratori hanno la responsabilità e conservano la proprietà delle loro opere. La riproduzione di scritti comparsi in questa rivista è concessa a condizione che ne venga citata la fonte. Chiuso in Redazione MAGGIO 2010

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno scritto e che ancora non vedono pubblicato su questo numero il loro contributo! Tranquilli, sarete sul prossimo!! 2

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Parole all’immagine “Fatti forza, è la vita, sai, che ti sfida, ti invita a duellare con lei forse vinci o mollerai magari invece riderai è strano ma poi ci riuscirai in questa grande olimpiade...” [Tiziano Ferro - Olimpiade]

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Editoriale Tullia Di Addario............................................................................................

Andare (ragionevolmente) oltre l’ostacolo

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tare lì, stravaccato sul divano di casa: TV accesa, telecomando nella mano destra e bibita in quella sinistra, senza aver voglia di vedere nulla in particolare, lasciando scorrere oziosamente le immagini sullo schermo. Non è proprio il massimo della “goduria”, ci sarebbe senz’altro qualcosa di più divertente da fare, ma è anche vero che ci sarebbero anche tante altre cose da fare decisamente meno divertenti, tipo quell’esercizio di matematica assegnato da un pezzo, per non parlare di quelle quindici pagine di storia che incombono per domani… Nell’incertezza, è meglio rimanere così, senza esporsi, crogiolandosi in questa indolenza che non fa star bene, ma neanche poi così male, proprio per niente. È possibile perdere anche delle ore in questo stato. Giorni. Mesi. …Stare lì, inesorabilmente ultimo della fila. Lo zaino spezza la schiena, il sole brucia, il fiato viene sempre meno, lo sconforto aumenta; e, colmo dell’ironia, non appena si riesce a raggiungere il gruppetto di quei due o tre che si sono fermanti ad aspettare, e non sempre lo fanno, proprio mentre ci si accosta loro già pregustando l’idea di una breve tregua di due, tre minuti al massimo, ecco che il piccolo assembramento si scioglie, come neve al sole, e quelli che sempre più radicalmente si ha solo voglia di definire “falsi pietosi” riprendono la loro marcia, lentamente, uno dopo l’altro, ma sempre avanti e sempre ad un ritmo impercettibilmente superiore. Allora irrompe la rivolta, ci si ribella alla volontà di “riuscire” e ci si abbandona alla commiserazione, alla debolezza, al “chi me lo fa fare?”. Questi appena descritti sono solo un paio dei tanti momenti in 4

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cui è necessario fare leva sulla forza di volontà e superare i propri limiti (una volta che siano stati lucidamente individuati), insomma: sfidare se stessi. Quando si parla di “sfide”, immediatamente si tende ad associare tale concetto a qualcosa di virile, grandioso, quasi epico. Sorge spesso naturale l’immagine di agili spadaccini che duellano, eroi muscolosi che affrontano imprese titaniche, spietati pistoleri che si fronteggiano in un ardente mezzogiorno americano, immersi in un silenzio franto solo dal lugubre richiamo di un condor. Certo sono immagini patinate da un’aura irreale e sublime, ma sono comunque metafora


dell’enorme difficoltà che può costare forzare lo stato di accidia o di devastante scoramento che possono assalire ognuno di noi. Sfidare corrisponde allora ad “andare oltre”, a “superare l’ostacolo”, non necessariamente in maniera sconsiderata ed irresponsabile; sfidare sé stessi vuol dire conoscere in maniera poco indulgente ed estremamente realistica i propri limiti,

per poter intraprendere tutte, ma proprio tutte, le strategie necessarie ad abbatterli, o comunque misurandosi con essi in maniera costruttiva. È certamente, banale, ovvio e senza dubbio retorico, ma è anche una grande e consolidata verità: vincere giorno per giorno le piccole sfide che si profilano dinanzi a noi corrisponde ad accettare la vera, unica e grande sfida: quella della vita.

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Sale in Zucca Aline Cantono di Ceva...................................................................................

“CE LA POSSO FARE!?!”

Intervista a Guido Meda la voce ufficiale del Motomondiale.

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ccendo la Tv e faccio un pò di zapping qua e là: mi imbatto in un tipo che sfida la fortuna “rifiutando l’offerta del Dottore” e tenendosi il suo pacco; giro ed un giovane ballerino è “messo in sfida” dai suoi professori di danza; cambio e due cantanti (uno under e l’altro over 25) si sfidano per non essere eliminati dal talent show; schiaccio un altro tasto

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ed ecco lì due ragazze che si sfidano urlandosi contro per farsi scegliere dal bellone di turno felicemente piazzato su di un trono; in questo nuovo canale sei “rinchiusi” si sfidano “nominandosi” vicendevolmente; poi c’è chi sfida la propria memoria e cultura per accaparrarsi il milione o “l’eredità”; tipi in giacca e cravatta neri sfidano il telespettatore denunciando assurdità


interviste rio non sia l’altro, inteso come e incongruenze della nostra sopersona da distruggere, ma i cietà; per non parlare di quando Guido Meda è il tuoi limiti! Ti faccio un esempio: mi imbatto in qualche partita di telecronista del devi affrontare un’uscita, un Campionato o nella trasmissioMotomondiale… si! esame, un problema, un chiarine delle Olimpiadi… Non so se Proprio quello con mento con qualcuno…t’invade ci hai fatto caso: dove c’è comValentino Rossi e un senso di pesantezza, stanpetizione c’è audience. Il che le gare in giro per il chezza…insomma non c’hai lascia intendere che la gara sia mondo! La persona voglia… tutt’al più paura…prova qualcosa di parecchio interesadatta a raccontarci allora a inforcare le lenti della sante, che ci attrae irrimediabildi competizioni… sfida e a ridare un’occhiata alle mente e che ci piace. Prendila prove che hai di fronte: tutto si in considerazione questa facfa più elettrizzante, quasi un gioco, un’avventucenda della “sfida”… potrebbe tornare molto ra impegnativa ma anche divertente! utile anche per la tua vita a patto che l’avversa-

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Sale in Zucca

• Ciao

Guido! Spesso nella vita mi sento come un motociclista sulla linea di partenza… quali le caratteristiche del pilota vincente?

No, ti correggo, tu sei meglio del motociclista in partenza! Perché lui è obbligato ad essere individualista, a pensare solo a se stesso per i 45 minuti della corsa, mentre tu hai la possibilità di vivere le tue sfide in armonia con gli altri. Aiutandoli, facendoti aiutare. Questo vale anche per i piloti, ma solo prima e dopo la gara, non durante. Nel senso che fuori dalla gara ha i suoi meccanici che lo aiutano e lui, a sua volta, aiuta loro con le proprie indicazioni. Il pilota vincente per me deve soprattutto avere buonsenso, che significa la piena consapevolezza del limite. Può andarci vicino, ma non può superarlo. Il pilota vincente batte l’avversario, ma lo rispetta. Il pilota vincente prepara la moto ascoltando i consigli altrui e la propria esperienza. Il pilota vincente dice la verità anche quando per lui è scomoda. Il pilota vincente non perde mai il gusto per il gioco. Il pilota vincente alimenta con passione la propria passione. Il pilota vincente ha forza di volontà per tornare in sella quando casca giù, perché sa che in sella sta meglio che a piedi. Ha molto coraggio, moltissima fiducia in se stesso e nel prossimo. Il pilota vincente è paradossalmente la migliore delle persone… normali! 8

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• E quando perdi o caschi, come si fa a trovare il coraggio di rimontare in sella?

Ecco, appunto. Quando perde diventa comunque vincente nel momento in cui accetta la sconfitta, ammette le proprie responsabilità se ce ne sono, dice la verità, non inventa scuse. Così è di nuovo pronto per vincere, perché ha una visione lucida dell’errore e sa come non ripeterlo. Se cade e non si fa niente, beh, ci è abituato. È nel conto del suo mestiere. Cadere si può, anzi si deve. Se non cade il pilota non impara. E se non impara non vince. I ragazzi del mondiale che frequento io sono così. Sportivi speciali, un po’ atipici, molto diversi e più profondi dei calciatori. Forse perché fanno un mestiere pericoloso e conoscono meglio degli altri il valore della vita. Se quando cade un pilota si fa male, la passione per la moto e per la vita è così forte che guarisce anche prima di qualsiasi persona normale. Sembra un specie di miracolo, ma è proprio così che accade. Ormai lo vedo da anni. Lo so, l’ho imparato.


interviste • Ma

questi centauri sono davvero superuomini come sembrano o hanno anche loro momenti di fiacca, noia, terrore di farsi male? Come li superano?

No, non conosco piloti superuomini. Il più forte che conosca, che è Valentino Rossi, è il più “normale” di tutti, quello con più paura di farsi male. Ma è anche quello che cade meno. Ci mette molto istinto, ma anche molta testa per sapere sempre dove si trova il limite. Noia ne vedo poca, ma hanno la fortuna di fare il mestiere che coincide proprio con la loro passione. La fiacca c’è a volte, per forza. La paura anche, ma meno male! Se non avessero paura non imparerebbero a controllarsi e si ammazzerebbero. Anzi, non farebbero i piloti.

• La sfida più grande e difficile che hai affrontato nella tua vita?

Ne cerco sempre molte, mi mandano avanti. La più difficile forse è stata la guarigione dopo un grave incidente in moto. Ero in sedia a rotelle, muovevo solo una mano e neanche tanto bene. Ma con mia moglie e i miei bambini vicini tornare in piedi, ti sembrerà strano, è stata una delle esperienze più belle ed entusiasmanti della mia vita. Incredibile no? Il momento in cui stavo peggio è stato anche quello in cui ho dato il meglio. Stavo bene. Ogni piccolo progresso era una festa. Poi un’altra sfida è stata quella di sposarmi. Mi pareva chissachè. Avevo paura di dover crescere, di non reggere le responsabilità anche se ero innamoratissimo. Ora posso dire che erano timori stupidi e che sposarmi e avere una famiglia con dei bei bambini è stata la cosa più bella che io abbia fatto nella mia vita. Altro che televisione! Guido c’èèèèèèèèèèèèèèèè!!! alinecantono@libero.it C - 2010

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Sale in Zucca Elena Pillepich...............................................................................................

A proposito di SFIDE… Conosciamo meglio Luigi Ciotti.

«Sono felice di spendere la mia vita a saldare la terra con il cielo» “Sono solo un cittadino che sente prepotente dentro di sé il bisogno di giustizia”

B

astano poche parole per capire chi è veramente don Luigi Ciotti. Non un semplice sacerdote, né un uomo qualunque, bensì un onesto cittadino al servizio della gente, di tutti coloro che chiedono aiuto e di chi non è capace o, peggio, non può. Si tratta di un uomo carismatico e di grande personalità, capace di parlare al cuore della gente per poterle dare una speranza di pace, di lealtà, di amore e di fede. Ma per conoscere concretamente Don Ciotti bisogna ripercorrere le tappe che hanno segnato la sua vita. Don Luigi Ciotti nasce il 10 settembre 1945 a Pieve di Cadore (BL), emigra con la famiglia a Torino nel 1950. Nel 1966 promuove un gruppo di impegno giovanile, che prenderà in seguito il nome di “GRUPPO ABELE”, costituendosi in Associazione di volontaria-

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to e intervenendo in numerose realtà segnate dall’emarginazione. Due anni dopo comincia un intervento all’interno degli istituti di pena minorili: l’esperienza si articola, in seguito, all’esterno, sul territorio, attraverso la costituzione delle prime comunità per adolescenti alternative al carcere. Terminati gli studi presso il seminario di Rivoli (TO), Ciotti nel 1972 viene ordinato sacerdote dal cardinale Michele Pellegrino: come parrocchia, gli viene affidata “la strada”. E’ proprio in quella “parrocchia” così particolare che, in quegli anni, affronta l’irruzione improvvisa e diffusa della droga. Apre un “Centro di accoglienza e ascolto” e, nel 1974, la prima comunità. Partecipa attivamente al dibattito e ai lavori che portano all’entrata in vigore, nel 1975, della legge n. 685 sulle tossicodipendenze. Nel 1982,


contribuisce alla costituzione del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza (CNCA), presiedendolo per dieci anni. Nel 1986 partecipa alla fondazione della Lega italiana per la lotta all’AIDS (LILA), nata per difendere i diritti delle persone sieropositive, di cui è il primo presidente. Nel marzo 1991 è nominato Garante alla Conferenza mondiale sull’AIDS di Firenze, alla quale per la prima volta riescono a partecipare le associazioni. Negli anni ‘90 intensifica l’opera di denuncia e di contrasto al potere mafioso dando vita al periodico mensile “NARCOMAFIE”, di cui è direttore responsabile. A coronamento di questo impegno, mettendo insieme le diverse realtà di volontariato e con un costante lavoro di rete, nasce nel 1995 “Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, un network che, oggi, coordina nell’impegno antimafia oltre 700 associazioni e gruppi sia locali che nazionali. Sin dalla fondazione, “Libera” è presieduta da Luigi Ciotti. (lavoro di ricerca di Roberto Saglimbeni). Il 1 luglio 1998 riceve a Bologna, su proposta del Consiglio della Facoltà di Scienze della formazione, la laurea honoris causa in Scienze dell’educazione, che egli considera come un grande premio per lo sforzo compiuto da tutto il Gruppo Abele nel corso degli anni. Personalità molto influente nel campo religioso e sociale, Don Ciotti è autore di alcuni libri a carattere educativo, di impegno sociale, di riflessione spirituale. Il 23 giugno 2007 ha ricevuto il “Premio speciale San Bernardo” per l’impegno nel sociale. Il sacerdote è attualmente membro del Consiglio Pastorale della Diocesi di Torino. Inoltre collabora all’album Onda libera dei Modena City Ramblers che tratta di lotta alla mafia. Personalità molto influente nel campo religioso

e sociale, Don Ciotti è autore di alcuni libri a carattere educativo, di impegno sociale, di riflessione spirituale. • Genitori, figli e droga (1993) • Chi ha paura delle mele marce? (1993) • Persone, non problemi (1994) • Terra e cielo (1998)

...Il Gruppo Abele ha interpretato (dal 1965 ad oggi) l’essere cittadini a partire dalla strada. Una strada che in questi anni ci ha parlato non solo di droghe, ma dei tanti volti, nessuno escluso, di chi fa più fatica: aids, alcolismo, immigrazione, carcere, prostituzione, senza fissa dimora, giovani disadattati, malattia mentale, solitudini diverse... Rispondere a queste realtà con servizi di accoglienza (comunità residenziali, centri diurni, dormitori, servizi a bassa soglia e lavoro di strada) e domandarci il perché di queste ingiustizie con investimenti culturali diversi (riviste, casa editrice, proposte di formazione, prevenzione e di supporto educativo) è – da sempre – il metodo e la proposta del nostro “fare”: per promuovere quella pratica della cittadinanza attiva che trasforma la solidarietà in corresponsabilità degli uni per gli altri. Denuncia e proposta, dunque, per un presente più giusto e un futuro migliore. (Gruppo Abele)

Per approfondire può essere interessante leggere la trascrizione dell’incontro che don Ciotti ha avuto il 3 marzo 1999 al Liceo Classico “Plauto” di Roma con gli studenti: www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=269 C - 2010

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Sale in Zucca Monica D’Atti.................................................................................................

L’eterna sfida

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Poche storie, siamo sull’arena. Non abbiamo tante alternative. Accettare la sfida e combattere o morire. Guarda dove poggi i piedi: c’è sabbia, la sabbia dell’arena di questo mondo. Alza gli occhi e vedrai gli spalti: c’è gente, tanti, tantissimi spettatori. Riesci a vedere chi sono? Forse no, non subito. Sei confuso, è normale. Bisogna prima capire, se possibile. Perché sono qui, ti chiedi? Perché non sono lassù tra gli spettatori? Magari potrei stare comodamente fra di loro. Magari si può stare fermi e non succede niente; è solo uno strano

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sogno e non c’è bisogno di fare altro che guardare e aspettare. Ma il tempo per guardare è poco; bisogna presto fare delle scelte, capire e scegliere. La non-scelta è morte certa perché uno solo è il destino di chi rimane fermo in mezzo all’arena senza difendersi o lottare: le fauci del leone. Allora ragazzo corri, corri più veloce di lui, salta gli ostacoli e prendi fiato un attimo, dietro un angolo non visto. Altri come te stanno combattendo. Qualcuno ha delle buone armi: forconi, spade e reti. Cerca amicizie, alleati. L’alleanza crea confusione nel nemico. Se poi co-


minci a volere bene ai tuoi compagni dell’arena, se cominci a preoccuparti per loro, il leone sarà spiazzato. Per un attimo non saprà chi assalire per primo per distruggere tutto questo amore che sente. Ma attento: la rete che così gli getterai sopra dura poco se non la puntelli bene. Bisogna ancorarla al suolo, ma la sabbia dell’arena non tiene; i picchetti scappano e presto il nemico sarà di nuovo libero. Anche il pubblico fa il tifo per te. Se gli lanci un capo della corda, forse potranno tenerti la rete per un pò. Così potrai riposarti un attimo e pensare a nuove soluzioni. Ma la battaglia non potrà che riprendere presto, fino in fondo, fino alla fine. È l’eterna sfida quella che devi combattere. Come tutti, come ogni uomo che è nato sulla terra. Dall’inizio della vita fino al suo ultimo atto, fino all’ultimo istante, quando vedrai la porta in fondo all’arena aprirsi e tu, con un ultimo scatto, come un gladiatore esperto, ti lancerai per passarla e salire infine sul palco dei vittoriosi. Anche lì, nell’attimo prima, un’ultima zampata potrà interrompere per sempre il tuo slancio.

“Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede”. Dalla prima Lettera di Pietro (1Pt 5,8) ci viene la conferma della nostra battaglia, della sfida lanciata per la conquista della nostra libertà. Libero dalla morte, dalle fauci del leone, libero per conquistare gli spalti e trovarti tra quegli spettatori che appena intravedevi dall’arena: sono tutti quelli che ce l’hanno fatta, la Comunione dei Santi. Sono loro tutti quelli che da lassù hanno provato a sostenerti facendo il tifo per te, perché non ti perdessi, perché non inciampassi, perché non sottovalutassi la forza del leone e la sua furbizia, perché tu potessi capire che sempre, in ogni istante, le sue unghie potevano afferrarti, anche quando erano ben nascoste tra cuscinetti carnosi e morbidi. E quando avrai combattuto la buona battaglia, capirai che tutto aveva un senso, che il bene lo puoi solo conquistare. Non sarà mai regalato. Di regalato c’è solo la zampata del leone. Quella è gratuita, poco faticosa; per averla basta non partecipare all’eterna sfida. Non avrai allora bisogno di pensare a niente, di organizzare niente, di prepararti, di allenarti, di studiare, di pregare, di evitare cattive compagnie e pigrizie. Non avrai bisogno di allearti con nessuno, di amare nessuno. Ti sembrerà un bellissimo momento di libertà, un attimo tutto tuo, poi tutto finirà in un lampo. Sentirai solo il sapore acre della sabbia dell’arena, il pubblico nel dolore e il palco della vittoria spegnere la luce su di te per sempre. Monica D’Atti C - 2010

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Cadendo da Cavallo... don Fabio Gollinucci......................................................................................

Morti in Cristo e ora vivi per sempre! Romani, cap. 6 Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. Lo sappiamo: l’uomo vecchio che è in noi è stato crocifisso con lui, affinché fosse reso inefficace questo corpo di peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è liberato dal peccato. Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui. Infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte; ora invece vive, e vive per Dio. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.

«La mia morte non esiste più perché nel battesimo sono risorto con Gesù Cristo e ora posso camminare in una vita nuova, simile alla vita di Dio».

A

te, Scolta o Rover che stai leggendo, lancio questa sfida: è questo che credi veramente nel tuo cuore e in piena libertà quando dici di essere credente, cristiano, cattolico? Oppure (e la sfida vale lo stesso) è in questo che non credi quando dici di avere dubbi o di non crederci per niente? 14

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infuocando il mondo Lo sai bene che per una buona maggioranza di cristiani, anche di quelli che partecipano alla vita delle nostre parrocchie, questa frase che riprende le parole di S. Paolo nella lettera ai cristiani di Roma, hanno un significato puramente teorico. Nel senso che dicono: «Sì, credo che Dio esiste; credo anche in Gesù, figlio di Dio che ci ha indicato una via verso Dio. Ma questa via è difficile da seguire! Credo anche che un giorno noi staremo meglio e che non soffriremo più perché saremo nel mondo di Dio. Ma intanto in questa vita si continua a soffrire e riuscire a seguire ed applicare gli insegnamenti di Gesù è sempre più complicato. Anche la Chiesa sembra sempre più lontana alla mia vita». Allora ti propongo di rileggere assieme le parole di Paolo. Sembra che già ai suoi tempi il problema non fosse tanto il credere all’esistenza di Dio quanto piuttosto alla conoscenza ed accoglienza del Dio presentato da Gesù: in quale Dio credo? Questa è anche la sfida che Gesù stesso aveva lanciato senza mezzi termini ai suoi più vicini (potremmo dire: i più credenti): “Ma voi, chi dite che io sia?” (Mt 16,15). Paolo si premura di ricordare ai romani il vero significato del Battesimo cristiano: non un lavaggio di purificazione dai peccati, ma la risposta fiduciosa al dono di Dio che vuole trasformare completamente la vita dell’uomo attraverso un rinnovamento spirituale e totale. Con il gesto del «Battezzare» (che significa letteralmente: «bagno» per immersione nell’acqua) il peccatore viene seppellito nella morte del Cristo, da dove esce mediante la risurrezione con lui come «nuova creatura», uomo nuovo, membro dell’unico corpo (quello di Cristo), animato dall’unico Spirito (quello Santo). Questa risurrezione inizia già ora attraverso una vita nuova guidata e condotta dallo Spirito di Dio ricevuto in dono nel battesimo! Ma su questo tema ascoltiamo cosa dice anche uno dei più antichi Padri della Chiesa, Basilio Magno, nel suo libro «Su lo Spirito Santo»:

L’acqua ci offre l’immagine della morte accogliendo il corpo come in un sepolcro. Lo Spirito, invece, immette una forza che vivifica, facendo passare le nostre anime dalla morte alla vita piena. Questo è il rinascere dall’acqua e dallo Spirito. Mediante la tre immersioni e le altrettante invocazioni si compie il grande mistero del battesimo: da una parte, viene espressa l’immagine della morte e dall’altra l’anima di coloro che sono battezzati resta illuminata per mezzo dell’insegnamento della scienza divina. Però, se nell’acqua vi è una grazia, questa non deriva di certo dalla natura dell’acqua in quanto tale, ma dalla presenza e dall’azione dello Spirito. Perciò il Signore, nel prepararci a quella vita che viene dalla risurrezione, ci propone tutto un modo di vivere secondo il Vangelo. Vuole che non ci adiriamo, che siamo pazienti nelle avversità e puri dall’attaccamento ai piaceri, che i nostri costumi siano liberi dall’amore del denaro… Già qui per mezzo dello Spirito Santo veniamo riammessi in paradiso, possiamo salire nel regno dei cieli, ritorniamo allo stato di adozione di figli, ci viene dato il coraggio di chiamare Dio nostro Padre, di compartecipare alle grazie di Cristo, di venire chiamati figli della luce, di essere partecipi della gloria eterna e, in breve, di vivere nella pienezza della benedizione. Non vi sembra una sfida credere e vivere tutto questo? Per me è diventata la sfida della mia vita. Credo che la vera sfida del cristiano non sia tanto la fede nella risurrezione di Gesù, quanto il credere che io ho già iniziato a risorgere con Lui e che la mia vita può diventare di giorno in giorno sempre più pasquale, cioè capace di trasformarsi in un rinnovamento senza più limiti fino alla trasformazione del mondo intero. Non vi sembra che da questa Sorgente Vitale possa realmente nascere anche una nuova Comunità più fraterna, un nuovo Servizio senza misura, una nuova Strada più gioiosa e meno faticosa? Provare per credere! (O credere per provare?) don Fabio Gollinucci C - 2010

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Treppiedi... Gipo Montesanto...........................................................................................

Due occhi sopr a le orecchie…

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i lancio una sfida! Visto che si parla di sfide. Prendi una penna o una matita, perché fra un po’ dovrai scrivere su questa pagina di CdM. La sfida è semplice è forse qualcuno di voi non farà fatica ad individuare la “chiave” per risolvere il gioco: Se io dico 12, tu mi dici 6. Se io dico 10, tu mi dici 5. Se io dico 8, tu mi dici 4. Se io dico 6, tu mi dici 3. Ormai avrai certamente capito. Se io dico 4, tu mi dici? Scrivilo qui dopo i puntini... Sono quasi sicuro che hai scritto 2. Se lo hai fatto, hai agito con logica seguendo 2 serie numeriche delle quali ciascun numero della seconda corrisponde alla metà esatta del rispettivo numero della prima. SBAGLIATO! Contando il numero di lettere di ciascuna parola ti renderai conto che la soluzione è 7. Infatti la parola “dodici” è formata da 6 lettere, la parola “dieci” da 5 lettere e così via. Sono certo che qualcuno fra di voi, che non conosceva ancora questo semplice giochino, stia già pensando come e quando riproporlo agli amici, magari con qualche modifica per renderlo ancora più difficile. Ma cosa c’entra questo con la sfida iniziale che vi avevo lanciato? Continua a leggere e capirai. Se qualcuno ti chiedesse a bruciapelo quale sfida hai in questo momento durante le tue giornate, probabilmente risponderai lo studio, l’università, il lavoro, 16

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prendere la patente, il diploma, riuscire a dare un esame, riconquistare la ragazza o il ragazzo... Prova adesso a scrivere qui tre desideri di cose che vorresti realizzare entro i prossimi 12 mesi: ___________________________________ ___________________________________ ___________________________________ Coincidono con gli esempi fatti prima? Forse, in parte... Posso dirti però che la totalità dei ragazzi ai quali ho rivolto la stessa domanda mi hanno risposto con una delle frasi che hai letto prima. Il fatto è che, molto spesso, facciamo coincidere le nostre sfide quotidiane con gli obiettivi che vogliamo raggiungere e credo che


una proposta per buona parte sia giusto così. Consideriamo però che oltre questo fatto possiamo incontrare alcune sfide inaspettate.

Una di queste sia senza dubbio l’imprevisto. Quanti di noi hanno dovuto fare i conti con un dolore improvviso, come la perdita di una persona cara; si saranno sentiti spiazzati, forse delusi e amareggiati, magari avranno accantonato per un pò la voglia di lottare. Il giochino con i numeri che avete letto all’inizio della pagina è chiamato di “pensiero laterale”, proprio perché insegna a guardare oltre, ad uscire dalla gabbia che avevamo in mente. È un pò come avere altri due occhi sopra le orecchie, messi lì per guardare di lato. Spesso la vita ci lancia delle sfide che non avevamo nemmeno pensato di dover affrontare. Una vera sfida ai giorni nostri per una Scolta o un Rover, così come per ogni cristiano, è anche quella di aprirci all’imprevisto. Mentre da un lato diventeremo abili a leggere i “segni dei tempi”, dall’altro diventeremo anche donne e uomi-

ni che non vivono alla giornata. Persone capaci di guardare più avanti, ed ancora più avanti. Con gli occhi fissi sul traguardo, ma con i piedi ben piantati per terra. Proviamo a guardare il mondo con occhi nuovi. Proviamo ad allargare l’intorno temporale all’interno del quale prendiamo le nostre decisioni. Queste parole ti sembrano troppo generiche? Prive di concretezza, ma ricche di retorica? Due esempi allora: quando incontro un ragazzo o una ragazza che mi piace ho già in testa che potrebbe essere lui o lei la persona della mia vita? Magari non lo sarà. Ma non posso neanche iniziare un rapporto d’amore pensando già che avrà una scadenza. Non trovi? Oppure, quando capita qualcosa che non è esattamente nei miei piani. Mi ricordo che il Signore vede molto più avanti di me e che la sua volontà su di me è di gran lunga migliore di quella che ho io per me stesso? La vera fede si vive con delle scelte concrete. Scelte che riescono a dare una svolta a tutta la vita. Scelte che riescono a dimostrare con i fatti in chi e in cosa crediamo. Non solo a parole, ma con i fatti. Scelte d’amore insomma. E l’imprevisto? Sarà certamente una sfida, che ci metterà forse in crisi, ma che ci proietterà più lontano, ancora più forti e più decisi di prima. Un’ultima cosa… per la quale la società di oggi ha anche bisogno della tua importante testimonianza. Ovunque giri lo sguardo sembra che tutto stia lì a ripeterti che il raggiungimento dei tuoi obiettivi dipenda esclusivamente dalle tue forze, dalla tua bravura, dalla tua capacità di sopravanzare sugli altri. Tu Scolta, tu Rover, porti qualcosa in più dentro di te: puoi mostrare a tutti quelli che incontri che non è sempre e solo così. Puoi gridare al mondo che non siamo soli e che la tua felicità dipende anche da quanto riesci ad ascoltare, sorridere nelle difficoltà e soprattutto fidarti ed affidarti a chi ti vuole veramente bene. Così facendo troviamo il coraggio per volare in alto. Perché accontentarsi di una vita mediocre? C - 2010

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Apertamente Vania Ribeca & Martino Piovesan..................................................................

Un’a ltr a possibilità Francesca Porcellato, nata a Castelfranco Veneto (Tv) nel 1970, ha vinto 11 medaglie olimpiche ed è l’unica atleta al mondo ad aver vinto la medaglia d’oro sia alle olimpiadi estive che invernali.

Ma voi avete mai sentito parlare di lei?

N

oi no. Almeno fino a poco tempo fa, quando abbiamo letto una sua intervista che parlava proprio della sfida contro se stessa e contro quella che tutti noi chiameremmo sfortuna. Francesca all’età di 18 mesi (avete capito bene: 18 mesi, 1 anno e mezzo) è stata investita da un camion ed ha perso l’uso delle gambe. Si è poi avvicinata all’atletica conquistando un ricchissimo palmares che comprende anche l’ultima medaglia d’oro vinta alle Paralimpiadi di Vancouver di questo marzo 2010 nel km sprint. 18

CarnetdiMarcia

E, come tutti gli atleti nelle sue condizioni, ha una forza d’animo che disarma e fa sentire piccoli, impotenti, quasi incapaci. Ha sfidato se stessa, il mondo e non si è data mai per vinta cercando sempre una seconda possibilità: “Voglio dedicare questa medaglia canadese al mio movimento, a quei ragazzi sfortunati che attraverso lo sport possono avere la possibilità di rifarsi una seconda vita. Spero che questa medaglia serva a far uscire di casa tanti giovani disabili, il nostro movimento ne ha bisogno”; spiega Francesca dopo il suo rientro in Italia.


Ma tante sono le storie che stanno dietro i molti atleti che hanno partecipato alle paralimpiadi e che per la prima volta una Televisione in Italia ha trasmesso per intero. Storie di vite, di incidenti e tanta forza di volontà, storie di sofferenza e di grande impegno. Veri e propri eroi, come Terry Fox, il grande atleta canadese prematuramente scomparso, divenuto famoso per la “Maratona della speranza” una corsa effettuata, con una protesi alla gamba destra, da una costa oceanica all’altra del Canada, con l’obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro, quella stessa malattia che lo avrebbe stroncato a neppure 23 anni.

Roberto La Barbera (Alessandria, 25 febbraio 1967) è un atleta italiano. Soprannominato Il Barbaro, ha subito l’amputazione di un arto dopo un incidente in motocicletta. Ha iniziato a fare atletica dopo aver visto gare di atleti disabili in televisione. Ha partecipato alle Paralimpiadi estive 2004 vincendo l’argento nel salto in lungo F44 uomini.

E ancora, la storia di Rick Hansen, atleta paralimpico costretto su una carrozzina da quando aveva 15 anni, ideatore del “Man in Motion Tour”, che lo ha portato, con la sua determinazione e grande forza di volontà, a toccare 34 paesi in quattro continenti per raccogliere fondi per chi come lui era affetto da infermità spinali. Alexi Salamone, invece, è una vittima del disastro nucleare di Chernobyl che gli aveva procurato terribili malformazioni alle gambe da renderne necessaria l’amputazione. Ciononostante, diventa pedina fondamentale della nazionale statunitense, considerato uno dei migliori al mondo nello sledge hockey. O ancora la storia di Bebe, 13 anni, di cui trovate sotto il sito internet che vi consigliamo di guardare specie nella parte dedicata alla rassegna stampa. Non ha ancora partecipato alle Paralimiadi ma se continua così… E tante, tante altre sono le storie e tante sono le sfide che questi uomini e queste donne hanno affrontato. Ognuno di loro a suo modo ha vinto la sfida. Provate a cercare altre interessanti storie e poi confrontarvi in Clan ed in Fuoco. Magari anche vicino a voi ci sono sfide da raccontare e sostenere. Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre. Impossible is nothing (Muhammed Alì). Vania e Martino P.s. Date un occhio a questo sito: www.art4sport.org e perdete un pò di tempo per ascoltare la storia di Bebe… commovente e straordinaria è dir poco.

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Giocare il Gioco a cura del Mago G.........................................................................................

Il tuo autoroscopo

Per diventare Qualcuno. Per fare della tua vita qualcosa di bello. Per iniziare e portare avanti grandi cose. Cose che cambiano il mondo. Un segreto: conosci te stesso. Sì, ma come? Leggi quanto segue e lo scoprirai...

P

er conoscere i segreti del tuo autoroscopo rispondi alle domande qui di seguito (non di fretta, ma sforzandoti di rispondere a ciascuna delle domande con un sì o con un no). Se hai potuto rispondere lealmente almeno 8 volte su 10 con un “SÌ”, allora possiedi molto bene la qualità di cui si tratta. Se hai da 5 a 7 “SÌ” possiedi solo benino tale qualità. Se hai 6 o più “NO” è perché scarseggia veramente. Nessuna esitazione allora. Mettiti presto a coltivare, per almeno un mese, o anche di più se necessario, questa famosa qualità.

Come gli smileys... Non è facile saper sorridere anche quando le cose non vanno. Non innervosirsi, non brontolare, accettare tutto con calma amabile, conservare sempre lo stesso umore, un buon umore. Che fortuna, per gli altri! sei anche tu così?

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Si sbaglierebbero sicuramente i tuoi genitori o i tuoi amici se ti soprannominassero “il brontolone”?

No

Hai molti amici (dei veri amici, non sullo schermo come su facebook) che hanno piacere di trovarsi in tua compagnia?

No

Quando sei imbronciato e qualcuno ti fa notare che dovresti sorridere, rispondi quasi subito con bel sorriso?

No

Hai il coraggio di ritirarti in disparte, per cercare di rimetterti di buon umore, quando ti senti “nero”?

No

Hai l’abitudine, quando qualcosa non va come vorresti, di considerare ciò che c’è di buono anziché lamentarti perché le cose stanno andando male?

No

Cerchi di creare attorno a te (a scuola, al lavoro, all’università...) un’atmosfera di gioia con la tua allegria e il tuo spirito?

No

Sai perdere senza arrabbiarti o portare il broncio?

No

Accetti, senza rispondere per le rime e senza scatti di collera, le osservazioni degli altri o quando ti fanno notare che hai sbagliato?

No

Ti sforzi, col sorriso e il buon umore, di fare del bene a coloro che hanno delle proccupazioni?

No

Vai abbastanza spesso a cercare nel sacramento della riconciliaione, in una coscienza più pura, il segreto di una grande gioia e quindi di un maggior buon umore?

No

CarnetdiMarcia

La Guida sorride e canta anche nelle difficoltà Lo Scout sorride e canta anche nelle difficoltà

Numero dei “SÌ”: .... Sostituendo i “NO” con dei “SÌ” diventerai:

... | --- | .-. | .. | -.. | . | -. | - | .


4

c.i.t.

4chiacchiereintenda. Da questo numero CdM si arricchisce di una striscia a fumetti. Oltre a farci sorridere, ci fa anche riflettere un pò su come il mondo “virtuale” dei computer e della multimedialità porti con sé il rischio di prenderci così tanto da farci uscire “fuori di testa”. Meno male che la nostra cara, vecchia e polverosa Strada ci riporta con i piedi per terra. Vi invitiamo ad ascoltare allora queste 4 chiacchiere in tenda... Diceva B.-P. che in ogni cosa, oltre ad un 5% di buono, c’è almeno un 5% di divertente. Con questo spirito, speriamo che vi piaccia... Buona lettura!

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Vita da Rover... Vincenzo Archinà...........................................................................................

Diario di un’Uscita Regionale dei Clan e dei Fuochi a Caulonia

P

rima di narrare le gesta compiute dalle pattuglie regionali Rover e Scolte della Calabria che si sono svolte a Caulonia il 13 ed il 14 marzo del 2010, voglio partire da un racconto che ha fatto il nostro Parroco, durante l’omelia della Santa Messa, e che tanto mi ha colpito. La storia racconta di due amici in cammino nel deserto, un giorno i due litigarono e uno diede uno schiaffo all’altro. L’amico che ricevette lo schiaffo, camminando, per non dimenticare l’affronto subito, scrisse sulla sabbia: “Oggi il mio amico mi ha dato uno schiaffo”. Proseguendo il loro cammino, fecero sosta in un’oasi e il ragazzo (che aveva ricevuto lo schiaffo), scivolò nella sorgente d’acqua che era lì e, prima di annegare, lo stesso amico che gli aveva dato lo schiaffo lo tirò fuori. Questa volta, per non dimenticare l’aiuto ricevuto, scrisse su una pietra: “Oggi il mio amico mi ha salvato la vita”. Proseguendo nell’omelia Don Donato, e questo è ciò che mi ha colpito, ci ha fatto capire che le cose brutte devono essere scritte sulla sabbia, dove con il tempo si cancellano e quindi si dimenticano, mentre le cose belle devono essere scritte sulla pietra, affinché non vengano dimenticate, neanche con il passare del tempo. Partendo da questo, voglio

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raccontarvi dei nuovi amici che ho avuto il piacere di conoscere nei giorni scorsi, quando una settantina di scout, provenienti da tutta la Calabria, con lo zaino in spalla e tanta voglia di conoscere nuovi fratelli e nuovi posti, sono venuti a Caulonia. Mentre le Scolte sono state ospitate nell’oratorio di Caulonia centro e da Don Fabrizio, “noi” Rover siamo stati accolti presso l’Eremo di S. Ilarione. Scrivo “noi” perché ho avuto il piacere di partecipare alle attività del Clan, anche se abbondantemente fuori limite d’età, e di questo ringrazio Sergio (Lupo Intransigente) che ha avuto l’intuizione e lo spirito d’iniziativa di creare un Clan a Caulonia, dandomi la possibilità di coadiuvarlo in questa ed in molte altre imprese; se non fosse stato per lui, non ci sarebbe stato un Clan a Caulonia. L’avventura non sembrava iniziare nel migliore dei modi per noi Rover; scendendo dal pullman, nella piccola frazione di San Nicola, ci siamo resi conto che dovevamo raggiungere l’Eremo a piedi e sotto la pioggia, ma la sorpresa più brutta fu che, a causa di un guasto, tutta la zona era senza energia elettrica. Non avremmo mai immaginato che quello che noi consideravamo un imprevisto, si rilevasse invece un bellissimo dono. Il buio dell’Eremo, smorzato dalla


vita da Scolta pallida luce di qualche candela, ha avvolto tutti in una misteriosa atmosfera medievale trasformando il fuoco serale in uno spettacolare momento di allegria a colpi di scenette, bans, canzoni e anche in intensi momenti di raccoglimento e di preghiera. Mentre la sezione femminile ha preso parte ad una suggestiva veglia su Santa Caterina, il Clan ha messo in piedi una bellissima veglia sul tema “Io e la strada”, entrambe emozionanti. Alla fine delle rispettive veglie, in una notte gelida, ogni unità si è accampata dove possibile. Al sorgere del sole (essendo già sveglio da un po’e per non disturbare gli altri) attendevo dentro al mio sacco a pelo che anche il resto del gruppo si svegliasse. Fu in quest’attesa che iniziai a chiedermi cosa spinge dei ragazzi di 17/20 anni a lasciare le comodità delle loro case e le loro ragazze per andare a dormire per terra, ad alzarsi la mattina presto e percorrere chilometri a piedi sotto il sole o sotto la pioggia? La risposta mi fu data dai ragazzi stessi, durante la lunga ed estenuante giornata di marcia. Conoscendoli meglio, mi sono reso conto di quanti sacrifici fanno i responsabili per poter gestire un evento del genere, tenendo conto dei problemi di famiglia, di salute e di lavoro che ognuno di loro ha, senza considerare le rinunzie che questi ragazzi fanno per ritrovarsi insieme a degli estranei a pregare,mentre forse potevano rimanere a casa a dormire o a divertirsi con gli amici. Anche se stremati dalle fatiche del giorno, riescono a trasmettere alle persone che incontrano la loro disponibilità ed il loro entusiasmo per quello che fanno, rispecchiando in pieno la descrizione del vero scout: “Lo scout è sempre pronto a mettersi in gioco, a fare per primo ciò che gli viene chiesto, a ridere ed entusiasmarsi come una Coccinella, ad urlare e divertirsi come un Lupetto, a vagare nel bosco a cercar legna come un Esploratore, ad ingegnarsi a preparare il proprio spiedino come una Guida, a mettersi alla prova e trovare la strada che sembra non esserci come un Rover e camminare scoprendo

l’altra persona prima ancora di riscoprire se stesso come capita alle Scolte, riuscendo a vedere la strada, le distanze e la salita non come fatica ma come conquista e compiere passi poggiando su certezze, legati a coloro che camminano al suo fianco!”. Dopo che tutti si sono alzati e dopo le Lodi mattutine, abbiamo lasciato i nostri rispettivi alloggi partendo per un lungo ed impegnativo cammino e affrontando innumerevoli difficoltà. “Noi” Rover abbiamo costeggiato la fiumara Allaro, mentre le Scolte l’Amusa, fino ad incontrarci tutti nella nostra Parrocchia. Tutti insieme abbiamo ascoltato la Santa Messa, celebrata dal nostro vice Parroco, con una bellissima Omelia sulla parabola del figliol prodigo. Dopo le fatiche della lunga camminata, finalmente il giusto riposo (ed il tanto desiderato pranzo!) consumato negli spazi antistanti al salone parrocchiale. Dopo un pomeriggio trascorso in modi diversi dai componenti delle due unità, è seguito un lungo momento di preghiera. Ed eccomi arrivato al termine della cronaca; le chiacchierate e le attività che Clan e Fuochi hanno vissuto rimarranno sicuramente impresse nel ricordo di tutti i membri. Questi due giorni di canti, scenette, riflessioni, ma soprattutto d’allegria, sono stati sensazionali non solo perché sono stati per me formativi, ma anche perché mi hanno dato la possibilità di conoscere nuovi amici. Il mio augurio è quello che si possa ripetere ancora questo evento. Concludo con l’appuntare sul mio Carnet di marcia un grazie a tutti i capi ed a tutti i ragazzi che hanno condiviso con me questo cammino, dandomi la possibilità di intravedere la presenza di Dio in tanti fratelli, un pò matti, ma che mettono tanta passione in ciò che fanno. Per la nostra comunità è stata una presenza nuova, gradita e che con il tempo, sicuramente, ci consentirà di vedere nuovamente questi ragazzi con gli zaini in spalla. Buona Rotta! Martin Pescatore Tenace (Vincenzo Archinà) C - 2010

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Vita da Rover... Federica Marchioni........................................................................................

SFIDE!

…I

mmagino cavalieri del passato, bardati di tutto punto, pronti a conquistare il territorio nemico o a difendere il proprio da un’invasione di barbari. Immagino viaggiatori incalliti (il nonnino di Up!), che sfidano pioggia, vento, neve, pur di raggiungere la meta prefissata. Immagino marinai, su grosse navi, solcare le profondità dell’oceano, verso orizzonti sconosciuti... Penso poi alle paraolimpiadi, sfida contro se stessi, o forse meglio CON se stessi, per andare oltre le difficoltà oggettive di un fisico che non ce la fa, aggrappandosi ad una impressionante forza d’animo e ad un coraggio ancora più grande. Penso poi, molto più semplicemente, a quei ragazzi che ci sono stati affidati...Immagino le loro espressioni, la prima volta davanti ad uno zaino da 60 litri, da riempire in qualche modo...in qualsiasi modo! O le Scolte, ai piedi di un sentiero che sale su ripido, che al solo guardarlo pensano “Ce la farò questa volta?”... Penso agli “scogli” dei Rover, alle mete affrontate in Fuoco... Ogni giorno, ogni istante una

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CarnetdiMarcia

sfida nuova. Da vivere pienamente e consapevolmente, coscienti che solo la fatica della salita renderà più dolce il sapore del traguardo… Penso a quei giovani che di sfide non ne vogliono sentire neppure parlare. Quelli del “tutto e subito”, del denaro facile, della storiella poco impegnativa perché “per le cose serie ci sarà tempo dopo!”. Penso a loro ed a loro è rivolta la sfida più grande, la nostra, quella della testimonianza Vera, piena. La sfida della Croce, del Vangelo... di Gesù che dice “lascia tutto e seguimi!”. E della sfida di San Francesco ne vogliamo parlare?! Lascia tutto, tutto! Abiti di finissime stoffe, amici, persino la famiglia... va CONTROCORRENTE, sfidando prima la volontà del padre, poi i suoi stessi timori, per raggiungere, infine, la Gioia Vera. Ecco cos’è la sfida! Mettersi in gioco, sapendo già dalla partenza che ne varrà la pena, perchè il tesoro che scopriremo dopo tanto peregrinare sarà così splendente da lasciarci senza fiato. Federica Marchioni


vita da Scolta Fabrizia e Simona - Roviano 1

“Scolte in Partenza” Sant’Antimo 27-28 marzo 2010

C

he dire?!... a volte ci stupiamo ancora delle tante cose che una semplice uscita, come tante altre fatte in 12 anni di scouts, può insegnarci! Certo, non nascondiamo che le due giornate sono state davvero stancanti: il lungo viaggio, il freddo patito soprattutto durante la notte, la sveglia presto, eppure tornate a casa sentivamo di aver dentro qualcosa in più... sentivamo di aver dato un senso al nostro essere scout... ci sentivamo finalmente pronte a “partire”, a prendere quella tanto attesa PARTENZA che ci faceva anche un pò paura, una partenza che non rappresenta la fine del nostro essere Scolta ma è semplicemente l’inizio di un nuovo percorso, di una nuova scelta... la scelta di ascoltare ciò che la gente ha da dirci, la scelta di vedere ancora quei sorrisi sui volti dei bambini

contenti dopo un giochino o un semplice canto fatto tutti insieme... LA SCELTA DI ESSERE ANCORA SCOUT! ecco, per tutto questo dobbiamo ringraziare Padre Stefano che ci ha accolto e ci ha trattato come una famiglia, ma soprattutto dobbiamo ringraziare noi stesse che ancora una volta siamo pronte a metterci lo zaino sulle spalle e intraprendere la nostra Strada... un grazie davvero a tutte! L’uscita è stata fantastica. Piena di domande, e risposte. e non solo quelle delle iene: in quell’ abbazia immersa nel verde, padre Stefano ha chiarito un sacco di cose. E gettato le basi della partenza. Fondamentale, per le scelte che faremo tra qualche mese, quest’incontro. Non posso aggiungere di più!! Semplicemente: l’uscita giusta al momento giusto! :)

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Custodi della terra Marco Fioretti................................................................................................

abbasso lo sporco, ma senza sporcare

U

na delle fonti più importanti di spesa, sprechi e inquinamento, sia in famiglia che nelle attività Scout, è costituita dai detersivi. Spesso ne usiamo troppi, male e senza sceglierli attentamente. A dire la verità pensavo di parlarne più avanti, ma ho cambiato idea quando Aline, tornando da un incontro con delle Capo Fuoco, mi ha scritto: “molte Capo Fuoco son rimaste entusiaste (della rubrica in generale) e proponevano l’uso di detersivi alternativi fatti in casa (c’è chi dice che lava tutto con il bicarbonato, anche in lavatrice a costo e impatto inquinante pari a zero!!)”. Prima di dire la mia sull’argomento, ringrazio di cuore e mi permetto un paio di richieste. Nel primo articolo dei Custodi avevo scritto: “Se qualche Unità sta già facendo queste cose da “Custodi” o altre simili, mi raccomando, fatecelo sapere!” L’invito è sempre valido. Mi piacerebbe davvero lasciare spazio a voi anche in questa parte di CdM, quindi sotto con esperienze e suggerimenti! A parte questo, quando ho iniziato questa rubrica avevo un timore che, lo confesso, mi è tornato in mente leggendo le righe qui sopra. Sicuramente mi sbaglio, ma finchè non riceverò prove del contrario il dubbio continuerà a rodermi, quindi grazie in anticipo a chi saprà tranquillizzarmi. Cose come i detersivi, e altri argomenti di cui ho parlato e parlerò per i Custodi, sono molto vicine alla “Economia Domestica” degli Istituti Tecnici Femminili di una volta. Ecco, non vorrei che in qualche Rover ci fosse l’idea, magari inconsciamente, che queste siano ancora “cose da femmine”, quindi... Sorelle Scolte e Capo, aiutate i vostri fratelli che ne avessero bisogno a mettersi al passo con i tempi; 26

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Fratelli Rover e Capi, dimostratemi che il mio dubbio è assolutamente infondato!

Passiamo ai detersivi Dare indicazioni dettagliate in due pagine è impossibile, perché piatti, bucato, vetri, pavimenti e il nostro stesso corpo richiedono detersivi diversissimi fra loro e fortemente dipendenti da struttura della famiglia e gusti personali. Chi per scelta o necessità (tipo allergie) veste solo fibre naturali non fa proprio lo stesso bucato di chi porta solo capi sportivi hi-tech; due genitori con due figli piccoli possono riempire due lavastoviglie al giorno, quattro studenti fuorisede, che mangiano a mensa e nel weekend tornano a casa, no. In ogni caso, c’è tantissimo che si può fare come Scout Custodi per ridurre l’inquinamento da detersivi senza essere degli eroi, come dimostra questa breve lista:

• Passate subito ai detersivi naturali fai-da-

te (vedi link) per la pulizia delle sedi Scout, per imparare tutti insieme e senza rischiare di rovinare qualche salotto buono. • Provate appena possibile gli stessi detersivi per stoviglie e bucato almeno ai Campi, visto che si svolgono in località ecologicamente fragilissime, in cui non dovremmo mai inquinare con schiume. • Scoprite, studiando attentamente le ricette segnalate, quali sono adatte a esigenze e usi della vostra famiglia, e limitatevi, finchè non


siete sicuri, a sostituire uno o due prodotti al massimo. Stiamo parlando di cambiare abitudini un pò alla volta, ma sul serio, non di prove una tantum per farsi belli. • Qualsiasi detersivo usiate, anche naturale, evitate l’accanimento igienico: una casa superpulita potrebbe essere solo una casa inquinata da sostanze chimiche anzichè cibo, polvere e simili. • Idem per l’igiene personale. Puzzare NO, certo, ma rovinarsi pelle e capelli lavandoli continuamente o rovesciandoci tre volte più sapone del necessario bene non fa, oltre a inquinare. • Guadagnateci sopra! Basta con le vendite di autofinanziamento in Parrocchia limitate a torte o discutibili soprammobili! Provate invece a produrre e vendere detersivi, che servono davvero a tutti! • Se proprio non potete o volete farvi i detersivi in casa, comprateli solo alla spina! Trovarli è sempre più facile, almeno in molte grandi città, e come minimo, eliminerete tutti quei contenitori di plastica usa-e-getta. Non produrre rifiuti è sempre molto meglio che riciclarli! • Svolgere le due attività precedenti anche come servizio. Ci sono tante persone anziane che hanno estremo bisogno di risparmiare, ma vivono troppo lontano dai punti vendita alla spina, perchè non portargli i detersivi a casa? Per saperne di più: • il capitolo “Pulire senza inquinare” della mia tesina per il brevetto, http://scout.zona-m.net/node/3 • http://biodetersivi.blogspot.com/ • http://biodetersivi.altervista.org/index_file/page0003.htm

Non abbiate paura, è facile! Farsi i detersivi da soli potrebbe non essere sempre possibile, ma certo non perchè sia troppo difficile. Per darvi un’idea, ecco una ricetta di detersivo per stoviglie, adatta anche a un campo fisso (i dettagli sono nel primo link): frullare due limoni e 130 gr. di sale grosso, fateli bollire per 20 minuti in 270 cl d’acqua e 70 gr. di aceto bianco e filtrate. Fatto! A proposito di contribuire... occhio ai file! Articoli e foto per CdM sono sempre graditissimi, ma ho notato che fra gli ultimi file arrivati a CdM ce n’erano uno o due in formato .docx. Parlandone “da Custodi”, vorrei chiedervi di evitare sempre, d’ora in poi, quello e tutti gli altri formati dell’ultima versione di Microsoft Office quando spedite file a chiunque, a meno che non vi siano stati espressamente richiesti proprio quegli specifici formati. Il motivo è che quei formati sono leggibili solo con le ultime versioni di pochi programmi, che anche quando sono legalmente installabili gratis (es. OpenOffice) hanno requisiti hardware piuttosto elevati. Spedire file in quei formati significa dare per scontato che tutti i destinatari possano permettersi quei programmi e un computer abbastanza nuovo e potente da farli girare. Cioè che siano disposti, ammesso che abbiano i soldi, a buttar via computer ancora perfettamente funzionanti ogni pochi anni, solo per leggere qualche file. Meglio evitare, no? Soprattutto ripensando a quanto vi raccontavo qualche numero fa sulla pericolosità dei rifiuti elettronici. Anche perchè la soluzione è facilissima: quando spedite file da ufficio, limitatevi sempre ai formati OpenDocument (leggibili anche dalle nuove versioni di Office) o ai vecchi formati di Office stesso, che hanno meno problemi di compatibilità. Grazie! Marco, marco@storiafse.net Detersivi alla spina: • www.detersiviallaspina.it/ • www.saponando.it/ • http://millebolle.iport.it/ • www.lympha.eu/index.php?id=21

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Scienza dei boschi Marco Fioretti.....................................................................

la giungla dei contenitori

A

mmettiamolo, nessuno sceglie con la stessa cura tutti i componenti del proprio equipaggiamento. In alcuni casi come scarponi e zaino si passano (giustamente!) giorni interi a studiare cataloghi, ma ci sono tanti altri articoli che compriamo senza pensarci affatto, se non per trovare il modello più economico. Eppure di scelte che possono influire sensibilmente su comodità, efficienza e sicurezza delle nostre escursioni ce ne sono tante! Avete mai pensato al fatto che il contenitore vostro fedele compagno sulla Strada, lo zaino, in realtà contiene tanti altri contenitori di tutti i tipi, e che molti di quegli altri contenitori li avete scelti senza rifletterci affatto, a volte solo per tradizione? Ecco allora qualche suggerimento e spunto di riflessione per ottimizzare l’uso di alcuni contenitori a cui non pensiamo quasi mai, anche quando dovremmo davvero farlo.

Acqua

Regole generali Partiamo dalle cose ovvie: l’equipaggiamento di uno Scout deve essere sicuro, economico, realmente necessario, pratico e più leggero ed ecologico possibile. Pertanto, la prima cosa da fare è eliminare tutti i gli oggetti non indispensabili, la seconda nel decidere se comprare o fabbricarsi da soli certi contenitori. Questo è possibile in diversi dei casi discussi nel seguito, anche usando materiali sintetici moderni che non saranno biodegradabili, ma possono essere molto più leggeri e resistenti degli altri. Su Internet è abbastanza facile, per esempio, trovare rivenditori degli stessi tessuti utilizzati per tende e zaini commerciali, con i quali un Clan o Fuoco, dotati di una macchina per cucire e un pò d’intraprendenza, potrebbero facilmente fabbricare sacche, borse o marsupi. Se lo fate, spediteci le foto! 28

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Portarsene nello zaino due o tre borracce tradizionali è poco consigliabile, per ovvie ragioni di peso e di costo, ma allora come fare per bere e cucinare in Route, se in certe zone si può stare anche 24 ore senza incontrare sorgenti? Molti rispondono con le bottiglie di plastica, ma questa è un’abitudine che sconsiglio vivamente e vorrei davvero che fosse abbandonata da tutti gli Scout. Prima di tutto non dovremmo averle affatto, perché acqua e bibite in bottiglie di plastica hanno costi ecologici e sanitari enormi (vedi prossima puntata dei Custodi). Poi quando stanno esposte al sole per giorni possono alterare le bevande e, francamente, non sono proprio il massimo a livello di stile. Il problema principale comunque è la fragilità. Basta urtare un ramo o posare lo zaino in terra senza guardare e tutta la vostra riserva d’acqua sparisce! Se vi servono contenitori supplementari di acqua, lasciate quindi perdere le bottiglie di plastica! Conviene spendere qualche euro per le borracce flessibili tipo Platypus. Se ne trovano da uno a quattro litri, sono leggerissime e molto resistenti (anche ai raggi ultravio-


letti) e soprattutto sono flessibili, cioè pratiche e silenziose. Man mano che si svuotano potete schiacciarle come i tubetti del dentifricio, quindi entrano dappertutto e vi liberano per sempre da quel fastidioso sciacquio che bottiglie e borracce mezze vuote fanno durante la marcia.

Alcool C’è chi mette nelle bottigliette di acqua minerale anche l’alcool per cucinare. Per la fragilità continua a valere il discorso già fatto. Certo, se si rovescia sui vestiti o sul sacco a pelo l’alcool fa molto meno danni della benzina, ma perché rischiare? Le soluzioni sono due: per le Route, comprare per ogni pattuglia una di quelle borracce speciali per combustibili in alluminio. Nelle Uscite settimanali, può bastare la soluzione spiegata per l’olio più avanti.

Carta, libri e cancelleria Qui probabilmente mi attirerò i fulmini di parecchi lettori, ma devo dirlo lo stesso. Continuo a incontrare sulla Strada Scolte e Rover che, dopo aver speso settimane ad alleggerire lo zaino in tutti i modi possibili, vi infilano intere Bibbie o Carnet di Marcia formato Enciclopedia, protetti da elegantissime custodie in pelle, corda, stoffa, legno o mille altri materiali sempre pesantissimi e non impermeabili. Non mi sogno nemmeno di partire senza la Parola di Dio nello zaino, nè di imporre a nessuno di separarsi da cimeli entrati nella sua vita molto prima della fidanzata, però permettetemi un consiglio: pesate quei contenitor e poi pensate seriamente a come alleggerirli, o come minimo a far sì che proteggano davvero ciò che contengono.

Cartine Il contenitore d’eccellenza della cartine che dobbiamo consultare continuamente per trovare la strada durante giornate intere di marcia è, molto spesso, la tasca dei pantaloni. Scoprire se è adeguato è facilissimo: mettetevi in piedi con la

cartina in mano, come se foste a un bivio e doveste decidere quale direzione prendere. Poi fatevi rovesciare addosso un innaffiatoio, per simulare un temporale in montagna. Se la cartina non si rovina e riuscite a usarla, passate al paragrafo successivo, altrimenti tenetela sempre in (almeno) una cartellina di plastica trasparente da cancelleria. Potrei suggerire anche un portamappe, ma molti modelli sembrano quasi dei portaBibbia...

Cibo Il cibo deve stare asciutto e protetto da pressioni eccessive, panini inclusi: avete mai notato che quando sono schiacciati sembrano meno buoni? Evitate perciò di infilare a forza il pranzo nelle fessure fra giacca a vento e borraccia dentro una busta di plastica, a meno che non sia per poche ore. Trovate invece un vecchio contenitore di plastica da cucina compatibile con il vostro zaino e fate di quello la vostra dispensa. Risparmierete e ci guadagnerete in salute e sicurezza: se non c’è da preoccuparsi di rotture, la scelta degli alimenti sarà molto più vasta e lo zaino si potrà comprimere meglio, sbilanciandovi meno. Basta che il contenitore sia robusto, largo e basso per accedere senza problemi a tutto il cibo, con un coperchio che chiuda bene. Esistono portavivande in alluminio fatti proprio così, ma non mi piacciono molto perchè non sono impermeabili (almeno alcuni) e non hanno un sistema di chiusura che mi convinca, pur essendo molto costosi. Per rendere il portavivande impermeabile, chiudetelo pure in una o due buste del supermercato. Un discorso a parte lo meritano olio, zucchero, sale e (temperature permettendo) formaggio grattugiato: per risparmiare in peso pur evitando perdite nello zaino, io li tengo in quelle bottigliette di plastica per yoghurt da 100 o 200 Cl con il tappo avvitabile, chiuse in un sacchettino di nylon per buona misura, ovviamente dentro al contenitore principale per proteggerle dallo schiacciamento. Buona Strada Marco, marco@storiafse.net C - 2010

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Vita associativa Michela Bertoni.............................................................................................

CENTENARIO DEL GUIDISMO:

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CarnetdiMarcia

de e

Sco uts d'Eur opa Cattolici

1910-2 010

I

l 10 aprile la WAGGS ha ufficialmente dato il via ad un’iniziativa di carattere triennale dedicata alle Guide del mondo. La nostra Associazione già da qualche mese sta lavorando ad alcuni progetti che vi vedranno (e qualcuna già lo è stata) coinvolte e che vi saranno proposti man mano. Credo che un anniversario così non debba passare in secondo piano: è un bel traguardo che fa intravedere lontani orizzonti. Quando tu appartieni ad un gruppo, e vi appartieni con fierezza, ti incuriosisce sapere qualcosa di più della sua storia: non solo chi l’ha fondato, ma quando e perché, se gli obiettivi di un tempo sono sempre attuali o meno. E dopo cento anni, chissà quante storie ha da raccontarci questo Guidismo! Roma, 28 dicembre 1943… ci dice qualcosa? Ci dice di una sfida grande, quella di un grappolo di giovani donne che nel periodo più pericoloso per ogni organizzazione educativa si mettono in gioco per vivere il Guidismo. Settimana Santa, 1947, Assisi. La prima Route nazionale italiana di Scolte, l’adozione di Squilla come canto ufficiale della branca. Tanto per dare due date che una scolta non può non conoscere. Ci sono diversi libri usciti anche recentemente, raccolte di interviste a donne che hanno contribuito in maniera esemplare a trasmettere lo spirito del guidismo, attraverso

tenario del Guidism n e ·C

o

OCCASIONE O CELEBR AZIONE?

i Gu na a i l a ne It Associazio

scelte e passi concreti e visibili, cioè testimoniando nella vita di tutti i giorni. Quello che credo però che possa sorprendervi è la ricchezza di donne che vivono molto più vicino a voi, e che hanno con la loro passione fatto sì che voi stiate oggi vivendo questo tratto di Strada. Di loro vorremmo che sapeste qualcosa di più, i libri sono affascinanti ma i testimoni lo sono ancora di più, e credo che non si tirerebbero indietro se le invitaste ad una vostra riunione, od organizzaste un’attività insieme a loro. Ecco, credo che se vissuto in questo modo, questo centenario possa essere davvero diverso, e la proposta di un’inchiesta sulle origini del guidismo nel vostro territorio (Iniziativa che sarà proposta a breve, a tutti i Fuochi d’Italia) sia tutt’altro che una celebrazione sterile del passato, ma un’occasione di verifica sui valori che hanno e continuano a contraddistinguere il nostro movimento.


Piano redazionale

2009

2011

√ C - IO √ D - Sogni

A - Perdono B - Tempo C - Fatica D - IO PER L'ALTRO E - Vocazione

2010

2012

√ A - Dolore √ B - Coraggio √ C - Sfide D - IO E L'ALTRO E - Confronto

A - Paura B - Libertà C - Strada

C - 2010

31


L'altracopertina... di Giorgio Sclip

Riflettendo sulle... sfide.

“Tu, chi dici che io sia?” (Mt 16, 13-20)

Rallegratevi voi che, in un mondo sporco di doppi sensi e sovraccarico di ambiguità camminate con cuore incontaminato, seguendo una logica che appare spesso in ribasso nella borsa valori della vita terrena ma che sarà un giorno la logica vincente. Su con la vita voi che, sfidando le logiche della prudenza carnale, vi battete con vigore per dare alla pace un domicilio stabile anche sulla terra: non lasciatevi scoraggiare dal sorriso dei benpensanti, perché Dio stesso avalla la vostra testardaggine.

La vita è una sfida, affrontala. (Madre Teresa)

Guardate lontano, oltre le prime pietre sul vostro cammino; guardate a cosa conduce quella pista, e andate avanti sereni. (B.-P.)

(Tonino Bello, Alle porte del regno) La regola secondo me è: quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è più speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta. (Tiziano Terzani)

Le nostre azioni non sono state ancora all’altezza della vastità delle sfide esistenti.. (Barack Obama)

CARNET DI MARCIA 2010 3  

Rivista per Scolte e Rover degli Scouts d'Europa

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