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n. 1 Febbraio-Marzo 2020


EROI ITALIANI. GRAZIE! n. 1 Febbraio-Marzo 2020

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LA PREGHIERA DI PAPA FRANCESCO DIO NON ABBANDONARCI NELLA TEMPESTA


Da 30 anni nel mondo dell’editoria, classe 1962, da 7 anni dirige MCG dopo esserne stato per 8 il coordinatore editoriale. È anche titolare della Morelli Media Partner, Agenzia di Comunicazione, e co-fondatore di Advance Group.

NIENTE SARÀ PIÙ COME PRIMA

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l nostro magazine apre con due immagini, inerenti l’attuale pandemia, che passeranno alla storia. Abbiamo voluto in questo modo ricordare ai nostri lettori che MCG esce in edizione speciale, diversamente da alcuni periodici che hanno rinunciato, facendo fronte a mille difficoltà soprattutto logistiche, per dare sì continuità a 15 anni di lavoro ininterrotto ma, in primis, per regalare un momento di pausa, spensieratezza e speranza a chi ci segue transennato nelle proprie mura domestiche, ben consci del dramma del momento, dei sacrifici del personale sanitario, del dolore di tante famiglie che stanno piangendo i loro morti. Il nostro non vuol essere il classico “Show must go on” dal quale fortemente ci dissociamo, ma un momento di informazione accorta, profonda nelle tematiche, mai scontata come nello stile MCG. Sono ovviamente “saltate” tutte le rubriche legate agli eventi e agli spettacoli. creando una “voragine” di contenuti che, grazie ad alcuni amici giornalisti professionisti, siamo riusciti a calmierare.

Su questo numero abbiamo proposto, infatti, alcune loro interviste esclusive che vanno ad impreziosire il magazine. Un grazie di cuore va quindi a Morello Pecchioli, Alessandra Sessa, Isa Grassano, Lara Ferrari, Gianluigi Negri, Alessandra Capato, Camilla Rocca, Renato Malaman, Luigi Alfieri, al fotoreporter Pierluigi Orler nonchè a tutto lo staff MCG che con notevoli sforzi è riuscito a coordinarsi per la realizzazione di questo numero. Un’ultima riflessione. Siamo in pieno marasma mondiale. Nessuna nazione ne è esclusa. E nessuno sa cosa accadrà nel futuro. Osserviamo attoniti, o peggio, distrutti nei nostri sentimenti se colpiti in famiglia, il moltiplicarsi di drammi umani inenarrabili. Improvvisamente tutto è in gioco: la sopravvivenza, il lavoro (da datore o da dipendente), i sogni, il domani. Il clima è di angoscia, di avvilimento, ma dove regna ignoranza affiorano anche atteggiamenti di sufficienza, di insofferenza alle norme adottate per arginare la pandemia. Un crogiuolo di sentimenti alimentati

dall’impotente passività cui si è ostaggio. Unica espressione di valori eccelsi in questo scoramento sta nell’eroico impegno degli operatori sanitari che mettono in gioco quotidianamente la propria vita per salvarne altre. Un giorno ne usciremo, ma nulla sarà più come prima. Nemmeno quando questo incubo verrà emotivamente metabolizzato. Il Covid19 sparirà? potrà riaffiorare? potrà diventare ricorrente? Nessuno può dare ora una risposta. E d’ora in poi vivremo di nuove ansie anche al minimo manifestarsi in regioni remote di epidemie importabili di altra natura. Tutto questo evidenza impietosamente la piccolezza dell’uomo, mascherata da stupefacenti conquiste tecnologiche che sembravano sancire la progressiva padronanza del pianeta da parte dell’homo sapiens. Mentre saranno sempre e solo le leggi della Natura a consentire o meno l’esistenza delle nostre presunte civiltà. Marco Morelli

direttore@mantovachiamagarda.it


MantovachiamaGarda Periodico bimestrale Registrazione del Tribunale di Mantova N° 01/2011 del 15/02/2011 Direttore Responsabile Marco Morelli Capo redattore Giacomo Gabriele Morelli Art Director e Progetto Grafico Matteo Zapparoli Pubblicità: MORELLI MEDIA PARTNER, Via Dante Alighieri 4, 46040 Gazoldo degli Ippoliti (Mn) Stampa: GRAFFIETTI STAMPATI S.n.c. - S.S. Umbro Casentinese Km 4,500 - S.S. 71 - 01027 Montefiascone (Viterbo) Editore: MARCO MORELLI, Via Dante Alighieri 4, 46040 Gazoldo degli Ippoliti (Mn)

Hanno collaborato a questo numero: Alessandra Capato, Alessandra Fusè, Anna Maria Catano, Antonio Scolari, Barbara Gazzi, Barbara Ghisi, Benedetta Bottura, Elena Andreani, Elena Benaglia, Elena Mantesso, Elena Kraube, Elide Bergamaschi, Enrico Maria Corno, Federico Martinelli, Flora Lisetta Artioli, Gastone Savio, Giacomo Cecchin, Gianmarco Daolio, Michela Toninel, M.T. San Juan, PaoloCarli, Rita Bertazzoni, Serena Maioli, Veronica Ghidesi, Vittoria Bisutti, Morello Pecchioli, Alessandra Sessa, Isa Grassano, Lara Ferrari, Gianluigi Negri, Camilla Rocca, Renato Malaman, Luigi Alfieri, Pierluigi Orler Puoi ABBONARTI scrivendo a: abbonamenti@mantovachiamagarda.it oppure telefonando al numero: 333.6272824 Sarai ricontattato da un nostro incaricato.

Mantovano ma residente sul Lago di Garda, da 25 anni lavora nel campo della comunicazione e del marketing. Classe 1974, Art Director di MCG, è anche presidente di Grinder, Agenzia di Comunicazione, e co-fondatore di Advance Group.

Puoi pagare con Bonifico bancario a: MONTE PASCHI DI SIENA Filiale di Gazoldo degli Ippoliti c.c. n° 100464.78 intestato a Morelli Media Partner IBAN: IT 39 R 01030 57640 000010046478 Causale: Abbonamento a MCG Mantovachiamgarda inserendo l’indirizzo esatto per la spedizione L’editore non si assume alcuna responsabilità in ordine Al successivo cambiamento di date o programmi riportati in questa pubblicazione Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente magazine, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.

SoMMario CULTURA E SOCIETÀ FUGA DI CERVELLI

L’ odissea Coronavirus ci insegna che in una nazione è fondamentale il patrimonio di cervelli-guida

CYBERBULLISMO PIAGA DA SANARE

SPECIALE SIERRA LEONE

Nonostante le nuove leggi e le tante iniziative per la prevenzione, il fenomeno presenta dei numeri ancora, purtroppo, allarmanti

Quando avrete vinto ricordatevi di noi. Il Paese che ha sconfitto l’Ebola ci invita a combattere

INTERVISTE SPECIALI PUPI AVATI

PROTAGONISTI NEVIO SCALA

SETTE VINI PER SETTE GIORNI

Piango di nascosto come i vecchi e i bambini. Ma la bellezza come sempre ci salverà

Una nuova sfida seguendo la sua antica passione per la terra. Dal trionfo di Wembley alla sfida del vino biologico

Un vino al giorno. Sette etichette speciali prodotte da nord a sud dell’Italia da degustare dal lunedì alla domenica

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IN PRIMO PIANO

IL COSTO ECONOMICO DI UN FENOMENO DA INVERTIRE

FRENIAMO LA FUGA DI CERVELLI ALL’ESTERO! L

a drammatica odissea scatenata dal Coronavirus ci sta insegnando quanto in una nazione sia prezioso e fondamentale il patrimonio di cervelli-guida, su cui contare soprattutto nelle avversità. L’Italia tutela e valorizza le sue eccellenze? Purtroppo no. Abbracci e baci ai familiari, e un certo magone mascherato a stento. Si parte per l’estero. Non per una lunga vacanza ai tropici ma … alla ricerca di lavoro, alla ricerca di un futuro. Non siamo alle drammatiche vicissitudini economiche che poco più di un secolo fa vide il massiccio esodo di capifamiglia che dall’Italia di dispersero per il mondo intero, creando le “colonie” di connazionali tuttora esistenti, esportando il meglio e il peggio di noi (genio e criminalità), ma la realtà è comunque mortificante ed avvilente. Se ne vanno i giovani migliori, e fior di laureati, i potenziali eredi nei manager attuali, la crema prodotta dalle nostre università. Proprio coloro che assieme ad indubbie doti hanno più intraprendenza ed iniziativa. A distanza di undici anni dal collasso finanziario mondiale del 2009, che ha messo a nudo la fragilità finan-

ziaria del Bel Paese col conseguente crollo di un ampio settore produttivo senza solide basi, il problema della disoccupazione (che allora riguardava solo il Sud) non solo non si è ricomposto, ma si è drammaticamente cronicizzato. L’espressione “fuga dei cervelli” è sinonimo di emigrazione verso Paesi stranieri di persone di talento e/o alta specializzazione professionale formatisi in madrepatria. E’ un termine che, riferito al cosiddetto “capitale umano”, rievoca quello della “fuga dei capitali”, ovvero il disinvestimento economico da ambienti non favorevoli all’impresa. Il fatto che giovani neolaureati e neo-dottorati vadano a lavorare in università e centri di ricerca di altre nazioni è fisiologico, al giorno d’oggi, perché connaturato alla forte globalizzazione attuale della ricerca. I grandi Centri di ricerca attirano persone brillanti provenienti da tutto il mondo. La mobilità degli studiosi è un fenomeno comune fin dagli albori delle università e di per sé un fattore di arricchimento culturale e professionale, perché la ricerca non conosce frontiere. Il problema nasce quando il saldo tra gli studiosi che lasciano un Paese e quelli che vi ritornano o vi si trasferiscono è negativo. L’Italia non è più in grado di offrire ai giovani un’adeguata opportunità di impiego. In un’a-

di giacomo gabriele morelli

A CAUSA DELLA CRISI DEL SETTORE PRODUTTIVO, IN ITALIA PER ASSURDO “SOVRA-ISTRUZIONE” EQUIVALE A “DISOCCUPAZIONE”


IN PRIMO PIANO

SOLTANTO NEL 2018, L’ISTAT HA CALCOLATO TRA GLI UNDER30 28.000 LAUREATI TRASFERITISI ALL’ESTERO E 33.000 DIPLOMATI CHE HANNO SEGUITO LA STESSA STRADA zienda italiana oggi un pensionamento è vissuto come l’agognato sgravio di uno stipendio, lungi dalla volontà di ricoprire il vuoto con una nuova assunzione. La Commissione Europea ha recentemente rilevato che il numero dei giovani italiani altamente qualificati emigrati all’estero è cresciuto rapidamente dal 2010 in poi; è un dato che non può essere ignorato in quanto il fenomeno, a medio e lungo termine, può compromettere le prospettive di crescita economica dell’Italia e anche le sue finanze pubbliche, in quanto come sopra detto causa una perdita netta permanente di capitale umano altamente qualificato, a danno della competitività dell’Italia. Il “Dottorato” (istituito in Italia solo negli anni ’80) è un titolo accademico corrispondente al massimo grado di istruzione universitaria ottenibile in Italia e in molti paesi del mondo. Durante gli anni Ottanta sono stati proclamati meno di duemila nuovi Dottori di Ricerca l’anno e pochi di più nel corso dei Novanta. Nei primi anni Duemila si è registrato un incremento consistente arrivando fino a oltre 10mila. Il rapporto ISTAT sulle “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente” ha evidenziato come, nella fascia over 25, si stia assistendo ad una vera e propria diaspora. Evidentemente per assurdo “sovra-istruzione” equivale a “disoccupazione”. I motivi che convincono i nostri laureati a trasferirsi oltre i confini sono essenzialmente: retribuzione mediamente superiore, molte assunzioni con contratti a tempo indeterminato, e qualifica più idonea per il lavoro che svolgono. Oltre a minare le prospettive di crescita, la “fuga dei cervelli” comporta un costo economico notevole all’Italia tanto per la spesa pubblica sostenuta per l’istruzione di studenti che poi si trasferiscono all’estero, quanto per il mancato versamento delle imposte che quest’ul-

timi avrebbero pagato lavorando nel nostro Paese. Moltiplicando il costo complessivo della formazione di ciascun laureato italiano per il numero dei laureati emigrati all’estero, emerge che la cifra in perdita ammonta a oltre un miliardo di euro all’anno. Un costo molto spesso ignorato o sottovalutato, ma che rappresenta un vero e proprio danno per l’economia del Paese: questi giovani infatti si formano a spese della collettività italiana e, in seguito, esportano competenze e produttività a favore dell’economia di un Paese estero. A questo dato, di per sé desolante, potremmo sommare un’altra informazione: la maggior parte dei cervelli in fuga è nelle materie tecnico-scientifiche, con fuga di massa pure di figure specializzate ed esperte nell’IT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) sia laureate che diplomate, figure altamente richieste in paesi dalla forte vocazione informatica come il Regno Unito. Quindi, oltre a perdere l’investimento già fatto, lo Stato disperde tutti i benefici che provengono da sicuri guadagni. Parallelamente al miliardo di euro di perdite sopra citato è più di un miliardo di euro l’anno infatti il profitto prodotto dai nostri scienziati che lavorano all’estero: il capitale generato dai 243 brevetti che i nostri migliori 50 cervelli hanno depositato all’estero. Un valore che, in una prospettiva ventennale, potrebbe arrivare a toccare quota tre miliardi. Tutto mancato profitto per l’Italia. Per quanto riguarda la spesa per l’istruzione, i numeri, purtroppo, smettono di impressionarci; la spesa destinata alla ricerca in Italia è rimasta pressoché identica negli ultimi venti anni. Nel 2000 alla ricerca era destinato l’1,1% del Pil, nel 2018 il valore oscillava tra l’1,1% e l’1,3%, suddiviso in 0,6% fondi pubblici e 0,5% privati. L’investimento in ricerca e sviluppo è enormemente sotto la media dei paesi OCSE, che è pari a 5.2%

I LUOGHI DI LAVORO PIÙ GETTONATI SONO INGHILTERRA E SPAGNA, MA MOLTI DECIDONO DI TRASFERIRSI ANCHE IN PAESI IN SVILUPPO QUALI INDIA ED EMIRATI ARABI del Pil nel 2018. Ma da un paese che non sa dove trovare i soldi per le pensioni e per gli ospedali non possiamo attenderci altro. Nonostante tutto questo i nostri ricercatori rimangono tra i migliori al mondo. L’Italia è in fondo alla classifica per numero di brevetti sviluppati in patria negli ultimi anni ma, all’estero, sale invece drasticamente la produttività dei nostri cervelli espatriati. Insomma una situazione carica di negatività. Diversi governi italiani hanno tentato di trattenere, far rientrare o attrarre giovani talenti dall’estero, con provvedimenti ad hoc. Ma questi provvedimenti non sono stati ritenuti convenienti dagli interessati e si sono rivelati un fallimento. Ma veniamo a tre storie emblematiche di questo triste esodo di persone di valore: notizie di cronaca spicciola, tra le innumerevoli analoghe che affiorano qua e là. Il dott. Simone Speggiorin, cardiochirurgo, nato in provincia di Venezia, a 36 anni (oggi ne ha 40) è diventato il primario più giovane di tutta l’Inghilterra. Abbandonando il suo posto da precario in Italia, nonostante Padova fosse un polo eccellente nella cardiochirurgia, pur di realizzare la sua vocazione a un certo punto ha fatto le valigie, è

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volato a Londra e qui ha fatto i suoi anni di specializzazione, scambiando in breve tempo il suo ruolo di precario nientemeno con quello di primario. A 32 anni aveva appena concluso la specializzazione in cardiochirurgia pediatrica all’Università di Padova. Tanti libri, tanto studio, ma pochissima pratica in sala operatoria. “Anche se tu vuoi fare esperienza, non te la lasciano fare”, afferma il dott. Speggiorin. “In Italia durante la specializzazione non operi, le operazioni le guardi e basta. Finiti gli studi sei legalmente abilitato a fare interventi, ma non ne sai fare mezzo”. Non solo. “Poi ti assumono ma non ti affidano pazienti, non vai a fare operazioni da solo, fino a 45 anni fai l’assistente del Professore, decide lui per te e prima di te”. “Qui in Inghilterra durante la specializzazione fai un training di almeno 300

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operazioni e se l’ospedale ti assume usi bisturi e ferri, non fai finta”. Oggi Simone Speggiorin lavora come primario cardiochirurgo al Glenfield Hospital di Leicester. Fa parte inoltre dell’equipe che per la prima volta al mondo ha fatto un trapianto di trachea su un bambino, utilizzando le cellule staminali del paziente. Per il nostro Paese ovviamente è motivo di orgoglio, certo, tuttavia abbiamo perso un cervello luminoso, uno tra i tanti che continuano a fuggire dall’Italia. Ma ecco una seconda storia. Uno stage, una sostituzione maternità e poi il ricatto: “o lavori in nero o ti lasciamo a casa”. L’avvocato Emanuele Rossi, 35 anni, ha preferito così fare i bagagli e andarsene da Milano e dall’Italia. Destinazione Londra e dal 2011 Dubai. Qui zero tasse, il costo della vita è più basso e soprattutto ha un contratto di lavoro serio e non ci si deve vergognare di avere sul curriculum laurea e master. In Italia gli avevano consigliato di cancellare i titoli per avere più probabilità di essere assunto. “A Londra ho aperto il mio primo conto in banca. A Dubai ho preso la mia prima macchina” dice Emanuele, incredulo di non essere riuscito a fare entrambe le cose quando era in Italia. Negli Emirati Arabi si occupa di marketing in una società britannica di consulenza per progetti di gasdotti, pipeline e raffinerie di petrolio. “Guadagno 4.500 euro al mese e ogni anno lo stipendio aumenta tenendo conto dell’inflazione e della performance”. “Vivo in un appartamento di 105 metri quadrati a 650 euro al mese, senza spese condominiali, e il conto delle bollette è ridicolo, circa 12 euro ogni mese. A Milano, invece, pagavo la stessa cifra per un monolocale di 23 metri qua-

drati”. E veniamo ai laureati in materie umanistiche. Elvira Di Bona è nata a Pescasseroli, ha studiato a L’Aquila e oggi vive a Berlino in Germania. A soli 31 anni era una filosofa analitica della mente e della percezione già quotata a livello internazionale. Dopo la laurea con lode in Filosofia a L’Aquila Elvira ha deciso di guardare oltre i confini nazionali e di muovere lì i primi passi della sua carriera. “I tre anni di dottorato in co-tutela con l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano li ho passati al Jean Nicod Institute di Parigi. Nello stesso periodo ho anche fatto ricerca prima alla University of Sydney, in Australia, poi alla NYU di New York. E nel luglio del 2013 ho conseguito il dottorato in Filosofia e scienze cognitive col massimo dei voti”. Da allora è rimasta all’estero: è stata infatti assunta dalla Freie Universität di Berlino. “Della capitale della Germania adoro l’energia intellettuale, l’attenzione alla cultura contemporanea e il profondo senso della storia” dice, “ed è facile trovare italiani che lavorino in ambito accademico. Lì siamo stimati”. A differenza di quanto accadeva “a casa”. “Sono fuggita perché un’altra soluzione non era possibile. Esistono ben poche opportunità per i giovani filosofi rimasti in Italia”. Studiosi che altrove riescono invece a fare carriera. “Il punto è che in Francia, in Germania, negli Stati Uniti e in tanti altri Paesi si investe molto di più nella cultura e in campo umanistico. Alla filosofia, alla letteratura, alla storia, da Bolzano a Palermo vengono destinate sempre meno risorse”. Chissà se un giorno assisteremo ad un’inversione di tendenza. Ma tutto fa supporre che questo giorno, se verrà, non sia vicino.

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PARLIAMO DI

di elena benaglia

CYBERBULLISMO SIAMO TUTTI POSSIBILI PROTAGONISTI Il 7 febbraio si è celebrata la giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, un momento molto importante per sensibilizzare non solo gli addetti ai lavori, ma anche genitori e studenti su questo fenomeno che, nonostante le nuove leggi e le tante iniziative per la prevenzione, presenta dei numeri ancora, purtroppo, allarmanti. Il termine bullismo è un calco dall’inglese bullying, usato per designare il fenomeno delle prepotenze tra pari in un contesto di gruppo e si riferisce sia alle prepotenze dirette (ad esempio calci, pugni, offese verbali, minacce) sia a quelle indirette, più sottili e meno facilmente rilevabili (ad esempio l’esclusione da un gruppo o la diffusione di prese in giro su una determinata persona). Il cyberbullismo è una forma di bullismo attuata attraverso strumenti telematici. Gli atti molesti o persecutori vengono, infatti, compiuti mediante strumenti informatici e diffusi sul web, in particolare sui social network, o attraverso la telefonia mobile. Ci sono diverse tipologie di questa forma di violenza. Una delle più conosciute è il flaming: si tratta di un litigio online nel quale si fa uso di espressioni volgari e offensive ed è molto diffuso nell’ambito dei videogiochi interattivi, dove vengono presi di mira soprattutto i principianti che, a causa della loro inesperienza, commettono errori e sono quindi derisi e insultati dagli altri. Quando si parla di harassment si intende, invece, una vera e propria molestia consistente nell’invio di una serie di messaggi scortesi, offensivi, insultanti e disturbanti che mirano ad offendere un soggetto preciso, molto diffuso anche nelle chat di whatsapp. L’exclusion è l’esclusione di qualcuno da un gruppo on line, compiuta con determinazione e intenzionalità; con exposure si intende la rivelazione di informazioni o particolari che riguardano la vita privata di qualcuno senza il suo consenso. Con il Put down si scredita una persona attraverso post o messaggi inviati ad altri, colpendo non la sua persona ma la sua reputazione di fronte agli amici o agli estranei. Le forme di bullismo online sono tantissime, la possibilità per l’aggressore di colpire la sua vittima persiste per 24 ore su 24, in ogni giorno dell’anno, inoltre la sua capacità di penetrazione è molto rapida, in linea con la velocità del web e dei social network e si svolge in una dimensione dematerializzata dalla quale risulta difficile scappare. Il persecutore può colpire la sua vittima anche quando questa si trova tra le pareti domestiche, il luogo dove dovrebbe sentirsi più protetta e al sicuro, inducendola a credere di non poter essere aiutata da nessuno. Spesso poi il cyberbullo può nascondersi dietro l’anonimato, rendendo la situazione psicologica della vittima ancora più angosciante.

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I GIURISTI ANGLOFONI DISTINGUONO DI SOLITO TRA IL CYBERBULLISMO CHE AVVIENE TRA MINORENNI, E LA CYBERMOLESTIA CHE AVVIENE TRA ADULTI Un sondaggio condotto da Unicef sulla piattaforma U-Report, al quale hanno partecipato 170 mila giovani di trenta Paesi, ha evidenziato che il cyberbullismo ha portato uno studente su cinque a saltare la scuola. La giovane vittima, che non è in grado di difendersi da sola, subisce un calo drastico dell’autostima e della motivazione, condizione che, se non riconosciuta e fronteggiata, può portare all’insorgere di ansia, depressione, insonnia, attacchi di rabbia apparentemente immotivata. Quattro ragazzi su dieci nella fascia d’età tra i 12 e i 16 anni si imbattono in episodi di cyberbullismo navigando in rete o utilizzando i social network.

Il cyberbullismo colpisce statisticamente di più le ragazze: il 12,4% delle giovani ammette di esserne state vittima, contro il 10,4% dei ragazzi. A questo si somma la sofferenza provocata dai commenti a sfondo sessuale, subìti dal 32% delle ragazze, contro il 6,7% dei ragazzi. Essere adescate online è l’incubo di una ragazza su tre, e un ragazzo su dieci ammette di essere stato anche “carnefice” (da un’indagine di Terre des Hommes e ScuolaZoo in occasione del Safer Internet Day). Grazie alle numerosissime iniziative di formazione e alle campagne di sensibilizzazione, oggi le vittime sono spinte a denunciare di più. «E’ innegabile, però la presenza di un sommerso, legato al sentimento di vergogna della vittima che vive la sua condizione quasi come una colpa da tenere segreta alla famiglia e agli amici», spiega Fabiola Silvestri, dirigente del compartimento della Polizia Postale di Piemonte e Valle d’Aosta. Troppo spesso i ragazzi non denunciano «perché si isolano e non sono in grado di capire che stanno subendo veri e propri reati». Spesso i giovani sono riluttanti nel confidarsi con gli adulti e altrettanto spesso i genitori si trovano impreparati di fronte a questi temi; da un rapporto diramato da Telefono Azzurro emerge che il 30% dei genitori ritiene di non avere una preparazione sufficiente nei confronti delle nuove tecnologie e dell’approccio che i figli hanno verso Internet. Secondo il professore Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, è necessario colmare questo gap di conoscenze tramite una vera e propria formazione digitale: «La nostra esperienza ci mostra proprio la difficoltà di comprendere i linguaggi del mondo digitale da parte degli adulti, che sanno usare le tecnologie ma non sanno capire che i linguaggi hanno un senso diverso per i ragazzi. Talvolta i genitori si sentono fragili e impreparati nel rapporto con i figli e si allontanano dal ruolo educativo che dovrebbero avere.

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GENITORI ED INSEGNANTI LE ARMI PER CONTRASTARLO

L’obiettivo - spiega - non è emularli su Tik Tok o essere loro amici sui social, ma guidarli e accompagnarli nella conoscenza di un mondo di linguaggi e di simboli diversi. La grande sfida è non perdere il rapporto tra generazioni». Proprio sulla difficoltà dei genitori a dare delle regole ai propri figli riguardo all’utilizzo di internet, Davide Dal Maso, giovane professore in un istituto superiore, ha fondato una no profit chiamata Movimento Etico Digitale, che si occupa, appunto, di formazione per genitori e figli su un utilizzo consapevole del web. «I dati del nostro Osservatorio –dice - raccontano della difficoltà degli adulti di impartire regole precise ed esplicite per vivere serenamente il web in famiglia, forse per il distacco e la sfiducia con cui molti di loro hanno sempre visto il digitale». L’80% dei ragazzi riferisce che l’unica limitazione imposta dai genitori riguarda il tempo di utilizzo della rete. Tra le poche altre regole quella di non visitare i siti porno e di mantenere “chiuso” il proprio profilo social.

IN ITALIA IL FENOMENO È STATO DEFINITO GRAZIE ALLA LEGGE 71/17 ENTRATA IN VIGORE IL 18 GIUGNO 2017, DOPO UN ITER DURATO 3 ANNI «Ma è sempre più necessario costruire un ponte tra genitori analogici e figli digitali per arrivare ad un sano equilibrio tra vita on-line e off-line» conclude Dal Maso. Tra i dati diffusi dall’Osservatorio del Movimento etico digitale colpisce il fatto che i ragazzi ritengano giusto ricevere regole per approcciarsi alla

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Per contrastare il fenomeno del cyberbullismo è fondamentale il ruolo dei genitori e degli insegnanti, che devono agire in un’ottica di collaborazione. L’educazione, la sensibilizzazione, la prevenzione, la “cultura digitale” sono le armi più importanti, oltre agli strumenti offerti dalla legge, che il mondo adulto ha per contrastare il cyberbullismo. Per un genitore essere al passo con le diverse piattaforme social utilizzate dai propri figli può essere difficile e spesso il ricorso ai filtri di parental controls per bloccare l’accesso a contenuti non adatti ai minori non è sufficiente a ripararsi da tutti i rischi possibili. Molti fanno affidamento sulla scuola. Tra le prime aspettative dei genitori, infatti, c’è quella che a scuola venga insegnato ai ragazzi come proteggersi dai rischi dell’online e che gli insegnanti siano aggiornati sulle nuove tecnologie. Le scuole hanno, infatti, il compito di promuovere l’educazione all’uso consapevole della rete internet e ai diritti e ai doveri legati all’utilizzo delle tecnologie informatiche. Ma in base a un’indagine di Telefono Azzurro & Doxa Kids 2020 non sono solo i genitori a sentirsi impreparati, il 42% degli insegnanti non pensa di aver ricevuto un’adeguata formazione sui rischi e sulle opportunità del digitale, un consistente 40% esprime la necessità di ricevere formazione sulle tecnologie digitali e sulla sicurezza online, il 36% sul bullismo e il 18% sugli abusi e i maltrattamenti a danno di bambini e adolescenti. Inoltre, il 46% degli insegnanti pensa di non aver ricevuto un’adeguata formazione sui possibili percorsi di segnalazione di casi di violenza, pericolo e/o pregiudizio. Emerge quindi molto chiaro il bisogno di una seria formazione digitale degli adulti, che si ritrovano sospesi tra preoccupazione e scarsa consapevolezza. «Genitori e insegnanti hanno un ruolo fondamentale, ma spesso non lo sanno. I divieti non servono, piuttosto bisogna accompagnare i propri figli educandoli all’uso della rete» spiega Davide Dal Maso (Social WarningMovimento Etico Digitale) che, a sua volta, alle superiori è stato vittima di bullismo. Uno dei consigli del suo decalogo per i genitori è proprio quello di affiancare i propri figli nell’approccio alle varie tecnologie in modo che ne nasca un arricchimento reciproco: il giovane saprà insegnare al genitore come funziona un determinato strumento tecnico e l’adulto avrà nel contempo la possibilità di farlo riflettere ponendo domande, esempi e confronti.

rete (lo dichiara il 72,6% degli intervistati), ma solamente nel 55% delle famiglie vengono disposte delle limitazioni rispetto all’uso del web, o delle regole di comportamento alle quali attenersi. Dato preoccupante, soprattutto se lo leggiamo correlato ad una ricerca del Moige (Movimento italiano genitori) in cui si evidenzia che il 71% dei bambini e ragazzi (2500 gli intervistati) ha accettato l’amicizia di un estraneo sui social, il 19% ha dato il suo numero di telefono a un estraneo e il 21% ha incontrato personalmente estranei conosciuti online. Comportamenti ad altissimo rischio, che i genitori non possono ignorare trincerandosi dietro ad una affermata scarsa competenza o impreparazione.

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la reDaZioNe McG 15 anni di Successi sotto gli occhi di tutti.

CAPO REDATTORE

Gabriele Morelli

Elena Andreani

Elide Bergamaschi

Elena Mantesso

Lara Ferrari

Alessandra Capato

Barbara Ghisi

Paolo Carli

Rita Bertazzoni

Antonio Scolari

Federico Martinelli

Benedetta Bottura

Anna Maria Catano

Lisetta Artioli

Michela Toninel

Vittoria Bisutti

Silvano Tommasoli

Elena Kraube

Enrico Corno

Barbara Gazzi

Gastone Savio

Elena Benaglia

Alessandra Fuse

A PARER MIO

di gaSTone SaVio

LA SOLIDARIETÀ DEI TEDESCHI? Come la penso? Che ogni cosa, anche la più tremenda, ha una fine. Anche il coronavirus perderà la sua forza aggressiva e si quiterà, abbandonando il campo di battaglia. E’ accaduto con la Seconda guerra mondiale, questo accadrà con la conclusione della Terza guerra mondiale, quella che oggi stiamo affrontando con i nostri eroi in prima linea: medici, infermieri, personale sanitario, volontari, forze dell’ordine, contando ogni giorno i Caduti. Eroi esposti più del dovuto ad un nemico molto agguerrito, perché scarsamente equipaggiati. Chi è anziano sa benissimo che per noi italiani la storia continua a ripetersi; anche nel 1940, ci ricordiamo, siamo andati avanti solo fino a quando è bastato l’eroismo dei nostri soldati a supplire alle carenze del governo. Purtroppo cambiano le scarpe, ma i calli rimangono. Infatti, non capiamo come l’attuale governo non capisca. Se cerco di sfamare i poveri riservando loro le briciole, non li sfamerò, ma contribuirò, semplicemente, ad aumentare la

loro rabbia. Finita l’emergenza sanitaria, cammineremo sulle macerie e dobbiamo pensare fin d’ora come le rimuoveremo per vivere in un Paese che non vuole lasciare indietro nessuno: il pensionato, il disoccupato, la piccola, media e grande industria, l’artigiano e il commerciante. Solo che le macerie da soli non siamo in grado di rimuoverle: occorre l’aiuto dell’Europa. Dopo la Seconda guerra mondiale da soli non ci saremmo sfangati, in aiuto vennero gli Stati Uniti con il Piano Marshall; ora da soli non ci sfangheremo, in aiuto dovrebbero arrivare soprattutto i tedeschi permettendo l’emissione degli eurobond, obbligazioni garantite dall’Unione Europea. I tedeschi per farlo dovrebbero aver cambiato carattere sulla solidarietà. Perché non vorrei fosse rimasto quello che io ho sperimentato. Mi affido al fatto: io lo vissi bambino durante l’occupazione tedesca. E’ il 1944, ho 9 anni compiuti, al Nord siamo in piena guerra civile, in ogni Comune, anche il più piccolo, un presidio teutonico armato per il pieno controllo

della popolazione. Si mangia quando ce n’è, la fame è vera. Mia mamma ha tre galline, si nutrono di poche briciole e di molti sassolini che insieme a qualche insetto trovano girando nel cortile; ogni tanto fanno un uovo, la manna per un bambino. I tedeschi hanno trovato alloggio presso le scuole elementari, cinquanta metri da casa mia: due “camerati”, non più giovani, vengono per casa e “ordinano” a mia mamma di fare loro da guardarobiera. Una mattina uno dei due punta la gallina che gli sembra più bella e la centra con un colpo di rivoltella, siamo semplicemente attoniti. La prende e la dà a mia mamma e si fa capire che a mezzogiorno del giorno dopo verranno a mangiarla. Così accade, è mezzogiorno, la gallina cotta è nel piatto lungo in mezzo al tavolo, loro due seduti uno di fronte all’altro, chiedono a me di sedermi capo tavola, ma davanti non ho un piatto, loro si. Mangiano tutta la gallina; io, digiuno, a guardarli, con i succhi gastrici che mi riempiono la bocca. Nessuna solidarietà, solo egoismo.



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LUCA LA MESA

NEI MIEI VIDEO CORSI RENDO FACILMENTE COMPRENSIBILE COSA POSSONO FARE PICCOLE E GRANDI REALTÀ NEL MONDO DEL SOCIAL MEDIA MARKETING.

DI MATTEO ZAPPAROLI

Questa EDIZIONE di MCG Magazine è resa ancor più SPECIALE da questa intervista esclusiva che abbiamo fatto ad uno dei più autorevoli esponenti del mondo del social media marketing italiano e non solo. Luca La Mesa, specializzato in Social Marketing e Innovazione Tecnologica, dopo la laurea in Economia ha lavorato nella sezione marketing di Procter & Gamble e Unilever consolidando in modo eccellente la propria esperienza e il proprio know-how nel settore. Oggi, a soli 37 anni, ricopre la carica di Presidente della Procter&Gamble Alumni Italia ed è stato premiato da P&G Alumni Global tra i “40 under 40” più meritevoli a livello mondiale. In questi anni ha raggiunto importanti risultati con brand e personaggi di grande prestigio quali Pirelli, Fendi, Bulgari, Versace, AS Roma, Federazione Italiana Pallavolo, Francesco Totti, Francesca Piccinini, Fiorello, Enrico Brignano, Algida, DOVE, LA7 e molti altri. Lo abbiamo conosciuto e intervistato per voi. Luca non è solo un grande professionista ma anche una persona di grande umiltà e disponibilità.

LUCA LA MESA

Vi porto nel mondo del Social Marketing PER CRESCERE OGNI GIORNO DEDICO 2 ORE DEL MIO TEMPO ALLO STUDIO E OGNI ANNO FACCIO 2 ESPERIENZE DI CRESCITA PERSONALE

Dunque Luca, ci parli della sua esperienza di studio e di come è arrivato ad essere il professionista di oggi. Dopo la laurea ho iniziato a lavorare nel marketing di Procter&Gamble e Unilever, due grandi aziende che per me sono state delle vere e proprie “scuole di marketing” perché mi hanno permesso di integrare la teoria accademica con la pratica sul campo, ad alti livelli. Un consiglio che ripeto spesso ai ragazzi che vogliono fare gli imprenditori è che “prima di comandare bisogna imparare ad obbedire”. È molto importante, prima di aprire una propria attività, provare a fare un’esperienza di qualche anno in società prestigiose e strutturate che possano insegnarci una metodologia di lavoro. Quello che sento spesso dire da Manager con molta più esperienza di me è che in Italia si potrebbe fare tanto per le Pmi trasferendo loro delle metodologie di lavoro che tutti possano replicare.

mi sono imposto una metodologia che prevede di dedicare sistematicamente 2 ore al giorno a studiare da chi è più bravo di me. Dopo 10 anni di studio quotidiano posso dire che le opportunità più grandi non sono mai nate dai brief dei clienti ma dalla voglia di sperimentare sempre qualcosa di nuovo. Puoi farci un esempio concreto? Nel 2013 avevo sentito in America una frase di Ashton Kutcher che raccontava che gli attori, a parità di bravura, iniziavano ad essere presi per il seguito che avevano sui social media. Avevo capito che gli stessi stavano diventando dei “media”, dei canali di comunicazione. Ho deciso di tornare in Italia e di portare questo concetto nel mondo dello sport. Nel 2014 proposi al capitano della Nazionale Femminile di Pallavolo (Francesca Piccinini, tramite la DAO Spa) di fare insieme una campagna sui suoi social media. #ConLeAzzurre, che era dunque frutto di una intuizione e non un brief di un cliente, divenne la campagna più virale di tutta Italia su Twitter ad Ottobre 2014 con 10 volte il numero di tweet dell’account della Serie A. Questo incredibile successo mi permise di farmi conoscere dal CONI che mi chiamò per capire chi c’era dietro a questa iniziativa. Negli anni successivi abbiamo iniziato a collaborare con loro ai più importanti eventi sportivi, dagli Internazionali BNL d’Italia fino alla gestione social delle Olimpiadi di Rio del 2016 e alle Olimpiadi di Pyeongchang nel 2018.

Cosa l’ha portata a specializzarsi nel settore del Social Media Marketing? Nel 2009, mentre ero Brand Manager Assistant su un fantastico brand (DOVE) ho intuito che il mondo della comunicazione sarebbe cambiato e ho dunque deciso di licenziarmi da Unilever per creare un’agenzia specializzata in social media marketing. Sono convinto che il male dei nostri giorni sia la fretta e che siamo troppo spesso schiacciati dall’operatività quotidiana. Proprio per questo, purtroppo, è molto facile iniziare a lavorare sui social media ma è molto difficile rimanere aggiornati sulle novità quotidiane e dare risultati concreti. Ho intuito, dunque, che molti dei miei colleghi di importanti agenzie avrebbero faticato perché non avrebbero troppo spesso avuto il tempo per aggiornarsi sulle novità che i social media ogni giorno ci propongono. Quando ho deciso di licenziarmi

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maggior tempo ad analizzare i numeri per capire cosa ha funzionato e come migliorare sempre di più. Ad oggi il più grande investimento è quello dell’ottimizzazione delle campagne. È la parte che viene trascurata da tanti. Si impostano le campagne digital e social ma non si fanno azioni correttive in corsa per capire come migliorarle. In parole semplici se dedicassimo il 5/10% di più del tempo a leggere e analizzare i numeri probabilmente miglioreremmo le nostre campagne del 25/30%.

SPERO CHE ANCHE I LETTORI DI MCG APPROFITTINO SUBITO DEI MIEI VIDEO CORSI ONLINE GRATUITI

Cosa può portare alle aziende una buona attività di social marketing? La verità è che non tutte le aziende hanno bisogno di essere sui social media. La maggior parte delle aziende possono avere ottimi risultati ma devono essere i numeri a dircelo. Il grande vantaggio sui social media è che si possono iniziare a fare attività con budget ridotti, giusto per avere dei primi dati concreti su cui fare delle riflessioni più approfondite. L’assenza di una barriera all’ingresso è una grande opportunità perché, ad esempio, non è possibile fare dei “test” in televisione senza dei budget importanti. Sono convinto che il Marketing sia basato sui numeri e, spesso, quello che manca nelle Pmi italiane è la capacità di analisi delle metriche che gli strumenti ci forniscono. Una frase che ripeto spesso è che “non c’è niente di migliorabile se non è misurabile”. Troppo spesso valutiamo le performance delle campagne in maniera soggettiva mentre dovremmo dedicare

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social di 4 mesi per chi approfitterà di questo periodo per studiarle. Il vero regalo sarà in realtà solo per coloro che decideranno di vederle. Spero che tutti i lettori di MCG lo facciano subito per studiare e crescere nel Social Marketing. Da un punto di vista qualitativo i corsi che sto regalando sono i miei prodotti migliori e vengono acquistati regolarmente da centinaia di aziende.

Su cosa devono puntare i brand e le imprese secondo il suo punto di vista? I social media, per molti brand, possono veramente fare la differenza e la prima cosa sulla quale punterei è la formazione di un team interno ed esterno con solide competenze. La maggior parte di chi non ha ritorno è perché non sta gestendo bene il canale. Non avete idea di quanti dedichino tempo per produrre contenuti di buona qualità e poi non dedicano un budget pubblicitario per promuoverlo. È come produrre un bellissimo magazine come MCG e poi non divulgarlo. Portare maggiore consapevolezza all’interno delle aziende può essere estremamente prezioso. In questo preciso frangente delicato, cosa l’ha portata a rendere gratuita per un mese la sua formazione online? La formazione per me è una grande passione. Il 90% del mio fatturato è consulenza a poche aziende medio/grandi. Solo il 10% del mio fatturato è legato alla formazione e mi posso dunque permettere, in particolare in questo momento in cui stiamo passando più tempo a casa, di rendere gratuite tutte le mie lezioni

Ho deciso di impostare un regalo sincero, senza alcun costo, senza alcun rinnovo automatico e senza chiedere una carta di credito. Quello che otterrò in cambio sarà la gratitudine di chi le vedrà e apprezzerà. Hanno già aderito in più di 42.000 utenti e si è creato un volano positivo incredibile. Basta visitare https://rebrand.ly/MCGLUCA e registrarsi per vedere i miei video-corsi.

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INTERVISTE SPECIALI

IL RECENTE HORROR DEL REGISTA BOLOGNESE LASCIA IL SEGNO CON TANTI BRIVIDI E CLASSE

PUPI AVATI

La provincia, il male, il passato, gli attori: il ritorno di un Maestro che non ha “paura”

a cura di gianlugi negri

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l signor Diavolo è da pochissimo uscito in home video ed approdato nel palinsesto Sky. Con questo film, Pupi Avati ha ritrovato la voglia di fare cinema. E in questa intervista, realizzata prima del corona virus, il regista bolognese ci parla dei suoi progetti, del suo cinema e di uno dei suoi lavori più riusciti, particolarmente apprezzato sia dalla critica che dal pubblico. La capacità, come nessun altro, di raccontare la provincia e di “immergersi” nel passato. Il ritorno a un genere che lui ha creato, il gotico rurale, e che ha dato vita a capolavori come “La casa dalle finestre che ridono” e “Zeder”. Gli attori, con i quali instaura sempre una grande intesa. E il ritrovare amici come Lino Capolicchio, Gianni Cavina e Alessandro Haber. Maestro Avati, i giudizi della critica sono stati unanimemente positivi… “Sì è vero, ma sopratutto è stato il ritorno al cinema

dopo un po’ di anni di televisione, che mi avevano dato soddisfazioni marginali. Perché fare televisione, purtroppo, vuol dire produrre qualcosa che viene anche apprezzato, però il giorno dopo viene completamente rimosso. Il cinema ha invece una permanenza di anni. Mi trovo ad andare in giro e presentare il film, e ci sono persone che vengono con i dvd di miei lavori di quarant’anni fa. Questa differenza sostanziale tra ciò che fai e che rimane e ciò che fai e che invece viene completamente rimosso è determinante: è stato bello ritornare a fare il cinema”. E il pubblico? “Ha risposto bene, considerata anche l’uscita scandalosamente collocata tra Ferragosto e il Festival di Venezia: malgrado ciò, il film è stato visto ed è stato recensito in modo molto caloroso. Mi ha fatto tornare a fluire il sangue”. A cosa si dedicherà ora con queste ritrovate energie? “Stiamo cercando di realizzare un progetto ambiziosissimo sulla vita di Dante, che abbiamo in cantiere dal 2001. Siccome siamo a ridosso dei 700 anni dalla sua morte, sono convinto che ormai que-

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sta cosa si debba fare: stiamo finendo di scrivere il film e abbiamo costituito un comitato di dantisti eccellenti. Nel 2020 spero veramente di girarlo”. La sceneggiatura de “Il signor Diavolo” è firmata da lei, da suo fratello Antonio e da suo figlio Tommaso… “Siamo partiti dal mio romanzo, dal quale abbiamo estrapolato la seconda parte, perché è un romanzo che si diffondeva anche su altri aspetti che non erano soltanto quelli tipicamente del cinema gotico”. Con questo lavoro torna a fare paura. Che cosa la spaventa, invece, del cinema italiano di oggi? “Innanzitutto la mancanza di ambizione. Se faccio una comparazione tra il cinema di oggi e quello nel quale sono vissuto e nato, la committenza non ha più ambizione. L’idea che qualcuno ti venga a dire “Voglio fare un bel film” non c’è più. Al contrario, i committenti pensano soltanto ai numeri, all’ascolto o all’incasso. Sono progetti modesti in cui l’asticella non sta in alto come dovrebbe. Io vengo da un cinema in cui le società di produzione a Roma erano quattrocento. Oggi è tutto concentrato in un numero molto ristretto di grandi gruppi, soprattutto finanziari. Non riescono neanche a fare prodotti commercialmente soddisfacenti, perché questo genere unico che è la commedia ha dimostrato ormai i suoi limiti”.

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“PIANGO DI NASCOSTO COME I VECCHI E COME I BAMBINI. MA LA BELLEZZA, COME SEMPRE, CI SALVERÀ” La bellissima lettera che il regista ha inviato ai vertici della Rai: “Stravolgiamo i vecchi parametri, dateci i grandi film, la grande musica…” E piango e rido davanti alla televisione come piangono e ridono i vecchi ,che è poi come piangono e ridono i bambini, cercando di fare in modo che mia moglie non se ne accorga. Fra i tanti che se ne sono andati un mio amico, Bruno Longhi, grande clarinettista milanese, che il coronavirus ha portato via senza tener conto della sua bravura, di come suonava Memories of you, meglio di Benny Goodman. E’ il primo periodo della mia vita in cui aziché abbracciare vorrei essere abbracciato. Mi manca persino quella specie di bacio notturno con il quale auguro la buonanotte a mia moglie e che lei giustamente mi ha vietato. Dormo di più la mattina, nel silenzio profondo ,cimiteriale di una città morta , appartengo anagraficamente alla categoria di quelli più svelti a morire . Ma in questo sterminato silenzio , che è sacro e misterioso e che ci fa comprendere la nostra pochezza, la nostra vigliaccheria , ci commuove la consapevolezza dei tanti che stanno mettendo a repentaglio le loro vite per salvarci.E questo stesso silenzio sarebbe opportuno per i tanti che destituiti di ogni competenza specifica continuano a sproloquiare saltapicchiando da un programma all’altro privi di ogni pudore , di ogni senso del limite. Coloro che con tanta solerzia, con tanta supponenza, ci hanno accompagnato nel corso

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degli ultimi decenni appartengono al Prima del Coronavirus, quando era possibile il cazzeggio. Ora, se usciremo da questa esperienza, dovremo farne tesoro, dovremo trovare un senso a quello che è accaduto , soccorrendo le tante famiglie di chi ha pagato con la vita, aiutando a superare le difficoltà enormi, spesso insormontabili, nelle quali si troveranno i più, impegnandoci tutti a sostituire il dire con il fare, come accadde dopo la liberazione.Quello che provo somiglia a quando al cinematografo negli anni cinquanta si rompeva la pellicola e accadeva che venivi scaraventato fuori da quella storia che era stata capace di sottrarti allo squallore del tuo quotidiano. Rottura accolta da un boato di delusione simultaneo all’accensione improvvisa di luci fastidiose. Me ne restavo seduto, stretto in me stesso, cercando di tenermi dentro il film , “ dimmi quando ricomincia “ dicevo a mia madre tenendo gli occhi chiusi e pregando perché quelli su in cabina si sbrigassero a riattaccare la pellicola. Perché fossi restituito al più presto a quel magico altrove. . Ecco questo tempo che sto vivendo che non somiglia a niente , è un pezzo della mia vita che vivo con gli occhi chiusi, in attesa di poterli riaprireE quel mondo che si sta allontanando ,che non tornerà più ad esserci, che non piaceva a nessuno, del quale tutti si lamentavano, eppure temo che di quel mondo proveremo una crescente nostalgia.E allora mi chiedo perché In questo tempo sospeso, fra il reale e l’irreale, come in assenza di gravità, i media e soprattutto la televisione e soprattutto la RAI, in un

momento in cui il Dio Mercato al quale dobbiamo la generale acquiescenza alll’Auditel , non approfitti di questa tregua sabbatica di settimane, di mesi, per sconvolgere totalmente i suoi palinsesti dando al paese l’opportunità di crescere culturalmente. Perché non si sconvolgono i palinsesti programmando finalmente i grandi film, i grandi concerti di musica classica, di jazz, di pop, i documentari sulla vita e le opere dei grandi pittori, dei grandi scultori, dei grandi architetti , la lettura dei testi dei grandi scrittori, la prosa, la poesia, la danza, insomma perché non diamo la possibilità a milioni di utenti di scoprire che c’è altro ,al di là dello sterile cicaleccio dei salotti frequentati da vip o dai soliti opinionisti. Perché non proporre quel tipo di programmazione che fa rizzare i capelli ai pubblicitari ! Perché non approfittiamo di questa così speciale opportunità per provare a far crescere culturalmente il paese stravolgendo davvero i vecchi parametri, contando sull’effetto terapeutico della bellezza ? Il mio appello va al Presidente, al Direttore Generale, al Consiglio di Amministrazione della RAI affinché mettano mano a un progetto così ambizioso e tuttavia così economico. Progetto che ci faccia trovare , quando in cabina finalmente saranno stati in grado di aggiustare la pellicola, migliori, più consapevoli di come eravamo quando all’improvviso si interruppe la proiezione . E potremo allora riaprire gli occhi. Grazie, Pupi Avati

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INTERVISTE SPECIALI

DAVIDE BOMBEN È AUTORE DEL LIBRO “SULLA PISTA DEGLI ELEFANTI” PRESENTATO ANCHE A MANTOVA LO SCORSO AUTUNNO, IN CUI DESCRIVE LA SUA STRAORDINARIA ESPERIENZA AFRICANA

DAVIDE BOMBEN

L’italiano che combatte i bracconieri in Africa

di giacomo gabriele morelli

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l panorama naturalistico mondiale è ovunque minato dal progresso, e assieme ad esso è drammaticamente minato il patrimonio animale e la biodiversità. Il continente più esposto è l’Africa, in cui una crescita esponenziale della popolazione e il business selvaggio promosso dai paesi ricchi hanno violentato equilibri millenari. La fauna africana, che tanto ci affascina nei documentari che spesso i media ci propongono, subisce una pressione inimmaginabile. Se per un europeo una giraffa è un animale leggiadro da ammirare, per un abitante della savana affamato e senza lavoro una giraffa son 300 chili di carne, e nulla più. Idem dicasi per un elefante o un rinoceronte, le cui zanne e i cui corni possono significare l’equivalente di due anni di lavoro. E per i disperati o, più frequentemente, i delinquenti, la tentazione ad uccidere è irresistibile. Al di fuori dei Parchi Nazionali africani ormai la vita animale è agli sgoccioli, quel che resta è la vita animale all’interno dei noti Santuari Naturalistici, ma anche questa sta rapidamente sparendo, decimata da incalliti bracconieri. La vastità dei Parchi non è sorvegliabile dai pochi ranger che i poverissimi governi possono stipendiare, per cui il declino faunistico è amaramente inevitabile. Per alcune specie, ad esempio l’elefante e il rinoceronte sopra citati, le prospettive sono drammatiche, proprio perché sono nel mirino di un bracconaggio diventato quasi professionale, sostenuto dai Paesi dell’est asiatico, promotori indefessi del vietatissimo e criminale commercio di zanne e corni. A baluardo della decimazione della fauna africana sono state adottate campagne di sensibilizzazione delle popolazioni indigene, che godono a volte di incentivi economici per il rispetto del mondo animale con cui convivono, ma i veri unici paladini delle ultime popolazioni di grandi mammiferi sono i militari guardaparco, i ranger. Curiosamente, uno dei personaggi internazionali più conosciuti e stimati in questa attività di salvaguardia del patrimonio faunistico africano è italiano: Davide Bomben. Torinese, classe 1978, Davide Bomben si è innamorato dell’Africa a dodici anni. Oggi si dedica all’addestramento delle unità anti-bracconaggio con la sua Poaching Prevention Academy, dove, dopo un addestramento lungo circa sei mesi, si formano decine di futuri ranger che a rischio della propria vita si battono per la salvaguardia degli animali in estinzione.

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Come Bomben ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera «un ranger è qualcosa a metà strada tra un guardiano del parco e un operatore delle forze speciali. Per impedire l’uccisione degli animali spesso si devono ingaggiare vere e proprie battaglie con i bracconieri. La formazione di un ranger quindi ha molto in comune con quella degli operatori delle Special Forces». Il loro compito è quello di arrestare i bracconieri, contrastando un giro d’affari che frutta circa 200 miliardi di dollari all’anno e che è in continua espansione. Ogni otto ore un rinoceronte viene ucciso per il suo corno, mentre gli elefanti ammazzati per le loro preziosissime zanne d’avorio sono circa 20mila all’anno. A contrastare il fenomeno c’è solo un pugno di uomini e donne che lavorano come ranger nelle principali riserve. Riportiamo alcuni passi di un’intervista rilasciata alla testata milanese “Milanodabere”. Davide cosa ti ha avvicinato all’Africa, alla natura, agli animali? “Non va dimenticato che sono figlio d’arte, mio padre Renato è fondatore e titolare del tour operator Il Diamante, lui mi faceva da guida personale quando ero piccolo (il mio primo viaggio l’ho fatto a 2 anni e mezzo). Lui mi ha trasmesso la passione per l’Afri-

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ca, mi ha portato nei safari (tutti gli anni dai 3 anni), lui mi portava in Africa per un mese l’anno fino a che a 19 anni mi sono trasferito in Namibia ed ho iniziato a lavorare stagionalmente prima come traduttore e poi come guida professionista. L’incontro con la Natura africana è stato il consolidamento di un amore profondo, un testimone che mio padre mi ha lasciato ma con un importante monito: “Se ami l’Africa e le sue bellezze impara a conoscerle, riconoscerle e proteggerle“. Ho preso le sue parole ad esempio di vita ed oggi dedico la mia professione ed il mio tempo libero a fare questo: studiare, condividere e proteggere la mia seconda patria, mia nuova Terra”. Cosa ti ha spinto ad intraprendere il cammino che stai percorrendo? “Oltre a mio padre e al mio fortissimo amore per l’Africa e la sua Natura, uno degli incontri più importanti che hanno segnato la mia vita professionale e personale è stato quello con Dave van Smeerdijk, quando dirigeva l’ufficio Wilderness Safaris in Namibia. Mi fece il colloquio per diventare guida Wilderness in Namibia: è l’azienda che tutte le guide sognano di avere come datore di lavoro. Mi scelsero e venni formato ai massimi livelli, arrivando a conoscere ed amare non solo la Namibia, dove ho vissuto per molti anni, ma l’intera Africa Australe. Diventare guida Wilderness significa studiare le materie tipiche del guiding a livello universitario e soprattutto imparare a rispettare e voler difendere il patrimonio naturale che noi guide chiamiamo “ufficio”. In seguito incontrasi Andreas Liebenberg

che mi seguì nella formazione di ranger e operatore anti bracconaggio. Il cerchio delle mie conoscenze si chiuse con l’incontro con persone meravigliose ed uniche come Ray Carson e Damien Mander (ex corpi speciali australiani impegnati nell’antibracconaggio in Sudafrica e Zimbabwe), Roger Wake (ex corpo speciale del SAS inglese), Adriaan Louw (il più famoso docente in Wildlife sudafricano) ed infine il mio attuale direttore generale in AFGA, Mark Stavrakis, che mi ha scelto per coordinare la formazione dell’African Field Guides Association. A loro, ma in primis a mio padre, devo la passione per l’Africa e per la sua Conservazione. La nascita del mio cucciolo, Leonardo, mi ha reso inoltre ancora più protettivo e fiducioso che tutti i “cuccioli d’uomo” possano ammirare un giorno la meraviglia della Natura africana”.

Quali sono i risultati più importanti che hai ottenuto con il tuo impegno? “Come guida di safari il fatto di essere l’unico italiano inserito nella rosa delle guide Wilderness Safaris. Come docente per safari guides, di essere coordinatore della formazione AFGA e che i miei manuali vengano tradotti in inglese ed utilizzati per la formazione di altri aspiranti guide di molti paesi, compreso il Kenya dove la Kenya Professional Safari Guides Association ha ufficialmente riconosciuto AIEA come organismo formativo e certificatore. Come operatore di prevenzione al bracconaggio, sapere che molti miei colleghi adesso hanno maggiori competenze e conoscenze per fare al meglio il loro impegnativo mestiere. In Italia sono contento che centinaia di persone ascoltino i miei racconti “africani” e si appassionino a quello che facciamo: la condivisione è un valore alla base dell’attività di guida e condividere le meraviglie dell’Africa secondo me è un onore”. Come è nato il sodalizio con Wilderness Safaris? “Wilderness Safaris è stata la mia scuola e palestra, da Wilderness ho imparato quasi tutto quello che conosco come guida. Dal gennaio 2013 la Wilderness Training Department Namibia userà i protocolli formativi che, in quanto coordinatore formazione AFGA, ho stilato e creato. Sapere che presto le nuove guide Wilderness potranno studiare sui miei manuali mi rende davvero orgoglioso ed onorato”. Quali sono i progetti più importanti che state seguendo in questo momento? “Per quanto riguarda la formazione delle guide sicuramente stilare i protocolli panafricani di più Paesi. È un lavoro lunghissimo, usiamo i nostri manuali come matrice e studiamo quelli delle altre organizzazioni per capire dove alzare e dove abbassare il livello. Per quanto riguarda la conservazione, siamo invece super impegnati nella formazione delle unità antibracconaggio di quattro Paesi per un totale di oltre 10.000 km di territorio e circa 120 operatori”. Come possono i turisti aiutare/sostenere i vostri progetti? “Sicuramente scegliendo uno dei viaggi che contempli il pernottamento/visita di una delle riserve e/o centri dove ci sono i nostri progetti. Inoltre scegliendo un viaggio accompagnato da una delle nostre guide che cedono parte del loro emolumento alla borsa di studio AFGA per la formazione di giovani locali che non possono permettersi di seguire le accademie locali, spesso molto costose”. Quali sono i progetti per il futuro? “Noi di Aiea amiamo seguire e percorrere le vecchie strade. Continueremo a supportare i tre centri per l’infanzia (in Sudafrica, Namibia e Tanzania) oltre a supportare le organizzazioni che da anni certifichiamo e seguiamo. La formazione è il cardine della nostra attività quindi continueremo con i corsi di formazione teorici in Italia e pratici in Africa per aspiranti guide di safari, realizzeremo una serie di corsi per agenti di viaggio ed addetti al turismo sui Paesi africani più importanti e conosciuti oltre a lanciare i nuovi corsi di fotografia naturalistica in collaborazione con il Parco Natura Viva di Verona. Ovviamente è prioritario il supporto alle unità antibracconaggio in Africa, con corsi di formazione e raccolta fondi per acquisto di materiali ed equipaggiamenti”. Dove vorresti arrivare? “Einstein diceva che esistono più stelle nell’Universo che granelli di sabbia in tutti i deserti della Terra. Nonostante questo a me basta continuare a visitare i luoghi naturali che rendono così unico il nostro Pianeta rispetto agli altri otto del Sistema Solare. Professionalmente sono davvero appagato, gestisco guide e tour in molti Paesi africani godendo della stima dei miei collaboratori italiani e africani, inoltre adoro quello che faccio”. Che cosa senti di non aver ancora (ammesso che ci sia!) fatto per proteggere e tutelare gli animali africani? “Un mondo di cose ahimè! Ma sono giovane ed ho ancora tanta energia e volontà. Fra queste non mi sono mai macchiato del reato peggiore che esista in Africa: la corruzione”.


SE NON L NON PUOI RA

Tenute La Montina: un luogo che prima Anzi no, è solo l’inizio: è qui che nasce il Franciacorta, il nostro Franciacorta. E se non calpesti il cotto levigato d per la pigiatura soffice, qualcosa perdi. C’è anche il Museo d’arte contemporanea, annesso al

BUONO PER

VISITA GUIDAT RITAGLIA PRENOTA BRINDA

CON DEGUSTAZIO

TENUTE LA MONTINA, VIA BAIAN VA L I D O F I N O

PRENOTAZIONI: comunicazione


LE VISITI, ACCONTARLE.

a o poi, nella vita, è bello visitare. Fine. dagli anni, se non respiri il profumo legnoso delle botti, se non osservi il modello di torchio verticale Marmonier lle cantine. Poi, la degustazione. E qui il piacere prende forma di una piccola, grande felicità .

1 INGRESSO

TA IN CANTINA

ONE INTERMEDIA

N A 1 7 , M O N T I C E L L I B R U S AT I ( B S ) AL 31/12/2020

e@lamontina.it / T. 030 653278


INTERVISTE SPECIALI

DOPO TANTI PALLONI CALCIATI E TROFEI ALZATI, IL FAMOSO EX MISTER DEL PARMA CALCIO HA SCELTO LA NATURA.

NEVIO SCALA

Dal trionfo di Wembley alla sfida del vino biologico

di renaTo malaman (tratto da Il Mattino di Padova)

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ome Cincinnato! Dopo tante battaglie - e tante vittorie ottenute sui campi di gioco di tutta Europa - Nevio Scala ha intrapreso una nuova sfida seguendo la sua antica passione per la terra. La propria terra, quello di cui è intriso anche il suo dna. L’ex allenatore di Valbona di Lozzo Atestino - con un passato da calciatore di tutto rispetto - che ha regalato al Parma e ad altri blasonati club europei tanti allori – si è messo a produrre vino. Con il suo stile, ovvero con serietà, impegno e una buona dose di umiltà. A fare il grande passo lo hanno convinto i figli, Sacha e Claudio che, pure loro, sono dei neofiti nel settore, dato che Sacha fa l’architetto a Lozzo e Claudio il docente universitario di Tecnologie dell’Educazione a Bressanone. Ad affiancarli c’è Elisa Meneghini, la moglie di Sacha. Una sfida che fa rumore, perché Nevio Scala seguendo il suo istinto vincente è “sceso in campo” senza lesinare sforzi, con la ferma intenzione di produrre un vino che rispecchi la sua filosofia e che riesca ad affermarsi nonostante la pianura tra i Berici e gli Euganei non sia certo Montalcino o Bolgheri. Scala, insomma, non ha cercato scorciatoie. Non ha ceduto alla tentazione del business facile, che oggi si chiama Prosecco. Quindi zero viti di Glera messe dimora, in controtendenza rispetto a quello che stanno facendo tutti (anche aziende di una certa reputazione), e largo alla Garganega, uva per certi versi considerata minore ma che se lavorata come si deve - in vigna e in cantina - dà dei risultati sorprendenti. Un’uva dalle origini umili che può dar vita a vini aristocratici. Inoltre Scala ha in animo di recuperare la coltivazione di quattro vitigni scomparsi dal territorio dei Colli Euganei, ovvero la Recantina, la Corbinona, la Turchetta e la Pataresca. Presto andranno a dimora anche barbatelle di Merlot, Cabernet Franc, Moscato giallo e Malvasia Istriana. La vinificazione per ora viene fatta nella cantina di Stefano Menti a Gambellara, ma è già pronto il progetto (curato dal figlio Sacha e dall’Arketipo Studio) per la sua cantina che sarà ricavata dalla ristrutturazione di una vecchia fattoria con barchessa, stalla e fienile situata nella sua proprietà. Una cantina con sala degustazione e laboratorio di analisi che diventerà il fiore all’oc-

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chiello dell’azienda agricola Nevio Scala. Il giovane enologo che affianca l’ex allenatore e i suoi figli in questa appassionante avventura è un veronese, Damiano Peroni. A Scala piace anche per l’entusiasmo che ci mette e per l’originalità delle scelte che propone, sposando in pieno la filosofia aziendale che è basata sul rispetto dei terreni. Verbo molto caro anche all’agronomo che segue l’azienda, quel Guido Busatto, euganeo doc, che nella zona ha già lasciato il segno in altre realtà vitivinicole importanti convertitesi con convinzione (e passione) al biologico. Nevio Scala ha accettato la sfida di diventare un “vigneron” perché si sente intimamente legato alla terra. Lo è stato anche negli anni dei successi internazionali e dei titoloni in prima pagina nei quotidiani sportivi. “Da quando mi sto dedicando alla vite secondo i crismi dell’agricoltura biologica, puntando a produrre solo vini naturali – confessa Scala – anche la mia terra mi sembra cambiata. Rispettandola mi sembra più viva. Persino quando la prendo in mano… E’ meno arida, più ricca, sono persino tornati i lombrichi, come una volta. Senza chimica è meglio, per la terra e per noi”. Alla vite l’ex allenatore ha dedicato finora una decina

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di ettari degli oltre cento della sua tenuta, quella messa insieme con i proventi di una vita nel mondo del pallone. Altro che gli investimenti anonimi e rischiosi in marmo nero del Perù fatti da altri vip del pallone! Scala è tornato alla terra perché vestire i panni di Cincinnato è nelle sue corde. La terra l’ha sempre amata. “Quando tornavo dalle trasferte all’estero – racconta – il mio relax era quello di mettermi un paio d’ore alla guida del trattore per aiutare mio fratello Giorgio che l’agricoltore ha sempre continuato a farlo”. Prima di passare con convinzione al vino Scala produceva soprattutto tabacco (continuerà a farlo), barbabietole e cereali. Sul vicino Monte Lozzo invece coltiva olivi da cui ricava dell’ottimo olio extravergine Dop. E’ tornato a coltivare anche la canapa, un tempo oro del territorio. I terreni utilizzati sono tutti in avanzata conversione biologica. Per ora sono tre i vini della gamma: Dilétto, Gargànte e Còntame. Saranno presentati nei prossimi giorni a VinNatur, la rassegna dei vini naturali che si terrà dal 14 al 16 aprile a Villa Favorita di Sarego. QUANDO LA SUA FAMIGLIA PERSE TUTTO NEL ‘29 PER UNA FIRMA “La mia era una famiglia ricca ma si rovinò per una firma, per un avallo bancario”. Nevio Scala cambia tono di voce quando racconta quell’episodio del 1929 costato caro alla sua famiglia. Nonno Angelo per aiutare un amico in difficoltà accettò di fargli da garante e le cose purtroppo andarono male. La

dove Nevio Scala è nato e dove si è preso la rivincita con la sorte. Erano mezzadri dei conti Albrizzi di Este gli Scala, ma oggi finalmente sono di nuovo in grado di guardare alla terra come a una fonte di ricchezza e non soltanto di sacrifici. L’azienda ha sede in via Padovana, la strada che fa da confine tra le province di Padova e di Vicenza. Tra Valbona e Saline di Noventa Vicentina. Sono terreni generosi quelli che Giorgio e Nevio Scala hanno sempre coltivato con passione. I vini che oggi vi si ricavano sono frutto di un lavoro certosino in vigneto e in cantina. Zero fertilizzanti, basse rese per ettaro e raccolta a mano, eliminando ogni grappolo che presenti impurità. Vi si ottengono vini che fanno della pulizia e dell’eleganza il loro connotato principale, raro per dei vini naturali. Il Dilètto è un 100% Garganega a fermentazione spontanea in acciaio, il Gargànte dopo la fermentazione naturale in acciaio rimane in affinamento per 5 mesi su lieviti indigeni in vasca di cemento. Poi in bottiglia subisce la rifermentazione con mosto di uva Garganega passita, con nessuna aggiunti di solfiti. Secondo le nuove tendenze: tappo a vite nel primo caso, corona nel secondo. Scala guarda avanti.

famiglia perse tutto per quell’avallo e fu costretta a scappare di notte da Minerbe portando con sé poche cose e cinque mucche. Si stabilì a Valbona,

CON IL PARMA DA ALLENATORE DUE VOLTE SUL TETTO D’EUROPA Dall’oratorio a Wembley, dando anche dei solenni dispiaceri alla Juventus. Nevio Scala – classe 1947 - iniziò la sua carriera nel campetto della parrocchia di Lozzo e mai si sarebbe immaginato un giorno di diventare una figurina Panini da calciatore e poi – da allenatore – anche un valoroso condottiero. Carriera esemplare la sua, fatta di pane e pallone conditi di umiltà, passione e tenacia. La sua carriera vera inizia, da calciatore, nelle giovanili del Milan nel 1965. Nevio aveva solo 18 anni e non fu facile staccarsi dalla famiglia. Poi un anno alla Roma, quindi Milan, Vicenza, Fiorentina, Inter, Milan, Foggia, Monza e il canto del cigno con l’Adriese. Era un buon centrocampista Nevio Scala, uno con testa e cuore. Vestì anche la maglia azzurra con l’Under 21 nel 1969. La moglie Janny, una bella ragazza di Ingolstradt (la città dell’Audi) la conobbe a Sottomarina. Che Nevio era un calciatore di successo lei lo scoprì solo dai giornali… L’esordio in panchina avvenne nel Vicenza (1985), poi la fortunata stagione alla Reggina, quindi l’apoteosi al Parma dove dal 1989 al 1996 Scala ottenne la Coppa Italia nel 1992, la Coppa delle Coppe nel 1993 (battendo in finale l’Anversa a Londra), quindi l’anno successivo altra vittoria sfiorata nella stessa competizione (finale persa con l ‘Arsenal). Sempre nel ‘93 vinse la Supercoppa europea, due anni trionfò in Coppa Uefa, superando in finale la Juve di Lippi e Del Piero. Con il Borussia Dortmund ottenne la Coppa Intercontinentale nel ‘97.Quindi parentesi in Turchia con il Besiktas e poi trionfale stagione con lo Shaktar Donetsk, in Ucraina (campionato e coppa). Infine allenà anche lo Spartak Mosca. Ovunque ha lasciato una grande scia di ricordi, anche per la sua umanità.



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L’INCONTRO

RULA JEBREAL avvenenza ed impegno sociale

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l monologo contro la violenza sulle donne pronunciato al Festival di San Remo ha trafitto l’anima come una spada affilata, facendo calare il silenzio all’Ariston. A scriverlo, ma soprattutto a viverlo con coerenza e determinazione è Rula Jebreal, giornalista e scrittrice palestinese, docente della Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Miami e consigliere del presidente francese Macron. Il presentatore televisivo Amadeus l’ha voluta alla 70esima edizione del Festival per farsi portavoce della condizione femminile in luoghi dove l’abuso e la violenza vengono perpetrati negli anni, ma anche in un paese come il nostro nel quale annualmente si registrano decine e decine di uccisioni di donne. Il tutto nel silenzio di un sistema nel quale, troppo spesso, certi crimini restano impuniti. Riportiamo un recente botta e risposta riportato dalla testata “Treviso Oggi”. Sig.ra Jebreal è intervenuta al Festival per far sì che il suo impegno civile e la sua battaglia in difesa delle donne possa amplificare? “Quando si verifica un abuso, la cosa riguarda ognuno di noi. Per questo ho scelto una platea di questa portata: perché questo messaggio anti violenza e anti-indifferenza arrivi a tutti: uomini, donne, italiani stranieri. La musica, poi, è un linguaggio universale che crea unità, dà sollievo e spesso celebra le donne”. Cosa pensa delle polemiche legate alla sua partecipazione alla kermesse canora?

di giacomo gabriele morelli

Rula Jebreal “Le considero un’inevitabile conseguenza di ogni iniziativa culturale e uno sprone a dare sempre il meglio. Ringrazio chi le ha sollevate per questo oltre a chi ha creduto in me e ha voluto fortemente la mia partecipazione”. A proposito di polemiche, cosa risponde a chi la accusa di incoerenza, facendo riferimento a un presunto cachet sostanzioso? “Quello su cui mettere l’accento è capire perché, nel 2020, le donne vengono ancora pagate il 25% in meno rispetto agli uomini che fanno lo stesso lavoro Prima della trattativa con la Rai, il mio compenso era già sulle pagine dei quotidiani italiani o sul web. Credo sarebbe importante chiedersi perché si usi la stampa per “sparare” numeri non ancora accertati. E comunque metà del mio compenso sarà devoluto a Nadia Murad, l’attivista irachena yazida che è stata rapita e stuprata dall’Isis”. Come si è trovata all’interno di uno show musicale? “Provengo da ambienti più formali e rigidi come le redazioni televisive o le aule universitarie. Qui, pur lavorando sodo, si ride, si scherza e si canta. L’obiettivo è parlare all’umanità delle persone, non solo alle loro menti”. Cosa ci dice del suo progetto di portare a Sanremo Michelle Obama? “Mi sarebbe piaciuto averla qui, magari non sul palco per ragioni di sicurezza, ma in collegamento

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IL PRESENTATORE TELEVISIVO AMADEUS L’HA VOLUTA ALLA 70ESIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL PER FARSI PORTAVOCE DELLA CONDIZIONE FEMMINILE satellitare. Spero che un giorno questo si riesca a realizzare perché è una donna straordinaria ed è stata una grande first lady”. Cosa risponde al deputato Meloni che si è dichiarata contraria ad un suo monologo senza contradditorio? “Ogni giorno milioni di donne vengono brutalizzate dalla violenza e da un sistema che le costringe al silenzio. Io parlo di questo. Chi vorrebbe sul palco a fare il contraddittorio? Un uomo che picchia o stupra? Si tratta di temi che riguardano tutti non di destra, di sinistra, da uomini o da donne. Non è solo un problema di Rula”. Prenderebbe un caffè con Salvini? “Certamente sì, è un mio compaesano. Il confronto e il dialogo sono fondamentali soprattutto con chi ha idee diverse”. Che rapporto ha con Roger Waters dei Pink Floyd? “Gli ho presentato una mia poesia sulle donne e ne ha fatto una canzone”.

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Grazie a tutte le imprese, agli imprenditori ed ai loro collaboratori, che in questa difficile emergenza sono rimasti operativi per garantire servizi essenziali al paese, sempre garantendo le migliori condizioni di salute per i lavoratori. Grazie anche a chi ha sospeso le attività, con senso di responsabilità. Ci aspettiamo che a questa responsabilità faccia seguito quella delle Istituzioni, nell’offrire il massimo supporto quando si potrà ripartire.

CONFINDUSTRIA RIMANE AL FIANCO DI TUTTI GLI IMPRENDITORI. E’ GRAZIE ALLA LORO VOLONTA’, ED A QUELLA DEI LAVORATORI, SE IN QUESTO PAESE TORNEREMO A PARLARE DI FUTURO.

Confindustria Mantova, gli uffiCi sono operativi in sMart working. per Contatti: info@assind.Mn.it n. 3 Giugno-Luglio 2013

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L’INCONTRO

MONICA SETTA mi rimetto in gioco a 55 anni

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i fa compagnia ogni week end con il suo sorriso e la sua solarità. Monica Setta, giornalista, conduce, insieme a Tiberio Timperi, Uno Mattina in Famiglia di Michele Guardì (fino a fine maggio). «Il programma è tra i più longevi della televisione, nato nel 1989, ed è uno dei miei preferiti da sempre, dunque arrivarci è stato un sogno che si è avverato. Siamo partiti con ottimi risultati di ascolti e questa è la prova che la fiducia è stata ben ripagata. Oggi abbiamo ascolti che superano i due milioni di telespettatori a puntata». Lavorare a fianco di Tiberio Timperi, un veterano nel programma. Ci può dire un pregio e un difetto del co-conduttore? «Non conoscevo Tiberio ma mi ha messo subito a mio agio. Ho trovato in lui una persona molto solidale. Ha colto la mia emozione e mi ha teso la mano. E questo non è facile da trovare nel mondo dello spettacolo. Sono stata colpita dalla sua galanteria. Per ora vedo solo pregi, non trovo i difetti». La sveglia nel week end suona molto presto, è un problema? «Sì molto. Sono una tipa notturna, vado a letto molto tardi per leggere e guardare la tv e quindi la sveglia alle cinque è sicuramente un’alzataccia, ma la famiglia di Guardì è così accogliente, così sorridente che compensa la fatica di alzarsi presto. E poi c’è il calore della gente che scrive subito all’inizio della trasmissione, ci fa i complimenti, segue con attenzione le rubriche e quindi non ci sentiamo mai soli».

di iSa graSSano

Monica Setta

Quali dei tanti temi che affrontate nel programma sente più suo? «Sicuramente l’economia. Nasco come giornalista economica, e nel 1987 giovanissima ero già al Giorno. Ho seguito le cronache sindacali, poi sono passata alla Borsa, agli investimenti. Quindi mi piacciono temi come il risparmio, i pagamenti on line». Cosa è cambiato ora in trasmissione con l’emergenza Coronavirus? «Siamo senza pubblico e senza ospiti in studio. Abbiamo mascherine e guanti da indossare, fino a qualche secondo prima di andare in onda. Niente truccatori, io faccio da sola o mi aiuta mia figlia (Gaia, 22 anni, ndr), niente parrucchieri. Nei camerini c’è un solo abito che è quello che indosserai per la puntata. Eppure stiamo riuscendo ad avere lo stesso, puntata dopo puntata, un incremento di ascolti». Il tempo passato lo vive più come una conquista o come una perdita? «Assolutamente come una conquista. Mi sento soddisfatta, ho fatto la mia carriera, e sono diventata molto più zen. Una volta era tutto o bianco o nero, o dentro o fuori, o tutto o niente, adesso ho imparato ad apprezzare le sfumature e anche la mediazione e il compromesso. Sono stata migliorata dal tempo e ora sono capace di coltivare alcuni lati del mio ca-

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DOPO SEI ANNI LA GIORNALISTA È TORNATA IN RAI PER CONDURRE INSIEME A TIBERIO TIMPERI “UNO MATTINA IN FAMIGLIA”

rattere che spesso non ho fatto venire fuori, come la dolcezza». È molto legata alla puglia Puglia. Cosa rappresenta per lei? «La Puglia rappresenta le mie amicizie d’infanzia, quelle più vere, quindi la vita ed è una regione che mi è molto cara, anche se non sono nata lì. La mia storia pugliese è strana. Mio padre era della provincia di Pescara, mia madre di Rieti e si erano trasferiti in Puglia per il lavoro di mio padre, nel petrolchimico Montedison. E quindi sono nata io, nell’agosto 1964. Ci ho vissuto fino all’83, prima di trasferirmi a Roma, ma ci torno ogni anno per tutto il periodo estivo, perché abbiamo la villa di famiglia ad Ostuni. E spero possa essere così anche la prossima stagione calda, perché significherebbe che siamo usciti da questo incubo».

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L’INCONTRO

LUCA PUCCIONI diaviva, la fabbrica degli spot

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olitici che rubano il lavoro alle rockstar, spiriti on the rocks, miscelati al ritmo di ‘I feel love’ di Donna Summer, rotoloni che spiccano il volo da praterie in fiore e nanetti golosi che saltellano sulle Alpi. Sono immagini stampate nella nostra memoria, realizzate da Diaviva, casa di produzione cinematografica di Reggio Emilia, che ha aperto la sua nuovissima e bellissima sede circa un anno fa in città, ispirandosi a criteri di eco compatibilità e sostenibilità, visibili dall’uscio. Legno chiaro, vetro, pelle e materiali naturali dominano gli interni, favorendo la fluente circolazione delle idee. E prima che il cervello cominci a fumare, c’è la terrazza col giardino pensile per rilassarsi. Gli esordi di quella che è una delle principali agenzie di produzione pubblicitaria somigliano alla sceneggiatura di un film, come ci racconta il presidente e fondatore Luca Puccioni. “Nasciamo nel dicembre 1983, io venivo dal mondo dei giocattoli e gli altri due soci mi chiesero se volevo tentare la scommessa della produzione pubblicitaria. Nessuno sapeva cosa fosse necessario, eravamo totalmente autodidatti. Diaviva era legata ai film di animazione, serviva un salto. Perciò cercai di ampliare l’offerta, trasformandola in casa di produzione classica. Da lì cominciammo, con null’altro che la credibilità personale”. Un percorso in salita, riassunto in un numero: “I miei soci avevano un debito di 21 milioni di lire verso la banca. Lo azzerai, proponendo un finanziamento con 7 mln a testa per ripartire da zero. Tanto bastò ad innescare il primo processo produttivo”. I committenti c’erano già? Sì, subito una, poi due aziende importanti, e progressivamente il parco aumentava. Le agenzie di pubblicità mettono il pensiero, noi lo interpretiamo e lo eseguiamo. All’americana, 50 e 50, e già questo aspetto ci distingueva in un Paese come l’Italia,

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di lara ferrari (DA IL rESto DEL CArLINo)

LE AGENZIE DI PUBBLICITÀ METTONO IL PENSIERO, NOI LO INTERPRETIAMO E LO ESEGUIAMO

Luca Puccioni

in cui le agenzie tendono a farla da padrone. Così ci facciamo conoscere... con grande forza e tenacia, da Reggio, la nostra sede amministrativa. ‘I Diaviva sono quelli di Bologna’, dicevano a Milano. Reggio non sapevano nemmeno dove fosse. Reggio mosca bianca? Da noi non ci sono agenzie che fanno l’advertising classico. Le case di produzione sono tutte a Milano, Roma o Torino. Noi siamo atipici. Negli ultimi 10 anni sono sorte strutture che producono video,ma non hanno le caratteristiche di una casa come la nostra. Di sedi degne di nota in Italia ce ne saranno 25. Diaviva è una di queste. Il fatturato rimane un dogma? Conta, certo, ma oggi fondamentale è la capacità produttiva. Negli ultimi anni il digital è entrato prepotentemente nelle forme di comunicazione, a scapito delle tv generaliste. Sta veramente cambiando tutto in Italia e nel mondo. Noi siamo stati i primi a credere nelle nuove tecnologie. I due leoni vinti a Cannes (massimo riconoscimento nel settore) lo testimoniano. Si faceva il conto alla rovescia: quanto dura ancora la pellicola? La comunicazione dev’essere personalizzata. Però investire su un unico paese o 40 implica una disponibilità diversa da parte dell’azienda committente. Da Reggio Emilia, noi siamo costantemente alla ricerca di aziende che comunicano nel mondo. Quali sono i vostri clienti? Sono tanti. Italiani e internazionali. Per citarne solo alcuni, Loacker, Parmigiano Reggiano, Bayer..., che a noi chiedono il telecomunicato o spot.

Dove girate i vostri spot? In tutto il mondo, Reggio compresa, eccetto l’Asia. Per il lancio dei primi condizionatori portatili De Longhi, andammo a cercare Orso Grigio, questo capo indiano negli Usa, ormai entrato nell’immaginario collettivo. Il cinema è semplice, ma ci vuole tenacia. Se vuoi un personaggio lo devi veramente cercare ovunque. Testimonial ? Con noi lavorano attori professionisti. Fra i volti noti, Neri Marcorè, che ha girato il primo metro di pellicola con noi, Frizzi, la Carrà, Gene Gnocchi, Aldo, Giovanni e Giacomo. Che cosa serve perché uno spot funzioni? Le componenti sono tante. La prima è la frequenza. Ma è il meccanismo distintivo dello spot che fa vincere la scommessa. Devi entrare nella testa del consumatore, con la disponibilità che l’azienda ha di investimento e l’interesse che il telecomunicato genera. Devi essere interessante, curioso, ironico, molto cinematografico. I vostri registi? Il nome più eclatante è stato Tinto Brass. Per noi girò lo spot delle calze Levante. Bravissimo, viene dal montaggio con Roberto Rossellini. Sono almeno cento i registi che hanno lavorato con noi. Adesso ne promuoviamo una decina. Su che cosa state lavorando? Loacker, poi Expert, catena di distribuzione di tecnologia, Montenegro e Vecchia Romagna. Una scommessa vinta? Oggi copriamo a 360 gradi tutti i settori che servono la filiera produttiva del cinema. Siamo partiti che non avevamo nulla, convinti di far bene con lampade da 100 watt. In realtà ne occorrevano da 10mila. Però lo abbiamo compreso in fretta. Oggi abbiamo macchine da presa, le ottiche, i carrelli, corpi illuminanti, di proprietà. Forse siamo gli unici ad avere tutto l’equipaggiamento.

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L’INCONTRO

MILA BROLLO biciterapia, un viaggio alla ricerca dell’equilibrio

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ila sino a qualche anno fa con la bici aveva poco a che fare. La bicicletta per lei era soprattutto un ricordo d’infanzia, di pedalate spericolate con una Graziella blu a “fare cross” tra le colline vicino a casa. Poi era mancato il tempo: c’erano stati gli studi, la famiglia, con la nascita dei figli, un lavoro impegnativo. Nel 2015, d’improvviso, l’idea di partire per un viaggio lungo, 2200 chilometri da affrontare da sola. Con il solo aiuto della bicicletta a pedalata assistita. “Un’idea che ha iniziato a farsi strada dopo un incontro, sulle strade del Friuli, con un ciclista che viaggiava da Roma alla Palestina. Non capivo perché affrontasse una sfida del genere. Lui mi spiegò, con semplicità, che quelle giornate di strada e fatica gli servivano per perdonarsi”, racconta Mila Brollo, 60 anni, di Gemona del Friuli, tecnico della riabilitazione psichiatrica e docente universitaria. “Questa risposta non sono più riuscita a dimenticarla”, aggiunge Mila. “Perché io ho il diabete di tipo 2 e mi sento in colpa, visto che per tutta la vita non ho pensato al mio corpo. Lavoro da sempre con gli “ultimi”, disabili, persone in abbandono sociale, migranti. Persone con storie pesanti, di sofferenza. A cui ho sempre voluto dedicare il massimo della mia attenzione, della mia disponibilità. Pensavo di non avere tempo per me, di non potermi dedicare più attenzione, per fare un po’ di movimento, per trattarmi bene”. Invece Mila ce l’ha fatta. Con il piglio vero dei friulani, che quando si mettono in testa una cosa alla fine ce la fanno. “Cumbinin” si dice dalle parti di Mila. Combiniamo, facciamo. E così con un pizzico di incoscienza e tanta voglia di mettersi in gioco, di meravigliarsi è partita. “Non senza organizzarmi, però. Oltre al viaggio c’era l’obiettivo di incontrare operatori, utenti e famigliari dei dipartimenti di salute mentale delle città e dei paesi lungo la mia strada, per portare la mia esperienza e sentire le loro storie.

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di anna PuglieSe (trAtto DA BC, LA rIvIStA FIAB)

NEL 2015, D’IMPROVVISO, L’IDEA DI PARTIRE PER UN VIAGGIO LUNGO, 2200 CHILOMETRI DA AFFRONTARE DA SOLA

C’era la volontà di visitare le associazioni di volontari che si occupano degli ultimi, di chi ha veramente bisogno. Aiutandoli, concretamente. E poi volevo mettermi a disposizione, con la mia malattia, il diabete di tipo 2, dei medici. Per aiutarli a capire se, davvero, una pedalata così lunga e intensa potesse stabilizzare la glicemia, riducendo i sintomi della malattia”, spiega. Supportata dall’affetto degli amici, dai consigli di ciclisti esperti, dalle cartine, zeppe di dettagli preziosi, preparate dal marito Augusto, che così le è rimasto vicino per tutto il viaggio, Mila è partita da Gemona il primo aprile 2016. “Con incoscienza bambina, determinazione bambina, paura bambina”, ricorda sorridendo. “Ho iniziato facendo 40/50 chilometri al giorno, sono arrivata a farne 120. Ho superato fatica e timori, scoprendo una forza che non sapevo di avere. E capendo che le difficoltà reali non sono fisiche. Questo viaggio è stata un’esperienza fantastica per conoscermi davvero, per capire i miei limiti, per approfondire i miei pensieri, finalmente con calma. Ho ragionato su tutta la mia vita, con il ritmo delle pedalate che è quasi meditativo. Ho ripercorso eventi e ricordi, ammirando le meraviglie che mi circondavano. Perché il bello che c’è intorno a noi è tantissimo. Alla fine di tutte queste elucubrazioni ciclistiche mi sono convinta che vista la grandiosità della nostra mente, è impossibile che tutto finisca con la morte. Probabilmente ci sarà un cambio di stato, ma andremo avanti. E poi ho imparato l’importanza della sedendipità , cioè di accogliere con il sorriso gli eventi, di seguire l’andamento delle cose, di cogliere ciò che

viene, senza pregiudizio”. Pensieri profondi, intensi, mentre i chilometri sfilavano via veloci e le giornate diventavano, ognuna, un’avventura tra incontri meravigliosi, il traffico violento, abbracci ritempranti e paesaggi straordinari, travolti dall’incuria. Dopo 2256 chilometri Mila ha raggiunto la sua meta finale, il Cie (Centro identificazione ed espulsione) di Lampedusa. “Non per visitarlo, essendo inutile e d’impiccio. Ma per “andarci verso”: per avvicinarmi a chi non l’aveva raggiunto, perché è morto per mare, a chi ci vive, con tante speranze, a chi ci è appena arrivato. Piangendo, travolta dalle emozioni di questo lungo e straordinario viaggio”. Da allora Mila continua a pedalare. “Tra casa e il mio lavoro ci sono 25 chilometri, che percorro in 35 minuti in auto, in 50 in bici. Quindi preferisco la bici, quasi sempre: i tempi sono ridotti, non mi stresso per il parcheggio e nel frattempo mi muovo, mi faccio del bene. Tanto che anche i medicinali per il diabete sono calati. I risultati del monitoraggio dei medici, infatti, erano stati chiari: costanza in bicicletta, abbinata ad un’alimentazione controllata, significa eliminare gli sbalzi glicemici”, spiega. Ma la “pedalata quotidiana” non è sufficiente. Mila ha affrontato un secondo lungo viaggio in bicicletta, nel 2018, questa volta risalendo da Lampedusa a Gemona, lungo la costa jonica e adriatica. Sempre trasformando ogni tappa in un’occasione di incontro. “Ho contattato decine di gruppi di utenti e di famigliari dei Centri di Salute Mentale, per trasmettere positività, scoprire nuove realtà. Ho conosciuto persone che, nonostante tutto, collaborano con grande passione e soprattutto ho notato come la mia “impresa” potesse essere d’ispirazione. Vedere che io, che non sono né in forma né giovane, sono arrivata, pedalando, sino alla Sicilia, significa che volendo si può. Si può pedalare per 2000 chilometri, come si può, negli caso delle persone che frequentano i Centri di Salute Mentale, essere più indipendenti, prendendosi lo sfizio di togliersi qualche soddisfazione personale. Ognuno con i propri piccoli e grandi obiettivi”.

Il primo viaggio in bicicletta di Mila, quello tra Gemona del Friuli e Lampedusa, è raccontato in Biciterapia (Ediciclo edizioni, 15€). Che si presenta così, sul retrocopertina. “Hai il diabete? Pedala. Hai la ciccia? Pedala. Hai ansia? Pedala. Hai voglia di vedere il mondo? Pedala. Bene, ho tutte queste cose, quindi pedalo”. Un viaggio nelle emozioni, oltre che fisico. Protagonista una grande donna che ha saputo superare i suoi limiti, con naturalezza. Mettendosi completamente in gioco.

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DOSSIER SIERRA LEONE


QUANDO AVRETE VINTO RICORDATEVI DI NOI! A CURA DI LUIGI ALFIERI FOTO DI PIERLUIGI ORLER


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DOSSIER SIERRA LEONE

QUEI GIOVANI CON LA TOGA AZZURRA CI INSEGNANO A CREDERE NEL FUTURO Sbarcavamo all’aeroporto di Freetown il 22 febbraio, quando ancora in Italia si pensava che il coronavirus fosse una influenza ordinaria. Scendevamo dall’aereo baldanzosi. Un fotografo, un cameramen, un giornalista e tre volontari in missione per documentare la frase di Malala Youssafzai: “Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”. Viaggiavamo al seguito di una ONLUS, “Amici della Sierra Leone di Parma”, per fare un reportage che mostrasse come, investendo sull’istruzione, si possa aiutare in modo concreto l’Africa. Siamo rimasti sorpresi quando un addetto in divisa, forse un poliziotto, ci è venuto incontro con una pistola e ci ha misurato la febbre. Thirty six, pass trough, trentasei, avanti. In Europa, a Milano e Bruxelles, eravamo passati senza controlli. Un noto politico la sera prima aveva detto al telegiornale italiano “banale influenza”. Nessuno di noi pensava al disastro incombente. Il vescovo di Makeni, Natalio Paganelli, che ci aspettava al terminal in pantaloni stazzonati e T-shirt, ci ha subito spiegato: “Qui, nel 2016, hanno sconfitto l’ebola, dopo una battaglia durata due anni. Sanno bene cosa sono le malattie virali e come si diffondono. Stanno attenti”. Ci siamo guardati un po’ smarriti e abbiamo pensato solo al nostro lavoro. Il giorno dopo, incuranti della tragedia che si stava abbattendo sulle nostre famiglie a casa, ben certi che il corona fosse una banale influenza, eravamo nella piccola capitale del Nord della Sierra Leone, Makeni, sede della diocesi da sempre retta da vescovi italiani e saveriani. Lì, davanti all’università, abbiamo assistito ad un miracolo. Abbiamo visto l’Africa in cammino verso il riscatto. Abbiamo visto quattrocento giovani marciare nelle loro toghe azzurre per le strade di Makeni. Abbiamo visto come procedevano con la testa alta e il petto in fuori verso l’Università. Camminavano in mezzo a due ali di persone festanti. Travolti da una musica assordante. Camminavano sapendo che a pochi passi li aspettava il rettore per consegnare loro la laurea. In qualsiasi città europea questa sarebbe una cosa normale. A Makeni, piccola capitale del Nord della Sierra Leone, è più di un evento straordinario. Più di una festa. La Sierra Leo-

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ne è uno dei quattro Paesi più poveri al mondo, esiste un medico ogni centomila abitanti, quasi 6 milioni di persone, su un totale di 6,5 milioni di abitanti, non hanno elettricità, il 37 per cento della popolazione campa senza approvvigionamento idrico, l’aspettativa di vita è inferiore ai cinquant’anni e l’età media della popolazione è di 19 anni. “Questo - ci raccontava Adriano Cugini, presidente degli amici della Sierra Leone – è un evento del cuore. Molti di quei “dottori” hanno potuto studiare grazie alle nostre borse di studio”. L’Onlus, ispirata dai vescovi di Makeni, punta tutto sull’educazione. Negli anni ha costruito 58 scuole, per un totale di 310 aule, frequentate da 14 mila bambini ogni anno. Bambini nati in mezzo alle paludi o sulle montagne più lontane. Per raggiungere le scuole primarie e secondarie di Yffin, abbiamo viaggiato su strade rosse sterrate e piene di buche per sette ore. Il viaggio è durato più del volo da Bruxelles a Freetown. La scuola è

costruita con materiali poveri, ma pulita e ben tenuta. I bambini arrivano scalzi e si infilano le scarpe solo all’ingresso in aula. Le divise sono linde e stirate. “Noi speriamo – ci racconta Eugenio Pavarani, sostenitore degli “Amici” - che un giorno questi ragazzi arrivino a Makeni e possano camminare con le toghe azzurre verso l’Unimak. Per questo eroghiamo ogni anno milleduecento borse di studio e continuiamo a costruire scuole”. Mentre siamo nella via principale di Yffin, mi arriva una telefonata dall’Italia: mia nipote e i suoi figli sono stati isolati in casa. Vivono dentro la zona rossa di Codogno. La banale influenza comincia a prendere i suoi contorni di virus subdolo e insidioso. Il coronavirus toglie la maschera. Nei giorni successivi, nei cortili degli istituti, ogni volta che arriviamo per una nuova inaugurazione, sono schierati i genitori di questi giovani. Sono poveri, molto poveri. Ma nei loro occhi c’è la speranza, c’è la riconoscenza verso che garantisce ai loro figli un’opportunità. C’è la voglia di andare avanti. C’è la certezza che qualcosa cambierà. Ci dicono, i loro occhi: se noi abbiamo sconfitto l’ebola coi pochi mezzi che avevamo, voi vincerete il coronavirus, che vi lascerà più forti di prima. E allora, quando avrete vinto, non dimenticatevi di noi.

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DOSSIER SIERRA LEONE

IL PAESE CHE HA SCONFITTO L’EBOLA CI INVITA A COMBATTERE La Sierra Leone è un Paese dell’Africa Occidentale che si affaccia sulla Costa degli Schiavi. E sugli schiavi si snoda la sua storia. Qui, nei secoli scorsi, i reucci locali catturavano i membri delle tribù nemiche per consegnarli ai “grumetes”, i mercanti bianchi. E qui, nella città di Freetown, che sarebbe diventata la capitale della colonia britannica, gli inglesi, a inizio Ottocento, hanno stanziato i primi schiavi liberati. Makeni è la piccola capitale del Nord, sede di una delle quattro diocesi del Paese. Una città che da sempre ha stretti legami con Parma: l’ordine dei Saveriani, Fondato da San Guido Maria Conforti, vescovo della città emiliana, iniziò nel 1950 a spedire missionari nella parte settentrionale del Paese. Parmigiano era il primo vescovo di Makeni, Monsignor Augusto Azzolini. Fu lui a capire che in un mondo in cui nei secoli non si è formato il linguaggio scritto, l’unica via per permette il passaggio di cultura tra le generazioni e lo sviluppo tecnologico e sociale è la scrittura. Quello che i colonizzatori inglesi per secoli hanno finto di non capire. Da subito, Monsignor Azzolini ha cominciato a costruire scuole e ad aprirle (sia per quanto riguarda gli alunni che per quanti riguarda gli insegnanti) non solo a chi abbracciava la fede cattolica, ma anche ai musulmani, che sono l’80 per cento della popolazione. Oggi le scuole del Nord sono centinaia e ospitano migliaia di bambini. La Sierra Leone non è un Paese fortunato. Dopo la partenza degli inglesi, nel 1961, è

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VENTI DI CAMBIAMENTO PER LA SIERRA LEONE?

stata malgovernata da una classe politica incapace e corrotta. Nel 1991 è scoppiata una guerra civile durata undici anni. La più spietata che si ricordi. Con centinaia di migliaia di morti, milioni di sfollati, un’infinità di stupri e mutilazioni. Nel 2002, tornata la pace nel Paese, è iniziata una sorprendente attività di ricostruzione, si sono riaperte le miniere, si sono tracciate un po’ di strade (non certo in asfalto), il prodotto interno lordo ha ricominciato a crescere. Poi, nel 2014, l’ombra nera dell’ebola si è stesa sulla Sierra Leone. Per due anni questa terribile febbre emorragica ha devastato la vita di tutti e decimato la popolazione. Nel 2016, ancora una volta nel Paese si sono rimboccati le maniche. E hanno ricominciato un’altra volta da capo. Qui la gente ha gli occhi grandi, profondi, che guardano lontano. E soprattutto sereni. Di quella serenità che ci auguriamo di trovare nei nostri sguardi in questi giorni di lotta contro il virus.

L’Associazione “Amici della Sierra Leone di Parma”, è nata per l’iniziativa di un generoso informatore scientifico di Parma, Amos Grenti, che dopo una visita nel disastrato Paese africano, decise di impegnarsi coi missionari Saveriani e Giuseppini per sostenere la popolazione. Nel 2003, grazie ad un’intuizione dell’avvocato Giorgio Pavarani, si è trasformata in Onlus. Dal 94 ad oggi, gli Amici hanno finanziato la costruzione di 58 scuole, con 310 aule, frequentate da 14mila bambini ogni anno. Dal 2004, ha elargito 18mila borse di studio, che, in alcuni casi, hanno accompagnato gli studenti fino alla laurea. Pagano le rette per 20 bambini sordomuti, che vengono nutriti e istruiti nella prospettiva di imparare un lavoro. Hanno erogato borse di studio per maestri, infermieri, scuole professionali. Hanno realizzato 135 pozzi per portare l’acqua in villaggi che ne erano privi. Hanno realizzato magazzini per il riso e mulini per scorticarlo. Costruito aie. Hanno sostenuto in ogni modo gli ospedali di Lunsar e di Makeni. Solo per fare alcuni esempi. Un giorno, ci racconta il notaio Marco Micheli è venuta da me una signora, si chiamava Elide Ziliani, e mi ha detto: “voglio lasciare i mie beni ai bambini africani”. L’ho indirizzata agli Amici e pochi giorni fa ho avuto la soddisfazione di vedere inaugurare asili e scuole che portano il suo nome”

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CAROLINA TOSO MARCEGAGLIA cambiare il mondo è un gioco da ragazze

FONDAZIONE MARCEGAGLIA SI RIVOLGE PRINCIPALMENTE ALL’UNIVERSO FEMMINILE

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ecentemente mi è capitato di leggere su un giornale questa frase dello scrittore Paulo Coelho: “Le piccole cose sono responsabili dei grandi cambiamenti”. Al momento ho pensato alla solita frase da cioccolatini, però quando, pochi giorni fa, mi è arrivata la testimonianza di Adele, una delle ragazze beneficiarie delle borse di studio di Fondazione Marcegaglia, ho realizzato quanto fosse vera e concreta nella vita di questa ragazza e forse anche in quella di tutti noi. “Mi chiamo Adele, ho 18 anni e vivo a Rilima in Rwanda. Da quando ero piccola mi è sempre piaciuto leggere e studiare e le mie insegnanti dicevano che ero molto portata. Ho sempre sognato di lavorare in un albergo per parlare le lingue straniere e incontrare persone che vengono da lontano. Poi però mio padre ha perso il lavoro e ho dovuto lasciare la scuola per aiutare i miei facendo piccoli lavoretti, mi ero ormai rassegnata al fatto che la mia vita sarebbe stata uguale a quella dei miei genitori, nello spazio ristretto del nostro villaggio. Quando ho ottenuto la borsa di studio per frequentare il corso di Hospitality Management a Kigali ero al settimo cielo. Già il fatto di andare a vivere in città insieme ad altre ragazze mie coetanee era qualcosa di fenomenale, studiare turismo poi, era il mio sogno. Mi sono impegnata come non avevo mai fatto e, dopo due anni di intenso studio, sono risultata la prima nella mia classe all’esame finale. Alla cerimonia del diploma i miei genitori piangevano di gioia, sono la prima diplomata nella nostra famiglia.” (Adele, beneficiaria del progetto Girl Scolarships finanziato da Fondazione Marcegaglia)

Sopra Adele con le compagne e alla cerimonia del diploma.

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Fondazione Marcegaglia Onlus è la fondazione di partecipazione, costituita nel 2010 dalla famiglia di imprenditori Marcegaglia per realizzare interventi di solidarietà e progetti di cooperazione internazionale con un’ottica imprenditoriale e di sostenibilità. La Fondazione si rivolge principalmente all’universo femminile nella consapevolezza che le donne costituiscano, ovunque nel mondo, il vero motore della crescita delle proprie famiglie e comunità e lavora quotidianamente per dare ai beneficiari conoscenze e strumenti per diventare artefici del proprio sviluppo umano ed economico. All’estero Fondazione Marcegaglia sostiene progetti di sviluppo focalizzandosi sull’imprenditoria femminile mediante l’avviamento al lavoro e la creazione di microimprese. In Italia supporta interventi volti a combattere l’emarginazione sociale, la violenza domestica e le nuove povertà in particolare nei territori dove l’azienda è presente con i suoi stabilimenti.

“Crediamo in una cooperazione di comunità, che parta da quelle risorse che ogni luogo e ogni persona possiedono” (Carolina Toso Marcegaglia, presidente)

Carolina Toso Marcegaglia con alcune beneficiarie durante l’ultima missione

La formazione per le giovani donne è una chance incredibile per costruirsi un futuro di possibilità, soprattutto nei contesti dove le donne occupano ancora un gradino inferiore della scala sociale. Spesso però questa occasione è loro negata a favore dei fratelli maschi o a causa di mancanza di mezzi. E’ in questo contesto dove “una piccola cosa” come una borsa di studio per ottenere il diploma, un corso per diventare sarta, cuoca o parrucchiera è in grado di trasformare davvero la vita. Negli anni abbiamo scoperto che, dove hanno la possibilità, sono proprio le giovani donne a innescare il cambiamento necessario alle loro comunità. Per questo ogni anno sosteniamo più di 100 giovani ruandesi in percorsi di studio e nel 2020 abbiamo deciso di allestire una sartoria dove le ragazze potranno imparare il mestiere e avere a disposizione anche gli strumenti per iniziare a lavorare. Grazie al proprio 5x1000 ognuno può partecipare a questo piccolo grande cambiamento e sostenere concretamente ragazze come Adele nella loro voglia di imparare, crescere e migliorare la propria vita e quella delle loro comunità. Donare il 5x1000 è molto semplice e non ha costi per il donatore. Nella dichiarazione dei redditi occorre firmare l’apposito riquadro “…sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e riportare il codice fiscale di Fondazione Marcegaglia Onlus: 975 622 501 55. Negli anni grazie al contributo di tante persone che hanno fatto questa scelta importante siamo riusciti ad aiutare molte più persone di quelle che avremmo

NEGLI ANNI ABBIAMO SCOPERTO CHE, DOVE HANNO LA POSSIBILITÀ, SONO PROPRIO LE GIOVANI DONNE A INNESCARE IL CAMBIAMENTO NECESSARIO ALLE LORO COMUNITÀ raggiunto con le nostre sole forze e sono state tante le storie di speranza e rinascita che abbiamo potuto ascoltare da giovani donne. Voglio quindi ringraziare fin d’ora chi vorrà essere dalla parte delle nostre ragazze e scrivere insieme a loro una nuova storia di cambiamento.

La nuova sartoria didattica allestita da Fondazione Marcegaglia

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ABITARE

DICKSON, TESSUTI PER LA PROTEZIONE SOLARE La collezione di tessuti per la protezione solare Solar Fabrics di Dickson propone un approccio innovativo alla classica tenda da sole. Sviluppata dallo studio di design Dickson, offre una notevole scelta di stili, texture ed effetti tessili: la tenda da sole si trasforma così in un elemento essenziale per l’arredamento e diventa l’accessorio d’avanguardia per godere degli spazi outdoor, fornendo una risposta mirata alle specifiche esigenze di stile, decorazione e design. Fanno parte della collezione tre linee, la Graphic Design Selection, la Color Design Selection e la Essential Selection che propongono tessuti realizzati con filo acrilico tinto in massa in grado di offrire prestazioni tecniche senza confronti. La Graphic Design Selection comprende 32 tele grafiche con sottili effetti di tessitura e un forte impatto estetico. Le righe più decise si attenuano e cedono il posto ad un tratto più sfumato, come

di barbara gazzi

un bozzetto schizzato dalla mano esperta del designer. I toni pastello, leggermente sgranati, sono in linea con i trend del momento. I tessuti Jacquard Brush e Constellation, in particolare, attestano una competenza di quasi 200 anni nel controllo del filato e della tessitura. La Color Design Selection offre una gamma di 33 tele dai toni vivaci, abbinati ad audaci effetti tessili con sfumature in rosso brillante, giallo solare e verde naturale. I nuovi colori rivelano per trasparenza sfumature inaspettate, i piqué esaltano i materiali e gli effetti visivi. Righe più sobrie, con sfumature monocrome su bianco, offrono infinite possibilità di espressione. La linea Essential Selection è composta da 128 classiche tele in tinta unita e a righe in linea con le ultime tendenze.

TENDENZE

DEKTON, IL BIANCO PIÙ PURO

FINSA, IL TOP DEL PANNELLO IN LENO

La superficie ultracompatta Dekton by Cosentino continua a rivoluzionare il settore dell’architettura e del design con il lancio di Uyuni, il bianco più puro e omogeneo attualmente disponibile sul mercato. Dekton Uyuni è l’evoluzione assoluta di questa tonalità neutra e offre a professionisti e clienti una superficie estremamente innovativa e tecnologica, dal carattere distintivo e dal design all’avanguardia. Lo straordinario livello di bianco e i dettagli ispirati al ghiaccio e ai cristalli evocano l’immensità e la purezza visiva della più grande salina naturale al mondo. Uyuni vuole catturare e riprodurre le sensazioni che si provano osservando una simile meraviglia naturale. La finitura opaca vanta inoltre una superficie lievemente texturizzata ed estremamente piacevole al tatto. Queste caratteristiche peculiari consentono a Uyuni di adattarsi alla progettazione di spazi eleganti e innovativi, nonché di design architettonici pensati per garantire un effetto di luminosità, ordine, pulizia e freschezza. “Stiamo vivendo una fase di transizione: le persone sono alla ricerca di nuovi materiali, finiture e colori che vadano oltre le semplici tendenze cromatiche. È così che è nata l’ispirazione per creare qualcosa di nuovo e unico nel suo genere: un bianco diverso da tutti quelli attualmente disponibili nel settore delle superfici. Uyuni offre una tonalità assoluta, cristallina, con una discreta sfumatura blu che aggiunge un tocco di purezza glaciale” ha dichiarato Carmen González Peregrin, Product Manager di Dekton.

Nata in Spagna nel 1931 e specializzata nella produzione di pannelli in legno, oggi FINSA conta filiali commerciali in 10 paesi del mondo, un dipartimento esportazione che raggiunge clienti in altre 80 nazioni, un servizio marittimo che opera verso i principali porti del mondo e sette magazzini logistici. Negli ultimi anni FINSA ha sviluppato un nuovo canale dedicato ai progettisti gestito da un Technical Consultancy Team, architetti, interior designer, ingegneri e product designer per affiancare i progettisti, sia studi di architettura, sia uffici tecnici di società che realizzano progetti (uffici, alberghi, negozi, residenze), nello sviluppo e ingegnerizzazione dei loro ambienti di arredo e finiture di interni. Da poco il Technical Consultancy Team è arrivato in Italia e gli esperti di FINSA sono in grado non solo di fornire una consulenza altamente qualificata per tutto ciò che concerne il legno e i suoi derivati, ma di mettere a disposizione del progetto analisi di mercato mirate al segmento contract: dai trend di design alle specifiche tecniche richieste per l’intervento con un’ampia gamma di certificazioni valide in tutto il mondo.

#NOICISIAMO IN CUCINA INSIEME Il retailer multicanale di shopping QVC, con la sua campagna #NoiCiSiamo, propone una serie di articoli perfetti per le creare ricette alternative, riscoprendo tipi di cotture e modi alternativi per preparare i piatti che preferisci. Come con la Crock-Pot, Pentola Slow Cooker Digitale 3.5lt con coperchio in vetro.

TOSCANINI STRATEGIA D’IMPRESA La cura dell’ambiente e delle persone è da sempre una priorità assoluta per Toscanini. Se, infatti, oggi parlare di sostenibilità è di grande attualità, la storica azienda valsesiana sposa questo valore da prima che i temi green fossero di tendenza. È la lunga storia di Toscanini a dimostrarlo. A partire dall’utilizzo del legno come materia prima naturale.

COPENAGHEN A EMISSIONI ENTRO IL 2025 La Capitale danese è, ormai da diversi anni, ufficialmente proiettata verso un futuro sostenibile. Già European Green Capital nel 2014 e vincitrice dell’European Prize for Urban Public Space, la città di Copenaghen è da qualche anno oggetto di un piano di lungo periodo che la guiderà verso il raggiungimento dell’obiettivo 0-emissioni di CO2 entro il 2025.


Alla vostra salute. Soprattutto oggi, a modo nostro, vi auguriamo il bene piĂš alto.

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ECO&GREEN

FOCUS di giacomo gabriele morelli

di benedeTTa boTTura

RI-FORESTAZIONE UNA SOLUZIONE POSSIBILE

ROSSO O NERO PURCHÉ NON GRIGIO

L’inquinamento e la deforestazione incontrollata hanno reso il clima imprevedibile e messo il pianeta in una situazione critica. La soluzione è la riforestazione. Molte iniziative hanno portato nuovi alberi in diversi comuni Italiani: 500 a Mantova dove è previsto anche un bosco urbano con altri 7100 alberi; 20mila a Milano; 1200 a Fiumicino; 1400 a Bergamo. Altri hanno rimediato a disgrazie: a Castellaneta Marina danno pini da piantare nei giardini privati per sostituire la foresta distrutta dal maltempo. A Napoli hanno piantato 3 milioni di alberi per quelli bruciati negli incendi. Sul sito wownature.eu si rimboscano le zone distrutte dal ciclone Vaia. Stefano Mancuso, direttore del LINV, ha proposto di piantare 60 milioni di alberi, uno per ogni cittadino. In Croazia gli ambientalisti stanno abusivamente riforestando il parco di Spalato. Il ginecologo brasi-

liano Hueb regala un albero a tutte le neomamme. Il deputato colombiano Rosas ha proposto che gli studenti piantino un albero quando vengono promossi. Sempre in Colombia la popolazione pianterà 5 milioni di alberi con #PorqueSembrarNosUne. Il re del Buthan per il suo compleanno ha chiesto che ogni famiglia pianti un albero, adotti un cane, o ripulisca il proprio quartiere. I follower dello Youtuber Mr Beast hanno ideato “Team trees” con cui stanno piantando 20 milioni di alberi.

Non è propriamente un animale Padano, essendo la sua esistenza legata al bosco, agli alberi d’alto fusto, ma saltuariamente fa notare la sua leggiadra presenza anche nel piano. Parliamo dello scoiattolo. In campagna, più propriamente nei parchi e nei giardini degli abitati, le sue sono sempre apparizioni fugaci, legate in genere a spostamenti anomali dai territori vocati. Qual è la provenienza di questi curiosi vagabondi erranti? Nel Mantovano un piccolo nucleo è presente stabilmente nel Bosco della Fontana, ma le aree protette del Parco

CURIOSITÀ

I FALCHI DEL GRATTACIELO PIRELLI Falchi pellegrini si trasferiscono “sull’attico” del grattacielo Pirelli. A 125 m di altezza sul panorama milanese, dal 2017 ogni anno torna una coppia di falchi pellegrini e hanno appena fatto due nuove uova. Il nido artificiale, costruito apposta per loro, è sorvegliato da due web cam, visibili sul sito della Regione Lombardia e sulla pagina facebook

SOLIDARIETÀ

TAPPI DI PLASTICA PER SOLIDARIETÀ Le raccolte di tappi di plastica servono per acquistare sedie a rotelle, apparecchiature mediche, climatizzatori e realizzare strutture che vengono poi donate a enti che si occupano di dare sostegno a persone svantaggiate o diversamente abili. Ci sono molte associazioni che li raccolgono, per poi rivenderli a chi la plastica la ricicla, facendo a sua volta del bene. La plastica con il marchio PE, 2 o HDPE è più “pregiata” della PET (quella delle bottiglie) e può essere riutilizzata in molti modi. Questo tipo di plastica viene riacquistato dai centri per il riciclaggio al prezzo di circa 15 centesimi al chilo, quindi più o meno 150 euro a tonnellata, che corrispondono su per giù a 400 mila pezzi. Vengono ritirati non solo i tappi delle bottiglie, ma anche quelli di detersivi, shampoo, creme, dentifrici, penne, barattoli, le capsule delle uova di cioccolata e i contenitori dei rullini fotografici.

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pellegrinimilano. I falchi si chiamano Gio e Giulia, in onore del progettista del Pirellone e sua moglie. L’anno scorso sono nate due femmine Lisa e Lea. I falchi pellegrini sono monogami, vivono in media 17 anni e possono volare in picchiata, fino a 385 km/h, sono considerati gli animali più veloci al mondo.

IL DESERTO SI RIEMPIE DI FIORI Gigli ricoprono il deserto namibiano. Più di settecento ettari di deserto che non vedevano la pioggia da ormai tre anni, si sono ricoperti di fiori grazie alle abbondanti precipitazioni. Si tratta di gigli Sandhof, anche detti gigli del deserto. Un nome decisamente appropriato per il fiore di un bulbo che riesce a sopravvivere in terreni così aridi e avversi. Purtroppo lo spettacolo è destinato a durare poco, il sole della Namibia, che si trova nell’Africa del sud, all’altezza del tropico del Capricorno, sta già facendo evaporare l’acqua e il deserto, che ora assomiglia a un lago pieno di fiori, tornerà presto al suo aspetto originale. Questi bellissimi gigli bianchi e rosa sono della famiglia delle Hesperocallis e crescono anche in altri deserti del mondo, per esempio in Messico, California e Arizona.

dell’Oglio e del Parco del Mincio sono certamente vie privilegiate che possono permettere la diffusione di questa specie dalle aree pedemontane. Le comprovate segnalazioni proprio nei suddetti Parchi e lungo il corso del fiume Chiese confermerebbero questa ipotesi. Comunque sia, il tipo di scoiattolo sinora segnalato è sempre quello rosso, lo sciurus vulgaris alpino. Non tutti sanno che in Italia è presente anche una varietà nera, sciurus meridionalis endemica delle regioni meridionali, e là confinato, che presenta un mantello completamente color carbone. Da menzionare c’è pure la varietà grigia, lo scoiattolo grigio nord-americano, sciurus carolinensis. Quest’ultimo, importato dagli Stati Uniti, è di dimensioni molto superiori alle due specie nostrane, ha un mantello grigio chiaro,

non presenta i caratteristici ciuffetti sulle punte degli orecchi e non va in letargo, continuando a ricercare cibo anche nel periodo invernale. In Italia sta diffondendosi in Piemonte ed in Umbria, e dove arriva provoca la scomparsa dello scoiattolo rosso, come si è già verificato nei Paesi europei in cui è stato introdotto scriteriatamente. E’ considerata una specie altamente nociva, ma tutti i tentativi per eradicarlo al momento sono risultati inefficaci. Essendo stato eradicato con successo in Australia, è auspicabile che si apprenda quanto prima la tecnica per raggiungere questo obiettivo, prima che i folletti nostrani soccombano al suo proliferare.

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PrinciPali linee di intervento al decreto “cura italia” “Moratoria fiscale” semestrale e successiva rateizzazione biennale Moratoria 2020 utenze e TARI Sospendibilità degli ISA Credito di imposta e misure di tassazione agevolata sulle locazioni commerciali e sui contratti d’affitto d’azienda per tutto il 2020 Accelerazione dei tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni e dei rimborsi dei crediti fiscali Lotteria degli scontrini: rinvio al 1 gennaio 2021 Rafforzamento del riconoscimento giuridico dell’impatto dell’epidemia come “causa di forza maggiore” Prolungamento della moratoria in materia di mutui e prestiti bancari oltre il termine del settembre 2020 Linee di credito per il finanziamento scorte ed il pagamento dei fornitori assistite da garanzia rafforzata al 90 % Semplificazione dell’accesso e dell’attivazione degli strumenti della Cassa integrazione in deroga e del Fondo di integrazione salariale

Rafforzamento dell’indennità per lavoratori autonomi e professionisti Indennizzi per danni indiretti Procedure semplificate per la riassegnazione delle concessioni di posteggio nel commercio su aree pubbliche Interventi in materia di tassa di soggiorno Detrazione IRPEF a sostegno delle vacanze in Italia Proroga dei termini per il superammortamento per veicoli strumentali all’esercizio dell’attività d’impresa Proroga adempimenti depositi carburante ad uso privato e semplificazioni per il settore trasporti Applicazione anche a teatri, cinema e attività culturali della sospensione dei canoni di locazione e concessione per affidamento locali di proprietà pubblica E ancora: eurobond e web tax, buoni investimenti pubblici e sostegno della domanda, semplificazione, innovazione e formazione… #confcommerciocè

Task force emergenza coronavirus: T.0376 2311 coronavirus@confcommerciomanTova.iT n. 3 Giugno-Luglio 2013

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SPECIALE NATURA

LE BINE UN GIOIELLO NATURALISTICO a cura di giacomo gabriele morelli

Al confine tra le province di Mantova e Cremona, un sistema di lanche, estroflessione del fiume Oglio, costituisce un piccolo gioiello naturalistico, meta oggi di un consistente numero di amanti della natura. La riserva Le Bine si sviluppa attorno ad un vasto meandro del fiume Oglio ancora collegato ad esso, ma ha anche apporti d’acqua sorgentiferi. In effetti l’origine della palude non è naturale, ma è conseguenza di una rettificazione artificiale dell’Oglio, avvenuta nel XVIII secolo per favorire la navigazione. Il meandro abbandonato si è gradualmente impaludato, favorendo la colonizzazione di innumerevoli specie vegetali e animali tipiche delle zone palustri. Nell’area vi sono interventi di rinaturalizzazione (sostituzione di aree coltivate con boschi e stagni), mentre nelle zone agricole la pioppicoltura, prevalente fino al 2002, è stata sostituita successivamente da impianti misti con latifoglie autoctone in parte destinate al taglio (a rotazione) in parte destinati a diventare bosco. L’oasi è privata, anche la palude, e si è giunti alla costituzione della riserva grazie ad una politica mirata alla conservazione dell’ambiente. La popolazione locale si preoccupò affinché l’area venisse mantenuta e preservata da eventuali bonifiche. L’appello fu accolto dal WWF e il 10 maggio 1973 l’area venne dichiarata “oasi faunistica”. Attualmente nell’area gravitano tre soggetti: la proprietà, il WWF con politiche di conservazione, studio e attività didattica, ed un’azienda agricola che promuove un’attività agrituristica ed un’agricoltura biocompatibile. Tutto ciò ne fa dell’oasi la più sviluppata tra le riserve della Provincia di Cremona e Mantova per quanto riguarda la fruizione sostenibile. Le Bine è stata una delle prime Oasi del WWF

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ALLA RISERVA SI ACCEDE NEI PRESSI DELLO STRETTO VECCHIO PONTE SULL’OGLIO CHE COLLEGA LA CAMPAGNA DI ACQUANEGRA CON QUELLA DI CALVATONE

Italia, nata appunto per tutelare la zona umida originatasi artificialmente, come sopra detto, apparendo oggi come un’appendice del fiume Oglio. Negli anni, grazie alla presenza del WWF, dei numerosi volontari, alla collaborazione con la proprietà, e con il Parco Oglio Sud, l’area, ormai diventata riserva naturale regionale, ha cambiato notevolmente aspetto, assumendo quello attuale, caratterizzato da nuove zone umide, ampie fasce riforestate e una cascina interamente ristrutturata. Alla riserva si accede nei pressi dello stretto vecchio ponte sull’Oglio, a circolazione alternata, che collega la campagna di Acquanegra con quella di Calvatone. Le auto vengono lasciate all’ingresso dell’oasi, nel piazzale del ristorante “La zanzarina d’oro”, e si entra a piedi. Percorrendo uno stretto stradello si giunge alla cascina, invisibile perché cir-

condata da un alto terrapieno che la preserva dalle periodiche esondazioni dell’Oglio. Qui si potrà incontrare l’ormai storico referente dell’Oasi, il naturalista Francesco Cecere, che con la famiglia e una rete di amici naturalisti gestisce quest’area che è un po’ oasi WWF, un po’ riserva regionale naturale, un po’ azienda agricola, un po’ fattoria didattica e, alla fine, anche agriturismo. Il lavoro principale dei gestori dell’oasi è con le scuole e con i gruppi che vogliono scoprire il mondo naturale e gli interventi di monitoraggio e di recupero naturalistico. Alle Bine si recano in visita molte scolaresche e bambini e ragazzi che partecipano ai campi estivi del WWF. Riportiamo alcune osservazioni di Francesco Cecere. “La conservazione dell’ambiente naturale palustre è il principale filo conduttore della tutela di Le Bine. Le numerose indagini svolte dalla fine degli anni settanta hanno consentito l’individuazione dei cambiamenti ambientali in atto (estinzione di alcune specie e comparsa di altre, dinamiche di popolazione, ecc.) e delle caratteristiche ecologiche emergenti . Fin dall’inizio è apparso chiaro che la conservazione del patrimonio biologico di questa palude, come per molte altre zone simili, fosse direttamente condizionato dal contesto territoriale in cui è inserita. Si tratta, infatti, di un lembo relitto nella Pianura Padana, uno dei territori maggiormente antropizzati dell’intera Europa. L’isolamento, l’esiguità dell’area naturale, le caratteristiche dinamiche ed evolutive tipiche delle zone umide (es. processi di interramento, esondazioni, ecc.) e l’inquinamento

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di specie esotiche invasive, sono tra le cause principali della vulnerabilità del patrimonio biologico di Le Bine. Nei primi studi organici svolti nella prima metà degli anni ottanta erano state già evidenziate le linee di gestione e tutela, che in gran parte caratterizzano ancora la gestione, per cercare di invertire o limitare l’impoverimento biologico, irrimediabilmente in atto, in questa porzione di pianura. Nel primo piano di gestione della Riserva (1993) era stata messa in evidenza la necessità di procedere ad una gestione e ad una tutela impostate su due fasi: “la prima, di urgenza, caratterizzata dalla salvaguardia del patrimonio biogenetico presente nella zona umida e la seconda caratterizzata da un graduale recupero della naturalità del fiume. L’azione della prima fase è strettamente legata alla Riserva naturale e basata su azioni mirate per conservarne le caratteristiche naturali tipiche (considerando come punto di riferimento, la situazione rilevata dai primi studi) volta a preservare la sopravvivenza di un pool biologico in grado, potenzialmente, di ricolonizzare altre aree limitrofe. A questo proposito sono stati realizzati gli interventi di rivitalizzazione della palude (1987-89), l’ampliamento e la ricostruzione di canalette e specchi d’acqua laterali (1991-92), la riqualificazione delle fasce boscate presenti (1987-2002), la formazione di siepi e filari (1996-2002), la rinaturazione di aree agricole con l’ampliamento della zona umida principale e delle fasce boscate (1994-2002), la riqualificazione di zone marginali ad indaco con meandrizzazione di canali e rimboschimenti (2001-02). La prima fase è stata direttamente e continuativamente seguita dal WWF dal 1972 ad oggi. In questi ultimi anni si è affiancato attivamente a questa azione anche il Parco dell’Oglio Sud. La seconda fase si sarebbe dovuta caratterizzare attraverso la ricostruzione della continuità ecologica dell’Oglio,l’ampliamento delle aree naturali limitrofe e la costituzione di un’adeguata rete ecologica che consenta gli scambi tra le popolazioni animali e vegetali presenti nei nuclei

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È NOTEVOLE L’ATTIVITÀ DIDATTICA E RICREATIVA RIVOLTA ALLE SCOLARESCHE. NATURA, BIODIVERSITÀ E SCIENZA SONO I TEMI IMPOSTATI IN BASE ALLE FASCE D’ETÀ naturali del Parco; purtroppo non è ancora stata avviata e ciò ha influito negativamente sull’azione di tutela della Riserva”. In un contesto naturalisticamente molto povero quale quello padano, Le Bine assumono un ruolo importante per la tutela e la conservazione della natura, da utilizzare come nodo di un auspicabile riqualificazione del basso corso del fiume Oglio. L’attività agricola all’interno della riserva viene svolta nella stretta osservanza dell’impiego di prodotti chimici minimamente impattanti con l’ambiente, e così dicasi riguardo l’attività meccanica per la lavorazione dei terreni. L’habitat variegato dell’oasi offre innumerevoli spunti di osservazione e studio per botanici e “animalisti”, nonché opportunità per gli appassionati di fotografia. La flora e la vegetazione di Le Bine sono state oggetto di studio e monitoraggio fin dal 1984, attraverso censimenti floristici. Nella Riserva sono ad oggi state censite 329 specie vegetative. Un vero campionario per gli appassionati botanici. Dal punto di vista faunistico il panorama è pure molto vasto e articolato: una gamma innumerevole di mammiferi, anfibi, rettili e pesci. Gli uccelli la fanno da padrone, e sono state indivi-

duate complessivamente 65 specie nidificanti. Riguardo i mammiferi, oltre alla presenza di tutte le specie più comuni, la riserva naturale Le Bine è stata oggetto, fin dalla sua istituzione, di diversi studi riguardanti in particolare la comunità dei micromammiferi (i piccoli roditori e i toporagni). Nel 2011 è stato avvistato per la prima volta lo scoiattolo rosso, e da allora è diventato una presenza sempre più comune all’interno dell’area protetta come dimostrato sia dagli avvistamenti diretti che dalle immagini catture dalle trappole fotografiche. Nel 2013 è stato segnalato per la prima volta il capriolo e, come per lo scoiattolo, è diventata una presenza fissa a Le Bine con l’avvistamento di diversi animali (fino a 5 in contemporanea) e l’accertata riproduzione della specie. Anche un istrice è stato ripreso dalle trappole fotografiche. Si tratta in tutti e tre i casi di specie che stanno ampliando il loro areale in Pianura Padana. Come sopra accennato è notevole l’attività didattica e ricreativa rivolta alle scolaresche. Natura, biodiversità e scienza sono i temi principali, impostati in maniera differente a seconda delle diverse fasce d’età. Per il nido, la scuola d’infanzia ed il primo ciclo della scuola primaria viene privilegiato l’aspetto ludico e fantastico; per il secondo ciclo della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado i contenuti delle attività si arricchiscono di stimoli e contenuti scientifici, legando al meglio pratica e teoria per osservare con nuovi occhi l’ambiente naturale. Nel sito dell’oasi www.lebine.it si trovano le diverse proposte, da attività di poche ore a quelle di più giorni, che si possono modificare o integrare in base alle scelte didattiche: dalle visite guidate nel bosco e nella riserva naturale, alle attività di scoperta degli animali, del suolo e dell’acqua con i microscopi, dalle api all’asino ed al cavallo. Il cascinale che funge da cuore propulsivo delle Bine, svolge anche l’attività di Agriturismo. Oltre ad ampi locali in cui si svolgono le svariate attività sono disponibili anche 24 posti letto in camerate con servizi in comune: una sistemazione perfetta per gruppi scolastici, cicloturisti o gruppi abituati ad ostelli o rifugi. Nell’agriturismo si può mangiare (su prenotazione): si organizzano colazioni, pranzi, merende e cene, anche in questo caso per gruppi. Il periodo per soggiorni e ristorazione va da aprile a settembre.

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The Wine Islands Nella terra di Sirmione sorgono tre isole in cui tradizione e qualità sono le parole chiave per la produzione di vini di pregio, da oltre 50 anni. Venite a conoscere Cantina Sgreva dove tutto ciò che nasce è buono.

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L’INCONTRO

GIANLUCA BISSACCO lavanda, zafferano e rosmarino

F

ragranze di lavanda. Di rosmarino. Di menta e salvia. Profumi che richiamano alla Madre terra ad un passato contadino che ha affascinato Gianluca Bissacco che da bambino ascoltava i racconti del nonno Sante. Le fasi della luna. Quando seminare e cosa raccogliere. Quelle favole che sapevano di saggezza di un sapere che solo la natura sa insegnare se sai osservare. Ne ha fatto tesoro. Ha lasciato il vecchio lavoro e si è reinventato una nuova vita. Proprio a Monti di Rivà, una frazione del Comune di Ariano, a pochi chilometri dal Parco del Delta del Po ha la sua piantagione di erbe officinali. Gianluca come nasce questo desiderio di dedicarsi all’agricoltura? Mi sono diplomato ad Adria all’istituto odontotecnico e ho iniziato come ragazzo di bottega e successivamente ho aperto un mio studio dentistico. La crisi però ha colpito anche questo settore e anche se il lavoro mi piaceva ho dovuto chiudere l’attività. Non deve essere stato semplice. Mi sono guardato attorno e ho ragionato su vecchie idee. Mi sono confrontato con amici che mi hanno dato dei buoni consigli. Mi sono messo a studiare e a cercare un terreno abbandonato senza residui chimici per poter coltivare le mie piante. Dopo tante ricerche l’ho trovato. Ci sono voluti tre anni prima di ottenere la maturazione e solo dopo ho iniziato con la distillazione. Mi pare di capire che la sua filosofia è quella di dare alla terra quello che riceve? Mi ricordo quando ho cominciato a prendere in mano la zappa e non ho sentito la fatica ma ho scoperto delle riserve dentro di me. La natura aiuta me e io aiuto lei. Sono stato, con altre due aziende, un pioniere anche seminando la canapa. Nel mio terreno cresce tutto ed è un’oasi per le lepri e le api. Nessuno le disturba. Lavorare la terra è la mia professione e con la produzione degli olii essenziali ho i miei pro-

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di aleSSandra caPaTo

IL DENTISTA CONTADINO HA LASCIATO IL VECCHIO LAVORO E SI È REINVENTATO UNA NUOVA VITA

dotti. Per un litro di essenza di lavanda servono cento chili di fiori. La raccolta è piuttosto faticosa ma ho la soddisfazione di dire che il risultato è eccezionale. Mi piace quello che faccio e ci metto tanto amore. Ultimamente ha introdotto anche lo zafferano? Un po’ per curiosità e così quattro anni fa mi sono messo in contatto con una azienda francese e mi sono fatto spedire dei bulbi. Questa pianta è formidabile: nasce da un bulbo (crocus sativus) e il fiore è

sterile (non arriva a seme), per cui solo tramite bulbo si replica. Dal bulbo il ciclo annuale prevede l’uscita delle spate dal terreno, formando poi foglie filiformi, color verde smeraldo, che si pettinano sul terreno, e un fiore bellissimo di colore viola da cui si ricava la spezia (prendendo solo i tre filini degli stimmi). Lo ritengo un fiore magico: passi il giorno prima e non si vede nulla tutto è nascosto sotto la sabbia e il giorno dopo sbuca il fiorellino. Lo raccolgo quando è ancora chiuso. Per tutto il mese di ottobre ogni mattina faccio la raccolta a mano. E poi…. Il passo successivo è quello di farlo analizzare da un laboratorio dell’Aquila che segue un particolare disciplinare per il loro zafferano DOP. Vengono verificate le muffe, il principio attivo e il grado di qualità e poi posso procedere al confezionamento. Lo uso quindi per i prodotti cosmetici e lo vendo ai ristoranti che con un grammo di zafferano in cucina preparano una decina di piatti. Insomma ho capito che a lei piacciono molto le sperimentazioni. Mi vuole svelare l’ultima che ha in progetto? L’anno scorso avevo provato con l’incenso ma è andata male. Questa volta non è una pianta officinale ma un ortaggio locale che piace molto e ne ho studiato le proprietà e ho già pensato a come utilizzarlo. E’ il radicchio di Chioggia e ho intenzione di realizzare una nuova linea cosmetica con l’estratto che ho testato.

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FITOCOSMESI GREEN

di aleSSandra fuSÉ

LE FORMULAZIONI DI PHITOFILOS Eco-friendly, cruelty-free, ottima qualità e risultati da subito visibili: Phitofilos è stata tra i primi in Italia a proporre la fitocosmesi per capelli e cura del corpo. Protocolli rigorosi e processi eco-compatibili danno origine a questa linea che vanta formulazioni di rara eccellenza. Nella foto: Cristalli Vegetali, 100% di origine vegetale, dalla texture cremosa, diventa l’alternativa naturale ai siliconi. Ideale per capelli crespi, danneggiati e con doppie punte, il prodotto è ricco di ingredienti vegetali (agricoltura biologica). La maschera illuminante rivitalizza e districa la chioma in maniera decisa, con estratto di Amla e Ziziphus e arricchita con oli nutrienti (sempre agricoltura biologica), come Ricino, Canapa, Jojoba e Mandorla Dolce. www.phitofilos.it

NATURADEA

LA MOLECOLA

DELLA FELICITÀ

Sono 5 le fantastiche acque profumate spray di Naturadea, con l’esclusivo fitocomplesso naturale BenecomplexTM, ovvero il benessere della felicità, a base di Rhodiola rosea, in grado di stimolare effetti rilassanti, anti-stress e di benessere quando applicato sulla pelle. La formula è arricchita con succo di aloe vera dalle proprietà lenitive, antiossidanti ed idratanti, ed acido ialuronico che apporta una maggiore idratazione della pelle. La scelta è ardua, tutte le fragranze sono irresistibili, le note olfattive sono ammalianti: ci si lascia rapire di volta in volta dal bergamotto, gelsomino, violetta, orchidea, ambra, loto, limone, ninfea, vetiver, fior d’arancio, sandalo. Un’esplosione di felicità. www.naturadea.it

BIOFFICINA TOSCANA

COSMETICI ECOBIOLOGICI

Biofficina Toscana propone una linea di cosmetici ecobiologici certificati in cui si sposano innovazione ed artigianalità, scientificità e naturalità. La ricerca guarda al km 0 e alla valorizzazione del territorio che offre pregiate materie prime, nell’ottica di realizzare un progetto ecocompatibile. Nella foto: Mousse alla malva, con mucillagini di malva bio toscana, adatta per la detersione del viso. La Cremagel viso alla malva è una crema gel fresca e delicata, ideale per donare idratazione alla pelle. L’acido ialuronico assicura un effetto idratante e lenitivo. Il Siero viso antiossidante regala alla pelle un aspetto più tonico e luminoso grazie ai principi brevettati Uviox®-Oleox®.

www.biofficinatoscana.com

POTERE DELLA NATURA

LA PIANTA NORDICA

Mossa è un marchio di cosmetici biologici con certificazione ECOCERT: la linea sfrutta le proprietà delle bacche nordiche, utilizzando preziosi estratti di bacche, selvatiche o coltivate in giardino, raccolte nei paesi del nord Europa, come sambuco nero, mora, prugna, lampone, rosa canina, lampone artico, mirtillo e ribes bianco. Ogni bacca è ricca di vitamine e principi attivi diversi; ad ognuno dunque la sua bacca. Mossa significa muschio, ed è tipico delle zone in cui crescono questi frutti di bosco – foreste, brughiere e paludi del nord. Nella foto, le creme viso antirughe, da usare mattino e sera: migliorano l’idratazione e la compattezza cutanea grazie alle proprietà della amelanchier, una pianta nordica ricca di antiossidanti e di 21 elementi rivitalizzanti capaci di contrastare i segni del tempo. www.giadadistributions.com

Salute & bellezza BODY BRUSHING

SPAZZOLE

E SPUGNE NATURALI La spazzolatura a secco del corpo – body brushing - è una tecnica antica e efficace che stimola la circolazione del flusso sanguineo sottocutaneo, riossigenando i tessuti e aumentando il drenaggio dei liquidi, eliminando, così, le tossine e, lasciando la pelle liscia e tonica. Nella foto: lo spazzolino giapponese detox dell’azienda Cose della Natura, realizzato in fibra naturale derivante dall’Agave Sisaliana, perfetto sia per il body brushing sia per un massaggio esfoliante sotto la doccia. Accanto, la morbida spugna di mare dalle naturali proprietà ipoallergeniche e antisettiche, adatta anche alla pelle più sensibile. www.cosedellanatura.com

INTERVISTA AL DOTT. MAURO SILVESTRINI

SPORT E ICTUS

I CONSIGLI DELLA PREVENZIONE

Un’attività fisica costante e regolare può ridurre il rischio ictus? Ne parliamo con Mauro Silvestrini, Direttore della Clinica Neurologica e Stroke Unit dell’AOU Ospedali Riuniti di Ancona e Presidente di A.L.I.Ce. Marche. Passeggiare, salire e scendere le scale, non prendere l’ascensore, utilizzare la bici al posto dell’auto per gli spostamenti più brevi, ballare, fare lavori domestici e giardinaggio: queste alcune delle attività da compiere ogni giorno per mantenerci in salute, arrivando a quei 30 minuti di attività fisica aerobica che sono sufficienti per sfruttare al meglio gli effetti protettivi del movimento. La scarsa

attività motoria, oggi, è considerata tra i fattori di rischio più importanti per tutte le patologie vascolari, tra le quali l’ictus, e per le malattie croniche quali diabete, obesità, neoplasie, depressione, osteoporosi. Uno stile di vita sano (smettere di fumare, raggiungere e mantenere il peso forma, mangiare in maniera equilibrata e svolgere regolare attività fisica) incide notevolmente sull’aspettativa e la qualità di vita: il livello di attività fisica è inversamente proporzionale alla probabilità di ammalarsi di ictus, infarto cardiaco e altre patologie circolatorie sia negli uomini che nelle donne e il rischio di morte conseguente a queste malattie è

di 5 volte maggiore nei soggetti inattivi rispetto a quelli che praticano una attività fisica regolare. Il cervello trae maggior beneficio da attività aerobiche come il nuoto, la camminata, la bicicletta, il pattinaggio o lo sci di fondo che permettono di allenarsi in maniera graduale. Il massimo giovamento si ottiene impegnandosi per 30 minuti al giorno preferibilmente almeno 3-4 volte a settimana. Sono invece sconsigliati, soprattutto dopo i 45-50 anni, gli sport che richiedano sforzi ripetuti di elevata intensità e in generale le attività anaerobiche.


CAMERE D’ISOLAMENTO TEMPORANEE SICURE CON LA SOLUZIONE GENANO PER COVID-19 Permette un completo debellamento dei Virus, installabile per creare ambienti a pressione negativa a tutela degli operatori e dei pazienti All’attenzione di tutti i responsabili sanitari Tecnologia finlandese con oltre 7000 referenze e 20 anni di esperienza. Dispositivo Medico classe 1 in grado di debellare completamente i Virus, Germi e batteri per mezzo di un sistema proprietario Certificato e coperto da brevetto internazionale che non prevede alcun utilizzo di filtrazione meccanica. Utilizzati in passato per combattere la SARS e MERS, sono attualmente in uso in Cina per contrastare la diffusione del COVID-19 dove recentemente sono state fornite più di 300 unità da integrare a quelle già impiegate. La principale e più importante differenza tra Genano e tutte le altre tecnologie consiste nella capacità di uccidere il virus e trattenere le nanoparticelle. I filtri Hepa non sono in grado di trattenere efficacemente i virus e tantomeno di poterli renderli inattivi, esponendo le strutture dove sono installati ad un potenziale rischio di diffusione in altri reparti tramite i condotti dell’aria.

GENANO può essere installato agevolmente nelle stanze di isolamento in presenza di pazienti infetti per creare una pressione negativa sicura ed in futuro, di essere reimpiegato in molteplici applicazioni nei reparti in presenza di pazienti immunodepressi. Test scientifici disponibili su richiesta o tramite il nostro sito www.genano.com/it Esempio di Genano in pressione negativa a protezione degli operatori

Traduzione: fonte www.genano.com Per info: Genano Finlandia info@genano.com Genano Italia info@genano-italia.com



Cantine del Garda IL VINO A DUE PASSI DA TE

Il sito che riunisce le cantine del territorio del Lago di Garda, dove acquistare vino di qualitĂ direttamente dal produttore, in modo semplice e sicuro, restando a casa.

Saremo presto online. www.cantinedelgarda.it


“E’ un momento molto difficile che richiede sforzi e sacrifici alle nostre imprese. Serve un grande senso di responsabilità da parte di tutti, e il massimo rispetto delle regole. Solo così si potrà combattere il Covid-19 e tornare quanto prima a una normalità nuova, tutta da ricostruire. Lo hanno fatto i nostri padri e anche noi saremo in grado di ripartire trovando il modo per affrontare un’economia che sicuramente non sarà più come quella di prima”. Lorenzo Capelli presidente di confartigianato imprese mantova

Grazie alle imprese per il sacrificio, la lotta e l’impeGno di oGGi. insieme ricostruiremo un futuro piu’ solido domani.

TuTTi i nosTri uffici resTano chiusi, fino a nuove disposizioni, menTre il nosTro siTo sarà cosTanTemenTe aggiornaTo e gli uffici risponderanno all’e-mail e alle vosTre TelefonaTe. INFO: 0376 408778 WWW.CONFARTIGIANATO.MN.IT

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SPECIALE BELLEZZA

I TRATTAMENTI DA FARE A CASA CON I CONSIGLI DELLE SPA MANAGER La spa in casa? È possibile, grazie a questi consigli di esperte spa manager. In attesa di poter tornare alle loro coccole professionali, i trattamenti di bellezza fai da te donano effetti benefici al corpo e un momento di relax per sé stessi. Scopriamo alcune ricette e trucchi beauty che si possono fare a casa grazie all’utilizzo di ingredienti “casalinghi” e non solo. Julia Kraler, Spa Manager del Naturhotel Leitlhof, consiglia di approfittare di questo momento rinunciando al trucco per qualche giorno per far respirare la pelle. Giornate make up free fanno veramente bene alle pelle: le impuritá spariscono, i pori dilatati si restringono, la pelle appare meno secca. È il momento migliore per un piccolo rituale di bellezza per il viso fai da te in tre passaggi con prodotti naturali: PEELING per una pelle morbida e uniforme Per pelle normale: 2 cucchiaini di olio d‘oliva, 2 cucchiaini di fondi di caffè, un po’ di succo di limone Per pelle impura: 2 cucchiai di ricotta, 1 cucchiaino di miele, 1 cucchiaino di zucchero di canna Per pelle secca: ½ avocado, 1 cucchiaino di crusca d‘avena, 1 cucchiaino di miele Mescolare bene gli ingredienti, stendere il composto sulla pelle del viso e massaggiare delicatamente. Lasciare agire per 5 minuti (10 minuti per pelle secca) e risciacquare con acqua tiepida. MASSAGGIO dona vitalità e attenua le rughe. Con qualche goccia di olio di mandorle è benefico per la pelle Massaggio fronte: con entrambe le mani fare 10 sfioramenti dal basso verso l’alto. Poi appoggiare le mani sulle tempie e fare movimenti circolari con delicatezza, dal basso verso l‘alto. Massaggio contorno occhi: effettuare delle digitopressioni con pollice e indice sulle sopracciglia dall‘interno all’esterno. Infine effettuare uno sfioramento circolare del contorno occhi. Massaggio contorno labbra: Con l’indice e il medio della mano destra fare una V. Appoggiando un dito sopra il labbro e uno sotto, tendere delicatamente la pelle dall‘angolo sinistro della bocca fino all‘orecchio destro, ripetere dall’altro lato. Infine per tonificare il viso picchiettare con il polpastrello dell’indice tutto il viso, dall’esterno per verso il centro, scendendo poi sul collo.

TRATTAMENTO PIEDI Per ultima cosa fare un piccolo massaggio ai piedi, poi un bagno caldo con qualche goccia di olio di lavanda oppure qualche goccia di panna. Lasciare i piedi dentro l’acqua per 15 minuti e proseguire con una pedicure. Concludere il tutto con una maschera per i piedi con una crema grassa. Carina Fleischhacker, spa manager Quellenhof Luxury Resort Lazise consiglia di curare anche bellezza e salute dei capelli: IMPACCO CAPELLI per capelli morbidi, lucidi, voluminosi 1 cucchiaino di miele, 1 cucchiaino di yogurt, 1 uovo, 2 cucchiai di olio d’oliva Mescolare tutti gli ingredienti, applicare l’impacco sui capelli umidi e incartare i capelli con un po´ di pellicola per alimenti. Dopo circa 15 minuti sciacquare e lavare. Consiglio dell’Onda Spa: per capelli ancora più lucidi, utilizzare olio di Jojoba invece dell’olio d’oliva PEELING DELICATO ideale prima della maschera Mescolare un po’ di miele con sale marino molto fino; per uno scrub ancora più delicato utilizzare solo miele (con cristalli). Entrambe le versioni del peeling sono ottime per tutto il viso, labbra comprese. MASCHERA VISO per pelle impura Mescolare 2 cucchiai di miele e 1 cucchiaio di formaggio fresco; applicare la maschera sulla pelle del viso (eccetto occhi e labbra) e rimuovere dopo circa 10 minuti.

Barbara Wachtler

Caveau Beautè è la linea di punta del Dolomiti Wellness Hotel Fanes, che offre in esclusiva nazionale la Cabina Caveau dove provare i trattamenti specifici con i prodotti della pregiata linea beauty. In attesa di poter tornare a godersi questo paradiso wellness, è possibile ricreare il proprio piccolo ambiente di benessere deluxe anche in casa, contattando l’hotel per avere la spedizione dei prodotti desiderati, insieme a consigli e suggerimenti della Spa Manager Ingrid Crazzolara. Dai prodotti per la detersione della cute al vero e proprio trattamento anti-age, i trattamenti Caveau Beautè sono made in Italy di altissima qualità, per risultati professionali anche a casa. Contatto: info@hotelfanes.it.

MASCHERA FRESCA Maschera avocado, ideale per pelle irritata: ½ avocado fresco, 3 cucchiai di olio di girasole Maschera banana, aumenta la microcircolazione: 1 banana fresca, 1 cucchiaio di ricotta, 1 cucchiaio di panna Maschera cetriolo, idrata, risveglia lo splendore: ½ cetriolo frullato, 1 cucchiaio di joghurt naturale bianco Mescolare gli ingredienti, stendere il composto sul viso e décolleté. Lasciare agire per 15 minuti e poi risciacquare con acqua tiepida. Un rituale beauty e benessere completo è quello suggerito da Barbara Wachtler (nella foto sopra), Spa Manager del Wellness Vita Alpina dei Post Dolomiti Resorts, composto da: PEELING CORPO ALLO ZUCCHERO Mescolare una tazza di zucchero, 2 cucchiai di sale grosso e 10 cucchiai di olio d’oliva (a scelta aggiungere qualche goccia di essenza di lavanda). Usare il tutto prima della doccia. MASCHERA VISO AL LAMPONE Mescolare qualche lampone schiacciato con un cucchiaio di miele. Stendere il tutto sul viso e lasciare agire per 15 minuti.

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SPECIALE SALUTE

STARE BENE IN 7 PASSI PICCOLE REGOLE PER VIVERE MEGLIO Restare a casa è l’imperativo di questi giorni. L’aria frizzante e pulita delle montagne altoatesine, i panorami che cambiano al ritmo lento ma costante della natura, le lunghe passeggiate rilassanti, i prodotti tipici del territorio… tutto è posticipato. Ma le strutture del gruppo Vitalpina® Hotels Alto Adige/Südtirol ci danno qualche consiglio per trascorrere bene questo tempo di attesa. Dalla respirazione consapevole, che aiuta a rilassare e a dare energia alla giornata, all’alimentazione sana che permette di mantenersi in forma. Respiriamo con i Vitalpina Hotels È uno dei programmi che il gruppo dei Vitalpina propone agli ospiti in vacanza: il Vitalpina® Respiro, un vero e proprio training per raggiungere la pace e l’equilibrio interiore. Certo non si possono fare le passeggiate nella natura, addentrandosi nel bosco o lungo i ruscelli alpini, ma anche in casa si può imparare a respirare consapevolmente. Riflettere sulle proprie radici al ritmo del respiro dona al corpo e allo spirito nuova energia e favorisce una profonda autocoscienza. Studi scientifici hanno dimostrato che gli esercizi respiratori eseguiti correttamente favoriscono la vitalità, la pace interiore e la capacità di concentrazione, liberando nuove risorse per il benessere totale della persona. Una respirazione corretta influisce positivamente sul metabolismo e sul sistema nervoso e migliora quindi la qualità di vita. Ecco allora un esercizio semplice da ripetere a casa, più volte al giorno: al mattino per affrontare la giornata che inizia con la giusta carica di energia, mentre la sera per favorire il rilassamento. Sdraiarsi comodamente su una superficie morbida, un letto o un tappeto, con le gambe piegate, mettere una coperta sotto le ginocchia e appoggiare la testa su un cuscino. Respirare in maniera naturale, inspirare ed espirare con calma, poi fare una pausa prima di ricominciare a respirare. Osservare l’addome che si solleva nella fase di inspirazione e sentire il diaframma che si espande; nella fase di espirazione porre l’attenzione su come il ventre si abbassa, mentre il torace rimane immobile. Appoggiare una o due mani sul ventre per sentire meglio il processo respiratorio: inspirazione pausa espirazione pausa. Successivamente concentrarsi sugli odori che vi circondano e lasciar scorrere i pensieri, senza giudicarli o trattenerli. Già dopo sette cicli di respirazione completa si sentirà una maggiore calma interiore.

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I CANEDERLI ALLE RAPE ROSSE

Stare bene in 7 passi Per sentirsi bene anche a casa, ecco i consigli dei Vitalpina Hotels, 7 semplici accortezze per sentirsi bene con se stessi. La prima regola, se così vogliamo chiamarla, è “stare sciolti”: evitate di stare con le spalle tese, lo stomaco contratto e le gambe accavallate, meglio invece alzarsi dalla sedia e stiracchiarsi più volte al giorno. Secondo step “time out”: ritagliarsi uno spazio fisso per dedicarsi esclusivamente a se stessi. Non è scontato, malgrado in questo periodo ci sia più tempo a disposizione si rischia di riempirlo tutto con cose da fare, senza lasciare un momento per noi. “Rilassatevi” è il terzo imperativo. Come? Non c’è una ricetta unica che vada bene per tutti per eliminare lo stress, ma a volte un bel bagno con i sali può fare miracoli. Quarto step: “a pieni polmoni” e su questo i Vitalpina sono maestri! Si tratta di fare più volte al giorno piccoli esercizi di respirazione per ritrovare nuove energie. “L’utente da lei chiamato...”: che ne dite di staccare ogni tanto il cellulare? La quinta regola ci farà scoprire che essere irraggiungibili per qualche ora non sarà poi così tragico, anzi. La notte si potrà mettere in campo il sesto step: “via la spina” spegnendo tutte le apparecchiature elettriche presenti nella stanza, tv, cellulare, radiosveglia, concedendosi così un sonno ristoratore. Settimo e ultimo punto: non potevamo che chiudere con “la voce interiore”. Ascoltare più spesso i messaggi che arrivano dal nostro corpo e dalla nostra mente aiuta a capire il proprio livello di benessere e a scoprire quali sono le cose che ci fanno stare davvero bene. (M.T. San Juan)

Per stare bene è importante anche mangiare sano, soprattutto in questi giorni “casalinghi”. L’alimentazione è uno dei pilastri della filosofia Vitalpina che mette al primo posto ingredienti stagionali e tipici della tradizione locale, cibo genuino preparato con le materie prime di qualità dell’Alto Adige, nel rispetto dell’ambiente. E per far passare il tempo più velocemente, ecco la ricetta dei Canederli alle rape rosse, facile da provare anche a casa, direttamente da una delle strutture del gruppo, il Vitalpina Hotel Pfösl di Nova Ponente. Gli ingredienti: 150 gr di rape rosse precotte, 50 gr di cipolla, 1 spicchio d’aglio, 80 ml di latte, 200 gr di pane per canederli, 2 uova, 20 gr di farina, coriandolo, prezzemolo, sale e pepe. Per la preparazione: mischiare il pane per canederli con la farina. Far soffriggere la cipolla tritata e l’aglio tritato finissimo con il burro, poi aggiungere le rape rosse tritate finemente, oppure anche schiacciate e il coriandolo. Aggiungere a piacere sale e pepe e lasciar friggere per un po’. Amalgamare il tutto con il pane per canederli, aggiungere 2 uova e mischiare con sale e un po’ di farina. Lasciar riposare l’impasto per ca. 30 minuti. Infine formare i canederli (palline di ca. 4-5 cm di diametro) e cucinare in acqua salata per 10 minuti. Attenzione: l’acqua non deve bollire troppo. Servire i canederli con parmigiano grattugiato e cospargere di burro e salvia. Vacanza attiva nella natura Vacanza dedicata all’escursionista e allo sportivo, che ama svolgere attività fisica e movimento, possibilmente a contatto con la natura, attento all’alimentazione che dev’essere sana, equilibrata e completa, e che non disdegna il relax, preferibilmente a base di ingredienti naturali. È questa la filosofia dei Vitalpina® Hotels Alto Adige, 33 strutture a conduzione familiare distribuite nel territorio altoatesino. Tutti gli albergatori sono provetti escursionisti, pronti a guidare gli ospiti in estate e inverno attraverso l’affascinante mondo delle montagne altoatesine. Hotel di alto livello che rispondono a rigidi criteri di selezione e mettono il mondo dell’escursionismo al primo posto. Info: Vitalpina® Hotels Alto Adige/Südtirol, tel. 0471 999 980 – www.vitalpina.info

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L’INCONTRO

MICHELE RINALDI il parrucchiere che ridà colore e speranza alle donne allergiche

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di aleSSandra SeSSa (trAtto DA StArBENE NovEMBrE 2019)

MICHELE HA SVILUPPATO UNA GRAVE ALLERGIA A CAUSA DELLE TINTE, MA NON SI È PERSO D’ANIMO E HA STUDIATO LE PIANTE DIVENTANDO IL PRIMO SALONE A USARE SOLO COLORAZIONE VEGETALE

li occhi brillano quando parla del suo lavoro, che ha segnato profondamente le sue mani e la sua pelle, ma gli ha donato la voglia di reagire diventando un punto di riferimento per tante donne. Michele Rinaldi, classe 1981, fa il parrucchiere da 25 anni a Senago (Mi) lavorando prima nel negozio del padre e poi per conto suo. Quotidianamente maneggia tinte, detergenti e lozioni fino a quando, nove anni fa, arrivano i primi problemi di salute. Pruriti insistenti alle mani, gonfiori e difficoltà respiratorie: una sofferenza quotidiana che avrebbe convinto chiunque ad abbandonare quel lavoro, ma non lui. Michele si mette a studiare le alternative vegetali e scopre che con le piante tintorie si possono fare bellissimi riflessi e colorazioni in maniera totalmente naturale. Oggi il suo salone ricorda gli scaffali di un erborista con i barattoli di piante polverizzate, da miscelare con l’acqua che si usa per le tisane. E accoglie donne da ogni parte d’Italia che finalmente possono coprire i capelli bianchi senza rischiare reazioni allergiche. QUEL VENERDì NERO “Un giorno di nove anni fa mi sono svegliato con la mano viola e gonfia da non riuscire a togliere la fede dal dito. Andai al pronto soccorso e dalle analisi risultai gravemente allergico alla parafenilendiammina, una sostanza presente in tutte le tinte (e anche nelle sigarette). Questa allergia per inalazione mi ha causato inizialmente pruriti alle mani, che ho tenuto sotto controllo con il cortisone. Temendo il giudizio delle clienti ho cominciato a nascondere i tagli sulle mani con guanti e cerotti. Poi la situazione si è aggravata e l’allergia ha iniziato a spargersi su tutto il braccio e sul viso, e col tempo ha coinvolto anche i bronchi” racconta. “In quei momenti i miei genitori e mia moglie mi consigliavano di cambiare lavoro. Ma io ho continuato e mi sono affidato a un’altra persona che potesse aiutarmi. Nonostante questo, l’allergia degenera in una grave dermatite atopica e si sommano anche diverse allergie alimentari e

rinunciato alle tinte per problemi allergici e trovare un metodo che non nuocesse alla salute e all’ambiente. E in effetti le reazioni allergiche si attenuano e le crisi spariscono. Poi arrivano anche i primi incontri con persone che credono nel potere delle piante. “C’è stata una persona, Matteo dell’azienda Phitofilos, che vendeva piante tintorie e mi fornì il supporto che non avevo trovato prima. Scoprì che alcunedanno i colori primari, altre i colori secondari, e altre ancora i complementari, elaborando un metodo che oggi insegno a tanti parrucchieri. Un’altra persona che mi ha aiutato nel mio percorso è Marta, ex parrucchiera che cura la pagina Facebook Per chi è allergico alle tinte per capelli, dove ogni giorno rispondo alle richieste di consigli da ogni parte d’Italia”.

un’intolleranza da contatto all’acqua”. E il calvario è solo all’inizio. Michele si rivolge a dermatologi e allergologi in tutta Italia, e comincia la cura sperimentale di un farmaco, pieno di controindicazioni, che dovrebbe essere risolutiva ma gli provoca una reazione violenta. “Era un venerdì di quattro anni fa quando stetti così male da non riuscire più a piegare le gambe, sembrava che si spezzassero! In più avevo tachicardia e mani e viso rovinati. Andai d’urgenza al pronto soccorso e quando mi ripresi decisi di smettere con i farmaci. Da quel momento ho maturato la scelta radicale di togliere completamente le tinte dal mio negozio”.

LA BELLEZZA DEVE ESSERE CONSAPEVOLE Del resto Michele sa bene che una donna informata è in grado di scegliere la soluzione migliore per sé. “Il mio intento non è terrorizzare, ma informare su ciò che si trova all’interno di una tinta, mostrando alternative che guardino sia alla bellezza, che alla salute e all’ambiente. Nel mio salone arrivano soprattutto persone che hanno deciso di cambiare stile di vita in senso green, ma anche donne che hanno sofferto per via delle ustioni riportate in seguito a tinte cui erano allergiche. Queste clienti mi chiedono per prima cosa ‘Per favore non farmi male!’”. E la gratificazione più grande, Michele la prova guardando il sorriso e le lacrime delle sue clienti, che finalmente si vedono belle dopo aver sofferto. “Perchè la vera bellezza non è tale, se non è consapevole!”.

LA RINASCITA A PRIMAVERA Michele si mette a studiare le piante, con le loro caratteristiche e il loro ph, ed elabora un metodo di tintura naturale diventando il primo salone per capelli in Italia a eliminare completamente il chimico. Praticamente un alchimista vegetale. “Ho scoperto che la stessa pianta ti restituisce colori diversi a seconda della temperatura dell’acqua, ed è in grado di coprire i capelli bianchi ed esaltare naturalmente i riflessi. Scelsi una data, il 21 marzo primo giorno di primavera, e affissi alla porta del negozio un cartello gigante in cui avvertivo che da quel momento non avrei più fatto alcun trattamento chimico.” Un atto coraggioso, anzi rivoluzionario che porta alla perdita delle clienti abituali, ma che piano piano ne fa guadagnare di nuove diventando un punto di riferimento. La missione? Ridare colore alle donne che avevano

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L’INCONTRO

ELISA DAL BOSCO tengo a cuccia il diabete grazie al mio cane

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di aleSSandra SeSSa (trAtto DA StArBENE gENNAIo 2020)

n giorno stavo lavorando al computer nella sala del mio appartamento e sono svenuta accasciandomi sul divano in seguito a una crisi glicemica importante. A svegliarmi fu il mio cane Jack, un cucciolo preso da pochi mesi, che mi fece rinvenire leccandomi la faccia e raspando con la zampa gli occhiali”. Un episodio che a Elisa dal Bosco, pr di 43 anni, cambierà la vita (oltre che la montatura degli occhiali) grazie al super fiuto del suo cane, un incrocio tra un Labrador e un Golden Retriever. I cani, infatti, possiedono dieci volte tanto i nostri i recettori olfattivi e sono in grado di fiutare le variazioni di glicemia nel sangue prima che si manifesti una crisi. FIN DA BAMBINA “Mia madre ha scoperto che ero diabetica quando avevo otto anni e mezzo perché perdevo molto peso, bevevo tanto e facevo continuamente pipì. In seguito feci le analisi del sangue e scoprii di avere il diabete di tipo 1 insulino dipendente. All’epoca, era l’87, si sapeva ancora poco di questa malattia, soprattutto in provincia, da dove venivo io. Ma grazie ai medici dell’ospedale pediatrico di Verona dove ho seguito campi studio insieme ad altri bambini, imparai a riconoscere i sintomi della glicemia bassa, a farmi l’insulina da sola, e a fare sport. Il messaggio era che con il diabete si poteva fare tutto. E infatti nella mia vita non mi sono fatta mancare niente. Ho fatto la ballerina, ho vissuto all’estero, viaggio, e se voglio un gelato lo mangio. Insomma, non ho mai visto il diabete come un limite o una malattia. L’importante è essere consapevoli e controllarsi” racconta Elisa. LE CRISI GLICEMICHE “Quando ero piccola e ancora non sapevo riconoscere i sintomi ci sono state delle crisi. Sono entrata in coma una volta per un errore: era stata invertita l’insulina rapida con quella lenta. Mia mamma mi ha fatto un’iniezione di glucagone e

In alto: Elisa dal Bosco, 43 anni, modenese di nascita ma milanese di adozione. Qui sopra: Jack, due anni. Fotoservizio di Claudia Rocchini

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LA ONLUS CHE FORMA GLI ALERT DOG

SE NON CI FOSSE STATO LUI? SAREI ENTRATA IN COMA. VIVENDO DA SOLA CON UNA PORTA BLINDATA I SOCCORSI CI AVREBBERO MESSO UN PO’ AD ENTRARE. PER BEN DUE VOLTA MI HA SALVATO LA VITA”

dopo essere stata ricoverata mi sono ripresa. Un’altra volta ero a scuola e mi hanno portato al pronto soccorso dove con acqua e zucchero in vena ho superato la crisi”. Poi arrivano gli anni dell’università. Elisa va a vivere da sola e tiene sempre con sé succhi o cracker per ogni evenienza, superando senza problemi le variazioni glicemiche anche grazie al supporto di amiche e coinquiline che non le fanno mancare l’aiuto al momento giusto. Ma le crisi importanti devono ancora arrivare, e sono quelle potenti che non lasciano scampo. Per fortuna al fianco della nostra protagonista ora c’è un fedele compagno con due occhi dolci e penetranti e un fiuto speciale per la salute. “Due anni fa avevo voglia di un cucciolo con cui condividere le giornate e tramite conoscenti di Roma ho scelto Jack.” Elisa non è ancora a conoscenza della sensibilità del suo cane, ma se ne accorgerà presto. “Ebbi due crisi importanti nel giro di pochi mesi che mi portarono a svenire e ad accasciarmi. In entrambi i casi Jack mi svegliò leccandomi la faccia e togliendomi gli occhiali. Se non ci fosse stato lui? Sarei entrata in coma. Vivendo da sola con una porta blindata i soccorsi ci avrebbero messo un po’ ad entrare. Per ben due volta mi ha salvato la vita”. L’ADDESTRAMENTO DI JACK Dopo questi episodi Elisa capisce che al suo fianco non c’è solo un fedele amico, ma anche un suppor-

Nata a Verona nel 2014, Progetto Serena (progettoserenaonlus.it) è una onlus che prepara i cosiddetti cani sentinella a segnalare le variazioni glicemiche nel sangue prima che persona diabetica si senta male. Si rivolge a tutti i pazienti con diabete di tipo 1 o 2 insulinodipendenti che abbiano un cane o che ne vogliano adottare uno. Ogni cane, senza distinzione di razza, pedigree o età, è adatto al percorso. La onlus, grazie all’esperienza cinofila di Roberto Zampieri, ha messo a punto un “protocollo cani allerta nel diabete” basato sulla collaborazione, la relazione e l’empatia tra cane e diabetico. Oggi Progetto Serena vanta collaborazioni con l’Università di Verona e associazioni diabetiche in tutta Italia, e ha formato oltre trenta istruttori e circa 100 cani.

to terapeutico. “Ne ho parlato sia con la diabetologa che con la veterinaria e tutte e due mi hanno segnalato l’onlus Progetto Serena (vedi box), nata con lo scopo di addestrare cani sensibili all’allerta diabete. Ho contattato il fondatore Roberto Zampieri e ci siamo incontrati con il famoso educatore cinofilo Aldo La Spina. Entrambi hanno visto in Jack una certa predisposizione e così è iniziato l’addestramento”. Questo percorso, tutt’ora in corso, dura due anni e ha lo scopo d’insegnare al cane a comunicare nel modo più efficace la variazione di glicemia nel sangue. “Quando sono sotto una certa soglia di glicemia, nel mio caso intono al valore 70/80, Jack lo fiuta in anticipo di almeno venti minuti e mi avvisa. Come? Con uno sguardo intenso e insistente, con una zampata sulla gamba o sul braccio, o leccandomi il viso, o ancora abbaiando. Da quello capisco che c’è un problema e quindi corro ai ripari mangiando un frutto o uno snack.” UNA SCELTA DI VITA Se Jack ha salvato la vita di Elisa, gliel’ha anche cambiata. “Ho seguito un corso di pet therapy e mi sono diplomata in interventi assistiti con gli animali (IAA) ottenendo l’abilitazione per collaborare in equipe con strutture e ospedali con pazienti di diverso tipo ed età. Il cane mi ha aperto un mondo e adesso metto la mia e la nostra esperienza al servizio degli altri” conclude Elisa e conferma, abbaiando, Jack.

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SPECIALE SENTE-MENTE

IL SENSO di ogni scelta direziona la vita

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volte la mente rischia di costruire una ragnatela di pensieri e preoccupazioni. Più ci lasciamo travolgere dai pensieri, più mettiamo a fuoco i nostri limiti e carichiamo l’ostacolo alimentando il senso di pesantezza. Vogliamo superare le difficoltà con determinazione, ma prima di giocarci al meglio la partita chiediamoci: che tipo di allenamento quotidiano abbiamo scelto? Con quali parole ci descriviamo? La scelta delle parole che utilizziamo disegna una traccia, dentro di noi e nella relazione con gli altri: il linguaggio fa parte dell’allenamento per condurci dai limiti alle possibilità. Capita di raccontarci e raccontare prima ciò che non va e quell’evento che in questo periodo ci ha messo di più in difficoltà. Se con-viviamo con una diagnosi, corriamo il rischio di incastrarci nelle narrazioni dei sintomi e dei “bollettini medici”, ancor prima di apprezzare e condividere i nostri momenti in cui “ce l’abbiamo fatta”. Ecco l’esempio di una frase trappola: “i dolori cronici mi stanno massacrando, non riesco più a fare la vita di prima, questa non è vita, sopravvivo… perché proprio a me”?. Esempio di un linguaggio in continuo allenamento: “nonostante il dolore costante oggi sono riuscita a dormire un’ora in più, cosa posso fare per aver cura di questi sintomi? In che modo intendo prendermi più cura di me? Voglio impegnarmi per vivere al meglio…Ci saranno momenti più faticosi, ma passo dopo passo troverò il modo”. Capita di descrivere il proprio vissuto con la diagnosi come una “lotta da vincere”, ma il senso di questa affermazione rischia di intrappolarci in una lotta con noi stessi. I sintomi e le fatiche della diagnosi arrivano senza chiederci il “permesso”, sono eventi che accadono e ci spettinano la vita. Ma ancor prima di puntare all’obiettivo abbiamo bisogno di creare il nostro miglior modo per prenderci cura. Quell’accuratezza che fa parte del “cosa” e del “come”. Nel senso più profondo della cura non si ha bisogno di disperdere energie nell’andar contro ciò che accade, ma è urgente chiedersi come accogliere e giocarsi la partita.

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di elena manTeSSo

SO-STARE DAL CAOS AL COSA Se sostiamo per un istante possiamo affermare con consapevolezza che ciascuno di noi può avere nella propria vita quel “nonostante…” e con abilità la nostra mente ci conduce ad affermazioni come “nonostante i tentativi fatti fino ad ora non è cambiato nulla…”. Attraverso questa naturale modalità ci connettiamo ad un senso di rassegnazione ed impotenza. Ma ora proviamo ad invertire le tendenze e scegliamo di far rientrare in quel “nonostante…” la fatica, il dolore, la delusione, la rabbia, la diagnosi, i sintomi evidenti, i limiti, tutto ciò che per ciascuno di noi rappresenta un ostacolo, un problema. Facciamo rientrare in quel “nonostante…” ciò che in questo momento condiziona la nostra qualità di vita. Ora seminiamo in questa affermazione il nostro desiderio, la nostra aspettativa e di conseguenza le nostre azioni. Abbiamo tre verbi straordinari a disposizione per costruire al meglio l nostra frase: posso, scelgo e voglio. A noi la scelta “Nonostante… scelgo di…” “Nonostante … voglio…” “Nonostante… posso…” La vita non finisce con quel “nonostante”, anzi proprio lì si nasconde il suo germoglio più raro, abbine cura! emantesso@gmail.com www.letiziaespanoli.com

“NEGLI ANNI HO IMPARATO CHE QUANDO PRENDI UNA DECISIONE, LA PAURA DIMINUISCE. QUANDO SAI COSA DEVI FARE, LA PAURA SCOMPARE.” ROSA PARKS DALLA LOTTARE AL PRENDERSI CURA La strada cambia se scegliamo di investire nella lotta contro una diagnosi (che di per sé si fa sentire sulla nostra pelle) o di giocarci insieme la miglior partita. Sarebbe bello poter scegliere di non sentire dolore, ma in realtà con quel dolore ci conviviamo. Possiamo riassumere che accettare racchiude un senso di rassegnazione, che lottare trasuda fatica nell’andare contro ciò che accade e che accogliere, invece, sgretola i limiti per dedicare cura al presente e al nostro agire. Partiamo da ciò che siamo e sentiamo…è tempo di sviluppare il potenziale. Di seguito spunti ed esperienze: - davanti ad uno ostacolo: so-stiamo, osserviamolo come parte della strada, accogliamo ciò che sentiamo e chiediamoci cosa possiamo fare…le emozioni che sentiamo sono preziosi indicatori di rotta - alleniamoci alla flessibilità e alla creatività…se non possiamo cambiare l’evento possiamo scegliere il modo di viverlo - viviamo l’esperienza come opportunità di scoperta - ricordiamoci che mente e corpo si influenzano a vicenda, ma possono essere anche una risorsa reciproca. Se la mente è in tilt agiamo sul corpo, la respirazione consapevole è un ottimo strumento per “ossigenare la mente e il corpo, alleggerire, snodare e lasciar andare” - alleniamoci a svelare lo straordinario nell’ordinario attraverso la Gratitudine e l’Apprezzamento (ogni

giorno almeno 3 cose per cui essere grati o che abbiamo apprezzato) Non è un elenco di istruzioni, ma piccole possibili rivoluzioni. Ed ora a ciascuno di noi la libertà di creare il meglio in questa straordinaria palestra di vita. INDOSSA LE LENTI DELLA SPERANZA “La speranza va alimentata giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, affinché i suoi effetti biologici siano duraturi” Fabrizio Benedetti Ogni persona nella propria vita spera in qualcosa, ma può capitare di restare intrappolati nella sensazione di attesa. Quante volte l’affermazione “aspetta e spera” ci ha illuso facendoci sentire soggetti passivi, come se la speranza potesse fare da sé e al posto nostro. Ma grazie anche ai recenti studi scientifici sul tema della speranza possiamo invece affermare che essa ha numerose potenzialità e può modificare il nostro cervello e il nostro organismo. Tra gli elementi fondamentali della speranza ci sono il desiderio e l’aspettativa, due parole che racchiudono in sé diverse mappe di possibilità. Si sa, la vita ci offre gioie e dolori, eventi spiacevoli ed altri piacevoli, ma ciò che ci rafforza sono i nostri desideri, le nostre motivazioni e le nostre esperienze.

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RATIO FAMIGLIA CONIUGI SEPARATI E CONTO COINTESTATO La legge è chiara: se i coniugi sono in comunione dei beni, le somme sul conto cointestato vanno divise al 50%. In caso di separazione dei beni, vale la stessa regola, ma la soluzione va individuata caso per caso. Se per esempio un coniuge può dimostrare che una quota di denaro proviene da fonti proprie, come un’eredità o un Tfr, può rivendicare per sé quegli importi. La divisione delle somme depositate avviene solo dopo la sentenza di separazione, fino a quel momento i coniugi possono continuare a utilizzare il conto per pagare

LA MIGLIOR GESTIONE DELL’ECONOMIA QUOTIDIANA

spese come l’affitto o il mutuo della casa comune. Cosa si può fare se il partner fa acquisti personali consistenti o addirittura prosciuga il conto? Bisogna rivolgersi a un giudice diverso da quello che segue la causa di separazione e richiedere che l’altro restituisca la metà dell’importo speso. Andrà però dimostrato che il denaro non è stato impiegato per fare fronte a esigenze familiari. Per proteggersi in anticipo, dopo aver preso la decisione di separarsi, è bene inserire nel conto l’obbligo di firma congiunta in modo che ogni prelievo debba essere approvato da entrambi. Ma se manca l’intesa su questa norma e c’è il timore di spiacevoli sorprese, non resta che rivolgersi al tribunale per chiedere il sequestro del conto o un provvedimento per limitarne l’utilizzo che ponga un tetto ai prelievi mensili. Bisogna agire subito perché anche in questo caso la richiesta segue un iter diverso dalla causa di separazione.

IL RISARCIMENTO DANNI

CONDOMINIO, IL REATO DI DIFFAMAZIONE IN ASSEMBLEA

CADUTA AL SUPERMERCATO

La legge non consente di offendere l’onore e il decoro di una persona in assenza della stessa, se questo avviene scatta la responsabilità penale. In particolare, è stabilito che è punito con una pena fino a 1 anno di reclusione o con la multa fino a € 1.032,00, colui che, comunicando con altre persone, offende l’altrui reputazione. In questa ipotesi di reato la persona offesa non è presente all’accaduto. Si tratta della cosiddetta diffamazione semplice, perseguibile solo a seguito di querela dell’interessato, da presentare inderogabilmente entro 3 mesi dalla conoscenza/notizia dei fatti. Indubbiamente l’assemblea condominiale potrebbe rappresentare un’occasione per farlo, soprattutto in assenza del diretto interessato: ma non è tutto. Della diffamazione avvenuta in un’assemblea condominiale, potrebbe essere responsabile anche l’amministratore di condominio, ove mai riportasse, nella comunicazione del verbale, le frasi ingiuriose affermate durante la riunione. La diffamazione rientra tra quei reati puniti con una sanzione inferiore ai

Le cadute al supermercato non sono affatto rare, complici le molte “insidie” e gli ostacoli, ad esempio pavimenti bagnati, chiazze di sostanze alimentari in terra, residui di cibo e così via. L’art. 2051 disciplina la responsabilità del custode dei beni, ovvero di colui che aveva il potere di controllare e vigilare sulla cosa. In base a tale norma, il gestore del supermercato dovrà

5 anni di reclusione. Per cui, in astratto, rientra tra le ipotesi per le quali si può ottenere l’archiviazione de procedimento penale per «particolare tenuità del fatto» e la non applicazione delle sanzioni.

LE INFORMAZIONI OBBLIGATORIE NEI MENÙ AL RISTORANTE La legge prevede che i pubblici esercenti debbano tenere esposte nel locale dell’esercizio, in luogo visibile al pubblico, la licenza, l’autorizzazione e la tariffa dei prezzi. I ristoratori, dunque, dovranno rendere noti attraverso menù o altri listini ben visibili i prezzi dei piatti poiché il cliente avrà diritto di accedere a queste informazioni. Oltre ai prezzi è necessario fornire ai consumatori anche informazioni sugli alimenti. Si tratta della comunicazione riguardante i c.d. allergeni, ovvero sostanze presenti negli alimenti che possono provocare allergie o intolleranze. Questi devono essere evidenziati con cura anche qualora i prodotti siano somministrati dai pubblici esercizi. Le indicazioni potranno essere contenute nel menù, oppure in altri elenchi separati che dovranno essere facilmente accessibili e consultabili dai clienti. In caso di indicazione insufficiente il titolare del locale

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rischia di incorrere in responsabilità. L’omessa indicazione degli allergeni è punita dal d.lgs. 231/2017 con una sanzione da € 3.000,00 a € 24.000,00; qualora, invece, l’indicazione non sia in regola con le previsioni normative, si rischiano sanzioni da € 1.000,00 a € 8.000,00.

risarcire il cliente per tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti a causa dell’infortunio. Il cliente dovrà dimostrare che il danneggiamento è provocato dalla cosa in custodia, magari avvalendosi di testimonianze, fotografie dell’insidia o registrazioni di telecamere. Per liberarsi dalla responsabilità, il gestore potrà dimostrare che i danni subiti siano dovuti a un caso fortuito, ovvero provocati da un evento imprevedibile e non altrimenti evitabile. La giurisprudenza, tuttavia, ritiene che per il risarcimento sia necessaria la presenza di un’insidia, ovvero una situazione di pericolo non visibile né evitabile dal danneggiato utilizzando l’ordinaria diligenza. In sostanza, il gestore potrà liberarsi dalla responsabilità evidenziando la condotta distratta o imprudente dal danneggiato, ad esempio sottolineando la presenza di un cartello o di un segnale oppure di un ostacolo ben visibile e percepibile con la normale diligenza.

Pagina realizzata in collaborazione con Centro Studi Castelli. Per abbonarsi a Ratio Famiglia: Tel. 0376.775130 ; www.ratiofamiglia.it ; servizioclienti@ratiofamiglia.it

n. 3 giugno-Luglio 2018


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TREND DI PRIMAVERA

WeeK Nostalgia per il passato, trasparenze “ a strati” e nero protagonista, queste alcune delle tendenze da non perdere per questa bella stagione

Sapere cosa andrà (o non andrà) di moda nelle stagioni future è il motore che ci spinge a comprare un determinato capo o accessorio. Se da una parte c’è sempre più chi afferma che il concetto di trend sia ormai una cosa superata, dall’altra è quasi impossibile ignorare quelle che sono i nuovi fashion diktat emersi dalle diverse fashion weeks. Per quanto riguarda la prossima -ormai alle porteprimavera/estate 2020 a giudicare dalle passerelle la tendenza sarà quella di vestirsi in modo più semplice ed equilibrato. C’è sempre un velato, quasi nostalgico, riferimento al passato, che quest’anno sembra essere indirizzato in special modo agli anni ’60, che vede protagonisti abiti drappeggiati, gonne longuette e accessori come nastri e cappellini bonton. E dal look alla “Vacanze romane” si passa alle trasparenze. Se di solito questo trend è riservato alle più audaci, quest’anno molti stilisti hanno proposto capi in versione super trasparenti inserendoli però in outfit composti da diversi strati. Infine, anche se non è il più estivo dei colori, quest’estate il nero sarà da protagonista, soprattutto in abiti dai tagli audaci e dai volumi importanti.

PD PAOLA

di ViTToria biSuTTi

INTIMISSIMI È GREEN Intimissimi ha lanciato, insieme alla collezione P/E 2020, che quest’anno si ispira ai quattro elementi del cosmo (fuoco, aria, terra, acqua) e al loro equilibrio, una capsule collection “Green”. La collezione, nata per festeggiare i 10 anni del progetto “Riciclo” è caratterizzata da una linea di intimo, maglieria e pigiami costituite da fibre a basso impatto ambientale, certificate dalle aziende fornitrici. Tra i materiali utilizzati per la realizzazione del pizzo abbiamo una fibra di nylon eco-sostenibile ottenuta da materie prime riciclata, anche la stessa seta, con la sua certificazione Bluesign attesta come la produzione di ogni fibra sia votata al miglioramento ambientale. Intimissimi ha inoltre siglato con Treedom (la piattaforma online che permette di piantare alberi in varie parti del pianeta) un accordo che vedrà piantati 20.000 nuovi alberi in diverse parti del mondo.

SOLO QUALITÀ È approdato sulla scena internazionale un nuovo brand di gioielli prêt-à-porter made in Barcellona. Il marchio, fondato da fratello e sorella 4 anni fa, nasce con la volontà di stravolgere il modo di fare gioielli. Ogni creazione, dal design contemporaneo e minimalista, abbraccia l’ideale di donna forte e indipendente, che scappa dalle convenzioni imposte. Pilastro fondamentale di PD Paola è l’impegno costante verso la qualità del prodotto, ogni collezione è infatti realizzata in argento sterling 925, oro 18 carati e pietre semipreziose altamente selezionate.

L’ESTATE DELLA

BORSA A SECCHIELLO Semplice, chic, divertente. La bucket bag è tornata protagonista, più trendy che mai

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In fatto di accessori, questa primavera sembra voler riscoprire la semplicità. E proprio in questa direzione, in fatto di borse uno dei modelli di cui si è riscoperto il fascino, pulito e un po’ nostalgico, è quello della borsa a secchiello. La storia della bucket bag nasce negli anni ’30, ma il suo successo arriva qualche anno dopo, quando Hermes la propone come accessorio estivo. Negli anni è stata ampiamente reinterpretata, e per qualche periodo in realtà anche un pochino accantonata. Quest’anno queste borse divertenti ma chic (e dalla dimensione giusta per contenere tutto quello che serve), diventano delle vere protagoniste e sono proposte o in una versione più “rurale”, dovei rafia e pelle intrecciata si mescolano, o più moderna, in nappa con chiusure a soffietto. I colori must-have sono quelli della terra e tutte le tonalità pastello.

Design unico, attenzione al particolare e impegno costante per la qualità del prodotto. Questo è PD Paola

n. 2 Aprile-Maggio 2020


fashion

TESSUTI ECO

WeeK Il materiale diventa il tramite tra i capi e la loro sensibilità ecologica

E LIBERTÀ

La moda si interroga sempre di più sul rapporto tra uomo e natura. Il materiale diventa il tramite tra i capi e la loro sensibilità ecologica. E’ questo il trend della moda che inizia con la primavera-estate ed è destinato a diventare una costante. Nuovi gli aspetti estetici come la sartorialità ma fatta di asimmetrie, le camicie diventano più lunghe delle giacche, le polo indossate sopra le dolcevita, che spingono ad avere il coraggio di osare con la libertà di vestirsi come si vuole. La tuta da giardiniere, la mantella neo etnico, giacche in materiali meno convenzionali come pvc e lurex, sono solo alcune delle provocazioni della prossima stagione.

ESTATE

A COLORI Ci dovremo abituare ai colori pastello, a quelli più tenui come verde mela, lavanda, celeste e a tutta la gamma dei cosiddetti colori sorbetto, ma soprattutto al rosa, contro ogni stereotipo, il colore dei prossimi mesi da abbinare alle tinte neutre o in total look. Una monocromia che può essere interrotta da capi con stampe o elementi di contrasto. Dai completi classici a felpe, maglieria e camicie, tutto sarà interpretato da questo colore, definito elegante e soft che molti stilisti hanno scelto di utilizzare nelle loro collezioni.

di anTonio Scolari

TENDENZE

FELPE E TUTE DA INDOSSARE IN CASA E FUORI Forse non ci siamo abituati a stare chiusi in casa, ma questa condizione ha fatto riscoprire l’uso di felpe e tute, capi già di moda ma che ora lo sono ancor di più per sentirsi comodi. I brand propongono collezioni glamour in alternativa a pigiami e altro, perché è importante stare bene e volersi bene. Quindi usiamo ogni giorno le cose più belle e indossiamole, le varianti sono molte, da quelle oversize a quelle slim fit, ognuno potrà sentirsi comodo e a proprio agio, per un outfit informale ma chic.

LA SAHARIANA, ICONA DI STILE

Perfetta e di tendenza per la primavera: eclettica, sportiva ma contemporaneamente elegante. La sahariana nasce nella seconda metà XIX secolo in pieno periodo coloniale e da divisa dell’esercito diventa presto un capo indossato anche dai civili. Il più famoso testimonial nonché influencer è stato Ernest Hemigway che ne aveva una personalizzata ma con una tasca in più per gli occhiali. Le caratteristiche sono i tessuti leggeri, lino o cotone, la lunghezza sotto i fianchi, le ampie tasche e la cintura in vita per non tradire le sue origini “militari”. Nella versione classica o in quella più contemporanea di “sovracamicia” per dare personalità al look 2020.

Ci dovremo abituare ai colori pastello, a quelli più tenui . Una monocromia che può essere interrotta da capi con stampe o elementi di contrasto.




5 ESCURSIONI DA PREPARARE PER QUANDO SI POTRÀ USCIRE Il Lunedì dell’Angelo è di solito dedicato all’escursione fuori porta e anche a Mantova ci sono luoghi perfetti per una gita. Oggi che non possiamo muoverci da casa però abbiamo due alternative: lamentarci oppure prepararci per quando si potrà tornare a viaggiare. Io scelgo di raccontarvi 5 luoghi da vedere e riscoprire

SABBIONETA

nei dintorni di Mantova con un particolare affetto per le Grazie e il coccodrillo impagliato. Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le epoche storiche: dal santuario con gli ex voto al forte napoleonico, dal monastero benedettino alla città ideale di Vespasiano Gonzaga per chiudere con il Risorgimento.

SAN BENEDETTO PO

La città ideale di Vespasiano Gonzaga (1531-1691): un borgo senza memoria e senza futuro (solo agli inizi del ‘900 gli abitanti tentarono di abbattere le mura e per fortuna non ci riuscirono). Provate a immaginare un progetto realizzato in soli 50 anni con tutti gli elementi che in altri luoghi derivano dal caso o dalla volontà degli abitanti. Qui è il duca Vespasiano Gonzaga che partendo dalla cinta muraria costruisce la chiesa, i palazzi del potere, la zecca, una biblioteca, la piazza d’armi e soprattutto il teatro, costruito da Vincenzo Scamozzi e che rende unica e da non perdere questa cittadina di pianura.

Qui c’era il monastero definito la “Cluny” italiana. San Benedetto in Polirone, fondato nel 1007 viene soppresso da Napoleone Bonaparte nel 1797 e si perdono capolavori come la ricchissima biblioteca ma soprattutto la presenza dei monaci che rendevano questo luogo un’incredibile fonte di cultura. Oggi si possono ancora visitare: la chiesa abbaziale, i chiostri, la sala del Capitolo, la biblioteca settecentesca e il refettorio. Non mancano anche il santo di casa, Simeone e la cappella dove fu sepolta Matilde di Canossa.

SOLFERINO E CASTIGLIONE DELLE STIVIERE

SANTUARIO DELLE GRAZIE

La provincia di Mantova e il Mincio sono al centro del Risorgimento: qui si sono combattute tutte le guerre di indipendenza ma soprattutto si è avuta la battaglia di Solferino (San Martino è in provincia di Brescia) e la nascita della Croce Rossa a Castiglione delle Stiviere. A Solferino la rocca e l’ossario ricordano la battaglia del 24 giugno del 1859, decisiva per l’unità d’Italia. A Castiglione delle Stiviere il Museo della Croce Rossa ne ricorda la fondazione da parte dello svizzero Henri Dunant.

FORTE DI PIETOLE il forte napoleonico-austriaco-italiano è un luogo magico di circa 33 ettari alle porte di Mantova. Abbandonato dall’esercito italiano nel 1992 oggi è diventato una foresta da dove sbucano bastioni, casematte, polveriere e un cratere di 15 m di profondità dovuto all’esplosione della polveriera nel 1917. Qui il tempo sembra essersi fermato alle battaglie risorgimentali.

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Si trova a pochi chilometri da Mantova e fu costruito per volere di Francesco I Gonzaga. L’interno è strabiliante: un’impalcata lignea seicentesca ricca di manichini ex voto che raccontano storie di salvezza ad opera della Vergine la cui immagine miracolosa troviamo sull’altar maggiore. Al centro della volta un coccodrillo impagliato simbolo del male vinto dalla fede. Da non perdere la vista sui canneti delle Valli del Mincio, vero e proprio labirinto lacustre. Il 15 di agosto il borgo delle Grazie si riempie di visitatori per la tradizionale messa, il panino col cotechino alle sei del mattino e la piazza con i disegni dei madonnari.

n. 2 Aprile - Maggio 2020


Certi luoghi rimangono nella memoria altri rimangono nel cuore.

Poi c’è La Speranzina.

Un luogo che una volta conosciuto rimane nella memoria e nel cuore per lo charme, l’accoglienza, lo stile e la proposta raffinata, resa eccellente dalla maestria dell’Executive Chef Fabrizio Molteni, che ha condotto affiancando come primo chef, la cucina del maestro Gualtiero Marchesi.

Sirmione 030 557 7741 www.lasperanzina.it


ARTE E CULTURA NELLE CRONACHE ANTICHE CHIAMATA CAMERA PICTA (“CAMERA DIPINTA”), È UNA STANZA COLLOCATA IN UN TORRIONE DEL CASTELLO DI SAN GIORGIO A MANTOVA

IL CIELO IN UNA STANZA La Camera degli Sposi di Andrea Mantegna

a cura di giacomo cecchin

C

hi non ha mai visto la Camera degli Sposi alzi la mano! Eppure ogni volta che si entra si scoprono nuovi particolari. Si tratta del capolavoro di Andrea Mantegna che, in un torrione del Castello di San Giorgio, dipinge i Gonzaga e i loro cortigiani tra cani e cavalli e la splendida prospettiva aerea della volta da cui sbucano bianche nuvole leggere. Eccovi allora una selezione di particolari e di diversi punti di vista per guardare la Camera degli Sposi come se fosse la prima volta. Il putto con la mela in mano – al centro della volta della Camera c’è il famoso occhio con una balaustra da cui si affacciano oltre a vari personaggi anche dei putti che giocano in bilico sul cornicione. Ce n’è uno in particolare che regge una mela nella mano e da quasi 546 anni si guarda bene dal farla cadere. In questa camera non c’è passato e non c’è futuro ma solo l’eterno presente della famiglia Gonzaga. Una curiosità: un’altra mela (o forse un altro frutto) si trova nelle mani di Paola Gonzaga che la offre alla madre nella scena sul camino.

La scena di famiglia con Ludovico II in pantofole

La data sulla finestra – sullo sguancio della finestra che si apre sulla parete del camino è segnata una data: 16 giugno 1465. Quasi tutti sono concordi nell’indicarla come la data di inizio del lavoro di Andrea Mantegna che si concluderà nel 1474, l’anno riportato sulla targa dedicatoria dipinta con cui il pittore celebra la sua opera. L’autoritratto di Mantegna – in una delle lesene dipinte al fianco della scena dell’incontro si trova l’autoritratto di Andrea Mantegna. Il pittore sembra osservare con uno sguardo a metà tra l’attento e il corrucciato quello che succede all’interno della “sua” camera. La conferma dell’identificazione è data anche dalla rassomiglianza con il busto in bronzo di Andrea Mantegna che si trova all’interno della sua cappella sepolcrale nella basilica di S.Andrea.

L’occhio della Camera degli Sposi con il particolare del putto con la mela

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La pantofola del marchese – nella scena dipinta sul camino il marchese Ludovico II è seduto e gira lo sguardo verso un cortigiano che gli ha appena portato una lettera. Questo è il punto che focalizza la nostra attenzione ma proviamo

ad osservare il piede del marchese: calza una pantofola che fa intravedere le dita del piede in trasparenza. Il Gonzaga è colto in un momento di relax. Il dito isolato – chissà a chi appartiene l’indice che indica il cavallo e che sbuca, a mezza altezza, dal tratto di parete che non presenta pittura in prossimità di una delle porte della camera. Un finto tendaggio tirato scende dall’alto ma si interrompe per un danno all’affresco avvenuto chissà quando. Chissà chi era questo personaggio che rimarrà per sempre un enigma. Le donne – le donne nella Camera degli Sposi si trovano dipinte sia sulla parete della scena di famiglia sia all’interno della volta nel famoso occhio. Sopra il camino si trovano sia donne che facevano parte della famiglia Gonzaga sia cortigiane: dalla marchesa Barbara di Brandeburgo alle due ragazze di casa Paoletta e e la bella Barbarina, affascinante ed elegante. Non dimentichiamo inoltre donna anziana ea famosa nanetta che ci guarda con gli occhi sgranati.

n. 2 Aprile-Maggio 2020


Nella volta troviamo invece una figura femminile nell’atto di pettinarsi. I condottieri e Fornovo – i Gonzaga erano condottieri di mestiere e oltre allo stesso Ludovico II nella Camera degli Sposi ne troviamo altri come suo figlio primogenito Federico I e il nipote Francesco II che è il bambino che precede il nonno nella scena dell’incontro. C’è anche il terzogenito di Ludovico II, Rodolfo, il personaggio dai riccioli ribelli in piedi dietro alla madre Barbara. Il marchese Francesco II e suo zio combatteranno insieme a Fornovo, battaglia che sarà fatale a Rodolfo Gonzaga, signore di Castel Goffredo.

I putti – di putti è piena la Camera degli Sposi: da quelli famosi con le ali di farfalla che reggono la lapide dedicatoria sulla porta di ingresso a quelli che occhieggiano dalla volta. E sono questi forse i più interessanti perché non sono in posa come gli altri ma giocano, scherzano e si reggono in precario equilibrio sul bordo della cornice che regge la balaustra del famoso “occhio” della Camera degli sposi. Gli animali – oltre agli onnipresenti cani e cavalli nella Camera degli Sposi ci sono anche molti altri animali basta andarli a cercare. Partiamo ad esempio dal pavone che si affaccia dall’occhio della volta ma anche quelli delle imprese o dello stemma come il cane retrospicente, la tortora, la cervetta, le aquile. Senza dimenticare i cammelli che accompagnano i Magi, riscoperti da un restauro proprio sotto l’arco in pietra che decora la parte opposta alla scena dell’incontro. Finestre e volta – la struttura della Camera degli Sposi fu modificata sulla base delle richieste di Andrea Mantegna. Il soffitto fu alzato e le finestre da centrali furono spostate sui lati per consentire la migliore illuminazione delle pareti affrescate mentre le pareti in ombra, proprio perché poco visibili, presentano delle decorazioni a finto tendaggio. L’ultima curiosità: nell’angolo buio in alto ci sono ancora i ganci da cui pendeva la copertura del letto del marchese che utilizzava tuttavia la camera come uno studiolo.

n. 2 Aprile-Maggio 2020

Una visione d’insieme delle pareti affrescate

Andrea Mantegna nasce probabilmente nel 1431 a Isola di Carturo e muore a Mantova nel 1506. La Camera degli Sposi è l’unico affresco rimasto integro del pittore dopo il bombardamento della Cappella Ovetari a Padova e la demolizione nel 1775 da parte di Pio VI della cappella realizzata da Mantegna in Vaticano. Per approfondire: - Opus Hoc Tenue, R.Signorini, BAM - Su Mantegna. Vol 1 – G.Agosti – Feltrinelli - Il sito del Palazzo Ducale di Mantova www.mantovaducale.beniculturali.it

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MUSICA CInEMA & ARTE AL MUNICIPALE DI PIACENZA

SIR JOHN E L’ETERNA LEZIONE DEL VECCHIO, STREPITOSO VERDI L’ultima delle ventisette, la prima dell’anno in cartellone. Al Municipale di Piacenza, il 2020 si è aperto, nel segno dell’attesissimo Falstaff, capolavoro estremo di un Verdi ottantenne che, complice la prodigiosa mano di Boito, lungi dall’appendere la penna al chiodo guarda di nuovo al prediletto Shakespeare ed estrae dal cappello magico un’opera buffa. Ma, soprattutto, un’opera di esilarante, dolceamaro humor sulla vecchiaia, scritta da un vecchio. A vestire i panni del nobile decaduto alle prese con maldestri corteggiamenti ad improbabili dame era un Luca Salsi il cui nome oggi è il biglietto da visita del belcanto italiano nel mondo, qui alle prese con il suo debutto nel ruolo. Guidato dalla puntuale, ma mai pungente, bacchetta di Jordi

A VESTIRE I PANNI DEL NOBILE DECADUTO ALLE PRESE CON MALDESTRI CORTEGGIAMENTI AD IMPROBABILI DAME UN SUPERBO LUCA SALSI

Bernàcer alla testa dell’Orchestra Toscanini, il baritono di S. Secondo Parmense ha calato tutte le carte di una vocalità scultorea quanto capace di quel guizzo divertito e tragicomico di cui la partitura è disseminata, accompagnando il pubblico nell’anima di Sir John. Una parola scenica che, di quadro in quadro, prendeva corpo con crescente aderenza, fino alla scena finale della foresta dove un Falstaff ormai in balia della vendetta delle allegre comari vaga, disorientato, in attesa della beffa finale.

VISTI PER VOI AL CINEMA E IN TV ANIMA

L’artista inglese Thom Yorke, frontman dei Radiohead, interpreta un’intensa storia d’amore metropolitana, diretto dal regista statunitense Paul Thomas Anderson. Gli sguardi di due sconosciuti si incrociano durante un viaggio in metropolitana. Riusciranno a ritrovarsi?

RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME 1770. Su un’isola sperduta della Bretagna, Marianne, pittrice, viene incaricata di dipingere il ritratto di matrimonio di Héloise, una giovane donna che, da poco, ha lasciato il convento per maritarsi. Marianne deve ritrarre Héloise di nascosto, fingendosi la sua dama di compagnia. Inaspettatamente, fra le due giovani nasce un sentimento tumultuoso.

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di elena kraube

1917

1917, Prima Guerra Mondiale. Il conflitto è al culmine. Schofield e Blake, due soldati britannici, devono riuscire ad attraversare il territorio controllato dai nemici, per consegnare un importante messaggio. Se riusciranno nell’impresa, salveranno centinaia di soldati da un attacco mortale. Nel gruppo che rischia di morire, c’è anche il fratello di Blake.

L’UFFICIALE E LA SPIA

1894. Accusato di essere una spia e di aver fornito informazioni militaru segrete all’Impero tedesco, il capitano francese Alfred Dreyfus viene condannato all’ergastolo e all’esilio sull’Isola del Diavolo. L’anno dopo, l’ufficiale Georges Picquart, a capo della sezione di intelligence dell’esercito francese, scopre che le prove a carico di Dreyfus sono state falsificate.

di elide bergamaSchi

CON UNA REGIA TUTTA FEMMINILE, QUANTO È VERA LA FINZIONE A Reggio Emilia, lo scorso febbraio approdava al Teatro Valli l’inossidabile dittico Cavalleria Rusticana – Pagliacci. Un classico di quel filone comunemente contrassegnato con l’etichetta di “verismo” ma che più segretamente scalpita di ben altri e più cangianti umori. A partire dal capolavoro di Leoncavallo, che una magnifica Serena Sinigaglia immaginava come una sorta di naturale prosecuzione di Cavalleria. “L’arte e la vita non son la stessa cosa”, si dice. Ma troppo spesso l’una chiama l’altra, ne riversa o ne anticipa sentori. Nedda, la piccola colomba sottratta bambina alla strada dal rozzo e possessivo amore di un pietoso Canio, sarà sacrificata in scena, davanti ad un pubblico assiepatosi con sedie di paglia attorno al palco improvvisato. Sua colpa l’aver sfiorato la chimera di un’altra vita possibile, quella promessale dal giovane Silvio, un puntuale, intenso Vincenzo Nizzardo. Audacia fatale per una maschera, irraggiungibile per una donna a cui la vita aveva già tracciato la sorte.

IL GENIO VISTO ATTRAVERSO LA LENTE DELLE RARITÀ Nell’anniversario b e e t h ove n i a n o , non poteva mancare un omaggio al capitolo rarità. Accanto a quel complesso di monumenti sacri quale è il corpus di quartetti del genio di Bonn affiorano infatti, in questo prezioso ascolto firmato Naxos, intriganti pagine minori, esperimenti successivamente rimaneggiati e portati a definitivo compimento, miniature pressoché dimenticate. Prima di tuffarsi nelle geometrie aspre della Grande Fuga op. 133, con il suo stridente corpo a corpo di cordiere, il Fine Arts Quartet percorre con sguardo saldo le linee di alcune miniature, esaltandone l’abbacinante armatura contrappuntistica, i colori e i brucianti contrasti, l’humor non di rado ruvido che, a 250 anni dalla nascita di van Beethoven, non smettono di interrogare e di avvincere.

n. 2 Aprile-Maggio 2020


L’HOMO PEREGRINUS DI MARA ISOLANI Si definisce artista perché l’arte in tutte le sue forme ha condizionato la sua vita. Nonostante le difficoltà non ha mai abbandonato la pittura. Ha fatto teatro e scritto poesie pluripremiate. La veronese Mara Isolani fin dalla scuola realizzava disegni che sembravano di mano adulta. Si è diplomata alle Magistrali e solo dopo, ad attività lavorativa stabile, ha frequentato i corsi liberi dell’Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona. E’ stata tra le prime donne ad occuparsi d’informatica a Verona. Programmava in Fortran, Cobol e RPG II. Ha informatizzato per la prima volta l’anagrafe del comune di Verona e la gestione con relative proiezioni dei risultati elettorali. Poi è passata al settore Cultura gestendo l’Ufficio Stampa presso la GAM (Galleria d’Arte Moderna) di Verona. Ha seguito l’organizzazione di eventi culturali, mostre, concerti per anni. Contemporaneamente ha conseguito la laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali e la specializzazione in Storia dell’Arte all’Università. Quale tecnica artistica predilige?

“Conservo ancora il primo quadro a tempera eseguito all’età di 5 anni. Prediligo però la pittura ad olio che ho arricchito con l’aggiunta di sabbia ed altri elementi. Lavoro anche con l’acrilico e a volte con rapidi acquerelli. I miei toni sono legati alla terra e al cielo: terre rosse, ocra, azzurri e turchesi, con qualche tocco di rosso”. Da quali insegnanti ha appreso le tecniche della pittura? “La mia prima insegnante è stata un’amica d’infanzia, brava pittrice, che mi ha dato i primi rudimenti. In accademia ho studiato con Aldo Tavella e Francesco Giuliari, oltre a Riccardo Cecchini con cui ho conseguito il diploma in Design”. Quale è la sua poetica artistica? “E’ improntata al mondo che ci circonda con occhio disincantato. Un mondo di viaggiatori della vita in uno spazio dove tutto è immaginabile. Dove “l’homo peregrinus” avanza alla ricerca dei suoi sogni e di se stesso e le auto riflettono viaggi e paesaggi sulle lucide carrozzerie. Dove i turisti diventano i loro alter ego, impronte d’uomo, sintesi di una società massimizzata che uniforma gusti e tendenze”. Quali artisti apprezza maggiormente e quali considera sopravvalutati? “Amo Edward Hopper, David Hockney , Andrew Salgado, Charles Sheeler, Edgar Degas. I sopravvalutati a parer mio sono parecchi a causa del sistema di mercato. Ma io sono un’artista e non spetta a me giudicare. Il tempo sarà il miglior critico”. Dove terrà le sue prossime esposizioni? “Al Palazzo dei Capitani di Malcesine a inizio giugno e a fine luglio presso Porta Brescia a Peschiera del Garda. A ottobre esporrò nello showroom di Mion Design a Negrar di Verona”.

Mara Isolani

Che futuro vede per l’Arte? “Assumerà di certo nuove forme, anche legate alla tecnologia e sarà molto eclettica. Pensiamo che tutto sia già stato fatto, ma in realtà creiamo sempre qualcosa di nuovo su ciò che è stato già ideato, come un dna che si evolve. Bisogna però stare al passo, guardarsi intorno e raccontare il nostro tempo con qualsiasi tecnica e linguaggio. L’artista analizza e anticipa la realtà. Cosa manca all’arte? Un sincero interscambio di idee tra artisti troppo spesso chiusi nella propria torre. Per questo dipingo turisti, perché la vita è un viaggio e noi siamo i viaggiatori della nostra epoca”. www.maraisolani.altervista.org

di barbara ghiSi

15 MUSEI ON LINE

MUSEI ON LINE

C’è chi offre un tour virtuale vero e proprio. E chi una rassegna fotografica delle proprie collezioni d’arte. Ma per chi, rispettando le indicazioni delle autorità sul contenimento del coronavirus, sta a casa, entrambe le modalità sono l’occasione per visitare dal salotto i più famosi musei del mondo. Sui siti internet le più famose istituzioni museali del mondo, dal Louvre ai Musei Vaticani, offrono visite virtuali con ricostruzioni 3D di cimeli e allestimenti, fotografie interattive o enormi archivi digitali da spulciare, per guardare statue e dipinte fin nel più piccolo dettaglio.

libri ECCO L’UOMO. MEDITAZIONI SULLA VIA CRUCIS

La Via Crucis che gli antichi pellegrini hanno rintracciato e ripercorso nelle stradine di Gerusalemme, è stata poi riprodotta in «quattordici stazioni» sulle pareti di tutte le chiese. In seguito essa è stata celebrata in tante «sacre Rappresentazioni» popolari e in tante processioni quaresimali. Dobbiamo però ricordare che essa non deve servire soltanto alla nostra devozione, ma ad alimentare la nostra fede sul fatto che la morte in Croce di Gesù (o l’Amore Crocifisso) non è un avvenimento penultimo, dopo di che si volta pagina, per passare alla Risurrezione.

CONTEMPLAZIONI

«Come ben dicono già i titoli delle sue raccolte poetiche, Silvia Venuti si muove in pittura come in poesia ispirandosi al mondo della natura, sentita come via verso la trascendenza e la spiritualità. ‘Contemplazioni’ ha inizio infatti con un’epigrafe del poeta indiano Gibran: “Bellezza è eternità che si contempla in uno specchio. / Ma voi siete l’eternità e siete lo specchio”. Divisa in tre parti, la raccolta si muove a spirale verso una forma di conoscenza sempre più alta.

n. 2 Aprile-Maggio 2020

Parigi Il Louvre https://www.louvre.fr/en/visites-en-ligne

Washington Lo Smithsonian https://naturalhistory2.si.edu/ vt3/nmnh/

Firenze La Galleria degli Uffizi https://www.florence.net/ galleria-degli-uffizi/tour-virtualegalleria-degli-uffizi.asp

Roma I Musei Vaticani http://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/collezioni/ musei/cappella-sistina/tour-virtuale.html

di Veronica ghideSi

PARMA. I SEGRETI E GLI AMORI DI UNA CAPITALE

Questo volume accompagna il lettore in una passeggiata appassionante dall’antichità ai giorni nostri. Racconta luoghi preziosi di Parma e personaggi che hanno reso celebre la “città d’oro”. Per risvegliare un certo interesse in chi la visita, una città deve rinviare a una dimensione di mistero, in modo che si possa interrogarla circa gli aspetti più segreti. E la forma della domanda prende corpo proprio nel volto dei protagonisti che la abitano o l’hanno abitata. Come tutte le città che hanno un certo “charme”, Parma lascia il viaggiatore con un dubbio: vuole essere capita o vuole essere vissuta?

SOTTO COPERTURA. LA MIA VITA AL SERVIZIO DELLA CIA

Dove finisce la realtà e dove inizia la finzione, nella nuova esistenza che Amaryllis ha scelto di vivere? Determinata a fermare i trafficanti di odio, distruzione e morte, trascorrerà molti anni sotto copertura arrivando quasi ad annientare se stessa. «Il dietro le quinte della CIA che l’Agenzia non è pronta a lasciarvi scoprire. Una lettura imperdibile» – Washington Post.

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Fiemme Guest Card

credits by Gaia Panozzo

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VAL DI FIEMME

7 MERAVIGLIE, 4 PARADISI



SPECIALE VAL DI FIEMME

LA META IDEALE PER UNA VACANZA SULLE DOLOMITI È una natura generosa quella della Val di Fiemme. Le sue passeggiate in dolce pendenza, fra boschi di abeti, prati fioriti e ruscelli, sono avvolte dall’abbraccio delle Dolomiti UNESCO del Trentino. Passo dopo passo, in Val di Fiemme si incontrano 7 Meraviglie, 4 Paradisi e infiniti scorci di bellezza.

Gli assetati di bellezza in Val di Fiemme incontrano spettacoli cromatici d’incanto, fra monumenti naturali e monumenti del passato. Scopriamo sette meraviglie, luoghi proprio imperdibili. 1. IL TRAMONTO DOLOMITICO Le pareti rocciose delle Dolomiti UNESCO dipingono uno spettro cromatico che va dal giallo chiaro al rosso fuoco, per poi attenuarsi in delicate sfumature di viola. In Val di Fiemme questo spettacolo, conosciuto con in nome di Enrosadira, va in replica per tutta l’estate sia all’alba, sia al tramonto, sulle pareti rocciose del Latemar e delle Pale di San Martino. Raccontano tutti i segreti delle Dolomiti e 230 milioni di storia del mondo il Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo e il sentiero Geotrail Dos Capèl. È possibile ammirarlo sia dai paesi della valle, sia dalle quote alte, come l’Altopiano di Lavazé e le cime di Predazzo, Bellamonte, Pampeago e dell’Alpe Cermis. 2. L’OASI DEI CERVI NELLE FORESTE DEI VIOLINI Tra i mammiferi che popolano la Val di Fiemme, sicuramente i più appariscenti sono i cervi. Nel Parco Naturale di Paneveggio Pale di San Martino è possibile ammirarle i loro comportamenti nella natura. L’oasi degli ungulati è circondata da una passeggiata e protetta da un recinto che permette di fotografarli a distanza ravvicinata. I cervi vivono nel Parco fra le Foreste dei Violini della Val di Fiemme, dove crescono gli abeti rossi di risonanza. Il legno di questi abeti un tempo era amato da

Stradivari e tutt’oggi è apprezzato dai liutai di tutto il mondo. Qui si possono attraversare il ponte trasparente del sentiero Marciò e due ponti tibetani sul torrente Travignolo. Merita un’escursione anche la fortezza austroungarica: Forte Dossaccio. Per saperne di più sulla flora e la fauna si visita il Centro Visitatori del Parco a Paneveggio. 3. LA GUGLIA TORRE DI PISA Sul Latemar c’è una delle guglie dolomitiche più fotografate. La Torre di Pisa si chiama così per la sua vistosa pendenza. Si raggiunge questo monumento naturale alto 40 metri, salendo da Predazzo, con la cabinovia che porta a Gardoné e quindi con la seggiovia che accompagna a Passo Feudo. Qui si procede su un sentiero un po’ ripido (n° 516) ma che regala grande soddisfazione. Sul percorso si incontrano curiosi “omeneti” (uomini di pietra), sono segnavia di sassi creati dagli escursionisti per segnalare il percorso in caso di nebbia. 4. LA CATENA DEL LAGORAI CON I SUOI LAGHI CRISTALLINI La sequenza di cime della Catena del Lagorai si sviluppa per 70 chilometri. Un lungo tratto sovrasta la Val di Fiemme, e sembra disegnare nel cielo sagome di gigantesche onde che increspano e scivolano. L’incontaminata Catena del Lagorai è un po’ l’alter ego delle Dolomiti. Se le rocce calcaree di dolomia non trattengono un filo d’acqua, ma incantano con riflessi rossastri, le rocce porfiriche del Lagorai sono preziosi scrigni d’acqua verde smeraldo. Alcuni laghi si circondano di rododendri, altri da prati, altri ancora sono incastonati nelle rocce. Sul Lagorai, dove osano le aquile, si può camminare per giorni senza incontrare un essere umano. È uno degli ultimi territori alpini rimasti intatti. Sono 14 gli specchi d’acqua del Lagorai che dominano la Val di Fiemme. Alcuni sono raggiungibili facilmen-

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SPECIALE VAL DI FIEMME

te, altri richiedono gambe allenate. Eccoli: Lago delle Buse, Lago di Montalon, Lago delle Stellune, Laghi delle Buse Basse, Lago di Forame, Laghetti di Lagorai, Laghetti di Bombasèl (raggiungibili con gli impianti di risalita dell’Alpe Cermis e una facile camminata), Lago Lagorai, Laghetti delle Aie, Lago Brutto, Lago delle Trote, Lago di Moregna, Laghetto Caserina e Lago di Cece (raggiungibile con un sentiero accessibile ai disabili). A due passi da Fiemme, nel Parco di Paneveggio, meritano una passeggiata anche i Laghetti di Colbricon. 5. L’ALTOPIANO DI LAVAZé A 8 km da Varena, si spalanca su incantevoli scorci dolomitici l’Altopiano di Lavazé: uno fra gli ambienti più affascinanti della Val di Fiemme. L’immensa distesa di prati, incorniciati da abeti, larici e cirmoli, è sovrastata dalla Pala di Santa (2.488 m.). Dall’altopiano si gode un ampio panorama sul Catinaccio e sul Latemar. A un’altitudine di 1805 metri si apre un palcoscenico da attraversare a piedi o in mountain bike, fra degustazioni nei rifugi. Gli amanti dei fiori scoprono un meraviglioso giardino di biodiversità sull’Altopiano di Lavazé. 6. LA CASCATA DI CAVALESE È proprio curioso il getto d’acqua di Cavalese che scende dalla meravigliosa Val Moena: disegna un

foto di Alberto Campanile

dito indice puntato verso il cielo. Due ponticelli offrono due emozionanti punti di vista. Quello ai piedi della cascata restituisce tutta l’energia di uno scroscio potente che nebulizzandosi arriva a sfiorare il volto dell’osservatore. Il ponticello sopra la Cascata fa vivere l’ebbrezza di un salto liquido nel vuoto. Nei dintorni: Dalla cascata, un sentiero porta al Pezo del Gazolin, un abete rosso monumentale con 5 metri di circonferenza. 7. IL PALAZZO DELLA MAGNIFICA COMUNITà DI FIEMME L’ente millenario della Magnifica Comunità di Fiemme ha sede in un palazzo storico di Cavalese che ospita la pinacoteca, il museo e l’archivio di manoscritti, statuti e scritture. La storia della Magnifica risale al 1.111. Il Palazzo fu fatto costruire nel medioevo dai Principi Vescovi di Trento come sede dei loro grandi Vicari e residenza estiva. Di origini trecentesche, il palazzo divenne nel 1850, sede della Magnifica Comunità di Fiemme. I com-

foto di Michael Kaiser

plessi lavori di restauro hanno restituito al palazzo l’antico splendore. Un’illuminazione discreta dona al museo e alla sua pinacoteca un’atmosfera intrisa di mistero, proiettando qua e là sorprendenti geometrie luminose che esaltano la bellezza dei dipinti e degli affreschi. Si affacciano alle pareti 150 capolavori della Scuola pittorica di Fiemme. Nelle prigioni i visitatori possono impugnare le torce per illuminare le scritte incise dai carcerati. Queste celle, nel Cinquecento, sono state anche le crudeli gattabuie in cui furono rinchiuse le così dette streghe di Cavalese.

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Incantevole mercatino di Natale 29/11/2019 – 05/01/2020, SEEFELD Il mercatino di Natale nella zona pedonale di Seefeld è l’occasione perfetta per passeggiare e godersi le rustiche casette di legno in stile tirolese. Qui i turisti potranno apprezzare delizie culinarie e artigianato locale e faranno un’esperienza autentica a 360 gradi, il tutto accompagnato dai suoni di cori tradizionali e strumenti a fiato. I bambini vanno matti per il giro in carrozza, la buca delle lettere per babbo natale, i laboratori di cucina per piccini e tanto altro ancora! Per ulteriori informazioni: www.seefeld.com/it/avvento Avvento nelle cappelle Ogni fine settimana dell‘avvento, dalle ore 17:00, LEUTASCH Questo è il posto perfetto per rivivere l’atmosfera natalizia di una volta! La camminata delle cappelle guidata da Monika e Hans Neuner è un evento imperdibile in occasione dell’avvento, con sosta annessa a Leutasch. È prevista una fiaccolata con suggestivi racconti della storia delle cappelle e accompagnamento musicale di cori o strumenti a fiato. Per ulteriori informazioni: www.seefeld.com/it/avvento Avvento musicale sull’altopiano di Seefeld 10 – 12/12/2019, SEEFELD Imperdibili sono i suoni del concerto di Natale con Petra Frey e Semino Rossi e dei canti natalizi di Eva Lind, che echeggiando nell’aria creano un’atmosfera prenatalizia unica. E dopotutto, cosa c’è di meglio che un piacevole intrattenimento e momenti sensazionali per prepararsi all’arrivo del Natale?! Per ulteriori informazioni: e biglietti: www.seefeld.com/it/avvento Winter World Masters Games 2020 10 – 19/01/2020, SEEFELD I “Winter World Masters Games (WWMG)” sono il più grande festival internazionale di sport invernali per ultratrentenni. Saranno più di 3000 gli atleti che verranno in Tirolo nel 2020 e si sfideranno in 12 discipline, basandosi sui valori olimpici di prestazione, amicizia e rispetto. Montagne spettacolari che si slanciano verso il cielo, una calorosa ospitalità, allettanti proposte culturali e infrastrutture sportive all’avanguardia fanno da sfondo a questo evento unico nel suo genere. Per ulteriori informazioni: www.innsbruck2020.com

foto di FedericoModica

Gara di sci di fondo “Kaiser Maximilian Lauf” 11/01/2020, SEEFELD & LEUTASCH L’11 gennaio 2020 si svolgerà la quinta edizione della gara di sci di fondo “Kaiser Maximilian Lauf”, una sfida leggendaria, stimolante, e avvincente. Sede del campionato di fondo “Visma Ski Classics” saranno proprio Leutasch e Seefeld, che non solo offrono un percorso vario, ma sono anche contornati da scenari naturali e paesaggi mozzafiato. Il giorno successivo, i partecipanti possono prendere parte alla gara classica di 30 km dei “Winter World Master Games” ad un prezzo speciale. Clicca qui per ulteriori informazioni e iscrizioni: www. kaisermaximilianlauf.com e la domenica invece lo “stile skating”, ovvero quello libero. Gli anelli (dai 30 ai 60 chilometri) partono da Seefeld e si snodano fino alle due località di Mösern e Unterleutasch per poi tornare al punto di partenza. www.kaisermaximilianlauf.com


SPECIALE VAL DI FIEMME

PARADISI INCONTAMINATI PER LA GIOIA DEI VOSTRI FIGLI OFFERTA TRADIZIONE E GUSTO IN VAL DI FIEMME Una pausa golosa nelle Dolomiti dall’11 maggio al 31 ottobre 2020. Tre notti in Agritur della Val di Fiemme, a partire da 190 euro a persona con trattamento B&B, una cena Tipica Trentina, una merenda golosa accompagnata da “Birra di Fiemme”, visite guidate alla scoperta dei prodotti tipici. L’offerta include Speck & Spa, il buono sconto di € 15 da spendere in prodotti tipici o nei centri benessere e la Fiemme Guest Card che include l’utilizzo degli impianti di risalita in Val di Fiemme a soli 7 € per tutta la durata della Card, mobilità in tutto il Trentino, l’ingresso al Parco naturale di Paneveggio, ai musei e ai castelli del Trentino e ogni giorno una vasta scelta di attività divertenti nella natura. PRENOTA: ApT Val di Fiemme, booking@visitfiemme.it, tel. 0462 341419, www.visitfiemme.it

Aria pulita, paradisi incontaminati lontani dal traffico. Nei piani alti della Val di Fiemme la creatività vola libera e spalanca lo sguardo. Intorno alle quote 1.200 e 2.200 metri incontriamo il parco d’arte ambientale più alto del mondo e tre parchi della fantasia che raccontano la natura attraverso il gioco.

1. IL PARCO D’ARTE RESPIRART DI PAMPEAGO A Pampeago, a quota 2200 m., c’è il parco d’arte RespirArt. Nel giro ad anello di 3 chilometri 27 installazioni d’arte dialogano con le guglie dolomitiche del Latemar. Il parco attrae artisti da tutto il mondo. A completare le loro opere sono il sole, il vento, la pioggia e la neve. Il parco si raggiunge con la seggiovia Agnello. Saranno ospiti della Manifestazione d’arte ambientale RespirArt 2020, quattro artisti internazionali: Patrizia Giambi, Jano Sicura, Gabriele Meneguzzi e Vincenzo Sponga. Le loro installazioni saranno inaugurate dalla giornalista e conduttrice del TG2 Maria Concetta Mattei, durante il RespirArt Day, la festa itinerante di sabato 25 luglio 2020.

foto di Elio Vanzo

2. LA MONTAGNANIMATA DI PREDAZZO A Predazzo gli impianti di risalita accompagnano nella MontagnAnimata del Latemar a quota quote 1.650. Qui le famiglie esplorano la natura anche attraverso le fiabe, i gioco-libri e i giochi interattivi del Difr. Raccontano fiabe e storie di montagna due fantasiosi sentieri tematici: la Foresta dei Draghi e il Sentiero del Pastore Distratto. Divertenti spettacoli itineranti rivelano i segreti di draghi, gargolle, dahù, clown, geologi, api, falegnami, pastori, e malgari. Libera risate adrenaliniche l’Alpine Coaster Gardoné, un bob su monorotaia che sfreccia nel bosco. La fantasia vola ancora più in alto: la seggiovia Feudo accompagna a quota 2.200 m. nel Giardino storto del Dahù e nel sentiero Geotrail Dos Capèl. 3. IL GIRO D’ALI DI BELLAMONTE Il Giro d’Ali, a quota 1.750 m., è un percorso acquatico che si snoda a Bellamonte tra prati, cascatelle, scale di pietra sommerse, ponticelli sospesi, giochi in legno che galleggiano su piccoli specchi d’acqua e curiose zattere che assumono forme di uccelli. Chi gioca con l’anatra nuotatrice, chi si avventura alla ricerca dell’oro con il setaccio, chi rincorre l’Uovo in pista, chi scopre la vita dei volatili sul sentiero Frainus.

foto di FedericoModica

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ph. Alice Russolo

Il Giro d’Ali si raggiunge con la Cabinovia Bellamonte 3.0. Uno degli ovetti ha il fondo trasparente: Nidoplano. 4. CERMISLANDIA DELL’ALPE CERMIS A Cavalese la cabinovia dell’Alpe Cermis conduce nel regno di Cermislandia, un allegro paradiso del divertimento che offre la possibilità di giocare all’aria aperta, conoscere nuovi amici e regnare indisturbati. A quota 1.280 m., i bambini, attraverso curiose attività giornaliere, stabiliscono un rapporto di totale empatia con la natura, mimetizzandosi con il sottobosco, gli animali, i boscaioli e le creature magiche della leggenda. Quindi, si arrampicano sugli alberi come scoiattoli nel nuovo Parco Avventura Cermis.

Servizio a cura di Marco Morelli

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SPECIALE TURISMO

GUARDANDO AL FUTURO CON CONDÉ NAST JOHANSENS Le rinomate guide alberghiere sono famose ed apprezzate per diversi motivi: l’alto standard qualitativo garantito; grande attenzione e risalto dedicati alle foto; un mix accattivante tra alberghi tradizionali e strutture di design contemporaneo; destinazioni inedite; informazioni sempre aggiornate; testi curati completi di preziosi suggerimenti su novità e tendenze.Condé Nast Johansens, in questo momento così delicato in cui la priorità nel mondo è quella di restare a casa, ha pensato di creare una pagina ad hoc (www.johansens.com/inspiration/looking-aheadwith-conde-nast-johansens/) in cui gli hotel sono stati invitati a caricare i propri video, storie, musica tutto ciò che li caratterizza in modo da poterli condividere con quei lettori che, seduti comodamente in poltrona, guardano al futuro e sono desiderosi di tornare presto a viaggiare. Qualsiasi sia il tipo di viaggio che si è abituati a fare o che si vorrebbe fare, per trovare nuova ispirazione su nuovi luoghi da visitare si può andare sul sito di Condé Nast Johansens e verificare quale si adatta meglio alle proprie necessità approfittando delle offerte proposte. Il sito web www.condenastjohansens.com è da sempre una fonte di informazione multicanale e indipendente dedicata ai viaggiatori in tema di alberghi, Spa e destinazioni in tutto il mondo per un target leisure o business. È molto facile da consultare grazie all’aiuto di filtri che selezionano le strutture non solo in base alle località geografiche, ma anche in base alle caratteristiche ricercate. Contiene inoltre il blog, “Inspiration” (www.condenastjohansens.com/inspiration), ricco di spunti per chi è in cerca di idee interessanti ed esclusive per scegliere la prossima destinazione di viaggio. In un periodo estremamente difficile per tutti, Condé Nast Johansens continua, tuttavia, ad impegnarsi per i suoi numerosi lettori e non smetterà di suggerire e presentare nuove e meravigliose destinazioni in cui soggiornare in tutto il mondo per quando saremo presto in grado di viaggiare di nuovo. Condé Nast Johansens Pubblicata da 37 anni dagli editori di Vogue, GQ, Condé Nast Traveller e Glamour, Condé Nast Johansens è la principale guida cartacea e multimediale per viaggiatori indipendenti comprendente oltre 400 hotel indipendenti, Spa, residenze d’epoca, location per eventi di grande bellezza in 60 paesi. Il numero dei lettori si attesta oggi a 6,4 milioni con una distribuzione di 27.500 guide in tutto il mondo.

noverate nelle Guide Internazionali “Luxury Hotels”, “Luxury Spas”. Il livello di attenzione è sempre altissimo fin dalla fase di selezione delle strutture e prosegue nel tempo grazie alle visite ispettive annuali di 25 Local Experts altamente qualificati che hanno portato alla valutazione di un numero di strutture 10 volte superiore. Il sito www.condenastjohansens.com - rapido e user friendly - è stato creato espressamente per cercare hotel, prenotare, acquistare guide e buoni regalo, senza dimenticare le sempre gradite offerte speciali promosse dagli alberghi affiliati divise per aree d’interesse (arte, luna di miele, eventi e molte altre). Il numero di accessi al sito internet registrato ogni anno significativi incrementi: attualmente 735.000 visite e 2,1 milioni di pagine visualizzate l’anno.

Solo ed esclusivamente le migliori strutture sono an-

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SPECIALE TURISMO

ARTE AI GIARDINI DI CASTEL TRAUTTMANSDORFF I Giardini di Castel Trauttmansdorff oltre ad essere uno dei parchi botanici più belli d’Europa, sono anche un luogo stimolante in diversi ambiti: scientifico, artistico, culturale, storico, folcloristico e letterario. Visitando, infatti, i Giardini di Castel Trauttmansdorff si entra in contatto con molte discipline che offrono stimoli e spunti interessanti, imbattendosi ad esempio in statue, installazioni, padiglioni, stazioni interattive. Il tutto in un ambiente paradisiaco. Nell’intera area dei Giardini di Sissi, ad esempio, sono presenti 10 Padiglioni Artistici che propongono temi della natura e della botanica, realizzati da artisti e architetti locali e internazionali, inserendosi perfettamente nel paesaggio naturale e formando un’armoniosa sinergia tra arte e natura. Assomiglia ad una barca approdata nel Laghetto dei Boschi del Mondo, con tanto di albero maestro, vela e cannocchiale il padiglione dedicato alle “Piante ornamentali da tutto il mondo”, a ricordo delle spedizioni botaniche dei cosiddetti cacciatori di piante che nei secoli passati portarono in Europa piante esotiche e sconosciute. I colori dell’autunno sono ricordati dal padiglione “Le piante d’autunno”: all’interno di una cupola color ruggine che si trova nei Paesaggi dell’Alto Adige, la luce esterna filtrata da piccole lastre in plexiglas riflette i colori caldi autunnali. Quelli primaverili invece sono riprodotti da steli argentati che svettano verso il cielo, delicati e flessibili come “Le piante a primavera”, padiglione che si trova nell’area dei Paesaggi dell’Alto Adige, vicino al Ponte delle Avventure. In questa stessa parte dei Giardini, vicino però al Mosaico, “Il paesaggio agrario sostituisce il paesaggio naturale” è il padiglione dedicato ai segni distintivi del paesaggio agricolo altoatesino, con frutteti a spalliera e vigneti a pergola; mentre, “Il bosco di roverelle”, è una struttura lineare realizzata con un reticolo di acciaio da costruzione, in cui i tronchi nodosi delle roverelle sono allineati e sovrapposti con cura, simboleggiando una natura addomesticata che mette ancora più in risalto la crescita spontanea degli alberi circostanti. “I boschi decidui di latifoglie” sono costituiti da lamelle di metallo che danzano al vento, ricordando il gioco di luci e ombre di un tetto di foglie e si trovano

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nei Boschi del Mondo, dopo il Giardino Giapponese. Nella parte più alta di quest’area, chi ha il senso dell’olfatto sviluppato potrà metterlo alla prova nel padiglione “L’organo dei profumi” con nove diversi profumi da annusare e scoprire divertendosi. Sono come grandi barche ribaltate che donano ombra e simboleggiano in modo fantasioso le foglie de “Le piante acquatiche”, il padiglione che si trova sulla sponda di fronte al palco del Laghetto delle Ninfee. Ricorda invece una casa di qualche paese mediterraneo, bianca, bassa, squadrata il padiglione delle “Piante delle regioni a clima mediterraneo”, situato nei Giardini del Sole. Nel Deserto delle succulente sembra atterrata un’astronave: un’enorme struttura sferica di metallo illustra all’interno un Echinocactus grusonii, detto anche “cuscino della suocera”, pianta dal fusto molto spinoso, e rappresenta il padiglione intitolato “Le succulente”. Infine, all’interno del Giardino degli Innamorati, tre padiglioni disposti a forma di giganteschi mazzi di fiori - gialli, rossi e bianchi - che emergono da uno specchio d’acqua, nascondono al loro interno prove cui ogni innamorato si sottopone nella propria Per ulteriori info: www.trauttmansdorff.it.

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SPECIALE TURISMO

L’ETNA E LE DOLOmITI pER vIAGGIARE DOpO LA CRISI a cura di Paolo carli

L’emergenza coronavirus ha sconvolto tutti, costretti a cambiare le proprie abitudini e a restare chiusi dentro casa, ma forse ha particolarmente destabilizzato i viaggiatori abituali, che si sentono ancora più “stretti” a dover rispettare le regole senza potersi spostare. Passata la crisi, ci si augura il prima possibile, bisognerà recuperare il tempo perduto e tornare subito a viaggiare liberamente. In vista di questo, il motore di ricerca di voli e hotel www.jetcost.it ha chiesto ai suoi utenti europei dove vorrebbero andare una volta finita la pandemia e i risultati del sondaggio sono davvero interessanti. In molti hanno dichiarato di voler tornare a visitare le vivaci strade delle principali città europee (18%), tanti altri invece si vedono già a prendere il sole su una spiaggia qualsiasi (35%) e alcuni poi non si preoccupano nemmeno della destinazione, purché abbiano a disposizione un hotel all inclusive dove rilassarsi senza limitazioni per cibo e bevande (10%); infine, c’è un numero considerevole, circa il 27%, che sente il desiderio di andare alla ricerca di spazi all’aperto, immersi nella natura più pura, paesaggi sconfinati che facciano subito dimenticare le strette pareti di casa. Una scelta dettata sicuramente anche dal voler evitare le folle e i gruppi di persone già schivate per settimane a causa del virus. A quest’ultimo gruppo di viaggiatori si è rivolto ancora Jetcost.it, domandando quali sarebbero i luoghi all’aperto più belli che vorrebbero visitare il prima possibile. Molti di quelli scelti sono parchi naturali, alcuni sono Patrimonio dell’Umanità e due tra i preferiti si trovano in Italia! Felice aria nuova: Ambiente quasi lunare sull’Etna (Sicilia, Italia) Secoli e secoli di eruzioni hanno modificato il paesaggio circostante, trasformando la flora e

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la fauna tipiche della Sicilia mediterranea in un ambiente suggestivo, quasi lunare, che ha dato vita al Parco Naturale dell’Etna. Sia il parco che il vulcano possono essere visitati grazie a numerosi percorsi naturalistici, aperti a tutti. Un paesaggio vasto e variegato che spazia dalla fascia costiera che si affaccia sulle acque dello Ionio, ai vasti campi coltivati con agrumi e vigneti, dai fitti boschi di castagni e querce alla natura più brulla e quasi deserta avvicinandosi alla cima dell’Etna da cui si gode un panorama incredibile su tutta la Sicilia, fino all’isola di Malta. Di notte, quando il vulcano erutta, la vista dell’Etna è uno spettacolo: l’imponente fiume di lava che scorre lento lungo le pareti della montagna e i lapilli che schizzano in aria e illuminano il cielo sono un qualcosa di unico e da non perdere. DOLOMITI (ITALIA), LE MONTAGNE ROSA Le Corbusier, uno degli architetti più famosi del XX secolo, le ha definite “l’opera architettonica più bella del mondo”. Le Dolomiti, spesso chiamate anche i “Monti pallidi” offrono dei panorami mozzafiato tra pareti rocciose, ghiacciai, parchi naturali, torri che svettano imponenti ed ampie vallate. Queste montagne scolpite dagli agenti atmosferici e Patrimonio dell’Umanità prendono il nome dal naturalista francese Dieudonné Dolomieu che per primo studiò le proprietà della dolomia, una roccia calcarea ricca del minerale dolomite, qui presente; è questo che gli conferisce il colore particolare e unico al mondo. All’alba e soprattutto al tramonto le montagne cambiano

volto e assumono dei toni spettacolari che vanno dal rosa al rosso fuoco. Un fenomeno particolarissimo che si spiega analizzando la storia di questi monti: 250 milioni di anni fa erano solo un accumulo di conchiglie, coralli e alghe sommerse nel mare. TIMANFAyA (LANZAROTE, SPAGNA), IL PAESAGGIO DI MARTE SULLA TERRA Se non fosse per il blu intenso del cielo che ci riporta con i piedi per terra, a prima vista Timanfaya, con la sua gamma di sfumature che vanno dalla cenere rossa, al marrone e persino a quella nera, potrebbe dare l’idea di un paesaggio marziano. Qui si percepisce un senso di assoluta solitudine. I vulcani e i campi di lava di questo parco nazionale di 5.000 ettari situato sulla costa occidentale dell’isola di Lanzarote sono uno degli spettacoli più pittoreschi delle Isole Canarie. Un luogo incontaminato, dove né la vegetazione né il clima hanno avuto il tempo di alterare la bellezza pura e immacolata di questa terra rossa e nera che fa parte di una Riserva della Biosfera dell’Unesco. AZZORRE (PORTOGALLO), NOVE ISOLE, 60 SENTIERI TRANQUILLI Che siate amanti delle passeggiate tranquille o sempre in cerca di adrenalina, le Azzorre offrono oltre 60 sentieri attrezzati per passeggiare in tutta sicurezza, andando alla scoperta di paesaggi unici grazie a sentieri totalmente immersi nella natura. Suddivisi in tre livelli di difficoltà - facile, medio e difficile - gli itinerari sono adatti per tutte le età e i diversi livelli di preparazione fisica. Molti dei sentieri tracciati ricalcano quelli che gli

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abitanti di queste isole hanno utilizzato per secoli per i loro spostamenti quotidiani, per il trasporto di merci o per il transito del bestiame. Oggi i turisti approfittano di questo bagaglio ancestrale di esperienze per perdersi in scorciatoie e accorciare le distanze andando a scoprire gli angoli nascosti e i tesori paesaggistici dell’arcipelago. Questi sentieri, infatti, collegano quasi tutti gli angoli di ciascuna delle isole, sia a livello del mare che in quota. SVIZZERA SASSONE, PER ESCURSIONISTI E SCALATORI (GERMANIA E REPUBBLICA CECA) Ha un nome svizzero, ma si trova al confine ceco-tedesco. Sulle rive dell’Elba, tra imponenti altipiani e formazioni rocciose variegate, il Parco Nazionale Svizzero Sassone offre una vista spettacolare e si dice che regali ai suoi visitatori una delle più belle albe d’Europa. Le sue rocce scoscese sono una sfida non da tutti; in effetti, questo è un paradiso per gli scalatori di tutti i livelli con 1.106 cime di arenaria esposte alle intemperie. Ma ci sono tante alternative per i meno temerari ed esperti, la maggior parte dei visitatori fa escursioni a piedi e molti sentieri nella regione del parco nazionale sono percorribili anche dalle persone con mobilità ridotta. GHIACCIO SUL FUOCO A VATNAJöKULL, ISLANDA Una rara combinazione di fiumi, ghiacci e attività vulcanica e geotermica ha dato vita al Parco Nazionale di Vatnajökull che occupa il 14% dell’intero paese: 14.100 chilometri quadrati di paesaggi di una sorprendente ricchezza, uno dei principali tesori naturali dell’Islanda. È il più grande ghiacciaio d’Europa. L’accesso alla pianura e al nord del parco è facile. Le cose si complicano quando si accede al ghiacciaio e alle zone di alta montagna. Il Vatnajökull è molto di più di un impressionante mondo di ghiaccio come si potrebbe immaginare. In questa varietà di paesaggi e di pittoresche formazioni, due si stagliano su tutte le altre: le lagune e le grotte glaciali. Tra le prime la più famosa è la laguna glaciale di Jökulsárlón, dove si possono vedere gli iceberg galleggianti che si staccano dalla lingua di ghiacciaio. Le

tra gli italiani (il parco è al confine con l’Italia) come monte Tricorno. Dalla vetta il panorama è lussureggiante, si vedono estese vallate alpine, ruscelli, laghi che riflettono il cielo blu. Oltre alle bellezze paesaggistiche qui si respira il legame dell’uomo con la natura, che si manifesta anche nel patrimonio culturale del parco.

grotte glaciali, invece, si formano all’interno del ghiacciaio Vatnajökull. La più affascinante è la grotta cristallina: raggi di luce verde riescono a penetrare attraverso il ghiaccio e creano un incredibile spettacolo naturale. LAGHI MULTICOLORE DI PLITVICE (CROAZIA) La leggenda vuole che i Laghi di Plitvice si siano formati dopo una tremenda siccità, grazie alla misericordia della Regina Nera. Quando gli abitanti, gli animali e le piante cominciarono ad essere stremati, la Regina, vedendo il popolo soffrire mostrò la sua misericordia e inviò una tempesta che si abbattè per giorni e notti fino a quando il livello dell’acqua si alzò a sufficienza per formare dei laghi. Oggi Plitvice è prima di tutto una lussureggiante foresta di faggi, abeti e pini attraversata da laghi, sorgenti e cascate dalle sfumature che vanno dal verde all’azzurro. Il parco è costituito da 16 laghi situati a diverse altezze e collegati tra loro da cascate e cascate che cambiano colore a seconda della composizione dell’acqua e del riflesso della luce in ogni momento della giornata. NATURA SELVAGGIA E INCONTAMINATA NEL TRIGLAV (SLOVENIA) Con la sua omonima montagna, il Triglav è un parco naturale non ancora così toccato dal turismo, che conserva una natura selvaggia e incontaminata. È l’unico parco nazionale della Slovenia. Ancora semi-sconosciuto, questo territorio ha molti percorsi di trekking e di arrampicata. Tra le enormi montagne si possono trovare piccoli villaggi e piccoli alberghetti per ospitare gli escursionisti. L’attrazione principale è il Monte Triglav, alto 2.864 metri e conosciuto tra gli slovacchi come “la montagna a tre teste”, mentre

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A DUE PASSI DA MADRID, UN PARADISO PER LA BIODIVERSITà Il Parco Nazionale della Sierra de Guadarrama, che occupa parte della provincia di Segovia, a circa 50 chilometri da Madrid, è un rifugio privilegiato per la biodiversità. Le condizioni della Sierra, più fresca e umida e meno alterata dall’intervento dell’uomo hanno fatto di queste montagne un rifugio privilegiato per la biodiversità. In questa zona sono presenti circhi e lagune glaciali, così come zone rocciose granitiche, mentre i paesaggi annoverano ecosistemi di alta montagna ed estese pinete di pino albar. La cima di Peñalara è la più alta della catena montuosa che costituisce questa zona. Si distinguono anche il Porto di Navafría, la catena montuosa della Morcuera e Siete Picos. Tutte queste zone montane sono molto amate e frequentate da escursionisti e alpinisti. ARRáBIDA (PORTOGALLO) TRA IL MARE E LE SCOGLIERE Situato in riva al mare, tra Setúbal e la città marinara di Sesimbra, il Parco Naturale di Arrábida ha una bellezza incomparabile, dove l’azzurro del mare si combina con le tonalità chiare delle scogliere calcaree e con il verde della fitta vegetazione che ricopre la Sierra. La ricca vegetazione è una delle maggiori attrazioni del Parco. Qui c’è uno dei rari esempi di macchia mediterranea in Portogallo e la sua conservazione è stata una delle ragioni per cui l’Arrábida è stata considerata una vera e propria “reliquia scientifica” internazionale. Oltre alla Serra da Arrábida, il Parco comprende altre alture come la Serra do Risco, dove si trova il punto più alto della costa continentale portoghese. Si tratta di una magnifica scogliera di 380 metri di altezza che cade a picco sul mare e dalla quale si può apprezzare un’indimenticabile vista panoramica sull’Atlantico. L’incontro della montagna con il mare ha dato vita a una catena di spiagge di sabbia fine e acque trasparenti tra le più belle dell’Atlantico.

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SPECIALE TURISMO

ROMANTICHE ESPLORAZIONI IN BARCA SULLA RIVIERA DEL BRENTA In barca sulla Riviera del Brenta come nobili veneziani del XVII secolo, oppure su una gondola regale per navigare nella laguna veneziana tra palazzi antichi come nobili veneziani del XVII secolo, oppure su una gondola regale per navigare nella laguna veneziana tra palazzi antichi e opere d’arte. Sono romantiche ed esclusive le attività organizzate dal Romantik Hotel Villa Margherita di Mira Porte (VE), a 15 km da Venezia, per esplorare il territorio quando l’estate dipinge di verde e di colori questo angolo veneto dall’elegante storia, arte e cultura. La struttura, immersa in un parco secolare, è una villa palladiana sulla splendida Riviera del Brenta, arredata di stoffe e materiali pregiati, nelle cui 19 camere hanno soggiornato personaggi illustri come Byron, Napoleone, Galileo e l’attraente Casanova. Da qui si può partire per una visita guidata privata tra le Ville della Riviera del Brenta, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, come Villa Malcontenta, Villa Foscarini Rossi e Villa Pisani; si può partecipare ad un itinerario privato a bordo di una storica imbarcazione tra le Ville e la laguna veneziana; e scegliere per un tour personalizzato con personal shopper. Per ammirare Venezia da punti di vista molto particolari, il Romantik Hotel Villa Margherita invita inoltre a salire su un lussuoso motoscafo sul Canal Grande e tra i canali della romantica Venezia, come in un film, oppure su una Royal gondola per rivivere i fasti delle nobili famiglie patrizie. E per un viaggio ancora più esclusivo, c’è l’opportunità di creare con essenze naturali di piante e le spezie che rispecchiano la storia e l’ambiente veneziano una fragranza personalizzata con la designer olfattiva Antonella Bondi. E i piatti d’autore del Ristorante Margherita a base di pesce fresco, riso, polenta e ricette della tradizione locale, accompagnate dai migliori vivi veneti. Il cuore batte a Venezia Per gli innamorati, il “pacchetto del cuore”, comprende 2 notti in camera Superior con colazione nella Sala dei Putti o in camera, cestino di frutta fresca e fiori, mappa di Venezia, aperitivo di benvenuto e una cena romantica a lume di candela nel Ristorante Margherita. Il prezzo è di 210 euro a camera a notte. Vivere un sogno Con la proposta “Vivere un Sogno” sono inclusi un soggiorno minimo di 3 notti in hotel con cestino di frutta e set di cortesia Etro la mappa di Venezia, l’ingresso gratuito al Casinò. Il prezzo è a partire da 198 euro per 3 notti.

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LATEMARIUM PER TUTTI

Nobiltà in famiglia Per le famiglie, il Romantik Hotel Villa Margherita propone un soggiorno di 2 notti in camera Family, cestino di frutta in camera, mappa di Venezia, servizio di couverture, colazione e biglietto sconto per il parcheggio di Fusina a Venezia. Il prezzo è di 166 euro a camera a notte. I bambini al di sotto dei 12 anni soggiornano gratis. A causa della difficile situazione che gli italiani stanno vivendo col Coronovirus, la famiglia Dal Corso ha deciso di dedicare agli italiani lo sconto del 10% su tutte le tariffe pubblicate sul sito Internet, su prenotazione diretta (email o telefono). Romantik Hotels & Restaurants Profondamente radicata nella rispettiva regione e plasmata dalla tradizione e dalla consapevolezza della qualità - questo è il senso dell’accoglienza per gli oltre 200 Romantik Hotels & Restaurants e 300 partner in 8 Paesi europei. Gli albergatori Romantik danno il benvenuto ai viaggiatori in Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Olanda, Scozia, Italia e Francia. La cooperazione nelle vendite e nel marketing presenta da 40 anni l’individualità delle diverse strutture: da quelle immerse nella campagna, ai templi del benessere, fino agli hotel di lusso. Ottima cucina, tipicità e storia accomunano gli hotel a conduzione familiare per una collezione esclusiva di alto livello riunita sotto il marchio Romantik. www.romantikhotels.com

Nell’imbarazzo della scelta che può cogliere chi, messo piede in Val D’Ega (BZ), si trova di fronte a 530 km di sentieri, il Latemarium rappresenta senza dubbio il blocco di partenza. Inaugurato nell’estate del 2014, il reticolo di percorsi tematici che avvolge una delle vette più affascinanti del cuore delle Dolomiti suona come un riassunto di tutto ciò che bisogna sapere sull’ambiente alpino della catena montuosa del Latemar, scandagliata sotto otto punti di vista. LATEMAR.360°, grande chiocciola in legno attaccata alla montagna a 2.100 m s.l.m., con una vista mozzafiato sul mondo alpino circostante. Tutt’altro che immobile, il Latemarium è una creatura viva, che col tempo si è arricchita di ulteriori attrazioni, come il rifugio Oberholz - una perla architettonica e gastronomica fatta di grandi vetrate a 2.096 metri – o la versione completamente restaurata del Latemarhütte / Torre di Pisa, situato a 2.671 metri e raggiungibile attraverso uno dei più bei sentieri delle Dolomiti. Lungo il percorso LATEMAR.NATURA, ideale per le famiglie grazie a dislivelli minimi e stazioni interattive e didattiche, si scoprono tutti i dettagli riguardanti i biotopi del Latemar, come il bosco alpino, il pascolo o l’alta montagna. Il LATEMAR.PANORAMA, direttamente sotto le rocce, offre oasi di relax con scorci straordinari ed è impreziosito da informazioni e dettagli sulle peculiarità geologiche di montagna, flora e fauna, sulle leggendarie gure del Latemar e sulla guerra di confine. A proposito di profondi respiri e atmosfere distese, il LATEMAR.RELAX scende a Obereggen dalla malga Laner Alm attraverso boschi ombreggiati, rigogliosi prati fioriti e verdi prati alpini sui quali gli animali pascolano, offrendo ai bambini uno spettacolo unico, mentre i genitori si godono i lettini wellness. Ideale per famiglie con figli piccoli, perché percorribile anche con il passeggino, il sentiero LATEMAR.ALP è una piacevole passeggiata lungo gli alpeggi preferiti di mucche, cavalli e pecore al pascolo, con nuove stazioni interattive dedicate alle Dolomiti. Spesso si pensa che chi predilige una vacanza a tema culturale deve recarsi nelle metropoli, ricche di musei e mostre eccezionali. Con un grado di difficoltà medio, il LATEMAR.ART sfata questo luogo comune offrendo agli amanti dell’arte la possibilità di addentrarsi un un’esposizione davvero straordinaria nel museo a cielo aperto delle Dolomiti, con un itinerario costellato dei lavori di Dick Gordon, Sandro Scalet, Hidetoshi Nagasawa, Giampaolo Osele, Thorsten Schütt, Mauro Olivotto e Marco Nones. I più sportivi apprezzeranno invece il LATEMAR.UNESCO, escursione in montagna di difficoltà intermedia che si snoda tra camini e torri, salendo fino al Rifugio Torre di Pisa (2671 m), l’unico in questo mondo alpino ricco di crepacci. Infine, per sciogliere le gambe, il LATEMAR.METEO è un facile percorso di 1 km, senza dislivello che dal Monte Agnello si snoda in direzione della località Tresca e del sentiero geologico del Dos Capèl. Il percorso è pensato per proporre un modo diverso di scoprire - sperimentando, ascoltando e valutando - gli agenti atmosferici e i suoi effetti sul meteo. Info: www.valdega.com

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SPECIALE TERME LUIGIANE

TERME LUIGIANE, MIRACOLO SULFUREO Dopo il Covid-19, l’effetto benefico delle acque per le patologie delle prime vie aeree Nel cuore della Riviera dei Cedri, in Calabria, per tornare a “respirare”. Super pacchetto per apertura del 17 maggio Che l’acqua sulfurea sia protagonista assoluta sulla riviera dei Cedri, in Calabria, lo si intuisce appena si arriva nell’ampia vallata del fiume Bagni: l’odore di zolfo riempie le narici come una promessa di benessere. Siamo alle Terme Luigiane, tra il territorio di Acquappesa e Guardia Piemontese, circondate da boschi di faggi e castagni ma vicino al mare (a poco più di un chilometro). Il luogo ideale per rigenerarsi e tornare a “respirare”. L’effetto benefico delle acque minerali sulfuree salsobromojodiche, oggi come nell’antichità (le cita già Plinio il Vecchio e c’è una lettera del 1446, firmata di San Francesco da Paola che ne testimonia l’uso terapeutico) è quasi un momento sacro, terapeutico, una sorta di purificazione del corpo e dell’anima. Ancora di più, in questo periodo con la voglia di ricominciare a vivere, fare le cose di sempre, prendersi più cura di sé, purificarsi, curarsi e fare prevenzione per l’apparato respiratorio (naso, gola, polmoni). Le acque, le più ricche di zolfo in Europa, infatti, esplicano numerosi azioni sulle vie aeree superiori: inalazioni, docce nasali, aerosol (quello ionico è ottimo per le forme allergiche), nebulizzazione, humage. Lo zolfo esercita azione mucolitica, con conseguente fluidificazioni delle secrezioni bronchiali e un’espettorazione facilitata. Inoltre, grazie alla vasodilatazione provocata dal minerale, le mucose respiratorie ricevono impulsi eutrofici e rivitalizzanti. Ideali specie dopo questo periodo in cui si è trascorso molto tempo in ambienti chiusi o si è avuto più difficoltà. Importante è anche l’azione di stimolo nella produzione delle IgA secretorie (immonoglobuline A) che determina una maggiore resistenza contro agenti infettivi. Tra le varie terapie a disposizione c’è la ventilazione polmonare, indicata nelle broncopatie cro-

IL PARCO TERMALE ACQUAVIVA

niche. Consiste in insufflazioni di acqua sulfurea, micro nebulizzata mediante un respiratore meccanico che ne favorisce l’afflusso durante la fase di inspirazione e riduce a meno di quattro secondi la fase di espirazione. Con questa tecnica l’acqua sulfurea giunge fin nelle più piccole vie bronchiali, difficilmente raggiungibili. Per contrastare e curare riniti, sinusiti, adenotonsilliti e faringiti c’è la possibilità di effettuare aerosol: il gas solfureo viene inalato utilizzando una mascherina (aerosol orale) o una forcella (aerosol nasale), così le particelle sono in grado di raggiungere anche le basse vie respiratorie. Particolare anche l’humage. La cura si pratica in una sala satura di gas solfureo liberato dall’acqua termale per caduta o gorgogliamento. Le particelle sono in grado di raggiungere distretti anche reconditi delle vie respiratorie. Infine, le inalazioni con vapori di acqua solfurea. I trattamenti termali fanno bene ai grandi e bambini, lo riconosce anche il Ministero della Salute, tanto che alcune cure sono a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Per ogni assistito può essere erogato un ciclo all’anno, da effettuarsi in un unico periodo (12 giorni). Basta farne richiesta e farsi rilasciare dal proprio medico curante l’impegnativa. Dopo le cure vale la pena vivere il territorio. Negli immediati dintorni si può visitare Guardia Piemontese, borgo che ospita una delle minoranze etniche presenti in Calabria, conserva ancora oggi i resti delle origini valdesi e l’uso della lingua occitana, tutt’ora parlata e insegnata ai bambini.

Alle Terme Luigiane viene data un’interpretazione moderna e olistica allo “star bene” e l’acqua termale è protagonista di trattamenti benessere & beauty. Rigenerare corpo e mente, tornare in forma, combattere la cellulite, recuperare energie, prendersi il tempo per se stessi e per stare bene. Tutto questo è possibile nell’adiacente Parco Termale Acquaviva, un luogo ameno circondato da alberi e piante, dove respirare aromi di essenze balsamiche e folate di zolfo salutare. Non mancano sdraio, lettini e ombrelloni. Ci si rilassa in tre piscine ad acqua termale fluente e non trattata, dove si può praticare l’idromassaggio terapeutico con getti d’acqua a pressione o dedicarsi al nuoto controcorrente. Particolari i distributori di fango per un’applicazione “fai da te” (4 euro il costo), una vera e propria maschera total-body dalle insuperabili qualità terapeutiche e cosmetologiche: ci si cosparge di fango, si lascia asciugare al sole e poi si rimuove con una doccia di acqua dolce. La pelle viene purificata e si disintossica dalle tossine, così appare subito più levigata e morbida e vellutata al tatto. Disponibili pure le turbo docce che garantiscono effetti tonificanti e migliorano la circolazione. Infine, l’humage nature consente di sfruttare l’azione del gas sulfureo liberato dall’acqua termale: un modo per avere un’azione curativa e preventiva sulle vie respiratorie.

PACCHETTO SPECIALE Per l’apertura delle Terme Luigiane è previsto un pacchetto speciale per soggiorni dal 17 maggio fino al 3 giugno, 48 euro a persona, in pensione completa e soggiorno presso il Grand Hotel delle Terme) Info: Terme Luigiane: www.termeluigiane.it

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SPECIALE ALTO ADIGE

RENON, VACANZE A BASSO IMPATTO L’importanza delle api raccontata da chi ne ha fatta una ragione di vita, la riscoperta di varietà di grano locali, i primi rudimenti di erboristeria e lunghe passeggiate nei boschi: sull’altipiano del Renon si sono inventati una vacanza per chi vuole essere “naturalmente” green (e l’automobile può restare a casa grazie alla RittenCard) Secondo uno studio del 2018 della rivista scientifica Nature Climate Change, l’industria del turismo sarebbe responsabile dell’8% di emissioni di gas serra a livello globale. Per vacanze meno impattanti, le strade che si possono seguire sono diverse, e una di queste porta dritta sull’altipiano del Renon: dalla possibilità di arrivarci senza auto (è raggiungibile in meno di dodici minuti da Bolzano con la Funivia del Renon, la stazione di partenza si trova a pochi minuti a piedi dalla stazione ferroviaria del capoluogo altoatesino) fino ai pacchetti-vacanza proposti dall’associazione turistica, molti pensati proprio per essere in armonia con la natura e il territorio alpino. In particolare, per la primavera 2020, stanno per arrivare le settimane “Rifiorire sull’altipiano del sole”: prenotando il pacchetto, valido fino al 27 giugno, gli ospiti avranno l’opportunità di scoprire il Renon grazie a una serie di attività guidate, sempre seguiti da esperti. Compresa nell’offerta, ad esempio, l’esperienza “Miele, api e aria alveare” presso l’hotel Rinner: in compagnia dell’apicoltore biologico Paul Rinner, i partecipanti potranno provare in prima persona i benefici dell’antica tradizione di inalare la speciale aria degli alveari, ricca di sostanze utili a combattere affezioni respiratorie, allergie e dare sollievo a stress e mal di testa. Non possono naturalmente mancare le attività escursionistiche in mezzo alla natura, lunghe passeggiate tra prati e boschi con il supporto di una guida, con cui approfondire la storia dell’altipiano e le tradizioni della popolazione locale. E poi ancora “Dal grano al pane”, insieme al contadino-panettiere Konrad che condurrà gli ospiti ai coltivi dei masi dove ancora maturano i grani autoctoni di montagna, con le cui farine viene poi impastato, infornato e degustato un pane dall’aroma intenso e unico; e infine “Alla ricerca delle erbe”, per andare alla scoperta delle essenze selvatiche

e delle loro straordinarie proprietà, accompagnati da un’esperta di erbe medicinali che darà anche alcuni rudimenti di erboristeria (al termine della gita saranno preparati tisane e formaggi alle erbe). Il costo? Sette pernottamenti, in un albergo o appartamento a scelta tra quelli che aderiscono all’iniziativa, a partire da 245 € per persona, incluse tutte le attività, con in più i vantaggi della RittenCard (per ulteriori informazioni https://www.ritten. com/it/alloggi-e-offerte/offerte/14-rifiorire-sullaltipiano-del-sole.html).

percorso più impegnativo di 38 km, durata 5 ore, con sosta pranzo, sempre a 35 € a persona (30 € con RittenCard). Partecipando a un tour guidato (o soggiornando in una delle strutture che aderiscono alle proposte e-bike) è anche possibile noleggiare la bici elettrica. Da non dimenticare, infine, che da Soprabolzano si può anche scendere a Bolzano in funivia con bici al seguito (al costo di 7 €, biglietto giornaliero). Altra emozionante esperienza, ideale per combinare vacanza e natura, è il tiro con l’arco tradizionale: esercizio adatto a tutte le età il cui obiettivo principale non è tanto quello di centrare un bersaglio bensì di gestire correttamente un attrezzo senza l’ausilio di mirino e stabilizzatori, stimolando la coordinazione mano-occhio. Viene praticato su percorsi di tiro immersi nella meravigliosa natura del Renon mirando a sagome di animali 3D, ciò che permette di simulare una battuta di caccia. La locale Associazione sportiva Arcieri tradizionali Rainbow offre, su richiesta, corsi per principianti per gruppi di almeno quattro persone. L’altipiano e il suo incantevole paesaggio sono poi ideali per chi ama cavalcare, con tutta una serie di panoramiche randonnée a cavallo: Info al link: www.ritten.com/it/vacanze-altoadige/ estate/equitazione.html.

E-bike, tiro con l’arco, equitazione e il 6 giugno appuntamento con la “Pedonata” L’altipiano del Renon si trova proprio al centro della rete di piste e percorsi ciclabili dell’Alto Adige, qui adatti a tutte le capacità, dai principianti agli esperti. Il tutto accompagnato da panorami dolomitici davvero incomparabili e dall’opportunità di soste in uno degli innumerevoli posti di ristoro. Da non perdere, da maggio a ottobre, la possibilità di prendere parte ai tour guidati sul Renon in e-bike, organizzati due volte alla settimana con la guida Hannes Lang. Due alternative: un percorso di 22 km, durata 3 ore) al costo di 35 € a persona (30 € con RittenCard) con e-bike propria, e un

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LA REDAZIONE MCG 15 anni di Successi sotto gli occhi di tutti.

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SPA & SALUTE

TERME MERANO 15 ANNI DI BENESSERE 2020: le Terme Merano compiono 15 anni! Un traguardo importante che le Terme dedicano a partner, visitatori e fornitori per esprimere la loro gratitudine, ma anche un punto di partenza per continuare a guardare al futuro con lungimiranza, all’insegna dell’innovazione che da sempre ha caratterizzato il complesso termale. Conferma ne è il grande restyling appena concluso, che ha permesso di chiudere un ottimo bilancio anche per l’anno 2019. DAGLI OLTRE 413.000 INGRESSI DEL 2019 AI 15 ANNI DEL 2020 Ben 1.133 persone al giorno per un totale di 413.857 visitatori, 15.536 trattamenti a base di prodotti naturali dell’Alto Adige, 18.676 inalazioni con acqua termale. Sono questi alcuni dei numeri che caratterizzano l’anno appena trascorso e che confermano un bilancio positivo in continua crescita. Grazie soprattutto all’importante restyling realizzato nel 2019: l’ampliamento del complesso termale, le nuove e spaziose aree relax, l’estensione dell’area sauna hanno permesso di incrementare notevolmente gli ingressi, mantenendo l’offerta qualitativa a un livello eccellente. L’anno 2020 segna un traguardo importante per le Terme Merano: 15 anni di attività. Un anniversario che conferma la solidità dell’azienda, un’occasione per festeggiare con un “grazie” partner, clienti, fornitori che sono parte integrante di questa storia. Ma anche un trampolino di lancio verso il futuro, per continuare sempre a innovarsi. Diverse iniziative animeranno il 15° anniversario delle Terme Merano, durante l’anno si susseguiranno infatti promozioni e sconti per ringraziare i numerosi visitatori, fino alla grande festa di compleanno il 3 dicembre 2020. Anche quest’anno le Terme Merano continueranno a rinnovarsi, contribuendo così a fare della località di Merano una destinazione turistica ideale per salute e benessere. ACCESSIBILITà ECCELLENTE A TERME MERANO Le Terme Merano e il Bistro hanno ricevuto la valutazione eccellente con il massimo punteggio di cinque “Smiley” sull’accessibilità. Il giudizio è stato espresso da “Alto Adige per tutti”, il portale ufficiale del turismo senza barriere, e attesta che si tratta di un luogo adatto a famiglie con bambini piccoli, anziani e persone con disabilità. Un riconoscimento di grande significato per la direttrice di Terme Merano Adelheid Stifter: “Essendo una struttura pubblica e un centro di competenza per salute e benessere, facciamo il massimo per

UN 2019 ALL’INSEGNA DI MODA & FASHION

garantire la migliore accessibilità possibile a tutti, in particolare alle persone che hanno delle esigenze speciali”. In merito alla struttura termale, il portale “Alto Adige per tutti” mette in evidenza in particolare i posti riservati a persone con disabilità presenti nel garage sotterraneo, ascensori ampi che permettono di accedere a tutti i piani a tutte le aree, piscine dotate di sollevatore per entrare in acqua, sconto riservato a persone con disabilità e relativo accompagnatore.

Il 2019 alle Terme Merano si è chiuso all’insegna di moda e fashion! La casa di moda altoatesina “Luis Trenker”, infatti, guidata dal suo carismatico fondatore Michi Klemera, ha scelto il complesso termale come location per il catalogo inverno 2020-2021. Tanti i volti noti, tra cui anche la campionessa di pattinaggio artistico su ghiaccio Carolina Kostner, che hanno posato con i capi della nuova collezione, in particolare: nella terrazza panoramica Sun Deck, nella Sala della neve dell’area saune con il caminetto sullo sfondo e nella pista di pattinaggio in piazza Terme. La sessione fotografica ha richiamato l’attenzione di passanti e ospiti delle Terme, tutto si è svolto in un clima disteso e allegro. “Ci fa molto piacere che un marchio di moda altoatesino così prestigioso abbia scelto il contesto delle Terme Merano per presentare nel migliore dei modi la nuova collezione. Abbiamo assistito ad un modo di lavorare estremamente professionale e la collaborazione è stata assolutamente perfetta” commenta Adelheid Stifter, direttrice di Terme Merano. Non è la prima volta che le Terme Merano vengono scelte per servizi fotografici, è avvenuto in passato ad esempio anche per marchi internazionali come “L’Oréal” e “Calzedonia”. Non solo le Terme, anche la bella località di Merano con la sua piazza Terme è notoriamente uno dei posti preferiti da meranesi, turisti e ospiti delle Terme.

VACANZA A MERANO Il pacchetto “Primavera Meranese” di Villa Laurus***, è valido fino al 20 maggio 2020 e comprensivo di: 3 pernottamenti con prima colazione, 1 bottiglia di Prosecco in camera, 1 pacchetto combinato Terme e Giardini con ingresso ai Giardini di Castel Trauttmansdorff, ingresso di 3 ore alle Terme Merano e buono gastronomico. Il tutto a partire da 219 euro a persona. Info: Terme Merano, www.termemerano.it, tel. 0473.252000

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Lungolago Armando Diaz | 25019 Sirmione (Brescia) | Italy www.bertoldiboats.com


SPECIALE TURISMO

VACANZE ECORELAX PER RIDURRE IL NOSTRO IMPATTO SUL PIANETA Viaggiare cercando di ridurre l’impatto sulla salute del pianeta. Si chiama turismo sostenibile e considera la tutela dell’ambiente come una priorità, cercando di eliminare il più possibile le diverse fonti di inquinamento, dall’uso dell’auto al consumo di energia, dalla scelta di cibi biologici e locali all’uso di materiali ecologici. La crisi climatica indica che è sempre più necessario preoccuparsi della salvaguardia della natura, anche quando si va in vacanza. Per questo è bene optare per strutture in cui vivere esperienze di ecorelax. RISPARMIO ENERGETICO E DI CARBURANTE TRA LE DOLOMITI È a basso consumo energetico il nuovo Dolomites Lodge dell’Excelsior Dolomites Life Resort di San Vigilio di Marebbe (BZ), che oltre a dare la sensazione di una vera e propria immersione nel paesaggio del Parco Naturale di Fanes-Senes-Braies, grazie al tipo di architettura con pareti di vetro, è stato costruito come “CasaClima classe A”, utilizzando materiali naturali, tra cui pietra, legno, ferro e vetro. Un impianto di cogenerazione produce parte dell’energia elettrica della struttura, trasformando il gas naturale in calore e contribuendo a risparmiare circa il 20% di energia. La piscina panoramica con vasca in poliuretano consuma il 30% in meno rispetto ad una vasca in acciaio o di cemento. Inoltre, c’è una grande attenzione alla mobilità sostenibile, che coinvolge l’intero paese di San Vigilio di Marebbe: il personale alloggia nel resort, gli ospiti lasciano l’auto in garage e possono spostarsi con i mezzi pubblici, dunque tutti si muovono a piedi. In inverno, dalla ski room si accede direttamente con gli sci ai piedi alle piste del Plan de Corones collegate alla Sellaronda. In estate, dall’Excelsior partono tour in bicicletta e il resort mette a disposizione un bus escursionistico gratuito. Con la Summercard tutti i mezzi e le cabinovie dell’Alto Adige si possono prendere gratis. Tel. 0474 501036, www.myexcelsior.com IL GLAMPING DALLE STRUTTURE REMOVIBILI NELLA PRIMA OASI NATURALE DELLA CAMPANIA Dalla rigenerazione ambientale delle ex cave di sabbia di un’area di 400mila mq del Litorale Domizio (CE) è nato Laghi Nabi, la prima Oasi Natura-

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le della Campania, esempio di turismo green che restituisce nuova vita ad un luogo abbandonato e nello stesso tempo ne valorizza il patrimonio naturale e storico. Si può soggiornare sospesi sulle acque dei laghi nelle strutture removibili del Glamping, tende e lodge eleganti, che preservano il luogo, il suo regno animale e vegetale, attraverso un’immersione totale nell’ambiente. Inoltre a Laghi Nabi, che ospita anche la struttura alberghiera a 4 stelle Plana Resort & SPA, si può pedalare sulla pista ciclabile luminescente più lunga del mondo (1 km e mezzo) costruita secondo criteri di economia circolare, con pietre che catturano naturalmente la luce del sole sprigionandola poi di notte e risparmiando energia. Tel. 0823764044, www.laghinabi.it DISCONNESSI DA INTERNET E CONNESSI CON L’AMBIENTE IN ALTA VAL DI NON Architettura che valorizza la storia del luogo, risparmio energetico, l’invito a spegnere dispositivi elettronici e a disconnettersi da internet, attenzione per le produzioni alimentari del territorio. Il relax è contemplazione ed ecologia all’Hotel Zum Hirschen di Senale-San Felice (BZ), in Alta Val di Non eletto albergo storico dell’anno della provincia di Bolzano nel 2019, per aver saputo trasformare un’antica dimora di pellegrinaggio in un refugium del XXI secolo. Certificato CasaClima, invita a dormire in stanze senza televisione, dove la sera anche il wifi si spegne. Materiali locali come il larice e il porfido, l’abete rosso e la betulla, la lana cotta e il feltro completano la dimensione naturale della struttura, il cui Ristorante CERVO predilige una cucina di stagione, ispirata alla slow-sofia dell’hotel. Le essenze del bosco, come il tarassaco, diventano ingredienti di piatti prelibati, secondo i saperi del parroco erborista Weidiger e i principi salutari descritti già nel Medioevo da Hildegard von Bingen, che concepiva la cucina come uno strumento di benessere e di disintossicazione. A queste si uniscono le produzioni locali e del maso contadino come lo speck, il burro di piretro, crema

di formaggio di capra, pesto al radicchio tardivo e diverse tipologie di pane come quello alla curcuma e con la zucca, quello alla barbabietola rossa o al segalino fatto al maso. Tel +39 0463 886 105, www.zumhirschen.com MATERIALI ECOSOSTENIBILI NELL’ANIMA DELLE DOLOMITI, IN VAL D’EGA Se c’è un luogo in cui sentirsi completamente in simbiosi con l’ambiente quello è il rifugio Oberholz, che con il suo design visionario a forma di capanna con tre grandi vetrate dà la reale sensazione di poter toccare da vicino, almeno con lo sguardo, le Dolomiti. È stato costruito con materiali ecosostenibili, tra cui legno di larice e abete rosso, a 2096 metri di altitudine, a monte della seggiovia Oberholz di Nova Ponente (BZ), in Val d’Ega, e propone piatti della tradizione rivisitati. (Val d’Ega Turismo, Tel. 0471619500, www.valdega.com)

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Siamo fatti della stessa materia delle idee. Quella grigia.

Noi di Madcom crediamo che il pensiero possa fare la differenza, per questo la creatività è alla base di ogni nostro progetto. Ci occupiamo di comunicazione integrata e studiamo per voi una strategia che utilizzi mezzi e linguaggi idonei. Vi portiamo dal “detto” al “fatto” attraverso la forza delle nostre idee. www.madcom.it


SPECIALE LAGHI

IL LAGO è IL LIfESTyLE DELLE vACANzE IN LIBERTà a cura di m.T. San juan

Al mare o in montagna? Un po’ tutte e due, ma al lago, dove rilassarsi fuori dal caos della città, scoprire luoghi naturali meravigliosi oltre le solite rotte, recuperare la percezione del tempo e godere della bellezza di specchi d’acqua immersi nel verde e tra le cime, in cui tuffarsi, nuotare, esplorare e poi prendere il sole, in totale libertà. Ecco le strutture top per vacanze al lago super rigeneranti.

PER NUOTARE TRA SCENARI ALPINI, PRATICARE SPORT ACQUATICI, RILASSARSI GRAZIE ALLA CALMA CHE INFONDE IL CONTATTO CON ACQUA DAI COLORI SPETTACOLARI

LAGHI NABI (CE) È la prima Oasi Naturale della Campania e nasce dalla riqualificazione ambientale di ex cave di sabbia in stato di abbandono su un’area di circa 400mila mq. Laghi Nabi, sul Litorale Domizio (CE), è un luogo unico nel suo genere in cui l’acqua disegna un paesaggio fatto di specchi e di natura, integrando la bioarchitettura con la rigenerazione del territorio. Godersi le vacanze su questi laghi non è solo fare giri in canoa, barca a vela o pedalò, ma anche soggiornare sospesi sulle acque, grazie alle tende e lodge luxury galleggianti del primo Glamping del Sud Italia, con strutture removibili che non incidono sull’ambiente. C’è inoltre il Plana Resort & SPA, con camere e centro benessere. Tante le attività che qui vengono organizzate, dai corsi di yoga sul prato ai pic nic nel verde, alle cene romantiche servite in tenda, per godere del relax cullati dalla pace che infonde il contatto con l’acqua. Prezzi a partire da 220 euro a notte per il soggiorno nel Glamping per 2 persone e da 80 euro a camera in hotel. Tel. 0823764044, www.laghinabi.it

cosmetica BergSea ideata dall’Hotel Weihrerhof di Soprabolzano (BZ), intima casa sulle rive del Lago di Costalovara. Nella stagione calda le acque del lago variano dai 23° ai 26°, invitando a nuotate con lo sguardo sull’Altopiano del Renon. La struttura è concepita come un luogo per ritrovare se stessi in armonia con l’ambiente. Qui si può andare in barca a remi, fare un giro in pedalò o in kayak, salire su una tavola di stand up paddle. Al centro del lago c’è una piccola isola privata con pontile in legno, dove fare colazione sotto un tetto di foglie. Si può nuotare anche nella piscina interna riscaldata vista lago o rilassarsi nell’esclusiva sauna ricavata nella rimessa per le barche e nel rigoglioso giardino sul lago. Non manca la SPA e il ristorante che prepara piatti regionali e di stagione, con erbe aromatiche dell’orto di casa.

LAGO DI COSTALOVARA (BZ) È balneabile e le sue acque sono purissime, tanto da far parte degli ingredienti della linea

Prezzi a partire da 99 euro a persona al giorno. Tel. 0471 345102, www.weihrerhof.com LAGO DI GARDA (BS) È il principale lago italiano, con la sua superficie di circa 370 km² dominata da verdi colline digradanti che d’estate, al tramonto, si colorano di spettacolari sfumature di luce. Ma per ammirarlo da una vista privilegiata, bisogna raggiungere il Romantik Boutique Hotel Villa Sostaga di Gargnano (BS), albergo di charme che coniuga il fascino della dimora storica al calore e all’eleganza di una villa privata. Per raggiungerlo, si percorre un sentiero in mezzo al bosco, in declivio sull’acqua, fino a scorgere un sorprendente panorama. La veduta sul lago è sempre in primo piano: accompagna una rilassante pausa sui letti a baldacchino a bordo della piscina riscaldata, oppure nel parco con un buon bicchiere di vino in mano, o ancora nella vasca idromassaggio panoramica e nella piccola Spa con bagno di vapore e area riposo. Il Lago di Garda è protagonista anche a tavola, fin dalla colazione sulla terrazza oppure nel gazebo del parco, e al ristorante, a pranzo e a cena, mentre si assaporano le specialità di una tradizione gastronomica decennale. Prezzi a partire da 220 euro a notte. Tel. 0365 1945296, www.romantikhotels.com LAGO DI GARDA (TN) Sul versante trentino del Lago di Garda, un lussuoso 5 stelle circondato da un elegante parco affacciato sul bellissimo specchio d’acqua diventa la preziosa esperienza degli ospiti del Lido

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Palace di Riva del Garda (TN), dove la ricerca del wellness più esclusivo si fonde con l’enogastronomia di qualità. La CXI SPA è il gioiello di benessere in cui provare rituali wellness particolari e all’avanguardia, per riscoprire, soprattutto in virtù del panorama lacustre d’impareggiabile splendore, quell’armonia tra corpo e ambiente troppo spesso sacrificata ai doveri quotidiani. Una sintonia che si ritrova anche grazie alle suggestive escursioni guidate sulle montagne del Garda Trentino, a picco sul lago. Con l’offerta speciale Stay 3 pay 2, la terza notte su un soggiorno di almeno due notti nella camera preferita è gratuita. Il prezzo a partire da 410 euro a camera include l’ingresso alla favolosa CXI Spa e la colazione giornaliera a buffet. Tel. 0464 021899, www.lido-palace.it LAGO D’ISEO (BS) Un albergo di particolare eleganza sulla collina circondata da verdi boschi che abbraccia con un solo sguardo il Lago d’Iseo, spaziando fino al Monte Isola e poi alle cime della Valle Camonica. Il Romantik Hotel Relais Mirabella Iseo di Clusane sul Lago (BS) è immerso tra gli ulivi da cui si estrae l’olio extravergine d’Oliva Laghi Lombardi e i vigneti del pregiato Franciacorta ed è la meta ideale per scoprire le bellezze del lago, i suoi variegati paesaggi naturali, i parchi, le riserve e le grotte, percorrendo i tracciati ciclabili o i sentieri che si snodano dalla montagna alle sue rive, le vie ferrate e le arrampicate, il golf sui campi attrezzati, ma anche gli sport sull’acqua. Il ristorante, approdo gourmet dei buongustai più esigenti in cui provare piatti a base di pesce del lago, ha la vista sul Lago d’Iseo e la terrazza si sporge come un giardino pensile sullo specchio d’acqua. L’estate è anche occasione per rilassarsi nella piscina esterna e godersi la vista al tramonto, circondati da un parco di circa 70 ettari. Prezzi a partire da 130 euro a notte. Tel. 030 9898051, www.romantikhotels.com LAGO DI DOBBIACO (BZ) La vista sul Lago di Dobbiaco (BZ) e sul cielo

RECUPERARE LA PERCEZIONE DEL TEMPO E GODERE DELLA BELLEZZA DI SPECCHI D’ACQUA IMMERSI NEL VERDE E TRA LE CIME stellato è unica dagli esclusivi glass cube degli Skyview Chalets, a pochi chilometri dalle Tre Cime di Lavaredo. Ogni glass cube nell’abbraccio del bosco – pensato per favorire il relax anche grazie alla presenza dei trucioli di cirmolo - ha la propria Spa privata con sauna a infrarossi e una zona con pareti e tetto totalmente trasparente, per immergersi nel paesaggio. Nella versione deluxe, lo chalet vanta anche una jacuzzi nel terrazzo panoramico. Al di sotto della reception c’è un’enoteca per degustare pregiati vini. Ma la colazione, biologica e a base di prodotti locali, viene servita direttamente davanti la porta dello Chalet. La vista sul Lago di Dobbiaco è fantastica anche dal ristorante “Il Fienile”, in cui assaporare piatti tipici altoatesini reinventati con prodotti a Km 0. Prezzi a partire da 249 euro per Chalet al giorno. Tel. 0474 973138, www.skyview-chalets.com LAGHI ALPINI tra Alta Val di Non e Val D’Ultimo (BZ) Seguendo le impronte dell’acqua tra Trentino e Alto Adige, a partire dallo Zum Hirschen di Senale-San Felice (BZ), refugium di piacere per amanti della montagna, si scopre il Lago di

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Tret, conosciuto da escursionisti e famiglie che approfittano del sole e del clima mite per rilassarsi, pescare e fare il bagno. Una passeggiata semplice tra i boschi di larici e prati dell’Alta Val di Non. Ma vicino all’hotel che sposa la slow-sophia come stile di vita, c’è anche il laghetto del Monte Luco (2182 metri) sulle cui rive erbose si può sostare per un pic nic o un riposino, prima d’incamminarsi verso la vetta segnata dalla croce di legno; celebre è anche il bacino Zoggler, in Val d’Ultimo, il più grande lago artificiale dell’area, lungo circa 2 chilometri e dall’imponente diga, alta 66,5 metri. Perfetto per un’escursione con tutta la famiglia è, inoltre, il Lago Smeraldo di Fondo (TN): la passeggiata che dal centro del paese porta al canyon e al lago (balneabile in estate e molto suggestivo) è una piccola meraviglia della Val di Non. Prezzi a partire da 90 euro a persona al giorno. Tel. 0463886105, www.zumhirschen.com/it LAGO DI CAREZZA in Val d’Ega (BZ) Una delle più affascinanti leggende della Val d’Ega narra la storia del Lago di Carezza, luogo imperdibile da visitare a partire dal Romantik Hotel Post Cavallino Bianco di Nova Levante (BZ), relais romantico ed elegante immerso in un parco naturale di 45mila mq nel cuore delle vette dolomitiche. Tra le acque smeraldo del Lago di Carezza viveva una sirena. Uno stregone si innamorò del suo canto e per conquistarla, aiutato dai consigli di una strega, creò un arcobaleno colorato, con gemme pregiate incastonate, che dal monte Catinaccio arrivava fino al Letemar. La sirena rimase stupita da questa meraviglia, ma alla vista del mago si spaventò e tornò in acqua. Lo stregone deluso dalla fuga strappò l’arcobaleno dal cielo e tutte le sue pietre preziose caddero nel lago. Sarà per questo che oggi il Lago di Carezza incanta coloro che lo raggiungono a piedi o in mountain bike, attraversando i boschi di abete che in queste acque limpide si specchiano insieme alle vette. Questa è una delle tante escursioni che si possono fare partendo dal Romantik Hotel Post Cavallino Bianco, fra 116 km di sentieri. Il lago diventa inoltre straordinario palcoscenico di concerti live ed eventi speciali. Prezzi a partire d 95 euro a persona al giorno. Tel. 0471 613113, www.romantikhotels.com

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SPECIALE TURISMO

CON I TOUR VIRTUALI L’ALTO ADIGE È A PORTATA DI CLICK Un noto proverbio recita “Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna”. Di questi tempi, chiusi tra le mura domestiche, andrebbe modificato il detto a favore della variante che vede le frasi invertite. Oggi è, infatti, l’Alto Adige, metaforicamente la “montagna” ad arrivare nelle case dei curiosi e degli appassionati per far scoprire virtualmente nuovi posti, o rivisitare i posti del cuore. Con tour virtuali nei musei tra storia, arte ed archeologia, laboratori creativi e un viaggio nella profondità del canyon, la gola del Bletterbach: il territorio altoatesino ha molto da offrire a grandi e bambini, il tutto comodamente a portata di click! I tour virtuali nei musei Uno dei luoghi più noti del territorio è il Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano che ospita la celebre mummia Ötzi, risalente ad oltre 5.000 anni fa. Scoperta casualmente da due alpinisti nel 1991 sul ghiacciaio della Val Senales, con tutti i suoi indumenti e l’equipaggiamento, la mummia è esposta all’Archeologico dal 1996. Il museo è visitabile a distanza grazie a due app con audioguida, una per grandi, l’altra per i più piccoli (scaricabili su dispositivi Android e iOS). L’audioguida multimediale per adulti accompagna gli utenti attraverso la mostra permanente “Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio” che contiene 23 punti tematici con informazioni e retroscena sulla mostra, immagini ed una mappa interattiva del museo per un totale di 45 minuti di guida. I bambini, d’età compresa fra i 6 e i 10 anni, possono invece scaricare gratuitamente l’audioguida “MISSION ÖTZI”, disponibile nelle tre lingue italiano, inglese e tedesco. Per passare dall’archeologia alla storia più recente basta un colpo di mouse e si aprono le porte del Touriseum, il Museo provinciale del Turismo, che si trova nelle sale di Castel Trauttmansdorff, a Merano. Il museo offre un viaggio virtuale alla scoperta di 200 anni di tradizione turistica del Tirolo. Chi lo intraprende scopre come l’Alto Adige sia stato attraversato nei secoli da mercanti, pellegrini e artisti, a piedi o con la diligenza. Anche la storia del castello con le sue storiche stanze e la mostra “Sie wünschen? Desidera?” possono essere scoperte sul web. Non solo dentro le mura, l’area intorno al castello con i famosi Giardini di Castel Trauttmansdorff stupisce per il suo paesaggio senza eguali. Visitabili attraverso un tour

che prende forma grazie ad un gioco che conduce l’utente attraverso le sale e la storia del museo. Per gli amanti della natura che si vogliono avvicinare al mondo degli orsi è possibile visitare il sito del Museum Ladin Ursus Iadinicus, a San Cassiano, dedicato alla storia dell’orso prei-storicodelle Dolomiti. L’esposizione virtuale permette di conoscere la storia e l’ambiente dell’orso delle caverne, vissuto 40.000 anni fa. Il museo offre inoltre la possibilità di scaricare un app con informazioni utili fornite attraverso giochi e quiz.

virtuale a 360°, i giardini con il loro colorato scenario presentano una anteprima delle piante, fiori, alberi e arbusti - provenienti da tutto il mondo - che crescono e fioriscono aTrauttmansdorff. Per chi vuole navigare nella storia altoatesina del secolo scorso, a Castel Tirolo, residenza dei conti di Tirolo che diede il nome all’intera regione, ci si immerge nel ’900 con il tour virtuale “360° Torre della memoria”. Oggetti da esposizione, foto, documentazioni cinema-tografiche e opere d’arte e letterarie illustrano una terra in continuo cambiamento. Il museo, situato a Tirolo, è stato inoltre arricchito da un formato didattico creato ad hoc per gli inse-gnanti che vogliono approfondire alcuni aspetti in classe con i propri alunni. Non si può visitare l’Alto Adige senza tuffarsi nella pagina della cultura ladina con un tour alla scoperta del Museum Ladin Ćiastel de Tor di San Martino in Badia per conoscere, attra-verso una app, la cultura ladina che rende unico questo territorio. Un percorso

I laboratori creativi da fare a casa Il Museo d’arte moderna e contemporanea di Bolzano, Museion, propone #TeleMuseion, una serie di iniziative sui propri canali - web e social - per rimanere virtualmente vicino al pubblico con approfondimenti sulle mostre ed attività di partecipazione “a distanza”. Tra le iniziative più interessanti si segnala il tour per scoprire il progetto “Bestiario de Lengüitas”. Con questa mostra, esposta al museo, l’artista argentina Mercedes Azpilicueta - attraverso la combinazione di strategie visive e teatrali e una forte componente umoristica - invita il pubblico a mettere in discussione i modi in cui abitiamo il pianeta. Navigando sempre sul sito del Museion, da non perdere il laboratorio di scrittura creativa “Museion Ink”. Per il pubblico più giovane il museo offre il laboratorio creativo “Mi trasformo!” dedicato ai bambini dai 4 e agli 11 anni che, attraverso video tutorial, sono chiamati a dare libero sfogo alla loro fantasia realizzando la propria creatura immaginaria. E per stimolare la scrittura creativa, i ragazzi dai 7 agli 11 anni possono seguire l’iniziativa “la poesia casuale!” per tro-vare e inventare nuove poesie e storie. Il Tour virtuale nel canyon tra le Dolomiti Sconosciuto ai più, tra i paesi Aldino e Redagno spicca il canyon del Bletterbach, antico quanto l’ultima era glaciale (circa 18mila anni fa), lungo 8 km e profondo circa 400m. Visita-bile attraverso un tour virtuale che mostra il panorama dall’alto e attraversa la profondità della gola, il luogo dal sapore preistorico affascina anche i più piccoli grazie a piante fossilizzate e sedimentazioni marine con conchiglie, chiocciole e ammoniti che vissero nei mari tro-picali delle Dolomiti milioni di anni fa e che illustrano la storia movimentata del nostro pianeta. (M.T. San Juan)

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NoN caNcellare la tua vacaNza. cambia le date! Salviamo il turiSmo iNSieme. #NoNcaNcellaremodifica #SalvaturiSmo Come destinazione turistica anche noi ci siamo uniti al movimento globale #salvaturismo. Questo messaggio non è diretto solo a coloro che volevano visitare la nostra bellissima Città di Krk, ma anche a tutti quelli a cui piani di viaggio sono stati cambiati a causa della pandemia. Insieme possiamo superare ogni ostacolo.

Abbiate cura di voi stessi! n. 3 Giugno-Luglio 2013

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SCELTI DA NOI

CON IL BONUS ESTATE PRENOTI L’ALL-INCLUSIVE LIGHT Mentre stiamo fermi in modo responsabile, sogniamo e immaginiamo i viaggi e le vacanze che vorremo fare appena tutto questo sarà passato: ecco che la prima meta nazionale per le famiglie, tanto amata dagli Italiani, propone il BONUS ESTATE che permette di prenotare e stornare senza pensieri. E poi c’è la formula All-Inclusive Light che comprende tutti i pasti e le bevande analcoliche, perfetto per chi ama programmare i costi della vacanza e, il nuovo fiore all’occhiello, le nuove Family Suite Deluxe perfette per la clientela più esigente. Una vera e propria oasi per adulti, ragazzi, bambini o piccolissimi ospiti: qui ciascuno è davvero “padrone” dei propri spazi. Le nuove ed esclusive Suite Family Deluxe, spaziose suite di circa 50 mq composte da una camera matrimoniale e da una stanza separata con due letti per i bambini. I prezzi delle Family Deluxe Suite partono da Euro 190,- per persona a notte. Le Suite rievocano il calore delle più accoglienti strutture di montagna con immense vetrate, arredi su misura realizzati con legni privi di trattamenti novici e una qualità delle finiture superiore. L’Hotel Schneeberg Family Resort & Spa, un family-resort a 4 stelle in Alto Adige ospitato nella suggestiva Val Ridanna, incorniciato dal massiccio del monte Giovo, dalle Alpi dello Stubai e dal Monte di Neve (da qui il nome dell’hotel), a soli 20 minuti da Vipiteno. La novità della stagione è il BONUS ESTATE, che con Euro 2,50 per persona al giorno permette di cancellare il soggiorno prenotato fino a 48 ore prima dell’arrivo, senza complicazioni, senza discussioni. Questo gesto importante di responsabilità sociale nasce in un momento di crisi pandemica e vuole lasciare un segno tangibile: vogliamo immaginare e sognare i viaggi e le vacanze che vorremo fare quando tutto sarà cambiato. In questa maniera l’Hotel Schneeberg vuole incentivare l’estate e donare, nel contempo, al cliente la sicurezza di poter cambiare idea in qualsiasi momento. Allo Schneeberg Resort ad attendere l’ospite c’è un mondo di benessere e divertimento, sport e gastronomia basato su oltre 35 anni di esperienza alle spalle: questo il biglietto da visita dello Schneeberg Family Resort & Spa, una vera e propria oasi per tutte le famiglie che viaggiano insieme ai bambini. Fiore all’occhiello della struttura è l’area di oltre

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8000 mq dedicata al benessere di tutta la famiglia e di tutte le età: gli adulti possono godersi gli angoli di pace in totale silenzio e rigenerare mente e corpo all’insegna del wellness mentre i bambini si divertono a giocare insieme alle animatrici (super esperte e qualificate, sempre attente alle esigenze di ogni singolo piccolo ospite). I più attivi possono dedicarsi agli sport estivi con passeggiate, escursioni guidate o visitare la miniera didattica di Monte Neve, a due passi dall’hotel. LA FORMULA ALL INCLUSIVE LIGHT è una delle novità della stagione: questa nuova formula comprende le bevande analcoliche dal buffet sia a pranzo che a cena. Gli ospiti possono contare su un’area ristorazione rinnovata di recente: alcune delle sale da pranzo hanno subito un importante restyling così come l’area buffet, che prevede spazi studiati su misura, in altezza e dimensioni, per i bimbi. La nuova pizzeria, situata a cospetto del laghetto, permette di sostituire la cena della pensione completa con una gustosa pizza cotta nel forno a legna oppure di concedersi un pranzo informale, anche con l’accappatoio. Le tariffe dello Schneeberg Family Resort & Spa partono da Euro 95,- per persona a notte con pensione All Inclusive Light. Info: www.schneeberg.it

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INTERVISTE SPECIALI

È UNO DEI VOLTI PIÙ AMATI DELLO SPETTACOLO ITALIANO

UMBERTO SMAILA

Verona? è la città dove forse si mangia meglio

a cura di morello Pecchioli

L

albero genealogico di Umberto Smaila è un menù. Gli intrecci parentali non sono rappresentati da rami e fronde, ma da piatti e ricette. Sangue e cucina mitteleuropei. Sapori che spaziano dall’Adige all’Adriatico al Danubio. Da Verona, dove Umberto è nato il 26 giugno 1950, a Fiume, a Budapest. Pearà, jota e gulash. Mamma Meri? Pronta una pasta e fagioli da sballo. Nonna Anna? Ecco gli scampi alla bùsara e capuzzi garbi da far resuscitare i morti. La zia Dina? Brodetto e piselli, polenta e pesce da tagliarsi le vene. Umberto Smaila, uomo di spettacolo, attore, cantante, presentatore e compositore raffinatissimo (sua Verona Beat che divenne l’inno dello scudetto del Verona), imprenditore (sono una decina gli Smaila’s, i locali che ha avviato in rinomate località e perfino su due navi della società di navigazione Grimaldi), è cresciuto tra questi sapori nati nelle cucine di una società multiculturale, raffinata. Smaila è tenacemente legato a questo filo (d’acquolina) che sale per i rami della famiglia legando la cucina veronese a quella istriana, a quella dalmata, a quella ungherese e che, arrampicandosi come fa l’edera, arriva sulla cima della chioma, alla cucina montenegrina. Scorre sangue zingaro nelle vene dell’ex Gatto che dai figli del vento ha ereditato carnagione, modi e il cognome che si è stabilizzato dopo aver vagabondato di accento in accento: Izmajlia, Zmajla, Smaila. «Chissà da dove veniamo», si chiede lo showman. «Probabilmente le radici estreme della famiglia sono medio orientali anche se la storia degli Zmajla inizia da un gruppo etnico del Montenegro. Ma noi siamo fiumani autoctoni, diventati italiani dopo la diaspora. Fiume, l’Istria, la costa dalmata… C’è la quintessenza della venezianità. Ci siamo fermati a Verona che ne è un baluardo». Cuore zingaro. E il palato? «Assolutamente mitteleuropeo. Quella fiuma-

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na è una cucina meravigliosa, saporita, che mi ha riempito di emozioni fin da bambino. Piatti di mare e di terra. Fiume era collegata con l’Austria e l’Ungheria. Nonna Anna e poi mamma preparavano piatti stupendi: gulash,

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“LIQUORI NON NE BEVO. PREFERISCO LO CHAMPAGNE E L’AMARONE CHE PER ME È IL VINO PIÙ BUONO DEL MONDO” capuzzi garbi, jota, che è una zuppa a base di fagioli gialli, crauti, patate e costole di maiale, capuzzi e fasioi, brodetti e polente di pesce o con luganighe indimenticabili. Mio zio portava a casa gli scampi freschi. La costa dalmata, con tutte le grotte e gli anfratti che ha, vanta gli scampi migliori del mondo. Finivano alla bùsara o nel risotto. Dio santo che risottini ci preparava zia Dina per quando si tornava dai bagni. Ricordo un’acqua freddissima, tonificante, che metteva appetito. Quei risotti erano gioia per il palato e per il cuore. E che colazioni. Burro, marmellata e filoni di pane caldo. Nonno Giovanni, un uomo con due imponenti baffoni neri, faceva la coda al forno per prenderli». Smaila ora è seduto a un tavolo della trattoria Da Menegaldo a Monastier. I baffetti gli luccicano golosi mentre scorre la carta che propone specialità di pesce e piatti tradizionali. È un gourmet che sa scegliere prima i locali e poi i piatti giusti. Eravamo a Fiume, arriviamo a Verona? «Sapori diversi, ma ugualmente meravigliosi. Verona è forse la città d’Italia dove si mangia meglio. E con prezzi contenuti: con 20 o 30 euro si mangia stupendamente in molti ristoranti. Io ho i miei punti fermi: da Ciccarelli a Madonna di Dossobuono e al Belvedere a Santa Lucia ai Monti dove si mangiano i migliori tortellini, un pollo ai ferri che par che dica: mangiami. Il mio piatto preferito? La pearà. In assoluto. Il bollito lo trascuro, ma di pearà ne mangerei una brenta. Non c’è dubbio, dopo quella cosa che piace tanto all’uomo, per me viene la pearà.

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Quando c’è stata la mucca pazza e hanno proibito l’uso del midollo, indispensabile per la pearà, ho passato un periodo di lutto. La pearà è solo veronese. Usciti dalla provincia non si trova più. Ma anche a Verona ci sono traditori, gente che accompagna i bolliti con mostarda e frutta candita. Un’empietà». A Verona sono nati i Gatti di Vicolo Miracoli, Smaila, Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno. Per Verona l’Umbertone ha composto la canzone che ancora lo commuove: Verona beat. «È nata da una storia vera», racconta, «improvvisata ad un tavolo dell’Excalibur. Mi regala ancora splendide emozioni». Una cinquantina di canzoni alle spalle scritte per i Gatti, Fiordaliso, i Dik Dik, un Sanremo, 25 colonne sonore per altrettanti film, una rubrica da opinionista per PlayBoy Italia dal titolo il “Piccolo prontuario epicureo”. Come fa l’epicureo Smaila, che si definisce “robustoso” («Peso 90 chili senza osso») a mantenersi, comunque, in forma? Sacrifici e diete? «No, sono padrone della mia vita. Mi controllo, questo sì, per non appesantirmi troppo e per non rinnovare continuamente l’abbigliamento. E faccio palestra. Cosa non manca mai nel mio frigorifero? Il grana parmigiano, patè di fois gras, la birra Weissen che mi aiuta a digerire, l’acqua tonica che abbino ai sigari immaginando che dentro ci sia anche del gin. Liquori non ne bevo. Preferisco lo champagne e l’Amarone che per me è il vino più buono del mondo e che sta facendo impallidire i francesi».

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RISTORANTI

GIALLE&CO. BAKED POTATOES DAL CUORE ITALIANO Gialle&Co è il primo ristorante a Milano che trasforma e reinterpreta in chiave italiana la tipica baked potato inglese. E’ in zona Moscova il ristorante meneghino interamente dedicato alla patata cotta al forno e declinata in quindici ricette signature e altre stagionali ideate dallo chef Victor Rucaj. Ce n’è per tutti: dalle Fishytariane alle Veggytariane, dalle Meatariane alle Vegane. Tutto nasce dall’idea di cinque amici, durante un viaggio a Londra. Cercando qualcosa di tipico e poco distante dall’albergo la compagnia approda in un pub dove la proprietaria acclama a gran voce che qui si possono trovare le migliori baked potatoes della città. Ne ordinano diverse, dalla classica burro panna acida e bacon alla variante con pollo e salse, ma il tasting non è soddisfacente: pesantezza e gusto sciapo. Uno di loro decide quindi di sfidare la proprietaria a cucinare una baked potato all’italiana, in cambio di carpire i segreti della ricetta tradizionale. Quella notte nasce la prima ricetta della baked potato di Gialle&Co., la Threecolore con stracciatella, songino e pomodorini.

Antonio Testa

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LA PATATA È DECLINATA IN QUINDICI RICETTE SIGNATURE E ALTRE STAGIONALI IDEATE DALLO CHEF VICTOR RUCAJ. CE N’È PER TUTTI I GUSTI

Le proposte: Dai 7 agli 11 euro le proposte di Gialle&Co hanno nomi divertenti e ironici, come il concept del locale: si dividono in Fishytariane , per gli amanti del pesce, in Meatariane, per chi non può fare a meno della carne, in Veggytariane e Vegane per il popolo green. Dodici proposte classiche e altre tre stagionali che arricchiscono la scelta dei menu. I signature dishes di Gialle&Co sono senza dubbio la Contro-

stream (con salmone, crème fraîche allo zenzero, aneto e anacardi); la Mortacci yours (con guanciale croccante, salsa carbonara e pecorino); la Ratatoma (con ratatouille di verdure al forno, toma, origano fresco) per finire la Molto Well (Olio al basilico, crema melanzane, origano fresco e pomodorini confit). Il design: Per creare Gialle&Co si è riunito un vero e proprio team composto da chef, esperti di marketing, art director ed interior designer, per creare un forte concept, non solo un locale, ma anche un brand con un DNA deciso da assaporare attraverso l’esperienza di tutti i sensi. Lo studio, curato da The Chic Fish, si è focalizzato sul prodotto, la baked potato, sulla sua genuinità, oltre che sulla capacità tutta italiana di trasformarlo in una prelibatezza, grazie alla creatività culinaria tipica del Bel Paese. L’interior design del locale si ispira a luoghi rurali e genuini, attraverso l’utilizzo di materiali grezzi, ma che trattati ed accostati nel giusto modo diventano raffinati e inusuali. Un design elegante ma nude, il locale è caratterizzato dalla ricerca di pezzi vintage e dalla sperimentazione attraverso le contaminazioni di materiali antichi con altri ultramoderni. Ma la vera innovazione è la costruzione di una serra all’interno del locale: cucina e bar sono racchiusi all’interno di un artistico collage di vecchie vetrate vintage recuperate in tutta Italia, per trasmettere la sensazione di mangiare all’esterno pur essendo all’interno, in un gioco di dentro e fuori che trasporta in un mondo rurale, lontano dalla caotica Milano. Nella sala principale dalla fontana liberty da giardino recuperata da un’antica villa nobiliare, l’acqua potabile naturale e frizzante disseta gli amanti delle patate. I banconi ed i tavoli mostrano i segni del tempo e della natura: sono composti da antiche pietre vicentine del Gottardo rimaste

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RICETTE SFIZIOSE RICETTA ASSAI GOOD INGREDIENTI: •Patate Fiorone Romagnoli: 4 da 450g •Taleggio: 200g •Radicchio: 150g •Noci: 240g •Latte: 70ml •Burro: 30g •Sale q.b. •Olio q.b. PROCEDIMENTO: 1.Lavare le patate condire la buccia con sale e olio, cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 1 ora e 10 minuti; 2.Tagliare il taleggio a cubetti; 3.Frullare 200g si noci con il latte; 4.Lavare il radicchio, tagliarlo e cuocerlo in padella con un po’ di burro; 5.Quando le patate sono cotte tagliarle nel mezzo, condire con sale e olio e amalgamare; 6.Aggiungere il taleggio e il radicchio scaldare in forno oppure in microonde; 7.Aggiungere crema di noci e guarnire con le noci restanti. 8.Servire calde. RICETTA OH MY GORGO INGREDIENTI: •Patate Fiorone Romagnoli: 4 da 450g •Gorgonzola: 200g •Salsiccia: 180g •Radicchio: 150g •Burro: 30g •Vino rosso: q.b. •Sale q.b. •Olio q.b. PROCEDIMENTO: 1.Lavare le patate condire la buccia con sale e olio, cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 1 ora e 10 minuti; 2.Tagliare il brie ; 3.Tagliare il gorgonzola a tocchetti; 4.Tagliare la salsiccia e cuocerla con olio, quando è rosolata esternamente sfumare con del vino rosso e finire la cottura; 5.Lavare e tagliare il radicchio, cuocerlo con del burro; 6.Quando le patate sono cotte tagliarle nel mezzo, condire con sale e olio e amalgamare; 7.Aggiungere gorgonzola, radicchio e salsiccia e scaldare in forno oppure in microonde; 8.Servire calde. RICETTA SEGUGIO TOAD INGREDIENTI: •Patate Fiorone Romagnoli: 4 da 450g •Cuori di carciofi: 200g •Funghi porcini: !50g •Prezzemolo:20g •Olio al tartufo: 40ml •Sale q.b. •Olio q.b. PROCEDIMENTO: 1.Lavare le patate condire la buccia con sale e olio, cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 1 ora e 10 minuti; 2.Tagliare i funghi porcini e cuocerli in padella con olio quando sono quasi pronti aggiungere il prezzemolo tritato; 3.Cuocere i cuori di carciofo in forno preriscaldato a 100 grado a vapore per 15 minuti, successivamente frullarli con sale e olio; 4.Quando le patate sono cotte tagliarle nel mezzo, condire con sale e olio e amalgamare; 5.Aggiungere la crema di carciofi e i funghi porcini e scaldare in forno oppure in microonde; 6.Aggiungere l’olio al tartufo. 7.Servire calde.

all’aperto sotto le intemperie per anni. I muri sono decorati in un voluto unfinished mood, a testimoniare che la materia prima, da Gialle & Co. è la vera protagonista del locale, ancor prima di essere lavorata. La serra si completa con la particolare vetrina, che con un sistema unico nel suo genere studiato nei minimi dettagli permette al locale di aprirsi completamente alla città nelle giornate di bel tempo e diventando contemporaneamente nuovi posti a sedere. L’aperitivo: La proposta aperitivo da Gialle&Co è a 9 euro: una selezione di salumi, formaggi e due mini baked con a scelta una birra artigianale o un calice di vino. Oppure una proposta aperitivo imperdibile a tutta patata: le mini baked. Patate più piccole dai 3 (per una mini baked); 7,50 euro per 3 mini baked; 6 a 14 euro e 12 baked potatoes a 26 euro

RICETTA FUNGHETTI WESTERN INGREDIENTI: •Patate Fiorone Romagnoli: 4 da 450g •Brie: 200g •Olive: 80g •Acciughe: 2 •Prosciutto cotto: 150g •Funghetti sott’olio: 40g •Sale q.b. •Olio q.b. PROCEDIMENTO: 1.Lavare le patate condire la buccia con sale e olio, cuocere in forno preriscaldato a 180 gradi per 1 ora e 10 minuti; 2.Tagliare il brie ; 3.Frullare le olive con olio e le acciughe; 4.Quando le patate sono cotte tagliarle nel mezzo, condire con sale e olio e amalgamare; 5.Aggiungere il brie e farlo sciogliere in forno oppure in microonde; 6.Aggiungere patè di olive, prosciutto cotto e funghetti. 7.Servire calde.

PER CREARE GIALLE&CO SI È RIUNITO UN VERO E PROPRIO TEAM COMPOSTO DA CHEF, ART DIRECTOR, ESPERTI DI MARKETING ED INTERIOR DESIGNER Orari: Aperti 7 su 7 dalle 12 alle 23 Farcite e servite come finger food, per una degustazione completa, adatta ai più curiosi, che possono scegliere le stesse proposte del menu principale in un formato mini. Dalle 19:00 alle 20:30 saranno accompagnate da un buon vino o una birra artigianale (è Canediguerra il birrificio di Alessandria selezionato dal team di Gialle).

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Contatti: Gialle&Co Via A. Volta, 12 20121 Milano 333. 8255507 info@gialleandco.com

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VINI & SAPORI

IL VERMUT, DAI VIGNETI FRIULANI UN’ESPERIENZA DI CUORE Continua il percorso delle Cantine Gori che, attraverso i vini e le ricette che interpretano al meglio le materie prime locali, porta alla scoperta di un territorio, l’estremo lembo dei Colli orientali del Friuli, fra storia, cultura, tradizioni, eccellenze. Un progetto che si identifica con “un’esperienza di cuore” e cresce all’insegna della sostenibilità e dell’amore per le proprie radici a cui viene dato risalto attraverso la selezione delle migliori qualità di vino accompagnate da creatività, ingegno, innovazione senza dimenticare un pizzico di originalità. Nasce così Il Vermut in tre differenti varietà grazie alla ricchezza e alla qualità dei vitigni autoctoni di cui sono stati esaltati sapori e armonia: Bianco, Cannabis e Rosso. Dai migliori vigneti friulani una vera e propria esplosione di gusto e fragranza che deriva da uve preziose e armoniose e soprattutto uniche, che hanno dato vita non al solito vermouth, ma al Vermut, il migliore, imperdibile per arricchire cocktail e creare aperitivi indimenticabili, un vero e proprio classico irrinunciabile per tutti gli appassionati di mixology, che fa tendenza dal 1786 (quando venne inventato a Torino da Antonio Benedetto Carpano)! E così ecco come un grande classico ancora oggi, tra profumi di erbe, frutta e spezie, si riconferma prodotto di tendenza e che fa tendenza. La tradizione: Il Vermut Bianco E’ il risultato dell’incontro tra Ribolla Gialla e Friulano, impreziosito da spezie e erbe aromatiche. E’ un vermut unico e classico allo stesso tempo. Dal colore giallo carico e il gusto pieno e moderatamente amaro. E’ caratterizzato da note speziate e agrumate grazie alla miscela di 25 erbe aromatizzate (tra cui artemisia, genziana, cannella, angelica seme, cardamomo, angelica radice, arancio amaro, camomilla , rabarbaro). Gradazione alcolica 18% vol. Per la miglior degustazione va servito a 7°C, puro, con ghiaccio e scorzetta di lime, abbinato a pata negra. Ottimo in miscelazione. LA SFIDA: IL VERMUT CANNABIS La rivoluzione di una ricetta unica e al contempo semplice, un mix di sapori molto diversi ma che si

armonizzano in modo complementare. Dal colore giallo carico con sfumature verdastre e il sapore piacevolmente amaro conferito dalla selezione di 25 erbe (tra cui artemisia, estratto di semi di cannabis sativa, zenzero, limone, imperatoria, curcuma, china, cannella, angelica radice, arancio dolce). Gradazione alcolica 18% vol. Per la miglior degustazione va servito a 7°C, puro, con ghiaccio e scorzetta di limone abbinato a formaggi. Ottimo in miscelazione IL DOCG: IL VERMUT ROSSO Un incontro particolare quello tra il vino Ramandolo DOCG di uva bianca appassita delle terre di Ramandolo, con il suo gusto pregevole e amabile tipico delle antiche vigne della collina friulana, e spezie e aromi particolari.Caratterizzato da un colore ambrato carico e da un sentore mielato con parvenze di frutta secca e legno e un sapore moderatamente amaro dato dalla miscela di 25 erbe aromatiche (tra cui assenzio gentile, china, cannella, genziana, rabarbaro, arancio amaro, arancio dolce, santoreggia, salvia sclarea e origano). Gradazione alcolica 18% vol. Per la miglior degustazione va servito a 7°C, puro, con ghiaccio e scorzetta di limone e fetta di arancia, abbinato alla Gubana (torta tipica del territorio). Ottimo in miscelazione. I vini Gori sono il risultato di tanto impegno unito a una straordinaria competenza riconosciuta da guide autorevoli come quella del Gambero Rosso, che parla di “un livello qualitativo consolidato dall’intera gamma, sia bianchi che rossi”. La cantina è uno straordinario esempio di architettura integrata nel paesaggio, simbolo dell’amore della famiglia Gori per la propria terra. Sviluppata su tre livelli, è stata ideata nel rispetto della tradizione e, pur essendo dotata di tutte le moderne attrezzature per limitare al massimo l’ausilio di prodotti chimici consentiti, la sua costruzione è ispirata ai vecchi principi per una corretta vinificazione ed affinamento dei vini. L’area di degustazione accoglie gli ospiti con il suo design contemporaneo e la grande vetrata che si affaccia sui vigneti. Un luogo dove vivere un vero e proprio viaggio sensoriale. Info: www.ilvermut.com (a cura di M.T.San Juan)

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SPECIALE NATURA

pROfUmI E SApORI BRESCIANI a cura di m.T. San juan

Ogni luogo ha un profumo, ogni angolo di mondo un sapore. Descrivere un viaggio senza tenere conto dei gusti e delle essenze che si incontrano lungo il percorso significa perdere per strada una parte importante di un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Con la sua ricchezza di paesaggi dominati da una natura cangiante, che sale verso le vette o si tuffa nei laghi, per perdersi poi tra le vigne, il territorio di Brescia è un trionfo di colori floreali e suggestioni gastronomiche capaci di dare il meglio specialmente in primavera, quando il sole e il clima creano l’atmosfera ideale per manifestazioni verdi ed eventi enogastronomici all’aperto. Nella serrata tabella di marcia, giardini leggendari, enormi specchi d’acqua e castelli circondano una storia potenzialmente infinita che conquista gli occhi e il palato. LAGO DI GARDA Pare quasi scontato partire idealmente dal Lago di Garda, autentico concentrato di colori e profumi che sembrano impregnare le splendide ville delle sue sponde, disposte con grande generosità a sprigionarne le segrete essenze, lasciandole scivolare su uno degli specchi d’acqua che l’Italia utilizza di preferenza per riflettere la propria bellezza. Ne sapeva qualcosa il medico naturalista e dentista Arturo Hruska che, fondatore del Giardino Botanico André Heller (dal nome dell’artista austriaco che nel 1988 lo ha acquistato e arricchito ulteriormente), dedicò oltre 60 anni di vita alla composizione di un eden in cui opere d’arte e natura si fondono. Più che naturale, si potrebbe parlare di soprannaturale, per descrivere questo ensemble unico, che incoraggia l’esperienza sensoriale all’interno di una combinazione armoniosa di oltre 3mila

DAL LAGO DI GARDA ALLA FRANCIACORTA, PASSANDO PER IL BAGòSS DI BAGOLINO E LA SPONGADA DI BRENO, UN TUFFO TRA I PRODOTTI TIPICI

specie differenti di piante provenienti da tutto il mondo e intervallate da sculture, ruscelli, ninfee e laghetti artificiali. A proposito di esperienze e profumi, limoni, cedri, bergamotti, chinotti, lime, pompelmi e konquat sono i protagonisti della proposta di Frutto del Garda, dove Gabriella e Giovanni diventano guide in una visita accurata della terrazza verticale di muretti a secco in un verde rigoglioso affacciato sul lago sottostante. La preparazione di alcune ricette a base di agrumi, drink per l’estate e tisane contro il freddo ma anche la degustazione di confetture e prodotti trasformati della filiera fanno parte di questo viaggio al centro degli agrumi. (L’esperienza fa parte del progetto Make in Brescia. Per info e prenotazioni: https://www.bresciatourism.it/cosa-fare/il-profumo-dei-limoni/)

LAGO D’IDRO Il profumo dei boschi che ne circondano le sponde si unisce e si confonde con l’odore tipico del Bagòss, formaggio autoctono impreziosito dallo zafferano che è un vero e proprio simbolo del territorio intorno al Lago d’Idro, il più alto tra i laghi prealpini lombardi. Il miglior modo per gustarlo – entrando contemporaneamente in contatto con la tradizione del luogo - è recarsi a Bagolino e chiedere di avamposti come “La Malga del Re”, dove la famiglia Buccio si rimbocca le maniche e porta avanti la stagionatura fino a 6 anni, trovando però anche un momento per illustrare tra le forme le fasi di produzione e accompagnare la degustazioni dei prodotti di montagna con racconti sulla lavorazione del latte delle vacche brune. Nella bella stagione, è inoltre possibile raggiungere i pascoli e visitare la produzione in alpeggio, per un sorso di latte e un saluto alle regine del Bagòss. L’esperienza fa parte di Make in Brescia. Per info e prenotazioni: https://www.bresciatourism.it/ cosa-fare/esperienza-bagoss-malga-del-re/ LAGO D’ISEO È ancora l’acqua a fare da guida verso un territorio famoso soprattutto per il proprio vino ma capace invece di tentare i sensi con un’infinità di sapori e profumi. Sono infatti i prodotti gastronomici a costituire il sentiero principe per andare alla scoperta del Lago d’Iseo, abbracciato dalle

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colline della Franciacorta e dalle montagne della Valle Camonica. Se non si può che partire da una visita a una delle numerose cantine delle aziende vinicole concentrate nella produzione delle rinomate bollicine del Franciacorta DOCG è altrettanto imprescindibile scivolare verso Marone, città caratterizzato da un clima mite che favorisce la coltivazione dell’ulivo e la nascita del Sebino, olio extravergine di oliva DOP tutelato dal Consorzio Olio DOP dei Laghi Lombardi e dal gusto delicato e fruttato. Le sardine essiccate di Monte Isola sono l’emblema della versatilità culinaria di un angolo di Lombardia in cui, nel medesimo spazio della più grande isola lacustre d’Europa, si può passare dal pesce alla carne, in una personalissima interpretazione del mare-monti che vede come altro termine della proposta un salame unico nel suo genere, ottenuto tramite battitura a coltello e miscelazione con aglio, sale, vino e spezie. (Queste e tante altre esperienze sul territorio: https://www. bresciatourism.it/cat-cosa-fare/esperienze/) Monte Isola è tra l’altro riconosciuta come uno dei “Borghi più Belli d’Italia”. Classificatasi terza European Best Destination 2019 è venuta alla ribalta mondiale nel 2016 grazie all’installazione artistica “The Floating Piers” di Christo. La perla del lago d’Iseo si caratterizza per un’atmosfera senza tempo e per l’assenza di traffico automobilistico, meta ideale per tranquille gite in famiglia e per giornate di intenso relax (https:// www.bresciatourism.it/cosa-fare/monte-isola-

le Torbiere del Sebino. Dichiarate “zona umida di importanza internazionale”, sono una riseva naturale che si estende per 360 ettari, un mix ecologico di enorme valore in cui godere di albe e tramonti intensi, immersi nella tranquillità della natura (https://www.bresciatourism.it/cosa-fare/ la-riserva-delle-torbiere-del-sebino/)

IL TERRITORIO DI BRESCIA È UN TRIONFO DI COLORI FLOREALI E SUGGESTIONI GASTRONOMICHE CAPACI DI DARE IL MEGLIO lago-iseo/). In uno degli scenari che tradizionalmente compaiono nella top ten delle location matrimoniali, non possono infine mancare il profumo e il colore delle oltre mille varietà di rose che esplodono gioiosamente in primavera, incorniciando Castello Quistini a Rovato (BS), detto non a caso “Il castello delle rose”. Imperdibile anche il Castello di Bornato, a Cazzago San Martino (BS) uno dei più affascinanti borghi della Franciacorta, eretto nel XIII secolo sui resti di una più antica costruzione. Gioiello architettonico con mura merlate, contrafforti, torri, ponte levatoio, fossato e un elegante giardino all’italiana, vanta al suo interno un preziosissimo esempio di villa rinascimentale splendidamente affrescata costruita dentro le mura della fortezza medievale. Eretta nel 1564, la villa è dagli anni ’30 di proprietà dei livornesi Orlando, che ancora oggi la abitano permettendo al pubblico di accedervi con visite guidate e degustazioni di Franciacorta DOCG e Curtefranca nell’antica cantina. (https://www. bresciatourism.it/cosa-fare/castello-di-bornato/). All’estremità meridionale del lago d’Iseo sorge un luogo magico dove l’incontro tra acqua e terra dà vita a una zona di grande interesse naturalistico:

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LA FÈRA DELLA SPONGADA A BRENO Nell’ultimo, provvisorio capitolo di questa profumata vicenda, c’è ancora un castello. Con tutto il proprio carico di storia, è infatti il maniero che domina Breno, eccezionalmente aperto in questo periodo, a proteggere idealmente la Féra della Spongada, in programma ogni anno la domenica delle palme. Il 5 aprile 2020 torna dunque nel borgo della Valle Camonica la fiera legata al dolce tipico del luogo, pensato in origine per essere consumato nei giorni della Pasqua. Focaccia soffice ricoperta di zucchero, la cui preparazione richiede un riposo dell’impasto e dei panetti di circa 24 ore complessive, la Spongada viene qui proposta nella variante tutta locale, che prevede l’abbinamento con il salame. Il momento clou della festa è la premiazione del concorso Spongada d’oro de Bre, rivolto a pasticceri professionisti e dilettanti. (Per info: https://www.bresciatourism.it/cosafare/fiera-spongada-breno/)

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RISTORANTI

MUU MUZZARELLA LA BUFALA DOP PROTAGONISTA Genuina, autentica, amata: la mozzarella di Bufala DOP è la protagonista del format Muu Muuzarella che reinterpreta lo squisita prodotto caseario in ogni piatto. Lo si puo’ trovare a Milano, in viale Premuda 46 e in via Raffaello Sanzio al 24 all’ angolo con via Ravizza. Un format nato 5 anni fa che, con l’apertura dei locali di Milano, arriva a quota “cinque” dopo i primi 3 store dedicati alla bufala a Napoli sul lungomare di Via Partenope, in zona Chaja, al Vomero, oltre a il temporary summer store a Portocervo. Tutto nasce dall’idea dei giovani imprenditori napoletani: Salvatore Maresca, allora operante nel campo della finanza e Dario Moxedano ex agente Fifa quando durante una cena conviviale in cui i due amici ordinarono “una muuzzarell per incominciare” si interrogarono sul perché in Italia e nel mondo tutti amano la mozzarella di bufala ma questa viene tradizionalmente servita solo come antipasto o sulla pizza o in abbinamento ad altre preparazioni. Chi non vorrebbe assaggiarla in modo diverso, reinterpretata in piatti nuovi e creativi senza abbondare la bontà del tradizionale prodotto territoriale?

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LA FILOSOFIA E IL VALORE PRINCIPALE DI MUU MUUZZARELLA È REGALARE AI CLIENTI IL PIACERE CHE SOLO IL CIBO BEN FATTO PUÒ DARE

Nasce così nel 2013 il primo restaurant concept store dedicato all’oro bianco campano in Vico ll Alabardieri: “una dichiarazione d’amore al sapore della mozzarella di bufala campana”. O come preferisce raccontare direttamente il claim: “Latte da mordere, mozzarella da bere”. Nel 2015 è la volta del Muu SeaSide sul lungomare di Napoli e nel 2016 il Muu Bistrò sull’elegante collina del Vomero. Muu Muzzarella si declina in tre tipologie di format: il piccolo e glamour Flag Store, il Rap-

presentative Store, adatto ad un ampio pubblico, lo Standard Store, in zone residenziali e commerciali, come quello di Milano. Il logotipo ricorda una mucca stilizzata nei due elementi che la caratterizzano, naso e corna: da qui l’onomatopea Muu da cui trae ispirazione l’identità di un format ristorativo dallo stile fresco e goloso. I piatti Riflettori puntati sulla mozzarrella di Bufala Campana DOP, monoprodotto d’eccellenza da cui Muu Muzzarella propone una ricerca di piatti che traggono le proprie radici dalla tradizione partenopea ma reinterpretate con una vocazione easy ed internazionale: l’oro bianco campano viene abbinato a carne, pesce e verdura e salumi con accostamenti ricercati, equilibrati nel gusto e nella forma, con una profonda cura nella selezione delle materie prime. Ogni giorno, 7 giorni su 7, la mozzarella e gli altri prodotti arrivano freschi dai luoghi di produzione campani, serviti direttamente in tavola grazie al filo diretto produttore che seleziona giornalmente le miglior bufale per una produzione esclusiva per gli store del Gruppo Muu. Una cultura gastronomica territoriale unita a un’immagine attraente e identificativa con la finalità di diffondere la cultura della mozzarella di Bufala in Italia e in futuro nel mondo, con menu stagionali e diverse limited edition mensili: questa la filosofia di Muu Muzzarella. Tra i piatti più iconici troviamo il “pesto e mela” (bocconcini di mozzarella di Bufala, una croccante mela pink pesto di basilico homemade), la Rattacasa (il classico comfort food napoletano, pasta mista con patata gialla e mozzarella affumicata), la tartare di tonno (cubetti di mozzarella dop e crudo di tonno con limoni di Sorrento su un velo di pesto di basilico), il caratteristico TiramiMuu (servito all’interno di una caffettiera dalla forma ottagonale con babà artigianale e crema di bufala) e la pregiata Muu Cheese cake, il più famoso dolce anglosassone rivisto in chiave campana fatto con ricotta di latte

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RICETTE SFIZIOSE Rattacasa (Pasta e patate) per 4 persone 1kg Patate medie; 500 gr Pasta mista Di grano duro trafilato in bronzo; Olio Extravergine D’Oliva qb; 1 Cipolla; 10 Pomodori ciliegini; 100g pancetta; 200 g Bufala affumicata fresca; 5 cucchiai Parmigiano Reggiano grattugiato; 2 croste Parmigiano Reggiano Per prima cosa pelate le patate, tagliatele a dadini regolari e mettetele a bagno in una terrina coperte con acqua fredda. In un tegame antiaderente, abbastanza profondo da cuocervi la pasta, fate rosolare a fiamma vivace la cipolla affettata sottilmente e la pancetta a dadini nell’olio, avendo cura di non farle bruciare. Quando la pancetta sarà croccante aggiungete le patate scolate dall’acqua, i pomodorini interi, il sale e il pepe e fate insaporire il tutto mischiando spesso per 5 minuti circa. Coprite le patate con l’acqua, attendete il bollore, abbassate al minimo la fiamma, coprite e lasciate cuocere per 30 minuti, finché le patate non saranno cotte (non devono disfarsi, basta che siano molto morbide). A metà cottura schiacciate bene i pomodorini. Tenete a portata di mano dell’acqua bollente in un pentolino sul fuoco e buttate la pasta nella minestra di patate insieme alle croste di parmigiano. Se necessario aggiungete man mano altra acqua per portare la pasta a cottura. A fine cottura aggiustate di sale e pepe, spegnete e mantecate fuori dal fuoco con un giro di olio, il parmigiano grattugiato e la provola a dadini. Fate riposare qualche minuto e servite ben calda con la provola filante.

e burro di bufala. Ogni giorno dalle 18.30 alle 20 si possono degustare le mozzarella di bufala abbinate a cocktail e vini selezionati al Mozzarella Bar. Previa ordinazione è possibile gustare anche la mozzarella di Bufala senza lattosio. Circa il 70% dei piatti in carta è gluten free e il 50% vegetariano. Il design Due dehors esterni per la bella stagione da 35 posti l’uno, 70 mq e 60 posti sedere suddivisi tra divanetti e comode sedie e una postazione centrale al ristorante dove si tengono frequenti dimostrazioni di produzione di mozzarella di Bufala Campana DOP con un mozzarella shop dove poter acquistare i prodotti caseari. Il locale è stato realizzato da AUGUSTO Contract su progetto degli architetti M.Sorrentino e R.De Vincenzo, ricercando particolari che richiamino la tipica ambientazione rurale, con legni dogati e divani con le classiche macchie “a mucca” per ricreare un ambiente pop,

Spaghettone cotto al latte di bufala e pepe al limone e pistacchi di bronte 200 g Spaghetti; 100 g latte; Pepe macinato grosso qb; Sale qb; noce moscata qb; 20g formaggio grattugiato; 50 gr pistacchio di bronte Cuocete gli spaghetti e nel frattempo ponete il latte in una pentola dove avete fatto soffriggere un aglietto . Mescolate il tutto fino a quando il risultato ottenuto sia una crema. La pasta dovrà essere cotta in abbondante acqua salata e scolata almeno un paio di minuti prima della fine cottura, in modo che sia particolarmente al dente. Conservate l’acqua di cottura della pasta. Fate saltare la pasta aggiungendo qualche cucchiaiata (2 o 3) dell’acqua di cottura della pasta se dovesse asciugare troppo. Terminate la cottura degli spaghetti in padella evitando che si asciughino, dovrà risultare un composto cremoso, quindi condite con abbondante pepe macinato, noce moscata e formaggio. Prendete un piatto cappello di prete e posizionate i vostri spaghetti e aggiungete in uscita la granelle di pistacchio di Bronte.

OGNI PIATTO HA UN PROPRIO RACCONTO CHE AFFONDA LE MANI NELLA TRADIZIONE CULINARIA PARTENOPEA al tempo stesso elegante e familiare. Particolare attenzione è stata dedicata alla progettazione del sistema di illuminazione, come il grande lampadario “a ruota” da cui si snoda una struttura di lampade ricavate da antichi secchi per la mungitura del latte e dettagli ripresi da oggetti di uso comune della campagna.

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Orari e contatti Muu_Muzzarella Via Raffaello Sanzio 24 20149 Milano e-mail info@muuzzarella.it Tel. 02 4801 0007 Vendita prodotti caseari dalle 9 alle 20 Pranzo dalle 12.00 alle 16.00. Aperitivo al Mozzarella bar dalle 18.30 alle 20.30

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CUCINA

STEFANO CIOTTI ENTRA NE LE SOSTE 2020 Quando si è presentata l’occasione di mettersi in gioco con un locale tutto suo, Stefano Ciotti non ha esitato a dare un taglio al déjà-vu romagnolo per forgiare una location smaccatamente marinara di alto valore che non incute soggezioni. Al Nostrano Ristorante tutto l’interior design è stato commissionato su misura e rispecchia la predilezione per il pesce, meglio ancora se azzurro. Così, nel tempo di un boccone, i commensali compiono un viaggio lungo chilometri che parte da Pesaro e prosegue spedito senza inibizioni territoriali, mettendo in risalto la sensibilità per rosmarino e scalogno, così come le carni e i formaggi delle valli marchigiane. Nelle creazioni culinarie dello chef si sentono la lezione dei grandi maestri romagnoli, i sapori e i colori del Sud e gli influssi esteri dei viaggi. Ad accompagnare questa cucina emozionale ci sono le proposte enoiche del sommelier Ion Chelici, uomo di sala dal temperamento solare, aperto e confidenziale. Con grande aplomb incede tra i tavoli in legno privi di tovaglie, così che gli ospiti possono toccare con mano il lavoro di qualità di fabbri e artigiani nostrani LE SOSTE 2020: IL VOLUME MUST-HAVE DEI GOURMET Il decalogo cartaceo della ristorazione di fascia alta con la più alta diffusione sul territorio conferma nel 2020 la duplice edizione linguistica, italiana e inglese, a rimarcare l’apprezzamento, in Italia così come all’estero, di un modello di ospitalità ed enogastronomia che intreccia artigianalità e arte e si fa volano di promozione internazionale del made in Italy. Sfogliando le 264 pagine interne de Le Soste 2020 si assapora la descrizione dei 93 ristoranti soci con schede dettagliate e immagini dal formato ancora più grande dei piatti e dei protagonisti. Una sintesi di quell’esperienza unica di convivialità che gli ospiti dell’Associazione ricercano e amano dal lontano 1982, anno di fondazione Le Soste. Da allora, nonostante i ritmi impressionanti con cui evolve l’universo della ristorazione di eccellenza, i criteri di selezione meticolosa delle materie prime, padronanza delle tecniche, servizio di sala

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inappuntabile, offerta di vini nobili e rari e accoglienza premurosa si rinnovano inalterati di anno in anno. NOSTRANO Piazzale della Libertà, 7 61121 Pesaro Tel. +39 0721 639813 nostranoristorante.it info@nostranoristorante.it Associazione Le Soste® Via Duca degli Abruzzi, 7/A 20871 Vimercate (MB) Tel. +39 039 6080661 lesoste.it info@lesoste.it

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L’INCONTRO

NINO MARINO l’oro verde della sicilia protagonista per pasqua

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ino Marino è il titolare, insieme a Vincenzo Longhitano, della pasticceria Vincente Delicacies, a Bronte, alle pendici dell’Etna. Un filo diretto per reperire a chilometro zero i migliori ingredienti della Sicilia più vera, oltre ad essere produttori con diversi ettari della materia prima più preziosa del territorio, i pistacchi di Bronte. Cosa state facendo per Pasqua? Stiamo lavorando, siamo tra le poche attività a cui è consentito lavorare dato che non abbiamo al momento uno shop aperto all’esterno con i nostri prodotti. Ci stiamo concentrando sulla linea Fastuca, il nome vezzeggiativo con cui chiamiamo la qualità migliore del pistacchio qui a Bronte, totalmente dedicata alla nostra Sicilia. Sono Mongibello, l’altro nome dell’Etna (colomba artigianale pandorata al cioccolato bianco e pistacchio di Sicilia da 750 g a 20 euro); Persica (pesca, cioccolato extra fondente 70% e pistacchio di Sicilia da 750 g a 18 euro); Jardina (con ananas, albicocca e pistacchio di Sicilia da 750 g a 18 euro); la Moresca (colomba artigianale pandorata ricoperta di cioccolato extra fondente al 70% con granella di pistacchio verde di Bronte DOP e farcita con crema al pistacchio di Bronte DOP da 900 g a 22 euro) e la Normanna (Colomba artigianale pandorata ricoperta di finissimo cioccolato bianco e grana di pistacchio verde di Bronte DOP, farcita con crema al pistacchio verde di Bronte DOP da 900 g a 22 euro). Un attento studio grafico che vede un intarsio dei simboli pasquali con quelli della Sicilia più vera: dalla colomba alla ruota caratteristica dei carretti siciliani, dalle palme ai putti. Qual è il vostro legame con il pistacchio? E’ la nostra vita, la materia prima più preziosa del territorio, la cui denominazione DOP non rende giustizia all’unicità del prodotto che si trova solo qui, alle pendici dell’Etna. Abbiamo diversi ettari sia di proprietà, sia che compriamo da famiglie che conosciamo da anni, sia che raccogliamo direttamente dalla pianta. Sull’Etna la raccolta avviene a settembre, preceduta da una leggera pioggia, che non manca in questo periodo e gonfia i frutti.

di camilla rocca

È IL TITOLARE, INSIEME A VINCENZO LONGHITANO, DELLA PASTICCERIA VINCENTE DELICACIES, A BRONTE, ALLE PENDICI DELL’ETNA

Per prendere i pistacchi ci si deve arrampicare lungo mulattiere, sulla terra nera, tra i 400 e i 1000 metri di altezza. Si raccolgono rigorosamente a manocon sacche legate al collo, perché nessun mezzo meccanico può arrivare sulla sciara, la colata di lava vulcanica raffreddata, che costituisce un terreno durissimo e che solo le radici del pistacchio riescono a penetrare. Si raccoglie ogni due anni. Solo così la pianta ha il tempo di assorbire dal terreno lavico tutte quelle sostanze nutritive che rilasciano al frutto poi il suo inconfondibile aroma e profumo. Sono circa 10mila le persone che si trasferiscono a Bronte nel momento della raccolta. Una parte della produzione viene conservata in celle frigorifere a 13-14 gradi e lasciata in guscio in modo da conservarsi perfettamente anche per l’anno “pari” in cui non avviene la produzione. Dopo la raccolta il pistacchio deve essere asciugato al sole per un paio di giorni o, in caso di pioggia, in piccoli forni o in serra.

Ci racconti del ruolo delle donne a Vincente Delicacies... La nostra pasticceria si concentra su questo oro verde a cui viene dedicata un’attenzione maniacale, sia per la scelta dei migliori prodotti che per la lavorazione, utilizzando unicamente maestranze siciliane di cui l’80% è composto da donne, dalle 45 al centinaio nei periodi di alta produzione. Sono tutte di Bronte perché vogliamo aiutare le maestranze del territorio e dare slancio alla manifatture locale. Anche gli incarti sono interamente realizzati a mano dalle donne del territorio, un connubio tra metodologie innovative e lavorazioni artigianali. Oltre 36 ore di lievitazione con l’uso del lievito madre, seguendo una geografia territoriale del gusto, usando solo frutta di stagione in accordo con i ritmi della natura e ingredienti a chilometro zero, in collaborazione con piccole aziende del territorio selezionate per rispettare tutti i parametri di eticità e qualità. Abbiamo scelto le donne perché ritengo siano più precise, dote importante nel mondo della pasticceria, più accurate e più attente alla delicatezza del gusto.

Nino Marino

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In questo momento di emergenza, Confai Mantova vuole pubblicamente ringraziare tutto il servizio sanitario che affronta con inimmaginabile stoicismo l’emergenza Coronavirus. Confai Mantova sente la necessità di esprimere la propria vicinanza a tutta la popolazione, agli Agromeccanici e agli Agricoltori che continuano a prestare la loro opera in un settore strategico per il Paese come l’agroalimentare. Confai Mantova ribadisce ai propri associati di adottare tutti gli strumenti per tutelare la propria salute e quella dei lavoratori. È il momento della responsabilità e del coraggio, al servizio della filiera agroalimentare italiana. Confai Mantova continua ad essere al servizio delle imprese agromeccaniche e agricole, attraverso informazioni e dati aggiornati quotidianamente. Andrà tutto bene, se tutti rispetteremo le regole.

Agromeccanici motore dell’Agricoltura

Dal 1936 il nostro IMPEGNO QUOTIDIANO per rispondere concretamente alle esigenze degli associati

via Altobelli, 3 - 46100 MANTOVA - Tel. 0376 321664 - Fax 0376 325452 info@confaimantova.it - www.confaimantova.it


GUSTO & SOCIETÀ

SETTE vINI pER SETTE GIORNI a cura di marco morelli

Un vino al giorno. Sette etichette speciali prodotte da nord a sud dell’Italia da degustare dal lunedì alla domenica. Si parte con i grandi vini della Cantina San Michele Appiano, Sauvignon e Pinot Noir Riserva della linea Sanct Valentin, per passare al Cuvage Rosè Brut e il Prugneto di Poderi del Nespoli, aziende del gruppo Mondodelvino Spa. Si chiude in bellezza con il Pinot Bianco Sirmian e il Passito Baronesse di Nals Margreid e i vini dell’Etna della Tenuta siciliana Carranco. Sette giorni di-vini, in compagnia di grandi etichette italiane da degustare come veri sommelier. Da nord a sud, dall’Alto Adige, alla Sicilia, passando per il Piemonte e la Romagna, ecco i vini perfetti per ogni giorno della settimana.

I VINI DA DEGUSTARE IN BASE AI GIORNI DELLA SETTIMANA. DA LUNEDì A DOMENICA, DA NORD A SUD DELL’ITALIA, LE ETICHETTE CONSIGLIATE

LUNEDì Sauvignon Sanct Valentin Cantina San Michele Appiano Alto Adige Il vino più famoso e premiato d’Italia della Cantina San Michele Appiano è perfetto per iniziare la settimana col piede giusto. Un bianco di classe superiore dal frutto seducente, eccellente mineralità e persistenza. Questo nettare della linea di punta Sanct Valentin, è ottimo per accompagnare piatti di pesce, come il pesce persico e la sogliola oppure con il salmerino in salsa di peperoni, oppure ancora con un saporito risotto alle verdure. Da servire da 8 a 10 gradi. MARTEDì Pinot Noir Riserva Sanct Valentin Cantina San Michele Appiano Alto Adige Al giorno il cui nome deriva dal latino Martis dies “giorno di Marte”, divinità legata al pianeta rosso, nulla s’addice di più del Pinot Noir Riserva Sanct Valentin. Vino rosso oltremodo sensuale e con uno straordinario potenziale d’invecchiamento, il Pinot Nero della linea di punta della Cantina San Michele Appiano si distingue nel bicchiere per finezza, frutto, struttura ben bilanciata e tannini fini. È l’ideale accompagnatore della spalla o schiena d’agnello stufata, della coda di bue o dei formaggi più intensi. Da servire a una temperatura compresa tra i 15 e i 16 gradi.

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MERCOLEDì Cuvage Nebbiolo d’Alba DOC Brut Rosè Piemonte Ad accompagnarci verso la metà della settimana ci pensano le bollicine di Cuvage Rosè Brut. Cuvage, casa spumantiera piemontese del gruppo Mondodelvino Spa, produce questo spumante dal colore cipria tenue da uve 100% Nebbiolo che in bocca rivelano tutta la loro personalità, con grande eleganza ed equilibrio. Dal perlage fine e molto persistente, il Cuvage Rosè Brut trova la sua massima espressione con i crostacei crudi e sapientemente cucinati e con gli insaccati nobili

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GIOVEDì Prugneto Romagna DOC Sangiovese Sup. Poderi del Nespoli Romagna Il Prugneto di Poderi del Nespoli, cantina del gruppo Mondodelvino Spa, è la tipica espressione del Sangiovese di Romagna perfetto per la giornata che divide l’inizio e la fine della settimana. Il Prugneto e la sua freschezza si sono fatti apprezzare dalla critica, ottenendo numerosi riconoscimenti negli anni. Dal colore rosso rubino e dal profumo intenso di frutta rossa, incanta con i tannini morbidi e le note di viola, ciliegia e prugna oltre a un retrogusto speziato e persistente. Perfetto per accompagnare la pasta fatta a mano, ravioli di piccione con rosmarino e salsa al vino rosso, arrosti, costate di manzo alla griglia, formaggi stagionati. Da servire a 16° C. VENERDì Sirmian Pinot Bianco Nals Margreid Alto Adige Per chi l’aperitivo ama concederselo nella giornata del venerdì, il Pinot Bianco Sirmian rappresenta una scelta di prim’ordine. Sirmian è l’essenza rappresentativa di Nals Margreid e una delle etichette più note che la cantina produce fin dal 1971. Di eccellente mineralità, fresco e vivace al palato, questo Pinot Bianco elegante e

SETTE GIORNI DI-VINI, IN COMPAGNIA DI GRANDI ETICHETTE ITALIANE DA DEGUSTARE COME VERI SOMMELIER

sofisticato accompagna divinamente antipasti, primi piatti e secondi di pesce. Da servire a una temperatura di 10° C. SABATO Passito Baronesse Nals Margreid Alto Adige Il sabato è la giornata in cui non guasta un tocco di dolcezza, quello del Passito Riserva Baronesse di Nals Margreid. La raccolta delle uve di Moscato Giallo che compongono questo vino, avviene in un momento preciso dell’autunno, quando le ultime giornate di sole hanno fatto raggiungere ai frutti la perfetta maturazione e la complessità aromatica. L’uvaggio trascorre poi alcuni mesi di riposo sui graticci dell’antica Tenuta Baron Salvadori, storica tenuta appartenente alla cantina, dove a fine ‘800 si lavoravano i bachi da seta. I profumi di frutta gialla sciroppata e miele, il sorso vellutato e delicatamente dolce, promuove il passito Baronesse a perfetto protagonista del fine settimana. Da servire a temperatura di 10° C. DOMENICA Etna Bianco, Etna Rosso Villa dei Baroni Carranco Sicilia La domenica è la giornata perfetta per regalarsi una doppia degustazione, con la coppia di vini vulcanici della Tenuta siciliana Carranco.

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L’Etna Bianco nasce da uve 100% Carricante, vitigno autoctono antichissimo. Un bianco di grande struttura e longevità, caratterizzato da un sapore complesso, sapido, intenso ed elegante, con note fruttate di mela verde e agrumi. Da servire a una temperatura tra i 10 e i 12°C. L’Etna Rosso è prodotto con uve 100% Nerello Mascalese, considerato il re tra i vitigni autoctoni dell’Etna. Le uve vengono coltivate all’interno della tenuta Carranco, su vigne vecchie circa 50 anni. Vinificato in vasche in cemento come da più antica tradizione, e invecchiato nelle grandi botti di rovere, questo vino esprime la personalità vulcanica della sua terra d’origine, una spiccata mineralità e acidità, con un finale molto elegante con un tannino leggero, setoso e sapido, sentori fruttati intensi si alternano a note più speziate. Da servire a una temperatura tra i 16 e i 18°C.

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CUCINA

FORMAGGIO FRESCO, BUONO E GENUINO PER OGNI VACANZA Le opportunità che Gallo Rosso offre di trascorrere una vacanza diversa e inconsueta sono davvero tante. Infatti, soggiornare in masi dotati di appartamenti moderni e confortevoli e nello stesso tempo essere a stretto contatto con la natura e con la realtà contadina consente di apprezzare l’autenticità della vita rurale senza rinunciare alle comodità. Fra le tante attività che i contadini svolgono, per alcuni è fondamentale quella di utilizzare il latte per realizzare vari tipi di formaggio. Gli ospiti dei masi con caseificio interno hanno la possibilità di provare l’esperienza di fare il formaggio insieme ai contadini, dalla mungitura dell’animale alla forma fatta e finita, o anche di assistere alla trasformazione del latte in altri derivati come lo yogurt. Due masi Gallo Rosso a quattro fiori, entrambi a coltivazione biologica e con caseificio interno che offrono anche ospitalità sono il Bio-Hof Unterschweig in Val d’Ultimo, situato a 1700 metri, e l’Unterhoelzlhof a Valdaora. Entrambi i masi hanno la bottega in cui vendono sia agli ospiti sia agli esterni i loro prodotti caseari: burro, yogurt, formaggi. Nelle botteghe spesso è possibile anche degustare i vari tipi di formaggi offerti per scegliere il tipo che più accontenta il proprio gusto. I formaggi che fanno parte dei Prodotti di qualità di Gallo Rosso sono anche venduti in molti negozi di alimentari in Alto Adige, come quelli del caseificio del maso Lehmerhof a Nova Ponente, che li realizza a base di latte vaccino crudo di altissima qualità unendo ricette tradizionali del mondo contadino a tecniche moderne. Il risultato sono squisiti formaggi molli, da taglio e duri. David Perathoner del maso David’s Goashof di Laion ha deciso invece di puntare sul latte di capra, realizzando un allevamento biologico con più di 60 capre, grazie al quale produce, oltre al latte fresco, caprini, yogurt biologico e probiotico da bere. Gli altri masi con caseificio interno che producono formaggi e latticini, alcuni dei quali dotati anche di bellissimi appartamenti in cui trascorrere una splendida vacanza, sono presenti sul sito www.gallorosso.it. In Alto Adige il formaggio è un alimento molto importante; viene servito sempre nelle tipiche merende in compagnia dello speck e del pane. Viene prodotto generalmente con latte di mucca, ma anche di capra o di pecora; il latte deve essere lavorato entro 24 ore dalla mungitura e sono necessarie grandi quantità per produrre formaggio: 1 kg di formaggio può richiedere fino a 12 litri di latte. Un tipico formaggio di questa zona è il Graukäse, che viene realizzato con il latte vaccino scremato derivante dalla produzione di

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LA VIGNA IN UNA STANZA

Fotoservizio ©ManazProductions

burro e che è alla base di un’ottima ricetta altoatesina, la Zuppa di formaggio Graukäse. Ingredienti per 4 persone: 1 cipolla; 50 ml di vino bianco; 1 cucchiaio di porro; 750 ml di brodo vegetale o di carne; 2 cucchiai di burro; 150 g di formaggio Graukäse; 1 patata media farinosa; 150 ml di panna; Sale e pepe; 120 g di formaggio Graukäse (sbriciolato); Cubetti di pane abbrustoliti; 12 fili di erba cipollina Preparazione Tagliare a pezzetti piccoli la cipolla e il porro e soffriggerli nel burro. Aggiungere la patata sbucciata e tagliata a cubetti, abbrustolirla brevemente, insaporire con sale e pepe, sfumare con il vino bianco e irrorare con il brodo vegetale o di carne. Appena i cubetti di patata saranno cotti, aggiungere il Graukäse tagliato a dadini. Portare brevemente a ebollizione il tutto, aggiungere la panna e passare con il mixer. Versare la zuppa nei piatti e servire con i cubetti di pane, il Graukäse sbriciolato e dei fili di erba cipollina (ricetta della contadina Doris Gruber dell’osteria Gallo Rosso Planitzer di Montagna).

Filari di vite disegnano morbide e ripide linee verdi sulle colline, che guardano dall’alto la città di Bressanone. Da qui, le nuove camere di Haller Suites & Restaurant di Kranebitt (BZ) si immergono come sospese con le loro terrazze e vetrate sul vigneto, fra grappoli, montagne e la vista sulla città, che al calare del sole rivela uno scintillio di luci. È un luogo di estasi per gli amanti del vino e della gastronomia, ma anche per chi è alla ricerca di un’atmosfera unica e riservata. Kranebitt è un paesino di pochi abitanti e di vignaioli ostinati, come la famiglia Pichler, che ama definirsi “un grappolo molto unito” e che ha trasformato il maso dei nonni in albergo, oggi gestito dai giovani della terza generazione, i quali hanno portato nuove idee nelle 25 camere, di cui 18 nel vigneto, e nel prestigioso ristorante AO. Dal maggio del 2019, infatti, quello che era un fienile ha dato vita alle 18 nuove suite, che arricchiscono la costruzione su 3 piani. Un’architettura che diventa esperienza continua nel vigneto, grazie alle sistemazioni a terrazzamenti dominate dalle vetrate e dal legno di larice, che si fanno un tutt’uno con il paesaggio. Nelle suite ad angolo, una delle diverse tipologie di stanze, lo sguardo sulla vigna è impareggiabile, anche quando ci si rilassa in coppia o da soli nella vasca da bagno o sull’ampia terrazza con chill lounge. La giovane Teresa, CEO e sommelier, gestisce la struttura con il suo ragazzo Levin e suo fratello Simon, maestri di cucina, e con i genitori Hans e Michaela. Il padre di famiglia Hans è un attento cultore della vite: la sua passione è il Kerner, un vino tipico della Valle Isarco, di cui svela i retroscena ai visitatori, accompagnandoli in esperienze nel vigneto e in degustazioni in cantina, fra filari e bottiglie di Veltliner, Sylvaner, Riesling e Müller Thurgau. Ad infondere creatività e gusto ai piatti del ristorante AO ci pensano invece Simon e Levin, che trasformano ingredienti selezionati dal territorio e dai masi in ricette d’autore, ogni giorno parte di un menu diverso, gustosa sorpresa per gli ospiti. Nel ristorante, aperto anche per esterni, viene servita la colazione a base di delizie fatte in casa e prelibatezze delle fattorie locali: uova di galline felici, formaggi e speck regionali, muesli preparati in modo artigianale, pane e dolci fatti a mano. Per quanti cercano un vizio in più, la colazione si fa in suite o sulla terrazza. E non può mancare il winebar per degustare calici prelibati accompagnati da salumi e piatti semplici, aperitivi sfiziosi fra chiacchiere e giochi con le carte. Con la proposta “Dormire nel vigneto” (sempre valida), 3 notti in una delle nuove Suite Terrazza, colazione à la carte al ristorante o direttamente in suite, 3 cene con menu di 4 portate e abbinamenti di vini, esperienze di degustazione in vigna con il viticoltore Hans Pichler, una visita in una cantina della Valle Isarco, la BrixenCard per prendere la cabinovia Plose ed ingressi gratuiti nei luoghi d’interesse del territorio, sono a partire da 490 euro a persona. www.byhaller.com/it/

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CUCINA

LO CHEF CHE DIPINGE I SAPORI DI ERBE E TARTUFI È nato in primavera ed è la sua stagione preferita, per via della grande varietà di erbe spontanee ed aromatiche che ama ricercare tra gli orti e i boschi tra il Molise e l’Abruzzo, in un paesaggio primitivo dove crescono mele biologiche e tartufi, per portarle in tavola come ingredienti di piatti d’autore. Marco Pasquarelli, lo Chef del nuovo ristorante “Il Tartufo” dell’albergo diffuso Borgotufi di Castel del Giudice (IS), compirà 30 anni il 28 marzo 2020 e sta già lasciando il segno, con la sua cucina creativa, che gioca sulle sfumature cromatiche di ogni alimento e valorizza i prodotti locali di stagione e le ricette della sua terra altomolisana. Cresciuto a Castel di Sangro, a pochi km da Castel del Giudice, da padre molisano e madre abruzzese, ha cominciato da giovanissimo a lavorare nella ristorazione. Suo padre, cuoco di professione, l’ha messo in guardia dalla vita dura tra i fornelli, ma Marco, seppure per un periodo abbia scelto la strada dell’architettura che ha studiato all’università a Pescara, non ha mai abbandonato l’idea di dedicarsi totalmente alla cucina, decidendo a 24 anni di seguire solo la sua passione. Così ha conosciuto Niko Romito, 3 stelle Michelin e nominato da poco Chef europeo dell’anno, frequentando l’Accademia Niko Romito a Castel di Sangro (AQ). «Lì mi si è aperto un mondo, si è aperta la mente ed ho scoperto tutto ciò che c’è dietro questo lavoro», dice soddisfatto Marco Pasquarelli, mentre indossa il suo grembiule, pronto a tornare dietro le quinte del ristorante “Il Tartufo”. «La sua cucina mi affascina molto, per via dell’apparente semplicità con cui prepara i suoi piatti, ma dietro la quale ci sono tante sfumature e tanta disciplina. Con lui ho imparato a dare valore al singolo ingrediente per creare un piatto». Così da una mela – i cui filari dell’azienda agricola Melise si possono ammirare dalle vetrate e finestre delle casette di pietra di Borgotufi – lo Chef può realizzare un dessert dai diversi sapori, che toccano tutti i punti della lingua: come la sua mousse di mele (cotte nel vino) con mele caramellate (nel succo di limone), essiccate e crumble alle mele. Tante sfaccettature di un solo ingrediente, per accostare consistenze, colori e sapori. Prima di tornare nel suo territorio, Marco Pasquarelli ha fatto esperienza in prestigiosi ristoranti italiani:

a cura di m.T. San juan

questi doni, senza incidere sull’ecosistema, apprezzandone i profumi, i sapori, le proprietà. Una mela non è buona perché esteticamente perfetta, ma per tutte le sue sfumature gustative. Erbe come la borraggine, il tarassaco, la pimpinella, il finocchietto, il centocchio, la senape selvatica possono esprimere un universo di sapori». Il tartufo è il re della cucina dello Chef, che ha dedicato un menu degustazione agli ospiti del ristorante, non a caso chiamato “Il Tartufo”. Nel territorio molisano si trovano i tartufi più pregiati, che vanno ad arricchire le tavole di tutta Italia, ma che stavolta devono compiere un viaggio molto breve per impreziosire piatti come il “Tortello di coniglio, crema di cannellini e tartufo bianco” oppure l’”Uovo pochè, topinambur e tartufo nero”, tra le delizie da assaporare nel ristorante di Borgotufi. Piatti tradizionali molisani rivisitati si alternano a ricette di stagione dettate dalle scelte offerte dall’orto, per menu sempre nuovi, in cui si fondono il talento dello Chef e quello della natura. Per informazioni: Borgotufi Albergo Diffuso Via Borgo Tufi, 80 Castel del Giudice (IS) Tel. 0865 946820 Sito web: www.borgotufi.it prima al ristorante stellato “La Bandiera” a Civitella Casanova (PE) con lo Chef Mattia Spadone, con cui ha imparato a conoscere le erbe spontanee, poi in Emilia Romagna all’”Osteria Del Povero Diavolo” di Torriana (RN) con lo Chef Piergiorgio Parini, in seguito in Toscana dove ha conosciuto Antonio Intondi, che ora lavora come Sous-Chef a Borgotufi, e in Alto Adige in alcuni hotel di lusso. «Ma non vedevo l’ora di ritornare – ammette – è qui che ho cominciato ed è qui, nella storia di questo territorio, che trovo la varietà alimentare e naturale di cui si nutre la mia cucina». Nel fiume Sangro, che scorre vicino a Castel del Giudice, vivevano gamberi e trote di fiume, che ora lo Chef vuole introdurre nel nuovo menu di stagione. I topinambur, di cui sua nonna gli ha raccontato che mangiava da giovane pensando fossero patate, sono esaltati in alcuni suoi piatti con le loro benefiche proprietà. E poi le barbabietole, le cicorie, le cime di rapa, i prodotti “terrosi” di cui il Molise è ricco diventano ingredienti pieni di gusto e di colore. Eppure Marco Pasquarelli da piccolo non amava le verdure. «Ma ho capito che sono la vita. Le verdure, le erbe spontanee, i frutti della terra, come ad esempio i tartufi, sono doni. E potremmo vivere di

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UN GRIDO D’ALLARME Dal quel terribile 22 febbraio 2020 sono oramai trascorsi 38 giorni. Per tantissimi di noi ristoratori da quel momento gli incassi si sono azzerati. La paura ha iniziato a serpeggiare tra i clienti e gli eventi in programma sono stati tutti annullati. Subito abbiamo dovuto mettere il personale in ferie. Prima ci è stato ordinato di chiudere alla sera, poi di chiudere definitivamente quando oramai quasi tutti eravamo ovviamente già chiusi. Da allora sono passati giorni e settimane lunghissime. Tutto il Buon Ricordo, al pari dei colleghi della ristorazione italiana, ha aspettato aiuti rapidi e incisivi. Ancora nulla, eccetto una minima dilazione di pagamento delle tasse e contributi. La cassa integrazione per i nostri dipendenti sta arrivando in queste ore. Nessun aiuto diretto da parte dello Stato a livello economico. I nostri colleghi all’estero ci fanno sapere di misure “importanti” prese da governi come la Germania, la Francia, l’Ungheria. Per la ristorazione italiana, così come per la piccola e media impresa, quasi il nulla. I tempi sono SCADUTI! Se davvero i nostri locali dovranno rimanere chiusi per un altro mese in queste condizioni sarà un disastro assoluto. Tanti di noi non riapriranno. Una volta tanto, sarebbe stato importante anticipare il problema, non rincorrerlo! Noi siamo da 56 anni ottimisti, vogliamo bene alla nostra Italia. Faremo di tutto per non mollare. Ma da soli non possiamo farcela. Lo abbiamo detto in tempi ancora non così drammatici, ma nulla si è mosso. Il nostro è un grido d’allarme che accomuna tutta la Ristorazione Italiana. Il Buon Ricordo grazie alla sua storia pensa di poter rappresentare le migliaia di colleghi sparsi per la penisola. Dateci un minimo di energia. Poi toccherà a noi di rimboccarci le maniche! W l’Italia, W la grande Ristorazione Italiana! 30 marzo 2020 www.buonricordo.com


INTERVISTE SPECIALI

DA MANTOVA A POGGIO RUSCO CON LA FAMIGLIA, NEL 1968, PER SEGUIRE IL PADRE MEDICO CONDOTTO. DA POGGIO RUSCO A PARIGI, NEL 2008, PER SCELTA D’AMORE. QUI MARIA GLORIA BRIGONI SI REINVENTA UNA VITA DA IMPRENDITRICE DIRIGENDO IL RISTORANTE OLIVA

MARIA GLORIA BRIGONI Il suo ristorante Oliva autentico must a Parigi

di barbara ghiSi

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embra una favola di quelle che si leggono ai propri figli durante la loro infanzia. C’è una fanciulla, c’è un principe azzurro, c’è un regno in una terra lontana. Ma partiamo dagli inizi: Maria Gloria Brigoni è nata a Mantova nel 1965 e alla tenera età di tre anni si è trasferita con la famiglia a Poggio Rusco nel basso mantovano dove suo padre Pietro Brigoni aveva vinto il concorso come medico condotto o di base. Si è diplomata al liceo classico per poi ottenere attraverso un corso parauniversitario a Verona la specializzazione nel turismo. In contemporanea ha frequentato un corso per il settore erboristico che è sempre stata una delle sue passioni. Infatti per circa 7 anni nel ruolo di titolare ha tenuto aperta un’erboristeria nel centro storico di Poggio Rusco. Ha lavorato in seguito in altre erboristerie del mantovano e del modenese come consulente per i prodotti e responsabile del settore. Nel 2005 conosce il francese Olivier residente a Parigi. Racconta Maria Gloria: “l’ho conosciuto in una pizzeria di Poggio Rusco durante una cena con amici comuni. Lui era venuto a far loro visita a seguito del loro rientro da Parigi, dove avevano vissuto diversi anni. E’ stato un colpo di fulmine per entrambi! Il mese dopo ero a Parigi per rivederlo. Poi lui in Italia per stare con me, e via così per diverso tempo. Abbiamo fatto per quasi 3 anni i pendolari per amore, fino a che nel 2008 all’età di quasi 43 anni, ho deciso di trasferirmi a Parigi”. Ma le favole sono una cosa e la realtà un’altra! E la nostra protagonista deve scontrarsi ogni giorno con scelte da fare, in un paese dove si parla una lingua diversa. Ma è decisa, perseverante e si impegna! Ce la mette tutta per organizzarsi al meglio e per non farsi trovare impreparata. Si iscrive ad una scuola di francese per perfezionare la lingua, di cui aveva le basi, e dopo qualche tempo aveva già trovato lavoro nell’ufficio di un’azienda come impiegata nel settore commerciale estero per il mercato italiano. Per diverso tempo questo lavoro la appaga, poi la voglia di gestire una sua attività ha la meglio e da italiana amante della buona cucina nel 2011 si lancia nel settore della ristorazione. Coinvolge un’amica di Firenze per rilevare un ristorante in società: Oliva.

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Ma come spesso succede non tutti sono portati per responsabilità e impegni di questa portata, e la società dura solo qualche mese poi si scioglie. Lei resta da sola a gestire Oliva e con grande tenacia che la contraddistingue, trasforma un vecchio bistrot francese in un ristorante gastronomico italiano. Menu corto, solo prodotti freschi e di stagione. Il tutto con una carta di vini italiani e francesi molto ampia grazie all’allora suo compagno, oggi marito, che è venditore di vini e Champagne. Ed ecco che dopo anni di sacrifici giungono finalmente le grandi soddisfazioni. Grazie alla sua fermezza, all’impegno nel proprio lavoro e alla buona posizione del ristorante, situato tra l’Eliseo e il Ministero dell’ interno francese, arriva il grande successo. Anche il passo dal matrimonio infatti e breve, e

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avviene alla fine del 2018 dopo dieci anni di convivenza, coronando per lei anche questo sogno. La mantovana Maria Gloria Brigoni si realizza sia nel lavoro che nella vita. Da italiana all’estero dice: “Amo di Parigi l’aspetto di scoprire sempre cose nuove: strade, monumenti, targhe dedicate a personaggi famosi sparse un po’ ovunque. Insomma non si è mai finito di conoscerla è un museo a cielo aperto. Quello che non amo è l’indifferenza della gente, la diffidenza tipica delle metropoli credo, ma che per me, nata e cresciuta in pianura padana è e sarà sempre un fattore negativo. Di Poggio Rusco mi mancano gli amici e la giovialità nei rapporti. Sono molto legata a questo paese come lo sono a San Zeno di Montagna in provincia di Verona, splendida terrazza sul lago di Garda. A San Zeno ho ereditato la casa vacanze dei miei genitori. Adoro passarci il mese di agosto e tutti i weekend possibili a partire dalla primavera. Non faccio progetti a lungo termine, ma desidero in futuro trascorrere con mio marito più tempo in Italia”.

ECCELLENZE NON SOLO NEI PIATTI Il ristorante Oliva si trova al n° 16 in Rue des Saussaies, 75008 Paris. Trovandosi tra l’Eliseo e il Ministero dell’ interno è frequentato spesso da politici. Tra i suoi clienti può annoverare: il sindaco di Parigi Anne Hidalgo, l’ex presidente François Hollande, l’ex ministro dell’interno Bernard Cazeneuve e diverse personalità della politica, dello sport e del cinema. Ma il vero protagonista è il menù proposto da Maria Gloria Brigoni e dallo chef Mirko Brentaro con solo prodotti freschi e di stagione. Pasta fatta in casa tutti i giorni: ravioli, spaghetti alla chitarra, fettuccine, gnocchi, cappelletti ecc. Oltre alla pasta fresca, troviamo due piatti che non cambiano mai e sono il marchio del ristorante: uovo bio in camicia con crema di parmigiano e tartufo, e l’enorme scaloppina alla milanese. Il tutto coronato da una varia scelta di vini e Champagne. Per tutti coloro che cercano un ottimo ristorante italiano a Parigi, con una calorosa speciale accoglienza! Aperto dal lunedì al venerdì Tel +33 664834737 - mgbrigoni@gmail.com www.ristorante-oliva.fr

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SPORT

a cura di michela Toninel

OLIMPIADI DI TOKYO 2020 RINVIATE PER IL CORONAVIRUS La decisione è arrivata dopo il colloquio in videoconferenza tra il Governo giapponese e il presidente del Cio, Thomas Bach, per decidere insieme il futuro dei Giochi Olimpici del 2020. A loro si sono uniti Mori Yoshiro, Presidente del Comitato Organizzatore di Tokyo 2020; il ministro olimpico, Hashimoto Seiko; il governatore di Tokyo, Koike Yuriko; il presidente della commissione di coordinamento IOC, John Coates; il direttore generale del CIO, Christophe De Kepper. Così recita la nota ufficiale: Nelle circostanze attuali e sulla base delle informazioni fornite oggi dall’OMS, il Presidente del Cio e il Primo Ministro del Giappone hanno concluso che i Giochi della XXXII Olimpiade di

Tokyo devono essere riprogrammati a una data successiva al 2020, ma non oltre l’estate 2021, per salvaguardare la salute degli atleti, di tutti i partecipanti ai Giochi olimpici e della comunità internazionale. I leader hanno concordato sul fatto che i Giochi olimpici di Tokyo possono rappresentare un faro di speranza per il mondo durante questi tempi difficili e che la fiamma olimpica può diventare la luce alla fine del tunnel in cui il mondo si trova attualmente. Pertanto, è stato concordato che la fiamma olimpica rimarrà in Giappone. È stato inoltre concordato che i Giochi manterranno il nome di Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo 2020”.

SETTE TEAM INGLESI DI F1 PRODURRANNO VENTILATORI LE CICLABILI Red Bull Racing, Racing Point, Haas, McLaren, MercedesAMG, Renault e Williams si sono impegnate nel Progetto Pitlane, per la produzione e la fornitura di dispositivi respiratori a supporto delle necessità del Regno Unito. Nel corso delle ultime due settimane, i sette team di Formula 1 con sede in Gran Bretagna e i loro rispettivi team tecnologici hanno compiuto progressi significativi nella definizione e nel coordinamento della loro risposta alla richiesta di aiuto da parte del governo britannico, con la fabbricazione di dispositivi medici per aiutare nel trattamento dei pazienti COVID-19. Project Pitlane metterà in comune le risorse e le capacità dei suoi team membri con il massimo effetto, concentrandosi sulle competenze chiave del settore F1: progettazione rapida, produzione di prototipi, test e assemblaggio specializzato.

DELLE VALLI RESILIENTI

Le valli bresciane sono l’accesso ad alcune delle grandi salite più conosciute d’Italia, alcune delle quali hanno fatto la storia del Giro: non solo l’ascesa al Passo del Tonale ma anche il Gavia, il Monte Maniva, la Madonna della Neve o il Passo Crocedomini. È di pochi anni fa la realizzazione della Ciclovia del fiume Oglio che designa un percorso di 280 km che attraversa la regione partendo dal Passo del Tonale a 1883 metri di quota nel cuore del Parco dell’Adamello fino al Ponte di Barche a San Matteo delle Chiaviche nel Mantovano. Ed è di poche settimane fa l’inaugurazione ufficiale della cosiddetta “Greenway delle Valli Resilienti” - nell’area della Val Trompia e della Val Sabbia: la Greenway propone ben 74 percorsi adatti a tutti gli appassionati dei pedali, indipendentemente dalle loro capacità tecniche e dal loro stato di forma. La Provincia di Brescia infatti sta cercando di rendersi appetibile per ogni tipo di cicloturista. Lungo i 3500 km mappati, infatti, sono

di enrico corno

stati disegnati nove tour - tre per la MTB e altrettanti per la Slow Bike e la Road Bike - della durata che varia tra uno e tre giorni, il più corto di 40 km e il più lungo di 321 km. Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Due esempi? Tra quelli su sterrato, il tour che sta riscuotendo il maggior successo è il percorso della durata di un giorno chiamato “il Crinale”, proprio perchè tracciato sulla cresta delle montagne che dividono la val Trompia dalla Val Sabbia: 65 km, 2558 metri di dislivello (e una quota massima di 1746), senza difficoltà tecniche e adatto anche ai principianti. Sull’asfalto invece si segnala quello da Brescia a Bovegno: misura 40 km (e stiamo parlando della sola andata) con 800 metri di dislivello positivo, cifre vicine alle misure del Pordoi.

PER PRIMA HA DATO IL VIA LIBERA AL TAGLIO DEGLI STIPENDI DEI CALCIATORI

JUVENTUS SEGNALE FORTE I calciatori della Juventus e Sarri si tagliano gli ingaggi per venire incontro alla società, ferma per l’emergenza coronavirus. Il club bianconero è il primo tra quelli italiani a trovare un accordo con i propri tesserati per la riduzione dei compensi, pari all’importo delle mensilità di marzo, aprile, maggio e giugno 2020. Un’operazione che permette un risparmio a bilancio di 90 milioni di euro (circa un terzo del monte ingaggi complessivo). Il presidente della Figc Gabriele Gravina è molto soddisfatto. L’accordo sul taglio degli stipendi raggiunto dalla Juventus con i suoi dipendenti gli piace parecchio e non esita a fare i complimenti con il club bianconero: “L’accordo della Juventus è

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un esempio per tutto il sistema. Ringrazio Giorgio Chiellini, i suoi compagni e Maurizio Sarri perché nel solco della collaborazione che la Federazione auspica da giorni, hanno posto l’interesse generale al centro della loro interlocuzione con il club”. “L’unità e la solidarietà nel mondo del calcio - sottolinea ancora Gravina - rappresentano la prima grande risposta all’emergenza che stiamo vivendo e che rischia di essere ancor più grave se non dovessimo tornare a giocare. Solo attraverso il contributo di tutti i protagonisti, ognuno per la sua parte, renderemo il calcio più forte”.

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SPECIALE SPORT

FEDERICA BRIGNONE NELLA STORIA DELLO SCI Il nome di Federica Brignone è scritto per sempre nella storia dello sport italiano e in quella dello sci mondiale. Campionessa del Mondo, contro una delle sciatrici più forti della propria generazione, Mikaela Shiffrin, e contro gli infortuni che fino a questo punto l’avevano limitata tenendola incatenata a terra ogni volta che sembrava sul punto di spiccare il volo. Quello raggiunto dall’atleta milanese è il sogno di una vita che si realizza, il gradino più alto raggiungibile per chi ha scelto la vita sugli sci, ma è anche qualcosa di più, è un nuovo mondo: nessuna italiana era mai salita sul gradino più alto del podio nella classifica assoluta della Coppa del Mondo. La Brignone, in una stagione “falciata” dall’emergenza Coronavirus – che ha imposto l’annullamento delle finali di Cortina prima e delle gare in programma nell’ultima tappa di Are poi – ha spostato più avanti l’orizzonte del possibile, prendendo posto tra le leggende dello sci italiano: Gustav Thoeni, Piero Gros e Alberto Tomba, gli altri tre campioni del mondo azzurri. UNA STAGIONE MONDIALE Costanza. E’ questa la parola chiave della splendida cavalcata di Federica Brignone nella Coppa del Mondo di sci alpino 2020. In una stagione che verrà ricordata per l’emergenza che ne ha decretato la fine anticipata, quella legata al Covid-19, la sciatrice azzurra è stata la più brava a restare lassù, tra le prime, in tutte le fasi della stagione. Tra le prime, già, perché non si può non considerare che “prima”, per un lungo tratto, era stata Mikaela Shiffrin. La statunitense ha dovuto abbandonare le gare del circuito nel momento chiave della corsa al titolo (quando era saldamente in prima posizione della classifica assoluta), a causa della perdita del padre. Nulla toglie al trionfo di Federica che giustamente ha osservato: “Mi è spiaciuto tantissimo per quello che è successo a Mikaela, ma la Coppa non si ferma neanche quando qualcuno si infortuna” rivendicando un merito pieno, che nessuno può negarle. Già, perché i numeri messi in fila dall’azzurra hanno dimensioni mondiali mai visti prima: i 1378 punti portati a casa dalla sciatrice milanese sono il primato assoluto per un atleta italiano in Coppa del Mondo, record rimasto imbattuto per 28 anni e

detenuto fino a questo momento da Alberto Tomba, che nel 1991-92 ne totalizzò 1362. Federica ha disputato 25 gare sulle 30 disponibili, con le due grandi avversarie, Petra Vlhova e Mikaela Shiffrin, che si sono fermate a 24 e 19 apparizioni. Dopo un inizio non brillantissimo la Brignone è stata in grado di alzare i giri quando era fondamentale rimanere presenti: alla fine si conteranno 5 vittorie (a Courchevel e Sestriere in gigante, nelle combinate di Crans Montana e Altenmark e nel superG di Saint Moritz) oltre a 5 secondi posti e 1 terzo posto. Un crescendo costante, un incedere che ha visto nella tappa svizzera di Crans Montana uno dei momenti chiave: la Brignone mette in cascina punti nelle due discese, poi vince in combinata e segna il sorpasso alla Shiffrin, ancora assente a causa del lutto (a causa del quale starà lontana dalle piste per un totale di 8 tappe). Il finale sarebbe stato diverso con la statunitense? Nessuno può saperlo, ma è ragionevole credere che la stessa Federica avrebbe preferito una “resa dei conti” finale, dopo il ritorno della Shiffrin, che però ci è stata negata dall’emergenza Coronavirus. La Fis ha annullato dapprima le finali di Cortina, successivamente l’appuntamento ad Are, che sarebbe dovuto essere il “rimpiazzo” per il capitolo conclusivo della stagione. La notizia di un caso di positività tra gli addetti ai lavori dell’organizzazione della manifestazione ha imposto lo stop, con conseguente rinvio della cerimonia di premiazione. Federica stringerà tra le mani la Coppa del Mondo assoluta, la più ambita, tra qualche tempo, insieme alle due Coppette di gigante e combinata. LA STORIA E I NUMERI DI FEDERICA BRIGNONE Figlia d’arte, la mamma Maria Rosa Quario è stata sciatrice professionista, Federica si impone per la prima volta sul palcoscenico dello sci mondiale quando, nel 2009, vince la la medaglia d’oro ai Mondiali juniores di Garmisch-Partenkirchen nella combinata. Dovrà attendere il 2015 per la prima vittoria, nello slalom gigante a Soelden in Austria. Due anni più tardi sulla pista di Aspen si piazza sul gradino più alto di un podio tutto Azzurro, insieme a Sofia Goggia e Marta Bassino. Nel 2018 la medaglia di bronzo nello slalom gigante alle Olimpiadi Invernali di Peyongchang, “antefatto” di un altro successo, nel 2019, con il primo posto nella classifica di combinata in Coppa del Mondo. Ad oggi, nella rassegna mondiale, Federica ha un palmares di 15 vittorie e 39 podi.

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SPECIALE SPORT & BENESSERE

ENERGy & SULfATE pER SpORTIvI a cura di marco morelli

La natura si risveglia e il corpo sente il bisogno di muoversi. Si ha voglia di rimettersi in forma, di riprendere gli allenamenti outdoor e rinforzare la muscolatura. Ma anche semplicemente di respirare aria pura, di sentire il sole sulla pelle e di lunghe passeggiate nel verde. Sotto lo sguardo imponente delle Dolomiti di Sesto, patrimonio dell’umanità Unesco, il Bad Moos - Dolomites Spa Resort è la location perfetta per sportivi e salutisti, che trovano nella Spa Termesana rituali di benessere pensati ad hoc. TERMESANA “ACTIVE & SPORT” La Spa Termesana si prende cura degli sportivi con trattamenti mirati per chi vuole migliorare le proprie performance o alleggerire le tensioni dopo l’attività fisica. Un pacchetto completo e specifico è “Activ & Sport” con programmi differenziati a seconda delle preferenze. Il pacchetto base “Activ & Sport 1 notte” (che richiede un soggiorno minimo di almeno 1 notte) comprende: 1 Sulfate Body, 1 Energy Relax Schiena e 1 Sulfate Sport. Inoltre durante il soggiorno si potrà usufruire del menu Feel Good, del programma Move & Balance e del libero accesso alla Spa Termesana. Il tutto al costo di 257 euro a persona, 234 euro a perso-

ACQUA SULFUREA E CAMPANE DI VETRO PER MANTENERSI IN FORMA E SCIOGLIERE CONTRATTURE MUSCOLARI

na se fatto in coppia (pernottamento escluso). La formula più completa è “Activ & Sport 5 notti” (che richiede un soggiorno minimo di almeno 5 notti) e inizia con un incontro con il team del benessere per capire le esigenze della persona e pianificare insieme i trattamenti. Seguono: 1 Sulfate Body, 1 Energy Detox (80 min.), 2 Energy Relax Schiena, 1 Sulfate Relax, 1 Energy Purificante (50 min.) o Basic Man, 2 Energy Sport, 1 Sulfate Sport. Il pacchetto si conclude con un incontro finale con il team del benessere per verificare insieme i risultati raggiunti. Anche in questo caso durante il soggiorno si potrà usufruire del menu Feel Good, del programma Move & Balance e del libero accesso alla Spa Termesana. Il tutto al costo di 820 euro a persona, 752 euro a persona se fatto in coppia (pernottamento escluso). ENERGy & SULFATE SPORT Sono in particolare 2 le tecniche di trattamento che la Spa Termesana propone agli sportivi, e non solo. Da una parte il benessere Sulfate che sfrutta le proprietà dell’acqua allo zolfo del Bad Moos – Dolomites Spa Resort. Il Sulfate Sport ad esempio consiste in un bagno detossinante nella preziosa acqua sulfurea e dall’effetto decontratturante grazie alle mani sapienti degli operatori. Mediante stretching mirato del corpo e un massaggio sportivo, i muscoli sono nuovamente

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pronti per una nuova performance (80 min. 105 euro). La seconda tecnica è quella dei trattamenti Energy che si basa su uno strumento specifico con campane di vetro ideale per sciogliere le tensioni muscolari. Abbinato al massaggio manuale dell’operatore, consente di stimolare i punti e i tragitti energetici avendo effetti distensivi, drenanti e detossinanti, riportando l’energia del corpo in equilibrio. Tra tutti si può provare l’Energy Sport che favorisce sia la preparazione fisica sia il recupero da affaticamento fisico, allevia indolenzimenti muscolari e contratture. Ideale dopo lunghe passeggiate e attività fisica intensa (80 min. 110 euro). Immancabile, il classico Massaggio sportivo favorisce una maggiore ossigenazione dei tessuti ed elimina l’acido lattico migliorando la funzionalità della muscolatura (ca. 50 min. 75 euro).

LA STAGIONE AL BAD MOOS DOLOMITES SPA RESORT. VACANZA ATTIVA NELLE DOLOMITI DI SESTO, PATRIMONIO DELL’UMANITà UNESCO

A PIEDI E IN BICICLETTA NELLA NATURA L’ottima posizione del Bad Moos – Dolomites Spa Resort, nel cuore della Val Fiscalina, offre innumerevoli possibilità per gli amanti dello sport. A cominciare da passeggiate ed escursioni che partono appena fuori dall’hotel e permettono di raggiungere ad esempio il Rifugio Monte Elmo, oppure l’Alpe Nemes, o ancora le splendide Tre Cime. Chi ha il passo meno allenato può approfittare degli impianti della Croda Rossa, a pochi passi dall’hotel, per salire comodamente e percorrere i sentieri in quota. Mountain bike, city bike e caschi sono a disposizione gratuitamente per gli amanti delle due ruote, mentre chi vuol fare meno fatica può usufruire a pagamento delle e-bike, anche in questo caso direttamente in hotel. Piste ciclabili per chi ama pedalare con il proprio ritmo, in mezzo alla natura senza fretta per godersi il panorama, ma anche percorsi impegnativi che sfidano i ciclisti più allenati, la scelta di certo non manca. Emozionanti avventure a cavallo si possono vivere nei vicini maneggi, che offrono a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo la possibilità di imparare questo sport con i cavalli nordici, noti per il loro carattere docile e affabile. Gli esperti potranno invece migliorare la propria tecnica conducendo il cavallo nel paesaggio naturale, al di fuori del recinto.

Info: Bad Moos - Dolomites Spa Resort via Val Fiscalina 27, Sesto Moso (BZ) tel. 0474 713100 www.badmoos.it

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INTERVISTE SPECIALI

È UNO DEI VOLTI PIÙ AMATI DELLO SPETTACOLO ITALIANO

a cura di morello Pecchioli

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albero genealogico di Umberto Smaila è un menù. Gli intrecci parentali non sono rappresentati da rami e fronde, ma da piatti e ricette. Sangue e cucina mitteleuropei. Sapori che spaziano dall’Adige all’Adriatico al Danubio. Da Verona, dove Umberto è nato il 26 giugno 1950, a Fiume, a Budapest. Pearà, jota e gulash. Mamma Meri? Pronta una pasta e fagioli da sballo. Nonna Anna? Ecco gli scampi alla bùsara e capuzzi garbi da far resuscitare i morti. La zia Dina? Brodetto e piselli, polenta e pesce da tagliarsi le vene. Umberto Smaila, uomo di spettacolo, attore, cantante, presentatore e compositore raffinatissimo (sua Verona Beat che divenne l’inno dello scudetto del Verona), imprenditore (sono una decina gli Smaila’s, i locali che ha avviato in rinomate località e perfino su due navi della società di navigazione Grimaldi), è cresciuto tra questi sapori nati nelle cucine di una società multiculturale, raffinata. Smaila è tenacemente legato a questo filo (d’acquolina) che sale per i rami della famiglia legando la cucina veronese a quella istriana, a quella dalmata, a quella ungherese e che, arrampicandosi come fa l’edera, arriva sulla cima della chioma, alla cucina montenegrina. Scorre sangue zingaro nelle vene dell’ex Gatto che dai figli del vento ha ereditato carnagione, modi e il cognome che si è stabilizzato dopo aver vagabondato di accento in accento: Izmajlia, Zmajla, Smaila. «Chissà da dove veniamo», si chiede lo showman. «Probabilmente le radici estreme della famiglia sono medio orientali anche se la storia degli Zmajla inizia da un gruppo etnico del Montenegro. Ma noi siamo fiumani autoctoni, diventati italiani dopo la diaspora. Fiume, l’Istria, la costa dalmata… C’è la quintessenza della venezianità. Ci siamo fermati a Verona che ne è un baluardo». Cuore zingaro. E il palato? «Assolutamente mitteleuropeo. Quella fiuma-

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na è una cucina meravigliosa, saporita, che mi ha riempito di emozioni fin da bambino. Piatti di mare e di terra. Fiume era collegata con l’Austria e l’Ungheria. Nonna Anna e poi mamma preparavano piatti stupendi: gulash,

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Se resta in casa Izzie, lo potete fare anche voi!

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