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in primo piano

L’inarrestabile espansione del Dragone

Così la Cina si sta prendendo il mondo N

el 2020 l’indice di gradimento della Cina nel mondo occidentale è miseramente crollato. La grande nazione orientale, che da un ventennio affascinava gli economisti per il suo sviluppo esponenziale susseguente a secoli di miserie, ha perso quasi totalmente quell’ingenuo rispetto che si stava guadagnando presso le popolazioni europee e d’oltre oceano. Permane verso di essa il rispetto economico, di fatto un consolidato timore per la capacità invasiva di bypassare le nostre economie grazie alla grande competitività dei suoi prodotti spesso di dubbia qualità ma di basso prezzo. Scema invece il rispetto morale, condito da rinnovato sospetto, per la spregiudicatezza con la quale, grazie a scelte politiche invise alle nostre democrazie, la Cina sta infiltrandosi in tutti i tessuti occidentali. Fino a ieri produttrice di mercanzia a basso costo, oggi domina il mercato high-tech mondiale, si impone come attrice globale, assume il controllo economico e finanziario di intere nazioni ed è in grado di “richiamare all’ordine” persino gli Stati Uniti d’America. Quasi un miliardo e mezzo di cinesi che non si accontentano più di stracci e di un pugno

di riso, ma puntano a vivere secondo uno stile evoluto, richiedono risorse di entità inimmaginabile. L’immenso territorio della Cina è coltivato solo per il 15%, e le risorse alimentari, minerarie ed energetiche col trend di crescita attuale del tenore di vita locale saranno a breve gravemente insufficienti, per cui le strategie del governo cinese per far fronte a questa realtà saranno presumibilmente sempre più aggressive. Secondo statistiche Ocse, negli ultimi anni l’incremento dell’attività delle imprese cinesi in Africa, America Latina e in Asia si è rivelato esponenziale: praticamente un raddoppio. Queste imprese della Cina ottengono finanziamenti pubblici agevolati o a fondo perduto. Hanno un costo della manodopera specializzata e manageriale molto basso anche rispetto ai Paesi poveri in cui vanno ad operare. Utilizzano equipaggiamenti prodotti in casa che costano un terzo di quelli delle imprese europee. Fanno conto su interventi “politici” che consentono di evitare le gare internazionali. Accettano di essere pagate con materie prime dei paesi ospitanti. Un’impressionante macchina “aziendale”, destinata a vincere tutte le guerre con le imprese occidentali, obbligate a rispettare ferree regole. Il metodo con il quale la Cina si prende il mondo

di giacomo gabriele morelli

I tentacoli della Cina sulle economie più povere consolidano il ruolo di prima potenza economica mondiale


in primo piano

Quasi un miliardo e mezzo di cinesi che puntano a vivere secondo uno stile evoluto richiedono risorse irreperibili nella sola Cina è stato sperimentato e rodato con successo in Africa: investimenti in infrastrutture utili a facilitare la penetrazione di merci, aziende, risorse umane, istituzioni finanziarie. Si comprano porti, si partecipa agli appalti per autostrade, si aprono filiali di banche cinesi a sostegno delle stesse aziende cinesi presenti all’estero. Ma vediamo nello specifico cosa sta accadendo in Africa. Diversi paesi africani hanno combattuto lunghe guerre sanguinose dagli inizi del XV secolo fino agli inizi del XIX secolo per ottenere l’indipendenza, e dopo il 1994, quando il Sudafrica divenne l’ultimo paese africano ad affrancarsi dal vergognoso colonialismo europeo, sembrava che l’Africa avesse ormai superato il peggio. In meno di dieci anni però la Cina ha ricolonizzato con successo l’Africa senza sparare un solo proiettile, trasformandola de facto quasi ovunque in una sua provincia. Secondo uno studio condotto da esperti mondiali la Cina negli ultimi 10 anni ha prestato un totale di 143 miliardi di dollari a 40 nazioni africane, messi a disposizione principalmente da due banche cinesi: l’Export-Import Bank of China e la China Development Bank. Guardando ai settori, circa un 30% dei prestiti è stato destinato a finanziare progetti di trasporto, un 25% all’energia, un 15% all’estrazione di risorse e di idrocarburi. Solo l’1,6% dei prestiti cinesi è stato dedicato ai settori dell’istruzione, della sanità, dell’ambiente, alimentare e umanitario, a conferma che tutto ciò che interessava alla Cina era costruire un gigantesco polo di approvvigionamento commerciale e militare. Ma ecco l’aspetto più subdolo di questa invasione cinese. Secondo uno studio del Fondo Monetario Internazionale circa il 40% dei paesi dell’Africa subsahariana a basso reddito sono ora in difficoltà di indebitamento o valutati come ad alto rischio di difficoltà di indebitamento.

E i debiti, secondo gli abili progetti cinesi, dovranno essere pagati “in natura”. È solo ora che i paesi africani stanno iniziando a rendersi conto di quanto siano debitori verso la Cina rischiando di perdere la loro indipendenza per cui hanno tanto combattuto. Secondo un rapporto di Confidential Africa (la newsletter inglese quindicinale che si dedica alle vicende economiche e politiche africane) lo Zambia è in trattativa con la Cina per una possibile cessione della società elettrica del paese, ZESCO, dopo l’inadempienza nel rimborso del prestito. Non è solo lo Zambia che potrebbe diventare la prima vittima dell’Africa da parte della Cina dopo il mancato ripagamento del prestito. Il Kenya potrebbe perdere il porto di Mombasa, una delle sue infrastrutture chiave essendo il più grande porto dell’Africa orientale, cedendolo al governo cinese se la Kenya Railways Corporation (le ferrovie kenyote) non dovesse effettuare il pagamento di 22 miliardi di dollari dovuti alla Exim Bank of China. Anche l’Etiopia è destinata a soccombere di debiti pubblici con la Cina, che ne detiene la maggior parte, secondo un rapporto pubblicato a marzo dal Centro per lo Sviluppo Globale Africano. E l’Angola ha raggiunto un accordo sui prestiti per il petrolio con Pechino che lega efficacemente la futura produzione petrolifera del paese ai prestiti della Cina per coprire il crescente debito infrastrutturale del paese. E tutto questo con gradimento totale delle popolazioni africane? A dire il vero negli ultimi tempi l’immagine del Dragone sembrava scricchiolare anche in Africa. Le numerose scoperte di attività fumose delle sue aziende in Africa, unitamente a numerosi scandali ambientali e di corruzione, ne stavano intaccato la fama. Ricordiamo ad esempio i contratti

Per la Cina la pandemia covid-19 si sta rivelando una proficua opportunità per penetrare nei sistemi economici dei Paesi dai governi meno avveduti ventennali strappati al Madagascar (con ribellione popolare) per lo sfruttamento di immensi territori agricoli e per la pesca nelle sue acque territoriali con dispiegamenti navali ingenti. Poi sono arrivati il Covid e le critiche su come la Cina ha gestito le prime fasi della pandemia, agevolandone la diffusione. A ciò si è aggiunta la recrudescenza di casi di razzismo contro emigrati africani (!) registrati in Cina nei primi mesi di lockdown. Fatti che hanno portato diversi governi a sud del Sahara a chiedere chiarimenti. La Cina però ha giocato bene le sue carte durante la pandemia Covid, sfruttando quest’ultima per migliorare la sua immagine. Lo dimostrano recenti sondaggi per cui ben più della metà della popolazione africana considera positiva l’influenza cinese su politica ed economia, e soprattutto sulla sanità. Vediamo ad esempio cosa sta accadendo in Senegal. Tutt’oggi un lungo striscione si staglia di fronte all’ingresso dell’Ospedale pediatrico di Dakar; la scritta in cinese e francese proclama: “La Jiangsu Construction Engineering Group Co. Ltd sostiene il Senegal nella lotta al Covid 19”. Sotto allo striscione, decine di scatoloni di materiale

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sanitario: maschere, tute, guanti chirurgici e occhiali protettivi, respiratori e altri strumenti tecnici. A presentare la donazione un gruppo di medici e diplomatici cinesi che scatta le foto di rito, poi diffuse ovunque, con la direttrice dell’ospedale. Scena simile qualche mese prima all’Aeroporto Internazionale della capitale senegalese con centinaia di scatoloni scaricati da un aereo cargo accompagnati da un’equipe di medici cinesi destinata al locale centro ospedaliero. Ovunque bandiere delle imprese benefattrici assieme all’immancabile colore rosso della diplomazia di Pechino. Episodi che non sfuggono agli osservatori, che vedono riproporsi da mesi gli stessi “teatrini” in diversi paesi del continente africano. Dal vicino Mali, dove l’opinione pubblica ha saputo

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dei letti donati dalla società di costruzioni China Overseas Engineering Corporation o del gel idroalcolico offerto dalle società cino-maliane Sukala e N-Sukala, passando per Burkina Faso, Ghana, Kenya e a ritroso fino al 20 marzo scorso in Etiopia quando i primi aiuti cinesi sul continente sono arrivati ad Addis Abeba sponsorizzati dal filantropo miliardario cinese Jack Ma, fondatore del gigante della vendita online Alibaba. Questa imponente offensiva di “soft power” dispiegata dalla Repubblica Popolare Cinese è studiata per sfruttare l’emergenza Covid con il fine ultimo di rafforzare ulteriormente il proprio radicamento economico-politico su un territorio di cui, già da tempo, ha sconvolto le linee di forza strategiche. Pechino ha già inviato equipe mediche a più di 40 nazioni africane, 30 milioni di test, 10mila respiratori e 80 milioni di mascherine. La pandemia è poi servita al presidente Xi Jinping per promettere che il continente sarà tra i primi a ricevere il vaccino “made in Cina”. Il covid-19 ha drammaticamente tagliato il turismo, la più importante fonte di introiti per l’Africa. È a partire da questo scenario che Pechino consoliderà la sua influenza. Il vero nodo è l’enorme debito estero accumulato che i governi africani non riusciranno a ripagare. È proprio sul debito e sulla creazione d’infrastrutture che la Cina ha generato dipendenza economica su cui fare leva per i suoi interessi. E il sudamerica è la prossima “vittima” designata. Secondo quanto rivelato dal ministero degli esteri messicano, nel corso di un incontro con i suoi omologhi latinoamericani, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi avrebbe annunciato un prestito ingente

all’America Latina e ai Caraibi per l’acquisto del vaccino contro il Covid-19. “Il ministro degli Esteri cinese ha riferito che il vaccino sviluppato nel suo paese sarà considerato un “beneficio pubblico di accesso universale”, e che Pechino ha stanziato un prestito di 1 miliardo di dollari per sostenere l’accesso alla cura per tutte le nazioni della regione. Oltre al Messico, all’incontro virtuale hanno preso parte anche rappresentanti di Argentina, Barbados, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Dominicana, Ecuador, Panama, Perù, Trinidad e Tobago e Uruguay. Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha ringraziato la Cina per l’offerta: “Siamo molto grati alla Cina; ho avuto la possibilità di parlare al telefono con il presidente cinese e dall’inizio della pandemia ci sono stati molti voli pieni di aiuti e attrezzature mediche provenienti dalla Cina”. Ci risiamo dunque. Dove la povertà economica è più sensibile agli aiuti, apparentemente disinteressati, il Dragone sta programmando progetti inaffrontabili dagli USA, questi ultimi in ovvio stato d’allarme. L’America Latina è importante in ottica cinese per le sue grandi risorse naturali e agricole: il petrolio in Venezuela, la soia in Argentina e Brasile, la bauxite in Giamaica, e via dicendo. A buon intenditor … Il Covid19 si sta rivelando il più efficace cavallo di Troia dell’era moderna? I dubbi palesati in occidente sulla sua origine, alimentati dal rifiuto del governo cinese a qualsiasi forma di trasparenza, son da considerarsi pura fantascienza? Di questo, un giorno, ne renderà conto la Storia.

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PARLIAMO DI

di elena benaglia

il valore dell’ amicizia al tempo del covid L’amicizia “..è una virtù o è accompagnata da virtù, ed è, inoltre, radicalmente necessaria alla vita. Infatti, senza amici, nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni”. Così scriveva Aristotele nel suo “Etica Nicomachea”. Riusciamo a immaginare una vita senza amicizie? Impossibile, nessuno può vivere isolato dagli altri. Per sua stessa natura l’uomo ha bisogno della vicinanza del suo simile. Sempre Aristotele paragona la relazione di amicizia a quella “insita per natura nel genitore verso la prole e nella prole verso il genitore”, vale a dire un affetto incondizionato, privo di interesse e in qualche modo puro, che offre benevolenza a prescindere. È dimostrato che la presenza di amici nella nostra vita aumenta le possibilità di essere felici e fa sensibilmente calare lo stress e il rischio di ammalarsi. Lo dice la psicologia e lo dice la scienza. Le persone socialmente isolate hanno un rischio maggiore di patologie cardiovascolari e pressione sanguigna elevata. Uno studio della Brigham Young University (nello Utah, Usa) di alcuni anni fa ha riscontrato un aumento del 50% della probabilità di sopravvivenza per le persone con relazioni sociali più forti, anche a parità di età, sesso e stato di salute. «L’idea che la perdita di relazioni sociali sia un fattore di rischio di mortalità - commenta Julianne Holt-Lunstad, psicologa che ha coordinato la ricerca - non è ben riconosciuta dal pubblico e neppure dagli operatori sanitari. Quando una persona intrattiene relazioni con gli altri si sente in qualche modo responsabile per loro ed è stimolata a prendersi cura di sé e a evitare situazioni di rischio per la propria salute». Ovviamente non siamo solo noi umani a prenderci cura di persone con le quali non siamo imparentati, a condividere con loro il cibo e il tempo, lo fanno anche le scimmie, i cavalli, gli elefanti, i cetacei. Tutte specie che vivono in gruppi sociali stabili e ricchi di legami. Robin Durban, direttore del gruppo di ricerca sulle neuroscienze sociali ed evoluzionistiche dell’Università di Oxford spiega che: «La vita di gruppo ha i suoi vantaggi, ma può diventare stressante: per esempio non sempre è possibile scappare dalle situazioni di conflitto. Ed è lì che entra in gioco l’amicizia. Nel mondo dei primati, al quale apparteniamo anche noi, gli amici servono infatti a formare un’associazione difensiva che tiene gli altri individui a distanza, ma senza escluderli del tutto dalle relazioni» (fonte Focus). In effetti nella vita tutti noi abbiamo bisogno di alleati, di complici, di sapere che c’è qualcuno che ci appoggia e ci offre aiuto e sostegno nei momenti difficili. Le radici del nostro senso di amicizia risiedono nelle vite sociali dei primati non umani, per i quali l’appartenenza a un gruppo stabile comporta protezione da predatori e rivali. Ma senz’altro non possiamo ridurre l’amicizia solo a questo. Stare con un amico è una cosa che ci procura una sensazione di piacere e benessere, e

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Stare con un amico è una cosa che ci procura una sensazione di piacere e benessere, e perdere questo legame a volte può fare male come un dolore fisico perdere questo legame a volte può fare male come un dolore fisico. Il perché è una questione di chimica. Il piacere che proviamo in compagnia degli amici è legato in particolare all’aumento di ossitocina, un ormone attivo nelle regioni cerebrali coinvolte nelle relazioni sociali e che pare promuova il sentimento di fiducia e la generosità. Oltre all’ossitocina intervengono anche le endorfine, una sorta di antidolorifico naturale che ci dà la possibilità di provare sensazioni di piacere, ed è prodotto dal cervello in particolari situazioni o grazie all’ingestione di alcuni alimenti (ad esempio il cioccolato). Gli amici solitamente li scegliamo tra le persone più affini a noi nella visione della vita e nell’emotività. La psicologa Carolyn Parkinson dell’Università della California ha dimostrato addirittura che gli amici pensano utilizzando gli stessi meccanismi mentali! Per dimostrare la sua ipotesi la dottoressa ha monitorato, attraverso uno scanner per la risonanza magnetica funzionale, l’attività cerebrale di 42 studenti universitari impegnati a guardare una serie di video. Ebbene, gli studenti che erano amici tra loro hanno mostrato reazioni cerebrali simili davanti agli stessi contenuti. È stata evidenziata una somiglianza nelle risposte emotive, nel grado di attenzione, nelle aree cerebrali legate al ragionamento. Gli studenti che, invece, non erano uniti

da un legame d’amicizia differivano maggiormente nelle reazioni neurali. Per il nostro benessere più che il numero di amici che abbiamo è importante la qualità dell’amicizia, e la frequentazione. Robin Dunbar ha calcolato che se nell’arco di un periodo temporale, ad esempio di 18 mesi, due amici non interagiscono mai, perdono il 15% della loro vicinanza emotiva e questa lontananza cresce se il periodo si allunga. Non ci si perde, però, del tutto: una ricerca condotta negli Usa su un campione di trentenni ha dimostrato che le persone che vivono a grande distanza possono restare amiche per 8 anni o più. Sono le amicizie nate nella tarda adolescenza quelle che durano più a lungo: anche dopo una prolungata lontananza queste amicizie possono riprendere esattamente da dove si erano “interrotte”. E oggi, che a causa della pandemia da Covid19 siamo costretti a non frequentare gli amici e a rimanere isolati nelle nostre case? I nostri rapporti di amicizia ne escono danneggiati? Certamente, visto che non investire in un rapporto può deteriorare qualunque relazione. Per l’amicizia tre mesi possono essere sufficienti ad alterare il legame tra gli individui, come messo in evidenza da un gruppo di gli esperti dell’Università di Oxford, che hanno esaminato le possibili conseguenze del lockdown e della quarantena sui rapporti di amicizia. Di certo si può affermare che l’isolamento ha portato gli individui a connettersi maggiormente con le persone più fisicamente vicine. «Alla fine del lockdown - afferma Dunbar - alcune delle amicizie marginali potrebbero essere sostituite da legami diversi. Si tratta di un fenomeno noto come incanalamento delle relazioni, osservato e verificato grazie a un ampio sondaggio condotto in Francia durante il lockdown». Molte persone, infatti, nei periodi di confinamento hanno stretto nuove amicizie con i propri condomini o vicini di casa, le uniche persone che era possibile vedere. Questo dimostra la grande importanza della prossimità fisica nelle nostre relazioni e anche

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Di quanti amici abbiamo bisogno per sentirci davvero bene?

del vero e proprio contatto fisico, necessario per il rilascio delle endorfine di cui parlavamo. Le amicizie di lunga data e quelle più sincere certamente non verranno compromesse dalla situazione di confinamento, grazie anche all’aiuto delle numerose piattaforme che permettono di incontrarsi e passare del tempo insieme anche a distanza. Si sa che a volte la vicinanza psicologica con un amico lontano può essere maggiore di quella con uno che vediamo ogni giorno, e per questo ci basta sentirlo telefonicamente o in videochiamata per stare subito meglio. Ma sappiamo anche che per l’essere umano il contatto fisico è una necessità primaria: l’astinenza dal tocco di altre persone ha un nome: skin hunger (“fame di pelle”) e può causare, a lungo andare, importanti ricadute sull’umore, dallo stress all’insonnia, fino ad arrivare alla depressione. Non si parla solo di abbracci, ma anche di semplici “tocchi”, ad esempio la stretta di mano che smorza la tensione prima di una riunione, la pacca sulla spalla che rassicura durante un test o

CONSEGUENZE DEL LOCKDOWN E DELLA QUARANTENA: PER L’AMICIZIA TRE MESI POSSONO ESSERE SUFFICIENTI AD ALTERARE IL LEGAME TRA GLI INDIVIDUI un esame, il cinque battuto durante il timeout che rafforza il senso di appartenenza alla squadra. Il tocco della pelle stimola alcuni recettori che mandano informazioni al nervo vago, che a sua volta distende il sistema nervoso, rallenta il battito cardiaco, abbassa la pressione. «Le persone utilizzano

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modalità di comunicazione digitali - spiega Jenny Groarke della Queen’s University di Belfast, che ha studiato gli effetti e le manifestazioni della solitudine durante il lockdown - per soddisfare le proprie esigenze sociali, ma si tratta di modalità che non trasmettono le stesse sensazioni del contatto vero e proprio». Il contatto fisico con amici e parenti promuove un senso di piacere, «si tratta di un atteggiamento al di sotto della consapevolezza - afferma Dunbar - ma siamo sempre a contatto con le persone che amiamo, anche se ci sono tante attività in grado di farci sentire bene: ridere, cantare, ballare, mangiare e bere insieme ai nostri cari svolgono un ruolo fondamentale nell’aiutarci a mantenere stabili le relazioni sociali. Per la maggior parte di noi, questo periodo di distanziamento sociale rappresenterà una triste ma temporanea frustrazione, ma sarà fondamentale dedicare del tempo a coltivare nuovamente le nostre relazioni». In effetti potremmo “sfruttare” questo periodo per riflettere sulle cose che contano davvero nella nostra vita, per liberarci di alcune amicizie che ci accorgiamo essere non equilibrate o addirittura tossiche.

L’antropologo Robin Dunbar stimò che 150 è il limite di persone con cui un essere umano può mantenere una relazione stabile, il nostro cervello non ci consente di più. Ovviamente all’interno di questo grande numero ci sono relazioni con diversi gradi di complessità, confidenza e vicinanza emotiva. Alcune indagini indicano che nel mondo reale (esclusi, quindi, i social network che definiscono “amici” anche persone che non si sono mai incontrate e non hanno mai neppure scambiato una parola tra loro) la maggior parte della gente indica come amici veri al massimo tre persone. Sempre secondo il dott. Dunbar i veri amici, quelli con cui esiste un rapporto intimo e quotidiano sono al massimo due: il partner e il “migliore amico”; esiste poi una cerchia, sempre molto ristretta, di persone con le quali ci confrontiamo nei momenti difficili, condividiamo affinità, interessi e affetto, con i quali ci si sente almeno una volta alla settimana ed è costituita da tre a cinque persone. A seguire il “gruppo della simpatia”, di una decina di persone, costituito da amici la cui scomparsa improvvisa ci lascerebbe sconvolti, e che sentiamo almeno una volta al mese. Poi ci sono tutti gli altri, che si potrebbero definire quasi “conoscenti”, sono amici occasionali con cui si esce a prendere un aperitivo ogni tanto, con cui magari si è condiviso un viaggio, etc. Ma siamo sicuri che quelli che noi consideriamo veri amici ci considerino come tali a loro volta? Esiste sempre la condizione di reciprocità nell’amicizia? Spesso chi pensiamo sia un nostro caro amico non è legato a noi nello stesso modo e magari chi riteniamo solamente un conoscente ci considera, invece, un grande amico. Sembra impossibile, ma la nostra percezione spesso non coincide con la realtà e le nostre aspettative possono essere troppo alte. Ne abbiamo la conferma grazie a una ricerca: il MIt- Massachusetts Institute of Technologyanni fa pubblicò uno studio intitolato “Per i tuoi amici sei davvero un amico?” e il risultato fu che solamente nel 53% dei casi il sentimento era reciproco, laddove le aspettative toccavano il 94%. Questi dati sono confermati anche da altri studi sull’amicizia condotti in anni più recenti in base ai quali risulta che la reciprocità varia dal 34 al 53 percento. Siamo molto ottimisti o molto egocentrici? E soprattutto: come possiamo imparare a riconoscere le anime veramente “affini”?

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il punto

Analfabeti scolastici crescono di stefania piazzo (tratto da LANUOVAPADANIA.IT) Che io andrei. Che tu hai. O che tu avessi? Che io dovevo. O che io dovessi? Che tu andavi o che tu andassi? Ah, se io potrei… Ma questo sarebbe il meno, condito da Xò, xché, nn, vbè. Analfabeti scolastici. Gli adolescenti abbreviano, comprimono, accorciano. Anche gli adulti, a dire il vero. Per carità, lo facevano anche gli “antichi”. Il sistema delle abbreviature è splendidamente rappresentato nei carteggi già di mille anni fa, così come nelle iscrizioni su marmo, quelle dei romani. Basta entrare in una chiesa e trovare i progenitori delle scorciatoie lessicali, quelle che oggi usiamo o vediamo usare per fare prima, per non stare a scrivere tutta la parola, nelle iscrizioni sulle lapidi. Lo stesso per i testi di letteratura, i documenti notarili. Infarciti di abbreviature che solo la conoscenza della paleografia latina riesce a sciogliere. Una disciplina meravigliosa. Solo che, un tempo, lo si faceva per risparmiare pergamena e marmo. Oggi perché si è pigri e si va di fretta. Ma anche perché non si è più capaci di scrivere una frase di senso compiuto. E la messaggistica che comprime e indirizza il nostro pensiero filtrato nei simboli di una tastiera, sta portando a perdere l’uso per la scrittura a mano.

Photo by Aaron Burden

TUTTI CELLULARE E CONSOLLE. COSA VOTERANNO? ALLARME PER LA SCRITTURA A MANO, RISCHIA DI SPARIRE

L’allarme lo dà giustamente la Crusca. “Il recupero della scrittura a mano è un obiettivo importante, anzi importantissimo” per la scuola, dove sempre più spesso i bambini fin dalle elementari mostrano grosse difficoltà con la grafia. “Incoraggiando la scrittura manuale” si sostiene anche la lingua italiana e se ne promuove lo studio e la conoscenza. “Il recupero della scrittura a mano merita grande attenzione, senza demonizzare pc, tablet e smartphone che devono affiancare, non sostituire, la modalità tradizionale di scrittura. Vecchio e nuovo possono convivere, non sono in contrasto, l’uno non esclude l’altro. Accostiamoci al nuovo senza rinunziare al vecchio, è questa la sfida”. E’ l’Accademia della Crusca a pregare le istituzioni scolastiche a recuperare la “bella scrittura”, perché, attenti bene, “redigere testi scritti in maniera chiara e ordinata è un eccellente allenamento cerebrale”. Lo storico della lingua italiana e filologo Rosario Coluccia, professore emerito di linguistica

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italiana dell’Università di Salerno e Accademico della Crusca, ha scritto al ministro Azzolina una petizione, “Promuoviamo la bellezza della scrittura a mano”. “Fino alla scuola degli anni ’60 del Novecento bambini e ragazzi si sono sempre esercitati nella ‘bella scrittura’. L’ora di calligrafia era inserita fra le materie di studio; poi fu abbandonata, giudicata strumento educativo sorpassato, mortificante della creatività”, si legge. “Un dato, per quanto esterno, pare difficilmente contestabile: gli studenti dei decenni passati per la maggior parte erano in condizione di produrre temi, riassunti e diari con nitidezza e pulizia quasi tipografiche. Meno gradevole la forma esterna dei testi elaborati da gran parte dei ragazzi di oggi”. La Crusca parla oggi di testi scritti dagli studenti giudicandoli “incerti e disallineati, con parole mal disposte sul rigo, con i tratti delle singole lettere a volte difficili da decifrare, con vacillanti legamenti tra una lettera e l’altra, con incongrui miscugli di stili e di caratteri nelle stesse parole o nella stessa sequenza di parole: corsivo e stampatello, maiuscolo e minuscolo. Non vale solo per i bambini delle elementari o al massimo delle medie. La difficoltà di scrivere a mano è presente in adolescenti delle scuole secondarie superiori e coinvolge in maniera preoccupante i giovani universitari – sottolinea l’Accademico della Crusca – Spesso gli scritti manuali degli studenti medi e universitari rasentano l’indecifrabilità, con pensieri sconclusionati, in

una forma che non rispetta gli standard minimi di coerenza e coesione“. Non è una questione di estetica e la sentenza terribile della Crusca è questa: “La scarsa connessione neuro-cerebrale tra pensiero e manualità crea ritardi nello sviluppo del linguaggio, parlato e scritto. Ne viene coinvolto il processo cognitivo di bambini e adolescenti, fondamentale perché implica l’esercizio di una capacità umana molto antica (la scrittura è stata inventata più o meno cinquemila o cinquemilacinquecento anni fa), che oggi corriamo il rischio di perdere“. E qui mi sovviene un ricordo. Quando ancora non si scrivevano sempre gli articoli sul pc, dal facile taglia e incolla, dalla correzione immediata e scontata, tutto veniva fissato solo sulla macchina da scrivere. Seguivo la cronaca nera e la sera in chiusura di giornale ero l’unica a restare in redazione. I colleghi erano già in tipografia e aspettavano l’ultimo mio pezzo di giornata, l’ultimo incidente, l’ultimo ricovero, l’ultimo fatto di giudiziaria. Poteva arrivare anche a mezzanotte, al limite dell’andare in stampa. Non c’era tempo per i convenevoli, si batteva il testo senza possibilità di errore, di tornare indietro e lo si girava via fax al volo in tipografia. Occorreva fare sintesi prima e avere un discorso in testa già pronto. Occorreva saper leggere e scrivere, quello cioè che ci avevano insegnato a scuola. Era necessario prendere appunti al volo. Non c’era internet, i testi si scrivevano sì su pc e si salvavano su enormi floppy disk che a quel tempo si portavano fisicamente in tipografia. Quindi, da lontano, si comunicava solo via fax. Oggi, abbiamo declinato alla tecnologia queste fasi di produzione del pensiero, col risultato di non avere più persone in grado di parlare, di leggere, di scrivere. Aggiungerei, di comunicare, di fare politica, di governare, di decidere. Di scegliere. Anche quando ci si vuole fare una opinione, e magari votare, quale migliore scorciatoia come facebook, i like, o i follower? D’altra parte sulla scheda elettorale basta solo una grande X. Che i dubbiosi potrebbero, avanti così, trasformare in un Xrò…

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Da 30 anni nel mondo dell’editoria, classe 1962, da 7 anni dirige MCG dopo esserne stato per 8 il coordinatore editoriale. È anche titolare della Morelli Media Partner, Agenzia di Comunicazione, e co-fondatore di Advance Group.

il covid e il cenone di capodanno

d’

improvviso il motivo di maggior preoccupazione degli italiani sono diventati le piste da sci e i cenoni di Natale e di San Silvestro. Ci sono centinaia di persone che muoiono ogni giorno a causa di una pandemia che si stenta ad arginare, e decine di migliaia di infettati che lottano negli ospedali. Vi sono centinaia di migliaia di persone che hanno perduto la propria attività, e molte di più che temono di perderla. Non si sa più dove mettere gli ammalati negli ospedali e il personale sanitario è chiamato ad eroismi non riconosciuti e non dovuti. Eppure la molla edonistica che funge da volano della filosofia di vita di una certa categoria di persone non tende ad allentarsi. La rinuncia, il momentaneo contenimento del piacere, vengono recepiti e percepiti come una violenza personale inaccettabile. In una società sempre più individualista in cui il senso di ap-

partenenza ad una comunità è ridotto ormai al lumicino, e la solidarietà la si considera solo appannaggio degli altri nei propri confronti, tutto ciò non meraviglia. E a suggerire ai più intransigenti di confrontarsi con valori non laici ma religiosi si casca dalla padella sulla brace, essendo l’invito alla moderazione dei costumi di vita, propria di tutte le religioni, il motivo principale del loro progressivo abbandono. La minoranza più insofferente alle rinunce, perlomeno a queste temporaneamente imposte per imprescindibile ragion di Stato, quando non si tratta di crassa ignoranza vive la propria libertà esclusivamente come un diritto scevro dai diritti degli altri, da assecondare in barba a qualsiasi considerazione del “dopo”. Ma si sa che la lungimiranza è merce rara. In questa tormentosa vicenda per alcuni c’è una piccola sfaccettatura consolante. Chi detesta i parenti, l’obbligo ad abbuffarsi, i brindisi in piazza a temperature sotto zero, le tombolate, i trenini

in discoteca, ecc., insomma l’ossessione di doversi divertire a tutti i costi, quest’anno in occasione delle festività troverà giocoforza assecondate le proprie inclinazioni con buona pace di tutti. C’è solo da sperare, in attesa di un vaccino sicuro (che peraltro non sconfiggerà il virus ma ne diminuirà la diffusione e gli effetti talvolta letali), che i comportamenti della gente siano nella direzione di un nuovo impegno e di una ritrovata correttezza generale volta a risollevare l’economia nazionale. Solo in qusto modo, come accade attualmente in altre nazioni, ristoranti, centri commerciali, negozi, bar, cinema, teatri potranno di nuovo ripartire senza dover temere nuove chiusure. Ci aspettano mesi difficili. Non si deve aspettare la luce in fondo al tunnel, ognuno di noi deve provvedere ad accendere la propria pila! Un caloroso Augurio di Buone Feste. Marco Morelli

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MantovachiamaGarda Periodico bimestrale Registrazione del Tribunale di Mantova N° 01/2011 del 15/02/2011 Direttore Responsabile Marco Morelli Capo redattore Giacomo Gabriele Morelli Art Director e Progetto Grafico Matteo Zapparoli Pubblicità: MORELLI MEDIA PARTNER, Via Dante Alighieri 4, 46040 Gazoldo degli Ippoliti (Mn) Stampa: GRAFFIETTI STAMPATI S.n.c. - S.S. Umbro Casentinese Km 4,500 - S.S. 71 - 01027 Montefiascone (Viterbo) Editore: MARCO MORELLI, Via Dante Alighieri 4, 46040 Gazoldo degli Ippoliti (Mn)

Hanno collaborato a questo numero: Alessandra Capato, Alessandra Fusè, Anna Maria Catano, Antonio Scolari, Barbara Ghisi, Elena Andreani, Elena Benaglia, Elena Mantesso, Elena Kraube, Elide Bergamaschi, Enrico Maria Corno, Federico Martinelli, Flora Lisetta Artioli, Gastone Savio, Giacomo Cecchin, Gianmarco Daolio, Michela Toninel, Maria Theresa San Juan, Paolo Carli, Rita Bertazzoni, Serena Maioli, Veronica Ghidesi, Vittoria Bisutti, Valentina Corini. Puoi ABBONARTI scrivendo a: abbonamenti@mantovachiamagarda.it oppure telefonando al numero: 333.6272824 Sarai ricontattato da un nostro incaricato. Puoi pagare con Bonifico bancario a: MONTE PASCHI DI SIENA Filiale di Gazoldo degli Ippoliti c.c. n° 100464.78 intestato a Morelli Media Partner IBAN: IT 39 R 01030 57640 000010046478 Causale: Abbonamento a MCG Mantovachiamgarda inserendo l’indirizzo esatto per la spedizione L’editore non si assume alcuna responsabilità in ordine Al successivo cambiamento di date o programmi riportati in questa pubblicazione Tutti i diritti sono riservati. È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente magazine, ivi inclusa la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi mediante qualunque piattaforma tecnologica, supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione scritta da parte dell’editore.

Mantovano ma residente sul Lago di Garda, da 25 anni lavora nel campo della comunicazione e del marketing. Classe 1974, Art Director di MCG, è anche presidente di Grinder, Agenzia di Comunicazione, e co-fondatore di Advance Group.

SOMMARIO Così la Cina si sta prendendo il mondo

I tentacoli della Cina sulle economie più povere consolidano il ruolo di prima potenza economica mondiale

il grande valore dell’amicizia

raffaele morelli, il manuale della felicità

“...Senza amici, nessuno sceglierebbe di vivere, anche se possedesse tutti gli altri beni” diceva Aristotele in “Etica Nicomachea”

Un libro ambizioso che parla di un tema universale: la ricerca della felicità. Raggiungerla è un traguardo per tutti

interviste speciali maurizio pellizzer

protagonisti loredana faraldi

interviste speciali barbara rachetti

Il Parco del Mincio, un piccolo ente che fa passi da gigante per lo sviluppo del territorio

Isolati in Antartide come su un’astronave: la missione incredibiledel medico che ha studiato a Pavia

“Le parole sono un’acqua che tiene a galla e sostiene, un abbraccio che stringe forte e cancella la paura”

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LA REDAZIONE MCG 15 anni di Successi sotto gli occhi di tutti.

CAPO REDATTORE

Gabriele Morelli

Elena Andreani

Elide Bergamaschi

Elena Mantesso

Lara Ferrari

Alessandra Capato

Barbara Ghisi

Paolo Carli

Rita Bertazzoni

Antonio Scolari

Federico Martinelli

M.T. San Juan

Anna Maria Catano

Lisetta Artioli

Michela Toninel

Vittoria Bisutti

Silvano Tommasoli

Elena Kraube

Enrico Corno

Gianluigi Negri

Gastone Savio

Elena Benaglia

Alessandra Fuse

A PARER MIO

di GASTONE SAVIO

SALVIAMOCI SALVANDO IL MONDO Nel titolo è il mio richiamo. La voce che esce dal cuore e trasformandosi in urlo vuol scuotere le coscienze perché l’uomo dica alt all’emissione di anidride carbonica, siamo ormai in prossimità del capolinea. L’effetto serra sempre più gonfiato dalle incessanti emissioni gassose sta distruggendo l’atmosfera, l’aumento della temperatura globale farà invadere le terre dai mari fino a soffocarci. Questo è il capolinea, questo lo scenario estremo da evitare. L’augurio per l’anno che sta incominciando è che la politica si decida ad intervenire con la forza congiunta di tutti gli Stati, senza distinzioni, tentennamenti o dilazioni, perché il tempo che l’umanità ha a disposizione per salvarsi è ormai poco. Tanto che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, tredici mesi fa ha lanciato

il Green deal, mille miliardi di investimenti per azzerare le emissioni inquinanti entro il 2050 con la tappa intermedia di un taglio del 55% entro il 2030. La scommessa è di creare, oltre al salvataggio dell’atmosfera, centinaia di migliaia di posti di lavoro verdi capaci di compensare quelli persi con l’addio al fossile e dimostrare che la svolta pro clima oltre che salvare la terra conviene anche all’economia. L’Italia si deve dare una mossa, perché è ancora indietro, un ritardo che potrebbe costare diversi miliardi di investimenti. In questo momento servono leadership nazionali che prendano seriamente la crisi climatica, perché la sfida che ci attende è l’Idrogeno. Il nostro Paese deve recuperare terreno, non possiamo permetterci di perdere il futuro, in quanto l’oro del prossimo decen-

nio non si troverà nelle miniere, ma negli imponenti stanziamenti di fondi europei e nazionali dedicati allo sviluppo dell’Idrogeno. Recovery Fund e Green deal sono le mete della nuova corsa all’economia verde attraverso l’Idrogeno. E come nei romanzi di Jack London, vince chi arriva per primo. Sole, vento, mare…idrogeno. Oltre che per la vacanza ideale, potrebbe essere la ricetta vincente per l’energia che verrà. Pale eoliche e pannelli fotovoltaici in centrali off shore che generano energia elettrica. Con la quale si desalinizza l’acqua di mare per poi estrarne idrogeno. L’idrogeno diventerà il fulcro di una rivoluzione energetica che elimini le emissioni di gas serra, quindi Buon Anno!


protagonistI

RAFFAELE MORELLI

Un manuale per liberarci dalle nostre catene interiori

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affaele Morelli è un saggista prolifico ed ha pubblicato con Mondadori recentemente il libro “Venirne fuori - Quando ti senti senza via di uscita” mentre è dello scorso anno “Il manuale della felicità – Le dieci regole pratiche che ti miglioreranno la vita”. Ed è di quest’ultimo libro che parleremo, riportando una splendida intervista uscita sul quotidiano d’informazione, economia, cultura e spettacolo “MESE per MESE”, diretto da Igor Righetti, cortesemente concessaci dall’editore. Raffaele Morelli è tra i più noti medici psichiatri e psicoterapeuti italiani. Con il suo tono rassicurante riesce a moderare gli animi, a spegnere il fuoco dell’irrazionalità, a riportare tutto nelle possibilità dell’uomo. Il suo lavoro è da sempre orientato alla riscoperta della dimensione psicosomatica come chiave di senso per interpretare e affrontare le patologie e i grandi disagi dell’epoca contemporanea. Un’intervista a Raffaele Morelli corrisponde a un anno di sedute psicoanalitiche. E al termine si è più felici e apprezziamo di più anche i nostri difetti che, erroneamente, vorremmo non avere modificando così il nostro carattere e la nostra personalità. Morelli è presidente dell’Istituto Riza di medicina psicosomatica che ha fondato nel 1979 ed è direttore responsabile delle riviste “Riza Psicosomatica” (il primo mensile di psicologia nato in Italia) e “Dimagrire” nonché direttore scientifico della rivista “Salute naturale”.

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di Igor Righetti

Un libro ambizioso che parla di un tema universale: la ricerca della felicità. Raggiungerla è un traguardo alla portata di tutti Che cosa ti mette di buon umore la mattina, al risveglio? Io sono contrario al buonumore e alla ricerca della gioia come meccanismo di felicità. Cercare il buonumore è da imbecilli perché se dentro di noi cerchiamo uno stato d’animo ne escludiamo tanti altri. Bisogna percepire internamente che cosa accade dentro ognuno di noi. Ciò che capita dentro di noi la dobbiamo guardare, ma senza chiederci il motivo. Quando c’è uno stato d’animo dobbiamo chiederci: accanto alla tristezza c’è altro? Altrimenti vedremmo un solo stato d’animo. Bisogna cercare altro, c’è dell’altro. Nell’altro si aprono le porte. Così come in un albero ci sono le radici, ma anche il tronco, i rami, le foglie e i frutti. Chi è costretto a ridere per immortalarsi in un selfie è un grande idiota in quanto è finto, costruito e innaturale. Quel è la terapia di tutte le terapie? Guardare l’interno senza commentare. La grande terapia è lo sguardo interiore senza le cause. Con quali pensieri chiudi la giornata prima di addormentarti? Faccio una cosa che insegno anche ai miei pazienti: chiudo gli occhi, immagino una tana e penso a due oggetti, ma possono essere anche fiori o animali, con cui mi trovo a mio agio. E poi aspetto che arrivi il sonno. Perché cerchiamo Dio? Perché il cervello ha intere aree dedicate al sacro. Quando una cultura perde i riti, muore. Dio cambia l’abito e per questo si cambia religione. Come si supera la gelosia? E che cosa genera i femminicidi? Accogliendola, la gelosia serve a rimettere in discussione il nostro modello troppo gelido. Le persone uccidono perché sono violente non perché sono gelose. Nella tua professione suggerisci i comportamenti da tenere e spieghi i perché di tante azioni alle persone che ricorrono al tuo aiuto. Ma tu, in caso di necessità, a chi ti rivolgi? Oggi mi fido e mi affido soltanto all’inconscio. Chi fa il mio lavoro impara a non pensare ma a stare con se stesso senza dire nulla. Senza darsi risposte, giudizi e senza cercare di migliorare. Siamo una società sempre più infelice. Che cosa genera l’infelicità? Siamo diventai troppo esterni, siamo sempre connessi, non abbiamo più il silenzio interiore. Il mondo antico ci ha insegnato che il sacro appartiene al silenzio e non ai suoni. I bambini, per esempio, quando giocano interpre-

tano mille personaggi, hanno immaginazione e inventiva. La loro è la vera felicità perché senza il pensiero. Sanno travestirsi e, soprattutto i bambini più piccoli, hanno un amico sconosciuto con cui parlano. Sono come in uno stato sognante. Il tuo ultimo libro appena uscito “Il manuale della felicità” ha come sottotitolo “Le dieci regole pratiche che ti miglioreranno la vita”. Ce ne puoi dire alcune? Quando c’è un problema non cercare di risolverlo, cerca il vuoto; non prendere mai una decisione quando nella vita c’è un disagio; ragionare come l’acqua, cioè essere fluidi, l’acqua scorre ovunque, non bisogna avere opinioni (in una società dove tutti sono opinionisti su tutto e impresa ardua, ndr); mai soffermarsi sul passato e sui ricordi; non lavorare su se stessi, è una malattia non una cura, bisogna rispettare sempre il proprio carattere e la propria personalità. Le cose che non ci piacciono di noi non dobbiamo mandarle via, vanno guardate. Nel tuo libro scrivi: “Bisogna ‘lasciar correre’, rinunciando a qualsiasi sforzo di ‘cambiare le cose’, di salvare gli amori finiti, di andare d’accordo a tutti i costi con gli altri, di fare progetti, di darsi obiettivi, di correre dietro a qualcosa o

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Raffaele Morelli

Il libro ci suggerisce di non pensare troppo perché sono i nostri ragionamenti a portarci alle problematiche che impediscono la serenità a qualcuno”. Ma non è una forma di resa e un affidarsi soltanto al destino? Quando arriva il disagio dobbiamo imparare ad arrenderci. In questo modo eviteremo che subentri l’ansia che ci costringe all’assunzione di psicofarmaci il cui uso diffuso è una malattia del nostro tempo. Ciò accade perché noi siamo finti. Ogni individuo, dice Goethe, è condannato a essere se stesso. Qual è l’arte della felicità? I grandi uomini non parlano mai di sé e si nascondono. L’arte della felicità è nascondersi. Gli indiani definiscono Dio colui che si nasconde. Se ci pensiamo bene il cervello è nascosto nel cranio o il seme si nasconde nella terra. La creazione si nasconde per dare origine a qualcosa. È un concetto difficile da far capire a un mondo che invece esterna qualunque cosa, dalla più intima alla più banale, in ogni momento. Ormai siamo abituati a raccontare tutto a tutti. Ma chi non si nasconde non ha destino e non ha futuro. Chi parla di sé è sempre una persona che ha una grandissima fragilità. Per consuetudine siamo abituati a scollegare il sesso dall’amore. Tu ne hai parlato nel tuo libro “Il sesso è amore”. Che cosa va rivalutato nel sesso? Il sesso stesso, i greci non avevano la parola amore, parlavano di eros. Vivi l’eros e non chiamarlo amore perché quello che chiamo amore in realtà è soltanto una dipendenza affettiva. Noi facciamo l’amore per diventare farfalle, non per attaccarci a una persona. L’amore senza sesso è una grave malattia. Poi questo non significa che una coppia non possa vivere insieme e farsi compagnia negli anni. C’è più necessità di educazione sessuale o di educazione amorosa? Sono molto contrario all’educazione sessuale perché è un altro modo di far perdere spontaneità

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mentre se si intende attenzione alle malattie sessualmente trasmissibili e all’uso del preservativo ha un senso. L’eiaculazione precoce, per esempio, è spesso causata dagli schemi omologati di come l’uomo deve dare piacere. Per combatterla, ciascuno di noi deve fare l’amore a modo suo senza seguire regole codificate. Deve essere l’eros a guidarci e non noi a dover guidare lui. Volendo, potremmo non innamorarci? Non è possibile per un motivo molto semplice: nell’innamoramento permettiamo al cervello di liberare sostanze che altrimenti non libera. In quel determinato stato produco il mio divenire, mi dà la possibilità di evolvermi, andare verso ciò che sono. Il desiderio sessuale è sempre presente negli innamorati? Se non c’è bisogna preoccuparsi perché allora si tratta soltanto di un amore cerebrale. Si sta insieme per il desiderio.

La fedeltà è un valore? Non è mai stata un valore. È stata voluta dal cristianesimo come valore assoluto. Ma se è un obbligo che valore è? I valori sono tali se sgorgano spontaneamente. Noi abbiamo bisogno dell’eros più del pane che mangiamo, è il nutrimento dell’anima. L’amore non appartiene al tempo, non dipende dall’io o dal pensiero. Il pensiero sta agli antipodi. I nostri giovani fanno sesso molto presto. Quali conseguenze può avere questa precocità? Nessuna, il sesso lo si impara negli anni. Anzi direi che è positivo perché conoscere la sessualità permette poi di utilizzarla in modo migliore quando ti porterà a una relazione di innamoramento in cui ti perdi. Non è vero che chi comincia presto brucia le tappe e dopo non ha più nulla da imparare. L’eros è una costituente della vita: a 15 anni non è quello dei trenta o dei cinquant’anni, più conosci l’eros più ne scoprirai le sue tante sfumature. Da giovane conosci il sesso meccanico, via via che la vita passa si impara ad amare. Gli uomini imparano a fare l’amore oltre i quarant’anni, le donne un po’ prima sui 35-36. Nella vita conta quello che sai senza averlo imparato. Nessun essere al mondo è capace di andare in Africa senza sapere la strada o senza avere il satellitare, come invece fa il cuculo. Lo spirito è animale, lo sapevano bene gli Egizi. L’evoluzione non è separata dall’uomo. Che cos’è l’amore? È l’unica cosa che esiste. Fondamentalmente ci sono due tipi di amore: quello sessuale e quello materno. Il primo è discontinuo, il secondo è nutritivo ed è soprattutto delle madri in quanto c’è una continuità tra il corpo materno e il figlio. Un affetto dal quale poi con il tempo bisogna anche liberarsi. Purtroppo oggi siamo poco segreti, sveliamo tutto, raccontiamo ogni cosa e questo è un errore. È diventata una malattia. In amore non si deve dire nulla. Ci sono delle cose da non fare mai: non svelare i propri segreti, non raccontare mai il proprio passato, non cercare di cambiare il carattere dell’altro. Il buon amore in una coppia si capisce se nella vita si funziona meglio. Quando sei innamorato fai cose che non avresti mai pensato di fare. Le violenze in branco avvengono perché il maschio non è più sicuro di se stesso e teme le femmine? Perché il maschio cresce in una realtà in cui il codice maschile è quello del dominio, della forza. Bisogna insegnare agli uomini di diventare più femminili e che la donna non è un oggetto altrimenti l’uomo stesso diventa un oggetto. Il sesso non è un luogo di dominio ma di incontro. Prendiamo pillole per qualunque cosa, soprattutto nell’atto d’amore. Che fine ha fatto l’erotismo? Perché siamo una cultura molto artificiale, molto finta e non ascoltiamo il desiderio. Siamo identificati in un modello, ciò che è innaturale è innaturale. Che cos’è l’omosessualità? È naturale, sia quella maschile sia quella femminile. È sufficiente guardare in natura tra gli animali e le piante ermafrodite. Un altro conto, invece, è vedere il moralismo. L’omosessualità è soltanto un modo differente rispetto all’eterosessualità di vivere la sessualità. Siamo stati noi stessi a riempire di scemenze e di tabù, di lecito e non lecito, di naturale o innaturale, tutta la sfera della sessualità. L’omosessualità ha la stessa componente erotica che accende l’eterosessualità. Di che cosa hai paura? Un uomo si realizza soltanto nell’ insicurezza. Se non sei insicuro sei un cretino. Nella tua vita privata riesci a gestire l’amore? Sono uno che le cose che scrive le fa. Non c’è nulla da gestire. Può esistere l’amore per sempre o tutto è destinato a finire? La vita stessa è destinata a finire. Come può esistere, quindi, una cosa per sempre? Le bugie servono? I greci avevano un Dio delle bugie, Hermes. Mentire è una cosa sana, se i bambini non mentono ci dobbiamo preoccupare. Mentire vuol dire diventare diverso da chi abbiamo davanti. Quando invece il mentire prende il sopravvento allora diventa una patologia.

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l’incontro

il domani di stefano feltri è adesso

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di andrea celauro

DIECI ANNI AL FATTO QUOTIDIANO, DEL QUALE E’ STATO VICEDIRETTORE, L’ESPERIENZA DI PROMARKET A CHICAGO E OGGI LA DIREZIONE DEL NUOVO QUOTIDIANO EDITO DA CARLO DE BENEDETTI

l Domani di Stefano Feltri è adesso! Così titola una splendida intervista del collega Andrea Celauro a Stefano Feltri, gentilmente concessaci dalla testata www.viasarfatti25.unibocconi.it

“Ecco, se rifacessi adesso la Bocconi presterei più attenzione alla teoria degli economics, piuttosto che agli aspetti di management, come ho fatto ai tempi”: così racconta Stefano Feltri, 36enne direttore del nuovo quotidiano Domani, ripensando al suo passato universitario in via Sarfatti. In Bocconi, Feltri si è laureato alla triennale Cleam e poi, nel 2009, alla magistrale in economia e management dei mercati internazionali e delle nuove tecnologie, prima di dare il via a una carriera giornalistica che dalla Gazzetta di Parma lo ha portato prima al Fatto Quotidiano, dove è rimasto dieci anni (dei quali gli ultimi cinque come vicedirettore), poi alla direzione del sito economico ProMarket dello Stigler Center dell’Università di Chicago e, oggi, alla direzione della nuova avventura editoriale di Carlo De Benedetti. Che ricordi ha della Bocconi Stefano Feltri? Molto buoni. Col senno di poi avrei curato molto di più la matematica e l’econometria, che ai tempi ho un po’ sottovalutato perché volevo già fare il giornalista e pensavo di dovermi concentrare su altre materie. Ho un ottimo ricordo, soprattutto per il tipo di opportunità che ho avuto, per le persone interessanti che ho avuto modo di incontrare e per

Stefano Feltri le mille attività. E per i professori: uno di questi, Franco Bruni, scriverà per Domani. Sono rimasto molto legato alla Bocconi, con la quale mi sono tuttora molto connesso. Che studente era? Bravo, ma non bravissimo. Mi aiutava molto la scansione degli esami durante l’anno, cosa allora piuttosto rivoluzionaria e che mi consentiva di tenere il ritmo. Ho avuto un approccio piuttosto pragmatico allo studio, privilegiando materie come storia economica o le relazioni internazionali: solo dopo ho scoperto quanto mi interessavano altri aspetti, più prettamente economici. Se rifacessi adesso l’università, curerei di più questo versante. Dal 2009 al 2019, dieci anni al Fatto Quotidiano. Che bilancio ne trae? È stata un’esperienza molto importante, in un giornale che mi ha permesso di fare cose che non avrei potuto fare altrove, di occuparmi di cose importanti sia in economia che in politica e di costruirmi da zero una squadra di collaboratori e di giornalisti che è rimasta molto legata. E che mi fatto capire quanto è importante essere indipendenti, nel senso di dipendere dai lettori invece che da investitori pubblicitari o editori che hanno interessi particolari da difendere. Nel 2017 l’intervista, insieme ad altri colleghi, al presidente siriano Assad. Non è da tutti È stato molto interessante tutto l’insieme, ma, chiaramente, era tutto molto irregimentato: Assad

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voleva presentarsi alla comunità internazionale dopo i bombardamenti di Aleppo e quindi aveva portato alcuni parlamentari europei a vedere la situazione in Siria. Tuttavia, anche in viaggi così di propaganda, è interessante capire cosa vogliono farti vedere per capire le loro priorità. C’era una procedura complicatissima per arrivare ad Assad, bisognava negoziare per giorni con la comunicazione del presidente. Ed essendo situazioni ipercontrollate, in questi casi chi racconta di aver potuto dare spazio all’estro e al talento, mente. Nessun potente di quel calibro si mette nelle condizioni di fare affermazioni che non controlla. Nel 2019, Feltri vola a Chicago e comincia una doppia esperienza di direttore di ProMarket e di studente Sono rimasto un anno e avrei continuato, se non avessi avuto la proposta di Domani. Lavoravo per lo Stigler Center di Luigi Zingales e curavo questo sito che vuole essere a cavallo tra la ricerca accademica e il mondo del giornalismo. Mi sono rimesso a studiare e mi sono iscritto all’Mba dell’Università di Chicago, che cercherò di portare a termine a distanza. In quell’anno mi sono occupato di cose che non avrei mai pensato, come il machine learning, e ho approfondito gli economics. Tutte cose che i sono servite moltissimo per il lancio del nuovo giornale. Parliamo di Domani. Che giornale è? Da leggere e non da sfogliare, basato su una scansione molto semplice: fatti, analisi, idee. Riguardo alle idee, l’intento è di produrre cultura, non di commentarla, prendendo l’esempio di testate come il New Yorker. Nell’editoriale che presenta la testata una delle prime dichiarazioni d’intenti è l’attenzione per l’ambiente. Come mai questa scelta? Perché riassume un po’ tutto. La questione climatica rappresenta la disuguaglianza generazionale ed è una grande sfida di politica economica, perché mette in gioco la governance globale di fenomeni complessi: la pandemia, ad esempio, è stata un po’ la prova generale di cosa significhi affrontare un’emergenza come questa. Inoltre, questi temi sono più affini agli interessi delle nuove generazioni, un target che un giornale che si chiama Domani non può che avere.

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INTERVISTE speciali

La governance dell’ente è affidata al Presidente che sapientemente delinea le strategie d’azione

maurizio pellizzer

Il Parco del Mincio, un piccolo ente che fa passi da gigante per lo sviluppo del territorio

a cura di Marco morelli

A

rea protetta istituita dalla Regione Lombardia nel 1984, il Parco del Mincio si estende nel territorio di 13 comuni nella provincia di Mantova lungo il Mincio che, dal basso Garda al Po, percorre 73 chilometri attraversando a nord le colline moreniche del Garda e la pianura padana fino allo sfocio nel Po. L’ente gestore svolge la propria attività di salvaguardia e di valorizzazione in un territorio che comprende veri e propri scrigni di biodiversità. Le zone umide delle Valli del Mincio, della Vallazza e di Chiavica del Moro sono l’habitat perfetto per aironi, garzette, nitticore, falchi di palude e numerose altre specie protette. La riserva naturale di Castellaro Lagusello sorge intorno a un piccolo lago a forma di cuore sul quale si affaccia il borgo medioevale, nell’abbraccio delle colline moreniche. Nel parco sono operativi due centri visita: a Rivalta, con il Museo etnografico dei mestieri del fiume,

Ciclabile - Photo Stefano Mariga

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Castellaro Lagusello - Photo Stefano Mariga, archivio Parco del Mincio

e al Parco Bertone, un bosco-giardino formato da alberi secolari, nel quale l’ente ha attivato un centro di reintroduzione della cicogna bianca. Importante l’attività del Parco sul fronte delle opere finalizzate a valorizzare il territorio. Tra le riqualificazioni ambientali, significativa è quella delle sponde dei laghi di Mantova, che recentemente si è arricchita del ponte mobile sulla darsena di porto Catena e dell’ecotunnel tra i laghi di Mezzo e Inferiore, che ha consentito il periplo dei laghi. Numerosi i rimboschimenti per implementare la rete ecologica regionale lombarda, la realizzazione di piste ciclopedonali, aree di sosta, pontili, punti di osservazione, sentieri e percorsi di collegamento tra i centri abitati e il fiume. Consistente inoltre l’impegno per preservare l’ecosistema delle Valli del Mincio e la qualità delle acque del fiume, attraverso le complesse progettazioni accorpate nel Contratto di Fiume Mincio. L’ente svolge attività di educazione ambientale per le scuole e di promozione dell’ecoturismo e attività di vigilanza del territorio con le Guardie Ecologiche Volontarie.

La struttura del Parco La governance dell’ente è affidata al Presidente che, assieme al Consiglio di Gestione e alla Comunità del Parco composta dai sindaci e da un rappresentante della Provincia, delinea le strategie d’azione che sono affidate al Direttore per il ruolo di regia e coordinamento e alle figure professionali presenti in organico. Il Parco ha una struttura snella, divisa in aree – Amministrativa e Finanziaria, Comunicazione ed Educazione Ambientale, Tecnica. Lei è alla guida del Parco dal 2012, riconfermato nel 2019 … Come è il Parco oggi? “Oggi il Parco è una realtà radicata nel territorio, che dialoga fattivamente con gli enti che lo compongono e che contribuisce significativamente allo sviluppo economico del territorio. Lo confermano i tanti progetti che stiamo gestendo, molti in partenariato con i Comuni, non solo del Parco e molti altri enti. Posso dire che solo negli ultimi 6 anni le risorse investite in opere di riqualificazione ambientale e di valorizzazione superano i 12 milioni di euro. Abbiamo anche investito in pianificazione strategica per il miglioramento della qualità delle acque

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del bacino del fiume e lo abbiamo fatto seguendo il percorso partecipato del “Contratto di fiume Mincio”, unico contratto il cui promotore non è la Regione stessa: rappresenta la nostra “bussola” per le azioni del Parco e di ben 70 realtà pubbliche e dell’associazionismo che hanno delineato le priorità d’azione dei prossimi anni. Insomma non più un ente che vieta ma un ente che lavora per i territori: è questo il cambiamento di cui vado più orgoglioso”. E come sarà il Parco di domani? “Più grande, letteralmente: entro la fine dell’anno Regione Lombardia approverà il riordino delle aree protette e il Parco del Mincio ricomprenderà nei suoi confini anche altri territori di pregio: un “pezzetto” di Garda – il monumento naturale San Francesco a Desenzano del Garda - e le riserve naturali di Castellaro Lagusello e Cavriana, Pomponesco, Isola Boscone a Borgocarbonara e le Paludi di Ostiglia, diventando così il maggiore ente di tutela della Lombardia Orientale. Una estensione territoriale che tra l’altro aderisce perfettamente ad alcune importanti progettualità che stiamo mettendo in campo per il futuro e tra queste la progettazione dei tratti di connessione alla ciclovia europea “del Sole” in territorio lombardo: la Regione ci ha recentemente scelto come soggetto attuatore del progetto e dei lavori che andranno da Moglia a Peschiera del Garda. Una lusinghiera incombenza arrivata con la positiva gestione, a riconoscerlo è stata la Regione, del

Maurizio Pellizzer

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Riserva Naturale - Photo Stefano Mariga

Martin pescatore - Photo Renzo Nichele

progetto di “Mantova ciclabile”, con cui attraverso il ponte mobile su porto Catena a Mantova e altri tratti, si è compiuta la connessione con la ciclovia Europea Eurovelo 7”. Quindi tutela degli habitat e valorizzazione turistica: è su questo che si svilupperà l’azione del Parco? “Certamente, due facce della stessa medaglia: senza un ambiente di qualità non può esserci attrattività turistica di un territorio che nel suo complesso vanta entrambe le componenti. Senza infrastrutture per la fruizione sostenibile e culturale del territorio, non ci potrà essere una ottimale valorizzazione dell’ambiente”.

Non solo ciclabili par di capire … “Certo che no … in cantiere c’è molto e proprio in un’ottica di sistema territoriale. Stiamo elaborando due grandi progetti da attivare nel comprensorio dell’alto Mincio. Entrambi seguono il filo della storia per far nascere nuove opportunità… Con tutti i 10 Comuni del Gal Garda di cui siamo soci si potrebbe attivare un percorso “di pace”: sono territori accomunati dalle battaglie risorgimentali, sono stati teatro di sangue ma proprio qui si è accesa la più luminosa delle luci di pace, l’idea di Croce Rossa. Vorremmo che questa direzione indicata dalla storia divenisse un ecomuseo all’aperto, da vivere attraverso percorsi di fruizione di tutte le eccellenze che questo territorio che abbraccia il basso Garda oggi sa esprimere, in una cornice paesaggistica e ambientale di grande pregio. E anche il secondo progetto guarda al Garda e si prefigge di “guardarlo dall’alto”: è il progetto di riqualificazione della torre di Ponti sul Mincio, ex camino di una centrale elettrica. L’obiettivo condiviso con la proprietà e il Comune di Ponti sul Mincio è quello di farlo diventare “Porta del Parco”: lambisce la ciclabile Mantova-Peschiera ed è raggiungibile in pochi minuti anche dai villeggianti del Garda. Poter salire in cima a una torre alta 150 metri per ammirare a 360 gradi il panorama di tutto il Parco, ma anche di tutto il Garda, sarà un’esperienza davvero incredibile”. La pandemia non ha fermato le idee … ma in quale misura ha inciso sull’attività del Parco? “Ha fermato l’attività “in campo” che l’ente svolge con le scuole e ora le proposte di educazione ambientale sono tutte riconvertite in didattica digitale. Ha impedito di programmare escursioni e manifestazioni. Siamo però riusciti a garantire al pubblico la possibilità di fruire di un luogo sereno, immerso nel verde, il parco Bertone, grazie alla generosa disponibilità delle Guardie Ecologiche Volontarie del Parco che nei brevi periodi di apertura hanno saputo accogliere più di 3.000 persone. E, restando in tema di Covid, sono felice di annunciare un’ultima novità. Con fondi stanziati dal Gal Garda e Colli Mantovani possiamo attuare due azioni mirate a sostenere la popolazione. L’acquisto di un’auto che sarà utilizzata dalla Vigilanza del Parco a supporto delle polizie locali visto che si tratterà di un mezzo attrezzato allo scopo, e azioni a sostegno della scuola: acquisto di tablet per la didattica a distanza da assegnare a un istituto comprensivo del Parco e la progettazione di contenuti di didattica digitale per le scuole sul tema ‘Ambiente e salute’. Un tema oggi quanto mai attuale”.

Sito istituzionale www.parcodelmincio.it L’ente è anche sui social: FB www.facebook.com/parcodelmincio Instagram (@visitmincio) Twitter (@ParcoMincio)

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focus

di ELENA KRAUBE

Il Castello di Sirmione tra i più affascinanti d’Europa Castello di Sirmione

Castello di Bellver

Castello di Bojnice

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L’Europa è piena di castelli di ogni genere. Ce ne sono alcuni quasi in rovina, altri in perfette condizioni che sono abitati o potrebbero tranquillamente esserlo. Ce ne sono in riva al mare o sulle rive di grandi fiumi e laghi; altri si innalzano su pianure mozzafiato o scogliere vertiginose. Naturalmente non hanno più il carattere difensivo di un tempo ma conservano sempre il loro valore artistico, storico e leggendario. Tra tutti i castelli sparsi per l’Europa non è facile scegliere i più attraenti e per questo il motore di ricerca di voli e hotel www.jetcost.it ha chiesto ai suoi utenti di selezionare quelli che per diversi motivi trovavano più affascinanti. Ne sono emersi in particolare 20, e il Castello di Sirmione sul Lago di Garda, in Lombardia, è uno di questi. Parliamo del Castello di Sirmione, sullo splendido Lago di Garda, nella provincia di Brescia, in Lombardia, importante luogo di villeggiatura per l’elite italiana sin dal I secolo a.C.; Castello di Miramare, vicino a Trieste, in Friuli Venezia Giulia, eccellente esempio di residenza aristocratica di lusso con un magnifico giardino costruito un tempo su un terreno desertico e Castel Sant’Angelo a Roma, nel Lazio, che dal 1277 fu collegato da un lungo corridoio di 800 metri di lunghezza con la Città del Vaticano, in modo che il Papa potesse fuggire in caso di pericolo. Questi sono i 20 castelli più sorprendenti scelti dagli utenti di Jetcost.it tra quelli in tutta Europa: Castello di Sirmione (Italia) Si distingue soprattutto per la sua singolare posizione in mezzo al lago di Garda. Conosciuto anche come Scaligero in onore della potente famiglia degli Scaligeri, che lo commissionò e governò la regione all’inizio del XIII secolo. Costituisce un esempio spettacolare di architettura medievale, la cui maestosità si accentua grazie ai suoi impressionanti dintorni. Questo castello, circondato da ponti levatoi, un fossato, torri, muri percorribili e smerigliati, presenta tutti gli elementi tipici di una fortezza medievale. Bisogna avere il coraggio di salire i 150 gradini perché la vista del lago e di Sirmione dalla torre più alta è davvero spettacolare. Castello di Miramare (Italia) Conserva la maggior parte degli arredi e delle decorazioni originali. Il castello fu commissionato dall’arciduca Ferdinando Massimiliano D’Asburgo nella seconda metà del XIX secolo come residenza per lui e sua moglie, Charlotte del Belgio. Circondato da un giardino botanico, con suggestivi scorci panoramici grazie alla sua posizione su una scogliera che domina il Golfo di Trieste, è una deliziosa combinazione di stile medievale, rinascimentale e gotico. Castel Sant’Angelo (Italia) E’ uno degli edifici più fotografati di Roma, e sorge proprio dove il cuore della Capitale incontra la Città del Vaticano. Castel Sant’Angelo fu costruito originariamente nel II secolo come mausoleo per l’imperatore Adriano e la sua famiglia, poi divenne una fortezza militare. Prende il nome da una leg-

Castello di Sirmione

genda, che narra che l’arcangelo Michele apparve in cima al castello per fermare la peste che stava devastando Roma nell’anno 509. E’ riuscito a sopravvivere nei secoli ed è stato dimora di molti personaggi famosi, tra cui Michelangelo. L’Alhambra di Granada (Spagna) Anche se l’Andalusia ha al suo attivo molti siti Patrimonio dell’Umanità, senza dubbio il più spettacolare e visitato – più di tre milioni di persone all’anno - è l’Alhambra, sito storico monumentale, difficile da definire, a metà tra un castello e un palazzo. Guardando il tramonto dal belvedere di San Nicolás non si può che essere d’accordo con l’ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, che lo definì il “tramonto più bello del mondo”. Fu concepita tra il IX e il XII secolo come zona militare, ma non solo: l’Alhambra era un forte, un palazzo nazarita e una medina, tutto allo stesso tempo. Fino al 1492, quando divenne una corte cristiana dopo la riconquista di Granada da parte dei dei monarchi cattolici. Da non perdere l’Alcazaba, i Palazzi Reali, i Giardini del Generalife, l’accogliente Sala D’Oro, la maestosa Sala de Comares, il palazzo rinascimentale di Carlo V e il famoso Patio de los Leones. Castello di Edimburgo (Regno Unito) Premiato con il massimo dei riconoscimenti ai British Travel Awards, e classificato come l’attrazione turistica a pagamento numero 1 in Scozia, il castello di Edimburgo ha una storia tanto complessa quanto irresistibilmente macabra. Spesso citato come ispirazione per la dimora di Macbeth nella famosa opera di Shakespeare, il castello vanta il maggior numero di avvistamenti di fantasmi fino ad oggi, sicuramente già un’attrazione in sé. Con origini che risalgono all’età del ferro, il castello fu eretto come bastione difensivo nel 638 per i Celti. Diverse centinaia di anni dopo, fu ricostruito come residenza di Maria Regina di Scozia fino al suo esilio in Inghilterra. Castello di Óbidos (Portogallo) La costruzione di questo magico castello risale alla presenza romana in Portogallo. Il Castello di

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Óbidos ha torri cilindriche e quadrate, mentre la pietra calcarea e il marmo aggiungono un aspetto grandioso alla facciata. E’ un buon esempio di fortificazione ben conservata, ed è stato addirittura trasformato, come svela Jetcost.it, in uno dei piccoli hotel più romantici del Portogallo. Il villaggio circostante, Óbidos, è noto per i suoi attraenti paesaggi e la vegetazione lussureggiante. Quello che una volta offriva protezione militare nel cuore del Portogallo, ora come hotel offre ai visitatori la possibilità di fare un viaggio indietro nel tempo. Castello di Bojnice (Slovacchia) Questo castello sorge su un grande cumulo di marmo travertino ed è stato nelle mani di alcune delle più potente famiglie ungheresi sin dall’XI secolo. Nel XIX secolo è stato restaurato in stile neogotico romantico. La sua potente struttura è completata da un paesaggio altrettanto idilliaco, con tanto di grotta piena di stalattiti proprio sotto il castello. Castello di Bellver (Spagna) Situato su una collina e con una vista spettacolare, il Castello di Bellver è stato utilizzato in tanti modi nel corso della storia. Re Giacomo II lo fece costruire come residenza reale in stile gotico. Nel XIX secolo divenne una zecca. La sua struttura si distingue per essere circolare. Ha tre torri e un torrione che si divide in quattro piani. All’interno del castello c’è una Piazza d’armi a due piani, circolare, e un cortile costruito sopra una cisterna. Al secondo piano, invece, c’è una cappella. Castello di Chambord (Francia) E’probabilmente il castello più bello e prestigioso della Loira, circondato da boschi che ospitano cinghiali e cervi. Fu costruito nel XVI secolo per il re Francesco I ed è immediatamente riconoscibile dall’iconica moltitudine di cupole e torri sui tetti. L’architetto originale rimane un enigma, ma si sostiene che l’edificio sia stato ispirato dai bozzetti di Leonardo da Vinci, il protetto del re, ed è uno dei più bei palazzi rinascimentali in Francia. Appare chiaro che Leonardo ha partecipato alla più acclamata opera d’interni, una scala centrale a doppia elica che si snoda con grazia fino a tre piani ed è illuminata dall’alto da un lucernario. Castello di Neuschwanstein (Germania) Il Castello di Neuschwanstein, che significa “Nuovo Cigno di Pietra”, in Baviera, è stato aperto al pubblico già da sette settimane dopo la morte del re Ludovico II nel 1886 e da allora è diventato una destinazione popolare con 1,5 milioni di visitatori e l’edificio più fotografato della Germania. Fu costruito in un’epoca in cui i castelli e le fortez-

L’Alhambra di Granada

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Castello di Edimburgo

ze non erano più strategicamente necessari, ma come rifugio dal mondo esterno. Dotato di impianto idraulico ed elettrico all’avanguardia, nonché di riscaldamento centralizzato a vapore e del primo telefono mobile in assoluto (con copertura di sei metri). Nella decorazione ci sono continui riferimenti a leggende e personaggi medievali come Tristano e Isotta o Ferdinando il Cattolico. Si dice che abbia ispirato il famoso castello di Biancaneve presente nei parchi Disney. Castello di Bran (Romania) Anche se Bram Stoker non ha mai visitato la Romania e il suo personaggio di culto, Dracula, nato dalla sua fantasia, non abitava in un castello, è sempre stato conosciuto come il castello di Dracula. Tuttavia i visitatori possono ancora passeggiare per i corridoi e i cortili, sperando di intravedere il vampiro immortale. E’ situato lungo il confine tra la Transilvania e la Valacchia, nel 1212 iniziò la sua costruzione, quando i Cavalieri Teutonici eressero una fortezza di legno per fermare il traffico all’ingresso del passo, che all’epoca era molto utilizzato dai commercianti. Torre di Belèm (Portogallo) E’ senza dubbio una delle icone del Portogallo e della sua capitale, Lisbona, grazie alla sua posizione sul fiume Tago in uno degli ingressi della città e suo simbolo chiave come ricordo dell’antico potere dei portoghesi sulla terra e sul mare. E’ classificato come Patrimonio dell’umanità. Costruita nel XVI secolo, la Torre di Belém è stata decorata con i simboli della casa del re Manuel I, con la spessa corda che circonda il castello e che termina con eleganti nodi e incroci ad angoli diversi. La torre divenne una prigione durante l’invasione spagnola del Portogallo alla fine del XVI secolo. L’interno merita una visita per la salita all’ultimo piano, dove lo sforzo è ricompensato dalla vista abbagliante sull’ampio estuario del Tago e sulla parte occidentale della città di Lisbona. Castello di Predjama (Slovenia) Arroccato sulla cima di un’imponente scogliera, il misterioso e magnifico castello di Predjama è entrato nel Guinness dei Primati come il più grande castello rupestre del mondo. Grazie all’ambiente circostante, una serie di tunnel e pareti sotterranee che si intrecciano con la struttura naturale della grotta, il luogo è apparso in numerosi film e speciali televisivi. Il castello fungeva da rifugio per Erazem di Predjama nel XV secolo, un leggendario barone ladro che resistette all’assedio di un anno e divenne una specie di Robin Hood. Castello di Guimarães (Portogallo) È considerata la più importante fortezza medieva-

le del Portogallo settentrionale. La presenza del castello evoca la miscela di leggenda, poesia ed eroismo che circonda gli inizi della storia nazionale. La sua caratteristica più sorprendente sono le mura costruite a forma di pentagramma, con otto torri rettangolari merlate. Costruita nel X secolo, divenne in seguito la residenza reale ufficiale del conte D. Henrique, padre del primo re del Portogallo, Afonso Henriques. Il castello resistette alla battaglia di São Mamede nel 1128, che portò alla vittoria di Alfonso e segnò l’inizio di un Portogallo indipendente. Alcazar di Segovia (Spagna) Questo sito, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, è uno dei castelli-palazzo più caratteristici della Spagna e dell’Europa. E’in cima alla città e le sue mura sono testimoni privilegiati della storia della Spagna. Austero, come lo erano i re di Castiglia, innalzato sulla roccia alla confluenza delle valli dell’Eresma e delle Clamore, sembra sorvegliare la città. La sua bellissima Torre del Homenaje, spesso paragonata alla prua di una nave che naviga tra i fiumi, è di una bellezza mozzafiato. I turisti si stupiscono nel vedere che la fortezza è una parte viva di questa città castigliana, scelta come luogo di residenza da molti dei monarchi della dinastia Trastámara. Da visitare la Sala degli Ajimeces con la sua collezione di opere d’arte, la Sala dei Re e la Sala del Trono. Ma bisogna anche prendersi il tempo di guardare fuori e contemplare il suo spettacolare profilo dal bordo dell’Eresma. Castello di Malbork (Polonia) Tra le altre bellissime fortezze medievali di cui è piena l’Europa, c’è Malbork, costruita dai famosi guerrieri dell’Ordine dei Cavalieri Teutonici come parte della loro conquista di quella che oggi è la Polonia. È il più grande castello del mondo in termini di superficie e il più grande edificio in mattoni d’Europa, e il suo caratteristico colore rosso lo rende uno spettacolo davvero indimenticabile. Tra l’altro, fu la residenza della famiglia reale polacca fino alla fine del XVIII secolo. Castello di Belmonte (Spagna) Fu commissionato dal signor Juan Pacheco, Marchese di Villena, per essere usato come casa propria nella sua città natale. Si tratta di un castello gotico-mudéjar, opera del maestro Hanequin di Bruxelles. È stato costruito sul monte di San Cristóbal con una pianta unica nel suo genere. La piazza d’armi è un triangolo equilatero e da esso si sviluppa il resto dell’edificio. La forma del castello è una stella a sei punte e alla fine di ognuna di esse c’è una torre cilindrica.

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It’s

Christmas Time


Avvento 2020 Bolzano

L’Evento

Tra luci, installazioni, giochi e tante altre iniziative

A CURA di M.T. SAN JUAN

L

e tipiche casette di legno avvolte dai drappi di velluto rosso e illuminate a festa non ci saranno, ma l’atmosfera magica, calda e gioiosa del Mercatino di Natale di Bolzano non mancherà di certo. Le tradizioni dell’Avvento prenderanno forma in varie location della città avvolgendo ogni angolo e ogni via in un caldo e sincero abbraccio. In piazza Walther, salotto buono del capoluogo altoatesino, le 1300 luci del gigantesco albero (21 metri!) si accenderanno per la 30esima volta e fino al 6 gennaio riscalderanno i cuori di grandi e piccini, mentre la grande corona dell’Avvento collocata intorno all’antica statua di Walther von der Vogelweide scandirà l’avvicinarsi del Natale. Qui poi sarà allestita anche un’esposizione di presepi e decorazioni natalizie tradizionali e non, mentre davanti all’edificio della Cassa di Risparmio brillerà la grande stella cometa. Per l’occasione alcune vetrine dell’Hotel Città si trasformeranno in una sorprendente Wunderkammer ideata dal designer Marius Romen e realizzata in collaborazione con diverse associazioni, artigiani e con la Fondazione Thun. Non solo. In diversi punti del centro storico rivivranno, grazie a tre diverse installazioni, le tradizioni di San Nicolò, della Frau Holle e di Santa Barbara. E per i più piccoli? Quest’anno, sempre in piazza Municipio, ci sarà la casetta di Hänsel&Gretel, un’attrazione colorata e magica che renderà l’atmosfera ancora più festosa.

Pacchetti vacanza Gli alberghi di Bolzano e dintorni propongono interessanti offerte per soggiorni all’insegna della tradizione natalizia e della scoperta del territorio. La città è infatti un ottimo punto di partenza per raggiungere facilmente numerosi punti panoramici in montagna anche semplicemente con l’ausilio dell’auto..

Non è Natale senza luci. Non solo l’albero e la stella cometa, quest’anno si illumineranno anche tutte le facciate di piazza Walther e molti atri luoghi di interesse della città, come la Casa delle Semirurali (uno dei pochi esempi ancora esistenti a Bolzano delle centinaia di case costruite alla fine degli anni Trenta e de-

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sarà comunque un magico natale ANCHE SENZA IL TRADIZIONALE MERCATINO LA CITTÀ DÀ UN SEGNALE DI POSITIVITÀ E INVITA A TRASCORRERE UN AVVENTO PIÙ INTIMO E SUGGESTIVO MA SEMPRE FESTOSO E SORPRENDENTE

molite a partire dagli anni Ottanta del Novecento), la scuola Dante Alighieri a Oltrisarco e l’ex teatro di Gries. La Casa della Pesa e il Museo Civico saranno invece protagonisti di un progetto di luci e musica tutto da scoprire. Sotto i Portici e in via Streiter, musica e profumi dell’Avvento accompagneranno i momenti di shopping in città, mentre in diversi angoli del centro storico si potrà respirare l’atmosfera natalizia anche grazie a 100 alberi illuminati messi a disposizione da Heiner Oberrauch, proprietario e presidente del gruppo Oberalp/Salewa Sport. Alla scoperta della città, tra musei e passeggiate. Torna con la seconda edizione ma con una veste tutta digitale il gioco a premi nei musei di Bolzano Find&Win. Basterà visitare i setti musei partecipanti, trovare il medaglione di legno, scansionare il Qr-Code e rispondere al quiz per partecipare. Primo premio: un weekend per una famiglia in uno dei 25 Familienhotels Südtirol. Vince chi visita più musei e risponde correttamente a più domande. Da non perdere poi la Christmas Walk alla scoperta di location suggestive e particolari in tutta la città. In palio c’è la tazzina del Mercatino. Sabato 5, 12 e 19 dicembre in programma le visite guidate al Duomo con la natività.

Un Natale digitale. L’Azienda di Soggiorno e turismo di Bolzano ha messo a punto un calendario dell’Avvento particolare, da scoprire online e sui canali social Bolzano Bozen, nel quale il territorio incontrerà la musica e le tradizioni. Un progetto nato in collaborazione con il Jazz Festival e coordinato da Greta Marcolongo. Duplice la finalità: portare l’atmosfera natalizia nelle case dei bolzanini e degli ospiti che non potranno quest’anno raggiungere la nostra città e dare sostegno a uno dei settori più colpiti dalla crisi, quello della musica e della cultura. Sempre sui canali social dell’AST saranno pubblicate pillole video dedicate all’Avvento. I progetti di “Un magico Natale a Bolzano” sono stati finanziati da Comune, Provincia Autonoma di Bolzano e Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano. “Magie d’Avvento e Capodanno a Bolzano” (valido dal 27.11.2020 al 6.01.2021 con arrivo in qualsiasi giorno della settimana. Prenotazione diretta nella struttura scelta. Tra gli hotel aderenti all’iniziativa, il Parkhotel Laurin, il Design Hotel Greif, il Magdalenerhof e molti altri https://www.mercatinodinatalebz.it/alberghi-mercatini-bolzano.htm): Info: www.bolzano-bozen.it

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S P E C I A L E

N A T A L E

a cura di M.T.SAN JUAN

REGALI SPECIALI DA METTERE SOTTO L’ALBERO

S

e la febbre da regali vi ha già contagiato e temete di finire anche quest’anno con i minuti contati senza ancora idee per Natale, don’t worry! Vi facciamo tornare il sorriso, consigliandovi di acquistare i vostri regali di Natale 2020 online dove potrete trovare idee regali per lui, per lei, per la famiglia e per i vostri cari con tutta la comodità dello shopping a portata di click sulla vostra poltrona preferita, con spedizione direttamente a casa.

1. ORGANIZER PER COSMETICI Un organizer per cosmetici è il regalo giusto per un’amica make-up addicted, che ha talmente tanti trucchi da non riuscire mai a trovare quello che le serve! In questo modo, potrà tenere tutto in ordine in poco spazio e anche per voi sarà più facile prendere in prestito (o meglio rubarle) quel rossetto che vi sta tanto bene.

È arrivato il momento di comprare i regali di Natale per amici e parenti. Per evitare le corse dell’ultimo minuto, FATE acquisti online

2. SCOBUTY SCALDA TAZZA Il design raffinato e compatto mantiene la bevanda calda tutto il giorno. Questo è un ottimo regalo per la famiglia, l’amante o gli amici.

3. BICCHIERI DONDOLANTI Questo set da 6 bicchieri con base arrotondata è l’accessorio definitivo per servire un ottimo whisky ai tuoi ospiti! Questa simpatica caratteristica permette ai bicchieri senza stelo di dondolare, rotare dolcemente sulle superfici (basta lasciarli appoggiati), senza che il contenuto si possa versare. Questa trovata riproduce il classico movimento del polso per girare il liquore nel bicchiere senza però dover reggere in mano il bicchiere! Ogni volta che servirai da bere ai tuoi amici con questi bicchieri sarà un successo.

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4.CANDY GRABBER Tutti sanno che le macchine “afferra giocattoli” delle fiere hanno un certo potere attraente. Quante volte avrai infilato una (o tante) monetina per tornare a casa con un pupazzetto, un orologio o uno dei tanti gadget? Con la Candy Grabber non succederà : intanto non utilizzerai delle vere monete e poi non ci sono giocattoli in palio. Il gioco funziona con finte monetine di plastica e il premio saranno le caramelle che riuscirai ad afferrare oppure quelle di tua scelta, visto che potrai decidere con quali caramelle riempire la tua Candy Grabber.E come se non bastasse, il tutto sarà accompagnato dalla tipica musichetta da fiera, mentre manovrerai il joysticks per acchiappare i dolcetti. Il tempo a tua disposizione è limitato, tutto d’un tratto la macchina si fermerà. Se riuscirai “nell’impresa” sarai celebrato dal suono di centinaia di applausi e, chiaramente, dalla tua caramella preferita. La Candy Grabber é il giocattolo ideale per te e i tuoi bambini…esatto, lascia giocare anche loro di tanto in tanto!

8.ZRUHIG CAPPELLO BLUETOOTH Ottima scelta regalo: il cappello Bluetooth è realizzato in materiale a maglia estremamente morbido, offre il massimo comfort e calore in inverno. Il berretto Bluetooth lo rende un perfetto regalo elettronico alla moda, unico per uomini, donne, ragazzi adolescenti, ragazze.Il berretto musicale wireless adotta la tecnologia avanzata Bluetooth 5.0 che funziona meglio di Bluetooth 4.2, raggio wireless da 10 a 19,8 m. Eccellente qualità del suono con suono stereo HD da 110 DB, come ascoltare musica in un concerto. 6.DIFFUSORE DI OLI ESSENZIALI TAOTRONICS Per aiutare la mamma a rilassarsi anche a casa, vi suggeriamo questo diffusore elettrico di oli essenziali di TaoTronics, con un pratico telecomando per spegnerlo e accenderlo, impostare il colore, la luminosità e la quantità di vapore. Oltre a diffondere profumo, umidifica l’ambiente e crea un’atmosfera rilassante. Può essere usato anche di notte, grazie alla Funzione Sonno.

5. CUFFIA PER DORMIRE Addormentati con le tue canzoni selezionate! La cuffia per dormire con il bluetooth vi permetterà di immergervi in un’esperienza sonora definitiva senza disturbare, o essere disturbati dalla persona accanto a voi.

7. TELESCOPIO ASTRONOMICO PROFESSIONALE Ha apertura 70 mm e lunghezza focale 400mm, H6mm (66X), H20mm (20X). Il sistema ottico aumenterà la trasmissione della luce e lo renderà più luminoso. Otterrete un’immagine nitida e senza differenza di colore anche in un ambiente con scarsa illuminazione. Le lenti 3X Barlow aumentano l’ingrandimento tre volte fino a 198X.

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9.CANDELE PROFUMATE Alla vaniglia, mango, fresia, mela e cannella, magnolia, gelsomino, gardenia, limone, lavanda! Il dolce profumo può aiutarti a dormire oppure alleviare lo stress e il nervosismo, calmando la mente. Ogni candela profumata durata 15-20 ore. Sono realizzate con cera di soia naturale, con olio essenziale ed estratti biologici candele.


10. CAMPIONARIO ASSORTITO DI TÈ IN BUSTINA 8 Gusti Diversi, 40 Bustine di Tè, un cofanetto regalo in cui troverai il meglio di tè pluripremiati per dare al tuo Natale un tocco unico di gusto, benessere e gioia: Tè nero Maharaja, Tè Nero estivo Darjeeling, Tè nero agli agrumi Earl Grey, Tè verde dell’Himalaya, Masala Chai Originale Indiano, Tè Oolong di alta montagna, Tè Menta e Camomilla, Tè Speziato alla Curcuma. 12. ORECCHINI PANDORA CUORE D’INVERNO Come sicuramente saprete, i gioielli Pandora sono amatissimi dalle donne. Per Natale, vi suggeriamo questi orecchini a forma di cuore della collezione invernale, in argento sterling e zirconia. Come tutti i gioielli Pandora, fanno una bellissima figura, nonostante il prezzo contenuto. 14. BRACCIALE FAI DA TE Fai un regalo insolito per uomini e donne, fantastico per mariti, papà, elettricisti e falegnami. Leggero e portatile, ti dà l’aiuto della tua terza mano al lavoro. Regolabile per adattarsi perfettamente a qualsiasi polso, si adatta comodamente a uomini e donne. Fai un regalo insolito per uomini e donne, fantastico per mariti, papà, elettricisti e falegnami.

15. ORTO MULTICOLOR Tutto l’occorrente in una confezione per coltivare 5 ortaggi stravaganti: carote viola, cavoletto di Bruxelles rosso, pomodori striati, zucchine gialle e bietola a coste multicolore. 5 varietà di semi, 5 vasi da coltivazione, 5 blocchi di torba e 5 segna-piante. Completo di consigli su semina e coltivazione.

11. LAMPADA MAGICA Trasforma il tuo hobby, i tuoi ricordi o tutto ciò che desideri in una lampada 3D speciale fatta apposta per te. E’ un regalo perfetto per i ragazzi delle ragazze, la persona amata o la fidanzata. Base in faggio, Led in plexiglass.

13. DECANTER GOURMET Decanter in vetro cristallo, senza presenza di piombo. Il design ed il look sono davvero unici e particolari, offrendo un tocco di stile alla vostra casa.Facile da pulire, è uno dei migliori decanter in circolazione per aerare il vino.

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christmas gifts

I REGALI DI NATALE SPECIALI, CHE SI FANNO DA CASA a cura di m.t. san juan

Nonostante tutto, il terribile 2020 un merito ce l’ha: averci fatto riscoprire l’importanza degli affetti e la grande gioia che le piccole cose sanno donare. Questo Natale sarà sicuramente insolito, forse da vivere lontano dai propri cari, ecco perché i regali devono essere davvero speciali: dalle eccellenze della Food Valley, fatte a mano secondo tradizione, ai soggiorni in hotel di charme; dai trattamenti di benessere fino alle esperienze esclusive, personalizzate. Da 7 euro L’Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR), storico regno del Culatello della famiglia Spigaroli, mette in scatola tutto il suo sapere e la sua grande passione per il territorio, e spedisce a casa regali gourmet, in tutta Italia. Ogni prodotto è rigorosamente fatto nell’azienda agricola: dai salumi della tradizione (strolghino, Culatello, spalla cruda, salami, coppa della Bassa, ecc.), ai vini tipici. Sono disponibili anche le punte di Parmigiano Reggiano di produttori locali, stagionate nelle cantine di corte (le più antiche al mondo ancora attive, del 1320). Solo a consultare il sito per le ordinazioni viene l’acquolina: https:// www.salumianticacortepallavicina.it/shop/ Si possono anche richiedere gli eleganti buoni regalo, validi fino a dicembre 2021, per donare l’esperienza di un menu stellato al ristorante Antica Corte Pallavicina; di un pranzo o una cena nella più rustica Hosteria del Maiale o di un soggiorno in una delle raffinate camere del castello del 1300 sulla golena del Fiume Po. Per informazioni: Tel. 0524 936539, www.acpallavicina.com/relais

Piccoli e grandi cadeaux, per tutti i gusti e tutte le tasche, legati dal “fiocco” rosso dell’unicità, sono comodamente a portata di click

Da 25 euro Il sapore unico delle eccellenze gastronomiche della Food Valley non ha confini, e unisce i gusti di gourmet e golosi, che da oggi possono ricevere direttamente a casa – in tutta Italia - una delle più famose prelibatezze artigianali del territorio di Parma, la prima City of Gastronomy italiana per l’UNESCO. Parma2064, marchio della Cooperativa Agrinascente che unisce l’esperienza e la professionalità di 5 aziende agricole che producono il Parmigiano Reggiano, ha ideato gift voucher da 25 e 50 euro per regalare alle buone forchette un “pezzo” di felicità, con varie tipologie di Parmigiano Reggiano tra cui scegliere – dalla selezione Lunga Vita, oltre i 30 mesi, alle stagionature più giovani – o le varianti Organic, Halal o Kasher. Basta navigare in un mare di bontà su: www.2064.it.

Da 50 euro Il faticoso 2020 apre la strada ai sogni, magari di un’estate in libertà, in un mare dalle sfumature color smeraldo, tra splendide spiagge incorniciate dalla profumata macchia mediterranea. A meno di un’ora di auto da Cagliari va in scena lo straordinario spettacolo di Chia: sabbia bianca finissima, fondali bassi e acqua cristallina, che sono il biglietto da visita di Aquadulci. L’hotel 4 stelle ha pensato a voucher natalizi da prenotare direttamente sul sito, ad esempio le Gift Card da spendere in hotel, da 50 euro e da 100 euro, con validità 12 mesi (da usare al ristorante o per trattamenti wellness), oppure un dono di benessere: il Massaggio Antistress da 60 minuti (70 euro) o 90 minuti (90 euro), che favorisce il benessere psico-fisico. Il raffinato hotel, a pochi metri dal mare, offre un grande giardino con piscina e idromassaggio, l’oasi benessere e il ristorante à la carte Aquadulci, che delizia con le materie prime e le eccellenze del territorio. Ogni giorno si può vivere una nuova avventura tra romantiche passeggiate lungo le spiagge, escursioni a cavallo, gite in barca a vela, tour in mountain bike, corsi di windsurf e kitesurf. Per informazioni: Tel. 070 9230555, www.aquadulci.com Da 200 euro Quest’anno Babbo Natale si è proprio ingegniato e ha confezionato il regalo perfetto: si riceve direttamente a casa un piccolo pacchetto che contiene però una grande emozione: un voucher valido per un anno, per noleggiare una spider o una leggendaria auto d’epoca, e partire (nei mesi successivi) alla volta di itinerari suggestivi,

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ma poco battuti. Mezza giornata, un giorno intero o un weekend on the road, per concedersi una fuga in due, open air, lontano da tutti, provando l’ebbrezza di guidare modelli mitici, che hanno fatto la storia. Nell’elegante cofanetto - preparato da Slow Drive, ditta di Padenghe sul Garda (BS) specializzata nel noleggio di vetture d’epoca senza conducente - ci sono anche guantini in pelle per il perfetto slow driver e occhiali da sole anni ’60 (per la navigatrice) oltre alle mappe con i più bei tour consigliati. Avverare un sogno a quattro ruote è davvero molto semplice su http://www.noleggioautodepoca.eu/. Il costo per una giornata di noleggio è a partire da 200 euro e include una mini degustazione di prodotti tipici del territorio gardesano. Per informazioni: Tel. 030 9907712, Cell. 338 9785124, http://www.noleggioautodepoca.eu/ Da 1 a 3mila euro L’Excelsior Dolomites Life Resort a San Viglio di Marebbe (BZ), in Val Badia, è la top destination per gli amanti della montagna, grazie a speciali servizi e alla sua posizione unica. Premiato come “Best of the Best” dal Traveller’s Choice Award 2020 di Tripadvisor, è tra i migliori 25 hotel in Italia e nell’1% delle migliori strutture al mondo. Offre un ricco programma di assistenza completa e di attività guidate nel contesto dolomitico; 2500 metri quadrati di wellness con infinity pool sul rooftop e vista impareggiabile sulle Dolomiti; prelibata proposta culinaria “Pensione Gourmet Plus”. Sul sito www.myexcelsior.com si può selezionare il voucher regalo preferito, che può consistere in un soggiorno in hotel, in uno o più trattamenti di benessere alla Spa o in un Day Spa (per una giornata da trascorrere tra piscine, idromassaggi, saune e aree relax); in un buono gourmet (per una colazione o cena gourmet per 2) oppure in un Buono Valore (da 1 a 3mila euro) perché chi lo riceve possa scegliere come spenderlo. Il voucher è personalizzabile sul sito (si possono scegliere formato, immagini e il messaggio da

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Questo Natale sarà sicuramente insolito, forse da vivere lontano dai propri cari, ecco perché i regali devono essere davvero speciali scrivere). Una volta impaginato, si paga l’importo scelto all’hotel e lo si può comodamente stampare a casa, per metterlo sotto l’albero. I buoni hanno validità di un anno. Per informazioni: Tel. 0474 501036, www. myexcelsior.com Da 1 a mille euro Romantik Hotels & Restaurants è una cooperazione internazionale che in Italia conta 15 gioielli. Gli alberghi sono edifici con un’intrigante storia da raccontare, antichi di centinaia di anni, che furono prigioni, tribunali, masi o stazioni di posta. Sono tutti a conduzione familiare (anche da più generazioni), sorgono in luoghi immersi nella natura, si caratterizzano per un servizio ritagliato su misura, una cucina gourmet con le materie prime del territorio e diverse strutture offrono anche spa deluxe, in cui ritagliarsi momenti di grande relax e concedersi trattamenti di benessere. Quale miglior regalo per Natale? Sulla homapage sito www.romantikhotels.com c’è l’apposita sezione “Buoni omaggio” in cui scegliere il voucher per l’importo desiderato, da 1 a mille euro, con validità di 1 anno, che riguarda un soggiorno, una cena o un’esperienza, come ad esempio un emozionante volo in elicottero sulle Dolomiti dal Romantik Hotel Cappella di Colfosco, in Val Badia (BZ), oppure un massaggio deluxe, una degustazione di vini, e così via. Ogni hotel è unico e offre esperienze esclusive. I buoni si possono stampare dal sito oppure farli recapitare in un’elgante formato cartaceo. Gli hotel italiani si trovano in Alto Adige, Veneto, Lombardia, Toscana e Lazio. In provincia di Bolzano ci sono i 5 stelle Romantik Hotel Cappella di Colfosco (BZ) e il Romantik Hotel Turm di Fiè allo Sciliar (BZ); il Romantik Hotel Stafler di Campo di Trens a Vipiteno (BZ), che vanta due stelle Michelin; il Romantik

Hotel Oberwirt di Marlengo (BZ); il Romantik Hotel Weisses Kreuz di Burgusio (BZ) la cui Tenuta Zum Löwen, risalente al 1236 è tutelata dalle Belle Arti; il Romantik Hotel Santer di Dobbiaco (BZ) e il Romantik Hotel Post Cavallino Bianco di Nova Levante (BZ), per appassionati di Dolomiti. In Veneto il Romantik Hotel Villa Margherita di Mira (VE), villa palladiana sulla Riviera del Brenta; a Mazzorbo, Burano (VE) spicca il meraviglioso Romantik Hotel Venissa con Casa Burano e a Tarzo (TV), tra le colline del Prosecco, sorge il Romantik Hotel Relais D’Arfanta. In Lombardia le Case Romantik sorgono sui laghi: il Romantik Hotel Relais Mirabella Iseo sul lago d’Iseo (BS) e il Romantik Hotel Villa Sostaga di Gargnano, sul lago di Garda (BS). Nelle città d’arte di Firenze e Roma, nel cuore dei centri storici, sorprendono il Romantik Hotel Casa Thiele e il Romantik Hotel The Inn at the Roman Forum, con vista sui Fori Imperiali. Per informazioni: www.romantikhotels.com

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news

Mantova contro gli sprechi alimentari a cura di v.corini Too Good To Go approda ufficialmente a Mantova: l’app anti spreco che offre la possibilità a esercenti commerciali di proporre a fine giornata le proprie Magic Box, scatole a sorpresa contenenti una selezione di deliziosi prodotti e piatti freschi, rimasti invenduti e che non possono essere rimessi in vendita il giorno seguente, arriva nel territorio mantovano espandendo così la sua rete anti spreco. Il funzionamento dell’app Too Good To Go è semplice: i commercianti possono inserire la disponibilità di box, senza specificare che tipo di prodotti saranno presenti all’interno, basandosi sugli invenduti della giornata. Agli utenti basta accedere alla app su smartphone, geolocalizzarsi per individuare i locali aderenti e ordinare la propria Magic Box: per ritirarla non bisogna far altro che recarsi al negozio nella fascia oraria specificata - generalmente poco prima della chiusura, evitando così i momenti di massima affluenza e rispettando l’ultimo DPCM entrato in vigore che consente il take away per la ristorazione. Inoltre, il pagamento della Magic Box avviene direttamente in app, garantendo il rispetto del distanziamento sociale ed evitando lo scambio di cartamoneta. Un processo completamente digitalizzato, dalla

“Sapere inoltre che Too Good To Go è in grado di essere non solo un mezzo per evitare lo spreco alimentare, ma anche uno strumento per supportare le attività in un momento così delicato, è per noi motivo di grande orgoglio”. Ad oggi, sono molti i locali del territorio mantovano a usare l’app Too Good To Go, tra cui Forneria Carra, forno che dal 1968 prepara prodotti artigianali con lievito madre e una selezione delle migliori materie prime; Panetteria Randon, locale storico della città in cui le ricette di dolce e salato si tramandano di generazione in generazione; Ciapa e Porta a Ca - Contandinostrano, gastronomia che offre la possibilità di acquistare una selezione di prodotti enogastronomici di realizzazione propria; il caffè scelta del negozio fino al pagamento e all’autovalidazione della ricevuta al momento del ritiro, al fine di limitare i contatti ma offrire, allo stesso tempo, una vetrina anche ai piccoli negozi di quartiere, dove i consumatori si recano a ritirare il proprio sacchetto di prodotti invenduti acquistati a un terzo del prezzo originale. Presente in 14 Paesi d’Europa e negli Stati Uniti con oltre 27 milioni di utenti, più di 45mila negozi aderenti e 50 milioni di Magic Box vendute, Too Good To Go ha permesso ad oggi di evitare l’emissione di oltre 100 milioni di kg di CO2. In Italia Too Good To Go in un anno ha conquistato oltre un milione e mezzo di utenti e venduto un milione di Magic Box grazie agli oltre 6.500 negozi aderenti. “Il grande impegno contro lo spreco alimentare che gli esercenti commerciali e i cittadini di Mantova stanno dimostrando è particolarmente degno di nota, soprattutto in un periodo di emergenza come questo”, dichiara Eugenio Sapora, Country Manager Italia di Too Good To Go.

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letterario Bar Venezia, locale caratteristico del centro storico che si ispira al Caffè del Veneziano da cui Carlo Goldoni prese spunto per la sua commedia “La Bottega del caffè” e infine Forneria delle Erbe, gastronomia gourmet di prodotti tipici mantovani a due passi da Palazzo Ducale. Oltre a questi, anche la grande catena di negozi biologici NaturaSì, già partner di Too Good To Go in diverse località italiane, ha voluto prendere parte al progetto nella città di Mantova. L’app di Too Good To Go è disponibile su App Store e Google Play Too Good To Go Nata nel 2015 in Danimarca con l’obiettivo di combattere lo spreco alimentare, l’applicazione Too Good To Go è presente in 14 Paesi d’Europa e negli Stati Uniti, conta ad oggi oltre 27 milioni di utenti ed è tra le prime posizioni negli App Store e Google Play di tutta Europa. Too Good To Go permette a bar, ristoranti, forni, pasticcerie, supermercati ed hotel di recuperare e vendere online - a prezzi ribassati - il cibo invenduto “troppo buono per essere buttato” grazie alle Magic Box, delle “bag” con una selezione a sorpresa di prodotti e piatti freschi che non possono essere rimessi in vendita il giorno successivo. Gli utenti della app non devono far altro che geolocalizzarsi e cercare i locali aderenti, ordinare la propria Magic Box, pagarla tramite l’app e andarla a ritirare nella fascia oraria specificata per scoprire cosa c’è dentro. Per maggiori informazioni: www.toogoodtogo.it

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a cura di Marco morelli

Komfort

Una grande azienda nata da una grande intuizione E anche MCG magazine si è dotata nei propri uffici delle magnifiche sedie nate da un’illuminante intuizione di uno dei 4 soci della Komfort srl, l’azienda piemontese che ha sede a Pinerolo (To). Le sedie Komfort nascono, infatti, da un’idea di Roberto Lovaldi, che nel 2009 a seguito di un’ernia discale decide di disegnare la “sua” sedia perfetta per la degenza. Si informa e studia i canoni relativi all’ergonomia sulle sedute da ufficio e disegna un modello semplice, ma innovativo di sedia ergonomica. Il suo ideale di Sedia Ergonomica prevede un poggia ginocchia da utilizzare per predisporre la colonna vertebrale ad un assetto più fisiologico e con meno sollecitazioni meccaniche sulla medesima. Il poggia ginocchia è a scomparsa per permettere di alternare la seduta ergonomica a quella standard. Soddisfatto dei benefici ricevuti nell’utilizzo della sua sedia, Lovaldi decide di produrla e permettere ad altri di trarre vantaggio della sua idea. Nasce quindi KomfortChair, con tanto di brevetto, che nella sua semplicità permette innumerevoli regolazioni per essere regolata a proprio piacimento. Negli anni che vanno dal 2010 al 2013, grazie anche alla recensione positiva del blog NerdGranny, l’azienda Komfort Chair ottiene un buon successo sul mercato italiano e le vendite risultano in crescita continua, mese dopo mese. Nel 2014 entrano nella struttura aziendale nuovi soci: Raffaele Serusi, Gianluca Loi e Simone Righini e viene fondata l’attuale Komfort S.R.L.

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L’AZIENDA SI È FOCALIZZATA SU UN UNICO PRODOTTO, progettato E PERSONALIZZATO IN VARIE DECLINAZIONI. LE SEDIE ERGONOMICHE KOMFORT: LE PIÙ REGOLABILI AL MONDO Uniti nel progetto, i soci di Komfort SRL perseguono con determinazione la mission aziendale che è quella di costruire e vendere le migliori Sedie Ergonomiche sul mercato, al prezzo più competitivo, con una produzione totalmente italiana. Com’è costituito sig. Lovaldi l’organigramma aziendale di Komfort s.r.l? Komfort Chair è composta da 4 soci ed un solo dipendente, la nostra mitica Tiziana che tutti i nostri clienti ben conoscono per efficienza e puntualità. Questa struttura snella è possibile grazie ad una forte ingegnerizzazione del prodotto che viene creato dai singoli fornitori italiani e che viene poi assemblato nella sede di Fonni, in Sardegna. Dopo il controllo qualità il prodotto viene poi disassemblato e spedito ai clienti. Com’è evoluta negli anni Komfort s.r.l? Il modello iniziale di sedia Komfort era un assemblato di acciaio e lamiere, con vari pistoni e ma-

Hilton Molino Stucky, Venezia Interior Contractor Concreta Srl Interior Design by CaberlonCaroppi Italian Touch Architects

nopole che ho creato io in officina. Negli anni successivi sono stati fatti vari investimenti che hanno consentito l’industrializzazione, vale a dire la realizzazione di stampi professionali. I tessuti così come gli schiumati sono di produzione italiana. Le imbottiture vengono effettuate da artigiani italiani che possono utilizzare sia tessuti classici che ecopelle, tutti rigorosamente certificati. Gli attuali modelli sono esteticamente e meccanicamente ottimali, ma nuovi progetti sono dietro l’angolo. Come si posizione sul mercato oggi Komfort s.r.l e qual è la strategia aziendale seguita? L’intera idea imprenditoriale si basa sul calcolo del margine operativo possibile su ogni prodotto. Questo ci consente di restare in attivo anche nei periodi difficili con poche vendite. La strategia aziendale si sintetizza in poche parole: sinao fieri di produrre ogni particolare in Italia, con collaboratori, imprese artigiane che condividono lo stesso intento e passione dello staff Komfort. La strategia di go-to market è stata digitale fin dall’inizio: grazie alla presenza online, attiva da oltre dieci anni, le sedie sono note al mercato nonostante l’investimento di branding sia particolarmente contenuto. Il posizionamento di mercato è sulla fascia medio-alta che richiede performance e servizio di qualità. L’azienda ha scelto da sempre di restare fuori da Amazon e da altri portali esteri, provvedendo in autonomia al posizionamento digitale. Questa scelta coraggiosa ha richiesto pazienza e tenacia, e ne richiederà ancora molta! Come avviene la distribuzione dei prodotti Komfort s.r.l in Italia e all’estero? La filiera produttiva delle sedie Komfort avviene interamente in Italia, è poi la stessa azienda che provvede alla spedizione tramite il proprio ecommerce www.komfortchair.com, che include anche il proprio servizio clienti. Tutte le sedie acquistate online possono essere provate per 14 giorni direttamente a casa dell’acquirente, che dopo averle provate e testate può scegliere se tenerle o restituirle, secondo la modalità “Soddisfatti o rimborsati”. Al momento questa opportunità è ottimale per i clienti che dall’inizio dell’attività hanno restituito all’azienda meno dell’1% dei prodotti acquistati. Un tasso record per tutta l’industria. Grazie alla nostra attenzione verso il cliente, ad oggi abbiamo il 100% di clienti soddisfatti, compresi i clienti storici che dopo 10 anni hanno bisogno

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L’ERGONOMIA È UN FATTORE NON SEMPRE CONSIDERATO NEL LUOGO DI LAVORO, MA PER CHI HA LA SENSIBILITÀ DI CONSIDERARNE L’IMPORTANZA, NELLE SEDIE KOMFORT TROVA IL MIGLIOR SUPPORTO di manutenzione su vecchi modelli ormai fuori produzione. L’e-commerce di Komfort Chair è disponibile anche in lingua inglese e francese ed effettua quotidianamente spedizioni in tutto il mondo; grazie al packaging di dimensioni compatibili con i pallet internazionali, è possibile anche spedire le sedie Komfort tramite container internazionale. Ad oggi sono attivi inoltre 15 rivenditori sul territorio italiano, due rivenditori in Svizzera, uno in Francia, Repubblica Ceca e Romania. Quali sono i prodotti leader di Komfort s.r.l? L’azienda si è focalizzata su un unico prodotto, declinato e personalizzato in varie soluzioni: la sedia ergonomica Komfort, la più regolabile al mondo. Può essere utilizzata come comune sedia d’ufficio nella sua “Modalità Standard” oppure può essere regolata nella sua “Modalità Ergonomica” per ridurre ulteriormente lo stress posturale subito dal corpo durante le ore di lavoro. KomfortChair è un’ alternativa intelligente e offre molti vantaggi in confronto a una sedia convenzionale. Il beneficio più importante è proprio la costante distribuzione della pressione esercitata sui muscoli della colonna con effetto riposante e

rinforzante degli stessi. Grazie alla possibilità di cambiare la posizione delle gambe da “Standard” a “Ergonomica” KomfortChair migliora e stimola la circolazione sanguigna, rendendo possibile la riduzione del senso di pesantezza e gonfiore degli arti inferiori per tutte le persone che movimentano frequentemente la seduta. Il design unico del cuscino ergonomico nello schienale aiuta la colonna vertebrale a mantenere le curve fisiologiche, aprendo il torace e permettendo una migliore respirazione e riducendo la brutta sensazione di “fiato corto”. L’ergonomia è un fattore non sempre considerato sul luogo di lavoro, ma per chi ha la sensibilità di considerarne l’importanza, nelle sedie Komfort trova il miglior supporto. Chi utilizza le sedie Komfort, grazie alle svariate regolazioni che la caratterizzano, può adattarle al proprio corpo e, una volta imparata la postura perfetta, non potrà più rinunciare a tanta comodità ed ergonomicità. Potete darcene una breve descrizione tecnica? Komfort Chair è l’unica sedia al mondo che permette di regolare liberamente l’inclinazione e la profondità del sedile. La seduta è inclinabile da 0 a 17gradi con regolazione in continuo, cioè qualun-

que inclinazione intermedia può essere impostata e mantenuta nel tempo. Questa è la sedia con la maggior precisione di regolazione della seduta al mondo (prodotto brevettato). Il solco centrale consente una ridotta pressione nella delicata zona del coccige; consente una postura tradizionale (sedia orizzontale) e una postura ergonomica (inclinata) e consente il fissaggio in qualsiasi posizione intermedia. La profondità e l’altezza dello schienale possono essere regolati in altezza e in profondità da 0 cm fino a 15 cm andando perfettamente a contatto con la schiena e senza più il bisogno di altri cuscini. E’ possibile rimuovere o inclinare i poggia ginocchia che ruotano a 360 gradi che possono servire per appoggiare le ginocchia o un piede nello spazio centrale. L’inclinazione dei supporti è variabile con 2 inclinazioni bloccabili oppure, rimuovendo i fermi, vi è inclinazione libera e dinamica. E’ possibile infine alzare, abbassare, aprire o chiudere i braccioli Quali sono le certificazioni e i riconoscimenti aziendali di Komfort s.r.l? Ad oggi almeno una sedia Komfort è presente nelle sedi delle principali autorità (ad esempio Ministero dell’Istruzione) e delle principali aziende italiane (esempio Enel, Eni, Unicredit, ecc.). Sono molte le certificazioni. Sedia: Autocertificazione D.Lgs. 81/08. Tessuti: C1 (UNI 9174 – UNI 8456); M1 (NF P 92501-7); B1 (DIN 4102); EN 1021-1 cigarette; EN 1021-2 match; Crib 5 (BS 5852 part II); IMO Res. A652 (16); AM 18 (EN D 60013); BS 7176 Medium Hazard. Certificazioni ignifughe ecopelle: ITALIA: CLASSE 1 IM; EUROPA: EN 1021 1-2; INGHILTERRA: BS 5852 0-1; U.S.A.: California Bull. 117 sez. E; NAVALE: IMO Resolution Quali sono i progetti futuri dell’azienda? I progetti futuri sono di coerenza nel mantenere la produzione solamente italiana con imprese che credono fortemente sul valore del made in Italy, conosciuto in tutto il mondo per il suo valore e massimi standard. Coerenza anche nel rapporto umano con i clienti in ogni fase dell’acquisto: accompagnandolo nella scelta, supportandolo nell’approccio con un nuovo e salutare modo di stare seduti e, all’occorrenza, dando assistenza. Il passaparola è, infatti, la migliore pubblicità che può vantare Komfort e intende continuare a considerare il cliente non un semplice acquirente soddisfatto. Info: www.komfortchair.com Tel: 0172 1915211

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pastificio felicetti Una storia lunga quattro generazioni L’inizio della storia del Pastificio Felicetti risale a più di centodieci anni fa. Una storia che ha attraversato quattro generazioni, superando guerre e crisi, e che è sempre stata animata da un sogno, quello di “nonno” Valentino. Quel sogno è rimasto sempre vivo, dal 1908 ad oggi, perché animato dal coraggio, dalla voglia di fare solo cose ben fatte, dall’umiltà di imparare sempre, dalla fiducia che trae spunto dall’avere una visione chiara e dalla saggezza del sapersi aprire a nuove sfide. Teatro di questa bella storia è Predazzo, nel cuore delle Dolomiti, in Trentino. Ancora oggi qui si produce con gli stessi ingredienti e senza perdere di vista l’obiettivo principale: creare un prodotto buono e sano senza mai accontentarsi. A testimoniare tutto questo c’è Valentino Felicetti, padre dell’attuale CEO Riccardo, che lo scorso anno ha festeggiato i settant’anni di servizio al pastificio. Classe 1935, Valentino Felicetti è ancora oggi la colonna portante dell’azienda. È colui che ha vissuto e vive tutte le dinamiche imprenditoriali, le difficoltà e i successi. In una recente pubblicazione viene definito anche il Grande Saggio o la guida spirituale. Un nome di battesimo, Valentino, che come tradizione vuole fu ripreso dal nonno che, per 30.500 corone, divenne pastaio dando vita così a quella che oggi è una delle aziende, a livello nazionale e inter-

ALLE MATERIE PRIME, SELEZIONATE ACCURATAMENTE, DELLA PASTA FELICETTI SI UNISCONO L’ACQUA DI SORGENTE PURISSIMA E L’ARIA PULITA: UNICHE PERCHÉ DONO DELLE DOLOMITI nazionale, più dinamiche e saldamente ancorate al concetto di “qualità”. Valentino Felicetti è colui che può raccontare come il pastificio abbia affrontato la seconda guerra mondiale, di come abbia saputo rinascere dopo il grande incendio del 1945, di come fu il suo primo giorno di lavoro a soli 14 anni nel giugno del 1949, di come seppe affiancare il padre Emilio non solo nella produzione, ma anche nelle questioni di gestione e sviluppo, di come seppe superare, affiancato dalla famiglia, le tante difficoltà e marcare nella memoria i tanti, piccoli o grandi, traguardi conquistati. Gli anni Settanta lo vedono così sul ponte di comando del pastificio, che allora era nelle mani di sette soci. Sono sempre quegli anni che coincidono con i primi veri ampliamenti dei reparti produttivi. E Valentino è chiamato, giustamente, in causa per ogni decisione che ha sempre saputo affrontare con grande caparbietà e razionalità.

Roberto Fumarola, evento 4Ecom, Milano 2020

MATERIE PRIME, ACQUA DI SORGENTE E ARIA PULITA Nella produzione tutti gli obiettivi, oltre che essere ispirati da grandi principi, si raggiungono anche partendo dalle materie prime, che vanno scelte accuratamente. Semola di grano duro, integrale e biologica, sfarinati di Kamut® e farro, sono rigorosamente ricercate tra i produttori che condividono con Felicetti l’obiettivo della più alta qualità. A queste si uniscono l’acqua di sorgente purissima e l’aria pulita: uniche perché dono delle Dolomiti. Un dono che per l’azienda è anche un impegno ad agire nel pieno rispetto dell’ambiente e con un programma di ampio respiro nei confronti del biologico. Il Pastificio Felicetti si pone infatti costantemente l’obiettivo di tutelare le risorse naturali, favorire la biodiversità, rispettare l’equilibrio degli ecosistemi e salvaguardare l’ambiente. Ma non solo: l’insieme di pratiche controllate e certificate, la ricerca di metodi di coltivazione coerenti con la filosofia dell’azienda, l’esclusione totale di prodotti chimici applicati all’agricoltura o alla conservazione del grano e il blocco dello sfruttamento intensivo dei terreni sono prerogative della produzione di Felicetti e in particolar modo della linea Monograno. Le nuove confezioni di pasta realizzate al 100% in carta.

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IL PASTIFICIO TRENTINO HA RECENTEMENTE PRESENTATO IL REBRANDING E LE NUOVE CONFEZIONI, REALIZZATE AL 100% CON CARTA, NON SOLO RICICLABILI, MA ANCHE SOSTENIBILI

Paolo, Riccardo, Valentino e Stefano Felicetti di fronte alla sede di Predazzo (photoby Federico Modica)

MONOGRANO FELICETTI: L’ESPRESSIONE PIÙ ELEVATA DELL’ARTE PASTAIA DELLA FAMIGLIA FELICETTI Il brand Monograno Felicetti nasce nel 2004 con l’obiettivo di creare un prodotto buono e sano che sapesse soddisfare le esigenze di tutti i professionisti del settore ristorazione e dei cultori del cibo. Il tutto con una visione sempre più consapevole e sensibile ai temi di etica ambientale. Questi concetti spesso hanno condotto, anche grazie alla sperimentazione di chef geniali, alla rottura degli schemi

che relegavano i piatti di pasta a qualcosa di estremamente tradizionale. Quattro le linee di Monograno Felicetti proposte: Matt, tenace e ricca varietà di grano duro proveniente dai campi della Puglia, Kamut® Khorasan, antenato dei grani moderni con antiche origini in Medio Oriente e oggi prodotto in Canada, Farro, utilizzato dai Celti, Egizi e Etruschi e oggi coltivato da agricoltori umbri e toscani, e Il Cappelli, ricco di proteine di qualità e ottenuto da coltivazioni tra la Puglia e la Basilicata. La linea è in vendita anche online su https://www. monogranofelicetti.it/it/shop-pasta-online/

tagna, il luogo - le Dolomiti patrimonio dell’Unesco - dove si produce la pasta, la sorgente di acqua purissima che sgorga in alta quota e la semola di grano duro 100% italiano (ad eccezione del Kamut® khorasan). La gamma, rivista negli assortimenti e nei formati, si presenta su tre linee principali che si differenziano tra loro (e non solo) anche cromaticamente: Originale, Biologica e Speciale. La linea Originale (marchio rosso) comprende la pasta di semola di grano duro, grano duro all’uovo (marchio giallo) e grano duro integrale come nuova referenza. La linea Biologica (marchio verde) comprende la pasta di semola di grano duro, grano duro integrale, farro (marchio marrone), Kamut® khorasan (marchio arancione) e Kamut® khorasan integrale come nuova referenza. La linea Speciale (marchio grigio) comprende nero di seppia, aglio e peperoncino e tricolore. Le linee nella versione integrale hanno il colore di fondo dell’incarto color avana. «Abbiamo fatto questo percorso di cambiamento – ha spiegato il CEO Riccardo Felicetti - liberi da sovrastrutture, lontani dal rumore di fondo, con il coraggio e l’orgoglio di essere noi stessi, lasciando che la pasta parli di noi, con il nostro stile. Una scelta fatta con il cuore, per un futuro migliore». Tutte le referenze di pasta Felicetti sono in vendita sull’e-commerce (che si affianca a quello attivo già da qualche anno per la linea Monograno Felicetti) accessibile dal sito https://shop.felicetti.it/. Oggi la sede del Pastificio Felicetti occupa una superficie di 6.500 m2 e può contare su 93 collaboratori. Nel 2019 è iniziata la costruzione di un nuovo stabilimento produttivo a Molina di Fiemme (che sarà operativo dal 2021), su una superficie di 16.500 m2 per fronteggiare la piena saturazione della capacità produttiva dello stabilimento di Predazzo che oggi produce 20 mln di kg di pasta all’anno in oltre 200 formati in una struttura che già nel 2013 era stata oggetto di ampliamento.

REBRANDING E NUOVO PACKAGING 100% CARTA Il pastificio nell’autunno 2020 ha presentato il proprio marchio nella versione rinnovata, espressione di un progetto di marca che è culminato con il restyling dell’immagine e la creazione di nuovi prodotti. Ma non solo: l’etica ambientale e la tutela della natura sono sempre stati per l’azienda degli obiettivi fondamentali. Per questo si è deciso di fare un ulteriore passo avanti optando per confezioni non solo riciclabili, ma anche sostenibili. La pasta Felicetti ha quindi un nuovo packaging (vedi immagine nella pagina precedente), realizzato al 100% con carta, come certifica il marchio stesso sulle confezioni. Il nuovo incarto è di per sé uno storytelling, sul quale viene raccontata la sintesi del prodotto: la mon-

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RISO POZZI

Una storia di passione e sostenibilità Riso Pozzi nasce dal desiderio di dare vita ad un prodotto di eccellenza che conservi tutte le caratteristiche di bontà naturale che lo rendono ideale per la preparazione del tipico risotto italiano. La famiglia Pozzi ha infatti operato una scelta di qualità: quella di coltivare Carnaroli “classico” in purezza per far rivivere l’antica tradizione risiera che fa del riso Carnaroli un prodotto unico nel suo genere. Raccontare la storia di questa famiglia significa raccontare una storia di tradizione che si tramanda di generazione in generazione, con la stessa immutata passione per la coltivazione di un prezioso cereale, il riso, e la ferma volontà di sviluppare contestualmente un progetto innovativo, una modalità moderna di fare imprenditoria, attenta non solo ai profitti ma anche ai valori quali la cultura del rispetto dell’ambiente. Un prodotto naturale Siamo nel pavese, e precisamente a Landriano, dove da oltre 200 anni sorge la Cascina Cirano attorno alla quale si estendono le risaie della famiglia Pozzi. Qui, per la precisione il 25 maggio 1822, venne eretta la prima pila da riso e oggi, sempre in questi luoghi che nel 1856 sono stati oggetto di ripristino su progetto di Galeazzo Garavaglia, si continua la coltivazione del riso Carnaroli nel rispetto dei processi di lavorazione che permettono di ottenere un

SI TRATTA DI UN CARNAROLI AUTENTICO DI ALTISSIMA QUALITÀ PROVENIENTE DALLE MIGLIORI SEMENTI CERTIFICATE 100% CARNAROLI DALL’ENTE NAZIONALE RISI Giorgio Pozzi

prodotto naturale e in purezza. La Cascina Cirano opera infatti nel rispetto dell’ambiente salvaguardando le proprie risaie in virtù di una produzione 100% naturale. La produzione: la purezza in tre momenti Il rispetto della natura e dei principi di sostenibilità, da sempre impone l’utilizzo di concimi naturali: la terra accoglie il riso e con l’acqua ne garantisce una buona crescita grazie al necessario apporto nutritivo. L’utilizzo di concimi naturali in Cascina Cirano è un principio fondamentale per rispettare la terra e l’acqua, due elementi imprescindibili per lo sviluppo della pianta del riso. Tra settembre e ottobre il riso è maturo per essere raccolto e solo quando viene raggiunta la giusta maturazione, il risone, il riso grezzo non ancora

pilato, viene raccolto con mietitrebbiatrici simili a quelle usate per altri cereali, e trasportato in cascina dove, con l’ausilio dell’essiccatoio, viene essiccato fino a raggiungere un’umidità del 12 - 14%. La lavorazione è ridotta al minimo e ciò permette di mantenere intatte le caratteristiche nutritive e gustative del Riso Pozzi. Un riso giovane Riso Pozzi viene confezionato nel medesimo anno solare di produzione, è per questo che si può definire “giovane”. Ciò permette di mantenere invariato il contenuto di amilosio e amilopectina che formano l’amido di cui per il 90% è costituito il riso. L’amilosio contenuto nel riso giovane inoltre, secondo gli studi più recenti, tende ad essere meno solubile in acqua calda così determinando una migliore tenuta alla cottura.

L’azienda della famiglia Pozzi

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Varietà di riso

E’ UN RISO GIOVANE, VIENE CONFEZIONATO NEL MEDESIMO ANNO SOLARE DI PRODUZIONE, E SI DISTINGUE PER IL COLORE AMBRATO CALDO E PER LA CONSISTENZA

Riso Pozzi: Carnaroli “Classico” L’Azienda Pozzi ha optato per una scelta di qualità anche in questo senso: il Carnaroli è infatti una varietà storica della risicoltura italiana ed è considerato il “principe” dei risi. Quello prodotto da Pozzi ben ne interpreta le caratteristiche, in primis quella della tenuta di cottura - non scuoce! - rendendolo ideale per i risotti. Trattiene inoltre al meglio anche profumi e sapori esaltando al massimo qualsiasi ingrediente. Si tratta di un Carnaroli autentico, di altissima qualità, proveniente dalle migliori sementi certificate 100% Carnaroli dall’Ente Nazionale Risi (che svolge un’intensa attività per tutelare il settore risicolo e controllare il prodotto commercializzato in Italia), e che si distingue per il suo colore ambrato caldo, per la sua consistenza, e perché, come detto, può definirsi “giovane”. Riso Pozzi rispetta inoltre tutti i requisiti di trac-

ciabilità varietale del risone tali da renderlo parte di una specifica tipologia produttiva: riso che può fregiarsi del termine “classico”. Tali requisiti identificano il prodotto dalla semina alla messa in commercio, e vengono assicurati da documentazioni, moduli e certificati così da dare al consumatore finale la garanzia di un prodotto di altissima qualità. Questo sistema di tracciabilità è riconosciuto nell’Unione Europea ed è riconfermato dal DLGS 4 Agosto 2017, n. 131. Il ciclo del Carnaroli Il ciclo vegetativo del Carnaroli è tra i più lunghi (circa 165 giorni) e i rischi di produzione sono notevoli in quanto questa varietà di pianta è molto alta (circa 175 cm.). E’ caratterizzata da un baffo molto particolare, sinonimo di purezza, e per questo va incontro più facilmente a rischi di caduta o perdita della posi-

zione eretta a causa di vento e piogge, o addirittura di mancata maturazione a causa del freddo. Anche con questa scelta dunque, la famiglia Pozzi ha confermato la volontà di perseguire la ricerca di una qualità altissima. Il Carnaroli nasce da un incrocio tra il Vialone e il Lencino ottenuto nel 1945 ed è una delle varietà più apprezzate per il risotto. Risulta quella più consistente grazie alla quantità di amido contenuta che permette di assorbire meglio brodo, salse e altri liquidi, ma anche burro e panna, per una perfetta mantecatura. Queste caratteristiche lo rendono ideale per la preparazione di risotti gustosi e piatti gourmet. Ecco perché Riso Pozzi è presente sulle tavole dei più famosi chef - uno per tutti Davide Figliolini - e su quelle di tutti gli appassionati gourmet, inoltre è stato recentemente selezionato da alcuni punti vendita COOP e IPERCOOP del nord Italia in rappresentanza di alcune tra le migliori eccellenze del nostro territorio. Per finire, un suggerimento. Riso Pozzi risulterà vincente anche come apprezzato regalo in occasione delle prossime Festività: un modo per ricreare la calda atmosfera del Natale nel rispetto della sostenibilità. Mai come in questo momento le scelte e i comportamenti di tutti sono guidati da una maggior consapevolezza e anche la ricorrenza del Natale assumerà un significato diverso all’insegna della condivisione di valori importanti quali la cultura della qualità e del rispetto dell’ambiente. Attraverso l’e-shop del sito www.risopozzi.com sarà possibile organizzare i regali per amici e parenti, in tutta comodità e sicurezza contribuendo così a sottolineare ancora una volta la capacità dell’imprenditoria italiana di “fare eccellenza” rispettando concetti divenuti ormai imprescindibili. Non resta allora che lasciare libero sfogo alla fantasia per creare ricette nuove e originali per assaporare, in tutte le sfaccettature possibili, la bontà di Riso Pozzi. Società Agricola Cirano S.S. Via Cirano, 41 - 27015 Landriano PV Tel. +39 0382 614739 info@risopozzi.it e-shop www.risopozzi.com IG risopozzi FB Riso Pozzi

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solidarietà

A Mantova arriva il protocollo Zeus contro la violenza

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eus fu il più potente degli dei greci e anche quello che non esitava ad utilizzare la forza e la violenza per imporre il suo primato. Non a caso, il nuovo protocollo di contrasto alla violenza di genere porta proprio il suo nome. Il Protocollo Zeus infatti, nato a Milano nel 2018 e adottato a Mantova a inizio 2021, ha lo scopo di intercettare le condotte a rischio e recuperare gli uomini autori di fatti di violenza e stalking. Questo progetto nasce dall’esigenza di affrontare il fenomeno della violenza di genere a tutto tondo con una visione anche preventiva, perché purtroppo l’approccio incentrato sul supporto delle donne e sulla sensibilizzazione verso i loro diritti non è più sufficiente. Basti pensare che circa il 13% delle donne ha subito violenze fisiche o sessuali dal partner (dati Istat 2019) ma sono ancora pochissimi i programmi di sostegno al cambiamento e alla gestione affettiva rivolti agli autori di questi reati, gli uomini maltrattanti. Proprio da questa intuizione e da un accordo con la questura è partito nel 2018 a Milano il progetto del Centro Italiano di Promozione della Mediazione Cooperativa Sociale (CIPM). Si tratta di un percorso proposto agli uomini segnalati, volto al miglioramento della gestione delle emozioni e della propria affettività, nella convinzione che agire all’inizio della spirale della violenza sia determinante per prevenire la degenerazione dei primi atti, affinché colui che li ha commessi possa fermarsi prima. Il Protocollo Zeus si è così affermato nel capo-

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Fondazione Marcegaglia Onlus attiva dal 2014 sul tema della violenza Fondazione Marcegaglia è attiva dal 2014 sul tema della violenza di genere con un supporto costante ai Centri Antiviolenza non solo per il sostegno diretto delle vittime, ma anche per offrire un percorso di formazione professionale alle volontarie e operatrici che sono il primo punto di contatto con le donne che hanno subito maltrattamenti o violenza. Nel 2020 ha promosso e sostenuto l’adozione, anche nel territorio mantovano, del Protocollo Zeus, per favorire un approccio preventivo sul tema e includere anche gli autori delle violenze in un percorso di recupero sociale. www.fondazionemarcegaglia.org

“Crediamo in una cooperazione di comunità, che parta da quelle risorse che ogni luogo e ogni persona possiedono” (Carolina Toso Marcegaglia, presidente) Le fotografie, parte di un progetto realizzato da Fondazione Marcegaglia e il fotografo Gianni Basso nel 2014, rappresentano scene di violenza di genere tratte dalle cronache nazionali

luogo lombardo e successivamente a Cagliari con dei risultati molto incoraggianti: l’87% degli uomini segnalati dalla questura ha scelto di partecipare al percorso e il tasso di recidiva si è sensibilmente ridotto. Grazie al sostegno di Fondazione Marcegaglia e Fondazione Comunità Mantovana, lo scorso ottobre è stato siglato il protocollo di intesa tra la Questura di Mantova e l’associazione Voandalana di Suzzara per l’attivazione del Protocollo Zeus anche nel territorio mantovano. Anche qui l’obiettivo è quello di reinserire questi uomini nella società favorendo il rientro nella legalità, il loro benessere e soprattutto il benessere delle persone che stanno loro intorno per evitare che in futuro possano ripetere gesti di violenza. Nel primo anno di attività il progetto prevede, in collaborazione con il CIPM, la formazione degli operatori di Voandalana per il perfezionamento delle tecniche di ascolto e mediazione con autori di violenza di genere e la supervisione di casi specifici. Sarà inoltre posta particolare attenzione alla creazione di una rete con gli altri servizi antiviolenza sul territorio, come il Centro Aiuto alla Vita di Mantova, per poter creare un’efficace sinergia nell’affrontare le difficoltà dell’intero nucleo famigliare preso in carico. Nel 2021 si prevede di accompagnare i primi 20 beneficiari segnalati dalla Questura di Mantova, attraverso colloqui individuali e un lavoro di gruppo durante il quale diversi soggetti possano, attraverso l’ascolto e il confronto, sviluppare

Anche a Mantova arriva il protocollo per accompagnare gli uomini autori di violenza verso il reinserimento sociale

maggiore consapevolezza e capacità di gestire la propria vita emotiva e relazionale senza ricorrere ad atti aggressivi e comportamenti violenti.

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ABITARE

Come arredare un soggiorno i prodotti salvaspazio LG Lesmo I prodotti LG Lesmo sono realizzati solo con vero legno e tutto il processo di produzione è svolto con tecniche artigianali, supervisionato manualmente. Però non è questa la loro peculiarità principale. Ciò che rende interessanti i prototipi di LG Lesmo è la loro capacità di cambiare totalmente aspetto ad una stanza. I tavoli consolle allungabili per esempio sembrano delle semplici consolle, dall’estetica moderna o classica a seconda del modello che si sceglie, solide e ideali per arricchire un lato inutilizzato di un salotto. Ma, a partire da 35 cm di profondità, con una minima trazione si possono allungare fino ad ospitare 20 persone. Una simile capacità di trasformazione permette di ripensare completamente una stanza: se un salotto tradizionalmente è un luogo intimo e spesso privato, sfruttando tutto il potenziale dei tavoli consolle o dei tavoli estensibili può diventare la stanza più calorosa della casa, in grado di accogliere ami-

ci e parenti. Il tavolo trasformabile è un altro dei prodotti LG Lesmo ricco di risorse, come gli altri articoli completamente Made in Italy e personalizzabile al 100% nelle finiture. La sua peculiarità? Oltre ad essere il prototipo primogenito (classe 1988, reinventatosi negli anni) è il vero e proprio simbolo di cosa significhi arredo trasformabile per questa azienda: un raffinato tavolino da salotto, che si alza fino a diventare un tavolo da pranzo e si allunga per ospitare anche 16 persone. Tre configurazioni principali e tantissime configurazioni intermedie. Non solo tavoli e tavolini però. La creatività dei progettisti e dei designer di LG Lesmo si è spinta oltre, estendendo il concept di arredo trasformabile anche ad altri prodotti: le sedie pieghevoli LG Lesmo, che hanno una portata di 120 kg, uno schienale reclinabile ergonomico e si chiudono in uno spazio di 4,5 cm sono solo l’ultimo dei prodotti innovativi.

il risparmio è ecologico

mobili da bagno in stile moderno

Stufe a Pellet Italia

Savini Due, azienda leader in Europa nell’ambito dell’arredo bagno, ha introdotto nel proprio catalogo numerose novità. L’obiettivo è fornire ai clienti prodotti versatili, eleganti ed ecologici, in grado di valorizzare quello che è - a tutti gli effetti - uno dei locali più intimi e privati della casa. L’ottimizzazione razionale dello spazio è un concept del tutto contemporaneo, che non può prescindere dall’utilizzo di volumi geometrici, di linee minimal, di superfici prive di fronzoli. E i complementi sospesi, funzionali ed essenziali, segnano un ulteriore passo in avanti in questo campo. Un concetto che va al di là della tradizione e dell’idea stessa di “mobile”: questo non è più pensato per essere spostato da una parte all’altra della stanza ma diventa un elemento fisso, inamovibile. E non poggia a terra, bensì è montato direttamente contro la parete. Savini Due ha introdotto in commercio un’estesa selezione di linee da bagno, formate da mobili che fanno la storia dell’interior design. Non si tratta solo di proporre articoli di pregio, belli nel vero senso del termine, ma anche di favorire un’ottimizzazione smart di ogni singolo centimetro. Gli italiani, sin da subito, hanno mostrato interesse verso le produzioni Savini Due e ora con le nuove collezioni Idea, Linea, Albatros, Akri e Oikos, la sfida si rinnova. Ognuno di questi nuovi set ha determinate particolarità, caratteristiche che lo distinguono da tutti gli altri e che ne definiscono l’unicità. In sintesi, le abitazioni degli italiani sembrano aver aderito ad alcuni criteri di base: Materiali “verdi”, moderni mobili sospesi, illuminazione sostenibile, alternanza di pieni e vuoti, gestione logica dello spazio.

Come Stufe a Pellet Italia ha ottenuto una posizione di primo piano nel mercato? Il merito è di una produzione Made in Italy dalla forte connotazione innovativa, in grado di assicurare un risparmio ecologico e un riscaldamento omogeneo. L’acquisto avviene comodamente online, con spedizione gratuita e pagamento anche a rate (grazie a Soisy). I prezzi stufe a pellet sono competitivi, perché il cliente si rivolge direttamente al produttore, e la qualità è certificata 4 stelle in base al DM 186/2017. Cos’altro compone l’offerta? Specializzata nell’ambito del riscaldamento, con specifico riferimento alla produzione di stufe a pellet (tra cui stufa a pellet slim), l’azienda propone 16 modelli in pronta consegna (tre le tipologie di prodotti, ovvero stufe ad aria, idro e caldaie). Tutti acquistabili in pochi passaggi su www.stufeapelletitalia.com. Il cliente riceve il prodotto in 48-72 ore lavorative da quando ha eseguito il pagamento.

Pixel Light, lo spazio diventa fluido Saba ha cercato nuove possibilità di utilizzo del divano Pixel, alleggerendo le forme, migliorando le performances tecniche, mantenendo il suo stile per portarlo a vivere sia negli ambienti esterni che negli spazi interni. Dissolvere i confini tra dentro e fuori è stato il fil rouge del progetto.

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L’iconica sedia HIT di LAMM L’iconica sedia – design Dante Bonuccelli - arricchisce la sua gamma colori con l’introduzione dei nuovissimi “Verde canna” e “Grigio basalto”. Scocca in poliuretano integrale ad alta densità con schienale flessibile. Proposta in 6 diverse colorazioni, è trattata con una doppia verniciatura superficiale realizzata in stampo.

Lo smart working Bonaldo Firmato Mauro Lipparini è lo scrittoio Scriba. Segni rigorosi ed essenziali richiamano alla memoria i tipici scrittoi del passato. L’uso del legno per la base e la finitura frontale delle gambe lo rende un prodotto lineare. Il dettaglio della mensola in cuoio che si fonde con la struttura conferisce un senso di sobrietà ed esclusività al complemento

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ECo&green

FOCUS

Il ritorno inaspettato del castoro in Trentino

di giacomo gabriele Morelli

Giardino d’inverno il piacere della luce Il piacere di vivere il contatto con la natura durante tutto l’anno, godendo della sua bellezza, di un ambiente confortevole, protetto e altamente funzionale. I giardini d’inverno sono da sempre tra gli spazi più suggestivi della casa. Utilizzati come living al confine tra indoor e outdoor, oppure come studio o solarium, essi sanno portare all’interno di ogni edificio il benessere unico della vita open air. Il giardino d’inverno rappresenta una vera e propria estensione della casa verso l’esterno: è uno spazio che va ad abbracciare la natura circostante, un luogo di incontro tra la gli ambienti domestici e lo scenario che li circonda. Solitamente è realizzato con caratteristiche costruttive proprie e diverse dai materiali e dalle composizioni dell’abitazione domestica originaria, in quanto si tratta frequentemente di spazi aggiunti in un secondo momento. La caratteristica

che contraddistingue questi volumi supplementari è sicuramente conferito dalle grandi superfici vetrate. Storicamente i giardini d’inverno nascono alla fine del Settecento in Inghilterra per poi trasformarsi nei secoli successivi in un elemento architettonico importante: uno spazio “aggiuntivo” per ospitare momenti di convivialità o relax. Uno spazio di evasione quindi, che è intrigante progettare con attenzione sia nei dettagli tecnici che estetici.

Continuano le sorprese piacevoli per gli appassionati naturalisti. Dopo oltre 400 anni un castoro è stato avvistato in Trentino-Alto Adige. A scoprirne le tracce è stato un agente venatorio, Reinhard Pipperger, che lungo un corso d’acqua in Val Pusteria ha trovato alcuni alberi rosicchiati e abbattuti. Era arrivato sul posto seguendo tracce piuttosto chiare che evidenziavano come il castoro avesse già rosicchiato numerose piante ed accatastato i rami. Una fototrappola ha infine colto in flagrante il roditore in una delle sue escursioni notturne. Secondo le notizie disponibili, l’ultimo esemplare di castoro avvistato in Italia sarebbe stato catturato vicino a Versciaco di Sopra nel 1594. Per lungo tempo il castoro è stato considerato estinto in Italia, ma nel 2018 un castoro è stato osservato in un bosco presso Tarvisio, in provincia di Udine vicino al confine con l’Austria e la Slovenia.

fenomeni della natura

Un arcobaleno sui monti della Cina Il Parco geologico nazionale del Danxia è un’area protetta situata a nord-ovest della città di Zhangye in Cina. Questo parco si estende per 510 chilometri quadrati ed è uno dei luoghi più spettacolari da visitare al mondo, patrimonio dell’Unesco. Le montagne, che hanno oltre 24 milioni di anni, sono formate da rocce lisce e taglienti di diversi

curiosità

Fugu: gustoso, forse letale Il fugu è un piatto tipico della cucina giapponese, a base di pesce palla, un pesce che possiede all’interno dei propri organi una dose letale di tetradotossina. Questo piatto è consumabile solo a seguito di una preparazione appropriata, tale da rendere inoffensivo il veleno ed impedirgli di contaminare la pietanza. La difficoltà di preparazione lo ha reso uno dei piatti più celebri in Giappone: la città di Osaka gli ha dedicato persino un museo. In Giappone, a seguito dell’elevata frequenza dei casi di intossicazione mortale, è stato stabilito per legge che un cuoco sia autorizzato a preparare e servire i fugu solo se abbia ottenuto una licenza speciale rilasciata dal ministero competente, concessa solo dopo un esame sia scritto che pratico. Sempre in Giappone è proibito servire tale pesce al tavolo dell’Imperatore, poiché non è permesso mettere a repentaglio la sua vita.

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colori, risultato di depositi di arenaria rossa e di minerali. Il vento e la pioggia hanno completato l’opera, scolpendo forme strane e inusuali che si differenziano per colore, consistenza, forma e dimensione. Un fenomeno analogo, meno spettacolare, esiste anche in Perù, sui monti Vinicunca.

rose d’inverno Nel periodo invernale i giardini diventano orfani di colori e di vita. Le temperature padane al di sotto dello zero consentono un’unica eccezione, riservata da e per gli appassionati più competenti: le “rose d’inverno”. Le rose d’inverno sono incroci tra diverse specie mediterranee. La resistenza al freddo estremo e alla neve è caratteristica delle rose di Natale tipiche della Corsica e delle Baleari che sanno comunque mettere a frutto tutto il loro potenziale anche nei luoghi meno soleggiati. Con la loro fioritura precoce le varietà di rose d’inverno ravvivano i giardini nel periodo invernale con fiori dalle tonalità delicate che vanno dal bianco e crema al rosa antico e cannella dal mese di novembre in poi. Alcune in particolare creano note floreali in viola o rosso lampone e altri colori, fino ad aprile inoltrato. Una volta conclusa la fase di fioritura, anche il fogliame molto rigoglioso arreda il giardino per il resto dell’anno.

Sembra però l’Austria la provenienza più probabile del castoro dal momento che in Slovenia è molto meno presente. Si tratta di una scoperta dal grandissimo valore ecologico, tenendo presente che la specie si estinse in Italia a causa della caccia spietata cui fu sottoposta. Il grosso roditore era infatti preso di mira per il castoreo (una sostanza odorosa prodotta da una ghiandola), la carne prelibata e la calda pelliccia. Non si estinse solo da noi e fu reintrodotto in varie parti d’Europa formando floride popolazioni con centinaia di esemplari, ma non nel nostro Paese. Oggi molto spesso al posto dei castori troviamo le nutrie o castorini, una specie sudamericana introdotta in Europa per la pelliccia e sfuggita di mano dopo la chiusura degli allevamenti. Le due specie hanno più diversità che

affinità, soprattutto il castoro può raggiungere il peso di 30 kg contro i 6 kg della nutria. La speranza è che, come avvenuto in altre nazioni, questa splendida specie nota per le sue abilità “ingegneristiche” e le iconiche dighe possa tornare a colonizzare le aree che un tempo erano il suo habitat naturale.

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INTERVISTE speciali

l’avventura incredibile del medico anestesista originaria di pavia in missione italo-francese dall’ 8 novembre 2019

Loredana Faraldi Isolati in Antartide come su un’astronave

di Simona Rapparelli

(tratto da Il Ticino)

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ltre tremila metri di quota, una temperatura media di -52,7 gradi centigradi, ghiaccio e neve, bianco ovunque. E la missione italo-francese a cui sta partecipando non prevede evacuazioni dalla base. Lorena Faraldi, ha 45 anni, nata a Milano ma legata a doppio filo a Pavia dove ha iniziato a studiare dalle scuole medie, è passata al Liceo classico Ugo Foscolo, poi all’Università presso la facoltà di Medicina e Chirurgia e quindi alla specialità in Anestesia e Rianimazione, ed ha iniziato la sua carriera lavorativa al Policlinico San Matteo. Un medico anestesista e rianimatore in Antartide: come mai? “In Antartide bisogna saper fare un po’ tutto dal punto di vista medico e saper affrontare situazioni impreviste: per questo motivo le figure più ricercate sono quelle che hanno esperienza nel campo dell’urgenza/emergenza, quindi chi meglio del rianimatore? L’anestesista rianimatore è inoltre, a mio parere, in grado di avere uno sguardo più a 360 gradi in moltissime situazioni, a differenza di altre specialità mediche che sono molto più settoriali, e ad avere anche una certa manualità in manovre invasive e chirurgiche, in caso di necessità. La mia esperienza, non solo principalmente in Terapia Intensiva presso l’Ospedale Niguarda dove lavoro, ma anche con il 118 di Milano, mi ha sicuramente aiutato nell’affrontare questa sfida. La base italo francese Concordia è una delle uniche 4 stazioni scientifiche costruite sul plateau antartico (oltre a quella americana di Amundsen-Scott, la russa Vostok e la giapponese Fuji, quest’ultima aperta solo durante l’estate), a differenza di tutte le altre stazioni che si trovano invece sulla costa o molto prossime alla costa. La base si trova su un altopiano ghiacciato, ad una altitudine di 3220 metri (ma a causa della latitudine è come se fossimo a quasi 4000 metri): gli effetti dell’altitudine e dell’ipossia si fanno sentire (salire la seconda rampa di scale anche dopo 8 mesi di permanenza qui taglia il respiro), e da febbraio a novembre nessun aereo riesce ad atterrare sul plateau a causa delle temperature estreme: in tutto questo periodo non è possibile effettuare alcuna evacuazione, qualsiasi cosa succeda. Questo significa che chi è

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qui deve essere in grado di gestire qualsiasi situazione medica”. Come si lavora e si resiste a temperature insopportabili per qualsiasi essere umano? “In questi primi giorni di luglio, nel bel mezzo dell’inverno polare (è buio h24), la temperatura media è stata di - 52,6°C (- 67°C se consideriamo la temperatura ‘Wind Chill’, che è quella percepita dall’uomo a causa del vento), ma nei giorni precedenti abbiamo raggiunto temperature Wind Chill di - 96°C e negli anni scorsi si sono registrati anche - 106°C. Nonostante queste temperature estreme tutti i membri dell’equipaggio escono ogni giorno a svolgere le proprie attività e questo è possibile perché abbiamo in dotazione un’attrezzatura adeguata per poter sopportare queste temperature, ovviamente per tempi limitati. Lavorare fuori non è comunque semplice: il più delle volte per eseguire molte manovre è necessario rimuovere i guanti più esterni (si esce con circa 3 o 4 guanti indossati a strati) e questo porta ad un rapido raffreddamento delle estremità, per cui dopo anche 1 minuto si inizia a sentire un gran dolore alle dita e si è costretti a indossare nuovamente i guanti, scaldarsi le mani e poi ri-

cominciare tutto da capo. E comunque dopo un certo tempo, il freddo si fa sentire parecchio nonostante l’equipaggiamento. Talora è necessario rientrare velocemente in un ambiente riscaldato, e assicuro che scaldare mani o piedi o viso che hanno iniziato a congelarsi provoca un dolore lancinante. Il vento gioca un ruolo fondamentale, perché potenzia enormemente il freddo percepito: quando si registrano più di 11 nodi di vento alcune attività all’esterno vengono limitate e quando il vento diventa ancora molto più forte l’uscita dalla stazione viene interdetta. In questi casi inoltre la visibilità esterna può essere molto ridotta e anche per tale motivo può essere pericoloso uscire dalla base, perché attorno c’è solo una piatta distesa di ghiaccio e non si ha alcun punto di riferimento se non si riescono a vedere la stazione o gli shelters attorno alla base; si può realizzare il cosiddetto ‘whiteout’, una condizione in cui la visibilità diventa sostanzialmente nulla, a causa di una sorta di nebbia di cristalli di ghiaccio/neve sospesi e di un gioco di luci che rendono impossibile la visibilità e quindi l’orientamento anche a pochissimi metri di distanza. A tutto questo va aggiunto anche il buio dell’inverno antartico che stiamo attraversando, che dura circa 3 mesi e che amplifica ancora di più lo stato di isolamento in cui ci troviamo. Molte attività scientifiche sono svolte in luoghi che possono diventare pericolosi: si pensi all’American Tower, dove una delle nostre glaciologhe francesi e il capo spedizione vanno una volta a settimana, anche durante l’inverno. Sulla torre, alta circa 45 metri, i ricercatori effettuano studi di meteorologia e climatologia e il rischio di avere incidenti non è nullo: per tale motivo all’inizio di ogni spedizione e durante il resto dell’anno viene effettuato un training di soccorso medico d’urgenza, da effettuare sia sulla torre che in tutti gli altri shelters della stazione, mirato ad insegnare ai membri dell’equipaggio la gestione di una vittima in questi particolari ambienti e di tutta l’attrezzatura specialistica da utilizzare in caso di urgenza. Durante il corso dell’anno ho anche addestrato da un punto di vista medico alcuni dei membri dell’equipaggio affinché possano essere d’aiuto nell’ambulatorio in caso di necessità. Dal mese di febbraio in base siamo rimasti in 12 (4 italiani, 7 francesi e 1 olandese) dobbiamo essere completamente autonomi in tutto, dalla pro-

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duzione di energia elettrica, a quella dell’acqua, del calore, al controllo di eventuali incendi (4 di noi sono stati addestrati a sostituzione della figura del pompiere) e alla gestione delle emergenze mediche”. Lei ha studiato a Pavia ed ha iniziato la sua carriera al San Matteo: ricordi? Esperienze? Il suo legame con la città? “Ho effettuato tutti i miei studi a Pavia, dalle scuole medie, al Liceo classico Ugo Foscolo, all’Università di Medicina e Chirurgia e quindi alla specialità in Anestesia e Rianimazione, ed ho iniziato la mia carriera lavorativa al Policlinico San Matteo. Ovviamente avendo passato così tanti anni in questa città ne conservo numerosissimi ricordi: indimenticabili i favolosi anni universitari e di specialità, durante i quali ho conosciuto quelli che sono ancora i miei migliori amici (e alcuni di loro abitano e lavorano ancora a Pavia) e durante i quali ho ricevuto dalle scuole (sia il Liceo che l’Università) un metodo di studio e di lavoro che hanno improntato la mia vita e che mi hanno permesso di raggiungere sempre maggiori successi, fino ad arrivare all’Antartide… Come sarebbe bello che i miei insegnanti mi vedessero ora!” Una piccola nota biografica per i nostri lettori, guardando anche il suo lavoro attuale e a qualche dettaglio in più su questa “fredda missione”… “Ho 45 anni e sono nata a Milano; attualmente lavoro per il Programma Nazionale di Ricerche in

Loredana Faraldi

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Loredana in laboratorio

Antartide (PNRA) presso la Stazione scientifica italofrancese Concordia in Antartide, come medico della Base della XXXV Campagna antartica estiva 2019/2020 e XVI Campagna antartica invernale 2020: faccio parte dell’equipaggio di 12 persone invernanti (DC16) che si occuperanno della base Concordia fino all’arrivo della prossima Campagna estiva. I progetti scientifici e tutta la parte logistica sono gestiti dal PNRA (finanziato dal MUR, e coordinato da CNR ed ENEA) per la parte italiana, e da IPEV per il lato francese. Alla stazione si effettuano studi di glaciologia, climatologia, meteorologia, geomagnetismo, astrofisica, astronomia, sismologia, fisica dell’atmosfera e medicina. Sono un’anestesista rianimatore specialista nel campo dell’emer-

genza; lavoro dal 2007 presso la Rianimazione generale Bozza, il Centro Grandi Ustioni e la Terapia Subintensiva del Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Trauma Center di Milano, dove tornerò al mio rientro dall’Antartide. Collaboro dal 2008 con il servizio 118 AREU di Milano come rianimatore di automedica sul territorio. Dopo essermi laureata nel 2000 in Medicina e Chirurgia e aver conseguito la specializzazione in Anestesia e Rianimazione nel 2004 presso l’Università degli studi di Pavia, ho iniziato la mia carriera lavorativa presso l’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia prima, e l’Ospedale di Cremona poi, per approdare infine al Trauma Center Niguarda di Milano. Ho collaborato per diversi anni anche come rianimatore per assistenza in camera iperbarica per la Medicina di Terapia Iperbarica dell’Ospedale Niguarda. Ho partecipato a due missioni di volontariato in Ghana in Africa con una associazione umanitaria Comboniana e ad una recente (Aprile-Luglio 2019) missione di tre mesi in Nigeria con Medici Senza Frontiere (MSF), in territorio sotto la minaccia del gruppo terrorista Boko Haram. Ho partecipato alla pubblicazione di diversi articoli scientifici”. Intanto, mentre in Antartide si fa ricerca, nel resto del mondo è arrivato il Coronavirus: come viveva da lontano quanto è accaduto? “Quello che è successo nel resto del mondo durante la mia permanenza qui a Concordia ha un po’ ribaltato la situazione iniziale: all’inizio la mia famiglia era molto preoccupata che io venissi in un luogo così estremo ed isolato, dove non è possibile alcuna evacuazione per la maggior parte dell’anno, poi invece sono stati molto felici che io fossi qui, lontana da questo nemico invisibile, e al contrario io sono stata molto in ansia e preoccupata per loro. Nonostante l’unicità di questa esperienza allo stesso tempo ho provato un senso di disagio e di dispiacere verso i miei colleghi del Niguarda che sono rimasti a gestire questa pandemia storica. La difficoltà a raccogliere informazioni attendibili (e non fake news) da così lontano, dove la connessione internet non è certo come quella che possiamo avere nelle nostre case, rende il tutto ancora più difficile. Fortunatamente qui in base si è creato un clima molto familiare e di calore tra tutti i componenti dell’equipaggio e questo credo abbia aiutato tutti a superare questa lunga fase, che non so ancora bene se sia finita o se dobbiamo aspettarci altre sorprese. Quello che mi preoccupa è infatti anche il futuro, il futuro dei miei ragazzi (mi lasci passare il termine): il lungo isolamento antartico provoca una sorta di immunodepressione e non vorrei che al nostro rientro qualcuno di noi possa contrarre l’infezione, o che qualcuno, nonostante tutti i provvedimenti che sicuramente verranno presi, possa portare l’infezione in stazione”. Quando rientrerà in Italia? E quale sarà la prima cosa che farà appena tornata? “Il rientro in Italia non è ancora programmato: la pandemia ha creato dei disagi nell’organizzazione logistica della prossima Spedizione, ma verosimilmente il rientro potrebbe essere a dicembre, dopo oltre un anno di permanenza antartica (ho messo piede nel continente ghiacciato l’8 novembre 2019). Appena tornata sicuramente il pensiero va alle persone che amo: voglio passare un po’ di tempo con loro!”.

Il Ticino è il settimanale della Diocesi di Pavia, che ne è l’Editore. Ringraziamo il direttore Alessandro Repossi, giornalista professionista e corrispondente Ansa dagli anni novanta. Info: www.ilticino.it

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A tre neurologhe il Premio Rita Levi Montalcini a cura di m.t. san juan Non una ma tre. Cinzia Cordioli, Lucia Moiola e Marta Radaelli sono le vincitrici del Premio Rita Levi Montalcini 2020, assegnato da vent’anni da AISM con la sua Fondazione come riconoscimento al contributo dei giovani ricercatori di eccellenza nello studio della sclerosi multipla e nel concretizzare il sogno di un mondo libero dalla SM. il Premio è stato conferito nell’ambito dell’annuale congresso scientifico di Fism. Anche il sindaco di Valeggio ha voluto premiare una delle tre ricercatrici, vallegiana doc. Nelle scorse settimane il sindaco di Valeggio Sul Mincio (Vr), Alessandro Gardoni, insieme ad alcuni amministratori, ha avuto il piacere di ricevere in Comune la dottoressa Cinzia Cordioli, valeggiana doc, per conferirle un “attestato di stima” pensato e realizzato per lei, per l’impegno e la dedizione che la stessa destina al suo lavoro e che l’hanno portata a vincere, il 26 novembre, il «Premio Rita Levi Montalcini 2020». Il riconoscimento assegnato da AISM con la sua Fondazione per il contributo che i giovani ricercatori di eccellenza portano nello studio della sclerosi multipla e nel concretizzare il sogno di un mondo libero da essa. «Siamo profondamente orgogliosi che una valeggiana sia stata insignita di un riconoscimento così importante e sono onorato di averla ricevuta questa mattina in municipio – ha affermato il sindaco -. A nome di tutti i valeggiani, l’ho ringraziata per il contributo che ha dato alla ricerca scientifica, in un momento così complesso». Insieme alla dottoressa Cordioli condividono il premio le sue colleghe Lucia Moiola e Marta Radaelli, tutte neurologhe impiegate all’ASST Spedali Civili di Brescia, dall’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e dall’ ASST Papa Giovanni XIII di Bergamo e lavorano a contatto con i pazienti affetti da sclerosi multipla nei rispettivi centri clinici dedicati (quello bresciano si trova a Montichiari) portando avanti la ricerca clinica. Nelle strutture in cui lavorano, durante la prima ondata dell’epidemia di Covid-19 ci sono stati il maggior numero di ricoverati rispetto ad altri ospedali presenti sul suolo nazionale. Queste tre professioniste hanno trovato comunque la forza per partecipare attivamente allo sviluppo della piattaforma internazionale per la

Sopra: Cinzia Cordioli. Nella foto a destra col sindaco Gardoni a Valeggio sul Mincio

raccolta di dati Covid-19 e sclerosi multipla (SM), il MuSC-19, nonostante le grandi difficoltà poste dalla pandemia. Il premio che hanno vinto non prevede le candidature standard, i dottori vengono nominati da Aism e poi Fism premia annualmente persone che hanno dato un contributo alla ricerca e alla cura. Nel 2020 il premio è stato assegnato a chi si è impegnato a dare un contributo sulla contingenza dell’emergenza sanitaria. Le tre dottoresse hanno partecipato con grande coinvolgimento, sin dall’inizio, alla raccolta dati dei pazienti con sclerosi multipla contagiati dal coronavirus, per un’acquisizione e il monitoraggio degli eventi legati all’infezione e le interazioni con la terapia, oltre a gestire la mole di lavoro che è aumentata in maniera esponenziale, soprattutto in questi tre ospedali, dove lavorano le neurologhe. È stato condotto uno studio analogo in America dove Covimd dove, sull’intero suolo sono stati raccolti i dati di 1400 pazienti, in Italia se ne con-

tano 1000, perché i medici italiani hanno portato avanti un monitoraggio «a tappeto» per riuscire ad avere un quadro quanto più completo della situazione locale. Ne è emerso che i pazienti con sclerosi multipla e infezione da coronavirus presenterebbero un decorso e una durata della malattia che pare sostanzialmente sovrapponibile a quello del resto della popolazione e avrebbero un rischio di decorso sfavorevole e di mortalità legato a problemi cardiovascolari, all’ipertensione, all’insufficienza renale e altre patologie correlate, esattamente come la popolazione. È stato scoperto anche che i pazienti trattati con alcune tipologie di farmaci immunodepressivi il decorso parrebbe più complicato e più prolungato. Questo ha dato modo alle neurologhe di valutare l’impiego di alcuni farmaci e la sospensione di altri, così come fornire indicazioni più chiare su cosa sia consigliato e cosa no devono fare le persone con sclerosi multipla per tutelarsi. La dottoressa Cordioli è laurea in medicina e chirurgia e specializzata in neurologia. Nello specifico, da circa vent’anni, si occupa di diagnosi e cura delle malattie demielinizzanti e gestione della terapia delle malattie demielinizzanti con farmaci immunomodulanti, immunosoppressori e monoclonali. Durante la sua carriera, la dottoressa Cordioli, ha partecipazione a trials clinici di fase II e III su nuovi farmaci per la terapia della sclerosi multipla in qualità di evaluating phisician e di treating phisician. Partecipa a studi di neuroimmunologia, monitoraggio dell’efficacia biologica dei farmaci e delle modificazioni immunologiche indotte dalla terapia nella sclerosi multipla.

Da sinistra: Lucia Moioli e Marta Radaelli

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FILLERINA

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PER LABBRA PERFETTE Labo Cosprophar Suisse persegue la missione di dedicare forti investimenti in ricerca per individuare - e brevettare - prodotti cosmetici speciali, innovativi e ad alto beneficio per il consumatore. Labo International è la filiale operativa commerciale costituita nel 1996 in Italia per gestire gli investimenti sul mercato europeo e mondiale. La produzione avviene sia in Svizzera che in Italia. Nella foto a destra: Fillerina, il trattamento effetto riempitivo dermo-cosmetico a base di una miscela di molecole di Acidi Ialuronici di varie dimensioni e pesi molecolari, ad uso domiciliare. E’ dotato di speciale applicatore con puntale a 3 sfere per il massaggio. Coadiuva l’effetto riempitivo, volumizzante, ridensificante e antirughe sulle labbra. Info: www.labosuisse.com

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E ANTI ACNE

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Salute & Bellezza Dolomitic Water

Cura della pelle

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INTERVISTA AL dott. Federico Cresta

fibrosi cistica La parola al Pediatra

Cos’è la fibrosi cistica? Ce lo spiega il Dott. Federico Cresta, specialista in Pediatria presso il Centro Fibrosi Cistica Liguria. «La fibrosi cistica è una malattia genetica, ad andamento cronico e progressivo che si manifesta solitamente durante l’infanzia. La patologia è dovuta all’alterazione della proteina CFTR: il malfunzionamento di quest’ultima a livello delle membrane delle cellule epiteliali provoca la produzione di sudore ad alto contenuto di sali e secrezioni mucose vischiose. Gli organi maggiormente colpiti, oltre all’apparato respiratorio (broncopneumopatia cronica ostruttiva) sono il pancreas (insufficienza pancreatica, diabete giovanile, pancreatite) e l’intestino

(subocclusioni intestinali). La diagnosi viene effettuata attraverso il test del sudore. I trattamenti farmacologici e fisioterapici, insieme alla diagnosi precoce resa possibile dallo screening neonatale, hanno contribuito negli ultimi anni ad un netto miglioramento della prognosi e della qualità di vita dei pazienti affetti». Quante sono in Italia le persone affette da questa patologia? «Sono circa 6mila i malati e si stima che ogni 2.500-3.000 dei bambini nati nel nostro Paese, 1 sia affetto da fibrosi cistica (200 nuovi casi all’anno circa) come confermano i dati raccolti dal Registro Italiano Fibrosi Cistica». Quanti sono i pazienti con fibrosi cistica

colpiti dal Covid-19? «Secondo l’ultimo report del RIFC nel periodo febbraio - luglio 2020 sono 21 i pazienti con fibrosi cistica risultati positivi all’infezione da SARS-CoV-2. Un numero non eccessivamente elevato frutto di due fattori: l’attenzione sempre alta dei malati, abituati a proteggersi dalle infezioni intercorrenti; il ricorso alla telemedicina che ha ridotto al minimo gli spostamenti. Molti dei Centri Fibrosi Cistica durante il lockdown si sono serviti sia del telemonitoraggio che del supporto territoriale per la terapia domiciliare, al fine di minimizzare gli accessi in ospedale in periodo pandemico».


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interviste speciali

Disability Manager, runner, menzione speciale al Premio giornalistico Benedetta d’Intino 2018, racconta storie di disabilità e inclusione. per donna moderna Segue i temi più caldi di salute, società, famiglia, scuola

barbara rachetti

Le storie ci cercano, basta andargli incontro

a cura di Marco Morelli

U

n mestiere, ma non come tanti. Non è una cosa che fai andando a lavorare alle 9 del mattino, uscendone alle 5 del pomeriggio; è un atteggiamento verso la vita che muove dalla curiosità e finisce col diventare servizio pubblico: è missione! Mai definizione come quella di Tizano Terzani calza a pennello con quella che dovrebbe essere la professione di giornalista. “Non è un semplice mestiere, non un modo di guadagnarsi da vivere, ma qualcosa di più, che ha una grande dignità e una grande bellezza, perché è consacrato alla ricerca della verità. Ecco il suo valore morale, avvertibile nel modo di raccontare, nel presentare i fatti... Senza vocazione, non è un mestiere da fare”. Oggi MCG è onorato di incontrare una giornalista, che incarna questi valori. Barbara Rachetti vive a Milano, lavora da tempo per “Donna Moderna” e

Barbara Rachetti

mantiene marcato il suo accento toscano. Le abbiamo chiesto di raccontarsi, per quel che si può in poche righe, sul nostro magazine.

Con le Pink Ambassador di Milano

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“Non so se vi capita: spesso noi ricordiamo solo colori, odori, sensazioni, dettagli. Perché la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda. E questo ricordo viene dalla pancia. Parliamo, allora, alla pancia delle persone: coinvolgiamole, rendiamole partecipi e condividiamo la loro e la nostra storia, perché tutti noi ne abbiamo una. Questo è il compito più nobile di noi giornalisti: raccogliere queste storie e costruire tanti racconti, che le persone amino leggere per riconoscersi, scoprire altre vite, guardare la realtà con occhi nuovi. Così succede anche a me. Da una storia detonante, una miccia che fa esplodere emozioni e incontri, nasce un progetto, da cui scaturiscono nuove storie, intrecci emozionanti e la voglia di viverne altri per poi raccontarli. La miccia è un reportage sui centri della Lega del Filo d’Oro, associazione storica che supporta le persone sordocieche e le loro famiglie, 189mila in Italia. Tema delicato, da maneggiare con cura.

Mi avvicino in punta di piedi pensando di affacciarmi sulla soglia di un mondo parallelo. Invece scopro che la disabilità è anche il nostro mondo, noi tutti ne siamo coinvolti e responsabili perché lì dentro non ci sono angeli ma pulsano lo stesso sangue, la carne, il pensiero, le paure, il cuore che impastano ogni giorno anche le nostre vite. E che devono essere raccontate senza pregiudizi. Visito alcune sedi con il fotografo Settimio Benedusi, che restituisce un lavoro in bianco e nero ma con tutti i colori della poesia, della dolcezza e della tenerezza, e anche del dolore: bambini che guardano senza vedere, adulti come bambini, mamme alle prese con decisioni troppo grandi e papà con domande senza risposta. E le vite di tutti loro, le racconto con delicatezza e senza ipocrisia in un progetto che riceve un premio giornalistico. Questo riconoscimento, invece di chiudere un capitolo ne apre un altro perché mi spinge a chiedermi come testimoniare la disabilità, condizione estremamente diffusa e incombente perché riguarda sempre più persone e non solo chi vive sulla sedia a rotelle. Ha a che fare con le malattie croniche e quelle mentali: in Italia il 40 per cento di chi lavora ha un problema di salute cronico e le malattie mentali sono la prima causa di disabilità. Ha a che fare con l’invecchiamento: noi baby boomers vivremo fino a 87 anni e invecchieremo peggio dei nostri genitori 80enni.

Barbara Rachetti con Stefano Pietta

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Barbara Rachetti con MartaCasiraghi, Pink Ambassador, e la ricercatrice sostenuta da Fondazione Umberto Veronesi, Federica Scalorbi. (Photo di Paolo Spadacini)

“Le parole sono un’acqua che tiene a galla e sostiene, un abbraccio che stringe forte e cancella la paura” E ha a che fare con le politiche di welfare della nostra Italia, il secondo Paese al mondo per numero di anziani dopo il Giappone, e tra questi ci sono anche i disabili, che invecchiano pure loro. Quasi cinque milioni di italiani e italiane, secondo l’Istat, hanno gravi deficit motori, sensoriali, intellettivi e nel 2040 se ne conteranno 6,7 milioni. Per fotografare questo scenario, a 50 anni torno a studiare all’università, divento Disability Manager e inizio a confrontarmi con la fragilità. E siccome le storie ti vengono a cercare, incontro Stefano Pietta (nella foto in basso a sx), sulla sedia a rotelle dalla nascita. Lui che si definisce “il capitano della mia anima, il re della mia vita”, e a cui è stato appena riconosciuto il tesserino da giornalista honoris causa, dalla sua camera anima una web radio a cui lavora grazie a una console speciale. Va ai concerti, i cantanti lo ricevono nei backstage, ha il posto d’onore alle partite di calcio: una vita più impegnata e vivace di quella di molti di noi. Insieme raccontiamo la sua vicenda di luci e ombre al liceo classico Berchet di Milano, dove Stefano affronta il tema spinoso della sessualità nella disabilità, a cui in Italia guardiamo in modo pruriginoso e vouyeristico, oppure vivisezionando questa condizione come fenomeno puramente scientifico perché la disabilità, come la malattia o la vecchiaia, modifica un corpo. E un corpo trasformato genera imbarazzo e sensi di colpa nell’avvicinamento e nel contatto. Ma se una persona non cammina, non per questo tutto il resto sparisce. Molti sono convinti che chi è disabile non abbia pulsioni e passioni, che non desideri e non sia desiderato. Non è così. Sesso e disabilità insomma restano un

tabù, dove il tabù nasconde la paura di non sapere cosa fare per loro e con loro. Per questo bisogna educare alla differenza, abbattere l’ignoranza e promuovere la conoscenza perché - come ricorda Stefano - «Io non sono la mia disabilità, non sono la mia carrozzina. Ho una disabilità e sto su una carrozzina». Ora con Stefano siamo in contatto su Facebook, dove col suo sorriso rubacuori colleziona manciate di like e baci. Ma anch’io divento collezionista di cuoricini femminili. Donne con problemi di salute mi cercano per dare loro voce: endometriosi, fibromialgia, artrite reumatoide, vulvodinia. Seguo tutte queste malattie e pubblico le storie di chi ne è colpita - poco raccontate, non riconosciute e con diritti spesso minimi, a volte nulli - anche perché oggi, in un momento in cui ci scopriamo tutti più fragili, chi lo è da sempre finisce per sembrarlo ancora di meno e per precipitare in fondo alla lista dell’emergenza. Invece le parole possono restituire dignità perché definiscono, costruiscono e proteggono l’identità delle persone: è importante cercarle e trovarle per gettare luce su chi, altrimenti, resterebbe inascoltato. E così racconto anche di Barbara Biasia, un’altra storia detonante che mi viene a cercare e diventa un’amicizia: una donna con tumore metastatico, fragilità poco nota perché riguarda ogni anno in Italia circa 14mila donne, una minima parte rispetto ai 58mila casi all’anno di cancro al seno. Ma quello metastatico resta inguaribile e le donne sviluppano, per questo, depressione e malattie correlate, perdono il lavoro, spesso anche gli affetti. La loro voglia di vivere però è più resiliente della malattia: Barbara ritrova il benessere grazie a dei

bastoni speciali per camminare. Li provo e me ne innamoro. Così divento istruttrice di Bungypump (la disciplina si chiama così) e ora porto a camminare le donne con tumore ovarico dell’associazione Acto Lombardia, con cui - Covid permettendo - stiamo sviluppando un progetto di ascolto e incontro in diversi ospedali della Lombardia. Senza bastoni, invece, mi trovo a correre con le Pink Ambassador di Milano la tappa inaugurale della Staffetta Pink, l’iniziativa della Fondazione Umberto Veronesi per raccogliere fondi a favore della ricerca contro i tumori femminili, quest’anno nella formula a frazioni, ogni gruppo nella propria città. Tutte vestite di rosa, corriamo sotto la pioggia, ogni donna con il suo vissuto di dolore, terapie più o meno invasive, amori e figli al seguito, sogni mutilati e futuro da ridisegnare. Io sono l’unica risparmiata dal male ma vesto la stessa divisa, un po’ una di loro perché mi sono mischiata alle loro vite raccontandole per la Fondazione. E così, incontro giovani donne costrette alla menopausa dalle cure post-intervento, mamme che il venerdì entrano in ospedale per la chemio e il lunedì tornano al lavoro, donne mature che confidavano nella serenità degli anni migliori. Tante donne a cui dare voce senza ipocrisia e senza slogan perché il tumore non è una battaglia, è una condizione che capita e si affronta. E chi la vive non è un guerriero col coltello tra i denti, ma una persona con tutte le sue fragilità, da guardare in faccia e nel cuore e sostenere. Come fanno la parole: un’acqua che tiene a galla e sostiene, un abbraccio che stringe forte e cancella la paura”.


speciale sente-mente

ACCURATEZZA E SPERANZA UNA CAREZZA AL TEMPO DEL COVID-19

I

n questo periodo così sfidante stiamo vivendo una quotidianità ricca di incertezze e timori. Tutto quello che prima ci sembrava abitudine, certezza e routine può aver subito un cambiamento o una trasformazione. Il Covid-19 ci ha catapultato in una dimensione dentro la quale nulla è per scontato e dove anche l’ordinario può avere una valenza straordinaria. Relazioni, lavoro, scuola, salute, sport ed un elenco infinito di altre aree della nostra vita stanno attraversando un uragano di pensieri ed emozioni. Una realtà che ci porta con durezza ad una scelta: o ci lasciamo travolgere dal senso di impotenza oppure decidiamo con impegno di reinventarci con coraggio e creatività. Non per ultimi ci sono anziani e persone che vivono con una diagnosi che nella loro vulnerabilità ricercano costantemente un modo per vivere al meglio il loro benessere e la loro quotidianità, non solo da quando è arrivato il Covid-19. Consapevolezza del nostro linguaggio, resilienza e speranza diventano parole chiave attraverso le quali possiamo condurci verso nuove possibilità e scelte. Ho scelto la parola speranza non in modo vago e generale, ma come opportunità per alimentare, giorno dopo giorno, la motivazione e la fiducia in noi stessi per attraversare al meglio questo periodo. Come sostiene Fabrizio Benedetti, Professore di Fisiologia umana e Neurofisiologia all’Università di Torino, “non dimentichiamoci che nella definizione di speranza è insita proprio la capacità di riuscire a trovare soluzioni alternative per raggiungere lo scopo.” Se dovessimo elencare tutte le difficoltà, i limiti e le sofferenze di questo periodo un libro non basterebbe. Desidero, quindi, nello spazio prezioso di questa pagina, racchiudere alcune idee e riflessioni che possano essere come raggi del sole che attraversano spiragli di possibilità e illuminano un presente migliore. Quante volte scegliamo con consapevolezza le parole che utilizziamo? In che modo ci prendiamo cura delle nostre emozioni e dei nostri pensieri? Cosa desideriamo far accadere nella nostra giornata e nelle relazioni? In che modo

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di elena mantesso

UN REGALO è UN’AVVENTURA DI grande GENTILEZZA

Ogni volta che scegliamo un regalo per qualcuno che per noi è importante ci chiediamo:cosa prendo? Andiamo più in profondità e chiediamoci cosa possiamo far accadere con un semplice regalo. Quel regalo che oltre a sorprendere può essere una scintilla nella quotidianità di chi lo riceve. Un libro può aprire diversi orizzonti e paesaggi preziosi. Tra le pagine si scoprono nuove finestre di possibilità. Donare è un’avventura di gentilezza. Puoi regalare un libro per sorprendere e diffondere il calore.Desideri regalare una o più pubblicazioni Sente-Mente® e Giorni Felici? http://letiziaespanoli.com/pubblicazioni/ Se vuoi regalare l’ultimo libro di Letizia Espanoli “Per un’organizzazione che cura, idee e azioni possibili secondo il Sente-Mente® modello”: https:// editricedapero.it/prodotto/per-unorganizzazioneche-cura/. Vuoi restare in contatto con noi? Facebook: Sente-Mente® Sente-Mente® FormAzione Giorni Felici / Giorni Felici FormAzione www.letiziaespanoli.com - YouTube: Letizia Espanoli Elena Mantesso - emantesso@gmail.com

“Hai così tanti sentieri a disposizione, ma tocca a te scegliere quale percorso vuoi seguire” (Harry Urban) intendiamo farlo accadere? Ho utilizzato queste domande come possibili scintille; scintille che hanno in comune un tema fondamentale: il senso di accuratezza. SOFFI DI CREATIVITà Il linguaggio che utilizziamo nei nostri pensieri, ma anche nell’interagire con gli altri, determina emozioni e reazioni conseguenti. Le parole e i pensieri positivi spingono in azione i centri motivazionali del cervello e ci aiutano a costruire la resilienza quando affrontiamo i problemi.  Secondo Sonja Lyubomirsky, Professoressa americana presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università della California, se vuoi sviluppare una soddisfazione per tutta la vita, dovresti impegnarti regolarmente in pensieri positivi su te stesso, condividere i tuoi eventi più felici con gli altri e assaporare ogni esperienza positiva. Alcuni potrebbero pensare “in questo periodo è impossibile, troppo difficile!”. Cambiamo prospettiva è impegniamoci per riuscirci. Il principio è chiaro, sono importanti le nostre scelte e la nostra costanza in un focus di resilienza e positività, nonostante le difficoltà, quindi non solo in assenza di eventi “sfidanti”. All’inizio della nostra giornata possiamo scegliere cosa far accadere e come vivere le ore che ci aspettano, perché se non possiamo cambiare gli eventi possiamo comunque decidere come attraversarli e viverli. Se ci alleniamo a mantenere

l’attenzione sulle nostre abilità e su ciò che possiamo far accadere, creiamo, passo dopo passo, modalità quotidiane e relazionali che illuminano sempre di più le soddisfazioni e meno le difficoltà. Anziché lasciarci travolgere dal vortice dell’impotenza, alimentiamo la nostra creatività grazie al vento delle nostre potenzialità. REINVENTIAMOCI NELLA SEMPLICITà Si sta avvicinando il Natale e senza dubbio le festività quest’anno hanno un sapore diverso. Ogni persona, famiglia, professionista sta attraversando giorni e mesi che scuotono diverse emozioni e le festività spesso risvegliano sensazioni dalle mille sfumature come il calore e la presenza oppure come la malinconia, la nostalgia o la solitudine. In che modo desideriamo prepararci al Natale? Quali esperienze di valore possiamo vivere, nonostante le distanze? Sono numerosi gli studi di Psicologia Positiva che dimostrano come gratitudine, apprezzamento, perdono e gentilezza possono scatenare diversi benefici nelle persone. Sarebbe bello, in questo mese, dedicarci un tempo consapevole per vivere delle esperienze speciali. Un modo diverso per rendere caloroso il nostro presente ed accendere le luci nelle relazioni. Queste festività posso essere l’occasione per dire qualcosa di significativo a qualcuno che per noi è importante, per scrivere quella lettera che magari è in sospeso da tempo, per sorprendere qualcuno con gentilezza e accuratezza. Ora tocca a te… sorprenditi e sorprendi!

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dossier / Covid-19, com’è la situazione vaccini

il virus non svanirà per magia

La Coalition for Epidemic Preparedness and Innovations (CEPI), organizzazione internazionale che ha lo scopo di promuovere lo sviluppo e lo stoccaggio di vaccini contro microorganismi in grado di causare nuove e spaventose epidemie, sta coordinando i numerosi progetti per la preparazione di vaccini contro il virus SARS-CoV-2. A causa della recente scoperta del virus e della difficoltà di prevedere il tipo di risposta immunitaria prodotta, le strategie adottate risultano molto diversificate fra loro e, di conseguenza, il tipo di vaccino in grado di proteggere dall’infezione. In particolare, i ricercatori stanno lavorando su tre tipologie di vaccini: Vaccino a RNA: si tratta di una sequenza di RNA sintetizzata in laboratorio che, una volta iniettata nell’organismo umano, induce le cellule a produrre una proteina simile a quella a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria (producendo anticorpi che, conseguentemente, saranno attivi contro il virus).

a cura di m.t. san juan

La corsa al vaccino ha subito un’accelerazione dopo l’annuncio di Pfizer e BioNTech, ma almeno all’inizio potrebbe non essere il “proiettile d’argento” in grado, da solo, di azzerare la pandemia

Vaccino a DNA: il meccanismo è simile al vaccino a RNA. In questo caso viene introdotto un frammento di DNA sintetizzato in laboratorio in grado d’indurre le cellule a sintetizzare una proteina simile a quella verso cui si vuole indurre la risposta immunitaria. Vaccino proteico: utilizzando la sequenza RNA del virus (in laboratorio), si sintetizzano proteine o frammenti di proteine del capside virale. Conseguentemente, iniettandole nell’organismo combinate con sostanze che esaltano la risposta immunitaria, si induce la risposta anticorpale da parte dell’individuo. COME FUNZIONA LA SPERIMENTAZIONE CLINICA DI UN VACCINO Nonostante la forte pressione esercitata dalla pandemia di COVID-19, e la speranza che ognuno di noi ripone nella ricerca scientifica, il futuro utilizzo di un vaccino deve essere necessariamente


La corsa al vaccino coinvolge laboratori, università, centri di ricerca e case farmaceutiche

Nel mondo ci sono oltre duecento vaccini in sperimentazione La maggior parte di essi si trova ancora nella fase pre-clinica della ricerca, gli altri hanno già fatto il balzo nella clinica

preceduto da studi rigorosi che richiedono il tempo necessario per valutarne l’efficacia e la sicurezza. Inizialmente la ricerca ha inizio con la valutazione in vitro delle componenti dell’agente che andrà a costituire la componente attiva del vaccino. Una volta definito questo aspetto ha inizio la cosidetta fase preclinica in cui viene testata la risposta immunitaria e/o i meccanismi avversi su organismi viventi complessi non umani. Superata questa fase ha inizio la vera e propria sperimentazione clinica sull’uomo, che normalmente inizia dopo circa 2-5 anni dalle iniziali ricerche sulla risposta immunitaria, cui seguono altri 2 anni di prove pre-cliniche che coinvolgono la sperimentazione animale. La sperimentazione clinica si realizza in 3 fasi, in base al modello sperimentale adottato, la quantità di componente somministrata e la numerosità del campione di popolazione coinvolta: Fase I: prima somministrazione del vaccino sull’uomo per valutare la tollerabilità e la sicurezza del prodotto (il numero dei soggetti è molto ridotto) Fase II: se la fase I ha mostrato risultati positivi, il vaccino viene somministrato ad un numero maggiore di soggetti (sempre esiguo) per valutare la risposta immunitaria prodotta, la tollerabilità, la sicurezza e definire le dosi e i protocolli di somministrazione più adeguati. Fase III: se la fase II ha mostrato risultati soddisfacenti, il vaccino viene somministrato a un numero elevato di persone allo scopo di valutare la reale funzione preventiva del vaccino. Se tutte le fasi hanno dato esito positivo, il vaccino viene registrato e si procede alla produzione e distribuzione su larga scala. Lo sviluppo del vaccino è un processo lungo, che normalmente richiede anni e numerosi investimenti economici. I trial

Lunedì 9 novembre un comunicato stampa della casa farmaceutica americana Pfizer fece il giro del mondo in un lampo. “Il nostro vaccino è efficace al 90 per cento”, recitava il testo, mettendo un bel punto e a capo nella storia dell’emergenza che ha sconvolto il mondo intero.

Certo, i dati non sono definitivi, trattandosi di valutazioni iniziali di un corposo studio di Fase 3 che coinvolge decine di migliaia di persone, ciò nonostante, considerando l’efficacia e la sicurezza dimostrati anche nelle fasi precedenti, un simile dato può essere definito semplicemente entusiasmante. A maggior ragione se si considera che “BNT162”, questo il nome del vaccino sviluppato da Pfizer in collaborazione con la società di biotecnologie tedesca BioNTech, è molto migliore della soglia attesa per un vaccino anti Covid, ovvero tra il 60 e il 70 per cento. La preparazione è un vaccino a mRNA basato su un gene sintetico che spinge il nostro organismo a produrre la proteina S o Spike del coronavirus, facendo in modo che il sistema immunitario la riconosca come agente estraneo e produca gli anticorpi neutralizzanti per prevenire l’infezione. Una tecnica completamente nuova.

Si ritiene che alcuni milioni di dosi saranno già disponibili entro fine anno Per rimanere costantemente aggiornati è possibile controllare sulla pagina Coronavirus disease (COVID-2019) R&D dell’Organizzazione mondiale della sanità i report sullo stato delle ricerche

clinici richiedono molti test su migliaia di persone e normalmente iniziano dopo circa 2-5 anni dalle iniziali ricerche sulla risposta immunitaria, cui seguono altri due anni di prove precliniche che coinvolgono la sperimentazione animale. Se il vaccino risulta sicuro ed efficace, deve poi rispondere a tutti i requisiti regolatori e ottenere l’approvazione. Nell’attuale emergenza, è stato proposto un periodo di tempo più ristretto compreso tra 12 e 18 mesi, con team di esperti di tutto il mondo che lavorano per aumentare la velocità per trovare un candidato efficace. Inoltre, trattandosi di un’emergenza sanitaria che interessa tutto il mondo, la capacità di produzione dovrebbe essere garantita prima del termine degli studi clinici e ripartita globalmente per garantirne anche un’equa distribuzione. A tal proposito, l’OMS ha riunito leader mondiali e partner sanitari, compresi quelli del settore privato, in un’iniziativa mirata ad accelerare lo sviluppo e la produzione del nuovo vaccino anti Covid-19, di test e trattamenti per consentire un accesso equo in tutto il mondo.


RATIO FAMIGLIA Tassa rifiuti per casa disabitata: è da pagare? Può sembrare ridicolo, in effetti, dover pagare al Comune un tributo per l’immondizia che non si produce in un’abitazione in cui non c’è mai nessuno. Il problema è dimostrare che, effettivamente, in quei locali non c’è anima viva durante l’anno. Solo così si può pretendere l’esenzione dal versamento della Tari. Le esenzioni previste sono per: - parti condominiali non utilizzate in esclusiva; i locali in cui, per determinate circostanze temporali, non è possibile produrre dei rifiuti.

la miglior gestione dell’economia quotidiana

E poi c’è anche la casa disabitata. Per immobile inoccupato si intende quello che non ha le utenze, cioè i contatori di luce, acqua e gas allacciati alla fornitura, e che non ha nemmeno gli arredi essenziali per poterci abitare (il letto, le sedie, ecc.). Paga la Tari, dunque, chi ha una seconda casa in cui non ci mette mai piede ma nella quale risultano attive le utenze o ci sono gli arredi minimi per poterci abitare. Ma con la presenza di utenze e arredi scatta la presunzione semplice che porta a dedurre l’occupazione dell’immobile. Non paga la tassa rifiuti, invece, chi, ad esempio, ha ereditato o ha acquistato una casa ma deve ancora ristrutturarla o sistemarla, i locali sono vuoti e le utenze non sono allacciate. In questo caso, il proprietario verserà la Tari solo per l’immobile in cui risiede effettivamente o per altri di sua proprietà che frequenta o che sono abitabili.

Covid-19

È legale farsi tatuaggi in viso?

Cosa succede a chi non paga le multe?

Sì, con l’unica conseguenza che, in tema di rapporto lavorativo, il datore sarà libero di assumere le decisioni che meglio ritiene se ha già inserito nel proprio regolamento un esplicito divieto o comunque un riferimento all’aspetto ordinato e rigoroso che il proprio lavoratore deve assumere. In questo, che piaccia o no, bisogna osservare il costume sociale. Anche i contratti collettivi nazionali potrebbero essere fonti di divieto per i tatuaggi sul volto: potrebbero contenere, infatti, norme che vietino ai dipendenti di mostrare tatuaggi alla clientela, ragion per cui sarà sempre bene dare loro una attenta lettura. Al di là di ciò, non perché hai un tatuaggio in fronte o tutto il viso disegnato un poliziotto o un carabiniere potrebbe fermarti di notte. Fermo restando il suo potere a chiederti in qualsiasi momento le generalità e - se li porti dietro - anche i documenti, non potrà, tuttavia, condurti in Questura o alla stazione più vicina per il solo fatto che hai dei tatuaggi in faccia.

La cartella esattoriale relativa alle multe diventa esecutiva dopo 60 giorni dalla notifica. Significa che, se non viene pagata, l’esattore può avviare il pignoramento dei beni del trasgressore senza dover prima chiedere l’autorizzazione al giudice. E tra i beni pignorabili c’è il conto corrente e il quinto dello stipendio. Chiaramente, non c’è un blocco di tutto il conto ma solo della cifra pari alla sanzione più gli aggravi per le notifiche e gli interessi. Dunque, chi non paga le sanzioni Covid-19

Buoni pasto, chi rinuncia alla pausa ne ha diritto? La Corte di legittimità ricorda che il diritto alla fruizione dei buoni pasto ha natura assistenziale e non retributiva. Ed è finalizzata ad alleviare, in mancanza di un servizio mensa, il disagio di chi è costretto, a causa dell’orario di lavoro a mangiare fuori casa. In ogni caso il diritto ai buoni pasto va sempre confrontato con le previsioni del contratto collettivo nazionale di categoria che ne prevede il riconoscimento. La regola generale lega la possibilità di ottenere i buoni pasto alla concreta fruizione della pausa pranzo. Se la scelta di saltare il pranzo, magari per uscire prima dal lavoro, è del lavoratore, allora il diritto ai buoni pasto non sussiste più perché il dipendente effettivamente rinuncia, di sua spontanea volontà, a mangiare.

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rischia il blocco del conto corrente o il pignoramento del 20% dello stipendio o della pensione. E chi è disoccupato e non ha un conto in banca? Non appena il cittadino avrà dei beni, questi potranno essere ugualmente pignorati. C’è la prescrizione? Sì, certo: le cartelle per sanzioni amministrative si prescrivono dopo 5 anni. Ma basta una raccomandata con un sollecito, inviata dall’esattore poco prima della scadenza della prescrizione, per far decorrere nuovamente da capo il conto dei 5 anni. Se non fate ricorso contro la sanzione e lasciate decorrere i termini dei 60 giorni per pagare, non potete poi impugnare la cartella esattoriale. Pagina realizzata in collaborazione con Centro Studi Castelli. Per abbonarsi a Ratio Famiglia: Tel. 0376.775130 ; www.ratiofamiglia.it ; servizioclienti@ratiofamiglia.it

n. 6 n. Dicembre-Gennaio 3 Giugno-Luglio 2018 2021


Fashion

Mini dress che passione!

WEEK La moda di quest’inverno rilancia con slancio l’orlo mini in una marea di stili, colori e tessuti tutti da scoprire

Anche se tra le parole più ricercate online di questo periodo troviamo “tute”, “pantaloni larghi”, “maglieria comoda”, tra i capi di abbigliamento a cui noi donne siamo particolarmente affezionate il vestito è sicuramente uno di essi.Nelle sue tantissime versioni mini, midi e lungo rappresenta il capo d’abbigliamento nel nostro armadio che risulta perfetto per ogni tipo di occasione. Le sfilate di Londra, Milano, New York e Parigi hanno mostrato un mare di stili, colori e modelli da analizzare e da cui prendere spunto. Dopo l’avvento delle mini bags, anche per i vestiti una delle tendenze sarà indossarli in micro misure. Le passerelle li propongono in tantissimi pattern, dalle maniche bombate e vaporose di Molly Goddard, a quello futuristico in chiffon e ruffle vinilica di Luis Vuitton, fino ad arrivare al mini tubino nero di Versace.Accanto alle dimensioni mini, tra i tessuti che più sono tornati alla ribalta il velluto nero merita una menzione speciale. Elegantissimo nella versione lunga da sera, il modello corto è però senz’altro più versatile. Tra le proposte più chic c’è quella di Alaïa, miniabito dalla lunghezza microscopica con il colletto prezioso, che funge da collana.

Star Wars

di vittoria bisutti

“Bella a modo tuo” Per la collezione autunno-inverno 20/21 Intimissimi ha portato una ventata di novità decidendo di cambiare il modo di presentare la sua linea. Non più modelle internazionali, ma quattro donne diverse sono le testimonial che hanno indossato la collezione, lasciando così a prodotti la scena da unici protagonisti. La nuova collezione è infatti molto ampia e ricca, con tantissimi modelli in modo tale che ogni capo possa essere indossato con disinvoltura e allo stesso tempo armonizzi e valorizzi le linee del proprio corpo. Tra le tantissime proposte il pizzo è sicuramente uno dei fili conduttori della linea, declinato su slip, reggiseni ma anche body e sottovesti. Tra i colori protagonisti troviamo innanzitutto il bianco e il nero ma non mancano le fantasie: da quelle floreali e a pois più romantiche a quelle animalier più grintose.

by Pandora

Appassionati di Star Wars, preparatevi! Pandora ha infatti lanciato una collezione interamente ispirata agli iconici personaggi di guerre stellari. Realizzata in modo sostenibile, utilizzando metalli per il 71% riciclati, la collezione è costituita da 12 pezzi irresistibili: 10 charms, un bracciale e un charm limited edition per veri e propri collezionisti. Ogni gioiello è realizzato e rifinito a mano, e perfetto per essere indossato in ogni occasione. Da Darth Vader a Yoda, da Chewbecca a R2-D2 non manca proprio nessuno dei personaggi dell’iconica saga.

Il ritorno alla ribalta delle francesine Le francesine, calzature dalla lunga storia, tornano sotto i riflettori per l’A/I 20-21

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Per quanto riguarda l’universo delle tendenze moda scarpe per questo inverno è assolutamente da segnalare il ritorno delle francesine. Che siano col tacco altissimo, con o senza plateau, o basse poco importa, questo modello torna ad essere uno dei must-have di stagione. Il tratto che le contraddistingue è la mascherina cucita sopra i gambetti, che sono uniti in prossimità del collo del piede, e chiusa da cinque coppie di fori che terminano con il fiocco. Originariamente, il nome “francesina” nasce dall’abitudine che avevano le dame di Versailles del Settecento di indossare calzature dotate di lacci. La collezione A/I 2020-2021 di Dolce & Gabbana le vede proposte in stampa coccodrillo o in raffinato pizzo, rigorosamente in total black. Per chi volesse osare ancora di più Celine e Prabal Gurung la propongono in versione plateau con delle stampe più vistose.

Iconici, divertenti e raffinati: Pandora presenta i nuovi gioielli ispirati all’universo Star Wars

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Fashion

Alla moda

WEEK L’abito da sera blu notte o nero (come lo smoking) è il classico per eccellenza, abbinato a camicia bianca e gemelli e papillon

sempre

La voglia di festeggiare c’è e ci sarà sempre e anche se quest’anno sarà particolare non dobbiamo rinunciare al look delle feste. L’abito da sera blu notte o nero (come lo smoking) è il classico per eccellenza, abbinato a camicia bianca e gemelli e papillon. Se invece si festeggia a casa e con amici, il look casual o smart è quello più adatto, blazer abbinato a jeans o pantaloni unendo accessori ironici e un tocco di rosso. Se il veglione è in montagna o in baita, l’abbigliamento tenderà ad essere più comodo e sportivo con panta in velluto, camicia in fantasia check e maglioni a trecce e se si opta per la giacca un tweed è azzeccato.

Il country

arriva in città Se da un lato c’è un ritorno al sartoriale dall’altro invece c’è una tendenza del prossimo inverno che punta più alla funzionalità e alla comodità di un capo che piace e di successo. E’ la giacca (o camicia) check immancabile per l’outfit cosiddetto street style e non solo. Nei vari tessuti a quadri spezza il rigore e si presta ad abbinamenti inaspettati come quello che la vede indossata sopra la camicia e la cravatta.

di antonio scolari

tendenze

L’abito e il balzer, Tendenza di qualità Gli uomini in abito sono tornati (o meglio lo sono sempre stati) di moda. Per tutti coloro appassionati della sartorialità sarà un piacere sentirsi ben vestiti a discapito dei look disordinati che sono stati messi un po’ in disparte. Il blazer di tendenza è il doppiopetto ma anche il due bottoni, dall’aspetto un po’ vintage sia tinta unita che a quadri. Il materiale dovrà essere di buona qualità come il cachemire e la flanella e dal peso medio così da cadere in modo corretto e non fare pieghe.

Rosso di giorno e di sera

Non solo in vista del capodanno, ma per tutto l’inverno, il colore rosso è di tendenza. Decisamente eccessivo il total red ma un accessorio, una maglia, possono essere il tocco di novità per quelli a cui piace. Il maglione è over size e a fantasia, ma anche ricami e stampe lo possono impreziosire per farsi e farlo notare. Per quanto riguarda le calzature i chelsea boots o detti anche beatles sono le calzature eleganti di questa stagione che insieme alla cravatta fanno un po’ revival che piace sempre.

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La tendenza del prossimo inverno punta più alla funzionalità e alla comodità di un capo che piace e di successo.

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SCELTI DA NOI

a cura di mARCO MORELLI

Diamonds Athuruga

tra tradizioni e relax

Natale nella natura della Val Pusteria La Val Pusteria in inverno è la location ideale per l’ambientazione dei libri di fiabe. Neve soffice, prati innevati e le cime delle Dolomiti come sfondo. Il Gourmet e Boutique Hotel Tanzer è un buen retiro, allo stesso tempo rifugio di benessere e punto di partenza per gite nella natura. Issengo, vicino a Falzes, è un posto isolato, unico e magico, dove passare il Natale e poter sciare nei posti più belli delle Dolomiti. “Small is beautiful” suggeriscono i proprietari del Gourmet e Boutique Hotel Tanzer che, con sole 19 tra camere e suites, si contraddistingue per l’ospitalità e la raffinata e premiata cucina proposta dallo chef Hannes Baumgartner. Nei pressi del Tanzer si possono fare tante attività outdoor, in mezzo alla natura e distanziati. Escursioni, sci di fondo o tour di sci alpinismo, per poi, a fine giornata, farsi coccolare prima nella sala relax dal fuoco del caminetto e poi, a tavola, dai piatti raffinati e gustosi. Come ogni anno sarà preparato un bellissimo albero di Natale e il 24 ci sarà una cena speciale e tradizionale, accompagnata da letture di testi antichi e dal suono dell’arpa. Conclusa la cena ecco il krambamboli, una specialità, un particolare succo di mela brulè, e i biscotti di Christl (la padrona di casa). Info: www.tanzer.it

Capodanno al Centro Tao Il Centro Tao ha al suo interno un Presidio Sanitario e un medico a disposizione 24h, essendo una vera Natural Medical Spa e avendo sempre a cura la salute dei propri ospiti. La proposta per Capodanno e per l’Epifania è di dedicare 7 giorni per ritrovare se stessi, la propria forma fisica e mentale e ricaricarsi per l’anno nuovo. Questo è anche il senso delle due offerte del Centro Tao, la prima per Capodanno (27 dicembre – 3 gennaio), la seconda per l’Epifania (dal 3 al 10 gennaio 2021). Questo programma è ideale per chi desidera iniziare un percorso nutrizionale detossinante e/o dimagrante e apprendere un metodo pratico e interattivo di nutrizione sana ed equilibrata. Info: www.centrotao.it

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IL SUGGERIMENTO

Itinerari toscani Dalla Francigena all’Elba

Alla scoperta di una Toscana raffinata, cuore dell’Italia. Cantata dai poeti d’ogni epoca, amata da vip e scrittori. Questa volta in bici: itinerari per tutti, sportivi e famiglie, all’aperto, in sicurezza. La Via Francigena in e-bike consente di pedalare (ma anche di camminare!) negli scenari da cartolina che hanno reso questi territori un’icona in tutto il mondo. Viottoli e stradelli, da Lucca a San Gimignano. Oppure attraverso il Chianti fino alle Crete Senesi. L’esperienza cicloturistica si mescola a divertenti degustazioni, si visitano le cantine storiche, si può fare il bagno in full relax nelle acque degli stabilimenti termali toscani. E ancora Alberto, guida sapiente e preziosa, conduce ciclisti e viaggiatori, in tutte le stagioni, all’isola d’Elba.

la vacanza maldiviana Diamonds Athuruga sorge nell’incontaminato atollo di Ari Nord circondato dalle acque cristalline dell’Oceano Indiano ed è caratterizzato da spiagge candide di sabbia corallina e lussureggiante vegetazione tropicale, protette da una barriera che ospita infinite specie di creature marine. Un luogo incantato dove vivere un’autentica esperienza maldiviana, fatta di calda ospitalità e contatto con la natura, protagonista assoluta di un soggiorno in questo resort sia che si scelga un luminoso e funzionale Beach Bungalow sulla spiaggia, una spaziosa Junior Suite o una elegante e total white Water Villa, sospesa su un giardino di coralli. Eccellente l’offerta enogastronomica ad iniziare dal Maakeyn buffet restaurant che soddisfa anche i palati più esigenti. Perfetto per una cena romantica, preceduta da un aperitivo nell’area lounge con uno spettacolare tramonto tropicale, l’over water restaurant Thari, che ospita anche, durante tutto l’anno, alcuni degli chef stellati della prestigiosa associazione dei “Jeunes Restaurateurs” per deliziare i sensi con percorsi di gusto e creatività davvero unici e irripetibili. Info: www.diamondsresorts.com

di ANNA MARIA CATANO

La Grande Traversata Elbana in e-bike è l’esperienza indimenticabile, tra il blu del mare, le rocce ferrose, il verde degli arbusti. (E-bike tour di 5 giorni a partire da 150€ al giorno con guida, alloggio, e-bike, assicurazione). www.tuscanyquintessence.com. Un’oasi nel cuore della val d’Orca ove regalarsi un soggiorno esclusivo? Il resort Residenza del vescovo: una villa patrizia al centro di un parco secolare in mezzo ai vigneti del Brunello dove si produce il Rosso di Montalcino. Possibilità di wine tasting e cooking class. www.villaleprata.com

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SPA &

BENESSERE

La migliore vista sulle vette? Dalla piscina all’aperto riscaldata L’acqua calda, simbolo del relax assoluto, si fa emozione pura nelle piscine esterne riscaldate degli hotel di charme del Trentino e dell’Alto Adige/Südtirol, che offrono viste esclusive e uniche sulle vette e sui paesaggi innevati.

AL NATURHOTEL LUSNERHOF

recuperare serenità Il percorso Naturellness® è unico nel suo genere e si distribuisce lungo 500 metri, dal parco del NaturHotel Lüsnerhof fino al limitare del bosco. Gli ospiti lo percorrono in accappatoio, beneficiando del contrasto caldo-freddo, si adagiano nelle tinozze di legno per il piacere di un bagno antigravitazionale, si concedono una sosta nelle mega vasche idromassaggio esterne, si abbandonano a un tuffo rigenerante nella piscina esterna o nel laghetto alpino fitodepurato dalle piante acquatiche (si, i temerari lo fanno anche d’inverno!), fanno del kneipp d’urto direttamente nel ruscello Gargitt che scorre di fianco l’Hotel. Per poi catapultarsi nel caldo abbraccio delle dieci saune in legno e pietra suddivise a diversi livelli: il primo racchiude le tipologie più delicate, tra cui la biosauna alle erbe fresche e agli aghi di abete; la grotta di roccia con fiori di fieno, la sauna finlandese/salina e il bagno turco. Una delle saune più suggestive è tra i rami di un albero dinanzi al ruscello Gargitt, a contatto con la natura più autentica: dalle cascatelle scorrono rivoli d’acqua limpidissima che vanno a riempire tinozze di legno. La grotta salina, contenente una soluzione salina al 15% -pari a quella del Mar Morto - e pervasa da una dolce musica subacquea, accoglie i momenti di sospensione nel puro relax. Info: www.naturhotel.it

la nuova guida CONDÉ NAST JOHANSENS Da ormai 38 anni la guida di Condé Nast Johansens è un punto di riferimento costante e sempre aggiornato per viaggiatori esigenti alla ricerca di strutture uniche in tutto il mondo: hotel indipendenti, Spa, residenze d’epoca, location per eventi di grande bellezza, solo ed esclusivamente le migliori strutture sono annoverate nella guida che con uno stile unico e riconoscibile è considerata ormai strumento prezioso e irrinunciabile dai viaggiatori di tutto il mondo. Quest’anno sono ben 8 le nuove strutture italiane di lusso presenti nella guida cartacea: l’Elizabeth Unique Hotel a Roma, il Grand Hotel Bristol Resort & Spa a Rapallo, il Grand Hotel Victoria Concept & Spa sul Lago di Como, l’Hotel Corte di Gabriela a Venezia, IL Tornabuoni Hotel di Firenze, il Romantik Boutique Hotel Villa Sostaga sul Lago di Garda, lo Speronari Suites a Milano e infine il Torre A Cona Wine Estate a Rignano sull’Arno in provincia di Firenze. Info: www.condenastjohansens.com

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A Fai della Paganella (TN) I confini si confondono sulla superficie dell’acqua che rispecchia la meraviglia delle cime dolomitiche, e mille sfumature iridescenti si accendono inebriando corpo e mente. La piscina esterna panoramica (con acqua a 32°) del Solea Boutique & Spa Hotel di Fai della Paganella (TN) ha il pregio di essere inserita in un contesto paesaggistico da fiaba, quello della catena del Lagorai e delle Dolomiti dell’Alto Adige, reso ancora più allettante dalla presenza nella struttura di un centro wellness disposto su 1500 metri quadrati e dotato tra l’altro di una piscina coperta riscaldata (32°) con idromassaggio circolare. Anche la piscina esterna gode di postazioni idromassaggio dove è possibile abbandonarsi al più totale relax. Per informazioni:Tel. 0461 581065, www.hotelsolea.com

to come “Best of the Best” dal Traveller’s Choice Award 2020 di Tripadvisor è tra i migliori 25 hotel in Italia. Tra i suoi 2500 metri quadrati di wellness offre la infinity pool sul rooftop della Dolomites Sky Spa dell’Excelsior Dolomites Lodge (inaugurato nel 2019), con acqua a 33° e vista impareggiabile sulle Dolomiti, riservata agli adulti. A tutta la famiglia invece è dedicato il grande idromassaggio esterno panoramico (acqua a 35°) della Spa Dolomiti. Per informazioni: Tel. 0474501036, www.myexcelsior.com

A San Viglio di Marebbe, Val Badia (BZ) L’Excelsior Dolomites Life Resort a San Viglio di Marebbe (BZ), in Val Badia, è la top destination per lo sci e per gli amanti del benessere, grazie a speciali servizi su misura e alla sua posizione unica. Premia-

VI CONSIGLIO di rita bertazzoni

Romantik Hotel Oberwirt Una grande casa dai tetti aguzzi e caratteristiche torri da cui ammirare le cime delle Alpi meridionali e i boschi che crescono tra Marlengo e Merano (Bz), circondata da un giardino con oltre 50 varietà di rose. Il Romantik Hotel Oberwirt, gestito da 11 generazioni dalla famiglia Waldner, nasce da un’antica locanda di campagna del XV secolo, trasformata nel tempo in una dimora di charme con camere e suite declinate in legno di noce e cembro, dalle atmosfere intime, per soggiorni di piacere e relax. È rinomato per la squisita accoglienza dei padroni di casa e per l’’ottima cucina che si gusta nella stube del ristorante, guidato da 35 anni dallo chef Werner Seidner, insieme ad una cantina di circa 500 etichette dove trionfano i vini della propria tenuta Eichenstein. I piaceri per i sensi continuano nel nuovissimo centro wellness Amadea Spa con piscina romana di acqua salina all’aperto, piscina coperta con impianto controcorrente e acqua calda a 29°C, sauna finlandese, biosauna e sauna ad infrarossi, bagno turco, sala fitness e beauty room dove provare trattamenti speciali ispirati alla natura altoatesina: a base di rosa selvatica (sensoriale), lavanda (calmante), fieno (rivitalizzante) ricco di erbe aromatiche alpine, mele e uva (antietà). Ispirate alla natura sono anche le quattro eleganti stanze relax,

in legno e materiali esclusivi: la sala quarzite argento, con letti ad acqua, è dedicata alla chiarificazione e alla depurazione; la flora alpina, con una parete impreziosita dai fiori raccolti vicino al Lago di Resia, è un trionfo di profumi e armonia; giochi di fuoco è la sala con camino mentre la relax è in pino cembro, benefico per il corpo e la mente. Chi vuole staccare la spina e rigenerarsi può prenotare la “Settimana Amadea Spa”, che propone 7 notti con colazione e un peeling al sale marino, un massaggio completo all’olio aromatico, una manicure o pedicure e un trattamento del viso Amadea a parire da 919 € a persona. Per gli amanti della neve, ci sono l’area sciistica Monte San Vigilio e Merano 2000 con 40 km di piste, snowpark e l’Outdoor Kids Camp. www.romantikhotels.com

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PARTIAMO Alla scoperta dell’Alpe di Siusi

Camminare in un paesaggio idilliaco e pressochè incontaminato, ascoltando il silenzio della natura e respirando l’aria pura e frizzante, è una pratica che stimola e rigenera sia il corpo che lo spirito. È noto infatti che l’escursionismo in alta quota ha benefici davvero sorprendenti sul nostro organismo: rafforza ossa e articolazioni, riduce i principali rischi cardiovascolari, fa perdere peso (una camminata sostenuta può bruciare fino a 500 calorie all’ora), migliora la respirazione, rafforza il sistema immunitario e riduce lo stress poiché godere delle bellezze della natura mentre si passeggia libera la mente dai pensieri e dalle ansie L’Alpina Dolomites Health Lodge & Spa, uno degli hotspot più esclusivi delle Dolomiti, è il punto di partenza

L’avvento a merano Quest’anno in Piazza Duomo a Merano, ogni giorno si aprirà una speciale e suggestiva finestra del Calendario dell’Avvento, da martedì 1 dicembre alla Vigilia di Natale. Palais Mamming Museum ospita infatti sulla sua facciata una mostra molto particolare, composta dalle “Sfere dei Desideri” realizzate dai bimbi in cura nelle oncoematologie pediatriche degli ospedali italiani nell’ambito dei corsi di ceramico-terapia della Fondazione Lene Thun ONLUS.Ogni apertura del calendario si chiamerà “L’abbraccio” e le persone, distanziate, potranno assistere all’evento ogni giorno, sul far della sera. Inoltre, migliaia di luci coloreranno la città, per dar modo a tutti di assaporare e godere del Natale, anche a chi dovrà viverlo da casa. Sarà anche possibile percorrere la Passeggiata Tappeiner anche di sera, grazie al nuovo sistema di illuminazione che è stato installato a ottobre nel tratto Torre polveriera – Serpentina sopra via Galilei.Info: www.merano.eu

occasioni imperdibili

i glass cube a dobbiaco 72

a cura di mARCO MORELLI ideale per esplorare l’Alpe a piedi. L’hotel offre assistenza sia per il noleggio dell’attrezzatura che per l’organizzazione di escursioni con o senza guida, segnalando i tracciati più suggestivi e i livelli di difficoltà. Sono più di 60 i chilometri di sentieri invernali dedicati alle camminate sulla neve. Tra le escursioni più amate da segnalare senza dubbio il sentiero che porta al Rifugio Molignon (2.060 m). Per gli amanti dello sci di fondo l’Alpe di Siusi offre ben 80 km di piste perfettamente battute.

Prenota subito le tue prossime vacanze, per Sardegna, Corsica, Baleari e Sicilia! Frequenza, tariffe competitive, comfort, qualità, affidabilità, miglioramento costante del servizio e dell’offerta sono le caratteristiche principali della Compagnia delle Navi Gialle, che apre le prenotazioni per la stagione 2021, regalandoti la Flessibilità. Se prenoti subito le tue prossime vacanze per Sardegna, Corsica, Baleari e Sicilia, l’opzione Tariffa FLEX è gratuita e il biglietto sarà modificabile senza penali, per altre date e altre linee, e rimborsabile. Un viaggio sereno inizia da una tariffa flessibile! Dal 1968 Corsica Sardinia Ferries è la prima Compagnia di navigazione privata per il numero di passeggeri trasportati sulla Corsica, che serve tutto l’anno Corsica e Sardegna. La Corsica è collegata da Tolone, Nizza, Savona e Livorno e, in estate, da Piombino; la Sardegna è collegata da Livorno, Nizza e Tolone e, in estate, da Piombino. L’isola d’Elba è collegata da Piombino e da Bastia (Corsica) nella stagione estiva. Corsica e Sardegna sono unite da collegamenti annuali. La linea Tolone/Baleari è attiva da aprile a settembre, mentre la linea dalla Sicilia (Trapani) alla Provenza (Tolone) è attiva dalla primavera. Corsica Sardinia Ferries gestisce una flotta di 13 navi e si occupa direttamente di tutti i servizi all’utenza. Info: www.corsica-ferries.it

Il candore splendente della neve trasforma gli alberi del bosco in uno scenario fatato, illuminando e filtrando tra le grandi vetrate degli Skyview Chalets, 12 innovativi glass cube sul Lago di Dobbiaco (BZ), a pochi chilometri dalle maestose Tre Cime di Lavaredo. Qui non ci sono confini tra il paesaggio invernale e gli ambienti interni che profumano di trucioli di cirmolo e avvolgono di calde emozioni gli ospiti, che scelgono di ritagliarsi momenti preziosi in questi originali e riservati Chalets in totale sintonia con la natura. Sdraiarsi sul letto e ammirare come la neve scende dolce dal cielo mentre il bosco è inondato di luce è solo una delle private sensazioni che si possono vivere negli Skyview Chalets. Il tetto, infatti, può diventare trasparente per sognare osservando i fiocchi che cadono o di notte le stelle che brillano. Gli Chalets sono dotati di letto matrimoniale nel glass cube con vista sul cielo, terrazzo panoramico, hanno un soggiorno con divano e un angolo con tisane, frigo, macchina del caffè, il bagno con doccia emozionale. Nella versione Superior ospitano una sauna a raggi infrarossi, in quella Deluxe rivelano anche una vasca idromassaggio Jacuzzi. Al mattino, la colazione a base di prodotti biologici e regionali viene servita direttamente in “camera”.

prenota l’estate 2021

Mentre il ristorante “Il Fienile” delizia i palati con piatti altoatesini reinventati con prodotti di qualità a chilometro zero, abbinati ai vini della rinomata cantina con enoteca, dove fermarsi per sperimentare percorsi di degustazione. Le passeggiate sul manto bianco e intorno al lago che d’inverno si fa magico, divenendo uno specchio vanitoso per le montagne che lo circondano, si alternano agli sport sulla neve. Una pista da sci di fondo passa proprio lungo il Lago di Dobbiaco, collegandosi al carosello Dolomiti Nordicski, il più grande d’Europa con 1.300 km di percorsi. Inoltre, gli Skyview Chalets sono punto di partenza (con servizio navetta gratuito) per bellissime ciaspolate, escursioni sulla neve, discese nell’area sciistica 3 Cime Dolomiti. Info: www.skyview-chalets.com

di Elena kraube

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Venezia d’inverno private emozioni Slow Winter Gallo Rosso

Venezia d’inverno è un’emozione privata. La città si fa più silenziosa e mette in mostra tutta la sua rara bellezza. Soprattutto quest’anno, fuori dal turismo di massa, occasione per visitare luoghi normalmente inaccessibili. Per cogliere l’essenza della città lagunare, la stagione fredda è il momento migliore per esplorare e godersi i palazzi storici, il fascino delle gondole, i musei, veri e propri templi dell’arte, i misteri e le atmosfere di una Venezia che permette ora come non mai di vivere un viaggio nel tempo. Un’esperienza che si fa unica al luxury boutique hotel Corte di Gabriela, palazzo ottocentesco veneziano

La stagione invernale in Alto Adige è magica: il paesaggio si imbianca di candida neve e tutto diventa più silenzioso e ovattato. Le persone rientrano volentieri nelle case in cerca di tepore e sorseggiano con piacere bevande calde ed infusi, come quelli contrassegnati dal sigillo di qualità di Gallo Rosso, composti da ingredienti puri e al 100% sudtirolesi Lo Slow Winter che propone Gallo Rosso va in una direzione ben precisa: una vacanza rilassante prima di tutto, con attività outdoor rigeneranti e in comunione con la natura. Una bella passeggiata nella neve, ascoltandone lo scricchiolio provocato ad ogni passo, sentendosi parte dei boschi, dei ruscelli che spuntano gorgoglianti dalla coltre di neve, degli alberi con i rami appesantiti che di tanto in tanto recuperano la loro naturale posizione quando la neve scivola giù. Una bella sauna a fine giornata è proprio quello che ci vuole. Diversi masi Gallo Rosso, infatti, sono dotati di piccole aree benessere con sauna che affaccia sul paesaggio all’esterno. Il bagno di fieno (Alpenbadl) è uno dei trattamenti più proposti dai contadini. Info: www.gallorosso.it

cabinovia invisibile in Val d’Ega Una futuristica cabinovia con stazione d’autore che scompare come per magia alla vista e richiama un’antica leggenda di montagna: è questa la sorpresa che, in un periodo complicato come quello che stiamo vivendo, la Val d’Ega (BZ) sta preparando ai propri ospiti. In linea con la filosofia della mobilità sostenibile e dell’abbattimento dell’impatto ambientale che ormai da tempo guida le iniziative del cuore delle Dolomiti, il primo impianto di risalita firmato dal celebre Werner Tscholl, Architetto italiano dell’anno nel 2016, mira a prolungare la seggiovia Tschein dell’hotel Moseralm, consentendo così di raggiungere a piedi le sponde del Lago di Carezza. Sostituendo le due seggiovie Laurin II e Laurin III, la cabinovia a 10 posti “König Laurin” collegherà l’albergo malga Frommeralm con il rifugio Fronza alle Coronelle. Con una lunghezza complessiva di 1.807 m e una stazione intermedia, il nuovo impianto supera un dislivello di 560 m e trasporta comodamente i passeggeri a destinazione in una spettacolare corsa di soli 6,5 minuti che sfiora le pareti del Catinaccio. Info: www.valdega.com

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vicino Piazza San Marco, ma isolato e distante dal circuito turistico. Cucito sugli ospiti come un abito sartoriale di pregiata finezza, il boutique hotel è concepito come una casa dove l’ordinario lascia il posto allo straordinario. Le camere e suite esprimono signorilità e lusso. I servizi sono pensati sulle singole esigenze, tanto che c’è un concierge 24 ore al giorno, la colazione è curata come se si andasse al ristorante fin dal mattino, il brunch, la biblioteca, la bellissima corte interna arricchita da un’antica vera da pozzo, sono sempre a disposizione. Grazie ai consigli del proprietario di casa Gian Luca Lorenzet e di sua moglie Gabriella, la città e il soggiorno si vivono in modo totalmente personalizzato. Come un pezzo di design d’autore. A partire dalle meraviglie del palazzo di Corte di Gabriela, un tempo abbandonato e poi trasformato in residenza di lusso con affreschi, bifore e gessi originali e preziosi elementi di artigianato veneziano, ci si perde tra le calli e i ponti incontrando altre facciate intarsiate, cancelli che si aprono sui canali. Info: www.cortedigabriela.com

il viaggiatore Avete mai provato ad entrare in una “stanza della neve”, dove il freddo regala emozioni e sensazioni di benessere davvero uniche? Se la risposta è no (ma anche sì e la riproverei volentieri) l’occasione giusta per vivere questa wellness experience è far visita al Bonfanti Design Hotel di Chienes, in Val Pusteria, che tra le novità del recente restyling può vantare una snow room davvero spettacolare. Un luogo speciale dove lasciarsi avvolgere dalla magia invernale dei paesi nordici ricreata grazie alla neve (vera), che ricopre pareti e pavimento e scende a fiocchi leggeri leggeri, e alla temperatura che può raggiungere anche i -10°. Ideale dopo la sauna, è l’alternativa soft al bagno di reazione freddo, imprescindibile per ristabilire la condizione ottimale all’organismo dopo la fase di riscaldamento, per riattivare la circolazione sanguigna e rassodare i tessuti. Il freddo secco infatti fa percepire una temperatura meno fredda di quella reale permettendo al corpo un raffreddamento delicato e graduale senza lo shock dello sbalzo termico. La snow room non è l’unica novità wellness del rinnovato Bonfanti: anche la sauna esterna è una new entry che lascia davvero a bocca aperta. Situata proprio accanto al bellissimo laghetto (balneabile d’estate!), la sauna si presenta come una costruzione dal design elegante e in completa sintonia con ciò che la circonda: una vera baita de luxe, un’oasi di benessere in mezzo alla natura dove il benessere è davvero totale. Nuovo look anche per il centro wellness indoor, con tre nuove sale e cabine beauty e un’accogliente zona relax con tanto di caminetto. Rinnovate le piscine (piscina esterna riscaldata tutto l’anno e piscina interna a 30° C), le saune (biosauna, sauna al fieno e sauna a infrarossi), il bagno turco, le vasche whirpool (interna ed esterna riscaldata a 34° C), il percorso Kneipp, e la sala fitness di 100 mq con attrezzi Technogym di ultima generazione e un’ampia vista panoramica sulle montagne.Info:www.bonfanti-hotel.com

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turismo

FOTOGRAFANDO L’ITALIA, DALLE VETTE AL MARE Biotopo Wieser Werfer©wisthaler com

A CURA DI VERONICA GHIDESI

Nell’attesa di ritornare a viaggiare, un excursus virtuale tra parchi naturali, panorami Patrimonio dell’UNESCO, luoghi insoliti intrisi di storia e cultura: tra Veneto, Alto Adige e Piemonte alcuni dei più bei scorci del Nord Italia da immortalare in uno scatto. Sette suggerimenti per gli amanti della fotografia e non solo, da scoprire attraverso semplici escursioni a piedi, in barca o in funivia, dal mare agli oltre 3.000 metri delle Dolomiti. Luoghi in cui viaggiare con la mente, aspettando di programmare la prossima vacanza

Le Dolomiti dalla terrazza panoramica di Punta Rocca sulla Marmolada Il più spettacolare panorama delle Dolomiti si può osservare dalla terrazza panoramica di Punta Rocca a 3.265 m di quota sulla Marmolada: l’unico punto dove è possibile ammirare tutti e 9 i sistemi del gruppo montuoso dolomitico, Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO. Con parapetti in vetro e accessibile anche a chi presenta disabilità grazie a un ascensore panoramico che sale direttamente dalla stazione di arrivo della funivia, la terrazza di Punta Rocca è raggiungibile comodamente con l’impianto Marmolada - Move To The Top che in soli 12 minuti conduce sulla vetta della Marmolada, la più alta delle Dolomiti. Da non perdere: Alba dalla Regina, una serie di appuntamenti che sia d’estate che d’inverno permettono di osservare il sorgere del sole dal tetto delle Dolomiti.

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Casoni Caorle

Lago Po’ Druscié a Cortina d’Ampezzo Un bacino artificiale dalla singolare forma di cuore e dalle acque azzurre, incastonato nel verde dei boschi di Cortina d’Ampezzo. Esprime tutta la sua poesia soprattutto se ammirato dall’alto: per scorgere il fascino di questo specchio d’acqua, ideale è la funivia Tofana - Freccia nel Cielo. Il tratto dell’impianto che da Col Drusciè (1778 m) porta a Ra Valles (2475 m) regala infatti uno scorcio singolare sul Lago Po’ Druscié. Si può raggiungere anche a piedi con una semplice escursione da Col Druscié, la stazione a monte della nuova cabinovia Tofana-Freccia nel Cielo: una volta usciti dalla stazione va imboccato il sentiero che scende verso Pié Tofana, percorrendolo fino all’incrocio con il sentiero n° 410 che prosegue passando proprio a fianco del Lago Po’ Druscié; continuando si raggiunge anche il vicino Lago Ghedina. Biotopo Wieser Werfer in Valle Aurina Con la sua forma curvilinea che ricorda un serpente, il biotopo naturale Wieser Werfer, situato a Casere in Valle Aurina, svela un paesaggio particolare e unico nel suo genere. Una scenografica torbiera compresa nei 31.320 ettari del Parco Naturale Vedrette di Ries Aurina, vero e proprio polmone verde dove godere di una grande varietà di fauna, flora e minerali. Il biotopo rappresen-

Lago Po’ Druscié

ta un aspetto peculiare del territorio della Valle Aurina, l’acqua: in questa ragione ai piedi della Vetta d’Italia, che ospita il punto più a Nord del territorio italiano, si trovano 120 fonti di acqua purissima, 10 cascate e 35 laghi di montagna. Per poter apprezzare questo luogo dalla località di Casere è possibile intraprendere un’escursione di circa un’ora e mezza alla portata di tutti: si segue il percorso n. 15 che giunge alla malga Hochwieser (2.025 m), continuando poi sul tracciato per arrivarre finalmente al biotopo Wieser Werfer. Il panorama dallo “shutter” di LUMEN Una grande vetrata panoramica che ricorda l’otturatore di una macchina fotografica da cui si scorge uno dei più bei panorami delle Alpi Altoatesine: è lo “shutter” di LUMEN, innovativo museo dedicato alla fotografia di montanga sulla cima di Plan de Corones (2.275 m). La particolare apertura sulla parete si apre e si chiude, divenendo sia schermo in cui viene proiettato un filmato dedicato alla montagna, che cornice di una magnifica vista delle Dolomiti. Ricavata dal vecchio ingresso della funivia, nella vecchia stazione a monte di Plan de Corones, struttura da

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cui si è sviluppato l’intero progetto del museo, rappresenta l’apice di una combinazione tra tecnologia, arte e natura che contraddistingue il progetto sostenibile di un museo che valorizza l’identità culturale del terriorio in 1800 mq di spazio espositivo. Malga Fane nell’Area Vacanze Rio Pusteria Come una cartolina, il bucolico villaggio alpino di Malga Fane si trova nascosto nella località di Valles, nell’area vacanze Rio Pusteria in Alto Adige, ai piedi delle montagne di Fundres. Unico nel suo genere, a 1.739 m di altitudine, è un singolare agglomerato di baite e fienili con una piccola chiesa e tre rifugi contraddistinti dall’orginalità di un’architettura che riporta a un tempo passato. Risalente all’epoca del Medioevo e incastonato tra i verdi pascoli di Rio Pusteria, è un luogo dedicato ai nostalgici di altre epoche e si può raggiungere attraverso tre sentieri: un percorso nel bosco con partenza dal parcheggio situato in fondo alla valle, l’itinerario didattico del Sentiero del Latte o l’Alta Via di Valles. Il Bosco dei Pensieri al Villaggio Fontanafredda Un’area verde di 13 ettari nel cuore delle Langhe patrimonio mondiale dell’Unesco punteggiata da oltre 40 mila piante, tra vigneti, alberi secolari e noccioleti. Un percorso meditativo in 12 tappe arricchito da aforismi d’autore, informazioni sulla flora e fauna locale e immagini – che conduce

Terrazza panoramica Punta Rocca ®AlexFilz

fino alle colline del Barolo. Il Bosco dei Pensieri a Serralunga d’Alba è il luogo dove ristabilire il contatto con la natura grazie a due itinerari da intraprendere a piedi, da 20 a 45 minuti, per ammirare scorci dal fascino misterioso e magico, da paesaggi collinari fino al sottobosco per poi terminare la passeggiata al Lago dei cigni del Villaggio Fontanafredda. Un tempo tenuta del Re Vittorio Emanuele II, il Villaggio oggi vanta l’ultimo bosco rimasto intatto della Bassa Langa, nonché cantine tra le più belle del mondo, 160 anni di storia, alta ristorazione e ospitalità stellata, inoltre aperto tutto l’anno permette al visitatore di immergersi nel Baosco dei Pensieri e contemplarne la poesia in qualsiasi momento. I Casoni di Caorle Particolari strutture immerse nella laguna di Caorle che offrono al visitatore una visione fuori dal tempo, i Casoni sono le antiche abitazioni delle

Bosco dei Pensieri Villaggio Fontanafredda

famiglie di pescatori realizzate in legno e canna palustre che conservano la memoria di una millenaria tradizione per la pesca. Luoghi frequentati anche da Ernest Hemingway e visibili ancora oggi, i Casoni possono essere ammirati sia in sella – grazie agli itinerari ciclabili che percorrono il litorale, collegando l’entroterra lagunare al mare – sia in barca, navigando alcuni canali lagunari che regalo una prospettiva diversa e singolare. Rappresentano uno scorcio imperdibile di Carole, località annoverata tra i Borghi Storici Marinari - Gioielli d’Italia, meta dell’Alto Adriatico che si compone di panorami diversi: dal centro storico con le sue case colorate, le calli e campielli proprio in riva la mare, fino alla natura incontaminata della laguna, un’area naturalistica di grande importanza per la flora e la fauna che ospita.

Malga Fane Rio Pusteria

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MUSICA cinema & arte AL MUNICIPALE DI PIACENZA

LA LIRA DI ORFEO FIRMA UN HAENDEL DA FAVOLA Virtuale, digitale, umanissimo. Eccolo, il teatro del coraggio. Cristina Ferrari, Direttore Artistico del Municipale di Piacenza, ha detto il suo personale no alla serrata generale che, ancor prima di scuole e musei, ha falciato la ripartenza dei teatri. “Aci, Galatea e Polifemo”, deliziosa primizia di un Haendel ventenne, è andato in scena solo domenica 15 novembre. In streaming, sul portale Opera Streaming creato ad hoc dalla regione Emilia Romagna. In buca, era la lettura luminosa ed intimamente consapevole dell’ensemble “La Lira di Orfeo” e del suo valoroso capitano Luca Guglielmi a dare la bussola ai naviganti. Atteso al varco, in un ruolo tra i più impervi di tutta la letteratura vocale, il Polifemo di Andrea Mastroni si stagliava con la vertiginosa autorità di una vocalità smagliante, ad articolare parola ed affetti. E, accanto alla purissima Galatea di Giuseppina Bridelli, in un’autentica gara di bravura, era il con-

VISTI PER VOI AL CINEMA e in tv

DI ELIDE BErGAMASCHI

KAVAKOS ED OCM: UNA VERTIGINE, PRIMA DEL RITORNO AL SILENZIO

trotenore lodigiano Raffaele Pe a scolpire i tratti ingenui ed appassionati del pastorello Aci. Una favola di talento e di coraggio, in tempi di Covid.

di elena kraube

NOTIZIE DAL MONDO

LA RAGAZZA CON IL BRACCIALETTO

Tom Hanks nel primo western della sua carriera è un uomo che accetta di aiutare una ragazza che è stata rapita. Cinque anni dopo la fine della Guerra Civile, il Capitano Jefferson Kyle Kidd (Hanks), un veterano di tre conflitti, si sposta di città in città narrando storie vere condividendo con chi lo ascolta vicende di presidenti e regine e racconti di faide gloriose, catastrofi devastanti ed emozionanti avventure vissute in remoti angoli del globo.

É il mio processo, non quello dei miei genitori. Lisa ha 18 anni e un braccialetto elettronico alla caviglia. Accusata del presunto omicidio della sua migliore amica, attende il processo a casa dei suoi genitori, che la sostengono, interrogandosi ciascuno a suo modo sulla maniera migliore di fare fronte al dramma familiare.

NO TIME TO DIE

WORLD WAR Z 2

Il nuovo 007 sotto il segno di Daniel Craig e Rami Malek. Bond si gode una vita tranquilla in Giamaica dopo essersi ritirato dal servizio attivo. Il suo quieto vivere viene però bruscamente interrotto quando Felix Leiter, un vecchio amico ed agente della CIA, ricompare chiedendogli aiuto.

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I film affondano le radici narrative in “World War Z: la guerra mondiale degli zombie”, la raccolta di finte interviste firmata Max Brooks, che narra di una pandemia globale e di un ex agente delle Nazioni Uniti che al cinema prende il nome Jerry Lane e le sembianze di Brad Pittalla disperata ricerca di un vaccino.

Lo scorso 21 ottobre la stagione di Tempo d’Orchestra inaugurava. Sul fondo brumoso in cui Mendelssohn colloca l’orchestra - un brulicante mormorio ad evocare il sottobosco, oscuro e leggendario, dell’immaginario romantico – era infatti il violino supremo di Leonidas Kavakos a stagliarsi aureo, gigante di bellezza e di marmorea autorità, tra filati lunari e guizzi micidiali che abitano nel Concerto in mi minore. E, posato l’arco, Kavakos si cimentava con la Sinfonia Pastorale beethoveniana, con l’apollinea, ingannevole innocenza del suo labirinto nascosto sotto fronde di monumentale giardino fatato. Un percorso che, ancor prima del suo direttore, era l’Ocm ad attraversare con l’intima confidenza che si ha con un territorio familiare, facendosi largo nella microscopica tessitura fatta di apparente quiete ed orizzonti lenti a mutare, senza lasciarsi sommergere dalle seduzioni della “pittura in musica”, dalle sue sabbie mobili annidate sotto la trasparenza di un affresco che, come la celeberrima Tempesta di Giorgione, è filosofica meditazione sulla vita e monito sul tempo che fugge e che ritorna.

ELEGANZA ED INTIMITÀ ECCO UNA SCHUBERTIADE TRA SODALI Strumento perfetto per servire con duttile informalità le più disparate situazioni, ora protagonista, più spesso fedele comprimaria ad accompagnare il canto con la sua opalescente palette, la chitarra vive nella Vienna di primo XIX secolo un’epoca d’oro. Per rendercene conto basta ascoltare il prezioso itinerario nell’immaginario schubertiano che Eugenio della Chiara traccia in questo progetto discografico, dove la voce del principe del Lied trova sulla cordiera un luogo espressivo di trepidante bellezza. A snodare il nastro di una narrazione che attraversa con la naturalezza di uno sguardo a luce naturale la celeberrima Sonata D. 821 “Arpeggione” ed un grappolo di Lieder trascritti da coevi ed amici di Schubert stesso è Eugenio della Chiara. E come in una vera e propria schubertiade, l’interprete pesarese chiama a sé sodali di pari calibro quali Mert Süngü e Davide Cabassi per restituirci un ritratto di rara eleganza.

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Vanessa Morandi Arte e cultura nel mantovano Da maggio del 2016 con la giunta del Sindaco Roberto Lasagna ha accettato la carica di Assessore alla cultura, al turismo e alle politiche giovanili di San Benedetto Po. Lei è Vanessa Morandi. Piena di idee, desideri ed obiettivi da raggiungere si è messa in gioco vedendo le grandi potenzialità del paese, anche se con budget ridottissimi a disposizione! Un percorso pieno di ostacoli che nel 2021 giunge a fine mandato. Lavorando con una squadra veramente efficiente ha ottenuto grandi risultati, anche nel campo dell’arte. Quanto ha contribuito l’arte al cambiamento del suo paese? «San Benedetto Po ha dato i natali a molti artisti, noti e meno noti. Con uno spazio all’interno del Comune abbiamo voluto valorizzare l’arte locale avvicinando i paesani alle esposizioni e alle mostre, facendoli sentire partecipi! Poi ci sono il Refettorio monastico e l’ala dei pittori del Museo, dove realizziamo, oppure ospitiamo delle mostre temporanee che fanno sì che questi luoghi siano sempre vissu-

ti. Sono location storiche che si adattano all’arte contemporanea creando un’atmosfera ogni volta diversa». Quale è il progetto nel quale ha investito più energie, di cui va fiera? «La mostra “Il Cinquecento a Polirone. Da Correggio a Giulio Romano” che si è conclusa il 6 gennaio scorso nel Refettorio monastico. L’evento espositivo più impegnativo realizzato dal Comune dopo il Millenario Polironiano del 2007. Con collaborazioni importanti dal Comune di Mantova, come da Palazzo Ducale e Palazzo Te. Il Comune di Badia Polesine ci ha concesso per questa straordinaria occasione, la tela di Girolamo Bonsignori che dal 1797 era scomparsa dal Refettorio, luogo per cui era stata dipinta, e rivederla nella sua location originaria è stato per tutti una grandissima emozione. L’evento ha riscosso tantissimo successo sia locale che nazionale». Perché San Benedetto Po è chiamato la Montecassino del nord o la Cluny d’Italia? «Per il ruolo importantissimo che il Monastero Polironiano ha giocato nelle diverse fasi di riforma ecclesiastica nei suoi mille anni di storia. Era un punto di riferimento sia per l’Italia del nord sia per l’Europa. Veniva chiamato anche la “Cluny d’Italia” per lo stesso motivo dopo che Matilde di Canossa lo rese monastero benedettino cluniacense ponendolo sotto l’ala protettrice di Gregorio VII e dell’abate Ugo di Cluny». Quali sono all’interno del comune i luoghi di maggior richiamo turistico e perché? «Certamente il cuore del nostro borgo, uno tra i borghi più belli d’Italia, è il complesso monastico polironiano. Gli ambienti sono straordinari. Solitamente ogni visitatore rimane incantato dalla magnificenza di questi spazi. La biblioteca monastica, l’antico re-

fettorio, i tre chiostri, lo scalone del Barberini appena restaurato, la basilica restaurata proprio da Giulio Romano e lo straordinario museo ricavato negli antichi dormitori del monastero». Cosa manca agli obiettivi culturali che si era preposta a inizio mandato? «Stiamo terminando i lavori nei depositi del Museo Civico Polironiano, una parte dei quali diventerà percorso di visita al fine di mostrare l’immenso patrimonio culturale che abbiamo. Tuttavia manca ancora l’ex infermeria monastica che verrà trasformata in ristorante-struttura ricettiva. Questo è un grande obiettivo che spero presto di spuntare dalla lista!». Info 0376.623036

DI Barbara Ghisi

ATTRAVERSO LE AVANGUARDIE

le mostre

Finalmente dopo i necessari rinvii dovuti al Covid, presso APE Parma Museo fino al 21 febbraio si terrà la mostra inedita Attraverso le Avanguardie. Giuseppe Niccoli / visione e coraggio di una Galleria, organizzata da Fondazione Monteparma. La mostra, curata da Roberto e Marco Niccoli, presenta opere di artisti internazionali, come Afro, Agostino Bonalumi, Alberto Burri, Enrico Castellani, Alik Cavaliere, Ettore Colla, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Conrad Marca-Relli, Fausto Melotti, Angelo Savelli, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano.

Rovigo Palazzo Roverella Fino al 17 gennaio MARC CHAGALL. ANCHE LA MIA RUSSIA MI AMERÀ

Bologna Palazzo Albergati Fino al 14 febbraio Monet e gli impressionisti

Milano Mudec Fino al 7 marzo Chagall, love and life

Milano Gallerie d’Italia Fino al 1 marzo Giambattista Tiepolo. Venezia, Milano, Dresda, Madrid

Libri

DI veronica ghidesi

Una terra promessa

Happydemia

«La narrazione dell’ex presidente - densa di riflessioni politiche ma anche di notazioni umane, dall’impatto della Casa Bianca sulla tenuta del matrimonio con Michelle alla nostalgia per i momenti irripetibili vissuti con Sasha e Malia adolescenti - va dall’inizio della sua carriera politica all’eliminazione di Osama bin Laden il 2 maggio 2011» (Massimo Gaggi, Corriere della Sera)

Dopo il grande successo di pubblico e critica del Censimento dei radical chic, Giacomo Papi torna a far ridere e pensare, raccontando il nostro presente rovesciato. Una storia esilarante, amara e illuminante sui tempi che corrono (anche quando è vietato). In un presente (non troppo) lontano in cui i baci sono stati vietati per contenere il contagio, il ventenne Michele trova lavoro come rider, anzi come consegnator di Happydemia - la più importante multinazionale al mondo per la distribuzione di psicofarmaci.

Hanya Yanagihara

Henning Mankell. L’ uomo della dinamite

Il giovane medico Norton Perina ritorna da una spedizione nella remota isola micronesiana di Ivu’ivu con una scoperta sconcertante: ha davvero trovato una cura per l’invecchiamento? Sembra che la carne di un’antica specie di tartaruga contenga la formula per la vita eterna. Perina prova scientificamente la sua tesi e guadagna fama e onori mondiali, ma ben presto scopre che le sue proprietà miracolose hanno un prezzo terribile. Cosa pensare quando il genio si rivela un mostro?

È un sabato pomeriggio del 1911, quando un giovane operaio della squadra di brillatori alle prese con la costruzione di una strada ferrata nel Sud della Svezia rimane coinvolto in un’esplosione devastante. Anche se tutti lo danno per spacciato, Oskar Johansson sopravvive alla dinamite che ha fatto a pezzi il suo corpo, e si riprende il lavoro e la vita. Riuscirà a vedere l’inizio di qualcosa che vagamente assomiglia alla rivoluzione da lui tanto attesa e che non ha mai smesso di immaginare.

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liBRI

alberto sordi segreto il lato privato di un mito

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è L’OMAGGIO EDITORIALE, NEL CENTENARIO DELLA NASCITA DEL GRANDE ATTORE, ATTESO DA TEMPO DAI SUOI FAN, CHE SVELA AMORI NASCOSTI, MANIE, RIMPIANTI E MALDICENZE

lberto amava ripetere: ‘In Italia si dice che il popolo è sovrano. Ma sovrano de che? Il nostro Paese, purtroppo, ha avuto una classe politica che si è impegnata nella conquista del potere per interessi meramente personali’». Affermava come “nell’Italia politica degli ultimi anni ci fosse tanta mediocrità e che i cittadini venissero trattati da sudditi”. Sono alcune delle tante rivelazioni contenute nel primo libro sulla vita privata dell’attore “Alberto Sordi segreto” dal 21 maggio nelle librerie, pubblicato da Rubbettino e scritto da chi Sordi lo ha conosciuto bene e frequentato in tante situazioni familiari e non sul set, per motivi professionali o per interviste ufficiali, ma in quanto cugino: Igor Righetti, parente da parte della madre dell’attore Maria Righetti, giornalista professionista e docente universitario di Comunicazione, autore e conduttore del fortunato programma quotidiano “Il ComuniCattivo” su Rai Radio 1 con versioni televisive su Rai2 e all’interno del Tg1 libri su Rai1. Il libro (212 pagine, 15 euro, con all’interno decine di foto inedite e la prima canzone a lui dedicata), a causa dell’emergenza sanitaria, è stato fatto uscire ad aprile in versione ebook mentre il cartaceo autografato dall’autore era disponibile soltanto sul sito dell’editore (www.rubbettinoeditore.it). Il libro digitale, il primo autografato mai realizzato finora, ha subito riscosso grande successo non soltanto in Italia, ma anche in Europa, Argentina,

Igor Righetti con Patrizia de Blanck

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A CURA di pAOLO CARLI

Igor Righetti e Alberto Sordi

Stati Uniti e Australia, dove Alberto Sordi è tuttora molto amato. Il volume presenta, per la prima volta, anche le testimonianze di alcuni cugini di Alberto: da parte della madre Maria Righetti e del padre Pietro Sordi. Ci sono, inoltre, i ricordi inediti di alcuni amici dell’attore che lo hanno frequentato in modo assiduo e di personaggi del cinema e della tv con i quali ha lavorato. Tra questi, Rino Barillari, Pippo Baudo, Patrizia de Blanck (con la quale Sordi ebbe una love story), Elena de Curtis (nipote di Totò), Sandra Milo, Sabrina Sammarini (figlia di Anna Longhi) e l’ex annunciatrice Rai Rosanna Vaudetti. Di grande interesse le due interviste inedite ad Alberto realizzate dal giornalista Luca Colantoni (1995) e dalla regista e produttrice cinematografica Donatella Baglivo (1997). Infine, lo storico del doppiaggio italiano Gerardo Di Cola analizza i doppiaggi degli attori ai quali Sordi ha dato la voce e i film in cui lui stesso è stato doppiato. Personaggi che, assieme a Igor Righetti, hanno contribuito a rendere pubblica la vita reale, e mai raccontata, di Alberto Sordi. “Alberto Sordi segreto”, la cui prefazione è di Gianni Canova, rettore e professore di Storia del Cinema e filmologia all’Università IULM di Milano, è un libro che milioni di fan dell’attore attendevano da tempo per conoscere, finalmente, il lato privato del loro mito e avere le risposte alle tante domande che si sono sempre posti.

Del resto, chi meglio di un familiare che ha frequentato Alberto Sordi assieme alle rispettive famiglie può conoscere veramente fatti e antefatti? Di Alberto Sordi si sa soltanto che fosse riservatissimo. Con il pubblico, a cui era molto legato e riconoscente, e con i suoi collaboratori ha condiviso la sua vita professionale, ma mai quella privata. Il libro è l’omaggio editoriale del centenario della sua nascita e farà scoprire, per la prima volta, chi fosse il grande attore fuori dal set, dalle interviste e dalle apparizioni televisive ufficiali. Rivela, inoltre, le tante menzogne raccontate su di lui. Un volume unico sia per gli aneddoti e le curiosità sia per le decine di foto esclusive provenienti dagli album di famiglia di Igor Righetti e da Reporters Associati & Archivi. Immagini fuori dal set, durante le pause di lavorazione dei film e scatti personali mai visti. Scrive Gianni Canova nella prefazione: “Il libro di Igor Righetti ha il pregio di aiutarci a riscoprire l’attore dietro i personaggi che ha interpretato e l’uomo dietro l’attore che ha dato vita a quei personaggi. Ha il pregio di sfatare luoghi comuni. Di aprire l’album di famiglia e di svelare un Sordi inatteso. Nei suoi rapporti con il padre, con la famiglia, con le donne, con il denaro. Igor Righetti, che ha con Sordi un legame di parentela diretto, ci aiuta a entrare nelle pieghe e nei segreti della sua vita. Ma senza voyeurismo, senza pettegolezzi, senza scandalismi. Mosso da una volontà di comprensione e di narrazione che aiuta tutti noi a capire meglio come e perché abbiamo tanto amato quest’uomo di spettacolo, e l’abbiamo sentito vicino a noi anche quando non ci siamo identificati con i personaggi a cui ha dato vita”.

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ARTE E CULTURA Quanti sono i laghi di Mantova? Se dovessimo rispondere potremmo dire che in realtà sono un fiume

I 5 laghi di mantova

Giocare con la geografia per tornare al tempo della città-isola

a cura di giacomo cecchin

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ualche mantovano avrà letto il titolo e avrà pensato ad un refuso. Avrà guardato la moglie (che in fatto di geografia ne sa sempre più del marito) e le avrà chiesto “Come i 5 laghi di Mantova? Ma non erano tre?”. Lei potrebbe aver risposto come tutti quelli che mantovani non sono. “Forse per noi mantovani sono tre ma per tutti gli altri si tratta semplicemente del fiume Mincio che, uscito dal Lago di Garda, arriva a Mantova e “si impaluda”, come dice il grande padre Dante. E allora quanti sono davvero i laghi di Mantova? La domanda è mal posta perché occorre partire dalla definizione di lago o meglio da cosa i mantovani considerano un lago. E allora i laghi di Mantova sono davvero 5. Non ci credete? Provate a contarli insieme a noi. Lago Superiore – è il primo lago che si incontra quando si viene da Cremona e si scende lungo il cavalcavia che scavalca i binari della ferrovia. E’ anche quello che ha subito le modifiche mag-

Il profilo di Mantova visto da Sparafucile

giori dall’intervento del bergamasco Alberto Pitentino che nel 1190 circa costruisce il ponte diga dei Mulini e alza il livello del Mincio allargandolo fino a creare l’attuale lago. Il dislivello di circa tre metri con il Lago di Mezzo serviva a far funzionare i mulini che davano il nome al Ponte dei Mulini. Purtroppo un bombardamento aereo degli alleati distrugge il ponte che non sarà mai ricostruito con grave danno per Mantova. Oggi l’acqua del Lago Superiore si riversa nel Lago di mezzo attraverso lo scarico del Vasarone ed esiste una micro centrale idroelettrica costruita vicino al luogo dove si trovava Porta Mulina e che ricorda le ruote dei mulini.

Il lago delle Grazie

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Lago di Mezzo – i nomi dei laghi di Mantova sono intelligenti e fanno capire immediatamente la loro collocazione. Si trova tra il Ponte dei Mulini e il Ponte di San Giorgio ed è allo stesso livello del lago inferiore. Dall’altra parte rispetto alla città si vede la Cartiera Burgo, una specie di ponte di Brooklyn realizzato da Pierluigi Nervi e che, nei giorni

limpidi, ha le alpi innevate come sfondo. All’inizio del Ponte di San Giorgio si trova invece la locanda di Sparafucile, il sicario del Rigoletto verdiano, che è in realtà quello che rimane del borgo fortificato di San Giorgio. Sulla riva del Lago di Mezzo verso Mantova ormeggiano le motonavi che effettuano le crociere sui due laghi (il lago superiore non è raggiungibile in quanto non esistono chiuse che consentano di superare il dislivello) e discendono il Mincio verso Governolo fino ad arrivare al Po. Lago Inferiore – è l’ultimo dei tre laghi prima che le acque tornino a chiamarsi Mincio in prossimità della Vallazza. Il Lago Inferiore è collegato al Lago Superiore dal Rio che sbuca all’interno di porto Catena, l’unico porto rimasto in città. E’ su questo lago che Mantova appare ai visitatori così com’era al tempo dei Gonzaga. Qui infatti abbiamo il profilo o la skyline più famosa della città con i campanili, le torri, il castello di San Giorgio e il Palazzo ducale ma

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Lago di Mezzo

soprattutto il cupolone di S.Andrea. Uno scrittore inglese definì Mantova “La città più romantiva del mondo con il suo profilo da Mille e una notte che emerge dall’acqua”. Il Lago Inferiore è chiuso tra il ponte di San Giorgio e il ponte di diga Masetti che scavalca uno stretto canale che lo collega alla Vallazza. Qui i laghi di Mantova tornano ad essere fiumi e come scrive Dante “Mencio si chiama fino a Governol, dove cade in Po” (XX canto dell’Inferno, Divina Commedia).

La skyline di Palazzo Ducale dal ponte di Diga Masetti

Lago del Paiolo – il quarto lago di Mantova non esiste più occupato da nuovi quartieri residenziali dopo essere stato prosciugato dagli austriaci per ragioni di salubrità cittadina. Eppure esiste ancora il canale del Paiolo e si può intravedere ancora l’alveo del lago, più basso rispetto ai terreni circostanti. Napoleone sfruttò questa conformazione della città per creare la cosiddetta “Grande Inondation” che avrebbe portato nuovamente Mantova ad essere un’isola completamente circondata dalle acque. Attraverso la chiusura della diga posta alla fine del canale del Paiolo (difesa da quella straordinaria opera difensiva che è il Forte di Pietole) l’acqua avrebbe allagato la zona sud della città reimpossessandosi dei suoi spazi e ricreando il quarto lago di Mantova. Lago delle Grazie – e veniamo all’ultimo lago. Se chiedete ad un abitante delle Grazie dov’è il Mincio vi manderà a Rivalta perché quello che lambisce il santuario è il Lago delle Grazie. Qui il Mincio compie una deviazione a 90 gradi e si dirige verso Mantova e qui si trovano canneti che trasformano quest’area nelle cosiddette Valli del Mincio. Ricche di avifauna e parco naturale sono ambienti umidi unici al mondo e bisogna sperare che riescano a sopravvivere all’inquinamento pesante delle acque (anche se sembrano esserci buone notizie in tal senso). Qui la tradizione vuole nuotasse il coccodrillo oggi appeso alla navata del Santuario delle Gra-

Lago Inferiore

zie. Da questa riva San Bernardino da Siena si recò a Mantova sul suo saio, steso a mo’ di surf sull’acqua, dopo che i suoi compagni erano partiti per predicare a Mantova senza svegliarlo. Non siete convinti che esista il Lago delle Grazie? Come vi dicevo occorre intendersi sulle definizioni e visto che per la gente delle Grazie di lago si tratta chi siamo noi per smentirli? (Foto di Giovanna Caleffi)


mostre

marc chagall anche la mia russia mi amerà

A

di alessandra capato

TUTTO, IN CHAGALL, LASCIA TRASPARIRE, IN FILIGRANA, LA NOSTALGIA E L’IDENTIFICAZIONE CON UN MONDO CHE NON ESISTE PIÙ

nche la mia Russia mi amerà, cosi scrisse Marc Chagall nella sua autobiografia illustrata dal titolo La mia vita. Questa frase dà il titolo alla mostra a Palazzo Roverella di Rovigo. Il palazzo si è trasformato in un teatro dei sogni e dove sono esposte le opere di uno degli artisti più grandi e visionari del Novecento. Sono sessanta i dipinti su tela provenienti da musei internazionali e collezioni private che raccontano il legame che il pittore, nato nel 1887, ha avuto con il suo Paese d’origine (Chagall nacque a Lezna, città dell’impero russo, oggi Bielorussia) e con la sua cultura popolare, anche dopo essersi trasferito all’estero, prima a Parigi, poi negli Stati Uniti e infine nel sud della Francia. Moishe Segal (questo è il suo vero nome, poi trasformato in Chagall nella trascrizione francese) nasce in una famiglia ebrea ed il primo di nove fratelli. Nelle sue opere tornerà più volte ai ricordi di un’infanzia che, malgrado le condizioni difficili in cui gli ebrei russi erano costretti a vivere sotto gli zar, si rivelò felice. Nonostante le origini ebraiche, sua madre riesce a iscriverlo a una scuola riservata ai cittadini russi, dove il giovane Chagall conosci e approfondisce la cultura della sua amatissima terra. In esposizione si ammirano capolavori come il celebre Gallo perché le sue opere pullulano di animali come le mucche, le capre, gli asini della sua infanzia come

anima, al mio paese natale. Ho vissuto in qualche modo guardando indietro, voltando la schiena a ciò che avevo dinanzi a me”. Eppure nonostante la scelta consapevole di voltare le spalle al futuro, Chagall è stato in grado di creare un linguaggio che è sopravvissuto al trascorrere delle stagioni. Capace di parlare, ancor oggi, alla nostra sensibilità postomoderna e di farci sognare ad occhi aperti. Accanto ai dipinti, sono esposte opere della tradizione che hanno influenzato il percorso creativo impregnato di religiosità, di tradizioni popolari, di favole e del misticismo fantastico della cultura ebraica chassidica di cui l’artista era figlio. La mostra, che si avvale della collaborazione della Fondazione Culture Musei e del Museo delle Culture di Lugano, è accompagnata da un ricco catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, con saggi di Maria Chiara Pesenti, Giulio Busi, Michel Draguet e Claudia Zevi. Info: Palazzo Roverella Rovigo 0425 460093 www.palazzoroverella.com nei cortili delle case russe. Molti elementi hanno un valore altamente simbolico. Tra le tele anche Il Matrimonio dedicato a sè e alla moglie Bella Rosenfeld. E ancora l’Ebreo in rosso, Il guanto nero, La passeggiata, La notte verde, La slitta nella neve, Bonjour Paris. Curata da Claudia Zevi, la mostra approfondisce il nodo centrale del lavoro di Chagall. Fu un artista che scelse di modellare la sua arte sulle forme di un passato magico e fantastico. La cultura russa è una cultura che narra attraverso le immagini. Nell’antica Russia ogni figurazione è considerata sacra. Era una società in gran parte analfabeta che, non avendo avuto altri strumenti narrativi, affidava all’immagine il ruolo di racconto per eccellenza. Nel corso della sua storia tale immagine viene trasmessa attraverso l’arte sacra delle icone e successivamente tramite quadretti popolari specificatamente russi, denominati Lubki delle litografie tirate in un numero elevato di copie che spesso venivano colorate a mano. Pur lontana, la Russia rimarrà per Chagall il luogo delle radici, di un amore che avverte deluso e che sogna potersi realizzare. Tutto, in Chagall, lascia trasparire, in filigrana, la nostalgia e l’identificazione con un mondo che non esiste più. E affermava che “Pur partecipando a quella che fu una rivoluzione unica del linguaggio dell’arte in Francia, io sempre tornavo col pensiero, nella mia

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storia

La battaglia del Piave Sacrificio per quale patria? di Giuseppe Rinaldi (tratto da la nuovapadania.it) La cosiddetta “prima battaglia del Piave” (13-26 novembre 1017) fu l’inizio della riscossa dell’Esercito Italiano e la dissoluzione, al sole bigio di un freddo inverno, dell’umiliazione dei fatti di Caporetto. Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla tenuta dei nostri soldati e, invece, già a ridosso del Natale, spazzarono via le ambizioni del nemico di assestarsi in fretta da vincitore sul suolo Italiano. Di quella reazione armata, il maresciallo Gaetano Giardino, vice capo di Stato Maggiore, scrisse: «… il soldato italiano, non per virtù di provvedimenti di comando o di governo, né per favorevole rivolgimento di situazione militare (che dovette anzi conquistare col suo sangue), ma da sé e da solo, ben inteso sotto i suoi comandanti diretti di unità e di reparti, riprese la coscienza morale e il suo valore…». Da parte nemica, il Capo di Stato Maggiore della XIV Armata austro-tedesca, Konrad Krafft von Dellmensingen, ammise: «La sistemazione delle posizioni italiane nella zona orientale del Grappa fu esemplare. E fu ottima anche verso il Brenta, dove, però si sarebbe potuto anche meglio valorizzare lo sbarramento dell’importante direttrice d’attacco monte Roncone – monte Pertica; ma, tutto sommato, all’attaccante

da otto battaglioni di Alpini. Seguirono attacchi 14, il 15 e il 16 con gravissime perdite da entrambe le parti e numerosi prigionieri. Nel corso del mese di novembre in zona si portarono pure uomini della “Brigata Gaeta”, nonché i mitici “giovani del ’99”, in totale oltre 250.000 ragazzi reclutati e frettolosamente addestrati, ma determinanti nel felice esito della guerra. Una cartolina militare del tempo ne accentuò l’ardimento attraverso un passo tratto dal Purgatorio di Dante: «Piante novelle. Rinnovellate di novella fronda». Seguirono rincalzi provenienti da sbandati opportunamente riorganizzati. Ancora scontri si ebbero tra il 20 ed il 26 quando 12 battaglioni italiani riuscirono a respingere l’attacco di ben 15 battaglioni nefu colà tesa una brutta trappola, nella quale egli penetrò piuttosto spensieratamente». Cosa era accaduto? Dopo lo sfondamento da parte delle armate dell’impero germanico e austro ungarico del fronte orientale italiano, che costò la penetrazione del nemico nelle nostre linee determinando la “disfatta di Caporetto”, il nostro esercito formò una linea difensiva lungo il Piave al confine fra Trentino e Veneto. L’assestamento su tale fronte giovò non poco ai soldati italiani, tanto da rispondere colpo su colpo in termini di tattica e strategia ai tentativi avversari di ripetere quanto era accaduto alcune settimane prima. Il diaframma costituito dalle nostre difese non solo resse ma contrattaccò con determinazione cosicché, giorno dopo giorno, gli avversari videro affievolirsi sempre più le speranze di fare dell’Italia una provincia degli imperi centrali. Infatti, se è pur vero che il primo novembre le forze austroungariche attaccarono i nostri in ritirata, è altrettanto vero che da lì a pochi giorni la fanteria nemica fu arrestata

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mici. Che cosa determinò questo rinvigorito impeto bellico del soldato italiano, sino a quel momento spesso ritenuto svogliato e poco partecipativo allo sforzo bellico? Ma come dargli torto in un’Italia troppo giovane per affrontare un conflitto mondiale, ove le varie “genti” che la componevano non si comprendevano l’una con l’altra, dove un siciliano era ben lontano dal “sentire” come sua una guerra distante dalla sua terra, su monti inospitali e dissimili dall’Etna o i Nebrodi, in un florilegio di dialetti, di modi di dire, di ordini urlati in idiomi sconosciuti? Ma nonostante tutto quegli uomini ad un tratto sollevarono la testa, da Moena a Capo Passero e divennero esercito. Perché? Gli storici militari attribuiscono questa rinnovata capacità bellica dei nostri soldati ad alcuni fattori, quali ad esempio la linea di difesa lungo il Piave. Questo diede vigore all’idea: “davanti a me il nemico, alle mie spalle l’Italia con le mie cose e i miei cari da difendere”. Quindi, ma non di secondaria importanza, la sburocratizzazione delle linee di comando. Grazie a ciò gli ufficiali di trincea poterono affrancarsi dall’assillo dei comandi centrali e assumere decisioni sul campo; attivarsi con maggiore mobilità e secondo le esigenze “de visu”, senza dover attendere disposizioni da generali nelle retrovie con davanti cartografie militari a media scala. Fu un successo che si ripeterà sul Grappa a dicembre e ancora sul Piave con la “Battaglia del Solstizio (giugno 1918). Poi sarà Vittorio Veneto e la Vittoria. Non c’era la televisione, non esistevano stressanti lezioni di culinaria, e se si ballava sotto le stelle, lo si faceva sotto quelle vere. Quelle che stavano a guardare come genti ineguali, affastellate lungo uno stivale, anche attraverso una guerra lontana, si stavano trasformando in Nazione.

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focus

Immigrazione, quando Ellis Island era la porta d’America di Giuseppe Rinaldi (tratto da lanuovapadania.it) L’isoletta semi artificiale situata di fronte a New York, alla foce del fiume Hudson, chiamata Ellis Island, è stata dal 1892 alla fine di novembre 1954, il luogo d’ingresso per i tanti che sbarcavano da migranti autorizzati, con documenti in regola, negli Stati Uniti. Fu la porta d’ingresso per l’America, un po’ come lo è adesso per l’Europa, la molto meno organizzata isola di Lampedusa per l’emigrazione. Attraverso quei locali, ricavati da un antico arsenale militare, sono transitati circa 12 milioni di americani in “pectore” e altri 8 milioni erano passati, in precedenza, attraverso gli uffici del Castle Garden Immigration Depot di Manhattan. La selezione per aspirare a divenire “futuri americani” era severa. Iniziava, prima di tutto, con un’accurata visita medica, per accertare le condizioni di salute di ogni richiedente. Subito dopo il destino degli emigrati si divideva. Coloro che mostravano problematiche erano indirizzati in altri locali per affrontare controlli più approfonditi, in base a a linee guida che prevedevano la non ammissione dei vecchi, dei deformi, dei ciechi, dei sordi e di quanti presentavano malattie contagiose o mentali, ovvero qualsiasi altra infermità ritenuta invalidante, determinante l’inesorabile

Photo by The New York Public Library

lia nel 1921 il tasso di analfabeti, tra uomini e donne, era pari al 35% ed era ancora del 13% a ridosso delle lezioni televisive condotte dal maestro Manzi, protagonista della fortunata serie educativa “Non è mai troppo tardi”, nel 1960. In proposito, il regista Emanuele Crialese, nel 2006, ha firmato un bellissimo lungometraggio, “Nuovomondo”, che descrive il caso di una famiglia siciliana, di Petralia Sottana (PA), emigrante negli Stati Uniti d’America e il difficile impatto con la realtà di Ellis Island. L’isoletta di cui è cenno, prima di diventare quella ben conosciuta dagli emigranti, era un lembo di terra in origine appartenuto alle tribù indigene del luogo e solo nel 1785 prese il nome di Ellis, a seguito esclusione dall’accoglienza sul suolo americano. Per questi c’era l’immediato reimbarco sulla stessa nave che li aveva portati negli Stati Uniti. Quanti, invece, superavano questo primo “step” passavano al successivo consistente nella registrazione in elenchi riportanti il luogo di nascita di ognuno, lo stato civile, ove s’intendeva dirigersi, la disponibilità di denaro, nonché l’indicazione di parenti o conoscenti già nel Paese. Era anche necessario indicare la professione o mestiere ed eventuali precedenti penali. Se tutto era ok, erano ammessi a sbarcare e rimanere sul suolo americano, grazie ad una autorizzazione che li conduceva sul traghetto per Manhattan. Da lì in poi, il futuro dipendeva dalla fortuna che occorre sempre, e dalle capacità di ogni individuo. Nel tempo, i flussi migratori furono contingentati sempre più e tra i test d’ingresso apparve anche quello dell’alfabetismo. Ciò ha rappresentato spesso un grave problema per i nostri connazionali; si pensi, infatti, che in Ita-

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dell’acquisto da parte del mercante Samuel Ellis, che costruì sul posto una taverna per pescatori. Il tratto di terra era anche noto per essere destinato all’impiccagione dei pirati che infestavano quelle acque, preziose per i commercianti dediti alla pesca ostriche. In seguito l’isola passò di mano. Ne divenne proprietario lo stato di New York che vi costruì un forte nel 1810, armandolo con cannoni e un arsenale militare volto alla difesa della omonima baia. Verso la fine del secolo fu ceduto al servizio federale per l’immigrazione, considerato che, i vecchi uffici sin lì ubicati nell’isola di Manhattan, in un vecchio edificio costruito nel 1855, il Castel Garden, non erano più idonei a far fronte al massiccio fenomeno migratorio. Il forte si trasformò in luogo di prima accoglienza per gli immigrati divenendo nel tempo il simbolo del fenomeno stesso. Nel corso della prima e della seconda guerra mondiale furono anche ospitati i cittadini “nemici” che risiedevano sul suolo USA, quali italiani, giapponesi e tedeschi. Al termine del conflitto, il servizio d’immigrazione si trasferì di nuovo a Manhattan, cosicché gli edifici, dopo un periodo in cui trovò posto un centro di addestramento della guardia costiera, rimasero vuoti. Cosicché nel novembre del 1954, del transito di migranti sull’isoletta rimase solo un ricordo. Dal 1976 le mura della ”porta per l’America” divennero, in gran parte sede del grande “Ellis Island Immigration Museum”, edificio che celebra la storia dell’immigrazione straniera negli USA.

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ARROSTO DI VITELLO RIPIENO 800 gr di carne di vitello in una sola fetta ben appiattita, 100 gr. di prosciutto crudo, 1 salsiccia, 100 gr. di macinato di manzo, 1 uovo, 2 cucchiai di formaggio grattugiato, sale, olio evo, prezzemolo, rosmarino, 1 cucchiaio di farina bianca, mezzo bicchiere di vino bianco, ½ litro di brodo di carne (anche di dado) In una terrina mescolare insieme la carne macinata con la salsiccia, l’uovo, il formaggio, un pizzico di sale e un cucchiaio di prezzemolo tritato. Appoggiare la carne su un tagliere, stendere sopra prima il prosciutto poi uniformemente il ripieno. Avvolgere la carne su stessa formando un rotolo che andrà legato con spago da cucina, infarinarlo leggermente e poi cuocerlo in un tegame con un po’ di olio e un rametto di rosmarino. Bagnare con il vino, lasciarlo sfumare, aggiungere il brodo e continuare la cottura fino a quando il brodo sarà evaporato e l’arrosto avrà preso un bel colore dorato. Lasciarlo riposare 15 minuti prima di togliere lo spago e affettarlo.

i piatti del natale di flora lisetta artioli

SPAGHETTI ALLA CHITARRA CON UOVA DI SALMONE E BURRATA

PERE IN GABBIA

200 gr. di spaghetti, 100 gr. di burrata affumicata, 30 gr. di uova di salmone, scorza di ½ limone, 1 cucchiaio di olio evo, sale, pepe, 3 cucchiai di latte

CROSTATA SALATA CON VERDURE CROCCANTI

Frullare la burrata affumicata, aggiungere un po’ di latte se la consistenza dovesse risultare troppo densa. Lessare gli spaghetti in abbondante acqua salata, scolarli al dente, versarli in una padella insieme alla crema di burrata, lasciare insaporire con qualche cucchiaio di acqua di cottura se necessario, mantecare con un filo di olio e la scorza di limone tritata. Impiattare gli spaghetti distribuendo sopra ad ogni piatto le uova di salmone. Servire ben caldi.

Una confezione di pasta brisee, 2 carote, 2 zucchine, 1 finocchio, 2 patate medie, ½ bicchiere di latte, 1 cucchiaio di formaggio grattugiato, 2 cucchiai di formaggio a scaglie, olio evo, sale, noce moscata

Sbucciare le pere lasciando il picciolo e cuocerle in una casseruola con un bicchiere di acqua, il vino bianco, lo zucchero, i chiodi di garofano, la cannella e la buccia di limone. Quando saranno cotte (dovranno rimanere intere), scolarle e lasciare raffreddare. Srotolare la pasta sfoglia e tagliarla a strisce larghe 2/3 cm., unirle sovrapponendo i bordi di circa 1 cm. in modo da ottenere una lunga striscia di pasta, avvolgere le pere nella striscia, sigillarle bene, spennellarle con l’uovo sbattuto, spolverarle con lo zucchero a velo. Cuocerle in forno a 180° per 35/40 minuti.

Stendere la pasta brisee, bucherellare il fondo, arrotolare della carta alluminio e disporla attorno ai bordi dello stampo, quindi cuocerla in forno a 180° per 35/40 minuti. Lessare le patate, schiacciarle e passare la polpa in un tegame con un cucchiaio di olio, il latte, salare, noce moscata e formaggio. Tagliare carote e zucchine, il finocchio a piccoli spicchi, far saltare tutto in padella con un filo di olio e mezzo bicchiere di acqua, salare e cuocere a fuoco vivace, dovranno rimanere croccanti. Riempire la crostata vuota con la crema di patate calda, disporre sopra le verdure.

Tinazzi Generation una storia di famiglia sulla tavola delle Feste ioni s r u c s E rmet 92 gou

Storia, passione, cura del dettaglio e territorialità. Di fronte all’ardua scelta dei vini da abbinare al menù delle Feste, oltre alla qualità, gioca un grande ruolo anche la storia che con quei vini decidiamo di raccontare. Quella di Tinazzi, importante gruppo di cantine esteso tra Veneto e Puglia, è una bella storia di imprenditorialità all’italiana ed è strettamente legata a Gian Andrea Tinazzi, l’infaticabile titolare che ha trasformato l’azienda di famiglia da una realtà locale all’attuale gruppo che produce vini d’alta qualità, venduti in oltre 30 Paesi nel Mondo. Tra i vini Tinazzi da scegliere come abbinamento

4 pere, 1 cucchiaio di zucchero, 1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare, ½ bicchiere di vino bianco, 3 chiodi di garofano, ½ stecca di cannella, 1 uovo, zucchero a velo, buccia di mezzo limone

ai menù del periodo natalizio troviamo infatti la linea Tinazzi Generation, che celebra la famiglia Tinazzi con una selezione speciale di pregiati vini del Veneto – Amarone della Valpolicella e Valpolicella Ripasso Superiore – e della Puglia, con il Primitivo di Manduria. Andrea, Giorgio e Francesca Tinazzi hanno scelto i vini che li avrebbero rappresentati e firmato personalmente ogni bottiglia. I nomi dei vini sono formati dalle loro iniziali e dall’anno in cui sono nati. Per assaggiare la selezione delle feste basterà scrivere a welcome@tinazzi.it o chiamare lo 0456470697.

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IL BUONGUSTAIO

Il Ristorante Amistà conquista la Stella Michelin

al via La quinta edizione di PANETTONI D’AUTORE La quinta edizione di Panettoni d’Autore sarà un’occasione imperdibile per fare un goloso viaggio nella pasticceria artigianale italiana. Partendo dalla Lombardia, dove il panettone è re indiscusso della tradizione, il percorso dei sapori proseguirà lungo le principali regioni della nostra penisola. Dieci Maîtres Pâtissiers, vincitori di premi nazionali e internazionali, accomunati dal rispetto dell’antica tradizione artigianale dolciaria, proporranno una rivisitazione del celebre dolce lievitato. Il viaggio sarà allietato dal sapiente utilizzo di due componenti principali per la realizzazione di un dolce antico ma ancora sorprendente: la tradizione e l’innovazione attraverso ricette e combinazioni di ingredienti di alta qualità. Il percorso di Panettoni d’Autore sarà composto da tre appuntamenti: Panettoni in Boutique, che trasformerà la Boutique del centro in altrettanti atelier di degustazione animati dai gustosi panettoni interpretati dai dieci maestri pasticceri selezionati per quest’edizione, il Temporary Shop di Natale nel quale trovare questi panettoni fuori serie e, infine, un fantastico Calendario dell’Avvento di grandi dimensioni che ogni giorno alle ore 17 animerà la Piazza Duomo in cui sarà collocato dall’uno al 24 dicembre. Parte del ricavato della vendita dei panettoni andrà a beneficio dell’Associazione Brianza per il Cuore a supporto dell’Ospedale San Gerardo nella lotta al Covid19.

la riscoperta dei sapori di una volta Castagne e marroni rappresentano due dei frutti simbolo del periodo autunnale. Fanno parte anche di quei frutti cosiddetti “antichi”, perché nel tempo hanno in parte perso l’importanza che ricoprivano nell’alimentazione umana in quanto rimpiazzati da cibi meglio adattabili alle logiche industriali. Con la riscoperta in cucina dei valori “di una volta” è aumentata però la richiesta di questi prodotti, contraddistinti anche da importanti proprietà nutritive. Ecco allora che fruttaebacche.it, il sito dedicato agli amanti della frutta secca, propone la farina mono ingrediente macinata a pietra di marroni e i marroni cotti al vapore, tutti di origine italiana. La farina di marroni è disponibile in una confezione da 500 g (prezzo al pubblico € 8). 100 g di farina di marroni contengono 2,4 mg di Manganese (pari al 120% del VNR - valore nutritivo di riferimento), 0,55 mg di Rame (pari al 55% del VNR) e 1040 mg di Potassio (pari al 52% del VNR). I marroni cotti al vapore sono disponibili nella pratica confezione da 500 g, contenente 5 buste doypack da 100 g cadauno (prezzo consigliato al pubblico € 15). I valori nutritivi di riferimento per 100 grammi di questo prodotto sono: 0,57 mg di Manganese (pari al 29% del VNR), 0,26 mg di Rame (pari al 26% del VNR) e 448 mg di Potassio (pari al 22% del VNR).

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Brilla una nuova stella in provincia di Verona: è quella di Mattia Bianchi, lo Chef a cui il Byblos Art Hotel Villa Amistà ha affidato, dal marzo 2019, la direzione della cucina del Ristorante Amistà. L’annuncio durante la presentazione della Guida Michelin Italia 2021, svoltasi oggi a Milano con il pubblico collegato in diretta streaming. L’ambito e prestigioso riconoscimento arriva al termine di un anno non facile per il settore della ristorazione e dell’hotellerie e per questo assume un significato ancora più importante. “È un grande onore per me aver portato la Stella al Ristorante Amistà – dichiara Mattia Bianchi, Chef di Villa Amistà – il mio ringraziamento speciale va alla Guida Michelin, a tutta la mia brigata, al team del Byblos Art Hotel, in particolare al General Manager Luigi Leardini che ha creduto fortemente in

me, e alla proprietà per avermi dato fiducia e aver scelto di aprire anche quest’anno la struttura nonostante lo scenario non fosse proprio incoraggiante: il sostegno e l’entusiasmo di tutti sono per me una preziosa fonte di ispirazione”.

Il Pesto On The Road Pesto On The Road è il progetto di pesto delivery di Monica Capurro e Andrea Giachino. Basato sulla freschezza delle materie prime autoctone e di conseguenza l’impegno di esportare, con il proprio pesto, una fotografia culinaria autentica del territorio genovese. Il progetto si sviluppa sulla base di una cucina espressa che, grazie all’efficienza logistica, può essere consumata entro massimo 24 ore dalla prenotazione. L’uso esclusivo di cinque componenti d’eccellenza, Basilico Genovese D.O.P., Parmigiano Reggiano, olio E.V.O. ligure, pinoli italiani e aglio di Vessalico. In dettaglio, per entrare in una ricerca estrema mirata alla valorizzazione delle materie prime del territorio. Per soddisfare ogni esigenza, la personalizzazione dell’ordine consente di scegliere quanto riceverne: confezionato espresso in sacchetti sottovuoto in è sicuro per il trasporto e pratico per la conservazione. In qualsiasi parte d’Italia tu sia il numero a cui ordinarlo è +39 010 553 3155.

La farina di marroni è adatta per la preparazione di ricette salate, come ad esempio la pasta fresca (in abbinamento con la farina di grano tenero o la semola di grano duro), e di ricette dolci, a partire dal classico castagnaccio e in generale per le torte, che diventano più soffici grazie alla capacità di questi tipi di farine di assorbire l’umidità dei liquidi utilizzati. Attraverso questi prodotti, fruttaebacche.it continua nell’opera di promozione della cultura della sana alimentazione come primo e fondamentale strumento di tutela della salute e di prevenzione. Un consumo consapevole, anche attraverso relazioni eque con i fornitori, lontani dalla logica del prezzo più basso, cercando di offrire ai consumatori il miglior prodotto possibile. Marroni e Castagne. Nel linguaggio comune il termine “castagna” viene utilizzato per definire qualsiasi tipo di frutto del castagno disponibile in commercio, anche se in realtà questo termine non è propriamente corretto. Un’importante distinzione, infatti, è quella tra “castagne” e “marroni” che, nonostante vengano spesso utilizzati come sinonimi, indicano in realtà due prodotti ben diversi dal punto di vista morfologico, qualitativo e commerciale. Il termine “castagna” comprende numerosissime varietà di derivazione dal castagno europeo, diffuse nelle diverse zone castanicole italiane. All’interno di ogni riccio sono presenti 7 frutti di forma allungata e colore bruno scuro. Dal punto di vista commerciale le castagne vere e proprie sono di pezzatura diversa, più piccola e costano generalmente meno dei marroni, rispetto ai quali sono meno pregiate.

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cucina

ricette sfiziose, inno alla cucina gustosa a cura di v.corini L’arrivo dell’inverno con il concomitante lockdown porta con sé giornate perfette per restare in casa a testare nuove ricette. Proprio pensando a questo, lo chef Riccardo De Pra propone alcune ricette semplici, un comfort food da provare in compagnia di tutta la famiglia RAVIOLI RIPIENI DI PATATE, FORMAGGIO ERBORINATO E NOCI Dalla pasta fresca al ripieno questa ricetta è un vero e proprio inno alla cucina rusticamente raffinata, fatta di mani infarinate e pochi ingredienti genuini. Per dare il giusto tocco di sapidità e gusto ai ravioli lo chef De Pra ha scelto il Bavaria Blu Dolce Bergader, un erborinato delicato caratterizzato dalla combinazione di due tipologie di muffe nobili con maturazione differente. Oltre alla coltura di muffa blu tipica dei formaggi erborinati, infatti, nel Bavaria Blu è presente anche la coltura di muffa bianca, visibile sulla superficie esterna della forma. Preparato con latte pastorizzato di alta qualità e caglio microbico, questo formaggio risulta naturalmente senza glutine e senza lattosio ed è ideale non solo per chi presenta intolleranze alimentari, ma anche per coloro che seguono una dieta vegetarian

assieme al resto degli ingredienti. Quando le patate sono ben cotte, togliere dal fuoco la casseruola e aggiungere il formaggio erborinato a pezzettini. Mescolare gli ingredienti per la pasta fresca sul piano di lavoro fino ad ottenere una palla liscia. Stendere la pasta con l’apposita macchina e adagiarla su un piano. Disporre il ripieno con un cucchiaio su metà pasta e ripiegare sopra la metà restante per chiudere il tutto, facendo attenzione che lo strato inferiore e quello superiore aderiscano bene attorno al ripieno. Tagliare i ravioli con la rotellina e metterli a cuocere nell’acqua bollente. Impiattare con un filo d’olio e qualche erbetta profumata a scelta.

LA PRINCIPESSA SUI PISELLI Ingredienti per 2 persone •1 scalogno •20 g. di burro •2 patate piccole •350 g. di piselli freschi •brodo q.b. •crostini di pane a piacere •100 g. Edelpilz Bergader •olio d’oliva q.b

Ingredienti per 4 persone: Per la pasta fresca all’uovo •200 gr di farina 00 •2 uova •1 cucchiaio di olio EVO Per il ripieno •1 scalogno •400 g di patate •30 g di burro •60 g di Bergader Bavaria Blu Dolce •noci a piacere •un filo d’olio EVO •erbe profumate •sale e pepe q.b. PreparazioneTagliare lo scalogno a striscioline sottili e rosolarlo in una casseruola con un po’ di burro. Nel frattempo, affettare sottilmente le patate e aggiungerle allo scalogno. Rompere le noci e tostarle

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Preparazione Taglia a fettine lo scalogno e fallo soffriggere in una casseruola con il burro. Intanto fai a fettine sottili le patate e aggiungile alla cottura. Quando sono quasi pronte aggiungi i piselli freschi e copri con un brodo caldo. Controlla la cottura e quando anche i piselli sono morbidi crea una crema utilizzando un frullatore ad immersione. Impiatta e guarnisci con i crostini e il formaggio Edelpilz Bergader sbriciolato. Aggiungi un filo d’olio d’oliva e servi in tavola.

IL RISOTTO AGRUMATO CHE RISCALDA LO SPIRITO Per combattere la stagione più fredda dell’anno ecco invece una ricetta saporita e originale che ci arriva direttamente dalla montagna per portare in tavola un risotto inedito e dal gusto ricercato. Questo piatto gluten free unisce il gusto della pancetta affumicata alla freschezza del profumo dell’arancia, amalgamato dalle fettine Almkäse Bergader.Le Fettine Bergader Almkäse sono pratiche fette di formaggio di qualità prodotte con il miglior latte dell’alta montagna, naturalmente prive di glutine e lattosio. Sono disponibili in varie versioni: Le Fettine Bergader Classiche Almkäse per un sapore tradizionale, semplice e gustoso; Affumicate Almkäse per i palati sopraffini che amano le sfumature di sapore date dall’affumicatura; Saporite Almkäse per chi desidera sapori intensi e succulenti. Ingredienti per 4 persone •320 g di riso Carnaroli •300 g di pancetta affumicata •½ cipolla rossa •4 fettine Almkäse Affumicate •50 ml di olio •15 g di rosmarino •Scorza grattugiata di ½ arancia •700 g di brodo •Q.B. olio, sale e pepe Preparazione In una casseruola rosola la cipolla con la pancetta e poco olio, una volta rosolato metti da parte. Nella stessa pentola tosta il riso con un pizzico di sale, sfuma con il vino bianco, unisci 500 ml circa di brodo bollente poco alla volta. Quando il riso ha assorbito quasi tutto il brodo messo in partenza unisci la pancetta rosolata e continua la cottura con altro brodo, spegni il fuco quando manca circa un minuto di cottura al riso. Aggiungi il rosmarino tritato, la buccia d’arancia e le fettine Almkäse Affumicate. Mescola fino a quando le fettine saranno ben sciolte e servi. Consiglio: Per un risultato ottimale il riso in cottura non deve mai smettere di bollire.

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gusto & C.

a cura di vittoria bisutti

pasta Sgambaro protagonista a natale con chef Bruno Barbieri La pasta è da sempre il simbolo dello stare insieme a tavola e quest’anno è stata “riscoperta” dagli italiani. Come spiega Pierantonio Sgambaro, alla guida dello storico pastificio di famiglia, “è un bene che rassicura e rappresenta i valori di famiglia e condivisione di cui ora sentiamo più bisogno”. Grazie a due ricette, una di mare e una di terra, create per Sgambaro dallo chef Bruno Barbieri, la pasta diventa protagonista del menu di Natale: due primi piatti semplici da preparare ma di grande impatto, con ingredienti 100% italiani a partire dalla stessa pasta Etichetta Gialla di Sgambaro, prodotta con solo grano duro Marco Aurelio. Un piacere per MCG proporre alle cuoche mantovane, alle prese con un forzato lockdown, queste due ricette di chef Bruno Barbieri, ormai di casa a Mantova in qualità di testimonial per la prestigiosa concessionaria virgiliana BMW-MINI Tullo Pezzo. MEZZI RIGATONI CON SOFFRITTO DI VONGOLE E PATATE CON LA ZUPPA DI MARE Ingredienti per quattro persone Per la pasta: 240 gr di mezzi rigatoni Sgambaro Etichetta Gialla 500 gr di vongole 1 patata 1 spicchio di aglio olio evo qb prezzemolo un ciuffo 100 gr di ricotta stagionata primo sale da grattare

Per la zuppa di mare: 4 piccoli moscardini 10 cozze 1 cucchiaio di capperi salati 5 foglie di basilico 200 gr di passata di pomodoro 1 spicchio di aglio 1 peperoncino Procedimento In una piccola casseruola, unire a un goccio di olio extravergine di oliva 1 spicchio di aglio e i capperi dissalati in precedenza; aggiungere poi i moscardini e fare soffriggere delicatamente. Aggiungere la passata di pomodoro, il basilico, il peperoncino e, a cottura ultimata, le cozze. Fare andare ancora qualche minuto. Terminata la cottura sgusciare le cozze, aggiustare di sale e tenere l’umido di mare da parte. Tagliare le patate a cubetti molto piccoli e cuocerle tenendole al dente. A parte in una casseruola aprire le vongole con aglio e olio, dopo che si sono aperte sgusciarle e tenere solo qualche vongola con guscio per guarnizione. In una bella pentola capiente con acqua salata cuocere i mezzi rigatoni al dente, terminata la cottura buttarli in una padella con olio aglio e prezzemolo, aggiungere le vongole e saltare il tutto per qualche minuto. Presentazione Mettere in quattro belle ciotole capienti l’umido di mare sul fondo, sovrapporvi i mezzi rigatoni con le vongole e spolverare con una bella manciata di ricotta primo sale. Servire il tutto ben caldo. TORTIGLIONI CON SOFFRITTO DI ZAMPONE E PARMIGIANO SAUTÉ DI ZUCCA E CIPOLLA E TARTUFO BIANCO Ingredienti per quattro persone 280 gr di tortiglioni Sgambaro Etichetta Gialla 200 gr di zucca cruda 1 zampone piccolo 200 gr di Parmigiano Reggiano 1 cipolla dorata Pepe nero di mulinello

Pierantonio Sgambaro

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Procedimento In una casseruola capiente cuocere lo zampone. Terminata la cottura, spellarlo e sminuzzarlo con una forchetta in piccolissimi pezzi. A parte tagliare la zucca a dadini molto piccoli, sbollentarli e terminata la cottura farli raffreddare, poi marinarli con olio, sale e pepe. Tagliare la cipolla a julienne, passarla poi in padella – dovrà essere molto crispy –, salare e pepare. A parte, in un sauté unire a una noce di burro un

goccio di acqua, e fare sciogliere il tutto. Aggiungervi lo zampone sminuzzato. Cuocere poi in abbondante acqua i tortiglioni; terminata la cottura saltarli in padella, aggiungervi la zucca e il parmigiano grattugiato. Presentazione In quattro ciotole capienti porre i tortiglioni con zampone, zucca e parmigiano, guarnire poi con la cipolla crispy e il tartufo bianco.

Pasta Sgambaro Etichetta Gialla Il Marco Aurelio è il grano duro italiano selezionato da Sgambaro per produrre la pasta d’eccellenza Etichetta Gialla. Nel 2005, l’azienda veneta inizia il lungo percorso di analisi di un ampio ventaglio di campioni di grano duro: la sfida era identificare una varietà di grano che valorizzasse l’agricoltura italiana, fosse intrinsecamente adatta alla pastificazione e avesse le caratteristiche di altissima qualità. La varietà Marco Aurelio si è distinta per colore giallo ambrato, elasticità del glutine e, ovviamente, bontà. Il Marco Aurelio è oggi coltivato su un’area compresa tra la Puglia, da sempre vocata al grano duro, e l’Emilia-Romagna che, nonostante una tradizione più recente, riesce a dare ottimi risultati in termini di specificità. I suoi chicchi sono macinati nel mulino interno di Sgambaro senza essere surriscaldati e la semola viene in seguito impastata in pastificio con acqua prelevata dal pozzo di proprietà profondo 140 metri. La produzione avviene tramite un processo di trafilatura al bronzo. La lunga fase di essiccazione a bassa temperatura ne conserva le proprietà organolettiche e sensoriali. La pasta Etichetta Gialla è garanzia di tracciabilità e di origine sicura e 100% italiana. Dal 2001, Sgambaro si rifornisce infatti esclusivamente da agricoltori italiani con cui ha un consolidato rapporto di fiducia e, grazie alla filiera corta, la pasta che arriva in tavola è senza pesticidi.

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Chef Bruno Barbieri

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gusto

LA DEGUSTAZIONE DEL CAFFÈ, UN VIAGGIO TRA I CINQUE SENSI a cura di m.t. san juan

Bere il caffè, per gli italiani, ha molti significati: può essere un’abitudine, ma anche una necessità o perfino un’arte. Un fatto, però, è certo: bere un caffè è sempre un’esperienza multisensoriale. A dirlo sono proprio gli abitanti del Belpaese che, come evidenziato nell’indagine condotta da AstraRicerche per Consorzio Promozione Caffè, riconoscono l’importanza del colore, dell’aroma e del gusto del caffè, ma anche dei suoni tipici della sua preparazione. Per un degustatore professionista, i sensi sono fondamentali per un’analisi ottimale, in quanto rappresentano uno strumento insostituibile per definire la qualità di un caffè. Anche i “semplici” amanti del caffè possono comunque imparare a riconoscere alcune sensazioni codificate e vivere una “coffee experience” a tutto tondo. Il caffè, un amore a prima vista Sono gli occhi i primi organi coinvolti nell’esperienza della degustazione del caffè. È attraverso la vista, infatti, che si stabilisce il primo, vero contatto sensoriale con questa bevanda, tanto che è possibile riconoscere un espresso perfetto fin dal primo sguardo. È tutta una questione di colore, anzi, di sfumature: la crema, infatti, deve essere di una tonalità nocciola tendente al testa di moro, con riflessi rossicci e striature chiare. Più il colore del caffè si allontana da questa scala cromatica, più ci saranno dei difetti nella preparazione. Una crema nera, per esempio, sarà spia di una macinatura troppo fine e di pressatura troppo elevata, mentre una variazione chiara indicherà una macinatura grossolana e con pressatura bassa. Non meno importante è la tessitura, determinata dalla densità delle fibre per millimetro. Un

La degustazione del caffè, un viaggio tra i cinque sensi. È importante riconoscere e comprendere le sensazioni percepite mentre si assapora un caffè

espresso fatto a regola d’arte sarà caratterizzato da una crema a maglie strette con occhiatura (cioè la presenza di bolle) fine o assente, dallo spessore di 2-4 millimetri e capace di permanere in superficie anche oltre i 4 minuti, senza spezzarsi o aprirsi nella parte centrale. Il gusto, un percorso tra amarezza e acidità Dei cinque gusti che possiamo percepire (dolce, salato, acido, amaro e umami), l’amarezza e l’acidità sono quelli più presenti durante la degustazione del caffè. Recenti studi hanno dimostrato che la lingua può recepire tutti i gusti in ogni sua area; tuttavia, per quanto riguarda l’acido e l’amaro, può essere utile riferirsi ad alcune zone specifiche, che per ragioni diverse dalla tipologia di ricettori presenti, ci possono aiutare a pesare meglio questi gusti basilari nel caffè.

La percezione del gusto amaro, per esempio, è accentuata nella parte posteriore della lingua. Al contrario, l’acidità è percepita con maggiore intensità nella parte laterale della lingua ed è caratterizzata da una sensazione molto fugace. Sarà la sensazione di amaro a restare presente più a lungo sulla lingua, come dimostra il grafico qui sopra. Una questione di… naso Anche l’olfatto gioca un ruolo fondamentale nell’esperienza sensoriale della degustazione del caffè. L’espresso contiene una quantità molto elevata di molecole aromatiche, responsabili della percezione olfattiva e retro-olfattiva. Il metodo migliore per allenare il proprio olfatto? È quello di assaggiare il caffè con il naso… tappato. Questa tecnica, infatti, è fondamentale per imparare a distinguere le sensazioni gustative da quelle olfattive. Con il naso “chiuso”, si impedisce il passaggio dell’aria e quindi degli aromi, rendendo quindi protagoniste solo le percezioni recepite dalla lingua. Solo a questo punto potremo dedicarci a quelle olfattive: una volta “liberate” le narici, sarà possibile distinguere gli aromi nelle molecole trasportate dall’aria. Riconoscere un espresso perfetto lasciandosi guidare dall’olfatto è possibile, ma bisogna imparare a riconoscere gli odori positivi da quelli negativi. Ecco alcuni esempi: AROMI POSITIVI •Pane tostato: sensazione tipica del caffè dovuta al grado di cottura dei chicchi •Cioccolato: aroma di cacao con sfaccettature di vaniglia

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•Fiori freschi e frutta: tipico dei lavati di ottima qualità AROMI NEGATIVI •Paglia: presenza di chicchi difettosi •Erba fresca: indice di chicchi immaturi •Acqua stagnante: derivante da una cattiva pulizia dei filtri e dei portafiltri •Juta bagnata o muffa: indice di umidità assorbita dal caffè verde quando riposto nei sacchi Il tatto, per apprezzare pienamente un caffè L’esperienza tattile, nella degustazione del caffè, è strettamente collegata a quella gustativa: sono le mucose della bocca, infatti, a “toccare” il liquido. In particolare, sono due le sensazioni tattili che il nostro cavo orale avverte quando entra a contatto con il caffè: •Corposità: è una sensazione riconducibile al concetto di “consistenza”, strettamente collegata alla sciropposità e alla densità del liquido, conferite in modo particolare da alcune varietà di caffè, ma anche da una preparazione corretta. •Astringenza: questa sensazione è attivata dalla presenza di sostanze tanniche di origine legnosa, come gli acidi fenolici, che fanno precipitare la mucina, una proteina contenuta nella saliva capace di rendere scivolose le mucose. L’astringenza è la tipica sensazione tattile conferita, per esempio, da un frutto acerbo. Un buon espresso non deve mai avere un’astringenza troppo elevata: se presente, è segno di chicchi di scarsa qualità o di una lavorazione eseguita non correttamente. Anche l’orecchio vuole la sua parte E l’udito? Pur non essendo un senso coinvolto direttamente nella degustazione del caffè, sarebbe sbagliato ridimensionare la sua importanza nell’esperienza sensoriale legata al caffè. Il borbottio della moka di casa, ma anche lo scorrere dei chicchi tostati, il ticchettio del cucchiaino che sbatte contro le pareti della tazzina o i suoni che

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Il colore e i sapori, ma anche le percezioni olfattive e tattili sono fondamentali per riconoscere un espresso perfetto al primo colpo accompagnano i gesti del barista… ma anche il suono inconfondibile della macchina del caffè piace agli italiani, anche più di prima (significativo è l’aumento dell’apprezzamento, che passa dal 54% nel 2014 al 68%, secondo i dati di Astra Ricerche). Molteplici sono quindi i suoni inconfondibili legati al caffè, che creano, in chi lo assapora, una sensazione di piacere, calore e familiarità. Le abitudini degli italiani L’indagine è stata condotta da AstraRicerche per conto del Consorzio Promozione Caffè nel mese di ottobre 2020 tramite interviste on line presso un campione di 1.000 individui di età compresa tra i 18 e i 65 anni rappresentativi della popolazione italiana. Il caffè si conferma la bevanda nazionale degli Italiani: tra i 18-65enni ben il 96,6% consuma, almeno saltuariamente, caffè o bevande a base di caffè o che lo contengono; nessuna variazione rispetto alla rilevazione precedente: era il 96,5% nel 2014. I comportamenti più diffusi sono bere 2-3 caffè al giorno (38.2%) o 3-4 al dì (38.3%) con una media di poco inferiore ai tre (2,75: il consumo è lo stesso per uomini e donne mentre cresce al crescere dell’età, è più elevato nel Sud e nelle grandi città. Il caffè continua ad essere consumato prevalentemente a casa propria (90,3% ed era 89,4% nel 2014), ma sono molteplici i luoghi in cui lo si beve. Il lockdown e le successive restrizioni agli spostamenti hanno fatto calare questa varietà il bar è sceso dal 77,5% al 65,1%: resta un luogo ‘del cuore’ per il caffè degli italiani la casa di amici e parenti dal 54,9% al 42,9% il luogo di lavoro/studio dal 46,8% al 39,4% i distributori automatici in luoghi pubblici dal 32,0% al 17,9%.

Nel 2014 il numero medio di luoghi in cui si consumava il caffè era 3,6 mentre oggi è 3,0. E anche se i giovani consumano meno caffè degli adulti lo fanno in più luoghi diversi mentre gli adulti tendono a farlo soprattutto a casa propria; il numero medio di luoghi in questo caso decresce con il crescere dell’età passando da 3,3 dei 18-24enni a 2,76 dei 55-65enni. Diminuendo il numero di luoghi di consumo, calano anche i momenti di consumo: se nel 2014 la varietà dei momenti registrava una media di 3,2, nel 2020 siamo a 2,9. Il momento che si mantiene stabile, confermandosi il preferito dalla maggioranza dei consumatori, è la mattina appena svegli (80,0% nel 2014, 78,5% nel 2020). Un interessante fenomeno è quello per cui si tende a variare maggiormente le tipologie di caffè consumate: il caffè ‘normale’ (quello cioè base, tipico della macchina con cui viene fatto) resta primo nella classifica delle preferenze ma diminuisce notevolmente, passando dal 76,2% al 59,4%, mentre aumentano il cappuccino (da 41,2% a 44,2%), il caffè ristretto (da 23,5% a 29,3%), il caffelatte (da 23,5% a 27,5%), il caffè corretto (da 7,5% a 9,2%) e il caffè doppio (da 5,1% a 8,4%). La modalità preferita di preparazione del caffè vede un cambiamento davvero notevole: se nel passato era la moka lo strumento privilegiato dagli italiani per la preparazione del caffè casalingo oggi è la macchina del caffè con le cialde/ capsule: la moka era lo strumento preferito dal 53,3% degli italiani nel 2014 mentre oggi solo dal 37,2% mentre la macchina a cialde sale dal 28,8% al 39,5% superando di 2% la moka. Il ‘sorpasso’ nella preferenza è davvero avvenuto. Come amano bere il caffè gli italiani? Sempre lo stesso, quello a cui si è abituati e dolce. Ma se la maggioranza (62,2%) è abitudinaria, una buona fetta (37,8%) è pronta a sperimentare, ad assaggiare ogni volta una miscela diversa. Interessante notare come i consumatori si dividono in tre gruppi quasi omogenei in merito al consumo di acqua abbinato al caffè: il 39,4% non beve acqua, il 30,4% beve un bicchiere d’acqua prima del caffè e il 29,8% lo beve dopo il caffè: il consumo di acqua è più alto tra le donne, decresce al crescere dell’età e cresce andando da nord a sud del Paese (e mentre nel nord prevale il “dopo”, nel sud prevale il “prima”).

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L’INCONTRO

FOLLADOR PROSECCO E FONDAZIONE VIALLI E MAURO per LA RICERCA CONTRO SLA E CANCRO

S

arà un Natale inevitabilmente diverso nelle abitudini, quello di quest’anno. Ma lo spirito di collaborazione che da oltre 7 anni lega a doppio filo Follador Prosecco e Fondazione Vialli e Mauro prosegue a vele spiegate, per dare sostegno ad approcci terapeutici utili ad alcune patologie, ora più affaticate dall’emergenza sanitaria. Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Extra Dry e Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Brut, riconosciuti recentemente ai maggiori concorsi internazionali e ora impreziositi dall’elegante astuccio (nella foto a dx) disegnato per l’occasione dall’artista inglese Gary Redford, accenderanno l’attenzione sull’importanza della ricerca contro il Cancro e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). Parte del ricavato dalla vendita dei vini sarà infatti devoluto alla ONLUS fondata dagli sportivi Gianluca Vialli e Massimo Mauro, impegnati nella raccolta fondi. “Riteniamo molto importante sostenere le iniziative che supportano il progresso della Ricerca in campo medico, a maggior ragione in un momento particolare come quello che stiamo attraversando - sottolinea con profonda convinzione Cristina Follador, Sales & Marketing Director dell’Azienda - da molti anni offriamo il nostro contributo alla O.N.L.U.S. di Vialli e Mauro: sono certa che si tratti di valori condivisi da tutti i nostri amici ed estimatori, ai quali auguriamo di trascorrere serenamente le imminenti feste nel nome della solidarietà”. La raffinata confezione a cilindro illustrato, che si avvicina al gusto e all’esclusività del Travel Retail, raffigura in primo piano il pre-

Sopra: da sx Mariacristina, Emanuela, Michele e Francesca Follador. Sotto: Gianfranco Follador con la moglie Italia Rossi

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DI marco morelli

FOLLADOR PROSECCO COLLEZIONA ALTRI SUCCESSI AI CONCORSI INTERNAZIONALI

L’azienda di Valdobbiadene rinnova per il 7° anno consecutivo il sostegno alla ONLUS fondata da Gianluca Vialli e Massimo Mauro. stigioso treno Venice Simplon – Orient – Express, con una panoramica sui vigneti della Famiglia Follador: un tocco glamour per accompagnare le punte di diamante della produzione D.O.C.G. nel loro lungo percorso internazionale, con la solidarietà nel cuore. “In un periodo incerto e complicato per tutti, anche per chi come noi si occupa di filantropia, crediamo che l’emergenza sanitaria non debba far abbassare la guardia su altre ‘partite’ che ancora vanno giocate con tutte le forze possibili. – ribadiscono Gianluca Vialli e Massimo Mauro – Insieme a Follador da anni facciamo gioco di squadra per non mollare mai e per questo motivo chiediamo a tutti di unirsi a noi per continuare a sostenere la Ricerca. Brindiamo insieme ad un 2021 migliore. Grazie.” Follador Prosecco fonda le radici in un passato di cultura vitivinicola lunga oltre 250 anni, in un luogo in cui l’interazione virtuosa fra uomo e natura ha dato vita ad un paesaggio costellato di bellezze e riconosciuto Patrimonio dell’Umanità. L’azienda è intimamente legata ai valori della famiglia Follador che, con grande rispetto per la tradizione, amore profondo per il territorio di Valdobbiadene ed estrema attenzione nella selezione delle uve, ha tramandato il prezioso patrimonio di conoscenze e qualità per 9 generazioni. www.fondazionevialliemauro.org www.folladorprosecco.com

Dopo le recenti medaglie al Vinoway Wine Selection di ottobre, Follador Prosecco brinda a nuovi e importanti successi, nelle classifiche dei maggiori concorsi internazionali. A condurre il trionfo al Champagne Sparkling Wine World Championships 2020, la più importante competizione dedicata ai migliori champagne e spumanti del mondo, è stato Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. Extra Dry 2019, che ha ottenuto il riconoscimento GOLD. Si tratta di un vino piacevolmente fruttato, capace di esprimere un delicato equilibrio di mela golden, pesca, pera e sentori floreali di glicine, già ampiamente ricoperto d’oro al precedente evento del mondo del vino italiano. Annata da ricordare anche per Valdobbiadene Prosecco Sup. D.O.C.G. Millesimato Extra Brut 2019 che ha incantato la stessa accreditata giuria, aggiudicandosi il premio d’argento. Un vino dal sapore delicato, al palato dinamico e piacevolmente secco, che rappresenta l’eccellenza del territorio collinare, Patrimonio dell’Umanità, grazie alle note minerali offerte dall’elevata componente argillosa e calcarea del suo terroir. Con grande orgoglio, la famiglia Follador è riconosciuta fra i protagonisti assoluti della viticoltura veneta e italiana, grazie al suo prezioso patrimonio di conoscenze e valori, consolidati in oltre 250 anni di storia. Con l’applicazione del Metodo Gianfranco Follador®, una specifica procedura a tutela dell’esclusività dei vini, l’azienda garantisce infatti un prodotto all’altezza degli estimatori più esigenti e mantiene alti gli standard di eccellenza Made in Italy. Sotto la guida dei fratelli Follador, il marchio dedica la sua attenzione costante al rispetto per la tradizione, amore profondo per il territorio di Valdobbiadene ed estrema attenzione nella selezione delle uve.


ECONOMIA E LAVORO

INVESTIMENTI per la ripresa Una boccata d’ossigeno dopo mesi di lockdown, ma con le nuove chiusure il traino dell’industria sulla ripresa vacilla. La produzione industriale da luglio a settembre 2020 vede un calo del -0,9% rispetto allo stesso periodo del 2019. Solo gli ordini interni mostrano valori negativi mentre gli ordini esteri ed il fatturato vedono un incremento. «Per quanto concerne le aspettative per il quarto trimestre del 2020 - si legge in una nota - per gli imprenditori emerge un clima di profonda incertezza sul fronte del fatturato, della produzione, dell’occupazione, della domanda estera e della domanda interna. “Come ripetiamo da alcune settimane – rimarca il presidente di Confindustria Mantova Edgardo Bianchi – sono necessari gli investimenti per supportare una sostanziale ripartenza delle imprese e del manifatturiero in particolare. Il modello da seguire è quello adottato nel 2015-17 quando la ripresa è avvenuta grazie al traino dell’industria e della manifattura, e grazie agli investimenti privati che con Industria 4.0

fecero uno scatto in avanti anche a doppia cifra, nonostante gli investimenti pubblici continuassero a calare. La bozza di legge di bilancio 2021 invece resta improntata a sole misure di emergenza. Sono insufficienti per progettare il futuro del paese”. Purtroppo ancora non è chiara la proposta per utilizzare i fondi del Recovery. “le nostre priorità infrastrutturali, condivise a livello provinciale dai principali stakeholder, sono l’autostrada Mantova – Cremona, insieme ad alcune altre opere viarie che attendiamo da anni, unito al potenziamento del Porto di Valdaro, con la concessione di una Zona Logistica Semplificata generebbe un volano per l’economia locale che potrebbe ampiamente compensare i danni causati dal Covid. Inoltre, bisogna giungere al rinnovo della concessione dell’autostrada del Brennero”. Oltre a questo, il presidente di Confindustria sottolinea anche il necessario cambio culturale in materia di sostenibilità: “Ormai è la principale via di

verso il 2020

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sviluppo che dobbiamo perseguire. La sostenibilità, ambientale e sociale, va tradotta in un approccio più concreto sui processi aziendali, non si tratta più di una mera etichetta, ma di una grande opportunità. Nel mantovano abbiamo delle vere eccellenze in questo ambito che possono fungere da modelli, e la stessa Confindustria, tramite i suoi funzionari, può affiancare le aziende interessate a questa transizione”.

ACCORDO CON Banco BPM

PMI DAY 2020 Torna il PMI Day e le aziende aprono (virtualmente) le loro porte agli studenti, con l’obiettivo di far conoscere la realtà produttiva delle imprese quali parte integrante del contesto sociale nel quale operano. L’undicesima edizione della manifestazione, organizzata da Piccola Industria Confindustria, si è svolto il 20 novembre in video collegamento sulla piattaforma Go To Webinar. L’edizione di quest’anno ha coinvolto 4 imprenditori di altrettante aziende: Giorgio Luitprandi della Edilmatic, Alessandra Beschi della Messaggerie del Garda, Fabio Viani della Molino Pasini e Massimo Flisi di Laservideo. Ogni intervento ha visto un breve video introduttivo dell’azienda, seguito dal racconto delle origini, delle sfide e delle prospettive future. Gli studenti del Fermi e

Edgardo Bianchi

dell’Arco-D’Este, ed i loro docenti, hanno poi rivolto delle domande per scoprire come viene svolta in concreto l’attività produttiva, per comprendere la riorganizzazione delle aziende durante la pandemia, e capire come stanno progettando il futuro; nuovi investimenti in tecnologia e nella formazione dei collaboratori.

Il 2020 è stato un anno che rimarrà nella storia delle persone e delle aziende. Anche Confindustria Mantova ha intrapreso un percorso di cambiamento che continuerà nel corso del prossimo anno. Durante i mesi del lock down le aziende associate hanno apprezzato la quotidiana presenza informativa offerta dalla “task force” istituita dai funzionari di via Portazzolo, che ha ripreso la sua attività negli ultimi mesi. Per il 2021 la volontà è quella di un rinnovamento dei rapporti con gli associati, che passa attraverso una più costante presenza sul territorio, ovviamente quando sarà possibile, ed una maggiore vicinanza agli associati. Nel frattempo, si stanno sperimentando nuove modalità di comunicazione, in primis le piattaforme per la formazione a distanza e le video call, ormai entrate prepotentemente nelle abitudini di tutti. Confindustria Mantova ha sperimentato durante due importanti eventi, la presentazione dello studio di Ernst & Young e l’Assemblea pubblica annuale, la doppia modalità presenza/distanza. Anche la formazione può velocemente adattarsi alle due modalità, adeguandosi alle esigenze del momento. Lo sarà ancora di più il nuovo sito (www.assind.mn.it) , in fase di realizzazione, che integrerà tutti i servizi informativi erogati, modellandosi in base alle necessità comunicative ed informative per essere sempre DI più il punto di riferimento per gli associati.

Siglato un accordo tra Confindustria Mantova, rappresentata dal Presidente Edgardo Bianchi, e Banco BPM con la presenza del Responsabile della Direzione Territoriale Lodi Pavia Liguria, Alberto Melotti e di Mauro Molinari, Responsabile dell’Area Crema, Cremona e Mantova Sud, per favorire l’accesso al credito per le aziende associate. “In un momento molto delicato – spiega il presidente Edgardo Bianchi – vogliamo garantire alle nostre imprese un accesso alle misure finanziarie previste nei decreti “Cura Italia” e “Liquidità” quanto più possibile tempestivo, e a tal fine abbiamo attivato uno sportello interno a supporto e orientamento delle imprese e siglato un accordo con Banco BPM”. In particolare l’accordo prevede che Banco Bpm metta in atto azioni per fornire risposte rapide sulle procedure di erogazione dei finanziamenti previsti dai Decreti, rendendo fluida la definizione di soluzioni adatte a superare eventuali criticità. Col perdurare della situazione di incertezza - spiega Alberto Melotti – diventa sempre più vitale proseguire nel sostegno al tessuto produttivo e imprenditoriale delle nostre comunità, mettendo a disposizione le risorse finanziarie necessarie per la vita delle imprese”. “I prossimi mesi saranno decisivi per il tessuto produttivo Mantovano – conclude Bianchi - per il contenimento e la soluzione dell‘emergenza economica e finanziaria; se da un lato ci aspettiamo UNA SERIA PIANIFICAZIONE degli interventi dal Governo, attingendo alle risorse messe a disposizione da Recovery Fund e Mes, dall’altro Confindustria Mantova si sta muovendo per proseguire ed intensificare il lavoro di affiancamento e sostegno alle aziende associate su molti fronti”.

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ECONOMIA E LAVORO

DELIVERY ECONOMICO GREEN ED ETICO Se lo smart working rappresenta l’innovazione più lampante nella gestione del lavoro, l’e-commerce e il delivery sono l’evoluzione del commercio. In particolare con l’’emergenza che stiamo vivendo, le consegne a domicilio, non solo di cibo e bevande ma anche di tantissime altre categorie merceologiche, in questi mesi hanno registrato un vero e proprio boom. Da queste premesse, è nata la nuova collaborazione tra Confcommercio Mantova e Yourider, start-up innovativa e tutta mantovana nata per organizzare al meglio il servizio di delivery. “Ci differenziamo dalle altre aziende del settore perché non pretendiamo alcuna percentuale sullo scontrinato e ottimizziamo al massimo le consegne - afferma Federico Passarino, fondatore di Yourider – Il ristorante, il bar il negozio o qualsiasi altra attività che ha necessità di far recapitare la merce al cliente, appalta il servizio della consegna ‘noleggiando’ il rider per il tempo utile, risolvendo a monte il problema di dover cercare il

personale adatto, contrattualizzarlo e assicurarlo: a tutto questo pensiamo noi“. Non da ultimo Yourider ha una bella impronta etica: “abbiamo puntato a emissioni 0 – spiega Passarino - infatti i nostri mezzi sono principalmente muscolari, elettrici o a gas, così da ridurre al minimo l’inquinamento. Inoltre una quota della consegna è destinata a piantumare alberi in città. Infine tutti i nostri rider sono assunti con un contratto subordinato e godono di tutte le tutele previste dalla normativa e hanno regolare assicurazione”. “Con questa partnership sosteniamo imprenditori mantovani, giovani, brillanti, che offrono alle nostre aziende un servizio di qualità lontano dalle alte commissioni richieste dalle piattaforme di delivery più conosciute – è il commento di Nicola Dal Dosso, direttore di Confcommercio – il tutto nel pieno rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente”. A dicembre, mese di shopping natalizio

CRISI DEL TERZiARIO AL GOVERNO CHIEDIAMO PIù PROGRAMMAZIONE

natale TEMPO DI REGALI Confcommercio Mantova ha lanciato una capillare campagna di comunicazione volta ad incentivare gli acquisti nei negozi tradizionali di fiducia. Un appello a ordinare e comprare i regali in vista delle festività natalizie negli esercizi di vicinato della propria città, del proprio paese o del proprio quartiere per sostenere queste attività, in ginocchio a causa dell’emergenza che stiamo vivendo. La pandemia ha infatti innescato una profondissima crisi economica che ha travolto le attività commerciali, che rischiano di soccombere definitivamente con ricadute sociali e occupazionali pesantissime. Alle misure restrittive in vigore che limitano gli spostamenti, al crollo dei consumi legato alla mancanza di liquidità in capo alle famiglie si aggiunge infatti anche la spietata concorrenza perpetrata dai

CORSO per gestire IL RISCHIO COVID IN AZIENDA

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e di consegne a domicilio, gli associati a Confcommercio Mantova possono usufruire di una promozione speciale loro riservata: tariffa oraria del noleggio rider a 16 euro anziché 20, e un costo di consegna di 3 euro invece di 3,50 euro. Per informazioni e adesioni: T. 348.1656040 – info@yourider.it

colossi del web, che in questo periodo la fanno da padroni. L’iniziativa di Confcommercio vuole appellarsi alla sensibilità e al buon senso dei cittadini: chi vorrebbe vivere in una città, in un paese, in un quartiere senza bar, ristoranti, negozi, servizi, e con le vetrine spente?

CONFCOMMERCIO MANTOVA via Londra 2 B/C Porto Mantovano (Mn) T. 0376. 2311 - info@confcommerciomantova.it www.confcommerciomantova.it

Continuano i corsi di formazione di Confcommercio Mantova nella nuova e apprezzata modalità in streaming. Ricco il pacchetto di percorsi formativi tra cui scegliere, molti dei quali interamente finanziati dal fondo interprofessionale For.Te e dall’Ente Bilaterale Mantovano Commercio Turismo e Servizi e quindi a costo zero per l’azienda. Grande richiesta di tutti i corsi legati alla sicurezza nei luoghi di lavoro, con un’attenzione particolare alle nuove disposizione di prevenzione e contenimento del contagio da covid-19. E a questo ultimo argomento, l’associazione ha dedicato un corso specifico, proposto in diverse edizioni, finalizzato alla corretta gestione del rischio di contagio da Covid-19 all’interno dell’azienda. Durante le 4 ore di video lezione, vengono approfonditi i diversi protocolli nazionali e le misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus, l’aggiornamento del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) dell’azienda, le caratteristiche tecniche, la scelta e le corrette modalità di utilizzo dei dispositivi di protezione individuali (DPI), la pulizia, la disinfezione e la sanificazione dei locali, la corretta informazione dei lavoratori ed utenti, il ruolo del medico nompetente e la gestione di persone sintomatiche in azienda nonché dei lavoratori fragili. Per informazioni: T. 0376 231209 formazione@sviluppomantova.it

Nella provincia di Mantova, in poco meno di un mese, si sono susseguite tre mobilitazioni di commercianti e imprenditori del terziario, coordinate da Confcommercio Mantova. Iniziative pacifiche e simboliche volte a portare all’attenzione pubblica la situazione disastrosa in cui versano le aziende del commercio, servizi, turismo, trasporto e professioni, ed interpretare la rabbia e la disperazione di tanti imprenditori. Ricordiamo che il terziario mantovano è un comparto strategico per l’economia virgiliana, che conta circa 20mila imprese (quasi il 50% del totale) e genera oltre il 56% del PIL del nostro territorio. “La situazione rimane altamente critica, gli ultimi dati di ottobre ci parlano di un nuovo crollo dei consumi del -8%: si rischia la chiusura di moltissime aziende con pesanti ricadute in termini occupazionali” dichiara Nicola Dal Dosso, direttore di Confcommercio Mantova. Cosa fare? “A livello governativo servono misure improntate alla concretezza, anche perché non dimentichiamoci che moltissime aziende rimangono ancora escluse da qualsiasi forma di ristoro: dal commercio all’ingrosso, alimentare e non, al settore orafo e delle gioiellerie colpito dalla crisi dei consumi fino al turismo. Riconosciamo che siamo di fronte ad una situazione senza precedenti ed estremamente complessa al Governo chiediamo programmazione e più coordinamento. La programmazione è una condizione fondamentale per il mondo imprenditoriale: serve una prospettiva almeno di medio termine e occorre evitare di procedere di 15 giorni in 15 giorni, per consentire alle aziende di pianificare l’attività. Oggi gli imprenditori stanno vivendo e operando alla giornata ma questo è un clima sbagliatissimo e controproducente. Perché fare impresa, e farla bene, presuppone una pianificazione basata su scenari futuri abbastanza prevedibili”.

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ELISA GOVI: “LE IMPRESE SONO IL FUTURO DEL PAESE” “Noi imprenditori siamo stanchi di essere considerati un problema e non la soluzione – esordisce con una considerazione amara Elisa Govi, presidente di Apindustria Confimi Mantova – in questo periodo difficile, dove si vive di promesse e di parole, noi continuiamo ad assumerci la responsabilità della sicurezza dei nostri dipendenti e a lavorare per il bene del Paese. Vorremmo solo che la politica riconoscesse che senza imprese l’Italia non ha futuro”. Come stanno reagendo le imprese a questa situazione di incertezza? «Le aziende hanno predisposto tutto quanto era necessario per lavorare in sicurezza e per dare attuazione a quanto veniva previsto dalla normativa, a volte addirittura adottando procedure anche più restrittive. Forse sembrerà un’affermazione forte ma in questo momento penso che le aziende siano uno dei luoghi più sicuri e quello dove sia più difficile che il contagio si diffonda.

L’IMPRESA A SCUOLA PER RACCONTARSI “Un tempo molti ragazzi sognavano di fare gli imprenditori perché volevano l’autonomia e costruire un progetto personale – sottolinea Francesco Ferrari, presidente di Confimi Industria Lombardia – oggi invece aprire un’impresa è una delle ultime possibilità che i giovani prendono in considerazione: è un peccato”. Sono parole amare quelle di Francesco Ferrari che però descrivono bene una realtà nella quale l’imprenditore viene visto come un evasore o una persona che lucra sui propri dipendenti arricchendosi alle loro spalle. “Il lavoro dell’imprenditore è il più bello del mondo – dichiara con orgoglio Francesco Ferrari – hai la libertà di costruire un futuro migliore per te, la tua famiglia, i tuoi collaboratori e il Paese. Ogni mattina devi solo avere la forza, la tenacia e la

IL NETWORKING DI API GIOVANI

Abbiamo adottato protocolli, formato il personale e nel frattempo abbiamo continuato a lavorare. Oggi ci dispiace ancora di più vedere che questo impegno non viene considerato». E come si potrebbe superare questo atteggiamento negativo nei confronti delle aziende? «Penso che le parole chiave siano due: collaborazione e condivisione. E’ importante il confronto tra impresa e politica perché senza una vera collaborazione i progetti non possono essere realizzati, e questo vale tanto più per Mantova che è un territorio alla periferia della Regione Lombardia. In più occorre condividere i progetti e le decisioni: servono bandi più snelli e mirati e occorre superare la logica dei finanziamenti a pioggia. Noi imprenditori dobbiamo impegnarci a essere meno distanti dalla politica e offrire il nostro contributo per lo sviluppo del Paese, allo stesso tempo i politici e le amministrazioni devono acquisire una mentalità che punta a risolvere i problemi».

Da sinistra Paolo Agnelli, presidente nazionale Confimi e Francesco Ferrari, presidente di Confimi Industria Lombardia

voglia di prendere al volo le opportunità”.Il progetto di Confimi Industria Lombardia punta a portare l’impresa a scuola e a raccontare ai ragazzi come quello che imparano sui banchi gli sarà fondamentale anche nel mondo del lavoro. L’idea è di spiegare ai ragazzi che il lavoro può essere divertente e coinvolgente solo se lo si svolge con passione e che non si finisce mai di studiare e di imparare.

Come si costruiscono i progetti migliori? Con il confronto! E’ partita da qui Api Giovani per lanciare un progetto di condivisione e scambio di esperienze a livello regionale e interregionale. “I giovani imprenditori vivono spesso esperienze simili ma le affrontano sempre in modo diverso – evidenzia Stefano Ravagnani, il presidente di Api Giovani – questo perché è difficile creare dei momenti di confronto che consentano di individuare degli schemi da applicare quando serve”. Il progetto è stato lanciato a settembre con un incontro con giovani imprenditori che vengono dalla territoriale di Monza e Brianza. Purtroppo le norme restrittive sul covid hanno rallentato i lavori. “Siamo convinti che questi incontri vadano fatti di persona e non sfruttando le piattaforme on-line – aggiunge Stefano Ravagnani – ed è per questo che abbiamo posticipato i prossimi incontri al momento in cui sarà possibile tornare a muoversi in tranquillità” L’obiettivo è quello di creare un network tra i giovani imprenditori che coinvolga le territoriali non solo a livello di singola regione ma anche a livello interregionale. Nella foto: l’incontro tra i giovani imprenditori di Apindustria e i giovani della territoriale di Monza e Brianza

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Come sta affrontando la situazione Apindustria Confimi Mantova? «L’associazione non ha mai smesso di svolgere la sua funzione di intersezione e cerniera tra imprese e amministrazione pubblica. E’ come se provassimo a tradurre nei fatti quello che le normative chiedono di fare. Sembra assurdo ma l’amministrazione pubblica continua a utilizzare un legalese che si parla e si capisce solo a livello ministeriale. Le associazioni di categoria andrebbero valorizzate per questo loro ruolo di distributori di informazioni e solutori di problemi. Le aziende hanno dimostrato di apprezzare il nostro approccio e noi proveremo ad essere ancora più efficaci e propositivi».

API SERVIZI LAVORA GIà SUL 2021 Come si fa ad offrire servizi quando le aziende sono chiuse e la tua struttura è in smart working? La risposta di Api Servizi è stata quella di rimboccarsi le maniche e di trasferire on-line tutte le attività e i corsi di formazione che si svolgevano in presenza. I risultati che si profilano per il fine anno hanno dato ragione a questa scelta consentendo di chiudere con risultati inaspettati a marzo e aprile quando il lockdown non faceva prevedere alcun segnale di ripresa. “Abbiamo investito da subito sulle tecnologie necessarie per aprire una sorta di sede virtuale di Apindustria e abbiamo messo in campo una produzione di contenuti da far invidia ad un palinsesto televisivo” dichiara con legittima soddisfazione il presidente Claudio Urbani. – è stata dura ma se adesso ci guardiamo indietro è davvero di soddisfazione vedere il lavoro che è stato fatto”. Accanto al presidente Claudio Urbani lavorano i consiglieri Angiolina Bompieri (Morenica servizi srl di Monzambano), Andrea Morbini (Amlux srl di Castel Goffreo), Chiara Pasotto (Se.Tra. srl di Castiglione delle Stiviere) e Dario Inverardi (Sodicon srl). “Eravamo sempre in contatto con la struttura, sia per telefono che in videochiamata – conferma il presidente Urbani – il segreto per avere successo è davvero quello di fare squadra e io sono davvero orgoglioso di avere una squadra davvero unita al mio fianco e una struttura che non si è mai tirata indietro nemmeno nei momenti più difficili del lockdown”.

Nella foto: il consiglio di Api Servizi: da sinistra Andrea Morbini, Dario Inverardi, Chiara Pasotto, il presidente Claudio Urbani e Angiolina Bompieri

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CONTRASTO AL COVID 360 ARTIGIANI A LEZIONE SUI PROTOCOLLI SANITARI Sono 360 le imprese artigiane, che hanno partecipato nel secondo semestre 2020 ai corsi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a tutela della salute dei lavoratori promossi dalla CNA, sia in video conferenza, che in aula nel rispetto delle misure anti Covid -19 . Tra le novità per le imprese - spiega il Direttore della CNA Elisa Rodighiero - è stato introdotto un programma formativo specifico sull’applicazione de protocolli sanitari nel contrasto al Covid -19 e sui codici di autoregolamentazione redatti dall’associazione per ogni singola attività artigianale a tutela dei lavoratori. I codici di autoregolamentazione - continua la Rodighiero - si prestano a diversi livelli di personalizzazione in relazione alle dimensione e complessità organizzativa di ogni singola impresa, per aiutarla nel contrastare e contenere la diffusione del virus per la sicurezza e la salute nell’ambito anziendale. Il percorso formativo sulla sicurezza in azienda per le imprese e i dipendenti proseguirà nel prossimo mese di gennaio 2021.

RISPARMIO ENERGETICO E TUTELA AMBIENTALE CNA si è rivolta a Governo e Parlamento per fare  inserire nella Legge di Bilancio il prolungamento del Superbonus 110% con scadenza 31 dicembre 2021, per il prossimo triennio. CNA considera questa misura un volano straordinariamente importante per l’intera filiera delle costruzioni e ne sollecitiamo l’estensione anche ai capannoni, per migliorarne le condizioni di sicurezza. Non si capisce infatti, perché questa tipologia di immobili - sottolinea il Direttore , Elisa Rodighiero -non sia ricompresa tra i possibili beneficiari. Peraltro, per le sue specifiche caratteristiche, il Superbonus 110% potrà beneficiare delle risorse destinate dal Recovery Fund alla transizione energetica. In prospettiva questo strumento potrebbe quindi essere finanziato perlomeno fino al 2026 – conclude la Rodighiero - favorendo l’accelerazione degli interventi di riqualificazione edilizia, con un’attenzione particolare alle questioni ambientali e alla necessità di lasciare in eredità alle prossime generazioni un mondo più sostenibile.

CREDITO E LIQUIDITÀ in aiutO delle aziende Elisa Rodighiero, direttore Cna

L’ufficio credito della CNA diretto da Sara Ferrarini con il supporto dell’organismo fidi “Sviluppo Artigiano” sulle misure collegate all’emergenza Covid -19 ha istituito un apposito centro di aiuto alle aziende artigiane per il credito agevolato e garantito. Tutto ciò con lo scopo di monitore costantemente la situazione finanziaria e patrimoniale – spiega la Ferrarini – delle aziende e per dare nuove forme di aiuto mettendo a disposizione strumenti creditizi alternativi dei soliti canali istituzionali, per consentire di accedere a forme di liquidità, che sono fondamentali per far fronte e limitare i danni economici e finanziari dovuti alle restrizioni governative e regionali per contrastare la pandemia Covid e mettendosi a disposizione degli artigiani nei rapporti con le banche . Info, Sara Ferrarini, 0376-3179134 mail: ferrarini@mn.cna.it Nella foto: Sara Ferrarini, responsabile dell’ufficio credito CNA e del Consorzio Sviluppo Artigiano

300 ARTIGIANI dicono BASTA ALLA BUROCRAZIA

La burocrazia è un ostacolo potente sulla strada delle imprese, - sottolinea il Presidente della CNA, Massimo Randon - che blocca chi ha idee, chi vuole intraprendere, chi vuole crescere oltre ad essere un costo insopportabile. Sono 300 le imprese associate, di cui una settantina che operano nel campo dei servizi, che hanno aderito alla petizione promossa dalla CNA per dire basta alla burocrazia tramite il sito web cnamantova.com oltre alla casella di posta elettronica: bastaburocrazia@mn.cna.it. La raccolta di firme da parte delle imprese sulla semplificazione burocratica continuerà anche nel 2021 - continua Randon - e si prefigge di coinvolgere successivamente gli sportelli unici delle attività produttive dei comuni nell’ambito di un consolidato rapporto di collaborazione con l’obiettivo di snellire sempre di più le pratiche amministrative per le imprese.

Massimo Randon, Presidente CNA


ECONOMIA E LAVORO

CONFESERCENTI, SERVONO REGOLE PER RIEQUILIBRARE CONCORRENZA Da sempre ci sentiamo dire che i negozi di vicinato sono la linfa vitale dei quartieri ma questa rete, importantissima per le città, rischia di esser spazzata via a seguito delle restrizioni decise ai fini di contenere l’emergenza sanitaria in corso. In occasione della promozione degli eventi per lo shopping, circa 700 milioni di euro verranno travasati dai negozi reali a quelli sul web e se le restrizioni dovessero continuare fino alla fine dell’anno, il web potrebbe strappare ai negozi reali fino a ulteriori 3,5 miliardi di euro di spesa dei consumatori per i regali e per l’acquisto di beni per la casa e la famiglia. Confesercenti chiede un intervento e richiama l’attenzione sul rischio sempre più forte che il commercio venga definitivamente condannato a morte nelle vie dello shopping delle città italiane.  Per il Presidente Gianni Rebecchi si tratta di concorrenza sleale e ha annunciato un’azione della Confesercenti di richiesta di un intervento dell’Au-

thority per la posizione di monopolio che ha ora l’online. In una fase come questa, dove i negozi fisici sono chiusi, non è possibile che ci sia l’attività online che opera in presenza di condizioni di mercato che non sono pari. C’è un problema di equilibrio di mercato. Molti nostri Associati si stanno lamentando perché le grandi piattaforme online spingono sulle promozioni mentre i negozi sono chiusi d’ufficio. Il problema non è impedire le vendite online, ma la necessità non più differibile di garantire un mercato realmente concorrenziale oggi più che mai vista la situazione attuale con le imprese chiuse per scelta amministrativa. Il Presidente chiarisce: “Sia chiaro: l’ecommerce è un canale di vendita importante anche per le imprese di ‘vicinato’ che sempre di più, in particolare dopo il lockdown, hanno iniziato ad utilizzare le forme di commercio digitali. Ma che sono ancora

“SÌ LOMBARDIA” e “CREDITO ORA”

sportello bandi & contributi Nonostante un anno devastante per l’economia mantovana gli Associati in Confesercenti hanno trovato un sistema capace di dare assistenza per la partecipazione ai Bandi per contributi pubblici: oggi un indispensabile supporto per uno sviluppo moderno della piccola e media impresa. Lo sportello Bandi & contributi ha seguito e gestito più di uno bando al mese tra Regionali, Camera di Commercio, Comunali oltre a numerose pratiche di crediti d’imposta e agevolazioni legati all’Agenzia delle Entrate. Sono stati prenotati oltre 500.000 euro di contributi per le imprese associate mantovane, e numerose sono arrivate da noi troppo tardi perché i fondi erano esauriti o era scaduto il bando. In questi anni abbiamo aiutato a fare investimenti in

gestire le emergenze

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lontane dall’avere quote di mercato paragonabili a quelle delle grandi piattaforme online: i primi venti siti web del commercio elettronico italiano totalizzano il 71% del totale delle vendite, e i primi 200 il 95%.” Stiamo parlando di grandi piattaforme internazionali che godono di un fisco decisamente più leggero di quello del retail fisico ed hanno quindi a disposizione anche ingenti risorse per la promozione. Non a caso le più importanti piattaforme di vendita sul web hanno avviato gli sconti del Black Friday già da fine ottobre, a quasi un mese di distanza dalla ricorrenza.

beni strumentali, ristrutturazioni, digitalizzazioni a imprese commerciali e turistiche, dei servizi e artigiane. Sportello Bandi & Contributi sede di Mantova: Tel. 0376/264811.

Consapevoli che le dinamiche che influiscono sullo scenario futuro sono molte sarà più che mai strategico applicare idonee politiche urbanistiche più attente agli effetti socio economici di medio lungo periodo sulla morfologia delle Città e dei territori e sulla carenza delle infrastrutture. Durante il Lockdown è emerso un apprezzamento crescente del servizio offerto dai negozi dalla gente facendo rinascere abitudini riscoprendo il ruolo dei negozi nelle Città e fatto sentire la loro mancanza dove avevano chiuso. Insomma un significato diverso alla qualità della vita e fatto riapprezzare valori dimenticati dall’impoverimento dei tessuti urbani generato dalla crisi del 2007. In questi momenti dobbiamo riflettere per governare i prossimi cambiamenti con più attenzione all’equilibrio socio economico e dell’ambiente limitando di conseguenza il ricorso alle misure di urgenza per le crisi che poi arrivano. Maggiore consapevolezza nella progettazione di un futuro del ruolo delle piccole e medie imprese come fattore di attivazione di risorse pubbliche e private che migliorano la qualità di vita dei cittadini e l’attrattività turistica.

«In un momento di particolare ristrettezza per il bilancio regionale, non possiamo che apprezzare lo sforzo fatto dalla Giunta Fontana per finanziare un nuovo sostegno alle imprese e ai lavoratori autonomi in difficoltà», dichiara Gianni Rebecchi, Presidente di Confesercenti «L’Assessore allo Sviluppo Economico, Alessandro Mattinzoli, e l’Assessore al Bilancio, Davide Caparini, hanno ascoltato con attenzione le nostre richieste, destinando le limitate risorse a disposizione a molte delle categorie da noi indicate». «Confidiamo che quanto prima arrivino nuovi finanziamenti per ristorare anche le categorie che purtroppo non sono state incluse». La Giunta regionale ha altresì approvato: - il rifinanziamento di 25 milioni di euro della misura Credito Adesso Evolution (che prevede un contributo in conto interessi del 3% e d’importo massimo di € 70.000 con riferimento a finanziamenti di almeno 30.000€ per le PMI con media dei ricavi tipici di almeno 120.00€, anche relativi a settori come la ricettività, il commercio all’ingrosso e al dettaglio), - lo stanziamento di 40 milioni per il rifinanziamento della Dote Unica Lavoro (che consentirà ai lavoratori autonomi senza partita iva di ricevere € 1.000 qualora privi di qualunque forma di sostegno al reddito) - il rimborso del bollo auto per NCC auto e bus, nonché taxi, con stanziamento di 3,5 milioni di Euro. Rifinanziamento del bando “Imprese Storiche Verso il Futuro”: con oltre 3,4 milioni di Euro che permetteranno di finanziare altri 186 progetti d’investimento. 

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No all’aumento del costo del gasolio “Il comparto agromeccanico è favorevole alla transizione ecologica e a un’accelerazione pianificata verso un modello di agricoltura più sostenibile. Tale percorso dovrà essere realizzato condividendo un progetto di rinnovamento condiviso fra istituzioni e non progettando di inasprire unilateralmente le accise sul gasolio agricolo. Sarebbe una soluzione miope e che frenerebbe gli investimenti di un settore già provato dalla crisi del Covid-19”. Così Marco Speziali, presidente di Confai Mantova, associazione di riferimento sul territorio, legata a Cai (che rappresenta circa 18mila imprese agromeccaniche professionali in tutta Italia), commenta l’ipotesi di un aumento dei prezzi del gasolio agricolo dal prossimo gennaio. “Serviranno diversi decenni per il passaggio all’idrogeno o a fonti energetiche meno inquinanti – dichiara Sandro Cappellini, direttore di Confai Mantova e vicepresidente di Cai -. La soluzione per una transizione verde sostenibile anche sul piano

economico non è certo quella di aumentare il prezzo del gasolio. Le nostre imprese non sarebbero in grado di sostenere l’impatto di nuovi costi di gestione. A questo punto sarebbe necessaria una attenta valutazione: invece di utilizzare il gasolio agricolo, si opterebbe per il gasolio da autotrazione, eliminando quell’opprimente burocrazia per l’assegnazione del carburante agevolato, il tutto comunque senza alcun risvolto ambientale positivo e senza considerare la controindicazione di favorire l’evasione fiscale, rallentando ulteriormente ogni percorso finalizzato alla transizione verde. Almeno 100 miliardi. A livello nazionale, Cai ha calcolato in via ipotetica quale potrebbe essere l’impatto economico di un passaggio dai trattori a gasolio a mezzi “full green”, come potrebbero essere quelli a idrogeno o elettrici. Per sostituire in Italia un milione di trattori, secondo le prime stime di Cai, “servirebbero almeno 100 miliardi di euro”, calcolando che il costo di acquisto di un trattore

“Sì al dialogo con Confindustria”

Bene Lombardia su bando Faber “Ringraziamo l’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Mattinzoli per avere incrementato i fondi del bando Faber 2020, rivolto alle micro e piccole imprese anche agromeccaniche, che potranno così stare al passo con l’innovazione e la sostenibilità. Il precedente bando ha visto decine di imprese del nostro settore operare investimenti in azienda, favorendo così un percorso di digitalizzazione utile alle filiere agricole”. Così commenta Sandro Cappellini (nella foto), coordinatore lombardo di Confai Lombardia, realtà che associa oltre 1.500 imprese agromeccaniche, alla luce del provvedimento di integrazione dei fondi sul bando Faber 2020, che sostiene la competitività del sistema agricolo lombardo. L’innovazione, in una fase di rapida evoluzione del

Cai in Senato sulla Blockchain

ecologico rispetto a uno a gasolio è il doppio, applicando di fatto lo stesso concetto di un’automobile e senza considerare l’inesistenza di specifici distributori. Lotta all’evasione. Cai pone l’attenzione su un’altra questione. Invece di cercare di monetizzare aggravando il costo dei prodotti agricoli il Governo dovrebbe preoccuparsi di chiudere la falla dell’evasione Iva sulla nazionalizzazione dei prodotti petroliferi, che vale circa 6 miliardi. Una cifra considerevole, tanto più in un momento di estrema debolezza per le casse dello Stato. Per affrontare il problema basterebbe adottare la Reverse charge dell’Iva. Eppure, non si interviene: quali interessi particolari ci sono per non agire?

Marco Speziali, presidente Confai

sistema agricolo verso nuove strumentazioni digitali, di agricoltura di precisione e di tracciabilità completa per assicurare la trasparenza delle filiere, è uno strumento strategico e le imprese agromeccaniche sono chiamate a uno sforzo, in quanto anelli fondamentali della catena produttiva agroalimentare.

Spiragli positivi per un dialogo all’interno del settore primario potrebbero esserci sul fronte della Blockchain. “Così vogliamo leggere le parole della sottosegretaria al ministero dello Sviluppo Economico, Mirella Liuzzi, che nei giorni scorsi ha assicurato che nessuna organizzazione agricola rimarrà in panchina sui temi della Blockchain. Con il mondo dell’agroalimentare l’interlocuzione per le applicazioni delle tecnologie emergenti è proficua e costante, con una valutazione attenta dei concreti ambiti di applicazione per lo sviluppo dell’intero settore e delle filiere produttive”. Mantova, secondo Confai, potrebbe rappresentare un laboratorio per applicare gli algoritmi di tracciabilità dalla terra alla tavola, grazie a produzioni agricole ad elevato valore aggiunto, ad una rete di imprese agromeccaniche all’avanguardia e a filiere attente alla valorizzazione del prodotto. Temi affrontati anche dalla dimensione nazionale del sindacato in Commissione Agricoltura al Senato agli inizi di novembre. “Molte aziende – spiega Guidotti, responsabile tecnico di Cai - sono già oggi completamente digitalizzate e permettono di tracciare sui computer di bordo delle macchine agricole le attività, consentendo di stabilire giorno, ora e di localizzarsi con precisione sull’articolo catastale”.

“L’appello a intervenire per rilanciare l’economia del presidente di Confindustria Mantova, Edgardo Bianchi, ci trova sulla stessa lunghezza d’onda. Come Confai sollecitiamo un dialogo fra il mondo produttivo e le istituzioni. È il momento di tagliare la burocrazia, che ha raggiunto livelli inaccettabili, sostenere percorsi di formazione che siano effettivamente utili al mondo delle imprese, individuare progetti innovativi che restituiscano al sistema produttivo mantovano la leadership che merita in settori quali l’agroalimentare, che rappresentano oltre il 14% della produzione lorda vendibile in provincia”. Anche il presidente di Confai Mantova, Marco Speziali, sposa le parole del presidente di Confindustria Mantova, Edgardo Bianchi, che nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione aveva elencato i nodi da scogliere per accompagnare lo sviluppo economico del territorio, a partire dalle infrastrutture per arrivare alla spinta verso la sostenibilità. “Come Confai Mantova siamo profondamente interessati a progetti legati alla Blockchain in ambito agroindustriale, all’applicazione delle tecnologie digitali e di precisione, in modo da migliorare gli aspetti della qualità e della tracciabilità delle produzioni e di proseguire il percorso sulla sicurezza sui luoghi di lavoro – spiega Sandro Cappellini, direttore del sindacato di rappresentanza degli agromeccanici e degli agricoltori sul territorio –. Nel proseguo degli ottimi rapporti tra Confai e Confindustria, cercheremo di favorire un incontro per individuare azioni concrete, che siano il segnale di un dinamismo che la provincia di Mantova merita”.


ECONOMIA E LAVORO

CON FRIS.ITAL.I PARTE LA RIVOLUZIONE NEL SETTORE DEI BOVINI DA LATTE La rivoluzione che sta attraversando il mondo allevatoriale in queste settimane porta il nome di Fris. Ital.I, la nuovissima Associazione nazionale frisona italiana indipendente, della quale alcuni allevatori di Confagricoltura Mantova sono soci fondatori assieme a colleghi dell’Umbria, di Cremona, Treviso e Potenza. La nuova realtà è nata con lo scopo di interpretare al meglio la legge 52 dell’11 maggio 2018, relativa alla “Disciplina della riproduzione animale”, che si proponeva di riscrivere completamente l’impostazione del sistema allevatoriale italiano: «Fris.Ital.I è nata dal basso – spiega il presidente di Confagricoltura Mantova, Alberto Cortesi – dalla volontà ben precisa degli allevatori di avere finalmente un’associazione determinata nei suoi progetti e nei suoi obiettivi. L’attività di selezione genetica in Italia parte da lontano, siamo stati i primi a selezionare una razza da latte, la Frisona, con criteri scientifici. A un certo punto però non ci siamo accorti che questo modello era superato dalle nuove tecnologie, e siamo rimasti fermi. Questa nuova realtà ora si propone di adeguarsi sempre più al mondo che cambia, a differenza dell’associazione della quale moltissimi allevatori fanno parte attualmente, dando la possibilità a tutti di scegliere a chi affidarsi per i servizi.

Questo aumento della concorrenza nel settore non potrà che fare bene agli imprenditori zootecnici». «I cambiamenti negli anni sono stati tanti – spiega Manuel Lugli, presidente della sezione latte di Confagricoltura Mantova – e il modo di fare zootecnia si è evoluto. La Frisona è oggi un animale con potenzialità superiori rispetto al passato, e questa nuova idea porterà servizi migliori per le aziende, al fine di condurre al meglio gli allevamenti. Fris.Ital.I si propone di gestire l’attività in maniera molto più moderna e innovativa. L’obiettivo dichiarato è quello di gestire il processo di miglioramento genetico come ente selezionatore». Ridare entusiasmo agli allevatori, in chiave moderna, è fondamentale: «Per gli allevatori stessi – prosegue Lugli – ma anche per i consumatori finali, che potranno godere di un prodotto finale sempre migliore. È un rischio, certo, ma il rischio porta sempre dei cambiamenti positivi, per tutti. Il nostro passato è glorioso, vogliamo che lo sia anche il nostro futuro, e Fris.Ital.I riteniamo sia lo strumento giusto». Per tutte le informazioni sulla nuova associazione di razza, o per iscriversi ad essa, è possibile contattare gli uffici di zona o la nostra sede all’indirizzo mail tecnico@confagricolturamantova.it.

AVIARIA, NUOVI FOCOLAI IN ITALIA ED EUROPA

Torna a preoccupare l’influenza aviaria, ed è notizia di pochi giorni fa lo scoppio di un focolaio ad alta patogenicità del sottotipo H5N8 in un allevamento da 9.000 capi in provincia di Pavia. Quest’ultimo, il primo rilevato in Italia, si va ad aggiungere alle segnalazioni arrivate da tutta Europa. «L’attenzione da parte dei nostri allevatori deve essere altissima – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – dal momento che un diffondersi del virus in Italia porterebbe a gravi conseguenze per il nostro patrimonio avicolo. Le aziende devono rafforzare le misure di biosicurezza, per contrastare la trasmissibilità da parte dei volatili selvatici, ed occorre grande prudenza anche alle frontiere, nel caso di animali importati». La precedente epidemia di influenza aviaria che colpì l’Italia, ha causato numerosi danni anche all’interno della provincia di Mantova. Tra il 2016 e il 2017 infatti, furono abbattuti oltre 800.000 capi, per un danno economico totale superiore ai 10 milioni di euro: «Non possiamo permettere il ritorno di situazioni di questo tipo – prosegue Cortesi – e l’individuazione di focolai non lontano dai nostri confini deve farci tenere altissima la guardia».

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PESTE suina AFRICANA

MANTOGRANO, ECCO IL NUOVO SACCHETTO La filiera MantoGrano si arricchisce di un ultimo, fondamentale capitolo, quello che permetterà definitivamente al grande pubblico di poter godere appieno delle potenzialità delle uniche farine al 100% Made in Mantova. È sbarcato da poche settimane sugli scaffali di supermercati e negozi infatti il nuovissimo sacchetto da chilo della farina di tipo 1, che potrà così entrare nelle case di tutti coloro che vorranno cimentarsi in prodotti sani, di qualità e di provenienza controllata. «La nascita del sacchetto da chilo – spiega Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova – è l’ultimo capitolo di un percorso di filiera iniziato cinque anni fa. Siamo estremamente fieri di quello che abbiamo creato, altre esperienze simili sono naufragate molto prima in altre regioni d’Italia. Noi, assieme ai nostri partner Molino Magri e Sindacato provinciale panificatori, con il centro di raccolta Albaverde, abbiamo invece sempre investito in un prodotto sano, sicuro e controllato, dalle qualità organolettiche uniche, e soprattutto interamente realizzato in provincia di Mantova. Vedere il nostro sacchetto sugli scaffali della Gdo e dei negozi è davvero esaltante». Una caratteristica certamente importante della farina MantoGrano è l’estrema versatilità. Con essa infatti si possono realizzare panificati, lievitati e impasti sia dolci che salati, andando da pane, pizza e focacce fino a torte, biscotti e addirittura panettoni. L’elenco completo dei punti vendita dove è possibile trovare il sacchetto da kg della farina di tipo 1 MantoGrano è disponibile sul sito www.mantograno.it.

«L’attenzione sul tema Peste suina africana deve essere tenuta altissima, si tratta di un’emergenza da non sottovalutare assolutamente. In tempi di Covid, sappiamo purtroppo cosa significhi il diffondersi a macchia d’olio di una patologia di questo tipo. Ne va della sopravvivenza del settore suinicolo mantovano e lombardo». A dirlo è Alberto Cortesi, presidente di Confagricoltura Mantova, a pochi giorni dall’annuncio dei provvedimenti presi dal Mipaaf per cercare di impedirne la diffusione anche in Italia: «Il mondo allevatoriale è in allerta – aggiunge Stefano Salvarani, presidente regionale della sezione suinicola di Confagricoltura – dal momento che, oltre alla Germania, è stato rilevato di recente anche un caso di Psa in Francia. Ricordo che la malattia non è assolutamente pericolosa per l’uomo, ma rappresenta un grave rischio per il nostro comparto zootecnico. I nostri allevamenti stanno rispettando tutte le più stringenti misure di biosicurezza, ma il problema sono i cinghiali selvatici, principali vettori della malattia».

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S P E C I A L E

b i k e r s

a cura di GIACOMO GABRIELE MORELLI

La Top 10 delle città che amano pedalare

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uando si pensa alla bici, ecco subito che saltano alla mente città, che hanno consacrato questo mezzo ecologico come indispensabile per muoversi: Amsterdam, Stoccolma, Copenhagen e altre nordiche...l’Italia, però, non è da meno! Ecco perché Holidu (www.holidu.it), il motore di ricerca per case vacanza, ha deciso di stilare una classifica delle nostre belle città con più alta densità di piste ciclabili, dove i cicloturisti potranno dedicarsi al loro hobby preferito! La classifica è stata creata utilizzando i dati di Google OpenStreetMaps. 1. Ferrara 1,14 m di piste ciclabili per abitante Ferrara si aggiudica la medaglia d’oro con un totale di 150,29 km di piste ciclabili, che corrispondono a circa 1,14 m per abitante. Con le sue lunghe piste e la possibilità di noleggio e bike sharing in molti punti della città, Ferrara raggiunge il primo posto in Italia, oltre ad essere la prima tra le sei emiliane in classifica. Grazie ai servizi di C’entro in bici e Mi muovo, molte bici vengono offerte per il bike sharing in oltre 20 posteggi. Ci sono anche molti negozi di noleggio, dove è possibile affittare una bici e girare tutta la città pedalando. I prezzi partono dai 7€ al giorno. ferrarainbici.it La pista ciclabile più bella di Ferrara: gli amanti di bici e storia non potranno perdersi un percorso di circa 9 km, che abbraccia il centro storico della città: dal centro si arriva a Porta degli Angeli, attraversando corso Ercole I d’Este, da lì si potranno percorrere poi i 9 km di mura storiche intorno alla città. 2. Reggio Emilia

Quando si pensa alla bici, ecco subito che saltano alla mente città, che hanno consacrato questo mezzo ecologico come indispensabile per muoversi

1,13 m di piste ciclabili per abitante La medaglia d’argento se l’aggiudica un’altra emiliana, che poco si discosta per densità da Ferrara: parliamo di Reggio Emilia, con un totale di 194,53 km di piste ciclabili e ben 1,13 m per abitante. La città offre il servizio di bike sharing Mobike, presente anche in altre città italiane. Un’iniziativa, che aiuta a combattere l’inquinamento urbano, è il servizio di Bicittà, che offre biciclette a noleggio. Il costo parte da 1,50 € l’ora, anche se è possibile fare abbonamenti mensili e annuali, risparmiando! turismo.comune.re.it/ cicloturismo-mountain-bike La pista ciclabile più bella di Reggio Emilia: tanti sono i possibili itinerari da percorrere in bici nella bellissima città di Reggio Emilia e nei dintorni, tra questi, per gli amanti del cicloturismo, non può mancare il percorso, che va dalla casa natale di Ludovico Ariosto fino alla Reggia di Rivalta. 3. Modena 1,07 m di piste ciclabili per abitante Modena si aggiudica la medaglia di bronzo con 1,07 metri per abitante e un totale di 198,34 km di piste ciclabili. Nonostante questa ottima posizione, la città emiliana è anche la prima d’Itali per numero totale di piste ciclabili, seguita da Milano (191,29 km). Tra i servizi di bike sharing anche qui, come a Ferrara, si trova C’entro in bici e Moovas tribe , che offrono 50 bici, disponibili tramite il download di un’app per smartphone. La pista ciclabile più bella di Modena: Tante sono le piste ciclabili all’interno della città o che la circondano e arrivano fino alla cosiddetta “bassa”, ovvero la zona sud della Pianura Padana. Una delle più suggestive è, però, verso nord: la Via dei Ciliegi, che va da Vignola a Marano sul Panaro, attraversando la “valle dei ciliegi”, dove in primavera è possibile godere degli alberi in fiore e anche gustare qualche ciliegia matura!


ESISTE ANCHE UNA Giornata Mondiale della Bicicletta CHE HA COME MOTTO la “costruzione di un mondo pacifico e migliore attraverso lo sport e l’ideale olimpico” 4. Bolzano 0,71 m di piste ciclabili per abitante Al quarto posto si trova Bolzano con 0,71 metri di piste ciclabili per ogni abitante e un totale di 75,77 km in totale. Già prima tra le città più in salute d’Italia, secondo uno studio del Sole 24 Ore, Bolzano può vantare molti spazi verdi e piste ciclabili anche per i cicloturisti, che decidono di passare un weekend qui. Il comune offre un servizio di bike sharing con 100 biciclette in diversi posteggi in giro per la città. comune.bolzano.it/mobilita La pista ciclabile più bella di Bolzano: il centro città e i dintorni offrono scenari davvero suggestivi per qualsiasi appassionato di montagna e le piste ciclabili non sono da meno! Forse una delle più belle è il percorso che porta da Bolzano a Merano, parte di una ciclovia di 270 km, che si snoda anche tra Bressanone, Brunico e Vipiteno. Questa tappa offre puro piacere visivo e degustativo, tra vigneti, casolari e borghi storici. 5. Padova 0,67 m di piste ciclabile per abitante Padova si aggiudica il quinto posto in classifica con 0,67 m di piste ciclabili per abitante e un totale di 150,54 km, oltre ad essere la città veneta con più piste ciclabili, superando il capoluogo di regione Venezia (121.16 km). In città ci sono molte possibilità per gli amanti del mezzo a due ruote, Goodbike offre, ad esempio, 200 biciclette tradizionali e 50 a pedalata assistita, senza vincoli di tragitto o orari, disponibili scaricando l’app Bicincittà . La pista ciclabile più bella di Padova: Un bel percorso da consigliare a tutti i cicloturisti è quello che va da Vicenza a Padova. Si tratta di 35 km di ciclovia, che si accostano al fiume Bacchiglione e offrono un panorama mozzafiato sui villaggi vicini, da cui spuntano qua e là castelli e altri edifici di rilevanza storica. 6. Piacenza 0,65 m di piste ciclabili per abitante La quarta città emiliana in classifica si trova al sesto posto e si tratta di Piacenza, che annovera un totale di 66,82 km di piste ciclabili, all’incirca 0,65 m per ogni abitante. A fine 2018, la città è entrata a far parte dei ComuniCiclabili, seguendo l’iniziativa della Fiab e ha anche partecipato al progetto “Pedalando un Po”, per valorizzare la ciclovia della zona e migliorare la manutenzione delle bici e dei posteggi di bike sharing. La pista ciclabile più bella di Piacenza: a sud di Piacenza, c’è la bellissima ciclovia del Trebbia,

che va da Gossolengo a Rivergaro, per circa 14 km. Il percorso segue il fiume, andando a finire nel Parco fluviale del Trebbia. 7. Parma 0,55 m di piste ciclabili per abitante Si continua in Emilia-Romagna con Parma, che si piazza al settimo posto con 0,55 m di piste ciclabili per abitante e un totale di 106,83 km. Tante sono le possibilità all’interno della città per chi ama la bici e anche attorno, data la buona percorribilità del territorio pianeggiante della zona. Ci sono anche alcuni servizi di bike sharing, tra cui Mi muovo in Bici, grazie a cui è possibile usufruire di 33 posteggi con biciclette disponibili 365 giorni l’anno! La pista ciclabile più bella di Parma: Forse la più bella ciclovia della zona, nella quale sono stati riqualificati 4 km di piste, è la Parma Bike & Food Valley. Si tratta di 70 km che uniscono Parma alla “bassa”, formati anche da piste ciclabili già esistenti, che si possono percorrere in compagnia, per scoprire tradizioni, paesaggio e delizie culinarie del luogo. 8. Forlì 0,51 m di piste ciclabili per abitante Continuando verso sud-est dell’Emilia-Romagna, ecco che troviamo Forlì, con 0,51 m di piste ciclabili per abitante e 106,83 km totali. La città non solo offre tantissime possibilità per i cicloturisti ma, a fine dell’anno scorso, è addirittura partito un progetto per raddoppiare le piste ciclabili. Buone notizie, quindi, anche per coloro, che vogliono visitare la città e prendere una bici a noleggio. La pista ciclabile più bella di Forlì: Le ciclovie in provincia di Forlì sono bellissime, proprio grazie al panorama di cui si gode, quando si raggiunge la montagna. Un percorso particolarmente suggestivo è quello che va da Forlì verso sud, a Rocca San Casciano per la precisione, passando per Castrocaro Terme. 9. Trento 0,47 m di piste ciclabili per abitante Penultimo in classifica è il capoluogo trentino con 0,47 m di piste ciclabili per ogni abitante e un totale di 55,12 km. Il bellissimo panorama e la natura rigogliosa di Trento e delle zone limitrofe, fanno sì che la città sia una meta molto amata dai cicloturisti d’Italia e non. Molti sono anche i servizi di bike sharing presenti nella città e in tutto il Trentino. La pista ciclabile più bella di Trento: tra le tante ciclovie, una delle più belle è forse quella che

parte dalla provincia di Bolzano fino ad arrivare alla provincia di Verona, costeggiando il Lago di Garda. Stiamo parlando della pista ciclabile della Valle dell’Adige, da percorrere in completo relax. 10. Venezia 0,46 m di piste ciclabili per abitante L’ultimo posto della Top 10 se lo aggiudica Venezia con 0,46 m per abitante e un totale di 121,16 km di piste ciclabili. Oltre ad essere la città dei canali, Venezia offre anche delle ciclovie ai cicloturisti più accaniti. Nonostante non sia possibile entrare in centro in bici (nemmeno portandola a mano!), in alcune isole della laguna, specialmente a Mestre, sarà possibile pedalare godendo del panorama suggestivo, che solo Venezia sa offrire. La pista ciclabile più bella di Venezia: Per godersi la bellezza di Venezia e delle sue isole, è possibile salire in sella ed esplorare in maniera non convenzionale. Tra i percorsi più belli, dal Lido di Venezia, si può partire in bicicletta dirigendosi verso Alberoni per 10 km, arrivare al pontile di fronte al Faro Rocchetta e da lì imbarcarsi sul traghetto per Pellestrina. Una volta scesi, si possono fare altri 8 km affiancando la diga dei Murazzi e godendosi il panorama.


“Quando Diego segnò il secondo goal contro di noi mi sentivo applaudire come mai mi era capitato prima, ma è la verità. E’ il più grande calciatore di tutti i tempi e di tanto. Un vero e proprio fenomeno.” GARY LINEKER

Diego Armando Maradona 1960-2020


sport

a cura di michela Toninel

sinner, la nuova stella del tennis italiano Jannik Sinner ha vinto il suo primo titolo ATP alla prima finale della carriera ma è già entrato nella storia del tennis, italiano e non. Battendo Pospisil a Sofia, il giovane altoatesino a 19 anni, 2 mesi e 29 giorni è diventato il più giovane campione in un torneo ATP da 12 anni a questa parte. Era dal 2008 che non si vedeva un atleta così giovane giocatore imporsi in un torneo del circuito: all’epoca fu Kei Nishikori, che divenne campione a Derlay Beach a poco più di 18 anni. Grazie alla vittoria al tie-break sul canadaese, il 19enne è diventato il 25° giocatore nella storia del tennis azzurro a trionfare in un torneo del circuito: il primo, nell’era Open, fu Adriano Panatta nel 1971

dilettanti

Il calcio fermo sino al 2021 “Nella riunione odierna abbiamo preso atto delle norme recentemente emanate e posto alcuni punti fermi sull’evoluzione della stagione – afferma il presidente del CRL Giuseppe Baretti -. In particolare, lo stop fino al 24 novembre, senza la garanzia che nemmeno dopo quella data l’attività possa subito ripartire, ci obbliga a rinviare all’inizio del 2021 la ripresa. Considerato infatti che, anche in ipotesi di riapertura al 25 novembre, servirebbero alle squadre almeno due settimane di preparazione per scendere poi nuovamente in campo, si arriverebbe in pratica a ridosso delle Festività Natalizie e di fine d’anno e cioè ad una ulteriore sosta. Per questo, abbiamo determinato che la ripresa ufficiale dell’attività non avvenga prima di gennaio 2021, mese che vorremmo dedicare ai recuperi delle gare non disputate nelle prime tre giornate di andata ed eventualmente alle manifestazioni di Coppa, per poi a febbraio riprendere i campionati da dove avevamo chiuso”. (V.C.)

al Pepsi-Cola Grand Prix di Senigallia mentre il recordman assoluto è l’americano Aaron Krickstein, che nel 1983 vinse a Tel Aviv ad appena 16 anni e 2 mesi. Sinner è diventato il più giovane italiano a vincere un titolo ATP battendo il record di Claudio Pistolesi, che ci riuscì a 19 anni, 7 mesi e 18 giorni nell’aprile del 1987 a Bari, battendo in finale Francesco Cancellotti. Da domani questo giovanotto di San Candido è numero 37 del mondo, compiendo una scalata davvero fuori dal normale rispetto a pochi mesi fa: l’altoatesino aveva chiuso il 2018 al numero 763 del mondo e il 2019 al numero 78. Numeri che parlano di una crescita indiscutibile.

Quest’inverno non ci rimane che pedalare In questo periodo di pandemia, sembra che la bicicletta rappresenti l’unica salvezza. Al di là del milione di biciclette vendute attraverso l’ormai celebre bonus, è assodato il fatto uomini e donne in questo periodo cerchino di tenersi in forma soprattutto con la bicicletta, anche in pieno inverno, anche se costretti a non poter uscire dai confini comunali. Fortunati sono quindi coloro che possono pedalare tutti i giorni lungo le sponde del Mincio, magari fino al Garda, quelli che hanno la possibilità di impegnarsi sulle rare salite che possano essere definite tali lungo la dorsale dei colli morenici e quelli che sudano sulle ciclabili attorno ai tre laghi cittadini. Ecco, in inverno forse sarebbe meglio non sudare. Quando si esce “seriamente” in bicicletta, un buon completo addosso è importante quanto una buona bici e salva la vita come un buon casco. Anche con temperature basse, non è necessario bardarsi come Babbo Natale: bastano un intimo tecnico traspirante,

di enrico corno

una salopette lunga e una maglia a maniche lunghe in termofelpa e una giacca antivento, con o senza maniche. Per l’intimo tecnico ci affideremmo ad Oxyburn: la maglia a maniche lunghe Drop è consigliata fino a -20°C ed è realizzata con un tessuto medio-compressivo che limita le vibrazioni muscolari aumentando la resistenza e con una struttura a celle tridimensionali che tiene caldo ma dissipa il calore in eccesso favorendo la traspirazione del sudore. Lo strato a contatto con la pelle è antibatterico e anallergico. Ci sono anche i calzini bike realizzati con un filato ottenuto dalle bottiglie di plastica riciclate.La linea Gravel di Santini invece è perfetta per il resto: la giacca è realizzate in termofelpa Blizzard mentre la salopette lunga ha bretelle senza cuciture, due tasche in mesh ai lati della coscia e due sul retro per portare con sé gel, barrette o piccoli accessori.

el pibe de oro, il piu’ grande di tutti

indimenticabile maradona In una carriera da professionista più che ventennale ha militato nell’Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell’s Old Boys. Con la nazionale argentina ha partecipato a ben quattro Mondiali (1982, 1986, 1990 e 1994), vincendo da protagonista il torneo del 1986; i 91 incontri disputati e le 34 reti realizzate in nazionale costituirono due record, successivamente battuti. Contro l’Inghilterra ai quarti di finale di Messico 1986 segnò una rete considerata il gol del secolo, tre minuti dopo aver segnato un gol con la mano (noto come mano de Dios), altro episodio per cui è spesso ricordato. Non è mai potuto entrare nelle graduatorie del Pallone

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d’oro perché fino al 1994 il premio era riservato ai giocatori europei: per questo motivo nel 1995 vinse il Pallone d’oro alla carriera. Ha comunque ricevuto altri numerosi riconoscimenti individuali: condivide con Pelé il premio ufficiale FIFA come Miglior giocatore del XX secolo, e nel 1993 è stato insignito del titolo di miglior calciatore argentino di sempre, tributatogli dalla federazione calcistica dell’Argentina. Sin dalla vittoria del Mondiale 1986, gli argentini usano il nome di Maradona per farsi riconoscere come suoi compatrioti in tutte le parti del mondo: in Argentina e a Napoli il campione argentino è indicato come simbolo ed eroe dello sport. Tecnicamente nessuno mai come lui.

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THERAGUN MASSAGGIATORE A PERCUSSIONI Dolori muscolari dovuti all’attività sportiva o a postura scorretta? Un aiuto arriva dalla California da una azienda specializzata nella terapia a percussione che ha sviluppato un trattamento “fai-da-te” che nasce come soluzione di intervento per attenuare i dolori muscolari. Si chiama Theragun e si tratta di una specie di pistola con un pomello tondeggiante che percuote i muscoli per dare beneficio. Con Theragun si possono raggiungere i muscoli e i tessuti del corpo più profondi grazie alla struttura e alla potenza che esercita una pressione che genera sollievo e accelera la ripresa post-allenamento e la capacità

ROCK EXPERIENCE STILE & PERFORMANCE Rock Experience pensa alle donne sportive e attente allo stile con una linea di abbigliamento invernale ad hoc da indossare per uscite con gli sci o snowboard, o per semplici passeggiate. Questo giovane brand italiano, specializzato in abbigliamento per l’outdoor e gli sport di montagna, propone una linea di abbigliamento performante, alla moda ma anche giusto, cioè prodotto con un occhio di riguardo all’ambiente. Ne è un esempio la giacca ecofriendly “Re.Cosmic” fatta con tessuti riciclati provenienti da indumenti dismessi o offcuts di produzione e con imbottitura interna soffice e calda in poliestere, proveniente dal riciclo di bottiglie di plastica; l’idrorepellenza del tessuto esterno è ottenuta da un trattamento PFC-free. www.rockexperience.it

MOUNTAIN BIKE E BIMBI

SHOTGUN IL SEGGIOLINO ACTIVE La mountain bike a portata di bimbo! Arriva in Italia Shotgun il seggiolino attivo che consente ai bambini dai 2 ai 5 anni di andare in mountain bike accompagnati da un adulto e vivere in prima persone l’emozione delle due ruote su sterrato e facili sentieri. Shotgun è un seggiolino semplice, ma rivoluzionario per il settore della mountain-bike che si posiziona davanti a chi pedala ed è formato da una seduta, un supporto e un poggiapiedi. Il seggiolino può essere anche abbinato al manubrio Shotgun, un vero e proprio mini manubrio con impugnature ad hoc e appoggi per far sentire il bimbo come un “copilota” alla guida della mountain bike. La posizione avanzata di questo seggiolino non è casuale, infatti i produttori ritengono sia ideale per permettere al bambino una partecipazione attiva, per interagire con chi guida e consentire una visibilità migliore di ciò che avviene. L’idea di questo prodotto nasce nel 2016 da Dan Necklen, uno sportivo padre di famiglia mosso dal desiderio di andare in mountain bike con i figli, e dal designer Dan Tom Hayaward. Oggi la società è un marchio versatile che crede in 3 principi basilari: nella necessità di distogliere i bambini dai dispositivi elettronici e di portarli per sentieri in mountain bike; nella qualità del tempo che i genitori trascorrono con i figli; e nella trasmissione dell’amore per la natura e le attività all’aria aperta. Shotgun un è distribuito in Italia da 4guimp, 4guimp.it Maggiori info su kidsrideshotgun.it

ESCURSIONISMO

NATURA E CULTURA Nuovo approccio alla natura e nuove proposte per escursioni in tempo di Covid: al via il progetto di EquipeNatura per gite fuori porta che abbinano la scoperta della natura con racconti storico-culturali e spiegazioni scientifiche sull’ambiente naturale. Sono brevi uscite per piccoli gruppi e adatte a tutti, programmate nel fine settimana, che si svolgono in luoghi poco frequentati e su sentieri meno battuti del Monte Baldo. In queste uscite si fonde la classica passeggiata in montagna a momenti di scoperte della cultura locale, oltre a racconti delle persone che vivono in quelle aree e a rievocazioni di fatti storici. Le

escursioni sono realizzate grazie alla collaborazione tra una guida ambientale-escursionistica, Alessandro Tenca di EquipeNatura, e un appassionato ed esperto del territorio del Garda-Baldo, Maurizio Marogna. I racconti sono ispirati alle storie narrate nel libro “Storie del Monte Baldo e del suo Lago” di Maurizio Marogna, Mauro Neri e Silvia Vernaccini che parla di storie di persone passate sul Monte Baldo, su questo monte che non è solo una cima ma un “baule” di fiabe e leggende. Per info sulle escursioni e date visitare la pagina facebook “Equipe Natura Guide” o al numero +39.349.1389629.

di recupero del corpo. La terapia a percussione consiste nell’emissione di brevi impulsi che agiscono in profondità nei tessuti del corpo. Queste percussioni favoriscono la circolazione del sangue nelle aree trattate, migliorando la capacità di movimento e la velocità di recupero, e alleviando il dolore cronico e quotidiano. Il brand Therabody ha studiato una gamma di vari dispositivi. Qualche mese fa sono stati presentati in Italia 4 ultimi modelli: Theragun PRO, Theragun Elite, Theragun Prime e Theragun mini assieme alla nuova linea di creme e prodotti biologici TheraOne. L’obiettivo dell’azienda è quello di fare in modo che la terapia percussiva possa essere alla portata di tutti per supportare non solo gli sportivi, ma anche le persone che necessitano di un trattamento costante per alleviare i dolori muscolari dovuti a posture scorrette. Questi nuovi modelli (di quarta generazione) sono più intelligenti, più personalizzati e più silenziosi e alcuni sono abbinati a un software chiamato “Smart Percussive Therapy”, a Bluetooth e a una nuova app per informare gli utenti al fine di personalizzare il trattamento e individuare il punto o il muscolo in cui fare il massaggio con la pistola a percussione. Oggi Therabody è tra i leader mondiali nella terapia “Smart Percussive Therapy” e gode di fiducia nel pubblico di oltre diversi 50 paesi, collabora con più di 250 squadre sportive in tutto il mondo, e con fisioterapisti, allenatori e chiropratici. www.theragun.com


INTERVISTE speciali

è stato uno degli attaccanti più forti del calcio italiano. genoa, Juventus, roma, verona e brescia sono state le tappe principali della carriera calcistica dell’eccentrico “zigo”

gianfranco zigoni

Mi allenavo perchè dovevo farlo. Vivevo per la partita, per la gente, per lo stadio

di matteo fontana (tratto da Rivista Contrasti, www.rivistacontrasti.it)

C

erto che avevo un procuratore. Era un mio amico d’infanzia, si chiamava Danilo, ma l’avevano soprannominato Ferragosto, perché non era molto avvezzo al lavoro. Mi ha seguito per tutta la carriera. Che fossi a Genova, a Roma o a Verona, lo sentivo e gli domandavo: “Danilo, mi porteresti del Raboso?”. Lui arrivava con le bottiglie che gli avevo chiesto. Ecco, lui era il mio procuratore. Di casse di vino”. Oderzo è silenziosa, attorno a Gianfranco Zigoni. Fa freddo, in questa terra di confine tra il Veneto e il Friuli, con le strade che si biforcano nell’incrocio di un Nord-Est antico. Zigo è uno da beat generation: come Jack Kerouac, dopo tanto vagare è tornato a casa. L’ha fatto molto tempo fa, alla maniera degli eroi omerici. L’Itaca di Zigo è qua. Troppo difficile paragonare il calcio di oggi a quello di allora? Io questo lo seguo poco, in realtà. Vedo, appena posso, le partite del Verona, e poi quelle del Torino e dell’Inter, le squadre per cui tifavo da bambino. Soprattutto l’Inter, poi, mi diverte, perché non sai che cos’aspettarti. Il Verona è il mio cuore, il Toro è nato per soffrire, e lo sento dentro di me. Vuole dirci che non le interessa nulla di Cristiano Ronaldo? Lo stimo, perché è un fuoriclasse, ma non farei mai cambio con lui, anche se muove milioni e milioni di tifosi e di soldi. Sembra una macchina, non un giocatore. Si diverte sul serio? La vita è una sola, non puoi passarla sempre sul campo. Vedo che è circondato da ogni agio, eppure c’è qualcosa che mi annoia. A me piace chi sa essere selvaggio e ingenuo. Quindi non va matto neanche per Lionel Messi? Ecco, senza voler togliere nulla a Cristiano Ronaldo, preferisco lui. Sai perché? Per il suo modo di giocare. Mi rimanda alla gioia originaria per il pallone, all’oratorio in cui sono cresciuto, qui a Oderzo, nel quartiere Marconi, il “Bronx”. Naturalmente anche Messi fa parte di questo ingranaggio enorme che è il calcio attuale, ma al confronto di Ronaldo trasmette la sensazione di non essere un robot: lo trovo più umano, anche nelle sue debolezze. Zigo potrebbe mai far parte di questo calcio? Non è nemmeno immaginabile. Io mi allenavo per-

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ché dovevo farlo, ero obbligato, non l’avrei mai fatto. Vivevo per la partita, per la gente, per lo stadio. Tutto il resto era un contorno. Ora seguono delle tabelle, ci sono metodi di preparazione scientifici, non si può sgarrare. E io, certe regole, non le sopportavo allora, figuriamoci se potrei adattarmi adesso. Ma faccio anche un preambolo: non do giudizi, ogni frutto ha la sua stagione. Il calcio è questo, punto e a capo. Che cosa intende? Non si parla più di sport, ma di un business globale. È sbagliato? Non saprei. Trovo che sia affretta-

to e banale fare certe considerazioni sul filo della nostalgia di quanto è stato. Siamo in un periodo, iniziato ormai tempo fa, e per cui non vedo regressioni, in cui sono gli interessi privati a comandare, la capacità di fare affari. I giocatori non hanno colpe per il contesto in cui sono. Ovvio, una volta i presidenti erano i Moratti, i Garonzi, i Rozzi, persone che avevano un legame viscerale con i club e con il loro territorio. Cosa volete che ne possa fregare a cinesi o americani della storia che c’è dietro a una squadra? La mia non vuole essere una critica a prescindere.

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Gianfranco Zigoni

Si tratta della presa di coscienza dello stato delle cose. Per questo si è allontanato dal calcio? Non sono l’unico, però non vorrei si pensasse che voglia dare una valutazione morale su quel che c’è ora. Più semplicemente, capita di cambiare, di avvertire una vicinanza a un mondo piuttosto che a un altro. Così, se devo andare a vedere una partita sul campo, lo faccio per i Grifoni. Parla del Genoa? No, dei Grifoni di Oderzo. Non parlo di calcio, bensì di rugby. Sono la squadra del mio paese. Ci sono tanti giovani entusiasti, e io, per i giovani, ho sempre avuto una profonda simpatia. E poi non è che la passione per il rugby mi sia venuta adesso: questa è una zona in cui la palla ovale comanda. Da piccolo mi portavano fino a Treviso, là erano già forti. E ho un sogno: rinascere ed essere uno degli All Blacks. Perché? Ho conosciuto John Kirwan, un uomo straordinario. Lui lo è stato, un All Black. Mi rivedo nel loro modo di interpretare lo sport. Vorrei partecipare alla Haka. John ha scritto un libro bellissimo: “Gli All Blacks non piangono”. Parla della sua depressione, della tristezza che avvertiva, ma che non poteva mostrare. Un All Black non piange. E lei, Zigo, ha conosciuto la depressione? Sì, e ho compreso che sono cose della vita. La felicità è uno stato d’animo passeggero, ma tutto è transitorio. So che cosa significhi stare male dentro. Lottiamo ogni giorno per noi stessi, per i nostri cari. Ho conosciuto uomini ricchissimi, come l’Avvocato Agnelli, e barboni che non avevano niente, e mi sono sempre sentito più vicino ai barboni che ai miliardari. A me, dei soldi, non è mai fregato nulla.

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Se girassero un film su di lei chi vorrebbe che fosse chiamato a recitare nella sua parte? L’attore giusto non c’è più: Paul Newman. Era il mio mito, andavo pazzo per “Lo spaccone”. E un ruolo dovrebbe averlo anche Morgan Freeman, un altro che mi piace tantissimo. Quelli di oggi, invece, non mi fanno effetto. Ma volete mettere James Dean? Lui sì che aveva dentro qualcosa di unico. Anche Marlon Brando era un grande, ma Newman, per me, era di più. Parla dei suoi miti del cinema. Quali ha avuto nel calcio? Nacka Skoglund, il campione svedese dell’Inter, è stato un simbolo, insieme a Garrincha e a George Best. Eppure io sono attento a quel che mi raccontavano i “vecchi”: Valentino Mazzola è stato irraggiungibile. Non l’ho visto, ma mi fido di chi ha avuto l’opportunità di riuscirci. Lui era al di sopra di tutti, persino meglio di Pelé, di Di Stefano, di Sivori, di Cruijff. Prima parlavamo di Messi e di Cristiano Ronaldo: il confronto non inizia neanche. Se ci mettiamo pure Icardi, allora il distacco aumenta...

...Zigo, ma com’è riuscito ad avere un distacco tanto austero dai soldi? Non è una fatica, io sono fatto così. Torno a casa e mangio quello che c’è, mia moglie lo sa. Un panino con il salame è più che sufficiente per essere contenti, magari con un bicchiere di vino al fianco, perché quello è un piacere da condividere. E poi ho la musica, la lettura, la fede: così si trova la pace. La musica di chi? Di Fabrizio De André. Lo conobbi quando giocavo al Genoa. Ho amato, in particolare, le sue canzoni più malinconiche: “Inverno”, “Il cantico degli impiccati”. Le parole tristi mi conquistano. E dopo “Fiume Sand Creek”, tra l’altro scritta per Faber da Massimo Bubola, che è un amico: abbiamo pure giocato a calcio insieme per delle partite benefiche, tutti dovrebbero avere i suoi dischi. I suoi pezzi sono splendidi. Avete presente quelle parole che aprono “Fiume Sand Creek”? “Si son presi il nostro cuore sotto una coperta scura/sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura/fu un generale di vent’anni/occhi turchini e giacca uguale/fu un generale di vent’anni figlio di un temporale”. Un capolavoro. Non starò mai con le giubbe blu, sarò sempre un indiano: c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek. Tornando a dire di De André, non è un caso che Leonard Cohen l’abbia elogiato prima di morire. Ecco, Cohen: un altro che ho adorato e che manca. Per cosa? Per quel suo modo di cantare profondo e affranto. De André ha tradotto in italiano delle sue canzoni, come “Suzanne”, che è bellissima. E dopo ho sempre ascoltato Bob Dylan. La musica mi deve far riflettere. Non sono uno da Beatles o Rolling Stones: non mi vanno a genio né gli uni, né gli altri. Mi danno ansia, non raccontano il mio mondo. E nel suo mondo, Zigo, cosa c’è? I libri. Quelli di Paco Ignacio Taibo, un altro amico: ci siamo conosciuti anni fa, ha la mia completa ammirazione, è grandissimo. La sua biografia di “Che” Guevara, “Senza perdere la tenerezza”, è irraggiungibile. Perché, vedi, in quella frase, quella del titolo, c’è molto di quanto dobbiamo cercare di essere. Anzi, quasi tutto. Il “Che” secondo Gianfranco Zigoni chi è stato? Un uomo che si è speso fino a quando non l’hanno assassinato perché le sofferenze cessassero, che ha dato la speranza a popoli che non sapevano neppure che cosa volesse dire. Certo, ha ucciso, per farlo, ma il “Che” desiderava la pace, non la guerra. Era un combattente, com’è stato Muhammad Ali, come Gandhi. Sembrano differenti, opposti, divergenti, invece, se guardate bene, si somigliano. In che maniera? Ognuno di loro lottava, si impegnava per il bene del prossimo. In questo, però, c’è una figura che viene sopra e davanti a tutti, ed è Gesù Cristo. Tempo fa parlai con un prete e gli dissi che, a mio parere, il “Che “ aveva molto in comune con Gesù. Lui mi rispose che era una visione che non poteva condividere. Poi lessi un articolo in cui si sosteneva proprio questa tesi, ossia che il “Che” fosse stato uno dei personaggi storici più vicini a Gesù. Andai dal prete e glielo mostrai. Mi fece: “Hai ragione tu”, e sorrise. Gesù Cristo cosa rappresenta per lei? Non l’ho mai visto come figlio di Dio. Per me è sempre stato un rivoluzionario della pace e dell’amore. Gesù è il Discorso della Montagna: “Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli. Beati i miti perché possederanno la terra. Beati quelli che piangono perché saranno consolati. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati. Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Esiste qualcosa di più grande? Cercatelo, non lo troverete.

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auto

di pAOLO CARLI

the 4, la nuova bmw serie 4 coupè “Il piacere in splendida forma”. È il claim che accompagna THE 4, la Nuova BMW Serie 4 Coupé. La nuova BMW Serie 4 Coupé arriva per marcare il segno della sportività della Casa e cambiare drasticamente dalla versione precedente del 2013. La svolta della seconda generazione è sia estetica sia sotto il cofano. Da una parte BMW torna al passato: alla calandra con il doppio rene grande orientato in verticale e senza listelli, mentre il design delle fiancate e della parte posteriore ricalca l’aggressività sportiva sempre con eleganza, con linee molto scolpite e gruppi ottici affusolati (fari full Led di serie, ndr). Dall’altra abbiamo per il modello M440i xDrive, la versione più “pepata”, un motore 3 litri a 6 cilindri da 374 CV con 700 Nm di coppia e la batteria a 48 Volt della tecnologia mild hybrid, che aggiunge istantaneamente 11 CV di potenza, per sorpassare e accelerare più in fretta. Ed è qui che originano le belle emozioni di guida. Per le riprese senza esitazioni, molto lineari e quel sound che fa subito venire il sorriso. Dettaglio: tutte le diesel sono proposte con il mild hybrid mentre a benzina solamente la top di gamma, M440i XDrive. Il responsabile comunicazione prodotto di BMW Italia, Alessandro Toffanin, spiega: «Serie 4 rappresenta il cuore del Dna del marchio e la futura versione Gran Coupè si sposerà con il mercato delle flotte in quanto unisce i mondi della berlina con il suo comfort e quello della sportività delle coupé. Delle 800mila auto BMW Serie 4 della versione precedente vendute complessivamente, la metà appartiene proprio al modello a quattro porte». La nuova BMW Serie 4 Coupé porta già con sé diversi plus: il sistema di navigazione di serie, per cominciare, con l’aggiornamento da remoto del software che importa servizi aggiuntivi e i miglioramenti. Poi la connettività wireless sia Android sia Apple, con la visualizzazione dello smartphone sul display touchscreen centrale da 12,3”. Adas per l’assistenza alla guida di livello 2. Per fare solo un esempio, la luce di svolta e le funzioni di curva adattive con illuminazione stradale variabile, ottimizzata per la guida urbana e autostradale, sono incluse. A velocità superiori ai 60 km/h, i Laserlight aumentano la portata degli abbaglianti fino a un massimo di 550 metri e l’auto segue dinamicamente il percorso della strada.

di serie cosa c’è Indipendente e apparentemente intoccabile. Con il suo inconfondibile design degli esterni la Nuova BMW Serie 4 Coupé esprime tutto il suo carattere affascinante.

La quattro posti a due porte ha la velocità autolimitata a 250 all’ora e un cambio automatico a 8 rapporti. E’ la prima volta che tutte le varianti della Serie 4 Coupé ne sono dotate di serie. I sistemi Adas aggiunti con il restyling, per migliorare la comodità nei viaggi lunghi nonché la sicurezza, sono ora inclusi di serie: l’avvertimento di collisione anteriore con intervento frenante, il Lane departure warning che include il ritorno di corsia (con assistenza allo sterzo) e il sistema Speed limit info. Tra gli optional il Driving assistant professional con funzioni evolute. Tra esse quella in grado di guidare la nuova BMW Serie 4 Coupé sul lato più appropriato della sua corsia quando si è in coda in autostrada. Veniamo all’utilissimo Head-up display: dà una grande sensazione di sicurezza, permettendo di non distogliere mai gli occhi dalla strada. Ora visualizza le inormazioni relative alla guida su un’area di proiezione

ingrandita del 70%. L’equipaggiamento di serie per la M440i xDrive Coupé è caratterizzato da cerchi in lega M da 18 pollici. Il bagagliaio? Adeguato: 440 litri. Lo schienale posteriore ha una suddivisione 40:20:40 di serie e le singole sezioni possono essere reclinate completamente premendo un pulsante nel bagagliaio. Un gancio per rimorchio che si estende e si ritrae elettricamente è disponibile come optional. Il consumo combinato dichiarato di carburante è di 7,1 – 6,8 litri per 100 KM e delle emissioni di Co2 di 163-155 g/km. Da vedere e provare presso la concessionaria BMW TULLO PEZZO San Giorgio Bigarello (Mn) Via A. Einstein 19 - Tel. 0376.374000 Castiglione delle Stiviere (Mn) Via G. Mazzini 28/z - Tel. 0376.636884


BUON 2


2021


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MCG Magazine, Dicembre 2020 - Gennaio 2021

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