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I Sei

Napoleoni

I Pince-Nez

Dorati


SHERLOCK HOLMES

Pubblicazione edita da: Malavasi editore S.r.l.

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Direttore responsabile: Nicola Malavasi Testi: Nicola Malavasi Gianluca Salvatori, CHS, BS Enrico Solito, CHS (D), BSI. Past President di Uno Studio in Holmes Fotografie: Granada International Progetto Grafico: Cristina Ghelfi - Modena Periodico quattordicinale corredato da DVD. Il DVD allegato non è vendibile separatamente. Esce il Sabato. Registrazione presso il Tribunale di Modena. Distribuzione: Sodip spa (MI) Stampa: Ecofina S.r.l. (MI) Malavasi Editore s.r.l. è iscritta al ROC al n° 7721. IVA assolta dall’Editore ai sensi dell’art. 74, 1° comma, lettera C; D.P.R. 633/72. Spedizione in A.P. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) Filiale di Modena - Tassa Riscossa L’Editore si riserva la facoltà di modificare i prezzi nel corso della pubblicazione in relazione a variate condizioni di mercato. © 2005 Malavasi Editore s.r.l. - Modena Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta o memorizzata in sistemi di archivio o trasmessa in forma o mezzo elettronico, meccanico, attraverso registrazioni o altri sistemi noti e futuri, senza esplicita autorizzazione scritta da parte dell’Editore ad eccezione di brevi passaggi e recensioni.

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I Sei Napoleoni

’ispettore Lestrade, invitato in piacevole conversazione nel salotto di Baker Street, racconta gli ultimi incredibili fatti di cronaca di cui si è occupato nello svolgimento del proprio lavoro. Divertito, racconta di un uomo, un fanatico di Napoleone, che si aggira per le strade di Londra divertendosi a ridurre in mille pezzi i busti in gesso raffiguranti l’imperatore di Francia. Un reato contro il patrimonio, certo, ma non poi così grave. “Certamente un uomo affetto da malattia di competenza psichiatrica”, pensa subito il Dottor Watson, ma non Sherlock Holmes, che già dalle prime battute subodora qualcosa di più importante. La sua mente, così allenata a ragionare dal punto di vista del criminale, si rifiuta di sposare una tesi così semplicistica. Se ne ha conferma quando, alla distruzione di un quarto busto, segue la morte di un uomo: a questo punto, essendo la situazione più grave del previsto, Lestrade è costretto a chiedere aiuto al Grande Detective. Nelle tasche del cadavere viene ritrovata la foto di un tale Beppo, artigiano italiano appena uscito di prigione dopo un anno di reclusione, per aver accoltellato un compatriota. Lestrade, proseguendo con le indagini, riesce finalmente a dare un nome al cadavere: si tratta di Pietro Venucci, anch’esso italiano, e, anch’esso, assassino ben noto agli schedari di Scotland Yard. Holmes, dal canto suo, preferisce seguire una pista apparentemente meno ortodossa e – continuando ad insistere sul filo di pensiero tessuto sin dalle prime battute – scopre che i busti distrutti fanno parte di un lotto di sei identiche figure di Napoleone realizzato l’anno precedente a quello in cui si svolgono gli eventi. Questa pista che, un poliziotto ligio al manuale quale è l’Ispettore Lestrade, non avrebbe mai seguito, si rivelerà ben presto quella giusta. A seguito dei suggerimenti di Holmes si organizza un agguato nei pressi di una casa dove è custodito il quinto “Napoleone” della serie e, grazie a questo stratagemma, si riesce ad acciuffare l’iconoclasta ed a ricostruire una parte del rompicapo, pur restando ancora un mistero il movente degli omicidi e dei furti. Solo rintracciando il sesto ed ultimo busto in gesso si riuscirà a scoprire la verità. Holmes, infatti, non rinunciando ad un abile colpo di scena, dopo averlo acquistato dal legittimo possessore, lo ridurrà in briciole in un sol colpo cavando dalle sue viscere 3


nientemeno che “la perla nera dei Borgia”, un gioiello di incalcolabile valore, rubato da Beppo e nascosto nel gesso ancora fresco prima di essere arrestato. Venucci, coinvolto probabilmente nel furto del prezioso, trovò la morte per mano di quest’ultimo intenzionato a tenere il tesoro tutto per sé. L’avventura de “I sei napoleoni” apparve per la prima volta sul Collier’s nell’aprile del 1904. L’adattamento per la televisione de “I sei napoleoni” è stato realizzato da John Kane, noto agli appassionati per aver scritto la pièce teatrale Murder, my dear Watson! Fu proprio la produttrice dell’intera serie Granada – June Wyndham Davies – a chiederne la collaborazione dopo esser rimasta affascinata dalla rappresentazione teatrale del suo lavoro. La scena si apre con uno scorcio del quartiere italiano di Londra, dove si è testimoni del reato che costerà a Beppo un anno di soggiorno gratuito nelle carceri di Sua Maestà Britannica. Fin dalle prime battute, quindi, ci si rende conto che, dietro l’intera faccenda, si cela qualcosa di più che un semplice desiderio di ridurre in briciole le immagini dell’imperatore. Una delle scene seguenti – tra le più macabre dell’intera serie – ha luogo nell’obitorio di un ospedale, dove un impassibile Sherlock Holmes ispeziona minuziosamente il cadavere trovato. Nella fase finale dell’investigazione Kane decide di inserire un paio di pennellate non canoniche, forse per aggiungere un po’ di colore dopo la macabra scena. Di ritorno a Baker Street, ad esempio, Holmes e Watson scovano Lestrade intento a curiosare nel loro archivio privato, ma lasciano credere al povero investigatore di non essersene accorti. Così come non è possibile tralasciare la rappresentazione del coupe de tèatre col quale Holmes svela agli astanti il contenuto dell’ultimo busto in gesso: in questa versione televisiva si assiste addirittura ad una mossa degna del più abile illusionista. Non dimentichiamo che il dottor Watson ha più volte sottolineato che Holmes avrebbe potuto tranquillamente sostenere il ruolo del prestigiatore. Infine Kane aggiunge una coda alla storia originale portando le telecamere fuori dalla prigione in cui Beppo sconterà la sentenza capitale. Sotto una fitta pioggia vediamo il vecchio Venucci attendere l’annuncio della morte del nemico e quindi sospirare alla figlia un liberatorio “E’ finita”, in italiano persino nella versione originale inglese. 4


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I Pince-Nez Dorati

’ispettore Hopkins, chiamato ad investigare sulla morte di Willoughby Smith, segretario particolare del professor Coram, si trova nella necessità di chiedere l’aiuto ma, soprattutto, la preziosa consulenza di Sherlock Holmes. Pochissimi sono infatti gli indizi dai quali iniziare un’indagine. Dopo aver lanciato un fortissimo urlo di dolore, il povero Smith viene ritrovato agonizzante, in una pozza di sangue, a seguito di una terribile ferita al collo. Le ultime parole pronunciate dal malcapitato in punto di morte sono rivolte proprio al professore: “…ditegli che è stata lei”. Sono queste parole che, anziché mettere un po’ di chiarezza in tutta questa storia, infittiscono ancora di più il mistero. Nonostante tutte le uscite dell’abitazione vengano bloccate e la casa sia minuziosamente perquisita, non si riesce a trovare la benché minima traccia dell’assassina. Al momento l’unica certezza sembra essere quella che si tratti di una donna, infatti, stretto nelle mani del cadavere, viene ritrovato un paio di occhiali d’oro a pince-nez1. La conferma deriva dalle stesse parole di Sherlock Holmes che, analizzando minuziosamente tale reperto, fornisce una dettagliata descrizione del proprietario e si tratta proprio di una donna. Il giorno seguente Holmes decide di recarsi a far visita al professor Coram il quale riceve l’ospite nella propria camera da letto, luogo nel quale trascorre gran parte del suo tempo. Durante questa visita Holmes inizia, inspiegabilmente, a fumare decine di sigarette lasciando talvolta cadere, con noncuranza, la cenere sul tappeto. Sarà proprio merito di questo stratagemma se, alla fine, riuscirà a svelare l’arcano mistero. Infatti, rientrando nella camera del professore poco dopo, rinviene le tracce inconfondibili di un piede femminile sulla cenere caduta. Il mistero è svelato. La donna non è altri che Anna, una nichilista russa, già moglie del professore, fatta arrestare da quest’ultimo dalla polizia del proprio Con molte scuse per chi già sa di cosa scrivo, ritengo che i lettori di queste righe nati dopo la metà del secolo scorso abbisognino di una nota. Gli occhiali a pince-nez, od occhiali a molla, sono un tipo di lenti da vista in voga nell’ottocento prive delle asticelle di appoggio e rette sul viso grazie ad una molla da appoggiarsi sul naso. 1

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paese. La tenace eversiva, al suo rilascio, riesce a raggiungere l’Inghilterra ed a rintracciare Coram per farsi consegnare una serie di documenti in grado di scagionare dalle accuse il fratello, anch’egli incarcerato. Anna, ormai scoperta, sfugge al proprio destino avvelenandosi, ma Holmes – come sempre gentiluomo – consegnerà di persona il fascicolo all’ambasciata di Russia facendo sì che la giustizia trionfi sul male. L’avventura “I pince-nez dorati” apparve per la prima volta sullo Strand Magazine nel numero di luglio del 1904. Quando la casa di produzione Granada decise di iniziare la riduzione cinematografica della serie “Le memorie di Sherlock Holmes” la fortuna che, sino allora l’aveva accompagnata, decise di cambiare strada. Edward Hardwicke, che felicemente interpretava il ruolo del Dottor Watson, era impegnato sul set di “Shadowlands”, il film diretto da Richard Attenborough con Sir Anthony Hopkins nella parte di C.S. “Jack” Lewis. Per tale motivo fu deciso di riscrivere la sceneggiatura sostituendo il buon dottore con Mycroft Holmes, e per non far credere ai telespettatori un definitivo allontanamento di Watson fu deciso di rimandare la proiezione a metà serie. Inoltre, a detta degli autori, le più affascinanti storie canoniche erano ormai state tutte girate, e quelle restanti non offrivano sufficiente materiale per mantenere lo standard sino ad allora rispettato. Motivo in più per allontanarsi ulteriormente dal Sacro Canone e per inserire nella sceneggiatura note di colore e deviazioni dall’originale. In questo caso, ad esempio, la storia fu ambientata nel ventesimo secolo – nonostante sia a tutti noto che essa ebbe luogo nel 1894 – per sostituire la figura della nichilista russa con il più appassionante tema della lotta delle suffragette per il diritto di voto alle donne. Inoltre il protagonista di tutta la serie, lo straordinario Jeremy Brett, iniziava a dare i primi segni di quel cedimento mentale e fisico che l’avrebbero purtroppo accompagnato sino alla morte. Nonostante ciò si deve ammettere che l’intepretazione di Brett – e nel complesso l’intera serie Granada – risulta, senza alcun dubbio, una delle migliori e più fedeli mai realizzate. Un’ultima notazione per i più attenti osservatori. L’ispettore Hopkins è qui interpretato da Nigel Planer, mentre nella versione Granada di “Abbey Grange” i suoi panni sono vestiti da Paul Williamson. 6


I Luoghi L’appartamento (iii) Un muro era stato bucherellato da Holmes a revolverate a formare le lettere VR, (Victoria Regina). In un angolo l’astuccio del violino, lo scaffale dei prodotti chimici, macchiato dagli acidi - e dal quale c’era costantemente il rischio che prodotti chimici si infilassero nel piatto del burro - il secchio del carbone contenente pipe, tabacco e sigari. Sul camino, la babbuccia persiana che fungeva da borsa del tabacco. L’illuminazione era a gas nel 1889, ma nel 1888 Holmes si avviava in camera sua con la candela accesa in mano, con la luce della quale ancora nel 1897 svegliava Watson, mentre nel 1903 esisteva ormai un campanello elettrico. Sembra proprio che, curiosamente per le nostre abitudini attuali, la porta non fosse mai chiusa a chiave. In varie occasioni diversi clienti entrarono tranquillamente mentre gli inquilini erano fuori, dimenticando oltretutto vari oggetti (una pipa in YeLL, un cappello in BLUe, un bastone in HoUN) o lasciando il biglietto da visita. E’ vero che spesso la Signora Hudson annunciava le visite, ma la regola non era assoluta: in FiNa, SPeC e 3GaB entrarono di colpo addirittura il Prof. Moriarty e un aggressore. Della camera di Watson non sappiamo nulla. Quanto a quella di Holmes, invece, aveva ben due porte sul salotto, di cui una dissimulata dalle tende di una delle finestre e dunque doveva dare anch’essa su Baker Street. Anch’essa aveva un camino, sulla cui mensola erano ammucchiate alla rinfusa pipe, sacchetti di tabacco, siringhe, temperini, cartucce di rivoltella e altri oggetti: le pareti erano ricoperte di ritratti di criminali famosi. continua...

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I Sei Napoleoni

I Pince-Nez Dorati

Titolo originale The Six Napoleons

Titolo originale The Golden Pince-Nez

Tratto dal romanzo The Six Napoleons (1904)

Tratto dal romanzo The Golden Pince-Nez (1904)

Produttore June Wyndham-Davies

Produttore June Wyndham-Davies

Regia David Carson

Regia Peter Hammond

Cast Sherlock Holmes - JEREMY BRETT Dr John Watson - EDWARD HARDWICKE Horace Harker - ERIC SYKES Ispettore Lestrade - COLIN JEAVONS Venucci Snr. - STEVE PLYTAS Beppo - EMILE WOLK Morse Hudson - GERALD CAMPION Lucrezia - MARINA SIRTIS Cugino di Beppo - NADIO FORTUNE

Cast Sherlock Holmes - JEREMY BRETT Dr John Watson - EDWARD HARDWICKE Mrs Hudson - ROSALIE WILLIAMS Mycroft Holmes - CHARLES GRAY Professor Coram - FRANK FINLAY Ispettore Hopkins - NIGEL PLANER Anna - ANNA CARTERET Susan Tarlton - NATALIE MORSE Abigail Crosby - PATRICIA KERRIGAN

Durata 50 minuti ca.

Durata 50 minuti ca.

© 1986, Granada Television Limited © 2005, Malavasi Editore s.r.l.

© 1994, Granada Television Limited © 2005, Malavasi Editore s.r.l.

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SH15 I Sei Napoleoni / I Pince-Nez Dorati  

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