Lussino 63

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pagina 48 - Quadrimestre 63 - Ottobre 2020

Lettere Lia Ricceri febbraio 2020 la mia curiosità verso il passato e le nostre radici di fatto si basa su pochi e confusi indizi, flebili ricordi ormai sbiaditi di brandelli di racconti sentiti da bambina... forse troppo poco per sperare di sapere qualcosa di più. E anche facendo appello ai ricordi dei miei fratelli e delle mie cugine, non riusciamo a ricostruire nulla. Ma provo a mettere insieme i miei ricordi con quelli delle mie sorelle, fratelli e cugine, e provo a mettere insieme anche una storia, che inevitabilmente sarà lacunosa ed imprecisa. Partirei dalla nonna, Paola Nicoli (Nicolich) che era nata a Trieste il 6 luglio 1910. Si era sposata con Carlo (Charlie) Fritsch, che era nato a Bucarest il 4 ottobre 1904. Si erano conosciuti a Trieste, sembra nei famosi bagni triestini, quelli che ancora esistono, dove le donne e gli uomini hanno spazi separati... evidentemente non così impenetrabili all’epoca! Ebbero due figlie, entrambe nate a Trieste, Giunia, mia madre nata il 26 gennaio 1934 e Tanja (Tatiana) il 15 agosto 1938. Sono morte ormai entrambe. La nonna Paola parlava a volte di una giovinezza trascorsa a Lussino, parlava del mare bellissimo, delle barche, del pesce di cui era golosa, ma non di altro. Forse Lussino per loro era un luogo di villeggiatura, e forse erano originari di Lussino e vivendo a Trieste, ci tornavano per le vacanze estive. Tra i nostri ricordi aleggia anche una figura paterna della nonna Paola, forse il suo papà era medico, ma morì quando lei era ancora molto piccola, forse si chiamava Paolo Nicolich. Nulla sappiamo della sua mamma. A Trieste abitavano in una casa con un grande terrazzo, che fu bombardata e che sembra sia diventata la sede del consolato svizzero. La nonna Paola e il nonno Charlie si trasferirono a Roma dopo la guerra; il nonno era impiegato in una compagnia di assicurazioni e lei era casalinga . Io ricordo la canasta settimanale con le amiche triestine: forse alcune di loro erano cugine o comunque parenti della nonna, noi le chiamavamo “zie”: zia Berta Cosulich, zia Iole Stuparich, altre erano certamente delle amiche, la signora Iride (Pagliaro), la signora Rita Bravin, la signora Renata Nordio. E poi i signori Eibenstein, Arturo e Marjorie, forse loro erano amici del nonno, una coppia bellissima, sempre vestiti con eleganza, lui con la sua bombetta e il bastone

da passeggio, lei con il cappellino e la veletta, e il foulard di seta. Le uniche occasioni in cui sentivo parlare il dialetto triestino, erano quelle riunioni settimanali con la scusa del gioco di carte, che alla fine erano un modo come un altro per mantenere vive le relazioni. Ma non parlavano mai del passato, delle vicende vissute a Trieste del perché erano andati via dalla loro città che amavano. O forse noi non capivamo, eravamo piccoli. La zia Iole ci sembra di aver saputo che fosse stata vittima di un bombardamento avvenuto a Trieste mentre era a casa della nonna Paola, e ne riportò le conseguenze, con schegge rimaste conficcate nelle sue gambe. Nostra madre Giunia si sposò con Silvano Ricceri a Roma nel 1958. Silvano era anche lui casualmente di famiglia di origine triestina. I suoi genitori erano Enrico Ricceri e Amalia (Lia) Uxa. Della famiglia Uxa a Trieste ci sono ancora dei discendenti, alcuni li ho conosciuti, altri solo sentiti nominare. La più vicina a noi dal punto di vista affettivo è la cugina Nerina - sposata con il prof. Sergio Lin - che oggi ha 90 anni, ed è l’unica che sento regolarmente. Anche il cognome Ricceri fu italianizzato: originariamente, credo fosse Ritscher. Il nonno Enrico era stato direttore del Banco di Santo Spirito e so che a Trieste esiste una casa per i bambini giuliano dalmati che porta il suo nome. Se dovessi ritrovare nei meandri della memoria altri particolari le scriverò ancora; per adesso ho ricostruito solo questi fatti, e ritrovato alcuni nomi. E se con il suo aiuto dovessimo riuscire a conoscere qualcosa delle radici familiari lussignane, sarà già moltissimo. La ringrazio tanto Licia, e le prometto che non appena avrò modo di tornare a Trieste le farò sapere, così magari potremo conoscerci personalmente. Un affettuoso saluto Monde Kobese Monde Kobese, residente in Sudafrica, discendente dei Chialina di Cherso, avendo letto una mia biografia di Padre Vittore Maria Chialina,, mi chiede notizie del suo bisnonno