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PokĂŠmon UltimateTour

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Capitolo 1: “Inizia il viaggio!”

“Gengar usa Ipnosi e con il suo potere riesce ad addormentare il povero Nidorino, che ora è indifeso nei confronti dello spettr…” All’improvviso il televisore che stava trasmettendo il programma si spense. “Basta così. Ormai conosco a memoria questo scontro. Non posso più continuare a guardare le repliche sulle fasi finali della Lega Pokémon, Heat! Devo finire di fare lo zaino per domani.” “Char-char” –disse il piccolo Charmander mettendo la testa sotto la mano del ragazzo, come a cercare qualche carezza. “Lucas! Mentre finisco di asciugare i capelli di tua sorella vai a cucinare la cena per stasera!” – disse una voce femminile che arrivava dal bagno di casa Wiring. “Si mamma, vado subito” – disse Lucas sbuffando e chiudendo la sua borsa, “Andiamo Heat, vieni ad aiutarmi con la tua fiamma.”

“Immagino che vi stiate chiedendo chi sono Lucas e Heat, non è vero? Bene, io sono qui proprio per raccontarvi la loro storia. Salve, sono il Professor Oak e sono nell’insolita veste di voce narrante. Ho conosciuto personalmente questo ragazzo, fin dagli inizi della sua avventura, quindi sono la persona giusta per narrarvi le sue gesta. Lucas è un ragazzo di 175 centimetri, castano chiaro con i capelli medio-lunghi. Veste sempre con maglietta bianca e una felpa azzurra, un paio di jeans e delle scarpe in tela bianche. Abita a Fucsiapoli, nella regione di Kanto, famosa perché in essa è presente la città di Biancavilla, che da sempre sforna talenti e allenatori leggendari. In quanto a me, sono la massima autorità in fatto di Pokémon: colui che sa tutto di queste magiche creature e, non per vantarmi, sono stato in passato anche un gran allenatore, risultando anche Campione della Lega. Ma questa è un’altra storia, ormai sono passati troppi anni, più di quanti possiate immaginare… Cerchiamo di non divagare e torniamo a Lucas. Domani, assieme al suo fido Heat, dovrà sostenere l’esame pratico per diventare un allenatore di Pokémon, dopo essere riuscito a superato l’esame teorico.”

“Bravo il mio Lucas, una cenetta coi fiocchi!” “Oh, grazie mamma! Sarà che sono emozionato per l’esame di domani. Come sapete potrebbe essere il


mio ultimo giorno di permanenza a casa, se dovessi passarlo…” “E lo passerai, mio caro. Parola di papà. Ora vai pure fuori con i tuoi amici e rilassati un po’, te lo meriti.” “Dlin-Dlon” –suonò il campanello. “Oh,deve essere Shon. Significa che posso andare a dormire a casa sua. Ciao Mà. Ciao Pà. Ciao Sarah. Domani vi dirò se l’esame è andato bene o no.” –sorrise il ragazzo sollevando il piccolo zainetto pieno di Pozioni e Poké Ball, “Andiamo Heat!” Lucas uscì di casa e vide Shon, suo amico d’infanzia con il quale l’indomani avrebbe sostenuto l’esame, al fianco del suo fedele Psyduck. Shon era un ragazzo di media statura con un accenno di pancetta. Un finto magro, per intenderci. Aveva i capelli rasati, una peccia vistosa sotto l’occhio destro, una risata contagiosa e il vizio, quando pensava, di mettere un dito della mano destra nell’attaccatura dei capelli, mentre si mangiava l’unghia della mano sinistra. Vestiva con una felpa a cappuccio e un paio di pantaloni della tuta. “Buona sera” –disse Lucas rivolgendosi al ragazzo e al suo Pokémon, “Siete pronti tu e Rullo per l’esame di domani?” “Certo che si, Lucas. Siamo stati tutto il pomeriggio a pensare a che tipo di prova ci farà sostenere domani Nina, la capo palestra della nostra città.” “Non ci credo, avrai dormito per tutto il pomeriggio” –lo corresse Lucas con un sorriso a 32 denti. Shon arrossì. “E va bene, mi hai scoperto. Non ho dormito, ma io e Rullo siamo stati in giro per tutt’oggi, a giocare a Poké Boccette. Sai che ne siamo quasi malati!” “Lo so bene, lo so bene.. E scommetto che hai anche fumato un bel po’ di sigarette, vero?” Shon scoppiò a ridere. “Non ti si può nascondere nulla, vero? Dai, andiamo da me! Saremo più comodi” I due ragazzi trascorsero la notte a parlare e a giocare con i propri Pokémon senza riuscire a chiudere occhio. Al giorno d’oggi, tutti possono possedere almeno un Pokémon, fin dalla nascita, ma per poterlo allenare, conquistare le medaglie ufficiali della Lega Pokémon e sfidare altri allenatori, è necessario un patentino, senza il quale non è possibile svolgere tutte queste azioni. La mattina seguente, di buon’ora, i due ragazzi si recarono al Centro Medico per Pokémon della cittadina, dove tanti altri allenatori stavano per sostenere il test. “Buongiorno a tutti, sono l’infermiera Joy.” –disse la ragazza dietro il bancone dell’ospedale, “Oggi sono qui per illustrarvi la prova d’esame che dovrete sostenere. Per poter ricevere il patentino dovrete riuscire nel difficile compito di catturare un Pokémon all’interno della Zona Safari. Le uniche regole della gara saranno le seguenti: è vietato usare qualsiasi tipo di Pokémon e le uniche sfere per poter catturare all’interno del parco sono queste Safari Ball, che verranno distribuite ad ognuno di voi. Le regole sono solamente due ed estremamente semplici, vedete di rispettarle o vi farete squalificare! All’interno del Safari troverete comunque questi giudici: il loro compito è controllare il corretto svolgimento delle regole. Non ho nulla da aggiungere. Entrate nella Zona Safari e catturate un buon Pokémon.” “Fantastico! Non potevo sperare in esame migliore!” – esclamò Lucas mentre richiamava Heat nella sua comoda ed accogliente sfera. “Pensavo andasse peggio, sinceramente.” –commentò Shon “Rullo, sei pronto? Entriamo e facciamoci valere!” “Fermo, Shon!” –disse Lucas con fretta, “Hai già dimenticato le regole? Non puoi usare Psyduck durante l’esame!” Shon rimase perplesso per qualche momento, assumendo la sua tipica posa con la mano sull’attaccatura dei capelli, poi a stento riuscì a trattenere una risatina.


“Hai ragione, sai come sono fatto.” Anche Lucas scoppiò a ridere, osservando la contagiosa espressione dell’amico “Si, so benissimo che hai la testa tra le nuvole.” Rullo venne richiamato nella sua Pokéball dal giovane, che poi aggiunse: “In bocca al lupo amico mio, fai del tuo meglio e cattura il Pokémon più raro e potente di tutta la zona Safari” “Buona fortuna anche a te, Shon.” – rispose Lucas sorridendo e aggiustandosi i capelli. La Zona Safari era un’immensa distesa di erba, in cui vivevano alcune tra le specie Pokémon più rare di tutta Kanto. Conoscendo Lucas, avrà voluto sicuramente incontrare un Pokémon raro e forte allo stesso tempo, con cui però stringere un rapporto di amicizia veramente saldo. “La Zona Safari è davvero enorme!” –sbuffò Lucas, “Vediamo un po’ che Pokémon ci vivono! Consulterò l’applicazione Pokédex del mio telefonino… Doduo, Nidoran, Exeggcute, Rhyhorn... Sono tutti troppo comuni. Io voglio un Pokémon come Tauros o Pinsir! L’ideale sarebbe un Dratini! Vuoi mettere l’emozione di poter lanciare una Poké Ball contenente un Dragonite? Sarebbe il massimo” Il ragazzo estrasse dal suo zaino un Super Amo, donatogli dal padre. Lucas non aveva mai amato la pesca, ma suo papà aveva sempre avuto il pallino e aveva deciso di regalare al figlio uno strumento in grado di aiutarlo a catturare qualche Pokémon raro. Il giovane si avvicinò ad uno specchio d’acqua, in cui un ragazzo con gli occhiali sonnecchiava sdraiato sull’erba con in mano proprio una canna da pesca. “Anche tu alla ricerca del Dratini, eh? Dicono sia molto raro” – esclamò il ragazzo con un accenno di “erremoscia”, sentendo arrivare Lucas. “Già, voglio catturarlo per passare a pieni voti il mio esame. Devo assolutamente allenarlo e possedere Dragonite” Il ragazzo, leggermente sovrappeso, si alzò dall’erba e riavvolse la lenza della sua canna. “Non vorrei darti una delusione, ma solamente un Dratini viveva nella zona Safari, e indovina un po’?” – disse il giovane lanciando una Safari Ball all’interno del laghetto. Dalla sfera uscì un meraviglioso esemplare del Pokémon drago che tanto desiderava Lucas. “Ho avuto parecchia fortuna, ha abboccato subito alla speciale pastura che mi sono portato. Mio nonno diceva che ne andavano pazzi e infatti..” Lucas era abbastanza deluso. Sapeva benissimo che potevano esserci altri esemplari di Dratini, ma trovarne un altro prima della fine del test era praticamente impossibile. Il ragazzo non fece in tempo a controbattere che dall’erba alta della Zona Safari uscì uno Schyter, con una cicatrice sull’occhio, parecchio arrabbiato. La mantide sembrava impazzita e con le sue lame tagliava tutto ciò che trovava. A Lucas si illuminarono gli occhi alla vista di un Pokémon così forte. “Non preoccuparti, io ho deciso di puntare tutto su questo, dato che mi sembra molto forte!” –disse il giovane mettendo la mano destra sulla Pokéball di Charmander, “Sarà un gioco da ragazzi per Heat indebolirl…” L’altro aspirante allenatore bloccò il braccio di Lucas, impedendogli di lanciare Heat nella mischia. “Ma come? Non ricordi? Non puoi utilizzare i tuoi Pokem…AHHHHHHH!” Il ragazzo non riuscì a finire la frase, perché la pazienza di Schyter era ormai terminata e non si fece scrupoli ad attaccare i due ragazzi, che si diedero alla corsa per tentare di salvarsi dall’ira del Pokémon verde. I due iniziarono a correre ad una velocità impressionante, come mai prima d’ora. In fondo era in pericolo la loro stessa vita, non potevano permettersi di rallentare. “Corri! Non vorrai farti ridurre a fettine da quella furia, vero?!” –disse Lucas notando che il compagno stava rallentando. “Non ce la faccio più, sono fuori allenamento! Pensa a salvarti, io non ho speranze..” “Smettila immediatamente di fare discorsi simili!” –lo interruppe Lucas “Ci salveremo, te lo prometto. Non


posso abbandonare un amico” Nonostante i due si fossero appena incontrati, Lucas considerava il ragazzo già un amico. Era una delle sue caratteristiche principali: dava fiducia alle persone, anche quelle che conosceva da poco, e si legava a loro in brevissimo tempo. Per aiutare il compagno, Lucas iniziò a lanciare alcune esche contro l’inseguitore, che per poco più di una manciata di secondi riuscirono a placarlo. “Fantastico! Sono riuscito a distrarlo per un po’. Presto, scappiamo!” “Entriamo in questa grotta dovremmo essere al sicuro” –disse il ragazzo. Il posto non era dei più accoglienti. Si udivano distintamente i Supersuoni che alcuni esemplari di Zubat e Golbat emettevano per orientarsi. Inoltre, vi era un gran freddo, a causa dell’umidità. Lucas fece uscire Heat dalla Poké Ball per riscaldare l’ambiente grazie alla fiamma della sua coda. “Sono Benji, piacere di conoscerti” –disse ad un tratto il ragazzo, porgendo la mano destra in segno di saluto. “Io sono Lucas, il piacere è tutto mio” –rispose stringendo con forza la mano del nuovo amico, “Aspettiamo che si calmino le acque, poi cerchiamo di uscire da qui.” I due ragazzi attesero nella grotta diverso tempo, nel quale si raccontarono qualche particolare episodio della loro vita. Lucas gli raccontò tutte le gaffe che Shon aveva combinato. Il suo amico era il tipico bonaccione un po’ troppo spensierato e ogni cosa che faceva finiva con il diventare qualcosa di comico e leggendario. Dopo 15 minuti, Benji si alzò e si avviò verso l’uscita della grotta. “Vado a controllare cosa succede” Lucas annuì e ritirò Heat all’interno della sua sfera e l’appoggiò su una roccia. Passarono un paio di secondi prima che Benji si mettesse ad urlare. Lucas, non curante del pericolo, si catapultò all’esterno e trovò l’amico con le spalle al muro della grotta tenuto in ostaggio dallo Schyter di prima che gli puntava la lama alla gola. “Ci penso io, Benji” –disse Lucas, “Sarò squalificato, ma devo salvarlo. Vai, Heat!” Il giovane mise mano alla sua cintura, dove solitamente si trovava la sfera del suo Charmander, ma questa volta non trovò alcuna Poké Ball. “Diavolo! Ho dimenticato Heat all’interno della caverna!” La situazione iniziava a farsi davvero pericolosa. Lucas era sprovvisto anche del suo unico Pokémon e Benji non poteva muovere un muscolo per lanciare il suo Dratini se non voleva rischiare di essere scuoiato dalla mantide. Sembrava davvero che non ci fosse via di fuga. Schyter si era ormai stancato e stava per colpire Benji con la sua lama destra, quando improvvisamente rimase bloccato da una forza invisibile. “Ma quello è un attacco Confusione!” –esultò Benji osservando l’aura azzurra che ricopriva Schyter e gli impediva di muoversi. Lucas si voltò, come se sapesse già cosa stava succedendo e vide Shon e Rullo intenti nella lotta contro il Pokémon verde. “Shon, che cosa ti è venuto in mente? Smettila subito, o verrai squalificato!” –urlò Lucas disperato. “Troppo tardi… Avrei forse dovuto aspettare un tuo spezzatino? Avanti, cattura Schyter e almeno tu supera l’esame”. Lucas era paradossalmente triste per come la vicenda si era conclusa. Certo, non poteva non ringraziare il cielo per essersi salvato da Schyter, ma sapeva che il suo amico a causa sua non avrebbe quasi sicuramente superato l’esame. “E per fortuna che il pasticcione dovresti essere tu… Grazie Shon, grazie Rullo…” –disse a testa bassa, mentre lanciava, sconsolato, la Safari Ball, imprigionando il Pokémon Coleottero. Anche Shon, forse addirittura più di Lucas, aveva questo senso d’amicizia innato, che anteponeva a


qualsiasi cosa, anche a cosa di dover subire sulla propria pelle qualcosa di negativo. L’esempio lampante fu proprio il salvataggio nei confronti dei due ragazzi, nonostante sapesse benissimo che sarebbe stato squalificato per aver infranto le regole. Suonò un campanello, che annunciava la fine del gioco Safari e dell’esame. Tutti i giovani si avviarono verso l’uscita, molti dei quali con il sorriso sulla faccia, evidentemente soddisfatti del proprio bottino. Shon era stranamente allegro. Aveva un piccolo sorrisetto stampato in faccia, mentre Lucas provava a non far vedere lo sconforto che provava dentro di se. “Siete stati tutti bravissimi, ragazzi” –decretò l’infermiera Joy “Avete superato tutti l’esame e verrete ricompensati con il patentino da Allenatore. Nina sta passando tra di voi a consegnarlo” Lucas scattò verso l’infermiera. “Tutti promossi? Proprio tutti?” Joy mise le mani sulle spalle del ragazzo. “Mi spiace, Lucas. Volevo parlare con voi in privato della situazione… Sappiamo di quanto successo e purtroppo Shon verrà squalificato e non riceverà il patentino…” Lucas abbassò la testa, desolato. Si voltò con calma verso l’amico e notò che in fondo in fondo anche sul suo viso si era stampato un sorriso sforzatissimo. “Non disperate, ragazzi” –interruppe tutti Nina, la Capopalestra di Fucsiapoli, “Non vogliamo essere troppo cattivi, quindi permetteremo a Shon di affrontare il viaggio con Lucas e Benji, ma non potrà ovviamente collezionare le medaglie della Lega” “Grazie, apprezzo molto il gesto” –disse Shon sorridendo. Nina consegnò ai due ragazzi il patentino che tanto aspettavano. “Buona fortuna per il viaggio, neo Allenatori” –disse rivolgendosi ai giovani “E se permettete vorrei chiedervi di accompagnare mia cuguna Nora nell’avventura. Non conosce nessuno ma vorrebbe partire con qualcuno” Un giovane non troppo alta si nascondeva dietro Nina. Aveva i capelli lunghi e quasi biondi e indossava una maglietta ed un paio di jeans. “Piacere di conoscervi, ragazzi” –disse timidamente. “Ciao Nora” –risposero in coro i tre ragazzi, dando il benvenuto alla giovane. “Se tutto è pronto vi auguro buona fortuna. Potete tranquillamente iniziare il vostro viaggio da Allenatori. Spero davvero che possiate raggiungere i traguardi che vi siete prefissati e che possiate riempirci di gloria” –augurò la Capopalestra “Ricordatevi che quando sarete più esperti vi aspetterò qui per una battaglia mozzafiato” Il gruppo era ormai formato. Dopo aver salutato i propri famigliari, i quattro ragazzi si fecero coraggio e si avviarono verso la Pista Ciclabile, che li avrebbe condotti ad Azzurropoli. “Ci siete tutti? Siete pronti per il primo grande passo?” –chiese Nora rivolgendosi agli altri. I tre ragazzi annuirono ed attraversarono il passo che conduceva fuori città. La loro nuova avventura nella regione di Kanto stava ormai per iniziare.


Capitolo 2.1 “La Pista Ciclabile”

“Allora? Quali sono i vostri obiettivi ora che siete ufficialmente allenatori?” – chiese Shon ai compagni di viaggio. Lucas voleva diventare il numero uno al mondo, il miglior allenatore di Pokémon esistente e per far questo doveva vincere le 8 medaglie di tutte le regione conosciute: Kanto, Johto, Hoen, Sinnoh, Unima e Kalos. In tutto erano la bellezza di 48 medaglie. Benji seguiva le mie orme ed era convinto di poter diventare il mio erede. Era in viaggio per diventare uno dei massimi esponenti scientifici nel mondo dei Pokémon. Inoltre era il cervellone del gruppo, sapeva praticamente tutto di tutto, non solo su queste magiche creature. Nora era una ragazza molto socievole, e sembrava conoscere gli altri ragazzi da una vita ormai. Lei, a differenza degli altri, non aveva un obiettivo prefissato, voleva solamente viaggiare, e catturare nuovi Pokémon con cui stringere un legame saldo d’amicizia. Viaggiava assieme al suo Clefairy, un raro mostriciattolo che si dicesse venire dallo spazio. Il gruppo era davvero vario, solido e compatto. Già dai primi momenti vi era una bella sensazione d’armonia. “Dove andiamo, quindi? Il senso dell’orientamento di Lucas è pessimo, non diamogli retta!” – disse Shon. “Grazie, molto gentile, Amico mio” - rispose Lucas, un tantino seccato dalla precisazione dell’ragazzo. “Dove andreste senza di me? Dobbiamo arrivare ad Azzurropoli, e per farlo occorre percorrere l’intera pista ciclabile! Ho già prenotato quattro biciclette, dobbiamo essere al noleggio tra 10 minuti esatti!” – disse un solare Benji. “Fantastico! Sarai un pochino sovrappeso, ma quando fai girare le rotelle del tuo cervello non ti batte nessuno!” - esclamò Lucas entusiasta dell’idea dell’amico. I quattro ragazzi iniziarono una lunga e faticosa salita lungo la pista ciclabile. Erano circa 5 chilometri di fatica, ma la carica che avevano addosso faceva in modo che l'entusiasmo prevalesse sul dolore alle gambe. Ovviamente questo discorso valeva per tutti tranne che per Benji che, sfinito, chiese una pausa al gruppo. “Avanti genio! Mancano poco più di 1500 metri, ci siamo quasi!” – gli disse Lucas, con un pizzico di ironia.


“Beh, andate pure senza di me! Sapete benissimo che siete finiti senza la mia organizzazione e la mia mappa” –rispose il ragazzo, sicuro di aver messo gli altri alle strette. Le parole di Benji convinsero Shon e Nora a fermarsi, facendo andare Lucas su tutte le furie, perché i due dubitavano del suo senso dell’orientamento. Un polverone si alzò dalla pista e un gruppo di centauri si fermò di fronte ai ragazzi. Il capo della banda, si tolse il casco e rivolgendosi a Nora disse: “Ehi fanciulla, che ne diresti di darmi le tue Poké Balls e un bacetto?” La ragazza non aveva preso bene le parole di quel bruto: “Ad una brutta faccia come la tua? No grazie! Il mio Clefairy rimane con me! Figurati le mie labbra!”. Il centauro non prese troppo bene la risposta secca della ragazza e lanciò la sua sfera, da cui uscì un esemplare di Muk. “Vuoi lottare?” –si illuminò Lucas, “Non c’è problema! Vai, Heat!”. Il Charmander del ragazzo uscì dalla sfera, e sfoggiò un’ottima forma fisica, come si poteva vedere dalla fiamma sulla sua coda. “Cosa pensi di fare con quella lucertola? Hai visto in quanti siamo? Voi siete solo in quattro, se noi lottiamo tutti assieme non avete speranze!” – disse il capo, il quale subito dopo ordinò a suoi seguaci di liberare anche i loro Pokémon. Sul campo di battaglia comparirono una dozzina di avversari, come diversi esemplari di Koffing, Grimer, Mankey, Voltorb, Spearow e Ekans. “Permettimi di aiutarti, Lucas! Combatterò assieme a te! Dratini!” “Ehi, non scordatevi di me, sono una ragazza ma sono forte! Clefairy!” L’aiuto che Benji e Nora avevano deciso di dare era importante, ma non era servito a colmare la superiorità numerica degli avversari. Anche se i Pokémon dei nostri avessero fatto una battaglia a grande livello, difficilmente avrebbero potuto farcela. Gli attacchi di fuoco di Charmander e le deboli scariche elettriche del Tuononda di Dratini riuscirono a mettere KO un paio di Spearow, di Ekans, di Koffing e di Grimer. Nonostante gli sforzi dei due Pokémon, che erano stesi a terra quasi sfiniti, rimanevano ancora un paio di Voltorb carichi di elettricità statica, un Mankey e il Muk del capo. Clefairy cercò di difendersi in ogni modo contro Mankey, ma anche per lui non ci fu nulla da fare. La situazione era critica, ma Lucas aveva un asso nella manica, e non esitò a provarlo. “Vai Schyter!” –esclamò fiero il giovane, invocando l’aiuto del primo Pokémon catturato. “Lucas, sei pazzo? Non ricordi cosa ci fece quello Schyter? Per poco non finivamo tagliati a fettine!” – rabbrividì il cervellone. “Tranquillo Benji, ora Schyter è dalla nostra parte, ed è un mio amico! Non ci farà del male!” –sorrise l’allenatore. Schyter mise presto K.O. il Mankey e si preparò ad affrontare i due Voltorb. Gli avversari, però, erano senza cuore e non si fecero scrupoli ad ordinare ai due Pokémon sferici di autodistruggersi di fronte a Schyter. “Attento, amico!” – urlò Lucas disperato, credendo che il suo Pokémon potesse subire un danno grave. Al momento dell’esplosione, incredibilmente, i due fecero cilecca. “Grande Rullo, il tuo Inibitore è stato fantastico!” – si complimentò Shon. “Se non ci fossi tu amico mio..” – ringraziò Lucas, prima di ordinare a Schyter di attaccare Muk con tutte le sue forze. “Scappiamo da qui ragazzi, ritirata!” – ordinò il capo alla sua banda. “Complimenti davvero Shon, quel Pokémon mi ha salvato la vita per due volte in due giorni” – riconobbe Benji. “Eheh, lo so, è fantastico” –si vantò il ragazzo “Anche se non posso lottare, posso usare qualche trucchetto del mio Rullo per aiutarvi in fase d’emergenza.” I ragazzi scoppiarono in una grossa risata e, dopo aver fatto numerose feste a Psyduck, ripartirono alla volta di Azzurropoli.


Capitolo 2.2: “Svegliati, Snorlax!”

Terminata l’avventura sulla Pista Ciclabile, i nostri amici si ritrovarono alle porte di Azzurropoli, dove trovarono una lunga coda. “Che succede?” – chiese perplesso Benji ad una guardia che era di turno. “Un Pokémon addormentato blocca l’ingresso alla città, si tratta di uno Snorlax! Svegliarlo non sarà facile, putroppo” Benji non lasciò alla guardia il tempo di aggiungere altro, che il suo cervello si mise in moto alla ricerca di una possibile soluzione e in men che non si dica, estrasse dal suo zainetto un laptop. “Basterà cercare in rete la melodia del Poké Flauto, e Snorlax si sveglierà in men che non si dica!” “Ottima idea, ragazzo! Ti lascerò provare, ma solo perché la situazione è di estrema emergenza!” – rispose la guardia. I quattro ragazzi e la guardia si avvicinarono all’enorme Pokemon addormentato e Benji fece partire il video di un vecchietto che suonava uno strano flauto. In men che non si dica Snorlax sbadigliò e si alzò in piedi. Era altissimo. Lucas e gli altri non avevano mai visto nulla di simile. Snorlax era si sveglio, ma non aveva alcuna intenzione di spostarsi. Anzi, sembrava voler testare le capacità del gruppo. “Lasciate fare a me” – disse subito Lucas. “No, me ne occupo io!” –sorrise Benji sistemandosi gli occhiali”, “L’ho svegliato io, lasciatelo a me! Vai, Poké Ball!” Tutti pensavano di vedere Dratini uscire dalla sfera, ma invece uscì un Pokémon davvero strano, che Lucas non aveva mai visto dal vivo. “Porygon – disse l’applicazione Pokédex del ragazzo, “Un cyber Pokémon che vive all’interno di sofisticati computer”. Benji era soddisfatto di se stesso e ordinò al suo amico di lanciare un potente attacco Tripletta. Dal becco di Porygon uscì un triangolo, freddo, caldo e che emanava una forte carica elettrica, che colpì in pieno Snorlax facendolo cadere a terra, esausto. “Wow, quel Porygon è fortissimo!” – riconobbe Lucas. Snorlax capì che era meglio farsi da parte. La prima Tripletta gli era bastata e non voleva assaggiarne una seconda. Il possente Pokémon ruggì, si voltò, e tornò a dormire nel bel mezzo di una piazzola a fianco dell’ingresso della città, senza dar fastidio a nessuno.


“E’ stato il mio primo Pokémon, l’ho trovato all’interno del mio laptop, e l’ho scaricato nella mia Poké Ball. Credo fosse un’offerta speciale, quando ho comprato il pc” –spiegò Benji al gruppo, che sembrava amaliato dalla potenza della creatura. Lucas e Shon lo ammiravano con occhi pieni di gioia, cercando di capire i segreti della sua potenza. Questa situazione non andava troppo a genio a Nora, che, mentre fece uscire il suo Pokémon dalla sfera, esclamò: “Si beh, è forte, ma alla fine non è carino come Clefairy” Tutti i ragazzi, comunque, si accorsero subito che Benji, oltre che un esperto, era in possesso di grandi abilità da allenatore. Il nostro eroe era ancora agli inizi del suo viaggio di formazione, ma dentro di lui ardeva una fiamma come quella sulla coda di Heat e l’amore verso i suoi Pokémon e l’affetto verso i suoi amici potevano fare la differenza e farlo diventare il migliore allenatore di tutti i tempi.


Capitolo 3: “Una lotta floreale!”

“Palestra di Azzurropoli. Capopalestra: Erika. Tipo preferito di Pokémon: erba.” – lesse Benji dallo schermo del suo laptop. “Sarà facile, allora!” –esultò Lucas, osservando le sfere nella sua cinta, “Il mio Heat farà molto presto a risolvere la pratica e farmi conquistare la medaglia di Azzurropoli!” “Non ne sarei così sicuro, ragazzino!” –esclamò qualcuno. I ragazzi si girarono, ma dinnanzi a loro vi era solamente un basso nonnetto, dall’aria poco sveglia. “Un vecchietto?” – chiese Shon. L’uomo era turbato dall’accoglienza, e provò a prendere la parola: “Assisto giornalmente alle lotte alla palestra, e Erika è un’allenatrice ottima, e preparatissima! Oltretutto è anche carina…..”. Terminata la frase, arrossì in viso e dalla sua faccia si capì che stava sognando ad occhi aperti scene spinte riguardanti la Capopalestra della città. Lucas e gli altri erano un po’ in imbarazzo per la situazione creata: “Si, ehm.. Sono sicuro dei miei mezzi, e credo proprio che i miei Pokémon potranno farmi conquistare la medaglia senza difficoltà!”. Il giovane allenatore spalancò le porte della costruzione ed entrò nell’edificio, lanciando la sfida a voce alta, sperando che Erika lo sentisse. Una bella ragazza di mezz’età, dopo aver udito quelle parole, si avvicinò: “Accetto volentieri la tua sfida, Lucas di Fucsiapoli. Questa è una lotta Pokémon valevole per l’ottenimento della medaglia Arcobaleno! Sarà un incontro tre contro tre: quando un allenatore non avrà più Pokémon per lottare sarà dichiarato sconfitto” L’allenatore, dopo aver udito le parole di Erika, era più preoccupato rispetto al suo esordio nella Palestra. A sua disposizione aveva solamente Heat e Schyter, quindi partiva numericamente svantaggiato. Si aggiustò i capelli, estrasse una sfera e la lanciò sul campo di battaglia. Era la sua prima lotta in Palestra. Anche la ragazza scelse uno dei suoi Pokémon, e quando le luci si diradarono, si riuscirono a distinguere distintamente un Charmander e un Gloom. Il ragazzo decise di partire forte, e ordinò al suo alleato di usare un potente attacco Braciere. Erika, che non era proprio una novellina, rispose al Fuoco con l’Acido, che mise in estrema difficoltà il


Pokémon di Lucas, costretto a saltellare per evitare l’attacco velenoso.“Heat, usa il tuo attacco Braciere!” “Ci conviene cambiare strategia, Heat!” –riconobbe Lucas, “Vai con il Muro di Fumo!” Una cortina fumogena si alzò nella palestra. Erika ordinò a Gloom di assorbire l’aria presente e Lucas, intuendo la mossa dell’avversaria, ordinò nuovamente a Heat di attaccare con Braciere, colpendo in pieno il Pokemon nemico e mandandolo K.O. mentre era impegnato ad eseguire gli ordini della sua allenatrice. “Hai fatto quello che potevi, Gloom… Ora vediamo di cambiare strategia anche noi: vai Chansey!” “Un Pokemon di tipo Normale in una Palestra di tipo Erba?” si chiese Lucas, “Sarà meglio utilizzare Schyter, e tenere Heat per un prossimo eventuale tipo Erba.” Charmander tornò nella sua sfera per far spazio al secondo Pokémon del ragazzo. Come sempre, Schyter ,aveva un’aria troppo sicura di se e il taglio sull’occhio gli dava anche un’aria da Pokémon pericoloso. La ragazza ordinò a Chansey di aumentare la sua elusione con Minimizzato, facendosi molto più piccolo delle sue dimensioni precedenti. Era ora molto più difficile da colpire. “Presto Schyter, usa Taglio prima che Chansey diventi così piccolo da non vedersi!” –ordinò Lucas, preoccupato. Ma ormai era troppo tardi. Chansey aveva aumentato la sua elusione a tal punto da diventare quasi invisibile agli occhi della mantide. “Riprova Schyter, devi riuscire a colpirlo” –chiese ancora Lucas al suo possente amico. Ma era tutto inutile. Il Pokémon rosa continuava ad usare Minimizzato e Schyter continuava a fallire. “E’ il momento giusto per uno Sdoppiatore, Chansey!” –ordinò Erika, sicura di aver la vittoria in pugno. Il Pokémon della ragazza partì alla carica e con un rincorsa lunghissima partì contro Schyter. Si udì un forte tonfo in tutta la sala. “Chansey non è più in grado di combattere” –decise l’arbitro dell’incontro. Schyter aveva eseguito un attacco Doppioteam, ogni volta che Chansey usava Minimizzato, così quando il Pokémon di Erika attaccò quello di Lucas, attraversò l’immagine creata con furbizia e con una violentissima botta si scagliò contro il muro della palestra, andando al tappeto. “Sei stato abile, non mi ero accorta del Doppioteam” –si congratulò la ragazza richiamando Chansey nella sua sfera, “Ora però tocca al mio miglior Pokémon: Venusaur!” Dalla sfera di Erika uscì una creatura terribilmente grande e con un ruggito sfidò apertamente Schyter, che accolse la sfida, sicuro di vincere. “Venusaur, usa sonnifero!” - ordinò di Erika, che fece assopire Schyter. “Oh-oh, si mette male” – bisbigliò Lucas. “Venusaur, attacco Parassiseme!” –continuò la Capopalestra. Alcuni semi uscirono dal bulbo di Venusaur e da essi nacquero delle piante che avvolsero l’intero corpo di Schyter, estraendogli l’energia. “Ho capito: Schyter rientra!” –decise sapientemente Lucas, “Heat, sei la mia ultima speranza! Sconfiggi Venusaur!” Charmander tornò nuovamente in gioco, questa volta pronto a sfidare l’immenso Venusaur. “Sonnifero, Venusaur!” –ordinò nuovamente Erika. Lucas era preparato questa volta, e decise di far bruciare le Spore grazie ai poteri di Charmander. Heat era visibilmente più veloce del Pokémon pianta, ma forse questo ancora non bastava. “Sapevo che ti saresti difeso con Braciere, per questo ho ordinato a Venusaur di usare Parassiseme oltre a Sonnifero!” –esultò Erika, mentre il corpo di Heat veniva ricoperto delle stesse liane che bloccarono Schyter pochi minuti prima. La situazione era delicata. Venusaur era pronto ad usare l’attacco Body Slam, che sarebbe stato letale per Heat. Lucas cercava una soluzione, che doveva muoversi a trovare. “Ma certo! La fiamma della coda di Heat!” –capì il ragazzo, “Nelle situazioni difficili si attiva il suo potere, e la sua fiamma diventa sempre più ardente. In queste situazioni Heat può utilizzare l’attacco Lanciafiamme. Vai Heat, attacca Venusaur con tutto il fuoco che hai dentro al tuo corpo!”


La fiamma sulla coda di Heat diventò immensa e dalle sue fauci uscirono lingue di fuoco lunghissime, che bruciarono il povero Venusaur non lasciandogli via di fuga. “Il vincitore dell’incontro è Lucas, da Fucsiapoli” – decretò l’arbitro. A Lucas non pareva vero di aver superato il primo scoglio della sua avventura: “Evviva! La mia prima medaglia ufficiale della lega del Pokemon! Sei contento Heat? …. Heat?” Il Charmander di ragazzo era avvolto da una strana luce, che lo faceva risplendere anche nella penombra della palestra di Azzurropoli. Si stava evolvendo. “Congratulazioni! Il tuo Heat si è evoluto in Charmeleon!” –sorrise Benji. “Wow, subito un’evoluzione!” –esultò solare Lucas ”Certo, ha affrontato battaglie difficili da quando siamo insieme, ma non credevo fosse già pronto a diventare un Charmeleon! Meglio così” Shon si avvicinò al Pokémon di tipo Fuoco e lo accarezzò: “Sai, mi sembra strano non vedere più Heat come Charmander dopo tanto tempo, ma anche io spero che un giorno Rullo diventi uno splendido Golduck! Appena potrò allenarlo si evolverà, ne sono sicuro” “Sono sicuro che diventerai un ottimo allenatore, amico mio! Io sarò sempre dalla tua parte” – rispose Lucas, mettendo una mano sulla sua spalla.


Capitolo 4: “Mutaforma”

Con una medaglia arcobaleno in tasca e un Heat visibilmente più forte, Lucas era sempre più convito di diventare un fortissimo allenatore di Pokémon. “Benji, ora dove dobbiamo andare?” – chiese Shon. Il ragazzo stava consultando le mappe sul suo pc. “Abbiamo diverse opzioni ma controllando la struttura di Kanto mi sono accorto che la città di Zafferanopoli è quasi il punto medio della regione e da essa è possibile raggiungere altre quattro località. Direi di passare per questa metropoli, e attraversarla ogni volta che dovremo visitare una nuova città. Inoltre è presente anche una Palestra Pokémon famosa per essere una delle più difficili in cui ottenere una medaglia…” Lucas all’improvviso si accese ed iniziò a correre verso l’uscita della città di Azzurropoli, impaziente di conquistare la difficilissima medaglia presente a Zafferanopoli. L’attenzione dei ragazzi, però, fu attirata da un uomo alto, snello e coi capelli neri, intento a cercare qualcosa per tutta Azzurropoli. “Scusate ragazzi, potreste aiutarmi?” – chiese quel personaggio, rivolgendosi a Benji, “Ho perso il mio Pokémon, dovrei trovarlo perché sono preoccupato! Vi prego, aiutatemi…” “Ci pensiamo noi” –sorrise Nora avvicinandosi “Non si preoccupi e ci dica che Pokemon è”. L’uomo era colpito dalla gentilezza dei giovani: "Grazie mille signorina. E grazie anche a voi, ragazzi, siete molto disponibili. Vediamo… L’ultima volta che l’ho visto era un Poliwag, ma precedentemente era un Grimer, quindi adesso non so che sembianze abbia…” I ragazzi spalancarono la bocca, sorpresi di quelle parole. “Da quel che mi ricordo Poliwag non si evolve in o da Grimer, quindi c’è qualcosa di strano…” – commentò Shon, grattandosi la nuca. L’uomo sorrise compiaciuto. “E’ un Ditto, cioè un Pokémon che è in grado di trasformarsi e assumere la forma di qualsiasi altro. Per questo ora non so che sembianze abbia. Sono il figlio del gestore della pensione Pokémon di Fiordoropoli, della regione di Johto, quel Ditto mi serve per lavorare e creare uova”. “Tutto chiaro!” –disse Lucas sollevato, “Ma ora come lo troviamo?”


Lo sguardo di Benji diventò serio all’improvviso e poi un sorriso gli comparve sul volto. Il ragazzo era in possesso di un applicazione sviluppata da lui stesso, che con l’ausilio di speciali occhiali rivela la vera forma di qualsiasi Pokemon. Sarebbe bastato indossarli per capire se un Pokémon fosse effettivamente così o aveva subito una trasformazione. La soluzione proposta dal ragazzo aveva messo tutti di buon umore, e, armati di occhiali, iniziarono una vera e propria caccia a Ditto. Passarono diverse ore, senza che nessuno riuscisse ad aver notizie del mutante. Le tenebre stavano ormai calando su Kanto, e quando tutti sembravano aver perso le speranze, ecco che un grande frastuono attirò la loro attenzione. I cinque corsero per vedere cosa stesse accadendo e trovarono un uomo vestito interamente di nero lottare contro un Kabutops utilizzando un Golbat. Ordinò al pipistrello di usare Malosguardo, in modo da non far fuggire il Pokémon fossile. La sorpresa nel vedere un Pokémon estinto pervase la mentre dei ragazzi. Si misero gli occhiali e risolsero tutti i dubbi, quando constatarono che si trattava in realtà di Ditto. L’allevatore corse incontro al Kabutops, cercando di farsi notare. Ditto, vedendo il suo allenatore, tornò alla forma di base. L’uomo vestito di nero non sembrava contento di quanto accaduto. “E così si trattava solo di un Ditto, eh? Allora non mi interessa. E’ debole e inutile, sarebbe uno spreco per il mio progetto” Richiamo Golbat nella sua sferae minacciò i ragazzi di non seguirlo, se non avessero voluto pagarne le conseguenze. Lucas esplose dopo aver udito le sue parole: “Debole? Inutile? Ma chi ti credi di essere per giudicare così un Pokémon? Shon, Nora, Benji, voi non dite nulla?” Improvvisamente, l’uomo si fermò. “Nora, hai detto?” –chiese osservando attentamente la ragazza. “Che stupido…Non ti avevo riconosciuta… Sei cresciuta un sacco dall’ultima volta che ti ho vista. Tuo zio ti considerava una sua degna erede, al pari di Nina. Peccato che tu abbia scelto di allearti con simili pagliacci” Shon, Benji e l’allevatore squadrarono Nora da capo a piedi, cercando di capire il legame tra lei e quell’uomo. Lucas, in preda alla rabbia, esclamò: “Io non so chi sei, ma sento che non hai buone intenzioni con i Pokémon. Loro sono nostri amici e il tuo Golbat non mi è sembrato troppo legato a te prima. Non mi piacciono le persone come te!” L’uomo si voltò ancora una volta, questa volta osservando il ragazzo. “Non dirmi che tu sei il famoso Lucas di Fucsiapoli di cui si parla tanto… Lascia che ti spieghi una cosa: i Pokémon o sono forti o sono rari. L’amicizia è un concetto che c’entra poco o nulla. Attento ragazzo, con Giovanni non si scherza. Per questa volta ti risparmierò la vita”. Terminato il suo discorso, si allontanò definitivamente. Nora stava cercando all’interno della sua memoria qualcosa che gli portasse alla mente un collegamento con il nome “Giovanni”, ma senza successo. “Tranquilla Nora, adesso sei con noi, e sei nostra amica. Questo basta per fidarci di te” – disse Lucas, abbracciandola e tranquillizzandola. L’allevatore si mise in mezzo alla scena di profonda amicizia, interrompendola. "Grazie ragazzi, mi avete aiutato a ritrovare Ditto. Devo sdebitarmi in qualche modo. Ho qui quattro uova Pokémon, uno a testa, per ringraziarvi del piacere che mi avete fatto” Shon abbasso lo sguardo tristemente. “Io devo rifiutare. Non posso accettarlo perché non sono ancora un allenatore.” Lucas accettò l’uovo, mentre era enormemente dispiaciuto per la situazione nella quale si trovava il suo amico d’infanzia. Anche Nora e Benji accettarono, ma quest’ultimo non era tranquillo. Aveva capito che Ditto, per assumere le sembianze di Kabutops, doveva per forza averne visto uno nelle vicinanze, ma non riusciva a trovare nessun motivo per cui un Pokémon estinto da secoli dovesse trovarsi ad Azzurropoli. L’allevatore chiese ai ragazzi dove fossero diretti e, dopo aver saputo che la prossima meta era Zafferanopoli, decise di seguirli dato che l’indomani avrebbe dovuto prendere un treno proprio da lì. Nel frattempo, mentre il gruppo si allontanava, dall’alto di un grattacielo un allenatore li osservava curioso. Al suo fianco un’imponente sagoma sbraitava senza stare ferma un secondo. Erano proprio Kabutops e il suo allenatore.


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