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Raccolta di pensieri, racconti, emozioni e colori dei ragazzi partecipanti al concorso...

CAMERA MINORILE DI LECCE Bando di concorso artistico a tema per fotografia e scrittura ragazzi 11 - 14 anni anno 2016 www.cameraminorile.org

Tutto cambia ma...

a s o c l qua

! ! A T S RE


con il patrocinio di

Comune di Lecce

CAMERA MINORILE DI LECCE

Bando di concorso artistico a tema per fotografia e scrittura per ragazzi dagli 11 ai 14 anni

Tutto mbia ca a... m

qualcosa RESTA!!


Presentazione .......pag 2 L’adolescenza di Eva di Alba Ludovica, Arnesano Marina, Francavilla Cristiano, Ingrosso Gaia, Luparelli Asia, Raho Ekaterina .......pag 5 Foto di Alemanno Ludovica, Durante Simone, Fioschini Ilaria, Frassanito Giorgio, Spagnolo Francesco ...... pag 6

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INDICE

di tutte le opere a concorso

Maledetta infanzia di Beccarisi Cristina ...... pag 8 Un brutto sogno di Buscicchio Alice ...... pag 9 L’amicizia... di Calcagno Riccardo, Dell’Atti Simona, Esposito Michela, ...... pag 10 Imperiale Ilaria, Gravili Sara, Leone Francesca, Mazzotta Marzia La mia infansia di Capilungo Alice ...... pag 12 Ero una bambina di Carol Orfeo ...... pag 13 Foto di Carrieri Nicol, De Giorgi Aurora, Nucera Domenico, Piccirillo Daniele, .... ..pag15 Toraldo Eleonora ...... pag 16 ...... pag 17 Foto di Carubia Giulio, Di Giorgio Nicolò, Lagonigro Valentino, Magliocco Simone ...... pag 18 L’età del cambiamento di Cerasino Benedetta ...... pag 20 Avere dodici anni è il mio più grande dispiacere di Ciminiello Valeria ...... pag 21 Il cambiamento della mia vita di Colaci Alessia ...... pag 22 A mio nonno di Corrado Sara Lucia ...... pag 23 Emozioni... di D’Amico Francesca, De Luca Giulia, Mirolla Ludovica ...... pag 24 La lontananza di D’Elia Federica ...... pag 25 I miei ricordi di D’Oria Martina ...... pag 26. Frammenti della mia vita di De Filippi Alessandro Nando ...... pag 27 Ricordi di De Filippo Sara, Tempesta Benedetta, Toni Caterina ...... pag 28 I miei sentimenti di De Salvatore Simone ...... pag 29 I miei cambiamenti di De Vita Matteo Pio ...... pag 30 Un amico perduto…un amico trovato di Donno Samuele ...... pag 31 Siamo tutti uguali? di Faggiano Samuele ...... pag 32 Disillusa di Leo Francesca ...... pag 33 C’era una volta…una famiglia serena di Liaci Aurora ...... pag 34 La scuola media di Lipari Salvatore ...... pag 35 Crescere in fretta di Mazzotta Chiara ...... pag 36 Chi sono? di Menduni Giulia ...... pag 37 I miei cambiamenti di Miccoli Alex ...... pag 38 Quel che resta di me di Miccoli Mary ...... pag 39 Un’infanzia importante di Migliucci Luca ...... pag 41 La mia adolescenza: quanti cambiamenti di Montinaro Andrea ...... pag 42 L’adolescenza di Morello Gioele ...... pag 43 Ricordi e nuove esperienze di Musso Alessandro ...... pag 44 Piccola o grande? di Nunziato Aurora ...... pag 46 Lettera ai miei genitori di Pandolfini Michele ...... pag 47 Tutto cambia ma qualcosa resta! di Piccinno Caterina ...... pag 48 Incomprensioni familiari di Piccino Martina ...... pag 50 Tutto cambia, ma qualcosa resta! di Piccolomini Alice ...... pag 51 Un vecchio disco di Potente Andrea ...... pag 52 Il mio crescere tra dubbi e incertezze di Protupapa Simone ...... pag 53 Foto di Spedicati Beatrice Maria Rosaria .......pag 54 Ma quanto sono cambiata? di Tarantino Sofia .......pag 55 La mia Adolescenza di Truppa Ludovica Guidolina .......pag 56 La mia vita come un volatile di Valletta Giogia .......pag 58 Cara zia di Zecca Pierfrancesco .......pag 59


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PRESENTAZIONE La Camera Minorile di Lecce è un’associazione forense costituita in Lecce nel settembre 2002, che promuove lo studio e l’approfondimento del diritto minorile: essa si propone di diffondere la cultura della specializzazione in questo delicato settore, nel quale, più che in altri, la formazione permanente si pone come una necessità ineludibile. A tal fine, l’Associazione propone incontri di autoformazione, convegni, seminari, rivolti ad avvocati e praticanti già esperti della materia o desiderosi di approfondire le proprie conoscenze. Promuove, altresì, occasioni di incontro con tutti gli operatori della giustizia minorile (magistrati, operatori dei servizi territoriali e dei servizi della giustizia minorile, operatori delle comunità per minori, forze dell’ordine) e non solo, con tutta la rete degli operatori che a diverso titolo operano nel sociale a contatto con il mondo minorile. É nostra convinzione, infatti che il dialogo con le altre professionalità ed il confronto con gli altri saperi sia indispensabile per migliorare la qualità della difesa tecnica in favore dei minori e, più in generale, per assicurare una migliore tutela dei diritti dell’infanzia. La Camera Minorile si è fatta promotrice di numerose iniziative direttamente calate nel sociale, rivolte ai bambini ed ai ragazzi, con lo scopo di promuovere la conoscenza e la concreta attuazione dei loro diritti. Nel corrente anno 2016 abbiamo bandito un concorso con l’intento di selezionare le opere realizzate dagli studenti della Scuola secondaria di primo grado della città di Lecce nonché dai ragazzi di età 11-14 anni dei più svariati contesti sociali quali comunità di accoglienza per i minorenni, centri di aggregazione, associazioni, gruppi informali ed anche singoli autori. Obiettivo del progetto, raggiunto con enorme soddisfazione, è stato far vivere ai ragazzi un viaggio virtuale alla scoperta delle esperienze, delle persone, delle parole, dei paesaggi che hanno in qualche modo trasformato il loro essere, ma che, contemporaneamente, non hanno modificato ciò che di più autentico e originale vi è in ciascuno, essendo immutabile. Siamo sicuri vi appassionerà e vi emozionerà come ha appassionato ed emozionato noi. Lecce, 12 dicembre 2016 Il Presidente Rita Perchiazzi

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Si ringrazia l’Assessore Gigi Coclite ed Ernesto Xavier Chevanton per aver ospitato e reso felici i ragazzi nella serata di premiazione finale. Si ringraziano vivamente i membri della Commissione di valutazione per il prezioso contributo apportato: dott. Michele De Filippo avv. Sergio Limongelli avv. Massimo Manganaro prof.ssa Amelia Passeri avv. Cristina Pisacane prof.ssa Paola Pisanello dott. Carlo Salvemini Infine, si ringraziano per la loro generosa collaborazione l’avv. Saverio Solombrino e la dott.ssa Simona Greco

“Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” Gandhi

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Vincitori del concorso:

qualcosa

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CATEGORIA TESTO

1° premio:

“Disillusa” di Francesca Leo e “Quel che resta di me “Mary Miccoli

2° premio:

“Fammenti della mia vita” di De Filippi Alessandro Nando “Un vecchio disco” di Potente Andrea

3° premio:

“I miei cambiamenti “di De Vita Matteo Pio “Un amico perduto…un amico trovato” di Donno Samuele “Ma quanto sono cambiata?” di Tarantino Sofia

CATEGORIA FOTO

1° premio:

Carrieri Nicol, De Giorgi Aurora, Nucera Domenico, Piccirillo Daniele, Toraldo Eleonora

2° premio:

Carubia Giulio, Di Giorgio Nicolò, Lagonigro Valentino, Magliocco Simone

Menzioni speciali

Emozioni... di D’Amico Francesca, De Luca Giulia, Mirolla Ludovica Ricordi di De Filippo Sara, Tempesta Benedetta, Toni Caterina

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L’adolescenza di Eva L’adolescenza è un periodo di cambiamenti sia fisici che caratteriali. Si è a metà strada tra infanzia e vita adulta ed è un periodo difficile che tutte le persone devono affrontare. Mi chiamo Eva, ho quattordici anni e sono al mio primo mese al liceo classico. I miei genitori hanno voluto iscrivermi nella scuola più “in” della mia città, io invece avrei voluto frequentare quello in cui si è iscritta la mia amica Giulia … mi sembra impossibile che ci siamo separate dopo i tre anni delle medie. Il portone della mia scuola mi sembra un enorme rettangolo scuro … con un po’ di fantasia potrei leggerci sopra “lasciate ogni speranza, o voi che entrate”; sono molto nervosa, mi sento timida e impacciata ed ho aspetto orribile. Questa settimana avrei voluto morire quando sono scesa dalla vecchia macchina di papà, per fortuna mi ha lasciata dietro l’angolo, temevo che qualcuno mi vedesse. Faccio pochi metri e … il cuore comincia a battermi forte, sembra voglia scoppiare … davanti a me c’è LUI: Marco il ragazzo più bello che abbia mai visto! E’ in classe con me e mi piace da morire. A scuola cerco di evitarlo perché ho sempre paura che lo scopra guardandomi negli occhi. Entriamo in classe e quasi mi prende un colpo … Marco si è spostato di banco e ora è accanto a me. Mi parla piano e mi dice: “Sei brava in matematica? Io una frana … Ti va di darmi una mano, magari qualche ripetizione nel pomeriggio?”. Mi sembra di toccare il cielo con un dito, senza esitare gli dico: “Sì, quando vuoi, vieni tu da me. Detto, fatto. Alle diciotto e trenta ci vediamo a casa mia, i miei sono usciti e mia sorella è in palestra. Marco ed io studiamo, siamo vicini, le nostre mani si sfiorano involontariamente e poi ci guardiamo. Credo di essermi davvero innamorata. Chissà se anche a lui piaccio … Marco mi fissa e poi si prepara per tornare a casa. Prima di uscire mi dice una sola cosa: ”Sono stato bene con te, grazie” ed io sono FELICE. Alba Ludovica, Arnesano Marina, Francavilla Cristiano, Ingrosso Gaia, Luparelli Asia, Raho Ekaterina Classe III A Istituto Marcelline - Lecce

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Foto di

Alemanno Ludovica, Durante Simone, Fioschini Ilaria, Frassanito Giorgio, Spagnolo Francesco Istituto Comprensivo Veglie - Polo 2

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Maledetta infanzia Sono Cristina, ho tredici anni, sono nata in Russia il 7 novembre 2003 e ho una sorella che ha sette anni e si chiama Anastasia. Io e mia sorella siamo state adottate, perché la nostra madre russa ci lasciava a casa da sole. Un giorno arrivò la polizia, suonò il campanello di casa e, poiché io pensavo che fosse la mamma, aprii la porta. Il poliziotto mi chiese dove fosse la mamma e io risposi che non c’era. Il giorno dopo arrivò a casa un signore e ci portò in ospedale. Dopo una settimana venne una signora che non sapevo chi fosse, cosi le chiesi se fosse un’amica di mia madre e lei mi rispose di sì, mi disse cosi per non farmi spaventare. La signora mi portò in un luogo che si chiama CASA FAMIGLIA; io ero molto spaventata, poi dopo qualche settimana iniziai a giocare, colorare e a guardare i cartoni animati con gli altri bambini, cosi la vita diventò un po’più divertente. Io ora sono felice di stare qui in Italia e sono contentissima di aver avuto una famiglia, cioè un papà, una mamma, i nonni, gli zii e dei cugini. Ora mi diverto molto di più. Nel mio cuore è rimasto ancora il ricordo della mia famiglia russa, il divertimento e, soprattutto, mia sorella. Adesso ho due uccellini a casa e ho sempre la mia famiglia affianco. In me non cambierà mai la mia bontà, la mia gentilezza, ma soprattutto non cambierò mai il mio affetto per le persone e per la mia famiglia. Non cambierà mai la mia tristezza per aver perso la mia vera famiglia (VI VOGLIO TANTO BENE); ma voglio bene anche alla mia famiglia italiana. Cristina Beccarisi Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Un brutto sogno Avevo solo cinque anni, ero una bambina. Quella notte stavo sognando che i miei genitori non stavano più insieme… ma quello non era un sogno comune, mi sembrava di viverlo e di provare le stesse emozioni che provavo nel sogno, cioè paura, tristezza. Oltre a queste emozioni provavo anche un senso di vuoto nel mio corpo che mi faceva agitare. Il giorno successivo, quando mi svegliai, ero terrorizzata dall’idea che questo potesse accadere, infatti, chiedevo ai miei genitori se si sarebbero mai lasciati. Quando raggiunsi l’età di nove anni, mi svegliai e mio padre a casa non c’era più; fino al pomeriggio, quando venne a prendermi e mi portò con sé in un bar. Arrivati al bar, mi offrì un gelato (cioccolato e bacio) e mi disse che lui e la mamma si erano lasciati. Mentre lui mi parlava, mi ricordai del sogno, iniziai a sentirmi un vuoto dentro e a provare le stesse emozioni che avevo provato prima. Per la maggior parte dei ragazzi della mia età, la separazione dei genitori è un evento molto doloroso, infatti, lo è stato anche per me all’inizio. Per me è stato difficile abituarmi al fatto che i miei genitori si erano lasciati, infatti, molte volte stavo male al solo pensiero. Ma con il passare del tempo mi sono resa conto che quella era la soluzione migliore per il bene di tutti. Adesso mio padre ha una casa per conto suo e io vivo con mia madre, mia sorella e con il piccolo principe dagli occhi azzurri e dai capelli biondi che nel frattempo è arrivato inaspettato, ma che ci ha rapito il cuore con la sua dolcezza. Questa è la mia storia, magari non avrò una famiglia come quelle degli altri ma sono contenta di vivere con le persone che amo. Alice Buscicchio Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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L’amicizia...

di Calcagno Riccardo, Dell’Atti Simona, Esposito Michela, Imperiale Ilaria, Gravili Sara, Leone Francesca, Mazzotta Marzia Istituto Comprensivo “Dante Alighieri” di Salice Salentino

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La mia infanzia Io sono Alice e ho dodici anni, frequento la seconda media. Appena nata, abitavo con la mia mamma e il mio papà in una casa a Lecce. Dopo due anni ci siamo trasferiti a Sternatia, dove vivevano anche i miei nonni materni. Io avevo due anni ed ero molto felice di andare in una nuova casa. A Sternatia ho frequentato la scuola materna e poi, quando dovevo iniziare la scuola elementare, la mamma ha deciso di iscrivermi in una scuola di Lecce. Io avevo paura di conoscere nuovi compagni e maestri, perché sapevo di aver lasciato i miei vecchi amici a cui ero affezionata. Presto invece mi sono fatta delle nuove amiche. Quando dovevo cominciare la scuola media, i miei genitori hanno deciso di nuovo di trasferirsi a Lecce per essere più comodi… Questa casa è più piccola di quella che abbiamo lasciato ma sicuramente mi dà la possibilità di essere più vicina alla scuola e di frequentare più agevolmente le attività pomeridiane e posso così anche incontrare più facilmente le mie amiche. Nonostante tutti i cambiamenti di questi anni c’è una cosa che è rimasta salda ed è la mia famiglia!!! I miei genitori mi sono sempre accanto e cercano di aiutarmi nelle scelte che faccio. Alice Capilungo Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Ero una bambina Una mattina di tanto tempo fa ero una bambina, a scuola, come tutti gli altri. Poi, tornando a casa, la mamma mi disse che mio padre era partito. In quel momento mi veniva da piangere, mi ero trattenuta, però poi andai in bagno e piansi. Non stavo bene, io lo amo molto! Il mio cuore è legato al suo. Siamo molto uniti e non riesco a stare senza di lui. Papà è la mia vita. Papà è lontano già da sei mesi. Il non vedere mio padre che mi coccola mi fa stare male e piango. In questo momento vorrei piangere, il mio cuore sta male da quando manca lui. Mi manca tantissimo. Io per pensare a lui ascolto delle canzoni di Nino Fiorello. Una canzone che si chiama “Tra due giorni è Natale”, che parla di Nino Fiorello che è stato in prigione, mi fa piangere molto. Ogni mattina, adesso, mi guardo allo specchio e non vedo più la bambina con i codini delle foto di mia madre. Carol Orfeo Classe II A Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Foto di Carrieri Nicol, De Giorgi Aurora, Nucera Domenico, Piccirillo Daniele, Toraldo Eleonora

Ambarabà, Coop Soc. a.r.l. ONLUS - Carmiano

1° premio categoria foto

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Foto di Carubia Giulio, Di Giorgio Nicolò, Lagonigro Valentino, Magliocco Simone

III A Istituto Marcelline - Lecce

L’infanzia è il suolo sul quale andremo a camminare per tutta la vita ... 2° premio categoria foto

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...comunque il cambiamento è inevitabile ma bisogna ricordare che gli alberi lenti a crescere danno sempre i frutti migliori

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L’età del cambiamento

Ho dodici anni e sinceramente la mia età è per tutti un’età particolare, soprattutto per me. In questi anni sono sicuramente cresciuta, cambiata; ma cosa di me bambina è rimasto? Sono stata una bambina dolce, tranquilla, che però, ogni tanto, faceva i capricci, soprattutto la notte, quando aveva paura del buio e non voleva mai rimanere da sola … Ecco, forse molte mie paure sono sparite!!! Quando mi sono accorta di essere cresciuta e quindi cambiata? Quest’anno il mio compleanno è stato diverso, ho sentito qualcosa di nuovo dentro di me e ci ho riflettuto per molto tempo. Ricevere regali diversi da quelli ricevuti negli anni precedenti, non trovare più bambole, giocattoli mi ha fatto sentire cambiata. Effettivamente sono cresciuta, il mio corpo si sta trasformando, ma soprattutto i miei sentimenti non sono più quelli di una bambina. Non provo più le paure di una volta, mi sento più sicura, ma provo dei sentimenti nuovi, che non conoscevo: il senso di colpa quando sbaglio, quando non rispetto i miei genitori e le persone in genere, tenerezza nei confronti delle persone che soffrono e hanno bisogno del nostro aiuto, senso di responsabilità nei confronti di quello che faccio, dello studio. Provo un maggiore affetto nei confronti delle persone che mi stanno accanto, come le mie amiche, che da compagne di gioco ora sono diventate coloro con cui mi confido, con cui supero le prime difficoltà della nostra età. Questa è Benedetta che sta crescendo, ma di lei bambina tante cose sono rimaste: il voler continuare a giocare, a divertirsi, i suoi ricci, per i quali forse vale veramente il detto “per ogni riccio un capriccio”… penso che quelli non passeranno mai! Benedetta Cerasino Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo – Zimbalo”

Menzione speciale categoria testo

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Avere dodici anni è il mio più grande dispiacere Avere dodici anni è il mio più grande dispiacere…In questi anni sono cambiate molte cose, soprattutto le amicizie. Fin da quando ero piccola avevo una migliore amica e ho sempre sperato che non ci saremmo mai divise, purtroppo, però, anche questo è cambiato. Lei ha trovato un’altra amica che mi ha sostituito. Il mio carattere tende a farmi assomigliare alle persone con cui sto, infatti, stando con persone nuove, che prima non frequentavo, sto cambiando molto. Non so il perché, ma so che vorrei tornare a essere come una volta. Non so spiegarlo molto bene, però ho notato che in questo periodo quelli con maggiore stima o quelli più apprezzati sono i ragazzi e le ragazze ribelli, che si vestono alla moda…Forse è questo il motivo del mio cambiamento…Ho paura di essere giudicata. Ci sono momenti in cui mi sento esclusa. A volte, in classe sono molto aggressiva, solo perché voglio essere presa in considerazione, apprezzata. Dentro di me, tuttavia, c’è ancora quella fantasia, quella speranza che mi porto fin da piccola. In questo periodo della mia vita ci sono stati e ci sono tuttora tanti litigi … con persone diverse, anche per motivi banali. I peggiori sono quelli con mia madre, causati la maggior parte delle volte dal desiderio fare di testa mia, quando m’impunto su una cosa, è impossibile farmi cambiare idea … Beh, con lei sono scappate parole davvero grosse. Da piccola, ricordo che quando ne pensavo una delle mie, i miei genitori riuscivano a farmi cambiare opinione dolcemente. Ricordo anche che io piangevo in continuazione e loro facevano di tutto per non farmi sentire scontenta. Ricordo le lunghe passeggiate con mia nonna mano nella mano, sì, quelle erano le migliori passeggiate, quando dormivo con lei, era bellissimo. Per non parlare dei giochi infantili con mio fratello dentro ad una capanna… se ci penso ora, mi viene da sorridere. Mio fratello ed io eravamo molto uniti, senza segreti, a un certo punto lui verso i dodici anni ha cominciato a nascondermi molti segreti ed io non ne ero molto contenta. Sono arrivata anch’io ai dodici anni e ora capisco il motivo del suo cambiamento. Anch’io ho molti segreti che non confido certo a lui, ma per fortuna continuiamo a ridere e scherzare insieme. Nella mia famiglia ci sono molti problemi; ma ora che sto crescendo riesco a comprendere i motivi. Dopo tutto non è poi così male crescere, lasciando da parte le cose negative come l’aver perso la mia migliore amica, la mia adolescenza può ancora migliorare. Per fortuna in questo periodo non sono da sola, con me ci sono i miei migliori amici, senza di loro sono persa e mi sento fortunata ad averli. Ho anche un fidanzato, mio coetaneo, e anche lui sta vivendo questa fase particolare della nostra vita, quindi ci aiutiamo a vicenda e superiamo tutti gli ostacoli. L’adolescenza ha lati negativi ma anche positivi e visto che io non sono una di quelle persone che si arrende subito, negativa, ma sono una ragazza che combatte per le cose in cui crede, con le testa alta e il petto avanti, sono sicura che riuscirò a superare i momenti più difficili. Valeria Ciminiello Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Il cambiamento della mia vita Nella mia breve vita, ho quasi undici anni, molte cose sono cambiate, sia nell’aspetto fisico sia nel carattere. Ho vissuto a Guidonia, vicino a Roma, per dieci anni e da poco mi sono trasferita a Lecce perché è qui che ora mio padre lavora. Da quel giorno è cambiato tutto, ho cambiato città, casa, amici, scuola. Questo trasferimento mi ha fatto un po’ felice, perché così posso stare vicino ai miei nonni e un po’ triste, perché ho dovuto lasciare tutti i miei amici, soprattutto Aurora, la mia migliore amica. Lei è una bambina simpatica e divertente, con lei mi sentivo sicura perché era l’unica con cui parlavo, ridevo, ballavo e quando non riuscivo a dire qualcosa, mi aiutava e mi difendeva. Prima di partire ci siamo fatte una promessa che saremmo state amiche per sempre, infatti, grazie ai cellulari e al computer, ci sentiamo spesso. Di Guidonia mi rimarranno per sempre i ricordi della mia infanzia, lì ho imparato a camminare, a parlare, a leggere e a scrivere, a giocare e ho avuto tanti momenti felici. Sono sempre stata una bambina molto timida e quest’aspetto del mio carattere non è cambiato, infatti, lo sono così tanto che quando parlo, balbetto e mi blocco, vorrei fare mille domande, ma non riesco e questo m’impedisce anche di fare nuove amicizie e mi fa stare male. Quest’anno ho anche incominciato a frequentare la scuola secondaria, all’inizio avevo un po’ di paura perché credevo di non riuscire a prendere bei voti, ma per fortuna ho trovato professori e professoresse gentili e compagni bravi e simpatici e credo che, se m’impegnerò, riuscirò non solo ad avere ottimi risultati e a fare nuove amicizie in questa nuova scuola, ma a partecipare attivamente alle lezioni. Io penso che tutto cambia, ma nel cuore rimarranno per sempre i ricordi più belli. Alessia Colaci Classe I B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

Menzione speciale categoria testo

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A mio nonno Ciao nonno, come stai? Ti ricordi di quando ero bambina? Ero quella bimba timida, che se ne stava sempre in disparte alle feste di compleanno o quella che non voleva partecipare alle recite scolastiche perché aveva tanta paura di sbagliare o quella che si tirava sempre in dietro in alcune occasioni solo perché temeva il giudizio altrui. Ti ricordi di quando ti raccontai di quella sera che mi rifiutai di fare una recita scolastica perché aveva paura di sbagliare? E ti ricordi di quella volta che ti parlai nel sonno? (me lo ricordo come se fosse ieri): la mattina ero stata con i miei compagni in una gita scolastica; la maestra cercò di interrogarmi per ben due volte ed io mi rifiutai di rispondere in entrambe le occasioni, ma non perché gli argomenti non li sapessi, anzi li sapevo benissimo, piuttosto ero bloccata da mille occhi che mi fissavano. Erano occhi impazienti, occhi giudicatori e che in quel momento mi pietrificarono. La sera tornai a casa piangendo e capii che l’atteggiamento che avevo avuto quella mattina non portava a niente e soprattutto mi faceva del male. Bene, ora non sono più così! Col passare del tempo, degli anni, delle situazioni, mi vedo molto cambiata. Non so precisamente né quando né come sia successo, ma so che è accaduto. Mi vedo diversa soprattutto nei modi di fare, di essere, di parlare ed esprimermi con le persone. Ovviamente, nonno, non mi sono trasformata in un’altra persona, sono sempre io, con i miei pregi e i miei difetti. Per esempio, fra i primi mi riconosco l’essere generosa e positiva e spero di rimanere così fino a quando diventerò grande. Fra i difetti, temo che non cambierà mai il mio spirito di competizione un po’ troppo esagerato, come tu ben sai! Inoltre continuo a convivere con la ribellione e la timidezza, due aspetti che sono impressi come inchiostro indelebile sul mio carattere. P. s. Credo proprio che col passare del tempo, però, il mio carattere possa ancora cambiare. Tua Sara Sara Lucia Corrado Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Emozioni... di D’Amico Francesca, De Luca Giulia, Mirolla Ludovica Classe III L, Istituto Ascanio Grandi - Lecce

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La lontananza Caro diario, sono una ragazza che si tiene tutto dentro, senza far sapere niente a nessuno e se devo sfogarmi, lo faccio solo con te perché posso dirti tutto, posso anche piangere liberamente. Con gli altri mi comporto bene scherzando sempre, mentre dentro di me penso e soffro. Sento che sono cambiata nel fisico: da piccola ero magra mentre ora mi guardo allo specchio e vedo una ragazza diversa, un po’ più robusta, cresciuta, una ragazza più alta, più diligente, mentre prima non mi piaceva la scuola, non studiavo e me ne fregavo di tutto. Io credo che di carattere sia cambiata tantissimo perché ora non ragiono più come prima, mi sento cambiata anche per le esperienze della vita; la cosa che è rimasta uguale è rispondere ad una provocazione che mi ferisce davvero e non alle stupidaggini. L’esperienza che ha modificato certi aspetti di me è la mancanza di una persona cara e molto importante; questo mi ha fatto stare veramente pensierosa, triste e a volte per quanto lo ero, stavo male. I primi giorni, quando tornavo a casa e non vedevo quella persona, me ne andavo dritta in camera sua, senza nemmeno mangiare perché appena entrata dalla porta mi assalivano tutti i ricordi e piangevo senza farmi vedere da nessuno, poi, quando potevo incontrarla, raccontavo com’erano i giorni a casa senza la sua presenza e mi sentivo dire delle parole molto belle, ma un po’ forti per me. I baci, gli abbracci non finivano più. Quanto mi manca! Sai Diario mio, io questa persona non la lascerò mai da sola perché per me è una delle cose belle che la vita mi ha regalato e spero di riaverla presto accanto a me. Ciao Amico mio, a presto! Federica Federica D’Elia Classe III A Istituto Comprensivo “P. Stomeo-G. Zimbalo” Lecce

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I miei ricordi Mi chiamo Martina e vivo a Lecce. Da piccola, ricordo che ero una bambina molto educata, timida e tranquilla, anche se a volte avevo un bel caratteraccio; certe volte volevo fare un po’ di testa mia… pensavo di poter avere tutto ciò che chiedevo. Con il passare degli anni, piano, piano, mi sono accorta che iniziavo ad assumere un certo senso di responsabilità, anche se ero ancora molto insicura. Ora ho quattordici anni, l’età dell’adolescenza, forte e piena di cambiamenti, paure e insicurezze. Credo proprio però che qualcosa di quando siamo bambini rimanga sempre nell’animo e sui nostri visi. Sul mio viso spesso si rivelano le mie lune storte, i miei sbalzi d’umore e la mia ribellione. Il giorno più bello che ricordo come se fosse ieri è stato il giorno della mia prima comunione. Ero agitata e sentivo come se la mia anima avesse un senso di purezza, come fossi rinata in un’altra vita. Ero emozionatissima! Ricordo poi il mio nono compleanno, fu una giornata bellissima! I miei genitori avevano deciso di festeggiare il mio compleanno in campagna con le mie amichette, i miei cugini e tutti i miei zii. Ero contentissima. Ricordo che mio padre mi disse che dopo la torta mi aspettava una sorpresa. Finito di mangiare ci spostammo tutti insieme per vedere il regalo che mi avevano fatto i miei genitori insieme ai miei nonni. Ci spostammo in un’altra parte della campagna e vidi un bel cavallo nero. Quando realizzai che quello era il mio regalo di compleanno, mi misi a piangere di gioia. E’ stato fantastico! Ancora oggi Nerone, il mio cavallo, è un punto di riferimento essenziale nella mia vita. Quello che rimane della mia infanzia. La mia adolescenza è abbastanza difficile, ma non mi preoccupo più di tanto, sapendo che alla mia età chi mi ha preceduto ha vissuto più o meno le mie stesse problematiche. Martina D’Oria Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Frammenti della mia vita Tante cose nel corso degli anni sono cambiate in me, come la voce, i pensieri, i modi di fare e tanto altro, ma una cosa che è rimasta uguale è il carattere. Molto tempo fa, quando frequentavo la scuola primaria, mi è successo di ritrovarmi in classe con un ragazzino che mi faceva passare l’inferno, ogni giorno cose sempre più brutte delle precedenti, io mi ribellavo, ovviamente, ma non c’era verso, pensavo che tutti mi volessero far del male, persino le maestre, alcune volte, mi accusavano di colpe ingiuste. Poi al terzo anno della scuola primaria mi trovai con una classe che mi ha accompagnato fino alla Secondaria ed è ancora con me oggi. Da piccolo io ero diverso, perdonavo e dimenticavo, adesso perdono, ma non dimentico, mi sono un po’, come dire, incattivito; ho l’aspetto di un “bravo ragazzo” e lo sono, almeno penso di esserlo, solo che adesso, a differenza di prima, sono più serio e silenzioso in alcuni casi. Nell’ambiente scolastico m’impegno per dare sempre il meglio, cercando di non essere infastidito dai miei compagni, di essere amico di tutti, senza però esagerare perché come ho detto non dimentico ciò che mi hanno fatto. Io non sono mai stato cattivo con nessuno, né ho alzato mai le mani, solo che di piedi in testa ne ho avuti troppi. Caratterialmente alcuni aspetti sono rimasti: il mio atteggiamento scherzoso per strappare un sorriso, la timidezza che mi fa sembrare strano e il fatto che io percorro una strada diversa degli altri. Fuori da scuola ho sempre o quasi un carattere silenzioso e serio e sono sempre molto educato con tutti, coetanei e adulti. Il primo giorno nella secondaria ha dato una svolta alla mia vita, ha cambiato il mio modo di fare, di pensare e di dialogare. Io da adulto non so come sarò, spero di crescere bene e sempre meglio, non voglio cambiare i lati positivi del mio carattere. Alessandro Nando De Filippi Classe III A Istituto Comprensivo “P. Stomeo- G. Zimbalo” Lecce

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Ricordi di De Filippo Sara, Tempesta Benedetta, Toni Caterina Classe III L, Istituto Ascanio Grandi - Lecce

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I miei sentimenti Mi rendo conto che sto tanto cambiando e anche i miei sentimenti non sono più quelli di quando ero bambino. Il mio fisico sta crescendo molto e questo mi spaventa un po’, perché vorrei capire quanto sarò alto e se sarò un bel ragazzo. Quando ero piccolo, accettavo tutto quello che mi dicevano i miei genitori, ora invece mi ribello e alcune volte urlo per imporre le mie decisioni a mamma e papà e, se qualche volta mi negano qualcosa che io vorrei fare, mi chiudo in camera e arrabbiato ascolta la musica o guardo video. Non riesco a confidare ogni cosa che mi succede ai miei genitori, come facevo da piccolo, ma preferisco dire le mie cose al mio migliore amico, Alex, perché penso che lui mi capisca di più. Fino allo scorso anno uscivo con i miei genitori, poi mi sono reso conto che mi vergognavo di stare con loro e allora ho deciso di uscire con i miei amici, con i quali mi trovo molto bene, mi diverto e mi sento libero. Penso che quest’età sia molto bella e, anche se ringrazierò sempre mia madre e mio padre, oggi mi sento libero di prendere le mie decisioni. Sono cresciuto tanto, ma sento che per sempre mi rimarrà la gioia di stare in famiglia e fare le cose insieme ai miei genitori e a mia sorella, quando sto con loro, mi sento tanto coccolato. Anche quando diventerò adulto mi mancheranno i baci che do alla mamma o scherzare e divertirmi con il mio papà e spero di poter diventare, un giorno, un bravo genitore come lo sono loro per me. Simone De Salvatore Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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I miei cambiamenti La partecipazione al concorso “Tutto cambia … ma qualcosa resta” è stata un’occasione per guardarmi dentro e per riflettere sulla mia breve vita. In me non sento grandi cambiamenti, tranne per il carattere. Quando mi guardo allo specchio o faccio un confronto con una foto che mi ritrae da piccolo, mi accorgo del cambiamento fisico, come il viso più grande e l’altezza, ma vedo che non è cambiata, almeno fino ad oggi, l’espressione che ho quando sono felice. Sono stato molto male per mio zio che non c’è più, per piccoli problemi in famiglia, per tante cose che ho affrontato e accettato, ma mai peggio di quando una persona a me cara mi rimprovera in un modo che non posso dimenticare. Alcuni giorni fa mia madre mi ha fatto veramente soffrire, perfino piangere; mi sono sentito come se non contassi nulla, neanche una briciola di pane. Mi ha detto che non ricordavo nulla di ciò che lei ha fatto per me e che pensavo solo a me stesso, invece ancora ricordo cosa mi disse una volta per farmi stare meglio: “Tu, puoi anche sembrare cattivo, ma so che hai un cuore d’oro”. Quella volta stetti subito meglio e sorrisi anche. Mi disse quelle cose perché ero stato molto cattivo con lei e con altre persone. Ricordo che giocavamo spesso insieme ed ero felice e spensierato, ora, invece, sono lunatico e mi definisco superbo e antipatico ma anche un po’ sensibile. Prima ero più aperto, parlavo di me con tutti, ora mi tengo tutto dentro, ma cerco di essere il più simpatico possibile. Fino ad oggi non mi sono reso conto di quanto sono cambiato, guardarmi dentro mi ha fatto venire la malinconia e tanta nostalgia dei tempi in cui ero piccolo ed ero in pace con me stesso, ora credo che il mondo ce l’ abbia con me. Ho dispiaceri da tutto e da quasi tutti, purtroppo, ma so che c’è in me qualcosa che non cambierà mai, solo che ancora non so bene cosa sia. Sono cambiato tanto e non so come potrò farlo ancora, comunque ho la certezza che un rimprovero di mia madre, che riesce a farmi stare male, è un rimprovero serio e sentirmi dire parole brutte mi fa riflettere e mi fa capire che sono finalizzate al mio bene. Pensandoci bene, dopo il confronto che ho fatto fra Matteo oggi e Matteo ieri, mi accorgo che, oltre le espressioni quando sono felice, in me non è cambiata la “paura” di un rimprovero che non merito del tutto ed è rimasta immutata la sensazione di frustrazione che non mi aiuta ad avere fiducia nei rapporti con la gente che mi è accanto, finché non mi calmo, perché mi sento frenato dalla paura di sbagliare. Da questo deriva l’esplosione della rabbia che mi assale subito dopo. Non riesco ad accettare questo tratto di me e spero che migliori o sparisca del tutto. Spero anche che tutti i tratti positivi rimangano come sono. Credo fermamente che arrivare ad avere ciò che voglio dalla vita mi farà sentire veramente felice.

3° premio

Matteo Pio De Vita Classe III A Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Un amico perduto…un amico trovato Caro Francesco, amico mio, come stai? Oggi avevo nostalgia dei vecchi tempi e ho pensato a te. Sei tanto lontano e non ci vediamo da qualche tempo, avevamo sei anni e ci vedevamo ogni giorno a scuola. Frequentavamo la prima classe della Scuola Primaria, giocavamo insieme e andavamo al parco a guardare gli animaletti nel laghetto. Eravamo grandi amici, condividevamo tutto, anche le nostre merende. Quando eravamo stanchi di camminare, riposavamo sotto gli alberi, poi ricominciavamo a giocare, soprattutto a calcio, la nostra grande passione; eravamo bravi a divertirci, sempre spensierati, felici, distratti, pieni di vita. Abbiamo trascorso tutte le elementari senza dividerci mai. Facevamo i compiti insieme e il sabato si mangiava la pizza a casa mia insieme ai nostri genitori. Da quei bellissimi giorni e anni sono cambiate tante cose, ora ho undici anni e frequento la prima media, sono sempre molto vivace, allegro e spiritoso, mi diverto molto con i nuovi amici e con mia sorella, però sono cambiate anche un po’ di cose: le mie passioni, i miei giochi, i miei divertimenti, i miei hobby, solo la passione per il calcio è sempre la stessa. Ho anche un amico nuovo, si chiama Diabete, quest’intruso mi segue ovunque, anche se non ha le gambe. È vero, tutto arriva e tutto passa, ma bisogna affrontare alcune cose che nella vita avvengono. Sono diventato diabetico a nove anni. È come se fossi rinato in un’altra vita, diversa, con più problematiche, alcune rinunce, tanti sacrifici. Tra alti e bassi, io sono comunque sempre combattivo e affronto tutto con il sorriso. Senza dubbio stavo meglio prima, ero spensierato, correvo da una parte all’altra senza stancarmi mai. Il diabete è una “Patologia” pesante da gestire e tra ipo e iper, alcuni giorni non mi sento bene, però tra zuccheri e insulina vado avanti. Per me, a volte, la giornata è dura, faticosa, difficile, snervante, stancante. Mi abbatto, mi rialzo e non mollo mai, anche se ci sono giorni senza miglioramenti. Devo seguire una dieta equilibrata, senza grassi, fritture e zuccheri, ma ogni tanto mi concedo qualcosa che non potrei mangiare. In pratica non vorrei rinunciare a niente, ma se voglio stare bene, è meglio evitare le cosiddette “schifezze” che noi da bambini mangiavamo sempre. Delle volte sto male, non mi mantengo in piedi e sono debole, mi mancano le forze ma, nonostante tutte queste difficoltà, indosso il “vestito” da guerriero e vado avanti sempre e ovunque con il sorriso. Il mio sorriso non sparisce mai, come non mi fermo mai nel gioco del calcio, facendo gli allenamenti sempre e partecipando anche ai campionati: non ho mai rinunciato a giocare. Orgogliosamente tosto, sono agguerrito e non mollo. Francesco mio, io sono consapevole che il diabete non mi lascerà, ma ho la certezza che mi rimarrà accanto la mia famiglia, che è la mia forza. La salita è dura, ma insieme stringiamo i denti e non molliamo. I miei genitori dormono poco da quel terribile giorno dell’esordio, ogni giorno con ansia e controlli. La paura che mi possa succedere qualcosa mi tormenta, però loro mi ricordano che per me ci saranno sempre. Dobbiamo avere la forza e il coraggio di andare avanti nonostante tutto, perché la vita è un dono meraviglioso e porta cambiamenti non sempre belli dai quali uscirò vincente.E quando la vita mi ha dato mille ragioni per piangere, mi accorgo di averne altre mille per sorridere. Amico mio, nella vita tutto arriva, tutto passa, ma ti resta il dolore che forse alcune cose non dovrebbero nemmeno succedere, però accadono.Fammi avere tue notizie, mi manchi tanto. Tuo Samuele Samuele Donno Classe I B - Istituto Comprensivo “P. Stomeo- G. Zimbalo” Lecce

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3° premio categoria testo


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Siamo tutti uguali? Ormai sono un adolescente e il mio organismo si sta sviluppando, ma oltre a quello si sviluppa anche la mia coscienza. Infatti, dentro il mio corpo si sprigiona una grande forza che mi sussurra desideri vari: essere all’altezza, seguire la moda e avere il ciuffo. Ma c’è qualcosa che va oltre, qualcosa che viene dal mio cuore, come un istinto che mi spinge a far rivivere i sentimenti della mia infanzia. Tutto ciò che mi ha reso felice quando ero piccolo, se lo facessi in questo periodo della mia vita, riflettendoci troppo a lungo, mi farebbe vergognare, visto che potrei essere deriso e insultato per tutto ciò che non è di moda; per questo motivo ormai quasi tutti i ragazzi sono uguali: stessi vestiti, stesse scarpe, stesso taglio di capelli … Ma quel qualcosa non si può tenere sempre in gabbia e perciò qualche volta evade e ti fa sentire te stesso. Perché uno è bello se è se stesso e non se è uguale agli altri ragazzi, come tanti robot. E questo non è un sentimento che appartiene solo a me, ma a un numero infinito di ragazzi, che per sentirsi forti e uguali agli altri, si reprimono e perdono la felicità dei propri interessi, quando si può essere apprezzati semplicemente per quelli che si è e non per quello che si fa. Samuele Faggiano Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Disillusa Caro Diario, oggi è il mio dodicesimo compleanno. Entro di diritto nel fatidico mondo dell’adolescenza! Ne ho così tanto sentito parlare – “quando diventerai un adolescente vedrai…” è la frase più ricorrente degli ultimi tre anni – che anche solo scrivere la parola mi fa quasi paura. E che sarà mai? Che vorrà dire in fondo? Nel dizionario è un “ periodo della vita compreso tra i 12 e i 18 anni circa, in cui si compie la fase dello sviluppo, dalla fanciullezza all’età adulta” . Fin qui nulla di spaventoso o di tragico; gli adulti, come sempre, esagerano. Sono sicura che trascorrerò un bel periodo della mia vita perché credo che l’adolescenza ne sia il fulcro, perché permette di conoscersi meglio, di imparare a ragionare con la propria testa, di crescere, di maturare sia fisicamente che caratterialmente e fa vedere tutto l’Universo con occhi completamente diversi, nuovi. Io sono fiduciosa. Vedremo… Caro Diario, ho compiuto 13 anni e come sai mi son dovuta ricredere su quella visione rosea, tutta personale, dell’adolescenza. Durante quest’ultimo anno mi sembra di essere caduta nel pessimismo più profondo (come capisco Leopardi!), tutto mi è sembrato e mi sembra difficile, insormontabile come una spigolosa catena montuosa che sono costretta a scalare.Mi manca il mondo che vedevo come una verde pianura, colorata dai fiori, con l’arcobaleno, gli unicorni e il sole all’angolo del cielo. Spesso mi sento sola, abbandonata in una notte buia, senza luna né stelle, in una tormenta con aerei che lanciano “bombe di sorrisi” che immediatamente si trasformano in pioggia, quella pioggia sottile ed insistente che pari non bagni neanche, ma che alla lunga penetra i vestiti. Sola, bagnata e infreddolita. Sperduta.Ma poi accade di scorgere una mano conosciuta, calda, che ci attira a sé, e quella mano appartiene alle persone che ci amano, che non ci giudicano, che comprendono; persone di cui ci si può fidare, che sono la nostra “oasi si salvezza”. Sono la luce.L’adolescenza non é quella asettica definizione trovata sul dizionario; è un periodo difficile, in cui ci poniamo domande esistenziali, in cui pensiamo di non valere, di non essere mai all’altezza delle aspettative proprie e degli altri, genitori, amici, professori. E’ il periodo in cui ci nascondiamo nella nostra stanzetta e ci rimaniamo bloccati dentro per tutto il giorno; nel quale indossiamo perennemente gli auricolari che in realtà giungono fino alle orecchie del nostro cuore poiché la musica diventa un vero rifugio che ci accoglie e ci aiuta sempre. Ci vuole amore e coraggio durante l’adolescenza, siamo bambini cresciuti, quasi ragazzi, indifesi, vulnerabili, travestiti da forti cavalieri con un’armatura di burro. Un’ultima cosa. Sai qual è la frase più ricorrente dell’ultimo anno? “E’ l’età…”! Francesca Leo Classe III A Istituto Marcelline - Lecce

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C’era una volta…una famiglia serena C’era una volta, una famiglia di quattro persone: mio padre, mia madre, mio fratello ed io. Fino a tre anni fa papà faceva il carrozziere, la mamma lavorava saltuariamente, mio fratello Alberto frequentava la scuola superiore ed io la scuola primaria; oggi ho fatto il mio ingresso nella Secondaria, mio fratello frequenta l’Università, la mamma continua a lavorare saltuariamente e papà da tre anni è disabile perché colpito da una grave malattia, la SLA. In questo momento, il mio fratellone è in ospedale e papà nella struttura “Euro Italia” e visto che lui è accudito dagli infermieri, mia madre si sta occupando di Alberto con la speranza che non abbia nulla di grave. Da quando mio padre è stato costretto ad andare via da casa, mia madre sta sempre dietro a tutto e a tutti senza nessuno che l’aiuti, tranne gli zii. Io e mio fratello prendiamo sempre con un sorriso tutti i cambiamenti di salute di papà e ora ci sono dei grandi miglioramenti: ha ricominciato a camminare, sta respirando meglio e riesce a stare senza il tubo che ha al collo per una decina di minuti. Mio fratello da pochi giorni è ricoverato perché quando sorride, non solleva il labbro sinistro e non chiude bene l’occhio sinistro. I medici dicono che potrebbe essere stato un brusco colpo di freddo, ma essendo un ragazzo di vent’anni si vogliono accertare con degli esami approfonditi; lui è tranquillo tanto che, nonostante i rumori che ci sono in ospedale, continua a studiare e a essere ottimista, mentre la mamma spera che la causa sia il colpo di freddo. Spero che Alberto torni a casa presto per stare tutti più sereni. In questo periodo io vado sempre in casa della zia o della nonna per non stare da sola e se devo andare a giocare a basket o ai Salesiani, posso farlo solo se la zia può accompagnarmi e riprendermi perché anche lei lavora. Ora, papà e mio fratello sono lontani da casa, tutto è diverso, ma ci tiene uniti l’amore di sempre. Aurora Liaci Classe I A Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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La scuola media Il tempo spensierato delle vacanze era passato ed era arrivato il fatidico giorno in cui ricominciava la scuola, ma quest’anno era diverso, dovevo iniziare una nuova avventura: la Scuola Media. Non sapevo bene cosa aspettarmi, sapevo però che tutto sarebbe stato diverso. Lasciare le maestre, che per cinque anni mi erano state vicine, era stato già molto doloroso, ma sapevo che avrei incontrato persone nuove, le professoresse e i professori, che sicuramente mi avrebbero aiutato a superare il passaggio e avrebbero capito le mie difficoltà, se le avessi incontrate, nel nuovo percorso scolastico. Ero emozionato e allo stesso tempo spaventato, ma comunque curioso di conoscere questa nuova realtà. La sera prima avevo avuto difficoltà ad addormentarmi, anche dopo le rassicurazioni della mia mamma e del mio papà, ma al mattino mi svegliai presto, con la voglia di cominciare la giornata. La mia mamma mi accompagnò a scuola e lì incontrai i miei compagni delle elementari: eravamo tutti nell’atrio dell’istituto e la Preside, dopo averci salutati e fatto gli auguri per il nuovo anno scolastico, ci indicò la sezione in cui eravamo iscritti. Salutammo allora i nostri genitori e andammo in classe. Il cuore mi batteva forte, ma il primo ostacolo era superato, ora mi proponevo di saper controllare le mie emozioni. Tante idee mi affollavano la mente e tante sensazioni facevano vibrare il mio cuore, ma il primo impatto era stato incoraggiante, il muro della paura era caduto! Ora bastava essere me stesso e farmi conoscere per quello che ero. Così feci e oggi sono soddisfatto e contento del rapporto che ho instaurato con i miei professori e dei risultati ottenuti. Ripensando a quel primo giorno mi fa anche un po’ sorridere tutta l’ansia e la paura che ho provato, ma è giusto così, fa sempre paura ciò che non si conosce, anche se è solo un primo giorno di scuola. Salvatore Lipari Classe II B Istituto comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Crescere in fretta Ricordo, come fosse ieri, quando mamma e papà si volevano tanto bene e la mia famiglia era tutta unita; io e mio fratello Andrea litigavamo per i giocattoli e la mamma ci rimproverava per il troppo baccano, ma alla fine vinceva sempre lui. Ricordo ancora quando facevamo bellissimi viaggi e papà non sapeva dove andare e sbagliavamo sempre strada. Il giorno di Natale, la mamma mi faceva aumentare di dieci chili per quanto cucinava e la notte tutti, intorno all’albero, scartavano i regali. Mi piacerebbe tanto tornare indietro, mi piacerebbe ritornare a essere una famiglia unita, ma ormai è cambiato tutto. Mamma e papà si sono separati e anche Andrea ed io per un po’ di tempo, io vivevo con la mamma e lui con papà. Tutti i miei compagni di scuola mi vedevano triste, anche se ridevo e scherzavo come facevo sempre e, preoccupati, mi chiedevano che cosa avessi, ma non riuscivo e non volevo rispondere. Ora sono diventata più grande, sono in grado di capire cosa succede, ma vorrei tanto tornare indietro proprio per non capire niente, per non capire dove andava la mamma quando si allontanava da me, perché quando si è piccoli, non si soffre così tanto. Ora, mia madre quando mi vede piange e mi dice che presto sarà tutto finito, che lei tornerà a casa e la vita sarà come prima, ma quel “come prima” non vuol dire che torneremo ad essere una famiglia unita, ma semplicemente che lei tornerà a casa ad abbracciare i suoi bambini, perché come dice sempre, per lei rimaniamo sempre le sue piccole pesti. Da piccola, quando mi chiedevano: ”A chi vuoi più bene, a mamma o a papà?”. Io rispondevo: “Voglio bene a tutti e due, non posso scegliere fra due genitori che amo allo stesso modo, io voglio abitare con tutti e due”. Ora la mia mamma è tornata a casa e spero che ci rimarrà per sempre. Ciò che vorrei far capire, con la mia breve storia di vita, è che anche se la mia mamma e il mio papà si sono separati, il mio amore per entrambi ci sarà sempre e mai nessuno riuscirà a farmi cambiare idea, perché tutto passa, ma qualcosa resta. Chiara Mazzotta Classe III A Istituto Comprensivo “P. Stomeo-G. Zimbalo” Lecce

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Chi sono? Quando sarò grande e mi ricorderò degli anni della Scuola Secondaria, sono sicura che saranno cambiate molte cose in me e nel mio carattere, ma di certo mi saranno rimasti alcuni vizi e virtù. Non mi sarà passata l’abitudine di essere lenta nel fare le cose, però sono sicura al cento per cento che sarò maturata e avrò capito cose della vita che prima non sapevo. Chissà come sarò in futuro! Io m’immagino stilista o infermiera, di rimanere allegra come sono ora, e sempre un po’ sbadata. Mi chiedo perché quando dai l’addio alle elementari e saluti le medie, cambi qualcosa che ti fa maturare e passi dall’essere bambino all’essere un adolescente indipendente; i miei amici, che hanno vissuto il periodo dell’adolescenza, dicono che è pieno di contraddizioni e dubbi, s’inizia a interrogarsi sul senso della vita, si cambia il modo di vestire, si vogliono fare cose nuove, si cerca la libertà, l’autonomia dai genitori. Io sto già iniziando a vivere tutto questo, ma ci sono cose che non sono cambiate, come il desiderio di essere coccolata dalle persone che amo, la voglia di crescere e di imparare a vivere al meglio. Chissà quali saranno i miei nuovi amici, se avrò sempre gli stessi, oppure non li rivedrò più, soltanto il futuro me lo dirà. Ciao, futura me, ti auguro buona fortuna! Giulia Menduni Classe I B Istituto comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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I miei cambiamenti Nella mia vita, sinceramente, sono cambiate poche cose. Ho interessi diversi rispetto a quelli che avevo da piccolo, ma tanti aspetti di me e della mia vita sono rimasti inalterati. Da piccolo volevo andare al parco per sudare, giocare e divertirmi, ora le cose sono diverse... a me piace stare in casa e rilassarmi, dopo aver finito i compiti. Da bambino, come anche ora, ero e sono un gran coccolone, cioè mi piace stare con i miei genitori per divertirmi con loro. I miei cambiamenti non li ho notati subito perché non sono stati molti.... Fino a qualche anno fa mi piaceva essere me stesso, essere libero di vivere la vita come volevo, ora voglio essere uguale agli altri per non sentirmi diverso, cioè avere il ciuffo alzato per seguire la moda, avere i vestiti eleganti insomma essere in tutto e per tutto uguale ai miei coetanei... I miei amici io li adoro, ma una delle mie paure è di perdere il rapporto, che c’era e che per fortuna c’è ancora, con i miei genitori e anche con i più vecchi amici. Ho un amico in particolare che mi ascolta, che mi aiuta a crescere e che mi aiuta ad andare avanti... posso dire di avere un amico speciale. Se devo parlare dei miei gusti devo ammettere che non sono cambiati particolarmente, se non che la verdura.... La verdura da piccolo la mangiavo, ora no, perché non mi piace affatto! Un argomento che voglio toccare a fondo è l’argomento “crescere”...Odio crescere, non mi piace, non voglio avere responsabilità che in futuro non sarò in grado di affrontare. E ora parliamo della scuola: io non amo tanto la scuola, ma serve anche a crescere oltre che a imparare... Tutti quei compiti che ci impegnano ogni pomeriggio, sono consapevole che ci permettono di imparare e prepararci al futuro, per essere migliori un domani, essere all’altezza delle situazioni sempre più complesse che dovremo affrontare nella vita. La mia classe è bella, conosco i miei compagni da una vita. Ci sono i compagni-amici che sono quelli con cui mi confido spesso, poi ci sono quei compagni che non mi stanno tanto a cuore, cioè quelle persone maleducate che rispondono male alle prof. C’è una cosa che proprio mi sorprende, cioè il fatto che quando ero piccolo riuscivo a fare cose che adesso non mi spiego e che non riuscirei a fare mai e poi mai, mah! Insomma, posso dire che questa fase della mia vita non è caratterizzata da stravolgimenti particolari, ma da piccoli cambiamenti che mi stanno facendo diventare grande lentamente. L’unica cosa che non è cambiata proprio è il cuore. Io tengo a cuore le persone più importanti della mia vita... tra cui i miei genitori, mia sorella, gli amici e anche le professoresse. Alex Miccoli Classe II B Istituto Comprensivo “P. Stomeo-G. Zimbalo” Lecce

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Quel che resta di me -Dobbiamo parlare.- Questo era il messaggio che avevo inviato a quella che era la mia migliore amica. Dopo il nostro litigio di qualche settimana fa, non c’eravamo più sentite e, a dirla tutta, un po’ mi dispiaceva; in fondo avevamo litigato per il mio cambiamento di carattere, i miei sbalzi d’umore, praticamente per colpa mia. Dopo aver ricevuto la sua risposta, mi affrettai a raggiungere la sua casa, non molto distante dalla mia. Suonai il campanello e lei mi aprì, feci i tre piani a piedi e, come immaginavo, la porta di casa era aperta. “Solito di Anna”, pensai. Entrai cauta, salutai sua madre Maria e mi diressi in camera sua. Bussai, lei mi aprì, mi lasciò entrare e mi accomodai sul letto di sua sorella. La stanza era come l’ultima volta che l’avevo vista: due letti separati, un comodino, due scrivanie stracolme di libri e un armadio pieno dei loro vestiti; forse c’era qualche poster in più. A distogliermi fu Anna - Che cosa vuoi?-. Queste furono le sue parole, erano taglienti e fredde e lei aveva tutt’altro aspetto dal solito. I suoi capelli corvini potevano indurti a pensare che in quel preciso istante fosse allegra, insieme a quel suo sorriso finto, ma no. I suoi occhi erano spenti, colmi di rabbia, tristezza, delusione e non erano più vivaci come sempre. Dopo qualche istante risposi - Dobbiamo parlare del nostro litigio. - Ero sicura di me, invece lei, incerta, spostò lo sguardo altrove e annuì. Stavo per iniziare il mio discorso, quando m’interruppe con voce insieme rabbiosa e triste - Perché sei cambiata? Voglio solo sapere questo, voglio che ritorni quella che eri prima, la ragazza che conobbi tre anni fa - “La ragazza che conobbi tre anni fa …” mi ripetei... e come in un lampo, un ricordo mi passò nella mente. Era una giornata afosa, ma ero troppo euforica per pensare al caldo, avevo appena finito la quarta elementare e stavo per iniziare il campo-scuola al Coni. Arrivata a destinazione, scesi come un razzo dall’auto e corsi trafelata verso quelli che sarebbero dovuti essere i miei animatori, in altre parole Barbara, Federica e Claudio. Finito di ascoltare lo schema di programmazione di quell’anno, tutti corremmo verso il parco e cominciammo a scorrazzare fra giochi e attrezzi. Mentre mi accingevo spensierata a scendere dallo scivolo per proseguire il percorso, caddi e mi feci male al ginocchio. Cominciai a piangere. Mi vide una bambina dai capelli corvini e gli occhi verdi, pimpante di allegria fino a un attimo prima, che era svanita nello stesso momento in cui mi aveva visto cadere. Prese un fazzoletto dal suo zainetto e mi tamponò leggermente la ferita, avendo paura di farmi del male. – G … grazie - dissi balbettando, - in fondo era pur sempre una sconosciuta. - Piacere, mi chiamo Anna, vuoi essere la mia migliore amica?- Ascoltai per la prima volta la sua voce dolce e senza pensarci risposi - Certo, saremo amiche per sempre! Uscii dal mio stato di trance e improvvisamente ridacchiai - e come dimenticarselo -. Per un momento la contagiai con la mia risata, ci guardammo negli occhi e ci facemmo subito serie. Nell’aria si poteva sentire la tensione. Sbuffai: -Va bene, hai ragione, scusami, ti racconterò tutto. Non sei la mia unica amica e forse nemmeno la migliore - la stuzzicai e avrei giurato

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di aver visto nei suoi occhi un pizzico di rabbia e sorpresa; - ma - continuai - come tu sai benissimo gli altri si comportano in una maniera che per te è insopportabile. - Presi fiato - io volevo essere come loro, insomma essere accettata e non essere differente dagli altri. Così ho deciso di costruirmi una maschera, sì, una maschera che nasconda chi sono realmente, che non mi faccia sembrare un mostro, un persona spregevole agli occhi degli altri, ora mi capisci? Sai, pensavo te ne fossi accorta che sono cambiata, ho cambiato modo di vestire, modo di vedere tutto e tutti, mi sento così stupida che... non so più cosa fare, non mi sento io; questa non sono io. - Le parlavo guardandola dritta negli occhi e vedevo che mi stava ascoltando con attenzione, come se stesse analizzando ogni parola. Finii il mio discorso e mi sentivo un nodo alla gola, le lacrime stavano per uscire, mi feci forza e le ricacciai dentro. Dopo pochi secondi, parlò: - Capisco, ma, ascoltami, ogni persona è diversa dalle altre e tu lo devi essere, ti ho conosciuto tre anni fa, quando eri una ragazza minuta e bassa, ma nascondevi tante cose che solo tu potevi sapere. Non eri tu quella che parlava, ma dai tuoi occhi, si leggeva che eri una ragazza timida ma allo stesso tempo coraggiosa e sicura di te, simpatica, solare e potrei stare qui a descriverti in maniera positiva all’infinito. Ora sei tutto il contrario, o meglio, lo vuoi far sembrare, ma so che dentro sei rimasta quella di qualche anno fa. Ti prego, torna quella che eri, altrimenti la porta di questa stanza la conosci. – Colpita dalle sue parole e tremendamente confusa, mi alzai e la abbracciai, inizialmente era sorpresa e rigida, ma dopo si sciolse e mi abbracciò come si deve. - Perfetto, ora che è tutto come prima, cioccolata calda, coperte e film a volontà? Sono solo le tre del pomeriggio, perciò se vuoi potremmo... - la interruppi e accettai l’invito senza neanche sapere cos’altro mi avrebbe proposto. Lei non era rimasta la stessa, ma le volevo bene lo stesso. Mary Miccoli Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo–Zimbalo”

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Un’infanzia importante La vita è un susseguirsi di fasi che a volte ti portano a modificare alcuni lati del carattere, altre invece modificano la persona stessa. Nel periodo dell’ infanzia, la vita nella maggior parte dei casi è tranquilla e serena, viziati e coccolati come siamo da genitori e nonni, accontentati in tutti i nostri piccoli capricci. Un bambino non ha pensieri negativi, non conosce cosa è bene e cosa è male, vive la spensieratezza dei suoi giorni pensando che la vita sia tutta lì; un bambino in tv guarda cartoni animati e programmi che lo tengono lontano dalle realtà più brutte, dalla, a volte triste, vita reale. Quando ero bambino i miei genitori hanno sempre tentato di tenermi lontano dai problemi quotidiani, non mostrando mai segni di debolezza, ma loro non si accorgevano che io ero un bambino e non uno stupido, quindi se mi rendevo conto che in casa c’erano problemi, cercavo di evitare di comportarmi male e fare capricci. E’ così che sono diventato adolescente. Nel periodo dell’ adolescenza la vita diventa un po’ più reale, si inizia ad avere contrasti e a capire i problemi della vita degli adulti. L’ adolescente cambia il modo di pensare, da bambino viziatello, inizia a ragionare un po’ più da adulto, comprendendo i problemi che ci circondano. Non guarda più cartoni animati ma serie televisive e telegiornali, avvicinandosi sempre di più alla triste vita reale. Ora sono adolescente, i miei genitori vorrebbero tenermi ancora lontano dai problemi ma non ci riescono e cerco nel mio piccolo di aiutarli come posso. Tra infanzia e adolescenza i cambiamenti sono tanti, ma secondo me se hai la fortuna di vivere una bella infanzia, ti porti avanti i valori e le abitudini di vita che ti faranno vivere una bella adolescenza e in futuro ti faranno diventare un uomo. Luca Migliucci Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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La mia adolescenza: quanti cambiamenti L’adolescenza, come si sa, è un periodo della vita che si può collocare tra l’infanzia e la giovinezza che comporta notevoli cambiamenti della persona sia fisici che psichici. Vorrei soffermarmi proprio su questo secondo tipo di trasformazione, descrivendo i cambiamenti che personalmente mi riguardano. In questo periodo, qualche volta mi capita di avere qualche divergenza con mio padre, con cui mi confronto e qualche volta mi scontro verbalmente per motivi riguardanti soprattutto il profitto scolastico, o con qualche mio compagno a cui non sto molto simpatico ma che supero facilmente. Il cambiamento più importante del mio carattere è che, crescendo, sono meno paziente, mi sento più sicuro, dico quello che penso e qualche volta reagisco in malo modo; in generale i miei difetti li sento più accentuati. Meno male che come mio solito ascolto i consigli dei miei professori e anche dei miei genitori tenendo un comportamento rispettoso delle regole, comportandomi bene sia a scuola, sia in famiglia. Riesco anche ad esprimere le mie emozioni con i miei genitori e i miei sentimenti con gli amici e le amiche con le quali mi piacerebbe instaurare una relazione amorosa. In passato mi è capitato di prendere una cotta per una mia compagna, ma non sono riuscito ad esprimerle quello che provavo; mi ricordo ancora quando ci siamo scambiati un bacio durante il cosidetto “gioco della bottiglia”. Ciò che ho scritto descrive in parte la mia adolescenza e soprattutto i cambiamenti legati ad essa. Secondo me, per superare le difficoltà di questo periodo della vita sarebbe utile una guida matura che ha già affrontato questo delicato momento. Sono convinto che quando crescerò mi resteranno i valori, come il rispetto e l’onestà, che mi sono stati trasmessi dalle persone che mi vogliono bene. Andrea Montinaro Classe III A Istituto Marcelline - Lecce

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L’adolescenza L’adolescenza è quel tratto dell’età caratterizzato dalla transizione dallo stato infantile a quello adulto. Quando si parla di adolescenza, è importante ricordarsi che essa è un tema di carattere prettamente psicologico, e darle limiti fissi è un’impresa ardua. Questa fase ha inizio nel periodo della pubertà, quando il corpo cambia e inizia ad assumere caratteri di una persona adulta, lasciando alle spalle i tratti tipici dell’infanzia. In questo periodo ci si sente un po’ strani, un po’ bambini e un po’ adulti, possiamo dire con un piede nell’infanzia e con l’altro nell’età adulta, in mezzo. Durante questa fase iniziano i primi conflitti con il mondo esterno, cominciando dall’ambiente familiare: con i genitori, i fratelli maggiori ecc. Ciò è dovuto alle diverse esigenze che si hanno rispetto ai periodi precedenti e che quindi bisogna trovare dei compromessi con mamma e papà, dei punti d’incontro. È un’età in cui ci si sente molto confusi, iniziano anche dei problemi a livello alimentare come anoressia e bulimia, perché si ha la voglia di sembrare belli e attraenti agli occhi degli altri, problema che non si poneva nell’infanzia; si ha voglia di curare il proprio corpo e la propria immagine, vestendo abiti fashion e alla moda perché li indossano tutti. In questi due casi specifici (anoressia e bulimia) si ha di fronte un forte disagio psicologico, un modo per comunicare agli altri le proprie debolezze e paure. Ciò che si esprime è anche un bisogno di affetto e comprensione. Alcuni ragazzi affrontano dei problemi come quello del bullismo, in cui un ragazzo più forte sottomette uno o più ragazzi “deboli”. Questa voglia di affermare la propria forza su quella degli altri è tipico di quest’età. Alcuni cercano di sentirsi forti ad esempio iniziando a fumare, anche se non è concesso ai minorenni, oppure iniziando a provare le prime droghe, per cercare nuove esperienze e sensazioni che sono sempre state considerate illegali e possono nuocere gravemente alla salute ed essere in casi estremi addirittura letali. Insomma, possiamo definire questa fase di vita come la più complicata e particolare di tutte, ma anche la più importante perché permette di definire al meglio l’identità, facendo delle scelte che segnano di solito la propria vita da adulti. Nei momenti difficili gli adolescenti dovrebbero essere aiutati da altri adulti, o da persone esperte perché a volte i problemi non possono essere risolti solo dai ragazzi, che non sono ancora abbastanza maturi da affrontare alcuni ostacoli. Molto importante è anche la comunicazione e l’informazione attraverso i mass media che dovrebbero dare il miglior esempio per le nuove generazioni. Gioele Morello Classe III A Istituto Marcelline - Lecce

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Ricordi e nuove esperienze Quando ero piccolo per me, era tutto semplice, giocavo ogni giorno, avevo molte attenzioni da parte di tutti e il pensiero della scuola non mi spaventava per niente, perché per me il concetto della scuola era l’asilo dove ci si divertiva sempre; sia a casa sia a scuola la mia vita era semplice e per me perfetta, però, alla fine mi sono reso conto che quella vita stava finendo. Circa all’età di quattro anni è nata la mia sorellina Giordana e con la sua nascita mi sono sentito messo da parte, soprattutto dalla mia mamma che ha cominciato a trascurarmi, ogni giorno di più; ha smesso di leggermi le favole come faceva di solito, mi considerava di meno e passava ogni attimo che aveva con lei. Speravo che un giorno, quando ormai Giordana fosse cresciuta, avrebbe usato il tempo a sua disposizione anche per divertirci insieme come prima, ma naturalmente ci volle molto tempo perché ricominciasse a stare insieme a me, così ero solo, in verità con me c’erano papà, i nonni e molte altre persone, però la mia mamma mi era stata sempre molto vicino e mi aiutava sempre, e stare senza di lei nei momenti che prima trascorrevano insieme, a cui io tenevo tanto, mi faceva essere triste. Durante lo stesso anno scoprii l’esistenza della scuola primaria, e da come mi era stata raccontata dai bambini con fratelli che la frequentavano, mi era parsa orribile, piena di insegnanti cattive che assegnavano delle cose chiamate compiti. All’inizio mi spaventavano solo le insegnanti cattive, a tal punto da sognarle la notte, poi, dopo aver chiesto ai miei nonni cosa fossero i compiti, non ho più riso per circa tre giorni. Quell’anno lo considero la fine della vita in cui credevo che fosse tutto un gioco o una risata; era così tutto destinato a cambiare, per sempre. Quando iniziai le elementari, mi rincuorò molto il fatto che non era tutto brutto come pensavo, comunque era tutto più difficile dell’asilo, soprattutto per il fatto che bisognava studiare, cosa che si erano dimenticati di dirmi. Durante il primo anno era tutto piuttosto semplice, tanto che potevo ritagliare del tempo per giocare nonostante praticassi due sport diversi, in seguito diventò tutto sempre più impegnativo; ogni anno bisognava lavorare di più del precedente e presto con i compiti assegnati, le attività che svolgevo e gli impegni presi, il mio tempo libero diminuì ed ebbi poco tempo per vivere la mia vita da bambino, ormai sul punto di finire. L’ultimo anno della scuola primaria, però, fu per me uno dei migliori: riuscii a recuperare molto del tempo perso con la mia mamma, stando insieme in tante occasioni durante le quali giocavamo con giochi di società, guardavamo film anni ottanta e novanta e ci divertivano; a scuola andavo molto bene e un mio racconto fu pubblicato nel libro “Favole di cioccolata”, insieme con quelli di alcuni miei compagni e di altri alunni dell’Istituto. Per me è stata la conclusione migliore dei cinque lunghi, impegnativi ma stupendi anni della mia vita, durante i quali ho imparato molto, sono maturato e ho vissuto esperienze belle e

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irripetibili. Durante questo cammino però ho vissuto anche momenti tristi, come la perdita di un mio caro zio, di una mia maestra cui io e i miei compagni tenevamo tanto e della vicina di casa dei miei nonni a cui volevo molto bene, però ho capito che non bisogna intristirsi perché fa solo stare male, bensì bisogna essere felici del tempo passato con le persone che non ci sono più e deve essere questo a tornare alla memoria. Ora, mi trovo di fronte una nuova avventura, la Scuola Secondaria, e anche se sono già due mesi che mi ci sono immerso è ancora tutta da scoprire. Ho conosciuto nuovi ragazzi e ho fatto nuove amicizie, ho capito che è il momento di cominciare a maturare ancora di più e, anche se mi dovrò impegnare per farlo, voglio riuscire a diventare ancora più responsabile e affidabile. Non so come finirà questa nuova avventura, ma perché possa essere per me speciale e unica dovrò viverla fino in fondo. Alessandro Musso Classe I B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Piccola o grande? Caro diario, eccomi qui, come per magia, nella prima classe della Scuola Secondaria, in un mondo nuovo per me e completamente sconosciuto. Gli anni della scuola primaria sono volati, da bambini, che non sapevamo né leggere né scrivere, siamo arrivati, grazie all’aiuto delle nostre care maestre, a raggiungere “piccoli traguardi”. Gli anni sono trascorsi in serenità e spensieratezza con lieti eventi, come la nascita della mia sorellina, ma anche, purtroppo, con delle tristezze. Lo scorso inverno ho perso in brevissimo tempo le mie adorate prozie che, anche se ottantenni, sono state un importante punto di riferimento nella mia infanzia; non avendo i nonni vicini, perché vivono a Napoli, loro erano il completamento della nostra famiglia e aver vissuto in prima persona la malattia, la sofferenza e la loro perdita mi ha fatto crescere e maturare velocemente. Durante la frequenza della classe seconda elementare, ho vissuto la perdita della mia maestra d’italiano, Marinella. Era una maestra dolcissima e tutti noi la adoravamo, non urlava mai e ci faceva sempre ridere. È stato terribile quando ho saputo della sua scomparsa! Ma a quell’età non si ha la maturità di capire cosa significa veramente quando una persona cara non c’è più; nei primi giorni non volevo parlare con nessuno, poi, dopo un po’ di tempo, sono riuscita ad andare a trovarla e a metterle dei fiori sulla tomba. Adesso che tutto ciò ha riguardato anche delle persone di famiglia, devo dire che il vuoto è incolmabile … l’unica consolazione è che penso che loro sono ugualmente accanto a me e che, in modo diverso, mi sostengono e mi guidano nelle prove che la vita mette sulla mia strada. Grazie all’aiuto della mia famiglia, dei miei compagni e della mia maestra Francesca, anche se qualcosa è cambiata, mi rimane l’allegria che mi porto dentro da bambina e che mi accompagnerà sempre nel viaggio della vita. la tua Aurora Aurora Nunziato Classe I B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Lettera ai miei genitori Lecce, 10 novembre 2016 Cari mamma e papà, quando avevo quattro anni vedevo tutto grande e fantastico: il mio letto era una astronave, il divano mi sembrava un impero, la macchina un universo, la televisione un cervello pieno di fantasia. A cinque anni la casa era il regno delle avventure, mi mettevo nella mia astronave di cuscini e coperte, sentivo, commentavo e guardavo la TV e il telegiornale e immaginavo il mio mondo caldo e soffice. Quando uscivo da casa, tutto mi sembrava nuovo e straordinario. Mi piaceva sentire il brusio delle voci, vedere le persone che mangiavano per strada, i bambini che giocavano al Duomo a nascondino, le luci, in particolare a Natale, ma il mio mondo restava la mia casa. Certo, quel regno di avventure, di mostri e di fantasie non esiste più, però per me la casa è ancora un rifugio accogliente, sicuro e divertente, dove condivido con voi tante ore spettacolari. Oggi, mi piace giocare, studiare, leggere in questo mondo fantastico che è ancora la mia casa. Michele Pandolfini Classe I B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Tutto cambia, ma qualcosa resta! Io non so cosa significhi concretamente adolescenza. Nessuna età dell’uomo è così ricca di risorse e, nello stesso tempo, di problematiche come l’adolescenza. Ne parlano continuamente in tv, a scuola, nei libri, tutti hanno idee su idee; tutti credono di conoscerci e di studiare noi con i nostri comportamenti strani e prematuri. Quando si parla di adolescenza, si tende a far sempre confusione e si fraintendono concetti fra loro molto disparati. È senza alcun dubbio, una fase della nostra vita alquanto critica e decisiva per il nostro futuro… Ma voi sapete davvero come ci sentiamo, come pensiamo, o come una cosa che per voi è scontata a noi, sembra essenziale? Non lo potete sapere se non ci ascoltate con il cuore. E ascoltare con il cuore non è facile. Sotto questi miei pensieri si estendono mille domande, mille concetti confusi che a voi potrebbero sembrare scontati e superficiali. Noi adolescenti siamo fragili e indifesi; è il momento in cui la mamma lupa abbandona i suoi cuccioli, o la mamma uccello lascia volare i suoi piccoli. Siamo tante formichine in questo mondo immenso che non vedono l’ora di crescere e di viverlo in un’altra prospettiva. Penso che la crisi adolescenziale sia qualcosa che prima o poi venga affrontata da ogni ragazzo, in modi e tempi differenti. Per superare le difficoltà e per crescere, occorre avere fiducia in se stessi, nelle proprie capacità e abilità. E’ importante imparare a volersi bene e ad accettarsi anche se si sbaglia, anche se non si è bellissimi e bravissimi come ci vorrebbero gli altri. I genitori. Le persone che ci ameranno più di chiunque altro, i nostri migliori amici, la nostra più bella fonte di ispirazione. Nella nostra adolescenza, anche loro si trasformano. In età adolescenziale si è in costante competizione con i propri genitori, coloro che devono guidarci verso il difficile percorso che è la vita. Certe volte, distratti dal lavoro o da altre preoccupazioni, non colgono i messaggi di noi figli e siamo costretti a piangere in silenzio. Soffrono in silenzio per sembrare maturi e sicuri, ma in fondo il loro cuore trema quasi più del nostro. Non accettano il fatto che più cresciamo, più la vita ci allontana da loro. Ci considerano come bambini che hanno fretta di crescere, di realizzare i propri sogni. Pensano che non siamo ancora pronti a spiccare il volo … con forte ribellione crediamo di essere in grado di ricevere un peso senza che loro ci aiutino a reggerlo. Quello che voglio cercare di far capire è che ci si trova di colpo a desiderare sempre più l’indipendenza ma, allo stesso tempo, si è incapaci di ottenerla. Alla nostra età spesso si fa abuso di grandi quantità di stupefacenti. E’ causato molte volte dalla mancanza di valori affettivi nella propria famiglia. Si vuole diventare “uno di loro”, “uno giusto” pur di essere accettati. Le droghe e l’alcol non sono un viaggio verso l’essere. Esse sono nient’altro che una scampagnata, un “mamma io esco, torno domani mattina.” I ragazzi vedono le droghe come una via d’uscita dai problemi della vita o come un modo per sentirsi più

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forti ed energici; ma in realtà accentua solo il desiderio di fuga dalla realtà. Un ragazzo obeso, per esempio, si trova ad affrontare numerosi problemi relazionali. Una ragazza anoressica non si ritiene mai “giusta” per far parte di un gruppo. Un bullo ha dentro di sé un cuore di vetro, fragile e colmo di paure. Un ragazzo che fa uso di stupefacenti è un semplice ragazzo che non riceve gioia e felicità dalla propria vita e sente il bisogno di colmare questi vuoti. A volte è difficile aprirsi agli altri e si preferisce nascondere pensieri, desideri, speranze e sogni; per un adolescente d’altronde è naturale nutrire grande ammirazione per un artista o per un arte, un gioco, un sorriso. Noi adolescenti siamo spesso influenzati e “manipolati” dai mass – media, che non lascia libero sfogo alle nostre opinioni, annullando, spesso, la nostra personalità. Come il tema vuol far intendere, non volevo sicuramente toccare nessun punto profondo, interiore, della nostra personalità. Perché possiamo diventare chiunque se vogliamo, ma quelli che sono i nostri principi, i nostri valori, non potranno mai essere di qualcun altro, e resteranno TUOI per sempre. Alla fine …Tutto cambia, ma qualcosa resta. Cambiano le aspettative, le emozioni ….. i sogni restano. Cambiano le amicizie, gli umori, le paure … il sorriso resta, nonostante tutto. Apriamo la finestra, ma piano. Apriamo il nostro cuore, ma con cautela. Chi ci vorrà bene sarà sempre pronto a salvarci. E se proprio ne avremo bisogno, allunghiamo pure la mano, qualcuno la afferrerà. Caterina Piccinno Classe III A Istituto Marcelline - Lecce

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Incomprensioni familiari Mi chiamo Martina e frequento la terza classe della Scuola Secondaria, sono una ragazza alta, un po’ robusta, con i capelli castani e gli occhi celesti. Di carattere sono leggermente sensibile, soprattutto quando si parla di famiglia o di adolescenza in generale, ma non sono stata sempre così. Da piccola ero una delle bambine più basse della classe, ero magrissima e avevo anche i capelli corti; amavo giocare con mamma e papà (a “Mamma e Figlio” o a fare la maestra), oppure uscire e andare in piazza, tutti insieme, anche se non accadeva quasi mai perché mio padre tornava la sera tardi, mangiava e si coricava e, a volte, non lo vedevo neanche rientrare. Dovevo uscire sempre solo con mia madre, però per me non era un problema, anzi mi divertivo molto perché quasi tutti i giorni passeggiavamo da casa nostra alla villa e dalla villa a casa di mio nonno. Adesso è cambiato tutto, ora se volessi uscire, dovrei farlo da sola oppure con i miei nonni perché cinque anni fa i miei si sono separati e mia madre, mio fratello ed io siamo andati a vivere in casa dei miei nonni materni, mentre mio padre è rimasto da solo nella nostra ex casa (che stiamo ristrutturando). Appena si separarono, io ero tranquilla perché era la terza volta che lo facevano e pensavo che circa una settimana dopo si sarebbero rimessi insieme... ma non andò così. Tutti dicono che sono cambiata molto, ma secondo me si sbagliano. Alcune volte quando voglio fare una cosa, mi sento grande, “adulta”, oppure quando mia madre mi accompagna a scuola e prima di scendere dalla macchina vorrebbe sempre un “bacetto”, io, siccome mi vergogno la saluto soltanto e poi me ne vado, invece ci sono quei momenti-incubo in cui avrei bisogno di quel bacetto, oppure di essere chiamata con quei nomignoli con cui mi chiamava da piccola.... Forse un po’ sono cambiata, ma l’amore che provo per i miei familiari e soprattutto per i miei genitori non cambierà mai, anche dopo tutto quello che abbiamo passato, una minuscola parte del mio carattere non cambierà MAI e di questo ne vado fiera e se una ragazza della mia età si può vergognare di uscire con i genitori oppure di festeggiare il compleanno solo con loro, ecco…io vorrei solo questo. Martina Piccino Classe III A Istituto Comprensivo “P. Stomeo- G. Zimbalo” Lecce

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Tutto cambia, ma qualcosa resta! L’adolescenza è stata definita dagli studiosi una fase che riguarda, soprattutto, i giovani in età tra i dodici e i quattordici anni, durante la quale avvengono molte mutazioni caratteriali, fisiche e sociali. Un vero e proprio ‘’terremoto biologico’’, causato dagli effetti degli ormoni, che interessa ogni adolescente senza distinzione geografica, di razza o ceto sociale. In questo periodo della vita tutto quello che facciamo, ha un impatto sul nostro modo di vedere e percepire le cose, sul nostro umore e sulle nostre scelte ed esperienze. Sembra di vivere in un paradosso dove una cosa può sembrare prima sbagliata e poi giusta, con atteggiamenti, a volte, eccessivamente cordiali, come pure assurdamente scorbutici. Come detto, anche il nostro fisico si modifica rapidamente e questo rapido cambiamento coinvolge anche altri tratti, come la voce e gli odori che emaniamo. Ci piacciamo e ci odiamo allo stesso tempo, crediamo di avere torto ma anche ragione, e così via dicendo per tutto quello che ci accade, dentro e fuori di noi. In realtà chi è più adulto di noi spesso ci vede come dei veri extraterrestri, poiché succede, molte spesso, di non riuscire a comunicare con gli altri. A dire il vero io non sono poi cambiata moltissimo, almeno credo; sicuramente il mio corpo, rispetto a qualche anno fa, ha iniziato a prendere forma e anche il viso è cambiato, ma ci sono cose di me che sono rimaste uguali come, ad esempio, il mio carattere. Sono sempre stata una ragazza educata, gentile e almeno ci ho provato, e questa è una caratteristica di me che adoro e spero non cambi mai, neppure per piacere agli altri. Questo lo devo sicuramente ai miei genitori che mi sono stati sempre vicini e mi hanno insegnato che l’educazione, il rispetto per gli altri è alla base di tutto. Inoltre, ho anche imparato ad affrontare sempre situazioni nuove a causa dei continui spostamenti dovuti al lavoro di mio padre. Ho cambiato diverse scuole sia in Italia, sia all’estero sia in Italia, e questo mi ha dato l’opportunità di imparare e conoscere persone con culture e modi di fare diversi. Forse anche per questo riesco ad adattarmi a varie situazioni con rapidità. Mi accorgo, però, che a questa età mi faccio un sacco di problemi. Ho paura, a volte, di non essere accettata, di non piacere agli altri; insomma, sono consapevole che per me è iniziata quella famosa fase della quale sentivo tanto parlare: l’ADOLESCENZA. Mi auguro di viverla al meglio, cercando di ascoltare il consiglio del Leopardi dove, nella sua famosa opera ‘’Il Sabato Del Villaggio’’, egli suggerisce al ‘’garzoncello scherzoso’’ di godere la sua giovinezza. Io ci provo e guardo al “futuro” sempre in modo propositivo! Alice Piccolomini Classe III A Istituto Marcelline - Lecce

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Un vecchio disco Lizzanello, 12 novembre 2016 Caro diario, ieri ho trovato un vecchio disco in vinile pieno di polvere e, incuriosito, ho chiesto alla mamma cosa fosse. Sorridendo, mi ha spiegato la storia di quel disco e il suo funzionamento. Mentre mi parlava di mangianastri, stereo e puntine, io ho esclamato: “Di queste cose non si usa più nulla! Meno male che almeno é rimasta la musica! Perché li conservi ancora?” e lei mi ha risposto: “Hanno un valore affettivo, li conservo da quando ero ragazza, per te saranno pure antiquati, ma per me sono ricordi importanti e le cose vecchie servono a ricordarti chi sei”. Poi ha aggiunto: “Da grande, anche tu capirai il valore delle cose importanti e forse conserverai qualcosa che te le ricordi”. Io ho genitori, nonni e bisnonni, pensa tu, caro diario, che bagaglio di storie ed esperienze! Da quando ero piccolo, sono cambiate tante cose intorno a me e tante ne cambieranno, ma sono sicuro che qualcosa rimarrà a ricordarmi quali dovranno essere i punti fondamentali del mio vivere. Quando i miei mi sgridano, ci rimango male e non sempre capisco l’insegnamento che vogliono darmi. Quando dicono che prima o poi capirò, li guardo perplesso e penso che siano esagerati. Poi mi viene da pensare che dietro alle loro parole forse c’é di più. E mentre il mondo cambia e cambiano le abitudini, i modi di vivere e i rapporti con le persone, a me rimarranno i valori della famiglia, il rispetto, l’educazione, la libertà di pensiero e spero che mi servano a diventare una persona migliore. Andrea Potente Classe IB Istituto Comprensivo “P. Stomeo- G. Zimbalo” Lecce

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Il mio crescere tra dubbi e incertezze Io sono Simone, nato il 26 ottobre del 2004 con un mese di anticipo. La mia storia inizia in un paesino del sud dell’Italia, dove ho passato la mia infanzia e dove ho frequentato materne ed elementari. Da piccolo ero un bimbo paffuto e con una montagna di ricci biondi; caratterialmente ero molto socievole, cordiale e affettuoso. Col passare degli anni il mio aspetto fisico è cambiato, la chioma riccia è stata sostituita da un cespuglio incolto di capelli castano chiaro, il mio fisico si è asciugato e allungato. Non sono cambiati solo gli aspetti fisici, ma anche il carattere che secondo i miei genitori è passato da dolce e pacioccone a spigoloso e introverso, almeno in casa; con gli amici rimango sempre giocherellone, il lato burbero e qualche volta anche maleducato viene spesso fuori nell’ambiente familiare e dove effettivamente mi rendo conto di dare il peggio di me. Non so neanche io il perché di questo comportamento caratterizzato da alti e bassi, mia madre dice che probabilmente è dovuto al periodo della preadolescenza, nel quale a momenti mi sento il bambino di sempre e a momenti cerco di atteggiarmi da adulto. Nel tempo ho cambiato diversi hobby e passioni che andavano dalla danza, al judo al nuoto; ora il mio interesse è tutto per il calcio, anche se in realtà non ho ancora trovato la scuola calcio che abbia orari coincidenti con l’orario di studio. Nonostante la mia passione rimanga i primis quella del calcio, anche il mondo dei motori inizia ad affascinarmi; mi piacerebbe, infatti, laurearmi e diventare tecnico della Ferrari o della Lamborghini. Nel carattere non è rimasto niente di me bambino o forse solo qualcosa, come la bontà. Questa mia caratteristica, però, secondo me è la mia unica pecca perché essere troppo buoni, induce gli altri ad approfittarne. Ma essere buono ha anche tanti pregi come essere gentile con le persone care come i famigliari; essere buono mi fa diventare molto sensibile e questo è l’unico aspetto del mio carattere che secondo me non mi abbandonerà mai. In fondo al cuore, tuttavia, spero che questo cambiamento sia una cosa passeggera e che io possa tornare a essere non proprio il bimbo di una volta ma un adolescente sereno. Protupapa Simone Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Foto di Spedicati Beatrice Maria Rosaria Classe III A Istituto Marcelline - Lecce

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Ma quanto sono cambiata? Io sono Sofia e ho dodici anni e naturalmente sono nel pieno della mia trasformazione fisica. Fino a pochi anni fa, mi vedevo come una bambina piccina, piccina e ora, quando passo per strada, le persone mi riconoscono a malapena. Io, a differenza di mia madre sono più alta e non avrei mai pensato di superarla! Improvvisamente tutto sta cambiando. Da un giorno all’altro ho iniziato a mettere il reggiseno, cosa che io detesto! La cosa positiva è che posso prendere in prestito i vestiti di mia madre. Con lei ho un buon rapporto, tranne che in quei giorni in cui io sto nera e qualche volta, anzi, ogni giorno, anche lei è arrabbiata, spesso a causa del suo lavoro, ma se la prende comunque con me. Quando esco il sabato sera con i miei amici e vado con loro in centro, lei viene a prendermi ed io devo stare nel punto stabilito e nell’orario stabilito, senza un minuto in più, perché altrimenti lei mi dà per dispersa. Lei vorrebbe che io fossi come tutte le altre bambine, che amano fare cose da femminucce come la danza classica, mettersi i vestiti o le gonne o stare composte… tutte cose che io ho sempre odiato, tanto che a me quelle bambine sembrano finte, quasi delle bambole. Io mi vestirei con un paio di jeans o di leggings e una maglietta qualsiasi tutti i giorni, ma lei dice che sembro un vero e proprio maschiaccio, come i miei fratelli. In realtà, essendo cresciuta con tre fratelli maschi, un po’ maschiaccio lo sono veramente; infatti, fino a pochi anni fa mi piaceva giocare a calcio ed ero anche brava, tanto che mia madre, per non sentirmi più borbottare, m’iscrisse in una squadra di calcio, dove effettivamente ero la più brava. Poi, però, stando insieme alle mie amiche i miei gusti cominciarono a cambiare e oggi nonostante non disdegni affatto il calcio, mi piacciono la pallavolo e i ragazzi. Prima pensavo ai ragazzi come degli amici con cui giocare a palla e mi sembravano tutti uguali, ora ho capito che non sono per niente tutti uguali, ci sono i ragazzi belli e quelli meno belli, vorrei nascondermi quando li vedo e allo stesso tempo fissarli tutto il tempo, per non parlare poi di quando mi salutano, divento bordò e comincio a balbettare. Di me è cambiato quasi tutto, tranne il mio carattere, il mio affetto e il rispetto che provo verso i miei genitori e per tutta la mia famiglia. A volte ho ancora voglia di giocare, ma me ne vergogno, così sfogo questo mio infantile desiderio con le mie nipotine e con il mio cane. Forse, più in là, questo mio lato ora nascosto e imbarazzante mi aiuterà ad affrontare in maniera più serena le difficoltà della vita da adulta, lasciando ai miei occhi bambini ancora la libertà di guardare il mondo. Sofia Tarantino Classe II A Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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La mia adolescenza Sto per nascere in un paesino in provincia di Brindisi (Francavilla Fontana), sono le 21:30 e non attendo altro che uscire! Scalcio dalla prima settimana in cui sono stata procreata e da allora sono molto impaziente. Impaziente di esplorare questo mondo di cui tanto parla la gente che mi circonda, impaziente di scoprire tutto ciò che mi è sconosciuto. 21:40: Finalmente fuori! Nove mesi in un piccolo spazio, ora tutto mi sembra immenso…non aspettavo qualcosa di così grande, fantastico! Mi stanno portando in una stanza con altri bambini, sono così silenziosi a differenza mia, ma i dottori sono felici del mio pianto, perciò proseguo. Il giorno seguente: Ho conosciuto i miei genitori, sono così gentili e premurosi, veramente adorabili, mia sorella è leggermente gelosa, ma mi riempie di coccole, la adoro! Non avrei potuto desiderare famiglia migliore! Durante questo mio periodo all’interno della pancia di mamma si sono sempre presi cura di me, mi hanno regalato così tante cose, sono rimasta esterrefatta! Diversi anni dopo: è il primo giorno delle medie, sono abbastanza preoccupata, ma conosco quasi tutti, quindi ce la potrei fare. (Sono leggermente in sovrappeso. Nessuno mi ha mai criticata per questo, ma sono decisa a perdere almeno 10 kg in questi tre anni.) Ho superato questo primo grande ostacolo! Ho socializzato con tutti, sono fiera di me stessa, io, tre ragazze e cinque ragazzi abbiamo già creato una piccola “gang”, non ci conoscevamo, ma siamo molto in sintonia, sono così simpatici! Capodanno 2014: sono in compagnia della mia adorata famiglia (abbiamo scattato una foto stupenda tutti insieme, spero di poterla conservare a vita!), mi sto divertendo un mondo, inoltre, non ho pensieri per la testa, ho perso 7,5 kg e ho ricevuto tutti 10 nel pagellino! Sono così serena senza tutti quei problemi da tipica adolescente, la scuola, l’infatuazione momentanea, il fisico, le fatidiche domande esistenziali, i complessi mentali … Fine primo anno scolastico della scuola secondaria di primo grado: quest’estate mi mancheranno tutti! Soprattutto i miei migliori amici, che mi hanno aiutata veramente molto durante questo periodo. Non vedo l’ora di trascorrere intere giornate con loro al mare! Estate 2015: sono partita a Perugia con la mia migliore amica e ho stretto legami veramente forti con ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia! Un’esperienza davvero unica! Ora sono a Campomarino, sto trascorrendo giornate fantastiche e davvero rilassanti e sto godendo al massimo questi momenti con la mia famiglia. Secondo anno: di certo siamo cambiati, anche io: siamo alti, leggermente più maturi e soprattutto crediamo di essere adulti. Non è così. Il problema è che, appunto, CREDIAMO, di essere adulti.

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Molti hanno variato il proprio carattere, sono i tipici ADOLESCENTI, scorbutici, con mille problemi “esistenziali” che si rivelano relativi. SIAMO CAMBIATI, sarebbe dovuto accadere prima o poi. È ACCADUTO. Terzo anno: Mi sono arresa. Sono la tipica adolescente. Le uniche differenze sono la volontà di studiare e il mio rapporto benevolo con la mia famiglia. Quasi non mi riesco a riconoscere, sono trascorsi solamente due anni eppure … In questo periodo sono cambiata, in bene, in male, sarò io? Di certo non sono la persona adatta per decretarlo. Di una cosa, però, sono certa. Sono Ludovica. Cambiata o no, sono IO. Il mio augurio è di seguire sempre il mio cuore. Di essere sempre me stessa. She just wants to be beautiful, She goes unnoticed, she knows no limits, She craves attention, she praises an image. She prays to be sculpted by the sculptor, She doesn’t see the light that’s shining Deeper than the eyes can find it Maybe we have made her blind So she tries to cover up her pain, and cut her woes away Cause cover girls don’t cry after their face is made. Ludovica Truppa Classe III A Istituto Marcelline - Leccer

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La mia vita come un volatile Nella mia vita molte uova si sono schiuse, ma alcune sono rimaste chiuse lì, nel mio nido. Il mio fisico e i miei ormoni hanno incontrato l’adolescenza. Il mio cervello incomincia ad apprendere cose più complicate, rispetto a quando le mie care vecchie uova erano tutte chiuse. Trovo anche adesso, quando mi guardo allo specchio, quella bella bambina di sette anni, che non scorderò mai. Quella bambina, però, ormai è cresciuta, è diventata una ragazza senza le attenzioni e le prospettive di quando era bambina. Quando le uova erano chiuse, lei si divertiva con i suoi genitori e i suoi vecchi amici di becco. Era una bambina senza ansie e senza paure. Era una bambina avventurosa e piena d’iniziative. Era una bambina disobbediente e bugiarda ma attenta, furba e decisa. Era una bambina fortunata, perché aveva una famiglia unita. Tutto era bello, piumoso e armonioso. Dov’è oggi quella bambina? Quella bambina sta scrivendo queste poche righe. Quella bambina sta vivendo indimenticabili momenti con la sua mamma e suo fratello. Quella bambina non ha più però, due delle cose che la renderebbero più felice. Non ha più una famiglia unita. Non ha più il suo amico peloso, Yuri, che le faceva tornare il sorriso anche nei momenti di tristezza. Quella bambina ha però amore, rispetto e abbastanza attenzioni dalla sua “famiglia”. Quella bambina ha un sogno: che ritorni tutto come prima. Quella bambina è una ragazza. E’ una ragazza e neanche se n’è accorta. Quella ragazza è felice e spensierata. Quella ragazza tiene agli animali più che a ogni altra cosa. Quella ragazza ormai è un volatile comune. Quella ragazza si chiama Giorgia. Giorgia Valletta Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Cara zia Cara zia Pina, ricordo quando vivevo a Parma e la domenica mattina venivo con la mamma a casa tua, dall’altra parte del pianerottolo. Ero piccolo, avevo solo tre anni e per farmi stare buono mi facevi svuotare la lavastoviglie, mentre con la mamma prendevate il caffè, mi facevi ridere e divertire con il tuo accento napoletano e, di nascosto da mamma, mi lasciavi bere lo zucchero che restava nella tua tazzina del caffè. Poi una mattina arrivò un camion, caricò tutti i miei giochi e i miei sogni di bambino e la mia vita cambiò. Adesso ho dodici anni, sono un ragazzo e vivo a Lecce, ho nuovi amici, nuovi compagni di scuola, sono cresciuto molto sia nel fisico che caratterialmente. Mi considero un ragazzo felice e sereno, certo non è stato facile però. Quando sono partito da Parma nove anni fa, cara zia Pina, ho sofferto molto, non capivo perché dovessi lasciare la città dove sono nato, la mia casa, la scuola e i miei amichetti e te, cara zia, ero molto affezionato alla mia vita lì. A Lecce non riuscivo proprio a trovarmi a mio agio. La mamma ha fatto di tutto per farmi conoscere nuovi amici, mi ha iscritto in palestra per praticare tanti sport, che mi aiutassero a trovare un equilibrio, poi, pian piano, mi sono adattato a questa nuova vita e con gli anni ci sono riuscito. Oggi vivo sereno, ho la mia bella casa, i miei amici e i miei affetti familiari; però continua a mancarmi la tua simpatia e il tuo affetto. Ti voglio confidare un mio desiderio: quando diventerò grande, voglio tornare a vivere a Parma per frequentare la facoltà di medicina e sono sicuro che tu mi sarai vicina e mi aiuterai. Ti saluto! Con affetto Pierfrancesco

Pierfrancesco Zecca Classe II B Istituto Comprensivo “Stomeo-Zimbalo”

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Progetto grafico e impaginazione: Simona Greco - sg.grafica@libero.it

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