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18-07-2008

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mari di Ischia dalle pendici del Cervino ai

Viaggio spettacolare narrato da Livio Viano Parole e pensieri: Roberta Bonazza Luci e colori: Anna Demattè




1956, Ch iva sso, P ia zza del la Repubbl ica




A Ma r ia Ida Vi g l i no che per pr i ma ha saputo i m ma g i na re questo v ia gg io. A m ia mad re e a m io pad re che ha n no r iposto nel la m ia va l i g ia i loro cuor i e la f iducia necessa r ia per la d i rezione del v ia gg io.









I L CERV I NO DI Y VON N E BA R M A SSE


Livio Viano è il teatro per ragazzi in Valle d’Aosta. Trent’anni fa si é proposto, come un pioniere in un territorio inesplorato, una delle sue “isole” come ama lui stesso definirle, al pubblico più curioso e, allo stesso tempo, spietato che ci sia: i giovani. E ancora oggi i suoi spettacoli entrano nelle scuole della Valle d’Aosta con lo stesso successo di allora, appassionando e incuriosendo bambini ed insegnanti. Pulcinella, Arlecchino, Pinocchio e Cenerentola si sono trasformati nell’arte di Viano, rivisitati per fare riflettere e stimolare l’immaginazione; allo stesso modo la messa in scena di classici come Capitan Fracassa , L’Isola del Tesoro , I tre moschettieri e Tartarino dimostra come si possa giocare con il teatro, trasformare un libro, viaggiare in epoche diverse con il fine ultimo e fondamentale di divertirsi. Trent’anni di teatro e trent’anni di vita in questo libro, dal ragazzo pendolare tra Torino e Chivasso al primo palcoscenico sul 56, dal maturando che amava Einstein e la fisica nucleare agli esordi nella regia, dagli incontri con i più grandi attori del teatro italiano alla scelta del proprio teatro, quello con e per i ragazzi, dalla Valle d’Aosta a Ischia. L’incontro fra l’amore per la vita in tutte le sue sfaccettature e la passione artistica sommato alla ricchezza di esperienze belle o dolorose, le immagini degli spettacoli e quelle della Valle d’Aosta, le schede correlate, le parole di Livio Viano sono raccolti in questo volume che è un omaggio all’artista e al tempo stesso ai luoghi e alle persone che hanno accompagnato questa lunga avventura, prima fra tutte Maria Ida Viglino. Tutto questo è il più grande regalo che Viano potesse fare al pubblico che in tutti questi anni lo ha applaudito e sostenuto.

Laurent Viérin

Assessore all’Istruzione e Cultura della Regione Autonoma Valle d’Aosta

l’attore «spazza» un cerchio bianco di neve 





Era la fine degli anni ’70 quando Livio Viano incontrò la scuola dell’infanzia... e la scuola dell’infanzia incontrò Livio Viano. La circostanza si verificò a pochi anni dall’istituzione, in Italia, della scuola materna statale e, in Valle d’Aosta, della scuola materna regionale; anni di grande fermento creativo, sia dal punto di vista organizzativo, che dal punto di vista pedagogico. Erano anni caratterizzati da profondi cambiamenti culturali che investivano le varie scienze dell’educazione e l’introduzione, nella pratica didattica, di esperienze di tipo teatrale ben li raffigura. Sono state dapprima esperienze di pura fruizione poi, progressivamente, esperienze di partecipazione attiva e di progettazione. Chi era in servizio in quegli anni ricorda ancora lo stupore incantato dei bambini nel corso dei primi spettacoli, la loro crescente capacità di interloquire con gli attori, in scena e fuori, ed infine, ciò che più ha inciso nel rinnovamento pedagogico, il loro entusiasmo nel diventare protagonisti di una vicenda teatrale tutta interna alla scuola. Le prime iniziative si concretizzarono in esperienze più o meno complesse ed articolate di attività di drammatizzazione; ma si arrivò pian piano a progettare vere e proprie rappresentazioni che traevano ispirazione dai personaggi delle fiabe, dalle leggende, dalle storie più varie. Il teatro vivacizzò, e vivacizza tuttora, la pratica didattica. Che cosa ha significato infatti progettare l’allestimento di una rappresentazione teatrale? Ha significato saper organizzare uno spazio scenico, saper ricostruire ambienti, contestualizzando eventi e personaggi; ha significato capire e articolare con esattezza sequenze temporali; ha significato caratterizzare i personaggi da interpretare, liberando sentimenti di gioia, di paura, di ansia, di aspettativa, cioè tutti quei fattori affettivi ed emozionali che fanno acquisire maturità interiore, ma che per i bambini della seconda infanzia sono anche fondamentali per la formazione del pensiero e per la costruzione delle conoscenze. Queste belle esperienze prevedevano anche l’utilizzo della lingua francese, perché gli spettacoli del “Teatro dei Piccoli”, da cui le insegnanti traevano ispirazione, avevano sempre proposto alcune scene, caratterizzato alcuni personaggi, prodotto alcune canzoni, in francese. Erano quelli momenti e modalità ottimali per inserire una nuova lingua in azioni veramente coinvolgenti per i piccoli alunni. Le esperienze di quegli anni hanno autonomamente proseguito nei decenni successivi. Da sempre la scuola vive di recuperi, di riadattamenti e di rielaborazioni. Ancora oggi si possono udire, nei momenti più diversi, anche solo nei giochi liberi o nei girotondi, le canzoni di Occhio Pinocchio o quelle di Arlecchino cuoco da poco. Fanno ormai parte della storia della scuola dell’infanzia valdostana.

Rita Decime



spazio scenico che confina con il quotidiano, in un gioco di dissolvenza tra vita e teatro, tra realtà e fantasia.





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Teatro Attore sono le parole che troviamo all’inizio del viaggio. L’impasto delle lettere rivela l’alchimia di un incontro generativo: il teatro è l’attore, intento a “spazzare” un cerchio bianco, spazio scenico che confina con il quotidiano, in un gioco di dissolvenza tra vita e teatro, tra realtà e immaginazione. Un libro che racconta l’esperienza artistica di Livio Viano e del suo teatro in Valle d’Aosta, un viaggio di avventura: tra paesaggi reali e paesaggi scenografici, tra storie fantastiche e storie di tutti i giorni, tra il ridere e il capire ridendo. I luoghi e gli incontri sono protagonisti di tutto ciò che va in scena, “in pasto” ad un pubblico specialmente attento, esigente e sincero, quello dei bambini e dei ragazzi. La copertina anticipa, nelle parole, la struttura narrativa flessibile e sinuosa che, come un filo di Arianna, accompagna il lettore dentro l’esperienza della lettura. Un’esperienza fatta di parole e sguardi, come accade nel teatro: un testo galleggiante che si muove dondolando tra le immagini, a volte abbracciandole, altre svelandole; altre ancora mettendosi da parte lasciando alle foto la loro muta intensità. La stessa intensità che Livio Viano mette nel suo teatro, nella sua idea di teatro. Una tensione alta fin dagli inizi della formazione nell’ambiente del teatro classico: nutrimento che ha saputo traghettare e restituire nel lavoro successivo, senza perdere la direzione. Il suo pubblico lo ha capito, lo ha visto nella cura dei particolari in scena, nella magnificenza delle scenografie, nell’eleganza dei costumi, nella densità dei contenuti; nel sentimento che andava oltre quel confine scenico incarnato dalla figura del clown, tanto cara a Viano. Il pubblico lo ha capito e lo ha ricambiato con il calore di un maglioncino di lana che Annie, una bambina che stava guardando lo spettacolo, si è tolta per portarlo sul palcoscenico al professor Botto, perché non prendesse freddo: nell’incontro che annulla i confini si realizza il suo teatro. «Se credi che davvero sia la tua strada» è parte di una lettera importante nel viaggio di Livio Viano: la trama affettiva che si coglie in trasparenza, già aveva intuito che per scegliere la strada che è il teatro, bisogna crederci.

Roberta Bonazza

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Se

credi che davvero sia la tua strada‌

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- Il teatro è una strada, quindi. Viano, perché questo testo in copertina? - Guardi, è una cosa personale, non so se può interessare, sa? Quelle cose che senti come importanti nella vita, ma che agli altri sembrano sciocchezze, romanticherie. Preferisco non parlarne. - Escludo che sia possibile: siamo all’inizio del libro e non è proprio l’uso presentarsi ai lettori negando loro una curiosità così impellente. Lasciarli così a bocca asciutta. Mi permetta di insistere. - Se è così... Du nque, era il 1972, mi trovavo a Siracu sa al Teatro Greco du rante le rappresentazioni classiche promosse dall’Istituto Nazionale del Dramma Antico. In quel luogo, cuore pu lsante del teatro nazionale, du rante le prove della Medea di Eu ripide ricevetti u na lettera di mio padre. Ero par tito da Chivasso con la valigia a ventidue anni, abbandonando la famiglia e con loro i sacrifici che avevano affrontato per farmi studiare. In quella lettera mio padre scriveva: «Noi, io e la mamma, ti vediamo contento della tua scelta. Non possiamo aiutar ti come vorremmo perché siamo gente u mile, ma se credi che dav vero sia la tua strada e che il teatro sia la tua gioia, sappi che, da par te nostra, non ci opporremo mai a questa scelta. Cercheremo di aiutar ti nel miglior modo possibile.» Capisce cosa ha significato per me quella lettera? Mi ha spalancato le por te; mi ha reso cer to della stima dei miei genitori, che loro rispettavano la mia scelta di fare teatro.

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[Lo capisco più dalla luce dei suoi occhi che dalle parole, ma non glielo dico.] - Suvvia Viano, un primo colpo di scena nella Sua vicenda artistica. Come mai ha deciso di fare teatro? E come mai da Torino è arrivato a Siracusa?

- Il mio percorso è fatto di isole più o meno grandi: la Sicilia è stata la prima, la Valle d’Aosta la seconda, e la mia curiosità verso le isole continua.

Io non sono figlio d’ar te, anche se mio padre con la cucina era u n ar tista; i miei studi provengono da altre su ggestioni. Avevo u na passione per Einstein e frequentavo a Torino l’Istituto Avogadro, u n corso sperimentale per l’energia nucleare. L’esame di matu rità si trasformò in u na pièce teatrale: mentre parlavo di Pirandello cambiai pian piano fisionomia, spettinando la mia allora - folta chioma, fin quando il professore mi chiese: «Ma non gliel’ha mai detto nessu no che assomiglia ad Einstein?» E la mia insegnante di italiano, Fernanda Nangeroni, aggiu nse convinta: «Viano, perché Lei non fa teatro nella vita invece di venir qu i a studiare fisica?» A dire il vero era già dal 1965 che manifestavo le mie aspirazioni teatrali: su l 56, u n autobu s che mi por tava da Por ta Su sa a Piazza Castello e che era diventato il mio primo palcoscenico. Manifestavo la mia voglia di capire, di capire gli altri, inventando le cose più folli.

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- Scusi Viano, ci racconti: Lei faceva teatro sull’autobus?

- Cer to, ho scoper to solo più tardi che le mie azioni erano delle forme di provocazione teatrale perché in quel momento interpretavo qualcu no per essere visto. È u n fatto teatrale, questo: cerchi u n pubblico. L’aveva capito anche la mia insegnante di italiano che saliva su llo stesso autobu s e che mi consigliò di iscrivermi, nel 1971, alla scuola di formazione del Teatro Stabile di Torino: è stato l’ingresso u fficiale nel mondo del teatro. C’erano sette posti dei quali u no per allievo-regista, che presi io, dopo aver superato u n’audizione. A lla fine del corso del primo anno, nel maggio del ‘72, l’allora direttore ar tistico Franco Enriquez mi por tò con lu i a Siracu sa dove feci il mio primo spettacolo: ero aiuto regista nella messa in scena della Medea di Eu ripide. Gli interpreti erano Valeria Moriconi, Glauco Mau ri, Gianni Cavina e Orso Maria Guerrini. Con loro sono rimasto fino al ’77 al Teatro di Roma, vivendo in quegli anni tante esperienze diverse e girando in tutti i teatri italiani: con Enriquez ne La bisbetica domata di Shakespeare; nel Kiss me Kate di Cole Por ter; nel Enrico IV di Pirandello con quel mito di attore che fu Salvo Randone; come regista assistente di Glauco Mau ri nel Filottete di Sofocle e nei Quaderni di conversazione di Beethoven di Magni; con Tino Buazzelli nello Pseudolo di Plauto. È stato il periodo degli incontri, delle collaborazioni, delle diverse assistenze alla regia: A lessandro Giupponi, Giancarlo Cobelli, Mau rizio Scaparro. E Piera degli Esposti, Gabriele Lavia, Tino Schirinzi, Paola Mannoni e Lele Lu zzati. Ebbi inoltre il privilegio di conoscere Luchino Visconti, di sentire da vicino la sua grande personalità. Conobbi l’avanguardia romana con Giancarlo Nanni, Mario Ricci, Leo De Bernardinis, Perla Peragallo, Memè Perlini. E ancora, Luca Ronconi con Mariangela Melato. Nel mondo della danza, Carla Fracci, nella Figlia di Iorio di Hazon. Un’esperienza di grande teatro.

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TEATrO GrECO DI SIrACUSA MEDEA DI EUrIPIDE rEGIA FrANCO ENrIQUEZ

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1972


- Era in ottima compagnia, per essere agli inizi della carriera, ma dietro le quinte. Quindi, lontano da quel pubblico che cercava sull’autobus numero 56. Immagino non fosse una scelta. - In quegli anni qualcu no mi aveva convinto dell’impossibilità che io potessi fare l’attore di teatro. La mia intenzione era fin dall’inizio di fare l’attore, ma il fatto che avessi la erre moscia era per me u n limite. Mi ero quasi rassegnato, avevo accettato l’idea di fare la regia, di vedere il teatro dalla par te di qua. Poi u n gioco della vita: a Genova, al teatro Politeama, u n attore, ha tentato il su icidio per u na storia passionale con u no della compagnia; in realtà era solo u n gesto dimostrativo. Lo fece du rante l’inter vallo della Bisbetica domata , dove lu i interpretava il sar to. Ricordo bene il momento in cu i ho visto venti persone che mi guardavano in qu inta, che guardavano quel Viano attore dell’autobu s nu mero 56. È così che mi sono ritrovato vestito da sar to e buttato in scena con due mostri sacri come Glauco Mau ri e Valeria Moriconi. Un debutto involontario qu indi, che poi è prosegu ito per altre duecento repliche: per me u n piacere immenso. Il piacere immenso del teatro e dell’attore. La parola teatro è l’anagramma della parola attore e sicu ramente questo avrà u n suo perché: il teatro è l’attore, almeno per me.

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Filotete di Sofocle; da sinistra: Corrado Cagli, roberto Sturno, franco alpestre, Glauco Mauri, Attilio Corsini, LiVio Viano

pausa durante lo Pseudolo di Plauto; da sinistra mio padre, Tino Buazzelli e mia madre

Tino Buazzelli, LiVio Viano

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C

-

erto Viano che la scelta di seguire con coraggio la strada del teatro e di fare le valigie Le ha dato presto delle belle soddisfazioni; come mai il ritorno a Torino? Nostalgia di un orizzonte montuoso? - Non è stata u na scelta razionale: u na sera in tou rnée a Rapallo, du rante la cena, con i soliti discorsi, ho provato u na cer ta stanchezza. Dopo cinque anni passati in giro per l’Italia con il Teatro di Roma sentivo il desiderio di fare il mio teatro: forse per questo il richiamo della mia terra. E me ne sono andato. Ho trovato la fiducia che cercavo nell’allora sindaco di Chivasso, Paolo Rava, che ha creduto in me, mettendomi a disposizione la palestra di pu gilato per le prove e promuovendo il mio primo spettacolo: Clown a metà. Beffe, buffe, pianti e schiaffi .

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Clown a metà

un momento dello spettacolo

LiVio Viano, un clown bianco

Q

ui inizia l’avventura del teatro ragazzi.

Avevo lavorato con A lber to Sorrentino, u no dei clown di Fellini, e avevo scritto u n testo su l doppio ruolo incarnato nella figu ra del clown: il non sapere mai dove stai veramente, quali sono i confini tra essere u n attore e u na persona normale. È vero che l’edificio del teatro prevede u no spazio per gli attori e u no per il pubblico, però in cer ti momenti ci sei solo tu, i tuoi sentimenti. E ti chiedi quanto sia finta la sofferenza su lla scena o quanto sia vera la tua sofferenza interiore, in quel momento. Qu indi questo clown a metà, a me molto vicino, prova ad intendere come sia questo passaggio tra il palco e la realtà. Decisi allora di fare lo spettacolo sperimentandomi come capocomico coinvolgendo giovani con la predisposizione per il teatro. Così sparsi la voce che stavo preparando u n nuovo spettacolo; la scelta è caduta su quattro giovani: Annamaria Canzonieri, Franca Vettori, Massimo Toscani e Giorgio Delle Piane. Qu i è successa u na cosa molto pa r ticola re e ser ia: la situa zione pol itica del momento entrò a m ia i nsaputa nel g r uppo dei teatra nti. Cer to, c’era no for ti d iscu ssion i, loro aveva no del le teste qua d re, ma non pensavo che fossero dei m i l it a nti e che potessero pa ssa re a l l’a zione a r mat a . Era no propr io g l i i n i zi, non era a ncora successo nu l la e i l cl i ma era quel lo del le contest a zion i: Tor i no, la La ncia . I l fa moso ’77. È stato u n momento molto del icato; io non ho av uto nessu na con seg uen za d i retta . Pensa che erava mo seg u iti d i na scosto da l la Di gos. A lcu n i d i loro f u rono a r rest ati nel l’81. 20


Beffe, buFFe, pianti e schiaFFI Massimo Toscani, Clown bianco e LiVio Viano, Augusto I L DI R ETTOR E: GI A N N I SER R A AUGUST I E CLOW N BI A NCH I: LI V IO V I A NO, M ASSI MO TOSCA N I, A N NA M A R I A CA NZON I ER I E F R A NCA V ETTOR I I L M USICISTA: GIOR GIO DELLE PI A N E

Ce spect a cle veut montrer au x en fa nts l’a mu sa nt rôle du clow n da n s sa double veste. Le «Clow n bla nc», ration nel, d’espr it lucide et u n peu v isqueu x, peut representer la mère, le ma ître de l’école ou le chef du bu reau. Le «bor né» est au contra i re la person i f ication de l’isti ncte : i l est u n joueu r, u n na ï f. I l peut représenter le ga m i n, l’écol ier désobéissa nt qu i se rou le da n s la ter re et r it qua nd i l dev ra it pa s le fa i re. Entre les deu x i l y a le «d i recteu r de piste», person i f ication de la bu rocratie, qu i ét abl it l’ord re et les règ les auquel les tout le monde doit obéi r.

1977

LiVio Viano e Annamaria Canzonieri, Augusti 21


- Un inizio burrascoso per un clown, a metà tra il palcoscenico e il pubblico, tra la formazione classica dell’esperienza romana e il teatro ragazzi. Come ha affrontato la situazione? - La passione era al massimo. La possibilità di aprire il sipario su lla mia città mi entu siasmava, come l’idea di sperimentare nuove forme di teatro volgendomi al pubblico dei ragazzi; hanno u n modo di par tecipare esigente, sincero. Ma anche spietato. Perché sono vivi. E la loro vitalità si sente, in scena. Era anche il momento giu sto: in tutta Italia stava nascendo il teatro ragazzi. Lo spettacolo debuttò a Chivasso nel febbraio del 1977, al Baccarat, u na sala da ballo per l’occasione attrezzata a circo. Invitai gli allora direttori del Teatro Stabile di Torino, Giorgio Guazzotti e Mario Missiroli, insieme al presidente Egi Volterrani; questa grande triade del teatro torinese. Ero convinto che non sarebbero mai venuti; mai. In realtà, non so se attirati da qualche ristorante o, stento a crederci ancora adesso, per la cu riosità di vedere u n ex allievo della scuola dello Stabile che tornava da Roma dopo cinque anni, vennero a vedere lo spettacolo. Risu ltato? Tutta la compagnia fu scrittu rata e mi fecero u n contratto per ventisei repliche. Era l’estate del 1977.

- Sembra l’inizio di una favola dove compare inaspettato il principe. - Non esageriamo, diciamo che era il momento giu sto. La triade Guazzotti, Missiroli, Volterrani aveva u na visione aper ta e lu ngimirante. Vennero a vedere lo spettacolo perché cercavano di capire che cosa stesse succedendo nel mondo del teatro ragazzi. Un nuovo movimento del teatro stava emergendo e la mia proposta li convinse. Par tii subito replicando per trenta volte il Clown a metà e alla fine di questo giro piemontese mi proposero di fare u na regia per il Teatro Stabile di Torino. Così misi in scena Se ad ascoltar mi state , u n testo di Sergio Liberovici su lla cu ltu ra popolare, con Gisella Bein, diventata poi u na grande attrice di prosa. Un’av ventu ra difficile, dove, nonostante le audizioni, mi imposero quasi tutto: attori, mu sicisti, scenografi. Io ero molto giovane, avevo 27 anni, ma capii che per lavorare in u na struttu ra pubblica, dovevo accettare le scelte degli altri. Lo spettacolo comu nque andò bene. Lo stesso anno, attraverso il Teatro Stabile, lavorai per conto del Comu ne di Torino e del Ministero di Grazia e Giu stizia in u n progetto sperimentale e innovativo all’interno delle carceri. Feci u na delle prime esperienze italiane di teatro dentro u n carcere minorile, il Ferrante Apor ti.

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- Il carcere minorile? Che esperienza è stata? - Un’esperienza incredibile, finita il 14 agosto in u n modo più

cinematografico che teatrale. Lavoravo con i ragazzi facendo il loro teatro, dal testo alle rappresentazioni; ed erano quasi tutte storie di rapine. È stata u n’esperienza straordinaria. Di f f ici le, ma bel l issi ma . Io l ì ero u no d i loro, g iocavo a fa re i l teatro e loro si dava no a l teatro. L’i ntensità dei rappor ti era ta le che ero d ivent ato per loro u n r i fer i mento a ssoluto. I n occa sione del l’ora d’a r ia , i ra ga zzi g iocava no a pa l lone e f requentemente qua lcu no tent ava d i sa lt a re la reci n zione fa cendosi del ma le. A l lora ha n no deciso che f i nché non si a lzava no le reti non si poteva più usci re per l’ora d’a r ia . E questo per mesi, f i no a l l’est ate, a d a gosto, qua ndo i ra ga zzi m i ch iesero d i fa re da tra m ite per fa rl i usci re per l’ora d’a r ia . A l lora pa rla i con i l d i rettore, fa cendom i por t avoce e prendendom i la responsabi l ità del control lo. Era i l 14 a gosto, i ra ga zzi m i attendeva no d ietro la rete, qua ndo m i v idero av v ici na re f u u na g ioia per loro. La g ua rd ia apr ì la pr i ma sa ra ci nesca , la seconda , la terza e qua ndo a r r iva m mo d i f ronte a l le sba r re e la g ua rd ia le st ava per apr i re, u n ra ga zzi no m i d isse sottovoce: «A l lora , uscia mo ogg i?», r i ferendosi a l l’ora d’a r ia . La g ua rd ia si fer mò e ch iese: «Cos’ha i detto?». «Niente, n iente ho detto». E da a l lora non entra i ma i più i n ca rcere, non l i v id i più. La g ua rd ia prese a l la lettera la questione e m i a ccompa g nò da l d i rettore. «Di rettore, u no dei ra ga zzi ha detto espressa mente a Via no: uscia mo ogg i» e l’i nter pret a zione f u quel la d i u na f u ga premed it at a .

- Certo che il tema del confine sottile tra il teatro e la vita, tanto caro al Suo clown, irrompe presto sulla scena. - Beh, succede in situazioni di grande intensità pu r sentendo la pesantezza dell’ambiente, sarei anche e partecipazione. Io, andato avanti, il rischio però era di diventare u no specializzato, u n teatrante-sociologo o u n teatrante- psicologo, ma a quel pu nto tutto perdeva di significato. Mi sono allontanato spontaneamente da questa storia che mi ha dato molto. L’esperienza fu por tata avanti da Ninetto Davoli che entrò dopo di me con tutta la sua sensibilità e i suoi vissuti personali. Lu i stesso era stato nel carcere minorile. Faceva par te del gruppo «Il collettivo di Parma» ed era bravissimo. Misero in scena Uccellacci, uccellini di Pasolini. Poi u n giornalista, per la presentazione dello spettacolo che venne fatto con i ragazzi al teatro Carignano di Torino, scrisse u na recensione e la chiu se dicendo: «E Viano dove l’avete messo? Avete fatto u na bella brochu re, la promozione, ma vi siete dimenticati che qu i c’è stato qualcu no che si è fatto il mazzo per aprire quest’esperienza?». E finì così, dopo sette, otto mesi; ed io non ne volli più sapere di lavorare nelle carceri. Pensi che lo stesso anno fu i chiamato da Franco Basaglia a Trieste; ma io non volevo fare lo specializzato. Da lì decisi che sarei andato avanti su lla mia strada, por tando in giro il Clown a metà .

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- Avanti da solo sulla strada del teatro… - Sì, da solo nelle scelte, ma nella bellezza degli incontri. Ci sono state persone che hanno creduto in me: Giorgio Guazzotti, Mario Missiroli, Egi Volterrani e altre incontrate du rante il viaggio. In quel momento, lasciata la collaborazione con il Teatro Stabile di Torino, c’era tutto da costru ire. Contatto u na serie di comu ni della zona e spedisco il materiale dello spettacolo: tra questi c’è anche quello di Valtou rnenche. Mi risponde il vicesindaco Mario Barmasse e accetta la proposta di spendere 500 mila lire per gli spettacoli. Qu i inizia l’av ventu ra, la mia av ventu ra in Valle d’Aosta. Mario Barmasse m’invita a fare lo spettacolo allestendolo in u na palestra, dove negli anni ‘90 sorgerà u n teatro, che oggi è u no dei più belli della Valle d’Aosta. Lo spettacolo fece parlare di sè: u n passsaparola, u na specie di eco.

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- L’eco della montagna?

(1) Colle del Piccolo San Bernardo. Cromlech

- Cer tamente, la Valle d’Aosta e il suo paesaggio roccioso sono seducenti per gli esploratori. Io mi inoltravo dentro u n nuovo territorio con u n nuovo linguaggio, quello del teatro. In quel periodo matu rai la convinzione che nel Clown a metà non ci fosse quel contatto con il bambino che avrei voluto. Sentivo il bisogno di u n contatto autentico con il gioco e con l’infanzia; proprio in fase di scrittu ra, di ricerca drammatu rgica. Decisi allora di entrare in u na scuola per quattro o cinque mesi, di vivere con loro. Il risu ltato fu u n lavoro di scrittu ra più vicino al mondo dei bambini. Così produ ssi il primo spettacolo della trilogia dedicata all’infanzia. Era Pu lci, pu lcini e Pu lcinella . Nello stesso periodo feci richiesta al Ministero dello Spettacolo, che da subito mi diede il riconoscimento ministeriale come compagnia «Teatro dei piccoli». Da quel momento continuai il mio viaggio a bordo della «Corriera dei piccoli».

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Pulci, pulcini, pulcinella; LiVio Viano e Lorenzo Girocchi

- Il riconoscimento del Ministero, il fascino di una terra da conquistare: è proprio l’inizio di un viaggio! - Sì, un viaggio e un’avventura.

Rappresentai Pu lci, pu lcini e Pu lcinella ad Aosta grazie ad u n progetto finanziato dal Comu ne che mi comprò sei repliche: per la prima volta si por tava u no spettacolo per bambini all’interno delle scuole materne. In Valle d’Aosta esistevano due realtà distinte dal pu nto di vista didattico, le scuole comu nali e le scuole materne regionali. Vennero a vedere lo spettacolo Maria Ida Viglino, Assessore regionale alla Pubblica Istru zione, e la signorina direttrice delle scuole materne regionali Rita Decime. Videro Pu lci, pu lcini e Pu lcinella , la storia di u n teatrante che andava in giro con u n carro. Si chiamava Pu lci perché era pu lcioso e si por tava dietro tutta la sua casa, il carrozzone. Pu lcini sono quelli che lu i si por tava appresso con l’illu sione che potessero diventare u n giorno delle grandi galline da mangiare. Pu lcinella, come omaggio alla commedia dell’ar te, al teatro napoletano che da sempre por to nel cuore. 26


Pulci pulcini pulcinella Un v ieu x com med ién, su r nom mé P u lci P u lci n i et P u lci nel la , est en tra i n d’a r r iver da n s la pla ce d’u n ma rché; ma is deu x ma rcha nds décident, avec les en fa nts, de lu i jouer u n tou r et de le condu i re da n s u ne aventu re mer vei l leuse. Les deu x ma rcha nds prof itent de son t héâtre iti nera nt pou r le condu i re da ns u n voya ge qu i pa r t d’u n monde de papier, où le v ieu x s’endors. P u is i ls l’a mènent, retou r né jeu ne, da ns u ne tr iste v i l le, pou r ter m i ner très v ieu x da ns u ne forêt i ma g i na i re. Penda nt ce voya gebla g ue les deu x i ront prof iter des costu mes du coméd ien pou r fa i re v iv re, entre rêve et monde réel, des person na ges fa nta stiques et des aventu res ex tra ord i na i res. A la f i n P u lci, fati g ué pa r ces aventu res, s’endor m i de nouveau et les ma rcha nds, avec les en fa nts, i ront le révei l ler avec sa cha n son. Le coméd ien croît en f i n d’avoi r tout rêvé et i l conti nu à i nventer des aventu res avec les en fa nts.

1979

PU LCI, PU LCI N I E PU LCI N ELL A : LI V IO V I A NO. I DU E M ER CA N T I : LOR ENZO GI R OCCH I M ASSI MO TOSCA N I.

LiVio Viano,

Lorenzo Girocchi e Massimo Toscani

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Le prota gon iste de ce specta cle n’est pa s la ma r ionette que tout le monde con na it, ma is u n jeu ne hom me qu i en se revei l la nt, avec le nez de nouveau lon g, se retrouve da n s la société moder ne et son cha os. P i nocch io a du lte i ra donc à la recherche des person na ges de la conte de Col lod i - le chat, le rena rd, Ma n g ia f uoco et la fée T u rch i na – pou r comprend re pou rquoi son nez d’en fa nt est repoussé.

Ma is désor ma is i ls font tou s pa r tie du monde d’aujou rd’hu i. La m ise en scène, composée de cubes de tou s les cou leu rs, se fa it le compl ice d’a ction s m ister ieu ses qu i su r pren nent le spect a cteu r. Le spect a cle ter m i ne avec P i nocch io qu i s’endors: c’ét a it seu lement u n rêve. «Occh io P i nocch io» ava it été représenté au P iccolo R eg io de T u r i n pou r les célébration s de Col lod i.

Occhio Pinocchio; Livio Viano, Lorenzo Girocchi e SilVano Anselmino

Ida Viglino e Rita Decime videro lo spettacolo e, con mia grande sorpresa, mi chiesero di allargare l’esperienza anche alle scuole materne regionali. Per me fu u na gioia vivere u na nuova esperienza con le scuole materne. Iniziò u n rappor to vero e molto intenso con la Valle d’Aosta. Lei, la Viglino, era u na donna speciale. Credeva nel teatro come esperienza u nica e, nella sua forza comu nicativa, irripetibile. Credeva nelle persone, nella passione che anima il lavoro. E credeva nella politica al ser vizio della gente. Firmò almeno cinquanta repliche perché ci teneva che tutti, anche i centri più piccoli, vedessero gli spettacoli; e continuò a farlo per le produ zioni successive. Era u n modo di fare teatro che sentivo molto vicino, che mi appar teneva e che tuttora mi appar tiene; u n circu ito parallelo ai grandi teatri e alle grandi platee. Mi appassionava l’idea di lavorare su personaggi chiave del mondo dell’infanzia e l’incontro con Maria Ida Viglino mi permise di farlo a diretto contatto con i ragazzi delle scuole.

In questo clima frizzante avvenne il mio primo incontro con Collodi: un incontro inevitabile. 28


1980

LiVio Viano, Lorenzo Girocchi e SilVano Anselmino

occhio pinocchio

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PI NOCCH IO: LI V IO V I A NO. I L FOLLETTO, L A VOLPE, LUCIGNOLO: LOR ENZO GI R OCCH I. I L GATTO: SI LVA NO A NSELM I NO. 30


Era il momento in cu i in televisione facevano il loro ingresso i Mazinga, i Goldrake. Personaggi meccanici for ti e violenti in u n’incombenza televisiva molto distante da quella tv dei ragazzi che io ricordavo con Rintintin e altri eroi positivi. A llora cercai u n teatro in contrapposizione a questo fenomeno: così nacque Occhio Pinocchio , u n Pinocchio già in età matu ra e non più di legno che per u no scherzo di u n folletto, invisibile ai miei occhi, ma visibile al pubblico, si risveglia e si ritrova di nuovo con il naso lu ngo. Lo spettacolo nacque dopo due mesi di presenza costante nelle scuole materne, u na regionale a Morgex, con le maestre Rosalba e Maria Teresa, e u na comu nale, in via Roma, con le tre Anne.

Ma ti rendi conto che colpo per Pinocchio? Mi risveglio e pianto un urlo: mi è ricresciuto il naso, il naso che io credevo di aver perso a sei anni, in prima elementare, quando ero diventato un bambino. E da lì comincio a chiedermi il perché: chissà quale bu gia posso aver detto. A llora vado alla ricerca di tutti i personaggi della mia vita passata: incontro la Fata, il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco. E m’illudo che mi sveglierò dal sogno e tutto tornerà come prima. La cosa incredibile era vedere il pubblico dei bambini coinvolto in quel gioco magico.

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Un A rlequ i n tu r i nois s’i mprov ise chef de cu isi ne pou r avoi r a ssez à ma n ger cha que jou r et pou r créer de mets exqu is pou r son bi za n voisi n. Celu i ci est u n ner veu x musicien qu i, f â ché pou r les br u its qu i déra n gent ses composition s, con sei l le à A rlequ i n de pa r ti r en voya ge. I l pou r ra a i n si a mél iorer son a r t cu l i na i re. A rlequ i n fa it le tou r du monde, de Naples à l’A rabie, de la Ch i ne à l’I nde, toujou rs su iv i en ca chette pa r le musicien, ca mou f lé d i f ferement da ns cha que l ieu. Le prota gon iste mets à l’épreuve da n s tout le monde son désa streu x a r t cu l i na i re. Seu le l’élépha nt Gu g l iel mone i ra apprécier ses plats et pou r le remercier va lu i prêter u n vélo pou r retou r ner chez soi. A la f i n on dévoi le le mauva is tou r et les deu x voisi ns dev ien nent i n f i n a m is.

Non puoi immaginarti le facce dei bambini. - Beh Livio, m’immagino eccome; mentre racconti mi sembra di veder ti in scena! [Ops, siamo passati al tu] - Pensa che questo spettacolo è stato replicato centocinquanta volte. L’incontro folgorante con Collodi e con Pinocchio ispirò u n altro personaggio chiave del mondo dei bambini: Arlecchino. Proprio lu i, che nel mio spettacolo Arlecchino cuoco da poco , è alle prese con u n suo vicino di casa, gran direttore d’orchestra, che invidia e che tenta di imitare con pentole e coperchi seguendo le arie mu sicali. Nasce da qu i il sogno di Arlecchino di diventare u n grande cuoco. Questo spettacolo lo feci ancora con Lorenzo Girocchi, u n allievo straordinario che avevo incontrato du rante u n corso di regia che tenevo all’Accademia delle Belle Ar ti. Aveva doti scenografiche, suonava e cantava con u na voce splendida. Un momento professionale par ticolarmente intenso per u na serie di corrispondenze felici: il lavoro con le scuole, la sensibilità e la fiducia di Maria Ida Viglino, la fantasia che su ggeriva nuove storie. Proprio lei, la Viglino, mi chiese se all’interno del percorso di scrittu ra degli spettacoli potevo introdu rre u n attore di madre lingua francese. Mi sembrò u na splendida idea.

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Livio Viano e Lorenzo Girocchi

arlecchino cuoco da poco

1981

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Nel frattempo avevo conosciuto u n pescatore di squali, Christian Fremont, u n francese nato nel Senegal, incontrato du rante l’esperienza di teatro nel carcere. Era u n pittore, raccontava di quando con il padre affrontava le acque a caccia di squali. Con lu i feci la prima esperienza di teatro bilingue. Provammo lo spettacolo all’interno della scuola materna regionale di Arnad, con le maestre Sandra, Bianca e Vera.

- In che senso teatro bilingue?

- Ognu no parlava la propria lingua: l’attore francese in francese e gli altri in italiano. Il resto lo fa il teatro con la sua gestualità, la mimica, i costu mi; creando f lu idità e armonia nei dialoghi. Un incontro natu rale per u na regione di confine come la Valle d’Aosta: u na forma di linguaggio che mancava. Ida Viglino ci teneva molto. Ricordo che mi diceva:

«Viano, mi raccomando, per me è importante che ci metta un po’ di francese. Mi rende felice, se lo fa». E io ce l’ho messo, il francese: perché ci ho creduto. E l’ho modulato in base al testo e agli attori: se mi trovavo con attori francesi, loro parlavano la loro lingua e io la mia.

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A rlecchino: Livio V iano I l direttore d’orchestra , Pulcinella , Guglielmone: Lorenzo Girocchi

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- Un incontro fortunato, fondamentale, questo con Maria Ida Viglino:

u na donna illu minata nel panorama politico spesso distante da cer te sensibilità. [Livio s’è fermato, sta cercando le parole dentro u n tu mu lto emotivo.] - Ti racconto u n episodio per spiegar ti che donna era. Premetto: sono pochissimi gli assessori con i quali riesci a dialogare; e con lei, con questa signora dai modi cor tesi, si parlava di tutto. Un giorno ci trovammo a parlare di patate. Io dico: «Guardi, mio padre si vanta di coltivare delle patate buonissime, secondo lu i le migliori che ci sono in circolazione; se non mi crede gliele faccio assaggiare». Lei sorride e mi dice che pu re nella sua zona ci sono patate d’eccellenza, ma io gliele por to lo stesso, u n’intera cesta, in assessorato. La sua segretaria la informa e lei, davanti alla cesta, mi dice: «Ma no, Viano, non doveva distu rbarsi: io non posso accettare tutte queste patate, ne basta u na». «Sono patate, signora; non posso por tarle indietro». Era u na donna speciale, u na par tigiana che nel 194 4 aveva salvato la moglie di Sandro Per tini gu idando u na camionetta. Quando Per tini nel 1982, allora Presidente della Repubblica, è venuto ad Aosta, si sono incontrati: lu i l’ha abbracciata e stringendole le mani le ha detto: «Maria Ida cara, mia moglie ti deve la vita, tu l’hai salvata. Grazie con tutto il cuore». Questo per dir ti che, quando morì - fin troppo presto - finì u n rappor to u mano e professionale profondo, u na corrispondenza tra teatro e committente mai più vissuta. Mi manca molto.

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V eduta su Saint-N icolas

[Di nuovo il silenzio. Ora capisco molte cose, il perché ci teneva a dedicarle il libro, l’intensità dell’incontro, la bellezza e la rarità di u na donna che intu isce la direzione del viaggio. Maria Ida Viglino crede nel teatro, vede la strada che Livio ha intrapreso, che apre il sipario su lla vita, su lla possibilità d’interrogarsi su ll’esistenza per trarne il meglio.]

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LiVio Viano e roberto Duretti

U

n incontro speciale, una stima reciproca; tu l’hai ricambiata con la qualità degli spettacoli. - Credo di sì. Da parte mia c’era la volontà di fare un teatro che andasse oltre la rappresentazione,

in rappor to con il suo tempo e con ciò che succedeva fuori dal palcoscenico. I personaggi in questo ti aiutano. È il caso di Botto Robotto che in quel periodo ebbe u n grande successo: u no dei miei primi spettacoli mu ltimediali, u n teatro contaminato dalle tecniche cinematografiche.

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Botto robotto Botto, dem i-scienti f ique e a r tisa n, essaye de constr u i r R obotto, u n robot, pou r être moi n s seu l. On est donc en presence d’u n nouveau Geppetto, ma is da n s l’époque de la tech nolog ie. Le professeu r pense d’avoi r réa l isé u ne ma ch i ne fonda ment a le pou r le f utu r de l’hu ma n ité et i l fa it si con f ia nce à sa créatu re qu i décide d’i ntrodu i re R obotto da ns la société des hom mes. Ma is tou s ses ef fots se soldèrent pa r u n échec et Botto reste avec u ne question : «Un R obot pou r ra ja ma is se sostituer à u n hom me?». Ce specta cle a été pensé, réa l isé et representé au Vi l la i r de Qua r t: Botto et R obotto fa isa it pa r tie des habita nts du Vi l la i r et la pièce a été crée pou r ce l ieu.

1982

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Professor Botto: Livio V iano R obotto: R oberto Duretti I l direttore, il professor Tartampion: Christian F remont (sucessivamante i due ruoli furono ricoperti rispettivamente da Aurore Codazzi e J ean-Pierre Jouglet) L a maestra , l’operaio, il cantante francese: Lorenzo Girocchi

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LiVio Viano, Lorenzo Girocchi e Christian Fremont in alcuni quadri dello spettacolo


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Botto e robotto al Villair di Quart

Tutta la fase di allestimento dello spettacolo du rò diversi mesi: il Comu ne di Quar t, con l’allora Assessore Anita Brier, in collaborazione con le maestre Frida, Rina e Annamaria, mi affidò i lavori per la ristruttu razione di u no spazio all’interno della scuola materna, che divenne poi il teatro del paese. Qu i lavoravo con le scuole e provavo lo spettacolo. Proprio al Villair di Quar t si svolge la storia del professor Botto, u no scienziato che assomiglia ad Einstein e che vive in u n paesino della Valle d’Aosta. In realtà è il mio secondo incontro con Collodi:

questo professore, come Geppetto, cerca di costruirsi un figlio, ma anziché di legno lo fa con il motore di una lavatrice e i ricambi di una macchina. Nasce u n rappor to intenso tra padre e figlio, u na storia autobiografica, u n modo per affrontare la solitudine, l’assenza di u n figlio. Botto Robotto è u na bellissima storia che si conclude quando il professore chiede di più, troppo. E lu i, nel cercare d’esaudirmi, si fonde e muore. E così finisce la storia.

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LiVio Viano nei panni del professor Botto

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Queste prime tre produ zioni di teatro bilingue, fino al Botto Robotto, fu rono rappresentate da Pont-Saint-Mar tin a Cou rmayeu r: la Viglino mi aveva firmato almeno cinquanta repliche per ogni spettacolo perché ci teneva che tutti i ragazzi della Valle d’Aosta le vedessero. Tutti e tre gli spettacoli, Occhio Pinocchio, Arlecchino cuoco da poco e Botto Robotto, fu rono registrati dalla Rai e mandati in onda a pu ntate. Ebbero u n grande successo. Con questi spettacoli feci u na lu nghissima tou rnée in Italia e por tammo il Botto Robotto persino a Parigi. Erano le stagioni 1982 –‘83. Qu i finisce questa prima fase, questi primi quattro spettacoli: finisce con l’ammutinamento.

- Quale ammutinamento? - Quello contro il capitano; il capocomico, nel mio caso. Dopo il Botto Robotto, la compagnia mi diede u na spallata. Questione delicata su lla quale preferirei non dilu ngarmi troppo.

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- D’altra parte, non è un viaggio credibile quello che non incontra ostacoli lungo il percorso.

(2) V eduta su N us dai torrioni del Castello di F énis

- Restando nella metafora, diciamo che tra i tanti ostacoli che prevedevo, questo è arrivato inaspettato. Uno della compagnia, per il quale avevo persino garantito davanti al giudice - «Guardi io lo inserisco nel gruppo, lu i è u no che lavora con me, è u n buon ragazzo» fu l’anima di questo ammutinamento. Morale: io feci con lu i il Botto Robotto e lu i convinse Gu ido Lamber ti, in ar te Ugolino, e il resto della compagnia a mettersi contro di me. Mi consideravano un padrone; certo, io ero il capocomico perché mi prendevo la responsabilità. Se ne andarono tutti e formarono u n’altra compagnia. Andarono al Ministero dicendo: «La compagnia è nostra». Ho passato u n periodo che non ti dico. La società era mia, le regie degli spettacoli erano mie, io ero il protagonista, ma sai, i tempi delle verifiche sono lu nghi e io persi u n anno. Non ti dico quanto mi costò. Ma ne sono u scito a testa alta.

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1984 LiVio Viano nelle Vesti di D,ArtaGnan

- Una prova impegnativa, dopo tanta condivisione. - È vero che mi sono ritrovato solo, ma mi sentivo for te: sapevo di essere dalla par te della ragione. E mi sono dato da fare: quello stesso anno ho inventato u n corso di formazione per attori e tecnici teatrali, il primo corso di teatro finanziato dalla Regione Valle d’Aosta e dalla Comu nità Eu ropea. Poi è nata la quadrilogia su Briscola, pensata per i ragazzi delle scuole medie e ispirata alla narrativa francese: A lexandre Du mas, Théophile Gautier…

- Un pubblico non facile quello degli adolescenti. Come ti sei trovato?

- Sì, u n pubblico nuovo che ho affrontao in modo molto serio. Prima ho cercato di conoscerlo: attraverso i laboratori dell’anno precedente alla scuola media Saint Roch e in quella di Châtillon. Du rante i momenti trascorsi insieme ai ragazzi, ho cercato di capire i linguaggi, i problemi, i modi di fare, le esperienze significative dell’età di passaggio nel mondo degli adu lti. Così è nato «Briscola e Les Trois Mou squetaires», u no spettacolo che mi ha dato grandi soddisfazioni per l’impor tante riscontro tra gli adolescenti e anche tra il pubblico più matu ro.

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LiVio Viano, Aurore Codazzi, Claudine Chenuil e Jean-Pierre Jouglet con gli allieVi del corso

Briscola e... LES TROIS MOuSQUETAIRES

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B

riscola. perché la scelta di questo personaggio? - Briscola è un illuso. Il nome proviene da un mio vecchio canovaccio dove il personaggio crede di giocare a briscola in compagnia, mentre in realtà gioca sempre da solo. Il nome è solo una veste: Briscola non è nient’altro che il professor Botto, Arlecchino, Pinocchio.

castello di Saint Pierre

Ho ripreso la storia del Briscola che giocava da solo per por tare avanti il carattere di fondo di tutti i miei personaggi: la solitudine, la difficoltà a comu nicare, il desiderio di sognare, di vivere anche solo per u n attimo u n’esperienza in modo migliore. Questa è u na costante di tutti i miei spettacoli, è u n modo per dialogare con il mio pubblico. I bambini lo hanno capito e quando li incontro per strada mi chiamano Arlecchino, professor Botto o Pinocchio a seconda dello spettacolo che hanno visto. Cambio d’abito ma dentro u na continu ità. Dentro il f lu ire della vita.

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Briscola et les Trois MousQuetaires; una scena da cappa e spada

Aurore Codazzi, LiVio Viano e Claudine chenuil

Aurore Codazzi e Jean-Pierre Jouglet 51


BR ISCOL A , D’A RTAGNA N: LI V IO V I A NO Athos, COSTA NZ A , R ICH ELI EU: AU R OR E CODA ZZI A R A M IS, LU IGI x iii, M I L A DY: CL au DI N E CH EN U I L PORT hOS, L A R EI N E, R OCH EFORT: J eA N PI ER R E JOUGLET GUA R DI E DEL CA R DI NA LE: VA LEN T I NO BR OSSA , EDY PASTOR ET, CR IST I NA V EN DEM M I A , U M BERTO CA R ER E, OR N ELL A CR EST ETTO

Aurore Codazzi, Claudine Chenuil

Aurore Codazzi, Jean Pierre Jouglet e Claudine Chenuil 52

LIVIO VIANO


- Come hai rimesso in piedi la compagnia dopo l’ammutinamento? Perchè Briscola,

oltre ad illudersi di giocare in compagnia, avrà dov uto trovare dei nuovi collaboratori! - Incontrai dei professionisti motivati, attori del gruppo «Approches», di madre lingua francese. Con loro il lavoro su l bilingu ismo trovò quel respiro che volevo. Per la par te tecnica ero suppor tato dai ragazzi che du rante l’anno avevano frequentato il corso per tecnici teatrali; molti di loro fu rono assu nti dalla compagnia. Briscola e... Les Trois Mousquetaires fu il primo della tetralogia di Briscola, della ricerca su l “teatro nel teatro”. Tutti gli spettacoli si esprimevano anche attraverso la ricercatezza di costu mi e di scenografie.

Jean-Pierre Jouglet e Claudine Chenuil in uno scambio di ruoli

Edy Pastoret e Cristina Vendemmia 53


rochefort, richelieu, Milady. Jean-Pierre Jouglet, Aurore Codazzi, Claudine Chenuil

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guardie del Cardinale contro guardie del re

Br iscola , u n ma ch i n iste t héatra l, se retrouve seu l su r la scène après u ne représent ation des “Trois Mou squet a i res”. I l rêve d’être lu i même le prot a gon iste d’u n nouveau spect a cle qu i va com mencer. Les a cteu rs et les tech n icien s de la troupe a meneron s le nouvel d’A r t a g na n da n s u ne a mu sa nte aventu re avec les person na ges du roma n de A lexa nd re Du ma s. Ce spect a cle est u n voya ge entre u n rêve d’u n ma ch i n iste et u n l iv re d’héros.

LiVio Viano nei panni del macchinista Briscola

I

n «Briscola e i tre Moschettieri» un sipario multicolore scorre lentamente alle spalle di un buffo e malinconico macchinista teatrale che ha appena finito il suo sogno ad occhi aperti, nel quale ha vissuto in prima persona le avventure del prode moschettiere D’Artagnan. Il sogno diventa realtà. 55


Briscola e...

JOLANDA LA FIGLIA DEL COrSArO NErO

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Ce spect a cle met en scène u ne jou r née u n peu étra n ge de Br iscola , u n metteu r en scène de la télé. La scène est u n stud io avec des ca méra s, ma is i l y a u ne g ra nde con f u sion: r ien n’ est à sa pla ce, les a cteu rs et les tech n icien s sont pa s là . Da n s le stud io on est en tra i n de tou r ner la su ite des aventu res du Corsa ro Nero de Em i l io Sa l ga r i : en scène i l y a Jola nda , qu i depu is des jou rs est en tra i n de rechercher son f i ls, tombé da n la mer (pou r i nter preter Jola nd i no on choisissa it pa r ha sa rd u n ga rçon entre le publ ic). A la f i n des tou r na ges Br iscola décide de s’en a l ler et de rentrer à la ma ison, ma is tou s les person na ges entrent, com me da n s u n rêve. Tout le monde est si convencu de son rôle, qu’on ter m i ne pou r oubl ier le monde réel.

LiVio Viano e Aurore Codazzi all,interno del set teatrale

1985

Jolanda: Aurore Codazzi Briscola: Livio V iano

Qui continua l’avventura di Briscola, che prosegue negli

spettacoli Briscola e Jolanda la figlia del Corsaro Nero , Briscola e les Chevaliers de la table ronde e Capitan Fracassa . L’incontro con la letteratu ra francese, gli attori di Approches, il lavoro su l bilingu ismo hanno permesso a questi spettacoli u n respiro internazionale: par tivamo in quattordici, per diverse destinazioni con due camion, u n fu rgoncino, e con u n impianto scenico molto complesso. Questa carovana itinerante veniva simpaticamente chiamata “Circo Viano”. Da Palermo a Bru xelles, Parigi, Zu rigo, Lione: u n lu ngo e felice periodo di soddisfazione per tutta la compagnia. Il grande merito è del nuovo gruppo che si era formato: dagli attori francesi ai tecnici, dalla costu mista Cristina Pollo al mu sicista Giorgio Negro, che sapeva far vibrare la scena.

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Briscola e...

Aurore Codazzi e LiVio Viano, GineVra e Lancillotto

Castello di ussel

1986

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LES ChEVALIErS DE LA TABLE rONDE

Lancillotto

Una settimana Bianca In Valle d,aosta di sua altezza reale Artù, signore dei Britannni, e della consorte GineVra in Visita priVata presso la residenza inVernale di Beatrice, Contessa di Challant.

GineVra e Lancillotto Br iscola , ser v iteu r de la comtesse de Cha l la nt, entre u n plat et l’autre ra conte la mer vei l leu se comte de la sema i ne bla nche du R oi A r tù, de Gi nev ra et des Cheva l iers de la Table R onde chez la Comtesse. La f iction i ra tra n sfor mer Br iciola en La nci lotto, cheva l ier qu i s’ét a it épr it de Gi nev ra . La va ca nce se tra for me donc da n s u ne i ntr i g ue a mou reu se: Gi nev ra sédu it le nouvel La nci l lotto et lorsque roi A r tù découv r i l’i n f idél ité la fem me fa it sembla nt d’être son na mbu le. Une su ite d’événement com ique qu i ma rquera la f i ne de cette «roma ntique» sema i ne bla nche du R oi A r tù et sa fem me. 59


U

Briscola e GineVra sulla taVola rotonda

na scelta impegnativa per l’antieroe Briscola, quella di confrontarsi con moschettieri, re e cavalieri. - Certo, è proprio ciò che voglio. L’incontro delle differenze, dei ruoli capovolti, delle diverse sorti che la vita riserva non sarebbe possibile se non attraverso un confronto, un gioco di specchi. La vita si rispecchia nel teatro e il teatro nella vita. [Livio rovista tra le tante car te sparse su lla scrivania; su llo sfondo, a sbirciare dalla finestra, le piante di limoni che da anni coltiva con amore. Mi mostra u n ar ticolo di giornale e legge ad alta voce...]

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Claudine Chenuil

LiVio Viano

Aurore Codazzi

Lancillotto e GineVra

Jean Pierre Jouglet

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i caValieri della taVola rotonda Briscola , L ancillotto: Livio V iano Ginevra: Aurore Codazzi A rt 첫: J ean Pierre Jouglet Beatrice, contessa di Challant: Claudine Chenuil Cavalieri della tavola rotonda: Valentino Brossa , Cristina V endemmia , Yamine Dib, Liliana N elva Stellio, A ndrea Damarco.

GineVra e Art첫: la disfatta 62


«Il Briscola di Viano è al tempo stesso l’imbarazzante cameriere della contessa di Challant, oppu re il regista irretito nel sogno impossibile dell’amore per la Jolanda salgariana, oppu re il trovarobe sottovalutato dalla troupe eppu re capace, alla bisogna, di trasformarsi in protagonista assoluto; il prode Lancillotto che s’invaghisce di Ginevra ma che in realtà è solo l’ancillotto nel senso di ancella maschio. Una rif lessione su ll’uomo, su i suoi cedimenti e le sue potenzialità, su l suo grande destino e su lla esilità di creatu ra, su lla sua capacità di fare la storia ma anche di inqu inarla con la sua pochezza: dove, per contaminazione, i grandi disegni del cardinale soccombono all’instabilità su gli sci del povero cornuto Ar tù».

cena al castello Aurore Codazzi e LiVio Viano

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tornei e sFIde

Jean Pierre JouGlet, Valentino Brossa, Cristina Vendemmia, LiVio Viano, yamine Dib, Maurizio Priod, Claudine Chenuil

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Morgana e Mordred

Lancillotto e Art첫

teatro di corte 65


Jean Pierre Jouglet

Claudine Chenuil

Cristina Pollo

Cristina Vendemmia

1987 66

Il capitan fracassa


Aurore Codazzi

Vallombrosa e Sigognac

- Un gioco di teatro nel teatro? - Cer to, la storia continua. Briscola si presta al gioco della metamorfosi seguendo gli eventi, le mie trasformazioni profonde, le esigenze di u n tempo che cambia, e diventa Capitan Fracassa in u n nuovo lavoro teatrale ispirato al romanzo di Théophile Gautier. Ti leggo cosa scrive Valdo Azzoni, u n amico che ha saputo cogliere u n significato profondo tra le pieghe nascoste del mio teatro: «Come in tutti i precedenti lavori, il testo letterario non è molto più di u n pretesto. Il Capitan Fracassa, feu illetton picaresco dal ritmo incalzante e visivo così adatto ai gu sti della civiltà dell’immagine, non sfu gge a questa regola. La ricerca di Viano ha però permesso di identificare in quel secondario romanzo ottocentesco la possibilità di piegarlo al meccanismo che più gli sta a cuore: quel dilatarsi a dismisu ra, in u n gioco sempre più sottile e raffinato, del dilemma attore-personaggio; quel moltiplicarsi delle sfaccettatu re dell’azione teatrale che condensano il nocciolo saliente della sua rif lessione su l mestiere di attore e su l rappor to fra protagonista e personaggio interpretato in scena. Anche qu i, anche su questa nuova traccia, la sovrapposizione prosegue, addirittu ra ingigantita:

Viano è Briscola, ma diventa il barone di Sigognac, che a sua volta si trasforma in Capitan Fracassa: quattro in uno. Dove finisce l’uno e dove comincia l’altro? Dove l’uno deve abdicare all’altro? 67


Il teatro, per Viano, sta in questo continuo, irrisolto confronto infinito con l’altro che è in lui: metafora e proiezione dell’eterna rincorsa dell’uomo alle radici della sua identità. Ecco perché, nelle rappresentazioni di Viano, teatro e vita si mescolano senza fine, senza un bandolo né una spiegazione, con l’irruzione improvvisa ma inarrestabile del caso a rompere la rassicurante logica degli schemi preconfezionati. Perché teatro e vita sono, da sempre, la stessa cosa».

Le specta cle met en scène l’h istoi re du noble Si gog na c qu i su it sa pa ssion pou r le t hêatre et se joi nt à u ne troupe de coméd iens a mbu la nts. I l va a i n si créer le person na ge de Capita n Fra ca ssa . I l obtien u n succès fou entre les habita nts des pays proches de Pa r is. Ma is Si gog na c au ra u n a ccrocha ge avec le Duc de Va l lombrosa , qu i veut 68

pou rsu iv re sa f ia ncé Isabel le. I ls i ront se provoquer en duel. Ma is u n coup de t héâtre va resoud re la d iscu ssion: le v ieu x duc recoi n na it que la fem me que les deu x jeu nes sont en tra i n de se d isputer est sa f i l le. El le est donc la soeu r du jeu ne Duc de Va l lombrosa , qu i i ra en f i n a ider Isabel le et Capit a n Fra ca ssa à s’épou ser.


l,arriVo al castello dei comici dell’arte

il rapimento di Isabella da parte di Vallombrosa

Pietro: Valentino Brossa, e il barone di Sigognac: Livio Viano 69


Briscola , Barone di Sigognac, Capitan F racassa: Livio V iano V isconte di Vallombrosa: J ean Pierre Jouglet Pietro, servo di Sigognac: Valentino Brossa Isabella: Aurore Codazzi Leandro, l’attor giovane: Claudine Chenuil Attori della commedia dell’arte: Cristina V endemmia , Cristina Pollo, A ndrea Damarco

Claudine Chenuil

Aurore Codazzi

Jean Pierre Jouglet e Valentino Brossa

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alcuni momenti di commedia dell,arte

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Pietro e Sigognac

Isabella, Briscola e Leandro 72


[Posa il foglio sopra la pila dei giornali. Con lo sguardo perlu stra il suo passato sparso sopra la scrivania: locandine, manifesti, recensioni, ar ticoli, schizzi di scenografie, registrazioni video, fotografie… Quello che non si può dire è il volto di Livio, le sue espressioni, le sue pau se; la sospensione verbale che rivela u no spazio fuori scena, u n silenzio dialogante con la fantasia e con il sentimento. Tutto questo non si può dire, solo vivere,come u n’onda del Mediterraneo che viene e va.

Nel silenzio e nel volto dolce della sospensione intravedo la parte sognante e poetica di Livio, la sorgente profonda alla quale si abbevera e dalla quale prende nutrimento per passare all’azione, alla parola.]

Aurore Codazzi e LiVio Viano 73


- È difficile raccontare il teatro se non l’hai visto. È un’esperienza viva e irripetibile. Ogni volta qualcosa cambia.

Per questo i personaggi sono impor tanti: rimangono impressi nell’immaginario, ti dicono cose che ne svelano altre, ti danno la possibilità di parlare alla gente. Questo a volte fa pau ra al potere che pensa di poter mettere a tacere il teatro. E nel Capitan Fracassa questa contraddizione è messa in scena e dichiarata nei suoi aspetti tragicomici. Il banditore declama: «Poiché lavoriamo più per gloria che per il guadagno, accetteremo non soltanto danaro, ma anche vettovaglia e roba da mangiare, per favorire quelli che non hanno moneta. Fatelo sapere a tutti, a tutti!» Nel mentre Briscola-Barone di Sigognac gli tira la giacca, e davanti all’assessore seduto nelle prime file, dice che noi non lavoriamo per la gloria, che il nostro è u n vero lavoro, anche sociale, e qu indi va retribu ito. La liber tà e la dignità del teatro si giocano anche su questo. Sai quante volte mi sono sentito dire: «A h, Viano, che bello il teatro, che interessante. E poi…? Cosa fa per mangiare?». Io faccio le fotocopie, scrivo i testi, tengo i contatti, viaggio, organizzo e produco spettacoli, cerco i collaboratori, pago tutto quello che c’è da pagare. Io per mangiare faccio tutte queste cose. Poi, appena mi concentro su l personaggio o penso ad u n nuovo spettacolo, tutta la pesantezza scompare.

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- Il lavoro ar tistico mi ha aiutato molto, ogni spettacolo por tava a galla ciò che sentivo in quel momento. Dopo la felice av ventu ra della quadrilogia di Briscola iniziai la par tecipazione alla Saison Cu ltu relle di Aosta, classicamente dedicata al teatro per adu lti. Nello stesso periodo par tecipai ad altri appu ntamenti teatrali di grande livello ar tistico. Poi ho prodotto Cenerentola, u na fiaba traspor tata nella moderna quotidianità dove lei è u na casalinga e il principe azzu rro u n nobile decaduto e squattrinato. In quest’occasione scelgo per la compagnia u n nuovo nome: da «Teatro dei piccoli» a «Teatro d’Aosta». Questo per dare u n segno a livello nazionale del percorso fatto su l territorio e del lavoro teatrale che nel tempo ha iniziato a dialogare anche con u n pubblico adu lto.

(3) Aosta . P orta Praetoria . Cortina ovest, lato occidentale

- Capisco. E come te la sei cavata negli anni? Ci sono stati momenti dove la pesantezza di cui parli ha preso il sopravvento?

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[Cenerentola si trasforma dopo la mezzanotte e dopo aver calzato la scarpetta magica; Livio costru isce le sue metamorfosi di spettacolo in spettacolo, passando dalla parola dolce della favola alle tu mu ltuose schermaglie di moschettieri e cavalieri. Parola e azione, sogno e realtà.]

castello di Saint Pierre

Le P r i nce cha r ma nt est u n noble déchu et fauché et Cend r i l lon doit se debrou i l ler avec les problèmes de toutes les ména gères. Avec ce specta cle on vou la it pa s détr u i re le cha r me des contes des fées et mettre la rea l ité à la pla ce des rêves, ma is on veut la isser en l iber té l’i ma g i nation : on peut jouer avec les contes de fées, les tra nsf ror mer pou r s’a muser.

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Alessandra Celesia, Cenerentola

Cenerentola, la sorellastra, il principe


1990

Cenerentola: A lessandra Celesia I l Principe: Valentino Brossa L a sorellastra: A ndrea Damarco

cenerentola

andrea damarco, alessanra celesia, Valentino brossa

Valentino brossa, principe sognante 77


U

n nuovo nome: una nuova veste? - Non proprio, o forse non consapevolmente.

Tra la fine del 1990 e il 1991 ho fatto ben tre spettacoli, u no dopo l’altro: u n’attività intensa nell’anno in cu i, a febbraio, è mancato mio padre. Un momento par ticolare della mia vita ar tistica in cu i ho fatto tre esperienze diverse: nella prima, Cenerentola , mi occupo della regia; nella seconda, L’isola del tesoro , affido la regia a Nino Ventu ra e io faccio l’attore; centotrenta repliche in tre edizioni diverse e u no spettacolo che diventa u n cavallo di battaglia. Nella terza, Luci della città , faccio tutti e due, regista e attore, scoprendo che il doppio ruolo è quello che preferisco.

, L isola del tesoro

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1991


Le monde de cette h istoi re est l’espa ce cr uel et v iolent da ns lequel i ls v ivent ci nq clocha rds qu i cherchent de su r v iv re en venda nt des v iei l les f r i n g ues. Ma is u n jou r a r r ive pa r m i eu x Lon g Joh n Si lver, u n hom me qu i ma rcha it avec des béqu i l les pu isqu’i l ava it seu lement u ne ja mbe, qu i com mence à leu r ra conter «L’isola del tesoro». Les ci nq clocha rds decident de la mettre en scène pou r fa i re content le der n ier venu, ma is i ls se retrouvent prota gon istes de my t hes et combats. Lon g Joh n Si lver est tout à fa it u n pi rate et, avec l’i ma g i nation, condu it ses copa i ns à l’î le du trésor, u n l ieu de l’i ma g i nation, desti nation idéa le de toutes les aventu res hu ma i nes.

alcuni momenti dello spettacolo

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Long John Silver: Livio V iano I l capitano: A ndrea Damarco, successivamente M assimiliano M Ecca Ben Gun: Valentino Brossa , successivamente M assimiliano M Ecca I l dottore: Simone Capula , successivamente Sandro Balmas Pew, il cieco: A lessandro Damarco, successivamente A lessandra Celesia e Aurore Codazzi Pirati: M arco R ivetti, M arco Bonavida , Satish F errando, Paola Persello

Long John Silver: io viaggio per andare, non per andare da un posto all’altro, ma per andare.�

LIVIO VIANO IN LonG John SilVer

SANDrO BALMAS, MASSIMILIANO MECCA, AUrOrE CODAZZI 80


AUrOrE CODAZZI, MASSIMILIANO MECCA, SANDrO BALMAS, satish ferrando, liVio Viano, paola persello

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Alessadro Damarco, Simone Capula, Andrea Damarco, Valentino Brossa, LiVio Viano, Marco BonaVida

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L,isola

il mercato

LiVio Viano e Alessandra Celesia

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- Il doppio ruolo, quindi. E Luci della città, che spettacolo è? - È uno spettacolo che ha anticipato molto i tempi. Coincideva con il dibattito dei cineasti sull’incursione degli spot pubblicitari nei film.

Era il periodo dell’affermazione delle tv private che vivevano di pubblicità. A llora decisi di fare lo spettacolo pensando ad u n grande del cinema come Charlie Chaplin e a u n suo capolavoro, Luci della città : cosa direbbe Chaplin se tra u na scena e l’altra ci mettessero l’uomo che mangia il parmigiano? - ho pensato - O u na che lava i panni? Sarebbe inorridito. E allora, anche per rendere omaggio a questa figu ra mitica del cinema mondiale, misi in scena Luci della città con scenografia e costu mi in bianco e nero.

Livio Viano, Aurore Codazzi e Claudine Chenuil 84


Charlot, la FIoraia e la nonna

luci della cittĂ 

1991 85


Jean Pierre Jouglet e Claudine Chenuil nella TraViata Il VaGabondo e la FIoraia

I l vagabondo: Livio V iano L a fioraia: Aurore Codazzi L a nonna: Claudine Chenuil I l ricco ubriaco: J ean Pierre Jouglet I l maggiordomo: Valentino Brossa R omeo: A ndrea Damarco Giulietta: A lessandra CelesI a I l gentiluomo: M arco Bonavida

Il Vagabondo

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LiVio Viano e Alessandra Celesia in due scene dello spettacolo

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Cette pièce ti re son i nspi ration du f i l m de Cha rl ie Chapl i n: on vou la it mettre en scène u ne ref lection su r le rôle du t héâtre da ns notre société. On a m it en scène u ne r iv isit ation sous for me moder ne des person na ges de Chapl i n, du r iche iv rog ne et de son pauv re copa i n. Des séquences de spots publ icita i res i nter rompent la tra me pr i ncipa le de la pièce: les a cteu rs doivent s’a dapter à la situation pou r su r v iv re da ns ce monde. Avec u ne a musa nte sequénce de ma lentendus, les prota gon istes compren nent de devoi r payer leu r écot à la société de consom mation et de ne pouvoi r plus ga rder i nta cte la joie du t héâtre.

Prova a immaginar ti: luci spente in sala, sta per iniziare lo spettacolo; io esco, a sipario chiu so, e chiedo scu sa al pubblico perché, ahimé, gli attori si rifiutano di andare in scena con le interru zioni pubblicitarie e si sono seduti in platea. Spiego che siamo costretti a fare u n po’ di pubblicità per poter debuttare, ma che utilizzeremo in maniera intelligente questo compromesso. Prego gli attori, con tutto l’amore che ho nei loro confronti, di salire su l palco. Silenzio in sala, poi u no alla volta gli u ndici attori si alzano e salgono su l palcoscenico. Facciamo lo spettacolo in bianco e nero e ogni tre minuti mettiamo in scena u na pubblicità a colori. A questo pu nto si svela l’idea teatrale: sfruttiamo i «consigli per gli acqu isti» per fare pubblicità al teatro e du rante gli spot i prodotti vengono presentati attraverso momenti di grande teatro. In queste qu indici interru zioni rappresentiamo La locandiera , la Medea , La Traviata , Romeo e Giu lietta , Re Lear . Un grande successo. Grande.

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Valentino Brossa e Andrea Damarco Jean Pierre Jouglet

Aurore Codazzi

Marco Bonavida e Claudine Chenuil

Claudine Chenuil e Jean Pierre Jouglet

Valentino Brossa

[Ancora una volta Livio sovverte la realtà dialogando con essa. Non fugge davanti alla sua responsabilità di capocomico, ma la riscatta attraverso l’attore che agisce la propria libertà I consigli per gli acqu isti promuovono u n teatro che non sul palcoscenico. si consu ma, che conser va nel tempo la sua forza espressiva. L’oggetto di consu mo si adombra e Charlot restitu isce la luce.]

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LiVio Viano e Aurore Codazzi

L

a responsabilità di capocomico, la concentrazione dell’attore, la scrittura del testo: come sei riuscito a gestire tutto? - Con grande determinazione, ma anche con tanta fatica. Il foglio paga per dodici persone, u na struttu ra tecnica e scenografica imponente, il rappor to non sempre facile con le istitu zioni: cominciavo a sentire la stanchezza. È a questo pu nto che faccio Robin Hood; con lo stesso meccanismo, con la stessa complessità di struttu ra. Uno spettacolo che anticipa Tangentopoli.

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robin hood

1992

Même pa s la v iei l le t a nte peut con soler l’a cteu r, désespéré pu isqu’on lu i a a ssi g né le rôle de R obi n Hood. I l trouve que ce soit u n person na ge sa n s con sist a nce et, même si ava nt lu i ce rôle a été i nter prété pa r des profession istes com me Er rol F ly n n et Kev i n Costner, i l pen se que ce «héros» se soit pa s a dapte a lu i. N’est plu s a ctuel ce person na ge: da n s notre jou rs i l y a plu s person ne qu i a ident avec cou ra ge les pauv res pou r leu rs don ner u n aven i r mei l leu r. A la f i n l’a cteu r va se réconci l ier avec R obi n Hood: da n s l’époque du vol d i f f u sé, les héros non plu s peuvent éluder a cette «loi» plu s for te de tout.

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Robin Hood, ladro per eccellenza, qui ruba ai poveri per dare ai ricchi. Invento un festival dei ladri dove ognuno racconta come ha rubato. Cosa succede se i ricchi diventano meno ricchi e i poveri diventano più ricchi, chiede Robin Hood; alla fine diventiamo tutti uguali, è una noia. Noi, al contrario, accentuiamo le differenze. Un gioco che in parte rimane fedele alla storia vera di Robin Hood, ma che la sovverte: al festival cantano «Lasciatemi rubare». LiVio Viano, re GioVanni

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Castello di Saint-Pierre

Claudine Chenuil, Jean Pierre Jouglet e Simone Capula

Claudine Chenuil, la strega 93


C’è un solo vincitore, Robin Hood, l’unico a rimanere sul palcoscenico coi suoi vestiti addosso, mentre tutti gli altri restano in mutande: lui ha rubato tutto. - Un festival dal sapore amaro, sotto sotto…

- Può darsi. Il momento non era dei più tranqu illi. Lì inizia la mia battaglia con le istitu zioni della Valle d’Aosta. Le dimensioni degli spettacoli rendevano la compagnia sempre più grande, per questo chiedevo che venisse riconosciuta con u na legge dalla Regione. Vado avanti per due anni senza produ rre nu lla, e in più mi av veleno l’animo invano. A lla fine mi stanco: il 15 febbraio del 1994 faccio il mio u ltimo spettacolo al Teatro Giacosa di Aosta, Cercando Cechov , diviso in due atti. Nel primo rappresento l’ Orso e nel secondo il Canto del cigno : il mio addio. Valentino Brossa, Paolo Valla, Livio Viano, Aurore Codazzi, Andrea Damarco, Alessandra Celesia

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R obin Hood: Livio V iano L ady M arian: Aurore Codazzi R e Giovanni: J ean-Pierre Jouglet L a strega: Claudine Chenuil F rate T uc: Valentino Brossa Simon, il perfido: Simone Capula Scarlett: A lessandra Celesia Little John: A ndrea Damarco Paolin d’la Tola: Paolo Valla

robin hood, due momenti dello spettacolo

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Valentino Brossa, frate Tuc

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(4) Castello DI Saint-Pierre. Sarriod de L a Tour

LiVio Viano, re GioVanni

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M adame A rdan: Liliana N elva Stellio H ans: Valentino Brossa A x el: A lessandro Damarco Prof. Otto Lidenbrock: A ndrea Damarco

Viaggio aL centro della terra

Alessandro Damarco, Andrea Damarco, Valentino Brossa

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1993 Liliana Nelva Stellio e Valentino Brossa

(5) Aosta . Criptoportico forense. I nterno

Ce spect a cle met en scène u n voya ge au centre de la ter re. La ma ch i ne est prête, la fa n fa re joue u ne ma rche tr iompha le, les jou r na l istes se pressent pou r être présents à l’événement. Le professeu r Otto Lidenbrock, son neveu A xel avec sa istitutr ice, la g u ide isla nda ise Ha n s Bjel ke sont sa d isfa its de toute cette attention. En f i n on va pa r ti r: les gents éloi g nés pou r év iter des da n gers...ma is peut être que la ma ch i ne reu ssi ra pa s à pa r ti r.

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LiVio Viano e Liliana NelVa Stellio

1994

Cercando cechoV Cette pièce se dérou le en deu x a ctes: «L’orso» et «I l ca nto del ci g no», l iés pa r u n troisième a cte da n s lequel le t héâtre ra conte de soi même. Le prem ier a cte est u n récit rapide et ef fer vescent situé da ns u ne ma ison r usse à la f i n du d i x-neuv ième siècle. On ra conte d’u n g ros propr iét a i re a r roga nt et d’u ne cha r ma nte veuve de la bou rgeisie. Le deu x ième a cte représente le rêce d’u n a ceu r iv re qu i cerche à don ner u n sens à s v ie. I l s’endors et da ns le rêve se voit v ieu x da ns u n t héâtre v ide. Une oeuv re da ns la quel le on s’i nter roge su l’a r t, su r la f iction scén ique, su r le jeu, su r la v iei l lesse. Seu lement da ns le t héâtre le v ieu x a cteu r redécouv re le moyen pou r voya ger pa r le temps et va i ncre la sol itude.

L a soubrette e la vedova: Liliana N elva Stellio L’orso e Calcante: Livio V iano Lukas e N ikita: A ndrea Damarco I l musicista: Giorgio N egro 100


alcuni momenti dell,Orso di CechoV

Andrea Damarco nel ruolo di LUKAS 101


Un addio alla Valle d’Aosta. Teatro strapieno, giornali, la Rai. E io per la prima volta non esco a ringraziare. Poi mando u na lettera aper ta al pubblico, sono deciso: me ne vado. Faccio u na pau sa di rif lessione, capisco che quella strada non mi por ta da nessu na par te. Cedo la compagnia a tutti quelli che lavorano con me, nove persone che prendono in mano questa nave e si costitu iscono in cooperativa. Lascio il mio sogno di fondare u na compagnia regionale di teatro. Dopo qu indici anni.

[Un nuovo passaggio, una nuova strada...

Su lla scrivania intravedo gli ar ticoli del giornale titolati “Il Viano Fu rioso”. Livio non v uole approfondire, è nel presente, nel f lu ire della sua vita ar tistica. Le scaramucce dei cavalieri, le vane parole rimangono dietro u n sipario chiu so. Un addio ai monti?]

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(6) P ont-Saint-M artin. P onte romano sul torrente Lys


- E cosa succede, poi? Fuori dalla tua valle. - Produco u no spettacolo che rappresenta questo mio momento: si chiama Bilico. Incer tezza continua, stare in bilico. Un palcoscenico in movimento dove oltre alla preoccupazione di dover dire quello che v uoi dire, devi anche riu scire a stare in piedi. Provocatoriamente, inizio lo spettacolo in u n villaggio di montagna, in u na classica baita in legno. Nevica; u na scena di u n realismo incredibile. Il tutto non du ra neanche u n minuto, poi il sipario si chiude, la scena scompare. C’è voluto u n lavoro tecnico straordinario. Si apre u n sipario rosso di velluto, dietro ce n’è u n altro, poi u n altro. Tre sipari di velluto rosso, pensa la follia; e ad u n cer to pu nto c’è u n attore, che sono io, da solo con u n monitor che fa la par te, via via, di tutti i personaggi. Un televisore oscilla su l palcoscenico e u n faccione in diretta, il «Televisone», mi impone con u n telecomando quale personaggio interpretare. Natu ralmente l’attore clown e la televisione hanno linguaggi diversi. A lla fine la neve scende su l palcoscenico illu minata dalle stelle: ancora u na volta la magia del teatro ci permette di vivere quel che nella realtà non è possibile. È u no spettacolo che ha segnato u n mio momento di grande rabbia, con il mondo, con le istitu zioni.

[E di grande solitudine. Ancora il clown a rappresentare la difficile condizione dell’uomo di teatro, che cerca di far ridere per colmare la distanza che lo separa dal mondo. I tre sipari rossi come strati protettivi prima di mettere in scena il cuore, i sentimenti profondi che l’attore-pagliaccio tiene in serbo come il bene più caro per il suo pubblico.]

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1995

Ce spect a cle a été pen sé com me u n produ it mu lti méd ia l. On pa rle d’u n clow n qu i com me u n ser v iteu r doit se sou mettre à la dema nde de la Télév ision, u n enor me v isa ge qu i se montre à l’i ntér ieu r d’u n mon iteu r et qu i lu i a prom is le succès. Ma is quel les h istoi res peuvent i nteresser u n hom me si fa it? Notre person na ge com mence a lu i proposer les h istoi res qu i con na ît : les pi rates de Steven son, Sha kespea re, etc. Ma is i l y a r ien à fa i re, la Télév ision ex i ge de la v iolence, du sa n g, des mor ts ou des débats pol itique. C’est d i f f ici le donc le succès pou r u n cow n qu i veut seu lement fa i re r i re son publ ic.

(7) Donnas. Strada romana . A rco intagliato nella roccia e miliario

BILICO

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Jean-Pierre Jouglet, Liliana Nelva Stellio e Andrea Damarco En 1409 pa r u ne f resque du chateau de Fén is, mystér ieusement se déta che u n cheva l ier. Le f resque représenta it u ne fenêtre et i l dev ient le Cheva l ier de la fenêtre. Le Cheva l ier tien compa g n ie à la jeu ne comtesse, qua nd tout à coup i l tombe v ictiome d’u n ma léf ice qu i l’a menera pou r 400 a n nées à la recherche d’u ne « bla nche fenêtre de monta g ne », où i l pou r ra f i na l ment se reposer. Ce specta cle est u n voya ge da ns le pa ssé et da n s l’h istoi re : la v ie au chateau, la v i l le d’Aoste et la v ie da ns les v i l la ges de monta g ne.

Il CaValiere de la fenÊtre

l,Istitutore e la contessina di Challant 106


(8) Aosta . T eatro romano. M uro di facciata visto di profilo da ovest

1995

Andrea Damarco, il caValiere della fenĂŠtre

107


tra i grattacieli di New York On est en A l lema g ne, da ns les a n nées trente. A cause de la répression na zie, u n g roupe d’a r tistes decident da l ler en ex i l. Entre eu x i l y a même Ku r t Wei l l et Ber told Brecht. Très loi n de leu r ter re, en Eu rope da ns u n prem ier moment et pu is da n s les Etats Un is, i ls i ront récupérer les sujets de leu rs R éf lections, en r ich is pa r les col laboration s avec les a r tistes de Hol ly wood et de Broa dway. Le specta cle veut mettre en scène l’écha n ge de senti ments et d’idées qu i a produ it le rencontre entre deu z gen res de t héâtre musica l: celu i avec u ne mora le pol itique, qu i tra it ispi ration de Brecht, et celu i plus i nsoucia nt, le «mu sica l».

- Dopo «Bilico» sei riuscito a trovare una tua stabilità?

Sandra Gigli

- Il resto della Compagnia, dopo il successo di Viaggio al centro della terra , allestì, sotto la guida di Nino Ventura, Il cavaliere de la fenêtre , tratto da un racconto di Teresa Charles. Per trovare uno spazio di respiro io sono tornato a Roma: Glauco Mauri era ben felice di riprendermi a lavorare con lui. Feci la Tempesta di Shakespeare al Teatro Romano di Verona, di nuovo una bella parentesi nel teatro classico; ma ormai ero abituato ad altro, a scrivere e mettere in scena i miei testi. Non me la sono sentita di fare la tournee invernale e Glauco mi ha aiutato a produrre un mio nuovo spettacolo, Broadwaykabarett, Berlino-New York solo andata , presentato sia a Torino che a Milano. Uno spettacolo impegnativo, per adulti, interpretato con Sandra Gigli e Andrea Damarco. Ambientato nella Germania degli anni Trenta, racconta la fuga degli artisti verso l’America. Ma non aveva mercato: ho fatto fatica a portarlo avanti. Economicamente è stato molto impegnativo. Sandra Gigli mi ha poi chiesto il permesso di trasformare questo spettacolo in un recital e io ho acconsentito: ha ripreso il titolo e, con un pianista, ha girato l’Europa per cinque anni. È stata anche al Cairo. È la formula che avrei dovuto adottare io; ma io sono un’altro tipo di teatrante e capocomico. 108


Andrea Damarco

1996

broadwaykabarett 109


- E la compagnia, che fine ha fatto?

- I due anni e mezzo d’interru zione sono stati u n incidente di percorso, ma è ser vito anche questo nel viaggio: il mio tentativo di responsabilizzare la compagnia, di affidare a quelli che hanno lavorato con me tanti anni il compito di continuare, non ha por tato ad alcu n risu ltato. Era u na nave senza capitano, u no voleva andare a destra e l’altro voleva andare a sinistra. La compagnia stava veramente affondando. Io guardavo dal di fuori questa barca che stava andando alla deriva e, vedendo questa mia creatu ra che faceva fatica a progredire, ne ho ripreso la gu ida. Mantengo il nome Teatro d’Aosta, divento presidente della cooperativa e inizio la ricostru zione. E lo faccio con u no spettacolo su Pinocchio.

110


111

(9) Aosta . T eatro romano. V ista complessiva e frontale da nord


Ce specta cle ne met pa s en scène “P i nocch io”de Col lod i, ici le prota gon iste est Geppetto, u n v ieu x seu l et rêveu r qu i v it u ne ex istence d iv isée entre rea l ité et conte des fées. P i nocch io, la ma r ionette que Geppetto a crée pou r n’être plus seu l, se trouve da ns la deu x ième moitié de sa v ie. Chez Geppetto la télé, en nem ie du t héâtre et de la v ie socia le, est toujou rs a l lu mée. Une pièce qu i ra conte quelque chose qu i va au delà de la si mple conte fa nta stique.

Geppetto-Pinocchio incontra il gatto e la Volpe

1998

[Livio-Geppetto di nuovo costruttore, di nuovo alle prese con la faticosa ricerca di un Pinocchio perduto. La ricerca di qualcuno che, come un figlio, possa portare avanti l’insegnamento del padre. L’epilogo della storia avviene questa volta in un clima più intimo, lontano dai clamori, nel tepore della pancia della balena, in un rapporto a tu per tu, a lume di candela con la creatura più amata: il teatro.] - In questa nuova rivisitazione di Pinocchio la figu ra di Geppetto è prevalente. Un Geppetto riconciliato col suo teatro o u n nuovo tronco da intagliare? - È u na nuova fase nuova del mio percorso ar tistico, più intima; come se nella pancia della balena avessi trovato u n tepore diverso. 112


Geppetto

Francesca Brizzolara e LiVio Viano

Geppetto alle prese con Pinocchio

Sandro Balmas, Paola Persello e LiVio Viano Geppetto: Livio V iano Fata: F rancesca Brizzolara Gatto e la volpe: Sandro Balmas e Paola Persello

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- Pinocchio non finisce mai di stupirti. Come lo ritrovi? Questo rinnovato sentimento nei confronti del teatro e di Pinocchio si esprime in u no spettacolo di grande successo, TeatRODARIdere, che gira tuttora. Per la quar ta volta rappresento la figu ra di Pinocchio, che già in passato ha ispirato Occhio Pinocchio, Botto Robotto e Geppetto: finalmente, dopo tre Pinocchio di fantasia, metto in scena u n Pinocchio filologico. È stato u n incontro fatale: non con Collodi, bensì con Gianni Rodari. Ho trovato u na vecchia edizione del libro in u n mercato e ho deciso di mettere in scena la filastrocca che Rodari ha scritto su Pinocchio. La scelta di rappresentare questo testo nasce dalla volontà di teatralizzare la storia di Pinocchio e non di darne u n’u lteriore interpretazione. Un Pinocchio bu rattino osser va e racconta le sue av ventu re facendo rivivere i personaggi della favola attraverso le pagine di u n libro gigante. È stato u n grande successo: lo abbiamo rappresentato più di centocinquanta volte, anche grazie alla brav u ra dell’attrice protagonista Francesca Brizzolara e alla mu sica dal vivo di Sandro Balmas.

1999

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teat-ro- da-ri-dere

rodari racconta pinocchio Ce spect a cle na ît penda nt des laboratoi res su r Gia n n i R oda r i. I l va a i n si ra conter la comte de P i nocch io de ma n ière d i f férente des cent a i nes de reduction s et d’a dapt ation s t héâtra les: on a reécr it P i nocch io en compti ne. La scène est composée d’u n l iv re enor me, de toutes les cou leu rs. La na r ratr ice condu it les spect ateu rs da n s les pa ges ma g iques de ce l iv re, en da n sa nt su r les r i mes et les compti nes, pou r fa i re v iv re la ma r ionette que tout le monde con na ît.

Francesca Brizzolara e Pinocchio in alcune scene dello spettacolo

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Paola Persello e Sandro Balmas

circo-stanze

L

2001

a nave riparte con a bordo nuovi personaggi. - SÏ, ma prima la devo aggiustare. Anzi, ricostru ire; e cercare u n nuovo equ ipaggio. Incontro Sandro Balmas e Paola Persello, due giovani ar tisti di Ivrea che mi aiutano a garantire u na piccola stagione. Resteranno nel tempo miei validi collaboratori. Con la loro passione per i bu rattini costru iscono tre spettacoli: Storia di sopra e storia di sotto , Il sogno di Mistral e Circo-stanze . Una commistione tra teatro d’attore e teatro di figu ra, su lle rime dei testi scritti e mu sicati dallo stesso Sandro Balmas.

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IL SOGNO DI MISTrAL

Storia di sopra e storia di sotto

Paola Persello e Sandro Balmas con i loro burattini

Stor ia d i sopra e stor ia d i sotto met en scène la comte de g ra nd-mère à Gla n g lo: au dessu s i l y a les person na ges réels, au dessou s les person na ges de la comte, de l’i ma g i nation. I l sog no d i M ista l pa rle d’u n en fa nt qu i cherche de sauver la natu re à l’a ide de la ma g ie des fées. CI RCO-STA NZE Sen za capo Ne-koda veut être u ne reva nche su r l’H istoi re, cel le des I nd ien s d’A mér ique. Capo Nekoda ref u se l’of f re de trava i l ler da n s u n ci rque pou r fa i re le cha nteu r a mbu la nt et ra conter l’h istoi re de son peuple.

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- E «Tartarino sulle alpi»?

- Siamo nel 2002. Esattamente dopo dieci anni ho recuperato il mio interesse verso i romanzieri francesi dell’Ottocento, ai quali mi ero ispirato per Les Trois Mousquetaires , Robin Hood e Capitan Fracassa . Affronto u n romanzo di A lphonse Daudet, Tar tarin su r les A lpes, sempre con u n occhio al bilingu ismo. Affascinato da u n autore che già alla fine del 1800 immaginava u na Disneyland alpina per “tu risti della domenica”, decido di mettere in scena la storia di u na cu riosa spedizione su l Monte Bianco, formata da Tar tarino, ex av ventu riero in Africa, e u n montanaro improv visato, Gonzaga, che di professione costru isce vacanze per tu risti. Coinvolgo in questa nuova av ventu ra teatrale Au rore Codazzi, compagna nella vita e su l palcoscenico da venticinque anni, Francesco Micca, giovane attore della compagnia Faber Teater e Sandro Balmas, già autore delle mu siche del TeatRODARIdere.

TARTARIN SUR LES ALPES

LiVio Viano, Costecalde, e Aurore Codazzi, Gonzaga 118


2002

Ce spect a cle a été i n spi ré pa r le troisième l iv re de A lphon se Daudet, dont Ta r t a r i n est le prot a gon iste. Donc voi là notre Ta r t a r i n qu i, après avoi r va i ncu les l ion s en A f r ique, se trouve au pied des plu s g ra nds som mets A lpi n s, su iv i pa r le per f ide Costeca lde. Ta r t a r i n, pou r défend re sa cha rge de P résident du Cercle des Petites A lpes (en ef fet Costeca lde veut la lu i rav i r au x procha i nes élection s), doit ga rder l’a d m i ration et l’esti me des a lpi n istes Ta ra scon na is. Notre héro va donc se s’emba rquer da n s u ne entrepr ise ex tra ord i na i re: i l doit aba ndon ner les habituel les petites a scen sion s dom i n ica les des col l i nes t a ra scon na ises pou r ésca la der les A lpes. Ma is près de lu i i l y a le g u ide Gon za g ue Bonpa rd, u n f idèle écuyer prêt à le su iv re su r les versa nts abr uptes des mont a g nes. Le spect a cle a mènera le jeu ne publ ic au sei n de cette cu r ieu se ex péd ition for mée pa r u n a ncien aventu r ier d’A f r ique, Ta r t a r i n, et u n mont a g na rd i mprov isé, Bonpa rd, qu i da n s sa v ie profession nel le con str u it des va ca nces su r mesu re pou r les tou r istes.

francesco micca in tartarino

- Come sei passato dalle Alpi di Tartarino alla bagna cauda?

- Con La dilingenza, u no spettacolo nato dalla mia felice collaborazione con Francesca Brizzolara, desiderosa di affrontare il pubblico degli adu lti. Questo spettacolo, tratto da Novelle e paesi valdostani di Giu seppe Giacosa, mette in scena il transito dei viaggiatori tra il Piemonte e la Valle d’Aosta. Una mia nuova Corriera: mi sono sempre sentito u n viaggiatore tra questi due luoghi, incapace di definirmi teatrante Piemontese o Valdostano. Un dilemma che mi persegu ita da trent’anni. - E in quel momento hai scelto la ricetta piemontese… - In quel momento io e Francesca stavamo cercando u n percorso drammatu rgico che ci av vicinasse al movimento teatrale dei raccontatori, molto in au ge in quel periodo. 119


L’idea era quella di affrontare, attraverso u na Ballata, il rito tipicamente piemontese della bagna cauda, frutto dell’incontro passionale tra l’Aglio e l’Acciu ga. Nasce così u n “assaggio di spettacolo” che racconta anedotti, favole e leggende attingendo alla ciotola della cu ltu ra orale e popolare. Esordimmo in occasione de l’Elogio dell’acciuga , u na rassegna gastronomica organizzata dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Confraternita della Bagna Cauda.

- E quando sei tornato al teatro per ragazzi?

- Era da tempo che avevo nel cassetto il progetto di u no spettacolo mu sicale e decido che è il momento giu sto, viste le doti mu sicali e canore di Francesca. Gli Animali fantastici in varietà nascono dalle canzoni di Antonella Bottazzi, u na delle prime cantautrici italiane. L’idea iniziale, era di trasformare in spettacolo queste sue canzoni per bambini; pu r troppo la vita non ce ne ha lasciato il tempo. Io lo faccio comu nque, e lo dedico a lei. renato CraVero e Francesca Brizzolara

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Francesca Brizzolara, Porchiglio

Deu x sa lti mba nques d ressent leu r chapiteau et com mende le spect a cle. Les nu méros du va r iété et les pér ipéties se succèdent lesu n s après les autres. Les prot a gon istes sont des étra n ges a n i mau x nés du croisement entre deu x éspèce : i l y a Mucca l la , moitié va che et moitié papi l lon, Pecod r i l lo, moitié brebis et moitié crocod i le. Des contra d ition s en f i n. Une coméd ie mu sica le da n s la quel le les deu x sa lti mba nques se tra sfor ment et dég u isent plu sieu rs fois pou r encha nter les spect ateu rs. Les a n i mau x i mprobables qu i appa ra issent, Mucca l la , Sci mpeco, Ci g natt a et Cica l ica , vont créer u n jeu su r la v ie et ses mystères.

animali fantastici IN VARIETà

2003

Muccalla e pecodrillo

- So che le trasformazioni, nel tuo teatro e nella tua vita, non sono finite. C’è Chivasso che ti attende, dico bene?

- Sì, nel 1998 inizia la collaborazione con Chivasso, la mia città natale, dove ottengo la direzione artistica per sette stagioni teatrali.

É u na nuova av ventu ra, parallela al teatro per ragazzi: l’allora sindaco Andrea Fruttero mi incarica di inventare u na stagione teatrale. Io accetto, era u n’offer ta che mi dava la possibilità di av vicinarmi di nuovo al teatro classico, di ritrovare su l palcoscenico “i grandi” con cu i avevo lavorato in passato e condividere con loro il ricordo dei felici momenti passati assieme. Glauco Mau ri, Valeria Moriconi, Giorgio A lber tazzi, Isa Danieli, Vincenzo Salemme, Gianrico Tedeschi, Ottavia Piccolo. Un’esperienza du rata nove anni, ma che si conclude con amarezza. Quello che mi au gu ro è di aver dato u na spinta alla diffu sione del teatro por tando a Chivasso attori che hanno fatto la storia del teatro italiano e compagnie straniere di notevole livello ar tistico.

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- Du rante questi anni avrai cer tamente prodotto altri spettacoli...

- Certamente. Il lavoro di scrittura, di messa in scena e di interpretazione del teatro scorre con la vita e si fa portavoce del pensiero degli uomini.

Nasce in questo periodo la voglia di collaborare con una realtà chivassese, il Faber Teater: con Aldo Pasquero e Giuseppe Morrone lavoro all’allestimento di uno spettacolo ispirato al racconto di Vercors Il silenzio del mare . In scena c’è l’incomunicabilità tra gli uomini e l’assurdità delle guerre, attraverso un teatro di parola, in questo caso bilingue. Lo spettacolo, dopo aver debuttato a Chivasso in occasione della giornata della memoria, è stato rappresentato al Théâtre Nouvelle Génération di Lion in un festival franco-italiano. Ha avuto un grande successo e mi ha permesso di fare ritorno nella Saison Cu lturelle di Aosta, dopo quindici anni. In questa nuova esperienza coinvolgo le due attrici con le quali stavo collaborando, Aurore Codazzi e Francesca Brizzolara, e affido le musiche a Giorgio Negro che con la sua sensibilità artistica accompagna i miei spettacoli da venticinque anni. Il colore che, con le sue note, riesce a dare ai miei spettacoli, o sarebbe meglio dire ai miei sentimenti, non ha parole che lo possano esprimere. Beh, c’eri anche tu alla rappresentazione di Lione.

il Silenzio del mare

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francesca brizzolara

2005

Une t a nte et sa n ièce vont ra conter u ne h istoi re qu’el les ont vécu i l y a quelques a n nées. C’ét a it en F ra nce, en 1941. Un of f icier a l lema nd s’i n st a l le à la ca mpa g ne, da n s u ne ma ison habitée pa r les deu x fem mes. I l est u n g ra nd a d m i rateu r de la cu ltu re f ra nça ise, i l pa rle pa r fa itement la la n g ue f ra nça ise et i l cherche, en va i n, à i n st au rer u n d ia log ue avec el les. Penda nt tout son séjou r, qu i va du rer si x mois, l’of f icier se heu r te à u n mu r de si lence. Lors d’u n voya ge à Pa r is i l se rend conte de l’abî me qu i sépa re l’A l lema g ne de la F ra nce.

Ses rêves d’a m itié entre les deu x com mu nautés en sont ébra n lés. A son retou r i l fa it pa r t au x deu x fem mes de sa décision de rejoi nd re le f ront et, da n s u n i n st a nt, provoque des va g ues su r cette mer de si lence. El les vont recon stu i r subjectivement cette h istoi re, en renda nt compte de leu rs fa its et de leu rs gestes, de leu rs pen sées et de leu rs choi x. Tou r à tou r, cha cu ne d’el les évoquera l’of f icier a l lema nd, ses pa roles, ses si lences.

aurore codazzie francesca brizzolara 123


Stefania Ventura e Pinocchio

- Sembra che la nave proceda bene…

- Sì, é u n momento favorevole, anche se ho dov uto sostitu ire Francesca nel Pinocchio. Sai, ad u n cer to pu nto della vita ha av uto il desiderio di avere u n figlio, u n po’ come Geppetto, e così é stato. Sostitu irla non é stato semplice. Dopo quasi u n anno di audizioni ho incontrato Stefania Ventu ra, figlia di Nino Ventu ra. Un incontro fatale. Con lei ho riallestito TeatRODARIdere e ho dato u na nuova veste a Pinocchio, anche attraverso u na nuova scenografia, firmata da Anna Dematté. Nasce così u n nuovo Pinocchio, denso di u n rappor to intenso tra l’attrice e il bu rattino, complici di u n gioco in cu i raccontano ai loro compagni, il pubblico, la storia vissuta. Uno spettacolo recitato, cantato e ballato, che, ancora oggi, a dieci anni dal suo debutto, riesce a coinvolgere il pubblico dei bambini, e degli adu lti.

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2006

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Ce specta cle na ît penda nt des laboratoi res su r Gia n n i R oda r i. I l va a i nsi ra conter la comte de P i nocch io de ma n ière d i f férente des cent a i nes de reductions et d’a daptations t héâtra les: on a reécr it P i nocch io en compti ne. La scène est composée d’u n l iv re enor me, de toutes les cou leu rs. La na r ratr ice condu it les spectateu rs da n s les pa ges ma g iques de ce l iv re, en da nsa nt su r les r i mes et les compti nes, pou r fa i re v iv re la ma r ionette que tout le monde con na ît.

stefania interpreta il colombo che tasporta pinocchio

qui incomincia, aprite l,occhio

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stefania e pinocchio al paese dei balocchi


più di legno non sarai, vero uomo diverrai

pinocchio tra le braccia della fata turchina

Ma mi scusate almeno un poco perché il TEATRO È UN GrAN BEL GIOCO

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luciGnolo e pinocchio

-io Vi lascio, cari sciocchi: Vo al paese dei balocchi! -che paese! che abbondanza! tutto l’anno fai Vacanza, niente scuola nè lezioni, solo giochi ed attrazzioni! -brutta FIne, presto o tardi, tocca ai discoli bugiardi. -uh uh grillaccio!! -fà il monello, -parla un pò... con la falce e il mio martello TEATrO DEI BUrATTINI

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pinocchio nuota alla ricerca di Geppetto

stefania interpreta il Gatto e la Volpe 129


clown a metà - Insomma, ci sono delle epoche divise da passaggi. Passi da scalare e nuovi mondi. Delle partenze e degli arrivi. - È così; a su ggellare tre decenni di teatro ragazzi, ho riallestito il Clown a metà, con il quale avevo debuttato in Valle d’Aosta il 15 febbraio del 1977. La rivisitazione del mio primo spettacolo è u n cerchio che si chiude: trent’anni dopo u na nuova versione celebra il titolo che aveva segnato l’esordio della compagnia. Un nuovo spettacolo, u n nuovo allestimento per riprendere il tema del sentirsi “a metà” dell’uomo di teatro, tra la scena e la vita reale, questo dividersi tra attore e uomo.

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2007

LiVio Viano e Stefania Ventura in alcuni momenti dello spettacolo

Lo spettacolo propone u na mia nuova volontà, la necessità di trovare u na continu ità, i testimoni e gli eredi a cu i lasciare la continuazione di questo viaggio. E’ la storia di u n clown che insegna a sua nipote l’ar te del mestiere. E’ u n momento molto par ticolare perché segna u n pu nto d’arrivo: il bau le dei trucchi, la valigia dell’attore che racchiude tutta l’esperienza di questi miei trent’anni è pronta a farsi scoprire per por tare avanti la magia del teatro.

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Une estra de couver te de nei ge, cordes qu i font su rg i r des trappes et des ba nquettes i nattendues. Un clow n ma rche su r cette estra de ronde qu i a a ccompa g né sa v ie d’a r tiste, sa n ièce le su it, habi l lée avec le chapeau et les sou l iers ver n is. Le spect a cle s’envole avec la ma g ie du t héâtre et de l’équ i l ibr isme et dev ient u n jouer à s’attraper entre oncle et n ièce, entre des contes des fées et les spect a cles du ci rque : u n tra it d’u n ion entre l’ex pér ience et l’energ ie que les deu x person na ges i nca r nent. Un pa ssa ge de con si g nes entre les deu x clow n, deu x génération s qu i se rencontrent pou r fa i re voi r en i ma g i nation les person na ges des conte des fées: le Petit Chaperon R ou ge, Cend r i l lon, Bla nche-Nei ge et tou s les autres. Un spect a cle plei n de ga gs a mu sa ntes et u n f i na l su r prena nt: les clow n vont en f i n aba ndoner le nez rou ge pou r se déd ier au t héâtre.

Cenerentola al ballo

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Cappuccetto rosso e la nonna

Biancaneve e Brontolo

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- non chiamarmi zio!!!

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Due clown a metĂ 


la bella addormentata

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Stefania Ventura é BiancaneVe

I

mmaginati… una pedana coperta di neve, funi sospese e panchine volanti. Un clown percorre la pedana rotonda che ha ospitato la sua vita di artista, seguito dalla giovane nipote, con la bombetta e le scarpe di vernice.

Lo spettacolo corre sul filo del teatro e dell’equilibrismo, diventando una rincorsa, una sfida tra zio e nipote, tra fiabe e circo. Un incontro tra l’esperienza e l’energia di due clown di diverse generazioni: un ideale passaggio di consegne. 136


la scarpetta di Cenerentola

Ma poi le trasformazioni, il viaggio, le tappe non sono conclusi‌ Dopo il Clown a metà siamo ad un nuovo viaggio, che parte, volontariamente o involontariamente, da Napoli.

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- Un altro por to per la tua nave? Cer to Livio che il teatro è u n linguaggio u niversale; in questo tuo viaggio hai affrontato temi e percorsi diversi. - È la bellezza del mestiere, le possibilità per u n teatrante sono infinite. Il mondo è u no spazio aper to, u na relazione possibile e da inventare giorno per giorno. Sono sempre stato affascinato dall’idea di por tare in giro il teatro, di farlo u scire dagli spazi canonici. Più passa il tempo e più il mio desiderio di viaggio s’impone su lle mie scelte ar tistiche. Fin dall’inizio ho por tato spettacoli in quota, nelle piazze, nelle scuole ed é stato proprio su l finire delle stagioni di Chivasso che è nata in me la volontà di coinvolgere in u n’u nica rassegna due progetti itineranti su i quali stavo lavorando: il “Teatro doposci” e il “Progetto isole”. L’idea di mettere insieme due mondi così diversi, e allo stesso tempo magici, realizza u n sogno della mia vita: por tare il teatro, il mio teatro, nei luoghi più distanti dalla mia cu ltu ra. Torna qu indi a farsi sentire il mio amore per il mare e la mia esperienza montuosa in Valle d’Aosta. Il progetto l’ho chiamato «Per mari e per monti» e si è costru ito grazie agli incontri e al mio amore per Ischia.

- Come sei arrivato ad Ischia?

- È stato nel 1973, facevo l’aiuto regista a Tino Buazzelli, u n grande attore della storia del teatro italiano. Con lu i feci u n’esperienza molto interessante allestendo lo “Pseudolo”, u na commedia di Plauto che debuttò in estate al Teatro Romano di Pompei. Una delle piazze della tou rnée era Ischia: è stato il mio primo incontro ar tistico con l’Isola. Cinque anni più tardi sono tornato per motivi di salute, a cau sa di u n incidente. Un momento di riposo forzato che ha fatto nascere il mio amore per Ischia. Da allora ci sono tornato ogni volta che sentivo la necessità di ricaricarmi. Gli odori, i colori, le persone… è u n luogo speciale. Poi cinque anni fa, parlando della mia passione per il teatro con Rosario, il mio fisioterapista di fiducia, è iniziato tutto…Mi ha fatto conoscere Margherita Ivaldi, u n’astigiana appassionata di teatro che vive a Forio di Ischia, e da lì ho incontrato u n giovane Assessore, Nicola Monti, e il Sindaco Franco Regine. Con loro ha preso via il progetto “Per mari e per monti” che spero si possa aprire in u n prossimo futu ro alle mie “dolci colline”. 138


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Chiesa del Soccorso, Forio d’ Ischia , l’ora del tramonto… il sogno si sta avverando…


- Un festival di teatro viaggiante che si sposta dai mari di Ischia ai monti della Valle d’Aosta. Dei confini che si aprono? - L’incontro con Ischia è sicuramente il traguardo dei miei trent’anni di teatro. È proprio con Ischia che si chiude u n percorso e se ne apre u n altro. Un rappor to che si è creato e rafforzato nel tempo attraverso le rappresentazioni degli spettacoli, portati nelle diverse località dell’isola. L’idea di por tare il teatro dove non c’è e di trasmetterne la passione ai giovani ischitani è diventata realtà: nel mese di marzo, con la firma da par te dell’Assessore all’Istru zione e Cu ltu ra della Regione Autonoma Valle d’Aosta e dei sindaci di Forio, Brusson e Ercolano, è stato siglato un accordo che concretizza la volontà di promuovere il Festival “Per mari, per monti”. L’onda del teatro: linguaggio u niversale che parla alla gente. Credo sia il mio destino che le isole mi accompagnino in questo viaggio; d’altronde anche la Valle d’Aosta è u n’isola, u n’isola felice tra le montagne… ma che per me è comu nque Mediterraneo.

rosaria Y maria

Maria arriva alla locanda di Rosaria 140

2008


R osa r ia y Ma r ia nous pa rle de l’a m itié entre deu x f i l les qu i, même si pa rlent des la n g ues d i f férentes, sont en tra i n de v iv re la même époque. Ma r ia v ient de la Méd iter ra née, de l’Ita l ie, el le est en tra i n d’a l ler da ns les Et atsUn is. Nous som mes da ns les a n nées Qua ra nte et on s’en f u it de l’Eu rope, détr u ite pa r la Guer re. El le a r r ive au por t de l’Hava na et ici el le va con na ître R osa r ia . Cette rencontre approche deu x f i l les et deu x cu ltu res, qu i com mencent à se mêler, da ns les musiques et les cha n son s, da ns les légendes et da ns les goûts de leu r pays d’or i g i ne. I l vont a i nsi se fond re deu x desti n s, com me le goût du pi ment et du ca ca o.

habanere in ViaGGio nella terra del cioccolato

Stefania Ventura e Fabrizia Scapinello 141


il sogno dell,isola del tesoro

rosaria y Maria

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Uno spettacolo che voglio dedicare a Napoli, al mio amore per questa città, che sta vivendo u n momento difficile. La storia di “Rosaria y Maria”, scritta in collaborazione con il giovane drammatu rgo A lessandro Cappai, racconta di emigrazione, di valigie, di par tire, di andare… Maria arriva dal Mediterraneo, dalla costa italiana; è diretta negli Stati Uniti d’America. E’la fine degli anni Quaranta e l’Eu ropa riscopre la via dell’Oceano per scappare da u n continente reduce dalla guerra.

Al porto dell’Havana uno sguardo amico l’accoglie: Rosaria. E così Rosaria e Maria imparano a sentirsi, a parlarsi, ad ascoltare le proprie musiche, le proprie storie, a fondere i propri sapori…

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la ValiGia dei ricordi

un sapore, il cacao

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un sapore, il peperoncino

L’

incontro avvicina le due culture: come raccogliere in due bicchieri l’acqua di due differenti mari, se si mischiano non si possono più dividere. Trascorrono giorni e notti, ma quando arriva l’ultima il viaggio dovrà proseguire... Un altro porto e un altro approdo l’attende… 145


Ora siamo arrivati qu ì. Qualcu no ha saputo immaginare questo viaggio e qualcu n’altro lo sta por tando avanti. Per questo voglio ringraziare u n giovane assessore della Valle d’Aosta, Lau rent Viérin, che sta sostenendo il progetto Per mari e per monti . In teoria il viaggio di questi trent’anni termina qu i.

L’orizzonte è davanti agli occhi, lo spettacolo continua. Noi, come l’onda che passa e raccoglie, stiamo ad attendere sulla spiaggia con le conchiglie alle orecchie e lo sguardo al mare, pronti ad ascoltare gli echi di nuovi momenti teatrali.

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Forio d’Ischia , la chiesa del Soccorso


- Allora Livio, credi davvero che il teatro sia la tua strada...

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Livio annuisce abbassando lo sguardo. Sorride compiaciuto, luminoso come quando cura le sue piante di limoni.

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1984

TEATRO DI STRADA

FUOrI scena

Una citt à i n cu i a nche u n vecch io ombrel lo gett ato v ia può d ivent a re u n f iore…

L iv io Vi a no

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Claud i ne Chenu i l


P rove a l Teat ro R om a no d i Aost a

Bicenten a r io del la R ivolu zione F ra ncese, Pa rc de la Vi l lette, Pa r i g i (1989) 151


FUOrI scena

1985

L iv io Vi a no i n D’A r t a g n a n

Au rore Coda zzi i n At hos

Jea n P ier re Jou g let i n Por t hos

Va lent i no Brossa i n “Checch i n a” 152

Claud i ne Chenu i l i n A ra m i s


MOMENTI DI PROVE

I l m a est ro Giorg io Neg ro con L iv io Vi a no i n “prove d i ca nto”

Or nel la Crestetto e Ed y Pa storet i n “prove d i luci” Dida sca l i a da mettere

CORSO DI TRUCCO

I tr ucch i del mestiere: u na lezione d i tr ucco con Ma r io Audel lo, la ma g ia del la tra sfor ma zione… ba rbe, ba f f i, pa r r ucche, cerone, pen nel l i, matite per rendere più rea le la f i n zione

Mau ro Da l le Luche i n “prove d i d i stu rbo” 153


FUOrI scena

1984

STUDIO DEI COSTUMI DI CRISTINA POLLO

…qua ndo a volte l’abito fa i l mona co

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FUOrI scena

1986

Bozzett i d i Cr i st i n a Pol lo

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1987

Bozzett i d i Cr i st i n a Pol lo

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FUOrI scena


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FUOrI scena


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FUOrI scena

R ober to T u a

Loren zo Gi rocch i

LA GRAFICA

Una ra ccolt a d i ma n i festi che ra ccont a i l si g n i f icato deg l i spett a col i pi첫 i mpor t a nti, ma a nche dei momenti pa r ticola r i del teatro d i Liv io Via no. Occa sion i per col labora re con a m ici a r tisti che ha n no a r r icch ito la v it a d i Liv io.

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P ieg hevole/ loca nd i n a d i Nome Cog nome

Gi a como Gh i a zza

Gi a como Gh i a zza

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FUOrI scena Mau r i zio Ca sa le

Mau r i zio Ca sa le

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F ra nco Ba la n

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FUOrI scena 166

P ier f ra ncesco Gr i zzi

P ier f ra ncesco Gr i zzi

P ier f ra ncesco Gr i zzi

P ier f ra ncesco Gr i zzi


Pa ola Persel lo

Pa ola Persel lo

R occo Fat ibene

Pa ola Persel lo 167


FUOrI scena

A n n a Dem attè

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A n n a Dem attè

A n n a Dem attè

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FUOrI scena

A n n a Dem attè 170


A n n a Dem attè 171


FUOrI scena

A n n a Dem attè

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A n n a Dem attè

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FUOrI scena

1977

1979

1980

CLOW N A METÀ

PULCI PULCINI E PULCINELLA

OCCHIO PINOCCHIO

Bef fe bu f fe, pia nti sch ia f f i DI LI V IO V I A NO

CON A N NA M A R I A CA NZON I ER I, GI A N N I SER R A, M ASSI MO TOSCA N I, FR A NCA V ETTOR I, LI V IO V I A NO R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: GIORGIO DELLE PI A N E BA LL ATE: M A R I NA R OTA COST U M I: ER N ESTI NA VOGLIOTTI, PA R RUCCH E: WA N DA DESSI LUCI: BRU NO TOR R I

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DI LI V IO V I A NO E GU I DO L A M BERTI CON M ASSI MO TOSCA N I, LOR ENZO GI R OCCH I E LI V IO V I A NO R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E E CA NZON I: GU I DO L A M BERTI LUCI: GIOVA N N I V I A NO

DI LI V IO V I A NO E GU I DO L A M BERTI CON SI LVA NO A NSELM I NO, LOR ENZO GI R OCCH I E LI V IO V I A NO R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: GU I DO L A M BERTI SCEN E E COST U M I: LOR ENZO GI R OCCH I FOTOGR A F I E: M ASSI MO FOR GH I NO COOR DI NA M EN TO TECN ICO: SI LVA NO A NSELM I NO U F F ICIO STA M PA: CA R LO BRUCCO OR GA N IZZ A ZION E: F EDEL A SOAV E CONSU LENZ A GEN ER A LE: M A R CO MOUSSA N ET

1981

1982

1984

A RLECCHINO CUOCO DA POCO

BOTTO E ROBOTTO

DI LI V IO V I A NO E GU I DO L A M BERTI

DI LI V IO V I A NO, GU I DO L A M BERTI

BRISCOLA E... LES TROIS MOUSQUETA IRES

CON ROBERTO DU R ETTI, LOR ENZO GI ROCCH I, LI V IO V I A NO E CH R ISTI A N FR ÉMON T

CON LOR ENZO GI R OCCH I, LI V IO V I A NO, CH R ISTI A N F R ÉMON T AU R OR E CODA ZZI E J EA N PI ER R E JOUGLET

R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: GU I DO L A M BERTI COST U M I: M A R ISA R IZZ ATO SCEN E: LOR ENZO GI R OCCH I FOTOGR A FI E: M ASSI MO FOR CH I NO LUCI E FON ICA: M ASSI MO TOSCA N I, LUCIO R A M PU LL A , CR ISTI A NO DE L A ZZ A R I I N COLL A BOR A ZION E CON: L’U FFICIO COOR DI NA M EN TO SCUOLE M ATER N E R EGIONA LI DELL A VA LLE D’AOSTA

R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: GU I DO L A M BERTI SCEN E: LU ISA TA M AGNA FOTOGR A F I E: M ASSI MO FOR GH I NO F I LM ATI: GIGI FA BBR I LUCI: LUCIO R A M POLL A; FON ICA: R OBERTO DU R ETTI; ATTR EZZER I A: CR ISTI A NO DE L A ZZ A R I I N COLL A BOR A ZION E CON: L A SCUOL A ELEM EN TA R E DEL V I LL A I R DI QUA RT

DI LI V IO V I A NO CON CL AU DI N E CH EN U I L, AU R OR E CODA ZZI, J EA N PI ER R E JOUGLET, LI V IO V I A NO E CON L A PA RTECI PA ZION E DI: VA LEN TI NO BR OSSA , OR N ELL A CR ESTETTO, EDY PASTOR ET, CR ISTI NA V EN DEM M I A , U M BERTO CA R ER E E M AU R O DA LLE LUCH E R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: M ICH EL H A ZE E GIOR GIO N EGR O COST U M I: CR ISTI NA POLLO TRUCCH I: M A R CO AU DELLO SCEN E: FAUSTO SA BI N I E H LI N GU N NA RSDOTTI R F I LM ATI: GIGI FA BBR I MOV I M EN TI DI SCH ER M A: N I NO V EN T U R A


1985

1986

1987

BRISCOLA E… JOLA NDA LA FIGLI A DEL CORSA RO NERO

BRISCOLA ET…LES CHEVA LIERS DE LA TA BLE RONDE

IL CA PITA N FR ACASSA

DI LI V IO V I A NO DI LI V IO V I A NO CON AU ROR E CODA ZZI E LI V IO V I A NO E CON L A PA RTECI PA ZION E DI: VA LEN TI NO BROSSA , OR N ELL A CR ESTETTO, EDY PASTOR ET, CR ISTI NA V EN DEM M I A , U M BERTO CA R ER E E M AU RO DA LLE LUCH E

CON CL AU DI N E CH EN U I L, AU R OR E CODA ZZI, J EA N PI ER R E JOUGLET, LI V IO V I A NO E CON L A PA RTECI PA ZION E DI: VA LEN TI NO BR OSSA , LI LI A NA N ELVA STELLIO, CR ISTI NA V EN DEM M I A , M AU R IZIO PR IOD, YA M I N E DI B

DI LI V IO V I A NO CON CL AU DI N E CH EN U I L, AU R OR E CODA ZZI, J EA N PI ER R E JOUGLET, LI V IO V I A NO, VA LEN TI NO BR OSSA , CR ISTI NA V EN DEM M I A , CR ISTI NA POLLO E A N DR EA DA M A R CO. R EGI A E SCEN E: LI V IO V I A NO M USICH E: GIOR GIO N EGR O COST U M I: CR ISTI NA POLLO FOTO: M ASSI MO FOR CH I NO MOV I M EN TI DI SCH ER M A: N I NO V EN T U R A COOR DI NA M EN TO TECN ICO: VA LEN TI NO BR OSSA

R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: GIORGIO N EGR O COST U M I: CR ISTI NA POLLO COOR DI NA M EN TO TECN ICO E R I PR ESE V I DEO: VA LEN TI NO BROSSA

R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: M ICH EL H A ZE E GIOR GIO N EGR O SCEN E E COST U M I: CR ISTI NA POLLO TRUCCH I: M A R CO AU DELLO F I LM ATI: GIGI FA BBR I MOV I M EN TI DI SCH ER M A: N I NO V EN T U R A

1990

1991

1991

CENERENTOLA

L’ISOLA DEL TESORO

LUCI DELLA CITTÀ

DI LI V IO V I A NO

DI LI V IO V I A NO E N I NO V EN T U R A

DI LI V IO V I A NO

CON A LESSA N DR A CELESI A , VA LEN TI NO BROSSA E A N DR EA DA M A RCO

CON LI V IO V I A NO, SI MON E CA PU L A , VA LEN TI NO BR OSSA , A N DR EA DA M A R CO, M A R CO BONAV I DA , A LESSA N DR O DA M A R CO E A LESSA N DR A CELESI A (PR I M A V ERSION E)

CON AU R OR E CODA ZZI, CL AU DI N E CH EN U I L, J EA N-PI ER R E JOUGLET, LI V IO V I A NO, A LESSA N DR A CELESI A , VA LEN TI NO BR OSSA M A R CO BONAV I DA E A N DR EA DA M A R CO

LI V IO V I A NO, M A R CO R I V ETTI, AU R OR E CODA ZZI, M ASSI M I LI A NO M ECCA , SA N DR O BA LM AS, PAOL A PERSELLO E SATISH F ER R A N DO (SECON DA V ERSION E)

R EGI A: LI V IO V I A NO COST U M I: CR ISTI NA POLLO SCEN E: LOR IS SA L A DI NO M USICH E: GIOR GIO N EGR O CA NZON I: VA LDO A ZZON I COOR DI NA M EN TO TECN ICO: VA LEN TI NO BR OSSA LUCI: LI LI A NA N ELVA-STELLIO TECN ICI: M A R CO BONAV I DA , A N DR EA DA M A R CO E A LESSA N DR O DA M A R CO

R EGI A: LI V IO V I A NO COST U M I E SCEN E: CR ISTI NA POLLO M USICH E: GIORGIO N EGRO

R EGI A: N I NO V EN T U R A COST U M I: CR ISTI NA POLLO SCEN E: LI V IO V I A NO M USICH E: GIOR GIO N EGR O LUCI: LI LI A NA N ELVA-STELLIO

175


FUOrI scena

1992

1993

1994

ROBIN HOOD

V I AGGIO A L CENTRO DELLA TERR A

L’A NELLO DI RE SA LOMONE

DI LI V IO V I A NO

DI LI V IO V I A NO E N I NO V EN T U R A

CON AU ROR E CODA ZZI, CL AU DI N E CH EN U I L, J EA N-PI ER R E JOUGLET, LI V IO V I A NO, VA LEN TI NO BROSSA , SI MON E CA PU L A, A LESSA N DR A CELESI A , PAOLO VA LL A E A N DR EA DA M A R CO

CON VA LEN TI NO BR OSSA , LI LI A NA N ELVA-STELLIO, A LESSA N DR O DA M A R CO E A N DR EA DA M A R CO

DI N I NO V EN T U R A CON LI LI A NA N ELVA-STELLIO, A N DR EA DA M A R CO E A LESSA N DR O DA M A R CO

R EGI A: N I NO V EN T U R A COST U M I: LI LI A NA N ELVA-STELLIO SCEN E: LOR IS SA L A DI NO M USICH E: GIOR GIO N EGR O LUCI: M A R CO BONAV I DA

R EGI A: N I NO V EN T U R A SCEN E E COST U M I: LOR IS SA L A DI NO M USICH E: GIOR GIO N EGR O

1994

1995

1995

CERCA NDO CECHOV

IL CAVA LIERE DE LA FENETRE

BILICO

R EGI A: LI V IO V I A NO COST U M I: LI LI A NA N ELVA-STELLIO SCEN E: LOR IS SA L A DI NO M USICH E: GIORGIO N EGR O CA NZON I: VA LDO A ZZON I SA RTOR I A: M A R I E JO F R ASSY E M A R I A NGEL A BRUSASCA LUCI: VA LEN TI NO BR OSSA

DI LI V IO V I A NO CON LI LI A NA N ELVA-STELLIO, A N DR EA DA M A RCO, GIORGIO N EGRO E LI V IO V I A NO R EGI A: LI V IO V I A NO COST U M I: LI LI A NA N ELVA-STELLIO SCEN E: LOR IS SA L A DI NO LUCI: M A RCO BONAV I DA ORGA N IZZ A ZION E: STEFA NO SA LER NO A M M I N ISTR A ZION E: DEBOR A H BOCACH E

DI N I NO V EN T U R A CON J EA N-PI ER R E JOUGLET, LI LI A NA N ELVA-STELLIO, A N DR EA DA M A R CO R EGI A: N I NO V EN T U R A COST U M I: LI LI A NA N ELVA-STELLIO SCEN E: LOR IS SA L A DI NO M USICH E: GIOR GIO N EGR O LUCI: M A R CO BONAV I DA OR GA N IZZ A ZION E: STEFA NO SA LER NO

Dra m ma com ico per attore solo DI E CON LI V IO V I A NO CON L A PA RTECI PA ZION E V I DEO DI AU R OR E CODA ZZI, CL AU DI N E CH EN U I L, J EA N PI ER R E JOUGLET, BR I A N HOLGK ISS, A N N E BU F F EA M, M ATTEO BRUSASCA , N I NO V EN T U R A , LI LLI A NA N ELVA STELLIO, A N DR EA DA M A R CO R EGI A: LI V IO V I A NO SCEN E: M A R CO R I V ETTI E M A R CO A LONZO M USICH E: GIOR GIO N EGR O LUCI LI LLI A NA N ELVA STELLIO COOR DI NA M EN TO GEN ER A LE: SI LV I A BONAV I DA

176


1996

1997

1998

BROADWAYKABARET

STORI A DI SOPR A E STORI A DI SOTTO

GEPPETTO

1930: Berl i no- New York solo a ndata DI LI V IO V I A NO CON SA N DR A GIGLI, A N DR EA DA M A RCO E EN R ICO A R I AS

R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: GIORGIO N EGR O SCEN E: M A RCO R I V ETTI COST U M I: CI NZI A FA LCETTI LUCI: M A RCO BONAV I DA FON ICA: M A RCO A LONZO

2001

IL SOGNO DI MISTR A L 2004

CIRCO STANZE Senza capo ne koda

DI LI V IO V I A NO CON LI V IO V I A NO F R A NCESCA BR IZZOL A R A SA N DR O BA LM AS E PAOL A PERSELLO R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: GIOR GIO N EGR O SCEN E: M A R CO R I V ETTI LUCI: M A R CO BONAV I DA

Spettacol i d i bu ratti n i DI E CON SA N DR O BA LM AS E PAOL A PERSELLO BU R ATTI N I: PAOL A PERSELLO M USICH E E TESTI: SA N DR O BA LM AS

1999

2002

2000

TEAT-RO DA RI-DERE

TA RTA RINO SULLE A LPI

LA BA LLATA DELLA BAGNA CAUDA

Roda r i R a cconta P i nocch io DI LI V IO V I A NO

CON FR A NCESCA BR IZZOL A R A R EGI A: LI V IO V I A NO M USICH E: SA N DRO BA LM AS (CH ITA R R A) E R ENATO CR AV ER O (PERCUSSION I) SCEN E: M A RCO R I V ETTI LUCI: VA LEN TI NO BR OSSA

Libera mente ispi rato a l roma n zo d i A lphonse Daudet Ta r ta r i n su r les A lpes DI LI V IO V I A NO

DI F R A NCESCA BR IZZOL A R A E LI V IO V I A NO CON F R A NCESCA BR IZZOL A R A M USICH E: GIOR GIO N EGR O COLL A BOR A ZION E A RTISTICA: VA LDO A ZZON I

CON LI V IO V I A NO, AU R OR E CODA ZZI E F R A NCESCO M ICCA R EGI A: LI V IO V I A NO SCEN E: M A R CO R I V ETTI M USICH E: SA N DR O BA LM AS LUCI: VA LEN TI NO BR OSSA E M A R CO BONAV I DA

177


2003

2004

2005

A NIM A LI FA NTASTICI IN VA RIETÀ

LA DILIGENZA

LE SILENCE DE LA MER

DI FR A NCESCA BR IZZOL A R A , R ENATO CR AV ERO E LI V IO V I A NO CON FR A NCESCA BR IZZOL A R A E R ENATO CR AV ER O

tratto da l la novel la La concor ren za d i Giuseppe Gia cosa CON F R A NCESCA BR IZZOL A R A

Libera mente ispi rato a l racconto d i Vercors Le si lence de la mer

COOR DI NA M EN TO A RTISTICO: LI V IO V I A NO

CON AU R OR E CODA ZZI E F R A NCESCA BR IZZOL A R A

R EGI A: LI V IO V I A NO A LL A CH ITA R R A: SA N DRO BA LM AS CA NZON I: A N TON ELL A BOTTA ZZI M USICH E: SA N DRO BA LM AS E A N TON ELL A BOTTA ZZI LUCI: M A RCO BONAV I DA

2006

2007

2008

TEAT-RO DA RI-DERE

CLOW N A METÀ

ROSA RI A Y M A RI A

Roda r i ra cconta P i nocch io Nuovo a l lesti mento DI LI V IO V I A NO CON STEFA N I A V EN T U R A

R EGI A: LI V IO V I A NO SCEN E: A N NA DEM ATT É M USICH E: SA N DRO BA LM AS (CH ITA R R A) LUCI: TON I SPER A NZ A FON ICA: M A RCO BONAV I DA

178

R EGI A E DR A M M AT U R GI A: LI V IO V I A NO, A LDO PASQU ER O E GI USEPPE MOR R ON E SCEN E: LI V IO V I A NO A L PI A NOFORTE: GIOR GIO N EGR O LUCI: M A R CO BONAV I DA E TON I SPER A NZ A

DI LI V IO V I A NO

Haba nere i n v ia gg io nel la ter ra del cioccolato

CON STEFA N I A V EN T U R A E LI V IO V I A NO

DI A LESSA N DR O CA PPA I E LI V IO V I A NO

R EGI A: DI LI V IO V I A NO M USICH E: GIOR GIO N EGR O LUCI: M A R CO BONAV I DA FON ICA: TON I SPER A NZ A

CON STEFA N I A V EN T U R A E FA BR IZI A SCA PI N ELLO R EGI A: LI V IO V I A NO COST U M I: CR ISTI NA POLLO M USICH E: GIOR GIO N EGR O, CA R LO FA I ELLO E M ICH ELE BON È LUCI: TON I SPER A NZ A FON ICA: M A R CO BONAV I DA OR GA N IZZ A ZION E: A LESSI A DU R OU X


Idea zione e cu ra: Liv io Via no, A n na Demattè, Rober ta Bona zza Gra f ica: A n na Demattè Testi: Rober ta Bona zza Col labora zione a i testi e schede i n f ra ncese: A lessia Du rou x Foto d i scena: Ma ssi mo Forch i no, Giorg io Gu g l iel m i no, Lau ra Sa ssi, Fabio R i na ld i Foto d i coper ti na: Fabio R i na ld i. Un momento del lo spettacolo Clow n a metà con Liv io v ia no. Foto Va lle d’Aosta: Fabrizio A rma nd, Yvon ne Ba rmasse, (1) Comu n ica s.n.c., Metrò Stud io A ssociato© [(2) Sa muel Giud ice, (3)Fabr izio Fa lcomatà , (4) Luca Benedet], (5) Sever i no Em i l io Za nel l i, (6) A rch iv io Fotog ra f ico Uf f icio Ben i A rcheolog ici, (7) Diego Cesa re, (8)(9)En r ico Pey rot. Ca r icatu re: Giacomo Gh ia zza Sta mpa: P r i nter - Trento Fi n ito d i sta mpa re nel l’a gosto 2008 179


Ha n no cond iv i so con me questo fa nt a st ico v ia gg io

AU ROR E CODA ZZZI VA LEN TINO BROSSA GIORGIO N EGRO M A RCO BONAV IDA SA N DRO BA LM AS FR A NCESCA BR IZZOL A R A STEFA N I AV EN T U R A CR IST I NA POLLO - CR IST I NA V EN DEM M I A - M A R CO R I V ETT I CL AU DI N E CH EN U I L - J EA N PI ER R E JOUGLET - LI LI A NA N ELVA ST ELLIO TON I SPER A NZ A - A LESSA N DR A CELESI A - PAOLO VA LL A A LESSA N DR O CA PPA I - FA BR IZI A SCA PI N ELLO - A LESSI A DU R OU X A N DR EA DA M A R CO - A LESSA N DR O DA M A R CO - V ICTOR CH I R I L A LOR IS SA L A DI NO - H LI N GU N NA RSDOTT I R - N I NO V EN T U R A PAOL A PERSELLO - LISA D’ONGH I A - R ENATO CR AV ER O F R A NCESCO M ICCA - OR N ELL A CR EST ETTO - SAT ISH F ER R A N DO EDY PASTOR ET - M AU R O DA LLE LUCH E - ST EFA NO SA LER NO DEBOR A H BOCH ACH E - GIOVA N N I SIGNOR I N I - VA LER I A GH IOTTO SI LVA NO A NSELM I NO - LOR ENZO GI R OCCH I - F R A NCA V ETTOR I A N NA M A R I A CA NZON I ER I - GI A N N I SER R A - SA N DR A GIGLI M ASSI M I LI A NO M ECCA - M A R CO A LONZO - SI LV I A BONAV I DA M A R I NA V I A NO - ER N EST I NA VOGLIOTT I – M AU R IZIO PR IOD M A R I E JO F R ASSY - N I N I V I ETT I- LUCIO R A M PU LL A - UGO V ECCH I ATO CA R LOTTA BRUCCO - YA M I N E DI B - VA LDO A ZZON I - GIGI FA BBR I I VA NO CA N T ER I - SEBAST I A NO A MODIO - LODOV ICO BOR DIGNON A LDO R A M PON E - FAUSTO SA BI N I - A LDO PASQU ER O - GI USEPPE MOR R ON E

180



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