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OMNIBUS

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E. L. James

CINQUANTA SFUMATURE DI NERO Traduzione di Silvia Zucca

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Questo libro è un’opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autrice e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale.

ISBN 978-88-04-62324-3 Copyright © Fifty Shades Ltd, 2011 The author published an earlier serialized version of this story online with different characters as Master of the Universe under the pseudonym Snowqueen’s Icedragon © 2012 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano Titolo dell’opera originale Fifty Shades Darker I edizione giugno 2012

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CINQUANTA SFUMATURE DI NERO

Per Zand e J Avete il mio amore incondizionato, sempre

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Ringraziamenti

Ho un enorme debito di gratitudine nei confronti di Sarah, Kay e Jada. Grazie per tutto quello che avete fatto per me. Un grazie gigantesco a Kathleen e Kristi, che mi hanno sostituita nel momento del bisogno e sono venute a capo di tutto. Grazie anche a te, Niall, marito, amante e mio migliore amico (quasi sempre). E un urrà a tutte le donne veramente straordinarie di ogni parte del mondo che ho avuto il piacere di conoscere da quando è iniziata questa avventura e che adesso considero amiche: Ale, Alex, Amy, Andrea, Angela, Azucena, Babs, Bee, Belinda, Betsy, Brandy, Britt, Caroline, Catherine, Dawn, Gwen, Hannah, Janet, Jen, Jenn, Jill, Kathy, Katie, Kellie, Kelly, Liz, Mandy, Margaret, Natalia, Nicole, Nora, Olga, Pam, Pauline, Raina, Raizie, Rajka, Rhian, Ruth, Steph, Susi, Tasha, Taylor e Una. E anche alle molte donne (e uomini) intelligenti, spiritose e amichevoli che ho conosciuto online. Voi sapete chi siete. Grazie a Morgan e Jenn per tutte le cose relative all’Heathman. E infine, grazie a Janine, la mia editor. Sei una roccia. Questo è tutto.

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Prologo

Lui è tornato. La mamma sta dormendo o sta di nuovo male. Io mi nascondo, rannicchiandomi sotto il tavolo della cucina. Attraverso le dita riesco a vedere la mamma. Dorme sul divano. Tiene la mano sul tappeto verde appiccicoso. Lui indossa gli stivaloni con la fibbia lucente e si china su di lei urlando. Picchia la mamma con una cintura. “Alzati! Alzati! Sei una maledetta troia. Sei una maledetta troia. Sei una maledetta troia. Sei una maledetta troia. Sei una maledetta troia. Sei una maledetta troia.” La mamma singhiozza. “Fermati. Per favore, fermati.” La mamma non urla. La mamma si raggomitola facendosi piccola piccola. Io mi metto le dita nelle orecchie e chiudo gli occhi. Il rumore cessa. Lui si gira e vedo i suoi stivali che entrano in cucina con passo pesante. Mi sta cercando. Si china e sorride. Ha un odore nauseante. Di sigarette e di liquori. “Eccoti qua, piccolo stronzo.” Un urlo agghiacciante lo sveglia. Cristo! È fradicio di sudore e il cuore gli batte a mille. Balza a sedere sul letto e si prende la testa tra le mani. “Cazzo, sono tornati. Il rumore ero io.” Fa un respiro profondo per calmarsi, cercando di liberarsi la mente e le narici dal puzzo di bourbon scadente e di Camel stantie. 9

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Sono sopravvissuta al terzo giorno “dopo Christian” e al mio primo di lavoro. È stata una gradita distrazione. Il tempo si è dissolto in una nube di volti nuovi, cose da fare, e Mr Jack Hyde. Mr Jack Hyde… mi sorride, i suoi occhi azzurri luccicano, mentre si china sulla mia scrivania. «Ottimo lavoro, Ana. Credo che diventeremo una grande squadra.» Riesco a piegare le labbra in una specie di sorriso. «Ora me ne vado, se per te va bene» mormoro. «Certo, sono le cinque e mezzo. Ci vediamo domani.» «Buona serata, Jack.» «Buona serata, Ana.» Fuori, nell’aria del tardo pomeriggio di Seattle, faccio un bel respiro. Non riempie affatto il vuoto che ho dentro e che sento da sabato mattina, un buco doloroso che mi ricorda la mia perdita. Cammino verso la fermata dell’autobus a testa bassa, fissandomi i piedi, e rifletto sul fatto che non ho più la mia adorata Wanda, il vecchio Maggiolino, né l’Audi. Reprimo subito quel pensiero. No. Non pensare a lui. Certo, posso permettermi una macchina, una bella macchina nuova. Sospetto che sia stato più che generoso nel compilare l’assegno, e il pensiero mi lascia l’amaro in bocca, ma lo caccio via e cerco di tenere la mente più ovattata e vuota 11

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possibile. Non posso pensare a lui. Non voglio iniziare a piangere. Non qui, per la strada. L’appartamento è vuoto. Kate mi manca, e la immagino sdraiata su una spiaggia a Barbados mentre sorseggia un cocktail ghiacciato. Accendo la tivù in modo che un po’ di rumore riempia il silenzio e mi dia una parvenza di compagnia, ma non ascolto né guardo. Mi siedo e fisso assente il muro di mattoni. Sono vuota. Non provo altro che dolore. Per quanto tempo riuscirò a sopportarlo? Il suono del citofono mi fa trasalire, e il mio cuore manca un battito. Chi può essere? «Una consegna per Miss Steele» dice una voce annoiata e incorporea, e la delusione mi annienta. Scendo fiaccamente le scale e trovo un ragazzo appoggiato al portone che mastica rumorosamente un chewing-gum, reggendo una grande scatola. Firmo la ricevuta e porto il pacco di sopra. È voluminoso, ma sorprendentemente leggero. Dentro ci sono due dozzine di rose bianche a gambo lungo e un biglietto. Congratulazioni per il tuo primo giorno di lavoro. Spero che sia andato tutto bene. E grazie per l’aliante. È stato un pensiero molto carino. Ha un posto d’onore sulla mia scrivania. Christian

Fisso il biglietto scritto al computer, il buco nel mio petto si espande. Senza dubbio è stata la sua assistente a spedirlo. Probabilmente Christian non ha nemmeno visto i fiori. Fa troppo male pensarci. Osservo le rose. Sono bellissime e non riesco a decidermi a buttarle nella pattumiera. Per senso del dovere, vado in cucina e cerco un vaso. E così si sviluppa uno schema: svegliarsi, lavorare, piangere, dormire. Be’, cercare di dormire. Non posso sfuggirgli neanche nei sogni. Ardenti occhi grigi, il suo sguardo smarrito, i suoi capelli ramati, tutto mi perseguita. E la musica… 12

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così tanta musica. Non sopporto di ascoltare alcun tipo di musica. Sto attenta a evitarla a ogni costo. Perfino i jingle pubblicitari mi fanno rabbrividire. Non ho parlato con nessuno, neppure con mia madre o Ray. Non ho la forza di perdermi in chiacchiere ora. Non voglio saperne. Sono diventata un’isola. Una terra distrutta, devastata, dove non cresce più niente e gli orizzonti sono desolati. Sì, questa sono io. Posso interagire in modo impersonale in ufficio, ma niente di più. Se parlassi con la mamma, so che potrei spezzarmi ancora. E non è rimasto più niente da spezzare. Trovo difficile mangiare. Mercoledì, a pranzo, sono riuscita a mandare giù uno yogurt ed è stata la prima cosa che ho mangiato da venerdì. Sopravvivo grazie a una ritrovata tolleranza per il caffellatte e per la Diet Coke. È la caffeina che mi tiene in piedi, ma mi rende ansiosa. Jack ha iniziato a starmi addosso. Mi irrita. Mi fa domande personali. Che cosa vuole? Io sono gentile, ma devo tenerlo a distanza. Mi siedo e inizio a esaminare una pila di corrispondenza indirizzata a lui, e questo lavoro ripetitivo è una piacevole distrazione. Il segnale sonoro mi avverte dell’arrivo di una mail. Controllo subito chi mi ha scritto. “Merda.” Un messaggio di Christian. “Oh, no, non qui… non al lavoro.” Da: Christian Grey A: Anastasia Steele Data: 8 giugno 2011 14.05 Oggetto: Domani Cara Anastasia, perdona questa intrusione al lavoro. Spero che stia andando bene. Hai ricevuto i miei fiori? Ho visto che domani ci sarà l’inaugurazione 13

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della mostra del tuo amico alla galleria, e sono sicuro che non hai avuto il tempo di comprare una macchina. La strada è lunga. Sarei più che felice di accompagnartici io, se tu lo volessi. Fammi sapere. Christian Grey Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

Gli occhi mi si riempiono di lacrime. Mi alzo precipitosamente dalla scrivania e scappo in bagno. La mostra di José. Me ne ero completamente dimenticata, e avevo promesso di andarci. “Merda, Christian ha ragione: come arrivo fin là?” Mi sfrego la fronte con una mano. Perché José non ha telefonato? Ora che ci penso… perché nessuno ha telefonato? Sono stata così distratta che non ho notato che il mio cellulare è rimasto muto. “Merda! Che idiota sono!” Ho lasciato impostata la deviazione delle chiamate sul BlackBerry. Le mie telefonate stanno arrivando a Christian… A meno che lui non abbia buttato via il BlackBerry. Come ha fatto ad avere la mia mail? Sa che numero di scarpe porto. Un indirizzo di posta elettronica non rappresenta certo un problema per lui. Posso rivederlo? Riuscirei a sopportarlo? Voglio rivederlo? Chiudo gli occhi e getto indietro la testa mentre il dolore e il desiderio mi trapassano come una lancia. Certo che voglio. Forse, forse posso dirgli che ho cambiato idea… No, no, no. Non posso stare con qualcuno che prova piacere nell’infliggermi dolore, qualcuno che non può amarmi. Ricordi strazianti scorrono fulminei nella mia mente: l’aliante, le sue mani che mi tengono, i baci nella vasca da bagno, la sua gentilezza, l’umorismo, e il suo sguardo torbido, cupo e sexy. Mi manca. Sono passati cinque giorni, cinque giorni di agonia che mi sono parsi un’eternità. Mi stringo forte le braccia intorno al corpo, tenendo14

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mi insieme. Lui mi manca. Mi manca davvero… Lo amo. Semplice. “Anastasia Steele, sei al lavoro!” Devo essere forte, ma voglio andare alla mostra di José e, nel profondo, la masochista che è in me vuole vedere Christian. Faccio un bel respiro e torno alla scrivania. Da: Anastasia Steele A: Christian Grey Data: 8 giugno 2011 14.25 Oggetto: Domani Ciao, Christian, grazie per i fiori. Sono bellissimi. Sì, gradirei un passaggio. Grazie. Anastasia Steele Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

Controllo il telefono e scopro che effettivamente è ancora impostato per deviare le chiamate sul BlackBerry. Jack è in riunione, così chiamo velocemente José. «Ciao, José, sono Ana.» «Ciao, straniera.» Il suo tono è così caldo e amichevole che quasi mi metto a piangere. «Non posso parlare molto. A che ora devo essere lì domani per la tua mostra?» «Vieni?» Sembra eccitato. «Sì, certo.» Sorrido. È il mio primo sorriso sincero dopo cinque giorni. Mi immagino quello ampio di José. «Sette e mezzo.» «Ci vediamo domani. Ciao, José.» «Ciao, Ana.»

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Da: Christian Grey A: Anastasia Steele Data: 8 giugno 2011 14.27 Oggetto: Domani Cara Anastasia, a che ora passo a prenderti? Christian Grey Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc. Da: Anastasia Steele A: Christian Grey Data: 8 giugno 2011 14.32 Oggetto: Domani L’inaugurazione è alle 19.30. A che ora suggerisci? Anastasia Steele Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP Da: Christian Grey A: Anastasia Steele Data: 8 giugno 2011 14.34 Oggetto: Domani Cara Anastasia, Portland è piuttosto lontana. Posso venire a prenderti alle 17.45. Non vedo l’ora di incontrarti. Christian Grey Amministratore delegato, Grey Enterprises Holdings Inc.

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Da: Anastasia Steele A: Christian Grey Data: 8 giugno 2011 14.38 Oggetto: Domani Ci vediamo, allora. Anastasia Steele Assistente di Jack Hyde, Direttore editoriale, SIP

“Oddio.” Vedrò Christian, e per la prima volta in cinque giorni il mio umore migliora impercettibilmente e mi concedo di pensare a come sia stato lui. Gli sono mancata? Probabilmente non tanto quanto lui è mancato a me. Avrà trovato una nuova Sottomessa? Il pensiero è così penoso che lo abbandono immediatamente. Guardo la pila di corrispondenza che devo esaminare per Jack e l’affronto, mentre cerco di spingere di nuovo Christian fuori dalla mia mente. Quella notte, a letto, mi giro e mi rigiro, di dormire. È la prima volta che non piango fino a addormentarmi. Con gli occhi della mente visualizzo il volto di Christian com’era l’ultima volta che l’ho visto, quando ho lasciato il suo appartamento. La sua espressione tormentata mi perseguita. Ricordo che non voleva che me ne andassi, il che era strano. Come sarei potuta rimanere quando le cose erano arrivate a una tale impasse? Entrambi giravamo intorno ai nostri problemi: alla mia paura delle punizioni, alla sua paura di… di cosa? Dell’amore? Mi giro sul fianco e abbraccio il cuscino, sopraffatta da una tristezza schiacciante. Pensa di non meritare di essere amato. Perché si sente così? Ha qualcosa a che vedere con la sua infanzia? Con la sua madre naturale, la prostituta 17

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drogata? I pensieri mi tormentano fino alle prime ore del mattino, quando finalmente cado in un sonno frammentato ed esausto. La giornata si trascina lentamente, e Jack è insolitamente premuroso. Sospetto che sia per via dell’abito color prugna e degli stivali neri con il tacco alto che ho preso dall’armadio di Kate, ma non mi soffermo troppo su questo pensiero. Ho deciso che con il primo stipendio andrò a fare shopping. Il vestito mi sta più largo ultimamente, ma faccio finta di niente. Finalmente arrivano le cinque e mezzo. Prendo la giacca e la borsa, cercando di tenere a freno il nervosismo. “Sto per vederlo!” «Hai un appuntamento, stasera?» mi chiede Jack, passando davanti alla mia scrivania per uscire. «Sì. No. Non un vero appuntamento.» Lui alza un sopracciglio, il suo interesse chiaramente stuzzicato. «Un fidanzato?» Arrossisco. «No, un amico. Un ex fidanzato.» «Magari domani ti andrebbe di uscire a bere qualcosa dopo il lavoro… La tua prima settimana è stata formidabile, Ana. Dobbiamo festeggiare.» Sorride e la sua espressione rivela un’emozione che non gli avevo mai visto, facendomi sentire strana. Si mette le mani in tasca e si allontana. Io aggrotto la fronte. Andare a bere qualcosa con il capo: sarà una buona idea? Scuoto la testa. Devo affrontare una serata con Christian Grey. Come posso farcela? Corro in bagno per gli ultimi ritocchi. Fisso a lungo e intensamente il mio viso nel grande specchio. Come al solito sono pallida, con le occhiaie intorno agli occhi troppo grandi. Sembro scarna, tormentata. Vorrei sapermi truccare. Metto un po’ di mascara e di eyeliner e mi pizzico le guance, sperando di dar loro un po’ di colo18

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re. Mi sistemo i capelli in modo che ricadano ad arte sulla schiena. Faccio un respiro profondo. Deve bastare. Nervosa, attraverso l’ingresso, con un sorriso e un saluto a Claire, alla reception. Credo che lei e io potremmo diventare amiche. Jack sta parlando con Elizabeth. Con un ampio sorriso corre ad aprirmi la porta. «Dopo di te, Ana» mormora. «Grazie.» Gli sorrido imbarazzata. Taylor mi sta aspettando sul marciapiede. Apre la portiera della macchina. Io lancio un’occhiata esitante a Jack, che mi ha seguita fuori. Sta guardando sgomento il SUV Audi. Mi volto e salgo sul sedile posteriore. Lui è lì. Christian Grey. Indossa il completo grigio, senza cravatta, la camicia bianca aperta sul collo. I suoi occhi grigi brillano. Mi si secca la bocca. Ha un aspetto magnifico, a parte lo sguardo corrucciato che mi rivolge. “Oh, no!” «Quand’è stata l’ultima volta che hai mangiato?» mi domanda con durezza, mentre Taylor chiude la portiera dietro di me. “Merda.” «Ciao, Christian. Anche per me è bello vederti.» «Lascia perdere la tua lingua biforcuta, adesso. Rispondimi.» I suoi occhi ardono. «Mmh… ho mangiato uno yogurt a pranzo. Ah… anche una banana.» «Quand’è stata l’ultima volta che hai mangiato un vero pasto?» mi chiede acido. Taylor mette in moto e si infila nel traffico. Alzo lo sguardo e Jack mi saluta con la mano, anche se non so come fa a vedermi attraverso il vetro scuro. Gli faccio un cenno di risposta. «Chi è quello?» ringhia Christian. «Il mio capo.» Guardo di sottecchi il bellissimo uomo accanto a me. La sua bocca è una linea dura. «Allora? L’ultimo pasto?» 19

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«Christian, davvero non ti riguarda» mormoro sentendomi straordinariamente coraggiosa. «Tutto quello che fai mi riguarda. Dimmelo.» “No, non è vero.” Emetto un gemito di frustrazione, alzando gli occhi al cielo, mentre Christian stringe i suoi a fessura. Per la prima volta, dopo tanto tempo, ho voglia di ridere. Cerco in ogni modo di soffocare la risata che minaccia di esplodere. L’espressione di Christian si ammorbidisce mentre io fatico a restare seria, e vedo l’ombra di un sorriso affiorare sulle sue bellissime labbra scolpite. «Dunque?» mi chiede, la voce più dolce. «Pasta alle vongole, venerdì scorso» mormoro. Lui chiude gli occhi mentre la rabbia e forse il rimpianto gli attraversano il viso. «Capisco» dice senza alcuna inflessione nella voce. «Hai l’aria di aver perso almeno tre chili, forse di più. Per favore, Anastasia, devi mangiare» mi rimprovera. Io fisso le dita che tengo intrecciate in grembo. Perché mi fa sempre sentire come una bambina colta in fallo? Si volta verso di me. «Come stai?» mi chiede, la voce di nuovo dolce. “Be’, veramente di merda…” Deglutisco. «Se ti dicessi che sto bene, mentirei.» Lui inspira seccamente. «Anch’io» mormora, poi allunga un braccio e mi prende la mano. «Mi manchi» aggiunge. “Oh, no.” Pelle contro pelle. «Christian, io…» «Ana, per favore. Dobbiamo parlare.» “Sto per mettermi a piangere.” No. «Christian… per favore… Ho pianto così tanto» sussurro, cercando di tenere sotto controllo le emozioni. «Oh, piccola, no.» Lui mi tira per la mano, e prima che me ne accorga sono seduta sulle sue ginocchia. Mi circonda con le braccia e affonda il naso tra i miei capelli. «Mi sei mancata così tanto, Anastasia» sospira. 20

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DIR. EDITORIALE

ART DIRECTOR

EDITOR

GRAFICO

REDAZIONE

UFF. TECNICO

2 M M di A B B O N D A N Z A P E R L A P I E G A

Romantica, erotica, appassionante, questa storia ti ossessionerà e ti travolgerà come i suoi due protagonisti. Cinquanta sfumature alla conquista del mondo:

foto © mic h eal lion s tar

13 milioni di copie vendute in 8 settimane! 1° posto in classifica sul “New York Times” 1° posto in classifica e-book sul “New York Times” 1° posto in classifica sul “Sunday Times” 1° posto in classifica su Amazon “Cinquanta sfumature è il romanzo erotico che ha elettrizzato tutte le donne d’America: hanno diffuso il verbo su Facebook, in palestra, a casa, con le amiche, con i mariti…”

Cinquanta sfumature di Nero

Profondamente turbata dagli oscuri segreti del giovane e inquieto imprenditore Christian Grey, Anastasia Steele ha messo fine alla loro relazione e ha deciso di iniziare un nuovo lavoro in una casa editrice. Ma l’irresistibile attrazione per Grey domina ancora ogni suo pensiero e quando lui le propone di rivedersi, lei non riesce a dire di no. Pur di non perderla, Christian è disposto a ridefinire i termini del loro accordo e a svelarle qualcosa in più di sé, rendendo così il loro rapporto ancora più profondo e coinvolgente. Quando finalmente tutto sembra andare per il meglio, i fantasmi del passato si materializzano prepotentemente e Ana si trova a dover fare i conti con due donne che hanno avuto un ruolo importante nella vita di Christian. Di nuovo, il loro rapporto è minacciato e a questo punto Ana deve affrontare la decisione più importante della sua vita, e può prenderla soltanto lei… Questo è il secondo attesissimo volume della trilogia Cinquanta sfumature, il cui successo senza precedenti è iniziato grazie al passaparola delle donne che ne hanno fatto un vero e proprio cult ponendolo al primo posto in tutte le classifiche del mondo.

E L James

“Scandaloso, bollente, il bestseller di cui non si può smettere di parlare.”

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Cinquanta sfumature di Nero

E L James, londinese, moglie e madre di due figli, lavora in televisione. Ha sempre sognato di scrivere storie di cui i lettori si sarebbero innamorati, ma ha accantonato fino a oggi questa passione per concentrarsi sulla famiglia e sulla carriera. Alla fine, però, ha preso il coraggio a due mani e ha scritto il suo primo romanzo, Cinquanta sfumature di Grigio, cui fanno seguito Cinquanta sfumature di Nero e Cinquanta sfumature di Rosso.

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“Quello che ogni donna vuole. Ovviamente.” ART DIRECTOR: GIACOMO CALLO P rogetto grafico : J ennifer M c G uire grap h ic de s igner : nadia morelli

E L James

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DIMENSIONE: 145x210 mm

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PANTONE 877 C

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In copertina: Immagine © E. Spek/Dreamstime.com

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E L James, "Cinquanta sfumature di nero"