La pulce Ukulele in Italia - NUMERO 1

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La pulce ukulele in italia

piccolo notiziario

sul mondo dell'ukulele visto con gli occhi di due appassionate blogger

novitĂ , gruppi, scuole e risorse on line

anatomia di una passione ukulelistica i nostri blog

Ukulele che passione!

Gli articoli che trovate in questa piccola pubblicazione sono tratti dai nostri post

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K UL E L IOU E

MIO UKULELE

Mioukulele


indice l'agenda di claudia

il tuo primo ukulele

pag 4

biografie

manuel nunes

pag 6

l'intervista

jontom

pag 8

la recensione

i love you both

pag 11

ukulele terapia

la musica che cura

pag 12

l'abc dell'ukulele

cos'è l'ukulele

pag 14

accordi

leggere i diagrammi

pag 15

i primi della classe

keiki ukulele band

pag 16

La leggenda sul nome del nostro piccolo cordofono narra che derivi da Uku-pulce e Lele-saltellante, in lingua hawaiana. La pulce salta di nota in nota, di corda in corda, ma soprattutto da persona a persona grazie alla generosità del piccolo strumento, arrivato fino ai giorni nostri. Noi vogliamo saltare come una pulce, di argomento in argomento, di genere in genere, di storia in storia per scoprire insieme il mondo dell’Ukulele. (Progetto nato da un’idea di Claudia Camanzi, realizzazione grafica di Viviana Monti)

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chi siamo

Sono Claudia Camanzi, di “Ukulele: che passione!”. Sono una classe ‘76, disabile motoria e vivo in un piccolo paese di provincia in Emilia. Collaboro a questo progetto per lo stesso motivo per cui ho aperto il mio blog: la passione sempre crescente per questo piccolo ma fantastico strumento. Grazie a Viviana che mi ha aiutato a concretizzare un’idea che mi frullava per la testa già da qualche anno.

Sono Viviana Monti, cantante jazz, swing e gospel. Mi piace fare musica più di ogni altra cosa, con i miei vari gruppi ma anche con i miei due bimbi e con i miei allievi di canto. Ho scoperto l’ukulele quasi per caso e adesso non posso più farne a meno. Adoro la sua generosità e versatilità. Sono diventata blogger, da poco, proprio per dare voce a questo amore a quattro corde. Grazie Claudia per avermi invitato in questa bella avventura!

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Mioukulele

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l'agenda di claudia Come hai scoperto l’ukulele? Inizio con un argomento che può coinvolgere anche i neofiti, quelli che si sono avvicinati da poco all’ukulele o che lo conoscono e stanno pensando di acquistarne uno. Io, in un certo senso, sono una chitarrista mancata... a pensarci oggi la cosa mi fa anche sorridere: tutto è iniziato quando mio cugino si è preso, diversi anni fa, una chitarra. Dopo poco l’ha abbandonata lasciandola a me (ora non ricordo neanche dove sia finita, forse l’ha ripresa anche se sono certa che non ha mai ricominciato a suonarla). Vedendola in giro mi è venuta voglia di provare a suonarla. Io sono sempre seduta e la chitarra era molto grande: ho capito ben presto che non sarei riuscita a suonarla in modo comodo e con le giuste posizioni (anche per le mie braccia corte e mani con dita corte). A quel punto però mi è entrato il “tarlo” di voler provare a suonare uno strumento a corde e ho fatto un giro su internet per vedere cosa mi ispirava. Quando ho visto l’ukulele è stato un colpo di fulmine, forse proprio per la sua somiglianza alla chitarra, ma non sapevo neanche che suono avesse, così ho iniziato a documentarmi. Non sono riuscita subito a trovare un sito in lingua italiana che spiegasse come si suona e quindi ho pensato di rivolgermi a un negozio di Ferrara, la città vicino a casa mia. Tenete conto che non sapevo assolutamente nulla di questo strumento. Quando ho saputo che ne avevano da 30 euro ho fatto una specie di scommessa, se quella sera avessi vinto la somma che mi serviva a tombola l’avrei comprato e così è stato. Dopo pochi giorni sono andata al negozio con un’amica e ho comprato un Mahalo rosso fiammante. L’unico criterio che avevo per sceglierlo era quello estetico, perché non sapevo nulla di meccaniche e materiali. Purtroppo si è rivelato una fregatura. Infatti le meccaniche a frizione non stavano accordate neanche il tempo di una pennata di strumming. Successivamente ho scoperto che della stessa marca e prezzo c’era un modello con meccaniche di precisione che non si scordava tanto facilmente. Nonostante ciò non ho preso subito un altro ukulele economico, ho preferito informarmi ulteriormente e aspettare per vedere di decidere se prenderne uno migliore o no. Alla fine hanno deciso gli altri per me e un paio di anni fa me l’hanno regalato per Natale. Sicuramente raccomanderei di stare molto attenti alle meccaniche prima di acquistare. Ecco come mi sono avvicinata al mondo dell’ukulele. Ora tocca a voi, mandateci una mail.

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biografie Chi è Manuel Nunes? (1843 - 1922) Emigrato alle Hawaii da Madeira nel 1879, divenne rapidamente una figura importante nella trasformazione del machete di Madeira all’ukulele hawaiano. Si è affermato come uno dei primi produttori di ukulele e ha gestito la sua società di produzione per oltre 40 anni, molto più di qualsiasi altro produttore di ukulele di quel periodo. Molti dei suoi strumenti artigianali portava il marchio “M. Nunes, Inventor of the Ukulele e Fiddles Patch Taro a Honolulu nel 1879”. Le sue competenze sono state ereditate dai suoi apprendisti come Samuel Kamaka e suo figlio Leonardo Nunes, il quale ha portato avanti la tradizione della costruzione di ukulele di qualità. Pioniere dell’ukulele, Manuel Nunes è nato il 14 giugno 1843 a Funchal, Madeira, il figlio di Ricardo Antonio Nunes e sua moglie Maria Gomes. Manuel Nunes era un giovane vedovo di 36 anni con quattro figli (Manuel, Maria, Leonardo, Augusto) e si sposò con la sua seconda moglie, Isabel, 18 anni, quando lui e la sua famiglia arrivarono a Honolulu il 23 agosto 1879 a bordo della Ravenscrag , la stessa nave presa da altri pionieri dell’ukulele come Augusto Dias e Jose do Espirito Santo (di cui parlerò più approfonditamente prossimamente in altri post). Con la seconda moglie Nunes ebbe altri cinque figli (John, Mary, Julius, George, Antone), tutti nati alle Hawaii. Il Console Generale portoghese alle Hawaii diede la possibilità a Nunes, Dias e Santo di lavorare nelle piantagioni per i loro primi anni nelle isole Hawaii. Nel 1884, molti sono tornati a Honolulu, alle loro radici, alla lavorazione del legno. In questo anno, Nunes ha fatto l’ebanista e Dias il liutaio. L’anno seguente, il primo numero di Luso O Hawaii descrive sia Nunes che Dias quali creatori di machete. Nel 1889, Nunes, Dias e Santo sono tutti liutai. Nel decennio successivo, gli sforzi combinati di questi tre uomini con il patrocinio del re Kalakaua, resero popolare il nuovo strumento che divenne noto come ukulele. Nel 1910 Nunes ha fondato la M. Nunes e figli con Leonardo e Giulio. A questo punto, Santo era morto di una morte prematura e Dias si ritirò a causa di una malattia. La società M. Nunes and Sons vennero definiti “Produttori dell’unico vero ukulele, lo strumento con il suono più dolce delle Hawaii”. Nel 1916, Nunes è stato definito come “l’inventore

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dell’ukulele originale”, anche se è stato definito così anche altrove pochi anni prima. I figli di Nunes, Giulio e Leonardo, aprirono proprie aziende manifatturiere di Ukulele. Giulio tornò a M. Nunes and Sons, dopo una breve esperienza come responsabile della società Ukulele Nunes nel 1915. Leonardo, d’altra parte, aveva lasciato le Hawaii per andare a Los Angeles in quel periodo, dove ha iniziato la costruzione di strumenti denominata “Ukulele O Hawaii made by Leonardo Nunes”. La moglie di Manuel Nunes, Isabel, è morta all’età di 55 anni nel 1916 e lui si è fermato di costruire gli strumenti nel 1917. Morì a casa di Giulio nel 1922 all’età di 79. Sia Isabel che Manuel sono sepolti nel cimitero di King Street a Honolulu. fonte: The Ukulele Hall of Fame Museum - Manuel Nunes - www.ukulele.org

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l'intervista Luca Tomassini in arte Jontom Come descrivi il tuo background musicale? Ho iniziato a cinque anni su una piccola tastiera Bontempi, ho proseguito negli studi di pianoforte per altri dieci, arrivando a metà percorso al Conservatorio dove ho comunque conseguito una Licenza di Teoria e Solfeggio. Al liceo ho iniziato a suonare dal vivo come tastierista. Ogni tanto passavo al basso elettrico e strimpellavo un po’ la chitarra. Ho studiato per un annetto l’armonica diatonica, soprattutto quella “blues” e poi mi sono affinato nelle vesti di produttore musicale con una cantante del New Jersey, Sandra Carlucci e qualche demo con artisti sparsi. Ho studiato per un paio d’anni su Berkleemusic, l’estensione online del Berklee College of Music di Boston prendendo vari diplomi fra cui Desktop Music Production e un diploma specialistico in Orchestrazione e Musica da Film. Recentemente ho scoperto di saper suonare la batteria quindi ogni tanto mi capita di suonarla dal vivo in qualche locale a Roma con il mio gruppo rock. Per quanto riguarda l’ukulele, ho iniziato a studiarlo quattro o cinque anni fa e con il tempo ho affinato le mie tecniche prendendo spunto da musicisti e maestri hawaiiani, non soltanto per quanto riguarda l’esecuzione ma anche l’insegnamento dello strumento. Qual è il tuo approccio globale alla musica? Credo sia più potente di mille fotografie. Ascolto “Luka” di Suzanne Vega e ancora mi tornano in mente le immagini di un tempo, ascolto “True Blue” di Madonna e mi rivedo sul lettone dei miei genitori con la merenda mentre finiva DJ Television, arriva “Mayonaise” degli Smashing Pumpkins e sono sul motorino mentre faccio tardi a scuola. È il mio personalissimo diario di viaggio. Da quanti anni suoni l’ukulele? Quattro o cinque... Boh? Mese più, mese meno. Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo? Sono sempre stato uno che si gettava a capofitto in qualsiasi idea ritenesse “fica” quindi dieci minuti dopo aver visto un video di Jake Shimabukuro, girato da un mio excollega, ero già in negozio ad acquistare un ukulele.

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Quando hai acquistato il tuo primo ukulele e come hai iniziato a capire come si suona? All’epoca non c’era assolutamente nessuno nel panorama italiano che potesse venirmi in aiuto! I libri didattici esteri, non me ne vogliano gli autori, erano solo l’ennesima dimostrazione di come in realtà non fosse preso troppo sul serio e quindi sin dai primi momenti era maturata in me l’idea di scriverne uno... Era veramente difficile trovare qualcosa che soddisfacesse le mie richieste, forse solo un DVD di Jake Shimabukuro. Ho imparato a forza di video e di fermo immagine sugli artisti più famosi del panorama statunitense. Poi, col passare del tempo ho adattato la mia formazione musicale a questo strumento nuovo riscontrando non poche difficoltà dall’approccio tipicamente orizzontale che avevo sul pianoforte in uno verticale tipico delle chitarre. Inoltre avere la fortuna di viaggiare molto e condividere il palco con altri grandi artisti di questo strumento come Jake Shimabukuro, Bosko & Honey, Ukulelezaza, Ohta San, Roy Sakuma ha contribuito alla mia formazione. Che genere preferisci suonare con l’ukulele? E che taglia preferisci: sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele..? Ho quella vena malinconia “acoustic alternative” che andava tanto in voga nell’epoca post grunge. Tollero poco il ragtime oltre i 20 minuti perché non mi appartiene e lo trovo piatto. Adoro suonare il rock acustico, il country e il folk. Mi piace comporre canzoncine stupide e molto pop e conseguentemente detesto la stragrande maggioranza del pop italiano che si prende fin troppo sul serio. Mi piace sperimentare. Non posso smettere di sperimentare altrimenti mi romperei troppo le palle quindi ben vengano influenze elettroniche e low-fi. La mia taglia preferita è il Tenore, senza ombra di dubbio. Tu che hai sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potresti descrivermi la differenza? Perché, esistono altri modelli oltre al Tenore? A chi deve iniziare, come primo ukulele quale taglia consigli? Ten... No, scherzo. Il Tenore è ottimo per chi ha già capito come funziona e vuole qualcosa di più ma per il primo impatto è cosa buona e giusta rivolgersi ad un ukulele Soprano, la taglia storica. Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca consigli per chi è alle prime armi e quale per chi vuole uno strumento valido per iniziare a suonare seriamente facendo serate dal vivo? Islander di Kanile’a. Valgono cinque volte più di tutti gli altri nella stessa fascia di

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prezzo. Quali sono i parametri, tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc… che l’ukulele deve avere per essere un buon ukulele? Quali sono le caratteristiche che bisogna guardare per capire se il tal ukulele è un buon ukulele? Ma in realtà è tutto molto soggettivo. Per me contano la proiezione e le sfumature sonore che si riescono a creare con uno strumento da una cassa di risonanza così ridotta. In questi ultimi anni c’è stato sempre una diffusione maggiore di questo strumento, anche in Italia. Secondo te a che cosa si deve questo boom? A me! No, scherzo... indubbiamente Eddie Vedder ha rappresentato un ottimo portabandiera. Spero però che in parte, il successo dell’ukulele in Italia sia dovuto anche al suo sdoganamento da parte di artisti nazionalpopolari come Morgan o Max Pezzali con cui ho avuto l’enorme piacere di collaborare in un paio di circostanze. In ultimo, mi piace pensare che YOUkulele.com sia diventata una piccola ancora di salvataggio per non perdere tutto per strada, mettere un piccolo segnetto sulla mappa e solidificare i rapporti fra gli appassionati di ukulele. Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque a chi è alle prime armi? Senza divertimento, la benzina per continuare finisce subito. L’ukulele è diventato il mio lavoro ma è al tempo stesso un gioco e quindi non vedo l’ora di svegliarmi la mattina per tornare a “lavorare”. Divertitevi e soprattutto siate curiosi nell’andare ad esplorare i mille segreti di uno strumento semplice soltanto in apparenza. Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista? Daje tutti.

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la recensione I need you both Un album di JT (Jontom, al secolo Luca Tomassini). In questo album ci sono “solo” tre elementi con cui Jontom gioca: l’ukulele, il pianoforte e la sua voce. Il cantante suona entrambi gli strumenti di quest’album, oltre a cantare. A me piace molto, il mio umile parere nell’ascoltare quest’album è che mescola melodie più movimentate a melodie più rilassanti. Jontom inserisce nell’album brani famosi rivisitati da egli stesso con l’ukulele e li mescola con brani scritti di suo pugno. Infatti all’interno troverete Across the universe dei Beatles, Every breath you take dei Police, Tears in heaven di Eric Clapton, Come finiremo noi (che è uno dei brani scritti da Jontom stesso), ecc... Lui parlando di questo suo album ha dichiarato, lo potete leggere anche al mercatino dell'ukulele: "Questo album in teoria non doveva nemmeno esserci. E' nato per errore in uno dei miei momenti artistici più bassi. Qualcuno mi aveva appena detto quanto facesse schifo la mia voce e il mio modo di suonare e così ho iniziato a pensarci sopra... E' abbastanza semplice arrendersi dopo fatti del genere, no? Però preferirei pensare ai "no" come a dei "non ancora sì" quindi... Sono tornato alle origini: piano e ukulele, gli unici due strumenti in cui mi posso esprimere per quello che sono e questo è il risultato." Io posso dire, e qui non so se riesco a farmi capire bene cosa intendo, che questo cd lo ascolto molto volentieri quando sono in auto e sto facendo un viaggio… E ora spiego il perché: ha sonorità che mi fanno pensare ad un viaggio, che sia materiale o anche solo spirituale, e quindi mi rilassa ascoltarlo mentre sono in viaggio. Infine vi dico che lo consiglio a tutti, è un cd che se ha come obiettivo quello di colpire le persone che lo ascoltano, ci riesce proprio grazie alla sua semplicità. Poi ha come strumento principale il nostro amatissimo ukulele!

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Ukulele Terapia

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MIO UKULELE

La musica ha un potere curativo riconosciuto fin dall’antichità, in alcuni casi diventa uno strumento reale per migliorare situazioni patologiche e cliniche. La musicoterapia viene utilizzata ad esempio con persone affette da autismo che tendono a chiudersi in se stesse rifiutando ogni comunicazione con l’esterno ma anche con donne in gravidanza, per facilitare l’insegnamento scolastico, per la riabilitazione o la terapia in reparti di medicina oncologica, come medicina palliativa, geriatrica e di terapia intensiva. Una preziosa risorsa per autismo infantile, ritardo mentale, disabilità motorie, Alzheimer e altre demenze, psicosi, disturbi dell’umore, sindromi da dolore cronico, anoressia nervosa. L’ascolto attivo favorisce un processo di apertura della persona, al di là della propria condizione patologica, al di là del dolore e delle infermità. I metodi utilizzati sono differenti a seconda che si tratti di un singolo o di un gruppo, cambiano rispetto alle finalità che si vogliono perseguire. L’ukulele entra in gioco nella musicoterapia attiva, in cui l’interazione tra terapeuta e paziente avviene tramite la produzione diretta di suoni, utilizzando la voce o anche semplici oggetti. Con l’ukulele è molto semplice captare gli stimoli del paziente, riprodurre ritmi o canzoni a lui note anche senza essere un provetto musicista, inoltre fin da subito si può cedere lo strumento ai pazienti più curiosi e interessati, perché è maneggevolissimo. Bambini e adulti potranno esplorarlo e toccarlo autonomamente. Imbracciando un ukulele è difficile prendersi sul serio e questo è un ottimo punto di partenza anche

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per un terapeuta, che aiuta a stare in ascolto degli altri e delle loro emozioni. Molti clown di corsia imbracciano uno strumento musicale, spesso proprio una simpatica “chitarrina” a quattro corde.

6 MOTIVI PER UTILIZZARE L'UKULELE IN MUSICOTERAPIA

1. Ancora più della classica chitarra e di altri strumenti offre maggiore spazio di autonomia al paziente per esprimersi liberamente senza censurare le proprie emozioni. Le competenze apprese sulla chitarra possono essere facilmente utilizzate anche sull’ukulele con qualche piccolo aggiustamento, ma nello stesso tempo l’accesso è facilitato anche per chi non abbia mai preso in mano uno strumento grazie alle dimensioni ridotte. 2. La tastiera è molto semplice e permette ai terapisti di usare lo strumento più facilmente ma soprattutto ai pazienti di stimolare la motricità fine e quella grossa molto più velocemente che con la chitarra. 3. Può essere facilmente trasportato e imbracciato anche da pazienti che si trovano allettati o su una sedia a rotelle con limitate possibilità di movimento, può essere suonato in piedi assicurato con una tracolla. 4. L’ukulele si adatta ai diversi generi musicali, può essere utilizzato con accordature aperte per accompagnare composizioni di qualsiasi tipo. 5. Le sue corde di naylon sono morbide e non danno nessun problema a contatto con le dita dei pazienti o dei bambini. 6. La sua cassa armonica risuona come un piccolo tamburo, effetto che viene apprezzato soprattutto dai pazienti ipovedenti. Può essere un ottimo alleato per migliorare disturbi comportamentali difficili da controllare (wandering e aggressività), far riemergere la volontà di stabilire contatti relazionali attraverso l’utilizzo dei canali non verbali, ridurre l’uso di psicofarmaci, stimolare la comunicazione tra pazienti se si utilizzano tecniche di gruppo, recuperare frammenti di memoria attraverso stimoli sonori e corporei anche per mezzo dell’utilizzo simbolico, scoprire nuovi canali di comunicazione con i familiari, mantenere le abilità motorie e intellettuali residue. Molte associazioni culturali e benefiche negli Stati Uniti utilizzano l’apprendimento di questo strumento un importante terapia per chi si trova per lunghi periodi allettato in Ospedale. Un esempio è l’associazione no-profit UkuleleKidsClubInc Fonti: AMTA Monograph Series – Effective Clinical Practice in Music Therapy: Medical Music Therapy for Pediatrics in Hospital Settings; edited by Deanna Hanson-Abromeit; American Music Therapy Association, Inc., ©2008.

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a,b,c

dell'ukulele

Prime informazioni generali Da Wikipedia: ukulele, uno strumento musicale, cordofono, appartenente alla famiglia dei liuti. È l’adattamento hawaiano di uno strumento di origine portoghese, denominato cavaquinho ma comunemente chiamato anche braguinha o machete. Di forma minuscola, con il corpo ed il piccolo manico molto simili a quelli del Basso acustico, l’ukulele fu inventato nel 1879 da immigrati portoghesi trasferiti nelle Hawaii. Il nome in lingua hawaiana significa pulce saltellante e sembra sia collegato alla velocità con cui abitualmente questo strumento viene suonato. Esiste in almeno quattro diverse versioni, a seconda della lunghezza della tastiera e della grandezza del corpo. Dalla più piccola alla più grande sono: soprano, concerto, tenore e baritono. Ha quasi sempre quattro corde (a volte ne ha un numero superiore ma sempre raccolte in cori, cioè gruppi di due o tre corde suonate assieme). L’ukulele soprano, il più diffuso, ha le corde accordate secondo la sequenza sol, do, mi, la (G, C, E, A). La corda del sol non è però accordata all’ottava inferiore a quella del do, bensì alla stessa ottava del la. Un’altra accordatura molto diffusa è di un tono più alta, prevedendo quindi la sequenza la, re, fa#, si (ma io personalmente finora ho usato solo il primo tipo di accordatura). L’ukulele è comunemente associato con la musica delle Hawaii, tuttavia ha goduto di un ampio utilizzo anche nella musica rock e pop, grazie ad artisti soprattutto britannici e statunitensi che ne hanno apprezzato il suono singolare. Il prezzo degli ukulele varia in base alla manifattura e i materiali dello strumento. Ad esempio, un ukulele prodotto dai più esperti liutai Hawaiani, in Acacia koa, può arrivare a costare migliaia di dollari. Nella seconda metà dell’Ottocento, circa 20.000 lavoratori portoghesi si trasferirono nelle Hawaii per lavorare nei campi di canna da zucchero. Tra gli immigrati di origine portoghese (per la precisione di Madeira) c’erano anche Augusto Dias, Jose do Espirito Santo e Manuel Nunes. Questi, essendo esperti liutai, dalla combinazione della braguinha di Madeira e del rajão, inventarono l’ukulele. La braguinha è uno strumento simile al cavaquinho, e prende il nome dalla città portoghese Braga. Divenuto immediatamente molto popolare in Polinesia, nei primi anni del XX secolo, il piccolo strumento ebbe un periodo di grande successo al punto che spesso le partiture delle musiche dell’epoca riportavano la tablatura per ukulele. Dagli anni trenta iniziò un periodo di decadenza nell’interesse per questo strumento.

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gli accordi

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Leggere i Chord diagram Il modo più veloce ed efficace per imparare gli accordi sull’ukulele è utilizzare i diagrammi. Questo tipo di annotazione musicale è presente in molti siti che propongono canzoni e accordi per ukulele, viene utilizzato da molti insegnanti e inserito direttamente sulle partiture in modo da facilitare la lettura dell’accordo corrispondente al verso della canzone o alla battuta musicale. Innanzitutto in alto abbiamo il nome dell’accordo in lettere:

A - LA, B - SI, C - DO, D - RE, E - MI, F - FA, G - SOL In corrispondenza dei cerchi neri sulle corde o in prossimità di questi abbiamo il numero della diteggiatura:

1 - indice 2 - medio 3 - anulare 4 - mignolo Inoltre sul lato destro all’altezza del capotasto per alcuni accordi potrebbe essere presente in numero del tasto (ad esempio 4fr vuol dire 4 fret o tasto sul fretboard) per cui bisogna proporre la stessa figura partendo dal tasto indicato e dal primo tasto. In genere i diagrammi che non partono dal capotasto non hanno la barra superiore di spessore più alto ma uguale alle altre.

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i primi della classe

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La prima esperienza strutturata in Italia che coinvolge bambini e ragazzi in un progetto di musica d’insieme con l’ukulele si chiama Keiki Ukulele Band e attualmente coinvolge 25 bambini/ragazzi di età compresa tra i 6 e i 13 anni. La collaborazione con gli insegnanti di musica e il supporto del Mercatino dell’Ukulele hanno permesso di attivare, presso la scuola media dell’Istituto Comprensivo “G. Perlasca” di Maserà di Padova, il progetto “Ukulele in classe” (basato sul metodo “Ukulele in the classroom” di James Hill & J. Chalmers Doane). Nelle prossime settimane saranno coinvolte tre classi prime della scuola media, probabilmente la prima scuola in Italia ad utilizzare l’ukulele nel processo di alfabetizzazione musicale. Abbiamo fatto qualche domanda a Enrico Fioretto, docente e coordinatore del progetto pilota, che ha coccolato e fatto nascere la prima ukulele band di bambini e ragazzi in Italia. Come è nata l’idea di un progetto musicale con l’ukulele? L’idea è nata all’interno di un progetto più ampio, dedicato ai bambini/ragazzi di Maserà di Padova e Bertipaglia, nell’ambito del quale sono state proposte attività culturali che spaziavano dalla musica alla tecnica fotografica, dalla produzione di videoclip con la tecnica “stop motion” al ballo. L’ukulele per le sue dimensioni si adatta bene a mani piccole come quelle di un bambino e, sulla base di esperienze positive realizzate in altri paesi, abbiamo pensato potesse essere utilizzato per cercare di avvicinare i bambini/ragazzi alla musica, sviluppare la loro capacità di suonare e cantare insieme e facilitare la socializzazione attraverso la musica. Il progetto “Keiki Ukulele Band” (KUB) è nata con lo scopo di costituire un’orchestra di ukulele composta essenzialmente da bambini e ragazzi. Per la partenza dell’iniziativa è stato fondamentale il contributo di Jontom con il suo workshop indirizzato ai bambini e il successivo concerto in occasione dell’iniziativa “Ukulele Day”, tenutasi a Maserà di Padova il 4 dicembre 2011. Quali sono state le reazioni dei bambini e dei loro genitori? I bambini e i ragazzi hanno sviluppato in poco tempo la consapevolezza di poter partecipare attivamente al ‘fare musica’. Quasi sempre tornano a casa avendo appreso qualcosa di nuovo (fosse anche solo qualche nuovo accordo) e con il piacere di ritornare la volta successiva. Il loro en-

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tusiasmo è stato coinvolgente nei confronti degli altri. Ricordiamo, infatti, che siamo partiti nel gennaio 2012 con solo quattro bambini raggiungendo nel tempo fino a un massimo, nel numero di componenti della KUB, pari a trenta. I bambini/ragazzi della KUB hanno trasmesso il loro entusiasmo anche ai genitori che hanno sempre mostrato la massima disponibilità contribuendo con il loro supporto nell’organizzazione e nella gestione delle varie iniziative in cui la Band ha partecipato. Questi ingredienti hanno, inoltre, permesso di abbattere qualsiasi ostacolo o problema incontrato nei quasi tre anni di attività. Quali vantaggi ha, secondo voi questo strumento rispetto a quelli normalmente utilizzati per l’alfabetizzazione musicale come le chitarre o i flauti dolci? L’ukulele e la chitarra offrono alcuni vantaggi rispetto al flauto come la possibilità di utilizzare anche la voce – i bambini amano poter cantare accompagnandosi con uno strumento musicale – e quella di apprendere sia la melodia che la struttura armonica di un brano. La chitarra risulta però essere meno trasportabile e meno fruibile per le sue dimensioni per un bambino. Come vanno gli incontri settimanali della vostra band? La Keiki Ukulele Band si riunisce due volte a settimana utilizzando (da settembre 2014) un’aula presso la scuola “Cà Murà” di Bertipaglia, messa a disposizione dall’Istituto Comprensivo “G. Perlasca” di Maserà di Padova. Durante gli incontri vengono proposti brani di vario genere, i bambini/ragazzi ne apprendono le sequenze armoniche e imparano a suonare tutti insieme. Cosa non facile perchè bisogna imparare ad ascoltare non solo il suono emesso dal proprio strumento ma anche quello degli altri. Come mantenete alta la partecipazione? Abbiamo sempre pensato (e ne siamo sempre più convinti) che per tenere vivo l’interesse nei bambini/ragazzi per tutto ciò che è cultura bisogna stimolare quella curiosità che è alla base di qualsiasi processo di apprendimento. Abbiamo, quindi, ritenuto opportuno che, per la crescita musicale dei componenti della KUB, fosse fondamentale partecipare a tutte quelle iniziative dove si respirava “aria di ukulele” e nelle quali i bambini/ragazzi potessero confrontarsi con altre realtà e apprendere le tecniche direttamente dai virtuosi dello strumento. I genitori hanno sempre appoggiato questa nostra impostazione aderendo alle numerose proposte di partecipazione a eventi fuori dal territorio comunale come il Caldogno Ukulele Meeting (2012 e 2014), il concerto di Andy Eastwood in occasione dell’inaugurazione dello showroom del Mercatino dell’Ukulele (Caldogno 2013), il Festival International de Ukulélé de Lorraine – Charmois-devant-Bruyères – Francia (2013 e 2014) e il concerto di Danilo Vignola & Giò Didonna (al Rock Stone di Monselice nel 2014), per citarne qualcuno.

buon lavoro e buona fortuna keiki ukulele band!

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numero 1 - novembre 2014