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La pulce ukulele in italia

piccolo notiziario

sul mondo dell'ukulele visto con gli occhi di due appassionate blogger

novitĂ , gruppi, scuole e risorse on line

I protagonisti: Pancho e I Companzos, Ukulele Orchestra of Great Britain, Sarah Maisel

i nostri blog

Ukulele che passione!

Gli articoli che trovate in questa piccola pubblicazione sono tratti dai nostri post

M

K UL E L IOU E

MIO UKULELE

Mioukulele


indice l'agenda di claudia

sunare e incontrare

pag 4

un viaggio a 4 corde

dalle isole a new york

pag 6

ukulele in italia

Pancho e i companzos

pag 10

l'intervista

ukulele orchestra of great britain

pag 12

l'intervista

sarah maisel ukuele jazz

pag 18

la recensione

veronica e i red wine serenaders

pag 21

abc dell'ukulele

le parti dell'ukuele

pag 22

accordi

primo livello esercizi

pag 24

con l'ukuele no

cosa non posso fare

pag 25

La leggenda sul nome del nostro piccolo cordofono narra che derivi da Uku-pulce e Lele-saltellante, in lingua hawaiana. La pulce salta di nota in nota, di corda in corda, ma soprattutto da persona a persona grazie alla generosità del piccolo strumento, arrivato fino ai giorni nostri. Noi vogliamo saltare come una pulce, di argomento in argomento, di genere in genere, di storia in storia per scoprire insieme il mondo dell’Ukulele. (Progetto nato da un’idea di Claudia Camanzi, realizzazione grafica di Viviana Monti)

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chi siamo

Sono Claudia Camanzi, di “Ukulele: che passione!”. Sono una classe ‘76, disabile motoria e vivo in un piccolo paese di provincia in Emilia. Collaboro a questo progetto per lo stesso motivo per cui ho aperto il mio blog: la passione sempre crescente per questo piccolo ma fantastico strumento. Grazie a Viviana che mi ha aiutato a concretizzare un’idea che mi frullava per la testa già da qualche anno.

Sono Viviana Monti, cantante jazz, swing e gospel. Mi piace fare musica più di ogni altra cosa, con i miei vari gruppi ma anche con i miei due bimbi e con i miei allievi di canto. Ho scoperto l’ukulele quasi per caso e adesso non posso più farne a meno. Adoro la sua generosità e versatilità. Sono diventata blogger, da poco, proprio per dare voce a questo amore a quattro corde. Grazie Claudia per avermi invitato in questa bella avventura!

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Mioukulele

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l'agenda di claudia Quando suonare significa incontrare A voi è mai capitato di portare e suonare il vostro ukulele in posti insoliti? A me sì e non tanto tempo fa. Per far passare il tempo l’ho portato in ospedale con me e mi è stato veramente utile sia per tenermi occupata sia per sollevarmi a livello psicologico. Riuscivo a divertirmi un pò anche lì. Voglio raccontarvi cosa è successo in quell’occasione. Sinceramente davo per scontato che nessuno di quelli che avrei incontrato sapessero cos’è un ukulele ed è stato quasi sempre così. Quasi... infatti con mio grande stupore, un giorno stavo suonando davanti alla porta della mia camera per esercitarmi un pò, senza avere in mente una canzone in particolare. A un certo punto davanti alla mia porta è passata una dottoressa che stava parlando con una collega. Mi aveva dato l’impressione che non mi vedesse, ma mi sbagliavo. Dopo un’attimo la vedo entrare, non mi aveva in cura e quindi non mi conosceva ma appena mi ha visto mi ha chiesto subito se il mio strumento era un ukulele. Quando gli ho detto di sì, ha voluto sapere alcune particolarità tipiche dello strumento e mi ha detto che era molto contenta di averlo visto, perchè ne aveva sentito parlare ma non ne aveva mai visto uno di persona. Per me è stata una piacevole sorpresa trovare una persona in ospedale che conosceva questo strumento e mi ha fatto piacere soddisfare la sua curiosità. A voi è mai successo di portare il vostro ukulele in posti in cui non avreste mai immaginato di trovare qualcuno interessato? Qualcuno che sapesse di che strumento si tratta e invece alla fine qualcuno l’avete trovato? In che occasione? Se vi va di raccontare la vostra esperienza a riguardo potete farlo scrivendoci una mail e noi la pubblicheremo nel prossimo numero.

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un viaggio a 4 corde

dalle isole del paradiso alla culla del jazz Uno strumento che racconta paesi esotici e lontani da noi, ma è legato all’Europa, per questo la sua forma ci ricorda la chitarra, il mandolino che conosciamo molto bene. Il nome si traduce dalla lingua hawaiana con danza delle pulci o pulci saltellanti. Ecco come vedevano le dita dei primi suonatori di Machete che si muovevano sulla piccola tastiera gli isolani hawaiani. La leggenda attribuisce questo soprannome al generale inglese Edward William Purvis, che frequentò la corte del re Kalakaua, una figura importante nella nascita dell’ukulele. Ma esiste anche una seconda interpretazione del nome data dalla Regina Lili’uokalani, ultima monarca hawaiana: per lei questo nome significa “il dono che è venuto qui” dalle parole uku (dono o ricompensa) e lele (a venire), naturalmente da un altro paese: il Portogallo. Un dono arrivato nella terra hawaiana da straniero. La nostra storia comincia sui cieli azzurri dell’Oceano Atlantico, in cui si spiegano le vele della nave veloce “Ravenscrag” in viaggio per raggiungere Honolulu. Siamo nel In mesi di viaggio fra tempeste e malattie, tre ebanisti di Madeira attraversano l’oceano per arrivare alle Hawai, insieme a migliaia di altri portoghesi in cerca di fortuna e lavoro. Fra la gente ammassata sui ponti e contro le paratie della nave si diffonde il suono confortante degli strumenti tipici della loro terra, simili a piccole chitarre, ma con solo quattro corde. Tutti cantano al passaggio dei musici per rendere il viaggio meno duro. Una musica nuova arriva con il Ravenscrag, qualcosa di diverso e mai sentito prima per gli abitanti delle Isole: sono i canti religiosi portoghesi accompagnati da un piccolo Machetè portoghese, il machetè di Madeira. Due settimane dopo lo sbarco della “Ravenscrag”, a fine

1879.

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agosto del 1879, quella musica si sente ancora. Il giornale hawaiano “Gazette” parla di persone delle isole di Madeira che deliziano la popolazione con i loro concerti serali in strada, fra le palme e le capanne. Costruire strumenti richiede pazienza, conoscenza antica e tanto lavoro. Occorre tagliare le sagome su un legno adatto e lasciarle prendere la forma. Incastrare e mettere insieme ogni parte con precisione. Limare, rifinire ogni piccolo dettaglio, imprimere il proprio marchio frutto di fatica e passione. Ascoltare e ascoltare con apprensione il risultato, le corde tirate e la loro magia. Augusto Dias, Manuel Nunes e Jose do Espirito Santo, i tre ebanisti di Madera, sbarcati a Honolulu questo lo sanno fare. Sono i primi liutai che creano l’ukulele con le loro mani su queste isole lontane per quel legame, quella profonda necessità che lega l’uomo alla musica.

1884

Dias nel risulta già nei documenti storici un provetto produttore di chitarre e mobili. Ma oltre alle sue abilità come costruttore è un musicista di talento. Intrattiene re David Kalakaua e i suoi invitati nel bungalow reale. Il sovrano lo ascolta prima con curiosità poi con sempre maggiore interesse. Secondo Christina, la più vecchia dei nove figli del re, David Kalakaua, mecenate e grande amante della cultura, divenne un frequentatore abituale del negozio di Dias. Durante queste visite la figlia gli faceva da traduttrice perché non riusciva a parlare portoghese, mentre Augusto non parlava inglese. Dalle mani di questi artigiani musicisti e dai loro sogni è nato lo strumento hawaiano per eccellenza.

1915

Nel in occasione del completamento del Canale di Panama a San Francisco, viene organizzata la Pan Pacific International Exposition, un evento straordinario, una vetrina per l’esposizione di prodotti e manu-

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fatti tipici di ogni parte degli Stati Uniti d’America. Nel padiglione delle isole Hawaii una delle principali attrazioni sono le danzatrici di Hula con il loro caratteristico gonnellino di paglia. Le ragazze mentre danzano suonano l’ukulele. Moltissimi visitatori si portarono a casa queste piccoli strumenti come ricordo. Grazie alla nascita del cinema, allo sviluppo della radio, al diffondersi delle prime incisioni, il piccolo ukulele mostra le sue qualità e la sua attitudine ai ritmi jazz. Le ridotte dimensioni e il costo contenuto fanno il resto, tanto che le maggiori case produttrici di strumenti a corde tra cui Martin e Gibson, nei primi anni hanno in catalogo già vari tipi di ukulele. In moltissime famiglie americane entra l’ukulele anche grazie alla sua apparente semplicità: viene usato per avvicinare i bambini alle prime pratiche strumentali e viene scelto per la graziosità delle forme e per la sonorità delicata dalla clientela femminile. Per le sue origini esotiche da sempre ha sollecitato la fantasia del mondo del cinema: basta pensare al film degli anni “I Figli del Deserto” interpretato da Stan Laurel e Oliver Hardy, conosciuti in Italia come Stanlio e Olio.

‘20

‘30

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I due comici con l’ukulele accompagnano il motivo “Honolulu Baby” di ritorno da un fantomatico viaggio nelle isole. In quegli anni però molti attori suonano l’ukulele: il divo del cinema muto Buster Keaton e il comico Bop Hope. Anche tra i jazzisti molti da bambini hanno avuto i primi approcci musicali proprio con l’ukulele. Fra tutti la vera star di Hollywood fu Cliff Edwards detto Ukulele Ike che dettò i canoni dell’uso dell’ukulele come accompagnamento al canto. Nell’interpretazione delle canzoni dell’industria musicale newyorkese, Tin Pan Alley che dominò la musica popolare dei primi 900, non poteva mancare l’ukulele. Gli spartiti originali andavano in stampa con le tablature per ukulele anche quando si trattava di compositori come Cole Porter, Irvin Berlin, George and Ira Gershween.

Le mie fonti: Wikipedia voce ukulele, Ukulele che passione blog di Ukulcodette, Jazzitalia le lezioni di Carlo de Toma, vintageukemusic, kamakahawaii, The Ukulele: A Visual History di Jim Beloff

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ukulele in italia Una chiaccherata con El Pancho per raccontare la sua idea, il progetto che ha realizzato con il suo ukulele elettrico. Ne è venuta fuori questa piccola intervista di cui lo ringrazio molto. Come sei arrivato a scegliere di suonare l’ukulele elettrico? Tra l’altro, quello che suoni mi piace molto, ma come mai non quello classico, acustico? Innanzitutto grazie per gli apprezzamenti sulla mia musica, mi fa davvero molto piacere! L’ukulele elettrico è stata una naturale evoluzione per la ricerca del suono. Avevo già iniziato ad usare gli effetti con l’ukulele e sperimentare alcuni suoni, ma la risposta dell’ukulele classico con certi effetti non mi convinceva pienamente. Un giorno ho provato un ukulele elettrico Risa e..mi si è aperto un mondo! Per chi non lo sa, ci puoi dire più nello specifico che cos’è? Quali sono le caratteristiche tecniche di un ukulele elettrico? L’ukulele elettrico (da non confondere con l’ukulele amplificato) è uno strumento particolare. È un ibrido molto interessante fra un ukulele e una chitarra elettrica. Monta delle corde in metallo e quindi di conseguenza il suono viene trasmesso all’amplificatore tramite dei pickup, come avviene nella chitarra elettrica per esempio. All’inizio è uno strumento che spiazza. Non lo puoi suonare come un ukulele classico, ma neanche come una chitarra. Insomma ha la sua personalità. In realtà noto che non è uno strumento molto usato credo proprio a causa delle sue caratteristiche ibride. Lo dimostra il fatto che ci sono anche pochi modelli prodotti dalle case costruttrici. Come ti è venuta l’idea della prima rock band con l’ukulele elettrico? Ho iniziato pian piano ad affiancare agli inediti delle cover rock (italiane e straniere) lasciando inalterate alcune caratteristiche sonore tipiche del rock ed è nato così un progetto di rock band con l’ukulele elettrico. Mi entusiasma molto il fatto di poter fare il rock che ho sempre amato fin da piccolo imbracciando l’ukulele. Anche i miei inediti hanno subito molto la “svolta elettrica” arricchendosi di suoni nuovi. Attualmente da quello che so,

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siamo la prima rock band che usa l’ukulele elettrico come strumento principale e solista. Ho saputo che hai un progetto live, raccontaci di che si tratta esattamente? Si chiama Pancho & Cumpanzos (in sardo significa amici, compagni) siamo un trio con delle sonorità molto particolari, composto da me alla voce e all’ukulele elettrico (anche l’ukulele classico in alcuni brani), Enzo Porcu che alterna chitarra acustica e basso ukulele nei momenti più soft, Paolino Mancini alle percussioni e alla batteria. Anche la batteria è abbastanza personalizzata, basti pensare che la grancassa è fatta da una vecchia valigia. A detta di chi ci ascolta il nostro suono è molto orientato al rock-blues con sfumature country. Qualcuno ci ha definiti southern rock. Al di là delle etichette credo che abbiamo raggiunto un sound personale in cui l’ukulele la fa da padrone. Il progetto mi sta dando molte soddisfazioni. Ci siamo formati a maggio 2014 e abbiamo vinto un concorso regionale, abbiamo preso parte a qualche Festival e ci stiamo esibendo nei locali della Sardegna. L’ukulele elettrico mi ha dato la possibilità di “sdoganarci” dal mondo acustico per salire sui palchi solitamente calcati dalle classiche band. Ad esempio quest’estate siamo stati fra i gruppi sardi che hanno aperto il concerto di Omar Pedrini al Rockafura Festival. Non sò cosa ci riserverà il futuro, abbiamo un po’ di situazioni interessanti in ballo..vedremo. Per il momento Let’s Rock!

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l'intervista L’estate scorsa, come tutti gli anni negli ultimi 4 anni, sono stata all’Ukulele Meeting di Caldogno. Come ogni anno è un’occasione per sentire e conoscere artisti provenienti da tutto il mondo e quest’anno ho avuto il grandissimo onore e piacere di sentire dal vivo, tra gli altri, la Ukulele Orchestra of Great Britain. Come potevo farmi sfuggire l’opportunità di fare un’intervista anche a loro?! E così ho fatto. Hanno risposto alcuni componenti dell’Orchestra a nome di tutti e il risultato è quello che potete leggere qui di seguito, spero vi emozioni come ha emozionato me poterli intervistare.

Come descriveresti il tuo background musicale? GEORGE: Il mio primo strumento musicale è stato un ukulele. Successivamente ho suonato il pianoforte e altri strumenti prima dell’organo Hammond in un gruppo soul e il violino elettrico in una banda che suonava ai matrimoni in Asia. RICHIE: Ho iniziato a suonare in un gruppo all’età di sedici anni, principalmente alla chitarra. Ho suonato diversi generi di musica in diversi gruppi. WILL: Ho studiato pianoforte quando ero giovane ma ho preso in mano l’ukulele quando avevo quattordici anni e non ho più cambiato direzione. Nell’ultimo periodo mi interessa particolarmente il “hano” (il flauto da naso). PETER: La mia famiglia non ha una tradizione musicale, ma ha sempre apprezzato ascoltare la musica. Ho suonato la tromba e il violino quando ero giovane, ma non ero tanto bravo!

Qual è il tuo approccio globale alla musica in generale? RICHIE: Il jazz è probabilmente il mio genere preferito, ma ascolto qualsiasi genere purché sia buona musica. DAVE: Mi piace la musica che fanno i miei amici. WILL: Ogni genere di musica, ma particolarmente il primo jazz e le produzioni Motown. PETER: Mi piace ascoltare molti generi di musica; quando ero giovane preferivo il jazz, mentre ora considero l’opera e la buona musica vocale altrettanto valide. GEORGE: Mi piace la musica che presenta luci e ombre tra consonanza e dissonanza. Mi piace la linearità monofonica e polifonica, per esempio quelle opere in cui la

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melodia racconta una storia. MI piace la musica dove il linguaggio armonico gioca con le relazioni tra i toni. MI piacciono anche i ritmi più aggressivi e a volte anche la musica elettronica drone.

Da quanti anni suoni l’ukulele? RICHIE: Suono ancora l’ukulele, ho iniziato 30 anni fa. WILL: Ho iniziato quando avevo 14 anni e ora ne ho 41. PETER: Dal 1989. GEORGE: Una volta ho suonato l’ukulele per tutta la durata di un viaggio dallo Yorkshire alla Cornovaglia. La mia famiglia mi fece promettere di stare in silenzio per il resto della gita.

Come hai conosciuto l’ukulele? Chi o cosa ti ha spinto ad iniziare a suonarlo? RICHIE: 30 anni fa, perché ero interessato a suonare con l’UOGB. DAVE: Ho iniziato suonando nei teatri per bambini negli anni ’80. Non era utile solo a me, ma anche ai bambini che potevano provare a suonarlo da soli. Ho suonato con l’UOGB per metà della mia vita. WILL: MI piaceva il suo suono e le sue dimensioni. Inoltre in quel periodo nessuno suonava l’ukulele e mi piaceva farmi notare nella mia diversità. PETER: Suonavo la chitarra da 20 anni, poi nel 1989 ho visto e comprato un ukulele, iniziando poi ad imparare a suonarlo. GEORGE: Suono l’ukulele da quando ho 6 anni.

Quando hai acquistato il tuo primo ukulele, come hai iniziato a capire come si suona? Dove ti sei orientato per imparare a suonarlo? Internet, libri, dvd… o altro? RICHIE: 30 anni fa, comprato direttamente dall’UOGB perché era più conveniente. Ho imparato adattando la mia conoscenza degli accordi sulle chitarra agli ukulele. Internet e i DVD non esistevano ai tempi…

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WILL: Avevo un libretto di dieci pagine intitolato “Come suonare l’ukulele” da cui ho studiato. Poi ho comprato un dizionario di accordi e il gioco fu fatto. PETER: Nel 1989 ho comprato il mio primo ukulele e inizialmente usavo le tecniche che avevo imparato con la chitarra come il fingerpicking; non c’era internet ai tempi e pochissimi manuali educativi. GEORGE: Non ho comprato ukulele fino al 1985. I miei primi strumenti erano tutti dei regali. Ho iniziato suonando pezzi musicali che mi piacevano, diventando sempre più bravo in questi stessi pezzi. Avevo della musica scritta con gli accordi inclusi.

Che genere di musica preferisci suonare con l’ukuele? Qual è la tua taglia preferita di ukulele (sopranino, soprano, concert, tenore, baritono, banjolele…)? RICHIE: Preferisco l’ukulele baritono e mi piace suonarci musica funk o jazz. WILL: Mi piacciono quelli piccoli, soprano, piccolo, ecc. PETER: Mi piacere suonare canzoni che compongo io stesso con il mio ukulele e preferisco suonare il mio soprano di legno. GEORGE: Mi piace suonare jazz, rock, classica e contemporanea. Normalmente suono un tenore, ma posseggo e uso tutte le altre taglie dal sopranino al basso.

Voi che avete sicuramente provato diversi modelli di ukulele, potreste descrivermi la differenza secondo voi? RICHIE: Alcuni di loro sono economici, alcuni sono cari. Non c’è una correlazione precisa tra il prezzo e la qualità, ma anche quello che suona peggio o che è più difficile da suonare può avere un valore a livello di performance. GEORGE: Ero solito portare un ukulele soprano con me ovunque andavo. Era facile da trasportare e mettere nei bagagli. Per l’improvvisazione e le performance soliste sono arrivato a preferire gli ukulele intonati come chitarra tenore o viola. Il tipo di corde fa un’enorme differenza. Le corde sottili sono ottime per la musica rinascimentale, ma per ottenere la potenza di volume per il rock e il jazz sono migliori delle corte più pesanti. Forse uno strumento a scale più ampia rende l’accordatura delle corde più semplice: un tenore accordato allo stesso modo di un soprano potrebbe avere migliore intonazione.

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Quale taglia di ukulele consigli a chi deve iniziare? RICHIE: Come strumento solista, probabilmente un tenore o un concert. Se si impara con altre persone, un soprano. WILL: Penso che un soprano o un concert siano i migliori, ma dipende dalla dimensione delle dita. PETER: Penso che il soprano sia il migliore e il più maneggevole. GEORGE: Probabilmente il soprano. Chi ha mani grandi potrebbe preferire una taglia concert, pensando che i tasti siano più distanti tra loro, ma più si sale verso il capotasto i tasti si fanno più vicini quindi non ha molta importanza con qualche taglia si inizia, ma più che altro quando in alto si vuole andare.

Oltre alla taglia dell’ukulele, quale marca raccomanderesti a chi è alle prime armi e quale a coloro che vogliono uno strumento valido per suonare seriamente, facendo serate dal vivo? GEORGE: Ho strumenti Kala, Marshall Stapleton, Pete Howlett, iuke, Lanikai e corde Aquila. Ho intenzione di prendere alcuni nuovi strumenti che ho costruito dall’Antica Ukuleleria di Marco (Italia). Il mio consiglio per i principianti è di sceglierne uno che li faccia sentire a proprio agio e che possano permettersi di comprare. I Makala sono strumenti per iniziare poco costosi e accuratamente costruiti. Se ci si può permettere un modello con la cassa in legno piuttosto che in compensato, il suo sarà migliore. RICHIE: Dico Stevens (Monaco di Baviera) perché ne suono uno di questa marca. Per iniziare suggerisco un Kala o un Lanakai. DAVE: Normalmente suono un soprano Gibson style 2 e uso spesso corde Aquila prodotte in Italia! WILL: Come principiante è meglio andare su un Kala (o un Makala se non si hanno troppi soldi). PETER: Kala è la mia marca preferita e la consiglierei ai principianti.

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Quali sono i parametri (tipo di legno, corde, tastiera, ponte, ecc…) che l’ukulele deve avere per essere considerato buono? A quali caratteristiche guardate voi maggiormente? RICHIE: In ordine di priorità: le meccaniche dovrebbero essere di precisione e non a frizione. Lo strumento dovrebbe essere di legno e non di compensato. L’intonazione deve essere adeguata e l’intonazione delle ottave distribuite correttamente. Le corde e il ponte possono sempre essere cambiati, se necessario. Ti rendi conto di avere un buon ukulele in mano quando non riesci a smettere di suonare! WILL: Verificate che il dodicesimo tasto suoni chiaramente un’ottava sopra alla prima corda. Di solito questo è un segno che lo strumento è buono. PETER: Un buon ponte è importante e il legno deve essere quello giusto, idealmente il koa ma dal momento che è raro, il mogano ne fa bene le veci e dà una buona intonazione. GEORGE: Le corde sono molto importanti: è meglio avere buone corde su strumenti economici che corde economiche su strumenti cari. Il materiale con cui è fatto lo strumento è altrettanto importante: se è un buon legno, il suono è migliore. Ci sono molte idee su cosa renda buono un ukulele ma trovo che siano solo delle teorie e per me è importante un solo punto: se ho in mano un buon ukulele non mi viene voglia di rimetterlo a posto e lo continuo a suonare, se produce un suono piacevole che mantiene viva la mia attenzione.

Abbiamo assistito, in questi ultimi anni, ad una diffusione crescente dell’ukulele in Italia e nel mondo: secondo te, a che cosa si deve questo boom? GEORGE: L’ukulele è come un piccolo animale domestico o anche un bambino: produce suoni che sono ragionevolmente piacevoli anche se non si è soliti sentirli. Le persone hanno normalmente belle esperienze con un ukulele, è una connessione personale con lo strumento e con la musica. È piccolo, maneggevole, non costa troppo, ha un suono piacevole e, come diciamo noi, è come un iceberg: sembra di taglia piccola ma ha una presenza psichica che è molto più grande di quanto si veda, c’è una certa magia nell’ukulele. RICHIE: Penso che la popolarità dell’ukulele e i social media siano strettamente collegati, molte persone si sono rese conto di quanto sia divertente fare musica e l’ukulele ne consente un accesso istantaneo. Internet ha accelerato il fenomeno, oltre al

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fatto che noi incoraggiamo tutti a provarlo durante i nostri tour in giro per il mondo. DAVE: Credo che la popolarità dell’ukulele sia stata resuscitata dall’UOGB. Anche la disponibilità di ukulele economici ma validi è cambiata; quando noi iniziammo, era difficile trovarli. WILL: Bello! L’Italia è un grande paese con una cultura meravigliosa, è ovvio che l’ukulele abbia un buon successo lì. PETER: È una gran cosa che sia così popolare! Dal momento che non c’è un repertorio tradizionale ci si può suonare qualsiasi cosa.

Che consiglio ti senti di dare a chi vuole incominciare a suonare l’ukulele, o comunque è alle prime armi? GEORGE: Ecco un suggerimento: imparate tre canzoni o pezzi musicali e siate in grado di suonare tutti uno dopo l’altro ad una velocità consistente. Accertatevi che siano nella giusta intonazione per la vostra voce e fate lo sforzo di trasportarlo in una tonalità che si adatta alla vostra voce se è troppo alto o troppo basso. Fate delle esperienze con il pubblico: suonate le vostre canzoni, lasciando la migliore per ultima e fate in modo che la musica prenda vita durante la vostra performance. RICHIE: Comprate il libro di Will “Get Plucky with the Ukulele” WILL: Divertitevi! Non attaccatevi troppo alle tecniche e alle regole. Se diventa frustrante fate una pausa e mangiate un gelato. DAVE: Il mio consiglio per un nuovo suonatore è di lasciar perdere e di comprare una fisarmonica! Haha! PETER: Assicuratevi di divertirvi! Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ti ringrazio per la pazienza, la gentilezza e la disponibilità. Vuoi chiudere dicendo qualcosa agli appassionati che leggeranno questa intervista? GEORGE: State attenti! Una volta che avrete acquistato un ukulele sentirete il bisogno di comprarne un altro. Potrebbe essere l’inizio di una dipendenza. Mantenete il controllo e non dimenticate che è una questione di musica, non di strumento. E… suonate musica che vi piace. Ognuno ha gusti diversi. Partite dal punto forte che è il proprio gusto musicale. RICHIE: Continuate ad avere fede… PETER: La musica è una cosa meravigliosa! Essere anche capaci di suonarla è una doppia benedizione. Buona fortuna con la vostra musica!

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l'intervista

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KUL E L IOU E

MIO UKULELE

Durante il percorso di ogni musicista capita di scoprire un artista che ci colpisce nel profondo, che ci permette di vedere quello che fino a quel momento non avevamo notato, che ci fa crescere. Questa persona per me è Sarah. La sua vocalità meravigliosa e il suo stile all’ukulele, elegante e sofisticato, mi hanno veramente affascinato. Grazie a lei mi sono appassionata a questo strumento. Questa intervista è una sorta di piccolo ringraziamento. Grazie Sarah Maisel. Grazie mille. Cosa è significato per una musicista come te che viene dalla musica classica, dal violino e dal pianoforte, passare all’ukulele? Cosa c’è di quell’esperienza nel tuo lavoro di oggi? Suonavo il violino classico prima di imparare a suonare l’ukulele. Grazie all’orecchio allenato ho imparato le canzoni più facilmente di quanto avrei fatto se non avessi avuto alcuna esperienza. Grazie alle mie competenze musicali è stato facile sentire i cambi di accordo. Inoltre saper leggere la musica mi ha aiutato molto. Alcuni aspetti poi sono simili e facilitano il passaggio dal violino all’ukulele: entrambi gli strumenti hanno quattro corde e l’ukulele tenore è più o meno della stessa dimensione di un violino. Per questo ho sentito naturale suonare questo strumento più di quanto non lo sia mai stato per me suonare la chitarra. L’accordatura è differente, ma non è stato difficile abituarsi. Ciò che avevo appreso nella tecnica del violino mi è stato utile, le dita della mia mano sinistra erano già abbastanza forti e avevo acquisito controllo e autonomia delle singole dita. Penso sia proprio per questo che ho potuto cominciare ad armonizzare gli accordi abbastanza velocemente. Suonare in gruppo è importante per tutti gli strumenti ma in particolare per l’ukulele. Dopo aver suonato in gruppo sei cresciuta seguendo le tue inclinazioni e i tuoi gusti musicali. Secondo te qual è il vantaggio di suonare insieme e cosa invece si deve fare da soli? L’ukulele è uno strumento “social”. Non solo per fare musica insieme ma per diventare amici e conoscere persone meravigliose attraverso questo strumento.


A San Diego ci sono molti ukulele club e si incontrano quasi ogni sera. Mettono insieme tante persone e le rendono felici (facendo musica). Ti auguro di suonare in gruppo il più possibile. Puoi imparare a sentire i cambi di accordo e imparare ad andare avanti anche quando fai un errore. Cosa si può fare da soli? Suonare con il metronomo, un duro insegnante che però ha sempre ragione. Non piace molto a nessuno ma è necessario se vuoi avere un buon senso del tempo. La pratica con il metronomo ti permetterà di suonare con gli altri più agevolmente e anche se tutto ciò sembra tedioso ti ripagherà degli sforzi alla fine. Raccomando sempre anche di esercitarsi con le scale e fare tanti esercizi per le dita. Dalla musica classica al jazz chi ti ha ispirato nel tuo viaggio? Come è nato il rapporto fra Jazz e Ukulele? Il mio viaggio è stato ispirato da tante persone, è difficile tirare fuori anche soltanto alcuni nomi. Ho sempre amato gli Standards e poi qualsiasi canzone interpretata da Ella Fitzgerald. Tuttavia ci sono altri che mi hanno ispirato come Benny Chong, Byron Yasui, Lyle Ritz e Joe Pass. Lungo il percorso ho incontrato degli amici come Bryan Tolentino e Abe Lagrimas Jr (che mi hanno ispirato anche loro). Ho scoperto questi ragazzi dopo alcuni anni che suonavo l’ukulele e per me non sono solo splendidi musicisti ma persone speciali. Ho avuto il piacere di prendere alcune lezioni da Byron Yasui, un grande maestro e un meraviglioso musicista. Qual’è il miglior tipo di ukulele per il jazz per te? Quali legni preferisci? Mi piace il tenore per eseguire ogni tipo di musica. È la taglia più comoda per me da suonare e ha una grande versatilità. È anche piuttosto maneggevole e portatile, cosa che apprezzo molto. Onestamente non so molto dei legni. Lascio la scelta della combinazione dei legni al mio liutaio (uke builder).

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Quando ho avuto bisogno di un ukulele ho cercato di descrivergli quello che cercavo (ad esempio un suono caldo, ricco, non troppo brillante etc) e poi l’ho lasciato fare il suo lavoro. In Italia questa strumento sta cominciando ad essere conosciuto. Quando verrai in Italia, hai qualcosa in programma? Io sarei molto felice di venire in Italia! Nel 2015 il luogo più vicino all’Italia in cui andrò sarà il Grand Northern Ukulele Festival in Gran Bretagna. Penso che sia comunque lontano ma più vicino di casa mia a San Diego in America. Io viaggio soprattutto con il mio compagno (my sweet heart) Craig Chee. Noi stiamo lavorando molto insieme ed è una collaborazione importante che ci coinvolge personalmente e professionalmente. Chissà magari ci sarà la possibilità di venire insieme in Italia. Teniamo le dita incrociate.

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la recensione Veronica & Red Wine Serenaders Veronica & The Red Wine Serenaders è un cd in cui possiamo sentire una brillante interpretazione di Veronica Sbergia e di tutto il gruppo, con blues come “Bootleggers Blues”, “Lovesick blues”, ecc… e soul come “Doggone my soul”. In questo cd c’è anche tanto ukulele e Veronica è accompagnata da Max De Bernardi, Alessandra Cecala al contrabbasso e la band appunto The Red Wine Serenaders. Si capisce subito ascoltandolo l’autoironia nei pezzi blues. Per questo album hanno partecipato diverse persone, come si può leggere anche nel mercatino dell'ukulele: Paolo Ercoli, Mauro Ferrarese, Beppe Semeraro, Alberto Gurrisi, Marcus Tondo, Andrea Sirna. Poi c’è lo special guest Yan Yalego in “Me Myself and I”. Comunque è difficile dire quale pezzo sia il migliore in questo cd, sono tutti bellissimi. Lo consiglio a chi piace il genere Soul e Blues perché vi fa vivere le atmosfere dei primi del ‘900, in particolare gli anni ’20 e ’30, e a tutti gli appassionati di ukulele che in questo cd oltre ad essere molto presente è accompagnato dagli strumenti più disparati.

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a,b,c

dell'ukulele

Parti di un ukulele e come s’imbraccia Oggi parlerò delle parti di un ukulele e della postura corretta per suonarlo. Per semplificarvi da cosa è formato un ukulele vi inserisco un’immagine e poi di seguito faccio una legenda per ogni parte. Paletta Chiave Capotasto Tasti Manico Barre che separano i tasti Intarsi che si trovano sul quinto, settimo e decimo tasto di un ukulele (in alcuni anche al terzo) e servono ad aiutare l’occhio a riconoscere su quale tasto dobbiamo suonare quando ci dobbiamo allontanare molto dal capotasto Tavola armonica, è praticamente il corpo principale dell’ukulele Buca, grazie alla quale esce il suono in un ukulele acustico Sella del ponte Ponte Ora spendo due parole su come si imbraccia un ukulele. Di solito non è necessaria una tracolla, ma quello lo capirete voi suonando e comunque ve la sconsiglio all’inzio, come l’hanno sconsigliata a me. Meglio imparare prima bene a suonarlo tenendolo imbracciato nel modo giusto, poi in un secondo tempo se siete più comodi allora usare una tracolla. Il manico si tiene con la mano sinistra e, suonando in piedi, terremo fermo il corpo dello strumento con il gomito che metteremo subito dopo il ponte e faremo una leggera pressione in modo da tenerlo su anche senza l’ausilio della mano sinistra. Ci aiuteremo anche con la pancia perchè automaticamente lo appoggeremo anche su di essa. Suonandolo da seduti

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è ovviamente più semplice, si appoggia il corpo dell’ukulele sulla gamba (si sceglie quale a seconda di come stiamo più comodi noi, ma la maggior parte delle volte è la gamba destra). Il manico lo si tiene con la mano sinistra e il tipo di inclinatura dipende molto da come siamo più comodi, io personalmente ho constatato che se si tiene un pò in diagonale il manico riescono meglio gli accordi con i barrè e i semi-barrè. Vi consiglio di provare a suonare sia in piedi che seduti, in modo da saperlo fare in qualsiasi condizione vi trovate.

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gli accordi

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K UL E L IOU E

MIO UKULELE

Primo livello: il gioco delle tre dita Qualsiasi sito o guida che si rispetti parte naturalmente dagli accordi più semplici, che sono anche i più usati. Nella scheda trovate una successione di accordi che si muove fra il primo e il terzo tasto dell’ukulele. Segnati in rosso trovate una serie di spostamenti delle dita sulle corde. Seguite il percorso come se fosse un gioco, cercando di capire bene i movimenti e gli intrecci fra indice, medio e anulare della mano sinistra. Il segreto è quello di provare la successione finché i passaggi non vi risultino fluidi e le dita ruotino naturalmente attorno alle falangi che rimangono fisse sulle corde. Inizialmente sembrerà un po’ noioso ma vi servirà per lo step successivo, suonare finalmente le canzoni che amate. La carta degli accordi di primo livello ovvero il gioco delle tre dita, è un divertente esercizio che coinvolge indice, medio e anulare della mano sinistra per cominciare a capire scivolamenti e passaggi negli accordi più usati.

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con l'ukulele no

M

K UL E L IOU E

MIO UKULELE

Come ho detto tante volte il piccolo strumento a quattro corde è ricco di possibilità ma ci sono anche alcune cose che non si possono fare e in questo post vorrei elencarle subito per non lasciare dubbi a neofiti o appassionati. •Non puoi suonare sempre da solo: dopo un po' ti annoi e ti viene la voglia di condividere quello che sai fare con tutti gli altri •Non puoi dire odio il rock o il blues: perché ti verrà voglia di provare nuovi ritmi e arrangiamenti diversi da quelli che hai sempre amato •Non puoi dire so tutto io: perché data la facilità con cui si impara lo strumento ogni tuo allievo è potenzialmente un genio e ti supererà molto velocemente (specialmente se sei un bravo insegnante) •Non puoi smettere di imparare: sulla rete web, intorno a te, sui libri, dagli altri strumentisti, l'ukulele è sempre pronto a nuove sfide e interpretazioni. C'è sempre molto da imparare. •Non puoi più andare in vacanza senza strumento: perché è talmente leggero e portatile che non ti sarà di nessun intralcio, in più è lo strumento da spiaggia per eccellenza •Non puoi dire gli altri non mi capiscono sono un intellettuale: perché gli altri piano piano cominceranno ad ascoltarti e ad apprezzarti, vedrai come sarà facile coinvolgerli suonando le loro canzoni preferite e magari anche farli ballare •Non puoi più alzare il volume e sovrastare tutti gli altri strumenti: l'ukulele ha un suono acuto e delicato, anche amplificato. Devi cercare il tuo spazio con la gentilezza e con la capacità di inserirti generosamente negli arrangiamenti cercando il tuo spazio fra strumenti e voce. Lascio aperta questa lista per tutti voi! Cosa non potrete più fare con il vostro ukulele?

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La pulce ukulele in italia piccolo notiziario sul mondo dell'ukulele visto con gli occhi di due appassionate blogger

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numero 2 - gennaio 2014

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Lapulce - numero 2 Gennaio 2015  

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