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RELATORE

Marcello Signorile A L L I E VA

Bonavera Sabrina

A

CC A D E M I A

DI

BELLE

DI

ARTI

U R B I N O, G I U G N O 2010

D

iploma Accademico di P r o g e t t a z i o n e

Multimediale


DAI BAMBINI NASCE COSA


Ai bambini di domani, fagioli o gamberetti che siano


INDICE Prefazione............................................ 9 Pi a get , l o s v i lu p p o i n fan ti le . . . . . . Gli stadi Lo stadio operatorio concreto Il mondo esterno e il pensiero magico

15 17 21 24

Munari, creatività e metodo. . . . . . . . . . . . 27 Dov’è la Fantasia? Imparare giocando

29 33

Rodari, le parole. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 Un sasso nello stagno Il binomio fantastico

41 45

Lo SQuaderno, il progetto. . . . . . . . . . . . . . . . . 51 Ricerche & Bozzetti Design & Contenuti

53 56

Schede.. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63 Immagine Materiali Misure

65 67 68

Appendice........................................... 73 NOTE AUTORI BIBLIOGRAFIA

75 76 80


Prefazione


Nasce un progetto

Ancora non lo sai, ma leggere un libro o fare l’amore è assolutamente la stessa cosa. Dentro di te qualcosa prende vita. Una sinapsi, una cellula. L’utero è un po’ più in alto, ma la gestazione è quasi identica, al posto dei mal di schiena hai mal di testa, ma poi è comunque tuo figlio.

S

ono sempre stata attratta dall’editoria in genere, specie quella dedicata al giovane

pubblico, ma le mie prime passioni rimangono l’illustrazione e il design. Resa mentalmente feconda dall’incontro con il buon Bruno Munari e dalla sua progettazione semplice, in particolar modo dal lavoro svolto nei confronti della didattica e del gioco, ho cercato di far vedere la luce al mio progetto, qualcosa che racchiudesse in sé il design, l’editoria e l’illustrazione, per dedicarlo a quelli che verranno.

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DAI BAMBINI NASCE COSA

Ho avuto modo di conoscere il lavoro di Munari sin dai primi anni di scuola secondaria. Avevo simpatia per la “collezione” di forchette, quelle che salutano o fanno l’autostop, ma dal capirne la filosofia ero ancora lontana. È stato leggere “ Fantasia” e vedere “Una giusta memorizzazione di dati al momento opportuno, aiuta a vivere meglio, dà le informazioni utili al momento giusto. Un individuo creativo è un individuo completo, non ha bisogno di molti esperti per risolvere i suoi problemi.” I B. Munari

la mostra al Palazzo Ducale di Urbino, nella sala del Castellare nel 2008, ad avvicinarmi davvero alla ricerca di questo Maestro, passione suggellata definitivamente nel Natale in cui qualcuno mi regalò “ Le macchine di Munari”. Sono due i motivi che avvicinano il mio pensiero a quello di Bruno: Il metodo, le regole secondo le quali ognuno esercita il libero arbitrio, «applicare un metodo non blocca la personalità di un artista», diceva. Mettersi in gioco significa sovvertire repentinamente le regole che da soli ci si impone, trovare nuove soluzioni, ovvero scoprire come migliorarsi. La seconda ragione sono i Libri.


Vivo a Urbino dal 2006, ed essendo una città universitaria, libri me ne ha proposti tanti, sotto qualsiasi forma. Ho partecipato a corsi di rilegatoria e cartotecnica, ho assistito a lezioni di grafica artistica all’Accademia di Belle Arti, sono stata un’imbucata nei laboratori dell’ISIA, ho visitato tutte le librerie e tutte le biblioteche e, ovviamente ho passato ore a leggere di tutto. Avevo letto anche un capitolo di “Da cosa nasce cosa” dove maestro Munari scriveva: «Il libro come oggetto, indipendentemente dalle parole stampate può comunicare qualcosa? E che cosa?»

Mentre cercavo di capire cosa intendesse, incontrai “Nella notte buia” che aveva più buchi che parole e cominciai a intuire.

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Piaget, lo sviluppo infantile


Gli stadi

I

l pensiero di Piaget, nonostante le numerose critiche continua a rimanere un punto fermo

per la comprensione dello sviluppo mentale del bambino. Secondo questo studioso il bambino nasce con un patrimonio genetico che costituisce la base dello sviluppo sia fisico che mentale. La crescita avviene nell’incontro di strategie innate e rapporto con la realtà : da questo incontro, sulla base delle esperienze, le strategie non solo cambiano, ma diventano sempre piÚ complesse. Tale cambiamento si avvale della coesione

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tra il sistema polisensoriale e quattro processi continuamente interagenti tra loro, quali adattamento, organizzazione, assimilazione e accomodamento. I primi due processi considerano il soggetto attivo come un esploratore, l’assimilazione è l’assorbimento di nuove informazioni adattate alla struttura già esistente, e l’accomodamento è il processo 18

fondamentale che comporta la modificazione delle strategie a seguito delle nuove esperienze. Si costituiscono così gli schemi mentali.


Questi sono gli stadi fondamentali dello sviluppo individuati da Piaget durante i suoi studi. Stadio senso-motorio (0-2 anni) Piaget paragona lo sviluppo mentale del bambino alla sua crescita organica: entrambi tendono verso un progressivo equilibrio.

Stadio pre-operatorio (2-6 anni) A questa età il bambino ha la piena consapevolezza di se e riesce a vedersi con gli occhi degli altri. Immagine acquisita con la corretta concezione dello spazio, ma non ancora del tempo.

Stadio operatorio-concreto (6-12 anni) Lo stadio operatorio-concreto è secondo Piaget ed altri studiosi, una delle fasi più importanti per la quantità e la qualità delle sue operazioni. L’età dei sei anni coincide con l’inizio della

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scolarizzazione. Tutto ciò conduce a un profondo cambiamento nella vita sociale, intellettiva e affettiva del bambino. Ed è proprio su questo stadio che la mia ricerca si approfondisce descrivendone i particolari in seguito.

Stadio operatorio - formale (12 anni in su) 19

Tale stadio è caratterizzato dalla nascita della logica formale. Il soggetto comincia ad “utilizzare” il proprio pensiero come prima utilizzava gli oggetti, fondamentale differenza è che le prime sono molto più flessibili e manipolabili dando luogo a sintesi o a ipotesi nuove: le idee.


Lo stadio operatorio - concreto

N

el periodo pre-operatorio, la funzione del linguaggio non ha come obbiettivo la

comunicazione. In altre parole, i bambini piccoli parlano tra loro, ma non si ascoltano, non sono in grado di collaborare. Nel periodo operatorio - concreto, al contrario, si rimane colpiti dalla reale collaborazione nello svolgere un attività comune. Dopo i sette anni il bambino è in grado di collegare, coordinare e dissociare le sue azioni da quelle degli altri, tentando vere discussioni tra più soggetti.

“I bambini si spiegano con le loro azioni, ma anche con le proprio idee. Essi sono in grado di riflettere in modo critico su di se e su gli altri, scompare l’egocentrismo del pensiero cognitivo e la condotta impulsiva.” II


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Le conversazioni diventano effettivi scambi di informazioni. Alla fine del primo periodo l’oggetto per il fanciullo è diventato permanente, ossia è concepito come identico a se stesso, qualunque siano le trasformazioni subite. Intorno ai 7-8 anni, il bambino scopre un principio nuovo, chiamato “E’ su queste basi che nel periodo operatorio - concreto il bambino comincia a comprendere i concetti di numero e lettera e delle altre materie scolastiche.” III

da Piaget conservazione. Se mostriamo a un bambino due sfere di creta uguali e lo invitiamo a soppesarle, egli conclude che la quantità di sostanza in entrambe è uguale. Se schiacciamo una delle due sfere fino a deformarla completamente, a differenza degli stadi precedenti, affermerà che la quantità di materia è rimasta invariata. La reversibilità del pensiero, propria del pensiero operatorio, ha permesso al bambino di ricostruire l’oggetto. Questa è al forma più evoluta del concetto di permanenza. La permanenza permette anche l’acquisizione della relazione tra le classi, sempre più ampie e complesse. Tutto ciò è possibile se l’oggetto


di discussione è direttamente fruibile dal bambino, Infatti in questa fase ricopre un ruolo ancora fondamentale tutta la sfera sensoriale. Esperimenti svolti in questo ambito dimostrano chiaramente che lo sviluppo cognitivo è graduale tanto quanto quello fisico. A dimostrarlo è la complessità del periodo, composto da molteplici fasi, ad esempio l’acquisizione di una nuova capacità, sia mentale che fisica, viene messa in discussione dal soggetto prima di raggiungere la stabilità della fase successiva. Oltre all’inclusione delle sopracitate classi, il bambino in questo stadio acquisisce anche la capacità di ordinare in serie, ad esempio mettere in ordine oggetti dal più grande al più piccolo, dal più scuro al più chiaro e riconoscere i contrasti. Ai nostri occhi può sembrare un’operazione semplice, ma in realtà questa capacità implica un maggior distacco dalla realtà, e comporta un livello di astrazione maggiore.

“Grazie a queste capacità adesso è possibile sviluppare e apprendere il metodo, che insieme all’astrazione sono la base delle soluzioni personali (creatività)” IV


Il mondo esterno e il pensiero magico

Q

uesto stadio viene nominato magico: noi

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facciamo muovere le nuvole camminando.

Animismo e pensiero magico, rappresentano la concezione infantile della casualità e del suo ruolo nel mondo esterno. Il pensiero animistico è magico. Tale concezione infantile del reale, rimane a lungo nel bambino, anche quando questi spiega il movimento della natura, attraverso la natura stessa, ossia generato da un agente interno e uno esterno, dove il primo è la volontà degli oggetti, ed il secondo è costituito dalla somma dei corpi che


attirano o respirano l’oggetto in movimento. Si tratta semplicemente, di un prolungamento dell’atteggiamento animista, ma l’artificialismo è trasferito agli oggetti esterni. «… per un verso noi diamo degli ordini alle cose (il sole e la luna, le nuvole e il cielo ci obbediscono) per un altro queste cose si sottomettono ai nostri desideri perché se stesse desiderano farlo [...] il corpo in movimento mantiene l’iniziativa e più utilizzare la forza esterna oppure sottrarsi alla sua influenza. Così il sole è trascinato dalle nuvole, ma nello stesso tempo ci segue e utilizza il vento per i suoi fini».

Tutto ciò sembra faccia parte di una attività fantastica da parte dei bambini, ma vedremo cosa significa in modo più approfondito nel prossimo capitolo.

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Munari, creativitĂ e metodo


Dov’è la Fantasia?

L

’importanza dell’infanzia, le sue potenzialità, il suo fascino, sono gli aspetti da cui

inevitabilmente prende spunto questa riflessione, spesso disturbata da un luogo comune, cioè, di pensare alla creatività come una sorta di qualità intrinseca dei bambini e che quindi caratterizza in modo privilegiato questa fase della crescita. Allo stesso modo non ha alcun fondamento la convinzione che pone lo sviluppo della fantasia come precedente a quello della ragione durante i primi anni di un individuo.

“La creatività pertanto non risulta essere una terza funzione, bensì una particolare modalità per sviluppare un attività cognitiva razionale.” V G. Petter


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Creatività e fantasia interessano ogni età e ogni ambito della vita, ma secondo il pensiero occidentale sarebbero la padronanza delle tecniche espressive e la conoscenza delle correnti artistiche che avrebbero il compito di stimolare la produzione fantastica nei bambini. Si è ormai consolidato “Gli studenti, salvo poche eccezioni mancano di una propedeutica scolastica decente. A questo vuoto si può sopperire con una grande passione” VI E. Mari

così un concetto errato di creatività, inteso come Arte, quella emotiva e illogica, un processo quindi contrapposto alla razionalità. Il modo di pensare comune considera la razionalità più importante della fantasia, ciò si riflette anche nella scuola e nella formazione degli insegnanti, le cui competenze educative sono sopratutto centrate sullo sviluppo del pensiero razionale e sulle nozioni relative al mondo fisico. Al contrario non esiste una corrispondente attenzione verso lo sviluppo della fantasia, della creatività e dell’immaginazione; che in seguito


alla poca consapevolezza sull’educabilità di tali attitudini, vengono spesso associate a dei momenti opzionali o considerate pura evasione. Stare con i piedi per terra o avere la testa fra le nuvole? La psicologia cognitiva chiarisce questi diffusi quanto fuorvianti stereotipi, spiegandoci che esistono due forme di attività cognitiva -razionale e fantastica- complementari tra loro all’interno dello stesso “discorso mentale” di un soggetto. L’elemento che più trae in inganno è la grande apertura mentale dei bambini, non essendo il loro pensiero ancora contaminato dalle convenzioni socio-culturali; va detto inoltre che le osservazioni di un infante possono sembrare fantasiose, ma spesso sono frutto di una logica che non possiede ancora i mezzi appropriati per decifrare correttamente la realtà, atteggiamento che da origine al già citato pensiero magico.

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Secondo questa teoria è possibile individuare le operazioni svolte dalla memoria mettendo in relazione i dati noti come atti creativi. Pare che il più elementare atto di fantasia sia quello di rovesciare una situazione, pensare al suo contrario, all’opposto o alla distruzione della situazione precedente. Così Munari definisce la fantasia nel suo complesso: «La fantasia è quella facoltà umana 32

che permette di pensare a cose totalmente nuove o mai esistite prima, è libera di pensare a suggestioni mai viste e non si preoccupa di controllare se ciò che pensa è veramente inedito». Bruno Munari è, a parer mio , l’uomo ( designer, artista, illustratore, studioso, scrittore, insegnate ) che meglio di tutti ha saputo chiarire il concetto di Fantasia rendendolo facilmente comprensibile anche a chi non ha mai avuto a che fare con Piaget, Petter o Montessori.


Imparare giocando

L

’equivoco degli adulti, ormai condizionati e bloccati nella loro età, di credere alla grande

fantasia dei bambini viene ripreso da Munari, che spiega quanto il fanciullo compia un’operazione semplice proiettando su di se tutto ciò che conosce in quanto privo di altri mezzi per interpretare il mondo esterno. Per lui che non conosce il mondo, qualunque cosa ha le sue stesse qualità: «la palla grande sarà la mamma della palla piccola», citando un passo del saggio “Fantasia”.

“La fantasia quindi sarà più o meno fervida se l’individuo avrà più o meno possibilità di fare relazioni”. VII


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Questa non è fantasia, ma proiezione di se stessi. Abbiamo appena visto come il prodotto della fantasia, come quello della creatività e dell’invenzione, nasce da relazioni che il pensiero fa con ciò che conosce. Munari immagina la conoscenza non come una struttura verticale, ma come un reticolo di informazioni e dati “Ogni volta che si spiega qualcosa a qualcuno gli si impedisce di scoprirla da solo” VIII J. Piaget

continuamene modificabili, e crede che per facilitare lo sviluppo della creatività si debbano creare le condizioni adatte alla memorizzazione di più dati possibili (sempre entro un limite) per permettere ai bambini le conseguenti relazioni.

Bruno Munari ha saputo sfruttare un canale sempre aperto nei bambini, quello della curiosità, per far conoscere quante più relazioni senza tante parole ne costrizioni. Attraverso la dimensione del Gioco, compreso di regole e stimoli, ai bambini rimane sopratutto un metodo per capire le connessioni


imparate durante le attività ludiche proposte. Nell’opinione comune il concetto di gioco è spesso associato ad un espressione spontanea ed infantile di istinti primari, assente di scopi precisi se non il puro divertimento o l’attività fine a se stessa, così come per l’adulto invece è sempre considerato un’inutile e colpevole regressione. Sono anni ormai che la psicologia ha dimostrato quanto sia indispensabile il gioco come attività per lo sviluppo, sia nelle prime fasi di crescita sia nell’età matura.

Quello che ormai viene chiamato “ Metodo Bruno Munari ©” ha saputo dimostrare come il gioco sia un attività cognitiva a pieno titolo, e in quanto tale serva come qualsiasi altra strategia di ricerca volta alla conoscenza di ciò che ci circonda. Il gioco, allora apparentemente così libero e spontaneo è guidato da regole precise, ovviamente basate sulle possibilità del giocatore.

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«La ricerca è sempre una cosa intrinsecamente divertente e il gioco è una cosa seria» i laboratori di Munari, lasciando decidere al bambino cosa sia serio e cosa no, tentano di trovare il più tardi possibile un significato a quelli che sembrano gesti “artistici”, perchè non appena esso appare distrugge la ricerca creativa con un conseguente arresto dell’attività fantastica. 36


Rodari, le parole


Un sasso nello stagno

G

ianni Rodari nel suo favoloso testo “La grammatica della fantasia”

paragona le parole a sassi gettati in uno stagno, non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e profondità diverse a seconda del suo peso, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, esperienza e memoria, stimolando per inerzia la fantasia. Prendiamo ad esempio la stessa parola «sasso».

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Secondo il maestro Rodari cadendo nella mente essa si trascina dietro, o urta o evita, insomma, variamente si mette in contatto:

con tutte le parole che cominciano con la s ma non continuano con la a, come semina, silenzio, “Le parole sono come la pellicola superficiale su un acqua profonda, le storie si cercano nuotando” IX L. Wittgenstein

sistole; con tutte le parole che cominciano con sa, come santo, salame, salsa, sarabanda, sarto, salamandra; con tutte le parole che finisco per asso, come basso, masso, contrabbasso, tasso, grasso; con tutte le parole che le stanno accanto, nel deposito lessicale, per via di significato: pietra, marmo, mattone, roccia, tufo, travertino; eccetera.

Queste sono le associazioni più pigre, una parola urta l’altra per inerzia. È difficile che ciò basti a far scoccare la scintilla, ma non si può mai dire.


Bisogna prendere dunque atto di come una parola qualsiasi, scelta a caso, possa funzionare come parola magica per disseppellire campi della memoria latenti. Non diversamente agiva il sapore della «madeline» per il buon Proust. Come insegna Proust anche con i bambini, di quando in quando , sarà divertente e utile fare il gioco della memoria. Qualsiasi parola potrà aiutarli a ricordare «quella volta che …», a scoprirsi nel tempo che passa, a misurare la distanza tra oggi e ieri, sebbene i loro ieri siano ancora poco distanti. La ricerca del fantastico parte dalle parole, nasce quando si creano accostamenti strani, interferenze capricciose, si fa luce su parentele imprevedibili, tra parole e parole o parole e immagini. Relazione e gioco sono ancora le parole chiave, il gioco della relazione è quello che il linguista Jakobson chiama «asse della selezione», non è altro che una ricerca delle parole vicine lungo la catena del significato.

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Nella poesia o nella narrativa, chiarisce Jakobson, l’«asse della selezione» si proietta sull’«asse della combinazione», può essere un suono (una rima) a evocare un significato, un’analogia verbale a suscitare la metafora. Quando un bambino inventa una storia succede la stessa cosa. È un operazione creativa, non artistica. Questo è uno dei motivi per cui bisogna avere cura 44

a selezionare i binomi (un termine che ha molta importanza) di parole e parole o parole e immagini. Ad esempio è difficile supporre cosa un bambino può captare da uno stimolo come quello della televisione. Non bisogna mai sottovalutare la sua capacità di reagire creativamente al visibile, almeno finchè non interviene la censura esercitata dal modello culturale, alla quale arriverà la mente stessa codificando parole, immagini, suoni e ricordi, governandoli con il contributo dell’appena nata personalità.


Il binomio fantastico

A

desso, che abbiamo definito la fantasia, e successivamente menzionato la parola

binomio, possiamo capire cosa intende Gianni Rodari per binomio fantastico. Anche Rodari sostiene che l’immaginazione non è qualche facoltà separata dalla mente: è la mente stessa, nella sua interezza, la quale, applicata ad un attività piuttosto che un’altra, si serve sempre degli stessi procedimenti. L’autore concilia anche con la teoria di Henry Wallon, esposta nel libro “Le origini del pensiero nel bambino”, che il pensiero si formi per coppie.

“ La mente nasce nella lotta, non nella quiete” X


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Ricordiamo in proposito un paragrafo del capitolo su Munari: un concetto e il suo contrario è il binomio fantastico più elementare che esista, ma è comunque in grado di far nascere una storia nelle menti fertili degli infanti appena scolarizzati.

“Pare che il più elementare atto di fantasia sia quello di rovesciare una situazione, pensare al suo contrario, all’opposto o alla distruzione della situazione precedente” XI B. Munari

Se a comporre un binomio sono parole (ma anche sensazioni, suoni, odori, colori) occorre che esse siano sufficientemente estranee tra di loro e che l’accostamento sia discretamente insolito, perché l’immaginazione sia costretta a cercare una relazione, mettendo in moto il processo creativo precedentemente descritto. Tutto questo aiuterà il bambino a non bloccarsi in certe fissazioni che i libri didattici lasciano sulle menti pigre, figlie di genitori ancora più pigri che non hanno mai raccontato una favola al rovescio. Lo sviluppo dei processi mentali è un dialogo, fatto di parole e stimoli, tra il bambino e i genitori.


Le madri soprattutto non si stancano mai di parlare al bambino, fin dalle prime settimane di vita, come per tenerlo in un grembo di parole, avvolto in un contatto caldo e stimolante. Quelle più pazienti, poi hanno modo di constatare l’efficacia della “fantastica casalinga” in momenti simili a quello del giocare a… pretesto collaudato da ogni genitrice allo scopo di insegnare a… nascono così storie per piccolissimi animando gli oggetti che si trovano in tavola per far mangiare i propri figli. Giocare con le cose serve a conoscerle meglio e non c’è motivo di negare la libertà al gioco o limitarla se la sua funzione è puramente conoscitiva. La prima avventura/ricerca del bambino è quella vissuta nell’ambiente casalingo, mentre esplora lo spazio o la mobilia non smette di giocare con essi, formulando ipotesi sul loro conto. Durante l’esplorazione si potrà usare un tavolo come un capanna per giocare agli “indiani e cowboy”, e lo

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si potrà picchiare malignamente dicendo «brutto tavolo, cattivo!» se ci si sbatte la testa contro, uscendo dalla rifugio. I bambini sono scienziati, ma allo stesso tempo animisti, in proporzioni mutevoli in base all’età, pongono la loro attenzione nei confronti delle “L’immaginazione è funzione dell’esperienza, e l’esperienza del bambino di oggi è più estesa di quella del bambino di ieri.” XII

situazioni, degli oggetti, degli stimoli e dalle realtà attraverso un continuo lavoro di scelta.

È per questo che ho deciso di inserire all’interno del mio lavoro parole e immagini senza una reale narrazione. Possono essere lette dai bambini o dai genitori dei più piccoli trovando una relazione al segno di quella pagina o al taglio che vi si trova in quella precedente, possono rimanere sospese per un po’ nella testa o associate a quelle che verranno. Per chi si crede capace, le mie parole sono disposte a farsi ricopiare al contrario o a sposarsi con le più antipatiche.


Lo SQuaderno, il progetto


Ricerche & Bozzetti

S

eguendo le ricerche e i consigli di guide come Munari, Piaget, Rodari e altri, sono arrivata

alla mia conclusione progettuale. Un libro-oggetto, un oggetto-gioco, un gioco-regalo. Come ogni gioco ha le sue regole, come ogni regalo ha più senso se condiviso. Lo SQuaderno è solo un supporto, vincolante poco meno di un normale quaderno, per mantenere anche nei bambini la sintassi semplice propria degli infanti nella fase dell’intuizione (gioco, parole, segno). Vorrei che questo oggetto diventasse uno stimolo il meno sgrammaticato possibile, senza la presunzione di sommarsi a quelli già eccessivi che i

“Se s’impara ad affrontare piccoli problemi si può pensare di risolvere poi problemi più grandi” XIII B. Munari


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bambini ricevono nei primi anni di scuola. Ho cercato la soluzione in un progetto che ponga i bambini di fronte ai problemi, che stimoli le domande, che li induca a fermare le proprie risposte e a creare il proprio modello narrativo insieme a quello contenuto all’interno del quaderno. Si domanderà come gli piacerebbe che fosse la copertina e senza accorgersene ne progetterà l’aspetto più consono al ruolo che avrà il proprio SQuaderno. Le domande sono l’obbligo di un designer, ma in questo caso verranno affrontate con molta più leggerezza, rapidità ed esattezza. Immaginazione e Creatività si mescolano alle regole (formato, colore della pagina, materiali, texture), ponendo il bambino di fronte alla ricerca del proprio metodo. L’intenzione è quella di mantenere i pensieri elastici, pronti a modificarsi secondo l’esperienza, la conoscenza e , che sia benedetta, la Fantasia.


Alcuni dei lavori di Bruno Munari consultati, da sinistra verso destra: ABC con Fantasia, Le Macchine di Munari, La Favola delle Favole.

Bozzetto dell’aspetto definitivo dello SQuaderno. Nella pagina affianco dall’alto verso il basso: schizzi delle font da utilizzare per il logo, packagin e misure della copertina.


Design & Contenuti

L

a fascia di età al quale è rivolto questo lavoro è compresa dai 4 ai 8 anni, ma in realtà

“Non bisogna vivere nella paura bisogna pur inventare qualcosa!” XIV L. Lionni

lo SQ può essere proposto a qualsiasi infante particolarmente intuitivo e giocoso o anche a chi non è mai stato abbandonato dalla scoperta. Il diario è di formato quadrato, non ha verso e l’apertura è a totale discrezione del bambino. Si presenta come un blocco di fogli eterogenei (carta bianca, colorata, stoffa, cartone zigrinato, acetato, carta da geometra, velina, a righe, a quadri o a pois), spiralati e fustellati e una copertina di tela bianca che si spera faccia venire voglia di colorare. I fogli, che dopo un uso prolungato o anche per


scelta arbitraria si staccheranno, sono riposizionabili attraverso una molletta da cancelleria, rendendo possibile la totale personalizzazione del diario. Come abbiamo già visto, la stimolazione sensoriale in questa fascia di età, ma sopratutto in quella precedente che va dai 2 ai 4 anni, è fondamentale per prendere coscienza del Se attraverso gli stimoli esterni. 57


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Il tatto e la vista in primis stimolati dalle diverse carte o dalle stoffe, che a loro volta sono bucate, strappate, tagliate in tutti i sensi, colorate, zigrinate o dai bordi pelosi. L’olfatto, oltre ai diversi odori delle carte, che può

essere divertente riconoscere, il libro per essere personalizzato è soggetto all’uso di colla, stoffa, gomma, colori a tempera o acrilici. L’udito è stimolato dai diversi fruscii creati dalle carte e dai diversi rumori che la matita fa sulle svariate texture del blocco.


All’interno di questo favoloso oggetto c’è anche qualcosa da leggere, ma non troppo, non si pensi che questo sia un libro noioso! Può capitare, una tantum, di trovarci quelli che Rodari chiama i “sassi nello stagno” parole di

qualsiasi genere, sensate, fuoriposto, sconosciute

Da un quaderno se ne possono ricavare

o familiari al lessico infantile, o meta-illustrazioni

due, da tre uno e così via in modo

quasi incomplete, anch’esse da “leggere”, io stessa

infinito. Il procedimento non considera

ricordo quanto adorassi ripassare contorni, cambiare

l’uso di cutter, forbici o aghi, ma di fili di

i lineamenti ai protagonisti dei miei libri di fiabe,

lana, stoffa, pennarelli, foglie e squame di

rendere campiture a righe in quadri e quelle a pois

pesce.

in cuori.


DAI BAMBINI NASCE COSA

Quando il bambino era bambino, braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare. Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno. Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione. Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via. Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo. Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio? La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro? Cé veramente il male? E gente veramente cattiva?

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Da leggere veramente, un solo foglio, una poesia, non è certo indirizzata ai piccoli e pastrocchiosi clienti ma ai loro genitori, i grandi. Con l’augurio che la si possa capire e sentirsi un po’ più bambini. È tratta dai primi minuti del film “ Il cielo sopra Berlino” (Wim Wenders, 1987), la poesia fa parte di una raccolta di Peter Handke . La trovo adatta a ricordare che prima di essere genitori si è stati bambini, e certe volte si sentiva di non essere stati ascoltati, ed è ancora così.

Come puó essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono? Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí. Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. ed é ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí. A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com’é ancora oggi. Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla. Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia. E ancora continua a vibrare. Lied Vom Kindsein — Peter Handke


Schede


Immagine

Questa è l’immagine che ha ispirato la mia ricerca grafica, alcune lettere sono ritagli, mentre altre sono state disegnate a mano direttamente da Munari.

Alcune delle ipotesi formulate durante la fase di ricerca ispirate dalle opere di Munari consultatie durante la progettazione dello SQuaderno.


DAI BAMBINI NASCE COSA

Un’altra immagine utile per concepire il percorso di ricerca, le parole sono composte da ritagli.

Questo è l’aspetto finale, il nome del prodotto è SQuaderno. Il marchio è stato ottenuto da una scansione di ritagli, in seguito vettorializzati . La “N” è quella che Munari progettò per “ABC con Fantasia” , qui nel suo colore originale.

ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghiijklmnopqrstuvwxyz 0123456789:;=?@!"#&'()+,-./\_«­­±

La font di “design by Mayonese” con la quale sarà scritta anche la poesia all’interno dello SQuaderno è l’ IQfont ed è stata progettata dalla Toyota.


Materiali tela bianca

carta bianca liscia 160 g/m2

carta a quadri

carta pastello ruvida 160 g/m2

carta a righe

carta mozzarella 82,5 g/m2

velluto stampato

carta colorata “ bristol� 200 g/m2

film da lucido

tessuto rete sintetica

cartone da imballaggio


Misure

copertina

In queste schede tecniche, le misure in scala delle principali pagine dello SQuaderno, i segni delle fustelle e le piegature.

girotondo


casa

prigione


DAI BAMBINI NASCE COSA

maschera

pagina semplice


Appendice


NOTE I e XIII Bruno Munari, Da cosa nasce cosa, Laterza, 2009 II. Emilio Gattico, Jean Piaget, Mondadori, 2001 III e IV. Nicola Lalli, Piaget, Sintesi di una teoria complessa, www.nicolallalli.it , 2005 V. Guido Petter citato da Piero Sacchetto in Incontro con l’arte-Appunti di viaggio con i bambini di 3, 4 e 5 anni, Edizioni Junior 2000 VI. Enzo Mari, Lezioni di disegno, Rizzoli, 2008 VII e XI. Bruno Munari, Fantasia, Laterza, 2009 VIII. Jean Piaget citato da Alberto Munari, figlio di Bruno, nella prefazione del volume di Beba Restelli, Giocare con tatto, Franco Angeli/Le Comete, 2002 IX. Ludwing Wittengestein, Tractatus philosophicus e quaderni del 1914-1916, Einaudi 2009 X e XII. Gianni Rodari, La grammatica della fantasia, Einaudi, 1997 XIV. Leo Lionni, Guizzino, Babalibri, 1992


AUTORI

J

ean Piaget

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Neuchâtel, 9 agosto 1896 Ginevra, 16 settembre1980

Psicologo e pedagogista svizzero. È considerato il fondatore dell’epistemologia genetica, ovvero dello studio sperimentale delle strutture e dei processi cognitivi legati alla costruzione della conoscenza nel corso dello sviluppo. La più grande critica fatta a Piaget è quella di pensare, forse in modo troppo semplicistico, che ci fosse una correlazione tra ciò che raccontavano i bambini e le loro strutture cognitive.


B

runo Munari

Milano, 24 ottobre 1907 Milano, 30 settembre 1998

È stato uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del XX secolo, dando contributi fondamentali in diversi campi dell’espressione visiva e non, con una ricerca poliedrica sul tema del movimento, della luce, dello sviluppo della creatività e della fantasia nell’infanzia attraverso il gioco. Bruno Munari è la figura leonardesca più importante del novecento italiano.


DAI BAMBINI NASCE COSA

G

ianni Rodari

Omegna, 23 ottobre 1920 Roma, 14 aprile 1980

78

Scrittore e giornalista famoso per la sua fantasia e originalità, attraverso racconti, filastrocche e poesie, ha contribuito a rinnovare profondamente la letteratura per l’infanzia. Tra le sue opere maggiori si ricordano Filastrocche in cielo e in terra, Il libro degli errori, Favole al telefono. Nel 1970 vinse l’Hans Christian Andersen Award. Non tutti sanno che il buon Gianni si cimentasse anche nell’illustrazione.


BIBLIOGRAFIA Bruno Munari, Da cosa nasce cosa, Laterza, 2009 Fantasia, Laterza, 2009 I laboratori tattili, Corraini, 2008 Le macchine di Munari, Corraini, 2008 La favola delle favole, Corraini, 2008 Gianni Rodari, Favole al telefono, Einaudi, 1993 La grammatica della fantasia, Einaudi, 1997 Italo Calvino Lezioni Americane, Mondadori, 2002 Enzo Mari Lezioni di disegno, Rizzoli, 2008 Beba Restelli Giocare con tatto, Franco Angeli/Le Comete, 2002 Maria Perosino (a cura di), ABC e altri giochi di Bruno Munari, Mondadori, 2008 Roberta Pucci, Laboratorio creativo con la carta, Erickson, 2003 Nicola Lalli, Piaget, Sintesi di una teoria pi첫 complessa, www.nicolallalli.it, 2005 Emilio Gattico, Jean Piaget, Mondadori, 2001 Adrian Frutiger, Segni & Simboli, Stampa Alternativa, 1998


DAI BAMBINI NASCE COSA Sabrina Mayonese Bonavera URBINO,2010

Dai bambini nasce cosa  

"Se s'impara ad affrontare piccoli problemi si può pensare di risolvere poi i problemi più grandi" B.Munari

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