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foto di D. G. Bandion

“Andate là, dove la natura conduce” - Francesco Bacone

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latini la chiamavano “silva”. Dante si perse nella sua oscurità e Thoreau andò nei boschi “per vivere consapevolmente ed affrontare i fatti essenziali della vita”. A Cortina, soprattutto nel periodo estivo, diviene meta di escursione, passeggiata o semplice abitudine vacanziere mentre può trasformarsi in luogo impenetrabile ed inspiegabile a parole. Come se d’improvviso le piante prendessero capacità dialettica e riducessero il ruolo dello scrivere a patetico tentativo di esplorare un mondo imperscrutabile, esclusivo per i nati in questa valle, riserva inesplorata, territorio vietato ad “ altri forestieri”. Allora mi reco presso le Regoles d’Ampezzo per trovare un qualche cosa che mi dia l’autorizzazione, l’incipit per iniziare a raccontare dei boschi. Con Michele Da Pozzo, direttore del Parco Dolomiti d’Ampezzo, comprendo il motivo di questa sensazione di sacrale limite invalicabile. Spiega che i boschi sono proprietà della Comunità degli Originari dal 1338, quindi degli ampezzani; che la viza è un bosco bandito per il quale cioè la Comunità delibera di non tagliare e di non pascolare bestiame per periodi secolari;che, vicino al laghetto Noulù dietro il Majestic Miramonti, esiste un lembo di un’antica fustaia di larice – Vizza de Noulù a.D.1623 – con alberi di età compresa tra i 250 e i 300 anni, tra i più vecchi della valle. Nel 1860 fu sacrificata per ricavare il legname che sarebbe servito alla costruzione del campanile di Cortina e Roman, turista dell’epoca che si trovava a passare di lì, racconta che si sentivano i boscaioli tagliare “la fustaia”. Oggi con la costruzione delle 18 busche da golf i larici superstiti, vincolati ed intoccabili, rimarranno inaccessibili se non ai frequentatori del nuovo campo. Prosegue precisando che Larieto, alle pendici del versante meridionale del massiccio del Cristallo, è un lariceto artificiale di circa 200

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l’albero della luce larix decidua di Lalla Facco

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le cui grosse placche sono separate da fessure longitudinali bruno rossastre. La sua resina è detta trementina di Venezia, cicatrizza le ferite ed è una naturale protezione contro gli attacchi degli insetti. Fra le sue chiome si nascondono nidi di picchio verde e nero. Nei boschi d’Ampezzo ciascuno di voi troverà un Albero della Luce pronto a raccontare i suoi segreti: basterà osservarlo in silenzio sollevando lentamente lo sguardo verso il cielo. Per ulteriori informazioni: www.regole.it www.musei.regole.it www.dolomitiparco.com www.dolomiti.org

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di oro la conca ampezzana allo svanire dell’estate e che ci annuncia l’ingresso della bella stagione con il fresco verde primaverile della nuova chioma. Il larice è un albero che coniuga la semplicità del suo esistere con la regalità del suo sembrare, la povertà dei terreni dove riesce a vivere con la ricchezza dei colori delle sue chiome leggere e mutevoli che generosamente lasciano passare la luce, permettendo dunque ai prati di crescere fino ai piedi del suo tronco dalla corteccia grigio bruna,

atins used to call them “silva”, Dante got lost in their darkness and Thoreau went to live in the woods “to live deliberately , to front only the essential facts of life”. In Cortina, particularly in the summer time, woods are the favourite destination for hikes and leisurely walks. Often just a holiday recreation, they might turn into an impenetrable forest. Suddenly, trees seem to be able to deliver speeches and talk to us. Writing seems only a pathetic attempt of exploring the unfathomable world, of understanding the unexplored: the exclusive reserve of the people who A sinistra e sotto: Sergio Maioni, regoliere nella Commissione Agricoltura che ci ha fatto da guida: qui mentre sta contando gli anelli di un larice centenario. Left and bottom: Sergio Maioni, member of the Agriculture Committee of the Regole Institution, was our guide. Here Sergio is counting the rings of a century-old larch tree.

Foto di D. G. Bandion

anni. Esiste perché si è consentito il pascolo e quindi, la pulizia continua del sottobosco, ha permesso il permanere del solo larice. Infatti ama il sole ma non riesce a rinnovarsi sotto a se stesso o a colonizzare un prato e il suo destino è di essere colonizzato dal cirmolo e dal pino rosso. Il lariceto quindi è una formazione transitoria, destinata a condividere il proprio territorio con altre essenze ed osservando le basi delle pareti di Crepes de San Forca e de Federa si nota che la naturalizzazione del lariceto di Larieto è già in corso. Inoltrarsi in un lariceto è facile: non serve sentiero ed è come ficcare gli occhi in un libro di favole. È l’equivalente di un mistero fatto di affascinanti particolari. Il larice è l’unica conifera europea che perde il fogliame dopo un caratteristico ingiallimento autunnale della chioma ch’è rada e leggera. Il suo legno, i cui colori sfumano dal giallo al rosso intenso, è invece resistente e durevole tanto da essere preferito ad altri per la copertura dei tetti e il rivestimento dei fienili. Eppure questo albero che in giovane età è di forma conica per poi mutare nell’invecchiamento in una piramide alta in alcuni casi fino a 55m è la conifera leggiadra che pennella

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were born in this valley, a land which is forbidden to “other foreigners”. I decided to pay a visit to the local “Regole” offices – the institution which has been managing the lands and the forests around Cortina since 1338 – to find some hints which might help me tell about these woods. Michele Da Pozzo, Manager of the Natural Park, helps me understand the reason for the sensation of “no access beyond this sacred limit” that I strongly perceive. Woods – he explains – have been the ownership of the natives, the Ampezzani, since ever. While he goes on telling me about the woods surrounding Cortina, I come to know that “vizza” is a part of the forest where the Community has decided to ban grazing and tree cutting for centuries; that near the little Noulu lake, behind the Miramonti Majestic hotel, there is what remains of an ancient larch forest dating back to A.D. 1623 – Vizza de Noulù – with the oldest trees in the valley from 250 and 300 years old. In 1860 the forest was sacrificed to build Cortina’s bell tower. Roman, a tourist who was passing by at the

time reported hearing the woodsmen cutting “the forest”. Today, with the new 18-hole golf facility built in the area, the surviving larches are accessible only to the golf players who trod the course. At the southern foot of the Cristallo massif, there lies Larieto, an artificial larch forest dating back to 200

years ago. Larieto exits only because grazing – allowed on the woodland – cleared the undergrowth. Larch trees love the sun, yet they cannot colonize grasslands and are bound to be colonized by cembra pines and red pines. Larch forests are transitory woods, in fact. They have to share their territory with other plants.

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The foot slopes of Crepes de Son Forca and Federa are a clear evidence that the naturalization of the Larieto larch forest is already underway. Penetrating into a larch forest is quite easy; it is like going through a fairy tale and there is no need to follow a trail. It is a sort of mystery made up of charming details. Larch trees are the only deciduous conifers in Europe, in autumn the needles of their thin foliage gradually turn from yellow to orange, red and brown shades before falling to the ground. While foliage is light, thin and ephemeral, larch wood is so hard and lasting that it is used for roof covering and hayloft panelling. Young larches grow into old coneshaped trees, as high as 55 m; they are the gold brush strokes that paint

the valley when summer fades away and the fresh green strokes which paint their new foliage and announce the coming of spring. Larch trees conjugate the simplicity of their being with the majesty of their appearing, the poverty of the lands where they grow with the wealth of their colourful foliage, as thin that light can pass through and grassy meadows can grow all around its dark grey bark. Its resin, known as Venice turpentine, can heal wounds and is a natural protection against stings. Green and black woodpeckers nestle in its foliage. In the forests around Cortina, everyone you will find their Light Tree, ready to tell its hidden secrets. Just watch it, in silence, and slowly look up towards the sky.

agriturismo él brìte dé lariéto Si percorre la SR48 delle Dolomiti che sale verso Misurina - Passo Tre Croci e a circa 5 km da Cortina la si abbandona per imboccare sulla sinistra una strada bianca che si snoda fra il lariceto. Oppure si può scegliere la passeggiata sul sentiero 211 per giungere alla Malga – 1664m s.l.m. –, posta in posizione straordinariamente soleggiata. Sull’ampia terraz-

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za antistante Él Brìte Dé Lariéto si gode l’atmosfera d’alta montagna e si possono gustare i piatti tipici d’Ampezzo. La cucina è basata su pietanze casalinghe preparate con carni e specialità tipiche di produzione aziendale. È possibile acquistare i prodotti della malga. Info: Tel. +39 368 7008083 www.agriturismo.belluno.it www.dolomiti.org

From Cortina, drive up the SR 48 road of the Dolomites towards Misurina - Passo Tre Croci. After 5 km leave the main road and take the unpaved road on your left leading to the Malga through the larch forest. Hikers and excursionists may take the trail no. 211 and walk as far as the Malga – the former shepherd’s hut at 1664 m a.s.l. – located in a sunny clearing of the forest. On the large deck of Él Brìte dé Lariéto farm restaurant, guests will appreciate the typical local dishes of the Ampezzo valley in the enchanting atmosphere of the surrounding peaks. All the dishes are home made with the products of the farm. Products can be purchased.

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L'albero della luce  

duce” - Francesco Bacone “Andate là, dove la natura con- di Lalla Facco 40 fotodiD.G.Bandion years ago. Larieto exits only because grazing –...

L'albero della luce  

duce” - Francesco Bacone “Andate là, dove la natura con- di Lalla Facco 40 fotodiD.G.Bandion years ago. Larieto exits only because grazing –...

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