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sonale creatività, scoprendo anche, attraverso le pubblicazioni editoriali sempre più specializzate e preziose, gli architetti». Ha trasformato nel suo studio un’antica chiesetta sconsacrata che sorge a Castenaso all’ombra di una quercia centenaria. «È un albero che racchiude tantissima energia - racconta Marchesini - e sembra che stia lì per proteggere la chiesa». Un luogo affascinante e spirituale, unico nel suo genere come sono pezzi unici le opere che nascono al suo interno. «Questo per me non è solo uno studio, è un vero e proprio “pensatoio” dove immagino, progetto e realizzo le mie creazioni». Domanda. Sauro Marchesini si sente più un designer o un artista? Risposta. La passione della mia vita è l’arte. Fin da bambino amavo e leggevo sulla mia piccola enciclopedia illustrata le biografie degli artisti. Partendo dai classici, un continuo e inarrestabile crescendo di passione mi ha portato a conoscere, dopo anni, l’infinito e irrazionale universo dell’arte moderna. E ho scoperto così la libertà, l’ironia, la gioia della provocazione della Pop Art. Anziché essere attratto dall'action painting, più istintiva e digeribile, ero affascinato dalla pop, forse più vicino ad un concetto di design (pop art e design erano le mie passioni in parallelo). Mi sento solo all'inizio di un tragitto che dovrò percorrere di corsa vista la mia età. Dovendo azzardare cosa mi sento, direi un desi-

gner con una cultura artistica, come senz’altro si noterà nei miei lavori intessuti di citazioni. Un tocco di chiara influenza artistica negli oggetti d’uso, in cui l’irrazionalità dell’arte si coniuga con la razionalità del design. D. Quali materiali utilizza? R . Ho cominciato molti anni fa con la cellulosa di carta e ho creato dei pannelli materici molto grandi, che ho affettuosamente eironicamente chiamato crostoni. Poi, con il vetro rotto o inciso (sabbiato), ho realizzato lampade, sempre con vetri recuperati in discariche varie, materiale altrimenti destinato alla distruzione. Sono passato alle lampade in plexiglass, sempre con materiale resuscitato (mi piace molto questa parola che uso spesso, anche se in modo esagerato). È un materiale meraviglioso, più affascinante, moderno e malleabile del vetro che stavo allora lavorando. Pezzetti di plex, scarto industriale, di varia grandezza: imbullonati insieme creano una forma geometrica, anche di grandi dimensioni. Opacizzati filtrano una luce molto morbida e seduttiva. Si allontanano un po’ da quelle in vetro più artigianali, avvicinandosi forse come concezione a un linguaggio vicino al design. Ultimamente, con la realizzazione di tavolini, specchiere e soprattutto gioielli in acciaio, che amo molto, la mia ricerca si è spostata letteralmente dal campo artigianale a quello

Sopra e sotto: tavolino color turchese. Una sorta di servetto che fedelmente presta il suo servizio; leggero e silenzioso, caratterizzato da un ricamo elegante e non retorico

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