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venti anni di

Kaleidon


p a u s a


© copyright Kaleidon 2008 47900 Rimini – via F. Graziani, 1 tel. 0541-22596 fax 0541-709327 www.kaleidon.it PAUSA è stato realizzato da Franz Ramberti, Valter Toni, Barbara Mondaini, Patrizia Casadei, Laura Timpano, Elvira Pagliuca, Alessandro Ramberti e in modo particolare da Barbara Montespini. Grazie a Comune di Rimini Istituto Musicale Pareggiato “G. Lettimi” Enrico Meyer Stefano Pivato Stefano Bisulli Pier Paolo Paolizzi Giuseppe Prosperi Alessandro Zignani Maurizio Fantini Nevio Semprini Pier Paolo Giannini Aristide Della Giovampaola, Lithos Arti Grafiche Davide Dall’Agata, Immaginazione Tonino Zanchini, Fotoedit Andrea Ravaglia, DataTrade


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HERBERT LEUPIN (COCA COLA, 1953)


IL SILENZIO NECESSARIO

A

bbiamo pensato di festeggiare il ventesimo compleanno creando un’occasione per fermarsi un po’ a riflettere. Il bisogno di assenza di rumore e il silenzio ci hanno fatto pensare alla musica: da qui è nata l’idea di collaborare con il Lettimi, l’Istituto Musicale della nostra città.

pausa è un progetto che unisce il piacere di incontrarsi a quello di cercare nuove occasioni di confronto e insieme nuovi motivi per ripartire. Riflettere sul silenzio sonoro rispetto al silenzio visivo ci ha ricordato che lo spazio tra le note e le figure è indispensabile alla loro significazione: dunque il vuoto non è lo scarto, ciò che resta, ma ciò che dà senso alle cose, che le distingue e le mette in relazione. pausa è il silenzio necessario che ci permette di apprezzare quello che è stato prima e ciò che verrà dopo. Come un compleanno. Kaleidon

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GIOVANNI LETTIMI

I

l Conte Giovanni Lettimi (1854-1903), figlio di una nobile famiglia riminese che si contraddistinse per l’amore per le arti e la cultura, fu pianista di talento, direttore della banda cittadina e socio della Reale Accademia Filarmonica di Bologna. Fu proprietario di un deposito di vendita e noleggio di pianoforti e armonium. Giovanni ereditò dal padre, Andrea Lettimi, il palazzo di famiglia, costruito da Carlo de’ Maschi nel 1506. Alla morte di Giovanni Lettimi, la proprietà, per volontà testamentarie, sarebbe passata al Comune di Rimini affinché fosse destinata a sede della scuola di musica, «a condizione però che in esse scuole siano sempre conservate quelle di armonia e di pianoforte, fondamento di una buona istruzione musicale». La scuola, già esistente a Rimini dal 1825, iniziò a Palazzo Lettimi la propria attività nel 1903.

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MI È SEMPRE SEMBRATO CHE LA MUSICA NON DOVESSE ESSERE CHE SILENZIO, ED IL MISTERO DEL SILENZIO CHE CERCA DI ESPRIMERSI. GUARDATE PER ESEMPIO UNA FONTANA. L’ACQUA MUTA RIEMPIE LE CONDOTTE, VI SI AMMASSA, NE DEBORDA E LA PERLA CHE CADE È SONORA.

MI È SEMPRE SEMBRATO CHE LA MUSICA NON DOVESSE ESSERE CHE IL TROPPO PIENO DI UN GRANDE SILENZIO. Marguerite Yourcenar

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AVETE TEMPO PER UNA PAUSA?

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gni musicista la teme. La pausa è quel momento in cui il suono non ti sostiene più, e il dubbio si fa strada nella mente: “Io, che ci faccio qui? Questa non è la mia musica!” La pausa fa sentire ogni interprete un intruso. Riattaccare, è sempre una profanazione del silenzio. Ah, la perfetta autosufficienza della consonanza perfetta! La triade di do maggiore: perché alterare la sua perfetta indipendenza dalle transeunti dissonanze? E del resto, che altro è la musica, se non la consapevole infrazione all’ordine del cosmo? La pausa, è il ricordo di quell’età dell’oro in cui, di suoni, non c’era affatto bisogno. Il tempo, esiste prima della musica. Il suono abita il tempo, ma lo espelle da sé. Lo rende qualcosa che si può percepire; toccare, quasi. Finché non arriva la pausa, e allora si scopre che il tempo sta lì, eterno, a ridere della nostra pretesa di averlo ingabbiato. La pausa, è l’impotenza del suono ad abitare il tempo. Non ci fossero che pause, il mondo delle illusioni non potrebbe mai spacciarsi per il mondo “DOPO IL SILENZIO CIÒ CHE SI AVVICINA vero. La musica è nata solo per nasconde- DI PIÙ NELL’ESPRIMERE CIÒ CHE NON SI PUÒ ESPRIMERE re le pause. Le odia così tanto che finge di amarle. Guardate i musicisti, soli, sul pal- È LA MUSICA.” co, alle prese con una pausa che si protrae Aldous Huxley troppo a lungo. Non possono star fermi.

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Alzano gli occhi al cielo. Scuotono la testa. Battono il tempo con una mano, e con l’altra accarezzano i tasti come il cavaliere fa con la groppa del cavallo, mentre lo orienta in direzione dell’ostacolo da saltare. I musicisti lo sanno, che la pausa è l’unico momento in cui possono ancora sperare di domare la musica. Per un attimo, il flusso che li imprigiona proprio quando illudono il pubblico di stare orientando la sua scia: quel flusso, per un attimo, lo sentono parte del loro respiro. Solo che, per questo, pagano un prezzo: la rinuncia al suono. Esistono musicisti così puri da coltivare l’anoressia del silenzio. Per loro, l’emissione del primo suono è un “HEARD MELODIES ARE SWEET atto contro natura: qualcosa da auscultare con l’animo dello psicopatologo clinico. BUT THOSE UNHEARD ARE SWEETER” Per altri, il suono è il poliziotto del senJohn Keats, “Ode on a Grecian Urn” so critico: qualcosa da prendere a sassate con una trasgressività un po’ ridicola, per quanto è adolescenziale. E ogni volta che una pausa è tenuta per il tempo giusto, tanta esattezza provoca, nel pubblico, la ben nota sensazione: e perché mai, ora, la musica dovrebbe ricominciare? Ed è poi, quella che ricomincia, la stessa musica?

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Ebbene, sì, è la stessa: la musica di sempre, quella che si muove tra le pause come un macchinista dietro le quinte. Il macchinista non sa bene quello che succede in scena; sa solo che, se non cambia la scena al momento giusto, nulla potrà più succedere. Per il musicista, è la stessa cosa: per questo odia la pausa e, allo stesso modo, non vede l’ora di appoggiarvisi sopra con quell’aria stolida che avevano gli scienziati antichi quando, per spiegare l’incomprensibile, si inventavano l’etere, o una quintessenza sospesa nell’atmosfera terrestre. Non ci credevano neanche loro: ma era così logico, pensare un cosmo senza pause! Un mondo devoto all’horror vacui, piuttosto che un vacuo orrore del mondo.

“I SUONI SE NE STANNO NELLA MUSICA PER RENDERSI CONTO DEL SILENZIO CHE LI SEPARA.” John Cage

La fisica, in questo, ha fallito. E dunque, le è subentrata la musica: la quintessenza del vuoto. La prova? Se i musicisti avessero davvero creduto sensata la pausa, avrebbero forse inventato l’illusione psicologica della sua durata? Si sarebbero inventati quell’aborto linguistico che è la “corona”? Che è mai, la corona? La notazione dello stupore di ogni musicista al cospetto della pausa… Alessandro Zignani

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QUANDO SI È ASCOLTATO MOZART, IL SILENZIO CHE SEGUE È ANCORA DI MOZART... Sacha Guitry

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IL SILENZIO DELLA POESIA

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a poesia agli occhi di molti è “vanità” nel senso qoheletiano del termine hèvel: un “fiato” che non sembra avere grande importanza, un vapore che si dissolve presto, senza la capacità di sommuovere che ha la musica, né la facilità icastica di uno slogan. Forse l’essenza della poesia è proprio qui, nel suo essere labile e impalpabile eppure con una carica concentrata di energia che aspetta solo il lettore attento o abituato alla sue “frequenze”: se la poesia è gratuita, umilmente accolta come una pie“ASCOLTO, TRASPORTATO A MEZZ’ARIA, tra preziosa dal poeta IL BRUSIO DELLE ALI DEL SILENZIO che può (deve) cerCHE VOLA NELL’OSCURITÀ.” to lavorarla ma mai M.A. de Saint-Amant possederla, essa può raggiungere tutti e germinare in coloro che hanno orecchi per intenderla… Non credo nelle poesie-diario, autoterapeutiche, celebrative, esistenziali, commemorative o di denuncia: se i versi restano troppo vincolati all’occasione, all’evento o ai sentimenti dell’autore, questi rischia, nel migliore dei casi, di fare un buon esercizio di stile e più spesso di annoiare il lettore. Sia il poeta che la poesia hanno bisogno del silenzio che decanta, prepara, accoglie, genera parole profonde, essenziali, scintille di verità da condividere.

MILTON GLASER, MOSTLY MOZART FESTIVAL 1983

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Il silenzio è l’humus di una voce poetica autentica, e questa è espressione di uno stare al mondo, in una data realtà, con la consapevolezza che c’è però dell’altro. Se le nostre vite sono un intreccio di storie (in tutti i sensi che la parola può avere) la poesia ne illumina i nodi (che in senso positivo sono gli incontri e gli eventi che aprono nuovi cammini e prospettive), ma sempre a partire dal vuoto delle maglie in cui ha sede quel silenzio che ogni lingua umana tenta di scandagliare: può “esprimerlo” solo in qualche eco che comunque investe la realtà impastandola di senso, rivelandola a coloro che vi sono immersi, autentificandone i pensieri e quindi gli atti. I poeti veri sono dei fari che possono aiutarci a navigare l’elusiva superficie senza suono che è la lavagna trascendente in cui sta scritto il destino di ciascuno. Alessandro Ramberti

(dalla quarta di copertina de Il silenzio della poesia, Fara 2008)

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“TUTTO CIÒ CHE PRECEDE DIMENTICARE. MOLTE COSE ALLA VOLTA NON RIESCO. COSÌ RESTA ALLA PENNA IL TEMPO DI PRENDERE NOTA. NON LA VEDO MA LA SENTO LAGGIÙ DIETRO. PER DIRE IL SILENZIO. QUANDO SI FERMA, CONTINUO IO. QUALCHE VOLTA SI RIFIUTA. QUANDO SI RIFIUTA CONTINUO IO. TROPPO SILENZIO NON RIESCO. O È LA MIA VOCE TROPPO DEBOLE A VOLTE. LA VOCE CHE ESCE DA ME. QUESTO PER L’ARTE E IL MODO.” Samuel Beckett

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Natale 1988

Natale 1989

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LE PRIME CARTOLINE DI KALEIDON


PAUSA RITMATA

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l desiderio di affrontare i progetti con grande attenzione e cura credo sia stata una delle principali caratteristiche di Kaleidon in questi venti anni, dedicando ad ogni lavoro una buona quantità di “pause” riflessive, in maniera proprio del tutto contraria allo stile frenetico che il lavoro di oggi “UNO DOPO L’ALTRO vorrebbe imporci. Tirare un po’ le somme e verificare GLI STRUMENTI i risultati non è per niente facile, soprattutto quando TACCIONO. questi sono riferiti a sé stessi. Se a questo aggiungia- RESTA SOLO mo il fatto che, sia io che Franz, come del resto un po’ LA VIOLA tutte le persone che in una qualche maniera hanno E LE È PERMESSO collaborato con noi in questi anni, siamo riluttanti DI SPEGNERSI, alle celebrazioni, si capisce che l’evento di un compleanno per lo studio avrebbe potuto facilmente essere MA NON DI MORIRE. dimenticato. Sarebbe stato così, se non fosse venuto DEVE SUONARE in mente a Patrizia questo nome “pausa”, che ad ognu- PER SEMPRE; no di noi ha aperto la mente a significati, a desideri SOLO NOI NON incredibilmente ampi, che spaziano su territori così LA SENTIAMO PIÙ.” diversi, dalla musica a possibili scelte di vita, a tal punto che è facile cadere nella banalizzazione del termine. T.W. Adorno Ma pur correndo questo rischio cercherò di dare un senso alla mia “pausa”.

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Per prima cosa “pausa” è staccare la spina dal lavoro ogni fine settimana, proprio come ha fatto il buon Dio il settimo giorno, per dedicare il meglio di sé alla famiglia. “Pausa” è trovare il tempo per spegnersi un po’ e ricaricarsi di energia: l’importante è trovare un buon carica-batterie. “Pausa” è utilizzare il viaggio quotidiano in treno per scrivere una email agli amici. “Pausa” significa riappropriarsi del presente e non vivere frastornati tra rimpianti passati o angosce future. “Pausa” non è fermarsi a mangiare un panino a pranzo, ma piuttosto svegliarsi presto la mattina per iniziare meglio la giornata, e pensare agli impegni alla luce di cosa veramente conti nella vita, una vita che mi piacerebbe vedere come una grande sinfonia, dove ogni “pausa” serve a metter in evidenza i suoni intrecciati unici e irripetibili della nostra esistenza, sia quelli gioiosi, sia quelli tragici, in preparazione di quella che sarà la nostra ultima inevitabile grande “pausa” finale. In questo senso il poster che ho realizzato si ispira ad un momento recente della mia vita, una “pausa” che mi ha coinvolto in maniera profonda e del tutto particolare. Ho avuto il grande dono di essere vicino a mio padre il 31 dicembre scorso, mentre lasciava questa terra, e di vivere questo distacco come mai mi sarei aspettato, fortemente ricco di significati. Troppo avrei da raccontare, ma tutto per me si riassume in un rosario di legno che in quella notte ho tenuto stretto fra la mia mano e quella di Paolo, mio padre. Valter Toni

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VALTER TONI

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MILTON GLASER (BACH VARIATIONS, 1985)


MANIFESTI

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bbiamo chiesto ad alcuni amici, grafici, illustratori, fotografi, che in questi vent’anni hanno avuto a che fare con Kaleidon, di interpretare visivamente il tema della pausa, e di mandarci una loro opera per essere messa in mostra negli spazi dell’Istituto Musicale Lettimi.

Gli autori che hanno partecipato sono: Rosadea Angiolla, Silvano Bacciardi, Francesca Ballarini, Marcella Brancaforte, Patrizia Casadei, Roberto Cecchi, Mauro Chiappa, Elio di Raimondo, Abele Gasparini, José Americo Gobbo, Paolo Lombardi, Mirko Neri, Elvira Pagliuca, Werther Scudellari, Andrea Steinfl, Laura Timpano, Pier Paolo Zani.

“LA MUSICA AIUTA A NON SENTIRE DENTRO IL SILENZIO CHE C’È FUORI.” Glenn Gould su Johann Sebastian Bach

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LAURA TIMPANO

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FRANZ RAMBERTI


MIRKO NERI

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“IL RISVEGLIO DELLA FACOLTÀ DI ASCOLTO DEL SILENZIO NON AVVIENE ESCLUSIVAMENTE NELLA SOLITUDINE DELLA NATURA, NELL’ESSERE SOLITARIO, MA INVECE È SPESSO ALL’INTERNO DELLA MASSA, DELLE SONORITÀ PIÙ FORTI… ANCHE NEL PIÙ FRAGOROSO STRAUSS!” Luigi Nono

“Di solito la pausa assume importanza in base al valore dei fenomeni che separa e a quanto riesce a sottolinearli; forse però alcune pause riescono a vivere anche in loro stesse. In questa immagine sono rappresentati 2 istanti scattati prima e dopo un momento storico decisivo; si tratta della little-boy prima di essere caricata sul B29 Enola Gay e di Hiroshima in una foto aerea con evidenziata l’area danneggiata dal bombardamento. La potenza del silenzio in quegli attimi doveva essere incredibile, nel mondo così come in ciò che rimaneva di quella città: quando la bomba scoppiò, il mondo si fermò per un lungo momento. Pause come quella dividono corpi, pensieri, storia... cambiano le cose.”

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ROBERTO CECCHI


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SILVANO BACCIARDI

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PIER PAOLO ZANI

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“IN UN’EPOCA E IN UN PAESE IN CUI TUTTI SI FANNO IN QUATTRO PER PROCLAMARE OPINIONI O GIUDIZI, IL SIGNOR PALOMAR HA PRESO L’ABITUDINE DI MORDERSI LA LINGUA TRE VOLTE PRIMA DI FARE QUALSIASI AFFERMAZIONE. SE AL TERZO MORSO DI LINGUA È ANCORA CONVINTO DELLA COSA CHE STAVA PER DIRE, LA DICE; SE NO STA ZITTO. DI FATTO, PASSA SETTIMANE E MESI INTERI IN SILENZIO.” Italo Calvino, “Palomar”

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PAOLO LOMBARDI

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“I suoni della natura, i pensieri intervallati dalle riflessioni che ne derivano, luoghi dove la mente, aiutata dal vuoto del silenzio, può spaziare. Cercare sé stessi nei vuoti che ci sono intorno. Elaborare, apprezzare e godere delle pause.”

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WERTHER SCUDELLARI

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“CHI NON SA TACERE NON SA PARLARE” Seneca

“Ho pensato una pausa come un’isola. Un’isola lontana da tutto e da tutti, come l’Isola di Pasqua. Un’isola che è una pausa nell’oceano e nella storia. Furono dei navigatori polinesiani a scoprire l’isola e nacque la civiltà Mohai. Prima dell’arrivo degli europei, lotte interne senza pause tra i clan posero fine alla società Rapa Nui. Oggi l’Isola di Pasqua vive esclusivamente di turismo. Arrivano da ogni angolo del mondo, ma si parte solo dal Cile. Sarà la solennità dei Mohai ad attirarli? Non saprei... ma è bello trascorrere un po’ di tempo laggiù. Non serve l’aereo... ce l’hai una pausa?”

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ABELE GASPARINI


ABELE GASPARINI

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IL SILENZIO È SEMPRE PIÙ PERFETTO DELLA MUSICA. BISOGNA SOLTANTO IMPARARE AD ASCOLTARLO. NON ARRIVIAMO NEANCHE AD IMMAGINARE QUANTE COSE CI SONO NELL’ARIA. NESSUNO, NORMALMENTE, LE VEDE. LE PERSONE NON ASCOLTANO CIÒ CHE SI TROVA NEL SILENZIO CHE CI CIRCONDA. Arvo Pärt

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FILIPPO TOMMASO MARINETTI: PAROLE IN LIBERTÀ


ELVIRA PAGLIUCA

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GRAZIE AL SILENZIO I RUMORI IRROMPONO DEFINITIVAMENTE NELLA MIA MUSICA John Cage

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ELVIRA PAGLIUCA


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“PENSO A QUANDO IL GRANDE SILENZIO SCENDERÀ SU TUTTO E DAPPERTUTTO, ALLORA INFINE TRIONFERÀ LA MUSICA. E QUANDO TUTTO SI SARÀ RITRATTO IN GREMBO AL TEMPO, TORNERÀ IL CAOS, E IL CAOS È LA PARTITURA SU CUI È SCRITTA LA REALTÀ.” Henry Miller, “Tropico del Cancro”

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FRANCESCA BALLARINI

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“ love is everywhere round here”

“VIAGGIARE NON SERVE MOLTO A CAPIRE (QUESTO LO SO DA UN PEZZO; NON HO AVUTO BISOGNO DI ARRIVARE IN ESTREMO ORIENTE PER CONVINCERMENE) MA SERVE A RIATTIVARE PER UN MOMENTO L’USO DEGLI OCCHI, LA LETTURA VISIVA DEL MONDO.” Italo Calvino, “La vecchia signora in chimono viola”

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ANDREA STEINFL


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“SI STIA PURE FERMI E MUTI COME SASSI, LA NOSTRA STESSA PASSIVITÀ SARÀ UN’AZIONE.” Jean Paul Sartre

“Pausa sazia o silenzio fecondo come provocazione e presenza del tempo, essenzialità del gesto nella capacità di trasmettere l’intensità dell’emozione attraverso l’incantesimo e la poesia. Sentimento delle cose sfiorate e allusive solo in apparenza, riposo dei valolri intimi, trepida presenza, dedizione, lode, guarigione e trasformazione e conduzione di noi stessi. Momento unico di raccoglimento per incontrarsi, assimilare e “prendere fiato”. La pausa o silenzio è essa stessa un rumore.”

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ROSADEA ANGIOLLA


ROSADEA ANGIOLLA

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“Chissà se Dio si prende la briga di tuonare di furore contro uno stupido carrello, di dettare una pausa violenta per scuoterci dal loop monocorde del consumo!”

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PATRIZIA CASADEI


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“LA VERA MUSICA È IL SILENZIO E TUTTE LE NOTE NON FANNO

CHE INCORNICIARE

IL SILENZIO.”

Miles Davis

“ le pause che mi prendevo mentre il prof. spiegava matematica.”

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MAURO CHIAPPA

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LAURA TIMPANO


LAURA TIMPANO

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. oggi sono, la festeggiata è? la mia giornata; e posso» permettermi! il lusso, finalmente? di e ssere ;onnipresente smettendo:: di essere (dominio della logica) (da – sempre faccio il” mio“ lavoro onestamente, e,, mi merito qualche! riconoscimento?! esisto (per) dare… senso perché: so bene che l’/ assenza«» conferisce senso: alle .cose perciò lettore? caro non prendertela per – la mia invadenza in questa pagina) altrove tornerò a!!! , comportarmi da, ‘brava» come la cara: vecchia pausa di sempre!!! TUA PUNTEGGIATURA

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ELIO DI RAIMONDO


ADÉGUATI all’insolenza di tutto questo troppo. ADEGUÀTI all’insolenza di tutto questo troppo.

RISULTÀTI 1 - 50 su circa 32.300.000 per troppo. (0,22 secondi ). (Mi sento fortunato) ( forse cercavi “di riflettere”)

C’è tanto troppo in giro da farne pacchi e pile, e caterve di sovrabbondanza oscena, senza più – cazzo – il gusto di niente. ECCO. LO SENTO. STA ARRIVANDO. NO, NIENTE. FALSO ALLARME. NON POTEVO SAPERLO. PERCHÉ LA PAUSA È TALE SE INA TTESA. _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _

Le idee – quelle buone – ancora bagnate d’amniotico sono stese al fresco della sera d’estate, ad asciugare. Non mi fido degli essicatori delle lavanderie a gettoni: troppo chiasso. nelsilenziosicorreilrischiochesiannidinopensieri ilpensatoresisanonèmaistatobuonconsumatore nelflussosenzarrestolatensioneèaltaaltaaltaalta

Alta, sì. Alta marea di aver compiuto l’eccidio della battigia. Io sono battigia, di coro respiro col mare.

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e ancora aspetto che arrivi, ancora, mio mare mio amore. ////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// *˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜ *˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜ |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||

finché vorrà Inverno, e finché avremo stagioni. ////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// *˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜ *˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜*˜ |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||

Finché avremo stagioni a darci tempo. 55


“ ho ascoltato questa notte anche il cuore fa una pausa”

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MARCELLA BRANCAFORTE


“SE TUTTI FACESSIMO UN PO’ DI SILENZIO, FORSE QUALCOSA POTREMMO CAPIRE.” da “La voce della luna“ di Federico Fellini

Mosaici silenziosi “Gli stenditoi sempre mi hanno affascinato per la loro bellezza e leggerezza... le figure appese rimandano all’idea del tempo sospeso, una pausa colpita dai venti e dal sole. La scelta della mano e delle labbra sono state dettate dal mio gusto personale... ma come per dire che l’opera d’arte procede in silenzio e davanti a lei rimaniamo senza parole. Nella realizzazione di questo lavoro ho utilizzato la tecnica digitale gimp per comporre il disegno ai piedi del lavoro e metapixel, uno strumento per comporre mosaici a partire da una libreria di immagini. Le tessere del mosaico sono state realizzate a partire da immagini fotografiche da me scattate negli ultimi 5 anni e rappresentano un po’ tutto ciò che è successo attorno a me.”

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JOSE AMERICO GOBBO


JOSE AMERICO GOBBO

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AUTORI

ROSADEA ANGIOLLA Cisternino, 1979. Dopo il diploma conseguito presso l’ISIA di Urbino in grafica pubblicitaria e comunicazione visiva ha collaborato con lo studio Balcavit di Roma, e attualmente lavora a Milano presso lo Studio Paolo Bazzani. SILVANO BACCIARDI Dopo il diploma ISia di Urbino, nel 1986 entra a far parte come art-director dell’agenzia Armando testa. Nel 1990 si trasferisce a Pesaro come fotografo di scena del Rossini Opera Festival e del Teatro Rossini di Pesaro, attività che svolge tuttora in collaborazione con Fulvia Amati. Dal 2002 è docente di fotografia all’ISia di Urbino. Ha pubblicato fotografie di teatro nei maggiori quotidiani e periodici nazionali e internazionali e ha esposto le sue immagini in Italia e all’estero. Contemporaneamente ai lavori su commissione è impegnato in ricerche fotografiche, nell’ambito del teatro e della rappresentazione del territorio. Vive e lavora a Pesaro. FRANCESCA BALLARINI Illustratrice e Fotografa freelance. Frequenta l’ISIA di Urbino e si diploma nell’ottobre 2005 con una tesi di illustrazione ed editoria sulle Fa-

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vole di Leonardo Da Vinci. Lavora come disegnatrice per la Clementoni Spa, progettando giocattoli per bebè, per poi fuggire verso “lidi” francesi diventando responsabile di comunicazione per una galleria d’arte contemporanea e collettivo d’artisti di Bordeaux (“A Suivre…”). Attualmente lavora come fotografa freelance e art-director per la società italo-inglese Liberation Ventures, e si prodiga per sognare illustrazioni per diverse case editrici. Il suo motto, in ogni luogo e in ogni veste, resta quello di creare in pochi centimetri quadrati di carta, cartoncino, fazzoletti, tovaglie, un ensemble indissolubile di mot et image, vox et imago, che portino a galla sensazioni conosciute ma mai espresse, intrise di un’universalità che possa valere per ogni sguardo che si posa sopra. www.francescaballarini.it

MARCELLA BRANCAFORTE Illustratrice, dopo il diploma ISIA, dal 1987, collabora con periodici, riviste e giornali… per quasi 20 anni illustra libri, copertine, manifesti, poi parte per esplorare e collegare le arti e le attività che sconfinano, partono e tornano al libro: dalla lettura scenica al teatro di figura, dal “cunto” al video per immagini. “Da sempre mi occupo di illustrazione applicata alla comunicazione editoriale e pubblicitaria, ma questo è un lavoro che, come tutti, si attiene alle leggi di mercato e, come queste, si modifica nel tempo. Un bel giorno ho deciso di non seguire più il mercato, da quel momento il mio lavoro è diventato veramente divertente: ho lavorato nel campo della deco-

razione su ceramica partendo dal decoro del carretto siciliano (lo stile catanese, “a fondo rosso”), al momento percorro altre strade che mi avvicinano al teatro di figura, disegnando e realizzando pupazzi che nascono prima sulle pagine dei miei libri. Ho accettato di essere eclettica. Recentemente ho iniziato un altro percorso che mi avvicina alla musica e alle immagini in movimento. Conduco laboratori performativi e di creatività... anche nella didattica ogni anno mi prefiggo un nuovo itinerario da esplorare”. www.marcellabrancaforte.com

PATRIZIA CASADEI Sono nata in novembre, il mese della nebbia. E sono rimasta un po’ annebbiata. M’infastidiscono gli argini, i segni che dividono, le parole che spiegano, le cerimonie che siglano, i ruoli, le posizioni, gli elenchi, i funzionamenti, tutto ciò che si conta e anche ciò che conta. Ma invece funziona così. Quindi l’elenco incompleto: Scuola d’Arte ed Accademia poi collaborazioni come illustratrice e grafica con: Sardonini, Le Monnier, Com&Media, Studio AG, Elite, Kaleidon. Le cose che mi hanno dato più soddisfazione sono le illustrazioni per un libro di grammatica delle scuole medie di Le Monnier; le campagne per Camel Tribe, o.x.s., Onyx, Petris; i miei primi siti in flash (piccoli video clip musicali); il cdrom sull’Unione Europea e sull’educazione alla pace; Block60 e la campagna di Oscar Wilde; il Piano Strategico; le copertine di Fara; “Strada senza uscita” (un video-film); i cavoli nell’orto, i miei quadri; mia figlia soprattutto.


ROBERTO CECCHI Designer classe 1975, vive con Francesca a Treviso.

MAURO CHIAPPA Maestro d’arte, illustratore, grafico, vignettista, pittore e cantante, vive e lavora a Fano. ELIO DI RAIMONDO

È un enfant prolixe, dall’inconfondibile malumore eclettico. Profeta convinto del demodé e dell’ostentazione pseudo-intellettuale, si appassiona da subito a ogni cosa che ritenga capace di trasmettere vitalità. È uno Scorpione. Un euscorpius italicus, per la precisione. Essere assai curioso, non sopravviverà a lungo su questo pianeta. Nato per i Morti (2 novembre 1980) a Modica (RG), nella punta meridionale della Sicilia sud-orientale, vive in ricordo dei morti, barcamenandosi per differenziarsene. Eccelle in tutto ciò che non riesce a fare per soldi, fallendo indecorosamente ogni qual volta si tratti di riunire sotto il Regno di Tempo e Denaro le proprie, seppur modeste, abilità. Ha studiato progettazione grafica e comunicazione visiva all’isia di Urbino, scuola che non lo meritava, e che nemmeno lui meritava. Però gli è piaciuta. Da bravo rivoluzionario in

pantofole, da vero artista contemporaneo, da verace rottame postmoderno, adesso si occupa di grafica, e annega in essa ogni velleità. Dopo il diploma collabora con alcuni studi, tra cui Kaleidon, e ne va molto fiero. A volte fa il freelance per arrotondare. Gli piace ancora la grafica, ma elogia la lentezza del pensare e dell’agire, in leggera controtendenza rispetto ai tempi di restituzione dei risultati di Google. Gli piacciono molto le cose di carta con le parole sopra: libri, riviste, giornali. Da grande gli piacerebbe raccogliere cose di carta con le parole sopra in giro per il mondo, e guardarle dalla mattina alla sera, saltando i pasti. Gli piacciono molto le lettere, sia quelle letterarie che quelle tipografiche. È in grado così di guardare le figure anche su un romanzo non illustrato: le letterine sono una cosa bella. È inoltre un patito musicante, strimpellatore di sassofono e percuotitore di superfici. Spera di avere le idee più chiare in futuro, abbastanza da scrivere una biografia meno faceta. In questo momento si trova a Montréal, in Canada. ABELE GASPARINI Abele Gasparini (1979) vive a San Mauro Pascoli. Studia come tecnico della grafica pubblicitaria. Questo mestiere in realtà non lo soddisfa appieno, nonostante proficui stage in studi grafici tra cui Kaleidon. Attualmente studente laureando presso l’isia di Urbino con una tesi che ha come oggetto racconti di vita su persone diversamente abili, continua imperterrito a lavorare come fotografo nella stagione estiva, lavoro che gli permette di

avere una relazione diretta e frequente con le persone. L’interesse verso gli altri trova il culmine in una esperienza di servizio civile all’estero: un anno a Santiago del Cile affiancando gli educatori di una casa per ragazzi di strada. Tornato dal Cile effettua collaborazioni con l’ ufficio di servizio civile di Rimini, associazioni di immigrati, associazioni culturali e sociali. Teatro d’improvvisazione e danze etniche, che coltiva regolarmente, completano la sua formazione atipica nell’ambito sociale. Non considera ciò che fa arte ma documenti, tracce, segni. JOSÉ AMERICO GOBBO José Americo Gobbo nasce a San Paolo del Brasile nel 1954, in un bel momento della sua vita si risolve di studiare in Italia e così fa Pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. In Italia vive e lavora dal 1985 fino al 2006. L’attività artistica si alterna tra tanti lavori e attività diverse. Ora in Brasile, pensa finalmente di potersi dedicare quasi esclusivamente alla sua attività artistica. Attualmente lavora principalmente come illustratore. PAOLO LOMBARDI Insegnante, appassionato di musica e fotografia, da anni cerca di cantare e di fotografare, entrambe le cose con scarsi risultati, ma, con l’umiltà che cresce con l’età, abbastanza appaganti. Fa parte del “Coro del Teatro della Fortuna” e del Fotoclub di Fano.

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MIRKO NERI Di formazione artistica, si diploma all’ISIA di Urbino con una tesi Pandora’s Box, relatore Massimo Dolcini. La tesi è progettuale e di ricerca nell’ambito della segnaletica e la simbologia sul lunghissimo termine, all’interno di un deposito di scorie radioattive. Nel 2002 un breve ma interessante periodo di lavoro estivo a Kaleidon. Dal 2003 inizia la collaborazione con lo studio Pleiadi, per il quale nel 2007 è responsabile del representative office a Shanghai. Dopo un contatto con Omar Vulpinari a Fabrica, diventa suo assistente all’Universita di Disegno Industriale di San Marino, per il corso di Design Bidimensionale a partire dall’anno accademico 2007-08. www.wabisabi-creative.com ELVIRA PAGLIUCA Elvira nasce 26 anni fa a Chiaravalle (AN), perché sua zia lì ci fa l’ostetrica. Frequenta l’asilo a Trieste e la maestra si rifiuta di appendere i suoi disegni al muro, perché spaventano gli altri bimbi. Tornata nelle Marche, frequenta il Liceo Scientifico di Jesi, per via di un amore non corrisposto per la matematica, e l’ISIA di Urbino. Si laurea nel 2005 con una tesi dal titolo Per occhi e orecchi sulle partiture grafiche della musica classica del secondo Novecento. Lavora presso Kaleidon e come illustratrice. Di solito ascolta la musica, così si può ben dire che fa sempre 2 cose contemporaneamente.

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WERTHER SCUDELLARI Anche per me, come per Kaleidon, questo è il 20° anno di attività. Nel 1988 infatti, dopo essermi licenziato da un lavoro impiegatizio, ho cominciato a “vivere” di fotografia. Ho iniziato con foto industriali e still-life da studio, collaborando con diverse agenzie pubblicitarie, poi da una decina d’anni ho virato molto su ritratto e foto di matrimonio. Tutto e sempre da solo, nel bene e nel male. ANDREA STEINFL Nel 2008 lavora a LOLA, insieme a Antonella Marra, Alessio Corradini, Laura Passetti, Alessia Sellitti, Fabrizio Burini, Gioacchino Difazio. LAURA TIMPANO Dal 2005 lavora a Kaleidon e vive in una piccola stanza gialla oramai debordante di oggetti e pezzi vari. Le piace ascoltare il mare, guardare i manifesti da vicino, e colleziona assiduamente ritagli di carta interessanti e colorati. Prima o poi tornerà in India.

PIER PAOLO ZANI Vive a Savignano sul Rubicone (FC). Vincitore nel 1979 del Premio Epoca per il tema “La Gente”, per anni ha collaborato alla rivista In tema di medicina e cultura, edita dall’Istituto Geografico De Agostini. La sua attività fotografica, cominciata da autodidatta verso la metà degli anni ’70, è divenuta ben presto indagine etnografica, capace di penetrare non solo con intensa consapevolezza antropologica, ma anche con amore e rispetto, senza forzature romantiche o nostalgiche, in quel mondo contadino che oggi, dopo lunghissimi anni di storia, va dissolvendosi. Importanti, quindi, i suoi cicli sul costume agricolo e sui mestieri in estinzione.

ALESSANDRO RAMBERTI Nato a Santarcangelo di Romagna nel 1960, si è laureato in Lingue Orientali a Venezia (borsa nel 1984-85 presso l’Università Fudan in Shanghai). Nel 1988 ha conseguito il Master in Linguistica presso la UCLA e nel 1993 il dottorato in Linguistica presso l’Università Roma Tre. Da allora lavora in ambito editoriale. Nel 1993 ha fondato la casa editrice Fara Editore. ALESSANDRO ZIGNANI (Rimini 1961) è scrittore, musicologo e germanista. Ha pubblicato numerosi romanzi, scritto testi per il teatro e articoli sulla storia della direzione d’orchestra. Insegna al Conservatorio di Monopoli (BA).


KALEIDON

Lo studio nasce a Rimini nel 1988 per iniziativa di Franz Ramberti e Valter Toni. L’attività si rivolge in un primo tempo alla grafica editoriale, realizzando copertine e collane di libri per Rizzoli, Mondadori, Gruppo Editoriale Fabbri e Orsa Maggiore. Successivamente Kaleidon si occupa della gestione di più complessi progetti comunicativi, soprattutto in ambito culturale ed educativo, per il Museo etnografico di Santarcangelo, il Dicastero all’Istruzione e Cultura di San Marino, l’Ecomuseo del Sale di Cervia, alcune APT della Regione Marche, l’Azienda USL e i Comuni di Rimini, Riccione e Cattolica. Nel 1990 riceve a Londra il premio Conqueror per l’immagine del Festival della Buona Tavola realizzato insieme a Michele Provinciali. Nel 1993 e 1995 lo studio viene premiato dal Comune di Roma per il progetto “Comunicare Roma”. Nel 2006 la Regione EmiliaRomagna ha assegnato il “Premio per i progetti di Relazione con i cittadini” ad un lavoro realizzato per il Comune di Savignano sul Rubicone. Dal 2007 è responsabile dell’immagine di “Rimini Venture 2027”, piano strategico del Comune di Rimini. In questi anni ha realizzato importanti progetti per grandi aziende (Mondadori, Gaggenau, Alfa Lum, Galter, Conbio, QC&I, Passepartout); associazioni di volonariato e culturali (Papa Giovanni xxiii, Centro Culturale Paolo vi); per la Diocesi di Rimini; per diverse cooperative sociali; per le Università di Parma, di Urbino, per la quale Kaleidon ha curato l’immagine degli eventi per il V Centenario. Per Colgate Palmolive Europe ha realizzato Talent progetto che ha coinvolto le maggiori università europee.

Dal 2001 cura villafranceschi.it, punto di riferimento per l’arte contemporanea locale. Dal 2002 è consulente di Promozione Alberghiera, realizzando importanti progetti per Adriacongrex. Dal 1999 al 2006 ha coordinato la grafica del “Premio Ilaria Alpi”. Nel 2005 e nel 2007 per Cittaeducativa e il Centro Studi Erickson ha collaborato all’organizzazione del Convegno Internazionale Facciamo le paci. Cura la comunicazione della Fondazione “Carlo e Marise Bo”, del Block60, di Diennea, softwarehouse, con la quale svolge anche attività di ricerca. Dal 1989 cura l’immagine della bcc Romagna Est, con una intensa attività progettuale che ha permesso a Kaleidon di diventare consulente dell’immagine per il gruppo iccrea Holding, servizi centralizzati delle bcc. Tra le recenti attività segnaliamo alcuni libri dedicati ad importanti eventi: Giacomo Leopardi, mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin; Voi sarete oggi spettatori, sul progetto “Calandria” di Luca Ronconi; Specchi, mostra nell’ambito del Festival della Scienza di Genova; L’utile manifesto, mostra dedicata a Massimo Dolcini; Michele Provinciali, volume dedicato al maestro del design italiano e infine Urbino, un ateneo in forma di città, libro sull’Università di Urbino. Tra i numerosi progetti multimediali rivolti alla didattica e alla formazione segnaliamo l’ultimo cdrom realizzato in collaborazione con Andrea Canevaro e Silvia Sanchini per Edizioni Erickson dal titolo “Lo scontro è l’occasione per fare pace...”

FRANZ RAMBERTI Francesco Ramberti, detto Franz, nasce a Santarcangelo di Romagna il 24 marzo 1963. Fraquenta il liceo Artistico a Ravenna e l’isia di Urbino diplomandosi nel 1986 con Michele Provinciali. Dal 1991 insegna Propedeutica alla Progettazione e successivamente Basic Design presso l’isia di Urbino, dove insieme ad Andrea Steinfl e Valter Toni è stato promotore di workshop multimediali su temi specifici in collaborazione con importanti realtà della comunicazione internazionale. Dal 2004 è membro del consiglio accademico dell’isia ricoprendo il ruolo di coordinatore del corso triennale. Insieme al fratello Alessandro nel 1993 ha fondato la casa editrice Fara Editore. Vive a Rimini con Cristina, Samuele, Damiano, Giacomo, Benedetta, Leonardo e Martino. VALTER TONI Nato a Cesena nel 1963, battezzato col nome Walter, scopre a quindici anni di chiamarsi Valter. Questa è forse la ragione del continuo dialogo interiore fra due persone, una che fatica a credere e l’altra che aspira a diventar santo. Dopo la maturità scientifica e un po’ di studi musicali si diploma nel 1987 presso l’isia di Urbino con Antonio Battistini. Nel 1988 è docente di Lettering a Roma presso l’Istituto Pantheon e di Grafica dal 1994 al 1997 presso l’isia di Faenza. Dal 1997 insegna Informatica design all’isia di Urbino. È stato membro della Apple Developer Association partecipando alla fase di beta-testing per Macromedia. Appassionato di calligrafia e Mac ha scritto Vuota il cestino, manuale di computergrafica. Vive a Fano con Lisetta, Sofia, Aurora e Bianca.

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Aquè u n s sint gnént, s’a n stasí zétt, sté zétt! sé, t’é vòia, sté zétt, zò, par piesàir, zéinch minéut, se no u n s sint un azidént, ècco, andémm un pó mèi, però alazò, a déggh sa vuílt, cs’èll ch’u v gòsta stè zétt? porca putèna, a v li gí dòp al robi, adès stè zétt, acsè, zétt ènca mè, gnènt, mo va là, u n s sint gnént l’istèss, però che roba, sint che roba, a stè zétt tótt. Raffaello Baldini

Un particolare ringraziamento va alle due “barbare”: Barbara Mondaini valida collaboratrice della prima ora, che fin dai tempi della sede in via Covignano supporta e sopporta i creativi dello studio e Barbara Montespini le cui capacità organizzative e di dare ordine alle idee hanno permesso la realizzazione della mostra e di questo catalogo per i vent’anni di Kaleidon. Oltre agli autori che si sono presi una “pausa” per donare una loro opera, un sentito ringraziamento va a Gabriele Muscatello, Roberto Ballestracci, Barbara Bianchi, Daniela De Bartolo, Umberto Nicoletti, Irene Boschi, Stefania Achilli che sono stati validi collaboratori di Kaleidon.

Finito di stampare nel mese di aprile 2008 presso la tipografia Lithos, di Villa Verucchio (rn)


venti anni di

Kaleidon


Pausa