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Chicchi di riso sul Monte Bianco (Samuele Lucchi)

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SAMUELE LUCCHI

chicchi di riso sul MONTE

BIANCO


Ai mie figli Caterina, Pietro e Maria

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Samuele Lucchi Chicchi di riso sul Monte Bianco www.itacaedizioni.it/chicchi-riso-monte-bianco Instagram @chicchi_di_riso_sul_m.bianco Prima edizione: febbraio 2019 © 2019 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0582-6 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Cura editoriale: Martina Amoruso Grafica di copertina: Andrea Cimatti Foto di copertina: Beppe Villa, guida alpina Stampato nel mese di febbraio 2019 da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)

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Samuele Lucchi

Chicchi di riso sul Monte Bianco Postfazione di Carmelo Sturiale

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Prefazione

Abbiamo deciso di scrivere questi ricordi dopo più di quattro anni perché ci siamo resi conto che il tempo stava levigando qualche spigolo, rendendo ridicola qualche posizione, da folle qualche decisione e la capacità di stupirsi lasciava il posto alla scontatezza. Invece volevamo preservare tutta l’integrità e l’intensità di questo pezzo di vita. Oggi la nostra vita è tornata più o meno normale e ci ritroviamo ad avere nostalgia di quei giorni, quando ci stupivamo continuamente di come la real­tà si trasformava, cambiava. In quei giorni passati in ospedale avevamo la certezza di essere dove dovevamo essere, eravamo sicuri: quello era il nostro posto, quello era il luogo dove il Padre ci voleva. Questa certezza non ci toglieva il dramma e la preoccupazione, ma ci dava letizia. Alcune volte, quando ci sentiamo persi, torniamo a quei giorni e tutte le cose riprendono il giusto valore e spazio nelle nostre giornate. Questo racconto è nostro, ma non è nostro: lo vorremo donare a te, che inizi a conoscere la nostra storia perché possa farti compagnia nella grande avventura che è la vita di ognuno di noi. Samuele e Federica 5


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Una bomba che cammina

Il mattino dopo ripresi la macchina per andare al lavoro. Era presto e mi trovavo in tangenziale diretto alla Barca, prima dell’uscita 5, quando squillò il cellulare: era la Bisu. «Ho guardato il tuo esame, c’è qualcosa che non va. Devi andare subito al Bellaria, abbiamo programmato un esame radiologico dei vasi cerebrali per definire meglio di cosa si tratta. Quando arrivi, cerca Luca Guerra3, sa già tutto e ti dirà cosa devi fare. Ci sarà anche il dottor Bortolotti, è un neurochirurgo con il quale sono stata in contatto questa notte e ha già visto in parte la tua risonanza. Teniamoci in contatto, ora sono a un convegno. Ti raggiungo appena posso». Alla fine della telefonata ero già al parcheggio dell’ospedale. Chiamai la Fede, che stava facendo colazione in albergo a Milano, ancora ignara di tutto. Chiamai anche mia mamma, che era a casa con Pietro. Intanto entrai in neuroradiologia. Lì incontrai Luca, che è un mio caro amico, il quale mi aiutò a

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Medico infettivologo dell’azienda usl di Bologna.

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capire cosa avrei dovuto fare: un’angio-tac cerebrale con contrasto. Aspettai un paio d’ore, senza sapere cosa sarebbe successo e a quali scenari futuri sarei andato incontro. Per fortuna ogni tanto passava Luca e scambiavamo due parole. Alle dieci e mezza circa arrivò il mio turno. Nella stanza venni accolto da diverse persone che mi sistemarono per l’inizio dell’esame. Di nuovo, unica raccomandazione: “Non muoverti”. Credo sia durato meno di mezz’ora, poi mi rimisi in attesa del referto. Telefonai alla Fede: era quasi arrivata. Mi raggiunse allora il dottor Carlo Bortolotti. Fu lui a riferirmi l’esito dell’esame. Eravamo in piedi sul corridoio, a fianco a noi una signora aspettava per alcuni esami. Lì Bortolotti mi disse che avevo due aneurismi cerebrali, di cui uno molto grande di 20 millimetri. Avevano escluso il tumore, cosa che aveva invece preoccupato la Bisu in quella notte passata a studiare le immagini. La buona notizia era che in qualche modo se ne poteva uscire, c’erano delle speranze. «Come procediamo?» gli chiesi. «In zona ci sono due neurochirurghi molto bravi che ti possono prendere in carico: il dottor Calbucci, primario di neurochirurgia qui al Bellaria, e il dottor Sturiale, primario di neurochirurgia all’ospedale Bufalini di Cesena. Li ho già chiamati entrambi, ma sono in sala operatoria. Al primo che mi risponde ti do in consegna. Sei una bomba che cammina, hai bisogno di tutto l’aiuto possibile. Aspetta qui. Appena ho novità, ti vengo a dire». Guardai la signora che aveva assistito a tutto, mi 14


fece un sospiro e se ne andò. “Piacerebbe andar via anche a me” pensai. Non ero disperato, le parole “in qualche modo se ne può uscire”, “è possibile fare qualcosa” mi davano un po’ di speranza e a quelle mi aggrappavo. Poco dopo arrivò la Fede. Le raccontai tutto cercando di essere il più positivo possibile ma senza nasconderle niente. Poi aspettammo insieme che ritornasse Bortolotti. Con lei c’era la Francesca Velez e ogni tanto, appena aveva un minuto, passava anche Luca. Bortolotti tornò verso l’una: il dottor Sturiale mi aspettava il giorno dopo al Bufalini di Cesena. Rispiegò un po’ la situazione anche alla Fede e infine tornammo a casa. C’erano la Cate e Pietro con mia madre. Avevo già chiamato mia mamma durante il giorno per tenerla informata, ma ai bambini non avevamo detto ancora niente. Dovevamo andare a Cesena, però. Saremmo stati dai miei genitori. Preparammo una piccola valigia per me, due cose per i bambini e la Fede, prendemmo le cartelle degli esami fatti e partimmo. Guidava la Fede e in autostrada la Cate ci chiese perché guidasse la mamma e non il babbo. Intanto avevo sentito anche la Bisu, che era già informatissima degli sviluppi e propositiva sulle decisioni prese. Lei, fin dall’inizio, fu e continuò a essere una presenza accorta e premurosa nelle mie vicende mediche. Da qualche mese i genitori della Fede, originari di Forlì, si erano trasferiti in un appartamento adiacente la casa dei miei, così, quando andavamo in Romagna, avevamo tutti i nonni vicini. 15


Mentre la Cate e Pietro erano dagli altri nonni, raccontai la giornata a mio babbo, poi chiamammo i bambini e dicemmo loro che l’indomani il babbo doveva andare in ospedale perché aveva una cosa in testa che dovevano controllare… le domande fioccarono, le risposte finivano spesso con “vediamo cosa ci diranno domani”. Ho un ricordo confuso di quella notte, mi sentivo come se stessi guardando la vita di un altro: io non ero pronto; ogni tanto mi tornavano in mente le parole: “è possibile fare qualcosa”. Federica I miei incontri di lavoro a Milano stavano finendo, il 28 novembre era l’ultimo giorno. Stavo facendo colazione quando Samuele mi chiamò: doveva andare in ospedale per dei controlli, aveva qualcosa in testa ma non sapeva cosa fosse. Presi il primo treno per tornare a casa. Mi sentivo circondata da ovatta e solo in viaggio, al telefono con le mie amiche, raccontando a loro di Samuele, iniziai a realizzare. All’arrivo in ospedale era ancora tutto surreale. Samuele mi parlava in una stanzetta, ma io non capivo; o meglio, non riuscivo a immaginare. Spesso immaginare gli eventi e la loro sequenza mi aveva aiutato a risolvere le situazioni complesse, quella volta non funzionò. Tutto sommato però il panico e la paura non mi vinsero, e credo che questo sia stato merito dello Spirito Santo e del mio angelo custode. Io che razionalizzavo sempre tutto dovetti inginocchiarmi e dire: «Fai Tu! Io non posso nulla, perciò mi arrendo! Sei Tu la roccia vera della mia vita». 16


Indice

Prefazione Samuele e Federica

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Successe il sabato Stai fermo! Una bomba che cammina L’ottavo Il buio e le stelle Ti ho preso in braccio La camicia di Enzo Tutto era pronto Chi è nato? Mordere un sasso Il dono delle solite cose Mai soli Che battaglia Mandarini Bentornato, babbo Petardi a mezzanotte L’Amistad Una candela in cattedrale Il ritorno a casa Il regalo Effetti indesiderati

» 7 » 10 » 13 » 17 » 21 » 26 » 30 » 34 » 38 » 42 » 45 » 48 » 50 » 52 » 54 » 57 » 59 » 62 » 65 » 67 » 70 123


Ex voto Chissà che panorama! Il viaggio Si è riabitato Un pugile suonato Ok, si va Un chicco, un amico La Madonna del Monte Bianco Verso la cima Cos’hai nello zaino? Menomale! 7.05 Il cancello socchiuso Un’acqua speciale

p. 72 » 75 » 78 » 80 » 85 » 88 » 91 » 93 » 97 » 101 » 104 » 107 » 111 » 114

Postfazione Carmelo Sturiale

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Nelle edizioni Itaca Silvio Cattarina

L’Imprevisto

Giovani perduti e ritrovati Erano considerati da tutti ragazzi perduti, finché sulla loro strada non hanno incontrato degli adulti che li hanno attesi e abbracciati. E la vita ha ripreso gusto. «Questo libro raccoglie frammenti di storie di vita di ragazze e di ragazzi che, come attori su di un immaginario palcoscenico, si succedono le une agli altri; affascinando, e insieme contagiando, chi legge» (dalla prefazione di Eugenio Borgna). Un libro pieno di speranza per i giovani, i genitori e gli educatori. Con un contributo di Vasco Rossi.

Silvia Fasana

Giacomo, il mio piccolo missionario Ha senso dare alla luce un figlio con una sindrome incompatibile con la vita? Nel diario della madre la storia di Giacomo, che ha vissuto appena otto ore ma ha segnato e cambiato la vita di tanti. Silvia racconta il cammino suo e del marito per accettare un destino solo in apparenza “contro” di sé: accompagnare un figlio alle porte del paradiso. Nella sua breve vita, Giacomo ha fatto sorgere domande, ha consolato, ha dato a tutti la speranza e la certezza che la vita vale. Sempre.

Attilio Frasca, Fabio Masi

Cento lettere

Dalle sbarre alle stelle Dieci anni di corrispondenza fra due amici, uno in carcere, Attilio, uno fuori, Massimo, diventano occasione per raccontare una storia di autodistruzione e incredibile rinascita. Il ritratto crudo, senza retorica, di un ragazzo che perde la strada e di un uomo che lotta con sé stesso per ritrovarla. Fabio Masi, tra le firme del programma di Rai 3 Blob, racconta una potente storia di amicizia e cambiamento che ci parla del bene e del male, di incoscienza e riscatto, di sconfitta e rinascita.

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Non avere paura, piccolo figlio mio, ma è la strada più dura che ti porterà là; lascia dunque il sentiero, prendi i campi e va’, attraversa quel bosco, non temere perché: c’è Qualcuno con te. C’è Qualcuno con te, non ti lascerà mai, non avere paura prendi i campi e vai… Claudio Chieffo Favola

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