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L’amore è per sempre

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L’AMORE

È PER SEMPRE LA VITA DI MADRE ADALBERTA HASMANDOVÁ


Abbiamo visto il cuore divorato dall’amore, per tutta la vita perso nell’amore per Dio e per il prossimo. Brillava come fiamma.


Nelle edizioni Itaca Miloš Doležal Come se dovessimo morire oggi La vita, il sacerdozio e il martirio di don Josef Toufar Václav Havel Il potere dei senza potere Budapest 1956 antologia di documenti A cura di Sandro Chierici Praga 1968 L’impossibile primavera A cura di Sandro Chierici Danzica 1980 Solidarność A cura di Sandro Chierici, Annalia Guglielmi, Daria Rescaldani Józef Tischner Etica della solidarietà e del lavoro Popiełuszko «Non si può uccidere la speranza» A cura di Annalia Guglielmi Inge Scholl La Rosa Bianca Hans e Sophie Scholl Lettere e diari


L’amore è per sempre La vita di madre Adalberta Hasmandová A cura di madre Inviolata Krupková


Con il patrocinio di Dominik cardinale Duka, OP Arcivescovo di Praga e Primate della Repubblica Ceca Václav Kolaja Ambasciatore della Repubblica Ceca presso la Santa Sede

L’amore è per sempre. La vita di madre Adalberta Hasmandová A cura di Madre Inviolata Krupková www.itacaedizioni.it/amore-per-sempre Titolo originale: Láska smrtí nekončí. Život Matky Vojtěchy Hasmandové Karmelitánské nakladatelství 2013 Prima edizione italiana: novembre 2018 © 2018 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0576-5 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it Traduzione dal ceco: Tiziana Menotti Grafica di copertina: Andrea Cimatti Foto: Archivio della Congregazione delle Suore di Misericordia di San Carlo Borromeo Finito di stampare nel mese di novembre 2018 da LRC Printing, Modena


Presentazione

Il 6 dicembre 2014 il Santo Padre Francesco ha firmato il decreto sull’eroicità delle virtù con il quale si dichiara venerabile la Serva di Dio madre Adalberta Hasmandová. La Chiesa ha così concluso l’esame della sua vita. Ora preghiamo perché attraverso la sua intercessione avvenga un miracolo, la conferma dal cielo della santità della sua vita. Madre Adalberta è la nostra prima sorella per la quale è stata iniziata la procedura canonica di beatificazione, in seguito alla richiesta del vescovo di Brno, monsignor Vojtěch Cikrle, che la conosceva personalmente. Madre Adalberta apparteneva alla Congregazione delle Suore di Misericordia di San Carlo Borromeo. Questa nostra associazione religiosa nacque nel 1652, dopo la guerra dei Trent’anni, nella città francese di Nancy, da dove si diffuse innanzitutto in Boemia, a Praga (1837) e gradatamente in altri territori europei. Nel 1970, come richiesto dal Concilio Vaticano II, le sette congregazioni esistenti1, collegate tra loro dallo stesso luogo di fondazione, nome e spiritualità, si riunirono in una federazione. Le suore dei singoli Paesi – Francia, Germania, Austria, Polonia e Repubblica Ceca – operano in molti Stati del mondo, tra cui l’Italia. Anche madre Adalberta partecipò alla fondazione della Federazione delle suore borromee. Madre Adalberta visse tra gli anni 1914 e 1988. Sentì 1.  Generalato francese di Nancy, Generalato ceco di Praga, Generalato austriaco di Vienna, Generalati tedeschi di Treviri e Grafschaft, Generalati polacchi di Trzebnica e Mikołów.

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molto presto la chiamata alla vita consacrata e a tredici anni entrò in convento presso le suore borromee. Diventò insegnante e durante la Seconda guerra mondiale aiutò le suore in ospedale assistendo i malati e i soldati feriti. Dopo l’avvento del comunismo in Cecoslovacchia sperimentò l’azione repressiva del regime totalitario. Venne condannata a otto anni di carcere duro (1952-1960) per alto tradimento come spia del Vaticano. Dal 1970 alla sua morte, avvenuta il 21 gennaio 1988, la Divina Provvidenza le affidò il ruolo di superiora generale della Congregazione delle Suore di Misericordia di San Carlo Borromeo a Znojmo-Hradiště. Nonostante la cortina di ferro del regime totalitario che non permetteva molti contatti con l’estero, seppe rispondere ai bisogni del tempo e alla voce del Concilio. In questo periodo di severo regime totalitario, il periodo della normalizzazione, cercò di realizzare il rinnovamento della sua congregazione voluto dal Concilio. Il Concilio invitò le congregazioni a riscoprire le radici della loro specificità e a esprimerle in una forma nuova. L’affetto di madre Adalberta per la Chiesa era talmente grande che fu instancabile nell’opera di rinnovamento postconciliare e riuscì a coinvolgere in essa anche le consorelle. «La Chiesa ci chiede di portare nella nostra vita uno spirito nuovo, lo spirito del Concilio. Esso è soprattutto lo spirito del vero amore e della fiducia reciproca, lo spirito della sincerità e dell’autenticità, lo spirito della povertà, della semplicità, della modestia e dell’umiltà. Dobbiamo liberarci soprattutto dal formalismo e dalla superficialità. Bisogna andare in profondità e alla sostanza. Non basta solo leggere e conoscere il Decreto della regola, ma è necessario impostare la vita in base a esso» (Prima lettera alle consorelle, 1 settembre 1970). Ogni anno trovava parole nuove per esortare le consorelle all’opera di rinnovamento. «Anche quest’anno ci 6


aspetta un compito importante: il rinnovamento secondo il Concilio Vaticano II. Vivere più profondamente la nostra vita spirituale è un dovere inderogabile per ciascuna di noi. L’indifferenza verso questi compiti potrebbe divenire fatale per la nostra anima. Non dimentichiamo che siamo il popolo eletto di Dio e che la Chiesa – luce delle genti – è luce anche grazie alla nostra vita religiosa, alle nostre promesse, alla vita di preghiera e di sacrificio. Impegnandoci assiduamente per il bene contribuiamo allo splendore della sua luce» (Lettera per il nuovo anno, 2 gennaio 1971). «Il nostro interesse per il prossimo deve essere autentico, profondo, sincero e accompagnato dalle opere» (Fiaccola della Misericordia 1, 1978). «Oggi la mediocrità non serve a niente, non dobbiamo permettere che penetri nei nostri ordini religiosi. Dobbiamo essere una spiga matura, seme pesante e non pula leggera» (madre Adalberta durante la riunione delle suore formatrici, dicembre 1977). Nonostante i tempi difficili non ebbe paura e formò cinquanta suore clandestine che, dopo la caduta del totalitarismo nel 1989, poterono iniziare a lavorare come nuova generazione in molti luoghi in cui le suore avevano già operato. Siamo grate a madre Adalberta per le molte altre iniziative che ci hanno dato la possibilità di vivere appieno la nostra vocazione, anche se siamo cresciute come suore clandestine. «Stiamo vivendo una grande epoca. Non possiamo fallire. Ne va dell’anima, ne va del mondo intero» (3 luglio 1972). Anch’io sono una di quelle suore. Suor Marie Remigie Anna Češíková

Postulatrice del processo di beatificazione 22 febbraio 2018 7


Lettera dal carcere Pardubice, 9 novembre 1954

Miei carissimi, Ave Maria! Che la pace e l’amore di Dio siano con voi. Solo ora, e di nuovo in ritardo, vi esprimo la mia immensa gratitudine per la vostra gradita visita e per l’amabile lettera. Entrambe sono state per me fonte di consolazione, aiuto, incoraggiamento e forza, tanto da farmi sentire subito l’amore che ci unisce, ci circonda. È sempre un refrigerio, una boccata d’ossigeno prima di rimettersi in marcia, una grande festa e, al tempo stesso, una via di fuga dal torpore della monotonia, da cui tutti dobbiamo guardarci. Ogni giorno della nostra vita è un immenso dono di Dio e sarebbe un peccato lasciarlo passare invano. E proprio in condizioni di vita fortemente disagiate, soprattutto dal punto di vista spirituale, questo pericolo è maggiore. Che ci sia dato sempre e ovunque di pregare con le parole di Hálek: «Un’unica cosa, Signore, non permettere: che io mi adagi nella quotidianità»! Mai siano tiepidi i nostri cuori verso quei tesori di cui l’amore divino ci colma, non deludiamo l’aspettativa del cielo e della terra! Sono lieta che mi abbiate rassicurata sulle vostre buone condizioni, sono di nuovo serena sapendo che siete tutti in buona salute. Sono con voi e so che voi siete con me. Ogni giorno, infatti, porgo al Signore le mie mani colme di gratitudine per voi e per tutte le cose che mi dona. E voi non datevi pensiero per me: godo di buona salute, non mi manca nulla dal lato materiale. Anzi, mi sento oggetto di premura, percepisco che tutto concorre al bene di chi ama Dio. Non solo sono serena, ma anche felice e in questa rete dell’amore di Dio mi sento come chi sta imparando a nuotare in acque molto 100


fredde. E come chi scopre così quante cose ancora non sa, quanto ancora deve imparare, quanto sia necessario usare tutti i sensi, perché il frutto sia pieno e puro – ed è proprio questo ciò che ancora non sa fare. Sto esaurendo il numero di righe a disposizione e avrei in cuore ancora così tanti auguri: Emilka mia carissima, tu e Daniel festeggiate l’onomastico. Che Dio e il cielo intero vi facciano gli auguri da parte mia e vi ricoprano di generosità. Devo limitarmi anche nelle parole. Anche per i vostri onomastici! Emilka, tu sai quanto ti sono grata e considera che ti farò gli auguri insieme a quelli dei parenti di Trankvila. Daniel, mio caro fratello, sono felice di averti e ti ringrazio! Non ti dimenticherò mai! Attendo con gioia di rivederti. A Gonsalva, Cilka, Tobia, Xaveria e Fanouš faccio tanti auguri! E anche a tutti i nostri bambini innocenti. Per Natale auguro a tutti voi pienezza di grazia, pace, amore e gioia! Sta meglio Lída? Come ha affrontato l’epatite virale? Prego quotidianamente per la sua salute. Liduška, ti prego, le tue lacrime mi appesantiscono il cuore. Credimi, cara, che non vi è nulla che turbi il nostro rapporto. Ho di te i più meravigliosi ricordi. So che sei buona, tutti ti lodano e, ne sono convinta, a ragione. Vieni a trovarmi, se ti sarà possibile, dirtelo a voce sarà più bello. Come stanno i bambini? Voi piccoli sapete che la stragrande maggioranza delle righe che scrivo è per voi, che vi sono vicina nella preghiera e nei ricordi, che non passa ora senza che vi mandi una benedizione, che sono felice per come crescete bene, per il vostro impegno, e prego perché l’essenza della vostra vita sia davvero la sola cosa “di cui c’è bisogno”. Bolenka, grazie per le foto, tra poco le riceverò, non vedo l’ora. Sii felice! Gusteček, alla tua famiglia, non dimentico tua cognata e Mirečka, a Vojtěch, ai Vojtěšek, agli Hrňa, a tutti – Krej., don Praxl, Vondrysek, Fanouš e ai suoi genitori, Eli e alle ragazze, a Krista, Fanynka, Trankvila – sinceri saluti. Vi bacia la vostra Vojtěcha 101


Appello per la libertà religiosa in carcere

Il 29 giugno 1956, insieme a undici altre detenute di Pardubice, madre Adalberta scrive una lettera al segretario generale dell’Onu Dag Hammarskjöld in occasione della sua visita in Cecoslovacchia, protestando contro la limitazione dei diritti civili e religiosi in carcere. Esponendo il proprio caso, spiega al segretario dell’Onu per quale azione sia stata condannata a otto anni di carcere, privata dei più essenziali bisogni della vita religiosa, senza la possibilità di partecipare alle funzioni liturgiche. Si rivolge a lui pregandolo di aiutare i prigionieri politici affinché sia rispettato uno dei più elementari diritti umani, la libertà di professare e di vivere la propria fede. Vostra eccellenza signor segretario generale, alla gioia per il Vostro arrivo a Praga si aggiunge la speranza di un aiuto affinché a noi, prigionieri politici, sia permesso di professare liberamente la nostra fede e sia rispettato il diritto di vivere secondo il proprio credo. Il primo ministro Viliam Široký ha ufficialmente dichiarato che secondo la Costituzione e anche di fatto vige la libertà religiosa, tuttavia la sua è una visione puramente ideologica, poiché in realtà dal 1948, e ancor di più dal 1949, la Chiesa è perseguitata. Mi permetto, Eccellenza, di manifestarVi questa realtà esponendo il mio caso. Sono una consacrata della Congregazione delle Suore di Misericordia di San Carlo Borromeo, insegnante e infermiera – Antonie Hasmandová, nata nel 1914. Nella mia vita 102


non ho mai svolto attività politica, neppure dopo il 1949. La Corte giudiziaria di Písek ha potuto definire la mia attività come sovversiva, alto tradimento, solo perché negli anni 1952-1953 non è stata valutata secondo la Costituzione. Ho fatto solo ciò che ho ritenuto mio dovere di credente e di consacrata e ciò che l’amore cristiano mi comandava di fare. (Cioè: ho fatto pervenire al vescovo due lettere della mia superiora generale, ho consegnato lettere dal contenuto spirituale della mia superiora alle superiore delle case filiali vicine, ero in possesso di una notevole quantità di testi di carattere religioso, ho accolto per 8 mesi un sacerdote senza dichiararlo alla polizia e ho approfittato della sua presenza per gli esercizi spirituali e le funzioni religiose). Per questi motivi, il 19 settembre 1953 sono stata condannata a 8 anni di prigione e trasferita a Pardubice B/10, dove tuttora mi trovo. Già durante il periodo di carcerazione preventiva a České Budějovice e anche qui ora a Pardubice, dove noi suore siamo state raggruppate in una sezione separata, non ci è mai stato permesso il libero esercizio della religione. I testi religiosi che costituiscono il più essenziale nutrimento della fede, come la Sacra Scrittura e il Messale, non solo non ci sono mai stati permessi, ma, dopo essere riuscite con fatica a preparare i testi della santa Messa e di alcune preghiere che ricordavamo a memoria, ci sono stati sequestrati e continuano a esserci requisiti durante ogni perquisizione. Sebbene nell’ultimo periodo la nostra situazione in generale sia migliorata, non si può dire altrettanto per quanto riguarda l’aspetto religioso. Le ripetute richieste per poter ottenere la Sacra Scrittura e il Messale hanno ricevuto categorici rifiuti da parte di tutti i direttori, nonostante ci fossimo rivolte anche alle più alte istanze. A questo riguardo alcune consacrate hanno persino iniziato lo sciopero della fame, durante il quale sono state presentate due richieste dettagliate al Ministero degli Interni, ma è stato tutto inutile. 103


Vostra eccellenza, a motivo della Vostra posizione siete un difensore della giustizia e perciò Vi sembrerà incredibile che simili condizioni esistano in uno Stato dove la libertà religiosa dovrebbe essere garantita dalla Costituzione. In tutto il mondo (era così anche nelle carceri naziste) ai detenuti è data la possibilità di vivere una vita religiosa normale, almeno nei bisogni più elementari. Da noi non è così. In tutte le nostre prigioni c’erano le cappelle, ora però sono chiuse o trasformate in ambienti riservati ad attività culturali e noi non possiamo neppure pensare di poter usufruire di opportunità ritenute normali, come la partecipazione alla santa Messa o ad altre funzioni liturgiche. Signor segretario generale, mi rivolgo a Voi come una delle tante, affinché ci veniate in aiuto per il raggiungimento almeno dei più elementari diritti umani, la libertà di professare e di vivere la propria fede. Con fiducia nel Vostro aiuto ringrazio sentitamente. Antonie Hasmandová, detenuta n. 141, Pardubice B/10

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Nel giudizio su questa lettera del 4 luglio 1956 leggiamo: La sua indole fortemente religiosa si riflette in tutto il suo comportamento. Il suo modo di esprimersi con le altre detenute dimostra un orientamento fanatico nei confronti dell’attuale ordinamento. A suo parere, la limitazione della libertà per quanti hanno commesso un reato nei confronti dell’attuale ordinamento viene messa in atto in maniera disumana. Durante la detenzione è stata soggetta a provvedimento disciplinare. Il suo carattere è infido, falso. In conseguenza del suo continuo interferire nella rieducazione delle altre condannate è stata trasferita in cella di isolamento. Non dimostra alcun interesse per la propria rieducazione. Finora non ha cambiato le proprie convinzioni e opinioni. Direttore del carcere di rieducazione di Pardubice primo tenente Huňáček Dal fascicolo carcerario di suor Adalberta: Dal 6 al 31 luglio 1956 è stata sottoposta ad altri interrogatori in carcere. Il 31 luglio 1956 è stata trasferita a un’altra sezione, la numero 1 del carcere di Pardubice. Dal 1 agosto al 13 agosto 1956 è stata messa in cella di isolamento.

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Indice

5 Presentazione Suor Marie Remigie Anna Češíková 9 Introduzione Monsignor Josef Laštovica 11 Premessa Madre Inviolata Krupková

l’amore è per sempre

15 L’infanzia di Tonečka Hasmandová 22 La candidata Romanka 33 Suor Marie Adalberta, novizia 39 Ero ammalato e mi hai assistito 43 Direttrice della scuola di Líšeň 46 Il Neumanneum 49 Nella rete dell’amore di Dio 53 Una finestrella chiusa da un’inferriata 56 Pardubice 63 Vidnava 66 Al servizio della madre 69 I documenti della congregazione 76 Un cuore generoso 83 Dalla croce alla luce 92 Il testamento spirituale di madre Adalberta 95 L’amore non finisce con la morte

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appendice 100

Lettera dal carcere

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Appello per la libertà religiosa in carcere

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La formazione carismatica e spirituale delle suore nel periodo della normalizzazione (1970-1988) Suor Marie Joannes Jana Sedláčková Suor Marie Eucharistiana Mária Tarandová

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Cronologia della vita di madre Adalberta Hasmandová

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La misericordia si manifesta nel suo aspetto vero e proprio quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme di male esistenti nel mondo e nell’uomo. San Giovanni Paolo II


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