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1948-2018 L’ITALIA E
Assemblea Costituente: la rinascita di un popolo
a cura di Lorenzo Ettorre
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1948-2018. L’Italia è Assemblea Costituente: la rinascita di un popolo
Mostra promossa dalla Fondazione De Gasperi Medaglia del Presidente della Repubblica A cura di Francesco Bonini Lorenzo Ornaghi Ideatore Lorenzo Ettorre Lorenzo Malagola Concept narrativo e e storytelling Emmanuel Exitu Contributi per le ricerche Elia Brizzi Michelangelo Di Castro Luca Di Cesare Valerio Gentili Gabriele Mele Gian Marco Sperelli Nicolò Tozzi
Responsabile progetto Martina Bacigalupi Progetto espositivo, grafica e coordinamento Takk.studio Valentina Barsotti Andrea Basti Si ringrazia per la collaborazione Archivio Alinari Archivio Storico Luce Fototeca Gilardi Si ringrazia per il sostegno Intesa Sanpaolo
Sotto l’alto patrocinio del Parlamento europeo
via del Governo Vecchio 3, Roma fondazionedegasperi.org Per informazioni sul tour della mostra info@fondazionedegasperi.org
1948-2018. L’Italia è Assemblea Costituente: la rinascita di un popolo www.itacaedizioni.it/1948-2018-italia-e Prima edizione: agosto 2018 © 2018 Itaca srl, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0567-3 Itaca srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie on line: www.itacalibri.it
Impaginazione grafica: Andrea Cimatti Crediti fotografici: Archivio storico della Città di Concorezzo 8 · Archivio Storico Istituto Luce Cinecittà 42, 43 · De Agostini Picture Library/ Scala, Firenze 190-191 · DUfoto/Foto Scala, Firenze 39 · Foto Costa 26-27. Per le restanti immagini, l’editore rimane a disposizione di altri eventuali aventi diritto che non è stato possibile identificare e contattare. Finito di stampare nel mese di agosto 2018 da Modulgrafica Forlivese, Forlì (FC)
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SOMMARIO PREFAZIONE INTRODUZIONE Lo Statuto albertino L’Assemblea Costituente La volontà di una scelta unitaria La Costituzione, “la carta di tutti” Un compromesso di qualità Quale modello di Costituzione?
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PARTE PRIMA. Le macerie e i bisogni 19 MACERIE MILITARI: LA SCONFITTA 21 La sconfitta in guerra 22 MACERIE SOCIALI E FISICHE: LA DISTRUZIONE DEL PAESE 27 I bombardamenti 28 La fame 33 Il ruolo delle donne 36 Il problema dei reduci 37 MACERIE ISTITUZIONALI. DUE STATI, DUE OCCUPAZIONI: UNA GRANDE GUERRA CIVILE 43 Gli scioperi operai del marzo 1943 44 Il crollo del fascismo 45 L’armistizio 49 I tedeschi invadono l’Italia 51 La sorte delle truppe italiane all’estero 53 La nascita della Repubblica di Salò 53 La Resistenza 57 MACERIE MORALI: «PIETÀ L’È MORTA» 63 La violenza 64 Il “nemico”, uno da eliminare 65 Gli effetti dei bombardamenti 66 La crisi morale 67 MACERIE COMUNI, BISOGNI COMUNI L’alba di un nuovo inizio Rinascere e ricostruire
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Sommario 5
Il Codice di Camaldoli Il «Partito nuovo» di Togliatti La società civile
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PARTE SECONDA. L'Assemblea Costituente. I temi e il dibattito
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UN VALORE DI FONDO: LA PERSONA 82 Quale tipo di Costituzione? 82 Il personalismo 85 I diritti inviolabili dell’uomo 86 LA “QUESTIONE CATTOLICA” 95 I rapporti Stato-Chiesa 95 Quale bisogno emerge? 96 Obiettivi e dibattito 96 Il matrimonio 116 La scuola paritaria 123 LAVORO E GIUSTIZIA SOCIALE 129 La centralità del lavoro 129 L’articolo 1: il lavoro, fondamento della Repubblica 130 La proposta dei “consigli di gestione” 135 Il diritto allo sciopero 138 Un compromesso al ribasso? L’articolo 40 145 CITTADINI E POLITICA 147 I partiti: esserci di nuovo 147 La democrazia dei partiti 149 La discussione sui partiti 152 Il sindacato 160 ASSETTO ISTITUZIONALE 167 Un nuovo ordine: equilibrio e stabilità 167 Il ruolo del presidente della Repubblica 168 Il primo ministro 170 PACE E INTEGRAZIONE EUROPEA 175 L'urgenza della pace 175 L’Italia ripudia la guerra 176 La sovranità della pace 182 CONCLUSIONI 185
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PREFAZIONE A settant'anni dall'entrata in vigore della Costituzione italiana, la Fondazione De Gasperi ripropone con la mostra “1948-2018 L'Italia è. Assemblea Costituente: la rinascita di un popolo” – e con il presente volume quale base storiografica ad essa correlata – quello che fu il dibattito tra i Padri costituenti tra il 1946 e il 1948. Una profonda avventura umana e politica, intessuta dei grandi ideali che animarono le generazioni a cavallo della Seconda guerra mondiale. Uno dei tornanti decisivi della storia della nostra comunità nazionale, quando nell’incontro tra differenti orientamenti culturali e politici si posero le fondamenta per gli anni della ricostruzione e la convivenza civile dei decenni a venire. Un incontro quasi mai immediato, che avvenne spesso a seguito di accesi scontri verbali e di pensiero. Un compromesso che alla fine seppe valorizzare le posizioni di tutti tenendo comunque fermi alcuni capisaldi valoriali, quali il personalismo e la centralità del lavoro, il contributo dei corpi intermedi, la promozione della pace e la difesa dell’unità nazionale. La scelta di concentrarsi sui lavori dell'Assemblea Costituente, anziché sull’analisi del dettato costituzionale, è nata dal gruppo di giovani studenti legati alla Fondazione De Gasperi che ha contribuito alla realizzazione della mostra. È scattato in loro il desiderio di scoprire la personalità e la storia di quanti si presero la responsabilità di rifondare l'assetto istituzionale dell'Italia dopo il ventennio fascista. In fondo, questo lavoro non è altro che l'incontro tra due generazioni: quella di allora, composta anche da molti giovani costituenti, e quella di oggi, che si è interrogata sul lascito ricevuto e sul destino dell’Italia in una fase di transizione complessa come quella odierna. Se è vero che l’esperienza dei Padri costituenti sembra oggi così lontana dalle nostre possibilità, è altrettanto chiaro che siamo chiamati a riconquistare la loro stessa tensione ideale per uscire dalle secche nelle quali ci troviamo. La Fondazione De Gasperi esiste innanzitutto per questo scopo, per accendere la
Prefazione 7
fiamma del servizio alla vita civile nei cuori dei giovani che incontra, e perché tale fuoco sia continuamente alimentano dagli ideali che animarono i Padri costituenti, in particolar modo quelli cattolici; affinché un giorno si possa ridire, come fece Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio, in omaggio ai lavori dell’Assemblea Costituente: «Il soffio dello spirito animatore della nostra storia e della nostra civiltà cristiana passi su questa nostra faticosa opera, debole perché umana ma grande nelle sue aspirazioni ideali, e consacri nel cuore del popolo questa legge fondamentale di fraternità e di giustizia, sicché l’Europa e il mondo riconoscano nell’Italia nuova, nella nuova Repubblica, assisa sulla libertà e sulla democrazia, la degna erede e continuatrice della sua civiltà millenaria e universale». Lorenzo Malagola Segretario Generale Fondazione De Gasperi
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Nella foto: elettori al voto il 2 giugno 1946 per il referendum sulla scelta tra monarchia e repubblica e per l'elezione dei membri dell'Assemblea Costituente.
Introduzione 19
Parte prima
LE MACERIE E I BISOGNI
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Il bombardamento di San Lorenzo, Roma, 19 luglio 1943.
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Macerie militari: la sconfitta 21
Macerie militari: la sconfitta
Alla fine del 1942 la guerra è ormai persa con lo sfondamento del fronte nordafricano ad El Alamein e del fronte russo sul Don. Il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcano in Sicilia. Il 25 luglio Mussolini viene destituito, il governo è assunto da Badoglio che l’8 settembre firma l’armistizio con gli Alleati. L’esercito si disgrega e l’Italia diventa campo di battaglia tra gli Alleati e la Germania. Devastata per due anni, viene liberata il 25 aprile 1945.
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La sconfitta in guerra Alla fine del 1942 finì drammaticamente il sogno degli italiani di avere come patria una grande potenza: la guerra era ormai perduta. Già la sconfitta in Grecia del 1940-1941, che aveva costretto i tedeschi a intervenire in nostro soccorso, aveva incrinato molte certezze; se ancora poteva trovarsi qualcuno che coltivava l’illusione di una vittoria sperando nella forza della Germania e del Giappone, ciò era più per uno sforzo della volontà che non per una presa d’atto della realtà. Ma le sconfitte degli ultimi mesi del 1942 fecero crollare definitivamente ogni illusione, risvegliando gli italiani da un torpore che avevano pagato a caro prezzo. Ottobre e novembre furono infatti decisivi per le sorti del conflitto. Il 23 ottobre 1942 il maresciallo inglese Bernard Montgomery attaccò a El Alamein in Egitto, costringendo Rommel a una rapida ritirata. L’8 novembre gli anglo-americani, guidati dal generale Dwight Eisenhower, sbarcarono nell’Africa settentrionale, minacciando alle spalle le truppe italo-tedesche che si stavano ritirando dal fronte egiziano. Gli ultimi dubbi agli italiani vennero tolti il 22 gennaio del 1943, quando un bollettino di guerra diede loro la notizia della caduta di Tripoli; il 13 maggio le truppe dell’Asse nel Nord Africa si arresero. Anche in Russia la situazione era drammatica. Il 19 novembre 1942 i sovietici lanciarono una grande offensiva a nord e a sud di Stalingrado, dove un’intera armata tedesca aveva avuto da Hitler l’ordine di resistere a ogni costo. La resistenza a oltranza fu un grave errore. Di fronte all’offensiva sovietica sul Don, le linee italiane – nonostante l’accanita e valorosa resistenza dei nostri alpini – non avevano retto. Nel freddo che raggiungeva i 40 gradi sotto zero, con armi inadeguate, divise di finta lana e pochi autocarri, gli uomini dell’Armata italiana in Russia, come ha scritto uno dei superstiti, «iniziarono a vagare nelle bianche e sterminate pianure russe tra lacrime e dita mozze, piedi verdi di cancrena… fame e pidocchi, putridi stracci e odore di morte»7.
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G. Bedeschi, Centomila gavette di ghiaccio, Mursia, Milano 1963, p. 405.
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Diverse sono state le testimonianze brucianti del vagare disorientato delle decine di migliaia di soldati italiani nell’inverno russo. Mario Rigoni Stern, allora sergente degli alpini, ha scritto: si andava con la testa bassa, uno dietro l’altro, muti come ombre. Era freddo, molto freddo, ma, sotto il peso dello zaino pieno di munizioni, si sudava. Ogni tanto qualcuno cadeva sulla neve e si rialzava a fatica. Si levò il vento. Dapprima quasi insensibile, poi forte sino a diventare tormenta. […] Bisognava tenere forte la coperta che ci riparava la testa e le spalle. Ma la neve entrava da sotto e pungeva il viso, il collo, i polsi come aghi di pino. Si camminava uno dietro l’altro con la testa bassa. […] «Ora mi butto sulla neve e non mi alzo più, è finita. Ancora cento passi e poi butto via le munizioni. Ma non finisce mai questa notte e questa tormenta?» Ma si camminava. Un passo dietro l’altro, un passo dietro l’altro, un passo dietro l’altro. Pareva di dover sprofondare con la faccia dentro la neve e soffocare con due coltelli piantati sotto le ascelle. Ma quando finisce? […] Quanti chilometri? Quanta neve? Quanto sonno? Quanta sete? È stato sempre così? Sarà sempre così? Chiudevo gli occhi ma camminavo. Un passo. Ancora un passo8.
Anche Eugenio Corti, in uno dei diari della guerra di Russia più forti e coinvolgenti, ha reso con la maestria del grande romanziere la drammaticità di quelle ore: Camminavamo. Misuravo il mio fervido colloquio con Dio, più volte interrotto e ripreso dal principio della marcia, sul ritmo dei miei passi. Chiedevo all’angelo di non stancarsi di stare al mio fianco. […] Camminavamo. Paesaggio di sterminate, basse colline, stese all’infinito nella notte. Dovunque arrivasse lo sguardo, neve.
8 M. Rigoni Stern, Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia, Einaudi, Torino 1965, pp. 74-75.
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Nei valloncelli, alberi spogli dai rami rivestiti di brina, rigidi nel gelo doloroso. Dietro di noi, e sui fianchi, bagliori d’incendi lontani. Pregavo. Dio è vicino agli uomini e più nei momenti di prova. Gli chiedevo di aiutarci, umilmente e fervidamente, in grande semplicità. E chiedevo al mio angelo di starmi pazientemente al fianco9.
Su 230.000 uomini, circa 85.000 furono i caduti o i dispersi, 30.000 i feriti e i congelati. Gli altri, a volte dopo più di 800 chilometri percorsi a piedi, giunsero finalmente in salvo in Polonia, da dove rientrarono in Italia10. Il 1 febbraio 1943 il comandante tedesco Von Paulus, dopo aver visto morire circa 200.000 dei suoi uomini, si arrese a Stalingrado. La vittoria sovietica fu uno dei momenti di svolta della Seconda guerra mondiale perché annunciò la sconfitta definitiva dei nazifascisti e la riscossa degli Alleati. Per la sua importanza sia militare sia psicologica, nel dopoguerra essa sarebbe divenuta, anche nel nostro paese, uno dei cardini del mito dell’Urss.
9 E. Corti, I più non ritornano. Diario di ventotto giorni in una sacca sul fronte russo, Bur, Milano 2004, pp. 18, 32. 10 I dati e le citazioni sono tratti da A. Ventrone, La democrazia in Italia. 1943-1960, Sansoni, Milano 1998, pp. 15-16.
Macerie comuni, bisogni comuni 81
Parte seconda
L'ASSEMBLEA COSTITUENTE. I TEMI E IL DIBATTITO
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UN VALORE DI FONDO: LA PERSONA Quale tipo di Costituzione? I lavori dell’Assemblea Costituente si aprirono con le relazioni di La Pira e Basso sui princìpi dei rapporti civili, nel settembre del 1946. Continuarono in sede di Prima sottocommissione nei mesi a seguire e si spostarono in seduta plenaria a partire dal marzo 1947. Il tema dei rapporti civili, entro il quale si sviluppò anche quello della centralità della persona umana, era molto importante perché toccava le idealità di fondo dei singoli attori in gioco,
Alcide De Gasperi Ruolo Presidente del Consiglio dei ministri (1945-53). Capo provvisorio dello Stato (18–28 giugno 1946).
Si compie così legalmente e pacificamente il più grande rivolgimento della storia politica moderna d’Italia. […] Quale popolo può richiamarsi a simile esempio di verace democrazia? Altrove furono il terrore, i massacri, la guerra civile. Operano nella Repubblica italiana le tendenze universalistiche del cristianesimo, quelle umanitarie di Giuseppe Mazzini, quelle di solidarietà del lavoro, propugnate dalle organizzazioni operaie. Questa democrazia sarebbe chiamata ad un’utilissima funzione nella ricostruzione internazionale. Come non sentire che colpirci in questo momento nella nostra vitalità nazionale significa anche indebolire la missione internazionale che la storia e la natura ci hanno affidato. 25 giugno 1946, Saluto alla Costituente
Un valore di fondo: la persona 83
in particolare la loro concezione degli uomini e dello Stato, e perché, essendo un tema di base del testo costituente, avrebbe tracciato la strada a venire per le discussioni future. Attraverso di esso, poi, si palesava il punto di vista di ogni Padre costituente sul modello di Carta costituzionale che intendeva adottare. Non era scontato raggiungere un accordo, considerando che i punti di partenza delle tre aree culturali coinvolte – cattolica, socialcomunista e liberale – erano molto differenti tra loro. I cattolici si espressero per un tipo di Costituzione organica, che tenesse uniti i diritti delle persone con quelli degli enti intermedi, collegando così i diritti individuali a quelli sociali e civili. I liberali, per bocca dell’onorevole Lucifero, dissero che una Laureatosi in Lettere a Vienna nel 1905, De Gasperi (1881-1954) comincia a fare politica in Trentino, all’epoca piccola regione italiana dell’ Impero austro-ungarico. Deputato del parlamento austriaco dal 1911 al 1918, si distingue dagli altri esponenti del cattolicesimo politico italiano poiché non vive il dramma dello scontro tra lo Stato italiano e la Chiesa, noto come “questione romana”. Al termine della guerra, nel 1921 De Gasperi viene eletto come deputato tra le fila del Partito popolare di Luigi Sturzo. Nel 1927 viene rinchiuso nel carcere di Regina Coeli fino al 1928; uscito di prigione, trova un modesto impiego come bibliotecario presso il Vaticano. Pochi mesi dopo la fine della guerra, nel dicembre del 1945 nasce il primo governo De Gasperi: per la prima volta nella storia unitaria un cattolico diviene presidente del Consiglio dei ministri. La priorità del governo è risolvere la questione istituzionale tra monarchia o repubblica: si opta per un referendum che dovrà tenersi il 2 giugno 1946. La repubblica vince per circa 2 milioni di voti. De Gasperi svolge in questa delicata transizione un ruolo essenziale di mediatore in quanto capo del governo. Il 13 giugno Umberto II parte per l’esilio, mentre De Gasperi assume le funzioni di capo provvisorio dello Stato. Il 28 giugno 1946 De Nicola viene eletto nuovo capo dello Stato dalla Costituente, concludendo la transizione dalla monarchia alla repubblica.
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22 dicembre 1947 Chiusura dei lavori della Costituente Io vi rinnovo l’espressione di ringraziamento profondo per questa vostra collaborazione. Questi nostri ringraziamenti vanno soprattutto ai membri della Commissione per la Costituzione e in particolare al suo Presidente, onorevole Ruini, che con tanto zelo ha diretto i lavori della Commissione stessa. Il Governo ora, fatta la Costituzione, ha l’obbligo di attuarla e di farla applicare; ne prendiamo solenne impegno. Noi tutti però sappiamo, egregi colleghi, che le leggi non sono applicabili, se, accanto alla forza strumentale che è in mano al Governo, non vi è la coscienza morale praticata nel costume. A distanza di cento anni, mi giunge all’orecchio come l’eco del programma mazziniano, che suonava: «La Costituente nazionale, raccolta a Roma, metropoli e città sacra della nazione, dirà all’Italia e all’Europa il pensiero del popolo e Dio benedirà il suo lavoro». Valga tale auspicio anche per questa Assemblea del nuovo risorgimento; il soffio dello spirito animatore della nostra storia e della nostra civiltà cristiana passi su questa nostra faticosa opera, debole perché umana ma grande nelle sue aspirazioni ideali, e consacri nel cuore del popolo questa legge fondamentale di fraternità e di giustizia, sicché l’Europa e il mondo riconoscano nell’Italia nuova, nella nuova Repubblica, assisa sulla libertà e sulla democrazia, la degna erede e continuatrice della sua civiltà millenaria e universale. Alcide De Gasperi
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