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Anno 1 N. 17 / AGOSTO 2011 - Periodico settimanale - Editore e Proprietario: eBookservice srl C.F./P.I. : 07193470965-REA: MI-1942227. Iscr. Tribunale di Milano n. 324 del 10.6.2011.

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Sindrome di Stoccolma La cittĂ punita Le madri cattive Il segreto di Welma Fox

Christopher Veggetti Copertina

Copertina di numero

autore

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numero

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“CORDUSIO” DI CHRISTOPHER VEGGETTI. Artista Contemporaneo. Luigi Christopher Veggetti Kanku nasce a Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) nel 1978. Si avvicina all’arte giovanissimo e da autodidatta. Vincitore nel 2008 della VII edizione del Premio GhigginiArte giovani espone alla Ghiggini 1822 di Varese nel Novembre dello stesso anno le proprie opere con una personale dal titolo Mi presento: LCVK. In occasione dell’uscita del volume 30 TELE dedicato alla sua attività tiene sempre alla Ghiggini una personale nel 2010. GHIGGINI 1822 Via Albuzzi, 17 | Varese galleria@ghiggini.it www.ghiggini.it


in copertina

‘CORDUSIO’

Luigi Christopher Veggetti Kanku, Cordusio, 2009, olio e acrilico su tela, 33x48cm


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numero

autori

sommario

Francesca Panzacchi |

Sindrome di Stoccolma

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rubriche Estratto di Francesca Panzacchi |

Il Normanno

Estratto di Fabio Bertinetti |

La città punita

Intervista fotografica |

a Nicoletta Vallorani

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Estratto di Nicoletta Vallorani |

Le madri cattive

Concorso letterario |

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L’amore nei romanzi del concorso pagina UNO di Ded’a Estratto di Giancarlo Guerreri |

Il segreto di Welma Fox Appuntamenti |

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Pier Paolo Pasolini Foulard dal 1966 al 1999

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editoriale Tic, Tac. Il tempo. Lasciamo correre la fantasia. Lasciamo scorrere il tempo; all’indietro questa volta. Proviamo a ritornare alle origini. Lasciamo che Francesca Panzacchi, Fabio Bertinetti e Giancarlo Guerreri, con i loro racconti ci trasportino in mondi diversi. Lasciatevi avvolgere delle sensazioni e dalle emozioni di mondi lontani, di cui forse abbiamo cancellato ogni retaggio culturale. Proviamo a vivere nella Mantova del 1526, nella Londra del 1859 oppure nella terra dei normanni del 1066. Abbandoniamo l’idea del mondo che abbiamo, anche solo per un momento per provare a vivere e rivivere gioie e dolori di esperienze lontane. Un salto indietro nel tempo, non solo per divagazione ma provare a trovare un po’ di ciascuno di noi in ciò che un tempo era e che ora appare così lontano. Torniamo barbari, per un momento, selvaggi e vivi in mondi in cui non esisteva l’estrema civilizzazione che oggi ci ha portato a sentirci degli Dei e non semplicemente degli uomini.

Buona Lettura. Marika Barbanti

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Autori

Sindrome di stoccolma

Può nascere dalla violenza un grande amore?

Il Normanno

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In un Medioevo magico e appassionato tra armature, manieri e gesta coraggiose, si snoda la vicenda di Elizabeth, nobildonna inglese caduta in mano a un capo normanno che disporrà di lei a suo piacimento rimanendone però a sua volta conquistato. Una ricostruzione storica ricca di sfumature e di risvolti imprevedibili, dove pulsioni irrefrenabili e grandi passioni si mescolano pagina dopo pagina.

uesto libro nasce per assecondare la mia più sfrenata fantasia romantica. Ho sempre amato le vicende ambientate nel Medioevo e avevo voglia di scrivere una storia d’amore che non fosse banale, ma avvincente e ricca di sfumature. Ho dato spessore ai personaggi attraverso i dialoghi e poi li ho lasciati liberi di condurre la storia, a modo loro. Elizabeth, la protagonista, è un’eroina romantica e volitiva, a tratti impetuosa a tratti vulnerabile, ma mai passiva o stucchevole. Ha ereditato il mio carattere dolce e ribelle al tempo stesso e una certa capacità di sorprendere.

È stato un lavoro impegnativo ma anche molto divertente. Ho cercato nomi appropriati per i personaggi e mi sono documentata sui cibi, sulle armi e sugli indumenti del periodo. Anche se indubbiamente a farla da padrona è la storia d’amore, ho ritenuto importante che la ricostruzione storica fosse accurata.

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Isbn 978-88-9727-775-0

Scrivere un romanzo storico significa anche doversi documentare sugli usi e costumi del tempo.

Pagine 100 • € 10,00 disponibile anche in formato eBook


Francesca Panzacchi o Estra n n a tto 1° Cap ito lo , I l N o r m dopo la battaglia Inghilterra, 25 ottobre 1066 Il fragore della battaglia si era ormai spento. La notte era fredda e silenziosa, avvolta da pesanti coltri di nebbia. Piccoli distaccamenti dell’esercito normanno stavano conquistando i feudi circostanti, uno dopo l’altro. A volte l’inevitabile resa era immediata, altre volte il feudo veniva strenuamente difeso, fino alla morte. Elizabeth era seduta sul pavimento di quello che fino al giorno precedente era stato il suo castello. Una grossa corda le cingeva il collo. L’altra estremità era tenuta ben salda nella mano dell’uomo che sedeva di fronte a lei. Il normanno la scrutava in silenzio, compiaciuto del suo bottino, mentre i suoi uomini si rifocillavano bevendo vino in quantità. Eric Devereux strattonò leggermente quella corda ruvida per suscitare una reazione nella ragazza che però strinse i denti e si mosse soltanto impercettibilmente. Elizabeth non piangeva, né implorava pietà, si limitava a fissarlo restando in attesa di un suo gesto. Se provava ad abbassare lo sguardo il cavaliere normanno prontamente la richiamava, ordinandole di guardarlo. Così lei tacitamente ubbidiva, ricambiando suo malgrado quello sguardo crudele, ma rimanendo in qualche modo distante, come protetta da un

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nobile e altezzoso riserbo, una sorta di muro invisibile, l’unica difesa che le restava. Lui l’aveva trovata insieme alla sorella minore Anne quando, con un manipolo di uomini, aveva fatto irruzione nel castello abbattendo il gigantesco portone. L’aveva guardata con occhi avidi e l’aveva trascinata con sé, riservandosela come ricompensa per quell’impresa. I suoi uomini sapevano che non potevano toccarla, perché per una sorta di legge non scritta, le donne nobili che facevano prigioniere spettavano ai capi e non ai soldati. Tuttavia lui l’aveva tenuta in disparte, quasi temesse un’eccezione a quella regola. L’aveva legata ben stretta non solo perché non scappasse, ma anche perché fosse chiaro a tutti che quella donna ormai apparteneva a lui soltanto. Francesca Panzacchi

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l'edi c ola on-li n e d'arte e cultur


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era


estratto

la città punita

Le forze nemiche erano scese dalle pianure tedesche qualche settimana prima e l’esercito della Lega di Cognac, comandato dal duca di Urbino Francesco Maria della Rovere, aveva preferito ritirasi da Milano e dirigersi verso Marignano. Giovanni dalle Bande Nere si era rifiutato di seguirne la ritirata preferendo fare di testa sua. -Capitano!- Esclamò Raimondo a voce bassa -Dimmi Amico mio - Rispose Giovanni -Stavo pensando allo scherzo che ci hanno tirato i Gonzaga. Forse in questa guerra abbiamo troppi nemici.-Che cosa vuoi dire?-L’affronto di ieri notte Giovanni!-Non ti preoccupare quando avremo vinto questa guerra, la pagheranno. Dovranno pur trattare con Sua Santi-

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CAPITOLO I°

Governolo, Mantova, 25 novembre 1526 Isbn 212-00-0452-196-2

L

a sera si stava approssimando e le bande nere iniziavano a sentirsi a proprio agio. Ormai la tattica era sperimentata. Gli assalti notturni alle retrovie dei soldati tedeschi avevano reso parecchio nei giorni passati, ed era venuto il momento di attaccare il grosso del contingente nemico. L’obiettivo di Georg Frundsberg era di rinforzare l’esercito imperiale, impegnato con le forze della Lega, quello di Giovanni de’ Medici impedirlo a tutti i costi. Raimondo cavalcava nelle prime file, accanto a lui vi erano Lucantonio Cuppano e il capitano Giovanni de’ Medici. Pur essendo molto giovane, Giovanni, aveva già fama di comandante esperto e le sue bande nere era l’unico reparto militare che in quei giorni aveva avuto l’ardore e l’ardire di affrontare i lanzichenecchi.

Pagine 272 • € 16,00 Ordinabile da Feltrinelli


di Fabio Bertinetti tà il momento in cui gli Imperiali saranno cacciati dall’Italia. -Non mi preoccupo del futuro, ma del presente.-Non ti deve intimorire la battaglia Raimondo. Ne hai combattute parecchie al mio fianco e sai come riusciamo a colpire con rapidità. Ben conosci come riusciamo a essere devastanti.-Non mi curo della battaglia. Ho una fiducia smisurata in questi uomini. Senza contare che i tedeschi ormai ci temono. Da giorni stiamo colpendo le loro vettovaglie. Li cogliamo all’improvviso di giorno e di notte. Non hanno mai il tempo di ingaggiarci e sconfiggerci. Mi preoccupo delle trame che possono essere ordite alle nostre spalle. Ti dico per esperienza che le alleanze si tessono e si sciolgono con la stessa velocità di un batter di ciglia. Ieri hanno sollevato il ponte levatoio di Borgoforte per impedirci di assalire i tedeschi. Posso anche capire la necessità di un piccolo stato nel collaborare con l’impero e far passare i soldati sul proprio territorio, ma impedirci il passaggio è un segnale che non mi piace Per non parlare poi dei falconetti che Alfonso d’Este ci aveva promesso e che non sono mai arrivati.-L’importante è che siamo passati, Raimondo. Per quel che riguarda le artiglierie, faremo in modo che non ci servano. Ora però silenzio, anche se siamo sottovento, non voglio rischiare che i nemici ci sentanoGiovanni fece un cenno e tutta la colonna si fermò. Avanti c’erano i cavalieri in armatura, equipaggiati con armi da urto e corazze brunite per

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confondersi nella penombra. Più dietro vi erano gli archibugieri a cavallo, soldati che smontavano quando era il momento di combattere e risalivano in sella quando era il momento di fuggire. Entrambi erano montati su cavalli arabi, piccoli e veloci animali che favorivano la rapidità dell’azione. Uno degli esploratori in quel momento tornò e si fermò di fronte al capitano, facendogli cenno di seguirlo. Passarono alcuni minuti, quindi si giunse in vista di una fornace presso la confluenza tra il Po e il Mincio. Giovanni chiamò a sé Lucantonio e gli diede delle istruzioni semplici ma efficaci, poi chiamò Raimondo e gli disse: -Stammi vicino!Raimondo annuì rimanendo accanto a quel condottiero più giovane di lui, che si comportava come il più anziano ed esperto dei comandanti. Giovanni de’Medici si pose in testa alle truppe in armatura allontanandosi dalle forze nemiche, mentre Lucantonio Cuppano assunse il comando degli archibugieri a cavallo facendosi sotto i tedeschi. Il movimento degli italiani non passò inosservato. Georg Frundsberg accortosi del pericolo fece disporre alcuni dei suoi in ordine di battaglia, lasciando ai più l’incombenza della marcia. Lucantonio fece avvicinare i fanti con la precisa volontà di attirare su di se l’attenzione del nemico. Quando ritenne di essere alla giusta distanza, ordinò ai suoi di aprire il fuoco. In breve gli uomini scesero da cavallo e iniziarono a sparare sui lanzichenecchi, che disposti in ordine

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estratto

la città punita

di Fabio Bertinetti

chiuso per difendersi dalla cavalleria, erano un bersaglio facile. Anche dalle file tedesche partirono palle di archibugio, ma gli italiani dispersi sulla pianura risultavano difficili da inquadrare anche a quelle distanze non proibitive. Non c’era fuoco organizzato da parte italiana e non vi era neppure il preciso intento di abbattere quanti più soldati possibili. Il vero scopo di Lucantonio era costringere i nemici a disperdersi per favorire la carica di Giovanni. Lo scambio di colpi fu breve; con l’approssimarsi dell’oscurità il capitano de’Medici partì all’attacco e con lui Raimondo. Il drappello di tedeschi fu investito sul fianco e in breve si disperse lasciando sul terreno morti e feriti. Raimondo si lanciò all’inseguimento di chi fuggiva, mentre dalle retrovie truppe fresche venivano organizzate dal Frundsberg per resistere alla carica e dare riparo ai compagni. In breve il capitano de’Medici tornò in testa ai suoi e si accinse a caricare anche la seconda linea di picchieri, mentre i suoi archibugieri erano rimontati a cavallo e sparavano dagli animali contro ogni tedesco che avesse un’arma da fuoco. Sembrava una vittoria netta, ma fu solo un’illusione…..

Fabio Bertinetti

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numero

intervista fotografica

Pre-visioni: La mappa C’è un testo insolito realizzato Pre-visioni: di recente da un’artista americana, una tal Shelley Jackson, che tra nome e cognome rievoca in un unico pseudonimo la creatrice del primo essere artificiale della narrativa (la Mary Shelley di Frankenstein) e uno dei musicisti più geniali, discussi e discutibili della contemporaneità (Michael Jackson). Il testo si chiama The Patchwork Girl, è accessibile sul web e si configura come una curiosa autobiografia. Jackson si racconta regalandoci l’immagine abbozzata di un corpo femminile, attraversato da tagli e sezioni che lo fanno somigliare a uno di quei grafici che una volta si trovavano in macelleria, a indicare le parti più o meno pregiate del malcapitato manzo destinato a diventare nostro cibo. Cliccando su ciascuna sezione, si apre uno specifico “capitolo” di autobiografia, e la parte del corpo che è stata cliccata racconta la sua storia. Ecco: per quel che mi concerne queste fotografie funzioneranno così: una per una, seguendone l’ordine redazionale e ignorando invece l’ordine cronologico della mia storia, vedrò di raccontarvi la persona - la donna (perché poi a volte le due definizioni non coincidono) – che ora a 52 anni mi pare di essere. Del tutto transitoriamente: perché anche alla mia età ancora si ha molto tempo per cambiare.

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La mappa

Sguardi narranti

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L’inizio di ogni storia non è la prima parola, ma il primo sguardo, l’occhiata obliqua ma decisa che si deposita sul materiale che si vuole narrare. Contrariamente a quanto si pensa, lo sguardo dello scrittore implica una intensa reciprocità: in qualche modo, occorre che l’oggetto guardato “risponda”, manifesti empatia, si offra a essere raccontato. Sono una buona osservatrice, ma selettiva. Significa che non noto necessariamente tutto. Piuttosto, vedo – in quel che mi circonda – ciò che istintivamente percepisco come interessante, per quanto collaterale possa essere. E magari, invece, non noto oggetti centrali, storie che sono sotto gli occhi di tutti. Il mio è, credo, uno sguardo obliquo e laterale, e lo è senza sforzo, senza che io abbia dovuto impararlo. E’ una fortuna, perché con gli anni ho capito che proprio questa lateralità mi consente di vedere quel che non è chiaro a tutti, ciò che è nascosto nelle cose. Solo dopo, quando ho visto, con la parola racconto.

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Nicoletta Vallorani Di sabbia e sole C’è un’intensità particolare nella fine: il crepuscolo è la conclusione di un giorsole no, il finale di una storia pur e a i breve, ma sempre riempita i sabb D di eventi. Soprattutto, il crepuscolo sul mare rappresenta il luogo e il tempo che mi sono familiari, l’orizzonte che conosco. I libri, quelli degli altri ancora più dei Sono nata vicino a un posto di mare, e miei, sono ciò che porto con me. Conosul mare ho abitato per i primi vent’anscenza sedimentata nel tempo, ma anni della mia vita. Non molti, a pensarche emozione profonda, rabbia o ranci adesso, ma quelli che mi hanno cocore, desiderio, viaggio immaginario, struita, e soprattutto hanno modellato morte, nascita: una miriade di vite visil mio sguardo. E senza dubbio, forse sute per procura, attraverso il corpo simbolicamente, ho sempre amato di qualcun altro. Fatico ad adeguarmi di più il crepuscolo che l’alba, il moalla scomparsa della carta stampata. mento in cui la luce si spegne, molto Mi piace la tecnologia e sono affascilentamente, e il sole scende dietro i nata dal digitale. Ma il libro è carta, colli. Il mare è l’Adriatico, dunque, il materialità, una pagina che invecchia tempo della mia infanzia gli anni ‘60 e nel tempo, come succede alle persone, ’70: anni difficili, persino in provincia, alle creature che vivono. Non è sostisolo in parte raccontati, per la prima tuibile. Affiancabile, forse, ma sostituvolta, nel mio romanzo più recente (Le ibile no. Scaffali ricolmi di storia sono madri cattive). Ho impiegato vent’anni la mia idea di memoria. Un rogo di li– altri venti: è un numero cabalistico, bri è la mia idea di dittatura. Una casa temo – per trovare il coraggio di torvuota di libri è la mia idea di squalnare a questa storia e a questo posto. lore. Amo Borges e Canetti perché Le madri cattive è la prima storia mia hanno saputo parlare di biblioteche, ambientata in un posto che somiglia tra le altre cose. Mi affascina l’ia S.Benedetto. Non è stato facile scridea di poter essere nella verla. Ma è il mio romanzo migliore fin biblioteca di qualqui, quanto meno dal punto di vista letcun altro, e di terario. potergli racEd è la ferita più profonda, quella per contare, senla quale è stato più difficile trovare le za conoscerlo, parole giuste. la mia versione della Storia.

Parole e polvere

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e e po

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intervista fotografica Clessidra

In tutto questo, il tempo è naturalmente un dato centrale. Nel tempo fermo, non esiste evoluzione. Conosciamo solo il tempo lineare, nella nostra Clessid esperienza. Nell’immaginara rio le dimensioni si moltiplicano e i percorsi possono essere i più vari. H.G.Wells ipotizza che il tempo sia una quarta dimensione, concepibile e riproducibile come Questo è un gioco sleale. La fototutte le altre. Ogni scrittore, per quanto grafia è sempre stata affine al mio limitati siano i suoi talenti, non fa che lavoro come scrittrice. Io guardo, raccontare il tempo, un tempo specifico e, come scriveva Conrad nella ceper qualche motivo per lui affascinante. leberrima Prefazione a Il negro Guardandomi indietro,mi accorgo di del Narciso, e poi ambisco a far aver spesso raccontato tempi di transivedere, attraverso le parole, quel zione: rituali di crescita (Occhi di Lupo, che ho visto io. Non sempre ci riAriel e Azul, Come una balena, Dentro esco, ma a volte sì. È curioso che la notte e ciao, Visto dal cielo), momensolo ora, dopo ormai una quinditi di svolta (Le sorelle sciacallo, Eva), cina di romanzi, sia arrivata a far nascite mancate e morti affrontate (Le raccontare la mia storia dalla voce madri cattive). Mi interessa il momento di una fotografa: donna che si fa in cui il tempo subisce una brusca accesguardo e parola, e che racconta lerazione per motivi spesso violenti. una storia di madri assassine, per dire anche qualcosa di se stessa, Voglio vedere – capire, cioè, attraverso del suo rapporto con sua madre la scrittura – come reagiamo al brusco (quella che ha) e con LA madre cambiamento di ritmo, come ci misuria(quella che lei stessa mo con l’accelerare della storia. Perché non ha voluto il senso del tempo, quello che sperimenessere). Era, tiamo nella realtà, è che il suo trascordal principio, rere non può essere modificato. una storia complicata, che poteva essere detta solo per immagini.

Fotografare la vita

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Fotog

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la vit

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Nicoletta Vallorani Città di carne, città di carta

Milano piazza Duomo

Le città, dice in molti modi Calvino, sono quello che noi ricordiamo di esse dopo averle ne, attraversate. E ciascun ricordo r a c i è legato allo sguardo di uno speComplicato amore per ittà ddi carta C à cifico narratore: la stessa cosa, Milano, appunto. Socitt lo stesso panorama, lo stesso spetto che questa città sia monumento saranno ricordati in ormai diventata, per me che non modi molto diversi da viaggiatori ho radici, quasi come casa. Ci sono ardiversi. Ho lavorato sulla città come porivata a 23 anni. Sono rimasta per sbalis per buona parte della mia vita di stuglio: prima per lavoro, e poi perché le diosa. Me ne sono occupata cercando circostanze della vita mi han reso imdi capire i molti modi in cui gli abitanti possibile andarmene. Il punto è che delle metropoli contemporanee cercala città mi è sempre piaciuta di più di no di trasformare uno spazio estraneo quanto io riuscissi ad ammettere. in un luogo accogliente. In principio, c’era molto da raccontare, e io ho raccontato (Il cuore finto di DR Ho ragionato sulle utopie urbane partoe Dentro la notte e ciao). E c’era querite dalla fantasia di architetti di grido sta spaccatura tra notte e giorno, quema del tutto sradicate dal tessuto umasta divaricazione evidente tra il mondo no della città reale. Ne ho scritto e ho diurno e quello notturno: due universi fantasticato intorno a quello che sta diseparati, legati dal patto di restare per ventando questa tessitura primaria del sempre paralleli. Per me, proprio quenostro vivere insieme. Tutti i miei rosta frattura ha generato due cifre di manzi, con l’eccezione forse di un paio scrittura diverse: un dura, nera e not(tra i quali, forse, l’ultimo), sono amturna (Dentro la notte e ciao, Le sorelle bientati in città: sembra che sia sciacallo, Eva) e una più solare e diverquesto – sia stato per me questo tita, più apertamente politica (La – il luogo in cui le cose accadofidanzata di Zorro, Cuore no. Il che è curioso, detto a una meticcio, Visto dal cielo provinciale. O forse è logico: si e Lapponi e criceti). vede meglio uno spazio quanNon sono ancora riuscido non si appartiene ad esso. ta a ricucire i due pezzi E io dovevo sicuramente condi città. Non è detto che sumare attraverso la scrittuprima o poi questo non acra il mio complicato amore cada. per Milano. Per ora, tuttavia, è meglio – mi pare meglio - che i due Milano pezzi rimangano separati. pia

zza Du

omo

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intervista fotografica

bambini nel tempo I bambini sono un mistero di tipo diverso, e non sempre un mistero bamb ini ne allegro. L’infanzia era un l tem tempo felice quando i miei po genitori erano piccoli. Ora è Lo scenario di un omicidio è, sempre, un’epoca complicata e conuno spazio bianco da sovrascrivere con torta, disseminata di minacla storia di chi ha ucciso e di chi è stace insospettabili, tempestata di impeto ucciso. In fondo, ho sempre trovato gni e responsabilità e minacciata da più interessante la storia dell’omicida, patologie che non ritenevamo neanche il mistero da svelare. vagamente prevedibili. È, soprattutto, Della vittima parlano – spesso incipienun’epoca orrendamente solitaria. E temente – le cronache. L’assassino, intorniamo alla medesima questione: il vece, è l’oggetto di odio assoluto e indipozzo di solitudine, il muro di silenzio, scriminato e, spesso, il mistero. la protezione muta, spesso traducibile in semplice abbandono. Ci vuole un Il mistero più profondo è, appunto, tempo infinito – di minuti, ore, giorni quello delle madri che uccidono. Non e settimane – per capire i propri figli. credo di essere riuscita a capire perché È più semplice lavorare moltissimo per poterne pagare i “vizi” piccoli e granquesto accada, ma ho provato a dipadi. È più semplice, garantisco: il temnare la matassa di solitudine, angoscia, po passato coi figli è una sfida che da depressione e irresponsabilità che sta adulti sappiamo raccogliere in pochi. dietro questo genere di omicidio. Senza È una sfida pesante perché comunque, giustificarlo. per quanto noi si possa amarli (i nostri Semplicemente cercando di cafigli, cioè), restiamo gli adulti, quelli pire se noi che giuche dovrebbero dare le regole, e mandichiamo, noi tenerle, tracciare la strada per divenche leggiamo tare grandi. È un lavoro faticoso e non i giornali, noi dà luogo ad avanzamenti di carriera. che siamo i Dunque, per questo, molti di noi adulti fortunati “norpreferiscono lavorare come pazzi per mali”, possiapoter comprare aggeggi sempre nuovi mo fare qualai piccoletti. Forse sono all’antica. Ma cosa di più che non è una buona strategia. Non credo scandalizzarci e proprio. Ho provato a raccontare la condannare chi Il bianco e storia di un abbandono nell’unico mio ormai non può il sangue romanzo non di genere. Ed è anche uno comunque essere più salvato. dei romanzi che amo di più: Cordelia.

Il bianco e il sangue

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Nicoletta Vallorani Compagnia per la Creatura Alla fine, la storia è sempre quella: Dio creò la donna perché tenesse compagnia all’uomo. La Creatura di Frankenstein ha bisogno di una sposa, perché si sente solo. Ho insegnato alle mie figlie che le cose, nella vita, non devono sempre andare così, e che si può essere persone intere anche senza diventare l’accessorio privilegiato di un uomo. Qualche anno fa, la mia figlia piccola mi ha detto: “Mamma, lo sai perché Dio ha creato prima l’uomo e poi la donna”. Ho pensato che la piccoletta doveva attraversare una consistente crisi mistica, e sorridendo le ho risposto: “No. Perché?” Lei, tutta felice: “Perché sbagliando si impara”. Questo è l’equivalente familiare di un avanzamento di carriera, appunto.

gniaura a p m o C Creat per la

Metropolis

: l’inizio e

la fine

Metropolis: l’inizio e la fine Metropolis ha il sapore dei miei primi passi nella scrittura. DR, il primo personaggio nella mia carriera di scrittrice è nato da lì, da quella ispirazione. Banale: lo so. Il film di Lang è un capolavoro assoluto, dal quale è impossibile non farsi ispirare. E tuttavia penso che non tanti lo abbiano fatto rivoltando la prospettiva. Voglio dire: la mia idea di base era quella di raccontare la storia dal punto di vista della donna costruita per essere un “oggetto”, un’entità meccanica e servizievole, docile e adattabile. DR, pur concepita così, diventa altro. E racconta il mondo degli esseri umani con una nostalgia ironica che è stata per me la vera scoperta. Di sicuro non è il mio personaggio più riuscito, ma è stato l’anello iniziale della catena. E quello che prima o poi chiuderà il cerchio, ammesso che nella scrittura ci sia un cerchio da chiudere.

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estratto

Le madri cattive

Capitolo 2

Isbn 978-88-6256-205-8

Tutto è scomparso, a parte il disordine. Non c’è il corpo, non c’è l’assassina, qualcuno è sparito, senza lasciar traccia di sé oltre al caos. Io sono uno sguardo. Tutto quel che vedo diventa memoria. Basta uno scatto, e questa è la scena. Un vecchio comò zoppo cui manca un cassetto. Dagli altri pendono vestiti come tendaggi. Bianchi, con macchie. Vestiti sul pavimento, anche. Un top nero. Un paio di slip. Collant smagliati. Un vasetto vuoto di yogurt. Economico. Un fornello che non viene pulito da mesi. Fotografo. Macchie scure sul pavimento.

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Nicoletta Vallorani è nata nelle Marche. Da molti anni vive a Milano, dove insegna Letteratura Inglese all’Università. Pubblica romanzi di genere per adulti e romanzi per ragazzi per diverse case editrici. È tradotta in Francia da Gallimard e in Inghilterra da Troubador Publishing.

La narrativa di Nicoletta Vallorani Le madri cattive - Salani - 2011 Wick(ed) Children. Strane storie Skira - 2010 Occhi di lupo Senzapatria Editore - 2010

Pagine 253 • € 14,00 anche in formato eBook

Lapponi e criceti Edizioni Ambiente - 2010 Orbitals CUEM - 2009 Come una balena - Salani - 2008 Si muore bambini Perdisa Pop - 2008


di Nicoletta Vallorani Sangue. Rappreso. Il bagno è una stanza di transito: da una porta si entra, dall’al tra si esce. È un segmento di corridoio trasformato nel luogo del lavacro e della vestizione. Doccia da una parte, lavandino e water dall’altra, un tappeto di abiti sporchi sotto i piedi. Niente lavatrice, considero, mentre fotografo. Così, in diapositive giustapposte nella mente, la vedo, quest’altra compagna dei miei incubi. Vedo la scena come dev’essere accaduta, in fotogrammi staccati. La morte non è mai una sequenza coerente. La madre puttana e strega torna a casa che è ormai mattino. È sporca di sudore e sperma, col sapore di uomini appiccicato alle mani e in bocca, e ha occhi gonfi di sonno e stanchezza che non si può dire. Si spoglia mentre arriva al suo letto. Piedi sporchi che lasciano orme sulle piastrelle nel bagno-corridoio. Slip abbandonati, una maglietta, una gonna. Cammina, la mia madre assassina, dritta incontro a quel che farà. E questo silenzio che urla, chiuso dentro la testa. Nessuno ascolterà. Tutto è scritto, diceva mio padre. Così, nel mio sogno di veglia, le guardo le mani, a questa madre. Sono mani grandi e affusolate, persino belle. Così è quasi con eleganza che si depositano intorno al collo del piccolo: colombe scure che prima sfiorano leggere il viso del bambino addormentato. Occhi che ne osservano il sonno. Ricorda, la mia madre assassina, l’odore salmastro degli uomini che l’hanno avuta questa notte e quella prima e quella prima ancora. Ricorda chi l’ha chiamata negra, il dolore fisico e bruciante, le spinte violente, i corpi pesanti farsi vuoti di pensieri e di desiderio in un tempo che sembra infinito. I soldi in mano. Ricorda che è tornata a casa. Ricorda che voleva dormire. Ricorda che ha un figlio.

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A non guardare i segni sul collo, nulla sembrerebbe cambiato. Il bambino parrebbe dormire ancora, ne sono certa, se io potessi vederlo ora. E fotografarlo. *** « Finito? » Non rispondo. Le voci mi disturbano quando lavoro. «Me ne devo andare. Sarà meglio che lei si sbrighi». «Fatto». Sistemo la Nikon, mi tiro su il bavero del cappotto e mi rimane tra le dita un capello color argento. È mio. Chi mi accompagna ha capelli neri, vent’anni meno di me, e un’insopportabile mancanza di pazienza. Io ho un ricciolo bianco, lungo, che mi avvito intorno a un dito e poi dietro l’orecchio destro, quando non scatto foto. È il segnale che ho finito, o che devo cominciare. « Bene. Chiudiamo tutto ». ↝

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Solo adesso vedo l’altro, occhi verdi e qualche anno in più, spettatore silenzioso della scena e in borghese, con uno sguardo che contraddice il mestiere che fa. Mi viene in mente mio padre: fuori dal mondo dentro una divisa. Ma è un attimo. Sono protetta di nuovo. « Sì, andiamo ». Via dalla scena del delitto. Ora si cerca la madre assassina. Per strada, l’aria ha sapore di mare. Siamo vicini alla mia casa, penso, mentre la presenza non registrata sulla scena del delitto mi cammina accanto. Ha occhi belli e un viso intagliato nel legno, e fa il poliziotto. L’ispettore, per meglio dire. Nessuna divisa, nessun ordine preso da altri, una padronanza disinvolta della scena del delitto. « Chi mi ha chiamata? » chiedo. Gli occhi verdi mi guardano stupiti. « Come? Non lo sa? » Scuoto la testa, distogliendo lo sguardo. « La dottoressa » riprende lui. « Quella che collabora con noi in questi... casi. Non che ce ne siano molti. Però quando ci sono telefoniamo a lei. Si occupa dei matti. Ariel, la chiamano ». Il passato ha un sapore di salsedine e di sole in settembre. Eravamo amiche, un tempo. Poi non ci siamo più sentite. Ariel. L’ultima volta è stato ai tempi del l’università: l’ultima cena a casa sua, con sua madre già malata, e io che dicevo di non volerla vedere mai più. « Sono arrivata » dico pensierosa, fermandomi davanti al cancello. « Comodo un lavoro vicino casa » sorride occhi verdi, e io non capisco se è una battuta o no. « Arrivederci ». È già sparito mentre entro. E mentre entro, sempre, squilla il mio telefono. Sollevo la cornetta, con un sapore di passato stretto tra i denti. La voce dice: « Sono Ariel ». In trappola.

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da Le Madri Cattive, Salani 2011

di Nicoletta Vallorani

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Cordelia Flaccovio Dario - 2006 Il nome segreto della guerra Salani - 2006 Visto dal cielo Einaudi - 2004 Il cuore finto di DR Todaro - 2003 La fatona- Salani - 2002 Eva - Einaudi - 2002 Occhi di lupo - EL - 2000 Come una balena Salani - 2000 Le sorelle sciacallo DeriveApprodi - 1999 Achab e Azul EL - 1998 Un mistero cirillico EL - 1998 I misti di Sur Adnkronos Libri - 1998 Cuore meticcio Marcos y Marcos - 1997 Luca De Luca detto Lince EL - 1997 Pagnotta e i suoi fratelli EL - 1997 La fidanzata di Zorro Marcos y Marcos - 1996 Darjee Adnkronos Libri - 1996


L’AMORE NEI ROMANZI DEL CONCORSO PAGINA UNO DI DED’A L’amore quello con la A maiuscola, l’amore estivo, l’amore di vip. Riempiono le pagine delle riviste patinate di questi giorni. Ne siamo bombardati e pericolosamente assuefatti. Ma agli amori che sbocciano nelle calde temperature, sotto gli ombrelloni con profumo di salsedine, noi preferiamo le emozioni che vivono i protagonisti dei romanzi finalisti del Concorso letterario Pagina UNO. Il sentimento che ha ispirato Katia Carlini per La parentesi della mia stanza è un amore drammatico e difficile, vicino a quello narrato da Margaret Mazzantini. Alla base della storia di Mew Notice (Come in un batter d’ali) c’è invece l’amore che unisce il reale al sovrannaturale, l’idea dell’anima gemella da cercare nel corso di tutta una vita, se basta. Il mito dell’Iperuranio di Platone compare anche nelle pagine di Le fiabole di

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A. di Angela Maurizi, per la quale non ha importanza che a spalancarsi siano i cancelli del paradiso o le porte di un abisso sconosciuto. L’importante è ritrovare se stessi nelle sembianze di un altro. L’amore che non ha parametri per essere definito. L’ amore assoluto. Aspro-Monte, il romanzo di Giuseppe Pipino è invece incentrato sul sentimento opposto all’amore, l’odio. L’umanità, secondo l’autore, non si è ancora sollevata dalla sua condizione primitiva e bestiale per cui tutti sono in lotta tra di loro cercando di prevalere l’uno sull’altro. Soltanto due dei protagonisti riescono, attraverso l’amore appunto, a ricavarsi uno spazio per fuggire a questa continua lotta. La passione alla base di Ultima corsa – Sentimenti in gara, per Ettore Bucci, non è solo quella romantica e classica


tra uomo e donna, ma quella che più in generale è alla base di ogni forma d’amore: l’amore per la libertà, per la gioventù, per la vita e soprattutto per la libertà conquistata sulle due ruote. L’amore che consente al protagonista di coronare i propri sogni. In Costantina Frau (Su Sessantotto) è invece l’amore familiare a prevalere, dall’inizio alla fine, per la morte della persona più cara all’autrice, la sua nonna. E noi? A noi piace esser un luogo d’incontro per tutti questi amori!

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concorso letterario


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U

na mattina di metà febbraio il Prof. robert Foster ricevette un piccolo pacco avvolto con una carta marrone, legato con una sottile cordicella. Posò l’oggetto sul tavolo, si sedette e cercò sul retro il nome del mittente. Trovò una sigla: due lettere maiuscole che non suscitarono altro che evidente curiosità. – J.H. – pronunciò ad alta voce. Si rese conto di non conoscere nessuno con quelle iniziali, aprì il pacco con nervosismo e si trovò in mano l’edizione di un testo sconosciuto: Summa Philosophica di Johann Heidenberg. il volume era costituito da poche pagine contenenti un breve testo, alcune misteriose tabelle e una decina di fogli scritti con un codice incomprensibile. Un centinaio di pagine immacolate davano corpo a quell’opera enigmatica. Foster si ricordò di aver incontrato termini simili a quelli del titolo, in qualche testo di filosofia occulta, probabilmente a casa del vecchio William Paltrow, suo collega e amico di gioventù, erudito studioso di esoterismo e conoscitore delle segrete cose. Robert Foster, stimato medico e ricercatore londinese, si era iscritto pochi anni prima in una Loggia massonica della

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CAPiToLo i Londra, febbraio

1859

Isbn 978-88-6496-035-7

il segreto di welma fox

Pagine 232 € 18,00


di Giancarlo Guerreri capitale, spinto da naturale curiosità e soprattutto dalle insistenze dell’amico e collega William Paltrow. L’incontro con il nuovo ambiente aveva suscitato in lui il sincero desiderio di approfondire la conoscenza degli argomenti di carattere occulto, riguardo i quali sapeva poco o nulla. Forse fu la suggestione di un Tempio massonico, con le cerimonie particolarmente curate e le specifiche competenze di molti nuovi Fratelli, a far scattare in lui quel desiderio di conoscenza che fino ad allora aveva dormito sonni tranquilli, grazie alla presenza di autentici esperti di discipline sconosciute e di materie inaccessibili delle quali ignorava totalmente l’esistenza. Osservò in tutte le sue parti quello strano testo che si presentava assolutamente indecifrabile e ne collegò immediatamente l’arrivo alla sua appartenenza all’ambiente massonico. Per questo motivo decise di far visita al suo fidatissimo mèntore, portando con sé il misterioso reperto. Nel pomeriggio, giunto a destinazione, scese dalla carrozza e attraversò il breve tratto di giardino che conduceva alla villa di William Paltrow. – Fratello mio, siete in perfetto orario per una buona tazza di tè – gli disse William aprendo le braccia in segno di benvenuto. Foster sorrise stringendo a sé il corpulento amico, si tolse il cappotto e posò guanti cappello e bastone, entrando solennemente nella lussuosa abitazione. – Sono venuto a trovarvi per sottoporre alla vostra sottile e colta mente una complicata questione esoterica – disse, porgendogli il pacchetto contenente la

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copia ricevuta per posta quella stessa mattina. Summa Philosophica di Johann Heidenberg! – esclamò pensieroso – Questo potrebbe essere il vero nome del noto Tritemio. Sì, mi pare proprio che sia lui, aspettate che controllo. Dopo aver fatto accomodare l’ospite nel salottino del tè, si diresse verso la libreria, fece una breve ricerca ed estrasse un volume piuttosto corposo che conteneva un singolare elenco di autori di opere magiche, in parte perdute, nonché le indicazioni dei rispettivi lavori. – Johannes Trithemius pseudonimo di Johann Heidenberg (Trittenheim, 1 febbraio 1462 – Würzburg, 13 dicembre 1516)! – esclamò con convinto autocompiacimento – sì, era dunque il vero nome di Tritemio! – elencò almeno una trentina di titoli senza trovare alcun cenno alla presunta Summa Philosophica – Tritemio – disse corrucciando la fronte spaziosa – era un frate benedettino che si occupava di magia evocativa, un grande mago vissuto tra il ’400 e il ’500, che con le sue convinzioni esoteriche disturbò non poco la Chiesa secolare. A quei tempi, come ben sapete, bastava poco per finire sul fornello e questo Tritemio riuscì a evitarlo per puro miracolo. – Cosa intendete per magia evocativa? – chiese Foster più turbato che incuriosito. – L’arte di evocare gli spiriti dei defunti… il buon Tritemio era un negromante che comunicava con i morti e li faceva apparire come se fossero vivi. ricordo che si rivolse a lui l’imperatore

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Massimiliano i d’Asburgo per chiedergli un consiglio sul risposarsi o restar fedele al ricordo della defunta moglie. “Chiediamolo all’interessata”, rispose Tritemio con disinvoltura, quindi disegnò un cerchio sul pavimento, facendo rabbrividire il povero imperatore che dopo la declamazione di alcuni scongiuri vide materializzarsi l’imperatrice Maria di Borgogna che, più bella che mai, consigliò il marito sull’opportunità di risposarsi e di prender moglie in quel di Milano. L’imperatore non seppe far fronte a quella visione, svenne e solo più tardi ricordò vagamente quella strana anticipazione; ma “Fato” non si arrende con facilità e dopo breve tempo sposò Bianca Maria, figlia del defunto Galeazzo sforza, duca di Milano. Foster rimase basito per quella dimostrazione di sfoggio di cultura, strinse il volume a sé gustando il peso del suo maggior valore acquistato dalle informazioni ricevute. ora sapeva qualcosa di più sull’autore di quei segni incomprensibili, ma questo ovviamente non gli bastava e tentò di sondare maggiormente la cultura del suo amico: – ditemi, cosa racconta Tritemio? – secondo gli studiosi più accreditati, la sapeva lunga, conosceva e frequentava il mondo degli spiriti come voi frequentate il circolo degli scienziati di Londra o quello dei filosofi di Cambridge, parlava realmente con i defunti, li aiutava a ritrovare la luce e poteva anche sondare nelle tenebre più profonde, per recuperare informazioni molto “riservate”…

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di Giancarlo Guerreri – Parlava e gli rispondevano allo stesso modo? – chiese l’ospite con legittimo sgomento. – Vedete, caro William – gli rispose con voce compassata – comunicare con gli spiriti non è cosa molto difficile, ma difficile è sapere con chi si stia realmente parlando. i mondi abitati dalle Entità sono vicini al nostro, appena fuori dalla porta, sì, dalla porta di comunicazione con il Piano Astrale, la zona di passaggio ove si trovano coloro che non hanno più i piedi per terra… A loro i piedi non servirebbero poi molto. bisogna però porre molta attenzione poiché vi sono differenti gradi di vibrazione che fanno sì che il Piano sia suddiviso in sottopiani con diverse popolazioni di spiriti. Foster era ammutolito, sentiva parlare di Piani e sottopiani, di mondi e vibrazioni: concetti che non facevano parte del proprio bagaglio culturale. Ammirava molto l’amico Paltrow e si rassegnava ogni volta a recitare la parte del povero sciocco che non sapeva perché non conosceva e non imparava perché aveva paura di conoscere. Un circolo vizioso che non lo conduceva da nessuna parte se non al cospetto della propria ignoranza. Paltrow continuava a parlare di questioni molto specifiche sfogliando lentamente il volume di Tritemio, alimentando così sempre di più la convinzione che quel testo potesse rappresentare un documento andato perduto da molti secoli. L’opera conteneva alcuni schemi indecifrabili che avevano l’aspetto di tabelline con le lettere al posto dei numeri, le

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complesse matrici steganografiche, alternate a periodi di prosa dai contenuti occulti. L’insieme non appariva come un libro tradizionale: le frasi erano alternate a commenti di più recente fattura, collegate tra loro da simboli e glifi che gli apparivano assolutamente privi di senso. – Passava il suo tempo a nascondere messaggi – esclamò Paltrow visibilmente pensieroso – cosa avrà mai voluto celare e a chi? A quei tempi era meglio occultare che manifestare apertamente il proprio pensiero e Tritemio conosceva più di quaranta modi per mascherare i contenuti delle lettere. Questo libro potrebbe contenere la clavis clavorum, la “chiave delle chiavi”, il metodo “sicuro” per trasmettere senza rischi il contenuto nascosto dei messaggi! Paltrow aveva espresso più dubbi che certezze, pensando ad alta voce cercava conferme nello sguardo attonito di Foster, che dal canto suo si limitava ad annuire senza aver compreso altro che nulla, mentre indicava la tabella alfabetica. – Questa – commentò Paltrow puntandovi sopra l’indice – è un’antichissima matrice in grado di occultare qualsiasi lettera e in qualsiasi lingua, è sufficiente che il messaggio da trasmettere sia accompagnato da un altro breve codice cifrato. sarò più chiaro. Poniamo che voi dobbiate trasmettere a un ipotetico interlocutore la seguente frase: “il gatto mangia”. sarà sufficiente che entrambi conosciate una breve parola chiave, ad esempio “Magia”. da Il diario di Welma Fox, Tipheret 2011

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Pier Paolo Pasolini Fotografie di Dino Pedriali Foto di ©Dino Pedriali

In questo mondo col- IN CORpevole che solo com- SO pra e disprezza il più colpevole sono io... inaridito dall’amarezza... Per informazioni: Pier Paolo Pasolini - Fotografie di Dino Pedriali Triennale di Milano 15 giugno/28 agosto. Orario: Da Martedì a Domenica 10,30-20,30 Giovedì e Venerdì 10,30 – 23,00 Ingresso: libero Fonte: http://www.triennale.org/index. php?idq=1471

La Triennale di Milano presenta una mostra incentrata sulla quotidianità di Pier Paolo Pasolini in quelli che sarebbero stati i suoi ultimi giorni di vita, fissata dall’obiettivo del fotografo Dino Pedriali, scelto da Pasolini come autore di un reportage sulla sua figura per illustrare il romanzo Petrolio. Le intense immagini di Pedriali, rigorosamente in bianco e nero, ritraggono il Poeta in primi piani, mezzibusti, un continuo scambio tra foto spontanee e inquadrature studiate. Come i nudi, in cui il Poeta è inizialmente ripreso dall’esterno della casa e Pasolini deve essere naturale fingendo di non accorgersi della presenza dell’obiettivo, per lasciare poi spazio alla sorpresa; il poeta “scopre” il fotografo, lo cerca con lo sguardo all’esterno, oltre il vetro. Pedriali e Pasolini fissano un incontro il 2 novembre 1975 per scegliere gli scatti migliori, ma Pasolini non si presenterà mai. Il giovane Pedriali diventa allora custode di un prezioso lascito. Oggi le immagini del reportage rivelano al pubblico quel mondo privato giunto a noi attraverso l’arte del sensibile fotografo e prezioso testimone di quegli ultimi sguardi intensi del grande intellettuale.


IN CORSO

Foulard dal 1966 al 1999 La mostra presenta una selezione di foulard disegnati da Carla Crosta dal 1966 al 1999. Nata a Milano, dove vive e lavora nel suo studio a Porta Genova, si è diplomata in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, dopo avere seguito il corso di Giacomo Manzù. Ha esposto opere di scultura in varie mostre nazionali e ha fatto una mostra personale a Milano, al Centro Cultura di palazzo Durini. Ha insegnato all’Istituto Europeo di Design di Milano, nei Dipartimenti di Grafica come docente di ruolo, ha insegnato in licei milanesi. Ha lavorato con varie aziende: Fiorio, Gucci, Bassetti, Marcato, ViBiEffe, per le quali ha realizzato disegni per tessuti, per l’abbigliamento, per le collezioni di foulard e cravatte, per l’arredamento, per la biancheria per la casa. Con materiali come la carta ed i tessuti progetta e crea borse, sciarpe, cappelli, cravatte, arazzi, collage, patchwork e oggetti con materiale riciclato (carta di giornale, tessuti, sacchetti di plastica). Per informazioni Carla Crosta - foulard dal 1966 al 1999 Triennale DesignCafé - 22 giugno/11 settembre. Orari: martedì-domenica 10.3020.30 e giovedì e venerdì 10.30-23.00 Fonte: http://www.triennale.org/index.php?idq=1477

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