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L’appuntamento del venerdì

19 IX 08

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numero

Roberto Buzzini Un viaggio nel cuore del Ticino p. 41 p. 4 Nel villaggio della menzogna globale p. 12 Pietro Verri Il primo padre p. 14 Acufene Quel rumore quotidiano

Corriere del Ticino

laRegioneTicino

Giornale del Popolo

Tessiner Zeitung

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con Teleradio dal 21 al 27 settembre


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numero 39 19 settembre 2008

Agorà Nel villaggio della menzogna globale

DI

Arti Barnett Newman. Vir heroicus sublimis

Impressum Tiratura controllata 93’617 copie

Chiusura redazionale venerdì 12 settembre

Editore

Teleradio 7 SA Muzzano

Media Piccolo schermo. “Lost” in tv Società Pietro Verri. Il primo padre

DI

DI IVO

DI

SILVESTRO DI

ROBERTO ROVEDA

Capo progetto, art director, photo editor

Tendenze Scarpe. These boots are made for walkin’…

Redattore responsabile Fabio Martini

Coredattore

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STEFANIA BRICCOLA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Reportage Un viaggio nel cuore del Ticino

Adriano Heitmann

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Direttore editoriale Peter Keller

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ALESSANDRO TABACCHI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

DAVIDE STAFFIERO

Salute Acufene. Quel rumore quotidiano Vitae Maurizio Benadon

DI

NICOLETTA BARAZZONI

DI

ROBERTO BUZZINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . DI

MARISA GORZA

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Astri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Giochi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

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Giancarlo Fornasier

Concetto editoriale IMMAGINA Sagl, Stabio

Amministrazione via San Gottardo 50 6900 Massagno tel. 091 922 38 00 fax 091 922 38 12

Direzione, redazione, composizione e stampa Società Editrice CdT SA via Industria CH - 6933 Muzzano tel. 091 960 31 31 fax 091 968 27 58 ticino7@cdt.ch www.ticino7.ch

Stampa

(carta patinata) Salvioni arti grafiche SA Bellinzona TBS, La Buona Stampa SA Pregassona

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In copertina

Grotta Acqua del Pavone, Robiei Fotografia di Roberto Buzzini

Libero pensiero Cari Lettori, Come qualcuno ricorderà, a seguito di un articolo-riflessione dedicato alle donne e alla scelta del proprio compagno (Relazioni: i motivi di una scelta sbagliata apparso sul numero 31), la Redazione aveva creduto opportuno pubblicare la lettera di un cordiale lettore e la sua posizione rispetto a quanto sostenuto dall’autrice. Nel contributo giunto sulle nostre scrivanie venivano sollevati alcuni interrogativi e proposte riflessioni tali da poter aprire un confronto sia sulla dinamica delle relazioni sia sugli equilibri e le forze in gioco all’interno della coppia. Come immaginavamo, le reazioni non sono mancate. Ne pubblichiamo una prova, aspettando con trepidazione ulteriori, pacati, contributi… Giancarlo Fornasier e Fabio Martini Egregio Direttore, Ho letto con interesse lo scritto del lettore P.T. di Taverne che il vostro settimanale ha pubblicato sul numero 37. Parole che mi hanno riportato alla memoria un episodio accaduto qualche tempo fa. Una mia conoscente – nata e cresciuta in Russia, ma forse questo non ha nessuna importanza – mi disse che lei non aspirava a fare la donna in carriera, nonostante avesse conseguito un ottimo diploma: il suo compito era sostenere il marito nella sua ascesa (la carriera). Quando lui sarebbe stato “in alto”, lei avrebbe brillato accanto a lui. Interessante è il suo concetto di sostegno: “provvedere” a che il maritino vestisse in modo impeccabile (lava-stira-raccorcia...), fosse curato nella persona (preparazione pasti equilibrati, vegliare a che il coniuge in carriera praticasse

sufficiente attività fisica, spedirlo dal barbiere...). In pratica una sorta di personal-trainer. Ma non finiva qui. All’uomo fa piacere sentirsi forte, pilastro della famiglia – sempre secondo la signora russa, neh?! –. A questo provvedeva facendosi accompagnare negli acquisti di vestiario per sé: lei si sceglieva il reggiseno, lui pagava. In questo modo dimostrava al mondo – secondo me lo notava solo la cassiera… – che era lui a portare la pagnotta a casa, e il suo ego si rinforzava. Da notare che lui poteva anche negare l’acquisto, sostenendo, per esempio, che di reggiseni a casa ve n’erano già cinque o sei. Ah, dimenticavo: nei suoi compiti autoimposti rientrava anche la cura della propria persona con diete e affini, cura dei capelli-delle unghie-delle rughe-delle gambe. Insomma bisognava prepararsi a brillare con grande splendore! Io ascoltavo allibita, veramente credo di non aver nemmeno pronunciato parola al suo racconto. Ma, in seguito, ho riflettuto sulla “faccenda” e una delle molte conclusioni che ho tratto è questa: l’energia che questa moglie investe nelle cose pratiche – ma soprattutto nel soffocare i propri bisogni e le proprie ambizioni – è certamente notevole, sostenuta solo da un’intelligente e fredda analisi della personalità del marito. Dall’apparente sottomissione della moglie rispetto al marito, usciva in realtà l’immagine chiara della donna intellettualmente superiore all’uomo. Il marito, alla fine, pareva più una marionetta, i cui fili erano tirati dalla moglie, che con abilità sottolineava le arcaiche peculiarità dei due sessi. Chissà se anche questo è femminismo… Oppure no? Cordiali saluti C.L. (Cugnasco)


Nel villaggio della menzogna globale

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Agorà

Nel poema epico dell’ “Iliade” Omero raffigura la menzogna e l’inganno con il Cavallo di Troia. Che sia da allora che il mentire, contaminando i nostri costumi, è diventato un comportamento socialmente accettato? Che differenza esiste tra bugia e sincerità? Sono forse facce della stessa medaglia?

L

a menzogna porta con sé un potenziale di violenza simbolica non tanto dissimile da un’arma letale. È devastante e cinica se consideriamo il modo con cui crea in noi ferite interiori. La si potrebbe classificare fra quei piccoli crimini della morale e dell’etica, poiché è entrata di diritto nella nostra vita, diventandone addirittura un espediente per assicurarsi il potere sulle cose (e sulle persone) ma, cosa assai più inquietante, differenziandosi da chi la menzogna la combatte. In uno dei suoi aforismi, Gianni Rodari sosteneva che “nel paese della bugia, la verità è una malattia”. Nel villaggio globale, invece, la menzogna e la bugia – che è un suo corrispettivo – sono tra le “malattie” più subdole del nostro tempo. Colui che mente è adulato, mentre colui che afferma la verità spesso non è creduto. Ma perché sarebbe bene non mentire? Forse per non cerare conflitti, non ingaggiare guerre e non complicarsi la vita… Le menzogne: strumentali, necessarie e a fin di bene Sono in molti a essere stati colpiti dalla menzogna, ad esempio, sul piano professionale. I risarcimenti restano a carico del destinatario che paga il prezzo dei danni subiti. Anche se la menzogna può essere detta a fin di bene, distrugge e vanifica i presupposti di una relazione, minando alla base la costruzione dei rapporti sociali. Sul presunto diritto di mentire per amore dell’umanità si è intrattenuto Immanuel Kant, il quale ha definito la menzogna semplicemente come “una dichiarazione intenzionalmente falsa resa a un altro uomo” (da Sul presunto diritto di mentire per amore dell’umanità, 1797). Secondo Kant la menzogna, come peraltro qualsiasi altra violazione della legge morale, è condannabile perché contravviene al dovere generale. È da punire in sé, poiché non è concepibile che mentire, anche se per una buona causa, possa mai diventare una massima d’azione per il genere umano. Infatti, la menzogna riguarda innanzitutto il tribunale della nostra coscienza. Jean-Paul Sartre scrisse di essa: “L’essenza della menzogna implica che il mentitore sia completamente cosciente della verità che maschera” (L’essere e il nulla, 1943). È dunque in buona fede colui che è cosciente della sua malafede? In certi frangenti è giocoforza mentire. È pur vero che a volte siamo posti nella condizione di dover mentire perché l’interlocutore o la situazione lo impongono. Il bambino – colto in fallo mentre ruba del cioccolato – consapevole della punizione che lo aspetta, assicurerà di non averne mangiato. In questo modo impara a proteggersi. Mentire è un anche un atteggiamento difensivo.


Agorà

5 morale che “l’hanno fatta franca”? In economia si mente agli azionisti e a chi ha investito i propri fondi privati, accordando ai presunti esperti i risparmi. In quanto espressione dell’anima, come ricordava Pablo Picasso, “la menzogna nell’arte permette di conoscere la verità”.

» di Nicoletta Barazzoni; illustrazione di Ulrico Gonzato

Le bugie, l’economia e la politica Alla menzogna sono correlati comportamenti quali, ad esempio, l’ambiguità, la malafede, l’inganno, l’impostura e la falsità. Questi concetti vanno tuttavia distinti tra loro. In psicanalisi il tema della menzogna occupa gli scaffali del sapere, sui quali sono depositati studi sull’argomento. A cominciare da Sigmund Freud, il quale analizzò nei dettagli i processi con cui si sviluppa il falso nell’uomo. La menzogna è da ricondurre al peccato originale, si tramanda di secolo in secolo, di civiltà in civiltà e di generazione in generazione. Ne siamo permeati in tutte le attività umane, in molti campi dell’arte e del sapere. C’è la menzogna nella cultura, nella politica come nell’economia. Nelle nostre scelte e nel nostro destino. “Giura di dire la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità” è per la giustizia una dichiarazione legalmente perseguibile. “Non dire falsa testimonianza” è per la religione un comandamento da espiare nella preghiera. Entrambi i sistemi, sia quello giuridico sia quello religioso, attribuiscono alla verità un valore che, alla luce di quanto sta accadendo sul piano planetario, si rivela inconsistente. In politica, mentire – lo si è visto nel clamoroso caso Watergate o con la guerra in Iraq – è un atteggiamento a volte protetto dall’idea secondo la quale il politico che mente paga con la squalifica popolare, non tanto sul piano della giustizia ma prevalentemente su quello dell’immagine e della credibilità. Non abbiamo forse esempi nella storia di piccoli e grandi impostori dalla doppia

La falsità: una bestialità tipicamente umana Non è vero che la menzogna rende l’uomo più umano. Affermando ciò non si fa altro che legittimare un comportamento pericoloso. La menzogna è un’esclusiva dell’essere umano che si contraddistingue dall’animale non perché è razionale, ma perché è l’unico capace di mentire. Qualcuno sostiene che anche i primati siano degli sfacciati bugiardi. Ma colui che mente si avvale di un’aggressività strisciante che nessun serpente velenoso potrà mai imitare. Mentire non è affatto sinonimo di intelligenza ma di bestialità umana. Raccontare “balle” è un’attitudine che richiede una buona memoria ma anche abilità e astuzia. Alcuni sono facilmente identificabili, altri invece sanno applicare le strategie manipolatorie, ingannando i loro destinatari con l’intenzione di fare del male. Tra le icone della bugia per eccellenza? Pinocchio, che come Ulisse e Circe hanno raccontato bugie per “avere di più”. Personaggi fiabeschi e mitologici che, tuttavia, non eguagliano la realtà della menzogna. A distanza di secoli dalla bugia regale di Platone, anche i bugiardi sono stati smascherati. Perché colui che mente sarà vittima della sua stessa menzogna.


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Daniel Marzona et al. Minimal art Taschen, 2005 Un’agile guida su una delle correnti più importanti degli anni Sessanta: caratterizzata dall’uso di forme primarie in scultura e monocromi in pittura. Da Newman a Dan Flavin.

prodotto non cambiava, l’effetto simile. Opere gigantesche che non rappresentavano alcunché, semplicemente erano. Erano linea. Erano colore. Per descrivere un quadro di Newman forse è meglio raccontarne la genesi. Immedesimatevi nell’artista: prendete una tela, grande, grandissima, almeno un metro per due, e al centro, o di lato, attaccategli sopra un nastro adesivo che la attraversi da parte a parte, parallelamente ai lati esterni. Poi dipingetela di un colore intenso, con predilezione per blu cobalto, rosso fuoco, giallo primario e nero. Curate minuziosamente la campitura, che sia densa, precisa e molto curata. Con un certo impegno, in un pomeriggio riuscirete a ottenere dai due ai quattro metri quadrati di colore puro ben dipinti. Il giorno seguente, a colore asciutto, staccate il nastro adesivo con attenzione. Eccola lì! La zip, la linea nella sua essenza più pura. Uno stacco netto tra due campi di colore, una ferita generatrice di spazio. Se vorrete colorarla, la zip, sceglierete un colore fortemente in contrasto con il campo monocromatico che va a dividere (nero Barnett Newman o la storia di una tarda su rosso, blu su giallo per esempio), oppure maturità. Quando l’illuminazione giunge potrete anche lasciare al termine di infiniti ripensamenti e binari che la nuda semplicità morti. E poi, a ritroso, sino alla retta via della tela, preparata o meno che sia, emerga nel mare di colore. Avrete così colore e linea del quadro e la spezzò con in sé, la cui esistenza non sia più finalizzata una linea, spesso sottilissima, a qualcos’altro. Che si chiami composizione, ma a volte talmente estesa prospettiva, equilibrio o forma poco conta. da divenire essa stessa camColore e linea in sé: questa è l’eredità di Newpo di colore. Poco contava man. Tutto qui? Sì, tutto qui. Peccato che che le linee fossero due, tre prima, in cinquemila anni di Arte, nessuno a dividere la superficie in ci avesse pensato… campi sempre più ampi: il

un linguaggio nuovo e di un po’ di considerazione. Non si fatica a capire il perché di una scelta tanto forte: la produzione di Barnett Newman dal 1945 in poi, straordinariamente coerente e rarefatta – solo 120 opere in tutto, sebbene spesso di grandi dimensioni –, ben poco ebbe a che vedere con quanto precedentemente era stato creato, non solo da lui, ma dall’arte figurativa occidentale pressoché in toto. Non più mimesis del reale, non più prospettiva, non più narrazione e, strano a dirsi, niente più astrazione. Tabula rasa di tutto, per fare emergere “qualcosa” di nuovo, sino a quel momento mai visto: l’essenza stessa della linea, traccia di pensiero trasferita nella materia pittorica. Newman prese la superficie

» di Alessandro Tabacchi

Arti

tardi alla maturità, raggiungendo l’illuminazione dopo anni – se non decenni – di tentativi e attraverso infiniti ripensamenti. Barnett Newman (1905–1970) è uno di questi. Quel gran signore distinto, dalla pancia prominente e dai baffoni da professore, che nella New York degli anni Sessanta era considerato una vera e propria divinità vivente – dopo essere stato nei precedenti quindici anni uno degli indiscussi leader del movimento degli espressionisti astratti e avere, in pratica, generato la Minimal art – faticò non poco a trovare la strada. Classe 1905, a circa quarant’anni distrusse tutto ciò che aveva precedentemente creato. Non sappiamo molto di come potessero essere le sue opere giovanili: probabilmente in stile espressionista, non troppo dissimili da quelle che negli anni Trenta altri suoi compagni d’avventura producevano. Alludiamo alla figurazione cupa, vagamente allucinata e disperata, delle opere di Rothko, De Kooning, Gottlieb, Still, dipinte nel periodo della Grande depressione, emblemi di una generazione alla ricerca di

Vassily Kandinsky Punto Linea Superficie Adelphi, 1968 “Una retta (…) rappresenta un caso analogo a quello del punto che cresce. Anche qui c’è da domandarsi: in quale momento si estingue la linea (…) e in quale momento nasce una superficie?” (p. 96).

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Ci sono artisti che giungono

Vir heroicus sublimis

Who’s Afraid of Red, Yellow and Blue, Barnett Newman (olio su tela; 1966)

Libri


Astrofisica o astrologia? tuito a r g S SM n u e 81 r 1 a i 8 ’ v l l n i a a NTO Bast O C N U IRE R P A n o c

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“Lost” in tv

Internet

www.dharmawantsyou.com L’ultimo dei reality games nati dalla serie tv. Chi s’iscrive ha la possibilità di entrare a far parte del Progetto Dharma, l’organizzazione fittizia alla base delle vicende narrate in Lost.

www.abc.go.com/primetime/lost Pagina dedicata al serial sul sito ufficiale della ABC. Tra le altre cose, permette di visionare i Lost Missing Pieces, tredici mini-episodi inediti rilasciati a cavallo tra la terza e la quarta stagione.

Perduto, ma solo. Robinson Crusoe rappresentato dall’artista tedesco Carl Offterdinger (1880 circa)

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serial a un livello che sfiora il parossismo. Svelare un mistero significa sollevarne altri cento. Il procedimento è potenzialmente infinito ma si rivela perfettamente funzionale alle aspettative del consumatore di oggi. Il pubblico contemporaneo, nato e cresciuto nelle immagini, è diventato ben più consapevole di quanto non si creda. Avendo assimilato decenni di cinema e televisione, l’occhio dello spettatore moderno ha imparato a riconoscere i meccanismi che soggiacciono al racconto filmico. La soluzione vincente adottata dai creatori di Lost consiste nel cambiare le carte in tavola prima che la platea abbia modo di adattarsi. Non esistono conoscenze che possiamo dare

to plasmata ad arte sugli odierni tempi di fruizione. Del resto, l’universo di Lost attinge a piene mani da quello stesso immaginario condiviso che condiziona le nostre modalità di percezione. Tutto il serial è pervaso da riferimenti più o meno espliciti ad una cultura pop ormai sedimentata – buona parte dell’intrattenimento d’avventura compreso tra Robinson Crusoe e gli X-Files –, con l’aggiunta di figure archetipiche debitamente attualizzate. Basti pensare allo stuolo di protagonisti: nella maggior parte dei casi caratteri fortemente stereotipati, modellati in base ai dettami del politically correct. Quanto detto facilita l’empatia nei confronti dei personaggi, incidendo positivamente sul bacino d’utenza cui il serial può fare riferimento. Ed è proprio mirando all’audience che si è deciso di coinvolgere media diversi (siti internet, reality games, videogiochi), generando esperienze estranee all’ordinaria fruizione televisiva che, lungi dall’essere “Lost”, l’ultimo dei serial televisivi trasforma- semplici espedienti protosi in poco tempo in un vero e proprio caso mozionali, integrano la mediatico. Molti i fattori che hanno contribuito fitta trama della serie, rappresentandone un a decretarne lo straordinario successo completamento quasi per acquisite, tutto è messo necessario. In sostanza tutto è abilmente costantemente in dubbio. programmato, eppure la formula funziona L’incessante accavallarsi di alla perfezione. Prima del verdetto definitivo enigmi e twist narrativi cooccorrerà attendere la fine dei giochi (prevista stringe l’attenzione a una per il 2010), incrociando le dita affinché il veglia pressoché perenne. tutto non si riveli una bolla di sapone. Per ora Un prodotto televisivo che attendiamo dunque lo sbarco della prossima esaspera la natura stessa stagione, tormentati dalla tipica ansia di chi, della serialità, codificando nel tranello teso da Abrams, “ci è cascato con una forma d’intrattenimentutte le scarpe”.

» di Davide Staffiero

le ampie lenti sfoggiate da J.J. Abrams deve celarsi una mente in qualche modo diabolica. Il regista, produttore e sceneggiatore americano, con la complicità di Damon Lindelof e Jeffrey Lieber, ha dato vita Media a un fenomeno che nella storia del piccolo schermo non conosce pari. Lost, che piaccia o meno, rappresenta un significativo punto di svolta – o di non ritorno, a seconda della prospettiva – nell’evoluzione dei serial televisivi. Lo straordinario successo ottenuto dallo show di Abrams affonda le proprie radici direttamente nella struttura drammatica del serial, un solido congegno di meccanismi narrativi che, se presi singolarmente, non costituiscono novità alcuna. Il merito consiste piuttosto nell’aver compreso le potenzialità che si annidano nei cliché propri della narrazione seriale, portando al limite più estremo le conseguenze del loro utilizzo. L’intero arco narrativo di Lost trova fondamento in un procedimento per accumulo accortamente studiato: il classico colpo di scena, l’improvviso ribaltamento di prospettiva e il flashback sono espedienti che governano la consecutio narrativa del

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Dietro


Giulio Tremonti La paura e la speranza. Europa: la crisi globale che si avvicina e la via per superarla Mondadori, 2008

Abbiamo letto per voi La

paura e la speranza è un libro che ha fatto parlare di sé, nel bene e nel male. Il suo autore, Giulio Tremonti – dall’8 maggio scorso ancora una volta ministro dell’Economia e delle Finanze del “nuovo” governo Berlusconi – pure. Ciò nonostante, il mini saggio dell’economista berlusconiano si rivela interessante e fonte di spunti sui quali riflettere. Oltre ai non pochi interrogativi che questi possono sollevare. Il volume tocca nel suo centinaio di pagine il delicato tema della globalizzazione e dei suoi effetti. Tremonti critica fortemente il processo che ha reso possibile la stessa globalizzazione, dal mercatismo sfrenato – ossia la versione degenerata del liberismo – all’entrata senza

misure cautelative della Cina nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), passando per la tecno-finanza, la crisi demografica e la morsa del rincaro delle materie prime che sta lentamente stritolando l’Europa. Un Vecchio continente che, nella visione del ministro italiano, non è più fortezza, ma edificio esposto e inerme di fronte a qualsiasi attacco. Per “salvare” la situazione, Tremonti propone un ritorno ai valori, al rispetto della tradizione e alla politica concepita per la gente e non semplicemente in funzione dell’economia. Un bell’auspicio, si potrebbe pensare, ma è altresì vero che il noto commercialista non tiene conto del fatto che è impossibile fermare gli

eventi, le fasi storiche, l’evoluzione o l’involuzione del mercato. Non si può credere, insomma, di arginare o di isolare un fenomeno tanto complesso quale si è rivelata la globalizzazione, considerando solo quel che c’è di buono per l’Occidente, nella pretesa che colossi emergenti come India e Cina non mirino a un benessere “occidentalizzato”. Il vecchio adagio “si stava meglio quando gli altri stavano peggio” risulta evidentemente scorretto e assolutamente ingiusto, discutibile quanto la “finanza creativa” e la politica dei condoni che lo stesso Tremonti ha praticato a piene mani durante la sua permanenza nelle stanze dei bottoni. Fatevi illuminare.

» di Fabiana Testori

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La Audi S3 Sportback. Preparatevi a un dinamismo ancora maggiore. Nella nuova Audi S3, che si presenta per la prima volta anche come Sportback, vi attende la più recente generazione quattro®: la tecnologia di trazione integrale Audi, che reagisce ora ancora più velocemente e dispone di una trazione superiore. A richiesta è ottenibile anche l’Audi magnetic ride. Questo sistema di ammortizzatori adattivo si adegua in frazioni di secondo alla situazione di guida. Maggiori informazioni presso il vostro concessionario Audi. Audi S3 2.0 TFSI: Consumo normalizzato combinato 8,5 l/100 km. Emissioni di CO2: 199 g/km (204 g/km: media di tutti i modelli di vetture nuove). Categoria di efficienza energetica D.


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dell’epoca, i sentimenti non avevano posto all’interno del piccolo rapporto tra padre e figli. Certo, la figura paterna non aveva più potere di vita o di morte sui figli – e sulle nuore… – come nel diritto della Roma antica. Tuttavia il padre continuava a esercitare un potere oggi difficilmente immaginabile. Per molti secoli il matrimonio illegittimo non fu quello celebrato contro il volere degli sposi, ma quello senza il consenso dei padri, indipendentemente dall’età dei figli. Per capire quanto il cambiamento sia stato radicale, basta guardare alle leggi sulla famiglia della Francia rivoluzionaria, talmente inaudite per l’epoca che non si dovette aspettare la Restaurazione per vederle abrogate: già Napoleone le cambiò radicalmente. Cosa

Film

Vogliamo anche le rose Opera documentaria di Alina Marazzi del 2007 che ripercorre la storia delle donne tra la metà degli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta, con un occhio al presente. Perché non c’è padre senza madre (mentre a volte è vero il contrario).

della famiglia o dei genitori, ma quelli del figlio, che raggiunta la maggiore età (ventun’anni) diventava pienamente autonomo. Soprattutto quest’ultimo punto è degno di attenzione: la famiglia, gestita dal padre, supera per importanza i suoi singoli membri. Per certi versi, possiamo affermare che questi come altri cambiamenti abbiano cancellato la figura del padre, o che abbiano dato il via alla sua estinzione. È però vero anche il contrario: si può affermare che Verri, rompendo la tradizione, divenne il primo padre. Fu tra i primi a prendersi attivamente cura della prole, abbandonando la mentalità fatalistica tipica dell’epoca: gli eventi infausti non vanno accettati con rassegnazione, ma prevenuti e combattuti, perché oltre alla volontà di Dio c’è anche quella dell’uomo. Con questo spirito fece inoculare alla piccola Teresa il vaiolo, per immunizzarla da questa terribile malattia (una Oggi può apparire banale che un padre si sorta di vaccinazione). occupi dei propri figli, ma nel Settecento era Il suo obiettivo era renconsiderata un’anomalia: i figli appartenenti derla felice. alle classi agiate erano affidati alle balie e, Pietro Verri morirà nel una volta cresciuti, ai precettori. Sino alla giugno del 1797, contribuendo a fare del nascita di una bambina di nome Teresa… nucleo familiare un prevedevano queste leggi? luogo di crescita individuale, nel quale gli Due aspetti molto semplici: affetti e i sentimenti sono “di casa”. al posto dell’autorità paterna, istituivano l’autorità parenta* Nel dipinto sono raffigurati i membri dell’istitule, responsabilizzando così zione culturale nota anche come Società dei Pugni. entrambi i genitori – non Da sinistra a destra: Alfonso Longo, Alessandro solo il padre –; le decisioni Verri, Giambattista Biffi, Cesare Beccaria (mentre dei genitori non dovevano legge), Luigi Lambertenghi, Pietro Verri (mentre avere come fine gli interessi gioca a tric-trac) e Giuseppe Visconti di Saliceto.

» di Ivo Silvestro

Società

1777 Pietro Verri, ormai cinquantenne, divenne padre. Un evento non certo eccezionale e privo di qualsiasi rilevanza. Non fosse che il Verri – noto illuminista milanese amico di Cesare Beccaria – decise di occuparsi direttamente dell’educazione della figlia Teresa, annotando minuziosamente gli eventi in un diario pubblicato qualche anno più tardi come Manoscritto da leggersi dalla mia cara figlia Teresa Verri per cui sola lo scrissi ne’ mesi di Settembre e Ottobre 1781. La scelta appare ancora più eccezionale se si tiene conto che ebbe “una figlia”, tradizionalmente affidata alle sole cure femminili. Dalla lettura del diario si scopre che Verri, nel Settecento, faceva quello che molti padri di oggi ancora non fanno: lavava personalmente la piccola Teresa, preoccupandosi che non avesse troppo freddo o troppo caldo; le aveva persino costruito un cesto – per certi versi un antenato degli odierni passeggini – nel quale la piccola non fosse immobilizzata ma potesse avere una certa libertà di movimento. Pietro Verri venne accusato di “voler fare l’inglese”; persino sua moglie, pur acconsentendo con rassegnazione alle stranezze del marito, non riuscì mai a capire fino in fondo il suo premuroso affetto. Nella mentalità

Daniela Lombardi Storia del matrimonio. Dal medioevo a oggi Il Mulino, 2008 Il mondo cambia, e un buon modo per scoprirlo è osservare come si è evoluta l’istituzione matrimoniale: dai lunghi riti medievali alle fugaci convivenze dei nostri giorni.

»

Nel

Il primo padre

L’Accademia dei Pugni di Antonio Perego (olio su tela; 1766, Collezione Sormani Andreani) *

Libri


Anne Tyler Ragazza in un giardino Guanda, 2008

Abbiamo letto per voi La

casa aveva esaurito la propria utilità. Era enorme, rivestita di legno scuro, cupa e silenziosa, vicina alla strada ma con un bosco alle spalle e abbastanza lontana dal centro di Baltimora da sottrarsi all’odore di cenere delle sue fabbriche. Le finestre dell’ultimo piano erano chiuse da assi e il portico che correva tutt’attorno, con il pavimento di legno grigio lucido e il soffitto azzurro cielo, rimaneva deserto anche quando le case dei vicini si riempivano di bambini e cani e ospiti di passaggio.

Ancora una saga familiare, ancora la città di Baltimora – microcosmo simbolico dove si incrociano storie di vita vissuta – scandita dal ritmo e dai colori delle stagioni che si susseguono in questo ro-

manzo che Ann Tyler scrisse nel 1972, ora pubblicato per la prima volta in Italia. Pamela Emerson è una donna tutta d’un pezzo, con precise abitudini, a tratti “stramba”, che ha da poco perso il marito. Sino a quando nella sua vita irrompe con il suo carattere e voglia d’indipendenza Elizabeth Abbot, una ragazza alla ricerca di un lavoretto estivo, ma che in poco tempo diventerà “l’uomo tuttofare” di casa, stravogendone gli equilibri e creandone di nuovi e più complessi. L’arrivo della giovane nella famiglia Emerson – composta da sette figli adulti che raramente fanno visita all’anziana madre – fa scattare bizzarri meccanismi, caratterizzati da nuovi sentimenti, silenzi, segreti e verità

nascoste. Senza volerlo, Elizabeth si trova fatalmente legata a un bizzarro nucleo di persone che sembrano non poter rinunciare a lei e che, proprio grazie a Elizabeth, ritrovano il comune senso d’appartenenza alla loro famiglia. Trascorrono gli anni, cambiano gli scenari ma sarà sempre la protagonista a mantenere vivo il vincolo tra la madre e i figli. Dopo Una donna diversa e La figlia perfetta (Guanda, 2006 e 2007), Ann Tyler ritorna a parlare di legami familiari con la leggerezza e dolcezza che contraddistingue tutti i suoi scritti. Chi conosce l’autrice, ritroverà in questo libro le minuziose descrizioni di ambienti e paesaggi, tratto caratteristico dello stile della scrittrice nordamericana.

» di Federica Baj

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Quel rumore quotidiano

Libri

Maria Holl Dominare il ronzio auricolare Armenia, w2006 L’autrice, guaritrice e psicoterapeuta, descrive, attraverso una serie di esercizi pratici, un efficace metodo alternativo per aiutare i pazienti affetti da acufeni e tinnito.

Internet

www.acufene.it Il sito offre informazioni utili per coloro i quali soffrono di acufeni e iperacusia. Sono ampiamente trattati i temi relativi ai sintomi, alle tecniche diagnostiche, alle terapie e ai più recenti metodi di cura.

» di Roberto Roveda; illustrazione di Micha Dalcol

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Sto leggendo nel silenzio della la terribile, senza scampo. “È notte e all’improvviso sento grave?” domando preoccupato. un sibilo, come quando si bu- “Gli acufeni possono essere doca una camera d’aria. Tendo le vuti a mille cose” mi spiega. e annuisce a ogni parola. La sua diagnosi è orecchie. Mi guardo attorno, Comincia così il mio rapporchiara: “Acufeni”. “Sono fastidiosi vero? – agmi alzo e mi sporgo dalla fine- to stretto con il mondo degli giunge dopo qualche istante –. Le prescrivo stra. Il sibilo è sempre lì. Dopo acufeni, in una giornata di giuquesto prodotto per fluidificare il sangue. qualche istante di smarrimen- gno di cinque anni or sono. Il Prenda due pastiglie per un mese”. to mi sorge il dubbio che non medico mi dà nome, indirizzo Un mese più tardi io e il mio sibilo siamo ci sia alcun rumore esterno. Il e telefono di un otorinolarinsempre compagni di viaggio e io sono nello sibilo è dentro di me. Mi tapgoiatra. Tornato a casa apro studio di un altro otorinolaringoiatra, conSalute po le orecchie con le dita e il la mia enciclopedia medica sigliatomi dalla madre della mia fidanzata rumore non diminuisce. e leggo: “Acufene: sostantidell’epoca. “Un genio” a sentire lei, che al Comincio a preoccuparmi, vo maschile, dal greco akúω, solo sentire la parola “acufeni” si rifugia in un anche perché un amico mi ascoltare e phaìnomai, manimesto e sospirato: “Gli acufeni sono la tomba ha detto che le allucinazio- festarsi. Sensazione uditiva dell’otorinolaringoiatria. Hanno mille cause ni uditive rappresentano il soggettiva (soffi, ronzii, fruscii, e…”. Ma io non l’ascolto più: “Ma come? secondo stadio della follia… fischi) percepita in assenza di Clonano la pecora Dolly e non hanno una dopo quelle visive. Da buon stimoli sonori, legata in genere risposta per un sibilo all’orecchio?”. Comunipocondriaco passo la notte a disturbi dell’orecchio, a inque mi prova la pressione e la trova un po’ sciorinando le ipotesi più di- fiammazione, malattia degenealta. Mi consiglia un radicale cambiamento verse dentro di me. Alterno rativa o circolatoria”. Insomma dello stile di vita… momenti di ottimismo del tipo a tutto il patologico possibile. Il terzo otorino appare fresco di studi. Mi guar“Niente di grave”, ad attimi Mi informo ulteriormente: da con cura all’interno delle orecchie, mi fa un di panico vero: “Deve essere nella popolazione che non ha lavaggio con l’acqua tiepida e mi consiglia di qualcosa di grave, Alzheimer, problemi uditivi, ha sofferto o non usare i cotton fioc. “E gli acufeni?” chietumore all’ipotalamo, ictus in soffre di acufeni una persona do. “Eh, per quelli ci vuole un otorino proprio arrivo…”. Alle 6.15 sono già su dieci. La percentuale sale al bravo” conclude. Le risposte degli specialisti in piedi in attesa dell’orario di successivi sono facili da ricevimento del mio medico di Acufene: disturbo costituito da fischi, fruscii, elencare: “Difetto delfamiglia. Lo studio apre alle 9. crepitii, soffi e pulsazioni che fa somigliare la la microcircolazione Alle 9.01 sono seduto davanti propria testa a un’infernale tangenziale interna dell’orecchio”, al medico e gli spiego il pro“Origine genetica”, blema. Lui segue le mie parole 50% nei soggetti che soffrono “Problemi di masticazione”, “Cervicale”. Fimentre controlla qualcosa sul di una riduzione dell’udito. no all’otorino numero otto, il quale mi ha suo computer. Poi mi guarda Proseguo per un paio di giorni consigliato di comprarmi un lettore MP3 e di ed esclama. “Acufeni. E ora, con il mio sibilo, che ogni tanascoltare i suoni della natura per “distrarmi” cosa facciamo?”. “Veramente to si accompagna a un fruscio dal sibilo. Dall’otorino numero nove non non sono io l’erede di Ippocra- e a volte diventa un “iiiiiiiiiiiii” ci sono neanche andato e con i suoni delle te e Galeno”, è la prima cosa vicino all’ultrasuono. Poi, fionde e del vento nelle orecchie non riuscivo che penso… ma sono troppo nalmente, sono dall’otorino a dormire. Mi sono tenuto il mio sibilo. Fa preoccupato per fare battute. consigliatomi dall’allievo di parte della mia vita e, nei momenti in cui si “Acufeni” ha il suono di paro- Ippocrate. Costui mi ascolta acquieta, quasi mi manca.


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3.9.2008

14:55 Uhr

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Alcuni dormono e sognano. Altri sognano di poter dormire.

Sonno agitato? Difficoltà ad addormentarsi? Disturbi da interruzione del sonno? Similasan medicamento omeopatico in caso di disturbi del sonno, globuli è un medicamento ottenibile senza ricetta medica, che potete usare autonomamente dopo aver consultato il vostro farmacista. Similasan è prodotto in Svizzera. Leggere il foglietto illustrativo.


» testo di Stefania Briccola; fotografia fornita da Maurizio Benadon

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Jones a Madonna, da Donald Trump a Iman e Matt Dillon o Christopher Reeve, l’indimenticabile Superman, e Robert Mapplethorpe, entrambi ormai scomparsi. Il fotografo Peter Beard è stato mio ospite per molto tempo. È l’unico sopravvissuto della New York degli anni Ottanta che ancora vive in quel modo. Quando ci ritroviamo ama sempre fare mattina. Le sue opere vanno al di là della fotografia con interventi di scrittura. Il suo libro migliore è The End of the Game (La fine della caccia) con gli elefanti morti sotto il cielo dell’Africa. Dopo i ritmi frenetici di lavoro a New York vivevo la città con le sue Un ticinese impiegato nel settore immobilia- mille feste. Lo Studio 54 re alla fine degli anni Settanta trova casa a era un punto cardine New York: la Grande Mela e gli anni Ottanta della mondanità. Da lì di Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Edo passavano tutti. Potevi incontrare Mick Jagger Bertoglio… e Lisa Minelli o lo stilista Halston e dozzine idea era quella di vendere loft di personaggi della New York di quegli anni. ad artisti, musicisti e gente Non contavano le etichette sociali. Tutti erano appartenente al mondo della protagonisti. L’ambiente navigava nell’alcol, moda. Nell’ormai storico Hella droga non era proprio sconosciuta e ogni lmuth Building nel quartiere trasgressione era benvenuta. Ho incontrato di Chelsea vivevano infatti tre volte e cenato con Andy Warhol, un’icona Fred Schneider della band dei della scena newyorkese, che nelle conversazioB’52, Cristina Moser e Maurini alternava piacevoli banalità a illuminanti zio Arcieri dei Krisma, l’artista aforismi. Nel mio lavoro di immobiliarista olandese Karel Appel, lo sculero più preoccupato del design che del listino tore spagnolo Javier Medina, prezzi. Non a caso realizzai la galleria Forniture l’amico e fotografo luganese of The Twentieth Century (Mobili del XX secoEdo Bertoglio che ha girato in lo). Presentavamo i prodotti firmati da Andrée uno dei piani che gli prestai alPutman, la signora del design francese. Poi cune scene del suo primo film abbiamo rappresentato Ettore Sottsass, persoDowntown ’81, come quella naggio straordinario dal punto di vista umano della sfilata di moda o dove e professionale, e tutti i designer di Memphis. Debbie Harry, leader dei BlonAvevamo pure i mobili del luganese Mattia die, è ripresa nelle cantine del Bonetti e di Elisabeth Garouste, e del francese palazzo. Ricordo ancora che Olivier Gagnère. Ogni volta che lanciavamo durante le riprese, un giorno una nuova collezione in galleria i vernissage Jean-Michel Basquiat si appogerano sempre affollatissimi. Gli americani sogiò al davanzale della finestra no facilmente impressionabili da tutto ciò che e fece un enorme dipinto con viene dall’Europa. Ho avuto fortuna e un po’ il la bomboletta spray sul muro merito di aver creato un modo più europeo di della facciata che avevo appevivere il loft. Ho lasciato New York a metà degli na fatto ripulire. Mi arrabbiai anni Novanta. Era diventata troppo “manicumoltissimo. Così il graffito del red”, omologata e priva di quei contrasti che Picasso nero sparì nell’arco di tanto ho amato. Sono finiti gli anni formidabiqualche ora. A New York erano li della scena Downtown con la sua creatività. in tanti a bazzicare casa mia, Ora vivo tra il Ticino e il Venezuela, dove ho che spesso ha fatto da set a tenuto la mia prima mostra di fotografia sul servizi fotografici e film, uno su tema dell’albero. La fotografia è una questione tutti è Harry ti presento Sally con di luce e di momenti. Conta l’attimo, come le Meg Rayn e Billy Cristal. Alle tante polaroid di New York e i sogni che mi mie feste venivano da Grace rimangono nel cassetto…

Maurizio Benadon

Vitae

Lugano ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza sul finire degli anni Sessanta… una città molto più viva e cosmopolita di oggi. Mi sono divertito un mondo in quel periodo, uscivo la sera, prendevo l’aereo per andare a Parigi e a Londra, e mi dilettavo a scattare foto. Non ricordo nemmeno quando la passione per la fotografia è entrata definitivamente nella mia vita. Ho avuto una Nikon tra le mani all’età di dieci anni. Alle elementari la maestra mi diceva che avevo un occhio fotografico. In seguito, i miei genitori hanno bloccato ogni mia aspirazione nel campo dell’arte visuale convincendomi a seguire all’università un corso di studi in economia. Mio padre lavorava nel settore bancario. Io non ho seguito la sua strada e mi sono buttato nell’immobiliare. Alla fine degli anni Settanta parto per New York, dove mi sento da subito nel posto e al momento giusto. Quando ho messo piede a Manhattan, tutta New York era praticamente in vendita. La città non era assolutamente quella di oggi e l’interesse per il mercato immobiliare americano in Europa era praticamente inesistente. Un famoso agente mi disse che la formula per comprare bene a New York era quella di camminare per le strade di Manhattan, non prendere mai la stessa via e guardare sempre verso l’alto. All’inizio degli anni Ottanta acquistai un palazzo a un prezzo di cento volte inferiore al valore odierno di mercato. La mia intuizione fu quella di portare nella Grande Mela il gusto europeo. In effetti, riadattavo edifici dismessi che prima ospitavano spazi industriali e commerciali ricavandone dei grandi loft completamente reinventati. L’etichetta di businessman non mi piace. Ero molto più bohemien e interessato all’arte. Amavo questa città ricca di contrasti in cui il brutto e il bello, il ricco e il povero, lo sporco e il pulito, la sicurezza e il pericolo camminavano a braccetto. La mia

»

A


Roberto Buzzini Un viaggio nel cuore del Ticino Il fotografo e speleologo ticinese ci racconta la sua grande passione per le grotte e le cavitĂ nascoste. Un percorso affascinante e misterioso nel cuore della Terra, alla scoperta di luoghi sorprendenti e da preservare per la loro particolaritĂ 

Reportage

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testo di Samantha Dresti fotografie di Roberto Buzzini


Verso il fondo della Grotta Nevera, Monte Generoso Pagine precedenti: Grotta alla Cava Scerri, Monte Generoso. Prima pagina di reportage: Grotta Bianca, Monte Generoso


U

Passaggio in esplorazione, Grotta Nevera

na passione per pochi temerari che, spinti dalla curiosità scientifica o dal piacere per l’attività sportiva, si avventurano nelle cavità della Terra per esplorare mondi poco noti o mai sondati e trovarsi immersi in scenari sorprendenti. Un mondo dove le coordinate spaziali alle quali la nostra mente è avvezza, si dilatano: non vi è più un sotto e un sopra. Ci si trova attorniati da rocce, a volte strette e anguste, e da percorsi che sfidano le capacità umane. Un’attività antichissima – da sempre l’uomo ha esplorato le caverne e ne ha trovato rifugio –, ma che continua a stupire e affascinare. Abbiamo incontrato Roberto Buzzini, personalità capace di fondere le sue passioni per fotografia e speleologia in immagini che catturano magici paesaggi nei meandri più nascosti del sottosuolo. I suoi scatti sprigionano la consapevolezza di quanto sia intenso, forte, quasi indomabile, il desiderio di esplorazione insito nell’uomo.

Reportage

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Grotta Acqua del Pavone, Robiei Come è nato il suo amore per la speleologia? Il primo “colpo di fulmine” è avvenuto in Messico, nel 1979. Ero nel bel mezzo di un lungo viaggio in Sud America quando, una sera, in una zona di confine tra Messico e Guatemala, sono finito per puro caso alla Laguna De Montebello, zona fortemente calcarea. Lì ho incontrato dei turisti messicani e un indio che faceva da guida in una grotta. La sera del suo compleanno ci siamo riuniti e abbiamo fatto un giro tutti assieme: entravo per la prima volta nel mondo sotterraneo. È stata un’esperienza bellissima, mi sono sentito molto bene fin da subito e letteralmente affascinato! Una decina d’anni più tardi, a Cuba, quando già mi ero formato come fotografo, volendo ritrarre la stalagmite più grande del mondo, mi sono reso conto delle difficoltà tecniche di una tale impresa. Rientrato in Svizzera ho perciò preso contatto con la sezione Ticino della Società Svizzera di Speleologia (SSS TI, ndr.) apprendendo che un corso di Risorgenza della Sovaglia, Monte Generoso


La Sovaglia in secca Pagina a fianco: la Sovaglia, pozzo iniziale


speleologia sarebbe iniziato di lì a qualche giorno. Mi sono iscritto immediatamente. Dopo il corso, la mia prima uscita da speleologo ha avuto come scenario il Monte Generoso: un’esperienza tutt’altro che facile, ma l’entusiasmo ha avuto il sopravvento. Che cos’ è la speleologia? La speleologia è lo studio delle grotte, della loro origine e delle loro caratteristiche fisiche e biologiche. Al di là dell’aspetto puramente tecnico, alcuni speleologi affrontano quest’attività anche come disciplina sportiva, dalla forte impronta scientifica. La si potrebbe definire uno sport al servizio della scienza, insomma. Lo studio della speleologia è nato nel Seicento con i primi naturalisti moderni e inizialmente era limitato all'esplorazione geografica e delle cavità. Non a caso, infatti, il primo dovere di uno speleologo, una volta entrato in una grotta sconosciuta, è quello di procedrere a un rilievo topografico. Le prime esplorazioni sistematiche, invece, presero piede a partire dalla metà dell’Ottocento sul Carso, tra Trieste e Lubiana. Ecco perché, per definire le grotte, si usa il termine “fenomeni carsici”. Tra gli speleologi c’è poi chi pratica la speleologia subacquea, gli speleosub, i quali si immergono nelle parti sommerse degli anfratti rocciosi. Una disciplina quest’ultima che richiede notevoli doti psicofisiche. Per divulgare gli aspetti della speleologia fra il grande pubblico stiamo organizzando una mostra fotografica, con la collaborazione di Marco Antognini, geologo del Museo cantonale di storia naturale di Lugano, che si terrà dal 26 settembre, giorno dell’inaugurazione, al 23 novembre al Centro Elisarion di Minusio. Dalla primavera del 2009, invece, la mostra sarà trasferita al Museo cantonale di storia naturale di Lugano. Dove si trovano le grotte in Ticino? Nella maggior parte dei casi le cavità si formano dalle rocce calcaree. Il Monte Generoso e il San Giorgio sono i due massicci calcarei più importanti del cantone dove si sviluppano i principali sistemi cavernari. Sul Lucomagno, invece, troviamo sempre della roccia calcarea, ma non sono presenti grotte “transitabili”. Ciò è dovuto alla presenza della dolomia saccaroide – venuta alla ribalta perché ha creato non pochi grattacapi nelle perforazioni del massiccio del San Gottardo –: questa è sempre a base calcarea, ma non si lascia carsificare, cioè “scavare”. La sua composizione quindi non permette la formazione di vere e proprie grotte. In Ticino abbiamo poi un caso eccezionale, non unico al mondo ma molto raro: la Grotta Acqua del Pavone, nella zona di Robiei. Si tratta della più lunga, con uno sviluppo di circa tre chilometri, interamente nel nostro territorio. La sua particolarità è di essersi formata da una vena di marmo inclusa nello gneiss, che non è erodibile.

Roberto Buzzini ritratto da Adriano Heitmann

Qual è l’emozione più bella per uno speleologo? Noi la chiamiamo la “première”, cioè scoprire una grotta o un ramo nuovo di una già mappata. È un’avventura veramente emozionante! Nel momento della scoperta si entra nella cavità con un certo timore, una certa reverenza. È una grande emozione. Negli anni Ottanta il nostro gruppo, la SSS TI, ha scoperto sul Monte Generoso le grotte Nevera e Immacolata, i due maggiori labirinti sotterranei conosciuti nel nostro territorio, i cui ingressi si trovano sul versante italiano. Esistono in Ticino grotte visitabili dal pubblico? Sul Generoso c’è la Grotta Dell’Orso dove si organizzano per tutti gli interessati delle visite guidate della durata di venti minuti. Qui però non ci si può aspettare di vedere delle concrezioni (stalattiti e stalagmiti, ndr.). È una cavità relativamente piccola, lunga 150 metri, di cui si può osservare la parte che è stata appositamente allargata per consentire l'ingresso al pubblico e dove da parecchi anni è in corso una campagna di scavi per ricerche paleontologiche. Si tratta, infatti, di una grotta ricchissima di resti di Ursus spelaeus – anche detto Orso delle caverne – e di altri animali. Anche questa grotta è stata scoperta dal nostro gruppo. Parliamo di grotte e degrado ambientale. In che modo il mondo sotterraneo ne è toccato? Purtroppo ci sono grotte che sono utilizzate quali pattumiere, oppure ci sono percolazioni di rifiuti industriali o di allevamenti, concerie, stalle, che entrano nella piattaforma calcarea e nelle fessure, penetrando nelle grotte. Spesso si organizzano campagne in cui gli speleologi si impegnano a svuotare le cavità dai rifiuti e si attivano nella sensibilizzazione della popolazione sul problema. La Grotte de la Petite Joux nel Jura, ad esempio, è stata svuotata completamente dagli speleologi. In passato – negli anni Sessanta/Ottanta – la situazione era molto più grave e si sono verificati anche casi d’inquinamento delle falde freatiche. Oggi, fortunatamente, si è maggiormente sensibili al problema anche se vi è ancora molto da fare per proteggere questi “tesori nascosti”. Si sono verificati pure casi di deturpamento delle grotte. Alcune cavità sono state “svuotate” dei loro cristalli. Degli esempi lampanti sono la Grotta detta Tana dell’alabastro nel Generoso, così come la Bögia di Meride nel San Giorgio, entrambe in passato saccheggiate dai commercianti di pietre. Non bisognerebbe mai asportare dalle cavità quelle che io definisco le “decorazioni” delle grotte, cioè tutte le sue concrezioni. Il nostro motto è “lasciare solo impronte e prendere solo fotografie”

Roberto Buzzini è nato a Locarno nel 1956. Si diploma all’Istituto Europeo di Design (IED) di Milano nel 1985. Da oltre vent’anni è titolare di uno studio fotografico e opera nel campo della fotografia pubblicitaria, industriale e di reportage. La sua passione per la montagna e per le grotte lo spinge a una continua ricerca nell’ambito della fotografia paesaggistica e speleologica, impegno che si traduce anche in vari progetti editoriali oltre che in esposizioni collettive e personali.

Reportage

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✽ These boots are made for walkin'...

Tendenze

» di Marisa Gorza

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La moda wwautunno-inverno comincia da laggiù, dal piede, spesso messo a nudo anche con il sottozero. E per una volta non sono gratificati solo gli estremismi, cioè tacchi a trampolo o rasoterra, ma anche equilibrate mezze misure. Lo conferma l’ultima edizione del MICAM SHOEVENT, l’autorevole salone della calzatura di Milano. Nondimeno le scarpette con il tacco rimangono la magica ossessione di ogni donna, che se ne serve per slanciare la silhouette e apparire più fragile e sexy grazie all’andatura ondeggiante. La zuffa dei rialzi si svolge su due fronti: da un lato i tacchi a stiletto che completano femminilissime decolletée ritornate d’attualità, dall’altro sandali invernali o “chanelline”, senza punta o tallone, con fantasiosi tacchi scultura e plateau (ovvero la suola elevata) per contraltare le altezze superiori a 10 centimetri. Meno in auge la zeppa che trova però un fedele cultore in KENZO by ROSSIMODA applicata sotto uno spiritoso tronchetto alla caviglia, sbuffante di frange di lana. Inoltre, l’eclettico creatore punta sulle francesine stringate in camoscio bicolore e sullo stivale outdoor dal grosso tacco in cuoio e bordato di pelliccia. Entrambi caldi trend di questa imminente stagione fredda. Il tema seduzione lo svolge GIVENCHY con le svettanti decolleté da starlette in camoscio colorato di viola, prugna, mauve, continuando con la francesina traforata e concludere con il sandaletto after eight rosa laminato, con ruche alla caviglia e costante iper-altezza. Il glamour inconfondibile di EMILIO PUCCI ha la vertigo e la sottigliezza acuminata dello “stiletto doc” inalberato sui sandali infiocchettati e sulle scarpette scollate intagliate nel camoscio stampato con gli stessi colorati stilemi degli abiti d’alta moda, ripresi pure sullo stivale di gomma con suola bassa e zigrinata. L’escarpin scollata piace anche a DONNA KARAN, tuttavia abbastanza solida e rassicurante e con l’insolito tacco a forma triangolare. Intanto CELINE offre stivaletti primo Novecento, tutti stringati come una guepière, insieme agli stivali da amazzone e ai tipici mocassini piatti alla Audrey. La ballerina con il musetto di Topolino si trova da MARC JACOBS e sono nello spirito eco-fiendly i doposci (anche da città) in pelliccia ecologica e suola di legno. Salvo passare a sfiziose “pumps” dai colori brillanti e stabile tacco grosso e conico. Ma rieccoli alla ribalta gli stivali al polpaccio, o sopra il ginocchio, da infilarci dentro gli skinny jeans o i fuseaux! CHRISTIAN LACROIX li suggerisce in morbido capretto e camoscio con risvolto e tacco basso e squadrato, mentre quello decisamente alto lo riserva ai tronchetti che si chiudono con fiocco a fiore sopra il tallone. Insomma, gli stivali arrivano a plotoni, pronti a marciare durante tutto l’inverno e, pur partendo dall’allure più maschile dei prototipi militari, da dandy e da biker, VIC MATIÉ li interpreta secondo un gusto féminin chic in cervo soft, finish lucido, piccole borchie, tacchetto squadrato. Più quel sapore di autenticità, proprio della tradizione calzaturiera. Ritorna anche lo stile “camperos” rivisitato e ricamato in versione pin-up da FIORUCCI SHOES e, in caso di pioggia, c’è lo stivale in gomma pieno di baci stampati e raincoat fuxia o smeraldo. Per “bucare” con il buonumore le giornate più grigie. E siccome la femminilità ha diversi appeal, NERO GIARDINI suggerisce le comode sneakers a stampa leopardata, ideali per la corsa nel parco o per raggiungere l’ufficio al mattino. Salvo cambiarle poi con le scarpette svettanti per un look più... promettente.

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’ll do y e h t t a h w ’s just t a h t s are t d o n o a b . e . . s e h t days one of thesewalk all over you ✽✽ gonna UCCI

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UCCI EMILIO P

, o n r e d o m Classico e asgressivo... sobrio e tr lità, a n o s r e p e s o statu no ben oltre. n a l e v s e t t e s Abiti e baorrpe di una donna vaon, un’attitudine, voglio ma le sc no uno stato d’anim , a d o m o c Esprimo erio: voglio starmenietacchi a spillo... un desid professionale e, con apparire urre! od ee Hazlewo 66 d L e a s d o i to l s o g p 9 vo nel 1 le com ncy Sinatra ano musica no. I

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a faran un noto br volta da N quello che ✽ Il titolo è istrato per la primai per camminare, ed è propriivo ali ti calpesteranno) e reg questi st sono fatt o di questi, uesti stivali ✽✽ (Q

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KENZO

Tendenze

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L’amore ai tempi del Festival

L’estate, le sue storielle bla bla bla, mondanità, bazzecole, banalità, spezzoni di dialoghi a caso, istanti catturati al Festival del film di Locarno e rielaborati a estate terminata, oggi, dopo un paio di caffè. L’immaginazione imita – diceva Carmelo Bene –, è lo spirito critico a creare. Qui di spirito critico ce n’è poco, ci si limita a immaginare, non c’è né dramma né tragedia né niente; solo cose futili, stupidaggini. Quello che andate a leggere è quindi pressoché inutile. Non leggetela. Astenetevi.

Fidanzatini istituzionali alla corte del castello

Racconto

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– Cocktail esclusivi! … ma pensa tu che ideone! – dice lei, lo sguardo torvo. – Sì tesoro, “cocktail esclusivi”… che c’è di male? – Lui ha appena terminato il discorso ed è ancora tutto fiero e sudato. – Dimmi una cosa caro, che cosa significa per te cocktail esclusivi, mmh? Vips, vinello e chips? – – ... e fotografi tesoro, e giornalisti da ogni dove tutti qui, a commentare, a spettegolare... – La cameriera porta due prosecchi offerti ed esclusivi. Lui le sorride, istituzionale. – Oh oh oh! Ma che roba maschia i pettegolezzi! Che ti succede caro? Hai voglia di parrucchiere, o è il caldo alla testa? – – … qual è il problema tesoro? Esprimiti meglio, ti prego. Ti trovo contrita e contrita non sei per niente carina... – – Ma bravo! Vedo che sei già alla C col dizionario, però ancora non conosci bene i significati: “contrito” è uno che pena pentito e mortificato… Tu, dovresti essere contrito caro mio – – E perché mai dovrei esserlo? – Lei si guarda la punta delle scarpe, si aggiusta i capelli poi fissa, davanti a sé, uno sgabello vuoto. – Sai caro, ti ci immagino a questi cocktail esclusivi, e lo sai come? Ti immagino allegrotto, brindare e chiacchierare con qualche attrice francese, non è vero? … e sappiamo entrambi benissimo com’è che suona il tuo francese… fa pena fa! Lascia perdere, mandrillo! – – Tu sei una pazza donna gelosa, mia cara… – – Ah sì? ed io non ti voglio più sposare - e incrocia le braccia come un lavoratore in sciopero. – Va bene! – dice lui. – Perfetto! – dice lei. Silenzio. Il sole scompare dietro un nuvolone. Domani danno brutto tempo. – … scusami – dice lei –, forse ho esagerato – – Un pochino tesoro, comunque in fondo hai anche ragione…

è tutta una baggianata ‘sta storia dei cocktail esclusivi… è che non sapevo che dire… –. Commenti a caldo – T’è piaciuto? – – Sì, molto… a te? – – Bah… – – No?! – – Boh… mi è sembrato un po’ superficiale, privo d’intensità, di profondità… – – Secondo me è il suo fascino maggiore… – dice lei, negli occhi ha ancora le scene. – È fascinosa la superficialità? – – Certo! Prendi noi due… – – Noi due? – – Sì, noi due… non siamo forse due fascinosi superficialotti? Bei giovani in braghette e infradito, perdigiorno in vacanza coi soldi di mamma e papà, ci si spara tutti i film, noi che di film ci capiamo un’acca, eppure, eccoci qui che giudichiamo – – Beh sì, forse hai ragione – ammette lui – … quindi sostieni che i personaggi di questo film noiosetto e superficialotto in qualche modo ci somigliano? Stupidi, privi di carattere, menefreghisti, disinteressati alle cose che hanno un qualche valore oltre il denaro, oziare e il piacere? – – Già, esattamente… – – E dove starebbe il fascino in tutto questo nulla? – – … nello smarrimento dei tuoi occhi, amore – Martini dry per tutti? Non c’è miglior tranquillante... Ovvero Luis Buñuel e il Fascino discreto della borghesia

Ciao – saluta mondano fingendo di essere perfettamente a suo agio tutto sgomitato della ressa assetata di birra là, al bancone – fammi un Martini dry… – – Okay, sono quindici franchi – A quell’okay sono quindici franchi, lui sorride, cinico. È il noto critico cinematografico Jean Luc Pétard, solitario uomo esigente, disilluso circa gli umani e soprattutto le donne. La Rotonda lo schifa – Serraglio per il pascolo di giovani vuoti e depressi, privi di interessi e cultura – – Ma come? – chiede alla giovane barista con un impeccabile italiano scritto – davvero tu, tu saresti in grado di preparare “comme-il- faut” un Martini Dry? Così! Senza un minimo di spiegazione, di introduzione? – La giovane studentessa, di giorno nelle sale, la sera prestata all’abnorme bancone del capannone, disabituata com’è al dialogo, che ormai sono quattro ore che è là come una matta a far giù birre e incasso, risponde al Pétard:


Uscire dalla sala a metà film si può? All’anteprima per la stampa di una pellicola canadese arrivo in ritardo di cinque minuti. Nei dieci successivi cerco di capire qualcosa del film, ma ancora poco comprendo. Sullo schermo vedo anziani depressi che, mentre pescano trote, parlano delle loro mogli depresse. C’è una ragazzina muta coi calzoni neri a tubo e c’è un tizio magro e barbuto che le insegna come si uccide un leprotto, dolcemente, e poi come si fa a capire se il leprotto è morto bene, comodo (che è meglio da mangiare), oppure se è morto male (che diventa tutto un fascio di nervi e allora bisogna cucinarlo in umido). Io personalmente ho sonno, le palpebre aperte a fatica e il leprotto mi lascia indifferente. Qualcuno, qualche poltrona più giù, sbuffa apertamente, poi lo vedo alzarsi e uscire tentoni dalla

sala. È una donna. La imito, esco anch’io. Fuori sono le 14 e 25 di una giornata bellissima. – Che noia di film! – mi dice la fuggitiva voltandosi, accortasi dell’ombra dell’imitatore me medesimo. – … film così io non li sopporto – – Oh, nemmeno io, per carità! Che palle… – chioso. Ci presentiamo, lei è una giornalista, io meno, lei parla francese inglese spagnolo italiano… io un po’ di dialetto bergamasco. È canadese lei, come il film dal quale siamo scappati. – Ma è sempre così dalle tue parti? – – Oh sì, è terribile, una noia… – risponde. Penso che probabilmente esagera. Comunque anch’io, quando sto da qualche altra parte e mi chiedono: – E il Ticino, che posto è? – Io rispondo: – Terribile, una noia… è pieno di alcolisti, di razzisti, di ragazzine mute e conigli con i nervi tesissimi – .

Non sbattertene! Senza cintura dietro, rischi di diventare un siluro.

Per maggiori informazioni: www.cintura.ch

» di Kurt Sghei; illustrazioni di Mimmo Mendicino

– No, cioè… sì. Sì, lo so fare il Dry… ho imparato da un film, “Il fascino discreto… – – … della borghesia” – si appresta a concludere Pétard, stupefatto dall’inattesa piega del dialogo. – Già – dice la barista – l’avrò visto trenta volte, è fra i miei preferiti… – poi, riferendosi al da farsi, al Dry – Quanto secco lo vuole? – – Secchissimo – – Oliva con mandorla? – – Sì… posso darti del Lei? – – Cubetti di ghiaccio? – – Tre – Pétard le lascia trentacinque franchi di mancia, poi va a dormire colmo di rinnovata speranza per l’umanità, probabilmente è innamorato. E di una donna per giunta.


Weissgrund

Una buona soluzione per la Svizzera.

Come proteggere il clima a Vernate con un centesimo solamente? Progetto 723: Con un nuovo isolamento per una casa unifamiliare è possibile eliminare 22 tonnellate di CO2. La Fondazione Centesimo per il Clima riduce le emissioni di CO2 con efficaci progetti in Svizzera e in tutto il mondo. Pagando unâ&#x20AC;&#x2122;imposta di 1,5 centesimi per ogni litro di benzina o di diesel contribuite, in quanto automobilisti, a sostenere oltre 3000 progetti per il raggiungimento degli obiettivi climatici della Svizzera entro il 2012. www.Fondazione-Centesimo-per-il-Clima.ch


Mercurio e Marte si trovano in congiunzione a Venere. Evitate di agire d’impulso o potreste incorrere in dissapori sia con il partner sia con il vostro socio in affari. Forte aumento della carica sessuale.

Marte, Mercurio e Venere alimentano la vostra voglia di amare ed essere amati. Incontri sentimentali per i nati nella terza decade. Attenzione alle vostre parole se non volete incorrere in dissapori con la persona amata.

toro

scorpione

I diversi pianeti di transito stimolano il cambiamento nel vostro ambiente lavorativo. Grazie al passaggio di Marte e Venere potreste subire il fascino erotico di un collega, e il sorgere di situazioni competitive.

Momento di forte abnegazione nei confronti della persona amata favorito dal passaggio dei pianeti veloci. Grazie alla congiunzione tra Mercurio e Venere, riscoperta del piacere di conversare in intimità di argomenti spirituali con il proprio partner.

gemelli

sagittario

Effervescenza nella vostra vita sentimentale e nelle attività creative. Grazie ai numerosi pianeti di transito vi sentite particolarmente ricchi di verve, attirando la simpatia di chi vi circonda. Possibile concepimento.

Plutone continua inesorabile la sua cavalcata negli ultimi gradi della terza decade. Profonde trasformazioni per molti di voi, tali da mettervi in contatto con la vostra reale natura. Il partner si rivelerà indispensabile in numerosi progetti.

capricorno

Grazie al transito di Urano, in questo periodo vi si presenterà l’occasione di allargare la vostra conoscenza del mondo, così da raggiungere larghezze di vedute mai avute in precedenza. Le posizioni rigide non saranno premianti.

Periodo estremamente importante. Marte vi spingerà a procedere con una certa fretta, senza che soffermarsi sui dettagli. Conservare quel minimo di cautela. Acquisti immobiliari per i nati della seconda decade. Promozioni e riconoscimenti pubblici.

leone

acquario

L’opposizione tra Saturno e Urano produce avvenimenti inattesi, intensi e inevitabili. I vecchi schemi di vita verranno spazzati via per far posto a nuove idee e concezioni. Le restrizioni imposte diverranno improvvisamente intollerabili.

Momento eccezionale in cui riuscirete a sentire il vostro livello energetico particolarmente alto e vigore sia fisico sia mentale. Grazie a queste forze ritrovate potrete mirare a quello che veramente volete. Incontri sentimentali con persone straniere.

vergine

pesci

Rottura definitiva con le situazioni affettive non più corrispondenti al vostro attuale stato dell’essere. Evitate di identificare il vostro valore con l’attuale situazione patrimoniale. Possibili incontri sentimentali alimentati dalla ricerca di conferme personali.

I nati della seconda decade devono trovare assolutamente il modo di fare quello che più li aggrada. Attenzione a non farvi intrappolare all’interno di una relazione che limita le vostre libertà di espressione. Sentimenti vissuti in chiave masochista.

Elemento: Aria - cardinale Pianeta governante: Venere Relazioni con il corpo: reni, ghiandole surrenali Metallo: rame Parole chiave: armonia, equilibrio, bellezza, individualità

Nel segno della bilancia si stabilisce il superamento del primo emiciclo zodiacale e si affronta il secondo, quello dei sei segni rimanenti. Bilancia, settimo segno dello zodiaco dunque, coincide con l’equinozio d’autunno, dove il giorno e la notte si equilibrano come durata. Inizia il grande ciclo involutivo della vegetazione, anche se questo mese ci dona i più bei colori dell’anno, nonché luci e profumi che anticipano la fase di riposo della natura. Lentamente, la notte e il buio prenderanno il sopravvento sulla forza solare diurna e l’esigenza di vivere all’aria aperta diminuirà, crescendo, al contrario, il desiderio di raccoglimento e di introspezione. E un nascente bisogno di retroazione chiarificatrice sulle proprie idee. La bilancia è l’unico segno dello zodiaco che non ha sembianze animate e la sua figura è costituita da elementi che si equilibrano. L’etimologia greco-latina del termine richiama l’idea di un piatto; il suo geroglifico si compone di due linee orizzontali, la superiore sormontata da un semicerchio. Queste linee rappresentano le energie positiva e ricettiva, in un giusto rapporto armonico, un diagramma simile al geroglifico egizio dell’equilibrio. Il simbolo della bilancia realizza l’unione delle due forze, unisce le anime, i cuori, il sentimento. L’individuo avverte il bisogno di essere riconosciuto per la sua imparzialità, equità, gentilezza e capacità di armonizzare energie opposte. Egli avverte il bisogno di sviluppare relazioni basate sulla partecipazione e sulla cooperazione, e di poter offrire le proprie emozioni.

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cancro

Il sole transita nel segno della Bilancia dal 24 settembre al 23 ottobre

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» a cura di Elisabetta

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“… da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole feconde…”

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Âť Illustrazione di Adriano Crivelli


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1. Rinvii, inconcludenze • 10. Segno zodiacale • 11. Nel centro di Losanna • 12. È vicino a Davesco • 13. L’alieno di Spielberg • 14. Grandissimi • 16. Pari in ragazza • 18. Marina nel cuore • 19. Belli e robusti • 21. Il nome del cantante Jones • 23. Il Fidel cubano • 24. Il nome della Zanicchi • 26. Il Chi, pittore cinese • 27. Funzione trigonometrica • 29. Istituto di credito • 31. La casa dell’ape • 33. No detto a Zurigo • 34. Divinità femminili • 35. Paladino • 37. Profonda, intima • 38. Turchia • 39. Fama, notorietà • 44. Asino selvatico • 45. Ha scritto “La tregua” • 46. La terza nota • 47. In nessun tempo • 49. Vi si arenò l’Arca • 52. Usti • 53. Un anestetico.

1. Noto romanzo di Stendhal • 2. Metallo radioattivo • 3. Un rifugio fra gli alberi • 4. È Gambarogno o Verzasca • 5. Una bomba • 6. Angelo nel cuore • 7. Fotografie • 8. Il Sodio del chimico • 9. Principio, avvio • 15. Andata in poesia • 17. Terribili • 20. Bel laghetto malcantonese • 22. Città del Minnesota • 25. Pron. personale • 28. Luogo solitario • 30. Una tonalità di grigio • 32. Vocali in classe • 36. Non sottomettersi • 38. Le iniz. di Tasso • 40. Uno detto a Londra • 41. Fuoriesce dal vulcano • 42. Le iniz. di Rascel • 43. Il pronome dell’egoista • 46. C’è anche il Morto • 48. Andata e Ritorno • 50. Antico Testamento • 51. Pedina coronata.

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Le soluzioni verranno pubblicate sul numero 41.

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La soluzione a Epigoni è: L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafón (Mondadori 2004).

Indovina... dove siamo?

“Chiesa parrocchiale di S. Abbondio a Mezzovico”. 3 1 6 2 4 8 5 7 9

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Epigoni A quale romanzo appartiene il seguente finale? La soluzione nel n. 41. Al vincitore andrà in premio “Il sapore del racconto” di A. Morgantini e S. Luban, SalvioniEdizioni, 2008. Fatevi aiutare dal particolare del volto dell’autore e inviate la soluzione entro giovedì 18 settembre a ticino7@cdt.ch oppure su cartolina postale a Ticinosette, Via Industria, 6933 Muzzano. “Una mattina di dicembre vedrai il cielo uniformemente grigio, le montagne dentro le nuvole, i boschi più scuri e, da una catasta di legna, schizzar via lo scricciolo. Il suo campanellino d’argento ti dirà prossima la neve”.

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Schema realizzato dalla Società Editrice Corriere del Ticino

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Quindicinale satirico della Svizzera italiana

per 16 anni il Diavolo ha dato voce alla satira

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Ticino7  

Numero 39 - Settimanale della Svizzera italiana

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